“MAAREK Gérard”,”Introduction au Capital de Karl Marx. Un essai de formalisation.”,”””Amicus Plato, sed magis amica veritas”” MAAREK Gérard nato nel 1939 in Tunisia, proviene dal politecnico. Dal 1972 ha occupato il posto di direttore aggiunto dell’ ENSAE ove è pure direttore di studi. E’ D del Centro europeo di formazione degli statistici-economisti dei paesi in via di sviluppo. Marx sulle frodi e la corruzione economica borghese. “”Marx ha avuto certamente coscienza dell’ importanza di queste eccezioni alle regole di comportamento degli agenti, e del funzionamento dei mercati posto in precedenza. Sovente, egli non ne ha dato che una schematizzazione parziale, e non li ha trattati nell’ elaborazione della sua teoria. Per lui, per esempio, gli “”imbrogli”” che i capitalisti esercitano gli uni contro gli altri si annullano reciprocamente. “”E’ evidente che nessun cambiamento nella distribuzione dei valori circolanti può aumentare la loro somma. La classe intera dei capitalisti non può trarre benefici su se stessa”” (T. I, pag 166). Allo stesso modo, la parificazione dei salari può incontrare ogni sorta di “”ostacoli locali””. Ma “”nache importanche che possa essere lo studio di queste frizioni in ogni ricerca speciale sul salario, esse poessono però essere lasciate a lato come fortuite e secondarie nell’ esame generale della produzione capitalistica””. (T. VI, pag 160)”” (pag 54)”,”MADS-376″
“MACALUSO Emanuele”,”50 anni nel PCI. Con uno scambio di opinioni tra l’ Autore e Paolo Franchi.”,”Emanuele MACALUSO è nato a Caltanissetta nel 1924. Figlio di un ferroviere, aderì al PCI clandestino nel 1941. Nel 1944 diventa dirigente della Camera del Lavoro. Nel 1951 è deputato all’ Assemblea Regionale Siciliana. Nel 1956 lascia il sindacato per dirigere il PCI siciliano ed entra nel Comitato Centrale del partito. Dal 1960 è membro della Direzione ed in seguito, con Togliatti, Longo e Berlinguer, fa parte della segreteria e dell’ Ufficio Politico. Eletto deputato nazionale nel 1963 e poi (dal 1976 al 1992) al Senato. Dal 1982 al 1986 è stato direttore dell’ Unità. Successivamente si è dato al giornalismo e ha scritto libri (v. retrocopertina). E. Reale rompe col PCI. “”Eugenio Reale – medico, di famiglia alto-borghese, militante del PCI clandestino, incarcerato e confinato, leader dei comunisti napoletani e membro della Direzione dopo la Liberazione, fu, con Salvatore Cacciapuoti e Maurizio Valenzi, l’ uomo che nel marzo del 1944 accolse Togliatti che perigliosamente era sbarcato a Napoli. Di Togliatti era amico personale, fra i due c’era un’ affinità culturale.”” (pag 44) “”Reale era un uomo colto e affascinante e le sue scelte furono certamente meditate, come quelle fatte, in tempi diversi, da Valdo Magnani, Vezio Crisafulli, Antonio Giolitti, Mario Pirani, Antonio Ghirelli, Luciano Cafagna, Furio Diaz, Italo Calvino e tanti altri che, però, non si collocarono mai a destra. Reale visse il distacco dal PCI e da Togliatti con un rancore come se avesse subito un inganno da una persona cui aveva incautamente dato fiducia. Era uno di quelli che sapeva come stavano le cose nei paesi dell’ Est per averli frequentati più di ogni altro (…)””. (pag 44-45) “”L’ operazione Milazzo””. (pag 112)”,”PCIx-157″
“MacARTHUR John R.”,”La casta americana.”,”””Stando ai dati forniti dalla stesse università, si calcola che le cosiddette iscrizioni ereditarie costituiscano il 10-15 per cento di goni classe negli otto college dell’Ivy League. A Harvard, i fgli di ‘alumni’ hano quasi quattro volte più probabilità di essere ammessi rispetto agli altri richiedenti. In un’istituzione privata meno elitaria, The University of Notre Dame, il criterio ereditario è anche più alto: ogni classe di matricole conta dal 22 al 24 per cento di figli di ‘alumni’. In tutto, notò “”The Economist”” nel 2005, “”tre quarti degli studenti nei 146 migliori college della nazione vengono dal quarto socio-economico più ricco, a confronto con il 3 per cento appena che viene dal quarto più povero””.”” (pag 192-193) MacARTHUR John R. nasce a NY nel 1956 e si diploma nel 1978 al Columbia College. Rileva l'””Harper’s Magazine”” nel 1980, guidando la rivista in costante aumento di vendite. Ha scritto pure “”Secondo Front: Censorship and Propaganda in the Gulf War”” e ‘The Selling of Free Trade: NAFTA, Washington and the Subversion of Democracy””. Vive a New York.”,”USAS-180″
“MACAULAY Thomas Babington”,”La conquista dell’ India.”,”CLIVE ufficiale britannico, primo governatore del Bengala (Styche, presso Market Drayton, 1725-Londra 1774). Considerato come il fondatore dell’ impero britannico in India, si mise in luce nel 1751, allorché consigliò e condusse una spedizione che si impadronì di Arcot, capitale del Carnatico, che strappò alla Francia compiendo il primo decisivo passo verso l’insediamento della potenza britannica in India. Nel 1757 cacciò le truppe del nawab del Bengala da Calcutta; a Plassey (26 giugno 1757), C. ottenne una decisiva vittoria sullo stesso nawab, assicurando così il controllo britannico su Bengala, Bihar e Orissa. L’episodio s’inquadra nella guerra dei Sette anni (1756-63), conseguenza del contrasto che opponeva Inghilterra e Francia per la penetrazione in India e che si risolse a svantaggio della seconda. Diventato governatore dei possedimenti del Bengala, tornò in Inghilterra (1760), dove fu eletto membro del Parlamento e creato pari d’Irlanda. Nel 1765 fu di nuovo nel Bengala e vi attuò valide riforme che mettevano fine alla corruzione dei funzionari civili. Riorganizzò le forze militari e legalizzò la posizione dell’ East India Company stipulando un trattato con l’imperatore di Delhi. Al suo ritorno in Inghilterra fu accusato di corruzione ma seppe difendersi ottenendo l’assoluzione (1773).”,”INDx-017″
“MACCARRONE Salvatore”,”Un cappellano nell’URSS.”,”Critica la linea ufficiale del Vaticano che mantiene ottime relazioni con Franco in Spagna, Salazar in Portogallo, Peron in Argentina e scomunica i ‘comunisti’. (pag 63-68) Descrizione edulcorata della vita sovietica”,”RELC-318″
“MACCHERONI Carlo MAURI Arnaldo a cura; saggi di Raffaele COSTA Marcello NATALE Umberto MELOTTI Alessandra VENTURINI Antonio D’HARMANT FRANÇOIS Philippe FARGUES Abdelkrim BELGUENDOUZ Khemaïes TÂAMALLAH Giuseppe CALLOVI Andrea FURCHT Arnaldo MAURI”,”Le migrazioni dall’Africa mediterranea verso l’Italia. Atti del Convegno organizzato dall’Istituto di Metodi Quantitativi dell’Università “”L. Bocconi”” e dalla Fondazione Finafrica (Milano, 3 ottobre 1988).”,”F. Davoli MACCHERONI Carlo (1942) è professore associato nell’Univ. Bocconi dove insegna statistica e demografia. MAURI (1932) è direttore dell’Istituto di Economia dell’Univ. degli Studi di Milano. Si interessa alla questione del sottosviluppo e del Terzo Mondo.”,”CONx-176″
“MACCHIA Giovanni DE-NARDIS Luigi COLESANTI Massimo MARCHI Giovanni RUBINO Gianfranco GUARALDO Enrico VIOLATO Gabriella”,”La letteratura francese. Dal Romanticismo al Simbolismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Luigi de Nardis nato a Roma nel 1928 è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato studi su Mallarmé, Baudelaire, Saint-Evremond, Magalotti, G.G. Belli, sulla cultura dei Seicento, sulla poesia scientifica del Settecento, sul Decadentismo. Le sue traduzioni rappresentano un prolungamento e una verifica della sua opera di filologo e di critico. Massimo Colesanti è nato nel Molise a Larino nel 1926. É ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Filologo e critico di formazione romana (allievo assieme al de Nardis di Trompeo), noto per i suoi studi su Stendhal, si è interessato anche di Storia della critica e ha curato edizioni di testi di Boileau, Voltaire, Montesquieu, Balzac. Ha fondato nel 1974 e dirige la rivista Micromégas. É presidente della Fondazione Primoli di Roma. Enrico Guaraldo (Torino 1946) è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di Lettere e filosofia della 2° Università di Roma. Allievo di Giovanni Macchia, ha insegnato nelle università di Chieti e di Lecce, e all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha pubblicato studi su Proust, Stendhal, Mallarmé, Laforgue, Apollinaire, Reverdy, Valéry.”,”STOx-027-FL”
“MACCHIA Giovanni MARCHI Giovanni COLESANTI Massimo RUBINO Gianfranco GUARALDO Enrico VIOLATO Gabriella”,”La letteratura francese. Il Novecento.”,”Giovanni Marchi è professore associato di lingua e letteratura francese alla facoltà di lettere dell’Università La Sapienza di Roma. Allievo di Giovanni Macchia, ha collaborato con lui nei primi anni di attività dell’Istituto del Teatro dell’Università di Roma. Attento ai problemi della vita sociale e spirituale del suo tempo, è autore di saggi, libri e traduzioni; si è interessato in particolare di Du Bellay, Cyrano, Molière, Stendhal, Pirandello, Artaud e di vari autori di teatro. Ha pubblicato I sonetti romani di Du Bellay, Il mito di Roma in Francia, L’immaginazione in libertà. Gianfranco Rubino, dopo avere insegnato negli atenei di Chieti e Palermo, è attualmente ordinario di lingua e letteratura francese alla facoltà di Lettere dell’Università di Cassino. Allievo di Giovanni Macchia, si è occupato di temi, problemi e figure della narrativa e della critica francese, dedicando studi e saggi a Stendhal, Malraux, Colette, Bernanos, Saint-Exupéry, Green, Giono, Camus, Roblès, Duras, Fernandez. Ha curato opere collettive e pubblicato: Gide, Il movimento e l’immobilità, Jean-Paul Sartre, L’intellettuale e i segni, Saggi su Sartre e Barthes, Immaginario e narrazione. Gabriella Violato, professore ordinario di lingua e letteratura francese alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma e allieva di Giovanni Macchia, ha pubbliacato saggi e studi oltre che sulla letteratura del Novecento (sul surrealismo, su Sartre, su Camus), anche su Madame de La Fayette e la cultura aristocratica del secondo Seicento e su Baudelaire. Si è interessata inoltre di Leconte de Lisle e del Parnasse, di Marcel Schwob, di Rodenbach e di Samain in Italia. Suoi lavori: La principessa giansenista, Saggi su Madame de La Fayette e Scritture surrealiste.”,”VARx-023-FL”
“MACCHIA Giovanni”,”La letteratura francese. Dal tramonto del Medioevo al Rinascimento.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.”,”STOx-029-FL”
“MACCHIA Giovanni”,”La letteratura francese. Dal Rinascimento al Classicismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.”,”STOx-030-FL”
“MACCHIA Giovanni DE-NARDIS Luigi COLESANTI Massimo”,”La letteratura francese. Dall’Illuminismo al Romanticismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Luigi de Nardis nato a Roma nel 1928 è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato studi su Mallarmé, Baudelaire, Saint-Evremond, Magalotti, G.G. Belli, sulla cultura dei Seicento, sulla poesia scientifica del Settecento, sul Decadentismo. Le sue traduzioni rappresentano un prolungamento e una verifica della sua opera di filologo e di critico. Massimo Colesanti è nato nel Molise a Larino nel 1926. É ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Filologo e critico di formazione romana (allievo assieme al de Nardis di Trompeo), noto per i suoi studi su Stendhal, si è interessato anche di Storia della critica e ha curato edizioni di testi di Boileau, Voltaire, Montesquieu, Balzac. Ha fondato nel 1974 e dirige la rivista Micromégas. É presidente della Fondazione Primoli di Roma.”,”STOx-031-FL”
“MACCHIORO Aurelio, a cura di Luca MICHELINI”,”Keynes, Marx, l’Italia.”,” Luca Michelini è professore di Storia del pensiero economico presso l’Università LUM Jean Monnet di Casamassima (Bari). Ha pubblicato: ‘Marginalismo e socialismo. Maffeo Pantaleoni’ (1998). Contiene il capitolo: ‘Divisione del lavoro e rivoluzione dell’ industria in Marx (cap.7) (pag 157-177) “”Adamo Smith e la spola volante. L’Inghilterra officina del mondo! Io credo nella Zecca onnipotente e nel figliol suo detto Zecchino! “”La febbre degli industri è come quella dei valorosi che, giunti sulle rive dell’oceano piangono di dolore perché non vi sia più terra da conquistare”” (20). L’Inghilterra forniva le macchine, la Francia forniva gergo e ideologia alla “”libertà dell’industria””: ‘l’industrie, les industriels, le parti industriel, industrialisme, le système industriel’. Di fronte alla rivoluzione industre Marx consentiva pienamente e pienamente avrebbe sottoscritto quanto C. Comte e Dunoyer propagandavano: industria è operosità, il secolo XIX è il secolo dell’operosità. Egli conosce, ben s’intende, e fin dai ‘Manoscritti’ del 1844, le inchieste di Pecqueur e di Buret, di Schulz e di Loudon sulla miseria operaia, eppure gli canta di “”civile vittoria del capitalista””. “”La proprietà mobiliare””, scrive, “”ha fornito al popolo la libertà politica, ha sciolto i vincoli della società civile, ha collegato i continenti… ha dato al popolo, invece dei suoi rozzi, dei civili bisogni… La civile vittoria del capitalista è di avere scoperto e posto il lavoro umano come fonte di ricchezza in luogo della morta cosa”” e cita Saint-Simon e Ricardo e James Mill e MacCulloch e Michel Chevalier – gli apologeti dell’industrialismo e scrive ‘Die Industrie’ e non ‘Das Gewerbe’, giacché il termine francioso sta facendo carriera nelle lingue d’Europa (21). Dalla esaltazione dei ‘Manoscritti’ alla esaltazione che s’esprimerà nel ‘Manifesto’ il passo è breve: la borghesia, dirà il ‘Manifesto’, ha saputo costruire ben altro che cattedrali gotiche e piramidi egizie! Sotto tale profilo la datazione di economia classica nella ‘Critica’ del 1859 (l’economia classica nasce con Petty e muore con Ricardo) acquista chiara luce: il distacco fra visuale industre dell’economia e visuale tradizionalista – ‘medievale’, per indicare un’epoca ed un contenuto in cui maggiorascato e manomorta, ricchezza di morte cose, dominano; o fra visuale industre e visuale mercantilista – ‘mercantilista’ in cui domina la ricchezza di mercatura, il denaro più che la ricchezza di trasformazione – incomincia con l’acquisizione del concetto-lavoro al fatto economico. E’ tramite il concetto di travaglio operoso che l’economia acquista la visuale ‘classica’ di teorizzamento dell’operosità; qui il lavoro non è semplicemente sforzo penoso o travaglio ma creatività operosa, inventiva. Di qui l’economia classica come compresa fra Petty e Ricardo – quali autori che istituirono una economia politica sul concetto di ricchezza come “”prodotto del lavoro”””” [Aurelio Macchioro, ‘Divisione del lavoro e rivoluzione dell’ industria in Marx’, (in) Aurelio Macchioro, a cura di Luca Michelini, ‘Keynes, Marx, l’Italia’, Roma, 2007] [(20) C. Cattaneo (1845), ‘Dell’economia nazionale di Federico List’, in ‘Scritti economici, Le Monnier, Firenze, 1956, p. 381; (21) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, (in) ‘Opere filosofiche giovanili’, Rinascita, Roma, 1950, p. 246] ((pag 165-166)”,”TEOC-669″
“MACCIÒ Massimo”,”Vetro carbone e sale. Vita e morte del “”giornaliere”” Lorenzo Rolando da Altare al massacro di Aigues-Mortes.”,”Alle soglie del XX secolo c’è un’Italia affamata e disperata, costretta a emigrare in Francia per sbarcare il lunario. E, tra i tanti ‘macaronis’ ridotti a spalare il sale nell’inferno bianco del ‘Midi’, c’è Lorenzo Rolando, un giornaliere vagabondo e sfortunato che figura tra le vittime del più efferato massacro di ‘ouvriers’ italiani avvenuto in Francia nell’età contemporanea: la strage di Aigues-Mortes, il 17 agosto 1893. Il libro traccia la biografia di questo lavoratore, “”nato accidentalmente”” ad Altare, un piccolo paese dell’entroterra di Savona, e destinato sua malgrado a rimanere “”distante”” e sconosciuto anche ai suoi territori d’origine. Un’esistenza , quella di Rolando, dietro la quale si delineano in filigrana alcuni avvenimenti che hanno segnato la nostra storia: dall?illusione della rivoluzione industriale in salsa italiana alla nascita del solidarismo proletario e della lotta di classe; dalla ‘II Internazionale’ alla ‘Grande Depressione’; dalle “”divagazioni africane”” del giovane regno d’Italia alla tragedia degli operai italiani tra ilsole e il sale della Camargue. La vita e la morte di Rolando, insomma, sono un’avventura misteriosa e affascinante e, insieme, la plastica rappresentazione delle ragoin di un dramma dimenticato eppure ancora molto vicino: quello degli emigranti italiani costretti a “”morire di lavoro”” alla ricerca di un futuro migliore. Massimo Macciò è nato a Savona nel 1963. Ha pubblicato: ‘Una storia di paese’, ‘Le bombe di Savona 1974-75’, ‘Le bombe di Savona. I protagonisti, le immagini, la verità. “”Di fronte alla ‘Grande Depressione’ la reazione difensiva del capitalismo francese, culminata con la svolta protezionista del capitalismo francese del 1887, assunse quindi una connotazione quasi schizofrenica (282): i migranti da un lato vennero utilizzati in funzione addirittura sostitutiva degli ‘ouvriers’ francesi (283), viste le loro minori pretese salariali (che, secondo Marcel Roncayolo (284), consentirono agli imprenditori d’Oltralpe di evitare gli investimenti necessari alla modernizzazione degli impianti (285); dall’altro furono oggetto di una chiusura sociale diffusa dall’esterno (286) attraverso il “”patriottismo”” e lo sciovinismo che la stampa nazionale e locale veicolavano con sempre maggiore insistenza e che arrivarono a lambire anche le strutture proletarie locali: nella Francia di fine Ottocento l’economicismo operaista, infatti, sfocia sovente nell’anarchismo ravacholista (287) e il solidarismo sovranazionale diventa un “”internazionalismo di campanile”” che confina e talvolta tracima nella xenofobia: «ieri erano i produttori, oggi sono gli operai che domandano di essere protetti, e i governi cedono, e intanto si mantiene più vivo che mai quello che Goethe chiamava l’egoismo di patria» concluderà sconsolatamente Pietro Sitta la sua lucida analisi sull’atteggiamento di molta parte del proletariato francese nei confronti degli immigrati» (288). La somma di questi motivi fa sì che i ‘chinois de l’Europe’ (289) inizino ad essere guardati con malcelata diffidenza dalle comunità locali: alle paure legate alla crisi – agitate in senso nazionalista da una parte dei partiti conservatori (290) – si aggiungono gli attriti determinati da questioni politiche quali la questione tunisina e i timori transalpini per l’alleanza italiana con gli Imperi Centrali (291). Nel penultimo decennio del XIX secolo, e nonostante i primi successi nell’azione comune sindacale in alcune città transalpine, tra le quali Marsiglia (292), la psicosi dell’invasione comincia quindi a farsi strada nella mentalità collettiva e l’ideologia protezionista inizia a impregnare di sé la società francese inducendo un risentimento xenofobo verso i ‘christos’ (293)”” (pag 69-70) [Massimo Macciò, ‘Vetro carbone e sale. Vita e morte del “”giornaliere”” Lorenzo Rolando da Altare al massacro di Aigues-Mortes’, Amanzon Italia, Torino, 2023] [(…) (287) Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes, 1893′, di Enzo Barnabà, Infinito edizioni,, Formigine, 2008, p. 64; (288) Pietro Sitta, ‘L’emigrazione degli italiani in Francia, 26 agosto 1893; (…)] Citati nella bibliografia i libri di Emilio Gianni, Badarello, Cervetto. Libri sulla condizione operaia ecc. – Enzo Barnabà, Aigues-Mortes, il massacro degli italiani, Infinito edizioin, Formigine, 2015 – Antonio Cortese, L’emigrazione italiana in Francia dal 1876 al 1976: uno sguardo d’insieme, Tau Editrice, Todi, 2017 – Marta Fana, Simone Fana, Basta salari da fame!, Laterza, Roma, 2019 – Andrea Giardina, a cura, Storia mondiale dell’Italia, Laterza, Roma, 2017″,”CONx-002-FFS”
“MACCIOCCHI Maria Antonietta; con testi di Ch. BETTELHEIM L. CANE A. CASANOVA J. CHATAIN J. CHESNEAUX J. DE-BONIS J. HENRIC B. LIEGE M. LOI S. MATTA G. SCARPETTA Ph. SOLLERS”,”Polemiche sulla Cina.”,”Con testi di Ch. BETTELHEIM L. CANE A. CASANOVA J. CHATAIN J. CHESNEAUX J. DE-BONIS J. HENRIC B. LIEGE M. LOI S. MATTA G. SCARPETTA Ph. SOLLERS”,”CINx-062″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Lettere dall’ interno del PCI. A Louis Althusser. Il partito, le masse e le forze rivoluzionarie nella densa corrispondenza fra una militante comunista e il filosofo francese.”,”La MACCIOCCHI il 19 maggio 1968 è stata eletta deputato nella lista PCI per la circoscrizione Napoli-Caserta. Ha fatto parte della Commissione Esteri. Il volume contiene un ritaglio di giornale coevo con una lettera polemica nei confronti della MACCIOCCHI (L’Unità).”,”PCIx-075″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Per Gramsci.”,”M.A. MACCIOCCHI ha partecipato alla lotta clandestina antifascista. Nel 1950 ha diretto ‘Noi donne’. Nel 1956 ‘Vie Nuove’. Quindi è diventata corrispondente da Parigi de l’ Unità. E’ stata eletta nelle file del PCI nel 1968 ma non è stata ripresentata nelle elezioni del 1972 anche sull’ onda del dibattito polemico acceso dai suoi libri. E’ divenuta quindi docente all’ Università parigina di Vincennes dove dal 1972 tiene un corso su Gramsci. “”Alla brutalità della svolta del ’29, che si accompagnò, come Gramsci aveva ben capito, con l’ isolamento dei comunisti e con il fallimento di ogni prospettiva rivoluzionaria, Gramsci aveva opposto dunque la sua “”Costituente””, non concepita “”come fine a sé, ma come mezzo””, esprimente la necessità del proletariato di conquistarsi l’ alleanza degli altri strati sociali, interessati al rovesciamento del fascismo, i contadini e gli strati piccolo-borghesi. Infatti , affermava, “”senza la conquista di nuovi alleati è precluso al proletariato ogni serio movimento rivoluzionario””. (pag 130-131)”,”GRAS-038″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Di là dalle porte di bronzo. Viaggio intellettuale di una donna in Europa.”,”MACCIOCCHI Maria Antonietta unisce alla ricerca, al lavoro universitario, e alla scrittura, un’infaticabile analisi sulle società europee”,”EURx-292″
“MACDONALD J. Ramsay”,”Direttive politiche per il partito del lavoro.”,”Servizi pubblici e privati. “”Se nel corso di una giornata mi si dà una mezza dozzina di numeri sbagliati, ciò no avviene perché il mio telefono appartiene al Governo, chè, per questo, se mai, le mie spese sono certamente minori che se io avessi a che fare con un Trust telefonico privato. La radice del disordine di entrambi i servizi sta tuttavia nella condizione nella quale si trovavano allorquando si fece il trapasso al Governo. Nell’ acquistarli, la Camera dei Deputati trattò con amici, e c’è una tradizione dannosa (alla quale il Lavoro deve por fine) per la quale si può essere meno rigidamente corretti trattando il denaro pubblico che trattando quello privato. I telegrafi furono venduti al pubblico con un colossale sopraccarico, e si permise che il servizio telefonico si riducesse ad una efficienza minima prima di passare, a prezzo di riscatto, nelle mani dello Stato.”” (pag 67)”,”UKIx-090″
“MACDONALD Dwight”,”Partir de l’ homme…Examen critique des fondements de l’ action socialiste. (The Root is Man)”,”””Etre radical, c’est appréhender la matière par sa racine. Et en ce qui concerne l’ humanité, la racine est l’ homme lui-même”” (Marx 1844) “”a. La somiglianza fondamentale tra la politica del Labour Party inglese e quella dei Tories è stata qualche volta riconosciuta. Un piccolo esempio tra i mille: una nota di stampa del 7 marzo annunciava che il servizio segreto inglese dispensava per l’ anno successivo intorno a 10 milioni di sterline, ossia cinque volte di più del budget del 1939. b. Dal 1943, il governo australiano è 100% socialista; 16 dei 19 ministri sono ex dirigenti sindacali. Questo governo conduce la “”White Australia Policy’, ovvero l’ esclusione completa di tutti gli immigrati neri, bruni o gialli. Egli si lamenta pure della eccessiva mansuetudine di MacArthur riguardo al popolo giapponese vinto. (…)””. (pag 25)”,”TEOC-372″
“MACDONOGH Giles”,”Prussia. La perversione di un’idea. Da Federico il Grande a Adolf Hitler.”,”L’A, storico e giornalista, ha scritto per importanti quotidiani e riviste. Attualmente collabora al ‘Financial Times’. Fra i suoi libri ricordiamo: ‘A Good German: Adam von Trott zu Solz’, un saggio sull’ opposizione interna a Hitler durante la 2° GM.”,”GERx-036″
“MACDONOGH Giles”,”Después del Reich. Crimen y castigo en la posguerra alemana.”,”Foto di carovane di milioni di tedeschi in fuga da est (Sudeti, ecc.) verso ovest, rovine delle città bombardate, bambini denutriti, senza scarpe, foto di un campo di prigionieri tedeschi (di Theresienstadt). Questo campo era in precedenza usato dalle SS per esecuzioni di cecoslovacchi ed ebrei”,”GERN-196″
“MACE’ Jacques”,”Paul et Laura Lafargue. Du droit à la paresse au droit de choisir sa mort.”,”MACE’ nasce ne 1937 ed è un ex quadro dell’ industria aeronautica. La sua biografia di Paul e Laura LAFARGUE utilizza documenti inediti.”,”LAFx-014″
“MACEK Josef a cura di Leandro PERINI”,”Il Rinascimento italiano.”,”MACEK è uno storico noto, prima ancora che per le ricerche sul Rinascimento italiano, per gli studi su HUS, sul movimento hussita in Boemia, sui moti dei contadini tirolesi nel secolo XVI. Entrata in crisi la interpretazione che del Rinascimento aveva dato il BURCKHARDT, fino ad oggi mancava un tentativo di sintesi in cui le inserrezioni popolari e le polemiche religiosee, le trasformazioni economiche e il rinnovamento delle idee si presentassero come fenomeni tra loro strettamente legati.”,”ITAG-016″
“MACEK Josef”,”Le mouvement hussite en Bohême.”,”””Cherche la vérité, Ecoute la vérité, Apprends la vérité, Aime la vérité, Soutiens la vérité, Défends la vérité, Jusqu’à la mort!”” (Maître Jean Hus) Tabor bastione della rivoluzione ‘Tabor si trova a rappresentare delle forze rivoluzionarie internazionali che si erano unite agli hussiti cechi’ (pag 39) Il ruolo di Firenze. L’aumento del numero di salariati in città. “”Per comprendere veramente lo svolgimento e la portata del movimento rivoluzionario hussita, occorre collegarlo e integrarlo ai sollevamenti sorti negli altri paesi europei. Risultato anch’esso della crisi della società feudale, l’hussitismo faceva seguito alle battaglie precedenti dei campagnoli e dei borghesi e segnandone l’apogeo. I primi combattimenti contro la feudalità s’accendono nelle ‘città italiane’ dove il livello dell’economia urbana si eleva con rapidità e dove si estende attraverso tutto il Mediterraneo una rete di relazioni commerciali più densa senza cessa. (…) (pag 9-11)”,”RELP-001-FMB”
“MACFARLANE Alan”,”Énigmatique Japon. Une enquête étonnée et savante.”,”MACFARLANE Alan è professore di antropologia all’Università di Cambridge (Gran Bretagna). Jean-Marie BOUISSOU è direttore di ricerca a Science Po, al Centro studi di ricerche internazionali (CERI). Rifiuto delle distinzioni binarie. “”Cette autre logique consiste notamment à éviter la pensée absolute et binaire. Les oppositions profondément enracinées dans les systèmes monothéistes et dérivés de la Grece antique ne trouvent guère d’écho. Nous l’avons déja vu à propos de “”oui”” et “”non””. Voici comment Maraini résume l’approche japonaise. “”On est rarement confronté au Japon à ces dualismes séparateurs qui caractérisent la pensée occidentale: Dieu et homme, créateur et créature, esprit et matière, corps et âme, bien et mal, nature et réalité surnaturelle, sacré et profane. Dans le ‘shinto’, les hommes, le monde et les divinités appartiennent tous à ce qui est par essence un continuum vital unique.”” Le but ultime ne réside pas dans les distinctions, mais dans la synthèse et l’harmonie. “”L’harmonie consiste à ne pas faire de distinctions; si l’on peut faire une distinction entre bien et mal, il n’y a pas de ‘wa’ (d’harmonie).”” (pag 140)”,”JAPx-080″
“MACFARLANE L.J.”,”The British Communist Party. Its origin and development until 1929.”,”Sul movimento degli Shop Stewards: affiliazioni all’Internazionale Comunista pag 40. relazioni con il CPGB pag 110-111), fusione con il British Bureau RILU pag 112 Traduzione e circolazione delle opere di Lenin in Gran Bretagna (pag 22) Critica di Trotsky sulla politica del CPGB riguardo allo sciopero generale (pag 161-162; 167-169)”,”MUKx-209″
“MACGREGOR BURNS James”,”La crisi della democrazia americana.”,”Educato agli ideali del New Deal, biografo di Roosevelt, amico e biografo di Kennedy, candidato democratico al Congresso nel 1958 e autore di un libro polemico sul supremo organo legislativo americano, MACGREGOR BURNS (insegna scienze politiche al Wiliams College) accomuna la sua esperienza di studioso a quella di politico militante nell’ ala sinistra del partito democratico. “”5. Altre tendenze del sistema quadripartitico. Possono essere rilevate altre differenze, anche se meno nette. In politica estera e militare i due partiti presidenziali sembrano avere un orientamento più europeo, mentre i partiti congressuali, specialmente quello repubblicano, hanno interessi asiatici o orientali. Fu infatti la fazione taftiana che criticò severamente i democratici per aver “”soffocato”” la guerra nel Pacifico durante il secondo conflitto mondiale, e per aver poi aiutato l’ Europa a spese della Cina. I diversi partiti costituiscono poli di attrazione per giornali, columnists di dipo diverso: il Washington Post, il New York Times, Marchis Childs, il New Republican, appoggiano in generale i democratici presidenziali, mentre la New York Herald Tribune appoggia palesemente i repubblicani presidenziali e la Chicago Tribune i repubblicani congressuali. William S. White è un portavoce persuasivo dei democratici congressuali. Vi è, infine, una distribuzione geografica dei partiti: i democratici congressuali sono profondamente radicati nel Sud, i democratici presidenziali hanno le loro fortezze principali nelle zone urbane del Nord-est, del Midwest e dell’ Ovest, i repubblicani presidenziali sono fortemente presenti più o meno nelle stesse zone, ma con una particolare preferenza per le zone suburbane, mentre i repubblicani congressuali raccolgono le più copiose messi di voti nelle zone agricole del Nord””. (pag 222)”,”USAS-127″
“MacGREGOR BURNS James”,”Roosevelt: the Lion and the Fox. The first political biography of Franklin Delano Roosevelt.”,”Machiavelli su volpe e leone “”Il New Deal aveva portato una nuova condizione per l’ uomo; oltre a questo, aveva portato una nuova condizione nelle relazioni tra gli uomini. La vecchia subordinazione del lavoratore all’ imprenditore, tra chi subisce l’ ipoteca e chi la esercita, dell’ agricoltore allo spedizioniere e mediatore, dell’ inquilino agricoltore al proprietario terriero, del piccolo uomo d’affari al banchiere, può essere rimasta nella sua forma essenziale; ma le leggi e lo spirito del New Deal hanno instillato in queste relazioni elementi di dignità e di eguaglianza che caratterizzavano il vecchio sogno americano. “”Amici miei””, diceva Roosevelt a un gruppo di giovani democratici nell’ aprile del 1936, “”il periodo pionieristico dal punto di vista sociale è solo all’ inizio””. E questa azione pionieristica nell’ aggiustamento delle relazioni umane è stato compiuto in modo stimolante e – interamente – con buona volontà, piuttosto che in una atmosfera di amarezza e rappresaglia. “”Ancora una volta””, disse Roosevelt nella stessa occasione, “”l’aria autentica dell’ America è esilarante””””. (pag 268)”,”USAS-146″
“MACH Ernst”,”La Connaissance et l’ Erreur.”,”””Ciò che è ben determinato, regolare, automatico, è il tratto fondamentale della condotta degli animali e degli uomini; ma, nei due casi, osserviamo gradi così diversi di complicazione e di evoluzione che possiamo credere a due ordini di motivi assolutamente distinti. Per comprendere la nostra propria natura, bisogna che cacciamo quanto possibile lontano questo carattere ‘determinista’. La constatazione di una ‘assenza di regole’ non è, in effetti, interessante, né praticamente, ne scientificamente. Il progresso e l’ illuminazione non si manifestano che nella scoperta di una ‘legge’, per delle cose che in precedenza si credevano prive di ogni regola. L’ ipotesi di un’ anima, agente liberamente e senza legge, sarà sempre difficile da rifutare perché l’ esperienza dimostrerà sempre una rimanenza di fatti non spiegati. Ma l’ anima libera affrontata come ipotesi ‘scientifica’, e tutti gli studi fatti in questo senso, a mio avviso, sono delle assurdità ‘metodologiche'””. (pag 41) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”FILx-365″
“MACH Ernst”,”Conoscenza ed errore. Abbozzi per una psicologia della ricerca.”,”””Ciò che è ben determinato, regolare, automatico, è il tratto fondamentale della condotta degli animali e degli uomini; ma, nei due casi, osserviamo gradi così diversi di complicazione e di evoluzione che possiamo credere a due ordini di motivi assolutamente distinti. Per comprendere la nostra propria natura, bisogna che cacciamo quanto possibile lontano questo carattere ‘determinista’. La constatazione di una ‘assenza di regole’ non è, in effetti, interessante, né praticamente, ne scientificamente. Il progresso e l’ illuminazione non si manifestano che nella scoperta di una ‘legge’, per delle cose che in precedenza si credevano prive di ogni regola. L’ ipotesi di un’ anima, agente liberamente e senza legge, sarà sempre difficile da rifutare perché l’ esperienza dimostrerà sempre una rimanenza di fatti non spiegati. Ma l’ anima libera affrontata come ipotesi ‘scientifica’, e tutti gli studi fatti in questo senso, a mio avviso, sono delle assurdità ‘metodologiche'””. (pag 41) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”FILx-070-FRR”
“MACH Ernst”,”L’analisi delle sensazioni e il rapporto fra fisico e psichico.”,”Ernst Mach, nato in Moravia nel 1838, morto a Haar, presso Monaco, nel 1916, insegnò fisica a Graz e a Praga e poi filosofia a Vienna. Fu tra i filosofi più significativi della seconda metà dell’Ottocento ed è, con Avenarius, il principale esponente dell’ empiriocriticismo. Importanti sono anche i suoi contributi alla fisica e all’analisi critica dei suoi concetti.”,”SCIx-041-FRR”
“MACHACKOVA Vèra”,”Der junge Engels und die Literatur (1838-1844).”,”‘Il giovane Engels e la letteratura (1834-1844) Primo incontro con Marx nella redazione della “”Rheinischen Zeitung””: inizio della collaborazione “”Im weiteren Verlauf des Polemik sei es dann Marx gewesen, der Bruno Bauer zu einem entscheidenden Schritt gedrängt und zur Eröffnung der Kampfes überredet habe. Zur ersten Begegnung des jungen Engels mit Marx kam es dann am 25. November 1842 in der Kölner Redaktion der “”Rheinischen Zeitung””, wo Engels vor seiner Abreise nach England vorsprach. Wie aus brieflichen Äußerungen hervorgeht, verlief diese Begegnung in einer recht kühlen Atmosphäre, denn Marx sah in Engels das Mitglied der Vereins der “”Freien””. Dennoch blieb das Treffen nicht ohne Ergebnis. Es führte offenbar zu einer Überreinkunft über die weitere Mitarbeit des jungen Engels, denn bereits kurz nach seiner Ankunft in London schickte Engels seine ersten Berichte über die englischen Zustände, und Marx veröffentlichte sie alle”” [Vèra Machàckova, ‘Der junge Engels und die Literatur (1838-1844)’, Berlin, 1961] (pag 276)”,”MAES-164″
“MACHÍ Antonio”,”Introduzione alla Teoria dei Gruppi.”,”Antonio Machì, laureato in matematica a Roma, si è perfezionato all’Università di Chicago. Attualmente è professore incaricato di Teoria dei gruppi presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Roma.”,”SCIx-247-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Il principe.”,”Machiavelli “”Noi abbiamo detto di sopra come a uno principe è necessario avere e’ sua fondamenti buoni; altrimenti, di necessità conviene che ruini. E’ principali fondamenti che abbino tutti li stati, così nuovi come vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme (1), e perché non può essere buone legge dove non sono buone arme, e dove sono buone arme conviene sieno buone legge”” (pag 57) ((1) le ottime leggi e gli ottimi eserciti”,”TEOP-022″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Giorgio INGLESE”,”La vita di Castruccio Castracani e altri scritti.”,”Nel 1520 dopo otto anni di forzata lontananza dalla politica attiva, MACHIAVELLI ottiene dai MEDICI l’ incarico di una missione semiufficale a Lucca. Nei due mesi del soggiorno lucchese redige un ‘Sommario della città di Lucca’ penetrante analisidella costituzione di quella repubblica, poi una ‘Vita di Castruccio Castracani’ il capo del ghibellinismo toscano, signore della città dal 1316 al 1328. L’opera delinea la figura di un rapporto tra Virtù e Fortuna che MACHIAVELLI assume a fondamento interpretativo della dinamica storica.”,”ITAG-024″
“MACHIAVELLI Niccolò; a cura di Ugo DOTTI”,”Il principe. Con uno scritto di G.W.F. Hegel.”,”Ugo DOTTI, nato a Cremona nel 1933, insegna Letteratura italiana all’ Università di Perugia. Tra le sue opere ricordiamo ‘Niccolò Machiavelli: la fenomenologia del potere’ (FELTRINELLI, 1980) e ‘Vita di Petrarca’ (LATERZA, 1987). HEGEL ha dedicato riflessioni sul Segretario fiorentino nella ‘Costituzione in Germania’. Per HEGEL l’ opera di MACHIAVELLI è un lucido e appassionato intervento di un patriota che cerca di individuare e di additare i mezzi più idonei alla costruzione di uno stato nazionale italiano.”,”TEOP-132″
“MACHIAVELLI Nicolò”,”Toutes les lettres officielles et familieres celles de ses Seigneurs, de ses amis et des siens presentée et annotées par Edmond Barincou. Tome 1.”,”””…quindici anni che io sono stato a studio dell’ arte dello stato, non gli ho né dormiti, né giocati…”” (10.12.1513) “”…profeti armati sono stati sempre vincitori, i profeti disarmati sempre sconfitti…”” (Il Principe) “”…mercenari o alleati non valgono niente e sono molto pericolosi…, disuniti, ambiziosi, indisciplinati, spacconi verso gli amici, codardi davanti al nemico… Essi vogliono essere i tuoi soldati quanto tu non fai la guerra; a guerra venuta, non desiderano altro che fuggire o andarsene…”” (Il Principe).”,”TEOP-137″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Opere.”,”””I danari non sono il nervo della guerra, secondo che è opinione comune”” (Tito Livio, libro II X) “”Non è partito prudente fare amicizia con uno principe che abbia più opinione che forze”” (Tito Livio, libro II XI)”,”TEOP-140″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Sergio BERTELLI”,”Arte della guerra.”,”””Se gli assai nimici sono cacciati da’ tuoi pochi; se pochi nimici assaltono i tuoi assai; se i nimici fanno una subita fuga e non ragionevole; sempre dei in tali casi temere di inganno. E non hai a credere mai che il nimico non sappia fare i fatti suoi; anzi, a volerti ingannare meno e a volere portare meno pericolo, quanto è più debole, quanto è meno cauto il nimico, quanto più dei stimarlo. E hai in questo ad usare due termini diversi, perché tu hai a temerlo con il pensiero e con l’ ordine; ma con le parole e con l’ altre estrinseche dimostrazioni mostrare di spregiarlo, perché questo ultimo modo fa che i tuoi soldati sperano più di avere vittoria, quell’ altro ti fa più cauto e meno atto ad essere ingannato.”” (pag 457) Dopo l’ edizione del 1813, nuovamente gli scritti storico-politici del Machiavelli vengono raccolti in un sol volume e integralmente commentati con l’ ‘Arte della guerra’.”,”QMIx-119″
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Pensieri sugli uomini. Scelti da tutte le sue opere e ordinati da Giovanni Papini.”,”””gli uomini fanno questo errore, che non sanno porre termini alle speranze loro, e in quelle fondandosi, senza misurarsi altrimenti, rovinano”” (Discorsi, II, 27) (pag 61) “”Chi è cagione che uno diventi potente, rovina; perché quella potenza è causata da colui o con industria o con forza, e l’ una e l’ altra di queste due è sospetta a chi è diventato potente””. (Principe, 3) (pag 65) “”la forza e la necessità, non le scritture e gli obblighi, fa osservare ai principi la fede””. (Storie, VIII, 21) (pag 94)”,”TEOP-173″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Luigi RUSSO”,”Il Principe e pagine dei Discorsi e delle Istorie.”,”””Nondimanco, perchè il nostro libero arbitrio non sia spento, iudico potere esser vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’ altra metà, o presso, a noi. E assimiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’ adirano, allagano e piani, ruinano gli alberi e gli edifizii, lievano da questa parte terreno, pongono da quell’ altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare. E, benché sieno così fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti e con ripari e argini, in modo che, crescendo poi, o egli andrebbano per uno canale, o l’ impeto loro non sarebbe né si licenzioso né si dannoso””. (pag 190, Il principe)”,”ITAG-145″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Edoardo ALVISI”,”Lettere ai familiari. Pubblicate per cura di Edoardo Alvisi.”,”Firma Ex proprietario Domingo Balestrini. In ultima copertina brano manoscritto su vicende elettorali 1895 riguardanti Pietro GORI. Nota manoscritta vergata con penna e calamaio in una pagina bianca in fondo al libro: “”2 Aprile 1895. Bice sorella di Pietro Gori desinò in casa mia. Fu qui per propugnare la candidatura (protesta) a deputato di suo fratello Pietro esule in Inghilterra. Non potei favorirla essendo formalmente impegnato per la elezione di Pilade Dal Bono.”” Firma non ben comprensibile (forse M.M. G. Guereti) (Portoferraio?) “”Io credo sempre et credo che a Spagna piacesse et piaccia vedere il re di Francia fuora di Italia, ma quando con l’ armi sue, et con la reputazione sua propria elli lo potesse cacciare, né credetti mai, né credo che quella vittoria, che anno i Svizzeri ebbono con Francia, li sapesse al tutto di buono. Questa mia opinione è fondata in sul ragionevole, per rimanere il papa et i Svizzeri in Italia troppo potenti; (…)””. (pag 243, Machiavelli Lettera a Francesco Vettori, 20 giugno 1513)”,”ITAG-154″
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Libro dell’ arte della guerra.”,” MACHIAVELLI Niccolò cittadino e segretario fiorentino. Eserciti pretoriani che furono la rovina dell’ Impero romano (da pag 3-27) Modo tenuto dai consoli romani nelle scelte per formare le legioni M. consiglia non eserciti superiori ai 50 mila soldati (ai suoi tempi)”,”QMIx-173″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di BRUSA ZAPPELLINI Gabriella”,”Breviario.”,”””è più facile imparare a ubbidire che a comandare”” (pag 134) “”E con più difficultà viene alla obedienza di uno suo cittadino una repubblica armata di arme proprie, che una armata di arme esterne”” (Il principe) pag 70)”,”TEOP-439″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Stenio SOLINAS”,”Pensieri.”,”””Chi vuole vedere se una pace è o duratura o secura, debbe intra l’altre cose examinare chi restono per quella malcontenti e da quella mala contentezza loro quello che ne possa nascere”” (Lettere, 211) (pag 163) “”[La] fortuna… dimostra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle; e quivi volta li sua impeti dove la sa che non sono fatti gli argini e li ripari a tenerla”” (Il Principe) (pag 90)”,”TEOP-440″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Paolo ROTTA”,”Il Principe.”,”Prof. Paolo ROTTA dell’Università Cattolica di Milano “”Et era nel duca tanta ferocia e tanta virtù, e sì conosceva come li uomini si hanno a guadagnare o perdere, e tanto erano validi e’ fondamenti che in sì poco tempo si aveva fatti, che, se non avessi avuto quelli eserciti addosso, o lui fussi stato sano, arebbe retto a ogni difficultà”” (pag 43)”,”TEOP-441″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Niccolò Machiavelli: Opere. Il principe – Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio – L’arte della guerra – La mandragola – Favola [Belfagor arcidiavolo] – Lettere.”,”I 2° Scheda relativa allo stesso volume “”Ma quanto allo esercizio della mente debbe il principe leggere le istorie, e in quelle considerare le azioni delli uomini eccellenti: vedere come si sono governati nelle guerre, esaminare le cagioni delle vittorie e perdite loro, per potere queste fuggire e quelle imitare; e sopra tutto fare come ha fatto per lo adrieto qualche uomo eccellente, che ha preso a imitare se alcuno innanzi a lui è stato laudato e gloriato, e di quello ha tenuto sempre e gesti e azioni appresso di sé: come si dice che Alessando Magno imitava Achille, Cesare Alessandro, Scipione Ciro. E qualunque legge la vita di quanto quella imitazione gli fu di gloria, e quanto nella castità, affabilità, umanità, liberalità, Scipione si conformassi con quelle cose che di Ciro da Senofonte sono sute scritte. Questi simili modi debbe osservare lo principe savio, e mai ne’ tempi pacifici stare ozioso, ma con industria farne capitale per potersene valere nelle avversità, acciò che quando si muta la fortuno lo truovi parato a resisterle”” (pag 49) (Il principe)”,”TEOP-307″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Michele SCHERILLO”,”Il Principe e altri scritti minori.”,”””””Io mi logoro!””: questo è per anni il suo grido di angoscia e di rammarico”” (…) (pag 40) [dal saggio introduttivo di Michele Scherillo]; “”E riassumeva finalmente, con molta energia, il suo pensiero, nel ‘Ricordo 236°’; che dice: “”Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non né vedere alcuna: uno vivere di repubblica bene ordinato nella città nostra, Italia liberata da tutti i barbari, e liberato il mondo dalla tirannide di queste scelerati preti””. Il Machiavelli non seppe e non volle seppellire nei forzieri dell’archivio domestico, come fece il suo grande amico, i suoi scritti sediziosi. L’amore geloso del ‘particulare suo’ non gli soffocò la generosa voce nella strozza: e questo, se Dio vuole, è titolo d’onore che né l’invidia o la malafede dei contemporanei, né la settaria persecuzione o la saccenteria critica dei posteri varranno a diminuire. Nei ‘Discorsi’ (I, 12) egli non s’era fatto riguardo di affermare che, «per gli esempi rei» della corte di Roma, questa provincia d’Italia, la dilettissima Italia sua «ha perduto ogni divozione e ogni religione: il che si tira dietro infatti inconvenienti e infiniti disordini; perché, così come dove è religione si presuppone ogni bene, così dove ella manca si presuppone il contrario. Abbiamo, adunque, con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obbligo, d’essere diventati senza religione e cattivi; ma ne abbiamo ancora un maggiore, il quale è cagione della rovina nostra. Questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa nostra provincia divisa. E veramente, alcuna provincia non fu mai unita o felice, se la non viene tutta alla obedienza d’una repubblica o d’uno principe, come è avvenuto alla Francia e alla Spagna. E la cagione che l’Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia anch’ella o una repubblica o uno principe che la governi, è solamente la Chiesa: perché avendovi abitato e tenuto imperio temporale, non è stata si potente né di tal virtù, che l’abbia potuto occupare il restante d’Italia, e farsene principe; e non è stata, dall’altra parte, sì debole, che per paura di non perdere il dominio delle cose temporali, la non abbi potuto convocare uno potente che la difenda contra a quello che in Italia fusse diventato troppo potente». Qui siamo già, non solo al pensiero politico di Vittorio Alfieri, che s’intende, ma a quello del Conte di Cavour e – potrebbe parere un paradosso – di Alessandro Manzoni (1)”” [(1) Cfr. i miei saggi: ‘Manzoni e Napoleone III’, ‘Manzoni e Roma laica’, ‘Manzoni e Cavour’, ora in appendice al vol. ‘Le Tragedie, gl’Inni Sacri, le Odi di A. Manzoni’, Milano, Hoepli, 1922] [dal saggio introduttivo di Michele Scherillo] (pag 48-49)”,”TEOP-001-FMP”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Opere. Il Principe – Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio – L’arte della guerra – La Mandragola – Favola (Belfagor arcidiavolo) – Lettere.”,”Figlio di Bernardo, dottore in legge e umanista (1430 o 1431-1500), e di Bartolomea de’ Nelli, Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469. Sulla sua giovinezza e sulla sua formazione culturale si hanno poche notizie, ma dai Ricordi del padre relativi agli anni 1474-87 si apprende che studiò grammatica dal 1476, aritmetica dal 1480, e che dal 1481 seguì le lezioni di grammatica di ser Paolo Sasso da Ronciglione nello Studio fiorentino.”,”TEOP-096-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Il Principe.”,”‘Nessuna cosa fa tanto stimare uno principe, quanto fanno le grande imprese…’ ‘Non si debba adunque lasciare passare questa occasione, acciò che la Italia vegga dopo tanto tempo apparire uno suo redemptore. Né posso exprimere con quale amore egli fussi ricevuto in tutte quelle provincie che hanno patito per queste illuvioni externe, con che sete di vendetta, con che ostinata fede, con che pietà, con che lacrime. Quali porte se li serrebbono? Quali populi gli negherebbono la obbedienza? Quale invidia se opporrebbe? Quale Italiano gli negherebbe lo obsequio? Ad ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli adunque la illustra Casa vostra questo absumpto, con quello animo e con quella speranza che si pigliono le imprese iuste, acciò che, sotto la sua insegna, e questa patria ne sia nobilitata e, sotto li sua auspizii, si verifichi quel detto del Petrarca, quando dixe: ‘Virtù contro a furore, prenderà l’armi, e fia el combatter corto, che l’antico valore nelli italici cor non è ancor morto” (pag 88-89) Machiavelli, Il principe, Ten, Newton 1995 L’autore annunciò la nascita di questo ‘opuscolo’ in una lettera all’amico Francesco Vettori (10 dicembre 1513), ambasciatore fiorentino a Roma, presso papa Leone X, cioè Giovanni De’ Medici fiorentino pure lui (pag 10)”,”TEOP-012-FGB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Antonio PINCHERA”,”Prose politiche e letterarie. Il Principe – Belfagor – Prose.”,”””Debbe ancora chi è in una provincia disforme come è detto, farsi capo e defensore de’ vicini minori potenti, ed ingegnarsi di indebolire e’ potenti di quella, e guardarsi che, per accidente alcuno, non vi entri uno forestiere potente quanto lui”” (Il principe) (pag 149) inserire”,”ITAG-001-FER”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario MARTELLI”,”Tutte le opere.”,”Figlio di Bernardo, dottore in legge e umanista (1430 o 1431-1500), e di Bartolomea de’ Nelli, Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469. Sulla sua giovinezza e sulla sua formazione culturale si hanno poche notizie, ma dai Ricordi del padre relativi agli anni 1474-87 si apprende che studiò grammatica dal 1476, aritmetica dal 1480, e che dal 1481 seguì le lezioni di grammatica di ser Paolo Sasso da Ronciglione nello Studio fiorentino.”,”ITAG-040-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò; a cura Gian Franco BERARDI”,”Opere scelte.”,”””In che consiste la grandezza della Repubblica romana e il segreto che permise di sfidare i secoli? Machiavelli è ben lungi dal sottovalutare il giudizio corrente che attribuiva la fortuna di Roma alla forza delle sue legioni, ma merita di essere osservato che tale tema è toccato solo di sfuggita nel primo libro dei Discorsi e diventa dominante solo a partire dal secondo.”” (pag XXII) “”Le lotte civili, le lotte di classe non come solvente, ma come cemento dunque di uno Stato: nessuno prima del Machiavelli aveva avuto il coraggio e la spregiudicatezza mentale necessari per giungere a questa conclusione e pochi l’avranno dopo di lui (pag XXIV) (dall’introduzione: ‘Machiavelli rivoluzionario’)”,”TEOP-008-FAP”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Fabio RAIMONDI”,”Machiavelli. Antologia degli scritti politici.”,”””Preterea ostendere forsan voluit, quantum libera multitude cavere debet, ne salutem suam uni absolute credat”” (B. Spinoza) (in apertura) (“”Inoltre, forse voleva dimostrare quanto una moltitudine libera debba stare attenta a non affidare la propria sicurezza in modo assoluto a una sola persona”” (in N. Machiavelli, Antologia degli scritti, 2002 (in apertura)”,”ITAG-007-FMB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Giorgio INGLESE”,”Il Principe.”,”Testo critico dell’opera di Machiavelli messa a punto da Giorgio Inglese.”,”TEOP-067-FMB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di C. GUERRIERI-CROCETTI”,”Il Principe.”,”””A ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli, adunque, la illustre Casa Vostra questo assunto con quello animo e con quella speranza che si pigliano le imprese iuste; acciò che, sotto la sua insegna, e questa patria ne sia nobilitata, e sotto li sua auspizi si verifichi quel che detto del Petrarca: «Virtù contro a furore Prenderà l’arme; e fia el combatter corto: Ché l’antico valore Nell’italici cor non è ancor morto.”” (pag 146) (in chiusura del testo) (‘Canzone all’Italia’, strofa VI)”,”ITAG-010-FMB”
“MACINTYRE Stuart”,”Imperialism and the British Labour Movement in the 1920’s. The Marxist Theory of Imperialism and the British Labour Movement.”,”MACINTYRE Stuart”,”MUKx-168″
“MACINTYRE Donald, Captain”,”Admiral Rodney.”,”George Brydges Rodney, 1st Baron Rodney, (baptized Feb. 13, 1718, London, Eng.- died May 24, 1792, London), English admiral who won several important naval battles against French, Spanish, and Dutch forces. The grandson and son of army officers, Rodney briefly attended Harrow and entered the navy in July 1732. During the War of the Austrian Succession (1740-48), he took part in Admiral Hawke’s victory off Ushant (Oct. 14, 1747) over the French fleet. In 1749 he was appointed governor and commander in chief of Newfoundland, with the rank of commodore. During the Seven Years’ War Rodney had a share in the expedition against Rochefort (1757). In the next year he served under Boscawen at the taking of Louisburg (Cape Breton). In 1759 and again in 1760 he inflicted great loss on the French transports collected on the Normandy coast for an attack on Great Britain. In October 1761 he was appointed commander in chief of the Leeward Islands station and, within the first three months of 1762, had reduced the important island of Martinique, while both St. Lucia and Grenada had surrendered to his squadron. In 1764 he was created a baronet, and in 1771 he was appointed rear admiral of Great Britain. (Britannica)”,”QMIN-089-FSL”
“MACIOTI Maria Immacolata PUGLIESE Enrico”,”Gli immigrati in Italia.”,”MACIOTI Maria Immacolata (1942) docente di sociologa presso l’Università di Roma La Sapienza. PUGLIESE Enrico docente di sociologia del lavoro presso l’Università di Napoli. Entrambi hanno scritto varie opere sul tema del lavoro. F. Davoli”,”MITT-317″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”L’A illumina gli eventi del 1860 mettendo in evidenza le incertezze, le contraddizioni e gli errori di CAVOUR e degli uomini di parte liberale-moderata nell’estate 1860 e la volontà di predominio che caratterizzò l’azione dell’autunno. Dall’altro il patriottismo disinteressato, il realismo e senso della misura dimostrati dagli uomini del Partito d’ azione. MACK-SMITH è Fellow allo All Souls College di Oxford. Tra le sue opere: -Storia d’Italia dal 1861 al 1969 -Storia della Sicilia medievale e moderna -Vittorio Emanuele II -Garibaldi -Il Risorgimento italiano Mille (spedizione dei), spedizione effettuata nel 1860 sotto la guida di G. Garibaldi, e che si concluse con il crollo del regno delle Due Sicilie e la liberazione del Mezzogiorno. L’idea di una iniziativa rivoluzionaria nel Mezzogiorno aveva una lunga tradizione nella democrazia italiana; mentre, infatti, Mazzini era rimasto sempre fermo alla convinzione (maturata negli anni della prima ‘Giovine Italia’) che il movimento rivoluzionario italiano avrebbe dovuto avere la sua base principale nel Nord o nel Centro della penisola, altri militanti nel campo democratico avevano invece sostenuto l’esigenza di puntare su un movimento insurrezionale che iniziasse e avesse il suo centro nel Sud o nella Sicilia (G. Ricciardi, N. Fabrizi con la sua Legione italica, C. Pisacane e la spedizione di Sapri). Nella preparazione della spedizione dei Mille ebbero una parte decisiva F. Crispi e R. Pilo, entrambi siciliani andati in esilio dopo il 1848, di orientamento unitario e legati a Mazzini. Crispi si era infatti recato in Sicilia nel luglio- agosto 1859 ricavandone l’impressione che nell’isola esistesse una situazione rivoluzionaria e avviando al suo ritorno una serie di contatti, rimasti però infruttuosi, con La Farina, con Farini e con Rattazzi per cercare di ottenere l’adesione del governo piemontese al suo progetto di fare insorgere la Sicilia. A sua volta Pilo (che nel marzo 1860 si era rivolto, d’accordo con Crispi, a Garibaldi chiedendogli di mettersi a capo dell’insurrezione siciliana, ottenendone una risposta interlocutoria) si imbarcò il 24 marzo 1860 da Genova arrivando a Messina il 10 aprile, sei giorni dopo lo scoppio del movimento insurrezionale di Palermo guidato da F. Riso e che ebbe il suo centro nel convento della Gancia. Sebbene l’insurrezione nella città fosse stata soffocata dal governo, il Riso riuscì però a rianimare e a dare un certo coordinamento ai vari movimenti insurrezionali che si erano accesi nelle campagne dell’isola, dove il malcontento delle masse popolari e l’odio per il governo borbonico avevano creato le basi per una larga azione di guerriglia condotta da bande armate (le squadre dei picciotti ). Quando le prime notizie del tentativo rivoluzionario siciliano arrivarono negli Stati sardi, Crispi e N. Bixio insistettero presso Garibaldi perché capeggiasse una spedizione nell’isola, ottenendone (8 aprile) un’accettazione di massima alla loro proposta. Ebbe così inizio la preparazione materiale dell’impresa (afflusso dei volontari a Genova; raccolta di armi, ecc.), osteggiata inizialmente da Cavour (il quale temeva che dietro l’iniziativa stesse Mazzini) e incoraggiata invece da Vittorio Emanuele II. Dopo alcune incertezze di Garibaldi (dovute alla contraddittorietà delle notizie che arrivavano dalla Sicilia), il 30 aprile Crispi, facendo apparire come riuscita la rivolta, in realtà già spenta, forzò audacemente la situazione e venne così deciso che la spedizione sarebbe partita nella notte dal 5 al 6 maggio. Pertanto la sera del 5 maggio una quarantina di volontari, con un colpo di mano concertato con Giovanni Battista Fauché, procuratore della compagnia di navigazione Rubattino, si impadronirono nel porto di Genova di due vapori, il Piemonte e il Lombardo, sui quali poco dopo si imbarcarono, da Quarto, Garibaldi e il grosso dei volontari. Poiché la spedizione era pressoché priva di munizioni, la mattina del 7 Garibaldi fece scalo a Talamone, in Toscana, dove si fece consegnare dal comandante di quel forte circa 100.000 cartucce, tre vecchi cannoncini e alcune decine di fucili; sempre a Talamone fu lasciato a terra un gruppo di 64 uomini al comando di Callimaco Zambianchi, destinato a operare una diversione (infruttuosa) verso lo Stato Pontificio. Il numero dei volontari presenti a bordo dopo lo sbarco dello Zambianchi non si è mai potuto appurare con precisione assoluta, perché è probabile che l’elenco ufficiale, compilato nel 1878 (1088 e una donna, Rosalia Montmasson, moglie di Crispi), fosse inferiore di qualche unità al numero effettivo; circa tre quarti dei Mille (termine che entrò nella tradizione più tardi) erano lombardi (434, con 180 bergamaschi), veneti (194) e liguri (156, quasi tutti genovesi); degli altri nuclei regionali i più consistenti erano i toscani (78) e i siciliani (45). Quanto alla composizione sociale i Mille erano per metà circa borghesi (professionisti e intellettuali) e per metà artigiani e operai. Dopo una navigazione svoltasi senza incidenti, a mezzogiorno dell’11 maggio i garibaldini sbarcarono a Marsala (favoriti dalla presenza fuori del porto di due piccole navi da guerra inglesi, Argus e Intrepid, che ritardò l’intervento della marina borbonica). Una volta sbarcato, Garibaldi, che per alcune settimane poté contare soltanto sui Mille e sugli insorti siciliani (la spedizione Medici arrivò nell’isola il 17 giugno), si trovò a dover affrontare l’esercito borbonico forte di 25.000 uomini bene addestrati e bene armati; il successo della spedizione, data questa disparità numerica, fu quindi possibile, oltre che per le superiori qualità di comando e per le doti tattiche e strategiche di Garibaldi (cui facevano contrasto le scarse capacità dei generali borbonici), per la situazione di grave malcontento esistente nell’isola che costrinse le unità napoletane ad agire in modo dispersivo. Garibaldi, partito la mattina del 12 da Marsala, arrivò la sera del 13 a Salemi, dove fu accolto con entusiasmo dalla popolazione e dove emanò un decreto in cui dichiarava di assumere, nel nome di Vittorio Emanuele re d’Italia, la dittatura in Sicilia . Due giorni dopo, il 15 maggio, aveva luogo la battaglia di Calatafimi, conclusasi dopo duri scontri con la ritirata delle truppe borboniche del generale Landi, che apriva ai garibaldini la via su Palermo. Garibaldi, dopo essere abilmente riuscito, con la manovra diversiva su Corleone, ad allontanare dalla città i 3.000 uomini del colonnello svizzero von Mechel, poté così attaccare, scendendo da Gibilrossa, la città, che fu conquistata dopo tre giorni di violenta battaglia (27-29 maggio), grazie anche all’insurrezione generale dei Palermitani. Intanto a Genova A. Bertani svolgeva un’attività febbrile per organizzare l’invio di soccorsi ai Mille (costituzione del Soccorso a Garibaldi , con una cassa centrale e una serie di comitati di provvedimento; invio di due spedizioni al comando rispettivamente di G. Medici ed E. Cosenz, così che tra il giugno e il luglio furono portati in Sicilia altri 15.000 volontari). Da parte sua Cavour, rassicurato sulle eventuali ripercussioni internazionali della spedizione dei Mille (il governo di Londra era sostanzialmente favorevole all’impresa), mutò atteggiamento e prese a favorire le successive spedizioni di volontari, mirando al tempo stesso a influire sul corso degli avvenimenti nel senso di arrivare a una rapida proclamazione dell’annessione della Sicilia al Piemonte (invio nell’isola del La Farina), così da evitare una eventuale iniziativa mazziniana. La caduta di Palermo e il rapido completamento della liberazione della Sicilia a opera dei garibaldini (vittoria di Milazzo, 20 luglio) provocarono profonde ripercussioni nel Mezzogiorno continentale, accelerando il processo di sfaldamento dell’apparato governativo e militare borbonico e il distacco di frazioni sempre più vaste della popolazione dalla monarchia; per cui a nulla valse l’annuncio fatto da Francesco II il 25 giugno della concessione di una costituzione e la promessa di una costituzione particolare per la Sicilia. Nella notte del 19 agosto Garibaldi, sfuggendo alla crociera nemica, riuscì a sbarcare con 3.700 uomini in Calabria, con il consenso segreto di Vittorio Emanuele II (missione del conte Litta Modignani); dopo l’occupazione di Reggio (20-21) le truppe borboniche cominciarono a dissolversi (resa dei 10.000 uomini del generale Ghio a Soveria Mannelli, 30 agosto, ecc.), mentre insorgevano la Calabria e la Basilicata; così che il 7 settembre Garibaldi faceva il suo ingresso da trionfatore in Napoli, abbandonata dal re e dalla regina che si erano rinchiusi nella fortezza di Gaeta. Il 1° e il 2 ottobre l’estremo ritorno offensivo borbonico fu spezzato da Garibaldi nella battaglia del Volturno; il 26 ottobre aveva luogo presso Teano l’incontro tra Vittorio Emanuele (le cui truppe, invase le Marche e l’Umbria, erano entrate nel regno delle Due Sicilie attraverso l’Abruzzo) e Garibaldi; il re e il capo dei Mille il 7 novembre entravano insieme a Napoli, dove il 3 novembre erano stati proclamati ufficialmente i risultati del plebiscito del 21 ottobre. Il giorno 8 questi risultati, favorevoli all’annessione agli Stati sardi, furono presentati al re, nelle cui mani Garibaldi rassegnò i poteri dittatoriali, partendo poco dopo per Caprera. (RIZ)”,”ITAB-010″
“MACK SMITH Denis”,”Da Cavour a Mussolini.”,”Denis MACK-SMITH è nato a Londra nel 1920. Studioso di storia e politica, ha dedicato quasi per intero la sua attività all’analisi della società italiana dell’ ‘800 e del ‘900. Nell’aprile del 1923, sei mesi dopo l’ascesa al potere di MUSSOLINI, il congresso liberale tenuto a Milano votò la fiducia al regime fascista. Nel gennaio 1924, il partito liberale concluse un’allenza con il fascismo “”contro le forze antinazionali dei socialcomunisti e demogogiche dei popolari””. In seguito, nell’ottobre del 1924, dopo che l’assassinio di MATTEOTTI aveva scosso la loro fiducia, i liberali sebbene riluttanti, confermarono questa alleanza. Sostanzialmente CROCE fu lasciato tranquillo dal fascismo.”,”ITAF-064″
“MACK SMITH Denis”,”Storia d’ Italia 1861-1958.”,”MACK SMITH è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge discepolo di George Macaulay TREVELYAN. Della storiografia liberale inglese ha conservato l’ interesse preminente per la storia delle correnti democratiche del Risorgimento italiano.”,”ITAA-039″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour contro Garibaldi. 1860: la nascita dell’ Italia unita.”,”MACK SMITH D. nato a Londra nel 1920, ha insegnato per decenni all’ All Souls College di Oxford. Ha scritto molte opere sul risorgimento italiano.”,”ITAB-191″
“MACK SMITH Denis”,”I Savoia re d’ Italia.”,”””La sua posizione (di Mussolini, ndr) costituzionale nei confronti della corona era stata lasciata nel vago, perché troppa precisione sarebe forse stata controproducente. I costituzionalisti fascisti dovevano ammettere che il re conservava teoricamente il diritto di allontanare Mussolini e restava anche libero di scegliere un non fascista come successore. Ma erano anche generalmente d’accordo nel ritenere che la monarchia costituzionale avesse cessato di esistere nel maggio del 1915. Nel 1939 fu stabilito che i due ruoli, quello del duce del fascismo e quello di capo del governo (in quest’ ordine), fossero fusi per legge in un’ unica persona; e ciò presumibilmente significava che il re avrebbe dovuto scegliere non solo il successivo primo ministro, ma – simultaneamente – anche il successivo capo del partito fascista. Non era una prospettiva molto gradita per i fascisti più zelanti, il quali temevano per il loro futuro””. (pag 360-361)”,”ITAB-192″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”Contiene ritaglio di giornale sui diari di PERSANO “”Un argomento ancor più decisivo era che l’ annessione in quel momento avrebbe indubbiamento procurato non pochi fastidi al governo di Torino, poiché Francia ed Austria avrebbero potuto attribuire a Cavour una chiara responsabilità per gli avvenimenti di Sicilia, mentre per il momento Garibaldi non doveva fortunatamente rispodere a nessuno. L’ Europa avrebbe potuto applicare sanzioni a Cavour, mentre sarebbe stato ben difficile far ciò nei confronti di Garibaldi; e, inoltre, il tentativo di attraversare lo stretto di Messina avrebbe potuto non esser neutralizzabile se l’ isola fosse già stata formalmente annessa. Il primo argomento contro un’ annessione immediata consisteva nell’ osservare che, se per acquetare Napoleone III era necessario un voto a suffragio universale, tale possibilità era per il momento inesistente, poiché, sino alla fine di luglio, Garibaldi non poté considerarsi padrone della parte nordorientale dell’ isola, e anche dopo continuarono a resistere per lungo tempo isolate guarnigioni borboniche””. (pag 89, vol 1) “”A parte le dicerie e le false interpretazioni, ciò che Garibaldi fece effettivamente dopo l’ entrata in Napoli fu notevole per la moderazione e la saggezza politica da lui dimostrate. Egli dette prova di uno spirito di conciliazione e di compromesso con i suoi avversari politici assai superiore alle loro aspettative e maggiore di quello che essi fossero disposti a ricambiargli. L’ ammiraglio Persano non dovette preoccuparsi di impadronirsi del porto e dei forti che dominavano la città di Napoli, giacché fu lo stesso Garibaldi a richiedere lo sbarco delle truppe pemontesi dalle navi da trasporto ancorate nella baia, affinché presidiassero la città. I decreti del governo rivoluzionario venivano promulgati nel nome dell’ Italia e di Vittorio Emanuele (…). Inoltre, proprio con il primo decreto, Garibladi trasmise all’ammiraglio Persano il comando di tutta la flotta borbonica: questo solo fatto sarebbe potuto essere sufficiente a svergognare Cavour per la sua sospettosa ostilità””. (pag 224)”,”ITAB-194″
“MACK SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”MACK SMITH Denis (Londra, 1920) è stato discepolo di TREVELYAN, fellow di All Souls’ College a Oxford. E’ forse il più importante storico straniero dell’ Italia moderna e contemporanea. Ha scritto ‘Garibaldi’, ‘Il risorgimento italiano’, ‘I Savoia re d’ Italia’, ‘Storia d’ Italia’. Scarsa efficienza militare. “”Ripentendoselo continuamente, i collaboratori di Mussolini ce la misero tutta nel tentar di convincersi che nel 1936-37 l’Italia era l’arbitro delle sorti dell’ Europa. Essa possedeva infatti un esercito e un’aviazione tra i più potenti del mondo intero, e portati al massimo livello possibile di efficienza tecnica. Gli osservatori militari stranieri, si disse (ma la cosa era lontanissima dalla verità), erano stati grandemente impressionati dalle manovre italiane del 1936. Anche del ministro della Guerra tedesco, venuto in Italia per una visita di tre giorni, che doveva permettergli di valutare il potenziale bellico italiano, si raccontò che aveva ammirato la disciplina e il modernissimo equipaggiamento delle forze armate fasciste. Ma in effetti la sua conclusione privata, rimasta ignota agli italiani, fu che l’Italia era debolissima, e sarebbe stata più utile come nemico che come alleato.”” (pag 118-119) I costi dell’ impero coloniale italiano. “”Nel 1938 le importazioni dell’Italia dalle sue colonie erano pari a poco più del 2 per cento delle importazioni totali, e si può tranquillamente affermare che Roma spendesse nell’amministrazione di questi territori una cifra superiore a dieci volte il volume totale del relativo interscambio””. (pag 148)”,”ITAF-228″
“MACK SMITH Denis a cura”,”Il Risorgimento Italiano.”,”””Nondimeno, francesi, non dimenticate che l’Italia è già stata la vostra tomba, e che potrebbe tornare ad esserlo se voi non vi entrerete come amici dei popoli, dei quali dovete essere i liberatori. Ricordiamo ai nostri eserciti questo motto sublime, che già in passato ci ha attirato l’amore dell’universo: “”guerra ai castelli, pace alle capanne””; che gli italiani possano trovare davvero in noi degli alleati e non dei dominatori, né dei conquistatori; essi hanno anche bisogno che si tengano da conto le loro opinioni religiose , se non vogliamo che la giustizia di questa impresa si muti in orrore, la sua utilità in sciagura e in torto; non permettiamo che l’indisciplina dell’esercito, e soprattutto la barbara cupidigia degli amministratori militari, che devasta il paese conquistato in Italia, mutino l’amore dei popoli in odio, e ribadiscano le catene che vorremmo spezzare”” (Da una lettera di F. Buonarroti del febbraio-marzo 1796, ripr. in Armando Saitta, ‘Filippo Buonarroti; contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero’, Roma, 1951, vol. II, pp. 239-40 (pag 4)”,”ITAB-326″
“MACK SMITH Denis”,”Garibaldi.”,”””Quando [Garibaldi] partì per Londra, gli fu riservato un treno speciale. Si reputa che le strade della capitale fossero tappezzate pressappoco da mezzo milione di persone; la folla aveva atteso tutta la mattina. Non si era visto mai nulla di simile; furono certamente le accoglienze più trionfali mai ricevute in Inghilterra da alcun visitatore. La carrozza impiegò sei ore per percorrere un giro di tre miglia dalla stazione alla casa del duca di Sutherland, dove egli prese dimora. La processione era composta tra l’altro da associazioni di mutuo soccorso, società per la temperanza, uomini politici radicali e organizzazioni sindacali, dal Working Men’s Garibaldi Demonstration Committee (Comitato dei lavoratori per le dimostrazioni a Garibaldi), nonché dal corpo privato di pompieri del duca. Herzen osservò che non ci furono affatto le abituali scene degli ubriachi e dei borsaioli: il popolo sentiva che quello era un festeggiamento tutto suo. Fu un episodio straordinario e memorabile. Alcuni personaggi importanti disapprovarono l’intera faccenda. La regina per esempio si disse “”quasi vergognosa di governare una nazione capace di simili follie””; il “”Times”” considerò la cosa volgare e plebea; Karl Marx, la cui idea di rivoluzione era affatto diversa da quella di Garibaldi, giudicò quanto vide “”un miserabile spettacolo d’imbecillità””. Quasi unico fra i ‘Tories’, Disraeli rifiutò tutti gli inviti a conoscere quel pirata. Luigi Napoleone provò disgusto e preoccupazione, ritenendo che Garibaldi fosse stato chiamato dal governo inglese “”perché servisse di minaccia all’Europa”””” (pag 166-167)”,”ITAB-327″
“MACK SMITH Denis”,”Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario.”,”””Mazzini era riluttante a parlare in pubblico, ma a malincuore prese la parola in tre comizi dell’associazione…”” (pag 137) Marx e Mazzini “”Marx e Mazzini a Londra abitavano a poche vie di distanza e si incontrarono almeno una volta in una riunione pubblica (32). Anche Marx fu sollecitato dai drammatici mutamenti sociali che erano in corso in Inghilterra a sviluppare la sua analisi, completamente diversa, della società, e le proprie tesi sulla necessità di una rivoluzione globale. Il leader comunista spregiava Garibaldi e rifiutò un’occasione per incontrarlo, ma il suo atteggiamento verso Mazzini era quasi di allarme e apprensione, oltre che di disprezzo. Le loro visioni erano assolutamente inconciliabili; Marx respingeva ogni religione trascendentale e guardava con sospetto al patriottismo, e altrettanto inaccettabili erano, per Mazzini, la condanna marxiana della proprietà privata e l’idea di una guerra di classe che sarebbe culminata nella dittatura del proletariato. Marx riconosceva che Mazzini aveva guidato per trent’anni la rivoluzione italiana, e che era “”il più abile rappresentante delle aspirazioni dei suoi compatrioti””, ma i marxisti manifestavano talvolta un indicibile disprezzo per “”la nobiltà posticcia, la tronfia boriosità, la verbosità e il misticismo profetico”” che facevano, del più anziano Mazzini, un pericoloso anacronismo della nuova era socialista. Alcuni di loro ammettevano che egli rivestiva una funzione importante nel capeggiare l’unico gruppo radicale italiano che rifiutava di farsi corrompere e assorbire dalla classe dominante, ma altri lo accusavano di condannare i cittadini a una schiavitù peggiore di quella che vigeva nell’antica Roma (33). Già nel dicembre 1858, a Londra, un manifesto socialista metteva in guardia le classi lavoratrici dell’Europa contro un’alleanza con quel rappresentante del “”repubblicanesimo borghese”” e con i “”cosiddetti democratici”” (34). Nel 1864 alcuni socialisti inglesi simpatizzanti per Mazzini si unirono a un gruppo di esuli europei per porre le basi di quella che sarebbe diventata l’Internazionale socialista. Mazzini, che non stava bene, non partecipò alla seduta inaugurale, ma vi parteciparono alcuni suoi compagni, e il primo manifesto dell’associazione fu, disse Marx, “”il solito minestrone di Mazzini”” (35). Alle prime riunioni non presenziò neppure Marx, che però fu chiamato a far parte del consiglio generale, e, quasi immediatamente gli diede un indirizzo completamente diverso. Mazzini era troppo ammalato per potersi battere seriamente con un rivale più giovane, più spietato e politicamente più scaltro, anche se, due anni dopo, gli avrebbe proposto, inutilmente, una discussione amichevole sui loro contrasti. Quando si diffuse la falsa notizia sulla sua morte, il consiglio dell’Internazionale avrebbe voluto esprimere pubblicamente il proprio dolore per “”la grande perdita che abbiamo subita””; ma Marx oppose il suo veto (36)”” [Denis Mack Smith, Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario, Milano, 2003] [(32) ‘Italia e Inghilterra nel Risorgimento’, a cura dell’Istituto Italiano di Cultura, London, 1954, p. 37 (Venturi); (33) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Collected Works’, London, 1982, vol. 15, p. 485; Ibid. vol: 156, p. 354; Ibid. vol. 41 pp. 517, 544; Giuseppe Berti, ‘I democratici e l’iniziativa meridionale nel Risorgimento, Milano, 1962, pp. 123-4; ‘La lettura’, Milano, gennaio 1915, pp. 2-6 (Luzio); (34) Arthur Lehning, ‘The International Association, 1855-1859’, Leiden, 1938, pp. 48, 90-1; (35) Marx, ‘Collected Works, vol. 42, p. 16; Ed. Naz., vol 80, p. 218; Ibid, vol, 93, pp. 25, 135; Rosselli, ‘Mazzini e Bakounine’, pp. 137.8, 148-9; V. Frosini, ‘Breve storia della critica al marxismo in Italia’, Catania, 1965, pp. 16-17; (36) ‘Minute Book of the International’, Bishopsgate Institution London, pp. 44, 174-5] (pag 280-281)”,”ITAB-328″
“MACK SMITH Denis”,”Mussolini.”,” Dalla guerra di Libia alla Prima guerra mondiale. “”L’arresto e il processo gli procurarono finalmente una fama che oltrepassava i confini della Romagna. Un uomo completo – usava dire – doveva avere nella sua formazione un certo numero di anni di prigione, specialmente se della carcerazione si riusciva a fare un martirio. Benché dovesse dividere la cella con altri sette od otto detenuti, questo riposo forzato gli diede tempo di leggere; e fu in prigione, all’età di soli ventotto anni, che scrisse la sua prima autobiografia. Pubblicò anche un opuscolo polemico – ‘Giovanni Huss il Veridico’ – ch’era un nuovo attacco alla Chiesa ed un’appassionata difesa della libertà religiosa. Pietro Nenni, il futuro dirigente socialista ch’era in carcere con lui, lo ricorda come un detenuto modello: allegro, chiassoso, indulgente verso i criminali incalliti, i cui delitti era sempre pronto a spiegare in termini della loro sfortunata collocazione sociale. In seguito Mussolini si sarebbe fatto una reputazione di acceso imperialista, e negli anni Venti si sarebbe reso responsabile di pesanti brutalità ai danni del popolo libico. Ma nel 1911 condannò la guerra di Libia come un delitto contro l’umanità ed un atto di brigantaggio internazionale. Affermò che un miliardo di lire veniva sprecato nella speranza, completamente fallace, che il Nord Africa potesse divenire una patria per gli emigranti italiani. Anziché accrescere la ricchezza della metropoli, come pretendevano i nazionalisti, il colonialismo avrebbe avuto l’effetto opposto; e a prova di ciò additava le bancarotte e le fabbriche chiuse. Menò persino vanto di esser schierato dalla parte degli arabi, e condannò seccamente come un’atrocità il modo in cui gli arabi – disse- venivano massacrati, e qualche volta addirittura mutilati, dall’esercito invasore”” (pag 37-38) “”Ma all’inizio del 1915 si avvicinò ai nazionalisti, ormai convinto che se il governo decideva l’entrata in guerra potevano aprirsi per l’Italia nuove prospettive di espansione. Qualche mese ddopo chiedeva Trieste, Fiume, la frontiera alpina, e “”un bottino immenso”” nei Balcani e nel Medio Oriente””. (…) In seguito raccontò di aver creato i “”fascisti”” nel dicembre 1914, come gruppo di pressione per arrivare all’intervento. Ma in effetti il primo “”fascio”” era nato tre mesi prima ad opera di un altro gruppo di interventisti di sinistra, molti dei quali lo avevano preceduto nella secessione dalla corrente principale del socialismo. Più tardi fu sostenuto ch’egli non aveva avuto predecessori, ma la verità è che proprio a questo gruppo di “”fascisti”” aderì Mussolini in dicembre, assumendone poi praticamente il controllo”” (pag 50)”,”ITAF-345″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour.”,”I problemi di Cavour e quelli di Garibaldi “”In parte, il guaioera che l’esercito regolare avversava e disprezzava questi irregolari (i volontari, ndr) in quanto male addestrati, indisciplinati e politicamente sospetti, nonché provenienti da altre regioni. Spesso li si maltrattava, e in seguito alcuni di loro ricordarono che il loro idealismo patriottico non era capito, e veniva anzi spregiato e ridicolizzato. Garibaldi lamentò che lo si intralciava in tutti i modi possibili, ma obbedì lealmente agli ordini, e fece del suo meglio per ottenere qualche risultato – muovendo da un punto di partenza poco promettente – in direzione di quella grande fiammata di sentimento nazionale che aveva sperato di accendere. Si rendeva conto che Cavour aveva i suoi problemi non soltanto con l”establishment’ militare, che non era stato addestrato a comprendere la guerriglia, ma anche con le forze della conservazione politica, le quali temevano qualsiasi associazione con i movimenti popolari. E sospettò forse anche l’esistenza di ulteriori problemi con l’imperatore francese, al quale Cavour aveva in effetti promesso che questi irregolari, il cui scopo era essenzialmente quello di dimostrare l’esistenza di un entusiasmo popolare, avrebbero avuto una parte minima nelle operazioni belliche. Garibaldi era l’unico notevole capo militar italiano, e con una forza più ampia e migliore sarebbe forse stato in grado di suscitare un’insurrezione generalizzata in Lombardia: un elemento a sua volta potenzialmente decisivo per l’esito della campagna come nel 1848″” (pag 190)”,”BIOx-310″
“MACK SMITH Denis”,”Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario.”,”Resistenza al progetto di Napoleone che voleva mettere sul trono di Napoli il principe Luciano Murat. Resistenza che avrebbe anche incontrato l’approvazione dell’Inghilterra (pag 168)”,”BIOx-010-FC”
“MACK SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”Denis Mack Smith (Londra, 1920 – Londra 2017] è stato discepolo di Trevelyan, fellow i All Souls’ College a Oxford. E’ stato forse il più importante storico straniero dell’Italia moderna e contemporanea. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Garibaldi’, ‘Il risorgimento italiano’, ‘I Savoia re d’ Italia’, ‘Storia d’ Italia’. “”Per Mussolini si trattò di un momento critico [agosto 1939, ndr]: continuare a prender tempo poteva significare farsi sorprendere dalla scoppio della guerra, che egli avrebbe sottratto ogni autonomia di decisione. Temeva che, se non si assestava sulla neutralità, gli inglesi potessero attaccare l’Italia; ma temeva anche, in caso contrario, la ritorsione tedesca (31). Il 25 agosto disse a Hitler di esser pronto a combattere, ma soltanto se la Germania gli forniva le munizioni che gli mancavano (32). L’indomani, quando informò i suoi capi militari che dovevano prepararsi alla guerra entro un tempo brevissimo, questi replicarono che l’Italia era praticamente incapace di sostenere qualsiasi grosso sforzo bellico. Secondo la migliore tradizione dello «stile fascista», molti generali avevano fermamente sostenuto sino all’ultimo momento che tutto andava bene, e ch’erano pronti a combattere qualsiasi nemico; ma dinanzi a questo ordine compresero che non era possibile celare oltre i risultati della loro negligenza e inefficienza (33). Dopo le manovre dell’esercito svoltesi nell’agosto, un commentatore militare riferì in via riservata che la capacità bellica dell’Italia era inferiore a quella con cui il paese era entrato nella prima guerra mondiale. La cosiddetta motorizzazione, disse, si svelava ora per un puro scherzo; le divisioni corazzate esistevano soltanto di nome; e il morale era spaventosamente basso. Lo stesso commentatore informò peraltro il pubblico, con doppiezza tipicamente fascista, che l’esercito aveva il miglior equipaggiamento d’Europa, e che il suo morale e la sua capacità professionale erano eccellenti (34). Farinacci, uno dei fascisti della vecchia guardia che ancora osavano dire la verità a Mussolini, gli scrisse privatamente che le condizioni dell’esercito erano catastrofiche, e che la volontà di battersi era semplicemente inesistente”” (pag 263-264) [(32) ‘Hitler e Mussolini’, pp. 10-1; (33) Faldella, L’Italia, p. 111; Favagrossa, pp: 106-7; Canevari, ‘La guerra, vol. I, p. 622; Ciano, Diario, vol. 1, pp. 148-52]”,”ITQM-012-FV”
“MACK SMITH Denis”,”Vittorio Emanuele II.”,”””Nel 1864 Vittorio Emanuele fu per qualche settimana in stretto contatto con Garibaldi per un altro dei suoi avventati progetti: una spedizione armata in Transilvania e nelle regioni polacche dell’impero austriaco. Accusato di ciò, negò, il fatto, affermando invece all’ambasciatore di Prussia di essere adesso dalla parte degli austriaci e di agire contro Garibaldi. Egli ebbe probabilmente per breve tempo contatti segreti con gli austriaci: infatti, sin dagli inizi del 1864, fu notata a Vienna la presenza misteriosa del non molto stimabile Bensa”” (pag 191-193)”,”ITAB-014-FV”
“MACKAY John Henry”,”Max Stirner. Sein Leben und sein work. Mit vier abbildungen, zahlreichen facsimilen und einem anhang.”,”Max STIRNER, pseudonimo di Johann Kaspar SCHMIDT (1806-56) era un filosofo della sinistra hegeliana. All’ esaltazione dell’ universalismo hegeliano contrappose l’ esaltazione dell’ individuo come unica realtà e unico valore, concezione che fornì un fondamento filosofico all’ anarchismo della seconda metà del XIX secolo. Scrisse ‘L’ unico e la sua proprietà’ (1845). (Eug).”,”ANAx-161″
“MACKAY John Henry”,”Anarchici.”,”””L’ opposizione fra l’ individuo che pecca e lo stato che lo corregge, è assurda ed arbitraria. L’ errore, il male, come negatività, è di tutti, degli individui come degli stati (e anche della legge) e, in senso definitivo, di nessuno. Ogni redenzione, ogni tentativo di segnare dall’ alto all’ individuo concreto la via da seguire, è superflua tirannide. Che cosa è allora l’ errore? “”L’ errore come errore è l’ emisfero di tenebre che la luce del vero non ha ancora rischiarato: e si fa la storia del successivo rischiaramento, non della tenebra che è senza storia, perche accompagna ogni storia””””. “”Nota 1. Scheidemann stesso, capo dei social-patrioti, ammette nelle sue Memorie (Londra, 1929, pag 79 e seguenti) che nei congressi della socialdemocrazia del 1911 e del 1913, almeno un terzo delle delegazioni era favorevole alla tesi di Rosa Luxemburg.”” (pag 78) “”Ma persino Companys , presidente del governo repubblicano- autonomo di Catalogna, si rivolge agli anarco-sindacalisti di Barcellona per vedere di fronteggiare in comune la minaccia reazionaria. Gli anarchici chiedono l’ armamento del proletariato: Companys tentenna. Gli uomini di punta dei libertari, con alla loro testa Bonaventura Durruti, militante rivoluzionario di grande valore, decidono di passare immediatamente all’ azione diretta. La notte del 17 luglio si impadroniscono delle armi che si trovavano su alcuni piroscafi mercantili ancorati nel porto di Barcellona (1). Il 19 luglio quelle armi sono usate vittoriosamente contro la guarnigione sollevatasi al comando del generale fascista Goded. Accanto alle masse operaie combattono alcuni reparti di polizia militarizzata, trascinati da pochi ufficiali di sicuri convincimenti repubblicani””. (pag 209) (1) D.A. Santillan, Porquè perdimos la guerra, Buenos Aires 1940″,”ANAx-259″
“MACKAY Charles”,”La pazzia delle folle, ovvero le grandi illusioni collettive.”,”MACKAY Charles Si tratta di due classici della finanza mai tradotti in italiano: Charles Mackay (1841) e in appendice Joseph De La Vega (1688) Tulipani. “”La domanda di tulipani di specie rare crebbe talmente, nel 1636, che vennero istituiti mercati regolari per la loro vendita alla Borsa Valori di Amsterdam, a Rotterdam, ad Haarlem, a Leida, ad Alkmar, a Hoorn e in altre città. Divennero evidenti, a questo punto, i primi sintomi della speculazione. Gli speculatori, sempre con le orecchie dritte per un nuovo affare, si misero a commerciare in tulipani, facendo uso di tutti i mezzi che sapevano così bene adoperare per provocare fluttuazioni nel prezzo. All’inizio, come in ogni altra frenesia speculativa, la fiducia era al massimo livello e tutti guadagnavano. I “”tulispeculatori”” facevano affari sulla salita e la discesa del prezzo dei tulipani e realizzavano grandi profitti comprando quando il prezzo scendeva e vendendo quando saliva. Molte persone si arricchirono di colpo. Un’esca dorata sventolava tentatrice davanti alla gente e, una dopo l’altra, le persone correvano ai mercati di tulipani, come mosche al miele. Tutti pensavano che la passione per i tulipani sarebbe durata per sempre (…). Alla fine, tuttavia, i più prudenti si resero conto che questa follia non poteva durare in eterno. I ricchi non compravano più i tulipani per metterli nei loro giardini, ma per rivenderli con un guadagno del cento per cento. Si capiva che alla fine qualcuno avrebbe perso spaventosamente. Man mano che questa convinzione si diffuse, il prezzo scese e non risalì più. La fiducia era in frantumi e il panico si diffuse tra gli operatori”” (pag 108-109)”,”FOLx-024″
“MACKAY John Henry”,”Max Stirner. Vita e Opere. (1914)”,”Max Stirner psedonimo di Caspar Schmidt, 1806-1856) Max Stirner, filosofo tedesco. J.H. Mackay (1864-1933) scrittore tedesco di origine scozzese. Stirner Max. – Pseudonimo del filosofo tedesco Johann Caspar Schmidt (Bayreuth 1806 – Berlino 1856). Esponente della sinistra hegeliana, combatté qualsiasi entità reale o astratta (dallo Stato alla religione, dalla morale al diritto, sino ai nuovi ideali liberali o socialisti) che pretendesse di collocarsi al di sopra dell’individuo, unica vera realtà, sovrano del proprio mondo e creatore dei propri valori. La sua opera più famosa (Der Einzige und sein Eigenthum, 1a ed. 1845, cui seguirono numerose altre ed.; trad. it. L’Unico, 1902) influì su J.P. Proudhon e F. Nietzsche; a S. si richiamarono anche i teorici dell’anarchismo. (Trec)”,”FILx-581″
“MACKENZIE W.J.M.”,”La scienza della politica.”,”MACKENZIE (Edinburgh 1909) ha compiuto gli studi al Balliol College di Oxford, dove ha insegnato dal 1933 al 1948. Attualmente (1974) è Prof al Department of Politics dell’Univ di Glasgow. Dell’A è stato pubblicato in IT: -La politica e le scienze sociali (LATERZA, 1969)”,”TEOS-196″
“MACKENZIE Gavin”,”The Aristocracy of Labor. The position of skilled craftsmen in the American class structure.”,”MACKENZIE è Fellow of Jesus College and Lecturer in Sociology, Univ of Cambridge. Libro dedicato a George ALfred MACKENZIE e Leonard Alfred MARLOW.”,”MUSx-075″
“MACKENZIE W.J.M.”,”La scienza della politica.”,”William James MACKENZIE (Edinburgh 1909) ha compiuto gli studi al Balliol College di Oxford, dove ha insegnato dal 1933 al 1948. Attualmente è professore al Department of Politics dell’ Università di GLasgow. Ha pubblicato pure ‘La politica e le scienze sociali’ (1969).”,”TEOP-111″
“MacKENZIE Norman a cura; testi di F.G. BAILEY Z. BARBU J. BLONDEL T.B. BOTTOMORE L. BRAMSON A. BRIGGS J. MacGREGOR BURNS A. DAY R. HOGGART M. LIPTON N. MacKENZIE”,”Che cosa sono le scienze sociali.”,”Testi di F.G. BAILEY Z. BARBU J. BLONDEL T.B. BOTTOMORE L. BRAMSON A. BRIGGS J. MacGREGOR BURNS A. DAY R. HOGGART M. LIPTON N. MacKENZIE. “”A causa di queste differenze di approccio vi sono state battaglie tra storici economici e sociali quando capitava che studiassero gli stessi problemi: vi fu un forte scontro tra J.L. e Barbara HAMMOND, due storici sociali e J.H. CLAPHAM, uno storico economico, quando si occuparono della prima industrializzazione in Inghilterra. Gli HAMMOND scrissero le loro monagrafie, ancor oggi stimolanti, come The Town Labourer o The Age of the Chartists, sotto l’ impulso di una calda simpatia umana e di una potente immaginazione storica. CLAPHAM, infaticabile raccoglitore di fatti, fece loro domande imbarazzanti, le stesse che egli si poneva sui fatti economici: quanto grande? in quanto tempo? in che misura è rappresentativo?”” (pag 34, Asa Briggs)”,”TEOS-076″
“MACKENZIE David”,”Imperial Dreams. Harsh Realities. Tsarist Russian Foreign Policy, 1815-1917.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Acknowledgments, Preface, Illustrations, Maps, Notes, Appendix, Index,”,”RUSx-174-FL”
“MACKENZIE David CURRAN Michael W.”,”A History of Russia, the Soviet Union, and Beyond.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Michael W. Curran the Ohio State University. List of Maps, Preface, Introduction, Appendix A: Russian and Soviet Leaders, 1801-2000, B: Area and Population of Union Republics (January 1989), C: Population of the Largest Cities of the USSR, 1989, Glossary of Foreign Words, Bibliography, Index,”,”RUSx-176-FL”
“MACKENZIE David CURRAN Michael W.”,”A History of Russia, the Soviet Union, and Beyond.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Michael W. Curran the Ohio State University. List of Maps, Preface, Introduction, Appendix A: Russian and Soviet Leaders, 1801-2000, B: Area and Population of Union Republics (January 1989), C: Population of the Largest Cities of the USSR, 1989, Glossary of Foreign Words, Bibliography, Index,”,”RUSx-181-FL”
“MACKEY Sandra”,”The Reckoning. Irak and the legacy of Saddam Hussein.”,”L’ autrice MACKEY, giornalista, ha scritto vari libri sul Medio Oriente, e articoli per i più importanti quoditiani americani. E’ stato anche commentatrice per la CNN. Secondo William Quandt, un esperto molto stimato sul Medio Oriente: “”It is appalling that we stood aside in the uprising. We let one Iraqi division go through our lines to get to Basra because the United States din not want the regime to collapse””. (pag 352-353)”,”VIOx-096″
“MACKIE Thomas T. ROSE Richard”,”The International Almanac of Electoral History.”,”Gli AA sono dell’Univ di Strathclyde.”,”REFx-001″
“MACKINDER Halford J.”,”Ideali democratici e realtà. Uno studio suilla politica della ricostruzione.”,” Citazione al termine del testo: ‘La colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle. Ma in noi stessi, che siamo schiavi”” (Citazione tratta da ‘Giulio Cesare’ di W. Shakespeare, Atto I, Scena II, 140-141) “”Il vero parallelo, dunque, deve essere tracciato non tra Napoleone e Bismarck, ma tra Napoleone e l’intera casta dominante prussiana. La fine di questa casta, cui noi oggi stiamo assistendo, è la medesimoa di Napoleone: l’uomo che organizza ciecamente si incammina verso la sua Mosca, e lo Stato che organizza ciecamente verso la sua Armaghedon (1)”” (pag 29) [(1) riferimento al libro dell’Apocalisse, sinonimo di ‘battaglia finale’, luogo secondo la Bibbia, nel gran giorno, si svolgerà lo sconro decisivo tra ‘Dio onnipotente’ e i ‘re di tutta la terra’, alleati di Satana (N.d.T)] Nel 1904, Halford John Mackinder, allora direttore della London School of Economics, pubblica un saggio intitolato ‘Il perno geografico della storia’, nel quale enuncia per la prima volta la sua teoria dell’ Heartland – Cuore della Terra’, una regione strategica estesa entro precisi confini geografici, dal cui controllo dipende il dominio del Continente Antico, che Mackinder definisce World-Island – Isola del Mondo. E su questi concetti chiave che egli fonda il suo pensiero, dando così avvio a una nuova disciplina: la geopolitica. Nel 1919, mentre scrive ‘Ideali democratici e realtà’, Mackinder è un parlamentare britannico del Partito Conservatore in procinto di essere nominato dal Ministero degli Esteri quale Alto Commissario per la Russia meridionale a sostegno dell’Armata Bianca impegnata nella guerra civile contro i bolscevichi. Il testo, redatto in tutta fretta per contribuire al dibattito post-bellico sulla ricostruzione dell’Europa e per inviare un ammonimento agli uomini di Stato riuniti alla conferenza di pace di Versailles, rappresenta una grande visione insieme storica e geografica del mondo. In ‘Ideali democratici e realtà’ l’autore sviluppa ulteriormente la sua tesi di inizio secolo e profetizza anche l’avvento della Seconda guerra mondiale, che egli immaginò come una nuova grande lotta per il dominio dell’ Heartland. Mackinder fu, infatti, incredibilmente lungimirante nel notare l’enorme potenziale e il pericolo del cambiamento demografico nel mondo e all’interno dell’Europa, nonché l’importanza dei territori dell’Europa Orientale per la conquista del Cuore della Terra. Celebre la sua citazione: ‘Chi controlla l’Europa Orientale comanda il Cuore della Terra’. Chi controlla il Cuore della Terra comanda l’Isola del Mondo. Chi controlla l’Isola del Mondo comanda il Mondo.’ Da allora, la teoria dell’Heartland è diventata una pietra miliare della dottrina geopolitica e continua a influenzare pensatori e pianificatori geopolitici ancor oggi. Questa prima edizione in lingua italiana è arricchita da un’inedita riflessione di Sergio Romano sul pensiero di Mackinder ed il suo impatto sulla geopolitica del Novecento.”,”TEOP-569″
“MACKSEY Kenneth”,”Guderian Panzer General.”,”Il maggiore Kennety Maksey, lui stesso un ‘tank man’ (Royal Tank Regiment durante la seconda guerra mondiale) e poi storico e autore di molti autorevoli lavori sulla guerra corazzata, meccanizzata (armoured warfare)”,”QMIS-291″
“MACK-SMITH Denis LEDEEN Michael A.”,”Un monumento al duce? Contributo al dibattito sul fascismo con i testi originali della polemica Mack-Smith-Ledeen.”,”Nella sua ‘Intervista sul fascismo’, DE-FELICE si definì straniero in patria e accusò gli storici italiani di ‘astrattezza’, ‘conformismo culturale’ ecc.. Di qui la scelta di farsi intervistare da uno straniero (intervistatore è l’americano Michael A. LEDEEN, che ha pubblicato tra l’altro ‘L’internazionale fascista’. Negli anni in cui è uscito questo libro viveva e lavorava a Roma). Il saggio di MACK-SMITH è una sorta di ‘controintervista’ di uno storico rigoroso e di fede progressista. Allievo di George TREVELYAN a Cambridge, nato nel 1920, MACK-SMITH è uno dei maggiori storici del Risorgimento e dell’Italia contemporanea. Fra le sue opere: ‘Garibaldi e Cavour’, ‘Storia della Sicilia’, ‘Vittorio Emanuele II’ e la ‘Storia d’Italia 1861-1969’. Già insegnante a Cambridge è attualmente”,”ITAF-017″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia della Sicilia medievale e moderna. Vol. I.”,”Discepolo di Trevelyan l’Autore (Londra, 1920) è diventato lo storico inglese più noto in Italia. La sua introduzione si apre con una lunga citazione de ‘Il Gattopardo’ di Giuseppe Tomasi di Lampedusa”,”ITAG-222″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia della Sicilia medievale e moderna. Vol. III,”,” Discepolo di Trevelyan l’Autore (Londra, 1920) è diventato lo storico inglese più noto in Italia. “”Le differenze fra Sicilia occidentale e orientale stavano diventando senza dubbio più profonde. Poco dopo il 1900, per esempio, il porto di Palermo fu superato da quello di Catania nel commercio estero e questo significò un grosso rivolgimento delle sorti. I palermitani continuarono a chiamare sdegnosamente gli altri siciliani “”regnicoli”” o “”villani””, ma questa vanità ora aveva un suono falso. Nella maggior parte della Sicilia occidentale gli ex feudatari , e quelli che da loro dipendevano, erano gli arbitri del gusto e della condotta. (…) In ogni caso, Palermo aveva perso la sua egemonia esclusiva sul resto della Sicilia, e questo ebbe un effetto deprimente nella parte occidentale nella stessa misura in cui liberò energie represse in altre zone dell’isola.”” (pag 672)”,”ITAG-224″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-008-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”I Savoia Re d’Italia.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-011-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”Mussolini.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAF-027-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”Della Seconda guerra mondiale si occupano i quattro ultimi capitoli (da pag 257 a pag 343): Capitolo XIV: Neutralità o non belligeranza?; Capitolo XV: Mussolini sceglie la guerra (1940); Capitolo XVI: Una partenza incerta; Capitolo XVII: La conclusione logica del fascismo. “”Hitler supponeva che le forze armate italiane avessero predisposto ogni cosa per attaccare Malta o la Corsica, oppure in Nord Africa, e fu stupefatto di constatare che avevano ordini formali di mantenersi completamente sulla difensiva (18). Ma i piani di Mussolini miravano non a combattere, bensì soltanto a far credere che stava lì lì per lanciare una qualche grande offensiva. Offrì così ai tedeschi una divisione corazzata immaginaria, che – disse – era perfettamente pronta, e in grado di partire immediatamente (19). Non solo non prese alcuna seria iniziativa contro Malta o l’Egitto, ma non si dette neppure la pena di trasportare rilevanti rinforzi o rifornimenti alle sue truppe in Nord Africa: la sua idea era che la guerra sarebbe finita prima che un’azione del genere si rendesse necessaria (20). Il dr. Goebbels si trovò imbarazzato a spiegare al popolo tedesco quella che appariva come un’inerzia colpevole, e il corrispondente berlinese del giornale personale di Mussolini notò che il comportamento italiano aveva suscitato una forte ostilità (21). Eppure, Mussolini l’aveva quasi azzeccata: il 17 giugno, appena una settimana dopo la sua dichiarazione di guerra, la Francia chiese un armistizio”” (pag 300) [(18)) Rintelen, p. 89; ‘La battaglia’, p. 128; (19) ‘Hitler e Mussolini’, p. 50; (20) MLI, luglio 1973, p. 80 (Marchelli); (21) Boelcke, p. 392; Bojano, pp. 158, 165]”,”QMIS-304″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969. 1.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920 (morto nel 2017). Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976 L’Italia prima del 1861 La situazione politica ed economica intorno al 1861 “”Un altro importante fattore geografico è dato dalla posizione strategica dell’Italia. La politica estera dello Stato unitario era destinata a preoccuparsi principalmente di quei paesi che confinavano con esso, la Francia, l’Austria e la Serbia. Ognuno di questi era potenzialmente pericoloso, ma di ciascuno ci si poteva servire contro gli altri. D’altra parte la lunghezza delle coste dell’Italia, circa 6.500 chilometri in confronto ai 1.900 della frontiera settentrionale, non solo la rendeva assai sensibile nei confronti di altre potenze mediterranee come la Francia e la Gran Bretagna, ma fece anche di essa una potenza marittima e, talora, imperiale. Quasi tutte le sue importazioni venivano dal mare. Ad oriente c’era il ricordo del dominio veneziano sulla Dalmazia e sul Levante. La terraferma balcanica dista soltanto ottanta chilometri dall’Italia nel punto più stretto del canale di Otranto, mentre l’Africa settentrionale è a sole tre ore di navigazione dalla Sicilia. Non fa meraviglia, pertanto che Cavour e i suoi discepoli avessero di quando in quando delle visioni geopolitiche, in quanto l’Italia era l’unico grande paese europeo tutto proteso nel Mediterraneo, quasi che fosse un promontorio «che unisce l’Europa all’Africa». Sin da quando l’influenza della Turchia e dei corsari barbareschi cominciò a declinare, e specialmente da quando il canale di Suez divenne un fatto compiuto, vi furono alcuni che cominciarono a chiedersi se non fosse possibile ricostituire nell’Africa settentrionale l’antico impero romano. C’erano dei vantaggi ad essere un’espressione geografica. L’impero centro-europeo di Metternich non era neppure questa, e l’Austria-Ungheria era destinata a essere fatta a pezzi dai nuovi Stati nazionali, fra cui l’Italia doveva essere uno dei maggiori e dei più pericolosi. L’idea di unità nazionale. L’Italia aveva sempre costituito un’unità geografica. Anche da punto di vista religioso essa aveva formato praticamente un tutto omogeneo sin dai tempi di Gregorio Magno e una lingua e una cultura italiana comuni erano esistite da Dante in poi. Fino al 1861, tuttavia, non era mai stata un’entità politica e si può dire che lo fosse a malapena anche allora. Come lo storico napoletano Luigi Blanch aveva osservato dieci anni prima, il patriottismo degli italiani era analogo a quello degli antichi greci, era cioè amore per una singola città, e non per un paese, era un sentimento tribale, e non nazionale. Soltanto in seguito a conquiste straniere essi si erano trovati uniti; ma una volta abbandonati a loro stessi tornavano a scindersi in tanti frammenti. Una certa coscienza nazionale era stata senza dubbio presente intermittentemente durante i secoli, ma si era sempre trattato di qualcosa di vago e incerto, che si esprimeva soltanto attraverso le ardite speculazioni di un Dante o di un Machiavelli; mentre molti altri avevano anzi sostenuto che l’unità nazionale sarebbe stata disastrosa anziché benefica; e oltre tutto moralmente ingiusta. In effetti, prima del secolo decimonono il sentimento nazionale era stato ben scarso e persino una unione doganale simile allo ‘Zollverein’ tedesco non poté essere attuata finché il Piemonte non fu in grado di imporla. L’Italia settentrionale e quella meridionale praticamente non si erano mai trovate unite sotto lo stesso governo; la sovranità era stata spezzettata per secoli fra città che godevano di un regime di autonomia e dinastie straniere, interessate le une come le altre a contrastare ogni movimento patriottico di cui non fossero alla testa e ad impedire che i loro vicini diventassero troppo potenti. Con l’andar del tempo tuttavia tutti gli invasori si erano amalgamati con l’ambiente circostante ed erano stati assorbiti dal ‘genius loci’, finché nel 1861 tutte queste numerose città e regioni, a eccezione soltanto di Venezia e Roma, si trovarono ad essere riunite in un unico Stato. Certamente, esistevano ancora delle divisioni interne profonde, e l’avvenire avrebbe visto più di una lotta intestina. È pure certo che l’unificazione venne raggiunta con metodi che non pochi italiani detestavano. Ciononostante, molti sarebbero stati disposti a convenire che nel 1861 le cinque grandi potenze d’Europa erano divenute sei, e in ogni paese libero l’opinione pubblica guardava con simpatia e ammirazione alla rinascita dell’Italia. Come e perché ciò avvenne costituisce uno dei temi più appassionanti della storia moderna”” (pag 11-15)”,”ITAA-159″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969. 2.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976 Il primo decennio (1861-1871)”,”ITAA-160″
“MACK-SMITH Denis”,”La storia manipolata.”,”‘Magna est veritas et praevalebit’ (La verità è potente e prevarrà) (proverbio latino) “”Dopo la disastrosa e assolutamente imprevista sconfitta militare a Caporetto, nel 1917, venne nominata una commissione di esperti per cercare di individuare che cosa non avesse funzionato, eppure i suoi membri furono poi costretti dalle autorità politiche a cancellare tredici pagine della loro relazione riguardanti il generale Badoglio, sul quale principalmente si appuntavano i sospetti di incompetenza. Tali ‘omissis’ consentirono quindi al re di promuovere questo militare tanto criticato alla carica di capo di Stato maggiore, ruolo che egli sfortunatamente mantenne fino al novembre del 1940, quando le forze dell’Italia fascista subirono un’altra inaspettata sconfitta per opera del piccolo esercito greco. Nel 1943 l’incapace Badoglio, dopo essere stato incaricato dal re di sostituire Mussolini in qualità di capo del governo, riuscì a escogitare un altro espediente per nascondere la sua personale responsabilità in un’altra disfatta militare, di portata molto maggiore. Il suo primo errore, dopo la destituzione del duce, fu quello di temporeggiare, con l’unico risultato che i combattimenti contro la coalizione anglo-americana si protrassero per altre sei settimane senza alcuna utilità. In seguito, egli accettò con riluttanza le condizioni dettate dal generale Dwight Eisenhower per un armistizio, sebbene non ne fosse intimamente convinto e, quasi sicuramente, non avesse intenzione di mantenere i patti che aveva firmato. Badoglio acconsentì a mutare alleanza e ad appoggiare gli angloamericani nel settembre del 1943, proprio quando questi avevano già iniziato la mobilitazione nelle basi africane per sbarcare a Salerno. Tuttavia, inizialmente egli riuscì a ottenere da Eisenhower una concessione, cioè che gli alleati indebolissero l’attacco così ben preparato per utilizzare parte delle truppe disponibili in un simultaneo e rischioso attacco su Roma. Però, proprio quando gli aerei e i paracadutisti americani stavano per decollare dalle basi aeree siciliane per atterrare nei pressi di Roma, egli ritirò la sua promessa di appoggiare questa operazione, insistendo perché Eisenhower rinunciasse a un attacco che lo stesso governo italiano aveva richiesto. La decisione fu disastrosa, prima di tutto, perché l’assenza dell’unica divisione aviotrasportata mise a repentaglio a Salerno quello che doveva essere il primo sbarco alleato sul continente europeo; in secondo luogo, perché il grosso dell’esercito italiano, che si trovava nei pressi di Roma, dove sarebbe risultato estremamente utile per abbreviare la guerra, fu lasciato da Badoglio senza ordini, senza informazioni e addirittura senza un comandante in capo, per cui i tedeschi catturarono mezzo milione di soldati italiani dopo poche ore di resistenza coraggiosa ma disorganizzata. Fu quindi escogitata in fretta e furia una delle solite falsificazioni per attribuire al comandante americano la responsabilità di non essere riuscito a portare a termine l’attacco alla capitale italiana. L’Italia subì le dannose conseguenze del fatto che Badoglio era uno dei molti leader militari e civili promossi non sulla base della loro competenza tecnica, ma per ragioni di correttezza politica e di fedeltà alla monarchia. Non soltanto Mussolini diffidava dei subordinati che dimostrassero competenza e iniziativa, ma possedeva egli stesso un senso della storia molto superficiale (…).”” (pag 101-103)”,”STOx-340″
“MACK-SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-029-FL”
“MACK-SMITH Denis, edizione italiana a cura di Ferruccio ROSSI-LANDI”,”Garibaldi. Una grande vita in breve.”,”La sconfitta di Mentana, 1867. “”Lo scopo immediato di Garibaldi non era religioso ma politico: cacciare il Papa da Roma. Ricordava alla gente che nella Roma rivoluzionaria del 1849 l’assemblea repubblicana eletta gli aveva concesso i pieni poteri, in virtù dei quali protestava ora contro la “”pestilenziale istituzione””, il Papato. Contro la “”negazione di Dio”” governante l’Urbe venivano invocate la giustizia e la legge internazionale, e il governo del Papa era audacemente dichiarato illegale. Questo nel marzo del 1867. Ricciotti Garibaldi ricevette allora l’ordine di raccogliere denaro nella protestante Inghilterra; un fondo per campagne militari ebbe un grosso contributo dal ricco finanziere Adriano Lemmi, che aveva sottoscritto la maggior parte delle insurrezioni mazziniane. Un proclama ingiunse a tutte le patriote di rimettersi a fare camicie rosse. Si stabilirono contatti con i comitati rivoluzionari di Roma e i Romani furono rimproverati per non essere insorti alcuni mesi prima, allorché le guarnigioni francesi erano state ritirate. Nel giugno una deputazione da Roma si recò addirittura a visitare Garibaldi. Credulo come sempre, egli non penetrò al di là della loro fiorita retorica e si contentò di assumere che quei pretesi rivoluzionari parlassero sul serio. Poteva sempre credere ciò che voleva credere, e spesso non teneva conto del tipo di persona con cui trattava. Nella sua mente si formò così la convinzione che il popolo volesse ad ogni costo una guerra rivoluzionaria per Roma”” (pag 142) [Denis Mack Smith, ‘Garibaldi. Una grande vita in breve’, Lerici editore, Milano; 1968]”,”BIOx-024-FGB”
“MACLACHLAN Alastair”,”The Rise and Fall of Revolutionary England. An Essay on the Fabrication of Seventeenth-Century History.”,”A. MACLACHLAN ha insegnato nelle università australiane per molto tempo. Laureato alla Cambridge University e studente del Sir John Plumb, i suoi importanti campi di ricerca sono stati l’ Inghilterra della regina ANNA e la storia internazionale degli Stati europei all’ inizio del XVIII secolo. Sta completando un studio in più volumi della guerra di successione spagnola e dei trattati di pace di Utrecht. Sta pure preparando i libri: ‘Continuity, Stability and its Discontents’ (uno studio sugli storici dell’ Inghilterra del XVIII secolo), ‘Critical Approaches to History’ e sul nazionalismo. Il libro ‘The Rise and Fall of Revolutionary England’ traccia l’ascesa e la caduta delle tendenze radicali nella storiografia inglese. L’A studia l’opera di Christopher HILL sul XVIII secolo per la ‘Far Left’ negli anni 1930. Segue poi l’epoca della guerra fredda quando il gruppo degli storici del CPGB fece una battaglia di idee per il passato rivoluzionario inglese. Poi l’A segue la frammentazione del modello dopo il collasso dello stalinismo e l’ascesa della New Left. Ed esamina gli”,”UKIR-015″
“MACLEOD Joseph”,”Storia del teatro britannico.”,”Nel 1642 il Parlamento fece chiudere tutti i teatri, adducendo a motivo, nella sua frase puritana, che i divertimenti pubblici mal si conciliavano con le calamità pubbliche e le rappresentazioni teatrali con tempoi d’umiliazione. (pag 149) “”Le condizioni spirituali erano idonee per la nascita di un teatro inglese importante; ma una tale massa amorfa non avrebbe avuto spettacoli più eccezionali di ‘panem et circenses’, se non fossero venuti i drammaturghi. Vennero. Vennero in una tale profusione che se Shakespeare non avesse brillato più di loro, vi sarebbero stati almento altri due pretendenti al suo posto nel firmamento del teatro. Christopher Marlowe fu il primo di essi: un giovane di Canterbury che visse così pericolosamente da essere assassinato in un’osteria di Deptford durante, pare, una missione segreta, e che aveva idee talmente libere, e una libertà di linguaggio talmente sfrenata, che solo la sua morte lo salvò da un processo per il delitto di bestemmia. Egli scrisse violenti drammi spettacolari in violenti e retorici versi sciolti, battendo la nuova strada così autorevolmente che lo stesso Shakespeare dovette partire da queste basi. Questi drammi affollarono i teatri di gente di tutti i tipi e condizioni, gente per cui appunto erano stati scritti, e l’entusiasmarono con gloriosi conquistatori, re prigionieri, ricche e dolci scene d’amore, oppure Faust pentito e terrorizzato contro il «firmamento lacrimante», come una folla dei giorni nostri viene entusiasmata da una corsa automobilistica. Da questa vita ribollente sorse Shakespeare. Egli non fu un innovatore come Eschilo ed Ibsen. Fu piuttosto il consolidatore di un’arte relativamente nuova. Ma veniva coll’alta marea. Poté usare in pieno la sua gamma di stupefacente precisione di linguaggio, per il livello di recitazione raggiunto dagli attori, ragazzi o uomini che fossero. Il dramma di conseguenza, nelle sue mani, divenne più flessibile, più sottile, più vasto e più profondo che non nelle mani di qualsiasi altro drammaturgo che sia mai esistito. Ma non fu imposto a un pubblico arretrato da uno spirito consciamente progressista. Come materiale recitativo, la sua compagnia, di cui egli stesso era membro attivo e professionale, se ne gloriava. E i suoi drammi erano accolti con piacere dal suo pubblico, per il quale, come quelli di Marlowe, erano stati appunto scritti. Come questo sia stato ottenuto era, un tempo, uno dei misteri della storia. Era quasi inconcepibile che una folla chiassosa potesse aver compreso, e di primo acchito, battute raffinate e complesse come «Domani e domani e domani» nel ‘Macbeth’: o che una tale folla non ne guastasse l’effetto su spettatori più educati, ammesso che ve ne fossero. Eppure non vi sono prove che Shakespeare sia mai stato trovato oscuro o letterario come Jonson o Daniel possono esserlo stati. (…) Il suo genio raggiunse la più piena profondità negli ultimi pochi anni dopo la morte della regine nel 1603 e prima del suo ritiro in campagna. La costellazione degli autori di teatro si stava ormai oscurando, per quanto continuassero ad esservi buoni drammaturghi per altri venti o trent’anni (il periodo cosiddetto elisabettiano è relativamente lungo). Si entrava in una fase di decadenza, illuminata per un po’ da John Ford. Ma vi era una stella di prima grandezza tuttora attiva: John Webster. Scrisse appena un gruppetto di drammi, di cui due soltanto sono buoni. Ma questi due, ‘La Duchessa d’Amalfi’ e Vittoria Corombona’, sono capolavori”” (pag 20-22) [Joseph Macleod, ‘Storia del teatro britannico’, Sansoni, Firenze, 1963]”,”UKIx-001-FFS”
“MacMILLAN Margaret”,”Parigi 1919. Sei mesi che cambiarono il mondo.”,”MacMILLAN M. rettore del Trinity College e docente di storia presso l’Università di Toronto, è autrice di ‘Women of the Raj’ (1988) e curatrice di ‘Canada and Nato: unesasy past, uncertain future’ (1990), ‘The Uneasy Century. International Relations 1900-1990’ (1996).”,”RAIx-269″
“MACMILLAN Harold”,”Vent’anni di pace e di guerra. Memorie, 1923-1945.”,”Lord Maurice Harold Macmillan, conte di Stockton, (Londra, 10 febbraio 1894 – Birch Grove, 29 dicembre 1986), è stato un politico inglese. Esperto di problemi internazionali, propugnatore di una sorta di conservatorismo progressista, mediatore fra il liberalismo anarchico ed il dirigismo, intransigente oppositore del nazi-fascismo, occupò cariche della massima importanza nella vita politica inglese del primo dopoguerra in poi. Nato a Londra, studente a Eton ed Oxford, ferito tre volte nella prima guerra mondiale, deputato conservatore dal 1924 (tranne una parentesi dal 1929 al 1931) si attirò per le sue tesi l’antipatia del partito. Tuttavia Winston Churchill, nel suo Gabinetto di coalizione, lo nominò ministro residente presso il Quartier Generale alleato nell’Africa nord-occidentale. Rimasto in carica dal 1942 al 1945, intervenne abilmente nel dissidio algerino tra Charles De Gaulle e Giraud e poi nella crisi greca. Nel 1943 – 1944 ricoprì la carica di Alto Commissario nel governo militare alleato in Italia. Battuto alle elezioni del 1945, durante gli anni del governo laburista si occupò intensamente di questioni internazionali e vagheggiò un fronte anti-socialista di conservatori e liberali. Nel governo Churchill del 1952 ebbe varie cariche, fra cui il dicastero della Difesa, periodo in cui ammodernò il sistema d’armamento. La sua esperienza in questioni internazionali, acquisita nel governo Eden come ministro degli Esteri e poi cancelliere dello Scacchiere, gli valse la fiducia del proprio partito, che nel 1957 lo chiamò come Primo ministro a risolvere la crisi seguita alla spedizione inglese in Egitto. Pronunciò il primo discorso contro l’apartheid di fronte alle camere del Sudafrica costringendo il governo sudafricano a staccarsi dal Commonwealth proclamando la Repubblica del Sud Africa. Dopo il ritiro dalla politica, Macmillan fu dirigente della Macmillan Publishers.”,”RAIx-271″
“MACMILLAN Margaret”,”1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri. Volume I.”,”Margaret Macmillan è nata a Toronto, insegn a all’Università di Oxford, dove è direttrice del St. Antony’s College. Tra i suoi libri ‘Parigi, 1919’ (2006). “”Con il passare degli anni l’intesa tra l’Austria-Ungheria e la Gran Bretagna si era fatta più intima e cordiale di quella con la Francia. Anche la Gran Bretagna aveva i suoi radicali, ma a Vienna veniva percepita come una società più stabile e conservatrice di quella francese. Non per nulla la politica e le massime cariche amministative erano saldamente nelle mani dell’aristocrazia, come si conveniva. Nel 1904 il conte Albert Mensdorff fu nominato ambasciatore dell’Austria-Ungheria a Londra. Una mossa molto abile a giudizio di tutti, perché il conte era strettamente imparentato con la famiglia reale ed era molto ben ricevuto nei salotti dell’aristocrazia britannica. Tra le altre cose la Gran Bretagna e l’Austria-Ungheria non avevano dispute coloniali in sospeso, e quindi nessun conflitto di interessi minacciava di frapporsi tra Londra e Vienna. Perfino nel Mediterraneo, dove entrambi i paesi mantenevano una forte presenza navale, gli obiettivi erano tendenzialmente compatibili: si trattava di mantenere il più possibile invariata la situazione e di stroncare sul nascere le nuove velleità, soprattutto sulla sponda orientale. In quell’area la Gran Bretagna e l’Austria-Ungheria fungevano ciascuna a modo suo da contrappeso contro la Russia. Ai tempi della Guerra boera Vienna era stata una delle poche capitali a esprimere solidarietà a Londra. “”Dans cette guerre je suis complètement Anglais””, confidò nel 1900 Francesco Giuseppe all’ambasciatore britannico, procurando di farsi sentire dai diplomatici francesi. Nonostante quelle aperture, però, i rapporti si erano raffreddati. …. finire (pag 371-372)”,”QMIP-129″
“MACMILLAN Margaret”,”1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri. Volume II.”,”Margaret Macmillan è nata a Toronto, insegn a all’Università di Oxford, dove è direttrice del St. Antony’s College. Tra i suoi libri ‘Parigi, 1919′ (2006). “”Ai primi di ottobre Pasic (…) si presentò a Vienna per incontrare alcuni esponenti del governo. (…) Pasic era animato da eccellenti intenzioni, ma si rifiutò di prendere accordi concreti. “”Il leader serbo non poteva saperlo, ma nelle stesse ore il Consiglio dei ministri comuni si era riunito per stabilire come procedere contro la Serbia. Conrad, che in via eccezionale aveva chiesto di presenziare a quel vertice civile, parlò animatamente di aggredire e annettere gli irrequieti vicini. I civili esitavano ancora di fronte a misure così drastiche, ma era ormai evidente che si erano rassegnati alla necessità di una guerra che presto o tardi sarebbe scoppiata: alcuni la invocavano addirittura con impazienza. Perfino Berchtold, che di solito invitava alla moderazione, si disse disposto a votare per il riarmo. Tra i presenti c’era anche il primo ministro ungherese Istvan Tisza, che adottò una posizione irriducibile e nei giorni della crisi del 1914 avrebbe contribuito in misura determinante alla scelta di dichiarare guerra alla Serbia. I suoi compatrioti, amici e nemici, ammiravano Tisza per il suo coraggio, la sua determinazione, il suo carattere volitivo. “”E’ l’ungherese più intelligente del nostro tempo””, ammise un avversario politico tra i più agguerriti: “”E’ più furbo di tutti noi messi insieme. E’ come un mobile in stile Maria Teresa, pieno di cassetti. Ciascun cassetto è pieno zeppo di conoscenze: se manca qualcosa, significa che non esiste, almeno secondo Tisza. E’ un uomo brillante, caparbio e orgoglioso: un’autentica minaccia per il nostro Paese. Tenete bene a mente queste parole: Tisza è più pericoloso di un rasoio senza sicura”” (Vermes, Istvan Tisza, p. 131). Francesco Giuseppe lo considerava un elemento utile, perché sapeva come trattare con gli estremisti che pensavano soltanto all’indipendenza dell’Ungheria e sabotavano sistematicamente ogni tentativo di indurre il parlamento ungherese a votare un aumento del bilancio militare”” (pag 746-747) Biografia[modifica wikitesto] Calvinista, di famiglia nobile, figlio di Kálmán Tisza, capo del partito liberale ungherese. Venne eletto deputato nel 1886 e per due volte, dal 1903 al 1905 e dal 1913 al 1917, fu presidente del Consiglio. Durante la sua prima presidenza Tisza si batté contro l’ostruzionismo parlamentare dell’opposizione; i suoi duri metodi contro gli avversari politici lo resero impopolare e portarono alla sua sconfitta nelle elezioni del 1905. Nel 1912 Tisza, al tempo presidente della Camera dei Deputati, riuscì a vincere l’ostruzionismo, che aveva reso una farsa la vita parlamentare, riuscendo ad allontanare gli elementi più accesi. L’odio contro di lui arrivò a tal punto che fu oggetto di un attentato in Parlamento. I reali e più urgenti problemi dell’Ungheria contemporanea, cioè la questione agraria, la condizione sociale degli operai ed il problema delle nazionalità, non vennero neppure sfiorati dal governo di Tisza. Per quanto riguarda il problema delle nazionalità presenti nell’impero austro-ungarico, Tisza pensò di attuare una politica contraria ad ogni concessione alle minoranze, sperando così di paralizzare le forze centripete e di salvare la monarchia; si oppose ad ogni riforma elettorale, benché di idee liberali, ed avversò la concessione del suffragio universale, perché avrebbe avvantaggiato i sudditi non ungheresi della corona d’Ungheria. In campo sociale Tisza vide nel latifondo l’elemento fondante dello Stato e progettò un suo rafforzamento; fu anche avversario di ogni movimento socialista e considerò l’antitesi tra capitale ed operaio come una realtà essenziale e l’inasprimento di questo divario era dovuto esclusivamente alle agitazioni sindacali. Questo modo di agire del governo gli procurarono la dura opposizione sia dei nazionalisti che dei partiti di sinistra. Il periodo della sua seconda presidenza coincise con la prima guerra mondiale. Prese inizialmente ferma posizione contro la guerra, ma poi impiegò tutte le sue forze per condurre l’Ungheria fuori dal conflitto in maniera positiva. L’opposizione di sinistra sfruttò la generale esasperazione per provocare la caduta di Tisza nel 1917. Negli ultimi giorni di guerra fu ritenuto, a torto, un istigatore della Prima guerra mondiale e il 31 ottobre 1918 fu assassinato da soldati ammutinati. (wikip)”,”QMIP-130″
“MACMILLAN Margaret”,”Vers la grande guerre. Comment l’Europe a renoncé à la paix.”,”MACMILLAN Margaret dirige la St Antony’s College ad Oxford. Storica di fama mondiale, è anche autrice di ‘Les Artisans de la paix. Comment Lloyd George, Clemenceau et Wilson ont redessiné la carte du monde’, tradotto da André Zavriew, Le livre de poche, Paris, 2008. Sull’assassinio di Jaures. Prima di essere ucciso dal nazionalista Raoul Villain in un caffé (caffé du Croissant a Montmartre) aveva avuto un colloquio con con il sottosegretario agli esteri Abel Ferry che gli aveva detto con franchezza che nulla si poteva fare per evitare la guerra e gli aveva detto che per la sua posizione pacifista e internazionalista “”sarete ucciso al primo angolo di strada”” (pag 728) La guerra non scoppia all’improvviso. La crisi del 1913 e la guerra scampata. “”Dans l’année qui s’écoula entrre l’éclatement de la Première Guerre balkanique et l’automne 1913, la Russie et l’Autriche-Hongrie s’étaient approchées de la guerre à plusieurs reprises, et l’ombre d’un conflit plus général s’était abattue sur l’ensemble de l’Europe tandis que leurs alliés attendaient en coulisse. Même si les puissances avaient finalement pu gérer les crises, leurs populations et leurs dirigeants s’étaient habitués à l’idée de la guerre, comme une chose qui pourrait arriver tôt ou tard. Quand Conrad menaçe de démissionner parce que ses conseils lui semblaient avoir été ingnorés par François-Ferdinand, Moltke l’implora de revenir sur cette décision: “”Maintenant que nous nous orientons vers un conflit, vous devez rester (116)””. La Russie et l’Autriche-Hongrie avaient utilisé les préparatifs guerriers, et surtout la mobilisation, à des fins dissuasives mais aussi pour faire pression l’une sur l’autre, ainsi que sur la Serbie, dans le cas de l’Autriche.-Hongrie. Cette fois, les menaces avaient fonctionné, parce qu’aucun des trois pays n’était prêt à dénoncer le bluff des autres et parce que, finalement, les voix favorables au maintien de la paix étaient plus fortes que celles pour la guerre. Le danger pour l’avenir était que l’Autriche-Hongrie et la Russie pensaient que ces menaces pourraient encore fonctionner par la suite. Ou bien, et c’était tout aussi dangereux, elles décidèrent que, la fois suivante, elle ne reculeraient pas””. (pag 591)”,”QMIP-141″
“MACMILLAN Harold”,”Diari di guerra, 1943-1945. Il Mediterraneo dal 1943 al 1945.”,”””Harold Macmillan (1894-1986) fu educato a Eton e al Balliol College. L’atmosfera di Oxford, in particolare, e il tipo di educazione non snobistica e improntata in qualche modo alle virtù classiche lasciarono una traccia profonda nella sua formazione. Durante la Prima guerra mondiale si distinse combattendo nelle Grenadier Guards. (…) Deputato conservatore nella circoscrizione di Stockton-on-Tees nel 1924, a causa delle sue posizioni critiche nei confronti dei governi di Baldwin e Chamberlain, non ebbe cariche di rilievo fino al 1940. Ma la sua carriera politica, seppure tardiva, prese consistenza a partire dal 1942 quando fu inviato come Ministro residente per il Nord Africa ad Algeri per fare da tramite fra Churchill e il generale Eisenhower. Nel 1943 ebbe l’incarico di consigliere politico per l’Italia e successivamente quello di presidente della Commissione alleata, che egli svolse con grande rigore e con un certo piglio, interpretando, con intelligenti variazioni personali, la politica churchilliana verso l’Italia. Fu inoltre tra coloro che cercarono di affrettare il ritorno della penisola all’autogoverno. Nel suo paese ebbe un ruolo di primo piano all’opposizione dal 1945 al 1951. Con il ritorno dei conservatori al governo ricoprì le cariche di Ministro per la casa, Ministro della difesa, Segretario agli esteri e Cancelliere dello Scacchiere, fino a che, nel 1957, succedette ad Anthony Eden (costretto alle dimissioni in seguito alla sfortunata spedizione di Suez), diventando Primo ministro”” (in apertura) La posizione di Macmillan sull’Italia alla vigilia della “”Liberazione””. Il problema dei rifornimenti alimentari alle grandi città del Nord. “”Si potrebbe obiettare che non dobbiamo troppo preoccuparci della situazione incresciosa in cui si trovano ora gli italiani. Il loro disastro è avvenuto per loro colpa. Tuttavia questa politica, brutale e cinica, sarebbe stata praticabile (almeno), se non ci fosse stata la recente dichiarazione formale da parte dei due governi alleati. Scostarsi ora dalla strada della generosità, di recente imboccata, mi pare impensabile. Per di più, questa atmosfera più improntata a generosità mi pare che ridondi a grande vantaggio degli interessi del Regno Unito, della popolazione dell’impero britannico e del mondo in generale. Quale che possa essere la politica che si adotterà verso la Germania post-bellica, è un fatto che abbiamo convenuto che l’Italia sia in una posizione diversa da quella di un nemico sconfitto; abbiamo inventato (e, in una certa misura, ne abbiamo tratto vantaggio) il principio della co-belligeranza e, guardando alle cose da una più ampia prospettiva, risulta chiaro che la prosperità, come la pace, è indivisibile. I problemi che l’Italia si trova ora ad affrontare sono gravi abbastanza. Allorché raggiungeremo l’Italia Settentrionale, troveremo centri, come Torino o Milano, con un altissimo numero di abitanti. E ci vorrà allora tutta la nostra abilità se vogliamo dare loro da vivere. Si tratterà dei primi centri urbani con altissima densità di abitanti, situati all’interno del paese e non affacciati sul mare. Anche solo per recare loro cibo, senza che ci siano ferrovie funzionanti o autocarri, costituirà un problema formidabile per il governo militare alleato. Adesso, per quanto quelle popolazioni possano essere in stato di schiavitù a causa dell’occupazione tedesca, le fabbriche funzionano e sono molti quelli che lavorano. Allorché ci sarà stata la «liberazione», ci troveremo con le centrali elettriche saltate, con le fabbriche in larga misura smantellate, con i macchinari rovinati o portati via in Germania e… senza disponibilità di materie prime. Ci vorrà tutta la pazienza, tutto il coraggio e tutta la dedizione che possono dare gli inglesi ed americani, incaricati di amministrare il paese, se vogliamo preservare l’Italia dal precipitare totalmente nell’anarchia, nella rivoluzione e nella disperazione. Il non volere compiere lo sforzo indicato traendo pretesto dalle nostre ‘doléances’ nei riguardi dell’Italia – per quanto siano giustificate – equivarrebbe a ‘propter vitam, vivendi perdere causas’ ossia, per dirlo altrimenti avremmo vinto la guerra e perduto la pace”” (pag 803-804)”,”QMIS-283″
“MACPHERSON C.B.”,”Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese. La teoria dell’ individualismo possessivo da Hobbes a Locke.”,”””Hobbes postula due tipi di uguaglianza tra gli uomini: uguaglianza nelle capacità e nelle aspettative di soddisfare i propri desideri: nella concezione di Hobbes, ciascun tipo implica un’ uguaglianza di diritto. L’ uguaglianza delle capacità risulta evidente sulla base dell’ esperienza e dell’ osservazione. Gli uomini non sono perfettamente uguali nelle capacità, ma lo sono tanto che il più debole può facilmente uccidere il più forte e ciò implica un’ uguaglianza di ordine morale. Questo punto di vista viene presentato in tutte e tre le versioni della teoria di Hobbes””. (pag 98) “”La tesi ribadita dai Livellatori durante il dibattito, che la proprietà individuale dei beni fosse un diritto naturale, anteriore al governo, non era un argomento improvvisato per far fronte ai pericolosi attacchi di Ireton: infatti avevano sostenuto il concetto di proprietà come diritto naturale già prima e indipendentemente dal dibattito sul diritto di voto””. (pag 170)”,”TEOP-204″
“MACPHERSON Crawford B.”,”Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese. La teoria dell’ individualismo possessivo da Hobbes a Locke.”,”Il costituzionalismo di Locke (pag 291-)”,”TEOP-121-FF”
“MACRELLI Rina”,”L’indegna schiavitù. Anna Maria Mozzoni e la lotta contro la prostituzione di Stato.”,”Rina Macrelli vive a Roma ed è sceneggiatrice cinematografica e televisiva (1981). Le prese di posizione in materia della Comune di Parigi sulla questione femminile. “”Due mesi dopo, quando Parigi proclamò la Comune, il primo atto del comitato centrale fu la soppressione simultanea della coscrizione militare e della polizia dei costumi. Evento di breve durata ma di grande rilievo. Certo, non fu la sparizione della prostituzione, come immaginò con populismo e retorica Karl Marx nel suo saggio su ‘La guerra civile in Francia’ (…)”” (pag 84-85)”,”DONx-070″
“MACULANI Andrea”,”Il dibattito attuale sui modelli di capitalismo in Europa.”,”Copia firmata. Contiene dedica e ringraziamenti a B. Rappini e M. Volpedo”,”ECOT-230″
“MACZAK Antoni”,”Viaggi e viaggiatori nell’ Europa moderna.”,”MACZAK Antoni (Leopoli, 1928) dirige l’ Istituto di Storia dell’ Università di Varsavia. Si è occupato di storia economica, sociale e culturale con particolare riferimento alla Polonia. Montaigne. (pag 47) “”Il viaggio costituiva un’ impresa rischiosa anche sotto l’ aspetto finanziario, e almeno da questo lato bisognava assicurarsi. Se esisteva un reale pericolo di morte, già allora esso poteva essere calcolato in denaro. A quanto pare, era abitudine del pellegrino lasciare un testamento con un legato a favore di un amico, che, però, in caso di ritorno di quello da un lungo viaggio, doveva restituire il legato in doppio valore. Nell’ Inghilterra della fine del Cinquecento era molto diffuso il costume di scommettere in casi del genere una considerevole somma di denaro, stabilendo però condizioni dettagliate.”” (pag 265)”,”STOS-126″
“MACZAK Antoni”,”Viaggi e viaggiatori nell’ Europa moderna.”,”MACZAK Antoni (Leopoli, 1928) dirige l’ Istituto di Storia dell’ Università di Varsavia. Si è occupato di storia economica, sociale e culturale con particolare riferimento alla Polonia. Montaigne. (pag 47) “”Il viaggio costituiva un’ impresa rischiosa anche sotto l’ aspetto finanziario, e almeno da questo lato bisognava assicurarsi. Se esisteva un reale pericolo di morte, già allora esso poteva essere calcolato in denaro. A quanto pare, era abitudine del pellegrino lasciare un testamento con un legato a favore di un amico, che, però, in caso di ritorno di quello da un lungo viaggio, doveva restituire il legato in doppio valore. Nell’ Inghilterra della fine del Cinquecento era molto diffuso il costume di scommettere in casi del genere una considerevole somma di denaro, stabilendo però condizioni dettagliate.”” (pag 265)”,”STOS-002-FV”
“MADARIAGA Salvador de”,”Españoles de mi tiempo.”,”Salvador De Madariaga nacque a La Coruña nel 1886, studiò ingegneria delle miniere in Francia e dal 1921 ebbe un importante incarico presso la Società delle nazioni. Nel 1928 fu nominato cattedratico di letteratura spagnola all’Università di Oxford. Con la repubblica spagnola fu ambasciatore di Spagna a Washington e a Parigi e nel 1934 occupò la funzione di ministro della pubblica istruzione nel gabinetto LEROUX. Dal 1936 visse all’ estero.”,”SPAx-031″
“MADARIAGA Salvador de”,”Hernan Cortes.”,”MADARIAGA Salvador, letterato, laureato in ingegneria e diplomatico spagnolo, è nato a La Coruna nel 1886. (v. risvolti di copertina).”,”AMLx-036″
“MADARO Luigi a cura, BARACCO Giovanni”,”Lettere di Giovanni Baracco a Vincenzo Gioberti (1834-1851). II Serie: Fonti. Vol. XIII. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume III.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-013-FSL”
“MADARO Luigi, a cura; lettere di Roberto D’AZEGLIO Carlo BONCOMPAGNI Ruggero BONGHI Gino CAPPONI Giacomo DURANDO Pietro FANFANI Luigi Carlo FARINI Leopoldo GALEOTTI Carlo LEONI Terenzio MAMIANI Stanislao MANCINI Carlo MARENCO Antonio MONTANARI Diomede PANTALEONI P. Luigi TOSTI Gian Pietro VIEUSSEUX Massimo D’AZEGLIO Cesare BALBO Nicomede BIANCHI Carlo CADORNA Cesare CANTU’ Federico CONFALONIERI GUERRAZZI MINGHETT NICCOLINI RAMORINO RIDOLFI”,”Lettere di illustri italiani a Vincenzo Gioberti (1834-1852). II Serie: Fonti. Vol. XX. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume V.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-018-FSL”
“MADDISON Angus, a cura di Marco ARNONE Alberto BERGAMASCO”,”Le forze dello sviluppo capitalistico. Un confronto di lungo periodo. Titolo originale: Dynamic forces in capitalist development.”,”””Io prediligo l’ utilizzo di semplici misurazioni dei movimenti annuali di componenti aggregate, che segnalano chiaramente i grossi cambiamenti nell’ entità delle recessioni che hanno avuto luogo nei sedici paesi da noi considerati negli ultimi cento anni”” (pag 98)”,”ECOI-101″
“MADDISON Angus”,”L’ economia cinese. Una prospettiva millenaria. (Tit.orig.: Chinese Economic Performance in the Long Run)”,”Pubblicato in accordo con l’ OECD, Parigi. traduzione italiana a cura della Pantarei. “”Shanghai acquistò importanza grazie alla sua posizione allo sbocco di un ampio sistema di corsi d’ acqua. “”I corsi d’ acqua interni navigabili dalle giunche in quasi tutte le stagioni arrivano in totale a quasi 30.000 miglia. A ciò bisogna aggiungere circa mezzo milione di miglia di via d’ acqua canalizzate o artificiali nell’ area del delta. Non sorprende pertanto che tra il 1865 e il 1936 a Shanghai sia transitato dal 45 al 65 per cento del commercio estero della Cina”” (Eckstein, Galenson e Liu, 1968, pp. 60-61). La città era già un importante porto marittimo sotto la dinastia Ch’ing, con una popolazione di 230.000 abitanti negli anni quaranta dell’ Ottocento. Nel 1938 la popolazione arrivò a 3.8 milioni e Shanghai divenne la città più grande della Cina (cfr. Cooke Johnson, 1993, p.180 e Perkins, 1969, p. 293).”” (pag 65)”,”ELCx-084″
“MADDISON Angus”,”L’ economia cinese. Una prospettiva millenaria. (Tit.orig.: Chinese Economic Performance in the Long Run)”,”Pubblicato in accordo con l’ OECD, Parigi. traduzione italiana a cura della Pantarei. La Cina. “”E’ lecito attendersi (dall’ economia cinese, ndr) un rallentamento a mano a mano che il livello tecnologico medio si avvicinerà a quello della frontiera più evoluta nei paesi avanzati. Il progresso tecnologico diventerà più costoso quando all’ imitazione si sostituirà l’ innovazione. Quanto alla crescita pro capite, sulla base del recente tasso di sviluppo posso ipotizzare un notevole rallentamento, ossia un passaggio dal 6.8 per cento annuo del periodo 1990-2003 al 4.5 per cento per il periodo tra il 2003 e il 2030. Il livello medio pro capite rimarrà quindi molto al di sotto di quello di USA, Europa occidentale e Giappone, ma ben al di sopra della media mondiale.”” (pag XIII)”,”CINE-015″
“MADDISON Angus”,”L’ economia mondiale dall’ anno I al 2030. Un profilo quantitativo e macroeconomico. (Tit.orig.: Contours of the World Economy)”,”MADDISON Angus professore emerito all’ Università di Groningen. Ha svolto ruoli di rilievo nell’ OECE e nell’ OCSE. E’ tra i maggiori studiosi nel campo delle misurazioni macroeconomiche e dell’ analisi dello sviluppo di lungo periodo. Declino spagnolo. “”Nel XVI secolo il numero di navi dirette dalla Spagna alle Americhe era in media di 58 l’anno (cfr. Usher 1932: 206). Dalla metà del XVII secolo, la flotta “”era divenuta l’ombra di se stessa, le navi partivano a stagione avanzata o non erano in grado di salpare per anni, erano imbarcazioni vecchie e poco sicure, molte delle quali costruite all’estero”” (Macleod 1984: 372). Nel XVII secolo l’economia della Spagna rimase stagnante. La crescita della popolazione era frenata dalle malattie e dalla fame. Il paese aveva subito sconfitte nei conflitti per terra e per mare, nel tentativo di difendere il proprio impero europeo. Il controllo amministrativo della Spagna e delle colonie era costoso e inefficiente. Il regno di Carlo II (1664-1700), un povero inetto, fu “”un grande disastro, una cronaca desolante di sconfitte militari, di bancarotte reali, di regressione culturale e di carestie diffuse”” (Brading 1984: 389). (…) Il declino della potenza e delle entrate spagnole del XVII secolo non danneggiò molto le colonie.”” (pag 99)”,”ECOI-221″
“MADDISON Angus”,”Monitoring the World Economy 1820-1992.”,”Foreword, Acknowledgements, Preface, Introduction, List of Tables, Appendix Tables, List of Figures, Notes, Bibliography, Development Centre Studies,”,”STAT-012-FL”
“MADDISON Angus”,”Contours of the World Economy, 1-2030 AD. Essays in Macro-Economic History.”,”MADDISON Angus professore emerito all’ Università di Groningen. Ha svolto ruoli di rilievo nell’ OECE e nell’ OCSE. E’ tra i maggiori studiosi nel campo delle misurazioni macroeconomiche e dell’ analisi dello sviluppo di lungo periodo. Declino spagnolo. “”Nel XVI secolo il numero di navi dirette dalla Spagna alle Americhe era in media di 58 l’anno (cfr. Usher 1932: 206). Dalla metà del XVII secolo, la flotta “”era divenuta l’ombra di se stessa, le navi partivano a stagione avanzata o non erano in grado di salpare per anni, erano imbarcazioni vecchie e poco sicure, molte delle quali costruite all’estero”” (Macleod 1984: 372). Nel XVII secolo l’economia della Spagna rimase stagnante. La crescita della popolazione era frenata dalle malattie e dalla fame. Il paese aveva subito sconfitte nei conflitti per terra e per mare, nel tentativo di difendere il proprio impero europeo. Il controllo amministrativo della Spagna e delle colonie era costoso e inefficiente. Il regno di Carlo II (1664-1700), un povero inetto, fu “”un grande disastro, una cronaca desolante di sconfitte militari, di bancarotte reali, di regressione culturale e di carestie diffuse”” (Brading 1984: 389). (…) Il declino della potenza e delle entrate spagnole del XVII secolo non danneggiò molto le colonie.”” (pag 99)”,”STAT-014-FL”
“MADELIN Louis”,”Danton.”,”L’A ha fatto parte dell’ Academie Francaise.”,”FRAR-241″
“MADELIN Louis”,”Les hommes de la revolution. Avec huit gravures. Conférences prononcées à la “”Société des Conférences”” en 1928.”,”””‘Cattivo cittadino’ colui che, come Chaumette o questo miserabile Jacques Roux, il primo “”livellatore””, attacca la proprietà e pretende procedere alla divisione dei beni.”” (pag 210) “”Couthon, giurista avergnate, è una figura singolare. Di fisionomia nobile e dolce e dalla voce “”cristallina””, era, da quattro anni, torturato da una malattia che gli aveva paralizzato le gambe; non poteva da allora circolare che in una piccola vettura, si faceva portare alla tribuna dove si installava su un alto seggio; è da questa sedia d’ infermo che lanciava i suoi anatemi. Perché lui, e più dello stesso Robespierre, era una sorta di inquisitore dall’ anima religiosa, portato, più che alle benedizioni, alle scomuniche. Con un animo più tenero di Massimiliano, aveva, più di questo, conservato – ma portato fino al fanatismo – il deismo di Jean-Jacques. Detestando il cattolicesimo e i suoi preti, intendeva, però, che, lungi dal distruggere il cristianesimo, che la Rivoluzione se ne appropriasse, e anche l’ imponesse, fosse anche con la forza, ai non credenti””. (pag 210-211)”,”FRAR-314″
“MADELIN Louis”,”Napoleone.”,”MADELIN Louis dell’ Accademia di Francia “”(…) in breve, la sostituzione d’una gerarchia amministrativa a una gerarchia di classi. Non può sorprendere che la Francia e Bonaparte si incontrino sullo stesso pensiero. Come ho già detto, il Francese è rimasto attraverso gli evi il Gallo-Latino penetrato, durante tre secoli, dai princípi di Roma. I giureconsulti che, dal XII secolo in poi, sono venuti dal Mezzogiorno latino a portare l’appoggio dei loro princípi alla dinastia occupata a rifare la Francia, non avevano sognato se non quello che Bonaparte sta per attuare: essi avevano mirato a uniformare – a poco a poco – le provincie e i sudditi per farli rientrare nell’istituzione d’un’amministrazione centralizzata nelle mani del Principe, che doveva diventare “”Imperatore nei suoi Stati””. Gli è che essi aveva serbato e fatto trionfare – in pieno medioevo pittorescamente caotico – la dottrina del Palatino romano e non può stupire che la Rivoluzione, tanto ispirata dai ricordi latini, abbia, come suo malgrado, dopo aver tanto parlato di Bruto, preparato il letto di Cesare. L’ultimo discendente dei Cesari romani, il figlio dei ‘Buonaparte’ d’Italia, trova una Francia pronta a tornare alla gerarchia dell’Impero di Diocleziano.”” (pag 128)”,”FRAN-082″
“MADELIN Louis”,”Talleyrand.”,”MADELIN Louis de l’Academie francaise.”,”BIOx-143″
“MADELIN Louis”,”Les grands serviteurs de la monarchie.”,”MADELIN Louis dell’Academie française.”,”FRAG-010″
“MADELIN Louis”,”Talleyrand.”,”Louis Madelin accademico di Francia”,”FRAD-118″
“MADELIN Louis”,”La crise de l’Empire, 1810-1811.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). (Testo con molte pagine intonse)”,”FRAN-120-FSL”
“MADELIN Louis”,”L’Écroulement du Grand Empire.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). <> (Trad. d. r. della prima parte del capitolo IV)… (Testo con molte pagine intonse).”,”FRAN-121-FSL”
“MADELIN Louis”,”L’affaire d’Espagne, 1807-1809.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). «Il patriarca (di Venezia) Gamboni, che certamente non ignorava il conflitto piuttosto aspro dell’Imperatore (Napoleone) con Roma, era tuttavia ditirambico: “”Sire””, dichiarò il cardinale, “”voi avete salvato la Francia, ma avete fatto l’Italia””; la frase ebbe un grande impatto, dalle Alpi allo Stretto di Messina. L’Imperatore visitò il porto e, con lo sguardo prodigioso che restò sempre penetrante, tutto abbracciò e tutto vide: interrogando, esigendo particolari e chiarimenti, risolse ogni questione e, subito, passò all’azione, facendo più lui in quattro giorni, dice uno storico italiano, che il governo austriaco in quattro anni.» (pag 99; traduz. d. r.)”,”SPAx-026-FSL”
“MADELIN Louis”,”Danton.”,”Louis Madelin Accademico di Francia”,”FRAR-012-FGB”
“MADERA Nuccio Francesco a cura”,”Ben Gurion. Pro e contro.”,” “”Ben Gurion è sempre più convinto che sia giunto il momento di abbandonare la Gran Bretagna per ottenere l’appoggio degli Stati Uniti: “”Per mio conto, non dubito che il centro di gravità del nostro lavoro politico sia passato dalla Gran Bretagna all’America, che ormai s’è assicurata il primo posto nel mondo come grande potenza, e dove si sono raggruppati gli elementi più numerosi e più influenti della Diaspora”” (da Ben Gurion, Israel, année de lutte, Parigi 1964)”” (pag 79)”,”BIOx-126″
“MADRID SANTOS Francisco”,”Camillo Berneri, un anarchico italiano (1897-1937). Rivoluzione e controrivoluzione in Europa (1917-1937).”,”Tesi di laurea diretta dal prof. Josep TERMES Concezione di Berneri sullo stalinismo. “”A proposito della concezione di Berneri sullo stalinismo, in uno dei suoi scritti afferma: “”Lo Stato è, per gli anarchici, creatore di nuove classi privilegiate ed essi non sono, quindi, disposti ad attendere la sua naturale estinzione, poichè pensano che il proletariato non può diventare ‘classe dominante’ se non mediante la dittatura di un partito e questa dittatura implica necessariamente il trasformarsi di questo partito in ‘classe dominante’, gerente il capitalismo di Stato. Ecco perché agli anarchici, l’opposizione ‘leninista’ al ‘bonapartismo stalinista’ fa l’effetto di una donna bianca che rimproveri al marito negro i caratteri mulatti del loro figlio””: (Cfr. Camillo Berneri, “”Per un libero confronto di idee. L’antistatismo danubiano””, art. cit.””””. (dalla nota 54 pag 362)”,”ANAx-273″
“MADRID CASADO Carlos M.”,”Hilbert. Le basi della matematica. In principio fu l’assioma”,”””La fisica sta diventando troppo complicata per essere lasciata ai fisici”” (David Hilbert) (pag 75) “”La carriera del giovane Hilbert cominciò a decollare quando egli risolse l’intricato problema di Gordan…”” (pag 15) Carlos M. Madrid Casado è professore di statistica presso l’Università Complutense di Madrid. Si occupa di storia e filosofia della scienza. Uno dei suoi ultimi libri è dedicato alla teoria del caos.”,”SCIx-002-FGB”
“MADRON Paolo”,”Date a Cesare… Da boiardo di Stato a leader carismatico: la vita di Cesare Romiti.”,”MADRON Paolo, nato a Vicenza nel 1956, giornalista economico, corrispondente per quattro anni da New York per Milano Finanza (settimanale). Ha scritto ‘Le gesta del Cavaliere’ (1994). Lavora per Panorama e il Foglio. “”C’è una specie di cifra nella tua vita, che a chi l’esamina ne rivela apertamente la storia. Di te e di quello che è tuo non sei così assoluto padrone da poter esaurire tutto te stesso nelle tue virtù, né quelle in te.”” William Shakespeare, Misura per misura (in apertura)”,”ITAE-293″
“MAEHL William Harvey”,”August Bebel. Shadow Emperor of the German Workers.”,”Ampia bibliografia “”While at Zwickau, Bebel wrote his first historical materialist work. ‘The German Peasant’s Rebellion (109). In September, he had told Liebknecht of his intention and had requested that he be sent monographs on Münzer and Luther (110). In no sense an original piece of scholarship, Bebel’s book rested mainly on Zimmerman’s history of the peasants’ rebellion and the earlier study by Engels on the same theme (111). Bebel’s book mirrored the latter’s determinist view that religious and political ideas are the result of economic development and that “”persons and conditions are the natural products of material conditions of existence in society at any given epoch”” (112). Conversely, Bebel rejected Carlyle’s “”Great man”” thesis, which contended that the whole cultural evolution of a people was closely linked to the influence of a few outstanding men of deed or mind (113). Bebel affirmed that there had never been a purely religious Reformation. This and every other world-historic revolution had had its origins in social oppression. “”One may not ascribe to a wolf a desire to spare the lamb…””, he wrote. “”Similarly, one cannot expect a ruling class to destroy itself by helping an oppressed class to achieve the rights of man”” (114). The Reformation was for Bebel merely “”the appropriate religious expression of the social-political movement””, which finally achieved a revolutionary but catastrophic issue in the great Peasants’ Rebellion of the most numerous class of the nation”” (115). With the radical Anabaptist Thomas Münzer, Bebel dealt sympathetically, because Münzer was the “”true representative”” of the revolutionary popular element. Conversely, Bebel berated Luther, the social conservative, for having been the “”willing coadjutor of the princes”” in suppressing the peasants and their leaders”””” [W.H. Maehl, ‘August Bebel. Shadow Emperor of the German Workers’, 1980] [(109) ‘Der Deutsche Bauernkrieg. Mit Berücksichtigung der Hauptsächlichsten sozialen Bewegung des Mittelalters’ (Brunswick, 18769; (110) Bebel to Liebknecht, NL, IISH, F. 65/6-7; (111) Engels, ‘Der Deutsche Bauernkrieg’ (2nd ed., Leipzig, 1875). See also Mayer, ‘Engels’; (112) Bebel, ‘Der Deutsche Bauernkrieg’; p. iv; (113) Ibid., p. 2; (114) Ibid, p. 11; (115) Ibid., p. 4]”,”MGEx-242″
“MAESTRE ALFONSO Juan”,”Modernizacion y cambio en la España rural.”,”””Marcel Mauss divide i fenomeni religiosi in tre gruppi. La religione ‘stricto sensu’, caratterizzata per la presenza delle nozioni del sacro e per gli obblighi con proiezione sociale, come il battesimo o la circoncisione. La religione ‘lato sensu’, in cui non interviene l’ obbligo, ma occorre attenersi a determinati riti; qui ritroviamo la magia. E, infine, come una massa informe che fluttua intorno a queste due categorie religiose, abbiamo le credenze popolari che in modo abbastanza infelice, e sempre con la conseguente deformazione soggettiva, si sono denominate “”superstizioni””””. (pag 95)”,”SPAx-007″
“MAESTRE ALFONSO Juan”,”Hechos y documentos del anarco-sindicalismo español.”,”MAESTRE ALFONSO Juan”,”ANAx-347″
“MAESTRI Mario LOPES Luis Carlos”,”Storia del Brasile.”,”MAESTRI è nato a Porto Alegre (Stato del Rio Grande do Sul) nel 1948. Il nonno paterno era originario di Bergamo. MAESTRI si è laureato in scienza politiche presso l’Univ cattolica di Lovanio in Belgio. Ha collaborato con varie Università brasiliane. Insegna storia nel corso di storia della Pontificia Universitade Catolica del Rio Grande do Sul. Si è specializzato in storia della schiavitù, ha scritto diversi libri su questo argomento editi in Brasile. Nel 1989 presso le edizioni Sellerio ha pubblicato ‘Lo Schiavo Coloniale. Lavoro e resistenza nel Brasile schiavista’. LOPES è nato nel 1951 a Rio de Janeiro. Laureato in storia presso la Universitade Federal de Rio de J., è ricercatore del Centro di ricerche e documentazione in Storia contemporanea del Brasile (CPDOC). Lavora presso l’Archivio pubblico del distretto federale (Brasilia).”,”AMLx-009″
“MAFAI Miriam”,”L’ uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia.”,”Miriam MAFAI dopo aver aderito al PCI nel 1943, sui banchi del liceo, partecipa alla lotta clandestina. Negli anni tra il 1944 e il 1956 è funzionaria del PCI. Nel 1956 passa al giornalismo. Corrispondente di ‘Vie Nuove’ a Parigi, poi giornalista parlamentare de l’ Unità, quindi D di ‘Noi donne’, inviato speciale di ‘Paese sera’. Nel 1975 si trasferisce a ‘Repubblica’. Ha scritto ‘Storia di Roma nel 1870’, ‘L’apprendistato della politica’ e una vita di Riccardo LOMBARDI.”,”PCIx-001″
“MAFAI Miriam”,”L’ apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra.”,”La MAFAI, giornalista, è attualmente inviato speciale di ‘Repubblica’. Ha partecipato prima all’attività clandestina a Roma. Poi ha svolto attività politica come dirigente del PCI in Abruzzo dal 1948 al 1956. E’ stata cronista parlamentare dell’ ‘Unità’, D di ‘Noi donne’, inviato speciale di ‘Paese sera’. Ha pubblicato ‘Lombardi’ (MILANO, 1976), una biografia del leader socialista.”,”ITAC-014″
“MAFAI Miriam a cura; interventi di Natalia ASPESI Emanuela AUDISIO Bruna BELLONZI Patrizia CARRANO Myriam DE CESCO Elisabetta RASY Maria Grazia TAJE’ Lietta TORNABUONI Gabriella TURNATURI Marisa VOLPI”,”Le donne italiane. Il chi è del ‘900.”,”Interventi di Natalia ASPESI Emanuela AUDISIO Bruna BELLONZI Patrizia CARRANO Myriam DE CESCO Elisabetta RASY Maria Grazia TAJE’ Lietta TORNABUONI Gabriella TURNATURI Marisa VOLPI. Tra le voci del dizionario biografico: Marella e Susanna AGNELLI, Sibilla ALERAMO, Angelica BALABANOFF, Tina BASSI LAGOSTENA, Marisa BELLISARIO, Emma BONINO, Margherita BONIVER, Anna BONOMI BOLCHINI, Camilla CEDERNA, Elena CROCE, Oriana FALLACI, Inge FELTRINELLI, Natalia GINZBURG, Margherita HACK, Nilde JOTTI, Anna M. KULISCIOFF, Rita LEVI MONTALCINI, Maria A. MACCIOCCHI, Ida MAGLI, Rita MONTAGNANA, Camilla RAVERA, Rossana ROSSANDA, Lidia STORONI MAZZOLANI.”,”DONx-013″
“MAFAI Miriam”,”Botteghe Oscure, addio. Com’ eravamo comunisti.”,”Miriam MAFAI, giornalista, è stata tra i fondatori di ‘Repubblica’ di cui è tuttora editorialista. Nel 1994 è stata eletta alla Camera dei deputati nelle liste dei Progressisti. Ha pubblicato ‘Pietro Secchia. L’uomo che sognava la lotta armata’ (Rizzoli, 1984). Una sede di 6000 metri quadrati. “”Assisteremo a un trasloco, vedremo portar via i mobili, i quadri, le carte, gli archivi che si erano accumulati in questi sei piani di uffici, in questi 6000 metri quadri dove si è decisa tanta parte della nostra storia, della storia dei comunisti, dei loro amici e nemici, un pezzo della storia di tutti””. “”Ne emerge un quadro ricco e sorprendente, che rivela l’ esistenza di una “”società parallela”” composta da dirigenti che abitavano in appartamenti del partito, trascorrevano soggiorni estivi in URSS, venivano curati solo da medici “”fidati””, dovevano dar prova di disciplina e rigore morale (…)”” (dal risvolto di copertina)”,”PCIx-168″
“MAFAI Miriam”,”Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963.”,”MAFAI Miriam giornalista è stata tra i fondatori di ‘Repubblica’ di cui è stata editorialista. Nel 1994 è stata eletta alla Camera dei deputati nelle liste dei Progressiti. Ha pubblicato ‘Pietro Secchia, l’ uomo che sognava la lotta armata’ (Rizzoli 1984), ‘Pane nero’, ‘Il lungo freddo’, ‘Botteghe Oscure, addio’. Il governo di centro-sinistra. “”Con le elezioni del maggio del 1958 la Dc, passando dal 40 al 42% dei voti, migliorava le sue posizioni pur non realizzando quello “”sfondamento a sinistra”” che era stato l’ obiettivo di Fanfani. Ma, ai fini della realizzazione del suo progetto, doveva considerarsi un successo il fatto che il Psi, conducendo una campagna elettorale differenziata rispetto al Pci, fosse passato dal 12.7 al 14.2%, portando alla Camera 84 deputati, 9 di più di quelli della legislatura precedente. Il Pci, nonostante la crisi del 1956, manteneva le sue posizioni, con il 22.7% dei voti. Sul versante opposto, la destra veniva notevolmente ridimensionata: i monarchici passavano da 40 a 25 deputati e l’ Msi da 29 a 24.”” (pag 104) “”Fanfani e la sua linea aveva già suscitato sospetti e ostilità in Vaticano. “”Civiltà Cattolica””, commentando il risultato elettorale, aveva preso di mira gli “”irresponsabili””, presenti nella Dc, che “”hanno alimentato la speranza di recuperare per la democrazia le forze socialiste… intessendo intorno ad esse una fitta rete di promesse, di inviti e di progetti””””. (pag 105)”,”ITAS-105″
“MAFAI Miriam”,”Lombardi.”,”MAFAI Miriam giornalista autirce di molte inchieste sulla politica italiana. Ha vinto il premio Saint-Vincent nel 1964 per un’inchiesta sul funzionamento del parlamento. Ha scritto per ‘Paese sera’ e ‘Repubblica’. Contiene una cronologia molto dettagliata (1901-1974) 1963: “”Sul PSI si va sviluppando, in quei mesi, una operazione a tenaglia, da parte democristiana e socialdemocratica. I segni della recessione si fanno evidenti, e più urgente per la DC la necessità di un coinvolgimento diretto dei socialisti nel governo, che dovrà essere però rigorosamente chiuso a sinistra. Di qui la teorizzazione della cosiddetta “”delimitazione della maggioranza””, l’impegno cioè per il governo di dimissioni immediate nel caso in cui i voti comunisti fossero stati determinanti nell’approvazione di qualsiasi provvedimento”” (pag 93)”,”BIOx-253″
“MAFAI Miriam, a cura di Sara SCALIA”,”Una vita, quasi due.”,”Citazione in apertura di Edgar Lee Masters, George Grey, Antologia di Spoon River “”””Stalin”” ricordò Togliatti “”è un uomo che si è conquistato un posto nella storia. E questo posto lo tiene e lo terrà sempre nella coscienza degli uomini che sanno comprendere le cose””. (Tutti i presenti applaudirono con entusiasmo, solo Pajetta e Amendola, che sedevano alla presidenza, stesero le braccia sul tavolo in segno di dissenso)”” (pag 165) “”Nel maggio del 1956 si era tenuto, come risposta al XX congresso del Pcus, un incontro riservato tra il Partito comunista italiano e quello francese nel tentativo di assumere iniziative e stabilire relazioni particolari tra i due partiti, ai quali poteva spettare una particolare funzione comune dell’Europa occidentale. Ci si stava cioè già muovendo nel quadro di quello che Togliatti, nella intervista a “”Nuovi Argomenti””, avrebbe definito “”policentrismo””. Si pensò persino alla possibilità di pubblicare una rivista in comune e nel frattempo si decise lo scambio di corrispondenti tra “”l’Unità”” e “”l’Humanité”” e quello di delegati presso i due comitati centrali, quasi due ambasciatori. L’iniziativa andò avanti in modo molto prudente, date le resistenze dei francesi. Alla fine si decise che, in nome di quel policentrismo, come osservatore e e delegato del Pci a Parigi andasse Umberto Scalia, membro del Comitato centrale del Pci, mio marito. A me viene chiesto cosa intendo fare: da più di dieci anni ormai sono un funzionario di partito, se rimango a Roma, dunque, avrò un incarico al livello delle mie qualità e della mia esperienza, potrò continuare a lavorare al “”Quaderno dell’Attivista”” o nella sezione propaganda del partito, se invece preferisco andare a Parigi questo significa che esco dall’apparato e dovrò trovarmi lì un lavoro. Naturalmente decido di andare a Parigi.”” (pag 177-178) Biografia (wikip) Maria Mafai, nota come Miriam Mafai (Firenze, 2 febbraio 1926 – Roma, 9 aprile 2012), è stata una giornalista, scrittrice e politica italiana, tra i fondatori de la Repubblica e per trent’anni compagna di Giancarlo Pajetta, storico esponente del PCI. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 L’autobiografia 3 Opere 4 Note 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni Biografia [modifica | modifica sorgente] Assieme alle sorelle Simona e Giulia, Miriam Mafai nasce da una coppia di noti artisti italiani del XX secolo, il pittore Mario Mafai, cattolico, e la scultrice Antonietta Raphaël, di origine ebraica, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana, che la educano all’antifascismo sin dagli anni trenta. Con l’introduzione delle leggi razziali, nel 1938, Miriam deve lasciare il ginnasio.[1] A seguito dell’8 settembre 1943, Miriam partecipa alla Resistenza antifascista a Roma, distribuendo volantini contro l’occupazione tedesca e lavorando, dal 1944, presso l’ufficio stampa del neo istituito ministero dell’Italia occupata, diretto da Mauro Scoccimarro, dove incontra Giancarlo Pajetta, membro di una delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale, di cui diviene amica e in seguito compagna.[1] Nel dopoguerra si iscrive al Partito Comunista Italiano e sposa civilmente Umberto Scalia, segretario della Federazione del PCI dell’Aquila, dalla cui unione nasceranno la figlia Sara e il figlio Luciano. Nei primi anni cinquanta è assessora al comune di Pescara, dove si occupa di gestire gli aiuti per sfollati ed indigenti.[1] Intraprende quindi la carriera giornalistica. Al termine degli anni cinquanta, Miriam Mafai è corrispondente da Parigi per il settimanale Vie Nuove, quindi lavora per L’Unità e dalla metà degli anni sessanta al 1970 è direttrice di Noi Donne e poi inviata per Paese Sera.[1] Contribuisce alla nascita de la Repubblica nel 1976 e ne diviene editorialista. Dal 1983 al 1986 sarà anche presidente della Federazione nazionale della stampa italiana. Nel 1962 inizia una relazione con Giancarlo Pajetta, di quindici anni più anziano, che dura fino alla morte di quest’ultimo nel 1990. Sul loro rapporto Miriam Mafai aveva detto: «Tra un weekend con Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda».[1] A partire dagli anni ottanta, al giornalismo Miriam Mafai affianca la scrittura di opere di saggistica, da L’uomo che sognava la lotta armata (1984) a Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale (1987) a Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss (1992), da Botteghe Oscure addio. Com’eravamo comunisti (Premio Cimitile nel 1996) a Dimenticare Berlinguer (1996), da Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico 1958-1963 (1997) a Il silenzio dei comunisti (2002). In ultimo aveva pubblicato nel 2006 Diario italiano, raccolta degli editoriali pubblicati su Repubblica a partire dal 1976. Nel 1994 aderisce al partito Alleanza Democratica e alle elezioni di quell’anno viene eletta alla Camera dei deputati, nella XII Legislatura, per la coalizione di centrosinistra dei Progressisti.[2] Nel 2005 ha vinto il Premio Montanelli, per la sua attività votata allo sviluppo della cultura italiana del Novecento, con particolare attenzione al mondo femminile. Nel corso della sua attività di scrittrice questa attenzione non verrà mai meno: in occasione del suo ottantesimo compleanno ebbe modo di dichiarare: «Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti».[3] Nel novembre del 2010, quando l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, decise di tornare sulla vicenda “”Ruby”” in occasione del suo intervento al salone del motociclo, alla Fiera di Milano, ed ebbe occasione di dire “”Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay”” Miriam Mafai non fece mancare il suo intervento, così appassionato da somigliare quasi ad un’invettiva. La scrittrice dichiarò che il premier fingeva di non capire e che il problema non era essere gay od eterosessuale, scelta definita “”rispettabile ed assolutamente privata””. Il problema per la Mafai era legato ai comportamenti del Primo Ministro italiano, colpevole a suo parere d’aver trasformato “”una sede pubblica in un luogo di grotteschi festini”” e di essere “”intervenuto per far rilasciare un partner”” fermato dalla polizia. Atteggiamenti alieni a quelli di altri leader europei, quand’anche dichiaratamente gay[4]. Tra i temi di maggior interesse e attualità, Miriam Mafai si è espressa su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stato, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile, oltre che sui temi più generali della politica e dei diritti dei lavoratori.[1] Per questo suo impegno sociale e su tematiche care alle donne Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica ebbe modo di definirla “”una donna laica e libera”” ed ancora, riferendosi ai trascorsi degli anni cinquanta nel Partito Comunista Italiano “”una femminista nel partito più maschilista di tutti””.[5] Nonostante questa sua forte tensione morale seppe sempre coniugare la forza dell’impegno con la dolcezza del carattere che le era proprio, meritando da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica al momento della scomparsa, la definizione di “”fortissima e dolcissima””.[6] Il giorno della scomparsa il Presidente della Repubblica Italiana in carica, Giorgio Napolitano, la ricorda in un messaggio di cordoglio ufficiale rammentandone la forte personalità, il temperamento morale alieno da convenzionalismi e faziosità ed il grande talento giornalistico uniti alla combattività che le permisero di divenire una significativa scrittrice strettamente legata al movimento per l’emancipazione delle donne e, più in generale, all’attività politica della sinistra italiana. Il messaggio si conclude con un ricordo personale che ne sottolinea l’umanità: «Nel ricordare la schietta amicizia che ci ha così a lungo legati, mi resta vivissima l’immagine della sua umanità appassionata, affettuosa ed aperta».[7] È morta a Roma il 9 aprile 2012. Al termine della cerimonia funebre il feretro della scrittrice è stato cremato presso il cimitero di Prima Porta. Le ceneri della giornalista sono ora conservate nel cimitero acattolico di Roma. L’autobiografia [modifica | modifica sorgente] Per anni Miriam Mafai aveva declinato gli inviti di grandi editori a scrivere la propria autobiografia, verosimilmente nel timore di erigere un piccolo “”monumento”” a se stessa. Tuttavia la malattia fece cambiare idea alla scrittrice che nell’ultimo periodo di vita si era messa a lavorare tenacemente al racconto della sua vita, quello di una donna che visse da protagonista i grandi eventi e le battaglie del XX secolo, intenso e tormentato. Il libro non è stato concluso e si ferma agli avvenimenti del 1956, quando la scrittrice lascia il lavoro nel Partito Comunista e ritorna in Francia, a Parigi, luogo caro alla Mafai ed ai suoi genitori. Il libro dal titolo “”Una vita, quasi due”” è edito da Rizzoli. L’edizione presenta una prefazione della figlia Sara Scalia ed un’introduzione di Corrado Augias. Opere [modifica | modifica sorgente] Roma cento anni fa, Roma, Il rinnovamento, 1973. Lombardi, Milano, Feltrinelli, 1976. L’apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra, Roma, Editori Riuniti, 1979. L’uomo che sognava la lotta armata, Milano, Rizzoli, 1984. ISBN 88-17-53498-6 Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1987. ISBN 88-04-29840-5 Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss, Milano, Mondadori, 1992. ISBN 88-04-33922-5 Il morso della mela. Interviste sul femminismo, con Ginevra Conti Odorisio e Gianna Schelotto, Rionero in Vulture, Calice, 1993. Le donne italiane. Il chi è del ‘900, a cura di, Milano, Rizzoli, 1993. ISBN 88-178-4229-X Botteghe oscure, addio. Com’eravamo comunisti, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 88-04-41051-5 Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista, Roma, Donzelli editore, 1996. ISBN 88-7989-291-6 Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-40062-5 Il silenzio dei comunisti, con Vittorio Foa e Alfredo Reichlin, Torino, Einaudi editore, 2002. ISBN 88-06-16353-1 Diario italiano, 1976-2006, Roma-Bari, Laterza editrice, 2006. ISBN 88-420-8097-7 Una vita, quasi due, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 9788817060905 Note”,”PCIx-353″
“MAFAI Miriam”,”Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale.”,”””… La storia non è poi / la devastante ruspa che si dice. / Lascia sottopassaggi, cripte, buche / e nascondigli. C’è chi sopravvive…”” Eugenio Montale, ‘La storia’, in ‘Satura’, Milano, 1971 (in apertura) “”A Torino gli operai metalmeccanici costituiscono in un certo senso una categoria privilegiata. Sono addetti alla produzione di guerra e guadagnano molto di più dei tessili del biellese. Ma le donne no. Anche in Fiat, dove si forma l’aristocrazia della classe operaia italiana, anche a Mirafiori, le donne fanno lo stesso lavoro che facevano gli uomini, ma non hanno diritto alla stessa paga. Un operaio di prima categoria guadagna più di 4 lire all’ora, quello di terza ne guadagna tre. Le operaie si vedono arrivare in busta paga appena un po’ di più della metà di quel compenso. L’ingiustizia è palese, e qualcuna protesta. Sul giornale del sindacato fascista, nel gennaio 1943, appare la lettera di una donna: «Faccio lo stesso lavoro pesante che faceva l’operaio che ho sostituito. Ma lui guadagnava 40 lire al giorno ed io ne prendo solo 23. Me ne sapete spiegare la ragione?». La lettera viene pubblicata senza risposta. Anche a Torino la distribuzione dei viveri razionati è irregolare. Per settimane non viene distribuito lo zucchero che quindi passa subito, a borsa nera, a 50 lire al chilo (due volte quindi il salario di un’operaia Fiat), il latte, indispensabile per i bambini e i vecchi, costa 6 lire al litro. (…)”” (pag 137)”,”ITAR-297″
“MAFAI Miriam”,”Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista.”,” Miriam Mafai, giornalista e saggista, è stata parlamentare del Pds nella scorsa legislatura (primi anni ’90). Ha scritto vari saggi sulla vicenda politica della sinistra italiana, tra cui, da ultimo, ‘Botteghe oscure, addio’ (Milano, 1996) L’autrice, che nella stagione del compromesso storico è stata attenta testimone, rivisita quegli anni, quelle teorie, quella personalità carismatica, per mostrarne grandezze e paradossalmente responsabilità “”Ma se alle Botteghe Oscure cresce l’opposizione alla sua linea, lo conforta invece non tanto il consenso di importanti gruppi di opinione ed organi di stampa, ma il risveglio di una base che, dopo la parentesi della solidarietà nazionale e i sacrifici che l’hanno accompagnata, va recuperando la sua più autentica identità, di forza di opposizione, non contaminata dagli accordi e dalle mediazioni di vertice”” (pag 71-72)”,”PCIx-459″
“MAFFEI Gian Carlo a cura”,”Dossier Cafiero.”,”Ritrovamento presso il Bundesarchiv di Berna del manoscritto ‘Sulla rivoluzione’ di Carlo Cafiero, scoperta fatta da Gian Carlo Maffei. Masini nella presentazione: storia della fortuna e della sfortuna del saggio di Cafiero (pag 5-) Il saggio di Cafiero ‘Sulla rivoluzione’ è molte cose assieme, è un elaborato teorico dell’anarchismo italiano, è un testamento politico, è un punto di approdo di dieci anni di dibattiti tra gli esponenti della Federazione Italiana dell’Internazionale Simpatie di Cafiero per Pisacane e influenza di quest’ultimo sul pensiero di Cafiero. Cafiero riteneva Bakunin un suo maestro. Cafiero aveva una venerazione intellettuale nei confronti di Marx. (pag 11)”,”ANAx-001-FB”
“MAFFETTONE Sebastiano”,”Utilitarismo e teoria della giustizia.”,”Il libro è dedicato ad alcune importanti questioni di teoria della giustizia, prospettate dall’opera di RAWLS John, “”A Theory of Justice”” (1971), e generate dalla discussione ormai più che decennale suscitata dalla teoria contrattualistica della giustizia come equità. Nel libro di MAFFETTONE-S c’è una esposizione e una discussione dei punti di contrasto con la tradizione utilitarista, che viene opportunamente presentata come lo sfondo essenziale per comprendere la teoria contrattualista della giustizia. MAFFETTONE-S (Napoli, 1948) è Master of Science in Social Philosophy presso la London School of Economics and Political Science (LSEPS). E’ curatore dell’edizione italiana dell’opera di RAWLS-J “”La teoria della giustizia”” (FELTRINELLI, MILANO, 1982) e ha pubblicato numerosi scritti di”,”FILx-106″
“MAFFETTONE Sebastiano VECA Salvatore a cura”,”L’ idea di giustizia da Platone a Rawls.”,”- La giustizia degli antichi (PLATONE, ARISTOTELE). – La giustizia dei moderni (HOBBES-T, LOCKE-J, HUME-D, ROUSSEAU-JJ, KANT-I, – Giustizia e questione sociale (BENTHAM-J, MILL-JS, MARX-K). – La giustizia dei contemporanei (SIDGWICK-H, JUVALTA-E, HART-H, HAYEK-FA, RAWLS-J) VECA-S insegna Filosofia politica alla facoltà di Scienze politiche di PAVIA ed è p FONDAZIONE FELTRINELLI (MILANO). BIBLIOGRAFIA: – “”La società giusta e altri daggi. Argomenti per il contrattualismo””. (MILANO, 1982) – “”Etica e politica””. (MILANO, 1989). – “”Questioni di giustizia””. (TORINO, 1991). – “”Dell’incertezza”” . (MILANO, 1997).”,”FILx-107″
“MAFFETTONE Sebastiano LO-PRETE Marco Valerio, a cura; saggi di Giovanni LO-STORTO Tsukasa HIROTA Gianc Carlo BLANGIARDO Ryuichi TANAKA Roberto BERNABEI Antonio GOLINI Maria Rita TESTA Alfonso GIORDANO Giulio CORRIVETTI Maria Giovanna VIENNA Marco Valerio LO-PRETE”,”Italia e Giappone: la sfida demografica oltre la pandemia.”,”Sebastiano Maffettone è professore di filosofia politica alla Luiss; dove dirige l’Osservatorio Ethos Luiss. Autori di vari volumi per Luiss University press ha pubblicato ‘Un mondo migliore’ (2014), ‘Il valore della vita’ (2016), e ‘Karl Marx nel XXI secolo’ (2018). Marco Valerio Lo-Prete è Caporedattore Economia del Tg1 Rai, già vicedirettore del Foglio quotidiano. Per Luiss ha già pubblicato, con Antonio Golini, ‘Italiani poca gente’ (2019) ‘Lezioni dal Giappone per l’Italia’”,”DEMx-078″
“MAFFEY Aldo a cura; estratti dalle opere di D’ALEMBERT HELVETIUS D’HOLBACH MABLY RAYNAL”,”Antologia degli scritti politici degli ideologi francesi del Settecento.”,”Estratti dalle opere di D’ALEMBERT HELVETIUS D’HOLBACH MABLY RAYNAL”,”TEOP-413″
“MAFFI Claudio”,”La sinistra radicale tedesca, 1888-1918 (primaparte).”,”‘Radicalismo kautskiano’. “”Sembra certo che già nel 1893-94 Kautsky e lo stesso Bebel fossero inclini a far uscire allo scoperto la lotta contro l’ala destra rappresentata da Vollmar, Grandnauer, Grillenberger, Kautsky definisce questa corrente come democratico-riformatrice e la colloca a metà strada fra le fazioni della borghesia liberale e la corrente del proletariato socialista. Tuttavia la scissione propugnata da Kautsky non si darà, prevalendo la preoccupazione, di salvaguardare l’unità del partito”” (pag 117) “”Nei suoi ricordi scritti nel 1929 Trotsky racconta le impressioni suscitate dalla partecipazione ad alcune riunioni settimanali, al ristorante Rheingold, degli esponenti della corrente radicale. Vi siedono insieme l’austromarxista Hilferding ed un Mehring che si colloca a metà strada fra Kautsky e Rosa Luxemburg; Parvus vi conduce le ultime appannate battaglie da marxista e Karl Liebknecht vi compare in ritardo e va via quasi subito. Limpressione di Trotsky per quanto fosse un po’ troppo critica, dà l’idea della indefinizione in cui ancora versa la sinistra radicale in quel periodo. Rosa Luxemburg tra il 1907 ed il 1910 si dedica quasi esclusivamente alla scuola di formazione per militanti, della SPD, cui è chiamata per insegnare economia politica”” (pag 124) “”Trotsky ne “”La mia vita”” afferma: “”Non sembri un paradosso se dico che negli stati d’animo della folla viennese ritrovavo alcuni tratti che avevo già conosciuto nelle giornate dell’ottobre 1905 a Pietroburgo. Non per nulla la guerra è stata spesso la madre della rivoluzione (7)”” (pag 133) (7) L.D. Trotsky, La mia vita, Mondadori, pag. 236 “”La riunione del 3 agosto (1914) si conclude con l’approvazione a maggioranza nella frazione parlamentare della decisione di votare a favore dei crediti di guerra. Liebknecht, Ledebour e Lensch preparano nei pochi minuti messi a loro disposizione una contromozione. Solo 14 deputati (Albrecht, Autrick, Bock, Geyer, Haase, Henke, Herzfeld, Kunert, Ledebour, Lensch, Liebknecht, Peirotes, Ruhle, Voghterr) la voteranno. Nella stessa riunione si decide che nella seduta del Reichstag del giorno dopo verrà mantenuta la disciplina del voto. Nella sua autobiografia Radek, in quei giorni a Berlino, ricorda di aver cercato di convincere Henke, il deputato di Brema che egli conosce da tempo, a votare contro i crediti di guerra. Il 4 agosto per convinzione o per disciplina di partito tutti i deputati socialdemocratici daranno il loro voto favorevole all’entrata della Germania in guerra. Anche chi da tempo all’estrema sinistra come Liebknecht definisce un crimine l’assenso socialdemocratico alal guerra imperialista, è convinto che il voto del 4 agosto sia solo uno sbandamento temporaneo da cui il partito si riprenderà magari per effetto dei colpi della reazione o per le pressioni della base”” (pag 134)”,”LUXS-062″
“MAFFI Mario”,”Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York.”,”Mario Maffi insegna Cultura Angloamericana presso l’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi saggi: ‘La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il “”sogno americano”” (1865-1920)’ (1980), ‘Sotto le torri di Manhattan. Mappe, nomi, storie, luoghi’ (1998), ‘Londra. Mappe, storie, labirinti’ (2008), ‘Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America’ (2004).”,”USAS-002-FV”
“MAFFI Mario”,”La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il sogno americano, 1865-1920.”,”Mario Maffi (Milano 1947) svolge attività di ricerca e di insegnamento presso l’Istituto di Letteratura nord-americana dell’Università Statale di Milano. E’ anche autore di ‘La cultura underground’ (Bari, 1972, 1980) e ‘Le origini della sinistra extra-parlamentare’ (Milano, 1976). Tra gli scrittori di cui si parla: Rebecca Harding Davis, Upton Sinclair, Jack London, Ernest Poole, Zane Grey, Shrwood Anderson, Theodore Dreiser, John Reed e molti altri (esempi di letteratura sulla classe operaia statunitense ecc.) Contiene tra l’altro il capitolo 8: ‘L’apprendistato di John Reed’ “”Lo stesso fascino «sintetico» e «simbolico», la stessa calma piena di enormi significati pur nella semplicità della veduta, ritroviamo nei ‘Ten Days That Shook the World’ (1919). All’apice della sua opera, John Reed eleva a livelli raramente toccati prima il dono (affinato con tanta cura) di assimilare con la vista, con l’udito, con i nervi, con il cervello, con ogni molecola del corpo fino a «sciogliersi» negli avvenimenti, a diventarne a tal punto parte integrante che ci è difficile stabilire un distacco o cogliere una qualche separazione tra l’autore e la materia che gli si svolge intorno. (…) Così John Reed; dalla penna di un americano ci giunge quest’affresco appassionato ed affascinante che ritaglia dieci giorni d’un evento grandioso. Sono forbici sensibilissime e abili, quelle che han saputo seguire i contorni complessi, imprevedibili, sotterranei e vertiginosi di quei dieci giorni. Che han saputo penetrare i recessi della rivoluzione e della controrivoluzione, scavare negli stati d’animo poderosamente ondeggianti di masse gigantesche, percorrere i corridoi male illuminati, sporchi e caotici dello Smolny, attraversare le vie e le piazze in cui si formano e si sciolgono capannelli con la stessa insistenza frenetica di molecole viste al microscopio; che han saputo cogliere l’atmosfera sospesa delle notti di Pietrogrado sull’orlo della rottura rivoluzionaria, ricreare le tumultuose assemblee in cui la storia viene modellata da masse che si risvegliano alla politica e da capi che non hanno nulla del Superuomo, ma che sembrano pile pulsanti d’energia, che sprizzano parole, spiegano con pazienza, balzano in piedi per contestare e attaccare, strumenti della storia. Ecco la qualità di questo John Reed: un realismo che non è mai freddo e distaccato, o timido e reticente – ma nemmeno retorico, proprio quando la tentazione potrebbe esser forte. È la qualità della partecipazione costante e totale che permette di assimilare episodi, parole, stati d’animo, atmosfere, sfondi, per filtrarli attraverso un metabolismo di scrittore e riversarli sulla pagina nella loro quintessenza. Una visione complessa e attenta ai fatti, che sa chinarsi a raccogliere il quotidiano, il piccolo, il quasi invisibile, lo sporco, l’oggetto ovvio e fors’anche impolverato e non attraente; e nello stesso tempo, sa abbracciare il fiume in piena fragorosa. Un’attenzione sensibile e minuziosa per le tensioni nell’aria, (…) per i volti e le espressioni, per la voce delle folle e i silenzi delle piazze, per i crepitii nella notte e il rombo di colonne di soldati che passano: il tutto scarno, senza un grammo d’impressionismo in eccesso. Così si staccano in rilievo, questi quadri della città in attesa, delle sedute in aule piene di fumo, grida, odore umano, delle facciate enigmatiche di palazzi che racchiudono la storia di epoche, di Lenin e Trotsky onnipresenti, dei grandi e dei piccoli problemi (…). Certo, è giornalismo; ma anni prima, Walter Lippmann aveva visto giusto scrivendo a Reed a proposito dei suoi ‘reportages’ dal Messico: «Io dico che con John Reed comincia il giornalismo. Per inciso, (…) quelli articoli sono letteratura» (2). (…) In uno scritto sul futurismo, Trotsky – parlando del poema di Majakovski ‘150.000.000’ – ne individua una debolezza nella «mancanza di un’immagine della rivoluzione che sia forgiata dai nervi e dal cervello, e a cui siano sottomessi i procedimenti del magistero poetico» (3). Indubbiamente, Reed non è Majakovskj (4), e i ‘Ten Days’ non sono un poema. Ma se prendiamo la frase di Trotsky e la capovolgiamo in positivo, cogliamo il senso ultimo del libro di Reed, il significato del suo fascino letterario e storico, la sua attrattiva anche a sessant’anni di distanza: non è una semplice testimonianza dell’epoca, è molto di più. Lo vide bene (seppure con più retorica del dovuto) Max Eastman, quando commemorò Reed a New York, all’arrivo della notizia della sua morte (…)”” (pag 216-219) [Mario Maffi, ‘La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il sogno americano, 1865-1920’, Laterza, Bari Roma, 1981] [(2) Walter Lippman a John Reed, 25 marzo 1914, cit. in Robert A. Rosenstone, ‘John Reed – Rivoluzionario romantico’, Ed. Riuniti, Roma, 1976, p. 250; (3) Lev Trotsky, ‘Il futurismo’, in ‘Letteratura e rivoluzione’, Einaudi, Torino, 1974, p. 135] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Prof. Mario Maffi foto Maffi LETTERATURA DEGLI STATI UNITI Tel.: 0039 02 503.13587 Fax: 0039 02 503.13563 e-mail: mario.maffi@unimi.it Corsi Pubblicazioni Mario Maffi è professore straordinario di Cultura anglo-americana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Dopo essersi occupato delle culture giovanili negli Stati Uniti degli anni ’60, il prof. Mario Maffi ha rivolto la propria attenzione allo studio dell’intreccio delle componenti economiche, sociali, politiche e culturali nel periodo compreso fra la Guerra Civile e la Prima guerra mondiale, e in particolare ai decenni di trapasso fra ‘800 e ‘900 e a problematiche quali la chiusura della frontiera, la nascita delle metropoli, la nascita della grande letteratura realista e naturalista, la trasformazione della cultura popolare in cultura di massa, gli sviluppi delle culture urbane e immigrate, l’affermarsi del modernismo in letteratura, pittura, architettura, fotografia, cinema, e l’interazione di tutti questi elementi nel processo contraddittorio di formazione di un’identità nazionale. L’interesse per la città in quanto terreno di tensioni e lacerazioni e fucina di culture diverse s’è poi tradotto in numerosi volumi, saggi e interventi a convegni in Italia e all’estero. E non s’è limitato agli anni senz’altro cruciali fra ‘800 e ‘900 (duranti i quali la città statunitense, e in modo particolare New York, ha funzionato da vero e proprio laboratorio della modernità e del modernismo), ma s’è rivolto anche ai decenni a noi più vicini, con particolare attenzione per la produzione letteraria e artistica degli immigrati messicoamericani, asiaticoamericani e portoricani e nella visione di una cultura e letteratura statunitense che, fin dalle origini, nasce e si svolge da ibridazioni complesse, contrastanti e a volte anche stridenti. In questo senso va anche l’analisi (tuttora in corso) sugli sviluppi del modernismo dopo gli anni ’20, visto come un fenomeno attuale e a noi contemporaneo, in polemica con le molte teorizzazioni sul postmodernismo. Attualmente, oltre a proseguire su queste linee di ricerca, il prof. Maffi sta iniziando un ampio studio sulle geografie culturali d’America, analizzando le modalità attraverso le quali il rapporto con la realtà fisica del paese s’è tradotto in corpus letterario, in stile, in ideologia, in identità collettiva, con particolare riferimento all’800 e al fiume Mississippi come crocevia di culture e luogo di formazione storica, sociale e culturale. Fuori dell’ambito strettamente americanistico, ma in coerenza con questi indirizzi di studio, il prof. Maffi s’è dedicato anche, recentemente, alla storia culturale di Londra e del fiume Tamigi. Il prof. Maffi è iscritto all’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (AISNA)e alla European Association for American Studies (EAAS) e fa parte del comitato scientifico della rivista internazionale di studi nord-americani Ácoma http://dinamico.unibg.it/acoma/. torna su Principali pubblicazioni Monografie Saggi e articoli Introduzioni, prefazioni, postfazioni Conferenze, lezioni, relazioni a convegni Curatele Traduzioni Altri lavori Monografie: La cultura underground (Bari: Laterza, 1972, 1973, 1981; Premio “”Libro Giovane”” 1975 dell’Unione Italiana per il Progresso della Cultura; tradotto in Spagna, Grecia e Brasile) – uno studio sulle culture giovanili negli Stati Uniti degli anni ’60, nei vari aspetti sociali, politici, artistici e letterari. La cultura underground (Barcellona: Editorial Anagrama, 1975). Le origini della sinistra extraparlamentare (Milano: Mondatori, 1976) – un’analisi sintetica dei grandi dibattiti che storicamente hanno contrapposto il marxismo rivoluzionario all’anarchismo e ad altre posizioni analoghe. La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il “”sogno americano””, 1865-1920 (Bari: Laterza, 1980) – una storia culturale di quei decenni e delle loro problematiche centrali, attraverso la lettura di opere di autori diversi come Upton Sinclair, Jack London, Ernest Poole, Winston Churchill, Zane Grey, Sherwood Anderson, Theodore Dreiser, John Reed. Storia della letteratura americana (con Guido Fink, Franco Minganti, Bianca Tarozzi; Firenze: Sansoni, 1991) – la prima Storia scritta da studiosi italiani dopo quella classica di Carlo Izzo (La letteratura nord-americana, 1967). Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York (Milano: Feltrinelli, 1992) – un’ampia storia culturale del Lower East Side di New York, quartiere immigrato di Manhattan, che da metà ‘800 continua a svolgere un ruolo centrale negli sviluppi della cultura moderna, non solo statunitense. Gateway to the Promised Land. Ethnic Cultures in New York’s Lower East Side (Amsterdam: Rodopi, 1994; New York: New York University Press, 1995) – edizioni olandese e statunitense del testo precedente. New York. L’isola delle colline (Milano: Il Saggiatore, 1995) – un testo fra diario di viaggio e memoir che riprende in un’ottica personale molte delle tematiche affrontate nel testo precedente. Sotto le torri di Manhattan. Mappe, nomi, storie. Luoghi (Milano: Rizzoli, 1998, 1999) – un “”ritratto della città””, rivista e riletta nei suoi vari aspetti, storici, sociali e culturali. Londra. Mappe, storie, labirinti (Milano: Rizzoli, 2000) – un altro “”ritratto di città””, un libro “”gemello”” del precedente. New York. L’isola delle colline (Milano: Feltrinelli Traveller, 2003). Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America , Milano: Rizzoli 2004. Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York (nuova edizione), Il Saggiatore, Milano 2006 Mississippi. Un voyage aux sources de l’Amérique, Grasset, Paris 2008 (selezionato per il Prix Nicolas Bouvier 2008; vincitore del Prix Ptolémée pour la Géographie 2008) Tamigi. Storie di fiume, Il Saggiatore, Milano 2008. torna su Saggi e articoli: “”‘The Law of Life’: Jack London and the Dialectic of Nature””, in Jack London Newsletter, Vol. 12, No. 1-3, Jan.-April 1979. “”Macchina, fabbrica, città nella cultura americana dell’800″”, in Archeologia Industriale. Notiziario della Società Italiana per l’Archeologia Industriale, n. 6, dicembre 1979. “”Jack London in Italy. On Some Recent Editions of Martin Eden””, in Jack London Newsletter, Vol. 13, No. 1, January-April 1980. “”L’affermarsi della città industriale””, in AA.VV., Immagini dell’industria europea, ETAS, Milano 1981. “”Percorsi di sopravvivenza””, in AA.VV., Loisaida / New York City. Voci,immagini, suoni dal Lower East Side, Lo Zibetto, Milano 1983. “”Horatio Alger, Jr., la tradizione puritana e i codici di comportamento nella città industriale””, in Rivista di Studi Nord-Americani, Anno II, nn. 2-3, 1983. “”Architecture in the City, Architecture in the Novel: William Dean Howells’s A Hazard of New Fortunes””, in Studies in the Literary Imagination, Vol. XVI, No.2, Fall 1983. Tuli Kupferberg. Uno sguardo da sotto il ponte, Lo Zibetto, Milano 1984 “”Lower East Side / Loisaida N.Y. Cultura emergente, cultura dell’emergenza””, in Linea d’ombra, n. 10, giugno 1985. “”Viaggio attraverso i luoghi del lavoro. Immagini della narrativa ottocentesca””, in Catalogo della Mostra Il luogo del lavoro, Triennale di Milano, maggio-ottobre 1986. “”A proposito di ‘Amerika’””, in Linea d’ombra, n.20, ottobre 1987. Voci: “”M. Algarìn””, “”H. Alger, Jr.””, “”L. Bromfield””, “”E. R. Burroughs””, “”A.Cahan””, “”J. Cain””, “”C. Caudwell””, “”J. F. Cooper””, “”J. Erskine””, “”H. Fast””, “”H. Frederic””, “”H. Garland””, “”J. Gelber””, “”F. B. Harte””, “”B. Hecht””, “”E. MacColl””, “”L. Marx””, “”P. Pietri””, “”M. Piñero””, “”J. Reed””, “”U. Sinclair””, “”H. Swados””, “”B. Tarkington””, in Dizionario Bompiani degli Autori, Bompiani, Milano 1987. “”Smalltown America””, in Linea d’ombra, n. 24, febbraio 1988. “”New Orleans””, in Alphabeta, n. 107, aprile 1988. “”The Nuyorican Experience in the Plays of Pedro Pietri and Miguel Piñero””, in Cross-Cultural Studies. American, Canadian, European Literatures: 1945-1985. Proceedings of the Bled Symposium, ed. By Mirko Jurak, The English Department, Edvard Kardelj University of Ljubljana, Ljubljana 1988. “”Tra Avenue C e Avenue D””, in Linea d’ombra, n. 27, maggio 1988. “”Fay Chiang, da Chinatown, New York””, in Linea d’ombra, n. 29, luglio 1988. “”Nuyorican. Il teatro di Pedro Pietri e Miguel Piñero””, in Linea d’ombra, n.34, gennaio 1989. “”Da Buffalo Bill a Coney Island: Due forme di spettacolo popolare tra Otto e Novecento””, in Rivista di Studi Anglo-Americani, Vol.V, n.7, 1989. “”Incubo americano. Sei monologhi di Eric Bogosian””, in Linea d’ombra, n.43 (novembre 1989). “”New York City Newsboys’ Strike of 1899″”, in Labor Conflict in the United States. An Encyclopedia, ed. by Ronald L. Filippelli, Garland Publishing, Inc., New York & London 1990. “”City Maps and City Alphabets””, (con Franco Minganti), in Rivista di Studi Anglo-Americani, VI, no.8, 1990. “”A sud-est di Manhattan””, in Leggere, V (luglio-agosto), No.43, 1992. “”‘Chi Lai, Arriba, Rise Up!’. Some Remarks on Ethnic Writing in New York City””, in Hans Bak, ed., Multiethnicity and the Canon of American Culture, VU University Press, Amsterdam 1993. “”I fantasmi di Angel Island””, Leggere, VI (ottobre), No.54, 1993. “”Profumo di Londra””, Leggere, VII (febbraio), No.57 , 1994. “”Scritture dei Latinos e degli Asian Americans””, Àcoma, I (primavera 1994), No.1. “”The Subway and the Cellar: breve viaggio attraverso i sotterranei d’America””, Àcoma I (estate 1994), No.2. “”The Other Side of the Coin: Culture in Loisaida””, in Janet Abu-Lughod, et al., From Urban Village to “”East Village””. The Struggle for the Lower East Side, Blackwell, London 1994. “”1970-1990: Vent’anni di teatro di parola””, Àcoma II (estate-autunno 1995), n.5. “”La periferia come inner city: il Lower East Side di New York””, Il centro altrove. Periferie e nuove centralità nelle aree metropolitane, Electa, Milano 1995. “”Un’idea d’opera””, in George Gershwin, Porgy and Bess, Teatro alla Scala, Milano 1996. “”Call Me Deportee””, Àcoma, 11 (autunno-inverno 1997). “”Stranieri, nomadi, meticci: artisti dai margini degli Stati Uniti””, in Lo straniero. Atti del Convegno di Studi, a cura di Mario Domenichelli e Pino Fasano, Bulzoni Editore, Roma 1997. “”The Strange Case of Luigi Donato Ventura’s Peppino. Some Speculations on the Beginnings of Italian American Fiction””, in Werner Sollors, ed., Multilingual America, New York University Press, New York 1998. “”Narrare la metropoli: mappe di New York””, in Gianni Cascone, a cura di, De/Scrittura 1, DeriveApprodi, Roma 1999. “”Storie individuali e storie collettive nel teatro di massa””, Àcoma, 16 (primavera 1999). “”Dalle strade della metropoli al palcoscenico dell’opera””, in West Side Story, Teatro alla Scala, Milano 2000. “”Translating Abraham Cahan, Teaching the Lower East Side: A View from Italy””, in Hasia R. Diner, Jeffrey Shandler, and Beth S. Wenger, eds., Remembering the Lower East Side. American Jewish Reflections, Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis 2000. “”Il salotto e la strada (per non dire della gallina). Spazi pubblici e spazi privati nell’esperienza del Lower East Side di New York””, Àcoma, 21 (estate-autunno 2001) “”Cézanne e il ‘segreto’ di Hemingway””, in G. Cianci, E. Franzini, A. Negri, a cura di, Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi, Bocca Editori, Milano 2001. “”Risalendo il Mississippi: cartoline di viaggio””, Àcoma, n.22 (inverno 2002). “”A New York, luoghi della modernità””, Arcipelago. Rivista di studi letterari dell’Università di Bergamo, n.1, 2002. “”St. Louis: Partenze e arrivi. Note a margine a una città-crocevia””, Storia urbana, nn.98-99 (2002) “”The Parlor and the Street: Private and Public Spaces on New York’s Lower East Side””, in R. Baritono, D. Frezza, A. Lorini, M. Vaudagna, E. Vezzosi (eds), Public and Private in American History. State, Family, Subjectivity in the Twentieth Century, Otto Editore, Torino 2003 “”A Map of the Lower East Side””, in William Boelhower and Anna Scacchi, eds., Public Space, Private Lives. Race, Gender, Class and Citizenship in New York, 1890-1929, VU University Press, Amsterdam 2004 “Blues della morte per acqua”, Ácoma. Rivista internazionale di studi nord-americani, n.31 (inverno), 2005. “Blues de la mort par les eaux: souvenir de la Nouvelle-Orléans”, Conférence, N°21 (automne), 2005 “Dai bordi dell’America. Voci e scritture di frontiera (un’ipotesi di lavoro)”, in Franca Sinopoli e Silvia Tatti, a cura di, I confini della scrittura. Il dispatrio nei testi letterari, Cosmo Iannone Editore, Isernia 2005 “Writing the Mississippi”, in Oriana Palusci e Sabrina Francescani, a cura di, Translating Tourism. Linguistic/cultural representations, Editrice Università degli Studi di Trento, Trento 2006 “Editor’s Foreword”, in “Special European Issue – American Spaces: Horizontal and Vertical”, RSA – Rivista di Studi Nord-Americani, nn.15-16/2004-2005 “The Confidence River: The Mississippi and ‘Its Inimitable Gothic Script’”, in Josef Jarab, Marcel Arbeit, Jenel Virden, eds., America in the Course of Human Events. Presentations and Interpretations, VU University Press, Amsterdam 2006 “Untender is the night in the Garden of Eden: Fitzgerald, Hemingway, and the Mediterranean”, in Caroline Patey, Giovanni Cianci, Francesca Cuojati, eds., Anglo-American Modernity and the Mediterranean, Cisalpino Istituto Editoriale Universitario, Milano 2006 “The Parlor and the Street: Private and Public Spaces on New York’s Lower East Side”, in Günther H. Lenz, Friedrich Ulfers, Antje Dallmann, eds., Toward a New Metropolitanism. Reconstituting Public Culture, Urban Citizenship, and the Multicultural Imaginary in New York and Berlin, Universitätsverlag, Berlin 2006 “New York”, in Remo Ceserani, Mario Domenichelli, Pino Fasano, a cura di, Dizionario dei temi letterari, Torino, UTET, 2007 “Geografie letterarie statunitensi”, in Mario Casari e Dino Gavinelli, a cura di, La letteratura contemporanea nella didattica della geografia e della storia, Milano, CUEM, 2007 torna su Introduzioni, prefazioni, postfazioni: “”Prefazione””, all’edizione spagnola di Mario Maffi, La cultura underground (1975). “”Prefazione””, alla terza edizione di Mario Maffi, La cultura underground (1980). “”John Reed: Da Harvard al Palazzo d’Inverno, passando attraverso l”Altra America’””, in John Reed, Dieci giorni che fecero tremare il mondo, Mondadori, Milano 1982. “”Vagabondaggio ed esilio: George Orwell e la Guerra di Spagna””, in George Orwell, Omaggio alla Catalogna, Mondadori, Milano 1982. “”Ai margini dell’Impero””, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 1983. “”Premessa””, all’edizione greca di Mario Maffi, Underground, Odysseas, Atene 1983. “”Upton Sinclair: I dilemmi di un socialista per sentimento””, in Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. “”Introduzione””, in Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. “”Introduzione””, in Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. “”Prefazione””, in Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. “”Introduzione””, in Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. “”Un americano alla corte di re Edoardo VII””, prefazione a Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. “”Prefazione””, in T. Howe, A. Innaurato, M. Piñero, D. Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987 “”Introduzione””, in Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988. “”Postfazione””, in Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. “”Introduzione””, in Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. “”Introduzione””, in James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990. “”Introduzione””, in Richard Wright, Ho bruciato la notte, Mondadori, Milano 1992. “”Ritratto dell’autore da scarafaggio””, in Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993. “”Introduzione””, in Robert Louis Stevenson, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano 1994. “”Premessa””, in Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. “”Nota introduttiva””, in Mark Twain, La banconota da un milione di sterline, Oscar Mondadori, Milano 1995. “”Introduzione””, in Sir Arthur Conan Doyle, L’avventura del vampiro del Sussex, Oscar Mondadori, Milano 1995. “”Introduzione””, a Mario Maffi, a cura di, Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. “”Introduzione””, a Mario Maffi, a cura di, Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. “”Introduzione””, a “”Poeti di lingua inglese””, in Poesia delle Americhe. Ottocento e Novecento, a cura di Piero Gelli, Skira Editore 1997. “”Il poeta veste di nero””, in Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio (Cagliari: CUEC Edizioni 2001. “”La giungla a un secolo di distanza””, in Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. “”New York, anni dopo””, in Mario Maffi, New York. L’isola delle colline, Feltrinelli Traveller, Milano 2003. “”L’attualità di La giungla, cent’anni dopo””, in U. Sinclair, La giungla (cura, traduzione, introduzione di Mario Maffi; Il Saggiatore, Milano 2003) “Introduzione – Ai margini dell’Impero”, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 2006 “Preface: Time and the City”, in Mario Maffi, New York City. An Outsider’s Inside View, Ohio State University Press, Columbus (OH) 2004 “Presentazione – L’occhio di Henry James”, in Caroline Patey, Londra. Henry James e la capitale del moderno, Unicopli, Milano 2004 “Editor’s Foreword”, in “Special European Issue – American Spaces: Horizontal and Vertical”, RSA – Rivista di Studi Nord-Americani, nn.15-16/2004-2005 “Introduzione – Ai margini dell’Impero”, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 2006 “Postfazione – I giardini della memoria”, in Michela Pasquali, Loisaida. NYC Community Gardens, a+mbookstore, Milano 2006 “Prefazione alla nuova edizione”, in Mario Maffi, Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York, Il Saggiatore, Milano 2006 “Introduzione all’edizione 2008”, in Karl Marx – Friedrich Engels, India. Cina. Russia. Le premesse di tre rivoluzioni, Il Saggiatore, Milano 2008 torna su Conferenze, lezioni, relazioni a convegni: “”La Nuova Sinistra Statunitense e il Movimento Nero negli anni sessanta””, relazione al IV Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Urbino, 27-30 maggio 1977). “”Horatio Alger, Jr., la tradizione puritana e i codici di comportamento nella città industriale””, VI Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Bologna, 2-4 ottobre 1981). “”From the Abyss: Social Writing and the Urban Masses in the American Late Nineteenth Century””, relazione alla Annual Conference della British Association for American Studies (Edinburgh, April 8-11, 1983). “”Da Buffalo Bill a Coney Island: Due forme di spettacolo popolare tra Otto e Novecento””, relazione al IX Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Perugia, 10-13 novembre 1987). “”Urban Culture and Americanization in the Early Fiction of the Lower East Side””, relazione all’International Convention dell’American Studies Association e della Canadian Association for American Studies (New York, Nov. 21-24, 1987). “”The Nuyorican Experience in the Plays of Pedro Pietri and Miguel Piñero””, relazione al Symposium on the Literatures and Cultures of the United States and Canada (Bled, Slovenia, Yugoslavia, 9-14 maggio 1988). “”Il laboratorio del Lower East Side””, comunicazione al Seminario: “”Roma/New York, culture a confronto”” (Università “”La Sapienza””, 3-6 luglio 1989) “”City Maps and City Alphabets: Words and Images from New York’s Lower East Side””, relazione al Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani, (Sassari, 9-11 ottobre 1989; in collaborazione con Franco Minganti). “”‘Chi Lai, Arriba, Rise Up!’. 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Some Speculations on the Beginnings of Italian American Fiction””, relazione alla Biennial Conference of the European Association for American Studies (Varsavia, 21-24/3, 1996). “”Immigrant Cultures in New York””, lezione tenuta presso l’Institut für Amerikanistik della Innsbruck Universität (Innsbruck, 30/5/1996). “”Culture urbane e letterature della città: percorsi di ricerca””, relazione al seminario interdisciplinare di studi americani “”Gli Stati Uniti nel 20° secolo: cultura, società, economia e stato””, organizzato dal Centro di Studi Americani e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana (Roma, 5-7/6/1996). “”Louis Chu’s Eat a Bowl of Tea: A Founding Text in Asian American Literature””, relazione al Convegno della European Association for American Studies (Lisbona, aprile 1998). “”Translating Abraham Cahan, Teaching the Lower East Side. A View from Italy””, relazione al Convegno “”Remembering the Lower East Side: American Jewish Reflections”” (New York University, New York, May 10th-11th, 1998) “”Cézanne e il ‘segreto’ di Hemingway””, relazione al Seminario Interdisciplinare “”Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi”” (Università degli Studi di Milano, A.A. 1997/1998). “”Real Cities: Metropolitan Spaces, Immigrant Writing. Sparse Thoughts on Modernism””, relazione al Convegno “”I limiti del moderno. Spazi e forme della rappresentazione: città, fabbrica e avanguardia”” (Università del Piemonte Orientale, Vercelli 8-9 aprile 1999). “”Narrare New York””, Intervento al Laboratorio di letteratura americana, Centro Italiano di Studi Americani (Roma, 19 maggio 1999). “”New York, o della complessità””, Lezione conclusiva del Seminario di Letteratura Americana, Centro Italiano di Studi Americani (Roma, 20 maggio 1999). “”Città perdute e Babilonie rivisitate: il caso di F. S. Fitzgerald””, Comunicazione alla Tavola Rotonda “”Strangers in Paris”” (Università degli Studi, Milano 25 maggio 1999). “”A Map of the Lower East Side””, relazione al Convegno “”Public Spaces, Private Lives. Race, Class, Gender and Citizenship in New York City, 1890-1929″” (Università di Padova, Padova, 26-28 aprile 2000). “”What the Lower East Side Taught (And Teaches)””, relazione al Convegno “”Towards a New Urbanism. Re-Imagining the Cultural Metropolis and Reconstructing Urban Knowledges””, (Humboldt Universität, Berlin, 29 giugno-1 luglio 2000). “”Vampiri di fine secolo, fantasmi di modernità””, intervento alla giornata di studio “”Wilde At Heart”” (Università degli Studi di Milano, 14 dicembre 2000). “”Sguardi su New York. 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Spazi urbani e forme di vita nella cultura occidentale”” (Università di Roma 3, 29 novembre-1 dicembre 2001). “”Eating the Mississippi; ovvero, perché non voglio più mangiare il pesce-gatto””, Intervento alla giornata “”Le parole del cibo”” (Università degli Studi di Milano, 7 febbraio 2002). “”Life on the Mississippi Revisited; Or, The River as Déjà-vu””, relazione al convegno “”Stemming the Mississippi”” (Université Paris 7 Denis Diderot, Parigi, 26-28 febbraio 2003). “”Mapping the Mississippi: Un altrove all’interno dell’America””, comunicazione alle giornate di studio “”Mappe verbali dell’altrove: Letteratura e immaginario geografico”” (Università degli Studi di Milano, 20-21 marzo 2003). Intervento al seminario “”New York”” (Università di Torino, 27 marzo). Intervento alla giornata “”Cantieri dell’americanistica”” (Università di Bergamo, 16 aprile). “”The Confidence-River: The Mississippi and ‘Its Inimitable Gothic Script'””, Parallel Lecture alla European Association for American Studies’s Biennial Conference (“”America in the Course of Human Events: Presentations and Interpretations””, Charles University, Praga, 2-5 aprile 2004) “Sentieri d’America: la Route 66 e altre strade”, Seminario di Letteratura Americana (Centro di Studi Americani, Roma, 8-10 giugno 2005) “Città di fiume: St. Louis e New Orleans”, lezione al Dottorato di Ricerca in Letterature di Lingua Inglese (prof.ssa Rosa Maria Colombo, “Nel corpo delle città: Ordine e caos”; Università “La Sapienza”, Roma, 9 giugno 2005) “ ‘Un fiume mostruosamente grande’: Il Mississippi fra storia e immagini, oralità e scrittura”, Incontri di Comparatistica (Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Sezione di Comparatistica; 25 febbraio 2005) “Tenera è la notte nel giardino dell’Eden? Fitzgerald, Hemingway e il Mediterraneo”, Relazione presentata all’International Conference “Anglo-American Modernità and the Mediterranean” (Università degli Studi di Milano, 29-30 settembre 2005) “Tra David e Huck, formazioni transatlantiche” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 10 dicembre 2005) “Che cosa narrano le sorgenti del Mississippi – Il Mississippi e G. C. Beltrami” (Museo di Scienze Naturali “E. Caffi”, Bergamo, 11 febbraio 2006) “La città e l’acqua” (Libreria Utopia, Milano, 23 febbraio 2006) “Due mondi, due culture: Po e Mississippi a confronto” (Biblioteca comunale “F. Maffi”, San Zenone Po, 7 maggio 2006) “Il Mississippi e il blues” (Festival Blues, Piacenza, 18 maggio 2006) “Raccontare Londra, raccontare New York” (lezione nell’ambito del corso tenuto dalla prof.ssa Nicoletta Vallorani, Mediazione Linguistica e Culturale, Polo di Sesto San Giovanni, 9 novembre 2006) “L’impossibilità di essere normali: tra J. D. Salinger e Alan Sillitoe” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 25 novembre 2006) “Vie d’acqua, vie di civiltà” (I mercoledì di Italia Nostra, Milano, 14 febbraio 2007) “Geografia, storia e letteratura nel mondo anglo-americano” (Convegno “La letteratura contemporanea nella didattica della geografia e della storia”, Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Associazione dei Laureati in Discipline Storiche, Università degli Studi di Milano, Milano, 16 febbraio 2007) “Città e fiumi: narrare le geografie” (Giornata di studio “L’immaginario geografico tra cultural studies e tradizione letteraria”, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Dottorato di Ricerca in Anglistica, Università degli Studi di Milano, Milano, 20 febbraio 2007) “Catastrofi reali e immaginarie nella cultura americana” (Giornata di Studio “Narrazioni dell’immaginario apocalittico”, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Dottorato di Anglistica, Università degli Studi di Milano, Milano, 2/3/2007) “Il Mississippi e il blues” (Festival del Blues, Castel S. Pietro [Imola], 25/5/2007) “Testimoni non neutrali: John Reed e George Orwell” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 24/11/2007) “Crocevia a New Orleans” (Convegno “Catene di memoria. Il bicentenario dell’abolizione britannica della tratta degli schiavi [1807] in prospettiva contemporanea”, Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche, Dipartimento di Lingue e Culture Contemporanee, Sesto San Giovanni, 7/11/2007) “Presentations du livre Mississippi. Voyage aux sources de l’Amérique (Grasset 2008)”, Festival International du Livre et du Film “”Etonnants Voyageurs””, St. Malo (10-12 maggio 2008) Presentation du livre Mississippi. Voyage aux sources de l’Amérique (Grasset 2008), Festival International de Géographie, St. Dié-Des-Vosges (2-5 ottobre 2008), e consegna del Prix Ptolémée pour la Géographie 2008 “ An Intimate Relationship. The City, the River, and their Wor(l)ds. Echoes from New Orleans and Vicinity”, Colloque International “L’Art de le Ville”, Maison de la Recherche, Université Toulouse-Le Mirail (6-8 novembre 2008) torna su Curatele: Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. Tina Howe, Albert Innaurato, Miguel Piñero, David Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987 Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988. Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990. Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993. Robert Louis Stevenson, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano 1994. Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio, CUEC Edizioni, Cagliari 2001. Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. torna su Traduzioni: Arthur Kopit, “”Indiani””, Sipario, n.2, 1970 Christopher Hill, Cromwell, Laterza, Bari 1975. Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. M. Piñero, “”Mezzanotte al Greasy Spoon””, in T. Howe, A. Innaurato, M. Piñero, D. Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987. Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988 (con Bruno Maffi). Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. “”Una bistecca”” e “”Il Messicano””, in Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. “”Incubo americano. Sei monologhi di Eric Bogosian””, in Linea d’ombra, n.43 (novembre 1989). James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990 (con Bruno Maffi). Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993 Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. George Gershwin, Porgy and Bess, Teatro alla Scala, Milano 1996. Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents, Stephen Sondheim, West Side Story, Teatro alla Scala, Milano, 2000. Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio, CUEC Edizioni, Cagliari 2001. Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. torna su Altri lavori: “”The Nether Side of New York””, audiovisivo prodotto in collaborazione con il fotografo Alberto Valentini, per l’Istituto di Anglistica, Università degli Studi, Milano 1983. “”In Darkest London””, audiovisivo prodotto in collaborazione con il fotografo Alberto Valentini, per l’Istituto di Anglistica, Università degli Studi di Milano 1985.”,”MUSx-069-FL” “MAFFIODO Barbara”,”La “”medicina delle passioni”” nel Piemonte ottocentesco (1815-1859).”,”Volume intonso”,”SCIx-002-FMB” “MAFFIOLI Cesare”,”Una strana scienza. Materiali per una storia critica della Termodinamica.”,”Cesare Maffioli si è laureato in fisica nel 1970 all’Università di Pavia ed attualmente è professore di ruolo di fisica e laboratorio presso l’ITI M. Curie di Milano.”,”SCIx-258-FL” “MAFFRE Jean-Jacques”,”La vita nella Grecia classica.”,”Jean-Jacques Maffre, membro dell’Ecole Française di Atene, è docente alla Sorbona. Tra le sue opere: ‘L’art grec’, Paris, 1986 e ‘Le siècle de Péricles’, Paris; 1990.”,”STAx-372″ “MAGAGNOLI Stefano SIGMAN Nora Liliana TRIONFINI Paolo a cura;”,”Democrazia, cittadinanza e sviluppo economico. La costruzione del welfare municipale a Modena negli anni della Repubblica.”,”Saggi di Emanuele GUARALDI e Paolo TRIONFINI Stefano MAGAGNOLI Nora Liliana SIGMAN Emanuele Guaraldi è dottore di ricerca in Storia delle istituzioni politiche. Magagnoli insegna Storia economica all’Università di Parma. La Sigman collabora con il Centro documentazione donna, l’Università e l’Istituto storico di Modena. Paolo Trionfini è dottorando di ricerca all’Università di Teramo.”,”ITAS-191″ “MAGATTI Mauro DE-BENEDITTIS Mario”,”I nuovi ceti popolari. Chi ha preso il posto della classe operaia?”,”Mauro MAGATTI (1960) insegna sociologia presso l’ Università cattolica di Milano. Ha scritto pure ‘L’io globale’ e ‘Il potere istituente’. Mario de BENEDITTIS (1971) insegna sociologia dei processi culturali all’ Università degli studi di Milano. La Terza Italia. “”La ‘provincia italiana’, con gli stereotipi che l’accompagnano (una rete di relazioni sociali forte, consolidata e rigida; l’attaccamento alla cultura del territorio; la fermezza etica), pare emergere dai nuovi ceti popolari che vivono nei comuni con una popolazione compresa fra i 20.000 e i 40.000 abitanti. Ceti popolari, questi, che paiono maggiormente legati alla tradizione e alla famiglia rispetto a quelli che abitano in altri contesti territoriali. Per quanto riguarda la variabile ‘lavoro’, negli arcipelaghi urbani il numero degli impiegati, anche se inferiore a quello degli operai qualificati, è più significativo rispetto ai contesti extraurbani, dove risultano più indicativi gli operai qualificati. Più alta è la percentuale del ceto popolare extraurbano che ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato rispetto a quello urbano, così come, sempre con riferimento alla contrattualistica, è più elevata la percentuale di coloro che vivono in città con più di 500.000 abitanti e hanno contratti atipici o lavorano in nero. Sempre nelle città con più di 500.000 abitanti solo l’8.9% dei ceti popolari ha un lavoro autonomo (a dispetto di una media del 15.9%) e la percentuale di Co.co.co risulta essere la più alta””. (pag 125)”,”ITAS-124″ “MAGDOFF Harry SWEEZY Paul M.”,”La fine della prosperità in America.”,”Con tiene due capitoli dedicati in particolare alla crisi: – La crisi economica in una prospettiva storica – L’attuale crisi generale del capitalismo Ferrovie. Era della ferrovia. Grande depressione “”Tutti questi fattori [innovazione e nuove tecnologie, espansione imperialista e guerre coloniali, guerre tra le potenze imperialistiche, lavoro di ricostruzione postbellico, ndr] hanno in un momento o nell’altro giocato un ruolo cruciale sull’andamento del processo di accumulazione, negli Stati Uniti così come nelle altre parti del mondo capitalista. In questo paese, le ferrovie hanno assorbito tanto capitale quanto all’incirca tutte le industrie estrattive e manifatturiere assieme a partire dal 1850 in poi, e naturalmente sono state responsabili indirette della penetrazione del capitale all’interno del continente e dell’occupazione in larga misura delle grandi ondate di immigrati che hanno caratterizzato quel periodo storico. Può essere dimostrato che questa «èra della ferrovia» si è conclusa all’improvviso con il panico e la depressione (ciclica) del 1907, e che niente è venuto a sostituirla fino alla prima guerra mondiale. Naturalmente gli anni dal 1908 al 1915 sono stati anni di profonda depressione, con una disoccupazione di circa il 6.6% della forza lavoro (più del doppio della media dei precedenti otto anni), e che nel 1915 aveva raggiunto il 9.7% (1). E’ stata la prima guerra mondiale a salvare gli Stati Uniti dall’entrare in una «grande depressione» ed é stata la prima grande ondata di «automobilizzazione» a sostenere l’economia negli anni venti. L’«automobilizzazione» va intesa non solo come sviluppo dell’industria dell’automobile di per sé, ma anche di moltissimi altri settori ad essa collegati (petrolio, vetro, acciaio, gomma, costruzioni di strade, sviluppo suburbano, ecc.). Gli anni dal 1916 al 1929 sono stati d’altra parte un periodo di relativamente forte espansione e di ridotta disoccupazione (una media del 4.5%), salutato dagli economisti più ottimisti di allora come una «nuova era» che avrebbe messo, secondo le parole del presidente Herbert Hoover, un pollo in ogni pentola e una macchina in ogni garage. Ma questa euforia fu di breve durata. Il 1929 ha visto l’inizio di una regolare recessione ciclica; e questa volta, così come era stato dopo il 1907, non esistevano fattori che potessero determinare una rapida ripresa. (…) Sul piano politico, la reazione negli Stati Uniti alla «grande depressione» è stato il New Deal, un insieme vagametne coordinato di scelte riformistiche”” (pag 77-78) [(1) Per maggiori dettagli vedi Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Il capitale monopolistico’, Torino, 1968, pp. 192-197] Rfc (Reconstruction Finance Corporation) (New Deal) (pag 87) Disoccupazione nascosta (Capitalismo e disoccupazione) (pag 105-107) “”Ancora nel 1972 vi erano non meno di sei milioni di lavoratori occupati a tempo pieno che guadagnavano meno di due dollari l’ora, ciò significa che lavorando 40 ore per settimana per 50 settimane l’anno essi guadagnavano meno di 4.000 dollari. Questi sei milioni di lavoratori erano chiaramente al di sotto del limite di povertà (…). Non vi è dubbio che la gran parte di questi sei milioni di lavoratori potrebbero essere inclusi non troppo arbitrariamente nella categoria della disoccupazione nascosta, anche se questo sarebbe abbastanza fuorviante per la loro grande maggioranza. Essi sono occupati nel vero e proprio senso della parola, e cioè sono lavoratori che ricevono un salario e producono plusvalore ed in quanto gruppo costituiscono un settore preciso della forza-lavoro. Oltre a ciò, e diversamente dai disoccupati nascosti, dal punto di vista del capitale essi sono assolutamente indispensabili per l’esistenza di molte imprese capitalistiche che nel loro insieme giocano un ruolo importante nel funzionamento dell’economia capitalista. L’entità di questa importanza non può essere assolutamente misurata con il metro del loro reddito o di quello dei loro datori di lavoro, la maggior parte dei quali sono piccoli capitalisti che vivono pressoché nelle stesse condizioni dei lavoratori loro dipendenti. Ciò che occorre tenere costantemente presente è che questi lavoratori sono impiegati in settori al alta concorrenzialità di una economia sempre dominata dai monopoli. Il risultato è che una buona parte, se non la maggior parte (…) del plusvalore ‘prodotto’ in questi settori produttivi concorrenziali è ‘drenato all’esterno’ e ‘realizzato’ nei settori monopolizzati dell’economia. E non è soltanto questa l’unica ragione per cui questa parte supersfruttata e funzionante a livelli inferiori allo standard generale dell’economia è importante per il grande capitale. L’esistenza di un grande numero di lavoratori con bassi salari, sempre disponibili ed ansiosi di ottenere un lavoro meglio pagato appena possibile, agisce come un potente freno sul potere contrattuale dei lavoratori meglio pagati nel settore monopolistico del sistema. In questo senso il sottoccupato, senza cessare di far parte della forza-lavoro attiva, funziona come parte dell’esercito di riserva o del relativo surplus della popolazione di cui Marx ha detto: «La sovrapopolazione relativa è quindi lo sfondo sul quale si muove la legge della domanda e dell’offerta di lavoro. Essa costringe il campo d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale» (1)”” [Harry Magdoff Paul M. Sweezy, ‘La fine della prosperità in America’, Roma, 1979] [(1) K. Marx, Il capitale, I, cit., p. 699]”,”USAE-104″ “MAGDOFF Harry”,”L’età dell’imperialismo.”,”‘Harry Magdoff uno dei maggiori economisti marxisti americani, insegna economia alla New School for Social Research. Dal maggio 1969 è condirettore con Paul M. Sweezy della “”Monthly Review””‘ [Harry Magdoff, ‘L’età dell’imperialismo’, Bari, 1971] “”1. La prima, più ovvia esigenza per garantirsi la sicurezza e il dominio in un mondo di duri contrasti è quella di ottenere il controllo sul maggior numero possibili di fonti di materie prime, ‘quali che siano queste materie prime e comprendendo in esse nuove fonti potenziali’ (16). Il controllo sulle fonti di materie prime è ad un tempo una misura di protezione contro la pressione dei concorrenti, e un’arma di attacco per tenere in scacco i concorrenti non integrati. La proprietà e il controllo sulle fonti di materie prime è normalmente un prerequisito essenziale per consentire a un’azienda dominante o a un gruppo di aziende dominanti di limitare la nuova concorrenza e di controllare la produzione e i prezzi finiti. Inoltre, la dimensione stessa delle grandi aziende integrate verticalmente fornisce loro i mezzi per esplorare e sviluppare nuove risorse potenziali nel resto del mondo (17). La storia dell’industria petrolifera è naturalmente un esempio classico, ma il principio vale anche per l’alluminio, l’acciaio, il rame e altre industrie. 2. Lo schema operativo dell’industria manifatturiera di maggiore successo comprende la conquista dei mercati stranieri. Ciò vale anche quando si abbia un mercato interno così grande come quello degli Stati Uniti. Nell’industria automobilistica con mercato di massa, ad esempio, il mercato estero ha esercitato un’influenza rilevante fin dalle origini. Il sesto modello costruito da Ford fu affidato a un distributore canadese. Fin dal suo primo anno di vita la società Ford cominciò a stipulare accordi per precostituirsi propri mercati esteri (18). L’intensità di questa ricerca di mercati di esportazione varia da industria a industria e presenta differenti gradi di importanza nei differenti momenti di evoluzione industriale e nelle diverse fasi del ciclo economico. In ogni caso, ciò che deve essere sottolineato è il rilievo particolare che assume per l’industria la conservazione di questi mercati di esportazione. E’ a questo proposito estremamente pertinente l’affermazione di Lenin: «Segno caratteristico del capitalismo è l’aumento dello scambio delle merci così all’interno del paese come, specialmente, sul mercato internazionale. Nel capitalismo sono inevitabili le disuguaglianze e le discontinuità nello sviluppo di singole imprese, di singoli industriali, di singoli paesi» (21). (…) 3. L’investimento all’estero costituisce un metodo particolarmente efficiente per lo sviluppo e la protezione dei mercati esteri. La più evidente dimostrazione storica di questa affermazione è data dagli investimenti nel settore ferroviario, che stimolano la domanda di rotaie, locomotive, carrozze ferroviarie e altri prodotti dell’industria siderurgica e meccanica (23). (…) L’idea diffusa che la teoria dell’imperialismo dovrebbe riferirsi prevalentemente agli investimenti nei paesi sottosviluppati non è affatto corretta. La realtà è che le possibilità di investimenti redditizi in siffatti paesi sono limitate dalle stesse condizioni imposte dalle manovre dell’imperialismo. La domanda di mercato limitata e l’arretratezza industriale sono il risultato di strutture sociali ed economiche embrionali, unite alla trasformazione di questi paesi in fornitori di materie prime e di prodotti alimentari per le metropoli. Nostro compito non è qui quello di analizzare in modo esauriente tutti i fattori connessi agli investimenti all’estero, quanto piuttosto di avanzare la tesi che esistono ragioni evidenti, nell’età dell’imperialismo, per l’esplosione degli investimenti all’estero come conseguenza delle possibilità e delle spinte che ne derivano dall’ascesa del ‘big business’. E’ un fenomeno che non ha origine nella malizia dell’operatore economico ma nel normale funzionamento dell’attività economica nelle condizioni date. Le forme di questi investimenti dovrebbero essere esaminate nel loro contesto storico, alla luce della situazione reale in cui le società operano, piuttosto che nei termini astratti più consueti di pressione del ‘surplus’ di capitale (25). 4. La ricerca di opportunità per investimenti all’estero e il controllo sui mercati stranieri spinge l’attività politica nel campo economico ad un nuovo grado di intensità. Gli ultimi venticinque anni del XIX secolo vedono il fiorire di dazi protezionistici (26). Minacce, guerre, occupazioni coloniali sono strumenti politici ausiliari per assicurarsi una sufficiente influenza politica in una paese straniero al fine di ottenere un trattamento commerciale preferenziale, impadronirsi di concessioni minerarie, rimuovere gli ostacoli al commercio e agli investimenti, aprire le porte alle banche e ad altre istituzioni finanziarie che facilitino la penetrazione economica e l’occupazione. L’intensità e la forma dell’intervento politico sono ovviamente diverse. In paesi lontani e deboli è conveniente l’occupazione coloniale. In circostanze diverse appaiono adeguati la corruzione dei funzionari locali o i prestiti (per mezzo di banche o istituzioni statali) (27). Tra i paesi più avanzati si formano alleanze e accordi di compartecipazione. Ne risulta una rete di rapporti economici e politici che muta continuamente nel tempo per effetto di guerre, depressioni, saggi differenziati di industrializzazione (28). Anche le forme variano: colonie, semicolonie, le «più svariate forme di paesi asserviti che formalmente sono indipendenti dal punto di vista politico, ma che in realtà sono avviluppati da una rete di dipendenza finanziaria e diplomatica» (29), così come tra le potenze imperialistiche vi sono quelle antiche e quelle più recenti”” [Harry Magdoff, ‘L’età dell’imperialismo’, Bari, 1971] [(16) E’ da osservare che le società giganti degli Stati Uniti impararono presto, in base all’esperienza, l’opportunità di controllare le loro forniture di materi prime (…); (17) Quando Lenin fornisce la sua spiegazione sul passaggio dalla libera concorrenza al monopolio, osserva: «La concentrazione ha fatto progressi tali che ormai si può fare un calcolo approssimativo di quasi tutte le fonti di materie prime (per esempio i minerali di ferro) di un dato paese, anzi, come vedremo, di una serie di paesi e perfino di tutto il mondo. E non solo si procede a un tale calcolo, ma le miniere, i territori produttori vengono accaparrati da colossali consorzi monopolistici» (‘L’imperialismo’, cit., p. 207). E oltre, nello stesso saggio: «Per il capitale finanziario sono importanti non solo le sorgenti di materie prime già scoperte, ma anche quelle eventualmente ancora da scoprire, giacché ai nostri giorni la tecnica fa progressi vertiginosi, e terreni oggi inutilizzabili possono domani essere messi in valore, appena si siano trovati nuovi metodi […] e non appena siano stati impiegati più forti capitali» (Ibid., p. 261); (18) M. Wilkins, F. E. Hill, ‘American Business Abroad, Ford on Six Continents’, Detroit, 1954, p. 1; (21) ‘L’imperialismo’, cit., p. 24; (23) (25) (…); (27) Per la documentazione e l’analisi vedi G.W. Hallgarten, ‘Imperialismus vor 1914’, Monaco, 1963 e H. Feis, ‘Europe. The World’s Banker, 1870-1914’, New York, 1965; (28) Sulla questione del saggio ineguale di sviluppo: «Così, attorno al 1850, la Gran Bretagna si trovava, rispetto alla maggior parte degli stati europei, nello stesso rapporto in cui, cinquanta anni dopo, l’Europa e gli Stati Uniti si trovavano rispetto all’Oriente e al Sud America», L.H. Jenks, ‘The Migration of British Capital to 1875′, New York, 1927, pp. 187-88; (29) Lenin, op. cit., p. 263. Si deve ricordare che Lenin respinge espressamente la definizione sostenuta da Kautsky che limita l’imperialismo all’acquisizione di colonie fornitrici di materie prime, cioè al tentativo di parte dei paesi capitalistici industrializzati di controllare e annettere regioni agricole. Lenin affronta questo punto con riferimento alle condizioni esistenti prima e durante la prima guerra mondiale: «E’ caratteristica dell’imperialismo appunto la sua smania ‘non soltanto’ di conquistare territori agrari, ma di metter mano anche su paesi fortemente industriali (bramosie della Germania sul Belgio, della Francia sulla Lorena), giacché in primo luogo il fatto che la terra è già spartita costringe, quando è in corso una ‘nuova spartizione’, ad allungare le mani su paesi di ‘qualsiasi genere’, e, in secondo luogo, per l’imperialismo è caratteristica la gara di alcune grandi potenze in lotta per l’egemonia, cioè per la conquista di terre, diretta non tanto al proprio beneficio quanto a indebolire l’avversario e minare la ‘sua’ egemonia (per la Germania, il Belgio ha particolare importanza come punto d’appoggio contro l’Inghilterra; per questa a sua volta è importante Baghdad come punto d’appoggio contro la Germania, ecc.)». Ivi, p. 268] pag 66-67, 69, 71-72-73)”,”USAQ-097″ “MAGEE Bryan”,”Il nuovo radicalismo in politica e nella scienza. Le teorie di K.R. Popper.”,”Karl Popper è ormai considerato come il più agguerrito critico vivente del marxismo … (risvolto di copertina) Popper, autore della ‘Società aperta e i suoi nemici’ (vol. I e II) è nato a Vienna nel 1092. Nei suoi primi anni dell’adolescenza fu marxista e in seguito divenne un entusiasta socialdemocratico. Oltre agli studi di scienza e di filosofia egli si interessò di politica orientata a sinistra e del lavoro sociale con i fanciulli sotto l’egida di Adler. ma anche della società per i concerti privati fondata da Schoenberg… (pag 15)”,”FILx-026-FMB” “MAGENHEIMER Heinz”,”Hitler’s War. German Military Strategy, 1940-1945.”,”Heinz Magenheimer è nato a Vienna nel 1943 ed è considerato uno dei più rispettati storici militari e commentatori. Dal 1972 è stato membro dell’ Academy of National Defence di Vienna e dal 1993 è membro permanente dello staff editoriale del periodico militare austriaco OMZ. Ha pubblicato libri e scritto articoli sul tema militare, della strategia, sicurezza politica e storia della conduzione della guerra. Could Germany have won World War Two? (in copertina) Discussioni tra Hitler e i vertici militari sulla strategia dell’operazione Barbarossa (1941) (pag 88-89) “”Hitler’s decision of 21 August to invest Leningrad and to destroy the bulk of the Soviet armies in the south between the inner flanks of Army Groups Centre and South by means of concentric attacks (32) – which was only accepted by the OKH after much controversy – has generally been attributed to his one-sided preoccupation with ideological and economic objectives. In fact, as will be assessed in due course, it was primarily the logical consequence of the unsatisfactory overall situation on the eastern front, considering the advanced time of year. Superficially there was a contradiction between the objectives, on the one hand, of destroying the enemy’s living power and, on the other, of capturing his base of raw materials and food supply. More important, however, is the question as to whether the situation in mid-August was conducive to an immediate offensive against Moscow, or more precisely, whether there was still time to create the conditions for such a decisive attack. As German and Soviet experts mostly agree, the tying down of the German forces on the inner flanks of Army Groups Centre and South reached such a pitch that neither of the two army groups could pursue their more far-reaching aims without first jointly removing this threat to their flanks. The subsequent highly successful battle of Kiev, lasting until 26 September 1941, was therefore the result of an operational need to lay the foundations for further offensive actions. Furthermore, the controversy between Hitler and the OKH in August 1941 not only uncovered errors in the evaluation of the enemy, but also mistakes in operational planning (33). In the light of the subsequent course of the campaign, it is highly questionable whether there was any chance of success for Colonel General Halder’s plan to advance on Moscow in mid-August against a still unbroken enemy, knowing that the northern and southern flanks of Army Group Centre were unprotected, and without any strategic reserves (34). The controversial directives of July and August 1941 cannot, therefore, actually be described as blunders. More to the point was the belated admission of the fact that mistaken assessments of the enemy’s potential strength had remained uncorrected, and that controversies about the operational deployment of forces, which had already become evident in the planning phase, had not been resolved in time. Of far graver consequence on the strategic level than the tug-of-war between Hitler and the leaders of the OKH as to which of the alternatives for the continuation of the campaign in the east promised the greater chance of success, was Hitler’s directive of 14 July (35). Dealing with the reorganization of the Wehrmacht in manpower and equipment, it was issued in expectation of a rapid victory over the Soviet Union. After a reduction of the size of the Army, the Kriegsmarine was to increase its armament according to the needs of a war against Britain and the USA, while priority was clearly given to the Luftwaffe, which was to quadruple its strength. The Army, on the other hand, was to reduce its supply of arms and ammunition to a six-months requirement – an indication that victory on the eastern front was considered imminent”” (pag 88-89)”,”QMIS-301″ “MAGGI Stefano a cura; saggi Mario FRATESI Stefano MAGGI Ernesto PETRUCCI Massimo TABORRI”,”Lavoro e identità. I cento anni del sindacato ferrovieri (1907-2007).”,”Stefano Maggi è professore di Storia contemporanea all’Università di Siena.”,”SIND-204″ “MAGGI Maria Carla a cura, testi di John LOCKE François QUESNAY Nicolas BAUDEAU Guillaume-François LE TROSNE Adam SMITH William WORDSWORTH George BYRON William COBBETT David RICARDO John Stuart MILL Karl MARX Paul-Pierre Mercier DE LA RIVIÈRE Thomas PAINE Feargus O’CONNOR”,”La terra simbolica. Ideologie e teorie del decollo capitalistico nelle campagne.”,”Maria Carla Maggi si è laureata presso l’Università degli Studi di Pavia. Attualmente sta lavorando a uno studio riguardante il dibattito ideologico sulla terra nella cultura settecentesca italiana. John Locke (1632-1704) durante gli studi a Oxford conobbe Lord Ashley, poi conte di Shaftesbury, che divenuto cancelliere lo volle come suo segretario. Nel periodo compreso tra il 1672 e il 1691 la vicenda umana di Locke si intrecciò con gli avvenimenti politici che culminarono nella rivoluzione del 1688. François Quesnay (1694-1774) fu dal 1752 medico personale di Luigi XV. In precedenza aveva esercitato la libera professione e scritto opere di carattere scientifico, divevendo nel 1786 segretario della Académie de chirurgie. Nicolas Baudeau (1730-1792) nel suo giornale Éphémérides du citoyen fondato nel 1765 combatteva i principi della scuola di Quesnay in nome di un mercantilismo liberaleggiante. fu una lettera di Le Trosne, inserita nel numero del marzo 1766 del Journal de l’Agriculture, du Commerce et des Finances a distogliere Baudeau dalle sue convinzioni mercantilistiche e a dirigerlo su posizioni fisiocratiche. Guillaume-François Le Trosne (1728-1780) fu uno studioso di rilievo nel campo della scienza giuridica. Ricoprì funzioni pubbliche essendo avvocato del re e consigliere onorario al presidiale di Orléans. Aderì molto presto alla scuola di Quesnay. Adam Smith (1723-1790) fu professore di filosofia morale all’Università di Glasgow e una delle figure più rappresentative della cultura illuminista inglese. Thomas Paine (1737-1809), dopo aver svolto per lungo tempo in Inghilterra il lavoro di esattore delle imposte, si trasferì in America nel 1774, dove in breve tempo divenne collaboratore e direttore del Pennsylvania Magazine, creandosi fama di pubblicista con scritti antinglesi in favore dell’indipendenza delle colonie americane. Wlliam Cobbett (1762-1835) fu pubblicista e uomo politico. Nel 1800, tornato in Inghilterra dopo un soggioro in francia e in America, fondò il Cobbett’s Weekly Political Register. David Ricardo, un grosso patrimonio costituitosi tramite il commercio bancario permise a Ricardo (1772-1823) di non avere preoccupazioni finanziarie e di dedicarsi, a pieno tempo, agli studi, prima di matematica e geologia, poi, di economia. La formazione culturale di John Stuart Mill (1806-1873) fu segnata dall’influenza determinante della filosofia utilitarista, conosciuta, dapprima, dal padre James e poi praticata direttamente attraverso la partecipazione, negli anni 1820-23, alla Società utilitaristica e la collaborazione successiva alla Westminster review. I tre brani che pubblichiamo sono tratti dal III libro del Capitale di Karl Marx (1818-1883), uscito postumo nel 1894 a cura di F. Engels. Il Capitale è il sapere concettuale del modo di produzione capitalistico.”,”UKIE-010-FL” “MAGGI Michele”,”La formazione dell’egemonia in Francia. L’ideologia sociale nella Terza Repubblica tra Sorel e Durkheim.”,”Rapporto Sorel Engels “”I riferimenti ad Engels nelle pagine del «Devenir social» sono numerosi e mostrano da parte di Sorel, in un contesto in cui non si è ancora profilata la distinzione tra Engels e Marx propria degli anni della ‘critica del marxismo’, una significativa disponibilità alle inflessioni culturali della presentazione engelsiana della dottrina. Esaminando il tipo di lettura dei testi engelsiani seguito da Sorel, in primo luogo del ‘Feuerbach’, a lui noto attraverso la traduzione che nel 1894 ne aveva offerto l’ «Ère nouvelle», si constata come proprio in Engels egli potesse trovare riscontri più diretti delle proprie problematiche sociologiche. Con le riflessioni sul significato dei concetti di legge e di necessità nel campo della scienza sociale Sorel sintonizzava la sua lettura del ‘Feuerbach’, in una prospettiva tesa ad assimilare e ritradurre nei propri quadri teorici l’assunto engelsiano dell’identificazione di concezione materialistica e procedimenti scientifici (40), così come gli stessi termini con cui Engels aveva formulato, col discorso sull’intreccio di caso e necessità (41), il problema dell’esistenza di leggi storiche. Ma su questo punto, si trattava di un confronto suscettibile di perdurare, anche a rottura intervenuta con la sistemazione engelsiana della dottrina; come avviene, ad esempio, per la valutazione di alcune di quelle lettere scritte negli ultimi anni da Engels a proposito della concezione materialistica della storia, tradotte nel 1897 sul «Devenir social» (42), che potevano offrirsi ad una interpretazione nei termini di una teoria dell’interdipendenza dei fattori storici: «In alcune lettere tradotte recentemente sul «Devenir social» – scriveva Sorel nel 1898 – Engels riconosce molto bene che l’economia subisce l’influenza, nello stesso tempo in cui influisce; egli si lamenta aspramente che alcuni giovani socialisti «insistono più di quanto si convenga sul lato economico»; (…) una delle persone più competenti in queste materie, Benedetto Croce, scriveva a Colajanni che la concezione storica di Marx non è affatto tanto distinta dalle teorie esposte da Pareto sull’interdipendenza dei fenomeni» (43). In realtà, al di là dell’interpretazione di determinati testi teorici, pur significativa per vedere attraverso quale tipo di riformulazione le tematiche proprie della formazione culturale di Sorel riuscissero a combinarsi con l’accezione dominante della dottrina, più profondo è il piano su cui va ritrovato il nucleo di questo rapporto con Engels, in quanto rapporto con l’autore di una determinata sistemazione del marxismo adeguata sul movimento, e quindi il significato della sua rottura. Ancora nel maggio del 1897 Sorel difendeva, sia pure ritraducendole nei propri termini culturali, le posizioni di Engels e della sua opera contro un opuscolo di provenienza anarchica su ‘Dottrine ed atti della socialdemocrazia’ il cui autore incentrava l’attacco al partito tedesco innanzitutto sulla critica ad Engels (44). È significativo che molti degli argomenti dello scrittore anarchico qui respinti da Sorel siano argomenti, poi confluiti nell’arsenale polemico revisionista, che egli stesso tra non molto adopererà contro Engels”” (pag 43-44) [Michele Maggi, ‘La formazione dell’egemonia in Francia. L’ideologia sociale nella Terza Repubblica tra Sorel e Durkheim’, De Donato, Bari, 1977] [(42) F. Engels, ‘Sur la conception matérialiste de l’histoire’, “”Le devenir social””, III, 1897, pp. 228-61: si trattava delle lettere del 21 settembre 1890 a J. Bloch e del 25 gennaio 1894 a H. Starkenburg, pubblicate nel 1895 sul “”Sozialistischer Akademiker””, e della lettera del 27 ottobre 1890 a C. Schmidt, apparsa nel 1895 sulla “”Leipziger Volkszeitung; (44) H.G. (Sorel) ‘Contre une critique anarchiste’, cit.; l’opuscolo criticato era quello di W. Tcherkesoff, ‘Pages d’histoire socialiste. Doctrines et actes de la socialdémocratie’, Paris, 1896]”,”MFRx-001-FMB” “MAGGIORANI Mauro”,”L’Europa degli altri. Comunisti italiani e integrazione europea (1957-1969).”,”Mauro Maggiorini, giornalista pubblicista, documentalista, è laureato in Storia contemporanea e dottore di ricerca in Storia del federalismo e dell’unità europea. Ha pubblicato saggi sulla sinistra italiana e sulla Resistenza nel bolognese.”,”PCIx-016-FL” “MAGINI Manlio”,”L’Italia e il petrolio tra storia e cronologia.”,”Convenzione per la fornitura di petrolio sovietico all’Italia (pag 44-45) “”Prima della costituzione dell’Agip, la principale manifestazione di politica petrolifera del governo fascista fu quella di portare avanti lo sganciamento dell’Italia dalla tacita intesa che le principali Potenze occidentali avevano raggiunta durante la Conferenza dell’Aja (giugno 1922) per boicottare i petroli sovietici dopo la nazionalizzazione dei pozzi del Caucaso. ….. finire”,”ECOG-079″ “MAGISTER Sandro”,”La politica vaticana e l’ Italia, 1943-1978.”,”MAGISTER è nato a Busto Arsizio nel 1943. Studente all’ Università cattolica di Milano (teologia, ha condotto una ricerca sulle riviste culturali cattoliche italiane del dopoguerra) entra a far parte nel 1967 del gruppo di ‘Relazioni sociali’. Dal 1969 al 1974 trasferitosi a Roma lavora con Ruggero ORFEI e Piero PRATESI al settimanale politico ‘Settegiorni’. “”I dossettiani, distanziandosi criticamente dal quadripartito, considerato nella sua versione degasperiana ormai senza futuro, si candidano a potenziale alternativa a De Gasperi nella direzione sia del partito che del governo. Montini mira a restituire in qualche misura alla Santa Sede, facendo leva sulla dialettica tra De Gasperi e i dossettiani, tra il pragmatismo liberal-democratico del primo e il maritainismo dei secondi, quello spazio autonomo di iniziativa politica e di mediazione che proprio la scelta da lui stesso tenacemente perseguita, quella dell’unità dei cattolici attorno alla DC, tende a precludere irrimediabilmente. Non è questo, invece, il binario su cui si muove Pio XII. L’interprete più coerente della linea pacelliana è in questa fase il gesuita Riccardo Lombardi, scrittore della ‘Civiltà cattolica’ e oratore infiammato e instancabile. Già all’indomani del 2 giugno, un editoriale della rivista ne aveva anticipato alcuni temi maestri: la “”riconciliazione”” tra fascisti e antifascisti, l’oblio del passato, il riarmo morale dell’Italia””. (pag 83-84)”,”ITAP-130″ “MAGISTRATI Massimo”,”L’Italia a Berlino (1937-1939).”,”2° copia “”(…) scettica e famosa definizione del signor Voltaire: “”La storia è una menzogna convenzionale: qualche avvenimento si è sempre verificato ma mai come esso è stato in seguito raccontato”” (dalla prefazione) I preparativi di Monaco e l’ influenza di Mussolini. “”Il Cancelliere era in quel momento a colloquio con l’ambasciatore di Francia, François-Poncet, il quale nelle primissime ore del mattino aveva ricevuto da Parigi l’istruzione .- ‘extrema ratio’ – di confermare al Governo tedesco l’assenso di massima del Governo francese ad una sollecitazione da inviare senza indugio a Praga per il rapido trasferimento dai territori sudetici alla Germania nei termini già indicati nelle proposte britanniche, ed alla eventuale creazione di una Commissione internazionale incaricata di fissare, in dettaglio, il tracciato delle nuove frontiere tra i due Stati. Attolico chiese ed ottenne di interrompere quella conversazione che, come in seguito apprendemmo, sembrava già volgere in senso del tutto sfavorevole dinanzi alla rinnovata intransigenza di Hitler. Questi, comunque, doveva cominciare a sentire nel suo intimo l’enorme peso della imminente decisiva responsabilità costituita dall’ordine di mobilitazione generale previsto per le ore quattordici, e si attaccò quindi con favore al pezzo di carta portato da Attolico: la sua risposta affermativa, infatti, alla richiesta di Mussolini di aggiornare di ventiquattro ore qualsiasi decisione, fu immediata e precisa. Così alle 12 Mussolini, a Palazzo Venezia, aveva già telefonicamente da Attolico l’assenso di Hitler e poteva farlo conoscere agli inglesi. Subito dopo Attolico, insancabile, riprendeva la via della Wilhelmstrasse per mettere al corrente von Ribbentrop di quanto era avvenuto. E durante tale sua seconda assenza io ricevetti, l’una dopo l’altra, due importanti telefonate. La prima di François-Poncet, che, senza tenere alcun conto oramai dei controlli telefonici evidentemente applicati su larga scala, in quei momenti, dagli organi di Himmler, mi descrisse con molti particolari l’impressione prodotta, a suo modo di vedere, su Hitler dall’intervento di Mussolini. “”Occorre insistere”” egli concluse “”e vedrete che l’influenza di Mussolini potrà ancora esercitare in questo momento una pressione decisiva sulla psicologia del Cancelliere””. Poco dopo il ministro Ciano mi diede una nuova comunicazione diretta da Mussolini ad Attolico nella quale si faceva presente che Lord Perth aveva compiuto un secondo passo consegnando un messaggio personale del Premier britannico. Con esso Chamberlain, informando Mussolini di avere rivolto ancora un estremo appello a Hitler, si dichiarava pronto a ripartire ‘at once’ per la Germania per avere una nuova conversazione, alla quale avrebbe potuto prendere parte, questa volta, un rappresentante della Cecoslovacchia e, se desiderato, quelli dell’Italia e della Francia. Mussolini concludeva che egli “”considerava favorevolmente tale proposta”””” (pag 249-250)”,”RAIx-320″ “MAGLIULO Antonio, con scritti di Ezio VANONI”,”Ezio Vanoni. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Ezio Vanoni (1903-1956) economista e politico, è tra i fondatori della DC e ha contribuito alla redazione del ‘Codice di Camaldoli’ fondamento della dottrina sociale del partito. Come ministro delle finanze nel secondo dopoguerra ha ripristinato la dichiarazione annuale dei redditi e ha studiato la riforma del sistema tributario. Con il Piano Vanoni ha elaborato uno schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito. “”Il concetto di giustizia sociale è concetto morale: esso sorge e si appoggia al principio etico che ogni individuo assume come norma astratta desiderabile dell’agire umano. Per la morale cattolica, la giustizia sociale si pone accanto alla giustizia commutativa ed a quella distributiva, e si erge a regola dell’azione dell’uomo nella società, cioè dei suoi rapporti con la società e con gli altri consociati e della società verso i singoli: “”è (…) proprio delle giustizia sociale l’esigere dai singoli tutto ciò che è necessario al bene comune”” insegna Pio XI nell’Enciclica ‘Divini Redemptoris’ (3). La giustizia sociale impone che ogni individuo concorra alle necessità della società ed a quelle degli altri associati come tali, perché, prosegue l’alto insegnamento, “”come nell’organismo vivente non viene provvisto al tutto, se non si dà alle singole parti e alle singole membra tutto ciò di cui esse abbisognano per esercitare le loro funzioni: così non si può provvedere all’organismo sociale ed al bene di tutta la società se non si dà alle parte e ai singoli membri, cioè uomini dotati della dignità di persone, tutto quello che devono avere per le loro funzioni sociali”””” (pag 79-80) (nota vedi apologo di Menenio Agrippa!)”,”ITAE-316″ “MAGLIULO Antonio”,”Marco Fanno e la cultura economica italiana del Novecento.”,”Marco Fanno (1878-1965) è stato uno dei più grandi economisti italiani del Novecento. Un neoclassico, ma attento ai temi dello sviluppo economico. Antonio Magliulo (1962-) è ricercatore di Storia del pensiero economico nella Facoltà di Economia dell’Università di Firenze. Il volume contiene alcuni fogli manoscritti di appunti dell’ex proprietario Osservazioni conclusive sull’instabilità del capitalismo. … finire (pag 110-111)”,”ECOT-005-FP” “MAGNANI Italo”,”La riforma sociale nella formazione di Nitti economista.”,”MAGNANI Italo professore ordinario di economia politica nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pavia”,”ITAE-257″ “MAGNANI Otello BOSI Ilio CALEFFI Giuseppe MOSCA Giovanni CERI Luciano STEFANELLI Renzo PALASCIANO Italo BONAZZI Enrico DOLCETTI Onorio CALAFFI Giuseppe ABBATTISTA Vitantonio MORETTI Sante”,”I braccianti. 20 anni di lotte.”,”Dono di A. Scucchia Elementi filocinesi (pag 355)”,”MITT-336″ “MAGNANI Lorenzo a cura, Saggi di Jean PETITOT Imre TOTH Giulio GIORELLO Paolo ZELLINI Ennio DE GIORGI Corrado MANGIONE Marco RAMONI Carlo BERZUINI Dario PALLADINO Pietro CERRETA Antonino DRAGO Fabio BARDELLI Ernesto MASCITELLI Umberto BOTTAZZINI Rossana TAZZIOLI Antonio MORETTO Francesco SPERANZA Salvatore CICENIA”,”Conoscenza e Matematica.”,”Il libro raccoglie i risultati del Convegno Internazionale “”Conoscenza e matematica””, avvenuto a Pavia nei giorni 11 e 12 maggio 1989 presso il Collegio Ghislieri per iniziativa del Dipartimento di Filosofia e sotto la responsabilità scientifica ed organizzativa di Lorenzo Magnani. Fulvio Papi direttore del Dipartimento di Filosofia.”,”SCIx-241-FL” “MAGNANI Lorenzo”,”Epistemologia applicata. Conoscenza e metodo nelle scienze.”,”Lorenzo Magnani è nato nel 1952. Lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Pavia. Si occupa di filosofia, epistemologia, metodologia e storia delle scienze e collabora col Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università di Pavia a progetti di intelligenza artificiale. Fulvio Papi, direttore della rivista Materiali filosofici.”,”SCIx-242-FL” “MAGNANINI Giannetto”,”Ricordi di un comunista emiliano.”,”MAGNANINI, entrato giovanissimo in fabbrica come operaio vi rimase fino al 1948 quando fu licenziato per rappresaglia. Diventato funzionario del PCI è stato membro della segreteria nazionale della FGCI, diretta da Enrico BERLINGUER e vice segretario della federazione comunista reggiana. Dal 1970 è stato presidente della Commissione Sanità e Sicurezza sociale della Regione Emilia Romagna. “”Certo che i grandi discorsi infiammati sul “”Vento del Nord”” (lo slogan di Pietro Nenni che veniva ripetuto da tutti) facevano sempre meno presa”” (pag 64)”,”PCIx-121″ “MAGNANINI Giannetto”,”Dopo la Liberazione. Reggio Emilia, aprile 1945 – settembre 1946.”,”””Per giungere a questa proposta, la citata relazione presentò rapporti allarmati sulla situazione nelle varie provincie emiliane. Su Reggio si scriveva: “”Nella provincia si verificano tuttora dei gravi delitti di vendetta politica, che impressionano l’opinione pubblica e rivelano la persistente tendenza a uccidere e depredare da parte di elementi inqualificabili che si ritengono al di sopra di qualsiasi freno morale e giuridico””. Questo drammatico quadro venen fatto quando l’ondata degli eccidi era passata da oltre un anno. Nel periodo a cui si riferisce la relazione della Direzione Generale di P.S. gli assassinii furono tre: Pessina, Mirotti, Farri, episodi oscuri ancora oggi. Questi fatti vennero senza dubbio strumentalizzati per accelerare l’espulsione di forze della Resistenza dalla polizia, mentre esse rappresentavano la linfa per la costruzione degli organici di una nuovo polizia repubblicana. Il govero De Gasperi si era già mosso prima del referendum del 2 giugno, per rafforzare le forze di polizia, militarizzando le P.S. al pari dei Carabinieri, in funzione della creazione di uno Stato forte e repressivo. E’ da quel momento che si inizia l’uso di gas lacrimogeni e dei candelotti fumogeni nelle manifestazioni di piazza. E per compiere questa operazione De Gasperi si rivolse agli americani per averne il consenso.”” (pag 47)”,”ITAR-117″ “MAGNINO Leo”,”Storia della letteratura giapponese.”,”Chikamatsu lo Shakespeare del Giappone (pag 135) La prosa nei secoli XVII e XVIII. “”Una nota dominante nella letteratura di quest’epoca è il sempre maggiore influsso che va acquistando l’ elemento popolare: per la prima volta scrittori giapponesi scrivono per il popolo, seguendone i gusti, adattandosi alla sua mentalità e alle sue abitudini. Durante i duecentosessantacinque anni di totale isolamento del Giappone, mentre da una parte, come abbiamo già avuto occasione di accennare, si viene amalgamando la cultura occidentale introdotta per la prima volta nel Paese da San Francesco Saverio e dai suoi missionari, d’altra parte l’ influenza del pensiero e della filosofia cinesi si fa sempre più forte, così da provocare il sorgere e lo svilupparsi di due scuole antagoniste, una denominata ‘Kangakusha’, che propugna la più stretta osservanza della cultura cinese e dei suoi dettami fondamentali, l’ altra ‘Wagakusha’, che vuole il ritorno ai primitivi valori nazionali e costituisce il cenacolo degli “”eruditi in giapponese””. (pag 115)”,”JAPx-069″ “MAGNINO Bianca”,”Alle origini della crisi contemporanea. Illuminismo e rivoluzione.”,”MAGNINO Bianca”,”FILx-443″ “MAGNO Michele”,”Lo sciopero nella storia del sindacalismo.”,”Michele Magno lavoro all’Ufficio economico e riforme della CGIL ed ha preparato questo testo per scopi formativi. Lenin. “”E’ interessante mettere a confronto i brevi e sintetici dati sopra riferiti relativi all’entità degli scioperi nei Paesi europei fin qui citati durante i primi anni del nostro secolo con quelli che Lenin studiò attentamente per la Russia, concernenti lo stesso periodo. Il quadriennio 1905-1908 ebbe il seguente andamento: 1905 – 13.995 scioperi e 2.863.173 scioperanti; 1906 – 6.114 scioperi e 1.108.406 scioperanti; 1907 – 3.573 scioperi e 740.074 scioperanti; 1908 – 892 scioperi e 176.101 scioperanti. Ove, ad esempio, nel 1895 e nel 1898 il numero degli scioperi non aveva superato, rispettivamente, le 68 e le 215 unità, e il totale degli scioperanti aveva toccato le cifre di 31.195 e di 43.150. Ma è necessario considerare, come avverte V.I. Lenin, che “”il difetto principale della nostra statistica ufficiale, oltre alla diminuzione voluta dei dati sul numero degli scioperanti, consiste nell’aver essa compreso solo gli operai delle imprese sottoposte alle ispezioni di fabbrica. Gli operai delle ferrovie, i minatori, i tranvieri, edili e gli operai agricoli non sono compresi nella statistica””. In generale, riferisce sempre Lenin, in Russia dal 1895 al 1912 il numero medio annuale degli scioperanti è stato di 345.000; in Germania, in quattordici anni (1898-1912), di 229.500; in Inghilterra, in venti anni (1893-1912) di 344.200. Inoltre, se si confrontano le percentuali degli scioperi avvenuti nelle città e “”non nelle città”” durante il 1895-1904 e nel 1905 (rispettivamente: 75.1 per cento e 24.9 per cento per il primo periodo; 85.0 per cento e 15.0 per cento per il 1905), si può desumere immediatamente, a giudizio di Lenin, la prevalenza delle grandi imprese nel movimento degli scioperi e la relativa arretratezza delle fabbriche rurali”” [Michele Magno, Lo sciopero nella storia del sindacalismo, Roma, 1974] (pag 19) L’accurato studio di Lenin della statistica degli scioperi inserire in Casalini e sito M.”,”MITT-359″ “MAGNO Michele a cura; Testi di John DEWEY Max ADLER Max WEBER Walter RATHENAU Hans KELSEN Benedetto CROCE Luigi EINAUDI Antonio GRAMSCI Luigi STURZO Jacques MARITAIN John M. KEYNES Carl SCHMITT Galvano DELLA-VOLPE Friedrich A. VON-HAYEK Albert CAMUS Bertrand RUSSELL John RAWLS Hannah ARENDT Jürgen HABERMAS Norberto BOBBIO Amartya SEN Alain TOURAINE Giovanni SARTORI Paul KRUGMAN Anthony GIDDENS Robert REICH Martha NUSSBAUM Ralf DAHRENDORF Robert KAGAN Guido ROSSI”,”Etica Politica Economia nel Novecento. Gli autori e i testi fondamentali per orientarsi nelle discussioni di oggi.”,”Michele MAGNO studioso di questioni sociali e del lavoro è stato dirigente della CGIL e dei DS. Ha pubblicato tra l’altro ‘Riformisti al bivio’. Testi di John DEWEY Max ADLER Max WEBER Walter RATHENAU Hans KELSEN Benedetto CROCE Luigi EINAUDI Antonio GRAMSCI Luigi STURZO Jacques MARITAIN John M. KEYNES Carl SCHMITT Galvano DELLA-VOLPE Friedrich A. VON-HAYEK Albert CAMUS Bertrand RUSSELL John RAWLS Hannah ARENDT Jürgen HABERMAS Norberto BOBBIO Amartya SEN Alain TOURAINE Giovanni SARTORI Paul KRUGMAN Anthony GIDDENS Robert REICH Martha NUSSBAUM Ralf DAHRENDORF Robert KAGAN Guido ROSSI Contiene il testo riportato dal volume di Hans Kelsen con il titolo ‘Marx o Lassalle. Mutamenti nella teoria politica del marxismo’ (pag 74-83) (critica alla teoria dello stato del marxismo) “”L’ideologia politica del proletariato tedesco, che è stata creata da Marx e Engels, si lega, come pure la teoria economica del marxismo, al liberalismo affatto rivoluzionario nelle sue origini. Solo che la teoria politica marxista, in quanto teoria dello Stato del proletariato privato dei diritti anche economicamente dal suo Stato, nega completamente lo Stato e fa realizzare la situazione ideale del comunismo nella sfera della società, dopo che questa ha eliminato lo Stato come un’ulcera parassitaria. Proprio come avveniva già nei teorici liberali dello Stato, Marx ed Engels interpretano lo Stato semplicemente come strumento della classe che possiede gli strumenti di produzione per opprimere economicamente il proletariato, e la sua nascita – corrispondentemente all’intuizione della sua essenza – la riconducono alla divisione in classi della società che occorre rappresentarsi originariamente omogenea, in un comunismo primitivo. Il fine politico si presenta, conformemente al metodo di esposizione naturalistico-sociologico del marxismo (che in questo punto concorda con la maggior parte delle «sociologie» da Comte in poi), come prodotto causale di uno sviluppo naturalisticamente necessario: è la società anarchico-comunista, che non ha bisogno di alcuno Stato poiché non vi è più alcuna classe da opprimere, poiché non vi è più alcun rapporto di sfruttamento, per il cui mantenimento unicamente esiste lo Stato, per sua natura. Nel postulato di una società del futuro fondata sulla spontaneità, libera dallo Stato e solidale, il socialismo marxista concorda completamente con il concetto fondamentale dell’anarchismo. La teoria politica, quale l’hanno sviluppata Marx e Engels, è anarchismo puro. Ciò è stato a lungo trascurato, per diversi motivi. L’opinione scolastica circa l’opposizione fra socialismo di tendenza marxista e anarchismo è stata infine messa da parte, per la prima volta, dai lavori letterari di Lenin e degli altri autori del bolscevismo, il cui merito indiscutibile è quello di aver restituito la vera e propria teoria dello Stato di Marx e Engels. Questa teoria dello Stato del marxismo, nell’essenziale, non è altro che lo sviluppo del concetto di Stato in quanto strumento della lotta di classe ovvero del dominio di classe fondato sullo sfruttamento, in base allo schema della dialettica: dal seno della società comunista originaria si libera, con la nascita della proprietà privata, lo Stato in quanto organizzazione della classe possidente volta al mantenimento delle condizioni di sfruttamento. Questa condizione, che raggiunge la sua vetta nel moderno Stato capitalistico, trova la sua fine con la conquista violenta del potere politico da parte del proletariato (…)”” [Hans Kelsen, ‘Socialismo e Stato’, Bari, 1978, introduzione di Roberto Racinaro, pp. 191-199] (pag 76-77)”,”TEOC-702″ “MAGNOLI BOCCHI Alessandro PIAZZA Matteo”,”La Banca mondiale.”,”MAGNOLI BOCCHI A. è economista alla Banca mondiale e si occupa di Asia. PIAZZA è economista nel Servizio Statistiche economiche e finanziarie della Banca d’Italia.”,”ECOI-265″ “MAGRI’ Domenico”,”Circolare n. 975 – ’56 (50 SPES). Ai segretari regionali, provinciali, ai dirigenti provinciali Spes, ai segretari di zona, ai segretari di sezione, ai responsabili di seggio.”,”Il falso socialismo spacciato per comunismo. “”La rivolta ungherese, iniziata da masse giovanili, cresciute ed educate in regime di dittatura comunista, e seguita immediatamente dalle masse operaie e da tutto il popolo, senza distinzione di sesso né di età, rappresenta la più solenne e drammatica condanna del comunismo come sistema politico, economico e sociale””. (pag 1)”,”MUNx-049″ “MAGRI Lucio”,”Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci.”,”Lucio MAGRI (1932-2011) esponente della sinistra critica del Pci, fu tra i fondatori nel 1969 del Manifesto di cui fu anche direttore. Radiato dal partito nel 1970, divenne segretario del Pdup (Partito di unità proletaria) dal 1976 al 1984. Fu richiamato nella direzione del Pci dopo che il Pdup vi confluì sulla base della profonda svolta imposta da Berlinguer. Dal 2000 al 2005 ha diretto una nuova e autonoma serie della rivista del Manifesto. Sulla rivolta ungherese del 1956. “”Se vi era una minima possibilità di arrivare a una soluzione con strumenti politici e non militari, occorreva un aiuto esterno, pagando anche un prezzo da entrambe le parti, ma evitando una ripresa della guerra fredda o una sua pessima conclusione. A questo “”aiuto”” politico i sovietici non erano ostili, infatti il primo intervento delle loro truppe fu deciso localmente e solo dimostrativo. Anzi portarono al governo Nagy e destituirono Gero. Il documento che alla fine proposero per un compromesso era ancor più concessivo di quello concluso con i polacchi. Ma tutto ciò avvenne sempre in ritardo, inseguì anziché prevenire l’evoluzione dalla protesta alla rivolta, dalla rivolta allo scontro armato, dalla rivendicazione di maggior democrazia a quella del rovesciamento di campo. (…) Il Pci, e in generale l’opinione di sinistra italina, non capì e non seguì questa dinamica, né tanto meno intervenne per favorire una soluzione. Sbagliò Di Vittorio a leggere, già il 25 ottobre, la prima presenza militare sovietica a Budapest come una repressione e nel vedere solo come protesta politica democratica una protesta che cominciava già ad assumere i caratteri di un’ingestibile ‘jacquerie’; e sbagliò Togliatti classificando dall’inizio la protesta come una controrivoluzione in atto, facendo di ogni erba un fascio. Quando poi ogni possibilità fu bruciata e Chruscev (Krusciov), sollecitato da tutti i partiti comunisti, decise la vera invasione, il Pci lo sostenne”” (pag 141)”,”PCIx-279″ “MAGRI Francesco”,”Crisi del salariato. Neocapitalismo del lavoro.”,”Francesco Magri nato a Milano nel 1883 esordì come giornalista cattolico. Fu con Murri uno dei pionieri della Democrazia Cristiana. Ha approfondito gli studi economici e ha colalborato con riviste e giornali. E’ tra l’altro autore di una storia dell’Azione Cattolica in Italia (2 volumi, 1953) e di una storia della DC in Italia (2 volumi, 1955). Il partecipazionismo. (pag 196-197) “”Si potrebbe ritenere che i socialisti siano favorevoli, invece, fin dall’inizio dei primi esperimenti, si mostrarono decisamente contrari. Augusto Bebel nella sua opera ‘Unsere Ziele’ (I nostri intenti) fin dal 1871 ha sintetizzato la sua opposizione con una frase significativa: “”O tutto o niente””. Egli non poteva negare che il sistema dia all’operaio un maggior guadagno, ma riteneva che il vantaggio maggiore sarebbe dell’imprenditore, e consisterebbe nel risparmio di tempo, di materiale, di luce, ecc. che l’operaio farebbe per aumentare gli utili dell’impresa. Inoltre, poiché l’operaio lavorerebbe con zelo spontaneo, l’imprenditore potrebbe risparmiare il salario di parecchi sorveglianti. “”E poi – egli conclude – tutto il prodotto del lavoro dev’essere nostro, non una parte; e il lavoro dev’essere sociale””. Questo ragionamento non manca di una sua logica. Il Partecipazionismo, creando una cointeressenza dell’operaio all’andamento dell’azienda, allontana sempre più l’immiserimento della classe operaia e la polarizzazione delle due forze nemiche, borghesia e proletariato, auspicata da Marx come condizione per il realizzarsi della rivoluzione sociale. (…) Del resto, nel dopoguerra precedente (1918-20), discutendosi la possibilità di introdurre il Partecipazionismo in Italia, un socialista autorevole, Alessandro Schiavi, sulle colonne dell’Avanti!, in perfetta coerenza coi principi professati, rispondeva che nei riguardi della classe lavoratrice, la riforma preconizzata non poteva raggiungere gli obiettivi: “”perché l’operaio era ancora troppo lontano ed estraneo all’andamento generale dell’azienda, alla sua organizzazione ed alla compilazione dei bilanci, per sentire il rapporto diretto fra la sua produttività individuale e la quota di utili che a fine anno può per essa spettargli, e che, ad ogni modo, la quota di utili sarebbe così aleatoria e modesta che non valeva la pena di sacrificare per essa tutte le più radicali rivendicazioni propugnate dal socialismo””. Lo Schiavi si era mantenuto coerente con la tradizionale tesi socialista, fin dal 1870 espressa dal Bebel. Tutta la passata e più recente letteratura socialista si è mantenuta costantemente avversa al Partecipazionismo. (…) La scuoa sociale-cristiana, non ammette la concezione del salario naturale, né la “”legge di bronzo”” del Lassalle, né quella del “”fondo salari””, ma sostiene il principio del ‘giusto salario’ familiare secondo i principi dell’Enciclica ‘Rerum Novarum’ di Papa Leone XIII. Ritiene perciò il Partecipazionismo il sistema più adatto per attuare la collaborazione sociale”” (pag 196-198)”,”SIND-130″ “MAGRI Tito”,”Il pensiero politico di Hobbes.”,”Thomas Hobbes nasce nel 1588 a Malmesbury, figlio di un modesto vicario che abbandona presto la famiglia. Lo zio paterno Francis Hobbes si prende cura della sua educazione universitaria, che ha luogo dal 1603 al 1608 a Magdalen Hall in Oxford. Nel 1608 viene chiamato dal barone William Cavendish di Hardwick (futuro conte di Devonshire) come precettore per il figlio (anch’egli di nome William). Hobbes è rimasto a diverso titolo collegato ai vari rami della famiglia Cavendish per oltre 70 anni. Fra il 1610 e il 1615 Hobbes accompagna il discepolo in un viaggio nel continente. A Venezia entra in contatto con Fulgenzio Micanzio, un collaboratore di Paolo Sarpi. Dopo il ritorno in Inghilterra, Hobbes traduce la corrispondenza che Micanzio ebbe con William Cavendish familiarizzandosi con i grandi temi della polemica antipapale. Gli interessi di Hobbes sono umanistici. La sua attività culmina nella grande traduzione della Guerra del Peloponneso di Tucidide, che viene pubblicata nel 1629. Nel corso del viaggio sul continente del 1630 scopre gli Elementi di Euclide. Dalla fine del 1640 alla fine del 1651 Hobbes vive in Francia, scrivendo, pubblicando o preparando le sue principali opere filosofiche. Muore a Hardwick il 03/12/1679.”,”TEOP-051-FL” “MAGRI Tito”,”Saggio su Thomas Hobbes. Gli elementi della politica.”,”Thomas Hobbes nasce nel 1588 a Malmesbury, figlio di un modesto vicario che abbandona presto la famiglia. Lo zio paterno Francis Hobbes si prende cura della sua educazione universitaria, che ha luogo dal 1603 al 1608 a Magdalen Hall in Oxford. Nel 1608 viene chiamato dal barone William Cavendish di Hardwick (futuro conte di Devonshire) come precettore per il figlio (anch’egli di nome William). Hobbes è rimasto a diverso titolo collegato ai vari rami della famiglia Cavendish per oltre 70 anni. Fra il 1610 e il 1615 Hobbes accompagna il discepolo in un viaggio nel continente. A Venezia entra in contatto con Fulgenzio Micanzio, un collaboratore di Paolo Sarpi. Dopo il ritorno in Inghilterra, Hobbes traduce la corrispondenza che Micanzio ebbe con William Cavendish familiarizzandosi con i grandi temi della polemica antipapale. Gli interessi di Hobbes sono umanistici. La sua attività culmina nella grande traduzione della Guerra del Peloponneso di Tucidide, che viene pubblicata nel 1629. Nel corso del viaggio sul continente del 1630 scopre gli Elementi di Euclide. Dalla fine del 1640 alla fine del 1651 Hobbes vive in Francia, scrivendo, pubblicando o preparando le sue principali opere filosofiche. Muore a Hardwick il 03/12/1679. Tito Magri insegna Filosofia della storia all’Università di Bari. Ha tradotto e curato opere di Hobbes, Paine, Mandeville, e pubblicato numerosi saggi di teoria politica.”,”FILx-118-FL” “MAGRIS Claudio”,”Danubio.”,”””Proprio in Ungheria Lukacs aveva ribadito la classicità del marxismo, per il quale la spontaneità immediata è inautentica e riceve significato soltanto dalla disciplina di una forma. Il rituale stalinista appariva forma, ordine, affermazione dei principi sulla nietzscheana “”anarchia degli atomi””; il liberalismo occidentale appariva spontaneità informe, vitalità amorale, egoismo casual, mero processo di bisogni che prescinde da ogni criterio etico. L’ uno era Stato, l’ altro società””. (pag 291)”,”EURC-075″ “MAGRIS Claudio”,”Microcosmi.”,”Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Dopo aver insegnato a Torino, è docente presso l’Università di Trieste (1997). Collabora al ‘Corriere della Sera’.”,”VARx-103-FV” “MAGRIS Claudio”,”Quale totalità. Dibattito con Antonio Villani, Marino Freschi e Carlo Sini.”,”Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Ha insegnato lingua e letteratura a Trieste. Mario Freschi, nato a Trieste, ha studiato a Roma e Berlino, è stato Ordinario di Letteratura tedesca. Carlo Sini è nato a Bologna nel 1933. Si è laureato con Enzo Paci a Milano. Ha insegnato Filosofia teoretica.”,”AUTx-002-FMB” “MAGUIRE Peter”,”Law and War. An American Story.”,”Libro dedicato alla memoria di Telford TAYLOR, Marty HOEY, Robert ROSS Peter MAGUIRE ha insegnato legge e teoria della guerra alla Columbia University e al Bard College. “”The headline of the April 8, 1902 ‘New York Journal’ read, “”Kill all: Major Waller Ordered to Massacre the Filipinos’. The media now focused their enmity on “”Howling Jake””, also known more simply as “”The Monster””. Now the United States would have to investigate General Jacob Smith to extinguish this controversy.”” (pag 63) Gli Stati Uniti, i Khmer Rossi e l’ONU. Usa votano per conservare il seggio ai Khmer Rossi di Pol Pot. “”Actually. the tragic fate of Cambodia clearly demonstrates the weakness of international law during the Cold War. After the Vietnamese toppled the Khmer Rouge in 979, it soon became clear that Pol Pot’s regime had systematically carried out some of the worst atrocities since World War II. Did the United States call for the prosecution of Pol Pot, Ieng Sary, Khieu Samphan, and other Khmer Rouge leaders? No, quite the opposite: in 1979, Cyrus Vance, the Carter amministration’s UN representative, voted to allow the deposed, genocidal regime to retain its seat in the UN General Assembly. After the decision, a senior U.S. official justified the decision to Journalist Nayan Chanda: “”The choice for us was between moral principles and international law. The scale weighed in favor of law because it served our security interests””. Deposed Khmer Rouge leader Ieng Sary put it most succinctly in a 1981 interview: “”First are the aggressors and expansionists headed by the Soviet Union. … It is good that the USA and China are agreed here. We too are on this team!””””. (pag 286)”,”USAQ-075″ “MAGUIRE T. Miller”,”Strategy and Tactics in Mountain Ranges.”,”MAGUIRE T. Miller”,”QMIx-052-FSL” “MAHAIM Annik HOLT Alix HEINEN Jacqueline”,”Femmes et mouvement ouvrier. Allemagne d’avant 1914. Révolution russe. Révolution espagnole.”,”””””L’ origine della famiglia”” di Engels e ‘La donna e il socialismo’ di Bebel furono tradotte in russo alla fine del XIX secolo, ma furono accolte con meno interesse dai socialisti in Russia che in altri paesi. Nel corso degli anni che precedettero la rivoluzione, non si ebbero dibattiti in seno al Partito socialdemocratico russo sulla natura della famiglia o sui cambiamenti del modo di vita che il socialismo avrebbe apportato. Due fattori possono spiegare questa mancanza di interesse. I populisti russi del XIX secolo non si erano accontenati che di una posizione di principio sull’ eguaglianza sessuale, benché le donne avessero potuto giocare un gran ruolo nel movimento rivoluzionario e non si dovettero continuamente confrontare con la loro oppressione nella loro attività quotidiana. Inoltre, era un fatto che i socialdemocratici si spostavano senza tregua per sfuggire alla polizia, sovente erano incarcerati ed esiliati, non avevano occasione di vivere una vita familiare ordinata come i loro fratelli dell’ Europa dell’Ovest: così se sfuggivano alla tentazione di visioni riformiste concernenti le donne come guardiane del focolare, avevano però avuto poca esperienza dei problemi di vita della famiglia e non inquadravano bene l’ ostacolo che poteva rappresentare la famiglia per una attività rivoluzionaria sostenuta dalla classe operaia””. (pag 95-96)”,”MEOx-076″ “MAHAN A.T.”,”L’ interesse degli Stati Uniti rispetto al Dominio del Mare presente e futuro.”,”MAHAN A.T. era capitano di vascello e membro del Consiglio Strategico degli Stati Uniti. “”Nel presente caso non possono sorgere occasioni di gravi difficoltà, perché, diversamente da quanto avvenne nello storico esempio già citato, le due nazioni i cui interessi cozzano in questo momento, cioè la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, sono così all’ unisono per tradizioni ereditarie, per direzione di idee, per norme di diritto che la prevalenza dell’ una non può essere considerata come offesa all’ altra nei luoghi dove esse vengano a trovarsi a contatto. Non ostante il carattere eterogeneo dell’ immigrazione che negli ultimi anni si è riversata negli Stati Uniti, le nostre tradizioni politiche e le caratteristiche della razza restano ancora sempre inglesi o c’è lo stesso, olandesi, come vuole il sig. Douglas Campbell””. (pag 23) “”La potenza marittima della Gran Bretagna, sebbene ancora superiore, non è più, relativamente a quella degli altri Stati, così preponderante come un tempo, sicché ha dovuto concedere ai neutrali il principio che la bandiera copre la merce, la qual concessione, sia essa causata da relativa debolezza o da erroneo sentimento umanitario, ridonda sempre a tutto profitto dei neutrali e a scapito del più forte belligerante. La sola giustificazione politica della Gran Bretagna è ch’essa non potrebbe più come un tempo sopportare il peso delle ostilità, se i neutrali passassero dalla parte del nemico””. (pag 88)”,”USAQ-028″ “MAHAN A.T. Captain”,”The Influence of Sea Power upon the French Revolution and Empire, 1793-1812. Volume I.”,”Fallimento tentativo di Napoleone di combinare strategia terrestre continentale e navale”,”QMIN-001-FSL” “MAHAN A.T. Captain”,”The Influence of Sea Power upon the French Revolution and Empire, 1793-1812. Volume II.”,”Fallimento tentativo di Napoleone di combinare strategia terrestre continentale e navale”,”QMIN-002-FSL” “MAHFUZ Nagib”,”Autunno egiziano.”,”MAHFUZ N. (1911-2006) laureato in filosofia, giornalista e sceneggiatore, primo scrittore arabo a ricevere il premio Nobel per la letteratura. A causa del suo sostegno alla politica di SADAT e agli accordi di Camp David i suoi romanzi sono stati banditi da numerosi paesi del Medio Oriente. Nel 1994 ha subito un attentato ad opera dei fondamentalisti islamici che gli ha semiparalizzato il braccio destro. Ma Mahfuz ha continuato a scrivere. Retrocopertina: Ambientato al Cairo, durante la Rivoluzione egiziana del 1952, “”Autunno egiziano”” racconta la storia di Isa al-Dabbagh, funzionario del governo. In seguito ai sollevamenti popolari che accompagnarono la cacciata di re Farouk I, Isa viene licenziato in tronco con l’accusa di corruzione. Pur riconoscendo le ragioni della Rivoluzione, egli è tuttavia convinto di avere sempre agito secondo le norme: così rifiuta testardamente le raccomandazioni dell’influente cugino Hasan, e pian piano perde la fiducia e l’amore della sposa promessa, Salwa. Lentamente la sua intera esistenza scivola verso il fallimento e la desolazione, mentre il suo Paese affronta le ambiguità e il dissesto creati dalle tensioni politiche di un periodo convulso.”,”VIOx-160″ “MAHFUZ Nagib”,”Il rione dei ragazzi.”,”N. Mahfuz (Il Cairo, 1912 – ) premio Nobel 1988 laureato in filosofia giornalista sceneggiatore ha scritto romanzi e racconti tradotti in varie lingue.”,”VARx-004-FC” “MAHFUZ Nagib”,”Il nostro quartiere.”,”Nagib Mahfuz nato al Cairo nel 1912 laureato in filosofia, ha pubblicato molti romanzi, saggi e racconti. Ha svolto attività di sceneggiatore televisivo e cinematografico. Ha lavorato come giornalista presso il quotidianoa Al-Ahram al Cairo. Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1988. Le cronache di un quartiere raccontate attraverso la vita quotidiana dei suoi abitanti: la realtà e le fantasie di un mondo in cui si compenetrano gli arcani della tradizione orientale e il sottile fascino della civiltà europea… Il professore di geografia. Sulla calamità naturale… imprevista… che colpisce gli abitanti del quartiere, seppur messi sull’avviso, allagando le loro case (pag 98-100)”,”VIOx-002-FGB” “MAHIEU Francois Regis”,”Ricardo.”,”MAHIEU Francois Regis è professore di scienze economiche nell’ Università di Versailles/Saint-Quentin-en-Yvelines. Ha pubblicato tra l’ altro “”William Petty, 1623-1687, fondateur de l’ economie politique”” (1997). “”Marx è uno dei primi a pensare che “”la teoria di Ricardo è contenuta nei primi sei capitoli”” (Marx 1862-63, vol. II) sottolineando che “”il resto sono delle applicazioni, delle spiegazioni, delle aggiunte che l’ autore mescola a casaccio”” (ibidem)””. (pag 93)”,”ECOT-065″ “MAHLER Horst, a cura di Angelo BOLAFFI”,”Per la critica al terrorismo. Con un confronto tra Giuliano Amato Angelo Bolaffi Stefano Rodotà Mario Tronti.”,”MAHLER Horst noto avvocato berlinese, dopo essere stato protagonista nel SDS berlinese accanto a DUTSCHKE nelle battaglie anti-imperialistiche scelse assieme a Ulrike MEINHOF, Gudrun ENSSLIN e Andreas BAADER di dar vita alla RAF. Arrestato per primo e condannato a 14 anni di carcere è diventato uno spietato critico del terrorismo.”,”TEMx-047″ “MÄHLERT Ulrich, a cura di Andrea GILARDONI Karin BIRGE GILARDONI-BÜCH”,”La DDR. Una storia breve, 1949-1989.”,”MÄHLERT Ulrich è un punto di riferimento per la ricerca e la didattica sulla storia della DDR e del comunismo sovietico. Tra i suoi studi: ‘La libera gioventù tedesca, le purghe staliniane negli anni 1936-1953 e la rivolta operaia del 17 giugno 1953′.”,”GERV-055″ “MÄHLERT Ulrich a cura; Saggi a cura di Stefan WOLLE Burghard CIESLA Heidi ROTH Heinz VOIGT Udo GRASHOFF Klaus SCHWABE Friedhelm BOLL Heidi ROTH Peter BRUHN Bernd FAULENBACH”,”Der 17. Juni 1953. Ein Aufstand für Einheit, Recht und Freiheit.”,”””Una rivolta per l’unità, la giustizia e la libertà””. Saggi a cura di Stefan WOLLE Burghard CIESLA Heidi ROTH Heinz VOIGT Udo GRASHOFF Klaus SCHWABE Friedhelm BOLL Heidi ROTH Peter BRUHN Bernd FAULENBACH”,”GERV-057″ “MAHN-LOT Marianne”,”Bartolomeo de Las Casas e i diritti degli indiani.”,”””Nel 1534, il ritorno a Città del Messico di fra Marcos de Niza, il quale aveva scoperto l’ immenso territorio del “”Nuovo Messico””, ritenuto vicino al continente asiatico, autorizzava a coltivare l’ idea di una spedizione in Cina, e riaffiorava così anche il progetto missionario. In quell’ anno 1539 al quale siamo arrivati con il nostro racconto, Las Casas sicuramente non si sentiva per nulla coinvolto in questo grande sogno, tranne che per l’ ispirazione di fondo di evangelizzare il mondo intero con mezzi pacifici. Si noti bene che, come alcuni suoi contemporanei egli aveva un pregiudizio a favore dei cinesi: nella sua Historia paragona spesso i seri (i cinesi) agli innocenti abitanti delle Lucayas: “”da loro era come se il nostro padre Adamo non avesse peccato””; mancava loro soltanto la conoscenza del vero Dio.”” (pag 110)”,”SPAx-051″ “MAI Gunther”,”La repubblica di Weimar.”,”MAI Gunther, insegna storia moderna e contemporanea nell’Università di Erfurt. Tra i suoi libri: “”Das Ende des Kaiserreich”” (1987); ‘Der Allierte Kontrollrat in Deutschland 1945-1948’ (1985), ‘Europa, 1918-1939’ (2001). “”A causa della guerra, la quota dell’Europa nel commercio mondiale aveva subito una drastica riduzione e solo nel 1928 tornò sui livelli d’anteguerra; tuttavia, nel corso della crisi successiva la sua quota si ridusse in misura maggiore di quella del commercio mondiale nel suo complesso. La Germania e l’Inghilterra non conquistarono più la quota che avevano raggiunto prima della guerra (rispettivamente il 13 e il 15%); nel biennio 1927-29, la quota della Germania non superò il 9%. Favorendo il recupero del ‘gold standard’, la politica economica e finanziaria dell’epoca contribuì a penalizzare il potere d’acquisto e gli investimenti. Ai radicali cambiamenti intervenuti sul piano economico occorre ancora aggiungere il mutamento non meno radicale del quadro politico: non solo in seguito all’aumento del peso politico del movimento operaio, ma anche a causa dell’ancora irrisolta questione della scelta di fondo tra capitalismo industriale e agricoltura. (…) Dal momento che verso la metà degli anni Venti le fluttuazioni congiunturali erano all’ordine del giorno, in Germania i primi segnali di crisi vennero sottovalutati. In alcuni settori la situazione degli ordinativi e lo sfruttamento degli impianti rimasero relativamente buoni fino a tutto il 1929 e in qualche caso perfino fino al 1930. Nella convinzione che presto ci sarebbe stato un nuovo balzo in avanti dell’economia, prima del 1929 si era determinata una situazione di sovradimensionamento del sistema produttivo. Molti investimenti era stati finanziati con capitale estero, soprattutto statunitense, che venne in gran parte ritirato quando nell’ottobre del 1929 (il famoso “”venerdì nero””) scoppiò una bolla speculativa. Una seconda massiccia fuga di capitali ebbe luogo dopo la vittoria della Nsdap in occasione delle elezioni politiche del settembre 1930, vittoria che fece sorgere non pochi dubbi circa le capacità di tenuta della repubblica. Una terza ondata si registrò nel maggio del 1931, dopo il fallimento dell’Istituto di credito austriaco (Österreichische Kreditanstalt), che provocò una grave crisi bancaria anche in Germania. Le esportazioni si ridussero notevolmente, dal momento che gli effetti di queste crisi portarono a ulteriori restrizioni nell’interscambio di merci e valute. I settori più organizzati e cartellizzati poterono sfruttare il loro potere sul mercato interno, diversamente della industrie produttrici di beni di largo consumo, che non potevano scaricare i loro costi sui prezzi praticati ai consumatori finali. I quali, d’altro canto, vedevanpo ridursi sempre più il loro potere d’acquisto…”” (pag 128-129)”,”GERG-090″ “MAIDA Bruno”,”La liberazione nelle grandi città, 1943-1945.”,”Bruno Maida è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Ha al suo attivo varie pubblicazioni fra cui ‘Hitler 1945. La fine del nazismo’ (2015).”,”ITAR-238″ “MAIDA Bruno”,”Quando partivamo noi. Storie e immagini dell’emigrazione italiana, 1880-1970.”,”Foto di famiglie immigrate, adulti e bambini, adolescenti Little Italy Bruno Maida è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘La Shoah dei bambini. La persecuzione dell’infanzia ebraica in Italia, 1938-1945’ (Einaudi, 2013)”,”FOTO-110″ “MAIDA Bruno”,”L’infanzia nelle guerre del Novecento.”,”””Per quanto siano assai limitate le conoscenze sulla partecipazione della gioventù alla Rivoluzione bolscevica; si può immaginare che lo spirito di avventura diffuso da quell’atmosfera avesse carattere esplosivo, perché apriva un enorme spazio di immaginazione al cambiamento e individuava una possibilità di palingenesi ancor più profonda e duratura della guerra. Nelle giornate della Rivoluzione d’Ottobre furono molti gli adolescenti che morirono sulle barricate per la vittoria del comunismo. Il 25 ottobre furono cinquemila i giovani che parteciparono alla presa di Pietrogrado (114). Altri duemila Giovani comunisti combatterono nella guerra civile per difendere il neonato Stato sovietico (115). Il conflitto mondiale e poi la guerra civile produssero in Russia anche un altissimo numero di orfani, che si sommavano ai bambini abbandonati: i 30.000 del 1917 divennero 125.000 due anni dopo; la carestia del 1920-21 li fece crescere fino a 540.000. E proprio la rapida diffusione della carestia in tutta la Russia nel bienno 1921-22 provocò condizioni di fame e totale abbandono per circa quattro milioni di bambini (116). ll governo bolscevico sviluppò una fitta propaganda rivolta a dimostrare come nei paesi capitalistici e nella Russia prerivoluzionaria poco o nulla si fosse realizzato in tema di politiche sociali a favore dei bambini. Rappresentata dai rivoluzioni come promessa del futuro, da quel momento l’infanzia dovva essere invece considerata una priorità”” (pag 165-166) [(114) R. Fisher, ‘Pattern for Soviet Youth’, Columbia University press, New York, 1959, p 143; (115) D Caroli, ‘Ideali, ideologie e modelli formativi. Il movimento dei Pionieri in Urss (1922-1929)’, Unicopli, Milano, 2006, p. 31; (116) A.M. BAll, ‘And Now My Soul Is Hardened. Abandoned Children in Soviet Russia, 1918-1930’, University of California, Berkeley, 1994, p. 17] “”Dei circa cinque milioni di ebrei uccisi durante la Seconda guerra mondiale, almeno un milione erano bambini. Pochissimi i sopravvissuti nei campi di sterminio di Treblinka, Sobibor, Belzec, Chelmno. In quest’ultimo, vi riuscì il tredicenne Szymon Srebrnik. Divenne la mascotte delle SS perché aveva una voce melodiosa, era agile e le faceva divertire in gare di salto e di corsa. Alla liquidazione del campo le SS gli spararono ma lui, creduto morto, riuscì a salvarsi”” (pag 210) “”Nel 1945, la razione giornaliera per i cittadini di Vienna corrispondeva a 800 calorie, le stesse che erano garantite ai bambini degli asili di Buapest (dove però la quota per gli adulti era di 556). E poco più di 800 erano le calorie anche per i berlinesi, abituati durante la guerra a un apporto tre volte superiore. Erano quantità al di sotto del livello minimo di sopravvivenza e, al pari del periodo bellico, chi poteva, e soprattutto chi aveva bambini piccoli, doveva ricorrere al mercato nero. La morte e le malattie infantili erano particolarmente diffuse. Nel dicembre 1945 il tasso di mortalità dei bimbi al di sotto di un anno, calcolato nella zona di occupazione inglese di Berlino, era del 25 per cento. E di quattro volte più alta era la mortalità infantile a Vienna nell’estate del 1945 rispetto al 1938. In molti paesi europei una della malattie più frequenti tra i bambini era il tracoma, legato alla mancanza di vitamine. Ma si diffusero anche rachitismo, tubercolosi, difterite. Dei 700.000 bambini che nel gennaio 1946 dovevano essere assistiti in Cecoslovacchia, la metà si era ammalata di tubercolosi (15). Berlino, metafora della Germania sconfitta, fu il simbolo di quella distruzione e desertificazione sociale e materiale. Fu «il più grande cumulo di macerie del mondo» (16)”” (pag 288-289) [15) Judt, Postwar, cit, pp. 21-22; (16) ‘Berlin: Kampf um Freiheit’, edito da Senat Berlin, p. 10; cit., in Grossmann, ‘Jews, Germans, and Allies’; cit., p. 17]”,”GIOx-118″ “MAIELLO Adele”,”Un sindacato allo specchio. La Fiom ligure in una generazione di militanti.”,”Adele MAIELLO insegna storia dei movimenti sindacali nell’ Università di Genova. Ha lavorato a lungo in Inghilterra compiendo studi e pubblicando saggi ed articoli sul laburismo britannico, le trade unions e la politica estera britannica. Più recentemente si è occupata di Agostino NOVELLA, della storia dei quadri della CGIL, della politica internazionale dei sindacati italiani e della storia sociale dell’ emigrazione ligure.”,”MITT-039″ “MAIELLO Adele BALBI Paola SIMONELLI Nicola a cura”,”Novella a Genova. I Comunisti Genovesi ricordano Agostino Novella testimonianze di militanti e un’ intervista ad Alessandro Natta.”,” Dal Pci al sindacato. “”Il primo periodo va dal 1945 al 1949 ed è quello in cui egli operò direttamente per la costruzione del togliattiano “”partito nuovo””, del quale era stato isolato fautore fin dal 1943. (…) Prima della guerra egli aveva vissuto l’ importantissima esperienza moscovita, inframmezzata a quella un po’ bohémienne francese. (…) Il secondo periodo della sua attività lo possiamo collocare fra il 1949, anno del suo passaggio alla Cgil, e il 1955, anno in cui fu eletto alla segreteria della Fiom.”” (pag 16-17)”,”PCIx-225″ “MAIELLO Adele MERANI Umberto a cura; collaborazione di Eugenio PALLESTRINI Marta VINCENZI Teresa BERGAMASCO Claudia CIARELLA Giovanni DUGLIO Enrico FAZZINI Giannantonio GIACOPELLO Paolo LINGUA Vito MALCANGI Eugenio MASSOLO Marina MILAN Rosanna ROMEO M. Elisabetta TONIZZI; articoli di Sandro PERTINI”,”Pertini giornalista a Genova.”,”Foto 1° primo maggio Genova Coronata 1922 (pag 129)”,”EDIx-091″ “MAIELLO Adele”,”Sindacati in Europa. Storia, modelli, culture a confronto.”,”Adele Maiello insegna Storia contemporanea e Storia delle Relazioni Industriali nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Un sindacato allo specchio. La FIOM ligure in una generazione di militanti’, Milano, 1989. “”Fu Ferdinand Lassalle, che, durante la rivoluzione del 1848, si era peraltro affiancato a Marx ed Engels, a dare la spinta alla formazione dei primi sindacati non liberali, organizzati poi su scala non più solo locale all’inizio degli anni 1860, col suo “”Programma operaio”” del 1862. Qui si ipotizzava una forma di socialismo da raggiungersi tramite le cooperative dei lavoratori, sussidiate da uno Stato in cui la classe lavoratrice con l’esercizio del suffragio universale maschile, avrebbe esercitato un’influenza notevole. Egli partecipò al congresso di un gruppo di “”società educative”” degli operai di Lipsia nel 1863 dove si misero le basi di una organizzazione sindacale a livello di Reich, con l”Allgemeinen Deutschen Arbeiterverein’ (Associazione generale dei lavoratori tedeschi), ADAV, che passò rapidamente dai 3.500 iscritti iniziali ai 15.000 dell’inizio degli anni 1870) che in realtà fu il primo partito socialista tedesco, vista la preminenza che in essa si diede alla lotta politica su quella sindacale. Un altro gruppo di organizzazioni di lavoratori, il ‘Verband der Deutscher Arbeiterverein’ (Unione delle Società dei lavoratori tedeschi, VDA), fu fondato nel 1864, sotto la presidenza di August Bebel, e vide inizialmente affiancati marxisti, sinistra liberale ed i sindacati raggruppati nell”Unione delle società di educazione operaia’. Nel 1868 la VDA votò di entrare nella ‘Prima Internazionale’, sotto l’influenza di Bebel e di Wilhelm Liebknecht, quest’ultimo legato a Marx e fondatore assieme con lui della stessa Internazionale. Nel 1869, ad Eisenach, la VDA di Bebel si fuse con membri dissidenti dalla lassalliana ADAV per formare il ‘Sozialdemokratischen Arbeiterpartei’ (Partito socialdemocratico dei lavoratori, SDAP) precursore della moderna socialdemocrazia tedesca. Il programma teorico adottato ad Eisenach rifletteva il marxismo dell’Internazionale londinese, le cui richieste immediate differivano di poco da quelle dell’ADAV e i suoi sostenitori furono chiamati gli “”eisenachiani””. (…) Il momento chiave fu la tarda estate (agosto-settembre) del 1868, quando i lassalliani Fritsche e Schweitzer dell’ADAV parteciparono alla nascita della ‘Deutscher Gewerkschaftsbund’ (Lega dei sindacati tedeschi, DGB), il 26 settembre 1868, da parte di un congresso di 206 delegati, rappresentanti circa 142.000 lavoratori di 110 diverse località (15). Contemporaneamente gli “”eisenachiani”” Bebel e Liebknecht, del SDAP; decisero anch’essi di promuovere la formazione dei sindacati e i liberali Max Hirsch e Franz Dunker fondarono, dal canto loro, una ‘Gewerkvereine Zentrale Commission’ (Commissione centrale delle associazioni di mestiere), utilizzando espressamente un termine come ‘Gewerkverein (associazione di di mestiere) come contrapposto a ‘Gewerkschaft’ (sindacato), ormai inscindibile dal concetto di lotta di classe. (…) Nel frattempo il successo dei due partiti socialisti, ADAV e SDAP, era stato rilevante, visto il sistema elettorale tedesco: infatti, già nelle elezioni per il ‘Reichstag’ del 1875, i lassalliani elessero cinque deputati e gli ‘eisenachiani’ tre. Lo stesso anno le due organizzazioni confluirono, a Gotha, in una sola per formare il ‘Sozialistischen Arbeiterpartei Deutschland’ (Partito Socialista dei Lavoratori della Germania, SAD). L’unificazione di Gotha, come la precedente di Eisenach, rappresentò un compromesso fra le tendenze di Marx e Lassalle, e diede origine alla “”Critica del programma di Gotha”” di Marx (16)”” (pag 195-196-197) [Adele Maiello, ‘Sindacati in Europa. Storia, modelli, culture a confronto’, Soveria Mannelli, 2002] [(15) Il congresso si pose l’obiettivo di creare un sindacalismo industriale nelle branche principali della produzione dividendo la DGB in 32 gruppi professionali. Tali sindacati si vollero anche chiamare “”frei”” liberi cioè dall’influenza dello Stato, della Chiesa e degli imprenditori; (16) D.A. Chalmers, ‘The Social Democratic Party of Germany: from Working-Class Movement to Modern Political Party’, New Haven, Yale University, 1964]”,”SIND-131″ “MAIELLO Adele”,”Un sindacato allo specchio. La Fiom ligure in una generazione di militanti.”,”Adele Maiello insegna storia dei movimenti sindacali nell’ Università di Genova. Ha lavorato a lungo in Inghilterra compiendo studi e pubblicando saggi ed articoli sul laburismo britannico, le trade unions e la politica estera britannica. Più recentemente si è occupata di Agostino Novella, della storia dei quadri della CGIL, della politica internazionale dei sindacati italiani e della storia sociale dell’ emigrazione ligure.”,”SIND-005-FV” “MAIER Charles S.”,”La rifondazione dell’ Europa borghese. Francia Germania e Italia nel decennio successivo alla prima guerra mondiale.”,”Charles S. MAIER ha insegnato nella Harvard University; è Associate Professor of History nella Duke University di Durham (North Carolina). E’ coautore del volume: ‘The Thirteenth of May: The Advent of the De-Gaulle’s Republic’ (OUP, 1968). Ha scritto inoltre il saggio ‘The Politics of Inflation in the Twentieth Century’ in ‘The Political Economy of Inflation’ (a cura di F. HIRSCH e J.H. GOLDTHORPE), LONDON 1978.”,”EURx-072″ “MAIER Enrico”,”Socrate. La sua opera e il suo posto nella storia. 1.”,”””Una cosa sola adunque si può ricavare con sicurezza dalle Nuvole: che per il poeta (Euripide, ndr) Socrate fin d’allora era il capo spirituale dei modernisti, degli intellettuali, colui nella cui opera tutte le tendenze dell’ illuminismo trovavano la loro espressione concentrata””. (pag 169)”,”FILx-264″ “MAIER Enrico”,”Socrate. La sua opera e il suo posto nella storia. 2.”,”””Ma nell’ Atene di allora s’ offrivano abbastanza occasioni per esporre le proprie idee ad un pubblico attento. Se Socrate evitò di seguire questa via, non lo fece certamente per non provocare il confronto coi discorsi di parata dei Sofisti: quel ch’egli voleva ottenere, non era ottenibile mediante conversioni in massa. A lui non importava di affascinare le masse, di scuoterle e di condurle allo stato d’ animo collettivo della penitenza. Egli voleva fare degli individui altrettante personalità morali; e tali essi potevano diventare soltanto ripiegandosi su se stessi, acquistando coscienza di se stessi, con tacito e incessante lavoro su se stessi.”” (pag 69) pag 69″,”FILx-265″ “MAIER Charles S.”,”Alla ricerca della stabilità.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. Con il Mulino ha pubblicato ‘La rifondazione dell’Europa borghese’ (1999) e ‘Il crollo’ (1999). “”Quale che fosse l’impulso impartito alla ripresa e all’espansione, sta di fatto che fra il 1933 e il 1939 l’economia nazionale crebbe al tasso medio annuo dell’8,2 per cento. Verso la fine degli anni ’30 il riarmo costituì un incentivo fondamentale. Se il reddito nazionale del 1939 superava di un terzo quello del 1936, l’incremento veniva assorbito in misura crescente dalle spese militari. Ma ancor più impressionante della crescita della produzione – si pensi che nel 1937-38 anche il prodotto dell’economia inglese era cresciuto del 20 per cento rispetto a quello del 1932 – fu il ritmo della ripresa dell’occupazione, che sembra sia stato il più elevato di tutto l’Occidente. Nel 1938 la Germania si approssimava a una situazione di penuria di manodopera, mentre negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione era ancora pari al 20 per cento e in Inghilterra al 10 per cento. I fascisti italiani imposero restrizioni analoghe al ruolo dei lavoratori. Essi scalzarono i vecchi sindacati e poi nel 1928-29 privarono della loro autonomia gli organismi fascisti che li avevano rimpiazzati. I salari reali furono compressi, come in Germania, ma senza che ciò desse un contributo equivalente alla crescita del prodotto nazionale lordo. Innanzitutto la forte rivalutazione della lira ridusse l’espansione delle esportazioni che si era verificata nel periodo 1922-25, e fino alla metà degli anni ’30 non vi fgu alcuna crescita della domanda interna che potesse sostituire gli acquisti all’estero. Eppure il governo non puntò soltanto sul ristagno del mercato per contenere i prezzi. Quando la pressione inflazionistica si fece nuovamente sentire, dopo la rivalutazione della lira, Mussolini decretò un primo taglio dei salari, pari al 10 per cento, nel maggio del 1927, e un secondo in ottobre, che portò la riduzione complessiva al 20 per cento. Seguirono altri due tagli, che andavano dal 7 al 12 per cento ciascuno, nel 1930 e nel 1934, allorché si profilò una minaccia di rialzo dei salari reali”” (pag 148-149)”,”EURE-097″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est. Volume primo.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. “”La Rdt era dilaniata tra il bisogno di beni e prodotti occidentali e la sua dipendenza da una domanda garantita di suoi prodotti proveniente dall’Unione Sovietica. I sovietici acquistavano dalla Germania Est macchine utensili, attrezzature agricole, navi del Baltico. La Germania Est era certamente la maggiore potenza esportatrice del blocco orientale. Nel 1988, quando le esportazioni sovietiche ammontarono ufficialmente ad una totale di 108 miliardi di dollari, la Rdt con una popolazione pari a circa un quindicesimo di quella sovietica esportò per poco meno di quarantotto miliardi di dollari, seguita dalla Cecoslovacchia con ventisei milardi di dollari, dalla Polonia con circa tredici miliardi di dollari, dall’Ungheria attestata sui dieci miliardi di dollari. Il 39% della produzione tedesco-orientale era destinato all’Unione Sovietica, compreso il 65% delle macchine utensili. Il petrolio sovietico era cruciale per l’industria tedesco-orientale e per la precaria capacità della Rdt di procurarsi valuta occidentale”” (pag 118-119)”,”GERV-067″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est. Volume secondo.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. “”L’Europa rappresentata dalla Csce, non era la sola risorsa di coloro che cercavano di rallentare gli eventi; nel gennaio del 1990 i sovietici si appellarono alle quattro potenze, firmatarie degli accordi di Jalta e Potsdam e del patto quadripartito del 1971, quali custodi della posizione internazionale della Germania. Quello che i tedeschi non volevano era una riesumazione delle residue pretese che i vincitori potevano ancora vantare. Per questa ragione l’idea ceh una “”conferenza di pace”” potesse suggellare il processo di unificazione rimase tabù nei mesi a venire. Dopo un imbarazzante lasso di tempo gli americani si schierarono dalla parte dei tedeschi. Nel mese di dicembre Baker aveva accettato con riluttanza la richiesta sovietica che gli ambasciatori delle quattro potenze si ritrovassero a Berlino per la prima volta dal 1971. Nonostante l’innocuo ordine del giorno, l’importanza dell’incontro nella sede del vecchio consiglio di controllo urtò Genscher, offeso dalal rievocazione dello status di potenze occupanti. Tuttavia non c’era modo di impedire il coinvolgimento delle quattro potenze: queste dovevano essere chiamate in causa per evitare il processo più oneroso di dover ascoltare il parere di ogni altro possibile interlocutore dell’Europa orientale e occidentale. Nessuno però, alla fine del 1989, l”annus mirabilis’, aveva un’idea di come si sarebbe dovuto procedere”” (pag 396-397)”,”GERV-068″ “MAIER Charles S.”,”Leviatano 2.0. La costruzione dello stato moderno.”,”Charles S. Maier insegna Storia alla Harvard University. Tra le sue pubblicazioni ‘In Search of Stability. Explorations in Historical Political Economy’ (1987). “”Non tutte le teorie marxiste dovevano necessariamente portare – come quella di Lenin – all’idea che la rivalità imperialista dovesse culminare in una grande guerra. Karl Kautsky, per esempio, suggeriva che le potenze imperialiste potevano arrivare a un «super-imperialismo», ovvero a una spartizione pacifica del mondo coloniale. L’argomentazione di Kautsky proponeva in realtà una visione divenuta poi l’impostazione principale degli studi degli ultimi decenni sugli imperi coloniali, vale a dire l’idea che dovremmo interpretare l’imperialismo non come estensione delle rivalità europee ma come confronto comune dell’Europa con il cosiddetto Terzo mondo. Secondo tale punto di vista, il colonialismo poteva essere inteso come un’impresa comune degli stati e delle economie avanzate dell’emisfero settentrionale nei confronti di stati meno forti in Asia, Africa, Caraibi e Pacifico. L’idea che i colonizzatori si confrontarono con i colonizzati in un qualche tipo di rapporto binario, globale e onnicomprensivo, più importante delle rivalità nazionaliste che li dividevano, emerse in effetti come un’interpretazione dominante del’epoca imperialista. Secondo tale visione, alla base del rapporto coloniale vi erano la segregazione sociale, lo sfruttamento sessuale e la privazione dei diritti politici e civili. Ma tutto questo non solo nelle colonie: si è detto infatti che istituzioni europee, diritti dei cittadini e loro rapporti con lo stato, relazioni di genere e rapporti di lavoro si plasmarono decisamente in base all’esperienza dell’Europa come colonizzatore, così come il mondo degli indigeni non poteva che strutturarsi in base al fatto di essere colonizzato”” (pag 201)”,”TEOP-513″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est.”,”Charles S. Maier isegna Storia europea nella Harvard University. Nel 1999 il Mulino ha pubblicato la riedizione del suo libro più celebre: La rifondazione dell’Europa borghese. Trai suoi altri lavori: In Search of Stability, The Unmasterable Past.”,”GERV-022-FL” “MAIFREDA Germano”,”La disciplina del lavoro. Operai, macchine e fabbriche nella storia italiana.”,”Germano Maifreda è ricercatore di storia economica presso l’Università degli Studi di Milano dove insegna storia economica e sociale dell’età moderna. “”Nel corso del Settecento, quando l’impetuosa crescita di produzione italiana di seta greggia promosse un’espansione quantitativa e dimensionale degli impianti di torcitura, si registrò tuttavia, principalmente in Piemonte, l’ingresso femminile nei mulini. Uomini e donne si trovarono a lavorare e vivere all’interno della medesima fabbrica, ma con percorsi produttivi segregati: la doppiatura o binatura, e ancor più la trattura, furono relegate in reparti separati rispetto a quelli in cui si svolgevano le operazioni di torsione, e la compresenza dei generi era attentamente normata. Nello stesso mulino da seta di Farra, dove erano impiegati ltre centocinquanta operai che lavoravano, alloggiavano e dormivano dentro il recinto dell’impianto, la ‘Regola’ del 1726 sancì la proibizione a uomini e donne di aver “”pratiche sospette, amori, sotto pena di esser castigati o cacciati, e niuno ardirà di andare di notte né di giorno a confabulare con alcuna giovane occultamente”” (27)”” (pag 101) (27) Citato da C. Poni, Tecnologia, organizzazione produttiva e divisione sessuale, cit. p. 279″,”CONx-194″ “MAILLARD Alain”,”La communauté des egaux. Le communisme neo-babouviste dans la France des années 1840.”,”MAILLARD Alain è nato nel 1961 ed è maitre de conferences en sociologie all’ Università di Picardie-Jules Verne (Amiens).”,”SOCU-076″ “MAILLARD Alain MAZAURIC Claude WALTER Eric a cura, interventi di Pierre ANSART Roger BARNY Jacques BARNET Guy BESSE Haim BURSTIN Ida CAPPIELLO Beatrice DIDIER Jacques FOUCART-BORVILLE Alberto GIL-NOVALES Hugh GOUGH Raymond HUARD Ronald HUBSCHER Michel IAFELICE Valérie LACOULANT Robert LEGRAND Guy LEMARCHAND Alain MAILLARD Ted W. MARGADANT Claude MAZAURIC Katharina MIDDELL Matthias MIDDELL Regina POZZI Bernard ROUSSET Jean-Marc SCHIAPPA Jean-René SURATTEAU Galina TCHERTKOVA Kare D. TONNESSON Marie José VILLAVERDE Bernard VINOT Eric WALTER Francois WARTELLE”,”Présence de Babeuf. Lumières, révolution, communisme. Actes du colloque international Babeuf. Amiens, 7,8 et 9 décembre 1989.”,”Partecipanti al colloquio internazionale su Babeuf: Pierre ANSART Roger BARNY Jacques BARNET Guy BESSE Haim BURSTIN Ida CAPPIELLO Beatrice DIDIER Jacques FOUCART-BORVILLE Alberto GIL-NOVALES Hugh GOUGH Raymond HUARD Ronald HUBSCHER Michel IAFELICE Valérie LACOULANT Robert LEGRAND Guy LEMARCHAND Alain MAILLARD Ted W. MARGADANT Claude MAZAURIC Katharina MIDDELL Matthias MIDDELL Regina POZZI Bernard ROUSSET Jean-Marc SCHIAPPA Jean-René SURATTEAU Galina TCHERTKOVA Kare D. TONNESSON Marie José VILLAVERDE Bernard VINOT Eric WALTER Francois WARTELLE Marx, Trotsky, Lenin giudizi su Babeuf. “”Le 24 juin 1896, devant la Chambre, Jules Guesde fait acte d’allégeance à Babeuf et “”ses héroïques complices””. (…) En cette fin du XIXe siècle, quand Guesde présente sa vibrante requête en filiation, le panthéon babouviste est depuis longtemps érigé; Babeuf, Darthé et le peintre Topino-Lebrun en sont les martyrs fondateurs; s’en réclament, peu ou prou, tous les courants du socialisme francasi avac, en tête, les héritiers blanquistes ou communistes du néo-babouvisme; l’et l’appropriation guesdiste de Babeuf prélude à son annexion, vingt-cinq ans plus tard, par le bolchevisme””. (pag 229) Il memoriale del babuvismo, il libro di Buonarroti pubblicato nel 1828, la Congiura degli Eguali detta di Babeuf, segna la nascita del comunismo moderno (pag 230) La Piccardia (in francese Picardie), è una regione della Francia settentrionale. È suddivisa in tre dipartimenti e il suo capoluogo è Amiens. Le città principali della regione, oltre a Amiens, sono Saint-Quentin e Beauvais. Geografia. Il territorio della regione confina con quello del Nord-Passo di Calais a nord, della Champagne-Ardenne a est, dell’Île-de-France a sud e dell’Alta Normandia a ovest, oltre che con il Belgio (Vallonia) a nord-est. Le coste nord-occidentali sono bagnate dal Canale della Manica. Etimologia [modifica] L’etimologia del termine Piccardia non è né geografica né storica. La parola apparve nel 1248, derivata dalla parola “”picard””, vale a dire “”piocheur””, “”scavatore””. I parigini chiamavano “”scavatori”” tutti gli agricoltori che vivevano a nord della zona ricoperta da foreste del Senlisis e del Valois (dove i paesani erano boscaioli), e a nord venivano chiamati “”Picard”” tutti quelli che non parlavano fiammingo. Arras, Boulogne, Calais, Tournai erano città “”piccarde””; i loro studenti formarono a Parigi e a Orléans la “”Nazione Piccarda””. (Wikip)”,”SOCU-152″ “MAIMANN Helene a cura; saggi di H. MAIMANN M. SCHEUCH H. STEINER W. MADERTHANER S. HAHN M. LANG S. MATTL A. BENYA (colloquio con G. TRAXLER) B. LEHMANN U. KREMSMAYER H. FIRNBERG (colloquio con B. LEHMANN e H. MAIMANN) M. MARSCHALEK U. KREMSMAYER K. MARK (colloquio con H. MAIMANN e P. MELICHAR) M. SEWERING-WOLLANEK S. HEINISCH R. KANNONIER P. CARDORFF P. MELICHAR U. WEBER-FELBER G. SCHEUER H. KONRAD R. LÖW H. STEINER B. UNFRIED G. BOTZ J. BUNZL F. KELLER A. PELINKA F. VRANITZKY (colloquio con H. MAIMANN) e altri”,”Die Ersten 100 Jahre. Österreichische Sozialdemokratie 1888-1988.”,”saggi di H. MAIMANN M. SCHEUCH H. STEINER W. MADERTHANER S. HAHN M. LANG S. MATTL A. BENYA (colloquio con G. TRAXLER) B. LEHMANN U. KREMSMAYER H. FIRNBERG (colloquio con B. LEHMANN e H. MAIMANN) M. MARSCHALEK U. KREMSMAYER K. MARK (colloquio con H. MAIMANN e P. MELICHAR) M. SEWERING-WOLLANEK S. HEINISCH R. KANNONIER P. CARDORFF P. MELICHAR U. WEBER-FELBER G. SCHEUER H. KONRAD R. LÖW H. STEINER B. UNFRIED G. BOTZ J. BUNZL F. KELLER A. PELINKA F. VRANITZKY (colloquio con H. MAIMANN) e altri”,”MAUx-016″ “MAINARDI Roberto”,”Geografia d’Europa.”,”Roberto Mainardi insegna Geografia umana all’Università di Milano e Geografia economica all’Istituto per la formazione al giornalismo della Regione Lombardia. Ha pubblicato saggi di geografia storica delle Regioni italiane e di geografia italiana ed europea delle reti urbane. Nato nel 1942 è deceduto nel febbraio 1999.”,”EURx-073-FL” “MAINARDI Roberto”,”L’Europa germanica. Una prospettiva geopolitica.”,”Roberto Mainardi insegna Geografia umana all’Università di Milano e Geografia economica all’Istituto per la formazione al giornalismo della Regione Lombardia. Ha pubblicato saggi di geografia storica delle Regioni italiane e di geografia italiana ed europea delle reti urbane.”,”EURx-085-FL” “MAINERI Baccio Emanuele”,”Le stragi di Parigi nel 1871 – Il Comune e il comunismo in Francia. Volume terzo.”,”Marx e Serailler esponenti della Prima internazionale temono per le conseguenze di questa insurrezione, Marx scrive una lettera (Londra 28 febbraio 1871) (pag 160-161) Garibaldi rifiuta comando supremo guardie nazionali”,”MFRC-153″ “MAIOCCHI Roberto”,”Scienza italiana e razzismo fascista.”,”MAIOCCHI è docente di storia della scienza alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ Cattolica di Milano. Tra le sue pubblicazioni: – Chimica e filosofia, FIRENZE. 1985 – Einstein in Italia, MILANO. 1985 – La belle epoque dell’ atomo, MILANO. 1989 – Non solo Fermi, FIRENZE. 1991 – L’era atomica, FIRENZE. 1994 – Storia della scienza in Occidente, FIRENZE. 1996″,”ITAF-040″ “MAIOCCHI Roberto”,”Gli scienziati del Duce. Il ruolo dei ricercatori e del CNR nella politica autarchica del fascismo.”,”La politica autarchica di preparazione alla guerra da parte del fascismo nella seconda metà degli anni Trenta è comunemente considerata un aspetto della storia italiana in cui si manifestano in una forma evidente l’irrazionalità e il dilettantismo dell’azione di governo. Ma quali furono i rapporti che con questa politica ebbero gli ambienti scientifico-tecnici italiani, depositari della razionalità, degli specialismi e della professionalità? Il libro mostra come scienziati e tecnici – anche di primissimo piano – furono direttamente implicati nel folle progetto autarchico, sia culturalmente che istituzionalmente. Roberto Maiocchi è ordinario di Storia della scienza presso l’Università Cattolica di Milano. Si è occupato in prevalenza dell’età contemporanea, ma anche autore di un’opera complessiva come Storia della scienza in Occidente; alla scienza italiana durante il fascismo ha dedicato numerosi saggi, tra i quali spiccano i volumi Einstein in Italia, Non solo Fermi, Scienza italiana e razzismo fascista.”,”ITAF-022-FL” “MAIOCCHI Roberto”,”L’Era Atomica.”,”Docente di Storia della scienza presso l’Università Cattolica di Milano, Roberto Maiocchi è autore di: Le Belle Epoque dell’atomo, Non solo Fermi, Le lettere.”,”RAIx-025-FL” “MAIOLI Giovanni ZAMA Piero a cura”,”Patrioti e legittimisti delle Romagne nei registri e nelle memorie della polizia (1832-1845). II Serie: Fonti. Vol. VI.”,” ‘Nel 1831, i bolognesi insorsero contro il governo pontificio. In un clima carico di tensioni, il prolegato, anziché fare intervenire le milizie papali a sedare la sommossa, autorizzò la costituzione di una Commissione di governo provvisoria formata dai conti Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi, Cesare Bianchetti, dal professor Francesco Orioli, dagli avvocati Antonio Zanolini e Antonio Silvani e presieduta dal marchese Francesco Bevilacqua. Il primo atto del nuovo organo di governo fu quello di istituire una Guardia Nazionale, seguito poi dalla formalizzazione del Governo Provvisorio della città e della provincia di Bologna’. (f. cop-bing) Papa Gregorio XVI, il cui nome di nascita era Bartolomeo Alberto Cappellari, è stato il 254º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 2 febbraio 1831 alla morte, avvenuta il 1º giugno 1846 1. Durante il suo pontificato, Gregorio XVI si oppose alle idee liberali e progressiste del tempo, sostenendo la restaurazione dell’ordine tradizionale e la difesa dei diritti della Chiesa 1. Inoltre, egli fu un grande sostenitore dell’arte e dell’architettura, e promosse la costruzione di numerose chiese e monumenti a Roma 1. (idem)”,”RISG-004-FSL” “MAIONE Giuseppe”,”Il biennio rosso. Autonomia e spontaneità operaia nel 1919-1920.”,”MAIONE, nato a Napoli nel 1942 laurato in filosofia, è ordinario di storia e filosofia nei licei. Ha scritto ‘Experiences de autogestion en Italie 1919-1956’ per la rivista ‘Autogestion’ (1969).”,”MITS-015″ “MAIONE Giuseppe”,”L’ imperialismo straccione. Classi sociali e finanza di guerra dall’ impresa etiopica al conflitto mondiale (1935-1943).”,”MAIONE Giuseppe (Napoli, 1942) ha studiato filosofia e storia all’ Università di Roma e ha insegnato storia delle dottrine politiche e sotria economica a Modena e Venezia. Attualmente (1979) è docente di storia dei partiti politici presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino.”,”ITAF-114″ “MAIONE Giuseppe”,”Tecnocrati e mercanti. L’ industria italiana tra dirigismo e concorrenza internazionale, 1945-1950.”,”””Anche qui dunque la consueta “”ideologia dell’ esportazione”” che contraddistingueva la politica dei gruppi industriali nel momento in cui intendevano chiedere protezioni e premi al governo. Non a caso si accennava anche alle trattative di Annecy che si stavano svolgendo precisamente sulla questione dei dazi. In ogni caso a supporto di tale ideologia era la considerazione della cosidetta saturazione del mercato interno: essa dava naturalmente per scontato che il potere d’ acquisto non dovesse mai subire modificazioni significative nel breve e nel medio periodo. La protezione era invocata sulla base del fatto (e anche questo faceva parte della medesima impostazione ideologica) che “”tecnicamente”” i nostri prodotti erano all’ altezza degli analoghi modelli esteri. SI aggiungeva che nuovi modelli stavano per essere introdotti (…)””. (pag 284)”,”ITAE-104″ “MAIRE-VIGUEUR Jean-Claude”,”Comuni e signorie in Umbria, Marche e Lazio.”,”Classe dei ‘milites’: i milites urbani (pag 94)”,”STMED-007-FSD” “MAISTRE Joseph de”,”Napoleone, la Russia, l’Europa. Dispacci da Pietroburgo 1811-1813.”,”Joseph de Maistre: (Chambéry 1753- Torino 1821), è stato un filosofo, politico, scrittore, diplomatico, magistrato e giurista sabaudo di lingua francese, alfiere della polemica antirivoluzionaria e rigido sostenitore delle ragioni del cattolicesimo anti-illuministico; fu prima magistrato, poi alto funzionario e infine diplomatico del Regno di Sardegna. Dal 1802 fu ministro plenipotenziario del re di Sardegna presso la corte russa, rimanendo a Pietroburgo fino al 1817. Da lì accompagnò alla sua opera diplomatica gli scritti di maggiore rilievo politico-letterario: Du Pape, pubblicato nel 1819, e le Soirées de Saint-Pétersbourg, del 1821. «Nel settembre 1812 Mosca è presa, e la caduta dell’antica capitale strappa a de Maistre un’esclamazione che è il grido dell’oracolo inascoltato che egli credeva di essere: “”da venti anni vedo gli imperi cadere uno dopo l’altro senza avere neppure l’idea di ciò che bisognerebbe fare per salvarsi. Ho visto le apparenze sempre ingannatrici e il senso comune sempre ingannato””. Tuttavia, nello stesso tempo che il suo pessimismo apocalittico ha modo di mettere a segno un nuovo colpo, e proprio mentre a Pietroburgo l’aristocrazia e la corte si apprestano a lasciare la città in previsione del crollo finale, il conte ha anche lo sguardo abbastanza lucido per cogliere con esattezza le difficoltà che si stanno addensando sul capo dell’imperatore dei francesi: “”l’implacabile inverno avanza. La posizione di Napoleone diventa quindi molto pericolosa, e secondo tutte le regole delle probabilità bisogna scommettere contro di lui (…). Non garantisco niente, ma dico che è in grandissimo pericolo””». (pag XXV, dall’Introduzione di GALLI DELLA LOGGIA E.)”,”FRAN-130-FSL” “MAITAN Livio”,”Attualità di Gramsci e politica comunista.”,”””C’è appena bisogno di precisare ancora – c’è bisogno in quanto la peggiore confusione è stata creata a questo riguardo da una prolungata azione diseducatrice – che l’instaurazione di uno Stato operaio non è concepita da Gramsci se non come il risultato di un’azione rivoluzionaria. Per non fare che un esempio, ecco quanto egli scriveva nel maggio 1920: “”Il Partito deve lanciare un manifesto nel quale la conquista rivoluzionaria del potere politico sia posta in modo esplicito, nel quale il proletariato industriale ed agricolo sia invitato a prepararsi e ad armarsi e nel quale siano accennati gli elementi delle soluzioni comuniste per i problemi attuali…””. E l’antitesi tra il potere proletario e il potere borghese viene concepita; nel suo primo momento, come necessità del rovesciamento rivoluzionario dello stato borghese, che è sempre strumento di dominio della classe sfruttatrice, quali che siano le sue forme particolari: “”Anche se lo Stato italiano non fosse uno stato poliziesco, anche se lo Stato italiano fosse una repubblica liberale democratica, la classe operaia italiana avrebbe e ha un solo dovere nei suoi confronti: rovesciarlo””. (pag 14)”,”GRAS-021″ “MAITAN Livio”,”Trotsky oggi.”,”‘La discussione sul nome e sull’ opera di TROTSKY situa in quel generale riesame critico dei problemi attuali del socialismo e del movimento operaio, di cui il conflitto fra STALIN e TROTSKY, e le sue conseguenze, rappresentano ancor oggi l’ antefatto decisivo'”,”TROS-047″ “MAITAN Livio”,”Dinamica delle classi sociali in Italia. Una critica marxista al Saggio di Sylos Labini. Con un commento di Sylos Labini.”,”Livio MAITAN è nato a Venezia il 1° aprile 1923. Iniziò l’ attività politica durante la 2° GM. Nel 1947 entrò nella 4° Internazionale, della cui direzione fa tuttora parte (1975). Dal 1944-45 ha collaborato a vari giornali e riviste in Italia e all’ estero. Ha curato le edizioni italiane delle principali opere di TROTSKY. Attualmente è docente presso la Scuola di perfezionamento di Sociologia dell’ Università di Roma. Ha scritto: ‘Attualità di Gramsci e politica comunista’ (1954), ‘Trotsky oggi’ (1959), ‘L’ Algeria e il socialismo’ (1963), ‘Il movimento operaio in una fase critica’ (1966), ‘L’ esplosione rivoluzionaria di Francia’ (1968), ‘Stalinismo e opportunismo’ (1969), ‘Partito, esercito e masse nella crisi cinese’ (1969). Critica a Poulantazs. “”Qui Poulantazs rende esplicita una delle matrici dell’ evoluzione del suo pensiero, cioè l’ influenza esercitata su di lui dalla cosiddetta rivoluzione culturale altre volte evocata. (…)””. (pag 60) “”Il collegamento di Poulantzas al filone maoista si concretizza nell’ adozione di altri due concetti. Il primo è il concetto di “”popolo””, evocato all’ inizio e ripreso nel capitolo conclusivo. (…) Il secondo è il concetto di “”processo prolungato, cioè initerrotto e a tappe, di rivoluzione socialista”” (p. 357), nel corso del quale si realizzerebbe un’ alleanza tra la classe operaia e alcuni settori della nuova piccola borghesia.”” (pag 61)”,”ITAS-032″ “MAITAN Livio”,”Teoria e politica comunista nel dopoguerra.”,”Altre opere di MAITAN: – Attualità di Gramsci e politica comunista. SCHWARZ. 1955 – Trotsky oggi. EINAUDI. 1959″,”PCIx-043″ “MAITAN Livio”,”La strada percorsa. Dalla Resistenza ai nuovi movimenti: lettura critica e scelte alternative.”,”Livio MAITAN, (Venezia 1923), si è laureato in lettere classiche all’ Università di Padova e negli anni ’70 ha tenuto un corso sull’ economia del sottosviluppo alla Scuola di perfezionamento di sociologia dell’ Università di Roma. Dopo una militanza socialista, nel 1947 aderì alla 4° Internazionale, assumendo dal 1951 incarichi di direzione. Nel 1989 aderisce a Democrazia Proletaria e partecipa all’ entrata di questa organizzazione in Rifondazione Comunista. Ha scritto molti opere, articoli e saggi (v. retrocopertina).”,”ITAC-049″ “MAITAN L. GERMAIN E. FRANK P. PABLO M.”,”VII Congresso mondiale e congresso di riunificazione della IV Internazionale. Documenti e relazioni.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”TROS-078″ “MAITAN Livio”,”Attualità di Gramsci e politica comunista (1955). (Reprint)”,”””Gli anni seguiti al ’47 – anno di pubblicazione delle “”Lettere dal carcere”” – hanno segnato l’ affermazione di Gramsci come scrittore, come pensatore, come critico. Era giusto che in questa fase ci si preoccupasse soprattutto di conoscere il suo pensiero e di mettere in evidenza gli aspetti positivi in modo da assicurargli il posto che gli spetta nella cultura italiana e nella cultura marxista””. (pag 5-6) (introduzione) “”In un articolo del 20 febbraio 1920 egli (Gramsci, ndr) riporta come ovvia e pacifica per “”i comunisti della III Internazionale”” una formula di Trotsky, che parafrasa in questi termini: “”Il compagno Trotsky, per esempio, sostiene che il significato dela Rivoluzione russa è questo: la Rivoluzione russa è il primo vittorioso tentativo compiuto da una classe operaia nazionale di creare le condizioni per una economia organizzata su scala mondiale: lo Stato operaio russo è la prima cellula di questa smisurata organizzazione che la classe capitalista ha cercato di attuare a suo beneficio, con la guerra imperialista e col mito della Società delle Nazioni””. (pag 25)”,”GRAS-041″ “MAITAN Livio”,”Tempeste nell’economia mondiale. Dal boom degli anni ’50 alle crisi asiatiche.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”ECOI-248″ “MAITAN Livio a cura; testi di Ernest MANDEL Antonio MOSCATO Alessandro RUSSO Livio MAITAN”,”La Cina di Tiananmen.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”CINx-228″ “MAITAN Livio”,”Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria, 1949-1993.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”CINx-229″ “MAITAN Livio, cura redazionale di Diego GIACHETTI e Titti PIERINI”,”Per una storia della IV internazionale. La testimonianza di un comunista controcorrente.”,”Il nome più ricorrente nel testo è quello di Ernest Mandel Livio MAITAN (Venezia, 1923, morto nel 2004 all’età di 81 anni) aderì alla IV Internazionale vivendo per oltre mezzo secolo le vicende interne del trotskismo. Ha cominciato a scrivere questo libro a 78 anni e lo ha lasciato incompiuto. Dal 1991 è stato dirigente di Rifondazione Comunista. Ha scritto articoli e libri tra cui ‘Destino di Trotsky’ e ‘Il marxismo rivoluzionario di Antonio Gramsci’.”,”TROS-203″ “MAITAN Livio DI-GIULIOMARIA Sirio a cura”,”La costruzione del partito rivoluzionario. Rapporti tra l’avanguardia comunista e il movimento delle masse (Maitan) – La costruzione del partito rivoluzionario in Italia (Di-Giuliomaria).”,”Marx Engels e l’organizzazione indipendente della classe operaia (pag 11-12-13) “”Nel 1848, la fusione tra l’avanguardia comunista – limitata allora a gruppi ristretti e, assai parzialmente coscienti dei fini e della strategia generale – e le masse si realizzò in una forma che Marx ed Engels due anni dopo dovevano criticare nell”Indirizzo alla Lega dei Comunisti’: «Mentre dunque il partito democratico, il partito della piccola borghesia, si organizzava in Germania sempre più, il partito degli operai perdeva l’unico suo saldo punto d’appoggio, restava organizzato al più solo in alcuni luoghi per scopi locali, ed entrò così nel movimento generale completamente sotto il predominio dei democratici piccolo-borghesi» (3). Fu proprio questa esperienza negativa a permettere a Marx ed Engels di approfondire la loro concezione. A questo scopo fu scritto l”Indirizzo alla Lega dei Comunisti’, il cui valore fondamentale non è diminuito dal fatto che fu scritto partendo da una prospettiva erronea (quella di una nuova rivoluzione a breve scadenza). Nell”Indirizzo’ è sottolineato molto chiaramente un principio, che era implicitamente contenuto già nel ‘Manifesto’, ma che non aveva trovato una pratica realizzazione nel 1848. E’ un principio sul quale Marx insistette ogni qualvolta se ne presentò l’occasione nella sua attività di teorico e di dirigente rivoluzionario. Si tratta della necessità dell’indipendenza del partito proletario nei confronti dei partiti borghesi e piccolo-borghesi, anche più avanzati. La citazione che abbiamo fatto può essere così completata: «Si deve por fine a questo stato di cose; la indipendenza degli operai deve essere ristabilita» (4). Più avanti, sempre nell”Indirizzo’, si legge: «Invece di abbassarsi di nuovo a servir da coro plaudente ai democratici borghesi, gli operai e soprattutto la Lega debbono adoperarsi per costituire accanto ai democratici ufficiali un’organizzazione indipendente, segreta e pubblica, del partito operaio, e per fare di ogni comunità della Lega il punto centrale e il nocciolo di associazioni operaie, nelle quali gli interessi e la posizione del proletariato siano discussi indipendentemente da influenze borghesi» (5). E per Marx l’idea era tanto importante che vi insistette anche nel trattare la tattica elettorale: «Anche là dove non esiste nessuna speranza di successo, gli operai debbono presentare i loro candidati, per salvaguardare la loro indipendenza…» (8). Le speranze che Marx stesso aveva nutrito su una scadenza prossima della rivoluzione socialista furono deluse e le cose non potevano andare altrimenti. Il movimento operaio dovette attraversare tutta una fase di riflusso, durante la quale Marx ed Engels non poterono sostenere il ruolo «pratico» che avevano avuto nel 1848-49 e che tornarono ad avere più tardi. In una lettera a Marx del 20 luglio 1851, che pure nutriva ancora delle illusioni sul ritmo, Engels sottolineava la importanza, in quella fase del lavoro, della formazione di quadri teoricamente formati: «…Mi ha fatto molto piacere il fatto che, come prevedevo, si formino dappertutto dei piccoli gruppi comunisti sulla base del ‘Manifesto’. Era proprio quello che ci mancava con la debolezza dello stato maggiore che si è avuto finora. I soldati si troveranno da sé quando la situazione sarà maturata sufficientemente…» (7)”” [Livio Maitan, ‘ Rapporti tra l’avanguardia comunista e il movimento delle masse’] [(in) ‘La costruzione del partito rivoluzionario’ a cura di Livio Maitan e Sirio Di Giuliomaria, Roma, 1967] [(3) Da ‘Il partito e l’Internazionale’, Ed. Rinascita, 1948, p. 87-88; (4) Ibidem, pag. 88; (5) Ibidem, pagg. 92-93; (6) Ibidem, pag. 95; (7) Carteggio Marx-Engels, Vol. I, Ed. Rinascita, 1950; pag 262] (pag 11-12-13)”,”TROS-283″ “MAITAN Livio”,”Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria 1949-1993.”,”Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana delle principali opere di Lev Trotskij. Tra i suoi scritti PCI 1945-1969, Dinamica delle classi sociali in Italia, , Destino di Trotskij, Al termine di una lunga marcia dal PCI al PDS, Anticapitalismo e comunismo: potenzialitò e antinomie di una rifondazione, Il dilemma cinese.”,”CINx-035-FL” “MAITAN Livio”,”Destino di Trotsky. Contro la burocrazia: transizione riformista o rivoluzione permanente?”,”””Tuttavia, né Lenin né gli altri dirigenti del Partito bolscevico e dell’Internazionale comunista sono stati in grado di cogliere sin dall’inizio tutta la estrema complessità della dialettica di una società di transizione e di comprendere tutti i pericoli di burocratizzazione propri di tale societa”” (pag 135) “”Tuttavia, lo stesso Trotsky avanzava teorizzazioni pericolose o addirittura errate, partendo dal contesto eccezionale della guerra civile (per esempio, affermava in certi passi di ‘Terrorismo e comunismo’ la primazia del partito e del suo comitato centrale rispetto ai soviet)”” (pag 136)”,”TROS-005-FV” “MAITAN Livio”,”Leone Trotzkij e il movimento della Quarta Internazionale.”,”L’internazionalismo dei fini è strettamente collegato all’ internazionalismo dei mezzi (pag 504)”,”TROS-344″ “MAITAN Livio”,”Teoria e politica comunista nel dopoguerra.”,”Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana delle principali opere di Lev Trotskij. Tra i suoi scritti PCI 1945-1969, Dinamica delle classi sociali in Italia, , Destino di Trotskij, Al termine di una lunga marcia dal PCI al PDS, Anticapitalismo e comunismo: potenzialitò e antinomie di una rifondazione, Il dilemma cinese.”,”MITC-011-FL” “MAITAN L. GERMAIN E. FRANK P. PABLO M.”,”VII Congresso mondiale e congresso di riunificazione della IV Internazionale. Documenti e relazioni.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel “”L’alternativa classica “”Socialismo o barbarie”” significa oggi “”un’America socialista o la distruzione nucleare della razza umana”””” (pag 43) (da capitolo ‘La dialettica attuale della rivoluzione mondiale’, documento votato dal VII congresso e dal congresso di riunificazione)”,”TROS-013-FV” “MAITAN Livio”,”Leone Trotzkij e il movimento della IV Internazionale.”,”””Nella situazione della NEP (Nuova Politica Economica, ndr) – che è la situazione in cui ha cominciato a svilupparsi la critica di Trotsky – l’elemento collettivistico era rappresentato dall’industria nazionalizzata, mentre la nazionalizzazione della terra e il monopolio del commercio estero costituivano due altre fondamentali garanzie per lo stato proletario. Ma, di contro, nella stessa economia industriale-cittadina sussistevano elementi di economia capitalistica di cui i cosiddetti ‘nepman’ erano la figura caratteristica, mentre nell’economia agricola il ‘kulak’ aveva ancora una parte di primo piano e rappresentava un altro elemento squisitamente capitalistico. Dal contrasto tra tutti questi settori e tra le forze sociali che li rappresentavano è stato caratterizzato il periodo che va dall’inizio della NEP ai piani quinquennali e alla collettivizzazione. Ma accanto a questi gruppi sociali tradizionali si veniva sviluppando un gruppo nuovo che non è possibile definire meglio che con l’espressione comprensiva di burocrazia. La burocrazia era costituita da coloro che occupavano funzioni dirigenti a vari livelli, prima di tutto nell’apparato statale ed economico, in secondo luogo nel partito e nei sindacati. È ovvio che, dato che nella fase di transizione determinate funzioni sono oggettivamente necessarie e ineliminabili, in una certa misura la burocrazia è un «male» inevitabile. Ma a questo punto si impone una distinzione fondamentale su cui non si può dire non avessero richiamato l’attenzione i classici del marxismo e Lenin in particolare. La burocrazia – entro certi limiti, peraltro variabili da un paese all’altro – è storicamente necessaria. Ma appunto per questo è necessario stabilire certe misure che limitino la portata del fenomeno. Sia Marx ed Engels che Lenin riassunsero queste misure nei termini seguenti: a) eleggibilità e revocabilità ad ogni momento degli operai e degli impiegati delegati a funzioni burocratico-direttive; b) retribuzione dei funzionari non superiore al salario degli operai; c) assolvimento di funzioni di controllo e di sorveglianza da parte di tutti, cioè esercizio temporaneo e successivo, da parte di tutti, di funzioni «burocratiche». In uno stato proletario in cui vigano norme di questo genere, le funzioni burocratiche continuano ad esistere, ma non si crea uno strato privilegiato di burocrati con interessi propri in contrapposizione a quelli delle masse operaie e contadine. Diversamente vanno le cose là dove queste norme restino lettera morta: le funzioni burocratiche creano una burocrazia che a poco a poco si assicura una condizione privilegiata e si consolida progressivamente ai danni delle masse. Nell’URSS post-leniniana lo sviluppo è stato di questo secondo tipo. Le condizioni di arretratezza economica del paese e di arretratezza tecnico-culturale delle masse, l’esistenza di un preponderante settore contadino, la disfatta della rivoluzione in Europa, hanno fatto sì che si cristallizzasse uno strato di burocrati che godeva di poteri di cui il semplice operaio e contadino era sprovvisto assolutamente. In virtù di questi poteri, questo strato si poteva creare una condizione privilegiata assicurandosi una partecipazione preminente nella distribuzione del reddito nazionale. (…)”” (pag 501-502) [Livio Maitan, ‘Leone Trotzkij e il movimento della Quarta Internazionale’, ‘Passato e Presente’, Roma, n. 4, luglio-agosto 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TROS-001-FGB”
“MAITAN Livio; antologia scritti di A. GRAMSCI Pietro TRESSO Angelo TASCA Lucio LIBERTINI Ernest MANDEL Livio MAITAN”,”Il marxismo rivoluzionario di Antonio Gramsci. Edizione riveduta con una breve antologia di scritti di Gramsci e su Gramsci.”,”Livio Maitan è nato a Venezia nel 1923 ed è attualmente (1997) membro della direzione nazionale di Rifondazione comunista. Ha pubblicato molti lavori tra cui ‘Attualità di Gramsci e politica comunista’ (Schwarz, 1954), ‘Stalinismo e opportunismo’ (Samonà e Savelli 1966), ‘Partito esercito e masse nella crisi cinese’ (Samonà e savelli ‘Dinamica delle classi sociali in Italia’ (Savelli 1976), ‘Destino di Trotskij’ (Rizzoli, 1981), ‘Al termine di una lunga marcia: dal Pci al Pds’ (Erre Emme, 1990), ‘Anticapitalismo e comunismo, potenzialità e antinomie di una rifondazione’ (Cuen, 1992), ‘Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria’ (Datanews 1994). Ha curato quasi tutte le edizioni italiane delle opere di Trotsky. Il volumetto contiene tra l’altro una lettera di Antonio Gramsci a Trotsky dell’ 8 settembre 1922: ‘Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto…’ (pag 102-104)”,”GRAS-011-FGB”
“MAITAN Livio”,”La via rivoluzionaria verso il socialismo.”,”‘Testo della relazione tenuta il 31 luglio 1956 dal compagno Livio Maitan alla V° Conferenza Nazionale dei Grupppi Comunisti Rivoluzionari e che la Conferenza ha approvato all’unanimità’ – La concezione di Marx e di Engels – Uno scritto di Engels – Le tesi di Lenin e dell’ Internazionale comunista – Gramsci e il programma di Livorno – Le tesi di Lione – Le esperienze degli ultimi trent’anni: Inghilterra laburista, Jugoslavia e Cina – Le democrazie popolari; l’India e l’Egitto – La “”via italiana””: le tesi di Krusciov e gli argomenti di Togliatti – Quali sono gli elementi nuovi? – L’ automazione – La struttura attuale della società italiana – Le esperienze dell’ultimo decennio – La via rivoluzionaria è l’unica possibile – E’ necessario lottare contro il neorevisionismo”,”TROS-001-FAP”
“MAITLAND Frederic W.”,”Libertà e uguaglianza nella filosofia politica inglese.”,”Saggio giovanile di Maitland, inedito in Italia, nozione libertà nel dibattito inglese tra secodna metà Seicento e seconda metà Ottocento.”,”FILx-004-FMB”
“MAITRON Jean e altri autori tra cui E. DOLLEANS F. BOURGIN André DELCOURT Francois BOUDOT P. MONATTE P. CHAUVET C. CHAMBELLAND A. PERRIER P. AUBERY A. COSTES M. DOMMANGET P. MARIE M. PERROT J. GAUMONT”,”Raccolta rivista ‘L’ Actualité de l’Histoire’.”,”Tra gli autori degli articoli: E. DOLLEANS, J. MAITRON, F. BOURGIN, André DELCOURT, Francois BOUDOT, P. MONATTE, P. CHAUVET, C. CHAMBELLAND, A. PERRIER, P. AUBERY, A. COSTES, M. DOMMANGET, P. MARIE, M. PERROT, J. GAUMONT ecc.”,”EMEx-006″
“MAITRON Jean e altri autori tra cui Ernest LABROUSSE Michelle PERROT Jeanne GALLARD Claude WILLARD M. DOMMANGET C. CHAMBELLAND L. DINTZER F. ROBIN L. GRELAND M. RUBEL M. VUILLEUMIER J. ROUGERIE e G. HAUPT Madeleine REBERIOUX A. KRIEGEL R. GOSSEZ J. CHARLES F. LEBRUN”,”Raccolta rivista ‘Le mouvement social’ (ex ‘L’ Actualité de l’Histoire’. Bulletin trimestrel de l’ Institut francais d’Histoire sociale.”,”Tra gli autori degli articoli: J. MAITRON, Ernest LABROUSSE, Michelle PERROT, Jeanne GALLARD, Claude WILLARD, M. DOMMANGET, C. CHAMBELLAND, L. DINTZER, F. ROBIN, L. GRELAND, M. RUBEL, M. VUILLEUMIER, J. ROUGERIE e G. HAUPT, Madeleine REBERIOUX, A. KRIEGEL, R. GOSSEZ, J. CHARLES, F. LEBRUN ecc.”,”EMEx-007″
“MAITRON Jean”,”Histoire du mouvement anarchiste en France (1880-1914).”,”La Revolution Sociale pubblica nel 1881 una lista di gruppi anarchici con il nome e l’ indirizzo dei responsabili. Risulta che Parigi contava 10 gruppi, la periferia 2 e la provincia 26 con due regioni attive: l’ Est e il Midi. In totale 38 gruppi. (…) Nel giugno 1884, un rapporto di polizia valuta il numero dei gruppi parigini a 13 che comprendevano circa 200 membri. Nel febbraio 1877, un altro rapporto indica: ‘Ecco la lista esatta dei gruppi anarchici di Parigi. Sono 19, comprendono ciascuno da 20 a 30 membri, ossia un totale di circo 500 membri, dei quali un centinaio attivi…’ (pag 113)”,”MFRx-186″
“MAITRON Jean”,”De la Bastille au Mont-Valérien. Dix promenades à travers Paris révolutionnaire.”,”‘Mortuos plango, vivos voco’ (piango i morti, chiamo i vivi) (Schiller, Das Lied von der Glocke) “”La Francia del 1789, con i suoi ventiquattro milioni di abitanti, è il paese più popolato del continente, più popolato della Russia stessa. Questa popolazione comprende tre classi. Due di loro, Clero e Nobiltà – qualche centinaio di migliaia di persone – costituiscono l’ aristocrazia. Di fronte a queste due classi privilegiate, la massa della nazione, il Terzo Stato. Un quadro troppo schematico a dire il vero e che conviene sfumare. Le due classi privilegiate sono lungi dal formare un tutto omogeneo e il clero inferiore, per esempio, ridotto alla “”porzione congrua””, divide le preoccupazioni e le miserie del popolo di cui è pronto a sposare la causa. Il Terzo Stato, da parte sua, benché comprendente tutti i non privilegiati, si divide in tre gruppi fortemente differenziati: borghesia, artigiani e operai, contadini. Questi ultimi – 21 milioni di persone – costituiscono la grande massa della nazione. (…)””. (pag 11)”,”MFRx-212″
“MAITRON Jean MOISSONNIER Maurice MOURIAUX René SARAMITO Francois SCOT Jean-Paul SILVERE Claude WILLARD Germaine, studi di”,”Le congrés de la Charte d’ Amiens. 9° congrès de la CGT. 8 au 14 Octobre 1906 et Conference des bourses du travail, 15 et 16 octobre.”,”””Il sindacalismo, movimento fino ad allora minoritario o giudicato tale, ha affermato con la Charte d’ Amiens la sua superiorità sui partiti o movimenti che si volevano emancipatori della classe operaia. E ciò spiega il fatto che tutte le correnti operaie avrebbero da qui in poi, tenuto a riaffermare, quale che fossero il loro orientamento e il loro retropensiero, la fedeltà al concetto di indipendenza del sindacalismo al quale la Charte d’ Amiens ha dato una risposta””. (pag 78, Jean Maitron)”,”MFRx-234″
“MAITRON Jean”,”La pensée anarchiste traditionnelle et la révolte des jeunes.”,”Conclusioni di Maitron: “”Intorno al 1950, terminando la redazione della mia tesi, concludevo: “”L’anarchismo che abbiamo studiato è morto con il secolo che l’aveva visto nascere e in cui si era diffuso. Il movimento libertario contemporaneo è organizzato e i suoi militanti non credono più alle virtù salvatrici delle bombe o dello sciopero generale. Essi non credono più neanche alla Rivoluzione, intentendo con ciò lo sconvolgimento distruttivo da cui sarebbe nata l’universale e naturale armonia. (…) (pag 572-573)”,”ANAx-434″
“MAIULLARI Maria Teresa a cura; saggi di Bernard DOMPNIER Marie-Hélène FROESCHLÉ-CHOPARD Angelo TORRE Dora MARUCCO Diego ROBOTTI Philippe BOUTRY Luigi TREZZI Tullio BOTTERI Franco RAMELLA Maurizio RIDOLFI Ugo BELLOCCHI Claude HARMEL Maria Teresa MAIULLARI”,”Storiografia francese ed italiana a confronto sul fenomeno associativo durante il XVIII e il XIX secolo. Atti delle giornate di studio promosse dalla Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 6 e 7 maggio 1988).”,”Articlo di Philippe Boutry, ‘Des sociétés populaires de l’an II au “”Parti republicain’. Réflexions sur l’évolution des formes d’association politique dans la France du premier XIXe siècle’ (pag 107-135) Studio Marx della Rivoluzione francese Karl Marx (107-110, 127, 247, 248, 252)”,”STOx-047-FMB”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir; a cura di Gabriele MAZZITELLI”,”Compagno governo. Gli scritti politici.”,”MAJAKOVSKIJ nacque a Bagdadi in Georgia nel 1893, aderì giovanissimo al partito illegale bolscevico. Arrestato tre volte, trascorse 11 mesi nel carcere di Butyrki. Nel 1911 si iscrisse all’Istituto di Pittura, Scultura e Architettura, dove conobbe David BURLJUK, principale artefice del nascente Futurismo. A partire dal 1912 cominciò a pubblicare versi. Aderì alla Rivoluzione d’Ottobre, impegnandosi in un lavoro di propaganda. Dal 1923 al 1928 fu D delle riviste Lef e Novyj Lef. In quegli stessi anni compì numerosi viaggi all’estero. Autore di importanti lavori teatrali, nel 1930 aderì al RAPP, pa potente organizzazione degli scrittori proletari. Morì suicida a Mosca il 14 aprile 1930.”,”RIRB-033″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Poesia e rivoluzione.”,”””Anche i seguaci del Proletkult incitano a “”bruciare Raffaello / distruggere i musei e calpestare i fiori dell’arte”” (Kirillov), ma in pari tempo la loro polemica si rivolge con altrettanta energia contro lo stesso futurismo, “”prodotto sociale del regime capitalistico””, “”respiro premortale dello spirito borghese”” (Kalinin), e, in generale, contro gli artisti rivoluzionari che tendono a battersi per la costruzione di una cultura socialista, perchè, argomenta Bogdanova (1918, p.64), il passato continua a operare sulla loro “”capacità di pensare””, sulla loro “”percezione della vita””, sulla loro “”comprensione delle forze e delle vie di sviluppo””””. (pag 27-28) (introduzione)”,”RUSS-216″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir”,”La cimice. Il bagno.”,”””Majakovskij desidera innanzitutto intendere la poesia e la verità degli avvenimenti. Li interroga nel presente, li proietta nel futuro, vi prende posto. Non esita a scorgere nella rivoluzione salvezza e ragione di vita. Si lega ai suoi destini negli anni che la precedono e in quelli che la seguono. Vi si getta a capofitto, felice di assolvervi anche i compiti più umili: cartellonista, vignettista, cronista, coniatore di didascalie e di ‘slogan’ scherzosi. RIcerca in essa un sostegno che non tradisca, riversandovi i suoi impeti, i suoi sfoghi, la sua volontà di vita”” (pag 6, V. Pandolfi)”,”RUSx-181″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 1. Poesie 1912-1923.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-002-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 2. Poesie 1923-1926.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-003-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 3. Poesie 1926-1928.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-004-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 5. Poemi.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-006-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 6. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-007-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 7. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-008-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 8. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-009-FMDP”
“MAJO Angelo”,”La stampa cattolica italiana. Lineamenti storici e orientamenti bibliografici.”,”””Le case editrici cattoliche, infatti, hanno una produzione consistente – intorno alle 1500 opere all’ anno e un patrimonio di catalogo di circa 30.000 titoli-; un ampio ventaglio di interessi, che coprono – oltre al settore specificatamente religioso, l’ area filosofica, pedagogica, letteraria, storica, artistica e scientifica, con singificative penetrazioni anche nell’ ambito scolastico, un livello qualitativo dei testi mediamente più che buono, per non poche collane anche eccellente.”” (pag 233) I maggiori editori cattolici: Edizioni Paoline, Elle Di Ci, Marietti, SEI, Morcelliana, La Scuola, Paideia, Queriniana, Jaca Book, Edizioni Dehoniane, Città Nuova, Gribaudi, Vita e Pensiero, e i minori: NED, Ares, Ave, Cittadella, Studium, Messaggero S. Antonio ecc…”,”ITAA-093″
“MAJOCCHI Andrea”,”Vita di chirurgo.”,”””‘Un rischio operatorio’ esiste sempre, epperò non è serio, non è neppure onesto il ‘garantire un’ operazione’, qualunque essa sia”” (pag 141) La finta operazione di appendicite ad una signora, in gravidanza extra-uterina, col marito all’estero da un anno. “”Guardo ai miei assistenti, e impongo loro ciò che non era forse bisogno che imponessi: ‘il silenzio’. La tuba venne rapidamente resecata, il sangue evacuato. Osservo anche l’ appendice… Mai vista un’appendice così sana! Ma io la tolgo ugualmente. L’ operazione finisce in pochi istanti, e i miei aiuti dedicano tutte le loro forze a rianimare e risvegliare la bellissima donna (…). Io mi allontano per poco dall’ operata, e corro a distruggere la tuba, a distruggere l’ embrione, a far scomparire tutte le prove del caso, tutti i tristi documeni del fatto. L’ appendice, no! Quella fu conservata e mostrata trionfalmente alla numerosa parentela che assiepava i corridoi della casa di cura.”” (pag 195)”,”SCIx-248″
“MAJOCCO Fulvio”,”Il lavoro a San Pier d’Arena.”,”Dono di Mario Caprini”,”MITT-434″
“MAJSKIJ Ivan”,”Guerra e diplomazia. Memorie di un ambasciatore sovietico, 1939-1945.”,”MAJSKIJ da 1939 al 1943 è stato capo dell’ ambasciata sovietica in Gran Bretagna allora una delle sedi del gioco politico internazionale. La visita di Eden a Mosca. L’ incontro con Stalin. La visita al fronte. (pag 240-241) Stalin e Kutuzov. “”Un giorno mi trovavo nell’ ufficio di Molotov per preparare la prossima riunione delle due delegazioni. Nell’ ufficio c’era anche Stalin. Molotov sedeva allo scrittoio, Stalin passeggiava su e giù per la stanza, e, mentre camminava, esprimeva giudizi, dava istruzioni. Quando il lavoro preliminare fu terminato, mi rivolsi a Stalin e gli chiesi: – E’ legittimo pensare che la linea strategica fondamentale nella nostra guerra e nella guerra del 1812 sia all’ incirca la stessa, a giudicare almeno dagli avvenimenti di questi primi sei mesi di guerra? Stalin riprese a camminare avanti e indietro per la stanza, poi rispose: – Non del tutto. La ritirata di Kutuzov fu una ritirata passiva: fino a Borodino le truppe russe non opposero una seria resistenza a Napoleone. La nostra ritirata è invece una ritirata attiva. Noi cerchiamo di fermare il nemico dovunque sia possibile, di colpirlo, di logorarlo a forza di colpi. L’ elemento comune tra le due ritirate, se mai, è che nessuna delle due era stata pianificata, ma che sono state entrambe forzate. Vista la buona disposizione di Stalin, mi sentii incoraggiato a portare il discorso su argomenti più generali e continuai: – Se permettete, vorrei rivolgervi un’altra domanda. Nel vostro discorso di ottobre avete detto che la Germania di Hitler sarà costretta a crollare al massimo entro un anno. Su quali basi si fonda il vostro pronostico? Evidentemente la mia domanda non gli piacque, perché cercò di sottrarvisi: – Già, ho detto così: ebbene? – Non siete uomo da gettar parole al vento, – obiettai. – La vostra asserzione doveva poggiare evidentemente su solide basi militari, politiche ed economiche. Stalin si strinse le spalle con aria scontenta e rispose: – Bisogna pur sollevare lo spirito della nostra gente, incoraggiarla: per questo ho detto che al massimo tra dodici mesi il nemico sarà annientato. E uscì subito dalla stanza.”” (pag 244-245)”,”QMIS-107″
“MAJSKIJ Ivan”,”Perchè scoppiò la seconda guerra mondiale? Memorie di un ambasciatore sovietico 1932-1939.”,”Ivan Majskij iniziò la sua carriera politica nelle file dei socialdemocratici menscevichi, e per la sua attività fu costretto ad emigrare dalla Russia zarista. Si recò allora in Inghilterra, dove conobbe molte personalità del tempo, tra cui McDonald e altri leaders del movimento laburista. Rietrato in Russia al momento della rivoluzione di ottobre, diventò bolscevico. Ebbe vari incarichi politici e amministrativi, poi venne inviato come consigliere diplomatico a Londra. Fu quindi in Giappone, in Finlandia, e nel 1932 venne inviato come ambasciatore nella capitale inglese (fu il primo ambasciatore sovietico in Inghilterra) dove restò fino al 1943. Per limiti di età lasciò la carriera diplomatica e venne nominato membro della Accademia delle Scienze, dedicandosi all’attività scientifica nel suo campo di interessi: la storia diplomatica.”,”QMIS-019-FL”
“MAJSKIJ Ivan”,”Guerra e diplomazia. Memorie di un ambasciatore sovietico, 1939-1945.”,”Ivan Majiskij da 1939 al 1943 è stato capo dell’ ambasciata sovietica in Gran Bretagna allora una delle sedi del gioco politico internazionale.”,”RUST-001-FGB”
“MAJSKIJ Ivan M., a cura di Olga DUBROVINA”,”La politica estera della RSFSR, 1917 – 1922.”,”Ivan Michajlovic Majskij (1884-1975) partecipò alla rivoluzione russa del 1905 e fu poi attivo come esponente dell’ala menscevica della socialdemocrazia russa nell’emigrazione politica in Germania e in Inghilterra. Tornato in Russia nel 1917 e impegnato nel Ministero del lavoro e nei sindacati, nel 1918 ruppe con il Comitato centrale dei menscevichi di cui faceva parte e nel 1921 aderì al Partito comunista al potere, iniziando una lunga carriera nel Commissariato del popolo agli affari esteri, culminata nel ruolo di ambasciatore sovietico a Londra dal 1932 al 1943. E’ autore di opere storiche e memorialistiche. Olga Dubrovina, dottoressa di ricerca in Scienze umanistiche (Univ. di Modena e Reggio Emilia). La ‘conquista’ del ministero degli esteri da parte del Commissario agli Affari esteri Trotsky e I. Zalkind (responsabile del trasferimento del ministero al nuovo potere). Sulle prime i funzionari dell’ex amministrazione zarista si rifiutarono di collaborare ma Zalkind evidenziando che i bolscevichi sarebbero stati costretti a dover usare le maniere forti si impaurirono e si convinsero a collaborare (pag 62-64)”,”RUST-170″
“MAKHAISKI Jan Waclav”,”Le socialisme des intellectuels.”,”MAKHAISKI Jan Waclav è nato nel 1866 in Polonia, allora parte integrante dell’ impero russo. Imprigionato, poi deportato in Siberia dal 1891 al 1902, evade e si stabilisce a Ginevra. Dopo un breve ritorno in Russia nel 1906, vi ritorna definitivamente nel 1917 e muore a Mosca nel 1926. Pensatore polacco scrittore in russo, MAKHAISKI frequentò per molto tempo alla fine del XIX secolo gli ambienti rivoluzionari russi e internazionali, in particolare nel corso dei suoi anni di esilio in Siberio. A seguito della lettura dei classici del marxismo arrivò a conclusioni estreme: l’ ideologia socialista dissimula gli interessi di una nuova classe in ascesa: i lavoratori intellettuali. Questi “”capitalisti del sapere’ utilizzano le loro competenze nella direzione e gestione del sistema dominante per sedurre i proletari, non distruggere il capitalismo e influenzare i capitalisti in base ai loro interessi. La divisione non sarebbe più tra borghesia e proletariato ma tra dirigenti ed esecutori. Sulla prefazione di Engels a ‘Lotte di classe in Francia’. “”Al congresso dell’ Aia dell’ Internazionale (nel 1872), Marx avvertì i bakuninisti che la loro propaganda “”pura”” del “”solo scopo finale””, rifiutando di occuparsi degli affari correnti, non poteva condurre gli operai che al destino dei primi cristiani. Tuttavia, non si è dovuto attendere molto tempo perché la propaganda marxista si riveli essere, in modo del tutto chiaro, quella stessa che Marx denunciava. Chiamando i “”partiti operai indipendenti”” a “”partecipare alla vita politica”” del loro paese al fine, si diceva, di conquistare il potere per il proletariato, il marxismo garantiva agli schiavi della società contemporanea esattamente quello che il cristianesimo garantiva agli schiavi dell’ epoca. Quasi un quarto di secolo dopo la fondazione dell’ Internazionale, la teoria e la pratica marxista si sono definitivamente integrate alla legalità borghese, avendo ben rivelato prima il loro ruolo storico. Engels, nella sua famosa prefazione alle Lotte di classe in Francia di Marx, è stato non solamente obbligato a riconoscere questo stato di fatto, ma ancora si è apertamente felicitato che la vittoria dei socialisti del XIX secolo si sia sviluppata nello stesso modo di quella dei cristiani. Il potere dello Stato tenta di sterminare i socialisti, come nel caso dei primi cristiani, egli li perseguita con tutti i mezzi possibili, ma, alla fine dei conti, è obbligato ad accettare la loro esistenza ufficiale. (…) Nello stesso articolo, Engels dichiara al mondo che il tempo dei combattimenti di strada è superato.(…)””. (pag 230)”,”TEOC-358″
“MAKHAÏSKI Jan Waclav, a cura di SKIRDA Alexandre”,”Le socialisme des intellectuels.”,”Jan Waclav Makhaïski est né en 1866 en Pologne, alors intégrante de l’empire russe. Emprisonné, puis déporté en Sibérie de 1891 à 1902, il s’évade et s’installe à Genève. Après un bref retour en Russie en 1906, il y définitivement en 1917 et meurt à Moscou en 1926. Alexandre Skirda, le présentateur et traducteur de l’ouvrage, est un historien spécialiste du mouvement révolutionnaire russe. Il est l’auteur, dans la meme collection, de Nestor Makhno, le cosaque libertaire et des Anarchistes russes, les soviets et la révolution de 1917. Avant-propos, Présentation, postface bibliographique, index, traduits et présentés par Alexandre SKIRDA, avvertissement du traducteur,”,”TEOC-079-FL”
“MAKHNO Nestor”,”La rivoluzione russa in Ucraina. Marzo 1917 – Aprile 1918.”,”””Compagno Slianski! Accludo ancora un “”avvertimento””. Il nostro comando militare ha subito uno scacco vergognoso lasciandosi sfuggire Makhno (malgrado l’ enorme preponderanza delle nostre forze e l’ ordine categorico di catturarlo), e adesso sta subendo uno scacco ancora più vergognoso con la incapacità di schiacciare un pugno di banditi. Fate per me un breve rapporto del Comandante in capo (con uno schema sommario della dislocazione delle bande e delle truppe) su quello che si sta facendo. Come viene utilizzata la cavalleria, sulla quale si può fare pieno affidamento? – i treni blindati? (Sono dislocati razionalmente? O corrono su e giù inutilmente, a caccia di grano? Le autoblindate? Gli aeroplani? Come e in quale misura vengono impiegati? Il grano, la legna, tutto va in malora a causa delle bande, mentre abbiamo un esercito di milioni di uomini. Bisogna mettersi d’ impegno per far filare dritto il Comandante in capo. Lenin”” (Lettera al “”Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica, 6.11.1921 in Lenin, Opere Complete, vol 35, Edizioni Rinascita, 1955) (retrocopertina)”,”RIRx-103″
“MAKINSON David C.”,”Temi fondamentali della logica moderna.”,”Il materiale in origine è servito per alcuni corsi all’Università Americana di Beirut, Libano, nel febbraio 1972.”,”SCIx-253-FL”
“MALAGODI Olindo”,”Imperialismo. La civiltà industriale e le sue conquiste. Studi inglesi.”,”””L’ imperialismo americano è nato infatti nell’ America delle grandi fortune e delle colossali intraprese, è stata la politica dei re della banca, delle industrie e dei mercati, mentre quella che si è opposta ad esso è stata l’ America più giovane dell’ ovest, in gran parte ancora egualitaria””. (pag 27) “”Quando insomma noi diciamo che l’ impero inglese non ha avuto il carattere militare, non vogliamo affatto significare che le qualità militari, nel senso più preciso della parola, mancano agli inglesi. Tutt’altro: avvenimenti recenti hanno anzi mostrato che le vecchie passioni guerriere sonnecchiano appena e potrebbero svegliarsi da un momento all’ altro sotto la pelle del pacifico borghese dell’ Inghilterra moderna. Né vogliamo nemmeno significare che all’ Inghilterra sia mancata la forza o l’ attitudine all’ organizzazione per la guerra: molti esempi smentiscono anche a questo riguardo certe opinioni dei militaristi del Continente. No: noi intendiamo di dire semplicemente che il militarismo non è stato per l’ Inghilterra, come fu per Roma, per la Spagna, per la Francia, uno strumento di sfruttamento perché essa ha applicati strumenti di sfruttamento meno pericolosi, meno funesti e più efficaci.”” (pag 377)”,”ECOI-159″
“MALAGUTI Reclus”,”Lo scontro di classe. Guerra e pace di un proletario semplice.”,”MALAGUTI Reclus”,”ITAR-166″
“MALANDRA Guido”,”La camera del lavoro di Savona, 1901-1922.”,”Il compagno Guido MALANDRA è stato Sovraintendente Archivistico per la Liguria. Nota. “”Essenziali per la conoscenza della storia della CGdL, e del sindacalismo in Liguria e a Savona sono. I. Barbadoro, Storia del sindacalismo italiano dalla nascita al fascismo. La CGdL Firenze 1973; G. Perillo C. Gibelli Storia della Camera del Lavoro di Genova, dalle origini alla seconda guerra mondiale, Roma, 1980; A. Cervetto, Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’, Milano 1973.”” (pag 13)”,”MITT-216″
“MALANDRA Guido”,”Le squadre di azione patriottica savonesi.”,”Dono di RP”,”ITAR-372″
“MALANDRA Guido”,”Il distaccamento partigiano della Stella Rossa a Santa Giulia e a Gottasecca.”,”‘Il distaccamento della ‘Stella Rossa’ pattuglia la media valledel Bormida occidentale da Saliceto a Monesiglio e la valle dell’Uzzone come le due strade da Millesimo e Cairo Montenotte (e Savona) a Cortemilia e ad Alba…’ (pag 13)”,”ITAR-387″
“MALANDRA Guido”,”I volontari della libertà della II Zona partigiana ligure (Savona). Collaboratori Comitato di liberazione nazionale. Documenti.”,”Indice dei nomi dei collaboratori (pag 75-85)”,”ITAR-392″
“MALANDRINO Corrado”,”Scienza e socialismo. Anton Pannekoek 1873 – 1960.”,”Corrado MALANDRINO (1950) ha frequentato il dottorato di ricerca in storia del pensiero e delle istituzioni politiche presso l’Università di Torino. Ha pubblicato con Gian Mario BRAVO il volume ‘Socialismo e comunismo’ (1986) inserito nel secondo tomo dell’opera collettiva ‘Il pensiero politico contemporaneo’. Si occupa delle componenti federaliste e di autonomia locale nelll pensiero socialista italiano. Collabora a varie riviste tra cui ‘Il pensiero politico’, ‘Studi storici’, ‘Critica marxista’, ‘Teoria politica’ e ‘Movimento operaio e socialista’.”,”MHLx-006″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di M. SCAVINO C. MALANDRINO M.T. PICHETTO G. BECCHIO C. ACCORNERO F. AQUECI L. ATTANASIO P. AUDENINO D. MARUCCO R. MARCHIONATTI R. ALLIO A. CASTAGNOLI”,”Una rivista all’ avanguardia. La ‘Riforma sociale’, 1894-1935. Politica, società, istituzioni, economia, statistica.”,”saggi di M. SCAVINO C. MALANDRINO M.T. PICHETTO G. BECCHIO C. ACCORNERO F. AQUECI L. ATTANASIO P. AUDENINO D. MARUCCO R. MARCHIONATTI R. ALLIO A. CASTAGNOLI”,”ITAB-081″
“MALANDRINO Corrado”,”Da Machiavelli all’ Unione Europea. Profilo antologico del pensiero politico moderno e contemporaneo.”,”MALANDRINO Corrado è titolare della cattedra Jean Monnet dell’ Unione Europea ed è professore di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università del Piemonte Orientale (Alessandria). E’ autore di ‘Profilo di storia del pensiero politico. Da Machiavelli all’ Ottocento’ (con G.M. BRAVO, 1994), ‘Federalismo. Storia, idee, modelli’ (1998).”,”TEOP-217″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Renato MONTELEONE Gian Mario BRAVO Franco LIVORSI Corrado MALANDRINO Aldo AGOSTI Carlo GIRARDENGHI Luigi BONANATE Pier Luigi ROMITA Felice BORGOGLIO Lucio LIBERTINI”,”Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale.”,”Tra i vari saggi: – “”Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale (Gian Mario Bravo) (ampie citazioni del lavoro della Reberioux () – Socialismo italiano e Seconda Internazionale di fronte ai problemi della pace e della guerra (Livorsi) – Pace e guerra in seno alla SPD nell’imminenza della prima guerra mondiale (malandrino) – Le Internazionali e la politica estera tra le due guerre mondiali (Agosti) () Madeleine Reberioux ‘Il dibattito sulla guerra’, in ‘Storia del marxismo’, 2. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1979 Engels su violenza levatrice della storia (pag 45) “”La Lega dei Comunisti, così come fu voluta e organizzata da Marx, da Engels e dai loro compagni e seguaci, fu in realtà il primo vero “”partito comunista internazionalista”” dell’età contemporanea, al quale fece seguito, quindici anni dopo la sua fondazione e la sua breve ma fulgida esistenza, l’Internazionale Operaia. In particolare, la Lega dei Comunisti fu l’espressione delle avanguardie organizzate del proletariato europeo e tedesco. (…) Ma tutto ciò, nel pensiero di Marx e di Engels e nell’elaborazione concettuale della Lega dei Comunisti, aveva un senso soltanto allorché veniva rapportato al piano internazionale e prendeva le mosse dalla consapevolezza che la rivoluzione avrebbe dovuto esser sempre disegnata come fenomeno universale. Engels, nei ‘Principi del comunismo’ del 1847 – che furono il frutto di discussioni collettive all’interno della lega e rappresentavano una sorta di anticipazione rispetto al ‘Manifesto del partito comunista’ – ponendosi il quesito se la rivoluzione avrebbe potuto aver luogo “”soltanto in un singolo paese””, rispondeva negativamente, avendo presenti sia il mercato sia i legami internazionali creati dal capitalismo e dalla grande industria nella loro espansione. E ne deduceva: “”La rivoluzione comunista non sarà quindi una rivoluzione soltanto nazionale, sarà una rivoluzione che avverrà contemporaneamente in tutti i paesi civili (…). Essa avrà una grande ripercussione sugli altri paesi del mondo e modificherà radicalmente e accelererà notevolmente l’attuale modo di sviluppo. E’ una rivoluzione universale e avrà perciò una portata universale””. Da queste affermazioni avevano origine le note tesi del ‘Manifesto’ alla base dell’internazionalismo proletario successivo, secondo le quali il proletariato “”non ha patria””, e quindi esso nella sua lotta di classe contro lo sfruttamento e il modo capitalistico della produzione entrambi “”internazionali””, e per l’affrancamento del mondo del lavoro, avrebbe oltrepassato i confini nazionali: altrettanto il proletariato avrebbe fatto nella sua autonoma organizzazione. E quando – dopo ulteriori vicende, discussioni, battaglie – nel 1864 fu costituita l’Internazionale Operaia, essa si presentò come proposta e volontà di superamento delle separazioni e diversità delle condizioni nazionali, anche se fin dall’inizio prevedeva statutariamente, e ancor più avrebbe previsto negli anni futuri, organizzazioni sul piano nazionale e regionale”” [Gian Mario Bravo, ‘””Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale’] [(in) ‘Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale’, a cura di Corrado Malandrino, Torino, 1984] (pag 38-39-40) “”La fondazione dell’Internazionale nell’ottobre del ’64 e la sua vita intellettuale e organizzativa negli anni seguenti segnarono il primo consistente tentativo non solo di organizzazione del proletariato sulla base dei presupposti della lotta di classe, ma anche di analisi della “”questione militare”” e della guerra, e di proposte sulla pace, che si riverberarono fino ai giorni nostri nella storia del movimento operaio. Anche in tema di pace e di guerra – è stato di recente comprovato da Madeleine Rebérioux () – il pensiero di Marx e di Engels si integrò e si immedesimò negli anni ’70 dell’Ottocento col dibattito del movimento operaio internazionale, ne fu il risultato e nello stesso tempo ne fu parte determinante. E’ perciò pienamente condivisibile quanto la studiosa annota: “”Lo sguardo che Marx ed Engels rivolgono alla guerra è profondamente diverso da quello dei borghesi liberali loro contemporanei, i cantori della pace, un Cobden, un Lamartine. Forma organizzata della violenza, ogni guerra è ai loro occhi al tempo stesso una conseguenza, un momento e una posta nella lotta delle classi: è l’espressione del livello delle forze produttive e mezzo che le trasforma, è continuazione della politica, naturalmente, ma anche atto mediante il quale possono trovarsi modificati i rapporti di classe””. Alla luce della variegata problematica marx-engelsiana, la stessa Rebérioux rileva ancora che i socialisti non furono e non sono “”gli apologeti della pace a ogni costo””, e che non ci fu né c’è immediatamente coincidenza fra marxismo e pacifismo, perché il fenomeno della guerra dev’essere visto sempre nell’ottica di classe. Fin dall’atto di nascita, cioè dai suoi Statuti costitutivi – stesi dopo ripetute discussioni e polemiche da Marx e in persona -, l’Internazionale, accanto ai problemi “”di classe”” dell’autoemancipazione operaia e dell’azione politica del proletariato, si pose l’obiettivo diretto dell'””unione fraterna”” fra i lavoratori dei diversi paesi, perché, veniva sancito, “”l’emancipazione della classe operaia, non essendo né un problema locale né nazionale, ma sociale, abbraccia tutti i paesi nei quali esiste la società moderna, e per la sua soluzione dipende dal concorso pratico e teorico dei paesi più progrediti””. Fine dell’Internazionale sarebbe stato appunto (e lo fu poi nei fatti) dar vita a un “”centro di collegamento e di cooperazione tra le società operaie esistenti nei diversi paesi, che aspirino al medesimo scopo, e cioè: il mutuo soccorso, il progresso e l’affrancamento della classe operaia””. Azione economica (cioè lotta sindacale) e azione politica avrebbero dovuto procedere appaiate, tenendo conto delle esigenze e delle condizioni specifiche delle singole nazioni, ma mosse da intenti di trasformazione sociale che non potevano restare ridotti e locali. Donde veniva ventilata da Marx (nell”Indirizzo inaugurale’ che precedeva gli ‘Statuti’ del 1864) la necessità che il proletariato organizzato si desse una concreta e rivoluzionaria “”politica estera””. Al centro di quest’ultima non potevano non essere la lotta, lo smascheramento e la denuncia costante contro le politiche aggressive, di guerra, degli Stati europei e della Russia zarista. Veniva sancito nella sezione finale del documento marxiano: “”(…) Se l’emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno, come possono esse compiere questa grande missione, quando la politica estera non persegue che disegni criminali e, sfruttando i pregiudizi nazionali, non fa che sprecare il sangue e i tesori dei popoli in guerre di rapina?”””” [Gian Mario Bravo, ‘””Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale’] [(in) ‘Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale’, a cura di Corrado Malandrino, Torino, 1984] (pag 40-41) [() Madeleine Rebérioux, “”Il dibattito sulla guerra””, in ‘Storia del marxismo’, 2. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1979]”,”INTx-060″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuseppe BERTA Valerio CASTRONOVO Corrado MALANDRINO Lucio LEVI Sergio PISTONE”,”Alle origini dell’europeismo in Piemonte. La crisi del primo dopoguerra, la cultura politica piemontese e il problema dell’unità europea. Atti del Convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi, Torino 28-29 novembre 1991.”,”Indice: Luigi Einaudi federalista (Bobbio) Il primo dopogerra in Europa: trionfo o crisi dello Stato nazionale (Salvadori) Il Piemonte nella crisi europea del dopoguerra (Berta) La prospettiva europeista di Agnelli e Cabiati (Castronovo) Gobetti e Treves: due approcci critici a progetto di Società delle Nazioni e alla prospettiva dell’unità europea (Malandrino) Internazionalismo operaio e unità europea (Levi) Il pensiero federalistico in Piemonte e il federalismo internazionale (Pistone) Internazionalismo operaio e unità europea di Lucio Levi: – La componente internazionalista delle ideologie tradizionali – La base materiale dell’internazionalismo – Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini – L’affermazione del nazionalismo – Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini – Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale – La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij – Gramsci e la rivoluzione in Italia – Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi – La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale – Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo – La Società delle Nazioni – Le Internazionali operaie – Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo”,”EURx-344″
“MALANDRINO Corrado”,”Federalismo. Storia, idee, modelli”,”Corrado Malandrino è storico delle dottrine politiche nell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico della Fondazione Luigi Einaudi. (1998) Contiene il cap. 7: ‘Il socialsmo e l’idea dell’unità federale europea nel primo Novecento’ (pag 81-94) (Bauer, Renner, Kautsky, Trotsky, Turati) Trotsky e la questione degli Stati Uniti d’Europa. “”Il riconoscimento e l’apprezzamento delle tendenze sociali afferenti all’organizzazione giuridica, economica e politica delle nazioni europee, che spingevano all’integrazione reciproca e alla fondazione degli Stati Uniti d’Europa, fecero anche parte del bagaglio ideologico di alcuni grandi interpreti del pensiero marxista rivoluzionario russo. Trockij e Lenin si confrontarono con la tematica europeista su posizioni diverse e divergenti: Trockij a favore della prospettiva federalista europea, Lenin contro la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa (10). Nel 1914 Trockij considerava la prospettiva federalista-europea nei termini di una fase di sviluppo del movimento generale della rivoluzione europea e, in quanto tale, la inseriva nella sua teoria della rivoluzione permanente. Nel contempo, in contrasto con i tedeschi, ma anche con Trockij, Lenin si oppose alla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa sulla base delle riflessioni attinenti il fenomeno imperialista. Il diniego leniniano – reso definitivo dai successivi teorici marxisti-leninisti, da Stalin in primo luogo – condusse poi per oltre mezzo secolo a una ripulsa aprioristica della tematica federal-europeista da parte del mondo comunista e, ancora fino a qualche anno fa, a un diffuso scetticismo. Lo scoppio della prima guerra mondiale, la votazione dei crediti di guerra anche da parte dei partiti socialdemocratici più importanti e il conseguente crollo della Seconda Internazionale costituirono la cornice comune delle riflessioni di Lenin e Trockij. Quest’ultimo enunciò una tesi di notevole originalità e modernità nell’opuscolo ‘La guerra e l’Internazionale’: al centro delle cause che avevano portato alla guerra stavano, a suo parere, non tanto l’attentato irredentista serbo di Sarajevo o i precedenti di altre nazionalità tra quelle in rivolta nel plurinazionale impero austro-ungarico. Neppure si doveva cercare ragioni semplicisticamente nelle contraddizioni interimperialiste tra le potenze capitaliste del mondo coloniale. Il fondamento principale e irresolubile del conflitto risiedeva, secondo Trockij, nell’incapacità dello Stato nazionale, in quanto territorio economico unitario e autonomo, di dare una risposta positiva ai bisogni sottostanti la crescita tumultuosa e non regolata internazionalmente delle economie nazionali e, di conseguenza, di risolvere i conflitti a livello europeo e mondiale. Scriveva: «Alla base dell’attuale guerra è la rivolta delle forze produttive sviluppate dal capitalismo contro la forma statale nazionale della loro utilizzazione (…). I vecchi Stati nazionali (…) sono superati e si sono trasformati in catene per lo sviluppo ulteriore delle forze produttive. La guerra del 1914 costituisce prima di tutto la crisi dello Stato nazionale come area economica autosufficiente» (11). Le nazionalità avrebbero continuato ad avere il diritto, secondo il marxista russo, di coltivare una propria identità e autonomia culturale, ideale, psicologica, ma la struttura basilare economica – in quanto dato separato da un’intrinseca tendenza all’integrazione – era loro «stata portata via da sotto i piedi». Il crollo della forma “”Stato nazionale”” era in definitiva legato, nella visione di Trockij, alle esigenze della maturità della forma economica transnazionale capitalista e al suo rivoluzionamento socialista. Contrariamente a Kautsky, Trockij non prevedeva alcuna possibilità per uno “”stadio”” ultraimperialista, ma solo una caduta nella barbarie militarista, «un’inaudita lotta delle potenze mondiali per l’accaparramento e lo sfruttamento capitalistico di sempre nuovi territori». Si stabiliva allora un collegamento tra la lotta di classe rivoluzionaria del proletariato internazionalista e la rivoluzione politica dell’Europa, la cui prima tappa avrebbe dovuto essere la distruzione degli imperi assoluti o semiassoluti di Russia, Germania e Austria-Ungheria. A questo avrebbe fatto seguito una soluzione federativa della crisi balcanica e, infine, la fondazione di una democrazia sociale europea istituzionalmente avente sede nei futuri Stati Uniti d’Europa. Scriveva Trockij: «In queste condizioni storiche la soluzione per il proletariato europeo non può comportare una difesa della “”patria”” nazionale superata, che è diventata il principale freno al progresso economico: il compito che si impone è di creare una nuova patria, assai più potente e più resistente, la repubblica degli Stati Uniti d’Europa come fondamento degli Stati Uniti del mondo» (12). Attraverso questo percorso Trockij perveniva all’obiettivo europeista preconizzato dalla democrazia operaia ottocentesca, sebbene occorra sottolineare che le sue affermazioni – diversamente da quelle di Bauer, Renner e, in parte, dello stesso Kautsky – non scaturivano da un retroterra teorico vicino al federalismo e neppure prevedevano alcuna possibilità di alleanza con i movimenti democratici-pacifisti. Tuttavia, fu anche grazie all’influenza di Trockij che nel 1915 la finalità europeista entrò a far parte dei contenuti programmatici del ‘Manifesto’ della conferenza internazionalista e socialista di Zimmerwald”” [Corrado Malandrino, ‘Federalismo. Storia, idee, modelli’, Carocci, Roma, 1998 (pag 89-91)] (10) Su Lenin cfr. Malandrino (1995b) (), pp. 47-8; (11) Cfr. Trockij (1914) (), p. 3; (12) Ivi, p. 6C. Malandrino, L’Idea dell’unità federale europea ed il socialismo marxista (1900-1920), in “”Trimestre””, XXVIII, nn. 1-2, pp.- 23-49; () Trotsky, ‘Der Krieg und die Internationale’, München, 1914]”,”TEOP-539″ “MALANDRINO Corrado”,”Fermenti europeisti e federalisti tra guerra mondiale e primo dopoguerra.”,”””Scoppiata la guerra, s’intensificava lo sforzo pacifista e neutralista del gruppo [Coenobium, ndr], dal quale si staccavano i fautori democratici dell’intervento; come Crespi o Ghisleri, ma a cui s’univa in una prima fase Romain Rolland con il suo ‘Au-dessus de la mèlée’ (12). Con enfasi era approvato, nel dicembre 1914, il voto esemplare di Karl Liebknecht al Reichstag contro il rinnovo dei crediti di guerra (13). «Coenobium» riprendeva le dichiarazioni internazionaliste e neutraliste dei socialisti italiani Treves e Modigliani, e lanciava l’idea di una «Lega dei paesi neutri», accolta senza fortuna dal segretario del Bureau Socialiste International Comille Huysmans, come nucleo iniziale della futura Europa unita e pacifica (14). Vi era dunque consonanza ideale e pratica con le iniziative socialiste italiane e svizzere che, prima con la conferenza di Lugano nel 1914, poi con i contatti proseguiti nel 1915, avrebbero portato nel settembre alla conferenza internazionalista di Zimmerwald contro la guerra imperialista. In quella sede, nel ‘Manifesto’ redatto da Trotsky, venne ribadito il principio che solo la rivoluzione socialista avrebbe permesso il superamento delle contraddizioni interimperialiste. Ma lo spazio centrale era riservato alla descrizione delle circostanze favorevoli a un’azione di pace, per la lotta contro l’«unione sacra» e il «sacro egoismo» e, viceversa, «per la libertà e la fraternità dei popoli» (15). Aleggiava, nelle sedute zimmerwaldiane, la formula di un Europa federata, che era anche l’eco delle discussioni intrecciate nel primo anno di guerra tra socialisti di varie nazionalità e correnti. Tra i rivoluzionari come Trotsky e Lenin, tra i quali si svolgeva una polemica sugli Stati Uniti d’Europa che si sarebbe conclusa con la riproposizione da parte di Trotsky della formula federalista, integrata nella sua teoria della rivoluzione permanente, e con la ripulsa leniniana, sulla scorta degli studi sull’imperialismo, dai quali conseguiva che gli Stati Uniti d’Europa rappresentavano un obiettivo o irrealizzabile o reazionario (16). Tra i socialisti democratici come Kautsky – che a malincuore aveva coperto le responsabilità dei socialimperialisti del suo partito e per questo veniva attaccato sulla «Critica sociale» che pure ne accettava, con un intervento di Treves, la divisione ultraimperialista (17) -, o come Turati”” [Corrado Malandrino, ‘Fermenti europeisti e federalisti tra guerra mondiale e primo dopoguerra’, ‘Il Politico’, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, n. 3 luglio-settembre 1988] [note: (12) “”Coenobium””, VIII, settembre 1914, p. 26; (13) Id., VIII, novembre-dicembre 1914, p. 87; (14) Treves, ‘Neutralità, non indifferenza’; G.E. Modigliani, ‘Neutralità ma per affrettare la pace’, “”Coenobium””, VIII, agosto 1914, pp. 40-43. L’iniziativa della Lega dei paesi neutri, occupò le pagine della rubrica nei numeri di “”Coenobium”” di ottobre, novembre e dicembre; (15) Cfr Horst Lademacher, ‘Die Zimmerwalder Bewegung. Protokolle und Korrespondenz’. The Hague-Press, Mouton, 1967; A. Agosti, ‘Le Internazionali operaie’, cit., pp. 93-95; E. Ragionieri, ‘Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald’, Belfagor, XXVIII, marzo 1973, pp. 129-160; Gaetano Arfé, ‘Storia del socialismo italiano (1892-1926)’, Torino, 1965, p. 228; (pag 486-487); (16) Cfr. Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’, in ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit., pp. 77-84. La posizione federalista di Trockij viene oggi rivalutata (cfr. Levi, ‘Il federalismo’, in ‘Il pensiero politico contemporaneo’, cit., III, pp. 664 ss.): non ebbe però eco nel contesto politico italiano. Per i testi di Trockij, cfr. R. Monteleone, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’, Loescher, Torino, 1982, pp. 233-241. L’articolo di Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’, è in ‘Opere’, Roma, Editori Riuniti, 1966, vol XXI, pp. 311-315] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOP-546″
“MALANDRINO Corrado”,”Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914).”,”Citato nelle note il volume di Cajo Brendel, Anton Pannekoek theoretikus van het socialisme’, Nijmegen 1970″,”MGEx-002-FGB”
“MALANDRINO Corrado WYDUCKEL Dieter a cura; saggi di Francesco INGRAVALLE Mario SCATTOLA Giuseppe DUSO Thomas O. HÜGLIN Lucia BIANCHIN Mauro POVERO Mario MIEGGE Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO Cornel ZWIERLEIN Saffo TESTONI-BINETTI Corrado MALANDRINO Lucia BIANCHIN Diego QUAGLIONI Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO Lea CAMPOS-BORALEVI Cornel ZWIERLEIN Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI Salvo MASTELLONE”,”Politisch-rechtliches Lexikon der ‘Politica’ des Johannes Althusius. Die Kunst der heilig-unverbrüchlichen, gerechten, angemessenen und glücklichen symbiotischen Gemeinschaft.”,”Johannes Althusius ‘Johannes Althusius (circa 1563 – 12 agosto 1638) è stato un giurista, filosofo e teologo tedesco, noto soprattutto per il suo contributo al pensiero federalista e alla sovranità popolare¹². Nato a Diedenshausen, nella contea calvinista di Wittgenstein-Berleburg, Althusius ricevette un’educazione grazie al sostegno economico del conte locale². Dopo aver studiato filosofia e diritto in diverse università, tra cui Colonia e Basilea, Althusius divenne professore di diritto all’Accademia riformata calvinista di Herborn nel 1590². Nel 1603 pubblicò la sua opera più famosa, “”Politica Methodice Digesta””, considerata l’atto di nascita del diritto pubblico moderno¹. Quest’opera lo ha reso uno dei primi veri pensatori federalisti, sostenendo che la legge deve avere un contenuto etico basato sul diritto naturale¹. Dal 1604 fino alla sua morte, Althusius fu a capo del governo della città di Emden, dove applicò molte delle sue teorie politiche. La sua influenza si estende ancora oggi, soprattutto nel campo del federalismo e della teoria della sovranità popolare’ (fonte copilot)”,”DIRx-004-FMB”
“MALANDRINO Corrado SAVARINO Luca, a cura, saggi di Mario MIEGGE Diego QUAGLIONI Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI Saffo TESTONI-BINETTI Mauro POVERO Lucia BIANCHIN Merio SCATTOLA Corrado MALANDRINO Anna Maria LAZZARINO-DEL-GROSSO Dieter WYDUCKEL Dieter Thomas O. HUEGLIN Francesco INGRAVALLE Wolfgang E.J. WEBER Aldo NICOSIA Giuseppe BUTTÀ Gabriella SILVESTRINI Debora SPINI Cornel ZWIERLEIN Jörg LUTHER”,”Calvino e il calvinismo politico.”,”Un saggio in lingua inglese: Hueglin (Stato e Chiesa nel pensiero politico di Althusius) Corrado Malandrino, già preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale, è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e Cattedra Jean Monnet di Storia dell’integrazione europea. Per Claudiana ha curato l’edizione integrale della Politica di Althusius (2009), e i volumi: La Politica. Un’antologia (2011), Garibaldi, Rattazzi e l’Unità dell’Italia (con S. Quirico, 2011), Calvino e il calvinismo politico (con L. Savarino, 2011). Ha pubblicato inoltre Democrazia e federalismo nell’Italia unita (2012). Bibliografia: Johannes Althusius (1563-1638) Johannes Althusius (1563-1638) Titolo Johannes Althusius (1563-1638) Sottotitolo Teoria e prassi di un ordine politico e civile riformato nella prima modernità Autore Corrado Malandrino Argomenti Biografie Età della Riforma Storia della chiesa e della teologia Età della Riforma e della Controriforma Collana Studi storici Marchio Claudiana Editore Claudiana Formato libro Libro Pagine 138 Pubblicazione 09/2016 Luca Savarino, ricercato in Filosofia politica e professore aggregato di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale”,”RELP-005-FMB”
“MALANDRINO Corrado”,”Socialismo e libertà. Autonomie, federalismo, Europa da Rosselli a Silone.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Corrado Malandrino (1950) studioso di storia del pensiero socialista e del pensiero autonomista. Ha pubblicato ‘Socialismo e comunismo’ (con G.M. Bravo) e ‘Scienza e socialismo. Anton Pannekoek, 1873-1960’. “”Scoppiata la guerra, s’intensificava lo sforzo pacifista e neutralista del gruppo [‘Coenobium’, ndr], dal quale si staccavano i fautori democratici dell’intervento, come Crespi o Ghisleri (11), ma a cui s’univa in una prima fase Romain Rolland con il suo ‘Au-dessu de la mélée’ (12). Con enfasi era approvato, nel dicembre 1914, il voto esemplare di Karl Liebknecht al Reichstag contro il rinnovo dei crediti di guerra (13). «Coenobium» riprendeva le dichiarazioni internazionali e neutraliste dei socialisti italiani Treves e Modigliani, e lanciava l’idea di una «Lega dei paesi neutri», accolta senza fortuna dal segretario del Bureau Socialiste International Camille Huysmans, come nucleo iniziale della futura Europa unita e pacifica (14). Vi era dunque consonanza ideale e pratica con le iniziative socialiste italiane e svizzere che, prima con la conferenza di Lugano nel 1914, poi con i contatti proseguiti nel 1915, avrebbero portato nel settembre alla conferenza internazionalista di Zimmerwald contro la guerra imperialista. In quella sede, nel ‘Manifesto’ redatto da Trotsky, venne ribadito il principio che solo la rivoluzione socialista avrebbe permesso il superamento delle contraddizioni interimperialiste. Ma lo spazio centrale era riservato alla descrizione delle circostanze favorevoli a un’azione di pace, per la lotta contro l’ «unione sacra» e il «sacro egoismo» e, viceversa, «per la libertà dei popoli» (15). Aleggiava, nelle sedute zimmerwaldiane, la formula di un’Europa federata, che era anche l’eco delle discussioni intrecciate nel primo anno di guerra tra socialisti di varie nazionalità e correnti. Tra i rivoluzionari, come Trotsky e Lenin, tra i quali si svolgeva una polemica sugli Stati Uniti d’Europa che si sarebbe conclusa con la riproposizione da parte di Trotsky della formula federalista, integrata nella sua teoria della rivoluzione permanente, e con la ripulsa leniniana, sulla scorta degli studi sull’imperialismo, dai quali conseguiva che gli Stati Uniti d’Europa rappresentavano un obiettivo o irrealizzabile o reazionario (16). Tra i socialisti democratici come Kautsky – che a malincuore aveva coperto la responsabilità dei socialimperialisti del suo partito e per questo veniva attaccato sulla «Critica Sociale»; che pure ne accettava, con un intervento di Treves, a visione ultraimperialista» (17) -, o come Turati, Bignami, che dalla pace democratica si attendevano un futuro ordine unitario europeo”” (pag 30-31) [Corrado Malandrino, ‘Socialismo e libertà. Autonomie, federalismo, Europa da Rosselli a Silone’, F. Angeli, Milano, 1990] [(11) Ma essi preconizzavano «a guerra finita, la nuova Santa Alleanza dei popoli e gli Stati Uniti d’Europa», cfr. Arcangelo Ghisleri, ‘Per la libertà dei popoli oppressi. Agli Italiani!’, ‘L’iniziativa’, II, n 98, 15 agosto 1914. Il manifesto era firmato dalla direzione del Partito repubblicano; (12) “”Coenobium””, VIII, settembre 1914, p. 26); (13) “”Coenobium””, VIII, novembre-dicembre 1914, p. 87); (14) Treves, «Neutralità, non indifferenza»; G.E. Modigliani, ‘Neutralità ma per affrettare la pace””, “”Coenobium””, VIII,, agosto 1914, pp. 40-43. L’iniziativa della Lega dei paesi neutrali occupò le pagine della rubrica nei numeri di “”Coenobium”” di ottobre, novembre e dicembre; (15) Cfr. Horst Lademacher, ‘Die Zimmerwalder Bewegung. Protokolle und Korrespondenz, Mouton, The Hague-Paris, 1967; A. Agosti, ‘Le Internazionali operaie’, cit., pp. 93-95; E. Ragionieri, ‘Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald’, ‘Belfagor’, XXVIII, marzo 1973, pp. 129-160; Gaetano Arfè, ‘Storia del socialismo italiano (1892-1926)’, Einaudi, Torino, 1965, p. 226; (16) Cfr. Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’, in ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit., pp. 77-84; sulla tradizione ideologica della politica comunista europea cfr. anche Frank Deppe, ‘Proletarischer internationalismus und nationaler Klassen kampf. Zur Europapolitik der Kommunistischen Parteiten, in Id. (Hrsg), ‘Arbeiter bewegung und westeuropäische Integration’, Pahl-Rugenstein, Köln, 1976, pp. 317-336. La posizione federalista di Trotsky viene oggi rivalutata (cfr. Levi, ‘Il federalismo’, in ‘Il pensiero politico contemporaneo’, cit., III, pp. 664 sgg): non ebbe però eco nel contesto politico italiano. Per i testi di Trotsky, cfr. R. Monteleone, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’, Loescher, Torino, 1982, pp. 233-241. L’articolo di Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’ è in ‘Opere’, Editori Riuniti, Roma, 1966, vol XXI, pp. 311-315; (17) Cfr. La C.S. e Karl Kautsky, ‘A guerra scoppiata che resta da fare ai socialisti?, “”Critica Sociale””, XXIV, 16-31 dicembre 1914, pp. 373-375. Il vice (Claudio Treves), ‘L’ora tragica’, ibidem, 1-15 agosto 1914, pp. 225-6. Cfr. in tal senso l’interpretazione di A. Casali, ‘Socialismo e internazionalismo nella storia d’Italia. Claudio Treves, 1869-1933′, Guida, Napoli, 1985, pp. 86-87. Modigliani scriveva sull’ “”Avanti!”” del 14 maggio 1916 che «gli Stati Uniti d’Europa e il conseguente disarmo europeo saranno la realtà di domani (…) una realtà che la borghesia stessa attuerà perché è sua funzione storica di preparare tutte le condizioni preliminarmente indispensabili al trionfo del socialismo dei lavoratori»: cfr. su questo Ariane Landuyt, ‘Rosselli e Modigliani: due “”socialismi a confronto””‘, in ‘Giustizia e libertà nella lotta antifascista e nella storia d’Italia’, La Nuova Italia, Firenze, 1978, pp. 99-112]”,”ITAD-004-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Luigi MARINO Carla DE-PASCALE Maria Pia PATERNO’ Vanda FIORILLO Maria Teresa PICHETTO Corrado MALANDRINO Lutz RAPHAEL Fulvio TESSITORE Edoardo TORTAROLO Giuseppe CAMBIANO Claudio GREPPI Rosa CASANOVA Donatella DI-CESARE Antonio CARRANO Franco SBARBERI Marina LALATTA COSTERBOSA Pierangelo SCHIERA”,”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt.”,”Corrado Malandrino (1950) storico del pensiero politico nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico presso la Fondazione Einaudi. “”Alexander e Wilhelm von Humboldt erano fratelli, nati in una famiglia aristocratica prussiana. Alexander, nato il 14 settembre 1769, è noto per i suoi contributi alla scienza come naturalista, esploratore, geografo e botanico. Wilhelm, nato il 22 giugno 1767, era un diplomatico, filosofo e linguista 2. Nonostante le loro diverse inclinazioni, i fratelli condivisero un’educazione rigorosa e un interesse per la conoscenza. Alexander era estroverso e appassionato di storia naturale, mentre Wilhelm era introverso e destinato a una carriera nel servizio pubblico. Entrambi furono influenzati dai loro tutori, che li introdussero a una vasta gamma di discipline, preparandoli a diventare membri dell’élite intellettuale prussiana 2. Ci sono stati convegni di studi sui fratelli Humboldt in Italia. Nel 1997 si è tenuto un convegno intitolato “”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt”” a Milano. Inoltre, nel 2023 si è svolto un convegno internazionale chiamato “”Humboldt Kolleg”” a Pisa, organizzato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa 2. “” (f. copilot) “”Wilhelm von Humboldt è stato studiato da Karl Marx. Marx apprezzava il lavoro di Humboldt, in particolare le sue idee sull’educazione e la libertà individuale. Humboldt è noto per il suo contributo al liberalismo classico e per la sua visione dello Stato come un “”male necessario”” che deve limitarsi a garantire la sicurezza interna ed esterna, permettendo agli individui di svilupparsi liberamente 2. (f. copil.)”,”BIOx-008-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Luigi MARINO Carla DE-PASCALE Maria Pia PATERNO’ Vanda FIORILLO Maria Teresa PICHETTO Corrado MALANDRINO Lutz RAPHAEL Fulvio TESSITORE Edoardo TORTAROLO Giuseppe CAMBIANO Claudio GREPPI Rosa CASANOVA Donatella DI-CESARE Antonio CARRANO Franco SBARBERI Marina LALATTA COSTERBOSA Pierangelo SCHIERA”,”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt.”,”Corrado Malandrino (1950) storico del pensiero politico nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico presso la Fondazione Einaudi. Contiene il saggio di Antonio Carrino ‘Wilhelm Von Humboldt e la “”morale suprema”” (da pag 278)”,”TEOP-577″
“MALANDRINO Corrado”,”«Tut etwas Tapferes»: compi un atto di coraggio. L’Europa federale di Walter Hallstein (1948-1982).”,”Corrado Malandrino ha pubblicato pure il volume: ‘Da Machiavelli all’Unione Europea’ (Carocci, 2003) e ‘Un popolo per l’Europa unita’, (Olschki, 2004). Corrado Malandrino, già preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale, è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e Cattedra Jean Monnet di Storia dell’integrazione europea. Per Claudiana ha curato l’edizione integrale della Politica di Althusius (2009), e i volumi: La Politica. Un’antologia (2011), Garibaldi, Rattazzi e l’Unità dell’Italia (con S. Quirico, 2011), Calvino e il calvinismo politico (con L. Savarino, 2011). Ha pubblicato inoltre Democrazia e federalismo nell’Italia unita (2012).”,”EURx-007-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuseppe BERTA Valerio CASTRONOVO Corrado MALANDRINO Lucio LEVI Sergio PISTONE”,”Alle origini dell’europeismo in Piemonte. La crisi del primo dopoguerra, la cultura politica piemontese e il problema dell’unità europea. Atti del Convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi, Torino 28-29 novembre 1991.”,”Contiene il saggio di Lucio Levi, ‘Internazionalismo operaio e unità europea’ (pag 95-124): 1. La componente internazionalistica delle ideologie tradizionali 2. La base materiale dell’internazionalismo 3. Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini 4. L’affermazione del nazionalismo 5. Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini 6. Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale 7. La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij 8. Gramsci e la rivoluzione in Italia 9. Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi 10. La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale 11. Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo 12. La società delle Nazioni 13. Le Internazionali operaie 14. Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo Trotsky (pag 105-110; 112-114) “”Com’è noto, l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa era stato introdotto nelle tesi del «Socialdemocratico», il giornale del partito bolscevico, e poi respinta da Lenin in un famoso articolo del 1915…. finire (pag 107-109)”,”TEOP-072-FMB”
“MALANIMA Paolo”,”L’ economia italiana. Dalla crescita medievale alla crescita contemporanea.”,”MALANIMA Paolo è Direttore dell’ Istituto di Studi sulle Società del Medirerraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR) con sede a Napoli e professore presso l’ Università Magna Graecia di Catanzaro. E’ autore di vari libri (v. retrocopertina). Sforzo di guerra. “”Quanto alle spese dello stato regionale, quelle ordinarie riguardano la corte, la burocrazia, le milizie, le opere pubbliche. L’ esercito permanente, la diplomazia e la burocrazia diventano caratteristiche dello stato italiano del Rinascimento. A queste si aggiungono gli impegni straordinari, che sono quelli militari, i quali richiedono sforzi concentrati e disponibilità immediate. Tanto più che, col passare del tempo, l’ arte della guerra diventa un’ attività sempre più costosa: per la diffusione delle milizie mercenarie e per l’ affermazione di armamenti più efficienti. Il cronista fiorentino Goro Dati, di fronte alle spese di ben 11.500.000 fiorini d’ oro che la Repubblica aveva sostenuto per azioni di guerra fra il 1375 e il 1405, scriveva meravigliato: “”questa mi pare una delle maggiori cose che io intendessi mai; che io non arei mai creduto che tanto oro fusse al mondo, e non so inducere lo intelletto a credere come questo esser possa””. E, in effetti, si trattava di una cifra equivalente a più di 40.000 kg d’ oro, più di 400.000 kg d’ argento; il 20-25 per cento del prodotto aggregato annuo dell’ Italia centro-settentrionale nel suo insieme.”” (pag 309)”,”ITAE-116″
“MALANIMA Paolo”,”Uomini, risorse, tecniche nell’ economia europea dal X al XIX secolo.”,”MALANIMA Paolo è direttore dell’ Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo de Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR) con sede a Napoli e professore persso l’ Università “”Magna Grecia”” di Catanzaro. Ha scritto ‘Economia preindustriale’ (Milano, 1995) e ‘La fine del primato’ (Milano, 1998).”,”EURE-068″
“MALANIMA Paolo”,”Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo.”,”Paolo Malanima è docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Reggio Calabria. Si è occupato di economia pre-industriale. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il lusso dei contadini’ (1990) Due antimalthusiani: Simon Kuznets ed Ester Boserup “”Un attacco frontale all’impostazione malthusiana, pur rimasto nel complesso minoritario, è quello di Kuznets e Boserup. Kuznets sottolineò nel 1960 (‘Dinamica demografica e prodotto aggregato’) gli effetti positivi derivanti dall’aumento di popolazione. Un aumento pur rapido del numero degli uomini eleva il numeratore del rapporto fra prodotto e popolazione assai più velocemente del denominatore. Quando gli uomini aumentano si cominciano a sfruttare risorse non sfruttate, si accrescono la divisione del lavoro e la mobilità dei lavoratori, diventa più probabile la nascita di individui dotati di talenti superiori alla media, aumenta la domanda complessiva e la richiesta di prodotti nuovi, si afferma un clima di fiducia. Solo la carenza relativa di capitali e di risorse può frenare, a lungo andare, la tendenza espansiva. Ancora più vivace è l’opposizione a Malthus [‘Primo saggio sulla popolazione’ (1798, ed. it. 1976); ‘Principi di economia politica’ (1820, ed. it. 1972), ndr] da parte di Ester Boserup (‘The conditions of agricultural growth’ e ‘Population and technology’) che presenta un quadro assai ampio delle relazioni fra popolazioni e risorse. A suo giudizio l’incremento demografico, considerato come fenomeno esterno all’economia ‘primum movens’ nella dinamica del suo modello, sollecita un uso più intensivo della risorsa terra. Quando la popolazione si moltiplica si passa da uno sfruttamento superficiale del suolo (per esempio con forme di agricoltura temporanea) a uno più efficiente (per esempio un’agricoltura stanziale con periodi di maggese sempre più limitati). In questo modo i rendimenti della terra sono crescenti (e non decrescenti come nella prospettiva classica): essi aumentano a un tasso più rapido del tasso d’incremento demografico. Il numeratore cresce più velocemente del denominatore e il rapporto, il reddito per persona, aumenta. Da momento che dal paleolitico ai giorni nostri il reddito per persona è aumentato nel complesso, pur attraversando epoche di stagnazione e di caduta, si potrebbe allora concludere che mentre il modello Boserup rende bene ragione della tendenza di fondo della storia umana, il modello classico rende bene ragione delle interruzioni temporanee che si sono verificate”” (pag 240) Simon Kuznets Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per l’economia 1971 Simon Smith Kuznets (Pinsk, 30 aprile 1901 – Cambridge, 8 luglio 1985) è stato un economista statunitense, nato in una famiglia ebrea in Bielorussia. Vinse il premio Nobel per l’economia nel 1971 «per la sua interpretazione, empiricamente fondata, della crescita economica, che ha portato ad una nuova e più approfondita analisi della struttura sociale ed economica e del suo processo di sviluppo».[1] Nacque a Pinsk (città, all’epoca, nell’Impero Russo, oggi bielorussa), da una famiglia ebraica. Iniziò i suoi studi universitari nel suo paese natale, ma nel 1922 si trasferì negli Stati Uniti, dove si laureò in economia all’Università della Columbia nel 1923 e ottenne il dottorato nel 1926. In seguito, divenne professore alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania (1936-1954), alla Johns Hopkins (1954-1960) e ad Harvard (fino al 1971).[2] Era sposato con Edith Handler, dalla quale aveva avuto due figli, Paul e Judith. Pensiero economico[modifica | modifica wikitesto] Una delle sue prime idee fu di mettere in relazione la crescita economica e la distribuzione del reddito. La sua idea era che la crescita fosse necessaria per ridurre le diseguaglianze, sebbene questa sia fisiologica all’inizio della crescita, quando c’è la necessità di realizzare grandi investimenti in infrastrutture e in beni capitali. Di conseguenza, secondo Kuznets, l’aumento dell’occupazione e l’aumento della produttività avrebbero portato ad un aumento dei salari e ad una distribuzione più eguale del reddito.[3] Questo meccanismo è rappresentato dalla curva di Kuznets. Sebbene avesse ipotizzato la relazione tra la crescita economica e la distribuzione del reddito, fu sempre molto critico riguardo alla pretesa di misurare il benessere sociale basandosi sul reddito procapite, come sostenne in un discorso al Congresso degli Stati Uniti[4]. Anni più tardi, dichiarò che bisognava tener conto delle differenze tra la quantità e la qualità della crescita, dei suoi costi e dei suoi benefici, e distinguere tra breve e lungo periodo.[4] Opere principali[modifica | modifica wikitesto] Cyclical fluctuations, 1926 Secular movements in production and prices, 1930 National income and capital formation, 1932 National income, 1941 National product since 1869, 1946 Capital in the American Economy: Its Formation and Financing, 1961 Economic growth and structure: selected essays, 1965 Modern economic growth, 1966 Population, capital and growth, 1974 Note[modifica | modifica wikitesto] ^ (EN) Il premio Nobel per l’economia del 1971, nobelprize.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. ^ Vedi: Treccani.it L’Enciclopedia Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni. ^ (EN) Klaus Deininger e Lyn Squire, Economic Growth and Income Inequality: Reexamining the Links, dal sito della Banca Mondiale, worldbank.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. ^ a b Simon Kuznets, citato da C. Cobb, T. Halstead, J. Rowe, nell’articolo “”If the Gdp is Up, Why is America Down?”” in The Atlantic Monthly, ottobre 1995 Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Achille Agnati, Sul ciclo di Kuznets, Estr. dal Giornale degli economisti e Annali di economia, nov.-dicembre 1970, Padova, CEDAM, 1970. Jeffrey G. Williamson, Ineguaglianza, povertà e storia : le lezioni in memoria di Kuznets : Economic growth center, Università di Yale, Milano, A. Giuffrè, 1992. ISBN 88-14-03585-7 Domenico de Vincenzo, Crescita economica e qualità ambientale : la curva ambientale di Kuznets, Cassino, Universita degli studi di Cassino, Dip. economia e territorio, 2000. Voci correlate[modifica | modifica wikitesto] Curva di Kuznets Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto] Kuznets ‹ka´?nets› (russo Kuznec), Simon Smith la voce nella Treccani.it, L’Enciclopedia Italiana, treccani.it. URL consultato il 12 settembre 2012. (EN) Autobiografia di Simon Kuznets, dal sito nobelprize.org, nobelprize.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. (EN) Simon Kuznets. Biografia e opere, da The Concise Encyclopedia of Economics, sito econlib.org, econlib.org. URL consultato il 6 gennaio 2008. Ester Boserup Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (Copenhagen, 18 maggio 1910[1] – 24 settembre 1999), è stata un’economista danese. Ha studiato sviluppo economico e agricolo, ha lavorato presso l’ONU ed altre organizzazioni internazionali ed è stata autrice di numerosi saggi La sua opera più importante è ”Le condizioni della crescita agricola: l’economia del cambiamento agrario sotto pressione della popolazione””.[2] Questo “”classico … lavoro sull’intensificazione agricola”” presenta un “”analisi dinamica che abbraccia tutti i tipi di agricoltura primitiva.”” (Boserup, E. 1965. p 13). L’opera sfida l’ipotesi che risale al tempo di Malthus (ed è ancora ritenuta valida in molti ambienti) che i metodi agricoli determinino la popolazione (tramite l’approvvigionamento alimentare). Boserup invece ha sostenuto che la popolazione determina i metodi agricoli. Un punto importante del suo libro è che “”la necessità è la madre dell’invenzione””. Una sua grande convinzione era che l’umanità avrebbe sempre trovato una strada ed era solita dire che “”il potere dell’ingenuità avrebbe sempre superato quello della domanda””. Le sue tesi hanno influenzato il dibattito sul ruolo delle donne nel lavoro e lo sviluppo umano, e sulla possibilità di migliori opportunità di lavoro e di istruzione per le donne. Biografia[modifica | modifica wikitesto] Ester Børgesen era nata a Copenaghen, unica figlia di un ingegnere danese che morì quando lei aveva due anni lasciando la famiglia in precarie condizioni economiche. Poi, “”incoraggiata dalla madre e consapevole delle sue prospettive limitate, senza un buon titolo di studio””, dal 1929 aveva studiato sviluppo economico e agricolo presso l’Università di Copenaghen, ottenendo la laurea in economia teorica nel 1935. Ester aveva sposato Mogens Boserup quando entrambi avevano ventun’anni; la giovane coppia ha vissuto grazie al sostegno della famiglia benestante di lui durante i rimanenti anni dell’università. Hanno avuto tre figli: una femmina, Birte nata nel 1937 e due maschi, Anders nato nel 1940 e Ivan del 1944. Dopo la laurea Ester Boserup ha lavorato per il governo danese tra 1935-1947, proprio durante l’occupazione nazista nella seconda guerra mondiale, come responsabile del suo ufficio di programmazione, studi, tra cui il commercio e gli effetti delle sovvenzioni. Non ha fatto quasi nessun riferimento ai conflitti tra famiglia e lavoro durante la sua vita. La famiglia si trasferì a Ginevra nel 1947 per lavorare con la Commissione economica delle Nazioni Unite d’Europa (ECE). Nel 1957, lei e il marito hanno lavorato in India, in un progetto di ricerca gestito da Gunnar Myrdal. Per il resto della sua vita ha lavorato come consulente e scrittrice, tra Copenaghen e i pressi di Ginevra, fino alla morte del marito nel 1980. Lavoro[modifica | modifica wikitesto] Contributi accademici[modifica | modifica wikitesto] Secondo la teoria malthusiana, la dimensione e la crescita della popolazione dipende dall’approvvigionamento di cibo e dai metodi di produzione agricola. Nella teoria di Boserup i metodi agricoli dipendono dalla dimensione della popolazione. Dal punto di vista malthusiano, nei periodi in cui il cibo non è sufficiente per tutti, la popolazione in eccesso morirà. Al contrario, Boserup sostiene che in nei tempi di pressione, la gente troverà modi per aumentare la produzione di cibo, aumentando la forza lavoro, l’uso dei macchinari e dei fertilizzanti. Sebbene le teorie di Boserup siano ampiamente considerate come anti-malthusiane, sia le sue intuizioni che quelle di Malthus possono essere comodamente combinate nello stesso quadro teorico generale.[3] Ella ha sostenuto che quando la densità della popolazione è sufficientemente bassa per permetterlo, il terreno tende ad essere utilizzato in modo intermittente, con forte dipendenza dal fuoco per pulire i campi e dal fermo delle colture, per ripristinare la fertilità (addebbiatura). Numerosi studi hanno dimostrato come tali metodi siano favorevoli al totale carico di lavoro ed anche all’efficienza (uscita rispetto ingresso). Secondo la teoria di Boserup, è solo quando si alza la densità abitativa si limita l’uso della messa a riposo (e quindi l’uso del fuoco) così che i campi vengono spostati verso la coltivazione annuale. Ottenendo un’insufficiente rotazione delle colture, trame meno fertili, coperti di erba o di cespugli piuttosto che foresta, sforzi ampliati di concimazione, preparazione del campo, controllo delle piante infestanti e l’irrigazione. Questi cambiamenti inducono spesso l’innovazione agricola, ma aumentano il costo marginale del lavoro per l’agricoltore così: maggiore è la densità di popolazione rurale e più ore l’agricoltore deve lavorare per la stessa quantità di prodotti. Pertanto, i carichi di lavoro tendono a salire mentre l’efficienza scende. Questo processo di aumentare la produzione a costo di lavoro più in basso rendimento è quello Boserup descrive come “”intensificazione agricola””. La teoria boserupiana[modifica | modifica wikitesto] Sebbene la teoria originale di Boserup era molto semplificata e generalizzata, si è rivelato fondamentale per la comprensione dei modelli agricoli nei paesi in via di sviluppo[4]. Nel 1978, la sua teoria del cambiamento agricolo ha cominciato ad essere riformulato come una teoria più generale[5]. Il campo ha continuato a maturare in rapporto alla popolazione e gli studi ambientali nei paesi in via di sviluppo[6]. La teoria neo-boserupiana continua a generare polemiche per quanto riguarda la densità di popolazione e l’agricoltura sostenibile.[7] Studi di genere[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup ha contribuito anche al discorso che circonda le pratiche di genere e sviluppo con il suo lavoro del 1970 “”Il ruolo della donna nello sviluppo economico””[8]. Il lavoro è “”la prima indagine mai intrapreso in ciò che accade alle donne nel processo di crescita economica e sociale in tutto il Terzo mondo””. Secondo la prefazione nell’edizione 1989 di Swasti Mitter, “”È il lavoro impegnato e scientifico [di Boserup] che ha ispirato il Decennio delle Nazioni Unite per le donne tra il 1975 e il 1985, e che ha incoraggiato le agenzie di aiuto a mettere in discussione l’ipotesi di neutralità di genere nei costi nonché nei benefici di sviluppo “”. Il testo di Boserup ha valutato come il lavoro è stato diviso tra uomini e donne, i tipi di lavori che costituivano il lavoro produttivo, e il tipo di donne di formazione necessari per promuovere lo sviluppo. Questo testo ha segnato una svolta nei dibattiti di Donne nello sviluppo (WID), perché ha sostenuto che il contributo delle donne, sia a livello nazionale che nel mondo del lavoro pagato, ha aiutato le economie nazionali. Molte femministe liberali si sono basate sull’analisi di Boserup per sostenere che i costi di sviluppo economico moderno sono stati in spalla dalle donne.[9] Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Libri[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London, George Allen & Unwin, 1970.Reprinted as: Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London Sterling, Virginia, Earthscan, 2007, ISBN 978-1-84407-392-4. Ester Boserup e Ignacy Sachs, Foreign aid to newly independent countries problems and orientations = Aide extérieure aux pays récemment indépendants: problèmes et orientations, The Hague, Mouton, 1971, ISBN 978-3-11-155712-0. Ester Boserup, Population and technological change: a study of long-term trends, Chicago, University Of Chicago Press, 1981, ISBN 978-0-226-06674-5. Ester Boserup, Population and technology, Wiley-Blackwell, 1981, ISBN 978-0-631-13371-1. Ester Boserup, My professional life and publications, 1929-1998, Copenhagen, Museum Tusculanum Press, 1998, ISBN 978-87-7289-520-8. Ester Boserup, The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure, London, Allen & Unwin, 1965, OCLC 231372. Pdf verson. Reprinted as: Ester Boserup, The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure, New Brunswick, New Jersey, Aldine Transaction, 2005, ISBN 978-0-202-30793-0. Capitoli dei libri[modifica | modifica wikitesto] Boserup, Ester (1975), “”Women in the labour market””, in Jain, Devaki, Indian women, New Delhi, India: Publications Division, Ministry of Information and Broadcasting, Government of India, OCLC 1646453. Boserup, Ester (1985), “”The impact of scarcity and plenty on development””, in Rotberg, Robert I.; Rabb, Theodore K., Hunger and history: the impact of changing food production and consumption patterns on society, Cambridge Cambridgeshire New York: Cambridge University Press, pp. 185–210, ISBN 9780521315050. Boserup, Ester (1997), “”The economics of polygamy””, in Grinker, Roy Richard; Steiner, Christopher B., Perspectives on Africa: a reader in culture, history, and representation, Cambridge, Massachusetts: Blackwell, pp. 506–517, ISBN 9781557866868. Articoli sui giornali[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup, The impact of population growth on agricultural output, in The Quarterly Journal of Economics, vol. 89, nº 2, Oxford University Press, 1975, pp. 257–270, DOI:10.2307/1884430.””The impact of population growth on agricultural output””. The Quarterly Journal of Economics (Oxford University Press) 89 (2): 257–270. doi:10.2307/1884430. Ester Boserup, Environment, population, and technology in primitive societies, in Population and Development Review, vol. 2, nº 1, The Population Council via JSTOR, 1976, pp. 21–36, DOI:10.2307/1971529.””Environment, population, and technology in primitive societies””. Population and Development Review (The Population Council via JSTOR) 2 (1): 21–36. doi:10.2307/1971529. Pdf version. Letture ulteriori[modifica | modifica wikitesto] Festschrift volume. Marina Fischer-Kowalski, Anette Reenberg, Anke Schaffartzik, Andreas Mayer (eds.) 2014. Ester Boserup’s Legacy on Sustainability: Orientations for Contemporary Research. Springer Tinker, Irene (2004), “”Utilizing interdisciplinarity to analyze global socio-economic change: a tribute to Ester Boserup””, in Benería, Lourdes; Bisnath, Savitri, Global tensions: challenges and opportunities in the world economy, New York: Routledge, pp. 173–184, ISBN 9780415934411 B. L. Turner II e Marina Fischer-Kowalskic, Ester Boserup: An interdisciplinary visionary relevant for sustainability, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 107, nº 51, PNAS Online, 2010, pp. 21963–21965, DOI:10.1073/pnas.1013972108.””Ester Boserup: An interdisciplinary visionary relevant for sustainability””. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS Online) 107 (51): 21963–21965. doi:10.1073/pnas.1013972108. Map of Mauritius. Powerpoint presentation: Population case study – Mauritius. Oxford Dictionary of Geography: Böserup model. Giovanni Federico’s review of The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure by Ester Boserup. Agricultural change theory by G.D. Stone, including a section on Boserup. Boserup’s optimistic view of population growth. Detailed account of Boserup’s life by Irene Tinker. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Boserup, Ester, Library of Congress. URL consultato il 12 agosto 2014. «data sheet. (b. 5-18-10)». ^ (Chicago, Aldine, 1965, ISBN 0-415-31298-1) ^ Turchin and Nefedov: Secular Cycles ^ Glen Davis Stone, Theory of the square chicken: advances in agricultural intensification theory, in Asia Pacific Viewpoint, vol. 42, 2-3, Wiley Online, August–December 2001, pp. 163–180, DOI:10.1111/1467-8373.00142. ^ B.A. Datoo, Toward a reformulation of Boserup’s theory of agricultural change, in Economic Geography, vol. 54, nº 2, Clark University via JSTOR, April 1978, pp. 135–144, DOI:10.2307/142848. «The paper first summarizes Boserup’s theory of agricultural change and dispels the misconceptions to which it has given rise. It then attempts to recast the theory in a systems framework and thereby to eliminate certain fundamental weaknesses in it….». ^ Marquette, Catherine M. (October 1997). ^ Romero, Marino R.; deGroot, Wouter T. (2008), “”Farmers investing in sustainable land use at a tropical forest fringe, the Philippines””, in Dellink, Rob B.; Ruijs, Arjan, Economics of poverty, environment and natural-resource use, Dordrecht, the Netherlands: Springer, pp. 157–184, ISBN 9781402083037 Pdf version. ^ Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London, George Allen & Unwin, 1970. ^ Devaki Jain, Women, development, and the UN: a sixty-year quest for equality and justice, Bloomington, Indiana University Press, 2005, ISBN 978-0-253-21819-3.”,”EURE-129″
“MALANIMA Paolo”,”Uomini, risorse, tecniche nell’economia europea dal X al XIX secolo.”,”Paolo Malanima è direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR), con sede a Napoli, e professore presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. É autore di libri e articoli sulle economie preindustriali. Ha pubblicato Economia preindustriale e La fine del primato.”,”STOS-019-FL”
“MALANIMA Paolo”,”L’economia italiana nell’età moderna.”,”Paolo Malanima insegna storia dell’industria alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘L’industria di Firenze nell’economia europea’ (Il Mulino; 1982)”,”STOS-210″
“MALANOWSKI Wolfgang”,”November-Revolution 1918. Die Rolle der SPD.”,”MALANOWSKI Wolfgang (n. 1926)”,”MGER-119″
“MALAPARTE Curzio”,”Das Kapital. Marx tra ‘pubblico’ e ‘privato’.”,”Scritto in francese e rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1949, Das Kapital ottenne un successo di pubblico ma non di critica.”,”MADS-169″
“MALAPARTE Curzio”,”L’Europa vivente. Teoria storica del sindacalismo nazionale.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-011-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Italia barbara. Fascismo e rivoluzione.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-012-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Muss. Il grande imbecille.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-013-FL”
“MALAPARTE Curzio, a cura di Stéphanie LAPORTE”,”Viva Caporetto!”,”‘Il libro racconta la guerra, il sacrificio assurdo dei giovani coraggiosi, l’ostinazione stupida di uno stato maggiore incompetente, e soprattutto, l’abisso tra l’orrore dei massacri e le menzogne di una retorica patriottica nauseante. Il giovane Suckert parla per quei soldati analfabeti che hanno accettato in silenzio una morte inutile. Contro la propaganda ufficiale, egli sceglie Caporetto, gigantesca ritirata delle truppe italiane di fronte all’avanzata delle armate austriache, che segna nell’ottobre 1917 la crisi militare più dolorosa che l’Italia abbia conosciuto, per emblema dell’eroismo del soldato di trincea e speranza di rivincita di un popolo disprezzato. Tre volte uscito e censurato tra il 1921 e 1923, ‘Viva Caporetto!’ era una carica esplosiva contro la giovane Italia fascista che si edificava sulla memoria di una Grande Guerra vittoriosa’ (retrocopertina)”,”QMIP-239″
“MALAPARTE Curzio”,”Tecnica del colpo di Stato.”,”Curzio Malaparte, (Kurt Erich Suckert che nel 1925 assunse il nome di Malaparte) nacque a Prato nel 1898 da padre tedesco e da madre lombarda. L’adolescenza e la giovinezza furono vissute dal futuro scrittore con particolare intensità, quasi freneticamente: appena tredicenne, egli venne attratto infatti dall’attività politica e frequentò la sezione giovanile del partito repubblicano; in seguito si lasciò abbagliare dai miti nazionalistici, sicchè fondò un giornale satirico Il Bacchino, e nel 1914 si arruolò volontario nella legione garibaldina con la quale combattè nelle Argonne. Più tardi, entrato a far parte della Brigata Alpi (a quel periodo risale la sua amicizia con Ungaretti), partecipò alla battaglia di Bligny (1918), dove rimase ferito e ricevette una medaglia al valore. Conclusa la guerra Malaparte intraprese la carriera diplomatica e nell’ottobre 1919 venne inviato come addetto culturale all’ambasciata italiana di Varsavia. Al rientro in Italia, si iscrisse al partito fascista (il 20 settembre 1921) e da quel momento si dedicò intensamente all’azione politica. Morì a Roma il 19/07/1957.”,”ITAF-028-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Io, in Russia e in Cina.”,”L’ultimo viaggio di Malaparte … “”Erano ventisette anni che non tornavo a Mosca. L’avevo lasciata nell’estate del 1929, nel tempo più aspro e crudele della lotta per la successione a Lenin. Se rileggo oggi quel che scrivero allora (‘Intelligenza di Lenin’, Treves, Milano, 1930); ‘Technique du coup d’Etat’, Grasset, Parigi, 1931), mi par di ritornare a quei giorni, a quei luoghi. Ma se mi guardo intorno, mi accorgo che i giorni son mutati, e mutati i luoghi”” (pag 29)”,”RUSS-012-FV”
“MALAPARTE Curzio”,”Kaputt.”,”Pubblicato a Napoli nel 1944, questo libro suscitò una grande eco a livello internazionale. Stampato in molte edizioin nelle varie lingue, il testo invita alla conoscenza o alla riflessione sulle crudeltà, le miserie e le follie della seconda guerra mondiale. Giorni crudeli per l’Europa di cui parla Montesquieu nell’Esprit des Lois (Libro XXIII, cap. XXIII: «Ansi, dans le temps des fables, après les inondations et les déluges, il sortir de la terre des hommes armés, qui s’exterminèrent» [‘””Così, al tempo delle favole, dopo le inondazioni e i diluvi, uscirono dalla terra uomini armati che si sterminarono a vicenda.””] ‘””Kaputt”” di Curzio Malaparte è un’opera che mescola autobiografia e reportage di guerra, scritta tra il 1941 e il 1943. Il libro non segue una trama lineare, ma è composto da episodi che raccontano la devastazione dell’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Malaparte, in qualità di corrispondente di guerra, descrive scene di distruzione, persecuzioni e incontri con figure di potere, offrendo un ritratto crudo e spesso paradossale della guerra. Il titolo stesso, derivato dal tedesco ”kaputt’ (rotto, distrutto), simboleggia la rovina dell’Europa e della sua civiltà. L’autore utilizza una scrittura raffinata e potente per trasmettere il senso di tragedia e disillusione che permea l’opera’. (f. copil)”,”QMIS-001-FFS”
“MALARA Nino, a cura di Adriana DADA'”,”Antifascismo anarchico 1919-1945. A quelli che rimasero.”,”MALARA Nino ferroviere anarchico calabrese fu attivo fin dal primo dopoguerrra nel Sindacato Ferrovieri in Calabria. per la sua attività sindacale fun lincenziato dal servizio nel 1922. Fra i primi condannati dal Tribunale Speciale di Cosenza come ‘comunista anarchico’ finì in confino dal 26 al 32 e la semiclandestinità fino al 1943. La sollevazione di Cosenza lo vide nel 1943 uno dei fondatori del Comitato di Liberazione per il Fronte Unico. Dopo la liberazione si impegnò nel movimento anarchico e nel sindacato ferrovieri. A.- DADA’ insegna storia contemporenaea all’ Università di Firenze. Nell’ introduzione ricostruisce le tappe dell’ impegno militante antifascista di MALARA. E’ autrice di un volume ‘Il movimento anarchico in Italia: fra movimento e partito, Milano, 1984 e di vari saggi sull’ anarchismo. “”La furia fascista si scatena ancora più violenta. La repressione si caratterizza con particolare ferocia. Perquisizioni da parte delle polizia con fermi frequenti, prolungati ed arbitrari, sono all’ ordine del giorno. Vigeva allora una legge in base alla quale chiunque poteva essere fermato e tenuto in carcere “”per motivi di pubblica sicurezza””, senza mai sapere come e perché e quanto durava la detenzione. In quello scorcio di anno del 1924, una scritta appare sui muri del Palazzo della Provincia di Cosenza: Viva il socialismo. Furono giovani sconsiderati, irresponsabili, non si è mai saputo il loro nome. Siamo stati trascinati in Questura per prove calligrafiche, poi le minacce e le frustate di ordinaria consuetudine, ora di un poliziotto ora di un altro, nella sala di custodia. A sera tardi, ferri ai polsi e traduzione in carcere. Questo per dare un’ idea degli espedienti ricorrenti in quel tempo per poter agire contro di noi””. (pag 74-75)”,”ANAx-199″
“MALATESTA Alberto”,”I socialisti italiani durante la guerra.”,”Tra i documenti: deliberazioni del Congresso di Stoccarda (1907), Convegno di Zimmerwald (5-8 Settembre 1915), Manifesto Zimmerwald, Dichiarazione comune dei socialisti francesi e tedeschi, deliberazioni di Kienthal (24-30 aprile 1916), Manifesto di Kienthal, Contro gli abusi di guerra (lettere di HUYSMANS e di LAZZARI), il Memorandum di Londra (febbraio 1918). L’A è nato in prov di Massa Carrara nel 1879. Tra i documenti: il manifesto di Zimmerwald. Il libro riporta brani cancellati con linee per opera della censura.”,”MITS-023″
“MALATESTA Errico”,”L’ Anarchia. Il nostro programma.”,”MALATESTA (Santa Maria Capua Vetere 1853-Roma 1932) è uno dei fondatori della Federazione Anarchica Italiana (FAI) (Capolago 1891). Discepolo di BAKUNIN, partecipò ai moti del Matese (1877), della Lunigiana e di Sicilia (1894) e di Milano (1898). E’ ancora tra gli organizzatori della ‘settimana rossa’ di Ancona (1914). Esule a Londra durante la 1° GM, rientra in IT nel 1920 e diventa D del quotidiano anarchico ‘L’ Umanità nova’ poi soppresso dal fascismo. Sorvegliato speciale della polizia fascista, quasi settantenne tornerà al suo mestiere di elettricista meccanico. Muore a Roma nel 1932.”,”ANAx-055″
“MALATESTA Errico a cura di C. ZACCARIA e G. BERNERI”,”Scritti scelti.”,”Fondo Aldo VINAZZA”,”ANAx-113″
“MALATESTA Errico MERLINO Francesco Saverio”,”Anarchismo e democrazia. Soluzione anarchica e soluzione democratica del problema della libertà in una società socialista.”,”””L’ umanità cammina secondo la risultante delle mille forze che in vari sensi la sollecitano. Noi non siamo che una di queste forze. La questione da discutersi è se, possibilizzando il nostro programma, noi otterremmo un risultato più vantaggioso, vale a dire più pronto e più vicino al nostro ideale, che combattendo per l’ attuazione del programma pieno ed intero. Noi crediamo di no””. (pag 78)”,”ANAx-208″
“MALATESTA Errico; NETTLAU Max”,”Scritti antimilitaristi.”,”pag 70 pag 49-51 “”E’ molto doloroso che io mi opponga a un vecchio e amato compagno come Kropotkine, che tanto ha dato alla causa dell’anarchia. Ma a più ragione, per la stima e l’amore che noi abbiamo per Kropotkine, è necessario far conoscere che lo seguiamo nelle sue divagazioni sulla guerra. Io so che l’atteggiamento di Kropotkine non è affatto nuovo, e che da più di 10 anni egli ha predicato il pericolo tedesco; e confesso che noi siamo sul falso non dando importanza al fenomeno del suo patriottismo franco-russo, e non prevedendo dove le sue pregiudiziali anti-tedesche lo conducano. Ciò è perché non sappiamo se egli si propone d’invitare i lavoratori francesi a rispondere ad una possibile invasione germanica con la Rivoluzione Sociale, impossessandosi del suolo francese, ed in seguito inducendo i lavoratori germanici a fraternizzare con essi, in lotta con gli oppressori francesi e germanici. Certamente noi non possiamo temere che Kropotkine possa invitare i lavoratori a far causa comune con i governi e i padroni. Io spero ch’egli si ravveda di questa sua erronea veduta, e si trovi di nuovo a fianco dei lavoratori contro tutti i governi e tutte le borghesie: Germanica, Inglese, Francese, Russa, Belga, ecc.. Fraternamente. Errico Malatesta) (pag 53-54)”,”ANAx-283″
“MALATESTA Errico”,”L’Anarchia. Biografia di Luigi Fabbri.”,”””Risulta da quello che abbiamo detto finora, che l’anarchia, quale l’intende il partito anarchico, e quale solo può essere intesa, è basata sul socialismo. Anzi se non fossero quelle scuole socialiste, che scindono artifiziosamente l’unità naturale della questione sociale e ne considerano solo qualche parte staccata, e se non fossero gli equivoci coi quali si cerca d’intralciare la via alla rivoluzione sociale, noi potremmo dire addirittura che anarchia è sinonimo di socialismo, poichè l’una e l’altro significano l’abolizione della dominazione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sia che vengano esercitati mediante la forza delle bajonette, sia mediante l’accaparramento dei mezzi di vivere””. (pag 50-51)”,”ANAx-301″
“MALATESTA Errico, a cura di Piero BRUNELLO e Pietro DI-PAOLA”,”Autobiografia mai scritta. Ricordi (1853-1932).”,”MALATESTA Errico (Santa Maria Capua Vetere 1853 – Roma 1932) Piero BRUNELLO (1948) è docente di storia sociale all’Università di Venezia. Pietro DI-PAOLA (1966) è dottorando al Goldsmiths College Univ. di Londra con una tesi su ‘Anarchici italiani a Londra (1878-1914)’.”,”ANAx-317″
“MALATESTA Errico”,”Autodifesa davanti alle Assise di Milano e altri scritti.”,”MALATESTA Errico è stato uno dei fondatori della Federazione anarchica italiana (Capolago 1891). Discepoli di Bakunin partecipa ai moti del Matese (1977), della Lunigiana e di Sicilia (1894) di Milano (1898), è tra gli organizzatori della ‘Settimana rossa’ di Ancona (1914). Esule a Londra durante la prima guerra mondiale rientra in Italia nel 1920 e diventa direttore di Umanità Nova quotidiano anarchico soppresso dal fascismo. Sorvegliato speciale dalla polizia fascista, quasi settantenne, tornerà al suo mestiere di elettricista meccanico. Muore a Roma nel 1932.”,”ANAx-318″
“MALATESTA Michele”,”Dialettica e logica formale.”,”Michele Malatesta è professore di ruolo nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli dove insegna Logica ed è autore di numerosi lavori due dei quali in lingua inglese. Dal 1975 è membro dell’Association for Symbolic Logic.”,”SCIx-134-FL”
“MALATESTA Errico, a cura di Gino CERRITO”,”Scritti scelti. Teoria e prassi dell’ anarchismo italiano.”,”””(…) l’anarchismo non può definirsi una teoria classista (…)”” (pag 9, Gino Cerrito) Lenin autoritario “”In altri termini Lenin intuiva che lo sviluppo del capitalismo non può da solo aumentare il potenziale rivoluzionario delle masse (la storia successiva ha dimostrato che lo sviluppo del capitalismo diminuisce questo potenziale); e che anzi la rivoluzione è possibile indipendentemente dalla logica delle fasi economiche. Ma, giacché voleva il «tutto e subito», egli adottò la sola strada possibile per la sua formazione autoritaria: quella del partito che si serve delle masse come ariete per distruggere il vecchio mondo”” (Gino Cerrito, pag 18)”,”ANAx-015-FV”
“MALATESTA Maria”,”I signori della terra. L’organizzazione degli interessi agrari padani, 1860-1914.”,” Maria Malatesta è professore associato nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Bologna. Tra i suoi scritti: “”Il Resto del Carlino. Potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922″”, (Milano 1978), “”Forme di sociabilità nella storiografia francese contemporanea””, (Milano 1982), scritto, assieme a Giuliana Gemelli. Vari saggi sulla cultura e sui media in Italia e sull’amministrazione dell’economia. “”La contrapposizione tra l’imprenditore agricolo e il percettore della rendita fondiaria non assumeva tuttavia in Jacini toni negativi”” (pag 110)”,”ITAE-414″
“MALATESTA Errico FABBRI Luigi, scritti scelti; saggi storici di Maurizio ANTONIOLI e Pier Carlo MASINI”,”Mentre la strage dura…. Scritti scelti su guerra, pace e rivoluzione (1914-1916).”,”‘La pace tra gli oppressi e la guerra agli oppressori’ Errico Malatesta (Santa Maria Capua Vetere 1853 – Roma 1932) è stato uno delle figure più importanti del movimento anarchico italiano e internazionale dai primi anni Settanta dell’800 (diciannovenne partecipa all’incontro di Saint-Imier, dove conosce Bakunin) alla sua morte. Ha scritto e pubblicato articoli su giornali e riviste. È stato tra i fondatori di vari periodici tra cui ‘La Questione sociale’, ‘L’Agitazione’, ‘Umanità Nova’, ‘Pensiero e Volontà’. Luigi Fabbri (Fabriano 1877 – Montevideo 1935) è stato tra i principali protagonisti della storia dell’anarchismo di lingua italiana nella sua epoca d’oro tra la fine dell’800 e il Bienno rosso. Fedele collaboratore di Errico Malatesta è stato tra gli anarchici colui che ha maggiormente profuso impegno e attenzione per rimodellare gli assunti teorici dell’anarchismo, aggiornandoli alla luce dei cambiamenti imposti dalle vicende del primo quarto del XX secolo.”,”ANAx-476″
“MALAURIE Jean”,”Gli ultimi re di Thule. Vita quotidiana degli esquimesi.”,”L’autore ha vissuto per lunghi periodi a contatto con gli Esquimesi di Thule, e giorno dopo giorno ha osservato le loro abitudini di vita quotidiana, ne ha condiviso le condizioni materiali, la lingua e si è guadagnato da vivere. Nel suo libro racconta la sua esperienza, ma non è solo una testimonianza ma richiama l’attenzione su quello che potrà essere l’avvenire degli Esquimesi di Thule. ‘Thule è una regione avvolta nel mistero e nella leggenda. Il termine fu usato per la prima volta dall’esploratore greco Pitea nel IV secolo a.C. per indicare una terra lontana e sconosciuta, raggiunta dopo sei giorni di navigazione a nord della Britannia. Le descrizioni di Thule parlano di un luogo dove il sole non tramonta mai e dove il fuoco e il ghiaccio si incontrano, caratteristiche che hanno portato molti a identificarla con l’Islanda1. Tuttavia, altre teorie suggeriscono che possa riferirsi alle isole Shetland, alle Faroe, alla Norvegia o persino alla Groenlandia. Nel tempo, il concetto di “”Ultima Thule”” è stato usato per indicare le terre oltre il mondo conosciuto, diventando più un’idea che un luogo geografico preciso. Oggi, il nome è associato anche alla Pituffik Space Base, una base militare statunitense situata nella Groenlandia settentrionale, precedentemente nota come Thule Air Base3. Questa base è strategicamente importante per il monitoraggio di eventuali attacchi missilistici e ha una storia legata alla Guerra Fredda. Thule continua a rappresentare il limite dell’esplorazione e dell’immaginazione umana, un simbolo di avventura e scoperta’ (f. copilot) Nel suo libro Jean Malaurie ‘Gli ultimi re di Thule’ (Oscar 1991) racconta la vita quotidiana degli Esquimesi in particolare della Groenlandia ‘Gli ultimi re di Thule di Jean Malaurie è un’opera straordinaria che racconta la vita quotidiana degli Esquimesi della Groenlandia, in particolare quelli della regione di Thule. Malaurie, geografo ed etnologo, ha vissuto a stretto contatto con gli Inuit, condividendo le loro abitudini, la lingua e le difficili condizioni di vita. Il libro è una testimonianza unica che mescola osservazioni scientifiche con un profondo coinvolgimento umano, offrendo un ritratto vivido di una cultura che lotta per la sopravvivenza di fronte ai cambiamenti imposti dalle grandi potenze2. L’opera è considerata un classico dell’etnologia e della letteratura di viaggio, e ha contribuito a sensibilizzare il mondo sulla situazione degli Inuit.’ (copi:)”,”EURN-002-FFS”
“MALAVASI Gioacchino, a cura di Giuseppe ACOCELLA”,”L’ antifascismo cattolico. Il Movimento guelfo d’ azione (1928-1948).”,”G. MALAVASI (1903-) avvocato fondatore a Milano nel 1928, con Piero MALVESTITI, del Movimento guelfo d’ azione, fu arrestato per antifascismo nel 1933 e condannato assieme a MALVESTITI a cinque anni di carcere. Tornato in libertà riprese l’ attività clandestina antifascista e partecipò alla resistenza. Membro del comitato milanese del CLN, espatriò in Svizzera per ritornare nel 1944 giungendo a Roma, ove rimase fino alla Liberazione. Fu tra i fondatori della DC avendo partecipato agli incontri milanesi del 1942. Dopo il 1948 si ritirò dalla politica attiva. ACOCELLA (1948) è professore di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Napoli. Ha concorso al libro ‘Storia del movimento cattolico in Italia’ (6 vol, 1981). Ha scritto inoltre ‘Sturzo e il sindacato’ (1980) e ‘Achille Grandi’ (1982). “”La guerra 1914-18 aveva, più che capovolto, fatto dimenticare di fatto il dissidio Chiesa-Stato. Tutto il vecchio bagaglio ottocentesco passava in secondo piano. Anche vecchi uomini politici, quali Orlando e Nitti, avvertivano la necessità di risolvere la “”questione romana””””. (pag 18)”,”ITAD-054″
“MALCANGI Vito a cura; saggi di Dino COFRANCESCO Aurelio MACCHIORO Paolo LINGUA Anna Maria ISASTIA Claudio BADANO Aldo CHIARLE Massimo PESCIO Francesco BONATTI Eugenio GHILARDUCCI Vito MALCANGI Maria Luisa PRUSSIA Vico FAGGI Carlo DA-MOLO Franco RAGAZZI Vittoria Silvia PUGLIESE Guido ALPA Giuseppe BARBALACE Viaceslav KOLOMIEZ”,”Le origini del socialismo in Liguria. Atti del Convegno, Camogli 26-28 marzo 1992.”,”Saggi di Dino COFRANCESCO Aurelio MACCHIORO Paolo LINGUA Anna Maria ISASTIA Claudio BADANO Aldo CHIARLE Massimo PESCIO Francesco BONATTI Eugenio GHILARDUCCI Vito MALCANGI Maria Luisa PRUSSIA Vico FAGGI Carlo DA-MOLO Franco RAGAZZI Vittoria Silvia PUGLIESE Guido ALPA Giuseppe BARBALACE Viaceslav KOLOMIEZ”,”MITT-292″
“MALCOLM Noel”,”Kosovo. A Short History.”,”MALCOLM (1956) ha studiato alla Cambridge University e ha ricevuto il Ph.D. in History. Fellow of Gonville and Caius College, Cambridge, dal 1981 al 1988, diviene in seguito Foreign Editor dello ‘Spectator’ e giornalista politico al ‘Daily Telegraph’. Il suo libro ‘Bosnia: A Short History’ pubblicato nel 1994 ha ricevuto riconoscimenti. Egli vive a Londra e sta lavorando a una biografia di Thomas HOBBES. Ha curato la corrispondenza di Thomas HOBBES (2voll) per la Clarendon Ediotion of the Works of Thomas Hobbes. Nel libro l’A racconta le poche cose che si sanno sulla battaglia del Kosovo del 15 giugno 1389 tra le forze serbe al comando del Principe LAZAR e quelle turche ottomane al comando del Sultano MURAT (entrambi i comandanti perirono nello scontro e le perdite furono alte in entrambi i campi). L’esercito ottomano aveva tra le sue fila contingenti non turchi tra cui 5000 balestrieri cristiani mercenari (greci e genovesi) che furono determinanti per la vittoria.”,”EURC-027″
“MALCOLM X [LITTLE Malcolm Stuart]”,”Ultimi discorsi.”,”Il vero nome di Malcolm X era Malcolm Stuart Little1. Nato il 19 maggio 1925 a Omaha, Nebraska, Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano. In seguito, ha adottato il nome Malik el-Shabazz dopo aver abbracciato l’Islam sunnita e aver completato l’Hajj a Mecca. La sua vita è stata segnata da una serie di cambiamenti significativi, e il suo impegno per l’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam nella comunità nera lo ha reso una figura di spicco nel movimento per i diritti civili2134. (copil.) ‘Io non sono americano… Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera…’ Il gruppo politico guidato da Malcolm X era la Nation of Islam (NOI). Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano, noto per la sua difesa dell’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam all’interno della comunità nera. Fino al 1964, è stato il portavoce della NOI, ma successivamente si è allontanato da essa e ha abbracciato l’Islam sunnita. Dopo aver completato l’Hajj a Mecca, ha assunto il nome di “el-Hajj Malik el-Shabazz”. In seguito, ha fondato l’Islamic Muslim Mosque, Inc. (MMI) e l’Organizzazione di Unità Afro-Americana Pan-Africana (OAAU)123. (copil)”,”BIOx-001-FAP”
“MALCOLM X [LITTLE Malcolm Stuart]”,”Ultimi discorsi.”,”Il vero nome di Malcolm X era Malcolm Stuart Little1. Nato il 19 maggio 1925 a Omaha, Nebraska, Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano. In seguito, ha adottato il nome Malik el-Shabazz dopo aver abbracciato l’Islam sunnita e aver completato l’Hajj a Mecca. La sua vita è stata segnata da una serie di cambiamenti significativi, e il suo impegno per l’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam nella comunità nera lo ha reso una figura di spicco nel movimento per i diritti civili2134. (copil.) ‘Io non sono americano… Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera…'”,”USAS-245″
“MALDONADO Tomas a cura; saggi di Franz REULEAUX Georg SIMMEL Werner SOMBART Hermann MUTHESIUS Joseph A. LUX Peter BEHRENS Henry VAN DE VELDE Walter RATHENAU Walter GROPIUS Eberhard ZSCHIMMER Max WEBER, Ernst BLOCH Hannes MEYER Fridrich DESSAUER Hans SCHMIDT e Mart STAM”,”Tecnica e cultura. Il dibattito tedesco fra Bismarck e Weimar.”,”MALDONADO è ordinario di progettazione ambientale alla Facoltà di Architettura el Politecnico di Milano. E’ autore di ‘La speranza progettuale’ (1970), ‘Avanguardia e razionalità’ (1974), ‘Disegno industriale: un riesame’ (1976), ‘Il futuro della modernità’ (1987).”,”GERx-030″
“MALDONADO Tomás a cura; saggi di Franz REULEAUX Georg SIMMEL Werner SOMBART Hermann MUTHESIUS Joseph A. LUX Peter BEHRENS Henry VAN DE VELDE Walter RATHENAU Walter GROPIUS Eberhard ZSCHIMMER Max WEBER, Ernst BLOCH Hannes MEYER Fridrich DESSAUER Hans SCHMIDT e Mart STAM”,”Tecnica e cultura. Il dibattito tedesco fra Bismarck e Weimar. Cultura e tecnica (Reuleaux); Il dominio della tecnica (Simmel); Tecnica ed economia (Sombart); Le metropoli e la vita spirituale (Simmel); L’importanza delle arti applicate (Muthesius); Estetica dell’ingegneria (Lux); Arte e tecnica (Behens); Arte e industria (Van-de-Velde); Tecnica e cultura (Sombart); La meccanizzazione del mondo (Rathenau); Il contributo delle strutture industriali alla formazione di un nuovo stile (Gropius); Filosofia della tecnica (Weber); La freddezza tecnica (Bloch); Tecnica e idealismo (Zschimmer); Principi della produzione del Bauhaus (Gropius); Il mondo nuovo (Meyer); Filosofia della tecnica (Dessauer); Esigete la dittatura della macchina (Schmidt e Stam).”,”MALDONADO è ordinario di progettazione ambientale alla Facoltà di Architettura el Politecnico di Milano. E’ autore di ‘La speranza progettuale’ (1970), ‘Avanguardia e razionalità’ (1974), ‘Disegno industriale: un riesame’ (1976), ‘Il futuro della modernità’ (1987).”,”SCIx-139-FF”
“MALEFAKIS Edward”,”Reforma agraria y revolución campesina en la España del siglo XX.”,”MALEFAKIS Edward”,”SPAx-135″
“MALET Michael”,”Nestor Makhno in the Russian Civil War.”,”It will be clear from the book that the author has some sympathy with Makhno and his ideals, but he trusts that this has not led to gross distortion or untruth. Acknowledgements, Preface, Chronology, Introduction, Glossary, References, Bibliography, Index,”,”RIRO-133-FL”
“MALFATTI Marisa TORTORA Riccardo”,”Gli anni negati. Inchiesta sulla condizione della vecchiaia in Italia.”,”””Analizzata in questo contesto la presunta asocialità del vecchio evidenzia un’ origine non più soltanto legata al fattore età, bensì mostra di derivare da un “”condizionamento esterno””, che impone al vecchio determinati comportamenti. L’ isolamento del vecchio, che sente il peso di questa situazione, si acuisce sempre più impedendogli – al limite – qualsiasi forma associativa; l’ organizzarsi gli diventa quasi impossibile proprio perché non vuole ritrovarsi insieme agli altri vecchi. Una verifica possiamo farla – per esempio – a livello sindacale se si considera che dei 9 milioni di pensionati oggi esistenti solo una piccola parte (circa 700 mila) sono gli iscritti, e di questi pochissimi i sindacalizzati””. (pag 140)”,”ITAS-102″
“MALGERI Francesco”,”La guerra libica (1911-1912).”,”Ha scritto Gioacchino Volpe che Salvemini: “”della polemica antitripolina si fece, nel 1911 e in seguito, quasi una missione, in nome della verità, della onestà, dei bisogni interni del Mezzogiorno, e suoi interessi. Era uomo di buon ingegno e indiscussa rettitudine e portava in quella battaglia un senso critico e, spesso, una informazione, per quanto esclusivamente libresca, maggiore che non taluni avversari suoi, infatuati di Libia; ma anche la tendenza, in lui consueta, di spingere all’ estremo le sue tesi, un moralismo che gli faceva vedere da per tutto birbe e succhioni in agguato, un semplicismo che scarniva le questioni fino all’ osso e dava a lui l’ illusione di averle così risolte o predisposte per una facile soluzione, una scarsa comprensione o sensibilità delle esigenze che potevano imporre ad una nazione come l’ Italia (…)””. (pag 94) Guerra e diplomazia europea. “”Comunque, nonostante la sorpresa, che fu, del resto, uno stato d’ animo generale in tutta Europa, il governo inglese si mostrava complessivamente non ostile all’ iniziativa italiana, con quelle preoccupazioni, naturalmente, che riguardavano la stabilità della pace in Europa e la tranquillità dei sudditi musulmani nell’ Impero britannico. La benevolenza inglese aveva, comunque, ragioni ed interessi ben precisi. Da un lato l’ Inghilterra vedeva molto più di buon occhio ai confini occidentali dell’ Egitto gli italiani anziché i turchi, legati com’erano questi militarmente ed economicamente alla Germania; d’ altro canto esisteva un certo compiacimento inglese per il fatto che la questione sollevata dall’ Italia mettesse in serio imbarazzo il governo di Berlino. Sembra anzi che lo stesso Guglielmo II fosse in quei giorni di settembre molto eccitato, temendo che l’ accondiscendenza inglese di fronte alle mire dell’ Italia, fosse una manovra di Londra, al duplice scopo di indebolire la già debole Triplice Alleanza ed alienare la Turchia dall’ amicizia con gli Imperi centrali.”” (pag 110-111)”,”ITQM-093″
“MALGERI Francesco a cura; Saggi di Silvio TRAMONTIN Francesco TRANIELLO Paolo Emilio TAVIANI Giorgio CAMPANINI Francesco MALGERI Piero BORZOMATI Pier Luigi BALLINI Armando VADAGNINI , scritti di Alcide DE-GASPERI Guido GONNELLA Piero PICCIONI”,”Storia della Democrazia Cristiana. I. Dalla resistenza alla Repubblica, 1943-1948.”,”Saggi di Silvio TRAMONTIN Francesco TRANIELLO Paolo Emilio TAVIANI Giorgio CAMPANINI Francesco MALGERI Piero BORZOMATI Pier Luigi BALLINI Armando VADAGNINI , scritti di Alcide DE-GASPERI Guido GONNELLA Piero PICCIONI”,”ITAP-227″
“MALGERI Alfredo”,”L’occupazione di Milano e la liberazione.”,”Apparso nel 1947 con una presentazione del senatore Ferruccio Parri, e riedito nel 1983 con un’introduzione di leo Valiani, due tra i maggiori protagonisti della Resistenza, il volume scritto dal Colonnello Alfredo Malgeri, comandante della III Legione della Guardia di Finanza, ripercorre i giorni cruciali della liberazione di Milano e il ruolo avuto dai finanzieri in quelle drammatiche circostanze che valse al corpo l’assegnazione della medaglia d’oro al valor militare. E’ un racconto di presa diretta…”,”ITAR-015-FSD”
“MALIA Martin”,”Alle origini del socialismo russo. Aleksandr Herzen, l’ intellighenzia russa e la cultura europea.”,”Famiglia e infanzia, SCHILLER e OGAREV, studi, SCHELLING e l’ idealismo, SAINT-SIMON e il socialismo, arresto ed esilio, Q religione, realismo in filosofia: HEGEL, realismo in amore: George SAND, gli slavofili e il nazionalismo, occidentalisti liberali e socialisti, 1847 l’anno cruciale, il 1848, il socialismo russo, il nobile rivoluzionario. MALIA è nato a Springfield, nel Massachusetts nel 1924. Ha studiato a Yale e a Harvard dove ha conseguito il dottorato nel 1951 con una tesi che sta all’origine di questo volume. Dopo essere stato assistant professor ad Harvard, insegna storia nella univ di California a Berkeley. E’ autore di saggi sulla storia russa dal ‘700 ad oggi, sulla storia intellettuale e dei movimenti rivoluzionari russi.”,”RIRx-029″
“MALIA Martin”,”Comprendre la revolution russe.”,”MALIA è nato in Nuova Inghilterra. Ha compiuto i suoi studi a Yale, Harvard e all’Ecole normale superieure di Parigi. E’ stato interprete militare durante la guerra in URSS, paese in cui ha molto soggiornato in seguito. E’ attualmente Prof all’Univ California di Berkeley. Sovente insegna in FR all’EHESS. al College de France e all’Institut d’etudes politiques di Parigi.”,”RIRx-028″
“MALIA Martin”,”L’Occident et l’énigme russe: Du Cavalier de bronze au mausolée de Lénine.”,”MALIA è professore emerito nell’Università di California Berkeley, specialista della Russia e dell’Europa. E’ pure professore associato al College de France, all’EHESS e all’IEP di Parigi.”,”RUSx-148″
“MALIA Martin”,”La rivoluzione russa e i suoi sviluppi.”,”Martin Malia insegna attualmente nell’Università di Berkeley e nel Collège de France. É inoltre Directeur d’études nell’Ecole des hautes études di Parigi.”,”RIRx-028-FL”
“MALIA Martin”,”Russia Under Western Eyes. From the Bronze Horseman to the Lenin Mausoleum.”,”Martin Malia is Professor of History, Emeritus, at the University of California, Berkeley. He is the author of The Soviet Tragedy: A History of Socialism in Russia, 1917-1991. Prologue: in Scythia, Introduction, Conclusion, Notes, Acknowledgments, Index,”,”RUSx-125-FL”
“MALIA Martin”,”The Soviet Tragedy. A History of Socialism in Russia, 1917-1991.”,”Martin Malia is Professor of History, Emeritus, at the University of California, Berkeley. He is the author of The Soviet Tragedy: A History of Socialism in Russia, 1917-1991. Preface, Introduction, The Historical Issues: A Time for Judgment, Epilogue, Notes and Sources, Acknowledgments, Index,”,”RUSS-065-FL”
“MALINI Giordano MAX Mino”,”Africa bianca, africa nera. Volume 1. Nello specchio della storia.”,”””La campagna per la conquista di questo paese africano, tutt’altro che facile, fu condotta secondo schemi umani assai discutibili. “”Oggi è di moda concludere””, dice Bandini, “”con molta apparente sicurezza, che l’ esito della guerra di Etiopia addirittura dipese da una sterminata coltre di gas stesa davanti alle nostre posizioni e un poco dappertutto sui lunghi fronti nord e sud. “”Le vittime di questa barbara arma, si dice, furono migliaia, decine di migliaia e forse centinaia di migliaia. Battaglie iniziatesi sotto il segno della fortuna per le armate etiopiche, subito volsero al peggio quando il nostro comando dette di piglio all’ arma segreta e micidiale, irrorandone i soldati avanzanti…””. (pag 217-218)”,”AFRx-044″
“MALINVAUD Edmond”,”La disoccupazione di massa.”,”MALINVAUD Edmond è direttore enerale dell’ INSEE in Francia.”,”ECOT-217″
“MALINVAUD Edmond”,”Metodi statistici dell’Econometria.”,”Intesa in senso lato, l’econometria comprende ogni applicazione della matematica o dei metodi statistici allo studio dei fenomeni economici.”,”STAT-003-FL”
“MALINVERNI Bruno”,”La Germania occidentale nella politica europea.”,”Bruno MALINVERNI docente di storia dei trattati e delle relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università Cattolica Sacro Cuore, si interessò fino alla prematura scomparsa agli studi di storia diplomatica e di storia del movimento cattolico. Ha scritto varie opere riportate nel retrocopertina.”,”GERx-065″
“MALKIEL Theresa Serber”,”Journal d’ une gréviste.”,”MALKIEL Theresa (1874-1949) ebrea originaria dell’ Europa dell’ Est, militante socialista, ha difeso la causa delle donne immigrate in America. F. BASCH, è professore all’ istituto d’ inglese Charles V. “”E’ veramente un sentimento meraviglioso che si impadronisce di voi quando vi sentite circondate da gente riunita con lo stesso fine, con le stesse speranze e le stesse idee. E come se un gigante arrivasse all’ improvviso per rendere giustizia a tutti. L’ oratrice ha dovuto sentire la stessa cosa quando ha detto che una persona, quando è sola, è come un albero solitario piantato nel deserto destinato a deperire e a morire sotto la calura del sole e le tempeste di vento. Ma quando tutti sono uniti, sono come una grande foresta che dà ombra, ove ciascun albero, piccolo o grande, è protetto da tutti gli altri, e dove tutti possono crescere e prosperare. Si, quando penso a ciò, mi rendo conto che una persona sola, anche ricca o intelligente, non può sopravvivere a lungo se non riceve dagli altri aiuto e protezione.”” (pag 123)”,”MUSx-187″
“MALLARMÉ Stéphane, a cura di Bertrand MARCHAL”,”Correspondance complète 1862-1871. Suivi de: Lettres sur la poésie 1872-1898. Avec des lettres inédites.”,”Tra i massimi esponenti del Simbolismo francese insieme a Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, Stèphane Mallarmè ha donato un linguaggio diverso alla poesia elaborando una lingua molto ricercata e talvolta ermetica che, grazie al suo contributo, ha aperto il sentiero a nuovi orizzonti letterari non solo in Francia, ma in tutto il territorio europeo. «Occhi, laghi alla sola mia ebbrezza di rinascere | Altro dall’istrione che col gesto ridesta | Come piuma di lampade ignobili la cenere, | Ho bucato nel muro di tela una finestra. | Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte…» (Versi tratti dalla poesia “Il pagliaccio punito“ ). Umile e riservato, Mallarmè è considerato il padre della poesia moderna e molti saranno gli artisti che coglieranno la sua eredità e tradurranno la frenesia dell’attimo in vere e proprie partiture musicali di emozionante lirica. Non compreso da molti suoi contemporanei, a causa di sottili combinazioni di parole che rendono spesso faticosa e ostica la lettura dei suoi versi, assegna alla poesia la missione di suggerire gli oggetti facendo così leva sulla nostra immaginazione che, trascinata dalla potenza di un accostamento tutt’altro che casuale delle parole, suscita evocazioni degli oggetti rappresentati in modo assolutamente personale. Mallarmè si limita infatti a suggerire e mai ad esprimere idee lasciando così che ognuno di noi danzi in quei sublimi versi estrinsecando la propria interiorità e raccogliendo uno o più frammenti del proprio vissuto o semplicemente abbandonandosi ad un sogno. (http://lacapannadelsilenzio.it/)”,”VARx-570″
“MALLE Silvana”,”The Economic Organization of War Communism, 1918-1921.”,”Silvana Malle is an associate professor at the University of Verona. This book examines the origins, development and reasons for change of the first Soviet economic system. List of figures, List of tables, Preface, Introduction, Appendix to Chapter 2: Nationalization of kustar’ industry, Conclusion, Notes, Bibliography, Glossary, Index,”,”RUSU-063-FL”
“MALLET Serge”,”The New Working Class.”,”Scioperi maggio-giugno 1968 per il ‘controllo’, tradeunionismo e società industriale, Q automazione caso Raffineria Caltex in FR, gruppo elettronico Thompson. L’A, sociologo di sinistra, è morto in un incidente stradale nel 1973. Il libro ne riporta una breve biografia e un elenco delle sue opere. Tesi: la nuova classe operaia ‘White Collar’ non può essere definita come ‘aristocrazia operaia’”,”MFRx-094″
“MALLET Serge”,”La nouvelle classe ouvriere.”,”MALLET è nato nel 1927 da una famiglia di artigiani rurali della Gironda, participa alla resistenza, aderisce al PCF e se ne separa nel 1956 per partecipare alla fondazione del PSU di cui resta uno dei principali dirigenti. Ha scritto vari libri di carattere sociologico. Membro dell’ equipe del Nouvel Observateur.”,”CONx-019″
“MALLET Victor”,”The Trouble with Tigers. The Rise and Fall of South-East Asia.”,”MALLET è stato corrispondente estero da quando ha lasciato la Oxford University nel 1981. E’ figlio di un diplomatico britannico nato in Germania nel 1960. Ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo. Per il Financial Times dal 1996 ha coperto l’ Africa, il Medio Oriente e l’ Asia del Sud Est.”,”ASIx-046″
“MALLETT Robert”,”Mussolini in Etiopia, 1919-1935. Le origini della guerra dell’Italia fascista in Africa.”,”Guerra d’Etiopia, ‘guerra di vendetta’ “”La riluttanza dimostrata da Londra anche a proposito dei modesti cambiamenti territoriali in Etiopia ammessi da Grandi lasciava capire che le pressioni dell’opinione pubblica e degli ambienti politici britannici avrebbero costretto il governo nazionale a portare la questione di Addis Abeba al tavolo della Società delle Nazioni. Se così fosse stato, e se Ginevra avesse deciso di invocare sanzioni o addirittura un intervento militare contro l’Italia in forza dell’articolo 16, era concreto il rischio che la Gran Bretagna decidesse di chiudere il Canale di Suez. Ciò significava che il supporto logistico per la guerra d’Etiopia avrebbe dovuto prendere la strada del Capo di Buona Speranza e tutto sarebbe stato “”estremamente difficile””. Ma se davvero la Società delle Nazioni avesse deciso un proprio intervento diretto, l’Italia avrebbe dovuto fare i conti con conseguenze ancora peggiori: i francesi si sarebbero inevitabilmente schierati dalla parte della Gran Bretagna perché ne avevano bisogno per affrontare lo “”spettro tedesco”” che li terrorizzava. Come soluzione Cavagnari suggeriva che Mussolini chiudesse un occhio su “”eventi europei che stavano evolvendosi molto rapidamente”” e facesse sapere a tutti che prima o poi Parigi e Londra avrebbero avuto bisogno dell’amicizia dell’Italia. Nel frattempo le divisioni già partite alla volta dell’Eritrea e della Somalia avrebbero rappresentato un avvertimento per l’Etiopia e Mussolini poteva cominciare a far sentire opportune parole di condanna per il paese stesso in quanto inadeguato a far parte della Società delle Nazioni, e rivendicare per l’Italia il mandato di governarlo. Sarebbe stato possibile imporre un governo più diretto in un momento successivo (295)”” (pag 187) [(295) DDI, 7, XVI, Cavagnari a Mussolini, 4 marzo 1935, n. 694]”,”ITQM-239″
“MALON Benoit”,”La terza disfatta del proletariato francese.”,”Altra edizione: MALON Benoit, La troisieme defaite du proletariat francais. G. GUILLAUME. NEUCHATEL. 1871 REPRINT 1968 pag 538 16° note”,”MFRC-004″
“MALON Benoit”,”La troisieme defaite du proletariat francais.”,”MALON appartenente all’ Internazionale, rappresentante dimissionario del dipartimento della Senna, membro della comune di Parigi.”,”MFRC-005″
“MALON Benoît”,”Le socialisme intégral. Histoire des théories et tendances générales.”,”””Tous ce hommes, dont j’ai amplement parlé ailleurs (1), acceptaient avec plus ou moins de ménagement la nationalisation du sol et la socialisation des forces productives. Il en était de même naturellement du prolétariat militant de leurs pays respectifs. La situation fut donc claire; les prolétaires socialistes français de la première décade imperiale, rejetés par Proudhon sur les rivages bourgeois du mutuellisme, campaient isolés, en arrière de l’armée socialiste européenne. L’instinct de classe les sauva quelques années aprés. Ils publièrent, en 1864, le fameux ‘Manifeste des Soixante, par lequel ils se séparèrent avec éclat des bourgeois liberaux et déclarèrent voulor suivre à l’avenir une politique de classe. Proudhon, enthousiasmé et bien inspiré cette fois, sentit que l’avenir était dans cette initiative ouvrière et il écrivit d’abondance le livre superbe (2) qui fut son chant du cygne””. [(1) ‘Histoire du Socialisme’; (2) ‘De la capacité politique des classe ouvrières’ fut écrit dans les derniers mois de 1864 et ne fu publié qu’en mai 1865. On sait que Proudhon mourut le 19 janvier 1865]”” (pag 171)”,”SOCx-244″
“MALON Benoît”,”Histoire du socialisme depuis les temps les plus reculés jusqu’a nos jours. Ou efforts des réformateurs et des révoltés a travers les ages. Tome premier. Histoire du socialisme jusqu’à la révolution française.”,”Benoit Malon, Ancien membre de l’ Internationale, Ancien Député de la Seine, Ancien membre de la Commune de Paris. “”I vincitori hanno fatto solo la storia dei vincitori: lasciate che un vinto faccia la storia dei suoi fratelli”” (Gnocchi-Viani) (in apertura) “”Der Socialismus ist nichtblos eine politische Partei sondern auch ein Wissenschaft”” (Il socialismo non è solamente un partito politico ma anche una scienza); Le socialisme n’est pas seulement un parti politique mais aussi une science) (W. Liebknecht) (in apertura)”,”SOCU-001-FPB”
“MALOVIC Dorian”,”Le pape jaune. Mgr Jin Luxian, soldat de Dieu en Chine communiste.”,”Dorian Malovic capo del servizio ‘Asia’ del quotidiano ‘La Croix’, specialista della Cina, ex corrispondente da Hong Kong. Dati sulla presenza della Chiesa in Cina “”Le pays compte officiellement 138 diocèses pour seulement 79 évêque officiels. Près de 90% d’entre eux sont reconnus par le Vatican. Le nombre d’évêques clandestins reste difficile à évaluer avec certitude. Certaines statistiques assez sûres publiées à Hong Kong parlent de 50 évêques clandestins. Dans la réalité ils sont plus nombreux car certains ne divulguent pas du tout leur affiliation. On compte plus de 2200 prêtes officiels dont les trois quarts ont été ordonnés durant ces douze dernières années. Plus de 1300 séminaristes étudient dans les 19 grands séminaires du pays approvés par le gouvernement. On estime que près de 800 autres séminaristes étudient dans une dizaine de séminaires clandestins. Sur les 5200 religieuses du pays, en majorité très jeunes, on estime à près de 2000 le nombre de clandestines. Il existe 40 noviciats officiels et près d’une vingtaine souterrains. Plus de 5000 églises et chapelles ont été ouvertes depuis 1980″” (pag 273-274) Wikip: Bishop Aloysius Jin was born in Shanghai into a family that had been Catholic for generations. He was orphaned as a youth, losing his mother when he was 10 and his father when he was 14. He attended Catholic schools and in 1938, at the age of 22, he entered the Society of Jesus, subsequently being ordained in 1946. He studied in France, Germany and Italy, before returning to China in 1951. He was arrested with hundreds of priests and laity in the “September 8 Incident” in 1955, a major crackdown against the “counterrevolutionary clique” of Ignatius Gong Pinmei of Shanghai. He was subsequently released from prison in 1982 and became the founding rector of the Sheshan Major Seminary, outside of Shanghai.[1] Bishop Jin was ordained auxiliary bishop without Vatican approval in 1985, and became diocesan bishop of Shanghai in 1988. In 2005, the Holy See eventually recognized him as Apostolic Administrator to bishop Msgr. Joseph Fan Zhongliang”,”RELC-319″
“MALRAUX André”,”I conquistatori.”,”GARIN, metà russo e metà svizzero, è impegnato a preparare la rivoluzione in Cina. E’ una lotta su molti fronti: la corruzione dei generali, le correnti pacifiste, l’attivismo suicida degli anarchici, la debolezza delle masse non ancora in possesso di una coscienza di classe, la presenza dei ‘trusts’ occidentali. GARIN è l’eroe ateo che impegna tutto se stesso in questa prospettiva fino alla morte.”,”CINx-031″
“MALRAUX André”,”La condicion humana.”,”L’azione si situa nella Shanghai del 1928 nel corso della lotta che oppone i comunisti a CHIANG KAI SHEK. I protagonisti sono simbolici però dotati di un poderoso spirito umano.”,”VARx-040″
“MALRAUX André”,”La condizione umana.”,”Con La condition humaine (La condizione umana=, del 1933, Malraux ci ha dato uno dei libri fondamentali apparsi fra le due guerre. l romanzo ebbe il premio Goncourt e diede al suo autore una grandissima notorietà. Quest’ opera, che approfondisce i problemi etici sfiorati in’Les conquerants’, è diventua il simbolo stesso dell’ arte di questo grande scrittore per la forza dello stile, la profondità psicologica dei personaggi e la ricchezza dei temi trattati. Sullo sfondo della Shanghai 1928, durante la lotta fra i comunisti cinesi e i partigiani di Ciang Kai-Schek, agiscono e discutono personaggi ammirevolmente costruiti…”” (pag VIII) “”Ai compagni si deve chiedere solo quello che possono fare. Compagni voglio, e non santi… Non ho nessuna fiducia nei santi…”” (pag 218)”,”VARx-080″
“MALRAUX André”,”La speranza.”,”Fu MALRAUX ad organizzare e a dirigere la squadra aerea España, fu lui a compiere 65 missioni precipitando due volte. I racconti di André MALRAUX hanno quasi sempre come sfondo le vicende politico-militari del suo tempo: la rivoluzione cantonese (ne I conquistatori), quella comunista cinese in ‘La condizione umana’, la guerra di Spagna con La speranza che chiude la trilogia. La speranza di MALRAUX non è quella della teologia del cristianesimo: è considerata qui come una virtù delle situazioni e delle scelte difficili. Oltre al valore insopprimibile della dignità umana, MALRAUX in quella guerra scopre la “”fraternità virile”” che è a suo parere “”l’ unica cosa dell’ uomo che sia più grande dell’ uomo””. Come ha scritto Gaetan PICON, in questo libro M. fa della “”critica d’ ammirazione””, d’ ammirazione anche per la morte e lo sterminio. MALRAUX si può accostare ad HEMINGWAY che aveva scritto sulla guerra di Spagna partendo da posizioni democratiche fortemente antifasciste e antifranchiste. “”Generalmente, il coraggio personale di un capo è tanto più grande quanto peggiore è la sua coscienza di capo. Ricordatevi che abbiamo molto più bisogno di risultati che di esempi””. (pag 158)”,”MSPG-112″
“MALRAUX André”,”La condizione umana. Romanzo.”,””” – Non siamo in maggioranza nel comitato – disse costui. L’ assemblea dei delegati riuniita clandestinamente dal partito Kuomintang prima dell’ insurrezione, aveva eletto un direttorio di 26 membri, con 15 comunisti; ma quel direttorio aveva eletto a sua volta il Comitato esecutivo che doveva organizzare l’ amministrazione muncipale. La forza era in quel comitato e i comunisti non vi erano più in maggioranza.”” (pag 144) “”- E’ ora di farla finita – disse Cen senza neppure alzare gli occhi. – Per prima cosa bisogna uccidere Chiang Kai-Shek. Katov ascoltava in silenzio. – Questo appartiene al futuro – disse alla fine. – Per il momento si uccidono i nostri. Sicuro. Tuttavia, Kyo, io non sono sicuro di essere del tuo parere. Agli inizi della rivoluzione, quand’ero ancora socialista rivoluzionario, in Ucraina eravamo tutti contrari alla tattica di Lenin, Antonov, che era il commissairo, aveva arrestato alcuni proprietari di miniere e aveva appioppato loro dieci anni di lavori forzati per sabotaggio. Senza processo. Lenin, nella sua qualità di Commissario della Ceca, si è felicitato con lui: noi invece abbiamo protestato in massa. I proprietari erano autentici sfruttatori, e molti di noi avevano scontato condanne in miniera: appunto per questo pensavamo che occorresse essere particolarmente giusti con loro, per dare il buon esempio. Pure, se li avessimo messi in libertà, il proletariato non ci avrebbe capito nulla. Lenin aveva ragione. La giustizia era dalla nostra parte, ma Lenin aveva ragione. Noi eravamo anche contrari ai poteri straordinari della Ceca. Bisogna stare attenti. Il programma attuale è giusto: prima estendere la rivoluzione e poi approfondirla. Lenin non ha mai detto subito: “”Tutto il potere ai Soviet””. – Ma non ha detto mai: “”Il potere ai menscevichi.”” Nessuna situazione ci può obbligare a cedere le armi agli azzurri””.”” (pag 147-148)”,”CINx-188″
“MALRAUX André”,”Antimemorie.”,”””Di tutti gli animali l’ elefante è il più saggio, il solo che si ricordi delle sue vite anteriori; così sta a lungo tranquillo, meditandoci sopra.”” Testo buddista “”Nella sua Autobiografia, (Nehru, ndr) aveva dichiarato che lo spettacolo della religione lo aveva quasi sempre riempito d’ orrore; la parola religione evocava per lui la credulità cieca, la superstizione, un campo legato alla difesa degli interessi stabiliti. Il cristianesimo non aveva combattuto la schiavitù. Nehru aveva aggiunto che la religione aveva quasi perduto la sua spiritualità, in India come in Occidente; anche nel protestantesimo, che era senza dubbio la sola religione an cora viva. Questa affermazione mi aveva lasciato interdetto. Ma egli riprendeva: “”Guardi il nostro legame con gli animali. Lei sa che non ci sono vacche sacre: tutte le vacche sono sacre. E ha visto come le trattano!… E le scimmie!…”” (pag 302-303) “”””All’umanità manca qualcosa di essenziale. Che cosa? Una specie di elemento spirituale, che tenga imbrigliato il potere scientifico dell’ uomo moderno. E’ chiaro ormai che la scienza è incapace di ordinare la vita. Una vita è ordinata dai valori. (….)””””. (pag 305, Nehru) “”L’ India di Gandhi poggia realmente su un’etica; forse, sotto certi aspetti, più di quanto l’ Occidente non poggi sulla morale cristiana. Ma si ricordi di una frase singolare di Gandhi: ‘Bisogna che l’ India abbia finalmente una vera religione…'””. L’ Occidente era l’ individualismo; un individualismo che era al tempo stesso il crocefisso e il reattore atomico. Avevo conosciuto in passato il disagio dei buddhisti davanti al crocefisso, il “”Perché adorano un suppliziato?””, e l’ ambivalenza dell’ India nei confronti delle macchine (…)””. (pag 309)”,”VARx-184″
“MALRAUX André, a cura di François de SAINT-CHERON”,”Carnet d’U.R.S.S., 1934.”,”Il carnet non contiene né approvazione né manifestazione di opposizione. “”Parmi les présents, Malraux était sans doute l’étranger le plus connu. Le nombre des participants a été diversement décompté: cinq cent quatre-vingt-onze dont 60% étaient membres du Parti communiste ou des Jeunesses communistes. Cent quatre-vingts d’entre eux au moins furent victimes des purges. Sur le centaines d’écrivains russes, dont Gorki, Babel, Pasternak, qui assistèrent à ce congrès de 1934, d’après R. Conquest, cinquante seulement étaient encore en vie pour le second, qui eut lieu non en 1937 comme il avait été d’abord annoncé, mais en 1956. Un tract prémonitoire, qui mettait en garde les participants étrangers, avait été saisi par la police secrète. Des écrivains anonymes y dénonçaient le mensonge permanent, le système de dénonciations mutuelles, le “”fascisme soviétique””, Staline nouveau Nabuchodonosor, l’URSS devenue une “”maison close”” où les écrivains seraient les prostituées. Mais qui a pu lire ce document?”” (pag 9-10, prefazione)”,”RUSS-208″
“MALRAUX André”,”La condizione umana.”,”‘La rivoluzione cinese del 1927 come leggenda della libertà’ “”Anche la Cina de ‘La condizione umana’ è una Cina urbana, cosmopolita , dove la rivoluzione è fatta da stranieri o da meticci, come Kyo. ‘La condizione umana’ si svolge nella fase immediatamente seguente della rivoluzione cinese, la fase più tragica: quella dell’insurrezione di Shanghai del 1927, quando gli operai in armi, guidati dai comunisti, liberano la città prima dell’arrivo di Chiang Kai-shek alla testa delle truppe del Kuomintang. Partito comunista cinese e Kuomintang sono ancora alleati ma già si presagisce la tragica soluzione finale. Chiang infatti rompe l’alleanza che Stalin invece continua a sostenere, e questa sua ostinazione condanna i comunisti cinesi al massacro”” (pag XXI, introduzione di Renata Pisu)”,”VARx-005-FGB”
“MALRAUX André”,”I conquistatori.”,”””… per tutta la durata del processo aveva avuto l’impressione di uno spettacolo irreale (…) Del resto la giustizia in quella sala era così forte; i magistrati, i gendarmi, la folla, così ben uniti in uno stesso sentimento, che non vi era posto per l’indignazione. Dimenticato il suo sorriso, Pietro fu assalito da quel medesimo senso d’impotenza straziante, di disprezzo e disgusto che si prova al cospetto di una moltitudine fanatica, dinanze a tutte le grandi manifestazioni dell’assurdità umana”” (pag 102-103)”,”VARx-010-FGB”
“MALRAUX André”,”Antimemorie.”,”1940. “”Sapemmo l’indomani in che modo eravamo stati salvi. I nostri carri avevano incontrato una linea di fosse individuate, su cui non tutti i cannonitedeschi, abbastanza distanti, erano esattamente puntati; le bombe che ci erano destinate, scoppiando fuori delle fossa, avevano fatto crollare una delle pareti”” (pag 294)”,”VARx-024-FER”
“MALRAUX André”,”La speranza.”,”””(…) [Malraux pubblica] nello stesso anno (1928) il suo primo libro impegnativo intitolato ‘Les conquerants’, pubblicato in Italia nel 1947 da Mondadori con il titolo ‘I conquistatori’. L’opera, esaltata da Trotsky, fu proibita sia nell’Italia fascista che nella Russia stalinista. È il primo romanzo ideologico di Malraux, il primo in cui lo scrittore elabora con lucidità la sua tesi più estrema: la rivoluzione non è il trionfo di un ideale ma soltanto un mezzo di evadere, un modo di protestare contro la condizione umana. Apparentemente il tema è incentrato sule vicende, seguite personalmente dallo scrittore che allora si trovava in Estremo Oriente, della lotta nazionalpopolare dei cinesi a Canton e a Hong Kong contro l’imperialismo europeo. In realtà, nonostante lo stile “”veristico””, l’opera è un pretesto per costruire un personaggio, Garin, nel quale l’Autore si identifica senza possibilità di equivoci. Garin è un intellettuale svizzero formatosi in Francia, disertore della legione straniera, il quale è guidato da una sfrenata volontà di potenza e, come è stato giustamente scritto, «da un “”puro”” desiderio di grandezza». L’unico modo di realizzarsi è per lui l’azione. (…) Il momento magico di Malraux scrittore lo si ha con ‘La condition humaine’ che si merita immediatamente il Premio Goncourt (in Italia ‘La condizione umana’, 1934). Lo stesso Malraux, poco prima di morire, confessò in una intervista la stretta dipendenza fra «I conquistatori» e «La condizione umana». «Nei ‘Conquistatori’» disse lo scrittore «c’è un momento in cui Garin racconta la storia dei comunardi che interrogano i borghesi. Questi gridano: “”Io non mi sono mai occupato di politica!””. E i comunardi li uccidono dicendo: “”È proprio per questo””. E la stessa idea, espressa in modo tragico. Ma io non penso che il problema della tranquillità (si fa riferimento a una famosa frase di Tolstoi: «La tranquillità è una disonestà dell’anima» – ndr) si ponga seriamente nella nostra civiltà. Noi non dobbiamo scegliere fra la tranquillità e il dramma. Vi sono drammi dovunque, e non appartengono tutti alla stessa specie. (…) Il problema umano di Malraux forse il suo problema più drammatico, è quello sempre eluso, della presa di coscienza dell’uomo. Ma in quale modo? O, almeno, ci sono più chiavi, più vie, più meccanismi per giungere a tali esiti? Il personaggio Garin nei «Conquistatori» dice che la dicotomia tranquillità-dramma va superata. Tchen nella «Condizione umana» procede oltre sostenendo che la lotta dell’uomo è la lotta della presa di coscienza attraverso la rivoluzione. Le parole di Tchen sono: «Essi andavano a conquistare il pane e la dignità». Sullo sfondo dalla Shanghai 1928, durante la lotta fra i comunisti e i seguaci di Chiang Kai-Shek agiscono alcuni personaggi, i meglio costruiti, i più sfaccettati dell’arte di Malraux (…)”” (pag 10-11, dall’introduzione di Ferruccio Fölkel, in André Malraux, ‘La speranza’, Mondadori, Milano, 1980] inserire in Isc”,”VARx-015-FFS”
“MALRIEU Jean-Paul”,”In nome della necessità. L’economicismo delle teorie economiche. Volume I.”,”Jean-Paul Malrieu, 34 anni, è stato dirigente dell’Organizzazione rivendicativa studentesca francese – l’UNEF – e dell’Unione degli studenti comunisti dal 1960 al 1964. Espulso dal movimento comunista, con i suoi compagni iniziò uno studio critico del marxismo e del posto che esso attribuisce all’economico. Questo libro è il prolungamento di questo studio teorico, confermato e vivificato dagli sconvolgimenti ideologici che travagliano la società francese dal Maggio ’68. Fisico, J.P. Malrieu ha partecipato al movimento di critica che si è sviluppato all’interno delle istituzioni scientifiche contro la loro organizzazione e poi contro la loro funzione sociale, militare, economica ed ideologica. Egli milita nel movimento ecologico ‘Survivre et vivre’ che porta avanti contro lo scientismo e il produttivismo delle società tecnicistiche una lotta di ‘sovversione culturale’. L’autore mostra le teorie economiche, incapaci di render conto del movimento reale delle organizzazioni sociali, ridotte al ruolo di palinodie giustificatorie. Ma al di là dei suoi insegnamenti teorici, questo libro sfocia in una tesi politica: “”l’economicismo del movimento marxista ha sistematicamente impoverito le poste della rivoluzione e condotto il movimento rivoluzionario nell’impasse del socialismo produttivistico, gerarchizzato, specializzato. Rivoluzionari, è tempo di fare la critica delle nostre certezze. Non abbiamo fallito per aver troppo voluto, ma per aver troppo conservato del vecchio mondo””.”,”TEOC-061-FL”
“MALRIEU Jean-Paul”,”In nome della necessità. Volume II.”,”Jean-Paul Malrieu, 34 anni, è stato dirigente dell’Organizzazione rivendicativa studentesca francese – l’UNEF – e dell’Unione degli studenti comunisti dal 1960 al 1964. Espulso dal movimento comunista, con i suoi compagni iniziò uno studio critico del marxismo e del posto che esso attribuisce all’economico. Questo libro è il prolungamento di questo studio teorico, confermato e vivificato dagli sconvolgimenti ideologici che travagliano la società francese dal Maggio ’68. Fisico, J.P. Malrieu ha partecipato al movimento di critica che si è sviluppato all’interno delle istituzioni scientifiche contro la loro organizzazione e poi contro la loro funzione sociale, militare, economica ed ideologica. Egli milita nel movimento ecologico ‘Survivre et vivre’ che porta avanti contro lo scientismo e il produttivismo delle società tecnicistiche una lotta di ‘sovversione culturale’. L’autore mostra le teorie economiche, incapaci di render conto del movimento reale delle organizzazioni sociali, ridotte al ruolo di palinodie giustificatorie. Ma al di là dei suoi insegnamenti teorici, questo libro sfocia in una tesi politica: “”l’economicismo del movimento marxista ha sistematicamente impoverito le poste della rivoluzione e condotto il movimento rivoluzionario nell’impasse del socialismo produttivistico, gerarchizzato, specializzato. Rivoluzionari, è tempo di fare la critica delle nostre certezze. Non abbiamo fallito per aver troppo voluto, ma per aver troppo conservato del vecchio mondo””.”,”TEOC-062-FL”
“MALTESE Curzio, collaborazione di Carlo PONTESILLI e Maurizio TURCO”,”La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani.”,”PONTESILLI è fiscalista in Roma, esperto di privilegi ecclesiastici, TURCO è vicepresidente vicario del partito radicale. MALTESE Curzio è nato a Milano e cresciuto a Sesto San Giovanni. Da ragazzo dopo un periodo tra fabbricas e radio libere, si è dedicato al giornalismo, cronista a ‘La notte’, poi alla Gazzetta dello Sport. Dal 1986 inviato de ‘La Stampa’ e dal 1995 editorialista di Repubblica. Ha scritto altri libri: ‘I padroni della città’ (2007), ‘Come di sei ridotto. Modesta proposta di sopravvivenza al declino della nazione’ (2006). “”In Germania, Spagna perfino nella cattolicissima Polonia di Karol Wojtyla, il dibattito non si è limitato alle pagine dei giornali ma ha prodotto cambiamenti nelle leggi e nei programmi scolastici, come l’inserimento di altre religioni (Islam ed ebraismo, per esempio) fra le scelte possibili, o la trasformazione dell’ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai generali nei sistemi continentali. L’Italia è l’unica nazione democratica in cui l’ipotesi di allargare l’insegnamento religioso ad altre confessioni, oltre la cattolica, non è stata neppure presa in considerazione. Per quanto si tratti di una palese negazione del principio fondante di ogni democrazia, ovvero l’uguaglianza delle confessioni religiose davanti allo Stato. L’ora di religione soltanto cattolica è un dogma.”” (pag 95)”,”RELC-228″
“MALTESE Paolo”,”Storia del canale di Suez. L’Egitto e il canale 1833-1956.”,”MALTESE Paolo Lavori forzati per 60 mila. Sentimenti umanitari inglesi per le corvée di lavoratori egiziani utilizzati nel canale. “”I sentimenti umanitari inglesi erano a senso unico, se si pensa che, nello stesso periodo, le industrie tessili del Lancashire impiegavano bambini di otto anni, per quattordici ore al giorno; inoltre, come si ricorderà, proprio in Egitto gli inglesi avevano usato, senza rimorsi, mano d’opera locale forzata per la costruzione della loro ferrovia””. (pag 89) “”Inutile dire che questo numero non sarà mai più abbassato, e che anzi a volte salì sino a 25.000-30.000 unità. Furono dunque all’incirca 60.000 gli uomini, su una popolazione di cinque milioni di abitanti – dalla quale però bisogna togliere donne, vecchi e bambini – che venivano contemporaneamente sottratti ai lavori dei campi. Infatti, mentre un contingente di operai lavorava all’istmo, quello che lo aveva preceduto tornava disfatto ai villaggi per riposarsi mentre un terzo si metteva in cammino per prestare il so periodo di lavoro forzato””. (pag 89-90)”,”VIOx-171″
“MALTESE Paolo”,”Nazionalismo arabo e nazionalismo ebraico, 1798-1992. Storia e problemi.”,”Fondo Roberto Casella Paolo Maltese, studioso di problemi di politica medio-orientale ha pubblicato tra l’altro una storia del canale di Suez.”,”VIOx-186″
“MALTESE Paolo”,”Nazionalismo arabo e nazionalismo ebraico, 1798-1992.”,”Paolo Maltese, studioso di problemi di poltica medio-orientale, ha pubblicato: La Terra Promessa, La guerra italo-turca e la conquista della Libia 1911-1912, Perchè il IV conflitto arabo-israeliano, Storia del Canale di Suez, L’Egitto e il canale 1833-1956,”,”VIOx-115-FL”
“MALTESE Paolo”,”La terra promessa. La guerra italo-turca e la conquista della Libia, 1911-1912.”,”Contiene: Gaetano Salvemini e le divisioni del partito socialista – Il movimento nazionalista spinge verso la guerra – La polemica tra Prezzolini e Corradini sull’inchiesta in Tripolitania svolta da ITO – Timori per le mire straniere sulla Tripolitania – Il Banco di Roma fa pressioni a favore della guerra – Il ‘Corriere della Sera’ affianca la campagna pro-guerra – La “”passeggiata militare”” – Gaetano Mosca mette in guardia, inascoltato, dai facili entusiasmi – Hanno inizio le proteste del partito socialista – L’ultimatum dell’Italia alla Turchia. La guerra. (…)”,”ITQM-004-FSD”
“MALTHUS Thomas Robert a cura di Piero BARUCCI”,”Principi di economia politica considerati in vista della loro applicazione pratica.”,”Collana ‘I classici dell’ economia politica’. I ‘Principi’ sono un’opera scritta da MALTHUS (1766- nella piena maturità. Aveva oltre cinquant’anni e parecchi scritti alle spalle compreso quel ‘Saggio’ per il quale è stato definito “”l’ uomo più insultato del suo tempo””. A pagina LX c’è la tabella: La fortuna di Malthus nelle ‘Storie’ del pensiero economico (Marx, Ingram, Price, Gide-Rist, Spann, Haney, Bousquet, Cannan, Gray, Roll, Whittaker, Bell, James, Taylor, Blaug, Denis, Barber, Rima, Spiegel).”,”ECOT-033″
“MALTHUS Robert”,”Primer ensayo sobre la poblacion.”,”La prima edizione del libro di MALTHUS conteneva 50 mila parole. Era praticamente un’altra cosa dalle edizioni seguenti (la quinta conteneva 250 mila parole. (pag 20) La tiratura della prima edizione non raggiunse le mille copie. (pag 21)”,”ECOT-066″
“MALTHUS Thomas Robert”,”Primo saggio sulla popolazione. (Tit.orig.: An Essay on the Principle of Population (…))”,”MALTHUS Thomas Robert nacque ad Albury presso Guilford nel 1766. Studiò al Jesus College di Cambridge, dove poi insegnò. Nel 1796 tornò ad Albury come curato di quella parrocchia. Dopo molti viaggi sul continente fu nominato vicario di Walesby. Nel 1805 si stabilì a Haleybury dove gli fu assegnata la prima cattedra di Economia politica istituita in Inghilterra. Morì nel 1834. Capostipite della scuola economica liberale, criticato da MARX e riscoperto dai teorici dei “”limiti dello sviluppo””, continua ad essere al centro di analisi e discussioni. Miseria e natalità. “”Da questa breve disamina, e tenendo conto di tutte le notizie che ci sono pervenute sui popoli cacciatori, possiamo concludere che queste popolazioni sono poco numerose per scarsità di alimenti e che aumenterebbero immediatamente se aumentasse il cibo a loro disposizione; anche lasciando fuori questione il vizio, che non riguarda i popoli allo stato selvaggio, dobbiamo ammettere che qui è la miseria a fare da freno alla forza più esplosiva della popolazione, riuscendo a mantenerla al livello dei mezzi di sussistenza. L’ esperienza e la verifica dei fatti ci dicono che questo freno, salvo poche sporadiche eccezioni, agisce ancora oggi, costantemente, su tutti i popoli allo stato selvaggio e tutto induce a credere che mille anni orsono agisse con la stessa forza e che fra mille anni agirà suppergiù come in passato””. (pag 23)”,”DEMx-041″
“MALTHUS Thomas Robert, a cura di Piero BARUCCI”,”Principi di economia politica considerati in vista della loro applicazione pratica.”,”Thomas Robert Malthus nacque nella casa paterna vicino a Dorking (Surrey) il 13/02/1766. A sedici anni fu allievo di G. Wakefield, un prete eretico che fra l’altro nel 1799 fu arrestato perchè si era augurato che i rivoluzionari francesi invadessero anche l’Inghilterra. A diciotto anni entrò al Jesus College di Cambridge dove studiò a fondo matematica, logica, letteratura classica, filosofia e dove anche di storia. Nel 1788, superato gli esami finali, prese gli ordini. Rimase vicino all’ambiente culturale di Cambridge, dove divenne Fellow del Jesus nel 1793.Nel 1804 prese moglie e lasciò il collegio. Un anno dopo ebbe la la cattedra cui si è già accennato all’East India College di Hailebury dove rimase fino alla morte che lo colse nel 1834.”,”ECOT-110-FL”
“MALTHUS Thomas R.”,”Sul principio di popolazione.”,”21 Sistemi di eguaglianza: Owen (pag 321-326) Dell’ emigrazione (pag 327-333) ‘Se dunque si crede ancora che l’emigrazione costituisca un rimedio alla popolazione esuberante, ciò viene dalla ripugnanza che tutti gli uomini provano ad abbandonare il loro paese natio, unita alla difficoltà di dissodare e correggere un nuovo terreno, che non ha mai permesso di adottare questa misura in modo assai generale. Se un tal rimedio avesse efficacia e potesse riuscire di qualche sollievo ai mali che il vizio e la sventura producono negli antichi Stati, se potesse in un certo modo ringiovanirli e metterli nelle condizioni in cui si trovano le nuove colonie, da lungo tempo si sarebbe esaurito questo espediente; e dopo avervi avuto ricorso ogni volta in cui i mali si fossero fatti di nuovo sentire, questa sorgente di felicità e di speranze si sarebbe già chiusa per sempre. E’ dunque certo che l”emigrazione riesce affatto insufficiente per dar luogo ad una popolazione che cresca senza freno’. Ma considerato come ‘un parziale’ e temporaneo ‘espediente’, atto a propagare la civiltà e la coltivazione sulla superficie della terra, l”emigrazione sembra utile ed opportuna’. E se da un lato non si può dimostrare che i governi siano tenuti ad incoraggiarla in modo attivo; dall’altro non è soltanto un’ingiustizia da parte loro, ma è ancora un difetto di politica il vietarla o impedirla. Nessun timore può essere meno fondato di quello di vedere spopolare un paese causa di emigrazione. La forza d’inerzia che fissa il popolo nel luogo in cui nacque, i vincoli di affezione che legano gli uomini ai loro focolari, hanno tanta forza e potenza, da assicurarci che essi non penseranno ad emigrare, se non quando le affezioni politiche o la più dura povertà li spingano a questo estremo partito; ed in tal caso è cosa utilissima alla patria medesima che essi si allontanino. Ma tra tutte le doglianze circa la emigrazione, la più irragionevole è senza dubbio quella che meno si doveva aspettare, il rimprovero che le si fa di innalzare i salari del lavoro. Se il prezzo del lavoro in un paese qualunque è tale da porre le infime classi in stato di vivere discretamente, noi possiamo esser certi che nessuno fra loro penserà ad emigrare; e se questo prezzo è insufficiente, sarà cosa crudele ed ingiusta l’opporsi alla loro emigrazione’ (pag 332-333) L’emigrazione: è ‘un difetto di politica il vietarla o impedirla’ (Malthus)”,”ECOT-344″
“MALTHUS Tommaso Roberto”,”Saggio sul principio di popolazione.”,”Thomas Robert Malthus nacque nella casa paterna vicino a Dorking (Surrey) il 13/02/1766. A sedici anni fu allievo di G. Wakefield, un prete eretico che fra l’altro nel 1799 fu arrestato perchè si era augurato che i rivoluzionari francesi invadessero anche l’Inghilterra. A diciotto anni entrò al Jesus College di Cambridge dove studiò a fondo matematica, logica, letteratura classica, filosofia e dove anche di storia. Nel 1788, superato gli esami finali, prese gli ordini. Rimase vicino all’ambiente culturale di Cambridge, dove divenne Fellow del Jesus nel 1793.Nel 1804 prese moglie e lasciò il collegio. Un anno dopo ebbe la la cattedra cui si è già accennato all’East India College di Hailebury dove rimase fino alla morte che lo colse nel 1834.”,”ECOT-238-FL”
“MALUSA Luciano”,”Antonio Rosmini per l’unità d’Italia. Tra aspirazione nazionale e fede cristiana.”,”Luciano Malusa (1942) è professore ordinario di Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. È stato titolare della cattedra di Storia della Filosofia dell’Univ. di Padova, Verona e Genova.”,”RELC-412″
“MALVEZZI Piero”,”Le voci del ghetto. Antologia della stampa clandestina ebraica a Varsavia 1941 – 1942.”,”Piero MALVEZZI (Torino, 1916) dopo un lungo periodo trascorso in ospedali militari per l’ amputazione di una gamba, ha svolto attività clandestina durante la Resistenza. QUesta esperienza è stata la matrice di un lavoro di ricerca da lui svolto tenacemente, che ha approdato alla pubblicazione diella prima antologia di testi sulla Resistenza, ‘Il 25 aprile’ (TORINO, 1946) e poi alle ‘Lettere dei condannati a morte’ della Resistenza italiana ed europea insieme a Giovanni PIRELLI (1954).”,”POLx-015″
“MALVEZZI Piero PIRELLI Giovanni, a cura”,”Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945).”,”Walter Fillak, 1 febbraio 1945, Lettera al padre (riproduzione fotostatica)”,”ITAR-010-FSD”
“MALVEZZI Piero PIRELLI Giovanni, a cura”,”Lettere di condannati a morte della Resistenza europea.”,”Rudolf Seiffert (pag 390-392) S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo’ [Lettera trovata con altra, dopo la sua morte, nascosta nella sua gamba artificiale: “”Cara Hilla, cari bambini, si affacciano tempi grandiosi. Una nuova era della storia sta per irrompere sull’Europa. La conseguenza della guerra, che porta a una nuova ripartizione del mondo, è il socialismo. La Germania vuole difendersi da una necessità storica. Più tardi, quando un tratto di questa via, penso, sarà stato percorso, dì ai nostri figli che il loro padre è stato giustiziato per questo. Da un sistema brutale che si oppone al progresso con tutte le sue forze. Da un sistema che non stimava la vita umana, ma solo le leggi del profitto. Quando i nostri figli saranno grandi e in grado di pensare da soli, capiranno che il mio sacrificio non è stato vano. Quando le bandiere del proletariato vittorioso sventoleranno sulla Germania, allora il passo verso il socialismo sarà una realtà. E il passo non è più lontano. I nostri figli potranno poi costruire un mondo quale il loro padre aveva immaginato nella lotta. E anche questa sarà una lotta dura, dalla dittatura del proletariato all’ordinamento socialista della società. E’ il più grande compito che mai si sia posto all’umanità. Che cos’è la vita di un uomo di fronte al raggiungimento di un fine così grandioso? Così mi avvio alla ghigliottina diritto e sereno. Il vostro padre””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, 15 gennaio 1945]; “”Nella cella della morte. Giorno e note sono ammanettato, le mani l’una sull’altra, libere solo nell’ora dei pasti. Attraverso la finestra a un solo vetro soffia l’aria gelida dell’inverno. Il termosifone della cella funziona solo per qualche ora. Durante il giorno la temperatura è al massimo 10°. Il corpo si ribella al freddo con tutte le sue forze, ma inutilmente, manca calore interno, la fame rode gli intestini. Sempre fame, sempre freddo. Di notte, con una coperta sul pagliericcio, è peggio ancora. Ti arricci come un embrione, la coperta sulla testa, e cerchi di procurarti un po’ di calore con il tuo fiato. Quando al mattino ti alzi congelato e speri di poterti riscaldare con un po’ di caffè, generalmente di accorgi che è freddo. La crosta di pane secco basta giusto per la cavità del dente, cena e pranzo sono assolutamente insufficienti. La fame aumenta di giorno in giorno. Per i tuoi bisogni c’è un minuscolo vasetto. Questa è la civiltà nel Terzo Reich. Così un giorno dopo l’altro. Stai qui e aspetti, settimana dopo settimana, che vengano a prelevarti per ammazzarti. Non hai nessuna notizia se la tua domanda di grazia sia stata respinta, quando sarà l’esecuzione. Niente, niente. Tu aspetti e aspetti come il bestiame sul luogo del macello. Il macello degli uomini avviene così. Un giorno, in genere il lunedì, la porta della cella si apre, il tuo nome viene chiamato. L’impiegato domanda: «Avete fatto il vostro testamento?». E poco dopo non sei più vivo. Così, come pratiche d’ufficio, si trattano le vite umane. E’ questa forse civiltà? E così un lunedì dopo l’altro, una settimana dopo l’altra, un mese dopo l’altro, 25 pezzi ogni lunedì, sì, pezzi! Questo è il linguaggio ufficiale per designare le vite umane. Un lotto di duecento condannati a morte riempie qui il penitenziario di Brandeburgo. Un continuo arrivare e partire verso il nulla. Ma tutti, l’uno come l’altro, sono diritti e decisi e così vanno al patibolo perché sanno che il loro sacrificio non è stato vano. S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo. Sì, cara Hilla, così anch’io attendo che venga chiamato il mio nome; diritto e deciso… State dunque tutti bene, voi che mi foste cari. Rudolf”” [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, gennaio 1945] [‘Lettere di condannati a morte della Resistenza europea’, a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi, Torino, 1956]”,”GERR-001-FMDP”
“MALYE François STORA Benjamin”,”François Mitterrand et la guerre d’Algérie.”,”Un’inchiesta sull’ultimo tabù del mitterandismo. Il 1° novembre 1954 l’Algeria s’incendia. In quanto ministro dell’interno, Mitterand si ritrova al centro della tormenta. Si trattava di considerare la questione dell’indipendenza di questi dipartimenti francesi. Tenta comunque di imporre dele riforme sociali. Diventato ministro della giustizia del governo socialista di Guy Mollet, resta un uomo d’ordine, fedele alla politica repressiva che viene attuata. La ghigliottina diventa una delle sue armi. Quando Mitterand lascia place Vendome alla fine del mese di maggio 1957, 45 condannati a morte sono stati ghigliottinati in 16 mesi. Venticinque anni dopo abolirà la pena di morte! Mitterand dunque non è andato incontro alla decolonizzazione algerina. Il libro è frutto di mesi di lavoro e riporta documenti e testimonianze inedite. Françoise Malye è grand reporter al Point e si occupa di dossier storici; B. Stora è professore universitario, specialista di storia dell’Algeria.”,”FRAV-180″
“MAMELI Matteo DEL-SAVIO Lorenzo”,”Darwin, Marx e il mondo globalizzato. Evoluzione e produzione sociale.”,”Matteo Mameli è professore di filosofia presso il King’s College, London Lorenzo Del Savio è ricercatore in filosofia presso il Münchner Kompetenzzentrum Ethik della Ludwig Maximilian-Universität, München “”Forse siamo tutti connessi in un’unica rete”” (Charles Darwin) “”Un’associazione in cui lo sviluppo libero di ciascuno è la condizione per lo sviluppo libero di tutti”” (Marx, Engels) (4°di copertina) “”Engels fu tra gli acquirenti di una delle 1250 copie della prima edizione dell”Origine delle specie’, che andò esaurita in poche ore. Lesse il libro e ne scrisse subito a Marx: «Mai prima è stato fatto un tentativo così grandioso di dimostrare lo sviluppo storico nella natura, e ancor meno così felicemente» (3). Dopo averlo letto a sua volta, Marx ne scrisse a Ferdinand Lassalle: «Lo scritto di Darwin è molto significativo e mi è utile come fondamento nelle scienze naturali della lotta di classe storica» (4). Marx mandò a Darwin una copia del ‘Capitale’, dichiarandosi nella dedica un “”sincero ammiratore””. Darwin, troppo preso dai suoi esperimenti e dalle sue teorie, scettico che quel volume potesse contenere qualcosa di utile per le sue ricerche, non volle trovare il tempo per leggerlo (5). L’ammirazione di Marx ed Engels per Darwin si deve principalmente al fatto che quest’ultimo mostra nei suoi scritti come tutta la natura vivente, inclusa quella umana, abbia una storia e come sia possibile dare una spiegazione materialistica di questa storia. La storia dell’umanità è in ogni sua parte dentro la storia naturale. Diversi anni prima di leggere Darwin, nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Marx aveva scritto: «La storia stessa è parte ‘reale’ della ‘storia naturale’, del farsi umano della natura. In futuro la scienza naturale sussumerà in sé la scienza dell’uomo e allo stesso modo la scienza dell’uomo sussumerà in sé la scienza naturale. Vi sarà ‘una sola’ scienza» (6). La teoria di Darwin contribuisce in maniera fondamentale alla “”sussunzione”” della scienza dell’uomo nella scienza della natura. Contribuisce cioè a elaborare una concezione pienamente materialistica della natura umana (7)”” (pag 25-26) [(3) Engels a Marx, 11 oder 12 Dezember 1859, in MEW, cit, Bd 29, p. 524; (4) Marx an Ferdinand Lassalle, 16 Januar 1861, in MEW, cit, Bd 30, p. 578; si veda anche la lettera a Engels dove Marx dice che “”il libro di Darwin sulla ‘selezione naturale’ (…) è il libro che contiene il fondamento della storia naturale della nostra teoria””; Marx an Engels, 19 Dezember 1860, in MEWM cit, Bd 30, p. 131; (5) Si veda: A. Desmond J. Moore, Darwin, Penguin, London, 1991; (6) K. Marx, ‘Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844’, in MEW, cit, Bd. 40, p. 544]”,”TEOC-769″
“MAMIANI Maurizio ALESSI Franco PARRINI Paolo MATHIEU Vittorio MORI Massimo GARRONI Emilio MIGLIO Bruno”,”Kant. Lezioni di aggiornamento.”,”‘Nel terzo libro dei ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’ Newton descrive la costituzione del sistema del mondo. Il libro è preceduto dalle famose ‘Regulae philosophandi’ che consentono l’applicazione dei principi matematici stabiliti nei due libri precedenti. Il secondo di questi è dedicato alla confutazione che i pianeti siano trasportati da vortici corporei. Newton nega così che la causa del movimento dei pianeti sia di origine meccanica con la forza dell’appello all’esperienza: i pianeti si muovono più lentamente negli afeli, mentre secondo le leggi della meccanica la materia del vortice si dovrebbe muovere più velocemente proprio negli afeli, come un fiume che è più veloce in un letto ristretto che in uno più ampio; inoltre la gravità opera in proporzione alla massa dei corpi e non alla loro superficie, come agirebbe una causa meccanica. Queste affermazioni contraddicono direttamente il sistema del mondo di Descartes quale è esposto nel ‘Le Monde’, nella parte quinta del ‘Discours de la méthode’ e nei ‘Principia Philosophiae’. Ma l’esposizione di Newton è più profonda e non investe soltanto l’esperienza. Il conflitto si estende su un piano metafisico con la negazione che il mondo possa derivare dal caos per l’azione delle sole leggi di natura. Nello ‘Scholium generale’ dei ‘Principia’ Newton afferma: «Da un cieca necessità metafisica, che è identica senz’altro sempre e ovunque, non nasce alcuna varietà di cose. L’intera diversità delle cose, ordinata secondo i luoghi e i tempi, poté nascere solamente dalle idee e dalla volontà di un ente necessariamente esistente» (1). L’ordine del mondo può essere descritto, ma in nessun modo derivato da una situazione precedente che non si a sua volta ordinata. La varietà delle cose esclude l’azione di una cieca causalità meccanica. L’aporia del caos risulta così evidente: il disordine del mondo non può in alcun modo essere un elemento d’ordine del mondo. L’ordine è un carattere esterno della materia. La posizione d Newton è ancora ferma a un momento della riflessione galileiana: o il caos o l’ordine. Ma se l’ordine è dato, come è dato, allora esso nasce dal disegno e dal dominio di un ente intelligente e potente. La conclusione di Newton è espressa chiaramente in un passo della famosa ‘Query 31′ dell”Optics’: «Non è filosofico cercare di trovare una qualunque origine diversa del mondo [dalla creazione di un agente intelligente] o pretendere che esso possa sorgere dal caos per mezzo delle semplici leggi di n atura» (2). Nella ‘Storia generale della natura e teoria dei cieli’ (Allgemeine Naturgesichte und Theorie des Himmels’, Konigsberg und Leipzig, 1755) Kant riprende in esame l’intera questione e in particolare l’origine meccanica dell’universo. Egli suppone che all’inizio di ogni cosa tutta la materia riempisse l’intero spazio dell’universo. È lo stato del caos, cioè dell’informe, ma nello stesso tempo è lo stato più semplice che può seguire al nulla’ (pag 1-2) [Maurizio Mamiani, ‘Kant E la scienza newtoniana’] [(1) Newton, ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’, ed. A. Koiré and I.B. Cohen, Cambridge Mass., Harvard University Press, 1972, vol. II, p. 529; I. Newton, ‘Optics’, New York, Dover Publications, 1952, p. 402]”,”FILx-017-FRR”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’ Italia dopo il fascismo 1943-1968.”,”MAMMARELLA Giuseppe (1929, Firenze) laureato alla Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri. “”Perfino la CGIL, il sindacato controllato dai comunisti, sconfessò le tesi dell’ “”Unità””, solidarizzando con gli insorti, mentre un folto gruppo di intellettuali comun isti simpatizzanti firmava un manifesto contro la direzione del PCI. Le proteste che pervenivano da tutto il paese e il disorientamento della base facevano prevedere gravi conseguenze per l’ integrità del partito. Gli ulteriori sviluppi della situazione permisero tuttavia ai dirigenti comunisti di riprendere l’ iniziativa e di arginare la crisi. Uno dei fatti che maggiormente vi contribuì fu l’ attacco anglo-francese a Suez, avvenuto in risposta alla nazionalizzazione della compagnia del canale di Suez. (…) In seguito ai fatti di Ungheria il PCI perse simpatie, un ragguardevole numero di iscritti (circa 300.000, secondo i calcoli più attendibili), tra cui qualche dirigente di secondo piano, e numerosi intellettuali del cui appoggio il partito si era sempre largamente valso per motivi di prestigio (…)””. (pag 288-289)”,”ITAP-097″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”La Germania da Adenauer a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze presso la quale è libero docente di storia contemporanea. Dal 1965 è Associato Professor presso la Stanford University di Stanford, California. Attualmente dirige il Centro di Studi dell’ Università di Stanford in Italia. Tra le sue opere ‘L’ Italia dopo il fascismo’, ‘Riformisti e rivoluzionari nel Psi’, ‘Il Partito Comunista italiano, 1945-1975′. “”L’ analisi dei risultati elettorali dimostrerà che l’ SPD aveva conquistato voti tra l’ elettorato cattolico, tra gli anziani, tra gli intellettuali – grazie anche alla campagna a favore dell’ SPD condotta da Gün ther Grass – e soprattutto tra i giovani. Questi ultimi, che rappresentavano il 10% dell’ elettorato pari a 4.8 milioni di votanti, votavano socialdemocratico per ben 2/3. Helmut Schmidt gestisce la crisi. Lo spostamento a sinistra dell’ elettorato tedesco segnalato dalle elezioni del ’72 sembrava continuare nella prima metà del ’73 con un aumento dell’ attività sindacale che, soprattutto nel settore metallurgico, si traduceva in una serie di scioperi selvaggi a cui contribuivano anche i lavoratori stranieri. All’ interno della Spd, l’ azione degli Juso e il processo di rinnovamento del partito – che, approfittando della mobilitazione elettorale, aveva visto aumentare il numero dei nuovi iscritti di ben 100.000 unità in un solo anno – concorreranno a preparare una importante vittoria della sinistra al congresso di Hannover nel settembre 1973″”. (pag 93-94)”,”GERV-048″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”La Germania da Adenauer a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze, presso la quale è libero docente di Storia contemporanea. Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University di Stanford, California. Attualmente (1979) dirige il Centro di Studi dell’Università di Stanford in Italia. Per la bibliografia v. 4° copertina. Europa atlantica e carolingia. (pag 80) “”Nel gennario 1963 De Gaulle e Adenauer firmavano un trattato di collaborazione franco-tedesca; ma nel maggio dello stesso anno il Bundestag, prima di ratificarlo, vi aggiunse un preambolo filo-atlantico e filo-americano che snaturava il significato politico dello stesso trattato, di cui lo stesso De Gaulle dovette riconoscere la rapida decadenza, specie dopo il ritiro di Adenauer, avvenuto di lì a pochi mesi. Il governo di Erhard e del suo ministro degli esteri Schröder segnò il completo ritorno agli orientamenti filo-atlantici, dai quali per la verità l’ opinione pubblica tedesca non si era mai distaccata, a che avevano subìto un’attenuazione più di forma che di sostanza per le ostinate simpatie golliste del vecchio cancelliere. Chiuso l’ episodio che fu definito come il tentativo di contrapporre all’ Europa atlantica un’ Europa “”carolingia””, la Germania ritornava ad essere il più importante alleato degli Stati Uniti in Europa, con peso e autorità crescente nelle decisioni comunitarie.”” (pag 82)”,”GERV-049″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’ Europa dal 1945 a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze (storia contemporanea). Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University California di cui dirige il centro studi in Italia. “”Nel corso degli anni Sessanta, e specialmente dopo il 1968, anno della crisi cecoslovacca, che per la prima volta aveva segnalato un chiaro contrasto con l’Unione Sovietica, il Pci aveva compiuto una graduale ma continua evoluzione delle sue posizioni ideologiche eprogrammatiche. Al XII congresso (1969) oltre a riaffermare in termini inequivocabili il proprio dissenso con l’Urss sui fatti cecoslovacchi, il Pci forniva significativi chiarimenti sul concetto di “”via italiana al socialismo””. Nelle parole del presidente del partito, Luigi Longo, la futura società socialista sarebbe stata “”pluralista e ricca di articolazioni democratiche, fondata sul consenso popolare e sulla diretta e attiva partecipazione delle masse, sul carattere laico, non ideologico dello Stato, (…) una società non accentratrice e non burocratica in cui la libertà religiosa, la libertà della cultura, della scienza e dell’arte, la libertà di informazione e di espressione e di circolazione delle idee”” avrebbero fatto del socialismo in Italia “”un qualcosa di qualitativamente diverso dalle esperienze sinora conosciute e pienamente corrispondente alle tradizioni e alla volontà del nostro popolo””. Era il preannuncio di quella “”terza via”” fra il comunismo sovietico e le socialdemocrazie occidentali che il Pci presenterà negli anni successivi come obiettivo specifico del proprio impegno politico o, secondo le critiche degli avversari, quale espediente puramente dialettico adottato al fine di evitare un chiarimento e una precisa scelta di campo””. (pag 422) Asse Parigi Bonn (pag 312)”,”EURx-239″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’eccezione americana. La politica estera statunitense dall’Indipendenza alla guerra in Iraq.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California di cui è Professor Emeritus. E’ autore di molte opere tradotte in altre lingue.”,”USAQ-068″
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”La politica estera dell’Italia. Dallo Stato unitario ai giorni nostri.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nalla Stanford University di Palo Alto. Paolo Cacace è saggista e studioso di propblemi politici e giornalista. “”La situazione europea si stava muovendo e Mussolini, a cui non mancava l’istinto per queste cose, vedeva arrivare il momento in cui l’Italia avrebbe potuto svolgere un suo ruolo. E’ così che tra la fine del mandato di Grandi e i primi mesi del 1933 nasceva nella fertile mente di Mussolini il progetto che diventerà noto come quello del “”Patto a Quattro””, che riprendeva i fondamentali concetti della politica di Grandi attualizzandoli e dando per scontato come già operante il “”peso determinante”” dell’Italia. Il patto prevedeva un accordo tra le quattro maggiori potenze europee – Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania – per il mantenimento della pace, la collaborazione per la soluzione delle maggiori questioni politiche continentali, la revisione concordata dei trattati. Il tutto nello spirito e nelle regole della Società delle Nazioni. Il progetto comportava sostanzialmente la creazione di un direttorio europeo che rischiava di togliere spazi e giustificazioni all’esistenza e alla politica della Società delle Nazioni””. (…) Il “”Patto a Quattro”” darà a Mussolini nuovo prestigio ma avrà vita breve”” (pag 103-104)”,”ITQM-033″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Il Partito Comunista Italiano 1945-1975. Dalla liberazione al compromesso storico.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato nell’Università di Firenze. Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University, California. “”Alla relazione di Longo, Ingrao risponde riproponendo, pur attenuate, le proprie tesi e riconfermando i propri dubbi (“”Non sarei sincero, compagni, se dicessi che sono rimasto persuaso””) Seguono gli attacchi di Pajetta ed Alicata e le critiche di Berlinguer e di Amendola ma, contrariamente alle previsioni, il Congresso si chiude senza condanne e senza esclusioni. Solo tre anni dopo, in un clima politico profondamente diverso da quello del ’66, una parte della minoranza di sinistra distaccatasi da Ingrao verrà espulsa dal partito per la decisione di pubblicare il periodico ‘Il Manifesto’ che dava concretezza a quell’accusa di frazionismo per la quale Ingrao era stato messo in guardia all’XI Congresso. Nonostante ciò il dibattito Amendola-Ingrao dà frutti importanti”” (pag 206)”,”PCIx-362″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’Europa dal 1945 a oggi.”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”EURx-020-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Liberal e conservatori. L’America da Nixon a Bush”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”USAS-009-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’ Italia dopo il fascismo, 1943-1973.”,”MAMMARELLA Giuseppe (1929, Firenze) laureato alla Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri. Libero docente di storia contemporanea nella Università di Firenze, dal 1965 è associate Professor presso la Stanford University, California.”,”ITAP-015-FV”
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”Storia e politica dell’Unione europea (1926-2003).”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Paolo Cacace (Napoli, 1945) è saggista e studioso di problemi politici. Giornalista professionista dal 1971, è stato capo dei servizi esteri prima del Giornale d’Italia, poi del Tempo e quindi del Messaggero. Attualmente è quirinalista ed editorialista del Messaggero per la politica estera.”,”EURx-052-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’Europa dal 1945 a oggi.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”EURx-066-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe CIUFFOLETTI Zeffiro”,”Il declino. Le origini storiche della crisi italiana.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Zaffiro Ciuffoletti insegna storia del Risorgimento all’Università di Firenze ed è autore di numerosi saggi di storia politica italiana, tra cui: Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, 1924-1937, Riforme elettorali e democrazia nell’Italia liberale, Stato senza nazione.”,”ITAS-050-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Da Yalta alla perestrojka.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato all’Università di Firenze presso la quale è libero docente di Storia contemporanea. (1990)”,”RAIx-379″
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”La politica estera dell’Italia. Dallo Stato unitario ai giorni nostri.”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nalla Stanford University di Palo Alto. Paolo Cacace è saggista e studioso di propblemi politici e giornalista. Paolo Cacace è saggista e studioso di problemi politici. Giornalista professionista dal 1971, è stato capo dei servizi esteri del “”Messaggero””. Ha pubblicato tra l’altro “”Venti anni di politica estera italiana, 1943-1963′ (Roma, 1986).”,”ITQM-028-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Riformisti e rivoluzionari nel PSI, 1900-1912.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Zaffiro Ciuffoletti insegna storia del Risorgimento all’Università di Firenze ed è autore di numerosi saggi di storia politica italiana, tra cui: Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, 1924-1937, Riforme elettorali e democrazia nell’Italia liberale, Stato senza nazione.”,”MITS-045-FL”
“MAMMI’ Oscar LABRIOLA Silvano BOZZI Aldo FERRARA Giovanni PAZZAGLIA Alfredo GITTI Tarcisio LODA Francesco e altri”,”La decretazione d’urgenza. Il dibattito nella I Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, 6 ottobre – 17 novembre 1983.”,”Oscar Mammì Ministro per i rapporti col Parlamento”,”ITAP-005-FP”
“MAMMUCARI Mario MISEROCCHI Anna; testimonianze di Olga PASTORE Aurelio DEL-GOBBO Alfonso LEONETTI Umberto TERRACINI Camilla RAVERA Mauro SCOCCIMARRO Umberto CLEMENTI”,”Gramsci a Roma, 1924-1926.”,”Il testo relativo alla testimonianza di Camilla Ravera ha otto pagine bianche: pag 98-99; 102-103; 106-107; 110-111 Mario Mammucari, nato a Roma nel marzo del 1910, laureato n fisica e matematica. Membro del Partito comunista dal 1928, arrestato nel 1933 e confinato fino al 1943. Prese parte alla resistenza dirigendo la Federazione comunista clandestina a Bergamo. Commissario politico del Comando Piazza a Torino, venne arrestato nel febbraio 1945. Eletto senatore nel 1956 e nel 1963. Anna Miserocchi nata a Roma e laureata in filosofia è una nota attrice di prosa.”,”GRAS-157″
“MANACORDA Guido”,”Il bolscevismo.”,”Libro dedicato a Giuseppe BOTTAI”,”RUSU-039 RUSS-055″
“MANACORDA Gastone”,”Storiografia e socialismo. Saggi e note critiche.”,”Il volume ricalca in parte quello degli Editori Riuniti ‘Rivoluzione borghese e socialismo’.”,”MITS-011″
“MANACORDA Gastone a cura; scritti di CAVOUR Giuseppe FERRARI Giuseppe MAZZINI Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Andrea COSTA Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Filippo TURATI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD Amadeo BORDIGA Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI Guido MIGLIOLI Antonio GRAMSCI Giacinto Menotti SERRATI Carlo ROSSELLI TESI CONGRESSO LIONE PCdI Palmiro TOGLIATTI Giuseppe SARAGAT Pietro NENNI Giuseppe FARAVELLI Giuseppe DI-VITTORIO Eugenio CURIEL Carlo ROSSELLI Umberto MASSOLA Giaime PINTOR Luigi LONGO Emilio SERENI Fernando SANTI Rodolfo MORANDI Giuseppe SARAGAT Lelio BASSO Mauro SCOCCIMARRO”,”Il socialismo nella storia d’ Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica.”,”Scritti di CAVOUR, Giuseppe FERRARI, Giuseppe MAZZINI, Michail A. BAKUNIN, Carlo CAFIERO, Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Eugenio SARTORI, Andrea COSTA, Filippo TURATI, Angiolo CABRINI, Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS, Giuseppe TONIOLO, Antonio LABRIOLA, Giuseppe Emanuele MODIGLIANI, Nicola BADALONI, Claudio TREVES, Giovanni GIOLITTI, Filippo TURATI, Gaetano SALVEMINI, Enrico LEONE, Ivanoe BONOMI, Luigi EINAUDI, Arturo SALUCCI, Benedetto CROCE, Benito MUSSOLINI, Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD, Amadeo BORDIGA, Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI, Guido MIGLIOLI, Antonio GRAMSCI, Giacinto Menotti SERRATI, Carlo ROSSELLI, TESI CONGRESSO LIONE PCdI, Palmiro TOGLIATTI, Giuseppe SARAGAT, Pietro NENNI, Giuseppe FARAVELLI, Giuseppe DI-VITTORIO, Eugenio CURIEL, Carlo ROSSELLI, Umberto MASSOLA, Giaime PINTOR, Luigi LONGO, Emilio SERENI, Fernando SANTI, Rodolfo MORANDI, Giuseppe SARAGAT, Lelio BASSO, Mauro SCOCCIMARRO.”,”MITS-034 SOCx-062″
“MANACORDA Gastone”,”Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892 – 1896.”,”Gastone MANACORDA (Roma, 1916) dopo aver diretto ‘Società e Studi storici’ ha insegnato Storia contemporanea e Storia dei partiti politici nelle Università di Catania, Napoli e Roma. Tra le sue pubblicazioni ‘Il socialismo nella storia d’ Italia’ (LATERZA, 1966), ‘Rivoluzione borghese e socialismo’ (EDITORI RIUNITI, 1975), ‘Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi’ (ivi, 1953, 1992).”,”ITAA-033″
“MANACORDA Giuliano”,”Storia della letteratura italiana contemporanea, 1940-1965.”,”””Naturalmente sarà lunga la via perché Gadda trovi l’ espressione letterariamente più alta al suo sdegno e inventi quell’ “”orditura sintattica potente e geniale”” che un giorno ammirò nelle grida di un ortolano di Rapallo.”” (pag 246)”,”ITAB-110″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Marx e la pedagogia moderna.”,”””Marx conclude con una frase di grande pregnanza: una frase che suona stranamente sospesa, senza un predicato: un puro enunciato in cui si sintetizza in forma lapidaria il suo pensiero: “”Il libero sviluppo delle individualità, e quindi non il ridurre il lavoro necessario per porre pluslavoro, ma in generale la riduzione al minimo del lavoro necessario della società, alla quale quindi corrisponde la formazione artistica, scientifica, ecc. degli individui mediante il tempo divenuto libero per essi tutti e mediante i mezzi procurati””. Insomma, il tempo di disumanizzazione dell’ uomo nel lavoro diviene premessa alla creazione, grazie al lavoro ma fuori di esso, di un tempo totalmente umano””. (pag 47)”,”MADS-336″
“MANACORDA Gastone”,”Formazione e primo sviluppo del Partito socialista in Italia. Il problema storico e i più recenti orientamenti storiografici.”,”””””Il socialismo – scrive Zangheri – si collega, nelle origini, ai problemi insoluti del Risorgimento: qui è la sua prima matrice””, cioè nel problema della terra. Questo legame storico diretto con il Risorgimento è cosa reale, e si smarrisce il senso della continuità della storia d’ Italia. Il problema contadino fu sempre vivo nei fatti e nelle coscienze durante le rivoluzioni del Risorgimento e dopo, initerrottamente fino al primo dopoguerra: solo il fascismo spezza o, per meglio dire, soffoca questa continuità. Federico Chabod ha sostenuto – come è noto – che le considerazioni storiche di Gramsci sulla questione contadina nel Risorgimento sarebbero soltanto un “”riflesso (…) della situazione italiana del secolo XX, un problema sollevato dall’ esperienza degli anni (…) 1919-1920″”””. (pag 33)”,”MITS-280″
“MANACORDA Gastone”,”Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi.”,”Contiene il saggio su J. JAURES storico della rivoluzione francese. Discussione sul carattere della rivoluzione russa. “”Dopo gli avvenimenti del gennaio 1905, la situazione cambia: ora agli occhi dei socialisti italiani la guida del movimento rivoluzionario russo è la socialdemocrazia, che essi identificano però con la frazione menscevica. Ma, tuttavia, ancora il 1° maggio del 1905, l’ Avanti! pubblicava un saluto di Plechanov, “”capo del Partito socialista-democratico russo””, e, insieme, uno del socialista-rivoluzionario Rubanovic. Un po’ di chiarezza portava qualche giorno dopo un’ampia citazione da un articolo di Kautsky nella Neue Zeit, nel quale si spiegava chiaramente che i socialisti rivoluzionari non avevano nulla a che vedere con i socialdemocratici e che questi ultimi erano divisi in due correnti, una facente capo alla Iskra e una al Vperëd; ma delle divergenze fra queste due correnti si dava un’immagine molto imprecisa, come di mere questioni organizzative delle quali non risaltava l’ importanza politica e teorica. Quanto alla tattica rivoluzionaria, tutto si riduceva in questi termini: “”Pare che Lenin sia più favorevole dei compagni dell’ Iskra alla resistenza armata su tutta la linea e più scettico di fronte all’ aiuto che la rivoluzione possa aspettare dai liberali.”” E’ probabilmente la prima volta che l’ Avanti! parla di Lenin, e, come si vede, le notizie sono molto imprecise e inesatte””. (pag 210-211)”,”STOx-121″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Perchè non posso non dirmi comunista. Una grande utopia non può morire.”,”””Com’esser puote ch’un ben, distribuito / in più posseditor, faccia più ricchi / di sé, che se da pochi è posseduto?”” / (Dante, Purgatorio, XV, 61-63) “”ecco Kant, che, concludendo la sua ‘Critica della ragion pratica’, dichiarava: “”Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di venerazione… il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me””.”” (pag 17) “”Sì, lo ammetto, nel 1843, proprio all’inizio di ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, Marx ha detto proprio così: “”La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo””. Come non vedere subito quanta umana comprensione vi traspare per quell’accorato sospiro e sentimento di chi cerca in un mondo ideale un risarcimento contro il male del mondo reale? Ma devo subito spiegare come e perché e in quale contesto Marx usasse quella espressione. Era allora avvenuto che nel trattato di pace di Nanchino, del 29 agosto 1842, l’Inghilterra aveva imposto alla Cina l’importazione dell’oppio prodotto in India: serviva come merce di scambio per acquistare tè e i raffinati prodotti dell’artigianato cinese. Uno dei tanti meriti del secolare e cristianissimo colonialismo europeo nei confronti del resto del mondo. Chi accusa Marx per quella frase, lo sappia o no, non difende la religione, ma quel trattato infame. Aggiungerò che qui Marx prendeva lo spunto da Balzac, un autore da lui ammiratissimo come specchio della borghesia capitalistica in ascesa, che aveva parlato del lotto come “”oppio della miseria””. Cosa ben nota, sulla quale tornò, dopo Croce, anche Gramsci (…)””. [Mario Alighiero Manacorda, Perchè non posso non dirmi comunista. Una grande utopia non può morire, 2003] (pag 48-49)”,”SOCx-230″
“MANACORDA Gastone, a cura di Claudio NATOLI Leonardo RAPONE Bruno TOBIA; testimonianze di Nicola BADALONI G. BARONE S. COLETTA S. LUPO R. MANGIAMELI M. MONTACUTELLI Giuliano PROCACCI Rosario VILLARI”,”Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria.”,”MANACORDA Gastone “”Lo stalinismo del Pci fra la morte di Stalin e il ’56 subì un’attenuazione fatta di silenzi o di movimenti percettibili solo agli osservatori più attenti. La storia di questa fase di blanda transizione è veramente tutta da fare, e non pretendo nemmeno di abbozzarla ora”” (pag 233) (in ‘Lo storico e la politica. Delio Cantimori e il partito comunista’. Contiene i capitoli: – Associazione operaia, autonomia politica del proletariato e partito organizzato in Marx ed Engels (pag 143-161) – L’autonomia politica del proletariato secondo Marx ed Engels (pag 162-171) Marx, Engels, intellettuali e movimento operaio (pag 155-156) “”Molti testi sembrano sostenere la tesi della genesi diretta della coscienza politica dal movimento reale, senza la mediazione di qualcosa che venga “”dall’esterno”” della classe. Nonostante l’implicazione contenuta nella ricordata asserzione dell”Indirizzo inaugurale’, che la forza del numero vale solo se unita dall’organizzazione e guidata dalla conoscenza, il problema della funzione specifica degli intellettuali nel movimento non è più affrontato. Sarà ripreso solo in negativo, per indicare i pericoli dell’intellettualismo, dell’astrattezza e del paternalismo. La lettera circolare del settembre 1879, scritta in risposta all’articolo di Höchberg, Bernstein e Schramm, è l’unico testo che riprenda deliberatamente il tema degli intellettuali borghesi e faccia esplicito riferimento all’unico precedente, quello del ‘Manifesto’. Il meno che si possa dire è che Marx vedeva il problema ma non l’amava, e forse anche non lo considerava importante se non come un pericolo: pericolo di prevalenza del movimento delle idee sul movimento reale, dei “”borghesi colti”” sugli operai. E infatti, nel ’79 Marx interviene contro il “”Manifesto dei tre zurighesi””, secondo i quali la classe operaia da sola sarebbe incapace di emanciparsi, e per emanciparsi dovrebbe sottomettersi alla direzione di borghesi “”colti e possidenti””, i quali soltanto avrebbero il tempo e la possibilità di studiare a fondo ciò che giova agli operai. Nel contesto polemico entro il quale la questione è qui nuovamente affrontata la tesi del ‘Manifesto’ risulta alquanto attenuata: “”Il fatto che persone provenienti dalle classi sinora dominanti aderiscano al proletariato militante e gli portino elementi di educazione, è un fenomeno inevitabile e giustificato da tutto il corso degli avvenimenti. Ma a questo proposito si deve fare attenzione a due cose. ‘In primo luogo’ queste persone, per essere (realmente) utili al movimento proletario, devono portare con sé reali elementi di educazione. Ma questo non si può dire della grande maggioranza dei convertiti borghesi tedeschi (…). ‘In secondo luogo’. Quando siffatte persone provenienti da altre classi aderiscono al movimento proletario, la prima esigenza è che non portino con sé nessun residuo di pregiudizi borghesi, piccolo-borghesi, ecc., ma che facciano proprio senza riserve il modo di considerare le cose del proletariato. Quei signori invece, come è dimostrato, sono saturi di idee borghesi, e piccolo borghesi (Marx ed Engels a Bebel, Liebknecht, Bracke e altri, Londra metà settembre 1879, in Karl Marx, Friedrich Engels, Il Partito e l’Internazionale, Roma, 1948, pp. 260-261). Nel ‘Manifesto’ gli intellettuali borghesi sono i portatori della “”intelligenza del movimento storico nel suo insieme””; qui, molto più modestamente, di “”elementi di educazione””. La seconda considerazione di Marx ha poi una notevole rilevanza teorica: gli intellettuali devono far propria senza riserve, l”Anschauungweise’ del proletariato. Ciò significa che un modo di vedere le cose intuitivo proprio del proletariato nasce dalla sua condizione nell’organizzazione capitalistica del lavoro e dal movimento spontaneo di lotta contro il capitale, cioè dalla struttura, dalla natura peculiare di questa classe che è un prodotto sociale del modo di produzione capitalistico. Questa ‘Anschauungweise’ ha le sue radici nella predisposizione “”naturale”” (in quanto nasce dalla sua posizione nella produzione) del proletariato all’organizzazione, alla disciplina e alla lotta rivoluzionaria. “”Il progresso dell’industria, del quale la ‘borghesia’ è veicolo involontario e passivo, fa subentrare all’isolamento degli operai risultante dalla concorrenza, la loro unione rivoluzionaria risultante dall’associazione”” (K. Marx, F. Engels, Manifesto, cit., p. 108). E nel ‘Capitale’, dopo aver descritto le conseguenze economiche della concentrazione capitalistica, Marx ne descrive le conseguenze sociali con queste parole: “”Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico”” (27). Su questo terreno affondano le radici stesse della vocazione della classe operaia alla politica. “”Gli operai sono di loro natura ‘politici'””, scrive Engels a Cuno (28)”” [Gastone Manacorda, a cura di Claudio Natoli Leonardo Rapone e Bruno Tobia, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, 1992] (pag 154-156) [(27) K. Marx F. Engels, Il capitale. Libro I. Trad. di D. Cantimori, Roma, 1964, pp. 825-26. L’argomento della naturale disposizione della classe operaia all’organizzazione e alla politica fu ripreso anche nella discussione sul POSDR. Si veda in particolare l’articolo di A.A. Bogdanov (Rjadovoj), “”Rosa Luxemburg contro Karl Marx’ in Lenin, ‘Che fare?’, a cura di V. Strada, Torino, 1971, pp. 348-359 e i testi marx-engelsiani ivi richiamati. Per Lenin su questo punto, v. nota 11. Questi concetti relativi alla genesi del movimento dalla condizione sociale degli operai nella fabbrica e in particolare dalla disciplina che la fabbrica impone agli operai, sono stati più volte ripresi anche in sede storica. Fra i testi più significativi si veda la conferenza di Max Weber “”Il socialismo””, del 1918, ora in M. Weber, ‘Scritti politici’, tr. di P. Manganaro, Catania, 1970, pp. 259-260; (28) Lettera di F. Engels a Th. Cuno del 24 gennaio 1872, in K. Marx, F. Engels, Opere scelte, cit., p. 945; (nota 11: Lenin stesso scrisse che questo era stato lo scopo essenziale della sua battaglia del 1902-04, coronata dal successo. Contro l’accusa di aver creato un partito separato dalla classe precisò: “”Condizione fondamentale di questo successo è stato, naturalmente, il fatto che la classe operaia, il cui fior fiore ha creato la socialdemocrazia, si distingue, grazie a cause economiche oggettive, da tutte le classi della società capitalistica per la sua maggior attitudine all’organizzazione””, Lenin, Prefazione alla raccolta “”Dodici anni”” in ‘Opere Complete’, Roma, vol. 13, 1965, pp. 89-91)] Manacòrda, Gastone (f. Treccani) Enciclopedie on line Manacòrda, Gastone. – Storico italiano (Roma 1916 – ivi 2001). Prof. univ., si occupò di storia del movimento operaio e socialista e dell’Italia liberale. Tra le sue opere: Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi: 1853-1892 (1953); Il socialismo nella storia d’Italia (1966); Crisi economica e lotta politica in Italia: 1892-1896 (1968); Rivoluzione borghese e socialismo (1975); Il movimento reale e la coscienza inquieta (1992). Fu condirettore di Società (1953-56) e direttore di Studi storici (1959-66). Voce più ampia della Treccani. MANACORDA, Gastone Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 68 (2007) di Albertina Vittoria MANACORDA, Gastone. – Nacque a Roma il 10 maggio 1916 da Giuseppe e da Lina Romagnoli, quarto di sei fratelli, con Umberto, Edoardo, Mario Alighiero, Paolo Emilio, Giuliano. Dopo la scomparsa del padre, nel 1920, per febbre spagnola, i fratelli Manacorda studiarono al liceo-ginnasio E.Q. Visconti e furono ospitati nel collegio degli orfani di S. Maria in Aquiro, diretto dai padri somaschi. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, il M. si laureò nel 1938 in filosofia del diritto, con G. Del Vecchio, discutendo una tesi sul “”Concetto di nazione e il principio di nazionalità””. Maturava, intanto, la propria coscienza antifascista, secondo un percorso che fu comune a molti giovani intellettuali della sua generazione. Alla guerra di Etiopia “”ho creduto”” – ricordò nell’intervista di A. Caracciolo, Bilancio di uno storico (1988; poi in G. Manacorda, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, a cura di C. Natoli – L. Rapone – B. Tobia, Milano 1992, p. 257) – “”ho creduto all’impero italiano come legittima contrapposizione all’impero inglese e all’imperialismo delle altre nazioni””. Con la guerra di Spagna, però, le cose cominciarono [(] a cambiare”” anche perché, attraverso il fratello Paolo Emilio, il M. entrò in contatto con alcuni giovani della facoltà di lettere suoi amici – tra i quali M. Alicata, C. Muscetta, C. Salinari, A. Trombadori, G. Briganti -, che vivevano comuni tensioni antifasciste. Grazie a questi rapporti e alla lettura di documenti politici che circolavano clandestinamente, il M. si orientò verso l’antifascismo e quindi verso il partito comunista, intrecciando strettamente tali scelte con lo studio e l’approfondimento storico: egli stesso ha sottolineato quanto fu importante il “”problema politico”” per la sua formazione (ibid., p. 256), e come proprio l’esigenza di capire cosa fosse il fascismo e come si fosse affermato lo portò ad approfondire la storia del Risorgimento e dell’Italia liberale, mentre i nuovi contatti politici lo spinsero a interessarsi del socialismo, del comunismo e dell’Unione sovietica. Un altro incontro avrebbe completato la sua formazione: quello con D. Cantimori, che il M. conobbe nel 1941, e al quale rimase legato da profonda amicizia, di cui è testimonianza il loro denso carteggio. Cantimori – ha ricordato il M. – fu la persona che ebbe “”la maggiore influenza su di me come studioso””: “”è stato l’unico storico che io possa considerare come mio maestro. Il suo rigore filologico, la ricchezza mai ostentata della sua cultura, il richiamo a leggere criticamente, a capire le cose nei loro termini obiettivi, a osservare con l’occhio dello storico anche la realtà del nostro tempo: tutto questo fu per me scuola, senza alcuna formalità scolastica”” (ibid., pp. 263 s.). Vincitore del concorso per la cattedra di storia e filosofia nei licei, dopo il servizio militare a Spoleto, il M. iniziò l’insegnamento a Roma e, successivamente, a Perugia. Nel 1940 aveva sposato Marcella Balboni: dal matrimonio nacquero Giorgio (1941) e Benedetto (1943). Dal 1942 il M. fu comandato presso la Giunta centrale per gli studi storici, per la redazione della Bibliografia storica nazionale, impegno che sarebbe proseguito nel dopoguerra (la curò dall’annata V-VIII, 1943, Roma 1949, all’annata XXVIII, 1966, Bari 1968). Nel corso del 1942 la famiglia fu sconvolta da drammatici lutti: richiamato in guerra, Paolo Emilio morì in Jugoslavia il 25 febbraio. Pochi mesi dopo, scomparve la madre già sofferente di cuore. Anche il M. fu richiamato, e fu inviato in provincia di Bologna e di Ancona, e, nell’ottobre 1942, a Treviso come sottotenente commissario. Dopo l’8 sett. 1943, riuscì a tornare a Roma, dove prese contatto con l’organizzazione del partito comunista e partecipò all’attività clandestina della Resistenza come membro della direzione politico-militare della IV zona. In seguito fu riconosciuto dall’Esercito italiano “”partigiano combattente”” con il grado di capitano e nel 1958 gli fu conferita la croce al merito di guerra. Dopo la guerra il M. si impegnò nell’ambito dell’attività culturale legata al Partito comunista italiano (PCI): collaborò, tra gli altri, a l’Unità e a Rinascita, fu direttore delle Edizioni Rinascita e della rivista dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione sovietica, La Cultura sovietica (1945-46). Dal 1950 assunse la direzione di Società, che dal 1953 al 1956 condivise con C. Muscetta, e della quale sostenne – particolarmente all’interno della commissione culturale del PCI – le caratteristiche di rivista di cultura rispetto ai periodici più strettamente di partito e rivolti all’attualità politica. Collaborò con la casa editrice Einaudi, la Biblioteca G.G. Feltrinelli di Milano e fece parte, dal 1951 al 1954, del comitato di redazione di Movimento operaio. Il M. aveva intanto avviato i suoi studi sulla storia del socialismo, dapprima sul pensiero socialista utopistico, quindi sulle origini del movimento operaio, con la ricerca sul Movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853-1892), apparsa in supplementi mensili di Rinascita (1949-53) e poi raccolta in volume (Roma 1953; nuova ed., ibid. 1963). Con questo lavoro conseguì, nel 1955, la libera docenza in storia del Risorgimento presso l’Università di Roma, nella cui facoltà di lettere iniziò a tenere corsi liberi. Con i suoi studi, il M. contribuì al rinnovamento della storiografia italiana del secondo dopoguerra, fino ad allora limitata alle élites e alle classi dirigenti, aprendo una strada sulla quale si sarebbero incamminati tra gli anni Quaranta e Cinquanta molti giovani storici marxisti. Oltre a partecipare ai congressi di storia del Risorgimento (1958, 1959) e di scienze storiche (1967), il M. svolse la propria attività di studioso anche al di fuori del PCI. Collaborò all’Enciclopedia Italiana (II Appendice) e al Dizionario biografico degli Italiani (voll. V, XV). Partecipò in prima persona fin dagli esordi all’attività della Fondazione (poi Istituto) Gramsci, diretta da A. Donini, entrando nel 1954 nel comitato direttivo come responsabile del settore storico. Anche in questo organismo il M. espresse le proprie convinzioni sul rapporto tra impegno politico e culturale, difendendo l’autonomia della ricerca e delle istituzioni: significativo fu l’episodio che lo vide protagonista nella polemica con A. Colombi, membro della direzione del PCI, autore di una relazione presentata all’Istituto nel dicembre 1954 sulla “”storiografia marxista in Italia””, molto negativa nei confronti dei giovani storici e in particolare del M., che tuttavia ne contestò apertamente il contenuto, poiché “”concepito in funzione di polemica politica”” (“”siamo al livello delle vite dei santi!””: Ricordi e interventi di G. M., pp. 1016 ss.). In questa occasione, P. Togliatti, criticando l’iniziativa, diede ragione alle esigenze degli studiosi e difese l’autonomia delle loro ricerche. L’episodio andò al di là del fatto in sé, coinvolgendo la direzione dell’Istituto Gramsci, che fu affidata ad A. Natta. Il M., sempre responsabile del settore storico e membro della segreteria, aumentò ulteriormente il proprio impegno, parallelamente a quello di condirettore di Società, la cui vita fu caratterizzata da frequenti polemiche. Nel corso del 1956, all’indomani del XX congresso del PCUS (Partito comunista Unione sovietica) e, successivamente, delle rivolte scoppiate in Polonia e in Ungheria, gli intellettuali del PCI furono protagonisti di un vivace dibattito che coinvolse le strutture culturali e molte sezioni del partito e che si fece sempre più critico, fino all’aperto contrasto quando le truppe sovietiche invasero l’Ungheria. Fu nella sede di Società e dell’Istituto Gramsci che venne organizzata la lettera di protesta al Comitato centrale del PCI firmata da 101 intellettuali (29 ott. 1956). Il M. non fu tra i firmatari della lettera, poiché si trovava fuori d’Italia, ma espresse il proprio dissenso in maniera netta particolarmente nel corso di una riunione della commissione culturale (15-16 novembre). Sostenendo che gli avvenimenti polacchi e ungheresi non potevano essere condannati semplicemente come “”controrivoluzione””, definì l’intervento armato sovietico e la dura repressione “”il tragico punto di approdo di una politica sbagliata”” non solo del partito comunista ungherese ma anche dell’Unione sovietica e accusò il PCI – e il suo responsabile culturale, M. Alicata – di “”reticenza”” nel campo della cultura: da questa ora occorreva “”uscire risolutamente””, facendo divenire prevalenti i “”diritti della libertà di ricerca””, poiché la ricerca – come aveva sottolineato in una precedente riunione, richiamandosi ad A. Gramsci – doveva essere un’attività “”disinteressata”” (Ricordi e interventi di G. M., pp. 1026 ss.). Pur rimanendo iscritto al PCI, questa posizione lo portò ai margini delle attività e a non essere inserito né nella nuova serie di Società, né nei rinnovati organismi dell’Istituto Gramsci (anche se continuò a partecipare alle sue iniziative: fu tra i primi, per esempio, in occasione del convegno di Studi gramsciani del 1958, a porre l’esigenza di una nuova edizione dei Quaderni del carcere che ne rispecchiasse l’ordine cronologico di composizione). Quando più avanti cominciò a maturare tra alcuni storici comunisti (E. Ragionieri, G. Procacci, R. Villari, R. Zangheri), insieme con Alicata, il progetto di una nuova rivista di storia, al M. fu chiesto di assumerne la direzione: seppur riluttante, dopo aver avuto garanzie – come scriveva a Cantimori (12 marzo 1958) – “”che la rivista sarebbe stata affidata al gruppo di studiosi che l’avrebbero fatta, e che non vi sarebbero state interferenze di sorta”” (Vittoria, Il Pci, le riviste e l’amicizia(, p. 865), accettò l’incarico. La scelta fu quella di dar vita a una rivista di storia generale, come era indicato fin dal titolo, Studi storici (che riprendeva, come la copertina, su suggerimento del M., la testata diretta da A. Crivellucci, alla quale aveva collaborato suo padre). Il periodico intendeva reagire all'””eccesso di ideologia”” degli anni passati ed essere aperto a diversi contributi, ma, al tempo stesso, aveva un preciso orientamento ideale. Questo veniva richiamato esplicitamente nella sigla Istituto Gramsci editore, con la quale si faceva “”una dichiarazione di non neutralità “”ideologica””, di non accademismo, di non identificazione della scienza storica con la storiografia neutra pura asettica e senza idee””: “”larghezza nell’indirizzo”” e “”intransigenza nella qualità””, dunque, secondo quanto ricordò il M. in occasione dei 25 anni della rivista (in Il movimento reale(, pp. 294 s.). Oltre ai saggi, il M. vi pubblicò numerose recensioni (quella agli Studi di storia di Cantimori, Torino 1959, apparsa sul primo fascicolo fu ritenuta, per il suo impianto metodologico, l’articolo programmatico della rivista), alle quali si era sempre molto dedicato per l’importanza che egli attribuiva agli interventi critici e alla discussione sui temi della storiografia contemporanea. Il M. diresse Studi storici, coadiuvato da un comitato dal 1964, fino alla fine del 1966. Nel 1965 aveva iniziato l’insegnamento universitario a Catania, dapprima di storia del Risorgimento, quindi dal 1968, avendo vinto il concorso di professore ordinario, di storia contemporanea. L’insegnamento e il rapporto con gli allievi saranno da ora al centro della sua esperienza. I suoi studi si erano indirizzati verso la storia dell’Italia liberale e in particolare, sollecitato anche dai dibattiti di quegli anni (R. Romeo e A. Gerschenkron e, precedentemente, i lavori di E. Sereni), sullo sviluppo economico del Paese, che analizzò attraverso le ricerche sulla politica di G. Giolitti, F. Crispi e S. Sonnino nell’ultimo decennio dell’Ottocento: temi che andranno a comporre il volume Crisi economica e lotta politica in Italia. 1892-1896 (Torino 1968; nuova ed. con il titolo Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892-1896, Roma 1993), e che furono di grande importanza per aver individuato nelle conseguenze della crisi bancaria di fine secolo le premesse allo “”sviluppo del capitalismo moderno”” (ed. 1993, p. 184). L’incarico a Catania stimolò l’interesse per la storia siciliana e del Mezzogiorno, mentre la cattedra di storia contemporanea lo spinse ad allargare l’insegnamento oltre la storia nazionale e a organizzare i propri corsi su diversi aspetti della storia europea e del socialismo, essendo convinto – come affermò in un intervento del 1973 – della necessità di superare la tendenza “”a fare della storia contemporanea un periodo separato dai periodi precedenti”” e a “”far centro soltanto sul mondo capitalistico”” (Il movimento reale(, p. 275). Per iniziativa del M. nacque a Catania, nel 1974, l’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea, di cui fu presidente fino al 1977. Fu anche membro del consiglio direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, di cui fu vicepresidente nel 1978-82, e fece parte dei comitati direttivi di Italia contemporanea. Fu inoltre presidente del comitato scientifico della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1976-78).”,”MITS-407″
“MANACORDA Gastone”,”Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi. Dalle origini alla formazione del Partito socialista (1853-1892)”,”L’autore ringrazia nell’introduzione coloro che lo hanno aiutato nella ricerca e nella consultazione di un materiale disperso e non facilmente reperibile: in particolare: il prof. Ersilio MICHEL Paolo BASEVI Gianni BOSIO Elio CONTI Luciano CAFAGNA Franco DELLA-PERUTA Pier Carlo MASINI Gaetano PERILLO Ernesto RAGIONIERI Aldo VENTURINI Renato ZANGHERI. Questo lavoro è apparso in una serie di “”Supplementi”” a Rinascita fra il 1949 e il 1953 e ora viene raccolto in volume. Antonio Labriola e Turati “”(…) la ‘Critica sociale’ si affannava a chiarire le differenze qualitative fra democrazia e socialismo quando rispondeva ai democratici-sociali eclettici, ma resisteva contemporaneamente agli intransigenti, che, in nome della chiarezza delle idee, proclamavano semplicemente inutile ed impossibile ogni contatto con la democrazia borghese. Erano due azioni parallele, entrambe necessarie, le quali tuttavia non procedevano di pari passo senza che la prima non ne scapitasse talvolta a pro della seconda, tanto più che i democratici o democratico-sociali erano in molti a scrivere sulla ‘Critica sociale’, mentre di socialisti capaci di tener loro testa e di svolgere un’opera di chiarificazione e di persuasione non c’erano, in pratica, altri che il Turati e la Kuliscioff. Un altro ce ne sarebbe stato, che aveva anzi affinato le armi teoriche del socialismo molto meglio del Turati, ma a lui, ad Antonio Labriola, tutto questo dialogo con i democratici sembrava che trascinasse (e in parte era vero, ma era pure un rischio che bisognava correre) la ‘Critica sociale’ su un terreno eclettico e confusionario. Al Labriola era chiaro il primo scopo: la necessità di fondare una cultura socialista in Italia; non il secondo, di conquistare al socialismo scientifico gli intellettuali positivisti, dei quali aveva gran disprezzo (17). Il Turati, che era molto meno ferrato teoricamente di lui, ed era egli stesso per formazione mentale un positivista e per formazione politica un transfuga recente dalla democrazia borghese, era il più adatto invece a stabilire questo dialogo, imposto dalla situazione, sia pure a prezzo di qualche concessione ideologica. Il Labriola, invece, non ne voleva sapere: avrebbe collaborato volentieri a un giornale di battaglia e di partito, ma non aveva voglia di mettersi a discutere con gente del tipo Bovio, che erano per lui dei confusionari o peggio: “”Voi vedete la cosa diversamente da me. – Così rispondeva all’invito del Turati a collaborare a ‘Critica sociale’ – Voi volete fare la propaganda fra i borghesi, voi volete rendere simpatico il socialismo: Dio vi aiuti in tale filantropica impresa. In quanto a me i borghesi li credo buoni soltanto a farsi impiccare. Non avrò la fortuna di impiccarli io, ma non voglio nemmeno contribuire a dilazionarne l’impiccagione”” (18). Cominciavano allora quei dissensi fra i due amici, che si approfondiranno sempre più. Il Labriola, dopo il primo entusiasmo, era preso dal disgusto per la vita politica, era entrato nella fase del pessimismo e si tenne lontano da tutto il lavoro pratico per la formazione del Partito dei lavoratori, ma con le sue lettere, con lo stimolo della sua critica spietata, ma acuta e frutto di una mente superiore, fu tuttavia di grande aiuto al Turati e lo guidò anche in momenti decisivi.”” [(17) “”Tra questi fenomeni spontanei (del movimento operaio) e la coscienza sviluppata dalla rivoluzione proletaria manca in Italia un anello di congiunzione che è appunto la coltura socialista. I nostri operai non saranno certo ‘gli eredi della filosofia classica tedesca’, appunto perché quella filosofia a mala pena passò per il solitario cervello di qualche professore italiano. La nuova generazione non conosce che i positivisti, che sono per me i rappresentanti della degenerazione cretina del tipo borghese”” (Lettere a Engels, cit. pp. 13-14); (18) Labriola a Turati, in ‘Schiavi’, p. 79] (pag 295-296)”,”MITS-410″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Storia dell’educazione.”,”MANACORDA Mario Alighiero ha insegnato Storia dell’educazione nelle Università di Firenze e Roma. ‘Una cosa “”da re””. “”Quanto alla condizione degli insegnanti, si riproducono anche qui le situazioni greche. I primi insegnanti sono schiavi greci, poi liberti; indi seguono dei latini, liberi. Si andava dalla condizione subordinata e miserevole del pedagogico domestico e del ‘litterator’, a quella mediocre del ‘grammaticus’, a quella redditizia e di prestigio di alcuni ‘rhetores’. Spesso in Grecia, quella del maestro era la professione di quanti cadevano in disgrazia: così avvenne a Floro che, esiliato in Spagna da Domiziano, cominciò a insegnare, cosa che a un amico parve ‘indignissima’: era l’opinione diffusa, anche se lui si consolava pensando che fosse invece cosa “”da re””. Ma più tardi nella corte imperiale la carriera dell’insegnante divenne la via per la carriera politica”” (pag 26)”,”GIOx-084″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria.”,”(pag 119 – 120) “”So bene che queste definizioni (regno della libertà, regno della necessità) forse già nel Settecento, ma certo soprattutto nell’Ottocento (Schiller – è stato detto – Hegel, Marx, Engels, eccetera) erano locuzioni correnti; e so che l’uso di queste locuzioni è discutibile, anche in Marx, naturalmente. A me è rimasto il rammarico di non averne potuto discutere di persona, prima che morisse, col compagno della Volpe, il quale non senza fondamento accusava (…) Marx di avere compiuto un delitto di leso socialismo e di lesa filosofia quando nel ‘Capitale’ (un passo famoso), rimanda a fuori del lavoro il regno della libertà. La libertà fuori del lavoro – obiettava della Volpe – è la negazione del lavoro come attività propria dell’uomo, come rapporto dell’uomo con la natura e con gli altri uomini: non è concepibile una tale libertà. Però è anche vero che, nelle condizioni storiche date, il lavoro per Marx è l’uomo perduto a se stesso; e comunque egli sottolinea (nel ‘Capitale’) che c’è sempre un momento di confronto con la natura in cui l’uomo è sottoposto a necessità che lui stesso non crea, ma che si trova di fronte, come un dato e con le quali deve fare i conti. Bisognerà approfondire meglio anche queste definizioni che nello stesso Marx, come additava della Volpe, possono essere state non sempre coerenti, o forse francamente contraddittorie”” (pag 119-120) [Mario Alighiero Manacorda, La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria, 1979] “”Ho accennato – ma l’ho svolta altrove, e qui non è il caso di svilupparla a fondo – alla possibilità di riconoscere in Marx, anche se non senza contraddizioni, una distinzione tra il concetto di istruzione “”tecnologica”” e quello di scuola “”politecnica””. Un giornale di oggi diceva che io ero chiaramente filosovietico nel momento in cui parlavo di un insegnamento di questo genere: in realtà spesso io ho polemizzato con i compagni e colleghi sovietici perché loro, sulla scorta di Lenin, che è stato del resto l’interprete più corretto di Marx, hanno ridotto alla definizione, e forse un po’ anche alla pratica del politecnicismo ciò che Marx aveva piuttosto indicato – nel ‘Capitale’ – come “”istruzione tecnologica teorica e pratica””. Anzi Marx, in uno scritto contemporaneo al primo libro del ‘Capitale’, cioè le ‘Istruzioni ai delegati’ per il primo congresso dell’Internazionale, diceva esattamente: “”Noi per istruzione intendiamo tre cose, istruzione intellettuale, fisica e tecnologica””; ma nelle traduzioni russe e anche tedesche – Marx aveva scritto in inglese – si usa in genere il termine “”politecnico”” (da qui anche gli equivoci) e definiva l’istruzione tecnologica, che nel ‘Capitale’ sintetizzerà appunto con l’espressione “”teorica e pratica””, come quella che fa conoscere i fondamenti ‘scientifici’ generali di tutti i processi di produzione e dà la capacità ‘pratica’ del maneggio degli strumenti fondamentali di tutti i mestieri. Se aggiungiamo – come fa Marx subito dopo – la ragione politica, cioè la presa del potere, ciò implica tre momenti certamente umani e non macchinali: scienza, produzione e politica”” (pag 120-121) [Mario Alighiero Manacorda, La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria, 1979]”,”GIOx-087″
“MANACORDA Guido”,”Il bolscevismo. Marxismo – Mistica – Meccanesimo – Ateismo – Morale – Politica – Guerra – Economia – Letteratura e Arte Scuola e Propaganda.”,”Libro dedicato a Giuseppe Bottai”,”RUSU-012-FL”
“MANACORDA Mario A.”,”Il marxismo e l’ educazione. Testi e documenti: 1843-1964. Primo volume: I classici: Marx, Engels, Lenin.”,”””Vorrei inoltre pregarvi di studiare questa teoria sulle fonti originali e non di seconda mano”” (F. Engels a G. Bloch) Engels dall’Antiduhring (pag 123-127) “”La scuola popolare dell’avvenire [per Dühring] non è altro (…) che un liceo prussiano alquanto “”nobilitato””, nel quale il greco e il latino sono sostituiti da un po’ più di matematica pura e applicata, e specialmente dagli elementi della filosofia della realtà, e l’insegnamento del tedesco è di nuovo ridotto al Becker di felice memoria, cioè all’incirca al livello della quinta ginnasiale. In effetti “”non si riesce assolutamente a capire”” perché le “”cognizioni”” del signor Dühring, che in tutti i campi da lui toccati sono, come noi abbiamo ormai dimostrato, assolutamente elementari o, meglio, ciò che in generale resta di esse dopo la radicale “”purificazione”” che ne è stata fatta, “”non debbano in blocco passare infine nel campo delle cognizioni preparatorie””, tanto più che esse non hanno in realtà mai abbandonato questo campo. Certo il signor Dühring ha anche sentito parlare vagamente del fatto che nella società socialista lavoro e educazione devono essere uniti insieme e che con ciò deve essere assicurata tanto una multiforme istruzione tecnica quanto una base pratica per l’educazione scientifica: anche questo punto viene perciò utilizzato per la socialità nella consueta maniera. Ma poiché, come abbiamo visto, la vecchia divisione del lavoro continua nella sua essenza a sussistere tranquillamente nella dühringiana produzione dell’avvenire, viene tolta a questa istruzione tecnica ogni successiva applicazione pratica e ogni significato per la produzione stessa; essa ha precisamente e solo un fine scolastico: deve sostituire la ginnastica, della quale il nostro rivoluzionario che va alle radici non vuol sentire parlare. Egli perciò non può offrirci che poche frasi quali per esempio: “”la gioventù e la maturità lavorano nel vero significato della parola””. Ma veramente miserevoli appaiono queste chiacchiere insulse e vuote, se si confrontano col passo del ‘Capitale’, in cui Marx sviluppa il principio che “”dal ‘sistema della fabbrica’, come si può seguire nei particolari negli scritti di ‘Robert Owen’, è nato il germe della ‘educazione dell’avvenire’, che collegherà, per ‘tutti’ i fanciulli oltre una certa età, il lavoro produttivo con l”istruzione e la ginnastica’, non solo come metodo per aumentare la produzione sociale, ma anche come unico metodo per produrre uomini pienamente sviluppati”” (Capitale, I, 2, p. 196, cfr. Documento 15g)”” [F. Engels, Antidühring, 1878, trad. it. di Giovanni De Caria, 1956] [(in) Mario A. Manacorda, Il marxismo e l’ educazione. Testi e documenti: 1843-1964. Primo volume: I classici: Marx, Engels, Lenin, 1964]”,”GIOx-002-FV”
“MANACORDA Gastone a cura; scritti di CAVOUR Giuseppe FERRARI Giuseppe MAZZINI Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Andrea COSTA Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Filippo TURATI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI”,”Il socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Volume primo.”,”Scritti di CAVOUR, Giuseppe FERRARI, Giuseppe MAZZINI, Michail A. BAKUNIN, Carlo CAFIERO, Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Eugenio SARTORI, Andrea COSTA, Filippo TURATI, Angiolo CABRINI, Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS, Giuseppe TONIOLO, Antonio LABRIOLA, Giuseppe Emanuele MODIGLIANI, Nicola BADALONI, Claudio TREVES, Giovanni GIOLITTI, Filippo TURATI, Gaetano SALVEMINI, Enrico LEONE, Ivanoe BONOMI, Luigi EINAUDI, Arturo SALUCCI, Benedetto CROCE, Benito MUSSOLINI, Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD, Amadeo BORDIGA, Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI, Guido MIGLIOLI, Antonio GRAMSCI, Giacinto Menotti SERRATI, Carlo ROSSELLI, TESI CONGRESSO LIONE PCdI, Palmiro TOGLIATTI, Giuseppe SARAGAT, Pietro NENNI, Giuseppe FARAVELLI, Giuseppe DI-VITTORIO, Eugenio CURIEL, Carlo ROSSELLI, Umberto MASSOLA, Giaime PINTOR, Luigi LONGO, Emilio SERENI, Fernando SANTI, Rodolfo MORANDI, Giuseppe SARAGAT, Lelio BASSO, Mauro SCOCCIMARRO.”,”MITS-008-FV”
“MANACORDA Gastone a cura, saggi di Gustavo DI CAVOUR Camillo DI CAVOUR Giuseppe FERRARI Carlo PISACANE Giuseppe MAZZINI Filippo Bartolommeo SAVI Karl MARX Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Leonida BISSOLATI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI”,”Il Socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Vol. I.”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”SOCx-012-FL”
“MANACORDA Gastone a cura, Saggi di Gustavo DI CAVOUR Camillo DI CAVOUR Giuseppe FERRARI Carlo PISACANE Giuseppe MAZZINI Filippo Bartolommeo SAVI Karl MARX Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Leonida BISSOLATI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI Amadeo BORDIGA Guido MIGLIOLI Antonio GRAMSCI Carlo ROSSELLI Palmiro TOGLIATTI Pietro NENNI Umberto MASSOLA Giaime PINTOR Luigi LONGO Giuseppe SARAGAT Lelio BASSO Mauro SCOCCIMARRO Fernando SANTI Emilio SERENI”,”Il Socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Vol. II.”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”SOCx-013-FL”
“MANACORDA Paola M.”,”Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica.”,”Marx sull’impiego capitalistico dell’operaio (pag 24-25) Babbage, Marx e le macchine (pag 34) “”Il calcolatore come strumento di razionalizzazione capitalistica”” “”La seconda guerra mondiale e la nascita del calcolatore elettronico””. “”Se la rivoluzione industriale segna, con Babbage, la nascita del concetto di calcolatore automatico, la seconda guerra mondiale segna la nascita fisica del calcolatore elettronico automatico. La coincidenza non è casuale, né ha molto senso “”incolpare”” il calcolatore della sua origine bellica. Il fatto è che la guerra, come fase estrema di difesa di un sistema economico e politico, rappresenta la condizione ideale per la mobilitazione di tutte le risorse umane e materiali in direzione del rafforzamento e del mantenimento del sistema, come ben dimostra la mole di risultati “”scientifici”” raggiunti dagli americani durante la guerra del Vietnam. L’origine bellica del calcolatore non sta dunque tanto nell’essere stato costruito per il calcolo delle tavole di tiro, quanto nel fatto di costituire il punto di arrivo e di fusione di una serie di sviluppi scientifici e tecnologici motivati dalle esigenze di razionalizzazione della condotta bellica prima, del controllo del capitale poi. Ad esempio, negli anni Quaranta le esigenze di difesa contraerea conducono gli inglesi alla progettazione di un sistema autoregolantesi, lo M-9, in cui per la prima volta furono utilizzate le valvole termoioniche, che costituiranno sino agli anni Cinquanta il componente dei calcolatori elettronici. Più in generale, l’intreccio tra scopi difensivi, ricerca applicata e ricerca pura si fa più stretto: colpire e abbattere gli aerei nemici diventa lo “”scopo”” per eccellenza dell’attività di ricerca, ed è proprio estendendo questo concetto di “”scopo”” che Aiken, Von Neumann e Norbert Wiener fondano la Società teleologica per studiare “”come venga perseguito uno scopo nel comportamento umano e animale (…) e come questo scopo possa essere simulato da apparati meccanici ed elettronici””. Lo stesso Wiener afferma che in quell’occasione “”ritenni che si potessero ottenere dei risultati nello studio delle relazioni umane nelle catene di controllo, considerandole come parti di un sistema a retroazione””, e che il suo principale contributo consistette nel fondere due linee di ricerca fino ad allora separate: le serie statistiche e l’ingegneria delle comunicazioni. A sua volta questo approccio statistico alla teoria dei controlli influenzò Shannon nello sviluppo della sua teoria dell’informazione, pubblicata nel 1948. Sempre in questi anni, e sempre per scopi bellici, Skinner utilizzò le sue teorie comportamentistiche per un sistema di puntamento delle bombe fondato, abbastanza singolarmente, sul comportamento a retroazione dei piccioni. La matematica applicata, a sua volta, risente del clima generale che vede gli sforzi di ricerca orientati all’ottimizzazione della condotta bellica. Dalla simulazione della battaglia tra un sottomarino e un guastatore nasce in Von Neumann lo stimolo a elaborare la “”teoria dei giochi”” che, con Morgensten, applicherà più tardi ai fenomeni economici”” (pag 32-33)”,”SCIx-505″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Lettura laica della Bibbia.”,”Mario Alighiero Manacorda, già professore di storia della pedagogia nelle università di Firenze e di Roma, è autore di importanti e numerosi saggi di marxismo e di pedagogia.”,”RELx-028-FF”
“MANACORDA Gastone”,”Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi.”,”Contiene il saggio: ‘Jean Jaurès, storico della rivoluzione francese’ e il profilo di Andrea Costa.”,”MITS-010-FF”
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Storia dell’educazione.”,”Mario Alighiero Manacorda nato a Roma 1914, è stato professore di pedagogia nell’università di Cagliari, Siena, Firenze e Roma. Ha pubblicato Marx e la pedagogia moderna (1966), il marxsimo e l’educazione (1966), il principio educativo in Gramsci (1970), la paideia di Achille (1971), momenti di storia della pedagogia (1978).”,”GIOx-007-FL”
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Marx e la pedagogia moderna.”,”Sul concetto di prassi rovesciata (rovesciante). Il Marx di Catalfamo, secondo Manacorda, si limita a pochi testi di Marx ed evita di discutere le deformazioni correnti del marxismo senza verificarle (afferma sempre Manacorda) a pag 160. Altro errore di Catalfamo: deriva da altri autori la definizione erronea di “”prassi rovesciata”” (‘umwälzende Praxis’, scriveva Marx). Questa definizione di ‘prassi rovesciata’ anzichè prassi ‘rovesciante’ risale a Gentile (1899) (in La filosofia di Marx) (pag 160-163). Che cosa è il lavoro. “”E la perentoria conclusione della ricerca contenuta nella prima parte dell”Ideologia tedesca’ è analoga a quella che conclude i ‘Manoscritti del 1844’: i proletari «per affermarsi personalmente [ovvero, come persone] devono abolire la propria condizione di esistenza quale è stata fino ad oggi, che in pari tempo è la condizione di esistenza di tutta la società fino ad oggi, il lavoro» (4). Abolire il lavoro, cioè l’attività umana come è stata finora. Importante soprattutto rilevare che il prodursi dell’attività umana come lavoro (alienato) è un risultato storico, dovuto alla divisione originaria del lavoro. Che poi l’indagine storica, o preistorica, non abbia in Marx eccessivi sviluppi, ed eviti così le astrazioni naturalistiche e giusnaturalistiche, è del tutto coerente: gli accenni di Marx restano qui piuttosto indeterminati, limitandosi ad annotare che si sviluppa «così» la divisione del lavoro, che in origine era niente altro che la divisione nell’atto sessuale, e poi la divisione del lavoro che si produce spontaneamente o naturalmente in virtù della disposizione naturale (per esempio la forza fisica), del bisogno, del caso. Ora, proprio nel momento in cui l’attività vitale umana, dell’uomo come «ente generico», o del genere umano nel suo insieme, si presenta divisa e dominata dalla spontaneità, dalla naturalità e dalla casualità, ogni uomo, sussunto sotto la divisione del lavoro, appare unilaterale e incompleto. Questa divisione diventa reale quando si presenta come divisione tra il lavoro manuale e il lavoro mentale, perché allora «si dà la possibilità, anzi la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi». Il problema è quindi, per Marx, di «tornare ad abolire la divisione del lavoro» (dove va osservata non soltanto l’identità di questa espressione con quelle che abbiamo già letto sulla abolizione del lavoro, ma anche l’idea di un ritorno a un più alto livello, a una condizione di attività umana indivisa) (5). Questo è dunque il senso negativo del concetto di lavoro in Marx; e abbiamo già accennato come nella sua ricerca esso si venga via via determinando sempre più precisamente come lavoro salariato produttore di capitale (e seguirlo su questo punto vorrebbe dire ripercorrere tutta la sua ricerca, che non è il fine di queste note). Onde la soppressione del lavoro salariato, cioè della forma esistente del lavoro, o, in altri termini, soppressione di quella particolare figura sociale, prodotto della storia umana, che è il lavoratore salariato; che è poi quanto Marx diceva sin dai suoi primi incontri con questi problemi, e ripeteva poi nel ‘Manifesto’, ammonendo che nella rivoluzione sociale i proletari non hanno nulla da perdere, se non le loro catene (6). In questo senso Marx aveva ragione di constatare già nei ‘Manoscritti del 1844’, che l’aver convertito, come lui aveva fatto, «la questione dell’origine della ‘proprietà privata’ in quella del rapporto del ‘lavoro espropriato’ col processo di sviluppo [storico] dell’umanità» era stata un passo determinante per la soluzione del problema dell’alienazione del lavoro (7)”” [(4) ‘L’ideologi tedesca, cit., pp 47, 29, 65, 51, 76; (5) ‘L’ideologia tedesca’, pp. 28, 29; (6) Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, Roma, Edizioni Rinascita, 1949, p. 73; (7) ‘Manoscritti del 1844’, cit., p. 236] (pag 33-34) [Mario Alighiero Manacorda, ‘Marx e la pedagogia moderna’, Editori Riuniti, Roma, 1976]”,”MADS-002-FGB”
“MANACORDA Mario Alighiero; VIOLI Carlo”,”Esiste una pedagogia marxiana? (Manacorda); Rousseau e le origini della democrazia moderna (Violi).”,”””Questa «grande idea fondamentale» – come dirà Lenin – dell’unione dell’istruzione col lavoro produttivo, assunta ormai come parte integrante di un programma comunista subito sottolineato dallo scoppio della rivoluzione (che, se non agevolò la diffusione del ‘Manifesto’, doveva però fare dello «spettro» comunista una vitalissima realtà del mondo moderno), sarà ormai un punto fermo della pedagogia marxista. Circa vent’anni dopo essa sarà non solo accolta, ma anche arricchita e argomentata con più profonda conoscenza della realtà economico-sociale in un altro documento politico fondamentale: le ‘Istruzioni’ che, all’inizio del settembre del 1866, Marx rilascerà ai delegati del Comitato provvisorio londinese al I Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, a Ginevra. E queste ‘Istruzioni’ sono, come vedremo, indissociabili dalla contemporanea elaborazione del ‘Capitale’. In esse (12) Marx, definita progressiva e giusta, nonostante il modo orribile in cui viene attuata, la tendenza dell’industria moderna a far collaborare nella produzione fanciulli e adolescenti dei due sessi, e ribadita la tesi che a partire dai nove anni ‘ogni’ fanciullo deve diventare un operaio produttivo e ‘ogni’ adulto deve, secondo la legge generale della natura, «lavorare non soltanto col cervello, ma anche con le mani», propone di suddividere i fanciulli, ai fini del lavoro in tre classi o gruppi – dai 9 ai 12, dai 13 ai 15 e dai 16 ai 17 anni – con orari giornalieri rispettivamente di 2, 4 e 6 ore (…). Infine il suo discorso trapassa per la prima volta in una vera e propria definizione del contenuto pedagogico dell’istruzione socialista: «Per istruzione noi intendiamo tre cose: Prima: formazione spirituale; Seconda: educazione fisica, quale viene impartita nelle scuole di ginnastica e attraverso gli esercizi militari; Terza: istruzione politecnica, che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. Con la suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 anni in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo di istruzione spirituale, ginnica e politecnica …. L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spirituale, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia al di sopra delle classi superiori e medie». (…) Alla lettura di questo testo dobbiamo immediatamente associare quella di un altro testo fondamentale di Marx, il ‘Capitale'”” (pag 30-32) [(12) K. Marx – F. Engels, ‘Instruktionen für die Delegierten des Provisorischen Zentralrates zu den einzelnen Fragen’, in ‘Werke’, Berlin, 1962, vol. 16, pp. 192-195] [Mario Alighiero Manacorda, ‘Esiste una pedagogia marxiana?’, ‘Critica marxista’, n. 4, luglio-agosto 1966 (pag 21-41)]”,”MADS-017-FGB”
“MANACORDA Gastone”,”Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi. Dalle origini alla formazione del Partito socialista (1853-1892).”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”MITS-035-FL”
“MANACORDA Paola M.”,”Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica.”,”Con il termine ‘algoritmo’ che deriva dal nome di un antico matematico arabo, si intende un procedimento sistematico, fatto di una successione definita di passi, che conduce ai risultati cercati. Solitamente è riferito a operazioni di calcolo, ma il suo significato è più ampio. (pag 82) La nascita del calcolatore elettronico nel corso della Seconda guerra mondiale “”Se la rivoluzione industriale segna, con Babbage, la nascita del concetto di calcolatore automatico, la seconda guerra mondiale segna la nascita fisica del calcolatore elettronico automatico. La coincidenza non è casuale, né ha molto senso “”incolpare”” il calcolatore della sua origine bellica. Il fatto è che la guerra, come fase estrema di difesa di un sistema economico e politico, rappresenta la condizione ideale per la mobilitazione di tutte le risorse umane e materiali in direzione del rafforzamento e del mantenimento del sistema, come ben dimostra la mole di risultati “”scientifici”” raggiungi dagli americani durante la guerra del Vietnam. L’origine bellica del calcolatore non sta dunque tanto nell’essere stato costruito per il calcolo delle tavole da tiro, quanto nel fatto di costituire il punto di arrivo e di fusione di una serie di sviluppi scientifici e tecnologici motivati dalle esigenze di razionalizzazione della condotta bellica prima, del controllo del capitale poi. Ad esempio, negli anni Quaranta le esigenze di difesa contraerea conducono gli inglesi alla progettazione di un sistema autoregolantesi, lo M-9, in cui per la prima volta furono utilizzate le valvole termoioniche, che costituiranno sino agli anni Cinquanta il componente dei calcolatori elettronici. Più in generale, l’intreccio tra scopi difensivi, ricerca applicata e ricerca pura si fa più stretto: colpire e abbattere gli aerei nemici diventa lo “”scopo”” per eccellenza dell’attività di ricerca, ed è proprio estendendo questo concetto di “”scopo”” che Aiken, Von Neumann e Norbert Wiener fondano la Società teleologica per studiare “”come venga perseguito uno scopo nel comportamento umano e animale (…) e come questo scopo possa essere simulato da apparati meccanici ed elettronici””. Lo stesso Wiener afferma che in quell’occasione “”ritenni che si potessero ottenere dei risultati nello studio delle relazioni umane nelle catene di controllo, considerandole come parti di un sistema a retroazione””, e che il suo principale contributo consistette nel fondere due linee di ricerca fino ad allora separate: le serie statistiche e l’ingegneria delle comunicazioni. A sua volta questo approccio statistico alla teoria dei controlli influenzò Shannon nello sviluppo della sua teoria dell’informazione pubblicata nel 1948. Sempre in questi anni e sempre per scopi bellici, Skinner utilizzò le sue teorie comportamentistiche per un sistema di puntamento delle bombe fondato, abbastanza singolarmente, sul comportamento a retroazione dei piccioni. La metamatica applicata, a sua volta, risente del clima generale che vede gli sforzi di ricerca orientati all’ottimizzazione della condotta bellica. Dalla simulazione della battagila tra un sottomarino e un guastatore nasce in Von Neumann lo stimolo a elaborare la “”teoria dei giochi”” che, con Morgenstein, applicherà più tardi ai fenomeni economici”” (pag 32-33) [Paola M.Manacorda, ‘Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica’, Feltrinelli, Milano, 1976] Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”SCIx-007-FAP”
“MANCA Ciro”,”Introduzione alla Storia dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Gli strumenti dell’analisi.”,”Ciro Manca, professore ordinario di Storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”EURE-077-FL”
“MANCA Ciro”,”Introduzione alla Storia dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Il sistema economico feudale.”,”Ciro Manca, professore ordinario di Storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”EURE-079-FL”
“MANCA Ciro a cura, saggi di Marc BLOCH Bernard H. SLICHER VAN BATH Maurice DOBB Josif M. KULISCHER Fernand BRAUDEL Amintore FANFANI Gino LUZZATTO Eric L. JONES Samuel LILLEY Jean-François BERGIER David S. LANDES Sidney POLLARD”,”Formazione e trasformazione dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Saggi di storia economica.”,”Ciro Manca è professore ordinario di storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”ECOT-235-FL”
“MÄNCHEN-HELFEN Otto von”,”China.”,”Contiene foglio tipo formato scheda A5 dattiloscritto con note e pagina su alcuni punti significativi del libro (vedi) Seguendo i punti riportati nella scheda: Mao Tse Tung, Sun Fo il figlio Sun Yat Sen. (pag 84) Sun Yat sen für die Vereinigung Chinas mit Japan. (Sun Yat Sen per la ‘riunificazione’ della Cina con il Giappone, per formare con altri paesi della regione una Lega che si può confrontare anche con le armi con Stati Uniti ed Europa) “”Wenn diese Liga sich bildet, ist es um Europa geschehen. China zählt 400 Millionen, Indien 300, Birma, Annam, Siam je einige zehn, Japan allein einige zehn, und dazu kommen noch die kleineren Völker. Wir sind 1200 Millionen gegen 400 Millionen Europäer und Amerikaner. Wenn wir zu den Waffen greifen wollten, wer würde dann siegen? Aber wir wollen es nicht den Räubern nachmachen, von denen wir so viel leiden mußten.”” (pag 143-144) Karx Marx, es gibt zu viele Arten von Sozialismus. Die sechs Jahre die vergangen sind heben gezeigt, daß nur daß politische Problem gelöst wurde. (In Rußland seit der Revolution) (pag 163-164) Dello stesso autore: Otto Mäenchen-Helfen, Reise ins asiatische Tuwa, Der Bücherkreis, Berlin”,”CINE-021″
” MÄNCHEN-HELFEN Otto von”,”Drittel der Menschheit. Ein Ostasienbuch.”,”””Tschang Tsung-tschang war eine höchst interessante Gestalt in der chinesischen Politik der jüngsten Zeit. Als noch die Mandsch-dynastie herrschte, war er ein Räuber, erst in Schantung, später in der Mandschurei, wo er von “”Berufskollegen”” etwas Russisch lernte. Dank der Unterstützung durch Tschang Tso-lin wurde dieser ungebildete Mann, der nicht lesen und schreiben konnte, Militärmachthaber in Schantung. Er hatte 50 Konkubinen zu ernähren und zu kleiden. Er saugte die 40 Millionen seiner Provinz bis aufs Blut aus. Die Tatsache, daß im Jahre 1927 mehr als zwei Millionen aus Schantung nach der Mandschurei auswanderten, ist ein sprechendes Zeugnis für die Schandwirtschaft des Tschang Tsung-tschang.”” (pag 11) ‘Un terzo dell’ umanità’ L’arcipelago malese (o Insulindia [1]) è un vasto gruppo di isole localizzato nel sud-est asiatico fra Australia e Indocina. Le isole che lo compongono delimitano il “”confine”” fra Oceano Pacifico e Oceano Indiano e fanno parte di diversi stati: Indonesia, Filippine, Singapore, Brunei, Malaysia (stati di Sarawak, Sabah e territorio federale di Labuan) Timor Est e Papua Nuova Guinea anche se l’inclusione di quest’ultima è controversa sia per ragioni culturali sia per motivi geografici in quanto l’isola di Nuova Guinea, da un punto di vista geologico, non fa parte della piattaforma continentale dell’Asia. L’arcipelago malese comprende a sua volta diversi arcipelaghi, i principali sono: Le isole della Sonda divise in Grandi isole della Sonda Piccole isole della Sonda L’arcipelago delle Molucche Le Filippine La superficie complessiva è pari a circa 2 milioni di km², e la popolazione totale è di circa 300 000 000. Le isola principali dell’arcipelago sono Nuova Guinea (se compresa), Borneo e Sumatra, la più popolosa è l’isola di Giava. Da un punto di vista geologico l’arcipelago è una delle regioni vulcaniche più attive al mondo, il punto più elevato è il monte Kinabalu a Sabah (4.101 m s.l.m.) oppure, se si comprende la Nuova Guinea, il Puncak Jaya (4.884 m s.l.m.) nella provincia di Papua. L’arcipelago è situato a cavallo dell’Equatore, il clima è tropicale ma sensibilmente più piovoso nella parte occidentale che in quella orientale. La fauna presenta una forte differenziazione fra la parte occidentale e quella orientale, le due regioni sono infatti separate dalla cosiddetta linea di Wallace. Note [modifica] ^ Questo termine di origine latina è oramai desueto. La parola è composta dall’unione di “”insula”” (isola) e India con il toponimo che si riferisce alle Indie Orientali. Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Arcipelago_Malese”” Insulindia: L’ Insulinde ou Asie du Sud-Est insulaire, anciennement appelée Malaisie, archipel Malais ou archipel Indien, est un vaste archipel montagneux s’étendant entre les continents asiatique et australien et qui comprend les pays et territoires suivants : le Brunei ; l’Indonésie, à l’exception de l’Irian Jaya ; les Philippines ; le Timor oriental ; la Malaisie orientale (située sur l’île de Bornéo), soit les États de Sarawak et de Sabah et le district fédéral de Labuan ; le territoire indien d’Andaman et Nicobar. Cet archipel compte ainsi 2 millions de kilomètres carrés, ce qui en fait le plus vaste de la terre. On peut le diviser en deux ensembles. Au sud, l’arc malais regroupe les îles Andaman et Nicobar et les îles de la Sonde (Sumatra, Java, Bali, Lombok, Sumbawa et Florès). À l’est, les Philippines, Célèbes et les Moluques forment un autre arc. Entre les deux, se trouve l’île de Bornéo. L’Insulinde était jadis considérée comme l’une des trois parties de l’Océanie, avec la Mélanésie et la Polynésie. Aujourd’hui, on la rattache plus souvent à l’Asie, plus précisément à l’Asie du Sud-Est. Culturellement, on parle d’Asie du Sud-Est « insulaire et péninsulaire » pour inclure la péninsule de Malacca et ainsi englober l’ensemble de la Malaisie. Voir aussi [modifier] Peuplement de l’Asie du Sud-Est insulaire Langues austronésiennes Langues papoues Indochine (Wikip)”,”ASIx-089″
“MÄNCHEN-HELFEN Otto NIKOLAJEVSKY Boris”,”Karl und Jenny Marx. Ein Lebensweg.”,”””Über das Leben Engels’ in den Jahren 1844 bis 1847 gibt der Briefwechsel Marx-Engels als die vornehmste Quelle zur Biographie reichlich Aufschluß. Von Marxens Briefen an Engels aus dieser Zeit ist ein einziger auf uns gekommen. Es gibt nur wenige Dokumente, die das persönliche Leben Marxens in Brüssel schildern. Dazu gehören Stephan Borns “”Erinnerungen eines Achtundvierzigers””. Der junge Buchdruckergeselle hatte in Paris mit Engels Freundschaft geschlossen, war Kommunist geworden und gegen den Nur-Republikaner Karl Heinzen, die Karikatur eines deutschen Jakobiners – den “”Fürschtekiller”” nannten sie ihn später in Amerika – mit einer talent-vollen Verteidigung des Kommunismus aufgetreten. Born stand 1848 an der Spitze der Berliner Arbeiterbewegung. Als er, ein alter Mann, seine Erinnerungen schrieb, war er haubacken-sozialreformerischer Universitätprofessor in Basel. Nicht für den Charakter, aber für die Begabung mancher damals glühender Kommunisten zeugt, daß sie es, einmal mit der bürgerlichen Welt versöhnt, zu ansehlichen Ämtern brachten. Karl Wallau wurde Bürgermeister in Mainz, Heinrich Bürgers angesehener nationalliberaler Politiker, Hermann Becker “”stieg””, als Kölner Oberbürgermeister, bis zur Würde eines Mitglieds des preußischen Herrenhauses.”” (pag 120)”,”MADS-416″
“MANCHESTER William”,”I cannoni dei Krupp. Storia di una dinastia 1587-1968.”,”Prima famiglia del Reich, la più ricca e potente d’Europa, nel 1870 a Sedan i loro cannoni avevano vinto la guerra franco-prussiana. Nel 1915 la grossa ‘Bertha’ aveva bombardato Parigi da un centinaio di kilometri di distanza. Nel 1926, dopo Versailles, fu con l’aiuto dei Krupp che i tedeschi prepararono l’ “”Esercito dei centomila”” i quadri della futura Wehrmacht e approntarono i cannoni e i Panzer che dal 1939 dilagheranno in Europa. La figura centrale del libro è Alfred KRUPP che rappresenta il periodo nazista della dinastia. MANCHESTER ha scritto ‘Morte di un presidente’ (1967) su J.F. KENNEDY. E’ laureato in giornalismo all’Univ del Missouri.”,”GERQ-028″
“MANCHESTER William”,”Churchill, l’ ultimo leone. 1932 – 1938. La solitudine. Terzo volume.”,”””Con quanta calma lo si voglia considerare, il pericolo di un attacco dall’ aria non può non apparire eccezionale””. (…) E’ arrivato il momento, continuò (Churchill), “”in cui sul mistero che circonda il riarmo tedesco va fatta piena luce””. (…) Seguendo il suo metodo caratteristico, Churchill aveva evidenziato un unico tema, la potenza aerea, e avrebbe messo da parte tutto il resto quando sarebbe sorta la questione RAF-Luftwaffe.”” (1934) (pag 149)”,”BIOx-070″
“MANCI Filippo”,”Il cuore sotto la toga.”,”””Psicologia strana, ma umanamente vera: l’umiltà e l’affabilità non attrae, ma rende diffidenti gli uomini abituati alla forza o alla frode””. (pag 22)”,”DIRx-023″
“MANCINA Claudia; PRESTIPINO Giuseppe; MISURACA Pasquale; VANNUCCI Stefano”,”Rapporti di forza e previsione. Il gioco della storia secondo Gramsci (Mancina); Marxismo (e tradizione gramsciana) negli studi antropologici (Prestipino); Politica, economia, diritto; sociologia come scienze dello Stato (Misuraca); Il valore d’uso in Marx e la teoria dell’utilità. Note su alcuni recenti contributi (Vannucci).”,” A proposito di una nota del Quaderno 4 (‘Appunti di filosofia’, 1′) intitolata ‘Rapporti tra struttura e superstruttura’ (pp. 455-465, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Einaudi 1975) La nota in questione verrà poi trasferita in ‘Noterelle sul Machiavelli’ dividendosi in due e mutando titolo: ‘Analisi delle situazioni: rapporti di forza’, e ‘Alcuni aspetti teorici e pratici dell’economismo’ (Q. pp. 1578-1589 e pp. 1589-1597) Dunque la previsione – che peraltro non può essere esclusa dalla fondazione scientifica della politica – è un momento di questo esplicarsi. «Chi fa la previsione in realtà ha un “”programma”” da far trionfare e la previsione è appunto un elemento di tale trionfo… solo nella misura in cui l’aspetto oggettivo della previsione è connesso con un programma esso aspetto acquista oggettività… Solo l’esistenza nel “”previsore”” di un programma da realizzare fa sì che egli si attenga all’essenziale, a quegli elementi che essendo “”organizzabili””, suscettibili di essere diretti o deviati, in realtà sono essi soli prevedibili» (34)”” (pag 51) (34) Q., pp. 1810-1811 Prestipino: …la prima refutazione radicale del marxismo (come teoria del mutamento storico e delle sue leggi) è implicita nell’ antropologia del novecento. Più precisamente: nell’antropologia post-positivista e antievoluzionista, funzionalista e proto-strutturalista (da Malinowski a Radcliffe-Brown, a Boas). (pag 55)”,”GRAS-001-FB”
“MANCINA Claudia; MARRAMAO Giacomo; PAPA Franca; FISTETTI Francesco”,”Sul materialismo dialettico di L. Geymonat (Mancina); Dialettica della forma e scienza della politica (Marramao); Economia e marxismo (Papa); «Costituzione» e lotte di classe (Fistetti).”,”Nel saggio di Claudia Mancina parlando dell’opera di Geymonat ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ si ricorda che due capitoli sono dedicati rispettivamente a Engels e a Lenin (vol. V p. 332-371 e vol. VI p. 87-121) (pag 87). Altre opere con un contributo di Geymonat: il volume collettivo ‘Attualità del marxismo dialettico’, e il Quaderno di ‘Critica marxista’ n. 6. Geymonat sul problema del rapporto tra scienza e filosofia nel pensiero di Engels”,”TEOC-016-FB”
“MANCINA Claudia”,”Strutture e contraddizione in Godelier.”,”‘In questa sede (Marxismo e strutturalismo) Godelier, che ha già fatto il passo decisivo in direzione dell’antropologia, dà un quadro teorico molto più coerente e preciso alle sue formulazioni. Questo quadro è costituito essenzialmente dal riferimento allo strutturalismo di Lévi-Strauss. Marx sarebbe un precursore della «corrente strutturalista moderna»’ (pag 198) “”Marx s’attarda sulle ‘forme economiche precapitalistiche’ solo per mettere in luce, ‘negativamente’, i fattori che in Europa hanno portato, positivamente, al fiorire del capitale e del capitalismo”” (E. Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx’ (Laterza, 1969, p. 150) (pag”,”TEOC-028-FGB”
“MANCINI Vittorio”,”La comune di Parigi. Storia della prima rivoluzione proletaria.”,”””- Chi sei? – Levêque, muratore, membro del Comitato centrale. – Ah! sono i muratori che vogliono comandare, adesso! – risponde il versagliese, e gli scarica la pistola in faccia””. (Lissagaray) (in apertura) Mito rivoluzione spontanea: “”Bisognerà tuttavia demolire un mito storiografico che resiste da lungo tempo, ed è pure contraddetto dalla dinamica reale degli avvenimenti: quello della rivoluzione comunarda come fenomeno totalmente prematuro e casuale, essenzialmente dovuto alla spontaneità delle masse – all’ inizio, peraltro, passive o esitanti -, fatto poi precipitare verso esiti propriamente rivoluzionari dall’ ostinazione e dalle scoperte manovre del governo borghese. Scrive ad esempio Talès: “”La giornata del 18 marzo ’71, che agli occhi dei contemporanei segna l’ inizio della nuova Rivoluzione, non ha nessun equivalente nella nostra storia rivoluzionaria; essa è una strana giornata in cui si vede una folla in generale passiva, provocare il crollo locale, senza dubbio, ma totale delle istituzioni borghesi””. Questo giudizio di un terzinternazionalista che scrive nel 1921 è in fondo la ripresa di una vecchia tesi, già sostenuta più volte da autori contemporanei alla Comune””. (pag 63-64)”,”MFRC-088″
“MANCINI Federico a cura; testi di Thurman WESLEY ARNOLD Adolph A. BERLE jr John DEWEY Herbert HOOVER Gardiner C. MEANS Reinhold NIEBUHR Franklin Delano ROOSEVELT Norman THOMAS Henry Agard WALLACE”,”Il pensiero politico nell’età di Roosevelt.”,”Testi di Thurman WESLEY ARNOLD Adolph A. BERLE jr John DEWEY Herbert HOOVER Gardiner C. MEANS Reinhold NIEBUHR Franklin Delano ROOSEVELT Norman THOMAS Henry Agard WALLACE”,”TEOP-404″
“MANCINI Mirella GIANNI Emilio, a cura”,”1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune.”,”””In un’altra pagina, Lenin esamina una la lettera del marzo 1873 di Engels a Bebel (1), pubblicata nella autobiografia di Bebel nel 1911, e la definisce di «una importanza straordinariamente grande» sul problema dello Stato. La fissa in otto punti che avremo occasione di riprendere. Per ora vediamo il commento: «Di solito i concetti “”libertà”” e “”democrazia vengono considerati identici e vengono spesso usati l’uno in sostituzione dell’altro. Molto spesso i marxisti volgari (Kautsky, Plekhanov ec. alla loro testa) ragionano proprio così. In realtà la democrazia esclude la libertà. La dialettica (il processo) di sviluppo è il seguente: dall’assolutismo alla democrazia borghese; dalla democrazia borghese a quella proletaria; da quella proletaria alla scomparsa della democrazia». In questa dialettica di sviluppo delle forme politiche delle lotte tra le classi, Lenin tira la conclusione della restaurata lezione di Marx e di Engels sulla «forma politica finalmente scoperta» nella dinamica della rivoluzione proletaria. La democrazia esclude la libertà; la tendenza verso il comunismo, che è la tendenza alla libertà, non può che far scomparire la democrazia. I marxisti volgari, che identificano libertà e democrazia, diventano socialimperialisti. È inevitabile come è inevitabile il processo di sviluppo delle forme politiche. I marxisti coerenti, che identificano libertà e comunismo, con la stessa coerenza continuano la lotta contro il capitalismo divenuto imperialista”” [Arrigo Cervetto, ‘La forma politica finalmente scoperta’, Lotta comunista; febbraio 1981, in ‘L’involucro politico, in ‘Opere’, vol. 1, ‘Scritti teorici’] [(in) ‘1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del consiglio della comune’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021, a cura di Mirella Mancini e Emilio Gianni] [(1) v. ‘Una lettera a Bebel, paragrafo 3 cap. IV, in V.I. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Ed. Riun., 1968, p. 131-136, ndr]”,”ELCx-294″
“MANCINI Mirella GIANNI Emilio, a cura”,”1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune.”,”La burocrazia. “”Il mutamento di strati piccolo borghesi in strati burocratici rientra nel processo di dominio della grande borghesia e di sviluppo dello Stato moderno. La burocratizzazione della società capitalistica è il prodotto della divisione in classi proprio in rapporto alla detenzione dei mezzi di produzione. La divisione sociale del lavoro segue la divisione tra chi detiene i mezzi di produzione e chi non detiene il capitale costante. Lenin dedica un capitolo di ‘Stato e rivoluzione’ alla analisi di Marx della esperienza della Comune di Parigi: «In Marx non v’è un briciolo di utopismo; egli non inventa, non immagina una società “”nuova””. No, egli studia, come un processo di storia naturale, la genesi della nuova società che sorge dall’antica, le forme di transizione tra l’una e l’altra. Egli si basa sui fatti, sull’esperienza del movimento proletario di massa e cerca di trarne insegnamenti pratici». L’analisi che Marx fa della burocrazia è, come dice Lenin, lo studio materialista di un processo oggettivo: «Egli “”si mette alla scuola”” della Comune, come tutti i grandi pensatori rivoluzionari non esitavano a mettersi alla scuola dei grandi movimenti della classe oppressa…». Marx, però, non cade nell’oggettivismo proprio perché studia «come un processo di storia naturale» la genesi della nuova società e i movimenti del proletariato. Lenin riassume in questo modo la scoperta di Marx: «Non sarebbe possibile distruggere di punto in bianco, dappertutto, completamente, la burocrazia. Sarebbe utopia. Ma spezzare subito la vecchia macchina amministrativa per cominciare immediatamente a costruirne una nuova, che permetta la graduale soppressione di ogni burocrazia, non è utopia, è l’esperienza della Comune, è il compito primordiale e immediato del proletariato rivoluzionario». Il graduale superamento della burocrazia è reso possibile dallo stesso sviluppo capitalistico: «Il capitalismo semplifica i metodi d’amministrazione “”dello Stato””: permette di eliminare la “”gerarchia”” e di ridurre tutto a un’organizzazione dei proletari (in quanto classe dominante) che assume, in nome di tutta la società, “”operai, sorveglianti e contabili””». La tesi è chiara ed afferma che il capitalismo semplifica i metodi d’amministrazione della burocrazia. Quella di Lenin non è una tesi semplicistica come ritiene Kelsen senza dimostrarlo. Il ruolo della burocrazia non è, per il marxismo, derivato da esclusivi metodi d’amministrazione, resi possibili dalla divisione sociale del lavoro. È, invece, un ruolo necessario al dominio di classe. Lenin può indicare: «Si può e si deve subito, dall’oggi al domani, cominciare a sostituire la specifica “”gerarchia”” dei funzionari statali con le semplici funzioni “”di sorveglianti e di contabili””, funzioni che sono sin da ora perfettamente accessibili al livello generale di sviluppo degli abitanti delle città e possono facilmente essere compiute per “”salari da operai””» (pag 164-165) [‘1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune’, a cura di Mirella Mancini e di Emilio Gianni, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”MFRC-183″
“MANCONI Francesco; FRANCHINI Silvia”,”Alle origini della lotta di classe in Sardegna. Giuseppe Cavallera e i lavoratori del mare di Carloforte (1897-1901) (I) (F. Manconi); La questione femminile nel pensiero di John Stuart Mill (II).”,”Nota: Il secondo saggio di Silvia Franchini in SBN ha il n. 205565 e la collocazione DONx-036″,”MOIx-032-B”
“MANDARANO Francesco”,”Onoriamo un traditore!”,”Ricerca dell’autore sul personaggio Graziani, su sollecitazione delle ANPI delle province di Massa-Carrara e Pisa come omaggio alle vittime delle stragi naziste di Marzabotto, S. Anna di Stazzema Montignoso, Massa, Carrara e della provincia Apuana, e come segno di solidarietà verso i Popoli Africani. In apertura: la nota poesia di Piero Calamandrei: ‘Lo avrai camerata Kesserling….’ Graziani durante la Seconda Guerra Mondiale. “”Purtroppo, pochi in Italia sanno e pochissimi ricordano l’immenso disastro militare provocato all’Italia dall’incompetenza e dalla codardia di Graziani. Egli, il 30 giugno 1940 succedette a Italo Balbo, quale comandante delle truppe italiane in Africa settentrionale. Dietro le pressioni del duce ha attaccato l’Egitto, presidiato dagli inglesi, riuscendo ad arrivare a Sidi El Barrani, nel mese di settembre; nei mesi successivi rimane inoperoso, così il giorno 9.12.1940 gli inglesi contrattaccano. Graziani viene colto di sorpresa e nel giro di due mesi perde un’armata di 200.000 uomini, tra morti e prigionieri, ed una quantità enorme di materiale bellico. Su questa vicenda, che dimostra la totale incompetenza di Graziani nel condurre una guerra moderna, i neofascisti odierni sorvolano. In effetti, Graziani, in questo disastro ha delle colpe immense: non ha tenuto conto del servizio informazione che l’aveva avvertito di un imminente attacco inglese, si è fatto totalmente cogliere di sorpresa dall’attacco nemico, non aveva né uno schieramento adatto all’attacco, né alla difesa. Aveva collocato il suo comando a notevole distanza dal fronte, anziché nelle immediate vicinanze. Una volta giunto, il 16 settembre 1940, a Sidi El Barrani, è rimasto fermo per ben due mesi, dando il tempo agli inglesi di organizzarsi. Ha costruito una serie di fortini inutili, in quanto non adeguatamente collegati tra loro, per di più facilmente aggirabili dai mezzi motorizzati e corazzati inglesi, ha cercato di costruire strade ed acquedotti, lavori che richiedevano molto tempo per essere eseguiti e che non erano indispensabili in quel momento. Ha diviso, erroneamente, le sue forze, rendendole molto deboli. Non ha saputo manovrare i carri armati, né coordinare l’azione dell’esercito, con quello della marina e dell’aviazione. In sostanza, Graziani, era rimasto un militare della prima guerra mondiale, assolutamente incapace di condurre una guerra di movimento, con armi moderne”” (pag 214-215). [Ricerca dell’autore sul personaggio Graziani, su sollecitazione delle ANPI delle province di Massa-Carrara e Pisa come omaggio alle vittime delle stragi naziste di Marzabotto, S. Anna di Stazzema Montignoso, Massa, Carrara e della provincia Apuana, e come segno di solidarietà verso i Popoli Africani]”,”ITQM-229″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”Capitoli: Dalla critica della proprietà privata alla critica del capitalismo. Dalla condanna del capitalismo alla giustificazione socio-economica del comunismo. Dal rifiuto della teoria del valore-lavoro alla sua accettazione (1). Una prima analisi d’insieme del modo di produzione capitalistico. Il problema delle crisi periodiche. Il perfezionamento della teoria del valore, della teoria del plusvalore e della teoria della moneta. I Grundrisse e la dialettica del tempo di lavoro e del tempo libero. Il “”modo di produzione asiatico”” e le condizioni storiche preliminari allo sviluppo del capitale. La messa a punto della teoria dei salari. Dai Manoscritti del 1844 ai Grundrisse: da una concezione antropologica ad una concezione storica dell’ alienazione. Disalienazione progressiva attraverso la costruzione della società socialista, o alienazione inevitabile nella “”società industriale””? MANDEL (Francoforte sul Meno, 1923) partecipò alla Resistenza antinazista in Belgio; fu arrestato e internato in un Lager. Fondatore del settimanale ‘La Gauche’, ha collaborato tra l’altro a ‘Les Temps Modernes’ e ‘The New Left Review’. Fra le sue opere principali tradotte in IT ricordo: ‘Mec e concorrenza americana’ (ROMA, 1968), ‘Trattato marxista di economia’ (ROMA, 1970), ‘Neocapitalismo e crisi del dollaro’ (ROMA-BARI, 1973).”,”MADS-001″
“MANDEL Ernest”,”Trattato di economia marxista.”,”Altra copia: ‘Trattato di economia marxista’. SAMONA’ SAVELLI. LIBRERIA INTERNAZIONALE TERZO MONDO. ROMA.1965 vol 1,2 pag 623 598 8° note indice nomi argomenti note introduzione MANDEL”,”TEOC-016 MADS-203″
“MANDEL Ernest”,”Ottobre 1917. Storia e significato di una rivoluzione.”,”Tappe rivoluzione 1917 legittimità riv russa Ottobre colpo di Stato o Riv sociale, nodo situazione internazionale nodo nazionale nodo politico analisi critica bolscevismo concezioni organizzative di LENIN nodo strategia”,”RIRO-049″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”MANDEL (Francoforte sul Meno, 1923) partecipò alla Resistenza antinazista in Belgio; fu arrestato e internato in un Lager. Fondatore del settimanale ‘La Gauche’, ha collaborato tra l’altro a ‘Les Temps Modernes’ e ‘The New Left Review’. Fra le sue opere principali tradotte in IT ricordo: ‘Mec e concorrenza americana’ (ROMA, 1968), ‘Trattato marxista di economia’ (ROMA, 1970), ‘Neocapitalismo e crisi del dollaro’ (ROMA-BARI, 1973). Capitoli: Dalla critica della proprietà privata alla critica del capitalismo. Dalla condanna del capitalismo alla giustificazione socio-economica del comunismo. Dal rifiuto della teoria del valore-lavoro alla sua accettazione (1). Una prima analisi d’insieme del modo di produzione capitalistico. Il problema delle crisi periodiche. Il perfezionamento della teoria del valore, della teoria del plusvalore e della teoria della moneta. I Grundrisse e la dialettica del tempo di lavoro e del tempo libero. Il “”modo di produzione asiatico”” e le condizioni storiche preliminari allo sviluppo del capitale. La messa a punto della teoria dei salari. Dai Manoscritti del 1844 ai Grundrisse: da una concezione antropologica ad una concezione storica dell’ alienazione. Disalienazione progressiva attraverso la costruzione della società socialista, o alienazione inevitabile nella “”società industriale””?”,”MADS-314″
“MANDEL Ernest”,”De la commune à mai 68. Ecrits politiques 1. Sur l’ histoire du mouvement ouvrier international.”,”MANDEL insegna (1978) economia politica all’ università libera di Bruxelles. Nato nel 1923 a Francoforte (RFT) aderente alla 4° Quarta Internazionale nel 1940 è arrestato tre volte condannato ai lavori forzati e deportato in Germania. Ha partecipato alla direzione delle principali attività del movimento trotskista nel corso degli ultimi 30 anni. Dal maggio 1968 gli è stato vietato il soggiorno in Francia, in Germania (RFT) dal 1971, come pure in Svizzera e negli Stati Uniti. E’ autore di varie opere (v. retroc.) Vecchia guardia bolscevica. “”Risposta: Nell’ agosto 1917, 21 bolscevichi sono stati eletti membri del comitato centrale. Di questi 21, 7 sono morti di morte naturale: Sverdlov, Lenin, Noguin, Dzerzinskij, Artem, Kollontaij e Stalin. Due sono stati assassinati dalla controrivoluzione: Uritzky e Chaumian. Undici sono caduti vittime del terrore staliniano: uno assassinato dagli agenti della GPU all’ estero (Trotsky), e dieci nelle galere staliniane (Zinoviev, Kamenev, Rykov, Bucharin, Miliutin, Krestinsky, Sokolnikov, Bubnov, Smilga, Berzin); il ventunesimo Muranov, è sparito senza lasciare tracce; è stato verosimilmente liquidato nel 1938″”. (pag 59)”,”TROS-155″
“MANDEL Ernest”,”Critique de l’ eurocommunisme.”,”Teoria Kautsky. “”Ciò che colpisce prima di tutto in questa strategia eurocomunista, è che non è molto nuova. Essa è stata formulata in una forma coerente per la prima volta nel 1910 da Karl Kautsky, nel suo dibattito con Rosa Luxemburg in seno alla socialdemocrazia tedesca. Kautsky distingue all’ epoca due stategie di lotta per il potere per il movimento operaio tedesco (e, per estensione, per il movimento operaio di tutti i paesi industrialmente avanzati): la strategia detta “”dell’ assalto””, e la strategia detta “”dell’ esaurimento”” (Ermattungsstrategie). Egli opta risolutamente per la seconda””. (pag 196) La famosa prefazione di Engels. “”(…) mettere Friedrich Engels al servizio di una strategia legalitaria a tutti i costi non è che un’ enorme frode. ll testo stampato dalla socialdemocrazia tedesca nel 1895 è un testo raccorciato e censurato con il pretesto di evitare dei procedimenti legali. Bernstein-Kautsky e Compagnia non hanno mai pubblicato il manoscritto integrale di Engels che possedevano. Questo manoscritto è stato pubblicato per la prima volta dall’ Istituto Marx-Engels di Mosca nel 1930.”” (pag 307)”,”EURx-195″
“MANDEL Ernest”,”Iniciacion a la economia marxista. I. L teoria del valor y de la plus-valia. II. El capital y el capitalismo. III. El neocapitalismo.”,”Il sistema schiavistico. Schiavismo. “”Sei giorni alla settimana, lo schiavo lavora nella piantagione; è un lavoro il cui frutto non gli appartiene, crea una eccedenza sociale che abbandona all’ istante la sua produzione, che appartiene in esclusiva ai proprietari degli schiavi. La settimana lavorativa, i 7 giorni in questo caso, si divide in due parti: il lvoro di un giorno, la domenica, è un lavoro necessario, per sostenere lo schiavo e la sua famiglia; il lavoro degli altri 6 giorni della settimana è ciò che costituisce il plus-lavoro, il cui prodotto è a beneficio esclusivo dei padroni, serve per la loro sussistenza e, in aggiunta, per il suo arricchimento.”” (pag 11) Tendenza all’ inflazione permanente (pag 79)”,”TEOC-343″
“MANDEL Ernest BROHM Jean Marie VINCENT Jean Marie BENSAID Daniel POIRON J.M. COLLIOT-THELENE Catherine BROSSAT Alain AVENAS Denise”,”Contra Althusser.”,”””In questo aspetto, Althusser coincide con una corrente ben conosciuta nel movimento operaio: il neo-kantismo, il neo-positivismo e le differenti tonalità del scientismo revisionista della Seconda Internazionale e dei “”marxisti borghesi””. Nel 1899, in piena epoca di “”ritorno a Kant””, secondo la consegna dei revisionisti del momento, Th.G. Masaryk pubblica un’ opera in cui rigetta la dialettica materialistica identificandola con la dialettica hegeliana e trattando ambedue come “”semplice gioco di mano””, come “”elucubrazione metafisica””. Nello stesso anno, E. Bernstein scrive in “”Voraussetzungen des Sozialismus”” che la dialettica hegeliana “”costituisce un elemento perfido della dottrina marxiana (…)””. (pag 62, Jean-Marie Brohm) “”Successivamente, H. de Man, per il quale “”in Francia, il marxismo è stato sempre un prodotto di importazione”” (tedesco, si intende) ripeterà la stessa idea in nome di un pragmatismo ottuso e di noiose considerazioni etiche sulla personalità umana””. (pag 63, Jean-Marie Brohm)”,”TEOC-361″
“MANDEL Ernest”,”Neocapitalismo e crisi del dollaro.”,”MANDEL Ernest, nato a Francoforte nel 1923, è stato in un campo di concentramento nazista. E’ docente alla libera università di Bruxelles. Ha scritto tra l’altro: ‘Mec e concorrenza americana’ (1968). Fondo Pegoraro”,”ECOI-300″
“MANDEL Ernest”,”La pensée politique de Léon Trotsky.”,”MANDEL Ernest (1923-1995) resistente durante l’occupazione nazista in Belgio, professore nell’Università libera di Bruxelles, economista marxista e dirigente della IV° Internazionale, ha pubblicato olte opere tra cui ‘Trattato d’economia marxista’, 1962, ‘La terza età del capitalismo’, 1972) “”Bien moins d’attention a été portée, soit par les biographes de Trotsky, soit par les historiens de la période, à son rôle clé dans l’élaboration d’un concept stratégique pour gagner les masses de pays impérialistes et des pays coloniaux au communisme: le concept stratégique de construction de partis révolutionnaires de masse”” (pag 80) “”La théorie de la révolution permanente appliquée à une série de pays coloniaux et semi-coloniaux implique concrètement que la bourgeoisie coloniale (ou “”nationale””) est incapable de diriger un processus révolutionnaire en accomplissant toutes les tâches historiques de la révolution nationale bourgeoise (en premier lieu une révolution agraire radicale et la conquête de l’indépendance complète de l’impérialisme). Cela implique que ces tâches ne seront réalisées que si le prolétariat est capable de conquérir l’hégémonie dans le processus révolutionnaire et, avec le soutien de la paysannerie et des autres secteurs des masses travailleuses, procède à l’établissement d’un Etat ouvrier (la dictature du prolétariat). Mais cela ne signifie pas que le processus révolutionnaire ne peut pas ‘commencer’ dans les colonies et le semi-colonies avant que le prolétariat ait conquis cette hégémonie”” (pag 130) Tra gli anni 1933 e 1940 Trotsky avrebbe fatto delle dichiarazioni chiare a favore di un sistema multipartito in opposizione al sistema del partito unico, per una reale libertà di stampa (compreso quella dei partiti di opposizione) in opposizione al monopolio di accesso dei media della frazione dominante del partito unico ovvero del governo (pag 155)”,”TROS-238″
“MANDEL Ernest”,”Long Waves of Capitalist Development. A Marxist Interpretation. Based on the Marshall Lectures given at the University of Cambridge.”,”MANDEL Ernest “”As we have recalled many times, Marx was categorically opposed to any “”iron law of wages”” theory of the kind adopted by Malthus or Lassalle (and to some extent by Ricardo too), which in the last analysis rests upon demographic considerations. Wages are supposed always to fall to the physiological minimum as a result of variations in the supply of wage laborers due to birth-rate (or child survival) fluctuations. For Marx, by contrast, wages have two components: one physiological, and one “”historical”” or “”social””. The former represents the lower limit below which wages cannot fall without threatening to make the working class, and hence capitalism itself, disappear. Similarly, the historical-social component has an upper limit beyond which wages cannot rise without making surplus value, and hence capitalism, disappear. But between the lower and the upper limit wages can and do fluctuate, as a function of what Marx called “”the respective powers of the (class) combatants”” (1)”” [Ernest Mandel, Long Waves of Capitalist Development. A Marxist Interpretation, 1995] [(1) W.W. Rostow, The World Economy, History and Prospects (Austin, 1978)]”,”TEOC-615″
“MANDEL Ernest”,”Über die bürokratie.”,”MANDEL Ernest”,”TEOS-219″
“MANDEL Ernest”,”Che cos’è la teoria marxista dell’economia.”,”La crisi economica che inizia ‘a spirale’ dopo un po’ viene ‘ammortizzata’ (pag 78-79) Tendenza all’inflazione permanente (pag 81) (sic!) Validità della teoria del valore-lavoro (pag 27-29) “”(…) ecco tre prove tradizionali della validità della teoria del valore-lavoro. La prima, è la ‘prova analitica’, o, se preferite, la scomposizione del prezzo di ogni merce nei suoi elementi costitutivi, che dimostra che se si risale abbastanza lontano, si trova soltanto del lavoro. Il prezzo di ogni merce può essere ricondotto a un certo numero di elementi: l’ammortamento delle macchine e degli edifici, ciò che chiamiamo la ricostituzione del capitale fisso; il prezzo delle materie prime e dei prodotti ausiliari; il salario; e infine tutto ciò che è plusvalore: profitto, interessi, affitti, tasse, ecc. Per quanto concerne questi ultimi due elementi, il salario e il plusvalore, sappiamo già che si tratta di lavoro e di lavoro puro. Per quanto concerne le materie prime, la maggior parte dei loro prezzi si riducono in gran parte al lavoro; per esempio, più del 60% del prezzo di costo del carbone è costituito da salari. (…) La seconda prova è la ‘prova logica’; è quella che si trova all’inizio de ‘Il Capitale’ di Marx, e che ha sconcertato non pochi lettori, perché non costituisce certamente il modo pedagogico più semplice per affrontare il problema. Marx pone la seguente questione: vi è un’immensa quantità di merci. Queste merci sono intercambiabili, e ciò significa che esse debbono possedere una qualità comune, poiché tutto ciò che è intercambiabile è comparabile, e tutto ciò che è comparabile deve almeno avere una qualità comune. Solo le cose che non hanno alcuna qualità comune sono incomparabili per definizione. Consideriamo ognuna di queste merci. Quali sono le loro qualità? Esse hanno in primo luogo, una serie infinita di qualità naturali: peso, lunghezza, densità, colore, larghezza, natura molecolare, in breve tutte le loro qualità naturali, fisiche, chimiche, ecc. Forse che una qualsiasi di queste qualità fisiche può essere alla base della loro comparabilità in quanto merci, può essere la comune misura del loro valore di scambio? Può essere il peso? Chiaramente no, perché un chilo di burro non ha il medesimo valore di un chilo d’oro. E’ il volume? E’ la lunghezza? Alcuni esempi dimostreranno subito che non è vero. (…) Si deve trovare in tutte le merci una qualità comune che non sia una qualità fisica. Marx conclude: la sola qualità comune, che non sia fisica, di queste merci, è la loro qualità di essere tutte dei prodotti del lavoro umano, del lavoro umano ‘astratto’. (…) L’unica cosa che le merci hanno di comparabile tra loro dal punto di vista del loro valore di scambio, è che sono tutte prodotti di lavoro umano astratto, sono cioè prodotte da produttori legati tra loro da rapporti di equivalenza, basati sul fatto che producono tutti delle merci per lo scambio. E’ quindi il fatto di essere il prodotto di lavoro umano astratto che è la qualità comune delle merci, che fornisce la misura del loro valore di scambio, della loro possibilità di essere scambiate. E’ dunque la quantità di lavoro socialmente necessario per produrle che determina il valore di scambio di queste merci. (…) Una terza ed ultima prova della giustezza della teoria del valore-lavoro, è la ‘prova per assurdo’, che, d’altra parte, è la più raffinata e la più “”moderna””. Immaginiamo per un attimo una società in cui il lavoro umano vivente fosse completamente scomparso, cioè una società in cui tutta la produzione fosse stata automatizzata al 100%. (…) Ma immaginiamo questo fenomeno spinto alle sue estreme conseguenze. Il lavoro umano è totalmente eliminato da tutte le forme della produzione, da tutti i servizi. Può il valore continuare ad esistere in queste condizioni? (…) Una tale situazione sarebbe chiaramente assurda. Si produrrebbe un’immensa quantità di prodotti la cui produzione non creerebbe alcun reddito, poiché nessun essere umano sarebbe intervenuto in questa produzione. Ma si vorrebbero “”vendere”” questi prodotti per i quali non vi sarebbe più alcun compratore! E’ evidente che in una simile società la distribuzione dei prodotti non si effettuerebbe più sotto forma di vendita di merci, vendita resa d’altronde anche assurda a causa dell’abbondanza generata dall’automazione totale. In altri termini, la società in cui il lavoro umano è totalmente eliminato dalla produzione, nel senso più generale del termine, compresi i servizi, è una società in cui il valore di scambio è egualmente scomparso. Nel momento in cui il lavoro umano è scomparso dalla produzione assistiamo alla contemporanea scomparsa del valore: questo a riprova della giustezza della teoria del valore-lavoro”” (pag 27-31) [Ernest Mandel, Che cos’è la teoria marxista dell’economia, 1974]”,”MADS-165″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”2° copia Fondo Pegoraro Contiene ritaglio di giornale che riporta la recensione del libro di Mandel scritta da Carlo Pasquinelli “”Questa analisi ch’è molto sottile, e supera tutto quel che la scienza accademica dell’epoca aveva potuto cogliere, soffre nondimeno di parecchie debolezze. La distinzione tra crisi monetarie, che non sono che il riflesso di crisi di sovrapproduzione, e crisi monetarie “”autonome””, che possono apparire anche in fase di prosperità, soprattutto nel quadro dei “”meccanismi automatici”” retti dal ‘gold standard’, non è sufficientemente fondata. La ‘durata del ciclo’ è colta in modo puramente empirico e non in rapporto con la durata del periodo di riproduzione del capitale fisso. Queste due deficienze porteranno Marx ed Engels a predire più volte a torto lo scoppio d’una nuova crisi, in particolare nel 1852 (15), nel 1853 (16) e nel 1855 (17). E’ solo nel 1857 che questa crisi finalmente scoppierà, la durata media del ciclo nelle condizioni del capitalismo classico rivelandosi essere non già di sei-sette anni, come i due amici avevano creduto in un primo tempo (18), bensì di sette-dieci anni, come Marx ha ampiamente dimostrato in seguito nei ‘Grundrisse’ e nel ‘Capitale’. Questi due fattori hanno svolto un ruolo determinante negli errori di previsione economica degli anni 1852-55. Nella “”Neue Rheinische Zeitung”” è l’analogia con la durata del ciclo precedente (1843-47) che porta Marx ed Engels a predire una nuova crisi per l’anno 1852. Negli articoli inviati al “”New York Daily Tribune””, sono i problemi monetari che svolgono un ruolo di primo piano nell’errata diagnosi. Durante tutto questo periodo la scoperta e lo sfruttamento febbrile delle miniere d’oro della California e dell’Australia hanno fortemente scosso il mercato monetario. Come indica Rjazanov nel suo commento agli articoli del 1852 (19), Marx ha più tardi, nel terzo volume del ‘Capitale’ (20), corretto l’impressione che aveva avuto a quell’epoca che l’accumulazione dell’oro alla Banca d’Inghilterra non poteva risultare che dalle fluttuazioni della bilancia commerciale, strettamente legate alla congiuntura economica britannica e internazionale. Questa accumulazione poteva anche risultare da bruschi aumenti della produzione dell’oro, spedito in Gran Bretagna, ed esercitare così un’influenza autonoma sulla congiuntura. Tocchiamo qui uno degli aspetti del ‘duplice carattere dell’oro’, al tempo stesso equivalente generale di tutte le merci (funzione che sembra esercitare indipendentemente dal suo valore intrinseco) e merce esso stesso, metallo prodotto dal lavoro umano, il cui valore fluttua con l’andamento della produttività nella industria aurifera. Qualche anno dopo, redigendo i primi capitoli di ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’, Marx sottolineerà questo fenomeno contraddittorio”” [(15) K. Marx F. Engels, Revue. Mai bis Oktober, trad.it, cit., p. 149. Si veda anche la lettera di Marx ad Engels del 19 agosto 1852, in K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II (1852-1856), Roma, 1950, p. 101; (16) ‘Pauperismo e libero scambio. La minaccia d’una nuova crisi commerciale’ (Londra, 15 ottobre 1852), art. inviato al “”New York Daily Tribune””, in Marx-Engels, Gesammelte Schriften 1852-1862, a cura di Riazanov, Stuttugart, Dietz Verlag, 1920, vol I p. 33; (17) Serie di articoli pubblicati sotto il titolo: ‘La crisi commerciale in Gran Bretagna’ nella ‘Neue Oder Zeitung’ dell’11-25 gennaio 1855 e nel ‘New York Daily Tribune’ del 20 gennaio 1855; (18) “”In economia politica non bisogna mai, per principio, raggruppare le cifre di un solo anno per trarne delle leggi generali. Bisogna sempre considerare il termine medio di sei o sette anni, lasso di tempo durante il quale l’industria moderna passa per le diverse fasi di prosperità, di sovrapproduzione, d’inerzia, di crisi e conclude il suo ciclo fatale”” (K. Marx, Discorso sulla questione del libero scambio (1848)’, in ‘Appendice a ‘Miseria della filosofia’ cit., p. 163; (19) D. Rjazanov, in Marx-Engels, Gesammelte Schriften 1852-1862, cit, vol. I. p. 453; (20) K. Marx, Il Capitale, vol III, Roma, 1965, pp. 589-90] [Ernest Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico, 1969] “”Nel 1852, Marx aveva ancora ragionato per pura analogia: poiché la storia delle crisi c’insegna che l’accumulazione d’un eccesso di capitali nelle banche stimola la speculazione sino al parossismo, e che questo surriscaldarsi della congiuntura precede di poco la crisi (21), l’eccesso di capitali che esiste dal 1852 deve necessariamente stare ad indicare una prossima crisi. Qualche mese più tardi, nel gennaio del 1853, è però già portato a correggere tale impressione (22). Nonostante questa errata previsione, l’analisi della congiuntura economica del 1852 contiene degli elementi validi, in particolare la seguente pertinente osservazione, che ha conservato il suo valore sino all’epoca contemporanea: “”Non si è mai dato un periodo di prosperità nel corso del quale essi [gli ottimisti borghesi] non abbiano colto l’opportunità di dimostrare che ‘questa volta’ l’implacabile destino sarebbe stato vinto. Ma il giorno in cui scoppiò la crisi, simulavano l’innocenza e attaccavano con moralistica indignazione e banali rimproveri il commercio e l’industria perché non avevano fatto prova di sufficiente precauzione e previdenza (23). Quanto poi alla “”crisi”” del 1854-55, l’errore di Marx fu anche più perdonabile, perché non derivò semplicemente da ragionamenti per analogia o da deduzioni astratte. Ci fu effettivamente una crisi di sovrapproduzione dell’industria cotoniera, causata specialmente da una diminuzione delle esportazioni verso l’Australia (dove nel corso dei due anni precedenti c’era stata una speculazione eccessiva in seguito al ‘boom’ dell’oro). Ci furono anche gravi fluttuazioni sul mercato monetario, causate da una brusca caduta dell’apporto dell’oro americano e australiano. Numerosi fallimenti nei paesi d’oltremare altri ne produssero di importanti ditte britanniche. Nondimeno, come precisa Rjazanov nel suo commento agli articoli di Marx del gennaio 1855 (24), non si trattava d’una crisi ‘generale’ bensì d’una crisi ‘parziale’, nel corso della quale s’è rivelato ancora una volta il ruolo ‘autonomo’ del fattore monetario. Nei suoi articoli del gennaio 1855, Marx sottolinea la eccezionale importanza dei mercati americano ed australiano per l’espansione della produzione industriale e delle esportazioni britanniche. (…) L”aumento’ delle esportazioni britanniche, ch’era stato di oltre 50 milioni di sterline in quel decennio, risultava dunque assorbito ‘per circa l’80%’ dai due “”nuovi”” mercati d’oltremare. Dal momento che questo ‘boom’ delle esportazioni sembrava ora cessato, non si poteva pensare che fosse l’intera fase di prosperità ad essere colpita a morte? Come si vede, in quel momento, l’errore di previsione di Marx s’era fondato su basi più solide di quello del 1853. Quel che l’autore del ‘Capitale’ aveva stavolta sottovalutato, era l”effetto stimolante della guerra di Crimea’ sulla congiuntura economica. L’esperienza storica fornisce qui un esempio di quel che Rosa Luxemburg chiamerà più tardi il ruolo di “”sbocco sostitutivo”” che le commesse dello stato possono svolgere rispetto agli sbocchi esterni (25). Le forniture all’esercito e lo sviluppo dell’industria bellica hanno largamente compensato la contrazione delle esportazioni verso l’Australia. D’altra parte, Marx più tardi l’ha riconosciuto, poiché nel terzo volume del ‘Capitale’ classifica gli anni 1854 e 1855 tra quelli di prosperità. Ma l’anno seguente l’analisi del ‘boom’ effettuata prima da Engels (lettera a Marx del 14 aprile 1856), poi da Marx (lettera ad Engels del 26 settembre 1856) risulta corretta (26). Un “”magnifico ‘crack'”” (Engels a Marx, 29 ottobre 1857) (27) gli succede spalancando le porte alla crisi. Stavolta i due amici erano dotati delle conoscenze e in possesso dei dati empirici necessari per seguire passo passo lo sviluppo della crisi. La crisi del 1857-58 era d’altra parte più generale di quelle precedenti: s’estendeva su un’area geografica più larga e toccava tutti i rami dell’industria. E’ nel corso dello studio della crisi del 1857-58 che Marx scopre per la prima volta i rapporti tra la durata del ciclo e quella della riproduzione del capitale fisso. Pone in proposito un quesito ad Engels nella sua lettera del 2 marzo 1859, e l’amico gli risponde diffusamente due giorno dopo (28). Così il circolo è chiuso, e Marx ed Engels correggono ora nel senso del ciclo decennale l’erronea supposizione d’un ciclo sessennale avanzata sette anni prima. Ormai solo la Cina appare a Marx come un possibile sbocco supplementare nel corso del ciclo che seguirà la crisi del 1857-58 (29); (…)”” [Ernest Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico, 1969] (pag 82-84) [(21) K. Marx F. Engels, Gesammelte Schriften, vol. I, p. 33; (22) Ibid. pp. 64-72; (23) Ibid. p. 34; (24) Ibid., vol II, p. 500; (25) R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale, Torino, 1968, pp. 455 sgg.; (26) K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II, pp. 416-17, 443-44; (27) Ibd., vol. III (1857-1860), Roma, 1951, p. 104; (28) Ibid., vol. III, pp. 180-81; 181-83; (29) Ibid., vol III, p. 241]”,”MAED-449″
“MANDEL Ernest.; MORGENSTERN Carlos.; SAMI A.”,”Rosa Luxemburg et la social-démocratie allemande (Mandel); Rosa et Trotsky (Morgenstern); Rosa contre l’ultra-gauchisme (Sami).”,”””De toutes les grandes figures du socialisme européen, personne n’était plus prés de Trotsky que Rosa Luxemburg”” (Isaac Deutscher, Le prophète armé’, page 249) (in apertura ad articolo di Carlos Morgenstern)”,”LUXS-064″
“MANDEL Ernest, a cura di Antonio MOSCATO”,”Ottobre 1917. Storia e significato di una rivoluzione.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Il saggio di Mandel è accompagnato da un quadro storico della rivoluzione del 1917, di François Vercammen, e da un glossario completo dei nomi e delle formazioni politiche citate nel testo.”,”RIRO-050-FL”
“MANDEL Ernest”,”Revolutionary Marxism and Social Reality in the 20th Century. Collected Essays.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Preface , Introduction by Steve BLOOM, Index,”,”TEOC-060-FL”
“MANDEL Ernest”,”Introduzione alla teoria economica marxista.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile.”,”TEOC-074-FL”
“MANDEL Ernest CHARLIER Fernand”,”L’URSS è uno Stato capitalista? I fondamenti della teoria del «capitalismo di Stato» (Mandel) – La tesi sul «capitalismo di Stato» nell’Urss e le loro contraddizioni (Charlier).”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile.”,”RUSU-045-FL”
“MANDEL Ernest”,”An Introduction to Marxist Economic Theory.”,”Nella seconda parte del volumetto: – Le origini del neo-capitalismo – Una rivoluzione tecnologica permamente – L’importanza della spesa militare per gli armamenti – Come le crisi vengono ‘ammortizzate’ in recessione – La tendenza all’ inflazione permamente – La pianificazione economica”,”TEOC-726″
“MANDEL Ernest”,”Marxist Economic Theory. Volume I.”,”Dovrebbe essere di RC Teorie sul sottoconsumo e teorie sulla sproporzione (pag 361-362-363, 366-367-368) Sottoconsumo: Nel linguaggio economico, consumo complessivo di una collettività inferiore a quello che sarebbe necessario perché tutti i beni prodotti vengano venduti o addirittura perché la produzione assuma tale sviluppo da consentire la piena occupazione dei fattori produttivi disponibili. Crisi di s. Lo squilibrio derivante dall’eccesso di offerta sulla domanda visto dall’angolo visuale dei compratori. Nei suoi effetti, tuttavia, non si distingue dalla crisi di sovrapproduzione. Le cause che determinano situazioni di s. sono state oggetto di analisi di numerose teorie economiche. Secondo T.R. Malthus lo squilibrio (generale o specifico) fra domanda e offerta di beni e servizi è prevalentemente dovuto a una forte tendenza al risparmio che provoca una saturazione del mercato degli investimenti e quindi il ristagno economico. Secondo S. Sismondi e J.K. Rodbertus le motivazioni del s. sono invece da attribuire alla povertà delle classi popolari che, a causa del basso livello salariale, non hanno la capacità di acquistare i beni da esse prodotti. Le teorie del s. si scontrarono a lungo contro la dominante legge degli sbocchi di J.B. Say, ma in seguito alla rivoluzione apportata nella scienza economica da J.M. Keynes e alla sua negazione della validità generale del principio che l’offerta crea la domanda, il s. (interpretabile come bassa propensione al consumo) è stato visto, in base al moltiplicatore del reddito, come fattore determinante di situazioni di disoccupazione. (treccani.it) sottoconsumo Consumo complessivo di una collettività inferiore a quello che sarebbe necessario perché tutti i beni prodotti vengano venduti o la produzione si sviluppi in misura da consentire la piena occupazione dei fattori disponibili. Più precisamente, il termine è usato quando si ritiene che tale squilibrio non dipenda dall’offerta eccessiva di beni di consumo ( crisi economica; sovrapproduzione), ma da fattori che ne limitano la domanda. Teorie del sottoconsumo. Diverse teorie economiche (dette appunto teorie del s.) sono state formulate per definire il s. e individuarne le cause (per es. nell’inadeguata distribuzione del reddito, nella bassa propensione al consumo di una o più classi, nel carattere naturalmente limitato dei bisogni umani) e, in alcuni casi, per assegnargli un ruolo rilevante nella spiegazione della crisi, detta pertanto crisi di sottoconsumo. Alcune di queste teorie sostengono che processi di riduzione del potere d’acquisto dei consumatori, causati da operazioni di consolidamento del debito pubblico (J.M. Lauderdale) o dall’ineguale distribuzione del reddito (T.R. Malthus), generino depressioni con fenomeni di sovrapproduzione, di calo del saggio di profitto e, quindi, di riduzione della capacità produttiva. Solo una più equilibrata distribuzione del reddito (J.A. Hobson, E. Lederer) può consentire, secondo questa impostazione, una successiva ripresa ed espansione. Secondo S. Sismondi e J.K. Rodbertus, le motivazioni del s. sono invece da attribuire alla povertà delle classi popolari che, a causa del basso livello salariale, non hanno la possibilità di acquistare i beni da esse prodotti. Le teorie del s. si sono scontrate a lungo con la dominante legge degli sbocchi di J.B. Say ( Say, legge di), ma in seguito alla rivoluzione apportata nella scienza economica da J.M. Keynes (?) e alla sua negazione della validità generale del principio secondo cui l’offerta crea la domanda, il s. (interpretabile come bassa propensione al consumo) è stato visto, in base al moltiplicatore (?) del reddito, come fattore determinante di situazioni di disoccupazione. (Dizionario di economia e finanza, Treccani)”,”TEOC-727″
“MANDEL Ernest”,”Marxist Economic Theory. Volume II.”,”Dovrebbe essere di RC”,”TEOC-728″
“MANDEL Ernest”,”The Formation of the Economic Thought of Karl Marx. 1843 to ‘Capital’.”,”MANDEL Ernest Contiene il capitolo: ‘Il problema delle crisi periodiche’ (The Problem of Periodic Crisis) “”In their review of the economic situation, Marx and Engels emphasized above all the importance of the “”great overseas markets”” for the economic situation of Great Britain (and of European industry generally). After mentioning in this connection the impact of the European revolutions on international trade, they bring out the decisive historical importance – “”a fact even more important than the February revolution”” – of the discovery of gold in California. The passage that follows reveals extraordinary prophetic vision, since Marx and Engels here foresee the digging of the Panama Canal, the sifting of the center of world trade to the Pacific Ocean (which even today is only a tendency), the industrial and commercial superiority of the United States over Europe (which was not to become a fact until more than half century later), and even the Chinese Revolution! (10). Whereas in the April issue Marx and Engels were inclined to forecast a new crisis of overproduction (11), they became more cautious in the May-October issue, in which their “”review”” is actually a detailed analysis of the entire economic situation of the capitalist world between 1836 and 1850. This analysis already shows both a deeper knowledge of the facts and a general conception of the cycle which recognizes the strategic role played by certain factors. Thus, the writers emphasize the fact that in Great Britain the superabundant investment of capital in railway building gave the impetus to the prosperity of 1843-1845; the expansion of steam navigation toward the Pacific coast of the United States, toward the Pacific Ocean, toward Australia, worked in the same direction. This wave of investments led to the setting up of a number of new enterprises, which in turn led to overproduction that ‘seemed’ to be the cause of the crisis. Marx and Engels correct a superficial impression and emphasize the fact that the crisis is always in the last analysis a crisis of overproduction (12). …. finire (pag 71-72) [(10) Marx and Engels, “”Revue””, in ‘Neue Rheinische Zeitung – Politisch ökonomische Revue’, February 1850, pp. 120-121. The Chinese “”Tai-ping”” revolution actually broke out on January 11, 1851, less than a yearf after Marx and Engels had predicted it; (11) Marx and Engels, “”Revue””, in ‘Neue Rheinische Zeitung – Politisch ökonomische Revue’, April 1850, pp. 212-215;”,”MADS-727″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 1.”,”Libro dedicato alla memoria di Henri Mandel, il padre dell’autore, che ha iniziato il figlio alla dottrina di Marx.. (in apertura) La contraddizione suprema del regime capitalistico. “”Toutes les contradictions du mode de production capitaliste peuvent être résumées dans la contradiction générale et fondamentale: la contradiction entre la ‘socialisation effective de la production’ et la ‘forme privée, capitaliste, de l’appropriation’. La socialisation del la production sous le régime capitaliste représente l’effet historique le plus important, le plus progressiste, de la généralisation du mode de production capitaliste. A la fragmentation de la société patriarcale, esclavagiste, féodale, en des milliers de petites cellules de production et de consommation indépendantes les unes des autres, entre lesquelles n’existent que des liens (notamment des liens d’échange) rudimentaires, se substitue ‘l’universalité des relations humaines’. La division du travail se généralise et se perfectionne, non seulement dans un pays mais à l’échelle mondiale. Personne ne produit plus en premier lieu des valeurs d’usage pour sa propre consommation. le travail de chacun est indispensable à la survie de tous, dans la mesure [où] chacun ne peut survivre que grâce au travail de milliers et de milliers d’autres hommes. Le travail individuel ne subsiste plus qu’en tant que parcelle infime de travail social. C’est le travail objectivement coopérateur de tous les hommes qui fait fonctionner ou maintient en mouvement la production du capitalisme moderne. Cette production se trouve donc objectivement socialisée, entraînant l’ensemble de l’humanité dans son orbite. La socialisation de la production sous le régime capitaliste permet un développement énorme des forces productives. (…) Ma cette socialisation de la production, qui transforme le travail de toute l’humanité en travail objectivement coopérateur, n’est pas régularisée, dirigée, gérée selon un plan conscient. Elle est réglée par des forces aveugles, les «lois du marché», en fait les oscillations du taux de profit et le jeu de péréquation du taux de profit, la forme particulière que prend la loi de la valeur en régime capitaliste. C’est pourquoi l’ensemble de la production objectivement socialisée se développe indépendamment des besoins humains qu’elle a elle-même suscités, aiguillée seulement par la soif de profit des capitalistes. La forme privée de l’appropriation fait du profit le seul but et moteur de la production”” [Ernest Mandel, ‘Traité d’économie marxiste. Tome 1’, Paris, 1962] (pag 217-218)”,”TEOC-732″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 2.”,”La forma societaria favorisce la creazione di una vera e propria aristocrazia, una oligarchia. Si creano degli amministratori di carriera che hanno per solo incarico di amministrare grandi capitali …. (pag 104)”,”TEOC-733″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 4.”,”Gli economisti postricardiani definiti in modo negativo da Marx e Engels come “”economisti volgari”” (pag 219) “”Marx a dépassé Ricardo sous un triple aspect. Par l’élaboration de la théorie de la plus-value (sa plus grande performance économique), ainsi qu’il l’affirma lui- même – lettre à Enges du 28.8.1867 (57), il a permis une synthèse grandiose de la sociologie et de l’économie, et découvert la loi sousjacente à toute l’évolution historique, la loi qui ‘explique’ la lutte de classe. Par l’élaboration de la théorie de la péréquatiomn du taux de profit, de la formation des prix de production et de la chute tendancielle de ce même taux de profit, Marx a permis de transformer un système économique essentiellement statique en un système dynamique, dont il découvre d’ailleurs les principales lois de développement. Par l’élaboration d’une théorie de la reproduction du capital et du revenu national, et par l’esquisse d’une théorie des crisis, il a en même temps réussi une première synthèse pratique des conceptions micro-économiques et des conceptions macro-économiques. Le progrès décisif que la pensée socio-économique effectue avec Marx, c’est bien la réduction des catégories séparées de «profit», de «rente» et d’«intérêt» à une seule catégorie fondamentale, traitée comme telle, la catégorie de plus-value ou de surtravail (58). Grâce à cette réduction, qu’Adam Smith n’avait qu’entrevue, et que Ricardo avait entamée mais devant laquelle il avait échoué, Marx peut à son tour découvrir la nature réelle de cette plus-value qui n’est qu’une forme particulière, monétaire, de la catégorie historique générale du ‘surproduit social, du surtravail’. Dès lors, le prolétaire moderne n’est que l’héritier du serf médiéval et de l’esclave de l’Antiquité, et son exploitation par la classe capitaliste ne pose plus de mystères. En découvrant le secret économique de la plus-value – la différence entre la valeur de la ‘force de travail’, et la valeur ‘créée’ par la force de travail – il put résoudre toutes les contradictions de la théorie de la valeur-travail et asseoir la théorie économique sur une base scientifique cohérente. En découvrant le secret asocial de la plus-value – appropriation privée du surtravail, de travail non payé – , Marx pouvait d’un seul coup comprendre ce qu’il y avait de ‘rationnel’ et d’ ‘inexorable’ dans le comportement des capitalistes (effort de prolonger la journée de travail, de réduire les coûts de production par le développement du machinisme, d’accumuler le maximum de capital pour «liberer» le maximum de main d’oeuvre, etc.), et ce qu’il y avait de logique et d’inévitable dans les réactions des ouvriers. On lui a souvent reproché d’avoir formulé une théorie économique fondée sur l’indignation morale. La vérité, c’est que l’analyse économique rigoureuse a pour la première fois permis d’asseoir l’indignation morale sur le fondements de roc de la science”” [Ernest Mandel, Traité d’économie marxiste. 4., Paris, 1962] [(57) Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Briefwechsel’, III, p. 395; (58) Fr. Engels, ‘Introduction au tome II du ‘Capital’, pp. XVII-XXI] (pag 219-220)”,”TEOC-734″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 3.”,” Alle pagine 29-32 l’autore riporta sinteticamente la successione dei cicli del capitalismo (crescita prosperità boom e crisi) a partire dal ciclo 1816-1825 fino al ciclo 1953-1958. “”Rosa Luxemburg conclut donc que la réalisation de la plusvalue n’est possible que dans la mesure où des marchés non capitalistes sont ouverts au mode de la production capitaliste. Elle voit ces marchés avant tout dans le pouvoir d’achat des classes non capitalistes (paysans) à l’intérieur des pays capitalistes, et dans le commerce extérieur avec des pays non capitalistes (). Il est certain qu’historiquement le régime capitaliste est né et s’est développé dans un milieu non capitaliste. Il est non moins certain que l’extension de sa base a reçu une impulsion particulièrement dynamique de cette conquête d’espaces nouveaux. Mais de cela il ne découle pas que dans l’absence d’un milieu non capitaliste, la réalisation de la plus-value serait impossible. L’erreur de Rosa Luxemburg consiste dans le fait de traiter la classe capitaliste mondiale comme un tout, c’est-à-dire de faire ‘abstraction de la concurrence’. Il est vrai que Marx, dans ses calculs du taux moyen de profit du tome III du ‘Capital’, part également de la classe capitaliste comme un tout, et Rosa cite cette référence de façon triomphale pour confirmer sa thèse (62). Mais elle semble ignorer que dans son plan d’ensemble du ‘Capital’, Marx a précisé que ‘les crises tombent en dehors du domaine du «capital pris dans son ensemble»; elles résultent précisement des phénomènes qu’il appelle ceux des «différents capitaux», c’est-à-dire de la concurrence’. C’est elle qui détermine toute la dynamique, toutes les lois de développement du capitalisme. Or, la concurrence implique l’échange de marchandises avec d’autres capitalistes. Ce déplacement de valeur à l’intérieur de la classe capitaliste peut très bien être à la base de la «réalisation de la plus-value». Dans le cadre de ces échanges intercapitalistes, «l’ensemble» de la classe capitaliste peut voir son profit global augmenter, réalisé ‘successivement’ par la circulation d’une même somme d’argent (). ‘C’est l’inégalité du rythme de développement (64) entre différents pays, différents secteurs et différentes entreprises qui est le moteur de l’expansion des débouchés capitalistes’, sans qu’il faille en appeler nécessairement à des classes non capitaliste. C’est elle qui explique comment la reproduction élargie peut continuer même à l’exclusion de tout milieu non capitaliste, comment s’effectue dans ces conditions la réalisation de la plus-value par une accentuation prononcée de la ‘concentration du capital’. En pratique, les échanges avec des milieux non capitalistes ne sont qu’un aspect du développement inégal du capitalisme”” [Ernest Mandel, Traité d’économie marxiste. Tome 3′, Paris, 1974] [() Boukharine a répondu à cet argument que dans le commerce avec les classes ou pays non capitaliste, il y a aussi échange de marchandises, donc pas de débouchés nouveaux. Il n’a pas compris que ce commerce peut prendre la forma non pas d’un échange de marchandises, mais d’un échange de ‘revenus non capitalistes’ (par exemple rente foncière semi-féodale) issus du modes de production non capitalistes, et de marchandises capitalistes. Il y a donc bien débouchés nouveaux et transferts de valeur en faveur de la bourgeoisie. Sternberg ajoute que si l’on part de son hypothése que seul un reliquat de biens de consommation serait invendable dans une société capitaliste «pure», ces biens de consommation pourraient s’échanger contre des biens de production (matières premières) importés des pays non capitalistes, favorisant ainsi à la fois la réalisation de la plus-value et l’accumulation du capital (61); () Voir notamment la remarque très intéressante de Marx dans les ‘Grundrisse’: «La plus-value créée en un point exige la création de plusvalues en un autre point pour s’echanger contre elle». Voir aussi la remarque de Marx dans la ‘Théorie sur la plus-value’: «Mais parce que la production capitaliste ne peut desserrer la bride que dans certaines sphères et à des conditions données, aucune production capitaliste ne serait possible si elle devait se développer dans toutes les sphères simultanéament et de manière uniforme (63)»; (61) N. Bucharin: ‘Der Imperialismus und die Akkumulation des Kapitals’, pp. 95-109; (62) Rosa Luxemburg: ‘Die Akkumulation des Kapitals’, p. 407; (63) Karl Marx: ‘Théorien über den Mehrwert, vol. II, 2, p. 315 de la première édition (Kautsky)] (pag 35-36)”,”TEOC-735″
“MANDEL Ernest”,”Sources thèoriques et historiques du parti bolchévik.”,”Sullo scissionismo, sulla scissione dell’ala sinistra dall’ala destra della socialdemocrazia. Marx Engels e Lenin sulle inevitabile presenza di correnti piccolo-borghesi nel partito e contro l’introduzione nel partito di concezioni e pregiudizi piccolo-borghesi (pag 6-7) Relativamente a questo scritto di Mandel vedi pure AC, ‘Opere, vol. 5, p. 354″,”TROS-301″
“MANDEL Ernest”,”Trotsky as Alternative.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Trotsky and the Jewish Question, Literary Critic, Trotsky the Man, Notes, Index, traduzione di Gus FAGAN Contiene il capitolo: Trotsky come leader militare (pag 127-137)”,”TROS-043-FL”
“MANDEL David”,”The Petrograd Workers and the Fall of the Old Regime. From the February Revolution to the July Days, 1917.”,”David Mandel was born in Toronto in 1947. He took his BA at the Hebrew University and PhD at Columbia University, where he was appointed Senior Research Fellow in the Russian Institute (1977-8). In the course of his research for this book he spent a year in Leningrad as a Canada – USSR Exchange Scholar (1975). He has taught at the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham, the Department of Political Science at McGill University, the Department of Sociology at l’Université de Montréal, and is presently at the Department of Political Science at l’Université du Québec à Montréal. List of Tables and Map, Glossary, Ackmowledgements, Introduction, Conclusion, Notes and References, Selected Bibliography, Index,”,”RIRx-084-FL”
“MANDEL David”,”The Petrograd Workers and the Soviet Seizure of Power. From the July Days 1917 to July 1918.”,”David Mandel was born in Toronto in 1947. He took his BA at the Hebrew University and PhD at Columbia University, where he was appointed Senior Research Fellow in the Russian Institute (1977-8). In the course of his research for this book he spent a year in Leningrad as a Canada – USSR Exchange Scholar (1975). He has taught at the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham, the Department of Political Science at McGill University, the Department of Sociology at l’Université de Montréal, and is presently at the Department of Political Science at l’Université du Québec à Montréal. List of Tables, Glossary and Abbreviations, Preface, Conclusion, Notes and References, Selected Bibliography, Index, Studies in Soviet History and Society, General Editor: R.W. Davies,”,”RIRO-150-FL”
“MANDEL Gabriele”,”Storia del sufismo.”,”Gabriele Mandel ha ricevuto la laurea Honoris Causa in Scienze islamiche dall’università Statale del Konya (Turchia). Già docente al Politecnico di Torino e direttore dell’Istituto di storia dell’Arte all’Università UILM di Milano, è direttore della Facoltà di psicologia dell’Università Europea. Etimo religione viene da ‘religo’ (unisco) (pag 237)”,”RELx-002-FC”
“MANDEL Ernest”,”La place du marxisme dans l’histoire.”,”””Marx et Engels ont cherché à corriger les faiblesses de la dialectique idéaliste «en la remettant sur ses pieds» (sous-entendu: Hegel l’avait posée sur la tête, c’est-à-dire la tête en bas). Ils ont du même fait transformé la dialectique idéaliste en dialectique matérialiste. Celle-ci se fonde sur les constatations suivantes: 1. La réalité matérielle (la nature et la société) existe indépendamment des désirs, des passions, des intentions et des idées de ceux qui cherchent à l’interpréter. Elle est une réalité objective, que la pensée cherche à expliquer. Il va sans dire que les processus de conquête de connaissances (et donc les sciences, y compris la science socialiste) sont, eux aussi, des processus objectifs, objets potentiels d’examen scientifique critique. 2. La pensée ne peut jamais s’identifier totalement avec la réalité objective, ne fût-ce que parce que celle-ci est en perpétuelle transformation, et que la transformation du réel précède toujours forcément dans le temps le progrès de la pensée. (…)”” (pag 51-52)”,”MADS-750″
“MANDEL Ernest”,”Lénine et le problème de la conscience de classe prolétarienne.”,”La categoria dei ‘lavoratori avanzati’ (pag 4) Cit in nota: Leon Trotsky, ‘Intelligentsia and socialisme’, New Park, London, 1965 Marx afferma che anche l’educatore ha bisogno di essere educato (pag 20) [Karl Marx, Tesi su Feuerbach, terza tesi, “”la dottrina materialista .. dimentica che sono precisamente gli uomini che trasformano le circostanze e che anche l’educatore deve essere educato”” (appross.) (note 64, 65 pag 24) (v. Ideologia tedesca) Critica a Feuerbach “”La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell’ambiente e dell’educazione, e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l’ambiente e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra della società (per esempio in Roberto Owen).”” (www.marxists.org)”,”LENS-308″
“MANDEL Ernest”,”The Meaning of the Second World War.”,”Ernest Mandel (1923-95), storico, economista e attivista politico, ha svolto un ruolo importante all’interno della Quarta Internazionale a partire dal 1945,. E’ stato autore di varie opere tra cui ‘Late Capitalism, Marxist Economic Theory, Long Waves of Capitalist Development’, e ‘Power and Money’. Il rapporto tra prima e seconda guerra mondiale. “”The point has been made many times that the Second World War was a logical and inevitable outcome of World War One. But the link between the two is commonly reduced to the anti-German clauses of the Versailles Treaty, and especially the foolish policy of reparations on which the French bourgeoisie was particularly insistent. In truth, although the terms of the peace settlement certainly helped to exacerbate the political, military and above all economic conflicts that dominated the twenties and thirties and paved the way to WWII, they did not ‘create’ these problems – any more than ‘reckless’ planning by the Austrian, Russia, German or French general staffs caused WWI. In this respect it is instructive to look beyond strictly European politics to the peculiar relationship developing between China, Japan and the USA, which would eventually lead to the Pacific War. In 1900 Japan and the USA collaborated in the suppression of the Boxer Rebellion in China. In 1905 the Russo-Japanese peace treaty was signed under US auspice. In the First World War Japan intervened as an ally of the United States and the other two powers with economic interests in the Far East: Britain, and France. She was not badly treated by the Paris Peace Conference nor by the Washington Naval Agreement of 1922. Hence the fact that Japanese foreign policy gradually embarked upon a course of violent aggression hardly different from that of German imperialism cannot be explained by any “”humiliation’ imposed on her by her future enemies. On the contrary, the target of the Japanese war drive was China, the most populous country in the world. Japan’s occupation of Manchuria in 1931, and the all-out war it unleashed against China in 1937, made armed conflict with the USA inevitable, since the latter was resolved at all costs to prevent the transformation of China into a Japanese colony or dependency. At a deeper level, the American-Japanese conflict was fuelled by the grave economic crisis of 1929-32 in both countries. It flowed from the perception that a long-term solution involved a decisive break with economic isolationism (a shift from growth centered on the home market), and hence the need to achieve of oneself (or deny others) strategic insertion in the world market via hegemony over a substantial part of the world, as a necessary step on the path to world dominance (2)”” (pag 13-14)”,”QMIS-314″
“MANDEL Ernest MAITAN Livio”,”Il partito leninista.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma.”,”TROS-099-FL”
“MANDEL Ernest”,”La burocrazia.”,”Analisi della Comune di Parigi fatta da Marx – Il parallelo di Kautsky – La polemica di Trotsky contro Lenin sulla concezione dell’organizzazione del partito – La lotta di Rosa Luxemburg contro la burocrazia sindacale tedesca – La spiegazione di Lenin del tradimento della socialdemocrazia (pag 33-49) “”La terza fase, nell’evoluzione della presa di coscienza del movimento operaio sul problema della burocrazia; è una fase “”molto delicata”” per quei comunisti che sono contemporaneamente leninisti e trotskisti: si è manifestata con la polemica di Trotsky contro Lenin e contro la sua teoria sull’organizzazione del partito. In questa polemica Trotsky ha avuto torto; ciò è incontestabile alla luce dell’esperienza storica, e Trotsky stesso l’ha riconosciuto. Ma quando un uomo come Trotsky sbaglia, vi sono spesso, anche nei suoi errori, elementi di verità: se si considera non la logica interna del suo ragionamento, che era falsa, ma piuttosto le sue conclusioni, si trova un presentimento molto giusto, la cui formulazione costituisce una straordinaria profezia: nel 1903 Trotsky scriveva che la teoria che porta alla sostituzione del partito al proletariato, per l’esecuzione dei compiti fondamentali della rivoluzione, rischiava di portare alla sostituzione del Comitato centrale al partito, della Segreteria al Comitato centrale, poi del segretariato generale alla Segreteria. Si rischiava di arrivare ad una situazione storica in cui un solo uomo sarebbe stato investito della missione di realizzare o completare i grandi compiti della rivoluzione. Questo presentimento esprimeva la condanna giustificata di ogni teoria sostituzionalista e non della vera teoria leninista che, sicuramente, non assumeva questo aspetto. All’epoca staliniana questa teoria è divenuta, in modo semi-esplicito e semi-aperto, la teoria ufficiale del partito staliniano. I dirigenti burocratici di taluni Stati operai sono sempre estremamente sorpresi quando li si sfida a trovare una sola frase, in tutti gli scritti di Lenin in cui dica che la dittatura del proletariato deve essere esercitata dal partito; che è il partito che deve realizzare la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, ecc. Questa constatazione li riempie sempre di stupore perché sono stati educati nella concezione per cui si trasferiscono al partito i compiti del proletariato. Al contrario, tutti i testi classici del leninismo (cfr. ‘Stato e rivoluzione’) parlano sempre dei compiti che debbono essere eseguiti ‘dal proletariato sotto la direzione del partito’, cosa di gran lunga diversa. La teoria, che trasferisce al partito l’esecuzione dei compiti storici del proletariato, usurpandone il posto, porta molto logicamente a situazioni in cui il partito è portato ad eseguire questi compiti malgrado l’opposizione dell’enorme maggioranza del proletariato: questo giustificherebbe Budapest e l’intervento delle truppe sovietiche contro la rivoluzione ungherese e lo sciopero generale del 95 per cento del proletariato ungherese. Questo farebbe dire che la dittatura del proletariato può essere esercitata dal partito ‘contro’ il 95 per cento del proletariato, in un dato momento storico e in un determinato Paese. La critica di Trotsky a questa teoria sostituzionista era, dunque, in sé assolutamente giusta: era tuttavia una anticipazione perché nessuno, nel 1903, difendeva questa tesi, e tantomeno Lenin che l’ha respinta a più riprese; (3) questa teoria non ha visto veramente la luce che trent’anni più tardi, all’apogeo dell’epoca staliniana, divenendo dottrina semi-ufficiale della burocrazia sovietica”” (pag 37-39) [Ernest Mandel, La burocrazia, Nuove Edizioni Internazionali, Milano, 1981] [3) Nella seconda edizione di ‘Che fare?’, nella prefazione del 1905, Lenin insiste sul fatto che, dal momento in cui il partito si separa dall’avanguardia del proletariato, si cade “”nell’avventurismo e nell’arbitrarietà più completa””. Un piccolo gruppo di burocrati, seduti ad un tavolo, può decidere che, in particolari circostanze storiche, il proletariato deve agire in un senso determinato: è far sparire completamente il principale criterio oggettivo, ‘la volontà del proletariato’, e ciò che è disposto effettivamente ad accettare]”,”TROS-383″
“MANDEL Ernest”,”Che cos’è la teoria marxista dell’economia. La teoria del valore e del plusvalore – Capitale e capitalismo – Il neocapitalismo.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. “”Il capitalismo tende ad estendere la produzione illimitatamente, a sviluppare la sua azione nel mondo intero, a considerare tutti gli esseri come clienti potenziali (a questo proposito si può sottolineare una divertente contraddizione di cui Marx ha già parlato: ogni capitalista vorrebbe sempre che gli altri capitalisti aumentassero i salari dei loro operai, perché i salari di quegli operai sono il potere d’acquisto per le merci del capitalista in questione. Ma non permette che i salari dei propri operai aumentino, poiché questo fatto ridurrebbe evidentemente il suo profitto). Si produce quindi una strutturazione straordinaria del mondo che diventa una unità economica, realizzando una interdipendenza molto stretta fra le sue diverse parti. Tutta una serie di immagini sono state coniate a questo proposito, come ad esempio: se qualcuno starnutisce alla Borsa di New York, 10 mila contadini della Malesia sono rovinati. Il capitalismo produce una notevole interdipendenza dei redditi e una grande unificazione delle preferenze di tutti gli esseri umani; l’uomo, col capitalismo, diventa di colpo cosciente di tutta la molteplicità delle possibilità umane, mentre nella società precapitalistica era rinchiuso nelle limitate possibilità naturali di una sola regione. Nel Medio Evo, ad esempio, non si mangiava ananas in Europa, si mangiava soltanto frutta locale. Adesso si mangia la frutta prodotta praticamente nel mondo intero, si mangiano perfino prodotti provenienti dalla Cina e dall’India, ai quali non si era ancora abituati prima della II guerra mondiale. Vi sono dunque dei legami reciproci che si stabiliscono tra tutti i prodotti e tutti gli uomini. Si verifica, in altre parole, una ‘progressiva socializzazione di tutta la vita economica’, che diventa un tutto unico, un unico tessuto. Però accade semplicemente che tutto questo processo di interdipendenza faccia perno in modo folle sull’interesse privato, sulla proprietà privata di un piccolo numero di capitalisti, i cui interessi privati sono allo stesso tempo sempre più in contraddizione con gli interessi di miliardi di uomini facenti parte di questo tutto unico. La contraddizione tra la socializzazione progressiva della produzione e la appropriazione privata, che costituisce il movente e la base di quest’ultima, esplode nel modo più chiaro e grave nelle crisi economiche. Le crisi economiche del capitalismo sono fenomeni senza paragone, quali in precedenza non si erano mai conosciuti. Non sono crisi determinate dalla mancanza di beni, come accadeva in tutte le crisi precapitalistiche: sono invece delle crisi di sovrapproduzione. I disoccupati muoiono improvvisamente di fame, non già perché vi è troppo poco da mangiare, bensì perché vi è, relativamente, troppo da mangiare. (…) Le merci che non trovano compratori, non solo non realizzano più il loro plusvalore, ma non ricostituiscono neppure il capitale investito. Le scarse vendite obbligano quindi gli industriali a chiudere le industrie e quindi a licenziare gli operai”” (pag 61-62) [Ernest Mandel, ‘Che cos’è la teoria marxista dell’economia’, Edizioni Savelli, Roma, 1972]”,”TEOC-128-FL”
“MANDELBROT B. Benoit, a cura di Roberto PIGNONI”,”Gli oggetti frattali. Forma, caso e dimensione.”,”Benoit B. Mandelbrot è nato a Varsavia, e ha studiato all’École Politechnique di Parigi, al California Institute of Technology e all’Università di Parigi, dove si è laureato in matematica. Dopo aver insegnato in varie università europee, nel 1958 ha iniziato la collaborazione con l’IBM, e dal 1974 è Fellow del Thomas J. Watson Research. Oggi è professore di matematica alla Harvard University. Tra i numerosi riconoscimenti che gli sono stati assegnati, la F. Barnard Medal della National Academy of Sciences e della Columbia University. La più completa esposizione della sua ricerca è ospitata nel volume The Fractal Geometry of Nature.”,”SCIx-108-FL”
“MANDEVILLE Bernard, a cura di Mauro SIMONAZZI”,”Ricerca sulle cause delle frequenti esecuzioni a Tyburn. Con la proposta di alcune regole da applicare al comportamento dei criminali in prigione e i vantaggi che ne dovrebbero derivare. Ai quali è aggiunto un discorso sulla deportazione e un metodo per rendere la pena più efficace.”,”Bernard Mandeville (1670-1733) con la celebre ‘Favola delle api’ divene uno degli autori di scandalo più noti delsuo tempo. Elaborò una sua teoria delle passioni e entrò nei principali dibattiti della prima metà del Settecento. Mauro Simonazzi è assegnista di ricerca persso il Dipartimento di Filosofia dell’Univ. di Milano (2006). Ha pubblicato pure ‘La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna’ (2004). Ha pubblicato saggi sul pensiero di Hobbes e Mandeville.”,”DIRx-018-FMB”
“MANDEVILLE Bernard, a cura di Mauro SIMONAZZI”,”Ricerca sulle cause delle frequenti esecuzioni a Tyburn. Con la proposta di alcune regole da applicare al comportamento dei criminali in prigione e i vantaggi che ne dovrebbero derivare. Ai quali è aggiunto un discorso sulla deportazione e un metodo per rendere la pena più efficace.”,”Bernard Mandeville (1670-1733) con la celebre ‘Favola delle api’ divene uno degli autori di scandalo più noti del suo tempo. Elaborò una sua teoria delle passioni e entrò nei principali dibattiti della prima metà del Settecento. Mauro Simonazzi è assegnista di ricerca persso il Dipartimento di Filosofia dell’Univ. di Milano (2006). Ha pubblicato pure ‘La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna’ (2004). Ha pubblicato saggi sul pensiero di Hobbes e Mandeville.”,”UKIS-025″
“MANDIN Louis DURET J. PERREUX Gabriel CREMIEUX Albert SERGE Victor ROSSI A. (TASCA) LAURET René CASSOU Jean”,”Histoire des Révolutions. De Cromwell a Franco.”,”Contiene: MANDIN Louis: rivoluzione inglese e Cromwell DURET J.: presa della Bastiglia PERREUX G.: le tre gloriose (Francia secolo XIX, 1789, 1830, 1848, Restaurazione) CREMIEUX A.: Rivoluzione del 1848 DESCAVES Lucien: origini Comune di Parigi SERGE V.: La rivoluzione russa (febbraio-ottobre) ROSSI A. (TASCA): La marcia su Roma LAURET R.: La presa del potere del nazismo CASSOU J.: La guerra civile spagnola”,”EURx-280″
“MANDRILLI Aldo”,”Tra manicomio e bolscevismo (1917-1920).”,”Cartina pagina 272: Russia: dislocazione delle forze bolsceviche alla fine del 1919. “”L’esercito bolscevico, secondo informazioni avvalorate da prigionieri ed emissari fidati, si aggirava complessivamente sui vari fronti sui cinquencentocinquantamila uomini e sui milleottocento-duemila cannoni.”” (pag 273) “”I bolscevichi disponevano, su quel fronte, di 5 armate, oltre ad un’armata di riserva, per un complesso di 180.000 uomini, dislocati nella zona del settore Sud. Queste armate erano comandate dai generali Carzedrincov, Dubenco, Bodrof, Voroscilov. L’armata del Sud di Denikin era anch’essa composta di cinque armate con un complesso di 156.000 uomini.””. (pag 277)”,”BIOx-254″
“MANDROU Robert DUBY Georges”,”Storia della civiltà francese. Dal Medioevo ai nostri giorni. Cultura economia vita sociale e religiosa.”,”DUBY Prof di storia medievale alla facoltà di lettere dell’Univ Aix-en-Provence, è nato a Parigi nel 1919. E’ uno dei D della rivista ‘Etudes rurales’ e D il Centro di studi delle società mediterranee. Insegna (nel 1989) al College de France. Ha pubblicato: -La societé au XI et XII siecles dans la region Maconnaise -L’economie rurale et la vie des campagnes de l’Occident medieval (tradotto in IT, 1966) MANDROU insegna a Parigi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. E’ nato nel 1921. Ha pubblicato: -Histoire de la France moderne, 1500-1600. -La culture populaire en France au XVII et XVIII siecles. -Classes et luttes de classes dans la societé francaise au debut du XVII siecle. DUBY si occupa del Medioevo, MANDROU della Francia moderna.”,”FRAS-009″
“MANDROU Robert”,”Introduction à la France moderne. Essai de psychologie historique, 1500-1640.”,”MANDROU è D di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes”,”FRAA-030″
“MANDROUX M.Th. GUILLERME J.”,”Leonardo.”,”””Si deve probabilmente all’ amicizia di Machiavelli la commissione a Leonardo d’un grande affresco storico per la Sala del Consiglio del Palazzo della Signoria””. (pag75)”,”BIOx-062″
“MANENTI Clemente”,”Ungheria 1956. Il cardinale e il suo custode.”,”Clemente Manenti, traduttore, giornalista free-lance, vive tra l’Italia e la Germania coltivando studi di storia e germanistica.”,”MUNx-005-FL”
“MANENTI Clemente, a cura di Alessandra PERETTI e Michele BATTINI”,”Corrispondenze berlinesi.”,”Clemente MANENTI (Agrigento 1941 – Pisa 2018) militante e politico del Pci dal 1960 al 1966, de Il Potere Operaio di Pisa e Massa e di Lotta Continua dal 1967 al 1976, è stato studioso di cultura tedesca e organizzatore culturale.”,”GERV-075″
“MANES Pietro”,”Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale.”,”””Come si sa, la contraddizione interna del sistema è uno dei cavalli di battaglia di Marx nella critica al capitalismo. Secondo Marx la crescente accumulazione del capitale, e quindi il crescente aumento di produzione, entra in conflitto ad un certo punto con una insufficiente capacità di consumo “”fondata su una distribuzione antagonistica, che riduce il consumo della grande massa delle società ad un limite che può variare solo entro confini più o meno ristretti”” (Libro III, p. 343). Quest’analisi è errata, perché si basa sul falso presupposto che il salario sia regolato dal valore dei mezzi di sussistenza, e non possa discostarsi alla lunga da questo valore. In realtà invece il consumo delle masse si espande di pari passo con l’espansione della produzione generale. Cionondimeno è vero che le crisi nascono dall’incapacità del consumo di assorbire, oltre un certo limite, tutta la produzione di certi beni e da quel punto di vista la diagnosi di Marx – pur non potendo giungere, a causa della falsa ipotesi iniziale, alla vera natura del fenomeno – coglie intuitivamente nel giusto (7). La meccanica della crisi è quella diagnosticata da Marx, ma le cause sono altre: ‘la vera contraddizione interna del sistema capitalistico, che ad un certo punto lo paralizza e lo mette in crisi, sta nel fatto che la produzione e la distribuzione dei beni sono entrambe funzioni dirette dell’occupazione’. A causa di questo legame tra le due funzioni, nel momento in cui si raggiunge lo scopo della produzione, cioè l’abbondanza di prodotti, si nega la possibilità che questa abbondanza possa essere effettivamente goduta. Infatti, affinché la gente possa consumare deve avere un reddito monetario; ma se il reddito è legato al lavoro succede che ogni qual volta un processo produttivo giunge al punto di poter fornire una quantità di prodotti maggiore di quella che la comunità richiede (8) si crea questa inevitabile contraddizione: se si mantiene l’occupazione la gente potrà sì continuare a consumare, ma la produzione di certi beni salirà oltre il livello necessario a soddisfare i bisogni sociali e questi beni tenderanno ad accumularsi senza fine nei magazzini, cosa ovviamente impossibile ed assurda; se invece si ridimensiona la produzione dei beni nei settori saturi, e quindi si riduce l’occupazione di questi settori, coloro che perdono il lavoro perdono anche il reddito e dovranno quindi ridurre il consumo non solo dei prodotti del loro settore, che sono già in eccesso, ma anche di prodotti di altri settori, che prima non erano in eccesso; perciò in seguito alla riduzione di occupazione in un settore, la situazione di eccesso produttivo potrà estendersi anche ad altri settori, i quali saranno a loro volta costretti a ridurre la produzione e l’occupazione, sicché il consumo dovrà essere ulteriormente ridotto, e così di seguito in una progressiva spirale recessiva, che sfocia infine in quell’irrazionale e vergognoso fenomeno che è la crisi economica generale in un sistema capitalistico: disoccupazione e miseria nel bel mezzo di un’abbondanza di ogni sorta di beni, che si accumulano nei negozi e nei magazzini e che talvolta devono essere perfino distrutti ma che, per chissà quale misteriosa ragione, non possono essere utilizzati per fini per i quali erano stati prodotti. Il modo di produzione capitalistico, con la potenza della sua tecnica avrebbe forse per la prima volta nella storia dell’uomo la capacità di vincere la miseria su larga scala, ma come Sisifo col suo masso, sembra essere condannato a precipitare perennemente nella crisi ogni volta che sembra essere ad un passo dall’aver raggiunto la meta”” [Pietro Manes, ‘Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale’, Bari, 1982] [(7) Altri, come Malthus, Hobson – che lo pone addirittura alla base dell’imperialismo – e anche per certi versi Keynes, attribuiscono la crisi ad un “”eccesso di risparmio”” e quindi anch’essi colgono, se vogliamo, nel giusto. Ma non si può dire a mio avviso che si tratti di “”eccesso di risparmio””, cioè quasi di una volontaria astinenza dal consumo da parte del corpo sociale: si tratta in realtà, come è illustrato nel testo, di produzione eccessiva di certi beni rispetto ai fabbisogni effettivi; (8) Non aggiungo di proposito “”a determinati prezzi”” perché in economia politica, cioè nell’analisi macroscopica reale, non è il prezzo che determina la domanda, ma sono la domanda e l’offerta che determinano insieme il prezzo; e quando il prezzo scende al di sotto del costo vuol dire che in quella collettività, in quel momento storico, il mercato di quel prodotto è saturo. Uno dei più gravi errori cui conduce l’analisi statica male intesa è costituito proprio dalla falsa funzione che viene assegnata ai prezzi nell’analisi macroeconomica] (pag 105-106)”,”TEOC-674″
“MANFRED Albert”,”Rousseau Mirabeau Robespierre. Tre personaggi della Rivoluzione francese.”,”L’A è un famoso storico sovietico. Il libro è stato pubblicato postumo. L’A è morto nel 1976. Studioso di storia francese questa è la biografia di tre importanti personalità della rivoluzione francese e del libro precedente. Sono figure simbole delle tre tappe della rivoluzione: l’ aurora, l’ ascesa, il culmine e la crisi. pag 392 “”E’ bello quello che non c’è”” diceva Rousseau (pag 392) Ecco perché, a mio parere; tre quarti di secolo dopo, allorché tutto ciò che di oscuro era associato al nome di Mirabeau era stato già da tempo chiarito, Marx tirando le somme, poté finalmente attribuire a Mirabeau l’ appellativo di “”leone della rivoluzione”” (pag 287)”,”FRAR-259″
“MANFREDI Luigi BARBERIS Achille”,”Napoleone. La prima campagna d’Italia da Nizza a Cherasco. Vinse Bonaparte o persero i comandanti austriaci e piemontesi?”,”Il calendario rivoluzionario (pag 413)”,”FRQM-047″
“MANFREDINI Roberto”,”‘Difesa sindacale’: la compente anarchica nella Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil) (1944-1960).”,”La prima parte della tesi è dedicata all’esperienza della Cgil unitaria e analizza da un lato il costituirsi dei Comitati di difesa sindacale come rappresentanti all’interno del sindacato della Federazione Ananrchica Italiana (FAI) (…) La seconda parte analizza la Cgil nella sua fase di “”opposizione”” e vede emergere una scissione interna ai Comitati tra coloro che vogliono una centrale sindacale distinta per il movimento ananrchico (l’ USI) (…) e coloro che restano nella Cgil non solo per le “”cariche sindacali”” acquisite ma perché non ritenvano percorribili altre strade (pag 3) Si parla del ruolo di Masini in Fai e in CDS con la pubblicazione a Genvoa di ‘Difesa sindacale’ e più avanti di Lorenzo Parodi attivista dei CDS-GAAP di Genova, che informa settimanalmente delle vertenze sul Libertario (pag 50) A pagina 56 le elezioni per il CD GGIL con i nomi dei rappresentanti di Difesa Sindacale (Parodi ecc.)”,”ANAx-390″
“MANGANARO FAVARETTO Gilda”,”Possibilità e limiti nel “”socialismo scientifico”” di P.J. Proudhon.”,”””Tanto per esemplificare la complessità dei risultati, a cui si è pervenuti, basterà por mente al fatto che hanno ritenuto di poter far riferimento a Proudhon, seppure in tempi e in modi diversi, i sindacalisti rivoluzionari, sia in Italia che in Francia, gli anarchici, i socialisti della CGT, gli ambienti nazionalistici dell’ Action francaise e, come testimonia Gurvitch, i socialdemocratici russi, durante la rivoluzione del 1905 nonché relativamente all’ esperienza dei soviet, lo stesso Lenin (1). In tempi più recenti, poi, come è noto, a Proudhon si è fatto riferimento quanto alla tematica dell’ autogestione. E non si può omettere di segnalare, neppur in una succinta elencazione esemplificativa, il fatto che le sue tesi sul federalismo hanno indotto, in questo torno di secolo, federalisti di destra e di sinistra, a rivendicare la propria filiazione da Proudhon; mentre in ambiente cattolico, si è riconosciuto allo stesso “”suggestioni personalistiche”” da parte di Mounier, e del gruppo che con lui ha lavorato alla rivista “”Esprit””, e si sono colti spunti ortodossi da parte di Lacroix, di De Lubac e di Haubtmann.”” (pag 7-8) (1) Già il Caffi aveva segnalato “”la coincidenza stupefacente tra le misure prese da Lenin, dopo il pronunciamento dell’ 11-12 novembre 1917 e le iniziative consigliate da Proudhon nelle “”Confessions d’un Révolutionnaire””. (A. Caffi, Saggi politici). Recentemente (…) si è insistito sul fatto che “”fu proprio Lenin che si incaricò, in un certo senso, di fare politicamente i conti con Proudhon, proprio perché egli ne riprendeva la istanza di una teoria politico-sistematica di cui si riconosceva difettoso il marxismo””. Cfr A. Rainone, Proudhon, in Critica sociale, n° 2 1979, pag 57-64″,”PROD-047″
“MANGANARO Filippo”,”Senza patto né legge. Antagonismo operaio negli Stati Uniti.”,”MANGANARO Filippo, giovane studioso conoscitore degli Stati Uniti per ragioni di studio e lavoro. “”I titoli cubitali dei giornali non lasciavano dubbi sulla durezza della reazione: “”Prima impiccarli e poi processarli”” era il tenore delle dichiarazioni rilasciate da industriali, finanzieri e politici. Per la bomba di Haymarket Square furono accusati, con Spies e Fielde, Albert Parsons, Michael Schwab, George Engel, Adolph Fischer, Louis Lingg e Oscar neebe. Di tutti, solo Spies e Fielden erano nella piazza al momento dello scoppio. Parsons si costituì il giorno della prima udienza dicendo: “”Sono venuto per sostenere il processo, Vostro Onore, con i miei innocenti compagni””.”” (pag 39) Appello Zinoviev (Comintern) a Iww, critiche a movimento Iww da Trotsky, Bordiga, Lenin per posizioni tipo sindacalismo rivoluzionario, mancanza partito estremismo non lavoro nei sindacati reazionari ecc. (pag 178-179)”,”MUSx-264″
“MANGANO Attilio”,”Le culture del Sessantotto. Gli anni sessanta le riviste il movimento.”,”Contiene la scheda n° 51 dedicata a ‘Lotta comunista’ (pag 157)”,”ITAC-044″
“MANGANO Attilio”,”L’altra linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra.”,”Volume dedicato a Stefano Merli Citazione di Cesare Cases a proposito di Panzieri indica un tipo intellettuale politico, infaticabile “”tessitore di ragnatele”” (pag 15)”,”ITAC-151″
“MANGANO Attilio, a cura di Giorgio LIMA”,”Le riviste degli anni Settanta. Gruppi, movimenti e conflitti sociali.”,”Attilio Mangano (Palermo, 1945) è insegnante e ricercatore. Si è occupato di storia contemporanea (‘Le cause della questione meridionale’ (1975), ‘L’Italia del dopoguerra’ (1977) ecc.”,”EMEx-120″
“MANGHETTI Gianni”,”Le banche italiane. Una prognosi riservata.”,”MANGHETTI Gianni (39 anni, nel 1979) è responsabile dell’ufficio credito del PCI. Insegnante di ragioneria, già ispettore finanziario in una società del gruppo Iri, è coautore assieme a Luciano BARCA del libro ‘L’Italia delle banche’ (Editori Riuniti).”,”ITAE-231″
” MANGHETTI Gianni”,”Le guerre finanziarie.”,”Gianni Manghetti è consigliere di amministrazione in Enti assicurativi e bancari. Docente presso l’Università Luiss. Ha pubblicato: ‘L’Italia delle banche’ (1976), L’Italia delle assicurazioni’ (1982). “”Questo libro verrà raccontato con il metodo dei ‘reportages di guerra’. Ed anche con lo stesso linguaggio. Perché le guerre finanziarie si combattono come quelle militari. Con analoghe strategie, con analoghi obiettivi di conquista. In ambedue è in gioco la supremazia dei combattenti. Per ambedue occorre rifarsi ai ‘Principi di guerra di Carlo von Clausewitz’ e non già alle teorie dell’economia. Né alle teorie dei giochi. No, le scalate non richiamano il gioco. Il cronista non condivide tale impostazione. Esse richiamano le guerre e come tali verranno studiate e interpretate.”” (pag 11)”,”ECOG-063″
“MANGHETTI Gianni”,”Le banche italiane: una prognosi riservata.”,”Gianni Manghetti, 39 anni, è responsabile dell’ufficio credito del PCI. Insegnante di ragioneria già ispettore finanziario in una società del gruppo IRI, è coautore assieme a Luciano Barca, dell’italia delle banche presso gli Editori Riuniti.”,”ITAE-155-FL”
“MANGIN Charles M.E. Général”,”Comment finit la guerre.”,”Tra le cause della vittoria: il controllo dei mari. ‘Un certo numero di condizioni erano necessarie per battere la Germania e la prima è il controllo dei mari. “”Ogni soldato è uscito dall’Inghilterra sulle spalle di un marinaio, “”osservò l’ammiraglio Fisher. I soldati britannici vennero così da tutte le parti del mondo: al momento dell’armistizio, erano più di tre milioni di armi sparsi in tutti i teatri di operazioni; 500.000 soldati di colore dalle colonie avevano rafforzato gli eserciti francesi, due milioni di americani avevano attraversato l’Atlantico’ “”Pour que ce coup pût être asséné, un certain nombre de conditions étaient nécessaires, et la première de toutes, c’est que l’Entente possédât la maîtrise de la mer. “”Chaque soldat est sorti d’Angleterre sur le dos d’un matelot””, a remarqué lord Fisher. Les soldats britanniques venaient de toutes les parties du monde; au moment de l’armistice, ils étaient plus de trois millions en armes, répartis sur tous les théâtres d’opérations; 500.000 indigènes coloniaux avaient renforcé les armées françaises, deux millions d’Américains avaient passé l’Atlantique. L’entretien de pareils effectifs, le navettes d’Angleterre en Orient et de Palestine en France, les permissions nécessaires au bon état moral des troupes, on fait monter à 26 millions le chiffre des combattants alliés qu’a transportés la seule flotte anglaise; il faut y ajouter 242 millions de tonnes de matériel, aliments ou combustibles, pour les armées britanniques ou les nations alliées. Pour la France seulement, privée de ses mines et de ses usines du nord et du nord-est, les envois moyens atteignirent ‘par mois’ 1.500.000 tonnes de charbon et 84.000 tonnes d’acier. Trop élevés pour évoquer des précisions dans l’esprit public, ces chiffres montrent cependant l’importance capitale de la mer, la route immense, dont le débit n’est limité que par les possibilités de débarquement. Battue aux îles Falkland en décembre 1914 et au Dogger Bank en février 1915, la flotte allemande de haut bord se considéra comme définitivement hors de cause après sa défaite du Jutland le 31 mai 1916. Les ravages des sous-marins dans les flottes alliées (7 millions de tonnes pour la marine anglaise seulement) causèrent quelque gêne et de grandes inquiétudes. Mais l’Allemagne, qui avait entamé la guerre sous-marine à outrance en 1917 dans l’espoir de terminer la guerre avant que les Etats-Unis fussent en état d’intervenir avec des forces sérieuses, vit s’évanouir cette dernière illusion; les chantiers anglais, où travaillaient 1.500.000 ouvriers, réparaient la plus grande partie des pertes maritimes et le rest était comblé par la mise en service des navires allemands internés au moment de la déclaration de guerre. Les puissances alliées pouvaient continuer à s’armer, à se nourrir, à respirer et à combattre”” (pag 237-238) Biografia Mangin da wikip: Charles Marie Emmanuel Mangin (Sarrebourg, 6 luglio 1866 – Parigi, 12 maggio 1925) è stato un generale francese della Prima guerra mondiale. Convinto del valore delle truppe senegalesi, fu un ardente sostenitore della creazione di un’armata africana, la Force noire, più potente e numerosa, al servizio della Francia. Carriera[modifica | modifica sorgente] Diplomatosi all’École Spéciale Militaire de Saint-Cyr, servì nel Sudan nel 1898-1900 alla testa dei tirailleurs senegalesi, sotto Jean-Baptiste Marchand; dopodiché prese parte alla conquista del Marocco agli ordini di Lyautey nel 1912, distinguendosi, col grado di colonnello, nella presa di Marrakech. Durante la Prima guerra mondiale, divenuto generale, ebbe il comando nel 1914-15 di una brigata di fanteria e quindi della 5ª Divisione di fanteria di Rouen. Durante la battaglia di Charleroi, conclusasi con la sconfitta francese, ottenne un brillante successo locale contrattaccando i tedeschi a Onhaye sulla Mosa; quindi combatté con la sua brigata sulla Marna e in Artois. Il 22 maggio 1916, attaccò invano il fort Douaumont quindi, sempre a Verdun, diresse le offensive di riconquista al fianco di Nivelle. Nel 1917 prese parte alla disastrosa offensiva Nivelle, allo Chemin des Dames, alla testa della 4ª Armata. Sostenitore dell’offensiva a oltranza, fu soprannominato “”le boucher”” (“”il macellaio””) dai suoi uomini. Gli attacchi non ebbero esito, e fu silurato: grande avversario di Pétain, fu da questi emarginato. Ritornò alla ribalta nella primavera 1918: quando Foch fu promosso comandante in capo delle forze alleate, Mangin ricevette per volere di Clemenceau l’incarico di partecipare, alla testa della 10ª Armata, alla Seconda battaglia della Marna, nel corso della quale attuò il celebre contrattacco del 18 luglio a Villers-Cotterêts in cui sfondò le linee nemiche. Vincitore sull’Aisne nell’autunno, ruppe il fronte tedesco, liberando Soissons e Laon. L’armistizio fermò la prevista offensiva in Lorena. Entrò a Metz il 19 novembre, col generale Fayolle attraversò il Reno a Magonza l’11 dicembre, ed ebbe l’incarico di occupare la Renania. Qui Mangin divenne oggetto di polemiche per via del suo tentativo di fomentare il nazionalismo pro-francese, al fine di separare la Renania dalla Germania, e quindi di allontanare quest’ultima dalla riva occidentale del Reno. Mangin divenne membro del Conseil Supérieur de la Guerre ed ispettore generale delle truppe coloniali francesi. Cadde gravemente ammalato nella sua casa di Parigi il 9 marzo 1925, e morì il 12 marzo. Riposa all’Hôtel des Invalides. La sua statua a Parigi fu distrutta dalle forze tedesche di occupazione nel 1940, quando Hitler si recò in visita alla tomba di Napoleone, in quanto ricordava l’operato di Mangin nella Renania occupata. Fu ricostruita nel 1957. Bibliografia Mangin, Louis-Eugène. Le Général Mangin. 1990. Evans, M. M. Battles of World War I. Select Editions. 2004. ISBN 1-84193-226-4. Heywood, Chester D. “”Negro combat troops in the world war””. 1928.”,”QMIP-151″
“MANGINI Giorgio a cura; relazioni di Arturo COLOMBO Alberto CIAMPI Luigi CORTESI Romano BROGGINI Maurizio ANTONIOLI Giorgio MANGINI Giulio Orazio BRAVI, contributi di Alberto CIAMPI Lorenzo PEZZICA Angelo BENDOTTI”,”Pier Carlo Masini. Un profilo a più voci. Atti della giornata di studio sulla figura e l’ opera di Pier Carlo Masini. Bergamo, Sala Curò, 16 gennaio 1999. Con aggiunta di altri contributi.”,”Relazioni di Arturo COLOMBO Alberto CIAMPI Luigi CORTESI Romano BROGGINI Maurizio ANTONIOLI Giorgio MANGINI Giulio Orazio BRAVI, contributi di Alberto CIAMPI Lorenzo PEZZICA Angelo BENDOTTI Nell’ indice nomi si citano A. CERVETTO (11 volte) e L. PARODI (5) che compaiono pure nella foto di pag 229 (3° Conferenza nazionale dei Gaap Livorno 26 -27 settembre 1953). In nome di CERVETTO e PARODI compare pure nella didascalia della foto successiva (pag 230) Foto con Luigi PISANI (pag 96) che viene citato nell’ indice dei nomi (2) “”Ricordo che una volta Masini mi disse: “”io non farei mail il deputato; non sono più anarchico, vado a votare per il mio attuale partito, ma non accetterei mai di candidarmi””. In ciò aveva conservato un nucleo originario del suo antielettoralismo e lo rivendicava””. (pag 66, Maurizio Antonioli) “”Ma se ricordo bene Masini, già entrato nel Psi, ebbe una volta un incontro casuale con Nenni in treno e questi gli si rivolse con ironia dicendo: “”Ah, tu sei quello che vuole bruciare il Cremlino””. Anche in questo caso l’ atteggiamento di Masini veniva in qualche modo criticato dal leader carismatico.”” (pag 66-67, Maurizio Antonioli)”,”ANAx-210″
“MANGINI Giorgio a cura, relazioni di COLOMBO Arturo CIAMPI Alberto CORTESI Luigi BROGGINI Romano ANTONIOLI Maurizio BRAVI Giulio Orazio, Contributi di PEZZICA Lorenzo BENDOTTI Angelo PISANI Luigi”,”Pier Carlo Masini. Un profilo a più voci. Bergamo, Sala Curò, 16 gennaio 1999. Con aggiunta di altri contributi.”,”All’indomani della morte di Pier Carlo Masini, avvenuta a Firenze il 19/10/1998, chi scrive (Giorgio Mangini) ha ideato subito un incontro pubblico, da tenersi quanto prima, sulla figura e l’opera di Masini.”,”MITC-010-FL”
“MANGIONE Corrado”,”Elementi di logica matematica.”,”Corrado mangione è nato nel 1930 e attualmente insegna Logica presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Milano.”,”SCIx-300-FL”
“MANGO Andrew”,”The Turks Today.”,”Andrew Mango è autore di una biografia su Atatürk. E’ nato a Istanbul e ha studiato il persiano e l’arabo alla School of Oriental Studies di Londra dal 1947 al 1986 ha lavorato alla BBC, si è molto occupato di affari turchi. Vive a Londra.”,”TURx-042″
“MANGONI Luisa”,”Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta.”,”Luisa MANGONI ha insegnato nelle Univ di Trieste, Venezia e Trento. Tra i suoi libri, ‘L’ interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo’ (LATERZA, 1974), ‘Una crisi di fine secolo. La cultura italiana e la Francia fra Otto e Novecento’ (Einaudi, 1985), ‘In partibus infedelium. Don Giuseppe De Luca: il mondo cattolico e la cultura italiana del Novecento’ (EINAUDI, 1989). Ha curato un’antologia della rivista ‘Primato’ (De DONATO, 1978) e una raccolta degli scritti di Delio CANTIMORI, ‘Politica e storia contemporanea, 1927-42’ (EINAUDI, 1991). Ha partecipato alla redazione e ha collaborato alla ‘Storia d’Italia repubblicana’ con il saggio ‘Civiltà della crisi. Gli intellettuali italiani tra fascismo e antifascismo’ (EINAUDI, 1994). Per la casa editrice BOLLATI BORINGHIERI ha curato, con Delia FRIGESSI e Ferruccio GIACANELLI il libro di Cesare LOMBROSO ‘Delitto, genio, follia. Scritti scelti’ (1995).”,”EDIx-005″
“MANGONI Luisa”,”Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta.”,”””Era all’interno di questi punti di riferimento che si collocavano le riflessioni di Balbo sul ruolo della Einaudi, che implicavano innanzitutto il riesame di una collana progettata per sollecitazione e in accordo col Pci, come la Collana marxista di cui si era occupato inizialmente Gastone Manacorda in un rapporto fiduciario più con la direzione del Partito comunista che con la stessa casa editrice. (…) E in questo senso le caratteristiche della Collana marxista, così come erano state prospettate da Manacorda in accordo col Pci, non apparivano consone al progetto di Balbo. Esse prevedevano infatti accanto a una “”editio maior”” di edizioni critiche, da tempi lunghi, una “”editio minor”” rivolta “”alle persone di media cultura generale””. Su quest’ultima in particolare si accentravano ovviamente l’interesse e la sollecitazione a una rapida stampa da parte del Pci. A Bobbio Manacorda, nell’illustrare i caratteri che avrebbe dovuto avere l'””editio minor””, aveva sottolineato l’opportunità di pubblicare “”scelte organiche di vari scritti collocati in modo da servire all’intelligenza reciproca (p.es. le prefazioni di Marx ed Engels al Capitale, Lenin, “”Carlo Marx””, e una scelta dei capitoli più significativi del Capitale)””, con commenti esplicativi, ma anche “”interpretativi”” volti “”a facilitare la comprensione dei passi fondamentali e a sottolinearne l’importanza mediante il raffronto con passi paralleli dello stesso autore o di uno degli altri grandi maestri del marxismo-leninismo. Per esempio, un passo di Marx sarà commentato col sussidio di altri passi dello stesso Marx o di Engels o di Lenin, un passo di Lenin con uno di Stalin o di Marx, ecc. Ciò corrisponderà anche a un’altra finalità della collana: quella di ‘orientare’ il lettore verso certi punti fermi del marxismo, e di ‘introdurre’ allo studio del marxismo, evitando quegli accostamenti attraverso materiale di seconda mano finora tanto frequenti e tanto nocivi”” (Manacorda a Bobbio, 18 luglio 1945). Era esattamente la formula che sarebbe stata adottata per la ‘Guida allo studio del marxismo’, che, come supplemento di “”Rinascita””, il Pci stesso avrebbe pubblicato dal marzo 1947. Per essa veniva rivendicata l’impostazione di pubblicare “”uno scritto o un frammento di uno dei grandi maestri del marxismo”” introdotto da una nota redazionale orientativa e integrato da altri testi sul medesimo argomento di altri “”autori”” del marxismo-leninismo: in definitiva gli stessi Lenin o Gramsci, si affermava, non avevano “”proceduto diversamente nello studio del marxismo”” (Così spiegava una breve nota introduttiva al primo supplemento allegato a “”Rinascita,, IV, n. 3, marzo 1947). L'””aderenza al testo”” del commento, richiamata da Manacorda per la Collana marxista, non era quindi avulsa, come appare evidente, dallo “”scopo”” che essa si proponeva: esaltare un percorso tutto interno, in cui i testi si rinviavano e commentavano a vicenda in una logica che da Marx conduceva a Lenin, a Stalin e viceversa. Non era questa la prospettiva di Balbo. La decisione di tornare alla tradizione della Einaudi, pubblicare cioè, come riassumeva Giolitti, i testi marxisti “”significativi per il nostro indirizzo culturale, senza apparato critico ma col massimo rigore filologico (ossia traduzioni scrupolosissime), con una avvertenza contenente i dati essenziali storico-bibliografici sull’opera ma senza introduzione illustrativa o “”inquadratrice”” (Giolitti a Balbo, 24 novembre 1946), marcava alla fine proprio la distanza tra il compito delle riviste e dell’editoria di partito di “”garantire l’unità”” sul “”piano ideologico””, e quello di elaborazione di linee di ricerca, sia pure nel senso di “”ricerca della direzione politica culturale””, che invece, secondo Balbo, doveva essere uno dei compiti della Einaudi. In questo senso si collocava il complesso e delicato rapporto della Einaudi con il Pci e il problema legato alla sua stessa immagine di casa editrice vicina al Partito comunista, ma non di partito”” [Luisa Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, 1999] (pag 323-325-326)”,”EDIx-002-FL”
“MANIA Roberto SATERIALE Gaetano”,”Relazioni pericolose. Sindacati e politica dopo la concertazione.”,”Roberto Mania giornalista dell’Ansa, esperto di relazioni industriali, ha pubblicato tra l’altro L’accordo di San Tommaso (con A. Orioli, Ediesse, 1993). Gaetano Sateriale è stato dirigente nazionale della CGIL per oltre un decennio. Su quella esperienza ha scritto, con Sergio Cofferati A ciscuno il suo mestiere e Contrattare in azienda. Dal 1999 è sindaco di Ferrara.”,”SIND-010-FL”
“MANIAS Giuseppe Andrea”,”Camillo Berneri tra Antonio Gramsci e Carlo Rosselli.”,”Si tratta di una versione riveduta e corretta di una comunicazione presentata dall’autore in occasione del convegno ‘Rosselli e Berneri: un’eredità viva per rifondare la sinistra’, Sassari, 8 giugno 2007.”,”ANAx-369″
“MANIERI Maria Rosaria”,”Bisogni e politica. Oltre Hegel e Marx.”,”MANIERI Maria Rosaria è docente di filosofia morale nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Lecce. Ha pubblicato vari saggi (v. 4° cop) Il capitale: una forma sviluppata di civiltà dentro la rozza barbarie del bisogno. “”E’ ancora il Marx dei Grundrisse ad affermare: “”Nella sua incessante tensione verso la forma generale della ricchezza, il capitale spinge il lavoro oltre i limiti dei suoi bisogni naturali, e in tal modo crea gli elementi materiali per lo sviluppo di una individualità ricca e dotata di aspirazioni universali nella produzione non meno che nel consumo. Il lavoro di questa individualità perciò non si presenta nemmeno più come lavoro, ma come sviluppo integrale dell’ attività stessa, nella quale la necessità naturale nella sua forma immediata è scomparsa, perché al bisogno naturale è subentrato un bisogno storicomente prodotto””. (pag 103) Il capitale come limite e ostacolo a se stesso: il bisogno di comunismo. “”Nell’ epoca presente – scrive Marx – la dominazione dei rapporti oggettivi sugli individui, il soffocamento dell’ individualità da parte della causalità, ha assunto la sua forma più acuta e più generale ed ha assegnato con ciò agli individui esistenti un compito determinato. Essa ha assegnato loro il compito di sostituire alla dominazione dei rapporti e della casualità sugli individui la dominazione degli individui sui rapporti e sulla casualità””.”” (pag 111-112)”,”TEOC-417″
“MANIERI Maria Rosaria”,”La fondazione etica del socialismo. F.S. Merlino.”,”MANIERI Maria Rosaria insegna filosofia morale nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Lecce. E’ autrice di ‘Donna e famiglia nella filosofia dell’Ottocento’ (1975). ‘Donna e capitale’ (1978), ‘Bisogni e politica. Oltre Hegel e oltre Marx’ (1980). “”Spogliato di ogni finalismo, il materialismo storico ha quindi per Merlino la funzione che gli riconosce Benedetto Croce: “”Conosciamo – egli afferma – che si debbano ricercare le cagioni economiche in tutti i grandi avvenimenti storici, che, a scrivere la storia non basti conoscere i nomi dei regnanti e le date dei fatti d’arme, ma bisogna studiare le istituzioni tutte, conoscere la ripartizione delle ricchezze, l’ organizzazione della produzione, la divisione delle classi e il lento trasformarsi di tutti questi rapporti””, ma è anche vero – egli aggiunge – “”che le istituzioni politiche, la costituzione della famiglia, la divisione in classi non dipendono esclusivamente dal fattore economico, anzi ‘reagiscono’ sul modo di produzione e concorrono a determinarlo”” (1). La base terrena della storia è data dalla complessa strutturazione della ‘vita’ degli uomini e dalla coscienza che essi ne hanno: “”se v’ha qualcosa di veramente fondamentale e decisivo nella storia, questa è il concetto della vita”” (2).”” (pag 50-51 (1) (2) Merlino, La mia eresia (pag 325-326)”,”TEOC-418″
“MANIN Daniele, a cura di Mario BRUNETTI Pietro ORSI Francesco SALATA”,”Daniele Manin intimo. Lettere, diari e altri documenti inediti. II Serie: Fonti. Vol. IX.”,”Daniele Manin (1804-1857) è stato un patriota e politico italiano, noto per essere stato il presidente della Repubblica di San Marco durante la prima guerra d’indipendenza italiana 1. Nato a Venezia, Manin studiò legge all’Università di Padova e si dedicò all’attività forense nella sua città natale 1. Nel 1848, Manin proclamò la Repubblica di Venezia e fu eletto presidente della nuova repubblica 1. Tuttavia, la repubblica fu sconfitta dalle forze austriache nel 1849 e Manin fu costretto all’esilio in Francia 1. Morì a Parigi nel 1857 1.. (f. copil.)”,”RISG-007-FSL”
“MANISCALCO Maria Luisa”,”Sociologia del denaro. Dimensioni sociali, culturali, etiche della moneta.”,”Maria Luisa Maniscalco insegna Sociologia e Sociologia politica all’Università di Roma Tre ed è direttore del master in Peacekeeping & Security Studies. É autrice di numerosi studi e ricerche di teoria e storia della sociologia e dei mutamenti socioculturali, tra cui Spirito di setta e società, La sociologia di Vilfredo Pareto e il senso della modernità, L’ultimo passo insieme.”,”ECOT-111-FL”
“MANISCALCO-BASILE Giovanni a cura; PERESVETOV I.S.”,”Scritti politici di Ivan Semënovic Peresvetov.”,”‘Ivan Semenovic Peresvetov è stato un pubblicista russo del XVI secolo, noto per i suoi scritti a favore della monarchia assoluta e contro i boiari. Tra le sue opere più famose ci sono due libelli pubblicati intorno al 1545-48: “”Skazanie o care turskom Magmete”” (“”Racconto sullo zar turco Maometto””) e “”Skazanie o Petre Volosskom voevode”” (“”Racconto sul voivoda Pietro di Volossk””)¹. Peresvetov nacque nel Granducato di Lituania all’inizio del XVI secolo e servì come soldato in Ungheria e in altri stati europei prima di trasferirsi in Russia intorno al 1538-1539. In Russia, entrò al servizio di Ivan IV il Terribile e scrisse numerosi racconti allegorici e petizioni, promuovendo un governo autocratico forte e centralizzato’ (f. copilot)”,”RUSx-001-FMB”
“MANKIW N. Gregory”,”Principi di Economia.”,”N. Gregory Mankiw è professore di Economia alla Harvard University, dove insegna dal 1985. É autore anche di Macroeconomia.”,”ECOT-151-FL”
“MANKIW N. Gregory”,”Macroeconomia.”,”N. Gregory Mankiw è professore di Economia alla Harvard University, dove insegna dal 1985. É autore anche di Macroeconomia.”,”ECOT-152-FL”
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna 1789-1958.”,”Golo MANN, nato il 27 marzo 1909 a Monaco da Thomas MANN e Katja PRINGSHEIM, si laureò neL 1932 con Karl JASPERS. Dal 1935 al 1937 fu lettore di letteratura e storia tedesca all’ Ecole Normale Superieure di St. Cloud e dal 1935 al 1936 all’Univ di Rennes. Si trasferì nel 1942 negli USA dove insegnò storia moderna all’ Oliver College (Michigan) e al Clermont Men’s College in California. Dal 1960 insegna come ordinario di scienze politiche alla Technische Hochschule di Stoccarda. Vive attualmente (1981) a Kilchberg (Zurigo). Tra le sue opere: -Geschichte eines europäischen Staatsmannes (1947) -Vom Geist Amerikas (1954) -Aussenpolitik (1958) -Jahrhunderts (1958) -Neue Propyläen-Weltgeschicte (1960-64)”,”GERx-045″
“MANN Thomas”,”Federico e la grande coalizione. Un saggio adatto al giorno e all’ora.”,”Allo scoppio della 1° GM Thomas MANN, colto da patriottismo, sentì la necessità di scrivere “”parole che si accordassero ai tempi””. nacque così, tra il settembre e il dicembre 1914, ‘Federico e la grande coalizione’. Riscontrando forti analogie fra le circostanze storiche che avevano portato alle guerre di FEDERICO II di Prussia e quelle all’origine del conflitto in atto, lo scrittore pensò di poter essere utile alla Germania con questo saggio. Ma lo scrittore dovette subire critiche in tutta Europa, perfino da suo fratello Heinrich MANN, mentre il valore letterario dell’opera rimase in secondo piano. Oggi si rilegge questa biografia di FEDERICO con altri occhi. L’A riesce a ricostruire bene l’atmosfera e il tono di un’epoca. Affascina la figura del re di Prussia colto in tutta la sua grandezza ma anche nelle immancabili meschinità, in un ritratto ricco di chiaroscuri.”,”GERx-046″
“MANN Thomas”,”La montagna incantata.”,”MANN, Thomas (Lubecca 1875 – Kilchberg, Zurigo 1955), scrittore tedesco. Fratello minore dello scrittore Heinrich Mann, nacque in una famiglia altoborghese di Lubecca. Dopo la morte del padre, i Mann si trasferirono a Monaco, dove Thomas compì gli studi e iniziò a scrivere collaborando con la rivista satirica “”Simplicissimus””. Sposatosi nel 1905, si schierò su posizioni nazionaliste in occasione della prima guerra mondiale, fatto, questo, che determinò la rottura dei rapporti con il fratello Heinrich, esponente del fronte democratico. Nel dopoguerra, tuttavia, mutò atteggiamento, impegnandosi in prima persona a difesa della democrazia. Dopo aver ottenuto il premio Nobel per la letteratura nel 1929, scelse l’ esilio volontario nel 1933, anno dell’ascesa al potere di Adolf Hitler. Privato della cittadinanza tedesca nel 1936, trascorse un primo periodo in Svizzera, per trasferirsi negli Stati Uniti nel 1938, acquisendo la cittadinanza americana nel 1944. Nel 1953 si stabilì nei pressi di Zurigo, dove lo colse la morte due anni più tardi. Il figlio Klaus e la figlia Erika seguirono le orme paterne dedicandosi alla letteratura. Mann riscosse fama internazionale con il romanzo I Buddenbrook (1901), ponderosa cronaca dell’ascesa e del declino di una famiglia borghese dell’ Ottocento. Il tema del conflitto fra vocazione artistica ed esigenze della società borghese, oltre che in questo capolavoro, è affrontato anche nei racconti Tonio Kröger (1903), Tristano (1903) e La morte a Venezia (1912). Nella Montagna incantata (1924), vasto Bildungsroman ambientato in un sanatorio svizzero, Mann sottopose a minuziosa analisi la civiltà europea, creando uno dei romanzi più significativi del XX secolo. Fra le opere posteriori meritano una segnalazione i racconti Disordine e dolore precoce (1926) e Mario e il mago (1930), la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli (1934-1944), basata sul racconto biblico, e i romanzi Doctor Faustus (1947), L’eletto (1951) e Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull (1954).”,”VARx-068″
“MANN Thomas”,”Doctor Faustus. La vita del compositore tedesco Adrian Leverkühn narrata da un amico.”,”In apertura versi di Dante, Inferno, canto II. pag 11 Prima edizione pubblicata a Stoccolma nel 1947 Infezione luetica. luetico [lu-è-ti-co] agg., s. (pl.m. -ci, f. -che) • agg. med. Relativo alla lue: disturbo l.; chi è affetto dalla lue SIN sifilitico”,”VARx-291″
“MANN Thomas, a cura di Marianello MARIANELLI”,”Considerazioni di un impolitico.”,”””Vergleiche dich! Erkenne was du bist!”” (Goethe, Torquato Tasso) (in apertura) Composto tra il 1915 e il 1918 generato da una polemica con i pacifisti e i simpatizzanti dell’Intesa, i democratici e i partigiani della civilisation, questo libro è una sorta di ‘engagement'”,”GERS-032″
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna, 1789-1958.”,”Golo Mann, nato il 27 marzo 1909 a Monaco da Thomas Mann e Katja Pringsheim, si laureò nel 1932 con Karl Jaspers. Dal 1935 al 1937 fu lettore di letteratura e storia tedesca all’Ecole Normale Supérieure di St. Cloud e dal 1935 al 1936 all’università di Rennes. Si trasferì nel 1942 negli Stati Uniti dove insegnò storia moderna all’Olivet College (Michigan) e al Claremonte Men’s College in California. Dal 1960 insegna come ordinario di scienze politiche alla Technische Hochschule di Stoccarda. Vive attualmente a Kilchberg (Zurigo). Tra le sue opere ricordiamo: Geschichte eines europäischen Staatsmannes, Vom Geist Amerikas, Aussenpolitik, Jahrhuderts, Neue Propyläen-Weltgeschichte.”,”GERx-022-FL”
“MANN Thomas, a cura di Marino FRESCHI”,”Der Tod in Venedig – La morte a Venezia.”,”Nato a Lubecca, nel 1875, in una famiglia patrizia, Thomas Mann compie i suoi studi al Liceo Katharineum della città. Il suo talento artistico si manifesta precocemente nella passione per la musica e in piccoli tentativi letterari. Dopo il licei, Mann raggiunge la madre, che si è trasferita a Monaco con gli altri figli. Nel 1894 pubblica la prima novella, Perduta. Nel 1895, insieme al fratello heinrich compie un primo viaggio in Italia e inizia a collaborare alla rivista nazionalista e antisemita ‘Das XX. Jahrhundert’. Tornato a Monaco diventa lettore per la rivista satirica ‘Semplicissimus’. Nell’ottobre 1901 esce il romanzo I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia. Nella primavera del 1903 pubblica una raccolta di novelle fra cui spiccano Tristano e Tonio Kröger. Reso famoso dal grande successo del suo primo romanzo Mann incomincia a frequentare i salotti letterari di Monaco. Dopo lo scoppio della guera il lavoro artistico si traduce in saggi a carattere politico. Mann condivide l’esaltazione popolare, e in particolare quella di molti scrittori e intellettuali, per la guerra e la missione della Germania a difesa della Kultur tedesca e del germanesimo. Per tutto il 1932 i discorsi e gli scritti per il centenario della morte di Goethe sono occasione per un richiamo a valori di libertà e ragione. Nella primavera del 1933 viene attaccato per Dolore e grandezza di Richard Wagner e accusato di antipatriottismo. Ha inizio l’esilio, dopo un breve periodo trascorso in Francia, Mann si stabilisce in Svizzera. Nel 1936 conosce Freud a Vienna. In dicembre 1933 viene privato della cittadinanza tedesca e gli vengono confiscati i beni. Nel 1938 pubblica il saggio Fratello Hitler. Nel 1939 conclude il romanzo Lotte a Weimar. Emigrato negli Stati Uniti nel 1940 sbarcano anche Heinrich e Golo che sono riusciti a fuggire. Nel 1955 riceve a Lubecca la cittadinanza onoraria, il 12 agosto, colpito da trombosi, lo scrittore muore all’età di ottant’anni.”,”VARx-034-FL”
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di HEUSS Alfred PLESSNER Helmuth HEBERER Gerhard RUST Alfred PITTIONI Richard WILSON John A. FREIHERR VON SODEN Wolfram”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume primo. Preistoria prime civiltà superiori.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla università di Gottinga. Helmuth Plessner, dottore in Filosofia, professore di Filosofia e Sociologia alla università di Gottinga. Gerhard Heberer, direttore in Scienze naturali, professore emerito di Antropologia e Filogenetica alla università di Gottinga. Alfred Rust, dottore in Filosofia h.c., libero docente di Filosofia, Ahrensburg. Richard Pittioni, dottore in Filosofia, professore di Preistoria alla università di Vienna. John A. Wilson, dottore in Filosofia, professore di Egittologia alla università di Chicago. Wolfram Freiherr Von Soden, dottore in Filosofia, professore di Filologia paleosemitica e di Antichità Orientali alla università di Münster.”,”FOTO-065″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di HEUSS Alfred FREIHERR VON SODEN Wolfram ALTHEIM Franz KRAUS Hans-Joachim PETECH Luciano HULSEWÉ A.F.P. JANKUHN Herbert TOYNBEE Arnold”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume secondo. Civiltà superiori dell’Asia Centrale e Orientale.”,”””Voltaire intendeva esprimere non solo la critica all’insufficienza di una storia universale che incominciasse con Israele e i re assiri, ma qualcosa di più: voleva staccarsi dalla concezione secondo cui la storia universale traeva origine dall’Oriente mediterraneo, per considerare i nuovi campi della storia, recentemente scoperti nel Medio e nell’Estremo Oriente. Senza dubbio, l’inizio era da collocarsi presso i Cinesi e gli Indiani, e di lì soltanto la civiltà si era diffusa nella Mesopotamia, in Siria e in Europa: e non si trattava più di un divino processo operato dalla Provvidenza, ma della trasmissione della cultura nel senso teleologico e laico dell’illuminismo. Il XVIII secolo fornì a una storia universale così concepita soltanto il programma. Voltaire non era un Gibbon, che si assumesse l’erculea fatica di una esposizione sovradimensionale. Non dobbiamo quindi meravigliarci che la direzione di questa corrente che sovvertiva la visione storica cristocentrica restasse nelle mani dei pensatori. Chi approfondì seriamente lo spunto offerto dal XVIII secolo nella questione della priorità fu soprattutto Hegel. Egli possedeva la forza costruttiva necessaria per portare a termine il rapido abbozzo di Voltaire, per riempire, se non con materiale nuovo, almeno con la forza persuasiva di una interpretazione dinamica lo spazio vuoto che quegli aveva lasciato. Si giunse così ad affermare in modo inequivocabile: “”La storia universale si muove da Oriente a Occidente; se l’Europa è senz’altro il punto terminale della storia, l’Asia ne è l’inizio””. (…) La filosofia hegeliana della storia non offriva, però, una soluzione al problema dell’auspicata unità fra Oriente e Occidente. Non era possibile attuare un’unità storica universale partendo dalla conoscenza dei fenomeni storici. Il disagio e le difficoltà dell’indagine storica risultano chiaramente nel modo con cui Ranke cercò di trarsi in impaccio, perché egli riconosceva ancora la necessità di una concezione unitaria della storia universale”” (pag 5-6) [dall’introduzione di Alfred Heuss] [I problemi e le difficoltà di una concezione idealistica della storia universale] Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Wolfram Freiherr Von Soden, dottore in Filosofia, professore di Filologia paleosemitica e di Antichità Orientali alla università di Münster. Franz Altheim, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Libera Università di Berlino. Hans-Joachim Kraus, dottore in Teologia, professore di Scienze Bibliche alla Università di Amburgo. Luciano Petech, dottore in Lettere, professore di Storia e Geografia dell’Asia orientale alla Università di Roma. A.F.P. Hulsewé, professore di Sinologia alla Università di Leida. Herbert Jankuhn, dottore in Filosofia, professore di Preistoria e di Protostoria alla Università di Gottinga. Arnold Toynbee, The Royal Institute of International Affairs, Londra.”,”FOTO-066″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di SCHACHERMEYR Fritz HEUSS Alfred WELLES C. Bradford GIGON Olof”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume terzo. La Grecia. Il mondo Ellenistico.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Fritz Schachermeyr, dottore in Filosofia, professore di Storia Greca, di Antichità Classiche e di Epigrafia alla Università di Vienna. C. Bradford Welles, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Yale University. Olof Gigon, dottore in Filosofia, professore di Filologia Classica alla Università di Berna. “”Più importante, per il seguito che ebbe, fu la descrizione della terra (periégésis) di Ecateo. Anche qui probabilmente esistevano già descrizioni di paesi in forma di narrazione epica: ne abbiamo tracce nel nostro testo omerico. Ma Ecateo procedette secondo un metodo, senza contare che scrisse in prosa, come i filosofi milesi. Al testo egli unì una carta, da lui stesso disegnata, che seguiva quella già tracciata da Anassimandro e naturalmente nota a Ecateo. Ma Anassimandro aveva voluto e potuto indicare solo i contorni “”fisici””, come la ripartizione fra la terra e il mare. Ecateo cercò di delineare le terre conoscibili con tutte le loro caratteristiche individuali. E il testo conteneva una descrizione del paese e delle genti, per quel tanto che se ne potevano conoscere le condizioni, anche per il passato. Egli voleva fornire il massimo possibile delle notizie. In ciò la sua informazione si distingueva da quella dei libri di navigazione (‘períploi’) già esistenti: il più recente e il più ampio era quello di Scilace. Questi era stato un navigatore greco della Caria, che per incarico di Dario aveva compiuto un viaggio dall’Indo fino al Mar Rosso. Tuttavia i suoi ‘períploi’ non utilizzavano soltanto le osservazioni dirette, ma si estendevano a tutte le coste allora note, al di qua e al di là delle Colonne d’Ercole (Gibilterra), che naturalmente egli non aveva visitato sino in fondo e che descrisse con l’ausilio di materiale altrui. Ecateo non volle però limitarsi a descrivere le coste: compì grandi viaggi per procurarsi conoscenze dirette e per confermare il detto di Eraclito secondo cui gli occhi sono testimoni più sicuri delle orecchie. Ecateo offre un esempio significativo del primato che per il pensiero e per la lingua greca aveva l’osservazione immediata (come hanno messo in luce gli studi recenti). Ma con lui appare per la prima volta un altro concetto: quello di ricerca come inchiesta fra i testimoni possibili (in greco: ‘historía’); s’intende infatti che egli non poteva andare di persona dappertutto. Più tardi Erodoto riprese il concetto in un senso più ampio, ma già Ecateo poteva riferire a se stesso un’importante massima di Eraclito: “”Io preferisco tutto quel che si può vedere, udire e apprendere””, che potremmo completare così: a tutto ciò che è riferito solo in base alla buona fede”” (pag 220-221) [Alfredo Heuss, L’Ellade] [in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume terzo. La Grecia. Il mondo Ellenistico’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss] [Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga]”,”FOTO-067″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di BLEICKEN Jochen HOFFMANN Wilhelm HEUSS Alfred PFLAUM Hans-Georg SCHNEIDER Carl SESTON William RUBIN Berthold”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quarto. Roma. Il mondo Romano.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Jochen Bleicken, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Università di Amburgo. Wilhelm Hoffmann, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Università di Giessen. Hans-Georg Pflaum, dottore in Lettere, direttore del Centre National de la Recherche scientifique, Parigi. Carl Schneider, dottore in Filosofia, dottore honoris causa in Teologia, professore di Scienze neotestamentarie, di Storia della chiesa paleocristiana e di civiltà ellenistica, Spira. William Seston, dottore in Lettere, professore di Storia romana alla Sorbona. Berthold Rubin, dottore in Filosofia, professore di Storia della civiltà bizantina e dell’Europa orientale alla Università di Colonia. “”Roma era in origine solo ed esclusivamente una città. Ma esistevano città anche in Grecia e nella vasta area della colonizzazione greca, nel cui ambito gli importanti territori costieri della stessa penisola italica erano fortemente urbanizzati. Caratteri urbani erano insiti anche nella colonizzazione fenicia dei territori che si affacciano al Mediterraneo occidentale: la Spagna del Sud, per esempio, conosceva una sorta di urbanesimo indigeno tipicamente mediterraneo, e organizzati in numerose comunità urbane erano anche gli Etruschi e le popolazioni italiche, come i Latini e in particolare Roma, che avevano da quelli appreso questo sistema di organizzazione. In altri termini: Roma, in quanto città, era ben lungi dal divenire una potenza differenziata dalle altre. Tale qualità essa condivideva con innumerevoli comunità dello stesso tipo, perciò la futura grandezza di Roma non poteva certo fondarsi sulla sua organizzazione stato-città. Anche la popolazione di Roma, formata dai Latini, non era una delle più forti tra quelle dei numerosi popoli italici, né per numero di abitanti né per estensione territoriale. Anzi, per quel che riguarda il territorio, si pensa proprio il contrario. I Latini occupavano in origine una zona estesa tutt’al più seimila chilometri quadrati, una misura inferiore a quella di molti staterelli italiani prima dell’unità nazionale. Inoltre, i Latini non possedevano una rigida organizzazione politica né Roma costituiva il centro politico comune. Tale divenne, infatti, solo dopo lunghi contrasti. La base della grandezza universale di Roma era dunque notevolmente esigua, e chi segue con attenzione lo sviluppo della storia universale non può fare a meno di studiare con estremo interesse il singolare processo storico che ebbe inizio col sorgere di Roma. (…) Sotto l’aspetto del capitale monetario Roma fu per lungo tempo uno stato assai povero, e ancora all’inizio della sua grande politica internazionale conservava tutte le caratteristiche di una società agricola relativamente “”sottosviluppata””. Roma non poteva permettersi il lusso di soldati mercenari secondo una prassi che in Oriente era considerata del tutto normale ormai da parecchie generazioni, e dovette quindi abituarsi a ritenere insostituibile il tradizionale assetto dell’esercito, adattandolo di volta in volta alle esigenze di operazioni militari in grande stile. Da un punto di vista strettamente tecnico si deve rilevare nell’esercito romano una certa immaturità, quale si manifestò in certe occasioni, per esempio, durante le guerre puniche. Ma se ci attenessimo soltanto a questa constatazione, seguiremmo un criterio arbitrario, perché dai risultati si può constatare che proprio Roma trasse i maggiori vantaggi dal suo minore livello tecnico rispetto alle altre potenze militari. La costituzione dell’esercito romano, ancora semplice e primitiva, procurò a Roma un potenziale militare quantitativamente inesauribile, se non sempre qualitativamente di primo ordine. E così, senza eccessivo dispendio di danaro, l’esercito romano attinse alla grande riserva di uomini offerta da Roma e in seguito da tutta la penisola, che anche nelle situazioni più disperate consentì ai Romani di resistere fornendo nuovi contingenti di truppe e rendendo Roma paragonabile sotto questo aspetto ai grandi stati moderni col loro servizio militare obbligatorio”” (pag 4-6) [Alfred Heuss, Introduzione, in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quarto. Roma. Il mondo Romano’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss]”,”FOTO-068″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di VON GRUNEBAUM Gustav Edmund RUBIN Berthold PHILIPP Werner NITSCHKE August GANSHOF François Louis BORST Arno MYERS A. R.”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quinto. L’Islam. La nascita dell’Europa.”,”””I torbidi nell’Italia settentrionale e meridionale non davano tregua agli stati pontifici, che anzi, costituivano una preda per i nobili divisi da rivalità irriducibili; Roma si impoveriva sempre di più per l’assenza dei papi (allora ad Avignone, ndr) che un tempo avevano procurato alla città ricchezze e ingenti affari. In mezzo a tanto squallore alcuni romani cominciarono a vagheggiare la restaurazione del loro glorioso passato. Nel 1341, l’incoronazione del Petrarca con l’alloro poetico in Roma fu interpretata come l’auspicio di un’èra nuova. Sei anni dopo, un facondo e dotto visionario, Cola di Rienzo, si impadronì del potere sognando una rinascita dell’antica repubblica, una federazione italiana che sotto il suo governo avrebbe dovuto instaurare un regno di pace, di giustizia e di libertà. Ma si trattava di un’utopia in un mondo straziato dalle lotte. Cola di Rienzo manifestò segni sempre più evidenti di follia; il papa si volse contro di lui e nel 1354 il demagogo fu assassinato dai romani che egli aveva idolatrati. Ancor prima di questi avvenimenti, Innocenzo IV, turbato per la selvaggia anarchia dei suo antichi domini e per le brigantesche azioni dei nobili, aveva inviato in Italia il bellicoso cardinale Albornoz con l’incarico di restaurare l’ordine e l’autorità del pontefice. Ben fornito di uomini e di denaro, il legato-statista sbalordì l’Italia per la rapidità con cui ridusse alla disciplina l’intero Patrimonium Petri e l’Umbria. Questi lusinghieri successi indussero papa Urbano V (1362-1370) a ritornare in Italia; ma le vittorie di Albornoz , che si era spinto verso nord fino a Bologna, avevano allarmato i Visconti, i quali speravano di espandersi in quella direzione. Il papa organizzò una lega contro di loro e la guerra ebbe inizio. Albornoz era morto e un nuovo legato, incompetente, non soltanto impedì che rifornimenti e viveri giungessero a Firenze, alleata del pontefice, ma permise ai mercenari pontifici di saccheggiare le terre fiorentine. Irati, i fiorentini si allearono con i Visconti incitando gli stati pontifici alla rivolta. Questa circostanza rese più urgente il problema del ritorno del papa a Roma (…)”” (pag 668) [A.R. Myers, ‘L’Europa nel XIV secolo’, ‘Confusione politica in Italia’, in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quinto.L’Islam. La nascita dell’Europa’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss] Gustav Edmund Von Grunebaum, dottore in Filosofia, professore di Storia, Director Near Eastern Center, University of California, Los Angeles, Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Berthold Rubin, dottore in Filosofia, professore di Storia della civiltà bizantina e dell’Europa orientale alla Università di Colonia. Werner Philipp, dottore in Filosofia, professore di Storia dell’Europa orientale alla Università Libera di Berlino. August Nitschke, dottore in Filosofia, professore di Storia al Politecnico di Stoccarda. François Louis Ganshof, professore emerito di Storia medievale alla Università di Gand. Arno Borst, dottore in Filosofia, professore di Storia medievale e moderna alla Università di Erlangen-Norimberga. A.R. Myers, professore di Storia medievale alla Università di Liverpool.”,”FOTO-069″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di TRIMBORN Hermann MAJUMDAR A.K. FRANKEL Hans H. MOTE Frederick W. HEISSIG Walther MERZBACHER Friedrich GARIN Eugenio KONETZKE Richard”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume sesto. Il Rinascimento. Le grandi civiltà extraeuropee.”,”Hermann Trimborn, dottore in Scienze Politiche, professore di Etnologia alla Universitò di Bonn. A. K. Majumdar, Joint director, Bharatiya Vidya Bhavan, Bombay. Hans H. Frankel, professore di Letteratura cinese alla Yale University. Frederick W. Mote, dottore in Filosofia, professore di Civiltà orientali alla Princeton University. Walther Heissig, dottore in Filosofia, professore di lingue e di Civiltà dell’Asia centrale alla università di Bonn. Friedrich Merzbacher, dottore in Giurisprudenza, dottore in Filosofia, professore di Storia del diritto e di Diritto Ecclesiastico alla università di Innsbruck. Eugenio Garin, professore di Storia della Filosofia alla università di Firenze. Richard Konetzke, dottore in Filosofia, professore emerito di storia Iberica e Latino-americana alla università di Colonia. Conquista e religione. “”E’ invalso ormai l’uso di designare le scoperte e le conquiste d’oltremare dei Portoghesi e degli Spagnoli col nome di crociate, e di vedervi un proseguimento delle guerre contro gli infedeli sulla penisola iberica. Lo spirito crociato sarebbe rimasto vivo attraverso la Reconquista – ossia la rioccupazione dei territori della penisola già dominati dall’Islam – sino alla fine de medioevo ed avrebbe avuto la sua prosecuzione nella sottomissione degli indigeni pagani dei paesi d’oltremare, quando già la Reconquista portoghese aveva avuto termine con la presa dell’Algarve (1250) e quella castigliana con l’espugnazione di Granada (1492). Il giovane Ranke aveva già riconosciuto questo momento quando scriveva che “”In realtà nella Spagna e nel Portogallo colonizzazioni, crociate e piantagioni costituiscono un unico fenomeno perfettamente coerente nel suo decorso””. La concezione che i conquistatori dei paesi scoperti da poco tempo fossero dei crociati e fossero partiti per diffondere la fede cristiana è basata sulla testimonianza di numerose fonti. I monarchi spagnoli e portoghesi continuavano a designare la guerra contro i Mori e la sottomissione dei pagani come imprese “”al servizio di Dio””. Il principe Pedro ed il principe Enrico il Navigatore affermavano che l’intento principale delle spedizioni africane era quello di “”servire Dio””. Altrettanto energicamente Hernán Cortés affermava di combattere in Messico “”per l’onore di Dio””. Fin nei semplici marinai e soldati sopravviveva una traccia dell’orgogliosa coscienza di sopportare i pericoli e le fatiche delle loro spedizioni di esplorazione e conquista al servigio di Dio e di compiere opera a Dio sommamente gradita. Allo stesso modo si possono raccogliere numerose testimonianze del persistere dell’idea missionaria nelle imprese d’oltremare. La conversione dei musulmani e dei pagani appare, secondo quelle affermazioni, il motivo e l’aspirazione fondamentale dell’espansione europea. Secondo le parole del cronista Gomes Eanes de Zurara, “”il grande desiderio”” di Enrico il Navigatore era quello “”di diffondere la santa fede del nostro Signor Gesù Cristo e di condurre a Lui tutte quelle anime che volevano essere salvate””. (…) Cristoforo Colombo scriveva del suo primo viaggio che era suo intento esplorare e conoscere i principi e i popoli dell’India “”in modo che si sappia quali vie si debbano seguire per diffondervi la nostra santissima fede”””” [Richard Konetzke, Scoperte e conquiste nelle terre d’oltremare] (pag 639-640)”,”FOTO-070″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di LUTZ Heinrich MANN Golo ROOTS Ivan TAPIÉ Victor-Lucien WANDRUSZKA Adam SCHALK Fritz MORGAN Edmund S. MANN Michael HEARTZ Daniel”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume settimo. Dalla Riforma all’Illuminismo.”,”Heinrich Lutz, dottore in Filosofia, professore di Storia Moderna alla università di Saarbrücken. Golo Mann, professore di Scienze Politiche al Politecnico di Stoccarda (fino al 1964). Ivan Roots, Senior Lecturer in History all’University College of South Wales and Monmouthshire Cardiff. Victor-Lucien Tapié, dottore in Lettere, membro dell’Institut, professore di Storia moderna alla Sorbona. Adam Wandruszka, dottore in Filosofia, professore di Storia Medievale e Moderna alla università di Colonia socio onorario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano. Fritz Schalk, dottore in Filosofia, professore in Filologia romanza alla Università di Colonia. Edmund S. Morgan, professore di Storia alla Yale University. Michael Mann, professore di Germanistica e di Letterature comparate alla University of California, Berkeley. Daniel Heartz, associate professor di Storia della Musica alla University of California, Berkeley. “”I nobili non avevano ragione alcuna di migrare in America: e nessuno infatti vi si recò. Così l’ambiente americano tendeva a livellare le distinzioni sociali, e sotto questo aspetto la sua opera si associava a quella del puritanesimo. Benché i puritani non avessero abbandonato le divisioni convenzionali tra ceti sociali, la comune passione per il lavoro tendeva ad annullarle. Quando un puritano, lavorando duramente, riusciva ad accumulare una grande ricchezza, ancor più di quanta ne potesse personalmente godere, non per questo restava inoperoso. Cercando sempre di coltivare in sé la persuasione profonda dell’eterna salvezza, egli continuava a lavorare più assiduamente che mai. E non prodigava certo le sue ricchezze in lussi e in pompe esteriori. La frugalità era una virtù non meno apprezzata della laboriosità. Perciò il puritano ricco aveva press’a poco lo stesso aspetto del suo vicino più povero. L’uno e l’altro lavoravano con assiduità, vivevano semplicemente e ponevano in questo sistema di vita il loro orgoglio. Un altro fattore di livellamento presso i puritani fu il diffondersi dell’istruzione. Come tutti i protestanti, anch’essi credevano che la verità religiosa fosse incomprensibile all’uomo che non sapeva leggere da solo le Sacre Scritture. Così volevano leggere, volevano che i loro figli facessero altrettanto, e avevano riempito il paese di un tale numero di scuole che la maggior parte degli Americani del XVIII secolo sapeva leggere e si dedicava effettivamente a questa istruttiva attività. Così, un’altra distinzione tradizionale fra i ceti superiori e quelli inferiori veniva eliminata. Gli Americani, poi, non si limitavano a leggere la Bibbia. Verso la fine del periodo coloniale quasi ogni colonia aveva il suo giornale, che spesso pubblicava articoli polemici su problemi politici locali. Gli elettori americani non erano soltanto numerosi; ma anche bene informati. Questo livellamento delle distinzioni sociali nell’America coloniale non fu accompagnato da un movimento filosofico egualitario”” (pag 595) [Edmund S. Morgan, ‘La rivoluzione americana’]”,”FOTO-071″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di PALMER Robert R. NÜRNBERGER Richard BENZ Richard GERLACH Walther GURLAND A.R.L. RYCHNER Max MANN Golo VON LAUE Theodor WEBB Herschel BERTAUX Pierre VERDROSS Alfred BARRACLOUGH Geoffrey”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume ottavo. Il secolo Diciannovesimo.”,”Robert R. Palmer, professore di Storia alla Princeton University. Richard Nürnberger, professore di Storia alla Università di Gottinga. Richard Benz, professore onorario di Storia della civiltà tedesca alla università di Heidelberg. Walther Gerlach, professore emerito di Fisica sperimentale alla università di Monaco. A.R.L. Gurland, professore di Scienze Politiche al Politecnico di Darmstadt. Max Rychner, dottore in Filosofia, Zurigo. Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Theodor H. von Laue, professore di Storia alla Washington University. Herschel Webb, professore di Storia dell’Asia orientale alla Columbia University. Pierre Bertaux, dottore in Lettere, professore alla Sorbona. Alfred Verdross, professore di Diritto internazionale, di Filosofia del Diritto e di Diritto privato internazionale alla università di Vienna. Geoffrey Barraclough, dottore in Filosofia, professore, presidente della Hisrorical Association of Great Britain. “”I rapidi progressi del diritto internazionale nella seconda metà del XIX secolo vanno attribuiti all’espandersi del commercio e delle comunicazioni europee, soprattutto dopo la pace del 1871. La generale sicurezza giuridica, come pure l’intangibilità, dovunque riconosciuta, della proprietà privata, resero possibili cospicui investimenti, grazie ai quali la produzione si accrebbe rapidamente e a prezzi ridotti. Si sviluppò un ottimismo progressista largamente diffuso, fiducioso nella possibilità di razionalizzare anche le lotte per il potere tra gli stati e di contenerle in limiti ragionevoli, affinché non mettessero in pericolo le condizioni indispensabili alla sopravvivenza della civiltà moderna. In questo periodo presero quindi sviluppo tre grande branche del diritto internazionale, cioè il diritto di circolazione, il diritto relativo alla prevenzione della guerra e il diritto relativo alla umanizzazione della guerra. Il diritto internazionale di circolazione si rese necessario da quando i rapporti tra le economie nazionali si fecero sempre più stretti e dopo l’istituzione di numerose Unioni amministrative e internazionali. Il diritto bellico fu elaborato dalla conferenza per la pace di Parigi del 1856, nel corso della quale fu definita la dichiarazione sul diritto marittimo; quindi nelle convenzioni ginevrine del 22 agosto 1864 e del 6 luglio 1906, nella convenzione di Pietroburgo del 1868 sull’impiego degli esplosivi in guerra e nelle due conferenze per la pace tenutesi all’Aia (1899 e 1907), infine con la dichiarazione del 1909 sul diritto marittimo di Londra, che non fu ratificata. Nel XIX secolo rifiorisce anche l’istituto dell’arbitrato, rimasto in ombra dalla fine del medioevo, sebbene le convenzioni arbitrali eccettuino di regola i conflitti che chiamano in causa l’onore, l’indipendenza o gli interessi vitali di una delle parti contendenti. Nel 1899 fu fondato il tribunale arbitrale dell’Aia, il quale poté risolvere in maniera pacifica diverse contese internazionali, alcune delle quali riguardavano grandi potenze, come ad esempio il conflitto di Casablanca fra l’Impero tedesco e la Francia (1909). Inoltre con i patti Bryan fu stabilito il principio che tutte le controversie non sottoposte all’arbitrato vanno deferite a una sede di mediazione prima che sia lecito ricorrere alle armi per far valere le proprie ragioni. Non sussisteva però nessun obbligo generale di servirsi di una procedura piuttosto che di un’altra. Gli stati restavano liberi (sotto il profilo del diritto internazionale) di farsi giustizia da sé fin quando non avessero accettato obblighi in contrario”” [Alfred Verdross, L’evoluzione del diritto internazionale] [(in) ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume ottavo. Il secolo Diciannovesimo’, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss, Milano, 1966]”,”FOTO-072″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di MANN Golo CORD MEYER Henry HERZFELD Hans GITERMANN Valentin LANGER Paul F. GABRIEL Ralph H. GATZKE Hans W. NÖLL VON DER NAHMER Robert BRACHER Karl Dietrich GERLACH Walther KIENLE Hans BARGMANN Wolfgang PORTMANN Adolf WEBER Alfred”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume nono. Il secolo Ventesimo.”,”Walther Gerlach, professore emerito di Fisica sperimentale alla università di Monaco. Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Henry Cord Meyer, professore di Storia alla University of California. Hans Herzfeld, professore di Storia alla università Libera di Berlino. Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California. Paul F. Langer, professore di Storia e di Orientalistica alla University of Southern California. Ralph H. Gabriel. dottore in Filosofia, dottore in Lettere, professore emerito di Storia alla Yale University, professore di Storia della civiltà americana, School of International Service, American University. Hans W. Gatzke, professore di Storia alla Yale University. Robert Nöll von Der Nahmer, dottore in Scienze Politiche, dottore in Giurisprudenza, professore di Economia Politica e di Scienza delle Finanze alla università di Magonza. Karl Dietrich Bracher, dottore in Filosofia, professore in Scienze Politiche alla università di Bonn. Hans Kienle, dottore in Filosofia, professore emerito di Astronomia alla università di Heidelberg, già direttore dell’Osservatorio astronomico di Heidelberg-Königstuhl. Wolfgang Bargmann, professore di Anatomia alla università di Kiel. Adolf Portmann, professore di Zoologia alla università di Basilea. Alfred Weber, dottore in Filosofia, professore di Economia Politica, di Sociologia e di Scienze Politiche alla università di Heidelberg. A pag 143 tabella con dati biografici con il periodo di attività delle maggiori personalità russe nel periodo della rivoluzione (anno di nascita e morte) Il sistema di immigrazione per quote. “”Con lo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, si era praticamente arrestato il flusso immigratorio negli Stati Uniti. Talune situazioni di guerra avevano però indotto molti americani a riflettere su quell’affluenza di stranieri, che prima delle guerra era stata cosa normale. Per esempio, dopo il 1917 molti cittadini di origine tedesca furono sospettati e in qualche caso internati. Si cominciava a considerare un potenziale pericolo per lo stato l'””americano fra virgolette””, che restava collegato con la sua patria d’origine. Non solo: prima del 1914 numerosi erano stati gli immigrati dalla Russia. E gli americani pensavano che, riaprendosi l’immigrazione dopo la fine del conflitto, non pochi sovversivi sarebbero entrati nel paese, recando una ideologia contraria a quella americana. Questi elementi determinarono un diverso atteggiamento nei capitalisti, i quali erano stati per tradizione favorevoli all’immigrazione, poiché avevano bisogno di reclutare sempre nuova manodopera, mentre prima della guerra i sindacati avevano cercato di ottenere restrizioni all’immigrazione. Dopo il 1918 gli americani temettero un’ondata di profughi dall’Europa sconvolta dalla guerra, reputando che un simile afflusso avrebbe provocato lo sfacelo, in un momento in cui milioni di uomini venivano congedati e riammessi alla vita civile. Così nel 1921 il Congresso adottò una misura drastica per restringere l’immigrazione, inaugurando il sistema delle quote. L’Immigrant Quota Act, del 1924, stabilì una direttiva che, pur con qualche lieve modificazione, era destinata a divenire permanente. La legge fissava per ciascun paese europeo una quota, pari al due per cento dei nativi del rispettivo paese residenti negli Stati Uniti nel 1890, ed esigeva che fossero determinate le “”origini nazionali”” della popolazione statunitense, con il risultato di favorire relativamente l’immigrazione dall’Europa settentrionale e occidentale, limitando fortemente quella dell’Europa orientale e meridionale. I tentativi di determinare le “”origini nazionali”” andarono falliti, e così pure, di conseguenza, lo scopo che la determinazione si proponeva: stabilire le quote sui nuovi dati. Nel 1929 il Congresso limitò l’immigrazione a 150.000 unità annue e stabilì le quote nazionali con criteri più o meno arbitrari, come nel 1924. Tutte queste leggi non posero restrizioni all’immigrazione dai paesi dell’emisfero occidentale mentre la legge del 1924 escluse tutti gli emigranti che non potessero diventare cittadini americani, con una misura che colpiva gli asiatici. Per molti anni aveva funzionato un “”gentleme’s agreement”” con il Giappone, che bloccava all’origine l’immigrazione da quel paese. Nonostante le proteste del segretario di Stato Hughes e del presidente Coolidge, il Congresso ignorò quell’accordo e redasse le misure restrittive in modo tale da includervi il Giappone. Fu un gesto offensivo che colpì profondamente una nazione orgogliosa. Tutta quanta la serie delle leggi sull’immigrazione affermò di fatto che il regolamento dell’immigrazione era un problema interno, al di fuori della sfera dei negoziati internazionali. E quelle leggi furono inoltre un consapevole tentativo di mantenere o di modificare la composizione etnica del popolo americano, secondo le personali opinioni e simpatie del legislatore”” [Ralph H. Gabriel, Gli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt] (pag 303-304)]”,”FOTO-073″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di MANN Golo PERTICONE Giacomo FRANKE Wolfgang CIALDEA Basilio SETON-WATSON Hugh FREYMOND Jacques VILLARI Salvatore ARON Raymond SCHMID Carlo BRIEFS Goetz RIVA SANSEVERINO Luisa FREYER Hans SEGRE Umberto MARCEL Gabriel BREZZI Paolo”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume decimo. Il Mondo di oggi.”,” Tabella pag 75: ‘Dati biografici: la rivoluzione cinese’ in saggio: ‘La rivoluzione cinese’ di Wolfgang Franke (pag 51-142) Sun Yat-sen considerava l’imperialismo soltanto uno strumento politico impiegato ai fini di espansione economica e non, come i comunisti, l’inevitabile stadio finale dell’evoluzione del capitalismo (pag 85) (Franke) La fondazione del PCC e il movimento del 4 maggio. (pag 82-83) “”L’ondata rivoluzionaria si estese rapidamente in altri paesi: sembrava l’inizio della rivoluzione mondiale profetizzata da Marx, la rivoluzione del proletariato contro i capitalisti, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Annunciato da Lenin, il messaggio messianico della rivoluzione proclamava la liberazione dei popoli coloniali e semicoloniali dal giogo dell’imperialismo occidentale. Il fronte sino allora unitario delle potenze occidentali, per quanto riguarda il loro atteggiamento verso questi popoli, era infranto, tanto più che nel 1920 il nuovo governo sovietico dichiarò per bocca di Karachan di rinunciare a tutte le concessioni e a tutti i diritti, incluso il diritto all’extraterritorialità di cui aveva goduto in Cina il governo zarista. La Russia sovietica fu dunque la prima tra le nazioni occidentali a riconoscere spontaneamente alla Cina la parità di diritti che i Cinesi auspicavano da lungo tempo. In molti ambienti della Cina si cominciò a guardare all’Unione Sovietica come a un paese amico, difensore della libertà e dell’eguaglianza delle nazioni oppresse. Una delle prime notevoli conseguenze dell’influenza del marxismo in Cina fu la fondazione della «Società per lo studio del marxismo», sorta all’inizio del 1918 nell’ambito dell’Università di Pechino. I membri della società erano in maggioranza studenti universitari, ma ne faceva parte anche Mao Tse-tung [Mao Zedong], che in quegli anni era impiegato nella biblioteca dell’università. La società, come voleva il suo nome, fu dapprima soltanto un centro di studi, ma col passare del tempo alcuni dei suoi componenti maturarono la convinzione che non fosse possibile accogliere il verbo messianico della rivoluzione russa, se si trascurava la dottrina sulla quale essa si fondava. Fu così che la «Società per lo studio del marxismo» divenne a poco a poco l’elemento preordinatore del partito comunista cinese. Nel 1919, o al più tardi nel 1920, anche Ch’en Tu-hsiu, il fondatore della “”Gioventù Nuova””, che si era trasferito nel frattempo a Shanghai, aderì al marxismo-leninismo. A Shanghai si raccolse in breve tempo intorno a Ch’en un circolo di intellettuali rivoluzionari dei più diversi orientamenti, con i quali egli organizzò nel 1920 un gruppo giovanile socialista. Le tendenze socialiste cominciarono intanto a prevalere sempre più nettamente anche nel gruppo che faceva capo alla rivista “”Gioventù Nuova””. In quello stesso anno, il Comintern inviò in Cina il suo primo rappresentante, Grigor Voitinsky, che aprì un ufficio a Shanghai, preoccupandosi anzitutto di raccogliere in un gruppo con indirizzo unitario gli elementi eterogenei della cerchia di Ch’en Tu-hsiu, per organizzarli sotto la guida del Comintern. In seguito cercò di trasformare questo circolo di giovani intellettuali, dalle idee diverse e spesso ancora confuse, in attivi e convinti comunisti; successiamente, gruppi analoghi si formarono a Pechino e a Canton. Intanto, Mao Tse-tung organizzava nella sua provincia natale di Hunan, un movimento rivoluzionario che si ispirava ai principi marxistici. Finalmente, nell’estate del 1921, dall’incontro di comunisti provenienti da diverse parti del paese sorse il partito comunista cinese. Le notizie e i dati che noi conosciamo sui membri del partito sono in parte discordi; i primi aderenti furono circa una dozzina e Mao Tse-ung era certamente fra essi. Ch’en Tu-hsiu divenne segretario generale del partito, e in quello stesso periodo studenti cinesi che si trovavano in vari paesi europei fondarono gruppi giovanili comunisti. Il movimento del 4 maggio, che ebbe anzitutto un carattere nazionale e culturale, fu quindi determinato, in certa misura, dalle teorie marxiste-leniniste; perciò non è lecito definirlo, come talora si è voluto, “”una parte della rivoluzione proletaria mondiale””. La sua importanza consiste soprattutto nel fatto che esso riuscì ad abbattere definitivamente nel campo spirituale la “”grande muraglia”” che per lunghi secoli aveva isolato il pensiero cinese. La Cina cominciò a partecipare attivamente, col retaggio della sua cultura, alla vita degli altri paesi del mondo, e si dischiuse per la prima volta alle maggiori correnti spirituali dell’Occidente. Già il movimento del 4 maggio accolse le due grandi ideologie (liberalismo democratico e marxismo-leninismo) che in seguito avrebbero scisso la Cina e tutto il mondo in due campi diversi. Il movimento del 4 maggio segnò dunque una svolta decisiva, e l’importanza che gli viene oggi riconosciuta in Cina è pienamente giustificata dal punto di vista della storia universale’ (pag 82-83)] [Wolfgang Franke, La rivoluzione cinese]zionaria si estese rapidamente in altri paesi: sembrava l’inizio della rivoluzione mondiale profetizzata da Marx, la rivoluzione del proletariato contro i capitalisti, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Annunciato da Lenin, il messaggio messianico della rivoluzione proclamava la liberazione dei popoli coloniali e semicoloniali dal giogo dell’imperialismo occidentale. Il fronte sino allora unitario delle potenze occidentali, per quanto riguarda il loro atteggiamento verso questi popoli, era infranto, tanto più che nel 1920 il nuovo governo sovietico dichiarò per bocca di Karachan di rinunciare a tutte le concessioni e a tutti i diritti, incluso il diritto all’extraterritorialità di cui aveva goduto in Cina il governo zarista. La Russia sovietica fu dunque la prima tra le nazioni occidentali a riconoscere spontaneamente alla Cina la parità di diritti che i Cinesi auspicavano da lungo tempo. In molti ambienti della Cina si cominciò a guardare all’Unione Sovietica come a un paese amico, difensore della libertà e dell’eguaglianza delle nazioni oppresse. Una delle prime notevoli conseguenze dell’influenza del marxismo in Cina fu la fondazione della «Società per lo studio del marxismo», sorta all’inizio del 1918 nell’ambito dell’Università di Pechino. I membri della società erano in maggioranza studenti universitari, ma ne faceva parte anche Mao Tse-tung [Mao Ze-dong], che in quegli anni era impiegato nella biblioteca dell’università. La società, come voleva il suo nome, fu dapprima soltanto un centro di studi, ma col passare del tempo alcuni dei suoi componenti maturarono la convinzione che non fosse possibile accogliere il verbo messianico della rivoluzione russa, se si trascurava la dottrina sulla quale essa si fondava. Fu così che la «Società per lo studio del marxismo» divenne a poco a poco l’elemento preordinatore del partito comunista cinese. Nel 1919, o al più tardi nel 1920, anche Ch’en Tu-hsiu, il fondatore della “”Gioventù Nuova””, che si era trasferito nel frattempo a Shanghai, aderì al marxismo-leninismo. A Shanghai si raccolse in breve tempo intorno a Ch’en un circolo di intellettuali rivoluzionari dei più diversi orientamenti, con i quali egli organizzò nel 1920 un gruppo giovanile socialista. Le tendenze socialiste cominciarono intanto a prevalere sempre più nettamente anche nel gruppo che faceva capo alla rivista “”Gioventù Nuova””. In quello stesso anno, il Comintern inviò in Cina il suo primo rappresentante, Grigor Voitinsky, che aprì un ufficio a Shanghai, preoccupandosi anzitutto di raccogliere in un gruppo con indirizzo unitario gli elementi eterogenei della cerchia di Ch’en Tu-hsiu, per organizzarli sotto la guida del Comintern. In seguito cercò di trasformare questo circolo di giovani intellettuali; dalle idee diverse e spesso ancora confuse, in attivi e convinti comunisti; successivamente, gruppi analoghi si formarono a Pechino e a Canton. Intanto, Mao Tse-tung organizzava nella sua provincia natale di Hunan, un movimento rivoluzionario che si ispirava ai principi marxistici. Finalmente, nell’estate del 1921, dall’incontro di comunisti provenienti da diverse parti del paese sorse il partito comunista cinese. Le notizie e i dati che noi conosciamo sui membri del partito sono in parte discordi; i primi aderenti furono circa una dozzina e Mao Tse-ung era certamente fra essi. Ch’en Tu-hsiu divenne segretario generale del partito, e in quello stesso periodo studenti cinesi che si trovavano in vari paesi europei fondarono gruppi giovanili comunisti. Il movimento del 4 maggio, che ebbe anzitutto un carattere nazionale e culturale, fu quindi determinato, in certa misura, dalle teorie marxiste-leniniste; perciò non è lecito definirlo, come talora si è voluto, “”una parte della rivoluzione proletaria mondiale””. La sua importanza consiste soprattutto nel fatto che esso riuscì ad abbattere definitivamente nel campo spirituale la “”grande muraglia”” che per lunghi secoli aveva isolato il pensiero cinese. La Cina cominciò a partecipare attivamente, col retaggio della sua cultura, alal vita degli altri paesi del mondo, e si dischiuse per la prima volta alle maggiori correnti spirituali dell’Occidente. Già il movimento del 4 maggio accolse le due grandi ideologie (liberalismo democratico e marxismo-leninismo) che in seguito avrebbero scisso la Cina e tutto il mondo in due campi diversi. Il movimento del 4 maggio segnò dunque una svolta decisiva, e l’importanza che gli viene oggi riconosciuta in Cina è pienamente giustificata dal punto di vista della storia universale”” (pag 82-83) [Wolfgang Franke, La rivoluzione cinese] Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Giacomo Perticone, professore di Storia contemporanea alla università di Roma. Wolfgang Franke, professore di Lingua e di Civiltà della Cina alla università di Amburgo. Basilio Cialdea, professore di Storia dei paesi afro-asiatici alla università di Genova. Hugh Seton-Watson, professore di Storia russa alla università di Londra. Jacques Freymond, docteur es Lettres, professore di Storia internazionale, Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales et Université de Genéve. Salvatore Villari, professore di Storia delle istituzioni alla università di Messina. Raymond Aron, Docteur es Lettres, professore di Filosofia e di Sociologia alla Sorbona. Carlo Schmid, professore di Scienze Politiche alla università di Francoforte sul Meno. Goetz Briefs, professore di Scienze Economiche alla Georgetown University di Washington. Luisa Riva Sanseverino, profesoressa di Diritto del lavoro alla università di Milano. Hans Freyer, professore di Sociologia alla università di Münster. Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento. Gabriel Marcel, Agrégé d’Université, Membre de l’Institut. Paolo Brezzi, professore di Storia del cristianesimo alla Università di Roma.”,”FOTO-074″
“MANN Golo a cura; volume XI a cura di Umberto SEGRE”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume undicesimo. Passato e Presente.”,”Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento. “”La carta geopolitica del mondo, già sconvolta dai risultati della prima e della seconda guerra mondiale ha registrato negli ultimi dieci o quindici anni un ulteriore scossone. Un intero continente come l’Africa ha cessato di essere una semplice espressione geografica caratterizzata da una mezza dozzina di macchie colorate corrispondenti ad altrettanti domini coloniali ed ha ritrovato un volto, anzi una miriade di volti. Anche l’Asia, anche l’America del Sud hanno cessato di essere espressioni geografiche e stanno ritrovando o modificando radicalmente il loro volti. Il “”processo di accelerazione”” come è stato ripetutamente osservato anche nel corso di questa opera, costituisce, in tutti i campi, uno dei tratti più caratteristici della civiltà contemporanea. Sarebbe azzardato ritenere che questo processo abbia trovato non diciamo un punto di arrivo ma quanto meno una fase di assestamento nella mappa geopolitica che ci troviamo sotto gli occhi all’inizio degli anni ’70. (…) Quali che siano le sorprese che questo processo di accelerazione potrà riservarci negli anni successivi, è certo, tuttavia, che esso si svolge sotto il segno di una duplice contraddizione. Da una parte quella tra il numero degli Stati e la “”unificazione dello spazio”” della esistenza umana oggi, la dimensione planetaria che hanno assunto tutti i problemi politici, economici, sociali insieme alla progressiva presa di coscienza che soltanto in una dimensione planetaria, sulla scala delle grandi concentrazioni continentali e intercontinentali, possono essere affrontati e risolti. Dall’altra parte la contraddizione implicita nel confronto tra il potere formale e il potere reale di cui possono disporre questi stati, tutti per definizione “”sovrani””; cioè la contraddizione tra le nazioni e i blocchi internazionali – politici, militari, economici – con il conseguente scontro delle due diverse logiche alle quali rispondono. Forse sta qui, in queste contraddizioni, il più grosso nodo che si presenta alla storia universale del futuro, quello dal cui scioglimento dipendono i nostri destini. Come stanno già dimostrando, ognuno in un contesto e con caratteristiche specifiche diverse, i temi più brucianti della lotta politica e del dibattito ideologico contemporanei: il Vietnam, la Cecoslovacchia, il conflitto arabo-israeliano. La prima e la seconda guerra mondiale hanno travolto l’idea di nazione così come l’aveva teorizzata la storiografia del XIX secolo; giustamente travolto, perché nessuno vorrà rimpiangere il nazionalismo esasperato e le chiusure protezioniste, il bellicismo che hanno caratterizzato il tramonto dell'””epoca delle nazioni”””” (pag XII-XIII) [dall’introduzione di Enzo Forcella]”,”FOTO-075″
“MANN Thomas”,”Tonio Kröger.”,”Scritto nel 1903, ‘Tonio Kröger’ è la storia di una iniziazione de lento pervenire del giovane Kröger alla coscienza di essere diverso dai coetanei, dell’isolamento della sua sensibilità, che si dibatte nell’antinomia tra le origini borghesi e l’attrazione per l’arte. Il contrasto tra arte-maledizione e borghesia-normalità. Come già il ‘Törless’ per Musil, questo raccanto contiene i grandi temi, tra romanticismo e decadentismo, che Mann svolgerà in tempi più maturi… Arte come decadenza, come malattia fisica, come acuirsi di sensibilità, come male morale: i lineamenti del giovane Kröger sono già quelli dei suoi fratelli maggiori, lo scrittore di Aschenbach di ‘La morte a Venezia’, il compositore Leverkühn di ‘Doctor Faustus’. Einaudi ha pubblicato di T. Mann anche ‘La morte a Venezia’ e ‘I Buddenbrook’. “”Non trovo quel che cerco, Lisaveta. Trovo il gregge e la comunità che ben conosco, simile a una riunione di cristiani primitivi; gente dai corpi sgraziati e dalle anime belle, gente che, per così dire, casca sempre a terra, lei mi capisce, e per la quale la poesia è una mite vendetta contro la vita – sempre sofferenti, e bramosi e infelici (…)”” (pag 47)”,”VARx-003-FAP”
“MANN Thomas”,”La morte a Venezia.”,”Scritto nel 1903, ‘Tonio Kröger’ è la storia di una iniziazione de lento pervenire del giovane Kröger alla coscienza di essere diverso dai coetanei, dell’isolamento della sua sensibilità, che si dibatte nell’antinomia tra le origini borghesi e l’attrazione per l’arte. Il contrasto tra arte-maledizione e borghesia-normalità. Come già il ‘Törless’ per Musil, questo raccanto contiene i grandi temi, tra romanticismo e decadentismo, che Mann svolgerà in tempi più maturi… Arte come decadenza, come malattia fisica, come acuirsi di sensibilità, come male morale: i lineamenti del giovane Kröger sono già quelli dei suoi fratelli maggiori, lo scrittore di Aschenbach di ‘La morte a Venezia’, il compositore Leverkühn di ‘Doctor Faustus’. Einaudi ha pubblicato di T. Mann anche ‘La morte a Venezia’ e ‘I Buddenbrook’. “”Non trovo quel che cerco, Lisaveta. Trovo il gregge e la comunità che ben conosco, simile a una riunione di cristiani primitivi; gente dai corpi sgraziati e dalle anime belle, gente che, per così dire, casca sempre a terra, lei mi capisce, e per la quale la poesia è una mite vendetta contro la vita – sempre sofferenti, e bramosi e infelici (…)”” (pag 47)”,”VARx-004-FAP”
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna, 1789-1958.”,”Le osservazioni di Heine, del giovane Engels e l’avvento dei tempi nuovi “”Ma l’Austria di Metternich, una volta che le ferrovie sono impiantate, non può più restare l’Austria di Metternich. Il poeta Heinrich Heine esprime questo dilemma in un poema, la favola del cavallo e dell’asino. I due animali vedono insieme: “”Su ferree guide, celeri quai lampi, / Cocchi e carri a vapore, / Col nero fumaiolo imbandierato, / Scorrere con fragore””. In seguito a ciò il cavallo si spaventa: il suo tempo è passato, l’uomo non avrà più bisogno di lui, non lo nutrirà più e lo manderà al diavolo. Però l’asino non si rattrista; lui, semplice, senza pretese, utile animale da lavoro non ha niente da temere dai tempi nuovi, gli uomini ne avranno sempre bisogno. Morale: “”Voi suberbi cavalli, voi minaccia / Un tremendo futuro; / Noi asini modesti abbiamo il nostro / Avvenire sicuro””. «Il tempo dei cavalieri è cessato» – ma i «cavalieri», i reggitori della Germania, si rifiutano di riconoscerlo, su questo fatto si basano le contese politiche dei decenni seguenti. Senza dubbio i fatti si svolgono nella realtà molto più lentamente che nel pensiero. L’unione doganale è tanto lontana dal poter creare rapidamente l’unità politica della Germania, che tuttavia si basa su di essa, quanto lontana è la nuova industria, che nasce dalle ferrovie, dal poter realizzare rapidamente quella mescolanza o quella soppressione di classi sociali che certi teorici aspettano da essa. Frattanto l’allievo ginnasiale Friedrich Engels, passa ogni giorno, nella sua città natale di Barmen, davanti a fabbriche dove gli operai, in locali opprimenti, non visitati da ispettori del lavoro, «respirano più fumo e polvere che ossigeno» – tra loro vi sono bambini di sei anni. E a lui e ad altri viene l’idea che doveva ben presentarsi alla gente in quei tempi: il fulcro di ogni storia è la storia economica. Le lotte politiche non sono che l’espressione di ciò che avviene nel campo del lavoro e dell’industria; i politicanti non sono che burattini sospesi a fili dei quali essi stessi non si rendono conto…”” (pag 94) [Golo Mann, Storia della Germania moderna, 1789-1958′, Sansoni editore, Firenze, 1964] “”Friedrich Engels, che [Marx] incontrò intorno al ’40 e col quale strinse un’alleanza per la vita, era d’altra natura; figlio d’industriali dek Wuppertal, sportivo, galante, cacciatore, conoscitore di vini e soldato, cavalleresco e gioviale. Engels cominciò lui pure con le hegelerie; al contrario di Marx, passò ben presto, come industriale, a esperienze pratiche. Il suo primo libro ‘La situazione delle classi lavoratrici in Inghilterra’ (uscito nel 1845) è realmente scritto come dice il sottotitolo «secondo una concezione personale». Erroneo nelle sue predizioni politiche, un po’ parziale anche nelle sue visioni sociali, è anche troppo vero in quel che descrive. Un’accusa più forte, più accalorata del capitalismo sfrenato nessuno l’ha scritta. Quello che Engels racconta, la condizione di vita dei lavoratori e delle lavoratrici e dei loro figli, è così sconvolgente e straziante che ancor oggi si capirà il falso sillogismo dell’autore e se ne condividerà il sentimento: così non ‘può’ continuare, questo ‘deve’ esser vendicato, deve condurre ad uba formidabile esplosione sociale”” (pag 122) “”(Marx ed Engels) Erano molto chiaroveggenti. Molte cose scrissero che sono state confermate dai cento anni seguenti e molte già, in modo sorprendente nei sei mesi seguenti. La lotta di classe tra borghesia e proletariato era in realtà una chiave per la comprensione della storia europea recente, in particolare di quella francese che essi tenevano per modello di tutta la storia europea. Anche altri lo sentivano. Ciò si trovava nell’aria come idea e divenne una brutta realtà nel giugno seguente: il 1848 fu una realtà tanto più immediata ‘perché’ si trovava come idea nell’aria. A questa tentazione hanno ceduto anche altri pensatori storici: riferire ciò che hanno visto ai loro tempi a tutto il passato e credere che essi hanno ora in mano la legge secondo cui si fa la storia. Ma noi sappiamo che la storia non ha seguito il corso che Marx aveva profetizzato e sarebbe ozioso confutare la sua opera con un’enumerazione di tutto quello che dopo di lui, senza di lui, contro di lui, divenne realtà. Ogni profeta è contraddetto dall’avvenire. Marx ha avuto ragione più di quasi tutti quelli che si sono provati in questo dubbioso mestiere. Forse il passo del ‘Manifesto’ che ha raccolto più successo è quello che descrive i risultati del capitalismo. Perché ciò descrive in quel paragrafo era appena vero nel 1848, maturò solo verso il 1900. Già ai suoi inizi Marx vedeva l’intero e grave significato dell’economia capitalista mondiale. E questo solo basterebbe per fare di lui una figura memorabile”” (pag 125-126)”,”GERx-005-FSD”
“MANNA Zohar”,”Teoria matematica della computazione.”,”Zohar Manna, laureato in matematica e in scienze del calcolatore, è professore al Weizmann Institute of Science in Israele e ricercatore del Laboratorio di intelligenze artificiali della Stanford University. Oltre alla teoria matematica della computazione, i suoi interessi scientifici includono la metodologia della programmazione, la verifica e la sistesi dei programmi.”,”SCIx-069-FL”
“MANNARI Enrico”,”Tradizione sovversiva e comunismo durante il regime fascista. 1926-1943. Il caso di Livorno.”,”””Siamo forse in presenza di quei quadri mentali, di quelle strutture psicologiche che F. Braudel ha definito “”prigioni di lunga durata””? La questione è quanto mai complessa e va affrontata con grande cautela rifuggendo da facili quanto superficiali generalizzazioni”” (pag 842)”,”MITC-109″
“MANNHEIM Karl”,”L’ uomo e la società in un’età di ricostruzione.”,”MANNHEIM nacque a Berlino nel 1889 e insegnò sociologia all’Univ di Francoforte fino al 1933 quando fu espulso dal nazismo. Insegnò quindi alla LSE e all’Institute for Education. Nel 1940 fondò l’ International Library of Sociology and Social Reconstruction. Morì a Londra nel 1947.”,”TEOS-033″
“MANNHEIM Karl”,”Ideologia e utopia.”,”MANNHEIM Karl nacque a Budapest nel 1893. Insegnò sociologia all’ Università di Francoforte sino al 1933 quando espulso dalla Germania nazista riparò in Inghilterra. Tenne la cattedra di pedagogia all’ Università di Londra, insegnò alla LSE. Morì a Londra nel 1940.”,”TEOS-056″
“MANNHEIM Karl”,”Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società.”,”MANNHEIM K. (1893-1947) è stato l’ ultimo esponente della grande tradizione sociologica tedesca e uno dei tramiti essenziali della sua influenza sulla cultura anglosassone. Nell’ opera ‘Ideologie und Utopie’ (1929) vi sono influenze di due pensatori come Georg LUKACS e Ernest BLOCH esponenti di due opposte interpretazioni del marxismo, si incontrano in un testo che conclude nella celebre rivendicazione delle funzioni della freischwebende Intelligenz, la libera élite degli intellettuali chiamata a porsi al di là di ogni visione ideologica per formulare un programma sociale comprensivo insieme delle tendenze storiche e dei valori fondamentali della libertà e della solidarietà sociale. “”L’ espressione tedesca drei Schritt von Leib (tre passi dal corpo) usata per caratterizzare l’ atteggiamento consistente nel mantenere le distanze, indica bene lo stato di una società in cui la prestanza fisica esprime nello stesso tempo timore e rispetto. Un passo è la normale distanza fra i membri di una società. Una distanza di tre passi è imposta alle persone che stanno fuori del gruppo dominante, come segno di stato di subordinazione nelle società rigidamente gerarchiche. Questo è un superdistanziamento e può essere contrapposto al sottodistanziamento che è una espressione di intimità. L’ intimità è correlata ad un contatto fisico, stretto, cui sono portati gli individui; qui ancora una volta, il semplice spazio obiettivo tende ad essere riferito alle qualità del distanziamento mentale””. (pag 81) “”La storia dell’ Europa, dal 1930 al 1945, ha mostrato che, almeno temporaneamente, la divisione di classe può essere superata dalla mobilitazione dei sentimenti nazionali.”” (pag 179)”,”TEOS-098″
“MANNHEIM Karl”,”Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società.”,”2° copia “”Le classi hanno un certo ruolo nella trasformazione della società. La causa fondamentale di tale trasformazione, secondo Marx, si deve trovare nelle innovazioni della tecnica economica.”” (pag 174) “”L’esistenza di interessi di classe non significa che di essi si rendano sempre conto i membri della classe medesima. Si può appartenere ad una classe, secondo Marx, perché si è salariati, ma se si è piccoli impiegati, verosimilmente si cela a se stessi il fatto di essere salariati e si sposano gli interessi ed i pregiudizi della classe capitalista. In questo caso, dice Marx, si ha “”una falsa coscienza””, ed è solo attraverso il chiarimento e la propaganda che potrà essere compresa la reale posizione nella società. E’ difficile mostrare chiaramente l’esistenza della coscienza di classe. Per esempio, una classe dirigente può cercare di sminuire il sentimento di appartenenza ad una classe, o può darsi anche che fra i membri di una classe interessi temporanei siano in contrasto con interessi generali oppure con interessi a lungo termine. Secondo Marx, la coscienza di classe nelle classi oppresse può restare celata per lungo tempo, ma prima o poi l’antagonismo esistente nella società conduce ad una rivoluzione sociale: “”Prima o poi, quando le forze produttive della società raggiungono un punto in cui il loro ulteriore sviluppo è ostacolato dalle istituzioni sociali esistenti, la lotta di classe diventa acuta ed è allora che essa diventa la principale forza verso la riorganizzazione sociale””. In questa rivoluzione il proletariato deve impadronirsi dello Stato e del suo intero apparato al fine di far scomparire quelle vecchie istituzioni che ostacolano lo sviluppo delle forze produttive e che mantengono la struttura di classe””. (pag 175-176) [Karl Mannheim, Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società, 1967] MANNHEIM K. (1893-1947) è stato l’ ultimo esponente della grande tradizione sociologica tedesca e uno dei tramiti essenziali della sua influenza sulla cultura anglosassone. Nell’ opera ‘Ideologie und Utopie’ (1929) vi sono influenze di due pensatori come Georg LUKACS e Ernest BLOCH esponenti di due opposte interpretazioni del marxismo, si incontrano in un testo che conclude nella celebre rivendicazione delle funzioni della freischwebende Intelligenz, la libera élite degli intellettuali chiamata a porsi al di là di ogni visione ideologica per formulare un programma sociale comprensivo insieme delle tendenze storiche e dei valori fondamentali della libertà e della solidarietà sociale.”,”TEOP-245″
“MANNHEIM Karl”,”Ideologia e utopia.”,”Karl Mannheim nacque a Budapest nel 1893. Insegnò sociologia all’ Università di Francoforte sino al 1933 quando espulso dalla Germania nazista riparò in Inghilterra. Tenne la cattedra di pedagogia all’ Università di Londra, insegnò alla LSE. Morì a Londra nel 1940. “”Ogni concezione è parziale nella sfera politica, poiché la realtà storica è troppo ampia nel suo insieme per essere afferrata da una delle prospettive che emergono da essa”” (pag 161)”,”TEOS-011-FV”
“MANNHEIMER Renato NATALE Paolo a cura; saggi di Renato MANNHEIMER Paolo FELTRIN Davide FABRIZIO Paolo NATALE Luca RICOLFI Paola FERRAGUTTI Francesca DALLAGO Roberto BIORCIO Paolo SEGATTI Aldo CRISTADORO Guido LEGNANTE Mauro BARISONE Giacomo SANI Nando PAGNONCELLI Julian Santamaria OSSORIO John FOOT”,”L’Italia a metà. Dentro il voto del paese diviso.”,”””Un gran numero di libri inglesi su Berlusconi ha ottenuto ottime performance di vendita in Inghilterra: quello di Tobias Jones ‘The Dark Heart of Italy’ (Il cuore nero dell’Italia), quello di David Lane ‘Berlusconi’s Shadow’ (L’ombra di Berlusconi) e quello di Paul Ginsborg ‘Berlusconi’. Molti studenti di politica italiana – o semplici turisti che avevano visitato l’Italia .- ne hanno letto almeno uno. E’ molto difficile in Inghilterra trovare un italiano che parteggi o sostenga le ragioni di Berlusconi. Molti italiani hanno lasciato il loro paese proprio a causa della situazione politica di casa propria, o così essi affermano. L’ipotetica “”superiorità”” della democrazia britannica non è tuttavia così evidente. Soltanto il 57% degli inglesi si è preso la briga di votare nel 2001, e appena poco di più (il 61%) nel 2005. Il sistema politico britannico sottostima poi in maniera pesante molti partiti, in special modo i Liberal Democrats. Blair governa grazie al voto solo di una minoranza di elettori. In confronto, il consenso di Prodi è certamente più altisonante. I cittadini italiani, in realtà, si preoccupano molto di più dei propri diritti democratici rispetto a quanto sembrano fare gli inglesi”” (pag 156-157) [John Foot, Le elezioni italiane viste dall’Inghilterra]”,”ITAP-197″
“MANNHEIMER Renato; testi di BIORCIO Roberto, DIAMANTI Ilvo, NATALE Paolo”,”La Lega Lombarda.”,”Renato Manneheimer è professore di Sociologia politica all’Università di Genova. Si occupa in particolare di studi sull’opinione pubblica e sul comportamento elettorale. Ha pubblicato tra l’altro, Il mercato elettorale con Giacomo Sani, e Capire il voto, collabora al Corriere della Sera. Roberto Biorcio svolge attività di ricerca sui fenomeni della partecipazione politica e del comportamento elettorale presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano e presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano. Ha pubblicato La sfida verde. Ilvo Diamanti insegna Sociologia urbana a Urbino. Dirige la sezione sociale dell’Istituto Poster. Ha pubblicato 50-80 vent’anni (con Percy Allum, 1986), Tra religione e organizzazione (Con Enzo Pace, 1987), Elezioni a Trieste (con Arturo Parisi, 1991). Paolo Natale è dottore di ricerca in Sociologia. Svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano e presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano.”,”ITAP-047-FL”
“MANNHEIMER Renato RODRIGUEZ Mario SEBASTIANI Chiara”,”Gli operai comunisti.”,”””Oltre la metà dei lavoratori che hanno risposto al questionario sono metallurgici. Questi, insieme ai chimici, agli edili e ai tessili, rappresentano complessivamente l’80% dell’intera inchiesta e anche l’80% dei dipendenti dell’industria nel complesso”” (pag 6-7) L’età media è di 36,4 anni Le donne pesano nel campione per il 9.4% La qualifica operai (82%) Impiegati (14%)”,”PCIx-460″
“MANNHEIMER Renato SANI Giacomo”,”La conquista degli astenuti.”,”Renato Mannheimer docente di Metodologia della scienza politica nell’Università di Genova. Giacomo Sani insegna Partiti politici e gruppi di pressione nell’Università di Pavia “”Quasi un italiano su tre non va a votare. Perché?”””,”ITAS-234″
“MANNING Brian”,”Popolo e rivoluzione in Inghilterra 1640-1649.”,”MANNING ha studiato ad Oxford nei College Hurstpierpoint e Balliol. Nel 1952 si è laureato presso la School of Modern History di Oxford. Dopo un periodo di perfezionamento presso università inglesi e americane, nel 1959 è stato chiamato all’Univ di Manchester dove ha insegnato storia moderna. Ha pubblicato saggi nella rivista ‘Past and Present’.”,”UKIR-011″
“MANNING Brian”,”The Far Left in the English Revolution, 1640 to 1660.”,”MANNING Brian è professore emerito di storia all’ Università dell’ Ulster ed è autore di molti apprezzati lavori sulla rivoluzione inglese tra cui ‘The English People and the English Revolution’ (2° ediz 1991) e di ‘1649: The Crisis of the English Revolution’ (1992). E’ una approccio marxista alla storia della rivoluzione inglese. L’A esamina il ruolo degli elementi più radicali all’ interno della rivoluzione, che in modo controverso si è chiamata “”far left””. Dimostra che questa 55estrema ha anticipato lo sviluppo di una coscienza operaia di classe e la rivoluzione politica socialista. Tentativo rivoluzionario dei Levellers attraverso ammutinamenti di soldati e movimenti di massa. “”I Livellatori nella Rivoluzione inglese di fatto perseguivano una doppia politica cercando di conquistare alla loro causa i soldati e organizzare un movimento popolare di massa con petizioni e dimostrazioni. Mentre Thompson principalmente mira a incitare i soldati ad ammutinarsi e Venner vuole armare i civili per battere i soldati, entrambi sperano di accrescere il sostegno delle masse popolari. La ‘forza morale’ e la ‘forza fisica’ non erano poli opposti ma vicine una all’ altra, e rivolte armate e manifestazioni pacifiche erano tattiche compatibili. Comunque, senza un movimento popolare di massa non ci sarebbe stata una spaccatura nell’ atteggiamento del’ esercito e senza una spaccatura nell’ atteggiamento dell’ esercito il movimento popolare di massa non avrebbe avuto successo. Nessuna di queste condizioni si verificò nelle insurrezioni fallite di Thompson e Venner.”” (pag 82)”,”UKIR-025″
“MANNING Brian”,”Popolo e rivoluzione in Inghilterra, 1640-1649.”,”Brian Manning ha studiato ad Oxford nei “”colleges”” Hurstpierpoint e Balliol. Nel 1952 si è laureato presso la School of Modern History di Oxford. Dopo un periodo di perfezionamento persso università inglesi e americane, nel 1959 è stato chiamato all’Università di Manchester dove insegna storia moderna (1977). “”Il timore per i papisti non proveniva dall’esistenza di ben noti refrattari cattolici (recusants), bensì dalla convinzione che ci fossero in quantità sconosciuta molti cattolici occulti e molti simpatizzanti per il cattolicesimo. E per di più, tutti coloro che si opponevano alle richieste di riforma della chiesa e della religione in senso più accentuatamente protestante divennero sospetti di essere dei papisti”” (pag 87)”,”UKIR-008-FF”
“MANNIX Daniel P. COWLEY M.”,”Historia de la trata de negros, 1518-1865. (Tit.orig.: Black Cargoes)”,”MANNIX Daniel P. è un noto specialista di questioni africane mentre COWLEY M. è uno dei maggiori critici letterari e saggisti contemporanei degli Stati Uniti. “”Los comerciantes genoveses compraban los esclavos en Lisboa, porque eran los portugueses quíenes los traían de Africa. Los portugueses habían explorado Guinea y doblado el cabo de Buena Esparanza, y su pretensión de poseer derechos exclusivos en el continente africano, se vio sancionada por dos bulas pontificias promulgadas en 1493. Por esta época ya habían comenzado a construir poderosas fortalezas en la costa, como centros de influencia y también come reductos en los que lo esclavos eran concentrados antes de ser embarcados. El primero de estos fuertes, Elmina, en la costa de Oro, fue comenzado en 1481. El monarca de la localidad, el rey Kwame Ansa, no se había opuesto a la trata que los blancos mantenían con sus súbditos, mas cuando los portugueses solicitaron permiso para edificar un fuerte les rogó que desistieran, con toda cortesía, en el primer discurso conocido de un gobernante de la costa de Oro.”” (pag 17)”,”CONx-156″
“MANNUCCI Cesare”,”Antisemitismo e ideologia cristiana sugli ebrei.”,”I rapporti tra la Chiesa cattolica e il nazismo. “”Papa Ratti non si sentiva legato alla Germania quanto il suo stesso collaboratore Pacelli, ma è un fatto che il concordato concluso dalla Chiesa con Hitler nel 1933, non molto tempo dopo il suo avvento al potere – nel 1929 era stato stipulato un concordato con Mussolini, da papa notoriamente definito “”uomo della Provvidenza”” – è un cesto di cui porta la piena responsabilità. Ma ci sono indicazioni specifiche circa l’ atteggiamento di Pio XI verso l’ antisemitismo nazista. Nel 1933 Edith Stein, un ‘ ebrea tedesca che era stata assistente di Husserl, si era convertita nel 1922 al cattolicesimo e aveva fatto l’ insegnante di filosofia fino a quando il governo nazista l’ aveva cacciata dal posto, scriveva una lettera al pontefice chiedendo di essere ricevuta per illustrargli i suoi timori per il programma antisemita di Hitler e per chiedergli di dedicare un’ enciclica alla questione ebraica. L’ udienza non veniva concessa e il papa si limitava a mandare alla Stein una benedizione per lei e la sua famiglia (diventata poi suora, e uccisa in un campo di sterminio in quanto ebrea, Edith Stein viene additata oggi da Giovanni Paolo II e anche dalla chiesa tedesca come una gloria del cattolicesimo).”” (pag 140) Si sa per certo che il nuovo papa Pio XII, eletto nella primavera del 1939, aveva visto la bozza dell’ Humani Generis Unitas. Infatti la sua prima enciclica redatta dietro sue istruzioni dal collaboratore di La Farge, ha utilizzato vari brani di quel testo, ma lasciandone fuori il nocciolo: la sezione sul razzismo e quella sull’ antisemitismo.”” (pag 142)”,”RELC-181″
“MANNUCCI Erica Joy”,”Finalmente il popolo pensa. Sylvain Maréchal nell’immagine della Rivoluzione francese.”,”Erica Joy Mannucci docente di Storia moderna, insegna all’Università di Milano-Bicocca. E’ autrice di libri e saggi di storia intellettuale e culturale, prevalentemente dedicati all’epoca della Rivoluzione francese. “”«Finalmente il popolo pensa… e forse, tra poco, non avrà più bisogno di un Dio come freno», sono versi del 1781 che esprimono le attese rivoluzionarie del poeta francese dell’ateismo virtuoso Sylvain Maréchal, futuro membro della Congiura degli Eguali di Babeuf. La figura di Maréchal ha subito gli effetti di una secolare denigrazione dalla quale nel tempo alcuni studiosi hanno cercato di riscattarla”” (dalla quarta di copertina) Nell’introduzione un lungo resoconto sul biografo di Maréchal, Dommanget, e delle sue ricerche sul personaggio. Si parla dei rapporti (corrispondenza) tra Dommanget e Riazanov. (pag 13-17) “”Quel quadro [‘La Libertà guida il popolo alle barricate’ dedicato da Eugène Delacroix alle giornate rivoluzionarie parigine del 1830] è conosciuto anche con un titolo più preciso: ‘La Liberté chantant ‘La Marseillaise’ sur les barricades et entraînant le peuple à la bataille de Juillet’. Questo titolo basta a evocare le avventure del canto rivoluzionario e del «pouvoir mobilisateur proprement populaire» che ha a lungo esercitato (2). Quell’inno ormai istituzionalizzato che oggi sembriamo dare per scontato, era stato messo da parte da Napoleone già all’indomani di Brumaio e nell’Ottocento fu proscritto dai governi autoritari: nel 1826 il suo anziano autore Rouget de Lisle, ridotto in miseria perché mai disposto al compromesso, finì in prigione per debiti e tentò addirittura il suicidio, salvato dai pochi amici rimasti. Il canto rappresentò per converso il segnale delle fiammate rivoluzionarie partite dal popolo: risuonò di nuovo, spontaneamente, nel 1830, nel 1848 (questa volta non solo in Francia, ma in tutta Europa), all’epoca della Comune di Parigi. Ufficializzato nel 1879, durante la Terza Repubblica, non sarebbe poi stato unanimemente accettato in patria. Fu respinto non soltanto dall’estrema destra, ma anche dall’estrema sinistra libertaria e trotzkista, per il suo nazionalismo: Maurice Dommanget, il biografo classico di Sylvain Marechal, era fra questi aspri critici. Non a caso molte componenti del Sessantotto francese considerarono l’inno con scarso entusiasmo e la versione che associamo a quell’epoca è l’ironica ‘Aux armes etc’., di Serge Gainsbourg. Ma la Marsigliese rimase rivoluzionaria al di fuori della Francia, fu suonata in Russia insieme all”Internazionale’ sin dal giorno del ritorno di Lenin, nell’aprile del 1917 – e fu l’inizio della rivendicazione bolscevica dell’eredità della Rivoluzione – così come per celebrare l’avvento della Repubblica spagnola nel 1931″” (pag 9-10)] [Erica Joy Mannucci, ‘Finalmente il popolo pensa. Sylvain Maréchal nell’immagine della Rivoluzione francese’, Napoli, 2012] [(2) M. Vovelle, ‘La Marseillaise: la guerre ou la paix’, in P. Nora (a cura), ‘Les Lieux de mémoire’, vol. 1, La République’, Paris, Gallimard, 1997, p. 122]”,”SOCU-001-FC”
“MANNUCCI Cesare”,”L’odio antico. L’antisemitismo cristiano e le sue radici.”,”Cesare Mannucci è nato a Milano nel 1926. Dopo la laurea in giurisprudenza e studi di storia e filosofia a Roma sotto la guida di Carlo Antoni, tra il 1951 e il 1954 ha collaborato a fianco di Ferruccio Parri alla rivista Mondo economico. Nel 1953 ha contribuito come segretario ai lavori della Inchiesta parlamentare sulla miseria. In seguito ha collaborato regolarmente per un decennio alla rivista Nord e Sud diretta da Francesco Compagna e al Mondo di Pannunzio. Entrato nel movimento Comunità di Adriano Olivetti nel 1955, ne ha diretto centri culturali e successivamente è diventato redattore e vicedirettore della rivistà Comunità. Ha partecipato alla fondazione dell’Aiss (Associazione italiana scienze sociali).”,”EBRx-041-FL”
“MANNUZZU Salvatore PAOLOZZI Letizia PEZZINO Paolo RAGOZZINO Guglielmo CENTORRINO Mario D’ANTONA Enzo SANTINO Umberto SERGI Pantaleone CORDOVA Agostino ROMANO Antonella SCARPINATO Roberto VIOLANTE Luciano”,”Mafia. Anatomia di un regime.”,”Salvatore Mannuzzu. Nato a Sassari è stato magistrato, deputato della sinistra indipendente per tre legislature, dirige la sezione giustizia del Centro per la riforma dello Stato. Ha pubblicato con Einaudi i romanzi Procedura ed Un morso di formica e la raccolta di racconti La figlia perduta. Letizia Paolozzi. Laureata in archeologia, è inviata de l’Unità. Suo ultimo libro pubblicato è il Taglio, Data News (scritto insieme a Franca Chiaromonte) che tratta del dibattito sulla differenza. Paolo Pezzino. Insegna Storia Contemporanea all’Università di Pisa. Da molti anni si occupa di criminalità mafiosa. Ha pubblicato sul tema vari contributi: Una certa reciprocità di favori, Mafia e modernizzazione violenta nella Sicilia post-unitaria, La congiura dei pugnalatori. Guglielmo Ragozzino. Redattore del quotidiano Il Manifesto e direttore responsabile della Rivista Politica ed economia. Mario Centorrino. Ordinario di Economia politica, insegna all’Università di Palermo e Messina. Ha pubblicato numerosi saggi sui rapporti fra istituzioni, sviluppo e illegalità nel Mezzogiorno. Tra le sue opere: L’economia cattiva del Mezzogiorno. Enzo D’Antona. Nato a Riesi, redattore del settimanale il Mondo, ha lavorato per molti anni al giornale L’Ora di Palermo. Umberto Santino. Fondatore e presidente del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, operante dal 1977. É autore di vari saggi, tra cui Economia della droga, La mafia finanziaria, La violenza programmata (con G.Chinnici), L’impresa mafiosa (con G. La Fiura) e il pamphlet Una modesta proposta per pacificare la città di Palermo. Coordina il Progetto droga del Ciss e del Centro Impastato, approvato dalla CEE. Pantaleone Sergi. Inviato speciale de La Repubblica, ha pubblicato per le dizioni Periferia La Santa violenta sulla ‘ndrangheta calabrese e Qui da noi, Il grande libro della Basilicata e della Calabria con Folco Quilici. Agostino Cordova. Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palmi. Antonella Romano. Redattrice de L’Ora di Palermo. Attualmente collabora con l’Indipendente. Roberto Scarpinato. Sostituto della Procura della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Luciano Violante. Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia.”,”ITAS-016-FV”
“MANOUILSKI THOREZ PIATNITSKI BARBE’ VASSILEV LOSOVSKI e altri”,”Le Parti Communiste Francais devant l’Internationale.”,”Discorsi di MANOUILSKI, THOREZ, PIATNITSKI, BARBE’, VASSILEV, LOSOVSKI alla XI sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista.”,”FRAP-005″
“MANOUKIAN Agopik e Franca”,”La Chiesa dei giornali. Una ricerca sociologica sull’ interessamento dei quotidiani italiani ai fatti della Chiesa dal 1945 al 1965.”,”””L’ esame globale del materiale raccolto e la considerazione sintetica delle indicazioni emerse da tutta la ricerca permettono di individuare almeno tre nuclei fondamentali di fissazione del sacro, comuni a tutti i quotidiani. Ad un primo livello vi è una fissazione di sacralità in rapporto all’ individuo. Da “”l’ Unità”” a “”Il Secolo d’ Italia”” nessun quotidiano sconfessa apertamente la legittimità del sentimento religioso individuale, nessuno osa irriderlo o combatterlo dichiaratamente.”” (pag 311) “”Un secondo nucleo di ricomposizione della sacralità è a livello della Chiesa come istituzione terrena dotata di un carisma conferitole dalla sua antichità e dalla sua universalità. Tutta la stampa da noi considerata manifesta, sia pur tacitamente, un’ accettazione e un rispetto quasi sacrale nei confronti della Chiesa””. (pag 312) “”Il terzo nucleo sociale, di più difficile individuazione, si ritrova a livello della società nella sua globalità e corrisponde a quella che Bellah in un recente saggio definisce la “”religione civile””: forma di credenza condivisa che non corrisponde a nessuna Chiesa stabilita né ad alcun credo particolare, ma che si identifica con il corpo sociale più vasto””. (pag 312)”,”RELC-161″
“MANSEL Philip”,”Costantinopoli. Splendore e declino della capitale dell’Impero ottomano 1453-1924.”,”Philip Mansel, studioso di storia delle corti e delle dinastie reali, ha pubblicato in Gran Bretagna: Louis XVIII, Pillars of Monarchy, Sultan in Splendour; the Last Years of the Ottoman World, Prince of Europe; Life of Charles-Joseph de Ligne. In Italia è uscito nel 1991La corte di Francia.”,”VIOx-094-FL”
“MANSFIELD Peter”,”Storia del Medio Oriente.”,”Islam sulla difensiva, Egitto di Muhammad ALI, rivale ottomano; la lotta per le riforme, 1840-1900; la Gran Bretagna in Egitto 1882-1914; Turchi e Arabi, il fattore persiano, crollo impero ottomano, interregno anglo-francese; 2° GM e sue conseguenze: nazionalismo, panarabismo e Islam; ingresso delle superpotenze USA e URSS, epoca NASSER; rapporti Israele-Palestina; sfida irakena. L’A, nato in India nel 1928, è stato educato in UK. E’ stato funzionario del Ministero degli Esteri inglese, prima delle dimissioni in seguito alla crisi di Suez del 1956. In seguito si è dedicato al giornalismo e alla saggistica. E’ autore di volumi sul mondo arabo e sul nazionalismo musulmano.”,”VIOx-001″
“MANSFIELD Edwin, edizione italiana a cura di Flavia FRANZONI PRODI e Fabio GOBBO”,”Microeconomia.”,”MANSFIELD Edwin (Kingston, NY, 1930-) ha compiuto i suoi studi nell’Univ. di Duke. Ph.D. nel 1955. Ha lavorato al Carnegie Institute of Technology e poi all’Univ. della Pennsylvania. Quindi ha avuto la cattedra di economia alla Wharton School.”,”ECOT-175″
“MANSFIELD Peter”,”Storia del Medio Oriente.”,”Peter Mansfield, nato in India nel 1928, ma educato in Inghilterra, è stato funzionario del Ministero degli Esteri inglese. É autore di importanti volumi sul mondo arabo e sul risveglio del nazionalismo musulmano.”,”VIOx-114-FL”
“MANSTEIN Erich von”,”Mémoires.”,”Apparse per la prima volta con il titolo ‘Vittorie perdute’ queste memorie sono un documento tra i più importanti per comprendere le operazioni principali della Seconda guerra mondiale. Manstein, una sorta di ‘pompiere’ del Führer, si trovò dappertutto, sui vari fronti d’Europa tra il 1940 e il 1944: in Polonia, in Francia e in Urss. L’autore ci mette al corrente delle controversie strategiche, la riduzione del ruolo, il condizionamento dell’ Alto Comando tedesco da parte di Hitler, la vita quotidiana dei soldati della Wehrmacht, i propri brillanti risultati, il piano d’ invasione della Francia, la presa di Sebastopoli. Manstein si guarda bene dal parlare dei crimini del regime nazista hitleriano. Manstein era un grande stratega che cumulava delle qualità che si ritrovano raramente nella stessa persona: capacità di concettualizzare un gran numero di combinazioni e la forza di carattere per impegnarsi in una sola con risoluzione””. Manstein rimane ambiguo sulla sconfitta di Stalingrado in cui ha avuto una certa responsabilità. Hitler ammirava il talento del prussiano e sapeva che gli doveva la conquista della Francia in sei settimane. (Pierre Servent) (retrocop. e introduzione)”,”QMIS-196″
“MANTEGAZZA Paolo”,”Un viaggio in Lapponia coll’amico Stephen Sommier.”,”‘La Lapponia è una regione geografica e culturale situata nel nord dell’Europa, che si estende attraverso quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Ecco una panoramica della sua collocazione: Norvegia: Si trova nella parte settentrionale del Paese, includendo aree come Troms e Finnmark. Svezia: Copre gran parte del nord, in regioni come Norrbotten. Finlandia: La Lapponia finlandese è una delle sue province e corrisponde a una regione amministrativa chiamata “”Lappi””. Russia: Una porzione della Lapponia si estende nella penisola di Kola, nella regione di Murmansk. Non è un’unità politica unica, ma una vasta area caratterizzata da paesaggi artici, culture indigene (in particolare quella Sámi) e fenomeni naturali come l’aurora boreale’ (f.copilot)”,”ASGx-008-FFS”
“MANTEGAZZA Paolo”,”India.”,”‘La Lapponia è una regione geografica e culturale situata nel nord dell’Europa, che si estende attraverso quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Ecco una panoramica della sua collocazione: Norvegia: Si trova nella parte settentrionale del Paese, includendo aree come Troms e Finnmark. Svezia: Copre gran parte del nord, in regioni come Norrbotten. Finlandia: La Lapponia finlandese è una delle sue province e corrisponde a una regione amministrativa chiamata “”Lappi””. Russia: Una porzione della Lapponia si estende nella penisola di Kola, nella regione di Murmansk. Non è un’unità politica unica, ma una vasta area caratterizzata da paesaggi artici, culture indigene (in particolare quella Sámi) e fenomeni naturali come l’aurora boreale’ (f.copilot)”,”ASGx-038-FFS”
“MANTELLI Brunello”,”Da Ottone di Sassonia ad Angela Merkel. Società, istituzioni, poteri nello spazio germanofono dall’ anno Mille a oggi.”,”MANTELLI Brunello è professore associato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. Si occupa di storia dei fascismi e storia della Germania. ha scritto pure: ‘Germania rossa. Il socialismo tedesco dal 1848 ad oggi’ (Torino, 2001)’ e ‘I fascismi europei’ (2004). Le radici dell’ antisemitismo tedesco moderno nel Secondo Impero. “”Dal 1881, inoltre, comparvero a destra dei conservatori formazioni populiste, antimoderne e antisemite, le cui performances elettorali rimasero piuttosto ridotte, ma la cui presenza era sintomo di movimenti profondi in atto nel corpo della società tedesca, in gran parte da considerare come reazioni alla rapida modenizzazione; in quell’anno il pastore luterano Adolf Stoecker, che aveva fondato tre anni prima la Christlich-Soziale Arbeiterpartei ottenne un seggio al Reichstag; confluito Stoecker e il suo gruppo nella Deutschkonservative Partei, nacquero di li a poco il Deutscher Antisemitenbund, la Deutschsoziale Partei, l’ Antisemitische Volkspartei, (…). Come si vede anche dalle denominazioni scelte dai fondatori dei raggruppamenti antisemiti, loro obiettivo prioritario era sottrarre settori, più vasti possibili di lavoratori industriali all’ influenza della socialdemocrazia, riportandoli su un terreno “”nazionale”” e “”patriottico””; a tale scopo l’antisemitismo, sintesi dell’ antico antigiudaismo diffuso dalle chiese cristiane, del moderno pensiero razzista modellato sul linguaggio delle scienze, di un anticapitalismo populistico e nostalgico di un presunto “”ordine naturale””, della società sembrava prestarsi egregiamente””. (pag 120-121)”,”GERx-105″
“MANTELLI Brunello”,”Da Ottone di Sassonia ad Angela Merkel. Società, istituzioni, poteri nello spazio germanofono dall’anno Mille a oggi.”,”Brunello Mantelli è professore associato presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Torino. Si occupa in particolare di storia dei fascismi e stria della Germania. Come visiting professor ha insegnato presso l’università di Potsdam, la Ludwig-Maximilian Universität di Monaco di Baviera, la Christian.Albrechts Universität di Kiel. Tra le sue più recenti oere, oltre a numerosi saggi pubblicati in Italia ed in Germania, ricordiamo: Germania rossa, Il socialismo tedesco dal 1848 ad oggi, I fascismi Europei, Kurze Geschichte des italienischen Faschismus.”,”GERx-025-FL”
“MANTELLI Brunello”,”«Camerati del lavoro». I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’asse, 1938-1943.”,”Manodopera italiana dopo 8 settembre 1943: “”È noto quale che sia stato il commento di Goebbels all’armistizio concluso fra il governo Badoglio e gli alleati ed alle immediate contromisure tedesche: …. completare “”La storia della RSI va inscritta nel segno del collaborazionismo (18), categoria indispensabile per comprendere molta parte della storia dell’Europa occupata dalle armi nazifasciste, ma in sé radicalmente differente da quella di dipendenza. Nel nuovo contesto che così si determina, la questione dell’utilizzo di braccia italiane per l’economia di guerra tedesca continua a giocare un ruolo non trascurabile; le condizioni in cui ciò avviene, però, sono drasticamente mutate: gli italiani non sono più «camerati del lavoro», secondo l’appellativo dato loro dai tedeschi quando l’Asse sembrava forte e prospero, ma sono ridotti allo stato di prigionieri, come accade agli oltre seicentomila IMI, a cui non viene nemmeno riconosciuto lo status giuridico di prigionieri di guerra, oppure sono considerati e trattati come lavoratori forzati (19), sorte che spetta ai civili rastrellati nei territori occupati dalle forze armate del Reich (20). Non vanno dimenticati, infine, i circa quarantamila italiani che saranno deportati in KL fra l’8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945; anch’essi vengono in gran parte utilizzati nell’industria di guerra tedesca, nei venti mesi di «guerra totale» che concludono in conflitto (21). La sorte degli italiani che, in vario modo, furono impiegati come manodopera in Germania (22) nel periodo della Repubblica di Salò e della guerra di liberazione rappresenta anch’essa, come quella dei connazionali che, in un quadro giuridico e politico…. FINIRE (pag 456-457)”,”QMIS-026-FGB”
“MANTICA Giuseppe; ROSSETTI Carlo; BUTTINO Marco”,”Finalismo politico e legalità socialista in Urss (Mantica); Sviluppo economico e socialismo nell’Unione Sovietica (Rossetti); Problemi dell’integrazione economica tra i paesi membri del Comecon (Buttino).”,”Mantica: problema del rapporto tra finalismo politico e diritto non è solo caratteristico della rivoluzione russa. Si è manifestato anche durante la rivoluzione inglese del XVII secolo ma pure nella Francia rivoluzionaria degli anni 1792-1793-1794 (Saint Just, Robespierre) Citati due volumi di Umberto Cerroni, ‘Teorie sovietiche del diritto’ e ‘Il pensiero giuridico sovietico’, Milano 1964 e Roma 1969, e il volume di R. Schlesinger, La teoria del diritto nell’Unione Sovietica, Torino, 1952″,”RUSU-005-FB”
“MANTLE Jonathan”,”Car Wars. Fifty Years of Greed, Treachery, and Skulduggery in the Global Marketplace.”,”MANTLE J. ha scritto biografie di Andrew Lloyd Webber e Jeffrey Archer. Fondo Dav “”‘Herr Generaldirektor’ Nordhoff continued, with Germanic certainly, “”We shall concentrate on eradicating, gradually and positively, all those small and large design errors, inevitable in any car, and this is what we are doing””. Nordhoff’s critics accused him of creating, in Volkswagenwerk, the “”sleeping giant of Wolfsburg””. Porsche engineers had in fact been working on a replacement since 1953. The problem was that, for the Beetle, every time Nordhoff contemplated production, he had only to look at the Volkswagen’s continuing sales figures to find an excuse to delay for another year. In 1961, Nordhoff introduced the Volkswagen Type 3. This was a new car with a rear-mounted engine an a new body shape. Sales would never threaten those of the Volkswagen Beetle. By 1968, the year of Nordhoff’s death, Volkswagenwerk was sill looking for a replacement for the people’s car. The financial position of Volkswagenwerk was so precarious that the company faced its greatest crisis since the months after the end of the Second World War. Ferry Porsche, son of Dr. Ferdinand, spent four years working on Project EA 266. This was a mid-engined, water-cooled attempt at a successor, with the engine located under the rear seat. The project was clever, but wo abandoned in 1971. Kurt Lotz, who succeeded Nordhoff, developed new models. Rudolph Leiding, who took over in 1971, pushed through the next generation of Volkswagens. These included the Passat, the Scirocco, and the Polo. By 1974 the list also included the acknowledged successor to the original Volkswagen, the Volkswagen Golf. Giorgetto Giugaro’s work on the Golf made him the successor to Dr. Porsche as the world’s most successful volume car designer in the 1970s. The firt million Golfs were sold in only thirty-one months.”” (pag 91)”,”ECOG-020″
“MANTOUX Paul”,”Le rivoluzione industriale. Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra.”,”Espansione commerciale, redistribuzione della proprietà fondiaria, grandi invenzioni e il sorgere delle grandi fabbriche, origini del macchinismo nell’industria tessile, le fabbriche, il ferro e il carbone, la macchina a vapore, rapporto grande industria-popolazione, il capitalismo industriale, classe operaia, interventismo e laissez-faire.”,”ECOI-040 UKIE-004″
“MANTOUX Etienne”,”La paix calomniée ou les consequences economiques de M. Keynes.”,”MANTOUX Etienne, giovane storico liberale, figlio di Paul MANTOUX, nacque nel 1913, laureatosi a Sciences Po e alla London School of Economics, scrisse questo libro negli Stati Uniti prima di raggiungere le Forze Francesi Libere a Londra. Osservatore aereo presso la divisione Leclerc, è morto alla vigilia della capitolazione tedesca. Etienne Mantoux, giovane storico liberale, figlio di Paul Mantoux, nacque nel 1913, laureatosi a Sciences Po e alla London School of Economics, scrisse questo suo unico libro negli Stati Uniti prima di raggiungere le Forze Francesi Libere a Londra. Osservatore aereo presso la divisione Leclerc, è morto alla vigilia della capitolazione tedesca. Il libro, scritto essenzialmente nel 1942 a Princeton, è stato pubblicato in Inghilterra nel 1946 e poi in Francia con una prefazione di Raymond Aron. L’autore è morto nell’aprile del 1945 su una strada della Baviera quand’era in missione di ricognizione per la seconda Divisione blindata. “”Sur le terrain économique, Mantoux tente un renversement de la polémique courante dont la portée n’est pas moins grande. Il ne s’agit plus de démontrer qu’un statut politique, condamné comme inique, était digne d’être défendu parce quil était juste (ou du moins proche de la justice) mais fragile, il s’agit de démontrer que les clauses économiques, celles en particolier qui concernent les réparations; étaient peut-être inopportunes politiquement mais possibles techniquement. A en croire l’opinion courante, dont Keynes était largement responsable, les clauses relatives aux réparations auraient été absurdes, inapplicables. Les diplomates réunis à Paris se seraient souciés presque exclusivement de frontières, ils auraient oublié l’essentiel, “”nourriture, charbon et moyens de transport”” ou, comme on dirait volontiers aujourd’hui, la reconstruciont économique. Là encore, Mantoux dissipe des légendes. La Conférence de la Paix n’avait nullement oublié ces problèmes matériels, elle en aviat confié l’étude à des commissions d’experts et avait donné le premier rang aux questions politiques, questions de nationalités et de frontières: n’avait-elle pas raison puisque au bout du compte l’enjeu de la guerre avait été non le charbon, la nourriture et les moyens de trnasport, mais l’indépendance des peuples?”” (pag 9, prefazione di Raymond Aron)”,”RAIx-128″
“MANTOUX Paul”,”Le rivoluzione industriale. Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra.”,”Alcuni rilievi critici di Mantoux a tesi espresse da Marx nel ‘Capitale'”,”EURE-002-FSD”
“MANTOVANI Alessandro”,”Rivoluzione islamica e rapporti di classe. Afghanistan – Iran – Iraq.”,”Lunga citazione di Lenin (pag 12-14) tratta da ‘Il partito operaio verso la religione’ in Lenin ‘Opere complete, Roma, Ed. Riuniti, 1955-71, vol. XV, pp. 382-388 “”Engels ha più d’una volta condannato i tentativi di chi, nello sforzo di essere «più a sinistra» o «più rivoluzionario» della socialdemocrazia, ha cercato di introdurre nel programma del partito operaio un esplicito riconoscimento dell’ateismo nel senso di una dichiarazione di guerra alla religione. (…) È il mezzo migliore per ravvivare l’interesse per la religione e ostacolarne la reale estinzione. (…) Proclamare la guerra alla religione quale compito politico del partito operaio è ciarlataneria anarchica. (…) Engels condanna con non minore energia la presunta idea rivoluzionaria di Dühring circa l’interdizione della religione nella società socialista. Dichiarare questa guerra alla religione (…) significa «fare il Bismarck più Bismarck», ripetere cioè la stoltezza della lotta bismarckiana contro i clericali (… mediante persecuzioni poliziesche contro il cattolicesimo). Con questa lotta Bismarck non fece che consolidare il clericalismo militante dei cattolici, non fece che nuocere alla causa della vera cultura, poiché pose in primo piano le distinzioni religiose in luogo di quelle politiche. … finire (pag 12-13)”,”GOPx-026″
“MANUEL Frank E.”,”Requiem per Carlo Marx.”,”MANUEL è Prof emerito della New York University e della Brandeis University nel Massachusetts. Fra le suo opere si ricorda ‘I profeti di Parigi’ (Il Mulino, 1979).”,”MADS-209″
“MANUEL Frank E.”,”Requiem per Carlo Marx.”,”””Nel ‘Manifesto degli Eguali’, il più importante documento dell’utopia comunista moderna, Gracco Babeuf aveva dato un contenuto rivoluzionario al progetto di comunismo agrario esposto da Morelly nel ‘Code de la nature’ (1755). Dalla lettura di Filippo Buonarroti, Marx aveva appreso che anche i membri della cospirazione degli Eguali di Babeuf avevano maturato l’importante decisione di rifiutare la proprietà uguale, privata e individuale dell”Utopia’ di More, pronunciandosi a favore della comunione dei beni come unico modo di realizzare l’eguaglianza. Per Babeuf l’eguaglianza presupponeva una comunità casta – quasi ascetica – in cui i parassiti sarebbero stati severamente puniti. L’eguaglianza assoluta, immediatamente proclamata e istituita, rappresentava il bisogno umano fondamentale, non nel senso generico della rivoluzione francese, che poteva essere variamente interpretato da punto di vista economico o sociale, ma in questi semplici termini: un individuo non avrebbe dovuto possedere ‘nulla’ più di un altro. Se qualcosa non fosse bastato per tutti, tutti avrebbero dovuto farne a meno. Questo comunismo egalitario assumeva la virtuale identità dei bisogni, dei desideri, delle capacità tra tutti i cittadini, anche se si poteva fare qualche eccezione per i bambini, i deboli e gli anziani. L’intolleranza nei confronti di qualsiasi differenza era netta. Essere eguali, non patire l’umiliazione e l’ingiuria del potere o dell’autorità dei superiori, avrebbe dovuto costituire il fine ultimo della vita, e tutto il resto doveva essere sacrificato a questo obiettivo. “”Noi siamo tutti eguali, vero?”” si chiedeva in modo retorico il ‘Manifesto degli Eguali’. “”Ebbene! Noi pretendiamo ormai di vivere e morire eguali come siamo nati; vogliamo l’eguaglianza reale o la morte; ecco quel che ci occorre. E l’avremo questa eguaglianza reale, non importa a qual prezzo. (…) Guai a chi volesse fare resistenza a un voto così deciso! (…) Periscano, se necessario, tutte le arti, purché ci resti l’eguaglianza reale (égalité réelle)! (1). Il dogma babouvista dell’eguaglianza immediata continuò a sopravvivere nella tradizione comunista francese che Buonarroti, un superstite della congiura, resuscitò negli anni tra il 1830 e il 1840. Quando il giovane Marx si confrontò con il babouvismo, il rifiuto fu netto. Il disprezzo per l’egualitarismo immediato fu una costante del suo pensiero sin dalla sua prima apparizione nell’agone politico. Anche se poteva trattare in modo più benevolo i comunisti utopistici del Settecento, Mably e Morelly, il fatto di scorgere le conseguenze del loro pensiero nell’abortita insurrezione babouvista lo spinse a dileggiare quegli ingenui. Nel ‘Manifesto del partito comunista’ del 1848 il comunismo alla Babeuf veniva etichettato come una dottrina reazionaria: “”Insegna un ascetismo universale e una rozza tendenza a tutto eguagliare”” (2). (…) Gli estensori tedeschi del programma di Gotha del 1875 erano caduti nella stessa trappola retorica. Le note che precedono l”Anti-Dühring’ di Engels (il cui obiettivo dichiarato era distinguere tra socialismo utopistico e socialismo scientifico) erano disseminate di affermazioni simili, a testimonianza che i due uomini si trovavano in piena sintonia. “”Voler stabilire eguaglianza = giustizia come il principio supremo e la verità ultima è assurdo””. Quando Engels sentiva parlare di una rivoluzione comunista improvvisa contro lo “”stato militare burocratico esistente””, non poteva far altro che paragonare tale avventatezza politica al tentativo di Babeuf di “”saltare immediatamente dal direttorio al comunismo”” (3). Fino al 1885, ricordando l’influenza babouvista sulla clandestina Lega dei giusti e sulla Lega dei comunisti negli anni Quaranta, Engels continuò ad attaccare i seguaci di Babeuf per il fatto di derivare la proprietà in comune dal principio di eguaglianza, invece di concepire il comunismo come un prodotto del processo storico. Nella ‘Critica’ Marx sottolineava che nella prima fase del comunismo, partorito con lungo travaglio dalla società capitalistica, le diseguaglianze sarebbero state inevitabili, e che il programma di unificazione dei socialdemocratici, con le sue promesse di eguaglianza immediata e senza distinzioni, era basato su un fondamentale inganno. La giustizia (si riferiva alla giustizia distributiva) e il diritto di una società non potevano essere più elevati di quanto la sua struttura economica e il livello culturale da essa determinato avrebbero consentito. Perché si realizzasse la piena eguaglianza, sarebbe stato necessario attendere lo stadio superiore della società comunista””. [Frank E. Manuel, Requiem per Carlo Marx, 1998] [(1) Philippe Buonarroti, Conspiration pour l’égalité…, 1957, vol II, pp. 94-95; trad. it. Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf, 1971, pp. 311-312; (2) Marx Engels, Manifesto del partito comunista, 1981, p. 105; (3) Engels, Materialien zum “”Anti-Dühring””, in Marx Engels, Werke, cit., vol. XX, pp. 580, 581, 587; trad. it., in OC, vol XXV, 1974, pp. 601, 607]”,”MADS-009-FL”
“MANUEL Frank E.”,”I profeti di Parigi.”,”Frank E. Manuel è professore di Storia moderna alla Brandies University di Waltham ed è autore di altre importanti opere sullo stesso periodo tra cui: ‘The New World of Henri Saint-Simon’ (Cambridge Un. Press). “”L’unica soluzione alla crisi dei tempi era la trasformazione morale dell’umanità grazie alla religione di Saint-Simon. Unirsi al movimento sansimoniano era un atto di impegno per il progresso futuro dell’uomo, un atto di fede nel suo sviluppo potenziale. Esso comportava una conversione spirituale dall’egoismo, la morale dominante dell’epoca, all’umanità, la legge morale del futuro. Il sorgere di una nuova epoca religiosa era inevitabile perché la legge del progresso prevedeva un’altra sintesi dopo l’ateismo e l’aridità emozionale del secondo momento dell’epoca critica. Ma il processo poteva essere ritardato o accelerato, ed era compito dei sansimoniani mettere fine ad un’epoca di incredulità ed anarchia ed inaugurare il nuovo mondo, rigenerando l’umanità. I leaders del culto conoscevano bene il loro ruolo storico – erano i Padri della chiesa, seguivano a Saint-Simon nella diffusione della nuova dottrina. Il rinnovamento dell’uomo sarebbe stato completo; questa era l’ultima epoca della storia provvisoria, l’umanità stava per fare il salto nella storia definitiva, in un mondo di ordine, di progresso infinito nella fioritura di tutte le capacità, un mondo senza antagonismi, virtualmente privo di dolore, un mondo d’amore, di unità e coesione. I membri del movimento praticavano quelle virtù che sarebbero diventate comuni a tutta l’umanità in futuro. Il movimento, la religione, era il nuovo mondo in miniatura. Il caos esistente era il risultato della repressione delle reali capacità e meriti degli industriali, artisti e scienziati e dell’utilizzo casuale delle energie umane secondo i privilegi ereditari e una legislazione antiquata. Il principio del nuovo ordine era antitetico: «Ciascuno secondo la sua capacità! Ogni capacità secondo il suo lavoro!» diventò il motto dei sansimoniani”” (pag 223-224)”,”SOCU-010-FF”
“MANUILSKI D.”,”Engels im Kampfe für den revolutionären Marxismus. Rede anläßlich des 40. Todestage von Friedrich Engels, gehalten in der 22. Sitzung des Kongressen a 5. August 1935.”,”Copia firmata dall’ ex proprietario Villum Hansen (1935) “”Ich glaube – schrieb Engels im Jahre 1874 -, die nächste Internationale wird – nachdem Marx’ Schriften einige Jahre gewirkt – direkt kommunistisch sein und gradezu unsere Prinzipien aufpflanzen”” (Marx Engels, Ausgewählte Briefe, Moskau, 1934, s. 271). “”Gerade diese tiefgründige Kenntnis der Lage in den einzelnen Ländern gestattete es Engels, die Arbeiter-parteien diese Länder richtig zu leiten, ein wahrhafter Führer und Organisator der proletarischen Internationale zu sein. “”Die Befreiung des italienischen Bauern – schrieb Engels an Bovio – wird sich nicht in derselben Form vollziehen wie die des englischen Fabrikarbeiters; aber je mehr sich der eine wie der andere der ihren Verhältnissen eigenen Formen bedienen werden, desto mehr wird dies dem Wesen der Sache entsprechen””. (Lettera di Engels a Bovio, del 16 aprile 1872)”” (pag 33) (C’est précisément cette connaissance profonde de la situation dans les différents pays a permis Engels, les partis ouvriers de ces pays à diriger correctement, un véritable guide et organisateur de l’Internationale prolétarienne être. “”La libération de la société italienne de la ferme – écrivait Engels à Bovio – ne va pas dans la même forme que la transition de la version anglaise ouvrier d’usine, mais plus que l’un et l’autre de leurs propres formes de rapports de service public, plus ce sera la nature de l’affaire ». (Lettera di Engels a Bovio, del 16 aprile 1872) “”) (traduzione automatica)”,”MAES-072″
“MANUILSKI D.Z.”,”I partiti comunisti e la crisi del capitalismo. [Rapporto del Presidium del C.E. all’XI Plenum dell’I.C.] [Settembre 1932]”,”MANUILSKI D.Z. Aumento della produttività del lavoro. Emulazione socialista, lavoro “”udarnico””. ‘Udarnichi’ sono chiamati nell’U.S. gli operai che fanno parte delle “”brigate di attacco””. (nota pag 19) “”Lenin diceva prima di abbandonarci: “”Dieci o cent’anni di giusti rapporti con i contadini e la vittoria è assicurata su scala mondiale (anche se le rivoluzioni proletarie che si preparano sono in ritardo)”” [Lenin, Opere, Vol 26, p. 313 ed. russa]”,”INTT-254″
“MANUILSKI D.”,”Die revolutionäre Krise reift heran. Bericht auf dem 17. Parteitag über die Tätigkeit der Delegation der KPdSU(B) im Exekutivkomitee der Kommunistischen Internationale.”,” La crisi rivoluzionaria sta maturando. Relazione al 17 ° Congresso sulle attività della delegazione del CPSU (B) al Comitato esecutivo dell’International Communist.”,”RUSS-254″
“MANUZZATO Nicoletta”,”Marx e la questione irlandese. Imperialismo e internazionalismo proletario.”,”Rivista trimestrale di studi, ricerche e documentazione sui paesi afro-asiatici e latino-americani dir da Umberto MELOTTI”,”MADS-195″
“MANZELLA Andrea MELOGRANI Piero PACIOTTI Elena RODOTÀ Stefano”,”Riscrivere i diritti in Europa. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.”,”Andrea Manzella, giurista, è senatore della Repubblica. Piero Melograni, storico, è membro della Camera dei Deputati. Elena Paciotti, magistrato, è membro del Parlamento europeo. Stefano Rodotà, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, è il rappresentante designato dal governo italiano alla Convenzione.”,”EURx-050-FL”
“MANZELLI Gianguido ZANANTONI Marzio DELLA PERUTA Franco CALLESEN Gerd SYLVERS Malcolm BARONE Eros TOSEL André VANZULLI Marco GIANNI Emilio VIDONI Ferdinando BARBERINI Carlo Antonio”,”Antonio Labriola e la nascita del marxismo in Italia.”,”””In una lettera a Croce del 24 dicembre 1896 (Labriola ndr) arriverà a scrivere: “”Noi non siamo usciti dal Bakunismo e il socialismo italiano è ancora fatto dagli spostati, dagli avventurieri, dagl’ imbroglioni e dagli snobisti””. E impietoso è il quadro dei “”tipi internazionali truffaldineschi”” che si muovono negli ambienti anarco-socialisti, quadro che egli schizza in tre lettere ad Engels: quella del 21 febbraio 1891, in cui stigmatizza i “”fabbricanti di cooperative pagate dai prefetti””, e quelle del 6 aprile e del 2 settembre 1892, in cui bolla gli anarchici – esclusi pochi ‘ragionanti’ – come dei “”comunardi fuori luogo e dei blanquisti ignoranti””.”” (pag 118)”,”LABD-048″
“MANZINI Giorgio”,”Una vita operaia.”,”Giorgio MANZINI, nato nel 1930, vive Milano. Giornalista, redattore di ‘Paese sera’ è coautore di un libro inchiesta ‘Le bombe a Milano’.”,”PCIx-081″
“MANZINI Giorgio”,”Padroni e contadini. Il primo processo politico dell’ Italia unita.”,”MANZINI Giorgio coautore di ‘Le bombe di Milano’ ha pubblicato tre libri: ‘Una vita operaia: Indagine su un brigatista rosso’, ‘Una famiglia italiana’ volumi tra cronaca e storia dell’ Italia di oggi. “”Con i campi non si campa più”” dice D’Arco “”l’ evangelista dell’ accusa””. Le imposte sono alte, Mantova è la provincia più tassata d’ Italia, dopo Cremona: la media dell’ imposta agraria è di 8.94 lire, contro le 4,35 licre della media generale””. (pag 164)”,”MITS-284″
“MANZINI Giorgio”,”Indagine su un brigatista rosso: la storia di Walter Alasia.”,”Giorgio Manzini è nato a Milano nel 1930. Giiornalista a ‘Paese sera’ e coautore del libro-inchiesta ‘Le bombe a Milano’, ha pubblicato per Einaudi ‘Una vita operaia’ e ‘Una famiglia operaia’. E’ scomparso nel 1991.”,”TEMx-082″
“MANZINI Giorgio”,”Indagine su un brigatista rosso. La storia di Walter Alasia.”,”Giorgio Manzini è nato a Milano nel 1930. Giiornalista a ‘Paese sera’ e coautore del libro-inchiesta ‘Le bombe a Milano’, ha pubblicato per Einaudi ‘Una vita operaia’ e ‘Una famiglia operaia’. E’ scomparso nel 1991.”,”TEMx-004-FV”
“MANZITTI Giuseppe”,”Tempo di ricordare. Genova e il Novecento nella memoria di un protagonista riservato.”,”MANZITTI Giuseppe (1910-1999) antifascista non ha mai militato in partiti politici. Tenente degli alpini ha combattuto in Albania al fianco degli inglesi con l’ Intelligence Service. Direttore prima (1945-1978) e presidente poi dell’ Associazioni industriali di Genova, ha fondato l’ Intersind nel 1957 con Pino GLISENTI. Presidente dell’ Autostrada Savona-Ventimiglia ha partecipato a vari consigli di amministrazione. E’ stato presidente del Cociv, consorzio per la costruzione della linea ferroviaria veloce Genova-Milano pensata da lui fin dal 1988. Siri. “”Avevo conosciuto il cardinale nel 1945, dopo la mia nomina agli Industriali. In quel periodo Sergio Bellenzier teneva dei corsi di istruzione per impiegati. Erano corsi di formazione non solo cattolica. Questa iniziativa in pratica era stata promossa dallo stesso cardinale e, di fatto, si era trasformata in un movimento di mobilitazione anticomunista. Per Siri la lotta al comunismo era di primaria importanza. Io lo trovavo un po’ mitomane: si inventava quello che gli piaceva. Con me era cordiale, ma avevo l’impressione che ci prendessimo in giro reciprocamente: io non lo prendevo sul serio e lui non prendeva sul serio me.”” (pag 100) Glisenti. “”Ricordo che Glisenti era sbalordito dall’osservazione del clero genovese: diceva che erano tutti così convenzionali… che si sentivano le ossa scricchiolare tante erano le riverenze che facevano al cardinale. Consideravo negativo il suo attaccamento esasperato alla tradizione e la sua resistenza al Concilio Vaticano II. In questa lotta uno dei suoi fedelissimi era stato Gianni Baget Bozzo. Lo conoscevo dai tempi di Dossetti: allora era un dossettiano fervente, faceva politica, ma non aveva ancora preso i voti. Poi passò a destra, in un movimento “”patriottico””, e in quel periodo mi sollecitò dei finanziamenti facendo discorsi nazionalistici. Rifiutai per motivi politici””. (pag 101)”,”ITAE-203″
“MANZITTI Giuseppe”,”Tempo di ricordare. Genova e il Novecento nella memoria di un protagonista riservato.”,”MANZITTI Giuseppe (1910-1999) antifascista non ha mai militato in partiti politici. Tenente degli alpini ha combattuto in Albania al fianco degli inglesi con l’ Intelligence Service. Direttore prima (1945-1978) e presidente poi dell’ Associazioni industriali di Genova, ha fondato l’ Intersind nel 1957 con Pino GLISENTI. Presidente dell’ Autostrada Savona-Ventimiglia ha partecipato a vari consigli di amministrazione. E’ stato presidente del Cociv, consorzio per la costruzione della linea ferroviaria veloce Genova-Milano pensata da lui fin dal 1988.”,”LIGU-008-FV”
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. I Lezione. Principi generali di politica economica. Lo Stato come soggetto della politica economica.”,”Saggio in ECOT-237 ‘Lo Stato è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile’ “”Ora se si studia qual è la natura dello Stato alla luce dell’insegnamento che viene dato dal marxismo, si vede (come in maniera estremamente chiara, suggestiva e convincente, dimostra Engels nella sua opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’), che lo Stato sorge quando sorge la società divisa in classi. Lo Stato quindi non è una entità astratta o una categoria del pensiero, ma è l’espressione della necessità di limitare le contraddizioni della società divisa in classi. Fino a che la società non è divisa in classi, cioè prima del sorgere della società schiavistica, lo Stato non esiste. “”Lo Stato – dice Engels – è un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo; è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, in antagonismi inconciliabili che è impotente ad eliminare. Ma perchè questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'””ordine””; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato”” (1). Quindi non esiste una soluzione di continuità tra società e lo Stato. Lo Stato si pone come la manifestazione del dominio di una classe sull’altra classe o sulle altre classi esistenti in una determinata società, a seconda del grado di sviluppo che è stato raggiunto dalla società stessa. Così: nella società schiavistica lo Stato è lo strumento di dominio dei padroni di schiavi, i quali utilizzano il fatto di disporre di questo apporto per realizzare il loro dominio di classe e per tener soggetta la classe degli schiavi; nella società feudale, lo Stato è lo strumento dei signori della terra, dei feudatari, i quali se ne servono per realizzare il loro dominio sui lavoratori della gleba; nella società capitalistica lo Stato è lo strumento di coloro che posseggono i mezzi di produzione e quindi lo Stato è espressione del dominio della classe capitalistica sulle altre classi”” (pag 4) [Bruzio Manzocchi, ‘Lo Stato come soggetto della politica economica’, Politica economica. I Lezione. Principi generali di politica economica, Roma, 1955] [(1) F. Engels, origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, 1950, pag 170]”,”ECOT-237-L-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. II Lezione. Principi generali di politica economica. La politica economica degli Stati capitalistici.”,”Saggio in ECOT-237 “”Nell’esaminare le caratteristiche della politica economica dell’attuale Stato capitalistico ci limiteremo ancora ad un esempio: quello della politica del governo americano negli ultimi 25 anni, cioè dopo la grande crisi del 1929. E’ noto che la grande crisi del 1929 si differenzia dalle crisi precedenti per un elemento fondamentale: essa è stata la prima crisi economica la quale si sia verificata nelle condizioni della crisi generale del capitalismo, che si è aperta con la prima guerra mondiale e con la Rivoluzione d’Ottobre. Non esamineremo qui i caratteri di questa crisi del ’29 la quale, in conseguenza del fatto di essersi verificata nel periodo della crisi generale del capitalismo, ha avuto poi un particolare sviluppo. Basta ricordare che la crisi del 1929 ha messo in luce tutta una serie di contraddizioni fondamentali dell’economia capitalistica e in particolare di quella americana. (…) Attraverso il governo di Roosevelt, con la politica del ‘new deal’, i monopoli americani hanno affrontato il problema del mercato interno in vari modi. Intanto esso è stato affrontato attraverso il sistema dei sussidi ai disoccupati, e in ciò si vede come l’elemento “”classe operaia”” giuochi anche in una società come quella americana che è l’espressione ultima del dominio dei monopoli. (…) La politica del ‘new deal’ perseguì inoltre la ricostituzione del mercato interno attraverso il sostegno dei prezzi agricoli, con sussidi agli agricoltori, ammassi a prezzi stabili, ecc. D’altra parte il ‘new deal’ per sostenere i prezzi mirava non soltanto ad allargare il mercato interno con i sussidi alla disoccupazione, il sostegno dei prezzi agricoli ecc., ma anche attraverso una serie di misure restrittive della concorrenza con accordi – promossi dallo Stato – tra i produttori industriali. (…) Infine, sempre nel campo del mercato interno, la politica del ‘new deal’ realizzava una serie di misure riguardanti i lavori pubblici e gli incentivi agli investimenti statali. Ma anche a questo proposito la politica del ‘new deal’ presentava un complesso di aspetti contradditori. I lavori in definitiva erano pagati dai contribuenti attraverso il deficit del bilancio statale. Degli investimenti industriali chi si giovava soprattutto erano i monopoli, attraverso la pratica delle “”fabbriche in affitto””, ora in uso in America specialmente per quanto riguarda le fabbriche per produzione atomica. Si tratta di fabbriche costruite con i soldi dei contribuenti, e poi cedute in affitto ai monopoli, che affermano di non essere in condizioni di fare gli investimenti necessari, e usano di quelle fabbriche coe cosa propria, realizzando così i profitti massimi. Quale è stato il risultato di questa politica? E’ stato che il volume complessivo degli investimetni è diminuito malgrado gli sforzi per aumentarlo; cioè il ritmo dello sviluppo delle forze produttive si è rallentato. Secondo un calcolo dell’ Hansen nel 1937 alla fine della fase espansionistica successiva al 1929, il livello annuo degli investimenti aveva raggiunto i 12-13 miliardi di dollari, mentre nel primo decennio successivo alla prima guerra mondiale era stato di 18 miliardi e mezzo; nel frattempo si era sviluppata la popolazione, e quindi si sarebbe dovuto anche sviluppare nel complesso il tenore di vita e il livello economico del paese”” (pag 6-7) “”Si pone qui la questione dell’accumulazione originaria che è spiegata da Marx esaminando come la società capitalistica sia derivata dalla società feudale. “”I cavalieri dell’industria – dice Marx – riuscirono a soppiantare i cavalieri della spada soltanto sfruttando avvenimenti dei quali erano del tutto innocenti”” (1). Le premesse per l’accumulazione originaria, sulla quale poi si sviluppò il capitalismo, erano quindi già poste quando dominante era ancora la classe feudale. Infatti il fondamento del processo dell’accumulazione originaria è stata l’espropriazione dei produttori rurali e la loro espulsione dalle terre ad opera dei grandi proprietari fondiari. Attraverso questa espulsione da un lato si ebbe la proletarizzazione di una massa di piccoli produttori agricoli, che diventerà poi la classe operaia dell’epoca capitalistica; dall’altro lato si ebbe la trasformazione di una parte dell’economia agricola a culture pregiate in economia estensiva fondata essenzialmente sulla pastorizia. Questo processo di espulsione dei piccoli produttori dalla terre mette a disposizione del capitale industriale innanzi tutto gli operai, e inoltre i loro mezzi di sussistenza e quei prodotti agricoli di uso industriale che costituiscono la base della manifattura che poi si è sviluppata in industria. D’altra parte si è creato in questo modo un mercato per la produzione capitalistica”” [Bruzio Manzocchi, ‘La politica economica degli Stati capitalistici. Politica economica. II Lezione. Principi generali di politica economica, Roma, 1955] [(1) (K. Marx, Il Capitale, vol. 1, 3, Ed. Rinascita, Roma, 1952, p. 173] (pag 2)”,”ECOT-237-M-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. III Lezione. Principi generali di politica economica. La politica economica dello Stato socialista.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-N-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. IV Lezione. Principi generali di politica economica. Sullo studio della politica economica dello Stato italiano.”,”Saggio in ECOT-237 “”Qual è la politica economica del capitalismo italiano? E’ necessario, per comprenderla, partire da un pensiero espresso da Gramsci nel suo studio sulla questione meridionale: “”Nel nuovo secolo – dice Gramsci – la classe dominante inaugurò una nuova politica, di alleanze di classe, di blocchi politici di classe, cioè di democrazia borghese. Doveva scegliere: o una democrazia rurale, cioè una alleanza con i contadini meridionali, una politica di libertà doganale, di suffragio universale, di decentramento amministrativo, di bassi prezzi nei prodotti industriali, o un blocco industriale capitalistico-operaio, senza suffragio universale, per il protezionismo doganale, per il mantenimento dell’accentramento statale (espressione del dominio borghese sui contadini, specialmente nel Mezzogiorno e nelle Isole), per una politica riformistica dei salari e delle libertà sindacali. Scelse, non a caso, questa seconda soluzione”””” (pag 1-2) “”il piano Marshall è stato una breccia aperta nel protezionismo”” (pag 6)”,”ECOT-237-O-2″
“MANZONI Alessandro; a cura di Rita LIBRANDI”,”Della lingua italiana.”,”Il libro è uscito postumo. Per LOCKE la conoscenza non è che “”la percezione della connessione e dell’ accordo, o del disaccordo e del contrasto fra le nostre idee (the perception of the connexion and agreement, or disagreement and repugnancy, of any of our ideas””. Per quanto ogni uomo abbia la libertà di attribuire nomi nuovi alle idee, tuttavia lì dove si è formata una società e si è stabilita una lingua, “”i significati delle parole devono essere cambiati con molta cautela e parsimonia. Infatti, in questo caso, gli uomini sono già forniti di nomi per le loro idee””.”,”ITAB-088″
“MANZONI Alessandro”,”Storia della rivoluzione francese.”,”””Sui 75 anni, quando la gente lo credeva inerte, e taluni pensavano già a una menomazione delle sue facoltà intellettuali, Alessandro Manzoni cominciò a scrivere ‘La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859′, il saggio comparativo che doveva purtroppo rimanere incompiuto ma che è lo stesso una lucidissima analisi dei primi mesi della rivoluzione francese, e ora che è meglio conosciuto, un capolavoro o l’ inizio di un capolavoro””. (pag V)”,”FRAR-275″
“MANZONI Alessandro, a cura di Alfonso BERTOLDI”,”Poesie liriche di Alessandro Manzoni con note storiche e dichiarative di Alfonso Bertoldi.”,”Poesie politiche (pag 91-120) Il Proclama di Rimini. Marzo 1821. Il Cinque Maggio. La morte di Napoleone. Il cinque maggio. “”””Che volete? (diceva (Manzoni), sempre al Cantù): era un uomo che bisognava ammirare senza poterlo amare; il maggior tattico, il più infaticabile conquistatore, colla maggior qualità dell’ uomo politico, il saper aspettare e il saper operare. La sua morte mi scosse, come se al mondo venisse a mancare qualche elemento essenziale; fui preso da smania di parlarne, e dovetti buttar giù quest’ode, l’ unica che, si può dire, improvvisassi in men di tre giorni. Ne vedevo i difetti, ma sentivo tale agitazione e tal bisogno di uscirne, di metterla via, che la mandai al censore. Questi mi consigliò di non pubblicarla; ma dal suo uffizio ne uscirono le prime copie a mano”” (Cantù, I, 113) (Manzoni, Poesie liriche, 1924) pag 104″,”ITAB-222″
“MANZONI Alessandro”,”Opere complete. I promessi sposi – Storia della colonna infame – Osservazioni sulla tortura – Osservazioni sulla morale cattolica – Il conte di Carmagnola – Adelchi – Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia – Lettera al Signor Chauvet su l’unità di tempo e di luogo nella tragedia – Lettera a G. Goethe – Il romanticismo in Italia – Pensieri sulla critica – Del romanzo storico – Dell’invenzione. Dialogo – Sulla lingua italiana. Lettera a Giacinto Carena – Intorno al romanzo storico: due lettere dirette da Pietro Giordano e da Alessandro Manzoni a Giuseppe Bianchetti – Del sistema che fonda la morale sull’utilità. Dissertazione – Lettera intorno al libro ‘De vulgari eloquio’ di Dante Alighieri – Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla. Relazione al ministro della pubblica istruzione – Appendice alla relazione intorno all’unità della lingua e ai mezzi di diffonderla – Saggio comparativo del dizionario dell’Accademia francese col vocabolario degli Accademici della Crusca – Poesie varie.”,”Ordine, tranquillità, pace sociale nel paese dominato dai Longobardi. “”Alcuni di quei pochissimi che non amano i giudizi senza discussione, e i risultati senza analisi, si misero a frugare entro quelle barbarie; ed è naturale che sieno stati disposti a cavarne una opinione nuova; ed a fermarvisi, come l’infermo giaciuto lungamente sur un lato cerca un riposo su l’altro. Che che ne sia, il fondamento su cui principalmente è stata stabilita l’opinione della bontà morale de’ Longobardi, o del loro dolce modo di vivere e di lasciar vivere, è il famoso passo di Paolo di Warnefrido: “”Questo vi era di mirabile nel regno dei Longobardi, che non vi si faceva violenza di sorta, non si tendevano agguati, nessuno angariava a torto, nessuno dispogliava altrui; né furti, né ladronecci: ognuno sicuro e senza sospetto n’andava dove più gli fosse piaciuto””. Il Giannone reca questo passo come una testimonianza. Il Muratori, sostenendolo contra una obbiezione del Baronio, avverte che i mali fatti da’ Longobardi nei paesi nemici non provano nulla contro l’asserzione di Paolo che nel regno loro si godesse questa ‘invidiabile tranquillità’: e per tacer di molti altri, il Denina cita pure quel passo come una prova, acconsentendo però di leggieri al Baronio che qualche cosa si detragga da un elogio che viene da un autore parziale””. (pag 490)”,”VARx-464″
“MANZONI Alessandro, a cura di Giancarlo VIGORELLI”,”Il “”mestiere guastato”” delle Lettere.”,”La popolarità di Giusti in Italia e la lingua toscana. “”Perché, o volere o non volere, e malgrado tutte le contraddizioni, questa fede nella lingua toscana è pur sempre viva in Italia; e se non è forte abbastanza per spingerci a cercarla, basta però per darci e amore e coraggio a prenderla quando ci si presenta da sé. Non ci pare quindi, che sia un’illusione il vedere in quel fatto un saggio e un pronostico dell’effetto tanto più vasto che produrrebbe l’esser tutta (s’intende smpre per quanto si può) quella lingua messa contemporaneamente davanti gli occhi del pubblico d’ogni parte d’Italia”” (pag 217)”,”ITAB-314″
“MANZONI Alessandro a cura di Ermenegildo PISTELLI”,”I Promessi Sposi. Novamente riveduti nel testo e annotati da Emenegildo Pistelli. Con un ritratto e un autografo, nuova tiratura.”,”MANZONI Alessandro pag 60-61 assalto al forno e saccheggio di farina e pane in una via di Milano”,”ITAB-316″
“MANZONI Alessandro”,”I Promessi Sposi.”,”Sommossa, crisi economica e carestia a Milano (pag 412-414) “”Mantenuto così il pane e la farina a buon mercato in Milano, ne veniva di conseguenza che dalla campagna accorresse gente a processione per comprarne. (…) La moltitudine aveva voluto far nascere l’abbondanza col saccheggio e con l’incendio; il governo voleva mantenerla con la galera e con la corda. I mezzi erano convenienti tra loro; ma cosa avessero a fare col fine, il lettore lo vede: come valessero in fatto ad ottenerlo, lo vedrà a momenti”” (pag 413) “”Manzoni, in una delle pagine più divertenti dei ‘Promessi sposi’, ha spiegato a quali trasformazioni fosse sottoposta, in un’epoca ch’era quella di Mazzarino, una lettera che doveva essere inviata da uno che non sapesse scrivere ad un’altro che non sapesse leggere. “”Che se per di più il soggetto della corrispondenza è un po’ geloso; se c’entrano affari segreti, che non si vorrebbe lasciar capire a un terzo, caso mai che la lettera andasse persa, se, per questo riguardo, c’è stata anche l’intenzione positiva di non dir le cose affatto chiare; allora, per poco che la corrispondenza duri, le parti finiscono a intendersi tra di loro come altre volte due scolastici dhe da quattr’ore disputassero sull’entelechia”””” (pag XIX, Giovanni Macchia, Mazzarino Breviario dei politici)”,”VARx-497″
“MANZONI Alessandro, a cura di Riccardo BACCHELLI”,”Opere.”,”10 Questione della tortura (in Storia della colonna infame) (pag 586-) (polemica con Verri)”,”TEOP-448″
“MANZONI Alessandro”,”Del sistema che fonda la morale sull’utilità.”,”Il volumetto conteneva un ritaglio di stampa tratto da periodico anni ’50 ora incollato in fondo al libro: “”Il concetto di morale secondo il marxismo”” di Mario Spinella (v. parte citazione in retro) Manzoni: “”Ma un altro argomento da non trascurarsi, e da potersi anch’esso accennar brevemente, ce lo somministrano que’ sistemi medesimi che ci potrebbero essere opposti da qualcheduno. Cosa sono essi infatti, se non una nova fase del sistema utilitario, nove applicazioni di quel così detto principio? Parlano, è vero, di giustizia (1); ma cosa intendono poi per giustizia? Null’altro che il godimento de’ beni temporali ugualmente diviso. Ora, anche i primi utilitari erano pronti a permetter che s’usasse questa parola, a usarla loro medesimi, purchè non gli si desse altro significato che quello dell’utilità (…)”” (pag 68-69) ((1) L’opera del Godwin, che fu, se non m’inganno, la prima di questo genere, tra le moderne, che abbia avuta celebrità, porta quella parola nel titolo medesimo: “”Inquiry concerning political justice, etc.””. Ricerche intorno alla giustizia politica, e alla sua influenza sulla felicità, Londra, 1793 [Manzoni]. Guglielmo Godwin (1756-1836) attaccò violentemente, nel suo libro, le pretese delle classi privilegiate, dichiarando intollerabile ogni controllo dell’uomo sull’uomo e un’ingiustizia mostruosa ogni forma di proprietà, accumulata. Auspicava l’avvento di uno stato di cose in cui ogni individuo agisse spontaneamente prorpio nel modo che richiedesse il miglior vantaggio della società”””,”SOCU-199″
“MANZONI Alessandro, a cura di Romano AMERIO”,”Osservazioni sulla morale cattolica.”,”11 “”E si osservi da ultimo che considerare la pazienza come una virtù che porti alla debolezza, è un considerarla molto leggermente, perchè questa virtù, educando l’animo a superare i mali, lo rende più forte ad affrontarli quando sia necessario per la giustizia; mentre l’insofferenza che trasporta l’uomo alla violenza lo fa poi condiscendente quando vi sia un mezzo di sfuggire i mali, sacrificando il dovere. Forse si opporrà a queste ragioni che nella Chiesa molti adulatori insegnarono la servilità, e pretesero di consecrarla coll’insegnamento delle Scritture. Purtroppo, ma io mi appello a tutti quelli che sostengono una causa giusta e generosa, e domando loro: sareste voi contenti che la vostra causa fosse giudicata dalle opinioni o esagerate, o interessate, o fanatiche di alcuni che pretendono difendere la vostra stessa causa? E quando i vostri avversari vi oppongono queste opinioni e questi eccessi, non riclamate voi contro questo giudizio, non dite voi che è dai vostri principii che bisogna giudicarvi? E perchè giudicherete la religione dalle mire degli adulatori?”” (pag 469-470)”,”TEOP-457″
“MANZONI Carlo”,”Gli anni verdi del Bertoldo. Un po’ diario, un po’ antologia di sette anni di umorismo.”,”L’autore ha voluto raccogliere, con un diario e una breve e sorridente autobiografia, un’antologia ragionata del vecchio bisettimanale, per riportare i vecchi lettori ai tempi di allora, che sono sempre i migliori perchè sono quelli della giovinezza, e per dimostrare ai giovan i che il modo di ridere di allora è lo stesso di oggi.”,”EMEx-005-FL”
“MANZONI Alessandro”,”Tragedie e liriche.”,”Il 5 maggio. (pag 284-288) “”Ei fu, Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, Stette la spoglia immemore, Orba di tanto spiro, Così percossa, attonita La terra al nunzio sta, (…) Fu vera gloria? Ai posteri L’ardua sentenza: nui Chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui De creator suo spirito Più vasta orma stampar (…) ‘Il Manzoni riprende in esame la famosa questione sul linguaggio letterario e poetico d’Italia, sorta nel ‘300 e discussa per la prima volta da Dante nel «De vulgari eloquentia». Ma mentre Dante, e sulle sue orme moltissimi d’ogni secolo, avevano cercato di fissare la letteraria ad un diverso livello dalla parlata, il Manzoni afferma la necessità di dare vera vita alle «lettere» italiane, rendendo accessibile a tutti quel mondo umanistico rimasto per secoli isolato, in una sfera riservata ad un’aristocrazia artistica, staccata dal resto del popolo. Occorreva dunque che la lingua divenisse «un mezzo di comunicazione d’ogni sorte di concetti tra tutti gli Italiani». Questa lingua viva, chiara, ricca di modi espressivi, popolare e nazionale insieme, egli trova nel fiorentino, cui cerca d’accostare il più possibile, attraverso le varie stesure, l’idioma del suo Romanzo. Non era questo soltanto un problema linguistico-letterario, ma anche, e diremmo soprattutto, nel momento in cui l’Italia andava ricostruendo la sua unità nazionale, un problema politico. L’unità della lingua avrebbe costituito un legame spirituale saldissimo, al di sopra d’ogni regionalismo, fra le varie parti della penisola, che s’andavano faticosamente avvicinando e fondendo. Il liberalismo del Manzoni, coerente e sereno, moderato e cristiano, aveva sempre propugnata la necessità dell’unione nazionale, con Roma capitale politica d’Italia, Firenze capitale artistica e letteraria. La sua alta saggezza morale fece sì che molti giovani nella seconda metà dell’800 sentissero nelle sue idee una guida sicura fra le tante correnti contrastanti; per questo, oltre che per l’altezza della sua figura di poeta e di scrittore, nel ’61 fu chiamato a far parte del Senato del nuovo Regno italico. Morì a Milano il 22 maggio del 1873, dopo aver perduto, fra il ’33 e il ’61, la prima moglie, la madre, sei figli, e infine la seconda moglie, Teresa Borri Stampa, da lui spostata nel ’37. Questi lutti resero tristi e solitari i suoi ultimi anni, durante i quali vide sparire a poco a poco anche molti dei suoi più cari amici, e fra questi Antonio Rosmini, la cui amicizia lo aveva aiutato a uscire dal pessimismo iniziale, e a sollevarsi ad una sempre più equilibrata accettazione della vita. Nel 1874, celebrandosi il primo anniversario della suo morte, Giuseppe Verdi, che aveva avuto per lui la venerazione che si ha per un santo, scrisse, per onorarlo, la sua famosa Messa da requiem’ (pag 19-20) (introduzione di Nella Clara RONCAGLIA)”,”VARx-032-FGB”
“MANZOTTI Fernando”,”Il socialismo riformista in Italia.”,”Interventismo democratico e nazionalismo. “”Occorre pertando distinguere, quando si parla di interventismo democratico, le sue personalità più significative, da Bissolati a Salvemini, da Ruffini ad Amendola, alle cui idee, fra loro ricche di sfumature, si fa sempre riferimento, dal movimento organizzato che era nel paese. Tale movimento coincideva in gran parte con l’ assottigliato partito socialriformista (poi USI), e col partito repubblicano, ambedue percorsi da fremiti non genuinamente democratici e nei quali veniva a prevalere quella piccola borghesia che si trovava a suo agio nell’ incontro non casuale fra l’ istanza patriottica e nazionalistica e l’ istanza socialista e sindacalista.”” (pag 114) Social-riformismo. “”Ma da una visione anche parziale di tali atteggiamenti emerge la constatazione della insussistenza di una peculiare caratterizzazione in senso rigorosamente bissolatiano. Per lo più l’ azione dei socialriformisti era compiuta di concerto con altri partiti di ben diversa fisionomia. Lo stesso Bissolati ricorreva ad Amilcare Cipriani per oppugnare il neutralismo dei socialisti. Bissolati, Salvemini, Bonomi tenevano comizi a fianco dei nazionalisti. La loro voce si affievoliva in un vasto coro. L’ interventismo, fin dalle sue origini, portava con sé elementi impuri, confusi aneliti rivoluzionari””. (pag 115)”,”MITS-237″
“MANZOTTI Fernando”,”Partiti e gruppi politici dal Risorgimento al fascismo.”,”Cristiani-sociali. “”Quella della “”Plebe”” era invece una delle reazioni più vivaci alle direttive papali e ad ogni forma di compromesso fra la religione e gli interessi delle classi borghesi; era, fra le file stesse del clero, la risposta che una società come quella reggiana, che già era stata permeata da un notevole complesso d’ istituzioni socialiste, dava di fronte al pericolo che tale sviluppo subisse una involuzione. Ma in questo sforzo “”La Plebe”” rivelava chiaramente di subire la suggestione delle idee e della pratica socialiste, e per l’ insistente necessità di polemizzare con le forze cattoliche ufficiali si riduceva ad operare ai margini dello schieramento cattolico stesso.”” (pag 248-249)”,”ITAA-079″
“MANZOTTI Fernando”,”Il socialismo riformista e la guerra ’15-’18. [Bissolati davanti all’intervento, con note inedite di diario; Bissolati, Salandra, Sonnino; Bissolati dopo Caporetto; Bissolati e Bonomi]”,”MANZOTTI Fernando “”In quei “”tempi grossi”” Salandra si diceva bisognoso dell’aiuto e del consiglio di Bissolati. Ne aveva ben donde. Già il 12 dicembre precedente, infatti, Bissolati era intervenuto alla Camera in difesa del governo, affermando che tutte le critiche che partivano dal suo gruppo dovevano intendersi semplicemente come un “”contributo di consigli”” e una “”forma di collaborazione che è utile alla stessa causa per amor della quale siamo uniti”” (1)”” (pag 15) (1) ‘La politica estera dell’Italia dal 1897 al 1920. Scritti e discorsi di Leonida Bissolati, Milano, 1923’ “”Bissolati fu, fra i ministri del governo Orlando, colui che più di ogni altro assistette e subì lo spettacolo devastante della ritirata dopo Caporetto”” (pag 27)”,”ITAD-111″
“MANZOTTI Riccardo TAGLIASCO Vincenzo”,”L’esperienza. Perchè i neuroni non spiegano tutto.”,”MANZOTTI Riccardo lauireato in ingegneria elettronica e filosofia e ricercatore in psicologia presso l’Università di Milano. Si occupa di coscienza e di psicologia dell’arte. TAGLIASCO Vincenzo docente di bioingegneria presso l’Università di Genova si interessa di coscienza e di comunicazioni nell’essere umano e nella macchina. “”Il carattere alfanumerico “”A”” maiuscolo. Secondo le ontologie tradizionale basate sulla sostanza, esso è costituito da tre segmenti neri in una certa disposizione. Il carattere “”A”” esiste o non esiste? Secondo una strategia puramente riduzionistica, il carattere in quanto intero non esiste: esistono solo i tre segmenti neri. Il carattere è frutto delle categorie percettive dell’osservatore, della sua interpretazione: una costruzione mentale. L’unità, l’intero, non esiste: è solo un’attribuzione che è fatta da un interpretante. Applichiamo un’ontologia basata sul processo: se non accade alcun processo che ha per oggetto i tre segmenti in quanto unità, il carattere non esiste. Al contrario, se accade un processo che seleziona i tre segmenti in quanto propria causa, il carattere esiste e non è riducibile alle sue parti. Che cosa può dare unità a tre oggetti separati? Il fatto che producano un effetto congiunto e che siano la causa di un processo. Per produrre tale effetto è necessario un processo fisico con una durata temporale”” (pag 117)”,”SCIx-404″
“MANZOTTI Fernando”,”La polemica sull’emigrazione nell’Italia unita (fino alla prima guerra mondiale).”,”MANZOTTI Fernando “”Nella famosa intervista che nel 1902 Antonio Labriola rilasciava al ‘Giornale d’Italia’ su ‘Tripoli il socialismo e l’espansione coloniale’ (1) vi è un punto che può da solo illuminarci sulla “”palla al piede”” del partito socialista per una più spedita ed efficace azione a favore degli emigranti. Era l’opposizione che il partito trovava nella stessa organizzazione operaia degli altri paesi. L’Italia – secondo il nostro massimo interprete del marxismo – era come “”assediata da tre potenze internazionali ad una volta. E dico dalla papale, che invalida i titoli della nostra unità; dalla capitalistica, che asporta dall’Italia i profitti commerciali ed industriali; e dalla operaia che riduce in condizioni d’inferiorità all’estero in nostri emigranti””. In questo vivo scorcio di storia mondiale del movimento operaio è gran parte del dramma dei nostri lavoratori. All’estero (anche se non si verificheranno più reazioni brutali come quella di Aigues Mortes) dovevano infatti subire le conseguenze del cosiddetto protezionismo operaio. Lo stesso Cabrini, alla Camera, ammetteva francamente l’esistenza di un “”pericolo contro il quale nulla possono manifesti e sciabole e moschetti: il protezionismo””, che si andava facendo sempre più strada in ogni paese per una coincidenza di interessi di classe diverse. Giacché esso – spiegava il deputato socialista che aveva una specifica competenza in materia d’emigrazione – “”trova un formidabile alleato nella classe dei commercianti, ché se per gli operai tedeschi sindacati l’emigrante italiano disorganizzato rappresenta un pericolo come abbassa i salari, per il commerciante egli rappresenta un cattivo consumatore. Quella virtù del risparmio, che tanto lodate nel nostro operaio riducente al minimo la somma dei propri consumi, provoca l’ostilità dei commercianti, i quali preferiscono mille operai tedeschi ad alti salari e dai larghi consumi a due mila operai italiani viventi in dieci o quindici nella stessa stamberga, e cibantisi di pane e di minestra pur di mandare a casa un po’ di danaro”” (2)””. Ma il fenomeno era più complesso. Certamente il protezionismo operaio si avvaleva delle connivenze di altri interessi. Il Prato dimostrava anzi i legami fra protezionismo operaio e protezionismo industriale. Ed era negli Stati Uniti che ciò si verificava su più ampia scala. Ma il fatto saliente era costituito dalla contrapposizione di operai ad altri operai: gli indigeni per difendere i loro alti salari chiedevano ai governi misure restrittive all’immigrazione; gli emigrati per trovare lavoro erano disposti ad accettare salari più bassi (durante gli scioperi la loro presenza costituiva una massa di manovra di crumiraggio). Il problema era talmente serio che l’Internazionale era costretta ad occuparsene a fondo nuovamente. Al congresso di Stoccarda del 1907 si rivelavano opposte tendenze. I protezionisti, delegati particolarmente del tradeunionismo australiano e nord-americano, propugnarono una immediata difesa degli alti salari minacciati dall’emigrazione. I liberisti, delegati soprattutto dei paesi d’emigrazione, osservarono che non alle inefficaci e antipatiche misure protezioniste ma allo sviluppo dell’organizzazione e alla propaganda socialista il proletariato cosciente doveva chiedere la difesa dello ‘Standard of life’. Prevaleva una terza corrente, di cui fu sostenitore anche Cabrini, che riconobbe la necessità di un intervento dei sindacati e dello Stato per impedire le importazioni di crumiri e le speculazioni degli agenti (2). Qualche settimana dopo, la V Conferenza internazionale dei sindacati operai riunita in Kristiania, prendendo le mosse dalle deliberazioni di Stoccarda, stabiliva che i sindacati affiliati ai centri nazionali dovessero ammettere tutti i membri dei sindacati corrispondenti degli altri paesi, purché questi compagni fossero muniti di certificati rilasciati dall’organizzazione del paese di loro provenienza (3). Cabrini si rendeva poi interprete di tale linea al congresso del PSI di Firenze del 1908 il quale veniva a prescrivere l’obbligo agli aderenti al partito di entrare nei sindacati di mestiere del paese d’immigrazione opponendosi a qualsiasi proposta di secessione determinata dal “”particolarismo nazionalista e localista”” (4)’ (pag 184-185-186)] [(1) “”Giornale d’Italia””, 13 aprile 1902, art. riportato in A. Labriola, Scritti vari, cit.,432, segg:; (2) A.P., C:d:, 29 giugno 1904. 14825-7 Cabrini si scagliava con veemenza contro una particolare forma di crumiraggio ‘cosciente’ che nell’alta Italia funzionava nel modo seguente: allorquando in uno dei paesi confinanti scoppiava uno sciopero, vi erano agenti di emigraz. italiani che si presentavano al sindacato che aveva proclamato lo sciopero e tentavano il ricatto: “”O voi ci date tanto per tanti, e noi non vi danneggiamo o voi tenete chiusa la cassa, e noi invadiamo il campo da voi disertato, rovinando la vostra resistenza e prendendo il posto dei vostri lavoratori””; (2) Sul congresso di Stoccarda cfr. E. Dolleans et M. Crozier, ‘Mouvements ouvrier et socialiste’, Parigi, 1950, G. Perticone, ‘Le tre internazionali’, Roma, 1945, 91-2; (3) Oltre all’op. cit del Dolléans cfr. R. Rigola, ‘Storia del movimento operaio italiano’, Milano, 1947, 353-4; (2) ‘Resoconto del Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano’, Firenze 19-22 settembre 1908), Roma, Relaz. di A. Cabrini su “”Il partito socialista italiano e la politica dell’emigraz.””] [G. Prato, ‘Per un’opera di assistenza degli operai itlaiani all’estero’, in ‘Rass. Naz.’, XXI (1900), 211] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC MANZOTTI Fernando, La polemica sull’emigrazione nell’Italia unita (fino alla prima guerra mondiale). SOCIETA’ EDITRICE DANTE ALIGHIERI. MILANO ROMA. 1962 pag 228 8° dedica prefazione note indice nomi; Biblioteca della ‘Nuova Rivista Storica’. .”,”CONx-216″
“MAO TSE-TUNG, a cura di Fernando ORLANDI”,”Senza contraddizione non c’è vita. Inediti sulla dialettica.”,”””Ciò che chiamamo Balzo in Avanti è diverso da tutto quello che si è visto prima. Raggiungeremo l’ Inghilterra in sette anni, e gli Stati Uniti in dodici. Anche se avviene in quindici anni, sarà comunque un cambiamento brusco. Naturalmente i cambiamenti bruschi non sono arrivati in un colpo solo. Per raggiungere l’ Inghilterra in sette anni ci vogliono sette tappe. Un anno ha quattro stagioni, dodici mesi e trecentossessanticinque giorni. Vi sono in questo intervallo molti cambiamenti bruschi parziali. La maggior parte però sono cambiamenti quantitativi. Per esempio: per il carbone, possiamo raggiungere l’ Inghilterra in due o tre anni (…). (pag 81)”,”CINx-123″
“MAO TSE-TUNG, a cura di HU CHI-HSI”,”Note su Stalin e il socialismo sovietico.”,”””Questa sottovalutazione del fattore tecnologico fu all’ origine della predizione di J.S. Mill sull’ imminenza di una stagnazione economica e della profezia di Marx di una pauperizzazione del proletariato. Come si sa, non si è verificata né l’ una cosa né l’ altra. Introducendo nella sua equazione economica la variabile tecnologica, e accordandole un coefficiente elevato, Mao ha forse creato un nuovo indirizzo nel campo della teoria dello sviluppo”” (prefazione di A. Natoli, pag LVIII)”,”CINx-124″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome I. Periode de la premiere guerre civile revolutionnaire.”,”””Le leggi della guerra sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra. Le leggi della guerra rivoluzionaria sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra rivoluzionaria. Le leggi della guerra rivoluzionaria in Cina sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra rivoluzionaria in Cina. (…) Se non si conoscono tutte queste leggi, non si può riportare la vittoria in una guerra rivoluzionaria in Cina. E’ per questo che dobbiamo studiare le leggi della guerra in generale, le leggi della guerra rivoluzionaria, e infine, le leggi della guerra rivoluzionaria in Cina””. (pag 199-200) “”La difensiva strategica. Sotto questo titolo, voglio fermarmi ai problemi seguenti: 1. La difesa attiva e la difesa passiva. 2. La preparazione di una contro-campagna. 3. La ritirata strategica. 4. La controffensiva strategica. 5. L’ inizio della controffensiva. 6. La concentrazione delle forze. 7. La guerra di movimento. 8. La guerra di decisione rapida. 9. La guerra di annientamento.”” (pag 228)”,”CINx-147″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome II. Periode de la guerre de resistance contre le Japon, I.”,”””Ma la storia mostra che questa superiorità assoluta delle forze non si osserva che alla fine di una guerra o di una campagna, mentre la si trova molto raramente all’ inizio. Per esempio, durante la prima guerra mondiale, alla vigilia della capitolazione della Germania, i paesi dell’ Intesa avevano acquisito la superiorità assoluta, mentre la Germania era ridotta all’ inferiorità assoluta; di conseguenza la Germania fu vinta e i paesi dell’ Intesa riportarono la vittoria. (…) I vantaggi di una potente armata, di una potente economia e di un potente apparato statale hanno assicurato al Giappone la superiorità sulla Cina, che ha un’ armata debole, una economia debole e un apparato dello Stato debole, e hanno creato la base dell’ iniziativa di cui dispone. Ma dato che il potenziale militare e altro del Giappone è quantitativamente insufficiente e che vari altri fattori gli sono sfavorevoli, la sua superiorità si trova ridotta dalle sue proprie contraddizioni. Essa si trova ancor più ridotta, quando il Giappone si è scontrato in Cina con dei fattori quali l’ estensione del nostro territorio, l’ immensità della nostra popolazione, l’ importanza numerica del nostro esercito e la resistenza accannita di tutta la nazione. Così, la superiorità del Giappone, ha preso, nell’ insieme, un carattere relativo, e la sua attitudine a prendere e a conservare l’ iniziativa, che non può più esercitare che in certi limiti, è dunque divenuta, anch’ essa relativa.”” (pag 175-176)”,”CINx-148″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome III. Periode de la guerre de resistance contre le Japon, II.”,”””Attualmente, la politica rurale del Partito non è più, come durante la Guerra civile di Dieci Anni, una politica di rivoluzione agraria, ma una politica di fronte unico nazionale antigiapponese.”” (pag 7) “”L’ esperienza accumulata nella Guerra civile di Dieci Anni è la migliore, la più immediatamente utile, a cui noi possiamo fare riferimento nel periodo attuale, quello della Guerra di Resistenza contro il Giappone””. (pag10)”,”CINx-149″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome III. Periode de la troisieme guerre civile revolutionnaire.”,”””Acheson dice per esempio: La popolazione della Cina è raddoppiata nel corso dei secoli XVIII e XIX, esercitando con ciò sulla terra una pressione che essa non può sopportare. Il primo problema a cui ciascun governo della Cina ha dovuto far fronte, è come nutrire questa popolazione. Fino ad ora nessun governo è riuscito a risolverlo. Il Kuomintang ha tentato di risolverlo inserendo nei suoi codici molte leggi sulla riforma agraria. Una parte di queste leggi hanno fatto fallimento, le altre sono state ignorate. In una misura non trascurabile, la situazione difficile in cui si trova oggi il Governo nazionale è dovuta alla sua incapacità di fornire da mangiare alla Cina. La propaganda di comunisti cinesi consiste in gran parte nella promessa di risolvere il problema agrario””. (…) Forse le rivoluzioni scoppiano a causa della sovrappopolazione? Ci sono state molte rivoluzioni nei tempi antichi e moderni, in Cina e all’ estero; esse avevano come causa la sovrappopolazione? Le molte rivoluzioni della storia plurimillenaria della Cina avevano per causa la sovrappopolazione? E la rivoluzione americana contro la Grande Bretagna, 174 anni fa, anche? Le conoscenze di storia di Acheson sono nulle; non ha neppure letto la Dichiarazione d’ Indipendenza americana. (…)””. (pag 476)”,”CINx-150″
“MAO TSE-TUNG, a cura di Giorgio ZECCHETTI”,”Citazioni. Il breviario della Guardie Rosse.”,” “”Pertanto si può dire che la politica è guerra senza spargimento di sangue, e la guerra è la politica con spargimento di sangue””. (pag 62) “”Dal punto di vista della teoria marxista dello Stato, l’ esercito è la principale componente del potere statale. Chiunque voglia impossessarsi del potere di Stato e voglia mantenerlo deve avere un forte esercito””. (pag 64) “”Io ritengo che la situazione internazionale sia ora giunta ad una nuova svolta. Ci sono due venti oggi nel mondo: il vento dell’ est e il vento dell’ ovest. In Cina c’è un detto: “”Se non è il vento dell’ est che prevale sul vento dell’ ovest, allora è il vento dell’ ovest che prevale sul vento dell’ est””.”” (pag 79)”,”CINx-198″
“MAO TSE-DUN (MAO TSE-TUNG)”,”Sulla nuova democrazia.”,”Cofanetto, opera n° 47″,”SOCx-213″
“MAO TSE-TUNG”,”Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo.”,”Problema delle minoranze nazionali. Sciovinismo Grande Han Le minoranze nazionali costituiscono il 6% della popolazione totale del paese (30 milioni) ma vivono in regioni che occupano il 50 e 60 % del’intero territorio nazioanle. E’ necessario stabilire buoni rapporti tra gli Han e le minoranze nazionali. La chiave del problema è superare lo sciovinismo di grande Han e il nazionalismo locale ovunque esista tra le minoranze nazioanali (pag 35)”,”CINx-005-FSD”