Biblioteca Isc ordinata per nome autore, L1

“LA GRASSA Gianfranco”,”Fuori della corrente. Decostruzione-ricostruzione di una teoria critica del capitalismo.”,”LA GRASSA Gianfranco già docente di Economia nelle Università di Pisa e Venezia, studioso di marxismo e teoria della società capitalistica, si è formato nelle corrente althusseriana seguendo C. BETTELHEIM all’ EPHE (oggi EHESS) di Parigi. E’ autore o curatore di una trentina di volumi e di decine di articoli. “”Anche se faticosamente, credo sia ineluttabile che si entri via via in un’ epoca policentrica per quanto concerne il polo strutturale economico della formazione sociale capitalistica mondiale. I paesi del modello detto renano sembrano avere davanti a loro solo due prospettive. Possono servirsi delle “”sinistre”” di Governo, per spremerle ben bene e far loro assumere il compito di favorire la redistribuzione del reddito verso l’ alto, onde soddisfare i bisogni del grande capitale imprenditorial-finanziario relativamente alla cosiddetta competitività, ottenendo il sostanziale consenso delle masse popolari, cioè soprattutto del lavoro dipendente (salariato) controllato, sempre meno per la verità, dai sindacati; consenso sia ad essere direttamente tosato sia ad appoggiare la tosatura di vasta parte dei ceti medi. In ogni caso, all’ ordine del giorno sarà a lungo il graduale smantellamento del Welfare, la flessibilità e precarietà del lavoro e, soprattutto e come conseguenza di questa flessibilità, quella dei salari.”” (pag 165-166)”,”TEOC-285″
“LA VERGATA Antonello”,”Nonostante Malthus. Fecondità, popolazioni e armonia della natura, 1700-1900.”,”Antonello LA-VERGATA, nato a Cosenza nel 1954, è ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia dell’ Università della Calabria. Ha pubblicato ‘L’ equilibrio e la guerra della natura. Dalla teologia naturale al darwinismo’ (Morano, 1990). “”””L’ uomo non è fatto per il riposo””, aveva scritto qualche anno prima un altro scozzese, quell’ Adam Ferguson in cui Marx vedeva il primo grande critico della disumanizzante società mercantile e industriale. (…) Ma, a differenza del suo conterraneo (Kames, ndr), Ferguson vedeva la minaccia più grave di deterioramento della natura dell’ uomo non tanto nell’ indolenza, nel lusso e nella mollezza, quanto nella frustrazione, nello “”smembramento”” e nella mortificazione di qualità innate del “”carattere umano”” prodotti dalla società mercantile fondata sul calcolo, sull’ interesse, sulla parcellizzazione della vita economica e sociale.”” (pag 79)”,”DEMx-044″
“LA BARBERA Guido”,”L’ Europa e lo Stato.”,”””La vita del capitalismo è, nello stesso tempo, sviluppo e crisi, perché è lo sviluppo caotico a provocare crisi””. (pag 64, A. Cervetto) Sulla crisi generale capitalistica. “”Nel concetto di “”crollo del capitalismo””, nota innanzi tutto Cervetto nel 1954, “”è insito un difetto meccanicistico””. E’ il filo della riflessione che ritroveremo nella Questione dei tempi, dove il carattere qualitativo della crisi è connesso alla “”capacità soggettiva”” di impugnarla da parte delle forze rivoluzionarie.”” (pag 135)”,”ELCx-085″
“LA BARBERA Guido”,”L’ Europa e lo Stato.”,”””Scriverà Cervetto che solo attraverso la “”teoria organizzata in partito”” il proletariato può avere coscienza della propria continuità storica e può basare su questo la propria autonoma azione politica. Il tempo storico di azione politica del proletariato è un tempo di continuità teorica nelle generazioni. Ogni singola generazione affronta politicamente gli andirivieni della storia e “”non può affrontare la linea secolare plurigenerazionale come l’ affronta la teoria””. E ancora: “”Un movimento pratico non può direttamente risolvere teoricamente ciò che solo la teoria continuata da più generazioni può risolvere nel lungo periodo””. (pag 64)”,”EURx-224″
“LA BARBERA Guido”,”Crisi globale e ristrutturazione europea.”,”LA BARBERA Guido”,”ELCx-178″
“LA BARBERA Guido”,”La nuova fase strategica.”,”””Non si tratta dell’affermarsi universale di una fantomatica “”classe media””, che dissolverebbe i tratti autoritari presenti nel decollo delle nuove potenze. Invece è in gioco il riformismo del grande capitale, che cerca gli strumenti statali e di influenza sociale per il combattimento mondiale imperialista”” (pag 13) “”La nozione di crisi di modernizzazione imperialista’ intende riassumere tutti questi aspetti parziali. Vi confluiscono squilibrio politico, mutamento sociale, ristrutturazione produttiva, internazionalizzazione, nelle differenti combinazioni multiformi delle diverse potenze, in relazione con i tratti specifici della loro storia e della loro tradizione politica”” (pag 14) “”Indagare sul senso storico del nuovo ciclo di crisi e di mutamento chiede di tornare ai capisaldi della riflessione strategica rivoluzionaria e sulla “”questione dei tempi””. Arrigo Cervetto, nei primi articoli raccolti in ‘La difficile questione dei tempi’, parte dagli scritti di Marx ed Engels del 1850 sulla ‘Nuova Gazzetta Renana-Revue’. La tendenza mondiale allo sviluppo capitalistico, la scoperta dell’oro in California facevano intravedere un Nord America divenuto “”il fulcro del traffico mondiale””, con l’Europa a rischio di decadenza e la costa americana rivolta all’Asia in rapido sviluppo: “”Allora l’oceano Pacifico avrà la stessa funzione che ora ha l’oceano Atlantico, e che nel medioevo fu del Mediterraneo, la funzione cioè di grande via marittima del traffico mondiale; e l’oceano Atlantico si ridurrà al ruolo di mare interno, come è ora il Mediterraneo””. Marx ed Engels collegavano a questa dialettica, tra condizioni europee e sviluppo mondiale, la “”questione difficile”” dei tempi della rivoluzione. Sul Continente, scrivono, “”la rivoluzione è imminente e prenderà anche subito un carattere socialista””. Non sarà soffocata “”in questo piccolo angolo di mondo”” dato che il movimento della società borghese è ancora ascendente “”su un’area molto maggiore?””. Non è qui questione che Marx ed Engels vedessero come ravvicinati nei decenni processi che avrebbero richiesto un secolo e mezzo. Semmai, è proprio lì il valore scientifico anticipatore della loro riflessione: il fatto che l’Europa potesse essere concepita ‘nel 1850’ come un “”piccolo angolo di mondo””, a confronto di America e Asia, dà l’idea della forza di previsione strategica legata alla scoperta delle leggi dello sviluppo capitalistico. Marx ed Engels nel 1850 collegano mercato mondiale, crisi economica, sommovimenti politici e “”grandi collisioni sul Continente””, per dedurne la previsione di una rivoluzione in Inghilterra. La previsione è errata, nota Cervetto, ma per la mancata coincidenza con la guerra europea. Il conflitto di Creima del 1853 resterà un episodio isolato, il 1859 si limiterà al teatro italiano. Passerà quasi un ventennio prima di Sadowa, nel 1866, e di Sedan, nel 1870, ma anche in questo caso Gran Bretagna e Russia resteranno fuori. Non si replicherà quella “”dimensione continentale”” dei conflitti, di fatto una guerra mondiale, che era stata sempre presente nella concezione strategica di Marx ed Engels, sulla scorta dell'””analogia storica”” con le guerre napoleoniche. Anche qui, la questione centrale non è l’errore di previsione. I tempi strategici dello sviluppo intravisto da Marx ed Engels semplicemente travalicheranno il tempo biologico della loro esistenza. Quando la guerra mondiale ci sarà, e troverà nei bolscevichi di Lenin chi saprà afferrarne la contraddizione, ci sarà anche la Rivoluzione d’Ottobre. Il concetto di crisi nel pensiero di Marx, fissa Arrigo Cervetto, comprende “”il ciclo economico e il ciclo politico, in particolare quello bellico”” (pag 276-277) [Guido La Barbera, La nuova fase strategica, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2014]”,”ELCx-183″
“LA FERLA Giuseppe”,”Ippolito Taine.”,”LA FERLA Giuseppe”,”STOx-233″
“LA GRASSA Gianfranco”,”Finanza e poteri.”,”LA GRASSA Gianfranco hna insegnato Economia politica nelle Università di Pisa e di Venezia. Ha pubbliato numerosi volumi sul marxismo e la teoria del capitalismo, tra cui ‘Gli strateghi del capitale’ (2005) “”In base alla sua [Marx] previsione, largamente verificatasi, di forte e crescente processo di centralizzazione dei capitali, la proprietà degli stessi avrebbe assunto prevalentemente, mediante quel potente strumento giuridico rappresentato dalla società per azioni, la forma del possesso di pacchetti di maggioranza o di quote di controllo delle stesse. I proprietari capitalisti si sarebbero sempre più staccati dalla direzione – anzi da ogni presa in carico – dei processi produttivi, affidati a gruppi di dirigenti salariati, divenendo meri rentier, percettori di reddito che era pur sempre plusvalore (pluslavoro) ma ormai dissimile dal profitto goduto da quel capitalista che, come scrisse “”Marx nelle ‘Glosse’ a ‘Wagner’, è “”un funzionario necessario della produzione capitalistica”” che “”non si limita a ‘prelevare’ o ‘rapinare’, ma al contrario impone la ‘produzione del plusvalore’, contribuisce cioè innanzitutto alla creazione di ciò che sarà prelevato”” (con buona pace di quegli ignoranti che hanno attribuito a Marx, confondendolo con Proudhon, l’affermazione: “”la proprietà è un furto””)”” (pag 103) [Gianfranco La Grassa, Finanza e poteri, 2008]”,”TEOC-656″
“LAANEOTS Ants”,”The Russian-Georgian War of 2008: causes and implications.”,”Il fondamento ideologico degli intenti e delle attività della Russia è diventato chiaro nel 2009 quando un libro ordinato dal Cremlino intitolato ‘La nuova dottrina della Russia. E ora di spiegare le nostre ali’ è stato pubblicato. Il libro prescriveva due ambiziosi obiettivi strategici per lo stato russo: 1. Obiettivo a breve termine: ripristinare il controllo sullo spazio post-sovietico e stabilire una nuova Unione. 2. Obiettivo finale: diventare un amministratore globale e detronizzare gli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’obiettivo finale, il libro afferma: ‘Mentre gli Stati Uniti stanno semplicemente imitando e in realtà offuscano il ruolo di amministratore globale, la Russia dovrebbe avere un diritto naturale per questa missione. Ora la Russia deve confermare questo ruolo implementandolo di fatto. “”Non possiamo escludere la possibilità che la Russia conduca offensive militari oltre a strumenti e metodi ibridi. A causa della reazione disordinata dell’Occidente, la Russia è stata abbastanza incoraggiata da intraprendere una seconda e ancora più grande sfida all’ordine di sicurezza europeo con l’annessione della Crimea e l’invasione dell’Ucraina orientale. In retrospettiva, la strategia generale e molte delle tattiche impiegate dalla Russia sono state provate per la prima volta in Georgia cinque o sei anni prima. Le riforme intraprese dall’esercito russo, così come le strutture di difesa nazionale, al fine di affrontare le principali carenze sperimentate durante la guerra georgiana sono state rilevate dall’Occidente ma non prese in considerazione. Anche dopo la guerra, la Russia ha continuato ad acquistare equipaggiamento militare e alcuni armamenti da compagnie occidentali, che hanno tutti contribuito alla loro riforma militare. Sebbene la riforma non sia stata attuata completamente come previsto, a causa di vincoli finanziari e strutturali, i successi raggiunti sono diventati evidenti anche prima dell’annessione della Crimea. Anno dopo anno, l’esercito russo ha condotto esercitazioni su scala sempre più ampia che includevano componenti congiunte e coordinamento e coinvolgevano armamenti e tecnologia più moderni. La portata delle esercitazioni variava dalla controinsurrezione al combattimento convenzionale fino al livello di guerra nucleare di teatro, operazioni che la NATO non aveva condotto durante le esercitazioni dalla fine della Guerra Fredda. Oggi la Russia sta conducendo un febbrile programma di riarmo con le forze nucleari strategiche e tattiche come priorità assoluta, oltre ad aumentare le capacità offensiva delle forze di terra e delle forze speciali. La posizione aggressiva della leadership russa e una maggiore posizione di minaccia nei confronti dei suoi vicini intorno al Mar Baltico sono ulteriormente confermate dal numero di forze in forte aumento nel distretto militare occidentale. (introduzione) Nota. ‘Il libro che consiglio di leggere nel decimo anniversario della guerra di agosto 2008 tra Georgia e Russia in Ossezia del Sud è ‘Near Abroad’ di Gerard Toal. Pubblicato nel 2017, offre un’eccellente panoramica della catena di eventi che ha portato allo scoppio della guerra in quei giorni di agosto, così come delle culture geopolitiche che hanno contribuito a plasmare quegli eventi e in gran parte determinato sia le reazioni politiche che la copertura mediatica al tempo. E importante leggerlo anche perché incoraggia i lettori ad abbracciare la complessità e trovare le proprie risposte a domande che sono ovvie solo a prima vista. Importano i dettagli di ciò che è accaduto sul terreno? Toal cita il controverso punto di vista di Robert Kagan “”I dettagli su chi ha fatto cosa per scatenare la guerra della Russia contro la Georgia non sono molto importanti. Vi ricordate i dettagli precisi della crisi dei Sudeti che ha portato all’invasione della Cecoslovacchia da parte della Germania nazista? Certo che no, perché quella disputa moralmente ambigua è giustamente ricordata come una piccola parte di un dramma molto più grande”” (G. Comai, ‘Tbilisi, 7 agosto 2009. Nel primo anniversario della guerra del 2008 in Ossezia del Sud’, Ispionline)”,”RUSx-199″
“LABANCA Nicola”,”Una guerra per l’ impero. Memorie della campagna d’ Etiopia, 1935-36.”,”LABANCA Nicola insegna storia contemporanea e storia dell’ espansione europea all’ Università di Siena. Ha pubblicato altre opere (v. 4° copertina). “”La seconda considerazione, più di storia sociale, concerne la provenienza di questi uomini. Abbiamo più volte ricordato che per dimensioni la guerra d’Etiopia fu la terza guerra di massa dell’Italia unita, dopo la partecipazione alle due guerre mondiali. Ma da quale Italia provenivano i combattenti? Converrà ricordare che all’inizio degli anni Trenta gli italiani erano poco più di 40 milioni. Al censimento del 1931 la classe 1911, cioè i giovani che allora avevano vent’anni e che sarebbero stati richiamati nel 1935, erano forse 450 mila: ne partirono quindi più di un terzo, una percentuale notevole. L’incidenza dei ventenni sul totale degli italiani era di poco variata nel corso dei decenni (dal 9.1% del 1871 all’8.2% del 1931) ma, segno di variata composizione demografica nazionale, le altre classi di età pesavano in maniera assai diversa. I sessantenni sopravvissuti erano il 33% nel 1881 ma il 60% nel 1931, cosa che aveva spostato l’età media nazionale da trentacinque a cinquantacinque anni: i giovani pesavano ancora meno e, da alcuni di loro, una guerra poteva essere vista come un segno di distinzione””. (pag 64)”,”ITAF-233″
“LABANCA Nicola”,”Caporetto. Storia di una disfatta.”,”LABANCA Nicola insegna storia contemporanea all’Università di Siena. E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. E’ autore di ‘L’istituzione militare in Italia. Politica e società’ (2002) e ‘Oltremare. Storia dell’espansione coloniale itaiana’ (2002), ‘In marcia verso Adua’ (1993), Una guerra per l’impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia, 1935-1936′ (2005).”,”QMIP-063″
“LABANCA Nicola PROCACCI Giovanna TOMASSINI Luigi”,”Caporetto. Esercito, Stato e Società.”,”Nicola Labanca è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università di Siena. Giovanna Procacci insegna Storia contemporanea nell’Università di Modena. Luigi Tomassini è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università di Firenze. (1997) “”Il collettivismo bellico””. “”Questa svolta statalista dopo l’iniziale orientamento liberista, fece parlare critici autorevoli come Einaudi, di una specie di “”collettivismo bellico””. In realtà, le necessità di coordinamento e pianificazione dell’economia e anche di alcuni aspetti della vita associata furono tratti caratteristici di tutte le potenze impegnate nel conflitto. La crescita dell’apparato dello Stato (i ministeri passarono da 11 dell’anteguerra a 22 del 1918. I dipendenti pubblici passarono dai 339.203 del primo luglio 1915 ai 619.440 del primo gennaio 1921) portò a un incremento non solo quantitativo degli apparati burocratici. Entrarono a far parte degli organismi incaricati di regolare la mobilitazione dell’industria e dell’economia personaggi illustri dell’imprenditoria, come Pirelli, Perrone, Ferraris, Conti, Crespi, e via dicendo. Si sviluppò un apparato burocratico in cui facevano le loro prove personaggi come Beneduce o Giuffrida, mentre nei settori militarizzati entravano a far parte della macchina amministrativa influenti figure della cultura e della scienza, dai giuristi, economisti e statistici in età idonea al servizio militare, fino agli intellettuali come Volpe o Prezzolini, raccolti in organismi come l’Ufficio Storiografico dell’Esercito, o gli scienziati veri e propri, riuniti in un organismo ministeriale che dette luogo nel 1918 al primo nucleo dell’attuale Cnr”” (pag 55-56)”,”QMIP-187″
“LABANCA Nicola a cura, testi di Andrea BARAVELLI Elena PAPADIA Filippo CAPPELLANO Marco MONDINI Daniele CESCHIN Fabio DEGLI ESPOSTI Paolo POZZATO Fabio CAFFARENA Fabio DE-NINNO Irene GUERRINI e Marco PLUVIANO Luca GORGOLINI Hubert HEYRIES Mariano GABRIELE Pierluigi SCOLE’ Piero DI-GIROLAMO Andrea SCARTABELLATI e Felicita RATTI, Beatrice PISA Maria Concetta DENTONI Bruna BIANCHI Roberto BIANCHI Matteo ERMACORA Stefania BARTOLONI Antonio GIBELLI Carlo STIACCINI Mauro FORNO Maria PAIANO Renate LUNZER Monica CIOLI Fabio TODERO Alessandro FACCIOLI OIiver JANZ Nicola LABANCA”,”Dizionario storico della Prima guerra mondiale.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Studioso di storia militare e di storia coloniale. Ha scritto tra l’altro un volume su ‘Caporetto’. Testi di Andrea BARAVELLI Elena PAPADIA Filippo CAPPELLANO Marco MONDINI Daniele CESCHIN Fabio DEGLI ESPOSTI Paolo POZZATO Fabio CAFFARENA Fabio DE-NINNO Irene GUERRINI e Marco PLUVIANO Luca GORGOLINI Hubert HEYRIES Mariano GABRIELE Pierluigi SCOLE’ Piero DI-GIROLAMO Andrea SCARTABELLATI e Felicita RATTI, Beatrice PISA Maria Concetta DENTONI Bruna BIANCHI Roberto BIANCHI Matteo ERMACORA Stefania BARTOLONI Antonio GIBELLI Carlo STIACCINI Mauro FORNO Maria PAIANO Renate LUNZER Monica CIOLI Fabio TODERO Alessandro FACCIOLI OIiver JANZ Nicola LABANCA “”D’altro canto, con il prolungamento della guerra lo strumento della repressione – sostenuto principalmente dalla parte imprenditoriale – non poteva essere sufficiente, per cui la stessa mobilitazione industriale inaugurò una politica conciliativa, mediante la creazione della Commissione cottimi (agosto 1916), organismo misto tra industriali e rappresentanti degli operai, e l’inserimento nel Comitato centrale della mobilitazione industriale del deputato Angelo Cabrini (1869-1937), socialista riformista espulso dal Partito nel 1912, che divenne un importante elemento di mediazione tra sindacato e organismi statali. In un contesto difficile, l’attività della Fiom ebbe luci e ombre; se da una parte all’interno della Commissione cottimi i sindacati riuscirono a proporre una serie di misure assicurative e sociali che furono poi varate nell’ultimo anno di guerra, dall’altra dovettero rinunciare all’obbietitvo delle 8 ore, accettare modesti aumenti salariali in cambio dell’aumento della produttività e assistere impotenti alla repressione antioperaia. La stessa strategia rivendicativa si rivelò peraltro inadeguata in un contesto segnato dalla rigida disciplina, da una mutata composizione operaia e da una vertiginosa inflazione, tanto che sollecitò un aumento degli scioperi e una progressiva radicalizzazione operaia. Infatti i tentativi di difesa delle qualifiche professionali non incontrarono il favore delle maestranze non specializzate e diedero luogo a intense agitazioni – in larga parte spontanee – per le indennità caroviveri, promosse dalle commissioni operaie attraverso i “”memoriali”” (memorandum). Nel maggio del 1917 tali commissioni vennero legittimate e nel luglio i rappresentanti degli operai (sia pure “”moderati””, come Ludovico Calda, 1874-1947, segretario della Camera del Lavoro di Genova e Emilio Colombino della Fiom di Torino, 1884-1933) vennero ufficialmente inseriti nel Comitato centrale della mobilitazione industriale; dopo Caporetto, la Cgdl non si sottrasse all’ondata patriottica mentre i rapporti tra sindacato e Psi si resero sempre più critici in ragione del rafforzamento dell’ala massimalistica e delle suggestioni della rivoluzione bolscevica; tuttavia, nel febbraio del 1918 un decreto permise agli operai di appoggiarsi alle locali Camere del lavoro, consentendo così una rinnovata azione sindacale. In questo modo, gli organizzatori sindacali della Fiom e della Cgdl ebbero un ruolo maggiore nella contrattazione, tuttavia non sufficiente per tacitare il malcontento operaio”” (pag 271-272) Treccani: CALDA, Ludovico Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 16 (1973) di Bruno Anatra CALDA, Ludovico. – Nacque a Parma il 9 luglio 1874 da Giacomo ed Erminia Bosi. Quando il padre, maestro elementare, nel 1887 prese servizio a Licciana (Massa-Carrara), egli aveva già lasciato la famiglia. Giovane irrequieto, abbandonò ben presto gli studi, per cercarsi un lavoro come tipografo, prima nella città natale, poi a Borgotaro, dove entrò in contatto con l’associazione tipografica, che, nel gennaio ’93, gli rifiutava un articolo, “”per irruenza del linguaggio””. Fu ancora a La Spezia e, alla fine del ’93, approdò a Genova dove nel luglio ’94 veniva licenziato dall’azienda presso la quale lavorava, per aver cercato di organizzare gli operai. Iscrittosi all’associazione tipografica, divenuta Federazione del libro, e al Partito socialista, figurava tra i sottoscrittori per De Felice e i fasci siciliani. Lavorando saltuariamente nella tipografia del Secolo XIX, diviene l’animatore della sezione genovese della Federazione del libro, che lo manda al congresso di Bologna del marzo ’98: quando, nel maggio dello stesso anno, il prefetto ordina lo scioglimento dell’organizzazione, il C. viene deferito all’autorità giudiziaria. Coopera con Leone Ricciotti e Giovanni Lerda alla ricostituzione della sezione tipografica sotto veste di Società di mutuo soccorso e di quella del Partito socialista come circolo Pisacane; subisce una condanna pecuniaria nel gennaio ’99. Nuovo decreto di scioglimento, nel maggio ‘900, e nuova condanna questa volta a un mese di carcere. Quando esce si affianca a Pietro Chiesa, nell’opera di ricostruzione della Camera del lavoro. Collabora all’Avanti! e al Giornale del Popolo, ad Era nuova, periodico diretto dal Canepa. Sul giornale Il Tipografo si batte per una maggiore qualificazione politica degli organismi di categoria. Viene rapidamente acquisito nel gruppo dirigente del sindacalismo ligure: in ottobre, a Sampierdarena, è relatore al congresso regionale delle mutue, cooperative e Camere del lavoro, ed estensore dell’ordine del giorno in favore della Federazione nazionale delle Camere del lavoro. È tra gli animatori dello sciopero con cui la Camera del lavoro di Genova riconquista la legalità, e fornisce l’occasione alla svolta giolittiana: parla alla imponente assemblea del teatro Carlo Felice, il 23 dicembre, a nome della nuova commissione esecutiva, della quale diventa primo segretario, in sostituzione del panettiere A. Benatti. Della triade del riformismo genovese, di cui Chiesa rappresentava la voce in Parlamento e Canepa il teorico ufficiale, il C. diviene la pedina più preziosa, il momento imprescindibile, assolutamente prezioso, dell’organizzazione, dell’imbrigliamento e della regolamentazione delle energie spontanee, di categorie che avevano ancora evidenti caratteri corporativistici e che, come i lavoratori portuali, divennero le sezioni portanti della versione riformista della Camera del lavoro genovese. Questo prezioso lavoro, fatto di assidua presenza nelle lotte sindacali negli anni cruciali 1901-1902, di una sapiente opera di freno e di mediazione, sfocia, agli inizi del 1903, nell’operazione in virtù della quale la Camera del lavoro di Genova si afferma come la roccaforte del riformismo, ligure e il perno della sua presenza nella regione. Messi in minoranza nella sezione socialista – il C. non fu delegato a Imola (1902), come non lo sarà a Bologna (1904) – il 26 febbr. 1903 i riformisti lanciavano la proposta, nell’assemblea della sezione socialista genovese, di un organo coordinatore di tutte le associazioni operaie del Genovesato. Cinque associazioni aderiscono, e danno vita a un comitato provvisorio in cui entra anche il C., che in tempi brevi prepara un congresso costitutivo per il 26 aprile; congresso dal quale esce legittimata l’Unione regionale ligure fra le associazioni operaie. In quella stessa sede il C., che con Chiesa e Muraldi viene chiamato a dirigere l’Unione, propone la pubblicazione di un quotidiano: è Il Lavoro che, subentrando al periodico Era nuova, inizia le pubblicazioni il 7giugno, sotto la direzione del Canepa. Il C. coopera con la presidenza del Consorzio del porto, a fine giugno, per convogliare all’interno di quell’organismo, da lui stesso propugnato, gli interessi dei lavoratori portuali dei quali dirige la Federazione nazionale che ha sede in Genova, e vive quasi esclusivamente degli iscritti genovesi. Alle elezioni amministrative del giugno 1902, intanto, il C. era entrato nel Consiglio comunale, una esperienza che si chiude con le elezioni del 1906; è ormai un uomo influente anche su scala nazionale. Nel 1904, grazie alle sue pressioni, Chiesa, sconfitto a Genova, viene eletto nel collegio di Budrio, lasciato libero da Bissolati, e il riformismo genovese può continuare a usuftuire del suo rappresentante a Genova. L’offensiva generale dell’ala rivoluzionaria del Partito socialista ha successo anche localmente. I riformisti, che perdono il controllo della Camera del lavoro di Sampierdarena, rispondono dichiarando la Camera del lavoro di Genova autonoma dal Segretariato nazionale della resistenza e, dopo averla epurata di alcuni iscritti, fondano una Federazione autonoma socialista, di cui il C. è tra i dirigenti. Nell’agosto 1906, il C. partecipa alla riunione di Milano, indetta da Cabrini, in cui i riformisti predispongono i tempi e i modi del congresso costitutivo della Confederazione generale del lavoro, che si tiene due mesi dopo. Al congresso il C., per il gruppo genovese, appoggia l’ordine del giorno Reina sulla cui base, con l’emarginazione dei sindacalisti rivoluzionari, si struttura la nuova organizzazione sindacale centralizzata. Nel novembre, il C. viene cooptato nel comitato direttivo della C.G.d.L., in sostituzione di un membro, dimessosi per incompatibilità. Negli anni pieni dell’età giolittiana sempre mantenendo la segreteria della C.d.L. di Genova, mette al servizio della Confederazione del lavoro tutte le sue capacità di paziente elaboratore di tecniche sindacali, interessandosi di infartunistica del lavoro, di disciplina degli appelli nazionali ed internazionali durante gli scioperi, di rapporti tra resistenza e cooperazione e tra diverse categorie di lavoratori. Il compito più delicato gli viene affidato nel 1911: è quello di svolgere, con la Bonetti Altobelli, l’inchiesta sui fatti di Romagna per la questione delle trebbiatrici; sua la relazione conclusiva, approvata al Consiglio direttivo del 31 marzo-1º apr. 1912, e presentata al Consiglio nazionale del 2-5 aprile per il conferimento delle trebbiatrici “”alle organizzazioni collettivamente interessate””. Intanto una nuova crisi matura nel Partito socialista, di fronte alla quale la triade riformista genovese pare seguire vie diverse: in seguito al congresso di Reggio Emilia, mentre la sezione socialista di Sampierdarena, con P. Chiesa, resta nel partito, la sezione di Genova, con Canepa, si organizza in gruppo autonomo, riesumando l’organo ufficiale Era nuova.Il C. invece, “”posponendo la passione politica a quella sindacale”” (Bettinotti), si dimette dal partito senza però aderire ufficialmente al gruppo. La ritrosia del C. a impegnarsi in una attività più squisitamente politica si riscontra anche sul terreno della battaglia elettorale: candidato nel III collegio a sua insaputa, e senza successo, alle elezioni del 1913, declinerà poi la proposta di ripresentarsi e nel 1919 e nel 1921. La rottura col Partito socialista ufficiale è, comunque, rinviata di poco. Decisamente contrario alla politica dineutralità, allo scoppio della I guerra mondiale si pronuncia per la partecipazione accanto agli Stati dell’Intesa, facendosi portavoce di questa linea assieme al Canepa, dalle pagine de IlLavoro, mentre, nell’agosto 1914, la Camera del lavoro di Genova fa proprie le posizioni ufficiali della C.G.d.L., pur lasciando ai suoi soci libertà di opinione e azione. Nell’ottobre è tra quelli che simpatizzano con il gesto di Mussolini, che provoca l’espulsione e il passaggio dello stesso nello schieramento interventista. è l’unico a votare contro la blanda mozione neutralista del direttivo della C.G.d.L. del 5 genn. 1915, voto che ha la debolezza di giustificare, in privato, a Rigola, come espressione della maggioranza dei socialisti genovesi. Il che non lo esime, in vista della “”probabilissima partecipazione dell’Italia al conflitto””, nell’aprile del ’15, dal presentarsi dimissionario dalla segreteria della Camera del lavoro: dimissioni ripetute nell’ottobre (assieme a quelle da consigliere della C.G.d.L.), sempre respinte e rientrate definitivamente con la clausola, voluta dal C., che avrebbe riassunto, a partire dal 1º dicembre, la segreteria fino a non più di quattro mesi dopo la fine della guerra. Declinato verbalmente un incarico a metà dicembre, gli si apriva quello, vacante per la morte di Chiesa, di consigliere della Cassa di previdenza per l’incolumità e vecchiaia degli operai (istituita nel 1898), di cui tre anni dopo diveniva vicepresidente, subentrando a Leopoldo Torlonia: nel 1920 l’ente, con l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria, si trasformava in Cassa nazionale per le assicurazioni sociali e il C. ne assumeva una delle due vicepresidenze (quella di parte operaia). Nei primi due anni di guerra, in assenza di Giulietti, arruolatosi, fu delegato della direzione della Federazione dei lavoratori del mare. Ai primi di luglio del 1916, nonostante il parere contrario della C.G.d.L., con Cabrini e Bonfiglio, della Lavoratori del mare, si reca alla conferenza di Leeds che lo nomina nell’ufficio centrale. Agli inizi del ’17 viene richiamato nella milizia territoriale, in un battaglione di stanza a Genova, in sostituzione del secondo segretario della Camera del lavoro Ancillotti, e presenta ancora le dimissioni da consigliere della C.G.d.L.; in sostituzione, ora, di Cabrini, nell’agosto, entra nel Comitato per la mobilitazione industriale, presieduto dal gen. Dallolio. Dopo Caporetto, si mette a disposizione del gen. Pellegrini, capo dell’ufficio propaganda e collabora al giornale per la truppa, Resistere (“”si prodiga in mille modi nei comitati assistenziali””). Senza darlo a vedere, a passi lenti ma metodici, sia pure su posizioni di rincalzo, in pieno conflitto, il C. si trova inserito in due tra gli organi più delicati (propaganda tra le truppe e mobilitazione industriale) della macchina bellica italiana. Nel primo dopoguerra, il movimento operaio gli appare investito da un “”vento di follia””: di fronte alle lotte contro il carovita dell’estate 1919 dichiara, che il problema deve essere affrontato nella “”più fraterna solidarietà””. Anche il movimento operaio genovese ha cambiato volto: ai primi del ’20 la Camera del lavoro si scinde in due. Nel giugno il C. si dimette da segretario. Gli resta la segreteria del Sindacato nazionale delle organizzazioni portuarie, carica che in agosto assomma a quella di direzione dell’Ufficio tecnico di assistenza e di coordinamento del movimento operaio di Genova, vecchio organo di collegamento, riesumato dai riformisti, per ridare vigore alla loro azione nel Genovesato. Il pragmatismo del primo decennio si va stemperando in un arido e incolore tecnicismo, in un possibilismo molto lato, che non si arresta né si sconcerta dinanzi all’azione politica del vecchio amico Mussolini. Nel settembre del ’21, avendo raccolto voci di una prossima spedizione fascista a Genova, scrive a Canepa per consigliarlo di recarsi presso il prefetto, e insieme, per scongiurare la cosa, di intervenire sui fascisti locali. Sul finire dell’anno Canepa lascia la direzione de Il Lavoro e viene temporaneamente sostituito dal C.; dimessosi da quell’incarico, il consiglio d’amministrazione del giornale lo coopta alla propria presidenza. Nel gennaio del ’22, con l’aiuto di Giulietti, blocca l’azione rivendicativa del sindacato dei portuali, di cui è sempre segretario; nel luglio si dichiara contro lo sciopero generale; nel settembre è tra i primi a pronunciarsi per la rottura del patto d’unità col Partito socialista. Il C., con tutto il gruppo di quadri, soprattutto sindacali, che si è aggregato nel decennio giolittiano, pensa probabilmente di salvare la “”sua”” organizzazione, ritirandola dalla mischia, sottraendola allo scontro. Ma sotto la cenere della problematica sindacale cova una molla più profonda, un vecchio motivo corporativo, residuato degli anni della sua formazione, che è quello che gli fa dire, d’accordo con i fascisti, che “”la produzione non è il fatto del solo lavoro manuale, e che pertanto esiste una solidarietà fra i diversi fattori della produzione socialmente utili”” (Bettinotti). Non a caso perciò, ai primi del ’27, all’interno di un regime che si va consolidando, con la “”vecchia scuola confederale”” si raccoglie nella Associazione nazionale studi (A.N.S.) “”Problemi del lavoro””, riesumando una rivista e una tematica, già sperimentata dai riformisti con ben altra vitalità, venticinque anni prima. L’operazione, in realtà, serve al regime, in un momento in cui, auspice Cabrini, con la Carta del lavoro, mira ad avere udienza presso gli organismi internazionali di Ginevra. Le stesse intenzioni (“”non chiudere gli occhi dinanzi alla realtà””) presiedono alla ripresa della pubblicazione de IlLavoro nel maggio (dopo una sospensione di sei mesi), giornale nel quale il C. mantiene la presidenza del consiglio di amministrazione. La politica corporativa è occasione perché il primitivo atteggiamento di “”studio e interessamento”” si trasformi in una manifestazione di “”simpatia e adesione”” da parte del gruppo della rivista, che progressivamente langue e si spegne (con l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale). Nonostante sia un “”ammiratore e devoto di S. E. Mussolini”” (come sostiene il ministro degli Interni, in una lettera al prefetto di Genova: cfr. Arch. Centr. d. Stato), nel corso degli anni ’33-35, il C. deve lamentare alcune fastidiose attenzioni degli organi di polizia. Nel marzo del ’38 assume anche la direzione de IlLavoro, che continua ad uscire fino al 1944. Dopo il ’42 scende progressivamente il silenzio su di lui. Il C. morì a Genova il 15 giugno 1947. Fonti e Bibl.: Archivio Centrale dello Stato, Casellario polit. centrale, busta 691, fasc. 9193. Apologetico, ma tanto utile quanto significativo, il libro di M. Bettinotti, Vent’anni di movim. operaio genovese: P. Chiesa, G. Canepa, L. C., Milano 1932, passim;nutrito di riferimenti il lungo saggio di G. Perillo, Socialismo e classe operaia nel Genovesato dallo sciopero del 1900 alla scissione sindacalista, in Movimento operaio e socialista in Liguria, VI(1960), n. 4, pp. 103-121; n. 5, pp. 155-179; n. 6, pp. 183-203; VII (1961), n. I, pp. 37-56; n. 3-4, pp. 285-333 passim;ed ancora di G. Perillo, Icomunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22,ibid., VIII (1962), n. 3-4, pp. 223-294; IX (1963), n. 2-3, pp. 189-244 passim. Cfr. inoltre: A. Malatesta, I socialisti italiani durante la guerra, Milano 1926, p. 46; R. Rigola, Storia delmovimento operaio italiano, Milano 1946, pp. 198, 315; G. Zibordi, Storia del Partito socialistaitaliano attraverso i suoi congressi, Reggio Emilia s.d., p. 89; L. Albertini, Vent’anni di vitapolitica, II, L’Italia nella guerra mondiale, Bologna 1951, I, p. 419; S. Merli, Corporativismo fascista e illusioniriformistiche nei primi anni del regime. L’attività dell’A.N.S. – Problemi del lavoro nelle carte di R. Rigola, in Riv. stor. del soc., II(1959), n. 5, p. 136; Il delitto Matteotti tra Viminale e Aventino, a cura di G. Rossini, Bologna 1961, p. 968; L. Ambrosoli, Néaderire né sabotare, Milano 1961, pp. 60, 104, 137; F. Pedone, IlPartito socialista italiano nei suoi congressi, Milano 1961, II, pp. 125, 162, 168, 180, 188, 216; Lo Stato Operaio (1927-1939), I, a cura di F. Ferri, Roma 1962, ad Indicem; La Confederazione generale del lavoro, negli atti, nei documenti, nei congressi (1906-1926), a cura di L. Marchetti, Milano 1962, ad Indicem; Quarant’anni di politica italiana, II(1901-1909), a cura di G. Carocci, Milano 1962, ad Indicem;R. Zangrandi, Illungo viaggio attraverso il fascismo, Milano 1962, pp. 64 s.; L. Valiani, IlPartito socialista ital. nel periodo della neutralità (1914-15), Milano 1963, ad Indicem; Documenti inediti dell’Archivio A. Tasca. La Rinascita del socialismo ital. e la lotta contro il fascismo dal 1934 al 1939, a cura di S. Merli, Milano 1963, pp. 96 s.; G. Trevisani, Storia del movim. operaio italiano, Milano 1965, II, p. 310; III, pp. 129 s., 345; A. Gramsci, Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo (1921-1922), Torino 1966, ad Indicem;A. L. Horowitz, Storia del movim. sindacale in Italia, Bologna 1966, p. 117; A. Bertondini, La vita politica e sociale in Ravenna e in Romagna dal 1870 al 1910, in N. Baldini nella storia della cooperazione, Milano 1966, p. 387; E. Santarelli Storia del movim. e del regime fascista, Roma 1967, I, p. 431; R. De Felice, Mussolini il fascista. L’organizzazione dello Stato fascista (1925-29), Torino 1968, p. 456; G. Mammarella, Riformisti e rivoluzionari. Il Partito socialista italiano: 1900-1912, Padova 1968, ad Indicem;P.Spriano, Storia del Partito comunista ital., II, Gli anni della clandestinità, Torino 1969, p. 97; F. Fabbri, L’azione polit. di G. M. Serrati nella neutralità, in Riv. stor. del socialismo, X(1969), n. 32, p. 127; G. Procacci, La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX, Roma 1970, ad Indicem.”,”QMIP-208″
“LABANCA Nicola ÜBEREGGER Oswald a cura; saggi di”,”La guerra italo-austriaca (1915-18).”,”‘La diplomazia austriaca e gli ufficiali dell’imperial-regio esercito tacciarono di tradimento il cambio di alleanza dell’Italia. (…) Per l’anziano imperatore l’intervento equivalse a un “”tradimento di cui la storia non conosce l’eguale””. (…) Che cos’era successo dallo scoppio del conflitto nell’agosto 1914? Quando a seguito dell’attentato di Sarajevo fu intrapresa un’azione contro la Serbia, la monarchia danubiana e il Reich non coinvolsero l’Italia. (…) Le richieste di compensazione italiane per i passi mossi da Vienna nei Balcani non si fecero attendere. Ben presto Roma rivendicò – dapprima cauta, poi dal dicembre 1914 sempre più risoluta – il Trentino. Da Vienna giunse un categorico rifiuto. Fu soprattutto l’imperatore che vi si oppose strenuamente. (…) Le rivendicazioni territoriali avanzate dall’Italia nei confronti dell’Austria-Ungheria furono appoggiate dalla Germania. La diplomazia tedesca non cessò di esortare Vienna ad andare incontro alle richieste italiane. Bisognava evitare di spingere l’Italia tra le braccia dell’Intesa. Se convincere Roma a intervenire a fianco degli Imperi centrali era fuori dalla portata del Reich, la neutralità italiana era tuttavia indispensabile per vincere la guerra. Questa linea fu seguita fino alle sue estreme conseguenze. Quando nel marzo 1915 la situazione si inasprì, agli austriaci venne fatta la cosiddetta “”offerta della Slesia””: nel caso in cui la monarchia avesse ceduto il Trentino all’Italia, si intendeva indennizzare l’Austria-Ungheria cedendole dei territori in Slesia. Ma l’Austria faticò a mutare atteggiamento. (…) Vienna temporeggiò e per lungo tempo non prese sul serio le rivendicazioni italiane. “”L’Italia è militarmente debole, è vile; non dobbiamo farci trarre in inganno””: queste le parole con cui il presidente del Consiglio Tisza riassunse un pensiero diffuso. L’insipienza viennese finì col fare il gioco dell’Intesa, ben disposta a offrire a Roma ciò che Vienna non intendeva cedere (…). Nel marzo 1915 l’Italia condusse trattative con l’Intesa e parallelamente – anche se solo fittizie – con l’Austria-Ungheria. Francesco Giuseppe aveva rinunciato al suo atteggiamento intransigente e si pronunciò infine, sebbene a malincuore, per la cessione del Trentino. Troppo tardi. (…) Fu l’Italia – come credono certi storici – il fatidico ago della bilancia che decise da ultimo la sconfitta degli imperi centrali? Sono tutte domande controfattuali cui non è possibile dare una risposta. Ciò che invece rimane assodato è che la Grande guerra e soprattutto le sue conseguenze furono una catastrofe per entrambi i Paesi’ (Oswald Überegger, CS 16.11.2014, p. 21). Altro volume a cura di Nicola Labanca (assieme a Pierpaolo Poggio) sul tema delle armi: – Labanca Nicola Poggio Pier Paolo a cura, Storie di armi, Unicopli, Milano, 2009 pag 342 Euro 20.0]”,”QMIP-250″
“LABANCA Nicola ÜBEREGGER Oswald, a cura; saggi di Martin MOLL Daniele CESCHIN Günther KRONENBITTER Fortunato MINNITI Christa HÄMMERLE Federico MAZZINI Hermann J.W. KUPRIAN Giovanna PROCACCI Oswald ÜBEREGGER Fabio TODERO Werner SUPPANZ Nicola LABANCA”,”La guerra italo-austriaca (1915-18).”,”Saggi di Martin MOLL Daniele CESCHIN Günther KRONENBITTER Fortunato MINNITI Christa HÄMMERLE Federico MAZZINI Hermann J.W. KUPRIAN Giovanna PROCACCI Oswald ÜBEREGGER Fabio TODERO Werner SUPPANZ Nicola LABANCA “”La classe lavoratrice fu colpita in maniera ancora più dolorosa e persistente periché intere aziende furono assoggettate alla legge sullo sforzo bellico del 1912. Questa legge obbligava le proprietà aziendali a sviluppare l’attività per rifornire l’esercito o permettere che essa venisse posta sotto gestione militare. In genere le proprietà traevano profitto, incrementando nettamente le proprie entrate, dal fatto che la loro azienda fosse assoggettata a quella legge. Quanto al lavoratore militarizzato, va detto invece che era fortemente penalizzato nei suoi diritti: perdeva il diritto di recedere dal contratto di lavoro, era assoggettato al potere disciplinare dell’esercito, era costretto a un orario di lavoro lungo e non regolamentato, che poteva raggiungere le ottanta ore settimanali, e riceveva in cambio un misero salario, che, tenuto conto dei rincari dovuti alla guerra, spesso non bastava nemmeno al sostentamento della famiglia. A fronte di queste nuove condizioni, il lavoratore dell’industria si trasformò ben presto “”in macchina da lavoro priva di diritti per l’economia di guerra””(23)”” (pag 198-199) [Hermann J.W. Kuprian, Fronti interni: storia sociale ed economica della guerra’ (pag 187-214) (23) Cfr. Id. Überleben, cit, p. 269; cfr anche Rettenwander, Stilels Helden tum?, cit. pp. 110-112; Mayr, Arbeit inm Krieg, cit: pp. 85-103]”,”QMIP-252″
“LABANCA Nicola POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Renato Gianni RIDELLA Fabio DEGLI-ESPOSTI Sergio ONGER David BURIGANA Stefano LEVATI Andrea CURAMI e Paolo FERRARI Mimmo FRANZINELLI Carlo TOMBOLA Walter PANCIERA Guido CANDIANI Giovanni CERINO BADONE Alessandro MASSIGNANI Marilena GALA Daniele DIOTALLEVI Claudia CERIOLI Denise MODONESI Alberto MIORANDI Matteo PAESANO”,”Storie di armi.”,”[‘La guerra di trincea mise in evidenza la superiorità della mitragliatrice rispetto al tiro collettivo di fucileria e l’arma automatica iniziò a essere distribuita a livello reggimentale in un numero sempre maggiore di esemplari, ma emerse anche l’esigenza di dotarsi di un’arma automatica più facilmente trasportabile seppur rinunciando alla stabilità offerta dal treppiede e alla possibilità di tiro anche con puntamento indiretto sulle lunghe distanze. Nacque così l’idea della mitragliatrice leggera, raffreddata ad aria, per battere a puntamento diretto distanze non superiori a quelle del tiro di fucileria, mentre quelle ad acqua, dotate di pesante sostegno e di un opportuno congegno di puntamento per lo sfruttamento della loro gittata, furono denominate, per l’appunto, pesanti (3). Dalla presenza della mitragliatrice derivò, presto, l’opportunità di sostituire il fucile con un moschetto, più maneggevole e meno pesante del primo, con la possibilità così di dotare il fante di un maggior numero di munizioni e/o di bombe a mano che già si pensava di tirare col moschetto tramite un opportuno tubo di lancio da applicarsi alla volata della canna. (…) Verso la fine della guerra, si pensò anche alla riduzione del calibro del moschetto (…)’. Nota (3). Nel 1917 due esemplari Fiat mod: 14 erano stati trasformati dalla Fabbrica d’armi di Brescia in “”tipo leggero portatile analogamente al tipo Maxim modificato tedesco””, dotandoli di bipiede anteriore (…)] [dal saggio di Andrea Curami e Paolo Ferrari, ‘Dalla Grande guerra al fascismo. Armi leggere per la fanteria’ (pag 119-139)]”,”QMIx-262″
“LABANCA Nicola”,”Caporetto storia di una disfatta.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea all’Università di Siena. É presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. É autore fra l’altro di L’istituzione militare in Italia. Politica e società, Oltremare, Storia dell’espansione coloniale italiana, nonchè di In Marcia verso Adua e di Una guerra per l’Impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia 1935-1936.”,”QMIP-025-FL”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea e Storia dell’espansione europea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche ‘Una guerra per l’impero’ (2005). Per ‘Oltremare’ ha ricevuto il premio Cherasco Storia. Una ricostruzione complessiva delle conquiste in terra africana (Eritrea, Somalia, Libia e, da ultimo, Etiopia) che appassionarono il pubblico dell’Italia liberale e del regime fascista: è quanto si prefigge questo volume. L’autore smonta i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani, mostra i pochi reali vantaggi tratti dall’Italia dai suoi possedimenti africani, descrive la società coloniale creata nell’Oltremare, con i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale, le sue istituzioni. Prestigio per i governi, gloria per i militari, profitti per gli imprenditori, fortuna per gli avventurieri, terre per i poveri coloni “”emigrati”” in Africa. “”Le forze armate italiane usarono i gas. Lo fecero per direttive che risalirono allo stesso Mussolini e in spregio alla Convenzione di Ginevra del 1925 quando, inorridite dallo spettacolo della guerra di gas del 1914-1918, le maggiori potenze europee fra cui la stessa Italia fascista avevano deciso di non utilizzare mai più gli aggressivi chimici. I gas furono usati anche se in realtà non furono necessari per vincere la guerra, e nemmeno per avere il sopravvento in uno specifico combattimento. Furono usati spesso a scopi terroristici, contro le retrovie; e questo rese il tutto più odioso. Le forze armate italiane bombardarono anche località e presidi coperti dalla bandiera della Croce rossa. L’Italia fascista fu quindi accusata dall’Etiopia, dagli antifascisti e dall’opinione pubblica internazionale. La guerra fu una guerra fascista. Mussolini ne aveva impostato il carattere, i suoi generali la condussero senza esitare a ricorrere ai mezzi bellici più brutali, i maggiori gerarchi del regime fecero a gara per arruolarsi volontari (anche se in genere pochi si esposero a particolari pericoli). Per la guerra il regime organizzò una notevole massa di camice nere (per la verità, non ben viste dall’esercito e da Badoglio) che con il dato politico della loro stessa presenza resero il conflitto diverso dai precedenti. Quella del 1935-1936 fu poi una guerra dove centrali furono il controllo delle informazioni e la propaganda: De Bono e soprattutto Badoglio organizzarono un ferreo sistema di censura. Non solo l’opinione pubblica italiana, esposta all’azione organizzata del ministero della Stampa e Propaganda, ma anche quella internazionale furono pesantemente condizionate (pochi furono i giornalisti sul fronte etiopico. La guerra ebbe altri effetti, non direttamente legati alla storia dell’espansione coloniale, alcuni dei quali è necessario almeno accennare. La guerra inflisse un costo ed un rallentamento allo sforzo di riarmo che pure il regime fascista stava portando avanti. Il conflitto italo-etiopico illuse le forze armate del fascismo circa la propria preparazione: la vittoria era stata conseguita su un debole nemico africano, e poche lezioni avrebbero potuto essere tratte da quella guerra africana per essere immediatamente trasferibili in un guerra europea (ma alcune, utili, furono trascurate). La guerra contribuì a convincere Mussolini di possedere alcune sue personali doti di capo di guerra: cosa che lo avrebbe portato a fare errori gravidi di maggiori conseguenze negli anni della guerra mondiale. Come è stato osservato, il successo di prestigio per il regime finì per trasformarsi in un elemento di debolezza per la preparazione italiana della guerra generale”” (pag 192-193)”,”ITQM-232″
“LABANCA Nicola”,”La guerra italiana per la Libia, 1911-1931.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. La deportazione della popolazione. “”(…) [I]l regime e Badoglio – superate le operazioni del 1929-1930 e lo strumentale intermezzo della politica della pacificazione – avevano delineato il quadro d’azione. Era a loro chiaro che non sarebbe più bastata un’operazione militare di fronte al persistere della ribellione in Cirenaica. In maniera anche più chiara rispetto a quella della Tripolitania, di fatto un’evoluzione e un perfezionamento delle operazioni già avviate dall’Italia liberale, la fase finale della riconquista di quella provincia sarebbe nata da una nuova politica. Si sarebbe dovuto colpire non più solo i reparti armati della resistenza anticoloniale ma l’intera popolazione di quei territori, sul Gebel e fra i deserti e le oasi meridionali, che i pur riformati reparti militari stentavano a riconquistare. In quel frangente di resilienza della resistenza anticoloniale, era possibile infatti guardare alla popolazione civile sostanzialmente in tre modi: o cercando di guadagnarsela come alleata per staccarla dalla resistenza, o lasciandola neutrale nello scontro contro la resistenza intervenendo solo con o contro i suoi notabii, o infine vedendola come avversaria. Mussolini, il suo ministro delle Colonie, i governatori e i comandanti italiani delle truppe finirono per scegliere di fatto quest’ultima ipotesi. (…) A Badoglio per primo toccò tradurre in pratica il nuovo indirizzo. In Cirenaica, egli scrisse, «non ci fu mai distinzione fra sottomessi e ribelli […] i sottomessi alimentavano la ribellione tanto che Omar al-Mukhtar, nonostante perdite avute in combattimento, ebbe sempre rifornimenti e uomini sottomessi». Tutta la regione era «un organismo intossicato». L’idea di fondo era quella di deportare le popolazioni del Gebel per rescindere i suoi legami con la resistenza armata: «Unica via da seguire è quella di isolare anzitutto il dor dalla rimanente popolazione e stroncare tutto l’intreccio dell’organizzazione fra popolazione e dor». Invece di continuare a cercare di battere la resistenza, ci si proponeva di colpire la popolazione, segregandola, per rescindere i suoi legami con i resistenti. Ciò significava, come ha lucidamente riassunto Giorgio Rochat, che i militari e il regime avevano «abbandonata ogni illusione di distruggere i duar con una serie di successi campali e invece impostata una strategia di logoramento di lungo respiro, che aveva la sua premessa essenziale nella deportazione delle popolazioni». Per il suo sostegno ai ribelli, la popolazione diventava insomma un nemico in sé, da piegare: non certo da schiacciare o sterminare come la resistenza, ma comunque da punire nella sua totalità. Era una visione, se vogliamo, poco militare e poco coloniale: era una visione totalitaria della guerra coloniale. Non era la strategia del solo Badoglio, ma del fascismo”” (pag 186-187)”,”ITQM-233″
“LABANCA Nicola”,”La guerra italiana per la Libia, 1911-1931.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. Turati e la battaglia di Adua “”Pur essendo una società per molti versi ancora agricola, l’Italia era pur sempre, in virtù della sua storia, un Paese di città, il che aggiungeva vivacità e radicalismo alla sua vita politica. Le modalità dell’unificazione e soprattutto la presa di Roma del 1870 avevano scavato un solco dentro la classe dirigente, a lungo spaccata fra cattolici e no, o meglio fra cattolici intransigenti da un lato e cattolici transigenti e liberali dall’altro, con i primi in più occasioni non meno duri nei confronti dello Stato liberale di quanto lo fossero i socialisti. Era difficile dimenticare, per esempio, che nell’approssimarsi di Adua tanto il foglio socialista «Critica Sociale» di Filippo Turati quanto quello gesuita assai vicino al Vaticano «La civiltà cattolica» si erano concordemente augurati la sconfitta delle truppe italiane, considerate espressione di uno Stato imperialista dal primo e massonico anti-clericale dal secondo. A questa spaccatura politica fra intransigenti e liberali, tanto più grave in una società fortemente polarizzata e in un sistema politico accentuatamente autoritario, si doveva aggiungere un non imprevedibile sovversivismo delle masse popolari dal basso (cui si aggiungeva un ridotto attaccamento alle istituzioni liberali da parte delle classi superiori, un “”sovversivismo delle classi dirigenti», come lo avrebbe definito Antonio Gramsci)”” (pag 28) Per l’opposizione alla guerra di Libia v. note bibliografiche pag 268-269″,”ITQM-238″
“LABANCA Nicola”,”La guerra d’Etiopia, 1935-1941.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. Contiene i capitoli: – L’impero e le leggi razziste 1936-1937 (pag 133-161 – L’ Africa orientale italiana nella guerra mondiale e la perdita dell’impero (1940-41) (pag 179-)”,”ITQM-240″
“LABANCA Nicola”,”Storia dell’Italia coloniale.”,”Nicola Labanca è studioso di storia della politica militare e coloniale italiana e componente del comitato scientifico del Centro interuniversitario di studi storico-militari. È autore tra l’altro di ‘In marcia verso Adua’ (Torino, 1993). L’attacco italiano all’Etiopia. Uno dei prodromi della Seconda guerra mondiale. Lo sforzo di guerra dell’Italia. “”I primi piani espliciti in cui si parla di aggressione all’Etiopia sono del 1932. A questi seguì una preparazione diplomatica presso le cancellerie di Londra e di Parigi tanto cauta quanto l’impresa necessitava. Purtroppo, nell’illusione che uno sfogo coloniale del fascismo avrebbe fatto astenere Mussolini dall’insistere nella sua opera di destabilizzzione del quadro diplomatico europeo, Londra e Parigi di fatto diedero mano libera a Roma. Mussolini d’altronde, puntava moltissimo sull’aggressione all’Etiopia: per un compattamento interno e per far dimenticare i riflessi della Grande Crisi sull’economia italiana; per ragioni ideologiche, assegnando al fascismo il compito di vendicare quell’Adua subita dall’Italia liberale; e soprattutto per motivi di prestigio internazionale, visto anche che dal 1933 il nazionalsocialista Hitler comandava in Germania un regime totalitario e bellicista che minacciava di ricacciare l’Italia (seppur primo regime fascista) nei ranghi di potenza secondaria. Nel 1935-36, intanto, per avere ragione in fretta e completamente di un avversario come quello etiopico tanto inferiore tecnicamente quanto però numericamente non indifferente e soprattutto a suo agio nel proprio terreno, il fascismo scatenò sull’Etiopia una guerra che più che coloniale può dirsi moderna e di massa. Quasi mezzo milione di uomini, fra militari e operai militarizzati furono sbarcati sul Corno d’Africa e, in massima parte dall’Eritrea in parte minore dalla Somalia, lanciati alla conquista dell’Etiopia. Dopo una prima fase (ottobre-metà novembre 1935) in cui le truppe, comandate da De Bono, occuparono sino a Macallè, e una fase di riorganizzazione nella quale, sotto il comando di Badoglio, fu rafforzata la struttura logistica e l’artiglieria, gli italiani giunsero a Addis Abeba il 5 maggio 1936. Mussolini dichiarò unilateralmente la fine della guerra (5 maggio 1936) e la costituzione dell'””impero”” (9 maggio), il re divene “”imperatore””, Addis Abeba proclamata capitae dell’ AOI, fu sede di un governatore generale e vicerè. Lo sforzo per la guerra, non breve, era stato colossale. Diverse centinaia di migliaia di uomini furono gettati nel Corno d’Africa; l’Eritrea era stata nel giro di meno di un anno trasformata da sonnolenta colonia in frenetico centro organizzatore dell’aggressione. Per raggiungere in fretta l’obiettivo della ‘debellatio’ dell’avversario Mussolini non aveva esitato a ordinare l’uso dei gas contro gli armati etiopici (un uso che, seppur su scala ridotta, fu ripetuto poi contro la resistenza patriottica etiopica). Il costo di questa impresa non è stato mi determinato, ma studi recenti lo computano in almeno 46 miliardi spesi fra il 1935 e il 1939: una cifra enorme, che arrivò a rappresentare annualmente fra un quarto e un quinto della spesa statale complessiva e il 12 per cento del reddito nazionale (contro il solo mezzo miliardo e poco più del 2 per cento della spesa pubblica sino allra devoluto in media dal fascismo stesso a tutte le colonie). Come e peggio che ai tempi della Libia, un’impresa “”coloniale”” aveva aperto un deficit eccezionale”” (pag 44-46) Le teorie dell’imperialismo e il caso italiano Le teorie classiche dell’imperialismo offrono diverse risposte, teoriche per l’appunto, ognuna delle uali da sola però non spiega completamente il caso italiano. La teoria più importante – elaborata a cavallo del Novecento da un economista come Hobson e perfezionata poi da rivoluzionari come Lenin e la Luxemburg – è com’è noto quella dell’imperialismo come esportazione di capitali, in funzione anticiclica contro crisi interne di sovrapproduzione o da sottoconsumo. Altre teorie sono di impostazione sociologica, come quella di Schumpeter; e vedono l’imperialismo come espressione degli elementi più atavici e conservatori della società. Altre fanno invece risalire l’origine e lo sviluppo degli imperi coloniali alle tradizionali aspirazioni di potenza e alle contese diplomatiche fra le cancellerie europee. Guardando agli scenari internazionali, altri studiosi hanno addebitato il sorgere di dominii coloniali all’assenza di poteri forti nelle aree meno sviluppate. Guardando al fronte interno, altri hanno infine hanno sottolineato come l’imperialismo aggregasse consenso all’interno e integrasse le opposizioni nel sistema dominante (da qui la definizione di “”socialimperialismo””). Ognuna di queste teorie da sola non riesce a spiegare il perché i governanti dell’Italia unificata solo nel 1861, con enormi problemi causati da una finanza pubblica oberata da interessi passivi e da un’economia del paese che era ben lungi dall’essere in condizione di superare il decisivo tornante del processo di industrializzazione, con un rilevantedivari fra Settentrione e Mezzogiorno del paese – un’Italia soprattutto priva di quell’esperienza plurisecolare di dominio coloniale che le grandi potenze coloniali europee dell’età moderna detenevano -decisero o permisero che una parte delle poche risorse disponibili fosse destinata a imprese oltremare”” (pag 8-9) Hilferding. Rudolf Hilferding (Vienna, 10 agosto 1877 – Parigi, 11 febbraio 1941) è stato un economista, politico e medico tedesco di origine austriaca. Di idee marxiste, dettò la politica economica del Partito socialdemocratico tedesco e fu deputato e ministro delle finanze della Repubblica di Weimar. Con l’avvento di Hitler si rifugiò in Francia, ma dopo l’occupazione nazista venne arrestato e morì in carcere in circostanze mai chiarite. Il Capitale finanziario (1910) di Rudolf Hilferding è stato la base sulla quale Lenin ha scritto L’imperialismo: le teorie che Lenin vi ha sviluppato sulle crisi del capitalismo, sulla concentrazione del capitale e sul prevalere del capitale finanziario su quello industriale sono prese di peso dall’opera di Hilferding, socialdemocratico che non passò mai al comunismo. Sviluppo e crisi nel capitalismo monopolistico, di Vitantonio Gioia EDIZIONI DEDALO, 1981 – 265 pagine”,”ITAF-402″
“LABANCA Nicola a cura; saggi di Luigi BONANATE Fabrizio BATTISTELLI Gian Mario BRAVO Marino BIONDI Alan KRAMER Hubert HEYRIES Thomas SCHLEMMER Brian R. SULLIVAN Marco BETTALLI Giovanni BRIZZI Aldo A. SETTIA e Fabio BARGIGIA Piero DEL-NEGRO Giorgio ROCHAT Giuseppe CONTI Fabio DEGLI-ESPOSTI Marco DI-GIOVANNI”,”Storie di guerre ed eserciti. Gli studi italiani di storia militare negli ultimi venticinque anni.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università degli studi Siena. E’ il Presidente del Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari. Fascismo e seconda guerra mondiale. “”Per quanto riguarda la preparazione militare nel campo degli armamenti, il terreno era stato dissodato da studi come quello di Ceva, e soprattutto, quelli di Fortunato Minniti, cui dobbiamo numerosi contributi sia sulla questione delle materie prime nella pianificazione militare del regime, sia sulla politica delle commesse seguita dal ministero dell’Aeronautica, sia, infine, sull’attività del Fabbriguerra (41), arrivando a conclusioni che, ci pare, non sono state smentite, nei loro tratti essenziali, dai suoi lavori successivi, di cui segnaliamo soprattutto il lungo saggio apparso nel volume curato da Vera Zamagni ‘Come perdere la guerra e vincere la pace’ (42). In queste pagine lo studioso romano tira anche le fila dei risultati ottenuti dalla ricerca storiografica soprattutto nell’ultimo scorcio degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, in cui si collocano diversi studi relativi a singole imprese, fra cui ovviamente segnaliamo il quinto e sesto volume della ‘Storia dell’Ansaldo’ (43), entrambi curati da Gabriele De Rosa, ed alcune monografie aziendali che, sebbene talvolta di carattere giubilare, contengono informazioni assai utili (44). In particolare, però, vanno ricordati alcuni contributi settoriali, a partire da quello di Ceva e Curami dedicato alla meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini fino al 1943 uscito nella collana dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’esercito. Nei due volumi – ricchi di documenti e di materiale iconografico – i due autori ricostruiiscono il dibattito interno all’esercito italiano sull’alternativa fra motorizzazione e meccanizzazione, e poi le travagliate vicende dello sviuppo dei mezzi corazzati italiani, destinato a tradursi nella creazione di un duopolio fra Fiat e Ansaldo che, a dispetto del carattere semi-pubblico della società genovese, riuscì a far accettare alle forze armate prodotti che, alla prova dei fatti, si rivelarono nettamente inferiori rispetto a quelli degli altri belligeranti (45). Temi, quelli dei noni chiari rapporti fra imprese e amministrazioni pubbliche (anche militari), e del ruolo di presidenti e amministratori d’imprese affidati a generali e ammiragli di cui non si erano mai sospettate vocazioni imprenditoriali, su cui Ceva e Curami sono tornait anche in un successivo volume, dedicato alla siderurgia bellica e alla produzione di materiale d’artiglieria (46). Insomma, al di là delle parole d’ordine bellicose, la politica militare del fascismo fu fortemente condizionata sia dalla necessità di mantenere buoni rapporti con gli ambienti economici più influenti, in particolare quelli industriali, sia dalla volontà di Mussolini di evitare forme di coordinamento troppo strette fra i mininisteri militari, con obiettivi di controllo politico, con il risultato che ciascuna forza armata formulò proprie concezioni strategiche e propri programmi di armamento in completa autonomia, con un influsso negativo come si può facilmente immaginare, sulla pianificazione delle operazioni e sui mezzi da impiegare. Infine non vanno trascurate le preoccupazioni di ordine finanziario, in cui la produzione bellica destinata all’esportazione non rispondeva, com’è ovvio, solo a considerazioni di ordine politico, ma anche a ben più contingenti e pressanti esigenze di bilancia commerciale (47). In quest’ottica, si badi bene, rientravano anche transazioni di altrotipo: si pensi ad esempio, nel quadro del progressivo avvicinamento dell’Italia all’alleato nazista, gli accordi per il trasferimento di forza lavoro italiana in Germania, efficacemente illustrato da Brunello Mantelli (48). Anche questo è uno dei tanti tasselli della storia economica della guerra che non può essere trascurato. Sulle vicende della produzione bellica negli anni fra il 1940 e il 1943 possiamo rimandare ai saggi già segnalati in queste note, cui sipotrebbero aggiungere quelli inseriti nei volumi, curati dalla Commissione italiana di storia militare, che raccolgono gli atti dei convegni sull’Italia nella seconda guerra mondiale tenutisi nei primi anni Novanta (49), più qualche altro contributo sparso, ad esempio quelli di Castronovo e Curami negli atti del convegno internazionale organizzato nel 1985 dall’Istituto lombsrdo per la storia del movimento di liberazione in Italia e dedicato appunto alle vicende del nostro paese durante il secondo conflitto mondiale (50). Non è pertanto il caso di insistere su questi aspetti. Semmai è opportuno spendere alcune parole sulle variabili generali della guerra, e cioè sui caratteri della politica economica del regime fascista in previsione del conflitto. Da ricordare in proposito sono in primo luog alcuni interventi di Massimo Legnani dedicati alla finanza di guerra e alla mobilitazione economica, e quello, più recente, di Vera Zamagni. Si tratta di saggi assai densi, seppure relativamente brevi, e di cui non è semplice rendere i termini generali”” (pag 308-310) [note: (41) Lucio Ceva, ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovo delle artiglierie italiane’, in ‘Il Risorgimento’, a. 1976, n. 2 (…); (42) Fortunato Minniti, ‘L’industria italiana degi armamenti dal 1940 al 1943: i mercati, le produzioni’, in Vera Zamagni, a cura, ‘Come perdere la guerra e vincere la pace’, Bologna, Il Mulino, pp. 55-156 (…); (43) Storia dell’Ansaldo, vol. 5. Dal crollo alla ricostruzione, 1919-1929′, a cura di Gabriele De-Rosa, 1998 (…); (44) Ad esempio Corrado Binel (a cura), Dall’Ansaldo alla Cogne: un esempio di siderurgia integrale, 1917-1945′, Milano, Electa, 1997; Francesco Fatutta, ‘Oto Melara, 1905-1990. 85 anni per la difesa’, Grafiche PFG, 1990 (…); (45) Lucio Ceva, Andrea Curami, ‘La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943’, Roma, Ufficio Storico SME, 1989, 2 voll.; (46) Lucio Ceva, Andrea Curami, ‘Industria bellica anni Trenta: commesse militari, l’Ansaldo ed altri, Milano, Angeli, 1992 (…); (47) Su questi aspetti si veda ora Andrea Filippo Saba, ‘L’imperialismo opportunista. Politica estera italiana e industria degli armamenti (1919-1941)’, Napoli, Esi, 2001 (…); (48) Brunello Mantelli, ‘Camerati del lavoro’. I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse 1938-1943′, Firenze, La Nuova Italia, 1992; (49) Segnaliamo senza pretesa di completezza, Andrea Curami, ‘Commesse belliche e approvvigionamenti di materie prime’, in Roman H. Rainero e Antonello Biagini, a cura, ‘L’Italia in guerra. Il 1° anno 1940, Roma, Work Line, 1991 (…); (50) Francesca Ferratini Tosi, Gaetano Grassi, Massimo Legnani, a cura, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella resistenza’, Milano, Angeli, 1988; (…)]”,”QMIx-325″
“LABANCA Nicola a cura; saggi di Enrico FRANCIA Marco ROVINELLO Marco DI-GIOVANNI Emanuele SICA Nicola LABANCA Hubert HEYRIÈS Fabio DE-NINNO Riccardo CAPPELLI Gastone BRECCIA Fatima FARINA”,”Guerre ed eserciti nell’età contemporanea.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea nell’Università di Siena. Per il Mulino ha pubblicato tra l’altro ‘Oltremare’ (2007), ‘La guerra italiana per la Libia’ (2012), ‘La guerra d’Etiopia’ (2015), ‘Una guerra per l’impero’ (2015) e ‘Caporetto. Storia e memoria di una disfatta’ (2019). Guerre ed eserciti nella storia, a cura di Nicola Labanca: ‘Il rapporto millenario degli italiani con la guerra: le battaglie e le armi, la politica e la strategia, l’economia e la logistica, le fortificazioni, le opere d’arte che ritraggono o cantano guerre e soldati, la guerra di terra e quella di mare, poi quella dell’aria, la guerra delle informazioni, il mantenimento dell’ordine’ Deludente esito dello sforzo bellico italiano nella Seconda guerra mondiale. “”Al di là delle scelte delle maggiori cariche politiche e militari e dell’osservazione generale della non corrispondenza fra obiettivi di regime e mezzi militari, alcune debolezze strutturali possono facilmente spiegare il deludente esito dello sforzo bellico italiano. Innanzitutto gli uomini mobilitati oscillarono dal 1.6 milioni all’inizio del conflitto ai 3.7 milioni all’8 settembre 1943, senza che fosse effettuata la chiara scelta di impegnare tutte le forze vive del paese e con un’ondivaga successione di mobilitazioni e smobilitazioni parziali, le cui conseguenze non favorivano di certo né lo spirito di corpo nei reparti né l’addestramento dei soldati (Montanari, 2007). L’affiatamento nelle unità venne peggiorato poi da una vera e propria divisione quasi castale fra ufficiali e soldati, retaggio dei vecchi eserciti del XIX secolo in cui il rango rispecchiava la classe sociale. Difficile era la possibilità di avanzamento da sottufficiale a ufficiale per meriti di guerra, una prassi invece comune in molti eserciti, tra cui quello dell’alleato tedesco (Knox 2000b, 146). Ufficiali e soldati mangiavano in mense rigorosamente separate pietanze di diversa qualità e un tentativo in Grecia di unire mense e menù per questioni di logistiche venne interrotto non solo per l’opposizione del corpo degli ufficiali, ma anche perché i soldati, vedendo gli ufficiali mangiare alla loro mensa, pensarono che questi ultimi fossero stati puniti dai comandanti per i cattivo andamento della campagna (Sica 2016, 107). Inoltre l’insufficienza di alcuni armamenti e un parco macchine non all’altezza di un esercito moderno penalizzarono oltremodo lo sforzo logistico sui vari teatri di guerra (Knox 2000b). L’ ‘intelligence’, in particolar modo il Servizio informazioni militare (SIM), fu di limitato aiuto nella condotta della guerra, non tanto per mancanza di professionalità o per carenze tecniche, quanto troppo spesso per la diffidenza dei comandi militari e del duce nell’utilizzare informazioni che potessero mettere in discussione i loro piani (Conti 2009). Questo in parte spiega come sia in Francia sia in Grecia gli italiani abbiano sottostimato la voglia di combattere delle truppe nemiche, venendo poi sorpresi nella loro avanzata dall’incessante fuoco nemico, anche indipendentemente dal dato di fatto che – nella guerra segreta dei codici e delle intercettazioni, in cui pure non mancò qualche buon successo italiano – furono più spesso gli avversari a «leggere» le comunicazioni italiane che il contrario (tutta la vicenda del ruolo del progetto ULTRA, con la macchina Enigma, nella decrittazione dei messaggi italiani nello scacchiere mediterraneo lo dimostra)”” (pag 199-200) Mitizzazione del maresciallo Erwin Rommel, la ‘Volpe del deserto’ da parte di storici anglosassoni come Basil Liddell Hart e di quanti hanno creduto alla retorica della ‘guerra senza odio’, quasi cavalleresca, tra britannici e tedeschi (Labanca, Reynolds e Wieviorka 2019) (pag 200)”,”ITQM-267″
“LABANCA Nicola, ROCHAT Giorgio, a cura di; saggi di ILARI Virgilio, GABRIELE Mariano, ISNENGHI Mario, PROCACCI Giovanni, STICCIANI Carlo, GIBELLI Antonio, HEYRIES Hubert, FABI Lucio, DEL BOCA Angelo, ROCHAT Giorgio”,”Il soldato, la guerra e il rischio di morire.”,”Saggi di ILARI Virgilio, GABRIELE Mariano, ISNENGHI Mario, PROCACCI Giovanni, STICCIANI Carlo, GIBELLI Antonio, HEYRIES Hubert, FABI Lucio, DEL BOCA Angelo (…) ROCHAT Giorgio”,”QMIx-060-FSL”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea all’Università di Siena. É presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. É autore fra l’altro di L’istituzione militare in Italia. Politica e società, Oltremare, Storia dell’espansione coloniale italiana, nonchè di In Marcia verso Adua e di Una guerra per l’Impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia 1935-1936.”,”ITQM-036-FL”
“LABANCA Nicola, a cura di”,”Forze Armate. Cultura, società, politica.”,”LABANCA Nicola (Firenze 9/7/1957) insegna Storia contemporanea Università degli Studi di Siena, ricercatore dell’espansione coloniale italiana in Africa e rapporto fra guerra, forze armate e società nell’Italia otto-novecentesca. Presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. Gli studi di più autori, qui raccolti, ripercorrono l’età moderna e contemporanea, scandagliando lo studio storico delle forze armate italiane preunitarie e unitarie sotto il triplice registro dell’analisi culturale, sociale e politica. Questo permette di cogliere discontinuità e permanenze nel fluire dei secoli. E’ un registro che fornisce anche una traccia dell’evoluzione degli studi italiani di storia militare degli ultimi decenni. (dalla copertina). Saggi di Porto Luca, Frasca Francesco, Bianchi Paola, Levati Stefano, Cuccoli Lorenzo, Scotti Douglas Vittorio, Ilari Virgilio, Cecchinato Eva, Visintin Angelo, Gooch John, Mondini Marco, Rainero Romain H., Gabriele Mariano,Heyriès Hubert, Caforio Giuseppe.”,”QMIx-190-FSL”
“LABANCA Nicola”,”Una guerra per l’impero. Memorie della campagna d’Etiopia, 1935-36.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea e storia dell’ espansione europea all’ Università di Siena (al 2005). Ha pubblicato altre opere tra cui ‘L’istituzione militare in Italia’ (Unicopli, 2002) Carenza di pane e cibo in scatola per i soldati. Le difficoltà della logistica. “”Altrove fu scritto, in realtà esagerando un punto che pure aveva del vero che «nella guerra coloniale il fattore logistico prende assai il sopravvento sul fattore tattico» (64). A tanta retorica, da parte dei combattenti si rispose scrivendo – più sinteticamente, ma non meno efficacemente che «la situazione logistica (…) presenta tremente difficoltà» (65). L’alimentazione dei reparti e in particolare di quelli più avanzati rappresentò per esempio un problema costante, per l’intendenza e ovviamente per gli uomini di quei reparti. L’assenza delle cucine rotabili (cioè mobili) da campo complicò ulteriormente le cose e lasciò ai singoli reparti e ai singoli soldati la soluzione del problema. Di fronte al permanere delle difficoltà, assai presto fu spiegato ai soldati come fabbricarsi il pane «indigeno» alla maniera appunto dei nativi: era il segno, anche simbolico, di una resa. In alternativa ai soldati fruono somministrati cibi inscatolati in quantità, soprattutto il minestrone «Chiarizia» (dal generale omonimo). Era meglio del pane indigeno, e molto meglio del digiuno, ma era sempre qualcosa di meno di ciò che l’esercito di una potenza imperiale avrebbe dovuto fornire ai propri soldati impegnati in una guerra pianificata da tempo”” (pag 157-158) [(64) Cabiati, Mareb Neghelli Endertà, cit., p. 7; (65) Arrigo Chiavegatti e Corrado Piazzesi, ‘Con la “”23 marzo”” alla conquista dell’impero’, Roma, Novissima, 1937, p. 40]”,”ITQM-003-FSD”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea e Storia dell’espansione europea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche ‘Una guerra per l’impero’ (2005). Per ‘Oltremare’ ha ricevuto il premio Cherasco Storia. Una ricostruzione complessiva delle conquiste in terra africana (Eritrea, Somalia, Libia e, da ultimo, Etiopia) che appassionarono il pubblico dell’Italia liberale e del regime fascista: è quanto si prefigge questo volume. L’autore smonta i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani, mostra i pochi reali vantaggi tratti dall’Italia dai suoi possedimenti africani, descrive la società coloniale creata nell’Oltremare, con i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale, le sue istituzioni. Prestigio per i governi, gloria per i militari, profitti per gli imprenditori, fortuna per gli avventurieri, terre per i poveri coloni “”emigrati”” in Africa.”,”ITQM-005-FSD”
“LABANCA Nicola, ROCHAT Giorgio, a cura di; saggi di ILARI Virgilio GABRIELE Mariano ISNENGHI Mario PROCACCI Giovanni STICCIANI Carlo GIBELLI Antonio HEYRIES Hubert FABI Lucio DEL BOCA Angelo ROCHAT Giorgio”,”Il soldato, la guerra e il rischio di morire.”,”Perché i soldati si fanno ammazzare, perché accettano la fatica e le sofferenze del mestiere delle armi, perché affrontano i rischi del combattimento e della morte? Perché si fanno uccidere e uccidono?”,”ITQM-003-FMB”
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa, l’ Asia e la crisi.”,”””La Cina che diviene “”la fabbrica del mondo”” e l’ India in parte “”l’ ufficio””, come è stato scritto, incarnano un processo epocale che ha effetti contemporanei e intrecciati nelle relazioni tra gli Stati e tra le classi. Significa che la Cina, e l’ India a scalare di circa un decennio, emergono come potenze, dunque come Stati ‘nel sistema di Stati’ centrato sul cartello del liberismo imperialista – il Fondo Monetario, il WTO, il “”Washington Consensus”” – sinora indirizzato da USA, UE e Giappone. Significa che Cina e India assurgono a tale ruolo in virtù della loro stazza continentale e del fatto che la loro forza demografica ora è moltiplicata dalla sua trasformazione in lavoro salariato””. (pag 77) “”Harold James, storico a Princeton, anticipa al Financial Times il suo nuovo testo ‘The Roman Predicament’, dove una riflessione non banale sulla globalizzazione è agganciata al ripetitivo dibattito sul dilemma ‘imperiale’ americano che si va trascinando negli USA. Un confronto spesso superficiale, in cui torna però sotto altro nome la questione del “”declino””, che debuttò negli anni Ottanta con le tesi di Paul Kennedy. Scrive James che il “”dilemma romano””, inteso appunto come il dilemma “”imperiale”” degli USA, è che il commercio pacifico è spesso visto come un modo per costruire “”una società internazionale stabile, prospera ed integrata””, ma esso nello stesso tempo conduce a conflitti interni e internazionali che possono minare e persino distruggere le basi della prosperità. La contraddizione intrinseca è che l’ ordine mondiale liberale “”sovverte e distrugge se stesso””””. (pag 269)”,”ELCx-103″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa, l’ Asia e la crisi.”,”””La crisi francese avrà portata e durata tale da riflettersi in una protratta ‘non corrispondenza europea’? “”Tempesta politica sulle valute europee”” fu il titolo, tredici anni fa, con cui Arrigo Cervetto rimarcava la natura politica dello scontro sul Sistema Monetario Europeo, innescato anche in quel caso dal referendum francese su Maastricht. A consuntivo, la crisi comportò l’ uscita di Londra dallo SME, ma non riuscì ad impedire, pochi anni dopo, la moneta unica e la fusione dei poteri monetari nazionali nella BCE””. (pag 227) “”L’ universo di John Maynard Keynes è la sfera d’ influenza dell’ imperialismo inglese, minacciato dall’ ascesa della Germania e degli Stati Uniti e poi da questi ultimi soppiantato. Il liberismo di Milton Friedman e della “”scuola di Chicago”” è quello dell’ America trionfante dell’ immediato secondo dopoguerra. Charles Kindleberger si avvicina più di altri al nesso tra crisi e ineguale sviluppo nel sistema mondiale delle potenze. A suo avviso, nella crisi del 1929 il fatto cruciale è che Londra non è più in grado di farsi garante del sistema internazionale e Washington non vuole o non sa ancora farlo. Tuttavia la sua idea che la stabilità globale richieda una potenza egemone ordinatrice rifletteva anch’essa il punto di vista americano nell’ era del “”Washington consensus””.”” (pag 361) 2° copia”,”EURx-231″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa e la guerra.”,”QUESTIONE GUERRA IRAK RUOLO EUROPA ASIA RUSSIA STATI UNITI PETROLIO BILANCIA POTENZA DIPLOMAZIA RAPPORTI INTERNAZIONALI POLITICA ESTERA DOTTRINA AMMINISTRAZIONE AMERICANA BUSH GUERRA PREVENTIVA INSTABILITA’ BILANCIA MEDIO ORIENTE ATLANTICO RAPPORTI EURO-ATLANTICI COSTITUZIONE EUROPEA UE UNIONE EUROPEA IMPERIALISMO EUROPEO COALIZIONE BELLICA RIARMO UNIONE CONVENZIONE GISCARD D’ESTAING CICLO LIBERISTA MONDIALE TEORIE BILANCIA DETERRENZA PREVENTIVA FRANCIA GERMANIA GRAN BRETAGNA STATI UNITI INGHILTERRA Convergenza strategica tra Washington e Nuova Delhi nel Golfo. “”Secondo Kissinger, nell’ arco da Aden a Singapore, gli interessi indiani e americani “”corrono pressoché paralleli””. Sia Washington che Nuova Delhi vogliono evitare che un Islam fondamentalista domini la regione, anche se le motivazioni sono differenti.”” (pag 115) “”La regione tra l’ India e Singapore è il teatro di uno dei due sistemi di bilancia in cui Kissinger vede il futuro dell’ Asia. “”Col crescere della Cina in forza e del Giappone in assertività””, è probabile prenda corpo una rivalità triangolare, forse estendibile a quattro protagonisti qualora l’ Indonesia riesca a consolidarsi.”” (pag 115) Lunga instabilità della bilancia in Medio Oriente. La guerra di Crimea fu un passaggio chiave per la politica di bilancia inglese nel Mediterraneo, per il versante centrato sulla difesa della Turchia contro la Russia. Essa ebbe però come ‘casus belli’ la disputa tra chiese ortodosse e chiese latine sulla protezione dei Luoghi Santi. Riepilogandone in un articolo del 1854 l’intricatissima trama, Karl Marx ne concludeva che quel cozzare di Stati, di chiese e di sette, attorno a Gerusalemme e al Santo Sepolcro, non era che “”una fase della questione d’Oriente, che si rinnova incessantemente, regolarmente si calma, ma non è mai risolta””. Il crollo dell’Impero turco, il mandato britannico tra le due guerre, la decolonizzazione, l’inserimento dello Stato d’Israele, il moltiplicatore petrolifero delle tensioni hanno radicalmente mutato gli attori e la portata dell’area di crisi, ma rimane vitale l’indicazione di metodo. Quella situazione endemica di tensioni e conflitti aveva radici storiche pressoché inestricabili e una logica propria di movimento, inclusa la capacità d’influire sulle nascenti opinioni pubbliche europee in forza dei legami etnici e religiosi. Andava intesa però non in sé, ma appunto come “”una fase della questione d’Oriente””, ossia per come si offriva a pretesto nel conflitto tra le potenze””‘ (pag 91); ‘Lenin ne ‘L’imperialismo’ prende il confronto sul petrolio ad esempio della dialettica di spartizione e concorrenza tra le massime concentrazioni industriali e finanziarie, dove una divisione acquista dei mercati “”non esclude che possa avvenire una ‘nuova spartizione’, non appena sia mutato il rapporto delle forze in corrispondenza dell’ineguale sviluppo, per effetto di guerre, di crac, eccetera””. In base alle fonti a disposizione, Lenin descrive la spartizione tra due grandi gruppi finanziari, “”la Standard Oil Company americana, di Rockefeller, e i padroni del petrolio russo d Baku, Rothschild e Nobel””. Quell’assetto era minacciato però da nuove tendenze e nuovi concorrenti: “” 1) l’esaurimento delle sorgenti petrolifere d’America; 2) la concorrenza della ditta Mantascev e Co, di Baku; 3) le sorgenti di petrolio in Austria; 4) in Romania; 5) le sorgenti petrolifere transoceaniche, specialmente nelle colonie olandesi (le ricchissime ditte Samuel e Shell, legate anche al capitale inglese). Questi tre ultimi gruppi di imprese sono legati alle banche tedesche, con alla testa la più grande, la Deutsche Bank””. Nel duro confronto che la stampa dell’epoca descrive come lotta per la “”spartizione del mondo””, la Standard Oil cerca di piegare il trust anglo-olandese Shell, mentre la Deutsche Bank prima si scontra, poi arriva a un accordo con gli americani e infine tenta di forzare quelle stesse intese premendo per il monopolio statale del petrolio, attaccata però dalla banca concorrente Disconto Gesellschaft. E’ il governo tedesco ad abbandonare nel 1913 l’ipotesi del monopolio, nel timore che senza i Rockefeller la Germania si trovasse tagliata fuori dalle linee di rifornimento. Ricaviamo da quella battaglia d’esordio della lunga guerra energetica presa ad esempio da Lenin alcuni vitali strumenti d’analisi: spartizione e ‘nuova spartizione’ s’intrecciano con l’ineguale sviluppo economico e politico; il campo di battaglia è il mercato mondiale; la guerra economica s’intreccia e si alterna con la guerra militare. Infine il nesso tra grandi gruppi e governi è fatto d’influenza reciproca ed è la risultante dello scontro e della composizione di una pluralità di spinte: nella “”commedia del petrolio”” del 1913 il governo non segue la Deutsche Bank, sia in conseguenza dello scontro con la Disconto, sia perché al momento ciò che prevale non è l’interesse particolare della nascente industria petrolifera tedesca, ma la propensione generale a veder assicurato il petrolio della Standard Oil di Rockefeller, ancorché americana. Il quindicennio tra la Prima guerra mondiale imperialistica (1914-1918) e la conclusione della “”nuova spartizione”” con la divisione delle spoglie petrolifere dell’Impero ottomano (1928), è un saggio grandioso di queste e delle altre leggi di movimento popolarizzate ne ‘L’imperialismo’. Ma è anche una conferma di quanto il tortuoso metabolismo che porta la lotta economica a riflettersi nella bilancia di potenza non vada ridotto a meccanico determinismo. Pochi mesi prima dello scoppio della guerra, ricostruisce Daniel Yergin in ‘The Prize’, l’accordo raggiunto dalla Turkish Petroleum Company, il consorzio che i diritti di esplorazione nell’area del Golfo, è nell’essenza un cartello anglo-tedesco. Qui il tentativo di spartizione precede la guerra: la britannica Anglo-Persian – futura British Petroleum – ha il 50%, la Shell il 25% e la Deutsche Bank l’altro 25 per cento. In stretto parallelismo, ricostruisce Lothar Gall in ‘The Deutsche Bank’, un accordo tra Londra e Berlino estende il progetto per la ferrovia Berlino-Baghdad sino a Bassora, con la nuova tratta finanziata e costruita da gruppi britannici. La guerra porta al fallimento l’ipotesi di spartizione tra Gran Bretagna e Germania, ma apre la strada a nuove combinazioni. Nel 1920, con il Compromesso di San Remo, Parigi rileva come riparazione di guerra la partecipazione tedesca nel consorzio (…)’ (pag 119-120-121) [Guido La Barbera, ‘L’Europa e la guerra’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2007]”,”EURx-232″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europe et l’ Etat.”,”””L’orizon stratégique de 1848, écrit Engels dans le bilan politique qu’il tire quelques quarante ans plus tard, était la révolution européenne. Et la révolution européenne, bien qu’encore entièrement contenue en Allemagne sous sa forme de révolution nationale et démocratique bourgeoisie, trouverait inévitablement dans la Russie tsariste son adversaire le plus irrédutible. Toute considération sur l’unité allemande et ses formes politiques découlait de cette perspective, dans une corrélation qui portait en germe la conception stratégique de la ‘révolution permanente’, et qui ne pouvait trouver son principe unifiant que dans la chaîne des relations internationales: “”Le programme politique de ‘La Nouvelle Gazette Rhénane’ comportait deux points essentiels: uné république allemande démocratique, une et indivisible, et la guerre contre la Russie qui incluait la résurrection de la Pologne””.”” (pag 183))”,”ELCx-119″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Il gruppo originario, 1943-1952.”,”Il riordino del carteggio di Arrigo Cervetto è stato completato nache grazie alla disponibilità offerta da Pier Carlo Masini nel 1996. Si ringrazia per la collaborazione la BFS Biblioteca Franco Serantini depositaria dell’Archivio Masini. “”””Conoscere il nemico è averlo battuto a metà””. Fu il motto adottato dai bolscevichi per lo studio dell’imperialismo”” (pag 21) “”””Bisogna sapere con chi si ha a che fare””. Lo scrive Marx ad Engels, nel novembre del 1953. Non è un caso che Marx si fosse presto posto, settant’anni prima, lo stesso problema dei bolscevichi. La battaglia politica contro il governo di Lord Palmerston, e il tentativo di dare una teoria rivoluzionaria al Partito Cartista, lo avevano riportato a studiare la politica estera. Addentrarsi nei misteri della politica internazionale significava per l’avanguardia degli operai inglesi difendere la propria autonomia, sfuggire alle sirene della politica liberale, smascherarne le trame nella politica europea. Marx aveva salito n gradino nel cammino del partito-strategia. Sapere con chi si aveva a che fare, nel 1853 a Londra, era l’autonomia dalle forze della borghesia inglese. In Germania, nella polemica con Ferdinand Lassalle, sarà autonomia dallo stalinismo prussiano di Otto von Bismarck; in Francia dal mito di Luigi Bonaparte “”liberatore dei popoli””. (pag 21-22)”,”ELCx-166″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Le groupe d’origine, 1943-1952.”,”Marx e la teoria dell’equilibrio (pag 229-) “”Mais la connaissance stratégique ne signifie pas seulement se soustraire à l’influence des forces de la classe dominante; cela signifie identifier leurs tendances de mouvement, pour comprendre et exploiter les contradictions de la ligne de front adverse. Une deuxième filière du matériel de 1968 a cette finalité: Cervetto cherche chez Marx et Engels les fondements de leur stratégie, dans la conception et l’emploi de la politique de l’équilibre. L’examen de la politique de puissance au cours du XIXe siècle européen mené par Pierre Renouvin en est le préalable. Les révolutions de 1848 ébranlent les équilibres entérinés au congrès de Vienne en 1815: “” Ni la Russie, ni le Royaume-Uni, ni la France ne désiraient l’écroulement de l’Empire autrichien, dont les conséquences pour l’équilibre européen auraient été incalculables”” (Pierre Renouvin, Histoire des relations internationales, 1947-1960). Cervetto note: “”Donc ils n’appuient pas la Hongrie””. Voilà donc “”una des raisons pour lesquelles le mouvement hongrois échoue, tandis qu’avance le mouvement italien””, sur lequel se greffe la concurrence entre la France et le Royaume Uni. Sur la Hongrie, à la difference de l’Italie, il y a une convergence entre les puissances du “”concert”” européen, le Yalta de l’époque. La France craint que l’effondrement autrichien n’ouvre la voie danubienne à la Russie; en contre l’Autriche sans la Hongrie serait absorbée par l’Allemagne. Le Royaume-Uni craint l’effondrement de Vienne pour le mêmes raisons. La Russie veut que l’Autriche reste un contrepoids à la Prusse, et veut éviter qu’un succès hongrois n’encourage la Pologne. En quelques lignes, l’intuition scientifique de Cervetto se révèle, avec deux points d’interrogation qui signalent que le concept est élaboré ici pour la première fois: “”Note: pouvons-nous dire que le cours des révolutions bourgeoises (et pourquoi pas, des révolutions prolétariennes aussi?), comme celles de 1848, dépend des contrepoids des puissances??”” (1). Dans les années à venir, Cervetto précisera la question en concluant que la stratégie révolutionnaire se base sur l’étude marxiste des relations internationales, et que la brèche pour l’action de classe est ouverte par l’impossibilité pour l’impérialisme de maintenir l’équilibre dans les relations entre les puissances. La faille dans laquelle peut s’insérer la stratégie révolutionnaire réside dans la crisi de l’équilibre, dans la “”rupture de l’ordre””, lorsque le développement inégal conduit les vieilles et les nouvelles puissances à s’affronter dans la guerre, où les nouveux rapports de force et les nouveaux partage sont mis à l’épreuve.”” (pag 228-229) Guido La Barbera, Lotta comunista. Le groupe d’origine, 1943-1952, Editions Science Marxiste, 2012 A. Cervetto, notes manuscrites dans “”Impérialisme russe et Europe centrale et balkanique””, 1968 . Notes sur P. Renouvin, Storia della politica mondiale (trad. italienne de ‘Histoire des relations internationales’, 1947-1960)) La politica de l’equilibrio. Marx e Engels e le lotte nazionali dell’Italia, l’Ungheria e in parte della Polonia (pag 233)”,”ELCx-172″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Verso il partito strategia, 1953-1965.”,”I 10 punti di Livorno. Azione comunista 15 gennaio 1957. I dieci punti di Livorno, principi ispiratori per la fondazione del Pcd’I nel 1921 furono la piattaforma comune per il Movimento della Sinistra Comunista e per l’iniziativa al cinema Dante del dicembre 1956. (pag 124) “”Ciò che ci interessa è l’aspetto teorico della questione. Cervetto in quegli anni completa la formulazione per cui la strategia è “”la teoria delle relazioni internazionali”” e il suo contenuto ultimo è la “”rottura dell’ordine””, per l’incapacità e l’impossibilità dell’imperialismo di mantenere stabile l’equilibrio tra le potenze. Il nocciolo è il restauro dell”Imperialismo’ di Lenin. La legge dell’ineguale sviluppo economico e politico è anche la legge politica dell’imperialismo, che rende impossibile una “”Yalta mondiale””, un’intesa globale di spartizione, e rende transitoria ogni alleanza imperialista. Ogni accordo è parziale, ogni intesa è limitata nel tempo, la dinamica della contesa porta alla “”rottura dell’ordine”” (161). Sono difficili accordi di spartizione “”che resistano a lungo in una singola zona””, sono impossibili intese che si propongano di “”regolare tutte le zone”” (162). La “”scoperta scientifica”” del 1968 è fondata sulla ricognizione “”genetica”” della strategia di Marx, Engels e Lenin, dove Cervetto arriva a ricostruire un salto concettuale di natura analoga in Marx ed Engels. Al termine del ciclo di guerre nazionali degli anni Cinquanta e Sessanta del XIX secolo, Marx ed Engels arrivano alla conclusione che la crisi rivoluzionaria non scaturisce solo dalla crisi economica, ma può trovare anche nella guerra la faglia in cui può incunearsi la strategia rivoluzionaria. La strategia di Marx non si limita alla crisi economica ma ha come componente inseparabile la guerra, argomenta Cervetto nella ‘Questione dei tempi’ (163). C’è in Marx ed Engels un uso della teoria della bilancia di potenza nelle relazioni delle classi e degli Stati, che è parte integrante della loro concezione della strategia. Si devono accostare i due passaggi. Marx ed Engels che ancorano la strategia rivoluzionaria alla guerra e non solo alla crisi, e che fanno un loro uso della teoria dell’equilibrio; Cervetto che, studiando Marx ed Engels, perfeziona la teoria dell’imperialismo unitario e vi include la dinamica specifica della bilancia di potenza e non solo l’espressione politica diretta dei rapporti economici. Il nesso concettuale è della stessa natura, e soprattutto è studiando quel nesso nella strategia di Marx ed Engels che Cervetto arriva all’analoga “”scoperta scientifica”” nel 1968. Questo passaggio, questo perfezionamento della teoria, può allora illuminare il bilancio delle “”Tesi””, e anche la questione dei “”vent’anni”” per l’industrializzazione asiatica. Nelle “”Tesi”” e nelle elaborazioni di quegli anni , la costruzione che argomenta le prospettive della crisi generale dell’imperialismo è ancora legata a quella prima formulazione della teoria dell’imperialismo unitario, la crisi è in primo luogo l’impossibilità per le metropoli di esportare le proprie contraddizioni nelle aree arretrate, una volta che queste aree arrivino alla condizione intermedia di potenze industriali. Beninteso, la dinamica di potenza sin d’allora è già presente nell’analisi di Cervetto, ma solo con i passaggi del 1968 e con l’elaborazione successiva dei primi anni Ottanta matura una concezione dialettica della relazione tra rapporti di forza economici e bilancia delle potenze. Questo passaggio non cancella la precedente formulazione della teoria dell’imperialismo unitario, ma si può dire che ne esprime al meglio le potenzialità: l’imperialismo unitario è unità e scissione, e la scissione passa per crisi parziali e generali dell’equilibrio tra le potenze”” [Guido La Barbera, Lotta comunista. Verso il partito strategia, 1953-1965, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015]”,”ELCx-192″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. Il modello bolscevico, 1965-1995.”,”«Veniamo alla tesi di Engels, cui Cervetto lega la valutazione della crisi. La premessa è l’estensione globale del modo di produzione capitalistico: «Questa constatazione ci permette di comprendere la validità e l’attualità della tesi di Engels sul ciclo prolungato, tesi che Bernstein aveva cercato di utilizzare revisionisticamente ma che in realtà si ritorceva contro il suo tentativo. Marx aveva descritto un ciclo decennale di espansione e di crisi. Engels constata il prolungamento del ciclo e ne individua chiaramente la causa nel fatto che “in ogni parte del mondo si aprono sempre più estesi e numerosi territori alle eccedenze del capitale europeo”. Engels vede soprattutto lo sbocco americano, ma è interessante notare, metodologicamente, che egli si riferisce alla quantità e alla estensione dei nuovi territori di investimento per la produzione capitalistica di plusvalore» [Arrigo Cervetto, “Regolarità storica della crisi”, in: A. Cervetto, “L’imperialismo unitario”, cit.]. Ancora più importante della tesi del prolungamento del ciclo, nota Cervetto, è che per Engels l’estensione del mercato mondiale e la formazione di trust, cartelli e dazi protettivi portano «con sé il germe di crisi più imponenti e regolari» [Guido La Barbera, “Lotta Comunista. Il modello bolscevico 1965-1995”, Edizioni Lotta Comunista, Milano 2017, p. 168) I Quaderni sull’imperialismo di Lenin (pag 131) La questione militare e la strategia (pag 133) La tesi di Engels sul ciclo prolungato (pag 168) La teoria marxista sulla violenza (pag 173) Marx ed Engels e la politica internazionale (p. 348) Le rettifiche di Cervetto (pag 364) Nuove forme di aristocrazia operaia (pag 397)”,”ELCx-214″
“LA-BARBERA Guido”,”La nouvelle phase stratégique.”,”Introduction, glossaire des sigles, chronologie, ceuvres citées, index des noms et nitices biographiques,”,”ELCx-225″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. The Origins, 1943-1952.”,”Preface to the English Edition, Preface, Useful dates, Conclusions, Bibliography, Newspapers of the Workers’ Revolutionary Movement Quoted in the Book, Glossary, Maps, Index of Personal Names, Biographical Profils,”,”ELCx-226″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. Hacia el partido estrategia 1953-1965.”,”Este volumen es la continuación de la historia de Lotta Comunista que habíamos emprendido con el primer volumen sobre el Grupo originario, entre 1943 y 1952. Premisa, Alguna fecha útil para encuadrar la situación, Conclusión, Note, Notas bibliográficas, Glosario, Índice de los nombres, Perfiles biográficos,”,”ELCx-004-FL”
“LA-BARBERA Guido”,”Crisi dell’ordine e pandemia secolare.”,”Cervetto sulle ‘due vie’ per l’Italia (pag 114-115)”,”ELCx-297″
“LABARCA GODDARD Eduardo”,”El Chile de Luis Corvalan. Una entrevista de 27 horas.”,”””Per otra parte, la gestación de nuestro Partido viene desde antes de la Revolución Rusa y tendría que recordar, además, que Recabarren, en 1921 en la Cámara de Diputados, al responder a las acusaciones de los reaccionarios por la defensa que haciá de la Revolución Soviética, les dijo que fueran consecuentes y respetaran el derecho a que los proletarios defendieran la primera revolución proletaria triunfante, así como ellos habían defendido la Revolución Francesa y demás revoluciones burguesas””. (pag 177)”,”AMLx-087″
“LABAREE Benjamin Woods a cura di”,”A Supplement (1971-1986) to Albion’s Robert G. Naval & Maritime History. An Annotated Bibliography.”,”LABAREE B. W. (1927-2021) tra i maggiori storici della storia coloniale e marittima americana. Continua, con questo supplemento del 1988 che aggiunge 2000 opere, la raccolta di Bibliografie iniziate dal professor ALBION Robert G. sulla storia marittima e navale. ALBION R. G. primo storico oceanico americano.”,”QMIx-169-FSL”
“LABBE’ Francois”,”Anacharsis Cloots le Prussien francophile. Un philosophe au service de la Revolution francaise et universelle.”,”Dottore in lettere, professore agrégé, Francois LABBE’ ha pubblicato molti articoli sul teatro nel XVIII e XIX secolo, sugli aspetti letterari della massoneria e sui rapporti franco-tedeschi. Attualmetnte è Direttore della sezione francese del Lycee franco-allemand di Fribourg (RFA). “”L’ influenza dell’ Europa sul resto del mondo sarà irresistibile quando lo stendardo della pacee della libertà sventolerà da Pietroburgo fino a Lisbona. Datemi al Repubblica europea, e avrò ben presto la Repubblica dell’ universo”” (CLOOTS, pag 316) Tesi: Francia catalizzatore della rivoluzione internazionale”,”FRAR-216″
“LABEDZ Leopold a cura; saggi di Christian GNEUSS Samuel BARON F.L. CARSTEN Heinz SCHURER Sidney HEITMAN Z.A.B. ZEMAN S.V. UTECHIN René AHLBERG Morris WATNICK Jürgen RÜHLE Leszek KOLAKOWSKI Adam SCHAFF G.E. RUSCONI”,”Il revisionismo.”,”Il precursore: Edouard BERNSTEIN (saggio di Christian GNEUSS). Tra MARX e LENIN: George PLECHANOV (Samuel BARON). Libertà e rivoluzione: Rosa LUXEMBURG (F.L. CARSTEN). La rivoluzione permanente: Lev TROTSKY (Heinz SCHURER). Tra LENIN e STALIN: Nikolai BUCHARIN (Sidney HEITMAN). Dal Manifesto Comunista alla dichiarazione dell’81 (Z.A.B. ZEMAN). Filosofia e società: Alexander BOGDANOV (S.V. UTECHIN). Il filosofo dimenticato: Abram DEBORIN (René AHLBERG). Relativismo e coscienza di classe: Georg LUKACS (Morris WATNICK). Il filosofo della speranza: Ernst BLOCH (Jürgen RÜHLE). Karl MARX e la definizione classica della verità (Leszek KOLAKOWSKI). Studi sul giovane MARX: una replica (Adam SCHAFF). Appendice alla ed. it: Teoria e azione rivoluzionaria in K. KORSCH (G.E.RUSCONI)”,”TEOC-036 BERN-001 TROS-048″
“LABI Maurice”,”La grande division des travailleurs. Premiere scission de la CGT, 1914 – 1921.”,”Base lavoro tesi di laurea sotto direz di René REMOND”,”MFRx-080″
“LABICA Georges a cura; saggi di LEFEBVRE Jean-Pierre ZAPATA Renè COTTEN Jean-Pierre COIN Jean-Pierre ARENZ Horst RAMALHO Luiz NADEL Henri GUERY Francois DUICHIN Marco SALEM Jean MERCIER-JOSA Solange ROJAHN J. LORAUX Patrice MULLER Hans-Peter WINKELMANN Rainer BADIA Gilbert TOSEL Andrè D’HONDT Jacques BIDET Jacques MAINFROY Claude LEFEBVRE Henri SEVE Lucien BERTRAND Michele TARTAKOWSKY Danielle CAIRE Guy DELAUNAY J.C. GUINCHARD J.J. REICHELT H. FERNANDEZ-DIAZ O., DUPARC J., DAVIDSON A. ROSIER J.M. BEHAR N. NAOUMOV G. GASCH E. RIBAS P. RAPTIS M. BRAVO G.M. VIROLI M. SAGNOL M. COQUERY-VIDROVITCH C. BENOT J., DE ANDRADE M. CHAABAN W. AMIN EL ALEM M. HARMEL M. PEEV Yordan LIANG GU LOI M. HONG Guang-Yob VAN THAO Trinh VILAR Pierre”,”1883 – 1983. L’oeuvre de Marx un siecle aprés. Colloque international 17-20 mars 1983.”,”saggi di LEFEBVRE Jean-Pierre ZAPATA Renè COTTEN Jean-Pierre COIN Jean-Pierre ARENZ Horst RAMALHO Luiz NADEL Henri GUERY Francois DUICHIN Marco SALEM Jean MERCIER-JOSA Solange ROJAHN J. LORAUX Patrice MULLER Hans-Peter WINKELMANN Rainer BADIA Gilbert TOSEL Andrè D’HONDT Jacques BIDET Jacques MAINFROY Claude LEFEBVRE Henri SEVE Lucien BERTRAND Michele TARTAKOWSKY Danielle CAIRE Guy DELAUNAY J.C. GUINCHARD J.J. REICHELT H. FERNANDEZ-DIAZ O., DUPARC J., DAVIDSON A. ROSIER J.M. BEHAR N. NAOUMOV G. GASCH E. RIBAS P. RAPTIS M. BRAVO G.M. VIROLI M. SAGNOL M. COQUERY-VIDROVITCH C. BENOT J., DE ANDRADE M. CHAABAN W. AMIN EL ALEM M. HARMEL M. PEEV Yordan LIANG GU LOI M. HONG Guang-Yob VAN THAO Trinh VILAR Pierre”,”MADS-111″
“LABICA Georges TEXIER Jacques a cura; saggi di André TOSEL Alain PONS Nicola SICILIANI DE CUMIS Valentino GERRATANA Beverly L. KAHN Antonio SANTUCCI Georges LABICA Michele BERTRAND Yves ROUCAUTE Jean ROBELIN Biagio DE-GIOVANNI Jacques TEXIER Jacques BIDET Annick JAULIN Hugues PORTELLI Shlomo SAND Daniel LINDENBERG Detlev ALBERS Giuseppe CACCIATORE Radzislawa GORTAT”,”Labriola d’un siecle à l’autre.”,”Saggi di André TOSEL, Alain PONS, Nicola SICILIANI DE CUMIS, Valentino GERRATANA, Beverly L. KAHN, Antonio SANTUCCI, Georges LABICA, Michele BERTRAND, Yves ROUCAUTE, Jean ROBELIN, Biagio DE-GIOVANNI, Jacques TEXIER, Jacques BIDET, Annick JAULIN, Hugues PORTELLI, Shlomo SAND, Daniel LINDENBERG, Detlev ALBERS, Giuseppe CACCIATORE, Radzislawa GORTAT.”,”LABD-015″
“LABICA Georges DELBRACCIO Mireille, a cura; saggi di Matthias TRIPP Jacques D’HONDT Jacques TEXIER Johannes ROHBECK Gerard BENSUSSAN Alain GOUHIER Saen-Yang KHA Marc SAUTET Pierre KAHN Nicole-Edith THEVENIN Bruno THIRY Jean-Pierre DELILEZ Claude ROCHE Mireille DELBRACCIO”,”De Marx au marxisme.”,”Raccolta diretta da Georges LABICA e preparata da Mireille DELBRACCIO. Saggi di Matthias TRIPP Jacques D’HONDT Jacques TEXIER Johannes ROHBECK Gerard BENSUSSAN Alain GOUHIER Saen-Yang KHA Marc SAUTET Pierre KAHN Nicole-Edith THEVENIN Bruno THIRY Jean-Pierre DELILEZ Claude ROCHE Mireille DELBRACCIO. “”Il testo di Marx che abbiamo lungamente citato contiene a questo riguardo un’ osservazione essenziale che ci riporterà alle nostra analisi precedenti sul rapporto natura-storia: “”In tutte le forme di società in cui domina la proprietà fondiaria, la relazione naturale (die Naturbeziehung) resta preponderante. In quelle in cui domina il capitale, è l’ elemento creato dalla società, dalla “”storia”” (das gesellschaftlich, historisch, geschaffne Element) (1).”””” ((1) nota: Marx, Introduzione del 1857, Jacques Texier nella nota dice che rettifica la traduzione su un punto essenziale: ‘Der Naturbeziehung’ è ‘la relazione naturale’ e non ‘la relazione con la natura’. Le quattro traduzioni francesi di questo testo riprendono lo stesso errore. Si trova pure nella traduzione italiana dei Grundrisse di Enzo Grillo, La Nuova Italia Editrice, Firenze). (pag 66 e 74 (nota))”,”MADS-364″
“LABICA Georges (direzione) DELBRACCIO Mireille (collaborazione) a cura; saggi di Gilbert BADIA Michael LÖWY Jean ROBELIN Domenico LOSURDO Elvira CONCHEIRO Charles KANELOPOULOS Theodor BERGMANN Maurice MOISSONNIER Solange MERCIER-JOSA Claude MAINFROY-PELLIOT Gilbert ACHCAR Jacques TEXIER Josette TRAT Juan TRIAS Enzo TRAVERSO Jaime MASSARDO Pedro RIBAS Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Joao Maria de FREITAS BRANCO Jacques MICHEL Lucien SEVE Henri RADU-FLORIAN Henri MALER Thomas KUCZYNSKI Mohamed MOULFI Guy CAIRE Christian SAVES Micheal VADEE”,”Friedrich Engels, savant et révolutionnaire.”,”Direzione di George LABICA Opera pubblicata con il concorso dell’ Università di Parigi X Nanterre e dell’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del CNRS e della Fondation Jean Jaures. Saggi di Gilbert BADIA Michael LÖWY Jean ROBELIN Domenico LOSURDO Elvira CONCHEIRO Charles KANELOPOULOS Theodor BERGMANN Maurice MOISSONNIER Solange MERCIER-JOSA Claude MAINFROY-PELLIOT Gilbert ACHCAR Jacques TEXIER Josette TRAT Juan TRIAS Enzo TRAVERSO Jaime MASSARDO Pedro RIBAS Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Joao Maria de FREITAS BRANCO Jacques MICHEL Lucien SEVE Henri RADU-FLORIAN Henri MALER Thomas KUCZYNSKI Mohamed MOULFI Guy CAIRE Christian SAVES Micheal VADEE ( saggio di bibliografia Engels) Il “”testamento”” politico di Friedrich Engels: una conversione al revisionismo-riformista? (pag 363) “”E’ che Engels ha sempre manifestato delle posizioni di una grande ortodossia, denudato tutte le ambiguità, allorché si trattava di parlare di democrazia, in seno al movimento operaio””. (pag 369) “”Le posizioni di Engels, riguardo alla democrazia, dovevano caratterizzarsi per una rimarcabile continuità.”” (pag 369)”,”MAES-058″
“LA-BOÉTIE Étienne de, a cura di Enrico DONAGGIO, interventi di Miguel BENASAYAG e Miguel ABENSOUR”,”Discorso della servitù volontaria.”,”””Decidetevi a non servire più, ed eccovi liberi”” (La Boétie’ “”Si erano accorti che c’erano tra noi uomini sazi e ingozzati di ogni sorta di beni di lusso, mentre altri stavano a mendicare alle porte, sbranati dalla fame e dalla povertà; e trovavano strano che quelli, così bisognosi, potessero sopportare una tale ingiustizia; che non prendessero gli altri per la gola o appiccassero il fuoco alle loro case”” (Michel De Montaigne, ‘Saggi’) (in apertura) Etienne de La Boétie (Sarlat, Dordogna 1530 – Germignan, Gironda 1563), filosofo, poeta, umanista, fu molto vicino al pensiero stoico. Consigliere al Parlamento di Bordeaux, tra i protagonisti nei tentativi di riconciliazione ai tempi delle guerre di religione in Francia, morì giovanissimo tra le braccia dell’amico Montaigne, che lo definì “”il più grande uomo del suo tempo””. Enrico Donaggio insegna filosofia della storia all’Università di Torino e all’Università di Aix-Marseille. Ha scritto la postfazione ai ‘Colloqui con Marx ed Engels’, a cura di H.S. Enzensberger, Feltrinelli, 2019. Miguel Benasayag (1953) filosofo e psicanalista di origine argentina, rifugiatosi in Francia, è atorie di molti libri tra cui ‘Elogio del conflitto’ (2008) con Angélique del Rey. Miguel Abensour (1939-2017) ha insegnato Filosofia politica all’Università di Paris VII e diretto il Collège International de philosophie. E’ considerato un raffinato interprete del pensiero utopico. Tra i suoi libri in italiano: ‘L’utopia da Thomas More a Walter Benjamin’ (2015, Inschibboleth) “”Nelle battaglie tanto famose di Milziade, di Leonida, di Temistocle, avvenute duemila anni orsono, ma ancora oggi così vive nella memoria dei libri e degli uomini cose se si fossero svolte l’altro ieri, avvenute in Grecia per il bene dei Greci e per esempio al mondo intero, cosa si pensa abbia dato a un numero di persone tanto esiguo quali erano i Greci non il potere, ma l’animo di resistere alla forza di flotte in grado di oscurare la superficie del mare? Di sbaragliare nazioni in numero talmente grande che la truppa greca non sarebbe stata capace di fornire, all’occasione, neppure i capitani alle armate nemiche? Il fatto che in quei giorni gloriosi non si svolgesse tanto la battaglia dei Greci contro i Persiani, quanto la vittoria della libertà sul dominio, dell’indipendenza sulla cupidigia. È straordinario sentire parlare del valore che la libertà infonde nel cuore di quanti la difendono; ma quel che accade in tutti i paesi, a tutti gli uomini, tutti i giorni, ossia che un uomo solo ne maltratti centomila e li privi della loro libertà, chi mai lo crederebbe se ne avesse soltanto sentito dire, invece di averlo visto di persona? E se ciò accadesse solamente in paesi stranieri e in terre lontane, e ci venisse poi raccontato, chi non penserebbe a menzogna e invenzione, piuttosto che a qualcosa di vero? Si aggiunga, per di più, che non è necessario combattere questo tiranno, non è necessario levarlo di mezzo: si leva di mezzo da sé, a patto che il paese non acconsenta alla propria servitù; non bisogna togliergli nulla, bisogna non regalargli nulla; non è necessario che il paese si dia pena di fare qualcosa per sé, a patto che non faccia nulla contro di sé. Sono infatti i popoli che si lasciano o, piuttosto, si fanno maltrattare, dal momento che, smettendo di servire, sarebbero liberi; è il popolo che si fa servo, che si taglia da solo la gola, che avendo la scelta tra essere servo o essere libero rinuncia all’indipendenza e prende il giogo: che acconsente al proprio male o piuttosto lo persegue. (…) Per conquistare il bene che desiderano, i coraggiosi non temono alcun pericolo, i saggi non rifuggono alcuna pena; i vigliacchi e gli ingordi non sanno invece sopportare il male, né riconquistare il bene. Si limitano a bramarlo, con la viltà a fare da intralcio a questa loro virtù (…)”” (pag 33-35)”,”TEOP-555″
“LA-BOÉTIE Étienne de, a cura di Ugo Maria OLIVIERI”,”Discorso sulla Servitù volontaria.”,”‘Étienne de La Boétie (1º novembre 1530 – 18 agosto 1563) è stato un filosofo, scrittore, politico e giurista francese. Nato a Sarlat, in Francia, rimase orfano in giovane età e fu allevato dallo zio, un curato1. Studiò presso l’Università di Orléans, dove si laureò in giurisprudenza nel 1553. La Boétie è noto soprattutto per il suo “”Discorso sulla servitù volontaria”” (pubblicato postumo nel 1576), una dissertazione retorica sull’arbitrarietà del potere e la libertà individuale. Fu amico intimo di Michel de Montaigne, che curò la pubblicazione delle sue opere e lo menzionò nei suoi “”Essais””2. La Boétie morì di peste a Germignan, vicino a Bordeaux, all’età di 32 anni. La sua opera ha influenzato molti pensatori successivi e continua ad essere studiata per il suo contributo alla filosofia politica e alla teoria della libertà.’ (f. copilot)”,”FILx-016-FMB”
“LABOR Livio”,”In campo aperto.”,”Livio Labor, laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano. E’ stato membro del Consiglio nazionale della DC dal 1954 al 1956 e poi nel 1961. E’ stato consulentedell’Eni e dell’Iri per i problemi del lavoro. La sua attività principale l’ha svolta alle Acli.”,”RELC-024-FV”
“LABORIT Henri”,”Biologia e struttura.”,”LABORIT Henri (1914) ufficiale medico, chirurgo dal 1948, si è dedicato alla ricerca fondamentale in biochimica, neurofisiologia, psicofarmacologia. Si deve a lui l’ introduzione dell’ uso terapeutico della cloropromazina, il primo “”tranquillante””, dell’ibernazione artificiale e di altre droghe ad azione psicotropa. Si è occupato di anestesia e rianimazione. Dirige il reparto ricerche del servizio sanitario della Difesa. “”In due libri ormai vecchi, abbiamo cercato di approfondire l’ analogia tra organismi, cioè tra società cellulari e società umane. Dall’ evoluzione noi possiamo attenderci, piuttosto che una mutazione del nostro patrimonio biologico, la nascita di un nuovo organismo superiore e più complesso, che comprenda l’ insieme degli uomini. (…) L’ analogia non ha d’altronde un carattere unicamente teorico ma attribuisce un significato biologico ad alcuni grandi fenomeni umani come la nascita delle classi sociali, lo schiavismo e il colonialismo, le basi economiche della politica, ecc. e può dunque servire a provocare reazioni meno emotive di quelle che generalmente sono suscitate da uno studio meramente ideologico o tecnicistico di questi problemi””. (pag 113) pag 51″,”SCIx-209″
“LABOUGLE Eduardo”,”La Revolution Allemande de 1918.”,”L’A è stato primo segretario dell’ambasciata argentina a Berlino. Altre sue opere: -Puertos y zonas francas. 1912 -Las pesquerias en los paies bajos. 1912 -La revolution alemana de 1918. 1921 -Jpsé Antonio Miralla. Poete argentin, precurseur de l’Independance de Cuba. 1924 -L’Allemagne dans la paix et dans la guerre. 1924 -Les utopistes de tous le temps. 1926 -Evolution du socialisme allemand.”,”MGER-002″
“LABRANDE Christian a cura”,”La Première Internationale.”,”””Quanto ai mezzi di realizzazione, non ce n’è che uno solo: è la forza che deve reprimere le intrusioni della forza. Si avrà torto a credere che nell’ 89 le riforme proclamate dall’ Assemblea nazionale siano state prodotte da un cambiamento nelle leggi; agli occhi del potere di allora, i costituenti non erano che dei faziosi che si subivano, non si osava cacciare, e se le risoluzioni erano state approvate, lo erano, non perché esse fossero la legge, ma perché i contadini si incaricarono di promulgarle a colpi di forcone, e i cittadini a colpi di picca.”” (intervento di Hins, Congresso Basilea, 1° internazionale) (pag 280)”,”INTP-039″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Delucidazione preliminare.”,”In appendice: a proposito della crisi del marxismo (a proposito del libro di MASARYK T.G. ‘Die philosophischen un sociologischen grandlagen des marxismus-studien zur socialen frage’, WIEN, 1902)”,”LABD-004″
“LABRIOLA Arturo”,”Voltaire e la filosofia della liberazione.”,”Esperienza inglese, superamento della metafisica, anticristo, satira della civiltà, Voltaire ed il socialismo, tolleranza, umanitarismo, significato ed eredità della filosofia della liberazione.”,”FILx-032″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico. (1896) Nuova edizione dei tre famosi saggi di Labriola con i più importanti scritti minori e un’ampia nota bio-bibliografica aggiornata.”,”In appendice: A proposito del libro di Bernstein; A proposito della crisi del marxismo; Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico; Da un secolo all’altro; Post-scriptum all’edizione francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’; Prefazione all’edizione francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’.”,”LABD-001 MADS-196″
“LABRIOLA Antonio a cura Valentino GERRATANA e Antonio A. SANTUCCI”,”Epistolario 1896-1904.”,”La genesi e la diffusione dei saggi sul materialismo storico nel carteggio con CROCE, BERNSTEIN, KAUTSKY”,”LABD-011″
“LABRIOLA Antonio a cura di Bruno WIDMAR”,”Dal secolo XIX al secolo XX. Dall’era della concorrenza al monopolio nascita e lotte del socialismo.”,”Dei quattro saggi di LABRIOLA sulla concezione materialistica della storia, il IV saggio è rimasto incompiuto per la morte dell’A. Benedetto CROCE, pubblicando questo frammento negli ‘Scritti editi e inediti di filosofia e di politica’ (LATERZA, BARI, 1906) gli diede il titolo ‘Da un secolo all’altro’.”,”LABD-014″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luciano CAFAGNA”,”Democrazia e socialismo in Italia.”,”appendice: notizie di alcune conferenze di Antonio LABRIOLA: tentativi conciliazione, patria e socialismo”,”LABD-022″
“LABRIOLA Antonio a cura di MARTINELLI R. DUGINI D.”,”Epistolario 1861 – 1890. La formazione intellettuale e il tirocinio universitario. Lettere a Bertrando e Silvio Spaventa.”,”A cura di Delia DUGINI e Renzo MARTINELLI”,”LABD-025″
“LABRIOLA Antonio; a cura e introduzione di Stefano MICCOLIS”,”La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alle “”Basler Nachrichten””.”,”Stefano MICCOLIS ha pubblicato (1988 e 1990-91) parti inedite dell’ epistolario di Antonio LABRIOLA (1843-1904) e scritto articoli (di argomento anche crociano) su varie riviste. Lavora ad una edizione critica dell’ intero carteggio labrioliano.”,”LABD-031″
“LABRIOLA Antonio a cura di Valentino GERRATANA Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”In appendice: A proposito del libro di BERNSTEIN; A proposito della crisi del marxismo; Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico; Da un secolo all’altro; Post-scriptum all’ediz francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’; Prefaz all’ediz francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’.”,”LABD-032″
“LABRIOLA Antonio; a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. I. 1861-1880.”,”Stefano MICCOLIS, nato a Corato nel 1945, ha dedicato un abbondante ventennio alla ricerca in archivi pubblici e privati del ricco carteggio di Antonio LABRIOLA, del quale ha pubblicato parti inedite nel 1988 e 1992. Sulla vicenda politico-intellettuale del filosofo ha scritto articoli in varie riviste. E ha pubblicato saggi in opere collettanee (v. retrocopertina).”,”LABD-035″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL PANE”,”La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele (1871).”,”””Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, (Socrate) eccitava stupore per la moderazione, e per la presenza d’ animo che non l’ abbandonavano mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi interlocutori, non prendeva mai il tono dell’ esortatore ma condiva di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare l’ altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l’ udivano il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e delle proprie capacità””. (pag 44).”,”LABD-036″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL PANE”,”La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele (1871).”,”””Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, (Socrate) eccitava stupore per la moderazione, e per la presenza d’ animo che non l’ abbandonavano mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi interlocutori, non prendeva mai il tono dell’ esortatore ma condiva di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare l’ altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l’ udivano il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e delle proprie capacità””. (pag 44).”,”FILx-208″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL-PANE”,”Scritti e appunti su Zeller e su Spinoza 1862-1868.”,”””La memoria non è per Spinoza vera conoscenza. Il nesso delle idee in essa non esprime il nesso reale delle cose””. (pag 74) “”Spinoza è stato l’ avversario più dichiarato del libero arbitrio. Riposando tutta la sua filosofia sul concetto causale, la libertà del volere gli è sparita dagli occhi come un fantasma dell’ immaginazione”” (pag 113)”,”FILx-209″
“LABRIOLA Antonio a cura di Valentino GERRATANA”,”Scritti politici, 1886-1904.”,”Antonio LABRIOLA (1843-1904) fu professore universitario a Roma dal ’74 fino alla morte. Scrisse importanti saggi sulla concezione materialistica della storia raccolti e pubblicati da CROCE tra il 1895 e il 1898 e poi ripubblicati da GARIN nel 1969. “”La predica astratta del socialismo è una vanità intellettuale, procedente deal vecchio pregiudizio, che dalle idee vengan le cose, mentre nelle cose e dalle cose appunto germogliano, nascono e si alimentano le idee: e il socialismo non è e non può essere che il riflesso mentale e teorico della rivoluzione proletaria, che spontanea ed imperiosa si prepara già in tutto il mondo civile. I riformatori a buon mercato, i progettisti d’ ogni maniera, gli inventori di ripieghi legali, danno prova di sognare ad occhi aperti, se non vedono che dove non è forza non è diritto,…”” (pag 255)”,”LABD-037″
“LABRIOLA Antonio a cura di Eugenio GARIN”,”La concezione materialistica della storia.”,”Antonio LABRIOLA (1843-1904) fu professore universitario a Roma dal ’74 fino alla morte. Scrisse importanti saggi sulla concezione materialistica della storia raccolti e pubblicati da CROCE tra il 1895 e il 1898 e poi ripubblicati da GARIN nel 1969. Intervenne autorevolmente con saggi e lettere nel dibattito teorico della Seconda Internazionale. “”Torno per un momento sulla questione del tradurre. L’ Antidühring è il libro che prima di ogni altro conviene che entri nella circolazione internazionale. Pochi libri che io conosco, che possano stargli a paro, per densità di pensiero, per molteplicità di punti di vista, per duttilità di penetrazione suggestiva. Può essere una medicina mentis per la gioventù intellettuale…”” pag 211)”,”LABD-038″
“LABRIOLA Antonio”,”Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904.”,”””Turati, Avanti e simile genìa son tutta marmaglia. Conosci tu il professore Triantafillis? Dammi qualche ragguaglio preciso sul suo conto. Mi occorre. Io fino a ieri ho creduto che il governo italiano, fatto in certo modo prigioniero dell’ opinione pubblica, avrebbe capito perché via dovesse mettersi. Ma non pare che il Rudinì abbia mai avuta la vocazione di capire. Quale più bella occasione per ridurre la triplice ai mini termini (prima che sparisca)- scomporre la duplice, e cacciarsi nelle cose d’ Oriente con una politica propria, nella quale sarebbe possibile di conciliare l’ utile col dilettevole – il calcolo con l’ altruismo. La storia non ha sempre i suoi interpreti. La peggior figura l’ hanno fatto i socialisti tedeschi – e in capite il Vorwärts. Che ci siano in mezzo a loro molti piccoli borghesi Inhaber di azioni delle banche creditrici della Turchia si sa – ma che un grande partito si dia l’ aria di non capire una situazione nuova perché Marx ed Engels 20 anni fa credevano utile la conservazione della Turchia contro l’ invasione russa – è – via cosa che rasenta il cretinismo.”” (pag 199-200) (lettera di Labriola a Croce, 11 marzo 1897)”,”LABD-039″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo historico.”,”””Tanto la accion reciproca de los diferentes factores, sin la cual ni es posible el mas simple relato, como las noticias mas o menos seguras sobre los origines y las variaciones de los mismos factores, requerian la investigacion y el pensamiento mucho mas de lo que la solicitaban la narracion configurativa de aquellos grandes histoiradores que son verdaderos y propios artistas””. (pag 53)”,”LABD-040″
“LABRIOLA Arturo”,”Salvate l’ Italia! (Dopo il fascismo).”,”””Vorrei appunto ritornare a quella lettera di Federico Engels del 18-28 marzo 1875, ad Augusto Bebel, sul progetto di programma detto di Gotha. Fra le varie cose che l’ Engels rimproverava ai social-democratici tedeschi erano, oltre lo “”statalismo”” di tendenza lassalliana, tanto la tenue accentuazione dell’ internazionalismo, quanto lo scarso riconoscimento dell’ importanza del movimento sindacale per l’ avvenire del socialismo. Scriveva, catalogando i motivi della sua avversione a quel programma: “”In secondo luogo il principio dell’ internazionalismo del movimento operaio è per così dire completamente negato per il presente, e ciò da parte di gente che, durante cinque anni e nelle circostanze più difficili, hanno rivendicato quel principio. Il fatto che gli operai tedeschi sono oggi alla testa del movimento europeo riposa prima di tutto sull’ attitudine veramente internazionale che essi hanno avuto durante la guerra; non c’è un altro proletariato che si sarebbe così ben condotto. (…)”” (pag 81) “”Entrati come saremmo (si vede!) nella fase planetaria della storia, la questione dell’ appartenenza di un blocco di terra a questo o quell’ ente costituzionalmente sovrano, ha perduto gran parte della sua importanza. L’ Austria habsburgica visse inconsapevolmente di questa illusione per qualche secolo, consapevolmente almeno dal 1866. Gli scrittori socialisti (K. Renner, Otto Bauer, ecc), che, sul tramonto di essa, tentarono un’ ultima giustificazione dell’ Austria nazionalmente composita, quindi di un’ Austria internazionale, sostennero appunto la tesi che la Nazione è un’ entità giuridica, non un’ entità territoriale, e che i componenti di una Nazione possono appartenere ad essa – nel senso di dipenderne giuridicamente- senza che la Nazione sia territorialmente sovrana sui luoghi dove essi si trovano. Ciò non impedì all’ Austria “”internazionale””, antesignana e prototipo dei futuri Stati Uniti d’ Europa, di precipitare in rovina nel 1918…””. (pag 135)”,”ITAP-078″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. II. 1881-1889.”,”””Sciosciammoca, cioè il Popolo Italiano sta bene. L’ asta elettorale procede benissimo. Il Popolo Romano ne ingrassa dalla gioia – i Gesuiti sono su tutte le furie perché si dà loro la colpa d’ avere educato cotesti bricconcelli. Dicono che è roba da Scolopi, e non da pari loro. Dicono che anche un nostro amico scrive da Scolopio (…)””. (Lettera di A. Labriola a Bertrando Spaventa, 17 ottobre 1882) (pag 45-46) “”Caro Gnoli, Poco fa son venuto alla Biblioteca a chiedere il Bri(n)ckmeier (manuale di scienza cronologica) che mi fu negato perché si trova nella sala riservata. Credo che in massima non convenga sottrarre al prestito molti più libri di quello che il regolamento generale prescrive; ma nel caso speciale il Brinckmeier è proprio un libro di studio, e punto di semplice consultazione. Perciò ti prego di autorizzarmi a prenderlo. (…)”” (Labriola, 1883) (pag 57)”,”LABD-041″
“LABRIOLA Antonio”,”L’ università e la libertà della scienza.”,”Discorso pronunciato da Labriola nel 1896 all’ Università. A. Labriola diede a Croce piena licenza di pubblicazione. “”Questa è per ora la sola riforma urgente a completare il nostro ordinamento. Essa ne trarrà dietro delle altre naturalmente; come p.e. la riforma del sistema delle tasse, che a molti pare di grande importanza, e a me invece secondaria affatto. E passo sopra all’ eventuale sparizione di parecchie Università, che pur può essere una conseguenza del cambiato sistema. Professori e studenti si troverebbero a migliore agio gli uni verso gli altri. I tumulti universitarii, che si rinnovano con fastidiosa periodicità, finirebbero per sempre. Non ebbero mai cause direttamente politiche, come sognano alcuni. Germogliano quasi sempre da un indeterminato sentimento di disagio, che la fantasia moltiplica, e l’ inesperienza giovanile fa trascendere in atti inconsiderati.”” (pag 22)”,”LABD-042″
“LABRIOLA Antonio”,”Scritti vari di filosofia e politica. Raccolti e pubblicati da B. Croce.”,”Recensione al libro di LINDNER ‘Psicologia della societa’. “”Il Lindner è un herbartiano: non certo di quelli che si sono segnalati nella scuola per averne accresciuto il capitale scientifico con un ricco tributo proprio, ma pur notevole per molti lavori degni di non poca lode. (…) (pag 91) “”La psicologia sociale è una parte della sociologia. In questa, quando si prenda a guardarla nel suo complesso, la statistica corrisponde alla generale ricognizione dei fatti immediati; di quei fatti similari, che è possibile raccogliere in tutta la distesa dello spazio e del tempo. Quei fatti, raccolti che sieno, danno luogo a due specie di problemi: perché altro è indagare quali siano le azioni reciproche degli individui, dalle quali procedono le leggi dello scambio economico; altro è sapere su che fondamento riposi lo scambio delle forze psichiche degl’ individui; in quanto coscienza, sentimento e volere. Questa seconda sorta di problemi costituisce l’ oggetto proprio ed esclusivo della psicologia sociale””. (pag 95) “”Noi italiani, che ci siamo vista crescere strepitosamente la potenza inglese e francese qui attorno a noi nel Mediterraneo, proprio dacché ci siamo ricostituiti ad unità di Stato; noi che vediamo di continuo svolgersi l’ influenza austriaca nei Balcani, e passare di sopra a quella influenza la merce tedesca e il capitale tedesco oramai invasore della Turchia asiatica, – noi platonicamente aspetteremo gli arbitrati, senza cercare i modi e senza tentare le vie per aumentare le condizioni materiali di nostra potenza, senza ulteriori sforzi di quell’ arte politica, la quale è non solo abilità, ma è prestigio ed esercizio di forza?”” (pag 425) Sull’ espansione coloniale (da un’ intervista): “”Gli interessi dei socialisti non possono essere opposti agli interessi nazionali, anzi li debbono promuovere sotto tutte le forme. Gli Stati d’ Europa – vi ripeto concetti e frasi che ho altra volta espressi – sono in un continuo e complicato divenire, in ciò che ambiscono, conquistano, assoggettano e sfruttano in tutto il resto del mondo. L’ Italia non può sottrarsi a questo svolgimento degli Stati che porta con sè uno svolgimento dei popoli. Se lo facesse, e potesse farlo, in realtà si sottrarrebbe alla circolazione universale della vita moderna, e rimarrebbe arretrata in Europa. Il movimento espansionista delle nazioni ha le sue ragioni politiche profonde nella concorrenza economica””. (pag 433-434)”,”LABD-044″
“LABRIOLA Arturo”,”Reforma y revolución social (La crisis práctica del partido socialista).”,”””La violenza è il parto di tutte le vecchie società che portano in grembo la nuova. Essa è giustamente una potenza economica””. (Marx, il Capitale, 1, 4 ediz, p. 716) Cittadino in armi. “”La rivoluzione procede inesorabile nel suo cammino. Distrugge tutte le barriere che esistono tra il cittadino e lo Stato. Ciò che risulterà dal processo rivoluzionario sarà la polarizzazione dell’ individuo elettore e dello Stato. “”Hanno lì – dice Taine, il vero sovrano: l’ elettore guardia nazionale e votante. Egli è che la Costituzione ha fatto re; in tutti i gradi della gerarchia, egli sta lì con il suo suffragio per delegare l’ autorità e con il suo fucile per fortificare l’ esercito”” (H. Taine, La rivoluzione, pag 263) (pag 39)”,”MITS-236″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. III. 1890-1895.”,”Questo terzo volume raccoglie tutta la corrispondenza di LABRIOLA con ENGELS e quasi per intero il carteggio con Filippo TURATI. Vi sono anche scambi epistolari con A. COSTA, C. PRAMPOLINI, P. MARTIGNETTI, A. SCHIAVI, K. e L. KAUTSKY, E. BERNSTEIN, V. ADLER, W. ELLENBOGEN, R. FISCHER, J. GUESDE, F. LESSNER, W. LIEBKNECHT. C’ è uno scambio di lettere con CROCE e iniziano le prime missive a W. SOMBART. Le lettere inedite sono 22 di cui 14 di LABRIOLA. “”Ma in ciò io non mi accordo con voi, ché Voi sembrate sdegnarvi perché il partito non c’è, perché esso non è nato magicamente al nostro fiat; io cerco di spiegarne le complesse cagioni (ohibò! ch’io fossi più critico di un professore?!) per cui il partito è ancora allo stato di nebulosa””. (pag 114, Labriola a Turati, 17 gennaio 1891)”,”LABD-046″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. IV. 1896-1898.”,”Il nucleo centrale di questo volume è costituito dalle lettere (259) a Benedetto CROCE, cui si aggiungono quattro risposte del giovane filosofo, due delle quali appartengono ad un breve periodo (novembre 1898 marzo 1899) l’ unico che ci consenta di avere un’ idea dell’ intenso rapporto stabilitosi tra maestro e discepolo. Il volume comprende inoltre la parte più consistente delle lettere dirette a Eduard BERNSTEIN, Richard FISCHER, Karl e Luise KAUTSKY, Romeo SOLDI, GIovanni GENTILE, Igino PETRONE, Mario Luigi PATRIZI. C’è anche un carteggio con il leader socialista Boleslaw Antoni JEDRZEJOWSKI. Ci sono 26 lettere inedite di LABRIOLA, nove delle quali allo storico tedesco Alexander CARTELLIERI. Alcune lettere sono in tedesco. “”E poi c’è troppa business in tutto il socialismo!”” (dalla lettera di LABRIOLA a K. KAUTSKY, 29 agosto 1897, pag 375)”,”LABD-047″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Marzio ZANANTONI”,”Del socialismo e altri scritti politici.”,”Antonio LABRIOLA (Cassino 1843-1904) dopo aver rececito il pensiero di Hegel attraverso la lezione di Bertrando SPAVENTA ed aver militato nell’ ambito della Destra moderata napoletana, negli anni Settanta e Ottanta se ne distacca per aderire definivamente, negli anni ’90 al marxismo. Terrà un fitto epistolario con F. ENGELS e i maggiori protagonisti della socialdemocrazia tedesca e del socialismo europeo diventando uno dei maggiori artefici della nascita del socialismo e del marxismo in Italia. Mario ZANANTONI si occupa da anni di Antonio LABRIOLA e di stora dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento. “”Dottrina di apostoli, di precursori, di scuotitori di dormienti, il socialismo mira a risolvere i problemi che gli scettici ignorano, i liberali rimandano in infinito, i demagoghi sfruttano””. (pag 61-62)”,”LABD-049″
“LABRIOLA Antonio”,”Tre prelezioni sulla storia e il materialismo storico. In memoria del manifesto dei comunisti.”,”Motto della casa editrice ‘Non temete nuotare contro il torrente’. “”Capire è superare”” dice Hegel (pag 25) Le tre prelezioni sono state trascritte dal Dr. A.F. FORMIGGINI, e hanno fatto parte del corso di filosofia della storia che Antonio LABRIOLA tenne nell’ Università di Roma nell’ anno scolastico 1902-1903. Esse furono per la prima volta pubblicate dalla casa editrice Laterza nel 1906 in un volume di scritti vari di A.L. raccolti da B. CROCE. “”La parola storia, per nostra confusione, è adoperata ad esprimere due ordini di nozioni diverse, e cioè l’ insieme delle cose accadute, e quell’ insieme di mezzi letterari che sono adoperati per tentarne la esposizione. (…) Quindi la domanda che alcuni si fanno se la storia possa diventare una scienza, esige una doppia trattazione, secondo che noi pigliamo la parola nel primo o nel secondo significato.”” (pag 9) “”Perché, se occorreva appunto al ritrovamento dei definitivi principi del materialismo storico il genio del comunista Marx, che appunto perché comunista si trovava posta ad infinita distanza dalla difesa del presente ordine sociale (capire è superare, dice Hegel), ciò non vuol dire che le sorti ulteriori del materialismo storico come dottrina dipendano dalle “”séances pratiques”” del socialismo. Poniamo che l’ ordine attuale della società civile d’ Europa col predominio della classe borghese si perpetuasse ancora per secoli, ciò per nulla contradirebbe al materialismo storico, perché tale perpetuarsi dimostrerebbe soltanto che la società della concorrenza può vivere ancora. E’ vero che Bebel, alcuni anni fa, prometteva una repubblica sociale in Germania per l’ anno 1910; ma io oltre che io non so se Bebel coglionasse il prossimo, è certo che al Bebel non ho mai offerto una cattedra di Filosofia della Storia””. (pag 25)”,”LABD-050″
“LABRIOLA Arturo”,”Finanza ed Economia. Saggi.”,”””Ciò, dunque, che lo Stato intende produrre nel caso dell’ assunzione d’una impresa pubblica è la ‘garentia d’un interesse generale’, non già il ‘bene specifico’. Questa circostanza deve tenersi bene in mente allorché si vuole affrontare la ‘vexata quaestio’ del prezzo dei servizi pubblici, in tutti i casi di statizzazione o di municipalizzazione. Bisogna infatti escludere che lo Stato avochi a sè una impresa per convenienza di guadagno. E’ vecchio assioma che lo Stato amministri male. Ora tenendoci in disparte da ogni valutazione del citato assioma, noi dobbiamo sempre, nei casi di statizzazione, rievocare lo scopo dell’ atto. Il quale come è l’ assicurazione del realizzamento d’ uno scopo collettivamente sentito dagli innumerevoli individui che compongono la società o da una parte determinata di essi, non può proporsi fini sussidiari, che in parte frusterebbero lo scopo diretto. Nessun’idea di guadagno può immediatamente dirigere o ha storicamente diretta le varie specie di statizzazioni (o municipalizzazioni). Quindi allorché lo Stato ha potuto reintegrare le somme che la speciale produzione gli costa, esso non deve chiedere altro””. (pag 143)”,”ECOT-107″
“LABRIOLA Arturo”,”La “”Comune”” di Parigi. Raccolta di otto conferenze.”,”Manifesto sezione berlinese dell’ Internazionale ai lavoratori francesi (pag 38) Lettera di Marx pubblicata nel Sozialdemokrat del 1865 e riprodotta nella tradzione tedesca della Misere de pa Philosophie (Stuttgart, 1892) pag XXVI-XXIX) (pag 84) “”Proudhon inclinava per natura alla dialettica. ma come egli non comprese mai la dialettica scientifica, il suo spirito lo condusse soltanto alla sofistica””. (pag 86) Manifesto della Comune ai contadini (pag 218) Sesta conferenza: Blanqui (pag 227) Giudizio di Engels su Blanqui. “”Engels, scrivendo di Blanqui, dice: “”Blanqui non è essenzialmente che un rivoluzionario politico, socialista di sentimento, pieno di simpatia per i dolori del popolo, ma egli non possiede nè una eoria socialista, nè formule determinate o proposte pratiche per risolvere i difetti della società. Nella sua attività politica egli fu essenzialmente un “”uomo del fatto”” pieno della fede che una piccola minoranza organizzata, la quale tenti al momento giusto un colpo di mano decisivo, dopo qualche successo, trascinerà con sè la massa e farà la rivoluzione vittoriosa””. Ora resta a spiegare in che modo questo “”uomo del fatto”” questo puro “”rivoluzionario politico”” sia diventato il vero maestro del socialismo spontaneo francese e, indirettamente uno dei più grandi educatori del socialismo internazionale.”” (pag 228)”,”MFRC-114″
“LABRIOLA Arturo”,”Studio su Marx. Seconda edizione corretta con appendice di Giorgio Sorel.”,”Labriolino: “”Marx è stato un poco felice teorizzatore della società mercantile: il suo sistema di spiegazioni di quella società non convince. Ma noi vediamo che dove Marx ci ha dato una teoria del capitalismo, il suo sguardo aquilino è giunto infinitamente più lontano di tutti gli altri economisti.”” (pag 182) “”La paura di una ‘crisi generale permanente’ è fanciullesca. L’ indole della crisi è di cercare automaticamente la propria soluzione. Ma nei limiti stessi in cui il sistema capitalistico tende a dare la prevalenza alla produzione non per il consumo, ma per la produzione medesima, il pericolo della sovrapproduzione cronica diventa inconcepibile. Naturalmente accadrà sempre che le forze produttive si distribuiscano in maniera eterogenea, e perciò si svilupperanno forze che tenderanno a stabilire una più esatta proporzione fra di esse. Ma la sovrapproduzione cronica (proprio cronica!) nel senso in cui mostra di temerla il Kautsky, è un non-senso, perché evidentemente la produzione si sarebbe arrestata prima (1). Marx non ha saputo misurare l’ influenza che il mercato esercita sulla produzione.”” (pag 239-240) (1) “”Es ist klar, die kapitalistiche Produktion wird von dem historischen Moment an zur Unmöglichkeit… sobald die Überproduktion kronisch wird””, K. Kautsky, Bernstein und das sozialdokratische Programm, Stuttgart, 1899 pag 142″,”MADS-403″
“LABRIOLA Arturo”,”Al di là del capitalismo e del socialismo.”,”””Vediamo ora che ne è di questa definizione che gli invoca così spesso: la produzione di plus-valore, “”questo segreto della società moderna””. Ahimé! E’ appunto qui che Marx smentisce se stesso con una di quelle sublimi inconseguenze che sono la caratteristica dei temperamenti più vivi e più ricchi ed ai quali non è la teoria od il vero oggetto che importano, ma le loro conseguenze pratiche. Marx dichiara esplicitamente: “”Il capitale non ha inventato il plus-valore. Dovunque una parte della società possiede il monopolio dei mezzi di produzione, il lavoratore, libero o non, è costretto ad aggiungere al tempo di lavoro necessario al suo sostentamento, un di più destinato a produrre la sussistenza del proprietario dei mezzi di produzione”” (Capital, I, pag 101). Per conseguenza, il lavoro in più od il plus-lavoro (che diventa in seguito il plus-valore per il fatto che il lavoro si trasforma in valore in ogni società mercantile) non è un fenomeno specifico della società capitalistica.”” (pag 146-147) “”Egli (Marx, ndr) scriverà: “”In linea generale, il sopra-lavoro, o il lavoro in quantità più considerevole di quanto esigano i bisogni del lavoratore, è inevitabile in tutte le organizzazioni””. (Capital, III, 2° parte, trad. fr., pag 418). E fra queste organizzazioni economiche bisogna citare anche la…””futura società comunistica, allorquando verrà””. Infatti, Marx scrive alla pagina seguente: “”Il capitalismo contribuisce al progresso delle società stranendo il sopra-lavoro con procedimenti e forme più favorevoli di quelle dei sistemi precedenti (schiavitù, servaggio, ecc.) ed allo sviluppo delle forze produttive, all’ stensione dei rapporti sociali ed alla nascita dei fattori di una cultura superiore. Esso prepara così una forma più elevata nella quale una delle parti della società non godrà più a detrimento dell’ altra del potere e del monopolio dello sviluppo sociale, con tutti i vantaggi materiali ed intellettuali comuni, e nella quale il sopralavoro avrà per effetto la riduzione del tempo consacrato al lavoro materiale generale””. (…)””. (pag 148) “”Occorre tuttavia notare che la separazione del socialismo e dell’ anarchismo si è operata più nel dominio del metodo che su un terreno di principii. L’ appello alla violenza – nozione che d’altra parte non è essenziale nell’ anarchismo -, il rifiuto dell’ azione parlamentare, la concezione anti-unitaria del movimento operaio, tutto ciò ha costituito l’ insieme delle circostanze fondamentali che hanno provocata la separazione fra socialismo ed anarchismo, portabandiera delle idee in questione””. (pag 306)”,”TEOC-404″
“LABRIOLA Arturo”,”Spiegazioni a me stesso. Note personali e culturali.”,”Citazione versi di Heine in apertura. (in tedesco) “”Il riformismo turatiano non era – come esso stesso amava presentarsi – una forza che si proponeva di realizzare il socialismo per le vie delle riforme graduali da introdurre nella società. Esso era piuttosto un movimento politico il quale, nello sforzo di realizzare i propri ideali, talvolta prescindeva dalla natura del Principato e tal altra sembrava volesse utilizzarlo. I repubblicani, nelle polemiche che infuriavano fra essi e i socialisti del gruppo turatiano, mettevano spesso in rilievo questo carattere condizionalmente monarchico del movimento.”” (pag 112) “”Ma quando il discroso cade intorno alle origini (dottrinali) del fascismo, ci cascano in mezzo Nietzsche e Sorel. Credo che i due nomi s’invochino a torto. Lasciamo stare il Nietzsche; debbo però sommessamente osservare che il Sindacalismo rivoluzionario, quale almeno lo abbiamo elaborato il Sorel, io, il Lagardelle e il Berth, non può essere citato in linea col fascismo, né come antenato, né come consanguineo: è un’altra cosa, migliore o peggiore non importa (…)””. (pag 122) “”Singolare è anche in questo la coincidenza fra il pensiero del Mach e quello del Marx. In una lettera a Kugelmann, che non vedo citata in questa polemica, il Marx scriveva: “”il pensiero è esso stesso un pezzo del processo della Natura”” (Neue Zeit, XX annata, II volume, p. 222). Questa è appunto la tesi del Mach.”” (pag 153)”,”MITS-307″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Luigi DAL-PANE”,”Saggi intorno alla concezione materialistica della storia. IV. Antonio Labriola, Da un secolo all’ altro. Considerazioni retrospettive e presagi. Ricostruzione di Luigi Dal Pane.”,”‘Alla venerata memoria di Antonio Labriola, maestro perpetuo dedico questo lavoro di ricostruzione’, Luigi Dal Pane Posto dell’ Europa nel mondo (pag X) “”‘Benchè’ i politici inglesi abbiano più volte predicato la loro astensione dalle cose del mondo, ‘l’ Inghilterra’ ha le mani dovunque. (…) Londra è il centro del mondo abitato. Tutto ciò è accaduto non per guerra con le potenze politiche di altri paesi (incidente della Crimea, evitata guerra con l’ Afghanistan), ma per accomodazioni con i barbari, per piccole scaramucce coloniali, con opportuni bombardamenti, con il dilazionare o con il rigirare la politica europea interna.”” (pag 61) Mediterraneo (XVIII) Divisione del lavoro. “”La ‘spartizione’ sociale del lavoro in lavoro di campagna e d’industria ‘si muove’ tra questi estremi: Austria-Ungheria, Italia e Scandinavia con più del 50% all’ agricoltura ‘da un lato’ e Inghilterra con il 15% ‘dall’ altro’. ‘Degli altri paesi l’ America ha una popolazione di attivi nell’ industria da bilanciare gli occupati nell’ agricoltura.’ La Francia ha il 40% circa dei Thätige all’ agricoltura per il gran numero dei piccoli proprietari. ‘La’ Germania ‘ha il 49% circa di occupati’ nell’ industria, commercio e trasporti, ossia un milione in meno dell’ Inghilterra, ‘che’ ha ‘una’ popolazione industriale di circa 9 milioni ‘di fronte ad una’ popolazione ‘totale di circa’ 40 milioni, ’12 circa meno della Germania’. ‘L’Inghilterra è dunque’ la grande officina del mondo, ‘un curioso’ contrasto con la vicina ‘Irlanda’!”” (pag 68) ‘ ‘ in corsivo “”La maggior parte della lana ancora nel 1860 si produceva in Europa. Ora il rapporto è capovolto. ‘Abbiamo infatti una produzione mondiale di lana grezza (in migliaia di Pounds) così distribuita nelle parti del mondo. Produzione nel 1902 Nord America 336.300 Sud America 562.590 Europa 873.890 Asia 193.220 Africa 130.290 Oceania 554.810 Totale 2.651.100 (1000 ibs.) Nella elaborazioni in tessuti tiene il primo posto l’ Inghilterra.”” (pag 88-89) Marx, il marxismo e la Prima Internazionale. (da pagina 127) “”L’ acuita emigrazione è un’altra rivelazione grave. Mentre la borghesia italiana è tenuta stretta dalla borghesia degli altri paesi, mentre ha di contro l’ internazione capitalistica e quella del papa, sorge un moto operaio certo in ogni parte savio nei mezzi e giusto apprezzatore degli effetti. Ma che fare? Rompere la doppia linea francese e inglese nel Mediterraneo? Dov’è il Caio Gracco che deve fondare la nuova colonia di Cartagine?”” (pag 131)”,”LABD-056″
“LABRIOLA Antonio”,”Saggi intorno alla concezione materialistica della storia. I. In memoria del Manifesto dei comunisti.”,”Saint-Simon e Fourier. “”Ma per divinazione afferrarono alcuni lati notevoli dei principi direttivi della società senza antitesi. Il primo concepì nettamente il governo tecnico della società, senza dominio dell’ uomo su l’ uomo; e l’ altro indovinò, intravide e presagì, attraverso a tante e tante stravaganze di una lussureggiante e irrefrenata fantasia, non pochi aspetti notevoli della psicologia e della pedagogica di quella convivenza futura, nella quale, secondo l’ espressione del Manifesto: ‘il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti’. Il Saintsimonismo s’era già dileguato quando il Manifesto apparve. Il Fourierismo invece fioriva in Francia, e, per l’ indole sua, non come partito ma come scuola.”” (pag 38) Nota (1) “”Non sono alieno dal riconoscere con Anton Menger, che Saint-Simon non fu veramente utopista, come furono in forma spiccata, tipica e classica, Fourier ed Owen (pag 38) “”L’ Italia non fu, per ragioni ovvie, terreno proprio di una autogenetica formazione di idee e di tendenze socialistiche. Filippo Buonarroti, il compagno di Babeuf, e fu poscia più tardi il rinnovatore del Babuvismo nella Francia di dopo il 1830! Il socialismo fece la sua prima apparizione in Italia ai tempi della ‘Internazionale’, nella confusa e incoerente forma del Bakuninismo; e non come movimento di massa proletaria, ma anzi come di piccolo borghesi, di ‘déclasses’ e di rivoluzionari per impulso e per istinto.”” (1′) (pag 71) Nota (1′) “”Diverso fu il caso della Germania. Ivi, di dopo il 1830, il socialismo venuto di fuori si diffuse come corrente letteraria, e subì le alterazioni ‘filosofiche’ di cui Grün fu il rappresentante tipico. (…)”””,”LABD-057″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Lettere inedite (1862-1903).”,”Lettera a Domenico Gnoli del 21 febbraio 1883: “”Caro Gnoli, Poco fa son venuto alla Biblioteca a chiedere il Brinckmeier (manuale di scienza cronologica) che mi fu negato perché si trova nella ‘sala riservata’. Credo che in massima non convenga sottrarre al prestito molti più libri di quello che il regolamento generale prescrive; ma nel caso speciale il ‘Brinckmeier’ è proprio un ‘libro di studio’, e punto di semplice consultazione. Perciò ti prego di autorizzarmi a prenderlo. (…)””. (pag 94-95) Il partito socialista e il parlamentarismo. Lettera a Andrea Costa, Roma, 29 giugno 1894. “”(…) Ora poi visto il contegno dei nostri deputati durante la discussione finanziaria: – che ciascuno ha fatto e parlato di capo suo – mi son persuaso che passerà del tempo prima che i socialisti italiani trovino modo di dire che cosa vogliono. La situazione generale della politica europea diventa grave – e quello che i socialisti potrebbero e dovrebbero fare ora si riduce a questo: non impedire, e possibilmente favorire la formazioe della repubblica.”” (pag 240-241) A proposito dei concorsi e raccomandazioni. Lettera a Carlo Fiorilli, Roma, 29 marzo 1903. “”(…) Pare che il più fortemente raccomandato sia il ‘Tombesi’ (Istituto di Pesaro). Io non so nulla dei suoi scritti. Ho visto citato un suo lavoro su la industria del ferro in Italia. Certo non è libero docente, e non ha mai concorso a cattedre universitarie. Voglio dire solo che non è un uomo illustre, come parve per un momento il Graziadei (ora all’ Istituto Tecnico di Milano) il quale da socialista militante fu arrestato nel 1898, e l’ anno dopo fece molto parlare di sé per un ‘pamphlet contro’ Marx. Entrò subito negl’ Istituti Tecnici. E’ anche cugino di Codronchi e di Guiccioli. Come vedete non si trattra di far proprio un grave torto, né a persone eminenti, né a persone ‘del tutto bisognosee d’un posto’. Si tratta più o meno di quasi eguali. Nel concorso al posto di Capodivisione il caso è diverso. Ci sono persone ‘notevoli’. (…)””. (pag 394-395)”,”LABD-058″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”I problemi della filosofia della storia.”,”Nella Nota bibliografica si citano le opere (su Labriola) di CROCE, S. DAMBRINI PALAZZI, L. DAL-PANE, S. BRUZZO, G. MASTROIANNI, M. ROSSI, E. GARIN, A. GUERRA, B. WIDMAR, V. GERRATANA, F. SBARBERI. Sociologia, psicologia sociale. “”Alcuni anni fa io feci oggetto d’una critica, direi quasi spietata, un manuale di ‘psicologia sociale’ uscito dalla penna di uno dei minori scrittori della scuola herbartiana, e tengo fermo anche oggi nei miei dubbi e nelle mie riserve per rispetto alle formule troppo recise di qualsivoglia psicologia sociale; appunto perché vedo quanto ci sia di frettoloso e di poco conclusivo nella più parte dei libri che pigliano a fondamento delle loro indagini il cosiddetto spirito collettivo, e con tal proposito innalzano un edificio di bella apparenza, ma tutto fatto di frasi analogiche: del quale appunto non è chi possa scolpare lo Schäffle; scrittore per altri rispetti notevolissimo. Io credo, insomma, che in cotesto genere di studi siamo ancora allo stadio della preparazioen, e che non abbiamo superato la critica elementare, che dee formare oggetto di una propedeutica speciale.”” (pag 36) “”Ma la difficoltà maggiore consiste nell’ ‘idea’ del progresso, in quanto si applichi alla totalità dei fatti e delle condizioni umane. Né dico a caso ‘idea’; perché in questa parola si compendia ed esprime tutto un insieme di vedute e di apprezzamenti, di pensieri e di aspettazioni, e non è chi possa dire che essa significhi un semplice fatto, o una elementare relazione””. (pag 46-47)”,”LABD-059″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”Scritti liberali.”,”SICILIANI DE CUMIS (Catanzaro 1943) insegna pedagogia nelal facoltà di magistero di Palermo. Ha dedicato vari libri a Labriola tra cui ‘Studi su Labriola’, Argalia, 1976, ‘Antonio Labriola 1868-1872, Sansoni, 1981. Gl’ ignoranti in politica (pag 119) I dottrinari. Il metodo di “”I problemi delle società nostre sono diventati troppo difficili e complessi, perché una felice intuizione, di cui anche un ignorante sia capace, si possa sperare adatta a scioglierli. Se le vie delle soluzioni sono in apparenza parecchie, non possono esser viste nessuna di sse, se non da uno sguardo educato; e solo uno studio diligente, ostinato può bastare a ritrovare la vera; e a renderti abile a guidare altrui almeno ne’ primi passi. Come si può credere, che sappiano guidare costoro, i quali aggiungono al non sapere, la vanagloria di menarne vanto, vanagloria la quale basta a provare in che bassa condizione di spirito sono nati, e vivono? Molte volte si è fatta confusione tra la coltura che è necessaria ad ogni uomo politico, e quel particolar difetto che può nascere nella mente di lui dalla troppa assoluta fiducia che prende in alcuni principii o in un sistema d’ idee. Questa fiducia lo abitua talora a trascurare tutti i fatti, che a quei principii non s’attagliano facilmente, o che in quel sistema d’ idee non trovano un facile posto. E da essa, di fatti, vien fuori una falsa, una viziata direzione politica; che può mandare in rovina. E’ il difetto della scuola de’ dottrinarii; ed è questo il pericolo dei dotti. Ma a questo pericolo non è un rimedio il non sapere, bensì il sapere di più; non è un rimedio lo stringere la propria visuale, lasciandosi nascondere dalla nebbia dell’ ignoranza gran parte del mondo, ma l’ allargarla; non è un rimedio lo scendere più abbasso, ma il salire più alto. Bisogna, insomma, per usare una parola comune tra cotesti spregiatori d’ogni scienza, non iscordare la metafisica, ma il saperla tutta, il saperne anche quella parte che insegna e mostra le condizioni della realtà, le complicazioni proprie del fatto sociale e umano, ed i ragionamenti che gli son proprii per intenderlo e dirigerlo.”” (pag 120)”,”LABD-060″
“LABRIOLA Arturo”,”Manuale di Economia Politica.”,”La tendenza alla formazione di tesori. “”””Per poter trattenere l’ oro come denaro, e perciò come mezzo della formazione di tesori, bisogna impedirgli di circolare o come mezzo di compera di dissolversi in mezzo di godimento. Il tesaurizzatore sacrifica il suo desiderio della carne al feticcio dell’ oro. Egli prende sul serio il vangelo della rinunzia. D’altra parte egli non può sottrarre il denaro alla circolazione se non quanto di merci egli trae nella circolazione. Quanto più egli produce, tanto più egli può vendere. Laboriosità, sparagnineria e avidità formano le virtù cardinali: molto vendere, poco comprare è la somma della sua Economia politica”” (Marx)””. (pag 331) “”Nei paesi a processo economico rilassato o stagnante, come nelle Indie del XVII e XVIII secolo, in Cina anche oggi, nell’ Italia meridionale prima del 1860 esistono grandi depositi monetari, molti tesori inoperosi. Ciò non è indizio di ricchezza, anzi del fatto opposto, cioè di scarsa attività economica, quindi di miseria generale. Non vi è dubbio che prima del 1860, l’ Italia meridionale abbondasse di oro e di argento molto più di adesso, ma non vi è nemmeno dubbio che allora fosse molto più povera di adesso e che le sofferenze delle classi popolari fossero allora inenarrabili. Basta appena ricordare lo stato edilizio delle grandi città, la esistenza di ‘fondachi’, le abitazioni sotterranee, e la vita animalesca degli infimi strati sociali””. (pag 331-332) “”Il capitalismo di Stato.”” (pag 479)”,”ECOT-128″
“LABRIOLA Arturo”,”Le due politiche. Fascismo e riformismo. (Note)”,”””Che la ‘dittatura del proletariato’ fosse un’idea specificamente antisocialistica, sebbene favorevole agli interessi mondani e temporali del Partito Socialista, era cosa che soltanto alcuni socialisti avevano potuto comprendere. Fortunatamente per noi e sventuratamente per i russi, è venuta la rivoluzione russa, che si è svolta appunto secondo il tipo della dittatura del proletariato, ed oramai siamo in grado di comprendere che cosa la realizzazione di questa idea promette alla dolente ed ingannata umanità. La nozione della dittatura del proletariato era in Marx puramente fraseologica.”” (pag 75-76)”,”ITAD-094″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Marzio ZANANTONI”,”Origine e natura delle passioni secondo l”Etica’ di Spinoza.”,”Marzio ZANANTONI si occupa da anni di Antonio LABRIOLA e di storia dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento Ha pubblicato ‘Anarchismo’ (1996), e ‘Positivismo’ (1998), E’ direttore editoriale delle edizioni Unicopli.”,”LABD-069″
“LABRIOLA Antonio”,”Socialism and Philosophy.”,”LABRIOLA Antonio”,”LABD-072″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio V. 1899-1904.”,”LABRIOLA Antonio I nuclei più consistenti di lettere sono a Croce, Karl e Luise Kautsky, Carlo Fiorilli, Luigi Morandi, Alberto Franz Labriola. Vi sono comprese 61 lettere inedite (tra cui quelle a Antonio Fratti, Giuseppe Canepa, Jean Longuet, Adolfo Venturi, Ettore Ferrari) “”Caro amico, Mi congratulo per il bel n. 23 che la Neue Zeit (1) ha dedicato alla memoria di Marx. Mi trovo quasi del tutto d’accordo con l’interpretazione lì sostenuta del momento attuale: solo che, per buoni motivi, mi sento un po’ più pessimista riguardo alla terza crisi del marxismo, specialmente per quel che concerne i paesi latini. Ti mando un pezzo dell’Avanti! di oggi, perché tu veda quali cose curiose si possono scrivere su Marx. Vergognoso!”” (A. Labriola a K. Kautsky, 14 marzo 1903) [in Antonio Labriola, Carteggio V. 1899-1904, 2006] [(1) La Neue Zeit del 2 marzo 1903 (1902-03, Bd. 1, Nr. 23) conteneva i seguenti articoli: [F. Mehring] Karl Marx, pp. 705-710; K. Marx, Einleitung zu einer Kritik der politischen Oekonomie, pp. 710-718 (è la “”Introduzione”” del 1857, la cui pubblicazione sarà completata nei N.rn 24, pp. 741-745, e 25, pp. 772-781); F.A. Sorge, Zum 14 März, pp. 719-723]”,”LABD-074″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Franco SBARBERI”,”Opere.”,”LABRIOLA Antonio “”Quando il ‘Manifesto’ dichiarava, che tutta la storia fosse finora consistita nelle lotte di classe, e che in queste fu la ragione di tutte le rivoluzioni, come anche il motivo dei regressi, esso faceva due cose ad un tempo. Dava al comunismo gli elementi di una nuova dottrina, e ai comunisti il filo conduttore per ravvisare nelle intricate vicende della vita politica, le condizioni del sottostante movimento economico.”” [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto…][in Antonio Labriola, Opere, 1972] (pag 238) “”A undici anni dalla pubblicazione del ‘Manifesto’, Marx racchiudeva in chiara e trasparente formula i principi direttivi della interpretazione materialistica della storia; e ciò nella prefazione ad un libro, che è il prodromo del ‘Capitale’. Ecco riprodotto il brano: “”Il primo lavoro da me intrapreso, per risolvere i dubbi che mi assediavano, fu quello di una revisione critica della ‘Filosofia del diritto’ di Hegel; del quale lavoro apparve la prefazione nei “”Deutsch-Französische Jahrbücher”” pubblicati a Parigi nel 1844. La mia ricerca mise capo in questo resultato: che i rapporti giuridici e le forme politiche dello stato non possono intendersi, né per se stessi, né per mezzo del così detto sviluppo generale dello spirito umano; ma anzi hanno radice nei rapporti materiali della vita, il cui complesso Hegel raccoglieva sotto al nome di ‘società civile’, secondo l’uso dei francesi ed inglesi del secolo decimottavo; e che inoltre l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica. Le ricerche intorno a questa, dopo cominciatele a Parigi, io le continuai a Bruxelles, dove ero emigrato per l’ordine di sfratto avuto dal signor Guizot. Il resultato generale che n’ebbi, e che, una volta ottenuto, mi valse come di filo conduttore dei miei studi, può essere formulato come segue: ‘nella produzione sociale della loro vita gli uomini entran fra loro in rapporti determinati, necessari ed indipendenti dal loro arbitrio, cioè in rapporti di produzione, i quali corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle materiali forze di produzione. L’insieme di tali rapporti costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale, su la quale si eleva una soprastruzione politica e giuridica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali della coscienza. La maniera della produzione della vita materiale determina innanzi e soprattutto il processo sociale, politico e intellettuale della vita. Non è la coscienza dell’uomo che determina il suo essere, ma è all’incontro il suo essere sociale che determina la sua coscienza. A un determinato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società si trovano in contraddizione coi preesistenti rapporti della produzione (cioè coi rapporti della proprietà, il che è l’equivalente giuridico di tale espressione), dentro dei quali esse forze per l’innanzi s’eran mosse. Questi rapporti della produzione, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro impedimenti. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale”” (…)””. [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto…][in Antonio Labriola, Opere, 1972] (pag 239-240)”,”LABD-075″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Antonio A. SANTUCCI”,”Epistolario, 1890-1895. Volume II.”,”Alcune lettere sono inedite “”E. Sig, Tra qualche giorno devo informarla di cosa di una ‘certa importanza’. Non si abbia a male di ricevere una lettera, che verrà a turbare il suo lavoro. Mi affretto intanto a richiamare la sua attenzione sul voto veramente ‘osceno’ alla Camera italiana di ieri sera (1) (v. ‘Tribuna’ 25). E’ il colmo dell’impudenza. Ho l’animo tutto rivolto alle elezioni di Germania. Il successo è non solo grande ma sicuro: e non si torna più indietro. Manca una sola cosa al quadro: la figura di Marx ancor vivo, che verifichi di persona con lei 50 anni di storia pensata prima che fatta. Aff. ((1) Nel quadro dell’inchiesta sugli scandali bancari, la proposta di Cavallotti che chiedeva il rinvio del dibattito parlamentare sul riordinamento degli istituti di emissione e di credito, era stata fatta cadere con il voto di 28 deputati della sinistra) [Antonio Labriola a Friedrich Engels 6 giugno 1892] [Antonio Labriola, Epistolario, 1890-1895, 1983] (pag 421)”,”LABD-078″
“LABRIOLA Antonio”,”Discorrendo di socialismo e di filosofia.”,”””‘A quoi bon’ questo ‘post-scriputm?’ dirà forse il lettore. Ecco qua: io non sono il paladino di Marx, ammetto tutte le critiche, sono io stesso in tutto ciò che dico un critico, non smentisco la sentenza: ‘comprendere è superare’; – ma mi conviene pur d’aggiungere, che ‘superare è aver compreso'””. (pag 168)”,”SOCx-226″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico e altri scritti.”,”LABRIOLA Antonio Articolo di Filippo Turati pubblicato su Critica sociale in occasione della morte di Antonio Labriola. “”Ma intendo dire di quegli uomini, che nel gergo vano ed orgoglioso della letteratura borghese sarebber detti oscuri: – di quel calzolario Bauer, di quei sarti Lessner ed Eccarius, di quel miniaturista Pfänder, di quell’orologiaio Moll, di quel Lochner, o come altro si chiamino quei che primi iniziarono consapevolmente il nostro movimento. Sta come indice della loro apparizione il motto: ‘Proletarii di tutto il mondo, unitevi’. Sta come resultato dell’opera loro: ‘il passaggio del socialismo dall’utopia alla scienza’. La sopravvivenza dell’istinto loro e del loro primitivo impulso nell’opera nostra dell’oggi, è il titolo indimenticabile, che quei precursori si acquistarono alla gratitudine di tutti i socialisti. Come italiano ritorno io tanto più volentieri su questo primo inizio del socialismo moderno, perché, per la mia parte almeno, non rimanga senza effetto un recente monito dell’Engels: “”E così la scoverta, che, sempre a da per tutto, le condizioni e gli accadimenti politici trovino la loro spiegazione nelle rispettive condizioni economiche, non sarebbe stata punto fatta da Marx nell’anno 1845, ma anzi dal signor Loria nel 1886. Per lo meno egli è riuscito ad imporre tale credenza ai suoi concittadini, e da che il suo libro fu tradotto in Francia, anche ad alcuni francesi, e può ora andare attorno per l’Italia tronfio e pettoruto, come scovritore di una teoria che fa epoca; finché i socialisti del suo paese non trovino il tempo di strappare all’illustre Loria le rubate penne di pavone”” (Nella prefazione al terzo volume del ‘Capitale’ di Marx, Hamburg 1894, pp. XIX-XX. La data del 1845 si riferisce principalmente al libro: ‘Die heilige Familie’, Frankfurt 1845, che scrissero in collaborazione Marx ed Engels. Quel libro occorre innanzi tutto di leggere, se si vuole intendere la originazione teorica del materialismo storico)””. (pag 47-48) [Antonio Labriola, Del materialismo storico e altri scritti, 2004]”,”LABD-080″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luciano CAFAGNA”,”Democrazia e socialismo in Italia.”,”appendice: notizie di alcune conferenze di Antonio LABRIOLA: tentativi conciliazione, patria e socialismo”,”MITS-094″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS e Alessandro SAVORELLI”,”Da un secolo all’altro, 1897-1903.”,”Comitato scientifico: Fulvio TESSITORE Luigi PINZO Mario AGRIMI Gian Mario BRAVO Alberto BURGIO Giuseppe CACCIATORE Beatrice CENTI Claudio CESA Michele CILIBERTO Luigi CORTESI Girolamo COTRONEO Angelo D’ORSI Giuseppe GALASSO Pasquale GUARAGNELLA Guido LIGUORI Stefano MICCOLIS Alberto POSTIGLIOLA Gennaro SASSO Alessandro SAVORELLI Nicola SICILIANI DE CUMIS Gabriele TURI Giuseppe VACCA Ignazio VOLPICELLI Aldo ZANARDO ‘Il Positivismo, dalle sue origini è stato sempre alle calcagna del socialismo. Ideologicamente le due cose nacquero, quasi ad un tempo, nella mente indistintamente geniale di Saint-Simon. Furono come il complemento, per antitesi, dei principii della ‘Rivoluzione’. La opposizione fra i due termini si venne svolgendo nella variopinta discendenza Saint-simoniana; e a un certo punto il Comte divenne il rappresentante della reazione (‘aristocratica’, direbbe il Masaryk), che dispensa agli uomini, nel quadro fisso del sistema, il posto e la destinazione, in nome della scienza ‘classificativa’ ed onnisciente. A misura che il socialismo è diventato la coscienza della lotta di classe per entro all’orbita della produzione capitalistica, e a misura che la sociologia, più volte mal tentata, s’è venuta consolidando nel materialismo storico, il ‘Positivismo’, da erede infedele dello spirito rivoluzionario, s’è chiuso nell’orgoglio della sovraeminente classificazione delle scienze, che disprezza il concetto materialistico della scienza stessa, come di cosa mutabilmente consona al variare delle condizioni pratiche, ossia del ‘lavoro’. Masaryk è un uomo troppo modesto per rimettere in iscena il papato scientifico del Comte, ma è abbastanza professore per credere ancora alla ‘Weltanschauung’, come a un qualcosa di sovrastante alla questione sociale degli ‘umili lavoratori’. Giratela e voltatela quanto e come volete, c’è nel professore un che sempre del prete, che crea l’iddio che poi adora, sia esso il feticcio, o l’ostia consacrata.”” ((in) ‘A proposito della crisi del marxismo’, Roma, 18 giugno 1899) (pag 64)”,”LABD-083″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Aldo ZANARDO”,”Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900.”,”””Dei temi non direttamente italiani sui quali questa prima parte del carteggio richiama l’attenzione i più importanti sono forse alcuni problemi internazionali del movimento socialista, e precisamente, per usare un’espressione di Labriola, cosa sia e in quali atti e legami debba consistere l”internazionalità socialistica’. Questa, a giudizio di Labriola, non può limitarsi allo scambio di indirizzi di saluti e auguri in occasione dei congressi. Essa significa intanto, nella sua forma più elementare, dare informazioni precise sull’Italia e dare, per quanto riguarda il partito, informazioni non propagandistiche ma aderenti alla realtà, critiche, atte ad orientare effettivamente i movimenti socialisti stranieri, anche se private e riservate come, Labriola lo sottolinea più volte, è giusto che sia quando gli avversari sono ancora tanti, quando il movimento non è ancora così forte da potersi permettere la pubblicità delle critiche e quando si tratta pur sempre di deficienze che saranno superate. Significa poi istituire, sotto l’alleanza o l’ostilità reciproca dei governi e delle classi borghesi, una solidarietà proletaria: saper resistere alle tendenze nazionalistiche, che sono un cedimento verso la propria borghesia, e saper esprimere in qualche modo il proprio appoggio nei momenti critici al movimento popolare e operaio degli altri paesi. In tale quadro si collocano le critiche di Labriola alle esitazioni e al silenzio del partito operaio francese di fronte ai fatti di Aigues-Mortes, le critiche all’autosufficienza dei partiti socialisti francese e tedesco, le offerte di denaro per gli scioperanti di Carmaux o le vittime di Falkenau e Ostrau, il sollecitare a tedeschi e ad austriaci e a quasi tutti i partiti socialisti europei manifestazioni di solidarietà per i Fasci siciliani. Altra questione importante che tocca il problema dell’internazionalità è quella dell’emigrazione operaia italiana e della funzione di massa di manovra per il contenimento dei salari che essa si trovava ad assolvere. Labriola si adopera perché i partiti socialdemocratici dei paesi ospitanti l’emigrazione aiutino la tendenza all’associazione di questi gruppi di lavoratori italiani e contribuiscano alla loro presa di coscienza sindacale e socialista. Occorrerebbe creare – è la conclusione di Labriola, una conclusione che esprime chiaramente la sua concezione pluralistica dell’unità del movimento socialista internazionale – un organo internazionale del socialismo. Si tratta in sostanza di riuscire a fare in forma sistematica e multilaterale, non più solo personale, ciò che Labriola cercava di fare con la sua corrispondenza, e ciò che soprattutto faceva, con i libri, con gli articoli, con le lettere, il “”cervello internazionale”” Engels”” [Aldo Zanardo, Introduzione] [(in) [Antonio Labriola, a cura di Aldo Zanardo, Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900, 1963] (pag 423) “”Fino ad ora la parola di un Italiano non poteva essere che modesta, anzi modestissima, nei rapporti del socialismo internazionale. Tutto al più avea valor di convincimento personale, o di promessa e di speranza da parte di pochi precursori liberamente e spontaneamente associati. Mancava il fermento della massa proletaria, che risultasse dal sentimento di una determinata situazione economica. Ora ciò è cambiato. Coi tristi casi di Sicilia il proletariato è venuto su la scena. Questa è la prima volta in Italia, che il proletariato, con la coscienza di classe oppressa e con la tendenza al socialismo, sè trovato di fronte alla borghesia. Alla prima mossa è succeduta rapida la repressione. Ma ciò non rimarrà senza effetto. Gli stessi errori commessi serviranno di ammaestramento. La stessa borghesia, che per difendersi ha bisogno di reprimere, fa da maestra. D’ora innanzi non ci sarà che progresso. Il socialismo, come forza impulsiva, investirà la massa proletaria. Cinquanta anni fa C. Marx ha detto (ripeto il senso, non le parole), che non importa di guardare a quello che il singolo pensa o dice, né a quello che tutti i proletari pensano o dicono, ma a quello a cui i proletarii sono necessariamente portati dalla loro stessa situazione. L’Italia di ora conferma. Antonio Labriola, Roma, 10 aprile 1894 (4)”” [Antonio Labriola, a cura di Aldo Zanardo, Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900, Annali Feltrinelli 1962, edizione 1963] [(4) Questo breve scritto di Labriola fu pubblicato col titolo ‘Da una lettera di un compagno italiano’ nell”Arbeiterzeitung’ del 24 aprile 1894, n. 33. In italiano è stato riprodotto in E. Ragionieri, op. cit., p. 340] (pag 450-451)”,”LABD-086″
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895)”,” “”Di qui comincia il socialismo strettamente moderno. Qui è la linea di delimitazione da tutto il resto. La ‘Lega dei Comunisti’ era divenuta tale, dopo d’essere stata ‘Lega dei Giusti’; e questa alla sua volta s’era gradatamente specificata, per chiara coscienza d’intenti proletarii, dalla lega generica dei profughi, ossia degli ‘sbanditi’. Come tipo, che rechi in sè quasi in disegno embrionale la forma d’ogni ulteriore movimento socialistico e proletario, essa avea attraversato le varie fasi della cospirazione e del socialismo ‘egalitario’. Avea metafisicato con Grün, e utopizzato con Weitling. Avendo sua sede principale a Londra, s’era affiatata, rifluendo in piccola parte sopra di esso, col movimento ‘cartista’; il quale esemplificava nel suo carattere saltuario, perchè di primo esperimento, e punto premeditato, perchè più di cospirazione o di setta, la dura e faticosa formazione del partito vero e proprio della politica proletaria. La tendenza al socialismo non giunse a maturità nel ‘Cartismo’, se non quando il moto suo fu promosso a fallire, e di fatti fallì (indimenticabili voi, Jones ed Harney!). La ‘Lega’ fiutava da per tutto la rivoluzione, e perchè la cosa era nell’aria, e perchè il suo istinto e il suo metodo d’informazioni a ciò portava: e, mentre la rivoluzione effettivamente scoppiava, essa si fornì nella nuova dottrina del Manifesto di un istrumento di orientazione, che era in pari tempo un’arma di combattimento. Già di fatti internazionale, parte per la qualità e origine varia dei membri suoi, ma assai più ancora per l’istinto e per la vocazione che erano in tutti loro, essa venne a prender posto nel movimento generale della vita politica, qual precorrimento chiaro e preciso di tutto ciò che ora può ragionevolmente dirsi socialismo moderno; se cotal parola di ‘moderno’ non deve esprimere una semplice data di cronologia estrinseca, ma anzi un indice del processo interno, ossia morfologico della società”” (pag 12-13) [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895), Roma, 1902] volume con carta in cattive condizioni ‘Intendere è superare’ (Hegel) (pag 70)”,”LABD-090″
“LABRIOLA Antonio”,”Fra Dolcino.”,”Alessandro Savorelli ha ritrovato nelle carte di Labriola appunti inediti delle lezioni da lui tenute all’Università di Roma su Fra Dolcino. “”Nelle lezioni sugli antecedenti storici del socialismo Labriola aveva fatto ricorso a ‘La guerra dei contadini in Germania’ di Friedrich Engels (1850), dove peraltro Dolcino non era nominato, ma lo stimolo più diretto gli venne dalla pubblicazione, nel 1895, del primo volume dei ‘Precursori del socialismo’ di Karl Kautsky, nel cui terzo capitolo («Il comunismo ereticale in Italia e nelle Francia meridionale») si discuteva di Dolcino e degli Apostolici. Nello stesso anno ne trattò estesamente anche Adolph Hausrath, docente di esegesi neotestamentaria e storia della Chiesa a Heildeberg, nel terzo volume dei ‘Riformatori medievali’, un testo più aggiornato rispetto alla precedente bibliografia sull’argomento, ma poco noto in Italia, che Labriola utilizzerà sistematicamente, traducendolo qua e là alla lettera, nei due corsi universitari (6). Labriola, come Kautsky, non ebbe dubbi sull’interpretazione del moto degli Apostolici in rapporto a lotte di carattere sociale: tesi che, più in generale quanto alle eresie medievali e nella fattispecie al caso di Dolcino, la critica moderna ha poi variamente contestato, sostenendo la «preminenza» del «piano ecclesiastico-religioso» sui «meno evidenti conflitti socioeconomici» (7) e ridimensionando l’evento da consapevole progetto insurrezionale a tragico epilogo di ua crociata repressiva (8). L’esiguità dei riferimenti a Dolcino nel ‘Discorrendo’ ha talvolta autorizzato una superficiale sovrapposizione con le tesi di Kautsky (9). Ma le lezioni mostrano una notevole indipendenza di Labriola in punti decisivi: la sua trattazione si sforza quanto meno di sfuggire a un’applicazione dogmatica del materialismo storico, esposto, nella considerazione della storia come «una illazione logica» dalle «condizioni economiche» e dai rapporti «delle classi», al rischio massimo – maggiore che nelle altre scuole di pensiero – di «degenerare in determinismo». Kautsky e Labriola, premettono al racconto un diverso quadro della situazione sociale, economica e politica dell’Italia fra Due e Trecento. Per il primo lo sfondo sociale ed economico della rivolta è dato dall’acuirsi del conflitto tra contadini e signori feudali, e Dolcino avrebbe tentato nelle campagne del Novarese di dar via a una vera e propria insurrezione tesa a realizzare un esperimento comunista ed una generale riforma della società. Il progetto cadde per la limitatezza delle vedute di classe delle plebi rurali, rispetto alle quali quel programma, benché utopico, sarebbe stato politicamente più avanzato (10). La tesi di Labriola è più sfumata: a suo dire, sulla scia di autori come Samuel Sugenheim e Heinrich Leo, sono le trasformazioni in atto nelle campagne a seguito del crescente controllo della proprietà ‘borghese’ e l’abolizione della servitù personale, a creare i presupposti della formazione di un «enorme prorletariato di campagna», una nuova classe di «straccioni ai quali il nuovissimo evangelo era diretto». Frammenti di ceti o «detriti» non integrati, «disoccupati», emigranti, alimento dell’economia cittadina, delle milizie mercenarie e delle sette, allo stesso francescanesimo, «specie nelle sue manifestazioni ereticali»: più che una ‘jacquerie’, della quale non sussistevano le condizioni, la sollevazione di una disgregata «opposizione plebea», formata da «declassés» esposti alle suggestioni della propaganda chiliastica e antigerarchica, fu il risultato di un’economia agraria «precocemente modernizzata» (11). Tutta la prima parte del corso è dedicata ad argomentare questa tesi. Dolcino fallì, secondo Labriola, non per essere un’avanguardia, come riteneva Kautsky, ma perché ben altre forze, e non le rivolte agrarie o il fragile miraggio profetico degli apostolici, stavano minando l’arcaico sistema feudale e il dispotismo ecclesiastico: la «borghesia nascente» dei comuni, col suo impetuoso sviluppo protocapitalistico, la moderna monarchia francese, con Filippo il Bello, l’«intelletto diventato prosaico» e una politica ormai profanizzata: sì che qualche decennio dopo anche il moto dei Ciompi non avrà «più carattere religioso», anzi sarà «ateo nella sua punta estrema». Prescindendo dalla sua verosimiglianza, c’era in questa ricostruzione una non irrilevante lezione di metodo: la storia delle rivolte premoderne non poteva farsi – caso per caso – senza il presupposto dello sviluppo diseguale del capitalismo nei vari paesi, che certi generici schemi morfologici del materialismo storico non rappresentavano correttamente. Da qui anche la critica a Marx (l’«errore del ‘Manifesto dei Comunisti’» sull’origine della borghesia medievale) e l’esplicita denuncia del dogmatismo dei «volgari ‘marxisti’», ripetitori meccanici delle formule del ‘Capitale'”” (pag 7-9) [dall’introduzione di Alessandro Savorelli] [(in) Antonio Labriola, ‘Fra Dolcino’, Pisa, 2013] [(6) K. Kautsky, ‘Die Vorläufer des neueren Sozialismus, I, 1. Von Plato bis zu den Wiedertäufern’, Stuttgart, Dietz, 1895, pp. 148-63; A. Hausrath, ‘Die Arnoldisten (Weltverbesserer im Mittelalter’, Bd. 3), Leipzig, Breitkopf u. Härtel 1895, pp. 279-387. Per il testo di F. Engels, ‘Der deutsche Bauernkrieg’, vd. Mega, I/10, Berlin, Dietz, 1977, pp. 377-443; (7) G.G. Merlo, ‘Fra Dolcino e i movimenti di rivolta contadini’, in ‘La crisi del sistema comunale’, Milano, Teti, 1982, p. 291 (ma vd. anche Id., ‘Eretici ed eresie medievali’, Bologna, Il Mulino, 1989, pp. 119-28); (8) La posizione più intransigente nei confronti delle letture ‘sociologiche’ è quella di R. Orioli, ‘Venit perfidus heresiarcha’. Il movimento apostolico-dolciniano dal 1260 al 1307′, Roma, Ist. storico itailano per il Medio Evo, 1988, passim, ed Id., ‘Fra Dolcino; nascita, vita e morte di un’eresia medievale’, Novara, Europia 1992 (2); pp. 33-4. Una ripresa del tema in chiave marxista aveva tentato B. Töpfer, ‘Il regno del futuro della libertà. Lo sviluppo delle speranze millenaristiche nel Medioevo contrale’, Genova, Marietti, 1992, ma si vedano anche G. Barone, ‘Le componenti religiose delle rivolte’, in ‘Rivolte urbane e rivolte contadine nell’Europa del Trecento. Un confronto’, a cura di M. Bourin, G. Cherubini e G. Pinto, Firenze, University Press, 2008, pp. 323-36; e C. Mornese, ‘Eresia dolciniana e resistenza montanara’, Roma, Derive Approdi 2002, che, come il gruppo di autori raccolti attorno alla “”Rivista dolciniana”” (dal 1994), sposta l’accento sulla specificità dei rapporti sociali dell’area valsesiana negli anni della rivolta; (9) Come in Orioli, ‘Venit perfidus heresiarcha’, pp. 217-8, che, menzionando di seconda mano l’edizione del 1921 del ‘Vorläufer’, cade nell’equivoco di attribuire anacronisticamente a Kautsky un «tentativo di concretizzare il pensiero del Labriola». Assai più equilibrato il giudizio di Miccoli, ‘Note sulla fortuna’, pp. 255-9; (10) Kautsky, ‘Die Vorläufer’, pp. 153-60; (11) L’appartenenza dei docininani a strati infimi della plebe rurale è oggi messa in discussione, sulla base di dati emersi dai documenti dei processi agli Apostolici (vd. per es. Merlo, ‘Eretici ed eresie medievali’, p. 124)]”,”LABD-104″
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del manifesto dei comunisti. E traduzione di: Marx-Engels, Manifesto del partito comunista.”,”””In questa prima fase sono le premesse di tutta la società capitalistica, come Marx avvertì in una nota al primo volume del ‘Capitale’ (). Questa prima fase, che raggiunse la sua forma perfetta nei Comuni Italiani, è la preistoria di quella accumulazione capitalistica, che Marx studiò con tanta evidenza di particolari nella serie chiara e compiuta della evoluzione dell’Inghilterra. Ma di ciò basta. I proletarii non possono mirare che all’avvenire. Ai socialisti scientifici preme innanzi tutto il presente, come quello in cui spontaneamente si sviluppano e maturano le condizioni dell’avvenire. La conoscenza del passato giova ed interessa praticamente, solo in quanto essa può dar luce e orientazione critica a spiegarsi il presente. Per ora basta che i comunisti critici, già cinquanta anni fa, abbiano escogitato e ritrovato gli elementi primissimi della nuova e definitiva filosofia della storia. A breve andare tale intendimento s’imporrà per la provata impossibilità di pensare il contrario: e la scoperta parrà l’uovo di Colombo. E forse prima che una schiera di dotti usi ed applichi tale concezione estesamente, plasmandola, cioè, nel racconto continuativo di tutta la storia, i successi del proletariato saranno tali, che l’epoca borghese parrà a tutti superabile, perché prossima ad esser superata. ‘Intendere è superare’ (Hegel)”” [Antonio, Labriola, In memoria del manifesto dei comunisti’, Roma, 1978] [() Nota 189 a pag. 682 della quarta ed. tedesca. Corrisponde a pag. 315 della trad. francese]”,”LABD-107″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Luca BASILE e Lorenzo STEARDO”,”Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell’educazione. Una risposta alla prolusione di Zeller – Della relazione della Chiesa allo Stato – Origine e natura delle passioni secondo l’Etica di Spinoza – La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele – Della libertà morale – Morale e religione – Del concetto della libertà – Dell’insegnamento della storia – Lezioni di pedagogia – I problemi della filosofia della storia – Del socialismo – Saggi intorno alla concezione materialistica della storia – Al Comitato per la commemorazione di Giordano Bruno in Pisa – Giordano Bruno – L’Università della libertà della scienza – A proposito del libro di Bernstein – Da un secolo all’altro – Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico.”,”Luca Basile (La Spezia, 1980) si è laureato all’Università di Pisa e addottorato in Filosofia e teorie sociali contemporanee presso l’Università di Bari. Lorenzo Steardo (La Spezia, 1982) ha studiato all’Università e alla Scuola Normale di Pisa- Biagio De Giovanni (Napoli, 1931) ha insegnato Filosofia del diritto, Filosofia morale e Storia delle dottrine politiche negli atenei di Bari, Salerno e Napoli. Antonio Labriola (Cassino 1843 – Roma 1904) si forma alla scuola di Bertrando Spaventa. Docente, pubblicista ed esperto di educazione, filosofo italiano che ha recepito tra i primi l’opera di Marx. Fu il principale corrispondente italiano di Engels, interlocutore di Sorel, Bernstein, Kautsky e del giovane Croce. Del materialismo storico (pag 1359-1360) “”Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologisti e degli individualisti, e al tempo stesso elimina l’eclettismo dei narratori empirici. Innanzi tutto il ‘factum’. Che quel determinato Cesare, che fu Napoleone, nascesse l’anno tale, facesse tal carriera, e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio; – tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose, che spingeva la nuova classe, padrona del campo, a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare, al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico-militare. L’uomo, o gli uomini adatti bisognava pur trovarli. Ma, che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo, ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all’impresa, e non un povero Monk, o un ridicolo Boulanger (32). E da questo punto in poi l’accidente cessa di essere accidente; appunto perché è quella determinata persona che dà l’impronta e la fisionomia agli avvenimenti, nel modo, e per il modo come si svolsero. Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi, su i contrasti, su le lotte, su le guerre, spiega l’influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni. Cotesti uomini non sono, né un accidente trascurabile del meccanismo sociale, né dei miracolosi creatori di ciò che la società, senza di loro, non avrebbe fatto in nessun modo. Gli è l’intreccio stesso delle condizioni antitetiche, il quale fa che determinati individui, o geniali, o eroici, o fortunati, o malvagi, sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva. Mentre gl’interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione, che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano, a muovere l’ingranaggio politico occorre l’individuale coscienza di una determinata persona. Le antitesi sociali, le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile, dànno alla storia, specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti, il carattere del dramma. Questo dramma si ripete nei rapporti da comunità a comunità, da nazione a nazione, da stato a stato, perché le interne disuguaglianze, concorrendo con le differenziazioni esterne, han prodotto e producono tutto il moto delle guerre, delle conquiste, dei trattati, delle colonizzazioni e così via. In questo dramma apparvero sempre come condottieri delle società gli uomini che si chiamano eminenti, o grandi, e dalla presenza loro l’empirismo ha argomentato, che essi fossero i principali autori della storia stessa. Ricondurre la spiegazione del loro apparire alle cause generali e alla condizioni comuni della struttura sociale, è cosa che perfettamente armonizza coi dati della nostra dottrina; ma provarsi ad eliminarli, come volentieri farebbero certi affettati oggettivisti del sociologismo, gli è una vera fatuità. E in conclusione, il seguace del materialismo storico, che si metta ad esporre e a raccontare, non dee far ciò schematizzando. La storia è sempre determinata, configurata, infinitamente accidentata e variopinta. Essa ha combinatoria e prospettiva. Non basta di avere eliminato preventivamente il presupposto dei fattori; perché chi narra si trova di continuo a fronte di cose, che paiono disparate, indipendenti, e per sé stanti. Cogliere l’insieme come insieme, e scorgervi i rapporti continuativi di serrati accadimenti, ecco la difficoltà”” [Antonio Labriola, ‘Del materialismo storico’, seconda edizione 1902] [(in) Antonio Labriola, ‘Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell’educazione’, Milano, 2014] [(32) Accomunati in verità solo dalla brillante carriera militare, e dalla tendenza a servirsene in modo disinvolto per i propri fini politici e interessi personali, i due personaggi evocati da Labriola si collocano in contesti storici ben diversi. Ufficiale inglese, fedele alla Corona, George Monk (1608-1670) non esitò a combattere al fianco di Oliver Cromwell in Scozia e nella guerra anglo-olandese per poi tornare a servire nuovamente il re, Carlo II, dopo la restaurazione della monarchia. Fu proprio per i servigi prestati al nuovo monarca che Monk ottenne il titolo di duca di Albermarle ed una cospicua pensione. Figura d’attualità ai tempi di Labriola, il generale francese Georges Boulanger (1837-1891) seppe far leva sul desiderio di riscatto anti-germanico: divenuto ministro della guerra nel 1886, nel 1887 dovette lasciare il governo ma non cessò di occupare la ribalta politica, ponendosi alla testa di un movimento populista, noto appunto come “”boulangismo””, capace di raccogliere, accanto a quelle dei militari, le simpatie di parte della destra e dei nostalgici bonapartisti. Ormai ad un passo dal colpo di Stato, nel gennaio del 1889 fu messo sotto accusa dal Parlamento e costretto alla fuga. Condannato in contumacia per alto tradimento, non fece più ritorno in Francia] (pag 1359-1360)”,”LABD-109″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”””Pensare è produrre. Imparare è produrre riproducendo. Noi non sappiamo bene e davvero, se non ciò che noi stessi siam capaci di produrre, pensando, lavorando, provando e riprovando; e sempre per virtù delle forze che ci son proprie, nel campo sociale e dall’angolo visuale in cui ci troviamo”” (pag 198) Contiene segnalibri manoscritti di RC”,”LABD-001-FC”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,”””Dicevo, qui poco innanzi, che la nostra dottrina obiettivizza, e in un certo senso ‘naturalizza’ la storia, invertendo la spiegazione dai dati alla prima evidenti delle volontà operanti a disegno, e delle ideazioni ausiliari all’opera, alle cause ed ai moventi del volere e dell’operare, per trovar poi la coordinazione di tali cause e moventi nei processi elementari della produzione dei mezzi immediati della vita. Ora in cotesto termine del ‘naturalizzare’ si cela per molti una forte seduzione a confondere queste ordine di problemi con un altro ordine di problemi; e, cioè, ad estendere alla storia le leggi e i modi del pensiero, che parvero già appropriati e convenienti allo studio ed alla spiegazione del mondo naturale in genere, e del mondo animale in ispecie. E perché il Darwinismo è riuscito ad espugnare, col principio del trasformismo della specie, l’ultima cittadella della fissità metafisica delle cose, onde poi gli organismi diventan per noi le fasi ed i momenti di una vera e propria ‘storia naturale’ (15), è parso a molti fosse ovvia e semplice impresa quella di assumere a spiegazione del divenire e del vivere umano storico i concetti, e i principii, e i modi di vedere cui venne subordinata la vita animale; che per le condizioni immediate della lotta per l’esistenza si svolge negli ambiti topografici della terra non modificati da opera di lavoro. Il ‘Darwinismo politico e sociale’ (16) ha invaso, a guisa di epidemia, per non breve corso di anni, le menti di parecchi ricercatori, e assai più degli avvocati e dei declamatori della sociologia, ed è venuto a riflettersi, quale abito di moda e qual corrente fraseologica, perfino nel linguaggio cotidiano dei politicanti”” [Antonio Labriola, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, Roma, 1972, note di Ascanio Cinquepalmi, introduzione di Giuseppe Bedeschi] [(15) E’ lo stesso concetto espresso da Marx nella Prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ allorché scriveva: «Il mio punto di vista… considera ‘lo sviluppo della formazione economica della società’ come ‘processo di storia naturale’ (…)» (K. Marx, ‘Il Capitale’, Newton Compton ed., Roma, 1970, pag. 43). Labriola, peraltro, osserva anche che «la rivoluzione intellettuale, che ha condotto a considerare come assolutamente obiettivi i processi della storia umana è coeva e rispondente a quell’altra rivoluzione intellettuale, che è riuscita a storicizzare la natura fisica» (‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in ‘Saggi’, op. cit., pag. 208); (16) La polemica di Labriola si svolge sempre non contro la teoria darwiniana dell’evoluzionismo, cui anzi riconosce un’omogeneità metodologica con il marxismo (in questo stesso volume nel cap. V, pag. 67), ma contro quella sua deviazione «volgare» che tende all’applicazione immediata di quella teoria alla storia umana pretendendo di averne scoperto la legge universale (cfr. ‘In memoria del Manifesto dei Comunisti’, in ‘Saggi’, op. cit., pag. 19). Labriola in altri termini respinge l’ipotesi di una derivazione subordinata del materialismo storico dal darwinismo, cui arriva solo a riconoscere una sorta di affinità «analogica» con il marxismo. Labriola nelle critiche al darwinismo sociale riprende peraltro le conclusioni teoriche già acquisite dal marxismo della Seconda Internazionale. Su questo punto cfr. Ernesto Ragionieri: ‘Il marxismo e l’Internazionale’, Roma, 1968. Sullo sviluppo della polemica marxismo-darwinismo in Italia si confronti la discussione tra Turati e Ferrero sulla «Critica sociale», 1892 (II), n. 9, dal titolo ‘Carlo Marx ucciso da Carlo Darwin’] (pag 51-52)”,”LABD-004-FC”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,”””Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologi e degli individualisti, e al tempo stesso elimina l’eclettismo dei narratori empirici. Innanzi tutto il ‘factum’. Che quel determinato Cesare, che fu Napoleone, nascesse l’anno tale, facesse la tal carriera, e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio; – tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose, che spingeva la nuova classe, padrona del campo, a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare, al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico-militare. L’uomo, o gli uomini adatti bisognava pur trovarli. Ma, che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo, ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all’impresa, e non un povero Monk, o un ridicolo Boulanger (45). E da questo punto in poi l’accidente cessa di essere accidente; appunto perché è quella determinata persona che dà l’impronta e la fisionomia agli avvenimenti, nel modo, e per il modo come si svolsero. Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi, sui contrasti, su le lotte, su le guerre, spiega l’influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni. Cotesti uomini non sono, né un accidente trascurabile del meccanismo sociale, né dei miracolosi creatori di ciò che la società, senza di loro, non avrebbe fatto in nessun modo. Gli è l’intreccio stesso delle condizioni antitetiche, il quale fa che determinati individui, o geniali, o eroici, o fortunati, o malvagi, sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva. Mentre gl’interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione, che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano, a muovere l’ingranaggio politico occorre l’individuale coscienza di una determinata persona. Le antitesi sociali, le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile, dànno alla storia, specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti, il carattere del dramma”” (pag 142-143)”,”LABD-003-FV”
“LABRIOLA Antonio”,”L’ università e la libertà della scienza.”,”Discorso pronunciato da Labriola il 14 novembre 1896 all’ Università. Agli studenti Voi avete, senza dubbio, il diritto di discutere nei nostri insegnamenti la scienza che vi si rivela. Il discutere è condizione dell’apprendere; e la critica è la condizione d’ogni progresso. Ma per discutere, occorre d’aver già imparato. ‘La scienza è lavoro’, e il lavoro non è improvvisazione. Non vogliate aggiustar fede a quel ‘mito psicologico’ della ‘genialità’, che serve spesso a nascondere tanta ciarlataneria; e non vogliate credere al privilegio di razza, in fatto d’ingegno. Son queste le illusioni nelle quali si cullano i ‘decadenti’ e i ‘decaduti'””. Noi fummo l’una cosa e l’altra per secoli, e ora pare che basti. Io mi auguro che voi, discutendo e criticando, supererete noi, ossia questo periodo nostro. L’Italia ha bisogno di progredire materialmente, moralmente, intellettualmente. Io spero che voi vedrete un’Italia, nella quale l’atavistico assetto della cultura dei campi sarà soppiantato dall’introduzione delle macchine e dalle larghe applicazioni della chimica; e che vediate strappata ai corsi superiori dei fiumi, e forse alle onde del mare ed ai venti, la forza generatrice della elettricità, che sola può compensarci del carbon fossile che ci manca. (…)’] (pag 38-39)”,”LABD-004-FF”
“LABRIOLA Arturo”,”Spiegazioni a me stesso. Note personali e culturali.”,”Arturo Labriola nasce ad Acerra (Napoli) il 22/1/1873 da una famiglia di piccoli artigiani. Nel 1889 si iscrive a giurisprudenza a Napoli, laureandosi nel 1895. All’università si avvicina alla politica attiva militando prima nel movimento repubblicano e poi in quello socialista, si iscrive al PSI nel 1905 ed inizia a scrivere su l’Avanti e su Critica Sociale. Riparato in Svizzera nel 1898 per sfuggire ad una condanna inflittagli per aver organizzato a Napoli una manifestazione di protesta contro gli eccidi di Milano, passa poi in Francia ove entra in contatto con gli ambienti che sono sotto l’influenza della posizione di Sorel. Rientrato in Italia nel 1900, collabora al periodico napoletano La Propaganda. Si trasferisce a Milano dove fonda e dirige il periodico L’Avanguardia socialista, che diventa l’organo principale del sindacalismo rivoluzionario italiano. Nel 1906 torna a Napoli per insegnare Economia politica all’università. Dal 1906 al 1909 è condirettore, con Olivetti, del Quindicinale Pagine Libere. Espulso nel 1907 dal PSI, assume posizioni più moderate e distanti dal sindacalismo rivoluzionario. Favorevole all’impresa libica nel 1913 viene eletto deputato come ‘socialista indipendente’.”,”MITS-022-FL”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Davide BONDÌ e Alessandro SAVORELLI”,”Marx.”,” “”Tra il 10 e il 24 maggio 1893 Labriola inserì nel corso una biografia di Marx, che fu ripetuta nei due anni successivi con alcune integrazioni («ripigliato ’93-94 e ’94-95 con caratteristica generale», è annotato sulla pagina iniziale), cui seguì un breve schizzo della vita di Engels (lezione del 24 maggio 1893 (16)). Gli appunti degli uditori Alceste Della Seta e Alessandro Schiavi ne chiariscono qualche passaggio e attestano integrazioni estemporanee all’esile ‘scheletro’ del manoscritto originale. In una lezione del gennaio 1895, Labriola spiegherà che lo scopo di quei corsi era di stabilire come molti enunciati teorici di Marx trovassero riscontro nella sua «formazione subiettiva»: a) la filosofia del divenire, b) il passare dalle cose alle ideazioni, c) il comunismo (utopico), d) il rivol’gimento’ negli studii storici, e) il movimento proletario, f) l’incaglio dell’economia, g) la coscienza rivoluzionaria del 1818, h) la democrazia e le cause del suo insuccesso», ma soprattutto «la grande scuola intuitiva» della Rivoluzione francese, dalla quale «era nata, non solo una nuova intuizione sociale, ma una nuova concezione della storia» (17). «È comodo» – spiegava – «dire le idee sono il risultato della “”istituzioni””, ma ci vuole la individua manifestazione» (18). Da qui il senso delle biografie in generale, come avrebbe teorizzato nel capitolo XI del secondo ‘Saggio’ e più specificamente nel ‘Discorrendo’, chiarendo che per «intendere a pieno» gli scritti di Marx e di Engels «bisogna ricollegarli biograficamente; e in tale biografia è come la traccia e l’orma, e a volte l’indice e il riflesso della genesi del socialismo moderno. Chi cotesta genesi non è in grado di seguire, cercherà in quei frammenti ciò che non c’è, e non ci ha da essere: per es. delle risposte a tutti i quesiti che la scienza storica e la scienza sociale possano mai offrire nella loro vastità e varietà empirica, o una soluzione sommaria dei problemi pratici d’ogni tempo e d’ogni luogo» (19). In sintesi, ciò significava storicizzare l’opera di Marx, in rapporto con le concrete esperienze politiche ed intellettuali in cui era nata, onde non correre il rischio di trasformarla – e sarebbe avvenuto più volte – in un’enciclopedia o in un ‘vademecum’ pragmatico (20). L’intento di Labriola nello stilare la biografia era tuttavia anche quello di raccogliere dati su un personaggio di cui in Italia si sapeva poco, e quel poco era disseminato di errori e travisamenti. A tal fine, oltre che ai brevi lavori di Engels, egli attinse ampiamente, talora parafrasandola, alla compendiosa ‘Zur Orientierung über Marx’ Lebe und Entwicklungsgang’, contenuta nel volume di Georg Adler ‘Die Grundlagen der Karl Marx’schen Kritik der bestehenden Volkswirtschaft’ (21). Nonostante le critiche radicali di Adler al marxismo, che Labriola contestò con durezza, egli ricorse a quel testo per ricavarne informazioni altrimenti indisponibili per lui e, soprattutto, ampie citazioni dirette dalle opere giovanili di Marx – prima del ‘Manifesto’ – che non possedeva e che cercò faticosamente di procurarsi negli anni successivi, colmando le lacune nelle sue fonti”” (pag 8-10) [Introduzione di Alessandro Savorelli] [(in) Antonio Labriola, ‘Marx’, Edizioni della Normale di Pisa, Pisa, 2019] [(16) Basato sulla biografia di Engels scritta da Karl Kautsky ‘Friedrich Engels. Sein Leben, sein Wirken, seine Schriften’, mit Engels’ Portrait, Berlin, 1908(2) (1895), che era stata anticipata sullo “”Osterreichische Arbeitskalender”” del 1888; (17) Ms. 10.4, cc. 21 sgg; (18) Ms, 10.4, cc. 22-25; (19) SMS, Discorrendo, p. 183; (20) Come osservato da Marcello Musto, «in molte biografie di Marx» il racconto degli eventi «della sua esistenza è stato isolato dalla sua elaborazione teorica». M. Musto, ‘Karl Marx. Biografia intellettuale e politica, 1857-1883’, Torino 2018, p. IX; (21) AG, pp. 226-90. Quanto a Engels; cfr. ‘Karl Marx (1878), in MEGA, I/25, 1985, pp. 100-11; ‘Marx, Heinrich Karl (1892), in MEGA, I/32, 2010, pp. 182-8] Alessandro Savorelli Alessandro Savorelli, ricercatore presso la Scuola Normale di Pisa, allievo di E. Garin e C. Cesa, ha dedicato vari lavori alla cultura filosofica italiana tra Otto e Novecento, tra cui: Le carte Spaventa della Biblioteca Nazionale di Napoli (1980); Positivismo a Napoli. La metafisica critica di A. Angiulli (1990); L’aurea catena (2003). Ha curato di B. Spaventa: Esperienza e metafisica (1983), Lettera sulla dottrina di Bruno (con M. Rascaglia, 2000), La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea (2003); di A. Angiulli, Gli hegeliani e i positivisti in Italia ed altri scritti inediti (1992); di A. Labriola: Giordano Bruno. Scritti editi e inediti (2008), Da un secolo all’altro 1897-1903 (2012), entrambi con S. Miccolis; Tra Hegel e Spinoza (con A. Zanardo, 2015); di B. Croce: Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici (1998) e Saggio sullo Hegel (2006). Dal 1990 è redattore del «Giornale critico della filosofia italiana». (fonte Viella.it)”,”LABD-001-FGB”
“LABRIOLA Antonio”,”Fra Dolcino.”,”Alessandro Savorelli ha ritrovato nelle carte di Labriola appunti inediti delle lezioni da lui tenute all’Università di Roma su Fra Dolcino. “”Senza indulgere a certe semplificazioni di Kautsky ed Engels, Labriola mette alla prova la sua concezione dell’ideologia, che – nonostante evidente oscillazioni – è uno degli aspetti più originali della sua lettura del materialismo storico”” (pag 12, introduzione di A. Savorelli) [(15) G. Liguori, La concezione delle ideologia in Labriola e Gramsci’, in ‘Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte’, a cura di L. Punzo, Cassino, Edizioni dell’Università degli Studi, 2006, pag 394-416]”,”LABD-002-FGB”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”In appendice: ‘Post-scriptum all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘Prefazione all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘A proposito del libro di Bernstein’; ‘A proposito della crisi del marxismo’; ‘Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico’; ‘Da un secolo all’altro’ prefazione dei curatori, note appendice: ‘Post-scriptum all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘Prefazione all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘A proposito del libro di Bernstein’; ‘A proposito della crisi del marxismo’; ‘Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico’; ‘Da un secolo all’altro’; note, nota bio-bibliografica: I. Cronaca biografica; II. Scritti di Labriola. A. Scritti pubblicati dall’autore; B. Nuove edizioni, scritti inediti e raccolte, pubblicati dopo la morte dell’autore; C. Traduzioni; D. Epistolari; III. Scritti su Labriola. A. Saggi, articoli, testimonianze; B. Recensioni; C. Enciclopedie, manuali, repertori (pag 381-457); indice dei nomi; prima edizione Sulla lettura dei testi di Marx ed Engels “”Ed ora permettetemi di passare alla considerazione di certe cose prosaicamente piccole, ma che, come assi spesso accade delle cose piccole nelle faccende grosse del mondo, hanno assai peso nel fatto nostro. Gli scritti di Marx e di Engels – tanto per tornare a loro, che sono principalmente in causa – furon essi mai letti ‘per intero’ da nessuno, il quale si trovasse fuori della schiera dei prossimi amici ed adepti, e quindi, dei seguaci e degl’interpreti diretti degli autori stessi? Furono mai quegli scritti fatti ‘tutti’ oggetto di commento e di illustrazione, da gente che si trovasse fuori del campo, che s’è formato intorno alla tradizione della ‘deutsche Socialdemokratie’; nella quale impresa di lavoro applicativo ed esplicativo ha per anni primeggiato soprattutto la ‘Neue Zeit’, magazzino indispensabile delle dottrine del partito? Intorno a quegli scritti, in brevi parole, non si è formato, fuori che in Germania, ed anche ivi assai parzialmente, e qualche volta con modi non pienamente critici, ciò che i neologisti chiamano ambiente letterario. E poi la rarità di molti di quegli scritti, e anzi la irreperibilità di alcuni di essi! C’è molta gente al mondo, che abbia la pazienza di mettersi per degli anni, come toccò a me, alla ricerca di un esemplare della ‘Misère de la Philosophie’, che fu solo assai di recente ristampata a Parigi, o di quel singolare libro che è la ‘Heilige Familie’; e che sia disposta a durar più fatica per avere a disposizione un esemplare della ‘Neue Rheinische Zeitung’, di quella non tocchi, in condizioni ordinarie, a qualunque filologo o storico presentemente per leggere e studiare tutti i documenti dell’antico Egitto? A me, che pure ho una certa pratica alquanto notevole dei libri e del modo di ricercarli, non è toccata mai briga più fastidiosa di cotesta. Il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati! (1). Che meraviglia, dunque, se fuori dalla Germania, e quindi anche in Francia, e anzi in Francia segnatamente, molti e molti scrittori, e specie fra i pubblicisti, abbiano avuto la tentazione di ritrarre, o da critiche di avversarii, o da citazioni incidentali, o da frettolose illazioni ricavate da brani speciali, o da vaghi ricordi, gli elementi per foggiarsi un ‘Marxismo’ di loro invenzione e maniera? Tanto più, poi, che, col sorgere in Francia ed in Italia di partiti socialistici, che da più al meno sono in voce di rappresentare una esplicazione del Marxismo, il che pare a me invero designazione inesatta, ai letterati d’ogni maniera si offerse la comoda opportunità di credere o di far credere, che in ogni discorso di propagandista o di deputato, in ogni enunciato di programma, in ogni articolo di giornale, in ogni atto di partito, ci fosse come l’autentica e ortodossa rivelazione della nuova dottrina, esplicantesi nella nuova chiesa”” (pag 178-179) Antonio Labriola, Roma, 24 aprile ’97 ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’ (in) ‘Saggi sul materialismo storico’, Editori Riuniti, Roma, 1964] [(1) È assai di recente che Franz Mehring ha intrapresa la riproduzione di tutti gli scritti men noti di Marx e di Engels del periodo fra il ’40 e il ’50, e tra questi è riapparsa anche la ‘Heilige Familie. (Nota a questa ristampa) (8)]”,”LABD-006-FV”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,” Volume realizzato sotto la consulenza di Umberto Cerroni Le catastrofi singolari in cui tutto un modo precipita… “”Fatta eccezione di alcuni momenti critici, nei quali le classi sociali, per estrema incapacità a tenersi in una condizone di relativo equilibrio per adattamento, entrano in una più o meno prolungata crisi di anarchia; e fatta eccezione di quelle singolari catastrofi, nelle quali tutto un mondo precipita, come alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, o al dissolversi del Califfato: dacché c’è memoria di storia scritta, lo Stato apparisce, non solo come l’apice, e come il vertice della società, ma come il reggitore di essa. Il primo passo che il pensiero ingenuo abbia fatto in tale ordine di considerazioni consiste in questo enunciato: il reggitore è l”autore’. Fatta, inoltre, eccezione di certi brevi periodi di democrazia esercitata con la viva coscienza della sovranità popolare, come fu di alcune ‘città’ greche, e segnatamente di Atene, e di alcuni ‘comuni’ italiani, e specie di Firenze (quelle erano, però, di uomini liberi padroni di schiavi, questi furono di cittadini privilegiati sfruttanti il forestiero e la campagna), la società retta a stato fu sempre di una maggioranza messa in balia di una minoranza. Cosicché la maggiornaza degli uomini è apparsa nella storia come una massa retta, governata, guidata, sfruttata e maltrattata; o, per lo meno, qual variopinta conglomerazione d’interessi, che ‘alcuni pochi’ avessero da regolare, mantenendo in equilibrio le divergenze, per pressione o per compensazione. Di qui la necessità di un’arte di governo; e, come questa si fa prima di ogni altra cosa palese agli osservatori della vita collettiva, così era naturale, che la ‘politica’ apparisse come l’ ‘autrice’ dell’ordine sociale, e come l’indice della continuità nel succedersi delle forme storiche. Chi dice politica, dice attività, che fino ad un certo punto si conduce a disegno; cioè fino a che i calcoli non dian di cozzo in ignorate e inaspettate resistenze. Assumendo, per quel che suggeriva la imperfetta esperienza, ad autore della società lo Stato, e ad autrice dell’ordine sociale la politica, ne venia di conseguenza, che gli storici narratori o ragionatori fossero portati a riporre l’essenziale della storia nel succedersi delle forme, delle istituzioni e delle idee politiche”” (pag 102-103) [Antonio Labriola, ‘Del materialismo storico’, Newton Compton editori, Roma, 1975]”,”LABD-126″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Franco SBARBERI”,”Scritti filosofici e politici. I.”,”Antonio Labriola nasce nel 1843 a Cassino da Francesco Saverio, insegnante di scuola media e Francesca Ponari. Compie nel 1861 gli studi inferiori nell’Abbazia di Montecassino e si trasferisce a Napoli per compiervi gli studi universitari nella facoltà di Lettere e Filosofia. Comincia a frequentare Antonio Tari e Bertrando Spaventa, amici paterni. Nel 1862 scrive la memoria Una risposta alla prolusione di Zeller, di impostazione hegeliano-spaventiana, respingendo la tesi di Zeller che auspicava un ritorno a Kant. Nel 1866 inizia lo studio di Feuerbach. Nel 1867 scrive la memoria La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele. Nel 1874 viene nominato professore straordinario di filosofia morale e pedagogia all’Università di Roma. Mel 1881 pubblica l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Nel 1890 aderisce al marxismo. Incomincia uno scambio epistolare con Engels che continua fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1895. Muore il 2 febbraioi 1904 a Roma.”,”LABD-003-FL”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola D’ANTUONO”,”Discorrendo di Socialismo e di Filosofia.”,”Antonio Labriola nasce nel 1843 a Cassino da Francesco Saverio, insegnante di scuola media e Francesca Ponari. Compie nel 1861 gli studi inferiori nell’Abbazia di Montecassino e si trasferisce a Napoli per compiervi gli studi universitari nella facoltà di Lettere e Filosofia. Comincia a frequentare Antonio Tari e Bertrando Spaventa, amici paterni. Nel 1862 scrive la memoria Una risposta alla prolusione di Zeller, di impostazione hegeliano-spaventiana, respingendo la tesi di Zeller che auspicava un ritorno a Kant. Nel 1866 inizia lo studio di Feuerbach. Nel 1867 scrive la memoria La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele. Nel 1874 viene nominato professore straordinario di filosofia morale e pedagogia all’Università di Roma. Mel 1881 pubblica l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Nel 1890 aderisce al marxismo. Incomincia uno scambio epistolare con Engels che continua fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1895. Muore il 2 febbraioi 1904 a Roma. Nicola D’Antuono è professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea nella facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Chieti-Pescara, dove coordina un dottorato sull’area adriatica. Dirige, per l’editore Millennium, le Collane Modernità e Forme.”,”LABD-004-FL”
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895)”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti “”A quanti furono comunisti ideologici, religiosi ed utopistici, o a dirittura profetici od apocalittici, parve sempre in passato, che il regno della giustizia, della eguaglianza e della felicità dovesse avere per teatro il mondo intero. Per ora la conquista del mondo la fa l’epoca dei civilizzati; cioè la società, che si regge su le antitesi delle classi, e su la dominazione di classe, nella forma della produzione borghese (il Giappone insegni!). La coesistenza di due nazioni in uno e medesimo stato, che fu già precisata dal divino Platone, si perpetua. L’acquisizione della Terra al comunismo non è cosa di domani. Ma più larghi si fanno i confini del mondo borghese, più popoli vi entrano, abbandonando o sorpassando le forme inferiori di produzione, ed ecco che più precise e sicure divengono le aspettazioni del comunismo: soprattutto perché decrescono, nel campo e nella gara della concorrenza, i deviatori della conquista e della colonizzazione. La ‘Internazionale dei Proletarii’, che era appena embrionale nella ‘Lega dei Comunisti’ di cinquanta anni fa, diventata oramai interoceanica, dice ed afferma intuitivamente ogni primo di Maggio, che i proletarii di tutto il mondo sono realmente e operosamente uniti. I prossimi o futuri sotterratori della borghesia, e i loro nipoti e pronipoti, ricorderanno in perpetuo la data del Manifesto dei Comunisti”” (Roma, 7 aprile 1895) (pag 71) [Antonio Labriola ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, Ermanno Loescher, Roma, 1902]”,”LABD-001-FAP”
“LABRIOLA Antonio a cura di Eugenio GARIN”,”La concezione materialistica della storia.”,”Antonio Labriola sulla ‘favola del diritto al lavoro’ “”Ma, dal giorno in cui apparve (la dottrina de ‘Il Manifesto dei comunisti’, febbraio 1848, ndr) essa fu la critica anticipata di quel ‘socialismus vulgaris’, che vegetò per l’Europa, e specialmente in Francia, dal Colpo di Stato all’apparizione della ‘Internazionale’, la quale del resto, nel breve periodo di sua vita, non ebbe tempo di vincerlo, di esaurirlo, di eliminarlo del tutto. Si alimentava cotesto socialismo volgare, quando non d’altro e di più sconnesso, principalmente delle dottrine e assai più dei paradossi di Proudhon, il quale, superato già da lungo tempo teoricamente da Marx (2), non fu praticamente battuto se non durante la Comune, quando i seguaci suoi, per la più salutare lezione delle cose, furon costretti a fare il contrario delle dottrine proprie e del maestro. Fin dal primo momento in cui apparve, questa nuova dottrina del comunismo, fu la critica implicita di ogni forma di ‘socialismo di stato’, da Louis Blanc a Lassalle. Il socialismo di stato, per quanto commisto allora a tendenze rivoluzionarie, si concentrava tutto nella favola, nell’Hokus Pokus, del ‘diritto al lavoro’. Questo è termine insidioso se implica domanda che si rivolga ad un governo, sia pure di borghesi rivoluzionarii. Questo è assurdo economico, se si ha in mente di sopprimere la variabile disoccupazione, che influisce sul variare dei salarii, ossia su le condizioni della concorrenza. Questo può essere artificio di politicanti, se è ripiego per sedare le turbolenze di una massa agitantesi di proletarii non organizzati. Questa è una superflua teoretica, per chi concepisca nettamente il corso di una rivoluzione vittoriosa del proletariato; la quale non può non avviare alla socializzazione dei mezzi di produzione, mediante la presa di possesso di questi: ossia non può non avviare alla forma economica, in cui non c’è né merce né salariato, e nella quale il diritto al lavoro e il dovere di lavorare fanno uno nella necessità comune a tutti che tutti lavorino. La favola del diritto al lavoro finì nella tragedia delle giornate di Giugno. La discussione parlamentare che se ne fece in seguito fu parodia. Il piagnucoloso e retorico Lamartine, quel grande uomo di occasione, avea avuto la opportunità di pronunciare l’ultima o la penultima delle sue celebrate frasi: «L’esperienza dei popoli sono le catastrofi»; e ciò bastava per l’ ‘ironia’ della storia”” (pag 23-24) [Antonio Labriola, a cura di Eugenio Garin, La concezione materialistica della storia’, Laterza, Bari, 1965] [(2) ‘Misère de la Philosophie’, par Karl Marx, Paris et Bruxelles, 1847]”,”LABD-002-FMB”
“LABRO Philippe MANCEAUX Michele, con l’equipe di ‘D’edition speciale’: Michel ABRAMI Marie-Claire HOUNAU Robert JAMMES Jean LETIT Danielle MENNESSON Françoise MONIER Laure SEGALEN Jacques SERAIN Guillemette de VÉRICOURT, collaborazione di Evelyne SULLEROT”,”Mai-Juin 68. “”Ce n’est qu’un debut””.”,”Mai-Juin 68 : *Ce n’est qu’un debut : ce slogan des étudiants et des jeune s travailleurs fut scandé pour la première fois, à la fin du défilé du 13 mai…. – Paris : Editions et publications premières, 1968″,”FRAP-001-FSD”
“LABROSSE Claude RETAT Pierre”,”Naissance du journal revolutionnaire 1789.”,”La diffusione dei giornali e pamphlets ad opera di strilloni. Il ‘colportage’. “”Il grido dei diffusori di strada o strilloni (colporteurs) contribuisce prima di tutto all’ animazione della Parigi rivoluzionaria.”” (pag 75) “”Quando la Comune, alla fine di dicembre, prova a limitarne il numero a 300, di imporre loro una targhetta, e di regolamentare più severamente la loro attività, essi reagiscono violentemente gridando all’ usurpazione e denunciano in queste misure un ritorno all’ Ancien Regime.”” (pag 78)”,”FRAR-079″
“LABROSSE Claude RETAT Pierre”,”Naissance du journal révolutionnaire, 1789.”,”Con la rivoluzione nascono 140 nuovi giornali a Parigi in un solo anno!”,”EDIx-065″
“LABROUSSE M.E.”,”Origines et aspects economiques et sociaux de la revolution francaise, 1774-1791.”,”L’A è Prof alla facoltà di lettere di Parigi. L’A consiglia come bibliografia l’articolo bibliografico di Henri CALVET pubblicato sulla rivista ‘Annales Historiques de la Revolution francaise’ (N° Ott-Dic 1951, pagg 399-404) Rivolta contadina e grande paura. Luglio 1789. Rivoluzione francese. “”Les troubles de Juillet 1789 présentent un caractère nettement anti-seigneurial. C’est ce qui distingue ces troubles de ceux du printemps, qui sont surtout provoqués par la hausse du prix du pain tout en présentant parfois eux aussi un caractère anti-seigneurial qui apparait même dès 1788. Les paysans prennent l’initiative. L’assemblée n’a cependant pas encore délibéré sur la dîme et les droits féodaux. Il n’est d’ailleurs nullement question, même pour la bourgeoisie, de les supprimer sans indemnité. Mais en 1788 et en 1789 – notamment, pour cette dernière année, dans la moitié est du pays, la récolte est mauvaise. Et le refus de payes les droits se généralise. 2. Rapports avec la grande Peur: On peut considérer cette révolte, soit comme une cause, soit comme une conséquence de la Peur. 1. C’est une cause dans la mesure où la révolte paysanne jette l’épouvante chez les notables – nobles ou bourgeois – et leru apparait comme une émoute de brigands, de gens sans aveu. 2. On peut aussi penser que le bruit de l’arrivée des brigands a réuni les paysans en armes; ceux-ci mécontets de s’être dérangés pour rien, profitent de cette occasion pour détruire les chartriens, le mouvement paysan serait donc une conséquence de la Peur.”” (pag 101-102)”,”FRAR-014″
“LABROUSSE Ernest a cura di M. CEDRONIO”,”Come nascono le rivoluzioni. Economia e politica nella Francia del XVIII e XIX secolo.”,”Altro testo in ‘I viaggi di Erodoto’, B. MONDADORI n° 3 Dic 1987 pag 19 8°”,”FRAR-047 FRAR-047 bis”
“LABROUSSE E.”,”Le mouvement ouvrier et les theories sociales en France de 1815 à 1848.”,”LABROUSSE, Prof alla Facoltà di lettere di Parigi.”,”MFRx-101″
“LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD.”,”La Premiere Internationale. L’ institution l’ implantation le rayonnement. Paris 16-18.11.1964″,”Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD.”,”INTP-012″
“LABROUSSE Alain KOUTOUZIS Michel”,”Geopolitica e Geostrategie delle Droghe.”,”LABROUSSE Alain autore di numerosi testi ed articoli sul problema della droga, è il fondatore dell’ Osservatorio Geopolitico delle Droghe di Parigi (OGD). Nell’ anno accademico 1995-1996 ha inaugurato un corso di studi in questo campo all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi. Michel KOUTOUZIS studioso di etnologia è il coordinatore dell’ Atlas mondial des droghes e collabora all’ OGD per le ricerche sulla geopolitica delle droghe nei Balcani e nel Caucaso. Gli USA e la droga. “”La geopolitica americana differisce nettamente dall’ approccio tradizionale europeo perché, come sostiene Francois-Xavier Dudouet, “”essa si basa sia su un’ occupazione ideologica dello spazio che su un’ occupazione di tipo economico e militare””. Si può anche affermare che l’ occupazione ideologica precede talvolta quelle di altro tipo. A questo proposito la politica americana in materia di stupefacenti è emblematica, poiché gli Stati Uniti riusciranno in primo luogo a far aderire tutto il mondo alle loro tesi proibizioniste prima di intervenire economiciamente e militarmente sul terreno delle droghe. Le origini del proibizionismo e la discussione su questo n egli Stati Uniti risalgono alla fine del XIX secolo. Messi di fronte all’ oppiomania, molto diffusa tra i cinesi immigrati sulla costa occidentale, diversi Stati adottarono dal 1875 le prime leggi che vietavano di fumare l’ oppio.”” (pag 71)”,”ECOI-179″
“LABROUSSE Ernest”,”Le mouvement ouvrier et les idées sociales en France de 1815 à la fin du XIXe siècle.”,”LABROUSSE E. professeur à la Faculté des Lettres de Paris. Penetrazione del marxismo in Francia. “”La pénetration du marxisme en France, c’est l’introduction d’une doctrine selon laquelle le mouvement de l’histoire s’explique en dernière analyse par la lutte des classes. La synthèse marxiste (…) est essentiellement Economie, Sociologie, (et notamment interprétation de l’Histoire), Philosophie. Elle est faite tout d’abord de vieux socialisme français. Elle trouve déjà en lui l’idée de l’exploitation de la classe ouvrière déjà formulée par Sismondi, Saint-Simon et Proudhon, et même par nos “”socialistes”” moralistes du XVIIIe siècle. Saint-Simon, opposant la classe des travailleurs à celle des oisifs, formule lui-même, bien que dans un sens très différent de celui de Marx, l’idée de l’antagonisme des classes. Sismondi avait noté avant Marx le fait de la concentration progressive des entreprises capitalistes. Plus largement, Marx, associé aux grands mouvements de libération de 1848, reprend le vieux rêve de justice de notre école socialiste – mais en l’intégrant dans le réel, et en lui donnant dans une large mesure un caractère de nécessité. La synthèse marxiste est faite ensuite d’économie classique anglaise; Marx se refuse à construire une utopie; il n’est pas un moraliste, mais un économiste et un historien. Il analyse en économiste, en réaliste, les mécanismes de la production et de l’échange. Sa dette est immense envers les grands classiques, envers Adam Smith et Ricardo, notamment dans la construction de sa théorie de la valeur-travail, au point qu’on l’a surnommé le Ricardo du Socialisme et qu’on a présenté ‘le Capital’ comme le dernier grand livre de l’économie classique. La synthèse marxiste est aussi faite d’observation historique, d’économie historique à la manière allemande. Il y a conflit des méthodes entre l’économie abstraite anglaise et l’économie historique allemande. On trouve le sens du réel, du relatif, du transitoire chez les économistes historiens allemands. Pour Marx, le capitalisme n’est qu’une catégorie historique, le capitalisme n’est qu’une étape dans l’évolution humaine qui nous conduit au socialisme. Enfin la synthèse marxiste est faite de dialectique hégélienne, représentant, après la transformation que Marx lui a fait subir, une conception évolutive, dynamique, historique du monde. Pratiquement, dans la vie politique, le marxisme conduit aux positions suivantes: à la constitution d’un parti de la classe ouvrière, distinct de toutes les fractions bourgeoises. C’est donc, formellement du moins, la rupture avec la démocratie petite-bourgeoises, avec le radicalisme, avec le jacobinisme. La classe ouvrière doit constituer une force autonome qui, dans la présente conjoncture, apparaît comme la classe motrice de l’histoire. L’objet essentiel de ce parti et la socialisation des moyens de production et d’échange (terres, usines, banques): ce bouleversement de la structure économique des sociétés amènera la fin du patronat et du salariat, c’est-à-dire l’avènement d’une société sans classes (la classe étant définie d’après le critère de l’appropriation des moyens de production et d’échange) et la fin de l’exploitation ouvrière. Conséquence de cette étape, d’un caractère nécessaire et préalable: conformement aux conclusions de l’interpretation matérialiste de l’histoire, cette révolution de structure (ou d’infrastructure) amènera une révolution de superstructure qui bouleversera les rapports sociaux et conduira à une civilisation nouvelle (démocratie effective, c’est-à-dire entre hommes économiquement égaux; libération de la femme; universalisation de la culture, et, par là même, création de nouvelles formes de culture; etc…). Le marxisme ne fait pas ainsi dépendre la revolution économique d’une révolution morale et culturelle, mais la révolution morale et culturelle de la révolution économique. Les moins qu’il emploie c’est la conquête des pouvoirs publics et la destruction de l’Etat bourgeois”” (pag 13-14) [Ernest Labrousse, Le mouvement ouvrier et les idées sociales en France de 1815 à la fin du XIXe siècle, Paris, 1948]”,”SOCU-204″
“LA-CAPRIA Raffaele”,”Cinquant’anni di false partenze, ovvero L’apprendista scrittore.”,”Raffaele LA-CAPRIA (Napoli, 1922) è uno dei maestri della letteratura italiana contemporanea. Autore di roman zi e saggi. “”La vita è ciò che accade mentre ci occupiamo d’altro”” (pag 56)”,”VARx-385″
“LACASCADE Jean-Louis”,”Les métamorphoses du jeune Marx.”,”LACASCADE Jean-Louis è sociologo al CSU (Cultures et sociétés urbaines), laboratorio del CNRS-IRESCO (Institut de recherches sur le societés contemporaines). Ha studiato teatro, cinema, urbanesimo e nuove tecnologie. Autore di una tesi su “”Marxismo e modi di vita””, si è dedicato da qualche anno alla socio-genesi dell’ opera di Marx. “”Il cosmopolitismo di Marx rende conto della sua visione e concezione internazionalista del socialismo in opposizione a quella più terra terra, da paese di Feuerbach o più tardi di Proudhon””. (pag 67) “”Feuerbach in seguito si proclamerà “”comunista””, aderirà al partito socialdemocratico e denuncerà l’ invasione della Francia da parte della Prussia. Mai Feuerbach si compromise politicamente. In occasione della sua morte il 13 settembre 1872, Karl Marx fece depositare una corona sul suo feretro nel cimitero Johannis di Norimberga. Bebel, Liebknecht, così come il partito socialdemocratico di Norimberga, di cui era membro, gli resero omaggio, migliaia di operai parteciparono alla cerimonia e ascoltarono questo elogio funebre del deputato del Reichstag Memminger (…)”” (pag 87)”,”MADS-334″
“LACASTA ZABALZA José Ignacio”,”Georges Sorel en su tiempo (1847-1922). El conductor de herejías.”,”LACASTA ZABALZA José Ignacio (Pamplona, 1946) ha la cattedra di filosofia del diritto, morale e politica nell’ Università di Saragozza. Ha scritto tra l’ altro ‘Georges Sorel. El marxismo de Marx’ (1992). Il marxismo di George SOREL: una teoria moderna della complessità dello sviluppo sociale. (pag 246) “”Ma c’è un pensiero che ha richamato in particolare l’ attenzione di Sorel, è quello del professore universitario di Breslau, Werner Sombart. Le sue osservazioni apparse sulla “”Critica sociale”” a proposito de “”il terzo volume del Capitale””, gli hanno confermato alcune tesi e fatto scoprire altre.”” (pag 265)”,”TEOC-332″
“LACCHE’ Luigi”,”La Libertà che guida il Popolo. Le Tre Gloriose Giornate del luglio 1830 e le “”Chartes”” nel costituzionalismo francese.”,”LACCHE’ Luigi è professore ordinario di storia del diritto italiano e di storia delle costituzioni moderne presso la Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Macerata. Ha scritto altri libri. La Carta, tra sovranità e forza. “”Le Carte del 1814 e del 1830 rappresentano – assieme alle altre più brevi esperienze della Restaurazione – il tentativo di dare voce a un complesso e multiforme esprit liberale, senza però poter trovare un punto di equilibrio tra sovranità e Costituzione. La natura ‘democratica’ della sovranità, che si esprime attraverso il potere costituente, è vista come una forza bruta, un fiume in piena che non sembra riconoscere né argini, né barriere, che abbratte il pluralismo dei poteri, livelle le condizioni, riduce lo spazio di autonomia degli individui, contesta le differenze e i ranghi sociali. Le Chartes rivelano un’ intrinseca debolezza: la difficoltà di “”affrontare”” il problema costituzionale della sovranità. Una buona misura dell’ ambiguità “”strutturale”” che caratterizza le Carte discende proprio da questo limite originario che attiene alla cultura politica. I liberali cercano in vari modi di “”neutralizzare”” la sovranità poiché sanno per esperienza diretta che questa tende a concentrare il potere in un solo “”luogo””. La topografia liberale si fonda – come detto – su una pluralità di luoghi del potere, divisi eppure collaboranti, moderatori l’ uno dell’ altro, rivolti a uno stesso fine””.”,”FRAD-064″
“LACCHÈ Luigi”,”La libertà che guida il popolo. Le Tre gloriose giornate del luglio 1830 e le ‘Chartes’ nel costituzionalismo francese.”,”Luigi Lacchè è professore ordinario di Storia del diritto italiano e di Storia delle costituzioni moderne presso l Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. tra i suoi libri: L’espropriazione per pubblica utilità, Amministratori e proprietari nella Francia dell’Ottocento, ‘Un liberale europeo’ Pellegrino Rossi (1787-1848).”,”FRAD-002-FL”
“LACCHI Mario a cura, Saggi di Umberto CRISPO Aldo MINUCCI Massimo PIERRO Ernesto SPARANO Vincenzi VELLECCO Ugo VITTO”,”Il Banchiere.”,”Roberto Ruozi, direttore dell’Istituto di Economia Aziendale Università Commerciale L.Bocconi. Umberto Crispi, laureato in giurisprudenza presso la Università di Napoli. É vice direttore presso il Centro di Formazione del Banco di Napoli ed è docente di sviluppo organizzativo nei corsi aziendali. Mario Lacchi. É nato a Napoli dove si è laureato in Economia e Commercio. Dirigente del Banco di Napoli, dal 1971 è responsabile dell’area della Formazione del Personale. Docente di Management, rappresenta la sua azienda nei Consigli direttivi dell’ASFOR (Associazione fra le Scuole di Formazione Manageriale) di Torino. Aldo Minucci, laureato in Scienze politiche e sociali presso l’Università di Napoli. Ha diretto una Filiale autonoma del Banco di Napoli. Massimo Pierro. É laureato in Economia e Commercio. Dirigente presso il Servizio Partecipazioni Borsa e Titoli del Banco di Napoli. Ernesto Sparano. É avvocato presso il Servizio Legale del Banco di Napoli. Vincenzo Vellecco, laureato in Scienze Politiche e Sociali presso l’Università di Napoli. Dirigente presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli. Vincenzo Vellecco, laureato in Scienze Politiche e Sociali presso l’Universtà di Napoli. Dirigente presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli. Ugo Vitto, laureato in Giurisprudenza presso la Universiyà di Napoli. É stato settorista du una Filiale del Banco di Napoli.”,”ECOT-281-FL”
“LA-CECILIA G.”,”Filippo Buonarroti (1761-1837).”,”””Grato m’è il sonno, e più l’ esser di sasso / Infin che il danno e la vergogna dura, (…) Parole di Michelangelo (riferite all’ Italia rappresentata da una donna che dorme) “”Sulla bandiera dell’ insurrezione scrissero: ‘Felicità comune’.”” (pag 318) “”Oh Buonarroti! pochi forse sapranno ammirarti, niuno imitarti”” (pag 331, in chiusura) “”””Il lavoro è un debito che ogni cittadino valido deve avere alla Società. L’ozio dev’essere infamato al pari del furto, come una sorgente inesauribile di cattivi costumi.”” Il pensiero unico, costante di tutta la vita di Buonarroti stava adunque nell’immeglimento radicale del genere umano: al virtuosissimo uomo non bastavano repubblica e democrazia; ei voleva la riforma della società intiera””. (pag 328)”,”SOCU-151″
“LA-CHESNAIS P.G.”,”La Révolution Russe et ses résultats, 1904-1908.”,”Gli effetti sociali della controrivoluzione e del riflusso. “”Nelle statistiche delle morti violente, necessariamente molto incomplete, questi disordini causano quasi regolarmente 1.100 morti al mese: la cifra non è pressoché variata dalla metà del 1906 (scioglimento della prima Duma). Ma ci sono delle variazoini nella ripartizione per causa. Dopo otto mesi i casi classificati come “”rappresaglie dal basso””, e che sembrano comprendere i torbidi agrari, contano per la metà nella statistica funebre. Tra questi morti, tre al giorno, in media, sono di condannati per crimini politici. E c’è una colonna più sinistra, in cui le cifre aumentano, di mese in mese, con sua stupefacente regolarità: è la colonna dei suicidi. Si sono superati i 200 al mese dall’ ultimo novembre – invece dei 12 al mese nel 1905. Solo a Pietroburgo, durante il secondo semestre dell’ ultimo anno, si sono registrati 1.050 tentativi di suicidio, la metà mortali””. (pag 72)”,”RIRx-115″
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome premier. Ab-Du.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-016-FSL”
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome second. Ea-Mu.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-017-FSL”
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome troisieme. Na-ZO.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-018-FSL”
“LA-CIERVA Juan de”,”Discorsi dell’ex ministro La Cierva pronunziati alla Camera spagnola discutendosi La revisione del processo Ferrer.”,”Il 13 ottobre 1909 veniva fucilato dai militari Francisco Ferrer. La Cierva apre e chiude il dibattito giustificando la condanna a morte.”,”MSPx-090″
“LACLAU Ernesto, a cura di Davide TARIZZO”,”La ragione populista.”,”Ernesto Laclau insegna Teoria politica all’Università di Essex ed è Distinguished Professor for Humanities and Rhetorical Studies alla Northwestern University. Ha elaborato in collaborazione con Chantal Mouffe un originale ripensamento sulle fondamentali categorie della filosofia di ispirazione socialista, sostituente la classica nozione di lotta di classe con nozioni più attuali di antagonismo sociale e di democrazia radicale. Questo è il primo libro tradotto in Italia. Questione contagio. Per Le Bon, è una forma di trasmissione patologica, la cui causa va riposta nel fenomeno più generale della “”suggestionabilità””, che era a quel tempo il vero e proprio ‘deus ex machina’ della psicologia delle masse”” (pag 27) “”Successivamente spiegherò come le trasformazioni della teoria psichiatrica e un progressivo trasferimento della «razionalità» dell’individuo al gruppo abbiano aperto la strada a una nuova comprensione del comportamento delle masse”” (pag 29)”,”TEOS-319″
“LACORNE Denis”,”La crisi dell’identità americana. Dal «melting pot» al multiculturalismo.”,”Denis Lacorne è direttore di ricerca alla Fondation nationale des sciences politiques. Ha pubblicato ‘Les notables rouges’ (1980) e ‘L’invention de la République. Le modèle américain’ (1991). “”Ci vorrà ancora un secolo perché la Corte Suprema scelga di imporre agli Stati tutto il rigore laico della Costituzione federale degli Stati Uniti. Oggi il dibattito, come ha osservato John Wilson, gira intorno all’interpretazione da dare alla metafora jeffersoniana del «muro di separazione» (64). Per i «separatisti», che non sono, va sottolineato, anticlericali, la religione non appartiene alla sfera politica. Di conseguenza è inconcepibile che gli Stati, federali o federati, possano sovvenzionare una scuola confessionale”” (pag 57-58) [(64) John F. Wilson ‘Religion, Government and Power in the New American Nation’, in M. Noll, ‘Religion and American Politics’, cit., pp. 72-91. Riprendo da Wilson la distinzione fra “”separatisti”” e “”concilianti””]”,”USAS-020-FL”
“LACOSTE Yves e altri; saggi di LACOSTE Jean-Luc RACINE Ravinder KUMAR Jean-Alphonse BERNARD Max-Jean ZINS Christophe JAFFRELOT Dharma KUMAR Violette GRAFF Muzaffar ALAM Gerard HEUZE’ Christiane HURTIG Anne VAUGIER-CHATTERJEE Gilles BOQUERAT Jean-Luc RACINE”,”L’ Inde et la question nationale.”,”Direttore della rivista Y. LACOSTE, Comitato di redazione: Beatrice GIBLIN, Michel KORINMAN, Barbara LOYER, Jean RACINE, Etienne SUR, Charles URJEWICZ, Stephane YERASIMOS”,”INDx-007″
“LACOSTE Yves a cura; saggi di Michel BRUNEAU Laurent CARROUE’ Anne CORBETT Hervé COUTEAU-BEGARIE Dominique DARBON Rodolphe DE KONINCK Olivier DOLLFUS Gerard DOREL Martine DROULERS Beatrice GIBLIN-DELVALLET Michel KORINMAN Yves LACOSTE Roland LEW Barbara LOYER Alain MUSSET Roland POURTIER Jean-Luc RACINE Jean Pierre RAISON Michel ROUX Etienne SUR Charles URJEWICZ Stephane YERASIMOS; collaborazione di AYEB Habib BERNIER Jacques BLANC-NOEL Nathalie BRETON Roland CAMROUX David CHEMILLER-GENDREAU Monique DIECKHOFF Alain FOSSAERT Robert GASCON Alain GHORRA-GOBIN Cynthia GIRAULT René HOURCADE Bernard LA ROCHE Xavier LACOSTE-DUJARDIN Camille LAVERGNE Marc LOROT Pascal NICOLAS Guy QUANTIN Patrick RIGOULET David ROSIERE Stephane ROY Olivier SAVIGNON Michel SOURBES Isabelle TANABE’ Hiroshi VLACH Vania YOO Junghwan”,”Dictionnaire de geopolitique.”,”Il libro contiene più di duemila articoli consacrati a territori, regioni, città, concetti, tecniche, avvenimenti, personaggi e duecento cartine geografiche che mettono in evidenza le caratteristiche che sottendono ad una lettura geopolitica del mondo e permettono la comprensione della sua evoluzione storica. Saggi di: Michel BRUNEAU, Laurent CARROUE’, Anne CORBETT, Hervé COUTEAU-BEGARIE, Dominique DARBON, Rodolphe DE KONINCK, Olivier DOLLFUS, Gerard DOREL, Martine DROULERS, Beatrice GIBLIN-DELVALLET, Michel KORINMAN, Yves LACOSTE, Roland LEW, Barbara LOYER, Alain MUSSET, Roland POURTIER, Jean-Luc RACINE, Jean Pierre RAISON, Michel ROUX, Etienne SUR, Charles URJEWICZ, Stephane YERASIMOS. E con il concorso di:”,”RAIx-033″
“LACOSTE Yves”,”Geografia del sottosviluppo.”,”LACOSTE Yves è uno dei più noti esponenti della moderna scuola francese di geografia umana.”,”PVSx-012″
“LACOSTE Yves”,”Ibn Khaldoun. Naissance de l’histoire passé du tiers-monde.”,”LACOSTE Yves, nato a Fès el 1929 ha passato la sua infanzia in Marocco. Ha compiuto gli studi secondari e superiori a Parigi. Ha insegnato in un liceo di Algeri. Ha scoperto l’opera di Ibn Khaldoun nel 1954. Militante anti-colonialista ha dovuto lasciare l’Algeria nel 1955. A Parigi ha insegnato alla Sorbona. “”C’est avec Thycydide (460-395 av. J.C.) qu’appairaît véritablement l’Histoire. Certes avec Hérodote (480-425 av. J.C.) la pensée historienne avait fait de grand progrès: elle se dégageait peu à peu des récits légendaires et des interprétations mythologiques. Mais, ayant pour but de “”préserver de l’oubli des récits merveilleux”” elle n’avait encore qu’une notion très imprécise de la temporalité et de la causalité. L’oeuvre de Thycydide, en revanche, marque une étape décisive de la pensée humaine. Pour la première fosi apparait la recherche consciente de l’intelligibilité des actes humains”” (pag 183) Wikip: Ibn Khaldun Tunisi, 27 maggio 1332 – Il Cairo, 17 marzo 1406, equivalenti al 1° Ramadan 732 – 26 Ramadan 808), è stato il massimo storico e filosofo del Maghreb, e viene considerato un sociologo ante litteram delle società araba, berbera e persiana. È uno dei padri fondatori della storiografia e della sociologia, ed è considerato uno dei primi economisti.[1]. Ha introdotto la nozione di “”storia ciclica””, fondata su fattori profani generati dalla naturale tendenza ad indebolirsi delle generazioni sedentarizzate, eredi dei conquistatori nomadi, trascinate però in una progressiva e inesorabile decadenza ad opera della ricchezza e dal modo di vita urbano. Molto apprezzato in Occidente per la modernità delle sue concezioni. L’attività principale di Ibn Khaldun fu quella di uomo politico, cortigiano e ministro, al servizio uno dopo l’altro degli Hafsidi tunisini, dei Merinidi del Marocco, degli Zayyanidi di Tlemcen, dei Nasridi del Sultanato di Granada e dei Mamelucchi burji d’Egitto. Fu anche ambasciatore presso il re di Castiglia, Pietro I di Castiglia, detto Pietro il Crudele, e presso il temibile Timur Lang (Tamerlano). Ebbe così la possibilità di conoscere da vicino e porre a confronto tra loro i diversi modi di esercitare il potere, misurandone la precarietà. I diversi sovrani, impressionati dalle sue grandi capacità e dalla sua grande cultura, gli perdonarono a più riprese la sua versatilità e i suoi tradimenti.”,”STOx-232″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Béatrice GIBLIN-DELVALLET Jean SELLIER Jean-Claude BOYER Jean-François DENEUX Pierre MERLIN Paul BACHELARD Marcel BAZIN Maurice BADOIS Bernard CHARPENTIER Georges CLAUSE Jean-Marie GEHRING Claude SAINT-DIZIER Richard KLEINSCHMAGER”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 1. La France septentrionale. Nord-Pas-de-Calais, Picardie, Paris-Ile de-France, Centre, Champagne-Ardenne, Lorraine, Alsace.”,”saggi di Béatrice GIBLIN-DELVALLET Jean SELLIER Jean-Claude BOYER Jean-François DENEUX Pierre MERLIN Paul BACHELARD Marcel BAZIN Maurice BADOIS Bernard CHARPENTIER Georges CLAUSE Jean-Marie GEHRING Claude SAINT-DIZIER Richard KLEINSCHMAGER”,”FRAS-053″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Armand FRÉMONT Yves GUERMONT Michel PHILIPPONNEAU Jean RENARD Jacques LUNEAU Nicole MATHIEU Pierre DUBOSCQ Joël PAILHE Collectif PAMBENEL”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 2. La façade occidentale. Basse-Normandie, Haute-Normandie, Bretagne, Pays de la Loire, Poitou-Charents, Limousin, Aquitaine, Midi-Pyrénées.”,”saggi di Armand FRÉMONT Yves GUERMONT Michel PHILIPPONNEAU Jean RENARD Jacques LUNEAU Nicole MATHIEU Pierre DUBOSCQ Joël PAILHE Collectif PAMBENEL”,”FRAS-054″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Jean LABASSE Olivier BRACHET Paul BACOT Claude MERCIER Daniel MATHIEU André ROBERT Françoise PLET Pierre MAZATAUD Robert FERERAS Jean-Paul FERRIER Raymond GUGLIELMO Germain KRIER Guy PORTE Yves RINAUDO Yves LACOSTE Pierre TAFANI”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 3. La France du Sud-Est. Rhône-Alpes, Franche-Comté, Bourgogne, Auvergne, Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Côte d’Azur, Corse.”,”saggi di Jean LABASSE Olivier BRACHET Paul BACOT Claude MERCIER Daniel MATHIEU André ROBERT Françoise PLET Pierre MAZATAUD Robert FERERAS Jean-Paul FERRIER Raymond GUGLIELMO Germain KRIER Guy PORTE Yves RINAUDO Yves LACOSTE Pierre TAFANI”,”FRAS-055″
“LACOSTE Yves, edizione italiana a cura di Pasquale COPPOLA”,”Crisi della geografia. Geografia della crisi.”,”Su Marx: – Uno spazio “”trascurato”” da Marx (pag 43-) (tesi assenza di interesse di Marx ed Engels per la geografia…) Yves Lacoste (1929-), geografo, ha insegnato geografia nell’Università di Paris VIII, Vincennes. Ha studiato i problemi del Terzo Mondo, dei paesi sottosviluppati in alcuni suoi lavori. Ha diretto la rivista ‘Hérodote’.”,”ASGx-008-FSD”
“LACOUE-LABARTHE Philippe NANCY Jean-Luc”,”Il mito nazi.”,”Philippe Lacoue-Labarthe (1940-2007) filosofo e scrittore francese. Jean-Luc Nancy filosofo francese nato nel 1940. Entrambi hanno al loro attivo varie pubblicazioni (v. 4° di copertina)”,”GERN-171″
“LACOUR-GAYET Georges”,”Talleyrand.”,”LACOUR-GAYET Georges: (Marsiglia, 31 maggio 1856 – Parigi, 8 dicembre 1935). Storico e scrittore francese, membro dell’Institut Français, dell’Académie des sciences morales et politiques, dell’Académie de Marine e dal 1924 della Société de l’histoire de France. A 20 anni entrò all’École normale supérieure. Professore all’École navale. Durante la Prima guerra mondiale svolse una missione in Russia. La sua biografia su TALLEYRAND per lungo tempo fu considerata un riferimento. Padre dell’economista LACOUR-GAYET Jacques e della storica e giornalista francese ELGEY Georgette (figlia da lui non riconosciuta). FURET François: (Parigi, 27/3/1927 – Tolosa, 12/7/1997). Storico francese, tra i più importanti studiosi della Rivoluzione francese. Entra nel PCF nel 1949 ma ne esce nell’autunno del 1956 dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria, pur mantenendosi sempre vicino a posizioni socialiste. Colpito dalla tubercolosi si laurea in Storia a Parigi nel 1954. Segue l’attività giornalistica presso il France-Observateur, divenuto poi nel 1964, con il suo contributo, il Nouvel Observateur. Entra nel 1960 nella prestigiosa Scuola di studi superiori in scienze sociali. Nel 1997 è membro dell’Académie Française. Noto per le critiche che indirizzò rispetto alla corrente storiografica marxista sulla Rivoluzione francese, criticando il dogmatismo della storiografia di SOBOUL Albert. Egli rigettò l’interpretazione prevalente all’epoca della Rivoluzione come frutto della lotta di classe, per una visione legata ad una lotta unitaria tesa all’affermazione degli ideali liberali e democratici. «(…) non si troverebbe una carriera così piena come quella di TALLEYRAND (Charles-Maurice de). Il nostro uomo è agente generale del clero, poi vescovo di Autun sotto l’Ancien Régime. Membro dell’Assemblea costituente, vicino a MIRABEAU (Gabriel Honoré), fu una delle figure importanti della Rivoluzione del 1789, e il suo ruolo attivo si estese fino al 10 agosto 1792. Qui iniziò l’unica interruzione di carriera che avrebbe influenzato la sua esistenza, e che lo portò prima in Inghilterra, poi in America. Ritornato nel settembre 1796, ritrovò al potere o quasi al potere i suoi amici del 1789: ottenne il Ministero degli Affari Esteri, che lasciò giusto in tempo, nel 1799, per essere uno dei grandi architetti del 18 brumaio. Allora cominciò il periodo più brillante della sua vita, quando, ritornato al suo ministero, dettò il bello e il cattivo tempo in Europa, nel nome dell’uomo e della nazione più grandi del suo tempo. In ritirata dal 1807, e persino quasi in disgrazia dal 1809, pianificò e preparò il regime seguente con l’aiuto dello Zar: fu l’uomo chiave della Restaurazione nel 1814. Ancora una volta Ministro degli Affari Esteri, pari di Francia per giunta, dovette presto lasciare l’incarico sotto la pressione degli ultra-monarchici, ma rimase uno dei grandi leader del regime, accumulando i privilegi dati alle sue successive lealtà. Anche la rivoluzione del luglio 1830 lo trovò nel campo dei vincitori, condannando all’esilio quel conte d’Artois divenuto Carlo X, del quale era stato amico all’epoca d’oro dell’Ancien Régime. Gli offre l’ultimo dei suoi grandi incarichi, quello di ambasciatore a Londra. Non gli resta che fare pace con la Chiesa e dare all’avventura della sua vita una rispettabilità duramente negoziata all’ultimo minuto: l’ultima cosa della sua esistenza. La carriera di TALLEYRAND si estende quindi da Luigi XVI a Luigi Filippo. Raggiunse il suo apice tra i due, con la dinastia Bonaparte, nata morta. Ma ebbe anche un grande inizio (…). E ha un finale lungo e felice, dai Borbone agli Orléans. (…)» (pag I, II introduzione di Furet; traduz.d.r.)”,”FRAN-133-FSL”
“LACOUTURE Jean”,”Malraux. Une vie dans le siecle 1901-1976.”,”LACOUTURE, giornalista e storico (Le Monde, Le Nouvel Obeservateur, L’Histoire), dopo ‘Malraux’, ha pubblicato varie biografie tra cui ‘Francois Mauriac’ (1980, ‘Pierre Mendes-France’ (1981), ‘De-Gaulle’ (1984 e 1986, tre volumi), ‘Jesuites. Une multibiographie’ (1991, 2 volumi).”,”BIOx-007″
“LACOUTURE Jean”,”I gesuiti. 1. La conquista 1540-1773.”,”LOYOLA, santo, fondatore della Compagnia di Gesù (Loyola, Azpeitia, 1491-Roma 1556). Di profonda educazione cattolica, fu alla corte di Ferdinando di Castiglia come paggio e divenne più tardi gentiluomo del viceré di Navarra. Ferito gravemente nella difesa di Pamplona (1521), durante la lunga degenza si orientò verso la vita religiosa e perfezionò il suo proposito nel ritiro della grotta di Manresa. Si dedicò quindi agli studi, passando da Alcalà a Parigi, Venezia e Roma (1522-41), riunendo nel contempo compagni per il nuovo apostolato, che attraverso le diverse esperienze vissute e osservate veniva organizzandosi in un preciso programma: esercizi spirituali, catechismo, vita pastorale intensa, conversione e difesa degli ebrei. Con lo sviluppo di queste attività, I. si convinse della necessità di fondare un nuovo ordine religioso, che nel 1540 ricevette l’approvazione del papa Paolo III con la bolla Regimini militantis Ecclesiae e venne chiamato Compagnia di Gesù: fondato un primo noviziato”,”RELC-04″
“LACOUTURE Jean”,”I gesuiti. 2. Il ritorno 1773-1993.”,”LACOUTURE dopo aver studiato in un collegio di gesuiti, ha seguito gli studi storici presso l’Univ di Parigi. Autore di numerose biografie, ha condotto importanti inchieste storiche e giornalistiche sui maggiori avvenimenti chiave della storia contemporanea.”,”RELC-049″
“LACOUTURE Jean”,”Ho Chi Minh.”,”LACOUTURE Jean è un noto giornalista francese corrispondente inviato speciale addetto stampa testimone degli avvenimenti di storia coloniale in Africa ed Oriente. “”Se non conobbe Lenin, morto alcuni giorni prima del suo arrivo nell’Unione Sovietica, Nguyen Ai Quoc (alias Ho Chi Minh) poté allora frequentare i più intimi sodali di chi promosse la rivoluzione: Bucharin, Radek, Zinoviev e ancora meglio Stalin, ex commissario del popolo alle nazionalità, portato a studiare con un’attenzione particolare i diversi sistemi di tipo coloniale. Conobbe anche gli animatori stranieri del Comintern: Dimitrov, che fu uno dei suoi maestri, Kuusinen, Thälmann. Incontra infine i principali rivoluzionari asiatici: il cinese Li Li-san e l’indiano Roy, l’unico che abbia espresso un giudizio poco favorevole sul futuro Ho Chi Minh, almeno per quel che riguarda le sue capacità intellettuali”” (pag 53)”,”BIOx-159″
“LACOUTURE Jean”,”De Gaulle.”,”Jean Lacouture, nato a Bordeaux (1921), laureato in diritto e il letteratura, è in Indocina nel 1945, poi a Rabat nell’ufficio stampa del generale Leclerc. Nel 1950 è redattore politico di ‘Combat’ e poi del ‘Monde’. Dal ’53 al ’56 corrispondente di ‘France Soir’ al Cairo. Infine reporter del ‘Monde’ dal 1957. E’ professore all’Istituto di Studi Politici di Parigi, Ha scritto libri (biografie) e si è dedicato ai problemi del Medio ed Estremo Oriente. “”L’esperienza tedesca è, senza dubbio, fruttuosa. Ma bisogna allargare il proprio orizzonte. De Gaulle parte per l’Oriente, più discretamente di Buonaparte. Beirut, dove un allievo chiamato Georges Schehadé ascolta estasiato, Gabriel Bounoure parlare di Jouve e dei surrealisti, non è un ambiente adatto a lui. Quell’universo a ‘trompe-l’oeil’, serico e cangiante, non si addice al Connestabile, tanto più che il trasferimento del colonnello Catroux al Marocco lo priva di un incomparabile iniziatore alle giostre con gli arcidiaconi, con gli allenatori dell’ippodromo e con i condottieri dello Sciuf di cui forse, sarcasticamente, avrebbe gustato il sapore. Ma il personaggio «lascia il segno» là come altrove. I suoi colleghi, irritati, vedono tutti in lui uno dei futuri dominatori dell’apparato militare. E bisogna leggere il racconto di una ‘performance’ di Charles de Gaulle, nel luglio 1930, scritta da un testimone di cui si dirà, per semplificare, che sa di che cosa parla. «Durante una distribuzione di premi, lo vidi alzarsi e fare due passi verso il pubblico, una pertica di comandante tutto vestito di bianco, con una grande sciabola e l’aria di chi ci avrebbe procurato nuove seccature. Prese la parola e allora tutte queste impressioni di colpo svanirono. Ascoltammo idee nuove e rare che zampillavano a ogni secondo in una forma così esatta e adeguata da non sapere a quale elemento apparteneva l’iniziativa: se alle parole o alla forza del pensiero. L’apparecchio del linguaggio, maneggiato da lui, si innalzava al di sopra delle contingenze fittizie, spalancando il regno della libera volontà, dell’energia umana capace di modificare l’enorme potenza della storia…». Il comandante de Gaulle visita il Cairo, Bagdad, Damasco, Aleppo e Gerusalemme, senza che la sua vena epistolare ne sia arricchita. Dal discopolo di Barrès ci aspettavamo un colpo d’ala. Abbiamo semplicemente un colpo d’occhio. Dal Levante scrive a Lucien Nachin, dopo se mesi di soggiorno: «La mia impressione è che qui non penetriamo affatto, e che gli abitanti ci sono estranei (e noi a loro) più che mai. E’ vero che, per agire, abbiamo adottato il sistema peggiore in questo paese, cioè abbiamo incitato la gente a prendere iniziative…mentre qui non è mai stato realizzato niente, né i canali del Nilo, né l’acquedotto di Palmira, né una strada romana, né un oliveto, senza il pungolo della costrizione. Secondo me, dovremo seguire questa via, o andarcene…». Non siamo all’altezza di un Gobineau, e nemmeno delle lettere di Lyautey sul Tonchino. Ma la perspicacia rimane intatta. Fanno capolino le idee che saranno alla base della politica dell’«Algeria algerina»; non abbiamo «penetrato» una civiltà essenzialmente diversa che ci rimane estranea; e là dove non si «lascia il segno» perché indugiare, perché non svincolarsi? De Gaulle ha tastato il polso alla Germania, ha fiutato la Polonia e misurato con quanto peso la rivoluzione sovietica gravi sull’Europa dell’Est. Ora fa il suo assaggio di esperienze orientali. Può tornare nello stato maggiore, riprendere la via che porta al comando, all’esercizio del potere, a quel compito di capo per il quale si prepara e che raggiungerà muovendosi con il suo passo da dinosauro verticale, con semplicità fulminea”” (pag 63-64)”,”BIOx-327″
“LACOUTURE Jean”,”Quattro uomini. Quattro rivoluzioni.”,”Jean Lacouture. Nato a Bordeaux il 09/06/1921, laureato in diritto e in lettere, è in Indocina nel 1945, poi a Rabat nell’ufficio stampa del generale Leclerc. Nel 1950 è prima redattore politico di Combat, poi del Monde. Dal 1953 al 1956, corrispondente di France Soir al Cairo. Infine reporter del Monde dal 1957. É professore all’Istituto di Studi politici di Parigi, incaricato all’Università di Harvard. Ha pubblicato numerose opere, biografie e saggi, dedicati soprattutto ai problemi del Medio e dell’Estremo Oriente.”,”PVSx-027-FL”
“LACOUTURE Jean”,”Ho Chi Minh. Édition revue et complétée en 1976.”,”Jean Lacouture è nato il 9 giugno 1921 a Bordeaux, dove ha studiato Diritto, Lettere e Scienze politiche. Come ‘attaché de presse’ del generale Leclerc è stato in Indocina nel 1945. Nel 1950-51 è stato redattore dipomatica a ‘Combat’, poi al ‘Monde’. Grande reporter del Monde e poi del Nouvel Observateur.”,”ASIx-001-FSD”
“LACROIX E. Abbé”,”La Semaine sanglante. Episodes des huit derniers jours de la Commune. 21 Mai – 28 Mai 1871.”,”LACROIX E. Abbé ancien Aumonier militaire, de marine. E’ la testimonianza di un rappresentante del clero schierato dalla parte di Versailles. Il prete tenta di convertire i federati condannati a morte. “”Je reste una partie de l’ après-midi sur le quai de l’ Hotel-de-Ville. La journée est superbe, un ciel bleu, un soleil brillant, contraste saissisant, éclairent les tristesses dont la rue est le théâtre. Voici des fédérés, pris les armes à la main. Ils passent entre des soldats, que vont-ils devenir? Mon ministère est d’aller à eux, de leur adresser la parole, de leur offrir de les réconcilier avec Dieu. Moments assurément anxieux, pénibles, mais je ne saurais me dérober. Je vais à eux au milieu de la rue, je leur tends la main et leur dis des paroles que Dieu m’inspire. Plusieurs refusent mon ministère, c’est le petit nombre. La plupart acceptent l’absolution que je leur offre. Et plus d’une fois, je vois des hommes surpris d’abord à ma vue, étonnés de m’entendre leur parler là, sur la voie publique, entre des soldats, et devant des curieux toujours trop nombreux; étonnés, dis-je, de voir un de ces prêtres, dont, peut-être hier encore, ils demandaient la mort, tout d’un coup conquis par la grâce divine, tomber à genoux et recevoir le pardon de Celui qui pardonne toujours.”” (pag 31-32)”,”MFRC-128″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Industriels et banquiers sous l’ occupation. La collaboration économique avec le Reich et Vichy.”,”””La lotta dell’ uomo contro il potere E’ la lotta della memoria contro l’ oblio Milan Kundera LACROIX-RIZ Annie è ex-allieva dell’ Ecole Normale superieure, agregé d’ histoire, professore di storia contemporanea all’ università di Paris 7. Ha pubblicato ‘La choix de Marianne: les relations franco-americaines de 1944 à 1947’ e ‘Le Vatican, l’ Europe et le Reich’. L’ alleanza franco-tedesca per impadronirsi del capitale ebraico. “”Il disprezzo della proprietà privata”” ebraica crea tra i suoi beneficiari francesi e l’ occupante una complicità diretta che rivela le pratiche dei Feldkommandanturen nella zona occupata. Quello di Digione fece fissare, nel marzo 1941, il valore dei “”fondi”” messi in vendita “”attraverso l’ estrazione a sorte tra gli acquirenti interessati”” con “”un abbattimento dell’ 80% non solo sul valore degli elementi immateriali, ma anche sul materiale”” (…)””. (pag 357-358)”,”FRAE-017″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Le choix de la défaite. Les élites francaises dans les années 1930.”,”LACROIX-RIZ Annie exallieva dell’ Ecole normale supérieure, agrégée d’histoire, professore di storia contemporanea all’Università Paris 7 ha pubblicato pure ‘Le Vatican, l’Europe et le Reich’ e ‘Industriels et banquiers sous l’Occupation’.”,”FRAV-131″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Le Vatican, l’Europe et le Reich de la Première Guerre mondiale à la guerre froide.”,”Il sostegno vaticano all’Anschluss (pag 69) Vaticano vs Repubblica spagnola 1936 (pag 355) LACROIX-RIZ Annie ex allieva dell’Ecole normale superieure è professore universitario di stroia contemporanea a Toulouse-Le Mirail. Specialista di relazioni internazionali ha pubblicato ‘Les Proctetorats du Maghreb entre la France et Washington du debarquement a l’independence, 1942-1956’ e ‘L’economie suedoise entre l’Est et l’Ouest, 1944-1949’.”,”RELC-237″
“LADJEVARDI Habib”,”Labor Unions and Autocracy in Iran.”,”LADJEVARDI è D dell’ Irananian Oral History Project, alla Harvard University. Nato a Teheran è cresciuto a Scarsdale, NY. E’ tornato in Iran ne 1963 cominciano il lavoro come capo del personale nell’ azienda di famiglia. Poi ha fondato l’ Iran Center for Management Studies in Teheran in cui ha insegnato fino al 1976.”,”MVOx-007″
“LADOUS Régis”,”Darwin, Marx, Engels, Lyssenko et les autres.”,”””Quant au géologue anglais Charles Lyell, dont Engels a recommandé la lecture à Marx, il ne s’est pas contenté de montrer que mers et continents ont changé de configuration. Dans ‘The Geological evidences of the Antiquity of Man’ (1863), dont Marx a annoté plusieurs passages, il a associé dans une perspective évolutive la géologie et l’anthropologie. Lyell est l’un des rares auteurs dont on puisse affirmer qu’il a été lu attentivement et par Marx et par Darwin.”” (pag 12)”,”MAES-102″
“LADOUS Régis”,”De l’état russe a l’état soviétique, 1825-1941.”,”LADOUS Régis professore dell’Università di Lione Marx e la mancata censura di Skutarov (pag 153-155) “”A partir de 1872, quand la censure impériale autorisa la première traduction russe du ‘Capital’, le marxisme influença l’ensemble de l’intelligentsia, qu’elle fût intégrée ou radicale. On sait que Marx est passé par une crise de russophobie qui l’amena à exclure du concert des nations civilisées “”le barbare des rives glacées de la Néva”” (1853). Mais quand cette russophobie s’atténua, dans les années 1870, il se trouva jusque dans les ministères de Saint-Pétersbourg des fonctionnaires pour s’enchanter d’une pensée qui creusait l’écart entre l’Occident et la Russie et, par là-même, semblait justifier l’existence et la permanence d’un appareil d’Etat différent de tout ce qui existait à l’Ouest. En cela, ils pensaient comme Skutarov, le censeur qui laissa passer le ‘Capital’. Skutarov estima que la critique marxiste portait essentiellement contre l’industrialisation et le laisser-faire de l’école de Manchester, ce qui ne pouvait que conforter l’ordre russe, ce robuste contraire de tousles dévergondages britanniques. Après l’échec de Terre et Liberté, le traducteur russe du ‘Capital’, Danielson, pensait que les révolutionnaires devaient laisser à l’Etat la charge d’endiguer le capitalisme sauvage et de préserver le système communitaire traditionnel. Au ministère de l’Intérieur, ce populisme d’Etat ne déplut pas aux éléments les plus conservateurs, les moins “”bismarckiens””, attentifs à tirer partie de tout ce qui critiquait le désordre occidental. Dans les années 1890, changement de perspective: au ministère des Finances, l’oeuvre majeure de Marx ne fut plus comprise comme un anathème, mais comme un évangile. Ce fut surtout sous Serge Witte que le ‘Capital’ passa pour une apologie passionnée de l’industrialisme et Marx pour un champion du capitalisme, tant il montrait de fougue à chanter les prouesses de la bourgeoisie usinière et de foi dans l’action irréversible des lois économiques. Les fonctionnaires qui fondaient l’industrie lourde et construisaient le réseau ferré en faisant suer le moujik n’interprétèrent pas son déterminisme économique d’une manière dialectique (tout ce qui existe engendre sa propre contradiction) mais positiviste: après l’ère de l’agriculture, celle de l’industrie. Ainsi se trouvait justifié le sacrifice des masses rurales, sacrifice inscrit dans la nature des choses, sinon dans le sens de l’histoire”” [Régis Ladous, De l’état russe a l’état soviétique, 1825-1941, 1990] (pag 153-155)”,”RUSx-169″
“LADVOCAT Jean-Baptiste”,”Dizionario storico portatile che contiene la storia. De’ Patriarchi, de’ Principi Ebrei, degl’ Imperadori, de’ Re, e de’ grandi Capitani; degli Dei, degli Eroi dell’ antichità Pagana, ec. de’ Papi, de’ SS. Padri, de’ Vescovi, e de’ Cardinali più celebri; E generalmente di tutti gli uomini illustri nelle Arti, e nelle Scienze, ec. Colle loro opere principali, e colle migliori Edizioni di esse; Tomo Terzo.”,”Presente in catalogo internet: LADVOCAT, Jean Baptiste Dizionario storico portatile ; che contiene la storia de’ Patriarchi, de’ principi ebrei, degl’ imperadori… / composto in francese dal signor abate Ladvocat. – edizione novissima. – Bassano : a spese Remondini di Venezia, 1790. – opera in sette tomi ; 18 cm tomo terzo : F-K. – 311 p 1. storia I. Tit. 93/99″,”VARx-204″
“LAFARGUE Paolo”,”Il materialismo economico di Carlo Marx.”,”L’ idealismo e il materialismo nella storia, l’ ambiente naturale: teoria DARWIN, l’ambiente artificiale: teoria della lotta di classe. “”Fu solo quando Darwin risuscitò la grande teoria di Lamarck e di Saint-Hilaire e la rese irrefutabile mercé un ammasso formidabile di fatti e di scoperte geniali, fu solo allora che l’idealismo fu cacciato dalla storia naturale e che la scienza naturale diventò una “”scienza generale e filosofica””, come Saint-Hilaire aveva predetto. La sua filosofia rovescia tutte le metafisiche. Marx ha importato la teoria degli ambienti nella storia umana. – Ma non è da credere che il materialismo economico di Marx e d’Engels sia uno di quei volgari adattamenti delle teorie naturaliste alle scienze sociali, onde in questi ultimi tempi furono tanto prodighi i darwiniani d’Inghilterra, di Germania e di Francia. No, Carlo Marx è cronologicamente il primo. Quando la teoria degli ambienti dormiva quel greve sonno che cominciò nel 1832, Marx formulava la sua teoria della lotta delle classi nella sua ‘Miseria della filosofia’, pubblicata in francese nel 1847; l’anno seguente, Marx e Engels esponevano, nel ‘Manifesto Comunista’, la teoria delle trasformazioni sociali imposte dalle trasformazioni dell’ambiente economico. Il materialismo economico di Marx ucciderà l’idealismo storico e il suo fatalismo che abbrutisce; creerà la filosofia della storia e preparerà le teste pensanti del proletariato alla rivoluzione economica, che schiuderà le porte di un mondo novello – il mondo del lavoro libero”” (pag 16) [LEGGERE IN: Paolo LAFARGUE, Il materialismo economico di Carlo Marx, Uffici della Critica Sociale, Milano, 1894] [Versione digitale su richiesta]”,”LAFx-003″
“LAFARGUE Paul”,”La religione del capitale. Massime preghiere e lamenti del capitalista.”,”Paul LAFARGUE (1842-1911), militante marxista francese, fu uno dei fondatori del Partito Socialista francese e uno dei primi rappresentanti del socialismo scientifico in Francia e Spagna. Genero e discepolo di MARX, fu (come lo definì LENIN nel 1911) ‘uno dei propagatori più intelligenti e profondi del marxismo’. LAFARGUE è autore del notissimo ‘Il diritto all’ozio'”,”LAFx-001″
“LAFARGUE Paul RJAZANOV David”,”Karl Marx, souvenirs personnels; La ‘confession’ de Karl Marx.”,”Il difetto che ispira più avversione a MARX è il servilismo.”,”MADS-123″
“LAFARGUE Paul”,”Le droit à la paresse.”,”Allegati: La festa di Saint-Faineant de La Napoule, Le annotazioni di MARX al libro di MOREAU-CHRISTOPHE ‘Du droit à l’oisiveté’, la morte di LAFARGUE, discorso di LENIN ai funerali di Paul LAFARGUE e Laura LAFARGUE MARX.”,”LAFx-006″
“LAFARGUE P. LUXEMBURG R. SINGER DAVID CURRAN QUELCH ADLER SKARET VANDERVELDE FURNEMONT NEMEC LEDENSKI Mario GUESDE KNUDSEN BORGBJERG IGLESIAS SANIAL KRELLOW JAURES ALLEMANE HEPPENHEIMER BRIAND, VAN-KOL TROELSTRA COSTA FERRI LUNANOWSKI DASZYNSKI CAMBIER KRITCHEVSKY PLECHANOV MENANDER ANDERSSON FURHOLZ RAPIN”,”Compte rendu stenographique non officiel de la version francaise du 5° Congres Socialiste tenu a Paris du 23 au 27 septembre 1900.International,”,”Delegati delle varie sezioni: SINGER, DAVID, CURRAN, QUELCH, ADLER, SKARET, VANDERVELDE, FURNEMONT, NEMEC, LEDENSKI, Mario GUESDE, KNUDSEN, BORGBJERG, IGLESIAS, SANIAL, KRELLOW, JAURES, ALLEMANE, HEPPENHEIMER, BRIAND, VAN-KOL, TROELSTRA, COSTA, FERRI, LUNANOWSKI, DASZYNSKI, CAMBIER, KRITCHEVSKY, PLECHANOV, MENANDER, ANDERSSON, FURHOLZ, RAPIN. Clara ZETKIN è traduttrice per il tedesco, e SMITH per l’inglese. Alla fine della 1° giornata interviene LAFARGUE per leggere una protesta sulla Q della verifica dei poteri per la sezione francese. Durante la 2° giornata interviene Rosa LUXEMBURG (in francese) (Q mandati delegazione polacca).”,”INTS-015″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Marx. Ricerche sull’ origine e sull’ evoluzione delle idee di giustizia, di bene, di anima e di dio.”,”Questo classico del marxismo che riprende molti temi del filone MORGAN-ENGELS, apparve per la prima volta in Francia nel 1909 e rappresenta la sistemazione logica di alcuni articoli che LAFARGUE pubblicò sulla rivista tedesca ‘Die Neue Zeit’. “”Scriveva Marx già nel 1844: “”In lotta contro tali condizioni, la critica non è una passione del cervello. Non è un coltello anatomico, ma un’arma. Il suo soggetto è il suo nemico, che essa non vuole confutare, bensì distruggere, poiché lo spirito di tali condizioni di vita è già confutato. Non si tratta di oggetti di per sé ‘degni’ di attenzione, bensì di spregevoli e disprezzate ‘esistenze’. La critica per se stessa non ha bisogno di chiarire i suoi rapporti con tale oggetto, essendo nei suoi confronti perfettamente in chiaro. Essa non si pone più come fine assoluto, ma soltanto come mezzo. Il suo atteggiamento essenziale è l”indignazione’, la sua ragione di vita è la denuncia””. (Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, in Annali franco-tedeschi, 1965, p. 128)”” [Paul Lafargue, Il determinismo economico di Marx, 1976, testo e note a cura di Fabio Freddi, nota 1] (pag 44)”,”LAFx-005″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto alla pigrizia.”,”””Joffe, già discepolo e amico di Trotsky all’ epoca del suicidio di Lafargue, approvò caldamente quella morte eccezionale. Del resto anch’egli si sarebbe suicidato nel 1927, dopo tutta un’ esistenza consacrata al socialismo; l’ esempio di Lafargue pesò certamente sulla sua decisione, proprio come aveva spinto Robin a interessarsi concretamente al suicidio. Joffe riteneva che, vinto dalla vecchiaia e dalle infermità, la sua vita non avesse più senso, dal momento che egli non era più in grado di combattere. “”L’ uomo politico – scrisse per giustificare il colpo di rivoltella che si sparò – deve sapere quando andarsene e deve farlo a tempo, nel momento in cui è consapevole di non poter più essere utile alla causa che ha servito””. Trotsky non la pensava allo stesso modo. Prendendo la parola alle esequie del suo vecchio compagno, insistette sul fatto che, poiché la lotta continua, ognuno deve rimanere al proprio posto e, di conseguenza, è la vita e non il suicidio di Joffe a servire da modello per coloro che restano. Tuttavia tredici anni più tardi, sentendo avvicinarsi la fine, Trotsky doveva cambiare opinione. Aggiungerà al suo testamento del 27 febbraio 1940 un poscritto incompiuto, il 3 marzo seguente (…). (…) scrisse nel suo poscritto questa frase che non lascia spazio ad alcun dubbio: “”Mi riservo il diritto di stabilire io stesso l’ ora della mia morte””. (…) Lenin provava un grande rispetto per Lafargue, pur mantenendo sempre un atteggiamento critico nei confronti dei capi del socialismo francese. Perciò ai funerali di Lafargue, parlando in nome del Partito operaio socialdemocratico russo, in un breve discorso fece il loro elogio, salutando in Paul “”uno dei più capaci e acuti divulgatori del marxismo””. Si astenne dal biasimare il suicidio. Tuttavia, secondo la testimonianza di Serafina Gopner, allora aderente al gruppo bolscevico di Parigi, Lenin lo condannava. In effetti in una conferenza successiva alle esequie, dedicata al suicidio, espresse la propria opinione con le parole seguenti: “”Un socialista non appartiene a se stesso, ma al partito. Se può essere ancora utile alla classe operaia in qualunque cosa, per esempio scrivere anche un solo articolo o un appello, allora non ha il diritto di suicidarsi””. Lenin aggiunse anche che il caso di Lafargue era ancora più grave, tenendo conto del fatto che i partiti operai sono molto più carenti di scrittori, rispetto ai partiti borghesi””. (pag 126-128)”,”LAFx-016″
“LAFARGUE Paul”,”La légende de Victor Hugo.”,”E’ in prigione, a Sainte-Pélagie, che Paul LAFARGUE, le cui attività politiche sono sorvegliate dalla polizia, redige questo lavoro mentre la Francia intera, e Parigi, è in lutto per la scomparsa dell’ “”immense génie””, presto pantheonizzato. Lo scrittore socialista è l’ unico ad andare controcorrente criticando la leggenda nazionale e repubblicana. Per lui il percorso politico del poeta è quello dello scrittore borghese che ha tradito a più riprese la causa del proletariato. LAFARGUE fu il primo a non soccombere alla ‘hugolatria’. “”Hugo è stato un amico dell’ ordine: non ha mai cospirato contro alcun governo, eccetto quello di Napoleone III, li ha sempre accettati e sostenuti con la penna e la parola e non li ha abbandonati che all’ indomani della loro caduta””. (pag 33)”,”LAFx-017″
“LAFARGUE Paul”,”Les luttes de classes en Flandre, de 1336-1348 et de 1379-1385. De Klassenstrijd in Vlaanderen van 1336-1348 en van 1379-1385.”,”””L’ aristocrazia del comune di Gand terrorizzata a causa del sollevamento popolare, si sottomise al Conte Luigi nel 1348; – nel 1871 l’ alta borghesia parigina terrorizzata dalle agitazioni popolari della fase dell’ assedio, accolse come una liberazione la pace prussiana che consegnava cinque miliardi e due province della Francia. Cosi termina la prima rivolta della città di Gand””. (pag 10)”,”LAFx-018″
“LAFARGUE Paolo”,”Il materialismo economico di Carlo Marx. I. L’ idealismo e il materialismo nella storia. II. L’ ambiente naturale: teoria darwiniana. III. L’ ambiente artificiale: teoria della lotta di classe.”,”””Nel formicaio regna il più assoluto comunismo. Il lavoro vi è libero, le formiche attendono ad esso instancabili””. (pag 38) “”Il governo sulle persone cede il posto all’ amministrazione delle cose e alla direzione dei processi di produzione. La società libera non tollera uno Stato fra sé e i propri membri””. (Engels, Socialismo utopistico e socialismo scientifico) (pag 45) “”Dacché l’ umanità è uscita dallo stampo comunista – questa prima culla delle società umane – queste ingrandirono in tre ambienti economici caratterizzati dal rispettivo modo di produzione: schiavitù, servitù, salariato””. (pag 15) Firma ex-proprietario Natale Cifarelli”,”LAFx-019″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto all’ ozio.”,”””I greci della grande epoca, non avevano, anche essi, che disprezzo per il lavoro; agli schiavi solo era permesso di lavorare: l’ uomo libero non conosceva che gli esercizi corporali ed i giochi dell’ intelligenza. Questo era il tempo – però – in cui nacquero Fidia, Aristotele, Aristofane, ed un pugno di bravi schiacciava a Maratona le orde dell’ Asia.”” (pag 8) “”Come noi abbiamo oltrepassato ciò; nec plus ultra! Le officine moderne sono trasformate in case ideali di correzione, dove s’ incarcerano le masse operaie, dove si condannano al lavoro forzato per 12 o 14 ore, non solamente gli uomini, ma le donne ed i fanciulli.”” (pag 10)”,”LAFx-020″
“LAFARGUE Paul”,”La religione del Capitale.”,”””Il congresso di Londra. “”I progressi del socialismo inquietano le classi possidenti d’ Europa e d’ America. Ora è qualche mese, degli uomini venuti da tutti i paesi civilizzati si riunirono a Londra, al fine di ricercare i mezzi più efficaci per arrestare i pericoli dell’ invasione delle idee socialiste. Si notavano fra i rappresentanti della borghesia capitalista d’ Inghilterra lord Salisbury, Chamberlain, Samuel Morley, Lord Randolph Churchill, Herbert Spencer, il cardinale Manning. Il principe Bismarck trattenuto da una crisi alcolica, aveva inviato il suo consigliere intimo, l’ ebreo Breichroeder. I grandi industriali ed i finanzieri dei due mondi, Vanderbilt, Rotschild, Gould, Souberyan, Krupp, Dollfus, Dietz-Menin, Schneider, assistevano di persona o si erano fatti rimpiazzare da uomini di fiducia. Mai si erano viste delle persone d’opinioni o di nazionalità sì differenti intendersi così fraternamente. Paolo Bert sedeva vicino a Freppell, Gladstone stringeva la mano a Parnell, Clemenceau ciarlava con Ferry, e Moltke discuteva amichevolmente delle sorte di una guerra di rivincita con Deroulède e Reinach. La causa che li riuniva , imponeva silenzio ai loro rancori personali, alle loro passioni politiche ed alle loro gelosie patriottiche. Il legato del papa prese la parola per il primo””. (pag 3) “”Il congresso di Londra, sarà contato nella storia quanto i grandi Concili che elaborarono la religione cattolica; esso tenne le sue sedute durante due settimane: si nominò una commissione composta dai rappresentanti di tutte le nazioni, incaricata di redigere i processi verbali e di raggruppare, in un corpo di dottrine, le opinioni e le idee emesse. Noi abbiamo potuto procurarci i differenti lavori di questa commissione, e li pubblichiamo nel presente volume””. (pag 9)”,”LAFx-021″
“LAFARGUE Paolo”,”Carlo Marx. Ricordi personali di Paolo Lafargue.”,”””Marx leggeva tutte le lingue europee e ne scriveva tre: tedesco, francese ed inglese, con ammirazione dei conoscitori di queste lingue; egli ripeteva volentieri il detto: “”La conoscenza di una lingua straniera è un’ arma nella lotta per la vita””. Egli possedeva un grande talento filologico, che si trasmise anche alle sue figlie. Aveva già 50 anni quando incominciò a studiare il russo e sebbene questa lingua non fosse in nessuna prossima connessione etimologica con le lingue antiche e moderne da lui conosciute, dopo sei mesi la possedeva già al punto da potersi allietare nella lettura di poeti e degli scrittori russi che egli particolarmente apprezzava: Puschkin, Gogol e Schlschedrin (Schedrin, Saltykov).”” (pag 7) “”Il solo esercizio fisico da lui esercitato regolarmente era la passeggiata; egli poteva camminare o salire colli lunghe ore chiacchierando e fumando senza sentire stanchezza. Si può affermare che egli lavorava camminando nel suo gabinetto; egli non si sedeva se non a brevi intervalli per potere scrivere ciò che aveva pensato camminando (…)””. (pag 9) “”Ritornato a casa io scrivevo sempre come meglio potevo ciò che avevo udito, in principio mi riusciva molto difficile il seguire il profondo e complicato corso dei pensieri di Marx. (…)””. (pag 9) “”Tutto sommato egli era un uomo. Io non ne vedrò mai più un altro simile””. (in apertura, Lafargue su Marx)”,”MADS-392″
“LAFARGUE Pablo”,”El Matriarcado. Estudio sobre los origenes de la familia.”,”Contiene il testo: La giornata legale di lavoro ridotta a otto ore. “”Ma i perfezionamenti della macchina riducono costantemente il numero di operai impiegati in fabbrica, li getta sulla strada e crea una sovrappopolazione operaia artificiale, chiamata da Engels “”esercito di riserva del capitale, che viene assorbito in fabbrica solo nei casi estremi””. Questo esercito di riserva del capitale è l’ arma terribile del capitalista per abbassare i salari al loro minimo e prolungare la giornata al suo massimo. Quindi, l’ interesse primordiale della classe operaia, esistendo la società borghese, è ridurre al massimo possibile questo “”esercito di riserva del capitale””, per far questo ci sono solo due mezzi; l’ emigrazione e la limitazione della giornata legale del lavoro.”” (pag 86)”,”LAFx-024″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Marx. Ricerche sull’ origine e sull’ evoluzione delle idee di giustizia, di bene, di anima e di dio.”,”Questo classico del marxismo che riprende molti temi del filone MORGAN-ENGELS, apparve per la prima volta in Francia nel 1909 e rappresenta la sistemazione logica di alcuni articoli che LAFARGUE pubblicò sulla rivista tedesca ‘Die Neue Zeit’.”,”MADS-552″
“LAFARGUE Paul”,”Le Socialisme et la Conquete des Pouvoirs Publics (1899).”,”LAFARGUE Paul”,”LAFx-031″
“LAFARGUE Paul – VAILLANT Edouard – GUESDE Jules – DEVILLE Gabriel – VANDERVELDE E. – LIEBKNECHT Guillaume”,”Les Bonnes Thèses du Socialisme. La religion du Capital (Lafargue) – La charité chretienne (Lafargue) – Suppression de l’Armée permanente et des Conseils de Guerre (Vaillant) – La lois de salaires et ses conséquences. Suivi d’une Réponse à la “”Réponse de M. Clémenceau”” (Guesde) – Collectivisme et révolution (Guesde) – L’évolution du Capital. I. Génese du Capital. II. Formation du prolétariat. III. Coopération et manufacture. IV. Machinisme et Grande Industrie. V. Fin du Capital (Deville) – La Grève Générale (Vandervelde) – Attaque et Défense (Liebknecht).”,”Firma proprietario G. Galopin”,”SOCx-249″
“LAFARGUE Paul, a cura di J. VARLET”,”Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet.”,”””Lafargue ne peut être considéré comme un pape infaillible du marxisme. Esprit audacieux, il s’est souvent trompé. Mais, même dans ses erreurs, il demeure toujours attrayant et fécond. “”C’était un dialecticien né – a dit de lui F. Mehring. la dialectique a formé le lien le plus solide qui l’unissait à Marx””. Paul Lafargue naquit le 15 janvier 1841 à Santiago-de-Cuba, de père et mère français. Il avait fait son éducation en Europe et étudia en France la médecine. De convictions républicaines, il fut l’un des organisateurs du congrès de Liége, première grande manifestation de la jeunesse républicaine contre l’Empire. Poursuivi à son retour avec Victor Jaclar, Gustave Tridon, et quelques autres, il fut exclu de toutes les facultés de France et du finir ses études de médecine à Londres. C’est à Londres qu’il fit la connaissance de Karl Marx. Lafargue a raconté lui-même que, proudhonien comme la plupart des socialistes française de cette époque, il hésita longtemps à rentre visite à Marx. C’est presque à regret qu’il était allé avec une lettre de présentation de Jaclar (1) faire à Marx une simple visite de politesse. La discussion s’engagea aussitôt, l’impétuosité de Lafargue fut vaincue par la dialectique implacable de Marx. Il ne se retira qu’au matin, séduit et conquis (2). La sympathie s’établit vite: hôte assidu de la maison de Marx, il devenait bientôt son gendre. Il épousa en effet Laura, la deuxième fille de Marx, née a Bruxelles en 1846. Il retourna à Paris pour mener la lutte contre l’Empire. (…) Lafargue ne connut Guesde qu’à Londres où celui-ci, d’accord avec Benoît-Malon, arrivait en mai 1880 pour rédiger avec Marx un programme destiné au prolétariat français. Ce programme, avec quelques additions émanant de groupes réprésentés au congrès régional de Paris, devenait le programme du Parti ouvrier. (…) Lafargue profita de son mandat législatif pour se faire “”commis voyageur en socialisme””, allant porter partout la parole révolutionnaire à travers la France. Les “”travaux parlementaires”” ne l’enthousiasmaient pas, Il ne fut pas réélu et ne fut plus jamais “”élu du peuple””. Lafargue n’avait rien d’electoral”” [J. Varlet, Préface] [(in) Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet, 1933] (pag 8-12)V [(1) Suivant d’autre sources, de Tolain; (2) Lafargue, cependant ne se débarrassa pas vite de son proudhonisme. Marx ècrit à ce propos à Engels: “”Ce sacré Lafargue me fatigue avec son proudhonisme, il ne me laissera en paix que le jour où je lui assènerai quelques bons coups sur sa caboche de créole] “”Il est impossible d’écrire en détails la vie militante de Lafargue, car ce serait retracer l’histoire du mouvement ouvrier français, du Parti ouvrier français d’abord (il fut l’un de ses chefs, secrétaire pour les relations internationales, Guesde étant le secrétaire pour l’intérieur) et, après l’unité, l’un des chefs de la tendance “”guesdiste”” dans le Parti socialiste unifié. A chaque congrès du Parti socialiste unifié, Lafargue intervenait avec autorité. Citons son discours au congrès de Toulouse (1908) dans lequel il se déclara partisan de la dictature du prolétariat: “”Les socialistes en sont pas des parlementaires, ils sont au contraire des antiparlementaires qui veulent renverser le gouvernement, ce régime du mensonge et de l’incohérence”” (…). Lafargue fut un polémiste hors ligne, mordant, incisif, d’un esprit étincelant. Il ne s’abaissa jamais à la trivialité et ses écrits sont des modèles du genre. Il fut puissamment secondé dans son travail par sa femme Laura, deuxième fille de Marx. Elle publia avec lui ‘Du Socialisme utopique au socialisme scientifique’ d’Engels. Elle traduisit avec lui le ‘Manifeste du Parti communiste’. Seule, elle publia la traduction d’oeuvres de son père et d’Engels: ‘Révolution et contre-révolution en Allemagne’, Contribution à la critique de l’économie politique'”” [J. Varlet, Préface] [(in) Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet, 1933] (pag 12-13)”,”LAFx-033″
“LAFARGUE Paul RUSSEL Bertrand, a cura di Domenico DE-MASI”,”Economia dell’ozio.”,”estratti da ‘Il Diritto all’ozio’ di Paul Lafargue, traduzione dall’originale francese di Raffaele RINALDI, estratti da ‘Elogio dell’ozio’ di Bertrand RUSSELL, traduzione dall’originale inglese di Elisa MARPICATI”,”LAFx-037″
“LAFARGUE François”,”Demain, la guerre du feu. États-Unis et Chine, à la conquête de l’énergie.”,”LAFARGUE François laureato in geopolitica e in scienze politiche, professore di geopolitica all’Ecole supérieure de gestion, all’Ecole centrale de Paris, all’Université de St-Quentin. Ha pubblicato pure ‘Opium, pétrole et islamisme’. “”L’intervention américaine en Irak en 1991 puis celle en Afghanistan dix ans plus tard, s’inscrivent dans une perspective comparable. L’objectif des Etats-Unis vise à prendre le contrôle des gisement d’hydrocarbures du Moyen-Orient, non pour garantir leur propre approvisionnement énergétique mais pour disposer d’un levier d’influence envers la Chine. La faible dépendance pétrolière des Etats-Unis à l’égard du Moyen-Orient ne peut à elle seule suffire à justifier leur intervention en Irak en 1991. Car un autre prisme permet de comprendre ce conflit. La guerre contre l’Irak peut être aussi interprétés comme une action préventive contre la Chine. Puis l’engagement des Etats-Unis au Kosovo en 1999, là aussi peut être interprété comme un signal adressé à la Chine. Enfin la troisième et dernière partie de ce chapitre porte sur la stratégie d’encerclement de la Chine, parachevée par l’intervention américaine en Afghanistan depuis octobre 2001″” (pag 175)”,”CINE-084″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Karl Marx. Ricerche sull’origine e sull’evoluzione delle idee di Giustizia, di Bene, di anima e di dio.”,”””Il modo di produzione della vita materiale condiziona in generale il processo di sviluppo della vita sociale, politica ed intellettuale”” (in apertura) “”Marx da circa mezzo secolo ha proposto un nuovo metodo di interpretazione della storia che lui ed Engels hanno sempre applicato nei loro studi. Si capisce che gli storici, i sociologi ed i filosofi, nel timore che il pensatore comunista corrompa la loro innocenza e faccia loro perdere i favori della borghesia, lo ignorino, ma è strano che certi socialisti esitino a servirsene, per timore forse di arrivare a delle conclusioni che offenderebbero le nozioni borghesi delle quali a loro insaputa restano prigionieri. Al posto di sperimentare questo metodo per giudicarlo solamente dopo averlo usato, essi preferiscono discutere sul suo valore in sé e trovargli innumerevoli difetti: dicono che ignora l’ideale e la sua azione, che brutalizza le verità ed i principi eterni, che non tiene conto dell’individuo e del suo ruolo, che giunge ad un fatalismo economico che dispensa l’uomo da ogni sforzo, ecc. Cosa penserebbero i compagni di un carpentiere il quale, al posto di lavorare con martello, sega e pialla messi a sua disposizione, iniziasse a cavillare su questi attrezzi? Siccome non esiste un attrezzo perfetto, si potrebbe dar luogo ad infinite diatribe. La critica cessa di essere futile per divenire feconda solo quando segue l’esperienza, la quale, meglio dei più sottili ragionamenti, fa sentire le imperfezioni ed insegna a correggerle. L’uomo all’inizio si è servito di rudimentali martelli di pietra ed il loro uso gli ha insegnato a realizzarne più di cento tipi, differenti per la materia utilizzata, il peso e la forma. Leucippo ed il suo discepolo Democrito, cinque secoli avanti cristo, introdussero il concetto di atomo per comprendere la costituzione dello spirito e della materia, e per più di duemila anni i filosofi, al posto di cercare di ricorrere all’esperienza per verificare l’ipotesi atomistica, discussero sull’atomo in sé, sul ‘pieno’ della materia indefinitamente continua, sul ‘vuoto’ e la ‘discontinuità’, ecc., ed è solo alla fine del XVIII secolo che Dalton utilizzò la concezione di Democrito per spiegare le combinazioni chimiche. L’atomo, del quale i filosofi non avevano saputo far niente, diventò tra le mani dei chimici “”uno dei più potenti strumenti di ricerca che la ragione umana abbia saputo creare””. Ma ecco che solo dopo l’utilizzazione questo meraviglioso strumento si manifesta imperfetto, ecco che la radioattività della materia obbliga i fisici a polverizzare l’atomo, questa particella ultima, indivisibile ed impenetrabile della materia, in particelle ultra-ultime, della stessa natura di tutti gli atomi e conduttrici di elettricità. Le particelle, mille volte più piccole dell’atomo di idrogeno, il più piccolo degli atomi, ruoterebbero con straordinaria velocità attorno ad un nucleo centrale, come i pianeti e la Terra ruotano attorno al sole. L’atomo sarebbe un minuscolo sistema solare e gli elementi dei corpi che noi conosciamo non si differenzierebbero tra loro che per il numero ed i movimenti rotatori delle particelle. Le recenti scoperte della radioattività, che scuotono le leggi fondamentali della fisica matematica, rovinano la base atomica dell’edificio della Chimica. Non si può citare un esempio più memorabile della sterilità delle discussioni verbali e della fecondità dell’esperienza. Solamente l’azione nel mondo materiale ed intellettuale è feconda: “”All’inizio era l’azione””. Il determinismo economico è un nuovo strumento, messo da Marx a disposizione dei socialisti per stabilire un po’ di ordine nel disordine dei fatti storici che gli storici ed i filosofi sono stati incapaci di classificare ed ordinare. I loro pregiudizi di classe e la loro grettezza mentale danno ai socialisti il monopolio di questo strumento; ma questi prima di utilizzarlo si vogliono convincere che sia assolutamente perfetto e che possa divenire la chiave di tutti i problemi della storia; a tal proposito potranno per l’intera loro vita continuare a discutere ed a scrivere articoli e volumi sul materialismo storico, senza far avanzare la questione di un’idea. Gli scienziati non sono così timorati; pensano “”che dal punto di vista pratico sia di importanza secondaria che le teorie e le ipotesi siano corrette, purché ci guidino a risultati verificabili coi fatti “” (1). La verità, dopotutto, non è che l’ipotesi che opera meglio: spesso l’errore è il più breve cammino verso una scoperta. Cristoforo Colombo, partendo dall’errore di calcolo commesso da Tolomeo per la circonferenza della terra, scoprì l’America, mentre intendeva giungere alle Indie orientali. Darwin riconosce che l’idea primitiva della sua teoria sulla selezione naturale gli fu suggerita dalla falsa legge di Malthus sulla popolazione, da lui accettata ad occhi chiusi. I fisici possono oggi ben comprendere che l’ipotesi di Democrito è insufficiente per comprendere i fenomeni recentemente studiati, ma ciò non impedisce che sia servita da inizio alla chimica moderna. Marx, e questo è un fatto che si nota poco, non ha presentato il suo metodo di interpretazione storica in un corpo di dottrine con assiomi, teoremi, corollari e lemmi: esso non è per lui che uno strumento di ricerca, e lo ha formulato in uno stile lapidario mettendolo alla prova. Non si può criticarlo dunque che contestando i risultati che dà, rifiutando per esempio la sua teoria della lotta di classe. Ma se ne guardano bene. Gli storici ed i filosofi lo tengono per opera impura del demonio, precisamente perché ha condotto Marx a scoprire questo potente motore della storia”” [Paul Lafargue, ‘Il determinismo economico di Karl Marx. Ricerche sull’origine e sull’evoluzione delle idee di Giustizia, di Bene, di anima e di dio’, Napoli, 2014] [(1) W. Rucker, ‘Discours inaugural du Congrès scientifique de Glasgow’, del 1901] (pag 9-10)”,”LAFx-039″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto alla pigrizia. Seguito dalla controversia Jaures-Lafargue su ‘Idealismo e materialismo nella concezione della storia’.”,”””La rivoluzione russa ha aperto l’età delle rivoluzioni democratiche in tutta l’Asia e 800 milioni d’uomini fanno attualmente parte del movimento democratico in tutto il mondo civile. In Europa si moltiplicano i segni precursori della fine dell’epoca in cui dominava il parlamentarismo borghese così detto pacifico, epoca che cederà il posto a quella delle lotte rivoluzionarie del proletariato organizzato ed educato nello spirito delle idee del marxismo, che rovescerà il potere della borghesia ed instaurerà l’ordine comunista”” (pag 9, V.I. Lenin, Discorso ai funerali di Paul e Laura Lafargue, 3 dicembre 1911)”,”LAFx-001-FL”
“LAFARGUE Paul”,”Origine ed evoluzione della proprietà.”,”””In uno studio dedicato alla funzione economica della Borsa nel capitalismo maturo, pubblicato nel 1897, Lafargue prende lo spunto da alcune osservazioni di Marx e di Engels per dimostrare che la Borsa onn fa altro che ricondurre ad un saggio medio di interesse o di profitto tutti i capitali, e che a “”quantità uguali di capitali sono distribuite parti aliquote del plusvalore creato dal capitale sociale complessivo”” (7). In questo modo cercava di applicare gli insegnamenti del terzo libro del ‘Capitale’, allora poco conosciuto, in un campo non certo nuovo, ma i cui sviluppi abnormi erano molto recenti. Anche se uno studioso di Lafargue, Claude Willard, ha scritto che, salvo eccezioni, l’economia politica non era un campo in cui il suo apporo sia stato veramente originale e creativo, in quanto si era limitato soprattutto a volgarizzare i temi fondamentali della critica economica marxista (8), in realtà Lafargue è molto attento all’evoluzione subita dal capitalismo nei paesi avanzati verso la fine del secolo. Si avvede infatti che si è aperta una nuova fase caratterizzata dall’enorme concentrazione dei capitali, dal sorgere dei cosiddetti trust, e questo nuovo stadio egli lo pone al centro dell’attenzione di alcuni suoi scritti, ed in particolare di ‘Les trusts américains’, pubblicato nel 1903 (9). La parte finale dell”Origine ed evoluzione della proprietà’ anticipava già queste ricerche successive. Anzi si può affermare che questo scritto sul capitale monopolistico può essere considerato come il proseguimento e completamento, del suo libro sulla proprietà”” [Arturo Peregalli, saggio introduttivo] (pag 30) (inserire)”,”LAFx-001-FC”
“LAFARGUE Paul, a cura di Lanfranco BINNI; ABSENT Karl”,”Il diritto all’ozio, 1883; Arbeit macht frei 1976. Il lavoro rende liberi, 1976.”,”L’introduzione di M. Dommanget all’edizione francese de ‘Le droit à la paresse’ di Lafargue, Paris, Maspero, 1969, edizione tradotta da Feltrinelli nel 1971, contiene molti cenni biografici su Lafargue. (pag 60) “”Essere presenti nei posti di lavoro è importante, ma con quale presenza? Gli operai americani organizzati nell’ IWW, nel 1912 cantavano in un loro ‘Inno del ribelle’: «niente è meglio di un buon vecchio zoccolo di legno», indicando nell’uso risoluto nel «sabot» un’adeguata forma di lotta anticapitalista. ‘L’Unità’ del 1934, in piena dittatura fascista (sempre di capitalismo si tratta) indicava: «A salario di merda, lavoro di merda!». Alla Fiat di Torino, nel 1963, durante la prima grande crisi economica del dopoguerra, il Gatto Selvaggio pisciava nelle vasche di verniciatura delle pepè”” (pag 9) (Karl Absent)”,”CONx-258″
“LAFARGUE Paul RUSSELL Bertrand, a cura di Domenico DE-MASI”,”Economia dell’ ozio. ‘Il diritto all’ozio’ (Lafargue) – ‘Elogio dell’ozio’ (Russell).”,”I saggi di Lafargue fanno parte di una serie di articoli scritti tra il 1879 e il 1890 dopo il suo esilio spagnolo, per la rivista francese ‘L’ Egalité’. I saggi di B. Russell fanno parte di una serie di articoli pubblicati su ‘Harper’s Magazine’, ‘The Modern Monthly’, ‘The Political Quarterly’, ‘The Outlook’ e ‘The New Stateman and Nation’. “”Un poeta greco del tempo di Cicerone, Antiparos, così cantava l’invenzione del mulino ad acqua (per la macina del grano): avrebbe emancipato le donne schiave e riportato l’età dell’oro: “”Risparmiate il braccio che fa girare la macina, o mugnaie, e dormite serene! Invano il gallo vi annunci l’alba! Demetra ha imposto alle ninfe il lavoro delle schiave ed ecco che allegramente saltellano sulla ruota ed ecco che l’asse messo in moto gira coi suoi raggi, facendo muovere la pesante pietra girevole. Viviamo la vita dei nostri padri e godiamo oziosi dei doni accordatici dalla dea”””” (pag 73)”,”LAFx-001-FV”
“LAFARGUE Paul”,”La religione del capitale. Massime preghiere e lamenti del capitalista.”,”Paul Lafargue (1842-1911), militante marxista francese, fu uno dei fondatori del Partito socialista francese (POF) e uno dei primi rappresentanti del socialismo scientifico in Francia e in Spagna. Genero e discepolo di Marx, fu (come lo definì Lenin nel 1911) «uno dei propagatori più intelligenti e profondi del marxismo»”,”LAFx-001-FF”
“LAFAY Gérard”,”Capire la globalizzazione.”,”LAFAY Gérard insegna all’Università di Parigi II.”,”ECOI-313″
“LA-FERLA Giuseppe”,”Ippolito Taine.”,”Taine (Hippolyte), filosofo, storico e critico letterario francese (Vouziers, Ardenne, 1828 – Parigi 1893). Boicottato dai rappresentanti della cultura ufficiale per la sua avversione allo spiritualismo dominante, dovette rassegnarsi ad abbandonare Parigi e a insegnare in licei di provincia (1851-1852). Ben presto però tornò a Parigi, dove cominciò a collaborare al Journal des débats e alla Revue des Deux Mondes e ottenne il dottorato in lettere (1853) con un Saggio sulle favole di La Fontaine e con la dissertazione latina De personis platonicis. La sua vita successiva trascorse senza avvenimenti esterni di rilievo, tutta dedicata a un’intensissima attività di studio. I numerosi viaggi (nei Pirenei, in Inghilterra, in Belgio, in Germania, in Italia) ebbero la funzione di importanti esperienze culturali e segnarono le tappe dello sviluppo dei suoi interessi intellettuali. Con l’affievolirsi della pressione del potere politico nel secondo decennio dell’ Impero anche l’ostracismo accademico contro Taine venne a cadere: nel 1863 fu nominato esaminatore alla scuola speciale militare di Saint-Cyr e nel 1866 ebbe l’incarico dell’insegnamento della storia dell’arte alla Scuola di belle arti. Dopo il 1870 visse per gran parte dell’anno a Menthon, sul lago di Annecy. Nel 1878 entrò nell’ Accademia. Se le prime opere di Taine, in particolare il Saggio su Tito Livio (1856) e i Saggi di critica e di storia (1858), attestano ancora interessi prevalenti di storico della letteratura, la sua personalità di filosofo, formatosi su Hegel, su Condillac, su Bain, su Comte, su J. Stuart Mill e sui grandi empiristi inglesi, venne tuttavia ben presto in primo piano. Dopo gli studi sui Filosofi francesi del XIX secolo (1857), nei quali regola polemicamente i suoi conti con l’aborrito eclettismo elaborato da Cousin, Taine si concentrò nella redazione del suo capolavoro, il trattato Dell’ intelligenza, scritto in polemica contro la concezione spiritualistica dell’uomo e pubblicato solo nel 1870. Intanto, dopo il viaggio in Italia (1864) narrato in un’opera in due volumi (1866), dai corsi di estetica e di storia dell’arte tenuti alla Scuola di belle arti erano nati numerosi saggi dedicati alla “filosofia dell’arte” nei vari paesi (Italia, Paesi Bassi, Grecia), saggi pubblicati dal 1865 al 1869 e riuniti poi nella Filosofia dell’arte, che rimase il testo più significativo di tutta l’estetica positivistica. L’arte e la letteratura sono funzioni naturali di quell’animale superiore che è l’uomo. Tutti i grandi artisti e i grandi scrittori sono guidati da una facoltà dominante (faculté maîtresse), che può essere quella poetica, come in La Fontaine, o quella oratoria, come in Tito Livio. A sua volta questa facoltà è sottoposta all’influenza della posizione geografica, del suolo e del clima (Viaggio ai Pirenei, 1855), e soprattutto al condizionamento della razza, del momento e dell’ambiente (prefazione alla Storia della letteratura inglese, 1863). Dopo la sconfitta militare del 1870 a opera dei Prussiani, la caduta del secondo Impero e la crisi degli anni successivi, Taine intraprese la stesura delle monumentali Origini della Francia contemporanea (6 voll., 1875-1893). L’opera è animata da spirito antigiacobino e da una visione ridimensionatrice della ‘grande rivoluzione’, alla quale viene fatta risalire la responsabilità dell’indebolimento della coscienza morale della nazione. Tra le altre opere di Taine sono ancora degne di menzione: Nuovi saggi (1865), Vita e opinioni di Thomas Graindorge (1867), Ultimi saggi di critica e di storia (1892) e l’Epistolario, pubblicato postumo (4 voll., 1904-1907). La reazione antipositivistica non fu generosa con il Taine: in particolare l’affermazione del Croce che il Taine appartenga, più che alla storia della filosofia e della storiografia, “a quella delle tendenze e mode culturali” è senza dubbio troppo ingiustamente riduttiva. Il lettore contemporaneo, meno coinvolto in quelle controversie di scuola, non può non riconoscere l’acume dell’ingegno di Taine, la sua eccezionale capacità di sintesi e il suo talento di scrittore. (RIZ).”,”STOx-068″
“LAFFIN John”,”L’ esercito israeliano nelle guerre in Medio Oriente 1948-73. Gli eserciti arabi nelle guerre in Medio Oriente 1948-1973.”,”””Israele dà per scontato che la sconfitta in guerra significhi la fine della nazione ebraica, e conduce le guerre di conseguenza. Questo fattore deve essere colto se si vuole comprendere l’ approccio di Israele al suo esercito e alla strategia, alle tattiche, all’ addestramento e ai metodi di conduzione della guerra””. In Israele non esiste distinzione tra esercito e società. Yigal YADIN che organizzò l’ esercito dopo la sua prima guerra diceva che ogni cittadino maschio di Israele è un soldato in licenza per 11 mesi all’ anno. Negli anni 1950, dopo che con la guerra di indipendenza (1948) l’ esercito aveva perso i suoi migliori ufficiali, fu compiuto un immenso sforzo nell’ addestramento degli ufficiali. Il Generale Haim LASKOV fu incaricato dell’ operazione il cui obiettivo era di addestrare 27 mila ufficiali in 18 mesi. Sotto le sue direttive vennero create 30 scuole militari. Uno dei primi provvedimenti fu quello di insegnare l’ inglese in modo che gli ufficiali potessero leggere la letteratura militare straniera. Nel 1973 i comandanti dell’ esercito egiziano avevano più scaltrezza di quanta gli israeliani attribuissero loro.”,”QMIx-097″
“LAFFITTE Jacques”,”Memorie del banchiere di Napoleone.”,”Laffitte non solo è stato il banchiere di Napoleone ma ha sposato la figlia all’ erede del Maresciallo Ney. facendola diventare principessa della Moscova. Il debito di Talleyrand. “”Si sa che i banchieri non prestano il loro denaro a lunghe scadenze; così, gli chiesi di pagarmi, al termine del primo anno. Gli calcolavo gli interessi al cinque per cento appena, senza provvisione. Egli vedeva dunque che mi comportavo da gentiluomo. Tuttavia, non rispose nulla. Un anno dopo, uguale richiesta, uguale silenzio, niente quattrini! Il terzo anno fu ancora la stessa storia ed io cominciai a perdere la pazienza. Mi rammentavo la storia del suo sarto: – Monsignore, quando vi compiacete di pagarmi? – Come siete curioso!”””” (pag 51) Talleyrand paga il suo debito senza parlarne. (pag 52-53)”,”FRAN-079″
“LAFON Alexandre”,”La camaraderie au front – 1914-1918.”,”‘Il cameratismo al fronte, 1914-1918’. [Il rifugio diventa anche un elemento di affermazione della solidarietà Così, nell’aprile del 1917 sul fronte di Champagne Louis Barthas nota.”” In qualsiasi momento, tutte le sere, uomini di corvée venivano a cercare riparo e venivano accolti nel nostro rifugio. (…) Henri Despeyrières evoca con emozione che però non si era in grado di accogliere tutti i soldati sotto bombardamenti improvvisi: “”Ho alcuni poveri disgraziati precipitarsi alla porta del nostro rifugio accolti, per quanto possibile (…) ma molti sono rimasti fuori dalla porta come un povero cane in un giorno di pioggia””] [“”L’abri devient aussi un élément d’affirmation de la solidarité. Ainsi, en avril 1917 sur le front de Champagne, Louis Barthas note: “”À tout instant, chaque nuit, des hommes de corvées, de liaison, des ravitailleurs surpris dans notre voisinage par des tirs de barrage épouvantables venaient chercher un refuge dans notre abri hospitalier, s’empilant, s’écrasant dans les escaliers””. Lui même à plusieurs reprises a pu profiter de la protection d’abris occupés et partagés, notemment dans le secteur d’Agnez-les-Duisans alors que la pluie détrempe les tranchées et liquéfie les parois des abris (…). Henri Despeyrières évoque avec émotion l’impossibilité de pouvoir abriter l’ensemble des soldats sous le bombardement: “”J’ai vu des pauvres malheureux se presser devant la porte de notre abri et nous en avons fait entrer autant que possible (…) beaucoup sont restés devant la porte comme un pauvre chien un jour de pluie”””” (pag 235). Insegnante di storia e geografia, Alexandre Lafon, è laureato in storia contemporanea e consigliere per l’azione pedagogica della ‘Mission du centenaire de la Première Guerre mondiale’] [‘Si l’autorité militaire et le discours dominant du temps de guerre évoquent la «camaraderie» des hommes et leur solidarité patriotique face à un ennemi barbare durant la Grande Guerre, qu’en a-t-il vraiment été sur le front? Sur le terrain, c’est en effet tout un univers relationnel complexe qui se met en place à travers une triple identité: sociale, militaire et combattante. Qui est alors réellement le camarade? Les anciens combattants ont développé après guerre l’idée d’une «fraternité des tranchées» pour donner un sens à leur expérience collective de la guerre. Les témoignages privés de combattants, écrits ou photographiques (parmi lesquels ceux des écrivains Dorgelès, Barbusse ou Genevoix) donnent à lire, au-delà de la violence de la situation, ce que les soldats ont pu vivre, ressentir et penser de l’égalité tant promise par la République et que la guerre a mise à l’épreuve’]”,”QMIP-234″
“LAFORGUE René”,”Talleyrand. L’homme de la France. Essai psychanalytique sur la personnalité collective française.”,”Mentalità nazionale francese (pag 87-101) Psicologia del prestigio (pag 87-104)”,”FRAN-107″
“LA-FRANCESCA Salvatore”,”La politica economica italiana dal 1900 al 1913.”,”””A Rosario Romeo si deve un’ interpretazione acuta ed organica dello sviluppo economico italiano nel suo intero arco di svolgimento. L’ intervento, sempre determinante, dello Stato, il ruolo, talvolta decisivo, della banca d’affari nel quadro del progetto industriale, sono individuati dal Romeo in alcune pagine magistrali della “”Breve storia della grande industria in Italia””. Tali elementi fondamentali il Cafagna ha felicemente indicato con il termine di “”macro-impulsi””, analizzandone l’azione durante il ventennio 1896-1914, nell’ affermazione, ed in qualche modo nel coordinamento di questi, si ravvisano i fattori determinanti di un processo di sviluppo economico tardivo, quale quello italiano.”” (pag 107)”,”ITAE-191″
“LAFUE Pierre”,”Lenine ou le mouvement.”,”Lenin: “”Non c’è una via media””. Quelli che parlano di giusto mezzo sono “”degli ingannatori o degli ingannati””. Presto i suoi compagni, colpiti dalla sua decisione nel proseguire un’ idea, lo chiamano: Tiapkin, colui che va al fondo di tutte le cose””. (pag 44) “”Ma, più che mai, egli stima che il numero, per chi lo sa maneggiare, può diventare “”il vero fattore di potenza””””. (pag 62) “”Il bolscevismo, sono io!”” (pag 63) “”Aveva, dall’ inizio, dichiarato ai suoi uomini: “”E’ importante che non abbiate più preoccupazioni materiali di quante ne ha un soldato o un monaco”” (pag 64)”,”LENS-136″
“LAFUE Pierre”,”Storia della Germania.”,”Edizione speciale di cinquecento copie, esemplare n. 471 La vecchia Sassonia è il cuore del ‘Deutschtum’ “”Ma il re di Prussia manovrava sullo scacchiere diplomatico altrettanto bene come sui campi di battaglia. Abbastanza accorto da comprendere la necessità di non rompere con la Francia, seppe anzi rendere ancor più stretti i loro rapporti, concludendo il 16 gennaio 1756 un trattato di neutralità con l’ Inghilterra, destinato ufficialmente a mettere la Russia alle strette, ma in realtà a stornare i Francesi, come i Russi, da qualsiasi velleità di conquiste in territorio tedesco. La sua abilità parve tuttavia aver raggiunto i limiti allorché avendo nel 1757 la dieta dichiarato la guerra d’ impero al Brandeburgo, la Francia e la Svezia, potenze garanti – in virtù del trattato di Westfalia – delle “”libertà germaniche””, presero, in quella loro veste, le armi e, decisione ancor più pericolosa per l’ avvenire della Prussia quando, compiendo “”il rovesciamento delle alleanze””, Luigi XV firmò il 1° maggio 1757 un accordo con la Russia e l’ Austria, che aveva come scopo principale la spartizione della Marca dell’ est. Contro lo Stato nuovo che minacciava, se non di asservire la Germania, di rialzarla almeno dalla sua impotenza, la monarchia francese reagiva dunque con energia e chiaroveggenza””. (pag 448 – 449)”,”GERx-101″
“LAGARDELLE Hubert LABRIOLA Arturo MICHELS Robert KRITCHEWSKY Boris GRIFFUELHES Victor”,”Syndicalisme & Socialisme. Conference internationale (1907).”,”””Il sindacalismo francese è nato dalla reazione del proletariato contro la democrazia”” (pag 36) “”allorché tutto ciò fu chiaro per la coscienza operaia, ci fu nel proletariato come una brusca eccitazione, che si tradusse in una doppia reazione contro il socialismo parlamentare e lo Stato democratico”” (pag 39)”,”MOIx-019″
“LAGARDELLE Hubert SOREL Georges BERTH Edouard PANNUNZIO Sergio GRIFFUELHES Victor DELASALLE Paul POUGET Emile”,”Sindicalismo revolucionario.”,”Il saggio più ampio è quello di Lagardelle (pag 47-82) sui ‘Caratteri generali del sindacalismo’”,”ANAx-392″
“LAGERSVÄRD Johan Claes, a cura di Vittorio E. GIUNTELLA”,”Lettere a Giovanni Ferri De Saint-Constant. II Serie: Fonti. Vol. LV.”,”LAGERSVÄRD Johan Claes nato a Upsala, Svezia, carriera amministrativa, inviato in Italia nel 1789 come primo segretario di lars von Engestrom inviato straordinario svedese… Johan Claes Lagersvärd (1756-1836) è stato un diplomatico svedese. Ha lavorato come primo segretario dell’invio straordinario svedese in Italia, Lars von Engeström, dal 1789. Lagersvärd è stato anche un pittore dilettante e ha posato per il ritratto del pittore francese Louis Gauffier, che lo ha raffigurato seduto davanti alla cupola di Firenze 12.”,”RISG-052-FSL”
“LAGHI Ivo a cura, saggi di LABRIOLA Arturo LEONE Enrico OLIVIERO OLIVETTI Angelo DE-AMBRIS Alceste BIANCHI Michele PANUNZIO Sergio ORANO Paolo MANTICA Paolo MASOTTI Tullio BARNI Giulio LANZILLO Agostino DI-VITTORIO Giuseppe BORGHI Armando RAZZA Luigi”,”La rivoluzione sociale del primo sindacalismo. Antologia del sindacalismo rivoluzionario.”,”Ivo Laghi è nato a Lagonegro nel 1929, Segretario Generale della CISNAL dal 1979, riconfermato nell’incarico dai Congressi Confederali del 1980 e del 1987. É membro del Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL) e direttore dei periodici Pagine libere di Azione Sindacale e La mèta sociale, Arturo Labriola nasce ad Acerra (Napoli) il 22/1/1873 da una famiglia di piccoli artigiani. Nel 1889 si iscrive a giurisprudenza a Napoli, laureandosi nel 1895. All’università si avvicina alla politica attiva militando prima nel movimento repubblicano e poi in quello socialista, si iscrive al PSI nel 1905 ed inizia a scrivere su l’Avanti e su Critica Sociale. Riparato in Svizzera nel 1898 per sfuggire ad una condanna inflittagli per aver organizzato a Napoli una manifestazione di protesta contro gli eccidi di Milano, passa poi in Francia ove entra in contatto con gli ambienti che sono sotto l’influenza della posizione di Sorel. Rientrato in Italia nel 1900, collabora al periodico napoletano La Propaganda. Si trasferisce a Milano dove fonda e dirige il periodico L’Avanguardia socialista, che diventa l’organo principale del sindacalismo rivoluzionario italiano. Nel 1906 torna a Napoli per insegnare Economia politica all’università. Dal 1906 al 1909 è condirettore, con Olivetti, del Quindicinale Pagine Libere. Espulso nel 1907 dal PSI, assume posizioni più moderate e distanti dal sindacalismo rivoluzionario. Favorevole all’impresa libica nel 1913 viene eletto deputato come ‘socialista indipendente’. Enrico Leone nasce a Pietramelara l’11/7/1875. Aderisce al movimento anarchico napoletano e nel 1894 viene arrestato per aver organizzato una manifestazione antimonarchia. Si avvicina successivamente al PSI, collaborando nel 1897 al periodico socialista La Terra,nel 1899 fonda il settimanale La Propaganda, Nel 1900 si laurea in legge, l’anno successivo è eletto a Napoli consigliere comunale per il PSI. Entrato in contatto con l’ambiente sindacalista rivoluzionario ne resta affascinato, così da fondare e dirigere dal 1903 al 1906 il periodico Divenire sociale. Del 1906 è la sua opera più importante Il sindacalismo. Nel 1906 per un breve periodo pubblica il quotidiano L’Azione, come organo dissidente del PSI. Partecipa al quotidiano Il Domani, collabora alla Bandiera del Popolo di Rossoni e con Mantica dirige dal 1906 al 1908 la Rivista del socialismo scientifico. Angelo Oliviero Olivetti nasce a Ravenna il 21/6/1874 da una famiglia agiata e di sentimento monarchici. Compie gli studi liceali presso l’esclusivo collegio Cicognini di Prato, si iscrive a giurisprudenza a Bologna, laureandosi a soli diciannove anni. La sua militanza socialista risale all’università, quando assieme a Costa e Balducci, scrive sul periodico socialista La Lotta. Nel 1892 è uno dei partecipanti al congresso fondatore del PSI. Nel 1906 inizia a pubblicare a Lugano Pagine Libere. Nel 1911 si pronuncia a favore dell’intervento in Libia. Alceste De-Ambris nasce a Licciana (Massa Carrara) il 15/9/1874 da famiglia agiata. Compie un regolare iter scolastico e si iscrive alla facoltà di legge. Alla fine del secolo si iscrive al PSI e diventa attivista. Chiamato alle armi, emigra in Francia e poi in Brasile. L’avversione ostile dei latifondisti brasiliani nei suoi confronti, lo obbliga a tornare in Italia, a Savona, dove nel 1903 è eletto segretario della Camera del lavoro. A Roma il PSI lo chiama a dirigere l’organo della Federazione Giovanile La Gioventù socialista. Ne4l 1906 si trasferisce a Milano, nel 1907 è chiamato a dirigere la Camera del lavoro di Parma e il periodico L’Internazionale, organo dei sindacalisti emiliani. Nel Parmense guida tutte le lotte dei lavoratori agricoli e degli operai fino al fanmoso sciopero ad oltranza del maggio-giugno 1908. In conseguenza della sua attività è obbligato a fuggire in Svizzera e poi di nuo in Brasile. Dalla Svizzera si oppone all’impresa Libica. Allo scoppio della guerra si mette alla testa del sindacalismo rivoluzionario interventista. Michele Bianchi nasce a Belmonte Calabro (Cosenza) il 22/7/1883 da una famiglia appartenente al ceto medio. Compie gli studi classici a Cosenza e frequenta a Roma la facoltà di legge, che successivamente abbandona per dedicarsi all’attività politica com e redattore dell’Avanti. Aderisce alla corrente rivoluzionaria del PSI nel 1903 è a favore dell’ordine del giorno di Susi che chiede l’espulsione dal Partito del riformista Turati. Nel 1905 si dimette dall’Avanti motivando la sua decisione con un articolo sul Divenire sociale. Nel dicembre si trasferisce come segretario dalla Locale Camera del Lavoro e direttore di Lotta socialista a Genova, ove svolge una intensa attività organizzativa per conquistare alla corrente sindacalista l’egemonia sul mondo operaio genovese.Nel 1907 si trasferisce a Savona dove è eletto segretario della Camera del Lavoro.Allo scoppio del conflitto mondiale partecipa alla campagna interventista a fianco di Corridoni e De-Ambris. Sergio Panunzio nasce il 20/7/1886 a Molfetta. Fin da giovane partecipa alla vita politica aderendo al movimento socialista. Studente liceale collabora all’Avanguardia socialista di Labriola. Dopo la laurea in legge nel 1908 si dedica agli studi ed alla docenza.. Paolo Orano nasce a Roma nel 1875, dove si laurea in lettere. Iscritto all’Unione socialista romana svolge una intensa attività propagandistica per la corrente intransigente di Ferri. Nel 1904-1905 collabora all’Avanti. Collabora assieme a Bianchi a Gioventù socialista e a Lotta proletaria e al Divenire sociale di Leone. Dal 1909 al 1910 dirige con Olivetti Pagine Libere e collabora con Avanguardia sindacalista e alla rivista di Dinale La Demolizione. Nel 1912 appoggia l’intervento in Libia. Fonda a Firenze la rivista La Lupa. Allo scoppio della guerra si impegna nella campagna interventista. Paolo Mantica calabrese di nascita si trasferisce giovanissimo a Roma, dapprima studente, poi professore presso un Istituto superiore femminile. Aderisce al PSI e viene eletto deputato nel Collegio di Cittanova. Nel 1904 è nominato direttore dell’Avanti. Nel 1906 con Leone dirige Roma la Rivista del socialismo scientifico. Entrato in rapporto con Mussolini collabora su Il Popolo d’Italia alla campagna interventista. Tullio Masotti nasce a Falerone (Ascoli Piceno) nel 1886, aderisce giovanissimo al PSI per il quale svolge attività giornalistica. Conosciuto De-Ambris si trasferisce a Parma con il quale organizza il famoso sciopero del 1908. Spenta l’agitazione ripara in Francia, da dove torna nel 1911 per organizzare scioperi negli stabilimenti siderurgici di Portoferraio. Neutralista riguardo alla campagna libica partecipa alla fondazione dell’USI. Giulio Barni nato a Firenze si trasferisce giovanissimo a Parma, ove inizia a frequentare l’ambiente operaio. Nel 1908 si sposta a Brescia come segretario della Camera del Lavoro, dove svolge attività di pubblicista per il giornale Lotte del lavoro. Nel 1909 passa a Ferrara e nel 1910 si trasferisce a Trento per assumere gli incarichi di segretario del Segretariato del Lavoro e di direttore del periodico Avvenire del Lavoratore. Nel trentino inizia a collaborare anche alla rivista La Demolizione di Dinale, Marinetti ed Orano. Collabora al quotidiano operaio La Conquista. Colpito da condanna per motivi politici si rifugia in Svizzera ove diventa redattore dell’Aurora, organo del partito socialista ticinese. Nel 1913 ritorna in Italia e collabora alla rivista del socialismo rivoluzionario ‘Utopia’ diretta da Mussolini. Allo scoppio del conflitto mondiale partecipa alla lotta interventista. Nel 1915 si arruola volontario per andare a morire nello stesso anno sul Carso. Agostino Lanzillo nasce a Reggio Calabria il 31/8/1886. Si laurea in legge nel 1910 a Roma con una tesi su Proudhon. Aderisce subito al movimento sindacalista rivoluzionario attratto dalla figura e dal pensiero di Sorel. Redattore del periodico sindacalista Divenire sociale di Leone, collabora a La Lupa di Orano, alla Voce di Prezzolini e poi su richiesta di Mussolini all’Avanti e successivamente a Il Popolo d’Italia. Partecipa alla campagna interventista. Giuseppe Di-Vittorio nasce a Cerignola (Foggia) l’11/8/1892 da una famiglia di braccianti agricoli. Dopo la seconda elementare deve lasciare la scuola per i lavori nei campi, come bracciante, assieme ai genitori. Quindicenne accetta di dedicarsi al movimento dei lavoratori e nel 1907 viene eletto componente del Direttivo della Lega contadini di Cerignola. Si iscrive al PSI nel 1909 e viene eletto segretario della Federazione regionale pugliese. Entra in contatto con i sindacalisti rivoluzionari ed inizia ad inviare corrispondenze a L’Internazionale di Alceste De-Ambris. Nel 1910 viene eletto segretario della Camera del Lavoro di Minervino Murge. Nel 1911 guida lo sciopero dei braccianti di Cerignola, viene arrestato, resta in carcere tre mesi.Nel 1912 esce dalla Confederazione e aderisce all’USI. Guida lo sciopero generale in Puglia dopo l’eccidio di Ancona del giugno 1914, dopo si rifugia in Svizzera a Lugano. All’inizio del 1915 rientra in Puglia e si impegna per l’intervento nella prima guerra mondiale, cui partecipa sul Carso e nel Trentino. Armando Borghi nasce a Castel Bolognese (Ravenna) il 6/4/1882 in una famiglia di tradizioni anarchiche. Dall’ambiente familiare trae le sue prime consapevolezze politiche e sociali, formandosi con la lettura del settimanale anarchico di Malatesta L’Agitazione.Nel 1907 si trasferisce a Bologna e viene eletto segretario provinciale del sindacato degli edili, incarico che mantiene per oltre tre anni. Nel frattempo si fa promotore della Biblioteca Lux, la cui funzione è la propaganda di opuscoli insurrezionali ed antimilitaristi.Incriminato per questa attrività nel 1910 fugge a Parigi dove entra in contatto con gli ambienti soreliani della Bataille syndacaliste. Nel 1912 ritorna in Italia, dove viene arrestato per un comizio contro gli eccidi proletari. Uscito di prigione aderisce all’USI. Allo scoppio della guerra si pone all’interno dell’USI alla testa di quanti si oppongono alle tesi interventiste di Corridoni e De-Ambris. A seguito delle sue idee neutraliste trascorse il periodo bellico internato prima ad Impruneta, poi ad Isernia. Luigi Razza nasce a Vibo Valentia (Catanzaro) il 12/12/1892. Trasferitosi con la famiglia a Noto inizia ivi la sua attività giornalistica come fondadore e direttore del giornale socialista Gagliardo.Trasferitosi a Lecce frequenta l’ambiente sindacalista rivoluzionario gravitante su Di-Vittorio. Costituita l’USI, si trasferisce a Milano e diventa segretario propagandista della nuova organizzazione sindacale. Allo scoppio della guerra partecipa alla campagna interventista come redattore de Il Popolo d’Italia.”,”MITT-027-FL”
“LAGI Sara”,”Adolf Fischhof e Karl Renner: la questione nazionale austriaca (1869-1917).”,”Sara Lagi è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo. E’ stata borsista alla Fondazione Luigi Firpo e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di studi sociali dell’Università di Firenze. Ha pubblicato una monografia sul pensiero politico di Hans Kelsen, e per il Centro Editoriale Toscano ‘Georg Jennikek storico del pensiero politico (1883-1905)’. Sui articoli sono apparsi su “”Il Pensiero politico””, ‘Il giornale di storia costituzionale’, ‘Res Publica’ e ‘Co-herencia’. Attualmente (2011) insegna presso il Middlebury College e la Florence University of the Arts a Firenze. Sara Lagi, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società (Department of Culture, Politics and Society), Faculty Member. At present, I am Associate Professor of the History of European Political Thought at the University of Turin (Italy); I got my Ph.d. in the History of European Political Thought at the University of Perugia (2005) and I have taught as Adjunct Professor History of the European Union at the Middlebury College School in Italy (2004-2014) and Political Economy of the EU crisis as Visiting Scholar at the Middlebury College (Vermont, USA). ( Ringraziamenti dell’autrice al Prof. Peter Urbanitsch, una delle massime autorità sulla storia dell’Impero austro-ungarico. Ringraziamenti pure al Proff. Rainer Bauböck, Lea Campos Boralevi, Corrado Malandrino, Gilda Manganaro Favaretto e Diego Quaglioni Problema unione fra Germania e Austria (pag 28-29) Rapporto tra SPÖ e austro-marxismo (pag 70)”,”AUTx-047″
“LAGI Sara”,”Karl Renner: Staat und Nation (1899).”,”Renner definì il liberale Adolf Fischhof ‘l’unica mente veramente politica della borghesia (austro)-tedesca”” (pag 111) Questione stato plurinazionale. Fischhof pubblicò nel 1869 la sua opera principale ‘Österrich und die Bürgschaften seines Bestandes. Politische Studie’ (L’Austria e le condizioni della sua esistenza. Uno studio politico) in cui si chiedeva come pacificare le nazionalità che vivevano nell’Impero. Come Fischhof, Renner sottolineava con insistenza l’importanza del principio di uguaglianza (pag 120) Fischhof e Renner due riformatori nell’Austria asburgica (pag 123)”,”TEOC-780″
“LAGONEGRO Giovanni”,”Storia politica di Euskadi Ta Askatasuna e dei Paesi Baschi.”,”Eta: Euskadi Ta Askatasuna (Eta acronimo di Paesi Baschi e Libertà)”,”SPAx-105″
“LAGORIO Lelio LEHNER Giancarlo”,”Turati e Gramsci per il socialismo.”,”””Ancora nel 1917 – e siamo già nella prima fase della Rivoluzione russa – Gramsci non prende parte ai moti torinesi del 23-26 agosto. Non gli sembrano una reazione popolare alla guerra “”borghese e imperialistica””. Li giudica con l’ottica tipica di un cripto-interventista, come un siluro della burocrazia giolittiana amica dei tedeschi che, a bella posta, avrebbe fatto mancare il pane a una città strategicamente essenziale per la produzione bellica. A distanza di più di dieci anni, ormai chiuso nel carcere, Gramsci rianalizzerà così quegli avvenimenti (Quaderni 1, XVI, § 116): “”L’attività di Ciccotti (socialista neutralista, ndr) è delle più complesse e difficili… Durante la guerra ebbe atteggiamenti disparati: fu sempre un agente di Nitti o per qualche tempo anche di Giolitti? A Torino nel ’16-17 era assolutamente disfattista; egli invitava all’azione immediata… Ricordo la sua conferenza del ’16 o del ’17, dopo la quale furono arrestati un centinaio di giovani e adulti accusati di aver gridato: “”Evviva l’Austria!””…”” (pag 25) “”Oh voi che siete due dentro ad un fuoco”” (Dante) (in apertura) “”Sovra i cener che d’Attila rimase”” (Dante) “”Dopo lunga tenzone / verranno al sangue e la parte selvaggia / caccerà l’altra con molta offensione”” (Dante) “”Noi veggiam come quei c’ha mala luce”” (Dante) “”Allor mi dolsi, e ora mi ridolgo quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi”” “”Colui che perde si riman dolente, repetendo le volte, e tristo impara”” “”… là dentro si martira / Ulisse e Diomede, e così insieme / a la vendetta vanno come a l’ira”” (libro Turati e Gramsci per il socialismo; di Lagorio e Lehner)”,”MITS-372″
“LAGORIO Paolo”,”Come si legge un testo letterario.”,”””Chi liberò in parte la critica marxista dalle strettoie in cui si trovava, e le conferì un carattere più marcatamente letterario fu uno studioso ungherese, György Lukács (1885-1971), il quale rielaborò la teoria del rispecchiamento di Lenin in senso letterario, applicandola al rapporto fra l’elemento sovrastrutturale della letteratura e la struttura della società: per il critico e pensatore marxista ciò che importa per capire la letteratura non è tanto che essa nasca dalla struttura, quanto che essa poi la rispecchi (…)”” (pag 49) Dal ‘Dizionario di filosofia’ Treccani: “”La filosofia. Se si escludono alcuni testi di carattere divulgativo, dedicati all’esposizione del pensiero di Marx e di Engels, L. pubblicò un solo libro di contenuto specificamente filosofico, Materialismo ed empiriocriticismo. La stesura di questo testo – che conobbe una seconda edizione, nel 1920, ma fu tradotto e conosciuto in Europa occidentale soltanto nel 1927 – fu occasionata dall’uscita, nel 1908, di una raccolta di saggi firmata, tra gli altri, da Bogdanov e A. Lunacarskij (Saggi intorno alla filosofia del marxismo), due bolscevichi che, nel Congresso del 1905, avevano appoggiato le tesi della maggioranza; sostenendo l’esigenza di una revisione del marxismo in senso empiriocriticista, Bogdanov e Lunacarskij esponevano, infatti, la maggioranza agli attacchi dei menscevichi (in partic. di Plechanov), i quali potevano presentarsi come custodi dell’ortodossia. Tale situazione, che cadeva per di più in un momento di grave difficoltà del partito russo, indusse quindi Lenin a intervenire nel dibattito filosofico, per criticare le tesi dei ‘machisti’ russi e per affermare, più in generale, l’inconciliabilità del marxismo con ogni forma di «idealismo soggettivo», rielaborando le indicazioni già fornite da Engels. Se, infatti, il problema principale per Engels era stato quello di criticare, dal punto di vista storico-materialistico, le filosofie meccanicistiche della seconda metà dell’Ottocento, L. si pone, dal medesimo punto di vista, il problema opposto, di combattere la spinta antimaterialista che andava emergendo nel primo Novecento, proprio sulla base del rifiuto del meccanicismo. Egli sviluppa quindi la sua polemica attorno a tre capisaldi. In primo luogo riafferma il concetto di realtà obiettiva, come ciò che esiste indipendentemente, come materia preesistente, anche in senso cronologico, rispetto al soggetto che esercita l’attività conoscitiva; in secondo luogo sostiene, contro le posizioni convenzionalistiche o strumentalistiche, la capacità della conoscenza di cogliere la legalità intrinseca della natura, a partire dai dati percettivi (cosiddetta teoria del riflesso, o del rispecchiamento); in terzo luogo sottolinea la natura processuale, e quindi sempre relativa, dell’attività conoscitiva, quale si manifesta specialmente nel susseguirsi storico delle teorie. Più in partic., L. pone l’accento sull’importanza che assume, in questo quadro, la concezione materialistica della dialettica, in quanto consente di dar conto della dinamicità del processo conoscitivo, e di superare quindi la tradizionale antitesi tra verità relativa e verità assoluta. Dopo la morte di L., tra il 1929 e il 1930, in Unione Sovietica furono pubblicati alcuni suoi quaderni di appunti (trad. it. Quaderni filosofici), redatti tra il 1895 e il 1917, sotto forma di riassunti e di osservazioni critiche, nel corso della lettura delle opere filosofiche di Marx, Engels, Feuerbach ed Hegel. Buona parte di questi appunti è dedicata alla concezione hegeliana della dialettica; questa circostanza, unitamente alla valutazione sostanzialmente positiva dell’«idealismo oggettivo» di Hegel, contro quello «soggettivo» di Berkeley, Hume e Kant, ha portato alcuni interpreti a scorgere in questi scritti una implicita autocritica di L. rispetto alle posizione espresse in Materialismo ed empiriocriticismo. Secondo altri interpreti, nei Quaderni filosofici si configurerebbe piuttosto un approfondimento delle posizioni esposte nel 1909, in cui si dà maggior rilievo al ruolo della prassi nel processo conoscitivo, nonché al carattere relativo, sempre modificabile, dei risultati di tale processo.”” Sulla teoria del rispecchiamento di Lenin vedi pure libro di Marino Centrone, ‘Logica formale e materialismo’, Dedalo, 1977, a pagina 30: “”Questa teoria è intesa da molti come se la nostra coscienza fosse una specie di macchina fotografica in cui si riflette la realtà. Veramente già un’immagine fotografica non è identica all’oggetto riprodotto, e molto meno lo è ciè che nella nostra coscienza diventa la riproduzione della realtà. Senza dubbio forma e contenuto formano sempre un’unità, ma un’unità contraddittoria, appunto un’unità dialettica. Essenza e fenomeno, contenuto e forma, immagine e oggetto raffigurato si contrappongono tra loro e, in pari tempo, sono una cosa sola”” (9) per la fonte della citazione vedi nota (9)”,”VARx-566″
“LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri”,”La bataille de la maison blanche. De Johnson à Nixon 300 jours de sang et d’ espoir.”,”E’ una raccolta di dispacci dei corrispondenti e inviati dell’ Agenzia France-Presse negli Stati Uniti: LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri E’ una raccolta di dispacci dei corrispondenti e inviati dell’ Agenzia France-Presse negli Stati Uniti: LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri. 1968. “”Il partito repubblicano a Miami è stato tanto prudente quanto Nixon nella sua campagna. Non si è pronunciato sulla cessazione dei bombardamenti o sulla ritirata delle forze americane. Propone un piano di pace fondato sul pensiero pio dell’ autodeterminazione. I democratici avevano la scelta a Chicago tra il rifiuto della politica attuale e la sua accettazione. La convenzione, visibilmente teleguidata dal Texas dal capo del partito, che non voleva avere le mani legate, non ha osato andare contro Johnson. Quali che fossero le sue velleità di indipendenza, Humphrey è rimasto prigioniero di questa politica.”” (pag 213)”,”USAS-153″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.”,”””Si metterà una pezza da una parte – cioè la metteranno gli USA per i loro specifici interessi, badando sempre meno a quelli degli altri, che verranno allegramente calpestati – e si apriranno altre falle in numerose aree mondiali. Non ci sarà spazio per tutti, detto in modo prosaico””. (…)”” (pag 68) “”Paesi europei capitalisticamente avanzati, Giappone, Russia, Cina, India, ecc. saranno obbligati – chi al fine di mantenere buoni ritmi di sviluppo che gli consentano di accedere agli alti gradini dello sviluppo capitalistico, chi per non decadere e cercare di mantenere le posizioni – ad entrare in competizione fra loro ma, in ultima analisi, anche con il paese dominante centrale che, con le sue reiterate mosse strategiche in atto da ormai dodici anni, tende a ritardare il loro sviluppo, le loro possibili alleanze (divide et impera), per non veder sorgere un giorno contro di sé un nuovo polo imperialistico (…)””. (pag 68) “”Il paese maggiormente deflazionistico, al momento attuale, è la Cina, seguita dai paesi del sud-est asiatico. Ragionando in termini soltanto economicistici, potremmo dire che tale deflazione è “”virtuosa””, poiché connessa a forti ritmi di sviluppo (in Cina, si è ancora sull’ 8% di aumento annuo del PIL); essa sarebbe una deflazione “”da costi””, cioè provocata da celeri aumenti di produttività che, con salari non in linea (almeno nella loro stragrande maggioranza) con la stessa, provoca riduzione di costi e prezzi, quindi aumento dei consumi e di produzione. Invece, la deflazione in Giappone (e quella in agguato negli altri paesi avanzati) sarebbe “”da domanda””, quindi dovuta a scarso aumento, in taluni casi diminuzione, di consumi, quindi di produzione, quindi di occupazione e di reddito, con ulteriori effetti depressivi sui consumi, ecc. Da qui la richiesta di una nuova ondata di keynesismo, di spesa statale””. (pag 69)”,”TEOC-306″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ ascia e lo scalpello. Scritti di teoria e congiuntura.”,”LA-GRASSA Gianfranco già docente di economia politica nelle Università di Pisa e Venezia, è autore di molti libri e saggi sul marxismo e la teoria della società. E’ membro dell’ Associazione “”Louis Althusser””. “”Chiudo lo scritto, parafrasando Heidegger: “”Solo un Lenin, ci piò salvare””! Sperando di non essere frainteso. Occorre un Lenin odierno, non la mera ripetizione del leninismo di un tempo. Ed inoltre, un individuo geniale è solo la sintesi di un movimento (ma di pensiero e di organizzazione) che ha preparato una nuova strada. Ed un altro principio sintetico ci dovrebbe guidare nel muovere i primi passi del neonato. Esiste oggi un monoimperialismo statunitense, cosa assai diversa dall’ imperialismo dell’ inizio del ‘900. Il nemico numero uno – ma con laidi vassalli al so seguito, estremamente pericolosi quanto più servili sono – è il blocco dominante (economico, politico, ideologico) del paese attualmente centrale, non certamente il suo popolo o la sua cultura.”” (pag 87) “”Non vorrei. in particolare, venisse fraintesa la famosa affermazione di Lenin riguardo alla relativa positività della funzione dell’ “”emiro dell’ Afghanistan. Detta affermazione, pur reinterpretata e riportata all’ oggi, significa – e ciò mi sembra giustissimo – che perfino chi lotta contro certe politiche imperialistiche di paesi ad alto sviluppo capitalistico (oggi sostanzialmente gli USA) soltanto per i suoi interessi (di casta), può assolvere una funzione che più non hanno le forze politiche dette riformiste nei paesi capitalistici in questione, ormai degenerate in apparati organicamente funzionali agli interessi imperialistici; (…)””. (pag 104) “”Per molto tempo si è detto – e già da parte dei più avveduti – che il vero toccasana per il sistema capitalistico, dopo la grande crisi del ’29, non fu il New Deal roosveltiano, non furono le politiche keynesiane della spesa statale in deficit di bilancio, ma fu proprio la seconda guerra mondiale che – con le sue distruzioni (e successiva necessità di ricostruzioni), da una parte, e con l’ enorme spesa bellica, dall’ altra – risollevò definitivamente l’ economia. C’è del vero, ma annegato in un mare di economicismo, in un impasto di marxismo (volgare) e di keynesismo. L’ effettivo motivo dell’ uscita dalla crisi fu il regolamento definitivo dei conti per la supremazia nell’ ambito del campo capitalistico – conflitto tra USA e Giappone per il controllo dell’ area del Pacifico e, soprattutto, tra USA e Germania per il dominio più generale del sistema capitalistico mondiale, con l’ Inghilterra ridotta progressivamente , in specie dopo l’ avventura di Suez dell’ autunno 1956, al rango di ancella (…)””. (pag 138)”,”TEOC-307″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”Struttura economica e società.”,”””La stessa cosa deve asserirsi per il cosiddetto “”sfruttamento”” delle masse lavoratrici dei paesi “”arretrati””, cui parteciperebbe anche il proletariato dei paesi capitalistici “”avanzati””. Non si tratta ovviamente di scandalizzarsi perché questa tesi è contraria all’ “”ortodossia”” marxista. Senza dubbio, il capitalismo, secondo la struttura che lo contraddistingueva nella sua fase “”concorrenziale””, non si è esteso a tutto il mondo, cosa che, del resto, era già implicita nel processo di “”centralizzazione”” dei capitali individuato da Marx. Il successivo sviluppo della concorrenza di tipo monopolistico e l’ affermarsi dell’ imperialismo hanno portato a tutt’ altro tipo di “”diffusione”” dei rapporti di produzione capitalistici a livello mondiale. Nella formazione sociale mondiale (almeno nella sua “”porzione”” di tipo capitalistico) vi è un intreccio di rapporti capitalistici di produzione tale che lo sviluppo delle forze produttive – e delle corrispondenti forme di articolazione del processo produttivo e dei rapporti di produzione – è stato “”deviato”” o “”bloccato”” in una vasta area mondiale. Da questo fatto è derivato il “”pompaggio”” di plusvalore delle aree meno sviluppate a quelle più sviluppate; da questo fatto è derivato il mantenimento di vecchi modi di produzione e di vecchie forme economico-sociali pur all’ interno di un organismo socio-economico complessivo ormai dominato dal modo di produzione specificamente capitalistico, che ha permeato completamente di sé tutti i rapporti sociali solo nel “”settore”” più “”avanzato”” della formazione sociale mondiale””. (pag 97-98)”,”TEOC-393″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”Il capitalismo oggi. Dalla prosperità al conflitto strategico. Per una teoria del capitalismo.”,”Volume verte sul ‘superamento del marxismo della tradizione’ “”Mi interessa sottolineare un altro fatto di importanza rilevante, in specie per i futuri conflitti che potessero aprirsi nell’area ‘non’ centrale del capitalismo avanzato, e in particolare in Europa. L’azione cinquantennale degli agenti politici e ideologici in tale area – in particolare di quelli legati inizialmente alle forze che propugnavano almeno a parole il rivoluzionamento del capitalismo, poi trasformatisi in opportunisti al servizio del grande capitale – ha avuto, a differenza dei loro omologhi nei paesi “”socialisti””, pieno successo nel trasformarsi in un importante pezzo della ‘cultura generale’ vigente nel capitalismo avanzato non centrale. Se nel “”socialismo”” ciò non avvenne, mentre si è realizzata nei paesi capitalistici più sviluppati, la spiegazione va trovata nel fatto, mai veramente riconosciuto dagli sclerotici marxisti “”rivoluzionari””, che la sedicente classe operaia – il marxiano ‘lavoratore collettivo cooperativo dal direttore all’ultimo manovale’ non essendosi mai formato – non ha alcuna capacità egemonica, per esercitare la quale si deve essere in grado di ‘far nascere dal proprio seno’ un esteso e rilevante gruppo di intellettuali dotati di più complessive concezioni del mondo. Ancora una volta fu Lenin ad intuire il problema, senza trarne, come al solito, conclusioni teoriche che sarebbero apparse all’epoca ‘revisioniste’, e avrebbero quindi indebolito la lotta contro il revisionismo opportunista e capitolazionista. Da sola, affermò Lenin, la classe operaia giunge al massimo alla coscienza tradeunionistica dei propri compiti, è capace solo di una lotta ‘redistributiva’ per il ‘miglior’ inserimento – quanto a condizioni materiali di vita – nella formazione sociale capitalistica. Eccezionalmente mi concedo una citazione dal ‘Che fare’ (p. 278 del primo dei sei volumi di ‘Opere scelte’ pubblicati dagli Editori Riuniti con la Progress di Mosca) in cui si pone in rilievo “”l’aspirazione di tutti gli operai a ‘ottenere dallo Stato’ [corsivo mio] misure atte a rimediare ai mali che comporta la loro condizione, ma non ancora a sopprimere questa condizione, cioè a distruggere la sottomissione del lavoro al capitale”””” [Gianfranco La Grassa, ‘Il capitalismo oggi. Dalla prosperità al conflitto strategico. Per una teoria del capitalismo’, Pistoia, 2004] (pag 114-115)”,”TEOC-694″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.”,”Esemplare malamente sottolineato La copia con codice TEOC-306 in prestito non è stata restituita “”Non si può non ricordare al proposito, sia pure ‘mutatis mutandis’, la famosa affermazione del lucido Lenin sull’Oriente culturalmente arretrato, ma politicamente avanzato, di contro all’occidente, in cui le masse lavoratrici erano ancora sotto l’influenza dei “”moderni”” socialdemocratici, che parteciparono alla guerra imperialistica scatenata dai dominanti dei loro rispettivi paesi”” (pag 70)”,”TEOC-774″
“LA-GRECA Agnese FABENI Francesca CAVALCA Simona NERI Piero OLIVIERI Cladio SCAROLA Renato BISCEGLIE Anna ROMANINI Claudia SANTAMARIA Michele PRESTIPINO Giuseppe e SAVIO Antonella RENZI Dario”,”La nostra Rosa rossa. L’impegno per cambiare la vita. Giornata internazionale di studio e dibattito. Firenze, 2 maggio 2009.”,”Quaderni Rosa Luxemburg, Comitato teorico: Dario Renzi, Anna Bisceglie, Sibilla Caroppo, Donatella Di Tosto, Francesca Fabeni, Agnese La Greca, Piero Neri, Claudio Olivieri, Giorgio Salmon, Antonella Savio, Vincenzo Sommella Contiene il saggio di Claudia Romanini ‘Socialismo o barbarie “”In primo luogo vorrei contestualizzare il momento in cui Rosa Luxemburg si sofferma sul concetto di “”socialismo o barbarie”” – già elaborato da Engels – non tanto dal punto di vista storico quanto dal punto di vista dell’interpretazione che Rosa Luxemburg ne dà in alcuni passaggi della sua elaborazione. Infatti Rosa Luxemburg riprende il concetto di “”socialismo o barbarie”” allo scoppio della Prima guerra mondiale che, come sapete, pur non avendo reali dimensioni mondiali investì l’area europea con un’intensità senza precedenti; sono passati inoltre nove anni dalla prima rivoluzione russa, quella del 1905, che RL aveva interpretato come un evento che apriva un’epoca nuova (…)”” (pag 64) Lo slogan (‘SoB’) è stato utilizzato da RL in ‘La crisi della socialdemocrazia’ (ora inserito in ‘Scritti politici’). In questo scritto RL si richiama appunto al “”socialismo o barbarie”” di cui parlava Engels, e afferma: “”In questa guerra l’imperialismo ha vinto”” (pag 66)”,”LUXS-074″
“LAGUILLER Arlette”,”Mon communisme.”,”Arlette Laguiller, dirigeante de lutte ouvrière, plusieurs fois candidate à la prèsidence de la République, a publiè chez Plon son autobiographie politique, C’est toute ma vie! et un esemble de tèmoignages sur la condition ouvrière, Paroles de prolétaires.”,”FRAP-006-FL”
“LAI Benny”,”Finanze e finanzieri vaticani fra l’ 800 e il 900. Da Pio IX a Benedetto XV. Atti e documenti.”,”Benny LAI giornalista, in trascrizione integrale, raccogli qui gli atti e i documenti su cui l’A si è basato per ricostruire le vicende riferite in ‘Finanze e finanzieri vaticani tra ‘800 e ‘900’. LAI è un giornalista e studioso della politica vaticana. Corrispondente di alcuni quotidiani dal Vaticano, ha scritto vari libri sul tema. “”Nelle strettezze, in cui versa il S. Padre per la totale usurpazione del Patrimonio della Chiesa e di ogni Suo avere, si vede Egli obbligato a trarre unico ed esclusivo profitto da quei caritatevoli soccorsi che i Fedeli del Mondo Cattolico depongono ai Suoi Piedi SS.mi quale obolo di S. Pietro.”” (pag 27, Antonelli ai Nunzi, 5 dicembre 1870)”,”RELC-148″
“LAI Benny”,”Affari del Papa. Storia di cardinali, nobiluomini e faccendieri nella Roma dell’ Ottocento.”,”Le vicende di Enrico FOLCHI tesoriere di fiducia di PIO IX e poi di LEONE XIII, amministratore del patrimonio vaticano, prima rapidamente asceso ai vertici della curia poi processato e condannato ingiustamente. Una storia ricca di aneddoti e personaggi, dai principi alle grandi famiglie romane, ai banchieri ROTSCHILD, dai cardinali ai faccendieri che operavano intorno al Vaticano, sullo sfondo di una Roma che passa da città papalina a capitale dell’ Italia unita. LAI Benny è giornalista e studioso politico della Santa Sede. Ha pubblicato varie opere sul tema (v. retrocopertina) Politica estera vaticana e obolo di S. Pietro. “”Nel registrare le elemosine trasmesse a Roma dalle nunziature, Folchi aveva constatato come il prestigio internazionale acquistato da Leone XIII, chiamato anche ad arbitrare la contesa tra Spagna e Germania per il possesso nel Pacifico delle isole Caroline, non influisse sul gettito dell’ obolo. Anzi gli atteggiamenti e le esortazioni papali, sovente diretti a esaltare i vantaggi per gli Stati di giungere a una intesa con la Chiesa, peraltro neutrale nei confronti delle diverse forme di governo, sconcertavano larghe porzioni di fedeli. La rinauncia all’ opposizione, imposta ai cattolici tedeschi per facilitare l’ accordo con Bismarck, le aperture in favore della Francia repubblicana o le riannodate relazioni con l’ Impero zarista suscitavano sospetti e frenavano la generosità dei cattolici.”” (pag 115)”,”RELC-166″
“LAI Benny”,”I segreti del Vaticano da Pio XII a papa Wojtyla.”,”””La verità genera odio e perciò porta al patibolo”” (dal sermone ‘In cathedra Sancti Petri’ di Sant’Antonio di Padova) (in apertura) Benny Lai (Aprigliano, 1925) giornalista e studioso della politica della S. Sede, è stato responsabile del settore Vaticano per “”Il Resto del Carlino”” di Bologna e “”La Nazione”” di Firenze. Ha pubblicato: ‘Vaticano sottovoce’ (1968), ‘Vaticano aperto’ (1968), ‘La seconda Conciliazione’ (1978), ‘Finanze e finanzieri vaticani fra l’800 e il ‘900 – Da Pio IX a Benedetto XV’ (Milano 1979).”,”RELC-419″
“LAÏDI Zaki”,”La gauche à venir. Politique et mondialisation.”,”LAÏDI Zaki è ricercatore al CERI (Sciences-po). Studia la mondializzazione. Effetto Tocqueville “”La gauche sondagière a oublié la puissance du paradoxe de Tocqueville: c’est quand la situation s’améliore que le mécontentement s’accroît, ce qui, politiquement, veut dire que tout immobilisme préélectoral n’est ni plus ni moins qu’une préparation à la défaite. Mais l’effet Tocqueville n’explique pas tout. Derrière lui se profile une évolution plus inquiètante qui indique que la “”vie en société”” s’apparente en fait de plus en plus à un recoupement aléatoire et fragile entre trois societés qui s’ignorent: la société politique, la société économique et la société civile”” (pag 118)”,”FRAE-046″
“LAÍN Petro Entralgo”,”La generación del 98.”,”Pedro Laín Entralgo è un cattedratico, accademico e pensatore, nato a Urrea de Gaén, Teruel, nel 1908. Il suo studio comparato si occupa delle persone che costituivano il famoso gruppo di fine secolo (Unamuno, Baroja, Azorin, Antonio Machado,Valle-Inclan, Ganivet e Maeztu). Gioventù legata a Madrid proveniente dalla provincia.”,”SPAx-039-FSD”
“LAIR Maurice”,”Jaurès et l’Allemagne.”,”””Marx a cru, tout comme Blanqui, à la conquête violente du pouvoir: Jaurès le rappelle, mais c’est pour protester: «Sur ce point, la pensée de Marx est surannée». Dans son Manifeste de 1847, il croit que la révolution prolétarienne se greffera sur une révolution bourgeosie qui sera vile dépassée. «Ceci est à proprement parler une utopie: «car si le prolétariat n’a pas lui-même la force de déclancher la révolution bourgeoise, comment triompherait-il ensuite de cette bourgeoisie, fortifiée par sa victoire? (…)”” (pag 59)”,”JAUx-053″
“LAJOLO Laurana”,”Gramsci un uomo sconfitto. Con una testimonianza inedita di Umberto Terracini.”,”Il libro della LAJOLO si situa tra il saggio e la biografia. Laurana LAJOLO si è laureata in filosofia teoretica all’ Università di Milano. Accanto alla scelta dell’ insegnamento, ha diretto dal 1967 al 1970 l’ Istituto Nuovi Incontri di Asti, la cui attività è sintetizzata in una collana di “”Quaderni””, su temi culturali, politici, sociologici, storici propri dell’ area astigiana. Ha già pubblicato per l’ editore Vallecchi nel 1967 un’ antologia, curata insieme ad Elio ARCHIMEDE, degli scritti politici di Angelo BROFFERIO, dal titolo “”Brofferio l’ oppositore””.”,”GRAS-029″
“LAJOLO Davide”,”Storia segreta del PCI.”,”La polemica tra Amendola e Bobbio. “”Intanto Norberto Bobbio insisteva indirizzando ad Amendola una seconda lettera nella quale diceva tra l’ altro: “”Non condivido il tuo ragionamento per due motivi: anzitutto ritengo terribilmente dottrinaria e settaria la distinzione che travaglia il movimento operaio da cent’anni, tra socialismo rivoluzionario e socialismo riformista. Ciò che conta non sono i mezzi ma il fine. Nella lotta per la emancipazione delle classi più povere della società vi sono periodi storici e Paesi in cui il successo non può essere ottenuto se non sovvertendo il sistema; vi sono altri periodi storici e Paesi in cui decisivi passi avanti possono essere compiuti soltanto attraverso riforme graduali del sistema””. Nella lunga risposta di Amendola ecco il passaggio che doveva rinfocolare la polemica nel Pci e fuori: “”L’ esigenza di un partito unico della classe operaia italiana nasce da una constatazione critica: nessuna delle due soluzioni prospettate alla classe operaia dei Paesi capitalisti dell’ Europa occidentale negli ultimi cinquant’anni, la soluzione socialdemocratica e la soluzione comunista si è rivelata fino ad ora valida al fine di realizzare una trasformazione socialista della società, un mutamento del sistema. (…)”” (pag 69-70)”,”PCIx-169″
“LAJOLO Davide”,”Finestre aperte a Botteghe Oscure. Da Togliatti a Longo a Berlinguer, dieci anni vissuti all’ interno del PCI.”,”LAJOLO Davide è nato nel Monferrato il 29 luglio 1912 da genitori contadini. Comandante del Raggruppamento Divisioni Garibaldine VIII e IX tra Alba, Asti e Alessandria, con il nome di battaglia di Ulisse, descrisse la vita della Resistenza nel libro Classe 1912, recentemente ristampato con il nuovo titolo di ‘A conquistare la rossa primavera’. Tra le sue opere ‘Il Vizio assurdo’ (1960) sulla vita di Cesare Pavese, e ‘Il Voltagabbana’ (1963), ‘Pavese e Fenoglio’ (1971), ‘Giuseppe Di Vittorio’ (1972), ‘I Rossi’ (1974). Ha diretto per oltre dieci anni l’ Unità e poi il settimanale I giorni. E’ stato deputato alla Camera per il PCI e membro del CC. “”Ecco, proprio i fatti di Praga hanno certamente avuto un peso anche contro il fisico di Longo. Non c’è dubbio che i malori vengono quando vogliono, ma è scientificamente provato che il grande lavoro portato avanti per anni in condizioni aspre com’è sempre stata l’ attività politica clandestina o no, in galera o sui sentieri partigiani, segna il fisico. Ma certe malattie, come quella che ha colpito Longo, sono anche determinate dagli stress dolorosi, dal dovere assumersi responsabilità fuori del comune ed è senza dubbio il caso di Longo che intimamente era l’ opposto di un burocrate e non aveva mai avuto tregua nel suo lavoro appassionato e difficile.”” (pag 106-107) “”L’ ultimo elemento di giudizio di Amendola sta a dimostrare il suo senso autocritico oltre che la sua generosità politica e il suo attaccamento al partito: “”Il segretario del partito deve essere il garante dell’ unità del partito. Ciò esige capacità di pensiero e forza di convinzione che in Berlinguer non manca, ma anche attitudine a superare contrasti ed a non esasperarli. Ed è proprio la qualità che a me è sempre mancata””. (pag 117)”,”PCIx-207″
“LAJOLO Davide”,”Di Vittorio. Il volto umano di un rivoluzionario.”,”Davide LAJOLO è nato a Vinchio (Asti) nel 1912. Comandante partigiano, parlametnare per tre legislature, direttore dell’Unità per oltre 10 anni e poi di Giorni – Vie Nuove, ha pubblicato tra l’altro: ‘Il vizio assurdo’, ‘Il voltagabbana’, ‘Pavese e Fenoglio’. “”I due anni di Mosca furono i più sereni per la moglie e i figli e proficui per lui. Lavorava, studiava approfondendo le sue conoscenze politiche e culturali e la sua preparazione ideologica. Soprattutto scriveva e fu allora che redasse tra gli altri il saggio: “”Il fascismo contro i contadini””, nel quale riuscì con chiarezza anche ideologica a spiegare cause e motivi dell’avvento del fascismo e dell’apporto dato dai fascisti alla dominazione agraria nelle campagne italiane. Alla fine del 1930 il PCI ebbe necessità della sua presenza a Parigi per il lavoro organizzativo.”” (pag 73-74)”,”PCIx-338″
“LAJOLO Davide”,”Il “”voltagabbana””.”,”Davide Lajolo è nato nel 1912 a Vinchio d’Asti, a poca distanza da S. Stefano Belbo, dove nel 1908 era nato Pavese. Noto con il nome di battagli “”Ulisse””, fu comandante della divisione partigiana “”Garibaldi-Monferrato”” che operò dal 1943 al 1945 tra Alba e Asti. Dopo la liberazione fu caporedattore dell”Unità’ di Torino e successivamente direttore del quotidiano comunista a Milano. Dal 1958 al 1972 è stato deputato al Parlamento. Ha collaborato a riviste letterarie e politiche, e curato in collaborazione con Ungaretti, l’antologia ‘Poeti di Saint-Vincent’. Ha pubblicato libri di liriche e il diario-racconto ‘Classe 1912’. ‘Il “”vizio assurdo’ gli è valso il premio letterario Crotone 1960. In seguito ha pubblicato ‘Il voltagabbana’ e il saggio ‘Pavese e Fenoglio’. Dal 1970 ha diretto il settimanale “”Giorni-Vie nuove””.”,”PCIx-004-FER”
“LAJOLO Laurana”,”Gramsci un uomo sconfitto.”,”Laurana Lajolo si è laureata in filosofia teoretica con Enzo Paci all’Università di Milano, presentando una tesi sull’opera giovanile di Antonio Banfi. Ha pubblicato un’antologia curata insieme a Elio Archimede degli scritti politici di Angelo Brofferio, dal titolo ‘Brofferio l’oppositore’. L’interventismo del giovane Gramsci. “”Aveva già espresso la sua scelta l’anno precedente, in occasione delle prime elezioni a suffragio universale del 1913, e ora si iscrive alla sezione torinese del Psi, spinto soprattutto da motivazioni umanitarie maturate nel pessimismo della sua solitudine di emigrato nella grande città. Manifesta così la volontà di sostituire ai principi ormai anacronistici dell’autonomismo sardo quelli moderni della città, secondo un programma costruito dalla ragione. Il suo primo atto politico è un articolo che appare su “”Il grido del popolo””, il 31 ottobre 1914, dal titolo “”Neutralità attiva e operante””, un intervento che suscita subito aspri contrasti e polemiche, che verranno ripresi anche in anni successivi. Collegandosi alla posizione favorevole all’interventismo sostenuta da Mussolini, allora direttore dell'””Avanti!””, Gramsci esprime la convinzione che il movimento socialista debba uscire dall’atteggiamento esclusivamente passivo della neutralità, atteggiamento che si è rivelato utilissimo nel primo momento della crisi mondiale, ma che ora si dimostra inadeguato a quanto richiede la gravità della situazione. Inoltre il Psi non può cristalizzarsi in affermazioi “”dogmaticamente intransigenti””, bensì deve liberarsi da tutte le incrostazioni borghesi che l’intermezzo della guerra “”gli ha appiccicato addosso””. È necessario, cioè, che il proletariato non assista da spettatore alla storia – come vorrebbero i riformisti, mentre i borghesi si rafforzano in previsione dello scontro di classe – ma intervenga attivamente nel processo storico allo scopo di preparare “”il massimo di condizioni favorevoli per lo ‘strappo’ definitivo (la rivoluzione)””. Gramsci conclude che Mussolini, nonostante “”le sue un po’ disorganiche dichiarazioni”” (2), sta interpretando giustamente le funzioni attuali del proletariato. Lo scandalo suscitato dall’articolo non lo sorprende troppo, poiché aveva notato in altre circostanze l’impostazione politica, piuttosto chiusa e dogmatica, della sezione torinese del Psi. Già da qualche mese infatti partecipava assiduamente alle riunioni, rimanendo però in disparte, senza intervenire nelle discussioni. Le sue idee trovavano invece rispondenza in alcuni giovani iscritti, insofferenti come lui di un certo conformismo dei dirigenti della sezione; questi giovani dibattono la prospettiva rivoluzionaria con l’aiuto ideologico e culturale del prof. Cosmo, anch’egli militante del Psi, su posizioni critiche rispetto al riformismo di Turati. Con l’appoggio di quel gruppo di giovani, divenuto solidale per idee e amicizia, Gramsci propone la candidatura dell’intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini in sostituzione di un deputato socialista eletto nel IV Collegio di Torino nelle elezioni del 1913 e successivamente deceduto. Salvemini è in quel momento l’esponente radicale più avanzato delle masse contadine del Mezzogiorno, però non è iscritto al partito socialista e sta conducendo una campagna vivace, e in qualche modo pericolosa, non soltatno contro i dirigenti riformisti, ma anche contro il proletariato industriale nel suo complesso”” (pag 28-29) [Laurana Lajolo, ‘Gramsci un uomo sconfitto’, Rizzoli, Milano, 1980] [(2) A. Gramsci (S.G.) “”Neutralità attiva ed operante””, in ‘Il grido del popolo’, 31 ottobre 1914, in ‘2000 pagine di Gramsci’, Il Saggiatore, Milano, 1964, vol. I, pag 180]”,”GRAS-004-FMB”
“LAJOLO Davide”,”Il “”vizio assurdo””.”,”Davide Lajolo (Vinchio d’Asti, 1912) ha fatto pratica in guerra come ufficiale di fanteria. Durante la resistenza ha comandato con il nome partigiano di ‘Ulisse’ la divisione Garibaldi Monferrato. Nel 1946 è diventato direttore dell’Unità (Pci) di Milano, deputato al Parlamento dal 1958, ha collaborato a riviste politiche e letterarie. Oltre a questo libro, già tradotto in francese tedesco e spagnolo, ha pubblicato il diario racconto ‘Classe 1912), e l’autobiografia ‘Il voltagabbana’. Cesare Pavese nome prestigioso della letteratura italiana del ‘900, la passione per la ‘penna’, non servì a riscattarlo da ‘vizio assurdo’, dalla tentazione suicida. Lajolo ebbe molta confidenza con lo scrittore negli ultimi anni della sua vita, e qui ne ricostruisce la parabola esistenziale, in cui ritrae Pavese uomo e scrittore dagli anni della giovinezza alla morte. “”Pavese, pur amando ancora il ragionare per paradossi che inficierà molte pagine del ‘Mestiere di vivere’, in quegli anni abbandona quasi completamente il riferimento alla sua mania suicida, al suo “”vizio assurdo””. A rincuorare ancor più questa rinascita fisica e morale, è l’incontro con Giaime Pintor, un giovanissimo ufficiale giunto alla fine del ’39 a Torino, per poi prestare servizio presso la Commissione d’Armistizio con la Francia”” (pag 247)”,”BIOx-001-FFS”
“LAJOLO Laurana”,”I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946.”,”Laurana Lajolo, laureata in filosofia teoretica, si è occupata di questioni pedagoche di sperimentazione didattica e, dal 1970 al 1985, dell’elaborazione di strategie di politica culturale e salvaguardia dei beni ambientali e culturali per il comune di Asti. Tra le sue opere ‘Brofferio l’oppositore’ (1967, ‘Gramsci un uomo sconfitto’ (1980), ‘La guerra non finisce mai. Diario di prigionia di un giovane contadino’ (1993). “”Uno dei nodi conflittuali, dunque, tra la Resistenza e la nascente democrazia italiana è l’applicazione dell’epurazione, cartina di tornasole del cambiamento non avvenuto e della sostanziale continuità strutturale con lo Stato fascista. Si conclude così, in modo contrastato, il processo difficile e contraddittorio, iniziato in piena guerra di liberazione, con la nomina da parte del governo Badoglio, nell’aprile 1944, di un Alto Commissario per l’epurazione, retto da Sforza e Scoccimarro, con il compito di escludere gli uomini politici e gli amministratori compromessi con il regime dai posti di responsabilità. I tribunali speciali, insediati nel primo mese dopo la Liberazione, presto perdono i loro poteri. Ad Asti il Tribunale di guerra viene istituito nel pomeriggio del 25 aprile 1945 dal Comitato di liberazione provinciale, che ha assunto i poteri quella mattina, e opera fino al 4 giugno. Le prime sentenze contro i gerarchi più importanti e i responsabili più spietati delle rappresaglie e dei rastrellamenti, catturati nei giorni della Liberazione, sono quindici condanne a morte, tutte eseguite. Il 4 giugno assume la competenza per i processi contro i reati fascisti la Corte d’assise straordinaria, che in un anno di attività commina 942 anni di reclusione e cinque ergastoli. Nel secondo semestre del ’45 vengono emesse 83 sentenze contro i fascisti, di cui 63 condanne, comprese 10 pene di morte (tre eseguite entro l’ottobre ’45). Il 4 settembre viene fucilato alla schiena il comandante dell’ufficio politico investigativo e maggiore della guardia nazionale repubblicana, Giovanni Nardulli, al poligono di tiro di Sessant, nello stesso posto dove era stato fucilato il primo partigiano, Remo Dovano, il 4 maggio 1944. Vengono anche emesse condanne contro collaborazionisti, insegnanti, ausiliarie e segretari locali del Fascio. I giornali astigiani (quello che riporta più notizie in dettaglio è il settimanale della curia, «La Gazzetta d’Asti») danno spazio alle notizie sui processi, mantenendo alto l’interesse dell’opinione pubblica. Il fronte antifascista e resistenziale è ancora molto compatto e unitariamente fa pressione perché i processi di epurazione siano condotti a termine con severità. Nel caso le condanne siano ritenute non adeguate alla gravità dei reati contestati, gli ex partigiani assumono una posizione pubblica (…)”” (pag 13, premessa) [Laurana Lajolo, ‘I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946’ Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1995] Da Internet: ‘Ritorno a Santa Libera 1946-1921. Ricordo della rivolta partigiana dell’agosto 1946 Il 20 agosto 1946, a seguito dell’indignazione partigiana per l’amnistia Togliatti che aveva portato alla scarcerazione di numerosi criminali e torturatori nazifascisti, nonché per il generale e sostanziale tradimento politico-sociale della Resistenza, un gruppo di partigiani riprese le armi e occupò la frazione di Santa Libera nel comune di Santo Stefano Belbo, al confine tra Cuneo e Asti. I ribelli erano guidati dal Comandante Armando Valpreda, Partigiano con le formazioni Giustizia e Libertà in Valle Stura e Segretario dell’ANPI di Asti, che diventerà negli anni ’90 il Presidente della Sezione A.N.P.I. di Grugliasco (TO).'”,”ITAR-378″
“LAJUGIE Joseph; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Storia delle dottrine economiche. Con i confronti antologici da J.M. Keynes, Lenin, J.A. Schumpeter, A.C. Pigou, J.K. Galbraith, J. Robinson.”,”tratto dalla collana ‘Que sais-je?'”,”ECOT-041″
“LAKATOS Imre, a cura di John WORRALL e Gregory CURRIE, edizione italiana a cura di Marcello D’AGOSTINO.”,”La metodologia dei programmi di ricerca scientifica. Scritti filosofici I.”,”Imre Lakatos nacque in Ungheria nel 1922. Imprigionato durante l’epurazione stalinista degli anni Cinquanta, fuggì nel 1956 in occidente. Fino alla sua morte nel 1974 fu professore di logica e di filosofia della matematica alla London School of Economics.”,”SCIx-060-FL”
“LAKATOS Imre, a cura di John WORRALL e Gregory CURRIE, edizione italiana a cura di Marcello D’AGOSTINO”,”Matematica, scienza e epistemologia. Scritti filosofici II.”,”Imre Lakatos nacque in Ungheria nel 1922. Imprigionato durante l’epurazione stalinista degli anni Cinquanta, fuggì nel 1956 in occidente. Fino alla sua morte nel 1974 fu professore di logica e di filosofia della matematica alla London School of Economics.”,”SCIx-061-FL”
“LAKS Monique”,”Autogestion ouvrière et pouvoir politique en Algérie (1962-1965).”,”Introduzione: Una società di transizione di tipo nuovo.”,”AFRx-048″
“LAL KHAN”,”Partition, can it be undone? Crisis in the indian subcontinent.”,”Nei risvolti di copertina lunga citazione di Marx ‘La prima guerra di indipendenza indiana, 1857-59′”,”INDx-144″
“LALOY Jean”,”Le socialisme de Lénine.”,”””Les hommes vraiment grands doivent éprouver une immense tristesse sur terre”” (Dostoievski) (in apertura) “”Per ista transuentes, illis inhaerentes”” (Saint Augustin, De Trinitate, XII, 13, 21) (in apertura) “”D’une certaine façon, c’est toujours le même Lénine, balançant depuis 1917 entre l’élan révolutionnaire et l’effort d’organisation. Mais c’est aussi autre chose. Les derniers écrits de Lénine révèlent un changement non dans les conceptions mais dans l’éclairage. Ce qui intéresse Lénine ce sont moins les “”conditions objectives””, les lois de l’histoire, leur pouvoir contraignant assuré par le parti, que les facteurs subjectifs, la culture, l’honnêteté, le travail, les qualités morales des individus. “”Ce qui importe c’est que les meilleurs éléments que nous avons: les ouvriers d’avant-garde d’une parte, les éléments vraiment cultivés sur lesquels on peut compter, d’autre part, n’acceptent aucune parole sans la vérifier, ne prononcent aucune contre leur conscience, n’aient peur d’aucune difficulté, n’aient peur d’aucun effort pour atteindre le but qu’ils se sont sérieusement assigné (1)…””. On retrouve le même souci dans la Lettre au Congrès où sont analysés les qualités et les défauts de Stalin, Trotski, Zinoviev, Kamenev, Boukharine et Piatakov. “”Staline est trop grossier…”” “”Ce n’est pas un détail, car ce détaile peut avoir une influence décisive””. Ce qui compte désormais, disait Lénine dès mars 1922, “”ce sont les hommes, c’est le choix des hommes…”” (2)”” [Jean Laloy, ‘Le socialisme de Lénine’, Paris, 1967] [(1) Lénine, ‘Moins nombreux mais meilleurs’, 2 mars 1923, (Oeuvres, t. 45, p. 401), p. 392; (2) Lénine, ‘Rapport au XIe Congrès’, op. cit., p. 110]”,”LENS-275″
“LALOY Jean”,”L’établissement des relations entre la Russie soviétique et le reste du monde après 1917.”,”Jstor 2° Secondo Congresso della Terza Internazionale: “”Nella congiuntura internazionale attuale, non c’è salvezza per i piccoli e asserviti popoli al di fuori dalla Federazione delle Repubbliche sovietique”” (pag 585) (1) (1) ‘Manifestes, thèses et résolutions des quatre premiers Congrès mondiaux de l’Internationale communiste (1919-1923)’, Bibliothèque communiste, Paris, 1934, p. 58 et Lénin, Oeuvres, 5° ed., t. 41, p. 167″,”RUST-167″
“LAMA Luciano, relazione e conclusioni; interventi di GIOVANNETTI MARIANETTI GIOVANNINI BERTINOTTI MILITELLO TRENTIN BENASSI SCHEDA USAI e altri”,”CGIL verso il Congresso per l’unità. Consiglio generale CGIL del 7-8 marzo 1972: “”Convocazione del Congresso di scioglimento e per l’unità sindacale. Situazione politica e sociale, prospettive di movimento””.”,”ESI ora EDIESSE”,”SIND-006-FB”
“LAMA Luciano, a cura di Giampaolo PANSA”,”Intervista sul mio partito.”,”Luciano Lama è stato segretario della Cgil dal 1970 al 1985. Ha poi diretto l’Ufficio di Programma del Pci e è stato membro della direzione. Ha pubblicato pure ‘Intervista sul sindacato’, a cura di Massimo Riva (1975) Giampaolo Pansa giornalista e vicedirettore di ‘Repubblica’ ha pubblicato tra i volti volumi ‘La guerra partigiana tra Genova e il Po’, 1967. Intervista incentrata su Enrico Berlinguer”,”PCIx-481″
“LAMA Luisa”,”Giuseppe Dozza. Storia di un sindaco comunista.”,”‘Aldo Cucchi e Valdo Magnani, entrambi reggiani e deputati erano amici da lungo tempo. L’uno svolgeva la propria attività professionale e politica a Bologna, dove era professore incaricato all’Istituto di medicina legale, consigliere comunale e membro del Comitato federale; l’altro era segretario della Federazione nella propria città natale e, sul piano personale, era legato a Nilde Iotti da un rapporto di stretta parentela. Il professor Cucchi, nel presentare le sue dimissioni, partiva proprio dalla condivisione delle idee di Magnani che – scriveva – aveva il merito di rilanciare «la rivoluzione socialista in Italia» (46). La reazione dei dirigenti bolognesi è rabbiosa e sferzante (47). Le espressioni di “”traditore”” e di “”agente del nemico”” si sprecano; anzi le dimissioni venivano respinte perché era il partito che doveva decidere, e decideva per l’espulsione. Lo stesso Dozza sceglie i toni della polemica più aggressiva. Il sindaco accusa Aldo Cucchi di «scarsa tempra militante». Forse pensando a se stesso e alla propria generazione, forgiata da esperienze dure e selettive, Dozza parla di giovani “”demoralizzati””, che non sanno aspettare e soprattutto non sono pronti «per combattere una battaglia che deve durare degli anni». E a un certo punto si chiede: «Siamo di fronte al caso di colui che è mandato nelle nostre file per poi un giorno organizzare il tradimento per la borghesia che lo manda?». Il sindaco ammette di non saperlo, ma incita il Pci a non abbassare la guardia. Senza esagerare nel sospetto, il partito deve raddoppiare la vigilanza. A questo punto Dozza introduce il tema della pace e fa un’affermazione coraggiosa, che spiazza un po’ i toni del dibattito. Sia pure di sfuggita e in conclusione del suo intervento, Giuseppe Dozza sostiene che il Pci deve combattere tutte le posizioni belliciste e non solo quelle di parte filo-occidentale’ (pag 236) [(46) A. Cucchi, cit. in ‘I Magnacucchi’, cit.; (47) Cfr. Esame dell’atteggiamento di Aldo Cucchi nei confronti del partito e provvedimenti da prendersi’, CF del 2 febbraio 1951 in IGER] (pag 236)”,”PCIx-053-FV”
“LAMA Luciano, a cura di Giampaolo PANSA”,”Intervista sul mio partito.”,”Luciano Lama è stato segretario della Cgil dal 1970 al 1985. Attualmente dirige l’Ufficio del programma del Pci ed è membro della direzione. Giampaolo Pansa, giornalista e vice-direttore della Repubblica, ha pubblicato con noi La guerra partigiana tra Genova e il Po e storie italiane di violenza e terrorismo.”,”PCIx-043-FL”
“LAMA Luciano, conversazione; brani antologici di NOVELLA FOA GIUGNI LETTIERI CELLA BENVENUTO MARIANETTI CARNITI RUFFOLO TRENTIN SYLOS-LABINI SALVATI GARAVINI STORTI MODIGLIANI DEGLI-ESPOSTI CAFAGNA LATTES DONOLO ERGAS PIZZINATO BENTIVOGLI GALLI MATTINA MARCELLINO GIUNTI BORDINI SPAVENTA VERZELLI ACCORNERO COLLIDA’ BAGLIONI DEL-TURCO PERULLI RIESER BERTINOTTI BOLAFFI CAZZOLA ARNESE SCLAVI”,”Gli anni settanta del sindacato. Speciale XX. Monografia.”,”Conversazione con Luciano Lama: L’unità del sindacato, il progetto per il cambiamento e la questione politica (pag 5-20)”,”SIND-203″
“LA-MALFA Ugo”,”L’ altra Italia. Documenti su un decennio di politica italiana, 1965-1975.”,”””Il ridotto peso dell’ Italia nel MEC. L’ Italia avrebbe potuto ben dare una maggiore spinta e un maggiore contributo allo sviluppo della costruzione politica ed economica dell’ Europa, se proprio negli ultimissimi anni, in conseguenza della crisi politica, economica e sociale che l’ha investita, il suo peso non fosse malauratamente ridotto.”” (pag 218) “”Nel quadro mondiale, l’ Italia aveva un tasso di sviluppo che l’ avvicinava al Giappone, nel quadro europeo un tasso di sviluppo che l’ avvicinava alla Germania occidentale””. (pag 218)”,”ITAP-104″
“LA-MALFA Giorgio”,”Cuccia e il segreto di Mediobanca.”,”L’insolubile problema della disoccupazione nella società capitalistica. “”Nell’epoca moderna si è affermato il convincimento che il problema occupazionale sia prevalentemente di natura economica e la sua soluzione debba essere ricercata nella legge della domanda e dell’offerta. Cinquant’anni fa Keynes rese evidente l’inconsistenza della tesi che affidava al libero giuoco delle forze di mercato il “”clearing”” tra l’offerta e la domanda di lavoro. Di fatto, di fronte ad un’eccedenza dell’offerta di mano d’opera, non è pensabile il ricorso ad una riduzione dei salari monetari, quale mezzo per sollecitare la domanda, data la loro rigidità verso il basso; ma, anche ammettendo la possibilità di una loro riduzione, essa avrebbe come conseguenza una contrazione dei consumi e, quindi, una nuova spinta alla disoccupazione. La teoria keynesiana stimava necessario un intervento nel campo degli investimenti per incentivare, attraverso il meccanismo del “”multiplier””, una ripresa dell’occupazione. E’ noto che questa tesi è maturata nel fervore degli studi suscitati dalla “”Grande Crisi”” (1929-34) e venne elaborata, oltre che dal Keynes nel 1936, anche dal Kalecki (Polonia, 1935), indipendentemente l’uno dall’altro: mentre quest’ultimo ragionava in un’ottica integralmente marxista, Keynes, invocando un intervento pubblico, notava: “”Dobbiamo riconoscere che soltanto l’esperienza potrà mostrare sino a che punto la volontà comune, impersonata nella politica dello Stato, debba essere diretta ad aumentare e complementare l’incentivazione ad investire””. Non v’è dubbio che il problema dell’intervento pubblico nell’economia – sia esso finanziato dal gettito tributario o dall’indebitamento – è anzitutto un fatto politico che presenta aspetti di particolare delicatezza quando si tratta di mettere i piedi meccanismi destinati a “”creare posti di lavoro””. Si può anche vedere nella “”General Theory”” un tentativo di individuare forme di interventi pubblici che si sostituissero nelle democrazie moderne al “”paternalismo”” dei governi assolutisti dei secoli precedenti. – Nelle democrazie moderne l’approvazione di una spesa pubblica richiede determinate procedure parlamentari; e, scrive il Keynes: “”E’ curioso come il senso comune, cercando di svincolarsi da conclusioni assurde, si sia adattato a dare la preferenza a forme di spese, finanziate da prestiti, interamente sprecate, piuttosto che a forme parzialmente sprecate che, proprio perché non sono interamente sprecate, tendono ad essere giudicate sulla base di criteri strettamente affaristici””. Per la verità, le fantasiose ipotesi di spreco integrale, del tipo di quelle che proponevano di impiegare mano d’opera per scavare e successivamente riempire delle buche, furono inventate dagli economisti e sono rimaste in pratica fantasie; e quanto ai criteri per la valutazione degli investimenti destinati ad assorbire mano d’opera è significativo quest’accenno della “”General Theory””: “”Quando esiste disoccupazione involontaria, la disutilità marginale del lavoro è necessariamente inferiore all’utilità marginale del prodotto. Di fatto, può essere molto inferiore. Per un uomo che è stato per lungo tempo disoccupato, una qualche misura di lavoro può avere una certa utilità positiva. Se ciò è ammesso, questo ragionamento mostra come una spesa finanziata da prestiti possa, tutto considerato, arricchire a saldo la comunità. La costruzione di piramidi, i terremoti, persino le guerre, possono servire ad aumentare la ricchezza, se l’educazione dei nostri uomini politici, basata sui principi dell’economia classica, è di ostacolo a travare qualcosa di meglio””. – Nel 1936, quando la “”General Theory”” vide la luce, la fase più acuta della “”Grande Crisi”” era superata. In quell’anno, la guerra di Spagna costituì il preludio al secondo conflitto mondiale: guerre, distruzioni e ricostruzioni resero inauttuale il problema della disoccupazione sino alla fine degli anni sessanta. Successivamente, il “”mass unemployment”” ha ripreso piede, senza che, specialmente nei paesi europei, doce esso ha assunto dimensioni preoccupanti, si sia riusciti ad individuare iniziative e procedure di qualche validità per il riassorbimento del fenomeno. I soli interventi governativi hanno riguardato l’applicazione di diverse forme di pressione per ritardare il licenziamento della mano d’opera sovrabbonante in imprese sia private che a partecipazioe statale o l’incremento degli organici nelle amministrazioni pubbliche: la formazione, cioè, di strati più o meno larghi, di “”disguised unemployment”” con conseguenze, di fatto, negative sulla congiuntura economica. Le applicazioni concrete della “”General Theory”” alla lotta contro la disoccupazione appaiono oggi controverse. Nel 1984, Malinvaud ha scritto: “”Alcuni dei miei colleghi considerano che, quali economisti, noi comprendiamo troppo poco il fenomeno della disoccupazione di massa per poterne dire alcunché ai nostri concittadini””. Ma i dubbi hanno origine ben anteriore: nel 1950, Pigou, nel saggio con cui volle correggere l’accoglienza polemica da lui riservata nel 1936 alla “”General Theory””, parlò di limiti della teoria “”di cui occorre ricordarsi quando si intende di applicare l’apparato di Keynes direttamente alla soluzione di problemi pratici””. (…) – Il problema della disoccupazione resta, comunque, il problema di fondo delle democrazie moderne, le quali, nel corso di questo secolo, hanno seguito la sola strada ragionevolmente prevedibile, e cioè, il varo, in forme diverse, di schemi di assicurazioni sociali; e si è arrivati da una parte a porsi il quesito – che non sembra del tutto infondato – se i sussidi ai “”senza lavoro”” non finiscano con l’influire sul livello e sulla durata della disoccupazione; e dall’altra; sull’effetto moralmente degradante della mancanza di impiego, anche se al disoccupato vengono forniti mezzi di sussistenza”” [‘Una nota del 1987 di Enrico Cuccia sulla disoccupazione’ (appendice) (in) Giorgio La Malfa, Cuccia e il segreto di Mediobanca, Milano, 2014] (pag 276-278) “”Nirgends Geliebte, wird Welt sein, als innen, Unser Leben geht hin mit Verwandlung. Und immer geringer schwindet das Außen”” (in apertura: cit presa da Rainer Maria Rilke, Settima Elegia, (Elegie duinesi) “”…Visibile vogliamo farlo, perché la felicità più visibile a noi si rivela soltanto se dentro di noi la trasformiamo. In nessun dove, amata, sarà mondo, se non dentro di noi. La nostra vita passa trasformandosi…”” Rainer M. Rilke Feltrinelli Editore, 2006 – 80 pagine 0 Recensioni Le “”Elegie duinesi”” sono l’ultima e somma opera poetica di Rainer Maria Rilke, che è considerato uno dei massimi lirici tedeschi moderni, ammirato tra gli altri da filosofi come Wittgenstein e da scrittori come Pasternak. Rilke iniziò a scrivere le Elegie a Duino – da cui il nome – nel 1912: si tratta di dieci componimenti di ispirazione filosofica, che trattando di varie tematiche cercano di rispondere alle domande poste nelle precedenti opere rilkiane sull’insensatezza e incomprensibilità della vita, e sulla paura della morte. Le poesie ruotano attorno a temi quali l’identità di vita e morte in quanto momenti dello stesso processo del divenire in un’eterna metamorfosi; l’inesistenza di una distinzione tra al di qua e al di là, per la coesistenza di regni materiale e spirituale sotto l’egida degli Angeli, creature superiori all’uomo che si trova in una condizione mediana, superiore a sua volta all’ignara natura animale, ma comunque di spettatore della vita; la bellezza dell’essere che va sottratta alla consunzione del tempo tramite l’eternità dello spirito, la creatività dell’arte che getta un ponte tra i due regni; la fortuna di chi muore fanciullo, il destino delle donne abbandonate alla purezza del loro amore; la virile accettazione della vita e del dolore da parte dell’eroe; la celebrazione finale della morte.”,”ECOG-046″
“LA-MALFA Patrizia”,”Politica come utopia.”,”Patrizia La Malfa nata a Roma nel 1943 si è laureata in filosofia del diritto. Ha insegnato filosofia in un istituto romano di istruzione secondaria.”,”TEOP-003-FMDP”
“LA-MANTIA Benito CUCCA Gabriella”,”Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica.”,”LA-MANTIA Benito CUCCA Gabriella, Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica. NUOVI EQUILIBRI. VITERBO. 2007 pag 261 16° prefazione di Lidia MENAPACE, Elenco parziale di autori e opere presenti negl’Indici romani dei libri proibiti dal 1557 al 1966, con l’aggiunta di autori censurati ma non iscritti, bibliografia indice nomi.[‘La Chiesa condannò (…) nell’Ottocento varie correnti filosofiche e giuridiche, diversi atteggiamenti religiosi giudicati non ortodossi, numerose ideologie politiche ed economiche, nonché nuovi percorsi scientifici, originali metodi storico-critici, scelte ritenute immorali e così via. Per fare alcuni esempi, caddero sotto la scure cattolica l’illuminismo, l’empirismo, il positivismo, il materialismo, il razionalismo, il nichilismo, il panteismo, il naturalismo, il giurisdizionalismo, il giansenismo, il quietismo, l’indifferentismo, il liberismo, il sansimonismo, il socialismo, il comunismo, la massoneria, il libertinismo, ecc.. Poiché non esisteva distinzione fra “”errore”” ed “”errante””, le opere di coloro che avevano abbracciato una o più di queste scelte erano da considerarsi proibite. Ulteriori generiche norme inserite negl’Indici avevano condannato fra l’altro, come si è in parte visto, i libri lascivi o osceni, libri di qualsiasi acattolico che trattavano di religione, libri che sostenevano il divorzio e il suicidio, libri di duelli, libri che difendevano “”errori”” condannati dalla S. Sede, nonché libri o libelli “”famosi”” contro il culto, l’onore di Dio, la vergine Maria, i santi, i sacramenti, la Chiesa cattolica, la S. Sede pontificia e i sacri ministri ecclesiastici. Si può ben immaginare a questo punto quale sterminata mole di autori e di testi, pur non esplicitamente presente nell’Indice, sia dunque stata bandita. Non deve quindi sorprendere, in base a quanto chiarito, l’assenza in quegli elenchi di proscrizione per fare alcuni esempi, della ‘Necessità dell’ateismo’ e de ‘La regina Mah’ di Percy Bysshe Shelley; di gran parte della produzione iniziale di Swinburne; de ‘L’età della Ragione’ di Thomas Paine; della ‘Favola della botte’ di Jonathan Swift, dove si attaccano le Chiese cattolica, luterana e anglicana; del ‘Satyricon’ di Petronio, degli ‘Amores’ di Ovidio e delle ‘Metamorfosi’ di Apuleio; di parti consistenti dell’opera poetica di Catullo e di Tibullo; de ‘I gioielli indiscreti’ di Diderot e de ‘Le amicizie pericolose’ di Choderlos de Laclos; dei romanzi del marchese de Sade e di Crébillon figlio; di molti lavori di Nietzsche, in primo luogo ‘Umano troppo umano’, ‘L’anticristo’, ‘Al di là del bene e del male’, ‘La genealogia della morale’; dell”Essenza del Cristianesimo’ di Feuerbach; degli scritti di Saint-Simon, di Marx, di Engels e di tutti i loro seguaci; di testi di Gassendi, di Fichte (che fu sospeso dall’insegnamento per ateismo), di Schopenhauer, di Mazzini, e di Garibaldi, del primo Carducci e così via. Altre condanne generiche si aggiungeranno nel Novecento e altri testi dovranno essere considerati proibiti in base alle vecchie e nuove disposizioni’ (pag 137-138-139)] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”EDIx-168″
“LAMARCK Jean-Baptiste, a cura di Roberto CARNEVALI”,”Ricerche sull’organizzazione dei corpi viventi.”,”Jean-Baptiste Lamarck nacque a Barentin nel 1744. Avviato dal padre alla carriera ecclesiastica scelse, alla morte di questi, la vita militare. Al termine della guerra dei sette anni (1763) depose le armi e andò a stabilirsi a Parigi per riprendere gli studi di zoologia che aveva interrotto da ragazzo. Si dedicò però a lungo a studi di meteorologia e di botanica, e solo con la rivoluzione francese si vide assegnata, nel 1793, la cattedra di zoologia degli invertebrati, il trattato Filosofia zoologica e il Sistema delle conoscenze positive dell’uomo, con cui portò le sue concezioni evoluzionistiche al livello di una vera e propria metafisica della natura. Morì a Parigi nel 1829. Roberto Carnevali è nato a Milano nel 1952. Laureato in Psicologia, lavora dal 1977 in ambito psichiatrico. Attualmente è psicologo collaboratore nel servizio psichiatrico dell’USSL 58. Di formazione psicoanalitica, si interessa in modo particolare di gruppi.”,”SCIx-233-FL”
“LAMARTINE Alphonse de”,”History of the French Revolution of 1848.”,”ritratti di LAMARTINE BLANC CREMIEUX ROLLIN ARAGO DUPONT DE L’EURE”,”QUAR-014″
“LAMARTINE Alphonse de”,”La rivoluzione francese del 1848. Prima versione italiana a cura e con note di Ernesto Grassi.”,”LAMARTINE, Alphonse-Marie-Louis de (Mâcon 1790 – Parigi 1869), scrittore francese. Figlio di un ufficiale dell’esercito regio, nel 1820 divenne segretario dell’ambasciata di Francia a Napoli. Durante il regno di Carlo X operò nel corpo diplomatico a Firenze, e sotto Luigi Filippo fu eletto deputato. Successivamente fu ministro degli Esteri nel governo repubblicano del 1848. La poesia di Lamartine, ricca di motivi romantici, immerge descrizioni di paesaggi campestri in un’atmosfera di dolce e sottile malinconia, facendo della musicalità del verso il principale veicolo espressivo. Il suo volume di poesie più noto è ‘Meditazioni poetiche’ (1820), cui seguirono le raccolte ‘Nouvelles méditations poétiques’ (1823), ‘Armonie poetiche e religiose’ (1830), il poema incompiuto ‘Jocelyn’ (1836) e La caduta di un angelo (1838). Tra le opere in prosa si ricordano ‘Storia dei girondini’ (1847) e i romanzi autobiografici ‘Raffaello (1849) e ‘Graziella’ (1849). (ENC) In Italia si ebbero le prime insurrezioni a Palermo (12 gennaio 1848, a carattere autonomistico) e pochi giorni dopo a Napoli; la protesta convinse il re Ferdinando II di Borbone ad annunciare una Costituzione per il Regno delle Due Sicilie. Richieste analoghe trovarono ascolto in Piemonte, nel Granducato di Toscana e nello Stato Pontificio: il re di Sardegna Carlo Alberto e il granduca di Toscana Leopoldo II, e il papa Pio IX, si affrettarono a loro volta a concedere la Costituzione, che nel Regno di Sardegna ebbe il nome di Statuto albertino, legge fondamentale del futuro Regno d’Italia fino al 1948. Tra febbraio e marzo la rivoluzione si estese alla Francia con l’insurrezione antimonarchica del popolo di Parigi (22 febbraio), che portò all’abdicazione di Luigi Filippo e alla proclamazione della Seconda Repubblica. Il governo repubblicano introdusse misure di contenuto democratico e sociale: suffragio universale maschile, libertà di stampa, riduzione a dieci ore della giornata lavorativa, creazione degli opifici nazionali (ateliers nationaux), voluti dai socialisti di Louis Blanc per combattere la disoccupazione. Nel giugno una nuova insurrezione popolare, scatenata dalla chiusura degli ateliers, fu repressa con la forza dal governo, in cui avevano preso il sopravvento i settori moderati. Nella primavera, a Vienna (13 marzo) un episodio insurrezionale costrinse l’imperatore a concedere la Costituzione e a licenziare il cancelliere Metternich, l’alfiere della Restaurazione. Sulla spinta dei fatti viennesi scoppiarono rivolte nazionali in tutte le principali aree dell’impero asburgico: insorsero gli ungheresi, i boemi, i croati, gli italiani del Regno Lombardo-Veneto, tutti chiedendo l’indipendenza da Vienna. In Italia la questione nazionale e le rivendicazioni indipendentistiche animarono la sollevazione di Milano, guidata da Carlo Cattaneo (le Cinque giornate dal 18 al 22 marzo), prodromo della prima guerra d’indipendenza. Negli stessi giorni l’insurrezione di Berlino costrinse il re prussiano Federico Guglielmo IV a convocare una Dieta, che si riunì a Francoforte, che avrebbe dovuto rappresentare l’Assemblea costituente dell’unificazione nazionale della Germania. In quella sede si scontrarono due ipotesi: l’una propugnava un’unione degli stati tedeschi sotto la Corona imperiale austriaca; l’altra, maggioritaria, sosteneva il ruolo della Prussia come centro di aggregazione dello stato nazionale. Ma a causa dell’opposizione del re prussiano, avverso ad accettare qualsiasi sovranità proveniente da un organismo democratico, la Costituente fallì il suo scopo. In Ungheria e in Boemia si formarono governi provvisori con l’obiettivo di costituire regimi politici nazionali e costituzionali. Per l’impero fu prevista la convocazione di un parlamento eletto a suffragio universale. Il ripristino dell’ordine Ben presto l’ondata insurrezionale si placò e tra le stesse forze sociali che ne erano state protagoniste insorsero perplessità e divisioni: si formò un’ala moderata, ovunque intimidita dalle agitazioni operaie che si stavano verificando, che finì per appoggiare le forze della reazione. La svolta partì dall’impero austriaco, dove l’imperatore abdicò in favore del nipote, il diciottenne Francesco Giuseppe. Nella primavera del 1849 il nuovo imperatore cominciò a contrastare le richieste dei liberali, incarcerando gli uomini che si erano battuti per la Costituzione e sciogliendo il parlamento tedesco. Nel giugno del 1848 ordinò che Praga, capitale della Boemia insorta, fosse riconquistata dall’esercito. Più arduo si rivelò sconfiggere la resistenza ungherese, perché i patrioti guidati da Lajos Kossuth tennero testa agli austriaci, appoggiati dai russi, fino all’agosto del 1849. Anche in Prussia il re poté riacquistare l’assoluto controllo dei suoi territori sciogliendo il parlamento che si era riunito a Francoforte. Solo in Italia i moti rivoluzionari ripresero nuovo slancio tra la fine del 1848 e l’estate del 1849: in Toscana si formò un governo popolare; a Venezia e a Roma fu proclamata la repubblica (vedi Repubblica di San Marco; Repubblica Romana). Ma il quadro europeo non favoriva il successo dei democratici, tanto più che la seconda sconfitta subita dall’esercito sardo a opera degli austriaci (battaglia di Novara, 1849) apriva la strada alla restaurazione. A Roma, nel luglio, dopo l’attacco delle truppe francesi inviate da Luigi Napoleone (il futuro Napoleone III) su richiesta di papa Pio IX, i volontari repubblicani comandati da Giuseppe Garibaldi si arresero. A Venezia, assediata dagli austriaci, il capo dell’insurrezione, Daniele Manin, accettò la capitolazione il 23 agosto 1849. (ENC)”,”QUAR-035″
“LA-MATTINA Amedeo”,”Mai sono stata tranquilla. La vita di Angelica Balabanoff, la donna che ruppe con Mussolini e Lenin.”,”LA-MATTINA Amedeo ha studiato giornalismo alla Luiss. Pag 191 difettosa “”Insomma, che Angelica abbia portato i soldi di Mosca non ci sono dubbi, almeno stando alle informazioni dell’Ufficio centrale d’investigazione (Uci). I milioni giunti in Svizzera “”sono già in circolazione presso diverse banche (…). L’inforrmatore del Centro della Marina di Berna, un certo Cavalier Rostagno, cmunica all’Uci che “”i fondi portati dalla Balabanoff, persona al corrente della loro destinazione, assicura che ne furono dati alle federazioni dei ferrovieri, dei metallurgici e dei tipografi. Gli opuscoli rivoluzionari si trovano presso tutti i segretari politici pronti alla diffusione.””. Sono 100.000 gli opuscoli rivoluzionari stampati a Lugano nella tipografia S. Vito e introdotti in Italia attraverso il confine di Chiasso da Pasquale Taborelli e Angelo Neuroni: quest’ultimo è un contrabbandiere di professione””. (pag 202-203) “”(Angelica Balabanoff) Si rifiuta perfino di consegnare all’esecutivo dell’artificiale Terza Internazionale i documenti della Commissione di Zimmerwald. La richiesta viene fatta per iscritto da Lenin, Trotsky, Zinoviev, Rakovskij (presidente dei commissari in Ucraina) e dal socialista svizzero Platten. Ma Angelica è irremovibile. Risponde di essere consapevole che il movimento del quale è segretaria non ha più motivo di esistere, essendo nato per contrastare la guerra. Ma ciò non la autorizza a decidere al posto di quegli zimmerwaldiani che non sono presenti all’incontro di Mosca e di coloro che non condividono politica e metodi leninisti. I bolscevichi considerano assurdo e schizzinoso questo atteggiamento, troppo attento alle forme, alla legalità, ai sentimenti (…)””. (pag 211) La Balabanoff viene espulsa dal partito comunista russo nel 1924 (pag 254)”,”RIRB-114″
“LA-MATTINA Amedeo”,”Mai sono stata tranquilla. La vita di Angelica Balabanoff, la donna che ruppe con Mussolini e Lenin.”,”LA-MATTINA Amedeo ha studiato giornalismo alla Luiss.”,”MITS-403″
“LAMB Richard”,”La guerra in Italia, 1943-1945.”,”Richard Lamb, ufficiale dell’8° Armata, partecipò attivamente alla Campagna d’Italia. E’ autore di sei volumi sulla storia contemporanea. Il 25 luglio 1943 “”All’indomani, il 25 luglio 1943, Vittorio Emanuele, una volta tanto fermo nella sua decisione, ordinò l’arresto di Mussolini e nominò Badoglio capo di un nuovo governo non fascista. Gli inglesi e gli americani vennero colti totalmente di sorpresa. Infatti, nonostante i sondaggi avviati già in precedenza da Badoglio e dai suoi inviati a Berna tramite il servizio segreto britannico con la proposta di incaricare il generale Pesenti, noto antifascista, di costituire un esercito formato da ex prigionieri di guerra italiani, ill ministro degli Esteri britanico Anthony Eden respinse freddamente tanto quest’offerta quanto altre cinque avanzate da monarchici e da altri antifascisti. Era stato così impossibile coordinare i piani militari alleati con l’eventuale caduta di Mussolini. Agli emissiari italiani fu detto che nulla poteva essere accettato all’infuori di una resa incondizionata da parte di un governo italiano non fascista che avesse chiesto la pace separata. La formula della «resa incondizionata» era stata decisa alla conferenza angloamericana di Casalanca nel gennaio 1943. Nel 1940 e ancora nel 1941 Churchill (in un primo tempo con Halifax quale suo ministro degli Esteri) era disposto a concedere a un eventuale governo italiano non fascista condizioni di pace «morbide», per esempio concedendo all’Italia di conservare la colonia della Cirenaica. Aveva addirittura cercato un De Gaulle italiano che reclutasse un esercito non fascista e assumesse l’amministrazione delle colonie italiane liberate. In seguito si era dichiarato restio ad applicare all’ItalIa la formula decisa nel 1943. Eden era rimasto però inflessibile. Fu così che, nell’estate di quell’anno, con l’Italia ormai sull’orlo della disfatta, l’Inghilterra assunse la linea più dura possibile: il «più assoluto silenzio» fu la risposta del Foreign Office agli italiani dissidenti, nonostante l’avvicinarsi della data decisa per l’invasione della Sicilia (1). In conseguenza della mancata elaborazione da parte degli Alleati di un piano per un colpo di stato concordato con gli antifascisti, andò perduta l’occasione di uno sbarco in Italia che non incontrasse resistenza. Il 25 luglio, infatti, i tedeschi disponevano soltanto di una divisione ancora incompleta (più alcuni reparti di paracadutisti) nell’Italia centrale e di due divisioni al sud, mentre nei combattimenti in Sicilia tenevano impegnate quattro divisioni. Se le forze alleate e italiane di terra e di mare avessero collaborato tra loro, le unità germaniche nell’isola si sarebbero trovate in trappola e quindi impossibilitat a riattraversare lo stretto di Messina”” (pag 26-28) [(1) Lamb, ‘The Ghost of Peace’, pp. 147-158]”,”QMIS-197″
“LAMBERT Denis Clair MARTIN Jean Marie”,”L’ America Latina. Strutture economiche e sociali.”,”In appendice: lessico delle sigle di organizzazioni economiche o finanziarie latino-americane. LAMBERT ha soggiornato a lungo in varie riprese in America Latina. Insegna economia politica all’Univ di Lione. MARTIN ha studiato i problemi della industrializzazione in Argentina e Brasile. E’ D di ricerca presso il Consiglio Nazionale della Ricerca Scientifica e D dell’ Istituto Economico dell’ Energia.”,”AMLx-015″
“LAMBERT Jacques”,”L’ America latina. Strutture sociali e istituzioni politiche.”,”Il potenziale demografico dell’ America latina. “”Dall’ inizio del XX secolo, l’ America latina è la parte del mondo in cui la popolazione aumenta più rapidamente, senza che sia necessario ricorrere a un’ immigrazione su vasta scala. Le grandi masse popolari, assai povere e poco istruite, hanno conservato, assieme a forme di vita arcaiche, un tasso di natalità (40 per mille e oltre) tipico dell’ epoca precedente alla diffusione del controllo delle nascite; mentre in quella parte dell’ America latina i cui governanti si sono formati nella cultura europea, la applicazione di tecniche d’ igiene sociale semplici e poco costose ha già ridotto la mortalità a tassi medi che vanno al 10 al 15 per mile e dovrebbero ancora diminuire rapidamente in un prossimo avvenire. In quarant’anni, dal 1920 al 1960, la popolazione dell’ Europa è aumentata del 23%, ma quella dell’ America latina è aumentata del 126%. Con i suoi 63 milioni di abitanti, l’ America latina era nel 1900 sensibilmente meno popolata degli Stati Uniti: ma nel 1960 li aveva già superati con 202 milioni di abitanti. Se, come è assai probabile, le attuali tendenze si mantengono sino alla fine del secolo, i latinoamericani saranno nel duemila più di 600 milioni, vale a dire più del doppio degli anglosassoni di America. Verso la fine del XX secolo il Brasile, che nel 1960 era già il paese di cultura latina più popolato (70 milioni di abitanti), potrebbe diventare una delle maggiori potenze mondiali per numero d’ abitanti; mentre il Messico, che per ora ha soltanto 34 milioni di abitanti, potrebbe superare i 100″”. (pag 45-46) (pag 45)”,”AMLx-054″
“LAMBRINI Paola”,”I Gracchi. Il mito dei due fratelli rivoluzionari.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Paola Lambrini è professoressa di Fondamenti di diritto europeo e di Diritto romano presso l’Università di Padova e presso la facoltà di Diritto canonico San Pio X di Venezia. “”Tiberio nel suo rigore stoico era estremamente parsimonioso, mite, sereno e misurato anche nell’eloquenza, che era assai gradevole e sapeva suscitare pietà, pur essendo controllata. Con il suo anacronistico vagheggiamento del ritorno ai contadini-soldati egli appare più idealista del fratello minore. Secondo Plutarco, Tiberio era un sognatore che «lottava per un’idea bella e giusta, a servizio della quale metteva un’eloquenza che avrebbe adornato perfino una causa abietta». Caio era impetuoso, impulsivo e focoso, non spendaccione, ma ricercato e attento al lusso in confronto al fratello; aveva in mente un progetto politico ben definito, a monte del quale non vi era alcuna spinta emozionale, ma solo attenta riflessioni sulle condizioni generali dello Stato. La sua capacità oratoria corrispondeva al carattere: appassionata fino all’esagerazione; ricca di effetti; con una voce molto forte, egli era un vero trascinatore di popolo. Sembra che abbia anche introdotto delle importanti innovazioni nell’arte retorica: fu il primo romano a muoversi sulla tribuna mentre parlava e a lasciar cadere la toga dalla spalla; inoltre, iniziò la consuetudine di paralare rivolti verso il popolo, anziché verso i senatori: «mentre tutti gli oratori prima di lui parlando si orientavano verso il senaot e il cosiddetto comizio, egli per primo, quando presentò la legge giudiziaria, parlò rivolgendosi al foro, e dopo di lui si fa sempre così. Perciò, con un piccolo spostamento, modificando la postura, diede origine a un grande rivolgimento e in certo qual senso trasformò il regime politico da aristocratico a democratico» (Plutarco, Ca. Gracch., 264)”” (pag 80)”,”STAx-366″
“LAMCHICHI Abderrahim”,”Geopolitique de l’ islamisme.”,”LAMCHICHI Abderrahim è dottore in scienze economiche e in scienze politiche. Maitre de conferences di scienze politiche all’ Università di Picardia ove insegna economia politica, politiche comunitarie e relazioni internazionali, è membro del comitato di redazione della rivista ‘Confluences-Mediterranée’. E’ autore di varie opere sul Maghreb e il mondo arabo, l’ islamismo politico, l’ islam in Francia e l’ islam di fronte alla modernità.”,”VIOx-067″
“LAMENNAIS F.-R. LACORDAIRE H. GERBET P. e altri”,”L’ Avenir, 1830-1831. Antologia degli articoli di Félicité-Robert Lamennais e degli altri collaboratori.”,”””Il nuovo regime doveva anche seguire una politica economica che limitasse i profitti esorbitanti degli industriali ed elevasse i salari degli operai, che riportasse cioè la stabilità e la fiducia nell’ attività economica dopo la crisi iniziata già prima della Rivoluzione di Luglio e aggravatasi con essa, rassicurando al tempo stesso i capitalisti e gli operai. L’ Avenir, quindi, propugnava un sistema nuovo nelle relazioni tra Stato e Chiesa, insieme con un nuovo regime politico: anzi, il regime politico democratico era considerato come la condizione indispensabile del sorgere di quel sistema nuovo nei rapporti fra Stato e Chiesa, del rinnovamento del Cattolicesimo e della Chiesa””. (pag XIX)”,”EMEx-055″
“LA-MESA Rina, a cura; scritti di PEYREFTTE GOETHE SIMOND GREGOROVIUS DRY RIEDESEL DE-MAUPASSANT VUILLIER BERENSON SERSTEVENS e altri”,”Viaggiatori stranieri in Sicilia.”,”Evocazione di Goethe: “”sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d’oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro umil germoglia il mirto, alto l’alloro…”” (pag 5, introduzione)”,”ITAS-003-FFS”
“LA-METTRIE Jules O.”,”L’ homme machine.”,”Jules O. LA-METTRIE, filosofo francese (Saint-Malo 1709-Berlino 1751). Laureatosi in medicina, esercitò la sua professione in un reggimento. Durante una malattia, osservò che l’indebolimento delle sue attività psichiche faceva seguito al deperimento del suo organismo; ne dedusse che il pensiero è un prodotto dell’ organismo corporeo e sostenne la sua tesi nell’ ‘Histoire naturelle de l’âme’ (1745), seguita nel 1748 da ‘L’homme plante’ che suscitò aspre critiche, mentre il suo autore doveva riparare a Berlino. L. estese all’uomo la concezione meccanicistica del mondo naturale che era stata introdotta da Cartesio, affermando che tutti i fenomeni psichici possono essere spiegati in maniera adeguata in base alle proprietà e alle leggi della sostanza materiale estesa: anche l’uomo, quindi,”,”FILx-119″
“LAMFALUSSY Alexandre”,”Crisi finanziarie nei mercati emergenti. Globalizzazione e fragilità.”,”Alexandre Lamfalussy già direttore della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) e presidente dell’ Istituto Monetario Europeo.”,”ECOI-394″
“LAMFALUSSY Alexandre, collaborazione di Francesco CESARINI”,”I mercati finanziari europei.”,”Dono di P.M. Davoli Alexandre Lamfalussy è Maitre de Conférences all’Università Cattolica di Lovanio e direttore della Banca di Bruxelles. (1972) La congiuntura europea del 1958 (pag 66-)”,”EURE-144″
“LAMI Francesco”,”Le Casse di Risparmio ordinarie nel credito e nella economia nazionale.”,”Appendice: – Per l’incremento del servizio assegni dello Istituto di Credito. – Casse di Risparmio ordinarie e Casse di Risparmio postali. – Credito agrario e Casse di Risparmio.”,”E1-BAIT-002″
“LAMI Giulia”,”Ucraina, 1921-1956,”,”Giulia Lami docente di Storia dei Paesi slavi nell’Università degli Studi di Milano, è specialista di storia e cultura e della storiografia russa e europea orientale. Ha pubblicato una biografia su N.K. Michajlovskij ‘Un ribelle “”legale””‘, Milano 1990 “”Conquest ricorda che Lenin, ben prima della rivoluzione, incalzato a definire chi dovesse essere considerato ‘kulak’, rispondeva infastidito “”si saprà subito chi è un kulak””, facendo intendere che non era definibile attraverso un criterio economico, ma ideologico”” (R. Conquest, ‘Raccolto di dolore’, Roma, 2004) Citato nelle note il volume di Ju. Borys, ‘The Sovietization of Ukraine, 1917-1923’ (p. 17) Michajlovskij, Nikolaj Konstantinovic. – Sociologo e critico letterario (Mescovok 1842 – Pietroburgo 1904), il più notevole rappresentante del populismo nel campo della critica. Nei suoi saggi su Tolstoj e Dostoevskij (Žestokij talant “”Un ingegno crudele””, 1882) M. seppe fondere le sue dottrine sociologiche con una buona comprensione dell’arte. Importanti ancora oggi sono i suoi studî su Turgenev, G. Uspenskij, Saltykov-Šcedrin, V. M. Garšin e i suoi saggi sui rapporti tra letteratura e vita. Tra le opere sociologiche ricordiamo: Cto takoe progress? (“”Che cos’è il progresso?””, 1869), Bor´ba za individual´nost´ (“”La lotta per l’individualità””, 1875), Geroj i tolpa (“”L’eroe e la folla””, 1882), O Vsevolode Garšine (“”Su Vsevolod Garšin””, 1885). Negli ultimi anni assunse un atteggiamento polemico nei confronti del marxismo. Significativi in proposito sono gli articoli dedicati a M. Gor´kij (1898). (Treccani)”,”EURC-130″
“LAMI Giulia”,”La questione ucraina fra ‘800 e ‘900.”,”Giulia Lami docente di Storia dei Paesi slavi nell’Università degli Studi di Milano, è specialista di storia e cultura e della storiografia russa e europea orientale. Ha pubblicato una biografia su N.K. Michajlovskij ‘Un ribelle “”legale””‘, Milano 1990″,”EURC-100”
“LAMI Lucio”,”Morire per Kabul. Una lunga marcia afgana.”,”Luciano Lami inviato speciale del ‘Giornale’, è nato in Lombardia nel 1936. Giornalista con una lunga esperienza come redattore capo e direttore di settimanali presso grandi editori. Ha pubblicato anche vari libri.”,”QMIx-321″
“LA-MOTTA Mirella a cura”,”Rassegna Storica del Risorgimento. Indici per autori e per soggetti, 1964-1993. Serie II, Memorie vol. XL.”,”In memoria di Alberto M. Ghisalberti nel centenario della nascita (1894-1994)”,”RISG-128-FSL”
“LAMOUR Catherine LAMBERTI Michel R.”,”Il sistema mondiale della droga. La tossicomania come prodotto del capitalismo internazionale.”,”C. Lamour, giornalista diplomata all’Institut des sciences politiques di Parigi. E’ stata corrispondente dall’estero per ‘Le Monde’. M.R. Lamberti pseudonimo di un economista dell’Università di Parigi si è occupato di Terzo Mondo Le rotte dell’oppio turco in Europa e nel mondo Hong Kong città costruita sull’oppio”,”PVSx-072″
“LAMOUREUX Jean-Claude”,”Les 10 derniers jours. 26 Juillet – 4 août 1914 (Paris – Berlin – Bruxelles). Du refus de la guerre à l’exaltation patriotique.”,”La Spd si divide sul problema dei crediti di guerra. Lunedì 3 agosto 1914. “”Pendant ce temps, les députés du parti se déchirent. Kautsky, “”dont toute l’autorité consistait en la conciliation de l’opportunisme en politique et du marxisme en théorie””, selon Trotsky, les rejoint. Lui-même penche pour l’abstention. On écoute d’abord le rapport de Müller, retour de Paris, qui exprime sa conviction que le Français vont voter en bloc les crédits – ce qui se vérifiera. Les majoritaires font valori leur peu de poids dans le pays, malgré leur centaine de députés. Ils affirment qu’une bonne partie de ces crédits est destinée à soulager la population civile des misères du conflit. Ils repoussent toute idée de grève génèrale qui ne peut être tentée que si l’on est assez fort pour faire plier le gouvernement, sinon elle ne peut que servir l’ennemi. Ce qui serait un paradoxe: le pays politiquement le plus avancé, qui aurait pu réussir un tel mouvement, se retrouvant en position de faiblesse sur le plan militaire face à son adversaire plus arrièré dont la classe ouvrière aurait répondu à l’ordre de mobilisation. Ils reprennent ainsi une argumentation déjà classique, développée paradoxalement pour la première fois par l’introducteur du marxisme en Russie – pays incontestablement retardataire-, Gueorgui Plélkhanov, au congrès de Zürich, en 1893. Et puis, et surtout, il faut tout faire pour éviter une victoire du despotisme russe, vu depuis Marx comme la force principale de la réaction européenne, “”le gendarme de l’Europe””. Les partisans du refus rappellent pour leur part qu’en 1870, alors que le parti ne comptait que deux députés (August Bebel et Wilhelm Liebknecht, père de Karl), ceux-ci s’étaient abstenus lors du vote sanctionnannt l’état de guerre entre l’Allemagne et la France, Liebknecht regrettant plus tard de n’avoir pas voté contre. Ils demandent pourquoi faire aujourd’hui confiance à un gouvernement que le parti a toujours combattu quand il affirme que ce sont les autres (la Russie, la France) qui agressent l’Allemagne. Et ils font remarquer l’exemple déplorable que donnerait au mouvement ouvrier international son parti le plus fort. Ils n’ont pas tort. Même Lénine, lisant l’édition du ‘Vorwärts’ annonçant la nouvelle, croira à un faux fabriqué par l’état-major. Au final, sur 110 inscrits mais 92 présent, seuls 15 parlementaires (en comptant Emmel absent ce jour-là, qui rejoindra les contre) déclarent vouloir voter non, parmi lesquels Ledebour, Haase, Karl Liebknecht, Kurt Geyer, Karl Stolle, Oscar Cohn, Otto Rühle, Fritz Kunert et Paul Lensch, directeur du ‘Leipziger Volkszeitung’. Deux députés alsaciens votent contre: Jacques Peirotes (député de Colmar), ainsi que Joseph Emmel (Mulhouse) donc; Richard Fuchs (Strasbourg-campagne) s’abstient; Bernhard Böhle (Strasbourg-ville) vote pour. On apprendra plus tard que le député SPD de Metz, Georges Weill, qui était avec Jaurès le soir fatal, s’est engagé dans l’armée française le 5 août. Parmi les pour, on remarque le nom d’Eduard Bernstein, le “”révisionniste”” qui voisine avec celui de Kautsky, l'””orthodoxe”” ce dernier manifestant cependant quelques “”réserves”””” (pag 109-110) (pag 108-109-110)”,”QMIP-213″
“LAMPE John R.”,”Yugoslavia as History, Twice There was a Country.”,”John Lampe is Professor of History at the University of Maryland, College Park. List of plates, List of Maps, List of tables, Acknowledgments, Preface to the second edition, Note on pronunciation, Introduction, Notes, Selected further reading (in English ad German), Index,”,”EURC-050-FL”
“LAMPERT E.”,”Sons against Fathers. Studies in Russian Radicalism and Revolution.”,”This book, originally planned as part of a larger work, is concerned with Russian radical and revolutionary thought in the eighteen-sixties, and its theme is the interplay of persons, ideas, and events. Preface, List of Plates, Abbreviations, Notes, Index,”,”RIRx-087-FL”
“LAMPIS Giuseppe”,”Stato democrazia sindacato (1947-1977).”,”2° copia”,”ITAE-383″
“LAMPIS Giuseppe”,”Stato democrazia sindacato (1947-1977).”,”2° copia”,”SIND-002-FB”
“LAMPRONTI Maurizio”,”L’altra resistenza, l’altra opposizione (Comunisti dissidenti dal 1943 al 1951).”,”Maurizio Lampronti è nato ad Ancona nel 1950. Vive a Firenze ove si è laureato in scienze politiche nel 1973. Attualmente (1984) è insegnante negli istituti tecnici. Anni Quaranta, divergenze tra ‘Stella Rossa’ e il PCI (pag 21) “”(…) le divergenze tra Stella Rossa ed il PCI non vertevano sull’unità antifascista, riconosciuta giusta, in linea di massima, ma piuttosto sull’azione successiva al momento della liberazione; nell’azione pratica di ognigiorno, gli uomini di Stella Rossa si adeguavano alle direttive del PCI, realizzandole a volte essi stessi, quando mancavano quadri ufficiali del partito. Nel giugno 1944, Stella Rossa aveva creato a Torino varie sezioni e contava duemila iscritti, una forza rispettabile di fronte ai cinquemila membri del PCI; la FIAT -Grandi Motori e lo stabilimento di Mirafiori erano i luoghi dove Stella Rossa aveva raggiunto la massima espansione (14)”” (pag 21) (14) R. Luraghi, Il movimento operaio torinese…, op. cit., pag 210″,”ITAC-002-FGB”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dalle origini al IV Secolo A.C.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-243-FL”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dall’Ellenismo all’età di Traiano.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-244-FL”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dall’età degli Antonini alla fine del Mondo antico.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-245-FL”
“LANARO Silvio”,”Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia, 1870-1925.”,”Silvio Lanaro, nato a Schio nel 1942, insegna storia del risorgimento nell’Università di Padova. Ha scritto articoli e saggi sul movimento cattolico fra otto e novecento, sulle radici dell’industrialismo italiano, sul corporativismo fascista, sulle origini della DC. Ha pubblicato ‘Società e ideologie nel Veneto rurale (1866-1898)’. Il volume contiene ampie note. “”Il padre delle scienze sociali italiane, Corrado Gini, già fra il 1911 e il 1914 mette a punto un edificio concettuale che per quanto lo riguarda è definitivo, e al quale rimarrà fedele per tutta la vita arricchendolo solo di contributi analitici: un sistema di correlazioni tra demografia, antropometria, eugenica e sociologia economica, istituite e rese affidabili ad una ad una – senza eccezioni – dalle “”certezze”” epistemologiche racchiuse nel metodo statistico. Imbaldanzito nel suo eurocentrismo dalle “”verifiche”” coloniali, Gini postula l’esistenza delel nazioni come personalità collettive, che obbediscono a leggi “”biogenetiche”” prima di lasciarsi toccare da accadimenti storico-sociali: “”Attraverso alla varia e variamente descritta fenomenologia che offre la storia dei singoli popoli, e facendo astrazione, per quanto si può, dalle ripercussioni che le vicende dell’uno esercitano sulle vicende dell’altro, una certa regolarità si discopre: anche i popoli, come gli organismi, hanno un periodo di accrescimento, una maturità e una decadenza senile”” (1)”” (pag 44-45) (1) Id., ‘I fattori demografici dell’evoluzione delle nazioni’, Torino, 1912, p. 34. Anche nel 1930 la nazione sarà definita come “”(…) un gruppo di persone che ha una individualità propria, non solo dal punto di vista politico e culturale ma anche dal punto di vista biologico”” (Id. Nascita evoluzione e morte delle nazioni. La teoria ciclica della popolazione e i vari sistemi di politica demografica’, Roma, 1930, p. 17) Socialismo della cattedra (pag 151)”,”ITAG-243″
“LANARO Silvio”,”Storia dell’Italia repubblicana. Dalla fine della guerra agli anni novanta.”,”Silvio Lanaro è professore ordinario di storia del Risorgimento all’Università di Padova (1992). Ha scritto numerosi saggi sulle ideologie dell’industrialismo italiano, culminati nel volume ‘Nazione e lavoro’. Ha ideato e curato il volume ‘Il Veneto’ della serie ‘Le regioni’ della ‘Storia d’Italia’ (1984).”,”ITAP-246″
“LA-NAVE Gaetano”,”La guerra fredda.”,”Gaetano La Nave, nato a Napoli nel 1978, assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi l’Orientale di Napoli, svolge attività didattica in Storia delle relazioni internazionali e in storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo.”,”RAIx-355″
“LANCHESTER Fulco”,”Sistemi elettorali e forma di governo.”,”Fulco Lanchester è assistente ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma.”,”ITAP-038-FV”
“LANCIOTTI Lionello a cura; saggi di Alberto GIUGANINO Luciano PETECH Alessandro BAUSANI Ernest GIDDEY Joseph NEEDHAM Mark ELVIN LU GWEI DJEN Loris PREMUDA Attilio FRAJESE Max KALTENMARK, ETIEMBLE, Jacques GERNET Paolo BEONIO-BROCCHIERI Lionello LANCIOTTI Piero CORRADINI Cesare BONACOSSA”,”Sviluppi scientifici, prospettive religiose, movimenti rivoluzionari in Cina.”,”Atti del convegno internazionale di studi cinesi promosso dalla Fondazione Cini in collaborazione con l’ ISMEO e l’ Università di Venezia. (1973). Saggi di Alberto GIUGANINO Luciano PETECH Alessandro BAUSANI Ernest GIDDEY Joseph NEEDHAM Mark ELVIN LU GWEI DJEN Loris PREMUDA Attilio FRAJESE Max KALTENMARK, ETIEMBLE, Jacques GERNET Paolo BEONIO-BROCCHIERI Lionello LANCIOTTI Piero CORRADINI Cesare BONACOSSA Sulla scienza e tecnologia della società cinese. Il contributo cinese alla storia delle scienze. “”L’ ipotesi che è stata fatta è che le grandi invenzioni cinesi, inclue carta e stampa, orologio idro-meccanico, sismografo e strumenti avanzati di meteorologia e astronomia, assieme all’ invenzione nei trasporti come i ponti ad arco segmentale e i ponti sospesi erano tutte in un modo o nell’ altro utili a uno stato burocratico centralizzato””. (pag 51)”,”CINx-170″
“LANDAU Kurt LANDAU Katia; altri scritti di Hans SCHAFRANEK e Pierre BROUE'”,”Sur la capitulation de Maslov, Ruth Fischer, Scholem et consorts; Lettre à Contre le courant, (21 septembre 1929); La crise de la démocratie bourgeoise et la lutte de la classe ouvrière; La revolución española de 1936; The Spanish Revolution of 1936 and the German Revolution of 1918-19; Stalinism in Spain (Katia Landau).”,”Kurt Landau (1903-1937) Kurt Landau (January 29, 1903 – on or shortly after September 23, 1937) was an Austrian communist, member of the International Left Opposition, author, and Trotskyist. He was murdered by agents of Stalin’s NKVD during the Spanish Civil War.”,”MSPG-258″
“LANDAU Ralph”,”Halcon International, Inc. An Entrepreneurial Chemical Company.”,”Fondo Palumberi Ralph Landau member of the Newcomen Society Chairman and Chief Executive Officer Halcon International New York City”,”ECOG-071″
“LANDAU-ALDANOV A.”,”Lenin.”,”LANDAU-ALDANOV A. fa parte del partito laborista diretto da MIAKOTIN e PESCEKHONOF, ex collaboratori di MIKAILOVSKY e di CIAKOVSKY, capo dell’ attuale governo di Arcangelo. La linea di questo partito è stata quella della difesa nazionale senza sciovinismo e imperialismo, democrazia e suffragio universale, riforme sociali nell’ ordine legale.”,”LENS-109″
“LANDAUER Gustav, a cura di H.J. HEYDORN”,”Zwang und Befreiung. Eine Auswahl aus seinem Werk.”,”Goethe politico (pag 57) “”Und dein Streben, sei’s in Liebe, Und dein Leben sei die Tat””. (pag 70, Goethe) (E la tua aspirazione, è nell’ amore, E la tua vita è l’ azione) (appr.)”,”GERG-056″
“LANDAUER Carl”,”European Socialism. A History of Ideas and Movements. Volume I. From the Industrial Revolution to Hitler’s Seizure of Power.”,”LANDAUER Carl Il volume 2° ha come tittolo ‘The Socialist Struggle against Capitalism and Totalitarism’ (la lotta per la leadership all’internod del comunismo sovietico (1919-1924), Socialismo europeo e suoi oppositori in epoca grande depressione (1924-1929), L’impatto della depressione (1930-32). La fine di un’epca, Teoria socialista nel XX secolo Le questioni morale ed etica e il marxismo. La questione morale ed etica sono in ultima istanza un prodotto di particolari condizioni socioeconomiche. “”Marx and Engels, refusing to associate ethical concepts with any standard of value of their own, regard them as a phenomenon to be explained rather than as a code of obligations to which men should be induced to pay obedience. “”Communists neither take the side of egoism against self-sacrifice, nor that of self-sacrifice against egoism; they do not conceive of the antagonism of these two either in that sentimental nor in the other exuberant, ideological form [these expressions refer to the preceding polemic against Max Stirner] but rather point out its birth place in material conditions together with which it will eventually disappear. The Communists do not preach morality… They do not address to human beings the moral demand: love each other, do not be egoists, etc. The Communists, on the contrary, know very well that egoism and self-sacrifice are each a different way for individuals to realize themselves either one necessary under certain conditions”” (97). When Marx and Engels wrote these sentences, they stood at the beginning of their careers. Although they were already full of partisan sentiment and determined to play a role in the revolutionary struggle, they had not yet had any prolonged experience to teach them that it is not enough for the revolutionary or reformer to understand the origin of ethical concepts: that he has to develop his own ethical standard, to accept it as an “”eternal truth”” and to judge his actions and those of other in accordance with this standard. Yet although later writings by Marx and Engels reflect that experience (98), the latter still protested thirty years later – in his Anti-Dühring – against the “”attempt to impose upon us any moral dogmatism as an eternal and definitive moral law, immutable in the future””; he regards it as a mere pretext for such an attempt to assert “”that the moral world has any unchangeable principles which are above history and the differences between nations””. “”On the contrary, we maintain that hitherto all ethical theory has in the last instance been a product of particular socioeconomic conditions. And just as society has up to now been moved through class antagonism, so morality has always been class morality; either it justified the rule and the interests of the dominating class, or, as soon as the oppressed class had become powerful enough, morality justified the revolt against the system of domination and the future interests of the oppressed. It is indubitably true that thereby, on the whole, progress as made in morality itself as in all other fields of human knowledge, but we are not yet beyond class morality. A morality above class antagonism and above the tradition=n of such antagonism, a truly human morality will become possible only when development has reached a stage at which class antagonism hat not merely been eliminated but forgotten”” “” [Carl Landauer, European Socialism. A History of Ideas and Movements. Volume I. From the Industrial Revolution to Hitler’s Seizure of Power, Berkeley, 1959] [(97) Engels “”Anti-Dühring””, Landmark, ed., p: 127; (98) Translated from “”Die deutsche Ideologie””, Marx-Engels Gesamtausgabe, series I; V, 227. The America edition, ‘The German Ideology’ (1939), does not contain this part of “”Die deutsche Ideologie””] (pag 193-194) Distinzione tra morale e etica. ‘Ci siamo spesso chiesti quale sia la differenza tra etica e morale. Molto spesso i due termini vengono usati come sinonimi ma in realtà non è così. Il termine etica deriva dal greco èthos. Per etica si intende quel ramo della filosofia che analizza il comportamento ritenuto corretto, il modo di pensare e dei valori giusti che si dovrebbero seguire in qualsiasi circostanza. Il focus dell’etica è senza dubbio lo studio di norme che l’individuo dovrebbe utilizzare nella propria vita quotidiana. Differenze tra morale ed etica Differenze tra etica e morale Inoltre l’etica viene intesa anche come la ricerca di uno o più criteri che permettono alla persona di gestire in modo consono e adeguato la propria libertà, in quanto ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell’individuo. L’etica si sofferma sul senso dell’esistere dell’uomo, sul suo significato profondo etico-esistenziale, sulla vita di ogni singolo individuo e dell’universo che lo circonda. In sintesi l’etica, se viene associata alla comunità, definisce la morale comune che l’individuo dovrebbe in ogni caso seguire. (fonte http://cultura.biografieonline.it/morale-etica-differenze/)”,”SOCx-262″
“LANDES D.S. MATHIAS P. MORI G. NORTH D.C. SAUL S.B. LEBRUN P. CAYEZ P. TILLY R.H. BERGIER J.F. NADAL J. CRISP O. BEREND I.T. RANKI G. HILDEBRAND K.G.; a cura di Luciano SEGRETO”,”La rivoluzione industriale tra il Settecento e l’ Ottocento.”,”Tesi: fattori nazionali della rivoluzione industriale”,”ECOI-037″
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’ Europa Occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”LANDES David S., docente di storia alla Harvard University ha insegnato alla Columbia, a Berkeley e a Stanford. Ha collaborato a varie riviste e scritto molte opere tra cui ‘Storia del tempo’ (1983) e ‘A che servono i padroni?’ (1987).”,”EURE-010″
“LANDES David S.”,”La ricchezza e la povertà delle nazioni. Perché alcune sono così ricche e altre così povere.”,”LANDES è professore emerito di storia ed economia alla Harvard University. E’ autore di ‘Storia del tempo. L’ orologio e la nascita del mondo moderno’ (1984), di ‘A che servono i padroni? Le alternative storiche all’ industrializzazione’ (1987) ‘Banchieri e pascià’ (1990) e ‘Prometo liberato’ (1990).”,”ECOI-078″
“LANDES David S.”,”Storia del tempo. L’ orologio e la nascita del mondo moderno.”,”David D. LANDES, professore di storia e di economia alla Harvard University è uno dei maggiori storici della tecnologia e dele sue implicazioni nella storia economica. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”STOS-074″
“LANDES David S.”,”Banchieri e pascià. Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”LANDES David S. nato a New York nel 1924 è dal 1964 professore di storia ed economia alla Harvard University. Studioso delle trasformazioni tecnologiche e dello sviluppo industriale internazionale nonché di storia d’ impresa ha scritto ‘Prometeo liberato’ (1978) e ‘Storia del tempo’ (1984). Ha contribuito alla ‘Storia economica Cambridge’. Dervieu, Marcuard-André e la banca imperiale ottomana. “”La Imperial Ottoman Bank, si è visto, rappresentava l’ alta finanza internazionale ai suoi massimi livelli. Creata da alcune fra le più potenti case europee, teneva in pugno la vita finanziaria di un impero. La sua solidità economica era garantita anche per il futuro da privilegi e monopoli, mentre la sua natura versatile e flessibile era garantita da statuti onnicomprensivi che le consentivano di dirigere le proprie attività nella direzione più vantaggiosa. Il suo lancio, innanzitutto, era stato magnifico, come di rado capita ai finanzieri. Nelle settimane precedenti l’ emissione, gli investitori britannici si erano accapigliati nella corsa ai certificati provvisori, arrivando a pagare anche 13 e 14 sterline di aggio per ogni singola azione. E 125.000 azioni erano state espressamente create per i promotori e ad ssi vendute alla pari, a ricompensa degli sforzi sostenuti; per non parlare di altre 10.000 azioni rimaste ingiustificate e che, a quanto sembra, erano state “”date via””. L’ intera operazione fu uno splendido esempio della strategia “”tutto al promotore e al diavolo gli azionisti””. (…)””. (pag 127-128) “”Ma una cosa era limitarsi a non condividere, un’altra provare a fare qualcosa. Diversamente dai precedenti istituti, la nuova Imperial Ottoman non era soggetta alla legge britannica. Gli azionisti potevano lanciare invettive dalle pagine dei giornali, ma avevano le mani legate.”” (pag 128)”,”ECOI-217″
“LANDES David S.”,”La favola del cavallo morto, ovvero la rivoluzione industriale rivisitata.”,”L’interpretazione della rivoluzione industriale come un mutamento epocale nella storia del genere umano è, per i teorici della New Economic History, un’immagine superata, paragonabile al cavallo della favola, il quale ‘non voleva rassegnarsi a tirare le cuoia’. David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”UKIE-005-FL”
“LANDES David S. a cura, saggi di Stephen A. MARGLIN David L. LANDES Charles F. SABEL e Jonathan ZEITLIN”,”A che servono i padroni? Le alternative storiche dell’industrializzazione.”,”David S. Landes autore di ‘Prometeo liberato’ e collaboratore dell’opera ‘Storia economica Cambridge’ (Einaudi).”,”ECOI-002-FC”
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”L’interpretazione della rivoluzione industriale come un mutamento epocale nella storia del genere umano è, per i teorici della New Economic History, un’immagine superata, paragonabile al cavallo della favola, il quale ‘non voleva rassegnarsi a tirare le cuoia’. David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”EURE-010-FV”
“LANDES David S.”,”Banchieri e pascià. Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”David S. Landes nato a New York nel 1924 è dal 1964 professore di storia ed economia alla Harvard University. Studioso delle trasformazioni tecnologiche e dello sviluppo industriale internazionale nonché di storia d’ impresa ha scritto ‘Prometeo liberato’ (1978) e ‘Storia del tempo’ (1984). Ha contribuito alla ‘Storia economica Cambridge’. Un episocio ottocentesco della storia dell’ imperialismo come “”espressione ed esercizio di un potere arbitrario”””,”EURE-005-FSD”
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi. In questo quadro, muovendosi con attenzione tra i vari modelli interpretativi, Landes indaga sulle cause, il corso e la localizzazione dello svluppo. La struttura del credito e il sistema scolastico, il potenziale militare e l’incremento democrafico. “”A questo riguardo vi sono due punti importanti da considerare. Il primo è la relazione fra l’offerta di manodopera e l’estensione del nuovo modo di produzione; il secondo, il posto del sistema di fabbrica nel quadro generale della trasformazione economica. Sul primo punto – il reclutamento di una manodopera di fabbrica – si è discusso molto. I fatti sono abbastanza chiari. Nel 1830 c’erano centinaia di migliaia di uomini donne e bambini occupati nell’industria di fabbrica (125). Erano entrati negli opifici nonostante una grande paura dell’ignoto, l’avversione alla sorveglianza e alla disciplina, e il rancore per le implacabili esigenze della macchina. I regolamenti delle prime fabbriche sono per noi l’indice migliore dell’importanza di questi elementi: le multe più gravi si riferivano alle assenze (il peccato capitale, che spesso costava parecchi giorni di paga), ai ritardi e alle distrazioni dal lavoro. L’interpretazione di questi fatti è un altro paio di maniche. Per molto tempo l’opinione più accettata è stata quella proposta da Marx, e ripetuta e rifinita da generazioni di storici socialisti e anche non socialisti. Questa tesi spiega la realizzazione di una trasformazione sociale così enorme – la creazione di un proletariato industriale nono stante le tenaci resistenze – postulando un atto di espropriazione forzata: le recinzioni dei terreni sradicarono l’abitante del villaggio e il piccolo contadino, e li spinsero negli opifici. Recenti ricerche empiriche hanno invalidato questa ipotesi: i dati indicano che la rivoluzione agricolo connessa alle recinzioni accrebbe la domanda di manodopera contadina, e che anzi le zone rurali in cui le recinzioni furono più intense ebbero il massimo incremento di popolazione residente (126). Fra il 1750 e il 1830 le contee agricole d’Inghilterra raddoppiarono i loro abitanti. Resta però da vedere se documenti obiettivi di questo genere basteranno a liquidare quello che è diventato una specie di articolo di fede. Una interpretazione più recente abborda il problema dal lato opposto, e argomenta che poiché le fabbriche a un bel momento ebbero la manodopera di cui avevano bisogno, non vi fu mai il problema di reclutamento; che, nell’ingannevole linguaggio del senso comune, non vi fu mai scarsezza di manodopera. La proposizione è inconfutabile, e quindi non significa nulla”” (pag 152-153) [David S. Landes, ‘Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri’, Einaudi, Torino, 1993] [(125) Anche dopo l’approvazione della legge del 1833 e l’istituzione di regolari ispezioni, non abbiamo un computo completo della manodopera di fabbrica in un determinato momento. In primo luogo, la definizione ufficiale di fabbrica limitava il termine agli stabilimenti tessili dotati di forza motrice a vapore; in secondo luogo, la manodopera occupata cambiava di continuo, e i vari ispettori raccoglievano le loro statistiche nel corso di parecchi mesi. Cfr. i dati per il 1935 in A. Ure, ‘The Philosophy of Manufactures’, London, 1835, appendice; (126) Cfr. l’importante articolo di J.D. Chambers, ‘Enclosure and the labour supply in the Industrial Revolution’, in “”Economic History Review’, 2a serie, V, 1953, pp. 318-43]”,”TEOS-018-FMDP”
“LANDI Fiorenzo a cura”,”Confische e sviluppo capitalistico. I grandi patrimoni del clero regolare in età moderna in Europa e nel Continente Americano.”,”LANDI Fiorenzo è il coordinatore del gruppo di ricerca. E’ professore di storia economica dell’ Università di Bologna e ha dedicato alla storia economica del clero regolare la monografia ‘Il paradiso dei monaci. Accumulazione e dissoluzione dei patrimoni del clero regolare in età moderna’ (NIS, 1996) e l’ edizione del volume ‘Accumulation and dissolution of large estates of the Regular Clergy in Early Modern Europe (1999). Chiesa, ordini religiosi e rendita fondiaria. “”(…) le vicende fin qui illustrate hanno posto in rilievo come i patrimoni monastici si caratterizzavano per l’ assoluta prevalenza di beni fondiari, da cui era tratta la gran massa di rendite, giungendo soprattutto nel caso degli insediamenti maggiori a sviluppare vaste e complesse strutture di organizzazione agraria. (…) Gli immobili urbani, pur presenti soprattutto tra i conventi posti nei centri urbani maggiori, rivestivano invece un ruolo del tutto marginale, oltre a comportare numerosi problemi di ordinaria gestione””. (pag 109-110)”,”RELC-151″
“LANDI Giovanni”,”Pier Paolo Pasolini. Assassinio di un intellettuale scomodo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Giovanni Landi è laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Scienze giuridiche. Diplomato alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.”,”ITAS-233″
“LANDI Gianpiero a cura; relazioni di Lamberto BORGHI Massimo LA-TORRE Stefano MERLI Gianpiero LANDI Giampietro BERTI Pierluigi CESA Piero GRAGLIA Giuseppe ARMANI, interventi di Costanzo CASUCCI Goffredo FOFI”,”Andrea Caffi, un socialista libertario. Atti del convegno di Bologna, 7 novembre 1993.”,”Andrea Caffi (Pietroburgo 1887 – Parigi 1955) è una delle figure più affascinanti ma più trascurate e dimenticate, del movimento socialista italiano ed europeo del Novecento. Cospiratore nella Russia zarista, studente universitario a Berlino, in contatto con l’avanguardia artistica e letteraria nella Parigi di inizio secolo, testimone critico del nuovo regime sovietico nella Russia della rivoluzione, attivo nella lotta antifascista in Italia e nell’emigrazione in Francia, catturato e torturato dalla Gestapo per il suo impegno nella Resistenza, Caffi intellettuale brillante e colto, è stato amico di Antonio Banfi, Giuseppe Prezzolini, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Nicola Chiaromonte, Angelo Tasca, Albert Camus.”,”MITS-474″
“LANDI Giovanni”,”Agatha Christie.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Giovanni Landi è laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Scienze giuridiche. Diplomato alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.”,”BIOx-385″
“LANDI Giuseppe”,”Rapporto sulla resistenza nella zona Piave.”,”Queste pagine che Giuseppe Landi aveva redatto nel carcere di Belluno nell’autunno 1945 non erano destinate alla pubblicazione. … G. Landi (1916-1979) assegnato al confino nell’ottobre 1934 per la sua attività antifascista, dal settembre 1943 fu promotore ed organizzatore della lotta di liberazione, prima nel Bolognese, poi nell’Alto Veneto. Dall’autunno 1944 alla liberazione divenne commissario politico della Zona Piave alle cui dipendenze operarono le divisioni ‘Belluno’ e ‘Nannetti’. Luciano Casali è docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna. Ha pubblicato ‘Il movimento di liberazione a Ravenna’, tre voll. (1964, 1965, 1977) e ‘Storia della Resistenza a Modena (1980), e ‘Bologna 1920, le origini del fascismo’ (1982)”,”ITAR-341″
“LANDI Gianpiero a cura; relazioni di Giampietro BERTI Massimo LA-TORRE Enrico VOCCIA Natale MUSARRA Emilio Raffaele PAPA Bruno BONGIOVANNI Paolo FAVILLI Raimondo CUBEDDU Pietro ADAMO Nadia URBINATI Gianpiero LANDI; interventi di Luciano LANZA e Luciano PELLICANI”,”La fine del socialismo: Francesco Saverio Merlino e l’anarchia possibile. Atti del Convegno di Imola, 1 luglio 2000.”,”Contiene due scritti inediti di Bruno Rizzi su Merlino (v: Appendice A, pag 258-280) Opere di Marlino ‘Pro e contro il socialismo’ (1897), ‘L’utopia collettivista e la crisi del “”socialismo scientifico”” (1898), ‘Formes et essence du socialisme’ (1898), oltre all’importante ‘Rivista critica del socialiso’ che uscì per tutto il 1899 sotto la sua direzione (pag 11)”,”MITS-483″
“LANDIER Hubert LABBE’ Daniel”,”Les organisations syndicales en France. Des origines aux difficultés actuelles.”,”LABBE’ ex responsabile CFDT presso Renault è autore di varie opere sul sindacalismo. LANDIER, D della rivista ‘Management et conjoncture sociale’ è esperto di management e consulente presso le grandi imprese francesi e straniere.”,”MFRx-103″
“LANDOLFI Enrico”,”Rosso imperiale. Le sorprese espansionistiche in Antonio Labriola e altri saggi.”,”Enrico LANDOLFI, napoletano che vive e lavora a Roma, è giornalista e saggista. Dal 1966 milita nell’area socialista dopo essere stato nella corrente di sinistra del partito socialdemocratico. Ha pubblicato vari volumi. Il volume contiene uno scritto di Giancarlo LEHNER ‘Landolfi e il progetto socialista’. L’A riporta brani dell’ intervista rilasciata da Antonio LABRIOLA ad Andrea TORRE del ‘Giornale d’Italia’ organo ufficioso della destra liberal conservatrice (13/4/1902). Labriola si esprime a favore di un espansionismo italiano sulla costa africana. Tesi: concezione filo-colonialista di LABRIOLA”,”LABD-026″
“LANDOLFI Antonio”,”L’ Europa dei Socialisti. Da Garibaldi all’ Unione Europea.”,”Antonio LANDOLFI è uno storico che ha insegnato all’ Università di Aquila, di Palermo, della Sapienza di Roma ed attualmente alla LUISS. E’ stato dirigente del partito socialista (anche parlamentare e senatore). E’ autore di opere sul socialismo italiano. “”Il PSI partecipò al convegno internazionale di Zimmerwald, in Svizzera, che si tenne il 5 e il 6 settembre del 1915. Al convegno, presieduto da Angelica Balabanoff, si recarono, per il PSI, il segretario Lazzari e il direttore dell’ “”Avanti!””, Serrati: con due rappresentanti del gruppo parlamentare, Modigliani e Morgari. La linea internazionalista e pacifista espressa a Zimmerwald dalle forze socialiste ivi presenti fu fatta propria formalmente dal PSI, in quanto coincideva con la linea da esso seguita ufficialmente. Tutto questo suscitò l’ interesse benevolo di Lenin, che dalla Svizzera, dove risiedeva, aveva intensificato la sua attenzione alle cose italiane, e che trovava positiva, dal suo punto di vista, la posizione dei socialisti nostrani ai quali dava soprattutto credito per aver espulso dal partito la “”destra”” riformista di Bissolati e Bonomi””. (pag 55)”,”EURx-179″
“LANDOLFI Antonio”,”Giappone. Analisi di una società industriale.”,”LANDOLFI Antonio ha studiato a Roma dove si è laureato in giurisprudenza,. E’ direttore della rivista di urbanistica e pianificazione territoriale ‘Città Spazio’ edita da Lerici. Giovanissimo ha partecipato alla Resistenza e dopo aver militato nel PCI ha aderito al PSI entrando nella sezione economica della direzione nazionale. Studioso di problemi di economia politica e sociologia è autore di varie pubblicazioni tra cui ‘Il pensiero di Marx e il nostro tempo’ (1965) e ‘Il socialismo italiano’ (1968). Cultura e politica di una società autonoma. “”Il Giappone è divenuto la terza potenza industriale del mondo non comunista. Nel 1955 il suo prodotto nazionale lordo non raggiungeva neppure la metà di quello della Gran Bretagna. Nel 1968 lo supera del 25 per cento. Dieci anni fa in Giappone c’era un’ auto privata ogni trecento persone. Oggi, 1969, il Giappone è il secondo paese del mondo nel settore della produzione automobilistica. Nonostante quel che se ne pensa, il Giappone ha una struttura economica autonoma dagli USA. E’ il solo paese “”capitalistico”” nel quale il capitale americano non domina, né interferisce in modo sensibile nell’ industria petrolifera, in quella siderurgica, in quella elettronica, né in quella automobilistica.”” (pag 103)”,”JAPE-014″
“LANDOLFI Antonio”,”Il socialismo italiano. Strutture comportamenti valori.”,”Contiene dedica manoscritta di Landolfi a Fabrizio Onofri. La crisi del 1956 e le vicende del PSI. “”Circa la seconda questione, quella del potere dell’ apparato, essa è stata al centro del dibattito del partito dal 1956 in poi: il ritorno alla democrazia interna, al dibattito e alla circolazione delle idee ha posto un limite sostanziale al predominio incontrastato dell’ apparato così come si esercitava negli anni dal ’50 al ’55. Il processo di revisione autonomistico, fu non solo reazione contro una determinata politica, ma si manifestò anche come reazione contro l’ apparato, cioè contro la strozzatura della democrazia interna.”” (pag 174)”,”ITAP-109″
“LANDOLFI Enrico”,”Rosso imperiale. Le sorprese espansionistiche in Antonio Labriola e altri saggi.”,”Enrico LANDOLFI, napoletano che vive e lavora a Roma, è giornalista e saggista. Dal 1966 milita nell’area socialista dopo essere stato nella corrente di sinistra del partito socialdemocratico. Ha pubblicato vari volumi. Il volume contiene uno scritto di Giancarlo LEHNER ‘Landolfi e il progetto socialista’. L’A riporta brani dell’ intervista rilasciata da Antonio LABRIOLA ad Andrea TORRE del ‘Giornale d’Italia’ organo ufficioso della destra liberal conservatrice (13/4/1902). Labriola si esprime a favore di un espansionismo italiano sulla costa africana. Titolo del 1° saggio: ‘Antonio Labriola. Imperialista africanista nazionale-popolare’ “”Esaurita l’ analisi dell’ intervista occorre doverosamente significare al Lettore che nell’ incontro con il rappresentante de “”Il Giornale d’ Italia””, Antonio Labriola non improvvisava, non si esibiva in un’ alzata d’ ingegno, non faceva, come oggi si dice, politica-spettacolo. Già in altre sedi e occasioni aveva esternato le stesse idee, i medesimi ideali. Per esempio, allorché qualche tempo prima, esattamente il 21 giugno 1901, aveva polemizzato “”ad armi cortesi ed anzi cortesissime”” – locuzione dei bei tempi andati – e mediante intervento epistolare apparso sulle colonne del quotidiano giolittiano “”La Tribuna””, con Teodoro Moneta, presidente della Società Internazionale della Pace. Costui aveva indirizzato a personaggi di chiara fama, in primo luogo a quelli della sinistra, una circolare recante suggerimenti di iniziativa politica e diplomatica diretta a rafforzare la pace. (…)””. (pag 29-30) La replica di Labriola a Moneta sulla base del “”realismo””. “”Noi italiani, che ci siamo vista crescere strepitosamente la potenza inglese e francese qui intorno a noi nel Mediterraneo, proprio dacché ci siamo ricostituiti ad unità di Stato; noi che vediamo di continuo svolgersi l’ influenza austriaca nei Balcani, e passare di sopra a quella influenza la merce tedesca e il capitale tedesco ormai invasore della Turchia adriatica – noi platonicamente aspetteremo gli arbitrati senza cercare i modi e senza tentare le vie per aumentare le condizioni materiali di nostra potenza, senza ulteriori sforzi di quell’ arte politica, la quale non è solo abilità, ma è prestigio ed esercizio di forza?.”” (pag 31)”,”MITS-295″
“LANDOLFI Antonio”,”Lenin e il dispotismo orientale.”,”Nella collana Argomenti della Sugarco edizioni, diretta da Luciano Pellicani e Paolo Flores D’Arcais è stata pubblicata una nuova edizione della più nota e significativa operea di Karl Wittfogel ‘Il dispotismo orientale’, preceduta da una prefazione dello stesso autore “”a un libro – per dirla con lui – che si rivelò molto inquietante””. Dopo oltre vent’anni dall’uscita di quest’opera che un vero e proprio “”studio comparativo sul potere assoluto””, possiamo dire che rappresenta un contributo per “”conoscere la realtà dell’Oriente””. Analisi di Marx e Lenin su modo di produzione asiatico e condizioni semi-asiatiche di partenza della Russia. Polemica di Lenin con Plechanov del 1906. Dilemma tra società russa tendente alla occidentalizzazione o direzione russa verso la totale asiatizzazione. Secondo l’autore, Lenin scelse nella pratica la seconda strada (con la rivoluzione d’ottobre), cioè la strada del dispotismo asiatico integrale… (pag 126)”,”LENS-013-FGB”
“LANDRETH Harry COLANDER David C.”,”Storia del pensiero economico.”,”Harry Landreth insegna al Centre College di Danville, Kentucky. David C. Colander insegna al Middlebury College di Middlebury, Vermont.”,”ECOT-248-FL”
“LANDUCCI Sergio”,”La doppia verità. Conflitti di ragione e fede tra Medioevo e prima modernità.”,”Sergio Landucci (Sarzana 1938) ha insegnato per quarant’anni nell’Università di Firenze. É autore di Cultura e ideologia in Francesco De Sanctis, I filosofi e i selvaggi, Hegel: la coscienza e la storia, La contraddizione in Hegel, La teodicea nell’età cartesiana, Sull’etica in Kant, La mente in Cartesio, I filosofi e Dio.”,”FILx-033-FL”
“LANDUCCI Franca a cura”,”Alessandro Magno e gli imperi ellenistici.”,”Franca Landucci insegna Storia economica e sociale del mondo antico all’Università Cattolica di Milano.”,”STAx-277″
“LANDUCCI Giovanni”,”Darwinismo a Firenze. Tra scienza e ideologia (1860-1900).”,”””Un esempio singolare di questa vasta operazione culturale (‘un programma di diffusione e di umanizzazione della scienza’, ndr) è rappresentato dalla «Rivista di Filosofia scientifica» stampata a Torino dal 1880 al 1891, diretta da E. Morselli e finanziata dall’editore Pompeo Dumolard. Nonostante la collaborazione di studiosi che non erano positivisti, la rivista si mosse in ambito positivistico. (…) Nelle pagine della rivista, il darwinismo fu applicato ai campi più diversi. Marinelli lo applicava alla geografia, Romiti all’embriologia, Canestrini alla biologia, Trezza alle formazioni storiche, Vignoli al pensiero, Checchia alla critica letteraria, E. Ferri, Cesare Lombroso e altri al diritto ecc. Il Sergi apriva il corso di lezioni di Antropologia all’Università di Roma nell’anno accademico 1887-1888 con una prolusione sull’evoluzione umana riaffermando la sua fede (ormai più volte espressa) sull’evoluzione fisica, completandola con la fede nell’evoluzione mentale e concludendo con la netta distinzione tra razze «dotate di qualità fisiche e mentali superiori e razze con qualità fisiche (in parte) e mentali (in tutte) inferiori». La selezione naturale ha già pronunciato il verdetto sulle razze inferiori nel momento in cui esse entrano in contatto con le superiori (39). Morselli teneva le sue lezioni sull’uomo a Torino partendo dalla teoria dell’evoluzione (40). De Dominicis, seguendo Spencer, scriveva sulla moralità come patrimonio della specie: una moralità relativa, influenzata dall’ambiente, dall’economia, dalla religione, dalla politica , dall’estetica e perfino dalla forma di governo. (…) Anche questi furono alcuni degli esiti possibili di certo naturalismo evoluzionistico. Ben lo comprese Antonio Labriola nella sua costante e lucida polemica contro i «generalizzatori del darwinismo e gli ammiratori del grande Enrico Spencer» (45). Fu perfino rimproverato da Ferri per aver scritto contro il darwinismo sociale (46). Ma egli, che aveva una vera ammirazione per Darwin (lo definisce varie volte «insigne scienziato»), che aveva proposto al Congresso di Milano di integrare il corso di laurea in filosofia con l’insegnamento delle materie scientifiche (47), non sa trattenere l’indignazione e ricorre perfino al sarcasmo della volgare cronologia quando De Bella voleva fare di Marx un positivista (48). La sua polemica non era ovviamente contro la scienza, ma contro i «facili e spensierati applicatori del darwinismo a cose e fatti e relazioni e funzioni, per le quali non furono certo escogitate le teorie dell’insigne scienziato Darwin» (49). Che un certo naturalismo mal si conciliasse con il marxismo, Labriola lo comprese bene. E non è un caso che egli ricordasse spesso la sua formazione «hegeliana» ed «herbartiana» ricevuta alla scuola di Spaventa e perseguita per sua libera elezione (50). E non è nemmeno un caso che consigliasse al giovane Croce di studiare una serie di manuali di psicologia, di logica e di estetica tutti scritti da herbartiani (51)”” (pag 12-16) [Giovanni Landucci, Darwinismo a Firenze. Tra scienza e ideologia (1860-1900)’, Leo S. Olschki, Firenze; 1997] [(39) G. Sergi, ‘Evoluzione umana’, Rivista di filosofia scientifica, vol. VII, 1888, pp. 15-31; ((40) E. Morselli, ‘Antropologia generale. Lezioni sull’uomo secondo la teoria dell’evoluzione’, Torino, 1888; …. (45) A. Labriola, ‘Lettera ad Engels del 13 giugno 1894’, in ‘Scritti filosofici e politici’, cit., p. 393; (46) Nella edizione francese del noto e infelice libro di E. Ferri, ‘Darwin, Spencer, Marx’, Parigi, 1897, Ferri si riferiva ad un passo dello scritto di Labriola ‘In memoria del Manifesto’ in cui si negava la ‘derivazione’ del materialismo storico dal darwinismo, ma si sosteneva l”analogia’. Su questo argomento si veda sempre di A. Labriola, ‘Del materialismo storico’, cap. IV, in ‘Scritti filosofici e politici’, cit., vol. II, p. 545 sgg; (47) Sul Congresso universitario di Milano scrisse E. Morselli, ‘L’ordinamento didattico delle facoltà filosofiche in Italia e il Congresso Universitario di Milano, «Rivista di Filosofia scientifica», vol. VI, 1887, pp. 598-620; questo intervento era integrato dalla pubblicazione della ‘Relazione’ di A. Labriola (ivi, pp. 623-629); (48) A. Labriola, ‘Discutendo di socialismo e di filosofia’, cap. VII, ivi, p. 725 sgg.; (49) A. Labriola, ‘I problemi della filosofia della storia’, ivi, vol. I, p. 29; (50) A conferma, ricordiamo che il primo scritto di A. Labriola del 1862 era una ‘Difesa della dialettica di Hegel contro il ritorno a Kant iniziato da Zeller’. Aveva solo 19 anni e lo ricordava ad Engels nella lettera del 14 marzo 1894 sopra citata rievocando tra l’altro la rinascenza dell’«Hegellismo» nell’ambiente napoletano nel quale si era formato. Ma si veda anche la lettera del 2 gennaio 1904 inviata a B. Croce, in A. Labriola, ‘Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904’, Napoli, 1975, pp. 371-374; (51) Ivi, p.4]”,”SCIx-008-FMB”
“LANDUYT Ariane”,”La Comune di Vienna e l’ antifascismo italiano.”,”L’A ha insegnato storia dei partiti alla facoltà di scienze politiche di Bologna. Attualmente insegna storia moderna a Siena. Ha pubblicato ‘La sinistra e l’Aventino’ (1973) e saggi di storia dell’antifascismo.”,”MAUx-004″
“LANDUYT Ariane FURIOZZI Gian Biagio a cura; saggi dei curatori e di Lucio D’ANGELO Giorgio SPINI Ivo BIAGIANTI Sandro ROGARI Santi FEDELE Marco GERVASONI Donatella CHERUBINI Maria Luisa CICALESE Daniele PASQUINUCCI Giancarlo PELLEGRINI Claudio PALAZZOLO”,”Il modello laburista nell’ Italia del Novecento.”,”Saggi dei curatori e di Lucio D’ANGELO Giorgio SPINI Ivo BIAGIANTI Sandro ROGARI Santi FEDELE Marco GERVASONI Donatella CHERUBINI Maria Luisa CICALESE Daniele PASQUINUCCI Giancarlo PELLEGRINI Claudio PALAZZOLO. “”Non sorprende perciò il giudizio decisamente liquidatorio di Gramsci sul Labour Party. Se il partito doveva accompagnare e stimolare le diffusioni di autogoverno proletario occorreva una marcia centralizzata e decisa certo assai lontana da quella del Labour Party. Per il suo pluralismo decisionale, Gramsci accostava il PSI all’ organizzazione guidata da Mac-Donald, “”è un conglomerato di partiti; si muove e non può non muoversi pigramente e tardamente; è esposto continuamente a diventare il facile paese di conquista di avventurieri, di carrieristi, di ambiziosi senza serietà e capacità politica, per la sua eterogeneità, per gli attriti innumerevoli dei suoi ingranaggi, logorati e sabotati dalle serve-padrone, non è in grado di assumersi il peso e la responsabilità delle iniziative e delle azioni rivoluzionarie””. (Gramsci, ‘Il partito comunista’, 4 settembre 1920) (pag 120)”,”MITS-229″
“LANDUYT Ariane a cura; saggi di Ariane LANDUYT Marie-Therese BITSCH Jacques VALETTE Robert BIDELEUX Paola OTTONELLO Robert BIDELEUX Mercedes SAMANIEGO BONEU Maria Manuela TAVARES RIBEIRO Nicole PIETRI Jean-Pierre MOUSSON-LESTANG Pertti AHONEN Matti WIBERG Tapio RAUNIO Daniela PREDA”,”Idee d’ Europa e integrazione europea.”,”Collana del Centro di ricerca sull’ integrazione europea, diretta da Giulio GUDERZO, Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Ariane LANDUYT Lucio LEVI Luigi V. MAJOCCHI Sergio PISTONE Xenio TOSCANI Antonio VARSORI Danilo VENERUSO Giovanni VIGO Luigi ZANZI Saggi di Ariane LANDUYT Marie-Therese BITSCH Jacques VALETTE Robert BIDELEUX Paola OTTONELLO Robert BIDELEUX Mercedes SAMANIEGO BONEU Maria Manuela TAVARES RIBEIRO Nicole PIETRI Jean-Pierre MOUSSON-LESTANG Pertti AHONEN Matti WIBERG Tapio RAUNIO Daniela PREDA La LANDUYT è professore ordinario di storia contemporanea e Cattedra J. Monnet in storia dell’ integrazione europea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Siena. “”Sfortunatamente, l’ approccio sempre più ottimista di Macmillan all’ integrazione europea, fu annientato dal primo veto di De Gaulle nel gennaio 1963, che smorzò molto dell’ entusiasmo per l’ entrata dell’ Inghilterra nella Comunità europea che Macmillan e Heath erano riusciti a suscitare tra il 1961 e il 1962. Il 28 gennaio 1963, Macmillan sarcasticamente informò il Presidente Kennedy: “”De Gaulle sta cercando di dominare l’ Europa. La sua idea non è quella di una comunità, ma di un’ egemonia alla Napoleone o alla Luigi XIV””. E’ interessante notare come negli anni Cinquanta e negli anni Sessanta i legami dell’ Inghilterra con il Commonwealth e con gli USA fossero considerati ostacoli alla piena partecipazione inglese alla Comunità, mentre questi stessi legami non sono stati alla base del rapporto problematico dell’ Inghilterra con la Comunità europea da quando la Gran Bretagna ne divenne membro nel 1973″”. (pag 202-203)”,”EURx-188″
“LANDUYT Ariane”,”Le sinistre e l’Aventino.”,”Veto pontificio agli accordi PPI e PSU (pag 184) Lo sforzo del PCdI di creare nuclei armati (pag 410) LANDUYT A. è attualmente (1973) assistente ordinaria presso la cattedra di storia moderna della Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri di Firenze.”,”ITAD-102″
“LANDUYT Ariane”,”La comune di Vienna e l’antifascismo italiano.”,”Suggerita da Mussolini, guidata da Dollfuss, la sanguinosa offensiva contro la comune socialista di Vienna segna un momento di grande importanza nella storia dell’Europa fra le due guerre.. Culla di uno dei filoni più originali e ancora oggi più vivi del pensiero socialista -l’austromarxismo- Vienna la rossa, vede abbatersi su di sè l’attacco spietato delle Heimwheren che dopo il massacro nelle strade e nelle piazze decapitano il movimento, portandone al patibolo i capi. Landuyt ricostruisce l’appassionato e suggestivo dibattito che il caso Vienna apre nell’antifascismo italiano. Dall’esperienza viennese, infatti, nasce il superamento di antiche e nuove controversie dottrinali e la convinzione, dopo l’avvento di Hitler in Germania, alla vigilia del colpo di Franco in Spagna, che la lotta al fascismo non può essere affidata alle diplomazie, ma deve privilegiare la volontà dei popoli di battersi per la conquista della libertà. Ariane Landuyt ha insegnato Storia dei partiti alla facoltà di Scienze politiche di Bologna, attualmente insegna storia moderna a Siena. Ha pubblicato ‘La sinistra e l’Aventino’ e saggi di storia dell’antifascismo. Ha in corso di pubblicazione un saggio sul ‘centro estero del PSI in Svizzera nel 1943-44’.”,”ITAD-008-FL”
“LANDY Frédéric”,”Paysans de l’Inde du Sud. Le choix et la contrainte.”,”Frédéric Landy, nato nel 1963, è maitre de conférences in geografia all’Università di Paris X-Nanterre. Ha passato un anno nell’India del Sud, abitando in due villaggi del Karnataka (l’uno irrigato da canali e l’altro no) per tentare di comprendere la mentalità contadina.”,”INDE-029″
“LANE David”,”The Roots of Russian Communism. A Social and Historical Study of Russian Social-Democracy 1898-1907.”,”Dr. Lane è un lecturer in Sociologia all’ Università di Essex Cartina provenienza regionale dei delegati bolscevichi e menscevichi al congresso del 1907 del partito (pag 42) “”Sebbene i bolscevichi fossero relativamente forti a Baku più che altrove nel Caucaso, essi avevano pochi membri e un debolo sostegno popolare. Ciò fu dovuto a due principali fattori: la composizione multi-nazionale dell’ area e la struttura occupazionale altamente stratificata.”” (pag 191) “”Mentre i menscevichi erano in grado di capitalizzare e rafforzare il loro sostegno lungo linee nazionali, l’ opposto si applica ai bolscevichi. I gruppi di lavoratori a basso salario erano non-russi e avevano una forte solidarietà nazionale e provavano ostilità verso i russi. I bolscevichi rifiutando le politiche degli oppositori socialdemocratici a favore dei lavoratori più privilegiati, erano forzati a trovare appoggio tra i lavoratori degli strati più bassi. Nel fare questo, non solo dovettero affrontare tremendi problemi organizzativi e difficoltà di trasmettere una politica di classe, ma rischiarono anche di perdere il sostegno tra i lavoratori di lingua russa a basso salario.”” (pag 191)”,”RIRB-082″
“LANE Frederic Chapin”,”Storia di Venezia.”,”LANE Frederic Chapin nato a Lansing (Michigan) nel 1900, docente di storia alla Johns Hopkins University dal 1928, si è dedicato alla storia di Venezia di cui ha indagato soprattutto la vita economica. Ha studiato in via pioneristica la tecnica marittima e la navigazione di Venezia in ‘Venetian Ship and Shipbuilders of the Renaissance’. Genova, Venezia e la Francia. “”Se Cipro di per sé non appariva loro di interesse vitale, i veneziani tuttavia si allarmarono quando una flotta numerosa partì da Genvoa e si diresse colà al comando di un nobile francese, il maresciallo Boucicault, famoso per le sue gesta militari e per la sua indole imperiosa e amante dell’avventura. Dopo aver cambiato doge dieci volte in cinque anni i genovesi si erano infeudati al re di Francia, che aveva mandato il Boucicault come governatore. Le dimensioni della flotta e la reputazione del comandante fecero temere ai veneziani che la spedizione avesse altri obiettivi oltre a quello dichiarato di constringere il re di Cipro a soddisfare le richieste genovesi. In effetti, sistemate le cosa a Cipro, il Boucicault si dedicò a una sorta di crociata, secondo che egli la considerava, ossia al saccheggio dei porti di mare musulmani. Fece così incursioni in Alessandria, a Beirut e a Tripoli: proprio i porti utilizzati dai veneziani nell’evitare Famagosta; e a Beirut depredò non solo i musulmani, ma anche i magazzini contenenti le mercanzie veneziane. Venezia di conseguenza, pur nell’incertezza se le reali intenzioni del Boucicault fossero ostili o amichevoli, giudicò di avere in ogni caso un torto da vendicare. Frattanto essa aveva mobilitato, al comando di Carlo Zeno, quella che dati i tempi le sembrò una grossa flotta, 14 galere di cui cinque equipaggiate nella stessa Venezia. Nell’autunno del 1403 il Boucicault, sulla via del ritorno, gettò l’ancora presso un’isola situata di fronte alal base veneziana di Modone, dove stazionava lo Zeno. Il giorno seguente le due flotte impegnarono battaglia, e lo Zeno costrinse l’avversario a fuggire dopo aver preso tre galere. Boucicault protestò di essere stato assalito proditoriamente, ma né il re di Francia né i genovesi gli diedero appoggio; sicché si concluse rapidamente una pace che fruttò ai veneziani una indennità e il prestigio della vittoria.”” (pag 238-239)”,”ITAG-175″
“LANE David”,”Leninism: A sociological interpretation.”,”David Lane, University of Birmingham. Preface, Epilogue, References, index, Figures, Notes, Themes in the Social Sciences,”,”LENS-056-FL”
“LANE David”,”The Roots of Russian Communism. A Social and Historical Study of Russian Social-Democracy, 1898-1907.”,”Dr. David Lane, Fellow of Emmanuel College, Cambridge, and Lecturer in Social and Political Studies, University of Cambridge, England. Index of Tables, Index of Charts, Index of Maps, Abbreviations, Preface, Introduction, Foreword, Conclusion, Appendix: Notes on the Social Classification of the biographies, Bibliography, Index,”,”MRSx-020-FL”
“LANE David”,”L’ombra del potere.”,”David Lane è corrispondente dall’Italia dell’Economist dal 1994 ed è stato coautore degli speciali su Silvio Berlusconi. Ingegnere elettrico è stato ufficiale di carriera nella Marina militare britannica, professore di Ricerca operativa presso il Polytechnic of Central London. Vive in Italia da trant’anni.”,”ITAP-026-FV”
“LANE Fintan”,”The Origins of Modern Irish Socialism, 1881-1896.”,”Fintan Lane è stato ricercatore presso il Munster Literature Centre in Cork Marx e la Prima internazionale in Irlanda (pag 19-27)”,”MIRx-006″
“LANFRANCHI Ferruccio”,”La resa degli Ottocentomila. Con le memorie autografe del barone Luigi Parrilli.”,”Foto dei tedeschi in fuga che depongono le armi a Chiasso (pag 224) Foto Maresciallo Graziani catturato dai partigiani (pag 225) Gli ultimi giorni. Lo spettro di Hitler al Quartier Generale. Il racconto di Karl Wolff, generale delle SS in Italia. “”[Wolff] raccontò, animandosi man mano, le sue avventure. Dopo un viaggio aereo insidiatissimo dalla caccia nemica era atterrato a Proga, proseguendo poi in automobile sino a Berlino, dove era giunto alle 22 del 16 aprile [1945]. Himmler gli diede udienza soltanto alle 14 del giorno dopo e il colloquio, totla solo qualche interruzione per rifocillarsi, si prolungò per dodici ore. La prima fase, protattasi dalle 14 alle 18, fu, per così dire, di carattere intimo. Wolff aveva trovato Himmler fisicamente e moralmente depresso. (…) Il Reichsfueher aveva sempre conisderato Wolff come una sua creatura, e conservava per lui una certa predilezione. Cominciò ad accusarlo di ingratitudine, rimproverandogli una “”indipendenza di iniziativa”” sconveniente verso chi aveva sempre riposto fiducia in lui. Quindi gli mosse una serie di contestazioni, dal tenore delle quali peraltro Wolff capì che le informazioni che si possedevano sul suo conto erano incomplete e soprattutto imprecise. (…) Ed allora da accusato si trasformò in accusatore, attribuendo alla sordida gelosia di Kaltenbrunner la campagna di calunnie condotta contro di lui e addebitandogli la responsabilità di compromettere, con le sue manovre subdole, l’unica via di salvezza che restava alla Germania: una intesa con gli anglo-americani. Esausto, incapace di sostenere più oltre la discussione, Himmler aveva fatto chiamare Kaltenbrunner, il quale aveva raccolto in un voluminoso ‘dossier’ le ‘prove’ del tradimento di [Obergruppenfüher] Wolff. Fra i due avversari si svolse, presente il Reichsfuehrer, un serrato duello oratorio. Wolff non si lasciò intimidire dalle “”documentazioni”” di Kaltenbrunner, traendo anzi pretesto dalle numerose e sostanziali lacune per infirmarne la consistenza. Tra l’altro, Kaltenbrunner rimproverò Wolff di essere in combutta con il cardinale Schuster, per patteggiare con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nulla di più falso; il generale non aveva mai parlato con l’Arcivescovo di Milano, né tanto meno aveva coltivato rapporti con il CLNAI. Di vero c’era soltanto l’autorizzazione data ad un subalterno, il colonnello Rauff, di mantenersi a contatto col Cardinale – che effettivamente si agitava, e da parecchi mesi, per favorire un “”modus vivendi”” fra partigiani e nazifascisti, in previsione di una ritirata tedesca dall’Italia – allo scopo di essere tempestivamente informati sulle sue mosse. Non migliore fortuna ebbe Kaltenbrunner quando accusò Wolff di aver annunciato, in una radiocomunicazione rivolta agli Alleati, la conclusione di un armistizio nel termine di cinque giorni. Accusa grottesca (…). Il generale, fra una coppa e l’altra di spumante, continuò il suo appassionante racconto, che noi seguivamo attentissimi: «Mi trovai al cospetto non di un uomo, ma di uno spettro. Affranto dalla stanchezza, ridotto a uno scheletro, Hitler stava coricandosi. Dimostrò scarso interesse alla visita e ci ordinò di tornare nel pomeriggio, alle diciasette». La dilazione servì a Wolff per coordinare le idee e ritemprare le energie. Quando si ripresentò, affiancato da Kaltenbrunner, che lo guardava come un falco da preda, non trovò il Fuehrer in veste di giudice, come si attendeva; trovò un essere allucinato, ai margini della follia. «Mio Fueher», esordì, «ancora due mesi fa, in febbraio, voi mi diceste di saggiare l’opinione degli anglo-americani …». Hitler lo fermò con un gesto stanco della mano, né permise a Kaltenbrunner di sviluppare le sue accuse. Neppure l’ombra del sospetto che Wolff potesse tradire sfiorò la mente del Fuehrer. Egli parve anzi ingnorare il motivo che aveva guidato a lui i due gerarchi e si abbandonò ad una delle sue prolisse concioni. Nel suo monologo da esaltato, tratteggiò un panorama della situazione, come lui la vedeva, diffondendosi in particolari tecnici sulla condotta della guerra. Bisognava sospendere ogni trattativa con gli Alleati e tenere il fronte italiano ancora due mesi: entro questo periodo, le nuove armi di fabbricazione sarebbero state pronte e le sorti della guerra sarebbero cambiate: «Noi dobbiamo unicamente preoccuparci di guadagnar tempo», precisò Wolff, ripetendo testualmente le dichiarazioni di Hitler: «appena disporremo delle nuove armi, la frattura fra gli anglo-americani e i russi sarà inevitabile, ed allora io accetterò le proposte migliori, ‘da qualsiasi parte verranno’» Il Fuehrer concluse la sua arringa affermando che, terminata la guerra, egli avrebbe finalmente potuto realizzare un suo antico sogno: quello di ritirarsi a vita privata, ‘per influire da una certa distanza sul destino del popolo tedesco’. Il generale Wolff concluse il suo racconto dichiarando di aver riportato dal colloquio col Fuehrer l’impressione che egli fosse in uno stato di “”trance”” e non si rendesse affatto conto della tragicità della situazione: stava andando ad occhi chiusi verso l’abisso. Furono quelle, probabilmente, le ultime “”direttive”” impartite da Hitler ai suoi fidi, o che riteneva ancora tali. Non risulta che, prima della catastrofe, egli abbia avuto occasione di dettare altri programmi”” (pag 249-251)”,”QMIS-018-FGB”
“LANFRANCHI Ferruccio”,”La resa degli Ottocentomila. Con le memorie autografe del barone Luigi Parrilli.”,”Foto dei tedeschi in fuga che depongono le armi a Chiasso (pag 224) Foto Maresciallo Graziani catturato dai partigiani (pag 225) Gli ultimi giorni. Lo spettro di Hitler al Quartier Generale. Il racconto di Karl Wolff, generale delle SS in Italia. “”[Wolff] raccontò, animandosi man mano, le sue avventure. Dopo un viaggio aereo insidiatissimo dalla caccia nemica era atterrato a Proga, proseguendo poi in automobile sino a Berlino, dove era giunto alle 22 del 16 aprile [1945]. Himmler gli diede udienza soltanto alle 14 del giorno dopo e il colloquio, totla solo qualche interruzione per rifocillarsi, si prolungò per dodici ore. La prima fase, protattasi dalle 14 alle 18, fu, per così dire, di carattere intimo. Wolff aveva trovato Himmler fisicamente e moralmente depresso. (…) Il Reichsfueher aveva sempre conisderato Wolff come una sua creatura, e conservava per lui una certa predilezione. Cominciò ad accusarlo di ingratitudine, rimproverandogli una “”indipendenza di iniziativa”” sconveniente verso chi aveva sempre riposto fiducia in lui. Quindi gli mosse una serie di contestazioni, dal tenore delle quali peraltro Wolff capì che le informazioni che si possedevano sul suo conto erano incomplete e soprattutto imprecise. (…) Ed allora da accusato si trasformò in accusatore, attribuendo alla sordida gelosia di Kaltenbrunner la campagna di calunnie condotta contro di lui e addebitandogli la responsabilità di compromettere, con le sue manovre subdole, l’unica via di salvezza che restava alla Germania: una intesa con gli anglo-americani. Esausto, incapace di sostenere più oltre la discussione, Himmler aveva fatto chiamare Kaltenbrunner, il quale aveva raccolto in un voluminoso ‘dossier’ le ‘prove’ del tradimento di [Obergruppenfüher] Wolff. Fra i due avversari si svolse, presente il Reichsfuehrer, un serrato duello oratorio. Wolff non si lasciò intimidire dalle “”documentazioni”” di Kaltenbrunner, traendo anzi pretesto dalle numerose e sostanziali lacune per infirmarne la consistenza. Tra l’altro, Kaltenbrunner rimproverò Wolff di essere in combutta con il cardinale Schuster, per patteggiare con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nulla di più falso; il generale non aveva mai parlato con l’Arcivescovo di Milano, né tanto meno aveva coltivato rapporti con il CLNAI. Di vero c’era soltanto l’autorizzazione data ad un subalterno, il colonnello Rauff, di mantenersi a contatto col Cardinale – che effettivamente si agitava, e da parecchi mesi, per favorire un “”modus vivendi”” fra partigiani e nazifascisti, in previsione di una ritirata tedesca dall’Italia – allo scopo di essere tempestivamente informati sulle sue mosse. Non migliore fortuna ebbe Kaltenbrunner quando accusò Wolff di aver annunciato, in una radiocomunicazione rivolta agli Alleati, la conclusione di un armistizio nel termine di cinque giorni. Accusa grottesca (…). Il generale, fra una coppa e l’altra di spumante, continuò il suo appassionante racconto, che noi seguivamo attentissimi: «Mi trovai al cospetto non di un uomo, ma di uno spettro. Affranto dalla stanchezza, ridotto a uno scheletro, Hitler stava coricandosi. Dimostrò scarso interesse alla visita e ci ordinò di tornare nel pomeriggio, alle diciasette». La dilazione servì a Wolff per coordinare le idee e ritemprare le energie. Quando si ripresentò, affiancato da Kaltenbrunner, che lo guardava come un falco da preda, non trovò il Fuehrer in veste di giudice, come si attendeva; trovò un essere allucinato, ai margini della follia. «Mio Fueher», esordì, «ancora due mesi fa, in febbraio, voi mi diceste di saggiare l’opinione degli anglo-americani …». Hitler lo fermò con un gesto stanco della mano, né permise a Kaltenbrunner di sviluppare le sue accuse. Neppure l’ombra del sospetto che Wolff potesse tradire sfiorò la mente del Fuehrer. Egli parve anzi ingnorare il motivo che aveva guidato a lui i due gerarchi e si abbandonò ad una delle sue prolisse concioni. Nel suo monologo da esaltato, tratteggiò un panorama della situazione, come lui la vedeva, diffondendosi in particolari tecnici sulla condotta della guerra. Bisognava sospendere ogni trattativa con gli Alleati e tenere il fronte italiano ancora due mesi: entro questo periodo, le nuove armi di fabbricazione sarebbero state pronte e le sorti della guerra sarebbero cambiate: «Noi dobbiamo unicamente preoccuparci di guadagnar tempo», precisò Wolff, ripetendo testualmente le dichiarazioni di Hitler: «appena disporremo delle nuove armi, la frattura fra gli anglo-americani e i russi sarà inevitabile, ed allora io accetterò le proposte migliori, ‘da qualsiasi parte verranno’» Il Fuehrer concluse la sua arringa affermando che, terminata la guerra, egli avrebbe finalmente potuto realizzare un suo antico sogno: quello di ritirarsi a vita privata, ‘per influire da una certa distanza sul destino del popolo tedesco’. Il generale Wolff concluse il suo racconto dichiarando di aver riportato dal colloquio col Fuehrer l’impressione che egli fosse in uno stato di “”trance”” e non si rendesse affatto conto della tragicità della situazione: stava andando ad occhi chiusi verso l’abisso. Furono quelle, probabilmente, le ultime “”direttive”” impartite da Hitler ai suoi fidi, o che riteneva ancora tali. Non risulta che, prima della catastrofe, egli abbia avuto occasione di dettare altri programmi”” (pag 249-251)”,”RAIx-019-FV”
“LANG David Marshall”,”The First Russian Radical. Alexander Radishchev. 1749 – 1802.”,”RADISCEV, scrittore russo (presso Mosca 1749-San Pietroburgo 1802). Di origine nobile, studiò lungamente a Lipsia dove subì l’influenza degli scritti di Voltaire, Diderot e Rousseau e l’attrazione del radicalismo politico francese con le sue idee sociali. Un enorme successo ebbe il suo libro ‘Viaggio da Pietroburgo’ a Mosca (1790), immediatamente sequestrato dalla censura per i suoi violenti attacchi all’istituto della servitù della gleba e alla società russa in generale. Condannato alla deportazione in Siberia, poté rientrare a Pietroburgo solo dopo dieci anni di esilio. Una profonda crisi depressiva lo condusse al suicidio. La pubblicazione dei suoi scritti restò proibita in Russia fino alla rivoluzione del 1905, ma la sua opera principale circolava comunque in copie manoscritte. Considerato dalla intelligencija russa come il suo primo esponente, R. fu anche autore del breve romanzo autobiografico La vita di F. V. Usakov (1787), di scritti storico-sociali e di alcune odi, tra cui Alla libertà (1783). (GE20)”,”RUSx-029″
“LANGE Oskar”,”Economia politica Parte II.”,”””L’ automazione della guida e della regolazione della attività delle macchine non è cosa nuova. Essa è il diretto seguito della meccanizzazione, cooè della sostituzione dell’ uso diretto da parte dell’ uomo degli strumenti di lavoro con un meccanismo accoppiante l’ attività di numerosi strumetni, che vengono a costituire una macchina. Per questo già nel Medioevo lo sviluppo di meccanismi ad orologeria si ricollega all’ automazione di varie altre attività. Come risultato furono costruiti molti complicati meccanismi con guida e regolazione automatica (…)””. (pag 20) “”Oltre all’ automazione dell’ attività delle varie macchine si ha anche automazione della coordinazione di un insieme di macchine o di una intera fabbrica. “”Tuttavia un vero e proprio ‘sistema di macchine’ – dice Marx – subentra alla ‘singola macchina indipendente’ solo laddove l’ oggetto del lavoro percorre una serie continua di processi graduali differenti, eseguiti da una catena di macchine utensili ‘eterogenee’, ma integrantisi reciprocamente””. E in seguito: “”Ogni macchina parziale fornisce la materia prima alla prima macchina che segue nella serie; e poiché operano tutte contemporaneamente, il prodotto si trova sempre nei diversi gradi del suo processo di formazione, come è costantemente in transizione da una fase all’ altra della produzione””. Il risultato, è che, come Marx immaginificamente ci dice, “”quivi alla singola macchina subentra un mostro meccanico, che riempie del suo corpo interi edifici di fabbriche, e la cui forza demoniaca, dapprima nascosta dal movimento quasi solennemente misurato delle sue membra gigantesche, esplode poi nella folle e febbrile danza turbinosa dei suoi innumerovoli organi di lavoro in senso proprio””(1)””. (pag 21) (1) Marx, Il capitale”,”ECOT-116″
“LANGE Jürgen”,”Die Schlacht bei Pelkum im März 1920. Legenden und Dokumente. (La battaglia di Pelkum, marzo 1920)”,”Liste der bei den Kämpfen am 1. April 1920 erschossenen Rotarmisten (pag 175) (le vittime operaie delle formazioni rosse in gran parte minatori)”,”MGER-110″
“LANGE Oscar”,”Teoria marxista, economia politica e socialismo. Scritti di economia e sociologia. I.”,”””Engels espresse più chiaramente questa idea dell’ordine di sviluppo delle strutture sociali su scala mondiale in una lettera a Kautsky del 1882: “”Secondo il mio parere, le colonie propriamente dette, cioè i paesi occupati dalla popolazione europea – Canada, il Capo, l’Australia – diventeranno tutte indipendenti; d’altra parte quei paesi abitati dalla popolazione indigena che sono semplicemente sottomessi – India, Algeria, i possedimenti olandesi, portoghesi e spagnoli – devono per quel periodo essere conquistati dal proletariato e portati il più rapidamente possibile verso l’indipendenza. Come si svilupperà questo processo è difficile dire””. Engels continua: “”Una volta che l’Europa e il Nord America siano riorganizzati, formeranno un potere così colossale e forniranno un tale esempio, che i paesi semicivilizzati seguiranno spontaneamente il nostro esempio. I fabbisogni economici ne saranno i soli responsabili. Ma sulle fasi politiche e sociali attraverso cui questi paesi dovranno passare prime di arrivare all’organizzazione socialista, ritengo che oggi possiamo avanzare solo delle ipotesi vuote. E’ certa solamente una cosa: il proletariato vittorioso non può imporre nessuna benedizione di nessun genere a nessuna nazione straniera senza minare ciò facendo la propria vittoria”” (Marx Engels, Selected Works, vol. 2, Lawrence e Wishart, p. 665-666, Londra, 1942). Questa era l’opinione di Marx ed Engels.”” (pag 64-65) [Oscar Lange, Teoria marxista, economia politica e socialismo. Scritti di economia e sociologia. I., 1975]”,”ECOT-010-FPA”
“LANGE Oskar TAYLOR Fred M.”,”Sobre la teoría económica del socialismo.”,”In appendice: ‘La asignación de recursos bajo el socialismo, en la literatura marxista’ ‘Allocazione delle risorse sotto il socialismo nella letteratura marxista’ (cita lettera di Marx a Kugelmann del 1888)”,”ECOT-261″
“LANGENDORF Jean-Jacques”,”Faire la guerre: Antoine-Henri Jomini. Volume 1. Chronique, Situation, Caractere.”,”LANGENDORF Jean-Jacques ha consacrato varie oper al pensiero militare tedesco, svizzero e austriaco del XIX secolo. E’ maitre de recherches all’ Institut de strategie comparée de Paris, e D di studi all’ EHESS, e Presidente dell’ Institut de tactique comparée di Vienne. JOMINI considerava SHERMAN uno dei migliori generali del Nord (pag 286) 21 settembre 1857 “”De Ryde, Friedrich Engels à Karl Marx à Londres: “”Je ne me souviens pas d’ une action particulierement importante de B(ernadotte) à cette occasion (Austerlitz), et je ne trouve rien dans Jomini”””,”QMIx-106″
“LANGER Walter L.”,”Psicanalisi di Hitler. Rapporto segreto sul tempo di guerra.”,”Questo documento segreto, uno studio psicoanalitico, fu redatto nel 1943 per incarico del servizio informazioni statunitense. LANGER per psicnanalizzare HITLER studiò migliaia di documenti, discorsi, dichiarazioni, interrogò persone in America che l’ avevano conosciuto. W.L. LANGER fu uno dei maggiori psicoanalisti americani. Era di origine austriaca. Esercitò la professione a Vienna fino 1938 quando emigrò negli USA. “”Scrive (Francois-Poncet): Le persone che lo circondano sono le prime ad ammettere che egli si ritiene ormai infallibile e invincibile. Ciò spiega come non possa più tollerare né una critica né la minima contraddizione. Contraddirlo rappresenta ai suoi occhi un delitto di “”lesa maestà””; un accenno di opposizione ai suoi piani, da qualsiasi parte gli venga, assume il valore di un sacrilegio irrimediabile, cui la sola risposta possibile deve essere un’ immediata e sensazionale dimostrazione della sua onnipotenza””. (pag 248)”,”GERN-087″
“LANGER William L.”,”La diplomazia dell’ imperialismo (1890-1902). Volume I. (Tit.orig.: The Diplomacy of Imperialism)”,”””Quello che ci interessa qui è piuttosto l’ impressione prodotta in Europa dagli eventi di Costantinopoli e la politica dei Governi europei nella successiva crisi. Le notizie giunte dalla capitale turca fecero rabbrividire d’ orrore tutta l’ Europa occidentale. Per un momento i sentimenti umani e religiosi sopraffecero ogni considerazione politica. L’ imperatore Guglielmo, che tanto spesso era stato accusato di avere una particolare simpatia per il “”Grande assassino””, espresse la propria immediata reazione cone le seguenti parole: “”Il Sultano deve essere deposto””. Il linguaggio con cui l’ ambasciatore di Germania ammonì il Sultano sulle conseguenze della sua azione non era ancora abbastanza forte per l’ Imperatore. Con tutta probabilità Lavisse ha ragione quando esprime un’ idea largamente diffusa a quell’ epoca, e cioè che se, subito dopo il massacro, una qualunque Potenza europea avesse mandato le proprie navi attraverso i Dardanelli per fare un’ azione dimostrativa a Yildiz Kiosk, il Sultano sarebbe stato rovesciato da una rivoluzione e l’ Europa, ben lungi dall’ opporsi a simile iniziativa singola, l’ avrebbe applaudita””. (pag 525)”,”RAIx-169″
“LANGER William L.”,”La diplomazia dell’ imperialismo (1890-1902). Volume II. (Tit.orig.: The Diplomacy of Imperialism)”,”””Da parte tedesca non vi era un maggiore entusiasmo popolare nei confronti degl’ inglesi. Molti giornali influenti (…) parlavano in tono favorevole delle allusioni fatte da Balfour alla comunanza degl’ interessi inglesi e tedeschi nell’ Estremo Oriente, ed esprimevano il desiderio che si verificasse un miglioramento nei rapporti tra i due paesi. D’altro canto respingevano tutti l’ idea di assumere un atteggiamento ostile verso la Russia e affermavano che l’ Inghilterra doveva trattare con la Germania da pari a pari, cioè pagare il giusto prezzo.”” (pag 145) “”L’ addetto militare (russo, ndr) a Tokio riferiva che ci sarebbero voluti molti anni, forse centinaia d’ anni, prima che l’ esercito giapponese potesse acquistare quella base morale su cui poggiava l’ organizzazione degli eserciti europei e prima che potesse affrontare su un piede di parità il più debole esercito europeo. Un buon reggimento di cavalleria, dotato di artiglieria, secondo lui, poteva riportare una vittoria decisiva contro tutto l’ esercito nipponico, purché agisse prontamente ed energicamente. “”Un esercito di lattanti”” fu il verdetto del generale Ivanov dopo aver studiato le forze giapponesi. “”Da non confrontarsi con nessuno dei grandi eserciti europei, e tanto meno con quello russo”” affermava il generale Jilinski””. (pag 535) “”Ora sorge un problema: fino a che punto erano a conoscenza di questi negoziati le altre Potenze e specialmente l’ Inghilterra e il Giappone? La politica russa, influì in qualche modo sulle discussioni relative al progetto di un’ alleanza anglo-giapponese? Non è facile dare una risposta. (…)””. (pag 541)”,”RAIx-170″
“LANGER William L. a cura”,”Enciclopedia della storia universale.”,”Collaborazione di John K. FAIRBANK Edwin O. REISCHAUER William THOMSON Halil INALCIK e altri.”,”STOU-071″
“LANGER Susanne K.”,”An Introduction to Symbolic Logic.”,”Preface to the First Edition, Preface to the Second Edition, Appendix: A. Symbolic Logic and the Logic of the Syllogism, B. Proofs of Theorems, C. The Construction and Use of Truth-Tables, Suggestions for Further Study, Index,”,”SCIx-166-FL”
“LANNA Luciano ROSSI Filippo”,”Fascisti immaginari. Tutto quello che c’è da sapere sulla destra.”,”LANNA Luciano laureato in filosofia giornalista professionista dal 1992 è caporedattore del bimestrale Ideazione. ROSSI Filippo giornalista parlamentare professionista dal 1996 è stato caporedattore del settimanale L’Italia. E’ responsabile delle news di Radio 101 network. “”In questo clima, nei primi anni ’70, la casa editrice Savelli mandava in stampa ‘In caso di golpe’, un “”manuale teorico-pratico per il cittadino di resistenza totale e di guerra di popolo, di guerriglia e di controguerriglia””, curato da Stella Rossa, con un sottotitolo davvero significativo: “”Quello che i golpisti sanno già e che ogni democratico dovrebbe sapere””. “”Ci sarà un golpe fascista?””, si chiedevano gli autori del “”manuale””. Aggiungendo: “”Come comportarsi in questo caso? La lotta di classe evolve verso lo scontro armato? Che fare?””. E da allora quella parola spagnola ‘golpe’ – letteralmente “”colpo””, sottinteso ‘de Estado’, “”di Stato”” – diventava di uso corrente per evocare anche in Italia il possibile ricorso a quella “”soluzione militare”” tipica delle Repubbliche sudamericane. “”Negli anni ’60 – ha detto Rauti – io stesso sono stato coinvolto in rapporti con i militari contribuendo a stilare l’opuscolo “”Le mani rosse sulle forze armate””, commissionato dal generale Giuseppe Aloja. Io lo vedevo come un tentativo di ideologizzare l’esercito.”” (pag …) Stessa pagina: “”Franco era un uomo dell’Opus Dei (…)”””,”ITAP-139″
“LANNES Xavier ADLER-BRESSE Marcelle”,”Les conséquences démographiques de la Seconde guerre mondiale en Europe.”,”La sottonatalità in Europa dovuta alla guerra. ‘Le popolazioni dei paesi coinvolti nella guerra hanno subito alcune perturbazioni nel loro movimento naturale: la natalità è calata un po’ dappertutto, in proporzioni più o meno forti, mentre la mortalità «normale» è aumentata. La caduta della natalità è stata però, nell’insieme, molto meno sensibile rispetto alla guerra precedente. In un certo numero di paesi, la guerra ha colpito in modo leggero una natalità in piena ripresa; la maggior parte delle nascite differite dagli avvenimenti sono state «recuperate», sovente a breve termine. Altri paesi sono stati colpiti in misura più seria: sia perché le perdite di guerra hanno ridotto fortemente il numero delle coppie fertili, sia perché i fattori economici o psicologici hanno prolungato, ben al di là della fine delle ostilità, l’effetto depressivo della guerra e il recupero delle nascite differite è stato incompleto. La Finlandia, la Danimarca, la Norvegia, il Regno Unito, i Paesi Bassi, il Belgio e la Francia entrano nella prima categoria, mentre la Cecoslovacchia e la Bulgaria; la Germania, l’Austria, l’Italia, la Jugoslavia, la Grecia, la Romania, la Polonia e, in minor grado, l’Ungheria, nella seconda’ (pag 8)”,”QMIS-044-FGB”
“LANNUTTI Giancarlo”,”Iran e Iraq. Guida storico-politica.”,”LANNUTTI (Roma, 1951), giornalista all”Avanti’, a ‘Mondo nuovo’, di cui è stato D e all’Unità, dove è stato capo servizi esteri, per molti anni è stato inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato: ‘Enciclopedia del Medio Oriente’ (1979), ‘Palestina e Libano’ (1991), ‘Israele e Palestina. Due popoli, due stati’ (1994), ‘Guida ai paesi del Medioriente’ (1997), ‘Guida ai paesi del Maghreb’ (1997).”,”VIOx-052″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Guida storico-politica. Iran e Iraq.”,”LANNUTTI (Roma, 1951), giornalista all”Avanti’, a ‘Mondo nuovo’, di cui è stato D e all’Unità, dove è stato capo servizi esteri, per molti anni è stato inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato: ‘Enciclopedia del Medio Oriente’ (1979), ‘Palestina e Libano’ (1991), ‘Israele e Palestina. Due popoli, due stati’ (1994), ‘Guida ai paesi del Medioriente’ (1997), ‘Guida ai paesi del Maghreb’ (1997).”,”VIOx-034″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Breve storia dell’ Iraq. Dalle origini ad oggi.”,”Giancarlo LANNUTTI (1931) giornalista all’ Avanti!, a Mondo Nuovo di cui è stato direttore, e all’ Unità dove è stato capo servizio esteri e per molti anni inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). “”Nelle intenzioni (o nelle illusioni) di Saddam Hussein si sarebbe dovuto trattare di una guerra lampo, da risolvere in qualche settimana, se non addirittura in pochi giorni. Il già potente esercito iraniano era infatti stato scompaginato dalla rivoluzione, molti dei suoi ufficiali – soprattutto nelle armi più tecnologiche, come l’ aviazione e le forze corazzate – si erano formati nelle scuole americane ed erano stati perciò allonanati o messi in galera; quanto ai Pasdaran (Guardiani della rivoluzione) si riteneva che fossero validi come strumento di repressione interna ma non come unità di combattenti. Il calcolo di Saddam si rivelò invece clamorosamente sbagliato (come del resto accadrà dieci anni dopo con l’ invasione del Kuwait). (pag 54)”,”VIOx-110″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Storia della Palestina.”,”LANNUTTI Giancarlo (1931) giornalista all’ Avanti, a Mondo Nuovo di cui è stato direttore, all’ Unità, dove è stato capo servizio esteri, e per molti anni inviato in Medio Oriente, ha collaborato poi con Liberazione. Ha pubblicato: ‘Encicolopedia del Medio Oriente’, ‘Palestina e Libano’, ‘Israele e Palestina. Due popoli due stati’, ‘Guida ai paesi del Medio oriente’, Guida ai paesi del Maghreb’, Guida Iran e Iraq’, ‘Guida Yemen e Arabia Saudita’. “”Il sorgere di campi alla periferia della capitale – Sabra, Chatila, Burj el Barajneh, nomi che diventeranno tristemente famosi – o addirittura nel cuore stesso della Beirut cristiana – come Tall l Zaatar – fu incoraggiato dalla borghesia libanese, per lo più cristiana ma comunque anche musulmana, proprio per questo, per sfruttarne la mano d’ opera e “”mettere in riga”” i lavoratori locali ai quali i comunisti, i socialisti e altri gruppi progressisti predicavano idee di eguaglianza e di riscatto. Come per una nemesi storica, la classe dirigente cristiano-maronita pagherà poi un caro prezzo per questo suo anche troppo disinvolto cinismo””. (pag 62) “”E così che a metà degli anni ’70, quando i campi ospitavano non meno di 350 mila profugh ai quali si erano aggiunti migliaia di combattenti e quadri delle diverse organizzazioni provenienti dalla Giordania, l’ Olp era diventata una sorta di Stato nello Stato. Un quartiere di Beirut, quello di Fakani accanto all’ Università araba, era di fatto sotto il controllo palestinese, e si saldava geograficamente ai campi della periferia sud; ma un po’ dovunque in città c’erano sedi e residenze vigilate e protette da uomini in armi””. (pag 63)”,”VIOx-150″
“LANNUTTI Elio FRACASSI Franco”,”Morte dei Paschi. Dal suicidio di David Rossi ai risparmiatori truffati”,”Franco Fracassi è giornalista e fotografo. Da 25 anni realizza inchieste sui ministeri più importanti italiani e internazionali, legati a mafia, terrorismo e corruzione. Come inviato ha raccontato molti dei principali eventi a partire dalla caduta del muro di Berlino. Per 16 anni è stato inviato di guerra in Croazia, Bosnia, Kosovo, Angola, Iraq e Afghanistan. Elio Lannutti, giornalista e scrittor, fondatore di Adusbef (Associazione consumatori specializzata in banca e finanza) eletto al Senato nel 2008 come indipendente (lista Di Pietro Idv). Ha condotto inchieste e scritto articoli per vari giornali. Ha pubblicato: ‘I furbetti del quartierino’ con Michele Gambino (Editori Riuniti, 2005) e ‘La Repubblica delle Banche’ Arianna editrice, 2008.”,”ECOG-081″
“LANOUX Armand”,”Une histoire de la Commune de Paris. I. La polka des canons.”,”Esemplare numerato LANOUX Armand dell’ Academie Goncourt. Il Marx della Comune. “”L’ Internazionale consigliava la ragione in tutti gli organismi in cui sono presenti i suoi militanti (…) Riformismo? Solo valutazione della debolezza, piuttosto. Nel febbraio 1871, Marx si muoveva nella stessa direzione e ricordava che sarebbe stato pericoloso ‘impegnarsi in un’azione insurrezionale prematura fino a che lo sforzo di organizzazione della classe operaia non fosse stato compiuto’. I blanquisti e gli anarchici risposero attaccando Marx, l’ ispiratore di questo “”disfattismo””: “”Il Prussiano Karl Marx vola in soccorso del Prussiano Bismarck””.”” (pag 500)”,”MFRC-124″
“LANOUX Armand”,”Une histoire de la Commune de Paris. II. Le coq rouge.”,”Esemplare numerato LANOUX Armand dell’ Academie Goncourt. Pag 24 (inserto). La repressione della Comune: cadaveri di comunardi fucilati. Quattro ragioni per non marciare su Versailles (da pag 25) Morte di un generale operaio (Il versagliese Vinoy fa fucilare Duval) (pag 152) Avvertimenti di Marx alla Comune. I consigli militari. Marx suggerisce la ritirata ordinata. “”Da molte settimane, la Comune era stata avvertita da Karl Marx dell’ esistenza di un accordo segreto tra Bismarck e Thiers. Marx utilizza spesso i servizi di un commerciante tedesco che viaggia tutto l’anno tra Londra e Parigi. E’ per questa via che trasmette, a Parigi, il suo messaggio del 13, a Frankel e a Varlin: “”La Comune sembra perdere troppo tempo con bagatelle e litigi personali. (…) I prussiani non consegnano i forti nelle mani dei versagliesi, ma, dopo la conclusione definitiva della pace, ‘essi permettono al governo di circondare Parigi con i suoi soldati…’. Consiglia alla Comune di fortificare Montmartre sul suo fronte prussiano, cosa che non sarà fatta, e la invita a spedire a Londra gli archivi e le carte compromettenti. Marx suggerisce così discretamente la ritirata da una guerra nei confronti della quale manifesta la sua ammirazione ma di cui non crede possibile la vittoria.”” (pag 343) I provvedimenti della Comune (pag 550)”,”MFRC-125″
“LANSFORD Willam D.”,”Pancho Villa.”,”Pancho Villa non si interessava dei piccoli intrighi di corte che si stavano rapidamente sviluppando al quartier generale del primo esercito rivoluzionario a Guerrero. Si faceva molto parlare e si agiva poco. Si passavano notti e giorni a bere, a discutere e a fare piani grandiosi di attaccare questa o quella città. A Villa sembrava uno spreco di tempo dedicare tanta energia a semplici congetture e a formulare elaborati, quando erano negativi, messaggi a Francisco Madero (il cui governo provvisorio era ancora a El Paso nel Texas) invece di far qualcosa per far tornare Madero nel Messico e per prendere il potere”” (pag 40) [Il peon impara, 1910]”,”AMLx-186″
“LANTERNARI Vittorio”,”L’ “”incivilimento dei barbari””. Identità, migrazioni e neo-razzismo.”,”LANTERNARI Vittorio (1918) professore emerito già ordinario di Etnologia, ha insegnato all’ Università di Bari e a La Sapienza di Roma. Ha svolto ricerche sul terreno in Ghana (Dei, profeti, contadini. Incontri nel Ghana, Napoli 1988), altre ricerche su feste religiose popolari nelnostro Sud e sui nuovi movimenti religiosi in Italia (Crisi e ricerca d’ identità, Napoli, 1978). La sua opera più nota a livello internazionale è ‘Movimenti religiosi di libertà e salvezza dei popoli oppressi’ (Milano, 1960).”,”PVSx-008″
“LANTERNARI Vittorio”,”Antropologia e imperialismo e altri saggi.”,”LANTERNARI Vittorio (1918) insegna etnologia nell’ Università di Roma. I suoi lavori principali: ‘La grande festa: storia del capodanno nelle civiltà primitive’ (Il saggiatore, Milano) , ‘Occidente e Terzo Mondo’ (1967) e altro. “”Per venire a tempi moderni e più presso a noi, il movimento di Davide Lazzaretti, tra i contadini e paesani del monte Amiata, può paragonarsi ai precedenti. “”Nell’aprile 1868 una serie di visioni, precedute e seguite da febbri violentissime, scossero (Davide) profondamente, inducendolo a dedicarsi totalmente a severissime pratiche ascetiche e alla pubblica predicazione.””. Le visioni avute da Lazzaretti, annunciatrici di rivolgimenti apocalittici e di una missione sacrale, indicano che anche in ambiente cattolico l’arcaico valore proprio del sogno sciamanico; magico, iniziatico, si ripete nel sogno mistico, che diventa a sua volta artefice di destino: così come avviene nel caso parallelo ed equivalente del portoricano pentecostale; in ambiente protestante.”” (pag 161)”,”TEOS-152″
“LANTERNARI Vittorio”,”Antropologia e imperialismo e altri saggi.”,”Vittorio Lanternari nato nel 1918, ha insegnato Etnologia nell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi’ (Feltrinelli, Milano, 1960, 1974, tradotto in varie lingue).”,”TEOS-009-FSD”
“LANTOS Ivan”,”La vita di Stalin. Il dittatore che dominò per mezzo secolo la storia dell’ URSS.”,”Lenin, Stalin e il CC del partito bolscevico. “”Per Koba era un momento decisamente favorevole. Nel gennaio del 1912, Lenin riunì a Praga i bolscevichi e un gruppo di seguaci di Plechanov: lo scopo della riunione era quello di comunicare la costituzione in partito della sua fazione o, come dice Isaac Deutscher “”per fare della sua fazione “”il”” partito””. (…) In occasione di quel congresso praghese, Lenin propose (…) Koba come candidato a far parte del comitato centrale. Il nome del candidato georgiano non era così popolare tra i delegati come invece aveva creduto Lenin. (…) Venne invece eletto Sergei Orgionikidze che di Koba era stato uno degli aiutanti e che aveva diviso con lui la cella nella prigione di Baku. L’ elezione di Orgionikidze non fu altro che la conferma della condotta dei delegati: egli infatti era conosciuto in quanto viveva a Parigi dove frequentava la scuola ideologica leninista di Longjumeau. Ma Lenin non si diede per vinto. Aveva deciso che Koba doveva far parte del comitato centrale e così sarebbe stato.”” (pag 99-100) “”Il nuovo comitato centrale era formato da Lenin, Grigorij Zinoviev, Sergei Orgionikidze, Roman Malinovskij (un polacco naturalizzato russo che successivamente si rivelò un agente dell’ Okrana) e Josif Vissarionovic Giugashvili detto Koba, assente giustificato””. (pag 100) “”Esaminati tutti i rapporti sulla Georgia, Lenin, nel marzo del 1923, aveva scritto alcune lettere. Una, indirizzata ai bolscevichi georgiani Budu Mdivani e Philip Macharadze, è d’una eloquenza sconcertante. (…) “”(…) Sono sdegnato della brutalità di Orgionikidze e della disonestà di Stalin e Dzerzhinski””. A Trotsky: “”Caro compagno Trotsky, ti chiedo molto seriamente di assumere la difesa dell’ affare georgiano al comitato centrale del partito. Ora esso viene condotto da Stalin e Dzerzhinski, ma con modalità tali da non permettermi di avere fiducia nella loro imparzialità. Anzi, proprio il contrario! (…). Quanto al comportamento di Stalin nei confronti di Nadezda Costantinova Krupskaia, ecco ciò che Lenin scrisse a Stalin in una “”segretissima personale””: (…)””. (pag 188) Sul suicidio della moglie di Stalin, madre di Svetlana Stalin (autrice di ‘Soltanto un anno’). (pag 214)”,”STAS-053″
“LANUCARA Amedeo”,”Berlinguer segreto. Carriere e lotta interna nel PCI.”,”Dono di Mario Caprini Lotta interna al Pci su ‘caso Seniga’ e ‘caso Secchia’, caso ‘salita al potere’ nel Pci del giovane Berlinguer ‘Retroscena della affermazione del giovane Berlinguer proveniente da una piccola provincia sarda giunto alle soglie del Palazzo attraverso il ruolo del padre ambizioso presso Togliatti, e per le credenziali fornite al giovane Enrico da Stefano Siglienti presidente IMI dal 1946 al 1971, elemento di raccordo tra i circoli finanziari laici legati alla Massoneria e quelli cattolici dipendenti dal Vaticano’ (dalla quarta di copertina)”,”PCIx-514″
“LANUQUE Jean-Guillaume SALLES Jean-Paul”,”Les trotskystes français et le Seconde Guerre mondiale.”,”Gravi errori di linea del PCF in merito alla seconda guerra mondiale: attribuire la responsabilità del conflitto, all’inizio della guerra, ai due paesi Germania nazista e Inghilterra e fare di De Gaulle un agente della finanza inglese. Posizione che mal si acconcia con l’immagine del “”partito dei fucilati”” si si volle dare nell’immediato dopoguerra del PCF. Una posizione dei trotskisti era quella di considerare la Germania “”spina dorsale della rivoluzione europea””, una trasposizione dell’analisi dei bolscevichi negli anni 1919 1923 che individuava la Germania prima potenza industriale del continente e patria del più potente movimento operaio d’Europa. Conseguenza alcuni trotskisti vedevano lo STO (trasferimento degli operai francesi per lavorare in Germania) come la possibilità di andare a lavorare a contatto degli operai tedeschi… Parola d’ordine: “”pace immediata e fraternizzazione”””,”QMIS-199″
“LANZA Aldo”,”Operai e sindacati negli Stati Uniti. Come si organizzano i lavoratori nella società americana.”,”L’A (Cuneo, 1943) insegna in una scuola secondaria superiore. Tra le sue pubblicazioni: ‘Maccartismo’ in P. BAIRATI (a cura), Storia del Nord America, LA NUOVA ITALIA. 1978; ‘L’ideologia dello Stato post-industriale negli USA degli anni ’60’, in ‘Classe’ n° 16, dicembre 1978; ‘Taylorismo, fordismo e il movimento di riorganizzazione industriale negli USA 1890-1920’, in ‘Testi e Contesti’, 2.1979.”,”MUSx-001″
“LANZA Andrea”,”All’abolizione del proletariato! Il discorso del socialista fraternitario, Parigi 1839-1847.”,”LANZA Andrea addottorato in studi politici all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e assegnista di ricerca all’Università del Piemonte Orientale ha pubblicato i suoi contributi su diverse riviste di filosofia politica e storia.”,”SOCU-174″
“LANZA César”,”El agua y lo signos de la razón. Estudio sobre arquitectura hidráulica y so contexto.”,”Tra i molti scienziati citati nel testo: Leonhardt Eurer (Eulero in italiano) Eulero nacque a Basilea figlio di Paul Euler, un pastore protestante, e di Marguerite Brucker. Dopo di lui nacquero due sorelle, Anna Maria e Maria Magdalena. Poco dopo la nascita di Leonhard, la famiglia si trasferì a Riehen, dove Eulero passò la maggior parte dell’infanzia. Paul Euler era amico della famiglia Bernoulli, e di Johann Bernoulli, uno dei più famosi matematici d’Europa, che ebbe molta influenza su Leonhard. Eulero entrò all’Università di Basilea tredicenne e si laureò in filosofia. A quel tempo riceveva anche lezioni di matematica da Johann Bernoulli, che aveva scoperto il suo enorme talento.[2] Il padre di Eulero lo voleva teologo e gli fece studiare il greco e l’ebraico, ma Bernoulli lo convinse che il destino del figlio era la matematica. Così, nel 1726 Eulero completò il dottorato sulla propagazione del suono e, nel 1727, partecipò al Grand Prix dell’Accademia francese delle scienze. Il problema di quell’anno riguardava il miglior modo di disporre gli alberi su una nave. Arrivò secondo subito dopo Pierre Bouguer, oggi riconosciuto come il padre dell’architettura navale. Eulero comunque vinse quel premio ben dodici volte nella sua vita. San Pietroburgo Francobollo emesso in Unione Sovietica nel 1957 per commemorare il 250º anniversario della nascita di Eulero In quegli anni i due figli di Johann Bernoulli, Daniel e Nicolas, lavoravano all’Accademia imperiale delle scienze di San Pietroburgo. Nel 1726 Nicolas morì e Daniel prese la cattedra di matematica e fisica del fratello, lasciando vacante la sua cattedra in medicina. Per questa fece quindi il nome di Eulero, che accettò. Trovò lavoro anche come medico nella marina russa.[3] Eulero arrivò nella capitale russa nel 1727. Poco tempo dopo passò dal dipartimento di medicina a quello di matematica. In quegli anni alloggiò con Daniel Bernoulli con cui avviò un’intensa collaborazione matematica. Grazie alla sua incredibile memoria Eulero imparò facilmente il russo. L’Accademia più che un luogo d’insegnamento era un luogo di ricerca. Pietro il Grande infatti aveva creato l’Accademia per poter annullare il divario scientifico tra la Russia imperiale e l’Occidente. Dopo la morte di Caterina I, che aveva continuato la politica di Pietro, venne al potere Pietro II. Questi, sospettoso degli scienziati stranieri, tagliò i fondi destinati a Eulero e ai suoi colleghi. Nel 1734 il matematico sposò Katharina Gsell, figlia di Georg, un pittore dell’Accademia.[4] La giovane coppia si trasferì in una casa vicino al fiume Neva. Ebbero ben tredici figli, dei quali però solo cinque sopravvissero.[5] Berlino I continui tumulti in Russia avevano stancato Eulero che amava una vita più tranquilla. Gli fu offerto un posto all’Accademia di Berlino da Federico II di Prussia. Eulero accettò e partì per Berlino nel 1741. Visse a Berlino per i successivi 25 anni, e là ebbe anche occasione di conoscere Johann Sebastian Bach. In un quarto di secolo pubblicò ben 380 articoli, oltre che le sue due opere principali l’Introductio in analysin infinitorum, del 1748 e le Institutiones calculi differentialis (1755).[6] In quel periodo Eulero fece anche da tutore alla principessa di Anhalt-Dessau, nipote di Federico. Le scriverà oltre 200 lettere riguardanti le scienze. Furono pubblicate in un libro che vendette moltissimo: Lettere a una principessa tedesca. Il libro, la cui popolarità testimonia una forte capacità divulgatrice di Eulero, fornisce anche molte informazioni sulla sua personalità e sulle sue credenze religiose. Nonostante la sua presenza conferisse un enorme prestigio all’Accademia, Eulero dovette allontanarsi da Berlino per un conflitto con il Re. Quest’ultimo, infatti, lo riteneva troppo poco raffinato per la sua corte che, tra le altre personalità, alloggiava addirittura Voltaire. Eulero era un religioso semplice e un gran lavoratore e aveva idee e gusti molto convenzionali. Tutto l’opposto di Voltaire e questo lo rendeva bersaglio delle battute del filosofo. Oltre che questi contrasti, Federico il Grande di Prussia criticò in un’occasione anche le sue capacità ingegneristiche: «Volevo un getto d’acqua nel mio giardino: Eulero ha calcolato la forza delle ruote necessarie per portare l’acqua in un serbatoio, da dove sarebbe ricaduta, attraverso canali e, infine, sgorgata in Sanssouci. Il mio mulino era stato costruito con criteri geometrici e non poteva portare un sorso d’acqua a più di cinquanta passi dal serbatoio. Vanità delle vanità! Vanità della geometria! [7]» Deterioramento della vista Ritratto di Eulero di Emanuel Handmann, dove si nota la cecità all’occhio destro[8] La vista di Eulero peggiorò molto durante la sua carriera. Dopo aver sofferto di una febbre cerebrale, nel 1735 diventò quasi cieco all’occhio destro. Tra le cause di questa cecità, Eulero annoverò il lavoro scrupoloso di cartografia che effettuò per l’Accademia di San Pietroburgo. La vista di Eulero da quell’occhio peggiorò così tanto durante il suo soggiorno in Germania che Federico II lo soprannominò “”il mio Ciclope””. Successivamente Eulero soffrì di cataratta all’occhio sinistro, e questo lo rese quasi completamente cieco. Nondimeno, il suo stato ebbe scarso effetto sul suo rendimento: compensò la vista con le sue abilità mentali di calcolo e memoria fotografica. Per esempio, Eulero poteva ripetere l’Eneide di Virgilio dall’inizio alla fine senza esitazione e dire la prima e l’ultima riga di ogni pagina dell’edizione in cui l’aveva imparata. Dopo la perdita della vista, Eulero fu aiutato da Nicolaus Fuss, che gli fece da segretario. Ritorno in Russia Tomba di Eulero nel Monastero di Alexander Nevsky In Russia la situazione politica si stabilizzò e Caterina la Grande, salita al potere nel 1766, lo invitò a San Pietroburgo. Egli accettò e ritornò in Russia dove restò fino alla morte. Il suo soggiorno fu inizialmente funestato da un evento tragico: nel 1771, mentre lavorava nel suo studio, per San Pietroburgo si propagò un incendio. Eulero, praticamente cieco, non se ne accorse fino a quando il suo ufficio non fu completamente avvolto dalle fiamme. Fu portato fortunosamente in salvo insieme con gran parte della sua biblioteca, ma tutti i suoi appunti andarono in fumo. Nel 1773 perse la moglie Katharina, dopo quarant’anni di matrimonio. Si risposò tre anni dopo. Il 18 settembre 1783, in una giornata come le altre, in cui discusse del nuovo pianeta Urano appena scoperto, scherzò col nipote e gli fece lezione, fu colto improvvisamente da un’emorragia cerebrale e morì poche ore dopo. Aveva 76 anni. Il suo elogio funebre fu scritto da Nicolaus Fuss e dal filosofo e matematico Marquis de Condorcet, che commentò sinteticamente: (FR) «[…] il cessa de calculer et de vivre.» (IT) «[…] ha cessato di calcolare e di vivere.» Un aneddoto vuole che mentre Eulero si trovava alla corte russa, arrivasse lì Denis Diderot. Il filosofo, che incitava all’ateismo, chiese beffardamente a Eulero se avesse una dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio. Eulero rispose: “”Signore, a + b alla n diviso n = x {a+b {alla n}: diviso (n}}=x quindi Dio esiste!””. Diderot, che (secondo la storia) non capiva la matematica, rimase disorientato e non poté confutare la prova, abbandonando la corte il giorno dopo. L’aneddoto è quasi certamente falso dal momento che Diderot era un matematico capace[24]. (Wikip) Bibll.: Sandro Caparrini e Giorgio Rivieccio. Eulero: dai logaritmi alla meccanica razionale. Collana Grandangolo Scienza, n. 24. Milano, RCS MediaGroup, 2017.”,”SCIx-557″
“LANZA Andrea”,”All’abolizione del proletariato! Il discorso socialista fraternitario, Parigi 1839-1847.”,”Andrea Lanza, addottorato in Studi Politici all’ École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, e assegnista di ricerca all’Università del Piemonte Orientale. Ha pubblicato diversi contributi e si interessa particolarmente a comprendere la democrazia come forma di società nella prima metà dell’Ottocento e sui decenni finali del ‘900. Marx Engels il primo socialismo francese e il socialismo scientifico (pag 14-15) “”La storia di questa storiografia potrebbe essere uno specchio attraverso cui studiare trasformazioni, tensioni, aspirazioni, contraddizioni e sensi di colpa del socialismo francese e, più in generale, del socialismo europeo. Così il socialismo francese «fondato sulla fratellanza e l’unione delle classi» è stato evocato contro il socialismo tedesco della lotta di classe (9); il socialismo dell’organizzazione del lavoro è stato riattivato durante la fase neo-corporativista degli anni Trenta e Quaranta (10), il socialismo critico è stato riesumato come fonte importante di Karl Marx (11); il socialismo della differenza è stato recuperato dopo la liquidazione del marxismo (12). Si tratta di analisi a volte interessanti, talvolta particolarmente fini, ma per la loro prospettiva teleologica, poco interessate a mettere in luce la logica irriducibilmente propria di questo socialismo. Per sottovalutazione della specificità del momento storico intendo, invece, la propensione a vedere nei socialisti repubblicani della Monarchia di luglio nient’altro che l’ultima incarnazione dell’egualitarismo rivoluzionario, la prima espressione confusa di un socialismo scientifico a venire o un momento di formazione del repubblicanesimo francese la cui piena maturità non sarà raggiunta che con la fondazione della Terza repubblica. Il decennio che precede il 1848 diviene così una tappa secondaria in percorsi biografici e politici che hanno il proprio centro e il proprio senso altrove. Per evitare questa tentazione storiografica, in questo lavoro, ho scelto di sviluppare un’analisi che, valorizzando l’unicità del periodo chiave della Monarchia di luglio (13), si preoccupasse innanzitutto di comprendere come le eredità repubblicane e operaie siano state reinterpretate all’interno di un nuovo modo di pensare. Ho così anche cercato di ovviare ai limiti imposti dalla segmentazione degli studi dedicati a particolari correnti politiche o a singoli autori, ponendo invece al centro dell’analisi la rottura, nel modo di pensare la politica e la società, che si realizza trasversalmente nel decennio considerato. Tale rottura è stata messa in evidenza, da Marcel Mauss che, già intorno al 1920, distingue con forza Babeuf e Buonarroti («des égalitaires attardés») dai veri socialisti (Saint-Simon, Sismondi, Louis Blanc, Fourier e la sua scuola, Cabet, Raybaud, Pierre Leroux, gli owenisti e tutte le nuove scuole) (14). Analogamente a Marx, nonostante fossero venute meno le motivazioni tattiche che avevano influito nella classificazione scelta nel ‘Manifesto’, Mauss riunisce però tutte le correnti della prima fase del socialismo sotto l’etichetta di «utopici e critici» nascondendone così un fondamentale elemento. Non solo parti critiche e parti costruttive sono sempre inscindibili, ma anche, e fin da subito, il socialismo si accompagna, e non casualmente, alla volontà di fondare e di affinare una scienza sociale (15) In questo senso, anche nelle sue declinazioni più misticheggianti, non vi è socialismo francese nella prima metà dell’Ottocento che non sia scientifico”” (pag 14-15) [Andrea Lanza, ‘All’abolizione del proletariato! Il discorso socialista fraternitario, Parigi 1839-1847’, Franco Angeli, Milano, 2010] [(9) Cfr. per esempio G. Isambert, ‘Les idées socialistes en France de 1815 à 1848. Le socialisme fondé sur la fraternité et l’union des classe’, Paris, Félix Alcan, 1905; (10) Particolarmente emblematico, ma certo non unico: P. Verlinde, ‘L’oeuvre économique de Louis BLanc’, cit.; (11) Si fa riferimento non solo alle opere più schematiche della scuola marxista (di cui è esemplare R. Garaudy, ‘Les sources françaises du socialisme scientifique’, Paris, Editeurs Reunis, 1949), ma anche e soprattutto a un largo ed eteronegeno spettro di ricerche, talvolta sottili e problematiche. Gian Mario Bravo, presentando quella che è stata a lungo in Italia, e non solo, l’introduzione più conosciuta al primo socialismo, riassume bene la prospettiva: «In tale corpo teorico si presentarono, il più delle volte scisse e non coordinate in un sistema omogeno, tutte quelle motivazioni che Marx ed Engels recepiranno, vaglieranno o esporranno, in modo che appunto verrà detto “scientifico”» (‘Storia del socialismo, 1789-1848. Il pensiero socialista prima di Marx’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 9; (12) Si può pensare, nella forma più fine, alla lettura di Pierre Leroux, avanzata da Miguel Abensour (cfr. per es: ‘Le procès des maîtres réveurs’, Arles, Sulliver, 2000, p. 21); (13) Per una sintesi di tratti maggior del quinto decennio dell’Ottocento e l’ambiguo sentimento di un cambiamento d’epoca, cfr. V. Collina, ‘Le democrazie nella Francia del 1840’, Firenze, D’Anna, 1990; e anche, per la sintesi, J.C. Caron, ‘Le “”tournant”” de 1845 et la prise de conscience de Michelet’, “”Textuel””, 2005, n. 47 (‘Comment lire’ Le Peuple?), pp. 51-65; (14) M. Mauss, ‘Les idées socialistes. Le principe de la nationalisation’ (chapitre inédit de l’ouvrage sur la nation), in Id., ‘Ècrits politiques’, Paris, Fayard, 1997, p. 251 (trad. it. in ‘I fondamenti di un’antropologia storica’, Torino, Einaudi, 1998; (15) Sulla categoria di utopia in riferimento al primo socialismo francese, cfr. M. Larizza Lolli, ‘«Socialisme» et «utopisme»: deux catégories à méditer?. Quelques considérations à partir du cas du saint-simonisme’, in ‘Romantismes et socialismes en Europe, 1800-1848), Actes du Colloque de Lille (1987), Paris Didier Érudition, 1988, pp. 137-150]”,”SOCU-021-FMB”
“LANZARDO Liliana”,”Classe operaia e partito comunista alla Fiat. La strategia della collaborazione: 1945-1949.”,”””Nell’ analisi condotta dal PCI, i primi otto mesi del dopoguerra vengono considerati come momento di “”dualismo di potere””, poiché i proprietari sono allontanati dall’ azienda e sostituiti provvisoriamente da commissari di gestione nominati dal CLN. Si sostiene di conseguenza che “”gli operai hanno in mano la direzione effettiva dell’ intero stabilimento””. (pag 13)”,”MITT-162″
“LANZARDO Liliana”,”Personalità operaia e coscienza di classe. Comunisti e cattolici nelle fabbriche torinesi del dopoguerra.”,”LANZARDO Liliana è nata a La Spezia nel 1938. Dal 1959 vive a Torino. Qui ha partecipato alla nascita dei “”Quaderni rossi”” che sin dal 1960 avvia un’inchiesta alla Fiat. Scrive saggi sulla rivista ‘Quaderni rossi’, nel volume ‘Clesse operaia e partito comunista alla Fiat’ (Einaudi, 1971) e in altri studi sul movimento operaio (in ‘Il mondo contemporaneo’, La Nuova Italia, Annali Feltrinelli). Dal 1975 passa all’Università di Trieste. “”Se il racconto dei sindacalisti sembra mettere fuori discussione il riferimento positivo al ruolo svolto dal Pci e dagli operai nelle fabbriche nella Resistenza, resta da spiegare come essi non abbiano percepito nel corso della lotta armata a Torino quella incompatibilità di valori che guidava l’intervento dei due diversi settori comunista e cattolico”” (pag 225)”,”MITT-337″
“LANZARDO Liliana”,”Classe operaia e partito comunista alla Fiat. La strategia della collaborazione: 1945-1949.”,”L’occupazione delle fabbriche a seguito dell’attentato a Togliatti, 14 luglio 1949 (pag 479-497) In alcune fabbriche compaiono le armi… “”Nelle prime ore del pomeriggio del 14 luglio, non appena giunge a Torino la notizia dell’attentato, gli operai occupano le fabbriche. Alla Fiat, in ogni stabilimento, si bloccano le macchine togliendo la corrente elettrica, si tagliano i fili del telefono, si sprangano i cancelli impedendo l’uscita. La mobilitazione è rapidissima: nel giro di poche ore la fabbrica è in stato d’assedio, e attorno agli stabilimenti si preparano blocchi stradali che i sindacalisti, giunti nella fabbrica per tenere improvvisati comizi e avere le prima informazioin, si affrettano a far demolire. Ci si prepara alla difesa degli stabilimenti. In alcune fabbriche compaiono le armi, in altre non vengono tirate fuori, anche se si conoscono i luoghi in cui sono nascoste; si preparano anche altri mezzi di difesa, come alle Fonderie Ghisa ove cassoni pieni di ghisa e mucchi di sabbia vengono portati sul tetto degli edifici. Alcuni operai vengono inviati a presidiare la Camera del Lavoro”” (pag 479-480)”,”PCIx-018-FAP”
“LANZAVECCHIA Giuseppe a cura; saggi di Luca CERIOTTI e Giuseppe LANZAVECCHIA”,”Elogio dell’energia elettrica.”,”LANZAVECCHIA Giuseppe Legame industria italiana e tedesca. “”In Italia l’abbondanza d’acqua sulle Alpi venne sfruttata per far nascere un’industria idroelettrica finanziata con i capitali liberati dalla nazionalizzazione delle ferrovie e sotto la spinta dell’interesse delle grandi banche d’affari che si erano formate per iniziativa tedesca dopo la crisi bancaria degli anni Novanta. Le banche adottarono una vera e propria strategia d’intervento basata sulle ricche risorse naturali dei grandi bacini idrici. A detta di molti commentatori dell’epoca, tale strategia aveva fra i suoi fini anche quello di combinare lo sviluppo industriale italiano con gli interessi per l’esportazione dell’industria tedesca di macchinari, anzitutto elettrici, puntando così a rendere l’industrializzazione italiana complementare a quella tedesca.”” (pag 56)”,”SCIx-340″
“LANZILLO Agostino”,”Le rivoluzioni del dopoguerra. Critiche e diagnosi.”,”””L’ esperienza della Terza Internazionale ricade mirabilmente a proposito per dimostrare la distanza che separa Lenin da Sorel. La Terza Internazionale – ripeto – tenta nel proposito del Pontefice russo un obietto preciso, che è – disgraziatamente – quanto di meno sindacalista e di meno Soreliano si potesse concepire. Ed è somma fortuna che il grande scrittore se ne sia avveduto in tempo, proprio quando si può da tutti facilmente constatare il fallimento della politica estera di espansionismo rivoluzionaria del Leninismo. (…) La “”Terza Internazionale”” non era se non nelle apparenze e nei discorsi della oligarchia di Mosca, una manifestazione del movimento operaio di tutti i paesi. Nella realtà, essa era, o meglio doveva essere, l’ istrumento della politica estera della Russia di Lenin””. (pag 104)”,”ITAD-062″
“LANZILLO Agostino”,”Giorgio Sorel. Con una lettera autobiografica. Bibliografia, Ritratto e Autografo.”,”””Questo distacco di Sorel dagli anarchici fu seguito da una polemica molto violenta che si ebbe verso i primi del gennaio ultimo scorso tra Hervé ed uno dei segretari della Confederazione Generale del Lavoro, Yvetot. (…)””. (pag 71) “”Qualche anno dietro corse pei giornali italiani la notizia che Giorgio Sorel aveva abbandonato il sindacalismo. La cosa fu molto discussa con stupore da parte dei giornali conservatori, con mal dissimulata gioia da parte dei giornali bloccaiuoli che vedevano in questo distacco un sintomo del prossimo tramonto del sindacalismo. (…) Sorel si era distaccato semplicemente dai sindacalisti intellettuali. (…)””. (pag 71) “”Sorel è antiparlamentare.”” (pag 73) “”Egli (Sorel, ndr) approva lo spirito dell’ Action Francaise come è vicino all’ essenza della Chiesa cattolica, come forse si è avvicinato al socialismo; sono i due lati del problema umano che ogni anima, che ha fede, vorrebbe risovere. Come che si voglia vedere il socialismo, esso implica un problema morale e per la sua altitudine attinge ala profonda ed oscura tragedia della vita dello spirito: confina colla religione. Il fiorire del socialismo nel periodo del massimo trionfo del positivismo è la causa forse più importante della sua corruzione””. (pag 86)”,”TEOC-324″
“LAOUST Henri”,”Gli scismi nell’Islam. Un percorso nella pluralità del mondo musulmano.”,”Henri Laoust è stato uno dei massimi islamisti contemporanei. Professore al Collège de France e membro dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha studiato sopratutto il pensiero di Ibn Taymiyya sul quale ha pubblicato numerosi saggi e articoli.”,”RELx-008-FL”
“LAPARRA Jean-Claude, collaborazione di Jacques DIDIER e Pascal HESSE”,”La machine à vaincre. L’ armée allemande, 1914-1918.”,”ANTE3-44 LAPARRA Jean-Claude professore di storia dell’Università Paris I Sorbonne è autore di opere e articoli su vari aspetti dell’esercito tedesco. pag 202 germe disfatta pag 278 carri armati errore”,”GERQ-080″
“LA-PENNA Antonio”,”Fra teatro, poesia e politica romana. Con due scritti sulla cultura classica di oggi. Politica e cultura in Roma antica e nella tradizione classica moderna.”,”LA-PENNA A. (1925) è docente di letteratura latina presso la Facoltà di lettere dell’Università di Firenze e di filologia latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha dedicato studi e ricerche a poeti e scrittori della fine della repubblica romana e dell’età augustea.”,”STAx-211″
“LA-PENNA Antonio”,”Aspetti del pensiero storico latino. Con due scritti sulla scuola classica. Politica e cultura in Roma antica e nells tradizione classica moderna.”,”Antonio La Penna, nato nel 1925, è docente di letteratura latina presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze e di filologia latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.”,”STAx-112-FL”
“LAPERCHE Blandine”,”Les inventions, la science et la guerre: le place du secret.”,”Blandine Laperche, Laboratoire Redéploiment Industriel et Innovation Unviersité du Littoral Côte d’Opale. “”Il XX secolo mette il sigillo sull’unione tra la scienza e la guerra. Durante la grande guerra, il legame tra scienza e guerra si traduce nello sviluppo di mezzi aerei e chimici. La grande guerra crea inoltre una scienza organizzata dallo Stato. La scienza è così divenuta per molti governi un’accessorio utile alla guerra. Questa relazione non ha fatto che intensificarsi con la seconda guerra mondiale (nascita della ‘Big Science’) sovente considerata come la guerra dei fisici e delle armi nucleari. poi con la guerra fredda e … la ‘guerra delle stelle'”” (pag 5) “”Il codice Enigma ha potuto essere risolto, grazia a un tradimento tedesco (comunicazione dei piani agli Alleati), in primis dalla Polonia che era minacciata da una invasione tedesca e che accordò importanti mezzi alla criptoanalisi. Poi nel corso della Seconda guerra mondiale, furono gli inglesi a proseguire il lavoro condotto dalla Polonia, studiando la versione migliorata di Enigma: importanti mezzi furono riuniti a Bletchley Parl, non lontano da Cambridge, e Alan Turing fu una figura chiave nella criptoanalisi in questo periodo. Grazie a lui, fu possibile risolvere il codice Enigma nelle circostanze più difficili, per via della sua macchina per decrittare “”la bomba di Turing””. Un’altra Macchina fu costruita a Bletchley, Colossus, concepita per risolvere altri codici ancora più efficaci, il codice di Lorenz, utilizzato per decrittare messaggi tra Hitler e i suoi generali. Questa macchina, precursore del computer, fu però distrutta dopo la guerra, per questioni di segretezza. In nome del segreto, è dunque l’ ENIAC (fabbricato dagli amiercani) che fu considerato come il precursore dell’ordinatore, e non Colossus”” (pag 9) Utilizzo del segreto sempre più ampiamente nel campo della difesa. Il XX secolo è dunque segnato da una istituzionalizzazione del segreto, in particolare nel dominio delle invenzioni (pag 15)”,”QMIS-048-FGB”
“LAPIDUS I. OSTROVITYANOV K.”,”An Outline of Political Economy. Political Economy and Soviet Economics.”,”Publisher’s Note, Foreword to Russian Edition, Introduction, Table, Notes, Index of Subjects,”,”RUSU-064-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 1. Le origini dell’Islam. Secoli VII-XIII.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-123-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 2. La diffusione dell’Islam. Secoli X-XIX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-124-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 3. I popoli musulmani. Secoli XIX.XX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-125-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 1. Le origini dell’Islam. Secoli VII-XIII.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-009-FSD”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 2. La diffusione delle società islamiche. Secoli X-XIX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-010-FSD”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 3. I popoli musulmani. Secoli XIX.XX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-011-FSD”
“LAPIE Pierre-Olivier”,”Cromwell.”,”Cromwell stratega. (da pag 168) La guerra di Cromwell in Irlanda. “”Il massacro a sangue freddo che, nel racconto di Cromwell, può essere minimizzato, causò un’ emozione considerevole. (…) Questo comportamento si spiega con il desiderio di mostrare una forte crudeltà che terrorizza il nemico. E, in effetti, Dundalh e Trim si arresero poco dopo. Si spiega pure con il fuoco dell’ azione, perché lo stesso Cromwell si era trovato sulla breccia, trascinando gli uomini con il suo esempio, nel momento critico in cui i due primi assalti erano stati respinti; infine con i racconti, di cui erano imbevuti gli inglesi, delle atrocità commesse dagli Irlandesi, in occasione della rivolta del 1641. L’ Inghilterra non parlava che di questi trentamila morti; essa non pesnava mai al regime terribile al quale gli invasori inglesi e scozzesi del tempo di Elisabetta sottomisero l’ Irlanda, ai massacri di donne e bambini, ai campi devastati (…)””. (pag 174)”,”UKIR-038″
“LAPIERRE Dominique MORO Javier”,”Mezzanotte e cinque a Bophal.”,”Dominique LAPIERRE giornalista e scrittore ha percorso il mondo ed è stato promotore di attività benefiche. A Bophal si stima vi siano stati dai 16 mila ai 30 mila morti e oltre cinquecentomila feriti.”,”CONx-069″
“LAPIERRE Dominique COLLINS Larry”,”Gerusalemme! Gerusalemme!”,”Il 29 novembre 1947 un voto dell’ Assemblea generale delle Nazioni Unite stabiliva che allo scadere del Mandato britannico, il 14 maggio 1948, la Palestina sarebbe stata divisa in uno stato arabo ed uno ebraico. Iniziava così con gli arabi irriducibilmente avversi alla spartizione e gli ebrei che vedevano realizzato un sogno millenario, una delle più feroci lotte della storia contemporanea, tuttora in corso. In questo conflitto, la città di Gerusalemme, luogo simbolo delle tre grandi religioni monoteiste, ha assunto il tragico valore di simbolo. Nessun’altra località della Palestina viene contesa e considerata una posta altissima. Capitale dello Stato ebraico per David BEN GURION, gemma della corona di re ABDULLAH di Transgiordania, feudo personale da riconquistare per il Gran Mufti Haj Amin el HUSSEINI, ex collaboratore di HITLER, città soggetta a controllo internazionale per l’ ONU. Lo scontro è aperto su tutti i terreni, politico e militare, e non escluso quello diplomatico. La continua incertezza dell’ amministrazione TRUMAN se riconoscere o meno lo Stato ebraico, le astuzie impiegate da arabi ed ebrei per procurarsi le armi, l’ assenteismo degli inglesi durante gli ultimi mesi del Mandato e le erronee valutazioni politiche, l’ incapacità delle Nazioni Unite e l’ indifferenza degli ‘Stati cristiani’ che pur avevano richiesto l’ internazionalizzazione della Città Santa, sono stati fattori in gioco ed elementi che sono andati a complicare la situazione. L’ indagine giornalistica di LAPIERRE e COLLINS è minuziosa nei particolari e documentata con fatti e interviste ai contemporanei.”,”VIOx-111″
“LAPIN Nikolai I.”,”Der junge Marx.”,”Contiene l’ immagine di Prometeo incatenato tratto dalla Rheinischen Zeitung in occasione della chiusura.”,”MADS-306″
“LA-PORTA Lelio”,”Rivoluzione francese e democrazia: una ricognizione sul concetto gramsciano di giacobinismo.”,”note molto ampie Carattere del giacobinismo. “”Qual è il carattere precipuo del giacobinismo secondo Gramsci? Si tratta di leggere il paragrafo 24 del quaderno 19 (a): ‘Il problema della direzione politica nella formazione e nello sviluppo della nazione e dello Stato moderno in Italia’. Gramsci individua nei giacobini l’avanguardia, il partito dirigente che fu in grado di imporsi alla borghesia francese, guidandola in una posizione cui essa non avrebbe avuto nulla da temere, evitando così «i colpi di ritorno e la funzione di Napoleone I» (22). Come si arrivò all’egemonia giacobina nel processo rivoluzionario francese? Gramsci, dopo aver sottolineato come i rappresentanti del terzo stato pongano, all’inizio, solo la soluzione di problemi corporativi (23), configurandosi, quindi, come «riformatori moderati, che fanno la voce grossa ma in realtà domandano ben poco» (24), continua mettendo in evidenza la formazione di un gruppo che, andando oltre il ristretto orizzonte delle riforme corporative, «tende a concepire la borghesia come il gruppo egemone di tutte le forze popolari» (25), gruppo che si aggrega in virtù dell’azione di due fattori: «la resistenza delle vecchie forze sociali e la minaccia internazionale» (26). La risolutezza dei giacobini, secondo Gramsci, fu nel capire il tentativo delle vecchie forze di arrestare il processo di trasformazione della società, mandando «alla ghigliottina non solo gli elementi della vecchia società dura a morire, ma anche i rivoluzionari di ieri, oggi diventati reazionari» (27). Quindi i giacobini furono il vero partito della rivoluzione, in quanto rappresentavano gli interessi della borghesia, e al tempo stesso, rappresentando i bisogni futuri di tutti i gruppi nazionali, essi «rappresentavano il movimento rivoluzionario nel suo insieme, come sviluppo storico integrale» (28), come democratizzazione”” (pag 520) [(a) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975] [(22) Quaderni, p. 2027; (23) «Corporativi, nel senso tradizionale, di immediati ed egoistici in senso gretto di una determinata categoria» (ibidem); (24) Ibidem; (25) Q., p. 2028; (26) Ibidem; (27) Ibidem; (28) Ibidem] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Il giacobinismo è la rivelazione della traducibilità del rapporto rivoluzione francese – filosofia classica tedesca… (pag 521)”,”GRAS-149″
“LA-PORTA Filippo”,”Eretico controvoglia. Nicola Chiaromonte. Una vita tra giustizia e libertà.”,”Dello stesso autore presso Bompiani: ‘Dizionario della critica militante’ (con Giuseppe Leonelli), ‘Indaffarati’, ‘Il bene e gli altri’ Filippo La-Porta è saggista, critico letterario. Collabora con quotidiani e riviste, tra cui “”Repubblica””. Gli autori di riferimento di Chiaromonte: Proudhon, Tolstoj, Herzen oltre ai filosofi classici come Platone (pag 7)”,”ITAD-158″
“LA-PORTA Lelio”,”Etica e rivoluzione nel giovane Lukács.”,”Questo lavoro è frutto di una ricerca svolta fra il 1985 e il 1986 presso l’Archivio Lukács di Budapest. “”Nel 1922 Lukács chiarirà il perché del cambiamento della sua prospettiva in un articolo intitolato ‘La confessione di Stravrogin’ (10). In esso Lukács sottolinea che la carica fortemente utopica presente in Dostoevskij, utopia che arriva al punto di pensare un mondo addirittura liberato, dai disumani meccanismi capitalisti e dalla reificazione senz’anima (‘seelenlos Verdinglichte’) tipica della società capitalista. E Stravogin, che nell’interpretazione di Lukács diventa Dostoevskij stesso, è l’esempio tipico degli intellettuali russi che, nel tentativo di trovare un fine alla propria esistenza, si accorgono che la scelta si riduce a tre sole possibilità: il suicidio, la decadenza o la rivoluzione; Stavrogin sceglie il suicidio. Operando questa scelta, Stravrogin-Dostoevskij sembra rifiutare la rivoluzione quasi come una maledizione, mentre il suicidio assume il significato di una glorificazione di una necessità esclusivamente soggettiva e, per il Lukács del 1922, priva di scopo. Insomma, nella critica lukácsiana è esplicito il nuovo orientamento del filosofo, maturato nel corso degli anni che vanno dal 1910 al 1922, a contatto proprio con Dostoevskij: il cambiamento del mondo per mezzo della rivoluzione. Scorrendo ancora le note che avrebbero dovuto costituire l’indice del II capitolo del libro su Dostoevskij, si incontrano termini quali Jehovah, cristianesimo, Stato, socialismo, solitudine. Partendo dal presupposto che Lukács intende per Jehovah tutto ciò che è religione autoritaria e potere istituzionale, e che sottolinea il tradimento perpetrato dalla Chiesa nei confronti dello spirito di Cristo e di San Francesco (11), ciò significa che l’unica possibilità di sfuggire a Jehovah (12) è riposta nella vittoria del socialismo. Altrimenti, resta la solitudine, condizione tipicamente tedesca. Il passaggio dal potere istituzionale al socialismo dovrebbe essere assicurato dall’azione del terrorista russo che incarna l’essenza della ribellione contro Jehovah. Resta il problema del ‘tutto è permesso (Alles ist erlaubt)’, trattato attraverso la considerazione della tragedia di Hebbel, ‘Judith’, nella quale l’omicidio del tiranno Oloferne appare quasi come una giustificazione dell’assassinio stesso; e, poiché Oloferne era un tiranno al potere, da qui il rapporto stretto con la questione del terrorismo. Ma, da un altro lato, l’ ‘Alles ist erlaubt’ (tutto è permesso) rimanda al dostoevskijano ‘Delitto e castigo’, ove lo scrittore russo discute sulla validità dell’attribuzione di un fondamento morale all’assassinio o, comunque, all’uccisione in genere; ed è una posizione antitetica a quella di Raskolnikov che invece sostiene che ‘tutto è permesso’ per un giusto fine. È il problema che, sotto forme apparentemente diverse, si presenta a Lukács nel dicembre 1918: «Il bolscevismo riposa sulla seguente ipotesi metafisica: il bene sorge dal male, ed è possibile, come dice Razoumikhine in ‘Delitto e castigo’, arrivare alla verità mentendo» (13). È, ancora una volta, la questione del ‘che fare?’ (pag 69-70)”,”TEOC-798″
“LAPOUGE Gilles”,”Utopie et civilisation.”,”Ippodamo di Mileto, un architetto e urbanista greco antico, è noto per aver introdotto schemi planimetrici regolari nella pianificazione delle città. A lui viene attribuito lo schema ortogonale, detto appunto schema ippodameo, che caratterizza alcune città di nuova fondazione nel mondo greco tra il V e il IV secolo a.C. Questo schema prevedeva tre assi longitudinali orientati est-ovest, intersecati da assi perpendicolari orientati nord-sud, formando isolati rettangolari. Aristotele riferisce anche l’aspetto politico del pensiero di Ippodamo, che prefigurava l’ordine sociale di una sorta di città ideale, con massimo 10.000 abitanti suddivisi in tre classi: artigiani, agricoltori e armati 1. Ippodamo fu coinvolto nella ricostruzione di Mileto, sua città natale, e sovraintese alla costruzione della nuova città di Rodi nel 408 a.C.1. La sua influenza si riflette ancora oggi in alcune città che seguono schemi simili, come Alessandria (f. copil.) Esiodo, un antico poeta greco, è noto per le sue opere epiche e didattiche. Tuttavia, non sembra che abbia scritto specificamente sulla ‘città ideale’. Questo concetto è più spesso associato a filosofi come Platone, che nel suo dialogo La Repubblica discute la sua visione di una città ideale chiamata Callipolis. Platone critica i poeti, tra cui Omero e Esiodo, per il loro endorsement tacito della giustizia solo per la reputazione, l’onore e i premi che essa porta (f. copil.) “”Marx riprende e prolunga uno dei grandi miti escatologici del mondo asiano-mediterraneo, dice Mircea Eliade, riguardo il ruolo redentore del Giusto (l’eletto, l’unto, l’innocente, il messaggero, e ai nostri giorni il proletariato) le cui sofferenze sono chiamate a cambiare lo statuto ontologico del mondo (…)”” (pag 264-265) Chigalev, un personaggio del romanzo I Demoni di Fëdor Dostoevskij, incarna la fede dei rivoluzionari nella loro capacità di guidare la storia verso la realizzazione di un futuro oggettivamente significativo 1. Tuttavia, Albert Camus ha affrontato il tema della rivolta in modo diverso. Nel suo saggio Il ribelle, Camus sostiene che Lenin, il leader della Rivoluzione del 1917, abbia rafforzato il potere dello Stato e soffocato ogni ribellione contro il regime 2. Camus esamina anche il governo sovietico dell’epoca, guidato da Stalin. (v. Albert Camus on Revolt and Revolution) (copil.)”,”SOCU-003-FSD”
“LAPPARELLI Luigi”,”Breve storia del movimento operaio.”,”LAPPARELLI Luigi nato a Piacenza nel 1931, sindacalista, approda al giornalismo e dirige alcuni periodici sindacali (1981). Sommovimento politico con lo scoppio della guerra di Libia “”Giolitti, frattanto, anche per ricreare equilibri a destra, favorisce l’impresa libica (1911). Ma in questo modo rimette automaticamente in crisi il riformismo: una politica di guerra può solo comportare una forte detrazione dei fondi destinati alle riforme. L’appoggio dei socialisti a questa politica non ha quindi più senso. Al Congresso di Imola (1911) si forma nel Partito socialista una nuova maggioranza, assai composita, di estrema sinistra. Essa va dai massoni intransigenti a C. Lazzari e G. Menotti Serrati, teorici del marxismo; da Benito Mussolini, che rappresenta in quel periodo la tradizione sovversiva della Romagna, ai sindacalisti rivouzionari seguaci di Sorel. Sconfitti anche nel Congresso di Reggio Emilia (1912), i socialisti riformisti perdono la direzione del Partito socialista italiano, dal quale anzi vengono espulsi i “”revisionisti”” L. Bissolati e I. Bonomi. C. Lazzari è nominato segretario del Partito e Benito Mussolini direttore dell'””Avanti!””. In novembre, anarchici e socialisti rivoluzionari danno via all’ Unione Sindacale Italiana (USI)”” (pag 62)”,”MEOx-112″
“LA-PUMA Leonardo”,”Contro le egemonie. Etica e politica tra Ottocento e Novecento.”,”Leonardo La Puma lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce (1988). Ha pubblicato pure ‘Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di P. Leroux e G. Mazzini’ (F. Angeli, 1984) e ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’ (Messapica, 1977).”,”TEOP-012-FMB”
“LA-PUMA Leonardo”,”Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo.”,”Contiene il capitolo VI: – Pisacane tra Mazzini e Marx (pag 101-120) – Interpretazioni del socialismo di Pisacane (121-134) Pisacane e Marx (pag 113-114) Pisacane non ha né la cultura storico-filosofica, né la potenza speculativa di Marx, “”La fortuna di Marx e la compiutezza universalmente riconosciuta dalla sua dottrina hanno offuscato l’opera di chi, già prima o contemporaneamente a lui, aveva dato testimonianza di spunti o intuizioni poi elaborati dal pensatore tedesco. Sicché ogni confronto con Marx risulta perdente in partenza. Nel nostro caso, è indubbio che Pisacane non ha né la cultura storico-filosofica, né la potenza speculativa di Marx, né può usufruire della sollecitazione di una realtà storico-sociale come quella inglese, fortemente industrializzata e perciò stesso gravida di enormi contraddizioni tali da incentivare l’indagine sociale. L’Italia, al contrario, estremamente povera ed arretrata, offre un panorama sociale non dialetticamente stimolante, cui Pisacane non poteva certo supplire con le brevi puntate in Inghilterra ed in Francia, che pure gli fornirono importanti spunti di riflessione. Aggiungasi in Pisacane, la compresenza, accanto alla questione sociale e politica, del vivo desiderio e della attrazione per la questione nazionale, l’urgenza di risolvere la quale lo porta alla teorizzazione del salto storico-dialettico della fase capitalistica in senso marxiano. A parte ciò, è inopportuno guardare alla teoria dell’italiano tenendo di mira quella di Marx ed Engels o viceversa (32)”” [Leonardo La Puma, ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’, Messapica, Lecce, 1976] [(32) L. Russi, Pisacane e la rivoluzione fallita’, Milano, 1972, p. 109 sgg]”,”SOCU-237″
“LA-PUMA Leonardo”,”Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di Pierre Leroux.”,”Leonardo La Puma lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce (1988). Ha pubblicato pure: ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’ (Messapica, 1977) e ‘Marxismo e umanesimo in Vittorini e il Politecnico’, Lecce, 1980. Si occupa di storia del pensiero politico italiano e francese dell’800 e del ‘900. E’ membro del comitato scientifico del Centro studi C. Péguy. Leroux e il ‘gruppo’ di Marx. Pierre Leroux ha colto un’esigenza di rinnovamento filosofico giusto ed indifferibile ma, secondo Marx, ha sbagliato l’interlocutore, il compagno di strada “”Nel gennaio del 1842, tanto per restare ancora un momento sul terreno delle suggestioni, Leroux pubblica l’estratto di un romanzo inedito del fratello Achille, dal titolo ‘Les proletaires’. Nel pezzo, titolato sulla rivista ‘Une fin d’année’, ad un certo punto Spartacus, venuto in sogno al protagonista, pronuncia le parole magiche: «A moi! prolétaires de toutes nations’» (76), che come è universalmente noto, costituiranno il motto conclusivo, nel 1848, del ‘Manifesto’ di Marx-Engels. Al di là di queste valutazioni, pure indicative, interessa rimarcare una sorta di fluido culturale, un rapporto ideale privilegiato che si viene consolidando in questo periodo fra il gruppo lerouxiano e quello marxiano, anche se, al riguardo, le fonte sono scarse. Venendo ad indicazioni più precise, il punto nodale sul quale si incrociano gli interessi è quella sorta di alleanza intellettiva franco-tedesca che Leroux andava predicando, come si è visto, già da qualche anno e che il gruppo di Marx andava scoprendo giorno dopo giorno, in virtù di una analisi positiva della Rivoluzione e dei diritti da essa conquistati. Si assiste così ad un Leroux che, commentando Schelling, inneggia nuovamente alla Francia ed alla Germania come nazioni iniziatrici della nuova alleanza unitaria (77); ed ai discepoli di Hegel, i quali scrivono al filosofo francese per assicurarlo che la loro scuola, la sinistra hegeliana, «si richiama alla Rivoluzione, aspira alla fede nuova e marcia in politica sulle tracce della Francia» (78). Ad accreditare maggiormente la figura di Leroux presso la sinistra hegeliana è il tono elogiativo usato nei suoi riguardi da Heine sulla «Ausburgische Allgemeine Zeitung». Questi, infatti, lo definisce «indubbiamente uno dei maggiori filosofi francesi», unendo a tale valutazione, con sottile ammiccamento e cn narcisistica autocitazione, l’apprezzamento per l’anticonformismo storiografico di Leroux, il quale, «solo quand’ebbe letto l’ ‘Allemagne’ di Henri Heine, capì che la filosofia tedesca non era poi tanto mistica e religiosa, come fino allora s’era fatto credere ai francesi» (79). Ai fini di questa ricostruzione è importante anche quanto scrive l’altro tedesco Karl Rosenkranz, il futuro biografo di Hegel. Egli, dopo aver letto il saggio di Leroux sul corso di Schelling (80), compone ed invia al filosofo parigino una dissertazione, ‘Über Schelling und Hegel. Eine Sendschreiben an Pierre Leroux’, a difesa di Hegel, ma con questa dedica a Leroux: «Voi non sapete forse niente della stima che vi consacro dopo la lettura del vostro libro sull’ Eclettismo: stima confermata dopo i vostri articoli sull’ ‘Encyclopédie nouvelle’ e la vostra opera ‘De l’Humanité’, e che si accresce costantemente» (81). Rosenkranz, pur criticando l’atteggiamento negativo della «Revue indépendante» nei confronti dell’hegelismo, tuttavia scrive ancora di Leroux come di «un uomo che in questo momento si trova alla testa di tutta la filosofia francese e che più di ogni altro conosce la filosofia tedesca» (82). È evidente che l’interpretazione schellinghiana ad opera di Leroux si presenta come una mezza, seppur bonaria, falsificazione, che peraltro trova riscontro in una notevole discordanza fra il pensiero del filosofo tedesco e quello del francese (83); ed ha ragione Rosenkranz di dolersene. Senonché, è proprio questa strumentalizzazione ingenua e passionale che, paradossalmente, sembra dare un concorso alla crescita del peso di Leroux presso la sinistra hegeliana. Marx, infatti, scrivendo a Feuerbach, mette in luce l’errore di prospettiva e di analisi nell’esame lerouxiano della dottrina di Schelling. Ma dov’è l’errore di Leroux secondo Marx? È nell’aver colto, sì, un’esigenza di rinnovamento filosofico giusto ed indifferibile, attraverso però un pensatore tutto sommato reazionario; è, quindi, nell’aver visto in Schelling «un uomo che ha sostituito all’idealismo trascendentale il realismo razionale, al pensiero astratto un pensiero di carne e sangue, alla filosofia dei filosofi la filosofia del mondo» (84). Leroux ha capito in pieno i termini della questione, il cambio di rotta necessario del sapere, il problema cruciale in cui dibatte la filosofia tedesca, ma, dice Marx, ha sbagliato l’interlocutore, il compagno di strada”” (pag 147-149) [Leonardo La Puma, ‘Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di Pierre Leroux’, Franco Angeli, Milano, 1984] [(76) Cfr. l’estratto in questione in ‘Rev. ind.’, 1 gen. 1842, pp. 182-92, ora anche in J.P. Lacassagne, op. cit., pp 327-35 (la citaz. è a p. 331); (77) Cfr. P. Leroux, ‘De Dieu, ou de la vie considérée dans les êtres particuliers et dans l’Etre universel. Premier fragment. Rev. Ind., apr. 1842. Nel fasc. del mese precedente, Leroux nell’art. ‘La France sous Louis-Philippe’ (poi in Oeuvres, cit., I, p. 420) aveva fatto espresso riferimento, citando la «Gazzetta Renana», ai «nobles esprits» d’oltre Reno che guardavano con un certo interesse alla storia e alla cultura francesi; (78) Cfr. J. Viard, op. cit., p. 65, che riprende a sua volta J. Droz, ‘Les révolutions allemandes de 1848’, Paris, 1957, p. 57; (79) H. Heine, ‘Lutezia’, tr. it-, con introd. e note ac di Ferruccio Amoroso, Torino, 1959, p: 233; (80) Cfr. P. Leroux, ‘Du cours de philosophie de Schelling, Aperçue de la situation de la philosophie en Allemagne’, Rev. Ind., mag. 1842. (…); (81) Königsberg, 1843, p. 1; (82) Ivi, p. 2. Al Rosenkranz faceva eco in Francia la ‘Revue des Deux Mondes’ del gen. 1843: cfr. X. Tilliette, ‘Schelling. Une philosophie en devenir’, 2 voll., Pars, 1979, II, pp. 444-45, nota 44; (83) Cfr. M. Frank-G. Kurz, ‘Materialien zu Schelling philosophischen Anfangen’, Frankfurt, 1975, p. 433 ss, dove si sostiene che l’errata esegesi lerouxiana potrebbe essere imputata alla distorta diffusione in Francia, da parte di Heine, del pensiero schellinghiano; cfr. pure H.. de Lubac, ‘Posterité spirituelle de Joachim de Flore’, 2 voll,, Paris, 1980-82, che dedica un cap. a Schelling (…) ed uno a Leroux (…); (84) Lettera del 3 ott. 1843, in K. Marx-F. Engels, ‘Werke’, vol. 27, Berlin, 1965, p. 420]”,”SOCU-020-FMB”
“LAQUEUR Walter Z. LABEDZ L. a cura; saggi di ULAM A., LABEDZ L., FRANK L., HACKER J., KERBLAY B.”,”The State of Soviet Studies.”,”Studi sovietici in Occidente.”,”RUST-016″
“LAQUEUR Walter”,”La Repubblica di Weimar. Vita e morte di una società permissiva.”,”Da Potsdam a Weimar, gli intellettuali di sinistra, l’irriducibile ostilità della destra, ascesa e declino dell’ avanguardia prima maniera: letteratura teatro, seconda avanguardia: modernismo e arti, le università roccheforti dell’ opposizione, Berlin s’amuse, “”una fine dell’orrore””, Weimar in prospettiva.”,”GERG-004″
“LAQUEUR Walter”,”The New Terrorism. Fanaticism and the Arms of Mass Destruction.”,”Walter LAQUEUR è co-chairman, International Research Council, the Center for Strategic and International Studies. E’ autore di ‘Terrorism’, ‘Guerrilla’, ‘Fascism’ e ‘The Dream That Failed’.”,”TEMx-019″
“LAQUEUR Walter”,”Il nuovo terrorismo. Fanatismo e armi di distruzione di massa.”,”(Titolo originale: The New Terrorism. Fanatism and Arms of Mass Destruction). W. LAQUEUR, storico di fama mandiale, è uno dei fondatori del ‘Journal of Contemporary History’. Attualmente è presidente dell’ International Reserch Council del Center for Strategic and International Studies di Washington. Ha scritto molti libri (v. retrocopertina). “”Nelle testimonianze scritte di tutte le principali religioni si rivengono continuamente riferimenti alla tolleranza, e il Corano non fa eccezione. La Sura 2, verso 256, dice che nessuno dovrebbe essere costretto ad aderire a una religione, ma l’ osservanza di questa norma è rara nell’ Islam. Nell’ insieme, la violenza è sacra se usata contro gli infedeli o gli eretici “”sulle orme di Allah””. A livello filosofico-religioso non C’è spazio per i non credenti nel sistema islamico, anche se le minoranze sono temporaneamente tollerate. (…). Negli ultimi mille anni le realtà politiche hanno mitigato queste norme rigorose per tutti, tranne che per i fondamentalisti, per i quali la prospettiva di fondo del credente è sempre stata la stessa. Ma il pacifismo continua a non essere una virtù agli occhi dei musulmani. In breve, l’ atteggiamento fondamentalista islamico nei confronti della violenza è improntato al cinismo del fine che giustifica i mezzi””. (pag 161)”,”TEMx-024″
“LAQUEUR Walter”,”Un mondo di segreti. Impieghi e limiti dello spionaggio.”,”””La grande maggioranza delle spie sovietiche catturate dopo la seconda guerra mondiale, dalle “”spie atomiche”” a quelle identificate in tempi più recenti, era impegnata nello spionaggio tecnico.”” (pag 75) “”Il mondo dei servizi segreti, nelle sue previsioni formali dal 1961 al 1963, si dimostrò scettico sulle prospettive di sopravvivenza a lunga scadenza di un Vietnam del Sud non comunista; non diede molto peso alle linee politiche caldeggiate dal presidente Kennedy nel quadro delle probabilità di successo. In generale, queste valutazioni fornirono un quadro preciso dell’ insurrezione comunista. Tuttavia, la CIA, il cui Office of National Estimates (ONE) aveva la maggiore responsabilità del tono delle NIE, non espresse quasi mai il suo giudizio sul nemico e sulle conseguenze della politica americana nel contesto storico. Così venne a mancare una inestimabile prospettiva: l’ esperienza francese nella cosiddetta prima guerra d’ indocina del 1946-54. Qualsiasi lezione la CIA abbia tratto dai documenti dell’ insuccesso francese e qualsiasi insegnamento abbia distillato dalle valutazioni ufficiali e accademiche francesi della guerra e del nemico, non lasciò tracce, o solo raramente, nelle NIE. Questo, a sua volta, rese difficile ai funzionari che utilizzarono questi documenti mettere nella giusta prospettiva l’ impegno americano in Vietnam, perché nessuno dei principali consiglieri del presidente Kennedy aveva letto personalmente i documenti francesi sull’ Indocina, né sapeva molto della storia recente del Vietnam. Il fatto che non si sia imparato nulla dai francesi è di fondamentale importanza nella valutazione delle decisioni dei più importanti uomini di governo americani.”” (pag 222-223)”,”TEMx-030″
“LAQUEUR Walter”,”L’ età del terrorismo. Storia del più inquietante fenomeno del mondo contemporaneo.”,”W. LAQUEUR è presidente dell’ International Research Council del Center for Strategic and International Studies dell’ Università di Georgetown e docente di storia contemporanea e relazioni internazionali. “”Se il terrorismo è propaganda del fatto, il successo di una campagna terroristica dipende in modo decisivo dal grado di pubblicità che essa riceve. Da questo punto di vista, i giornalisti e le telecamere sono i migliori amici dei terroristi””. (pag 147-148) “”Gli attacchi con automobili esplosive ai marines USA nel Libano sono stati un successo del terrorismo, nella misura in cui hanno determinato il ritiro delle forze americane dal Libano e hanno messo in luce, se così può dirsi, l’ impotenza di una grande potenza di fronte a un pugno di fanatici terroristi. Ma il ritiro delle forze USA non faceva parte di una strategia di grande respiro e, in ogni caso, non era in grado di porre fine alla guerra civile libanese; è probabile, anzi, che in tal senso sia stato del tutto ininfluente. Obbligando i marines americani a ritirarsi, è problabile che i terroristi abbiano, in realtà, salvato gli Stati Uniti da un più ampio coinvolgimento in quella guerra e da una più umiliante sconfitta””. (pag 171) “”Poiché alcune delle più importanti azioni terroristiche sono state compiute da giovani uomini e donne votati dichiaratamente al suicidio, alcuni osservatori del fenomeno terrorista, e in special modo i mass-media, si sono convinti che esista un legame profondo tra il suicidio e la religione sciita. Alcuni sono arrivati a sostenere che il terrorismo contemporaneo, non solo in Medio Oriente ma nel mondo intero, era entrato in una nuova fase e avrebbe potuto diventare invincibile””. (pag 278)”,”TEMx-031″
“LAQUEUR Walter”,”Histoire du sionisme.”,”LAQUEUR Walter direttore dell’ Institut d’ histoire contemporaine de Londres e professore di storia all’ Università di Tel-Aviv, nato nel 1921, è autore di più opere sulla storia d’ Europa e sul conflitto israele-arabo. E’ pure redattore in capo del Journal of contemporary history. “”Wolffsohn non trascurerà i contatti stabiliti da Herzl. Rese visita a Rothschild a Parigi e, un più felice del suo predecessore, ottenne almeno un sostegno platonico. Incontra Vambéry e, nel 1908, decidce di inviare nella capitale turca Victor Jacobson, sionista russo e cognato di Ussishkin, come rappresentante permanente dell’ esecutivo. Wolffsohn si recò lui stesso due volte a Costantinopoli. (…) Un progetto che prevedeva che cinquantamila famiglie ebree si installassero in Palestina, ma non a Gerusalemme, fu sottomesso ai Turchi. Questi immigrati sarebbero diventati sudditi ottomani e avrebbero servito nell’ esercito ma sarebbero stati esentati da imposte per venticinque anni. I terreni sarebbero stati acquistati dall’ esecutivo sionista e sarebbero rimasti di sua proprietà. I Turchi volevano, per consolidare il loro debito, un prestito di 26 milioni di lire sterline. Wolffsohn offrì loro 2 milioni di sterline ma era già un’ offerta un po’ imprudente – che apparentemente non si ci si poteva aspettare che fosse accettata perché il budget annuale dell’ esecutivo arrivava all’ epoca a 4000 sterline, (…)””. (pag 163)”,”EBRx-035″
“LAQUEUR Walter”,”Fascismi. Passato, presente, futuro.”,”LAQUEUR W., autorevole storico e giornalista, è nato in Germania nel 1921 da famiglia ebrea. Nel 1938 emigra in Palestina, allora sotto mandato britannico, mentre i suoi genitori muoiono durante la Shoah. Dopo aver lavorato come giornalista in Palestina, negli anni cinquanta si trasferisce a Londra, dove dirige l’ Institute of Contemporary History e la Wiener Library per 25 anni. Attualmente è co-direttore del ‘Journal of Contemporary History’ e presidente dell’ International Studies di Washington. La sua produzione libraria è vasta (v. 4° cop.) Fascismo operaio (pag 63-64-65 e 87)”,”EURx-259″
“LAQUEUR Walter”,”Terrorism.”,”Fondo Tino Albertocchi Contiene ritagli di giornale LAQUEUR Walter direttore dell’ Institute of Contemporary History e Wiener Library in London. Chairman of the Center of Strategic and International Studies in Washington. Codirettore di Journal of Contemporary History. Insegna storia moderna in Tel Aviv.”,”TEMx-066″
“LAQUEUR Walter”,”Europe in Our Time. A History 1945-1992.”,”W. Laqueur distinguished professor of history and eminent commentator and expert in international affairs, chairman on the International Research Concil of the Center for Strategic and International Studies at Geogetown University in Washington, DC., and director of the Institute of Contemporary History and Wiener Library in London. He has written and edited more than twenty-five books – among them, ‘Europe Since Hitler’, ‘The Terrible Secret’ and ‘Terrorism’. La distruzione dell’Europa. “”Material losses, too, were imcomparably greater than during the First World War. Large parts of Europe had been directly affected: Poland and Russia, Yugoslavia and Greece, Italy and northern France, Belgium and Holland, and, in the last stages, Germany. (…) finire (pag 5-6)”,”EURx-002-FP”
“LARCHER Valerio”,”Dalla mappa alla politica: l’atlante storico tedesco e italiano tra geopolitica e ‘Zeitgeist’. Tesi di laurea.”,”La mappe negli anni del nazismo e del fascismo Atlanti storici. Le mappe etnografiche negli anni del nazismo e del fascismo in Germania e Italia “”Le mappe etnografiche (32) (…) erano state uno strumento fondamentale della propaganda nazionalistica ben prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: nell’edizione del 1918 [Atlante storico Putzger, ndr] se ne contano già 6, numero che salirà solo a 7 in quella del 1925. E’ scontato che il numero aumenti sensibilmente in epoca nazista, viste le politiche fortemente ‘völkisch’ del regime hitleriano, e infatti il numero di tavole aumenta a 9 nell’edizione ridotta del 1935 e a 15 in quella regolare del 1937. Oltre al numero delle tavole aumenta anche la grandezza delle stesse in modo da aumentarne la risonanza, inoltre, vengono aggiunte delle carte che suddividono le diverse popolazioni su basi non più solo linguistiche, come la tavola delle ‘Razze Europee’ ben dimostra (figura 40). Questa carta, infatti, mostra un’Europa suddivisa in una serie di etnie (33) i cui nomi conferiscono allo studio una patina di scientificità e che si sovrappongono alla tradizionale suddivisione linguistica. Anche in questo caso va sottolineato il sapiente uso dei colori: la ‘razza nordica’, infatti, presenta la stessa colorazione rosa che ha il popolo tedesco nelle tradizionali mappe etnografiche, favorendo così l’identificazione automatica tra ‘nordici’ e ‘tedeschi’ (14). Sempre alle tra le tavole etnografiche, nelle edizioni naziste viene aggiunta una serie di carte che mostra la diffusione degli Ebrei in Germania e in Europa (1 nell’edizione del 1935, 3 in quella del 1937). Come si desume dalla figura 41, le motivazioni di questa aggiunta sono prettamente propagandistiche: le carte sulla diffusione degli israeliti in Europa e Germania sono infatti affiancate a quella che raffigura gli omicidi compiuti dai “”Rossi”” ai danni dei nazisti e dei loro alleati nazionalisti, al fruitore sprovveduto viene in questo modo naturale associare gli Ebrei ai «nemici comunisti»”” (pag 101-102 ) [(32) Tra cui quelle precedentemente analizzate sull’Ostsiedlung; (33) Nordica, Orientale-Baltica, Orientale-Alpina, Dinarica, Occidentale, Asiatica Anteriore e Mongola; (34) Questo tipo di carta viene ripreso negli atlanti fascisti (cfr. ‘L’atlante fascista e nazista’) e non sarà epurato da quelli repubblicani fino alla fine degli anni settanta. In Germania, invece, sparirà dopo la Seconda guerra mondiale]”,”STOx-323″
“LARCO Renzo”,”La Russia e la sua rivoluzione.”,”Contiene ritaglio articolo giornale 1928 La dipendenza russa dall’ economia tedesca. “”Possiamo capire, così, come l’ uomo russo intelligente sentisse spesso troppo grave il peso dell’ invasione straniera, la quale d’ altro canto mancava sovente di quel garbo e di quella finezza prudente che soli possono renderla, per inavvertenza, accetta. La guerra, per questo, aveva risvegliato un fervore di riscossa, poiché gli interessi vitali di tutto un popolo erano danneggiati. E la guerra, facendo mancare a un tratto tutto quanto fino allora comodamente s’ importava dalla Germania, aveva dato il modo di calcolare nel suo insieme enorme la sbalorditiva quantità di prodotti dei quali l’ industria russa difettava. Molti liberali esclamavano: “”Il fabbricante e il viaggiatore tedeschi sono diventati una necessità per il vuoto dell’ economia russa; e la guerra non ha fatto che rivelare l’ abisso della nostra inerzia incalcolabile; giacchè, non appena sono stati scacciati i tedeschi, ci si è accorti che i fabbricanti russi non hanno appreso a fare l’ ovatta, gli aghi, i bottoni senza parlare dei colori e delle macchina. Il “”giogo”” siamo noi a essercelo imposto””.”” (pag 139-140)”,”RIRx-130″
“LARDINOIS Roland, a cura; saggi di M.N. SRINIVAS Krishna BHARADWAJ Rajnarayan CHANDAVARKAR Radha KUMAR Surajt SINHA J.P.S. UBEROI Imitiaz AHMAD Ranajit GUHA Ashis NANDY Tapan RAYCHAUDHURI SRINIVAS M.N. RAMASWAMY E.A. MADAN T.N.”,”Miroir de l’Inde. Etudes indiennes en sciences sociales.”,”Contiene il saggio di Radha Kumar: ‘La famiglia e l’officina: le donne nell’industria tessile del cotone a Bombay, 1919-1939 (pag 169-201)”,”INDE-003-FC”
“LA-REGINA Francesco”,”Architettura, storia e politica. L’architettura come forza produttiva.”,”Francesco La Regina (Napoli, 1939) è assistente presso la cattreda di Restauro dei monumenti dell’Università di Napoli.”,”SCIx-012-FSD”
“LARGO CABALLERO Francisco”,”Carta a un obrero. La emigracion ha borrado entre nosotros toda jerarquia politica o sindical. Principios y moral sindicalista.”,”””Una Repubblica democratica deve governare con grande comprensione e flessibilità nel suo modo d’ azione, ma deve essere intransigente e se necessario dittatoriale in riferimento all’ istruzione. Non può tollerare che un cittadino, qualunque sia la sua categoria sociale, non riceva il primo o secondo insegnamento, incluso il professionale. La scuola deve aprirsi a tutti e la Università, che coloro che dimostrino disposizione di capacità. Le famiglie modeste devono ricevere un indennizzo a compensazione per la mancanza di salario dei figli nel periodo scolastico””. (pag 11)”,”MSPx-065″
“LARGO CABALLERO Francisco”,”Presente y futuro de la Union General de Trabajadores, 1888-1925.”,”UGT. “”Nel 1902 si celebra a Stuttgart una Conferenza per costituire l’ Unione Sindacale Internazionale, figlia legittima delle Segreterie nazionali fondate per l’accordo stabilito al Congresso di Bruxelles del 1891, e l’ Union General è rappresentata in questa Conferenza da Antonio Garcia Quejido, e il Comitato nazionale, prima, e il Congresso, poi, accettano gli accordi presi, ed è incorporata nell’ organismo internazionale. Nel 1919 si tiene una Conferenza e un Congresso per trasformare l’ Unione Sindacale Internazionale nella Federazione Sindacale Internazionale, figlia legittima pure della prima, e l’ Unione Generale è rappresentata dal compagno Besteiro e da me, e il Comitato nazionale, prima, e il Congresso, poi, approvano il fatto, senza alcuna osservazione. Da quanto precede risulta che la ‘Union General de Trabajadores de España’ ha collaborato direttamente alla creazione e all’ orientamento dell’ Internazionale di Amsterdam, che ha rafificato tutti gli accordi dei suoi Congressi, e, quindi, che direttamente è responsabile dei risultati e degli errori commessi da questa. In questa situazione si pretende che l’ Union General abbandoni la Federazione Sindacale Internazionale per collaborazionismo (amarilla in spagnolo, appellativo dato alle organizzazioni operaie al servizio dei padroni e dei suoi affiliati, sindacati gialli, ecc. ndr), tradimento e non so quante altre cose.”” (pag 95-96)”,”MSPx-071″
“LARGUIER Leo”,”Le Citoyen Jaures.”,”citazioni Jaures”,”JAUx-008″
“LARGUIER Gilbert QUARETTI Jerome a cura; saggi e interventi di Claude WILLARD Jacques ROUGERIE Pierre BOISSEAU Louis ASSIER-ANDRIEU Marc CESAR Pierre SERRAF Maurice MOISSONNIER Raymond HUARD Jerome QUARETTI Jean-Marcel GOGER Joel DELHOM Michel CADE’ Danielle TARTAKOWSKY André COMBES Denis LEFEBVRE Jean-Marc SCHIAPPA Pierre BOISSEAU Georges ROQUES Raoul DUBOIS Danielle BONNAUD-LAMOTTE Marcel CERF Nicolas GREGOIRE Sylvie DALLET Remy CAZALS Gilbert LARGUIER Michel LUBAC”,”La Commune de 1871: Utopie ou modernité?”,”saggi e interventi di Claude WILLARD Jacques ROUGERIE Pierre BOISSEAU Louis ASSIER-ANDRIEU Marc CESAR Pierre SERRAF Maurice MOISSONNIER Raymond HUARD Jerome QUARETTI Jean-Marcel GOGER Joel DELHOM Michel CADE’ Danielle TARTAKOWSKY André COMBES Denis LEFEBVRE Jean-Marc SCHIAPPA Pierre BOISSEAU Georges ROQUES Raoul DUBOIS Danielle BONNAUD-LAMOTTE Marcel CERF Nicolas GREGOIRE Sylvie DALLET Remy CAZALS Gilbert LARGUIER Michel LUBAC Compagnie JOLIE MOME”,”MFRC-073″
“LARICCIA Giovanni”,”Le radici dell’Informatica.”,”Giovanni Lariccia, matematico e informatico, ma soprattutto fine educatore e pedagogista.”,”SCIx-104-FL”
“LARIZZA LOLLI Mirella a cura; relazioni e commenti di Maurice AGULHON Guido VERUCCI Francesco TRANIELLO Jean-Claude CARON Lucio LEVI Franco DELLA-PERUTA Umberto LEVRA Jacques GRANDJONC Massimo L. SALVADORI Claude NICOLET Delia FRIGESSI; comunicazioni e discussione di Regina POZZI Leonardo LA-PUMA Antonio DE-FRANCESCO Giovanna ANGELINI Vittore COLLINA Maria Teresa PICHETTO Silvio SUPPA”,”Ideologia del 1848 e mutamento sociale. V giornata Luigi Firpo. Atti del Convegno internazionale 20 marzo 1998.”,”Relazioni e commenti di Maurice AGULHON Guido VERUCCI Francesco TRANIELLO Jean-Claude CARON Lucio LEVI Franco DELLA-PERUTA Umberto LEVRA Jacques GRANDJONC Massimo L. SALVADORI Claude NICOLET Delia FRIGESSI; comunicazioni e discussione di Regina POZZI Leonardo LA-PUMA Antonio DE-FRANCESCO Giovanna ANGELINI Vittore COLLINA Maria Teresa PICHETTO Silvio SUPPA Contiene il saggio di GRANDJONC ‘Economie, democratie, societé dans le Manifeste du parti communiste, e il saggio di SUPPA ‘Tempo, costruzione e distruzione nel conflitto del Manifesto. Ovvero, borghesia e proletariato: antagonismo o omologazione?'”,”QUAR-045″
“LARIZZA LOLLI Mirella”,”Il sansimonismo (1825-1830). Un’ ideologia per lo sviluppo industriale.”,”””Alle accuse di “”spiriti vaghi e metafisici””, i collaboratori del “”Producteur”” restarono sostanzialmente impermeabili. A esse opponevano la logica di un sistema di riorganizzazione sociale ideato in rapporto a una determinata diagnosi delle esigenze del ‘démarrage’ del paese, logica che essi prospettavano come inerente allo sviluppo storico, e perciò stesso suffragata dalla sanzione della verità. “”Ma la verità resiste a tutto questo””, scriveva Cerclet riferendosi alle confutazioni di Constant e alle “”calunnie”” di Stendhal. Ed esprimendo stati d’animo e atteggiamenti comuni al gruppo redazionale, affermava: “”Se le idee che noi professiamo sono in rapporto con lo stato attuale della civiltà, se corrispondono ai bisogni materiali, ai sentimenti morali e alle conoscenze intellettuali della nostra èra sociale, alcuni attacchi, quale ne sia la natura, il numero e la violenza, non faranno che acelerarne il trionfo.”” (pag 152-153)”,”SOCU-150″
“LARIZZA Mirella, a cura di Manuela CERETTA”,”Fourier.”,”””L’approfondimento dei contenuti offerti dalla dottrina di Fourier, che Marx ed Engels operano negli anni 1844-1846, si risolve – sulla base di un procedimento affine a quello che caratterizza l’incontro marx-engelsiano con altre esperienze culturali – nell’originale sviluppo di alcune indicazioni proposte dal socialismo fourieriano, e in un globale superamento; che si attua progressivamente, attraverso un lento e travagliato processo di analisi, di confronto e di discussione.”” (pag 118) “”Il mito dell’accordo delle classi, la fede nella rivoluzione della ragione, la netta cesura tra reale e ideale, gli schematismi, le ingenuità, insomma tutta l’impalcatura del socialismo fourieriano e utopistico in genere, non reggono alla prima approssimativa valutazione della carica reattiva dirompente delle tensioni che lacerano la società capitalistica. E’ dunque il contesto dell’alienazione e della lotta proletaria che palesa, in primo luogo, l’inadeguatezza delle formulazioni degli utopisti, e che impone, nell’interesse della causa proletaria, la chiarificazione della “”nuova teoria”” nei loro confronti””. (pag 119)”,”SOCU-155″
“LARIZZA LOLLI Mirella, a cura di CERETTA Manuela”,”Stato e potere nell’Anarchismo.”,”LARIZZA LOLLI Mirella (1942-1998) ha insegnato storia delle dottrine politiche prima a Torino, poi come professore ordinario nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Manuela CERETTA è docente di storia del pensiero politico presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Ha scritto sulla questione irlandese. Bakunin e Proudhon. “”Più profondo e articolato il rapporto con Proudhon, che avviò e approfondì negli anni del soggiorno parigino (1844-47) e della cui intensità fa fede un osservatore privilegiato quale Aleksandr Herzen. Fu un commercio fecondo per entrambi, i cui frutti Bakunin avrebbe raccolto nella tarda maturità (…)”” (pag 57)”,”ANAx-354″
“LARIZZA Mirella”,”Bandiera verde contro bandiera rossa. Auguste Comte e gli inizi della Société positiviste (1848-1852).”,”Mirella Larizza Lolli (1942-1998) ha insegnato Storia delle Dottrine politiche prima a Torino, poi come professore ordinario nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Milano. Tra le sue opere ‘Il sansimonismo’ (1976), ‘Stato e potere nell’anarchismo’ (1986). Sul Bonapartismo. “”Il voto che ne aveva sanzionato il successo (di Luigi Napoleone Bonaparte, ndr) era stato da lui interpretato in questa prospettiva: come rivalsa della campagna sulla città, come rivincita dell’arcaismo sulle forze trainanti dello sviluppo (48). Il massiccio carattere contadino del consenso ottenuto dal Bonaparte, denunciato a caldo da Comte, è un dato che si impose immediatamente all’attenzione dei contemporanei, e dal quale le analisi successive non hanno potuto prescindere. Gli studi più recenti hanno proposto tuttavia una lettura più raffinata di questo voto, sia segnalando le varietà delle componenti sociali che in esso confluirono, sia e soprattutto sviscerando la complessità delle sue valenze ideali e politiche. Frédéric Bluche e Bernard Ménager, in particolare, hanno sottolineato come esso abbia in parte dato voce a un radicalismo popolare protestatario nei confronti della gestione «repubblicana» della Rivoluzione del febbraio (49). Al risultato elettorale del 10-11 dicembre Comte attribuì invece, lo si è visto, una connotazione esclusivamente passatista, coerentemente del resto alla sua più generale lettura del bonapartismo come ultimo sussulto di un mondo ormai sconfitto dalla storia. Il gioco del rinvio analogico all’esperienza della prima Rivoluzione, insieme al radicalizzarsi delo scontro politico, fecero velo a Comte che, al pari di molti contemporanei, non seppe individuare il coagulo di interessi, antichi e recenti, aggregatisi attorno alla persona di Luigi Napoleone Bonaparte, né presentire il ruolo dinamico che egli avrebbe svolto nella modernizzazione del paese (50). In questa chiave di lettura la spedizione romana, rigurgito di istinto bellicistico e riesumazione dell’alleanza con il partito teologico, fu da lui additata come l’episodio nel quale meglio si esprimeva la natura obsoleta del regime. E fu, non casualmente, quello contro il quale più inflessibile si levò la sua critica (51). Anacronismo senza consistenza, «dont les chefs naturels touchent à la tombe» (52), il bonapartismo non poteva perciò stesso essere pericoloso. Come non lo aveva ritenuto tale neppure nei giorni immediatamente successivi alla straripante legittimazione popolare ricevuta dal suo leader, quando, forte dei suoi sei milioni di voti, notava, avrebbe potuto schiacciare l’Assemblea. A maggior ragione non lo reputò una minaccia più avanti, e lo ritenne anzi per qualche tempo fenomeno di brevissima durata (53)”” (pag 478-480) [Mirella Larizza, ‘Bandiera verde contro bandiera rossa. Auguste Comte e gli inizi della Société positiviste (1848-1852)’, Il Mulino, Bologna, 1999] [(48) Comte a de Tholouze, 18 dicembre 1848 e 31 marzo 1849, CG, IV, pp. 213-214 e V, pp. 17-18, dove parla del bonapartismo come di anacronismo senza consistenza; (49) A. Dansette, ‘Louis Napoléon à la conquête du pouvoir’, Paris, Hachette, 1961, pp. 251 ss; A.J. Tudesq, ‘L’éléction présidentielle de Louis Napoléon Bonaparte, 10 décembre 1848’, Paris, Colin, 1965, pp. 200 ss.; F. Bluche, ‘Le bonapartisme. Aux origines de la droite autoritaire (1800-1850)’, Paris, Nouvelles éditions latines, 1980, pp. 268 ss; B. Ménager, Les Napoléons du peuple’, Paris, Aubier, 1988, pp, 102 ss. Anche Marx, che pure denuncia la prevalente componente contadina del voto, segnala l’apporto di altre classi, ivi compreso il proletariato (K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’ (1850); trad. it., a cura di G. Giorgetti, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 169 ss.); (50) G. Roux, ‘Napoléon III’, Paris, Flammarion, 1969; R. Price, ‘The Economic Modernisation of France, 1730-1880′, London, Croom Helm, 1975; A. Dansette, Naissance de la France moderne’, Paris Hacette, 1970; (51) Comte a Laffitte, 14 Dante 63 [29 luglio 1851] CG, VI, p. 121; Comte a de Tholouze, 25 Dante 63 [9 agosto 1851], ibidem, p. 126; Comte a Laffitte, 13 Shakespeare 63 [22 settembre 1851], ibidem, p. 169. (…); (52) Comte a De Tholouze, 31 marzo 1849, CG, V, pp. 17-18; (53) Comte a De Tholouze, 18 dicembre 1848 e 31 marzo 1849, CG, IV,pp 213-214, e V, pp 17-18]”,”FRAD-006-FMB”
“LARIZZA-LOLLI Mirella”,”Alle origini dell’industrialismo. Il pensiero di Saint-Simon e quello dei suoi primi seguaci.”,”‘Verso il 1830 e il 1832 il sansimonismo conobbe la stagione della sua massima fioritura. Furono gli anni della trasformazione in setta del movimento e della scuola in chiesa, con il moltiplicarsi delle adesoni e l’inquadramento degli adepti in un’organizzazione gerarchica a carattere pseudo-religioso, virtualmente estesa all’intera Francia’. (pag 102)”,”SOCU-023-FMB”
“LARNER John”,”L’Italia nell’età di Dante, Petrarca e Boccaccio. (Tit.orig.: Italy in the Age of Dante and Petrarca, 1216-1390)”,”Rivolta dei Ciompi pag 341 LARNER John è nato nel 1930 a Londra. Ha studiato ad Oxford perfezionando in Italia i suoi studi (Accademia britannica di Roma). Insegna nell’Università di Glasgow.”,”ITAG-184″
“LA-ROCCA Tommaso”,”La critica marxista della religione. Da Karl Marx a Ernst Bloch, dalla critica dell’ ideologia alla rivendicazione dell’ utopia religiosa.”,”Tommaso LA-ROCCA è un ricercatore confermato presso l’ Istituto di Filosofia dell’ Università di Ferrara. Ha pubblicato ‘La critica marxiana della religione negli studi recenti (1968-1976)”” (Univ Ferrara), Gramsci e la religione (Brescia 1981), Teologia e rivoluzione in Thomas Müntzer nell’ interpretazione marxista classica’ (1984). Ha scritto saggi per volumi collettanei. Libro di GB La concezione evoluzionistica dell’ universo di Engels. Non c’è posto per un creatore né per un ordinatore. “”Sappiamo la risposta di Marx, nel senso dell’ improponibilità dell’ idea di Dio creatore, come tesi conseguente del carattere ateo della sua ‘antropologia’. Engels riafferma la tesi marxiana con l’ aggiunta del carattere ateo anche della ‘cosmologia’. La scoperta della “”legge della trasformazione dell’ energia”” fa concludere ad Engels che “”il movimento non potrebbe essere creato, può solo essere trasmesso””. Viene così “”cancellato l’ ultimo ricordo di un creatore sopranaturale””. Se “”il movimento è il modo di esistere della materia”” e se il movimento è “”increabile e indistruttibile”” ed è il principio dell’ autocrazione e riproduzione della natura, è ovvia la conclusione engelsiana circa l’ eternità della materia e l’ esclusione dell’ idea di un dio creatore nella spiegazione della genesi della natura.”” (pag 58-59)”,”MAES-066″
“LA-ROCCA Tommaso”,”Max Adler e Otto Bauer. Il fenomeno della religione nell’ austromarxismo.”,”LA-ROCCA Tommaso è professore di filosofia morale all’ Università di Ferrara. ha scritto molte opere (v. risvolto di 4° copertina). “”Nel frattempo, Bauer s’era sposato (1913), aveva partecipato alla guerra sul fronte russo, era stato fatto prigioniero e inviato in Siberia (1915-17), e successivamente, liberato (Settembre 1917) per intervento di Victor Adler, aveva preso parte al “”Circolo Karl Marx””, notoriamente schierato a sinistra del partito e a favore dell’ internazionalismo proletario e dell’ autonomia delle nazioni. Era divenuto Ministro degli Esteri nel governo di coalizione diretto da Karl Renner; aveva pubblicato le sue opere maggiori più importanti ed era diventato segretario di partito.”” (pag 159-160) “”Ci si potrebbe chiedere perché Bauer taccia così a lungo, dal 1911 al 1926, su una questione, come quella religiosa, che egli aveva fatto capire, e lo farà ancora più espressamente, di importanza nodale per il destino dell’ Austria e del socialismo austriaco ed europeo””. (pag 161)”,”TEOC-396″
“LA-ROCCA Tommaso, saggi di Peter BLICKLE Gerhard BRENDLER Emidio CAMPI Rosino GIBELLINI Hans-Jürgen GOERTZ Tommaso LA-ROCCA Valerio MARCHETTI Marco MIEGGE Giorgio POLITI Armido RIZZI Stefano ZECCHI”,”Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune.”,”Laureatosi con il Professore Italo Mancini nel 1971, ha iniziato poi il lavoro di ricerca scientifica sotto la sua direzione all’Università di Urbino, trasferendosi nel 1975 all’Università di Ferrara, dove ha insegnato Filosofia Morale fino al 2009. Vive attualmente tra Ferrara e Vienna. Ambiti di ricerca: Politica e Religione nel marxismo classico e neo-marxismo italiano, tedesco e austriaco (austromarxismo) e nel movimento radicale di Thomas Müntzer della Riforma protestante del XVI secolo. Alcune tra le sue pubblicazioni: Gramsci e la Religione (1981); Antonio Gramsci, La religione come senso comune (1997); La critica marxista della religione da Karl Marx a Ernst Bloch (1985); Es ist Zeit. Apocalisse e Storia. Studio su Thomas Müntzer 1490-1525 (1988); Max Adler e Otto Bauer, il fenomeno della religione nell’ austromarxismo (2001); L’albero della conoscenza del bene e del male. L’etica di Immanuel Kant (2009). Negli ultimi anni si è dedicato anche alla narrativa: Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore sulle orme di Ulisse (2013); Con gli occhi del dopo. Volume 2. La penna prestata (2018). (Susil-edizioni) Rivoluzione proto-borghese (pag 105-106) “”Nel campo della teoria storica si sosteneva il dovere di esaminare a fondo e superare l’interpretazione di un ruolo o posizione particolare della Germania nella storia europea, cioè che nella storia tedesca sono valide le stesse regole che vigono negli altri paesi europei. Campo sperimentale di questa idea divenne la Riforma. Da allora è in gioco la sintesi di riforma e rivoluzione, di Lutero e Müntzer. Questa sintesi è contraddittoria come la storia stessa; è – per dirla con Hegel, Marx, Lenin – l’unione di opposti. Ma è anche l’essenza di una fondazione dello stato e di una formazione della nazione: quella di riunire in una unità l’opposto. Nel 1952 appare il libro di Alfred Meusel, ‘Thomas Müntzer e il suo tempo’. Fu il primo scritto marxista nella RDT sul nostro tema e riproduceva a grandi linee l’interpretazione dell’opera di Friedrich Engels del 1850, ‘La guerra dei contadini’. Ma recava un’importante novità, che da allora determinò la direzione del pensiero e che non fu soltanto di natura terminologica. Meusel scrisse che la Germania dal 1517 al 1525 compì una «rivoluzione proto-borghese». Riforma e guerra dei contadini vi vennero intese come due livelli di sviluppo di un processo rivoluzionario. Questo era e in linea di principio viene ritenuto fino ad oggi l’indicatore di progresso. Con questo libro di Meusel e con questa parola d’ordine della «rivoluzione proto-borghese» viene avviata la significativa sintesi storico-nazionale di Riforma e di guerra dei contadini, di riforma e di rivoluzione. È questo il merito duraturo di Alfred Meusel, il cui nome venne poi più tardi appena menzionato nella discussione teorica”” (pag 105-106) [Gerhard Brendler, ‘L’interpretazione di Müntzer nella Repubblica Democratica Tedesca’] [(in) Tommaso La Rocca, ‘Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune’, Claudiana, Torino, 1990] Tommaso La Rocca, ‘Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels’. Paragrafo:’Interpretazione di Engels’ (pag 137-149) Tommaso LA ROCCA Sperlonga, 23/09/1943 Università degli Studi di Ferrara Dipartimento di Scienze Umane Tommaso La Rocca Aracne editrice Tommaso La Rocca è nato a Sperlonga nel 1943. Dopo aver frequentato la Scuola Primaria nel paese d’origine, le Scuole Medie e Superiori tra Fondi, Gaeta, Nola e Anagni, ha compiuto i suoi studi all’Università di Urbino con una Tesi sulla Filosofia di Emanuele Severino. Ha iniziato il suo lavoro di ricerca scientifica nel 1972 nell’Università di Urbino, trasferendosi successivamente all’Università di Ferrara, dove ha insegnato Filosofia Morale fino al 2009. Oltre che in Italia, ha svolto attività di ricerca scientifica, anche in Germania e Austria. Vive attualmente tra Ferrara e Vienna. Come Ricercatore e Professore di Filosofia, Tommaso la Rocca dopo l’iniziale interesse per il Nichilismo di Emanuele Severino, ha percorso sue principali direzioni di ricerca: l’indagine sul rapporto tra Politica e Religione nel Marxismo, classico e contemporaneo e gli studi sul Movimento radicale della Riforma protestante del XVI secolo. Alcune tra le sue pubblicazioni: Gramsci e la Religione (Brescia 1981, 1991), La critica marxista della religione da Karl Marx a Ernst Bloch (Bologna 1985, Ferrara 1996), Es ist Zeit. Apocalisse e Storia. Studio su Thomas Müntzer 1490-1525 (Bologna 1988), Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune (Torino 1990), Antonio Gramsci, La religione come senso comune (Milano 1997), Max Adler e Otto Bauer, Il fenomeno della religione nell’austromarxismo (Lecce 2001), Max Adler, Religion Privatsache, Salisburgo Vienna, 1997, (in traduzione italiana: Filosofia della Religione, Roma 1997), Otto Bauer, Religion als Privatsache, Salisburgo Vienna 2001 (in traduzione italiana: La Religione come affare privato, Firenze 2001), Karl Renner, Politik und Religion (Francoforte s.M. 2004, in traduzione italiana: Karl Renner, Scritti su religione e politica,Roma 2005), L’albero della conoscenza del bene e del male. L’etica di Immanuel Kant (Roma 2009). In fase di pubblicazione un volume su Il giovane Hegel (Genova 2019), in omaggio al proprio paese, oltre ai due volumi in collaborazione con Nicola Reale, ha curato la raccolta degli scritti di Don Raffaele Chinappi, dal 1949 al 1989, Al mio popolo (Roma 1994). Ultimamente ha pubblicato due volumi di narrativa, entrambi per i tipi di Susil Edizione: Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore sulle orme di Ulisse (2013) e la penna prestata (2018). (Aracne editrice)”,”SOCU-232″
“LA-ROCCA Tommaso”,”Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels. [Estratto dal volume ‘Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune’]”,”Nella storia delle interpretazioni muntzeriane da Lutero a Engels, i realtà tra i due c’è un vuoto storiografico di più di tre secoli. (pag 133) Dopo Engels è da segnalare in particolare l’opera di Ernst Bloch (pag 139) Müntzer: Engels ne mette in luce il carattere e le doti di «rivoluzionario di professione», di teorico e di uomo d’azione “”Engels capovolge totalmente il giudizio di Lutero. E lo fa mediante una rilettura complessiva della guerra dei contadini presentandola come nodo cruciale della storia della Germania e insieme dell’Europa. La immagina come un movimento carsico che ha origine nell’opposizione rivoluzionaria contro la feudalità ecclesiastica del Medioevo, emerge in maniera dirompente agli inizi del XVI secolo e, non esaurito, rispunta nei grandi momenti rivoluzionari dell’età moderna, fino a collegarsi con le rivoluzioni europee contemporanee del secolo XIX. (…) La riabilitazione engelsiana di Müntzer non si arresta a questo livello di inquadramento generale della guerra dei contadini nella storia tedesca ed europea. Nell’opera di Engels è rintracciabile l’intenzione di evidenziare la guerra dei contadini e Müntzer anche come un capitolo specifico della Riforma, contro la lettura tradizionale che li aveva presentati in generale come una deviazione della Riforma, distorta e fanatica radicalizzazione di tesi e di posizioni luterane. Sotto questo profilo, la posizione di Engels, per certi versi, è coincidente, per altri più avanzata rispetto a quella di Karl Marx (…). Dalla lettura della pagina di Marx appare chiaro che egli sta parlando della teologia della Riforma, senza distinguere tra quella di Lutero e quella di Müntzer. La Riforma si presenta ai suoi occhi come una nebulosa alquanto indistinta. Ma è certo che, nella rievocazione della guerra dei contadini, Marx ha presente anche colui che ne fu il protagonista principale (16). Probabilmente, pur ritenendo la teologia di Müntzer più radicale di quella di Lutero, egli le pensa, non contrapposte, come, invece, faranno in seguito Engels e, soprattutto Ernst Bloch. Forse è per questo che nel testo non si fa distinzione fra l’una e l’altra; e Lutero e Müntzer vengono accomunati in un unico giudizio. (…) Al contrario Engels esalta il movimento dei contadini e la figura di Thomas Müntzer quali fedeli portatori dello spirito originario della Riforma, che tendono a tradurre nel concreto della vita religiosa e civile i principi cristiani che avevano ispirato il movimento riformatore. Di Müntzer, in particolare, Engels tenta un recupero quasi integrale e come rivoluzionario e come ideologo, come uomo d’azione e insieme di pensiero. Ne mette in luce il carattere e le doti di «rivoluzionario di professione». Gli attribuisce non solo il merito dell’ideazione, ma anche la capacità di progettazione concreta della rivoluzione (21). Engels vede il suo progetto rivoluzionario basato su una analisi sociale e politica realistica, sostenuto da una precisa dottrina politica, fondata a sua volta in una radicale concezione filosofico-religiosa. Engels evidenzia la consapevolezza di Müntzer circa la situazione dei contadini e rimarca la sua denuncia delle responsabilità dei governanti e degli ecclesiastici (22). La dottrina politica e la concezione filosofica-religiosa che fanno da sostegno all’azione e al progetto rivoluzionari müntzeriano sono colte da Engels nella figura sintetica del «regno di Dio». Con questa espressione Müntzer designa, secondo Engels, un nuovo ordinamento che deve essere realizzato sulla terra senza differenze sociali, senza proprietà privata, senza autorità statale estranea e indipendente contrapposta ai membri della società. Il progetto implica concretamente la confisca dei beni ecclesiastici e la loro destinazione comunitaria, l’instaurazione della «comunanza delle attività e dei beni e della più completa uguaglianza», l’«obbligo di lavoro per tutti», il suffragio universale e il controllo della giustizia mediante tribunali elettivi. Un tipo di rivoluzione che doveva sostituire l’Impero tedesco con la repubblica (23). Ma prima e più che politico, precisa ancora Engels, «Müntzer era ancora anzitutto un ‘teologo’» (26)”” (pag 133, 137-139, 142-143) [Tommaso La Rocca, Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels’, Claudiana, Torino, 1990] [(16) La citazione del brano di Müntzer ne ‘La questione ebraica’ (…) scritta e pubblicata contemporaneamente alla ‘Introduzione’, non lascia dubbi in merito; (21) Nella fondazione della “”Lega degli eletti”” Engels intravede la formazione di un partito vero e proprio, a cui Müntzer assegna compiti ed obiettivi rivoluzionari immediati e precisi o a più lunga scadenza: un partito che Müntzer si preoccupa di organizzare, armare ed estendere “”non solo a tutta la Germania, ma a tutta la cristianità (‘La guerra dei contadini’) sebbene in realtà sia destinato a rimanere “”una piccola minoranza nella massa degli insorti”” (…); (22) Engels cita espressamente dai testi di Müntzer (…) (La guerra dei contadini, p. 66) (…); (23) Ivi, p. 129; (26) Ivi, p. 62]”,”MAES-012-FGB”
“LARONI Nereo”,”L’ amico di Stalin.”,”Nereo LARONI dirige una rivista di politica estera. E’ stato sindaco di Venezia e parlamentare europeo. Questo è il suo primo romanzo. ‘La vicenda si svolge in Russia. La “”Domenica di sangue”” del gennaio 1905 segna una svolta cruciale. Da quel momento un gruppo di uomini comincia a gettare le basi di un lavoro che porterà al crollo del regime zarista, alla rivoluzione e alla guerra civile. Uno di loro è Kamò, giovane armeno amico di Stalin che si unisce ai bolscevichi diventando presto protagonista con l’ organizzazione di attentati e azioni di guerriglia alla guida di un piccolo esercito nella Russia meridionale e nel Caucaso.’ “”Il fior fiore dei banditi del Caucaso è stato assoldato da quel furbacchione di Koba che riesce a lucrare vantaggi dalle rapine e anche dalla polizia segreta. Tutti sanno che veden regolarmente quelli che dovrebbero essere i suoi compagni in cambio dell’ impunità””. (pag 182)”,”RIRB-067″
“LAROQUE Pierre, a cura di Fausta GIANI CECCHINI”,”Le classi sociali.”,”Pierre Laroque, nato nel 1907 a Parigi. La sua lunga carriera di esperto di problemi sociali e previdenziali lo ha portato all’insegnamento universitario e, contemporaneamente, ad incarichi nell’Amministrazione dello Stato francese; è stato, tra l’altro, direttore generale delle Assicurazioni sociali, Presidente della Cassa nazionale delle Assicurazioni sociali, Consigliere di Stato. Attualmente presiede il Comitato d’espert della Carta sociale europea.”,”TEOS-088-FL”
“LA-ROSA Michele”,”Weber Marx e Panzieri. Ricerca sociologica e capitalismo. Con tre saggi di Weber, Marx e Panzieri su lavoro e ricerca empirica.”,”LA-ROSA Michele è professore ordinario in Sociologia del lavoro e dell’ industria presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Bologna, ove insegna ‘Sociologia economica’ e ‘Sociologia del lavoro’. Il Questionario di Marx. “”Nessuno governo, sia esso monarchico o repubblicano borghese, ha osato mai intraprendere una inchiesta seria sulla situazione della classe operaia francese. Abbiamo invece una massa di inchieste sulle crisi agricole, finanziarie, industriali, commerciali, politiche. (…) La nostra speranza è di essere sostenuti, in quest’ opera, da tutti gli operai delle città e delle campagne, i quali comprendono come essi soli possono descrivere, in tutta conoscenza di causa, i mali che li colpiscono; che essi soli, e non dei salvatori provvidenziali, possono applicare energici rimedi alle miserie sociali di cui soffrono; contiamo anche sui socialisti di tutte le tendenze che, volendo una riforma sociale, devono esigere una conoscenza esatta e positiva delle condizioni nelle quali vive e lavora la classe operaia, la classe a cui appartiene l’ avvenire. Questi ‘Cahiers du travail’ sono la prima opera che si impone alla democrazia socialista per preparare il rinnovamento sociale””. (pag 133, K. Marx , L’ inchiesta operaia)”,”TEOS-122″
“LA-ROSA Michele GORI Mauro a cura, testi di ENGELS GRAMSCI GURVITCH HUBERMAN LEFEBVRE LENIN MARX PROUDHON SWEEZY TROTSKY BAGLIONI BELLASI BOLOGNA BOURDET CHAUVEY DAGHINI DAMBROSIO GALLICO GIULIANI GORI GUIDUCCI ISELLA JURAS LAPASSADE LA-ROSA MANDEL MARKOVIC MACCARARO MAIRE MANGHI MASSARI MURRI PELLICCIARI PIAGET ROSNER RUFFOLO STOJANOVIC SOFRI STURZO TONIOLO TREU”,”L’ autogestione. Democrazia politica e democrazia industriale.”,”Testi di ENGELS GRAMSCI GURVITCH HUBERMAN LEFEBVRE LENIN MARX PROUDHON SWEEZY TROTSKY BAGLIONI BELLASI BOLOGNA BOURDET CHAUVEY DAGHINI DAMBROSIO GALLICO GIULIANI GORI GUIDUCCI ISELLA JURAS LAPASSADE LA-ROSA MANDEL MARKOVIC MACCARARO MAIRE MANGHI MASSARI MURRI PELLICCIARI PIAGET ROSNER RUFFOLO STOJANOVIC SOFRI STURZO TONIOLO TREU Gori ha curato la terza parte del saggio introduttivo e i paragrafi 6 e 7 della proposta bibliografica. La Rosa ha predisposto la premessa, la prima e la seconda parte del saggio introduttivo e i restanti paragrafi della proposta bibliografica. LA ROSA è docente di sociologia del lavoro e dell’ industria presso l’ Istituto di Sociologia dell’ Università di Bologna. E’ direttore del Centro internazionale di documentazione e studi sociologici sui problemi del lavoro. Ha scritto vari saggi tra cui ‘Sociologia, realtà e astrazione in G. Gurvitch’ (1973). GORI dell’Università di Bologna si è occupato di formazione del personale sociale e sanitario ‘La formazione del personale sociale e sanitario non laureato in Emilia Romagna’ (1976). “”La natura non costruisce macchine, non costruisce locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici, ecc.. Essi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale, trasformato in organi della volontà umana sulla natura o della sua esplicazione nella natura. Sono ‘organi del cervello umano creati dalla mano umana’: capacità scientifica oggettivata. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, ‘knowledge’, è diventato ‘forza produttiva immediata’, e quindi le condizioni del processo vitale stesso della società sono passate sotto il controllo del ‘general intellect’, e rimodellate in conformità di esso; fino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale, del processo di vita reale””. (pag 160, Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pp 400-403)”,”SIND-080″
“LA-ROSA Michele RIZZA Roberto ZURLA Paolo”,”Lavoro e società industriale. Da Adam Smith a Karl Polanyi.”,”Contiene il capitolo: ‘Karl Marx: lavoro, macchine e grande industria nella produzione capitalistica’ (pag 33-70) Tratta inoltre i seguenti autori: Durkheim, Weber, Schumpeter, Polanyi, Taylor, Mayo. Michele La Rosa insegna Sociologia del lavoro e Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna. Dirige la rivista ‘Sociologia del lavoro’. Roberto Rizza, ricercatore persso il Dipartimento di sociologia di Bologna, insegna Sociologia del lavoro presso la Facoltà di Scienze politiche ‘Roberto Ruffilli’ di Forlì. Paolo Zurla, ordinario di Sociologia e presidente del Polo Scientifico-didattico di Forlì – Università di Bologna, è direttore del quadrimestrale a schede “”Autonomie Locali e Servizi Sociali””. Dalla bibliografia: – Martinelli A. (1990), Economia e società. Marx, Weber, Schumpeter, Polanyi, Parsons e Smelser, Edizioni di Comunità, Milano (pag 68) Parte prima. Capitoli 2, 3 e 4 (Paolo Zurla) Capitolo 5 (Roberto Rizza) Capitolo 6 (Michele La Rosa) Capitolo 7 (Roberto Rizza) Parte seconda. Capitolo 2 e 3 Michele La Rosa”,”TEOS-300″
“LAROUI Abdallah”,”L’ideologia araba contemporanea.”,”Fotocopia, mancante dell’indice dei nomi “”Il liberale perviene al marxismo attraverso una sorta di marxismo legale che, verificatosi durante il periodo borghese, fornisce l’indicazione della sua collocazione e ruolo, ne esalta la missione e lo rassicura sul suo avvenire. Fa sua la frase di J. Schumpeter: «Dire che Marx, una volta privato della sua fraseologia, può essere interpretato in senso “”conservatore”” significa dire che lo si può prendere sul serio» (1). Il marxismo, pensa, non è altro che la più chiara teoria dello sviluppo capitalista. Il marxismo manifesta una razionalità mirabilmente semplice; stabilisce l’ordine delle priorità e concentra tutta la sua critica contro tutte le manifestazioni : economiche, umane e culturali del sistema feudale. Di fronte alle relazioni personali in economia, esalta il libero contratto; di fronte ai legami di potere, egemonia, vassallaggio, vanta la libera espressione della volontà democratica; di fronte alla verità circoscritta e imposta mediante metodi polizieschi, invoca la libertà di ricerca e di pensiero. Il marxismo giustifica e soprattutto predice l’avvento ineluttabile di tutto ciò che il liberale esige con più o meno fortuna e decisione. Più la lotta contro le strutture tradizionali si perpetua, più il liberale si sente pronto ad attingere ragioni di speranza (2) nel marxismo. Ma un marxismo così concepito gli serve soprattutto per difendersi: pretendendo di imporre il silenzio a tutti gli impazienti, a quelli che sperano di creare il tempo nel tempo e a obbligare la storia a secernere la sua sostanza”” (pag 180-181) [Abdallah Laroui, ‘L’ideologia araba contemporanea’, Milano, 1969] [(1) J. Schumpeter, ‘Capitalismo, socialismo e democrazia’, Milano, 1967; (2) L’esempio più tipico è quello di Mohammed Mandur, all’epoca del Walfd]”,”VIOx-219″
“LAROULANDIE Fabrice”,”Les ouvriers de Paris au XIXeme siecle.”,”L’A nato nel 1965 è ex allievo dell’Ecole normale superieure di Saint-Cloud. Agregé d’histoire è Prof de ‘khâgne’ a Limoges.”,”MFRx-106″
“LAROULANDIE Fabrice”,”Les ouvriers de Paris au XIXeme siecle.”,”LAROULANDIE Fabrice è nato nel 1965 ed è ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure de Saint-Cloud. Agregé d’ histoire, è professore di Khâgne a Limoges. Ha pubblicato: ‘La France de 1898 à 1940’ (ELLIPSES, 1996) e ha partecipato alla stesura del ‘Dictionnaire du Second Empire’ diretto da Jean TULARD (ELLIPSES, 1996).”,”MFRx-144″
“LARRAZABAL Ramón Salas”,”Los datos exactos de la guerra civil.”,”LARRAZABAL Ramón Salas di origine basca-castigliana è nato a Burgos e ha studiato scienze a madrid. Prende parte alla guerra civile dalla parte dei franchisti (si iscrive ad un Tercio de requetés), in seguito entra in aviazione e prende parte alla campagna di Russia durante la seconda guerra mondiale. Ha poi svolto la professione di storico per varie università. Ha scritto sulla guerra civile varie opere tra cui ‘Aproximacion historica a la Guerra Espanola’, in collaborazione con V. PALACIO ATTARD e Ricardo DE-LA-CIERVA, ‘The Republic and the civil war in Spain’ (Macmillan), ‘Historia del Ejercito Popular de la Republica’ (4 voll), ‘Perdidas de Guerra’ (Planeta). “”Largo Caballero cominciava ad essere un pericolo per comunisti, repubblicani e non pochi socialisti. All’interno, per le sue relazioni sempre migliori con la CNT; all’ esterno, forse a causa della freddezza di Gran Bretagna e Francia, i cui aiuti si consideravano necessari per aspirare alla vittoria””. (pag 132)”,”MSPG-177″
“LARSON Erik”,”Splendore e viltà.”,”Alcuni libri più recenti citati dall’autore nella bibliografia: – Mark Clapson, ‘The Blitz Companion’, London, Westminster Press, 2019 – Allen Packwood, ‘How Churchill Waged War: the Most Challenging Decision of the Second World War’, Frontline Books, Yorkshire, 2018 – Cita Stelzer, ‘Dinner with Churchill: Policy-Making at the Dinner Table, Pegasus, New York, 2012 – Cita Stelzer, ‘Working with Churchill’, Londra, Head of Zeus, 2019 Martedì 6 maggio 1941 (pag 565-566) “”Quel giorno Harriman scrise a Roosevelt per riferirgli alcune impressioni su Churchill e sulla capacità della Gran Bretagna di sopportare la guerra. Harriman non si illudeva sulle motivazioni che spingevano Churchill a tenerlo stretto a sé e a farsi accompagnare durante le sue numerose visite alle città bombardate. «Ritiene che avere un americano accanto sia utile per il morale della gente» disse a Roosevelt. Sapeva anche, però, che si trattava di una motivazione secondaria. «Vuole anche che di tanto in tanto faccia rapporto a lei» (7). A quel punto ciò che da tempo era chiaro a Churchill lo era diventato anche per Harriman: la Gran Bretagna non aveva alcuna speranza di vincere la guerra senza il diretto intervento degli Stati Uniti. Harriman si rendeva conto di essere la lente attraverso la quale Roosevelt poteva vedere al di là della censura e della propaganda, dritto nel cuore della strategia bellica britannica. Conosceva il numero complessivo di aerei, i ritmi di produzione, la quantità di scorte alimentari e la disposizione delle navi da guerra; così come conosceva, grazie alle numerose visite alle città bombardate, l’odore della cordite e dei corpi in decomposizione. Cosa non meno importante, era al corrente delle interazioni tra le figure che circondavano Churchill. Sapeva ad esempio che Max Beaverbrook, recentemente nominato da Churchill ministro dello Stato, aveva ora il compito di fare con i carri armati ciò che aveva fatto con i caccia durante l’incarico precedente. La Gran Bretagna aveva trascurato il problema dei carri armati e ne stava pagando il prezzo in Medio Oriente. «La campagna di Libia in entrambi i fronti è stata un duro colpo per molti. Ci saranno forti pressioni per l’incremento della produzione sia in Inghilterra che in America» scrisse Harriman. Servivano carri armati migliori e più numerosi per difendere la Gran Bretagna dall’invasione, se l’esercito imperiale voleva sperare di contrastare le incursioni delle unità corazzate di Hitler. «I responsabili dei carri armati mi hanno confessato di trovare ironico che ad aiutarli ora sia Beaverbrook, vista la sua tendenza, in passato, a derubarli di tutto ciò di cui avevano bisogno» ovvero materiali e strumenti. «Beaverbrook non gode di grandi simpatie, ma la gente sa che è l’unico in grado di aggirare la burocrazia, e inoltre è un gradito alleato»”” ‘Il 3 settembre 1939, in risposta all’occupazione della Polonia da parte di Hitler, la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania, e l’intero paese si prepara ai bombardamenti e all’invasione naziste. Le istruzioni del governo, impartite alla popolazione, non smorzano affatto la gravità dell’ora: «Dove il nemico atterrerà» avvertono, «i combattimenti saranno violentissimi». Vengono smontati i segnali stradali, distribuite 35 milioni di maschere antigas ai civili, l’oscuramento è così totale che nelle notti senza luna i pedoni urtano contro i pali della luce e inciampano nei sacchi di sabbia. La paura di ritrovarsi i tedeschi nel giardino di casa è tale che persino gli alti vertici dello Stato si preparano a scelte estreme. Harold Nicolson, futuro segretario parlamentare al ministero dell’Informazione, e la moglie, Vita Sackville-West, mettono nel conto la possibilità di suicidarsi pur di non cadere in mano nemica. «Dovrà essere qualcosa di rapido, indolore e poco ingombrante» scrive Vita al marito. Nel maggio 1940 i bombardamenti cominciano realmente. Dapprima con attacchi apparentemente casuali, poi con un assalto in piena regola contro Londra: 57 notti consecutive di bombardamenti, seguiti nei 6 mesi successivi da una serie sempre più intensa di raid notturni. Nel maggio 1940, alle prime incursioni aeree sul suolo britannico, il primo ministro Neville Chamberlain, sfiduciato di fatto dal parlamento, si dimette e re Giorgio VI nomina al suo posto Winston Churchill. Dal 10 maggio 1940 al 10 maggio 1941 si svolge l’anno decisivo delle sorti del Regno Unito, anno che si conclude con «sette giorni di violenza quasi fantascientifica, durante i quali realtà e immaginazione si fusero, segnando la prima grande vittoria della guerra contro i tedeschi». L’anno in cui «Churchill diventò Churchill – il bulldog con il sigaro in bocca che tutti noi crediamo di conoscere – e in cui tenne i suoi discorsi più memorabili, dimostrando al mondo intero che cosa fossero il coraggio e la leadership». Erik Larson lo narra in questo libro, formidabile cronaca dei giorni bui e di quelli luminosi di Churchill e della sua cerchia ristretta, e avvincente racconto dei «piccoli ma curiosi episodi che rivelano come fosse realmente la vita durante le tempeste d’acciaio di Hitler»’ (risvolto di copertina) Erik Larson è nato a Freeport, Long Island, nel 1954. Collaboratore di Time, New Yorker, Atlantic Monthly, Harper’s e altre prestigiose riviste americane, ha scritto numerose opere, tra le quali si segnalano Il giardino delle bestie, Gugliemo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen e Scia di morte. L’ultimo viaggio di Lusitania, tutte pubblicate da Neri Pozza. Il diavolo e la città bianca ha vinto l’Edgar Award in the Best Fact Crime 2004. Erik Larson vive a Seattle con la moglie e tre figlie. (da ISCO)”,”QMIS-352″
“LARSSON Reidar”,”Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution.”,”LARSSON Reidar “”By that approached the realization of the tremendous task which Marx and Engels posed for their supporters in 1850: to make the revolution permanent, using the anti-capitalist programme of the petty bourgeoisie and peasants as a starting-point, ‘until all more or less propertied classes have been forced out of their domination, the state power has been conquered by the proletariat and the association of the proletariat has advanced so far, not only in one country but in all dominant countries in the whole world, that the rivalry of the proletarians has ceased in those countries and at least the main forces of production have been concentrated in the hands of the proletariat’ (Werke, 7, pp 284, 252)”” [Reidar Larsson, Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution, 1970] (pag 37)”,”TEOC-559″
“LARSSON Reidar”,”Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution.”,”LARSSON Reidar La frase ‘Senza una teoria rivoluzionaria non può esserci alcun movimento rivoluzionario’ sarebbe stata pronunciata da Plechanov e ripresa spesso da Lenin. “”Without a revolutionary theory there could not be any revolutionary movement, Plekhanov had once said, but the sentence has become famous because Lenin quoted it so frequently (2)). If every sidestep from the true theory strengthened the bourgeoisie, as Lenin asserted, then its importance is not difficult to understand. Without theory, no revolution. It then became even more important that Lenin, in his statement that the working class by itself could only develop a trade-unionist consciousness, rejected the train of thought which once had been Plekhanov’s final resource and which was the foundation of the Revolutionary Economist’s reliance on the masses, namely that the class become conscious by themselves, without outside assistance. In his argumentation, Lenin also generalized the role which the revolutionary intelligentsia must play temporarily, according to the other members of Iskra’s staff. By quoting Kautsky’s criticism of the Austrian party programme, he wished to prove that the workers could not ‘give rise to’ an independent ideology by themselves”” (pag 208) (2) Op. cit., p. 380, cf. Zadachi russkikh sotsial-demokratov, ‘Lenin’ II, p. 191, Plekhanov, Sotsializm, ‘Plekh., II, p. 71″,”TEOC-027-FV”
“LARTEGUY Jean”,”Né onore né gloria. Romanzo. (Tit.orig.: Les Centurions)”,”LARTEGUY Jean nato nella regione francese della Lozère arruolatosi nel ’39, fatto prigioniero dai tedeschi, si unì alle forze francesi di liberazione comandate da De-Gaulle. E’ stato per sette anni ufficiale effettivo, corrispondente di guerra dalla Corea e dall’Indocina vivendo personalemnte la maggior parte delle esperienze che poi ha narrato nei suoi romanzi. La minaccia di vendetta dei soldati romani, dislocati ai confini dell’impero contro i barbari, contro gli imperatori che li tradivano (pag 7)”,”VARx-347″
“LARUE-LANGLOIS Francoys”,”Gracchus Babeuf tribun du peuple.”,”LARUE-LANGLOIS Francoys è nato a Montreal nel 1960. E’ storico di formazione. Gracchus Babeuf (1760-1797), uomo di lettere, giornalista, pamphletario, agitatore politico, è una delle grandi figure della rivoluzione francese del 1789 e di uno che non accetterà il suo corso. Nel 1796 gioca un ruolo chiave nella “”congiura degli Eguali””. Uno scacco, che lo condurrà al patibolo, ma gli varrà l’ omaggio di Karl Marx che gli accrediterà di aver fatto “”germinare l’ idea comunista””. Il comunismo degli Eguali. “”(…) Marx ed Engels hanno segnalato a più riprese la filiazione che univa il loro pensiero a quello di Babeuf. Essi non l’ hanno fatto però senza introdurre delle correzioni ai loro propositi, e se Marx ha riconosciuto che Babeuf aveva fatto germinare l’ idea comunista, Engels nondimeno ha precisato che nel 1796, “”il complotto comunista non riuscì perche il comunismo di allora era ancora troppo grossolano e superficiale e che, d’altro lato, l’ opinione pubblica non era ancora molto avanzata””. Engels ammise nondimeno che “”Babeuf e quelli che presero parte alla cospirazione tirarono dalle idee della democrazia del 1793 le conclusioni le più radicali che potevano trarre all’ epoca””. Si può dire che “”lo scacco della congiura rinvia non alle sue debolezze interne ma al quelle dell’ insieme della situazione””. “”Si può certo rimproverare a Babeuf “”il carattere prematuro della sua linea d’ azione e il carattere retrogrado del suo pensiero (1), ma “”è inutile dire a un uomo affamato che la sua rivolta è prematura di cinquanta anni””. Comunque sia, gli Eguali si proponevano “”di creare un altro mondo; non con altri uomini, ma precisamente un mondo per loro stessi, come essi erano””. Facendo questo, essi si collocarono ai confini della storia del “”comunismo storico””, questa materia “”evolutiva e mobile, sotto-insieme singolare di una storia più generale con la quale l’ interazione è permanente””. Con Babeuf e i babuvisti, si constata che “”l’ umanità, prima di dividersi e di opporsi a se stessa sotto il dominio del rapporto capitalistico, ha tentato di uscire dal nulla, dall’ arretratezza e dalla miseria””. (pag 85-86)”,”FRAR-294″
“LARUE-LANGLOIS Francoys”,”Paul Lafargue.”,”LARUE-LANGLOIS Francoys è uno storico che ha pubblicato le biografie di G. BABEUF e di C. LACOMBE figura emblematica della rivoluzione francese “”Le cose andavano al peggio nella famiglia Marx. Non solo la giovane Tussy (aveva 25 anni nel 1881) non si rimetteva dalla depressione in cui l’ aveva fatta cadere la rottura con Lissagaray sei anni prima, ma la moglie di Marx era, per sovrappiù, colpita da un cancro al fegato. Evidentemente, i mali di sua moglie e di sua figlia non potevano non colpire Karl, che Lafargue descrive in questo periodo come minato da “”le veglie, le emozioni, la mancanza d’ aria e di esercizio.”” Nell’ estate del 1881, Jenny Marx volle rivedere un’ ultima volta la figlia Jennychen e i suoi bambini. Andò a visitarli ad Argenteuil, ove arrivò con Karl il 26 luglio. Tussy approfittò dell’ assenza dei suoi genitori per compiere un tentativo di suicidio, forzando Karl a ritornare precipitosamente a Londra il 17 agosto. Suo moglie lo raggiunse qualche giorno dopo. Ella visse ancora qualche mese.”” (pag 53)”,”LAFx-022″
“LAS CASAS Bartolomé de”,”Brevissima relazione della distruzione delle Indie.”,”Parallelamente al radicalizzarsi delle prese di posizione politiche di LAS-CASAS si assiste a una straordinaria evoluzione del suo pensiero in materia di religione e della idea di cultura. La Q è stata oggetto di un’attenta analisi di T. TODOROV. Fino al 1550 l’atteggiamento di LAS-CASAS nei confronti degli indiani è stato di carattere assimilazionistico: sono miei uguali, degni dei miei valori culturali che, per il loro bene, è mio diritto-dovere, di spartire con loro. La posizione è molto vicina a quella del colonizzatore. Ma a partire dall’ Apologia latina, redatta in occasione della controversia con Juan Gines de SEPULVEDA si fa strada nel pensiero di LAS-CASAS il concetto della relatività delle culture. Nella stesura della introduzione ACUTIS ha raccolto importanti suggerimenti e dati da:”,”AMLx-005″
“LAS-CASAS Bartolomé de, a cura Cesare ACUTIS”,”Brevissima relazione della distruzione delle Indie. (1542)”,”Parallelamente al radicalizzarsi delle prese di posizione politiche di Las Casas si assiste a una straordinaria evoluzione del suo pensiero in materia di religione e della idea di cultura. La questone è stata oggetto di un’attenta analisi di T. Todorov. Fino al 1550 l’atteggiamento di Las Casas nei confronti degli indiani è stato di carattere assimilazionistico: sono miei uguali, degni dei miei valori culturali che, per il loro bene, è mio diritto-dovere, di spartire con loro. La posizione è molto vicina a quella del colonizzatore. Ma a partire dall’ Apologia latina, redatta in occasione della controversia con Juan Gines de Sepulveda si fa strada nel pensiero di Las Casas il concetto della relatività delle culture. La ‘Brevissima relazione’ scritta nel 1542 e fino inedita in Italia non è tanto un’opera storica quanto un terribile memoriale d’accusa.”,”AMLx-003-FFS”
“LAS-CASES Emmanuel Comte, a cura di Thierry LENTZ Peter HICKS François HOUDECEK Chantal PRÉVOT”,”Le mémorial de Sainte-Hélene. Le manuscrit etrouvé.”,”””Lowe, Sir Hudson (1769-1844). Se Napoleone era Prometeo, occorreva un’aquila, non del Caucaso, ma britannica per torturarlo: era proprio lui. Tuttavia, prima di Sant’Elena, Hudson Lowe aveva avuto una carriera brillante. (…) Dopo la morte di Napoleone, Lowe rientra in Inghilterra e viene deluso dall’atteggiamento dei suoi capi. Se ottiene promozioni e onori, non ottiene gratificazioni finanziarie. Sopratutto si trova di fronte un’opinione pubblica molto critica. (…)”” (pag 779-780)”,”FRAN-011-FSL”
“LAS-CASES Emmanuel – ANTOMMARCHI François”,”Il memoriale di Sant’Elena (Las Cases) – Gli ultimi giorni di Napoleonme. Volume Quarto. Capitoli IX-XI. Settembre-Novembre 1816.”,”La falalità sul campo i battaglia e stanchezza dei soldati e dei generali (pag 1047) Fattore tempo (1051) Battaglia di Dresda e analogia con campagna d’Italia Quando Bonaparte non è presente sul campo di battaglia i francesi vengono schiacciati (pag 1058) Movimento combinato su Berlino (pag 1059) Macchinazioni interne e slealtà (pag 1062) …. ….”,”FRAN-002-FGB”
“LASCH Christopher”,”Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica.”,”Obsolescenza dei concetti di destra e sinistra, riconsiderazione idea progresso, tradizione sociologica e idea di comunità, la “”modernizzazione”” come risposta al marxismo, campagna populista contro lo “”sviluppo””, l’età del sindacalismo: lotta di classe e controllo operaio come equivalente morale della proprietà e della guerra, lavoro e lealtà nel pensiero sociale dell’era “”progressista””, la disciplina spirituale contro il risentimento, le politiche della minoranza civile, il populismo di destra e la rivolta contro il liberalismo. L’A è uno storico delle idee e insegna all’ Università di Rochester. Tra i suoi libri: ‘La cultura del narcisismo’, BOMPIANI, 1981 e ‘Rifugio in un mondo senza cuore’ idem 1982, ‘L’io minimo’, FELTRINELLI, 1985″,”USAS-023″
“LASCH Christopher”,”Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica.”,”Christopher Lasch è uno storico delle idee e insegna all’Università di Rochester. Tra i suoi libri: La cultura del narcisismo, Rifugio in un mondo senza cuore, L’io minimo. Il paradiso in terra affronta il problema del progresso. La fede nel progresso è, per Lasch, l’elemento che contraddistingue la cultura moderna dall’Illuminismo in poi, particolarmente di quell’ampio filone che nei paesi anglosassoni si definisce ‘liberale’ e noi, in genere, preferiamo chiamare democratico.”,”TEOS-055-FL”
“LASCH Christopher”,”The American Liberals and the Russian Revolution.”,”Christopher Lasch è uno storico delle idee e insegna all’Università di Rochester. Tra i suoi libri: La cultura del narcisismo, Rifugio in un mondo senza cuore, L’io minimo. Il paradiso in terra affronta il problema del progresso. La fede nel progresso è, per Lasch, l’elemento che contraddistingue la cultura moderna dall’Illuminismo in poi, particolarmente di quell’ampio filone che nei paesi anglosassoni si definisce ‘liberale’ e noi, in genere, preferiamo chiamare democratico. Foreword, Notes, Acknowledgments and Bibliography, Index,”,”MUSx-007-FL”
“LASCH Christopher”,”La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia.”,”Christopher Lasch (1932-1994) è stato professore di Storia all’Università di Rochester. Tra i suoi libri, oltre a ‘La ribellione delle élite’ (Feltrinelli, 1995) ricordiamo: ‘La cultura del narcisismo’ (Bompiani, 1981) ‘L’io minimo’ (Feltrinelli, 1985) e ‘Il paradiso in terra’ (Feltrinelli, 1992). Il declino del giornalismo. ‘Lo sviluppo parallelo dell’industria della pubblicità e delle pubbliche relazioni ci aiuta a capire perché la stampa ha abdicato alla sua funzione più importante – quella di allargare il Foro pubblico – proprio nel momento in cui diventava più “”responsabile””. Una stampa responsabile, nel senso di non partigiana e non schierata ideologicamente, attraeva proprio quei lettori che i pubblicitari erano ansiosi di avvicinare: dei lettori prosperi e ben pasciuti, che probabilmente si consideravano elettori indipendenti. Lettori del genere volevano avere la garanzia di leggere tutte le notizie che valeva la pena di stampare, non quelle ammesse dalla specifica visione del mondo, sicuramente distorta, del direttore. La responsabilità ha finito per identificarsi con l’assenza di controversie perché gli inserzionisti erano disposti a pagare per averla. Certo, c’erano anche degli inserzionisti disposti a pagare per il sensazionalismo, ma nel complesso le preferenze andavano a un corpo di lettori responsabile. Quello che certamente non preferivano era l'””opinione””, non perché condividessero le argomentazioni filosofiche di Lippmann, ma perché fornire delle notizie non distinte dalle opinioni non garantiva il pubblico giusto. E senza dubbio speravano che un certo tono di obiettività, il marchio del giornalismo responsabile, avrebbe avuto una ricaduta positiva sulle inserzioni che circondavano colonne di testo sempre più esili. In una specie di curioso contorcimento storico, la pubblicità, le inserzioni e altre forme di persuasione commerciale hanno finito con l’essere travestite da informazione. La pubblicità ha preso il posto del dibattito esplicito. I “”persuasori occulti”” (come li definiva Vance Packard) hanno sostituito gli opinionisti, i saggisti e gli oratori di una volta, che non facevano mistero della propria partigianeria. La maggior parte delle “”notizie”” dei nostri giornali – il quaranta per cento, secondo una stima prudenziale del professor Scott Cutlip dell’Università di Georgia – consistono di articoli forniti da agenzie di stampa e da professionisti delle relazioni pubbliche, assorbiti e poi rigurgitati intatti dagli organi del giornalismo “”obiettivo””. Ormai ci siamo abituati all’idea che la maggior parte dello spazio negli organi cosiddetti di informazione sia destinato alla pubblicità: nei nostri giornali, almeno i due terzi. Ma se consideriamo le relazioni pubbliche come un’altra forma di pubblicità, il che non è lontano dal vero, perché entrambe sono promosse da organizzazioni commerciali private, dobbiamo rassegnarci all’idea che anche la maggior parte delle “”notizie”” vere e proprie non sia altro che pubblicità’ (pag 143-144)”,”TEOS-298″
“LASCHITZA Annelies a cura, collaborazione di Elke KELLER; scritti di Karl LIEBKNECHT e altri”,”Karl Liebknecht. Eine Biographie in Dokumenten.”,”440. Deutschland und die russische Revolution (Mitte 1917). 1904 schleuderte Fürst Bülow jenes “”tua res agitatur”” (Um deine eigene Sache geht es, in nota) gegen die aufdämmernde russische Revolution; und wie über ein Jahrhundert vorher, so war das Jahrzehnt bis zum Ausbruch des Weltkrieges eine dauernde borusso-zarische Allianz gegen die russische Revolution. Hat sich dies seit dem August 1914, in dem die Kriegstimmung des deutschen Volkes mit der frechen Demagogie “”Gegen den Zarismus!”” aufgepeitscht wurde, und gar seit dem März 1917 in sein Gegenteil verkehrt? Natürlich nicht. Die Katzenfreundlichkeiten gegen das revolutionäre Rußland, das halb friedensreif geprügelt, halb friedensreif gestreichelt werden soll… Das zarische Rußland durfte für die preußsich, deutsche Reaktion stark sein, ja mußte oder sollte es doch sein. Ein revolutioäres Rußland darf für die preußsich-deutsche Reaktion auch heute so wenig stark wie eine revolutionäre Macht in Deutschland selbst: Es bedroht die innerpolitische und soziale Position der herrschenden Klassen des Deutschen Reichs. Tua res agitur – gilt ihnen trotz aller aus schlauer Sonderfriedens (…)”” (pag 362) Tua res agitur: Si tratta di un tuo problema (Orazio Episolarum liber I. Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet, et neglecta solent incendia sumere …”,”LIEK-017″
“LASCHITZA Annelies”,”Die Liebknechts. Karl und Sophie – Politik und Familie.”,”ANTE1-50 LASCHITZA nata nel 1934 è una storica che ha curato anche l’edizione completa del carteggio e ha collaborato alla pubblicazione delle opere di Rosa Luxemburg.”,”LIEK-018″
“LASKI Harold J.”,”La repubblica presidenziale americana (The American Presidency).”,”LASKI nato nel 1893, si è laureato nel 1914 in storia moderna. Ha insegnato all’ Università McGill e a Harvard per diventare professore di scienze politiche al Magdalene College di Londra. Le sue idee politiche molto avanzate hanno influenzato l’ opinione pubblica inglese. “”La vera fonte, clientele a parte, del potere presidenziale risiede in definitiva nell’ appello all’ opinione pubblica. (…) Per la nazione, il presidente in carica è la sua stessa incarnazione. E’ la nazione che lo ha fatto presidente; questo atto creativo gli conferisce, agli occhi della nazione, una realtà e un rispetto del tutto diversi da quelli che vanno a una monarchia ereditaria. (…) Il presidente, per storica tradizione, è posto in una posizione così elevata che neppure una figura eminente come il Chief Justice degli Stati Uniti può sperare di battere”” (pag 103)”,”USAG-039″
“LASKI Harold J.”,”Political Thought in England from Locke to Bentham.”,”””Burke, indeed, was never a democrat, and that is the real root of his philosophy. He saw the value of the party-system, and he admitted the necessity of some degree of popular representation. But he was entirely satisfied with current Whig principles, could they but be purged of their grosser deformities.”” (pag 67) “”The liberalism of Burke is most apparent in his handling of the immediate issues of the age. Upon Ireland, America and India, he was at every point upon the side of the future. Where constitutional reform was in debate no man saw more clearly than he the evils that needed remedy; though, to a later generation, his own schemes bear the amrk of timid conservatism. In the last decade of his life he encountered the greatest cataclysm unloosed upon Europe since the Reformation, and it is not too much to say that at every point he missed the essence of its meaning. Yet even upon France and the English Constitution he was full of practical sagacity.”” (pag 83)”,”TEOP-331″
“LASKI Harold J. a cura; MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Communist Manifesto Socialist Landmark. A New Appreciation written for the Labour Party.”,”””All this is reasonably evident if Engels’ own ‘History of the Communist League’ is amended in conjunction with other documents of the time. We know that, on behalf of the London Committee, Schapper and Moll had drawn up an outline of a “”Creed”” which had been circulated to a few branches and discussed by them. We know, further, that the Paris branch had discussed a draft submitted by the German socialist, Moses Hess; and that Hess’s draft was so severely criticised by Engels that the Paris branch asked him to write a new one himself. Engels was elected the Paris delegate to the London Conference of December, 1847, and he made a new draft of his own. In doing so he rejected the term “”Creed”” and the League’s desire for a Catechism by question and answer on the ground that “”the statement must contain some history””. We have his letter to Marx of 24 November 1847, in which he proposed that “”the thing”” should be called the “”Communist Manifesto””. He told Marx that his own sketch was “”nothing but narrative, and badly flung together, in a frightful hurry””. He also urged Marx to “”think over the creed a bit””. It seems probable that the draft sent by Engels to Marx was largely concerned with the contemporary problems of the international proletariat, and written with a view to being read by working-class readers. (…) In all that he wrote, especially after Marx’s death, Engels always insisted that the main ideas of the ‘Manifesto’ came from Marx, and that, both in substance and in composition, it is to Marx that the main credit for it belongs.”” [Harold J. Laski, Communist Manifesto Socialist Landmark. A New Appreciation written for the Labour Party, 1954] (pag 24-25)”,”MADS-576″
“LASKINE Edmond”,”L’Internationale et le Pangermanisme.”,”LASKINE Edmond”,”INTx-046″
“LASKY Victor”,”J.F.K. l’ uomo e il mito. Una biografia critica.”,”””Perché il vero nemico della verità molto spesso non è la menzogna, deliberata, consapevole e disonesta, ma è il mito, insistente, persuasivo, chimerico.”” (J.F. Kennedy, 1962) “”E debbesi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini”” Machiavelli, Il Principe, VI, 5 Il dibattito televisivo Nixon-Kennedy. “”””La faccia di una persona, la sua corrispondenza allo stereotipo del buono o del cattivo, creato con tanto impegno dalla televisione, assume un’ importanza fondamentale””, osservò Harvey Wheeler, de contro per gli studi delle istituzioni democratiche. “”Non v’è dubbio che nei suoi dibattiti con Nixon, Kennedy approfittò della propria fortuita somiglianza col prestabilito modello televisivo del ‘buono’. Appare probabile che in avvenire, una delle prove concernenti l’ ‘idoneità’ di un candidato a un incarico politico sarà la sua concordanza con l’ immagine corrente del ‘buono’.”” (pag 312) “”””In politica””, aveva scritto il professor Wheeler, “”il vantaggio sta sempre dalla parte capace di mantenersi all’ offensiva, e l’ offensiva politica si avvantaggia del fatto che gli elettori, in media, votano ‘contro’, piuttosto che ‘per’, una persona o un’ idea””””. (pag 313)”,”USAS-144″
“LASLETT John H.M. a cura; saggi di John H.M. LASLETT Perry K. BLATZ Craig PHELAN Alan J. SINGER Robert H. ZIEGER Keith DIX Price V. FISHBACK Alan DERICKSON George S. GOLDSTEIN Joe W. TROTTER Ronald L. LEWIS Mildred A. BEIK Priscilla LONG Stephane E. BOOTH Isaac COHEN David FRANK Paul F. CLARK Marat MOORE James R. GREEN Maier B. FOX”,”The United Mine Workers of America. A Model of Industrial Solidarity?”,”saggi di John H.M. LASLETT Perry K. BLATZ Craig PHELAN Alan J. SINGER Robert H. ZIEGER Keith DIX Price V. FISHBACK Alan DERICKSON George S. GOLDSTEIN Joe W. TROTTER Ronald L. LEWIS Mildred A. BEIK Priscilla LONG Stephane E. BOOTH Isaac COHEN David FRANK Paul F. CLARK Marat MOORE James R. GREEN Maier B. FOX. LASLETT è professore di storia all’ Università di California, Los Angeles.”,”MUSx-091″
“LASLETT Peter”,”Il mondo che abbiamo perduto. L’Inghilterra prima dell’era industriale.”,”Peter Laslett. Membro associato del Trinity College, prima di insegnare storia a Cambridge, ha lavorato con la BBC, nella quale è stato uno dei fondatori del Terzo Programma. Ha trascorso vari periodi di insegnamento a Princeton, Harvard e in altre università degli Stati Uniti. É curatore delle edizioni delle opere di John Locke e Richard Filmer. Dagli inizi della sua attività si è sempre interessato di sociologia storia, e ha fondato co n E.A. Wrigley il Cambridge Group for the History of Population and Social Structure, del quale è direttore Costituito nel 1964, questo gruppo è divenuto uno dei più dinamici centri di ricerca europei sulla storia della struttura sociale.”,”UKIE-006-FL”
“LASSALLE Ferdinand”,”Aus Seinen Reden und Schriften.”,”Lassalle, Ferdinand uomo politico e filosofo tedesco (Breslavia 1825-Ginevra 1864). Studente all’Università di Breslavia, poi a Berlino, fu profondamente influenzato dalla filosofia di Hegel, alla quale restò per sempre legato, facendo propri gli schemi interpretativi della cosiddetta sinistra hegeliana. A Parigi nel 1845 (qui il suo nome Lassal fu francesizzato in L.) conobbe il sansimonismo e Proudhon ed entrò in contatto con le idee di Marx. Divenuto celebre per la focosa difesa della contessa Sofia di Hatzfeldt, in un lungo processo che opponeva la nobildonna al marito, L. poté approfondire le sue conoscenze giuridiche (esposte poi in Das System der erworbenen Rechte, 1861; Il sistema dei diritti acquisiti) e arrivare a teorizzare sulla scorta dell’hegelismo la storicità del diritto e la possibilità del venir meno anche del principio di proprietà privata, quando non avesse più corrisposto agli interessi della collettività. Esponente del movimento rivoluzionario, nel 1848 fu imprigionato per pochi mesi, ma, appena tornato in libertà, approfondì gli studi filosofici, manifestando la propria insofferenza per l’inadeguatezza programmatica dei gruppi progressisti prussiani. Favorevole alle aspirazioni unitarie germaniche e italiane, vide nell’Impero austriaco il comune nemico da combattere (Der italienische Krieg und die Aufgabe Preusses, 1859) e nel 1861 s’incontrò con Garibaldi a Caprera per stabilire una convergenza di strategia. Il suo impegno per dar vita a un autonomo movimento operaio organizzato, iniziato nel 1862 con la pubblicazione dell’Arbeiter-Programm, si concretizzò nel 1863 col sorgere dell’Associazione generale dei lavoratori, di cui L. fu primo presidente. In alternativa al capitalismo privato L. affermava la necessità di dar vita a cooperative di produzione, nelle quali lo Stato doveva assumersi l’onere di fornire i capitali per l’avvio delle attività economiche. Inoltre, perevitare ogni politica in difesa dei privilegi di classe, L. reclamava l’esercizio da parte delle masse popolari del suffragio universale come strumento di democrazia e condizione di un’autentica giustizia sociale. Morì in duello, cui fu trascinato da una passione amorosa. Bibliografia D. Footman, Ferdinand Lassalle, Londra, 1946; Th. Ramm, Ferdinand Lassalle als Rechts und Sozialphilosoph, Meisenheim Glan, 1953; A. Beccari, Lassalle e la fondazione della socialdemocrazia, Milano, 1959.”,”LASx-005″
“LASSALLE Ferdinand”,”Arbeiter-Programm, 1862; Offenes Antwortschreiben, 1863.”,”Lassalle (Ferdinand), propr. Ferdinand LASSAL, filosofo, scrittore politico e agitatore socialista tedesco (Breslavia 1825 – Ginevra 1864). Figlio di un agiato mercante ebreo, studiò (dal 1841 al 1845) filologia, storia e filosofia prima a Breslavia e poi a Berlino, ove assimilò il pensiero hegeliano, destinato a influenzare profondamente la sua formazione intellettuale; nel 1845 fu a Parigi (dove francesizzò il cognome Lassal in Lassalle) per compiere gli studi preparatori dell’opera La filosofia di Eraclito, l’Oscuro di Efeso (pubblicata nel 1858). Qui ebbe i primi contatti con le correnti socialiste francesi ispirate a Louis Blanc e Ledru-Rollin. Tornato in patria, assunse le difese della contessa Sophie Hatzfeld nel processo di separazione che ebbe larga risonanza nell’opinione pubblica e che si protrasse per un decennio. Durante i moti del 1848 si affermò come uno dei capi del movimento democratico rivoluzionario di Düsseldorf; nel 1849 collaborò alla Neue Rheinische Zeitung diretta da Karl Marx. L’attività politica gli fece subire due processi per propaganda eversiva e una condanna a sei mesi di carcere; scontata la pena tornò agli studi, completando la redazione dell’opera su Eraclito e scrivendo il poema drammatico a sfondo politico Franz von Sickingen (1859). Nello stesso anno, in occasione della guerra tra l’Austria e i Franco-Piemontesi, scrisse l’opuscolo La guerra dell’Italia e la missione della Prussia, in cui sostenne la causa italiana e propugnò un ideale nazionale molto vicino a quello dei “Piccoli Tedeschi”; contemporaneamente attese alla stesura di un ponderoso trattato di filosofia del diritto, II sistema dei diritti acquisiti (1861), che riprendeva la concezione hegeliana del diritto come fenomeno storico estendendone gli aspetti critici anche al presente e traendone spunti rivoluzionari. Dopo un viaggio in Svizzera e in Italia, durante il quale incontrò Garibaldi a Caprera (e lo incitò a porsi a capo di un movimento armato contro l’Austria) e uomini del partito d’azione (tra cui Alberto Mario e Bertani), prese contatti con i progressisti prussiani nell’intento di fondare un nuovo partito che fosse espressione tanto delle istanze popolari quanto di quelle borghesi. A tale scopo elaborò un programma noto col nome di Programma operaio, in cui si sovrapposero le esigenze dell’eliminazione dei residui feudali in Prussia e della costituzione di uno Stato democratico che trovasse la sua base negli operai (da lui chiamati “Quarto Stato” in analogia con le distinzioni sociali della Francia dell’Ancien régime). Se da un lato tale documento richiamò nuovamente su Lassalle l’attenzione della magistratura prussiana, dall’altro esso sancì la rottura con Karl Marx che imputò al filosofo di sostenere un socialismo utopistico non fondato sui reali rapporti di classe; di fronte all’inettitudine dei progressisti prussiani Lassalle si appoggiò alle organizzazioni operaie socialisteggianti, nell’intento di fondare un partito operaio indipendente, del quale redasse un programma noto col nome di Lettera aperta in risposta al Comitato centrale di Lipsia (1863), che proponeva come obiettivi immediati il suffragio universale e un sistema di cooperative operaie di produzione e consumo, finanziate dallo Stato. Il progetto fu realizzato nel maggio 1863 con la costituzione dell’Associazione nazionale degli operai tedeschi, di cui egli fu il primo presidente, e che rappresentò l’embrione del partito socialdemocratico tedesco. Da allora Lassalle perseguì una politica di avvicinamento con Bismarck e il partito conservatore, dovuta in parte alla convergenza d’interessi contingenti, benché se ne differenziasse in relazione al fine. La preoccupazione fondamentale di Lassalle fu di spezzare la “legge ferrea (o bronzea) dei salari”, elaborata nella sua ultima opera Il signor Bastiat- Schulze von Delitzsch, il Giuliano dell’economia, ovvero capitale e lavoro (1864), secondo la quale, nel sistema di produzione borghese, il lavoratore non sarebbe mai riuscito a superare il salario minimo di sostentamento benché l’organizzazione economica tendesse a una crescente socializzazione attraverso il superamento delle periodiche crisi economiche di sovrapproduzione. Lassalle perdette la vita, ancor giovane, in un duello con il principe Ianco de Racowitza, fidanzato della donna che avrebbe voluto sposare. (RIZ)”,”LASx-007″
“LASSALLE Ferdinando”,”Agli albori socialisti. Dal ‘Programma operaio’ ‘La lettera aperta’.”,”Su LASSALLE nella bibliografia riportata ci sono due libri: -Eugenio DI-CARLO, Ferdinando Lassalle. STABILIMENTO ARTI GRAFICHE E. PRIULLA. PALERMO. 1919 -Ed. BERNSTEIN, Lassalle und der Sozialismus. PAUL CASSIER. BERLIN. 1920″,”LASx-018″
“LASSALLE Ferdinand”,”Herr Bastiat-Schulze von Delitzsch der oekonomische Julian oder Capital und Arbeit.”,”LASSALLE,F. Herr Bastiat-Schulze von Delitzsch der oekonomische Julian, oder Capital und Arbeit. Berlin, R.Schlingmann 1864. IX,[1],269,[1]p. Original printed orange wrappers, trifle damaged at back. Ownership entry on front cover, repeated on title page. First edition. The principal economic work of Ferdinand Lassalle. In its form it is a sharp and sometimes coarse polemic with the leader of the German co-operative movement Schulze- Delitzsch, but its substance is one of the most vehement attacks on classical liberal theories, here represented by Frederic Bastiat. *Einaudi 3226. (13557)”,”LASx-024″
“LASSALLE Ferdinand”,”La guerra d’ Italia, ed altri scritti sulle costituzioni.”,”””Nessun più grande errore di credere che il popolo francese concepisca la sua nazionalità in un senso ostile alla Germania e che vaneggi per desiderio della conquista del Reno. Facendo eccezione per alcuni avanzi dell’ impero e per alcuni vuoti alti strilloni, la nazione francese non pensa più a questo assolutamente. Tale risultato si deve al progresso delle idee democratiche in Francia. La democrazia che ha per suo principio il rispetto alle nazionalità, non può pensare a impadronirsi di una parte del territorio di lingua tedesca, la linea più indubbia di demarcazione delle nazionalità, e manomettere la discendenza e la storia”” (pag 73)”,”LASx-032″
“LASSALLE Ferdinand”,”Capital et travail ou M. Bastiat-Schulze (De Delitzch). Premiere traduction francaise avec une notice sur le Developpement du socialisme en France et en Allemagne et sur la vie de Ferdinand Lassalle par B. Malon.”,”””Le travailleur est productif, il partage parfaitement le talent productif de la bourgeoisie; mais ce talent speculatif, il ne l’à pas et il faut esperer qu’il ne l’ aura jamais”” (pag 272)”,”LASx-033″
“LASSALLE Fernando”,”Que es una constitucion? Conferencia pronunciada ante una agrupación ciudadana de Berlin, en abril de 1862.”,”Al termine della conferenza Lassalle cita il poeta: Non audet Stygius Pluto tentars quod audet Effrenus monachus plenaque fraudis anus (pag 145) Il testo originale della citazione, secondo un’altra fonte (1), è un po’ diverso: Manoscritto I-33 The London Tower Fechtbuch (1300 c.a) Trascrizione e traduzione dal latino a cura di Giovanni Rapisardi Manoscritto I-33 (Fechtbuch della Torre di Londra-1300 c.a) “”Non audet Stygius Pluto tentare quod audet Effrenis monachus plenaque dolis anus. (…)”” Traduzione “”Plutone Stigio non osa tentare ciò che osa il monaco sregolato e la vecchia piena di inganni.”” Segue poi: “”E’ da notare che generalmente tutti i combattenti, così come tutti gli uomini che si trovano una spada in mano, anche non conoscendo l’arte del combattimento, si servono di queste sette guardie, sulle quali abbiamo sette versi: Ci sono sette guardie, la prima è sotto il braccio, l’altra è alla spalla destra, la terza alla sinistra, alla testa la quarta, la quinta al lato destro, al petto la sesta, l’ultima è langort (posta lunga) Si noti che l’arte del combattimento è così definita: l’arte del combattimento è l’ordinamento di diversi colpi ed è divisa in sette parti, come qui. Nota che tutto il nucleo dell’arte consiste nell’ultima guardia, detta langort; perciò tutte le azioni di difesa o di attacco sono racchiuse in essa, ovvero in essa hanno fine, e non nelle altre; quindi tieni questa in maggior considerazione delle precedenti guardie suddette. Tre sono quelle che avanzano e le altre allora fuggono Queste sette parti sono eseguite da tutti (…)””. (1) http://www.achillemarozzo.it/risorse/trattati/1300_fine_XIII_secolo_London_Tower_Fechtbuch_I-33_ “”Così stavano disposte le cose quando, nell’ aprile del 1862, Lassalle pronunciò la sua prima conferenza sul tema costituzionale. Già si comprende che un uomo come Lassalle seguiva il processo che abbiamo raccontato con uno scontento crescente: “”chi viva in Berlino, nei tempi che corrono, e non muore di liberalismo, non ha che morire di rabbia””, scriveva a Carlo Marx. Ma Lassalle era un politico abbastanza chiaro e riflessivo, per allentare la sua collera, per legittima che fosse (…)””. (pag 37)”,”LASx-035″
“LASSALLE Ferdinand; a cura di Konrad HAENISCH”,”Ferdinand Lassalle. Der Mensch und Politiker in Selbstzeugnissen. Mit einem Bild Lassalles.”,”Lassalle nella rivoluzione (1849). (pag 78) Lassalle e la questione femminile (pag 84) In tempi di reazione (1860) (pag 136) La lotta per l’ unità tedesca (1859) (pag 143) Lo Stato (1862) (pag 199)”,”LASx-037″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Erster Band. Briefe von un an Lassalle bis 1848.”,”Volume 1″,”LASx-040″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Zweiter Band. Von der Revolution von 1848 bis zum beginn seiner Arbeiteragitation.”,”Volume 2″,”LASx-041″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Dritter Band. Der Briefwechsel zwischen Lassalle und Marx. Nebst briefen von Friedrich Engels und Jenny Marx an Lassalle und von Karl Marx an Gräfin Sophie Hatzfeldt.”,”Volume 3″,”LASx-042″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Vierter Band. Lassalles Briefwechsel mit Gräfin Sophie von Hatzfeldt.”,”Volume 4″,”LASx-043″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Fünfter Band. Lassalles Briefwechsel aus den Jahren seiner Arbeiteragitation, 1862-1864.”,”Volume 5″,”LASx-044″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Sechster Band. Die Schriften des Nachlasses und der Briefwechsel mit Karl Rodbertus.”,”Volume 6″,”LASx-045″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Thilo RAMM”,”Ausgewählte Texte.”,”””Es ist die Politik, die Lassalles Leben und Werk zur Einheit werden läßt. Doch führt diese Feststellung nur zu der neuen Frage nach Lassalles politischem Verhalten und Ziel: 1848 kämpft er mit ‘Marx’ und ‘Engels’ auf dem äußersten linken Flügel der Demokratie, 1859 tritt er für eine “”Politik Friedrichs des Großen”” ein, in Österreich einzumarschieren und das deutsche Kaisertum zu proklamieren, und 1861 versucht er in Verhandlungen mit ‘Garibaldi’ diesen zu einem Angriff auf die Donaumonarchie zu bewegen, damit in Ungarn und Wien eine neue Revolution entstehen und auf Berlin zurückwirken könne. Im Verfassungskonflikt zwischen preußischer Krone und Nationalversammlung über di Heeresvermehrung unterstützt er die letztere, vollzieht aber fast gleichzeitig die Trennung vom liberalen Bürgertum mit seinem “”Arbeiterprogramm”” und später mit seinem “”Offenen Antwortschreiben””, das zur Gründung des “”Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins”” führt (23. Mai 1863), dessen erster Präsident mit praktisch unberschränkter Alleinherrschaft er auf fünf Jahre wird. Und nun wird der Kampf gegen das Bürgertum, gegen die preußische Fortschrittspartei, zum Hauptinhalt von Lassalles Agitation. Er paktiert dabei sogar mit ‘Bismarck’ und versucht, ihn zur Wiederein führung des 1850 in Preußen abgeschafften allgemeinen gleichen Stimmrechts zu bewegen”” (pag X-XI) [Thilo Ramm, Einleitung] [(in) Ferdinand Lassalle, Ausgewählte Texte, 1962]”,”LASx-050″
“LASSALLE Ferdinando”,”Agli operai di Berlino. Indirizzo in nome degli operai della Unione generale operaia germanica (14 ottobre 1863).”,”””Io non ho invocato e non invoco altro se non questo: che lo Stato futuro, lo Stato democratico rigenerato dall’adozione del suffragio universale diretto, fornisca con facili operazioni di credito le anticipazioni di capitale necessarie affinché gli operai possano costituire delle associazioni di produzione! Questa assistenza dello Stato non è affatto in contraddizione coll'””aiuta te stesso!””. Essa tende a procacciarvi in primo luogo la possibilità di migliorare, coll’aiutar voi stessi, la vostra condizione, di avvantaggiarvi con vostre intraprese, raccogliendo voi stessi il frutto del vostro lavoro!”” (pag 20-21)”,”LASx-009-B”
“LASSALLE Ferdinando”,”Forza e diritto. Lettera aperta. (1863)”,”””Nessuno nello Stato prussiano può arrogarsi di parlare di “”diritto”” tranne la democrazia, l’antica, la vera democrazia! Perchè essa soltanto si è attenuta al diritto e non si è abbassata giammai ad alcun compromesso collo forza. (…) Il partito progressista non ha diritto di parlare del diritto avendo fatto violenza nel modo più manifesto. (…) La democrazia soltanto ha dalla sua parte il diritto, dalla sua parte soltanto sarà la forza!”” (pag 6-7)”,”LASx-011-B”
“LASSALLE Ferdinand”,”Discours et pamphlets.”,”Fonte Gallica”,”LASx-055″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Hans Jürgen FRIEDERICI”,”Ausgewählte Reden und Schriften, 1849-1864. Ausgabe in einem Band.”,”Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins: Associazione generale dei lavoratori tedeschi”,”LASx-056″
“LASSERRE Georges”,”La cooperation.”,”LASSERRE è Prof alla Facoltà di diritto e di scienze economiche alla Univ di Parigi.”,”ECOI-047″
“LASSERRE Pierre”,”Georges Sorel theoricien de l’ imperialisme. Son idées. Son action.”,”””Il più famoso tra questi critici del marxismo, sorti all’ interno della scuola, è Edward Bernstein. Ecco quello che scriveva nel 1887: “”Oggi, malgrado in cambiamenti continui nei gruppi e nelle condizioni interne delle industrie, la situazione si presenta come segue: la grande industria non assorbe continuamente la piccola e media impresa, ma si afferma e cresce a fianco di essa. Solo le imprese minuscole diminuiscono in assoluto e relativo. Ma quanto alle imprese piccole e medie, il loro numero si accresce”” (1). (pag 179) “”Se è vero, ha scritto Kautsky in risposta a Bernstein, che il numero di possidenti aumenta da lungo tempo invece di diminuire, non arriveremo mai all’ obiettivo. Se è il numero di capitalisti che aumenta, e non quello degli spossessati, noi ci allontaniamo sempre di più a misura che si realizza il progresso, ed è allora il capitalismo che si stabilisce, e non il socialismo””. (pag 183)”,”TEOC-313″
“LASSERRE André”,”La Suisse des années sombres. Courants d’opinion pendant la Deuxième Guerre mondiale 1939-1945.”,”André Lasserre, storico, è professore all’Università di Losanna e da vari anni è depututo del Grand Conseil vaudois. I pensatori politici germanofili (pag 159-163) (segue paragrafo sui ‘non-allineati’)”,”EURx-338″
“LASSIEUR Pierre”,”L’ immigration de Jules Cesar à nos jours.”,”LASSIEUR Pierre ha pubblicato in dieci anni quattro volumi che trattano della verità di vangeli e degli errori del progressismo cristiano. Ha criticato l’ indulgenza con cui si trattano i casi di delinquenza giovanile in Francia. Il progetto di una moschea a Roma data da più di mezzo secolo, da MUSSOLINI. Essa avrebbe dovuto essere costruita con i soldi dello Shah dell’ Iran. MUSSOLINI però voleva in cambio la costruzione di una chiesa a La Mecca. La risposta negativa ebbe la giustificazione seguente: l’ Arabia Saudita tutta intera (4 volte la superficie delle Francia) è una gigantesca moschea ed è impossibile perciò costruire una chiesa all’ interno di una moschea… (pag 247).”,”FRAS-018″
“LATELLA Maria”,”Come si conquista un paese. I sei mesi in cui Berlusconi ha cambiato l’Italia.”,”Maria Letella è direttore del settimanale ‘A’ e da quattro anni conduce programmi di attualità politica su Sky. ‘””Faccio cinquanta telefonate al giorno, quando sono a Roma ricevo, tra mattino e sera, almeno una ventina di persone. Solo Gianni Letta ha un ritmo di lavoro più intenso del mio. E’ unico, Gianni. Se non ci fosse, mollerei anch’io””. Lo dice da quindici anni, ed è qusta, forse, la cifra (o una delle chiavi di interpretazione) che può aiutare a capire l’uomo che nel 1994 ha cambiato la storia di questo Paese”” (pag 10)”,”ITAP-001-FC”
“LATIMER Jon”,”Alamein.”,”””Before Alamein we never had a victory. After Alamein we never had a defeat”” (Winston Churchill) “”For all his undoubted tactical brilliance, Rommel failed to understand what Wavell knew: that modern warfare is a matter of administration, and that unlike tactics – certainly in the desert – administration is the art of the possible (57). Thus Alamein, like Stalingrad and the Marne, Would become, in the words of the American Brigadier-General S.L.A. Marshall, a ‘monument of the supreme folly of over-extension’ (58). Rommel’s administrative weakness, coupled with a failure to husband his armour for a concerted blow, meant that he was never able to threaten Montgomery’s precious ‘balance’, although the only Eighth Army manoeuvre that really made him dance was the series of blows struck by the Australians against 164th Division towards the coast (59). But such criticisms are the matter of the military professional, and not strictly relevant to the wider importance of the victory. Certainly they were not relevant to the people of Britain, for whom Alamein was the first ‘permanent’ victory Churchill, with his unrivalled ability to coin a phrase, in a speech at the Mansion House on 10 November said “”Now this is not the end, it is not even the beginning of the end. But it is perhaps the and of the beginning (60)”” (pag 318-319). Jon Latimer per molti anni ha servito nella ‘Territorial Army’ e ha pubblicato molti articoli sui giornali militari. È pure autore di ‘Operation Compass 1940’, ‘Tobruk 1941’ e recentemente ‘Deception in War’. Vive nel Galles (2002). [Jon Latimer, Alamein, John Murray, London, 2002] [(57) Wavell, ‘The Good Soldier’, pp. 10-11; (58) Lucas-Phillips, Alamein, p. 35; (5) Tuker, ‘Approach to Battle’, pp. 242-4, 256-7; (60) Churchill, ‘The Second War’, vol. IV, p. 487] ‘””Nonostante tutta la sua indubbia abilità tattica, Rommel non riuscì a capire ciò che Wavell sapeva: che la guerra moderna è una questione di amministrazione, e che a differenza della tattica – certamente nel deserto – l’amministrazione è l’arte del possibile (57). Così Alamein, come Stalingrado e la Marna diventerebbero, secondo le parole del generale di brigata americano S.L.A. Marshall, un “”monumento della suprema follia della sovra-estensione”” (58). La debolezza amministrativa di Rommel, unita all’incapacità di combinare la sua armata per un colpo concertato, fece sì che non riuscì mai a mettere in pericolo il prezioso “”equilibrio”” di Montgomery, anche se l’unica manovra dell’Ottava Armata che lo fece davvero ballare fu la serie di colpi sferrati dagli australiani contro la 164a Divisione verso la costa (59). Le critiche sono materia dei professionisti militari e non sono strettamente rilevanti per l’importanza più ampia della vittoria. Certamente non erano rilevanti per il popolo britannico, per il quale Alamein fu la prima vittoria “”permanente”” di Churchill, con la sua impareggiabile capacità di coniare un frase, in un discorso alla Mansion House il 10 novembre disse: “”Ora questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse la fine dell’inizio (60)'”,”QMIS-050-FSD”
“LATOUCHE Serge”,”L’ occidentalizzazione del mondo. Saggio sul significato la portata e i limiti dell’uniformazione planetaria.”,”L’A insegna alla Facoltà di giurisprudenza della Univ di Parigi XI e presso l’ IEDES (Inst. d’Etude du Development economique et social, Paris). Specialista del Terzo Mondo è autore inoltre di: -Critique de l’imperialisme. ANTHROPOS -Faut-il refuser le developpement? PUF -La planete des naufrages. Essai sur l’ apres-developpement. LA DECOUVERTE”,”ECOI-026″
“LATOUCHE Serge”,”Breve trattato sulla decrescita serena.”,”LATOUCHE Serge è professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris-Sud. Specialista dei rapporti economici e culturali Nord Sud e dell’epistemologia delle scienze sociali ha scritto vari libri pubblicati in Italia tra cui ‘Il pianeta dei naufraghi’ e ‘Come sopravvivere allo sviluppo’.”,”ECOI-291″
“LATOUCHE Serge a cura, saggi di Marie.Annick BARTHE Gérald BERTHOUD Alain CAILLÉ Jacques CHARMES Denis CLERC Pascal COMBEMALE Jean-Joseph GOUX Berbard GUERRIEN Philippe D’IRIBARNE Paul JORION Jean-François NOËL”,”L’economia svelata. Dal bilancio familiare alla globalizzazione.”,”Marie-Annick Barthe, Maïtre de Conférences in scienza economica all’Università di Parigi V e ricercatrice presso il Laboratoire d’économie sociale CNRS Paris I. Gérard Berthoud, Professore all’Istituto di antropologia e sociologia dell’Università di Losanna. Alain Caillé, Professore di Sociologia all’Università Paris X – Nanterre. Nel 1981 fonda il Mouvement anti-utilitariste dans les sciences sociales e dirige la Revue du MAUSS. Jacques Charmes, Direttore dell’Institut français de recherche scientifique pour le développement en coopération presso l’ORSTOM. Pioniere a livello mondiale nello studio del settore dell’economia informale, collabora con l’INSEE e con l’ONU a New York. Denis Clerc, Direttore-fondatore della rivista Alternatives économiques dal 1980. Insegna gestione aziendale presso l’École d’Ingénieurs dell’Università di Bourgogne a Dijon. Pascal Combemale, Professore di scienze sociali al Liceo Henri IV di Parigi. Jean-josephj Goux, Professore alla Rice University di Houston e direttore scientifico del Collège International de Philosophie. Bernard Guerrien, Matematico ed economista, è maître de conférences all’Università Paris I. Philippe d’Iribarne, Direttore del gruppo di ricerca Gestion et Société del CNRS, ha pubblicato La Logique de l’honneur, Seuil, Paris 1989. Paul Jorion, Antropologo ed esperto in modelli matematici in antropologia ha insegnato presso le università di Bruxelles, Cambridge e Paris VIII. Serge Latouche, Professore di economia politica e di epistemologia delle scienze sociali ed esperto del Terzo Mondo, insegna all’Università Paris I e a l’IEDES Institut d’étude du développement économique et Social. Jean-Fraçois Noël, Maïtre de conférences e direttore aggiunto del centre d’Économie-Espace Environnment dell’Università Paris I.”,”ECOT-164-FL”
“LATOUCHE Serge HARPAGÈS Didier”,”Il tempo della decrescita. Introduzione alla frugalità felice.”,”Serge Latouche filosofo ed economista, professore emerito all’Università Paris XI e all’ IEDES (Istituto di Studi sullo Sviluppo economico e sociale). Didier Harpagés professore di scienze economiche e sociali in un liceo di Parigi.”,”ECOS-001-FFS”
“LATTA Claude VUILLEUMIER Marc GÂCON Gerard a cura; saggi di Bruno ANTONINI Michel BELLET Letterio BRIGUGLIO Brigitte CARRIER-REYNAUD André COMBES Michel CORDILLOT Alain DALOTEL Alex DEVAUX PELIER Gerard GÂCON Charles-Henri GIRIN Claude LATTA Pierre LEVEQUE Jean LORCIN Anna-Maria LONGHIN Francois MAROTIN Didier NOURRISSON Bernadette SEGOIN Jacques VIARD Marc VUILLEUMIER”,”Du Forez à La Revue socialiste: Benoït Malon (1841-1893). Reevaluations d’un itineraire militant et d’une oeuvre fondatrice.”,”saggi di Bruno ANTONINI Michel BELLET Letterio BRIGUGLIO Brigitte CARRIER-REYNAUD André COMBES Michel CORDILLOT Alain DALOTEL Alex DEVAUX PELIER Gerard GÂCON Charles-Henri GIRIN Claude LATTA Pierre LEVEQUE Jean LORCIN Anna-Maria LONGHIN Francois MAROTIN Didier NOURRISSON Bernadette SEGOIN Jacques VIARD Marc VUILLEUMIER”,”MFRx-147″
“LATTARULO Leonardo a cura; testi di C. VARESE G.B. BAZZONI F.D. GUERRAZZI A. MANZONI G. ROVANI N. TOMMASEO W. SCOTT M. D’AZEGLIO T. GROSSI C. CANTU’ C. TENCA R. GIOVAGNOLI E. CALANDRA S. UZIELLI P. ZAJOTTI G. SCALVINI G.B. NICCOLINI F. DE-SANCTIS L. MAIGRON B. CROCE G. LUKACS A. LEONE-DE-CASTRIS G. DEBENEDETTI A. BORLENGHI G. BALDI P. DE-TOMMASO B. STAGNITTO F. PORTINARI”,”Il romanzo storico.”,”Leonardo Lattarulo (Lecce, 1948) lavora presso l’istituto di filologia moderna dell’Università di Roma (1978). ‘Lo sviluppo del romanzo storico nella letteratura europea del primo Ottocento è una delle più interessanti manifestazioni del “”bisogno di storia”” che caratterizza la cultura borghese nell’età della restaurazione dopo gli sconvolgimenti della rivoluzione e dell’età napoleonica’ (4° di copertina)”,”VARx-615″
“LATTEK Christine”,”Revolutionary Refugees. German socialism in Britain, 1840-1860.”,”ANTE1-11 LATTEK Christine ha studiato nelle università di Berlino Tubinga e Cambridge dove ha ricevuto il suo PhD per la sua tesi sulla Socialdemocrazia tedesca in esilio in Inghilterra.”,”MGEx-193″
“LATTES Renato MONTANI Gianni MURARO Giuseppe NORTON Nelly OLIVERO Fredo VALPREDA Pietro a cura, articoli di Wlodek GOLDKORN Hermis SAGATTI Jadwiga STANISZKIS Jerzy STRZELEKI Jan LITINSKI Stefan KUROWSKI Jacek KURON Karol MODZELEWSKI Zbigniew BUJAK Jerzi STEPLEN Jna RULEWSCKI Bogdan LJS”,”Polonia ’81. Solidarnosc Autogestione.”,”Contiene: ‘La crisi dell’economia nel decennio di Gierek’ a cura del Centro studi di politica internazionale del Pci.”,”POLx-045″
“LATTIMORE Owen”,”La frontiera. Popoli e imperialismi alla frontiera tra Cina e Russia.”,”Raramente la biografia di uno studioso si fonde con la sua attività scientifica, almeno nella misura in cui questo avviene per Owen Lattimore.”,”ASIx-007-FL”
“LAUBE Adolf STEINMETZ Max VOGLER Günter, collaborazione di Renate WEBER”,”Illustrierte Geschichte der deutschen frühbürgerlichen Revolution.”,”Cartina della diffusione in Germania della Riforma come movimento popolare (1517-1525). (pag 156) Carta europea delle conseguenze della Riforma in Europa nel XVI secolo. (pag 377)”,”GERx-103″
“LAUBER Patricia”,”Il pianeta Terra.”,”””Queste circostanze hanno costretto gli scienziati a concludere che il mantello è solido e liquido insieme: cioè è un solido che si comporta anche come un liquido. E’ tanto caldo da trovarsi allo stato fuso, ma l’ enorme pressione delle rocce sovrastanti lo mantiene allo stato solido. (…) “”Nella profodità della Terra, quindi, “”solido”” e “”liquido”” non hanno lo stesso significato che hanno per noi alla superficie.”” (pag 34-35)”,”SCIx-161″
“LAUDANI Raffaele”,”Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse.”,”Il nome di Herbert Marcuse (1898-1979) è legato alle vicende dei movimenti antisistemici degli anni sessanta e settanta. Raffaele Laudani è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche (Università di Torino) e in Philosophie et histoire des idées (Université de Nice – Sophie Antipolis).”,”TEOP-095-FL”
“LAUFENBERG Heinrich”,”Der politische Streik.”,”Laufenberg autore di ‘Der Politische Streik’ (1914) diventerà poi con Wolffheim un leader teorico del nazionalbolscevismo (nazional-bolscevismo) (citato da Marramao, Teoria del crollo e capitalismo organizzato…)”,”MGEx-090″
“LAURAT Lucien”,”L’ accumulation du capital d’ apres Rosa Luxembourg. Suivi d’un apercu sur la discussion du probleme depuis la mort de Rosa Luxembourg.”,”Nei suoi ‘Studi sulla teoria e la storia delle crisi’ TUGAN-BARANOVSKY si chiede: “”i paesi dell’ America Latina dove hanno preso i mezzi per acquistare nel 1825 due volte più merci di quelle del 1821? Sono gli stessi inglesi che gli hanno fornito questi mezzi. I prestiti contrattati alla Borsa di Londra sono serviti per pagare le merci importate. I fabbricanti inglesi si fecero illusioni sulla domanda creata da loro stessi e fu duro convincerli che le loro speranze erano esagerate””. Questa concezione che considera il pagamento di merci inglesi con denaro prestato dagli inglesi come una “”illusione”” e un rapporto economico anormale, era stata formulata, ben prima di TUGAN-BARANOVSKY da SISMONDI, nella seconda edizione dei suoi “”Nuovi principi di economia politica””. (pag 114) A pag. 168 c’è il paragrafo: ‘Il credito e lo Stato possono realizzare il plusvalore?’. Secondo Ch. DVOLAITSKY e Helene BAUER, il primo bolscevico-leninista e la seconda austro-marxista, Rosa LUXEMBURG ha dovuto fare appello alle aree non capitalistiche perché non ha tenuto conto del credito.”,”LUXS-031″
“LAURAT Lucien”,”Problemas actuales del socialismo.”,”””L’ insurrezione e la guerra civile sono ai loro (ai pensatori socialisti, ndr) i mezzi più idonei per rendere il socialismo impossibile, poiché distruggono le forze produttive, senza le quali il socialismo è inconcepibile, e impediscono, allo stesso tempo, la selezione dei settori suscettibili di passare alla collettività e la indennizzazione equa dei proprietari espropriati, cosa che condurrebbe alla collettivizzazione generale, qualificata da Karl Renner come “”sproposito generale””. Possiamo qui citare un testimone che non sospetto di “”riformismo””: Leon Trotsky in persona. Questo è quello che disse l’ uomo che collaborò con Lenin nella rivoluzione del 1917, in un discorso diretto al IV Congresso del Comintern, nel novembre 1922: “”E’ impossibile comprendere la storia della edificazione economica della Russia sovietica durante i cinque anni della sua esistenza se la si giudica unicamente dal punto di vista dell’ opportunità economica. E’ necessario giudicarla tenendo conto, in primo luogo, della opportunità militare e politica, e solo dopo queste, l’ opportunità economica. La sana ragione economica non coincide sempre, ma molto meno, con la necessità politica (…)””. (pag 83-84)”,”SOCx-119″
“LAURENT Alain”,”Storia dell’individualismo.”,”Alain Laurent insegna Filosofia nell’Ecole des Hautes Etudes Politiques et Sociales di Parigi. Tra i suoi libri: De l’individu et ses ennemis, Solidaire, si je le veux e L’individualismo.”,”TEOS-030-FL”
“LAURENT Eric”,”La guerra dei Bush. I segreti inconfessabili di un conflitto.”,”Eric Laurent, nato nel 1947, inviato specialista di politica internazionale, è grand reporter per Le Figaro. Inoltre presenta un popolare programma radiofonico di attualità, “”Lo scacchiere internazionale””, su France Culture.”,”USAQ-013-FL”
“LAURENT Boris”,”La guerre totale à l’Est, 1941-1945. Nouvelles perspectives sur la guerre germano-soviétique (1941-1945).”,”””L’on ne saurait introduire un principe modérateur dans la philosophie de la guerre elle-même sans commettre une absurdité (…). La guerre est un acte de violence et il n’y a pas de limite à la manifestation de cette violence”” (Clausewitz, De la guerre, Livre I, chapitre I) Giornalista specializzato in storia militare, Boris Laurent ha diretto il settimanale ‘Axe & Alliés’ e commentato presso le Nouveau Monde Editions le ‘Mémoires de Paulus’ e di ‘Patton’. Cecità intellettuale tedesca con Operazione Barbarossa (pag 42-44). Delirio strategico: la forza dell’Armata Rossa è ‘la grande sconosciuta’. “”Au début du mois de juillet [1940, ndr], le général Marcks travaille sur un plan de guerre contre l’URSS. Son plan va en réalité devenir la pierre angulaire de la future opération ‘Barbarossa’ (57). L”Operationsentwurf Ost’ envisage deux assauts principaux, l’un au nord et l’autre a sud des marais du Pripet. Le pince la plus puissante de cette tenaille est située au nord et doit percer à partir de la Prusse-Orientale et de la Pologne en direction de Moscou, clef pour «éliminer la cohérence de l’État russe» (58) (…). La destruction de masse de l’Armée rouge dans les régions les plus à l’ouest permettra à la Wehrmacht de progresser rapidement dans l’hinterland et de repousser le rayon d’action des bombardiers russes. L’objectif final est de rejoindre une ligne qui part de Rostov au sud, passe par Gorki à l’est de Moscou et remonte à Arkhangelsk sur la mer Blanche. L’état-major général de l’OKH pense qu’une telle percée permettrait de briser la résistance soviétiqe et de capturer les ressources nécessaires à la poursuite des opérations. Un simple regard su une carte montre à quel point le général Marcks est confiant pour atteindre des objectifs phénoménaux en seulement quelques semaines. Les troupes allemandes devront avancer et se battre sur 3.5 millions de kilomètres carrés. C’est quatorze fois l’espace français. Les objectifs ultimes de cette campagne titanesque sont à 1.880, 1550 et 2.060 kilomètres des bases de départ allemands. Le général Halder, commanditaire du plan Marcks, approuve l’idée et ne bronche pas face à ce délire stratégiques. Il dit d’ailleurs au mois de juillet: «L’affaire devrait être réglée en quadre à six semaines». Comme l’indique l’historien français Jean Lopez, l’objectif délirant que s’est assigné l’état-major général est «réalisable… en temps de paix (59)». Or, comme l’écrira le Feldmarchall Paulus, les forces de l’Armée rouge constituent «la grande inconnue» (60). Effectivement, les chefs de l’armée allemande n’ont aucune idée de la capacité numérique de l’Armée rouge. Leurs reinsegnement estimeront à la hausse le nombre de division soviétiques mois après mois. Le plan de Marcks révèle au plus haut point la cécité intellectuelle des généraux allemands et l’extraordinaire ‘hubris’ dont il font preuve. Les capacités de la Wehrmacht pour venir à bout de l’Armée rouge en une seule campagne ne sont pas remises en question. Tous ceux qui doutent de ses capacités sont immédiatement écartés par le général Halder qui s’arc-boute sur l’idée d’une offensive axée sur Moscou et dissuade Marcks (61) de lancer l’assaut principal au sud de l’URSS. Pour Halder, la victoire totale ne s’acquerra que si la capitale soviétique est capturée (62) et rien ne pourra barrer la route de la Wehrmacht car la capacité de combat de l’Armée rouge est tenue pour quantité négligeable. L’extrême confiance de l’état-major général illustre le mépris culturel, racial et militaire dont font preuve les Allemands à l’égard des Russes”” (pag 42-44) [(57) Ernst Klink, “”Die militarische Konzeption””, ‘Das deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg’, vol. 4, ‘Der Angriff auf die Sowjetunion’, 1983, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, pp. 219-220; (58) Friedhelm Klein et Inglo Laschnit, ‘Der Operationsentwurf Ost des Generalmajors Markcs von 5. August 1940″”, Wehrforschung 4, p. 116; (59) Jean Lopez,’Hitler attaque Staline’, Guerre & Histoire, n. 2, op. cit., p. 41; (60) Boris Laurent, ‘Friedrich Paulus. La bataille de Stalingrad’, op. cit., p. 59; (61) À ce moment, Marcks n’exclue pas un état de guerre permament à l’Est, au-delà de la ligne Arkhangelsk-Gorki-Rostov, mais à petit échelle; (62) Bryan Fugate, ‘Operation Barbarossa. Strategy and Tactics on the Eastern Front, 1941’, 1984, Novato, Presidio Press, p. 67] Fossato ideologico e intellettuale tra i due eserciti. “”Ce conflit germano-soviétique nous apprend que le fossé qui sépare les deux armées ne se limite pas à la seule idéologie. Il est aussi intellectuel. En ce sens, Wehrmacht et Armée rouge se battent sur les même champs de bataille, mais évoluent dans deux univers radicalement différents. L’univers allemand tourne autour du principe cardinal de l’engagement décifif. Pour l’état-major allemand, la guerre est une succession de coups, de batailles – batailles d’encerclement, batailles d’anéantissement, batailles décisives – qui constituent les opérations. L’héritage des concepts napoléoniens est ici très prégnant. La tactique est la reine à laquelle sont subordonnées la question logistique ou encore celle du renseignement, pourtant capitales. (…) (pag 536-537-538)”,”QMIS-236″
“LAURENT Eric”,”Mosca a Wall Street.”,”Eric Laurent giornalista, specialista in politica estera presso ‘Radio France’ e Figaro Magazine, ha lavorato a Washington per un Centro di studi specializzato in problemi di sicurezza internazionale. Oltre ad alcuni saggi, è anche autore di un romanzo a sfondo politico, ‘Carl Marx Avenue’, Orban, 1986.”,”RUST-169″
“LAURENTI Renato”,”Eraclito.”,”Guerra e frammenti del flusso. ‘Se tutto è passaggio da un contrario all’altro e se tale passaggio è sostenuto dalla continua tensione di forze contrapposte, sarà agevole concludere che tutto è guerra. La guerra è una realtà tragica ma intimamente radicata nella natura dell’uomo, e il greco, come ogni altro, ne aveva esperienza: guerra come scontro di eserciti (l”Iliade’ e l”Odissea’ si svolgono su uno sfondo di guerra), come scontro di idee (le ‘Opere’ di Esiodo sono incentrate sulla lite col fratello): guerra tra uomini e guerra tra dèi, guerra di conquista e di liberazione, esecrata e bramata come quella che dà lutti e insieme gloria. A tale realtà fa appello Eraclito per spiegare il divenire . B 80: “”Bisogna sapere che ‘polemos’ è comune e giustizia è contesa e che tutte le cose si producono secondo contesa e necessità””. (…) ‘Polemos’ nel frammento non significa soltanto lo scontro sul campo di battaglia giacché si parla anche di cose: è quindi l’urto tra gli avversari, la lotta tra opposti, l’affrontarsi dei contrari, è la radice di ogni cosa, la fonte di ogni divenire. (…) Che Eraclito abbia avuto un suggerimento da Esiodo e da Omero è possibile, ma più interessante è notare come, solo se adagiate su un piano filosofico, le parole acquistino un senso trasparente. Perciò è preferibile vedere in Anassimandro il vero predecessore di Eraclito. Anche nel Milesio si parla di ingiustizia commessa da un contrario ai danni dell’altro, ingiustizia di cui giustamente il trasgressore dovrà pagare il fio all’altro secondo le disposizioni del tempo. Eraclito riproporrà in un’altra dimensione la lotta dei contrari e tale lotta proclamerà giusta, perché senza lotta non c’è, non può esserci niente. (…) Dunque c’è giustizia perché c’è lotta. La spiegazione è sempre la stessa: le tensioni sulle quali si costituisce l’altra. Ma con ciò non si dice che giustizia sia ingiustizia o che guerra sia pace – o, per lo meno, le frasi vanno comprese. La lotta dei contrari è il requisito indispensabile perché le cose vengano alla luce e si mantengano momento per momento’ (pag 129-132)”,”FILx-026-FV”
“LAURETI Giacomo a cura”,”Democrazia assoluta e relativa.”,”Dattiloscritto Lucidamente scrisse il Barbagallo: “”se gli uomini volessero guardare con gli occhi aperti, troverebbero che dal giorno in cui la grande industria irruppe nel mondo, noi, senza saperlo, cominciammo ad entrare nell’era del collettivismo, perchè, fatalmente non avemmo più la forza di sorreggere individualmente il peso del suo meccanismo”” (pag 5) Fascicolo dattiloscritto allegato: Roberto Bachi, La mobilità della popolazione all’interno delle città europee (pp. 5) (1933)”,”TEOP-512″
“LAURIA Felicetta”,”L’Unione Europea. Origine, sviluppi, problemi attuali.”,”Lo studio delle Comunità impone una continua opera non solo di aggiornamemto ma di analisi dei risultati raggiunti: ma è altrettanto certo che il lavoro della Profesoressa Lauria, nato dai corsi di diritto comunitario tenuti da ormai cinque anni nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano costituisce uno strimento essenziale per conoscere nei suoi veri termini la realtà attuale delle Comunità e di riflesso l’ambito di potere degli Stati membri. Introduzione Alessandro Migliazza. Milano, maggio 1988.”,”EURx-119-FL”
“LAURIE Bruce”,”Artisans into Workers. Labor in Nineteenth-Century America.”,”Bruce Laurie è professore di storia all’Università del Massachusetts, Amherst. Ha ricevuto il dottorato all’Università di Pittsburgh ed è autore di ‘Workin People of Philadelphia: 1800-1850’. Molto spazio dedicato ai Cavalieri del Lavoro (Knights of Labor) di T. Powderly, al movimento sindacale (AFL) e al leader sindacale Gompers”,”MUSx-318″
“LAURIN-FRENETTE Nicole”,”Classes sociales et pouvoir. Les théories fonctionnalistes.”,”Nicole Laurin-Frenette, sociologia, Università di Montréal. – Dahrendorf (La società post-capitalista) (pag 272) – Touraine (La società post-industriale) (pag 281) Dahrendorf e la società post-capitalista. (pag 272-273) “”Dahrendorf montre ensuite comment l’analyse de la société moderne confirme ces diverses hypothèses concernant les classes et la lutte des classes. Nous reprendrons seulement ses conclusions principales. D’abord, les nations occidentales doivent être considérées, en ce qui concerne les rapports entre les classes, comme des sociétés post-capitalistes. D’une part, les seules associations impératives dont la structure engendre des classes antagoniques sont l’État et l’entreprise. D’autre part, l’intensité et la violence de la lutte des classes sont considérablement plus faibles que dans les formations industrielles capitalistes auxquelles s’appliquait la théorie marxiste. Ainsi, l’évolution historique nous permet, d’envisager la théorie marxiste comme une application particulière de la théorie générale du conflit à un cas unique, celui des sociétés industrielles, au stade capitaliste des antagonismes sociaux. Ce stade capitaliste, qui correspond à la situation décrite par Marx, se caractérise dans les termes de la théorie générale de Dahrendorf par : 1° la juxtaposition ou la surimposition de la lutte industrielle et de la lutte politique entre les classes ; 2° la coïncidence de la distribution de l’autorité et de la distribution des ressources et récompenses : propriété, prestige, revenu et autres ; 3° l’absence de mobilité entre les classes dans l’industrie et dans les autres associations impératives et 4° l’absence de régulation effective du conflit et par conséquent, l’impossibilité d’une transformation graduelle, ordonnée et pacifique des structures sociales. Cet ensemble de conditions implique des rapports de classes explosifs, susceptibles de provoquer des changements soudains et radicaux – de type révolutionnaire – proportionnels à l’intensité et à la violence de la lutte. Résumant ces particularités de l’ordre social capitaliste, Dahrendorf écrit :«Pour le capitaliste, la domination était associée à des gains financiers importants tandis que pour les travailleurs, l’assujettissement entraînait une extrême misère matérielle. (…) Les groupes qui détenaient l’autorité dans l’entreprise industrielle contrôlaient aussi l’État, soit en personne, soit par l’intermédiaire de membres de leur famille ou d’autres agents. Par contre, les groupes assujettis dans l’entreprise, étaient exclus comme tels du gouvernement. (…) Ainsi, les conditions propres à la société capitaliste, faisaient de l’industrie et de la société en général, le théâtre d’un seul et même conflit dont l’intensité pouvait atteindre un degré extraordinaire. (…) L’absence de mobilité entre les classes aggravait davantage ce conflit» (1). Le passage de la société capitaliste à la société post-capitaliste est lié, en premier lieu, à l’établissement de mécanismes efficaces de régulation du conflit, dans l’entreprise et dans l’appareil d’État : représentation, arbitrage, participation, etc., bref, à l’instauration de la « démocratie industrielle » et de la « démocratie politique ». L’avènement de l’ère post-capitaliste s’accompagne en second lieu, de « l’isolement institutionnel de l’industrie et du conflit industriel » : les positions de domination dans l’industrie et dans les autres sphères de la société ne sont plus surimposées et juxtaposées. Elles ont tendance à se dissocier progressivement, tout comme la distribution de l’autorité et celles du revenu, de la propriété et du prestige. Ce qui fait dire à Dahrendorf que s’il existe encore des capitalistes et des ouvriers dans la société postcapitaliste, ils ne forment ni une bourgeoisie, ni un prolétariat puisque, par exemple, l’ouvrier d’usine peut théoriquement devenir ministre au Parlement, actionnaire d’une entreprise ou vedette de la télévision! Sous l’effet du processus de dissociation des conflits, les classes qui s’affrontent dans l’entreprise industrielle perdent leur « prolongement » direct dans la « société politique»; les thèses de Marx ne peuvent donc plus rendre compte de la conjoncture politique : «Il n’est plus nécessaire que la classe dominante et la classe dominée, dans l’entreprise, se confondent avec les classes politiques correspondantes. (…) Le « vieux » conflit persiste mais ses effets sont restreints, à la sphère institutionnelle de l’industrie. Hors de l’entreprise, dans la société politique, le conflit du « capital » et du « travail » ne trouve plus désormais son prolongement dans la lutte entre la bourgeoisie et le prolétariat, au sens marxiste» (2). Dans la sphère politique, la société post-capitaliste se rapproche, selon l’auteur, du modèle décrit par Riesman: une vaste classe dirigeante composée de l’élite (bureaucratie et gouvernement) et de tous les groupes d’intérêts dont les revendications sont prises en considération par les gouvernants, à divers moments. Les groupes d’intérêt sont alternativement associés au pouvoir; la classe dominée – ceux qui sont dépourvus d’autorité – devient une catégorie fluctuante, «une classe conjoncturelle (situational) dont chaque élément a la possibilité d’exercer l’autorité» (3)”” (pag 272-273) [(1) ‘Class and Class Conflict in Industrial Society’, pp. 242-243; (2) ‘Class and Class Conflict in Industrial Society’ pp. 271-272; (3) Ibid., p. 305]”,”TEOS-286″
“L’AURORA Enrico Michele, a cura di Pietro THEMELLY”,”Scritti politici e autobiografici. Inediti e rari (1796-1802).”,”Intorno al 1760 – 1763 nasce a Roma Enrico Michele L’Aurora. All’età di 26 anni nel 1786 viaggiò i n Europa, nell’Africa e nel Messico. All’inizio della Rivoluzione 1789 scrisse varie memorie alla Convenzione. Nel 1792 giunge a Nizza con l’esercito francese. Poi s9i reca a Mentone e Novi. Primi progetti d’insurrezione nazionale. 1793 indirizza un messaggio alle Legioni italiane che innalzando sugli stendardi L’aquila romana dovranno liberare Roma dal governo del papa. 1794 dopo Termidoro soggiorna a Parigi. 1796 marzo: Bonaparte assume il comando dell’Armée d’Italie. Marzo-Maggio 1796 Enrico Michele L’Aurora partecipa alla lotta per la liberazione della Lombardia.”,”BIOx-077-FL”
“LAVAL Michel”,”L’homme sans concessions. Arthur Koestler et son siècle.”,”Arthur Koestler (Budapest, 5 settembre 1905 – Londra, 3 marzo 1983) è stato uno scrittore e filosofo ungherese. (fonte wikip) Cenni biografici Il padre era ungherese e la madre austriaca, entrambi di origine ebraica. Nei primi anni venti la famiglia si trasferì a Vienna, dove Koestler frequentò il Politecnico. Nel 1926 abbandonò l’Europa e si trasferì con i primi coloni in Palestina, allora possedimento inglese. Assunto da un giornale tedesco, divenne inviato da Gerusalemme, per poi trasferirsi in Germania, per assumere la carica di condirettore del Berliner Zeitung am Mittag, iscrivendosi successivamente al Partito comunista. Nel 1934 si rifugiò a Parigi per sfuggire alle persecuzioni razziali naziste. Continuò la sua attività di giornalista indipendente, denunciando sempre il pericolo costituito dal regime nazista. Inviato in Spagna per seguire gli sviluppi della guerra civile spagnola, venne catturato e condannato a morte dall’esercito franchista. L’intervento della diplomazia britannica gli salvò la vita. Tornato in Francia nel 1939, decise di abbandonare il partito comunista, di cui abiurò l’ideologia a seguito delle grandi purghe e deportazioni Staliniane. Scrisse “”Buio a mezzogiorno””, il cui protagonista è un uomo del Partito Bolscevico sovietico che cade vittima del sistema di persecuzione di cui egli stesso aveva fatto parte. Il romanzo gli provocò l’ostilità di numerosi intellettuali di sinistra vicini al partito comunista; come conseguenza, lo scrittore cadde in una forte depressione che lo spinse a tentare il suicidio col gas. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le autorità della Francia occupata lo tennero per qualche mese in un campo di detenzione; liberato, si arruolò nella Legione Straniera, per sfuggire alla deportazione sotto il regime collaborazionista della Repubblica di Vichy governata dal generale Pétain. Riuscì in tal modo a raggiugere Londra, dove si stabilì definitivamente, prendendo anche la cittadinanza britannica. Nel secondo dopoguerra continuò l’attività di scrittore e polemista, su posizioni decisamente anticomuniste. Fu anche insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico. Nel 1983 Koestler, ormai ammalato del morbo di Parkinson e di leucemia, si suicidò insieme alla terza moglie Cynthia. Era da tempo un sostenitore dell’eutanasia. Curiosità. Secondo quanto riportato nel testo “”La guerra fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti””, della storica e giornalista inglese Francis Stonor Saunders, la rivista tedesca “”Der Monat””, ove furono pubblicati i testi raccolti in seguito nel libro dal titolo “”Il dio che è fallito””,fu finanziata dalla CIA attraverso il Congress for Cultural Freedom in funzione d’un progetto di “”persuasione ideologica””. [1] Bibliografia Romanzi I gladiatori (The gladiators, 1939) (Mondadori, 1959 – Net, 2002) Buio a mezzogiorno (Darkness at noon, 1940) (Mondadori, 1946) Arrivo e partenza (Arrival and Departure, 1943) (Mondadori, 1966) Ladri nella notte (Thieves in the Night : Chronicle of an Experiment, 1946) (Mondadori, 1947) L’età del desiderio (The Age of Longing, 1951) (Jaca Book, 1982) (precedentemente Gli angeli caduti, Mondadori, 1952) Le squillo. Una tragicommedia con un prologo e un epilogo (The Call Girls: A Tragicomedy with a Prologue and Epilogue, 1972) (Rizzoli, 1975) Teatro Il bar del crepuscolo. Un’evasione in quattro atti (Twilight Bar, 1945) (U, 1947 – Liberal, 2003) Testi autobiografici [modifica] (Spanish Testament, 1937) Schiuma della terra (Scum of the Earth, 1941) (Il Mulino, 1989) Dialogo con la morte (Dialogue with Death, 1942) (Bompiani, 1947 – Il Mulino, 1993) Freccia nell’azzurro. Autobiografia 1905-1931 (Arrow In The Blue: The First Volume Of An Autobiography, 1905-31, 1952) (Mondadori, 1955 – Il Mulino, 1990) La scrittura invisibile. Autobiografia 1932-1940 (The Invisible Writing: The Second Volume Of An Autobiography, 1932-40, 1954) (Il Mulino, 1991) (Stranger on the Square, 1984) (con Cynthia Koestler) Saggi [modifica] Lo yogi e il commissario (The Yogi and the Commissar and other essays, 1945) (Liberal, 2002) (precendentemente Il yogi e il commissario, Bompiani, 1947) La pena di morte (con Albert Camus) (Riflexions sur la peine capitale, 1955) (Newton Compton, 1972) I sonnambuli. Storia delle concezioni dell’Universo (The Sleepwalkers: A History of Man’s Changing Vision of the Universe, 1959) (Jaca Book, 1982) Il fiore di loto e il robot (The Lotus and the Robot, 1960) (?, ?) La forca in Inghilterra (Hanged by the neck, 1961) (Edizioni di Comunità, 1963) L’atto della creazione (The act of creation, 1964) (Astrolabio Ubaldini, 1975) Il fantasma dentro la macchina (The Ghost in the Machine, 1967) (Societa Editrice Internazionale, 1970) Il caso del rospo ostetrico. Il “”giallo”” scientifico attorno al prof. Kammerer (The Case of the Midwife Toad, 1971) (Jaca Book, 1979) Le radici del caso (The Roots of Coincidence, 1972) (Astrolabio Ubaldini, 1972) La sfida del caso. Esperimenti e speculazioni (The challenge of chance, 1973) (Astrolabio Ubaldini, 1974) La tredicesima tribù. Storia dei cazari, dal Medioevo all’Olocausto ebraico (The Thirteenth Tribe: The Khazar Empire and Its Heritage, 1976) (Utet, 2003) (precedentemente La tredicesima tribù: l’impero dei cazari e la sua eredità, Edizioni di Comunità, 1980) Il principio di Giano (Janus: A Summing Up, 1978) (Edizioni di Comunità, 1980) Varia L’ ultimo avversario (di Richard Hillary) (The last enemy, ) (Mondadori, 1946) (con un saggio di Arthur Koestler ) Il dio che è fallito. testimonianze sul comunismo (The god that failed, ) (Edizioni di Comunità, 1957) (con interventi di L. Fischer, A. Gide, A. Koestler, I. Silone, S. Spender, R. Wright) L’amico ritrovato (di Fred Uhlman) (Reunion. Der wiedergefundene Freund, 1971) (Feltrinelli, 1987) (precedentemente Ritorno. Seguito da Per carita, che i morti non risorgano, Longanesi, 1979) (introduzione di Arthur Koestler) (fonte wikip)”,”BIOx-185″
“LAVAL Christian”,”Marx au combat.”,”LAVAL Christian è sociologo, professore di scienze economiche e sociali. E’ autore di una storia della sociologia classica: ‘L’ambition sociologique’ (La Decouverte, 2002) e di ‘L’Homme économique’ (Gallimard, NRF, 2007). Ha scritto pure ‘Sauver Marx?’ in collaborazione con Pierre DARDOT e EL Mouhoub MOUHOUD (La Decouverte, 2007) e ‘La Nouvelle Raison du monde, essai sur la societé néoliberale’ con Pierre DARDOT (Decouverte, 2009). Analisi della crisi europea del 1845-1848: “”La crise elle-même éclate d’abord là où sévit la spéculation et ce n’est que plus tard qu’elle gagne la production. L’observateur superficiel ne voit pas la cause de la crise dans la surproduction. La désorganisation consécutive de la production n’apparaît pas comme un résultat nécessaire de sa proprie exubérance antérieure mais comme une simple réaction à la spéculation qui se dégonfle”” (pag 11) [citazione presa dall’A da: ‘Karl Marx Friedrich Engels, La Crise, traduzione e note di Roger Dangeville, 10/18, 1978, pag 94) Lo storico Guizot è uno dei primi a proporre una concezione della storia europea facendo della lotta un principio esplicativo generale. Guizot, vent’anni prima del Manifesto aveva usato questa formula: “”(…) la lotta delle classi riempe la storia moderna”” precisando: “”L’Europa moderna è nata dalla lotta delle diverse classi della società. (…) Nessuna classe ha potuto vincere né assoggettare le altre; la lotta, invece di diventare un principio di immobilità, è stata la causa del progresso (…)””. (pag 94) E’ Guizot ad aver firmato nel 1844 l’ordine di espulsione di Marx dalla Francia (pag 95) Marx nel 1850 sul rapporto crisi – rivoluzione. “”Di fronte alla prosperità generale in cui si sviluppano a profusione le forze produttive della società borghese, non si può porre la questione di una vera rivoluzione. (…) Una nuova rivoluzione non è possibile che a seguito di una nuova crisi. Ma essa è altrettanto certa quanto questa””. (pag 196) [Passo citato da Maximilien Rubel in “”Introduction””, Opere II, Economia, Gallimard pag LXXIII] Sulla rivoluzione del 1848. Essa va considerata non solo come “”l’avvenimento più formidabile nella storia delle guerre civili in Europa””, ma anche come il punto di partenza delle rivoluzioni future. (pag 120) [18 Brumaio]”,”MADS-500″
“LA-VALLE Davide”,”Le origini della classe operaia alla Fiat. Salario e forza-lavoro dalla fondazione ai consigli di fabbrica.”,”Proposta della trasformazione della Fiat in cooperativa (pag 130 e seguenti) 85 consigli di fabbrica a Torino nel settembre 1920. La Fiat punta di diamante dell’intero movimento. (pag 141)”,”MITT-185″
“LAVATORI Renzo”,”Gli angeli.”,”Renzo Lavatori, sacerdote, laureato in teologia e filosofia, docente di teologia dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma.”,”RELx-014-FL”
“LAVENIA Vincenzo”,”L’infamia e il perdono. Tributi, pene e confessione nella teologia morale della prima età moderna.”,”Vincenzo Lavenia si è formato e perfezionato alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove è assegnista (2004). Si è occupato di storia dell’ inquisizione romana, e di storia della giustizia, della medicina legale e della teologia morale. Erasmo. “”La confessione immaginata dall’umanista doveva essere esercizio frequente, misericordioso e capace di istruire, più che puntare a una sentenza precisa e giusta, più che accrescere il senso di precarietà del cristiano di fronte al peccato con cavillosi scrutini, l’ascolto delle colpe – riformato attraverso una dura selezione dei confessori abilitati e il controllo dei manuali, specie di quelli in volgare, infarciti di elenchi troppo minuziosi – doveva contribuire a una metodica, individuale e sociale al tempo stesso. Erasmo osteggiava l’ossessione per gli esami di coscienza e la lussuria; lo sconcertava il rosario di interrogazioni che Gerson aveva sciorinato per ammaestrare i confessori più ingenui alle prese con gil allettamenti della carne (…)”” (pag 82) Jean Gerson ha contribuito alla condanna a morte di Jan Hus. ‘Jean Gerson, noto anche come Jean Charlier de Gerson, è stato un importante teologo e filosofo francese del tardo Medioevo. Nato nel 1363 a Gerson, in Champagne, e morto nel 1429 a Lione, è conosciuto per il suo ruolo di cancelliere dell’Università di Parigi e per il suo contributo alla teologia mistica. Gerson è stato un fervente sostenitore dell’autonomia della Chiesa gallicana e ha combattuto contro le dottrine eretiche, partecipando attivamente ai concili di Pisa e di Costanza. È noto per aver contribuito alla condanna a morte di Jan Hus e Girolamo da Praga¹. Durante il suo esilio in Baviera, ha scritto le “”Consolazioni della teologia””, un’opera in quattro libri. Come teologo, Gerson ha cercato di sviluppare una teologia mistica che si opponesse alla teologia scolastica, enfatizzando l’importanza delle esperienze interiori e della volontà divina. Il suo lavoro “”De Mystica Theologia”” è considerato fondamentale per lo studio della mistica.’ (f. copil.)”,”RELC-002-FMB”
“LA-VERGATA Antonello”,”Nonostante Malthus. Fecondità, popolazioni e armonia della natura, 1700-1900.”,”Antonello La Vergata, nato a Cosenza nel 1954, è ricercatore presso il Dipartimento fi Filosofia dell’Università della Calabria.”,”DEMx-003-FL”
“LAVERY Brian”,”Navi. 5000 anni di avventure in mare. Seconda parte.”,”La campagna dei Dardanelli. “”La grande battaglia terrestre della Marna, che si svolse nel settebre 1914 nel nord della Francia, bloccò l’avanzata tedesca. Scavate lunghe linee di trincee, iniziò l’estenuante “”guerra di posizione””. Vi fu una fase di stallo anche sul fronte orientale, dove Germania e Austria-Ungheria combattevano contro le forze russe: I generali aveva pianificato vastissime offensive di terra che causarono migliaia di vittime. Presso l’ammiragliato britannico, Wiston Churchill vide un’altra via di attacco, contro la potenza nemica più debole: la Turchia. Se si fosse riusciti a far penetrare una flotta anglo-francese nel Mar Nero attraverso i Dardanelli, si sarebbe potuto eliminare la Turchia dallo schiaramento nemico e aprire un varco verso la Russia per inviare rifornimenti all’esercito russo, numeroso ma poco equipaggiato. Il piano di Churchill fu male attuato. Dopo avere bombardato i forti esterni dei Dardanelli, il 18 marzo 1915, un’unità anglo-francese di 16 corazzate cercò di superare lo stretto, ma incontrò una fascia minata che procurò danni all’incrociatore corazzato ‘Inflexible’ e affondò altre due navi. Il tentativo fu abbandonato”” (pag 289) Lo Jutland e le sue conseguenze. “”Bloccata l’offensiva sottomarina, nella primavera del 1916 la flotta tedesca, passata sotto il comando dell’ammiraglio Reinhard Scheer adottò una politica più aggressiva, che condusse alla grande battaglia dello Jutland. Dopo questo terribile scontro, la Germania reclamò la vittoria, avendo perduto solo una grande nave, l’incrociatore corazzato Lützow, contro le tre perse dalla Gran Bretagna. Gli Inglesi contavano 6000 morti su 60.000 impiegati, i Tedeschi 2500 su 36.000. La potente Royal Navy, che dai tempi di Nelson sembrava invincibile, aveva subito un duro colpo. La Gran Bretagna fu più chiusa riguardo all’esito della battaglia, di certo deludente perché ancora una volta i Tedeschi erano riusciti a sfuggirle di mano evidenziando alcuni punti deboli della sua flotta. La Germania tuttavia aveva riunciato al tentativo serio di dominare il Mare del Nord con i mezzi di superficie e, ben presto, tornò all’impiego dei sommergibili, finendo col provocare l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. Quella dello Jutland fu l’unica grande battaglia dell’era della ‘Dreadnought’, principalmente perché i Tedeschi erano restii ad allontanarsi dai porti e gli Inglesi cauti in battaglia. Nei vent’nni che seguirono fu al centro del dibatitto interno alla Royal Navy, divisa fra i sostenitori di Jellicoe e di Beatty. Fu anche l’ultima battaglia navale in cui l’aeronautica non ebbe una funzione significativa. Benché la portaidrovolanti britannica avesse lanciato un solo volo, che peraltro non riuscì a stabilire il contatto con il nemico, la Royal Navy continuò a lavorare all’arma aerea e a lanciare caccia e ricognitori direttamente dalle corazzate e incrociatori”” (pag 291)”,”QMIx-237″
“LAVERY Brian”,”Nelson and the Nile. The Naval War against Bonaparte, 1798.”,”Brian Nelson, nato in Scozia ha curato il settore della tecnologia navale presso il Museo Marittimo Nazionale a Greenwich. Ha pubblicato prure ‘The Ship of the Line’ (2 voll. 1983-84) e ‘Nelson’s Navy. the Ships, Men and Organization’ (1989).”,”QMIN-070-FSL”
“LAVEZZI Gianfranca”,”I numeri della poesia. Guida alla metrica italiana.”,”Gianfranca Lavezzi insegna Letteratura italiana all’Università di Pavia. Si è occupata soprattutto della tradizione lirica fra Settecento e Novecento, ed è autrice, tra l’altro, di studi su Foscolo, D’Annunzio, Saba, Montale.”,”VARx-091-FL”
“LAVIOSA Caterina”,”Le ideologie politiche nella crisi mondiale. Saggio sui documenti diplomatici della seconda grande guerra.”,”””Il camerata Stalin, come vedete, ha raggiunto lo scopo denunziando gli intrighi politici dell’Europa occidentale, che cercano di precipitare l’una contro l’altra la Germania e l’Unione sovietica. Bisogna riconoscere che nel nostro Paese vi furono certe persone miopi che si entusiasmarono per l’agitazione antifascista semplicista e dimenticarono questa attività provocatrice dei nostri nemici. Il camerata Stalin, prendendo in considerazione questa circostanza, sollevò già allora la questione della possibilità di altri rapporti di buon vicinato non ostili tra la Germania e l’URSS. Si vede adesso che quelle dichiarazioni del camerata Stalin sono state, in generale, giustamente intese in Germania, e che se ne sono tirate delle conclusioni pratiche (risa). La conclusione del patto tedesco-sovietico di non aggressione prova che la previsione storica del camerata Stalin si è brillantemente avverata. (Applausi prolungati)… (…) Il patto sovietico-tedesco di non aggressione mette termine alla inimicizia tra la Germania e l’URSS e ciò è nell’interesse dei due Paesi. La differenza che esiste nelle loro concezioni e nei loro sistemi politici non deve e non può essere ostacolo allo stabilirsi di buone relazioni politiche tra i due Stati, nello stesso modo che questa differenza non impedisce le buone relazioni politiche dell’URSS con altri Paesi non sovietici, capitalisti.”” (pag 87-89) (dal Discorso di Molotov al Soviet Supremo 31 agosto 1939)”,”RAIx-304″
“LAVISTA Fabio”,”Cultura manageriale e Industria Italiana. Gino Martinoli fra organizzazione d’impresa e politiche di sviluppo (1945-1970).”,”LAVISTA Fabio laureato in Storia dell’industria presso l’Università degli studi di Milano. Collabora con l’Istituto di storia economica. Gino Martinoli (1901-1996) manager formatosi all’Olivetti tra le due guerre mondiali.”,”ITAE-280″
“LAVRETSKI J.”,”Salvador Allende.”,”””Nell’ ottobre 1972 i nemici del Governo (di Allende, ndr) provocarono lo sciopero dei camionisti, sostenendo falsamente che questo si proponeva di monopolizzare tutto il trasporto. Lo sciopero disarticolò la distribuzione dei viveri ai centri urbani e degli articoli industriali alle località rurali. Subito aderirono ad esso i commercianti e gli impiegati bancari. I leaders degli scioperanti esigettero dal Governo che devolvesse agli ex proprietari le imprese nazionalizzate, requisite o controllate dallo Stato, liquidasse i comitati di lotta contro la speculazione e rinunciasse alla statalizzazione del sistema bancario. Lo sciopero di camionisti e commercianti durò 26 giorni.”” (pag 178-179)”,”AMLx-086″
“LAVROFF Dmitri Georges”,”I partiti politici nell’Africa nera.”,”L’autore è nato nel 1934 a Bordeaux. Ha studiato diritto e scienze politiche ottenendo in seguito la cattedra di diritto costituzionale alla facoltà di diritto di Dakar. E’ stato consigliere alla corte suprema del Senegal e consigliere del presidente della Repubblica per la stesura della costituzione senegalese nel 1963. E’ stato poi direttore del Centro studi sull’Africa nera di Bordeaux,”,”AFRx-100″
“LAW David S.”,”The Left Opposition in 1923.”,”David S. Law is a Lecturer in Soviet History at the University of Keele. Sapronov speaker dell’opposizione. “”The second period of the struggle was concluded by a meeting of the local Party in Moscow on December 11th; attended by over 1,000 people (13). At his meeting, assessed by E.H. Carr as “”the last occasion of frank and fully reported debate capable of swaying opinion within the Party”” , Kamenev made the opening speech (14). He admitted the need to renew Party life and the apparatus, and to abolish appointments in favour of elections; however, no groupings must be permitted, whether factional or not. Unlike Kamenev, Sapronov, the principal speaker for the Opposition, freely refereed to Trotsky, quoting him in support of his arguments. A general debate followed the two main speeches. Amongst others, Preobrazhensky, Radek and Zinoviev spoke. Stalin, although apparently present, remained silent (15). Yaroslavsky was the only speaker to make a direct attack on Trotsky, an attack which was not well received; but Kamenev, in his concluding speech, regretted certain aspects of Trotsky’s letter and called upon him to explain his attitude further”” (pag 41) (13) Stalin, Collected Works, vol. 5; Moscow, 1953, p. 383 (14) Carr, ‘Interregnum’, p. 322. Kamenev’s speech is reported in ‘Pravda’, Decembre 13th 1923. The debate is fully reported in successive issues of Pravda; (15) Stalin, vol. 6, p. 12 Attacchi di Stalin, Zinoviev, Bucharin controTrotsky. Articoli di difesa Trotsky su generazioni partito (pag 42) “”The third period of the struggle, prefaced by growing criticism in ‘Pravda’, was launched by Stalin in a ‘Pravda’ article of December 15th, and in a speech made by Zinoviev on the same day (18). A particular feature of this period was the attack on Trotsky. Previously Trotsky had not been selected for special criticism; now, however, the official leadership mounted an attack unfettered by political principle. Typical of such an approach was Bukharin’s serialised ‘Pravda’ articles, ‘Down with Factionalism’, which accompanied Trotsky’s articles on ‘Groups and Factional Formations’ and on ‘The Question of Party Generations’ (19). Bukharin accused “”the faction of Trotsky, Sapronov and Preabrazhensky”” of departing from Leninism on questions of internal Party policy”” (pag 42)”,”TROS-275″
“LAW David S.”,”L’opposizione di sinistra sovietica nel 1923.”,”””Il secondo periodo di lotta concluso con un’ assemblea dell’organizzazione locale del partito di Mosca, l’11 dicembre, alla quale parteciparono oltre mille persone. A quella riunione, che E.H. Carr ha definito come «l’ultima occasione di un pubblico dibattito, franco e completamente reso noto, capace di influenzare l’opinione del partito¼, Kamenev pronunciò il discorso di apertura. Egli ammise la necessità di rinnovare la vita del partito e l’apparato, e di abolire le nomine a vangaggio delle elezioni; tuttavia nessun gruppo, frazionistico o meno, doveva essere consentito. A differenza di Kamenev, Sapronov, principale oratore dell’Opposizione, fece liberamente riferimento a Trotsky, citandolo a sostegno delle proprie argomentazioni”” (pag 5)”,”RIRB-177″
“LAWRENCE Thomas E.”,”I sette pilastri della saggezza.”,”LAWRENCE Thomas E. (1888-1935) scrittore e militare inglese, archeologo e orientalista, agente del servizio segreto britannico, acquisì fama come ‘Lawrence d’ Arabia’ per aver appoggiato la causa dell’ indipendenza araba contro i turchi, esperienza che raccontò in ‘I Sette pilastri della saggezza’ (1921). (Eug) “”La guerra araba era un problema geografico, nel quale l’ esercito turco rappresentava un ostacolo accidentale. Il nostro scopo doveva essere quello di cercare l’ anello più debole nella catena nemica, e logorare quell’ unico punto finché il tempo avesse distrutto tutta quanta la catena”” (pag 260).”,”VIOx-084″
“LAWRENCE T.E.”,”I sette pilastri della saggezza.”,”LAWRENCE T.E. nasce nel Galles nel 1888. Studente ad Oxford, archeologo appassionato e acutissimo (tra il 1910 e il 1914 egli compie i primi soggiorni in Siria e Mesopotamia, condottiero di ventura protetto da alcuni dei “”grandi pirati”” del colonialismo britannico e dal Foreign Office, ha partecipato ad imprese straordinarie durante la prima guerra mondiale, e nascerà in questi anni la leggenda Lawrence d’Arabia. Nel 1918 rientra in Inghilterra. Celebre e povero vive tra scandali ed amarezze. Nel 1922 tenta di arruolarsi nella RAF sotto falso nome. Scoperto e congedato riesce a rientrarvi nel 1925 sempre con identità falsa. Inviato in Afghanistan è accusato di insubordinazione e sobillazione. Ritorna in Gran Bretagna nel 1929. Assegnato ai reparti corazzati, muore nel 1935 in un incidente motociclistico. ‘I sette pilastri’ escono nel 1926. “”Tuttavia, la rivolta si fondava sul favore di Allenby, il che imponeva d’ intraprendere almeno qualche operazione, se non una sommossa generale, nella retroguardia nemica: una operazione da compiere con un gruppo mobile, senza coinvolgere le popolazioni sedentarie, eppure tale da soddisfarlo e risolversi in un sostanziale aiuto alla campagna inglese. Queste condizioni ed esigenze mi suggerirono, dopo lunghe considerazioni, il tentativo di tagliare uno dei grandi ponti della valle dello Yarmuk.”” (pag 461)”,”VIOx-149″
“LAWRENCE David”,”””U.S. News & World Report””. A Two-Way System of Communication.”,”Fondo Palumberi David Lawrence, member of the Newcomen Society Chairman of the Board of USNews, Washington”,”EDIx-179″
“LAWRENCE David Herbert”,”Libri di viaggio e pagine di paese. Crepuscolo Italia – Mare e Sardegna – “”Introduzione”” alle “”Memorie della Legione Straniera”” di Maurizio Magnus – Mattinate al Messico – Luoghi etruschi – Genti, paesi, razze.”,”Dopo Lawrence romanziere e novelliere, ecco Lawrence viaggiatore… ‘David Herbert Lawrence, noto come D.H. Lawrence, è stato uno degli scrittori più influenti del XX secolo, famoso per la sua esplorazione delle dinamiche psicologiche, sociali e sessuali nelle relazioni umane2. Vita privata: Lawrence nacque l’11 settembre 1885 a Eastwood, Nottinghamshire, in Inghilterra, in una famiglia di estrazione sociale contrastante: il padre era un minatore, mentre la madre proveniva da un ambiente borghese impoverito. Questa dicotomia influenzò profondamente la sua visione delle divisioni di classe. Si sposò con Frieda von Richthofen, una donna tedesca di nobili origini, con cui condivise una vita di viaggi e avventure. La sua salute fu spesso compromessa dalla tubercolosi, che lo portò alla morte il 2 marzo 1930 a Vence, in Francia 2. Vita pubblica: Lawrence iniziò la sua carriera come insegnante, ma presto si dedicò alla scrittura. Tra le sue opere più celebri ci sono Figli e amanti (1913), L’arcobaleno (1915), Donne innamorate (1920) e L’amante di Lady Chatterley (1928), quest’ultimo bandito in molti paesi per decenni a causa delle sue descrizioni esplicite della sessualità. Lawrence fu anche un poeta, saggista e pittore, e trascorse gran parte della sua vita adulta viaggiando in Europa, America e Australia, in cerca di una vita più in armonia con la natura e le sue idee di libertà personale 2.’ (f. copilot)”,”VARx-001-FFS”
“LAWRENCE David Herbert”,”Apocalisse.”,”L’autore era figlio di un minatore. ‘David Herbert Lawrence (1885–1930) è stato uno scrittore, poeta, saggista e pittore britannico, considerato una delle figure più emblematiche della letteratura del XX secolo. Nato a Eastwood, nel Nottinghamshire, da una famiglia della classe operaia, visse un’infanzia segnata dalle tensioni familiari e da una salute cagionevole, elementi che influenzarono profondamente la sua opera. Dopo aver lavorato come insegnante, si dedicò alla scrittura, pubblicando il suo primo romanzo, Il pavone bianco, nel 1911. La sua produzione letteraria è vasta e spazia dalla narrativa alla poesia, dal teatro alla saggistica. Tra le sue opere più celebri figurano Figli e amanti, Donne innamorate e L’amante di Lady Chatterley, spesso al centro di controversie per i temi sessuali e sociali trattati con audacia. Negli ultimi anni della sua vita, Lawrence scrisse Apocalisse (1929), un saggio visionario e provocatorio sull’ultimo libro della Bibbia. In quest’opera, Lawrence interpreta l’Apocalisse non come una profezia religiosa, ma come un testo simbolico e misterico, deformato nel tempo da interpretazioni e poteri religiosi. Il libro riflette la sua critica alla modernità, alla società di massa e alla perdita del legame spirituale con il cosmo. Morì a Vence, in Francia, nel 1930, a causa della tubercolosi. La sua eredità letteraria continua a stimolare dibattiti e letture critiche ancora oggi.’ (f: copilot)”,”VARx-009-FFS”
“LAYBOURN Keith JAMES David a cura; saggi di LAYBOURN Patricia DAWSON JAMES, Tony JOWITT Keith LAYBOURN Robert B. PERKS Jack REYNOLDS”,”‘The Rising Sun of Socialism’. The Independent Labour Party in the Textile District of the West Riding of Yorkshire between 1890 and 1914.”,”Saggi di LAYBOURN, Patricia DAWSON, JAMES, Tony JOWITT, Keith LAYBOURN, Robert B. PERKS, Jack REYNOLDS (1915-1988 ha ispirato la ricerca nella storia degli inizi del Labour Party britannico e dell’ Independent Labour Party).”,”MUKx-001″
“LAYBOURN Keith JAMES David JOWITT Tony a cura; contributi di A.W. PURDUE Jeffrey HILL Ian S. WOOD Bill LANCASTER Tony JOWITT Keith LAYBOURN Martin CRICK June HANNAM Andrew TAYLOR Leonard SMITH Carolyn STEEDMAN Chris WRIGLEY David JAMES Barry WINTER”,”The Centennial History of the Independent Labour Party.”,”I contributi sono di A.W. PURDUE, Jeffrey HILL, Ian S. WOOD, Bill LANCASTER, Tony JOWITT, Keith LAYBOURN, Martin CRICK, June HANNAM, Andrew TAYLOR, Leonard SMITH, Carolyn STEEDMAN, Chris WRIGLEY, David JAMES, Barry WINTER.”,”MUKx-053″
“LAYBOURN Keith”,”Marxism in Britain. Dissent, decline and re-emergence, 1945-c.2000.”,”LAYBOURN Keith è professore di storia all’Università di Huddersfield. Ha scritto molto sulla ‘British labour history’.”,”MUKx-160″
“LAYBOURN Keith”,”The Rise of Socialism in Britain, c. 1881-1951.”,”””The lack of a positive policy towards trade unions was a fatal flaw in the SDF’s political programme [Social Democratic Federation]. Engels recognised this in 1891 when he suggested that the SDF was becoming a ‘mere sect because they cannot conceive that living theory of action, of working with the working classes at every possible stage of this development (29). Tom Mann was similarly critical: ‘I am convinced, however, that Hyndman’s bourgeois mentality made it impossible for him to estimate the worth of industrial organisation correctly’ (30). The fact is that the lack of a positive policy towards trade unions and industrial action was to undermine constantly the position of the SDF in relation to other socialist groups, and particularly to the ILP. This issue cropped up throughout the history of the SDF and was evident in the case of the Socialist Unity debate before the First World War (…). The SDF’s attitude to trade unionism was partly conditioned by the extracts of Marx’s writings that were published by the SDF. ‘Wages, Labour and Capital’, which was translated by J.L. Joynes and serialised in ‘Justice’ in 1884, the first volume of ‘Capital’ partially translated in ‘Today’ in October 1885, and the ‘Communist Manifesto’, serialised in ‘Justice’, were, on the whole, dismissive of trade unionism. The first two suggested that trade unions could have no more than a marginal influence upon wages and working conditions, although the third of these did suggest that trade unions could help to build up organisation. In a period of weak trade unionism when the collapse of capitalism seemed imminent it appeared foolish to assign much importance to trade unionism”” (pag 10) [Keith Laybourn, The Rise of Socialism in Britain, c. 1881-1951, Gloucestershire, 1997] [(29) Letter from F. Engels to Laura Lafargue, 4 May 1891, quoted in Kapp, ‘Eleanor Marx’, p. 475; (30) T. Mann, ‘Memoirs’, London, Labour Publishing Company, 1923, p. 41]”,”MUKx-195″
“LAYTON Robert”,”Teorie antropologiche. Un’introduzione.”,”Robert Layton è professore di Antropologia sociale all’Università di Durham, Gran Bretagna. É autore di The Anthropology of Art e Australian Rock Art.”,”SCIx-164-FL”
“LAZAGNA G.B. (Carlo)”,”Ponte rotto. Testimonianza di un partigiano della divisione garibaldina ‘Pinan-Cichero’.”,”””Questo sistema di scambi dette buoni risultati. Quanto al cuoio esistevano nella nostra zona molte pelli di bestie macellate ed una conceria che non poteva lavorare per mancanza di prodotti chimici. Per mezzo dei Comitati di Liberazione della zona occupata dai tedeschi, potemmo acquistare questi prodotti che furono adibiti alla concia delle pelli, fornendo così al nostro territorio buona quantità di cuoio. D’ altra parte le autorità fasciste avevano sospeso i rifornimenti di viveri alla popolazione dopo la nostra occupazione delle vallate. Da alcuni mesi la popolazione non riceveva più sale, tabacco, zucchero, olio, sapone. Decidemmo allora di mandare un’ intimazione a queste autorità fasciste personalmente. Tutte ubbidirono. Il podestà di Tortona venne addirittura a parlare con noi e chiese in cambio di questi viveri qualche carro di legname per il riscaldamento delle scuole e degli ospedali della città. Questo gli fu da noi concesso a condizione che i nostri inviati controllassero l’ uso del legname.”” (pag 167-168)”,”ITAR-067″
“LAZAGNA Giambattista”,”Il caso del partigiano Pircher.”,”Il 22 aprile 1945 a San Leonardo venne ucciso a colpi di arma da fuoco il capitano medico dell’esercito germanico, Franz Hofer heim. Dell’uccisione venne accustato Franz Pixner, che apparteneva alla Banda Gofler, la “”banda dei lupi mannari””, come la ricordano gli abitanti della Val Passiria. Franz Pixner confessa. Poi, in un secondo momento accua del delitto Johann Pircher di 21 anni. Apparteneva al gruppo “”Ergarter”” gruppo dei pargiani altoatesini che ha operato attorno agli anni ’44 e ’45 in Val Venosta e val Passiria. Pircher viene rinchiuso nel carcere di Fossano. La corte di assise di Bolzano assolve lui e 17 compagni di lotta partigiana per insufficienze di prove (1952). Pircher vuole l’assoluzione piena e ricorre in appello. Ma ricorre anche il Pubblico MInistero. A trento i giudici sono inflessibili e lo condannano a 30 anni con 5 condonati. Pircher passa così undici anni in carcere. Giambattista Lazagna anche lui rinchiuso nello stesso carcere, racconta la vicenda giudiziaria del suo compagno di prigionia.”,”ITAR-351″
“LAZAR Marc”,”Maisons rouges. Les partis communistes français et italien de la Libération à nos jours.”,”Togliatti e Thorez muoiono nello stesso anno 1964. LAZAR Marc (nel 1992) maitre de conferences nell’Università di Parigi I e all’Institut d’Etudes de Paris. Il volume dedica ampio spazio al PCI”,”PCFx-086″
“LAZAR Marc”,”Le communisme, une passion française.”,”Marc Lazar è professore all’IEP Institut d’études politiques de Paris. Noto specialista dell’Italia e della sinistra dell’Europa Occidentale, ha pubblicato numere opere sul comunismo occidentale. Dello stesso autore: – Les cultures politiques en France, a cura di Serge Berstein, Le Seuil, Paris, 2003″,”PCFx-128″
“LAZITCH Branko”,”Tito et la revolution yougoslave 1937 – 1956.”,”LAZITCH ha partecipato al movimento di resistenza nazionale del colonnello MIHAILOVITCH che combatté al fianco dei comunisti di TITO nella prima fase della guerra. Ricercato dalla Gestapo nel 1942 e 1943, si diede alla macchia. Rifugiato in Svizzera dopo l’entrata delle truppe sovietiche in Jugoslavia, LAZITCH ha insegnato sotira del movimento comunista al ‘College d’Europe’ a Bruges. Ha pubblicato vari libri sull’azione comunista in JUG e sul mov comunista internazionale.”,”EURC-039″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Lenin and the Comintern. Volume 1.”,”LAZITCH è un redattore della rivista ‘Est et Ouest’ a Parigi e Milorad DRACHKOVITCH è Senior Fellow all’ Hoover Institution. Ciascuno di loro ha alle spalle molti libri e articoli. I lavori del primo includono ‘Lenine et la IIIe Internationale’, ‘Le partis communistes d’ Europe, 1919-1955′, ‘Tito et la revolution yougoslave’. I lavori del secondo ‘Les socialismes francais et allemand et le probleme de la guerre, 1870 – 1914’, ‘De Karl Marx à Leon Blum’. Recentemente ha curato altri lavori: ‘Fifty Years of Communism in Russia’, ‘Marxism in the Modern World’ e insieme a LAZITCH, ‘The Comintern: Historical Highlights’.”,”INTT-073″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Biographical Dictionary of the Comintern.”,”I due autori hanno edito una raccolta documentaria del Comintern che contiene alcuni documenti dell’ esecutivo dell’ IC non esistenti a Mosca. LAZITCH Branko è lo pseudonimo di Branislav STRANJAKOVIC (N/s originale è a SV. Disponibile (F)”,”INTT-074″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Biographical Dictionary of the Comintern.”,”The Hoover Institution on War, Revolution and Peace è stato fondato nel 1919 presso la Stanford University dal futuro Presidente Herbert HOOVER. (1) LAZITCH è direttore della rivista ‘Est et Ouest’ a Parigi e autore tra l’ altro di ‘Lenin et la 3° Internationale’ ‘Les Partis communistes d’ Europe, 1919-1955′, ‘Tito et la revolution yougoslave’. M.M. DRACHKOVITCH è Senior Fellow all’ Hoover Institution. In precedenza ha curato ‘Fifty Years of Communism in Russia’ e ‘Marxism in the Modern World’ (1) Hoover (Herbert Clark), uomo politico americano, 31º presidente degli Stati Uniti (West Branch, Iowa, 1874 – New York 1964). Durante la prima guerra mondiale venne incaricato (1914-1917) di organizzare il ritorno dei connazionali sorpresi dal conflitto in Europa, poi di rifornire le regioni invase del Belgio e della Francia. Dopo l’intervento americano, diresse il commissariato ai viveri negli USA (giugno 1917 – luglio 1919). Nel dopoguerra ebbe a occuparsi ancora di rifornimenti all’Europa centrale e a quella orientale che soffrivano della carestia. Nel marzo 1921 fu chiamato dal presidente Harding a ricoprire la carica di ministro del commercio, che tenne anche sotto Coolidge fino alla propria elezione presidenziale, avvenuta per il partito repubblicano il 7 novembre 1928 contro il democratico A. E. Smith. Durante il suo mandato si verificò la grande crisi economica del 1929 e Hoover ebbe frequenti contrasti con una camera dominata dai democratici il cui candidato Roosevelt trionfò nelle elezioni del 1932. In Appello alla libertà (1934) reagì al New Deal, da lui giudicato una pericolosa concessione al dirigismo socialista. Nel 1937 organizzò l’aiuto americano alla Cina e nel 1939 alla Finlandia, ma si dimostrò contrario al Lend-Lease Act (Legge affitti e prestiti). Dal marzo 1946 diresse il comitato d’emergenza per i rifornimenti alimentari ai paesi sottoalimentati d’Europa e d’Asia. Nel 1947 ebbe l’incarico di una missione speciale in Germania e in Austria per gli aiuti a quelle popolazioni. Tra le sue opere ricordiamo Memorie (3 voll., 1951-1952). La sua opera come presidente va valutata nel quadro della difficile situazione degli Stati Uniti durante i primi e più duri anni della crisi, di cui da alcuni fu fatta risalire ingiustamente la responsabilità a Hoover. Negli ultimi tempi della sua presidenza quest’ultimo, esautorato, non poté neppure provvedere efficacemente a fronteggiare la crisi, anche perché l’elezione di Roosevelt e la vittoria dei democratici apparivano certe. (RIZ)”,”INTT-164″
“LAZITCH Branko”,”Les Partis Communistes d’Europe, 1919-1955.”,”Contiene brevi biografie dei principali dirigenti dei vari Pc europei negli anni 1920 1930 1940 1950, e dati sugli iscritti e sui risultati elettorali Errori in biografia di Togliatti (pag 232)”,”INTT-279″
“LAZITCH Branko a cura, in collaborazione con Milorad M. DRACHKOVITCH Milorad”,”Biographical Dictionary of the Comintern. New, Revised, and Expanded Edition.”,”There is no need to document the fact that as a political organization the Comintern was unique in modern history. One can find no counterpart among its forebears in the international socialist movement or among its would-be successors in the international communist movement. There has never been another organization able to mobilize the masses in the same way and, without serious competition, to monopolize political and social revolution on a world-wide scale.”,”INTT-006-FL”
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M. a cura, Contributors POSSONY Stefan T. WOLFE Bertram D. GROSS Babette L. THORNTON Richard C. SOUVARINE Boris REALE Eugenio”,”The Comintern: Historical Highlights Essays, Recollections, Documents.”,”Branko Lazitch was born un Uzice, Yugoslavia, in 1923. Branko Lazitch is an editor of the review Est et Ouest in Paris, and Milorad M. Drachkovitch is a Senior Fellow of the Hoover Institution. Each has authored many books and articles. Lazitch’s works include Lénine et la III Internationale; Les partis communistes d’Europe, 1919-1955; and Tito et la Révolution yougoslave. Drachkovitch’s include Les socialismes français et allemand et le problème de la guerre, 1870-1914 and De Karl Marx à Léon Blum. In recent years Drachkovitch has edited among other titles, Fifty Years of Cmmunism in Russia; Marxism in the Modern World; and, together with Lazitch, The Comintern: Historical Highlights. This is the first volume of a comprehensive study of the birth and evolution of the international Communist movement in the period between 1919 and 1924. M.M. Drachkovitch was born in Belgrade in 1921. Stefan T. Possony was born in Vienna in 1913 and educated in Austria, Germany, Italy, France, and the United States. He was a Carnegie research fellow at the Institute for Advanced Study at Princeton University in 1941-42; special adviser to the U.S. Air Force in Washington, D.C., 1946-61; and provessor of international politics at Georgetown University, Washington, D.C., 1946-61. Since 1961 he has been Director of International Political Studies at the Hoover Institution. Bertram D. Wolfe was born in 1896 and as one of the founders of the left wing of the American Socialist Party which became the American Communist Party, he was founder of the Comintern. Mr. Wolfe attended the Fifth Comintern Congress as a delegate of the Mexican Communist Party. In 1929 he represented the American party at the Executive Committee of the Communist International (ECCI) and engaged in a long controversy with Stalin which resulted in his break with the Comintern in July 1929. Mr. Wolfe has M.A. degrees from the Universities of Mexico (1925) and Columbia (1932) and an LL.D. from the University of California (1962). Babette L. Gross was born in Potsdam in 1898, joined the German Communist Party in 1921 and from 1923 to 1933 was in charge of a Communist publishing house. A close working associate and common-law wife of Willy Münzenberg, she emigrated from Germany in 1933 and settled in Paris. Richard C. Thornton, born in 1936, is a doctoral candidate in Far Eastern and Russian history at the University of Washington, Seattle. Boris Souvarine was born in 1895 and joined the French Socialist movement while still a youth. Eugenio Reale was born in Naples in 1905, a member of a family of intellectuals. He studied medicine and practiced as a surgeon in his native city and in the early period of Fascist rule joined the Communist Party. In 1931 Dr. Reale was arrested, sentenced to solitary confinement, and in 1937 exiled to France. There he became editor of La Voce degli italiani, a Daily newspaper published in Paris. Interned in 1940 by the French and extradited to Italy in 1943, he was once more incarcerated, but was finally released in September 1943. Dr. Reale occupied important state and party posts during the last phase of the Second World War and during the immediate post-war years: he has been a member of the Italian Communist Party secretariat (March 1944), under.secretary for foreign affairs in various governments prior to 1947, Italian ambassador to Poland from August 1945 to January 1947, a member of the Italian delegation at the peace conference in Paris, a member of the central committee of the Italian Communist Party from its fifth congress in 1946, Italian delegate to the founding meeting of the Cominform in 1947, a member of the Italian Consultative Assembly, a deputy to the Constituent Assembly, and a senator of the Italian Republic. Contributors, Preface Introduction, Biographical Notes, Notes, Index,”,”INTT-017-FL”
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Lenin and the Comintern. Volume I.”,”Branko Lazitch is an editor of the review Est et Ouest in Paris, and Milorad M. Drachkovitch is a Senior Fellow of the Hoover Institution. Each has authored many books and articles. Lazitch’s works include Lénine et la III Internationale; Les partis communistes d’Europe, 1919-1955; and Tito et la Révolution yougoslave. Drachkovitch’s include Les socialismes français et allemand et le problème de la guerre, 1870-1914 and De Karl Marx à Léon Blum. In recent years Drachkovitch has edited among other titles, Fifty Years of Cmmunism in Russia; Marxism in the Modern World; and, together with Lazitch, The Comintern: Historical Highlights. This is the first volume of a comprehensive study of the birth and evolution of the international Communist movement in the period between 1919 and 1924. Preface, Notes, Bibliographical Note, Index, Hoover Institution Publications n.106,”,”INTT-018-FL”
“LAZOTTI Gianni”,”Germania “”dietrofront””.”,”L’A è da tra anni corrispondente del ‘Tempo’ di Roma.”,”GERV-039″
“LAZOTTI Gianni”,”Quel giovedì nero del 1929.”,”LAZOTTI Gianni è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto volontario nella guerra di liberazione. E’ kaureato in giurisprudenza. E’ stato redattore del quotidiano ‘Il Tempo’. E collaboratore economico del settimanale ‘Il Borghese’. Tabella pag 121 (pag 24) “”Da principio, anche per le pressanti insistenze della moglie, pensò di ritirarsi dalla vita politica. Poi, sentendosi sempre meno attratto dalla carriera legale, tornò nell’alveo democratico, indottovi soprattutto dalla sconfitta di Smith alle elezioni del ’24. Quattro anni più tardi, nel 1928, venne eletto governatore dello Stato di New York con una somma di voti piuttosto esigua (25.000, laddove due anni prima Smith aveva fallito la prova pur avendo totalizzato più di centomila voti: stranezze dei regolamenti elettorali americani) e fece abbastanza buona prova, al punto che, nel ’30, venne rieletto, e questa volta con un’autentica messe di suffragi: ben 725.000. Cominciò allora ad accarezzare sogni presidenziali, incoraggiato dall’evidente perdita di popolarità del presidente Hoover, sotto il cui mandato era avvenuto il grande crollo di Wall Street. Ed invaghitosi anche della sua stessa figura di politico-invalido. Tuttavia, un conto sono i sogni e un conto è la realtà della lotta quotidiana, così dura e così spietata nelle elezioni presidenziali americane. Lanciata più o meno vagamente l’idea di una sua candidatura, cominciò a svilupparsi in Franklin Delano Roosevelt, che nel 1932 contava ormai cinquantun’anni, una specie di timor panico per il cimento che lo attendeva. Aveva paura di non poter reggere il ritmo imposto dalla campagna elettorale, aveva paura, nonostante tutto di un fiasco. E manifestò più volte queste apprensioni ai compagni di scalata. Di qui scaturì la frase impietosa (anche in constatazione del suo stato di salute) gettatagli sulla faccia da Jack Garner, che pure era stato suo rivale nell’ambito del partito: “”Franklin Delano Roosevelt: tutto quello che dovete fare per essere eletto è di rimanere vivo!””.”” (pag 157)”,”ECOI-232″
“LAZOTTI Gianni”,”Quel giovedì nero del 1929.”,”LAZOTTI Gianni è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto volontario nella guerra di liberazione. E’ kaureato in giurisprudenza. E’ stato redattore del quotidiano ‘Il Tempo’. E collaboratore economico del settimanale ‘Il Borghese’. Gianni Lazotti, uno dei pochi giornalisti italiani non contagiati dal dilagante morbo del conformismo di regime, è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto, volontario nella guerra di Liberazione, tra le file del 183 Reggimento Paracadutisti Nembo del gruppo di combattimento Folgore, e ha preso parte al fatto d’armi di Grizzano fra paracadutisti italiani e i celebri Grüne Teufeln (Diavoli verdi) tedeschi reduci da Cassino. É laureato in Giurisprudenza. Da oltre vent’anni redattore del quotidiano Il Tempo, è stato capo dei servizi sportivi, inviato, editorialista e corsivista, soprattutto per la trattazione di problemi di politica economica di cui è studioso. É collaboratore economico del Il Borghese e di diversi altri periodici. É autore di un volume sulla Riforma tributaria.”,”USAE-006-FV”
“LAZZARI Giovanni”,”Libri e popolo. Politica della biblioteca pubblica in Italia dal 1861 ad oggi.”,”Giovanni LAZZARI è nato in provincia di Roma. Lavora pressa la biblioteca della Camera dei Deputati ed è stato D della Biblioteca centrale del Ministero della Difesa-Aeronautica. E’ segretario nazionale dell’ Associazione Italiana Biblioteche. Ha collaborato al programma ‘Libro e Moschetto’ (RaiTv 1, 1978). Ha pubblicato: -Le parole del fascismo. BASTOGI -L’ enciclopedia Treccani. Intellettuali e potere durante il fascismo -I littoriali della cultura e dell’ arte”,”ARCx-007″
“LAZZARI Costantino; a cura di Alessandro SCHIAVI”,”Memorie.”,”E’ la continuazione dal numero precedente. Nota: Il fascicolo contiene in appendice il testo degli interrogatori sostenuti da Antonio LABRIOLA per i fatti del 1° Maggio 1891 a Roma.”,”MITS-098″
“LAZZARI Costantino”,”Il mio ultimo colloquio con Nicola Lenin.”,”Contiene dedica e firma autografa di Costantino Lazzari “”(Lenin) ‘E’ vero: ma noi abbiamo bisogno che le sezioni dell’Internazionale Comunista siano ben omogenee nella loro organizzazione per essere in grado di compiere la loro parte di lavoro e il vostro partito è diviso in tre frazioni…’ (Lazzari) ‘Puoi essere sicuro che la grande maggioranza del nostro Partito è completamente dominata dallo spirito comunista e se la frazione comunista non si fosse staccata dalla nostra organizzazione, la frazione riformista non avrebbe avuta importanza alcuna.’ (Lenin) ‘Ecco il vostro errore: voi credete che in Italia i riformisti non abbiano alcuna influenza mentre a loro dovete l’insuccesso dello sforzo rivoluzionario del vostro proletariato l’anno scorso, all’epoca dell’occupazione delle fabbriche e delle terre. Oh! che bella occasione vi siete lasciata sfuggire!’ (Lazzari) ‘Non ritengo che il moviment dell’anno scorso avesse veramente un carattere rivoluzionario: era una questione economica di tariffa di salari, alla quale il nostro partito non era ancora in grado di dare ua vera portata politica e rivoluzionaria. Del resto dopo il 1919 il partito era nelle mani della frazione comunista e questo Bombacci e questo Gennari che ora sono tanto accaniti contro di noi, avevano allora la direzione del movimento mentre la frazione riformista aveva talmente perduto il suo carattere che nella dichiarazione di Reggio Emilia aveva affermato la sua disciplina e accettato i principii dello sciopero generale e della dittatura proletaria.’ (Lenin) ‘E’ furberia, è furberia! Tu non capisci l’abilità di questi uomini che sono e restano anti-rivoluzionari, contro-rivoluzionari. Guarda che cosa hanno fatto proprio ora nel vostro Parlamento. Per la risposta al discorso del vostro re, il partito ha scelto per oratore Baratono che ha fatto un discorso più filosofico che poiltico ma tollerabile ed ecco che la frazione riformista ha fatto parlare Treves il quale ha pronunciato un discorso collaborazionista con l’apologia del governo democratico della Georgia, col quale egli sa che noi siamo in guerra per la difesa degli interessi della rivoluzione sociale e dei contadini in rivolta contro i signori della terra..’.”” (pag 10-11)”,”MITS-411″
“LAZZARI Costantino”,”Come Giacomo Matteotti venne al socialismo. Come si facevano una volta i buoni socialisti (Matteo, Silvio e Giacomo Matteotti).”,”Contiene dedica e firma autografa di Costantino Lazzari “”Verso la fine del 1922 essendo avvenuta la separazione dal partito dei riformisti, egli non esitò ad abbandonare l’antica nostra organizzazione per dare la sua attività al partito unitario che meglio rappresentava il suo costante pensiero riformista, ma anche dietro questa nuova bandiera egli continuò, durante tutta la XXVI legislatura, la stessa energica battaglia in difesa dei diritti e degli interessi del proletariato. Diventato segretario del partito unitario dedicò la sua esuberante volontà alla organizzazione nazionale ed internazionale dei riformisti italiani, riuscendo a mobilitare in esso degli elementi vecchi e nuovi attratti dalla sua nobile, simpatica e tenace operosità”” (pag 10)”,”MITS-412″
“LAZZARINI Giorgio MILANI Mino MAYDA Giuseppe BERTOLDI Silvio BARBERIS Alfredo”,”I grandi protagonisti della seconda guerra mondiale: Montgomery Eisenhower Hitler Badoglio Churchill.”,”(un autore per fascicolo)”,”QMIS-022″
“LAZZARINI Mario NISCO Vincenzo TODARO Angelo redazione”,”Italiani nella guerra di Spagna.”,”Contiene molte foto L’ esercito spagnolo al momento dell’ insurrezione si divise in questo modo: ufficiali 7000 ai nazionalisti ufficiali 260 ai repubblicani truppa 25.000 ai nazionalisti truppa 36.000 ai repubblicani (pag 49)”,”MSPG-215″
“LAZZARINO-DEL-GROSSO Anna Maria, a cura; saggi di Diego QUAGLIONI Carlo CARINI Giuseppe BUTTA’ Nicola MATTEUCCI Dino CONFRANCESCO Gian Mario BRAVO Arturo COLOMBO Salvo MASTELLONE”,”Temi politici del Novecento.”,”Contiene il saggio: – Gian Mario Bravo, La rivoluzione nel Novecento: modelli e tipologie’ (pag 153-169) (una veloce rassegna di autori intorno al concetto e alla natura delle rivoluzioni del Novecento e di quelle passate)”,”TEOP-066-FMB”
“LAZZARINO-DEL-GROSSO Anna M.”,”Società e potere nella Germania del XII secolo. Gerhoch di Reichersberg.”,”‘Gerhoch di Reichersberg (1093-1169) è stato un teologo e riformatore della Chiesa bavarese nel XII secolo. Fu un fervente sostenitore della riforma gregoriana, opponendosi alla simonia e al clero nicolaita, e collaborò con figure come San Bernardo di Chiaravalle2. Dopo aver studiato presso la scuola cattedrale di Augusta, divenne prevosto dell’abbazia di Reichersberg nel 1132, dove continuò la sua battaglia per la riforma ecclesiastica attraverso numerosi scritti. Fu un critico della teologia scolastica francese, opponendosi a pensatori come Abelardo e Pietro Lombardo2. Le sue opere, tra cui Liber de aedificio Dei e De corrupto Ecclesiae statu, riflettono una visione pessimistica della Chiesa e una forte tensione escatologica. Gerhoch sostenne Papa Alessandro III contro l’imperatore Federico Barbarossa, il che portò al bando imperiale del suo monastero nel 1167 e alla sua distruzione2’ (f. copilot)”,”STMED-007-FMB”
“LAZZATI Giuseppe”,”Il fondamento di ogni ricostruzione.”,”LAZZATI Giuseppe è stato professore nell’ Università cattolica del S. Cuore e deputato alla Costituente.”,”RELC-094″
“LAZZATI Giulio”,”Ali nella tragedia. Gli aviatori italiani dopo l’8 settembre.”,”Giulio Lazzati è nato a Milano nel 1927.”,”QMIS-006-FV”
“LAZZATI Giulio”,”I soliti quattro gatti.”,”Dono di Boccuni “”Il 10 giugno 1940, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Regia Aeronautica aveva una consistenza di 5.239 velivoli, ma, esclusi i velivoli scuola, i trasporti e quelli di non pronto impiego, avevamo solo 1.870 aerei di reale efficienza bellica, di cui 166 si trovavano in Africa Orientale. Qualche altra cifra, che si riferisce alla nostra produzione nel periodo 1940-’43: la nostra produzione media era di 200/220 aerei mensili (a volte, come nel gennaio 1941, si ebbero 104 aerei prodotti contro 363 persi: novembre 1942: 240 contro 306; gennaio 1943: 134 contro 490!), mentre i nostri avversari producevano mensilmente 5.500 velivoli gli americani, 2.300 gli inglesi, circa 3.000 i russi. Fu proprio la deficienza delle nostre forze industriali (a confronto di quelle degli avversari) a rendere vano ed ancor più doloroso l’olocausto dell’Arma azzurra. In Africa Settentrionale, per molti mesi, il ‘Fiat CR 42’ fu l’unico nostro caccia, e molti reparti lo ebbero in dotazione sino alla completa e definitiva evacuazione della Cirenaica. Anche gl’inglesi avevano in linea un velivolo analogo al CR 42, il ‘Gloster Gladiator’, ma, unitamente ad esso, esistevano gli ‘Hurricane’, che andarono progressivamente aumentando per venire poi affiancati dai ‘Curtiss P. 40’, dagli ‘Spitfire’, ecc. (…) E ho citato solo i principali tipi di velivoli da caccia; se passiamo ai bombardieri, la percentuale si fa ancor più disastrosa a nostro sfavore. Nonostante tale disparità di forze, i nostri aviatori distrussero in aria od al suolo 1.920 aerei nemici, lanciarono migliaia di tonnellate di bombe, distrussero migliaia di mezzi corazzati o motorizzati nemici, scortarono initerrottamente i nostri convogli attraverso il Mediterraneo, affondarono (sono dati dell’Ammiragliato britannico: otto incrociatori, ventisei cacciatorpediniere, quattro sommergibili, una sessantina di unità varie, settantasette navi trasporto, danneggiando, inoltre, più di trecento navi da guerra. Questi risultati richiesero il sacrificio di 12.808 aviatori caduti e circa diecimila tra feriti e mutilati. Alla data dell’armistizio (8 settembre 1943), avevamo perso 6.483 aerei su un totale di 7.844, costruiti dalla nostra industria aeronautica durante il periodo bellico”” (‘Al lettore, di Giulio Lazzati) (pag VIII-X)”,”QMIS-310″
“LAZZERI Gerolamo”,”La scissione socialista. Con un’ appendice di documenti.”,”dichiarazione di Kabakcief o Kabacev Bibliografia su Kabacev, emissario del Comintern in Italia al Congresso di Livorno, delegato della Terza Internazionale al Congresso del PSI di Livorno: – Il socialismo italiano dinanzi alla rivoluzione mondiale : discorso tenuto al Congresso socialista di Livorno a nome del C.E. dell’Internazionale comunista / Christo Kabakcief. – Roma : Libreria editrice del Partito comunista d’Italia, 1921. – 55 pag”,”MITS-181″
“LAZZERI Gerolamo”,”Il Bolscevismo. Com’é nato. Che cos’é. Resultanze.”,”LAZZERI Gerolamo Profili biografici di Lenin, Trotsky, Lunaciarski, Noghine, Aviloff, Rikoff, Sverdlow, Stalin – Djougachvili, Zinovief, Kamenev, Ouritzki, Petrof, Cicerin, Pokrovski, Bukarine. (pag 175-183)”,”RIRO-373″
“LAZZERI Gerolamo”,”Il Bolscevismo. Com’é nato. Che cos’é. Resultanze.”,”Profili biografici di Lenin, Trotsky, Lunaciarski, Noghine, Aviloff, Rikoff, Sverdlow, Stalin – Djougachvili, Zinovief, Kamenev, Ouritzki, Petrof, Cicerin, Pokrovski, Bukarine. (pag 175-183)”,”RIRO-027-FV”
“LAZZERO Ricciotti”,”Gli schiavi di Hitler. I deportati italiani in Germania nella seconda guerra mondiale.”,”Ricciotti LAZZERO (Trieste 1921) ha partecipato giovanissimo alla campagna di Russia nella Divisione Cosseria e, in seguito, alla Resistenza in Piemonte. Giornalista, ha lavorato alla ‘Stampa’, al ‘Corriere della sera’, al ‘Tempo’ e a ‘Epoca’, collaborando inoltre per molti anni a ‘Storia illustrata’. Tra i suoi libri ricordiamo: -Le SS italiane. RIZZOLI, 1982 -Le brigate nere. RIZZOLI, 1983 -La decima Mas. RIZZOLI, 1984 -Il Partito Nazionale Fascista. RIZZOLI, 1985 -Il sacco d’Italia. MONDADORI, 1994″,”GERN-058″
“LE THANY KHOI”,”L’ economie de l’ Asie du Sud Est.”,”LE THANY KHOI è assistente alla facoltà di diritto e scienze economiche di Parigi, laureato in lettere, diplomato all’ Ecole Nationale des Langues orientales, diplomato dell’ Accademia di diritto internazionale dell’ Aia.”,”ASIx-069″
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”Storia di un paese: Montaillou. Un villaggio occitanico durante l’ inquisizione. Un grande libro della moderna storiogr