“CASTRONOVO Valerio; ANTISERI Dario”,”Le origini del sindacalismo riformista (Castronovo); Popper e le basi teoriche del riformismo (Antiseri).”,”Relazione di Castronovo al convegno internazionale nel centenario della nascita di Bruno Buozzi, Torino, novembre 1981 L’organizzazione sindacale agiva non soltanto come correttivo pratico ai “”mali originati dal capitalismo”” (per dirla con Bernstein), ma, ponendo in gioco la divisione dei vantaggi e dei costi del processo produttivo, collegava più strettamente le iniziative quotidiane di lotta della classe operaia al conseguimento di obiettivi politici e di mutamenti negli assetti costituzionali (Castronovo)”,”TEOP-016-FGB”
“CASTRONOVO Valerio”,”Giovanni Agnelli.”,”Valerio Castronovo è nato nel 1935 ed è stato ordinario di Storia contemporanea all’Università di Torino. Tra le sue opere: ‘Economia e società in Piemonte dall’unità al 1914’ (1969) e ‘La stampa italiana dall’unità al fascismo’ (1970) I rapporti con la Germania nazista. La “”Deutsche Fiat””. “”La Fiat, in coincidenza con il notevole impulso dato dal regime nazista allo sviluppo della motorizzazione, aveva anzi voluto portarsi in Germania su un piano di «collaborazione costruttiva», passando dal semplice commercio d’esportazione alla fabbricazione sul posto, nel Württemberg, di propri modelli in serie con manodopera e tecnici tedeschi: nell’ambito dello stesso «piano quadriennale» elaborato dal governo tedesco per il riassorbimento della disoccupazione e il potenziamento dell’economia. Dalla NSU – ricostruita con l’appoggio della Dresdner Bank e alla cui sovrintendenza Agnelli aveva dislocato uno degli uomini più abili del suo ‘staff’, Piero Bonelli -, uscivano più di diecimila vetture l’anno. E nell’agosto 1938 Mussolini aveva voluto che proprio nella fabbrica di Heilbronn venisse sancita, anche a livello operaio, la rinnovata intimità di rapporti con la Germania nazista. Più di duecento lavoratori della Fiat erano stati così trasferiti in Germania, per una settimana, tra l’8 e il 13, ospiti del Fronte del lavoro, per una serie di cerimonie di «cameratismo e di solidarietà», che avevano visto, fra l’altro, la presenza ufficiale della delegazione italiana al grande raduno indetto da ‘gauleiter’ Julius Streicher per la demolizione della sinagoga di Norimberga. Ciò non toglie che, dietro l”entente’ politica e la stessa consistenza dei rapporti economici stabiliti con il governo di Berlino, continuassero ad agitarsi difficili problemi di convivenza tra la Fiat e l’industria tedesca, allorché il confronto si spostava sul mercato internazionale, in particolare nei paesi dell’Europa orientale”” (pag 570-571) [Valerio Castronovo, ‘Giovanni Agnelli, Utet, Torino, 1971] La guerra imminente. La questione dei carri armati pesanti (1939) “”Di fatto i tecnici della Fiat, sulla base dell’esperienza in Etiopia, ma anche in Spagna, sul materiale inviato dai tedeschi e dai russi, si erano preoccupati nel settembre 1939 di stendere un inventario dell’armamento italiano nel campo dei mezzi corazzati e degli autotrasporti. Ne erano venute fuori valutazioni estremamente scoraggianti. Per cominciare, i carri d’esplorazione, presi in esame dal Ministero della Guerra nel lontano 1928 e modificati nel 1935, dovevano considerarsi superati sotto tutti gli aspetti, quanto ai carri di rottura e di accompagnamento per la fanteria, il materiale era meno decrepito (i capitolati d’appalto risalivano al 1937), ma era già stata una fatica far accettare allo stato maggiore una modifica di peso di otto tonnellate. Oltretutto, i reparti che li avevano avuti in dotazione non erano motorizzati che in minima parte e le commesse passate alla Fiat non erano andate più in là di un centinaio di unità, ripartite in dieci esemplari al mese. In sostituzione del carro leggero da tre tonnellate, armato di mitragliatrice e difeso da una corazza che arrestava solo il tiro della fucileria, la famosa «scatoletta di sardine», la Fiat-Ansaldo aveva proposto nel settembre 1938 un carro di cinque tonnellate, meglio munito e protetto; ma il progetto era stato respinto e, poiché le due aziende avevano continuato a proprie spese a costruirne dei campioni, il ministero della Guerra era intervenuto per autorizzarne la fabbricazione soltanto per la richiesta dei governi esteri! Quanto ai carri medi, l’andamento delle operazioni belliche in Spagna aveva dimostrato – secondo i dirigenti della Fiat – la necessità di aumentare tonnellaggio, velocità e protezione dei carri. Ragion per cui Agnelli aveva pensato di accantonare il carro M. 11 per proporne un altro, l’M. 13 da 14 tonnellate e mezzo. Ma come per il carro L. 6, così anche per quest’ultimo modello non era stata presa alcuna decisione da parte dell’autorità militare, che aveva preferito risparmiare soldi e scorte di benzina. Ma le note più dolenti cadevano a proposito dei mezzi pesanti, per via – così si legge nel documento della Fiat – dell’«ossessione del ponte militare in dotazione al Genio Pontieri, che ha contenuto il tonnellaggio dei carri armati»; né del resto erano mutate le vetuste concezioni di una guerra alpina, di semplice posizione. Ferma era rimasta anche la produzione di autoblindo-mitragliatrici, i cui campioni erano pur stati allestiti nel secondo semestre del 1937: alcuni esemplari erano finiti alla polizia coloniale, ma l’iniziativa non aveva avuto altri sviluppi. In conclusione, al settembre 1939 la Fiat aveva in corso di produzione per l’esercito italiano un solo tipo di carro armato, l’M 11, che sarebbe uscito dalle officine soltanto nella tarda primavera del 1940. Quanto all’autotrasporto militare, la situazione non era meno arretrata, dato che decine di milioni continuavano ad essere spesi a foraggiare e custodire un vastissimo parco di «trazione animale». Soltanto dopo ripetute pressioni di Balbo si era evitato di imbarcare per la «quarta sponda» vecchi automezzi, buoni tutt’al più per le strade alpine, con motori che si usuravano dopo 2.000 km. e con ruote che si insabbiavano appena fuori dalla litoranea”” (pag 582-583) [Valerio Castronovo, ‘Giovanni Agnelli, Utet, Torino, 1971] wikip: Valerio Castronovo (Vercelli, 15 febbraio 1935 – Torino, 6 marzo 2023) è stato uno storico e giornalista italiano. Nacque a Vercelli il 15 febbraio 1935 e si laureò con lo storico Guido Quazza all’Università di Torino con una tesi sull’evoluzione della stampa in Europa. Ottenne poi un contratto di ricerca presso la sezione Relazioni Culturali della Olivetti di Ivrea e successivamente divenne dipendente della STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda). Fu dal 1967 al 1971 professore incaricato di Storia moderna all’Università degli Studi di Milano e dal 1972 al 2004 ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi di Torino. Negli anni Novanta insegnò al corso di dottorato in Scienze Storiche della Scuola Superiore di studi storici dell’Università degli studi di San Marino, mentre negli anni Duemila tenne il corso di “”Storia dell’impresa e dell’organizzazione aziendale”” presso il Dipartimento di Impresa e Management dell’Università LUISS Guido Carli di Roma.Fu socio corrispondente dell’Accademia delle scienze di Torino, e direttore scientifico dal 1983 al 2020 del trimestrale di scienze e storia Prometeo. Autore in un primo tempo di studi sulla cultura e l’amministrazione degli Stati Italiani tra Cinque e Seicento, si dedicò a ricerche sulla classe politica e l’Industria nell’Italia del secolo scorso. Spiccano in questo ambito la biografia del fondatore della FIAT Giovanni Agnelli e un profilo dell’economia piemontese dall’Unità al 1914; inoltre realizzò un quadro delle vicende dell’economia italiana durante l’ultimo secolo scritto per la “”Storia d’Italia”” Einaudi. Sempre per Einaudi curò l’edizione italiana della “”Cambridge Economic History of Europe””, collaborò a un volume degli “”Annali””, scrisse il volume sul Piemonte nella collana “”Storia delle regioni””. Scrisse poi “”La Stampa Italiana dall’Unità al Fascismo”” e coordinò con Nicola Tranfaglia una “”Storia della stampa italiana”” edita da Laterza in sei volumi. La sua Storia dell’economia italiana fu tradotta nel 2000 in Cina e alcuni suoi saggi in Francia, Germania e Spagna. Dal 1981 al 2020 presiedette la Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini di Torino, divenendone presidente onorario dal 2021 fino alla morte. Alla Fondazione donò le sue carte personali confluite nel Fondo Valerio Castronovo[1]. Nel 1982 fondò il Centro Studi per la documentazione storica ed economica dell’impresa di Roma che diresse fino al 2020[2]. Dal 2000 fu presidente dell’Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa dell’Università “Carlo Cattaneo” di Castellanza[3]. Fu presidente fin dalla nascita nel 1985 del MUSIL, la Fondazione Museo italiano dell’industria e del lavoro “Eugenio Battisti” di Brescia[4]. Fu coordinatore scientifico del Centro studi sul giornalismo “Gino Pestelli” di Torino, e membro del Comitato scientifico dell’Istituto universitario di studi europei di Torino. Nella sua lunga vita di studioso curò numerose trasmissioni TV per la Rai, fra cui una serie dedicata nel 1984-85 all’evoluzione dell’industria italiana, e una serie di venti puntate, nel 1999-2000, sulla storia complessiva del capitalismo italiano. Con Renzo De Felice e Pietro Scoppola curò la realizzazione per l’Istituto Luce del documentario in cinquanta puntate L’Italia del Novecento (1993-1996). Collaborò dal 1976 al 1998 alle pagine culturali de la Repubblica; e dal 2000 fu editorialista de Il Sole 24 Ore e del suo supplemento culturale domenicale.”,”BIOx-038-FSD”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Gabriella BODEI GIGLIONI Eva CANTARELLA Paolo DAFFINÀ Emanuela ERCOLANI COCCHI Andrea GIARDINA Jean GUILAINE Keith HOPKINS Mario LIVERANI Vittorio MARCHIS Domenico MUSTI Giuseppe SASSATELLI G. SUSINI C.R. WHITTAKER”,”Storia della economia mondiale. Dall’antichità al Medioevo. Dal neolitico agli albori del primo millennio. Vol. 1.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-209-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Elio LO CASCIO Aldo SCHIAVONE Stefano GASPARRI Alexander P. KAZHDAN Piero CORRADINI Robert FOSSIER Massimo MONTANARI Gèrard SIVÉRY Giorgio CHITTOLINI Steven A. EPSTEIN Jacques DUPÂQUIER Christopher DYER Ugo TUCCI Louis BAECK”,”Storia della economia mondiale. Dall’antichità al Medioevo. L’Occidente dei signori feudali e i commerci con l’Oriennio. Vol. 2.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-210-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Peter MATHIAS Alberto TENENTI Marco CATTINI Roberto FINZI Franklin PEASE Marcello CARMAGNANI Robert MANTRAN Kirti N. CHAUDHURI Piero CORRADINI Ruggiero ROMANO Frédéric MAURO Alfred W. CROSBY Ad van der WOUDE”,”Storia della economia mondiale. L’Europa al centro del potere. Le conquiste coloniali e i ricchi traffici transoceaninio. Vol. 3.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-211-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Andrzej WYCZANSKI Marzio A. ROMANI Michel MORINEAU Pierre DEYON Gilles POSTEL-VINAY Jacek KOCHANOWICZ Paolo MALANIMA Margaret C. JACOB Robert M. KINGDOM Philippe MINARD Michel MOLLAT DU JORDIN Herbert S. KLEIN”,”Storia della economia mondiale. L’Europa al centro del potere. principi e finanzieri, compagnie commerciali e mercanti-imprenditonio. Vol. 4.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-212-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Peter MATHIAS Giuseppe RICUPERATI Guy CHAUSSINAND NOGARET François HINCKER Mark OVERTON Edward A. WRIGLEY Marco E.L. GUIDI René LEBOUTTE Sidney POLLARD Alain DEWERPE Pat HUDSON Michel VOVELLE”,”Storia della economia mondiale. L’età della rivoluzione industriale. Il primato dell’Inghilterra all’insegna del Re Vaponio. Vol. 5.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-213-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Erik BUYST Louis BERGERON Herbert MATIS Andreas RESCH Maurice AYMARD Evgenij V. ANISIMOV Peter A. COCLANIS Francisco A. SCARANO Kirti N. CHAUDHURI Charles P. KINDLEBERGER Michèle MERGER Alain PEYREFITTE Orazio M. PETRACCA Donald SASSOON Eric L. JONES”,”Storia della economia mondiale. L’età della rivoluzione industriale. La forza prorompente del capitalismo e i suoi antagonisnio. Vol. 6.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-214-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Ulrich WENGENROTH Andrea GIUNTINI Claudio PAVESE Mark OVERTON Pier Francesco ASSO Sidney POLLARD Walter LAFEBER Pierre DEYON Solomos SOLOMOU Wolfgang J. MOMMSEN Marcello DE CECCO Joel MOKYR Richard H. TILLY Alessandro RONCAGLIA”,”Storia della economia mondiale. Tra espansione e recessione. L’apogeo della borghesia e dell’imperialisnio. Vol. 7.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-215-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Carlo CAROZZI Emilio FRANZINA Giuseppe BERTA Maria MALATESTA Donald SASSOON Bernard P. ATTARD Marcello CARMAGNANI Kozo YAMAMURA Gerd HARDACH Daniel NELSON James R.MILLER Michael A. BERNSTEIN Peter HERTNER Barry EICHENGREEN”,”Storia della economia mondiale. Tra espansione e recessione. Le domocrazie e le dittature prima e dopo crisi del decennio. Vol. 8.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-220-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Brian TEW Ronald L. FILIPPELLI Jean-Paul THOMAS Cristiano ANTONELLI Franco AMATORI Edward J.T. COLLINS Youssef CASSIS Emilio REYNERI Giovanni SOMOGYI Antonio VARSORI Louis BAECK Ulrich WENGENROTH Derek H. ALDCROFT François BÉDARIDA”,”Storia della economia mondiale. Fra modernizzazione e arretratezza. La stagione aurea del neocapitalismo euro-atlantinio. Vol. 9.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-221-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Giorgio MORI Lars MIØSET Nick SALVATORE Kozo YAMAMURA Carlo BOFFITO Edoarda MASI Marcello CARMAGNA NI Catherine COQUERY-VIDROVITCH Eswaran SRIDHARAN Matteo PIZZIGALLO Maurizio FERRERA Ian GOUGH Nico SIEGEL Jacques VÉRON”,”Storia della economia mondiale. Fra modernizzazione e arretratezza. I profondi divari fra Nord e Sud del mondo. Vol. 10.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-222-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Charles P. KINDLEBERGER Umbero COLOMBO Luciano GALLINO Cristiano ANTONELLI Aris ACCORNERO Detlef K. MÜLLER Gérard LAFAY Sergio VACCÀ Antonello ZANFEI Philip G. CERNY Pier Carlo PADOAN Federico ROMERO Peter RUTLAND Kozo YAMAMURA Andrew GAMBLE Michel ALBERT”,”Storia della economia mondiale. Nuovi equilibri in un mercato globale. Un’economia transnazionale e l’implosione dell’Est comunisnio. Vol. 11.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-223-FL”
“CASTRONOVO Valerio a cura, Saggi di Giorgio RUFFOLO Giuseppe ARE Keith GRIFFIN Carlo Mario GUERCI Amilcare MANTEGAZZA Luigi ORSENIGO Robin MANSELL Peppino ORTOLEVA Tony SAICH Eswaran SRIDHARAN Marcello CARMAGNANI Catherine COQUERY-VIDROVITCH”,”Storia della economia mondiale. Nuovi equilibri in un mercato globale. Le sfide dell’Asia e le tempeste del turbocapitalismo finanziarnio. Vol. 12.”,”Valerio Castronovo (Vercelli 15/2/1935 – Torino 06/03/2023) è stato storico e giornalista italiano.”,”ECOI-224-FL”
“CASULA Carlo Felice”,”Cattolici – comunisti e sinistra cristiana (1938-1945).”,”CASULA Carlo Felice (1947) è contrattista presso l’ Istituto di scienze storiche della Facoltà di Magistero di Roma. Ha collaborato a diverse riviste su problemi di storia contemporanea ed è autore del sagio ‘Lo scioglimento della sinistra cristiana’ apparso in ‘I cattolici fra fascismo e democrazia’ a cura di P. SCOPPOLA e F. TRANIELLO (1975). La strategia di Togliatti. “”Il terzo momento della strategia togliattiana nei confronti dei cattolici, che si porrà in termini sempre più di preponderanza e di priorità rispetto agli altri due, con le conseguenze che si vedranno nei confronti della sinistra cristiana, è quello che contiene i maggiori elementi di novità e originalità nei confronti della precedente storia del PCI. La novità per quel che riguarda i rapporti con la DC, ferma restando sostanzialmente l’ equazione cattolici-contadini, consiste nel fatto che l’ alleanza fra classe operaia e masse contadine passa non più attraverso il superamento dialettico – il “”suicidio politico”” lo chiama Gramsci – del partito cattolico, che lo rappresenta, bensì attraverso la mediazione. Per quel che concerne poi i rapporti con la Chiesa, si passa dal riconoscimento politico della sua esistenza e della sua forza (era stata questa la posizione centrale della frazione ordinovista in polemica con il laicismo liberale e l’ anticlericalismo massone e socialista) al tentativo di spostare e coinvolgere la Chiesa, la sua gerarchia e il suo clero in una posizione se non di diretto impegno democratico e antifascista, almeno di neutralità.”” (pag 176-177)”,”ITAA-090″
“CASULA Carlo Felice”,”Domenico Tardini (1888-1961). L’azione della Santa Sede nella crisi fra le due guerre.”,”CASULA Carlo Felice Facoltà di Magistero Univ. La Sapienza di Roma. Riserve di Tardini sul Concordato. “”Riserve sull’efficacia duratura del Concordato pare che non fossero assenti neppure in Gasparri”” (pag 77)”,”RELC-279″
“CASULA Carlo Felice a cura, saggi di Roberto PALLOTTINI Annamaria SIMONAZZI Gianni LOY Gaetano BONETTA Agostino GIOVAGNOLI Mario MARAZZITI”,”L’Italia dopo la grande trasformazione. Trent’anni di analisi CENSIS 1966-1996.”,”Carlo Felice Casula è ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Cagliari, dove dirige il Dipartimento storico politico internazionale.”,”ITAS-057-FL”
“CASULA Carlo Felice DELLA-PORTA Donatella FLORES Marcello LEONI Loredana MANACORDA Paola M. PASQUINI Rita PEPE Adolfo TADDEI Francesca TAMBURINI Gualtiero TASSANI Giovanni”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXV. Nuovi equilibri e nuove prospettive.”,”Contiene i saggi: – ‘La crisi del sindacato, 1972-1985’ di Adolfo Pepe – ‘La programmazione in Italia’, di Gualtiero Tamburini – ‘Inflazione e crescita in Italia’, di Gualtiero Tamburini”,”ITAS-068-FL”
“CASULA Tonino”,”Impara l’arte.”,”””C’è un proverbio cinese che dice così: “”Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”” .. (premessa) Tonino Casula è nato nel 1931 presso Nuoro. Ha insegnato un una scuola elementare di Cagliari, ha un interesse speciale per il disegno infantile, è pittore e critico d’arte.”,”VARx-016-FMB”
“CATALANO Franco”,”Ludovico il Moro.”,”Franco CATALANO, nato a Fidenza, laureato alla Scuola Normale Superiore di Pisa con Luigi RUSSO, insegna storia sociale contemporanea presso la facoltà di Economia e Commercio di Modena. Ha pubblicato tra l’altro: -Storia del CLNAI -L’ Italia dalla dittatura alla democrazia -Luigi Luzzati, la figura l’opera -La crisi del sistema monetario internazionale -La grande crisi del 1929 -Una difficile democrazia -Filippo Turati – Fiat e sindacato nella crisi economica”,”ITAG-008″
“CATALANO Franco”,”La grande crisi del 1929. Conseguenze politiche ed economiche.”,”Franco CATALANO è nato a Fidenza (Pavia). Dopo essersi laureato con Luigi RUSSO alla Scuola Normale di Pisa, ha partecipato alla Resistenza. Fu arrestato all’inizio del 1945 e deferito al Tribunale speciale di Bergamo. Attualmente (1976) insegna storia contemporanea presso l’Univ Statale di Milano. Ha collaborato alla ‘Storia di Milano’ della Fondazione Treccani, alla ‘Storia d’Italia’ di Mondadori e pure a quella della UTET. nel 1956 ha pubblicato la ‘Storia del CLNAI’ e poi: -Dall’unità al fascismo, 1961 -L’ Italia dalla dittatura alla democrazia, 1962 -Potere economico e fascismo, 1964 -Storia dei partiti politici italiani, 1965 -Europa e USA negli anni della guerra fredda, 1972 -La crisi del sistema monetario internazionale, 1972 -Stato e società nei secoli. Antologia -I movimenti studenteschi e la scuola in Italia, 1938-1968, 1969″,”ECOI-050″
“CATALANO Franco”,”Metodologia e insegnamento della storia.”,”Franco CATALANO si è laureato alla Scuola Normale di Pisa con Luigi RUSSO. Attualmente (1976) insegna storia contemporanea all’ Università di Milano. Ha scritto varie opere tra cui una ‘Storia del CLNAI’ e una ‘Storia del periodo sforzesco’ (nella Storia di Milano, della Fondazione Treccani). (vedi retrocopertina).”,”STOx-063″
“CATALANO Franco”,”La crisi del sistema monetario internazionale.”,”CATALANO è docente di storia contemporanea presso l’ Università Statale di Milano. Ha collaborato alla Storia della Fondazione Treccani e alla Storia d’ Italia della UTET.”,”ECOI-108″
“CATALANO Franco”,”Storia del comitato di liberazione nazionale alta Italia.”,”Franco CATALANO insegna storia contemporanea all’ Università Statale di Milano. Autore di numerosi studi sul fascismo e sulla resistenza, ha pubblicato con Ermanno REA, ‘Mezzogiorno: realtà sociale e università’, e da solo ‘Potere economico e fascismo’. “”Si era venuta a determinare una situazione del tutto nuova e che poteva presentare pericoli non solo per noi, incapaci di resistere all’ espansionismo di Tito, ma anche per gli Alleati occidentali, che temevano di veder crollare da un momento all’ altro le posizioni su cui avevano fatto affidamento”” (pag 262)”,”ITAR-032″
“CATALANO Franco”,”Storia del CLNAI.”,”Volume pubblicato sotto gli auspici dell’ Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia. “”Il Bonomi però agì molto abilmente: sapeva che un governo senza i rappresentanti delle sinistre non avrebe avuto autorità e perciò indirizzò, il 4 dicembre, una lettera ai tre partiti di massa, democratico cristiano, socialista e comunista, che “”essendo i rappresentanti dei più larghi movimenti popolari, avevano la maggiore responsabilità nel mantenere l’ unità e la concordia nazionali, così necessarie in questo momento.”” Dopo aver affermato di ritenere “”di essere, nelle presenti condizioni, l’ uomo politico che troverebbe minori ostacoli nel difendere e far progredire la posizione dell’ Italia nei rapporti internazionali””, invitava i tre partiti a collaborare con lui nella soluzione della crisi, e offriva loro due vicepresidenze, che avrebbero permesso di “”condividere più da vicino con lui… la responsabilità della direzione politica del governo””. Era un altro tentativo di staccare l’ uno dall’ altro i partiti antifascisti (…).”” (pag 307)”,”ITAR-071″
“CATALANO Franco FIETTA Emilio PIZZIGONI Orazio”,”Origini della Repubblica.”,”””A loro volta, il regime e Mussolini ottenevano dal Concordato una cosa a cui tenevano molto, cioè il completo controllo sull’Azione cattolica, che si era andata, in quegli ultimi anni da quando erano stati soppressi i sindacati dei lavoratori, gonfiando a dismisura per l’apporto dei vecchi sindacalisti, i quali speravano di poter continuare, sotto la sua salvaguardia, l’azione sociale che avevano svolto un tempo. Perciò, da un lato, il papa otteneva il controllo sulla famiglia (cristiana), sull’istruzione, oltre ad altre concessioni per lui molto importanti, mentre il duce otteneva uno stretto controllo sull’Azione cattolica, i cui dirigenti non sarebbero più stati eletti dagli organismi locali, ma imposti dal centro, il che gli consentiva di eliminare qualsiasi possibilità di una risurrezione dell’azione sociale, che doveva ormai rimanere un ricordo del passato. Si chiudeva, quindi, un “”periodo di storia”” (…)”” (pag 44) (Saggio di Franco Catalano)”,”ITAR-178″
“CATALANO Franco”,”L’Italia dalla dittatura alla democrazia 1919-1948. Volume I.”,”””Questa via quasi obbligata percorsa dai prodotti tedeschi doveva rafforzare nella classe dirigente di quel paese la vecchia aspirazione a realizzare l’unione con l’Austria, che poteva essere considerata la porta dei Balcani, lo Stato che avrebbe facilitato la penetrazione economica nella zona; inoltre, come ha messo in rilievo la Wiskemann, in quegli ultimi tempi il ‘trust’ tedesco dell’acciaio si era quasi del tutto impadronito delle azioni della ‘Osterreichische Alpinen-Montan Gesellschaft’, che sfruttava le miniere di ferro della Stiria, le quali rendevano l’Austria molto importante per la Germania. A sua volta, il Mussolini considerava (così dichiarò all’inizio del 1933 al capo della ‘Heimwehren’ austriache, Stahremberg) il bacino danubiano come il naturale retroterra dell’Italia, senza il quale questa sarebbe stata costretta a fare “”la parte insignificante di una penisola ai margini dell’Europa.”” Egli temeva anche molto la spinta nazista verso Trieste: “”Il pangermanesimo – aveva detto nel giugno del 1932 allo stesso Stahremberg – sta estendendo i suoi tentacoli verso l’Adriatico””, cosa che l’Italia non avrebbe potuto assolutamente permettere, se non voleva cessare di essere una grande potenza””. (pag 183-184)”,”ITAF-325″
“CATALANO Franco”,”Storia dei partiti politici italiani.”,”””Il Mussolini, invece, era sempre più convinto che lo scopo ultimo del fascismo dovesse essere quello di giungere al governo, ma, ora, sembrava aver mutato tattica se esasperò la polemica contro il “”caos di partiti di democrazia liberale e democrazia sociale””, nei confronti dei quali non si poneva più in posizione subordinata: “”Ritengo che attorno a noi si raggrupperanno i frammenti degli altri partiti costituzionali. Noi assorbiremo i liberali e il liberalismo, perché col metodo della violenza abbiamo sepolto tutti i metodi precedenti””. (…) Il programma da lui esposto era piuttosto misero – ed anzi lo svalutò sostenendo che non importava affatto “”dar fondo all’universo, se non [vi erano] energie necessarie per raggiungere la mèta comune”” -, ma era tale ad ogni modo da attirare sul fascismo le simpatie di determinati ceti: infatti, il Mussolini accennò prima di tutto ad un “”imperialismo economico di espansione commerciale””; poi sostenne la necessità che lo Stato ritrovasse “”la sua autorità, altrimenti si va al caos”” e ripeté la sua acuta diffidenza per lo Stato monopolistico, lo Stato burocratico, lo Stato economico (“”Io restituirei – proclamò con foga – le ferrovie e i telegrafi alle aziende private, perché l’attuale congegno è mostruoso e vulnerabile in tutte le sue parti””; dichiarò anche di rinunciare allo spirito “”tendenzialmente repubblicano”” delle origini, perché aveva capito che un movimento repubblicano sarebbe stato votato all’insuccesso (…)”” (pag 270)”,”ITAP-199″
“CATALANO Franco”,”La grande depressione. Le conseguenze politiche ed economiche del ’29.”,”Citati all’interno del testo (1° parte) molti articoli e libri editi negli anni ’30. Nella 2° parte molti testi degli anni del secondo dopoguerra ‘In un romanzo di Anna Seghers, ‘Die Toten Bleiben jung’ [I morti restano giovani], Berlino, 1949, in cui sono descritti venti anni di storia tedesca, dal 1918 al 1945, cioè tutta la parabola della repubblica di Weimar e del nazismo, oltre alla tesi marxista sulla origine della dittatura, viene, con maggior senso di verità storica, narrata anche la disgregazione di una famiglia, quella di Geschke, sotto gli effetti della crisi economica. Il padre, autista socialdemocratico, ha preso parte, nel 1920, alla resistenza degli operai berlinesi contro il putsch di Kapp e Lüttwitz, ma dal ’29 in poi, rimasto disoccupato, è stato incapace di provvedere ai bisogni della sua famiglia. Un suo figlio si iscrive alla gioventù hitleriana, ed un altro va nella gioventù comunista. Ma quest’ultimo è costretto ad assistere al mutamento dei suoi compagni che, sempre più numerosi, abbandonano le file comuniste e rivestono la divisa delle S.A. (‘Sturmabteilungen’). Questi vengono nutriti e vestiti nei campi di lavoro, trovano una via d’uscita alla crisi ed i loro familiari hanno una sistemazione. Il fatto è che i giovani, che avevano avuto l’impressione di essere del tutto abbandonati sotto Weimar, ora sentono che ci si occupa di loro (cfr. A. Reszler, op. cit., ed anche il romanzo di H. Broch, ‘Gli incolpevoli’, Torino, 1963, in cui l’autore condanna gli spettatori passivi – gli ‘incolpevoli’ – che hanno permesso la vittoria del nazismo con il loro lassismo morale e non prendendo attiva parte alla vita politica). Questo fenomeno del crollo verticale di interi strati delle classi lavoratrici in favore del nazismo era messo in rilievo anche da Trotsky (cfr. ‘Et maintenant?’, nel vol. «Ecrits, 1928-1940», cit., v. la trad. ital. nel vol. cit. «Scritti, 1929-1936»): «Per mezzo del suo agente fascista, la borghesia mette in moto le masse della piccola borghesia irritata, le bande dei declassati, i sottoproletari demoralizzati, tutti questi esseri innumerevoli che lo stesso capitale finanziario spinge alla disperazione e alla collera». Ed in uno scritto ‘La clef de la situation internationale est en Allemagne’, parlando degli Stati Uniti affermava giustamente che le masse americane, colpite improvvisamente dalla crisi catastrofica, abbattute dalla disoccupazione o dalla minaccia di essa, non potevano trarre conclusioni politiche valide sulla calamità che le aveva prostrate; avrebbero potuto farlo, invece, ed avrebbero potuto anche radicalizzarsi non in un periodo di bassa congiuntura, ma quando si fosse ritornati ad una nuova attività e ad un nuovo sviluppo produttivo. E’ proprio ciò che anche noi riteniamo esatto, perché è un dato di fatto inoppugnabile che nei duri momenti di crisi e di depressione le masse popolari si abbattono e rinunciano alla lotta (), alla quale ritornano nei momenti di ‘essor’ e di progresso economico. Ed ancora il Trotsky (sempre nel saggio ‘Ed ora?’, scritto attorno al ’31) affermava, descrivendo molto bene questi fenomeni sociali: «Gli operai non sono affatto assicurati una volta per tutte contro l’influenza dei fascisti. Il proletariato e la piccola borghesia costituiscono dei vasi comunicanti, soprattutto nelle condizioni attuali in cui l’esercito di riserva non può non fornire piccoli commercianti, venditori ambulanti, ecc., e la piccola borghesia proletari e sottoproletari. – Gli impiegati, il personale tecnico e amministrativo, certi strati di funzionari costituivano in passato una delle più solide basi della socialdemocrazia. Oggi questi elementi sono passati o passano ai nazionalsocialisti. Possono trascinarsi dietro, se non è già avvenuto, lo strato dell’aristocrazia operaia. Su questo piano, il nazionalsocialismo penetra nel proletariato ‘dall’alto’. – Molto più pericolosa è, tuttavia, la possibile penetrazione ‘dal basso’, attraverso i disoccupati. Nessuna classe può vivere a lungo senza prospettive e senza speranza. I disoccupati non sono una classe ma uno strato sociale non troppo compatto e stabile che tende invano a uscire da una situazione insopportabile (…). Gli operai che lavorano – egli proseguiva – non si oppongono alla riduzione dei salari perché temono i disoccupati. Non c’è niente di sorprendente: con la presenza di alcuni milioni di disoccupati, la lotta per mezzo di scioperi, organizzata sindacalmente alla maniera tradizionale, è evidentemente disperata. E’ ancor più disperata con l’antagonismo tra gli operai che lavorano e i disoccupati (…)». Ecco i motivi che consentirono al nazismo di diventare un grosso partito di massa: esso poté anche sfruttare lo stato d’animo della media e piccola borghesia, di cui ha parlato L. Varga (cfr. ‘La genèse du National Socialisme. Notes d’analyse sociale’, in “”Annales d’histoire economique et sociale””, novembre 1937), uno stato d’animo ostile al capitalismo moderno e animato da nostalgie precapitalistiche (…)’ (pag 192-195)] INSERIRE IN OPUSCOLI STRATI SALARIALI”,”STOx-275″ “CATALANO Franco”,”Storia dei partiti politici italiani.”,”””Il Mussolini, invece, era sempre più convinto che lo scopo ultimo del fascismo dovesse essere quello di giungere al governo, ma, ora, sembrava aver mutato tattica se esasperò la polemica contro il “”caos di partiti di democrazia liberale e democrazia sociale””, nei confronti dei quali non si poneva più in posizione subordinata: “”Ritengo che attorno a noi si raggrupperanno i frammenti degli altri partiti costituzionali. Noi assorbiremo i liberali e il liberalismo, perché col metodo della violenza abbiamo sepolto tutti i metodi precedenti””. (…) Il programma da lui esposto era piuttosto misero – ed anzi lo svalutò sostenendo che non importava affatto “”dar fondo all’universo, se non [vi erano] energie necessarie per raggiungere la mèta comune”” -, ma era tale ad ogni modo da attirare sul fascismo le simpatie di determinati ceti: infatti, il Mussolini accennò prima di tutto ad un “”imperialismo economico di espansione commerciale””; poi sostenne la necessità che lo Stato ritrovasse “”la sua autorità, altrimenti si va al caos”” e ripeté la sua acuta diffidenza per lo Stato monopolistico, lo Stato burocratico, lo Stato economico (“”Io restituirei – proclamò con foga – le ferrovie e i telegrafi alle aziende private, perché l’attuale congegno è mostruoso e vulnerabile in tutte le sue parti””; dichiarò anche di rinunciare allo spirito “”tendenzialmente repubblicano”” delle origini, perché aveva capito che un movimento repubblicano sarebbe stato votato all’insuccesso (…)”” (pag 270)”,”ITAP-014-FV” “CATALANO Franco”,”Le classi popolari nel Risorgimento.”,”Secondo Catalano “”né lo Engels né il Marx [avevano] capito la situazione italiana..”” (pag 564) “”La situazione italiana verso la metà del secolo scorso era veramente complessa e presentava aspetti particolari tali da non poter essere avvicinati a quelli di altri Paesi europei. Essa trasse in inganno anche osservatori acuti che la giudicavano in base ad altre esperienze o partendo da altri presupposti: fu, questo, il caso di Marx ed di Engels, dei quali sono stati pubblicati recentemente tutti gli scritti relativi al Risorgimento italiano (1). Il 20 febbraio 1848 lo Engels, dopo la notizia della concessione della costituzione da parte di Ferdinando II a Napoli e di Carlo Alberto a Torino, scriveva che la borghesia si era posta decisamente alla testa del movimento nazionale avviando la sua costituzione in classe e che una rivoluzione a Napoli aveva raggiunto «il suo obiettivo una volta che [fossero state] conquistate istituzioni decisamente borghesi». Poco dopo, il 1° giugno, commentando la vittoria del Borbone sui costituzionali nella giornata del 15 maggio, affermava che i lazzaroni, «che sono stati sempre sanfedisti», si erano alleati in quella occasione con il sovrano e con i mercenari borbonici per sconfiggere la guardia nazionale. Eppure, proprio con quel colpo di Stato assolutista, Ferdinando di Borbone aveva posto «la prima pietra della Repubblica italiana. Già la Calabria è in fiamme, un governo provvisorio è proclamato a Palermo; anche gli Abruzzi insorgeranno, gli abitanti di tutte le esauste province marceranno su Napoli e, uniti al popolo della città, trarranno vendetta del regal traditore e dei suoi brutali lanzichenecchi». Come si vede, peraltro, poco dopo avere affermato che i ceti popolari della città, i «lazzaroni», erano sanfedisti, lo Engels esprime la speranza e la certezza che proprio questo popolo (a meno che non si debba dare alla parola ‘popolo’ il significato che allora le dava il Mazzini, cioè di piccola e media borghesia, il che però, sembra molto improbabile) possa e voglia riprendere la lotta contro il Borbone e sconfiggerlo con una estesa e generale ribellione. Ed era appunto tale fiducia che dimostrava come né lo Engels né il Marx avessero capito bene la situazione italiana; forse, fra i due, chi meno l’aveva capita era il Marx, il quale cercava di applicare ad essa i suoi schemi e le sue impostazioni, senza rendersi esattamente ragione di quanto, in realtà, quella situazione fosse diversa. Infatti, quando parlava, il 21 settembre del ’48, di «proletariato europeo affratellato» a Vienna come a Parigi, a Berlino come a Francoforte, a Londra come a Milano, evidentemente non faceva troppa attenzione alle caratteristiche peculiari dei movimenti rivoluzionari dei vari Paesi. Di battaglie del proletariato si poteva allora parlare soltanto per Parigi, mentre in tutti gli altri Paesi non era stato affatto posto il problema «dell’abbattimento del dominio politico della borghesia»; e ciò tanto meno in Italia dove, come giustamente osservava lo Engels, le rivoluzioni si presentavano essenzialmente come rivoluzioni borghesi. Perciò, non era vero che il popolo «generalmente inerme», dovesse «combattere non soltanto contro il potere dello Stato burocratico e militare organizzato, assunto dalla borghesia, ma anche contro la stessa borghesia armata». Non era vero, perché in Italia il ’48-’49 ha rappresentato lo sforzo della borghesia di abbattere il predominio dei ceti feudali e di sostituirsi ad essi come nuova classe dirigente (il che, come è noto, si chiuse con una sconfitta, con un fallimento, solo apparente, peraltro, perché gli eventi di quei due anni praticamente eliminarono i ceti feudali: nel ’52 il Cavour realizzando, in Piemonte, il ‘connubio’, dimostrò di avere appreso tale lezione, egli fece infatti assumere al Regno di Sardegna mediante l’accordo con il Rattazzi, una funzione di guida nel processo di costruzione della nuova nazionalità e gli occhi di tutta la borghesia italiana si volsero a quell’esempio). Perciò, la lotta del proletariato contro la borghesia era assolutamente prematura per l’Italia, dove il proletariato non si presentava come l’elemento rivoluzionario. Lo Engels tornava sull’impostazione del Marx il 5 aprile del ’49, dopo la sconfitta di Novara e dopo quella che poteva apparire la disfatta definitiva della rivoluzione italiana. Egli allora scrisse che la borghesia era andata incontro esultando agli Austriaci: «Queste simpatie austriache della borghesia rivelano un notevole progresso nello sviluppo italiano. Esse dimostrano che gli entusiasmi nazionalistici [forse sarebbe stato meglio tradurre ‘nazionali’] di tutte le classi sono finiti, che i movimenti dell’autunno e dell’inverno hanno portato alla luce l’antagonismo di classe, hanno spinto il proletariato e i contadini in aperta opposizione contro la borghesia e hanno messo in pericolo l’esistenza politica della borghesia a tal punto che essa è stata costretta ad allearsi col nemico esterno». Di conseguenza, lo Engels (che dimostrava in tal modo di avere appreso molto bene gli insegnamenti del suo compagno) poteva affermare che avendo la borghesia tradito la causa della rivoluzione, in Piemonte, come già prima a Roma e a Firenze, «la lotta per l’indipendenza [era] diventata in pari tempo una lotta contro la borghesia italiana». Ed anche questo non era affatto vero, perché la scissione nel campo rivoluzionario non era avvenuta, in quei due anni, fra proletariato e contadini da un lato e borghesia dall’altro, bensì tra piccola borghesia e media borghesia radicale e alta borghesia, unita quest’ultima a quella nobiltà liberale che si era schierata inizialmente a favore della rivoluzione. Ed anche Carlo Alberto non aveva rivelato paura della «sollevazione in massa, della insurrezione generale del popolo», cioè dei ceti popolari, ma diffidenza ed anche timore delle tendenze repubblicane della piccola borghesia, che, nel ’49, aveva imposto la ripresa della guerra contro l’Austria. Se paura degli strati più umili ci fu nella borghesia del ’48 essa fu piuttosto un riflesso di quanto stava accadendo in Francia, le cui vicende sembrarono preannunciare quella che sarebbe stata la lotta politica e sociale degli anni seguenti. Ma, per allora, questo problema era ancora scarsamente sentito dalla nostra borghesia che, anche se appariva divisa da profonde fratture era tuttavia unita di fronte al pericolo reazionario delle masse popolari. Perché veramente queste ultime si trovavano su posizioni reazionarie: esse infatti rimpiangevano la vecchia società feudale che offriva alcune istituzioni ed alcuni vantaggi (quali, ad esempio, il pascolo comune e la conduzione a mezzadria in luogo di quella ad affittanza propria del sistema capitalistico o delle corporazioni nelle città) che consentiva di condurre una vita meno precaria. (…)”” [Franco Catalano, ‘Le classi popolari nel Risorgimento’, ‘Problemi del socialismo’, n. 6, giugno 1960] (pag 564-565) [(1) K. Marx F. Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, a cura di E. Ragionieri, Editori Riuniti, Roma, 1959]”,”MAES-182″ “CATALANO Franco a cura, Saggi di ANZILOTTI Antonio, THOMAS Ashton BABEUF François BRAUDEL Fernand CHABOD Federico ENGELS Friedrich FANFANI Amintore GUIZOT François HILL Christopher LEFEBVRE Georges LUZZATTO Gino MATHIEZ Albert MONTESQUIEU Charles-Louis MORANDI Carlo RICHELIEU Armand-Jean SAINT-SIMON Louis SMITH Adam SPINI Giorgio TOCQUEVILLE Alexis WEBER Max LUTERO Martin, ed altri”,”Stato e società nei secoli. Pagine di critica storica. Vol. II. L’età moderna.”,”Catalano Franco, storico italiano (1915 – viv.). Ha scritto nella ‘Storia di Milano’ della Fondazione Treccani: L’età sforzesca; La fine del dominio spagnolo in Lombardia, 1630-1706; Vita politica e questioni sociali, 1859-1900; Milano fra liberalismo e nazionalismo, 1900-1915. Ha pubblicato inoltre: Storia del C.I.N.A.I.; L’Italia dalla dittatura alla democrazia.”,”STOx-054-FL” “CATALANO Franco a cura, Saggi di AMENDOLA Giovanni BAKUNIN Mikhail Aleksàndrovic BEER Max BERNSTEIN Edouard BISMARCK Otto BLANCH Luigi CAVOUR Camillo Benso DE SANCTIS Francesco GENTILE Giovanni GIOLITTI Giovanni LENIN Nikolaj LUZZATTO Gino MARX Karl MAZZINI Giuseppe MOSCA Gaetano MUSSOLINI Benito NIEVO Ippolito PARETO Vilfredo PAPINI Giovanni PISACANE Carlo PROUDHON Pierre-Joseph RICARDO David RUSSELL Bertrand SALVATORELLI Luigi SCHUMPETER Joseph AloisTOLSTOI Lev TROTZKY Lev Davidovic TURATI Filippo, ed altri”,”Stato e società nei secoli. Pagine di critica storica. L’età contemporanea. Vol. III. Parte prima dal 1815 al 1915.”,”Catalano Franco, storico italiano (1915 – viv.). Ha scritto nella ‘Storia di Milano’ della Fondazione Treccani: L’età sforzesca; La fine del dominio spagnolo in Lombardia, 1630-1706; Vita politica e questioni sociali, 1859-1900; Milano fra liberalismo e nazionalismo, 1900-1915. Ha pubblicato inoltre: Storia del C.I.N.A.I.; L’Italia dalla dittatura alla democrazia.”,”STOx-055-FL” “CATALANO Franco a cura, Saggi di G. SALVEMINI C.E. GADDA Nikolaj LENIN W. WILSON Rosa LUXEMBURG A. LUNACARSKIJ G. LUKÁCS Antonio GRAMSCI P. FRÖLICH Piero GOBETTI Benito MUSSOLINI Giuseppe SARAGAT Benedetto CROCE Palmiro TOGLIATTI J. STALIN, ed altri”,”Stato e società nei secoli. Pagine di critica storica. L’età contemporanea. Vol. III. Parte seconda dal 1915 al 1945.”,”Catalano Franco, storico italiano (1915 – viv.). Ha scritto nella ‘Storia di Milano’ della Fondazione Treccani: L’età sforzesca; La fine del dominio spagnolo in Lombardia, 1630-1706; Vita politica e questioni sociali, 1859-1900; Milano fra liberalismo e nazionalismo, 1900-1915. Ha pubblicato inoltre: Storia del C.I.N.A.I.; L’Italia dalla dittatura alla democrazia.”,”STOx-056-FL” “CATALANO Franco”,”Turati.”,”Franco Catalano, nato a Fidenza, laureato alla Scuola Normale Superiore di Pisa con Luigi Russo, insegna ora Storia sociale contemporanea presso la Facoltà di Economia e Commercio di Modena. Ha pubblicato fra l’altro ‘Storia del CLNAI’. “”La Dichiarazione [mozione di Turati accettata dal Congresso di Bologna, ndr] riassumeva tutto il pensiero di Turati e il Partito, accettandola, mostrava di accettare anche l’alleanza con i partiti affini per il conseguimento del programma minimo, cheera detto programma non socialista, ma genericamente democratico, compatibile col fondamentale orientamento economico di un dato momento. Sulla base, poi, della lettera dell’Engels pubblicata nella ‘Critica sociale’ del 1° febbraio ’94 e sulla base anche dell’esperienza della socialdemocrazia tedesca, il programma minimo era detto un «progrmma d’agitazione», che andava inteso non come «fine», ma come «mezzo», e le sue soluzioni diventavano solo «facilitazioni» per il conseguimento della socializzazione dei mezzi di produzione. Certo, per Turati diventava normale ciò che per l’Engels conservava un aspetto eccezionale, solo per i casi in cui il movimento, promosso dai radicali e dai repubblicani, avesse un carattere veramente nazionale. In questo senso era ben lontano dall’essere un programma d’agitazione quotidiano; e, poi, da Turati era anche formulata l’esigenza di un’alleanza quasi permanente con i partiti affini per ottenere quelle forme superiori che consentissero un più cosciente svolgimento della lotta di classe, forme superiori che avrebbero potuto esser sempre ritenute non ancora raggiunte, facendo nascere con ciò la necessità di non infrangere l’alleanza”” (pag 125-126) (inserire)”,”MITS-001-FC” “CATALANO Franco”,”Storia dei partiti politici italiani.”,”Catalano Franco, storico italiano (1915 – viv.). Ha scritto nella ‘Storia di Milano’ della Fondazione Treccani: L’età sforzesca; La fine del dominio spagnolo in Lombardia, 1630-1706; Vita politica e questioni sociali, 1859-1900; Milano fra liberalismo e nazionalismo, 1900-1915. Ha pubblicato inoltre: Storia del C.I.N.A.I.; L’Italia dalla dittatura alla democrazia. Franco Catalano ha studiato alla Scuola Normale di Pisa e si è laureato con Luigi Russo. Dal 1954 è libero docente in Storia moderna. Ora insegna Storia contemporanea nell’Università di Milano.”,”ITAP-030-FL” “CATALANO Franco”,”Politica economica e classe dirigente. Primo volume: 1968-1971. Vol. 1.”,”Catalano Franco, storico italiano (Fidenza, 1915 – viv.). Ha scritto nella ‘Storia di Milano’ della Fondazione Treccani: L’età sforzesca; La fine del dominio spagnolo in Lombardia, 1630-1706; Vita politica e questioni sociali, 1859-1900; Milano fra liberalismo e nazionalismo, 1900-1915. Ha pubblicato inoltre: Storia del C.I.N.A.I.; L’Italia dalla dittatura alla democrazia. Franco Catalano ha studiato alla Scuola Normale di Pisa e si è laureato con Luigi Russo. Dal 1954 è libero docente in Storia moderna. Ora insegna Storia contemporanea nell’Università di Milano.”,”ITAE-096-FL” “CATALANO Franco”,”Politica economica e classe dirigente. Primo volume: 1968-1971.”,”Catalano Franco, storico italiano (Fidenza, 1915 – viv.). Ha scritto nella ‘Storia di Milano’ della Fondazione Treccani: L’età sforzesca; La fine del dominio spagnolo in Lombardia, 1630-1706; Vita politica e questioni sociali, 1859-1900; Milano fra liberalismo e nazionalismo, 1900-1915. Ha pubblicato inoltre: Storia del C.I.N.A.I.; L’Italia dalla dittatura alla democrazia. Franco Catalano ha studiato alla Scuola Normale di Pisa e si è laureato con Luigi Russo. Dal 1954 è libero docente in Storia moderna. Ora insegna Storia contemporanea nell’Università di Milano.”,”ITAP-040-FV” “CATALANO Franco”,”Le classi popolari nel Risorgimento.”,”””Perciò, la lotta del proletariato contro la borghesia era assolutamente prematura per l’Italia, dove il proletariato non si presentava come l’elemento rivluzionario. Lo Engels tornava sull’impostazione del Marx il 5 aprile del ’49 dopo la sconfitta di Novara e dop quella che poteva apparire la disfatta definitiva della rivoluzione italiana. Egli allora scrisse che la borghesia era andata incontro esultando agli Austriaci: «Queste simpatie austriache della borghesia rivelano un notevole progresso nello sviluppo italiano. Esse dimostrano che gli entusiasmi nazionalistici [forse sarebbe stato meglio tradurre ‘nazionali’] di tutte le classi sono finiti, che i movimenti dell’autunno e dell’inverno hanno portato alla luce l’antagonismo di classe, hanno spinto il proletariato e i contadini in aperta opposizione contro la borghesia e hanno messo in pericolo l’esistenza politica della borghesia a tal punto che essa è stata costretta ad allearsi col nemico esterno»”” (pag 565) Altri libri citati nell’articolo: Bertoni Jovine ‘I periodici popolari’; ‘La lotta delle classi nella storia d’Italia’, Ed. Riun.; Mack-Smith ‘Garibaldi e Cavour nel 1860’; ‘L’Unità d’Italia 1859-1861’, a cura di P. Alatri, R. Romeo, ‘Risorgimento e capitalismo’, 1959; Mack-Smith, ‘Storia d’Italia dal 1861 al 1958’, 1959.”,”MAES-011-FGB” “CATALANO Giorgio LOMBARDO-RADICE Lucio”,”Minialgebra.”,”Giorgio Catalano è tornato recentemente agli studi di matematica, dopo lunghi periodi trascorsi negli USA, in India e nel Medio Oriente come esperto di training industriale. Svolge anche attività giornalistica come collaboratore scientifico di giornali e riviste scientifiche. Lucio Lombardo-Radice, ordinario di geometria all’Università di Roma, è da molti anni impegnato nei problemi della didattica della matematica e, più in generale, nel dibattito pedagogico (dirige la rivista Riforma della scuola).”,”SCIx-274-FL” “CATALANO Franco”,”L’Italia dalla dittatura alla democrazia, 1919-1948. Volume II.”,”Franco Catalano è nato a Fidenza nel 1915 e morto a Milano nel 1990. È stato professore incaricato di storia contemporanea all’Università di Milano. Visita di Churchill in Italia (1944). “”(…) Churchill decise, all’inizio di agosto per “”sciogliere il nodo politico di cui Roma era il centro””. A Napoli ebbe colloqui con Tito, in cui questi lo rassicurò dicendogli di non avere “”alcun desiderio””, così riferisce Churchill nelle sue ‘Memorie’, “”d’introdurre il sistema comunista in Jugoslavia, non foss’altro perché la maggior parte dei paesi europei avrebbe probabilmente avuto dopo la guerra regimi democratici””. Ma aggiuse pure che “”lo sviluppo degli avvenimenti nei piccoli paesi dipendeva dai rapporti fra le grandi potenze””, lasciando capire che se la Jugoslavia fosse stata liberata dalla Russia, non avrebbe potuto opporsi alla predominante influenza di questa. Tuttavia, il Churchill uscì da questi colloqui abbastanza soddisfatto; poi, si recò in Corsica per dimostrare come, pur avendola avversata, si interessasse all’operazione Dragoon; ma il suo pensiero era fisso al fronte italiano, ed egli era sempre più assalito dal timore di non poter giungere a Vienna prima dei russi. Il 31 agosto, scriveva al feldmaresciallo Smuts di sperare ancora di riuscire ad “”aggirare e spezzare la linea gotica, irrompere nella valle del Po, e, finalmente, avanzare attraverso Trieste e la sella di Lubiana su Vienna””. A tal fine era adnato, nei giorni precedenti, a trovare i generali Alexander e Clark nella speranza di poter assistere all’inizio della grande offensiva. Ma avendo subito, questa, un lieve rinvio, tornò a Roma dove si incontrò con il presidente del consiglio greco, Papandreu. La situazione greca era stata “”una delle principali ragioni che [lo] avevano indotto a venire in I>talia, “”ed egli fu contento di sentirsi appoggiato dal Roosevelt nell’intento di mandare in quella penisola un corpo di spedizione (10-12.000 uomini con un po’ di carri armati, di cannoni e di autoblindo) per impedire che ai tedeschi si sostituissero i comunisti”” (pag 111)”,”ITAF-325-B” “CATALDO Mario”,”Storia dell’industria italiana dalle origini ai giorni nostri.”,”Mario Cataldo, nato nel 1954, ha ricoperto incarichi universitari e ha collaborato con la Scuola di specializzazione post-universitaria in Studi europei Alcide De Gasperi.”,”ITAE-077-FL” “CATALINI Paola”,”Uguali Anzi Diverse. I nuovi obiettivi legislativi oltre le pari opportunità.”,”Paola Catalini, giurista. Docente di diritto del lavoro e diritto sindacale presso l’Università di Ancona. Consigliere di parità della regione Marche.”,”DONx-081″ “CATALUCCIO Francesco”,”Storia del nazionalismo arabo.”,”Ambizioni e problemi dell’ Irak (pag 83) “”Il primo re dell’ Irak mostrò subito fermezza di carattere. Nel regolamento dei rapporti tra nuovo Stato e Potenza mandataria, combatté risolutamente il principio del mandato. Anche a Londra si era convinti dell’ impossibilità di conciliare il riconoscimento dell’ Irak quale regno indipendente e le limitazioni di sovranità che il regime di mandato comportava e, fin dal 17 novembre 1921, il rappresentante britannico al Consiglio della S.d.N., Fisher, aveva avvertito che era intenzione del suo governo di adempiere gli obblighi verso la S.d.N. incorporando i principi dell’art. 22 del Patto in un trattato di alleanza da stipulare con l’ Irak. Il trattato, firmato il 10 ottobre 1922 da Percy Cox e dal Primo ministro irakeno Abdur-Rahman, fu però il risultato di una situazione particolare di tensione (…)””. (pag 87) “”Londa si orientò definitivamente verso l’ ammissione dell’ Irak nell’ organismo ginevrino, preoccupandosi di conservare per il futuro i maggiori vantaggi strategici ed economici. Il trattato del 30 giugno 1930 regolò appunto i rapporti anglo-irakeni per il periodo successivo all’ ingresso dell’ Irak nella S.d.N.. L’ Irak riconosceva tra l’ altro il diritto dell’ Inghilterra di mantenere basi aeree a Bassora e ad ovest dell’ Eufrate e di tenere truppe a Mosul e a Hinaidi.”” (pag 91)”,”VIOx-140″ “CATALUCCIO Francesco”,”Antonio di San Giuliano e la politica estera italiana, dal 1900 al 1914.”,”Guerra nei Balcani “”La tensione con la Grecia che nella prima metà del 1913 raggiunse una fase acuta, è l’esempio tipico della fermezza con la quals il di San Giuliano affrontò la situazione succeduta all’improvviso sconvolgimento dello ‘status quo’ nei Balcani”” (pag 114)”,”ITQM-262″ “CATASTINI Francesco”,”Lev Trotsky. Morte annunciata di un rivoluzionario.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Francesco Catastini è uno storico, lavora all’Università di Padova ed è segretario di redazione della rivista accademica “”Ricerche storiche””. Si occupa prevalentemente dei movimenti antifascisti nati in Europa fra le due guerre mondiali e della storia culturale degli anni Sessanta e Settanta del XX secolo. Fucilazione per ordine di Stalin di 170 (156 secondo Catastini) prigionieri politici, tra cui Rakovskij e Olga Kameneva, moglie di Kamenev e sorella di Trotsky. (pag 120) da Wikip: “”A differenza di molti imputati, come Bucharin e Rykov, uccisi poco dopo il processo in virtù della sentenza di morte, Rakovskij ed altri furono condannati a lunghe pene detentive. Tuttavia nella tarda estate 1941, mentre Rakovskij era internato nella prigione di Orël, non lontano dal confine occidentale dell’URSS, e le truppe tedesche in avanzata si stavano pericolosamente avvicinando, l’NKVD, su ordine del nuovo ministro degli interni Berija, il 5 settembre preparò un elenco di centosettanta prigionieri politici incarcerati nella prigione locale i quali avrebbero dovuto essere soppressi immediatamente per evitare il rischio che cadessero nelle mani degli invasori. L’elenco, che includeva Rakovskij, fu sottoposto all’attenzione di Stalin in persona, con la raccomandazione di Berija che fossero tutti fucilati «per aver condotto propaganda disfattista tra i carcerati e per aver progettato la fuga dalla prigione allo scopo di rinnovare le loro attività sovversive». Stalin, l’indomani, approvò e emise l’ordine esecutivo. L’11 settembre Rakovskij ed altri 156 prigionieri, tra cui la socialrivoluzionaria di sinistra Marija Spiridonova e Olga Kameneva, sorella di Trockij e vedova di Kamenev, furono tradotti in una sala comune, costretti ad ascoltare la condanna a morte formulata nei loro confronti e quindi trasportati nei boschi detti Medvedevskij les (Foresta degli orsi). Lì furono sommariamente fucilati e interrati in fosse preparate precedentemente, che poi furono ricoperte di terra. In tutta la zona vennero quindi ricollocati gli alberi precedentemente espiantatati, in modo da rendere così irriconoscibile il luogo. Nel 1990 nei boschi del Medvedevskij les è stato eretto un cippo commemorativo delle vittime del terrore staliniano. L’esatta ubicazione delle fosse non è mai stata ritrovata.[23]”””,”TROS-370″ “CATELLANI Stefano CIAVARELLA Patrizia GARIBALDO Francesco GHETTI Chiara MANCINI Giulia MARAFFI Cristina MERINI Alberto REBECCHI Emilio”,”Il Tempo Spezzato. Orario di lavoro e tempo soggettivo.”,”Autori, responsabili della ricerca.”,”DONx-083″ “CATERINO Roberto ANDREINA-PERNIOLA Giusi PICCOLI Edoardo”,”Tra Guarini e la scuola antonelliana. Il fondo Franco Rosso all’Archivio di Stato di Torino.”,”‘Camillo Guarino Guarini (1624-1683) è stato un architetto, matematico e teologo italiano, noto per il suo stile barocco innovativo. Nato a Modena, Guarini si formò a Roma, influenzato da artisti come Francesco Borromini. Tra le sue opere principali spiccano la Cappella della Sacra Sindone, il Palazzo Carignano e la Chiesa di San Lorenzo a Torino 2. Guarini combinava elementi barocchi, gotici e rinascimentali, creando edifici di straordinaria bellezza e complessità. La scuola antonelliana prende il nome dall’architetto Alessandro Antonelli, celebre per la progettazione della Mole Antonelliana di Torino, simbolo della città e dell’Italia. Originariamente concepita come sinagoga, la Mole fu completata nel 1889 e raggiunge un’altezza di 167,5 metri4. Antonelli era noto per il suo stile eclettico e per l’uso innovativo delle proporzioni e dei materiali’ (f. copilot)”,”VARx-015-FMB” “CATHALA Jean”,”L’ URSS contre la guerre. Essai sur les principes de la politique etrangere sovietique depuis la victoire.”,”””L’ origine della guerra non deve dunque essere ricercato nella psicologia o nella morale. “”La guerra non è nata dalla cattiva volontà dei rapaci capitalisti”” (Tesi d’ Aprile). La guerra costituisce una delle proprietà dell’ imperialismo. Jean Jaures pensava la stessa cosa, quando diceva: Il capitalismo porta la guerra, come le nubi portano la tempesta. Ma Lenin dà al fenomeno una formulazione scientifica. In conseguenza della legge dell’ ineguale sviluppo economico e politico, espone nelle sue Note per la nostra Delegazione all’ Aia (1922), “”nel capitalismo, non c’è altro mezzo possibile per ristabilire volta a volta l’ equilibrio spezzato che le crisi nell’ industria e le guerre in politica””””. (pag 12-13)”,”RUST-115″ “CATINO Maurizio”,”Miopia organizzativa. Problemi di nazionalità e previsione nelle organizzazioni.”,”Maurizio Catino è docente di Sociologia dell’organizzazione nella Facoltà di sociologia dell’Università Milano-Bicocca e condirettore della rivista ‘Studi organizzativi’. Ha pubblicato: “”Da Chernobyl a Linate. Incidenti tecnologici o errori organizzativi?”” (Mondadori, 2006)”,”TEOS-249″ “CATONE Andrea”,”Sotto il segno del capitale. Quattro saggi su Stato-nazione, nazionalismi e razzismi.”,”””Non vi è in Marx una riflessione specifica sullo Stato nazionale, che egli assume il più delle volte nel significato di Stato borghese-capitalistico moderno, caratterizzato dalla sovranità popolare. Il Programma di Gotha (1875) si riferisce allo Stato nazionale come un presupposto già dato: “”La classe operaia agisce per la propria emancipazione nell’ambito dell’odierno Stato nazionale, essendo consapevole che il necessario risultato del suo sforzo, che è comune agli operai di tutti i paesi civili, sarà la fraternità internazionale dei popoli””. E nella sua critica, Marx nota che “”i diversi Stati dei paesi civili, malgrado le differenze di forma hanno tutti in comune il fatto che poggiano sulle basi della moderna società borghese, che è soltanto più o meno sviluppata da punto di vista capitalistico””. Il partito operaio tedesco che “”dichiara espressamente di muoversi entro l'””attuale Stato nazionale”” e quindi entro il proprio Stato, l’Impero tedesco prussiano (…) non dovrebbe dimenticare il punto principale, e cioè che tutte quelle belle cosette implicano il riconoscimento della pretesa sovranità del popolo e perciò sono al loro posto solo in una Repubblica democratica”” (Marx, 42-44). Un’attenzione specifica alla forma dello Stato nazionale viene riservata da Kautsky, e, successivamente, da Lenin. In ‘Die Moderne Nationalität’ (1887) Kautsky individua nello Stato nazionale lo strumento principale della formazione della nazione moderna, il prodotto dello sviluppo del modo di produzione capitalistico; il mercato è l’agente storico della sua formazione e la lingua, vera e propria materia prima attraverso cui si realizza la coesione e l’unità della nazione, lo strumento che gli conferisce identità (Haupt, 24). Tale impostazione sarà confermata da Kautsky negli articoli sulla ‘Neue Zeit’ del 1907-1908 in polemica con Otto Bauer, che, nel suo ampio lavoro sulla socialdemocrazia e la questione della nazionalità (1907), esclude la necessità della costituzione di uno Stato nazionale, propugnando invece l’autonomia nazionale all’interno degli Stati esistenti. Lenin riprende e articola la tesi di Kautsky nei suoi appunti di studio sulla questione nazionale e in quello che appare il suo saggio più organico sull’argomento, ‘Il diritto delle nazioni all’autodeterminazione’ (1914), conferendo all’unità linguistica un ruolo determinante: “”per la vittoria completa della produzione mercantile è necessaria la conquista del mercato interno da parte della borghesia, l’unità politica dei territori la cui popolazione parla la stessa lingua, la soppressione di tutti gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo di questa lingua e al suo fissarsi nella letteratura. La lingua è il mezzo più importante per le relazioni tra gli uomini; (…)”””” (pag 58-59) [Andrea Catone, Sotto il segno del capitale. Quattro saggi su Stato-nazione, nazionalismi e razzismi, 1997]”,”TEOP-018-FL” “CATONE Andrea”,”La transizione bloccata. Il «modo di produzione sovietico» e la dissoluzione dell’URSS.”,”Il volume raccoglie e rielabora articoli e saggi – di diversa natura e dimensione – apparsi su varie riviste tra il 1985 e il 1997. Andrea Catone (Bari, 1950), ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Urbino con la tesi Per l’analisi della struttura economico-sociale dell’URSS – lettura critica di alcune categorie dell’economia politica del socialismo; ha collaborato con numerose riviste (Alternative, AltrEuropa, Argument, La Contraddizione, Democrazia proletaria, L’Ernesto, Giano, Lineamenti, Marx 101, Marxismo oggi, Marxistische Blätter, Politica e classe, Questioni del socialismo, Realitat) con articoli dedicati, oltre che ai problemi teorici del marxismo, all’analisi della struttura economica sovietica, ai problemi della transizione, all’URSS della prerestrojka, all’analisi della ideologia sovietica. Ha pubblicato (insieme con G. Baratta) Tempi moderni – Gramsci e la critica dell’americanismo e Antonio Gramsci e il “”progresso intellettuale di massa””. Nel 1997 è apparso, per le Edizioni Laboratorio politico, sotto il segno del capitale – quattro saggi su Stato-nazione, nazionalismi e razzismi.”,”RUSU-024-FL” “CATONE Andrea SUSCA Emanuela a cura, relazioni di Alessandro MAZZONE Domenico LOSURDO Alexander HÕBEL Gianni FRESU Adriana CHIAIA Gianfranco PALA Fausto SORINI Aldo BERNARDINI Lorenzo PACE Cristina CARPINELLI Ruggero GIACOMINI Alessandro LEONI Marcello GRAZIOSI Kurt GOSSWEILER Ferdinando DUBLA Guido OLDRINI Hans Heinz HOLZ Andrea MARTOCCHIA”,”Problemi della transizione al socialismo in URSS. Atti del Convegno Napoli 21-23 novembre 2003.”,”Il libro raccoglie relazioni e comunicazioni, presentate al Convegno tenuto a Napoli dal 21 al 23 novembre 2003.”,”RUSU-131-FL” “CATTANEI Giovanni”,”Mito e realtà della famiglia.”,”Complesso di Assalonne. “”Il Complesso d’Assalonne, dunque, attiene ad un contrasto frequentissimo, spesso latente ma non assente, per esempio, mercè riduzione della personalità del figlio ad una stabile soggezione. Infatti, a ben guardare la storia dell’umanità, i genitori che non abbiano accettato d’essere sconfitti dai figli l’hanno fatto pagare a caro prezzo a questi ultimi. E se costoro non hanno accettato quel caro prezzo, ammesso che ne potessero essere accorti, si son trovare a dovere infrangere la sacralità del vincolo, spogliando il padre dei suoi diritti. Il giuoco dei diritti e dei doveri tra genitori e figli è sempre difficile e delicato, e rischia di far vittime, di quà o di là.”” (pag 106)”,”GIOx-086″ “CATTANEO Carlo”,”L’ insurrezione di Milano nel 1848.”,”Carlo CATTANEO nacque a Milano nel 1801. Nel 1824 dopo aver frequentato la scuola privata del grande giurista Domenico ROMAGNOSI, si laureò in legge all’Univ di Pavia. Nel 1832 cominciò a collaborare agli ‘Annali Universali di Statistica’ e nel 1837 pubblicò le ‘Interdizioni Israelitiche’. Nel 1839 fondò con altri amici il ‘Politecnico’ a cui, per un lungo periodo, dedicò molte energie. Il volumetto ‘Notizie naturali e civili sulla Lombardia’, che è una delle cose sue più notevoli, è del 1844. Dopo aver partecipato, alla testa del Consiglio di Guerra, alla rivlta armata delle Cinque Giornate, CATTANEO pubblicò a Parigi ‘L’Insurrection de Milan’, poi da lui stesso rifatta in italiano e ampliata, qui pubblicata. Ritiratosi con la moglie presso Lugano qui lavorò al suo ‘Archivio Triennale delle cose d’Italia’. Nel 1860 fu a Napoli cn GARIBALDI. Tramontate, con il trionfo della tesi unitaria, le sue speranze federaliste, visse isolato anche se nl 1867 venne eletto deputato, Morì nel 1868.”,”ITAB-015″ “CATTANEO Carlo, a cura di Giansiro FERRATA”,”India Messico Cina.”,”””Chi reputa immobile la Cina, se consulterà le istorie, la vedrà in agitazione continua”” (pag 207) “”Le grandi nazioni musulmane non sono una flessibile materia di conquista. Li inglesi sudano in Afgania e in Arabia, come i Francesi in Algeria, come i Russi in Circassia e Chirghizia. Li Stati, dove l’ islamismo è fede di popolo, sono ben diversi da quelli dove esso tiranneggia popoli cristiani o bramisti, noncuranti di mutazione e forse desiderosi””. (pag 102) “”Se non che, tutte queste pie fatiche oramai da tre secoli si spendono indarno; i cristiani non sono pure la centesima parte del popolo indiano; e l’ autore che seguiamo, conchiude con dolore:””Non solo il cristianesimo non acquistò terreno, ché anzi perde ogni giorno i primi acquisti; né il futuro promette più felici eventi; e i missionari stessi che sacrificano a questa impresa la vita, sono quelli che ne mostrano meno speranza. (Penhoen, L’ Inde, vol II 138). “”La società indiana, egli prosegue, è più profondamente pia che non fu la romana e la greca, presso le quali li atti del culto si racchiudevano nel recinto del tempio; e il pensiero viveva ben altrove che a pié dell’ altare”””” (pag 73)”,”ASIx-059″ “CATTANEO Carlo, a cura di Gaetano SALVEMINI”,”Le più belle pagine di Carlo Cattaneo scelte da Gaetano Salvemini.”,” L’ accentramento francese. Parigi. “”In Francia poco s’intende l’ ordine municipale, che combina coll’ unità delli Stati la vitalità delle provincie; nè si afferrò ancora il principio delle libere associazioni; onde mentre l’ Inghilterra e l’ America sono venate per ogni senso da strade ferrate, la Frnacia fu costretta ad aspettarle dall’ onnipotenza officiale. Invano il secolo scorso sperò trapiantarvi un governo americano; invano questo secolo vi costituì un governo britannico; invano si annunciò da ultimo non so qual colleganza di ambo i principii; sempre risurge l’ unità prefettizia, l’ unità universitaria, il principio assoluto che il gran Cardinale aspirò dalle tradizioni del secolo di Costantino. (…) La moltitudine intende una sola lingua; adora un solo vessillo; ambisce una sola gloria; vanta a un tratto una sola credenza o una sola miscredenza; tien fissi li occhi in una sola città; la quale pensa e vuole per le altre tutte; la quale per tutte si ribella o si arrende per tutte.”” (pag 16)”,”ITAB-198″ “CATTANEO Carlo”,”Le più belle pagine scelte da Gaetano Salvemini.”,” Critica di Cattaneo alla teoria del valore-lavoro di Smith. “”Falso è dunque che il lavoro per sé sia il padre della ricchezza, come pensò Adamo Smith e come dopo di lui viene ripetuto dal vulgo. La vita del selvaggio è sommamente faticosa e sommamente povera. La fonte d’ogni progressiva ricchezza è l’ intelligenza: l’ intelligenza tende con perpetuo sforzo a procacciare a un dato numero d’uomini una maggiore quantità di cose utili, o la stessa quantità di cose utili a un numero d’uomini sempre maggiore””. “”La volontà è il principio di ricchezza quanto l’intelligenza””. (pag 77)”,”ITAB-229″ “CATTANEO Carlo, a cura di Giuseppe GALASSO”,”Antologia degli scritti politici di Carlo Cattaneo.”,”Su alcuni opuscoli di F. Lassalle (pag 157)”,”TEOP-398″ “CATTANEO Carlo; a cura di Carlo G. LACAITA”,”I problemi dello Stato italiano.”,”Contiene la recensione di Cattaneo a un opuscolo di Lassalle (pag 263)”,”ITAB-280″ “CATTANEO Carlo”,”Vita e scritti scelti.”,”””1839-1844. Fonda il mensile “”Il Politecnico””, che si occupa di questione legate alla cultura sociale e collettiva dell’Italia, sostenendo la necessità di creare un punto d’incontro verso l’Europa. A questa rivista collaborano molti intellettuali, studiosi di ogni materia (…)”” (pag 9)”,”BIOx-264″ “CATTANEO Carlo, a cura di Paolo ROSSI”,”L’ insurrezione di Milano nel 1848.”,”Cattaneo, nel 1839 fonda conun ristretto gruppo di amici il “”Politecnico”” a cui, per un lungo periodo, dedicherà le sue migliori energie Dalla ritirata alla disfatta. “”La verità penetrò infine; ma non per questo si dimise il proposito d’ingannare i popoli e tradire i volontarii. Era fra questi una voce sola: a Milano, a Milano! ma quell’ardore, anziché fomentato, venne represso. Si ripeteva, ancora e sempre, che “”l’esercito regio basterebbe ‘a tutto’; che li Austriaci sarebbero ben presto in ritirata; che i volontari dovevano attenderli al varco, ‘al ritorno’, e annientarne le religuie”” (1). Dalla presunzione della vittoria si volle che il popolo di repente piombasse nell’avvilimento della disfatta; poiché prima di udirla, ebbe, per così dire, a vederla nelle turbe dei soldati fuggiaschi, che vennero con perfido consiglio sospinti verso Milano. E senza necessità e senza verun pudro militare, attraversavanla da un capo all’altro, scalzi, scollati, laceri, col capo involto in luridi fazzoletti, con visi scarni e febrili, fra lo stupore e lo sgomento del popolo, non senza pietà veramente, ma eziando non senza sdegno dell’improviso disinganno. E qui abbiamo diritto ad affermare che non si poteva dirigere a quella volta la ritirata, se non per un malvagio proposito”” (pag 183-184) (1) ‘Récit authentique’, etc. par A. Tedesco, major etc.”,”ITAS-171″ “CATTANEO Carlo ROMAGNOSI Giandomenico FERRARI Giuseppe, a cura di Ernesto SESTAN”,”Opere.”,”9 “”Il debito pubblico degli Stati dovrebbe servire appunto a ripartir sovra più generazioni la spesa di quelle opere che danno potenza, sicurtà e forza produttiva alla nazione. Il debito pubblico , ch’é una cambiale tratta sulle future generazioni, non è mai men riprovevole che quando s’investe in costruzioni stradali o navigabili, le quali non potendo produrre immantinente un pedaggio che rimborsi la spesa, possono mettersi in parte a carico dell’avvenire, a cui se ne servano i sicuri frutti; ma diviene vituperevole usurpazione quando pone a peso dei posteri le stoltezze dei viventi. L’Inghilterra collocò ai giorni nostri in siffatte opere tre miliardi di franchi. Solo un’industria avvalorata dal tempo poteva reggere a tanto sforzo; e solo dove l’industria e l’agricoltura hanno confederato le loro potenze, possono questi strumenti di comunicazione adeguare il servigio dalle spese. L’opera dell’industria diviene dunque causa dell’industria. Le arti utili trapassarono continuamente di città in città, dalla Fenicia all’Asia Minore, alla Grecia, all’Italia, alla Fiandra, all’Ansa, all’Olanda, all’Inghilterra. L’Inghilterra da più secoli fu l’asilo comune delli esuli e dei perseguitati. Già nel XII vi si rifugiavano i lanaiuoli fiamminghi; li Italiani vi portarono l’uso delle cambiali; li Israeliti di Francia e di Spagna vi portarono le relazioni lontane e grossi capitali; i mercanti d’Ansa decadente ambirono la cittadinanza inglese; ogni moto civile o religioso del continente fece approdare a quelle rive uomini e ricchezze”” (pag 140-141) [Carlo Cattaneo, Dell’economia nazionale di Federico List]”,”TEOP-447″ “CATTANEO Mario A.”,”Libertà e virtù nel pensiero politico di Robespierre.”,”Storiografia francese e Marx sul pensiero economico sociale di R. (pag 165-171) Sul ruolo di Sieyes (rappresentante del ‘terzo stato’) (dette il segnale di inizio della rivoluzione, votò per la morte del re, e poi dette il segnale di chiusura della rivoluzione partecipando al colpo di stato del 18 brumaio). Una nuova classe per cui il linguaggio rivoluzionario era un velo ideologico per la conquista del predominio economico e sociale. L’interpretazione di Marx è contenuta nell’opera ‘La sacra famiglia’ del 1845. Si parla anche dell’interpretazione di Tocqueville. (pag 214-215) Nota su Marx (‘Zur Jugenfrage’ (1843). Robespierre intendeva la rivoluzione come instaurazione della morale del ‘citoyen’ e non come movimenti al servizio degli interessi e degli egoismi del bourgeois’. Perciò la sua concezione – dice Cattaneo – può essere anche definita come l’interpretazione ‘morale’ della rivoluzione francese. (pag 218-219) “”Esaminiamo ora, nei loro punti essenziali, le principali interpretazioni che sono state date del pensiero economico-sociale di Robespierre: di esse si può fare (con un richiamo a cose già dette nell”Introduzione’) una tripartizione. Da un lato l’interpretazione che fa capo soprattutto al Mathiez, e vede in Robespierre un precursore del socialismo: al lato opposto la tesi del Guérin, che considera la politica di Robespierre come volta a tutelare esclusivamente gli interessi della borghesia, contro le rivendicazioni dei sanculotti, dei «bras-nus»; e in mezzo la tesi del Lefebvre e del Soboul, che indica nel pensiero di Robespierre un esempio di concezione politico-economico-sociale «piccolo-borghese». Consideriamo anzitutto l’opinione del Mathiez: questi afferma che Robespierre «s’est appliqué courageusement, dans une lutte de tous les jours, à améliorer la cité présente et à la rendre habitable pour le prolétariat. A ce titre, les socialistes ont le droit de le revendiquer, pour un des leurs»: salvo, però, aggiungere subito: «La question sociale ne se posait pas en 1789 dans les termes où elle se pose aujourd’hui. Il ne s’agissait pas encore de la lutte des salariés contre les capitalistes, mais de la lutte du Tiers-Etat contre les privilégiés» (16). Successivamente, egli afferma che Robespierre «opposa sans cesse au droit bourgeois le droit humain, aux intérêt d’un peuple et de l’humanité… Les quelques communistes qui existaient alors regardaient Robespierre comme un allié et comme un chef» (17). Il discorso sopra esaminato del 2 dicembre 1792, è considerato dal Mathiez come un esempio di critica del liberalismo economico: egli afferma addirittura: «Robespierre, devançant la théorie de la lutte des classes, mais guidé, comme il le disait, par le simple bon sens, affirmait avec une sincérité émouvante le droit à l’existance» (18). Secondo il Mathiez, per Robespierre «la révolution politique n’était rien ou peu de chose si elle s’aboutissait pas à une révolution sociale» (19). In tal modo il Mathiez ha interpretato in senso socialista anche i decreti del ventoso, qualificandoli una «immense expropriation nouvelle», un «vaste transfert de propriété d’une classe politique à une autre» (20): e ha anche indicato uno stretto legame fra il pensiero di Robespierre e quello di Babeuf, basandosi su varie dichiarazioni di quest’ultimo (21). La tesi del Mathiez è stata ripresa anche da altri autori: in particolari dal Korngold, il quale ha addirittura intitolato la sua opera «Robespierre e il Quarto Stato», e ha affermato che Robespierre voleva fondare una repubblica giacobina, «nella quale predominasse non l’influenza borghese, ma quella proletaria… Perciò quello ch’egli contemplava non differisce essenzialmente da ciò che il linguaggio moderno si dice una “”dittatura del proletariato””» (22). (…) Completamente opposta è, come ho ricordato, l’interpretazione del Guérin. (…)”” (pag 165-166) [(16) Mathiez, ‘Etudes sur Robespierre’, cit, p. 18; (17) Mathiez, op. cit, p. 112; (18) Mathiez, op. cit. p. 119; (19) Mathiez, op. cit., p. 24; (20) Mathiez, ‘Girondins et Montagnards’, Paris, 1930, p. 109, cit. da Guérin, ‘Lalutte de classes’, cit., vol. II, p. 98; (21) Mathiez, ‘Etudes, cit., p. 237-250; (22) Korngold, ‘Robespierre e il Quarto Stato, trad. it., Torino, 1947, p. 253] “”Tutta l’opera dedicata da questo autore [Guérin] alle lotte di classe durante la prima Repubblica, ispirata a schemi rigidamente classisti, è volta a sostenere la tesi che la politica del governo montagnardo fu una politica borghese, di classe, contraria agli interessi dei sanculotti: ed egli ha criticato particolarmente il ruolo esercitato da Robespierre a questo riguardo. Non è qui possibile esaminare a fondo la tesi del Guérin, in quanto si tratterebbe di riassumere i due lunghi volumi che costituiscono il suo libro, il quale è basato su una indagine delle vicende rivoluzionarie dal 1793 al 1797, e non prende in considerazione a fondo i discorsi di Robespierre: secondo il Guérin, la posizione di Robespierre fu quella di un intermediario fra la borghesia e la plebe, fra i montagnardi e i sanculotti, ma al servizio, nell’interesse dei primi; ciò è testimoniato dall’aspra lotta condotta da Robespierre contro gli ‘enragés’ e gli hebertisti. La caduta di Robespierre sarebbe essenzialmente dovuta, secondo il Guérin, alla rottura con i colleghi della borghesia montagnarda sui due problemi religioso e militare (26). Il Guérin svolge una decisa critica della tesi del Mathiez, qualificando, in particolar modo, i decreti di ventoso una «manovra demagogica» del governo montagnardo contro l’hebertismo (27), e nega ogni rapporto di derivazione tra l’ideologia di Babeuf e quella di Robespierre, sostenendo che le affermazioni contrarie dei babuvisti erano frutto della loro incapacità di vedere chiaro nel gioco della borghesia rivoluzionaria (28). L’interpretazione che ho definito «intermedia» parte da una garbata critica al Mathiez, al quale rimprovera di avere troppo «modernizzato» la posizione di Robespierre, fino a farlo apparire un socialista: il più insigne fra i sostenitori di questa tesi è il Lefebvre, cioè proprio un allievo di Mathiez. Per il Lefebvre, come per il Mathiez, Robespierre, «apôtre de la démocratie politique… a fini par s’inscrire aussi, avec Saint-Just, parmi les protagonistes de la démocratie sociale»: tuttavia il Lefebvre nega che Robespierre avesse l’idea «de bouleverser l’organisation de la société et de retirer à la bourgeoisie la prédominance que la Révolution de 1789 lui avait assurée»; in realtà, egli aveva una formazione puramente letteraria e giuridica, per la quale «l’analyse de l’économie et de la structure sociale cédait le pas au rapport des forces politiques…» (29). L’ideale sociale di Robespierre è un ideale piccolo-borghese: «c’est une societé de petits producteurs, chacun possédant une terre, un petit atelier, une boutique, capable de nourrir sa famille et échangeant ses produits directement contre ceux de ses égaux» (30). Per il Lefebvre, inoltre, la portata dei decreti di ventoso era assai minore di quella che era sembrata al Mathiez (31). La tesi del Lefebvre è stata ripresa ed approfondita dal Soboul (…). Anche il Soboul ritiene esagerata l’importanza attribuita dal Mathiez ai decreti di ventoso, che, fatta salva la buona fede di Robespierre e di Saint-Just (contrariamente a quanto pensa il Guérin), devono «être ramenés à la mesure d’une manoeuvre tactique, pour contrecarrer la propagande avancée» (33). Da un angolo visuale non dissimile si muove l’interpretazione del Galante Garrone, il quale polemizza da un lato con il rozzo schematismo classista del Guérin, e ritiene dall’altro eccessiva la tendenza del Mathiez «a sopravalutare il significato sociale del robespierrismo» (34) (…). Anche per Galante Garrone Robespierre non è un precursore del socialismo, bensì un democratico piccolo borghese (36). Lo storico sovietico Manfred ha anch’egli criticato l’interpretazione del Mathiez, qualificandola «eine starke Modernisierung» (37), e ha definito Robespierre come «ein grosser bürgerlicher Revolutionär (…)» (38). Anche il Manfred, criticando l’interpretazione di Louis Blanc, afferma l’esistenza di numerose contraddizioni nella dottrina di Robespierre (39). L’interpretazione di questo autore (come quella di Lefebvre e del Soboul) si riallaccia al pensiero di Marx, alla concezione marxiana del significato della Rivoluzione francese: questa è per Marx la tipica rivoluzione politica, e ciò costituisce il suo limite, spiega la sua incapacità, anche nel momento di massima energia politica rivoluzionaria, espresso dalla Convenzione, di risolvere la questione del pauperismo: «Die klassische Periode des politischen Verstandes ist die französische Revolution. Weit entfernt, im Prinzip des Staats die Quelle der sozialen Mängel zu erblicken, erblicken die Heroen der französische Revolution vielmehr in der sozialen Mängeln die Quelle politischer Überstände. So sieht Robespierre in der grossen Armut un dem grossen Reichtum nur ein Hidernis der reinen Demokratie. Er wünscht daher eine allgemeine spatanische Frugalität zu etablieren» (40). (…) Marx ha ragione quando afferma che i Giacobini vedevano nel pauperismo un male essenzialmente politico, e che Robespierre considerava la povertà e la ricchezza estreme un ostacolo alla pura democrazia politica. In realtà, il robespierrismo consiste nel tentativo di costruire una democrazia pura, rigenerata moralmente, non legata a una struttura di classe: quanto ora detto si ricollega alle osservazioni fatte in sede di esame del pensiero morale di Robespierre, relative alla sua concezione della Rivoluzione come rinnovamento morale totale, e non come mero trasferimento del potere di una classe all’altra. La concezione sociale robespierriana tende a una comunità di individui retti da un sistema di media eguaglianza tra loro, aventi una proprietà di limitate proporzioni: anche a questo scopo sono rivolti il principio della virtù e la morale del cittadino. Il tentativo di Robespierre costituisce il supremo sforzo di far uscire, dall’alveo stesso della Rivoluzione «borghese», una democrazia pura, non classista, formata da ‘citoyens’ e non da ‘bourgeois’. Lo stesso Mathiez, che pure vede in Robespierre un pre-socialista, ha confermato questo, affermando che Robespierre contrapponeva il diritto ‘umano’ al diritto borghese, i diritti di un popolo e dell’umanità intera ai diritti di una classe”” [Mario A. Cattaneo, ‘Libertà e virtù nel pensiero politico di Robespierre’, Milano, 1968] [(26) Guérin, ‘La lutte de classes’, cit., vol. II, cap. XIV; (27) Guérin, op. cit., vol. II, pp. 95-98; (28) Guérin, op. cit, vol. II, pp. 349-354. Si può ricordare a questo proposito una frase, vicina alla tesi del Guérin, nella sostanza, nonché nella preconcetta e violenta avversione per Robespierre, di uno studioso italiano (che pure parte da premesse ideologiche assi diverse): M. Ciardo, ‘Illuminismo e Rivoluzione francese’, Bari, 1942, pp. 96-97: «Se il Robespierre fosse stato un rivoluzionario dalla logica chiara e diritta, e, sul serio, l’unico e sincero amico del “”povero popolo”” e non già, quale egli in realtà era, un’anima di livido e vile ambizioso sotto la maschera ipocrita dell’incorruttibilità e della virtù, avrebbe certamente avuto la risolutezza e il coraggio, per la felicità del suo popolo, di tentare il passaggio dalla democrazia politica e spirituale del Rousseau a quella economica, ottusa e antispirituale del Babeuf»; (29) G. Lefebvre, ‘À la mémoire de Maximilien Robespierre’, nel volume cit. a cura di W. Markov, p. 10; (30) Lefebvre, ‘Sur la pensée politique de Robespierre’, in Etudes sur la Révolution française’, Paris, 1963, pp. 146-7. Il Catalano, ‘Robespierre destalinizzato’, “”Avanti!””, 8 maggio 1957, p. 3, afferma che il socialismo di Robespierre «ha ben poco del successivo socialismo scientifico, se è vero che questo non approva e non difende una società di piccoli proprietari, bensì il passaggio dei mezzi di produzione della terra, ecc., in proprietà collettiva». Analogamente il Dal Pane, ‘Una biografia di Robespierre’ (recensione al Korngold), in ‘Fatti e teorie’ (Quaderni di scienze storiche e sociali), Milano, 1948, p. 80, afferma: «…un progetto volto a creare dei nuovi piccoli proprietari non è socialismo, anzi è l’opposto del socialismo. L’ideale della piccola proprietà è oggi, se mai, quello del riformismo cattolico!»; (31) Lefebvre, ‘Sur la pensée’, cit-, pp. 48-49; (33) Soboul, ‘La Révolution française’, Paris, 1962, vol. II, pp. 80-81; (34) A. Galante Garrone, ‘Buonarroti e Babeuf’, Torino, 1948, pp. 233-4; (35) Galante Garrone, op. cit., p. 234; (36) Galante Garrone, ‘Robespierre riabilitato’, in ‘La Stampa’, 13 aprile 1962, p. 3; (37) A.Z. Manfred, ‘Zum Meinungsstreit über Robespierre’, nel volume a cura di W. Markov, cit., pp. 552; (38) Manfred, ‘Maximilien Robespierre’, ibid, p. 40; (39) Manfred, ‘Zum Meinungsstreit, cit., p. 540; (40) Marx, ‘Kritische Randglossen’, Mega I, vol. III, p. 15 ss; cit. da A. Cornu, ‘Karl Marx’ Stellung zur Französischen Revolution und zu Robespierre (1843-1845), nel volume a cura di W. Markov, cit., p. 519. Sul pensiero di Marx relativo alla Rivoluzione francese v. anche J. Bruhat, ‘La Révolution française et la formation de la pensée de Marx’, in ‘Annales Historiques de la Revolution française’, 1966, pp. 125-170]”,”FRAR-417″ “CATTANEO Carlo”,”L’insurrezione di Milano nel 1848.”,”Carlo Cattaneo nacque a Milano nel 1801. Nel 1824 dopo aver frequentato la scuola privata del grande giurista Domenico Romagnosi, si laureò in legge all’Univ di Pavia. Nel 1832 cominciò a collaborare agli ‘Annali Universali di Statistica’ e nel 1837 pubblicò le ‘Interdizioni Israelitiche’. Nel 1839 fondò con altri amici il ‘Politecnico’ a cui, per un lungo periodo, dedicò molte energie. Il volumetto ‘Notizie naturali e civili sulla Lombardia’, che è una delle cose sue più notevoli, è del 1844. Dopo aver partecipato, alla testa del Consiglio di Guerra, alla rivlta armata delle Cinque Giornate, Cattaneo pubblicò a Parigi ‘L’Insurrection de Milan’, poi da lui stesso rifatta in italiano e ampliata, qui pubblicata. Ritiratosi con la moglie presso Lugano qui lavorò al suo ‘Archivio Triennale delle cose d’Italia’. Nel 1860 fu a Napoli con Garibaldi. Tramontate, con il trionfo della tesi unitaria, le sue speranze federaliste, visse isolato anche se nl 1867 venne eletto deputato, Morì nel 1868. ‘I padroni erano tornati servi’ “”Le città che i soldati del re, al loro arrivo, avevano trovato pronte a valorose difesa, al loro ritorno dal Mincio erano cadute in profonda inerzia. (2)”” (pag 131) [(2) troviamo nel ‘Diario di un ufficiale’ del Ferrero, a pag 15, in data dal 5 aprile: “”Giungemmo a Cremona: nei dintorni della città le strade erano interrotte da barricate e fossati. Anche all’interno erano stati fatti dai preparativi di difesa, al fine di opporre al nemico una viva resistenza, qualora avesse tentato l’attacco: noi vi ricevemmo la più cordiale accoglienza!””. Troviamo a pag. 103, in data del 30 luglio: “”Nella città regnava la calma; tutto il bellicoso apparato militare del mese di aprile, era scomparso per dar luogo alla rassegnazione ed alla tristezza!””. I padroni erano tornati servi]”,”ITAB-007-FMP” “CATTANEO Carlo, a cura di Giuseppe ARMANI”,”Notizie sulla Lombardia. La città.”,”La città considerata come principio ideale delle istorie italiane in risposta all’ Histoire des révolutions d’Italie’ di Ferrari.”,”ITAS-007-FGB” “CATTANEO Mario A.”,”Anselm Feuerbach, filosofo e giurista liberale.”,”Il nome ‘Feuerbach’ evoca normalmente, alla mente degli uomini di cultura, la figura del filosofo Ludwig: ciò avviene sopratutto in Italia, dove l’autore di ‘Das Wesen des Christentums’ continua ad attirare l’attenzione degli studiosi. Meno conosciuto è invece il padre di Ludwig, e iniziatore della famiglia molto dotata sul piano intellettuale, parlo di Paul Johann Anselm Feuerbach, il grande giurista vissuto fra il 1775 e il 1833, che ha dato un contributo determinante alla scienza penalistica germanica della prima metà dell’Ottocento (pag 9) (introduzione)”,”DIRx-019-FMB” “CATTANEO Carlo, a cura di Giansiro FERRATA”,”India Messico Cina.”,”””Chi reputa immobile la Cina, se consulterà le istorie, la vedrà in agitazione continua”” (pag 207) “”La società indiana, egli prosegue, è più profondamente pia che non fu la romana e la greca, presso le quali li atti del culto si racchiudevano nel recinto del tempio; e il pensiero viveva ben altrove che a pié dell’ altare”””” (pag 73)”,”INDx-005-FFS” “CATTANEO Gino BRUNAZZI Marco BRAVO Gian Maria PAVIOLO Angelo”,”Sessant’anni dopo per non dimenticare. Convegno. 8 settembre 1943 – 8 settembre 2003. Castellamonte 7 settembre 2003.”,”Armistizio segreto di Cassibile firmato dal Gen. Castellano il 3 settembre 1943 (Siracusa) “”Eppure già il 3 settembre a Cassibile, presso Siracusa, era stato firmato l’armistizio segreto da parte del generale Castellano. Questo per dire che in realtà l’ambiguità che caratterizza i 45 giorni tra l’accantonamento di Mussolini e l’armistizio si rivelano in tutta la loro drammaticità e con sconfortante senso di inadeguatezza quanto più andiamo a leggere dietro le quinte, nei documenti riservati d’archivio, come si mossero le supreme autorità dello Stato. È comprensibile che sia difficile uscire da una guerra disastrosa e che il nemico non sia particolarmente ben disposto e che si tratti quindi di superare una diffidenza profonda. Ma in quei quarantacinque giorni, vediamo soltanto una serie di confuse e a volte contraddittorie iniziative diplomatiche, formali e informali, che ruotano tutte intorno al tentativo del governo italiano di arrivare ad un armistizio che eviti all’Italia l’umiliazione di una resa incondizionata che militarmente si sarebbe dovuta concretizzare nella consegna agli Alleati di tutte le armi, della Marina e dell’Aviazione e di quanto restava e, altro punto molto delicato, la questione del governo del paese che non sarà più amministrato da proprie istituzioni ma direttamente dalle forze di occupazione. Comprensibile quindi il tentativo di alleggerire questo.”” (pag 23) [Marco Brunazzi, Presidente dell’ Istituto storico Salvemini), saggio: ‘Una data con forte ambiguità’ (pag 17-27) [(in) ‘Convegno. 8 settembre 1943 – 8 settembre 2003. Sessant’anni per non dimenticare. Castellamonte 7 settembre 2003’]”,”QMIS-002-FMB” “CATTARUZZA Marina DOGO Marco PUPO Raoul a cura; saggi di Alexandre POPOVIC Marco DOGO Giorgos KRITIKOS Zafer TOPRAK Georgios A. YIANNAKOPOULOS Fikret ADANIR Hans LEMBERG Detlef BRANDES Marek WALDENBERG Bernd FAULENBACH Wlodzimirz BORODZIEJ Raoul PUPO Marina CATTARUZZA Roberto SPAZZALI e Orietta MOSCARDA Antonio SEMA Marta VERGINELLA Luciano GIURICIN”,”Esodi. Trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo.”,”Saggi di Alexandre POPOVIC Marco DOGO Giorgos KRITIKOS Zafer TOPRAK Georgios A. YIANNAKOPOULOS Fikret ADANIR Hans LEMBERG Detlef BRANDES Marek WALDENBERG Bernd FAULENBACH Wlodzimirz BORODZIEJ Raoul PUPO Marina CATTARUZZA Roberto SPAZZALI e Orietta MOSCARDA Antonio SEMA Marta VERGINELLA Luciano GIURICIN.”,”EURx-174″ “CATTARUZZA Marina a cura; saggi di Marina CATTARUZZA Philippe BUTON Dieter LANGEWIESCHE Bruno BONGIOVANNI Leonardo RAPONE Detlef BRANDES Malgorzata SWIDER Gaetano QUAGLIARIELLO Elena AGA-ROSSI”,”La nazione in rosso. Socialismo, Comunismo e “”Questione nazionale””: 1889-1953.”,”Saggi di Marina CATTARUZZA Philippe BUTON Dieter LANGEWIESCHE Bruno BONGIOVANNI Leonardo RAPONE Detlef BRANDES Malgorzata SWIDER Gaetano QUAGLIARIELLO Elena AGA-ROSSI Contiene il saggio di Bruno BONGIOVANNI, ‘Il socialismo contro la nazione: il caso di Amadeo Bordiga (1911-1918) (pag 83-106) ed il saggio di Gaetano QUAGLIARIELLO ‘Il PCI, il PCF e le conseguenze del patto Molotov-Ribbentrop’ (pag 241-296) Marina CATTARUZZA è professore ordinario di storia contemporanea generale (Neueste allgemeine Geschichte) all’ Università di Berna. Ha scritto vari libri v. risvolto copertina. “”Ancora nella bordighiana ‘Storia della sinistra comunista’ (1964) comparirà, del resto, nella parte antologica, anonimo, e quindi come testo “”di partito”” e rivoluzionario, l’ articolo di Mussolini ‘Tregua d’armi’, uscito su “”l’ Avanti!’ del 12 giugno 1914, vale a dire al chiudersi della settimana rossa. Il che – c’è tutto Bordiga in questa affermazione prima dubbiosa e poi inchiodata alle certezze del collettivismo sovrapersonale – varrà “”ad illustrare la strana evoluzione dell’ uomo Mussolini nei secondari limiti in cui le vicende di una persona anche notissima interessano la ricostruzione marxista dell’ andamento dei moti collettivi””. Bordiga giudicherà comunque sempre repentina, improvvisa, e appunto “”strana””, la conversione di Mussolini, solo dopo non poco tempo definito “”rinnegato””, e esempio, e ancor più sintomo, del fatto che la “”senescente”” e “”putrescente”” borghesia si poteva rilanciare solo acquisendo via via brandelli di un socialismo disponibile alla collaborazione. Il subbuglio, ad ogni buon conto, fu notevole. La fascinazione esercitata dall’ interventismo rivoluzionario di Mussolini sui giovani Gramsci e Togliatti è d’ altronde cosa su cui si è discusso in sede storiografica. Bordiga, invece, davanti alle tentazioni della neutralità attiva e operante, ribadì con nettezza, soprattutto contro “”i sovversivi guerrafondai””, la neutralità assoluta. Comprese comunque il processo politico, e anche psicologico, che, in assenza dell’ emergere dell’ autonomia di classe del proletariato, poteva fare della nazione, non assimilabile per lo stesso Bordiga alla borghesia, il nuovo soggetto rivoluzionario””. (pag 100-101, Bruno Bongiovanni)”,”SOCx-133″ “CATTARUZZA Marina”,”Socialismo adriatico. La socialdemocrazia di lingua italiana nei territori costieri della Monarchia asburgica: 1888-1915.”,”CATTARUZZA Marina è professore ordinario di storia contemporanea presso l’ Università di Berna. Ha studiato presso le università di Trieste Vienna ed Amburgo e presso il politecnico di Darmstadt. E’ autrice di molti volumi (‘La formazione del proletariato urbano’ (1979) ‘Arbeiter und Unternehmer auf den Wrften des Kaiserreichs’ (1988) ecc.). “”La posizione di Valentino Pittoni uscì definitivamente consolidata dal congresso del 1904, dopo che, proprio in tale occasione, egli aveva minacciato le proprie dimissioni per l’ ingratitudine e l’ indisciplina degli iscritti, venendone dissuaso solo grazie alla lunga e paziente opera di convincimento da parte di Ellenbogen. Valentino Pittoni sarebbe stato il dirigente socialista che avrebbe più di ogni altro contribuito ad omologare la realtà politica del Litorale con quella della socialdemocrazia nel resto dell’ Impero. Temperamento rigido e intransigente, inflessibile in primo luogo con se stesso, avrebbe guidato il partito con pugno di ferro, espungendone dalla linea ogni elemento di specificità locale, estraneo alla strategia elaborata al centro. A ragione Enzo Collotti lo definiva “”la personalità più rappresentativa del socialismo a Trieste, l’ esponente che meglio seppe tradurre nella pratica quotidiana e sociale l’ esperienza della II Internazionale, nella sua grandezza e nei suoi limiti, e in particolare i modelli culturali, organizzativi, ideali e politici, mutuati dalla socialdemocrazia austriaca””.”” (pag 60) “”Saul. – Petit berger, je veux savoir. Je suis ton roi. David. Votre droit ne va pas plus loin que votre pouvoir.”” (pag 61)”,”MAUx-029″ “CATTARUZZA Marina”,”L’Italia e il confine orientale.”,”CATTARUZZA Marina è professore ordinario di storia contemporanea generale nell’Historisches Institut dell’Università di Berna. Tra i suoi libri: ‘Socialismo adriatico’ (2001). “”Nel frattempo scoppiava in Italia la crisi che avrebbe portato alla caduta del ministero Nitti: in occasione dell’anniversario dell’entrata in guerra, una violenta manifestazione di studenti universitari a Roma veniva repressa con rigore dalla forza pubblica con numerosi morti da ambedue le parti. Nei giorni successivi, dopo che l’ammiraglio Millo aveva segnalato al governo la partenza da Zara di pericolosi agitatori, venne ordinato l’arresto di tutti i cittadini fiumani e dalmati presenti in Italia. La misura fu applicata in modo draconiano e non risparmiò neppure le donne e i bambini. Si innescò una dura polemica contro il governo sulla stampa nazionalista. Nitti cercò di corere ai ripari ricevendo una delegazione fiumana e facendo trasferire in Sicilia il questore responsabile della retata. Tuttavia la posizione del politico lucano era compromessa. Il 9 giugno il governo veniva messo in minoranza su un decreto che prevedeva l’aumento del prezzo del pane. L’11 giugno 1920 Giovanni Giolitti riceveva l’incarico di formare il nuovo governo, agli esteri era eletto il conte Carlo Sforza”” (pag 161)”,”ITQM-172″ “CATTARUZZA Marina”,”Angelo Ara fra Nazione e Impero: biografia e storiografia.”,”‘Angelo Ara è stato il maggiore storico italiano dell’Austria della sua generazione’ (pag 236) ‘Gerald Stourzh, il Néstore della storiografia austriaca. (…)”” (pag 237) Nestore /nèstore/ è una figura della mitologia greca. Appare nell’Iliade e nel III libro dell’Odissea. Figlio del re di Pilo Neleo e di Cloride, divenne re dopo l’uccisione del padre e dei fratelli da parte di Ercole. Fu il più vecchio e il più saggio tra i sovrani greci che, sotto la guida di Agamennone, assediarono Troia. Ancora oggi molti modi di dire lo citano come sinonimo di vecchio saggio. In gioventù Nestore fu un valente guerriero e partecipò a molte imprese importanti, tra le quali la lotta dei Lapiti contro i centauri, la caccia al cinghiale di Calidone sotto la guida di Meleagro e la ricerca del vello d’oro con gli Argonauti. Salito al potere a Pilo,[1] Nestore sposò Anassibia (o Euridice, a seconda delle versioni), la quale gli diede numerosi figli: Antiloco (che morì a Troia), Trasimede (che fu tra coloro che entrarono nel cavallo di legno), Echefrone, Stratio, Perseo (omonimo dell’eroe figlio di Zeus), Areto, Pisistrato (che Omero ci dice essere l’unico scapolo), Pisidice e Policasta (la più giovane). Benché già anziano, quando iniziò la guerra di Troia partì con gli altri eroi greci per combattere contro i Troiani.[1] Avendo governato per generazioni, godeva fama di uomo saggio e giusto e dispensò consigli ai Greci durante il conflitto. Dopo la caduta di Troia, Nestore ritornò a Pilo, dove ospitò Telemaco quando il giovane vi si recò per informarsi sul destino di suo padre Ulisse. Il nome di Nestore ricorre anche in un’iscrizione poetica incisa su una coppa detta appunto di Nestore, il più antico documento di lingua greca, coevo ai poemi omerici. Studi Trentini Fin dal momento della sua nascita, nel 1919, la Società di Studi Trentini di Scienze Storiche si è impegnata per la pubblicazione di una rivista che fosse eredità e prosecuzione di diverse riviste storiche che avevano animato il panorama culturale del Trentino prima della prima guerra mondiale: “Archivio Trentino”, “Pro Cultura”, “Rivista Tridentina” e “Tridentum”. Dal 1920 esce dunque il periodico “Studi Trentini” che, calcolando la sospensione bellica del 1944 e 1945, nel 2012 è giunto alla sua novantunesima annata. Le due sezioni (storica e storico-artistica) in cui la rivista si è articolata dopo il 1976 hanno preso nel 2011 i nomi di “Studi Trentini. Storia” (diretta da Emanuele Curzel) e “Studi Trentini. Arte” (diretta da Antonio Carlini). “”Studi Trentini”” pubblica saggi (dotati di abstract in italiano e in inglese), note e comunicazioni, cronache di convegni e segnalazione di ricerche in corso, recensioni e informazioni di carattere bibliografico, notizie sulla vita della Società. Il comitato editoriale, che riunisce alcuni dei migliori storici della Regione (attivi nell’ambito accademico, nelle istituzioni di ricerca, nei settori della pubblica amministrazione dedicati alla conservazione dei beni archeologici, storico-artistici e archivistici) garantisce la qualità di quanto vi viene pubblicato. Direttore responsabile: Gianni Faustini”,”STOx-216″ “CATTELL David T.”,”I comunisti e la guerra civile spagnola.”,”La penetrazione dei comunisti nell’ esercito. “”I comunisti, al pari degli altri, parteciparono a questa lotta per la supremazia. Si potrebbe sostenere che il loro machiavellismo fu un po’ più spietato; ed ebbe meno riguardi per il legame che doveva unire tra loro i vari partiti. Tuttavia, in quanto a sistemi, è difficile dire se, con gli stessi vantaggi dei comunisti, gli altri avrebbero agito diversamente. L’ unica cosa che contraddistinse il Partito Comunista nella sua lotta per il potere fu che, a differenza degli altri, era l’ agente di una potenza straniera””. (pag 127-128) La potenza dell’ aiuto sovietico. “”La Catalogna era quasi completamente dominata dagli anarchici, i quali, a differenza di Largo Caballer e dei socialisti, non avevano nessuna intenzione di seguire la strada tracciata dai comunisti, e di soprassedere alla rivoluzione fino all’ esito vittorioso della guerra, anche se avevano accettato di partecipare al governo e di sottomettersi ad un unico comando centrale. Gli anarchici erano particolarmente restii all’ idea di inserire le loro milizie particolari in un esercito regolare, e di conseguenza i comunisti per piegarli decisero di usare il potere che gli veniva dal loro controllo sulla distribuzione delle armi russe.”” (pag 138)”,”MSPG-188″ “CATTELL David T.”,”I comunisti e la guerra civile spagnola.”,”David Treadwell Cattell, dell’Università di California, analizza in questo volume la tattica seguita dai comunisti nel corso della rivoluzione spagnola.”,”MSPG-048-FL” “CATTELL David T.”,”I comunisti e la guerra civile spagnola.”,”David Treadwell Cattell, Università di California, analizza in questo volume la tattica seguita dai comunisti (PCE) nel corso della rivoluzione spagnola. “”Questo libro non intende studiare l’attività del Partito Comunista soltanto: l’azione politica da esso svolta è anzi considerata nella sua complicata relazione con gli altri gruppi politici, in rapporto con una situazione minata dalle diverse spinte autonimstiche, dalle divergenze di sviluppo, e dai localismi caratteristici della Spagna””. (risvolto di copertina) L’eliminazione fisica di membri del gruppo dirigente e dei militanti del Poum da parte dello stalinismo “”La sconfitta di Caballero ad opera dei comunisti ebbe conseguenze molto gravi per il POUM che era la loro bestia nera. Pretendendo che il governo mettesse fuori legge il POUM, i comunisti avevano precipitato la crisi ministeriale e, ottenuto il successo, ne colsero la ricompensa e mossero senza indugio all’annientamento totale dell’avversario. Il 16 giugno 1937, dietro loro pressione, Julian Zugazagoitia, ministro dell’interno, ordinò l’arresto del Comitato Centrale del POUM. L’ordine venne immediatamente eseguito e poco tempo dopo il popolare leader del partito Andrés Nin sparì dalla prigione. Pare che sia stato prelevato dalla Ceka e quindi ucciso o mandato in Russia. Dopo l’arresto del Comitato Centrale, tutti gli iscritti al POUM diventarono bersaglio del terrore comunista e corsero il rischio di finire in galera. Si dice che gli arrestati furono più di un migliaio. In seguito, Prieto sostenne che il governo non aveva mai dato il suo consenso a questi arresti. La cosa può essere vera, ma altrettanto vero è che nessuna misura venne presa per far cessare il terrore (8). Quest’ondata di arresti e di vendette contro il POUM fece una pessima impressione all’estero tra gli elementi d’opinione liberale, e in tutto il mondo i partiti operai insieme a quelli di sinistra non comunisti condannarono l’operato dei comunisti. Due diverse delegazioni internazionali di sinistra furono inviate in Spagna per condurre un’inchiesta sull’attività del POUM, e per vedere se realmente questo partito fosse colpevole di tradimento. Ambedue le delegazioni conclusero che il POUM e i suoi leaders erano innocenti e che la polizia li aveva arrestati abusivamente senza l’autorizzazione del governo (9). Di fronte alla reazione sfavorevole suscitata in Spagna e all’estero, il processo contro il Comitato Centrale del POUM fu fatto rimandare dai comunisti al mese di ottobre, quando le proteste si sarebbero calmate. Visto che i leaders erano in prigione e non potevano nuocere, non c’era immediata necessità di processarli. Nel frattempo i comunisti prepararono il loro atto d’accusa contro il POUM, accompagnandolo con un’accurata campagna di propaganda come avevano già fatto in Russia per giustificare lo stesso genere di epurazioni. L’obiettivo principale dei comunisti era quello di seguire in Spagna la stessa linea adottata in Russia”” (pag 219-220) [(8) In un’intervista con Prieto, apparsa su ‘La Flèche’ il 18 agosto 1937, il ministro esponeva il suo punto di vista dicendo: “”Ciò che è grave è che l’arresto dei leaders del POUM non era stato deciso dal governo, e che la polizia aveva proceduto a questi arresti di propria iniziativa. I responsabili – continuava non sono i capi della polizia ma i loro collaboratori che si sono lasciati prendere la mano dai comunisti nell’esercizio delle loro normali mansioni…”” (citato in Paul Lapeyre, ‘Révolution et contre-révolution en Espagne’, Paris, Spartacus Cahiers Mensuels, Nouvelle Série, n. 9, febbraio 1938, p. 28); (9) Per le conclusioni della seconda delegazione capeggiata da James Maxton, deputato del Partito Laburista Indipendente inglese, vedi Lazarillo de Tormes, ‘España cuna de la libertad’, pp. 182-185]”,”MSPG-004-FGB” “CATTELL David T.”,”La diplomazia sovietica e la guerra civile spagnola.”,”Gli incidenti della “”Deutschland”” e del “”Leipzig”” avvenuti su istigazione del governo sovietico allo scopo di rompere il Patto di non-intervento. ‘Sebbene la Gran Bretagna fosse indignata dagli eccessi tedeschi, la sua preoccupazione maggiore rimase, però, il ritiro della Germania e dell’Italia dal sistema di controllo navale, e la possibilità che le due potenze abbandonassero per sempre il Comitato di non-intervento. Il Comitato era diventato lo strumento principale della politica estera inglese, e il governo di Londra lo riteneva l’unico elemento di garanzia contro un conflitto generale. Di conseguenza, il suo primo interesse non quello di censurare la Germania, ma di trovare il modo di riportarla nel Comitato. Il pensiero che l’incidente della ‘Deutschland’ (l’attacco aereo condotto dai repubblicani contro la corazzata tedesca ‘Deutschland’ il 29 maggio 1937, ndr) avesse potuto avvenire dietro istigazione del governo sovietico allo scopo di rompere il Patto di non-intervento, dovette evidentemente attraversare la mente dei leader inglesi. L’ambasciatore americano a Londra riferì in data 1 giugno al segretario di stato: “”…Feci notare a Eden che, in parecchie occasioni, per disgraziata coincidenza, ogni qual volta le cose sembravano andar meglio, sopraggiungeva qualche incidente imprevisto a guastare la situazione e ad aumentare i rischi e i pericoli (…) (3)””. La grande influenza che i comunisti esercitavano in quel periodo sul governo democratico spagnolo, e in particolare sulle forze aeree spagnole, giustifica questa supposizione (4) (…). Mentre i colloqui tra le quattro potenze erano in via di sviluppo l’URSS protestò perché il suo governo e gli altri non erano stati chiamati a partecipare ai negoziati (5) (…). L’Unione Sovietica era solita guardare con sospetto qualsiasi trattativa in corso tra le quattro potenze per paura che esse potessero arrivare ad un patto, diretto contro di lei (…)’ (pag 110-111) [(3) Foreign Relation of the United States, 1937, I, 318 (…); (4) Cattell, op.cit., cc. X, XV; (…)]”,”MSPG-005-FGB” “CATTINI Giovanni C.”,”Nel nome di Garibaldi. I rivoluzionari catalani, i nipoti del Generale e la polizia di Mussolini (1923-1926).”,”Giovanni C. Cattini insegna storia contemporanea presso l’Universitat de Barcelona e si occupa in particolare della storia degl iintellettuali e dell’identità culturale in Catalogna. Ha collaborato al ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’. L’alleanza internazionale di repubblicani, socialisti, anarchici, ex arditi, ex fiumani che ne fu alla base (della lotta per l’indipendenza della Catalogna e contro la dittatura di Primo de Rivera) e la condotta equivoca dei nipoti di Garibaldi…”,”SPAx-152″ “CATTINI Giovanni C.”,”Prat de la Riba i la historiografia catalana. Intel-lectuals i crisi politica a la fi del siglo XIX.”,”Giovanni C. Cattini è professore al Dipartimento di Storia contemporaneo dell’Università di Barcellona. È autore di ‘Historiografia i catalanisme. Josep Coroleu i Inglada (1839-1895), Editorial Afers (2007). Enric Prat de la Riba i Sarrà (1870-1917) è stato un avvocato, giornalista, saggista e politico spagnolo, noto per il suo ruolo cruciale nella rinascita del sentimento nazionale catalano nel XIX secolo. Nato a Castellterçol, Barcellona, Prat de la Riba è stato il primo presidente della Mancomunitat de Catalunya dal 1914 fino alla sua morte nel 1917. Durante la sua carriera, ha partecipato alla redazione delle Bases de Manresa, un documento fondamentale per la costituzione regionale catalana¹. È stato anche un fervente sostenitore dell’autonomia catalana, dedicando molte delle sue opere teoriche a questo tema, tra cui il famoso saggio “”La nacionalitat catalana”” pubblicato nel 1906².”,”SPAx-042-FSD” “CATTO Michela”,”La Compagnia divisa. Il dissenso nell’ordine gesuitico tra ‘500 e ‘600.”,”Michela Catto, dottore di ricerca in discipline storiche della Scuola Normale di Pisa.”,”RELC-017-FMB” “CATTON Bruce”,”The Coming Fury. The Centennial History of the Civil War. Volume One.”,”Primo di una serie di tre volumi sulla guerra civile americana pubblicati in occasione del centenario, tra il 1961 e il 165. The Coming Fury copre il periodo dall’aprile 1860 al luglio 1861. Manca il nome di Ulisse Grant (v. volumi seguenti) Il comandante finale dell’Esercito dell’Unione durante la guerra civile americana fu Ulysses S. Grant1. Era già famoso per le sue vittorie nel West quando fu promosso Tenente generale e comandante generale dell’Esercito dell’Unione nel marzo 1864. La sua leadership e strategia furono cruciali per la vittoria dell’Unione contro gli Stati Confederati d’America. La guerra civile americana, combattuta dal 12 aprile 1861 al 23 giugno 1865, vide l’opposizione delle armate sudiste guidate dal generale Robert E. Lee, ma alla fine dovettero cedere alla supremazia dell’esercito nordista al comando di Grant2. (copil)”,”USAQ-002-FSD” “CATULLO, a cura di Mario BONARIA”,”I carmi.”,”””Ma fra lirici ellenistici e lirici neoterici c’è una differenza fondamentale, che fu ben notata dal Funaioli: il cantar d’ amore, che negli scrittori ellenistici è segno di mano stanca, di senilità, nei poeti romani è laboriosità e conato giovanile, è ricerca affannosa dei mezzi di espressioni per concretare sentimenti che fremevano e non aveva ancora saputo trovare la via per sbocciare all’ aperto.”” (pag 3)”,”VARx-148″ “CATULLO PROPERZIO TIBULLO Albio, CORPUS TIBULLIANUM, a cura di Paolo FEDELI”,”Poesia d’amore latina.”,”Non esistono dubbi sull’origine veronese di Catullo, perchè ne resta traccia sicura non solo nelle testimonianze di Ovidio, di Plinio il Vecchio, di Marziale, di san Gerolamo, ma addirittura in un accenno dello stesso Catullo a Verona quale sua patria. La biografia di Properzio si desume esclusivamente dalla sua opera. La nascita viene fissata intorno al 50 a.C.: ma si tratta di data del tutto ipotetica, calcolata sulla base della pubblicazione giovanile del I libro di elegie nel 28 a.C. e della lista ovidiana dei poeti elegiaci, in cui Properzio viene dopo Tibullo. Nel 28 Properzio pubblica il primo libro di elegie (Monobiblos), in epoca in cui il panorama politico è ormai sotto il saldo controllo di Ottaviano. Le scarse notizie sulla biografia di Tibullo provengono, oltrechè dalle sue elegie e da carmi a lui dedicati da poeti contemporanei (Orazio, Domizio Marso, Ovidio), da una vita Tibulli di possibile origine svetoniana che compare in alcuni manoscritti. In essa si legge che “”Albio Tibullo, cavaliere romano di Gabi, bello d’aspetto e distinto nel portamento, fu amico soprattutto dell’oratore Messalla Corvino e suo compagno d’armi nella guerra aquitanica. A parere di molti occupa il primo posto fra gli scrittori di elegie. Anche le sue epistole d’amore, sia pure brevi, sono senza dubbio finissime. Morì giovane, come rivela l’epigramma scritto sopra””.”,”STAx-101-FL” “CAUDWELL Christopher”,”La fine di una cultura.”,”Christopher CAUDWELL (pseudonimo di Christopher ST. JOHN SPRIGG) nacque a Putney nel 1907, e morì sul fiume Jarama nel 1937 combattendo nella guerra civile di Spagna. Della sua vasta produzione ricordiamo il romanzo ‘This My Hand’ e due saggi ‘Illusion and Reality’ e ‘The Crisis in Physics’.”,”TEOP-059″ “CAULLERY Maurice”,”Le tappe della biologia.”,”CAULLERY Maurice professore onorario alla Sorbona”,”SCIx-345″ “CAUSA Clara, a cura”,”La resistenza sestrese. Fatti e avvenimenti raccontati da coloro che ne furono i veri protagonisti.”,”Cita libro di G. OTTONELLI, La storia di Sestri Ponente, Valenti, 1975 Clara CAUSA è la figlia del partigiano Emanuele Causa ucciso a Portofino il 2 dicembre 1944″,”ITAR-156″ “CAUSERET Charles”,”Beranger.”,”Pierre Jean BERANGER (1780-1857) fu un poeta francese autore di versi di satira politica rivoluzionaria su canzoni in voga.”,”FRAD-034″ “CAUSI Marco”,”La Grande Crisi e il New Deal. Gli Stati Uniti d’ America tra le due guerre.”,”Il libro illustrato riporta un’ ottima documentazione fotografica sulla situazione sociale americana degli anni Trenta a seguito della crisi del 1929, le condizioni di vita e lavoro, il movimento operaio e sindacale, la disoccupazione, la città e la campagna, la povertà, la politica economica del New Deal ecc.”,”USAS-091″ “CAUTE David”,”Le sinistre in Europa dal 1789 ai nostri giorni.”,”Nato nel 1936, CAUTE è oggi (1966) docente all’ All Souls College di Oxford. E’ autore di un libro sul ‘Communism and the French Intellectuals, 1914-1960′, di due romanzi e di un’opera teatrale.”,”SOCx-069 MEOx-011″ “CAUTE David”,”Le Communisme et les intellectuels francais, 1914-1966.”,”CAUTE è un giovane scrittore e storico inglese (1967). Nato nel 1936 ha compiuto gli studi per diventare Fellow di All Souls’ College dal 1959 al 1965. Ha scritto ‘Communism and the French intellectuals’ (1964) ‘La Gauche en Europe depuis 1789′ (1966). PCF, stalinismo e intellettuali. “”Il partito francese non disponeva evidentemente di alcun apparato di Stato, di alcun mezzo per ritirare a Sartre la sua carta di razionamento o per cacciarlo dalla letteratura francese attendendo il magnanimo intervento di rue de Châteaudun; non poteva contare che sulle esortazioni degli staliniani i più feroci. Mentre Elsa Triolet faceva appello a un’ arte veramente nuova, espressa in linguaggio chiaro, accessibile alla folla, Garaudy forniva la definizione di buon libro: era “”una forza, un utensile, un’ arma per far passare i sogni di oggi nella realtà di domani””. Da parte sua, André Stil precisava che occorreva finirla con la concezione idealista di un’ ispirazione artistica fragile e misteriosa. La vita era una massa di contraddizioni e di difficoltà; il compito di scrittore comunista consisteva dunque nell’ aprire un cammino attraverso queste difficoltà, e questo in termini politici immediati. Con lo stesso spirito, Aragon dichiarava: “”La parola d’ ordine scientifica degli scrittore deve essere l’ Ecrivez la verité! staliniana””. Eluard non era di meno; nel momento più alto del periodo zdanovista, aveva gridato, dopo Edgar Morin: “”Senza il partito, non avrei che da girare il rubinetto del gas””. (…)””. (pag 398)”,”PCFx-038″ “CAUTE David”,”The Fellow-Travellers. A Postscript to the Enlightenment. The twentieth century intellectual-artist, writer, educator, scientist – and his affections for and disaffections with Communism.”,”FELLOW-TRAVELLERS Intellettuali compagni viaggiatori, pellegrini politici. “”In settembre, la Commissione Dewey decise che i processi dell’ agosto 1936 (Zinoviev) e del gennaio 1937 (Radek) erano stati “”montati””. Nessuna difesa dei processi fu più sfruttata dai comunisti di quella dello scrittore Feuchtwanger. Egli in seguito ricordò come, osservandolo dalla Francia, il processo Zinoviev sembrò a lui ridicolo, ma come mise piede nella stanza della corte dove Radek era alla sbarra “”ogni mio dubbio si sciolse naturalmente come il sale nell’ acqua. Se quello era menzogna o precostituito, allora non sapevo cosa fosse la verità””. (pag 121)”,”TEOC-362″ “CAVAGLION Albero”,”La resistenza spiegata a mia figlia.”,”Alberto Caviglion lavora presso l’Istituto piemontese della resistenza e della società contemporanea. Tra le sue pubblicazioni: Per via invisibile, Italo Svevo, La filosofia del pressappoco, Ebrei senza saperlo.”,”ITAR-018-FL” “CAVAGLION Alberto”,”Otto Weininger in Italia.”,”Alberto Cavaglion è nato a Cuneo nel 1956. Si è laureato in Lettere a Torino. Svolge attività di ricerca presso la Fondazione Einaudi di Torino. ‘Vita e pensiero di Otto Weininger Otto Weininger nacque il 3 aprile 1880 a Vienna, in una famiglia ebrea. Studiò filosofia e psicologia all’Università di Vienna, dove conseguì il dottorato nel 1902 con una tesi sulla bisessualità 2. Poco dopo, si convertì al protestantesimo 2. Weininger è noto principalmente per il suo libro “”Sesso e carattere”” (1903), in cui esplora le relazioni sessuali e le differenze tra i sessi. Nel libro, Weininger sostiene che tutti gli esseri umani sono composti da una miscela di elementi maschili e femminili. Secondo lui, il “”maschile”” è attivo, produttivo, cosciente, morale e logico, mentre il “”femminile”” è passivo, improduttivo, inconscio, amorale e illogico 2. Le sue idee erano estremamente controverse e includevano elementi di misoginia e antisemitismo. Weininger credeva che gli ebrei e le donne fossero inferiori e privi di dignità reale 2. Nonostante le sue opinioni problematiche, il suo lavoro influenzò pensatori come Ludwig Wittgenstein e August Strindberg 2. Weininger soffriva di depressione e, il 4 ottobre 1903, si suicidò a Vienna 2. La sua opera “”Sesso e carattere”” divenne popolare dopo la sua morte e continuò a essere discussa e criticata per molti anni 2. (f. copil.)”,”TEOS-016-FMB” “CAVAGNARO Roberto NOVELLI Silverio PALOSCIA Annibale PELLEGRINI Edgardo TURI Gianandrea, a cura; brani di Luigi SALVATORELLI e Giovanni MIRA, Giorgio CANDELORO, Pietro NENNI, Vittorio POZZO, Aristide CAMPANILE, Alessandro BIASETTI, Filippo Tommaso MARINETTI, Guido PALLOTTA, Annibale PALOSCIA; Umberto MASSOLA, Denis MACK-SMITH, Mario BERNARDO, Ada GOBETTI, Benito MUSSOLINI, Pietro BADOGLIO, Umberto TERRACINI, Francesco FLORA Giaime PINTOR, Concetto MARCHESI, Annibale PALOSCIA”,”Regime: L’Italia fascistizzata 1927-1934; II. Il crollo del regime e l’otto settembre 1943.”,”Intervista: ‘Umberto Terracini: ‘Io, comunista eretico, espulso dal partito’. “”Ma tu non concordavi con la linea dei compagni Soccimarro, Secchia, Li Causi, Roveda ed altri, anche per altre questioni””: “”Innanzi tutto avevo condannato, all’immediata vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, il Patto di mutua assistenza fra Germania e Unione Sovietica. In secondo luogo, avevo dato un’interpretazione estensiva al manifesto-appello lanciato dal partito subito dopo l’aggressione nazista all’Urss per un’alleanza di tutte le forze antifasciste. Secondo i dirigenti al confino, tale direttiva doveva valere solo nei confronti di quei partiti che potessero muoversi nell’ambito del fronte popolare. Secondo me, l’appello era invece rivolto a tutte le forze e a tutti i partiti che fossero disposti a combattere il fascismo, non esclusi, quindi, i liberali, i conservatori e i monarchici””. “”La «svolta» che Togliatti avrebbe poi imposto a Salerno. Ma come andò a finire con la tua espulsione? Come fosti riammesso nel partito?””: “”Nell’impossibilità di poter mantenere contatti direttamente con Togliatti e con gli altri dirigenti che non avevano condiviso la mia attività in carcere e al confino, dovetti aspettare la fine della guerra e, con essa il ricongiungimento dell’Italia del Nord, ove avevo continuato a combattere nell’Ossola, con il Centro-sud. E fu proprio Togliatti, in base alla mancata ratifica superiore della proposta di espulsione, a non considerarla valida. Fu per Togliatti una battaglia piuttosto dura. La mia vita di uomo e di militante è dovuta a Togliatti, alla sua serenità di giudizio, alla sua obiettività. Per salvaguardare l’unità del partito, mi chiese di non riaprire più il caso con i compagni che l’avevano provocato; e altrettanto fece con quei compagni nei miei confrnti. La mia designazione a importanti incarichi di partito e alla stessa presidenza dell’Assemblea costituente mi riscattarono completamente del passato”””,”ITAF-398″ “CAVALCANTI Guido, a cura di Marcello CICCUTO”,”Rime.”,” ‘Guido Cavalcanti, nato intorno al 1258 a Firenze, è stato un poeta e filosofo italiano del Duecento. Appartenente alla corrente poetica del dolce stil novo, fu un esponente di spicco tra i poeti fiorentini dell’epoca. Partecipò attivamente alla vita politica della Firenze del XIII secolo, schierandosi con i guelfi bianchi. Ecco alcuni punti salienti della sua vita: Origini Familiari: Guido proveniva da una nobile famiglia guelfa di parte bianca, con una posizione sociale e politica rilevante a Firenze. Suo padre, Cavalcante dei Cavalcanti, fu esiliato nel 1260 dopo la sconfitta di Montaperti, ma successivamente la famiglia riacquistò prestigio. Matrimonio e Famiglia: Nel 1267, Guido fu promesso in sposa a Beatrice, figlia di Farinata degli Uberti, capo della fazione ghibellina. Da Beatrice, ebbe due figli: Tancia e Andrea. Coinvolgimento Politico: Guido partecipò alla pace tra guelfi e ghibellini nel 1280 e sedette nel Consiglio generale al Comune di Firenze. Si dice che intraprese un misterioso pellegrinaggio a Santiago di Compostela, nonostante la sua fama di ateo e miscredente. Esilio e Morte: Nel 1300, Dante Alighieri, priore di Firenze, esiliò Guido insieme ai capi delle fazioni bianca e nera. Guido si recò a Sarzana e compose la celebre ballata Perch’i’ no spero di tornar giammai. Tuttavia, la lontananza di cui parlava potrebbe essere stata più immaginaria che letterale. Il 29 agosto 1300, poco dopo essere tornato a Firenze, Guido morì, probabilmente a causa della malaria contratta durante l’esilio. Amicizia con Dante: Guido è ricordato non solo per i suoi componimenti, ma anche per essere stato citato da Dante come ‘primo de li miei amici’ nella Vita Nova, l’opera che segna l’inizio del loro legame di amicizia 123. (f. copil.) La nascita di Guido avviene intorno al 1250. La prima data da registrare con sicurezza è quella del suo fidanzamento con Bice, figlia di Farinata degli Uberti nel 1267. Guido aveva una personale acerrima inimicizia verso Corso Donati, capo di parte nera. Secondo il cronista Dino Compagni ci fu un agguato ordito dallo stesso Corso mentre Guido era in viaggio verso Santiago di Compostella, in Galizia e ci fu una successiva vendetta del Cavalcanti in cui egli fu ferito ad una mano. Cavalcanti aveva rapporti con alcuni tra i più noti rimatori del suo tempo e strinse amicizia con Dante Alighieri, che riconosce in lui il suo “”primo amico”” e il maestro della poesia amorosa (anche se l’evoluzione di Dante verso un più ampio sperimentalismo e verso sfere di pensiero inconciliabili con quelle cavalcantiane porteranno a una brusca interruzione dei rapporti). Il grave deterioramento della situazione politica a Firenze costringe i Priori del Comune (tra cui Dante Alighieri) ad allontanare i rappresentanti più faziosi e turbolenti all’interno dei gruppi politici; lo stesso Guido incorre nel provvedimento e viene esiliato a Sarzana, allora malsana zona di confino, in data 24 giugno 1300. Richiamato poco tempo dopo proprio a causa del clima insopportabile, muore, probabilmente di febbri malariche, il 27 (o 28 agosto) dello stesso anno, come risulta dal registro dei necrologi di Santa Reparata (oggi Santa Maria del Fiore). (fonte Guido Cavalcanti, Rime, a cura di Marcello Ciccuto, Rizzoli, 1989, pagina 29-30, ‘La vita’)”,”VARx-060-FSD” “CAVALIERI Renzo FRANCESCHINI Ivan a cura; saggi di Guido SAMARANI Marina MIRANDA Emma LUPANO Gianluigi NEGRO Silvia POZZI Luigi TOMBA Valeria ZANIER Flora SAPIO Simona GRANO Renzo CAVALIERI Ivan FRANCESCHINI”,”Germogli di società civile in Cina.”,”Renzo Cavalieri è professore di diritto dell’Asia Orientale nell’Università di Venezia Ca’ Foscari e avvocato in Milano. Ivan Franceschini è dottorando di ricerca in lingue orientali presso l’Università di Venezia. Dal 2006 vive e lavora in Cina dove si occupa di problematiche legate al mondo del lavoro. Ha pubblicato per Cafoscarina ‘Cronache dalle fornaci cinesi. E’ uno dei fondatori del blog: http://www.cineresie.info Contiene i saggi: – ‘Governare da lontano? Flessibilità e controllo nelle comunità operaie di Shenyang’ di Luigi Tomba – Tra sindacato ufficiale e organizzazioni della società civile: nuove strategie di tutela dei diritti dei lavoratori nella Cina popolare, di Ivan Franceschini Ristrutturazione industriale e sociale “”Shenyang e il Nordest del paese erano il centro di quell’industria pesante su cui per tre decenni si è basato il modello di sviluppo cinese. Uno dei distretti urbani di Shenyang, Tiexi, separato dal resto della città dai binari della ferrovia, è l’area principale in cui è stata condotta la ricerca. Qui avevano sede molti dei 156 grandi impianti industriali costruiti negli anni Cinquanta con i finanziamenti sovietici. Ancora oggi, quando si chiede agli abitanti di Shenyang quale sia il fondamento della cultura cittadina, la risposta più comune è “”la sua cultura industriale””. Nella Shenyang di oggi è tuttavia rimasto ben poco di quella cultura industriale”” (pag 120-121); “”Questo potente discorso sulla qualità pone la sofferente classe operaia di Shenyang in una posizione specifica nella scala di civilizzazione della società cinese. Da un lato, grazie ai suoi privilegi tradizionali, questa classe operaia rimane ben al di sopra degli immigrati delle campagne, percepiti dai lavoratori locali come coloro che si appropriano delle loro opportunità di lavoro e dalle autorità locali come degli attaccabrighe per la loro bassa “”qualità””. Dall’altro, la qualità dei lavoratori è relativamente inferiore rispetto a quella dei nuovi gruppi sociali che popolano Tiexi, dove ampie porzioni di quello che era terreno industriale ora stanno diventando proprietà immobiliare della classi medie. Un direttore di comunità ha espresso con parole crude un sentimento molto comune: “”Questo vicinato è davvero in rovina e la qualità delle persone è bassa. Io vivo in una zona commerciale e lì la situazione è migliore. Penso che la qualità delle persone dipenda dalla loro situazione economica. Se sei povero, sei di scarsa qualità””””. (pag 134-135) (dal capitolo ‘Governare da lontano? Flessibilità e controllo nelle comunità operaie di Shenyang’ di Luigi Tomba)”,”MCIx-053″ “CAVALLARI Alberto, testimonianza, FONTAINE André, articolo, dibattito di Gianni GRANZOTTO Domenico BARTOLI Raniero LA-VALLE Augusto LIVI Italo PIETRA Giuseppe TAMBURRANO Giorgio VECCHIETTI Ambrogio DONINI Luca PIETROMARCHI Ignazio SILONE Giovanni SPADOLINI Vittorio VERONESE”,”Dove va l’ URSS? Dibattito, testimonianze.”,”Testimonianza di Alberto CAVALLARI, articolo di André FONTAINE, dibattito di Gianni GRANZOTTO Domenico BARTOLI Raniero LA-VALLE Augusto LIVI Italo PIETRA Giuseppe TAMBURRANO Giorgio VECCHIETTI Ambrogio DONINI Luca PIETROMARCHI Ignazio SILONE Giovanni SPADOLINI Vittorio VERONESE”,”RUST-074″ “CAVALLARI Alberto, testimonianza, FONTAINE André, articolo, dibattito di Gianni GRANZOTTO Domenico BARTOLI Raniero LA-VALLE Augusto LIVI Italo PIETRA Giuseppe TAMBURRANO Giorgio VECCHIETTI Ambrogio DONINI Luca PIETROMARCHI Ignazio SILONE Giovanni SPADOLINI Vittorio VERONESE”,”Dove va l’ URSS? Dibattito, testimonianze.”,”Testimonianza di Alberto CAVALLARI, articolo di André FONTAINE, dibattito di Gianni GRANZOTTO Domenico BARTOLI Raniero LA-VALLE Augusto LIVI Italo PIETRA Giuseppe TAMBURRANO Giorgio VECCHIETTI Ambrogio DONINI Luca PIETROMARCHI Ignazio SILONE Giovanni SPADOLINI Vittorio VERONESE”,”RUSU-141″ “CAVALLARI Giovanna”,”Sorel critico del marxismo.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: BADALONI Nicola, Labriola politico e filosofo. Segue: Dieci lettere inedite di Antonio Labriola ad Alessandro D’Ancona. ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 2 MARZO-APRILE 1971″,”TEOC-626″ “CAVALLARI Alberto”,”La Russia contro Kruscev.”,”Alberto Cavallari era a Mosca nei giorni della caduta di Krusciov.”,”RUSU-256″ “CAVALLARI Giovanna”,”Classe dirigente e minoranze rivoluzionarie. Il protomarxismo italiano: Arturo Labriola, Enrico Leone, Ernesto Cesare Longobardi.”,”Paragrafo 16 (capitolo I). Darwin ed Engels ispiratori del neomarxismo di Enrico Leone Paragrafo 10 (capitolo III). Marx, Mazzini, Lenin: La ‘Conferma del marxismo’ (1921)”,”TEOP-490″ “CAVALLARI Alberto”,”Vicino & lontano.”,”Contiene ritaglio di giornale, recensione al libro di Cavallari di Domenico Bartoli Alberto Cavallari è nato nel 1927. Giornalista dal 1945, ha riunito le sue famose inchieste in vari volumi. Fino al 1981 è stato corrispondente del ‘Corriere della Sera’ a Parigi, dove ha insegnato all’Università di Parigi II. E’ stato anche direttore del ‘Corriere della Sera’. Questo libro raccoglie le rubriche che l’autore ha scritto ogni mercoledì sul “”Corriere della Sera”” dall’inizio del 1979 alla metà del 1981. [‘Il «boat-people» planetario. La vicenda dei vietnamiti erranti sui loro battelli, rigettati in mare dalla Malaysia, dalla Thailandia, dall’Indonesia, ha sollevato la solita ventata di astratti furori. Prima si è fatto il processo ai governi che hanno deciso l’espulsione. Poi questi governi sono stati assolti perché poveri, in via di sviluppo, quindi scarsamente colpevoli: avendo agito in stato di necessità. Così si è aperto un nuovo processo ai paesi ricchi che lasciano andare alla deriva i poveri vietnamiti, tra un’isola e l’altra nel sud-est asiatico. Infine, è nato il processo all’ONU, responsabile di non aver fatto nulla in quattro anni per risolvere lo scandalo internazionale di migliaia di esseri umani abbandonati da tutti e respinti da tutti. Certamente in questa storia tutti hanno torto: cominciando dal Vietnam, paese che espelle; passando per la Cina, paese che dichiara guerra al Vietnam, ma non muove un dito per aiutare i vietnamiti espulsi; e terminando coi governi occidentali che, dal ’75, non hanno dato ordine a una loro nave di rimorchiare in zone più ricche questi battelli fantasma. Bisogna poi rammentare che gli inglesi sono tra gli occidentali che hanno ancora più torto, avendo impedito ai battelli di ormeggiare a Hong Kong per i minimi rifornimenti. Ha perfettamente ragione Bernard Chapuis quando dice che c’è uno scandalo nello scandalo; ed è quello di constatare che dieci anni fa milioni di persone manifestavano per il Vietnam; mentre non s’è trovato più nessuno quando si trattava di manifestare per i vietnamiti. Si deve poi aggiungere che i vietnamiti non sono soli al mondo: visto che, mentre la Malaysia gettava a mare migliaia di profughi, paesi occidentali come la Francia varavano severe leggi contro l’immigrazione straniera, col prevedibile effetto che decine di migliaia di algerini, tunisini, malesi, thailandesi, indonesiani, presto verranno cacciati via dall’Europa perché la crisi energetica fa diminuire le dimensioni della torta da spartire. Certamente si tratta di un fenomeno meno drammatico, ognuno partirà con un foglio di via, col viaggio pagato, magari con una piccola liquidazione nella valigia di fibra. Ma sul piano della difesa della propria torta si constata una tendenza universalmente diffusa. I paesi poveri non vogliono spartire la tazza di riso. I paesi ricchi non vogliono spartire il timballo di riso e tartufi. Comunque: sono finiti i tempi delle «terre d’asilo». L’epoca aperta dalla convenzione francese del 1793 s’è chiusa. Grazie al progresso e alla democrazia possiamo dimenticare che persino la monarchia di luglio spalancò le porte a decine di migliaia di profughi; e che nel 1838 distribuì addirittura seimilacinquecento pensioni a rifugiati polacchi, spagnoli e italiani. Ma lasciamo stare il problema della solidarietà internazionale e gli astratti furori che solleva. In tutta la vicenda, sono soprattutto stato colpito dalla dichiarazione ufficiale del governo malese che annuncia di voler accompagnare l’espulsione dei vietnamiti con una legge per poter disporre della «legittimità di sparare a vista» sui battelli dei rifugiati. Infatti, qui si passa dalla degradazione della solidarietà internazionale alla degradazione totale del diritto internazionale’ [20 giugno 1979]] (pag 90-91)”,”EDIx-200″ “CAVALLARI Giovanna”,”A proposito di uno studio su Arturo Labriola.”,”””Il sindacalismo – aggiunge Gramsci – è un debole tentativo dei contadini meridionali, attraverso i loro intellettuali più avanzati (Labriola, Leone, Longobardi, Orano), di guidare il proletariato. Il carattere “”meridionalista”” del sindacalismo viene ritrovato proprio nei tempi che aprono la strada alle sue involuzioni nazionaliste: l’emigrazione e il libero scambio”” (pag 179)”,”MITS-005-FGB” “CAVALLARI Giovanna”,”A proposito di uno studio su Arturo Labriola.”,”””Il sindacalismo – aggiunge Gramsci – è un debole tentativo dei contadini meridionali, attraverso i loro intellettuali più avanzati (Labriola, Leone, Longobardi, Orano), di guidare il proletariato. Il carattere “”meridionalista”” del sindacalismo viene ritrovato proprio nei tempi che aprono la strada alle sue involuzioni nazionaliste: l’emigrazione e il libero scambio”” (pag 179)”,”MITS-005-FGB” “CAVALLARI Giovanna a cura; saggi di Alessandro PANDOLFI Gustavo GOZZI Franco LIVORSI Maurizio RICCIARDI Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI Francesco BERTI Raffaella GHERARDI Maria Pia PATERNÒ Michela NACCI Gian Mario BRAVO Corrado MALANDRINO Sabino CASSESE”,”Comunità, individuo e globalizzazione. Idee politiche e mutamenti dello Stato contemporaneo.”,”Givanna Cavallari è ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma ‘Tor Vergata’. Ha pubblicato tra l’altro l’edizione critica degli ‘Scritti politici e filosofici’ di Georges Sorel (1975) e ‘Georges Sorel. Archeologia di un rivoluzionario’ (1994). “”L’idea del carattere collettivo più che “”singolare”” dello stesso pensiero pensante, e della connessa volontà volente, era stata di Hegel prima, e forse più ancora, che di Marx”” (pag 102) (F. Livorsi, ‘L’idea della comunità senza classi e senza stato’) Marx 1873: «Il fine auspicato dal capitale inglese non è più il salario continentale ma il salario cinese»”” “”D’altra parte, è noto che il Marx del ‘Capitale’ – sociologo, economista e storico dell’economia – dedicò vigile attenzione ai problemi del “”mercato mondiale””, studiando il contrasto nascente fra le prospettive tecniche della produzione, avviate e rafforzate dal capitalismo, e le “”barriere sociali”” imposte dall’esistente formazione economica e sociale. Nel mercato mondiale, secondo Marx (1867), poteva anche essere “”indifferente”” il carattere di produzione delle merci, frutto di capitale industriale ovvero di apparati primitivi. Per Marx, la produzione e il commercio capitalistico, sempre a livello mondiale, avevano avuto come conseguenza immediata lo “”sfruttamento”” del lavoro salariato, in un primo tempo del lavoro nelle regioni sconvolte dalla rivoluzione industriale quindi sull’intero pianeta, «su popoli come quello cinese, indiano, arabo, ecc.». Aggiungeva Marx (‘Il Capitale’, Libro II, cap. I): la produzione capitalistica di merci, in un secondo tempo, «là dove essa ha affondato le sue radici, distrugge tutte le forme della produzione di merci fondate o sul lavoro personale del produttore o soltanto sulla vendita del prodotto eccedente come merce. All’inizio essa generalizza la produzione di merci e poi trasforma gradualmente tutta la produzione di merci in produzione capitalistica». Quindi nel 1873 (nella terza edizione del Libro I del ‘Capitale, cap. VII) riprendendo le parole di un deputato alla Camera dei Comuni, Marx fece un’osservazione pregnante e confermata dalla posteriore vicenda della crescita economica mondiale: «Oggi siamo un bel pezzo più avanti grazie alla concorrenza del mercato mondiale, sorta da allora [secolo XVIII]. Il membro del Parlamento Stapleton dichiara ai suoi elettori: “”Se la Cina diventa un grande paese industriale, non vedo come la popolazione operaia europea possa sostenere la lotta senza scendere al livello dei suoi concorrenti» (“”Times””, 3 settembre 1873)». Marx così concludeva: «Il fine auspicato dal capitale inglese non è più il salario continentale ma il salario cinese»”” [Gian Mario Bravo, La globalizzazione. Scelte politiche e democrazia’, (in) ‘Comunità, individuo e globalizzazione. Idee politiche e mutamenti dello Stato contemporaneo’, a cura di Giovanna Cavallari, Carocci, Roma, 2001]”,”TEOS-038-FMB” “CAVALLARO Maria Elena”,”La Spagna oltre l’ostacolo. La transizione alla democrazia: storia di un successo.”,”Maria Elena Cavallaro è ricercatrice presso l’ IMT Alti Studi Lucca e docente di Storia dell’integrazione europea presso la Luiss Guido Carli.”,”SPAx-017-FSD” “CAVALLERI Ottavio”,”Il movimento operaio e contadino nel bresciano, 1878-1903.”,”””Per la festa del 1° Maggio 1894 la Commissione Esecutiva della Camera (del Lavoro, ndr) rivolgeva un pacato appello agli operai perché si astenessero dal lavoro dei campi, delle officine, dei cantieri, degli uffici, delle botteghe, ecc. “”dappoiché in quel giorno deve essere ferma la macchina sociale””. La Commissione Esecutiva invitava inoltre i proprietari a lasciar liberi dal lavoro i propri dipendenti per la festa del primo maggio.”” (pag 177)”,”MITT-201″ “CAVALLI Luciano a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS Emile DURKHEIM Max WEBER Gaetano MOSCA Vilfredo PARETO Roberto MICHELS Sigmund FREUD William OGBURN Robert S. LYND Karl MANNHEIM Joseph A. SCHUMPETER Arnold J.TOYNBEE Talcott PARSONS C. WRIGHT MILLS Ralf DAHRENDORF”,”Ordine e mutamento sociale.”,”Antologia scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS Emile DURKHEIM Max WEBER Gaetano MOSCA Vilfredo PARETO Roberto MICHELS Sigmund FREUD William OGBURN Robert S. LYND Karl MANNHEIM Joseph A. SCHUMPETER Arnold J.TOYNBEE Talcott PARSONS C. WRIGHT MILLS Ralf DAHRENDORF”,”TEOS-077″ “CAVALLI Alessandro MARTINELLI Alberto a cura”,”Gli studenti americani dopo Berkeley.”,”Scritti di Greg CALVERT Robert GOTTLIEB Gerry TENNEY David GILBERT Carlo NEIMAN Jeff GORDON Jerry RUBIN Naomi JAFFE Bernardine DOHRN Staughton LYND Martin OPPENHEIMER Robert PARDUN Neil BUCKLEY Carl DAVIDSON Paul POTTER Hal BENENSON Hal JACOBS James PETRAS Mark RUDD Dave GILBERT Jack MINNIS Tom HAYDEN Norm FRUCHTER Robert KRAMER Mikes JAMES Bobby CIECIORKA Jack NEWFIELD Carl OGLESBY. “”Calvert e Neiman non soltanto non comprendono la natura dell’ imperialismo, ma distorcono completamente i fatti della vita americana. Come sottolinea l’ ultimo numero della rivista “”Fortune””, il saggio di profitto degli investimenti economici va diminuendo, non aumentando; le grandi aziende americane esportano sempre maggiori quantità di capitali all’ estero nel loro tentativo di massimizzare preoftti attraverso lo sfruttamento del lavoro a buon mercato. Una delle riviste più importanti degli ambienti economici capitalistici, “”Business Week””, scrive: “”A partire dagli anni ’40, e con ritmo sempre crescente negli anni più recenti,… le aziende americane, settore dopo settore, hanno constatato che i loro proventi sugli investimenti all’ estero erano spesso molto superiori ai proventi degli investimenti negli Stati Uniti.”” (pag 84, L’ imperialismo: fase suprema e finale del capitalismo, di Jeff Gordon)”,”GIOx-040″ “CAVALLI Luciano”,”Max Weber religione e società.”,”ANTE1-41 Luciano CAVALLI, laureato in lettere, è libero docente dal ’59. Della stessa materia è stato professore iincaricato all’Università di Genova e al Politecnico di Milano. Poi ha insegnato alla facoltà di scienze politiche C. Alfieri di Firenze. Ha sviluppato con altri una corrente di sociologia critica. Ha scritto tra l’altro ‘La città divisa’ e ‘La democrazia manipolata’. Ha studiato Weber, Marx e gli elitisti.”,”WEBx-021″ “CAVALLI Luciano”,”Introduzione alla ricerca sociologica.”,”Contiene la parte: ‘Ipostesi iniziali per una ricerca sui giovani operai’ (pag 107-135) e la parte: ‘Nuovi dati circa la disoccupazione “”registrata”” (pag 136-168) “”Si è potuto stabilire l’esistenza di una “”sindrome della secessione””, determinata dall’associazione tra la negazione del valore patria, il rifiuto delle leggi civili e morali sulla proprietà, la condanna dell’attuale gruppo dirigente ed altri atteggiamenti. Qui vorremmo solo soffermarci un istante sul fatto, già rilevato, che la “”sindrome della secessione”” non è, invece, strettamente associata con l’affiliazione ai partiti di sinistra: ci sono molte persone che hanno avversione per quei partiti, eppure negano la patria, negano l’onestà come comunemente intesa, e condannano l’attuale gruppo dirigente; anche se è vero che negli oppositori dichiarati dell’attuale governo e fautori di un rivolgimento politico la “”sindrome secessionistica”” è più forte. Questa è, anzi, la più notevole differenza rispetto alla prima stesura dello studio-pilota: allora, questa associazione, (tra gli atteggiamenti politici e gli atteggiamenti studiati), pur poco marcata, ci aveva impedito di cogliere appieno l’essenza del fenomeno osservato- come forse stiamo ora facendo”” (pag 133-134)”,”GIOx-090″ “CAVALLI SFORZA Francesco”,”Scienza e razzismo.”,”Il testo non è stato rivisto dall’autore “”Per chi voglia scoprire come mai sia stato l’uomo bianco a conquistare il pianeta e non siano stati i cinesi o piuttosto gli africani, vi consiglio di leggere “”Armi, acciaio e malattie””, un bellissimo libro di Jared Diamond che descrive la storia degli ultimi 30.000 anni”” (pag 7)”,”SCIx-416″ “CAVALLI Luciano”,”Carisma e tirannide nel secolo XX. Il caso Hitler.”,”Luciano Cavalli insegna Sociologia politica nella Facoltà di Scienze Politiche C. Alfieri di Firenze. Ha pubblicato nel 1981 ‘Il capo carismatico’.”,”GERN-007-FV” “CAVALLI Libero STRADA Carlo”,”Nel nome di Matteotti. Materiali per una storia delle Brigate Matteotti in Lombardia, 1943-45.”,”Libero Cavalli e Carlo Strada, seguendo il filo degli avvenimenti determinati o vissuti attivamente dai socialisti nella Resistenza lombarda, compiono una ricognizione che ci consente di conoscere meglio un fondamentale e drammatico momento della nostra storia recente. I due autor, che non sono storiografi nel senso convenzionale del termine, ripercorrono le tappe della lotta antifascista in Lombardia ponendo in evidenza il pensiero e l’azione di una componente politica-militare della Resistenza, senza trascurare le altre forze del Cln, con le quali i rapporti non furono sempre facili e sereni. (pag 7); Le Brigate Matteotti condividono naturalmente il modello di repubblica che il Psiup progetta e propone agli italiani con le risoluzioni dei propri organi. I partigiani non sono ciechi strumenti di azione militare. Al «credere, obbedire, combattere» dello stato gerarchico fascista essi conrappongono l’autodisciplina basata sulla partecipazione collegiale alla scelta degli obiettivi ed alle decisioni necessarie per raggiungerle. L’ampiezza del dibattito che appassionò le forze della Resistenza si ritrova leggendo ‘Il vento del Nord’ e ‘Nel nome di Matteotti’, i due volumi ora editi a cura dell’Istituto milanese per la storia della Resistenza e del movimento operaio”” [dalla prefazione di Libero Biagi, Presidente dell’Istituto milanese per la storia della Resistenza e del movimento operaio’ (25 aprile 1982)] “”Va ricordato inoltre che il Psiup era nato nell’agosto del 1943, dopo le esperienze del Fronte interno del 1934 e del Movimento di unità proletaria (Mup) del gennario 1943, quindi il movimento iniziale aveva visto il partito impegnato nella sua ricostruzione politica”” (pag 30)”,”ITAR-299″ “CAVALLI-SFORZA Luca e Francesco”,”Perché la scienza. L’avventura di un ricercatore.”,”Degli stessi autori nella collezione Oscar, ‘Chi siamo’,’La scienza della felicità’. Luca CAVALLI-SFORZA è professore emerito di genetica a Stanford, California. Ha iniziato prestissimo a interessarsi di evoluzione genetica delle popolazioni avvalendosi del contributo di altre discipline. E’ autori di molti libri. Francesco CAVALLI-SFORZA, laureato in filosofia, lavoro nella comunicazione come autore e regista cinetelevisivo. E’ il figlio di Luca.”,”SCIx-332″ “CAVALLI-SFORZA Luigi Luca MENOZZI Paolo PIAZZA Alberto”,”Storia e geografia dei geni umani.”,”Luigi Luca Cavalli-Sforza è professore di Genetica alla Standard University, in California. Di lui Adelphi ha pubblicato ‘Geni, popoli e lingue’ (1996). Paolo Menozzi è professore di Ecologia all’Università di Parma, Alberto Piazza di Genetica umana all’Università di Torino. Tentativi classici di distinguere «razze» umane (pag 28-33) Fallimento scientifico del concetto di razza nell’uomo (pag 33-35) Cicli di crescita demografica e di migrazione (pag 28) CAVALLI-SFORZA Luigi Luca MENOZZI Paolo PIAZZA Alberto, Storia e geografia dei geni umani. ADELPHI EDIZIONI. MILANO. 1997 pag XXII 791 8° prefazione all’edizione italiana, ringraziamenti, tabelle grafici cartine, aggiornamento per l’edizione italiana, bibliografia, indice argomenti, tavole e mappe genetiche a colori; traduzione di Rosaria Maria GRIFFO, Giuseppe MATULLO, Sabine RENDINE, Nazario CAPPELLO. Luigi Luca Cavalli-Sforza è professore di Genetica alla Standard University, in California. Di lui Adelphi ha pubblicato ‘Geni, popoli e lingue’ (1996). Paolo Menozzi è professore di Ecologia all’Università di Parma, Alberto Piazza di Genetica umana all’Università di Torino. [‘La migrazione di massa ha reso possibile in molti casi la formazione di nuovi gruppi che si sono separati dalla popolazione originaria e da essa hanno cominciato a divergere. Spesso ciò ha messo in contatto gruppi geneticamente molto diversi, che potevano mantenere la loro individualità genetica o anche scambiare immigranti in una o entrambe le direzioni. Si definisce ‘flusso genico’ la migrazione che avviene prevalentemente in una direzione (da un gruppo verso un altro)’ (pag 27); ‘All’inizio dell’Ottocento, furono suggeriti altri sistemi per distinguere le razze umane, e alcuni studiosi misero in discussione la completa interfertilità entro la nostra specie, mettendo in dubbio l’idea di una specie umana unica. La sintesi del problema che Charles Darwin (1809-1882) offrì nel libro ‘L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto al sesso’ (Darwin, 1871) è particolarmente chiarificatrice: egli enumerò le argomentazioni pro e contro un’interfertilità completa tra gli esseri umani (oggi non ci sono dubbi sull’assenza totale di limitazioni all’interinfertilità umana). Sfidando le testimonianze contrarie del suo tempo, Darwin concluse che la specie umana è probabilmente una sola, dal momento che «ogni razza confluisce gradualmente nell’altra»; inoltre «le razze umane non sono abbastanza distinte tra loro da abitare la stessa regione senza fondersi; e l’assenza di fusione offre la prova usuale e migliore della distinzione tra specie». Egli affermò poi che le differenze tra le razze, anche se vistose, sono perlopiù irrilevanti, mentre vi è una grande uniformità nelle caratteristiche veramente importanti, comprese quelle mentali: nonostante le differenze esteriori tra aborigeni americani, neri africani ed europei egli era «continuamente colpito … dai tanti piccoli aspetti del carattere che dimostrano quanto le loro menti siano simili alle nostre». Riguardo ai problemi di classificazione, Darwin citava dodici autori nessuno dei quali concordava sul numero di razze esistenti (da 2 a 63): questo disaccordo era una prova ulteriore del fatto che «è difficile scoprire caratteri distintivi chiari» tra le razze, poiché esse «confluiscono gradualmente l’una nell’altra»’ (pag 30-31)] Darwin concluse che la specie umana è probabilmente una sola”,”SCIx-484″ “CAVALLI-SFORZA Luca e Francesco”,”Chi siamo. Storia della diversità umana.”,”Luca Cavalli Sforza (Genova, 1922) medico e ricercatore, docente di genetica all’Università di Stanford, California, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e diversi libri. Francesco Cavalli Sforza (Cambridge, 1950) ha studiato a Berkeley, Trento e Milano dove si è laureato in filosofia. Lavora come regista cinematografico e televisivo. Dei due autori Mondadori ha pubblicato pure: ‘La scienza della felicità’. Razza e razzismo. Capitolo IX. (pag 351) “”Vari elementi congiurano a rendere il razzismo una deviazione tutt’altro che inattesa. Il razzismo è solo una manifestazione particolare di una sindrome più vasta, la xenofobia: la paura o l’odio per gli stranieri e più in generale per chi è diverso. Quest’ultima accezione comprende anche la misoginia; per indicare le donne che odiano i maschi bisognerà coniare una parola che designi la fobia opposta alla misoginia, la misoandria; per non parlare poi della fobia per gli omosessuali, per i preti, i negri, gli ebrei e di altre ancora. Il gruppo sociale cui la persona appartiene gioca un ruolo molto importante nella vita dell’individuo, e sembra ragionevole pensare che vi sia una sostanziale pulsione a sentire e agire in modo da essere in accordo con il proprio gruppo, per ottenerne l’appoggio e per fornirlo, se necessario. Il fatto che sia ragionevole pensarlo non significa che questa pulsione esista, ed è difficile fornire prove solide della sua esistenza. Ma permettiamoci di fare l’ipotesi che vi sia realmente una pulsione, cioè una tendenza innata, a considerare il gruppo cui noi apparteniamo come una entità, che chiameremo Noi, definita in opposizione a coloro che al gruppo non appartengono, che sono gli altri, Loro. Se accettiamo questa ipotesi dobbiamo anche riconoscere che la definizione del Noi varia secondo le circostanze. Può essere che il Noi sia la famiglia; o magari la famiglia con l’esclusione di qualche membro che riteniamo non meriti il nostro appoggio e fiducia. (…) Molti di questi Noi possono essere in antitesi con altri Noi: la famiglia può non volere che noi frequentiamo certi amici o compagni, creando così conflitti che possono essere importanti nella vita di un individuo. (…) Questi diversi Noi che influenzano tanta parte della nostra vita sono di enorme importanza emotiva come fonte di gioie e di preoccupazioni, di senso di lealtà e di appartenenza (in certi casi possiamo parlare di identità, come per il patriottismo nelle sue varie forme, campanilismo incluso), di gelosie, rabbie, sensi di colpa. La loro importanza nella vita di ogni giorno fa pensare che vi sia una tendenza innata a fabbricare questi Noi, che sono una estensione del nostro Io e ci aiutano formando una cintura di protezione intorno a noi stessi. Questa tendenza può essere in alcuni più forte che in altri. Se alcuni di questi Noi acquistano un’importanza speciale, perché ci aiutano a rimpiazzare altri Noi (per esempio la famiglia) che, a torto o a ragione, non ci danno le soddisfazioni desiderate, possono generarsi situazioni di grave conflitto. Tuttavia, da sola questa spiegazione non basta per capire il razzismo. Vi sono altri elementi importanti che aiutano a determinarlo. Uno di essi è la forza del pregiudizio, che può raggiungere il livello di una nevrosi grave. Non sappiamo bene per quali motivi, ma spesso assistiamo a prese di posizione così decise e così stupide, a volte anche da parte di persone molto intelligenti, che talora sembra necessario catalogarle come nevrosi”” (pag 351-353)”,”SCIx-500″ “CAVALLI-SFORZA Luigi L.”,”Introduzione alla genetica umana.”,”Luigi Luca Cavalli-Sforza nato a Genova nel 1922 si laureò in medicina all’Università di Pavia. Fu in seguito assistente all’Istituto di genetica dell’Università di Cambridge e dirigente del reparto ricerche microbiologiche dell’Istituto Sieroterapico Milanese. Per molti anni si è occupato di batteri compiendo osservazioni sui meccanismi di incrocio batterico e sull’origine della resistenza agli antibiotici. Divenuto professore di genetica all’Università di Parma, cominciò ad occuparsi di genetica umana, dedicandosi in particolare allo studio dei fattori demografici e alla deriva genetica nell’evoluzione dell’uomo. In seguito divenne direttore dell’Istituto di genetica di Pavia e professore di genetica all’Università di Stanford in California e si occupa del comportamento e di evoluzione culturale. Le razze umane (pag 146) Razza e genetica (pag 148)”,”SCIx-501″ “CAVALLO Guglielmo FEDELI Paolo GIARDINA Andrea, direttori; volume a cura di Maurizio BETTINI Giulia PICCALUGA Gian Biagio CONTE Alessandro BARCHIESI Paolo FEDELI Domenico MUSTI Giuseppe CAMBIANO Alessandro PERUTELLI Mario CITRONI Paolo FEDELI Andrea GIARDINA Mario BRETONE Piergiorgio PARRONI”,”Roma antica. Volume 6. Dall’oralità alla scrittura. Generi letterari e saperi strumentali a Roma.”,”Contiene il saggio di Domenico MUSTI ‘Il pensiero storico romano’ (pag 177-240) all’interno di questo saggio c’è il paragrafo ‘L’idea di crisi in Livio, Sallustio, Tacito “”Livio teme che il grande corpo dell’impero, in forza della sua stessa grandezza, possa imboccare la via di un irreversibile declino: eppure, poiché i suoi timori per il futuro sono ancora indefiniti, più incubi che previsioni, e sono più che altro ancora il segno del trauma profondo arrecato dalle guerre civili appena chiuse (il I libro sembra concepito tra il 29 e il 25 a.C.), in lui c’è ancora posto per la speranza di una ripresa, se nella ‘Praefatio’ egli considera il futuro come una trama tutta ancora da decifrare ed esplicitamente si interdice di gravarlo del sinistro presagio di troppo insistite inquietudini. Meglio dunque rifugiarsi (alla greca, si direbbe) nello spettacolo rassicurante e rasserenante della nascita e dell’ascesa di Roma: perché lo spettacolo del passato, e di quel passato, è di per sé sottratto alle minacce e agli incubi delle incertezze, che gravano invece sul presente e soprattutto sul futuro, e perché la Roma dei primi tempi, senza alcun dubbio almeno fino alla guerra annibalica (si direbbe, in un’ottica polibiana) è moralmente e politicamente all’altezza del compito storico che si è assunta. Non a caso l’idea, tipicamente polibiana, ma anche catoniana e pisoniana, della crisi morale, esplosa con l’impegno di Roma in guerre transmarine, trova forti riecheggiamenti o perfino sviluppi in Livio (si pensi ad esempio alle considerazioni sullo sviluppo del lusso, anche in ambito culinario, fatte a Livio, XXXIX, 6 6-9) in relazione agli esiti che nel costume sociale derivarono dalla spedizione di Gn. Manlio Vulsone contro i Galati. (…) L’opera di Sallustio e quella di Livio appaiono dunque fatalmente improntate dall’intero contesto delle guerre civili di Roma, dal conflitto tra Mario e Silla, a quello tra Cesare e Pompeo e (per quanto riguarda Livio) anche naturalmente dalla guerra tra Ottoviano ed Antonio: Sallustio scrive negli anni che seguono immediatamente la morte di Cesare (44 a.C.), Livio nel quarantennio e più che visse dopo la battaglia di Azio (31 a.C.), la quale chiudeva di fatto, in favore di Ottaviano, la guerra con Antonio. Ma per Livio Azio, e la situazione che ne deriva, è ancora evidentemente una pausa piena di incognite, che pur si profila come l’inizio di una svolta decisiva, dagli orrori delle guerre passate verso una nuova storia e una nuova ascesa: non c’è qui un’attesa messianica di una palingenesi, ma la possibilità tutta intrinseca e razionale, di una rinascita. In Tacito, per il quale (hist, I 1) Azio costituisce una netta soglia storica (e a ragion veduta, sulla base dell’esperienza acquisita di un secolo e più di regime imperiale) il trionfo di Ottaviano, che nel 27 aC diviene l’Augusto, coincide con la fine della ‘libertas’ e con l’inizio di un regime che sarà caratterizzato dalla ‘servitus’, dalla volontà di prostrarsi di uomini già liberi, dall’arbitrio , dalla crudeltà, dalle efferatezze e dissolutezze dei despoti, dalla storia inquietante di un impero che non riesce ad essere all’altezza del compito storico che gli compete quasi fatalmente, quello di estendersi, di ‘proferre fines’, se non vuole soccombere a realtà esterne sempre più evidenti e minacciose. La battaglia di Azio doveva essere per Livio un primo segnale di speranza, così come essa è invece per Tacito l’inizio di un lungo declino, a cui metter, se fosse possibile, la parola fine. Le opere di Sallustio e di Livio appaiono dunque come la risposta, sul piano della coscienza storica e critica, alle bufere delle guerre civili; in esse si riassume quella intera sofferta esperienza, con in più connotati biografici emblematici, quando si pensi che Sallustio rappresenta il punto di vista di chi ha militato, almeno per vari anni, nelle file di Cesare, mentre Livio fu a tal punto ammiratore di Pompeo, da essere definito pompeiano da Augusto, in un giudizio in cui, su un’ironia pur sempre inquietante, prevale senza alcun dubbio la tolleranza”” (pag 209-212)”,”STAx-336″ “CAVALLO Guglielmo FEDELI Paolo GIARDINA Andrea, direttori; volume a cura di Aldo Luigi PROSDOCIMI Alfonso TRAINA Gioachino CHIARINI Adriano PENNACINI Giancarlo SUSINI Guglielmo CAVALLO Paolo FEDELI Paolo CUGUSI Gian Franco GIANOTTI Isabella GUALANDRI Emanuele NARDUCCI Andrea GIARDINA e Marina SILVESTRINI”,”Roma antica. Volume 7. La letteratura incontra il pubblico: lingue, luoghi, comunicazione.”,”Contiene il saggio di Andrea Giardina e Marina Silvestrini, ‘Il principe e il testo’ (il contenuto del Panegirico: ideologia imperiale e nuova aristocrazia senatoria, circolazione del Panegirico, Poeti e retori per la politica, Il Panegirico tra storia e “”propaganda”” (pag 579-) Non provocare guerre, non cercare inutili trionfi “”L’elezione divina dell’imperatore è un tema dell’ideologia imperiale romana fin dall’origine del principato, soprattutto impiegato per dare una giustificazione al potere assunto con la forza; in questo caso, come è stato opportunamente rilevato, la sua utilizzazione contribuisce a fondare ideologicamente la nuova dinastia: nello stesso tempo l’elezione divina minimizza il contributo di Nerva alla designazione, esaltando la posizione di superiorità del principe rispetto alle istituzioni umane (25). Pur collocata all’interno di un quadro complesso di propaganda ideologica e politica, questa designazione, tutta risolta nella presentazione pliniana, dalla ‘providentia deorum’ (10 4), suscita qualche perplessità, andando a intrecciarsi con un ritratto dell’imperatore che ne esalta gli aspetti «repubblicani». Né d’altra parte nel richiamare l’adozione è possibile prescindere dagli elementi di discontinuità – di vera e propria rottura secondo Syme – tra il principato di Nerva e quello di Traiano: è ipotesi plausibile e autorevolmente prospettata che la cerimonia svoltasi sul Campidoglio, guidata da una perfetta regia, celasse un’adozione imposta, comunque già decisa, forse una guerra civile evitata (26). La notizia dell’adozione prima, della morte di Nerva poi, raggiunsero il nuovo principe in provincia: nel 97 era governatore della Germania Superiore; si trattenne per tutto il 98 e parte del 99 sul ‘limes’ germanico e danubiano (11 19), ristabilendo; come si addice ad un generale della Repubblica, presso i nemici la ‘maiestas imperii’ (12 2), presso i soldati la disciplina. Pur allevato nel culto della gloria militare, Traiano, che è figlio di un ‘vir triumphalis’, è indotto dal senso della misura che gli è proprio a non provocare guerre, a non cercare inutili trionfi (16 1). Risale al secondo consolato, al 98 appunto, l’emissione di una moneta con l’effigie della Germania con un ramo d’olivo, la ‘Germania pacata’. Il contrasto con gli aurei di Domiziano che lo rappresentano enfaticamente sulla quadriga trionfale con la leggenda ‘Germanicus’ non potrebbe essere più stridente (27)”” (pag 588-590) [(27) Cfr Belloni, ‘Significati storico-politici’, cit., pp. 1087 e 1068] Andrea Giardina Marina Silvestrini, ‘Il principe e il testo’“,”STAx-337” “CAVALLO Guglielmo FEDELI Paolo GIARDINA Andrea, direttori; saggi di Luciano CANFORA Mario CITRONI Mario GEYMONAT Cesare QUESTA Renato RAFFAELLI Sofia BOESCH GAJANO Giovanni POLARA Oronzo PECERE Maddalena SPALLONE Gian Carlo ALESSIO Vincenzo FERA Leopoldo GAMBERALE Mario DE-NONNO Rita LIZZI”,”Roma antica. Volume 8. La trasmissione del testo dai lettori della Roma antica a oggi.”,”Gli scoli, un modo di leggere anche testi difficili. “”Via via che un’opera letteraria si allontanava nel tempo, quando termini, echi e riferimenti si facevano oscuri e impedivano il contatto diretto fra autore e lettore, cominciò a farsi strada sui margini e nell’interlinea dei manoscritti latini una serie di glosse occasionali prima, di note e commenti completi poi. Nella stessa pagina si duplicarono i testi che il lettore aveva di fronte: quello principale, da leggere integralmente in modo approfondito, e quello secondario, disposto umilmente in caratteri assai più minuti al suo fianco e in qualche modo complementare al primo, da consultare saltuariamente o anche per intero se si voleva non solo comprendere l’originale ma anche cercare di conoscerne il contesto culturale più vasto. In antico e nel medioevo infatti le note marginali e i commenti servirono anche a questo scopo: le citazioni di testi più antichi ad esempio, usate per illustrare una parola o un fatto, fornivano ai lettori anche qualche conoscenza di storia letteraria, davano quella patina di cultura così pateticamente in contrasto con la ristrettezza effettiva delle conoscenze reali. In questo senso si può dire addirittura che se alcune glosse servivano a rendere il testo più semplice, i commenti più ampi servivano piuttosto a rivelarne la ricchezza e la complessità nascosta. Dal periodo tardo antico ci sono giunti sia codici attentamente annotati (Il Virgilio Veronese, il Terenzio Bambino), sia manoscritti con glosse e varianti saltuarie, sia codici di grande eleganza e del tutto puliti, che non mostrano addirittura nessun segno di correzione coeva (è il caso ad esempio del codice cosiddetto Augusteo di Virgilio, CLA 13). Si trattava con ogni evidenza di testi destinati ad un uso e ad un pubblico molto diverso: il lettore specialista, quello ordinario che consultava solo saltuariamente un libro e infine colui che non lo leggeva affatto, ma voleva solo mostrare un simbolo esterno della sua appartenenza alla classe dirigente dell’Impero. I primi due tipi di lettori si mescolavano a volte tra oro, e non è raro il caso che un lettore di epoca diversa aggiunga una sua annotazione personale sui margini, magari una nota estratta da un commento diverso. Sarà questo anzi uno dei motivi del carattere testuale così problematico – fluido, aperto, a volte disorganico – degli antichi commenti. Basti pensare alle grandi esegesi a Virgilio, l’autore latino più estesamente commentato sia nel mondo antico che nel medioevo, il classico per eccellenza che seppe resistere come fonte di scienza, di stile, di lingua anche quando la cultura classica era ormai lontanissima e tutto l’Occidente si era fatto cristiano. Nel suo caso i diversi commenti non servivano certo ad affermare l’eccellenza del poeta, ormai incrollabilmente attestata, ma cercavano piuttosto di colmare almeno in parte la distanza che si faceva sempre maggiore fra il lettore e Virgilio (23)”” (pag 293-294) [Mario Geymonat, Le mediazioni]”,”STAx-338″ “CAVALLO Guglielmo LEONARDI Claudio MENESTO’ Enrico a cura, saggi di Dieter SCHALLER Jan M. ZIOLKOWSKI Jill MANN Giuseppe CREMASCOLI Paul Gerhard SCHMIDT Giovanni POLARA Ferruccio BERTINI Peter Von MOOS Alfonso MAIERU’ Claudio LEONARDI Francesco DEL-PUNTA e Concetta LUNA Guy LOBRICHON Giampalo ROPA Girolamo ARNALDI I DEUG-SU Enrico MENESTO’ Gian Carlo GARFAGNINI Maria Teresa FUMAGALLI BEONIO-BROCCHIERI”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo latino. Volume 16. Gli autori mediolatini. Dai modelli classici al superamento dei generi.”,”Contiene il saggio di Enrico Menestò ‘Relazioni di viaggi e di ambasciatore’ (pag 535-600)”,”STAx-347″ “CAVALLO Guglielmo LEONARDI Claudio MENESTO’ Enrico a cura, saggi di Gualtiero CALBOLI Maurizio PERUGI Piergiuseppe SCARDIGLI Peter STOTZ Stefano PITTALUGA Ovidio CAPITANI Giovanni TABACCO Giuseppe SERGI Carla FROVA Lorenzo PAOLINI Giuseppe SCALIA Franco MORENZONI Malcolm PARKES Massimo OLDONI Fabrizio DELLA-SETA Roberto RUSCONI Guy PHILIPPART Peter DINZELBACHER Francesco SANTI Chiara FRUGONI”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo latino. Volume 17. La storia dei testi tra lingue, luoghi e simboli della cultura.”,”Contiene il saggio di Roberto PAOLINI, ‘L’eresia e l’inquisizione. Per una complessiva riconsiderazione del problema (pag 361-408) e quello di Carla FROVA ‘Scuole e Università (pag 331-360) “”La povertà volontaria e il pauperismo in tutte le più varie espressioni raccoglievano valori non applicabili in assoluto né alla Chiesa, n alla società assomedieali. Ne era venuta conferma dalla vicenda di Arnaldo, il “”maestro di povertà””. (…) Egli voleva una Chiesa totalmente povera di beni e di potere, ma questa sua ideologia pauperistica fu respinta sia dal papa che all’imperatore”” (pag 391)”,”STAx-348″ “CAVALLO Guglielmo LEONARDI Claudio MENESTO’ Enrico a cura, saggi di Jacques LE-GOFF Paolo VITI Carlo OSSOLA Mario SCOTTI Enrico ARTIFONI Giuseppe GIARRIZZO Renato BORDONE Corrado BOLOGNA Siro FERRONE e Sara MAMONE Vito ATTOLINI Teresa BUONGIORNO Franco PIPERNO Sergio VALZANIA Rossana ROSSAGLIA Claudio LEONARDI”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo latino. Volume 19. Oltre il Medioevo. Immaginario, fortuna, presenza.”,”Contiene il saggio di Jacques Le Goff: L’immaginario medievale (immaginario scientifico, religioso, urbano, politico, geografico) (pag 11-44)”,”STAx-350″ “CAVALLO Guglielmo CHARTIER Roger, a cura; saggi di Robert BONFIL Jean-François GILMONT Anthony GRAFTON Jacqueline HAMESSE Dominique JULIA Martyn LYONS Malcolm PARKES Armando PETRUCCI Paul SAENGER Jesper SVENBRO Reinhard WITTMANN Guglielmo CAVALLO Roger CHARTIER”,”Storia della lettura nel mondo occidentale.”,”Guglielmo Cavallo è professore di Paleografia nell’Università di Roma La Sapienza. Roger Chartier è Directeur d’études all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS).”,”STOS-029-FSD” “CAVALLOTTI Felice”,”La lucerna di Parini. Ode.”,”Versi in ricordo di Benedetto CAIROLI v. pag 23 (note) versi parini su guerra”,”VARx-298″ “CAVATERRA Eric”,”La Banque de France et la Commune de Paris 1871.”,”CAVATERRA è insegnante di lettere e storia. Attualmente conduce delle ricerche del terzo ciclo sulla questione del credito tra gli operai e il movimento operaio nel XIX secolo in Francia.”,”MFRC-037″ “CAVAZZA Fabio Luca GRAUBARD Stephen R. a cura saggi di Francois BOURRICAUD, Juan J. LINZ, Gianfranco PASQUINO, Giorgio GALLI, Giovanni SARTORI, Leopoldo ELIA, Gabriele DE-ROSA, Charles P. KINDLEBERGER, Andrew SHONFIELD, Suzanne BERGER, Alessandro PIZZORNO, Francesco FORTE, Romano PRODI, Stanley HOFFMANN, Karl KAISER, Arrigo LEVI, Cesare MERLINI, Robert N. BELLAH, Francesco ALBERONI, Gerald HOLTON, Alessandro ALBERIGI QUARANTA, Jacques LE-GOFF, Girolamo ARNALDI”,”Il caso italiano.”,”Futurismo e guerra. “”Secondo Gramsci perfino il movimento futurista, apparentemente così esoterico, esercitò un certo richiamo sui lavoratori. In una serie di manifesti e di lavori teatrali Marinetti dichiarava che tutta la cultura tradizionale era ormai superata: fra l’ altro pretendeva che a Venezio fossero riempiti i canali e abbattuti i palazzi per costruire ferrovie e fabbriche, la vera poesia del futuro. Gramsci sosteneva che prima della guerra molti operai “”avevano visto nel futurismo gli elementi per una lotta contro la cultura accademica dell’ Italia mummificata ed estranea alle masse popolari””, e che quattro quinti dei lettori della rivista di marinetti, “”Lacerba””, che aveva una tiratura d 20 mila copie, appartenevano alla classe operaia. Ma la cosa fondamentale che differenziava tutti gli attivisti, come D’Annunzio, Marinetti e Mussolini, da un socialista di sinistra come Gramsci e da un liberale conservatore come Croce, era la glorificazione che essi facevano della guerra, e in particolare il loro violento interventismo allo scoppio della prima guerra mondiale””. (Robert N. Bellah, Le cinque religioni dell’ Italia moderna) (pag 458)”,”ITAP-018″ “CAVAZZA Fabio Luca GRAUBARD Stephen R. a cura, saggi di Francois BOURRICAUD Juan J. LINZ Gianfranco PASQUINO Giorgio GALLI Giovanni SARTORI Leopoldo ELIA Gabriele DE-ROSA Charles P. KINDLEBERGER Andrew SHONFIELD Suzanne BERGER Alessandro PIZZORNO Francesco FORTE Romano PRODI Stanley HOFFMANN Karl KAISER Arrigo LEVI Cesare MERLINI Robert N. BELLAH Francesco ALBERONI Gerald HOLTON Alessandro ALBERIGI QUARANTA Jacques LE-GOFF Girolamo ARNALDI”,”Il caso italiano. Italia anni ’70. Un dibattito su problemi e prospettive del nostro paese negli interventi di autorevoli studiosi italiani e stranieri di economia, sociologia, scienze politiche. Volume secondo.”,”Scritti di CAVAZZA Fabio Luca GRAUBARD Stephen R. a cura, saggi di Francois BOURRICAUD Juan J. LINZ Gianfranco PASQUINO Giorgio GALLI Giovanni SARTORI Leopoldo ELIA Gabriele DE-ROSA Charles P. KINDLEBERGER Andrew SHONFIELD Suzanne BERGER Alessandro PIZZORNO Francesco FORTE Romano PRODI Stanley HOFFMANN Karl KAISER Arrigo LEVI Cesare MERLINI Robert N. BELLAH Francesco ALBERONI Gerald HOLTON Alessandro ALBERIGI QUARANTA Jacques LE-GOFF Girolamo ARNALDI. “”Perché in Italia le imprese piccole e medio-piccolo sono così importanti e dinamiche? Secondo alcuni la spiegazione dovrebbe trovarsi soltanto nel minor grado di sviluppo dell’ economia italiana, rispetto a quelle più avanzate occidentali e, oramai, a quella giapponese. Secondo tale tesi, man mano la nostra economia cresce, questo settore di imprese – salvo ottenga o conservi privilegi particolari – dovrebbe perdere terreno e aggressività: ed è bene che sia così. Senonché, come si è visto nel passato decennio, queste imprese non hanno perso terreno. Inoltre, nella più recente ripresa, il settore che va meglio appare quello delle imprese piccole e medio-piccole mentre le grandi si trovano in difficoltà””. (pag 347)”,”ITAA-106″ “CAVAZZA Fabio Luca GRAUBARD Stephen R. a cura; saggi di François BOURRICAUD Juan J. LINZ Gianfranco PASQUINO Giorgio GALLI Giovanni SARTORI Leopoldo ELIA Gabriele DE-ROSA”,”Il caso italiano. Volume primo.”,”CAVAZZA Fabio Luca Contiene il saggio di Giorgio GALLI: ‘L’intersecazione delle classi sociali nei partiti’ (pag 183-) e quello di Giovanni SARTORI ‘Rivisitando il ‘pluralismo polarizzato’ (pag 196-) e quello di Gabriele DE-ROSA ‘La “”meridionalizzazione”” dello Stato (pag 231-)”,”ITAP-198″ “CAVAZZA Fabio Luca GRAUBARD Stephen R. a cura; saggi di François BOURRICAUD Juan J. LINZ Gianfranco PASQUINO Giorgio GALLI Giovanni SARTORI Leopoldo ELIA Gabriele DE-ROSA”,”Il caso italiano. Volume primo.”,”Fondo Davoli”,”ITAP-021-FV” “CAVAZZA Fabio Luca GRAUBARD Stephen R. a cura, saggi di Francois BOURRICAUD Juan J. LINZ Gianfranco PASQUINO Giorgio GALLI Giovanni SARTORI Leopoldo ELIA Gabriele DE-ROSA Charles P. KINDLEBERGER Andrew SHONFIELD Suzanne BERGER Alessandro PIZZORNO Francesco FORTE Romano PRODI Stanley HOFFMANN Karl KAISER Arrigo LEVI Cesare MERLINI Robert N. BELLAH Francesco ALBERONI Gerald HOLTON Alessandro ALBERIGI QUARANTA Jacques LE-GOFF Girolamo ARNALDI”,”Il caso italiano. Volume secondo. Italia anni ’70. Un dibattito su problemi e prospettive del nostro paese negli interventi di autorevoli studiosi italiani e stranieri di economia, sociologia, scienze politiche.”,”Scritti di CAVAZZA Fabio Luca GRAUBARD Stephen R. a cura, saggi di Francois BOURRICAUD Juan J. LINZ Gianfranco PASQUINO Giorgio GALLI Giovanni SARTORI Leopoldo ELIA Gabriele DE-ROSA Charles P. KINDLEBERGER Andrew SHONFIELD Suzanne BERGER Alessandro PIZZORNO Francesco FORTE Romano PRODI Stanley HOFFMANN Karl KAISER Arrigo LEVI Cesare MERLINI Robert N. BELLAH Francesco ALBERONI Gerald HOLTON Alessandro ALBERIGI QUARANTA Jacques LE-GOFF Girolamo ARNALDI. Fondo Davoli”,”ITAP-022-FV” “CAVAZZA Stefano SCARPELLINI Emanuela a cura; saggi di Enrica ASQUER Patrizia BATTILANI Lorenzo BENADUSI Alberto BENTOGLIO Alberto CADIOLI Paolo CAPUZZO Silvia CASSAMAGNAGHI Stefano CAVAZZA Ferdinando FASCE Elio FRANZINI Giulia GUAZZALOCA Stephen GUNDLE Carol HELSTOSKY Giovanni MORETTO Chiara OTTAVIANO Federico PAOLINI Elena PAPADIA Alessandra PARODI Eugenia PAULICELLI Irene PIAZZONI Nicola SBERTI Emanuela SCARPELLINI Jeffrey SCHNAPP Carlotta SORBA Luigi TOMASSINI Anna TONELLI Giovanna TONELLI”,”Storia d’Italia. I consumi. Annali 27.”,”Saggi di Enrica ASQUER Patrizia BATTILANI Lorenzo BENADUSI Alberto BENTOGLIO Alberto CADIOLI Paolo CAPUZZO Silvia CASSAMAGNAGHI Stefano CAVAZZA Ferdinando FASCE Elio FRANZINI Giulia GUAZZALOCA Stephen GUNDLE Carol HELSTOSKY Giovanni MORETTO Chiara OTTAVIANO Federico PAOLINI Elena PAPADIA Alessandra PARODI Eugenia PAULICELLI Irene PIAZZONI Nicola SBERTI Emanuela SCARPELLINI Jeffrey SCHNAPP Carlotta SORBA Luigi TOMASSINI Anna TONELLI Giovanna TONELLI “”Non è forse azzardato dire che fu più al cinema che nella vita quotidiana che gli italiani tra le due guerre fecero esperienza del telefono: alla fine di quel decennio, infatti, la media nazionale era ancora ferma all’1,11 abbonati ogni 100 abitanti”” (pag 637)”,”ITAS-217″ “CAVAZZOLI Luigi a cura; saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Gilberto ZACCHE’ Luigi CAVAZZOLI Paolo BIANCHI Arnaldo MARAVELLI Luigi GUALTIERI Rinaldo SALVADORI Antonio MAGNANI Selvino BIGI Giancarlo CIARAMELLI”,”Achille Menotti Luppi e il socialismo padano tra la fine dell’ Ottocento e il fascismo. Atti del Convegno di Mantova 21 aprile 1990 Suzzara 22 aprile 1990.”,”Saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Gilberto ZACCHE’ Luigi CAVAZZOLI Paolo BIANCHI Arnaldo MARAVELLI Luigi GUALTIERI Rinaldo SALVADORI Antonio MAGNANI Selvino BIGI Giancarlo CIARAMELLI”,”MITS-174″ “CAVAZZONI Ermanno”,”Le tentazioni di Girolamo. Romanzo.”,”Ermanno Cavazzoni insegna all’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘Il poema dei lunatici’ (Bollati). Caso simile a quello di San Girolamo che vorrebbe stare tranquillo a leggere, ma è invece assillato da una torma ossessiva di distrazioni. È patrono di diverse città e categorie di persone, tra cui archeologi, bibliotecari, dotti, librai, pellegrini, traduttori e studiosi in genere “”Non mi è concesso un solo angolo di solitudine Mi permettano almeno di stare in silenzio”” San Girolamo, Lettera XVII del deserto della Calcidia (in apertura) ‘San Girolamo, noto anche come Sofronio Eusebio Girolamo, è stato un biblista, traduttore, teologo e monaco cristiano romano. Nato a Stridone (oggi in Croazia) nel 347, San Girolamo è considerato Padre e Dottore della Chiesa. La sua opera più importante è stata la traduzione della Bibbia in latino, nota come Vulgata. Ecco alcuni dettagli sulla sua vita e contributi: Biografia: San Girolamo studiò a Roma e fu allievo di Mario Vittorino e di Elio Donato. Successivamente, si dedicò agli studi di retorica e si trasferì a Treviri. Qui apprese l’anacoresi egiziana insegnata da Sant’Atanasio durante il suo esilio. In seguito, si recò ad Aquileia e successivamente nell’Oriente. Nel deserto della Calcide, visse una vita di anacoreta, ispirando numerosi pittori che lo rappresentarono come San Girolamo penitente. La leggenda narra anche dell’episodio del leone che gli tolse una spina dalla zampa. Tornò poi ad Antiochia, dove frequentò le lezioni di Apollinare di Laodicea e divenne presbitero1. Opere: Oltre alla Vulgata, San Girolamo scrisse numerosi commentari, omelie, epistole, trattati e opere storiografiche. Il suo De Viris Illustribus contiene le biografie di 135 autori, dimostrando quanto la cultura cristiana fosse degna di confronto con quella classica2. Iconografia: San Girolamo è spesso raffigurato con una clessidra, un crocifisso, un galero cardinalizio, un leone, un libro e un teschio. È patrono di diverse città e categorie di persone, tra cui archeologi, bibliotecari, dotti, librai, pellegrini, traduttori e studiosi in genere1. La sua eredità continua a influenzare il campo della storia e della teologia cristiana.’ (Copilot)”,”VARx-055-FSD” “CAVAZZUTI Filippo”,”Privatizzazioni, imprenditori e mercati.”,”Filippo Cavazzuti, sottosegretario al Tesoro e al Bilancio nel governo Prodi è professore di Scienza delle finanze e Diritto finanziario nella facoltà di Economia dell’Università di Bologna (1996). “”Si narra che la quasi totalità delle Casse di risparmio e dei monti di pegno nacquero nei secoli lontani per svolgere una funzione «pubblica» ma non «statale», quale era la lotta all’usura. Tali istituzioni, guidate da uomini «pii», che perseguivano il benesser dela loro collettività sono poi cresciute fino a svolgere esclusivamente la funzione bancaria come ogni altra azienda di credito”” (pag 62)”,”ITAE-424″ “CAVAZZUTI Francesco”,”Capitale monopolistico, impresa e istituzioni. Le teorie giuridiche e ideologie.”,”Francesco Cavazzuti è nato a Modena nel 1939. Attualmente è professore incaricato di Diritto commerciale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena. E’ autore di numerosi contributi apparsi nelle principali riviste giuridiche italiane. Veblen: Thorstein Veblen ; a cura di Francesco De Domenico, Opere, introduzione di Franco Ferrarotti. – Torino : UTET, stampa 1969. – 1022 p., (Contiene in trad. italiana : The theory of leisure class; Imperial Germany and the industrial revolution; An inquiry into the nature of peace and the terms of its perpetuation; The engineers and the price system) “”Dietro a [Walther] Rathenau possiamo scorgere facilmente la particolare vicenda del capitalismo tedesco (15), specie nella sua fase del capitalismo di guerra (16). In Germania la nascita e l’affermazione del sistema capitalistico, sin dai suoi inizi, ebbe, di caratteristico il fatto che l’autoritarismo prussiano svolse una funzione di primo piano nella formazione e nello sviluppo dell’industria moderna tedesca (17). Ciò che in altri paesi si sviluppava per opera di una borghesia liberale che allo stato attribuiva unicamente la funzione ‘of granting contracts’, in Germania avveniva anche direttamente all’insegna della stretta alleanza fra grande industria e pubblici poteri (18) culminante nella politica degli armamenti (19). Di questa specificità della storia del capitalismo in Germania è un esempio indicativo che solo nel 1923 si giunge a una, peraltro assai debole, legislazione anticartellistica (20), mentre per tutto il periodo precedente i processi di concentrazione erano stati espressamente favoriti dai pubblici poteri (21); tendenza che si era ulteriormente rafforzata nel corso del primo conflitto mondiale durante il quale il processo di concentrazione e razionalizzazione dell’economia aveva costituito il presupposto e lo strumento dello sforzo bellico (22). Si comprende allora come le opinioni di Rathenau (23), che vengono, particolare di non secondaria importanza, espresse negli anni attorno al primo conflitto mondiale, insistano sull’impresa come «colonna dello Stato», portatrice di interessi obiettivi, svincolata dalle remore «utilitaristiche» degli azionisti. Si comprende come Rathenau affermi che la stessa forma azionaria non è più rispondente al profondo mutamento verificatosi. Gli interessi pecuniari dei piccoli azionisti diventano un ostacolo al raggiungimento di scopi che ormai trascendono il «lucro» per coincidere invece con quello generale del paese (24)”” (pag 17-19) [(15) Sul che si veda Böhme, ‘L’ascesa della Germania a grande potenza’, Milano-Napoli, 1970. Sullo stesso argomento restano ancora di grande interesse le osservazioni di Veblen, ‘La Germania imperiale e la rivoluzione industriale’, a cura di F. De Domenico, Torino, 1969; (16) Cfr. ‘L’economia nuova’, cit., p. 93: «la nostra economia di guerra, sebbene in singoli luoghi possa essere fallita ed anzi essersi demolita, offre appunto la dimostrazione, se la si osserva rettamente, che i sistemi apparentemente più immutabili possono essere trasformati non in una sola, ma in molte maniere e che lo Stato, in quanto esso sia opportunamente diretto, può coi suoi organi e le sue istituzioni adattarsi e muoversi efficacemente in ogni campo del lavoro»; (17) Il fenomeno si accentuò, dopo una parentesi liberista (c.d. periodo Delbrück), a seguito della crisi del 1873 (cfr. Böhme, ‘L’ascesa della Germania’, cit., pp. 352 ss.) che portò alla organizzazione, prima, alla fondazione della Federazione dell’industria pesante (1874), poi della Confederazione generale dell’industria tedesca (1875) e quindi ad una generale riconversione della politica economica in senso protezionista e di stretta alleanza fra grande industria e apparato statale; (18) La specificità della politica economica perseguita dai governanti prussiani «è ancora di tipo cameralistico» scriveva Veblen, ‘La Germania imperiale’, cit., p. 490: questo autore poco dopo aggiungeva: «In perfetto accordo con le tradizioni cameraliste e con la linea politica perseguita con un così ragguardevole successo dalla lunga successione degli statisti prussiani, il governo degli Hohenzollern nella Germania imperiale ha posto correntemente le esigenze dello stato, o della dinastia, a supremo oggetto della su cura… si trattava però di una saggezza dinastica e quindi di una politica sostanzialmente mercantilistica, o perfino cameralistica». Si veda in proposito anche quanto afferma Pietranera nella ‘Introduzione’ a Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, Milano, 1961, p. XXXVI, sul periodo antecedente il 1870: «In Germania, nell’ambito della politica mercantilistica, lo Stato aveva una funzione attiva nel promuovere la fondazione della società per azioni. Molto più tardi, prevalse ancora, nel campo del diritto societario, il principio che la fondazione di una società azionaria derivasse sempre da una «concessione» statale e tale concezione perdurò sino al 1870… Il che costituisce un’anticipazione formale del rapporto fra Stato e Capitalismo finanziario che ha forse richiamato l’attenzione di Hilferding». E’ chiaro che nella storia tedesca la specificità non è tanto rappresentata, quanto alle modalità di fondazione delle società per azioni, dal particolare intervento statale nell’epoca mercantilistica: la vicenda delle grandi ‘companies’ inglesi ed olandesi del secolo XVII ci dà in questo senso esempi ben più rilevanti; essa discende piuttosto dal perdurare di tali modalità anche in un periodo dove negli altri paesi, la costituzione delle società per azioni si era ormai svincolata da ogni remora pubblicistica; (19) Cfr., sul punto, Fischer, ‘Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918’, a cura di E. Collotti, Torino, 1965, p. 11 ss., dove si trova un ampio panorama sul ruolo svolto da stato e grande industria nella formulazione della politica imperialistica tedesca; (20) Cfr. Liefmann, ‘Die Unternehmungen und ihre Zusammenschlüsse’, II. Kartelle, Konzerne und Trusts’, Stuttgart, 1930, pp. 203 ss; (21) Vedi quanto dice Fischer, ‘Assalto al potere modiale’, cit., p. 17, sulla definitiva affermazione dei cartelli e delle grandi società per azioni in corrispondenza dell’introduzione del protezionismo doganale nel 1879. Sulla funzione dei cartelli nella pianificazione dello sforzo bellico tedesco cfr Liefmann, ‘Die Unternehmungen’, cit., pp. 117 ss.; (22) Si noti che Rathenau, personalmente, giocò un ruolo non irrilevante sia nella formulazione degli obiettivi della politica imperiale tedesca (la formazione di una «Mitteleuropa» sotto l’egemonia germanica e l’espansione coloniale per la formazione di un’Africa centrale tedesca), sia come organizzatore dello sforzo bellico (dal 1914 gli venne affidata la direzione della Divisione per le materie prime belliche presso il Ministero della Guerra). Cfr. Fischer, ‘Assalto al potere mondiale’, cit., pp. 28, 111, 128, 185 s., 299; (23) Queste vennero esposte principalmente nell’opera ‘Vom Aktienwesen-Eine geschäftliche Betrachtung’, in Gesammelte Schriften, Berlin, s.d. (ma 1925), vol. V, della quale si cita la trad. it. a cura di L.M. e A.M. in «Riv. soc.», 1960, pp. 918 sa. Ciò che Rathenau prospetta come un modello era stato già in precedenza oggetto di quella che resta una indagine fondamentale sul ruolo della grande società per azioni nel quadro dell’economia capitalistica. Mi riferisco ad Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, cit., pp. 121 ss. Tutti i temi della polverizzazione della proprietà azionaria, della trasformazione della posizione del socio in quella di semplice titolare di un diritto di credito sono trattati nell’opera di questo scrittore, il quale anticipa la problematica propria della grande impresa nei motivi che verranno poi via via toccati dalla letteratura successiva. Già del resto Marx, ‘Il capitale’, 1965, vol. I, p. 687, e vol. III, pp. 517 ss, aveva individuato nella società per azioni lo strumento principale della concentrazione dei capitali. Come è noto per Marx (vedi Pietranera, ‘Introduzione’, cit., p. XLI) la società per azioni fa parte del sistema creditizio nel suo complesso che include oltre che le banche vere e proprie anche ogni altra istituzione finanziaria; Marx (così Pietranera, ‘Introduzione’, cit., p. XLIII) «rileva che, con la formazione della società per azioni, si ha la trasformazione del capitalista realmente operante, in semplice dirigente, amministratore dei capitali altrui». Anche se in queste sede non si possono richiamare le differenze fra la impostazione di Marx e quella di Hilferding, (sul che vedi sempre Pietranera, ‘Introduzione’ cit., p. XLIII), va comunque sottolineato che il secondo degli autori citati insiste particolarmente (‘Il capitale finanziario’, cit., pp. 142 ss.) sulla funzione della banca mista nella formazione delle grandi concentrazioni industriali e sulla crescita di un apparato di burocrati non proprietari in posizione di dominio sulla società: tema questo che rappresenterà il filo conduttore, anche se in chiave radicalmente diversa, di tutto il pensiero c.d. managerialista] (pag 18-19) [Francesco Cavazzuti, ‘Capitale monopolistico, impresa e istituzioni. Le teorie giuridiche e ideologie’, Il Mulino, Bologna, 1974] (a proposito della nota 24): La realtà della società per azioni, riflessioni suggerite dall’esperienza degli affari Copertina anteriore Walther Rathenau A. Giuffrè, 1960 – 35 pagine 0 Recensioni Cosa dicono le persone – Scrivi una recensione Nessuna recensione trovata nei soliti posti. Informazioni bibliografiche QR code for La realtà della società per azioni, riflessioni suggerite dall’esperienza degli affari Titolo La realtà della società per azioni, riflessioni suggerite dall’esperienza degli affari Autore Walther Rathenau Editore A. Giuffrè, 1960 Lunghezza 35 pagine anche in rivista ‘Riv. Società’, 1960, p. 918 ss. ; vedi anche ‘L’economia nuova’; Bari, 1922, p. 49 ss.”,”DIRx-056″ “CAVE-BROWN Anthony”,”Una cortina di bugie. Storia dei servizi segreti nella seconda guerra mondiale.”,”Crittografia. Cifratura e decifrazione, decrittazione, del messaggio. ‘Alfred Knox era andato a Eton con una borsa di studio reale ed era diventato capitano della scuola. Aveva vinto il primo premio in matematica, il premio Tomline, e poi aveva seguito la nota strada degli etoniani verso il King’s College di Cambridge, dove era divenuto Chancellor’s Medallist e professore associato. Durante la prima guerra mondiale era entrato all’ufficio criptoanalisi dell’Ammiragliato, stanza OB-40, e si diceva che il suo primo successo nella lettura dei cifrari fosse stato la soluzione di un codice di bandiere a tre lettere tedesco mentre era in bagno. Fu anche coinvolto nell’episodio del «Telegramma Zimmermann» che fece entrare in guerra gli Stati Uniti. Rimase alla criptoanalisi anche dopo la guerra, trasferendosi alla scuola governativa codici e cifrari del Foreign Office, a Bletchley, a 60 km a nord di Londra. Mentre lavorava alla scuola, Knox dimostrò il proprio genio intellettuale: completò il lavoro prezioso del suo grande amico e mentore, il defunto professor Walter Headlam, traducendo i settecento versi di Herodas, un poeta greco del terzo secolo. Lavorando sul manoscritto di Headlam e il papiro originale scoperto a Fayum al volgere del nostro secolo, Knox completò la traduzione in otto anni, un successo criptoanalitico e letterario immenso. Era una combinazione di analisi matematica e di erudizione che rendeva la mente di Knox tanto preziosa per il recondito lavoro della decifrazione. Alan Turing, il suo assistente, era un genio matematico autentico, anche se un po’ eccentrico. Aveva studiato alla Sherborne School nel Dorset, e al King’s College, dove aveva conseguito due lauree in logica matematica. Poi aveva frequentato l’Institute for Advanced Studies di Princeton, dove aveva studiato con Einstein, e mentre era a Princeton, gli era stato offerto il posto di assistente personale del professor John von Neumann, il cervello che avrebbe ideato il primo computer americano. Invece tornò in Inghilterra, per divenire assistente di Knox al Foreign Office; e là, in gran segreto, cominciò il suo lavoro in un’arte antica quanto i geroglifici, la criptoanalisi. Non abbandonò le sue ricerche. Turing era uno dei pionieri nelle teorie dei computer ma aveva anche studiato il concetto della «Macchina universale», non un calcolatore, ma una macchina che, fornita di programmazione adatta, avrebbe imitato il comportamento di un’altra macchina. O, come diceva a titolo di spiegazione Turing: «Un sonetto scritto da una macchina potrà essere meglio apprezzato da un’altra macchina»’ (pag 27-28)”,”QMIS-009-FER” “CAVICCHIOLI Gian Giacomo”,”Ottobre 1917. 100 anni, 100 militanti della rivoluzione.”,”Lenin, ‘Lettere sulla tattica’, aprile 1917 (pag 121-122) ‘L’organizzazione diretta e immediata della ‘maggioranza’ del popolo: i soviet’ “”Esaminiamo la questione da un altro lato, per chiarirla meglio. Il marxista non deve mai abbandonare il solido terreno dell’analisi dei rapporti di classe. Al potere c’è la borghesia. Ma i contadini non sono ‘anch’essi’ una borghesia d’un altro strato, d’un altro genere, d’un altro carattere? Da che cosa si deduce che ‘questo’ strato ‘non può’ arrivare al potere «portando a termine» la rivoluzione democratica borghese? Perché questo sarebbe impossibile? Così ragionano spesso i vecchi bolscevichi. Rispondo che questo è perfettamente possibile. Ma il marxista, per valutare una situazione, deve procedere dal reale e ‘non’ dal possibile. Ora la realtà ci addita il ‘fatto’ che i deputati dei contadini e dei soldati, liberamente eletti, entrano liberamente nel secondo governo, nel governo collaterale, lo integrano, lo sviluppano e lo perfezionano liberamente. E, non meno liberamente, ‘cedono’ il potere alla borghesia: fatto che non «contrasta» in alcun modo con la teoria marxista, poiché noi abbiamo sempre saputo e indicato più volte che la borghesia rimane al potere ‘non’ soltanto con la violenza, ma anche in virtù dell’incoscienza, dell’abitudinarismo, della passività e della disorganizzazione delle masse. (…) Non si rischia però di cadere nel soggettivismo quando si desidera «saltare» dalla rivoluzione democratica borghese ancora incompiuta – che non ha superato il movimento contadino – alla rivoluzione socialista? Se dicessi: «Niente zar, ma un governo ‘operaio’» incorrerei in questo pericolo. Ma io ‘non’ dico questo, dico tutt’altra cosa, dico che ‘non’ vi ‘può’ essere in Russia un altro governo (escluso il governo borghese) ‘se non’ i soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli, dei soldati e dei contadini. Dico che oggi in Russia il potere può passare da Guckov e L’vov ‘soltanto’ a questi soviet, nei quali predominano ‘appunto’ i contadini, i soldati, predomina la piccola borghesia, per usare un termine marxista, scientifico, per usare una definizione di classe e non un’espressione corrente, filistea e puramente professionale. Nelle mie tesi mi sono ben premunito contro ogni tentativo di saltare al di sopra del movimento contadino o piccolo-borghese in generale, che non ha ancora esaurito le sue possibilità, contro ogni tentativo di ‘giocare’ alla «presa del potere» da parte di un governo operaio, contro ogni avventura blanquista, perché mi sono richiamato espressamente all’esperienza della Comune di Parigi. E quell’esperienza, come è noto e come Marx ha esaurientemente dimostrato nel 1871 e Engels nel 1891, escluse del tutto il blanquismo, garantì il dominio diretto, immediato e incondizionato della ‘maggioranza’ e l’iniziativa delle masse soltanto nella misura in cui questa maggioranza intervenne ‘coscientemente’. Nelle mie tesi ho ricondotto tutto, nel modo più esplicito, alla lotta ‘per l’influenza all’interno’ dei soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli, dei contadini e dei soldati. E, per non lasciare in proposito nemmeno l’ombra di un dubbio, nelle tesi ho sottolineato ‘due volte’ la necessità di un lavoro di «spiegazione», paziente e tenace, che «si conformi ai bisogni ‘pratici delle masse’». Gli ignoranti o i rinnegati del marxismo, come il signor Plechanov e i suoi simili, possono gridare all’anarchia, al blanquismo, ecc. Chi vuole invece riflettere e imparare non può non capire che il blanquismo è la presa del potere da parte di una minoranza, mentre i soviet dei deputati operai, ecc. sono ‘notoriamente’ l’organizzazione diretta e immediata della ‘maggioranza’ del popolo. Un’azione ricondotta alla lotta per assicurare la propria influenza ‘all’interno’ dei soviet non può, ‘non può’ assolutamente, portare nel pantano del blanquismo. E non può condurre neanche nel pantano dell’anarchismo, perché l’anarchismo è la negazione della ‘necessità dello Stato e del potere statale’ nel periodo di ‘transizione’ dal dominio della borghesia al dominio del proletariato. Io ‘sostengo’ invece, con una chiarezza che esclude qualsiasi possibilità di malinteso, la necessità dello Stato in questo periodo, però, d’accordo con Marx e con l’esperienza della Comune di Parigi, non di uno Stato parlamentare borghese ordinario, ma di uno Stato ‘senza’ esercito permanente, ‘senza’ una polizia opposta al popolo, ‘senza’ una burocrazia posta al di sopra del popolo. (…)”” [V.I. Lenin, ‘Lettere sulla tattica’ (scritte tra l’8 e il 13 (21 e 26) aprile 1917; pubblicate in opuscolo nell’aprile 1917)] [(in) ‘Ottobre 1917. 100 anni, 100 militanti della rivoluzione’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2017, a cura di Gian Giacomo Cavicchioli] (pag 121-122)”,”ELCx-227″ “CAVICCHIOLI Gian Giacomo”,”Ottobre 1917. 100 anni, 100 militanti della rivoluzione.”,”Lenin, ‘Lettere sulla tattica’, aprile 1917 (pag 121-122) ‘L’organizzazione diretta e immediata della ‘maggioranza’ del popolo: i soviet’ “”Esaminiamo la questione da un altro lato, per chiarirla meglio. Il marxista non deve mai abbandonare il solido terreno dell’analisi dei rapporti di classe. Al potere c’è la borghesia. Ma i contadini non sono ‘anch’essi’ una borghesia d’un altro strato, d’un altro genere, d’un altro carattere? Da che cosa si deduce che ‘questo’ strato ‘non può’ arrivare al potere «portando a termine» la rivoluzione democratica borghese? Perché questo sarebbe impossibile? Così ragionano spesso i vecchi bolscevichi. Rispondo che questo è perfettamente possibile. Ma il marxista, per valutare una situazione, deve procedere dal reale e ‘non’ dal possibile. Ora la realtà ci addita il ‘fatto’ che i deputati dei contadini e dei soldati, liberamente eletti, entrano liberamente nel secondo governo, nel governo collaterale, lo integrano, lo sviluppano e lo perfezionano liberamente. E, non meno liberamente, ‘cedono’ il potere alla borghesia: fatto che non «contrasta» in alcun modo con la teoria marxista, poiché noi abbiamo sempre saputo e indicato più volte che la borghesia rimane al potere ‘non’ soltanto con la violenza, ma anche in virtù dell’incoscienza, dell’abitudinarismo, della passività e della disorganizzazione delle masse. (…) Non si rischia però di cadere nel soggettivismo quando si desidera «saltare» dalla rivoluzione democratica borghese ancora incompiuta – che non ha superato il movimento contadino – alla rivoluzione socialista? Se dicessi: «Niente zar, ma un governo ‘operaio’» incorrerei in questo pericolo. Ma io ‘non’ dico questo, dico tutt’altra cosa, dico che ‘non’ vi ‘può’ essere in Russia un altro governo (escluso il governo borghese) ‘se non’ i soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli, dei soldati e dei contadini. Dico che oggi in Russia il potere può passare da Guckov e L’vov ‘soltanto’ a questi soviet, nei quali predominano ‘appunto’ i contadini, i soldati, predomina la piccola borghesia, per usare un termine marxista, scientifico, per usare una definizione di classe e non un’espressione corrente, filistea e puramente professionale. Nelle mie tesi mi sono ben premunito contro ogni tentativo di saltare al di sopra del movimento contadino o piccolo-borghese in generale, che non ha ancora esaurito le sue possibilità, contro ogni tentativo di ‘giocare’ alla «presa del potere» da parte di un governo operaio, contro ogni avventura blanquista, perché mi sono richiamato espressamente all’esperienza della Comune di Parigi. E quell’esperienza, come è noto e come Marx ha esaurientemente dimostrato nel 1871 e Engels nel 1891, escluse del tutto il blanquismo, garantì il dominio diretto, immediato e incondizionato della ‘maggioranza’ e l’iniziativa delle masse soltanto nella misura in cui questa maggioranza intervenne ‘coscientemente’. Nelle mie tesi ho ricondotto tutto, nel modo più esplicito, alla lotta ‘per l’influenza all’interno’ dei soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli, dei contadini e dei soldati. E, per non lasciare in proposito nemmeno l’ombra di un dubbio, nelle tesi ho sottolineato ‘due volte’ la necessità di un lavoro di «spiegazione», paziente e tenace, che «si conformi ai bisogni ‘pratici delle masse’». Gli ignoranti o i rinnegati del marxismo, come il signor Plechanov e i suoi simili, possono gridare all’anarchia, al blanquismo, ecc. Chi vuole invece riflettere e imparare non può non capire che il blanquismo è la presa del potere da parte di una minoranza, mentre i soviet dei deputati operai, ecc. sono ‘notoriamente’ l’organizzazione diretta e immediata della ‘maggioranza’ del popolo. Un’azione ricondotta alla lotta per assicurare la propria influenza ‘all’interno’ dei soviet non può, ‘non può’ assolutamente, portare nel pantano del blanquismo. E non può condurre neanche nel pantano dell’anarchismo, perché l’anarchismo è la negazione della ‘necessità dello Stato e del potere statale’ nel periodo di ‘transizione’ dal dominio della borghesia al dominio del proletariato. Io ‘sostengo’ invece, con una chiarezza che esclude qualsiasi possibilità di malinteso, la necessità dello Stato in questo periodo, però, d’accordo con Marx e con l’esperienza della Comune di Parigi, non di uno Stato parlamentare borghese ordinario, ma di uno Stato ‘senza’ esercito permanente, ‘senza’ una polizia opposta al popolo, ‘senza’ una burocrazia posta al di sopra del popolo. (…)”” [V.I. Lenin, ‘Lettere sulla tattica’ (scritte tra l’8 e il 13 (21 e 26) aprile 1917; pubblicate in opuscolo nell’aprile 1917)] [(in) ‘Ottobre 1917. 100 anni, 100 militanti della rivoluzione’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2017, a cura di Gian Giacomo Cavicchioli] (pag 121-122)”,”RIRO-450″ “CAVICCHIOLI Gian Giacomo GIANNI Emilio”,”1919. L’Internazionale Comunista. 100 anni, 100 militanti del partito mondiale.”,”L’autore degli articoli della Parte I è di Gian Giacomo Cavicchioli; il testo ‘Gli uomini che diedero vita all’Internazionale Comunista’ è di Emilio Gianni; “”I prigionieri di guerra e l’Internazionale’ è di Sergey Salnikov.”,”ELCx-263″ “CAVICCHIOLI Gian Giacomo GIANNI Emilio”,”1919. L’Internazionale Comunista. 100 anni, 100 militanti del partito mondiale.”,”L’autore degli articoli della Parte I è di Gian Giacomo Cavicchioli; il testo ‘Gli uomini che diedero vita all’Internazionale Comunista’ è di Emilio Gianni; “”I prigionieri di guerra e l’Internazionale’ è di Sergey Salnikov.”,”INTT-347″ “CAVICCHIOLI Gian Giacomo GIANNI Emilio a cura”,”Pcd’I 1921. 100 anni. 100 militanti del Partito comunista d’Italia.”,”L’autore degli articoli della Parte I è Gian GIacomo Cavicchioli, il testo “”Gli uomini che diedero vita al Partito comunista d’Italia’ è di Emilio Gianni. Le biografie dei 100 militanti sono state redatte in collaborazione dell’ABMO (Archivio Biografico del Movimento Operaio) di Genova”,”MITC-145″ “CAVICCHIOLI Gian Giacomo GIANNI Emilio a cura”,”Pcd’I 1921. 100 anni. 100 militanti del Partito comunista d’Italia.”,”L’autore degli articoli della Parte I è Gian GIacomo Cavicchioli, il testo “”Gli uomini che diedero vita al Partito comunista d’Italia’ è di Emilio Gianni. Le biografie dei 100 militanti sono state redatte in collaborazione dell’ABMO (Archivio Biografico del Movimento Operaio) di Genova “”Anche la storia del giovane movimento rivoluzionario della nostra classe è lastricata di sconfitte: sia il 1848-49 sia la Comune di Parigi furono delle sconfitte, e anche il grande ciclo di lotte avviatosi nel 1917 con la Rivoluzione d’Ottobre terminò con una gravissima disfatta internazionale. Non sempre, però, la sconfitta della classe deve necessariamente coincidere con quella del suo partito. Anche il 1905 russo fu una sconfitta per il proletariato, ma non lo fu per i bolscevichi, che anzi riuscirono a trasformare una sconfitta di classe in una vittoria del partito. Nel febbraio 1909 Lenin scrive: «Le grandi battaglie della storia, i grandi problemi della rivoluzione sono stati sempre risolti perché le classi d’avanguardia hanno rinnovato più di una volta il loro assalto, riportando la vittoria dopo aver fatto tesoro dell’esperienza delle disfatte. Gli eserciti sconfitti imparano molto». Mai le rivoluzioni hanno vinto con l’assalto iniziale e sempre i partiti rivoluzionari hanno posto le premesse della vittoria facendo tesoro dell’esperienza delle sconfitte e apprendendo la «scienza della ritirata». Una scienza che non è meno importante della «scienza dell’offensiva». Commenta Arrigo Cervetto ne ‘L’involucro politico’: «Una delle condizioni principali del successo del bolscevismo, dice Lenin, è di essere sorto da una granitica base teorica». Ciò permise ai bolscevichi di apprendere dalle inevitabili disfatte subite dal movimento rivoluzionario. «Per questo – continua Cervetto – «fra tutti i partiti d’opposizione e rivoluzionari battuti, il partito dei bolscevichi si ritirò con maggior ordine, con le minori perdite per il suo “”esercito””, conservando meglio il suo nucleo, con le scissioni minori (per profondità e insanabilità), con la minore demoralizzazione e con la maggiore capacità di riprendere il lavoro nel modo più ampio, giusto ed energico». Dunque, solo una visione oggettivistica e meccanicistica può spiegare la sconfitta dell’Internazionale Comunista (IC) e, in particolare, quella della sua sezione italiana come un risultato necessario e inevitabile della disfatta subita dalla nostra classe negli anni Venti e Trenta per effetto della controrivoluzione socialdemocratica, fascista e stalinista che seguì il grande assalto proletario mondiale del 1917. Semmai, annota Cervetto in ‘Forze e forme del mutamento italiano’, una granitica base teorica e la conseguente capacità di apprendere dall’esperienza della sconfitta non possono che rafforzare il partito: «Il Partito leninista, forte della sua scienza e della sua strategia, non può subire la disfatta che investe la classe operaia quando ne ha compreso tutte la cause; anzi, più assimila questa esperienza e più è destinato a rafforzarsi e a svilupparsi in tutti i sensi»”” (pag 9-10, introduzione) [‘Pcd’I 1921. 100 anni. 100 militanti del Partito comunista d’Italia’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1920, a cura di Gian Giacomo Cavicchioli e Emilio Gianni]”,”ELCx-295″ “CAVICCHIOLI Silvia CERATO Sabina MONTALDO Silvano”,”Fare l’Italia. I dieci anni che prepararono l’unificazione.”,”Silvia Cavicchioli è assegnista di ricerca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha pubblicato ‘L’eredità Cadorna. Una storia di famiglia dal XVIII al XX secolo’, Carocci, 2001 Sabina Cerato è borsista e autrice di saggi. Collabora con il Museo Nazionale del Risorgimento italiano a Torino. Silvano Montaldo è ricercatore presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha pubblicato: ‘Medici e società’ (1998), ‘Patria e affari’ (1998).”,”ITAB-004-FMB” “CAVIGLIA Enrico”,”Le tre battaglie del Piave.”,”CAVIGLIA Enrico Bibliografia dell’autore: – La battaglia della Bainsizza’ (pag 272) – ‘La dodicesima battaglia (Caporetto)’ (pag XVI 310) La preparazione. “”I comandanti di corpo d’armata e di divisione sono i preparatori e gli esecutori dell’offensiva. Se saranno allenati all’attacco, studieranno minutamente le linee nemiche; ne fisseranno le posizioni di tutte le armi e di tutte le difese; predisporranno i mezzi per paralizzarle o schiacciarle. Se l’armata avrà tendenze offensive, sarà sempre moralmente e tecnicamente preparata all’eventualità di passare all’attacco. Invece un’armata con tendenze difensive ha bisogno di tempo e di sprone per prepararsi all’offensiva, e difficilmente riuscirà ad ottenere il successo. I suoi corpi d’armata e le sue divisioni svolgeranno un eventuale attacco burocraticamente, applicando il metodo, senza nulla aggiungervi di proprio. Dove esiste un tratto di fronte sul quale non è mai stato lanciato un attacco, vi è maggior probabilità di successo che nei tratti già provati dall’offensiva. In questi ultimi l’attenzione del nemico è più sveglia e più attiva, la preparazione difensiva più perfezionata; la sorpresa vi fallisce. Nel primo la riuscita dell’attacco, quando non mancano i mezzi, dipende quasi completamente dagli esecutori – comandanti di corpo d’armata e di divisione -. Ad essi spetta lo studio analitico delle posizioni per conoscere le abitudini delle truppe avversarie, le postazioni delle mitragliatrici, dei cannoncini da trincea, delle batterie e di tutte le altre parti delle difese nemiche, comprese le sedi dei comandi di prima linea, dei centralini, ecc. Tutte queste particolarità debbono essere stabilite su carte panoramiche. Poi bisogna predisporre analiticamente i mezzi per batterle, distruggerle o paralizzarle”” (pag 123-124)”,”QMIP-124″ “CAVIGLIA Enrico”,”Le tre battaglie del Piave.”,”””Dove esiste un tratto di fronte sul quale non è mai stato lanciato un attacco, vi è maggior probabilità di successo che nei tratti già provati dall’offensiva. In questi ultimi l’attenzione del nemico è più sveglia e più attiva, la preparazione difensiva più perfezionata; la sorpresa vi fallisce. Nel primo la riuscita dell’attacco, quando non mancano i mezzi, dipende quasi completamente dagli esecutori – comandanti di corpo d’armata e di diviosne -. Ad essi spetta lo studio analitico delle posizioni per conoscere le abitudini delle truppe avversarie, le postazioni delle mitragliatrici, dei cannoncini da trincea, delle batterie e di tutte le altre parti delle difese nemiche, comprese le sedi dei comandi di prima linea, dei centralini ecc. (…)”” (pag 124)”,”QMIP-012-FV” “CAVOUR Camillo, a cura di Alfonso BOGGE”,”Diari (1833-1856). I.”,”Testo in francese, note in italiano”,”ITAB-350″ “CAVOUR Camillo, a cura di Alfonso BOGGE”,”Diari (1833-1856). II.”,”Testo in francese, note in italiano”,”ITAB-351″ “CAZENEUVE Jean”,”I poteri della televisione.”,”CAZENEUVE Jean è stato professore di sociologia alla Sorbona “”””E’ incontestabile che la propaganda politica nella sua forma moderna è stata inaugurata dal bolscevismo e in particolare da Lenin e da Trotsky”” (1)””. (pag 123) (1) J.M.Domenach, La propagande politique, PUF. 1959 (pag 29) “”Questo prodigioso tentativo (di Goebbels, il promotore del programma di persuasione, ndr) di fabbricazione dell’ opinione pubblica ha ispirato a Ciacotin un libro celebre: Le viol des foules par la propagande politique. (2)””. (2), Ediz Gallimard, 1939 Un nuovo tipo di uomo politico. (pag 195)”,”EDIx-067″ “CAZZANIGA Gian Mario saggio introduttivo con i confronti antologici da E. WILLIAMS P. FARB T.R. DEW A.C. CAMERON S. PERLMAN W.J. BRYAN H.E. EVANS M. HILLQUIT S. GOMPERS P. RENSHAW F.W. TAYLOR H. FORD TRADE UNION UNITY LEAGUE A.M. SCHLESINGER STEEL-LABOR UNITED MINE WORKERS JOURNAL LANDRUM-GRIFFIN-ACT MALCOLM X C. OGLESBY”,”La Questione sociale negli USA.”,”Un saggio introduttivo con i confronti antologici da E. WILLIAMS, P. FARB, T.R. DEW, A.C. CAMERON, S. PERLMAN, W.J. BRYAN, H.E. EVANS, M. HILLQUIT, S. GOMPERS, P. RENSHAW, F.W. TAYLOR, H. FORD, TRADE UNION UNITY LEAGUE, A.M. SCHLESINGER, STEEL-LABOR, UNITED MINE WORKERS JOURNAL, LANDRUM-GRIFFIN-ACT, MALCOLM X, C. OGLESBY”,”MUSx-054″ “CAZZANIGA Gian Mario LOSURDO Domenico SICHIROLLO Livio a cura; saggi di Domenico LOSURDO Nicola BADALONI Jacques D’HONDT Gian Mario CAZZANIGA Nicola DE-DOMENICO Jacques TEXIER Luciano AMODIO André TOSEL Livio SICHIROLLO Emilio AGAZZI Hens Heinz HOLZ Volkbert M. ROTH Alessandro MAZZONE András GEDÖ Eric WEIL”,”Marx e i suoi critici.”,”Saggi di Domenico LOSURDO Nicola BADALONI Jacques D’HONDT (in francese) Gian Mario CAZZANIGA Nicola DE-DOMENICO Jacques TEXIER Luciano AMODIO André TOSEL (in francese) Livio SICHIROLLO Emilio AGAZZI Hens Heinz HOLZ Volkbert M. ROTH Alessandro MAZZONE András GEDÖ Eric WEIL La metafora dello spettro (il comunismo) (pag 75-77) Marx Hegel Lenin e la dialettica (pag 51-52) (metodo) “”Mais le défaillances de la traduction de Joseph Roy ne tiennent pas seulement à une certaine négligence, à un certain manque de rigueur, à une incompréhension et à des partis-pris injustifiés du traducteur. Il est impossible de vraiment assimiler de façon profonde la pensée de Marx si l’on en ignore les sources. Parmi ces sources, certaines se révèlent relativement accessibles, et à Joseph Roy aussi; par exemple, l’économie politique classique, la tradition socialiste française, et d’autres. Mais il y a une source à mon avis plus importante, qui fournit des éléments plus fondamentaux, qui propose en fait une manière originale de penser, avec des procédés de recherche et de découverte, des procédures de raisonnement, un vocabulaire tout à fait nouveaux et importants, c’est la philosophie de Hegel. Ceux qui connaissent bien celle-ci savent combien Marx lui est immensément redevable, bien qu’il n’ait pas exposé cette philosophie de Hegel pour elle-même. Or, non seulement beaucoup de lecteurs et de traducteurs ignorent tout de cette philosophie hégélienne, mais même, généralement, et c’était aussi le cas de Joseph Roy, ils sont spontanément et directement inspirés par une philosophie, implicite ou explicite, toute contraire – et en ce qui concerne Roy, c’est le positivisme. Cette relation profonde entre Marx et Hegel, qui fait l’objet de mes études personnelles les plus constantes, il serait trop long de la présenter ici, et d’ailleurs, j’ai déja eu l’occasion de le faire, il y a quelques années. Mais une anecdote me permettra de la signifier dans toute son ampleur, et d’en faire éclater ce que je pourrais appeler le problématique théorique dans son caractère étonnament dramatique. Entre 1914-1916 Lénine, ayant mis le nez dans les ‘Oeuvres’ de Hegel, se rend compte, en cette période de préparation directe de la révolution de 1917, qu’il n’y a pas de tâche plus urgente pour lui que de lire, et même d’étudier Hegel. Et c’est alors qu’il écrit cet aphorisme: “”On ne peut parfaitement comprendre le ‘Capital’ de Marx et en particulier son premier chapitre sans avoir étudié à fond et compris ‘toute’ la Logique de Hegel. Donc pas un marxiste n’a compris Marx un demi-siècle après lui!”” (6). Cet aphorisme de Lénine se trouve cité parfois par les disciples de Lénine, mais très rarement, car il ne peut que leur rappeler désagréablement leur propre indifférence fautive à l’égard de Hegel et de l’hégélianisme. Mais même ceux qui consentent à le rappeler parfois, négligent l’un de ses enseignements les plus pathétiques: en réalité, cet aphorisme, même s’il présente l’exagération d’une boutade, représente un aveu de Lénine lui-même, concernant sa propre formation actuelle. Cet aphorisme signale en effet, avec une franchise rarement présent aussi ouvertement chez un théoricien, que Lénin reconnaît que jusq’alors, donc jusqu’en 1916, il n’a pas compris Marx à fond. Car c’est seulement en cette année1916 que Lénine s’est mis, et avec quelle ardeur, et avec quel sérieux, à lire, ou mieux à l’étudier Hegel, sur lequel il a fait des remarques tout-à-fait judicieuses et pertinentes. Huit ans avant sa mort! Encore lisait-il, lui, Hegel et Marx en allemand! En fait, l’ignorance de Hegel, entraîne de graves erreurs et de graves contre-sens, chez les lecteurs, qu’ils soient favorables ou défavorables, non seulement concernant la dialectique marxienne mais aussi le matérialisme marxien. Ce matérialisme n’est pas ce qu’un vain peuple pense, et les Français devraient se rendre mieux compte du fait qu’il diffère profondément du matérialisme des philosophes français du XVIIIe siècle. Mais Hegel, qui constitue si je puis dire l’une des clefs de Marx, est lui-même très difficile à comprendre et à traduire”” [Jacques D’Hondt, “”En relisant Marx…””] [(in) ‘Marx e i suoi critici’, Urbino, 1987, a curad i Gian Mario Cazzaniga Domenico Losurdo e Livio Sichirollo] [(6) V.I. Lénin, Cahiers philosophiques’, Paris, 1955, p. 149] (pag 51-52) Il modo marxista di pensare è dialettico. “”La manière marxienne de penser est dialectique. Cela ne manque pas de susciter des effets sur la manière spécifique de lire Marx. D’une manière qui peut paraître paradoxale, mais qui en fait est simplement dialectique, la contestation althussérienne aura aidé à en prendre mieux conscience, et c’est l’un de ses mérites, parmi d’autres qui sont grands. Ce qui est difficile, dans la manière dialectique de penser, c’est de tenir à la fois tous les moments du processus dialectique, de conquérir l’universel sans perdre pour autant le particulier, et inversement, de gagner l’unité et l’identité sans faire l’économie de la différence et de la dispersion. C’est-à-dire: penser et être ‘tout’, à la fois, sans se résigner à laisser rien d’extérieur et d’étranger. Cette difficulté (les adversaires préfèrent dénoncer ici une impossibilité), et cette richesse, s’expriment bien, et plus clairement peut-être que par un long discours conceptuel, dans quelques images et dans quelques constats. La difficulté de conserver la diversité dans l’unité, de ne rien perdre de cette richesse par le fait même de la comprendre, elle se manifeste dans une formule de Hegel, que j’isole, d’ailleurs peut-être abusivement, de son contexte, en l’occurence religieux: “”Je ne suis pas seulement l”un’ de ceux qui sont engagés dans le combat, mais je sui les deux combattants et je suis le combat lui-même”” (7). Il faut être à la fois synoptiquement le combat total, et réflexivement ou dogmatiquement, l’un des combattants. Or ceux qui sont durement engagés dans le combat, et même souvent cruellement, comprennent et admettent difficilement ce point de vue de l’identité synoptique. Que devaient penser les combattants vaincus, humiliés et meurtris, lorsque Marx proclamait la nécessité et l’utilité de leur défaite, et donc la nécessité et l’utilité de l’existence et du succès de leurs ennemis? Dans ‘Le 18 Brumaire de Louis-Bonaparte’, après la victoire de Napoléon III sur ses adversaires républicains et socialistes, Marx a l’audace d’écrire: «La révolution va jusqu’au fond des choses. Elle ne traverse encore que le purgatoire. Elle mène son affaire avec méthode. Jusqu’au 2 décembre 1851, elle n’avait accompli que la moitié. Elle perfectionne d’abord le pouvoir parlementaire, pour pouvoir le renverser ensuite. Ce but une fois atteint, elle perfectionne ‘le pouvoir exécutif’, le réduit à son expression la plus pure, l’isole, dirige contre lui tous les reproches pour pouvoir concentrer sur lui toutes ses forces de destruction et, quand elle aura accompli la moitié de son travail de préparation, l’Europe sautera de sa place et jubilera: “”bien creusé, vielle taupe!””» (8). Il faut être dialecticien pour entendre sans désarroi et sans indignation de pareilles déclarations! Il y a dans la philosophie de Marx un universalisme qui veut ne pas effacer le particulier et le singulier, ce qui aboutit, chez lui, à une sorte d’universalité du particulier et de nécessité du hasard. On comprend que, dans ces conditions, il soit très dangereux d’isoler et de privilégier arbitrairement, dans les ‘Oeuvres’ de Marx, tel ouvrage, tel chapitre, tel passage!. La lecture schématique, la lecture parcellaire, si elle est inévitable, présente bien des inconvénients. Notamment celui-ci: elle implique qu’on ne découvre certaines choses dans les textes de Marx qu’après coup, rétrospectivement, quand l’événement vient confirmer ce contre quoi Marx avait mis en garde, mais à quoi on n’avait pas prêté attention d’abord”” [Jacques D’Hondt, “”En relisant Marx…””] [(in) ‘Marx e i suoi critici’, Urbino, 1987, a cura di Gian Mario Cazzaniga Domenico Losurdo e Livio Sichirollo] [(7) ‘Werke’, éd. Glockner, tome XV, pp. 80-81; (8) ‘Le 18 Brumaire de Louis-Bonaparte’, Paris, Ed. Sociales, 1969, p. 124] (pag 52-53) Teoria degli stadi (Stufentheorie) (pag 59) [Due testi inseriti]”,”MADS-692″ “CAZZANIGA Gian Mario a cura; scritti di David UNDERDOWN Pietro ADAMO François TRICAUD Frank LESSAY Mario REALE Yves Charles ZARKA Agostio LUPOLI Mario MIEGGE Elizabeth CRAVEN Hyppolite TAINE Gian Mario CAZZANIGA”,”L’Inghilterra e l’Europa moderna: storie di donne, di uomini, di idee. Omaggio a Christopher Hill.”,”Testi in varie lingue”,”EURx-004-FMB” “CAZZOLA Franco”,”Della corruzione. Fisiologia e patologia di un sistema politico.”,”CAZZOLA insegna scienza della politica all’ Università di Catania. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina).”,”ITAP-055″ “CAZZOLA Franco a cura; saggi di Franco CAZZOLA Elio ROSSITTO Salvo SCIBILIA Marina BONACCORSI Orazio LANZA Piero SPANO'”,”Anatomia del potere DC. Enti pubblici e “”centralità democristiana””.”,”””Non stupisce naturalmente che sia la DC ad avere il maggior numero di presenze nei consigli d’amministrazione degli enti: ben 557 su 1.862, cioè il 30%; e questa cifra sarebbe stata sicuramente ancor più alta, se si fosse riusciti ad identificare un maggior numero di individui. Purtroppo, di 850 persone non è stato possibile appurare il colore politico. Con 112 presenze il Partito socialista è al secondo posto, seguito dai 91 socialdemocratici. La posizione di questi due partiti si inverte, però, se guardiamo la colonna dei posti annui (…). Una quota di presenze non del tutto trascurabile in questi 34 enti ha avuto anche il Partito comunista: 88 consiglieri d’amministrazione (solo tre in meno dei socialdemocratici), che però non hanno mantenuto a lungo le loro cariche negli organi dirigenti degli enti (…)””. (pag 109)”,”ITAP-172″ “CAZZOLA Roberto RUSCONI Gian Enrico a cura, saggi di BOTZ Gerhard PELINKA Anton BUNZL John MATTL Siegfried STUHLPFARRER Karl RATHKOLB Oliver SCHMIDT-DENGLER Wendelin”,”Il ‘Caso Austria’. Dall’Anschluss all’èra Waldheim.”,”Gerhard Botz è professore di storia moderna, contemporanea e sociale all’università di Salisburgo, dove dirige il Ludwig-Boltzmann-Institut für historische Sozialwissenschaft; Anton Pelika è professore di politologia all’università di Innsbruck; John Bunzl, sociologo, lavora all’Österreichisches Institut für Internationale Politik a Laxenburg presso Vienna; Siegfried Mattl e Karl Stuhlpfarrer insegnano storia contemporanea all’università di Vienna; Oliver Rathkolb storico e giurista lavora alla Stiftung Bruno Kreisky Archiv; Wendelin Schmidt-Dengler è professore di germanistica all’università di Vienna.”,”AUTx-001-FL” “CAZZULLO Aldo”,”La guerra dei nostri nonni. 1915-1918: storie di uomini, donne, famiglie.”,”Aldo Cazzullo (Alba, 1966) ha lavorato per 15 anni a ‘La Stampa’ e dal 2003 è inviato editorialista del ‘Corsera’. Ha pubblicato pure ‘Testamento di un anticomunista’ (con Edgardo Sogno) (2000), ‘Outlet Italia’ (2007) e ‘Possa il mio sangue servire’ (2015). Prigionieri di guerra. “”L’inverno del 1917 fu durissimo per i 600 mila prigionieri di guerra italiani. Caffé d’orzo al mattino, un minestra con qualche foglia di cavolo a pranzo, un poco di pane nero per cena (“”Ogni tre giorni si divideva la pagnotta in 32. Potete immaginare che bella razione ci è toccata. Oggi abbiamo una bella razione di pane di mezzo etto: vuol dire che una pagnotta si divide in 28″” ha scritto un soldato). Meno di mille calorie al giorno, un terzo di quelle che sarebbero servite per resistere alle notti gelide nelle baracche, in condizioni igieniche precarie che favorivano la diffusione del colera e del tifo. Morirono in centomila. Solo a Mauthausen, il campo che Hitler avrebbe trasformato in lager, tra il novembre 1917 e l’aprile 1918 spirarono cinquecento italiani di enterite. A Sigmundsherberg almeno duemila moririono di fame e di malattie legate alla denutrizione. I campi per i prigionieri di guerra, in tedesco Krieggefanlager, erano stati ribattezzati in dialetto lombardo “”Crist, che fam del lader!””. Si trovavano a Terezin in Moravia, a Pilsen in Slesia, e poi in Ungheria, in Boemia, in Bulgaria. Anche le condizioni degli ufficiali erano durissime. Lo testimonia lo stesso Gadda, prigioniero nel campo tedesco di Celle, detto “”il cimitero dei viventi””. Da ingegnere, Gadda racconta così il modo in cui venivano diviese e assegnate le razioni: “”Trangugiavo, divoratolo a morsi, l’esiguo pane: la solita fetta, un quinto, impastata di castagne d’india, dicevano, e poi di tritume di paglia, forse di segale. Questo quinto risultava da una divisione meticolosa della pagnotta: le cinque porzioni; tagliando, si misuravano per successivi confronti, cubandole al millimetro, soppesandole al grammo (…).Va detto che gli austriaci dopo Caporetto si trovarono tra le mani 300 mila prigionieri, e ne avevano già altrettanti nei campi. Il governo italiano fu l’unico a rifiutare qualsiasi aiuto di Stato ai propri uomini, e a tentaere di impedire alle famiglie di mandare pacchi di viveri e vestiti attraverso la Croce Rossa: i prigionieri erano considerati alla stregua di disertori – “”imboscati d’Oltralpe”” li chiamava D’Annunzio -, che non avevano “”ben meritato”” in combattimento; qualsiasi tentativo di alleviare le loro sofferenze era considerato un modo di incoraggiare altre rese. Oltrettutto la tattica di Cadorna – assalti frontali cui seguivano spesso contrattacchi nemici – esponeva interi reparti al rischio di essere isolati e circondati. La somma tra inadeguatezza del comando e disprezzo dei “”vinti”” fece sì che la mortalità tra i prigionieri italiani fosse la più alta di tutti gli eserciti in lotta. Le lettere che i reclusi spedivano alle loro famiglie sono impressionanti”” (pag 196-197)”,”QMIP-241″ “CAZZULLO Aldo”,”Le italiane. Il Paese salvato dalle donne.”,”Aldo Cazzullo (Alba, 1966) già inviato e editorialista del Corriere della Sera.”,”DONx-092″ “CECCARELLI Fabio”,”Sorriso e riso. Saggio di antropologia biosociale.”,”Fabio Ceccarelli, nato nel 1941, fa parte della Missione etnologica italiana nello Zaire. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il tabù dell’incesto’ e ‘L’istinto linguistico’.”,”TEOS-007-FSD” “CECCARELLO Franco DE-FRANCESCHI Francesco a cura; scritti di C. PASSARELLI F. DE-FRANCESCHI L. MURARO C. SARACENO G.M. SALA R. ROZZI A. GARAMPELLI M. FALGHERA L. MELANDRI F. CECCARELLO A. PAVONI M. TREPPO L. COMBA A. TUROLLA G. AZZAROLI E. GATTI A. PIRELLA E. FACHINELLI P. BORRELLI G. JERVIS G. CONTRI F. BASAGLIA”,”Psicologi e società. Atti del Convegno nazionale “”Psicologia, ruolo dello psicologo e istituzioni””, tenuto a Padova il 19-20 maggio 1973.”,”Scritti di C. PASSARELLI F. DE-FRANCESCHI L. MURARO C. SARACENO G.M. SALA R. ROZZI A. GARAMPELLI M. FALGHERA L. MELANDRI F. CECCARELLO A. PAVONI M. TREPPO L. COMBA A. TUROLLA G. AZZAROLI E. GATTI A. PIRELLA E. FACHINELLI P. BORRELLI G. JERVIS G. CONTRI F. BASAGLIA”,”TEOS-273″ “CECCARINI Ennio introduzione; brevi saggi di Gennaro SASSO Francesco DE-ALOYSIO Giuseppe TALAMO Ugo LA-MALFA Michele BISCIONE Guido CALOGERO Giancarlo SCODITTI Sandro BONELLA Francesco COMPAGNA Renato GRISPO Angelo SABATINI Gianpaolo GANDOLFO Licisco MAGAGNATO Raffaele SIMONE Achille MANGO, Vittorio STELLA, Renzo DE-FELICE”,”Benedetto Croce la storia la libertà.”,”Brevi saggi di Gennaro SASSO, Francesco DE-ALOYSIO, Giuseppe TALAMO, Ugo LA-MALFA, Michele BISCIONE, Guido CALOGERO, Giancarlo SCODITTI, Sandro BONELLA, Francesco COMPAGNA, Renato GRISPO, Angelo SABATINI, Gianpaolo GANDOLFO, Licisco MAGAGNATO, Raffaele SIMONE, Achille MANGO, Vittorio STELLA, Renzo DE-FELICE. Secondo GRISPO, di una concreta partecipazione ala politica attiva di CROCE non si può parlare sino all’inizio della 1° GM. Ma è indubbio che tra la fine del secolo e il conflitto avvenne in CROCE un processo di maturazione politica. Nel luglio del 1914 scese in campo elettorale partecipando alle amministrative napoletane come presidente di un ‘Fascio dell’ ordine’ costituito da liberali, moderati e cattolici contro il Blocco di socialisti e massoni.”,”CROx-021″ “CECCARINI Ennio CALCHI-NOVATI Giampaolo BENZONI Alberto CALOGERO LA MALFA Luisa, saggi di”,”La Nato nell’ era della distensione.”,”””Quali le ragioni strutturali di questa incapacità francese di attingere i livelli della grande potenza scientifico-militare moderna? Uno studioso ben informato, il Colonna, ne ha enumerate (Amerigo Colonna, L’ atomo difficile, Il Mondo, 4 maggio 1965) alcune che si sembra interessante riportare: – la Francia anzitutto, non prende un premio Nobel per le scienze dal 1935, mentre, nel frattempo gli americani ne hanno collezionati cinquanta e gli inglesi ventisette (per non parlare dei sovietici e dei tedeschi che hanno fatto pure la loro parte); ciò anche perché in Francia troppo poche persone si laureano nelle scienze esatte (330 nel 1959 contro 1700 in Germania e 2700 in Inghilterra); – la Francia non spende molto per la ricerca scientifica (certo il doppio dell’ Italia ma, proporzionalmente, non più dell’ Olanda e meno della metà dell’ Inghilterra; – il prodotto nazionale francese è limitato e gli impianti estremamente costosi…”” (pag 39)”,”RAIx-133″ “CECCATO Silvio ZONTA Bruna”,”Linguaggio, consapevolezza, pensiero.”,”””Il maggiore errore metodologico consiste forse nel pretendere di giungere ad una definizione del pensiero per via chimica o fisica, cioè attraverso l’individuazione di un organo ed allora del suo funzionamento. Questa pretesa rappresenta un assurdo, in quanto suppone di poter partire da una individuazione dell’organo prima di aver precisato in termini di minute operazioni, indicate senza negazioni e metafore irriducibili, quale sia la funzione alla quale si intende attribuirlo. L’individuazione dell’organo avviene infatti considerando che, se l’organo da solo non basta ad assicurare una certa funzione, la sua soppressione la sopprime ed una sua alterazione la altera. Questa errata strada conserva dunque qualcosa di magico, si muove fra incognite; ma forse proprio per questo eccita lo scienziato ed il filosofo della scienza, per esempio con il sogno di due “”organizzazioni”” che, una volta raggiunta la grande complessità, sarebbero già per questo in grado di risponderne (come se bastasse la rete telefonica mondiale o la rete ferroviaria continenale a “”rispecchiare”” il pensiero. Una soluzione con ammissione ma svilimento del pensiero ed impreziosimento del linguaggio si trava nel linguista che considera il pensiero “”una massa amorfa ed indistinta””, “”caotico per sua natura””. Soltanto le unità discrete delle parole lo frammenterebbero e lo forzerebbero a precisarsi (Ferdinand Saussure, ‘Cours’, pp. 155-7).”” (pag 69)”,”SCIx-470″ “CECCATO Silvio”,”Il Punto. 1. Sulle esperienze e nuove del maestro inverosimile.”,”Silvio Ceccato affronta in questi volumi l’impresa forse più ardua per un cibernetico, di applicare i risultati delle sue lunghe indagini sulla mente umana ad una didattica in particolare orientata verso il secondo ciclo della scuola elementare e di interesse per ogni essere pensante. Ceccato è vice Presidente di IPSOA.”,”GIOx-016-FV” “CECCATO Silvio”,”Il Punto. 2. Sulle esperienze e nuove del maestro inverosimile.”,”Silvio Ceccato affronta in questi volumi l’impresa forse più ardua per un cibernetico, di applicare i risultati delle sue lunghe indagini sulla mente umana ad una didattica in particolare orientata verso il secondo ciclo della scuola elementare e di interesse per ogni essere pensante. Ceccato è vice Presidente di IPSOA.”,”GIOx-017-FV” “CECCHELLA Aldo”,”Microeconomia.”,”Aldo Cecchella, Italian economist. Recipient Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana 1966.”,”ECOT-221-FL” “CECCHELLA Aldo”,”Esercizi di Microeconomia.”,”Aldo Cecchella, Italian economist. Recipient Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana 1966.”,”ECOT-222-FL” “CECCHELLA Aldo”,”Microeconomia. Supplemento.”,”Aldo Cecchella, Italian economist. Recipient Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana 1966.”,”ECOT-223-FL” “CECCHI Alberto a cura”,”Storia del PCI attraverso i congressi. Trent’anni di vita di un partito dal dopoguerra ad oggi.”,”CECCHI Alberto nato a Firenze nel 1924, pubblicista, è stato redattore dell’ Unità e di Rinascita. Già segretario della federazione fiorentina e successivamente del Comitato regionale toscano del PCI fa parte attualmente (1977) del Comitato Centrale del PCI ed è deputato al Parlamento.”,”PCIx-077″ “CECCHI Ottavio a cura; saggi di Franco DE-FELICE Gastone MANACORDA Giorgio MORI Leonardo PAGGI Giuliano PROCACCI Ernesto RAGIONIERI Enzo SANTARELLI Paolo SPRIANO Rosario VILLARI Renato ZANGHERI”,”La ricerca storica marxista in Italia.”,”pag 126 Giorgio Mori: “”Occorre avvertire di un rischio che in più di un caso non è rimasto tale e le cui implicazioni vanno assai al di là dell’area storiografica. Intendo riferirmi alla sordità spesso constatabile di fronte alle pur limpide conseguenze ricavabili da una avvertenza che, esplicitata in un’opera giovanile di Marx e di Engels, si può dire percorra tutta l’opera dei fondatori del socialismo scientifico. E che, a parte Eric Hobsbawm, quando non è stata ridotta a distratta citazione, ha finito per diventare il pretesto per divagazioni al limite del farneticante o una specie di trastullo intellettuale nelle mani di qualche aspirante economista, non sempre provveduto, dedicatosi all’esame del nesso, teoricamente carico di ambiguità, fra sviluppo e sottosviluppo. Scrivevano dunque i due giovanissimi prussiani nel 1845: “”…La grande industria universalizzò la concorrenza, stabilì i mezzi di comunicazione ed il mercato mondiale moderno, sottomise a sé il commercio, trasformò ogni capitale in capitale industriale e generò così la circolazione rapida e la centralizzazione dei capitali. Con la concorrenza universale essa costrinse tutti gli individui alla tensione estrema delle loro energie… Essa produsse per la prima volta la storia mondiale, in quanto fece dipendere dal mondo intero ogni nazione civilizzata, e in essa ciascun individuo, per la soddisfazione dei suoi bisogni, e in quanto annullò l’allora esistente carattere esclusivo delle singole nazioni…”””” [Giorgio Mori] [in La ricerca storica marxista in Italia, a cura di Ottavio Cecchi, 1974]”,”PCIx-327″ “CECCHI Alberto a cura”,”Storia del PCI attraverso i congressi dal dopoguerra ad oggi.”,”Alberto Cecchi nato a Firenze nel 1924, pubblicista, è stato redattore dell’ Unità e di Rinascita. Già segretario della federazione fiorentina e successivamente del Comitato regionale toscano del PCI fa parte attualmente (1977) del Comitato Centrale del PCI ed è deputato al Parlamento.”,”PCIx-034-FV” “CECCHI Alberto, a cura”,”Storia del PCI attraverso i congressi dal dopoguerra ad oggi.”,”Alberto Cecchi nato a Firenze nel 1924, pubblicista, è stato redattore dell’ Unità e di Rinascita. Già segretario della federazione fiorentina e successivamente del Comitato regionale toscano del PCI fa parte attualmente (1977) del Comitato Centrale del PCI ed è deputato al Parlamento.”,”PCIx-005-FER” “CECCHINI Ezio”,”Storia della violenza politica.”,”CECCHINI, laureato in scienze politiche, ha seguito i corsi dell’ Accademia militare di Modena ed è stato ufficiale dei bersaglieri durante la 2° Guerra mondiale. Già docente di storia politico-militare alla Cattolica, è giornalista e collaboratore di riviste militari.”,”TEMx-014″ “CECCHINI Ezio”,”Storia della guerriglia. Dall’antichità all’era nucleare.”,” Hung hsiu-chuan. “”Le sommosse nelle campagne erano sempre state endemiche in Cina per molti secoli; inoltre, le guerre contadine era sempre state combattute su di una scala molto più vasta che non in Europa. Alla più sanguinosa di queste – la ribellione T’ai Ping del 1847, guidata da uno studente-contadino cattolico, Hung Hsiu-ch’uan – parteciparono tre milioni di insorti e furono uccisi diversi milioni di civili. Hung si può definire un precursore di Marx in chiave religiosa, poiché invece di un mondo comunista, aveva come scopo la creazione del Regno Celeste o della Grande Pace, basato ideologicamente sui principi della Cristianità. Nel 1852, partendo dalla sua base d’origine nel Kwangsi, con un esercito che aveva raggiunto i 50.000 guerriglieri, si diresse a nord conquistando Hankau, Wuchang e Hanyang e, nel marzo del 1853, risalendo lo Yangtze, occupò Nanchino; nell’ottobre s’impadronì di Tsien Tsin e marciò su Pechino, ma fu fermato da una grossa forza di cavalleria imperiale. Le potenze occidentali – Gran Bretagna, Francia, Russia e Stati Uniti, che stavano espandendo il loro interessi commerciali in Cina- preoccupate dalle riforme di Hung, incominciarono a fornire armi alla dinastia Manchu, la quale fu in grado di organizzare così un poderoso esercito che, nel 1864, distrusse l’armata del Regno Celeste. Con il suicidio di Hung e l’esecuzione dei suoi principali luogotenenti, la ribellione si disintegrò”” (pag 195) “”Non si può concludere l’esame della guerriglia in Europa durante il XIX secolo senza citare brevemente due grandi rivoluzionari antesignani delle moderne lotte del proletariato contro il capitalismo e delle guerre di liberazione: Friedrich Engels e Karl Marx. Engels, che aveva partecipato alla guerra rivoluzionaria del Baden nel 1849 ed aveva così conosciuto per esperienza la guerriglia, si era convinto che essa, condotta con iniziativa ed abilità, avrebbe potuto rivelarsi molto efficace. In molti dei suoi scritti, ed in particolare nelle ‘Ausgewählte militärische Schriften’, dove vengono esaminate e sottoposte a critica tutte le principali guerre di guerriglia del secolo, emerge un quadro realistico di questo tipo di lotta come forma particolare, ed essenzialmente pratica, di azione rivoluzionaria. Con molta acutezza, anticipando tempi futuri, riconobbe l’enorme forza di una resistenza popolare, attuata con i mezzi della guerriglia, contro un esercito di invasione e di occupazione. Ma si rese conto anche che la guerriglia, come guerra popolare totale contro potenti eserciti regolari nemici, avrebbe avuto qualche prospettiva di successo soltanto se in suo appoggio fossero intervenuti altri eserciti regolari. Nel pensiero di Engels, il concetto di guerriglia si collegava all’azione armata di masse popolari rivoluzionarie che combattessero per la loro libertà, sia in senso nazionale, sia in senso sociale e mirassero insieme ad un rivolgimento politico e sociale. Anche Marx si richiamò spesso alle lotte dei guerriglieri spagnoli e prussiani contro Napoleone, ma si soffermò principalmente sulla guerriglia dei francesi contro i prussiani: “”Comunque dovesse terminare la guerra, essa ha addestrato il proletariato francese all’uso delle armi e questa è la migliore garanzia per il futuro””; ed ancora: “”La lotta della classe operaia contro la classe capitalista è entrata con la Comune di Parigi in una nuova fase: è stato conquistato con essa un nuovo punto di partenza di importanza storica mondiale””. Il fatto che nella guerra di barricxate nella città i comunardi non seppero ricorrere alla partecipazione dell’intera popolazione – compresi donne e bambini – per raggiungere il loro scopo con il peso travolgente delle masse popolari, viene considerato uno dei massimi errori decisivi dei loro capi”” [Ezio Cecchini, Storia della guerriglia. Dall’antichità all’era nucleare, 1990] ((pag 103-104), [(10) Karl Marx, Briefe an Kugelmann, Berlin, 1924, pp. 92 e 102] Hung Hsiu-ch’üan Gale Encyclopedia of Biography: Hung Hsiu-ch’üanTop Home > Library > Miscellaneous > Biographies Hung Hsiu-ch’üan (1814-1864) was a Chinese religious leader and founder of the Taiping sect. His beliefs led to the Taiping Rebellion. Hung Hsiu-ch’üan was born on Jan. 1, 1814, not far from Canton to a poor peasant family of the Hakka minority group. Because the young boy displayed some intelligence, his family pooled its resources in order to give him an education. In 1827 Hung participated in the official civil service examinations for the first time, and, although he passed the preliminary examination, he failed the district examination in Canton. Despite repeated attempts he was never successful and became one of those frustrated scholars who eked out a living as a low-paid teacher and who in times of crisis often provided the leaders and supporters of rebellious movements. Birth of a Religion In 1836, when in Canton for another unsuccessful attempt at the examinations, Hung heard a Christian missionary preach and was given some religious tracts. In the following year, after failing again, he suffered a nervous collapse. While in a coma he had visions of a fatherly old man who complained that men had forsaken him and were worshiping demons. A middle-aged man also appeared who instructed Hung in the slaying of demons. The true significance of his visions did not become apparent to Hung until 1843, when he took the trouble to read the Christian tracts he had been given 7 years earlier. Hung suddenly realized that the old man was God the Father and the middle-aged man, Jesus Christ, the Elder Brother and that Hung, as the Younger Brother, was commissioned to stamp out the worship of demons. In 1844 Hung converted the members of his family to his new religion and then, because of local Chinese animosity, went to Kwangsi to preach among the Hakka. The religious group that Hung founded was known as the God Worshipers Society and was initially a purely religious organization, but government persecution and local opposition eventually forced it to assume a political role. Taiping Rebellion In July 1850 Hung and his followers decided to resist the government forces that had been sent to wipe them out, and the Taiping Rebellion began. As avowed rebels with dynastic aspirations, the God Worshipers changed their name to the T’ai-p’ing T’ien-kuo, “”Celestial Kingdom of Peace,”” and Hung was declared T’ien-wang, or “”Celestial King.”” The Taiping forces swept northward in the spring of 1852 and by March of 1853 had taken Nanking, which became the “”Celestial Capital.”” Thousands of desperate peasants joined Hung’s theocratic state. Although his understanding of Christianity was rather limited, it did not prevent Hung from developing his own ideas, which were accepted by his followers as the word of God. Prostitution, foot-binding, and slaves were prohibited, as were opium smoking, adultery, gambling, and the use of wine and tobacco. All property belonged to the state, which in turn provided for the needs of the people. Women were allowed to hold land and serve in the army and administration, but the sexes were rigidly separated. Monogamy was the rule, and, contrary to the Chinese custom of religious tolerance, all followers had to believe in the one true God. The Manchus, whom Hung regarded as alien conquerors and the personification of evil, were slated to be eliminated, as were Confucian culture and the gentry-literati-official class. The competent leadership, tight military organization, and fanatical devotion to the cause which had made the Taiping forces almost invincible was, however, dissipated by jealousy and intrigue. In 1856, after an attempted usurpation, Hung ordered a bloodbath of his closest advisers, withdrew to his harem, and left the governing of the Taiping kingdom, which encompassed most of central China, to his incompetent relatives. Under the leadership of Tseng Kuo-fan, the imperial forces began to reverse the tide in 1860. With two new imperial armies in the field, one under Li Hung-chang in Kiangsu and the other under Tso Tsung-t’ang in Chekiang, Nanking was finally taken on July 19, 1864. Hung Hsiuch’üan, who had placed his trust in divine guidance, had committed suicide on June 1. The victors found his body wrapped in yellow satin embroidered with dragons in a sewer under his palace. Further Reading A full biography of Hung appears in Arthur W. Hummel, ed., Eminent Chinese of the Ch’ing Period, 1644-1912 (2 vols., 1943-1944). The most extensive study of the Taiping Rebellion in English is Franz H. Michael, The Taiping Rebellion, vol. 1 (1966). Vincent Yu-chung Shih, The Taiping Ideology (1967), discusses in depth the sources, interpretations, and influences of Taiping thought. Read more: http://www.answers.com/topic/hung-hsiu-ch-an#ixzz2pjJ8DC11″,”QMIx-208″ “CECCHINI Folco GABELLI Giuseppe a cura”,”Italia. Pagine del Risorgimento e dell’Unità.”,”Giuseppe Mazzini: ‘Lo sfruttamento dei fanciulli italiani a Londra’ (pag 36-39) (da Mazzini, Note autobiografiche)”,”ITAB-345″ “CECCUTI Cosimo a cura; scritti di Adolfo OMODEO Mario BERLINGUER Guido DORSO Gabriele PEPE Mario BRACCI Aldo GAROSCI Aldo CAPITINI Alessandro GALANTE GARRONE Norberto BOBBIO Francesco GABRIELI Luigi RUSSO Ernesto CODIGNOLA”,”L’ Acropoli, 1945-1946. Antologia di una rivista della “”terza forza””.”,”Scritti di Adolfo OMODEO Mario BERLINGUER Guido DORSO Gabriele PEPE Mario BRACCI Aldo GAROSCI Aldo CAPITINI Alessandro GALANTE GARRONE Norberto BOBBIO Francesco GABRIELI Luigi RUSSO Ernesto CODIGNOLA “”Da questo punto di vista, è assurdo assumere atteggiamenti marxistici. Essi sono fondamentalmente contrari all’ ethos, e alla formazione mentale del Partito d’ Azione; si cancellerebbe l’ originalità del contributo dato e la forza che al partito viene dall’ intima rinnovata forma mazziniana. E’ bene non dissimularcelo, i partiti socialistici sono meno freschi di quanto possa far credere il loro momentaneo rigoglio, portano il peso di errori commessi, l’ angustia di limiti non superabili, date le premesse.”” (pag 90, Adolfo Omodeo) “”D’ altra parte l’ aver dato al partito questo carattere di agitazione solo verbalmente rivoluzionaria, complicò i rapporti con gli Alleati, disposti ad atterrirsi di ogni irrequietezza nelle retrovie e non sempre agili nell’ intendere il linguaggio degli italiani. Però molti sintomi mostrano che l’ errore è stato notato non solo dal grosso del partito nell’ Italia liberata, ma anche dagli Italiani d’oltre le linee. La decisione di non partecipare alle responsabilità del secondo governo Bonomi, che sorgeva con auspici reazionari, può avere anche risultati buoni, pur nella parvente continuità con l’ astensionismo aventiniano. Infatti è venuta meno l’ assurda associazione delle audaci rivendicazioni programmatiche con la fiacchezza indicibile dei ministeri Bonomi””. (pag 92, Adolfo Omodeo)”,”EMEx-062″ “CECCUTI Cosimo; scritti di Fernando SCHIAVETTI Filippo TURATI Antonio GRAMSCI Guido BERGAMO Piero GOBETTI Giovanni AMENDOLA Gaetano SALVEMINI Giustino FORTUNATO Anna KULISCIOFF Giovanni CONTI Giovanni ZIBORDI Pietro NENNI Luigi SALVATORELLI Giovanni ANSALDO Carlo ROSSELLI Giacomo MATTEOTTI Antonio GRAMSCI Palmiro TOGLIATTI Giuseppe DONATI Ferruccio PARRI Paolo VALERA SCOTINO Riccardo BAUER Giovanni GIOLITTI Benedetto CROCE”,”Mussolini nel giudizio dei primi antifascisti (1921-1925).”,”Scritti di Fernando SCHIAVETTI Filippo TURATI Antonio GRAMSCI Guido BERGAMO Piero GOBETTI Giovanni AMENDOLA Gaetano SALVEMINI Giustino FORTUNATO Anna KULISCIOFF Giovanni CONTI Giovanni ZIBORDI Pietro NENNI Luigi SALVATORELLI Giovanni ANSALDO Carlo ROSSELLI Giacomo MATTEOTTI Antonio GRAMSCI Palmiro TOGLIATTI Giuseppe DONATI Ferruccio PARRI Paolo VALERA SCOTINO Riccardo BAUER Giovanni GIOLITTI Benedetto CROCE “”””Un’altra questione si presenta. E’ possibile, oggi, nel periodo della rivoluzione mondiale, che esistano “”capi””, fuori della classe operaia, che esistano capi non-marxisti, i quali non siano legati strettamente alla classe che incarna lo sviluppo progressivo di tutto il genere umano? Abbiamo in Italia il regime fascista, abbiamo a capo Benito Mussolini, abbiamo una ideologia ufficiale in cui il “”capo”” è divinizzato, è dichiarato infallibile, è preconizzato organizzatore e ispiratore di un rinato Sacro Romano Impero. Vediamo stampato nei giornali, ogni giorno, diecine e centinaia di telegrammi di omaggio delle vaste tribù al “”capo””. Vediamo le fotografie: la maschera più indurita di un viso che abbiamo già visto nei comizi socialisti. Conosciamo quel viso: conosciamo quel roteare degli occhi nelle orbite che nel passato dovevano, con la loro ferocia meccanica, far venire i vermi alla borghesia e oggi al proletariato””.”” (pag 137, Antonio Gramsci, “”Capo””, 1924) pag 25-26″,”ITAF-226″ “CECHOV Anton”,”Tutte le novelle. Teste in fermento. – Tutte le novelle. Il fiammifero svedese.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno L’esame d’avanzamento. “”-Il dettato è soddisfacente, – disse l’ ispettore. – Oso recare a conoscenza di vossignoria illustrissima, – disse rinfrancato Fèndrikov, sbirciando di traverso il suo nemico Galkin, – oso riferire che la geometria l’ho studiata sul libro del Davidov, in parte poi l’ ho appresa dal nipote Varsonofi, giunto in vacanza estiva dal seminario Troitse-Serghìevski, alias Vifanski. Anche planimetria ho studiato, e stereometria… proprio tutto. – La stereometria dal programma non è prevista. – Non è prevista? E io ci son stato un mese sopra… Che peccato! – sospirò Fèndrikov. – Ma lasciamo per ora la geometria. Volgiamoci alla scienza che a voi, come impiegato dell’ amministrazione postale, probabilmente piacerà. La geografia è la scienza dei portalettere. Tutti gl’ insegnanti sorrisero rispettosamente. Fèndrikov non era d’accordo che la geografia fosse la scienza dei portalettere (ciò non stava scritto in nessun posto: né nelle norme postali, né nelle ordinanze di circolo), ma per deferenza disse: “”Proprio così””. Egli tossì nervosamente, e con terrore stette ad aspettar le domande. Il suo nemico Galkin si arrovesciò sulla spalliera della sedia, e, senza guardarlo, domandò strasciconi: – E… ditemi, che governo c’è in Turchia?””. (pag 127-128)”,”VARx-222″ “CECHOV Anton”,”Tutte le novelle. Lo studente – Tutte le novelle. I contadini.”,”””Seduto più tardi dalla sorella e leggendo un romanzo storico, egli rammentò tutto ciò e si sentì offeso che al suo magnifico, puro e generoso sentimento si fosse risposto in modo così misero; non lo amavano, ma la sua proposta era stata accolta, probabilmente solo perché era ricco, cioè si era data la preferenza in lui a ciò ch’egli stesso apprezzava in sé meno di tutto. Si poteva ammettere che Jùlia , pura e credente in Dio, nemmeno una volta avesse pensato al denaro, ella però non l’amava, ed evidentemente aveva un suo calcolo, anche se, forse, non del tutto cosciente, ma pur sempre un calcolo. La casa del dottore gli era odiosa per il suo arredamento borghese, il dottore stesso gli si presentava come un meschino e grasso avaro, qualcosa come il Gaspare dell’ operetta ‘Le campane di Corneville’, lo stesso nome Jùlia aveva per lui ormai un suono volgare. S’immaginava com’egli e la sua Jùlia sarebbero andati all’altare, in fondo, assolutamente sconosciuti l’uno all’ altro, senza un briciolo di sentimento da parte di lei, come se una mediatrice avesse combinato il loro matrimonio, e gli rimaneva adesso un’unica consolazione, ugualmente dozzinale come quel matrimonio stesso, la consolazione ch’egli non era il primo né sarebbe stato l’ ultimo, che così si ammogliavano e si maritavano migliaia di persone e che Jùlia col tempo, quando l’avesse conosciuto più da vicino, forse l’avrebbe amato””. (pag 111-112)”,”VARx-224″ “CECHOV Anton”,”Tutte le novelle. Uno scherzetto – Tutte le novelle. Il giudice istruttore.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno Il dono dell’arte. “”(…) Il pittore vuota un bicchierino, e la cupa nube che ha sull’anima a poco a poco si schiarisce, ed egli prova una sensazione come se ne suo ventre tutte le viscere sorridessero. Comincia a fantasticare… L’ immaginazione gli dipinge come sta diventando una celebrità. Le sue future opere non se le può figurare, ma vede chiaramente come i giornali parlano di lui, come nei negozi si vendono le sue fotografie e con quale invidia lo seguono gli sguardi degli amici. Si sforza d’immaginarsi in un ricco salotto, circondato da graziose ammiratrici, ma l’ immaginazione gli disegna qualcosa di annebbiato, di confuso, poiché nemmeno una volta in vita sua ha veduto un salotto; (…). Gli uomini che non conoscono la vita se la raffigurano di solito dai libri, ma Jegòr Savvic’ non conosceva nemmeno i libri; si proponeva di leggere un poco Gogol, ma fin dalla seconda pagina si era addormentato…””. (pag 177-178)”,”VARx-227″ “CECHOV Antòn”,”Tutte le novelle. I contadini.”,”””Ma la definitiva, la classica e più celebre pittura cechoviana dei contadini noi la troveremo nel racconto che ad essi s’intitola e a proposito del quale taluno ha voluto ricordare Balzac e Rembrandt. In verità , si tratta di una pittura realisticamente corposa, colorita e gagliarda: nulla qui di retorico e convenzionale, nulla di falso e dolciastro, e neppur di arbitrario e tendenzioso, nulla insomma di tutto ciò che in precedenza aveva spesso, nella letteratura russa sui contadini, forzato e sciupato la nuda verità artistica, tirandola verso il mulino di tesi sociali o politiche o religiose, idealizzando i contadini stessi facendoli portatori di simboli di idee storiche o metafisiche più grandi di loro. Il Cechov lasciò così un perfetto modello di più alla successiva generazione di scrittori russi, nella quale, come è noto, non gli mancarono epigoni di valore, quali Kuprin e Bunin.”” (pag 13) (introduzione)”,”VARx-457″ “CECHOV Antòn”,”Racconti e teatro.”,”””(…) cresce la sua fama di scrittore, ma egli la considera scetticamente, con coscienza pudica. «Non inganno forse il lettore – si chiede – dal momento che non so dare una risposta alle domande più importanti?»”” (pag XIX); “”Ma se si vuol citare e lodare qualcosa, debbo ricordare anzitutto ‘Una storia noiosa’, l’opera narrativa di Cechov che mi è più cara, un’opera decisamente straordinaria e affascinante che per tranquilla e malinconica singolarità non ha riscontro in tutta la letteratura; e già comincia con lo stupire che questa storia, annunciatasi «noiosa» e invece appassionante, il giovane non ancora trentenne la ponga con profondissima sensibilità in bocca ad un vecchio – uno studioso di fama mondiale, generale per il suo rango, eccellenza, che nelle sue divagazioni allude sovente a se stesso dicendo: «La mia eccellenza». Per quanto molto in alto nella gerarchia ufficiale, egli si trova su di un piano spirituale, autocritico e critico, per cui ritiene assurde la fama e la devozione che gli vengono tributate ed è nel profondo dell’anima di un uomo disperato, perfettamente conscio che alla sua vita, ad onta di tutti i meriti, è mancato un centro spirituale, una «idea generale», che – insomma – la sua è stata la vuota vita di un disperato. «Ogni sentimento – scrive – ogni pensiero vive in me separatamente, e in tutti i miei giudizi sulla scienza, sul teatro, sulla letteratura… la più sottile analisi non saprebbe trovare ciò che si chiama un’idea generale, ossia il dio dell’uomo vivente. ‘Ma se non c’è questo, vuol dire che non c’è nulla…’. Non c’è perciò nulla di sorprendente nel fatto che io abbia oscurato gli ultimi mesi della mia vita con sentimenti e pensieri degni di un’anima servile o barbarica, che io mi senta adesso indifferente a tutto e non scorga la luce di un’aurora. Quando in un individuo manca quello che è più alto e più forte d’ogni esterna influenza, basta in verità un forte raffreddore a fargli perdere l’equilibrio… E tutto il suo pessimismo e il suo ottimismo, insieme ai suoi grandi o piccoli pensieri, non hanno allora altro significato che quello d’un sintomo e niente più. Io sono un vinto. Se è così, è inutile continuare a pensare, è inutile discorrere oltre. Me ne starò qui ad aspettare in silenzio quello che sarà». «’And my ending is despair’»; queste ultime parole di Prospero tornano in mente quando si ascoltano le confessioni del vecchio, famoso Nikolaj Stépanic, che dice: «Ma io non amo neppure la popolarità del mio nome. Mi sembra quasi che mi abbia tradito». Antòn Cechov non era vecchio, ma giovane, quando mise in bocca al suo personaggio queste parole e quelle che abbiamo prima citato, non doveva però vivere a lungo, ed è forse ciò che egli rese possibile intendere in anticipo lo stato d’animo della vecchiaia con una sensibilità incredibile, quasi diabolica. Egli ha conferito all’immagine del vecchio studioso morente molti tratti personali, e soprattutto questo: «Io non amo neppure la popolarità del mio nome». Perché anche Cechov non amava la sua fama crescente, che gli ispirava «per qualche motivo un senso di angoscia». Non ingannava forse i suoi lettori, mentre li abbagliava con il suo talento, «ma non sapeva rispondere alle domande più importanti»? Perché scriveva? Qual’era il suo scopo, la sua fede, «il dio dell’uomo vivente?». Dove «l’idea generale» del suo vivere e scrivere, «senza la quale nulla assolutamente esiste»? «Una vita cosciente senza una precisa visione del mondo – scrisse ad un amico – non è vita, ma oppressione e angoscia». Al celebre studioso la sua pupilla Katja, un’attrice fallita, l’unico essere cui il suo cuore sia ancora attaccato, per il quale egli nutre una segreta passione senile, chiede disperata: «Che debbo fare? Ditemi, presto, in nome di Dio, che debbo fare?». Ed egli è costretto a rispondere: «Non posso dirti nulla, Katja… in coscienza, Katja, non lo so». Allora essa lo lascia. La domanda del «Che fare?» è sempre presente, in modo volutamente confuso, nelle opere di Cechov; ed è quasi resa ridicola attraverso il modo singolare e l’atteggiamento straordinariamente ricercato che i suoi personaggi assumono verso di essa, verso il problema della loro vita”” (pag XXIII-XXIV) (dall’introduzione di Thomas Mann)”,”VARx-083-FV” “CECHOV Anton, a cura di Fausto MALCOVATI”,”Sulla letteratura. Lettere ad Aleksej S. Suvorin.”,”””Non molto tempo fa ho composto un racconto umoristico di otto pagine (‘Dusecka’), e adesso mi scrivono che L..N. Tolstoj lo legge ad alta voce, e lo fa straordinariamente bene. Conoscete il letterato Gorkij? E’ un talento indubbio. Se non l’avete letto, chiedete le sue raccolte e leggete per una prima conoscenza due racconti: ‘Nella steppa’ e ‘Sulle zattere’. Il racconto ‘Nella steppa’ è fatto in modo esemplare: è una cannonata, come dice Stasov”” (lettera del 27 gennaio 1899, Jalta)”,”RUSx-190″ “CECHOV Anton Pavlovic”,”Tutto il teatro. Il gabbiano – Zio Vània – Una domanda di matrimonio – L’orso – Le tre sorelle – L’anniversario – Il fumo fa male – Il canto del cigno – Tragico contro voglia – Platonov – Liescii – Sulla strada maestra – Le nozze – Il giardino dei ciliegi – Ivànov.”,”””I giovani di oggi, leggendolo, come «considerano» Cechov? Commettono il nostro errore di un tempo? E leggendo i lavori teatrali di Anton Pavlovic si dilettano della malinconia dei suoi personaggi? Cechov, proprio come Molière, è, sia nelle commedie lunghe che nelle brevi, un «farceur». I personaggi sono, per lo meno, buffi e nelle ore più dolorose del loro piccolo destino, qualsiasi cosa capiti, qualsiasi cosa dicano, ed anche quando attentano alla loro vita, appartengono al mondo dell’ironia. Cechov non è il Labiche della disperazione. Lo so, c’è Treplev, c’è Nina… o Ivànov e molti altri. Ma il genio tipico di Cechov, la sua propria natura, lo spirito satirico che sempre fu, almeno a teatro, ha fatto entrare nel regno della Commedia la morte e il suicidio, senza che l’una e l’altro sembrino fuori luogo. Medico di professione e malato, conosce troppo bene la realtà fisiologica per prendere sul serio il romanticismo o il decadimento dei suoi personaggi. La morte, in questo teatro, fa parte del magazzino degli attrezzi comici e la derisione è qui uno strumento della farsa. Insomma, io non vedo nessuna tristezza in queste sconfitte, in queste delusioni, in questa estrema vecchiaia. La morte di un giovane è anch’essa un fatto semplice. Siamo lontani da Chatterton. Con questi personaggi di ‘ogni giorno’, Cechov, sorridendo, esorcizza i romanticismi del fallimento e della morte. Perciò, amico lettore, dobbiamo leggere, dobbiamo recitare le opere di Cechov come delle commedie. Sono buffe. Sono ironiche. Sono vive. «La storia non fa nulla a metà; attraversa molte fasi quando vuol condurre alla tomba una vecchia forma sociale. L’ultima fase di una forma storica, è la sua commedia. Gli dei della Grecia, tragicamente colpiti a morte una prima volta nel ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo, dovettero subire una seconda morte comica nei ‘Dialoghi’ di Luciano. Perché questo cammino della storia? Perché l’umanità si separi ‘serenamente’ dal suo passato». La storia comparata delle arti e della società conferma questo pensiero di Marx? Sembra di sì. E questa frase di Marx è assai seducente. Il meglio, il più vero, il più autentico di ciò che giunge fino ai nostri giorni è la vena critica, la farsa, l’ironia, la satira (Marivaux, Regnard, Lesage, Beaumarchais, Musset, Mérimée, Giraudoux). La letteratura drammatica inglese conferma l’opinione del filosofo tedesco. E similmente, le nostre satire e le nostre farse del Medioevo impediscono la sopravvivenza dei misteri. Non mi faccio nessuna illusione circa le parole che mi permetto di aggiungere al giudizio di Marx, ma vedo concludersi il V secolo, quello di Eschilo e di Sofocle, con l’opera critica, con l’opera di risanamento, con l’opera di mordace ironia, senza rispetto per gli dei e le leggi del tempo, con l’opera politica e comica di Aristofane. E Brecht, in Germania, dopo Goethe l’eroe, Schiller l’eroe, Kleist l’eroe. All’alba del XX secolo, tredici anni prima di quella Rivoluzione d’ottobre che doveva sconvolgere il mondo, o per lo meno la Russia, muore colui che, sui palcoscenici, ha fatto, quasi scherzando, il quadro crudele di quella società moribonda, di quegli animi infelici, di quei corpi inutili”” (pag 5-6) [presentazione di Jean Vilar in Anton P. Cechov, ‘Tutto il teatro. Il gabbiano – Zio Vània – Una domanda di matrimonio – L’orso – Le tre sorelle – L’anniversario – Il fumo fa male – Il canto del cigno – Tragico contro voglia – Platonov – Liescii – Sulla strada maestra – Le nozze – Il giardino dei ciliegi – Ivànov’, Gherardo Casini, Roma, 1966]”,”VARx-011-FGB” “CECI Giovanni Mario”,”Renzo De Felice storico della politica.”,”CECI Giovanni M. (1979) è dottore di ricerca in storia contemporanea presso l’Univ. degli Studi di Roma Tre. Fa parte della redazione di ‘Mondo contemporaneo’.”,”STOx-141″ “CECIL Algernon”,”Metternich, 1775-1859.”,”””Quella cosa rara, un libro ben concepito e bene svolto”” (H.A.L. Fisher) (in apertura) Il carattere di Metternich. “”Per quanto illustri siano tutti costoro, non ve n’è uno attraverso i cui occhi uno studioso possa vedere altrettanto bene il significato e l’importanza della Restaurazione quanto con gli occhi del Metternich. Non solo l’influsso da essi esercitato sugli eventi fu più casuale ed oscuro, ma anche, per lo più, essi raggiungono la loro massima grandezza in elementi relativamente poco familari alla comune degli uomini, poiché si potrebbe quasi immaginare che essi vivano, si muovano ed abbiano l’essere loro nel gelo o nel diluvio, nell’aria o nell’oceano, o addirittura sotto il fuoco, Metternich sta coi piedi sulla terraferma; nessun uomo de suo tempo ci stette con piedi più saldi. Non in lui si troverà quella sensibilità romantica da cui nascono l’occhio sognante del poeta, la lontana visione del profeta, il cuore del patriota, la semplice fede nel proprio dovere del soldato. Egli appartiene a una compagnia di uomini più nel mondo; le sue opinioni sono pratiche, anche se, a volte, opportunistiche; il suo ben noto ‘sistema’, come egli sostiene, non è altro che senso comune; il suo fine, la pace e l’ordine, cui gli uomini semplici aspirano. Egli si fa un vanto della sua capacità di vedere le cose come sono realmente, della sua mentalità prosaica. Il suo comportamento come uomo di stato è libero da ogni fanatico zelo, e non privo di una gradevole specie di cinismo.”” (pag 99)”,”AUTx-030″ “CECOV Anton”,”Ivànov. Dramma in quattro atti.”,”Anton CECOV (nato nel 1860 nella Russia meridionale e morto nel 1904) visse, nella sua età matura quel cupo decennio dell’ 80, che vide il crollo desolante e il dolore muto dell’ Intellighenzia russa. (…). (pag 5, prefazione) (pag 6…) Il dramma qui tradotto “”è il primo lavoro di Cècov. In esso, (…) il teatrale ha una notevole prepoderanza (…) sebbene non appaia mai né ostentazione né sforzo evidente (…). Questo dramma, in cui il pessimismo dell’ autore trova la sua espressione più violenta, è forse quello che riesce di più facile esecuzione da parte degli attori e di più rapida comprensione da parte di un vasto pubblico, appunto per i suoi toni forti e decisi.”” (pag 14) “”Sciabielskij. – Uomo ristretto, rettilineo, il dottore! (lo scimmiotta). “”Largo al lavoro onesto!”” va strillando ad ogni passo come un pappagallo e pensa di essere in realtà un Catone redivivo. Chi non strilla come lui è un essere spregevole. Vedute stupefacenti per la loro profondità! Se un contadino è benestante e vive da cristiano, vol dire che è un mascalzone e uno strozzino. Io porto una giacca di velluto ed ho un cameriere che mi aiuta a vestirmi, ecco: sono un vigliacco e un despota. E’ così prbo, così scrupolosamente probo che ci si gonfia tutto, per questa sua probità. Non c’è posto degno di lui. Io ne ho perfino paura… Parola d’ onore!…Sembra quasi che, per il suo sentimento del dovere, da un momento all’ altro ti lasci andare un ceffone sul muso o ti dia del mascalzone””. (pag 64-65)”,”VARx-161″ “CECOV Anton”,”Teatro maggiore. Commedia senza titolo (Platonov) – Il gabbiano – Le zio Vania – Le tre sorelle – Il giordino dei ciliegi.”,”””Non c’è nessuna ragione di separare lo spirito dalla materia, tanto più che, forse, lo spirito stesso risulta da un aggregato di atomi materiali”” (pag 249) (Il gabbiano, atto primo)”,”VAR-110-FV” “CECOVINI Manlio”,”Ponte Perati. La Julia in Grecia.”,”””Qualcosa si muoveva. Cominciarono ad affluire in Albania nuovi reparti combattenti e ospedali da campo, mentre in patria venivano apprestate le divisioni ‘Parma, Siena’ e ‘Piemonte’. Lo schieramento che fino a quel momento era rivolto al nord, per una possibile azione contro la Jugoslavia, veniva bruscamente spostato al sud, mentre trapelavano notizie della mobilitazione generale greca, che interessava particolarmente il fronte settentrionale, senza peraltro dimenticare la frontiera bulgara, tradizionalmente ostile. In tutto, secondo dati raccolti a guerra finita, i greci alle armi dovevano assommare in quel momento a 250.000. E proprio in questo momento, inspiegabilmente, Mussolini ordinava in patria la smobilitazione di 600.000 uomini; sicché quando l’attacco alla Grecia venne ufficialmente deciso, 300.000 risultarono già congedati. Quali possono essere state le ragioni di questo incredibile gesto, da parte di chi si era proclamato capo di tutte le forze armate e quindi responsabile della condotta generale della guerra, rimane un mistero. Forse Mussolini era stato informato che anche l’industria e l’agricoltura avevano bisogno di braccia per alimentare il paese in una guerra guerreggiata; forse si trattò d’un diversivo psicologico a fini interni; forse anche egli non pensava più a un’azione d’attacco, ben sapendo che Metaxas mai avrebbe attaccato a sua volta, quando fu raggiunto dalla notizia dell’occupazione da parte di Hitler della zona petrolifera rumena di Ploesch: e si sa che perdette le staffe, perché l’alleato tedesco non lo aveva preavvisato. L’occupazione della Grecia, ritenuta da Ciano «utile e facile», dovette sembrargli in quel momento l’unica possibile rivalsa a rapido effetto. Come si pervenne alla decisione irrevocabile è una storia che meriterebbe un capitolo a parte. Badoglio, capo di Stato maggiore generale, che nel passato era sempre stato tenuto all’oscuro delle altalene politiche di Mussolini e Ciano, ricevette istruzioni di emanare il 13 ottobre l’ordine di azione per il giorno 26: ma ancora il 14 Roatta, sottocapo di Stato maggiore, e Visconti Prasca, comandante delle forze in Albania, e Iacomoni, luogotenente del Re per l’Albania, non ne sapevano nulla! Non si sapeva neppure se la Jugoslavia sarebbe rimasta neutrale o sarebbe intervenuta nel conflitto; se la Bulgaria sarebbe scesa a fianco delle forze italiane o avrebbe preferito la neutralità, liberando così contro gli italiani 100 mila dei 250 mila soldati greci disponibili! Si temeva, evidentemente, che la notizia trapelasse e la sorpresa (per Hitler, che doveva apprenderla dai giornali a cose fatte!) andasse perduta. La decisione finale porta la date del 15 ottobre e fu presa in una riunione presieduta da Mussolini, colla partecipazione di Ciano, Badoglio, Roatta, Iacomoni, Soddu e Visconti Prasca: tutti ad eccezione di Mussolini, Ciano e Visconti Prasca, imbottiti di riserve mentali, ma nessuno disposto a contraddire pubblicamente il ‘duce'””.”,”QMIS-001-FGB” “CEDERNA Camilla”,”Pinelli. Una finestra sulla strage.”,”Questo è il primo libro politico di Camilla CEDERNA che dal 1958 ha pubblicato varie opere tra cui ‘Noi siamo le signore’ , ‘La voce dei padroni’ (1962), Fellini 8 1/2 (1963), Signore e signori (1966) ecc.. Linguaggio legale. “”Mi sono andata abituando anche al gergo del tribunale; quello legale, fatto apposta per rendere oscura qualsiasi decisione, anche delle più semplici; quello dei verbali, particolarissimo, che anch’ esso non chiama mai le cose col loro nome, e quello del giudice presidente che, siccome ha letto verbali tutta la vita, detta al cancelliere le frasi dei testimoni tutte tradotte a modo suo, e con un tantino di eleganza in più, in confronto a come parlano i subalterni. “”Avevo l’ abitudine””, dice semplicemente il teste o l’ imputato, ed “”ero uso”” traduce il giudice.”” (pag 98)”,”ITAC-081″ “CEDERNA Camilla”,”Giovanni Leone. La carriera di un presidente.”,”Camilla Cederna giornalista dell’Espresso. Ha pubblicato opere sulle vicende italiane e su personaggi della società civile e della politica, la polizia, i ‘Padroni’, il regime DC.”,”ITAP-004-FB” “CEDERNA Camilla”,”Casa nostra. Viaggio nei misteri d’Italia.”,”Camilla Cederna nel 1945 fu tra i fondatori dell’ “”Europeo”” a Milano. Nel 1958 dientò redattore e inviato speciale dell’ Espresso con cui ha collaborato fino al 1980 per poi passare a Panorama. Ha pubblicato molti libri tra cui ‘Milano in guerra’ (1979).”,”ITAS-003-FER” “CEDERNA Antonio”,”La distruzione della natura in Italia.”,”Antonio Cederna lasciati gli studi di archeologia combatte la sua battaglia giornalistica dal 1951, prima su ‘Il Mondo di Pannunzio e poi dal 1967 sul ‘Corriere della Sera’. E’ autore pure di ‘I vandali in casa’.”,”ITAS-001-FMDP” “CEDRANGOLO Ugo CONSIGLIO Luigi SCOTT Walter G. D’ANGELO Domenico BOSCARELLI Lorenzo TERRANOVA Luigi CONSIGLIO Mario CARRARA Andrea FASCINA Gianpaolo SVIOKLA John GIANNETTI Luciano TELLARINI Fabrizio FERROZZI Claudio IANSITI Marco KONSYNSKY Benn ROMANOWSKI Dominique VITALI Sergio”,”Management made in Italy. Il modello italiano delle imprese di successo.”,”GEA Consulenti Associati è ritenuta tra le più prestigiose società che operano nel nostro paese nella consulenza di direzione su temi di strategia e di organizzazione aziendale.”,”ECOG-014-FL” “CELINE Louis-Ferdinand”,”Viaggio al termine della notte.”,”CELINE (pseudonimo) nacque a Courbevole dipartimento della Senna nel 1894 e morì presso Parigi nel 1961. Partito volontario per la prima guerra mondiale fu gravemente ferito e decorato. Dopo la guerra si laureò in medicina e prese a vagabondare fra l’Africa coloniale, gli Stati Uniti dove lavorò alla catena di montaggio della Ford a Detroit. Tornato in Francia esercitò come medico condotto nei quartieri poveri della periferia di Parigi. Durante l’occupazione nazista scelse la parte degli invasori unendosi nell’ultima parte del conflitto ai tedeschi in ritirata. Per il suo collaborazionismo e per alcuni suoi scritti violentemente antisemiti venne arrestato nel dopoguerra e condannato in contumacia dato che era fuggito in Danimarca esiliato dal 1945 al 1951. Amnistiato poté tornare in Frnacia. Il suo romanzo d’esordio (1932) è Viaggio al termine della notte, e il suo capolavoro. Ma pubblicò altri romanzi”,”VARx-316″ “CELLA Gian Primo a cura”,”Il movimento degli scioperi nel XX secolo. Una ricerca condotta da Guido Baglioni, Lorenzo Bordogna Cella Pietro Kemeny, Giancarlo Provasi, Guido Romagnoli, Gian Enrico Rusconi.”,”Gian Primo CELLA insegna sociologia economica nella facoltà di Magistero all’Univ di Cagliari. Tra le sue pubblicazioni: ‘Divisione del lavoro e iniziativa operaia’ (DE DONATO, 1976), ‘Uguaglianza e rivendicazione’ (ED LAVORO, 1978)”,”MITT-003″ “CELLA Gian Primo”,”Il sindacato.”,”CELLA (Milano, 1942) ha insegnato nelle università di Trento, Cagliari, Trieste, Brescia e Milano, dove attualmente è ordinario di sociologia economica presso la facoltà di scienze politiche.”,”SIND-016″ “CELLA Gian Primo MANGHI Bruno PIVA Paola”,”Un sindacato italiano negli anni sessanta. La Fim-Cisl dall’ associazione alla classe.”,”CELLA Gian Primo (Milano 1942) ha pubblicato sudi di sociologia industriale e di sotria del movimento operaio su ‘Studi di sociologia’, ‘Dibattito sindacale’ ‘Quaderni di rassegna sindacale’. E’ autore con MANGHI Bruno di ‘La concezione sindacale della Cgil’ (Roma, 1969). Insegna sociologia del lavoro a Trento. MANGHI (Torino 1941) asisstente di sociologia alla Cattolica fino al 1969 lavora a tempo pieno per la Fim-Cisl di Milano. E’ autore con G. BAGLIONI, di ‘Il problema del lavoro operaio’. PIVA Paola è nata a Bergamo nel 1945 e laureata in sociologia a Trento nel 1967. Lavora dal 1971 alla Fim.”,”MITT-087″ “CELLA Gian Primo”,”Divisione del lavoro e iniziativa operaia.”,”CELLA Gian Primo è nato a Milano nel 1942. Laureato a Trento in sociologia ha pubblicato studi di sociologia industriale e di storia del movimento operaio (‘La concezione sindacale della CGIL’, ‘Un sindacato italiano negli anni sessanta’). Il consenso dei dipendenti. “”Considerando tutta la forza-lavoro di una azienda a produzione di massa, possiamo vedere come la combinazione dei due elementi varia da un valore massimo per i tecnici ad alto livello datati di ampio potere discrezionale (elevato contenuto professionale della mansione, buone possibilità di carriera sia sostanziale che formale) ad un valore minimo per la forza-lavoro comune (nessun contenuto tecnico-professionale della mansione, nessuna possibilità di carriera sostanziale, minime possibilità di carriera formale).”” (pag 108) “”Sulle nuove funzioni del cottimo si veda l’ ottima analisi di M. Regini E. Reyneri, Lotte operaie e organizzazione del lavoro, Marsilio, Padova, 1971.”” (pag 109, nota)”,”MITT-215″ “CELLA Gian Primo a cura, saggi di Guido BAGLIONI Lorenzo BORDOGNA Pietro KEMENY Giancarlo PROVASI Guido ROMAGNOLI Gian Enrico RUSCONI”,”Il movimento degli scioperi nel XX secolo.”,”Guido Baglioni (1928) è ordinario di sociologia economica nella facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Parma. Lorenzo Bordogna (1950) è borsista del CNR presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Gian primo Cella (1942) è straordinario di sociologia economica nella facoltà di Magistero dell’Università di Cagliari. Pietro Kemeny (1944) è incaricato di sociologia delle relazioni industriali nella facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Giancarlo Provasi (1947) insegna sociologia economica nella sede staccata di Brescia dell’Università di Parma. Guido Romagnoli (1944) è incaricato di sociologia del lavoro nella facoltà di sociologia dell’Università di Trento. Gian Enrico Rusconi (1938) è straordinario di sociologia nella facoltà di Magistero dell’Università di Torino.”,”MOIx-004-FL” “CELLA Gian Primo”,”Il sindacato.”,”Gian Primo Cella (Milano, 1942) ha insegnato nelle università di Trento, Cagliari, Trieste, Brescia e Milano, dove attualmente è ordinario di sociologia economica presso la facoltà di scienze politiche (1999).”,”MITT-037-FL” “CELLA Giorgio”,”Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi.”,”Giorgio Cella è dottore di ricerca in Istituzioni e Politiche all’Università Cattolica di Milano, dove svolge attività di docenza nell’ambito del corso di Storia e politiche; Russia e Europa orientale. Come analista geopolitico ha all’attivo decine di articoli, saggi e pubblicazioni scientifiche di politica internazionale, ed è stato osservatore elettorale per l’OCSE nelle elezioni in Ucraina del 2019. Lenin. “”Lo sviluppo più inaspettato degli accordi siglati da Lenin con gli imperi centrali a Brest-Litovsk riguardò però l’Ucraina, che Mosca fu costretta a riconoscere come Stato autonomo e dalla quale le fu altresì ingiunto di ritirare le sue guarnigioni. L’Ucraina diveniva in questo modo indipendente dalla Russia anche dal punto di vista giuridico-istituzionale (11). Nonostante la momentanea indipendenza da Mosca, l’Ucraina era però, in pratica, diventata un protettorato di Berlino e Vienna, i cui eserciti occupavano gran parte del suo territorio in quanto prezioso avamposto strategico-logistico (12). Gli imperi centrali, come del resto previsto dal trattato di Brest-Litovsk, iniziarono perciò a sfruttare a pieno le terre ucraine per rifornire le loro armate di risorse alimentari (e di prodotti industriali). Il trattato passò quindi alla storia anche sotto il nome di ‘pace del pane’ (13). Ancora una volta, dunque, vediamo il cronico, ripetersi di questa linea profonda che ciclicamente torna nella traiettoria storico-diacronica d’Ucraina, ossia l’incontro – malevolo o benevolo che sia – di quest’ultima con il mondo germanico. Questa linea profonda è rintracciabile, in ultima istanza, in quell’impulso connaturato alla geopolitica tedesca che, come osservato in diversi periodi storici, vede la sua potenza in una sistematica proiezione verso est. Germania e Austria non avevano in realtà a cuore, come non l’avrà il Terzo Reich vent’anni più tardi, l’indipendenza e la sovranità ucraina: ciò che a loro davvero interessava era l’approvvigionamento di rifornimenti dal ‘granaio d’Europa’. Inoltre, nonostante la presenza delle truppe degli imperi centrali, gli equilibri interni del paese erano assai fragili e scoppiarono vari disordini e manifestazioni di ostilità sia contro il governo ucraino sia contro le truppe imperiali. Così, nell’aprile del 1918, poco dopo che la Rada aveva istituito la carica di presidente della Repubblica popolare ucraina, il governo fu rovesciato da un colpo di Stato appoggiato dai vertici dello stato maggiore tedesco”” (pag 197) [Giorgio Cella, ‘Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi’, Carocci editore, Roma, 2022] [(11) In questo storico frangente, molti illustri espatriati ucraini tornarono a Kiev da Mosca e da Pietroburgo per contribuire alla nascita della nuova Ucraina (…); (12) L’occupazione dell’Ucraina vedeva stanziate nella parte centro-settentrionale del paese le unità dell’esercito tedesco note come il gruppo d’armate di Kiev, mentre nella parte orientale del paese erano le truppe austroungariche che controllavano militarmente i governatorati di Carson e di Podolia. Si trattava dunque di un’occupazione a tutti gli effetti, anche se non esercitata sulla totalità del territorio ucraino; (13) La pace separata di Kiev firmata con gli imperi centrali nella storica Brest-Litovsk prevedeva infatti, oltre al riconoscimento della neo-repubblica ucraina e alla sua difesa militare da parte degli eserciti imperialregi a fronte dell’offensiva bolscevica, anche ingenti rifornimenti di derrate alimentari e la possibilità di stanziare i propri eserciti in territorio ucraino. Il trattato, che per via di questi ingenti rifornimenti alimentari passò alla storia come la ‘pace del pane’, consentirà dunque alla neorepubblica popolare ucraina di continuare a esistere, per qualche anno, anche se ciò fu ottenuto a scapito della reale sovranità dell’Ucraina, che entrò in questo modo nell’orbita degli imperi centrali] Lenin e la politica sovietica delle nazionalità. “”Prima di proseguire con gli eventi conseguenti a quest’accordo è opportuno ricordare che i problemi che avevano avuto i bolscevichi in Ucraina nel 1919 avevano spinto Lenin a cambiare strategia nell’approccio con il popolo ruteno. Egli, memore dei disastri e delle reazioni provocate dalle politiche coercitive russificatrici al tempo degli zar e al nazionalismo russo imperiale del XIX secolo, specie sotto il governo dello zar Nicola II, aveva realizzato come l’assenza di una sensibilità politica verso la questione delle nazionalità avrebbe potuto risultare fatale per l’avvenire del neonato progetto sovietico. Lenin aveva infatti ben presente come la scintilla dell’etnocentrismo avrebbe potuto portare danni incalcolabili alla causa socialista, del tutto simili a quelli che il fenomeno del nazionalismo portò alla causa imperiale zarista. Il programma prevedeva perciò l’armonizzazione delle svariate esigenze delle etnie e culture non russe rimaste nei perimetri del nuovo Stato sovietico, con quell’impostazione di tipo fortemente centralista tipica di quella che diverrà l’Unione Sovietica (32). Era quella politica che, dal 1921 in poi, prese il nome di ‘korenizacija’, etimo derivante dal termine russo ‘koren’ (“”radice””), nell’evidente senso di rivalorizzazione delle radici etnonazionali. Sarebbe stata la politica della ‘korenizacija’ che avrebbe reso possibile il veicolare dei principi marxisti in tutti i territori dell’Urss, creando repubbliche e quadri di partito su base etnica, sebbene, naturalmente, subordinati a Mosca. (…) Lo sforzo da parte del governo sovietico a guida Lenin fu ancor più arduo se si tiene conto di come, specie in Europa, la tendenza politica che si andava consolidando era quella degli Stati-nazione etnicamente unitari (leggi germanizzazione, polonizzazione, magiarizzazione ecc.). Le élite bolsceviche cercarono il dialogo con i vari movimenti nazionali sostenendone le istanze autodeterministe: la proclamazione della Dichiarazione dei diritti dei popoli della Russia fu lo strumento col quale – quantomeno in teoria – le discriminazioni su basi etniche e nazionali sarebbero state abolite (34). Così, già negli ultimi mesi del 1919 e agli inizi del 1920, l’esercito bolscevico in Ucraina venne spinto a ricorrere all’uso della lingua ucraina nei rapporti con la popolazione. Il processo di russificazione o sovietizzazione ostile alle specificità nazionali fu per il momento abbandonato. Il concetto di ‘korenizacija’ era qui declinato dai bolscevichi in ‘ucrainizacija’, “”ucrainizzazione”””” (pag 204-205) [Giorgio Cella, ‘Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi’, Carocci editore, Roma, 2022] [(32) E. Hula, The Nationalities Polich of the Soviet Union: Theory and Practice’, in ‘Social Editor’, 11, 2, 1944, pag 169; (…); (34) Su questo tema si veda ad esempio G. Codevilla, ‘Dalla rivoluzione bolscevica alla Federazione Russa. Traduzione e commento dei primi atti normativi e dei testi costituzionali’, Franco Angeli, 1996]”,”EURC-141″ “CELLARD Jacques”,”Ah! ça ira ça ira … Ces mots que nous devons à la Révolution.”,”Sull’ insurrezione. “”Ce que nous avons dit plus haut des caractères constitutifs de l’insurrection, l’a été à l’epoque par un orfèvre en la matière, Marat, en juin 1792: “”Ce n’est pas assez que les ‘insurgens’ profitent des circostances, si les mesures ne sont pas ‘concertées en commun’, et les opérations ‘conduites de concert'”” (dans ‘Les chaînes de l’esclavage’. C’est nous qui soulignons). Il faut donc considérer la journée du 20 juin 1792, prélude à celle du 10 août, comme la première insurrectio de la période révolutionnaire. Ministre de la Justice, Danton fait officiellement l’éloge du “”l”insurrection sainte’ et mille fois heureuse du 10 août””. On parle dès lors du ‘droit insurrectionnel’ de la Nation. Mais le conflit entre les vainqueurs, girondins et jacobins, va poser l’année suivante un problème de définition.”” (pag 224) L’A non considera insurrezione il colpo di forza (1795) tentato dalle sezioni realiste e sedato da Bonaparte. Come non considera l’azione di Babeuf come insurrezionale (1795) quando ha formato un “”comité insurrecteur de la conspiratio pour l’Egalité”” che dirige con Sylvain Maréchal e Buonarroti. (pag 225)”,”FRAR-348″ “CELLA-RISTAINO Paola”,”Dinamica sociale e ordine politico nel pensiero di Montlosier.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autrice a GM. Bravo. ‘François Dominique de Reynaud, Comte de Montlosier, è nato il 16 aprile 1755 a Clermont-Ferrand e morì il 9 dicembre 1838. È stato un politico e scrittore politico francese durante il Primo Impero Francese, la Restaurazione Borbonica e la Monarchia di Luglio1. Montlosier proveniva da una famiglia nobile ma povera e fu eletto come deputato supplente della nobiltà del baliato di Clermont-Ferrand agli Stati Generali nel 1789. Difese con ostinazione e talento la monarchia francese e contribuì alla redazione del giornale “”Les Actes des Apôtres””1. Dopo la dissoluzione dell’Assemblea nel 1791, fuggì in Germania e successivamente si trasferì a Londra, dove pubblicò il “”Courrier de Londres””. Durante il periodo napoleonico, Montlosier fu incaricato di scrivere una storia della monarchia francese, ma il suo lavoro fu respinto a causa delle critiche alle limitazioni feudali dell’autorità reale. Nel 1826, pubblicò il “”Mémoire à consulter sur un système religieux, politique…”” che passò rapidamente attraverso otto edizioni 1. Nel 1829, pubblicò “”De l’origine, de la nature, et des progrès de la puissance ecclésiastique en France””. Montlosier non partecipò alla rivoluzione del 1830, ma sostenne il governo di Luigi Filippo e nel 1832 entrò nella Camera dei Pari.’ (fonte copilot)”,”TEOP-017-FMB” “CELLETTI Franco”,”Il grande arsenale. Le armi nucleari tattiche in Europa: coso sono? a che servono?”,”CELLETTI, ricercatore dello IAI per i problemi di strategia e di controllo degli armamenti, è autore di articoli e di pubblicazioni tra cui ‘La lancia e lo scudo: missili e antimissili’ (1970), ‘TNP: problemi del negoziato di Ginevra’ (1968), ‘Fra l’ orso e la tigre. Dottrina, strategia e politica militare cinese’ (1972). “”Secondo Thornton Read le armi nucleari costituiscono il punto terminale di un processo iniziatosi praticamente dalla scoperta ed utilizzazione della polvere da sparo e che negli ultimi cento anni in particolare ha visto un rapido e iperbolico aumento della potenza di fuoco delle armi impiegate nei numerosi conflitti che si sono succeduti. I calcoli di Read rivelano che dalla guerra civile americana alla seconda guerra mondiale la potenza di fuoco è aumentata di almeno 100 volte – intendendo per potenza di fuoco l’ area coperta giorno per giorno dalla artiglieria che appoggia un dato numero di uomini”” (pag 36)”,”EURx-159″ “CELLUCCI Carlo”,”Teoria della dimostrazione. Normalizzazione e assegnazioni di numeri ordinali.”,”Carlo Cellucci nato nel 1940 si è laureato in filosofia all’Università di Milano e ha perfezionato i suoi studi all’Università di Oxford. Ha insegnato nelle Università del Sussex, di Siena, di Roma, e della Calabria.”,”SCIx-219-FRR” “CELONA Toti, collaborazione di CHIERICATI Cesare MADERA Nuccio F. PAMPURI Leonardi BIFFI Annamaria”,”Le grandi famiglie d’ Europa. Gli Asburgo (I).”,”””Contro la Riforma protestante, Carlo (V, ndr) fu fermo e deciso dopo che, alla Dieta di Worms del 1521, aveva ascoltato Lutero, chiamato davanti all’ imperatore per esporre le sue teorie. L’ Asburgo però, uomo di vasti orizzonti e aperto a tutte le idee, non abbandonò tanto presto il tentativo di comporre la controversia che muovevano contro la chiesa di Roma i seguaci di Lutero, e continuò a insistere perché un concilio provvedesse alle inevitabili e inderogabili riforme. Vinta la resistenza degli ambienti conservatori romani, il Concilio venne finalmente convocato in Trento nel 1545. Vi furono invitati anche i protestanti, che però non si presentarono, mantenendo una posizione di estrema intransigenza. Carlo fu costretto a prendere la spada ed era , per i suoi fini, torppo tardi: anche distruggendo a Mühlberg l’ esercito dei principi luterani (1547), non estirpò certo il protestantesimo, come si era proposto.”” (pag 13-14)”,”EURx-202″ “CELORO PARASCANDOLO Giovanni”,”Cronache inedite della rivoluzione di Masaniello.”,”Giovanni Celoro Parascandolo è stato un attento studioso di storia stabiese.”,”ITAG-057-FV” “CENSER Jack R.”,”The French Press in the Age of Enlightment.”,”CENSER è Prof di storia alla George Mason Univ. La sua più recente pubblicazione è ‘The French Revolution and Intellectual History’ (1989).”,”FRAA-022″ “CENTERS Richard”,”The Psychology of Social Classes. A Study of Class Consciousness.”,”Gli operai americani e il collettivismo. “”The very striking differences with respect to the issue of “”Individualism vs. Collectivism”” represent a truly tremendous antagonism of view with respect to one of the oldest traditions of American life. This issue is regarded by many observers as the central one in all today’s class strife. Whereas nine-tenths of large business owners and managers and over three-fourths of professional and small business men cling to the traditional belief that the role of government should be limited to the insuring of good opportunities for the individual’s pursuit of his own economic destiny, only about three-tenths of semi-skilled and unskilled workers profess such a convinction. Fully two-thirds of the workingmen in each of these strata display a socialist or collectivist view in their assertion that it is government’s function to guarantee the citizen’s economic sufficiency. Individualism is a crumbling faith.”” (pag 60-64)”,”TEOS-148″ “CENTI Beatrice”,”Antonio Labriola dalla filosofia di Herbart al materialismo storico. Il ‘ragionevole determinismo’ tra etica e psicologia.”,”CENTI Beatrice si è laurata in filosofia nel 1977. Ha studiato presso la Scuola Normale di Pisa dove è attualmente ricercatrice. Si è occupata di alcuni aspetti del pensiero tedesco del Settecento e dell’ Ottocento e in particolare della filosofia morale di KANT e delle sue interpretazioni.”,”LABD-029″ “CENTNER Léon a cura”,”Les Revolutions du XIXe siècle. 1. 1834-1848; 2. 1852-1872. Du Second Empire a la IIIe République; 3. 1848. La révolution démocratique et sociale.”,” In ‘Annales historiques de la Révolution française Année 2002 Volume 329 Numéro 329 pp. 173-176, c’è il necrologio, autore Marcel Dorigny, e il profilo biografico di Léon Centner (Varsavia, 1919 – Parigi 2002), storico della rivoluzione francese, fondatore e direttore della Casa editrice Edhis, Editions d’Histoire Sociale (1966-1995) specializzata nella ristampa, reprint, di opere rare sulle rivoluzioni, movimento operaio e socialismo.”,”ARCx-050″ “CENTORRINO Mario BARCELLONA Pietro a cura; saggi di Robert J. GORDON David COBHAM Robert O. KEOHANE Laurence WHITEHEAD Pat DEVINE Henry PHELPS BROWN Milivoje PANIC Rob E. ROWTHORN”,”Economia e politica dell’ inflazione.”,”Saggi di Robert J. GORDON David COBHAM Robert O. KEOHANE Laurence WHITEHEAD Pat DEVINE Henry PHELPS BROWN Milivoje PANIC Rob E. ROWTHORN. “”L’ internazionalizzazione del capitale, in quanto riflessa nella rapida crescita dei mercati internazionali nella scorsa decade, ha rafforzato il potere politico degli interessi finanziari nel capitalismo moderno. Il Rapporto McCracken afferma che i governi si sono avvalsi sempre più, per i finanziamenti, dei mercati finanziari privati: prendere a prestito capitali da altre fonti ufficiali è diventato “”solo di limitata importanza””. (pag 104)”,”ECOI-141″ “CENTRO STUDI MARXISTI (elaborazione e stesura di Silvano ANDRIANI Edy ARNAUD Angelo BOLAFFI Guido BOLAFFI Franco BONIFAZI Carlo CICERCHIA Roberto di GIOACCHINO Gino GUERRA Pino LA-BARBERA Angelo LANA Marco LIPPI Michele MAGNO Giuseppe MARCHESANO Giacinto MILITELLO Gioia OTTOLINI Vanni PIERINI Giselda ROSATI Luisa ROSATI Mario ROSATI Franco SCARNATI Riccardo VARANINI”,”Leninismo e rivoluzione socialista.”,”Libro dedicato a Galvano DELLA-VOLPE All’ elaborazione e alla stesura del volume hanno partecipato: Silvano ANDRIANI Edy ARNAUD Angelo BOLAFFI Guido BOLAFFI Franco BONIFAZI Carlo CICERCHIA Roberto di GIOACCHINO Gino GUERRA Pino LA-BARBERA Angelo LANA Marco LIPPI Michele MAGNO Giuseppe MARCHESANO Giacinto MILITELLO Gioia OTTOLINI Vanni PIERINI Giselda ROSATI Luisa ROSATI Mario ROSATI Franco SCARNATI Riccardo VARANINI “”E’ interessante notare, a tale proposito, la particolare importanza che Lenin attribuisce all’ ‘apparato’ di controllo ‘capitalistico’ costituito dalle banche, tanto da spingerlo ad affermare:””‘Senza le grandi banche il socialismo sarebbe irrealizzabile'””. “”Le grandi banche ‘sono’ l'””apparato statale”” che ci è ‘necessario’ per la realizzazione del socialismo e che ‘noi prendiamo già pronto’ dal capitalismo. Perciò il nostro compito, consiste soltanto nel ‘tagliare’ da questo magnifico apparato ciò che ‘lo deturpa in senso capitalistico’, per renderlo ancora ‘più grande’, più democratico, più universale. ‘La quantità si trasformerà in qualità'”” (quest’ ultimo corsivo ‘ ‘ è dell’ autore, gli altri sono di Lenin) (nota 11 pag 132-133) (Opere XXVI)”,”TEOC-394″ “CENTRO FILIPPO BUONARROTI, a cura”,”Da Yalta all’Euro. Il processo di unificazione europea nel sistema delle relazioni internazionali del secondo dopoguerra.”,”””Non ridere, non piangere, non maledire, ma capire”” (Spinoza).”,”EURx-068-FL” “CENTRO FILIPPO BUONARROTI, a cura”,”L’Irak e il Golfo. L’antica Mesopotamia terreno di scontro tra le potenze dalla “”Questione d’Oriente”” alle guerre del Golfo.”,”””Non ridere, non piangere, non maledire, ma capire”” (Spinoza).”,”VIOx-141-FL” “CENTRO FILIPPO BUONARROTI, a cura”,”Il millennio della borghesia. Prima parte: La nascita del capitalismo.”,”””Non ridere, non piangere, non maledire, ma capire”” (Spinoza).”,”BORx-006-FL” “CENTRO FILIPPO BUONARROTI, a cura”,”Il millennio della borghesia. Seconda parte: La borghesia rivoluzionaria.”,”””Non ridere, non piangere, non maledire, ma capire”” (Spinoza).”,”BORx-007-FL” “CENTRO FILIPPO BUONARROTI, cura”,”Il millennio della borghesia. Terza parte: la borghesia reazionaria. Il lungo secolo dell’imperialismo.”,”””Non ridere, non piangere, non maledire, ma capire”” (Spinoza).”,”BORx-008-FL” “CENTRONE Marino”,”Logica formale e materialismo.”,”Marino Centrone è nato a Molfetta nel 1947. Svolge attività di ricerca in Filosofia della scienza presso l’Istituto di Filosofia dell’Università di Bari. Si occupa prevalentemente di logica e matematica. Oltre al presente volume, ha già pubblicato un saggio su La Logica di B. Russel (Dai Principi della matematica ai Principia Mathematica).”,”FILx-027-FL” “CENTRONE Marino”,”Logica formale e materialismo.”,”Marino Centrone è nato a Molfetta nel 1947. Svolge attività di ricerca in Filosofia della scienza presso l’Istituto di Filosofia dell’Università di Bari. Si occupa prevalentemente di logica e matematica. Oltre al presente volume, ha già pubblicato un saggio su La Logica di B. Russel (Dai Principi della matematica ai Principia Mathematica). “”Le deviazioni a carattere metodologistico che si sono succedute nella interpretazione del pensiero di Marx rappresentano la riemergenza, nell’ambito del marxismo, di una separazione fra pratico e teorico che la complessità del materialismo dialettico non può accettare. (…) In questo contesto è inquadrabile il lungo e complesso dibattito che interessò la socialdemocrazia tedesca (Luxemburg, Kautsky, Bernstein) durante il periodo della Seconda Internazionale: i rapporti di confronto e di scontro che intercorsero fra le varie posizioni e l’opera e la strategia politica di Lenin e dei bolscevichi, l’elemento di rottura rappresentato dagli avvenimenti del ’17 nei confronti del gradualismo evoluzionista della Seconda Internazionale (15). La critica di Lenin all’empiriocriticismo risulta, da questo punto di vista, non tanto una presa di posizione isolata nei confronti di una teoria che vuole assorbire le datità oggettuali nelle strutture interpretative e nei dati osservazionali della realtà, bensì la difesa che la classe, in quanto alternativa materiale e culturale oppone ai tentativi di occultamento e di mediazione a basso livello dello scontro di classe. L’istanza materialistica si presenta, pertanto, come esigenza fondamentale di un modo nuovo di appropriarsi del mondo contro il riemergere di concezioni ideologiche a chiara impostazione positivistica e idealistica (16). «Dal principio alla fine Marx ed Engels furono in filosofia uomini di parte, seppero scoprire le deviazioni dal materialismo e le concessioni all’idealismo e al fideismo in tutte le correnti moderne» (17). Le stesse ambiguità ideologiche, l’eclettismo filosofico hanno rappresentato la copertura della politica opportunistica dei partiti della II Internazionale che ne ha determinato la crisi profonda. «Il carattere relativamente pacifico del periodo 1871-1914 ha alimentato l’opportunismo, ‘stato d’animo’ dapprima, ‘tendenza’ in seguito e, infine, ‘gruppo’ o ‘strato’ composto dalla burocrazia operaia e dai compagni di strada piccolo-borghesi. Questi elementi potevano sottomettere il movimento operaio soltanto riconoscendo a parole i fini rivoluzionari e la tattica rivoluzionaria; potevano cattivarsi la fiducia delle masse soltanto giurando che il lavoro pacifico non era che la preparazione alla rivoluzione proletaria. Questa contraddizione era l’ascesso che da un giorno all’altro doveva scoppiare, e che è scoppiato» (19). Il fallimento della II Internazionale sarebbe, pertanto, dovuto alla strategia opportunistica dei partiti aderenti. L’alleanza della aristocrazia operaia con elementi della borghesia nazionale, la svendita delle esigenze delle grandi masse, l’attenuazione della validità dell’internazionalismo proletario e gli stessi ambigui giudizi sulla natura della guerra imperialistica costituirebbero l’espressione più evidente del cedimento dei partiti operai occidentali al blocco dominante. «Il contenuto politico dell’opportunismo e quello del socialsciovinismo sono identici: collaborazione fra le classi, rinuncia alla dittatura del proletariato, all’azione rivoluzionaria, riconoscimento senza riserva della legalità borghese, mancanza di fiducia nel proletariato, fiducia nella borghesia» (20). Kautsky e il kautskysmo sono, secondo Lenin, i principali responsabili della profonda involuzione di parte della socialdemocrazia tedesca che identifica, ormai, la causa del proletariato con quella nazionale. «Il rappresentante più in vista di questa teoria, che è al tempo stesso, Kautsky, si è rivelato un ipocrita di prim’ordine, un virtuoso della prostituzione del marxismo» (21). La contaminazione ideologica del marxismo è l’esatto risvolto dell’opportunismo politico; il gradualismo rivoluzionario, evidente nel fiancheggiamento delle istituzioni parlamentari borghesi, si manifesta anche nel compromesso che i sedicenti machisti russi tentano di stabilire con il pensiero di Mach e Avenarius. «Il kautskysmo non è un caso, ma il prodotto sociale delle contraddizioni della II Internazionale, del connubio tra la fedeltà verbale al marxismo e la sottomissione all’opportunismo nei fatti» (22)”” (pag 20-23) [Marino Centrone, ‘Logica formale e materialismo’, Dedalo libri, Bari, 1977] [(15) E. Ragionieri, Il marxismo e l’Internazionale’, Roma, 1968, E.H. Carr, ‘La rivoluzione bolscevica’, 4 vol., Torino, 1964; (16) V.I. Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, Roma, 1973; (17) V.I. Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, Roma, 1973, cit., p. 280; (18) V.I. Lenin, ivi, p. 281; (19) V.I. Lenin, L’opportunismo e il fallimento della II Internazionale’, in Opere scelte, vol. II, p. 430; (20) V.I. Lenin, ivi, p. 431; (21) V.I. Lenin, Il fallimento della II Internazionale, in Opere scelte, cit., p: 374; (22) V.I. Lenin, Il socialismo e la guerra, in Opere scelte, cit., p. 390] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-791″
“CEOTTO Claudio”,”Un giorno con il comandante. “”Gino”” e i ragazzi della Cichero.”,”Claudio Ceotto vive a Genova dove si è laureato in Lettere. Ha al suo attivo varie pubblicazioni.”,”ITAR-304″
“CEPRANO Anna IZZO Luigi”,”Una storia di lotta e resistenza operaia a Napoli: I Cantieri Navali Partenopei 1933-1998.”,”Gli autori (uno dei quali, Luigi Izzo, è un partecipe dei fatti e delle lotte con funzione dirigente) si sono cioè mescolati con i testimoni, i testimoni sono gli attori stessi della storia, l’operazione storiografica diventa intervento sociale, opera di molti. Luigi Cortesi, docente di Storia contemporanea presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli.”,”MITT-036-FL”
“CERARDI Cosimo”,”Gramsci e la costruzione dell’egemonia.”,”CERARDI Cosimo è nato in provincia di Brindisi nel 1955, laureato in filosofia presso l’Università di Urbino dove si è laureato anche in sociologia. E’ insegnante di scuola media. Ha scritto il saggio ‘Possibilità e speranza”” (Dibattito tra Jurgen MOLTMAN e Ernst BLOCH) (1999) “”Ed è proprio in questa fase che Gramsci va ad elaborare, all’interno di un contesto teorico più ampio, la categoria di rivoluzione passiva; tale formula viene mutuata dall’opera, dall’elaborazione di Vincenzo Cuoco, fatta a proposito del 1799, concorda al punto di assumere la sua elaborazione all’interno dell’orizzonte teorico, del suo piano strategico, ovviamente, traslandolo dal punto di vista storico: “”Vincenzo Cuoco ha chiamato rivoluzione passiva quella avutasi in Italia per contraccolpo delle guerre napoleoniche. Il concetto di rivoluzione passiva mi pare esatto non solo per l’Italia, ma anche per gli altri paesi che ammodernarono lo Stato attraverso una serie di riforme e di guerre nazionali, senza passare per la rivoluzione politica di tipo radicale-giacobino””.’ (pag 82-83)”,”GRAS-068″
“CERARDI Cosimo”,”Eugenio Curiel. Antifascismo e democrazia progressiva.”,”‘In lui vi era una perfetta combinazione di lavoro giornalistico illegale con quello di dirigente della gioventù e con quello dell’organizzazione del “”Fronte della cultura””, e ciò indicava quali capacità egli avesse, non solo culturali, ma anche politiche, morali ed ideali, doti di un combattente generoso. Quando giunse la notizia della morte di Giovanni Gentile, Curiel, tagliando netto ad ogni possibile obiezione, sostenne che la morte di Gentile rappresentava la grandezza della Resistenza, di quella Resistenza che non guardava in faccia nessuno e che colpiva duramente chi aveva scelto di allearsi con l’occupatore nazifascista. Con la Resistenza, l’Italia dell’eterna commedia trasformista, dove tutto finisce a “”tarallucci e vino””, finalmente giungeva alla catarsi della giustizia riparatrice, invocata da tutti coloro che avevano subito la violenza del regime mussoliniano. Per Curiel la Resistenza si presentava come un vero antidoto non solo alla barbarie nazifascista, ma anche a quel trasformismo che costituiva il vero “”morbo italico””, assai caratterizzato da quell’arte del continuo compromesso generale, dove alla fine i vecchi reazionari e i nuovi conservatori avrebbero, a guerra finita, trovato i termini di una reiterata alleanza: proprio questo accadde, successivamente, alla fine del conflitto. Egli allora non poteva saperlo, ma probabilmente lo intuiva. Curiel venne ucciso il 24 febbraio a Milano, a Piazzale Baracca. È stato il suo sacrificio crudele, avvenuto proprio alla vigilia della liberazione, a fare del giovane antifascista triestino, medaglia d’oro della Resistenza, un simbolo: il capo della gioventù della Resistenza il fondatore del Fronte della Gioventù del Comitato di Liberazione Nazionale’ (pag 60-61)”,”ITAR-313″
“CERARDI Cosimo”,”Le radici del Comunismo Scientifico: genesi e struttura de “”Il Manifesto””.”,”Cosimo Cerardi, nato a Torchiarolo (Brindisi) nel 1955, laureato in Filosofia presso l’Università di Pisa, perfezionato in Filosofia presso l’Università di Urbino dove si è anche laureato in Sociologia. Vive a Busto Arsizio (Varese) e insegna a Gallarate, presso un istituto di Scuola media superiore. Fa parte dell’Associazione culturale Eugenio Curiel di Busto Arsizio di cui ne è anche il responsabile. Idiotismo. Errate interpretazioni del termine usato da Marx Engels: idiotismo delle popolazioni agricole. Non si riferivano alla ‘stupidità’ ma agli ‘orizzonti ristretti’, all’ isolamento’ della gente delle campagne. Il termine tedesco ‘idiotismus’ riecheggiava il significato originale della parola greca ‘idiotes’ che designava ‘una persona interessata soltanto ai propri affari privati e non a quelli della comunità più ampia’ da cui è derivato il significato corrente di idiota o idiozia. Nel corso dei decenni successivi alla pubblicazione del Manifesto si è perso il senso originale della parola e l’espressione è stata fraintesa (pag 16-17) La fortuna del Manifesto (citato brano sui ricordi di Friedrich Lebbner, ‘Aus der Enstehungszeit des kommunisteschen Manifestes. Persoliche Erinnerungen’, Sozialistiche Monatshefte’, I, 1897, pp. 557-58 (pag 70) Citato lo scritto di Jaurès, ‘Questione di metodo’ (J. Jaurès, ‘Questione di metodo’ in saggio di Gian Mario Bravo, ‘Jean Jaurès, il marxismo e il manifesto comunista’ (in Archiv, AAVV, Jaures et la classe ouvriere, 1981) (JAUx-036), (pag 93) (note)”,”MAES-200″
“CERARDI Cosimo”,”Note sulla dialettica. Karl Marx: dall’ Idealismo al Materialismo.”,”Cosimo Cerardi, nato a Torchiarolo (Brindisi) nel 1955, laureato in Filosofia presso l’Università di Pisa, perfezionato in Filosofia presso l’Università di Urbino dove si è anche laureato in Sociologia. Vive a Busto Arsizio (Varese) e insegna a Gallarate, presso un istituto di Scuola media superiore. Fa parte dell’Associazione culturale Eugenio Curiel di Busto Arsizio di cui ne è anche il responsabile.”,”MADS-793″
“CERASI Laura a cura; saggi di Giovanni SBORDONE Denis VIDALE Alberto TRENTINI Elisabetta NOVELLO e David CELETTI Omar FAVARO Giovanni FAVERO Simone SELVA Elena PETROSINO Laura CERASI Mirko ROMANATO”,”Cent’anni di sindacato nel Veneto. Lavoro, lotta, oganizzazione.”,”Direttore di Venetica Mario Isnenghi Dono di Mario Caprini”,”SIND-205″
“CERCENA’ Vanna”,”La Rosa Rossa. Il sogno di Rosa Luxemburg.”,”””L’ anno dopo (1910, ndr) si consuma lo strappo doloroso con Kautsky. Il sistema elettorale tedesco, che favorisce sfacciatamente i conservatori, provoca una serie di manifestazioni e di scioperi spontanei in tutto il paese. Rosa scrive un articolo molto argomentato in cui sostiene che non basta chiedere una riforma del sistema elettorale; è necessario soprattutto modificare dalle fondamenta lo stato germanico e trasformarlo da monarchia imperialista a repubblica. Kautsky rifiuta di pubblicarglielo sulla “”Neue Zeit””, perché la sua tesi è in disaccordo con le istanze del partito. Rosa capisce che ormai Kautsky percorre strade troppo divergenti dalle sue e interrompe ogni relazione con lui, nonostante l’ antica amicizia. Come sempre, è incapace di continuare un rapporto che non poggi più sulla chiarezza e sulla stima””. (pag 97)”,”LUXS-034″
“CERCHIA Giovanni”,”Giorgio Amendola. Un comunista nazionale. Dall’ infanzia alla guerra partigiana (1907 – 1945).”,”CERCHIA Giovanni (Svizzera, 1965) laureatosi in Scienze politiche presso l’ Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ nel 1991. E’ dal 1997 dottore di ricerca in ‘Storia dell’ Europa tra istanze nazionali e sovranazionali’. “”Ma del declino capitalistico gli interessavano soprattutto le conseguenze socio-politiche che parevano inverare la previsione di uno scontro di classe a livello m ondiale. Come ha osservato Hobsbawm, era la radicalizzazione della lotta a persuadere il giovane Amendola che i comunisti avevano ragione. Mentre l’ economia dell’ Occidente capitalistico rovinava, l’ Unione Sovietica, grazie ai piani quinquennali, non veniva sfiorata dalla tempesta; rappresentava, cioè, un’ alternativa realistica e vincente al mercato, alle sue regole, alla sua supposta capacità di liberare gli uomini dall’ indigenza. Era un’ illusione; ma in quell’ autunno del 1929 molti, convinti di trovarsi davanti al principio di un process di inarrestabile decadenza capitalistica, approdavano alla riva del comunismo (…)””. (pag 197) “”Giorgio aderiva formalmente al partito durante una riunione clandestina indetta per festeggiare la presa del Palazzo d’ inverno. Il primogenito di Giovanni Amendola comunicava ai compagni la sua decisione in modo solenne; a convincerlo, dichiarava, erano stati i nuovi amici operai; grazie a loro era diventato comunista. Sereni, che tanto si era adoperato nell’ opera di catechesi politica ed ideologica, non si adombrava di fronte a tanta ingratitudine del neofita, anche se gli ricordava quanta strada doveva ancora percorrere per diventare un comunista (…)””. (pag 197)”,”PCIx-217″
“CEREGHINO Mario J. SUMMA Giancarlo a cura, scritti di Frei BETTO”,”Lula. Storia di un leader brasiliano.”,”Il Brasile come superficie territoriale è il 5° stato più grande al mondo, dopo Russia, Canada, Cina, Usa, Brasile, Australia, India, Argentina…. Mario J. Cereghino (Buenos Aires, 1959), giornalista G. Summa (Melfi, 1965) giornalista, redattore de l’Unità Frei Betto, brasiliano uomo di chiesa e intellettuale”,”AMLx-009-FV”
“CEREJA Federico MANTELLI Brunello a cura; saggi di Walter BARTEL Anna BRAVO Barbara BROMBERGER Alberto CAVAGLION Federico CEREJA Enzo COLLOTTI Filippo COLOMBARA Andre DEVOTO Vittorio E. GIUNTELLA Hermann LANGBEIN Alberto LOVATTO Gisa MAGENES Cesare MANGANELLI Brunello MANTELLI Carlo MANZIANA Guido QUAZZA Rudolf SCHNEIDER Sergio VIZIO Georges WELLERS”,”La deportazione nei campi di sterminio nazisti. Studi e testimonianze.”,”Contiene tra l’altro i saggi di: – Brunello Mantelli, ‘Untermenschen’ ed industria di guerra. Il lavoro nelle fabbriche dei lager’ (all’interno della Parte II. Riflessioni a partire dalla ricerca piemontese) (pag 83-106) [Il tempo e l’immagine dl lager: pianificazione e caos; Lager ed officine, lavoro e identità nell’esperienza degli operai della Fiat; Lavoro e sopravvivenza, solidarietà e conflitti nelle Rüstungbetriebe; Wunderwaffen, scienziati e deportati. Sui poco nobili inizi di una tecnologia «alta»] – Barbara Bromberger, ‘La Resistenza antifascista tedesca, 1933-1945’ (all’interno della Parte III. La dimensione europea) (pag 305-318) [La situazione prima del 1933; L’opposizione al tempo della costituzione del sistema fascista nel 1933-34; La Resistenza nella guerra del 1939-1945] “”Si noti che si parla qui dei cosiddetti ‘Zivilarbeiter’, dei lavoratori civili. La massa dei deportati, politici, razziali, asociali o comunque considerati non degni di far parte dell’ ‘Herrenvolk’, verrà organicamente trasformata in forza-lavoro da spremere e annientare «scientificamente» mediante il lavoro, in seguito alla direttiva emanata dal generale Oswald Pohl, capo della WVHA (Ufficio centrale per l’amministrazione economica delle SS), il 30 aprile 1942. «La sorveglianza dei detenuti, per ragioni di sicurezza, rieducazione o prevenzione, non deve più essere posta in primo piano. Il centro di gravità si è ora spostato verso l’economia (5)». Sarà ancora Pohl a scrivere, in un rapporto del febbraio ’44 destinato al Reichführer SS Himmler, che risultavano al momento occupati ben 35.839 operai specializzati, «reclutati» fra i prigionieri del KZ, nelle principali fabbriche addette alle costruzioni aereonautiche, senza contare quindi gli occupati in altre attività, sia industriali sia di costruzione, fino al puro e semplice disboscamento ed ai lavori di sterro. Centinaia e centinaia le imprese del Reich che si serviranno di lavoratori schiavi, dalla Siemens alla Bmw, dalla Steyr alla Wiener Graben, senza dimenticare la ben nota I.G. Farben (6). «Nel solo mese di gennaio del 1944 gli schiavi hanno fornito al Reich 8.733.495 ore di lavoro per quanto attiene alla sola industria aeronautica (7). «I quarantamila prigionieri di Sachsenhausen producevano quanto una città tedesca di cinquecentomila abitanti» (8)”” [(5) Lettera di O. Pohl al Reichführer SS H. Himmler, del 30 aprile 1942, riportata integralmente in ‘Buchenwld. Mahnung… cit., pp. 250-252. Tra le varie traduzioni del passo ha scelto quella in E Calic, op. cit., p. 62; (6) In E. Calic, ‘Hitler ed il suo impero’, Feltrinelli, Milano, 1971, p. 81; (7) Ivi, p. 82. L’autore si rifà ad un dato fornito da J.R. Tournoux, ‘L’Histoire secrète’, Plon, Paris, 1962, p. 220 (2° ed. Union générale d’éditions, Paris, 1965; (8) E. Calic, op. cit., p. 48] (pag 85-86) “”La presa del potere politico e l’instaurazione della dittatura furono possibili ai nazisti solo perché consistenti parti delle classi dominanti tedesche li finanziarono e li utilizzarono come propri strumenti. Subito dopo il 30 gennaio 1933 ebbe inizio l’eliminazione del movimento operaio organizzato. Già nel 1933 e nel 1934 furono arrestati migliaia di funzionari delle organizzazioni operaie, molti dei quali furono assassinati. Il terrore si rivolse dapprima contro i funzionari del Partito comunista; i socialidemocratici e i sindacalisti furono risparmiati per alcuni mesi. I fascisti presero a pretesto l’incendio del Reichstag, da loro stessi causato, per eseguire arresti in massa e per introdurre le leggi speciali Il «decreto di emergenza per la difesa della sicurezza dello stato e del popolo» servì di fatto a mettere fuori legge il partito comunista. Con la «legge sulla riorganizzazione della burocrazia» fu vietato ai socialdemocratici, ai comunisti e naturalmente anche agli ebrei di svolgere impieghi negli enti pubblici. Il 2 maggio 1933 vennero occupati gli edifici dei sindacati e sequestrate le loro proprietà. Al loro posto subentrò un’organizzazione obbigliatoria per tutti gli operai e gli impiegati, il «Fronte tedesco del lavoro». Nel giugno del 1933 l’SPD venne dichiarata fuorilegge. Con la «legge per l’ordinamento del lavoro nazionale» del 20 gennaio 1934 vennero aboliti di diritti dei lavoratori nelle aziende; gli imprenditori vennero proclamati capi assoluti (Führer) delle proprie aziende. Gli impiegati e gli operai furono degradati a «seguito obbediente» (Gefolgschaft). Funzionari del movimento operaio, del partito e del partito socialdemocratico, furono deportati nei cosiddetti campi di prigionia selvaggi, frettolosamente costruiti a questo scopo; essi erano l’anticamera dei veri e propri campi di concentramento, in primo luogo Dachau, istituiti già nel 1933. L’istituzione dei campi di comcentramento fu la conferma che si combatteva una guerra civile, una guerra contro il proprio popolo, una guerra civile che i fascisti ritennero necessaria perché sapevano dell’esistenza di forze che avrebbero potuto ostacolare i loro obiettivi e progetti. Di questa guerra civile sono testimonianza i rapporti della Gestapo sui processi contro gli antifascisti e sulle pene loro inflitte: nei primi anni furono intentati 5.425 processi contro 20.883 antifascisti, in totale furono inflitti 39.792 anni di carcere; 110 degli imputati furono condannati a morte e 60 giustiziati. Nei primi anni della dittatura fascista l’obiettivo principale degli antifascisti fu quello di creare un fronte unitario tra i militante del movimento operaio. Nello stesso giorno della presa del potere, il 30 gennaio 1933, il comitato centrale del KPD avanzò, senza successo, alla presidenza dell’SPD e dell’ADGB (Allgemeine Deutscher Gewerkschaftsbund, Federazione unitaria dei sindacati tedeschi) la richiesta di organizzare uno sciopero generale per far cadere il governo di Hitler. Tuttavia il Fronte unito fra le direzioni del SPD e del KPD fece progressi nel corso del 1934 e degli anni seguenti. Il primo accordo fu stipulato nel circondario Assia-Francoforte, altri seguirono a Berlino a Dortmund, nel Baden, nel Württenberg, nella Bassa Sassonia e nel territorio della Saar. Un importante successo di questa collaborazione fu la sconfitta dei nazionalsocialisti alle elezioni dei fiduciari aziendali, dove ottennero solo il 25% dei voti. In questi anni, nonostante l’acutizzarsi del terrore, ebbero luogo scioperi soprattutto nelle fabbriche dell’industria degli armamenti, nei cantieri navali, nelle miniere e nell’industria automobilistica. Nella fase iniziale il Partito comunista era impegnato a mantenere vive anche nell’illegalità le strutture dell’organizazione e a ricostruire le fila del partito ogni volta che venivano disperse dall’ondata di arresti della Gestapo. Uno degli impegni principali era quello di distribuire tra la popolazione volantini stampati in proprio o opuscoli provenienti dall’estero. Gruppi clandestini del Partito socialdemocratico distribuivano giornali che la direzione del partito faceva stampare a Praga, dove era emigrata, e che faceva pervenire clandestinamente. Gruppi socialisti autonomi, come il gruppo ‘Neubeginnen’ (Nuovo inizio), distribuivano pubblicazioni proprie. Un ruolo importante ebbero gli scritti degli esiliati politici che denunciavano all’opinione mondiale i crimini del fascismo tedesco e che sostenevano dall’esterno la Resistenza in Germania. Come esempio citiamo il ‘Braunbuch über Reichstagsbrand und Hitler Terror’ (Libro nero sull’incendio del Reichstag e sul regime di terrore di Hitler), pubblicato nel 1933 a Basilea, che faceva luce sulla provocazione fascista dell’incendio del Reichstag”” (pag 307-308)”,”ITAR-330″
“CERETI Giovanni MOROZZO DELLA ROCCA Roberto RICCA Paolo saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. L’età contemporanea.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Giovanni Cereti Istituto di Studi Ecumenici di Venezia. Roberto Morozzo della Rocca Università di Roma Tre. Paolo Ricca già della Facoltà Teologica Valdese”,”RELC-064-FL”
“CERETTA Manuela a cura; saggi di Gian Mario BRAVO Regina POZZI Madeleine REBERIOUX Claudio DE-BONI Gianfranco RAGONA Cristina CASSINA Salvatore CINGARI Innocenzo CERVELLI Aurelia CAMPARINI Bruno BONGIOVANNI Monica QUIRICO Pier Paolo PORTINARO Domenico LOSURDO Carlo MARLETTI”,”Bonapartismo cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il colpo di stato del 1851.”,”Saggi di Gian Mario BRAVO Regina POZZI Madeleine REBERIOUX Claudio DE-BONI Gianfranco RAGONA Cristina CASSINA Salvatore CINGARI Innocenzo CERVELLI Aurelia CAMPARINI Bruno BONGIOVANNI Monica QUIRICO Pier Paolo PORTINARO Domenico LOSURDO Carlo MARLETTI “”Cesarismo è per Ferrero una categoria più ampia rispetto a quella definita da un capo accentratore, riguardando infatti il più complesso sistema in cui la borghesia media, quella che in Inghilterra e in Germania fa da motore socio-economico, è dipendente dal governo. In tal modo la società appare tutta sottoposta ad una macchina burocratica che va a vantaggio di una ristretta oligarchia che, sfruttando il lavoro produttivo, cerca di legittimarsi con una permanente mobilitazione ideologica megalomane e patriottico-militarsita, che copre l’ artificio elettoralistico teso a perpetuare lo stesso tipo di governo. Se in Francia, tuttavia, ciò porta comunque ad un buon tenore di vita per tale media borghesia, in Italia, invece, fa difetto anche questo aspetto positivo, facendo del nostro cesarismo, dunque, una tirannia ancora più odiosa che poi, nel Novecento, Ferrero avrebbe messo a monte del fascismo e spiegato con la distruzione dei principi di legittimazione ad opera delle armate napoleoniche.”” (pag 103-104, Salvatore Cingari)”,”TEOP-225″
“CERETTA Manuela TESINI Mario a cura; saggi di Mario TESINI Françoise MELONIO Adolfo NOTO Laurence GUELLEC Sandro CHIGNOLA Michela NACCI Tom GARVIN Manuela CERETTA Michael DROLET Diana THERMES Matteo TRUFFELLI Marzia PONSO Cheryl WELCH Guido M.R. FRANZINETTI Maria Teresa PICHETTO Gian Mario BRAVO Domenico LETTERIO”,”Gustave De Beaumont. La schiavitù, L’Irlanda, la questione sociale nel XIX secolo.”,”Saggi di Mario TESINI Françoise MELONIO Adolfo NOTO Laurence GUELLEC Sandro CHIGNOLA Michela NACCI Tom GARVIN Manuela CERETTA Michael DROLET Diana THERMES Matteo TRUFFELLI Marzia PONSO Cheryl WELCH Guido M.R. FRANZINETTI Maria Teresa PICHETTO Gian Mario BRAVO Domenico LETTERIO Contiene il saggio ‘Marx ed Engels. Riflessioni sull’Irlanda e su Beaumont’ (pag 298-315) Ceretta insegna storia del pensiero politico (Scienze politiche, Univ. di Torino) Tesini insegna storia del pensiero politico (Facoltà di Lettere e fil. Univ. di Parma) “”In una sua ‘Storia d’Irlanda’, elaborata nel 1870, Engels sviluppò l’argomentazione partendo dalle “”condizioni naturali””, per poi passare alla preistoria e all’Irlanda “”antica””, fondandosi sia sulla corrispondente letteratura inglese, francese e tedesca, sia su fonti letterarie e storiche antiche e medievali, su codici e trattati giuridici, su studi archeologici, e così via, citando circa 150 documenti. Riuscì a scrivere solo il primo capitolo e il testo restò allo stadio di manoscritto (Fu pubblicato per la prima volta in russo nel 1948; cfr. ora F. Engels, [The History of Ireland] (maggio-luglio 1870, ivi, vol XXI, pp. 147-185). L’opera incompiuta era accompagnata da una cospicua messe di materiali preparatori, una cronologia sistematica per il periodo 258 d.C. – 1646 e notizie varie di taglio politico, storiografico e geografico. Comunque, anche con Marx, egli raccolse moltissimi materiali, sia sulla politica contingente sia sulla storia e sulla cultura del paese, non sempre databili in modo preciso, ma risalenti all’incirca agli anni fra il ’67 e il ’70 (F. Engels [From ‘The Preparatory Material for the History of Ireland’], in K. Marx F. Engels, Ireland and the Irish Question’, cit., pp. 211-269). Ancora fra le carte engelsiane c’erano gli appunti per una lunga recensione fortemente critica dei volumi della ‘Storia irlandese’. ‘Il carattere irlandese’, dello storico Goldwin Smith, fautore della politica coloniale inglese nell’Isola; facevano seguito, ancora, materiali varie sulle “”confische”” nel XVI e XVII secolo, “”piani”” e “”frammenti”” della programmata “”storia d’Irlanda”” e documenti, assai diversi e spesso disordinati, raccolti per la prevista monografia (i diversi testi raccolti in K. Marx F. Engels, Collected Works, cit., vol XXI, pp. 283-314. L’opera di cui Engels discuteva era: G. Smith, ‘Irish History and Irish Character’, 1861). Naturalmente, a questi scritti disorganici si accompagnavano le moltissime lettere di corrispondenti irlandesi nei carteggi fra Marx ed Engels e fra essi e numerosi interlocutori, e decine di interventi, prevalentemente di Marx e anche di carattere genericamente culturale, nel Consiglio generale dell’Internazionale. Engels, soprattutto attraverso le frequenti lettere, forniva a Marx documenti, e questi tenne una conferenza sul tema della storia e della politica irlandese nella londinese sede della Società Operaia Tedesca d’Istruzione (‘Deutscher Arbeiterbildungsverein’) nel dicembre 1867: ne restano gli schemi assai minuziosi, con una fitta serie di dati quantitativi sulle difficoltà, passate e presenti, dello sviluppo economico dell’Isola (‘Record of a Speech on the Irish Question Delivered by K. Marx to the German Workers Educational Society in London on December 16, 1867′, in K. Marx F. Engels, Collected Works’, cit, vol. XXI, pp. 317-319). Di elevato interesse resta infine la monografia di Marx, appena abbozzata ma già con una sua organicità, sull”Irlanda dalla Rivoluzione americana all’Unione del 1801′, elaborato in inglese fra l’ottobre e il novembre 1869, come materiale preparatorio per deliberazioni da assumere nell’Internazionale. Marx aveva tra le fonti studi irlandesi classici e recenti e la pubblicistica contemporanea (K. Marx, Ireland from the American Revolution to the Union of 1801, in K. Marx F. Engels, Collected Works, cit., vol. XXI, pp. 212-282); ricostruiva – anche sulla base di citazioni assai lunghe di fatti storici ufficiali e di carte d’archivio – le ripercussioni in Irlanda, sia politiche sia sociali, della rivoluzione americana, la partecipazione ad essa dei volontari irlandesi, le discussioni al Parlamento di Dublino e a Westminster, seguiva con rapidi cenni le attività degli United Irishmen, denunciava la corruzione del sistema inglese di amministrazione, descriveva i movimenti insurrezionali, l’influenza delle correnti giacobine, dava ulteriori resoconti delle discussioni parlamentari in Gran Bretagna, metteva in luce le opinioni e le contraddizioni sia dei liberali sia dei radicali inglesi nei confronti della questione irlandese, per giungere infine alla “”sconfitta”” della dichiarazione del 1801 dell’Unione, riportando anche quadri sistematici di quanto aveva esposto o trascritto. Il tema centrale restava, secondo Marx, quello della rivendicazione della repubblica indipendente dell’Irlanda, come frutto di un movimento di liberazione poggiante sulle affermazioni dell’internazionalismo “”di classe””, che però doveva necessariamente assumere una configurazione nazionale. E Marx vedeva nell’Irlanda il prototipo di uno Stato nazionale, tenuto a freno e soggiogato dal sistema di dominio inglese. Sull’Irlanda, anche Jenny Marx scrisse in francese una serie di articoli, pubblicati su “”La Marseillaise”” di Parigi nel marzo-aprile 1870, sulla condizione dei nazionalisti irlandesi arrestati in Irlanda e in Inghilterra.”” (pag 313-315) [Gian Mario Bravo, Marx ed Engels, Riflessioni sull’Irlanda e su Beaumont] [in ‘Gustave De Beaumont. La schiavitù, L’Irlanda, la questione sociale nel XIX secolo’, a cura di Manuela Ceretta e Mario Tesini, 2011]”,”IRLx-011″
“CERETTA Manuela RAGONA Gianfranco a cura; scritti di Angelo D’ORSI Alberto BURGIO Gianfranco RAGONA Aldo AGOSTI Maria Luisa PESANTE Franco M. DI-SCIULLO Frank DEPPE Corrado MALANDRINO Cristina CASSINA Gabriella SILVESTRINI Manuela CERETTA Pietro ADAMO Mario TESINI”,”«Due secoli (e più) dalla parte del torto». Studi e testimonianze in ricordo di Gian Mario Bravo (1934-2020).”,”Tra i vari saggi: – Alberto Burgio, Per un “”comunismo tranquillo””. Gian Mario Bravo storico del marxismo (pag 29-42) – Gianfranco Ragona, Gli ultimi studi su Marx (pag 43-56) – Aldo Agosti, Socialismo e mondo operaio (pag 57-68) Testimonianza di Giuseppe Bonfratello (Edizioni Marx-Engels, Pantarei, Lotta comunista, Abmo, Isc) Altre testimonianze: Alfio Mastropaolo, Luigi Bonanate, Giuseppe Bonfratello, Aurelia Camparini, Gian Mario Cazzaniga, Lucia Delogu – Leonardo Lenti, Andrea Farina, Bartolomeo Gariglio, Raffaella Gherardi, Lorenzo Gianotti, Anna Maria Lazzarino Del Grosso, Manfredo Montagnana, Guido Neppi Modona, Maria Teresa Pichetto, Simonetta Ronchi Della Rocca, Piero Violante, Claudio Palazzolo”,”STOx-347″
“CERETTA Manuela”,”Nazione e popolo nella rivoluzione irlandese. Gli United Irishmen, 1791-1800.”,”Manuela Ceretta, laureata in filosofia alla Statale di Milano, è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico presso il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino, dove lavora. Ha studiato al Trinity College di Dublino svolgendo ricerche in vari arhivi e ha tradotto e curato l’edzione italiana di ‘In difesa dei cattolici d’Irlanda’ di T.W. Tone. “”Quasi nessuno rinunciò, dopo gli United Irishmen, allo specifico elemento culturale nella definizione della nazione irlandese. Michael Collins (1890-1922), negoziatore del trattato di pace del 1921, riprese con insistenza il tema in alcuni interventi pubblicati postumi nel 1922 (31). «L’Irlanda non è stata sottomessa solo grazie all’occupazione britannica. Lo è stata grazie alla distruzione, dopo grandi sforzi, della nostra civiltà gaelica. (…) Noi avevamo una cultura indigena. (…) la civiltà gaelica era completamente differente, (…) l’amore per il sapere e per le arti militari era una tradizione che apparteneva al popolo intero. (…) L’anima gaelica del popolo irlandese è ancora viva. In se stessa è indistruttibile. (…) Gli inglesi hanno rovinato la nostra lingua, l’hanno annientata (…). Il compito maggiore sarà ripristinare la lingua. Come possiamo esprimere i nostri pensieri più sofisticati e i nostri sentimenti più delicati in una lingua straniera? (…) La nostra musica, la nostra arte e la nostra letteratura debbono vivere nel popolo stesso. (…) Ci troviamo di fronte alla grande opera di costruire la nostra nazione». La tendenza sopradescritta non rimase però incontrastata, anche perché essa considerava protestanti e ‘dissenters’ di cultura anglofila come un elemento da inglobare oppure, se portata alle estreme conseguenze, come un elemento da escludere. Negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, emerse il ‘topos’ storiografico delle “”due nazioni”” (32). Mentre, nel 1913, la Irish Revolutionary Brotherland (33) indiceva una grande manifestazione nel luogo di sepoltura di Wolfe Tone (34), presentandolo come il padre della nazione irlandese, la pubblicazione, avvenuta nello stesso anno, di ‘The Two Irish nations’ di William Monypenny negava recisamente che si potesse parlare di nazione al singolare nel caso dell’Irlanda. Patrick Pearse, futuro leader dell’insurrezione di Pasqua del 1916, nel discorso pronunciato sulla lapide di Tone, aveva dichiarato che lo United Irishman aveva dato “”all’Irlanda un chiaro, preciso e concreto concetto di nazionalità”” (35); Monypenny teorizzò, al contrario, che i protestanti concentrati in Ulster e i cattolici presenti in maggioranza nel resto del paese appartenevano a due nazioni diverse. Con questa tesi, Monypenny si schierò contro l’ Home Rule (il progetto di autonomia sotto la Corona britannica), rifiutando di considerarlo un progetto attuabile e sostenendo che “”l’unica speranza di unità”” fra irlandesi era, ancora una volta, “”l’Unione con la Gran Bretagna”” (36)”” [Manuela Ceretta, ‘Nazione e popolo nella rivoluzione irlandese. Gli United Irishmen, 1791-1800’, Franco Angeli, Milano, 1999] [(31) M. Collins, ‘La nostra cultura specifica. L’antica civiltà irlandese. Le glorie del passato’ in Id. ‘La strada per la libertà’, a cura di G. Giorello, Raffaele Cortina, 1997, pp. 97-108; (32) W.F. Monypenny, ‘The Two Irish nations. An Essay on Home Rule’, London, J. Murray, 1913; (33) Il movimento nazionalista e rivoluzionario feniano, la Irish Revolutionary Brotherhood, fu fondato a Chicago nel 1858 da J. O’Mahoney: esso attirò notevole attenzione da parte della sinistra europea. Karl Marx, ad esempio, scriveva: «All’accumulazione della rendita fondiaria in Irlanda si accompagna di pari passo l’accumulazione degli irlandesi in America. L’irlandese scacciato dalle pecore e dai buoi rinasce al di là dell’Oceano come ‘fenian’. E di fronte alla vecchia regina dei mari si leva minacciosa, sempre più minacciosa, la giovane gigantesca repubblica» (‘Il Capitale’, cit., Libro I, p. 895; (34) T.J. O’Keefe, “”Who fears to speak of ’98?””, The Rethoric and Rituals of the United Irishmen Centennial’, 1898, “”Eire-Ireland, XXVII, 1992, n. 3, pp. 67-91); (35) P. Pearse, ‘Theobald Wolfe Tone. An Adress Delivered at the Grave of Wolfe Tone in Bodenstown Churchyard, 22 giugno 1913, in ‘How Does She Stand? Three Adressess by P.H. Pearse “”Ireland of today””, 1915, pp. 3-7; (36) W.F. Monypenny, ‘The Two Irish nations’, cit., pp. 67-68]”,”IRLx-001-FMB”
“CERF Marcel”,”Edouard Moreau. L’ ame du Comité central de la Commune.”,”Altra opera dell’ autore: Le d’ Argagna de la Commune, le colonel Maxime Lisbonne, (LE PAVILLON, ROGER MARIA ED., PARIS) “”Edouard Moreau, il rappresentante più qualificato del Comitato Centrale, aveva ragione quando denunciava le debolezze della Comune sul piano militare, ma il Comitato Centrale sarebbe stato capace di prendere in mano la direzione completa delle operazioni? Se ne può dubitare; non aveva dato prova di una mancanza totale di discernimento quando aveva nominato il traditore Lullier a capo della Guardia Nazionale? (…) L’ Internazionale, sotto l’ impulso di Varlin, aveva capito troppo tardi l’ importanza del Comitato Centrale, quando, dal primo giorno, essa avrebbe dovuto rafforzarlo con la presenza dei suoi militanti provati. Disgraziatamente non si fece niente per raddrizzare la situazione, benché il Comitato Centrale malgrado le sue pretese, fosse incapace di riorganizzare efficacemente l’ amministrazione della Guerra.”” (pag 125-126)”,”MFRC-076″
“CERI Paolo BORGNA Paola a cura; contributi di BALDISSERA Alberto BARBA NAVARETTI Giorgio BONIOLO Bruno BORGNA Paola CERI Paolo FERRERO Giovanni GALLINO Luciano LANDES David S. RICCIARDI Mario SINISCALCO Domenico TOURAINE Alain VICARI Serena ZAGREBELSKY Gustavo”,”La tecnologia per il XXI secolo. Prospettive di sviluppo e rischi di esclusione.”,”Contributi di: BALDISSERA Alberto, professore associato di Sociologia all’ Università di Torino. BARBA NAVARETTI Giorgio, ricercatore alla Università di Milano, dove insegna Economia dello sviluppo. BONIOLO Bruno, direttore del Centro interstrutture di servizi informatici e telematici per le facoltà umanistiche. BORGNA Paola, ricercatrice in Sociologia alla Università di Torino. CERI Paolo, professore ordinario di Sociologia all’ Università di Roma “”La Sapienza””. FERRERO Giovanni, dirigente del settore Informatica, Telecomunicazioni e Statistica della Provincia di Torino. GALLINO Luciano, professore ordinario di Sociologia all’ Università di Torino. Dal 1967 dirige la rivista “”Quaderni di Sociologia””. LANDES David S. è Coolidge Professor of History e Professor of Economics alla Harvard University (Cambridge, Mass). MARTINOTTI Guido, professore ordinario di Sociologia urbana all’ Università di Milano e docente di Sociologia all’ Università della California. MILANACCIO Alfredo, professore associato di Sociologia all’ Università di Torino. ORTOLEVA Peppino, direttore scientifico di Cliomedia. Insegna Teorie e tecniche della comunicazione all’ Università di Siena.- RICCIARDI Mario, professore ordinario di Diritto civile all’ Università di Roma “”La Sapiennza””. Presiede l’ Autohorità Garante per la protezione dei dati personali. SINISCALCO Domenico, professore oridnario di Economia politica all’ Università di Torino. TOURAINE Alain, directeur d’études all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. VICARI Serena, ricercatrice all’ Università di Pavia. ZAGREBELSKY Gustavo, professore ordinario di Diritto costituzionale all’ Università di Torino Dal 1955 è giudice della Corte Costituzionale.”,”ECLT-004″
“CERINO Angelo a cura”,”I Krupp e la guerra come industria.”,”‘Nella sua autodifesa, Alfried dichiarò disinvoltamente che per i Krupp l’ uomo era sempre stato più importante del denaro. “”Era sicuro. SOlo che parlava degli uomini tedeschi. Gli Sklaven non erano ‘kruppianer’. E, non essendo esseri umani, bisognava ignorarli”” (cit da W. Manchester, I cannoni di Krupp)’ (pag 96)”,”GERQ-047″
“CERINO Angelo a cura”,”I Fugger e la banca d’affari.”,”””La Riforma, per lo stesso fatto di minacciare dall’interno il potere di Carlo V dava, in un certo senso, maggiori preoccupazioni dell’avanzata dei turchi. Essa andava diffondendosi negli Stati Scandinavi (Danimarca, Svezia e Norvegia), presso gli Stati Baltici (Finlandia) e specialmente in Svizzera, Francia ed Inghilterra dove assunse aspetti peculiari. In Svizzera, Huldreich Zwingli (1484-1531), di preparazione umanistica e seguace del celebre umanista Erasmo da Rotterdam (1466-1536), aveva cominciato la sua azione riformatrice accettando alcune idee di Lutero ma su molti altri punti giungendo a contrasti teologici insanabili. Dal punto di vista politico, Zwingli caratterizzò la sua opera facendosi in un certo senso interprete di orientamenti borghesi cittadini in opposizione all’autoritarismo feudaleggiante di tipo luterano. Il governo teocratico da lui instaurato a Zurigo portò anche Berna (1528) e Basilea (1529) sullo stesso piano riformatore mentre i cinque Cantoni cattolici, insieme con Friburgo e il Vallese, stringevano alleanza sotto la protezione di Ferdinando d’Asburgo. La guerra scoppiata tra i due schieramenti ebbe breve durata e si concluse con la battaglia di Kappel (1531) nel corso della quale lo stesso Zwingli fu ferito e fatto prigioniero dai cattolici. E quando egli rifiutò di confessarsi e di «invocare i santi e la Madonna» fu ucciso e il suo cadavere squartato. Lo zwinglianismo cominciò a farsi strada anche tra la borghesia di Augusta dove ormai vivo era il fermento tra i cattolici e gli aderenti alla Riforma. Anton Fugger manifestò apertamente la sua opposizione allo zwinglianismo ma il governo della città, considerando questo atteggiamento del banchiere come atto di ribellione, lo fece incarcerare. La prigionia durò poco, né poteva essere altrimenti stante la posizione e le protezioni di cui godeva il Fugger, ma, una volta tornato libero, Anton preferì allontanarsi subito da Augusta trasferendosi nel suo feudo di Waissenhorn. (…) Nel maggio del 1547 i Fugger versarono trentamila fiorini per conto dell’imperatore. Anton cominciava ad essere seriamente preoccupato per la gravosa esposizione finanziaria legata a filo doppio con case regnanti che principiavano a non tenere alcun conto dei diritti dei creditori. Sul piano internazionale Anton fu chiamato a difendersi da una crisi di carattere mondiale, quella che correttamente è passata alla storia con l’espressione «rivoluzione dei prezzi». Il fenomeno ebbe inizio intorno al 1550 per effetto della conquista dell’America centrale e meridionale con il conseguente afflusso di argento ed oro. I Fugger erano esposti come concessionari di miniere di metalli preziosi che calavano di prezzo; ma l’ampia gamma di investimenti, insieme con l’aumento di valore della proprietà immobiliare, consentì ad Anton di uscire più che indenne dalla fase acuta di quella «rivoluzione» che poté dirsi passata solo intorno al 1580″” (pag 82-83-84-85)”,”EURE-111″
“CERKESOV Vitalij Ivanovic”,”Logica e marxismo in Unione Sovietica.”,”In appendice uno degli ultimi scritti di Plechanov ‘Dialettica e logica’, è tratto da G.V. Plechanov, ‘Le questioni fondamentali del maxismo’, Milano, 1947, a cura di Antonio D’AMBROSIO pag 145-159 Lenin “”Gli anni venti rappresentano un tappa importante per lo sviluppo e la divulgazione del marxismo in Urss. All’inizio degli anni venti apparve il primo numero della rivista marxista socio-politica “”Sotto la bandiera del marxismo”” [“”Pod znamenem marksisma””]. Sulle pagine di questa rivista fu pubblicata la storica lettera di V.I. Lenin ‘Sull’importanza del materialismo militante’, nella quale era esposto il programma dell’attività della rivista e di tutti i marxisti sovietici del tempo. Era ancora enorme la pressione che l’ideologia borghese esercitava sul materialismo dialettico e sull’ideologia proletaria sovietica in genere e proprio per questo la rivista “”Sotto la bandiera del marxismo”” doveva necessariamente costituire, come indicava Lenin, l’organo di battaglia del materialismo militante. In primo luogo essa doveva coraggiosamente e costantemente smascherare e perseguitare tutti i “”lacché accademici dell’oscurantismo clericale”” contemporanei, in secondo luogo doveva costituire un organo dell’ateismo militante. La risoluzione di questi compiti presupponeva un grande e complesso lavoro teorico nel campo della filosofia. Per una critica puntuale delle speculazioni idealistiche e per un’interpretazione materialistica delle stesse scoperte scientifiche, era necessario, come sottolineava Lenin, uno studio attento dei progressi delle scienze naturali. A questo lavoro, indicava Lenin, era necessario far partecipare gli scienziati della natura stringendo con loro una forte collaborazione. Ma per essere scientemente predisposti a questo lavoro, era necessaria anche una solida base filosofica, una solida concezione del mondo. Infatti Lenin scriveva: “”In mancanza di una base filosofica solida non vi sono scienze naturali né materialismo che possano resistere all’invadenza delle idee borghesi e alla rinascita della concezione borghese del mondo (1)””. Per “”una base filosofica solida”” Lenin intendeva tutto lo sviluppo possibile della teoria della dialettica materialistica. I quadri filosofici che si unirono intorno alla rivista “”Sotto la bandiera del marxismo””, all’inizio degli anni ’20, non erano numerosi e non sempre erano uniti dal punto di vista teorico-ideologico. In quel periodo Abram Moiseevic Deborin, formatosi sotto l’influenza di G.V. Plechanov, era uno dei più importanti rappresentanti del materialismo dialettico e aveva ricoperto, ancora prima del 1917, un ruolo di primo piano. Egli fondò una scuola (‘Scuola di Deborin’) formata dai suoi allievi dell’ ‘Istituto dei professori rossi’ tra cui I. Luppol, I. Podvolotskij, N. Karev, Ja. Sten ed altri, ed inoltre anche da studiosi che vi aderirono successivamente (Hessen, Bammel ed altri). Il gruppo deboriano occupava le posizioni dominanti nell’insegnamento e nell’elaborazione della filosofia marxista; la rivista “”Sotto la bandiera del marxismo”” ben presto, infatti, si trasformò nell’organo teorico di questo gruppo”” [Vitalij Ivanovic Cerkesov, ‘Logica e marxismo in Unione Sovietica’, Bari, 1976] [(1) V.I. Lenin, ‘Sul significato del materialismo militante’, in ‘Opere scelte in sei volumi, vol. VI, Roma, 1975, p. 630] (pag 7-9) Plechanov “”In Hegel la ‘dialettica’ coincide con la ‘metafisica’; in noi, la ‘dialettica’, si regge sulla dottrina della ‘natura’. In Hegel, il demiurgo della realtà – per servirci della espressione di Marx – era l’ ‘idea assoluta’. Per noi, l’idea assoluta non è che l”astrazione del movimento’, dal quale sono provocate tutte le ‘combinazioni’ e tutti gli ‘stati della materia’. Secondo Hegel, il pensiero progredisce grazie alla scoperta ed alla soluzione delle ‘contraddizioni’ contenute nei ‘concetti’. Conformemente alla nostra teoria materialista, le contraddizioni contenute nei concetti non sono che il riflesso, la ‘traduzione nel linguaggio del pensiero’ delle contraddizioni che risiedono nei fenomeni, come conseguenza della natura contraddittoria del ‘movimento’, loro base comune. Secondo Hegel il corso delle cose è determinato dal corso delle idee; secondo noi il ‘corso delle cose, il corso del pensiero col corso della vita’. Il materialismo pone la dialettica «sui piedi» e, con ciò, le toglie quel velo mistico nel quale Hegel l’aveva avviluppata. Ma, con ciò, mostra il ‘carattere rivoluzionario’ della dialettica. «Sotto la sua forma mistica – dice Marx – la dialettica divenne una moda tedesca, perché sembrava che cingesse di una aureola lo stato di cose esistente. «Nella sua forma razionale, la dialettica non è, agli occhi della borghesia e dei suoi portaparola dottrinali, che scandalo ed orrore, perché, assieme al lato della comprensione positiva di ciò che esiste, essa contiene nel tempo stesso la comprensione della negazione, della rovina necessaria dello stato di cose esistente; perché essa concepisce ogni forma nel flusso del movimento, e, quindi, sotto il suo aspetto transitorio; perché non si inchina davanti a niente ed è per sua essenza, critica e rivoluzionaria» (). Che la borghesia, pregna di spirito reazionario, consideri con orrore la dialettica materialista, è nell’ordine normale delle cose. Ma che dei sinceri simpatizzanti col movimento rivoluzionario se ne allontanino, è una cosa ridicola ed estremamente triste: è il non ‘plus ultra’ dell’assurdo. (…) Volete sapere come la dialettica ha conquistato i suoi diritti nella biologia? Rammentate le discussioni sulla ‘specie’ sollevate dalla teoria dell’evoluzione. Darwin ed i suoi seguaci affermavano che le differenti specie di una sola e stessa famiglia di animali o di piante non sono altro che i discendenti differenziati di una stessa forma primitiva. Inoltre, secondo la teoria dell’evoluzione, tutti i generi di uno stesso ordine provengono egualmente da una forma primordiale, e bisogna dire altrettanto di tutti gli ordini di una stessa classe. Secondo l’opposta opinione – quella degli avversari di Darwin, – tutte le specie di animali o vegetali sono completamente indipendenti l’una dall’altra e soltanto gli individui appartenenti ad una stessa specie provengono da una forma comune. La stessa concezione della specie era stata espressa da Linneo in questi termini: «esistono tante specie, quante ne ha create primitivamente l’Essere Supremo». E’, questa, una concezione puramente metafisica; perché il metafisico considera le cose ed i concetti come «oggetti distinti, immutabili, rigidi, dati una volta per sempre; e da esaminare l’uno dopo l’altro, e l’uno indipendentemente dall’altro» (Engels). Il dialettico, secondo Engels, considera invece, le cose ed i concetti «nella loro connessione, nel loro concatenarsi, nel loro movimento, nel loro avvento e nella loro scomparsa»”” [Vitalij Ivanovic Cerkesov, ‘Logica e marxismo in Unione Sovietica’, Bari, 1976] [() Vedere la prefazione alla seconda ed. tedesca del vol. I del ‘Capitale’] (pag 142-145)”,”TEOC-720″
“CERKESOV Vitalij Ivanovic; PLECHANOV G.V. (appendice)”,”Logica e marxismo in Unione Sovietica (Cerkesov); Dialettica e Logica (Plechanov).”,”Vitalij Ivanovic Cerkesov, prestigioso rappresentante sovietico in questo settore, ci offre una breve storia dei rapporti tra logica formale, logica dialettica e teoria della conoscenza in Urss, rivelandoci aspetti e problemi sinora in Italia poco noti.”,”PLED-006-FL”
“CERNIGOI Enrico”,”U-Boote. Battaglia nell’Atlantico.”,”Dalla breve bibliografia presentata dall’autore, le opere su temi navali citate pubblicate in Italia: – J.P. Mallmann Showell, La marina tedesca nella seconda guerra mondiale, Fratelli Melita, La Spezia, 1993 – E. Rössler, I sommergibili tedeschi, tecnica ed evoluzione, Fratelli Melita, La Spezia, 1995 – L. Peillard, La battaglia dell’Atlantico, Mondadori, Milano, 1998 ‘La battaglia dell’Atlantico, combattuta dal 1939 al 1944, decise le sorti della seconda guerra mondiale. Nella lotta contro l’Inghilterra e le sue vie di commercio, i sommergibili tedeschi furono l’unica arma capace di offrire serie prospettive di successo per la Germania. Tanto da far dire a Winston Churchill che solo una cosa lo aveva seriamente preoccupato durante il conflitto: l’attività degli U-Boote, i “”lupi grigi. Ma gli uomini di Karl Dönitz avrebbero pagato un tributo di sangue altissimo alla follia della guerra’ Laureato all’Università di Trieste, Enrico Cernigoi si occupa di storia militare. E’ coatore, fra l’altro di ‘Sui sentieri della guerra mondiale – alla ricerca della storia – da Murzli al mare’ (La Laguna) e del Cd-Rom ‘Larmata dell’impero. Organizzazione e struttura dell’esercito austro-ungarico durante la prima guerra mondiale’ (Totem).”,”QMIS-258″
“CERNYSCEVSKI N.G.”,”Arte e realtà.”,”””Ma le facoltà intellettuali dell’ uomo non ancora evoluto sono tanto deboli da non riuscire a rilevare la differenza che corre tra l’ idea e la sua manifestazione nel singolo oggetto; l’ uomo deve vivere molto a lungo, molto osservare, molto riflettere per comprendere che il singolo oggetto non può esprimere tutta l’ idea che si manifesta in una certa misura in esso; la caratteristica dell’ infanzia sta appunto nel fatto che il singolo oggetto sembra perfetto, assai migliore forse di ogni oggetto dello stesso genere. Tutti noi abbiamo creduto che nella grammatica, su cui abbiamo cominciato a studiare, fosse racchiusa tutta la sapienza grammaticale, che non esistesse altra scienza all’ infuori della grammatica su cui abbiamo cominciato a studiare. Il nostro primo maestro ci è sembrato il più grande scienziato del mondo, è stato per noi la “”sapienza stessa””. Così accade in tutti i campi dell’ attività intellettuale (…)””. (pag 36) “”Ma le facoltà intellettuali dell’ uomo non ancora evoluto sono tanto deboli da non riuscire a rilevare la differenza che corre tra l’ idea e la sua manifestazione nel singolo oggetto; l’ uomo deve vivere molto a lungo, molto osservare, molto riflettere per comprendere che il singolo oggetto non può esprimere tutta l’ idea che si manifesta in una certa misura in esso; la caratteristica dell’ infanzia sta appunto nel fatto che il singolo oggetto sembra perfetto, assai migliore forse di ogni oggetto dello stesso genere. Tutti noi abbiamo creduto che nella grammatica, su cui abbiamo cominciato a studiare, fosse racchiusa tutta la sapienza grammaticale, che non esistesse altra scienza all’ infuori della grammatica su cui abbiamo cominciato a studiare. Il nostro primo maestro ci è sembrato il più grande scienziato del mondo, è stato per noi la “”sapienza stessa””. Così accade in tutti i campi dell’ attività intellettuale (…)””. (pag 36) Aggiunta testo: in introduzione: “”Come scrive Marx nel poscritto alla seconda edizione tedesca del primo volume del Capitale, Cernyscevski, che fu senza dubbio il maggior economista russo, seppe “”magistralmente mostrare la bancarotta dell’economia politica borghese””. Una parte notevole dei suoi scritti di economia politica recò un contributo originale alla elaborazione del pensiero economico premarxista. Così, mentre gli ideologi della borghesia in ascesa avevano criticato le forme economiche del feudalesimo; credendo che l’economia capitalistica fosse la forma definiftiva della produzione sociale, Cernyscevski criticò il feudalesimo da un punto di vista più avanzato, democratico rivoluzionario, giacché, nell’individuare il carattere storico, transitorio del sistema feudale, egli comprese che la stessa sorte sarebbe toccata a quello capitalistico. La sua critica dello sfruttamento feudale si trasformò, insomma, nella critica di ogni forma di sfruttamento””. (pag XXII)”,”FILx-268″
“CERNYSEVSKIJ Nikolaj Gavrilovic”,”Che fare? Dai racconti sugli uomini nuovi.”,”La KRUPSKAIA disse che “”nessuno, forse fu tanto amato da Lenin quanto Cernysevskij’. Non come onore casuale, ma come un legame con C. dev’essere intesa l’assunzione, da parte di LENIN del titolo del romanzo, per il suo libro sul partito rivoluzionario.”,”MRSx-006″
“CERNYSEVSKIJ Nikolaj, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Che fare? Dai racconti sugli uomini nuovi.”,”La forza del pregiudizio. “”E’ la forza del pregiudizio, la cattiva abitudine, la falsa attesa, il falso timore. Se un uomo pensa di “”non potere””, realmente non può. Si è detto alle donne: “”Siete deboli””, e loro si sentono deboli e lo sono di fatto. Tu stessa sai di persone assolutamente sane, che cominciano a infiacchirsi e finiscono col morire, solo perché si sono persuase che devono infiacchirsi e morire. Non basta, alcuni esempi riguardano grandi masse, popoli interi, il genere umano. Uno dei più clamorosi ci è fornito dalla storia militare. Nel medioevo la fanteria riteneva di non poter nulla contro la cavalleria e di fatto non poteva nulla. Interi eserciti di fanti venivano sbaragliati, come un gregge di pecore, da poche centinaia di cavalieri, e fu così, fin quando non sbarcarono sul continente i fanti inglesi, che erano uomini reclutati tra i piccoli agricoltori, orgogliosi e indipendenti, che non sapevano cosa fosse la paura e che non si arrendevano senza combattere. Non appena giunsero in Francia questi soldati, a cui era sconosciuto il pregiudizio di dover fuggire dinanzi alla cavalleria, i cavalieri, pur essendo più numerosi, furono sgominati in ogni scontro. Pensa alle celebri sconfitte subite dai grandi reparti della cavalleria francese per opera di un esiguo esercito di fanti inglesi nele battaglie di Crécy, Poitiers, Azincourt. La stessa storia si ripeté quando i fanti svizzeri ritennero di non doversi considerare più deboli della cavalleria feudale. La cavalleria austriaca, e poi burgunda, pur essendo preponderante di numero, cominciò a prendere batoste in ogni scontro. In seguito si misurarono con i fanti tutte le altre cavallerie e furono regolarmente battute. Allora tutti dissero: “”Sì, la fanteria è più forte della cavalleria””. Eppure, per secoli la fanteria era stata molto più debole della cavalleria solo perché era ritenuta tale””. (pag 439-440)”,”RUSx-167″
“CERNYSEVSKIJ Nikolaj”,”Saggi critici.”,”Nikolaj Gavrilovic Cernysevskij (1828-1889), eminente democratico rivoluzionario, materalista e socialista utopista, è senza dubbio una figura centrale nell’estetica russa premarxista e più in generale nella filosofia, uno dei più famosi critici letterari. Lenin scrisse che Cernysevskij fu l’unico vero grande scrittore russo che dagli anni ’50 all’88 seppe rimanere al livello di un integrale materialismo filosofico. Cernysevskij però, annotava Lenin, non “”ha saputo o meglio non ha potuto, a causa dell’arretratezza della vita russa, sollevarsi sino al materialismo dialettico di Marx e di Engels””. Cernysevskij veniva dai ceti medi. Era nato a Saratov, nella famiglia di un sacerdote, aveva frequentato il seminario locale. Lasciato il seminario fu ammesso alla facoltà di filosofia dell’Università di Pietroburgo.”,”RUSx-193-FL”
“CERNYSEVSKIJ Nikolaj Gavrilovic”,”Che fare? Dai racconti sugli uomini nuovi.”,”””Il romanzo ‘Che fare?’, di cui abbiamo già detto le eccezionali condizioni di composizione, fu conosciuto attraverso copie clandestine, durante la vita dell’autore, e apparve integralmente e pubblicamente nel 1905. Da allora fu formativo della nuova generazione rivoluzionaria dei tempi di Lenin. È stato definito da Kropotkin «breviario di ogni giovane russo»; riferisce Plekhanov che «nessun romanzo, nessuno scritto, da quando esiste una tipografia in Russia, ebbe mai il successo del romanzo di Cernysevskij»; la Krupskaia, di cui le memorie serbano spesso impressioni e idee sulle letture del grande rivoluzionario che fu suo compagno, dice che «nessuno, forse, fu tanto amato da Lenin quanto Cernysevskij». Non come un onore casuale, ma come un legame con Cernysevskij dev’essere intesa l’assunzione, da parte di Lenin, del titolo del romanzo, per il suo libro sulla concezione del partito rivoluzionario. (…) Vera Pavlovna è il personaggio portante del romanzo, attraverso anzitutto le sue relazioni con Lopukhov, studente di medicina, e con Kirsanov, medico. La vita di lei è oggettivamente considerata, senza introspezioni psicologiche, ma con problematicità attentissima sia per le decisioni attive che per gli stati emotivi e le consuetudini di vita. Queste persone sono da Cernysevskij stimate «normali» modelli di scelta rivoluzionaria, per la partecipazione agli atteggiamenti innovatori del tempo e per la passione e tensione nella scelta stessa. Invece Rakhmetov è figura di capo di questi uomini nuovi cioè dirigente rivoluzionario. Non dobbiamo intenderlo come eroe positivo, ma come proiezione dell’autore stesso; e, attraverso una sua offerta generosa di denaro al «più grande pensatore europeo del XIX secolo, un tedesco padre di una nuova filosofia» (Feuerbach) narrata nel romanzo, dobbiamo intenderlo come nesso esplicito di tipo storico-filosofico. Ciò che ci sorprende oggi è l’approfondimento morale di queste persone invece che la loro partecipazione diretta ad avvenimenti di azione politica, qui inesistenti o quasi. (…) D’altra parte viene a costituire, in questo romanzo unico di un grande dirigente politico rivoluzionario e della sua vita d’azione giovanile e di lunghissimo esilio, un prototipo di eccezionale prestigio della problematica interna dell’«uomo nuovo»”” [Nikolaj G. Cernysevskij, Che fare?, Garzanti, Milano, 1974, dal ‘Profilo storico-critico dell’autore e dell’opera’ a cura di Eleonora Fiorani e Francesco Leonetti]”,”RUSx-006-FSD”
“CERQUETTI Enea”,”Le Forze armate italiane dal 1945 al 1975. Strutture e dottrine.”,”Enea Cerquetti è nato nel 1936 ed è laureato in sociologia. Già specializzato in problemi di sociologia dell’educazione, nel 1969 pubblicò un primo saggio ‘Che cos’è la Nato?’ per Jaca Book. Dirigente politico della Federazione milanese del Pci e sindaco di Cinisella Balsamo, con questo lavoro riconferma il suo interesse per lo studio di problemi dello stato. (1975) I problemi della smobilitazione postbellica. L’epurazione mancata. “”I problemi della smobilitazione postbellica da parte loro concernevano oltre 200.000 combattenti del Corpo volontari dela libertà, circa 300.000 combattenti delle forze regolari, nonché circa 600.000 prigionieri di guerra che rifluivano nel paese. Momentaneamente non si poneva i problemi della dissoluzione delle forze della RSL, ma entro alcuni anni, dopo la rottura dello schieramento antifascista, sarebbe stato imposto il recupero alle Forze armate anche di questa componente militare, fino ad equipararne la condizione, anche agli effetti dell’anzianità di servizio. La smobilitazione del Corpo volontari della libertà fu affrontata in termini traumatici dal Comando alleato, che ne chiese lo scioglimento immediato, in quanto forza armata, e senza alcuna contropartita per chi non era militare di professione. Testimonia in proposito il presidente dell’ANPI Boldrini (…). Con tali premesse, anche la rifusione dei membri del CVL nelle nuove forze armate, a scopo di riconoscimento del servizio prestato e come garanzia di orientamento democratico, venne presto insabbiata. (…) Eppure i bilanci ufficiali della guerra di liberazione davano il tributo di perdite umane delle forze partigiane e del CVL superiore di ben 3 volte in incidenza percentuale a quello pagato dalle forze regolari che, del resto, ebbero la maggior parte delle vittime negli episodi di resistenza ai nazisti poco dopo l’8 settembre nei Balcani e nelle isole della Grecia (1). La smobilitazione delle forze regolari non fu traumatica, ma si dovette poi affrontare lo sfoltimento dei quadri militari di professione provenienti dalla esperienze belliche ormai le più disparate. Poiché si procedette senza un quadro di riferimento preciso, ci vollero anni e almeno trenta confusi e parziali provvedimenti di legge. Nel frattempo l’epurazione dei fascisti dalla Forze armate andava a rilento, fascisti ovviamente presenti soprattutto tra i reduci della prigionia o che riemergevano dallo sbandamento, quando ancora non era stata ben definita la posizione di chi aveva militato nella RSI. Dopo la rottura dei governi di unità antifascista e con la svolta atlantica, come abbiamo già detto, si sarebbe messo in movimento il processo inverso, culminato col riconoscimento giuridico, agli effetti della carriera, del collaborazionismo coi nazisti (legge 23 febbraio 1952, n. 93). Testimonia ancora in proposito Boldrini: “”L’epurazione non fu mai portata a termine nonostante il ministro della Guerra Jacini nell’agosto 1945, annunciasse che ben 688 generali e 83 colonnelli erano stati collocati a riposo. In realtà si trattava di una scelta fatta in modo abbastanza caotico, che non colpiva gli ufficiali compromessi col passato regime. Furono celebrati alcuni processi a carico di vari generali, quali Pentimalli e Del Tetto, con larga erogazione di assoluzioni ed amnistie. Particolare importanza rivestì il processo Roatta-Suvich, conclusosi a Roma nel marzo 1943, che mise a nudo interessanti aspetti della politica interna ed estera del fascismo”” (2). La volontà politica che Boldrini denuncia essere mancata ebbe la sua origine nelle imposizioni della Commissione alleata e nei contrasti latenti e manifesti all’interno dei governi di unità antifascista”” (pag 11-13) [(1) Dati ufficiali sulle perdite e sulle forze combattenti nella guerra di liberazione sono contenuti in ‘La politica estera’, in ‘Documenti di vita italiana’, gennaio-febbraio 1953; in ‘Perdite di vite umane dell’esercito, della marina e dell’aviazione durante la seconda guerra mondiale’, ibid. agosto 1952; in ‘Dati sulla lotta partigiana nel decimo annuale della Resistenza, ibid., aprile 1954 (…); (2) in A. Boldrini e A. D’Alessio, Esercito e politica in Italia, Roma, 1974 (1° capitolo)]”,”ITQM-254″
“CERRETI Giulio”,”Con Togliatti e Thorez. Quarant’anni di lotte politiche.”,”Giulio CERRETI è nato a Sesto Fiorentino nel 1903. Operaio metallurgico entrò giovanissimo nel movimento socialista. Aderì poi al PCI ricoprendo cariche politiche e sindacali. Perseguitato dai fascisti, nel 1927 espatriò in Francia. Nel 1932 entrò nel CC del PCF e diventò uno stretto collaboratore di Maurice THOREZ da quale ricevette l’ incarico di dirigere il Comitato internazionale per gli aiuti alla Spagna repubblicana. Durante la guerra visse in URSS e collaborò con TOGLIATTI. Nel dopoguerra, parlamentare, è stato P della Lega Nazionale delle Cooperative. “”Conoscevo troppo bene la fama di Ercoli in fatto di libri “”prestati”” senza ritorno. Lo faceva per gioco, per amore dell’ edizione importante e rara e, perché non dirlo? per tirchieria. Ma io penso sinceramente che l’ intento scherzoso fosse prevalente in lui, che non aveva molte distrazioni. Si divertiva un mondo a studiare le reazioni del “”derubato”” che accusava di “”egoismo””, di “”amare la proprietà…””. E le penne stilografiche! Un vero macello, come si dice a Roma””. (pag 126)”,”PCIx-090″
“CERRITO Gino contributo; altri contributi di Luigi CORTESI Claudio COSTANTINI Giorgio DORIA Antonio GIBELLI Edoardo GRENDI Aurelio LEPRE Pier Carlo MASINI Georges HAUPT Jules HUMBERT-DROZ Giuseppe MICCICHE’ Renato MONTELEONE Gaetano PERRILLO Carlo PINZANI Ernesto RAGIONIERI Enzo SANTARELLI Paolo ARVATI”,”Movimento operaio e socialista. Indice ventennale 1955-1974.”,”Rivista trimestrale di storia e bibliografia edita dal Centro Ligure di Storia Sociale (CLSS). La rivista iniziò le pubblicazioni nel gennaio 1955 col titolo ‘Movimento operaio e contadino in Liguria’. Dal 1962 ha assunto il titolo attuale avendo perduto il carattere regionale precedente. In ‘studi e ricerche’ si riportano i riferimenti di due lavori di Arrigo CERVETTO. Tra gli altri vi sono contributi di Gino CERRITO, Luigi CORTESI, Claudio COSTANTINI, Giorgio DORIA, Antonio GIBELLI, Edoardo GRENDI, Aurelio LEPRE, Pier Carlo MASINI, Georges HAUPT, Jules HUMBERT-DROZ, Giuseppe MICCICHE’, Renato MONTELEONE, Gaetano PERRILLO, Carlo PINZANI, Ernesto RAGIONIERI, Enzo SANTARELLI, Paolo ARVATI.”,”MITC-018″
“CERRITO Gino”,”Dall’ insurrezionalismo alla settimana rossa. Per una storia dell’ anarchismo in Italia 1881-1914.”,”Gino CERRITO, docente di storia contemporanea dell’ Università degli Studi di Firenze, studioso del movimento operaio e socialista, ha già pubblicato fra l’altro: -Radicalismo e socialismo in Sicilia, 1860-1882 (MESSINA-FIRENZE, 1958) – I periodici di Messina- Bibliografia e storia (MILANO, 1961) – L’ antimilitarismo anarchico nel primo ventennio del secolo (PISTOIA, 1968) – Il ruolo dell’ organizzazione anarchica (PISTOIA 1973)”,”ANAx-079″
“CERRITO Gino”,”Dall’ insurrezionalismo alla settimana rossa. Per una storia dell’ anarchismo italiano (1881-1914).”,”CERRITO è stato storico e militante anarchico della FAI. “”Se gli anarchici non se ne curano la storia la faranno i loro nemici”” (Gaetano Salvemini)”,”ANAx-157″
“CERRITO Gino”,”Il ruolo della organizzazione anarchica. L’ efficientismo organizzativo, il problema della minoranza, il periodo transitorio, classismo e umanesimo.”,”La prima parte del libro contiene il saggio di CERRITO. Il capitolo VI si intitola ‘L’ esperienza dei “”Gruppi anarchici d’ azione proletaria””. (pag 140-168). In esso si parla di P.C. MASINI e di A. CERVETTO. “”””Resistenzialismo piano di sconfitta (note critiche sull’ indirizzo della rivista ‘Volontà’), suppl. al n° 2 del 1950 de L’ Impulso, pp. 6. Il supplemento porta le firme di A. Cervetto, P.C. Masini, U. Scattoni, R. Sbricioli ed è edito a cura del ‘Comitato interregionale tosco-laziale'”” (pag 140, nota) “”Le stesse considerazioni introduttive, i limiti imposti ai compagni, la conformazione dei gruppi, i compiti delle commissioni costituite dalla F.A.F. vengono riprodotti in Italia dal “”movimento orientato e federato””, che dopo la sua espulsione dalla F.A.I. decisa dal Congresso nazionale di Ancona del dicembre 1950, assume il nome di “”Gruppi Anarchici d’ Azione Proletaria””. Le norme organizzative e funzionali dei G.A.A.P. diventano sempre più “”efficientiste””, fino all’ approvazione della clausola di “”responsabilità collettiva””, alla decisione di partecipare alle elezioni politiche, alla definizione del problema della “”fase transitoria””, nella misura in cui queste questione vengono trattate e risolte in Francia. Diverso è invece il discorso riguardante l’ analisi della società capitalista come giustificazione “”realistica”” del nuovo “”anarchismo””. Impostato sulle medesime linee di quello di G. Fontenis, esso è ricco di alcune varianti che ne rendono più astruso il senso e inattuale (ottocentesca) l’ impostazione marxista. Autore del discorso è il giovane savonese Arrigo Cervetto””. (pag 147) “”Il socialismo di Cervetto “”tende al massimo grado di omogeneità””, cammina di pari passo con il progresso dell’ industria ed è in rapporto diretto con la società capitalista. Esso non è un fatto umanistico, è un fatto di carattere economico di produzione e di distribuzione. Esso nasce dalle viscere della società capitalista e dalle sue contraddizioni. Giacché tende “”al massimo grado di omogeneità””, la società socialista escluderà qualunque possibile diversa sperimentazione: per Cervetto quindi la società socialista sarà un convento o una caserma in cui “”l’ uniforme volontà degli uomini”” regnerà sovrana, evidentemente… sotto il pugno di ferro di una dittatura che non permetta agli uomini di essere difformi! Niente di nuovo e di originale, dunque, se non la difficoltà del lettore di comprendere i ragionamenti pesanti e involuti dell’ autore, la cui preparazione è la conseguenza di disordinate e mal digerite letture (1). Il discorso può essere completato ricordando che nel dicembre del 1952 il Comitato Nazionale dei GAAP inviava ai gruppi per la discussione una specie di riassunto del documento di Arrigo Cervetto, riprodotto in forma indubbiamente più chiara e comprensibile””. (pag 153) “”Nel 1954, constatando “”l’ obbiettivo”” aggravarsi e generalizzarsi della crisi imperialistica, i GAAP davano i suggerimenti necessari sulle “”prospettive di lotta, di strategia e di tattica””, allo scopo di contribuire al confluire di questa crisi nella rivoluzione, formando in primo luogo una minoranza cosciente, “”un’ insieme di quadri ideologicamente solidi e ferrati”” (2). “”In occasione della VI Conferenza del 1956, facendo seguito ad un discorso precedentemente iniziato e sviluppando, in fondo, la stessa sua tesi del 1951, Arrigo Cervetto si pronuncia apertamente per l’ accettazione della “”dittatura del proletariato””, giustificata da necessità “”obbiettive””. Altri suoi allievi, fra cui Cesare Saletta, richiamandosi anche alle affermazioni di George Fontenis sul rapporto anarchismo-marxismo, ritengono che la divergenza fra queste due teorie non è una questione di principi bensì di tattica (…)””. (pag 161) “”Ma all’ interno del nuovo movimento, il conflitto già esistente fra i militanti dell’ ex-F.C.L. si acuiva per ovvie ragioni. Coloro che credevano ingenuamente di essere rimasti sempre in linea con l’ anarchismo, anche se con un anarchismo “”ammodernato””, vedevano assai chiaramente che il nuovo movimento non aveva nulla di anarchico. Degli altri, i marxisti di Cervetto avevano ormai iniziato un discorso proprio e non vedevano perché dovessero affrontarlo in condizioni di inferiorità con i capi riconosciuti di questo movimento (…)””. (pag 167) “”Degli altri: un gruppo rientra deluso nel movimento anarchico “”tradizionale””; un secondo gruppo segue Cervetto che diverrà poi il teorico e il capo di “”Avanguardi operaia””, una piccola formazione extraparlamentare ligure di orientamento rigidamente marxista; un terzo gruppo con P.C. Masini aderisce al Partito socialista (…)””. (pag 168) La seconda parte del libro è documentaria: Parte II: L’ esperimento neo-marxista dei GAAP. (pag 363): – Testo del progetto di organizzazione federativa dei GAAP (Genova 24-25 febbraio 1951) – La nuova carta statutaria dei GAAP (Pisa, 30-31 ott – 1 nov 1955) – Tesi programmatiche sui rapporti fra organizzazione rivoluzionaria e masse popolari (Genova-Sestri, 1 marzo 1956) – Abbozzo di tesi “”per una tattica d’ intervento rivoluzionario nelle campagne elettorali””. (Qui si critica l’ astensionismo e si parla di “”cretinismo astensionista””. – La conclusione dell’ esperimento gaapista. Comunicato. (pag 384)”,”ANAx-183″
“CERRITO Gino a cura di Adriana DADA'”,”Gli anarchici nella resistenza apuana.”,”Gino CERRITO fu professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università di Firenze. I suoi primi interessi relativi alla storia della Siciali si sono successivamente allargati al più vasto panorama del socialismo e del movimento operaio italiano e internazionale fornendo contributi su queste tematiche. Ha scritto ‘Radicalismo e socialismo in Sicilia 1860-1882’ (1958), ‘L’ antimilitarismo anarchico nel primo congresso del secolo (1968), ‘Dall’ insurrezionalismo alla Settimana Rossa (1977), Andrea Costa nel socialismo italiano (1982). Manovra contro la Camera del Lavoro. “”Nel settembre 1921, i fascisti creavano i “”Sindacati economici carraresi”” e mediante la prefettura avanzavano subito la proposta di unificare i due organismi operai. Al rifiuto opposto dalla CdL essi rispondevano accusando l’ organismo camerale di prestarsi all’ utilizzazione dei suoi locali da parte di associazioni e partiti politici e richiedendo garanzie atte ad evitarlo. La Commissione Esecutiva della CdL si prestava allora al gioco fascista accettando la nomina di una commissione di controllo sull’ uso dei locali dei due organismi sindacali, composta da 3 membri del Consiglio di Pacificazione, tuttavia in vita, un membro della CdL e uno dei sindacati economici. Ma giacché i fascisti tendevano al monopolio operaio, continuarono e intensificarono l’ opera di intimidazione; e taluni industriali per appoggiare questa politica, cominciavano a minacciare di licenziamento coloro i quali non si fornivano della tessera dei Sindacati economici.”” (pag 13)”,”ANAx-196″
“CERRITO Gino”,”Il movimento anarchico dalle sue origini al 1914.”,”””Se si esclude il volume di carattere generale pubblicato nel 1907 da Ettore Zoccoli, che dedica alcune pagine all’ anarchismo italiano e che, nonostante la serietà documentaria, risente di una aritficiosa angolatura decisamente contraria, non rimangono che le recenti edizioni italiane delle brevi storie dell’ anarchismo di Max Nettlau e di George Woodcock. L’ opera di Nettlau è coerente con quelli che sono i limiti propri di tutta la produzione storiografica di questo importante ricercatore ed erudito anarchico. Essa rispecchia fedelmente l’ opinione dell’ autore, secondo cui la letteratura anarchica non ha un’ origine determinata, non è l’ espressione di un sistema inventato e progressivamente elaborato: egli afferma che gli anarchici sono sempre esistiti e perciò la sua opera, dovendo dimostrare questo assunto, non può dedicare più di una decina di pagine all’ anarchismo italiano; ancor meno cioè di quante ne abbia scritte per la lacunosa biografia di Errico Malatesta, che pure rimane la migliore traccia delle vicende del movimento anarchico italiano fino al 1922. Più soddisfacenti sono le venti pagine che Woodcock dedica all’ anarchismo italiano nel suo volume, anche se in fondo non fa che utilizzare la biografia malatestiana di Nettlau. E’ invece abbondante la letteratura storica sul periodo della Prima Internazionale in Italia. Si ricordano i volumi di Nello Rosselli, Max Nettlau, Elio Conti, Leo Valiani, Aldo Romano, Richard Hostetter.”” (pag 5)”,”ANAx-217″
“CERRITO Gino”,”Radicalismo e socialismo in Sicilia (1860-1882).”,”””La Comune, insomma, entusiasmò l’ambiente democratico italiano. L’esempio del proletariato parigino infuse nuova forza a talune società operaie e la stampa democratica prese decisa posizione a favore della rivoluzione comunarda che, specialmente all’inizio, venne giudicata in modo conforme alle tendenze di ogni singolo gruppo. Così i circoli democratici che con più difficoltà e solo parzialmente si sarebbero più tardi allontanati dal Mazzini, ritenevano che la Comune fosse un fenomeno di natura patriottica e democratica, sorta per reazione al malcostume dell’Assemblea francese, e affermavano che coloro i quali diffondevano false notizie su un presunto socialismo comunardo intendessero “”fare due cose, cioè assumere la maschera di liberali ultra e screditare la Rivoluzione col porre l’allarme alla proprietà…””. La posizione del Garibaldi rispetto all’Assemblea di Bordeaux, e le parole da lui rivolte nel maggio “”Agli amici di Nizza”” confermavano, in fondo; quanto i repubblicani socialmente meno avanzati sostenevano.”” (pag 141-142)”,”MITT-260″
“CERRITO Gino a cura”,”I periodici di Messina. Bibliografia e storia.”,”Scheda periodico: Titolo Sottotitolo Tipografia Durata Periodicità Direttore Gerente Formato Pagine Note tip. “”In merito alla guerra di Libia, ‘Il Riscatto’ fu inizialmente d’accordo con la Direzione nazionale del Partito, che opponeva all’impresa “”ragioni ideali di principio avverse alla barbarie della guerra, in nome di una civiltà più umana e più universale; ragioni concrete, ispirate agli interessi materiali e morali, prossimi e remoti, della gente del lavoro, della società proletaria”” (cfr. 23 mar. 1912, a. III, n. 13: manifesto del Comitato centrale di agitazione contro la guerra; 12 mar. 1912, (…)). Conclusa poi la pace, il periodico assunse un contegno inspiegabilmente incoerente, con un articolo gravido di bellicismo inopportuno: “”Noi – scriveva la redazione – siamo stati sempre avversi alla guerra e quindi favorevoli alla pace. Ma questa pace è stata conclusa in un momento poco adatto; poiché l’Italia, dopo tanti sacrifici sostenuti, avrebbe potuto raggiungere un maggior successo, se in seguito alla situazione della Turchia, attaccata dalla Confederazione balcanica, avesse continuato nella lotta, determinando così lo sfacelo completo dell’Impero Ottomano”” (23 ott. 1912, a. III, n. 44: ‘La guerra e la pace’).”” (pag 145)”,”MITT-261″
“CERRITO Gino”,”Il ruolo della organizzazione anarchica, l’efficientismo organizzativo il problema della minoranza il periodo transitorio classismo e umanesimo.”,”Gino Cerrito nato a Messina nel 1924, morto a Firenze nel 1982. Si era accostato all’anarchismo nell’immediato dopoguerra partecipando intensamente alla vita del movimento soprattutto in Sicilia, Autore di numerosi volumi: Radicalismo e socialismo in Sicilia, L’antimilitarismo anarchico, Il ruolo dell’organizzazione anarchica, Andrea Costa nel socialismo italiano. Saggi, nonchè collaboratore della stampa anarchica. Cerrito era professore di Storia all’Università di Firenze. Ebbe anche una attiva presenza nei progetti di lavoro del Centro Studi Libertari ‘Pinelli’ di Milano.”,”ANAx-014-FL”
“CERRITO Gino”,”Radicalismo e socialismo in Sicilia (1860-1882).”,”Biagio Cerrito, detto Gino, nasce a Messina l’11 febbraio 1922. Ben presto orfano di padre, prosegue gli studi lavorando al Comune di Messina. Si forma politicamente negli anni della seconda guerra mondiale. Aderisce agli inizi del 1943 al movimento antifascista clandestino ‘Sicilia libera’ di orientamento indipendentista, costituito dall’avvocato comunista dissidente Giovanni Millimaggi e dai suoi figli Spartaco e Libero. Nel 1944 si escrive al Partito comunista, ma già il 3 e 4 settembre 1944 partecipa a Palermo, come osservatore, al primo convegno degli anarchici siciliani. Si dimette dal PCI nell’agosto 1945. Accanto a Vincenzo Mazzone, reduce dalla guerra di Spagna, ed altri,costituisce il gruppo anarchico giovanile ‘M. Bakunin’ divento presto uno degli artefici della ripresa dell’anarchismo a Messina e in Sicilia (…) (pag XIII) (da Profilo biografico di Carmelo Ferrara …)”,”ANAx-005-FB”
“CERRITO Gino MUSARRA Natale ROSE Giuseppe ORTALLI Massimo CAFIERO Carlo SCHIRONE Franco”,”Le origini dell’anarchismo in Italia.”,”Contiene lettera di Carlo Cafiero ad Engels del 12-19 giugno 1872 (pag 163-169) Sono trascorsi centocinquant’anni da quando, a Rimini, venne organizzata una Conferenza delle Sezioni italiane dell’Internazionale dei Lavoratori che si opponevano alla svolta autoritaria che Marx ed Engels tentavano d’imprimere all’intero movimento socialista. Fu costituita la Federazione italiana dell’Internazionale e nello stesso tempo promosso il congresso internazionale che, un mese dopo, a Saint-Imier nel Jura svizzero, darà vita all’Internazionale Antiautoritaria e Anarchica. Quelle vicende che hanno segnato così profondamente, e anche drammaticamente, lo sviluppo di una forte idea di emancipazione sociale, sono in questo testo analizzate da storici libertari come Gino Cerrito e Giuseppe Rose dei quali riproponiamo alcuni saggi pubblicati in occasione del centenario della conferenza di Rimini e, nel caso di Gino Cerrito, successivamente ampliati ed approfonditi. Scritti che costituiscono il culmine di un percorso di revisione e rivalutazione della Prima Internazionale anarchica in Italia, nei confronti della storiografia marxista, iniziato da Pier Carlo Masini nell’immediato secondo dopoguerra e proseguito dallo stesso Masini, Gino Cerrito, Giuseppe Rose e pochi altri, fra silenzi, incomprensioni, distinguo ideologici ma anche riconoscimenti crescenti. Scritti che forniscono un quadro storico-politico critico e distaccato dello scontro consumatosi in Italia, all’interno della Prima Internazionale, tra marxisti e bakuninisti, affrontando di petto anche questioni ideologiche estranee alla tradizione marxista ma ancor oggi vitali per il movimento anarchico. [Gennaio 2023]”,”ANAx-470″
“CERRONI Umberto a cura”,”Il pensiero politico dalle origini ai giorni nostri.”,”””(…) le macchine , che sono il mezzo più potente per abbreviare il tempo di lavoro, si mutano nel mezzo più infallibile per trasformare tutta la vita dell’operaio e della sua famiglia in tempo di lavoro disponibile per la valorizzazione del capitale; così accade che il sopralavoro degli uni diventa il presupposto della disoccupazione degli altri e che la grande industria che dà la caccia a nuovi consumatori su tutta la superficie terrestre, in patria riduce il consumo delle masse ad un minimo di fame e così mina il proprio mercato interno. “”La legge che ‘equilibra costantemente sovrappopolazione relativa, ossia l’esercito industriale di riserva, da una parte’, e ‘volume e energia dell’accumulazione dall’altra’, incatena l’operaio al capitale in maniera più salda che i cunei di Efesto non saldassero alla roccia Prometeo. Questa legge determina una ‘accumulazione di miseria’ proporzionata all”accumulazione di capitale’. L’accumulazione di ricchezza all’uno dei poli è dunque al tempo stesso accumulazione di miseria, tormento di lavoro, schiavitù, ignoranza, brutalizzazione e degradazione morale al polo opposto, ossia dalla parte della classe che ‘produce il proprio prodotto come capitale'”” (Marx, Das Kapital, P. 671)”” [F. Engels] [in Umberto Cerroni, Il pensiero politico dalle origini ai nostri giorni, 1975)”,”TEOP-006″
“CERRONI Umberto”,”Teoria della crisi sociale in Marx. Una reinterpretazione.”,”Umberto CERRONI è nato a Lodi nel 1926. Libero docente di filosofia del diritto è (1971) professore incaricato di Storia delle dottrine politiche e di storia delle dottrine economiche nell’ Univ di Lecce. Ha pubblicato numerosi volumi (‘Kantt e la fondazione della categoria giuridica’, ‘Marx e il diritto moderno’, Metodologia e scienza sociale’, ‘Il pensiero giuridico sovietico’, ‘Le origini del socialismo in Russia’ ‘La libertà dei moderni’, ‘Tecnica e libertà’. Ha tenuto corsi in università estere.”,”MADS-220″
“CERRONI Umberto”,”L’ identità civile degli italiani.”,”Umberto CERRONI (Lodi, 1926) è professore ordinario di scienza politica nell’ Università La Sapienza di Roma. Ha insegnato a lungo nelle Università di Lece, Salerno e Napoli. Tra le sue opere ‘Marx e il diritto moderno’ ‘Kant e la fondazione della categoria giuridica’ ecc. (v. retrocopertina). Il volume contiene un paragrafo su DANTE politico e il ‘De Monarchia’.”,”ITAS-059″
“CERRONI Umberto”,”Marx e il diritto moderno.”,”””La storia della cultura e della società appare dunque a Marx organizzabile come oggetto di scienza in quanto sia rapportata alla storia di tipi di rapporti di produzione: la scienza completa la storia reale così come la storia reale completa la scienza, la scienza è scienza storica o sociale così come la storia è storia-scienza.”” (pag 169)”,”MADS-307″
“CERRONI Umberto”,”Teoria politica e socialismo.”,”Alla fine del XIX secolo, quando il “”marxismo”” (un marxismo) circolava ormai largamente in Italia, le opere disponibili in lingua italiana (sulle 23 che stiamo considerando) erano soltanto 10 (…). Sul finire del secolo, dunque, in Italia la conoscenza di Marx era assai ristretta dal punto di vista delle traduzioni…”” (pag 16). Contiene il paragrafo ‘Il problema dei due Marx’ (pag 24) “”Lenin tronca anche questa tradizione, spezza cioè l’ alternativa slavofilia-occidentalismo: (…)”” (pag 116) “”Non v’è alcun dubbio che Lenin conoscesse tutto il Marx edito: e la sua non era una conoscenza di seconda mano. Conosceva quindi anche la ‘Questione ebraica’. V’è anzi una circostanza molto singolare: nella seconda metà del 1914 (in un periodo dunque abbastanza vicino agli studi sullo Stato), compilando un “”breve saggio biografico ed esposizione del marxismo”” per la voce ‘Karl Marx’ del Dizionario enciclopedico Granat (VII edizione), Lenin aveva dovuto far cenno dei due scritti di Marx sui ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’ e aveva addirittura scritto che “”negli articoli pubblicati su questa rivista Marx parla già come un rivoluzionario, assertore di una “”critica inesorabile di tutto ciò che esiste””, e in particolare della “”critica delle armi””, come un rivoluzionario che fa appello alle ‘masse’ e al ‘proletariato'””. Ma né qui, né in ‘Stato e rivoluzione’, e neppure nella più tarda lezione all’Università Sverdlov ‘Sullo Stato’, Lenin avverte le implicazioni profonde della critica dello Stato rappresentivo abbozzata da Marx nella ‘Questione ebraica’ (1). Ovviemente Lenin non era solo nel non avvertire quelle implicazioni: tutta la tradizione marxista si era formata senza grande considerazione e curiosità scientifica per il “”primo”” Marx. La ‘Questione ebraica’ doveva in seguito assumere una luce assai nuova e significativa con la pubblicazione delle altre opere giovanili di Marx e specialmente della ‘Critica’ antihegeliana. La visione organica di tutto il primo nucleo dell’opera di Marx consente oggi di stabilire non soltanto che la riflessione teorica di Marx era incominciata proprio sul terreno dello Stato e del diritto (cosa risaputa), ma anche che il passaggio da questo campo agli studi economici e all’organizzazione della lotta politica non era avvenuto senza che Marx avesse sbozzato un’essenziale motivazione proprio sul piano della teoria dello Stato e del diritto””. (Umberto Cerroni, Teoria politica e socialismo, 1973) (pag 133) Nota (1) il primo studioso marxista che abbia utilizzato seriamente la ‘Questione ebraica’ è stato E.B. Pasukanis di cui si veda ‘La teoria generale del diritto e il marxismo’ in ‘Teorie sovietiche del diritto’, Milano, 1964″,”TEOC-220″
“CERRONI Umberto”,”Lessico gramsciano.”,”Umberto CERRONI (Lodi, 1926), insegna Scienza della politica nell’ Università di Roma. E’ membro del CC del PCI e del Comitato direttivo dell’ Istituto Gramsci. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Partito. “”E’ in embrione una struttura statale”” (Q. pag 320, P.P. pag 76), cioè “”uno Stato in potenza””, un embrione che si sviluppa nel guscio degli interessi sociali di una classe da cui va poi progressivamente distinguendosi e addirittura separandosi nella misura in cui il partito vuol porsi come centro direzionale complessivo della società. Pertanto “”se è vero che i partiti non sono che la nomenclatura delle classi, è anche vero che i partiti non sono solo una espressione meccanica e passiva delle classi stesse, ma reagiscono energicamente su di esse per svilupparle, assodarle, universalizzarle”” (Q. pag 387, PP pag 78) (pag 59)”,”GRAS-037″
“CERRONI Umberto”,”Tecnica e libertà.”,”””Ognuno è gli Altri e nessuno è se stesso”” (Heidegger) ‘(…) l’esortazione di Russel Ackoff: “”Dobbiamo smetterla di agire come se la natura fosse organizzata in discipline allo stesso modo in cui lo sono le università””.’ (pag 10) “”E’ fatale che questo terzo regno sia un regno individualistico e asociale (se non proprio antisociale) perché – sono le parole di Schiller – “”le gioie dei sensi noi le godiamo solo come individui (…). Le gioie della conoscenza le godiamo solo come specie””.”” (pag 65-66) “”Viene in mente, per qualche aspetto, la figura del nichilista russo della metà del secolo XIX che si autodefiniva “”un uomo perduto alla società”” (Necaev)””. (pag 66) “”Per l’uomo affamato non esiste il carattere umano del cibo, bensì soltanto la sua astratta esistenza di cibo: questo potrebbe indifferentemente presentarsi al lui nella forma più rozza; e non si può dire che in questa attività nutritiva si distingua da quella bestiale”” (K. Marx, Opere filosofiche giovanili) (pag 80) “”Hume: “”Nel mondo tutto si compra col lavoro””; Locke: “”Qualunque cosa egli (l’uomo) trasformi dallo stato in cui la natura l’ ha creata e lasciata, egli l’ha mescolata col suo lavoro e l’ ha legata con qualcosa che gli appartiene””.”” (pag 81)”,”TEOC-386″
“CERRONI Umberto”,”Materialismo storico e scienza.”,”””Sarebbe illusione credere di trovare altrove quello che la scienza non può darci””. (Sigmund Freud) “”L’ idea di un mondo esterno indipendente dal soggetto che lo esplora è propria di ogni scienza naturale”” (Albert Einstein) in apertura, U. Cerroni, Materialismo storico e scienza Umberto CERRONI (Lodi 1926) è ordinario di scienza della politica all’ Università di Roma. Studioso di filosofia politica e giuridica e di storia del marxismo ha pubblicato varie opere (v. risvolto copertina) “”Troppo a lungo i marxisti hanno creduto che la crisi del capitalismo significasse il crollo economico (…)””. (pag 139) “”Una teoria della crisi della società capitalistica moderna avrebbe comportato – nel seguito dell’ incompiuto Capitale – (come possiamo desumere dai Grundrisse) l’ esame non solo del meccanismo della crisi economico-sociale (fermatasi al capitolo delle classi) ma del meccanismo politico, cioè dello Stato rappresentativo””. (pag 139) “”Stiamo ancora aspettando la “”critica della politica e del diritto”” cui Marx voleva metter mano dopo la “”critica dell’ economia politica””.”” (pag 140) [Umberto Cerroni, ] ‘La dottrina di Marx matrice della strategia politica di Lenin’ “”Più complesso, si diceva, è il discorso su Lenin. Molti dei rilievi fatti dagli studiosi in questi ultimi decenni circa l’aggancio testuale che la tradizione del materialismo dialettico sovietico troverebbe nel pensiero di Lenin sono sostanzialmente esatti. Ma l’opera intellettuale di Lenin è assai più articolata di quanto quegli studiosi non lascino intravedere. L’aggancio di cui si parlava viene generalmente rintracciato, oltre che in qualche articolo, in ‘Materialismo e empiriocriticismo’ (1909) e nei ‘Quaderni filosofici’. D’altra parte il grosso dell’opera scientifica di Lenin non è, a vero dire, di carattere filosofico. Gli studi che lo affermarono in Russia e che costituirono tanto la sua sperimentazione della dottrina di Marx, quanto la matrice della sua strategia politica, furono gli studi di economia che lo impegnarono tra il 1892 e i primi anni del nuovo secolo e a cui fecero seguito, principalmente, gli scritti polemici destinati alla lotta per l’organizzazione del partito e per la delineazione di una strategia e di una tattica politica per la rivoluzione russa. Né il primo né il secondo gruppo di scritti consente di avallare il giudizio che solitamente si pronuncia. Al contrario: v’è negli studi economici di Lenin una vera e propria riscoperta del Marx scienziato e cioè propriamente del ‘Capitale’. E v’è addirittura – in ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici’ (1894), ‘Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve’ (1895), ‘Le caratteristiche del romanticismo economico’ (1898), ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (1898) – un marxismo profondamente nutrito di indagine scientifica, nettamente avverso alle “”teorie generali””, polemico contro l'””accusa banale che attribuisce al marxismo la dialettica hegeliana”” (1): accusa che il populista Michajlovskij portava a Marx volendo intendere che questi risolveva “”tutti i problemi di sociologia secondo le leggi della triade di Hegel”” (2). In tutti questi testi, che costituiscono senza dubbio il nerbo dell’opera teorica di Lenin (…), il tema centrale è proprio quello della configurazione del marxismo come indagine scientifica dei rapporti sociali capitalistici, fuori dalle escogitazioni di “”leggi generali”” che terranno invece il campo negli studiosi del materialismo dialettico. Non era davvero poco in un’epoca in cui il marxismo era ancora dominato da Bernstein, Kautsky, Plechanov e dalla loro inclinazione a “”completare”” Marx con Kant, Hegel o Spinoza. Quanto al secondo gruppo di scritti, più schiettamente politici, i rimandi filosofici sono rari, ma colpisce l’impostazione anticonformista e innovatrice della problematica sociale e politica, il distacco radicale di Lenin dalle tradizioni del marxismo ufficiale della chiesa socialdemocratica tedesca. In seguito l’attività teorica di Lenin è essenzialmente legata alla pratica politica e prendono spicco due opere che per la loro originalità difficilmente possono essere inventariate nel ‘background’ del bizantinismo filosofico del ‘Diamat’ (Dialekticeskij Materializm, ndr): L”Imperialismo fase suprema del capitalismo’ (1916) e ‘Stato e rivoluzione’ (1917) che, come sono testi di analisi economica e politica, fanno prova della genialità di Lenin e del suo antidogmatismo”” [Umberto Cerroni, Materialismo storico e scienza, 1976] (pag 35-36) [(1) V.I. Lenin, Opere complete, cit, vol I, pp. 159-160. Ecco un’altra formulazione interessante: “”il metodo dialettico non consiste affatto nelle triadi, ma consiste per l’appunto nella negazione dei metodi dell’idealismo e del soggettivismo in sociologia”” (op. cit., p 181); (2) V.I. Lenin, op. cit., vol I, p. 161. Le pagine successive sono dense di importanti precisazioni sul metodo di Marx in contrapposizione radicale al metodo di Hegel]”,”TEOC-425″
“CERRONI Umberto”,”Il pensiero politico italiano.”,”””Antonio Labriola è il primo teorico del socialismo di ispirazione marxista in Italia. Egli si forma a Napoli in un ambiente culturale storicista influenzato da Hegel e dal 1874 insegna nelle università di Roma e Bologna. Dopo un periodo di studio delle opere di Marx ed Engels aderisce verso il 1890 alle idee socialiste e inizia un lungo carteggio con Engels. Il suo scritto ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, che ottiene il giudizio positivo di Engels, esce nel 1895 e può considerarsi come il primo testo teorico del marxismo italiano. Labriola presenta la teoria di Marx soprattutto come analisi “”morfologica”” della società moderna e accoglie il criterio della essenzialità del modo di produzione nella determinazione dei tipi storici di società. “”Bisogna – scrive Labriola – rivolgersi allo studio delle differenze che corrono tra le varie forme della produzione, quando si tratti di epoche storiche nettamente distinte””. La successione di questi tipi di società (un tema che studiavano anche Durkheim, Toennies e Weber) può essere compresa solo esaminando il dissolversi e il succedersi dei differenti modi di produzione. Labriola concludeva con una esortazione realistica: “”Siamo alla prosa; ed anche il comunismo diventa prosa: ossia è scienza… Non lamenta il pauperismo per eliminarlo. Non spande lacrime su niente…””. Nel 1896, usciva un altro saggio di Labriola intitolato ‘Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare’, che Croce – un anno dopo – giudica come “”la più ampia e profonda trattazione dell’argomento””. L’assunto rivoluzionario e la meta della nuova dottrina – scrive Labiorla – è di contrapporre e poi sostituire al miraggio di ideazioni non critiche, veri e propri “”idoli della immaginazione””, i “”soggetti reali, ossia le forze positivamente operanti, ossia gli uomini nelle varie e circostanziate situazioni sociali”””” [Umberto Cerroni, Il pensiero politico italiano, 1995] (pag 71)”,”TEOP-030-FL”
“CERRONI Umberto / MAGRI Lucio”,”Per una teoria del partito politico (Cerroni) / Problemi della teoria marxista del partito rivoluzionario (Magri).”,”””Il problema dell’organizzazione di un partito rivoluzionario – diceva Marx – non può essere affrontato che partendo da una teoria della rivoluzione”” (pag 61)”,”PARx-042″
“[CERRONI Umberto]”,”Considerazioni sugli scritti di Rosa Luxemburg.”,”Articolo firmato u.c. probabilmente Umberto Cerroni Sono considerazioni sul volume di ‘Scritti scelti’ di Rosa Luxemburg curato da L. Amodio, Edizioni Avanti, 1963 pp. 716 “”Ciò che resta fuori campo è il fatto che i singoli problemi esaminati – lo Stato, la democrazia, le classi intermedie, le nazioni – non sono soltanto dei ‘problemi’ attorno a cui disputano le classi in lotta, ma prima di tutto ‘istituti’ storici reali il cui impianto non è dovuto alle deliberazioni volontaristiche delle forze politiche, ma a processi economico-sociali oggettivi e regolari. Le classi stesse, che costituiscono le ‘dramatis personae’ della lotta sociale moderna, non sono soltanto dei ‘soggetti’ dotati di una consapevolezza e di una inziativa, ma primariamente degli ‘oggetti’ mossi e strutturati da una dinamica oggettiva. “”Queste classi – ebbe a scrivere Marx – sono una parola priva di senso se non conosco gli elementi su cui si fondano”” (7)”” (pag 416) (7) K. Marx, Introduzione alla critica dell’economia politica, 1954 “”E’ merito della Luxemburg aver affrontato con grande chiarezza e franchezza critica il problema del “”ristagno”” nel marxismo, proprio perché avvertiva, come si è visto, l’urgenza di una crescita teorica del movimento. Ma quale spiegazione ci dà di quel ristagno? Ella scrive: “”Se noi (…) ora percepiamo nel movimento un ristagno teorico, non è perché la teoria marxiana, a spese della quale viviamo, sia incapace di sviluppo o sia ‘superata’, ma al contrario perché noi abbiamo già attinto all’arsenale marxiano le armi spirituali più importanti, che ci erano necessarie nello stadio di lotta trascorso, senza con ciò esaurirlo; non perché noi si abbia ‘superato’ Marx nella lotta pratica, bensì al contrario, perché Marx nella sua creazione scientifica ci ha anticipati in quanto partito di lotta attivo sul piano della prassi; non perché Marx non basti più per le nostre necessità, ma perché queste non bastano ancora per l’utilizzazione dei pensieri marxiani”” (R. Luxemburg, Scritti scelti, 1963, pp. 264-265). Ma è una spiegazione che, facendo un gran complimento a Carlo Marx, ne fa uno assai meno apprezzabile alla scienza da lui creata ritenendola tutto sommato incapace di alimentare sul piano delle idee il fenomeno più tipico ed esemplare della scienza: l’anticipazione”” [u.c., Considerazioni sugli scritti di Rosa Luxemburg, Critica marxista, Roma, n° 4-5 luglio ottobre 1964] (pag 420) Sulla teoria dello Stato “”Di fatto, la Luxemburg individuava l’angustia della soluzione tradizionale proprio in quella identificazione dello Stato con una “”macchina”” o “”strumento”” creato dalla classe dominante che nel passato era sembrata a lei stessa ovvia e quasi banale”” (pag 422) Sul concetto di giusto, giustizia in Marx. “”Il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf, già noto in Italia per la sua opera ‘Classi e conflitto di classe nella società industriale’, ultimamente tradotta presso Laterza, riprende l’argomento [il concetto di giustizia in Marx, ndr] in modo sistematico in un suo nuovo libro: ‘Marx in Perspektive. Die Idee des Gerechten im Denken von Karl Marx’, Verlagbuchhandlung J.,H.W. Dietz, Hannover, 1963. Ma è veramente legittimo parlare, come egli fa nel sottotitolo, di un concetto specifico del giusto in Marx, e quindi del relativo problema? L’autore sa benissimo che il termine ‘giustizia’ (‘Gerechtigkeit’) non gode buona fama presso Marx (pp. 14-16), usato com’è, assai spesso, per ridicolizzare la fede proudhoniana o filantropica nella giustizia eterna. Egli ammette anche che Marx “”non usa mai la parola e il concetto di giusto a proposito della società comunista”” (p. 141). Queste sono difficoltà di non poco conto, quando si ponga mente alla rigorosità con cui Marx sceglieva i termini e con cui talvolta li mutava o ne coniava di nuovi, in armonia col proprio sviluppo intellettuale, al fine di adeguare perfettamente il linguaggio al pensiero: basti come esempio la faticosa genesi dell’espressione ‘forza-lavoro’, la cui storia, dai primi scritti economici, dove si parla ancora soltanto di ‘lavoro’ e poi di ‘capacità lavorativa’, fino al ‘Capitale’, si confonde direttamente con la genesi della categoria ‘plusvalore’. Però al Dahrendorff, che oltretutto dichiara di volere unicamente “”far parlare Marx con le sue parole””, è sufficiente una premessa logico-linguistico-speculativa (pp.21-39) per arrogarsi il diritto di ricercare nelle opere marxiane un problema che, posto in quei termini, a Marx non interessa affatto (tanto più che, se gli fosse davvero interessato, non avrebbe avuto alcun bisogno di sottacerlo, né avrebbe esitato a chiamarlo per nome). (…) Marx ha indicato con chiarezza il carattere storico di tutti gli ideali, quindi, ammesso che se ne sia preoccupato, anche dell’ideale di giustizia (p. 49) che, in quanto componente della sovrastruttura, non può non seguire la sorte della base economico-sociale su cui si fonda. E qui il Dahrendorf, in modo un po’ schematico, ma sostanzialmente corretto, ce ne dà un’argomentata conferma (pp.40-71). In questo ambito il problema sembrerebbe dunque risolto. Senonché ecco l’incalzare del vero problema di Dahrendorf, che è quello del giusto in sé: “”Non è l’opera di Marx una infiammata protesta contro la società borghese e il modo capitalistico di produzione? E non è una protesta contro la sua ingiustizia? (p. 69). “”Che cosa contrappone Marx alla “”giustizia dell’ordine borghese””, che è in realtà “”aperta ferocia e vendetta senza legge””? Forse un nuovo concetto relativo del giusto? Oppure c’è un’altra idea, un’idea assoluta, su cui si fonda il pathos della sua critica?”” (p. 71). Così, spingendo il lettore ad ammettere una premessa in cui giuocano solo elementi soggettivi e sentimentali (la definizione dell’opera di Marx come “”infiammata protesta””), dandone poi una gratuita traduzione mediante l’espressione “”protesta contro l’ingiustizia”” (…) si deduce la possibilità in Marx di un’idea assoluta di giustizia. Ma questa deduzione reca naturalmente in sé l’ambiguità delle premesse a cui si appoggia”” [g.g., Il concetto di giusto in Marx] [(in) Critica marxista, Roma, n° 4-5 luglio ottobre 1964] (pag 437-440) Nota g.g. probabilmente Giuseppe Garritano Biografia U. Cerroni UMBERTO CERRONI: MORTO A ROMA ALL’ETA’ DI 81 ANNI IL FILOSOFO MARXISTA. sabato 28 aprile 2007. Altre brevi 16 dicembre: DEMOCRAZIA “”REALE””: CHE COSA SIGNIFICA? CHE COSA E’? Alcuni chiarimenti, con approfondimenti – a c. di Federico La Sala 15 dicembre: MANDELA E LA FILOSOFIA. Lettera a Primo Moroni (in memoria) da ’Johannesburg’ – di Federico La Sala 7 dicembre: GIAMBATTISTA VICO: OMERO, LE DONNE, E I “”NIPOTINI”” DI PLATONE 26 novembre: COSTANZO PREVE. MEMORIA. Una nota di Enrico Peyretti 16 luglio: CARMELITANI SCALZI: STORIA E MEMORIA. Ritrovato nel salernitano “”file”” perduto del tardo Rinascimento 2 maggio: IL SOGNO DI UNA “”COSA”” DI BENEDETTO XVI: UNA CHIESA “”PER MOLTI””, NON “”PER TUTTI””. Cinque note per un Convegno 12 febbraio: SAN PAOLO, COSTANTINO, E LA NASCITA DEL CATTOLICESIMO. La “”donazione di Pietro””, la “”donazione di Costantino”” e noi, oggi. 22 gennaio: RICORDO DI BIANCA CEVA, MAESTRA DI CIVILTA’. Nel trentennale della scomparsa Morto Umberto Cerroni, filosofo marxista * Il filosofo Umberto Cerroni, uno degli intellettuali protagonisti del dibattito sul marxismo italiano dell’ultimo mezzo secolo, i cui studi hanno avuto un posto significativo anche nel dibattito teorico internazionale, è morto a Roma all’età di 81 anni. Con opere come «Kant e la fondazione della categoria giuridica» (1962) e «Marx e il diritto moderno» (1962), Cerroni recuperò il giovane Karl Marx e criticò la dialettica hegeliana, proponendo, in aggiunta, una riflessione pionieristica nel campo degli studi giuridici di impostazione marxista. In seguito ha sviluppato i temi del rapporto tra democrazia e impresa, arrivando a teorizzare un «comunismo liberale». Infine Cerroni ha sviluppo il problema chiave della storia italiana, che a suo parere sta nel singolare contrasto tra una straordinaria precocità della cultura italiana e un enorme, plurisecolare ritardo della unificazione politica, come ha esposto nei saggi «L’identità civile degli italiani» (1996) e «Precocità e ritardo nell’identità italiana» (2002). Umberto Cerroni era nato a Lodi il 5 aprile 1926. Ha studiato a Roma con Pilo Albertelli (come Lucio Colletti, suo amico per un lungo tratto di strada accademica) e si è laureato nel 1947 in Filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma. Ha ottenuto nel 1964 la libera docenza in Filosofia del diritto e l’incarico di Storia delle dottrine economiche e di Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Filosofia dell’Università di Lecce. Nel 1971 è diventato professore di ruolo di Filosofia della politica e ha insegnato a Salerno e all’Istituto Orientale di Napoli. Dal 1976 ha insegnato Scienza della politica nella Facoltà di Sociologia dell’Università «La Sapienza» di Roma. Partito dallo studio della categoria giuridica e delle sue caratteristiche storico-istituzionali, Umberto Cerroni ha successivamente sondato i nessi tra diritto, economia e politica in vista della fondazione di una scienza sociale capace di sviluppare la critica alle invasioni filosofiche nelle scienze sociali avviata dai classici della moderna sociologia scientifica. La sua attenzione è andata soprattutto verso il nesso teorico tra la tradizione dello stato di diritto e le nuove implicazioni della democrazia basata sul suffragio universale e sulla società di massa. In questo quadro ha ripensato il rapporto tra liberalismo e socialismo nato nell’Ottocento, attraverso lo studio di numerosi classici del pensiero politico, economico e giuridico. Cerroni è autore di una trentina di libri, tra i quali figurano: «Le origini del socialismo in Russia» (1965), «Il pensiero politico» (1966), «Tecnica e libertà» (1970), «Teoria della crisi sociale in Marx. Una reinterpretazione» (1971), «Teoria politica e socialismo» (1973, «Società civile e Stato politico in Hegel» (1974), «Lessico gramsciano» (l978), «Teoria del partito politico» ( l979), «Regole e valori nella democrazia» (1989), «La cultura della democrazia» (1991). In anni più recenti ha pubblicato «Taccuino politico-filosofico» (2000), «Le radici culturali dell’Europa» (2001), «Globalizzazione e democrazia» (2002). * l’Unità, Pubblicato il: 28.04.07, Modificato il: 28.04.07 alle ore 13.03 CRITICA MARXISTA Siamo un gruppo di intellettuali e militanti politici che dal 1992 hanno rilevato Critica Marxista, rivista bimestrale di riflessione politica e culturale, dopo che il suo vecchio proprietario, il Pci divenuto Pds, ne aveva deciso la chiusura. Abbiamo editato in proprio la rivista, dando vita alla sua “seconda serie”, diretta da Aldo Tortorella e Aldo Zanardo, con lavoro volontario e senza fini di lucro, al solo scopo di non far morire una testata storica della cultura e della sinistra italiane, nella convinzione che fosse più che mai necessaria una sede che offrisse spazio ad «analisi e contributi per ripensare la sinistra», come recita il sottotitolo che decidemmo allora. Questo abbiamo cercato di fare nell’ultimo decennio, ospitando analisi sulla realtà politica e sociale contemporanea e saggi di riflessione teorica o di ricostruzione storiografica, ponendoci dal punto di vista di chi pensa che una sinistra degna di questo nome debba rinnovarsi ma non rimuovere il proprio passato, debba dialogare con punti di vista diversi senza rinunciare a priori ai propri strumenti di comprensione della realtà. Negli anni abbiamo incontrato nuovi amici e stabilito sinergie. Innanzitutto con l’Associazione per il rinnovamento della sinistra, che è animata dallo stesso spirito di ricerca, e della quale spesso pubblichiamo materiali, atti e documenti. E con gli Editori Riuniti, già editrice storica della testata e casa editrice di area Pci, ora come noi indipendente e libera nel cercare di dare un contributo alla cultura della sinistra italiana. Ma la storia di Critica Marxista inizia ovviamente molti anni prima, nel 1963, anno in cui il bimestrale nacque come rivista teorica del Partito comunista italiano. Si sono succeduti nella direzione di questa “prima serie” intellettuali e politici di rilievo, da Luigi Londo e Alessandro Natta a Emilio Sereni e Luciano Gruppi, da Aldo Tortorella e Giuseppe Chiarante ad Aldo Zanardo. Critica Marxista è stata la sede privilegiata dell’elaborazione politica e culturale dei comunisti italiani, tra le più prestigiose riviste teoriche del marxismo internazionale. Ha ospitato il dibattito sui temi di fondo della società contemporanea e sui nodi centrali dei diversi “marxismi” del Novecento, primo fra tutti quello che risale ad Antonio Gramsci. Hanno collaborato tra gli altri alla “prima serie” della rivista Louis Althusser, Nicola Badaloni, Franco Cassano, Umberto Cerroni, Biagio De Giovanni, Cesare Luporini, Giacomo Marramao, Giuseppe Prestipino, Silvano Tagliagambe, Mario Tronti, Giuseppe Vacca.”,”LUXS-058″
“CERRONI Umberto”,”Teoria della crisi sociale in Marx. Una reinterpretazione.”,”””Questo complesso incastro di società e natura, di logica e storia, può esser bensì reso – in via paradigmatica – nella formula struttura-sovrastruttura, ….. (finire) (pag 243-244)”,”MADS-002-FR”
“CERRONI Umberto”,”La libertà dei moderni.”,”‘I referenti di classe, le specificazioni storiche delle diverse dimensioni del concetto di libertà’ Umberto Cerroni è nato a Lodi nel 1926 ed è ordinario di Storia delle dottrine economiche nell’Università di Lecce (1973). Ha pubblicato numerosi volumi e autore di molti saggi pubblicati su riviste italiane ed estere. – Il suggerimento di Marx (p. 48) – Marxismo tra scienza e filosofia (p. 102) – Marx ed Engels (p. 107) – Marxismo e teoria del diritto (p. 111)”,”TEOC-755″
“CERRONI Umberto”,”Le origini del socialismo in Russia.”,”Tra i moti ‘costituzionali’ del 1825, guidati da ufficiali della nobiltà, e la rivoluzione di ottobre, diretta dal partito bolscevico, corre meno di un secolo, nel quale le correnti rinnovatrici assumono in Russia le più varie coloriture, dalla democrazia rivoluzionaria al socialismo contadino, dal populismo, con la variante estremista del terrorismo, al socialismo proletario. Tkacev P.N.: pag 62, 87, 120, 125, 126, 131, 134-141, 178, 179, 185, 210, 215 “”Nell’articolo di Lavrov che aveva suscitato la polemica di Engels v’era anche un accenno al dissenso con Tkacev. Giunto in Inghilterra dopo essere fuggito dal confino, Tkacev si era accostato a Lavrov collaborando al suo giornale. (…) finire (pag 134)”,”MRSx-022-FL”
“CERRONI Umberto”,”Crisi del marxismo? Intervista di Roberto Romani.”,”Intervista a Umberto Cerroni di Roberto Romani. ‘La teoria alla prova della società di massa’ Umberto Cerroni è nato a Lodi nel 1926. Professore di scienza della politica nell’Università di Roma, membro del Comitato centrale del PCI e del comitato direttivo dell’Istituto Gramsci, ha condotto studi sul pensiero politico-giuridico moderno e sulle istituzionisociali e statuali contemporanee. Tra le opere principali si segnalano: ‘Marx e il diritto moderno’ (1962), ‘Kant e la fondazione della categoria giuridica’ (1962), ‘Il pensiero giuridico sovietico’ (1969), ‘La libertà dei moderni’ (1970), ‘Tecnica e libertà’ (1970), ‘Teoria della crisi sociale in Marx’ (1971), ‘Teoria politica e socialismo’ (1973), ‘Società civile e Stato politico in Hegel’ (1974), ‘Il rapporto uomo-donna nella civiltà borghese’ (1975), ‘Introduzione alla scienza sociale’ (1976), ‘Materialismo storioco e scienza’ (1976), ‘Crisi ideale e transizione al socialismo’ (1977), ‘Carte della crisi (1978), ‘Lessico gramsciano’ (1978). Mancanti: Kant Libertà moderni Hegel Rapporto uomo donna”,”ITAC-005-FV”
“CERRONI Umberto”,”Il rapporto uomo-donna nella civiltà borghese.”,”””Per Marx il rapporto uomo-donna non scade a mero rapporto ‘naturalistico’ (maschio-femmina) proprio perché esso é osservato attraverso la dimensione della storia, mentre il tema della spiritualità non viene mai contrapposto a quello della materialità del godimento. Pertanto proprio questo livello sensibile del rapporto giunge a caricarsi di possibilità prospettiche nelle quali si realizza compiutamente il rapporto storico del genere”” (pag 56)”,”DONx-072″
“CERRONI Umberto”,”Società civile e stato politico in Hegel.”,”‘Da Hobbes in poi (…) la ‘genericità’ degli uomini, il fatto di essere tutti membri dello stesso genere, è soltanto il punto di partenza per legittimare che ognuno ha diritto a stare da sé: la comunità serve solo per garantire la solitudine. E’ proprio l’eguaglianza naturale di tutti a fondare teoricamente la libertà come separazione di ciascuno dagli altri, come rapporto di isolamento e di esclusione. Hegel non fa eccezione a questa tradizione e la sua enfasi sulla necessità di ‘superare’ la società civile nello Stato non fa che ribadire l’impossibilità di rendere umana (cioè adeguata al ‘genere’ umano) la società sprovvista di una coazione politico-giuridica. Anche per Marx, in definitiva, la società civile è una società solo per modo di dire, uno stare assieme soltanto per dividersi, nella quale la ‘genericità’ dell’uomo può “”realizzarsi”” solo astrattamente (politicamente), ma per Marx ciò rende “”astratta”” la stessa società civile come tale, ne fa una non-comunità che non può essere surrogata dalla “”comunità illusoria”” dello Stato. (…) Per Marx il “”superamento”” della società civile, perciò, non può consistere nel passaggio allo Stato, ma nella soppressione della società civile stessa e dello Stato che essa esprime (dello Stato politico). Si comprende che la critica di Marx alla concezione hegeliana (e tradizionale) della società come unità necessaria di società civile e Stato è al tempo stesso una critica della unità ‘storica’ (e perciò relativa) della società civile moderna con il moderno Stato politico. E’ pertanto una critica teorica che trapassa in una critica pratica nella esatta misura in cui intende che la costruzione teorica tradizionale si modella su una struttura pratica, la cui mancata dissezione analitica si converte in valorazione teorica. Da una parte Marx critica il modo in cui Hegel (e la cultura borghese moderna in genere) rappresenta la società, perché non spiega il meccanismo storico che la dissocia, dall’altra denuncia la stessa società contemporanea come una società dissociata’ (pag 35-36)]”,”HEGx-037″
“CERRONI Umberto”,”Il pensiero politico del Novecento.”,”Umbero Cerroni (Lodi, 1926) è professore ordinario di scienza della politica alla facoltà di sociologia dell’Università La sapienza di Roma.”,”TEOP-074-FL”
“CERRONI Umberto COLLOTTI PISCHEL Enrica DAVIDDI Renzo DE-VINCENTI Claudio MINUCCI Sergio PADOAN Piercarlo REGIS Giuseppe SALVINI Gianni SIDDIVO’ Marisa”,”Urss e Cina: le riforme economiche.”,”Tra i saggisti Gian Carlo Padoan ‘Riforma economica e rapporti con l’estero: lo sviluppo cinese come sviluppo sbilanciato’ ed Enrica Collotti Pischel ‘Riforme e classe dirigente’ (Cina)”,”RUSU-280″
“CERRONI Umberto”,”Crisi ideale e transizione al socialismo.”,”Questo articolo è la prima parte di una conferenza tenuta all’Università di Lecce. La seconda parte è stata pubblicata da ‘Rinascita, n. 36, 1975 col titolo “”Cosmopolitismo e vie nazionali””. “”La civiltà politica cristiano-borghese è stata sostanzialmente soltanto il surrogato di una autentica comunità universale degli uomini. Abbiamo avuto, in effetti, una raffinata civiltà dell’individuo (cioè del privilegiato), non della comunità umana e perciò i presupposti tecnico-pratici imponenti che per la vita sociali sono stati forniti dalla scienza e dalla tecnica si sono concretati socialmente nella nascita di gigantesche metropoli piuttosto che di grandi unità cittadine, di grandi potenze piuttosto che di grandi comunità nazionali, di grandi imperi piuttosto che di grandi civiltà umane. Il grande limite di questo tipo di civiltà è stato dato, a ben vedere, dalla illusione di poter unificare il genere umano soltanto ed esclusivamente nella astrattezza della ‘speranza’ celeste cristiana o della ‘libertà politica’ formale, lasciando che la concretezza del presente e la realtà dell’esistenza affondassero nella divisione, nella separazione, nella contrapposizione. È stata – quella cristiano-borghese – soprattutto una civiltà ideale o, se si vuole, una ‘civiltà pensata’ che ha saputo indicare grandi traguardi senza concretamente condurre la massa degli uomini ad una esistenza comunitaria reale. L’unificazione del genere umano si è verificata sul piano materiale perché «in luogo dell’antico isolamento locale e nazionale, per cui ogni paese bastava a se stesso, subentrava un traffico universale, una universale dipendenza delle nazioni l’una dall’altra» (K. Marx, F. Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’). Ma se ora «la storia diventa sempre più storia universale» (‘L’ideologia tedesca’) e anche «i prodotti spirituali delle singole nazioni diventano patrimonio comune» (‘Il manifesto’), il genere umano resta spaccato nella vita pratica sia sul piano verticale della divisione in classi sia sul piano orizzontale della divisione per nazioni. E così l’anima della nostra convivenza resta in ogni senso la «selvaggia libertà» della lotta di classe e della guerra. È ben vero che anche lo spirito borghese riesce a immaginare la formazione di «uno Stato di popoli (civitas gentium), che si estenda sempre più, fino ad abbracciare da ultimo tutti i popoli della terra» (Kant, ‘Per la pace perpetua’). Ma questa, come ogni altra idealità, resta soltanto un traguardo morale perché gli Stati «rigettano ‘in ipotesi’ ciò che ‘in tesi’ è giusto» sicché «in luogo dell’idea positiva di una ‘repubblica’ universale, perché non tutto debba andar perduto, fanno ricorso al surrogato ‘negativo’ di una ‘lega’ permanente sempre più estesa, che ponga al riparo dalle guerre e arresti il torrente delle tendenze ostili contrarie al diritto, ma col continuo pericolo della sua rottura» (ibidem). Così il modello della unificazione politica universale resta un modello impossibile concretamente sostituito dal modello surrogato di una organizzazione internazionale degli Stati. Anche qui il diritto e cioè la forza politicamente organizzata in coazione sociale surroga una reale unificazione degli uomini in comunità. Così, l’universalismo borghese resta per un verso confinato nella anonima integrazione mercantile del mondo pratico e per un altro nell’astratta predicazione di una comunità soltanto ideale: in concreto esso è sempre sostituito dalla divisione egoistica, della scissione in classi, dalla separazione statuale delle nazioni, da un vero e proprio ‘bellum omnium contra omnes’ nel quale l’eguale possibilità giuridica si traduce in prevaricazione del più forte, del privilegiato, del potente”” (pag 34-35) [Umberto Cerroni, ‘Crisi ideale e transizione al socialismo’, Critica marxista, n. 1, genn-febbr. 1976 (pag 33-52)]”,”SOCU-003-FGB”
“CERRONI Umberto PIERONI-BORTOLOTTI Franca CASTELLINA Luciana PITTALUGA Marisa DE-FEO Alessandro AMATO-VINCENZI Diana, interventi di Laura CONTI Emilio SERENI Angiola MASSUCCO COSTA Pio MARCONI Tullio SEPPILLI Giovanni CESAREO Giorgio ROSSI Luciano ASCOLI Nilde JOTTI Ada GOBETTI Giuseppe CHIARANTE Edda STOCCHI Rossana ROSSANDA Carmen CASAPIERI Vittorio BOARINI”,”Famiglia e società nell’analisi marxista. Atti del Seminario organizzato dall’Istituto Antonio Gramsci nei giorni 14-15 maggio 1964.”,”Il rapporto fra l’uomo e la donna per Marx come per Engels e per Lenin, diviene un essenziale parametro per giudicare le epoche e le civiltà “”Da qui i due limiti estremi del rigorismo moralistico e della dissolutezza irresponsabile che si saldano tra loro con il nesso tradizionale dell’ipocrisia. Questo nesso risalta soprattutto nelle rilevazioni letterarie e artistiche cui il matrimonio e la famiglia moderna hanno tanto spesso dato occasione, ma anche nella diffusione dei reati sessuali, negli adulteri, nelle unioni di fatto, nella proliferazione delle unioni «’illegittime’» e dei «’figli illegittimi’» che mostrano quanto poco la legge moderna riesca a razionalizzare i rapporti reali. Simbolo forse insuperato di questa situazione è la doppia concezione della dona «’angelo del focolare’» e «’demonio tentatore’» per la tradizione religiosa; «’soggetto giuridicamente eguale all’uomo’» e al tempo stesso, ‘oggetto’ esposto alla sopraffazione mascolina per la tradizione borghese. In relazione a questa doppia moralità val la pena di riportare un testo di Marx tratto dall”Ideologia tedesca’: «Il borghese si comporta verso le istituzioni del suo regime come l’ebreo verso la legge. La elude ogni volta che sia possibile, in ogni caso particolare, ma vuole che tutti gli altri la osservino (…). Il borghese dissoluto infrange il matrimonio e commette adulterio di nascosto. Il commerciante inganna l’istituzione della società privando altri della loro proprietà con la speculazione, la bancarotta ecc. Il giovane borghese si rende indipendente dalla sua famiglia se può per suo conto e dissolve così, per suo conto, praticamente, la famiglia. Ma in teoria il matrimonio, la proprietà, la famiglia restano inviolati perché in pratica sono le basi sulle quali la borghesia ha edificato il suo dominio. Perché nella loro forma borghese sono le condizioni che del borghese fanno un borghese, precisamente come la legge sempre elusa fa dell’ebreo religioso un ebreo religioso» (42). Fra gli altri testi di Marx concernenti la famiglia, dai quali si può ricavare qualche convalida delle nostre argomentazioni critiche, uno sembra fondamentale, contenuto nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′. Vi si legge: «(…) Il rapporto dell’uomo alla donna è il più naturale rapporto dell’uomo all’uomo, in esso si mostra dunque fino a che punto il comportamento naturale dell’uomo è divenuto umano, ossia fino a che punto la sua umana essenza gli è divenuta esistenza naturale. In questo rapporto si mostra anche fino a che punto il bisogno dell’uomo, è divenuto un bisogno per l’uomo e fino a che punto l’uomo nella sua esistenza, la più individuale, è ad un tempo comunità» (43). Non si potrebbe in modo migliore fissare la rilevanza davvero emblematica che assume il rapporto fra l’uomo e la donna: esso è la più immediata esplicazione individuale del rapporto dell’uomo (ragione) e la natura (materia), la cui mediazione consapevole pare a Marx il termine più essenziale di una generale razionalizzazione della vita, tanto che egli configura il comunismo proprio come compiuta consustanziazione di società (umanità) e natura, come e riconoscimento naturalistico della società. È ben per questo che il rapporto fra l’uomo e la donna per Marx come per Engels e per Lenin (44), diviene un essenziale parametro per giudicare le epoche e le civiltà. In tale specifico rapporto, infatti, è dato al livello più diretto ed evidente misurare in che grado il rapporto generale tra gli uomini abbia riconosciuto la sua propria struttura naturale e in che grado questa struttura naturale del rapporto umano abbia guadagnato una consapevole umanità”” (pag 36-38) [Umberto Cerroni, Considerazioni sul rapporto famiglia-società’, (in) AaVv, ‘Famiglia e società nell’analisi marxista. Atti del Seminario organizzato dall’Istituto Antonio Gramsci nei giorni 14-15 maggio 1964’, Critica marxista – Quaderni, Roma, n. 1, 1964] [(42) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, 1958, p. 174; (43) K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Roma, 1950, p. 257; (44) Cfr. in particolare: K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Roma, 1950; F. Engels, Op. cit.; V.I. Lenin, ‘Opere scelte in due volumi’, Mosca, 1948, p. 477 («La vera ‘emancipazione della donna’, il vero comunismo incomincerà soltanto là e allora, dove e quando incomincerà la lotta delle masse (diretta dal proletariato che detiene il potere dello Stato) contro la piccola economia domestica, o, meglio, dove incomincerà la ‘trasformazione in massa’ di questa economia nella grande economia socialista») e p. 25 («Finché le donne non saranno chiamate, non soltanto alla libera partecipazione alla vita politica generale, ma anche al servizio civico permanente e generale, non si potrà parlare non solo di socialismo, ma neanche di democrazia integrale e duratura»)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”PCIx-007-FER” “CERRONI Umberto; GEFTER M.; GLEZERMAN G.; KASIN V.; ABALKIN L., GORBUNOV V.; STYKALIN S.; KRASNOV I.; LENIN V.I.”,”Il centenario di Lenin. Protagonista del secolo (Cerroni); Aspetti della teoria leniniana dell’egemonia proletaria (Gefter); Lenin e il problema della previsione storica (Glezerman); Lenin contro il dogmatismo in economia (Kasin); Metodologia ed economia nell’opera di Lenin (Abalkin); Lenin e il problema della continuità della cultura (Gorbunov); Lenin e la satira proletaria (Stykalin); Inediti di Lenin sui rapporti sovietico-americani (Krasnov); Cinque citazioin (Lenin).”,”Comitato di redazione: Ignazio Ambrogio, Umberto Cerroni (direttore), Irina Colletti (vice direttore), Giovanni Crino, Lisa Foa, Liliana Panzarani, Felice Piersanti, Pietro Zveteremich Numero speciale dedicato a Lenin Lenin e il problema della previsione storica (di G. Glezerman) (pag 49-66) “”«La profezia taumaturgica è una leggenda. Ma la profezia scientifica è un fatto»: con queste parole si apre l’articolo di Lenin ‘Parole profetiche’ (1). Scritto in un periodo duro per la giovane Repubblica dei Soviet – verso la metà del 1918 – esso è dedicato alla previsione formulata tre decenni prima da Engels circa i possibili risultati di una guerra mondiale. Con sorprendente capacità di previsione Engels aveva descritto le distruzioni e le perdite che una guerra avrebbe determinato, il crollo degli imperi borghesi e l’inevitabile vittoria del proletariato. Rivolgendosi ai re e agli statisti borghesi Engels ammoniva: «Se scatenerete forze che non sarete più in grado, poi, di dominare (…) alla fine della tragedia sarete dei ruderi e la vittoria del proletariato sarà o già conquistata o comunque inevitabile». La previsione del corso storico non è per i marxisti, per gli esponenti politici della classe operaia, oggetto di domenicale curiosità, ma una vitale necessità. Senza una giusta comprensione delle prospettive dello sviluppo sociale non può esservi una politica lungimirante. (…) L’importanza della previsione scientifica non si esaurisce peraltro nella possibilità che essa offre di determinare il giusto corso dell’attività pratica. Essa consente altresì di ispirare al partito della classe operaia e alle masse che lo seguono fiducia nella possibilità di ottenere la vittoria, saldezza di spirito, il che è essenziale nella dura lotta rivoluzionaria, irta di difficoltà. Appunto perciò Lenin in uno dei più pericolosi momenti della Repubblica dei Soviet contrappose agli sfiduciati caduti in balia dello sconforto e della paura della borghesia, la calma fiducia di Engels nell’avvenire, la sua previsione scientifica confermata dalla storia”” (pag 49-50) [G. Glezerman, ‘Lenin e il problema della previsione storica’, (in) ‘Rassegna Sovietica’, Roma, n. 4, ottobre-dicembre 1969 (numero speciale dedicato a Lenin)] [(1) V.I. Lenin, ‘Polnoe sobranie socinenij’, vol. 36, p. 472] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-007-FGB”
“CERRONI Umberto; TOMASEVSKIJ B; EJCHENBAUM B.”,”Contributi alla storia delle correnti letterarie russo-sovietiche. Costruzione delle tesi (Tomasevskij); Tendenze stilistiche fondamentali nel linguaggio di Lenin (Ejchenbaum); Non fate mercato di Lenin.”,”Comitato di redazione: Ignazio Ambrogio, Umberto Cerroni (direttore), Irina Colletti (vice direttore), Giovanni Crino, Lisa Foa, Liliana Panzarani, Felice Piersanti, Pietro Zveteremich Numero speciale dedicato a Lenin “”‘La lotta contro la “”frase rivoluzionaria”” si incontra in tutti gli articoli e in tutti i discorsi de Lenin, l’uno dei temi costanti della sua ironia o della sua derisione, e talvolta anche oggetto di un dibattito serio. Egli dedica particolare attenzione all’argomento nel periodo 1917-1923, dato lo sviluppo allora preso dalla letteratura politica, data l’ondata di manifesti, parole d’ordine, ecc. Nel 1917, nella ‘Pravda’ (n. 69) appare un suo articolo dal titolo caratteristico di ‘Sul danno delle frasi’ (Opere, XIV, 222-4). Qui Lenin si fa beffe dello stilo usato da ‘Delo Naroda’ (La causa del popolo): «Tono minaccioso, esclamazioni rivoluzionarie di grande effetto, come “”sappiamo magnificamente che””… “”la fede nel trionfo della nostra Rivoluzione”” (sempre con la maiuscola), “”da questo o quel passo.. compiuto dalla democrazia rivoluzionaria … dipendono le sorti… dell”intera’ Insurrezione (sempre con la maiuscola) dei lavoraotri così trionfalmente iniziatasi…””. (…) Della lotta contro la “”verbosità”” e il “”vaniloquio”” Lenin continuerà a parlare sino alla fine, rivolgendosi spesso non agli avversari, ma ai propri seguaci, ai compagni del suo partito. In un fascicolo del 1919, intitolato ‘La grande iniziativa’ egli scrive: «Nel ‘Capitale’ Carlo Marx si fa beffe della banalità e magniloquenza del grande partito democratico-borghese delle libertà e dei diritti dell’uomo, di tutto questo gran parlare di libertà, uguaglianza, fratellanza ‘in generale’, che acceca i piccolo borghesi e i filistei d’ogni paese, compresi gli attuali abietti eroi dell’infame Internazionale di Berna. Marx contrappone a queste magniloquenti dichiarazioni dei diritti l’impostazione del problema – semplice, modesta, pratica – proposta dal proletariato… Le “”formule”” del comunismo autentico si distinguono dalla verbosità solenne e raffinata di Kautsky, dei menscevichi e dei socialisti-rivoluzionari, compresi i loro “”fratelli”” minori di Berna, proprio perché ridocuono tutto ‘alle condizioni del lavoro’. Meno chiacchiere sulla “”democrazia lavoratrice””, sulla “”libertù, uguaglianza, fratellanza””, sul “”potere del popolo”” e via dicendo… Meno frasi maniloquenti, e più semplice azione ‘quotidiana’, maggiore attenzione al quintale di grano e al quintale di carbone… Dobbiamo riconoscere tutti che tracce di un atteggiamento borghese-intellettuale, pieno di verbosità, nei confronti della Rivoluzione si riscontra ad ogni passo e dovunque, anche nello nostre file» (Opere, XVI, 255-6). Lenin si preoccupa non soltanto della verbosità, intenta a operare con parole altisonanti, ma anche della trasformazone delle parole che gli sono care e che gli appaiono dense di un profondo contenuto, in termini banali, di uso corrente. Lo preoccupa la trasformazione di queste parole in “”segni”” quotidiani, lo preoccupa lo svuotamento, l’immiserimento della parola”” (pag 137-138) [B. Ejchenbaum, ‘Tendenze stilistiche fondamentali nel linguaggio di Lenin’, (in) ‘Rassegna Sovietica’, Roma, n. 4, ottobre-dicembre 1969 (numero speciale dedicato a Lenin)] [(1) V.I. Lenin, ‘Polnoe sobranie socinenij’, vol. 36, p. 472] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”Così, la tendenza stilistica fondamentale di Lenin è la lotta contro le “”frasi””, contro la “”verbosità””, contro le “”grandi parole””. Uno dei suoi intenti di sempre, formulato già nel 1903, è quello di «smascherare la verbosità e la mistificazione, ovunque si riscontrino, nei “”programmi”” degli avventurieri rivoluzionari, negli orpelli della loro letteratura, o nelle prediche elevate sulla verità delle verità, sulla fiamma purificatrice, sulla purezza cristallina, e su molte altre cose» (Iskra, 1903, n. 48, e ‘Opere’, IV, 245). Tutto ciò che sa di “”poeticità”” o di sublime filosofia, suscita in Lenin sdegno e derisione. In questo senso egli è ascetico e austero come Tolstoj. Se il suo stile viene considerato sullo sfondo di quell’altro stile filosofico e pubblicistico tanto pomposo che predomina in seno all”intelligencija’ russa agli inizi del XX secolo (V.I. Solovev, Merezkovskij, Berdjaev, ecc.), la differenza diverrà particolarmente palese. Lenin evita qualsiasi astrazione, definendola “”chiacchiera””. Egli protegge le grandi parole dal logorio quotidiano, dalla loro trasformazione in semplici nomi: «La dittatura è una grande parola. E le grandi parole non devono essere gettate al vento» (Izvestija, 1918, n. 85 e ‘Opere ‘, XV, 215). (…) Lenin ricorre abbastanza spesso a proverbi latini, apprezzandone, a quanto pare, la concisione e la potenza espressiva. È da notare che il proverbio viene spesso accompagnato da un vero e proprio commento, che riprende la costruzione latina… La tendenza fondamentale di Lenin – quella di adoperare nel linguaggio scritto e oratorio le forme del linguaggio colloquiale quotidiano – non si limita al settore lessicale, ma abbraccia anche quello della sintassi, dell’intonazione. La consueta forma oratoria delle ripetizioni sintattiche che formano il periodo s’incontra in Lenin abbastanza di frequente, però questi periodi, uniti al lessico usato normalmente da Lenin, non rivestono un carattere patetico, “”elevato””, ma realizzano semplicemente l’intonazione di una violenta affermazione categorica, agendo come periodici colpi di maglio: «’Con un partito saldo e bene organizzato’, un singolo sciopero può trasformarsi in una dimostrazione politica, in una vittoria politica sul governo. ‘Con un partito saldo e bene organizzato’ , l’insurrezione in una data località può trasformarsi in una rivoluzione vittoriosa (…)»”” (pag 140-141) [B. Ejchenbaum, ‘Tendenze stilistiche fondamentali nel linguaggio di Lenin’, (in) ‘Rassegna Sovietica’, Roma, n. 4, ottobre-dicembre 1969 (numero speciale dedicato a Lenin)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-007-B-FGB”
“CERRONI Umberto”,”Teoria della società di massa.”,”‘Marx, il capitale e il plusvalore relativo e il ‘modo di produzione ‘specificatamente’ capitalistico’ “”Nessuno ha notato , fra gli innumerevoli commentatori di Marx, che l’ipotesi appena abbozzata di una continuità organica ed eziologica fra quelli che possiamo chiamare il primo e il secondo capitalismo può trovare importanti agganci nell’analisi del ‘Capitale’ e dei manoscritti preparatori. Questa analisi trova infatti una essenziale articolazione nella distinzione che Marx fa tra due meccanismi assai diversi di funzionamento del capitalismo moderno, basato l’uno sulla percezione del plusvalore assoluto e l’altro sulla percezione del plusvalore relativo, meccanismi che peraltro, pur nella diversità profonda che li caratterizza, costituiscono due modi diversi di funzionamento del medesimo modo di produzione capitalistico. Tali meccanismi vengono designati da Marx anche con altri nomi più comprensivi: quelli di subordinazione formale del lavoro al capitale e di subordinazione reale del lavoro al capitale. Notiamo subito che v’è in Marx una certa imprecisione nella costruzione dell’analisi e soprattutto nella puntualizzazione delle funzioni ‘storiche’ delle due forme di percezione del plusvalore ma non v’è dubbio, nel complesso, che esse sono appunto due varianti del medesimo modo di produzione. La seconda, anzi, viene addirittura definita da Marx «modo di produzione ‘specificatamente’ capitalistico» (1). È inoltre fuor di dubbio che, a una attenta considerazione, Marx intende designare come modo di produzione specificatamente capitalistico quel tipo di rapporto sociale nel quale al tempo stesso la produzione di plusvalore avviene mediante prevalente percezione di plusvalore relativo e nel quale perciò la relazione di subordinazione tr ale classi sociali non ha più bisogno di vincolazioni formali (politico-giuridiche) per il semplice fatto che il rapporto sociale suddetto ha raggiunto una maturità storico-economica tale da consentirgli, per impiegare un’espressione di Marx, di riprodurre come risultati i suoi stessi presupposti, vale a dire la separazione della forza-lavoro dei mezzi di produzione e l’appropriazione privata del prodotto sociale”” (pag 25-26) [Umberto Cerroni, Teoria della società di massa’, Editori Riuniti, Roma, 1983] [(1) È da notare che la tendenza a distinguere «due modelli» nel capitalismo sembra più netta in taluni testi marxiani pubblicati postumi (specie il ‘Capitolo VI’ del ‘Capitale’ e i ‘Grundrisse’). Che la distinzione sia meno netta nei testi editi in vita può indicare l’incertezza teorica di Marx sul problema. In sostanza la distinzione fra plusvalore assoluto e plusvalore relativo e quella fra sussunzione formale e sussunzione reale del lavoro al capitale appare, specie nelle opere pubblicate da Marx, più una distinzione teorica che storica. Ciò mette in luce la difficoltà di estrarre dall’opera di Marx le categorie di analisi del «nuovo» capitalismo, ma anche la non-impossibilità dell’impresa: un’impresa comunque di grande utilità per ricondurre ad unità i due moduli del capitalismo moderno senza offuscarne la distinzione] Capitolo VI. Tesi (di Cerroni) su Marx. I. A partire da Marx (92 punti o tesi) II. Proprietà e lavoro (46 punti o tesi) III. Capitalismo, Scienza, Crisi (104 punti o tesi)”,”TEOC-813″
“CERRONI Umberto, a cura, scritti di ENGELS Friedrich MARX Karl LENIN V.I. GRAMSCI A.”,”I giovani e il socialismo.”,”””Schiacciati dalla formidabile forza dimostrativa dell’esposizione, molti ostentano dell’ammirazione per Marx, lo lodano e, nello stesso tempo, perdono completamente di vista il contenuto fondamentale della dottrina e continuano, come se niente fosse, a ripetere i vecchi ritornelli della “”sociologia soggettiva””. Non si può non ricordare a questo proposito l’epigrafe molto giusta scelta da Kautsky per il suo libro sulle dottrine economiche di Marx: ‘Wer wird nicht einen Klopstock loben? Doch wird ihn jeder lesen? Nein. Wir wollen weniger erhoben Und fleissiger gelesen sein!'”” (‘Chi non loderà un Klopstock? Ma forse che ognuno lo leggerà? No. Noi vogliamo essere meno onorati, ma letti un po’ più attentamente!’ (nota 2, Lessing). (V.I. Lenin, La scienza della società, Opere complete, v. I, cit., pp. 128-141) pag 164) “”Il comunismo per noi non è ‘uno stato di cose’ che debba essere instaurato, un ‘ideale’ al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento ‘reale’ che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente. D’altronde la massa di ‘semplici operai’ – forza lavorativa privata in massa del capitale o di qualsiasi limitato soddisfacimento – e quindi anche la perdita non più temporanea di questo stesso lavoro come fonte di esistenza assicurata, presuppone, attraverso la concorrenza, il ‘mercato mondiale’. Il proletariato può dunque esistere soltanto sul piano ‘della storia universale’, così come il comunismo, che è la sua azione, non può affatto esistere se non come esistenza «storica universale». Esistenza storica universale degli individui, cioè esistenza degli individui che è legata direttamente alla storia universale”” (K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca’, in ‘Opere’, v. V, cit., pp. 31-34) [Marx, Engels, Lenin Gramsci, ‘I giovani e il socialismo’, a cura di Umberto Cerroni, Editori Riuniti, Roma, 1979]”,”GIOx-006-FGB”
“CERRUTI Luigi”,”Bella e potente. La chimica del Novecento fra scienza e società.”,”Luigi CERRUTI è professore associato di storia della chimica all’ Universtià di Torino. Tra i suoi interessi attuali vi sono l’ etica dell’ ambiente e la didattica delle scienze sperimentali. Ha al suo attivo diversi volumi. Scienza e sionismo. “”Il suo interesse per le biotecnologie non fu puramente scientifico, e anzi la spinta più forte nacque dal suo credo religioso e politico. Weizmann era infatti fortemente impegnato nel movimento sionista, e dopo una visita in Palestina nel 1907 si era convinto che il destino economico degli insediamenti ebraici fosse legato allo sviluppo di un rapporto integrato fra agricoltura e industria, lo stesso rapporto che giustificava le ricerche poi sfociate nella posizione accademica di Orla-Jensen, nell’ opera di Ereky, e – come vedremo – nel contributo importante dato dallo stesso Weizmann. I tempi della visita in Palestina segnano uno spartiacque nella vita del nostro chimico, anche perché dopo l’ VIII Congresso Sionista, ancora nel 1907, egli diventa uno dei maggiori esponenti del mvimento. Negli anni successivi, malgrado gli impegni presi con un finanziatore austriaco, Weizmann non conclude nulla di decisivo per certi impianti agro-alimentari che si sarebbero dovuti installare in Palestina, e nel 1909 decide quindi di approfondire le sue conoscenze di batteriologia presso l’ Istituto Pasteur.”” (pag 139)”,”SCIx-189″
“CERUTTI Furio BELLITI Daniela a cura, saggi di Carlo BATTAGLIA Paolo BENVENUTI Luciano BOZZO Franco CARDINI Stefano GUZZINI Carlo JEAN Nicola LABANCA Rodolfo RAGIONIERI”,”La guerra, le guerre.”,”Furio Cerutti è professore ordinario di Filosofia politica nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Firenze e Visiting Scholar presso il Center for European Studies, Harvard University, Cambridge, Massachusetts. Daniela Belliti è dottore di ricerca in Filosofia politica e membro del gruppo di ricerca sulla globalizzazione presso il Dip. di Filosofia dell’Università di Firenze.”,”QMIx-036-FL”
“CERVANTES Miguel de”,”Novelle esemplari”,”””L’avvocato Vetrata è la storia di un povero giovane che riesce a studiare grazie ai suoi sforzi e ad arricchirsi con esperienze di viaggi, specialmente in Italia, che il Cervantes descrive con toni molto simpatici. A causa di una strana pozione che gli è fatta bere, l’avvocato va parzialmente fuori di senno. Crede di essere fatto di vetro e quindi esige di essere trattato come tale: per trasferirlo da una città all’altra, bisognerà per esempio imballarlo bene in casse in modo da proteggerlo da rotture. L’avvocato conserva però una strana lucidità mentale che gli permette di dire a tutti il fatto loro, riguardo ai più svariati atteggiamenti degli uomini e alle più divcerse professioni. Il racconte assume quindi una nota di saggezza svagata e accorata, mista a un sorriso umoristico, quale può sorgere dalle meschinerie del mondo agli occhi semplici di un bimbo che non conosce mezze misure ma ha una strana acutezza per osservare ogni cosa”” (dalla introduzione di Giuseppe Mariani, pag 11)”,”VARx-062-FGB”
“CERVELLERA Bernardo”,”Missione Cina. Viaggio nell’ Impero tra mercato e repressione.”,”B. CERVELLERA ringrazia l’ editrice l’ Ancora che lo ha spinto a scrivere questo libro, ed è grato al PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) per aver sostenuto da sempre la sua missione giornalistica. L’ A ringrazia anche l’ Avvenire e Radio Vaticana. CERVELLERA è un missionario del PIME responsabile dell’ Agenzia Asia News. E’ stato direttore, dal 1997 al 2002 di ‘Fides’, l’ agenzia di informazione internazionale del Vaticano. Dal 1995 al 1997 ha insegnato all’ Università di Pechino (Beida) come docente di Storia della civiltà occidentale. Collaboratore del quotidiano cattolico ‘Avvenire’ è intervenuto come esperto di politica internazionale in trasmissioni televisive. Atteggiamento verso le religioni. “”Visitando la Cina di quel periodo ho assistito a situazioni davvero tristi. Nel Sichuan un noviziato di suore è stato trasformato in un palazzo di 7 piani, con annesso albergo “”per rendere le suore economicamente autosufficienti””: La diocesi di Shantou (Guangdong) ha ottenuto di abbattere la vecchia chiesa e costruirne una più grande a patto di costruire anche un palazzo di 7 piani (secondo il piano regolatore nazionale), che comprende un supermercato e negozi per “”elevare la capacità di autofinanziamento della diocesi””. Templi buddisti sono stati trasformati in attrazioni turistiche, con monaci che vendono biglietti o preparano pasti ai visitatori; perfino le moschee hanno il loro shopping centre. Mentre i soldi vanno a finire nelle mani delle associazioni patriottiche (e non delle chiese), preti, suore, monache, bonzi sono assorbiti così tanto dal lavoro che non hanno più tempo per la pastorale, la predicazione, la preghiera, il silenzio””. (pag 87) Il Partito abbandonato dagli operai. (pag 75)”,”CINE-003″
“CERVELLI Innocenzo”,”Gioacchino Volpe.”,”CERVELLI Innocenzo è nato a Roma nel 1942. Insegna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università degli Studi di Venezia. Ha pubblicato Machiavelli e la crisi dello Stato veneziano (Napoli, 1974) oltre a saggi di storia veneziana del Cinquecento e di storia delle idee politiche e della storiografia in Italia e in Germania tra Otto e Novecento. 1917. “”(…) il Croce poteva passare ad altre basilari considerazioni: “”Ma ora, dopo più di venti anni, il Marx ha perduto in gran parte l’ufficio di maestro, che allora tenne; perché, in questo mezzo, la filosofia storica e la dialettica sono risalite alle loro proprie fonti e vi si sono rinfrescate e rinnovate per trarne lena e vigore a più ardito viaggio, e, quanto alla teoria politica, il concetto di potenza e di lotta, che il Marx aveva dagli Stati trasportato alle classi sociali, sembra ora tornato dalle classi agli Stati, come mostrano nel modo più chiaro teoria e pratica, idea e fatto, quel che si medita e quel che si vede e tocca””. Ragionamenti, svolti dal Croce nel settembre 1917, della massima importanza per intendere il suo giudizio sul Volpe nelle diverse formulazioni. La prefazione alla terza edizione del ‘Materialismo storico’, infatti, nel soffermarsi sul trapasso dalle classi sociali allo Stato, esemplificava l’itinerario che si è voluto vedere, da parte dello stesso Croce, da un Volpe prima maniera a un Volpe seconda maniera, con in mezzo la guerra (…)”” (pag 554)”,”STOx-127″
“CERVELLI Innocenzo”,”La Germania dell’Ottocento. Un caso di modernizzazione conservatrice.”,”CERVELLI Innocenzo (Roma, 1942) insegna presso il Dipartimento di studi storici dell’Università di Venezia. ha piubblicato tra l’altro: ‘Machiavelli e la crisi dello stato veneziano’ (Napoli, 1974); ‘Gioacchino Volpe’ (Napoli, 1977), ‘Liberalismo e conservatorismo in Prussia, 1850-1858’ (Bologna, 1983). Nei quattro capitoli del libro: il primo di storia sociale, il secondo di storia economica, il terzo dedicato alla composizione delle assemblee legislative, il quarto di storia politico istituzionale Tesi Carl Schmitt (pag 178-179) “”Una cultura politica certo emancipatrice ma comunque elitaria come quella liberale è destinata ad essere inevitabilmente sopraffatta, se non si attesta sull’unico fronte che alla lunga può garantire la sopravvivenza ad essa stessa e a quanto da essa dipende circa la vita dello Stato e della società civile: il garantismo senza regole, la difesa ad oltranza delle regole del giuoco, la tenace, ostinata resistenza contro ogni tentativo palese o mascherato di alterare delle norme vigenti e delle prescrizioni costituzionali, l’opposizione ad ogni forma di sanatorie ‘a posteriori’ e di compromesso. L’anno 1866 fu “”epocale””, a ben guardare, proprio perché tutto questo non si verificò. E non si trattò semplicemente del tramonto di un’ideologia comunque progressiva, quanto piuttosto, e ancor più, della premonizione di un tragico destino storico, che sarebbe divenuto soprattutto un tragico destino costituzionale. Se ne sarebbe reso conto nel 1934, dal suo punto di vista, Carl Schmitt, attualizzando non arbitrariamente in chiave nazionalsocialista la portata del conflitto costituzionale: “”Il conflitto costituzionale prussiano dal 1862 al 1866 fece per breve tempo venire in luce scopertamente il problema insolubile di un compromesso tra lo Stato militare tedesco e lo Stato costituzionale borghese. Questo conflitto, per la nostra odierna coscienza del diritto costituzionale e della costruzione statale, diventa sempre più il foco in cui s’accentrano tutti i problemi interni dello Stato, un processo che, come nello sviluppo di una malattia il “”momento patognomico””, fa conoscere in un istante, improvvisamente, la vera situazione altrimenti nascosta. Esso è l’avvenimento centrale della storia tedesca interna dell’ultimo secolo. Esso mostrò, invece della confusa e falsa esagerazione della differenza fra governo costituzionale e parlamentare, l’opposizione di essenza tra ‘soldato’ e ‘borghese liberale’. Ma tutta una rilettura dello scritto di Schmitt ‘Compagine statale e crollo del Secondo impero tedesco’ meriterrebbe di essere fatta (…)”” (pag 178-179) Patognomico leggi: Patognomonico è un termine medico che si riferisce a segni o sintomi che consentono di riconoscere una malattia, nel senso che sono associati univocamente ad essa, cioè tipici di essa e non di altre. Si può distinguere tra: ? Sintomo patognomonico imperfetto: la presenza di questo tipo di sintomo indica la certezza della malattia, ma l’assenza del sintomo non indica l’assenza della malattia; ? Sintomo patognomonico perfetto: la presenza di questo tipo di sintomo indica la certezza della malattia, e l’assenza del sintomo indica l’assenza della malattia.”,”GERx-129″
“CERVELLI Innocenzo”,”La Germania dell’Ottocento. Un caso di modernizzazione conservatrice.”,”CERVELLI Innocenzo (Roma, 1942) insegna presso il Dipartimento di studi storici dell’Università di Venezia. ha piubblicato tra l’altro: ‘Machiavelli e la crisi dello stato veneziano’ (Napoli, 1974); ‘Gioacchino Volpe’ (Napoli, 1977), ‘Liberalismo e conservatorismo in Prussia, 1850-1858’ (Bologna, 1983).”,”GERE-001-FC”
“CERVELLI Innocenzo”,”Le origini della Comune di Parigi. Una cronaca (31 ottobre 1870 – 18 marzo1871).”,”Innocenzo Cervelli è stato docente di discipline storiche presso le Università di Venezia, Ca’ Foscari, e Trento. Tra le sue pubblcazioni ‘Machiavelli e la crisi dello Stato veneziano’ (1974) ‘Gioacchino Volpe’ (1977), ‘Liberalismo e conservatorismo in Prussia 1850-1858’ (1983), ‘La Germania dell’Ottocento. Un caso di modernizzazione conservatrice’, Roma, 1988, ‘Rivoluzione e cesarismo nell’Ottocento’ (2003), ‘Questioni sibilline’ (2011) Risentimento tra Delescluze e Chaudey (pag 306) “”Poteva trattarsi anche di una vecchissima ruggine, e forse qualcosa di più, risalente al contrasto dell’ottobre-dicembre 1848 tra il ‘Peuple’ di Proudhon e “”La revolution democratique et sociale”” di Delescluze – congiuntura dell’elezione di Luigi Bonaparte a presidente della Repubblica – protattosi poi nel tempo, mai sopito (ma doveva esserci stato anche dell’altro, risvolti più personali, che Vuillaume non riuscì a sapere), fino a coinvolgere chi di Proudhon fu esecutorie testamentario nonché rivisore della postuma ‘Capacité politique de la classe ouvrière’; Chaudey, appunto”” (pag 306)”,”MFRC-177″
“CERVELLI Innocenzo”,”Un comunista «libero». Nota su Gustave Lefrançais.”,”Bibliografia: Gustave Lefrançais Souvenirs d’un révolutionnaire. De juin 1848 à la Commune, La Fabrique, Paris, 2013, pag 506 Euro 27.0 Préface de Daniel Bensaïd Jeune instituteur sur les barricades en juin 1848, premier président élu de la Commune de Paris en mars 1871, la trajectoire révolutionnaire de Lefrançais est fulgurante. Dans ces Souvenirs, on le suit de prisons en exils, de meetings en batailles sanglantes, on participe à ses enthousiasmes, à ses détestations. Souvent drôle, toujours modeste, toujours clairvoyant, Lefrançais est un étonnant mémorialiste. Communiste, il n’a que mépris pour les socialistes à la Louis Blanc. Libertaire, il fait partie de la minorité de la Commune, opposée aux tendances autoritaires d’une majorité jacobine-blanquiste. Élu député du IVe arrondissement, il manque démissionner (« Je ne reconnaîtrai jamais aucune validité au suffrage universel, tant qu’il se manifestera au moyen d’un scrutin secret »). Lefrançais est notre ami, notre contemporain. Comme l’écrit Daniel Bensaïd dans sa présentation, « On est à mille lieux de la République prêtre, de la République pionne, de la République d’ordre, disciplinaire et inégalitaire ; à mille lieux d’une gauche servile aux possédants, de ses reniements et de ses renégations ; de ses révérences et de ses génuflexions. Avec Lefrançais, on est en bonne compagnie. » Gustave Lefrançais”,”MFRC-003-FGB”
“CERVERA PERY José”,”La guerra naval del 98. A mal planteamiento, peores consecuencias.”,”La guerra ispano-americana fu combattuta nel 1898 tra gli Stati Uniti e la Spagna in merito alla questione cubana. Secondo alcuni studiosi il conflitto segnò la nascita dell’imperialismo americano. Dopo quattro secoli dall’inizio della colonizzazione dell’emisfero occidentale, verso la fine del XIX secolo, alla Spagna rimanevano ben pochi possessi coloniali, sparpagliati nel Pacifico, in Africa, e nelle Antille. La maggior parte dei possedimenti dell’ex-impero spagnolo avevano già acquisito la loro indipendenza e molti altri territori sotto il controllo spagnolo puntavano ad acquisirla. Nelle Filippine e a Cuba operavano, già dalla seconda metà del XIX secolo, gruppi di guerriglieri indipendentisti. Il governo spagnolo non aveva né le risorse finanziarie né quelle militari per gestire queste rivolte e a Cuba decise quindi di spingere con la forza la popolazione ad allontanarsi dalle campagne e a riversarsi nelle città e in apposite aree urbane fortificate, cercando di isolare i ribelli dalle loro fonti di sostegno logistico, situate proprio fra la popolazione contadina. In tali aree di “”concentramento e controllo”” della popolazione le condizioni di vita erano terribili, e si stima vi abbiano avuto luogo in pochi mesi molte decine di migliaia di decessi, a causa delle precarie condizioni igieniche, sanitarie e alimentari. (Wikip)”,”QMIx-306″
“CERVETTI Gianni”,”Partito di governo e di lotta. Il testo della relazione svolta al Comitato Centrale e alla Commissione Centrale di Controllo il 13 dicembre 1976.”,”L’ organizzazione del PCI. “”Negli anni recenti, invece, la nostra organizzazione non solo si è mantenuta salda, ma si è ulteriormente estesa e rafforzata. Si guardi ad esempio ai dati degli iscritti. La diminuzione che proseguiva quasi senza soluzione di continuità dal 1965 si è arrestata proprio nel periodo ’69-’70 e da allora l’ espansione è stata costante. Gli iscritti – è noto – sono aumentati di ben 300 mila, essendo divenuti, con il tesseramento del 1976, un milione e 814 mila.”” (pag 24)”,”PCIx-196″
“CERVETTI Gianni”,”L’ oro di Mosca. La verità sui finanziamenti sovietici al PCI raccontata dal diretto protagonista.”,”CERVETTI Gianni milanese (66 anni, 1993), laurato in economica nell’ università di Mosca, ha avuto incarichi di primo piano nel PCI ed è stato deputato. Esperto di questioni internazionali e presidente del gruppo parlamentare europeo è autore di vari saggi. “”Tuttavia, quell’ attivismo si giustificava con motivazioni più contingenti e terra terra; e i risultati non si fecero attendere. (…) Il balzo permise di elevare la quota di autofinanziamento (cioè l’ insieme delle entrate, escluso il finanziamento pubblico) dal 59.6 per cento del 1975 al 71.5 per cento del 1979. Si trattava di successi finanziari mai ottenuti, né prima né dopo, nella storia del PCI e, forse, di qualsiasi altro partito italiano, successi dovuti, come è ovvio, oltre che a un impegno specifico, all’ apporto generoso di tanti, a una storia precedente e alla particolare stagione politica. Malgrado ciò, rimaneva l’ assillo di non farcela o di farcela a costi troppo elevati, che potevano tradursi in seri danni politici e organizzativi. Il ragionamento che facevo era molto semplice, forse un po’ rozzo ma, credo, realistico. Cessava un’ entrata, quella moscovita, che pur rappresentando il 10% del bilancio ordinario era tutta a disposizione del centro, si inseriva nei canali della stampa, era al riparo della inflazione in quanto costituita in dollari. (…)””. (pag 81)”,”PCIx-229″
“CERVETTI Valerio a cura; saggi di Umberto SERENI Gino REGGIANI Rinaldo SALVADORI Gian Biagio FURIOZZI Lorenzo GESTRI Maurizio ANTONIOLI Ivo BIAGIANTI Giuseppe PALETTA; tavola rotonda con Roberto FINZI Alceo RIOSA Idomeneo BARBADORO”,”Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’ 1 e 2 dicembre 1978.”,”Saggi di Umberto SERENI Gino REGGIANI Rinaldo SALVADORI Gian Biagio FURIOZZI Lorenzo GESTRI Maurizio ANTONIOLI Ivo BIAGIANTI Giuseppe PALETTA; tavola rotonda con Roberto FINZI Alceo RIOSA Idomeneo BARBADORO Il Psi e la piccola proprietà agricola. La questione agraria. “”Dalle notizie pubblicate risulta che durante il dibattito nel corso del congresso di Bologna solamente il Ferri e il Gatti ritennero che il partito dovesse organizzare economicamente la categoria dei piccoli proprietari. Gatti in particolare condivideva l’analisi implicita nell’odg che verrà approvato, dato che anche per lui la piccola proprietà “”si è associata alla borghesia per far argine al socialismo””, ma proprio per questa ragione egli riteneva che il partito dovesse “”opporre la propria (organizzazione della piccola proprietà) a quella borghese della stessa””. Infatti risultava evidente che nell’odg sopra citato era implicito il pericolo di allontanare dal partito socialista la simpatia dei piccoli proprietari e si insisteva sulla impossibilità di un’alleanza per la contradditorietà degli interessi fra proletariato agricolo e piccoli proprietari. Troppo lungo sarebbe in questa sede rintracciare le origini lontane dell’odg approvato nel 1897 a Bologna e ripercorrere l’ampio dibattito in Italia e in vari paesi europei svoltosi in quegli anni.”” (pag 170)”,”MITT-257″
“CERVETTI Gianni a cura; saggi di Franco AMATORI Francesco SILVA Ugo FINETTI Gianluigi DA-ROLD Edoardo BORRUSO Luca MICHELINI Gianfranco PETRILLO Valeria SGAMBATI Luigi VIMERCATI Sergio SOAVE Mario PERUGINI Gianni CERVETTI”,”Giorgio Amendola. La politica economica e il capitalismo italiano.”,”Il volume raccoglie gli atti del convegno dedicato a “”Giorgio Amendola. La politica economica e il capitalismo italiano’. Saggi di Franco AMATORI Francesco SILVA Ugo FINETTI Gianluigi DA-ROLD Edoardo BORRUSO Luca MICHELINI Gianfranco PETRILLO Valeria SGAMBATI Luigi VIMERCATI Sergio SOAVE Mario PERUGINI”,”PCIx-294″
“CERVETTI Valerio a cura; saggi di Umberto SERENI Gino REGGIANI Rinaldo SALVADORI Gian Biagio FURIOZZI Lorenzo GESTRI Maurizio ANTONIOLI Ivo BIAGIANTI Giuseppe PALETTA; tavola rotonda con Roberto FINZI Alceo RIOSA Idomeneo BARBADORO”,”Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978.”,”Saggi di Umberto SERENI Gino REGGIANI Rinaldo SALVADORI Gian Biagio FURIOZZI Lorenzo GESTRI Maurizio ANTONIOLI Ivo BIAGIANTI Giuseppe PALETTA; tavola rotonda con Roberto FINZI Alceo RIOSA Idomeneo BARBADORO “”Con lo stesso spirito, non disgiunto in questo caso dalla malcelata soddisfazione di procurare qualche fastidio al PRI, il giornale socialista acocglieva poi un documeno emesso dal «Circolo Mazzini» di Parma in polemica con «La Ragione» di Ghisleri per il suo atteggiamento giudicato ostile agli scioperanti. L'””Avanti!”” pubblicava insieme all’ordine del giorno anche una lettera di “”un autorevole repubblicano di Parma””, facilmente riconoscibile in Alfredo Bottai, che conteneva un duro attacco a Ghisleri per aver ospitato sul quotidiano repubblicano un articolo diffamatorio nei confronti dei dirigenti dell’agitazione, e per voler mantenere una equidistanza nei confronti dei due contendenti”” (pag 111) Umberto SERENI, Lo sciopero di Parma del 1908: un episodio della lotta di classe Gino REGGIANI, per una storia del sindacalismo rivoluzionario nel parmense Gian Biagio FURIOZZI, Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici Lorenzo GESTRI, Scioperi agrari e letteratura nell’età giolittiana (Virgilio Brocchi, Luigi Campolonghi, Pietro Belli) Marizio ANTONIOLI, USI ultimo atto: il convegno nazionale di Genova (28-29 giugno 1925) Ivo BIAGIANTI, Il “”sindacalismo”” fra i minatori Giuseppe PALETTA, Alcuni problemi relativi ai rappoti fra riformisti e rivoluzionari alla Camera del Lavoro di Milano (1900-1904) Tavola rotonda: Roberto FINZI, “”Tradizione”” comunista e sindacalismo rivoluzionario”,”MITT-024-FV”
“CERVETTO Arrigo”,”La difficile questione dei tempi.”,”I tempi dell’oceano Pacifico. “”Nello scritto sulla “”Revue”” dell’ottobre 1850, Marx ed Engels passano ad occuparsi dell’America: “”il fatto più importante che si è qui verificato, più importante ancora della rivoluzione di febbraio, è la scoperta delle miniere d’oro in California. Già ora, dopo solo diciotto mesi, è possibile prevedere che essa avrà conseguenze ancor più grandiose che non la stessa scoperta dell’America… Una costa di trenta gradi di latitudine, una delle zone più fertili e belle del mondo, finora praticamente disabitata, va trasformandosi a vista d’occhio in una paese ricco e civilizzato, densamente popolato da gente di tutte le razze, dallo yankee al cinese, dal negro all’indiano al malese, dal creolo al meticcio all’europeo. L’oro californiano si riversa a fiumi sull’America e sulla costa asiatica dell’oceano Pacifico e trascina gli indocili popoli barbarici nel commercio mondiale, nella civiltà. Per la seconda volta il commercio mondiale subisce un colpo di timone””. Dopo aver previsto, con impressionante lungimiranza, il ruolo della California nello sviluppo del mercato americano e di quello asiatico, Marx ed Engels scrivono che “”ben presto”” New York e San Francisco soppianteranno Londra e Liverpool quali “”empori del commercio mondiale””. Dicono di più: “”Il fulcro del traffico mondiale – nel medioevo l’Italia, nell’epoca moderna l’Inghilterra – sarà ora la metà meridionale della penisola nordamericana. (…)””. (pag 30) [Arrigo Cervetto, La difficile questione dei tempi, 1990] “”Marx ed Engels scrivono che “”ben presto”” New York e San Francisco soppianteranno Londra e Liverpool quali “”empori del commercio mondiale””. Dicono di più: “”Il fulcro del traffico mondiale – nel medioevo l’Italia, nell’epoca moderna l’Inghilterra – sarà ora la metà meridionale della penisola nordamericana. L’industria e il commercio della vecchia Europa debbono impegnarsi a fondo se non vogliono finire nella stessa decadenza toccata all’industria e al commercio italiani dal XVI secolo in poi, e se Inghilterra e Francia non vogliono ridursi a quello che oggi sono Venezia, Genova e Olanda…Grazie all’oro californiano e all’instancabile energia degli yankees, presto ambedue le coste dell’oceano Pacifico saranno popolate, aperte al commercio e industrializzate quanto lo è attualmente la costa da Boston a New Orleans. Allora l’oceano Pacifico avrà la stessa funzione che ora ha l’oceano Atlantico, e che nel medioevo fu del Mediterraneo, la funzione cioè di grande via marittima del traffico mondiale; e l’oceano Atlantico si ridurrà al ruolo di mare interno, come è ora il Mediterraneo””. Alla luce di queste chiare affermazioni non si può proprio dire che Marx ed Engels avessero una visione ristretta del mercato mondiale e che ne limitassero la potenzialità alle possibilità espansive del capitalismo inglese””. [Arrigo Cervetto, La difficile questione dei tempi, 1990] (pag 31) “”Senza teoria rivoluzionaria del tempo storico non vi può essere movimento rivoluzionario nel presente. La teoria rivoluzionaria che riguarda i tempi dei processi sociali e dei conseguenti movimenti politici è, in definitiva, una applicazione della fondamentale teoria dello sviluppo capitalistico elaborata da Marx e da Engels. Questa teoria ebbe uno dei suoi intensi momenti creativi dopo il fallimento delle rivoluzioni del 1848. Nell’agosto 1849 Marx si rifugia a Londra, dove passerà gran parte della sua vita. Nel 1850 rilancia la “”Neue Rheinische Zeitung, Politisch-Oekonomische Revue””, della quale, con tiratura di 2500 copie, usciranno pochi numeri prima di cessare per mancanza di mezzi finanziari. Con la “”Revue”” pensa di utilizzare il tempo della tregua per approfondire i tempi della rivoluzione, ossia di fare un bilancio del 1848-1849, per tracciare la prospettiva del futuro. Marx si propone di “”…fornire una trattazione scientifica completa dei rapporti economici che costituiscono la base del movimento politico complessivo””. E’ quello che lui ed Engels faranno nel primo anno londinese. Nell’ultimo numero della “”Revue””, in ottobre, le conclusioni sono tratte: “”Data questa prosperità universale, in cui le forze produttive delle società borghese si sviluppano con quella sovrabbondanza che è, in generale, possibile nelle condizioni borghesi, non si può parlare di una vera rivoluzione. Una rivoluzione siffatta è possibile solamente in periodi in cui entrambi questi fattori, le forze moderne di produzione e le forze borghesi di produzione, entrano in conflitto tra di loro. Le diverse beghe, a cui attualmente si abbandonano i rappresentanti delle singole frazioni del partito continentale dell’ordine e in cui si compromettono a vicenda, ben lungi dal fornire l’occasione di nuove rivoluzioni, sono al contrario possibili soltanto perché la base dei rapporti è momentaneamente così sicura e, ciò che la reazione ignora, così borghese. Contro di essa si spezzeranno tutti i tentativi reazionari di arrestare l’evoluzione borghese, come tutta l’indignazione morale e tutti i proclami ispirati dai democratici. Una nuova rivoluzione non è possibile se non in seguito a una nuova crisi. L’una perà à altrettanto sicura quanto l’altra””. Nel 1895 Engels, pubblicando una nuova edizione di “”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850″”, aggiunse, come quarto capitolo, parti dell’articolo dell’ultimo numero della “”Revue””, affermando che costituivano “”una reale conclusione al tutto””. Segno che, a quasi cinquanta anni di distanza, le riteneva sempre valide. Il bilancio steso nel 1850 non è, perciò, una semplice riflessione sulla rivoluzione del 1848 ma è, soprattutto, una teoria per la rivoluzione del futuro. La “”trattazione scientifica completa dei rapporti economici””, che culminerà ne “”Il Capitale””, analizzerà “”la base del movimento politico complessivo””; analizzando il mercato mondiale viene impostata scientificamente la questione dei tempi del “”movimento politico complessivo””. In tutti i sensi e per tutte le classi e non solo per il proletariato. Nel momento in cui Marx stabilisce la base oggettiva della rivoluzione nella crisi sottolinea l’impotenza dei reazionari e dei democratici di fronte alla evoluzione delle forze produttive. La lotta delle frazioni della classe dominante diventa, perciò, non una occasione di crisi ma una possibilità di evoluzione della borghesia. Nel secondo fascicolo della “”Neue Rheinische Zeitung, Politisch-Oekonomische Revue””, del febbraio 1850, Marx ed Engels pubblicano, in forma anonima, una “”Rassegna”” di politica internazionale nella quale, oltre ad una infinità di significative valutazioni, troviamo alcuni passi di estrema importanza: “”Mentre negli ultimi due anni il continente è stato in preda a rivoluzioni, controrivoluzioni e al fiume di eloquenza che inevitabilmente vi si accompagna, l’Inghilterra industriale si è dedicata a tutt’altro articolo: la prosperità””. La rivoluzione di febbraio ha allontanato “”la concorrenza dell’industria continentale”” e “”ha aiutato gli inglesi a superare la crisi nel giro di un anno e in maniera del tutto tollerabile”””” (pag 27-28-29) [Arrigo Cervetto, La difficile questione dei tempi, Edizioni Lotta Comunista, 1990]”,”ELCx-012″
“CERVETTO Arrigo”,”Forze e forme del mutamento italiano.”,”””Il determinismo tecnologico ha tradizioni nobili nel pensiero borghese in quanto, spesso, si è alimentato con le riflessioni di grandi scienziati della natura, i quali vedevano l’evoluzione sociale come il prodotto dell’evoluzione della scienza e lo sviluppo delle forze produttive essenzialmente come lo sviluppo della “”scienza applicata”” o traduzione della scoperta scientifica nello strumento tecnico. In certi momenti della sua storia il determinismo tecnologico si è intrecciato con il materialismo meccanicista formando una potente miscela dirompente nelle società precapitalistiche, dove predominavano ideologie reazionarie di conservazione e di rassegnazione. L’idea che la conoscenza della natura potesse tradursi nella macchina e che la macchina dovesse cambiare inevitabilmente una società statica era una invicibile idea-forza che sorreggeva la classe d’avanguardia, che la incoraggiava di fornte alle idee dominanti sulle masse, che le impediva di sentirsi soffocata e immobilizzata. Ogni profondo mutamento ha bisogno di idee-forza che abbiamo la grandezza della verità semplice, ed ha ragione Bordiga quando, in una memorabile battaglia in difesa dell'””ortodossia””, irride a chi crede di sminuire i testi classici del marxismo definendoli la Bibbia dei comunisti. Magari fossimo già ad una tale diffusione del comunismo, pensa Bordiga ricordando che i grandi movimenti storici hanno marciato con i Corano e le Bibbie in mano e in testa. Il determinismo tecnologico deveva entrare in crisi quando la scienza stessa applicata alla società umana scopriva il meccanismo di riproduzione dei rapporti sociali che determinano la forma tecnica delle forze produttive. Non è la macchina a vapore che ha determinato la borghesia, ma è la borghesia che ha fatto della macchina a vapore una forma tecnica della produzione di capitale, così come lo farà con la macchina ad elettricità, ieri, e con la macchina automatizzata, oggi. Marx rimetterà uomini e macchine con i piedi in terra nella sua polemica con Proudhon, polemica ricordata più per la miseria della filosofia che per quella del determinismo tecnologico. Anche se la tentazione di analizzare lo sviluppo dei rapporti sociali partendo dall’analisi dello sviluppo tecnico ha fatto spesso capolino nella scuola marxista (basti pensare a certe pagine di Bukharin), la lezione di Marx ha trovato in Lenin un valido allievo. Purtroppo il lavoro di Lenin ha avuto scarso seguito.”” (pag 130-131) [Arrigo Cervetto, Un fallito tentativo di ristrutturazione inflazionistica][(in) Arrigo Cervetto, Forze e forme del mutamento italiano, Edizioni Lotta Comunista, 1997]”,”ELCx-018″
“CERVETTO Arrigo”,”Lenin e la rivoluzione cinese.”,”Guerra e rivoluzione sono, perciò, gli aspetti contradditori della ineguaglianza dello sviluppo economico e politico “”come legge assoluta del capitalismo””.”,”ELCx-024″
“CERVETTO Arrigo”,”L’ involucro politico.”,”[‘Durante la prima guerra mondiale Lenin porta a termine una elaborazione teorica, iniziata negli anni ’90, di portata storica. (…) La guerra 1914-1918 è un fenomeno economico, sociale, politico e militare inedito: è la prima guerra mondiale ed è la prima guerra mondiale imperialistica. Questo fenomeno, le cui cause economiche Lenin individua nella sua teoria sull’imperialismo sintetizzandole in cinque grandi contrassegni, è il risultato della concentrazione del capitale. Essenzialmente a questa conclusione giunge l’analisi di Lenin. Il capitalismo genera guerre come la nube tempeste: ciò è una costante che ogni marxista conosce. Lo stesso Kautsky lo dice. Ma per la prima volta il capitalismo genera una guerra mondiale: ciò è specifico, e particolare. Perché lo stesso modo di produzione capitalistico, che ha la costante di generare guerre, determina un fenomeno nuovo, specifico? Perché determina una guerra mondiale? Perché si è sviluppato in un processo di centralizzazione del capitale, di concentrazione dei mezzi di produzione e di fusione tra capitale bancario e capitale industriale. Questo processo oggettivo si riflette nella sovrastruttura, nello Stato. Come? E’ questo l’oggetto dello studio di Lenin sullo Stato e sulle forme politiche, studio che occupa il suo periodo di guerra. (…) Lenin non accetta la teoria di Bucharin basata sulla assolutizzazione della tendenza alla concentrazione perché sa che ogni tendenza opera nel tempo storico e non in modo rettilineo ed è soggetta a fattori che la frenano. Per Lenin, il piccolo capitalismo non solo esiste ma risorge in particolari congiunture economiche come, ad esempio, la guerra e, ancor più, la guerra mondiale imperialistica. Bucharin vede la pianificazione di guerra. Lenin vede, ad esempio in Germania, lo sviluppo del capitalismo di Stato come controllo e il contemporaneo sviluppo del piccolo capitalismo e, addirittura, del baratto. La contraddizione è nella realtà sociale e non nella teoria. Occorre individuare in questa realtà il contenuto e la forma prevalente perché il processo di concentrazione del capitale non è un movimento generalizzato ed uniforme bensì il movimento determinato dall’ineguale sviluppo capitalistico tra imprese, settori e mercati’ (pag 191) [Arrigo Cervetto, ‘Le forme politiche della concentrazione’) (in) ‘L’involucro politico’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1994] “”K. Kautsky afferma: «Non è affatto vero che la guerra sia puramente imperialista». «Ma allora che cosa diamine è?» si chiede Lenin. E’ anche «nazionale». «La dialettica si trasforma nella sofistica più vile, più abietta!» commenta Lenin e aggiunge: «l’elemento nazionale, nella guerra attuale, è rappresentato solamente dalla guerra delle Serbia contro l’Austria… ». Possiamo dire che la guerra imperialista è la «lotta» degli «opposti». Lenin ricorda che: «La dialettica di Marx, la quale rappresenta l’ultima parola del metodo evoluzionista scientifico, proscrive appunto l’esame isolato, vale a dire unilaterale e mostruosamente deformato d’un oggetto. Il fattore nazionale della guerra serbo-austriaca non ha e non può avere alcuna seria importanza nella guerra europea». Ed è proprio la conoscenza “”multilaterale”” a permettere una valutazione, che si avvicina alla realtà, della importanza del singolo fattore. Tanto più che: «Non esistono e non possono esistere fenomeni “”puri””, sia nella natura che nella società. Precisamente questo insegna la dialettica di Marx, mostrandoci che lo stesso concetto della purezza è una certa limitazione e unilateralità dell’umano intelletto, incapace di abbracciare completamente un oggetto in tutta la sua complessità». Possiamo così comprendere perché la guerra imperialista non possa essere un fenomeno “”puro””. Lenin sottolinea che: «Nel mondo non esiste e non può esistere un capitalismo “”puro””, poiché in esso vi è sempre un miscuglio di feudalesimo, di piccola borghesia, oppure di qualcos’altro ancora». Lo sviluppo della guerra mondiale lo dimostrerà nell’area slava”” [Arrigo Cervetto, “”La dialettica multilaterale””, Lotta comunista, n. 221, gennaio 1989, in Arrigo Cervetto, “”L’involucro politico””, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1994] La critica democratica dello Stato del giovane Marx. “”Marx inizia la sua carriera di scienziato rivoluzionario come democratico e non come comunista. E quindi naturale che il suo interesse sia rivolto prima alla politica che all’economia. Giovane hegeliano critica, nel 1843, Hegel il quale vede la politica come incarnazione dell’idea assoluta. Per Marx invece: «La democrazia è l’enigma risolto di tutte le costituzioni». Per Marx democratico conseguente e non ancora comunista la democrazia chiarisce definitivamente il problema della natura della politica. Cosa è la costituzione politica, l’istituzione politica, lo Stato? E’ il rapporto tra l’economia e la politica. «Così la democrazia è l’essenza di ogni costituzione politica, l’uomo socializzato in una particolare costituzione politica». Qui Marx crede di individuare la contraddizione: «L’emancipazione politica è la riduzione dell’uomo, da un lato a membro della società politica, all’individuo egoista ed indipendente, dall’altro al cittadino, alla persona morale». La contraddizione in questi scritti giovanili è vista tra l’economia e la politica. «Lo Stato non può eliminare la contraddizione tra lo scopo determinato e la buona volontà dell’amministrazione da un lato e i suoi mezzi e le sue possibilità dall’altro, senza eliminare se stesso, poiché esso poggia su tale contraddizione. Esso poggia sulla contraddizione tra la vita privata e pubblica, sulla contraddizione tra gli interessi generali e gli interessi particolari. L’amministrazione deve perciò limitarsi ad una attività formale e negativa, poiché proprio dove ha inizio la vita civile e il suo lavoro, là termina il suo potere». Marx non è ancora giunto al comunismo e vi giungerà quando, come vedremo in altra occasione, supererà la posizione della ‘Vera democrazia””. Intanto ha enunciato una critica democratica dello Stato che da sola basta a smascherare i moderni democratici dell’ideologia imperialista”” [Arrigo Cervetto, L’involucro politico. Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1994] Lo Stato poggia su una contraddizione tra gli interessi generali e quelli particolari’. “”Marx inizia la sua carriera di scienziato rivoluzionario come democratico e non come comunista. E quindi naturale che il suo interesse sia rivolto prima alla politica che all’economia. Giovane hegeliano critica, nel 1843, Hegel il quale vede la politica come incarnazione dell’idea assoluta. Per Marx invece: «La democrazia è l’enigma risolto di tutte le costituzioni». Per Marx democratico conseguente e non ancora comunista la democrazia chiarisce definitivamente il problema della natura della politica. Cosa è la costituzione politica, l’istituzione politica, lo Stato? E’ il rapporto tra l’economia e la politica. «Così la democrazia è l’essenza di ogni costituzione politica, l’uomo socializzato in una particolare costituzione politica». Qui Marx crede di individuare la contraddizione: «L’emancipazione politica è la riduzione dell’uomo, da un lato a membro della società politica, all’individuo egoista ed indipendente, dall’altro al cittadino, alla persona morale». La contraddizione in questi scritti giovanili è vista tra l’economia e la politica. «Lo Stato non può eliminare la contraddizione tra lo scopo determinato e la buona volontà dell’amministrazione da un lato e i suoi mezzi e le sue possibilità dall’altro, senza eliminare se stesso, poiché esso poggia su tale contraddizione. Esso poggia sulla contraddizione tra la vita privata e pubblica, sulla contraddizione tra gli interessi generali e gli interessi particolari. L’amministrazione deve perciò limitarsi ad una attività formale e negativa, poiché proprio dove ha inizio la vita civile e il suo lavoro, là termina il suo potere». Marx non è ancora giunto al comunismo e vi giungerà quando, come vedremo in altra occasione, supererà la posizione della ‘Vera democrazia””. Intanto ha enunciato una critica democratica dello Stato che da sola basta a smascherare i moderni democratici dell’ideologia imperialista”” (pag 35-36). LEGGERE IN: CERVETTO Arrigo, L’ involucro politico. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. MILANO. 1994 pag 380 8° nota redazionale introduzione indice dei nomi [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (ELCx-030)”,”ELCx-030″
“CERVETTO Arrigo”,”Lotte di classe e partito rivoluzionario.”,”””Da tutto ciò si vede come era radicalmente diversa la premessa da cui partiva Trotsky. Già nella sua opera sul 1905 e, a più di vent’anni di distanza, nella sua “”Storia della rivoluzione russa”” Trotsky enuncia alcune “”particolarità”” della storia russa che secondo il suo pensiero, hanno permesso la Rivoluzione d’ ottobre e la cui teorizzazione, a nostro avviso, costituisce un fondamento della sua strategia. Anche per questa parte del pensiero di Trotsky possiamo lamentare quanto abbiamo già detto nei confronti della teoria dello sviluppo capitalistico di Lenin: che sia stata troppo trascurata e che non abbiamo la possibilità di illustrarla. Livio Maitan, che per la pubblicistica borghese e del PCI passa come il maggior studioso di Trotsky in Italia, nella sua introduzione alla recente ristampa della “”Storia della rivoluzione russa”” neppure ne parla! Su una di queste particolarità teorizzate da Trotsky sarebbe bene, però, soffermarci: cioè sull’ estrema lentezza dello sviluppo del capitalismo in Russia e sulla conseguente influenza del capitale finanziario europeo sull’ economia russa. I due fenomeni per Trotsky sono interdipendenti e, in qualche modo, complementari: da questa particolarità della situazione russa deriva, perciò, non solo la necessità ma soprattutto la possibilità dello sviluppo della rivoluzione socialista come tappa ravvicinata della rivoluzione in permanenza durante la quale il proletariato, mentre è costretto a risolvere i problemi che la borghesia non è capace di risolvere, pone già problemi socialisti ed instaura di fatto la sua dittatura. Partendo dalla premessa di un lento sviluppo capitalistico in Russia Trotsky non poteva che arrivare a quelle conclusioni strategiche. Ma è la premessa che non è dimostrata, mentre le conclusioni strategiche di Lenin sgorgano da una analisi di fondo e sono dimostrate e verificate scientificamente””. (pag 161-162) “”inscindibile dipendenza della strategia dalla analisi scientifica”” (pag 162) Il saggio “”Sugli scioperi”” si può considerare la prima trattazione sistematica del marxismo sulle lotte operaie “”Alla fine del 1899, dalla deportazione, Lenin scrive il saggio “”Sugli scioperi””, che sarà pubblicato per la prima volta nel 1924 sulla rivista “”Proletarskaja Revoljutsija””. Lenin doveva scrivere tre articoli per il giornale “”Rabocaja Gazeta’ su questo argomento: negli archivi è stato trovato solo il primo e non si è potuto stabilire se gli altri due articoli siano stati effettivamente scritti. E’ veramente un peccato che non si sappia se Lenin ha proseguito l’elaborazione organica annunciata nel primo articolo, non tanto perché la sua elaborazione possa ritenersi incompiuta (Lenin svilupperà in varie occasioni e in vari articoli le sue tesi), quanto perché “”Sugli scioperi”” si può considerare la prima trattazione sistematica del marxismo sulle lotte operaie. Anche se il primo articolo ha tutta la sua compiutezza, molto probabilmente gli altri articoli successivi ci avrebbero fornito un materiale interessante ai fini della ricostruzione di tutto il pensiero di Lenin in quel periodo e ai fini di uno stretto collegamento con le tesi sul Partito del “”Che fare?””. Sintomatico davvero, quasi a dimostrare la mancata assimilazione del metodo scientifico del marxismo da parte di coloro che da varie sponde pretendono di richiamarvisi o di confutarlo, è il fatto che la elaborazione di Lenin venga analizzata o declamata a spicchi. Tipico è l’esempio sul “”Che fare?””, testo che ha già fatto versare fiumi di inchiostro e riempire scaffali di biblioteche. La concezione del Partito viene estratta attraverso una serie di citazioni, da questo testo e, così isolata, è sottoposta ad un giudizio che non può avere alcunché di scientifico anche per il modo in cui viene posto. Ora, è praticamente puerile studiare in questo modo un problema, una tesi, una concezione organica di tutta una serie di fenomeni sociali. Pensiamo di avere già dimostrato che il “”Che fare?”” è già nel metodo scientifico del “”Capitale””, è già nello “”Sviluppo del capitalismo in Russia””. Possiamo aggiungere che, sempre secondo il nostro criterio scientifico, il “”Che fare?”” è già nel “”Sugli scioperi””, esattamente come la lotta politica è nella lotta economica, così come la concezione leninista del Partito comprende la concezione leninista delle lotte delle classi e della lotta della classe operaia”” (pag 71-72) [Arrigo Cervetto, Lotte di classe e Partito rivoluzionario, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2004]”,”ELCx-075″
“CERVETTO Arrigo”,”Ricerche e scritti. Savona operaia dalle lotte della “”Siderurgica”” alla Resistenza.”,”””La nuova tattica fascista di occupare i posti di lavoro ogniqualvolta si verifichi uno sciopero sta diventando pericolosissima, in quanto tende a scalzare il proletariato dal suo tradizionale ed organico luogo di lotta. Il 4 aprile, in occasione di un’ agitazione sorta tra i portuali italiani in seguito alla minacciata riduzione delle tariffe, i fascisti savonesi vogliono ritentare la prova, forse ringalluzziti dal gran fracasso con cui si annuncia che trecentomila squadristi presidieranno tutti i porti d’ Italia. Ma al cospetto di un’ impresa così ardua, passibile di trasformarsi in una battaglia campale a largo raggio, la demogogica minaccia fascista si perde in una bolla di sapone.”” (pag 188)”,”ELCx-078″
“CERVETTO Arrigo”,”Die politische Hülle.”,” Opera l’ involucro politico. TEORIA POLITICA MARX QUESTIONE PRIMATO POLITICA CRISI TEORIA BORGHESE CRITICA LIBERALE BERNSTEIN CONTENUTO ECONOMICA INVOLUCRO DEMOCRATICO CRITICA TROTSKY RESTAURO TEORIA MARXISTA CRITICA NORMATIVISTA KELSEN CRITICA REVISIONISTA CUNOW TEORIA LENIN CRITICA OGGETTIVISTICA STRUVE DIALETTICA E POLITICA IMPERIALISMO CARATTERI DEMOCRAZIA IMPERIALISTICA”,”ELCx-087″
“CERVETTO Arrigo”,”La controrivoluzione indonesiana.”,”””E’ logico che se si ritenesse possibile una dominazione superimperialistica, cioè un accordo pacifico tra tutte le potenze grandi, medie e piccole (Kautsky vedeva, invece, solo le grandi), tutta la strategia proletaria sulla questione coloniale cadrebbe a pezzi. Ma, allora, bisognerebbe concludere che tutta la natura del capitalismo è mutata. La Rivoluzione d’Ottobre dimostrò invece, la validità della concezione leninista perché la rivoluzione proletaria fu il frutto, come Lenin non si stancò mai di ricordare, della concorrenza delle potenze imperialistiche e dello squilibrio mondiale da queste provocato. Ma lo squilibrio provocato dall’irruzione sull’arena mondiale di nuovi e giovani capitalismi si ripercuote anche nel paese che lotta per l’indipendenza o che l’ha raggiunta e si ripercuote, soprattutto, sui suoi rapporti interni di classe””. (pag 7) “”Sukarno avrebbe dovuto dire che l’imperialismo olandese aveva creato la nazione indonesiana con un atto di forza e non di diritto. Sukarno avrebbe dovuto dire che, così come era nata dalla violenza, l’Indonesia dalla violenza avrebbe tratto il diritto di essere uno Stato unitario e indipendente. Ma è nella natura del sukarnismo la mancanza di una chiarezza teorica e la necessità di essere «doppio-giochista» anche nella ideologia. Sukarno non riesce a trovare la giustificazione teorica della nazione indonesiana nelle «patrie democratiche» del diritto: è costretto a trovarla nella «patria del fascismo». È questa un’altra delle beffe che la storia gioca agli ipocriti sostenitori democratici della «libertà dei popoli»! L’unica teoria che nella sua logica potesse adattarsi alla realtà mondiale dell’imperialismo era la geopolitica che programmaticamente era antidemocratica ed imperialista, che sosteneva la creazione di imperi basati sullo «spazio vitale», che apertamente dichiarava superate tutte le mistificazioni della borghesia liberale. Ecco come Haushofer la definisce: «La geopolitica è la base scientifica dell’arte della attuazione politica nella lotta per la vita o la morte degli organismi statali per lo spazio vitale» (cfr. H.W. Weigert, Geopolitica, London, 1942). Acutamente Bucharin notava nel 1935, in uno dei suoi ultimi saggi: «I filosofi fascisti hanno alzato la categoria di “”spazio”” molto più in alto di quella di “”tempo””». Acutamente, perché l’errore di fondo delle previsioni della teoria geopolitica è proprio il “”tempo””. E “”tempo””, nella nostra epoca imperialistica, significa ritmo di sviluppo economico, ritmo di potenziamento economico e, quindi, militare: «spazio» è solo territorio, e spesso territorio agricolo””. (pag 27) pag 8: cit. libro su Estremo Oriente: CADY, John F., Storia dell’Asia Sud-Orientale. Firenze, 1965 La Nuova Italia (1). In-8, pp. XXIV-966, numer. ill. e cartine f. t t. editoriale. Ben tenuto € 35.00 (ordinato a Sforzini, Roma) Chesneaux uno dei massimi revisionisti della questione nazionale (pag 18)”,”ELCx-106″
“CERVETTO Arrigo”,”L’ enveloppe politique.”,”La république démocratique est la meilleure enveloppe politique possible du capitalisme, Lenin, L’Etat e la révolution La république démocratique est la meilleure enveloppe politique possible du capitalisme, Lenin, L’Etat e la révolution. Lenin definisce la dialettica. “”Dans son essai sur ‘Karl Marx’ écrit au début de la guerre mondiale de 1914, époque où il travaillait à la rédaction de ses ‘Cahiers philosophiques’, Lénine expliquait ce qu’était la dialectique en ces termes: “”Un développement qui semble reproduire des stades déjà connus, mais sous une autre forme, à un degré plus élevé (“”négation de la négation); un développement pour ainsi dire en spirale et non en ligne droite; un développement par bonds, par catastrophes, par révolutions, “”par solution de continuité””; la tranformation de la quantité en qualité; les impulsions internes du développement, provoquées par la contradiction, le choc des forces et tendances diverses agissant sur un corps donné, dans le cadre d’un phénomène donné ou au sein d’une société donnée; l’interdépendance et la liaison étroite, indissoluble, de tous les aspects de chaque phénomène (et ces aspects, l’histoire en fait apparaître sans cesse de nouveaux), liaison qui détermine le processus universel du mouvement, processus unique, régi par des lois, tels sont certains des traits de la dialectique, en tant que doctrine du développement plus riche de contenu que la doctrine usuelle””.”” (pag 199) Errore di Trotsky (pag 117)”,”ELCx-118″
“[CERVETTO Arrigo, materiali], AAVV”,”Rivoluzione ungherese, 1956. Ritagli di stampa e appunti [1986]. Volume 1.”,”Gli appunti manoscritti sono di A. Cervetto. Materiale raccolto e selezionato e annotato da A. Cervetto nel corso degli anni. Composto in volume da GB nel 1986 Utilizzato per la preparazione dell’opuscolo di LC sull’Ungheria”,”MUNx-066″
“[CERVETTO Arrigo, materiali], AAVV”,”Rivoluzione ungherese, 1956. Ritagli di stampa e appunti [1986]. Volume 2.”,”Gli appunti manoscritti sono di A. Cervetto. Materiale raccolto e selezionato e annotato da A. Cervetto nel corso degli anni. Composto in volume da GB nel 1986 Utilizzato per la preparazione dell’opuscolo di LC sull’Ungheria”,”MUNx-067″
“CERVETTO Arrigo”,”Il ciclo politico del capitalismo di stato, 1950-1967.”,”””La tattica si applica nelle condizioni oggettive esistenti e non in quelle fantastiche o desiderate. Occorre studiare queste condizioni prima di lanciare formule tattiche e studiare le condizioni oggettive, in tutta la loro complessità, èi il compito della strategia rivoluzionaria. “”La tattica – scrive Trotsky – si limita ad un insieme di misure concernenti un problema particolare all’ordine del giorno o un settore delimitato della lotta di classe, mentre la strategia rivoluzionaria si estende a un sistema combinato di azioni, che nella loro connessione e successione, nel loro sviluppo, debbono condurre il proletariato al potere””. Non si tratta, perciò, di escogitare una tattica che, apparentemente, possa stabilire un maggiore contatto con le masse anche nelle occasioni in cui le masse perdono la pur minima spontaneità di classe e si muovono completamente a rimorchio dell’opportunismo. Stabilire un contatto con le masse in queste occasioni, come in quella elettorale, senza porre al centro della propaganda e dell’agitazione politica le grandi linee di “”un sistema combinato di azioni””, significa scivolare inevitabilmente nel pantano dell’opportunismo. Troppo grossi ed impegnativi sono i problemi della strategia rivoluzionaria nella fase imperialistica per permettere dilettantismi tattici superati da tempo. Occorre al proletariato ben altro che stantie e monotone ripetizioni degli errori passati! Il proletariato ha bisogno di una scienza strategica e di uno stato maggiore di strateghi-scienziati addestrati ad assimilarla ed applicarla. I compiti storici del proletariato sono talmente grandiosi che, se non riuscirà a forgiarsi questo stato maggiore, esso navigherà a lungo nelle nebbie dell’opportunismo, dello spontaneismo e del massimalismo”” (pag 212-213) [A.C., La strategia del partito ed il partito della strategia, Azione Comunista, 31 luglio 1963] “”Il “”vecchio”” Marx ha tracciato un chiarissimo programma di azione “”pratica”” e “”concreta””, che gli ignoranti scopritori delle tattiche “”concrete”” dovrebbero rileggere dieci volte al giorno: lotta per la riduzione della giornata lavorativa e lotta per l’aumento del salario. La lotta di classe guidata su questo piano strategico, “”incide”” veramente sulla realtà capitalistica e veramente “”modifica”” il rapporto tra capitale costante e capitale variabile. Marx spiega che se il salario aumento in rapporto al capitale costante il capitalista, per pagare meno la merce forza-lavoro, è costretto ad impiegare più macchine e ad elevare il livello tecnologico. Non solo: dovrà accentuare la concorrenza ed eliminare i capitalisti più deboli che non riescono ad adeguarsi al nuovo livello tecnologico. Risultato della lotta di classe sarà, quindi, una più alta composizione organica, una più alta concentrazione capitalista e una più alta disoccupazione, ma anche una classe operaia più concentrata, più combattiva, più aperta dalla lotta alle idee rivoluzionarie. In questo processo incessante della lotta di classe, processo che per sua natura non può trovare una soluzione economica, si forma un forte e radicalizzato proletariato ed un capitalismo altamente concentrato. La tendenza alla polarizzazione sociale trova ostacoli debolissimi. Il capitalismo, pressato dalle lotte immediate della classe operaia che tendono a ridurne il saggio del profitto, è portato a sviluppare la sua concentrazione in tutte le branche economiche, è portato a ridurre la piccola borghesia, è portato, insomma, a ridurre le quote che nella distribuzione del plusvalore lascia all’interesse e alla rendita. La concentrazione capitalistica si estende, allora, nell’industria, nell’agricoltura e nel commercio. Il capitalismo, in una lotta di classe incandescente alimentata dalla continua polarizzazione, tende a giungere alla sua forma, per così dire, “”pura””. Questo è lo schema generale della strategia rivoluzionaria nella lotta di classe, la direttrice di marcia in cui il partito rivoluzionario proletario utilizza e strumentalizza le lotte economiche immediate, anche in una fase che non prevede crisi rivoluzionarie a breve scadenza. Naturalmente lo schema strategico tracciato dal marxismo non si delinea in modo così semplice ma trova la sua applicazione in un modo più complesso in cui lotta di classe, concentrazione capitalistica e proletarizzazione diventano fenomeni sociali tumultuosi di un sistema che ingigantisce i suoi fattori di crisi”” (pag 205-207) [Arrigo Cervetto, Il ciclo politico del capitalismo di stato, 1950-1967, Edizioni Lotta Comunista, 1989]”,”PARx-043″
“[CERVETTO Arrigo LA-BARBERA Guido]”,”Terrorismo reazionario – europeismo imperialista – internazionalismo comunista.”,”””Le specifiche condizioni della “”fase imperialistica dell’economia mondiale”” che Cervetto ricordava negli anni Cinquanta come fattori condizionanti per “”il 1789 e il 1848 del mondo coloniale””, qui hanno significato una lotta accanita tra potenze europee, Stati Uniti, Russia e ora anche le nuove potenze dell’Asia. La posta è stata prima la spartizione dell’area e poi l’interdizione, attraverso il gioco di bilancia, della sua unificazione sotto un’unica forza egenmone regionale. Specifici accordi, come le intese Sykes-Picot del 1916 tra Gran Bretagna e Francia, hanno sancito le spartizioni, e specifiche dottrine, come la “”dottrina Carter”” degli Stati Uniti nel 1980, hanno codificato come “”interesse vitale”” alla “”porta aperta”” nel Golfo Persico l’azione di bilancia volta a giocare l’uno contro l’altro gli attori regionali”” (pag 11)”,”TEMx-068″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. I. Scritti teorici.”,”1 Catastrofe politica. (pag 244-245) [Arrigo Cervetto, ‘Democrazia e catastrofe politica’, ‘L’involucro politico’] [(in) Arrigo Cervetto, Opere I. Scritti teorici] I tempi fra le due guerre. “”nella sua analisi dell’imperialismo Lenin, durante la Prima guerra mondiale, scoprì che la legge dell’ineguale sviluppo capitalistico avrebbe portato, nella fase imperialistica, ad una più estesa e più rapida diffusione del modo capitalistico di produzione nel mondo. Registrando la validità della legge dell’ineguale sviluppo capitalistico, elaborata scientificamente da Marx, anche nella fase imperialistica Lenin non solo si contrapponeva ad altri studiosi dell’imperialismo che la negavano, non ne tenevano conto o no la ritenevano più valida, ma riconfermava la previsione di Marx sullo sviluppo del bacino del Pacifico. Se la maturità imperialistica, che aveva provocato la Prima guerra mondiale, non solo non bloccava lo sviluppo capitalistico ma addirittura lo accelerava, questi avrebbe proseguito la sua marcia nel bacino del Pacifico, ossia nell’area più popolata del globo e nella quale si sarebbe giocato il destino della rivoluzione proletaria internazionale. La previsione di Marx trovava così una collocazione concreta nei tempi della storia delle lotte delle classi. Se la fase imperialistica avesse, invece, come alcuni pretendevano, comportato una stagnazione delle forze produttive ne sarebbe derivato che la marcia del capitalismo nel bacino del Pacifico poteva essere considerata un processo abortito come era occorso, parecchi secoli prima, a quello nel bacino del Mediterraneo. Le tesi di Lenin dovevano rappresentare una potente traduzione in sede politica contro ogni forma di socialimperialismo, ossia contro coloro che sostenevano un riformismo pacifista per sviluppare le forze produttive che l’imperialismo non avrebbe più sviluppato e contro coloro che sostenevano che l’imperialismo, sviluppando le forze produttive, compiva comunque un’opera progressita. Lenin dimostra, contro queste forme di opportunismo, che l’imperialismo sviluppa le forze produttive nel mondo ma che questo sviluppo non è progressista poichè prepara ed allarga un maggiore parassitismo ed una maggiore distruzione in crisi e guerre. Non aver raccolto le indicazioni strategiche di Lenin ha significato per il proletariato rivoluzionario, tra le due guerre, durante e dopo la Seconda guerra mondiale, aggravare la sua sconfitta”” (pag 164)”,”ELCx-196″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 6. Quaderni. Metodo e scienza.”,”6 “”Il materialismo francese sfocia direttamente nel comunismo (p. 101). “”Come il ‘materialismo cartesiano’ va a finire nella ‘scienza’ naturale vera e propria, così l’altro orientamento del ‘materialismo francese’ sfocia ‘direttamente nel socialismo e nel comunismo’”” (43). Nota. Questa tesi di Marx-Engels è importantissima perché 1° è alla base della teoria della “”coscienza portata dall’esterno””; 2° dimostra che questa teoria non solo non è specificatamente ‘leninista’ ma è dello stesso ‘Marx giovane’; 3° comprova la tesi di ‘Lenin’, il quale non conosceva l'””Ideologia Tedesca””, per cui ‘Marx-Engels’ diventano ‘comunisti’ nel 1844 ‘essendo’ dei ‘materialisti conseguenti’. Ecco quindi il processo di sbocco “”diretto”” dal ‘Materialismo al Comunismo’. (pag 37 [Arrigo Cervetto, Opere. 6. Quaderni. Metodo e scienza’, introduzione, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015] [(43) Per le citazioni di pp. 101-102 dal Dal Pra, cfr. Marx; Karl – Engels, Friedrich: “”La sacra famiglia””, op. cit, pp. 145-146] Tesi Mandel. (…) 3) Crisi: raccorciamento dei cicli comparati a quelli anteguerra (recessione Usa = 1949, 1953, 1957, 1960) a causa del “”ritmo accelerato dell’ innovazione tecnica e della riproduzione del capitale fisso””. 4) “”Interpenetrazione internazionale del capitale””: Società Multinazionali dove il capitale Usa non ha sempre il dominio . (…) (pag 750)”,”ELCx-197″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 10. Quaderni. Studi sull’imperialismo (I).”,”10 [La ‘profezia di Engels sulla Prima guerra mondiale. “”(F. Steinberg, “”Le conflit du siècle. Capitalisme et socialisme a l’épreuve de l’histoire””, Ed du Seuil, Paris, 1958) p.177. Le opinioni di Friedrich Engels sulla prossima guerra. [Sternberg defiisce il giudizio di Engels “”profetico””] “”La pace assicurerebbe dunque bene la vittoria del partito socialdemocratico tedesco da qui a dieci anni circa. …Una guerra cambierebbe tutto… Essa significa: la Francia e la Russia da un lato, la Germania, l’Austria e forse l’Italia dall’altra. Se la guerra scoppierà malgrado tutto, una sola cosa è certa: questa guerra in cui quindici o venti milioni di uomini armati si scateneranno devastando l’Europa intera come mai prima, questa guerra deve provocare nello stesso tempo la vittoria del socialismo, oppure rovesciare a tal punto il vecchio ordine di cose e lasciare dietro di sé un tale ammasso di rovine che la vecchia società capitalista apparirà allora più assurda che mai. In questo caso la rivoluzione sarà forse ‘ritardata da dieci a quindici anni’, ma solamente per trionfare di una vittoria ancora più raprida e più radicale”” (F. Engels, “”Il socialismo in Germania””, “”Neue Zeit””, a. 1891-1892, vol. I, p. 580) (109)””. Nota (109) F. Engels, “”Il socialismo in Germania””, traduzione italiana di Pasquale Martignetti in ‘Critica Sociale’, a. 2, 1892, nn. 2-3.] (pag 65) [“”(Lenin, “”Gli armamenti e il capitalismo””, “”Pravda””, 3 giugno (21 maggio) 1913, riportato in Lenin, “”Sul movimento operaio italiano””, Roma, 1962, p. 61) (120). [Cfr. Luxemburg, “”Accumulazione””, introduzione Sweezy (121), e R. Banfi, “”Appunti sull’accumulazione””, in “”Rivista Storica del Socialsimo””, ott. 1960, per la polemica sull’imperialismo Lenin-Luxemburg]. Nota (120) Lenin, “”Gli armamenti e il capitalismo””, “”Opere””, vol 19, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002, pp. 88-89; la raccolta di scritti sul movimento operaio italiano è edita dagli Editori riuniti; (121) Rosa Luxemburg, “”L’accumulazione del capitale””, introduzione di Paul Sweezy, Einaudi, Torino; 1960] (pag 79) [“”Fritz Sternberg, “”The coming crisi””, Left Book Club Edition, ed. Victor Gollanz, London, 1947, pp. 221 Introduzione: Il timore dell’imminente crisi. Prima parte: La crisi e le due guerre mondiali. Cap. II. La non liquidata crisi del 1929 50 Nessuna espansione tra la Crisi e la Guerra 53 Il capitalismo mondiale intraprende la Guerra in uno stato di crisi latente Cap. III. L’espansione imperialista 82 Perché la rivoluzione sociale non ha avuto luogo in un paese capitalista altamente sviluppato’] (pag 240)”,”ELCx-199″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 11. Quaderni. Studi sull’imperialismo (II).”,”11 1972. Teoria del capitalismo di Stato. Mattick. 1972 (P. Mattick, “”Marx and Keynes. The limitis of the mixed economy””, Gallimard, Paris, 1972. Recensione Pierre Souyri, “”Annales””, n 6, nov.-dic. 1972, p. 1416. Libro di una densità di pensiero eccezionale che dimostra che il marxismo è capace di analizzare la realtà capitalistica. Mattick critica le tesi keynesiane e dimostra che molti marxisti si sono lasciati trascinare verso una alterazione keynesiana della concezione di Marx sullo sviluppo capitalistico. Per molti aspetti Bernstein anticipava Keynes perché sosteneva che il capitalismo sviluppato avrebbe risolto le sue contraddizioni. Per Mattick, Keynes è la conferma di Marx perché dimostra che il capitalismo funziona ormai solo con l’intervento dello Stato. Lo sviluppo del capitalismo è la storia delle contraddizioni del processo di accumulazione che hanno trasformato il funzionamento del sistema e condotto all’economia mista in cui lo Stato è strumento indispensabile della riproduzione allargata. Dalla fine dell’800 gli Stati intervengono per proteggere e allargare i mercati e l’armamento diventa un motore della crescita. Con il 1914, per la prima volta l’espansione viene non più dalla crisi economica ma dalla guerra. Fino al 1929 il prodotto cresce, ma la parte utilizzata per la riproduzione decresce. Dopo il 1929, solo gli armamenti operano un nuovo sviluppo delle forze produttive. La recessione Usa 1949 dimostra che, questa volta, la guerra non apre la prospettiva di una nuova fase di espansione automatica. Solo l’armamento massiccio della guerra fredda rovescia la tendenza. Ormai il ciclo economico si confonde con la produzione determinata dal governo, cioè prodotti che non hanno la forma di merci (atomica, razzi, armi, ecc.)”” (pag 80)”,”ELCx-200″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 14. Relazioni 1970-73.”,”14 Concetto leninista di quadro operaio . Molto importante (p. 318). Formazione teorica, politica, organizzativa”,”ELCx-203″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 3. L’imperialismo unitario.”,”Volume 3 “”E’ naturale che storicamente il valore della forza lavoro muti, ciò risiede nell’intimo processo di sviluppo della merce forza lavoro stessa che non è una merce inanimata, ma è una merce vivente, umana, che ha bisogno di sostentarsi e di riprodursi. Con lo sviluppo del processo di produzione capitalistico, specie nelle sue forme tecniche, cambiano anche le condizioni di sostentamento e di riproduzione. Un padre operaio di cinquanta anni fa, ad esempio, doveva riprodurre un figlio operaio comune; oggi lo stesso padre deve riprodurre un figlio operaio altamente specializzato che abbia tutta una serie di nozioni tecnico-scolastiche, poiché è questo il tipo di operaio richiesto dalla moderna produzione capitalistica. Le spese supplementari di istruzione e di ulteriore sostentamento incidono logicamente – aumentandolo – sul valore della forza lavoro. Ciò significa, forse, annullamento dell’impoverimento del padre operaio? E’ assurdo sostenere una simile interpretazione. Si dirà che il salario reale già esprime questo fenomeno; ma ciò è vero solo in parte, poiché solo in ritardo, cioè solo al termine della rotazione e della riproduzione del capitale, il salario tende a realizzare il prezzo del valore della forza lavoro. In realtà si tratta della lotta tra capitale e lavoro per la realizzazione della forza lavoro al suo valore: il capitale cerca di mantenere i salari al minimo necessario ed i lavoratori tendono a realizzare il valore della forza lavoro per soddisfare i bisogni determinati dalle condizioni sociali concrete. Ma la tendenza è a favore del profitto capitalista ed è in questo senso che Marx conclude che la tendenza è alla diminuzione e non all’aumento dei salari medi. Difatti più la forza lavoro si avvicina a realizzare il suo valore in salario più aumenta il capitale costante nella composizione organica del capitale e, quindi, diminuisce il valore della forza lavoro in un mercato in cui aumenta l’offerta della merce forza lavoro. La disoccupazione è, appunto, un fattore di diminuzione del valore della forza lavoro, è cioè un fattore di impoverimento. I revisionisti obiettano che ciò non accade nei paesi dove esiste “”il pieno impiego””, nei paesi dove, secondo loro, non agirebbe la legge della pauperizzazione. Dimenticano di considerare un fattore economico importantissimo ai fini della valutazione della merce lavoro: l’esportazione di capitali nelle zone arretrate. L’eccedenza di capitali, sotto l’aspetto che stiamo trattando, è il tentativo da parte del capitalismo di sfuggire alle conseguenze cui andrebbe incontro impiegando tutto il capitale nella madrepatria. Se ciò avvenisse, per una ipotesi puramente astratta, la riproduzione del capitale sarebbe interrotta da una crisi mortale. Quindi l’esportazione del capitale evita tale crisi e diminuisce il valore della forza lavoro con l’estrazione di un sovrapprofitto dalle zone arretrate. In questo modo si ha una specie di equilibrio. Da un lato si evita che l’eccedenza del capitale provochi la crisi e, dall’altro, il sovrapprofitto alimenta la composizione del capitale nella misura più adeguata a mantenere basso il mercato della forza lavoro. Non si crea una eccessiva disoccupazione e non si permette che il salario si avvicini al valore della forza lavoro. Anche su questo filo del rasoio sul quale cammina il capitalismo esiste, quindi, l’impoverimento dei lavoratori. E’ quella «incertezza dell’esistenza» per i lavoratori che Engels volle abbinare al concetto di “”miseria””. Del resto Engels, rifiutando categoricamente la “”legge ferrea della miseria””, ritiene – proprio come Marx con il concetto «aumento della massa della miseria», contrabbandato dai vecchi revisionisti come «aumento della miseria delle masse» – che la legge della pauperizzazione assoluta sia un fenomeno inevitabile di accrescimento della miseria, al quale solo la lotta dei lavoratori può contrapporre una diga arginante. Ciò significa che i lavoratori possono frenare il fenomeno ma non annullarlo a loro favore”” [Arrigo Cervetto, ‘””Neocapitalismo”” e pauperizzazione’, Capitolo VIII ‘Marx non è superato a Detroit’ (in) ‘Opere’. 3. ‘L’imperialismo unitario’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2016] (pag 530-531)”,”ELCx-206″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 15. Relazioni, 1974-75.”,”Volume 15 Teoria marxista della famiglia (pag 7-14) Due modelli di sviluppo del partito: Trotsky (intermedismo) Lenin (centralismo) (pag 182-187) Tesi trotskista sulla stagnazione assoluta del mercato mondiale (pag 316) Tesi Mandel sul ciclo ventennale (pag 399) Teoria di Marx della crisi (pag 524-27) Teoria di Lenin dello sviluppo-crisi (pag 530)”,”ELCx-207″
“CERVETTO Arrigo”,”La controrivoluzione indonesiana.”,”2° copia Opuscolo di G. Poggi “”Le conclusioni implicite di questi signori [Barrat-Brown, Mattick, ecc., ndr] sono che esistono paesi capitalisticamente maturi che sono «neocolonialisti» ed altri no, conclusioni tirate dall’ineffabile «teorico» del PCI Luigi Longo quando scrisse che il monopolio è solo una sovrastruttura del capitalismo. Niente di diverso fanno i teorici del colonialismo che estendere in campo internazionale le esperienze italiane del PCI. Niente di diverso aveva già fatto il Kautsky demolito in tutta l’opera di Lenin sull’imperialismo. Quando Kautsky ed Hilferding dicevano che l’imperialismo è una politica, cioè una sovrastruttura negavano ch’esso potesse essere una fase storica ed oggettiva dello sviluppo capitalistico. Sostenevano, infatti, che siccome l’imperialismo è un atto politico, una scelta, un atto volontario di certi gruppi capitalistici, la classe operaia deve e può impedire questa scelta. Sostanzialmente i sostenitori della teoria del «neocolonialismo» dicono, in modo peggiore, le stesse cose e non a caso nelle «potenze neocolonialiste» non includono né l’URSS né le potenze imperialistiche che a loro fa comodo mettere in disparte. Non solo: arrivano persino a negare la natura capitalistica di un paese che, invece, la sta sviluppando. Difatti, una delle tesi dei teorici del «neocolonialismo», tesi presa di peso dalle teorie populistiche, è che il commercio estero di tipo «neocolonialistico» impedisce lo sviluppo economico del paese «arretrato». Ora, per il marxismo la natura sociale di un paese non è determinata dal grado di sviluppo economico in assoluto, ma dai rapporti di produzione predominanti nella struttura di quel paese. In altri termini, la natura capitalistica dell’economia indonesiana non è determinata da un saggio più o meno alto di accumulazione di capitale, ma dalla presenza di un processo di accumulazione. Il tasso di accumulazione indonesiana riguarda essenzialmente il ritmo dello sviluppo capitalistico in Indonesia. Questo ritmo è stato ed è oscillante, ma soprattutto ciclico e soggetto, come in tutti i paesi, a crisi sulle quali il mercato mondiale ha certamente influenza, ma delle quali è soprattutto determinante lo squilibrio provocato dallo sviluppo del mercato interno. In nessun caso, e tanto meno in Indonesia, il commercio estero ha impedito ed impedisce che lo sviluppo dei rapporti mercantili provochi una accumulazione di capitali e formi una borghesia ed una economia capitalistica. Il commercio estero influisce sul ritmo di sviluppo di questa formazione, e può influire, mai però in modo determinante, sia fermandolo, ma anche accelerandolo. In una serie di cicli, l’ingresso dell’imperialismo nei rapporti mercantili precapitalistici dell’Indonesia ha rappresentato quella «diffusione del capitalismo» di cui parlano Marx e Lenin”” (pag 39-40) [Arrigo Cervetto, ‘La controrivoluzione indonesiana’, Edizioni Lotta Comunista, Roma, 1969]”,”MASx-036″
“CERVETTO Arrigo”,”Lenin e la Rivoluzione Cinese.”,”Copia di G. Poggi “”Guerra e rivoluzione sono, (…), aspetti di uno stesso fenomeno “”inevitabile”” perché prodotto dai rapporti di produzione capitalistici giunti ad un determinato livello storico che, per il loro stesso sviluppo, non possono che manifestarsi su scala mondiale, manifestarsi come “”ineguaglianza dello sviluppo economico e politico””. Guerra e rivoluzione sono, perciò, gli aspetti contraddittori della ineguaglianza dello sviluppo economico e politico “”come legge assoluta del capitalismo”””” (pag 28) “”Uno Stato capitalista diventa una potenza imperialista ed è in grado di “”mettere alla prova la sua forza reale”” per rompere l’equilibrio mondiale e per crearne uno nuovo, solo nella misura in cui ha sviluppato nel suo interno il suo mortale nemico proletario. Lo Stato capitalista esporta non solo la sua forza, ma, soprattutto, le contraddizioni di classe che ha creato nel suo sviluppo economico, anzi esso ha una forza imperialistica solo nella misura in cui ha sviluppato al massimo le sue contraddizioni di classe. Solo l’incapacità del capitalismo a risolvere sul suo mercato nazionale le contraddizioni fra le forze produttive e i rapporti di produzione, generate nel suo sviluppo, crea l’espansione imperialistica, e con l’imperialismo le contraddizioni di classe – che essenzialmente sono costituite dall’incessante lotta di classe – vengono esportate ed estese su scala mondiale. L’imperialismo è il prodotto della crisi del capitalismo e la negazione di un suo sviluppo pacifico. Ne deriva che l’imperialismo è nello stesso tempo la dilazione della crisi capitalistica e la condizione della sua generalizzazione”” (pag 30-31)”,”MASx-037″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 4. Prima e dopo Yalta.”,”Volume 4 Cosa segna e insegna Yalta. “”Roosevelt e Stalin si accordarono per spartirsi ciò che Hitler non aveva unito e agitando le bandiere e le illusioni della democrazia e del socialismo portarono a compimento la infernale dinamica della guerra europea. Yalta segna la sconfitta storica della Germania, della Gran Bretagna, della Francia. Incapace di unificarsi l’imperialismo europeo si è autodistrutto in due colossali guerre e ha partorito mostri di ogni genere, dal genocidio al nazismo. I marxisti rivoluzionari, eredi del destino progressista dell’umanità, tentarono di uscire da una tale barbarie autodistruttiva innalzando l’internazionalismo della Rivoluzione d’Ottobre. Non vi riuscirono ma la storia dell’umanità li ricorderà, un giorno, come gli sfortunati precursori di un valore universale che cancella classi e razze. Mancando l’internazionalismo proletario, anche la spartizione dell’autodistrutto imperialismo europeo ad opera dell’America e della Russia non doveva incontrare ostacoli. Non era la prima volta che i vincitori si spartivano il bottino. Era la prima volta che una delle più brutali rapine imperialistiche e la più grande in assoluto produceva una colossale ideologia di massa che la giustificava e la esaltava. Il proletariato internazionale pagava duramente con il servaggio morale la sua perdita di autonomia teorica, politica ed organizzativa. La paga e la pagherà ancora finché in nome del comunismo il capitalismo di stato continuerà ad opprimere la classe operaia. Yalta fu imposta con la forza e fu accettata con il consenso propagandato e organizzato. I pochi internazionalisti che non accettarono la pax dell’imperialismo unitario furono eliminati fisicamente. Il conto è sospeso nella partita doppia del movimento rivoluzionario, nel dare e nell’avere della storia. Yalta è il punto più basso dell’internazionalismo. Ecco perché oggi riappare il fantasma e la sua ideologia. Sennonché la spartizione imperialistica è il risultato del rapporto di forze ed oggi questo rapporto è mutato”” (pag 95) [A. Cervetto, ‘Riappare il fantasma di Yalta nella Polonia della nuova contesa’, gennaio 1982] [(in) Arrigo Cervetto, ‘Opere. 4. Prima e dopo Yalta’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2016]”,”ELCx-208″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 17. Relazioni 1978-79.”,”Volume 17 Volume tratta tra l’altro, tra i moltissimi temi, il 100° anniversario dell’Antidühring di Engels, la tendenza all’astensionismo proletario, il testamento di Trotsky: “”…Per quarantatre anni della mia vita cosciente sono rimasto un rivoluzionario; per quarantadue ho lottato sotto la bandiera del marxismo. Se dovessi ricominciare tutto dapprincipio, cercherei naturalmente di evitare questo o quell’errore, ma il corso della mia vita resterebbe sostanzialmente immutato. Morirò da rivoluzionario proletario, da marxista, da materialista dialettico, e quindi da ateo inconciliabile. La mia fede nell’avvenire comunista del genere umano non è meno ardente, anzi è ancora più salda, che nei giorni della mia giovinezza. Natascia si è appena avvicinata alla finestra che dà sul cortile, e l’ha aperta in modo che l’aria entri più liberamente nella mia stanza. Posso vedere la lucida striscia verde dell’erba ai piedi del muro, e il limpido cielo azzurro al di sopra del muro, e sole dappertutto. La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza, e goderla in tutto il suo splendore”” (Coyoacan, 27 febbraio 1940, L. Trotsky”” (pag 471)”,”ELCx-209″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 20. Relazioni 1984.”,”Volume 20″,”ELCx-210″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 19. Relazioni 1982-83.”,”Volume 19″,”ELCx-211″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 12. Quaderni: Cina, Stati Uniti, America Latina.”,”Volume 12 Marx, Lenin e la ‘questione dei neri’ “”«Perciò, negli Stati meridionali dell’Unione americana, il lavoro dei negri conservò un carattere patriarcale moderato, finché la produzione fu prevalentemente orientata sui bisogni locali immediati. Ma, nella stessa misura che l’esportazione del cotone divenne interesse vitale di quegli Stati, il sovraccarico di lavoro del negro e qua e là il consumo della sua vita in sette anni di lavoro, divenne fattore d’un sistema calcolato e calcolatore. Non si trattava più di trarre dal negro una certa massa di prodotti utili. Ormai si trattava ‘della produzione di plusvalore stesso’ [sottolineato da Marx]. Analogo il processo per la corvée, p. es. nei principati danubiani» [Karl Marx, ‘Il Capitale’, I, I, Sez. III, cap. 8, “”La giornata lavorativa””, pp. 256-7, Torino 1975, p. 285)]; «Negli Stati Uniti, i negri (così come i mulatti e gli indios) costituiscono solo l’11,1% della popolazione e ‘debbono essere considerati come nazione oppressa’» [Lenin, ‘Statistica e sociologia’, gennaio 1917, (“”Opere””, vol. 23, pp. 276-77, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] pubblicato nel 1935 in “”La lucha de los pueblos””, Mosca, 1935] (pag 332) [(in) Arrigo Cervetto, ‘Opere. 12. Quaderni: Cina, Stati Uniti, America Latina’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2016]”,”ELCx-213″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 2. Il ciclo italiano.”,”nota redazionale di Luigi PISANI, prefazioni foto illustrazioni note appendice: ‘Cervetto storico del movimento operaio’, ‘Un año de Peronismo’, ‘La Società Savonese di Storia Patria e i problemi dell’età presenet’, ‘Autobiografia di Maman Jones’, ‘Spagna clandestina’, ‘La concezione critica del socialismo libertario’, Un decennio di storia italiana (1914-1924) – La nascita del fascismo’, ‘Il socialismo anarchico in Italia’, ‘Piccola enciclopedia del Socialismo e del Comunismo’; indice bibliografico, profili biografici, elenco delle sigle e delle abbreviazioni, indice analitico, indice delle illustrazioni e delle cartine; Coordinatore del progetto Luigi PISANI, impostazione editoriale Alfio ALOISI, impaginazione e grafica Patrizia MENIN, volume a cura di Giacomo AUGENTI Pagine inedite sulla storia locale della Resistenza in provincia di Savona e in particolare in Valbormida (tra cui anche nella zona di Bormida) (pag 269, 273, 275, 286, 365) (in ‘Studi sulla storia della Resistenza savonese’ (pag 235-380))”,”ELCx-220″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 13. Quaderni Miscellanea (2).”,”nota redazionale di Luigi PISANI presentazione, Parte prima – Marxismo, note appendice – Generazioni, note; Parte seconda – Appunti da libri, note, appendice; Repertorio delle fonti bibliografiche, profili biografici, elenco delle sigle e delle abbreviazioni, indice analitico; Coordinatore del progetto Luigi PISANI, impostazione editoriale Alfio ALOISI, impaginazione e grafica Andrea SCHENONE – Edoardo GRI, volume a cura di Andrea SCHENONE Zinoviev nel 1925 (dal libro di Moshe Lewin, ‘Contadini e potere sovietico’) nel 1925 sarebbe “”stato sul punto di rivedere la sua adesione al principio dell’unanimità di ferro bolscevica come principio guida di una partito di governo”” (R. Fischer, ‘Stalin and German Communism, pp. 545-6) “”Secondo Ruth Fischer, che afferma di aver conversato a lungo con Zinoviev in quel periodo, questi era convinto che “”se non siamo capaci di elaborare un pensiero ed un’azione comunista poliedrica siamo perduti””. Zinoviev pensava ad ammettere nel soviet i menscevichi nonché un partito contadino…”” (pag 180)”,”ELCx-221″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. 5. Quaderni. Sviluppo italiano e Partito strategia.”,”5 nota redazionale di Luigi PISANI, tabelle note appendici note Repertorio delle fonti bibliografiche profili biografici elenco delle sigle e delle abbreviazioni indice analitico; Coordinatore del progetto Luigi PISANI, impostazione editoriale Alfio ALOISI, impaginazione e grafica Enrico BEVIGLIA-CANE’, volume a cura di Ivo BERGAMINI (Ernest Germain pseudonimo di Ernest Mandel, ndr) “”(E. Germain, “”1903-1953. Les sources théoriques de la conception d’organisation bolchévik””, “”Quatrieme Internationale””, n. 8-10 (vol.11), nov. 1953). “”La conscience communiste de l’exterieur dans le mouvement ouvrier”” (8). p. 40 “”3) Anche il più grave rimprovero rivolto alla concezione organizzativa leninista toccò, al di là di Lenin, l’insieme delle concezioni organizzative marxiste. Cioè la famosa tesi sviluppata nel “”Che fare?”” [secondo la quale la coscienza di classe nella sua forma più alta (concezione marxista del mondo) deve essere introdotta dall’esterno nella classe operaia da parte di intellettuali comunisti]. Questa tesi è stata formulata in effetti non da Lenin ma da Kautsky e prima di lui da Victor Adler sul Programma di Hainfeld della socialdemocrazia austriaca. Essa era parte integrante della concezione organizzativa della II Internazionale nel suo periodo più bello, vivente Engels. [Germain cita due passi di articoli di Kautsky (uno dell’aprile 1901 e l’altro dell’ottobre 1901) che dice sembrano aver dovuto ispirare direttamente il passo analogo del “”Che fare?”” e così li commenta:] E’ tuttavia esagerato affermare che il proletariato – più correttamente: gli elementi più avanzati del proletariato – sia incapace d’arrivare da se stesso alla coscienza socialista. Ciò è vero per la classe in generale, non è vero per l’avanguardia… ‘l’esperienza della lotta di classe’ conduce inesorabilmente gli elementi più avanzati, più intelligenti, i più rivoluzionari della classe operaia a conclusioni marxiste. E’ solamente in questo senso, che non toglie nulla al fondo del ragionamento, che occorre mitigare l’affermazione di Kautsky-Lenin. Lenin stesso ha operato questa correzione quando riedita nel 1908 i suoi articoli redatti nel corso di diverse polemiche interne alla socialdemocrazia russa [cita dalla Prefazione a “”Dodici anni””, v. scheda]. “”Les deux fondaments du bolchevisme”” p. 41. Non è solo la costituzione di tutti gli elementi comunisti della classe operaia in un partito separato dalle masse, come strumento necessario alla vittoria della rivoluzione socialista, che fa l’essenza del bolscevismo. Vi è un altro [il secondo] elemento indispensabile per integrare questa concezione dell’organizzazione nell’insieme della concezione marxista del mondo: è la necessità del legame più intimo tra l’avanguardia organizzata e «la classe veramente rivoluzionaria sollevantesi spontaneamente alla lotta», la necessità di una partecipazione incondizionata dell’avanguardia a ogni movimento reale delle masse, quali che siano le sue forme, i suoi errori, i suoi pregiudizi. Contrariamente agli individui d’avanguardia, le masse non imparano né attraverso la lettura, né con la propaganda orale, né con l’esempio. Esse apprendono solo mediante l’esperienza. La loro esperienza essenziale è la loro esperienza di lotta. Senza partecipare alle loro lotte reali non si ha modo di influenzare questa esperienza, né soprattutto di far accettare le conclusioni che si traggono. Il bolscevismo è contemporaneamente la proclamazione della separazione dell’avanguardia dalla classe, e della sua integrazione nella classe. Come tutto ciò che esiste, il bolscevismo è una unità di contrari. [Se si stacca l’un elemento dall’altro si ha: nel caso si prenda solo il primo: uno «sterile settarismo», nel miglior caso e nel peggiore una «direzione burocratica» e la «violenza sul proletariato da parte di un gruppo di “”dirigenti”” avventuristi e arbitrari». Nel secondo caso si arriva a «dissolvere la coscienza comunista nella coscienza media della classe, che è, politicamente, una coscienza piccolo-borghese prigioniera di pregiudizi e idee piccolo-borghesi»]. Questa concezione – dice Germain – risale a Marx e Engels, alla loro critica del socialismo premarxista, delle sette e della «attitudine settaria dei lassalliani verso i sindacati» e cita un brano di una lettera di Engels a M.me Wischnewetzky del 28 dicembre 1886 (da “”Correspondance Fr. Engels, K. Marx et divers””,II, 1884-1895, publiée par F.A. Sorge, Costes, Paris, 1950, p. 68) (9) in cui si dice che occorre «integrarsi (marcher pour)» in ogni movimento generale della classe operaia reale, accettarne il punto di partenza di fatto come tale e condurlo gradualmente al livello teorico, facendo risaltare come ogni sbaglio fatto, ogni sconfitta subita, sia una conseguenza necessaria di errori d’ordine teorico nel programma originale. Essi avrebbero dovuto, come dice il “”Manifesto””, «rappresentare nel presente del movimento l’avvenire del movimento»”” [(in) Arrigo Cervetto, ‘Opere. 5. Quaderni. Sviluppo italiano e Partito strategia’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2017] [(8) «La coscienza comunista “”dall’esterno”” nel movimento operaio». Nel seguito Germain fa riferimento al programma del Partito socialdemocratico austriaco approvato al Congresso socialista svoltosi ad Hainfeld nel 1888; (9) Cfr. Engels, Friedrich: “”Lettera a Florence Kelley-Wischnewetzky del 28 dicembre 1886″”, in Engels, Friedrich, “”Lettere aprile 1883 – dicembre 1887″”, Edizione Lotta comunista, Milano, 2009, pp. 422, 423] (pag 354-355-356) (Ernest Germain pseudonimo di Ernest Mandel, ndr) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ELCx-222″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 22. Relazioni 1987-91.”,”Volume 22 Teoria marxista della politica. Causalità e casualità politica “”«La ‘teoria marxista’ della ‘politica’ non è un ‘eclettismo pluricausale’». Non è neppure la ‘teoria’ che «ripiega sulla ‘struttura’ come “”ultima istanza”” della ‘determinazione’ della ‘politica’». Lettera di Engels a Bloch del 1890 (1): «Secondo la concezione materialistica della storia il fattore che in ‘ultima istanza’ è ‘determinante’ nella ‘storia’ è la ‘produzione’ e la ‘riproduzione’ della ‘vita reale’. Di più non fu mai affermato né da Marx né da me». Dire che il «il ‘fattore economico’ sarebbe l”unico fattore determinante’ non è esatto perché «la ‘situazione economica’ è la ‘base’ ma 1. «le ‘forme politiche’ della ‘lotta di classe’» e 2. «i suoi ‘risultati’», 3. le «’forme giuridiche’» e 4. «persino i ‘riflessi’ di tutte queste ‘lotte reali’ nel ‘cervello’ di coloro che vi partecipano» «esercitano pure la loro ‘influenza’ nel corso delle ‘lotte storiche’ e in molti casi ne ‘determinano’ la ‘forma’, in ‘modo preponderante’». «Vi è azione e reazione ‘reciproca’ di ‘tutti’ questi ‘fattori’ ed è attraverso di essi che il ‘movimento economico’ finisce per ‘affermarsi’ come ‘elemento necessario’ in mezzo alla ‘massa infinita’ di ‘cose accidentali’ (cioè di ‘cose’ e di ‘avvenimenti’ il cui ‘legame intimo reciproco’ è così lontano e difficile a dimostrare che possiamo considerarlo come non esistente, che possiamo trascurarlo). Se non fosse così, l”applicazione’ della ‘teoria’ a un periodo qualsiasi della storia sarebbe ‘più facile’ che la soluzione d’una semplice equazione di primo grado». Causalità e casualità politica. «La ‘tesi’ della ‘azione’ e ‘reazione reciproca’ tra ‘base economica’ e ‘sovrastruttura’ è stata, a volte, interpretata in termini di ‘relativismo’ e di ‘doppia causalità’. Invece è un esempio profondo di ‘dialettica materialistica’ e, per quanto ci interessa, di ‘scienza politica’. Essa spiega il ‘reale processo’, ossia un ‘processo complesso’, di ‘determinazione economica’ della ‘politica’. Questa ‘determinazione’ non avviene perché il ‘fattore economico’ è l”unico determinante’. In questo caso non vi sarebbe ‘determinazione’ ma ‘identità organica’, dato che ‘tutto’ sarebbe ‘base, tutto economia’, tutto struttura’. La ‘determinazione’ avviene, invece, perché la ‘sovrastruttura’ reagisce sino a dare la ‘forma’, ma non il ‘contenuto’, alle ‘lotte storiche’ di ‘lungo periodo’. ‘Azione’ e ‘reazione reciproca’ di ‘tutti i fattori strutturali’ e ‘sovrastrutturali’ creano una ‘massa infinita’ di ‘cose accidentali o casuali’ per cui è proprio attraverso i ‘fattori sovrastrutturali’ e ‘politici’ che “”il ‘movimento economico’ finisce per affermarsi come elemento ‘necessario'””, ossia come ‘elemento regolare’ e ‘causale’ di fronte alla ‘accidentalità’ e al ‘caso’. La ‘scienza marxista’ ci consegna, in questa pagina di Engels, uno strumento insuperabile di ‘teoria’ e di ‘lotta’ per comprendere i ‘nostri giorni’ per assolvere ai nostri ‘compiti’»”” (pag 296) [Arrigo Cervetto, ‘Opere. 22. Relazioni 1987-91’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2017] [(1) Friedrich Engels, ‘Lettera a Joseph Bloch’, 21 settembre 1890, in K. Marx F. Engels, ‘Opere’, cit., vol. XLVIII, p. 491] ‘Per portare il movimento la livello teorico bisogna dirgli perché ha perso, e non perché e come ha vinto’ Il problema dall’analisi degli errori, l’importanza di studiare le sconfitte “”Dato che la classe dominata non ha la consapevolezza di sé, è destinata necessariamente a compiere errori, sconfitte etc. E’ proprio attraverso queste sconfitte che si può portarla al livello teorico, alla consapevolezza di sé e quindi della formazione economica e sociale. Quindi, un’agitazione fatta in questi termini. Per quanto mi riguarda, è quello che abbiamo sempre fatto (fare testi più brevi degli articoli, perché possa scrivere titoli più lunghi). Voi avete perso: è per questo che dovete diventare leninisti. In questo modo si forma la coscienza portata dall’esterno, altrimenti è illuminismo, predica alla bordighista (fra di loro). L’agitazione va fatta nell’azione politica e con l’analisi scientifica sviluppata dal partito. Non restare condizionati però da quelle sconfitte, quando proprio da queste si deve partire per alzare il livello del movimento reale. Il partito deve accettare il movimento generale della classe operaia come punto di partenza, dice Engels; occorre accettare il movimento come punto di partenza. Invece il bordighismo: ad es. sul referendum, Bordiga direbbe che la classe operaia è nella degenerazione massima, strumento dell’imperialismo, e quindi occorre difendere il programma. Trotsky su questo sarebbe assolutamente d’accordo, occorre applicare una tattica etc. Di fronte a un Trotsky mi tolgo il cappello: però tu, Trotsky, puoi fare una tattica, ma tutti gli altri diventano dei tatticisti, e il partito si riempe di tatticisti! Per portare il movimento al livello teorico bisogna dirgli perché ha perso, e non perché e come ha vinto. Ecco la concezione di Lenin sulla ritirata ordinata che noi abbiamo ripreso anni fa. E’ la storia del marxismo in fin dei conti. La diffusione della scuola marxista si ha quando ci sono grosse sconfitte: il marxismo in Francia si sviluppa dopo la Comune, e dopo, quando Marx ed Engels in forma pubblica, difesero la Comune ma anche la attaccarono, senza timore di essere accusati di affossatori, di maramaldi. Lo stesso si può vedere anche nel movimento operaio in Italia, partito da garibaldini delusi. Marx, Engels, Bakunin in queste lotte intervengono, precisando errori e sconfitte, e attorno a quelli si raggruppa una minoranza cosciente. E’ quello che farà Lenin con i populisti. Quanto Lenin attacca i populisti, attacca una generazione gloriosa (perfino suo fratello lo era), sapendo superare inevitabili risvolti sentimentali. E così attira parecchi populisti, che stanno ragionando sulle cause della sconfitta. Se nel movimento reale non ci sono forze che ragionano sulla sconfitta, allora è grave. Occorre coagulare queste forze, che si pongono questi problemi, e lo si può fare solo attaccando, criticando apertamente gli errori e le sconfitte subite. Poi certamente una parte di questo movimento passerà dall’altra parte, una parte verrà selezionata in questo processo. Come in tutti i problemi, non c’è una facile soluzione. Il nostro non deve essere un partito consolatorio, che “”consola”” delle sconfitte subite dal movimento. Passano anni dalla ripresa dalla Comune di Parigi, e la ripresa viene da uomini che, pur difendendo lotte sbagliate e i loro artefici, non si fanno problemi a criticarle. Anzi, è proprio criticandole che si difendono questi uomini. Così come noi difendiamo il patrimonio di un Trotsky o di un Bordiga proprio attraverso una analisi critica delle sconfitte. Se non si fa una analisi critica delle sconfitte, si fa un partito consolatorio, e tale era anche il gruppo bordighista. Attribuire le cause delle sconfitte all’opportunismo diventa non solo consolatorio, ma auto assolutorio, e quindi si cade nel nullismo. Bisogna portare al livello teorico, portare la coscienza dall’esterno; il partito è coscienza esterna che si è resa consapevole del perché vi sono state delle sconfitte”” (pag 301-302) [Arrigo Cervetto, ‘Opere. 22. Relazioni 1987-91’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2017]”,”ELCx-228″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 9. Quaderni. Scienza Strategia Politica.”,”Volume 9 Lunga critica di C. alla tesi bordighista (nota di C.) ‘conseguenza logica del determismo’ (pag 108-109): “”[Tesi bordighista attuale]: «Come un atteggiamento caratteristico del moderno stadio di sviluppo della società borghese costretta, corrispondentemente alla fine di ogni liberismo economico, a forme di ‘totalitarismo politico’ capaci di fronteggiare con ‘unità e disciplina’ di classe la pressante necessità storica della spinta rivoluzionaria del proletariato». Nota. L’accento sul ‘Totalitarismo’, tipica tesi bordighista degli anni ’50 che nella sua unilateralità conduceva al liquidatorismo quando non ne era già la premessa teorica, preclude la visione di due fenomeni. A. L’imperialismo italiano. Non a caso in tutta l’analisi non si accenna neppure alla maturità imperialistica del capitalismo italiano. Si parla solo della borghesia. Non si riesce, quindi, a spiegare il ‘reale processo di tutte le frazioni borghesi, grandi-medie-piccole, nel fascismo e, di conseguenza, nello Stato Fascista. Si spiega unicamente questo processo in ‘funzione di una sola’ classe, il ‘proletariato’, cioè in funzione ‘antiproletaria’. La tesi bordighista è, perciò, costretta a idealizzare il proletariato, a trasformarlo in proletariato rivoluzionario, cioè a dare un aggettivo invece di una valutazione scientifica. E’ una conseguenza logica del ‘determinismo’. Con quali criteri oggettivi e scientifici (quelli usati ad esempio da Lenin in “”Sulla statistica sugli scioperi”” (2): preponderanza numerica, concentrazione, dinamicità, ‘resistenza’ [ad es. in Italia questa fu scarsa] ecc.) viene misurata la capacità ‘rivoluzionaria del proletariato italiano’ nel 1919-1920? Con nessuno! Semplicemente con criteri soggettivi, desunti dalle manifestazioni più esterne: carovita, occupazione delle fabbriche ecc. [ad esempio, e non a caso, due studiosi opportunisti hanno potuto, non senza ragione, discutere se considerare rivoluzionaria l’occupazione delle fabbriche]. E’ come giudicare le ‘caratteristiche’ di un fenomeno fisico esaminando solo le sue manifestazioni esterne. Puro idealismo, puro soggettivismo!! Mancando del metodo scientifico (Leninismo), il bordighismo è costretto ad introdurre nella sua ricostruzione deterministica-meccanicistica una buona componente di volontarismo. Il proletariato era rivoluzionario, il PSI ha tradito, il PCI doveva costituirsi nel 1919, la rivoluzione sarebbe andata avanti (il fatto che in questo saggio si veda la necessità di anticipare la costituzione del PCI è già un passo avanti, anche se è una critica implicita al ‘bordighismo’ e anche se non vede che le premesse del processo rivoluzionario si dovevano porre già nel corso della guerra imperialistica). Certamente il problema della maturità rivoluzionaria 1919-20 è ancora aperto, deve essere risolto; ma lo sarà sulla base di una analisi imperniata su criteri scientifici. In questa analisi un peso importante viene ad assumere il grado di maturità dell’imperialismo italiano, le sue tendenze ecc. Solo nel contesto internazionale dei gruppi imperialisti può essere posto il problema della possibilità (e maturità) della rivoluzione italiana. Il bordighismo lo vede, invece, come ‘rapporto esclusivo borghesia-proletariato italiani’. Perciò nello stesso rapporto vede la natura del fascismo in Italia (anche se poi, naturalmente sempre in termini soggettivi, estende la categoria a tutto il mondo borghese con la presunta generalizzazione di un non definito ‘totalitarismo politico’). Ne deriva la liquidatoria tesi che alla fase rivoluzionaria è subentrata la fase ‘totalitaria politica’. O bianco, o nero! Anche le contraddizioni che permarrebbero nel capitalismo e di cui si proclama continuamente l’esistenza, come recitando un rosario, come potrebbero esserci se il ‘totalitarismo politico unifica la borghesia’? Le contraddizioni, perciò, permangono a livello di ‘Stati totalitari’, unificati all’interno, che si ‘contendono l’unificazione mondiale, cioè come guerre imperialistiche’. Siccome non esistono contraddizioni interne (anche se la “”preghiera bordighista”” afferma il contrario) ‘non rimane che attendere il crollo generale’, poiché muoversi significa integrarsi nel ‘totalitarismo politico’. Questa, spogliata a ogni orpello “”ortodosso’, è la vera teoria del ‘bordighismo’ degli anni ’50! Puro liquidatorismo. Teoria “”nuova”” (altro che invarianza!!), teoria “”revisionista”” della concezione marxista e dialettica delle contraddizioni ‘nella società e in seno ad ogni classe!! (…)”” (pag 108-109) [Arrigo Cervetto, ‘Opere. 9. Quaderni. Scienza Strategia Politica’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2017] [(2) V.I. Lenin, “”Statistica degli scioperi in Russia”” (1910), “”Opere Complete””, XVI, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002, da p. 365. Cfr. anche A. Cervetto “”Lotta di classe e partito rivoluzionario””, ora in “”Opere””, I, “”Scritti teorici””, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015, capitolo secondo, pp. 33-76] A pag 165 cita il volume di Z.A. Zeman ‘Nazi Propaganda’ (Oup, London, 1964, p. 226) recensito dal Mulino n: 1 1965: 60 mila volumi pubblicati in Germania durante il nazismo sono raccolti nella Wiener Library di Londra fondata nel 1964. L’opera fa parte di una serie promossa dalla Wiener Library. Esamina la manipolazione ed il controllo dell’opinione pubblica ad opera della propaganda nazista, la sua organizzazione ecc.”,”ELCx-229″ “CERVETTO Arrigo”,”Unitary Imperialism. Volume I. 1950-1967.”,”Arrigo Cervetto (1927-1995), a metalworker at ILVA in Savona, Liguria, participates the July 1943 antifascist demonstrations and after 8 September, becomes a partisan, fighting fiercely until the defeat of the Nazi-Fascists in the spring of 1945. Returning to civilian life in April 1945, he commits himself to revolutionary militancy. The three following articles, published in March, April, and May 1995, follow Arrigo Cervetto’s later political evolution up to the foundation of the ‘Lotta Comunista’ newspaper and the political group of the same name in 1965. They are the tribute paid to him on the occasion of his sudden death by his long-time comrade Lorenzo Parodi a member of the Resistance, a metalworker at Ansaldo Meccanico Nucleare (Genoa) and the author of analyses of the formation and development of Italian capitalism.”,”ELCx-233″ “CERVETTO Arrigo”,”Unitary Imperialism. Volume II. 1959-1980.”,”Arrigo Cervetto (1927-1995), a metalworker at ILVA in Savona, Liguria, participates the July 1943 antifascist demonstrations and after 8 September, becomes a partisan, fighting fiercely until the defeat of the Nazi-Fascists in the spring of 1945. Returning to civilian life in April 1945, he commits himself to revolutionary militancy. The three following articles, published in March, April, and May 1995, follow Arrigo Cervetto’s later political evolution up to the foundation of the ‘Lotta Comunista’ newspaper and the political group of the same name in 1965. They are the tribute paid to him on the occasion of his sudden death by his long-time comrade Lorenzo Parodi a member of the Resistance, a metalworker at Ansaldo Meccanico Nucleare (Genoa) and the author of analyses of the formation and development of Italian capitalism.”,”ELCx-234″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 8. Quaderni. Stati nazionali e questione militare.”,”Volume 8 (Marc Ferro, “”La grande guerra, 1914-18″”, Mursia, Milano, 1972). p. 163. par. L’imbottimento dei cervelli. [Nota. Sulla determinazione delle ideologie]. La 1° guerra mondiale imperialista, proprio a dimostrazione della tesi di Marx (3) che l’aspetto ‘militare’ della lotta delle classi è quello che più chiaramente illustra la concezione materialistica del rapporto struttura-sovrastruttura, è un limpido ed enorme esempio della ‘determinazione’ delle ‘ideologie’. Se, in generale, le ‘ideologie militari’ riflettono le strutture economiche che le determinano, in particolare sono le ‘ideologie belliche’ della fase imperialistica a portare alla massima chiarificazione tale determinazione. Ciò per varie ragioni. 1. …. (pag 379-380)”,”ELCx-238″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 23. Carteggio 1948-53.”,”Volume 23 Lettera di Cervetto a Vinazza del 16 gennaio 1952 (economia, Usa- Urss, caduta del saggio del profitto, minoranza organizzata di quadri ecc.) (pag 476-478) Appendice: … ‘L’abitudine e i suoi mali’… (pag 772-774) Questione ‘repressione rivolta di Kronstadt’ in appendice, e lettera al riguardo di Masini a Cervetto (26 maggio 1949) (pag 27) Lettera di Masini a Cervetto su formazione e crescita teorica e politica di Cervetto (pag 37) (15 giugno 1949) Cervetto a Masini ricorda il motto di Gramsci “”Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”” (pag 45) (19 luglio 1949) (… nell’anarchismo non mi ci trovo…non sono anarchico…) Lettera di Masini a Cervetto del 16.11.1949 (rapporto di C. col movimento anarchico, questione stato operaio e partito…) Segue risposta di Cervetto e di Giovanni Tambuscio (pag 79-82)”,”ELCx-239″ “CERVETTO Arrigo”,”Appunti su una piccola enciclopedia del socialismo e del comunismo.”,”Carattere capitalistico statale raggiunto dall’ economia tedesca nel corso della guerra mondiale (pag 256) “”Lenin riteneva che lo sviluppo del capitalismo di stato in Germania fosse giunto ad un grado molto avanzato per cui le contraddizioni economiche e poltiche operanti nel suo seno potevano non solo radicalizzare la lotta di classe in senso rivoluzionario ma altresì elevare la coscienza ideologica con estrema chiarezza e vigore. In un’economia capitalistica-statale, per Lenin, la radicalizzazione della lotta di classe costituisce una spinta oggettiva ed irresistibile che porta rapidamente il proletariato a maturare la propria consapevolezza teorica, a liberarsi e ad infrangere i miti della egemonia borghese che gli sono stati trasmessi dal riformismo e dall’opportunismo”” (pag 256) “”Per le nuove generazioni che si avvicinano agli ideali del socialismo non esistono in Italia dei testi che non siano di estrema volgarizzazione o di specializzazione monografica: questa osservazione è particolarmente valida per quanto riguarda, ad esempio, la storia della rivoluzione russa, la storia del Partito Comunista (bolscevico), la storia della socialdemocrazia tedesca e dello spartachismo, la storia della guerra civile spagnola, la storia del movimento internazionale. A questa deficienza – che in una soluzione ideale potrebbe sparire con una trentina di volumi ben scelti; di 300 o 400 pagine ciascuno, corredate di ampie ed esaurienti bibliografie, si potrebbe parzialmente ovviare, come in parte si cerca, con buone traduzioni attingendo ad una vasta letteratura che in altri Paesi e per certi settori ha raggiunto risultati notevoli. Per molte opere e per molti aspetti rimarrà sempre il problema di una corretta interpretazione marxista ma in generale avremo almeno il risultato di divulgare una pregevole informazione. Spesse volte, in Italia, non abbiamo nè la prima nè la seconda”” (pag 258)”,”ELCx-241″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 21. Relazioni 1985-86.”,”Volume 21 Occorre un’analisi della realtà in movimento, individuare i punti dove ci sono le maggiori contraddizioni sociali “”Collegamento fra l’analisi che facciamo dello sviluppo delle stratificazioni sociali e il problema dello sviluppo del partito. Il reclutamento è solo un aspetto. Per un partito già sviluppato come il nostro c’è anche il problema del mantenimento delle posizioni, che è un problema che non va dimenticato. Dall’analisi del ciclo di ristrutturazione noi vedemmo che non ci dovevano essere dei movimenti sociali che tutti pronosticavano, riproponendo gli stessi schemi degli anni ’29-’30. Se ci fossimo fermati all’esperienza, non avremmo visto la crisi di ristrutturazione; ci saremmo fermati alla cosa che fa più piacere, aspettare dei movimenti di disoccupati ecc. Aver impostato il problema come abbiamo fatto è stata un’applicazione all’analisi della stratificazione sociale, che ci ha permesso di svilupparci. La Liguria è in testa come calo demografico, come reddito, come capitalismo di Stato etc.; noi in Liguria abbiamo fatto una battaglia politica, nella quale abbiamo usato anche la carta sindacale. Quando si fa un lavoro sindacale in fabbrica, non si è dei salarialisti; quando si fa lavoro sul fumo nei quartieri, non si è ecologisti; quando si fa lavoro nella scuola non si è riformisti, come quando i bolscevichi fecero una tattica sulla pace non erano pacifisti. Noi abbiamo fatto una battaglia sindacale con l’uso della nostra sigla, non ci siamo nascosti. Occorre superare il semplicismo massimalistico, attaccando le forme che sono massimalistiche. Tesi nostra è che il partito si sviluppa con la scienza e la strategia. Se un partito analizza a fondo il movimento della realtà, si sviluppa; se riesce ad analizzare in che forma avviene la stratificazione sociale si sviluppa; e non si sviluppa perché c’è, o non c’è, il plurireddito. Il salto dialettico avviene per condizioni oggettive che esplodono e che non dipendono da noi. Se si riesce ad analizzare, è inevitabile che il partito si sviluppi, perché affina il suoi strumenti di lavoro e di intervento, e affina i suoi uomini. Partito-scienza significa analisi della realtà in movimento, che significa individuare i punti dove intervenire, dove ci sono le maggiori contraddizioni. Il movimento della realtà porta a delle esplosioni, al rovesciamento della prassi. (…) Non è che il partito si sviluppi di più sui principi o sulla tattica; questo è massimalismo, perchè la tattica si sviluppa sulla strategia. I principi sono dei condensati di esperienza storica, sono collegati alla strategia (…)”” (pag 438)”,”ELCx-242″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 16. Relazioni 1976-77″,”16 Contiene tra l’altro: – Gli insegnamenti politici della campagna dei sostenitori. (pag 493) “”Abbiamo voluto verificare se era possibile stabilire un ‘rapporto politico specifico’ con i ‘vasti e profondi strati del proletariato’. La risposta ‘pratica e inconfutabile’ è possible e fattibile.”” (pag 493) Indicazioni derivanti dal risultato: Migliorare la macchina organizzativa Intensificare il lavoro di talpa propaganda e organizzazione Affinare metodo e stile di lavoro Impostare scadenze politiche di partito (pag 494)”,”ELCx-244″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 24. Carteggio 1954-58.”,”Volume 24 “”(…) La questione della denominazione. Concordo pienamente con le considerazioni che fai. Praticamente ho potuto constatare come la qualifica di anarchico ci danneggi. Può darsi che in alcune zone tradizionali dove l’anarchismo ha rappresentato e rappresenta una istanza rivoluzionaria, primitiva, inorganica e confusionaria di fronte alla degenerazione riformista, la nostra attuale denominazione ci consenta di mantenere dei legami e dei ponti di un futuro recupero di forze sane. Ma tale situazione non esiste certo nelle zone più industriali dove la tradizione anarchica è conosciuta per i suoi aspetti più negativi. Inoltre vi sono delle zone nelle quali l’anarchismo non è nemmeno conosciuto tradizionalmente. In generale però, possiamo constatare che le forze che verranno ai gruppi rivoluzionari nel futuro verranno perché saranno rappresentate, come gruppi o individualmente, da “”comunisti rivoluzionari”” che rompono con la linea del “”comunismo riformista””. Tutta la tendenza di sviluppo politico, specie in relazione alla crisi del PCI, marcia verso la creazione di una tale condizione soggettiva. Nella misura in cui noi, anche nella denominazione, sapremo presentarci come l’alternativa “”comunista rivoluzionaria”” avremo maggiori, per non dire grandi (e ciò in rapporto alla nostra rete organizzativa), possibilità di contatti, di rafforzamento e di controllo sugli “”sbandati di sinistra””. Il movimento generico non è in grado di seguire la tendenza di sviluppo politico e quindi di raccogliere i frutti. Certamente ha una presenza capillare che nessuna altra minoranza ha attualmente e quindi ha e può avere un contatto spontaneo che, però, non ha la capacità organica di concretizzare. Penso che come “”Partito Comunista Libertario”” potremo continuare sempre i nostri attuali rapporti non ufficiali con il movimento generico, anzi verso certi settori potremo presentarci come elemento chiarificatore in quanto, anche per loro, contribuiremo con la nuova denominazione a togliere un equivoco. Su questa linea dovremo cercare di mantenere sempre dei contatti franchi e sereni, dato che l’assumere la nuova denominazione significherà, anche formalmente, il superamento e la chiusura di una fase storica di travaglio polemico. Per il resto, per le forze sane che sono in seno al movimento generico, non sarà certo la denominazione che impedirà loro di spostarsi sulle nostre posizioni quando queste si saranno rafforzate organizzativamente. (…)”” [Cervetto a Masini e p.c: ai membri del CN (dei GAAP), Milano, 20 giugno 1956] (pag 402-403)”,”ELCx-245″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 25. Carteggio 1959-65. Con un’appendice di lettere 1966-79.”,”Volume 25 Indicazioni di studio di Cervetto a Quaini e Ricci “”Sto proseguendo lo studio sul problema del partito anche rileggendo tutta una serie di libri e conto di riunire parecchio materiale da aggiungere alla relazione che feci sulle fonti storiche del partito leninista e gli articoli che ho già scritto (44). Rifondendo tutto questo materiale penso di tirarne fori un opuscolo. Ma mi occorrerà del tempo, sia perché i libri da leggere e rileggere sono parecchi sia perché ci sono parecchi problemi da sviluppare e su cui oggi potrei dire solo qualcosa di provvisorio. Sostanzialmente si tratta, da una parte, di studiare attentamente la storia del Partito bolscevico in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi momenti, seguendo il numero più largo possibile di storie, memorie ecc. e, dall’altra, di esaminare tutto il processo di formazione del pensiero di Lenin sul problema del partito. I problemi che sorgono sono parecchi. Intanto, della concezione del partito in Lenin, cioè studiare, da questo angolo visuale, tutta l’esperienza politica del movimento operaio europeo (blanquismo, tradunionismo ad esempio). In questa direzione non ho ancora iniziato una ricerca sistematica. In secondo luogo, occorre allargare la concezione del partito in Lenin a tutta la storia del Partito bolscevico in cui Lenin operò. Sorge, però, l’esigenza di distinguere – in sede teoretica, ovviamente, e non in sede politica – tra leninismo e bolscevismo, cioè di trovare non solo il rapporto tra teoria e azione in tutta la storia del partito ma, soprattutto, le componenti non leniniste del bolscevismo. Certamente leninismo e bolscevismo non sono separabili in alcun modo, ma all’internodi questa unità teorico-politica esistono peraltro problemi che potremmo definire di diffusione del leninismo e di contributi non leninisti. …. finire (pag 696-698) (pag 699-701)”,”ELCx-246″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 7. Quaderni. Strategia e marxismo.”,”Lunga scheda su saggio di Domenico Settembrini, “”Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin, 1893-1902″”, Nuova Rivista Storica, n. 3-4, maggio-giugno 1969 (pag 503-530) Trotsky di fronte alla 2° guerra mondiale imperialista (pag 1333) (v. opera di Trotsky, Guerra e rivoluzione, Mondadori 1973, Di fronte a una nuova guerra mondiale (9 agosto 1937) (pag 1334 e seguenti: pag 1339-1341 (finire) Nota: Esistono due ‘compagne’ di Kautsky (Luise e Louise) Luise Kautsky, la prima (ma in secondo matrimonio) e Louise la seconda compagna? (controllare) (pag 606, Luise Kautsky; pag 573 Louise Kautsky nata Strasser) indice (pag 881) riporta le pagine 573, 606″,”ELCx-255″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 27. Archivi (2).”,” Pseudonimi di Bordiga: Alfa, Orso Pseudonimi di Castoriadis: Chaulieu, Cardan, Noiraud Pseudonimo di Fontenis: Fontaine Pseudonimo di Michalis N. Raptis: Pablo “”Sulla questione della rivoluzione nel 2° dopoguerra. (ricordare posizione Marty e Tillon). 1). Il Foster scrive (“”Il crepuscolo del capitalismo””, p. 59). «Il popolo americano è democratico, vuole la pace: ed ha la forza sufficiente per imporla. Questa sua volontà è dimostrata dal fatto che, per quanto molti americani siano ingannati dalla propaganda degli imperialisti (purtroppo come scrive in altre pagine, anche una buona parte della classe operaia), le masse hanno tuttavia manifestato la loro opposizione alla guera e la militarismo. Infatti, alla fine della guerra, si ebbero negli Stati Uniti grandiosi movimenti di massa per far ritornare i soldati dai diversi fronti… la lunga e tenace resistenza popolare all’introduzione del servizio militare obbligatorio in tempi di pace…». 2) Ciò viene a smontare i sofismi controrivoluzionari degli stalinisti (soli metodi argomentativi del loro collaborazionismo) sulla resistenza delle truppe Usa, sull’indifferenza delle masse popolari nordamericane, sul non intervento rivoluzionario del proletariato nordamericano ecc. Le condizioni obiettive offrivano simultaneamente: a) intervento del proletariato e delle masse popolari europee nella rivoluzione; b) movimenti grandiosi di massa negli Stati Uniti per far ritornare i soldati dai diversi fronti; la rivoluzione europea avrebbe intensificato ed aumentato al massimo questi movimenti che avrebbero costituito l’aiuto più valido alla rivoluzione (come nel ’18 la lotta degli inglesi per impedire l’invio di truppe in Urss). 3) Spostata completamente sarebbe la questione della rivoluzione nel 1945 in Italia. Perché: a) la rivoluzione greca era stata sacrificata; b) in Francia vi era il collaborazionismo; c) così pure in tutti gli altri paesi. (…)”” (pag 1022)”,”ELCx-260″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 28. Archivi (3).”,”Scienza politica: Bucharin e Lenin (pag 389-396) “”Bucharin, 1916. (Lenin “”Lettera a Sljapnikov””, marzo 1916. “”Opere complete””, 35 (…). p. 146 [Lenin spiega a S. la necessità di sopprimere la rivista “”Kommunist”” per i dissensi sorti con Bucharin-Pjatakov e Bos che non possono essere redattori per le «esitazioni imperdonabili (forse a causa della gioventù? Allora aspetteremo tra un cinque anni forse si raddrizzeranno» Rosdolsky Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx (pag 230-231) “”«Con questa prognosi “”catastrofica”” termina sostanzialmente la III sezione del Rohentwurf. (La tesi che Marx non abbia mai formulato una “”teoria della catastrofe”” è da ricondursi in primo luogo all’interpretazione in senso revisionistico della sua opera economica e dopo la prima guerra mondiale. Sotto questo aspetto nn si apprezzeranno mai abbastanza i contributi teorici di Rosa Luxemburg e Henry Grossmann)» …. finire (pag 230)”,”ELCx-262″ “CERVETTO Arrigo”,”Opere. 13. Quaderni Miscellanea (1).”,” Le calunnie contro Lenin (p. 389-) Importante: La calunnia. Schema di saggio (pag 395-396) Marx ed Engels sul bacino del Pacifico (pag 455) “”1. E’ necessario fare un lavoro tipo “”La nostra morale e la loro”” (14), incentrato sulla calunnia e la diffazione come arma controrivoluzionaria, cioè come arma contro il marxismo e il partito marxista. … finire (pag 395-396)”,”ELCx-264″ “CERVETTO Arrigo”,”Lotte di classe e partito rivoluzionario.”,”Rapporti di produzione e di distribuzione “”Il Partito come punto d’approdo della scienza, dunque. Perché? Si potrebbe rispondere che il Partito, nella concezione leninista, è il punto massimo della coscienza teorica del processo storico-naturale della società, che esso è la parte consapevole di tutto il processo e che, in quanto tale, è storicamente la prima ‘coscienza organizzata’ del genere umano. Ma saremmo ancora nel vago. Occorre illustrare maggiormente la dimostrazione riallacciandosi ad un problema che Marx solleva nel “”Capitale”” e che ci permette di vedere come Lenin lo affronterà in sede ‘politica’. «L’analisi scientifica del modo di produzione capitalistico – scrive Marx – dimostra che … le condizioni della distribuzione sono in sostanza identiche alle condizione della produzione, costituiscono il rovescio di queste ultime, sicché le une e le altre hanno uno stesso carattere storicamente transitorio… Il salario presuppone il lavoro salariato, il profitto presuppone il capitale. Queste forme determinate di distribuzione presuppongono quindi determinati caratteri sociali delle condizioni della produzione e determinati rapporti sociali tra gli agenti della produzione. Un determinato rapporto di distribuzione è, di conseguenza, solo l’espressione di un rapporto di produzione storicamente determinato… ». Questa, esposta da Marx, è una legge oggettiva che regola tutti i rapporti sociali della società capitalistica per cui i rapporti di distribuzione corrispondono ai rapporti di produzione. Invalidare questa legge significa non comprendere lo stesso processo di produzione capitalistico, la riproduzione allargata, l’accumulazione. Alla base di tutta la elaborazione marxista di Lenin è ben presente questa legge che gli permetterà di ricostruire il processo di riproduzione allargata e di accumulazione capitalistica nell’economia russa, di comprendere come le «forme determinate di distribuzione» di quella economia erano l’espressione di un «rapporto di produzione storicamente determinato» in quella fase storica della Russia. Ovviamente, nell’esposizione di Marx la legge enunciata a quel grado di astrazione concerneva una identità tra rapporto di produzione (lavoro salariato-capitale) e rapporto di distribuzione (salario-profitto) ma, come ci ha spiegato Lenin, Marx ci mostra tutte le «manifestazioni sociali concrete dell’antagonismo delle classi inerenti ai rapporti di produzione», cioè a tutte le manifestazioni sociali dei rapporti di distribuzione. Marx, e Lenin sulla sua strada maestra, ci mostreranno tutte le manifestazioni sociali dell’accumulazione capitalistica, dell’appropriazione di valore, della produzione del plusvalore e della suddivisione del plusvalore stesso in profitto industriale, profitto commerciale, interesse e rendita. L’identità rapporti di produzione – rapporti di distribuzione ci mostrerà tutta la vita della formazione sociale capitalistica nelle sue lotte di classi, negli aspetti politici e ideologici che queste lotte assumono come riflesso di rapporti di produzione storicamente determinati e di rapporti di distribuzione ad essi inerenti, ci mostrerà un unico e complesso processo di movimento di tutti questi rapporti che fonde “”economia”” e “”politica”” in una realtà contraddittoria la cui conoscenza scientifica è il presupposto oggettivo della concezione marxista e leninista del Partito”” (pag 64-65) [Arrigo Cervetto, ‘Lotte di classe e partito rivoluzionario’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-303″ “CERVETTO Arrigo”,”Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona.”,”””Nella prima settimana del 1921 si riunisce a Genova il Comitato regionale della Frazione comunista che, discutendo sulla condotta dei delegati comunisti liguri al congresso, delibera di impegnare i delegati ad attenersi strettamente alla mozione d’Imola e di agire in modo che dallo stesso Congresso di Livorno esca fuori la scissione del Partito socialista e la costituzione del Partito comunista (66). L’impegno è mantenuto dai comunisti savonesi e dopo Livorno la scissione è un fatto organizzativo. Il 29 gennaio è costituita a Savona la sezione del Partito Comunista d’Italia alla quale aderisce la grande maggioranza degli iscritti al Partito socialista: il giornale ‘Bandiera Rossa’ diventa organo della costituenda Federazione Regionale Comunista e in provincia parecchie sezioni socialiste, come quelle di Vado e Altare passano al nuovo partito. Il Consiglio delle Leghe, riunito il 12 febbraio, decide a sua volta, di approvare a maggioranza una mozione comunista: su 21.697 tesserati alla C.d.L., 17.347 sono rappresentati dai comunisti e 4.350 dai socialisti (67). Anche il Comune, il 6 febbraio, passa ai comunisti che formano una loro giunta essendosi dimessi sei assessori socialisti d quella precedente (68). Mentre è in corso il mutamento della direzione politica del proletariato savonese, l’offensiva antioperaia comincia a delinearsi anche a Savona, in una serie di azioni che, seppur autonome, trovano l’unità nel loro fine. in fondo è in questo momento – che vede l’assalto fascista all’Emilia e la Toscana – che il fascismo comincia a configurarsi a Savona come attacco concentrico sul proletariato da tre direzioni: dai gruppi economici della borghesia, dall’apparato statale legato ad essa e dal nuovo movimento politico fascista. Mentre la pressione esercitata da quest’ultima direzione è minima, quella proveniente dalle prime due ha una certa forza obiettiva e praticamente lavora per il risultato finale comune. Le azioni delle prime squadre fasciste sono irrilevanti e si limitano ad invadere, di notte, il Comune socialista di Albissola Superiore per strapparvi le bandiere (69). Ben più forte è l’attacco del capitalismo, che, stretto dalla crisi economica, stringe a sua volta il cerchio sulla classe operaia. Come prima conseguenza aumenta la disoccupazione particolarmente nella zona di Vado”” (pag 533-534) [(66) Cfr. ‘Bandiera Rossa’, 15 genn. 1921, a. II, n. 2. La mozione del Comitato regionale della frazione invita, inoltre i delegati a non accettare alcun compromesso «fatto dagli unitari o (…) dalla circolare Marabini». Nell’editoriale ‘Disciplina internazionale’, di Arturo Cappa, si ribadiscono i motivi che dividono i comunisti dagli unitari, motivi legati al fallimento della Seconda Internazionale ed alla disciplina verso i 21 punti di Mosca; (67) Ibidem, 19 febb. 1921, a. III, n. 7. La segreteria della C.d.L., dopo un breve periodo in cui vi fu un certo Enrico Honning, viene assunta e retta sino all’avvento fascista dal comunista Giovanni Michelangeli, costretto a fuggire nell’agosto del 1922 ed a riparare a Parigi dove morì, nobile figura di militante operaio, nel 1938. La mozione, presentata dalla maggioranza comunista della C.E., propugna per il congresso della C.G.L., l’adesione all’Internazionale Sindacale Rossa e la modifica dello Statuto confederale «nel senso che abbiano diritto al voto gli organizzati per C.d.L. e non per Federazione Nazionale ed il rinnovamento annuale di un terzo dei componenti il Consiglio Direttivo della Confederazione»; (68) Ibidem, 12 febb. 1921, a. III, n. 6; inoltre ‘Relazione Andrea Aglietto’. Mario Accomasso fu riconfermato Sindaco e della Giunta comunista fanno parte Luigi Bertolotto (che sostituirà in seguido Accomasso), Giuseppe Gabrielli, Nicolò Aschiero, Giuseppe Crotta, Carlo Sugherini, Giovanni Rossello, Giulio Maggetti ed Ernesto Pio; (69) Cfr. G.A. Chiurco, ‘Storia della Rivoluzione Fascista’, Firenze, Vallecchi, 1929, vol III, p. 311. Il fatto stesso che la «spedizione punitiva» ad Albissola avvenga di notte, mentre nessuno è presente, dimostra quanto debole essa sia. I nuclei, inoperanti del resto, poi si limitano a poche località e a pochissime persone (Santino Poggi ad Albissola, Pippo Pertini alle Stelle, Cosmin a Quiliano, Filippo Noceto a Zinola, Garroni a Noli, Corrado Ricci a Vado, Lombardini e Martini in Val Bormida)]”,”ELCx-001-FGB” “CERVETTO Arrigo”,”Lenin e la rivoluzione cinese.”,” “”Lenin definisce quindi chiaramente il criterio metodologico per l’analisi del fattore fondamentale che è al centro del movimento delle forze imperialistiche: «In regime capitalistico gli Stati Uniti d’Europa equivalgono ad un accordo per la spartizione delle colonie. Ma in regime capitalistico non è possibile altra base, altro principio di spartizione che la forza… Non si può dividere se non secondo la forza. E la forza cambia nel corso dello sviluppo economico. Dopo il 1871 la Germania si è rafforzata tre o quattro volte più rapidamente dell’Inghilterra e della Francia, e il Giappone dieci volte più rapidamente della Russia. Per mettere a prova la forza reale di uno Stato capitalista non c’è e non può esserci altro mezzo che la guerra. La guerra non è in contraddizione con le basi della proprietà privata, ma ne è lo sviluppo diretto e inevitabile. In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, né delle singole aziende né dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di quando in quando l’equilibrio scosso, all’infuori della crisi nell’industria e della guerra nella politica. Certo, fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili accordi temporanei. (…) Lo sviluppo economico di un singolo Stato capitalista nei confronti degli altri Stati capitalisti è, quindi, il fattore fondamentale del movimento delle forze imperialistiche e la base oggettiva del rapporto tra queste forze. Il ritmo di sviluppo ed il grado di sviluppo economico diventano, quindi, il criterio metodologico per definire tale rapporto di forze. Il problema dell’equilibrio e della guerra perde, nel pensiero di Lenin, ogni valutazione soggettiva, idealistica e moralistica per diventare il risultato di una valutazione oggettiva, materialistica, dialettica. (…) La concezione leninista sul problema della guerra viene, di proposito, confusa con una generica concezione sulla inevitabilità della guerra, e viene confinata in una antimarxistica e irrazionalistica concezione fatalistica della inevitabilità della guerra. Da quanto abbiamo sopra citato, risulta chiaramente che la concezione di Lenin è quanto di più antifatalistico abbia concepito il pensiero umano, e non per un rifiuto “”volontaristico”” della fatalità della guerra, bensì per la conquista conoscitiva del processo inevitabile, o determinato, dei fenomeni sociali di cui la guerra è solo un aspetto, e della stessa inevitabilità che le contraddizioni che hanno determinato tali fenomeni diventino cause di crisi rivoluzionarie e condizioni oggettive per i movimenti rivoluzionari. Guerra e rivoluzione sono, quindi, aspetti di uno stesso fenomeno “”inevitabile”” perché prodotto dai rapporti di produzione capitalistici giunti ad un determinato livello storico che, per il loro stesso sviluppo, non possono che manifestarsi su scala mondiale, manifestarsi come “”ineguaglianza dello sviluppo economico e politico””. Guerra e rivoluzione sono, perciò, gli aspetti contraddittori della ineguaglianza dello sviluppo economico e politico “”come legge assoluta del capitalismo”””” (pag 23-26) [A. Cervetto, ‘Lenin e la rivoluzione cinese’, Lotta Comunista, Genova, 1979] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ELCx-001-FER”
“CERVETTO Arrigo”,”La controrivoluzione indonesiana.”,”””E’ logico che se si ritenesse possibile una dominazione superimperialistica, cioè un accordo pacifico tra tutte le potenze grandi, medie e piccole (Kautsky vedeva, invece, solo le grandi), tutta la strategia proletaria sulla questione coloniale cadrebbe a pezzi. Ma, allora, bisognerebbe concludere che tutta la natura del capitalismo è mutata. La Rivoluzione d’Ottobre dimostrò invece, la validità della concezione leninista perché la rivoluzione proletaria fu il frutto, come Lenin non si stancò mai di ricordare, della concorrenza delle potenze imperialistiche e dello squilibrio mondiale da queste provocato. Ma lo squilibrio provocato dall’irruzione sull’arena mondiale di nuovi e giovani capitalismi si ripercuote anche nel paese che lotta per l’indipendenza o che l’ha raggiunta e si ripercuote, soprattutto, sui suoi rapporti interni di classe””. (pag 7) “”Sukarno avrebbe dovuto dire che l’imperialismo olandese aveva creato la nazione indonesiana con un atto di forza e non di diritto. Sukarno avrebbe dovuto dire che, così come era nata dalla violenza, l’Indonesia dalla violenza avrebbe tratto il diritto di essere uno Stato unitario e indipendente. Ma è nella natura del sukarnismo la mancanza di una chiarezza teorica e la necessità di essere «doppio-giochista» anche nella ideologia. Sukarno non riesce a trovare la giustificazione teorica della nazione indonesiana nelle «patrie democratiche» del diritto: è costretto a trovarla nella «patria del fascismo». È questa un’altra delle beffe che la storia gioca agli ipocriti sostenitori democratici della «libertà dei popoli»! L’unica teoria che nella sua logica potesse adattarsi alla realtà mondiale dell’imperialismo era la geopolitica che programmaticamente era antidemocratica ed imperialista, che sosteneva la creazione di imperi basati sullo «spazio vitale», che apertamente dichiarava superate tutte le mistificazioni della borghesia liberale. Ecco come Haushofer la definisce: «La geopolitica è la base scientifica dell’arte della attuazione politica nella lotta per la vita o la morte degli organismi statali per lo spazio vitale» (cfr. H.W. Weigert, Geopolitica, London, 1942). Acutamente Bucharin notava nel 1935, in uno dei suoi ultimi saggi: «I filosofi fascisti hanno alzato la categoria di “”spazio”” molto più in alto di quella di “”tempo””». Acutamente, perché l’errore di fondo delle previsioni della teoria geopolitica è proprio il “”tempo””. E “”tempo””, nella nostra epoca imperialistica, significa ritmo di sviluppo economico, ritmo di potenziamento economico e, quindi, militare: «spazio» è solo territorio, e spesso territorio agricolo””. (pag 27) [Arrigo Cervetto, ‘La controrivoluzione indonesiana’, Edizioni Lotta Comunista, Roma, 1969] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] pag 8: cit. libro su Estremo Oriente: CADY, John F., Storia dell’Asia Sud-Orientale. Firenze, 1965 La Nuova Italia (1). In-8, pp. XXIV-966, numer. ill. e cartine f. t t. editoriale. Ben tenuto € 35.00 (ordinato a Sforzini, Roma) Chesneaux uno dei massimi revisionisti della questione nazionale (pag 18)”,”ELCx-002-FER” “CERVETTO Arrigo”,”Lotte di classe e partito rivoluzionario.”,”””Quella che l’ideologia borghese definiva «scienza politica» non era altro che una sociologia positivista e soggettiva che generalizzava i fenomeni politici e che costruiva «soggettivamente» alcune «leggi» della politica senza avere determinato scientificamente, con il criterio materialistico, il loro rapporto con le leggi oggettive della struttura economica. La «scienza politica» leninista, che ha le sue «idee generalizzatrici» in Marx, nel «Capitale», nel «Diciotto Brumaio», nella «Guerra civile in Francia» ecc., è una «forma» della scienza marxista. Ripetiamo ancora una volta che, anche in questo caso, uniamo i termini «politica» ed «economia» esclusivamente a scopo illustrativo, poiché non esiste una scienza economica marxista che sia fine a se stessa, ma esiste il principio scientifico dell’astrazione di rapporti di produzione determinanti la sovrastruttura, ad esempio la politica. La concezione leninista del partito, è appunto, la scienza che analizza, descrive, definisce in quali forme, con quali caratteristiche, con quali manifestazioni il «determinato» si comporta, si muove, agisce, reagisce, sopravvive od esplode nella fase imperialistica della formazione economico-sociale capitalistica. E in quanto scienza, il partito analizza, descrive e definisce il suo comportamento e la sua azione, la sua strategia; e lo può fare perché dalle «idee generalizzatrici» del marxismo ha tratto la sua piattaforma scientifica e l’oggetto della diffusione del marxismo nella classe operaia come principio scientifico da verificare nel processo «materialistico» di formazione della coscienza politica proletaria. Pervenuto ad essere oggettivamente una vera e propria «coscienza collettiva» il Partito può accumulare la conoscenza di un «Monte Bianco di fatti concreti politici» che le contraddizioni del capitalismo, le lotte sempre più acute delle classi, le manifestazioni sempre più estese a tutte le forme degli antagonismi sociali, la dimostrazione sempre più evidente della subordinazione totale dello Stato al capitalismo, pongono alla esperienza politica della classe operaia. In questo materiale enorme di fatti politici concreti il partito costituisce il laboratorio scientifico in cui trovano la verifica, il principi di astrazione e di reiterabilità dei fenomeni sociali, delle lotte sociali, delle lotte politiche. L’esperienza accumulata diventa grandissima e preziosa, su piano nazionale e internazionale, e permette la definizione esatta di fenomeni costanti e regolari che si manifestano in tutte le forme di connessione tra i rapporti di produzione ed i rapporti sociali, in tutte le lotte delle classi, in tutte le lotte politiche. Ne risulterà la definizione esatta di alcune «leggi», che potremo chiamare «leggi oggettive della sovrastruttura». Tutta l’opera di Lenin è ricchissima del contributo che egli ha dato ad una più approfondita descrizione delle «leggi oggettive», ad una più minuziosa analisi della loro «interna articolazione», ad una più concreta conoscenza della «determinazione». Tutta la sua opera è una miniera inesauribile di descrizioni, di analisi, di conoscenza, di esperienza, di definizione delle lotte delle classi, delle loro lotte politiche, delle «leggi oggettive» della sovrastruttura politica: una miniera che ha già dato una sua organica sistemazione in tutto il suo complesso e che in molti suoi filoni è ancora da scoprire. Con la sua concezione del partito, Lenin applicava il metodo scientifico per definire tutte le forme che regolano il rapporto struttura-sovrastruttura, tutti gli aspetti «tipici» e tutti gli aspetti «peculiari» che caratterizzano questo rapporto nel suo movimento storico, nella sua fase ascendente e nella sua fase di convulsione e di disgregazione. La strategia del partito, la strategia della classe operaia, era ormai maturata politicamente a scienza dell’azione conseguente alla possibilità della rivoluzione socialista. La scienza diventava, ormai nella pratica quello che teoricamente era sempre stata, la scienza della rivoluzione”” (pag 30-31) [Arrigo Cervetto, ‘Lotte di classe e partito rivoluzionario’, Edizioni Lotta Comunista, Roma, 1966] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Sviluppo del concetto di forma in filosofia: (Trecc). “”(…) Un ulteriore sviluppo subisce l’idea di f. con Kant: liberata dal presupposto oggettivistico e naturalistico per cui essa costituiva un principio sussistente nella realtà extracoscienziale, la f. è l’attività con la quale il soggetto, sintetizzando la materia, o contenuto, della conoscenza, l’organizza in un oggetto, dà a essa universalità e necessità. Così la f. si chiarisce come l’attività pensante. Per Hegel la f. è il carattere proprio del pensiero in quanto tale e cioè in quanto si distingue dal sentimento, dall’intuizione e dalla rappresentazione, che sono i modi con cui il contenuto umano della coscienza, prodotto dal pensiero, dapprima si manifesta. È questo il senso con cui Croce e Gentile hanno parlato di «forme dello spirito».”,”ELCx-004-FER”
“CERVETTO Arrigo”,”Opere. Archivi supplemento.”,”Schede e ritagli, schede bibliografiche”,”ELCx-348″
“CERVETTO Arrigo”,”Opere scelte.”,”I tempi lunghi di Karl Marx “”«Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera!». La mente di Karl Marx aveva cessato di pensare da poche ore e già Friedrich Engels la consegnava al futuro. Un secolo è passato e sono passate alcune generazioni di militanti marxisti. Di tanti avversari, detrattori, calunniatori, affossatori di Karl Marx la polvere della storia non ha lasciato traccia come non ne lascerà dei loro epigoni moderni professionalmente intenti a decretare ogni giorno il superamento del marxismo. L’opera di Marx, invece, vive e si appresta a proseguire il suo lungo cammino nel secondo secolo accompagnata dalla serena certezza del vecchio Engels. Essa vive perché gli uomini possono fermarsi ma non la storia. Essa vive perché ha ancora da rivelare e dispiegare tutta la sua potenza di comprensione scientifica e di trasformazione rivoluzionaria del mondo. «Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana – dice Engels – … la produzione dei mezzi materiali di esistenza e, con essa, il grado di sviluppo economico di un popolo e di un’epoca in ogni momento determinato costituiscono la base sulla quale si sviluppano le istituzioni statali, le concezioni giuridiche, l’arte ed anche le idee religiose degli uomini, e partendo dalla quale esse devono venire spiegate, e non inversamente, come si era fatto finora». L’opera di Marx vivee perché è la scoperta scientifica di ciò che determina il movimento storico. L’enorme montagna dei fatti concreti dell’ultimo secolo, l’infinita somma dei rapporti sociali stabiliti e movimentati da miliardi di uomini, la sterminata mappa di risultati oggettivi, il gigantesco cimitero delle idee, delle volontà, dei desideri, delle passioni degli individui e delle classi stanno a testimoniare come la storia è stata determinata dai fattori costanti che il genio di Marx ha scoperto e definito come legge di sviluppo. I detrattori di Marx sostengono che la sua opera è utopica e millenaristica perché affida alla storia un fine che non può avere. La concezione materialistica della storia non può attribuire fini allo sviluppo della specie umana, sviluppo che è un aspetto della dialettica della natura: quando Engels paragona Marx a Darwin questo lo sa perfettamente. Invece di perdere tempo in noiose confutazioni dell’inesistente, i critici di Marx dovrebbero cercare di dimostrare che la storia di un secolo ha avuto un corso diverso dal movimento scoperto da Marx. Ma non possono farlo. La storia si è sviluppata secondo la legge scoperta da Marx. Creazione di un mercato mondiale, estensione del modo capitalistico di produzione nell’interno pianeta, centralizzazione del capitale e centralizzazione dei mezzi di produzione, maturazione del capitalismo in imperialismo, imputridimento parassitario, burocratizzazione, militarizzazione, ingrandimento dello Stato che nelle varie forme politiche rappresenta la dittatura del capitale, sono tutti aspetti di un processo di evoluzione sociale che alla luce della scoperta scientifica di Marx è possibile cogliere nella sua complessità e comprendere nella sua essenzialità”” (pag 196-197) [Arrigo Cervetto, ‘Opere scelte’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2025, Biblioteca giovani]”,”ELCx-350″
“CERVI Mario a cura”,”25 luglio – 8 settembre ’43. Album di una disfatta.”,”Mario Cervi è nato a Crema (Cremona) nel 1921. È morto nel 2015. Laureato in legge, ufficiale di fanteria durante la seconda guerra mondiale, per molti anni inviato speciale del ‘Corriere della Sera’ è passato poi al ‘Giornale’. Ha scritto una decina di libri di storia e saggi, tra cui una ‘Storia della guerra di Grecia’. “”Alcuni protagonisti militari della grande disfatta. Giacomo Carboni, giovane ambizioso e mondano generale, capo del Servizio informazioni dell’esercito e comandante del Corpo motocorazzato schierato attorno a Roma. Fu, prima e dopo l’8 settembre, frivolo, volubile, sommamente inetto; il maresciallo Ugo Cavallero, Capo di Stato Maggiore dopo la destituzione di Badoglio, (novembre 1940-febbraio 1943). Era considerato filotedesco, e odiato da Badoglio, che durante i 45 giorni l’aveva fatto rinchiudere a forte Boccea, e interrogare da Carboni. Morì in una villa del Quartier generale tedesco di Frascati, il 14 settembre 1943, suicida o ucciso. Dichiarerà Kesselring: «Il maresciallo Cavallero, dopo un lungo colloquio avuto con me, si è ucciso nella notte nel giardino della villa che gli avevo messo a disposizione». (…) Mario Roatta: Capo di Stato Maggiore dell’esercito, lasciò l’esercito senza istruzioni, dopo l’8 settembre, e si precipitò al seguito del Re e di Badoglio, imbarcandosi con loro sulla corvetta Baionetta; Raffaele Cadorna, figlio del generale che nella prima guerra mondiale fu a capo dell’esercito italiano fino a Caporetto, comandava la divisione Ariete, e avrebbe voluto agire contro i tedeschi. Paracadutato nel nord Italia, fu successivamente capo militare della Resistenza; Enrico Caviglia, maresciallo d’Italia, ottantaduenne, condottiero della prima guerra mondiale, antagonista di Badoglio e, diversamente da lui, afascista se non antifascista. Riapparve sulla scena dopo l’armistizio per tentar d’affermare la presenza d’una autorità italiana a Roma. Tentativo fallito”” (pag 271); “”Mario Roatta, 56 anni, Capo di Stato Maggiore dell’esercito, era un generale intelligente e intrigante (…) ma non ebbe un ruolo determinante nella trama della Corte contro Mussolini. Pur emarginato da Ambrosio e scavalcato da Carboni, Roatta non ebbe tuttavia alcuna tentazione di distinguersi da loro. Approvò pienamente la defenestrazione di Mussolini, anche se era ritenuto meno ostile ai tedeschi di quanto lo fosse Ambrosio. A guerra finita fu condannato all’ergastolo per peccati di fascismo, ma evase dall’Ospedale miiltare di Roma e fuggì in Spagna. In un libro ‘Otto milioni di baionette’ aveva riconosciuto, a posteriori, tutte le carenze dell’esercito italiano, senza alcun accenno di autocritica, bneché ne fosse stato uno dei capi”” (pag 92)”,”FOTO-108″
“CERVI Mario a cura”,”L’8 settembre.”,”250 generali si assiepano sul molo di Ortona a mare. … (pag 46-47) Kesserling: “”Fucilare i sabotatori e gli scioperanti”” (pag 94) Quadro della composizione del governo Badoglio (pag 154)”,”ITQM-020-FV”
“CERVI Mario”,”Storia della guerra di Grecia.”,”””Il ragionamento dei greci era, più che semplice, semplicistico: noi abbiamo tenuto a bada l’Italia, tocca agli inglesi il compito di metterci in grado di affrontare la Germania. Veniva così scaricata sugli inglesi una responsabilità gravosa. E gli inglesi, a loro volta, si trovavano di fronte ad un dilemma drammatico: dovevano abbandonare la Grecia al suo destino, e impegnare ogni sforzo nella prosecuzione dell’offensiva africana, da Bengasi verso Tripoli (in Africa sbarcava intanto il corpo di spedizione di Rommel) o dovevano invece sforzarsi di parare la minaccia tedesca sui Balcani? Era più importante Atene o era più importante Tripoli? Churchill, con una delle sue caratteristiche decisioni che infrangevano la «prassi» burocratica e la «routine» protocollare, inviò nel Medio Oriente, nella seconda metà di febbraio, il ministro degli esteri Anthony Eden (1), accreditato della più ampia libertà di apprezzamento e anche di decisione. Eden doveva ascoltare e riferire: ma il modo in cui egli avrebbe riferito al primo ministro sarebbe stato evidentemente risolutivo per le conclusioni del gabinetto di guerra. Per viatico di Eden aveva avuto queste parole: «Non consideratevi costretto a una campagna di Grecia se in cuor vostro sentite che sarà un altro fiasco norvegese. Se non può essere messo a punto un piano soddisfacente, ditelo»”” (pag 314-315)”,”GREx-001-FSD”
“CERVO Martino”,”Willi Münzenberg il megafono di Stalin. Vita del capo della propaganda comunista in Occidente.”,”CERVO Martino è caporedattore del quotidiano ‘Libero’. Con Mattia Ferraresi ha scritto ‘Obama, l’irresistibile ascesa di un’illusione’ (2010). “”Martino Cervo ha realizzato, utilizzando una documentazione tedesca inedita non solo in Italia (…) una sorta di straordinario reportage storico (…). Willi Münzenberg fu protagonista di quel movimento [comunista internazionale] per oltre quindici anni, intersecando la stessa vita del Pci. La cancellazione di Münzenberg e della sua creatura, il Soccorso operaio internazionale, comporta infatti anche l’oblio di pagine e di personalità del comunismo italiano. Giuseppe Di Vittorio, prima di diventare il leader della Cgil nel dopoguerra, durante la lotta clandestina svolse un ruolo importante nella organizzazione di Münzenberg. Altra personalità del comunismo italiano che ha subito la “”seconda morte”” è proprio uno dei suoi principali fondatori, Francesco Misiano (a cui solo Claudio Natoli, tra gli storici italiani, ha dedicato un importante saggio nel 1996). Bollato da Antonio Gramsci come elemento “”da defecare””, fu il principale collaboratore di Münzenberg nella produzione cinematografica. Abbiamo così, grazie a Cervo, un quadro realistico di che cosa siano stati gli anni della crescita del bolscevismo in un panorama di rapporti internazionali. Münzenberg, giovane antimilitarista seguace della sinistra socialista tedesca di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, diventa il leader dell’Internazionale giovanile che anima la protesta contro la guerra nel 1914 e il cui giornale costituisce la principale tribuna di Lenin fino al 1917. Successivamente è a Münzenberg che Lenin affida l’orgaizzazione della solidarietà alla causa comunista in campo capitalistico, facendo base a Berlino”” (dalla prefazione di Ugo Finetti) (pag 9)”,”RIRB-140″
“CERVONE Pier Paolo”,”I signori della Grande Guerra. Storie di generali e di battaglie.”,”CERVONE Pier Paolo, nato a Finale Ligure (Savona) si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Genova. Giornalista professionista, è stato caposervizio a ‘La Stampa’ di Torino. “”Questi provvedimenti mettono in cattiva luce gli ufficiali di Stato Maggiore agli occhi degli ufficiali di fanteria. Se le cose vanno male la colpa è dei comandanti delle truppe. Se vanno bene il merito è degli altri che giocano sul velluto”” [Caviglia a Montuori, ndr]. Montuori non cambia programma e il Sabotino [monte al confine tra Italia e Slovenia, a nord di Gorizia, ndr] finisce per qualche mese in seconda linea. L’esercito italiano deve pensare a difendersi. Il 15 maggio, con alcuni mesi di ritardo rispetto alle previsioni, gli austriaci scatenano l’offensiva in Trentino. E la “”Strafexpedition””, la spedizione punitiva contro gli italiani traditori voluta da Franz Conrad von Hötzndorf, capo di Stato Maggiore dell’esercito imperiale, anche se non riesce a ottenere l’appoggio tedesco. Abbiamo già raccontato la battaglia. Caviglia contribuisce ad arrestare l’avanzata. Raggiunge l’Altopiano dei Sette Comuni insieme al comando della divisione e alla brigata “”Piacenza””. Appena arriva a Castelfranco è promosso generale di divisione, gli viene assegnata la 29ª nella grande riserva istituita da Cadorna dopo aver spostato molte truppe dal fronte isontino,. Il 15 maggio Caviglia è nella trincea di Fozza, alla testa dei fanti della 29ª divisione. Si accorge che i reparti austriaci attraversano un momento di crisi e, senza attendere ordini dal comando supremo, si fa aprire un varco tra i cavalli di frisia o ordina l’attacco che porta alla conquista del Gallio. Dimostra coraggio e una grande forza morale. E anche di essere antiburocratico: i suoi attacchi sono improvvisi, quando più il momento è opportuno. Al capitano Filippo Tommaso Marinetti, poeta futurista, confida: “”Purtroppo si vuole fare una guerra da sagrestani o da pazzi sfrenati. Io non ho mai avuto paura nella mia vita. Il giorno in cui avessi paura, mi farei saltare le cervella. Ma a me piace la guerra come uno sport. Bisogna praticarla sportivamente, con disinvoltura e serenità””. Due mesi dopo l’esercito italiano si rimette in marcia. E ottiene l’unica vittoria di un certo significato dei primi dodici mesi di conflitto: la conquista di Gorizia, la regina del Carso, il 9 agosto 1916. Caviglia apprende dal solito bollettino firmato Cadorna che il Sabotino è in nostre mani e che tutto il merito dell’azione è di Pietro Badoglio, promosso a maggiore generale (più tardi arriverà anche il marchesato, appunto del Sabotino). Il generale Montuori si lamenta con Caviglia e parla apertamente di un’ingiustizia. “”Il progetto è mio – osserva Montuori – e anche gran parte della preparazione””””. (pag 151)”,”QMIP-140″
“CERVONE Pier Paolo”,”Vittorio Veneto, l’ultima battaglia.”,”CERVONE Pier Paolo è nato a Finale Ligure e si è laureato in Scienze politiche all’Università di Genova con una tesi sulla ‘Storia dell’apartheid in Sudafrica dal 1652 ai giorni nostri’. Giornalista professionista è capo servizio de ‘La Stampa’. Ha pubblicato nella collana ‘Storia e documenti’ la biografia di Caviglia: ‘Enrico Caviglia, l’anti Badoglio’ (1992). Il disastro di Caporetto. L’errata disposizione delle forze. “”Nelle febbrili giornate che precedono l’ora X, grazie alle preziose informazioni fornite da ufficiali disertori di varie nazionalità (cechi, romeni, boemi), numerosi reparti vengono spostati per potenziare l’ala sinistra del nostro schieramento. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, i rinforzi arrivano a destinazione o alla vigilia dell’offensiva o a battaglia già iniziata. Con un contributo, quindi, pressoché nullo. Scrive il generale Faldella: “”Il 23 ottobre, nella notte e nella giornata del 24, sulle strade immediatamente dietro il fronte, si svolse un movimento caotico di truppe a piedi e in autocarro, di artiglierie trainate da cavalli e da trattori, di convogli di carri e automezzi, con gli inevitabili disguidi e intasamenti””. Si commette l’errore di modificare alla vigilia di un’offensiva, attesa come imminente, i limiti di settore fra due corpi d’armata, il IV (Cavaciocchi) e il XXVII (Badoglio). (…) Risultato: la strada di fondo valle non viene difesa e la 12° divisione slesiana può tranquillamente raggiungere Caporetto. Il XXVII, che avrebbe dovuto sbarrare il fondovalle Isonzo tra Monte Plezia e la riva destra, destina a questo compito un solo battaglione della Napoli (poco più di 400 uomini) diluito su un fronte di due chilometri in zona ripida e boscosa. Il generale Cavaciocchi, dopo aver chiesto assicurazioni a Badoglio, ritira da quella zona il 2° e il 9° bersaglieri, e li dirotta sulla sinistra Isonzo, sotto il Monte Nero, che diventerà una grande trappola. Un altro favore agli avversari lo concediamo nel settore della 46° divisione (generale Giulio Amadei) del IV Corpo. Cadorna aveva prescritto che la difesa delle linee avanzate fosse affidata a poche truppe. Invece qui, sotto la cresta dello Sleme e del Monte Mrzli, fino al fondo valle Isonzo (Molini di Gabrie) vengono lasciati ben 13 battaglioni e nove batterie di medio calibro (obici da 149) oltre a numerose batterie da campagna e someggiate. “”Bisogna esserci stati – commenta Faldella – per rendersi conto di come fosse impossibile resistere su questa linea ad un attacco di notevoli forze. Era dominata dalle trincee austriache, al punto che ogni movimento provocava raffiche di mitragliatrice e salve di batteria. Dalle trincee nemiche rotolavano su quelle italiane sassi e talvolta scatole piene di escrementi, a scherno degli infelici che si logoravano a tenere una linea assurda che non offriva riparo alcuno (…)””. Invece sulla linea di difesa a oltranza, che dal Monte Nero scende a Selice e all’Isonzo, per natura fortissima, rimangono fino al 22 ottobre due soli battaglioni, rimpinguati all’ultimo momento da altri quattro. Chiude Faldella: “”Naturalmente gli austro-tedeschi poterono in tre ore mettere fuori combattimento, per il favore del terreno e il mancato sbarramento delle artiglierie, i tredici battaglioni, più un quattordicesimo, e poi sfondare la linea di difesa a oltranza nel fondo valle, dov’era rimasto un solo battaglione di fanteria. Non sarebbe stato possibile fare una più assurda distribuzione delle forze, né il nemico avrebbe potuto essere meglio favorito””. Eppure dagli ufficiali disertori di Paesi ostili all’impero asburgico, veniamo a sapere praticamente tutto”” (pag 29-30-31)”,”QMIP-177″
“CERVONE Pier Paolo”,”Enrico Caviglia, l’anti-Badoglio.”,”CERVONE Pier Paolo Fiume. “”Tra Caviglia e D’Annunzio l’atmosfera si guasta per i continui colpi di mano degli «uscocchi», come il Comandante aveva chiamato i suoi legionari più spericolati. Il dirottamento di piroscafi e navi da guerra, la cattura di alcuni cavalli dell’esercito complicano ulteriormente la situazione. A D’Annunzio basta avere beffato il comandante militare della Venezia Giulia ma anche in questa occasione Caviglia, come sottolinea Spinosa, si comporta con classe e sangue freddo. In un ordine del giorno alle truppe scrive: «Certo, sarebbe molto comodo per me dire, usando il linguaggio per molti divenuto abituale: “”Io me ne frego, io mi chiamo Caviglia”” e pestar sodo. Ma ora bisogna avere pazienza. Voi sapete che parlo poco e mantengo le promesse: ebbene metteremo a posto tutto». Particolarmente grave l’episodio del rapimento della bandiera di un reggimento delle truppe regie. Caviglia s’inalbera e scrive a D’Annunzio: «Alcuni atti recenti della S.V. mi hanno dolorosamente impressionato facendo sorgere in me il dubbio che Ella non sia mosso unicamente dal bene d’Italia, ma anche da ambizioni personali non pienamente pure e che nello stesso tempo Ella non domini più completamente l’ambiente di Fiume””. Quindi chiede la restituzione della bandiera (…). Nuovo incontro il 27 agosto. La situazione internazionale è migliorata per l’uscita di scena del presidente americano Wilson e dalla nuovo politica di Francia e Inghilterra che sembrano disinteressarsi della Jugoslavia. Caviglia convoca D’Annunzio per un esame della questione adriatica e il Comandante ne approfitta per leggere al generale le bozze dello Statuto della Reggenza Italiana del Quarnaro, la sua nuova creatura, facendogliene poi dono. (…) E la nascita della Reggenza introduce un nuovo periodo di intrighi e sospetti, di incontri segreti con gli emissari delle varie correnti politiche. Il governo teme che il movimento rivoluzionario inaugurato a Fiume da D’Annunzio si estenda alla penisola. Riferendosi a quel periodo, Caviglia accenna persino a un interessamento di Lenin alla questione fiumana: «A Fiume» sostiene, «dove D’Annunzio e i suoi legionari vivevano in stato di ribellione, si rivolsero le speranze dei partiti più o meno costituzionali della borghesia nonché di altri partiti anticostituzionali e anche anarchici. E specialmente Lenin sperò in Fiume come punto di partenza per una rivoluzione in Italia. Anche Mussolini, dopo la prima idea del 25 settembre 1919 di un direttorio di governo Giardino-Caviglia-Rizzo presieduto da D’Annunzio, verso la fine di settembre, o ai primi di ottobre del 1920, compila un particolareggiato memoriale per un «colpo di Stato dannunziano». Mussolini pensa che un’azione armata su Roma possa riuscire soltanto con il concorso delle truppe regolari e in tal senso compie, e fa compiere, sondaggi più o meno cauti con alte autorità militari. In particolare con Caviglia che, nella sua veste di comandante delle truppe della Venezia Giulia, avrebbe potuto avere influenza determinante nella prima fase di un movimento rivoluzionario iniziato dalle forze legionarie fiumane. Il 10 ottobre il Poeta incontra il generale e fa pressioni perché aderisca al complotto. Caviglia afferma: «Non ebbi mai il minimo dubbio sulla via da seguire. Obbedire alle leggi, opporsi ad ogni rivoluzione, perché in quel momento di grave crisi economica sarebbe stata l’estrema rovina del nostro Paese, anche se fosse riuscita, e fidare nel buon senso del nostro popolo italiano, che doveva finire col prevalere»”” (pag 143-144-145)”,”QMIP-261″
“CESA Claudio”,”Il giovane Feuerbach.”,”CESA Claudio nato nel 1928 allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha frequentato poi come borsista le università di Friburgo, Gottinga e Parigi. Dal 1956 è professore nei licei. Nel 1955 ha pubblicato ‘Apostolato cattolico e condizione operaia’ (De-Silva). Ha tradotto in italiano per la Laterza l’ antologia della Sinistra hegeliana. “”Proprio in questo senso si era pronunziato Goethe in un colloquio con Eckermann: “”La convinzione della nostra immortalità nasce, per me, dal concetto dell’ attività; perché se io opero senza posa sino alla mia morte, la natura è obbligata ad assegnarmi un’ altra forma di esistenza quando questa mia attuale non può più continuare a contenere il mio spirito””. L’ universo, nella prospettiva goethiana, non aveva un ‘centro’; era la stessa vita a pulsare nel più piccolo animale e nella stella più lontana. Diversa è la posizione di Feuerbach: anch’egli è convinto che la vita sia una perenne attività; ma le varie forme di essa sono viste, se è lecita l’ immagine, come una piramide la cui cuspide è la terra, e , in essa, il genere umano. Come l’ embrione, scrive il filosofo, è la preparazione dell’ uomo, pur essendone ancora infinitamente diverso, così i corpi celesti sono soltanto gradini che conducono alla terra. “”In cielo la natura celebra la festa dei santi; le luci che tu vedi là in alto non sono niente più e niente altro che ceri sulle tombe del passato. Le stelle non sono altro che annali, documenti del passato della terra””. “”…La piccola terra è il frutto del grande universo.”” Un tempo, continua Feuerbach, l’ umanità credeva che tutto fosse stato fatto per l’ uomo, e che la terra fosse il centro dell’ universo; da poco tempo questa credenza è stata sostituita da un’ altra, che Alles zum Mittelpunkt macht, Nichts zum Mittelpunkt. Gli uomini hanno perduto di vista l’ autentico tutto, l’ unità della vita, e si sono dedicati a raccogliere nella loro coscienza, quasi essa fosse uno specchio o un magazzino dell’ universo, il maggior numero possibile di dati sensibili; il loro motto potrebbe essere: “”Tutto ciò che merita di esistere, merita di essere conosciuto””; (…)”” (pag 169-170)”,”FILx-309″
“CESA Claudio”,”Hegel filosofo politico.”,”Contiene tra l’altro i capitoli: – Gli scritti di Hegel sulle vicende politiche del suo tempo (pag 13-) – Hegel e la rivoluzione francese (pag 45-) – Stato e libertà negli scritti politici di Hegel (pag 145-) – Considerazioni sulla teoria hegeliana della guerra (pag 171-) Claudio Cesa è nato a Novara nel 1928, ed è stato allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa. Dopo essere stato per molti anni docente nei licei, ha insegnato Storia della filosofia moderna e contemporanea alla Università di Firenze. In seguito è diventato professore di filosofia politica presso l’Università di Siena. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Il giovane Feuerbach’ (1963), ‘La filosofia politica di Schelling’ (1969), ‘Studi sulla sinistra hegeliana’ (1972), ‘Fichte e il primo idealismo’ (1973). Ha tradotto in italiano opere di Hegel, Feuerbach, Zeller e Ranke. “”(…) Hegel accetta e rovescia giudizi che erano correnti nella valutazione illuministica: questa faceva risalire la guerra al lato irrazionale dell’uomo (le passioni e le ambizioni dei sovrani, il fanatismo e la stupidità delle folle): Hegel accetta il giudizio di «irrazionalità» (le «forze dell’inorganico») ma insieme lo rovescia: è un irrazionale che, nella sua elementarità, è necessario, che ‘può’ (non deve) liberare da un altro irrazionale, da quella forma di «follia» nella quale cade lo spirito privato abbandonato a se stesso. Questi accenni alla guerra come un fenomeno «naturale» si ritrovano puntualmente nella ‘Filosofia del diritto’; «Questa necessità – si legge al § 324 – ha da un lato la figura di potere naturale»; e negli appunti presi dagli uditori delle lezioni di Hegel, e recentemente pubblicati da K.H. Ilting, su questo aspetto si insiste più di una volta: la guerra viene paragonata al diritto superiore che il genere ha nei confronti degli individui, e lo stato viene definito «il corrispettivo della natura» «una natura della volontà» (23). Se era un giudizio che risaliva almeno a Hobbes, ripetuto in Germania di recente anche da Fichte, che gli stati sono tra loro in un rapporto di stato di natura, in un rapporto cioè non ordinato da leggi costrittive vincolanti, Hegel, come si è visto, ne allarga la portata. Egli sa bene che tra le nazioni civilizzate le guerre sono iniziate per qualche motivo, per respingere una offesa o per conseguire un vantaggio; e spiega, anche, che non si può dare su di esse un giudizio sulla base del giusto e dell’ingiusto, perché, quando gli stati si affrontano, sono due diritti, e non un diritto e un torto, a venire in contrasto. Ma egli non esclude, anzi, suggerisce, che al di là di queste «cause» la guerra possa avere origine da una esplosione di vitalità; l’illustrazione più banale – anche se storicamente corretta – di questo comportamento è offerta dalle irruzioni delle popolazioni barbariche sui vicini. Ma ci sono altre considerazioni a mostrare come questo aspetto non sia, per Hegel, da relegarsi nel passato, ai tempi dei germani, dei tartari o dei mongoli, ma sia un elemento costitutivo di molti, anzi, di tutti i conflitti. Di tutti dal punto di vista dell’aggredito, il quale deve scegliere se resistere o piegarsi – e non può illudersi che la guerra gli serva a difendere la vita e la proprietà: «questa sicurezza non viene ottenuta col sacrificio di ciò che deve essere garantito, al contrario» (24). Di molti dal punto di vista dell’aggressore: «Molte guerre sono iniziate perché si era annoiati dalla pace», o perché la «politica» ha saputo scatenare verso l’esterno quel «fermento» o quell’«impulso ad agire» (Trieb der Tätigkeit) che altrimenti si sarebbe volto all’interno, a scardinare le istituzioni (25); un ultimo esempio (Hegel pensava alla Francia?) è infine quello di un popolo che, nel pericolo di perdere la sua indipendenza, vede accorrere i cittadini alla difesa di essa: «Quando così l’intero è divenuto sua potenza, e dalla sua vita interiore, in sé, è stato trascinato verso l’esterno, allora la guerra difensiva si trasforma in guerra di conquista» (26). In tutti questi casi, come si vede, la spinta reale non è offerta da un motivo limitato e ben individuabile – si tratta di una vera e propria manifestazione di vitalità che il caso o il calcolo spingono verso l’esterno, contro altri popoli”” (pag 186-187) [(23) ‘Rechtphilosophie’, ed Ilting, cit., Bd. I, p. 205, Bd. 3, p. 841; (24) Phil. d. Rechts (ed. Hoffmeister), Hamburg, 1955, p. 280; (25) ‘Rechtphilosophie’, cit., III, pp. 829-30; cfr, Phil. d. Rechts, p. 281; Rousseau, invece, condannava energicamente il sistema di prevenire le guerre tra i privati cittadini con guerre tra gli stati «mille volte peggiori»; cfr. S. Hoffmann, ‘Rousseau on War and Peace’, “”American Political Science Review, 1963, p. 323; (26) Phil. d. Rechts, p. 282]”,”HEGx-043″
“CESA Claudio a cura; saggi di Norberto BOBBIO Manfred RIEDEL Giuliano MARINI Eric WEIL Hans MAIER Z.A. PELCZYNSKI Hermann LÜBBE Ernst TOPITSCH Jacques D’HONDT”,”Il pensiero politico di Hegel. Guida storica e critica.”,”Claudio Cesa introduce al pensiero politico di Hegel attraverso i saggoi di N. Bobbio (Hegel e il giusnaturalismo), M. Riedel (Natura e libertà nella ‘Filosofia del diritto’), G. Marini (La società civile hegeliana), E. Weil (Hegel e il concetto di rivoluzione), H. Maier (Hegel e la Costituzione del Reich), Z.A. Pelczynski (Hegel e la Costituzione inglese), H. Lübbe (Hegel e la società politicizzata), E. Topitsch (Critica degli apologeti di Hegel), J. D’Hondt (Hegel-Amleto) “”È a partire da Marx e da Engels che si deve, senza dubbio, situare la rottura con l’impostazione specificamente hegeliana del rapporto tra teoria e prassi e con il modo pericolosamente mitologico di trattare un problema come questo. Ma si deve constatare, anche, che persino per questi autori il punto di partenza è stata la visione politica hegeliana; e che il mutamento avverrà non senza lentezze e giri viziosi (59). Engels, nella sua giovinezza, si limita a recepire i temi della discussione. Li ha colti nella loro espressione francese? O li ha ricavati dall’opera di Hegel, e in particolare da quella ‘Estetica’ di cui egli, sino ai suoi ultimi giorni, consiglierà ai discepoli la lettura? (60). Nel 1840 Engels, ventenne, dedica un articolo a ‘K. Gutzkow als Dramatiker’ (61). Parla tra l’altro del dramma di Gutzkow ‘Hamlet in Wittenberg’ e rimprovera all’autore di essersi servito di Faust per «introdurre il dubbio nel cuore di Amleto». Un simile ripiego non era necessario in quanto il dubbio (qui Engels riassume e sintetizza le idee di Hegel, di Duvergier de Hauranne, di Börne) è «l’elemento tedesco» (‘der Zweifel, das deutsche Element’). E questo «elemento tedesco» è «innato» (‘angeboren’) in Amleto (62) come se, presso i tedeschi, esso fosse l’esito di una implacabile maledizione. Engels accetta dunque come una ovvietà questa analogia di Amleto de del carattere nazionale tedesco, e l’eredità del dubbio presso i tedeschi. Ora, non si tratta affatto del dubbio cartesiano, artificiale, metodo, sistematico, che permette di accostarsi meglio alla verità e che non impedisce l’azione: «La mia seconda massima – dice Cartesio proponendo la sua morale provvisoria – era di essere nelle mie azioni più fermo e risoluto che mi fosse possibile…». Né si tratta di quell’atteggiamento indicato da Marx come suo «motto»: «Dubita di tutto» (63). Si tratta, piuttosto, dell’incapacità di decidere e di agire la quale rende i tedeschi un popolo non pratico e non politico. Engels detesta questo «dubbio germanico», ed anche Amleto, l’anti-eroe che lo incarna sulla scena. Per scongiurare questo ricordo malefico, per sbarrare la strada di Wittenberg, egli inviterà i tedeschi della sua generazione ad un altro pellegrinaggio, per Xanten, dove è nato un eroe completamente diverso: Sigfrido! L’ultima vittoria di Sigfrido sarà doppiamente anacronistica: uccidere Amleto nell’anima tedesca! Si passa da un eroe all’altro, ma non si abbandona la leggenda; ora, in tutta questa storia, ciò che è più leggendario, cioè incredibile, è proprio la credenza in una «anima tedesca» – o francese – eterna, in un «carattere nazionale» immoto che, da sé solo, e senza che intervengano altre forze più decisive, susciterebbe le grandi rinascite e i grandi sconvolgimenti della storia. Nel 1840, agli occhi di Engels, Amleto cessa di essere la Germania. Nell’articolo che egli intitola ‘Siegfrieds Heimat’ (La patria di Sigfrido), e che pubblica soto il suo pseudonimo dell’epoca, Friedrich Oswald, esclama: « … finire (pag 217-218-219-220-221) [Jacques D’Hondt, ‘Hegel-Amleto. Il problema del passaggio all’atto politico’] [(in) Claudio Cesa, a cura, ‘Il pensiero politico di Hegel. Guida storica e critica’, Laterza, Roma, Bari, 1979]”,”HEGx-048″
“CESA Marco”,”Alleati ma rivali. Teoria delle alleanze e politica estera settecentesca.”,”Marco Cesa è Resident Professor di Relazioni Internazionali presso il Bologna Center della Paul H. Nitze School of Advanced International Studies, The Johns Hopkins University e professore ordinario della stessa materia nell’Università di Bologna.”,”RAIx-057-FL”
“CESA Claudio”,”Introduzione a Fichte.”,”””È nel 1804 che Fichte sembra assegnare all’idealismo, anche nella sua forma “”superiore”” (aveva dimenticato la protesta di Kant, in in nota dei ‘Prolegomeni’, contro questa espressione?) un rango inferiore a quello del “”realismo””, che egli, per distinguere da quello comune, qualifica pure di “”superiore””. La nuova gerarchia tra i due termini, che ribalta quella che Fichte aveva professato per oltre un decennio, non vuol essere una semplice palinodia; e se non convincono i suoi tentativi di far credere che avesse sempre pensato queste cose, e soltanto non le avesse dette con l’incisività necessaria, si deve riconoscene che Fichte limita la portata dell’idealismo “”soggettivo”” onde dargli un fondamento più solido di quella certezza di sé (“”fattuale””, come egli la chiama) che si può attingere con l’autocoscienza”” (pag 130) ‘La palinodia è un termine che indica ogni componimento poetico che si configura come una ritrattazione di parole o idee precedentemente espresse. Questa parola deriva dal greco e, secondo la definizione del lessico Suda, significa ‘canto opposto’ o ‘dire il contrario rispetto a quanto detto in precedenza’ 1. In altre parole, la palinodia rappresenta un atto di revisione o cambiamento di opinione, spesso espresso attraverso la poesia o il discorso. Un esempio antico di palinodia risale a Stesicoro, che nell’ode Palinodia trattò il mito di Elena in modo diverso dalla tradizione comune. Mentre la versione tradizionale considerava Elena come la causa principale della guerra di Troia, Stesicoro propose una visione alternativa 2. Questo esempio illustra come la palinodia possa sfidare le opinioni consolidate e offrire nuove prospettive. In termini filosofici, la palinodia può essere vista come un invito alla riflessione critica e alla revisione delle nostre convinzioni, aprendo la strada a una maggiore comprensione e consapevolezza’ (f. copil.)”,”FILx-013-FSD”
“CESA Claudio”,”Fichte, i romantici, Hegel.”,”””I «momenti» nei quali lo Stato si articola sono i «poteri»: il legislativo, il governo e il principe (Hegel non accetta lo schema di Montesquieu, mentre è più vicino a quello di Locke)”” (pag 81)”,”HEGx-002-FMB”
“CESARANO Filippo”,”Gli accordi di Bretton Woods. La costruzione di un ordine monetario internazionale.”,”CESARANO F. è capo ufficio ricerche storiche della Banca d’Italia. Ha studiato all’Università di Chicago. E’ stato ‘Visiting’ in varie università tra cui la UCLA., Stanford, Harvard e la Nederlandse Economische Hogeschool.”,”ECOI-280″
“CESARANO Giorgio”,”Manuale di sopravvivenza.”,”””Dal momento che l’uomo non viene al mondo con uno specchio, né da filosofo fichtiano (Io sono io), egli, in un primo tempo, si rispecchia in un altro uomo. L’uomo Pietro si riferisce a se stesso come a un uomo soltanto mediante la relazione all’uomo Paolo come proprio simile. Ma così anche Paolo, nella sua corporeità Paolina, conta per lui come forma fenomenica del ‘genus’-uomo”” (K. Marx) “”…apparirà allora che il mondo possiede da tempo il sogno di una cosa di cui deve soltanto possedere la coscienza, per possederla realmente”” (K. Marx, “”Lettera a Ruge, sett. 1843. ‘Un carteggio del 1843 e altri scritti giovanili’, Ed. Rinascita, p. 40) (pag 45)”,”FILx-037-FV”
“CESARE Caio Giulio”,”De Bello Gallico. Libro I.”,”””Cesare trovava anche nella sua inchiesta; quanto al combattimento equestre sfavorevole che era avvenuto pochi giorni prima, che l’ inizio di quella fuga era stato fatto da Dumnorige e dai cavalieri di lui (…) e che la restante cavalleria era rimasta atterrita dalla fuga di quelli. (…) (Cesare) pensava abbastanza di causa esservi, perché o egli stesso rivolgesse l’ animo contro di lui o ordinasse alla popolazione di rivolgerlo. Una sola considerazione si opponeva a tutti questi motivi, il fatto che aveva ben conosciuto la grandissima devozione del fratello Diviziaco verso il popolo Romano, il grandissimo affetto verso di lui, la lealtà, non comune, l’ equità la moderazione: perché temeva di offendere col castigo di lui l’ animo di Diviziaco.”” (pag 62)”,”STAx-103″
“CESARE Gaio Giulio, a cura di Adriano PENNACINI”,”Opera Omnia. Volume I.”,”Gaio Giulio Cesare nasce a Roma il 13 luglio 100 a.C. dal patrizio Gaio Giulio Cesare (pretore nel c.92), e da Aurelia, della famiglia degli Aurelii Cottae e forse sorella dei consoli del 75, 74 e 65. Nel 84 Cesare sposa Cornelia, figlia di Cinna. Nello stesso periodo per volere del suocero, riceve la nominatio per il sacerdozio di flamen Dialis, ma, non possedendo i requisiti necessari per l’arcaica dignità, non giunge alla consacrazione. Nel 81-80 Cesare compie le sue prime esperienze militari in Asia Minore agli ordini di Marco Minucio Termo, si distingue nella presa di Mitilene e viene decorato con la corona civica. Nel 77-76 ritornato a Roma, in due successivi processi accusa i sillani Gneo Cornelio Dolabella e Gaio Antonio Hibrida di malversazioni in Grecia e, pur non ottenendo la loro condanna, si impone all’attenzione per la grande abilità oratoria.Nel 60 Cesare viene eletto al consolato per il 59 grazie all’appoggio di Pompeo e Crasso.”,”VARx-146-FL”
“CESARE Gaio Giulio, a cura di Adriano PENNACINI”,”Opera Omnia. Volume II.”,”Gaio Giulio Cesare nasce a Roma il 13 luglio 100 a.C. dal patrizio Gaio Giulio Cesare (pretore nel c.92), e da Aurelia, della famiglia degli Aurelii Cottae e forse sorella dei consoli del 75, 74 e 65. Nel 84 Cesare sposa Cornelia, figlia di Cinna. Nello stesso periodo per volere del suocero, riceve la nominatio per il sacerdozio di flamen Dialis, ma, non possedendo i requisiti necessari per l’arcaica dignità, non giunge alla consacrazione. Nel 81-80 Cesare compie le sue prime esperienze militari in Asia Minore agli ordini di Marco Minucio Termo, si distingue nella presa di Mitilene e viene decorato con la corona civica. Nel 77-76 ritornato a Roma, in due successivi processi accusa i sillani Gneo Cornelio Dolabella e Gaio Antonio Hibrida di malversazioni in Grecia e, pur non ottenendo la loro condanna, si impone all’attenzione per la grande abilità oratoria.Nel 60 Cesare viene eletto al consolato per il 59 grazie all’appoggio di Pompeo e Crasso.”,”VARx-150-FL”
“CESARETTI Gino a cura; CANOBBIO-CODELLI Federico CHERSI Tullio LEMBI Adriano MALDACEA Lucia MOLTENI Roberto M. PARISI Federico POGLIANI Giuliano SCOLARI Giuseppe TESTA Donatella CORDA Giuseppe CORDINI Carla PIANA Annapaola, redazione; fra gli autori delle biografie: E. AGAZZI D. BARRUCAND M. BATAILLON Y. BELAVAL K.R. BIERMANN C.W. BODEMER J. BRACHET A.M. BRIZIO W.H. BROCK L. BULFERETTI G. CANGUILHEM A.A. CAPOCACCIA V. CAPPELLETTI E. CARRUCCIO S.L. CHAPIN S.D. CHAPMAN P. COSTABEL J.S. CREASEY M.P. CROSLAND Z. DADIC J. D’AGUILAR L.M. DAVEY G. DE-BEER L.S. DE-CAMP A. DELAUNAY D. DE-MOULIN T.K. DERRY G. DIAMBRINI PALAZZI D. DUGUE L. DULIEU A.M. DUNCAN J.F. FISCHER E.G. FORBES A. FRAJESE W. FRANK L. GEYMONAT C.S. GILLMOR M. GLIOZZI L. GODEAUX H. GOERKE M. GOUREVITCH I. GRATTAN-GUINNES A.T. GRIGORJAN M.D. GRMEK R.E. HALL P.M. HEIMANN J. HERIVEL H. HERMS P. HUARD H. HERMES A.P. JUSKEVIC T. KAHN B.M. KEDROV F. KLEMM V. KRUTA Y. LAISSUS H.H. LAUER H.M. LEICESTER T.H. LEVERE G.A. LINDEBOOM L. LOMBARDO-RADICE C. MACCAGNI P. MAFFEI M. MARKOVIC S.R. MIKULINSKIJ P.V. MOLLER-CHRISTENSEN I. MULLER M.P. MULTANOVSKIJ S. NAKAYAMA H. NEUBER G. NICOLE-GENTY J. PAYEN G. PICCOLI J. PIVETEAU . POYNTER L. PREMUDA A. QUILICO M. REUCHLIN S. RICHTER J. ROGER E. ROSEN P. ROSSI G. SCHERZ F. SCHILLER C.J. SCHNEER R. SCHRIMPF E.N. SIVOWITCH N.A.F. SMITH J.I. SOLOVEV J. STANNARD I. STRUBE S.V. SUHARDIN M.D. SWORDS A. SZABO R. TATON E. TOGLIATTI J. TREFOUEL R. VISSER H.H. WALSER H. WUSSING H. WYKLICKY J. ZEMPLEN”,”Scienziati e tecnologi dalle origini al 1875. Volume I. Da Abano, Pietro d’ a Gibbs, Josiah Willard.”,”Comitato scientifico: AGAZZI Evandro CAPPELLETTI Vincenzo GEYMONAT Ludovico GRMEK Mirko D. QUILICO Adolfo SILVESTRI Mario BULFERETTI Luigi MACCAGNI Carlo, Direttore editoriale MACORINI Edgardo. Fra gli autori delle biografie: E. AGAZZI D. BARRUCAND M. BATAILLON Y. BELAVAL K.R. BIERMANN C.W. BODEMER J. BRACHET A.M. BRIZIO W.H. BROCK L. BULFERETTI G. CANGUILHEM A.A. CAPOCACCIA V. CAPPELLETTI E. CARRUCCIO S.L. CHAPIN S.D. CHAPMAN P. COSTABEL J.S. CREASEY M.P. CROSLAND Z. DADIC J. D’AGUILAR L.M. DAVEY G. DE-BEER L.S. DE-CAMP A. DELAUNAY D. DE-MOULIN T.K. DERRY G. DIAMBRINI PALAZZI D. DUGUE L. DULIEU A.M. DUNCAN J.F. FISCHER E.G. FORBES A. FRAJESE W. FRANK L. GEYMONAT C.S. GILLMOR M. GLIOZZI L. GODEAUX H. GOERKE M. GOUREVITCH I. GRATTAN-GUINNES A.T. GRIGORJAN M.D. GRMEK R.E. HALL P.M. HEIMANN J. HERIVEL H. HERMS P. HUARD H. HERMES A.P. JUSKEVIC T. KAHN B.M. KEDROV F. KLEMM V. KRUTA Y. LAISSUS H.H. LAUER H.M. LEICESTER T.H. LEVERE G.A. LINDEBOOM L. LOMBARDO-RADICE C. MACCAGNI P. MAFFEI M. MARKOVIC S.R. MIKULINSKIJ P.V. MOLLER-CHRISTENSEN I. MULLER M.P. MULTANOVSKIJ S. NAKAYAMA H. NEUBER G. NICOLE-GENTY J. PAYEN G. PICCOLI J. PIVETEAU . POYNTER L. PREMUDA A. QUILICO M. REUCHLIN S. RICHTER J. ROGER E. ROSEN P. ROSSI G. SCHERZ F. SCHILLER C.J. SCHNEER R. SCHRIMPF E.N. SIVOWITCH N.A.F. SMITH J.I. SOLOVEV J. STANNARD I. STRUBE S.V. SUHARDIN M.D. SWORDS A. SZABO R. TATON E. TOGLIATTI J. TREFOUEL R. VISSER H.H. WALSER H. WUSSING H. WYKLICKY J. ZEMPLEN”,”SCIx-200″
“CESARETTI Gino caporedazione; CANOBBIO-CODELLI Federico CHERSI Tullio LEMBI Adriano MALDACEA Lucia MOLTENI Roberto M. PARISI Federico POGLIANI Giuliano ROGNONI Bruno TESTA Donatella CORDA Giuseppe CORDINI Carla PIANA Annapaola, redazione; fra gli autori delle biografie: G.E. ALLEN G. AUJAC E. BELLONE E.H. BERNINGER G. BIRARDI H. BOLZA R. BRANDT-MANNESMANN D.S. CARDWELL A.V. CAROZZI P. CASINI R. CASSINIS O.E. CLARK E.J. COLLINS C. COURY J.S. CREASEY . CRESPI C.A. CULOTTA P. DI-PIETRO R.G.A. DOLBY S. DONADONI H.M. EVANS F. FERRACUTI G.D. FRIEDLANDER K. VON FRITZ F. GABRIELI V. GIACOMINI W.C. GIBSON L. GLESINGER F. GREENWAY M. GUEDES M.B. HALL A. HERMANN C. HILL E. HINTZSCHE J.E. HOFMANN K. HUDSON A.J. IHDE H. KANGRO K.D. KEELE J.T. LLOYD J.M. LOPEZ PINERO R.E.W. MADDISON S. MARACCHIA V. MATHIEU H.W. MATIS M.G. MINNAERT G. MONTALENTI G. MORUZZI J. NICOLLE R. OLBY P. OMODEO G. ONGARO H.J. PARISH M.L. PEARL J. PELSENER F. PERRIN R. PRACCHI E.H. ROBINSON G. RUDOLPH S. SCHWANN W.L. SCOTT G. SEMERANO P-J. SHORT P. SMIT J. STEUDEL H. STUBBE F. STUSSI L. SUHLING G. TABARRONI G.E. TAUBER U. TROITZSCH M. TWYMAN J. VIVIE’ O.T. VOLK O.H. WANGENSTEEN R.S. WESTFALL E. YAGI”,”Scienziati e tecnologi dalle origini al 1875. Volume II. Da Gilbert, Grove Karl a Rankine, William John M.”,”Comitato scientifico: AGAZZI Evandro CAPPELLETTI Vincenzo GEYMONAT Ludovico GRMEK Mirko D. QUILICO Adolfo SILVESTRI Mario BULFERETTI Luigi MACCAGNI Carlo, Direttore editoriale MACORINI Edgardo. Fra gli autori delle biografie: G.E. ALLEN G. AUJAC E. BELLONE E.H. BERNINGER G. BIRARDI H. BOLZA R. BRANDT-MANNESMANN D.S. CARDWELL A.V. CAROZZI P. CASINI R. CASSINIS O.E. CLARK E.J. COLLINS C. COURY J.S. CREASEY . CRESPI C.A. CULOTTA P. DI-PIETRO R.G.A. DOLBY S. DONADONI H.M. EVANS F. FERRACUTI G.D. FRIEDLANDER K. VON FRITZ F. GABRIELI V. GIACOMINI W.C. GIBSON L. GLESINGER F. GREENWAY M. GUEDES M.B. HALL A. HERMANN C. HILL E. HINTZSCHE J.E. HOFMANN K. HUDSON A.J. IHDE H. KANGRO K.D. KEELE J.T. LLOYD J.M. LOPEZ PINERO R.E.W. MADDISON S. MARACCHIA V. MATHIEU H.W. MATIS M.G. MINNAERT G. MONTALENTI G. MORUZZI J. NICOLLE R. OLBY P. OMODEO G. ONGARO H.J. PARISH M.L. PEARL J. PELSENER F. PERRIN R. PRACCHI E.H. ROBINSON G. RUDOLPH S. SCHWANN W.L. SCOTT G. SEMERANO P-J. SHORT P. SMIT J. STEUDEL H. STUBBE F. STUSSI L. SUHLING G. TABARRONI G.E. TAUBER U. TROITZSCH M. TWYMAN J. VIVIE’ O.T. VOLK O.H. WANGENSTEEN R.S. WESTFALL E. YAGI”,”SCIx-201″
“CESARETTI Gino caporedazione; CANOBBIO-CODELLI Federico CHERSI Tullio LEMBI Adriano MALDACEA Lucia MOLTENI Roberto M. PARISI Federico POGLIANI Giuliano ROGNONI Bruno TESTA Donatella CORDA Giuseppe CORDINI Carla PIANA Annapaola, redazione; fra gli autori delle biografie: ra gli autori delle biografie: E. AGAZZI D. BARRUCAND M. BATAILLON Y. BELAVAL K.R. BIERMANN C.W. BODEMER J. BRACHET A.M. BRIZIO W.H. BROCK L. BULFERETTI G. CANGUILHEM A.A. CAPOCACCIA V. CAPPELLETTI E. CARRUCCIO S.L. CHAPIN S.D. CHAPMAN P. COSTABEL J.S. CREASEY M.P. CROSLAND Z. DADIC J. D’AGUILAR L.M. DAVEY G. DE-BEER L.S. DE-CAMP A. DELAUNAY D. DE-MOULIN T.K. DERRY G. DIAMBRINI PALAZZI D. DUGUE L. DULIEU A.M. DUNCAN J.F. FISCHER E.G. FORBES A. FRAJESE W. FRANK L. GEYMONAT C.S. GILLMOR M. GLIOZZI L. GODEAUX H. GOERKE M. GOUREVITCH I. GRATTAN-GUINNES A.T. GRIGORJAN M.D. GRMEK R.E. HALL P.M. HEIMANN J. HERIVEL H. HERMS P. HUARD H. HERMES A.P. JUSKEVIC T. KAHN B.M. KEDROV F. KLEMM V. KRUTA Y. LAISSUS H.H. LAUER H.M. LEICESTER T.H. LEVERE G.A. LINDEBOOM L. LOMBARDO-RADICE C. MACCAGNI P. MAFFEI M. MARKOVIC S.R. MIKULINSKIJ P.V. MOLLER-CHRISTENSEN I. MULLER M.P. MULTANOVSKIJ S. NAKAYAMA H. NEUBER G. NICOLE-GENTY J. PAYEN G. PICCOLI J. PIVETEAU . POYNTER L. PREMUDA A. QUILICO M. REUCHLIN S. RICHTER J. ROGER E. ROSEN P. ROSSI G. SCHERZ F. SCHILLER C.J. SCHNEER R. SCHRIMPF E.N. SIVOWITCH N.A.F. SMITH J.I. SOLOVEV J. STANNARD I. STRUBE S.V. SUHARDIN M.D. SWORDS A. SZABO R. TATON E. TOGLIATTI J. TREFOUEL R. VISSER H.H. WALSER H. WUSSING H. WYKLICKY J. ZEMPLEN G.E. ALLEN G. AUJAC E. BELLONE E.H. BERNINGER G. BIRARDI H. BOLZA R. BRANDT-MANNESMANN D.S. CARDWELL A.V. CAROZZI P. CASINI R. CASSINIS O.E. CLARK E.J. COLLINS C. COURY J.S. CREASEY . CRESPI C.A. CULOTTA P. DI-PIETRO R.G.A. DOLBY S. DONADONI H.M. EVANS F. FERRACUTI G.D. FRIEDLANDER K. VON FRITZ F. GABRIELI V. GIACOMINI W.C. GIBSON L. GLESINGER F. GREENWAY M. GUEDES M.B. HALL A. HERMANN C. HILL E. HINTZSCHE J.E. HOFMANN K. HUDSON A.J. IHDE H. KANGRO K.D. KEELE J.T. LLOYD J.M. LOPEZ PINERO R.E.W. MADDISON S. MARACCHIA V. MATHIEU H.W. MATIS M.G. MINNAERT G. MONTALENTI G. MORUZZI J. NICOLLE R. OLBY P. OMODEO G. ONGARO H.J. PARISH M.L. PEARL J. PELSENER F. PERRIN R. PRACCHI E.H. ROBINSON G. RUDOLPH S. SCHWANN W.L. SCOTT G. SEMERANO P-J. SHORT P. SMIT J. STEUDEL H. STUBBE F. STUSSI L. SUHLING G. TABARRONI G.E. TAUBER U. TROITZSCH M. TWYMAN J. VIVIE’ O.T. VOLK O.H. WANGENSTEEN R.S. WESTFALL E. YAGI”,”Scienziati e tecnologi dalle origini al 1875. Volume III. Da Ransome, Robert a Zukovskij, Nikolaj Egorovic. Annali della scienza e della tecnica dalle origini al 1900.”,”Comitato scientifico: AGAZZI Evandro CAPPELLETTI Vincenzo GEYMONAT Ludovico GRMEK Mirko D. QUILICO Adolfo SILVESTRI Mario BULFERETTI Luigi MACCAGNI Carlo, Direttore editoriale MACORINI Edgardo. Fra gli autori delle biografie: E. AGAZZI D. BARRUCAND M. BATAILLON Y. BELAVAL K.R. BIERMANN C.W. BODEMER J. BRACHET A.M. BRIZIO W.H. BROCK L. BULFERETTI G. CANGUILHEM A.A. CAPOCACCIA V. CAPPELLETTI E. CARRUCCIO S.L. CHAPIN S.D. CHAPMAN P. COSTABEL J.S. CREASEY M.P. CROSLAND Z. DADIC J. D’AGUILAR L.M. DAVEY G. DE-BEER L.S. DE-CAMP A. DELAUNAY D. DE-MOULIN T.K. DERRY G. DIAMBRINI PALAZZI D. DUGUE L. DULIEU A.M. DUNCAN J.F. FISCHER E.G. FORBES A. FRAJESE W. FRANK L. GEYMONAT C.S. GILLMOR M. GLIOZZI L. GODEAUX H. GOERKE M. GOUREVITCH I. GRATTAN-GUINNES A.T. GRIGORJAN M.D. GRMEK R.E. HALL P.M. HEIMANN J. HERIVEL H. HERMS P. HUARD H. HERMES A.P. JUSKEVIC T. KAHN B.M. KEDROV F. KLEMM V. KRUTA Y. LAISSUS H.H. LAUER H.M. LEICESTER T.H. LEVERE G.A. LINDEBOOM L. LOMBARDO-RADICE C. MACCAGNI P. MAFFEI M. MARKOVIC S.R. MIKULINSKIJ P.V. MOLLER-CHRISTENSEN I. MULLER M.P. MULTANOVSKIJ S. NAKAYAMA H. NEUBER G. NICOLE-GENTY J. PAYEN G. PICCOLI J. PIVETEAU . POYNTER L. PREMUDA A. QUILICO M. REUCHLIN S. RICHTER J. ROGER E. ROSEN P. ROSSI G. SCHERZ F. SCHILLER C.J. SCHNEER R. SCHRIMPF E.N. SIVOWITCH N.A.F. SMITH J.I. SOLOVEV J. STANNARD I. STRUBE S.V. SUHARDIN M.D. SWORDS A. SZABO R. TATON E. TOGLIATTI J. TREFOUEL R. VISSER H.H. WALSER H. WUSSING H. WYKLICKY J. ZEMPLEN G.E. ALLEN G. AUJAC E. BELLONE E.H. BERNINGER G. BIRARDI H. BOLZA R. BRANDT-MANNESMANN D.S. CARDWELL A.V. CAROZZI P. CASINI R. CASSINIS O.E. CLARK E.J. COLLINS C. COURY J.S. CREASEY . CRESPI C.A. CULOTTA P. DI-PIETRO R.G.A. DOLBY S. DONADONI H.M. EVANS F. FERRACUTI G.D. FRIEDLANDER K. VON FRITZ F. GABRIELI V. GIACOMINI W.C. GIBSON L. GLESINGER F. GREENWAY M. GUEDES M.B. HALL A. HERMANN C. HILL E. HINTZSCHE J.E. HOFMANN K. HUDSON A.J. IHDE H. KANGRO K.D. KEELE J.T. LLOYD J.M. LOPEZ PINERO R.E.W. MADDISON S. MARACCHIA V. MATHIEU H.W. MATIS M.G. MINNAERT G. MONTALENTI G. MORUZZI J. NICOLLE R. OLBY P. OMODEO G. ONGARO H.J. PARISH M.L. PEARL J. PELSENER F. PERRIN R. PRACCHI E.H. ROBINSON G. RUDOLPH S. SCHWANN W.L. SCOTT G. SEMERANO P-J. SHORT P. SMIT J. STEUDEL H. STUBBE F. STUSSI L. SUHLING G. TABARRONI G.E. TAUBER U. TROITZSCH M. TWYMAN J. VIVIE’ O.T. VOLK O.H. WANGENSTEEN R.S. WESTFALL E. YAGI”,”SCIx-202″
“CESARETTI Claudio”,”I comunisti in casa. La via italiana al comunismo.”,”””L’onorevole Foa, il cui figlio tra l’altro è iscritto alla Federazione giovanile comunista, è sempre stato considerato dal PCI come il “”numero due”” della CGIL, benché in realtà la carica di segretario generale aggiunto fosse ricoperta dall’onorevole Fernando Santi. Ma la schiacciante maggioranza dei ‘carristi’ in seno alla già esigua corrente socialista della Confederazione, rendeva e rende puramente onoraria quella carica conferita ad un “”autonomista””.”,”PCIx-319″
“CESARETTI Claudio”,”I comunisti in casa. La via italiana al comunismo.”,”La via italiana al comunismo: Il frontismo pacifista, Il culturame strategico, I compagni tutti d’oro (conti in tasca al Pci); I mercanti rossi (società commerciali, coop rosse, finanziamenti dai paesi oltre-cortina); Sindacalisti d’assalto (Cgil, Inca); I soldati di Togliatti (scuole e giovani ecc.) Paragrafo: Il turismo rosso (pag 75-84) (Arci, Italturist, Uisp ecc.) (in capitolo Il frontismo pacifista)”,”PCIx-010-FB”
“CESARI Severino”,”Colloquio con Giulio Einaudi.”,”Severino Cesari (Città di Castello 1951 – Roma 2017) ha curato l’inserto domenicale del “”manifesto”” e fondato e diretto (con Paolo Repetti) la collana Stile Libero Einaudi.”,”EDIx-012-FSD”
“CESARINI Francesco FILIPPI Enrico GALLO Pier Domenico BATTISTA Maria Luisa DE ANGELI Sergio”,”La ricapitalizzazione del sistema bancario. Atti del convegno sulla ricerca AREL. Roma 29.5.1981″,”Indice – Una prima valutazione dei risultati della ricerca sul problema della ricapitalizzazione delle banche, di CESARINI-F. – Autofinanziamento e ricapitalizzazione del sistema bancario, di FILIPPI-E. – Efficacia e fattibilità degli interventi per ricapitalizzare le Casse di risparmio, di GALLO-P.D. – La recente evoluzione quali-quantitativa del capitale proprio delle aziende di credito, di DE-ANGELI-S. – Le funzioni del capitale proprio nella normativa concernente l’operatività delle aziende di credito, di DI-BATTISTA-M.L. – Metodologia della ricerca, di NATALE-S. – Appendice statistica. L’ AREL (Agenzia di Ricerche e Legislazione) è costituita da 38 parlamentari del grupp Dc che, assieme ad esperti, ricercatori, imprenditori e sindacalisti, hanno promosso un centro di ricerche, di documentazione e di dibattito sui problemi dello Stato e dell’ economia italiana, come presupposto per un buon lavoro legislativo.”,”E1-BAIT-009″
“CESARINI Francesco”,”Le aziende di credito italiane. Aspetti strutturali e lineamenti di gestione.”,”Indice PARTE PRIMA: POLITICA MONETARIA E ATTIVITA’ BANCARIA 1. I mutamenti della struttura finanziaria nella negli anni dell’inflazione. 2. Controlli amministrativi del credito e e ruolo delle banche. 3. I provvedimenti monetari del 31.1.1981. 4. I principali strumenti di controllo del credito a partire dal 1973. PARTE SECONDA: PROBLEMI DI GESTIONE. 5. Opinoni e comportamenti degli operatori bancari: i risultati di un sondaggio. 6. Tecniche di gestione della tesoreria e nuovi strumenti di mercato. 7. Gestione titoli e intermediazione nel mercato mobiliare. 8. Linee evolutive del rapporto banca impresa sotto il profilo delle tecniche di finanziamento. 9. Disintermediazione e politica di raccolta delle aziende di credito. 10. Il problema della ricapitalizzazione delle banche: aspetti quantitativi.”,”E1-BAIT- 010″
“CESARINI Francesco”,”Le aziende di credito italiane. Aspetti strutturali e lineamenti di gestione.”,”Francesco Cesarini insegna Tecnica Bancaria e Tecnica e ordinamento delle borse nell’Università Cattolica di Milano, dove coordina anche l’attività di ricerca e aggiornamento professionale promossa dalla Facoltà di Economia e Commercio in collaborazione con l’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa. Tra i suoi scritti: Il mercato mobiliare italiano, Struttura finanziaria, sistema creditizio e allocazione delle risorse in Italia, Alle origini del credito industriale, e l’antologia, curata con M. Onado, Struttura e stabilità del sistema finanziario.”,”ECOG-008-FL”
“CESARINI Francesco a cura; saggi di Arturo PATARNELLO Paolo GUALTIERI Davidia ZUCCHELLI Melania SAVINO Cristiana SCHENA Fiorenzo DI-PASQUALI Mario ANOLLI Francesco CESARINI”,”La gestione degli istituti di credito speciale tra riforme e mercato.”,”Francesco Cesarini insegna Tecnica bancaria e Tecnica di borsa nella Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica di Milano.”,”ITAE-009-FP”
“CESARINI Francesco”,”Alle origini del Credito Industriale. L’IMI negli anni trenta.”,”Francesco Cesarini insegna Tecnica Bancaria e Tecnica e ordinamento delle borse nell’Università Cattolica di Milano, dove coordina anche l’attività di ricerca e aggiornamento professionale promossa dalla Facoltà di Economia e Commercio in collaborazione con l’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa. Tra i suoi scritti: Il mercato mobiliare italiano, Struttura finanziaria, sistema creditizio e allocazione delle risorse in Italia, Alle origini del credito industriale, e l’antologia, curata con M. Onado, Struttura e stabilità del sistema finanziario.”,”ITAE-153-FL”
“CESCHIN Daniele”,”Gli esuli di Caporetto. I profughi in Italia durante la Grande Guerra.”,”Daniele Ceschin (1971) professore associato in Storia contemporanea, studioso della Grande Guerra, è autore e curatore di volumi che spaziano dalla storia della cultura tra Otto e Novecento al movimento cattolico, dalla storia dell’assistenza al sindacalismo, dall’internamento degli ebrei stranieri in Italia alla Resistenza. Sulla Prima guerra mondiale ha curato con Mario Isnenghi il volume ‘La Grande Guerra: dall’Intervento alla “”vittoria mutilata””‘ (Utet, 2008). “”Il concetto di «esilio in patria», per certi versi icastico della condizione dei profughi, acquistava a questo punto nuovi e plurimi significati. «Non siamo come gli altri cittadini italiani?», si chiedeva un profugo di Udine residente a Bellaria. Da Livorno si scriveva che tanto l’Alto commissariato che il locale Comitato erano rimasti sordi alle richieste dei profughi, «e per dire il vero noi friulani ebbimo promesse e sempre promesse che hanno concluso col farci sdegnare quasicchè noi Friulani non fossimo veri Italiani». Molti di loro si consideravano non solo esuli «dall’ira nemica, ma vittime innocenti della indifferenza dei compatrioti», ancora più dolorosa in quanto inaspettata: «La barbarie tedesca ci incoraggiava a resistere, ma l’indifferenza dei fratelli che non hanno sentito da vicino la guerra, ci avvilisce e deprime». Altri facevano presente che avevano abbandonato i loro beni agli austriaci per essere italiani – «tutto abbiamo sacrificato alla Patria, è doloroso da questa madre essere trattati da figliastri» – e ora venivano trattati senza alcuna gratitudine. Era evidente che non tutti attribuivano il loro essere «in esilio» una valenza patriottica o comunque positiva. Si noti che il modo in cui venivano trattati i profughi non poteva che destare una pessima impressione nei parenti e amici militari che venivano in licenza; richiamare l’attenzione su questo aspetto significava sottolineare una volta di più il significato che la loro condizione poteva rappresentare per la tenuta del fronte interno (…)”” (pag 205)”,”QMIP-269″
“CESERANI Gian Paolo”,”I falsi adami. Storia e mito degli automi.”,”Gian Paolo Ceserani è nato a Genova nel 1939. Ha lavorato per cinque anni in un quotidiano locale, si è poi spostato a Milano lavorando in una grande industria di calcolatori elettronici. Poi ha lavorato come redattore in un’agenzia di pubblicità. Obsolescenza del robot (pag 144-)”,”SCIx-491″
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia”,”Dall’Alto medioevo alla società urbana. Vol. I.”,”Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.”,”STOS-026-FL”
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia”,”La società dell’antico regime. Vol. II.”,”Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.”,”STOS-027-FL”
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia, a cura, saggi di ARTIFONI Enrico GRAGLIA Rosalba TURLETTI Francesco”,”La crisi dell’Antico regime. Riforme e rivoluzioni. Vol. III.”,”Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.”,”STOS-028-FL”
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia, collaborazione di Cesare PIANCIOLA”,”Società e cultura della borghesia in ascesa. Vol. IV.”,”Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.. Cesare Pianciola è nato a Torino nel 1939. Ha lavorato come assistente di Pietro Chiodi nell’Università di Torino, e insegna filosofia nella scuola secondaria superiore. Collabora a varie riviste, e ha curato i volumi antologici Il pensiero di Karl Marx e Filosofia e politica nel pensiero francese del dopoguerra.”,”STOS-029-FL”
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia, collaborazione di Cesare PIANCIOLA CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia ARTIFONI Enrico D’AGOSTINI Franca GRAGLIA Rosalba MORO Claudia TURLETTI Francesco”,”La società industriale avanzata: conflitti sociali e differenze di cultura. Vol. V.”,”Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.. Cesare Pianciola è nato a Torino nel 1939. Ha lavorato come assistente di Pietro Chiodi nell’Università di Torino, e insegna filosofia nella scuola secondaria superiore. Collabora a varie riviste, e ha curato i volumi antologici Il pensiero di Karl Marx e Filosofia e politica nel pensiero francese del dopoguerra.”,”STOS-030-FL”
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia”,”Dall’Alto medioevo alla società urbana. Vol. I.”,”Dono di Mario Caprini Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.”,”REFx-198″
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia”,”La società dell’antico regime. Vol. II.”,”Dono di Mario Caprini Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.”,”REFx-199″
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia, a cura, saggi di ARTIFONI Enrico GRAGLIA Rosalba TURLETTI Francesco”,”La crisi dell’Antico regime. Riforme e rivoluzioni. Vol. III.”,”Dono di Mario Caprini Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.”,”REFx-200″
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia, collaborazione di Cesare PIANCIOLA”,”Società e cultura della borghesia in ascesa. Vol. IV.”,”Dono di Mario Caprini Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.. Cesare Pianciola è nato a Torino nel 1939. Ha lavorato come assistente di Pietro Chiodi nell’Università di Torino, e insegna filosofia nella scuola secondaria superiore. Collabora a varie riviste, e ha curato i volumi antologici Il pensiero di Karl Marx e Filosofia e politica nel pensiero francese del dopoguerra.”,”REFx-201″
“CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia, collaborazione di Cesare PIANCIOLA CESERANI Remo DE FEDERICIS Lidia ARTIFONI Enrico D’AGOSTINI Franca GRAGLIA Rosalba MORO Claudia TURLETTI Francesco”,”La società industriale avanzata: conflitti sociali e differenze di cultura. Vol. V.”,”Dono di Mario Caprini Remo Ceserani è nato a Soresina (Cremona) nel 1933. Allievo di Mario Fubini a Milano, si è perfezionato alla Yale University con René Wellek e alla University of California. Ha insegnato a Milano, alla Scuola Normale di Pisa e in università statunitensi e australiane. É attualmente professore di letteratura moderna e comparate. Si occupa fra l’altro di teoria letteraria, di storia della critica, di letteratura del Rinascimento e dell’età moderna. Collabora al Giornale storico della letteratura italiana, a Belfagor, a L’Indice e a il Manifesto. Lidia De Federicis è nata a Torino. Ha insegnato per anni in un liceo classico torinese. Si occupa attivamente di teoria e pratica della letteratura, di sperimentazione didattica, di preparazione e aggiornamento degli insegnanti. Fa parte del comitato direttivo dell’Indice dei libri del mese, dove cura in particolare la sezione dedicata ai libri per la scuola.. Cesare Pianciola è nato a Torino nel 1939. Ha lavorato come assistente di Pietro Chiodi nell’Università di Torino, e insegna filosofia nella scuola secondaria superiore. Collabora a varie riviste, e ha curato i volumi antologici Il pensiero di Karl Marx e Filosofia e politica nel pensiero francese del dopoguerra.”,”REFx-202″
“CESSI R. GARIN E. LUPORINI C. TOGLIATTI P. ALDERISIO F. BOBBIO N. CAMBARERI S. CARACCIOLO A. CERRONI U. D’ALESSANDRO A. DAL SASSO R. FORTUNATI P. GEYMONAT L. GRAZIANO S.G. GRUPPI L. MANELLI R. MARTANO G. MASSUCCO COSTA A. PAPI F. PETRONIO G. SABETTI A. SALVUCCI P. SERONI A. SICHIROLLO L. TAMBURRANO G. TREVISANI G. TRONTI M. VACCARO N. ZANARDO A. ZANGHERI R.”,”Studi gramsciani. Atti del Convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958.”,”Saggi di E. GARIN P. TOGLIATTI C. LUPORINI R. CESSI F. ALDERISIO N. BOBBIO S. CAMBARERI A. CARACCIOLO U. CERRONI A. D’ALESSANDRO R. DAL SASSO P. FORTUNATI L. GEYMONAT S.G. GRAZIANO L. GRUPPI R. MANELLI G. MARTANO A. MASSUCCO COSTA F. PAPI G. PETRONIO A. SABETTI P. SALVUCCI A. SERONI L. SICHIROLLO G. TAMBURRANO G. TREVISANI M. TRONTI N. VACCARO A. ZANARDO R. ZANGHERI. “”Gramsci insiste – ed è questo suo insistere che ci convince circa la ricchezza, l’ importanza, la originalità del suo concetto di “”egemonia””, rispetto al concetto leninista – che un gruppo sociale può, anzi deve essere dirigente ancor prima della conquista del potere; è questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere: “”non appena conquista il potere diventa dominante ma deve continuare ad essere dirigente””. Qui è Rodi e qui salta! Il marxismo-leninismo è tale che lo si supera solo se se ne assimila la sostanza profondamente, e noi crediamo che il pensiero di Gramsci rappresenti una esperienza ulteriore, più avanzata rispetto al marxismo-leninismo.”” (pag 93, Serafino Cambareri)”,”GRAS-043″
“CETTE Gilbert TADDEI Dominique”,”Reduire la durée du travail. De la theorie à la pratique. Experiences et politiques contemporaines. Temps de travail et temps social. Organisation de l’ entreprise. Negociations et interventions publiques. Emploi, chomage, salaires, loisirs.”,”CETTE è capo del servizio studi macro-economici sulla Francia della Banque de France e professore di economia all’ Università di Aix Marseille II. TADDEI è professore di economia all’ Università Paris-Nord.”,”MFRx-162″
“CEVA Lucio”,”La condotta italiana della guerra. Cavallero e il Comando supremo, 1941-1942.”,”CEVA Lucio, è nato nel 1929 a Milano dove vive e fa l’ avvocato. Si occupa di storia della resistenza e di storia militare. Ha pubblicato nel 1966 ‘Una battaglia partigiana’. Dispersione delle forze. “”Si è visto che il concorso italiano in Russia non era desiderato da Hitler e che Mussolini, conversando con Cavallero il 30 maggio, ne aveva motivato la necessità dichiarando che non si poteva rimanere estranei alla “”lotta contro il comunismo””) (v. capitolo III, nota 12). Nella decisione di Mussolini influivano certamente altri motivi oltre al timore di offuscare la primogenitura della lotta anticomunista: partecipare a una vittoria ritenuta sicura e clamorosa, acquisire meriti presso l’ alleato, “”controbilanciare”” in qualche modo l’ intervento tedesco nel Mediterraneo. Non risulta dal ‘Diario’ che Cavallero abbia spiegato la minima opposizione al progetto né che, prima d’ imbarcarsi nella nuova impresa, ne abbia approfondite tutte le possibili implicazioni strategiche. Eppure l’ interdipendenza fra Russia e Mediterraneo gli era ben presente (…)””. (pag 84-85)”,”ITQM-121″
“CEVA Bianca”,”Cinque anni di storia italiana, 1940-1945. Da lettere e diari di caduti.”,”CEVA Bianca ha insegnato nei licei classici e collaborato a ‘Nuova rivista storica’. Nel 1949 ha partecipato in Milano alla fondazione dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAR-172″
“CEVA Lucio / PANZANELLI Marino / ESPOSITO Assunta / ALOSCO Antonio / ROMANO Sergio”,”Appunti per una storia dello Stato Maggiore generale fino alla vigilia della «non belligeranza» (giugno 1925 – luglio 1939) (Ceva). / L’attività politica di Eugenio Curiel (1932-1943) (Panzanelli). / La valutazione dell’opera di Bismarck nella Germania nazionalsocialista attraverso l’esame della storiografia e della pubblicistica (parte seconda) (Esposito). / Il Partito d’Azione dell’Italia liberata e la «svolta di Salerno» (Alosco). / Storia d’Italia e cultura italiana all’estero: nota di lavoro (Romano).”,”Appunti per una storia dello Stato Maggiore generale fino alla vigilia della «non belligeranza» (giugno 1925 – luglio 1939) (Ceva). / L’attività politica di Eugenio Curiel (1932-1943) (Panzanelli). / La valutazione dell’opera di Bismarck nella Germania nazionalsocialista attraverso l’esame della storiografia e della pubblicistica (parte seconda) (Esposito). / Il Partito d’Azione dell’Italia liberata e la «svolta di Salerno» (Alosco). / Storia d’Italia e cultura italiana all’estero: nota di lavoro (Romano). “”””Ma che cosa intendete fare a Roma? Questo ci inquieta tutti: a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti. Che cosa intendete di fare?””. La domanda è di Theodor Mommsen e fu rivolta a Quintino Sella, a Roma, in una sera del 1871″” (pag 377)”,”ITAG-113″
“CEVA Bianca”,”Benedetto Croce e l’antifascismo.”,”La posizione crociana sul fascismo da inizi a caduta regime. L’origine dell’ opposizione di Croce nata da un imperativo morale (pag 102) Perplessità di Croce di fronte al fascismo nascente “”«[C]hi rammenta le origini e il primo prorompere del fascismo in Italia, e ne ha seguito con attenzione lo svolgimento o piuttosto le vicende e le avventure, sa che il fascismo trovò i suoi fautori e sostenitori in tutte le classi e in tutti gli ordini economici e intellettuali, in industriali e in agrari e in vecchi democratici, in proletari e in piccolo borghesi, in operai e in rurali; ma trovò del pari oppositori ardentissimi in tutte queste classi (…)» (B. Croce, Scritti e discorsi politici, Laterza, 1963, vol. II, pag. 47). Da tali considerazioni nasce la nota interpretazione del Croce intorno alle origini del fascismo che per lui fu piuttosto: «un fatto o un morbo intellettuale e morale, non già classistico ma di sentimento, d’immaginazione, e di volontà genericamente umana, una crisi nata dalla smarrita fede non solo nel razionale liberalismo ma anche nel marxismo; che era a suo modo razionale sebbene materialistico (…)» (B. Croce, op. cit., vol. II, pagg 48-49). Il carattere indeterminato di tali considerazioni può forse spiegare quelle innegabili perplessità che, come altri, anche il Croce ebbe di fronte al fascismo nascente: perplessità che furono interpretate in modo diverso a seconda dell’animo stesso di chi le interpretava e che da qualche critico severo furono senz’altro giudicate come atteggiamenti favorevoli al nuovo movimento ed agli uomini che lo rappresentavano. Tali atteggiamenti, che ebbero allora la loro manifestazione più sconcertante nei voti di fiducia dati al governo Mussolini dopo la Marcia su Roma e dopo il delitto Matteotti, sarebbe erroneo interpretare come derivati da un particolare ossequio verso il fascismo, determinato da un’adesione incondizionata (…). Non era, perciò lontano dalla verità l’Omodeo quando affermava che «il Croce osservava i primi passi del fascismo come una prova che avrebbe dovuto insegnare ai troppo vacui democratici dell’epoca i primi rudimenti di ciò che è la dura politica» (‘La Rassegna d’Italia, febbraio-marzo, 1946, pag 367). Anche per lui, come è noto, si dovrà giungere al 3 gennaio 1925 perché, caduta ogni illusione ed apparso nella sua realtà il volto del nuovo regime, che ormai poggiava saldamente sopra i suoi naturali sostegni della violenza e dell’arbitrio, il Croce passasse ad una nuova netta opposizione, della quale eloquente testimonianza fu, il 1° maggio di quell’anno, la “”Protesta contro il manifesto degli intellettuali fascisti”” che egli stese per invito di Giovanni Amendola”” (pag 190-191)”,”CROx-055″
“CEVA Lucio”,”Vecchio e nuovo sulla campagna d’Africa settentrionale.”,”Non concorde valutazione del contributo italiano nella campagna d’Africa, 1940-42 “”Il volume pubblicato negli Stati Uniti da Jack Greene e Alessandro Massignani sulla fase più importante della campagna nordafricana, ‘Rommel’s North Africa Campaign. September 1940 – November 1942 (Conshahocken, Combined Books, 1994, pp. 272, sip), va segnalato forse più per le intenzioni e le percezioni degli autori che per i risultati. (…) La valutazione del contributo italiano è fatta con intelligenza e senso della misura: alla trascuratezza o agli apprezzamenti offensivi di gran parte della pubblicistica anglosassone non si è reagito con esagerazioni in senso opposto come è avvenuto per anni in taluni scritti italiani e come accade anche ora in qualche isolato contributo “”revisionistico”” d’autore anglosassone. E’ possibile che se – come immaginava von Thoma – i tedeschi avessero potuto impostare la campagna nell’autunno 1940 su 4 Panzerdivisionen e senza presenza italiana, i risultati sarebbero stati rapidi e definitivi. Ma poiché non fu così e dalla primavera 1941 Rommel dovette accontentarsi nei momenti migliori di due Panzerdivionen, la disprezzata fanteria italiana divenne indispensabile per difendere le posizioni irrinunciabili, per “”fissare”” il nemico anche senza poterlo distruggere, per sottrarre all’usura quotidiana i preziosi mezzi corazzati, per far sì che l’ostacolo passivo rappresentato dai campi minati non fosse alla mercé di sminatori indisturbati, per coprire le artiglierie e per stringere o assaltare apprestamenti avversari non attaccabili direttamente dai carri (come a Tobruk, all’Halfaya, a Bir Hacheim, a El Alamein e altrove nel 1941 e nel 1942). Nella situazione ‘reale’ la fanteria italiana non rappresentava quella zavorra (‘ballast’) logistica di cui scrisse Martin Van Creveld (‘Sirte-El Alamein’, in ‘Supplyng War: Logistic from Wallenstein to Patton’, Cambridge, University Press, 1977, pp. 181-201) e contro la quale imprecava Rommel nei momenti di rabbia. Se così fosse stato, Rommel non avrebbe protestato perché la fanteria italiana gli veniva negata in linea nei primi mesi del 1942 dopo la seconda corsa da El Agheila a Mechili, e non ne avrebbe sollecitato l’afflusso a El Alamein nel luglio 1942. Non si sarebbe curato di migliorarne l’addestramento come fece nel 1941 specialmente con la divisione ‘Pavia’, non avrebbe insistentemente chiesto che ne venisse migliorato l’armamento specie anticarro e neppure avrebbe cerato di salvarne più che poteva nella ritirata del 1941-42. E poiché la consistenza della Panzerdivisionen di Rommel fu quasi sempre molto al di sotto perfino dei ridotti organici tedeschi del 194, l'””Ariete”” giocò una parte importante”” (pag 158-159) La recensione del volume di Greene e Massignani del 1994 ‘Rommel’s North Africa Campaign. September 1940 – November 1942, Combined Books, 1994. Pubblicata poi in Italia come ‘Rommel in Africa settentrionale’ di Jack Greene, Alessandro Massignani, Ugo Mursia Editore, 200, 226 p. Euro 12.0 Esperto di storia militare e italiana, oltre ai libri scritti con Jack Greene, è autore, tra gli altri, di La Guerra navale 1914-1918 (2002), con Achille Rastelli, e La guerra moderna (2016), con Paolo Ferrari. (siito Mondadori) Biografia Alessandro Massignani. Alessandro Massignani ha sviluppato lo studio della storia militare nel corso del servizio militare prestato dal 1974 al 1977 al 3º Bersaglieri collaborando alla stesura della storia del reggimento, e continuando gli studi di storia militare dopo aver lasciato l’esercito. É socio della:Società di storia militare, del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico militari, della Society for Military History (USA), dell’ International Naval Research Organization di US Naval Institute di Annapolis e di International Intelligence History Study Group di Amburgo Attualmente collabora con: Military History Workshop International, con il Gruppo di studio industria bellica promosso e coordinato dal prof. Andrea Curami (Politecnico di Milano), anche con Università Popolare di Arsiero e con il Gruppo storico Valle dell’Agno. (zam.it)”,”QMIS-255″
“CEVA Bianca, a cura, scritti di Riccardo BAUER Filippo SACCHI Ferruccio PARRI Vincenzo TORRACA Giustino ARPESANI Umberto CAO Giovanni MIRA Tommaso GALLARATI SCOTTI Novello PAPAFAVA Vincenzo PORRI Silvio NEGRO Eugenio MORANDI Lelio BASSO Luigi DEGLI-OCCHI Benedetto CROCE Luigi SIMONAZZI Maro BORSA Luigi RUSCA Ettore LATRONICO Giulio CAPRIN Vincenzo CENTO Giacomo FALCO Luigi EINAUDI”,”Antologia del Caffè. Giornale dell’antifascismo, 1924-25.”,”Contiene tra l’altro ‘Lettera aperta a G. Volpe di Giovanni Mira (‘A cuore aperto’) (pag 372-377)”,”ITAD-002-FP”
“CEVA Bianca”,”Cinque anni di storia italiana, 1940-1945. Da lettere e diari di caduti.”,”Bianca Ceva ha insegnato nei licei classici e collaborato a ‘Nuova rivista storica’. Nel 1949 ha partecipato in Milano alla fondazione dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. “”Il fatto che il raggio delle testimonianze fin qui seguite non abbia quell’ampiezza che solo quello che non abbiamo inteso fare, cioè un’antologia di lettere e di scritti, avrebbe dovuto richiedere, è in rapporto alle esigenze imposte dalla particolare architettura di questo lavoro, che percorre un arco di ben cinque anni di storia in cui, se nessuna linea e nessun frammento può essere trascurato a comporre nella contrastante e drammatica varietà degli aspetti l’armonia di un tutto, pure, linee e frammenti devono rappresentare un momento vivo e qualitativamente valido. Tale scelta è stata, peraltro, condotta non tenendo alcun conto di quella distinzione che prevale nel libro dell’Omodeo, il quale rivolse la sua attenzione soprattutto verso un settore più selezionato, la gente colta, in genere coloro in cui dal più al meno erano vivi gli interessi i problemi sociali, politici, religiosi e che vissero l’esperienza della guerra alla luce di quelle loro intime meditazioni. Questo criterio, che ha senza dubbio una sua attrattiva, venne spontaneo all’Omodeo, da un lato per il fato che, permettendo i tempi la libertà di parola, era più facile negli scritti dei combattenti ritrovare l’espressione sincera ed aperta del pensiero e dell’argomentazione polemica, note distintive di un mondo di cultura e spesso di un raffinato atteggiamento intellettuale; dall’altra parte, vi era nell’Omodeo un minor interesse verso il mondo degli umili, che, in fondo, nella sua modestia non gli pareva che potrebbe rappresentare una testimonianza particolarmente efficace: «Di solito molto persuaso il soldato non era; non sempre capiva il suo ufficiale che vedeva la guerra sotto la visuale storico-politica. Però finiva a rimettersi, come Sancio al suo signore, per l’oscuro intuito che v’eran cose che non capiva bene. E dava all’ufficiale un’adesione di fede: ma non piena, non del tutto convinta, un po’ come al curato del villaggio, o alla fattucchiera che gli svelano i misteri del paradiso e degli spiriti; e non nascondendo qualche riserva del suo naturale e rozzo buon senso» (203). (…) Noi abbiamo ascoltato le voci di tutti; se nelle pagine precedenti ci si può obbiettare che sono prevalenti le documentazioni venute da professionisti e studenti, da quelle categorie cioè che formano i quadri degli ufficiali, osserviamo che questo non deriva da un criterio selettivo, ma solo dal fatto che dal penoso oblio che avvolge i caduti fra il 1940 e il 1943 qualche cosa di più si è salvato da parte di famiglie della borghesia; le testimonianze che ci sono venute da semplici soldati, o inedite o edite in modo frammentario, sono state da noi accolte con un interesse qualche volta anche più vivo”” (pag 175-177)”,”QMIS-003-FGB”
“CEVA Lucio”,”Africa settentrionale, 1940-1943 negli studi e nella letteratura.”,”Lucio Ceva è nato nel 1929 a MIlano dove è vissuto e ha svolto la professione di avvocato. È morto nel 2016. È stato anche professore a contratto di storia delle istituzioni militari all’Università di Pavia, Facoltà di Scienze politiche. Ha pubblicato: ‘Una battaglia partigiana’ (1966), ‘La condotta italiana della guerra. Cavellero e il Comando supremo, 1941-1942’ (1975), ‘Le forze armate’, (1981). ‘Mussolini non tanto si curava di combattere i nemici dichiarati quanto di ‘far guerra alla Germania” “” Il soccorso tedesco giunge, ma nella più assoluta ignoranza italiana del superiore piano strategico in base al quale esso è elargito. Solo all’indomani dell’aggressione all’Urss, Hitler chiarirà il senso puramente difensivo del proprio impegno in Africa Settentrionale (A.S.). Siamo così giunti alla «guerra subalterna» (dopo la «guerra parallela», ndr) e alla sua strategia. Al riguardo gli studi, non numerosi, partono in fondo da una premessa posta nel 1949 da Canevari in modo solo apparentemente paradossale: e cioè che Mussolini non tanto si curasse di combattere i nemici dichiarati quanto di far guerra alla Germania, nel senso di imporre la nostra partecipazione alle sue imprese sì da guadagnarci meriti peril momento della spartizione del bottino (55). E per quanto Canevari non tragga tutte le conseguenze di questa esatta premessa (egli in fondo sembra favorevole all’invio in Russia di forze italiane), gli studi successivi non hanno fatto che confermarne la validità. Il carattere difensivo dell’apporto tedesco in A.S. non escludeva naturalmente maggiori ambizioni da parte di Rommel: abbiamo visti i suoi progetti dell’estate 1941, ben documentati dall’Ufficio storico (56). Allo stesso modo, pur negli angusti orizzonti della «guerra subalterna», restava un mimimo spazio per una strategia italiana «concorrente» se non indipendente. Ogni progresso in Egitto avrebbe anticipato qualche cosa sul previsto sfruttamento medio-orientale della sperata vittoria in Russia. E anche dal punto di vista del prestigio e delle ipoteche italiane sulla futura pace, meglio valeva arrivare al Canale coi tedeschi che, non arrivarci affatto. Non si può negare che il comando Mussolini-Cavallero abbia visto queste opportunità. Ma i documenti provano che esse furono posposte ad altri miraggi”” (pag 168-169) [(55) E. Canevari ‘La guerra italiana…’, cit., II, pp. 704-705 e passim; (56) USE, ufficio Storico dell’Esercito, ‘ La prima controffensiva italo-tedesca’, in A.S…., cit,, pp. 43-44, 130-132, 167-170 e all. 9.] ‘Lucio Ceva’ di Antonio Carioti (Corriere della Sera, 11 ottobre 2016) ‘È morto Lucio Ceva, storico militare. Studiò i disastri della guerra fascista. Nato nel novembre 1929, figlio di un cospiratore antifascista morto in carcere nel 1930, aveva compiuto ricerche pionieristiche sui rapporti tra forze armate e grande industria. Il padre, morto suicida in carcere, era un martire dell’antifascismo, ma lo storico Lucio Ceva, scomparso a Milano all’età di 86 anni, era molto schivo e riservato circa le vicende della sua famiglia. Non voleva in alcun modo passare per figlio di Umberto Ceva: la sua fama veniva invece dagli studi importanti e per molti versi pionieristici che aveva compiuto sulle forze armate italiane e sul loro rapporto con la grande industria. Da avvocato civilista era divenuto nel 1987 docente universitario di Storia delle istituzioni militari all’Università di Pavia e aveva condotto ricerche di rilievo, concentrandosi negli anni più recenti sulla guerra civile spagnola. Nato a Milano il 3 novembre 1929, era rimasto orfano in tenerissima età, poiché il padre Umberto, chimico, scacchista e militante di Giustizia e Libertà, era scomparso tragicamente nel 1930. Arrestato con altri antifascisti a causa della delazione di una spia, era stato accusato falsamente di essere coinvolto nella strage alla Fiera di Milano del 12 aprile 1928 (venti morti) e sottoposto a forti e subdole pressioni dalla polizia fascista. Si era tolto la vita nella notte di Natale, sottraendosi così ai tranelli dei suoi carcerieri. Lucio era stato allevato, insieme al fratello Edoardo (nato tre anni prima di lui), dalla madre Elena Valla, insegnante e poi impiegata della Biblioteca di Brera, alla cui coraggiosa figura era molto legato, tanto che usava firmarsi Lucio Ceva Valla in suo ricordo. Nel 1971 Ceva aveva esordito come autore con un libro di narrativa, Teskeré e altri racconti (Garzanti), cui era seguito il romanzo fantastorico, Asse pigliatutto (Mondadori, 1973), in cui immaginava che Germania e Italia avessero vinto la Seconda guerra mondiale. Ma nel contempo aveva condotto ampie ricerche d’archivio, dalle quali scaturirono diversi volumi sul secondo conflitto mondiale, tra cui La condotta italiana nella guerra (Feltrinelli, 1975), Guerra mondiale. Strategie e industria bellica (Franco Angeli, 2000) e Teatri di guerra (Franco Angeli, 2005). Pur dedicando grande attenzione all’epoca fascista, in particolare al modo irresponsabile in cui il regime aveva avviato e condotto il conflitto al fianco del Terzo Reich, Ceva aveva studiato anche periodi precedenti, su cui aveva prodotto i saggi L’alto comando militare 1848-1887 (Le Monnier, 1981) e Monarchia e militari dal Risorgimento alla Grande guerra (Le Monnier, 1986). Più di recente si era concentrato sulle vicende iberiche, pubblicando il libro Spagne 1936-1939. Politica e guerra civile (Franco Angeli, 2010). Negli ultimi tempi Ceva era intervenuto nel dibattito storiografico per dimostrare con argomenti inoppugnabili la falsità dei pretesi diari di Mussolini e aveva da poco completato un libro di ricordi sul periodo 1940-45, intitolato Case di guerra, che rimane al momento inedito. Chi lo ha letto assicura che si tratta di una testimonianza preziosa e interessante, da pubblicare al più presto'”,”QMIS-025-FSD”
“CEVASCO Roberta GEMIGNANI Carlo Alberto POLI Daniela ROSSI Luisa a cura; scritti di Giorgio MANGANI Filippo CELATA Valeria DE-MARCOS Leonardo RAMBAI Francesco SURDICH Valentina DE-SANTI Giuseppe DEMATTEIS Alberto MAGNAGHI Francesco VALLERANI Anna MARSON Paola PRESSENDA Maria Luisa STURANI Daniela POLI Marcello TANCA Carlo A. GEMIGNANI Roberta CEVASCO Diego MORENO Anna STAGNO Vittorio TIGRINO Alessandro PANETTA Valentina PESCINI Claudio GREPPI Nicola GABELLIERI Annalisa D’ASCENZO Elena DAI-PRA’ Anna GUARDUCCI Carla MASETTI Massimo ROSSI Luisa ROSSI Valentina DE-SANTI”,”Il pensiero critico fra geografia e scienza del territorio. Scritti su Massimo Quaini.”,”Contiene i saggi: – Giorgio MANGANI, L’Alto e il Basso’ (pag 4-33) – Filippo CELATA, ‘Intorno a Geografia Democratica. Fra Marx e Foucault, l’Italia e l”Ammerica’ (pag 27-48) – Valeria DE-MARCOS, ‘Massimo Quaini e la geografia di avanguardi: dal Marxismo e geografia all’Anarchismo e geografia (pag 49-64) ‘Massimo Quaini (1941-2017) è stato uno dei protagonisti della geografia. Un gruppo di studiosi gli dedica questo libro per continuare a dipanare, nel labirinto del mondo, il filo delle sue riflessioni, che hanno collocato la geografia tra le scienze del territorio per farne oggetto di impegno civile. Il suo pensiero critico, transdisciplinare, non ha mai riconosciuto confini ma solo feconde differenze di prospettiva: la sua più alta eredità sta forse in questo impulso a integrare competenze diverse (di storici, poeti, archeologi, ecologi, pianificatori…) per rimettere in valore i luoghi del mondo. Questo non è quindi il classico libro ‘in memoria’ sui temi di Quaini…’ (dalla quarta di copertina) Roberta Cevasco, Associata di Geografia e Ecologia storica all’Università Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Carlo Alberto Gemignani, Associato di Geografia all’Università di Parma; Daniela Poli, Ordinaria di Tecnica e pianificazione urbanistica all’Università di Firenze; Luisa Rossi, già Associata di Geografia all’Università di Parma e docente del Dottorato in Geografia storica diretto da Massimo Quaini. “”Trovare una geografia di Marx, o metterla a punto, è un tema che evidentemente emerge con evidenza nel pensiero di Quaini, che anche nei confronti del filosofo di Treviri non ha particolari devozioni sacrali. Commentando sul n. 0 di ‘Hérodote-Italia’ nel 1978 la tesi della edizione originale francese di Yves Lacoste (geografo marxista francese allora ‘guru’ de geografi radicali latini) a proposito della tradizionale constatazione di Lacoste di un Marx prevalentemente attento al tempo, Quaini recupera la sua tesi del 1974: Marx ha avuto interessi geografici, scrivi; la prevalenza del tempo come criterio di analisi è effettivamente dovuta all’influenza dell’idealismo, ma il fatto che si sia occupato tanto di Smith, Ricardo e Malthus, invece che di Ritter o di Humboldt, è spiegato dalle caratteristiche epocali della problematica spaziale, che allora era meglio rappresentabile da riflessioni di tipo socio-economico (5)”” [Giorgio Mangani, ‘L’Alto e il Basso’, (pag 10), in ‘AaVv, ‘Il pensiero critico fra geografia e scienza del territorio. Scritti su Massimo Quaini’, Firenze University Press, Firenze, 2021] [(5) Lacoste, 1978, chiose di Quaini alle pp. 40-41] “”Questa comprensione (della natura, ndr), sottolinea Quaini, segna il rifiuto di Marx di accettare le spiegazioni che abbiano un carattere di determinismo geografico (per esempio il ricorso al determinismo climatico per spiegare l’uso agricolo del suolo o la necessità di deforestazione per promuovere lo sviluppo economico) e la necessità che trova, tramite l’uso del materialismo storico e della dialettica, di mettere in evidenza l’articolazione delle strutture socio-economiche di occupazione del suolo, le scelte politiche (fatte dallo Stato e da altre forze politiche), le conoscenze delle comunità e delle società per affrontare i problemi di ordine naturale che possono sorgere. Per quanto riguarda lo studio dell’agricoltura, un altro punto importante del pensiero marxista oltre a quello della natura è quello del ‘reddito fondiario’. Quaini richiama l’attenzione sul fatto che Marx, coerentemente con la sua concezione della natura, considera la fertilità del suolo non come un carattere immutabile, ma come intimamente legata e in gran parte determinata dai rapporti sociali e dalle applicazioni delle conoscenze scientifiche. Marx criticava il carattere antistorico e la scarsa conoscenza delle condizioni geografiche della teoria del reddito fondiario di Ricardo, e, già nella sua epoca, rifletteva che l’applicazione moderna della chimica cambiava continuamente la natura del terreno e che la fertilità di un terreno non era una qualità soltanto naturale, come si poteva credere, ma era intimamente legata agli attuali rapporti sociali ivi, 60) (9). Rifacendosi alla lettera di Marx a Engels del 26 novembre 1869, Quaini richiama due punti centrali per capire lo sviluppo dell’agricoltura nel capitalismo e i suoi effetti sulla natura socialmente prodotta. Primo, l’importante discussione del ruolo del reddito fondiario nello sviluppo dell’agricoltura dal punto di vista sia della dinamica storico-sociale dello sviluppo capitalista delle campagne sia della dinamica geografica della colonizzazione agraria. Secondo, ma legato al primo, la discussione sulla direzione dell’avanzamento delle aree di coltivazione dai terreni più fertili a quelli meno fertili, inizialmente ritenuto indiscutibile, o viceversa, alla quale Marx contrappone che ciò che di fatto occorre è che “”ora si produce contemporaneamente in ambedue le direzioni, ora predomina in alcune epoche l’una e l’altra tendenza”” (Quaini, 1979, 61) (pag 56) [Valeria De Marcos, ‘Massimo Quaini e la Geografia di avanguardia’ in ‘AaVv, ‘Il pensiero critico fra geografia e scienza del territorio. Scritti su Massimo Quaini’, Firenze University Press, Firenze, 2021] [(9) Il lavoro marxiano preso in considerazione è ‘Miseria della filosofia’ (ed. it. 1971] “”Insieme alla discussione del reddito fondiario, Quaini sottolinea anche la comprensione del ‘senso storico della separazione tra uomo e natura’ (intesa come condizione naturale della produzione), “”che in termini geografici può essere espressa come progressiva dissociazione tra l’uomo e il suo territorio, dopo la trasformazione del territorio da valore d’uso in valore di scambio”” (ivi, 66). Questo processo di separazione avviene in modi diversi e si conclude quando, nel mercato, si trovano da un lato il produttore trasformato in lavoratore libero, proprietario soltanto della sua forza-lavoro perché previamente espropriato dalla proprietà delle condizioni obiettive della realizzazione del lavoro, dall’altro il capitale come proprietario di queste condizioni e mezzi di lavoro. Perché ciò sia possibile, è necessario che “”anche la terra e porzioni sempre più grandi del territorio diventino merce. Da valore d’uso si trasformano in valore di scambio, cioè assumono l’esistenza astratta e alienata propria del mondo delle merci”” (ibidem). Detto questo, Quaini richiama l’attenzione sul fatto che «Marx esprime chiaramente il senso storico di questa separazione dell’uomo riguardo alla natura e alle condizioni naturali di produzione, il che costituisce il lato negativo o contraddittorio della storia del dominio scientifico, tecnologico e produttivo della società sulla natura (o dello sviluppo delle forze produttive) (ivi, 61)». Nel soffermarsi sulla differenza tra le società precapitalistiche e quelle capitaliste e sulle origini dell’ ‘accumulazione primitiva’ o la ‘formazione primitiva del capitale’, Quaini ha lasciato importanti spunti che si sono approfonditi con il tempo e hanno permesso la comprensione dialettica della forma dello sviluppo del capitalismo agrario in Brasile. (…)”” (pag 57-58) [Valeria De Marcos, ‘Massimo Quaini e la Geografia di avanguardia’ in ‘AaVv, ‘Il pensiero critico fra geografia e scienza del territorio. Scritti su Massimo Quaini’, Firenze University Press, Firenze, 2021] [‘Massimo Quaini (Celle Ligure, 5 maggio 1941 – Genova, 21 novembre 2017) è stato un geografo italiano di grande rilievo. Professore di geografia presso l’Università di Genova e, tra il 1990 e il 1996, presso l’Università di Bari, è considerato uno dei massimi esponenti delle idee marxiste nella storia della geografia¹. Quaini ha iniziato la sua carriera accademica in modo piuttosto casuale, trovandosi a dover “”inventarsi”” geografo per lavorare presso il Magistero di Genova nel 1966¹. Il suo lavoro più noto, “”Marxismo e geografia””, pubblicato nel 1974, è stato tradotto in diverse lingue, tra cui olandese, portoghese, inglese e spagnolo¹. Oltre alla sua attività accademica, Quaini è stato un fervente ambientalista e ha fondato l’associazione “”Memorie&Progetti”” a Pieve Ligure nel 2003, che ha poi dato origine all’Osservatorio dei due Golfi Paradiso e del Tigullio’ (f. copilot)]”,”TEOC-816″
“CEVOLI Marida”,”Donne e Organizzazione del Lavoro. Dal taylorismo alle risorse umane la cultura d’impresa riscopre la differenza.”,”Marida Cevoli, sociologa. Ricercatrice presso l’Isfol (Istituto per la formazione professionale dei lavoratori).”,”DONx-082″
“CEYRAT Maurice”,”La trahison permanente. Parti communiste et politique russe.”,”Sembra che con il viaggio di MOLOTOV a Berlino del 1941, STALIN, non soddisfatto del patto di non aggressione, abbia proposto ad HITLER una alleanza militare ‘totale’ contro le potenze occidentali e che questa proposta sia stata rifiutata. I verbali di questi colloqui sarebbero in mani americane. Ne parla sul New York Times del 25 marzo 1946 la giornalista americana Dorothy THOMPSON.”,”PCFx-008″
“CEZANNE Paul MONET Claude RENOIR Pierre-August VAN-GOGH Vincent; a cura di Fabrizio D’AMICO”,”Lettere dalla luce.”,”””Caro Bernard, approvo abbastanza le idee che svilupperete nel vostro prossimo articolo destinato a “”L’Occident””. Ma ritorno sempre sullo stesso punto: il pittore deve dedicarsi interamente allo studio della natura e deve cercare di produrre quadri che siano un insegnamento. Le discussioni sull’arte sono pressoché inutili. Il lavoro che permette di realizzare un progresso nel proprio mestiere è un risarcimento sufficiente del fatto di non essere capiti dagli imbecilli. La letteratura si esprime con astrazioni, mentre il pittore rende concrete, attraverso il disegno e il colore, le proprie sensazioni e le proprie percezioni. Non si è né troppo scrupolosi, né troppo sinceri, né troppo sottomessi alla natura; ma si è più o meno padroni del proprio soggetto, e soprattutto dei propri mezzi espressivi. Penetrare ciò che si ha davanti e perseverare a esprimersi il più logicamente possibile. (…)””. Picto P. Cézanne.”” Aix, 26 maggio 1904, A Emile Bernard (pag 49)”,”VARx-381″
“CGIL-CISL-UIL a cura”,”Statuto dei diritti dei lavoratori.”,”Art. 18 sui licenziamenti”,”SIND-012-FB”
“CGIL-CISL-UIL”,”Il Vietnam chiama.”,”Slogan retrocopertina: ‘Mille lire per il Vietnam!'”,”SIND-009-FAP”
“CGT”,”Les femmes salariées. Travaux de la V° Conference nationale (17-18 mai 1973).”,”Ma la discriminazione si ritrova nel fatto che l’ avanzamento professionale delle donne è ritardato: sono meno notate degli uomini e non hanno le stesse responsabilità. Ciò provoca un fatto paradossale: le donne non chiedono di andare in pensione a 55 anni perché lavorando al di là di questa data recuperano il loro ritardo nell’ avanzamento e possono uscire con una pensione uguale a quella degli uomini. (pag 60)”,”MFRx-187″
“CHABAL Patrick ENGEL Ulf GENTILI Anna-Maria a cura; contributi di Miriam DE-BRUIJN Christopher CRAMER Han VAN DIJK Gerti HESSELING Andreas MEHLER Donald ROTHCHILD Theodore TREFON Klaas VAN WALRAVEN”,”Is Violence Inevitable in Africa? Theories of Conflict and Approaches to Conflict Prevention.”,”Mirjam De Bruijn, is an anthropologist with the African Studies Centre in Leiden whose work has a clear interdisciplinary character. She has done fieldwork in Chad and Mali and an important theme throughout her work is how people manage risk (drought, war, etc.), both in rural and urban areas. Her fields of interest are: nomadism, social (in) security, poverty, marginality/social and economic exclusion, violence, slavery, and human rights. Patrick Chabal, a political scientist, is a professor at the University of London (King’s College). He has taught and carried out research in a number of African countries as well as in the USA, France, Italy, Portugal and the UK. He has published widely on the history, politics, and culture of African countries. His main book publications are A History of Postcolonial Lusophone Africa, Africa Works: disorder as political instrument, The Postcolonial Literature of Lusophone Africa, Power in Africa: an essay in political interpretation, Political Domination in Africa: reflections on the limits of power, and Amìlcar Cabral: Revolutionary Leadership and People’s War. Christopher Cramer, a political economist, is a senior lecturer at the School of Oriental and African Studies (SOAS), London. He teaches on the political economy of Africa and runs the MSc in ‘Violence, Conflict and Development’. He has worked in a number of African countries, including Mozambique, South Africa, Tanzania and Ethiopia: working on poverty reduction, aid policy, commodity processing policy, privatisation, and labour markets. Han Van Dijk, is an anthropologist with the African Studies Centre in Leiden and studied forestry. His research focuses around a number of topics such as political decentralization, land tenure, natural resource management and farmer-herder strategies in response to climate variability and development policy. Ulf Engel, a political scientist, is associate professor ‘Politics in Africa’ at the Institute of African Studies, University of Leipzig. He has published widely on German Africa policy, crisis prevention and conflict management, and politics in particular in Southern and Eastern Africa. He published Die Afrikapolitik der Bundesrepublik Deutschland 1949-1999, Rollen un Identitäten. Die beiden deutschen Staaten in Afrika: Zwischen Konkurrenz und Koexistenz 1949-1990, The Foreign Policy of Zimbabwe. Anna Maria Gentili, is full professor of History and Institutions of Afro-Asian countries at the Faculty of Political Science of the University of Bologna where she is chairperson of an interdisciplinary course on Development Cooperation. She has been working since the 1970s at the University of Bologna and in various African Universities, notably in Dar es Salaam and at the Centro de Estudos Africanos of the Eduardo Mondlane University in Maputo, Mozambique. She is the director of the Amilcar Cabral Library on Africa, Asia, and Latin America of the city of Bologna. Gerti Hesseling, is a researcher in legal anthropology and former director of the Africa Studies Centre in Leiden.She was appointed by the Minister for Development Cooperation as Chair of the Netherlands Development Assistance Research Council (RAWOO) in 2003. Andreas Mehler, a political scientist, is Director of the Institute of African Affairs (Hamburg). Previously he was senior researcher at the EU Conflict Prevention Network (managed by the Stiftung Wissenschaft und Politik, Berlin). He has published extensively on causes of violent conflict, conflict prevention, state and statehood in Africa, democratisation processes and elections in Francophone Africa. Donald Rothchild, professor of Political Science at the University of California, Davis (USA). His recent books include Managing Ethnic Conflictin Africa: Pressures and Incentives for Cooperation and Sovereignty as responsibility: Conflict management in Africa. Theodore Trefon does political science and anthropology research on centrale Africa at the University of Brussels and is currently visiting professor at the Katholieke Universiteit Leuven. A DR Congo area specialist, his research interests focus on state-society relations, forestcity links, urban anthropology and environmental governance. After completing his Ph.D. in Political Science at Boston University, he has worked on European Union-funded projects and was an advisor to as a consultant to CIFOR, UNESCO, CARE and the World Bank. He is also visiting professor at ERAIFT (University of Kinshasa). Klaas Van Walraven, a political scientist, is senior researcher at the African Studies Centre in Leide, The Netherlands. He has published on international politics, democratisation, conflicts and resistance in sub-Saharan Africa, with special emphasis on the West African region. He published Dreams of Power: The Role of the Organization of African Unity in the Politics of Africa, 1963-1993, The Pretence of Peacekeeping: ECOMOG, West Africa and Liberia. Preface, Introduction, List of Contributors, Notes, Index, African-Europe Group for Interdisciplinary Studies, Volume 1,”,”AFRx-007-FL”
“CHABAUD Alfred”,”Jules Michelet. Son oeuvre.”,”””Le passioni intellettuali hanno divorato la mia giovinezza”” (Michelet) Michelet rifiuta il giuramento all’Impero e viene destituito. “”Les journées de juin 1848, par lequelles la bourgeoisie arrachait au peuple le bénéfice de la révolution, furent pour Michelet un coup très sensible. Néanmoins il continua du haut de sa chaire au Collège de France, à prêcher sa morale basée sur l’éducation du peuple et sur l’amour. Mais son cours restait le théâtre de violentes manifestations, et comme depuis plusieurs années scolaires, il ne faisait qu’une leçon par semaine au lieu des deux exigées par le règlement, le Ministre suspendit son enseignement en mars 1851. En avril 1852, Michelet fut destitué de sa chaire au Collège de France; et juin, il refusa le serment de fidélité à l’Empire et fut révoqué aussitôt de sa place aux Archives. Il quitta alors Paris et vint s’installer près de Nantes, au seuil de la Vandée. C’est là qu’il termina son histoire de la Révolution en utilisant des archives locales. Ici finit la première partie de sa vie; plus près de la nature et bercé par un bel amour, il va renouveler son talent”” (pag 31)”,”STOx-212″
“CHABOD Federico a cura di Fausto BORRELLI”,”Alle origini della rivoluzione francese. Appunti delle lezioni tenute all’ Università di Roma nell’ anno accademico 1951 – 1952.”,”Fausto BORRELLI ha studiato con Federico CHABOD e Carlo ANTONI. Lavora alla Direzione Studi dell’ ENEA. Ha pubblicato ‘Heidegger e la crisi ambientale’, ‘Dizionario dell’ energia’ ed ‘Europa ed energia’. Secondo CHABOD, “”L’ 89 può essere bene riassunto nelle opere di Sieyes e in quelle di Mounier. In Sieyes c’è la carica rivoluzionaria, mentre invece Mounier cerca ancora accordi.”””,”FRAR-183″
“CHABOD Federico”,”L’ Italia contemporanea, 1918-1948.”,”””L’ adesione di molti può essere sincera, ma non così profonda da divenire una fede che permetta di valicare certi limiti. Questi limiti saranno sorpassati fra il 1938 e il 1939. Lo stesso Mussolini se ne accorge. Talvolta egli si fa minaccioso, e sembra voler riprendere gli atteggiamenti rivoluzionari ostentati nel 1911-12. Lo indispone la pietà verso gli ebrei perseguitati; lo irrita l’ amore per la pace che avverte nel popolo. Talora o si intende dire: “”Questi piccoli e medi borghesi son gente che val nulla. Ora devo sistemare le questioni di politica estera, poi bisognerà che faccia i conti con questi borghesi…””. (pag 100)”,”ITAD-053″
“CHABOD Federico, a cura di Ernesto SESTAN e Armando SAITTA”,”Storia dell’idea d’Europa.”,”Federico Chabod (Aosta,1901 – Roma, 1960), per i nostri tipi è autore anche di Storia della politica estera italiana, L’idea di nazione, Lezioni di metodo storico.”,”EURx-106-FL”
“CHABOD Federico”,”Storia della politica estera italiana. Dal 1870 al 1896. Vol. 1.”,”Federico Chabod nacque ad Aosta il 22 febbraio 1901. Studiò a Torino con Pietro Egidi a Firenze con Salvemini e a Berlino con Meinecke. La sua tesi di laurea pubblicata con il titolo ‘Del Principe di Niccolò Machiavelli’ (1925), fu il primo di una serie di saggi che C. dedicherà allo stesso argomento, ora raccolti in volume. Convinto antifascista sin da quando, nel 1925, guidava sui passi alpini Salvemini in fuga verso la Francia, C. ebbe una parte di primo piano nella direzione politica della Resistenza in Val d’Aosta, di cui, nel dopoguerra, fu il primo presidente regionale. E’ morto a Roma nel 1960.”,”ITQM-004-FC”
“CHABOD Federico”,”Storia della politica estera italiana. Dal 1870 al 1896. Vol. 2.”,”Federico Chabod nacque ad Aosta il 22 febbraio 1901. Studiò a Torino con Pietro Egidi a Firenze con Salvemini e a Berlino con Meinecke. La sua tesi di laurea pubblicata con il titolo ‘Del Principe di Niccolò Machiavelli’ (1925), fu il primo di una serie di saggi che C. dedicherà allo stesso argomento, ora raccolti in volume. Convinto antifascista sin da quando, nel 1925, guidava sui passi alpini Salvemini in fuga verso la Francia, C. ebbe una parte di primo piano nella direzione politica della Resistenza in Val d’Aosta, di cui, nel dopoguerra, fu il primo presidente regionale. E’ morto a Roma nel 1960.”,”ITQM-004-B-FC”
“CHABOSEAU A.”,”De Babeuf à la Commune.”,”La seconda parte del libro contiene scritto di Alexandre ZEVAES ‘De la semaine sanglante au Congres de Marseille, 1871-1879’.”,”SOCx-053″
“CHACE James”,”Acheson. The Secretary of State who Created the American World.”,”CHACE è Henry Luce Professor in Freedom of Inquiry and Expression al Bard College e direttore del ‘World Policy Journal’. E’ autore di 5 libri sui rapporti internazionali.”,”USAP-029″
“CHADEAU Emmanuel”,”Louis Renault.”,”Louis Reanult muore nei primi giorni dell’ottobre 1944, dopo essere stato portato fuori, in coma, dalla prigione di Fresnes dove era stato rinchiuso dopo l’arresto per tradimento a favore dei tedeschi. Renault lascia dietro di sè un mistero e una leggenda. Il mistero è quello della sua morte: Si avanza il sospetto che sia stato assassinato. La leggenda è quella che fa di Renault, fin dal 1918, a 41 anni, un salvatore della Francia, a fianco di Pètain, ch’egli ritroverà a Vichy nel 1940. Renault è l’uomo dei “”carri della vittoria”” ma è anche il potente “”miliardario”” degli anni venti e trenta, che controlla governi e banche e che ha la meglio sul suo autentico rivale, Citroen. Reanult è colui che fa le auto dei primi “”week-ends”” e i blindati del riarmo. Ma Reanult è anche una leggenda cupa: è il signore di Billancourt, l’uomo che i comunisti e il fronte popolare vogliono abbattere. Un uomo che stringe la mano di Hitler nel 1939, che gli alleati e la Francia libera additano al primo posto nella collaborazione franco-tedesca degli anni neri. Grazie agli archivi pubblici e privati fino ad ora chiusi o ignorati, e alle testimonianze degli ultimi sopravissuti, Cahdeau scrive la prima biografia completa e sincera di Louis Renault. Egli racconta i particolari della sua tragica morte e le molte avventure di un uomo il cui motto fu “”vivere, significa diventare grande””. CHADEAU-E è professore all’ Universitè Charles-de-Gaulle di Lille, dove egli insegna storia contemporanea. Ha pubblicato numerose opere, fra cui parecchie biografie, come quella di Saint-Exupery (Plon, 1984)”,”E1-AUIN-007″
“CHADHA Yogesh”,”Gandhi. Il rivoluzionario disarmato.”,”””La risposta di Gandhi fu il suo ultimo messaggio al mondo: il bombardamento atomico, disse, non doveva impaurire i soldati della non-violenza, che non hanno bisogno di scendere nei rifugi essendo sorretti dalla fede nell’ indistruttibilità dell’ ahimsã. Se le migliaia di persone che avevano trovato la morte a Hiroshima fossero uscite allo scoperto e rimanendo ben salde avessero rivolto lo sguardo verso l’ alto, osservando senza alcun timore, e pregando per il pilota, “”il loro sacrificio non sarebbe stato vano””. Il giorno precedente il Mahãtmã aveva dichiarato allo scrittore americano Vincent Sheean: ‘Dicono che una sola bomba atomica abbia cambiato l’ intero corso della guerra e avvicinato notevolmente la fine delle ostilità. Ha forse domato lo spirito giapponese? Non lo ha fatto e non poteva farlo. Ha forse sconfitto la Germania come nazione? Non lo ha fatto e non poteva farlo. Per far ciò bisognerebbe ricorrere ai metodi di Hitler, ma a che scopo? Alla fine sarebbe stato l’ hitlerismo a trionfare’.”” (pag 535)”,”INDx-081″
“CHADWICK Owen”,”The Secularization of the European Mind in the Nineteenth Century.”,”Reprint dell’edizione 1975 Un capitolo è dedicato alle posizioni di Karl Marx (e Engels) sulla questione (pag 48-87) Ci sono anche riflessioni sulle posizioni di Darwin, Mill, Comte, Renan, Taine, Michelet ecc.”,”TEOC-744″
“CHAFFARD Georges”,”Les carnets secrets de la decolonisation. 1.”,”Dopo ‘Indocina, dieci anni di indipendenza’ Georges Chaffard ci fornisce con questo volume una seconda opera consacdata all’evoluzione degli ex-paesi dell’Union française’. Più che uno studio storico esaustivo, l’autore ha scelto di presentare una serie di episodi particolarmente significativi. Sulla fine (e l’inizio) della guerra in Indocina, riporta dei documenti ufficiali citati integralmente, sull’inizio della decolonizzazione africana mostra il comportamento di alcuni governatori rispetto alla politica di Parigi, le incomprensioni e i conflitti. Certi episodi superano il quadro coloniale. Così l’alleanza militare franco-spagnola stabilita semiclandestinamente sotto la Quarta repubblica per opporsi alle rivendicazioni marocchine sul Sahara… L’autore ha lasciato volutamente da parte episodi già ben conosciuti. G. Chaffard, 36 anni, ha compiuto una carriera militare in Marocco e in Indocina. Poi ha viaggiato in Africa e Asia in qualità di giornalista. (1967)”,”FRQM-061″
“CHAFFARD Georges”,”Les carnets secrets de la decolonisation. 2.”,”In questo secondo volume l’autore continua a smontare i meccanismi poco conosciuti attraverso i quali le ex colonie francesi sono arrivate all’indipendenza…”,”FRQM-062″
“CHAIGNE Louis”,”Ritratto di Giovanni XXIII.”,”””La sua missione [in Bulgaria] consisteva nel riordinare il cattolicesimo di rito orientale, nel raccogliere i fedeli sparsi su tutto il territorio, porgere un aiuto morale e materiale ai quattrocentomila rifugiati non cattolici venuti dalla Tracia e dalla Macedonia. La diplomazia era estranea a questa prima missione, che solo più tardi ebbe modo di esercitarsi direttamente, ma il nuovo arcivescovo manifestò ben presto, una volta di più, la sua perfetta conoscenza degli uomini. Ciò avvenne in modo particolare in seguito a un rapporto straordinario sulla situazione in Bulgaria e delle Chiese nel quale affermava, in conclusione, come fosse assolutamente necessaria la presenza di un vescovo che risiedesse in mezzo alla popolazione cattolica. Roma propose tre nomi, secondo l’ordine dei meriti. Mons. Roncalli scelse il terzo, Stefano Kurteff, che doveva in seguito rivelarsi come l’uomo provvidenziale. A Sofia, mons. Roncalli si fece rispettare e stimare per il tatto col quale svolse la sua missione, rispettando scrupolosamente le istituzioni e gli usi. (…) La Turchia all’inizio dell’anno 1935 si trovava in pieno rinnovamento. All’ultimo dei suoi sultani, Mahomet VI, è succeduto nel 1922, il generale Mustapha-Kémal, primo presidente della Repubblica. Nel 1934, quest’ultimo aveva adottato il nome di famiglia di Ataturk, e il suo nuovo Stato era in piena trasformazione. Istanbul scomparirà, come capitale, davanti ad Ankara. La nuova costituzione proclamerà l’assoluta laicità dello Stato, l’adozione dell’alfabeto europeo, del calendario, del codice civile e del codice penale; la soppressione del giorno di preghiera musulmana (il venerdì) e l’adozione del riposo la domenica, la emancipazione della donna. I cristiani, liberati dalla pressione di uno Stato estraneo alle loro credenze, non sapevano come li avrebbe trattati uno Stato nettamente agnostico, che domandava loro, in massima, solo di sottomettersi alla legge. (…) La situazione di mons. Roncalli era complicata dal fatto che, destinato a Istanbul aveva, inoltre, la carica di Delegato in Grecia, paese ostile alla Turchia, e che, come questa, comprendeva tra i cristiani, i riti più diversi…Il rappresentante di Pio XI fece fronte alle complessità, a modo suo, cioè con la discrezione, la calma, «grande segreto di successo». La sua missione, anche questa volta, non era diplomatica, ma episcopale (…). Il governo non ce l’aveva con i ‘cattolici’; ma applicava indistintamente a chicchessia la ‘costituzione’ rivoluzionaria! Perciò il governo l’ignorava. Il meno che si possa dire è che non gli mostrava nessuna simpatia, non a causa della sua persona, ma perché l’agnosticismo regnava come una moda, in reazione contro il potere decaduto e il suo carattere spirituale. La stampa cattolica fu a poco a poco abolita o ridotta a una pietosa espressione. Scuole importanti dirette dai Fratelli o da altri religiosi furono chiuse. I più liberali tra i ministri stimavano di aver reso un vero servizio ai cattolici «liberandoli per sempre dalla religione musulmana e preparando il terreno per la penetrazione cristiana, magari in un lontano avvenire» (7). Da poco aveva imparato la lingua bulgara: ora si era messo, non senza grande sforzo, allo studio della lingua turca. Non nascose il suo penoso stupore di fronte all’ignoranza di questa lingua negli ambienti cattolici. Come già aveva fatto a Sofia, prese l’abitudine, nelle chiese, di far leggere in turco un testo evangelico prima di pronunciare i suoi discorsi. (…) I diplomatici ammiravano e invidiavano il famoso «modo di fare» di mons. Roncalli (…). Sono stati interpretati in vari modi, i suoi rapporti con von Papen, ambasciatore ad Ankara, che si disponeva già a farsi «sdoganare» nel caso in cui la Germania, come egli prevedeva, fosse stata battuta. Il cattolicesimo dell’ex-cancelliere, le virtù della sua famiglia non erano senza valore agli occhi del prelato, ma egli vedeva al di là del presente, (molto chiaroveggente anche sulle ombre, le macchie, le responsabilità), egli voleva salvaguardare l’avvenire di una Germania libera dal giogo hitleriano e capace di ritrovare la vocazione ricevuta fin dall’ottavo secolo attraverso san Bonifacio, e di cui Fulda rimane il simbolo incancellabile. Meditò ogni giorno sulle crocifiggenti realtà della guerra, «dura lezione per tutti», come scrisse nel suo ‘Giornale’ (25 maggio 1940) (…)”” (pag 82-89) [(7) Tale era l’opinione manifestata dal ministro degli Interni, Chukru Kaya Bey, all’ambasciatore d’Italia. Cfr. Algisi, op. cit., p. 136]”,”RELC-351″
“CHAISON Gary”,”Unions in America.”,”CHAISON Gary è Professore di relazioni industriali alla Graduate School of Management di Clark University in Worcester, Massachusetts. Questione corruzione, attività illecite di alcuni sindacati americani. Legge Landrum-Griffin. “”Revelations of Union Corruption. Although leadership corruption was present to some degree since the earliest days of unions, by the late 1950s it seemed rampant, at least according to news reports. The wrongdoings of union officers received tremendous publicity over two years during the hearings before the Congressional Commitee on Improper Activities in the Labor Management Field, chaired by Senator John L. McClellan. The McClellan Committee found that the officers of several unions (e.g., those of truck drivers, bakery workers, and construction workers) were engaged in such corrupt activities as extortion from employers and union members and the emblezzlement of union funds. In reaction to these revelations, Congress passed legislation in 1959 directed at both weeding out corrupt union officers within unions and encouraging democracy in union governance, under the belief that the absence of democratic union governance set the stage pfr the emergence and continuation of corruption. The Labor-Management Reporting and Disclosure Act (the Landrum-Griffin Act of 1959) gave union members a bill fo rights that included the right to vote in elections, to attend and vote at union meeting, and to partecipate in union deliberations. Members were also given freedom of speech and assembly, the right to vote on increases in dues, the right to sue their union, safeguards against improper disciplinary action by union officers, and the right to have copies of their unions’ collective agreements.”” (pag 19)”,”MUSx-213″
“CHAKRAVARTY Sukhamoy”,”La planification du developpement. L’ experience indienne.”,”CHAKRAVARTY Sukhamoy (1834-1990) ha avuto una brillante carriera universitaria. Ha pure avuto alte funzioni di governo presso la Commissione del Piano in India.”,”INDx-038″
“CHALIAND Gerard BLIN Arnaud; collaborazione di Alain BRU Bruno COLSON Pierre CONESA Hervé COUTAU-BEGARIE Michel FOUCHER Pierre GALLOIS Francois GERE’ Eric GROVE Lucien POIRIER Maurice PRESTAT”,”Dictionnaire de Strategie militaire des origines à nos jours.”,”Hanno collaborato all’opera: Alain BRU, Bruno COLSON, Pierre CONESA, Hervé COUTAU-BEGARIE, Michel FOUCHER, Pierre GALLOIS, Francois GERE’, Eric GROVE, Lucien POIRIER, Maurice PRESTAT. Arnaud BLIN ha compiuto i suoi studi a Georgetown e a Harvard. E’ D del Beaumarchais Center for International Research a Washington DC. Gerard CHALIAND è D del Centre d’etude des conflits (FED). E’, tra gli altri, autore di ‘L’anthologie mondiale de la strategie’, (BOUQUINS), dell”Atlas strategique’ (con J.P. RAGEAU) e de l”Empires nomades’ (PERRIN). la cronologia si compone di due parti: 1. opere strategiche e dottrine militari, 2. le grandi battaglie della storia”,”QMIx-046″
“CHALIAND Gerard”,”Lotta armata in Africa. Come un popolo africano esce dalla tradizione: dalla non-libertà alla libertà attraverso la guerriglia.”,”CHALIAND Gerard, autore di ‘L’Algerie est-elle socialiste?’ ha partecipato alla fondazione del settimanale algerino ‘Revolution africaine’ di cui è stato redattore capo aggiunto nel 1963. Ha pubblicato in ‘Les Temps Modernes’ numerosi studi sull’ Africa. Nel maggio-giugno 1966 è stato a fianco di Amilcar CABRAL leader dei maquis della Guinea portoghese.”,”PVSx-010″
“CHALIAND Gérard BLIN Arnaud a cura; scritti di G. CHALIAND A. BLIN O. HUBAC-OCCHIPINTI Y. TERNON P. MIGAUX F. GERE’ R. GUNARATNA”,”Histoire du terrorisme. De l’ Antiquité à Al Qaida.”,”Scritti di G. CHALIAND A. BLIN O. HUBAC-OCCHIPINTI Y. TERNON P. MIGAUX F. GERE’ R. GUNARATNA “”Sempre durante l’ estate, il Partito bolscevico conduce la distruzione sistematica delle protezioni legali dell’ individuo. La guerra civile, secondo alcuni membri, non conosce “”leggi scritte””, essendo queste riservate alla “”guerra capitalista””. Il terrore è già in marcia, quando il potere è ancora lontano dall’essere assicurato, e permette ai bolscevichi di imporsi definitivamente. La logica rivoluzionaria è la stessa di quella della Francia nel 1793-1794. Lenin approfitta di due incidenti per scatenare una campagna di terrore. Il 30 agosto 1918, due attentati, senza relazione l’ uno con l’altro, colpiscono il capo della Ceka a Pietrogrado e lo stesso Lenin. (…)””. (pag 235)”,”TEMx-036″
“CHALIAND Gérard”,”Revolution in the Third World.”,” Contiene il capitolo 6: ‘The theory and practices of Marxism-Leninism’: 1. A Retrospective Glance at the Bolsheviks and the Marxist Project (pag 147-158) Lenin e la coscienza rivoluzionaria portata dall’esterno della classe operaia (p. 155) Sul processo di formazione di quadri operai rivoluzionari “”As of the early twentieth century, capitalism’s capacity for survival-unexpected from a Marxist standpoint – had the effect of strengthening reformist tendencies within working-class movements in industrialized countries. In his theoretical effort to adapt to this state of affairs, Lenin, for one, tried to redefine the prospects for both revolution and capitalism’s development in its “”imperialist”” stage, and to integrate the peasantry into Marxist theory and strategy as a revolutionary ally. But without doubt, his major contribution was his theory of a vanguard party: a party made up of professional revolutionaries, intellectuals, and semi-intellectuals. “”The workers, we have said, ‘could not yet have’ (1) social democratic consciousness. That could come only from outside.The history of all countries shows that through its own efforts, the working class can arrive only at trade-union consciousness, that is, at the conviction of the need to get together in unions, fight the bosses, demand that the government pass such and such laws required by the workers, and so on… As for Socialist doctrine, it is the product of philosophical, historical, and economic theories elaborated by the educated representatives of the propertied classes, that is by intellectuals. The very founders of scientific socialism themselves, Marx and Engels, were by their social position bourgeois intellectuals””. From this Lenin concluded that what was needed to get the working class going was a vanguard party, distinct from the majority of the proletariat and embodying its real class consciousness”” [Gérard Chaliand, ‘Revolution in the Third World’, New York, 1989] [(1) Lenin’s emphasis in ‘What Is to Be Done?’] (pag 154-155)”,”PVSx-062″
“CHALIAND Gérard RAGEAU Jean-Pierre”,”Atlante geopolitico. La fine degli imperi 1900-2015.”,”‘Gli uomini fanno la storia, ma non conoscono la storia che fanno’ Hegel”,”RAIx-029-FL”
“CHALIAND Gérard”,”Memoria della mia memoria.”,”Gérard Chaliand, uno studioso francese di origini armene, per un lungo periodo della sua vita ha cercato di rimuovere le vicende che nel 1915 avevano distrutto la sua famiglia. Solo oggi, attraverso questo racconto, ha deciso di fare i conti con il proprio passato e la storia della sua gente: questo esile libro accoglie infatti la storia dei terribili massacri subiti dal popolo armeno, in un reticolo di ricordi rimossi per anni e alla fine fatti riscorrere sulla pagina, quasi come un pegno.”,”BIOx-403″
“CHALIAND Gérard RAGEAU Jean-Pierre, cartografia di Catherine PETIT, edizione italiana a cura di Sergo A. ROSSI”,”Atlante strategico. La geopolitica dei rapporti di forze nel mondo.”,”Dono Mario Caprini Edizioni del Club France Loisirs, Parigi, Librairie Arthème Fayard, 1983 Questo Atlante è dedicato al geopolitico britannico Halford J. Mackinder (1861-1947), al teorico della potenza marittima, l’americano Alfred T. Mahan (1840-1914), al pioniere della geopolitica tedesca Friedrich Ratzel (1844-1904), e al geografo francese Pierre Vidal de la Blache (1845-1918)”,”ASGx-072″
“CHALINE Claude”,”Il Regno Unito e la Repubblica d’ Irlanda.”,”Claude CHALINE, nato a Orleans il 18 maggio 1929, agregé de philosophie, è docente di geografia, specializzato nella conoscenza di problemi dell’ Inghilterra e incaricato di corsi presso l’ Institut Francais de Royaume Uni.”,”UKIS-014″
“CHALLAYE Felicien”,”Histoire de la proprieté.”,”Alcune opere di CHALLAYE: – Syndicalisme revolutionnaire et syndicalisme reformiste. FELIX ALCAN. 1909 – Le mouvement ouvrier au Japon, LIBRAIRIE DE L’ HUMANITE’, 1921 Comunismo degli esseni esséniens Membres d’une secte juive qui, du IIe s. av. J.-C. au Ier s. apr. J.-C., menèrent en Palestine, sur la côte nord-ouest de la mer Morte et dans la région d’Engaddi, une vie communautaire très austère et presque autarcique. Philon d’Alexandrie, Flavius Josèphe et Pline l’Ancien ont laissé des témoignages sur ces sectateurs, qui auraient été quelque 4000 au Ier s. Ils se caractérisaient, entre autres, par leurs vêtements blancs, leur renonciation, pour la plupart, au mariage, leur refus de sacrifier des animaux ou de participer au culte du Temple de Jérusalem. Ne reconnaissant d’autre autorité que celle de leurs anciens, ils enseignaient l’égalité entre les hommes, attribuaient tout au destin et rien au libre arbitre. Quoique les éléments majeurs de cette doctrine soient judaïques, leurs idées, proches de celles des pharisiens, révèlent la grande influence de courants étrangers tels que le parsisme et le néopythagorisme. C’est pour cette raison qu’elles ne furent jamais adoptées par le judaïsme officiel. La découverte des manuscrits de la mer Morte, dans le site de Qumran (1947), a contribué à élargir le champ d’étude consacré aux esséniens.”,”TEOP-082″
“CHALMERS Douglas A.”,”The Social Democratic Party of Germany. From Working-Class Movement to Modern Political Party.”,”CHALMERS è assistente professore di scienze politiche al Douglass College, Rutgers University. E’ stato membro del Social Science Research Council Fellow in Francoforte, Bonn ed Amburgo. Qui ha studiato gli archivi di partito. “”Organizzativamente, la più importante conseguenza della repressione era stata quella di fermare temporaneamente lo sviluppo dell’ organizzazione centrale del partito, forzandolo ad edificarsi attraverso l’ introduzione di più o meno legali, informali, gruppi locali, che dipendevano dalla disponibilità e attività di individui posti in una situazione difficile. L’ organizzazione nazionale era limitata a meri simboli – una o due dozzine di deputati a cui era ancora permesso di mantenere il proprio seggio al Reichstag e il giornale di partito, Der Sozialdemokrat, pubblicato principalmente a Zurigo sotto la direzione di Eduard Bernstein e diffuso clandestinamente intorno alle 12 mila copie. Nonostante la formale assenza di una organizzazione nazionale, il partito ebbe molto successo nel corso di questi anni ottenendo i voti della classe operaia tedesca.”” (1) (pag 5) (1) (es. 1877, 493 mila voti, 1890 1.417 mila voti, dal 9 al 20% del totale, da 12 seggi a 35)”,”GERV-051″
“CHAMBARLHAC V. DURY M. HOHL T. MALOIS J., testi riuniti e presentati da”,”L’ Entreprise socialiste. Histoire documentaire du Parti Socialiste. Tome 1, 1905-1920.”,”CHAMBARLHAC V. insegna storia – geografia ed è membro dell’ IHC. DURY laureato in scienza politiche è membro del CER.PO. HOHL e MALOIS sono membri dell’ IHC. Gli autori ringraziano l’ OURS, il polo SIG della MSH e il CER.PO. Gambetta. “”La Francia ha verso Gambetta questo doppio debito di riconoscenza: essendo stato, in un momento decisivo, sicuramente il più doloroso della nostra storia contemporanea, l’ amor di patria invasa e mutilata, egli si dedica in seguito a preservarla dallo scoraggiamento che segue le grandi scosse tipo quella del 1870; e poi dal 1871 al 1881 fece nascere in Francia la democrazia; assicurò stabilità e l’ avvenire delle istituzioni libere per lo stabilimento delle quali la Francia si era esaurita in convulsioni impotenti per un secolo. Il rialzamento materiale della Francia attraverso la democrazia, attraverso l’ accesso lento, ma progressivo degli strati popolari, alla direzione degli affari del paese, fu l’opera di Gambetta. E a quest’opera il proletariato è debitore dello sviluppo ulteriore avuto dal socialismo””. (pag 84)”,”MFRx-277″
“CHAMBARLHAC V. DURY M. HOHL T. MALOIS J., testi riuniti e presentati da”,”La Maison socialiste. Histoire documentaire du Parti Socialiste. Tome 2, 1921-1940.”,”CHAMBARLHAC V. insegna storia – geografia ed è membro dell’ IHC. DURY laureato in scienza politiche è membro del CER.PO. HOHL e MALOIS sono membri dell’ IHC. Gli autori ringraziano l’ OURS, il polo SIG della MSH e il CER.PO. “”C’est là ce que, avec Compère-Morel, j’ai pu souligner en citant un passage du fameux discours de Jaurès en 1911, lorsqu’il s’agit de ratifier l’ accord franco-allemand qui, tout en écartant les complications internationales d’alors avait pour résultat immédiat de confirmer notre protectorat sur le Maroc. (…) Mais si nous ne domandons pas l’ évacuation du Maroc, nous ne voulons pas que les événements militaires nous entraînent à une recrudescence de charges et de périls. Là encore nous croyons devoir distinguer notre attitude de celle des bolshevisants francais. Nous ne nous associerons pas à leur tactique d’exaspération des nationalismes coloniaux sous le prétexte de communisme. Nous ne pousserons pas à des révoltes armées des indigènes qui ont pour contrecoup inévitable des incidents de guerre dans lequels, des soldats, nos frères trouvent la mort.”” (pag 311, fonte Pierre Renaudel, Le socialistes et le Maroc, Le Populaire 3 juin 1925)”,”MFRx-278″
“CHAMBARLHAC V. DURY M. HOHL T. MALOIS J., testi riuniti e presentati da”,”Les Centres socialistes. Histoire documentaire du Parti Socialiste. Tome 3, 1940-1969.”,”CHAMBARLHAC V. insegna storia – geografia ed è membro dell’ IHC. DURY laureato in scienza politiche è membro del CER.PO, ed è maitre de conferences en sciences politique Université de Borugogne e a Sciences-Po, Paris. HOHL e MALOIS, professore agregé di storia il primo e dottorando in storia il secondo, sono membri dell’ IHC. Gli autori ringraziano l’ OURS, il polo SIG della MSH e il CER.PO.”,”MFRx-307″
“CHAMBELLAND Colette”,”Pierre Monatte une autre voix syndicaliste.”,”Colette CHAMBELLAND, storica, è stata conservatore della biblioteca del CEDIAS- Musée Social a Parigi. Ha avuto accesso agli archivi personali di Pierre MONATTE. Pierre MONATTE (1881-1960) occupa un posto originale nel movimento operaio francese. Figlio di un maniscalco dell’ Alta Loira, fantaccino, impiegato di libreria, correttore di bozze, non ha volontariamente occupato una funzione dirigente. Attorno a lui si sono raggruppati i sindacalisti rivoluzionari quando creò nel 1910 il giornale sindacale ‘La Vie Ouvriere’. Poi riunì i sostenitori dell’ internazionalismo durante la 1° GM e nel 1919 i sindacalisti comunisti. Infine nel 1924, rifiutò tanto lo stalinismo quanto il riformismo e fondò assieme ai suoi amici Alfrend ROSMER, Robert LOUZON, Maurice CHAMBELLAND, Ferdinand CHARBI, ‘La Revolution proletarienne’.”,”MFRx-134″
“CHAMBELLAND Colette a cura; saggi di Janet HORNE Francoise BLUM Christophe PROCHASSON Michel LEYMARIE Pierre ARDAILLOU Michel DREYFUS Antoine SAVOYE Emile POULAT Michel WINOCK Roger Henri GUERRAND Susanna MAGRI André GUESLIN Lion MURARD e Patrick ZYLBERMAN Isabelle LESPINET Christian TOPALOV Yannick MAREC Bernard GIBAUD Alicia NOVICK Patrizia DOGLIANI”,”Le Musee social en son temps.”,”Saggi di Janet HORNE Francoise BLUM Christophe PROCHASSON Michel LEYMARIE Pierre ARDAILLOU Michel DREYFUS Antoine SAVOYE Emile POULAT Michel WINOCK Roger Henri GUERRAND Susanna MAGRI André GUESLIN Lion MURARD e Patrick ZYLBERMAN Isabelle LESPINET Christian TOPALOV Yannick MAREC Bernard GIBAUD Alicia NOVICK Patrizia DOGLIANI”,”MFRx-169″
“CHAMBELLAND Colette”,”Le syndicalisme ouvrier français.”,”CHAMBELLAND Colette “”Et comment ne pas rappeler ici la pensée de Pelloutier: “”Nous sommes des révoltés de toutes les heures, des hommes vraiment sans dieu, sans maître, sans patrie, les ennemis irréconciliables de tout despotisme moral ou matériel, individuel ou collectif, c’est-à-dire des lois et des dictatures (y compris celle du prolétariat) et les amants passionnés de la culture de soi-même””. (…) Quand Pelloutier déclare qu’il faut “”un moyen d’action purement économique, excluant la collaboration des socialistes parlementaires, pour n’emprunter que l’effort syndical””, Guesde lui répond: “”Nous sommes pour l’action ‘politique’ du prolétariat”””” (pag 25)”,”MFRx-347″
“CHAMBERLAIN Neil W.”,”The Labor Sector. An Introduction to Labor in the American Economy.”,”CHAMBERLAIN Neil W. Professor of Economics Yale University”,”MUSx-256″
“CHAMBERLAIN Lesley”,”The Philosophy Steamer. Lenin and the Exile of the Intelligentsia.”,”Lesley Chamberlain is a writer and reviewer distinguished for her wide-ranging work from travel (In the Communist Mirror) to philosophy (Nietzsche in Turin). In 2003 she published her first novel, Girl in a Garden. Her most recent book is Motherland: A Philosophical History of Russia. In the autumn of 1922, Lenin personally drew up a list of some 220 ‘undesirable’ intellectuals – mostly philosophers, academics, scientists and journalists – to be deported from the country in preparation for the creation of the Soviet Union in December that year. Two ships sailed from Petrograd that autumn, taking around 70 of these eminent men and their families away to what became permanent exile in Berlin, Prague and Paris. List of Illustrations, Acknowledgements, A note on translation, A note on transliteration, Introduction, Appendix: One) GPU Report on the Arrests of 16/17 August 1922, Two) The List of Deportees from Moscow and Petrograd, Three) The Lives, Notes, Bibliography, Index,”,”LENS-014-FL”
“CHAMBERLAIN Lesley”,”Motherland. A Philosophical History of Russia.”,”Lesley Chamberlain is a writer and reviewer distinguished for her wide-ranging work from travel (In the Communist Mirror) to philosophy (Nietzsche in Turin). In 2003 she published her first novel, Girl in a Garden. Her most recent book is Motherland: A Philosophical History of Russia. In the autumn of 1922, Lenin personally drew up a list of some 220 ‘undesirable’ intellectuals – mostly philosophers, academics, scientists and journalists – to be deported from the country in preparation for the creation of the Soviet Union in December that year. Two ships sailed from Petrograd that autumn, taking around 70 of these eminent men and their families away to what became permanent exile in Berlin, Prague and Paris. Preface, Acknowledgements, A Note on Transliteration, A Comparative Chronology of Russian and Western Philosophers, Notes, Suggested Reading, Index,”,”RUSx-130-FL”
“CHAMBERLIN William Henry”,”L’età del Ferro della Russia.”,”CHAMBERLIN ha vissuto per oltre dieci anni in Russia come corrispondente di grandi giornali americani. Ha potuto così, con la collaborazione della moglie, russa di nascita, acquistare una esperienza della nuova Russia. L’A non ha voluto trattare la storia della Russia dalle origini ma ha concentrato la sua attenzione sugli anni dopo l’inizio del primo piano quinquennale”,”RUSU-091″
“CHAMBERLIN William Henry”,”L’età del ferro della Russia.”,”L’autore di questo libro è vissuto per oltre dieci anni in Russia, come corrispondente di grandi giornali americani; ed a potuto così, anche per la collaborazione della moglie, russa di nascita, acquistare una esperienza della nuova Russia forse vietata ad ogni altro pubblicista straniero.”,”RUSS-098-FL”
“CHAMBERS Raymond Wilson”,”Tommaso Moro.”,”””La condanna pronunciata da Moro nell’ Utopia contro simili guerre di conquista non era l’ espressione di una isolata protesta, ma interpretava un sentimento tangibilmente diffuso, in Inghilterra come in tutta l’ Europa””. (pag 279) “”Ma sebbene Moro, come laico, non avesse immediata responsabilità nella condanna a morte degli eretici, egli era però del parere che in definitiva lo Stato, non la Chiesa, era responsabile di quelle esecuzioni. La Chiesa- osservava Moro – giudicava, sì, e condannava gli eretici: ma non infliggeva loro altra punizione che la scomunica; e non era la Chiesa- insisteva- ma i principi temporali, che. per assicurare la pace ai propri sudditi, avevano sancito leggi comminanti agli eretici la pena di morte””. (pag 372) “”Là dove è questione di ignoranza e non di arroganza o malizia”” scrive Moro “”vorrei si mostrasse poco rigore e molta misericordia””. (pag 373)”,”UKIx-080″
“CHAMBOST Edouard”,”Le piége suisse. Roman. Derrière la fiction, la révélation de quelques mécanismes secrets de la finance internationale.”,”CHAMBOST Edouard avvocato e scrittore è autore di ‘Guide des paradis fiscaux’ e di ‘Guide mondial des secrets bancaires'”,”ECOI-332″
“CHAMBRE Henri”,”Le marxisme en Union Sovietique. Ideologie et institutions leur evolution de 1917 a nos jours.”,”””Prima del Rivoluzione, Lenin è partigiano di uno Stato centralizzato e vasto, perché “”un grande Stato (si tratta qui di uno stato capitalista) centralizzato costituisce un enorme passo storico di fronte alla dispersione medievale verso la futura società socialista del mondo intero, e non si può avere altra via verso il socialismo che passando per questo Stato (indissolubilmente legato al capitalismo).”” Lenin era allora sostenitore di un centralismo democratico in uno Stato forte, combinato con “”l’ autonomia delle regioni a condizioni economiche e familiari particolari, con popolazione di una composizione nazionale particolare””. Alla vigilia della rivoluzione d’ Ottobre, in agosto – settembre 1917, Lenin ritorna alla formula del Manifesto Comunista: “”lo Stato, ovvero il proletariato organizzato in classe dominante””, – “”organizzazione speciale della forza, organizzazione della violenza per reprimere una certa classe, … la sola classe sfruttatrice, ovvero la borghesia””, – in altri termini: “”la dittatura proletaria, il dominio politico del proletariato””. Il suo ruolo sarà, “”di proteggere la proprietà comune dei mezzi di produzione, di proteggere l’ eguaglianza del lavoro e l’ eguaglianza nella ripartizione dei prodotti””””. (pag 293)”,”RUSU-177″
“CHAMBRE Henri”,”Il marxismo nell’Unione Sovietica. L’ideologia e le istituzioni sovietiche nella loro evoluzione dal 1917 ai nostri giorni.”,”Fu Destutt de Tracy a creare la parola “”ideologia”” per caratterizzare la “”scienza che ha per oggetto lo studio delle idee…”” (pag 4) Benché il termine sia anteriore a Karl Marx, il problema dell’ideologia è strettamente legato al marxismo (pag 5) Sul piano ideologico vi sarà un’opposizione tra le “”idee dominanti”” e le “”idee rivoluzionarie”” (pag 14) L’ideologia è sempre ideologia di un gruppo sociale (pag 16) Lenin sul concetto di ideologia proletaria (pag 24-27) “”Sin dal 1902, l’opera polemica intitolata ‘Che fare?’, per una voluta reminiscenza del celebre romanzo di Cernyscevskij che ebbe una vasta eco negli ambienti rivoluzionari dell’epoca (90), mette in rilievo l’importanza capitale dell’ideologia rivoluzionaria agli effetti del movimento rivoluzionario. In questo opuscolo, Lenin si scaglia contro l’opportunismo che, con Bernstein, Millerand ed alcuni altri, ha invaso i partiti socialisti europei (91) ed ha contaminato il Partito social-democratico russo. Essi negano, egli afferma, la possibilità di dare al socialismo un fondamento scientifico e di dimostrare la necessità del movimento socialista dal punto di vista di una concezione materialistica della storia. Questo opportunismo, egli scrive, «dichiara inconsistente la concezione stessa dello “”scopo finale”” e respinge categoricamente l’idea della dittatura del proletariato» (92), che tuttavia Marx aveva indicato come il proprio contributo essenziale alla teoria socialista (93). I riformisti arrivano così a «negare la ‘teoria della lotta delle classi’» (94). Fondandosi su F. Engels (95), dopo aver constatato che una tal situazione è divenuta possibile solo perché «la vasta diffusione del marxismo è stata accompagnata da un certo abbassamento del livello teorico» (96), Lenin proclama, per opporsi a questa corrente: «Senza teoria rivoluzionaria, nessun movimento rivoluzionario» (97), affermazione che sarà spesso ripresa dopo di lui. E’ questo un punto fondamentale. Egli constata che, «abbandonata alle sue sole forze, la classe operaia non può accedere che alla coscienza tradeunionista, vale a dire alla convinzione che bisogna unirsi in sindacati, condurre la lotta contro il padronato, reclamare dal governo queste o quelle leggi necessarie agli operai, ecc.» (98). La coscienza sociale nata dalla lotta sul piano economico o sociale è insufficiente: essa non può condurre ad una coscienza politica veramente rivoluzionaria. Il movimento operaio è incapace di elaborare da solo un’ideologia rivoluzionaria, un’«ideologia indipendente» nell’ambito di una lotta puramente economica (99). Ritornando senza citarle alle affermazioni di Carlo Marx sulla genesi dell’ideologia, egli prosegue: «In una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere ideologia alcuna al di fuori o al di sopra delle classi» (100). La scelta è ‘unicamente’ tra ideologia borghese e ideologia rivoluzionaria: non vi è via di mezzo: «L’umanità non ha elaborato una “”terza”” ideologia» (101). Ogni sviluppo ‘spontaneo’ del movimento operaio, lo sottomette di fatto alla ideologia borghese. Da cui il rifiuto della «spontaneità» degli opportunisti russi e la condanna dell’«economismo» di questi stessi ambienti (102). La coscienza politica non può essere formata negli operai all’interno della loro lotta economica, basandosi unicamente e principalmente su questa lotta. «La coscienze politica di classe non può esser fornita all’operaio ‘che dall’esterno’, cioè dall’esterno della lotta economica, dall’esterno della sfera di rapporti tra operai e padroni» (103). Troviamo qui qualcosa di nuovo rispetto alle tesi di C. Marx, per il quale pare che la condizione proletaria in senso stretto fornisca la coscienza proletaria. Per accedere ad una coscienza politica autentica, bisogna acquistare la comprensione della ‘totalità’ dei rapporti sociali ed economici. «Il solo campo in cui sarebbe possibile acquistare questa conoscenza è quello dei rapporti di ‘tutte’ le classi e tutti gli strati della popolazione con lo Stato ed il governo, il campo dei rapporti di ‘tutte’ le classi tra loro» (104). Questa vera coscienza politica si acquisterà e si svilupperà sul piano teorico e pratico; Lenin insiste qui soprattutto sulla necessità, per la coscienza politica della classe operaia russa, di una formazione «fondata sull’esperienza della vita politica» (105). Essa dovrà sforzarsi di acquistare una «rappresentazione chiara» della natura economica, del contenuto politico e sociale delle differenti classi sociali. Essa l’acquisterà, prosegue Lenin (106), soltanto «con esempi viventi, con rivelazioni ancora tutte palpitanti su ciò che accade intorno a noi», con «rivelazioni politiche che investano tutti i campi» (107). In questa educazione politica attiva (108), la stampa avrà una parte importante, su cui egli insiste a lungo (109) così come i «rivoluzionari professionisti» (110) che avranno una funzione permanente di agitazione politica clandestina (111)”” [Henri Chambre, ‘Il marxismo nell’Unione Sovietica. L’ideologia e le istituzioni sovietiche nella loro evoluzione dal 1917 ai nostri giorni’, Torino, 1957] [(90) Cernyscevskij, Cto delat’? (1863). Cfr. J.W. Bienstock, ‘Histoire du mouvement révolutionnaire en Russie’, I. (1790-1894)’, Payot, Paris, 1920, pp. 84-85 – N. Valentinov, ‘Vstreci s Leninysm’, Izdat. Imeni Cehova, New York, 1953, p. 103; (91) E. Halévy, ‘Histoire du Socialisme européen’, Gallimard, Parigi, 1948, pp. 191-192, 201-204; (92) Lenin, ‘Que faire?’ in ‘Oeuvres choisies en deux volumes’, Mosca, Tomo I, 1946, p,. 177; (93) K. Marx, Lettera a Weydemayer (5.3.1852): «Per quel che mi riguarda, non è a me che va il merito di aver scoperto l’esistenza delle classi nella società moderna, né la loro lotta tra loro. Molto prima di me degli storici borghesi avevano descritto lo sviluppo storico di questa lotta delle classi e degli economisti borghesi ne avevano espresso l’anatomia economica. Ciò che io feci di nuovo, fu: 1°, di dimostrare che l”esistenza delle classi’ non è legata che a delle ‘fasi di un determinato sviluppo storico della produzione’; 2°, che la lotta delle classi ‘conduce’ necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’; 3°, che questa stessa dittatura costituisce solo la transizione all”abolizione di tutte le classi’ e ad una ‘società senza classi’ …», in K. Marx et F. Engels, ‘Etudes Philosophiques’, p. 118; (94) Lenin, op. cit., p. 177; (95) F. Engels, ‘La guerre des paysans’, Prefazione, Ed. Soc. , Parigi, 1952, p. 24: «Bisogna riconoscere che gli operai tedeschi hanno saputo approfittare della loro situazione con rara intelligenza. Per la prima volta, da quanto esiste il movimento operaio, la lotta è condotta nelle tre direzioni: teorica, politica ed economico-pratica (resistenza contro i capitalisti) con armonia, coesione e metodo»; (96) Lenin, op. cit., p. 191; (97) Lenin, op. cit., p. 192; (98) Lenin, op. cit., pp 197, 238] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 24-25-26)”,”RUSU-269″ “CHAMPARNAUD François, testi di BOGDANOV BUCHARIN LUNACHARSKIJ KOLLONTAI”,”Revolution et contre-revolution culturelles en Urss de Lénine a Jdanov. Textes de: Bogdanov, Boukharine, Lounatcharsky, Kollontai.”,”Testi di Bucharin [‘Rivoluzione proletaria e cultura’ (1923), ‘Del metodo formalista in arte’ (1925), ‘Il leninismo e il problema della rivoluzione culturale’ (1928)], Bogdanov [‘L’arte e la classe operaia’ (1918)], Lunacharskij [‘Il proletariato e la lotta per la sua educazione’, ‘Tesi sui problemi della critica marxista’ (1928), ‘Il marxismo e l’arte’ (1928)], Kollontai [‘La famiglia e lo Stato comunista’ (1919)] Marx e Engels… “”Marx et Engels déclarent fort justement: «Des ‘idées’ ne puvent jamais mener au-delà d’un ancien état de choses, elles ne peuvent que mener au-delà des idées de l’ancien état de choses. Des idées, d’ailleurs ne peuvent ‘rien réaliser’. Pour la réalisation des idées, il faut des hommes qui mettent en jeu une force pratique» [Marx-Engels, ‘Sur la littérature et l’art’, Paris, 1954, p. 139] (pag 31) Lenin si oppone alla ‘Proletkult’… “”A ceux, qui, dans le gouvernement, penchent pour des solutions précipitées comme la culture prolétarienne, Lénine décrit le vrai tableau culturel de la Russie. On connaît en effet les sympathies de Lounatcharski pour les théories de Bogdanov, il faut y ajouter la ligne tortueuse de Boukharine à propos de la question culturelle. En 1923, «l’enfant chéri» du Parti publie une brochure de facture légèrement proletkultienne, ‘La Révolution et la culture prolétarienne’, en 1924 il semble la désavouer plus ou moins nettement: «N’oubliez pas que le problème culturel diffère du problème militaire en ce qu’on ne peut pas le résoudre par une application de la violence mécanique» (28). Lénine s’oppose brutalement au Prolétkult et déclara: «Pendant que nous dissertions sur la culture prolétarienne et sur son rapport avec la culture bourgeoise, les faits nous fournissaient des chiffres témoignant que même en ce qui concerne la culture bourgeoise les choses vont très mal chez nous» (29). Lénine va s’attacher à montrer le retard culturel des masses russes. Cette démonstration est faite en appuyant les termes, en forçant les différences. D’un côté la Russie barbare: «nous sommes illettrés» (…) «nous avons par contre, ressenti avec une acuité d’autant plus grande toutes les difficultés de l’oeuvre de rééducation des masses, d’organisation et d’instruction, de diffusion des connaissances, de lutte contre l’ignorance, le manque de culture, la barbarie et l’abrutissement» (…) «nous devons nous engager dans la voie juste afin de triompher du manque de culture, de l’ignorance et de la barbarie dont nous n’avons jamais cessé de souffrir» (…) «nettoyer la Russie de cette barbarie, de cette honte» (…) «des millions de paysans opprimés pendant des siècles par les propriétaires fonciers, terrorisée, incultes» (…) «il s’agit de cette inculture semi-asiatiques dont nous ne sommes pas sortis jusqu’à ce jour» (30). De l’autre côté, la bourgeoisie internationale dont dépend le sort de la Révolution russe: «Nous ne devons pas oublier à quel ennemi nous avons affaire. Les ennemis auxquels nous avons eu affaire jusqu’à présent: Romanov, Kerenski et la bourgeoisie russe stupide, inorganisée, inculte, qui baisait hier la botte de Romanov (…). Ces ennemis représentent-ils quoi que ce soit en comparaison de cette bourgeoisie internationale qui a fait de toutes les conquêtes de l’esprit humain une armée servant à réprimer la volonté des travailleurs et qui a su adapter toute son organisation à l’extermination des hommes? Tel est l’ennemi qui s’est abattu sur nous» (31). Pour combattre cet ennemi il faut liquider l’analphabétisme, acquérir les connaissances les plus modernes applicables dans tous les domaines de la vie sociale. Les idées de Lénine sont particulièrement nettes: «Il faut prendre toute la culture laissée par le capitalisme et bâtir avec elle le socialisme. Il faut prendre toute la science, la technique, toutes les connaissances, tout l’art» (32). Il ajoute: «Il faut nous mettre (…) à l’école de nos ennemis» (33)”” [(28) Cité par Victor Serge, “”Une littérature prolétarienne est -elle possible?””, Clarté n. 72, 1° mars 1925, p. 122; (29) Lénine, ‘Culture et Révolution culturelle’, p. 187; (30) Lénine, ‘Culture et Révolution culturelle’, p. 71, 75, 157, 64, 189; (31) Lénine, ‘Oeuvres’, tome 2, p. 169-170; (32) Lénine, ‘Culture et Révolution culturelle’, p. 58; (33) Lénine, ‘Ecrits sur l’Art et la Littérature’, p. 129] [François Champarnaud, ‘Revolution et contre-revolution culturelles en Urss de Lénine a Jdanov. Textes de: Bogdanov, Boukharine, Lounatcharsky, Kollontai’, Paris, 1975] (pag 93-94) Lenin non ha scritto sistematicamente sulla cultura. Lenin e l’uso della parola ‘cultura’ (dalle opere complete): cultura: 52.5% culturale: 25% coltivato 20% incolto 1,25% incultura 1.25% Totale 100 (pag 73)”,”LENS-283″ “CHAMPEAUX Jacqueline”,”La religione dei romani.”,”CHAMPEAUX Jacqueline insegna cultura e letteratura latina alla Sorbona. Ha pubblicato ‘Fortuna dans la religion archaique’ (Ecole Francaise de Rome). CHAMPEAUX Jacqueline insegna cultura e letteratura latina alla Sorbona. Ha pubblicato ‘Fortuna dans la religion archaique’ (Ecole Francaise de Rome). “”Non si pensi che un tempio romano funzioni in modo simile a una chiesa cristiana. Ogni santuario, isolato dallo spazio profano all’interno del ‘templum’, ha il proprio regolamento (lex templi), redatto dai pontefici, dove sono stabilite le modalità di gestione, le esclusioni rituali (donne, schiavi), ecc. Nel tempio non si può entrare liberamente. Per farlo aprire, per accedere alla cella in cui l’immagine di culto del dio riposa nella penombra e si accumulano gli oggetti votivi offerti al suo venerabile simulacro (vasi, statue, fra le quali possono esservi effigi dello stesso dio), bisogna rivolgersi al custode (aedituus) che svolge le funzioni di un sagrestano””. (pag 85)”,”STAx-186″ “CHAN Anita”,”China’s Workers under Assault. The Exploitation of Labor in a Globalizing Economy.”,”Anita Chan ha ottenuto il Ph.D. in Sociologia dall’Università del Sussex. E’ ricercatrice presso l’Australian National University e condirettore del ‘The China Journal’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Children of Mao’.”,”CONx-273″ “CHANCEL Claude PIELBERG Eric-Charles”,”La façade asiatique du Pacifique.”,”CHANCEL Claude PIELBERG Eric-Charles. Il primo è agregé d’ histoire, e professore de Chaire superieure al liceo Camille-Guerin a Poitiers. Anche il secondo insegna allo stesso liceo come professore agregé e incaricato di corso all’ Università di Poitiers. “”Alla Conferenza di pace del 1919, il Giappone, il cui sforzo di guerra era stato limitato, riceve le spoglie dell’ impero coloniale tedesco nel Pacifico: le isole Caroline, le isole Marshall e le isole Marianne. Approfitta della debolezza della Russia bolscevica, in guerra civile, per penetrare in Siberia. La base di Kiao Tchéou (ex-tedesca), che recupera, gli permette di completare il suo dispositivo, come pure le sue mire sulla Corea che occupa, e sulla Manciuria e la stessa Cina che brama.”” (pag 37)”,”ASIE-015″ “CHANCELLOR Edward”,”Un mondo di bolle. La speculazione finanziaria dalle origini alla “”new economy””.”,” Edward Chanchellor ha studiato Storia nelle Università di Cambridge e Oxford e ha lavorato per la banca d’investimenti Lazard. Scrive per il ‘Financial Times’ e l”Economist’. Il mercato di ‘future’ sui tulipani, chiamato ‘windhandel’ (“”commercio del vento””) ‘Negli anni Trenta del XVII secolo, in Olanda esistevano le condizioni favorevoli per una fiammata di euforia speculativa. Era un periodo di crescente ottimismo commerciale, dovuto in parte alla definitiva scomparsa della minaccia militare spagnola e in parte allo straordinario sviluppo del commercio tessile olandese che seppe trarre vantaggio dai torbidi in Europa centrale all’inizio della Guerra dei Trent’anni. La Borsa di Amsterdam si era spostata in un nuovo edificio nel 1631. La Compagnia delle Indie Orientali si stava proficuamente insediando in Batavia e le sue azioni crescevano di valore con un ritmo mai registrato in alcun periodo precedente del XVII secolo. Anche i prezzi degli immobili aumentavano rapidamente, determinando uno sviluppo repentino nella costruzione di abitazioni residenziali. La Repubblica olandese, come i suoi abitanti che godevano dei redditi più alti d’Europa, perse una parte della propria austerità calvinista per trasformarsi in una nazione di consumatori. Nel tulipano si trovò un oggetto che consentiva di accoppiare all’amore per l’ostentazione l’avida ricerca della ricchezza. (…) L’inizio della ‘tulpenwoerde’ o, come fu chiamata nel periodo vittoriano, “”tulipomania””, coincise con l’arrivo sul mercato dei tulipani, verso il 1634, di estranei che erano stati probabilmente attratti dalle storie dei prezzi crescenti dei bulbi di tulipano che circolavano a Parigi e nel nord della Francia. Tra i nuovi arrivati sul mercato – più tardi sprezzantemente chiamati dai fiorai olandesi “”nuovi dilettanti”” – c’erano tessitori, filatori, calzolai, fornai, salumieri e contadini. Anche se la follia dei tulipani coinvolse gran parte delle classi sociali, due gruppi, che altrimenti avrebbero potuto garantire una certa stabilità al commercio, si tennero in disparte: i ricchi amatori, collezionisti di bulbi, che da tempo si erano dimostrati pronti a pagare somme elevate per le varietà più rare, rinunciarono alla loro abitudine appena i prezzi cominciarono ad impennarsi, mentre i grandi mercanti di Amsterdam continuarono ad investire i loro profitti commerciali nel mercato immobiliare cittadino, nelle azioni della Compagnia delle Indie Orientali, in lettere di cambio; per loro i tulipani rimasero soltanto una dimostrazione di ricchezza e non un modo per ottenerla. La natura del mercato dei tulipani cambiò con l’aumentare degli scambi. Le negoziazioni private tra individui furono sostituite da incontri informali nelle sale delle locande, chiamati “”collegi””, dove commercianti e speculatori potevano contrattare in un ambiente conviviale. (…). Gli speculatori che ottenevano profitti o contavano di ricevere quanto era loro dovuto spendevano il denaro guadagnato in carrozze e cavalli. «Si sognavano tutti i lussi possibili. Nessuno poneva limiti alle ricchezze che avrebbe ottenuto». Nessuna effettiva consegna di tulipani ebbe luogo durante la fase più acuta della mania tra la fine del 1636 e l’inizio del 1637, dato che i bulbi rimasero sepolti per terra. Si realizzò un mercato di future sui tulipani, chiamato ‘windhandel’ (“”commercio del vento””): i venditori promettevano di consegnare un bulbo di un certo tipo e di un certo peso nella primavera successiva, i compratori ottenevano il diritto alla consegna e nel frattempo regolamenti in contanti potevano essere effettuati ad ogni fluttuazione del prezzo di mercato. Gran parte delle transazioni furono però regolate con note di credito personali che scadevano anch’esse in primavera quando i bulbi avrebbero dovuto essere dissotterrati e consegnati. Avidone si vanta di aver guadagnato 60.000 fiorini con le speculazioni sui tulipani, ma ammette di aver ricevuto soltanto «scritti di altre persone». Negli stadi successivi della mania il congiungimento del ‘windhandel’ con i crediti cartacei creò una perfetta simmetria di inconsistenza: gran parte delle transazioni riguardavano bulbi che non avrebbero mai potuto essere consegnati perché non esistevano ed erano pagati con note di credito che non potevano essere onorate perché mancava la moneta. Il salario medio annuale in Olanda oscillava tra i 200 e i 400 fiorini. Una piccola casa in città costava 300 fiorini e il più bel dipinto di fiori fu venduto per un prezzo non superiore ai 1.000 fiorini. Nel confronto con queste cifre possiamo misurare l’eccessività dei prezzi dei tulipani. Secondo i ‘Dialoghi’ un bulbo di Gouda di un quinto di grammo aumentò da 20 a 225 fiorini; un Generalissimo di mezzo grammo che valeva 95 fiorini raggiunse i 900; tre etti e mezzo di un banale Croenen giallo che ne valeva circa 20 aumentò in poche settimane fino a 1.200 (vale a dire che il prezzo passò dall’equivalente di un mese a cinque anni di salario) (…). Il 3 febbraio del 1637 il mercato dei tulipani crollò improvvisamente. Non c’era una ragione logica per giustificare il panico, tranne che la primavera si stava avvicinando e con essa il momento della consegna e quindi della fine dei giochi. Ad Haarlem, il centro del commercio dei fiori, cominciarono a circolare voci che non c’erano più compratori e negli ultimi giorni era impossibile vendere i tulipani, a qualsiasi prezzo. I contratti non furono saldati e i fallimenti si susseguirono. I fiorai professionisti cercarono invano di ottenere pagamenti da speculatori insolvibili. Ma il crollo della “”tulipomania”” non determinò una crisi economica nazionale. N.W. Posthumus, lo storico della tulipomania, parla di un più modesto «sussulto nell’estrema zona occidentale della repubblica». I maggiori mercanti, dal credito dei quali dipendeva l’economia, non erano stati affatto toccati. Ma molti di quelli che si trovavano un gradino più sotto non furono altrettanto fortunati. Quelli che avevano ipotecato le loro proprietà e scambiato il loro bestiame contro la speranza di un rapido guadagno devono aver patito una perdita irrimediabile di ricchezza”” (pag 24-29)”,”ECOI-371″ “CHANDAVARKAR Rajnarayan”,”The Origins of Industrial Capitalism in India. Business strategies and the working classes in Bombay, 1900-1940.”,”CHANDAVARKAR Rajnarayan is Assistant Director of Resarch, History, University of Cambridge, and Fellow of Trinity College. “”The development of the cotton-textile industry in Bombay had been predicated upon low wages. As they lost the competitive advantage of cheap labour between the wars, the millowners struggled to suppress wage costs. As a rule, millowners attempted to buy labour in the cheapest market. But the cheapest cost of labour to the industrial employer not only required the payment of a subsistence wage for the worker and his family but, in addiction, its price had to cover the costs of migration, the additional expenses of city life and a margin to attract smallholders and field labourers in the city”” (pag 308)”,”INDE-014″ “CHANDAVARKAR Rajnarayan”,”Imperial power and popular politics. Class, resistance and the state in India, c. 1850-1950.”,”CHANDAVARKAR Rajnarayan è Fellow al Trinity College, Cambridge e Lecturer in HIstory. Ha pubblicato pure ‘The origins of industrial capitalism in India’ (Cambridge, 1994).”,”MASx-032″ “CHANDLER David”,”Waterloo. I cento giorni.”,”CHANDLER, specialista di storia militare, è uno dei maggiori studiosi del periodo napoleonico. Dirige il Department of War Studies della Royal Military Academy di Sandhurst ed è P della British Commission for Military History e membro della Society for Army Historical Research e della Royal Historical Society. Ha rappresentato questi istituti nelle conferenze internazionali di Mosca, Teheran e Washington ed è stato Visiting Professor alla Ohio State University. Nel 1991 ha ricevuto la laurea ad honoris causae in lettere dalla OUP per i suoi studi di storia militare. Autore di vari saggi pubblicati su riviste specializzate e sulla ‘New Cambridge Modern History’.”,”FRAN-018″ “CHANDLER Alfred D. jr”,”La mano visibile. La rivoluzione manageriale nell’ economia americana.”,”CHANDLER Alfred D. jr è uno dei più noti storici americani. Professore di ‘business history’ alla Graduate School of Business Administration dell’ Università di Harvard, ha precedentemente insegnato alla J. HOPKINS, al MIT e al All Souls College di Oxford.”,”USAE-019″ “CHANDLER Alfred D. jr”,”Strategia e struttura. Storia della grande impresa americana.”,”CHANDLER Alfred D. jr è uno dei più noti storici americani. Professore di ‘business history’ alla Graduate School of Business Administration dell’ Università di Harvard, ha precedentemente insegnato alla J. HOPKINS, al MIT e al All Souls College di Oxford.”,”USAE-020″ “CHANDLER Alfred D. jr con la collaborazione di Takashi HIKINO”,”Dimensione e diversificazione. Le dinamiche del capitalismo industriale.”,”CHANDLER Alfred D. jr è il massimo studioso vivente di storia d’ impresa.”,”USAE-021″ “CHANDLER David G.”,”Austerlitz 1805. La battaglia dei tre imperatori.”,”Nel 1812 de SEGUR disse di KUTUSOV che il suo “”valore era incontestabile, ma che egli lo regolava a seconda dei propri interessi; infatti calcolava tutto. Nella sua genialità era lento, vendicativo e soprattutto astuto- un vero tartaro!- e conosceva l’ arte di una politica fatta di adulazione, flessibilità e pazienza””. NAPOLEONE stesso aveva curato l’ organizzazione del proprio Stato maggiore; nel 1805 quet’ ultimo era costituito da 400 ufficiali e 5 mila uomini (contando la sua scorta). Lo SM era diviso in tre parti: 1. il quartier generale personale di NAPOLEONE, detto Maison (a sua volta diviso in più parti: il Gabinetto dell’ imperatore che comprendeva il punto di controllo vitale e cioè il Bureau Topographique, l’ Ufficio topografico gestito da BACLER d’ ALBE e da una dozzina di consiglieri di spicco, la Residenza di Napoleone (ufficiali, aiutanti, segretari, e servitù che si occupava della sua persona) gestita da DUROC, e il suo Petit-Quartier General, o Quartier generale tattico, con una dozzina di ufficiali chiave sotto la guida del capo di Stato maggiore BERTHIER che accompagnava NAPOLEONE in qualsiasi momento). 2. Il Grande Quartier Generale (anch’esso guidato da BERTHIER) includeva quattro uffici principali con compiti speciali. 3. il Quartier generale amministrativo, gestito da DARU, che spesso operava dalle retrovie e si curava della logistica. Vi erano inoltre altri quartier generali (degli affari esteri, della Guardia imperiale; dell’ artiglieria e del genio). Quartieri generali in miniatura strutturati allo stesso modo del Grand Quartier General erano presenti nei corpi d’ Armata e perfino nelle varie divisioni.”,”FRAN-045″ “CHANDLER David G.”,”Jena 1806. Napoleone distrugge la Prussia.”,”NAPOLEONE vedeva “”una cosa soltanto, e cioè il corpo principale dell’ esercito nemico”” e si adoperava in ogni modo per “”sconfiggerlo consapevole che gli aspetti secondari si sarebbero sistemati di conseguenza”” NAPOLEONE riuscì a concentrare in un punto preciso quasi 100 mila uomini in appena 24 ore, o quasi 150 mila in 38 ore, pronti a combattere con 48 ore di anticipo rispetto alla data prevista inizialmente, dimostrando la sua grande maestria nell’ affrontare problemi di tempo e distanza. “”L’ arte della guerra””, scriveraà in seguito, “”è come qualsiasi altra cosa bella e semplice. Le mosse più semplici sono sempre le migliori””. (pag 23). Dal punto di vista puramente militare le imprese di NAPOLEONE nel 1806 furono tra le più grandi: l’ avanzata preventiva in Sassonia, l’ efficace padronanza del battaglione quadrato, l’ uso della iniziativa incessante per arrivare alla battaglia decisiva in una data non stabilita e in due località non pianificate contro un avversario migliore di quanto non si sia spesso ritenuto a livello reggimentale e di divisione: queste sono le componenti del blitzkrieg napoleonico: “”Muovetevi in ordine sparso; combattete compatti””. Seguirà poi una delle più famose operazioni di inseguimento della storia. NAPOLEONE potrà essere stato sorpreso o preso in contropiede diverse volte nel 1806 ma la sua innata audacia e abilità di ottenere, e anche di assorbire, soprese era basata in larga misura sulla difesa in profondità fornita dal “”battaglione quadrato “” a livello di corpo d’ armata. Aveva saputo condurre una guerra basata sull’ uso flessibile del piano alternativo. Sotto molti aspetti la guerra non sarebbe più stata la stessa (pag 86).”,”FRAN-046″ “CHANDLER Alfred D. jr, collaborazione di Takashi HIKINO”,”Scale and Scope. The Dynamics of Industrial Capitalism.”,”ANTE3-6 Alfred D. CHANDLER Jr è Isidor Strauss Professor of Business History, Emeritus, alla Harvard Business School e vincitore del Bancroft Prize e del Pulitzer Prize in History per ‘The Visible Hand: The Managerial Revolution in American Business’ (Harvard). pag 346″,”ECOG-022″ “CHANDLER Alfred D. jr AMATORI Franco TAKASHI Hikino a cura, saggi di Geoffrey JONES Ulrich WENGENROTH Harm G. SCHRÖTER Patrick FRIDENSON Hidenasa MORIKAWA Andrei Yu. YUDANOV Alice H. AMSDEN Marìa Inés BARBERO”,”Grande impresa e ricchezza delle nazioni, 1880-1990.”,”Alfred D. Chandler, Jr. è professore emerito di Business History alla Harvard Business School. I suoi tre grandi lavori, Strategy and Structure, The Visible Hand, Scale and Scope, hanno profondamente inciso sugli studi aziendali e sulla storiografia d’impresa. Franco Amatori insegna storia economica nell’Università Bocconi ed è presidente della Fondazione Assi per la storia e gli studi sull’impresa. É autore di numerosi saggi e monografie sulla storia dell’impresa italiana. Takashi Hikino è stato per anni alla Harvard Business School il più stertto collaboratore di Alfred Chandler. Attualmente è professore di Economia nell’Università di Kyoto.”,”ECOG-010-FL” “CHANDLER David G. a cura; scritti di John R. ELTING T.A. HEATHCOTE T.A. Charles RAEUBER Charles ESDAILE Alan SHEPPERD David G. CHANDLER Philipp COATES-WRIGHT James D. LUNT Michael GLOVER Peter HOFSCHRÖER Donald D. HORWARD Gunther E. ROTHENBERG Alan HANKINSON John L. PIMLOTT James MARSHALL-CORNWALL Jan F.W. BECKETT Randal GRAY Tim PICKLES Peter YOUNG Paul Britten AUSTIN Georges OSTERMAN Nigel de-LEE David D. ROONEY Paddy GRIFFITH Jeanne A. OJALA James R. ARNOLD”,”I marescialli di Napoleone.”,”David G. Chandler, specialista di storia militare, è uno dei maggiori studiosi del periodo napoleonico. Ha diretto il Department of War Studies della Royal Military Academy di Sandhurst ed è stato Presidente della British Commission for Military History. Tra le sue opere ‘La Campagne di Napoleone’. “”Questi ventisei uomini erano tenaci combattenti più che ossequiosi cortigiani e pochi erano per temperamento inclini a svolgere quel secondo ruolo; anzi, alcuni, tra cui il mio trisnonno, si distinguevano per il loro carattere adamantino. Come soldati, i loro servigi venivano regolarmente e spietatamente sfruttati in cambio di onori, titoli, proprietà e appannaggi elargiti loro doviziosamente. Ma quei privilegi non li avrebbero certamente sottratti al rischio di buscarsi una pallottola o una granata in battaglia. Lo stesso Napoleone fu ferito a Ratisbona, benché lievemente, e non meno della metà dei marescialli riportarono ferite in battaglia, alcuni più di una volta, tra il 1804 e il 1815. Tre di essi – Lannes, Bessières e Poniatowski – morirono l’uno per le ferite riportate, l’altro ucciso sul colpo e l’ultimo annegato dopo essere stato mortalmente ferito. Lo ‘status’ di maresciallo dell’Impero era lungi dall’essere una sinecura”” (pag 16) [Victor-André Massena, V duca di Rivoli, VII principe di Essling, prefazione, 2 dicembre 1985, (180° anniversario della battaglia di Austerlitz)]”,”QMIx-044-FV” “CHANDLER David”,”The Art of Warfare in the Age of Marlborough.”,”MARLBOROUGH, John Churchill, primo duca di (Treccani): Nacque ad Ashe (Devonshire) nel maggio o giugno 1650. Il padre e il nonno erano gentiluomini di campagna, assai danneggiati durante le guerre civili per la loro fedeltà alla corona. Perciò, come paggio del duca di York e come militare (prese parte alla campagna contro l’Olanda, nel 1672-73, a fianco dei Francesi) il Churchill dovette contare soprattutto sulla propria abilità per vivere. Fu nominato colonnello nel 1678, anno che per lui fu reso memorabile da due altri avvenimenti: il primo incontro con Guglielmo d’Orange, a cui portò, in Olanda, una comunicazione di Carlo II; il suo matrimonio con Sara Jennings che egli aveva sposata già segretamente, data l’avversione dei genitori di lui a quelle nozze. Il matrimonio segreto dei due era stato noto alla duchessa di York: e i due sposi si trovarono legati al servizio della casa di York. Essi accompagnarono la famiglia nell’esilio a Bruxelles e il Churchill si recò col duca in Scozia, dove fu creato pari di Scozia, con il titolo di lord Churcill di Eyemouth. Dopo il matrimonio della principessa Anna figlia del duca di York col principe Giorgio di Danimarca, Sara Churchill divenne una delle sue dame, legandosi strettamente a essa. Con l’avvento di Giacomo II, Churchill fu creato barone Churchill di Sandridge, pari d’Inghilterra. Correggendo gli errori del comandante ai cui ordini egli si trovava, ebbe gran parte nel domare la ribellione del duca di Monmouth nella battaglia di Sedgemoor pur senza incrudelire dopo la vittoria; ché anzi, si mostrò allora, come sempre, umano nella condotta della guerra. La politica religiosa del re lo turbò, perché era schiettamente anglicano e nel 1687 osò anche, a quel che riferisce il Coxe, fare rimostranze al re. Nel maggio 1687 e di nuovo nell’agosto 1688, Churchill scrisse a Guglielmo d’Orange. Continuò tuttavia a mantenere una posizione di fiducia presso Giacomo II; e quando Guglielmo sbarcò sul suolo inglese, egli era luogotenente generale delle forze del re a Salisbury. Ma nella notte del 24 novembre, fuggì e andò a raggiungere il principe, giustificando quella diserzione, in una lettera a Giacomo II, col suo amore per la religione anglicana. È probabile che Churchill fosse spinto soprattutto dall’interesse: in ricompensa dei suoi servigi, divenne membro del consiglio privato (febbraio 1689) e conte di Marlborough (aprile 1689). Nello stesso anno, si distinse, nella campagna dei Paesi Bassi, contro i Francesi, a Walcourt e l’anno seguente organizzò una brillante campagna in Irlanda. Frattanto, con molti altri tories, egli aveva cercato di mettersi in contatto con Giacomo II: ma lo tradirono gli agenti giacobiti che sospettarono il M. intrigasse a favore di Anna piuttosto che di Giacomo. Fu perciò privato, da Guglielmo d’Orange, dell’ufficio (1692) e non ricuperò il perduto favore fino al 1698, quando fu nominato governatore del figlio di Anna, duca di Gloucester, e riebbe il grado militare e il posto nel consiglio privato. Circa questo tempo due delle sue figlie andarono spose l’una (1698), a sir Sidney Godolphin, con il quale il M. strinse intima amicizia; l’altra (gennaio 1701) a lord Spencer. L’alleanza era compromettente per un tory, e costituì il primo passo verso la rottura col suo antico partito. Nel 1700, la morte di Carlo II di Spagna mise fine a quella tregua che la pace di Ryswick aveva imposto a un’Europa stanca di guerre; e si venne alla nuova guerra. Guglielmo morì nel marzo 1702, dopo aver nominato il M. comandante in capo delle forze olandesi che stavano riunendosi; nel maggio, l’Inghilterra dichiarò guerra alla Francia. La regina Anna, che subiva completamente l’influsso della moglie di M., creò il M. cavaliere della Giarrettiera e il suo amico Godolphin lord tesoriere. Il 23 dello stesso mese, il M. lasciò l’Inghilterra per assumere a l’Aia il comando affidatogli. La campagna che nel 1702 condusse in Fiandra, fu per il M. una serie ininterrotta di contrarietà, a causa dell’apatia dei generali olandesi e dell’esitazione dei reggenti d’Olanda che non gli permisero di attaccare il generale francese Boumers. Tuttavia, la linea della Mosa fu presa fino a Maestricht; in settembre cadde Venlo e in ottobre Rurimonde. Tornato in Inghilterra, il M. fu creato duca. La campagna del 1703 fu poco felice. Nuovi rifiuti degli Olandesi gl’impedirono di ottenere con l’offensiva una soluzione della guerra: a essi bastava di difendere la loro frontiera. Il piano di un’offensiva tra Anversa e Ostenda, per contrastare l’attività dei Francesi contro l’imperatore, finì in nulla, sebbene il M. riuscisse a riconquistare tutto il territorio tra la Mosa e il Reno. Ma l’imperatore si trovò a mal partito; e la vittoriosa collaborazione dell’elettore di Baviera con i Francesi per poco non portò, nel 1.704, alla caduta di Vienna. Si ebbe allora, fra il M. e il principe Eugenio di Savoia, generale dell’imperatore, un segreto piano che condusse alla campagna di M. in Germania e alla battaglia di Höchstädt-Blenheim del 1704, con una manovra d’insieme paragonabile soltanto alla campagna d’Italia di Napoleone nel 1796. Il M., raccolte le sue forze eterogenee a Bedburg sul Reno, il 19 maggio iniziò la marcia su Coblenza, con l’intenzione dichiarata d’attaccare Parigi, ma in realtà per dirigersi invece verso sud-est e congiungersi con il principe Eugenio. L’organizzazione penfetta di quella marcia costituisce probabilmente la maggiore impresa del M. I due generali s’incontrarono il 9 giugno a Mundelsheim e si stabilì che mentre Eugenio avrebbe sorvegliato il maresciallo Tallard sul Reno, il M. e il principe del Baden, comandando un giorno per ciascuno, avrebbero avanzato lungo il Danubio. L’elettore di Baviera s’era trincerato dinnanzi a Donauworth e stava fortificando gli Schellenberg. Il 2 luglio il M., che aveva il comando, raccolse le truppe intorno alla fortezza considerata inespugnabile, e dopo due attacchi ebbe ragione di ogni resistenza. L’elettore si ritirò ad Augsberg dove fu raggiunto da rinforzi francesi al comando di Tallard. Eugenio e il M., congiuntisi il 12 agosto, marciarono contro il nemico che si era stabilito con forze superiori sopra una linea di 4 miglia tra il Danubio e il Nebel, con l’ala destra appoggiata su Blenheim. Il 13, il M. assalì il fianco destro nemico a Blenheim, distraendo l’attenzione dell’avversario dal centro. Allora lanciò l’attacco principale contro la parte più debole della linea, tagliando in due i Francesi e Bavaresi, e aggirando sul fianco Blenheim, che s’arrese. Intanto, Eugenio respingeva l’ala sinistra bavarese. La vittoria fu decisiva per le sorti della Germania e dell’impero. Gli eserciti si ritirarono nei quartieri d’inverno sulla Mosella e il M. tornò in Inghilterra, passando per Berlino dove ottenne promesse di nuovi contingenti di truppe per la campagna dell’anno successivo. Ma l’anno 1705 riuscì meno favorevole per il M. che si trovò in mezzo a continui dissensi politici. I tories Harley e St John, suoi protetti, erano divenuti rispettivamente segretario di stato e segretario della guerra; e ciò contrariò i grandi lords whigs, noti con l’appellativo di Junto e capeggiati dal Somers. Per il M., questo sistema politico basato sui partiti era una vera disdetta. E tuttavia, data la vigorosa politica di guerra dei whigs, egli era costretto a cercare il loro appoggio. Nel frattempo, si manifestarono crescenti segni d’attrito fra la regina e la duchessa di M., la cui arroganza crebbe ogni giorno, sicché Anna si rivolse con sollievo al tatto e al buon senso d’una giovane donna, Abigail Hill, che attendeva il momento opportuno per entrare nelle grazie della sovrana. Anche la campagna nelle Fiandre riuscì poco soddisfacente, perché i cauti Olandesi impedirono di nuovo al M. di avanzare su Parigi attraverso la Mosella: per cui, sebbene egli dimostrasse grande abilità tattica contro il Villeroi, presso Namur, non ottenne altro risultato, se non la distruzione delle linee francesi. L’autunno trascorse in missioni diplomatiche a Vienna, Berlino, Hannover e l’Aia, per mantenere la coesione nella Grande Alleanza, nonostante le crescenti divergenze d’interesse. Al suo ritorno in lnghilterra, il M. persuase la regina ad affidare la carica di cancelliere al whig lord Cowper; e così, poté tornare in Olanda nel 1706 con l’appoggio compatto del partito inglese favorevole alla guerra. Aveva sperato di partecipare alla campagna del principe Eugenio in Italia; ma l’attività del Villars sul Reno superiore rese inopportuna un’assenza di lui dai Paesi Bassi. Nell’aprile si recò a l’Aia e avanzò contro il Villeroi che marciava verso est. I due eserciti si scontrarono a Ramillies (23 maggio). Anche questa volta il M. operò una finta, simulando un attacco contro la sinistra del Villeroi. Riuscì pienamente con la resa delle fortezze di Bruges, Gand e Oudenarde, mentre Ostenda cadeva in giugno. Gli Olandesi avevano ormai raggiunto il loro obiettivo: ma le ambizioni imperiali, nonostante i brillanti successi di Eugenio in Italia, non erano ancora appagate, e i Borboni rimanevano tuttora in Spagna. I Francesi fecero agli Olandesi offerte di pace separata, mentre l’imperatore esacerbò i sentimenti dell’Olanda, offrendo il governo dei riconquistati Paesi Bassi al M. Questi rifiutò di accettare senza l’approvazione olandese che, naturalmente, non venne. I Francesi lo accusarono di volere il prolungamento della guerra per i proprî interessi e le proprie ambizioni, e l’accusa conteneva sufficienti elementi di verità per riuscire pericolosa. Ancora una volta il M. cercò di cattivarsi gli Olandesi: e fu tenuto a l’Aia un congresso, il quale dichiarò che non sarebbero state accolte particolari proposte di pace senza il concorso degli alleati. Nel frattempo l’appoggio dei whigs fu rafforzato in Inghilterra dalla nomina del Sunderland a segretario di stato; ma quest’atto alienò dai whigs la regina, legata indissolubilmente ai tories dal proprio anglicanesimo della Chiesa Alta. Il successivo anno 1707 fu, sotto l’aspetto militare, sterile, sebbene il M. facesse utile opera diplomatica, ottenendo che il giovane Carlo XII di Svezia rimanesse inattivo. L’imperatore ottenne il possesso di Napoli per un trattato segreto con la Francia, in forza del quale le truppe francesi uscirono dall’Italia senza molestie. Anche in Spagna la vittoria francese di Almanza mutò le sorti della guerra, mentre nelle Fiandre l’inclemenza del tempo, l’apatia olandese e lo stato del M., scoraggiato e malfermo in salute, produssero una strana inattività. In Inghilterra il M. fu criticato da tutti i partiti. Abigail Hill, divenuta signora Masham, aveva rafforzato il proprio ascendente sulla regina ed era la confidente di Harley, aperto antagonista del M., già suo patrono. Ma lo spirito combattivo del M. fu risollevato da queste difficoltà. Egli placò i whigs assicurandoli che erano pronti i piani per una campagna energica in Spagna nell’estate successiva, e insieme con Godolphin forzò la mano della regina, rifiutando di partecipare al consiglio finché Harley fosse in carica. Quest’ultimo fu costretto nel febbraio 1708 a dimettersi, pur mantenendosi in contatto con Anna per mezzo della signora Masham. Nei Paesi Bassi i Francesi erano riusciti a riconquistare Gand e Bruges. Il M. ed Eugenio stabilirono di unirsi, apparentemente per un attacco sulla Mosella, ma in realtà per una rapida marcia contro i Francesi in Olanda. Il Vendôme aveva investito Oudenarde e stava avanzando con il grosso delle proprie forze per proteggere gli assedianti. Le truppe del M. e del principe Eugenio lo prevennero. La vittoria del M. e di Eugenio di Savoia fu troncata solo dal sopraggiungere della notte. La battaglia d’Oudenarde fu seguita dall’assedio di Lilla, considerata dagli esperti del tempo la maggiore impresa del M. e del principe Eugenio. Il 9 dicembre il Boulners e i suoi uomini abbandonarono la città assediata con l’onore delle armi. Anche Gand e Bruges caddero e i Francesi si ritirarono dai Paesi Bassi. Luigi era ormai più che pronto alla pace e nel maggio 1709 il M. fu, insieme col Townshend, autorizzato a trattarla, ma solo alla condizione umiliante che Luigi aiutasse a espellere il proprio nipote, Filippo V, dalla Spagna. Il M. rifiutò di firmare il trattato che garantiva la frontiera dell’Olanda senza impegnare gli Olandesi a contribuire all’evacuazione della Spagna, e sebbene nei negoziati di pace egli agisse in base a istruzioni, pure è chiaro che, nonostante il rapido declino della sua potenza in patria, egli avrebbe potuto esercitare un maggiore influsso a favore della pacificazione se lo avesse sinceramente desiderato. Luigi, naturalmente, rifiutò la condizione impostagli e la guerra continuò a trascinarsi. Il M. ed Eugenio investirono e presero Tournai e avanzarono su Mons dove il Villars si concentrò, deciso a salvare la Francia dall’invasione. L’11 settembre 1709 ebbe luogo la battaglia di Malplaquet, nella quale gli alleati, pur vittoriosi, subirono gravi perdite (sopportate in massima parte dalle truppe olandesi) e non si trovarono in grado d’inseguire il nemico; sicché, sebbene Mons capitolasse, lo scoraggiamento colse entrambi gli eserciti. Nello stesso anno il M. chiese alla regina la carica di comandante in capo a vita; Anna, adirata per ciò, nominò a un comando militare il fratello di Abigail Hill, senza interpellare il M. Si giunse a un dissidio che fu composto; ma durante il 1710 il governo whig cadde. Fuori d’Inghilterra, il Villars evitò battaglia. Nell’agosto 1710 il Godolphin fu rimosso dal suo ufficio e Harley divenne lord tesoriere. Il parlamento venne sciolto e quello nuovo, adunatosi nel novembre, aveva nella Camera dei comuni una forte maggioranza tory. Nel dicembre anche la duchessa di M. fu privata di tutte le sue cariche e contro il M. pullularono libelli d’accuse. Egli desiderava dimettersi, ma il Godolphin ed Eugenio insistettero perché rimanesse al suo posto fino alla conclusione della pace. Nel maggio 1711 scese in campo per l’ultima volta, sventò i progetti del Villars, traversò la Schelda e prese Bouchain; ma prima che potesse prendere Quesnay divennero palesi i negoziati per la pace che Harley aveva aperto con Luigi e che dovevano condurre al trattato di Utrecht. Nel novembre il M. tornò in Inghilterra per affrontare le accuse d’estorsione e d’appropriazione del denaro pubblico e per essere privato, il 31 dicembre, di tutti i pubblici uffici. Nel novembre 1712 egli lasciò l’Inghilterra, recandosi a vivere a Francoforte e ad Anversa fino alla morte di Anna. Tornò allora in patria e riebbe l’ufficio, ma non prese parte al nuovo governo. Morì a Blenheim Palace nel giugno 1722. La strategia e la tattica del M. si distinguevano per intelligenza e libertà dalle convenzioni. La sua indiscutibile grandezza di soldato oscurò la sua abilità di diplomatico, ma anche in questo campo egli fu eccellente. La mancanza di grandi idealità o di principî elevati nocquero alla sua grandezza come uomo; ma l’invidia dei contemporanei lo ha probibilmente calunniato sotto molti aspetti. Nella vita del M. ebbe notevolissima parte la moglie, Sara Jennings (nata nel 1660, morta nel 1744), che dominò alla corte della regina Anna per lunghi anni, approfittando dell’ascendente che aveva su Anna, anche prima dell’avvento di questa al trono. Fu così preziosa alleata del marito e cooperatrice della sua fortuna; così come, più tardi, con i suoi contrasti personali con la regina, contribuì a indebolire la posizione del M. Bibl.: Memoirs of the Duke of M. with his original correspondence, ed. da W. Coxe, voll. 3, 3ª ed., Londra 1847-48; E. Thomas, The life of the duke of M., Londra 1915; F. Taylor, The wars of M., voll. 2, Oxford 1921; G. M. Trevelyan, England under Queen Ann, I: Blenheim; II: Ramillies, Londra 1931-32; W. Churchill, M., voll. 3, Londra 1933-35.”,”QMIx-142-FSL” “CHANDLER David”,”Waterloo. I cento giorni.”,”David Chandler specialista di storia millitare è uno dei maggiori studiosi del periodo napoleonico. Ha al suo attivo molte importanti pubblicazioni tra cui, in italiano, ‘I marescialli di Napoleone’ (1996).”,”FRAN-001-FAP” “CHANG Iris”,”Lo stupro di Nanchino. L’ olocausto dimenticato della II guerra mondiale.”,”Iris CHANG ha 29 anni, vive e lavora come scrittrice in California. Dopo la laurea in giornalismo ha vinto una borsa di studio per un corso di specializzazione in scrittura della Johns Hopkins University. E’ autrice di un altro libro, ‘Thread of the Silkworm’ accolto positivamente dalla critica, e ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tesi: Nanchino olocausto dimenticato della 2° seconda guerra mondiale.”,”JAPx-026″ “CHANG Jung HALLIDAY Jon”,”Mao. The Unknown Story.”,”JUNG CHANG è nata Yibin, provincia Sichuan. Ha svolto un breve periodo nelle guardie rosse all’ età di 14 anni, ha lavorato come contadina ed altri mestieri, per diventare poi studente di lingua inglese e poi assistente dottore alla Sichuan University. Ha lasciato la Cina nel 1978 per la Gran Bretagna. Ha ricevuto il Ph.D. da una università britannica. “”Il professore rosso ritornò a Yenan nel tardo agosto. Mao immediatamente convocò Wang Ming e gli altri ad un plenum del Comitato Centrale per “”ascoltare le istruzioni del Comintern””. Questa fu la prima volta che il CC era stato convocato dalla Lunga Marcia, ben più di quattro anni prima. Wuhan, la capitale provvisoria, era sotto duro attacco da parte dei giapponesi. Eppure Mao richiamò i principali comandanti e gli uomini al vertice a Yenan che era un villaggio tranquillo. Wang Ming obiettò, dicendo che questo non era il tempo per l’ assenza dell’ intera leadership dalla capitale della nazione, e suggerì di tenere l’ incontro a Wuhan. “”Io non vado da nessuna parte!”” dichiarò Mao. Il professore rosso, telegrafò a Wang Ming minacciandolo: ‘Obbedisci al Centro, o vedi’. Wang Ming riluttante venne il 15 settembre. Il Red Prof per prima cosa scrisse al Politburo, citando le osservazioni fatte da Dimitrov, sulle quali disse che Mao avrebbe voluto fornire un rapporto politico al Plenum – ristabilendo così la posizione di N° 1. Wang Ming non fece resistenza. Quando il Plenum fu aperto il 29 nella Cattedrale francescana di Yenan, il Red Prof, seduto sotto una quadro di Lenin sull’ altare, ripeté le parole di Dimitrov alla riunione allargata. Così fu fissato nella mente dell’ alto comando del PCC che Mosca aveva esplicitamente nominato Mao come loro leader””. (pag 222)”,”CINx-181″ “CHANG KUO-T’AO”,”The Rise of the Chinese Communist Party, 1921-1927. Volume One of the Autobiography of Chang Kuo-t’ao.”,”””La disintegrazione del campo rivoluzionario. La lotta interna al Kuomintang. Dopo lo formazione del governo nazionale, scoppiò un grosso conflitto all’ interno del KMT. La banda ‘Western Hills Conference’ che si opponeva alla leadership del governo di Canton, in quell’ epoca era cresciuta. Allo scopo di ridurre l’ effetto sulla sulla rivoluzione nazionale di questa crisi scoppiata per via del conflitto interno al KMT, il CC del PCC propose di battere la banda Middle-of-the-Road del KMT per isolare gli elementi di destra. Noi sentivamo anche che la base del governo nazionale si sarebbe allargata. Questa politica si scontrò con la cosiddetta dittatura rivoluzionaria di Borodin. (…) A quell’ epoca il CC del PCC dedicava tutte le energie per collegarsi con il Movimento del Trenta Maggio; di conseguenza non discusse il mio rapporto nel dettaglio ed esso fu archiviato. Ch’en Tu-hsiu, che conosceva bene la situazione interna del KMT, espresse alcune delle sue preoccupazioni. (…).”,”MCIx-023″ “CHANG KUO-T’AO”,”The Rise of the Chinese Communist Party, 1928-1938. Volume Two of the Autobiography of Chang Kuo-t’ao.”,”Bucharin (v. indice) “”Dopo il 6° Congresso del PCC, i rapporti di Ch’en con il Comintern peggiorarono, e la sua insoddisfazione verso la leadership del PCC di Li Li-san cresceva ogni giorno. Nel frattempo, Liu Jenching, un importante membro della frazione trotskista, ritornò in Cina da Mosca. Comunque, dato che Ch’en Tu-hsiu era ben noto come un opportunista di destra, Liu Jen-ching pensava che egli non avrebbe dovuto unirsi alla fazione trotskista – sebbene le opinioni politiche di Liu e Ch’en erano molto vicine. Pare che Trotsky, che viveva all’epoca in esilio in Messico, abbia criticato la posizione di Liu Jen-ching come ingenua. Si dice che Trotsky scrisse a Ch’en Tu-hsiu, esprimendogli la massima stima e invitandolo alla cooperazione nella lotta contro lo stalinismo. Di fatto Ch’en formalmente si unì alla fazione trotskista. Sebbene all’ epoca Ch’en avesse molti seguaci, i trotskisti erano così pieni di teorici di sinistra, che parlavano senza fine senza avere alcunché di concreto da suggerire creando così circoli ristretti, che persino la reputazione di Ch’en ebbe difficoltà a risollevare la frazione dal suo affondamento. Li Li-san fu soddisfatto con se stesso per aver risolto “”il caso anti-Partito di Ch’en Tu-hsiu senza particolari attriti””. Questo fu seguito dal peggioramento delle sue relazioni con i rappresentanti del Comintern di base in Cina. I rappresentanti del Comintern mandati in Cina nell’ estate del 1929 erano due famosi dirigenti tedeschi della frazione compromessa di destra di nome August Thalheimer e Heinrich Brandler. A causa della loro opposizione alla leadership di Thalmann nel Partito Comunista Tedesco (KPD), essi erano stati definiti dal Comintern moderati di destra e non gli fu più consentito di prendere parte attiva negli affari del Partito comunista tedesco.”” (pag 126) “”Il Comintern pose le sue speranze su Ciu en-lai, e guardò a Li Li-san come a un mero millantatore. Ciu al contrario, deteneva vero potere e poteva condizionare le azioni di Li Li-san. Per questa ragione Ciu fu invitato a Mosca per essere indirizzato nell’ azione.”” (pag 127)”,”MCIx-024″ “CHANG HSIN-HAI”,”America e Cina. (Tit.orig.: America and China: A New Approach to Asia)”,”Fondo RC La divisione del mondo in due blocchi avversi, prodottasi alla fine dell’ ultimo conflitto mondiale, sta per essere superata in seguito alla crescente affermazione di un terzo protagonista della grande politica, la Cina. (4° di copertina) L’A di questo libro, CHANG HSIN-HAI, nato e vissuto a lungo in Cina, già ambasciatore del Kuomintang, si è poi trasferito in America dove, formatasi una famiglia, risiede e svolge il proprio lavoro (è professore alla Fairleigh Dickinson University). Gli Stati Uniti e la Cina. “”Finché la Cina fu debole, la sua forza e la sua bellezza si assopirono, ma quando, come è già accaduto nella sua lunga esistenza, essa ripercorre i cicli di una trasformazione interiore e arriva al momento in cui le forze primordiali convergono a suscitare la scintilla, allora tutta la sua latente energia rifiorisce con brillante iridescenza. Quel momento è arrivato. Tutti i veri cinesi lo sentono; lo avvertono nel sangue. E’ una sensazione indefinibile. Qunado centinaia di milioni di cinesi capiscono che nelle loro vene riprende a scorrere un’ energia vitale, vuol dire che è pronta la scena ad ospirare un nuovo grande dramma. Sta per avere inizio un nuovo periodo creativo, nato dall’ antichissimo concetto di armonia cosmica. Circa un centinaio di anni fa, un membro del Congresso, un un momento in cui l’ Alaska era contesa agli Stati Uniti dalla Russia; fece una predizione. Era il 28 luglio 1868. L’ uomo che pronunciò quelle inquietanti parole davanti al Congresso era il deputato Nathaniel Prentiss Banks. Chissà perché, sentiva che per gli Stati Uniti, da quel momento, essere divisi dall’ Asia dalle poche miglia dello Stretto di Bering significava essere chiamati ad una funzione nuova e non prevedibile. Disse: ‘L’ oceano Pacifico sarà il teatro del trionfo delle civiltà del futuro. Colà si combatteranno le battaglie di domani; le istituzioni mondiali del futuro saranno forgiate su quell’ incudine; lì sarà deciso il destino del mondo. Non si parlerà più di “”civiltà europea”” o di “”destino europeo””. Vedremo nascere una civiltà superiore, prepararsi un destino più alto.”” Sono le parole più profetiche mai pronunciate.”” (pag 103)”,”CINx-192″ “CHANG Leslie T.”,”Operaie.”,”Titolo originale ‘Factory Girls. From Village to City in a Changing China’. Leslie T. CHANG ha trascorso dieci anni in Cina dove è stata corrispondente del ‘Wall Street Journal’. Vive in Colorado. “”La forza lavoro cinese, economica e motivata, era adatta al business intensivo delle scarpe, e negli anni Novanta la Cina divenne il leader globale del settore. Dopo che i grandi marchi americani furono attaccati dalle organizzazioni sindacali e dai movimenti per i diritti dei lavoratori per via delle durissime condizioni di lavoro nelle loro fabbriche, Nike e Adidas cominciarono a premere sui fornitori affinché le migliorassero. La Yue Yuen passò all’orario di undici ore e diede a tutti i lavoratori le domeniche libere; molti se ne andarono, lamentandosi che gli straordinari non erano più remunerativi. L’azienda nominò una commissione che monitorava le condizioni di lavoro e un centro di sostegno dove i dipendenti potevano chiedere assistenza e inoltrare reclami. Incrementò le misure di sicurezza, eliminò le sostanze chimiche dannose e abolì gli esercizi ginnici di sapore militaresco”” (pag 116)”,”MCIx-049″ “CHANG Iris”,”Lo stupro di Nanchino. L’ olocausto dimenticato della II guerra mondiale.”,”Iris Chang ha ventinove anni (1990), vive e lavora come scrittrice in California. Dopo la laurea in giornalismo ha vinto una borsa di studio per un corso di specializzazione in scrittura della Johns Hopkins University. E’ autrice di un altro libro, ‘Thread of the Silkworm’ accolto positivamente dalla critica, e ha ricevuto numerosi riconoscimenti. “”Nel corso dello Stupro di Nanchino, i giapponesi uccisero bambini e neonati, spesso solo perché erano d’impiccio. Testimoni oculari parlano di bambini soffocati dagli stracci ficcati loro in bocca per tenerli in silenzio, o anche assassinati a colpi di baionetta perché piangevano mentre le loro madri venivano violentate. (…) Un numero incalcolabile di uomini vennero abbattuti mentre tentavano di proteggere i loro cari dalla violenza carnale. Quando dei giapponesi strapparono una donna dalla sua catapecchia di paglia e il marito cercò di fermarli, i soldati «perforarono il naso dell’uomo con filo di ferro e andarono a legarlo a un palo come se fosse stato un toro». Dopo di che, gli inflissero innumerevoli colpi di baionetta, sordi alle invocazioni della madre che piangeva disperatamente. I soldati ordinarono alla donna di rientrare nella capanna se non voleva fare la fine del figlio, che morì pochi istanti dopo per le ferite d’arma da taglio. A Nanchino, l’abisso della degradazione umana e di perversione sessuale dei giapponesi parve non avere fondo. Mentre alcuni soldati allestivano gare di uccisioni per rompere la monotonia, altri soldati, nel momento in cui anche il sesso veniva a noia, inventavano competizioni di stupro e di tortura. Forse una delle più brutali forme di intrattenimento fu l’impalamento delle vagine. Le strade di Nanchino erano costellate di cadaveri di donne a gambe divaricate, con gli orifizi genitali sventrati da bastoni di legno, rami d’albero, arbusti. E’ un tormento, è qualcosa che ottenebra la mente, pensare a quali altri oggetti vennero usati per torturare le donne di Nanchino, vittime di intollerabile sofferenze. (…) Non tutte le violenze furono di sesso femminile. Gli uomini vennero spesso sodomizzati, oppure costretti a compiere ogni sorta di atti repellenti di fronte a frotte di soldati giapponesi ghignanti. (…) Alcuni degli episodi più sordidi di tortura sessuale riguardarono la degradazione di intere famiglie. Ci fu un sadico piacere da parte dei giapponesi nel costringere uomini cinesi a commettere incesto (…). Nel momento in cui una donna cadeva nelle mani dei soldati giapponesi, aveva ben poche speranze di sopravvivere: dopo essere stata stuprata, veniva immediatamente assassinata. Ma non tutte le donne si sottomisero senza lottare. (…)”” (pag 97-99) Nanchino sterminio dimenticato della Seconda seconda guerra mondiale.”,”CINx-002-FC” “CHANG Jung”,”Cigni selvatici. Tre figlie della Cina.”,”La storia vera delle “”Tre figlie della Cina””, l’autrice, sua madre e sua nonna, le cui vite e le cui sorti rispecchiano un secolo di vita cinese.”,”BIOx-008-FC” “CHANG Leslie T.”,”Operaie.”,”Leslie T. Chang ha trascorso dieci anni in Cina dove è stata corrispondente del ‘Wall Street Journal’. Vive in Colorado. “”La vita in città modifica le aspettative sul matrimonio delle ragazze venute dalla campagna. Le statistiche dicono che le migranti tendono a conoscere il compagno per conto proprio, a sposarsi più tardi, a volere meno figli, a partorire in ospedael, a desiderare un rapporto paritario e considerare accetta bile il divorzio. Più del 60% delle migranti ha affermato in un’indagine che lo scopo del matrimonio è «formare una famiglia felice» o ?avere un partner in campo professionale», e meno del 10% ha sceto «avere qualcuno cui appoggiarsi nella vita»”” (pag 216)”,”MCIx-004-FC” “CHANG Iris”,”The Rape of Nanking. The Forgotten Holocaust of World War II.”,”Lo stupro di Nanchino. L’olocausto dimenticato della II guerra mondiale. Conquistata la città antica di Nanchino, la soldataglia dell’esercito giapponese per settimane si abbandonò all’uccisione degli abitanti cinesi, uomini, donne bambini e dei soldati. Essi furono sistematicamente rapiti, torturati, e uccisi, un assassinio di massa che fece più vittime di quelle prodotte dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.”,”QMIS-060-FSD” “CHANTRAINE Pierre”,”Morphologie historique du grec.”,”Avant-propos, Note Bibliographique, Liste des Abréviations, Introduction, Index Mycénien, Index Grec, Libraire Klincksieck, série linguistique 2,”,”VARx-158-FL” “CHAPLIN Ralph”,”Wobbly. The Rough-and-Tumble Story of an American Radical.”,”Ralph Chaplin critico nei confronti della linea del PC americano. Colloquio di Haywood con Lenin a Mosca sulla situazione della Russia bolscevica e la dittatura del proletariato. Chaplin concorda con Lenin sul carattere internazionale della rivoluzione russa. E’ in disaccordo con la linea di Trotsky sulla questione sindacale in Urss, rapporto Stato – classe operaia. Sul viaggio di Haywood in Russia. “”I didn’t hear from him again until he reached Moscow. Haywood’s first letter, smuggled out through the ‘cordon sanitaire’, described his introduction to Lenin by Michael Borodin. “”I asked Comrade Lenin,”” wrote Bill, “”if the industries of the Soviet Republics are to be run and administered by the workers””. Lenin’s reply was, “”Yes, Comrade Haywood, that is communism””. Even that reassuring statement did not enable me to overcome my revulsion against the ideologies of the mill run of American Communists. I was already in disagreement with them at too many points”” (pag 302-303) Accordo con Lenin, disaccordo con Trotsky. “”The Communist party already had too much power, we thought, and was too greedy for more. We agreed with Lenin that “”unless the Communist movement captures other countries, its whole meaning is lost and Russia is a failure””. But we wanted the dictatorship of the proletariat to add up to something more than a dictatorship over the proletariat. More than once somebody around the rock pile would bob up with quotations like this from Trotsky: “”The State considers itself empowered to send every worker to the place where the State considers his work necessary. And not one serious Socialist will begin to deny the State the right to lay its hands on the worker who refuses to execute its orders””. We didn’t approve of sentiments like that”” (pag 314-315)”,”MUSx-315″ “CHAPONNIERE Jean-Raphel”,”La Republique de Coree. Un nouveau pays industriel.”,”””La comunità cristiana comprende 7.1 milioni di persone ossia intorno al 18% della popolazione; in Asia; solo le Filippine hanno una percentuale più importante di cristiani (in Giappone 17%, a Taiwan 5%). Le diverse Chiese coreane, particolarmente dinamiche, hanno raddoppiato i loro effettivi in dieci anni dal 1940, facendo concorrenza alle comunità religiose buddiste”” (pag 123)”,”ASIE-010″ “CHAPOUTOT Johann”,”Les irresponsables. Qui a porté Hitler au pouvoir?”,”Johannes Chapoutot è professore di storia contemporanea alla Sorbona. Specialista della Germania e della modernità occidentale, è autore di una decina di opera tradotte in quindici lingue tra cui, per le edizioni Gallimard, ‘La loi du sang: penser et agir en nazi’, ‘La révolution culturelle nazie’ e ‘Libres d’obéir’. Dal liberalismo autoritario al nazismo. Un consorzio liberale autoritario, intessuto dalla solidarietà del mondo degli affari, di partiti conservatori nazionalisti e liberali, di media reazionari e di elites tradizionali, perso ogni sostegno popolare nel corso delle elezioni tanto che si riduce dal 50% al 10%, si chiede come mantenere il potere senza la maggioranza, senza il parlamento, ossia senza democrazia. Questo centro estremo si pensa destinato a governare per natura: ritiene la sua politica la migliore e pensa che porterà ben presto i suoi frutti…. In questo volume si traccia la storia della Germania tra il marzo 1930 e il gennaio 1933. (v. quarta di copertina)”,”GERG-001-FMB” “CHAPPELL Mike”,”L’esercito britannico negli anni ’80.”,”””L’orgoglio viene prima della distruzione, e uno spirito arrogante prima di una caduta”” (Proverbi, 16:18) in apertura “”L’Esercito britannico non è più universalmente e regolarmente preso in giro sui nostri schermi televisivi: i documentari e gli sceneggiati attuali mostrano di norma il soldato d’oggi sotto una luce ragionevolmente favorevole. Non si deve però credere che il pregiudizio possa essere sradicato dai cuori e dalle menti degli inglesi dalla sera alla mattina. I sentimenti espressi, magari in termini sgradevoli tuttavia veritieri, in ‘Tommy Atkins’ di Kipling continuano ad aleggiare sull’Esercito britannico odierno. In nessun altro luogo lo si può notare più che nelle città di guarnigione, dove l’ostilità del passato riemerge alla superficie ogni volta che il comportamento dell’attuale generazione di “”Tommies”” (i soldati inglesi, N.d.T.) dimostra che anch’essi non sono stinchi di santo. Per fortuna, dal momento che la maggior parte dei cittadini della Gran Bretagna entra in contatto con il suo Esercito solo di rado, la buona reputazione di quest’ultimo può continuare a essere alimentata da strenui sforzi di pubbliche relazioni e da una stampa benevola”” (pag 9)”,”UKIQ-006″ “CHAPPET Alain MARTIN Roger PIGEARD Alain”,”Le Guide Napoléon. 4000 lieux pour revivre l’ épopée.”,”ANTE1-3 Gli autori sono membri del Souvenir Napoleonien.”,”FRAN-084″ “CHARASCH A.”,”Lenin. Mit einem vorwort von Paul Axelrod.”,”contiene dedica dell’ autore”,”LENS-085″ “CHARBY Jacques”,”L’ Algérie en prison.”,”Fondo ABA “”Ne nous y laissons pas prender. A avoir nié que l’ Occident tout entier ait bel et bien consenti au génocide du peuple juif, ce même Occident a gagné ceci; quinze ans après sa mort phisique, Hitler est plus vivant qui jamais. Qu’y gagnerait l’univers des hommes si, pour éviter des souvenirs trop douloureux, nous laissions supposer demain à nos descendants devenus bien vite nos victimes que l’ Algérie, le Maghreb et l’ Afrique se sont fait autrement que par la volonté des Algériens, des maghrébins, des Africains?”” (pag 14, A. Mandouze) “”Ceux que la presse, la radio, la télévision appellent les “”tueurs””, les “”terroristes””, les “”rebelles””, ceux qui “”assassinent”” ou qu’on “”abat”” au cours des opérations de “”nettoyage”” ou de “”pacification””, qui tiennent en échec de facon permanente plus de 500.000 soldats francais, ont su faire reconnaître par la “”justice francaise”” le droit de chanter leur hymne national dans les prisons. Mais on n’en continue pas moins à leur appliquer le statut et le peines prévues pour les traîtres ou les malfaiteurs de grands chemins! “”Association de malfaiteurs””, le FLN?”” (pag 45) Fonte Wikip: La Guerra d’Algeria o Guerra d’indipendenza algerina (1954-1962) fu il lungo periodo di scontri urbani, attentati, guerriglia e repressione che segnò la fine della presenza coloniale francese in Nordafrica e si concluse con l’indipendenza dell’Algeria. Il conflitto vide opporsi l’esercito francese e i Francesi d’Algeria da un lato e il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN, Front de Libération Nationale) assieme ad altri gruppi indipendentisti dall’altro. La resistenza fu innescata dal FLN nel 1954, appena due anni prima del ritiro francese dalla Tunisia e dal Marocco. Indice [nascondi] 1 L’inizio delle ostilità 2 FLN 3 Il massacro di Philippeville 4 Svolgimento della guerra 5 Il Comitato di Salute Pubblica 6 La strategia di de Gaulle 7 Il colpo di stato di Algeri e gli accordi di Évian 8 Voci correlate 9 Collegamenti esterni L’inizio delle ostilità [modifica] Nelle prime ore della mattina del 1° novembre 1954, guerriglieri del FLN eseguirono molteplici attacchi organizzati in varie parti dell’Algeria contro installazioni militari, posti di polizia, magazzini e mezzi di comunicazione. Dal Cairo, il FLN emise via radio un comunicato in cui esortava il “”popolo algerino”” e i “”militanti della causa nazionale”” ad insorgere per la “”restaurazione dello Stato algerino, sovrano, democratico e sociale, all’interno dei principi dell’Islam, e per il rispetto di tutte le libertà fondamentali senza distinzioni di razza e di religione””. Il ministro degli Interni francese, l’allora trentasettenne François Mitterrand, affermò che “”la ribellione algerina può trovare un unica forma terminale: la guerra””. Toccò al primo ministro francese Pierre Mendès-France, che solo pochi mesi prima aveva portato a termine lo sganciamento della Francia dalle colonie dell’Indocina, stabilire il corso della politica francese per i cinque anni seguenti. Il 12 novembre Mendès-France prese la parola all’Assemblea Nazionale e dichiarò che “”non si può giungere a compromessi quando si tratta di difendere la pace interna della nazione, l’unità e integrità della Repubblica. I dipartimenti algerini sono parte della Repubblica Francese. Sono francesi da lungo tempo e sono irrevocabilmente francesi (…), tra loro e la Francia metropolitana non è concepibile alcuna secessione””. FLN [modifica] L’insurrezione del Fronte di Liberazione Nazionale pose ai gruppi nazionalisti la questione se adottare la rivolta armata come principale modalità d’azione. Durante i primi anni di guerra l’Unione Democratica del Manifesto Algerino (UDMA, Union Démocratique du Manifeste Algérien) di Ferhat Abbas, gli ulema e il Partito Comunista Algerino (PCA, Parti Communiste Algérien) mantennero un’amichevole neutralità nei confronti del FLN. I comunisti, che inizialmente non avevano fatto alcuna mossa per cooperare alla rivolta, tentarono in seguito di infiltrarsi nel FLN, ma il loro sostegno venne pubblicamente ripudiato dai leader del FLN. Nel 1956 Abbas volò al Cairo, dove aderì formalmente al FLN; tale mossa arricchì il Fronte di Liberazione Nazionale di nuove adesioni provenienti dal vecchio movimento di Abbas. Fin da subito la resistenza algerina fu fiaccata al suo interno dalle divisioni politiche tra i vari gruppi antifrancesi. Messali Hadj formò il Movimento Nazionale Algerino (MNA, Mouvement National Algérien) con analoghi scopi di rivoluzione violenta e indipendenza totale, ma a differenza del FLN era di ispirazione di sinistra. Il MNA fu ben presto emarginato dall’ala militarista del FLN, l’Armata di Liberazione Nazionale (ALN, Armée de Libération Nationale), ma poté ottenere il supporto della maggioranza dei lavoratori algerini in Francia attraverso i relativi sindacati. Il FLN creò tuttavia una forte organizzazione in Francia per combattere il MNA: durante gli anni della guerra d’Algeria le faide tra i due gruppi ribelli provocarono quasi 5.000 morti in Francia, spesso con la tecnica degli attentati nelle caffetterie. Dal punto di vista politico il FLN fece di tutto per persuadere – talvolta forzare – le masse algerine a sostenere la causa dell’indipendenza. Sindacati, associazioni professionali, organizzazioni studentesche e femminili vicine al FLN furono fondate per avvicinare vari segmenti della popolazione. Frantz Fanon, uno psichiatra originario della Martinica che era diventato il principale teorico politico del FLN, espose una sofisticata giustificazione intellettuale per l’uso della violenza al fine di ottenere la liberazione nazionale. Dal Cairo, Ahmed Ben Bella ordinò di liquidare i cosiddetti interlocuteurs valables, ossia quei rappresentanti indipendenti della comunità musulmana accettati dai francesi, attraverso i quali si sarebbe potuti giungere a compromessi o riforme all’interno del sistema. Man mano che la campagna del FLN si diffuse per le campagne, molti coloni francesi dell’interno (i pieds-noirs) vendettero le loro proprietà e cercarono rifugio ad Algeri, dove si fecero sempre più forti le richieste di dure contromisure, tra cui la proclamazione dello stato di emergenza, la pena capitale per crimini politici e la denuncia di tutti i separatisti. Unità di vigilantes, sguinzagliate illegalmente dai coloni con la passiva complicità della polizia francese, furono incaricate di effettuare “”cacce al topo”” (ratonnades, che in questa accezione dispregiativa erano sinonimo di uccisione di arabi algerini) contro sospetti membri del FLN. Nel 1955 gruppi di azione politica all’interno della comunità dei coloni francesi riuscì ad intimidire il governatore generale inviato da Parigi per risolvere il conflitto. Un grande successo fu la conversione di Jacques Soustelle, che arrivò in Algeria come governatore generale nel gennaio 1955 con la ferma determinazione di ristabilire la pace. Soustelle, già di sinistra ma poi convertitosi al gollismo, iniziò un ambizioso programma di riforme (il “”Piano Soustelle””), destinato a migliorare le condizioni economiche della popolazione musulmana. Il massacro di Philippeville [modifica] Un importante spartiacque nella guerra di indipendenza algerina fu il massacro di civili commesso dal FLN vicino alla città costiera di Philippeville nell’agosto 1955. Prima di questa operazione, la politica del FLN si limitava ad attacchi contro obiettivi militari o governativi. Il comandante della regione di Costantina tuttavia decise che una veloce escalation era necessaria. L’eccidio, da parte del FLN e di suoi sostenitori, di 123 civili, tra cui anziane donne e bambini, provocò la reazione di Soustelle che pretese misure più repressive contro i ribelli. Il governo affermò di aver ucciso 1.273 guerriglieri, mentre secondo il FLN furono in 12.000 a cadere vittima delle forze armate, della polizia e di gruppi di coloni. Dopo i fatti di Philippeville, Soustelle proclamò misure più dure e la guerra si fece totale. Nel 1956 le dimostrazioni dei coloni francesi obbligarono il governo francese ad accantonare ogni idea di riforme. Il successore di Soustelle, il socialista Robert Lacoste, sciolse l’Assemblea Algerina, in quanto quest’ultima, dominata dai pieds-noirs, veniva da lui considerata un ostacolo alla propria amministrazione, che da quel momento avvenne per decreto. Lacoste favorì le operazioni militari francesi e garantì all’esercito poteri di polizia eccezionali – una concessione di dubbia legalità in base alla legge francese – per contrastare la crescente violenza politica. Allo stesso tempo, Lacoste propose una nuova struttura amministrativa che avrebbe dato all’Algeria un certo grado di autonomia e un governo decentrato. Pur rimanendo parte integrante della Francia, l’Algeria sarebbe quindi stata suddivisa in cinque distretti, ciascuno dei quali dotato di un’assemblea territoriale eletta dal popolo. I deputati dei coloni riuscirono però a ritardare fino al 1958 l’approdo della proposta all’Assemblea Nazionale di Francia. Il 20 agosto del 1956 a Ifri-Ouzellaguen, in una piccola abitazione berbera nella valle della Soummam, nel dipartimento di Bugia, si tenne il “”Congresso della Soummam””, dove si discussero e si posero le basi del futuro Stato algerino. Il testo che ne uscì costituisce la cosiddetta “”Piattaforma della Soummam””, fortemente ispirata dal pensiero politico di Abane Ramdane. Dal punto di vista organizzativo, la leadership interna del FLN decise di istituire un direttorio per sincronizzare le attività politiche e militari del movimento. La massima autorità del FLN fu eletta all’interno del Consiglio Nazionale della Rivoluzione Algerina (CNRA, Conseil National de la Révolution Algérienne), del quale il Comitato di Coordinamento e di Esecuzione (CCE, Comité de Coordination et d’Exécution), di cinque membri, costituiva l’esecutivo. Gli esterni, tra cui Ben Bella, erano al corrente della conferenza in corso ma non vi parteciparono. Nell’ottobre 1956 l’aereo della Air Maroc che trasportava da Rabat a Tunisi quattro capi storici del FLN, venne intercettato, dirottato e costretto ad atterrare ad Algeri. Ahmed Ben Bella, Mohammed Boudiaf, Mohamed Khider e Hocine Aït Ahmed vennero arrestati e rimasero prigionieri fino alla fine del conflitto. Quest’azione indusse i leader ribelli rimasti ad un atteggiamento ancora più duro. La Francia vedeva in modo apertamente ostile l’assistenza materiale e politica prestata dal presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser al FLN, fattore che alcuni analisti francesi ritenevano decisivo per il sostentamento dell’attività degli insorti algerini. Questa fu una delle ragioni che spinsero la Francia a partecipare, nel novembre del 1956, al tentativo britannico di impossessarsi del canale di Suez durante la Crisi di Suez. Durante il 1957 il supporto del FLN subì un certo indebolimento con l’allargarsi della spaccatura tra gli interni e gli esterni. Per arrestare il fenomeno, il FLN allargò il proprio comitato esecutivo fino ad includere Abbas, così come arrestò leader politici come Ben Bella. Il Fronte di Liberazione Nazionale convinse anche alcuni stati arabi e comunisti delle Nazioni Unite ad esercitare pressioni diplomatiche sul governo francese per negoziare un cessate il fuoco. L’intellettuale francese Albert Camus, nato in Algeria, cercò invano di persuadere entrambe le parti a lasciare per lo meno i civili da parte, ma fu ritenuto un pazzo dal FLN e un traditore dalla maggioranza dei pieds-noirs. Svolgimento della guerra [modifica] Dalle sue origini nel 1954 come gruppo di un centinaio di guerriglieri mal equipaggiati con un assortimento di vecchi fucili da caccia ed armi leggere, l’Armata di Liberazione Nazionale fece in pochi anni un notevole salto di qualità: già nel 1957 si era ben organizzata come forza di combattimento di quasi 40.000 uomini. Più di 30.000 uomini furono arruolati in unità esterne in Marocco e Tunisia lungo il confine algerino ed adoperati con lo scopo primario di effettuare azioni diversive per allontanare truppe francesi dai principali teatri dell’attività di guerriglia; ad essi si aggiunsero migliaia di combattenti estemporanei. Durante il 1956 ed il 1957, l’ALN mise in pratica con successo la tattica della guerriglia, specializzandosi in imboscate e raid notturni per evitare il confronto diretto col fuoco francese. Con questo sistema, grazie anche alla copertura presso parte della popolazione rurale, le forze ribelli attaccarono pattuglie dell’esercito, accampamenti militari e posti di polizia, nonché fattorie di coloni, miniere e stabilimenti, così come mezzi di trasporto e infrastrutture di comunicazione. Il ricorso a rapimenti, uccisioni e mutilazioni nei confronti di militari e coloni francesi, sospetti collaborazionisti e traditori divenne sempre più diffuso. Inizialmente le forze rivoluzionarie attaccarono solo ufficiali musulmani compromessi col regime coloniale, mentre in seguito cooptarono o uccisero quei civili che semplicemente si rifiutavano di collaborare con loro. Durante il primo biennio del conflitto, i guerriglieri uccisero circa 6.000 musulmani e 1.000 non musulmani. Pur essendo riuscita con successo a creare un’atmosfera di terrore e incertezza presso ambedue le comunità in Algeria, la tattica coercitiva dei rivoluzionari dimostrò che questi ultimi non erano ancora riusciti a provocare nelle masse della popolazione musulmana un sufficiente spirito di ribellione contro il potere coloniale francese. Gradualmente tuttavia FLN e ALN raggiunsero il controllo di certi settori della regione dell’Aurès, la Cabilia e altre regioni montagnose intorno a Costantina e a sud di Algeri e Orano. In questi luoghi, l’ALN istituì una semplice quanto efficace – seppur spesso temporanea – amministrazione militare capace di raccogliere tasse e cibo e di reclutare nuove forze. Nel frattempo, molti musulmani in tutta la nazione iniziarono a formare clandestinamente organizzazioni sociali, civili e giudiziarie, con ciò creando gradualmente l’assetto del nuovo stato. La perdita di comandanti competenti sia sul campo di battaglia sia a causa di defezioni e purghe creò difficoltà al FLN. Un altro fattore di debolezza fu la lotta per il potere nei primi anni della guerra, che divise la leadership nelle singole wilayat (province algerine), soprattutto nell’Aurès. Alcuni ufficiali crearono addirittura propri feudi personali, utilizzando unità sotto il proprio comando per risolvere conti in sospeso o per farsi vendetta privata contro militari rivali all’interno dell’ALN. Nonostante queste lotte tra fazioni fossero note e sfruttate dallo spionaggio francese, le stesse non impedirono materialmente l’effettività globale delle azioni militari dell’ALN. Per aumentare l’interesse internazionale e francese sulla sua lotta, il Fronte di Liberazione Nazionale decise di estendere il conflitto alle città e di proclamare uno sciopero generale nazionale. La più notevole manifestazione della nuova guerriglia urbana fu la battaglia di Algeri, immortalata dall’omonima pellicola di Gillo Pontecorvo, che iniziò il 30 settembre 1956 quando tre donne piazzarono delle bombe in tre luoghi diversi della città, tra cui l’ufficio centrale dell’Air France. Durante la primavera del 1957 l’ALN diede luogo ad una media di 800 tra sparatorie e bombardamenti al mese, causando numerose vittime civili e provocando una durissima reazione da parte delle autorità. Lo sciopero generale del 1957, fatto coincidere col dibattito sull’Algeria alle Nazioni Unite, fu imposto ai lavoratori e alle imprese musulmane. Il generale Jacques Massu, che aveva avuto istruzioni di utilizzare qualsiasi mezzo necessario per riportare l’ordine in città, combatté frequentemente il terrorismo con atti di terrorismo. Con l’aiuto dei paracadutisti fermò lo sciopero e distrusse sistematicamente le infrastrutture del FLN. Tuttavia, il Fronte di Liberazione Nazionale ottenne un indubbio successo, mostrando al mondo la propria abilità di organizzare uno sciopero nel cuore dell’Algeria francese e catalizzando una reazione delle masse tra la popolazione urbana musulmana. Nello stesso periodo le truppe di Massu si scagliarono contro villaggi sospettati di offrire rifugio ai ribelli attaccandoli con truppe mobili e bombardamenti aerei (reminiscenza della tattica dei tedeschi contro la Resistenza francese) e rastrellarono circa 2 milioni di algerini in campi di concentramento. La notizia secondo cui per vincere la battaglia di Algeri l’esercito aveva operato con metodi brutali, tra cui il largo ricorso alla tortura, ebbe una vasta eco internazionale e pose in questione la stessa presenza francese in Algeria: la pacificazione si era trasformata in una guerra coloniale. Nonostante le lamentele dei comandi militari ad Algeri, il governo francese fu per mesi restio ad ammettere che la situazione in Algeria era ormai fuori controllo e che ciò che ufficialmente era stata descritta come un’operazione di pacificazione era degenerata in una grande guerra coloniale. Fino al 1956 la Francia aveva inviato più di 400.000 uomini in Algeria. Nonostante che le unità speciali aerotrasportate e la Legione Straniera godessero di grande notorietà, circa 170.000 uomini delle truppe regolari francesi in Algeria erano arabi algerini, la maggioranza di essi volontari. La Francia inviò anche unità aeree e navali nel teatro degli scontri. L’esercito francese assunse un ruolo importante nell’amministrazione locale algerina mediante la Sezione Amministrativa Specializzata (SAS, Section Administrative Spécialisée), creata nel 1955. La SAS aveva come missione lo ristabilimento dei contatti con la popolazione musulmana e l’indebolimento dell’influenza dei nazionalisti nelle aree rurali sostenendo la presenza francese in loco. Ufficiali della SAS, chiamati képis bleus (berretti blu), reclutarono e addestrarono bande di irregolari lealisti musulmani, noti come harkis. Armati con fucili e avvezzi a tattiche di guerriglia analoghe a quelle dell’ALN, gli harkis, che alla fine superavano le 150.000 unità, furono utilizzati come strumento ideale di controrivolta. Nel tardo 1957 il generale Raoul Salan, comandante dell’esercito francese in Algeria, introdusse una suddivisione del paese in settori permanentemente guarniti da truppe responsabili della repressione delle operazioni ribelli nel territorio loro assegnato. La tattica di Salan ridusse drasticamente gli atti di terrorismo del FLN, ma costrinse un grande numero di truppe a prestare una difesa statica. Salan istituì del pari un sistema di barriere massicciamente pattugliate per limitare le infiltrazioni dalla Tunisia e dal Marocco: la più famosa di queste fu la “”Linea Morice”” (così denominata in onore del ministro della difesa francese, André Morice), che costituiva un insieme di reti elettrificate, filo spinato e mine per una lunghezza di 320 km lungo il confine tunisino. Le forze armate francesi applicarono spietatamente il principio della responsabilità collettiva ai paesi sospettati di ospitare, rifornire o collaborare con la guerriglia in qualunque modo. I villaggi che non erano raggiungibili dalle unità mobili furono soggetti a bombardamenti aerei. I francesi diedero inoltre avvio ad un programma per concentrare gran parte della popolazione rurale, compresi interi villaggi, in appositi campi sotto sorveglianza militare per impedire la collaborazione coi ribelli o – secondo i comunicati ufficiali – per proteggerli dalle estorsioni del FLN. Nei tre anni in cui fu attuato il programma di sfollamento (1957-1960) oltre 2 milioni di algerini vennero sradicati dai loro paesi d’origine, principalmente nelle aree di montagna, e sistemati nelle aree pianeggianti, dove molti faticarono a ricostruire le proprie abitudini di vita economica e sociale. Le condizioni di vita nei campi erano dure. Centinaia di villaggi deserti vennero devastati e in centinaia di altri vennero distrutti campi e frutteti. Questi trasferimenti di popolazione non ebbero un grande effetto strategico per l’esito della guerra, ma le dirompenti conseguenze sociali ed economiche di questa drastica operazione si sarebbero fatte sentire per una generazione. Verso la fine del 1958 le forze francesi cambiarono tattica e si specializzarono in missioni distruttive contro le roccaforti dell’ALN. Nel corso dell’anno seguente il successore di Salan, il generale Maurice Challe, parve aver domato la resistenza dei ribelli. Ma gli sviluppi politici avevano già superato i successi militari francesi. Il Comitato di Salute Pubblica [modifica] Manifestazione a Parigi contro la guerra d’AlgeriaLe ricorrenti crisi di governo in Francia spostarono l’attenzione dell’opinione pubblica sull’intrinseca instabilità della Quarta Repubblica e aumentarono l’apprensione delle forze armate e dei coloni che la sicurezza dell’Algeria era minata dalla politica dei partiti. I comandanti dell’esercito si irritarono per quello che ritenevano un sostegno governativo inadeguato e incompetente agli sforzi militari di sedare la ribellione: negli ambienti militari era diffuso il timore che dopo l’Indocina (1954) si stesse avvicinando un’altra débacle e che il governo avrebbe ordinato un altro ritiro precipitoso, con ciò sacrificando l’onore della Francia alla convenienza politica. Molti videro nell’anziano generale de Gaulle, che non ricopriva cariche pubbliche dal 1946, l’unica figura carismatica capace di incoraggiare la nazione e di indirizzare il governo francese. Dopo il suo mandato da governatore generale, Soustelle aveva fatto ritorno in Francia per organizzare il supporto al ritorno di de Gaulle al potere, mantenendo al contempo stretti legami con l’esercito e i coloni. Nei primi mesi del 1958 Soustelle organizzò un colpo di stato, riunendo ufficiali dissidenti dell’esercito, coloni e simpatizzanti gollisti: una giunta armata comandata dal generale Massu prese il potere ad Algeri nella notte del 13 maggio. Il generale Salan assunse il comando di un Comitato di Salute Pubblica, formato per rimpiazzare l’autorità civile, e sostenne le richieste della giunta militare affinché il presidente francese René Coty domandasse al generale de Gaulle di formare un governo di unione nazionale investito di poteri straordinari per prevenire “”l’abbandono dell’Algeria””. Il 24 maggio, paracadutisti francesi dall’Algeria atterrarono in Corsica, prendendo possesso dell’isola senza spargimenti di sangue in seguito alla cosiddetta “”Opération Corse””. Subito dopo in Algeria venne dato avvio ai preparativi per l'””Opération Résurrection””, che aveva come obiettivo la presa di Parigi e la rimozione del governo francese. L’operazione sarebbe scattata in tre ipotesi: se de Gaulle non fosse stato nominato capo del governo dal Parlamento, se lo stesso de Gaulle avesse chiesto assistenza militare per salire al potere, oppure se forze comuniste avessero tentato da parte loro di prendere il potere in Francia. La candidatura di de Gaulle venne approvata dal parlamento francese il 29 maggio, quindici ore prima del previsto avvio dell’operazione. Ciò evidenzia che nel 1958 la Quarta Repubblica francese non godeva più dell’appoggio dell’esercito in Algeria, e che anzi era alla mercé di quest’ultimo anche in questioni politiche civili. Questo spostamento decisivo dell’equilibrio tra poteri civili e militari nella Francia del 1958 così come la minaccia dell’uso della forza furono i fattori determinanti del ritorno di de Gaulle al potere. La strategia di de Gaulle [modifica] Numerose persone, cittadini francesi e non, salutarono il ritorno al potere di de Gaulle come la svolta necessaria per terminare le ostilità. In occasione della sua visita in Algeria del 4 giugno, il presidente si rivolse con un trascinante quanto intenzionalmente ambiguo appello a tutti gli abitanti, dichiarando “”Je vous ai compris”” (“”vi ho capiti””). Charles de Gaulle ravvivò le speranze dei coloni e dei militari, disaffezionati dalle indecisioni dei precedenti governi, con la sua esclamazione “”Vive l’Algérie française”” alle folle urlanti a Mostaganem. Allo stesso tempo propose riforme economiche, sociali e politiche per migliorare la situazione degli arabi algerini, anche se lo stesso de Gaulle avrebbe in seguito ammesso che all’epoca nutriva al contrario un forte pessimismo sull’esito della situazione algerina. Nel frattempo si mise a cercare una “”terza forza”” tra la popolazione algerina, intermedia tra gli estremismi del FLN e dei coloni, con cui poter giungere ad una soluzione della questione. Charles de Gaulle nominò immediatamente un comitato incaricato di redigere la bozza di una nuova costituzione per la ventura Quinta Repubblica francese. La nuova carta costituzionale (che sarebbe stata proclamata nei primi mesi dell’anno seguente) conteneva già un’importante concessione: in base ad essa l’Algeria sarebbe stata non più parte integrante, bensì territorio associato alla Francia. Tutti i musulmani, incluse le donne, vennero registrati negli elenchi elettorali per partecipare ad un referendum sulla nuova costituzione, da tenersi nel settembre 1958. L’iniziativa di de Gaulle minacciava il FLN con la prospettiva di perdere il sostegno da parte di quella (crescente) parte della popolazione musulmana che era stanca della guerra e che non aveva mai dimostrato se non un tiepido convincimento per un’Algeria totalmente indipendente. Come reazione, il FLN instaurò il Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA, Gouvernement Provisionel de la République Algérienne), una sorta di governo in esilio retto da Abbas e con base a Tunisi. Prima del referendum, Abbas esercitò pressioni affinché il GPRA fosse internazionalmente riconosciuto, ottenendo ben presto non solo il riconoscimento da parte del Marocco, della Tunisia e di numerosi altri paesi arabi, ma anche da stati asiatici, africani, dell’Europa orientale e dall’Unione Sovietica. Nel mese di agosto del 1958 dei commandi dell’ALN commisero numerosi atti di sabotaggio in Francia, mentre il Fronte di Liberazione Nazionale instaurò una disperata campagna di terrore sul suolo algerino, al fine di intimidire i musulmani e di boicottare il referendum. Nonostante le minacce di rappresaglia tuttavia l’80% dell’elettorato musulmano si presentò al voto approvando massicciamente (96%) la bozza di costituzione. Nel febbraio del 1959, de Gaulle venne eletto presidente della nuova Quinta Repubblica. De Gaulle visitò la città di Constantine in ottobre per annunciare il suo programma di cessazione della guerra e di creazione di un’Algeria strettamente legata alla Francia. L’appello del generale ai leader ribelli di cessare le ostilità e di partecipare alle elezioni fu disatteso con un deciso rifiuto. “”Il problema di un cessate il fuoco in Algeria non è semplicemente un problema militare,”” disse il presidente del GPRA Abbas. “”È essenzialmente politico, e le negoziazioni devono riguardare l’intera questione algerina””. Nel contempo vennero interrotte le negoziazioni segrete che si susseguivano da tempo. Nel biennio 1958-1959 l’esercito francese raggiunse il controllo militare dell’Algeria e si avvicinò come non mai alla vittoria. Tuttavia, in quel periodo in Francia l’opposizione al conflitto crebbe presso numerosi strati della popolazione: migliaia di parenti di coscritti e soldati di riserva avevano patito la perdita di familiari; le rivelazioni delle torture e indiscriminate brutalità commesse dall’esercito contro la popolazione musulmana provocavano generale riprovazione; infine, era sempre più accettato il principio dell’emancipazione nazionale. Del pari si moltiplicarono le pressioni internazionali per garantire l’indipendenza all’Algeria; dal 1955 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva toccato annualmente la questione algerina e le posizioni del FLN stavano guadagnando consenso. L’apparente intransigenza francese nel risolvere una guerra coloniale che teneva occupata metà delle sue forze armate destava anche preoccupazione negli alleati della NATO. In una dichiarazione del settembre 1959, de Gaulle rivide drasticamente la propria posizione ed espresse il concetto di “”autodeterminazione””, che considerò decisivo per ottenere un consenso maggioritario in un’Algeria formalmente associata alla Francia. A Tunisi Abbas riconobbe che quanto detto da de Gaulle poteva essere accettabile come base per una negoziazione, ma il governo di Parigi si rifiutò di riconoscere la legittimità del Governo Provvisorio come rappresentante della comunità araba algerina. Asserendo di essere stati traditi da de Gaulle, i coloni, supportati da unità dell’esercito, organizzarono nel gennaio del 1960 un’insurrezione ad Algeri che ottenne in Europa il sostegno delle masse. Quando la polizia e l’esercito si avvicinarono, i coloni manifestanti ersero barricate per le strade ed espugnarono edifici del governo. Da Parigi de Gaulle fece appello all’esercito di rimanere leale e chiamò i francesi a sostegno della sua politica algerina in un appello televisivo. Gran parte dell’esercito diede ascolto al presidente e ad Algeri il generale Challe soffocò velocemente l’insurrezione. Il fallimento della rivolta e la perdita di molti leader estremisti che furono imprigionati o trasferiti ad altre aree non dissuase tuttavia i coloni militanti: gruppi di guardie altamente organizzate e ben equipaggiate aumentarono le loro attività terroristiche, dirette sia contro gli arabi sia contro i francesi filogovernativi, man mano che la strada verso una pace negoziata ed un’autodeterminazione dell’Algeria trovava sempre più consensi. Alla ribellione del FLN contro la Francia si aggiunsero guerre civili tra estremisti nelle due comunità, nonché tra gli estremisti e il governo francese in Algeria. Il colpo di stato di Algeri e gli accordi di Évian [modifica] Nel 1961 un referendum organizzato nella capitale algerina ebbe come esito una maggioranza a favore dell’autodeterminazione dell’Algeria; in seguito ad esso il governo francese iniziò segretamente delle negoziazioni col governo provvisorio di Abbas. Quando nel mese di aprile venne comunicato un imminente incontro franco-algerino, una parte delle sfere militari in Algeria si sentì tradita da de Gaulle dopo sette anni di dura lotta contro gli insurrezionalisti. Un gruppo di generali (Salan, Challe, Jouhaud e Zeller) contrario ai progetti di indipendenza per l’Algeria si mise quindi ad organizzare un colpo di stato. Nella notte tra il 21 ed il 22 aprile 1961 i generali presero possesso dell’aeroporto, del municipio e del governatorato generale. Nel giro di tre ore tutti i punti chiave della città erano in mano dei golpisti. Il colpo di stato fu reso noto alla cittadinanza alle 7 di mattina, quando alla radio venne comunicato che “”l’esercito ha preso il controllo dell’Algeria e del Sahara””. Il giorno seguente il presidente de Gaulle comunicò in televisione che “”un potere insurrezionale si è installato in Algeria in seguito ad un pronunciamiento militare… vieto ad ogni francese e, soprattutto, ad ogni soldato di eseguire alcuno dei loro ordini””. L’accorato appello di de Gaulle ebbe effetto e il colpo di stato fallì nei giorni successivi. Il “”putsch dei generali”” costituì il punto di svolta nell’atteggiamento ufficiale verso la guerra d’Algeria. De Gaulle era ormai pronto a voltare le spalle ai coloni e l’esercito, che aveva perso prestigio in seguito al putsch, avrebbe mantenuto un profilo politico basso per tutto il resto del conflitto. I negoziati col Fronte di Liberazione Nazionale vennero riaperti nella città francese di Évian-les-Bains nel maggio 1961; dopo numerose false partenze il governo francese decretò infine che un cessate il fuoco avrebbe avuto effetto dal 19 marzo 1962. Nella loro forma definitiva, gli Accordi di Évian garantirono ai coloni uguale protezione legale rispetto agli altri algerini per un periodo di tre anni. Questi diritti includevano il rispetto della proprietà, la partecipazione alla vita pubblica e un largo elenco di diritti civili e culturali. Alla fine di tale periodo tutti i residenti in Algeria sarebbero però stati obbligati a diventare cittadini algerini o ad essere classificati come stranieri, con la conseguente decadenza dai diritti. Gli elettori francesi approvarono gli accordi di Évian con una maggioranza del 91% in un referendum tenuto nel giugno 1962. Durante i tre mesi che trascorsero tra il cessate il fuoco ed il referendum sul futuro dell’Algeria, l’Organisation armée secrète (OAS) tentò di provocare una rottura della tregua ottenuta dal FLN ed avviò una nuova, indiscriminata campagna terroristica senza precedenti. Si trattò della più gratuita carneficina avvenuta in Algeria dopo otto anni di guerra: nel solo mese di marzo 1962 l’OAS fece esplodere una media di 120 ordigni al giorno, non risparmiando nemmeno ospedali e scuole. Alla fine i terroristi fallirono nei loro obiettivi e stipularono una tregua col FNL il 17 giugno 1962. Nello stesso mese, più di 350.000 coloni abbandonarono l’Algeria. Di fronte alla scelta se rimanere in Algeria come cittadini algerini o se intraprendere la via dell’esodo, nel giro di un anno 1.400.000 rifugiati (ossia la stragrande maggioranza dei pieds-noirs, nonché l’intera comunità ebraica e alcuni musulmani filofrancesi) si riversarono in Francia. Il 1° luglio del 1962 circa 6 milioni di elettori algerini, su un totale di 6,5 milioni, andò alle urne per il referendum sull’indipendenza. Il voto fu quasi unanime e de Gaulle proclamò l’Algeria indipendente il 3 luglio. Il governo provvisorio tuttavia fissò il 5 luglio, 132esimo anniversario dell’arrivo francese in Algeria, come festa nazionale dell’indipendenza.”,”FRAV-118″ “CHARDAK Henriette”,”Elisee Reclus. L’homme qui aimait la Terre.”,”Cineasta e giornalista, Henriette CHARDAK è nata nel 1952. E’ autore di ‘Kepler, le chien des etoiles’, LIBRAIRIE SEGUIER. 1989″,”ANAx-051″ “CHARDONNET Jean”,”Les conséquences économiques de la guerre, 1939-1946.”,”Jean Chardonnet, agrégé de l’Université, Docteur ès lettres “”In un libro scritto dopo la prima guerra mondiale e intitolato ‘Il declino dell’Europa’, Albert Demangeon aveva brillantemente mostrato quali fossero, sul piano economico, le conseguenze del conflitto, come in particolare l’Europa fosse uscita dal conflitto indebolita a vantaggio di belligeranti meno impegnati nello scontro, Stati Uniti e Giappone. Ci sono, certo, delle analogie tra la situazione economica dopo la prima guerra mondiale e quella che ha creato la seconda: stessa corsa alla produzione industriale, stessa progressione americana, stesso pericolo di sovrapproduzione dopo la guerra, stesso indebolimento commerciale e finanziario dell’Europa. Tuttavia, la spinta industriale, durante la seconda guerra mondiale, è stata molto più potente: grandi volumi della produzione raggiunti, fuori proporzione rispetto al conflitto precedente; inoltre l’indebolimento economico dell’Europa è stato molto più pronunciato ; l’economia tedesca è stata smantellata, quella francese in parte rovinata, quella della Gran Bretagna, pressoché intatta nel 1918 è stata pericolosamente colpita; il declino annunciato nel 1914-1918, sembra questa volta definitivo. Infine uno dei beneficiari della prima guerra mondiale è stato gravemente colpito, il Giappone; inversamente l’Urss fa ormai la figura di grande potenza economica, in parte grazie alla guerra. La seconda guerra mondiale lascia di fronte uno all’altro due colossi economici, gli Stati Uniti e l’Urss”” (introduzione)”,”QMIS-200″ “CHARLE Christophe”,”La Republique des universitaires 1870-1940.”,”Christophe CHARLE è nato nel 1951, ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure, dottore in lettere, è D di ricerca al CNRS (IHMC) e Prof di storia contemporanea all’Univ di Paris-I e all’ IEP (Institut Etudes Politiques). All’inizio del XIX secolo l’organizzazione dell’ insegnamento superiore in FR differisce profondamente da quello degli altri paesi EU. Anche se degli universitari inspirati in parte al modello tedesco si sono collocati nella 3° Repubblica, le loro strutture si sono trovate a mal partito durante le sfide del XX secolo.”,”FRAV-056″ “CHARLE Christophe”,”Histoire sociale de la France au XIXe siècle.”,”Nato nel 1951, ex allievo dell’ ENS, dottore in lettere e scienze umane, C. CHARLE è directeur de recherche presso il CNRS. Ha pubblicato tra l’ altro, Les élites de la République’ (1987) e ‘Naissance des “”intellectuels”””” (1990). Bonapartismo sociale. “”Di tutti i regimi del XIX secolo, il Secondo Impero è il primo che ha avuto un programma sociale volontarista. Primo eletto dall’ intero popolo, Luigi Napoleone Bonaparte si vede al di sopra delle classi e pretende risolvere la questione sociale con metodi autoritari che ripugnano alle classi dirigenti tradizionali. Questo “”bonapartismo sociale”” si propone di correggere il gioco cieco delle forze economiche con un’ azione dello Stato ma anche di liberare queste forze affinché esse aumentino il benessere di tutti.”” (pag 120) Antropologia: l’ usura della classe operaia. “”Il discorso igienista della prima metà del secolo XIX aveva contribuito a far prendere coscienza della questione sociale attraverso lo studio sanitario delle classi popolari. La limitazione degli abusi più palesi o delle carenze croniche del sistema produttivo (sparizione progressiva delle carenze di viveri, arretramento dell’ età dell’ entrata al lavoro, schizzi di politica sociale di qualche impresa) dovevano tradursi nella condizione fisica delle classi operaie.”” (pag 294)”,”FRAS-031″ “CHARLE Christophe, edizione italiana a cura di Roberto PERTICI”,”Gli intellettuali nell’Ottocento. Saggio di storia comparata europea.”,”””Ho imparato – diceva – alle lezioni di filosofia che porre un limite significa già superarlo. A questo principio mi sono sempre attenuto”” (Th. Mann, Doctor Faustus) CHARLE Christophe insegna storia contemporanea alla Sorbona e all’ IEP Institut d’Etudes Politiques. Ha scritto vari saggi sul tema tra cui, in italiano, ‘Letteratura e potere’.”,”EURx-246″ “CHARLES Jean GIRAULT Jacques ROBERT Jean-L. TARTAKOWSKY Danielle WILLARD Claude a cura”,”Le Congres de Tours. 18° Congres national du Parti Socialiste, texte integral.”,”I partecipanti furono 370 dei quali una dozzina donne. biografie personaggi schede per dipartimento dati SFIO, dati partecipazione Congresso, introduzione”,”PCFx-001″ “CHARLES-ROUX Francois”,”Huit ans au Vatican, 1932-1940.”,”””Un umorista, che cercava la stranezza senza preoccupazioe per la verità, aveva detto una volta: “”La Francia è la figlia maggiore della Chiesa e la minore delle sue preoccupazioni””. Questo non era mai stato vero: era più falso che mai””. (pag 213)”,”RELC-184″ “CHARLES-ROUX Francois”,”Bonaparte gouverneur d’ Egypte.”,”CHARLES-ROUX Francois, ambasciatore di Francia, membro dell’ Institut. Bonaparte capo di uno stato orientale. “”Per la prima volta nella sua carriera, ancora molto corta, Bonaparte governa un paese intero. Non è più solo il comandante di una armata; esercita il governo di un territorio conquistato, ove la sua autorità è praticamente quella di un capo di Stato.”” (pag 72) “”Bonaparte ha sempre amato la stampa, a condizione che essa fosse ufficiale, ben inteso. All’ armata d’ Italia, aveva un giornale che redigeva Regnault de Saint-Jean d’ Angély: La France vue de l’ armée d’ Italie’. A Malta, ove era rimasto lo stesso Regnault, un giornale fu pubblicato per lui.”” (pag 144)”,”FRAN-068″ “CHARLES-ROUX F.”,”Cinq mois tragiques aux affaires étrangeres (21 Mai – 1er Novembre 1940).”,”CHARLES-ROUX F. ambasciatore di Francia membro dell’ Institut. Cap. III proposta inglese di un’unione intima Franco-Britannica Cap. V La flotta francese oggetto principale di ansietà inglese. Con l’ armistizio e Vichy rottura relazioni diplomatiche fra Francia e Inghilterra Cap. IV (della 2° parte) Errori a Vichy su questione vulnerabilità dell’ Inghilterra ai bombardamenti aerei e sui discorsi sulla presunta disfatta inglese Cap VI. Mosca diffida sempre più della Germania Terza Parte. L’ Africa equatoriale francese si separa da Vichy “”Fu accennata la questione di scegliere Lione per sede del governo. Perché non fu accolta quest’idea? A questo proposito ebbi, due sorte di spiegazioni: una ufficiale ed una di voci. La versione ufficiale era che Lione non sembrava offrire molti locali disponibili, edifici amministrativi e hotels di viaggiatori, per alloggiare le amministrazioni centrali dello stato, senza mettere in difficoltà la vita municipale e dipartimentale. Insomma, non si voleva rinnovare, almeno, l’ esperienza di Clermont. Quanto alle voci, si diceva che il governo non gradiva chiedere asilo ad una città il cui sindaco era M. Edouard Herriot e la cui popolazione comprendeva una forte proporzione di operai””. (pag 109)”,”FRQM-038″ “CHARLESWORTH James C. a cura; saggi di David EASTON Heinz EULAU Mulford Q. SIBLEY William FLANIGAN Edwig FOGELMAN Robert T. HOLT Oliver BENSON Andrew HACKER Morton A. KAPLAN Herbert J. SPIRO James A. ROBINSON R. Roger MAJAK James A. ROSENAU Thomas C. SCHELLING Martin SHUBIK Karl W. NORTH Fred W. RIGGS Karl von VORYS”,”Teorie e metodi in scienza politica.”,”CHARLESWORTH James C. insegna scienza politica all’ Università della Pennsylvania. E’ Presidente dell’ American Academy of Political and Social Science fin dal 1953. Saggi di David EASTON Heinz EULAU Mulford Q. SIBLEY William FLANIGAN Edwig FOGELMAN Robert T. HOLT Oliver BENSON Andrew HACKER Morton A. KAPLAN Herbert J. SPIRO James A. ROBINSON R. Roger MAJAK James A. ROSENAU Thomas C. SCHELLING Martin SHUBIK Karl W. NORTH Fred W. RIGGS Karl von VORYS”,”TEOP-110″ “CHARLESWORTH James C. a cura, saggi di EASTON david EULAU Heinz SIBLEY Mulford Q. FLANIGAN William and FOGELMAN Edwin HOLT Robert T. BENSON Oliver HACKER Andrew KAPLAN Morton A. SPIRO Herbert J. ROBINSON James A. and MAJAK Roger R. ROSENAU James N. SCHELLING Thomas C. SHUBIK Martin DEUTSCH Karl W. NORTH Robert C. RIGGS Fred W. VON VORYS Karl, contributors”,”Contemporary Political Analysis.”,”James C. Charlesworth is Professor of Political Science at the University of Pennsylvania. He has been President of the American Academy of Political and Social Science since 1953. Is the author of Governmental Administration, and he is a frequent contributor to a wide range of professional journals.”,”TEOP-289″ “CHARNAY Maurice”,”Les Allemanistes.”,”””””Parti allemaniste”” (Partito allemanista) non era dunque che il soprannome della frazione distaccata del Partito possibilista al Congresso di Châtellerault. Il nuovo partito porta nella storia del socialismo francese il titolo di Parti ouvrier socialiste révolutionnaire come risulta dalla decisione, votata dal Congresso nazionale del 1891: (…)””. (pag 27-28) “”E’ in effetti, la caratteristica essenziale del movimento a cui Jean Allemane ha dato il suo nome, che la separazione molto netta dei due elementi antagonisti – da un lato, quelli che hanno un interesse diretto e immediato alla trasformazione sociale, i lavoratori salariati, gli sfruttati, le vittime della potenza capitalista; dall’ altro, quelli che, occupando nella società una posizione privilegiata, non possono apportare al movimento d’ emancipazione proletaria che il concorso della loro intelligenza, della loro parola o del loro denaro, con un disinteresse assoluto, senza speranza di un ritorno, che è inverosimile””. (pag 29-30) “”Gli allemanisti erano dunque rivoluzionari; ma a differenza dagli altri partiti, dal partito guesdista in particolare, essi non aveva mira di mantenere nllo spirito dei lavoratori l’ illusione funesta di una rivoluzione possibile in colpo solo. Pensavano, e lo mostravano come punto luminoso verso cui deve marciare la coscienza operaia, ma che può essere spostato e può obbligare, di conseguenza, i lavoratori a modificare essi stessi le loro tendenze e i loro metodi.”” (pag 56) “”””La società futura dovrà essere comunista egualitaria. Essa avrà come organi “”i comuni liberi aventi possibilità assoluta di gestire la loro amministrazione, ma federati tra di loro, regionalmente, nazionalmente e internazionalmente per l’ aministrazione delle cose di interesse comune e generale””””. (pag 57, 14° congresso nazionale del Partito, Parigi 1896)”,”MFRx-272″ “CHARNAY Maurice – STACKELBERG Frédéric”,”Crosse en l’air. Le mouvement ouvrier et l’armée (1900-1914). A celui que part – Catéchisme du soldat. La patrie – La caserne – La guerre – La grève (Charnay, 1894) – Mystification Patriotique et Solidarité Prolétarienne (Stackelberg, 1907) – La Révolte du 17e, Gloire au 17e°.”,”La forte influenza di una minoranza energica nell’esercito. “”L’enseignement qui se dégage de la mutinerie du 17e c’est que la discipline est une force illusoire qui se réduit en poussière dès qu’on la secoue; c’est que l’armée est le meilleur milieu de propagande antimilitariste et l’exemple le meilleur moyen de persuasion. Elle est enfin une démostration éclatante de l’influence préponderante d’une minorité énergique”” (pag 41)”,”QMIP-264″ “CHARNY Israel W. direttore generale della pubblicazione, direttori della pubblicazione R.P. ADALIAN Steven L. JACOBS Eric MARKUSEN Samuel TOTTEN, direttore scientifico Marc I. SHERMAN direttore tecnico Pauline COOPER, collaboratori principali Yair AURON Patere BALAKIAN Jennifer BALINT Albert BANDURA Dan BAR-ON M. Cherif BASSIOUNI Yehuda BAUER Michael BAZYLER Michael BERENBAUM Alan BERGER Eric H. BOEHM Daniel BROM Ward CHURCHILL Abraham COOPER Robert CRIBB Vahakn DADRIAN Seymour DRESCHER Sidra Dekoven EZRAHI Helen FEIN Stephen C. FEINSTEIN Bill FRELICK William C. GAY Leonard B. GLICK Ted Robert GURR Ian F. HANCOCK Barbara HARFF Herbert HIRSCH Robert HITCHOCK Stig HORNSHOJ-MOLLER Irving Louis HOROWITZ Marjorie HOUSEPIAN Fumikatsu INOUE Kurt JONASSOHN George KENT Ben KIERNAN Rosanne KLASS Dennis KLEIN David KOPF Robert KRELL George M. KREN David KRIEGER Bill LEADBETTER Lyman H. LEGTERS René LEMARCHAND Robert Jay LIFTON Yves TERNON Martin Van BRUINESSEN Elie WIESEL Simon WIESENTHAL e altri”,”Le livre noir de l’ humanité. Encyclopedie mondiale des genocides.”,”Direttore generale della pubblicazione I.W. CHARNY, direttori della pubblicazione R.P. ADALIAN Steven L. JACOBS Eric MARKUSEN Samuel TOTTEN, direttore scientifico Marc I. SHERMAN direttore tecnico Pauline COOPER, collaboratori principali Yair AURON Patere BALAKIAN Jennifer BALINT Albert BANDURA Dan BAR-ON M. Cherif BASSIOUNI Yehuda BAUER Michael BAZYLER Michael BERENBAUM Alan BERGER Eric H. BOEHM Daniel BROM Ward CHURCHILL Abraham COOPER Robert CRIBB Vahakn DADRIAN Seymour DRESCHER Sidra Dekoven EZRAHI Helen FEIN Stephen C. FEINSTEIN Bill FRELICK William C. GAY Leonard B. GLICK Ted Robert GURR Ian F. HANCOCK Barbara HARFF Herbert HIRSCH Robert HITCHOCK Stig HORNSHOJ-MOLLER Irving Louis HOROWITZ Marjorie HOUSEPIAN Fumikatsu INOUE Kurt JONASSOHN George KENT Ben KIERNAN Rosanne KLASS Dennis KLEIN David KOPF Robert KRELL George M. KREN David KRIEGER Bill LEADBETTER Lyman H. LEGTERS René LEMARCHAND Robert Jay LIFTON Yves TERNON Martin Van BRUINESSEN Elie WIESEL Simon WIESENTHAL e altri.”,”TEMx-021″ “CHARPAK Georges GARWIN Richard L.”,”Feux follets et champignons nucléaires.”,”””Non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra mondiale, ma so che la Quarta sarà combattuta con bastoni e pietre”” (Albert Einstein) “”Ridere di ogni cosa che si dice o si fa è di uno sciocco. Non ridere di nulla è di un imbecille”” (Erasmo) (in apertura prefazione) Charpak è un fisico premio Nobel della fisica, Garwin è fisico membro dell’Accademia nazionale delle Scienze di Washington, uno dei migliori specialisti mondiali del nucleare civile e militare. Volume contiene in allegato ritaglio di giornale”,”QMIx-227″ “CHARPENEL Françoise, a cura (concezione e presentazione dei documenti), brani di V.I. LENIN, A. GIDE, A. SARRAUT L. TROTSKY, M. THOREZ, T.A. YENBE, G. DONNAT, M. MOURRE, Y. DECHEZELLES K. KOUADIO, O. SEMBENE, S. TOURE’, R. BARBE’, R.U. NYOBE’, M. WILL-ORE, M. DIOP, D. BAKARY, M. BETI R. LUXEMBURG”,”Luttes indépendantistes et luttes des classes dans les colonies françaises d’Afrique subsaharienne (1918-1960).”,”Centre d’Etudes et de Recherches trotskyste et Révolutionnaires internationaux, Paris, France trotsky.com.fr In fondo allo ‘speciale’ dei Cahiers du Cermtri: Dibattito marxista su questione autodeterminazione, diritto di indipendenza delle nazioni V. Droits des nations à disposer d’elle-mêmes: – L’état-nation et le prolétariat, R. Luxemburg, 1908 – Du droit des nations à disposer d’elles-mêmes, Lénin, 1914 (estratti) – Bilan d’une discussion sur le droit des nations… , Lénine, 1916 (estratti)”,”MAFx-011″ “CHARPIER Frederic”,”Histoire de l’ extrême gauche trotskiste. De 1919 à nos jours.”,”CHARPIER è nato nel 1955 ad Avignone. Scrittore, autore di film documentari, è attualemente giornalista d’ investigazione al ‘Vrai Papier Journal’.”,”TROS-074″ “CHARPIER Frédéric”,”Histoire de l’Extrême Gauche Trotskiste. De 1929 à nos jours.”,”Frédéric Charpier est né en 1955 en Avignon. Écrivain, auteur de films documentaires, il est actuellement journaliste d’investigation au Vrai Papier Journal. Prologue, Épilogue, Notes, Index,”,”TROS-077-FL” “CHARYN Jerome”,”Sténo sauvage. La vie et la mort d’Isaac Babel.”,”Jerome Charyn è autore di più di trenta romanzi e saggi critici. Vive a New York e al Parigi dove insegna all’Université américaine. Nel 1938 Iegov è sostituito da Beria. 1939 Beria fa arrestare e portare Iegov alla Lubianka. Sotto tortura, costui coinvolge Babe in un complotto per assassinare Stalin. Babel è arrestato qualche giorno dopo la ‘confessione’ di Iegov. La Ceka sequestra tutti i suoi manoscritt. Il mattino del 27 gennaio del 1940 Stalin fa fucilare Babel. (pag 26)”,”RUSS-255″ “CHASE William J.”,”Workers, Society, and the Soviet State. Labor and Life in Moscow, 1918-1919.”,”CHASE William J. ha studiato al Lafayette College e al Boston College. E’ un ex Senior Fellow al Harriman Institute, Columbia University. Si è occupato di movimento operaio sovietico, demografia ed elite del partito comunista. E’ associate professor of history all’University of Pittsburgh.”,”RIRO-371″ “CHASE Malcolm”,”Le chartisme. Aux origines du mouvement ouvrier britannique (1838-1858).”,”Cartina con le contee della Gran Bretagna (pag 468) Questione antisemitismo. L’antisemitismo cartista era ordinario ed economico piuttosto che razzista e sistematico (pag 368) Marx e i cartisti d’Inghilterra. “”Pendant ce temps, parmi les émigrés allemands entraînés dans l’orbite du chartisme par les Fraternal Democrats, se trouvait un certain nombre de juifs laïques, notamment le Dr Charles Marx; “”célèbre auteur de livres d’économie politique et de philosophie sociale””, selon le ‘Northern Star’ (50). Karl Marx, pour lui donner le nom sous lequel il devint bientôt connu, s’était rendu en Grande Bretagne – et avait rencontré Harney – en 1845 et 1847. En 1846, il co-rédigea des textes détaillés pour le ‘Star’, vantant les mérites d’O’Connor et du “”seul journal anglais qui mérite d’être lu par les démocrates européens””. En novembre 1847, Marx prit la parole lors de la fête organisée par les Fraternal Democrats pour célébrer la révolution polonaise de 1830, en allemand mais avec une traduction simultanée, et fut salué par de “”terribles acclamations”” pour ces propos: “”Les chartistes d’Angleterre étaient les vrais démocrates (…) dès qu’ils obtiendraient les six points de la Charte, la route de la liberté s’ouvrirait pour le monde entier. Atteignez ce noble objectif, travailleurs d’Angleterre, et vous serez salués comme les sauveurs de toute la race humaine”” (51)”” (pag 368-369) [Malcolm Chase, Le chartisme. Aux origines du mouvement ouvrier britannique (1838-1858), 2013] [(50) NS, 4 décembre 1847; (51) NS, 18 et 25 juillet 1846, 4 décembre 1847]”,”MUKC-038″ “CHASE J. William”,”Enemies Within the Gates? The Comintern and the Stalinist Repression, 1934-1939.”,”William Chase is Professor in the History department at the University of Pittsburgh. Acknowledgments, A Note on the Documents, List of Abbreviations ad Acronyms, Chronology, Introduction, Notes,. Biographical Sketches, Index of Documents, General Index, Illustrations Follow,”,”RUSS-084-FL” “CHASE J. William”,”Workers, Society, and the Soviet State. Labor and Life in Moscow, 1918-1929.”,”William Chase is Professor in the History department at the University of Pittsburgh. Chase was educated at Lafayette College and Boston College. He has received grants from the ACLS, the NEH, and National Council for Soviet and East European Research. A former Senior Fellow at the Harriman Institute, Columbia University, he has published articles on Soviet labor, demography, and the Communist Party elite. Acknowledgments, Glossary of Terms and Abbreviations, Introduction, Appendices, Bibliography, List of Maps and Tables, A Note on the Author, Index, Series The Working Class in European History,”,”RIRO-209-FL” “CHASLES Pierre”,”Lenín, el dictador rojo.”,”Foto della Duma, di soldati alla caduta dello zar, della guardia rossa, della Krupskaja a un comizio, di Trotsky, dei funerali delle vittime della rivoluzione ecc.”,”LENS-190″ “CHASSAGNE H.”,”Coblence 1789-1792. Des francais au service de l’ etranger.”,”Coblenza, città tedesca della Renania Palatinato residenza prima degli arcivescovi di Treviri e poi dei principi elettori di Treviri, durante la rivoluzione francese fu quartier generale degli emigrati.”,”FRAR-229″ “CHASSARD Yves MEURS Dominique CORDELLIER Christian SANDOVAL Veronique CHARBONNEL Jean-Michel PEROTIN Virginie SAHUT d’ IZARN Catherine LEVELEUX Martial a cura”,”Les Francais et leurs revenus. Le tournant des années 80.”,”””Tra scuola e impiego c’è un periodo di transizione fortemente segnato dall’ instabilità e la precarizzazione del lavoro svolto dai giovani”” (pag 177) emplois”,”FRAS-027″ “CHASSARD Pierre”,”12 Théories de l’État et de la Société.”,”Egualitarismo di Dworkin, libertarismo di Hayek, formalismo giuridico di Kelsen, dottrina generale dello Stato di Koellreutter, totalità e comunità di Krieck, non-Stato di Marx, Stato totalitario di Mussolini, Stato minimo di Nozick, società aperta di Popper, liberalismo politico di Rawls, Stato cattolico-fascista di Carl Schmitt, Società contro comunità di Tönnies Pierre Chassard, filosofo, è autore di varie opere pubblicate presso le edizioni Albatros, Copernic, Thomas, Mengal. Le non-État de Karl Marx. ‘la notion scientifique de dictature ne signifie rien d’autre qu’un pouvoir s’appuyant directement sur la force ‘Il concetto scientifico di dittatura non significa altro che un potere che si appoggia direttamente sulla forza’ (pag 111-127) “”Marx refuse […] la description que fait Hegel, dans ses ‘Principes de la philosophie du droit’, du statut des hauts fonctionnaires qui seraient la réalisation historique des philosophes serviteurs et maîtres de l’État, et qui incarneraient la rationalité la plus pure dans leur impartialité supposée à définir l’intérêt général. D’après Hegel, il seraient totalement du côté de l’État, en dehors en quelque sorte de la société civile. La bureaucratie, respecteuse par essence des normes constitutionnelles, est une bureaucratie idéale, sans motivations personnelles ni intérêts de classe. Marx n’en croit pas un mot qui souligne que le fonctionnaire est partie prenante dans le conflits internes de la société civile. Il vend aussi sa force de travail, exerce une profession et glisse insensiblement, mais inévitablement, dans la position du citoyen rémunéré, matériellement et idéellement. C’est une illusion de croire que sa fidélité à l’État le soustrait aux contradictions de l’économie bourgeoise. (…) La position théorique de Marx, quand il fait la critique de l’État germano-chrétien, pourrait donner l’impression qu’il envisage la création d’un État post-bourgeois correspondant à ce qu’il nomme l’État réel. Mais c’est d’abord d’un État tout autre qu’il se propose de constituer à la prise du pouvoir par le prolétariat. C’est en effet, non plus un État ideal, mais un État prolétarien entre les mains de la classe ouvrière. Qu’est qu’un État prolétarien? C’est tout simplement une dictature, celle du prolétariat sur la bourgeoisie. Et la dictature, du point de vue marxiste, c’est d’abord un pouvoir illimité se fondant non sur la loi mais sur la force. Pour bien faire comprendre ce que signifie la formulation marxista ‘dictature du prolétariat’, Lénine déclarera ultérieurement que ‘la notion scientifique de dictature ne signifie rien d’autre qu’un pouvoir s’appuyant directement sur la force que rien ne limite, qu’aucune loi et qu’aucune règle ne restreignent’ (Lénine, Werke, Band 14). (…) La théorie marxiste promet aussi, pour le futur, un tout autre destin à l’État bourgeois. Si le prolétariat le détruit en tant que tel et s’érige en classe dominante, il détruit également, prévoit Marx, son régime de production et en même temps les conditions de l’antagonisme des classes. Celles-ci alors se dissolvent, le prolétariat perdant, avec le temps, sa domination en tant que classe pour laisser la place à une société civile sans plus de classes sociales. La dictature post-révolutionnaire dépérit alors peu à peu, au fur et à mesure de la transition du socialisme au communisme, au fur et à mesure de la marche vers le communisme. L’État perd son caractère politique pour se réduire à une association de gestion de la production. Au moment du ‘Manifeste’, Marx jugeait purement utopique la transformation de l’État en une simple administration quand il parlait des socialisme et communisme critico-utopiques, mais il prévoyait la même chose au même moment, allant plus loin encore que l’endormissement de l’État des théoriciens libéraux. De toute façon, la suppression de la proprieté privée devait rendre inutile un État chargé de la défendre et la suppression des classes devait même la rendre impossible comme appareil d’oppression d’une classe sur un autre puisque celles-ci disparaissent. ‘Le but du mouvement prolétaire – abolition des classes – une fois atteint, le pouvoir de l’État….’, écrit Marx dans ‘Les prétendues scissions dans l’Internationale’ de 1872, ‘disparaît et le fonctions gouvernementales se transforment en de simples fonctions administratives’. Comme le dit Engels dans ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, le gouvernemen des personnes fait place à d’administration des choses et à la direction des fonctions de production. Ainsi, l’intervention du pouvoir politique devient superflue et l’État tout à fait inutile. Celui-ci ne sera pas aboli, mais il s’eteindra de lui-même. D’État il deviendra peu à peu un non-État. Sa fonction publique de liquidation des classes vaincues s’estompera au fur et à mesure de leur disparition. La fonction de l’ancien État changera au point de se résorber dans la société civile après que celle-ci est parvenue au niveau de conscience et de connaissance nécessaire aux fonctions d’organisation. Ainsi, l’État socialiste n’est plus tout à fait un État au sens plein du terme. C’est un semi-État qui se situe entre l’État et le non-État. Finalement, la société n’abandonnera pas l’État pour rien mais pour le non-État, c’est-à-dire en un sens second très différent de l’État dont parlait précédemment Marx, pour une forme d’organisation qui aura perdu tout caractère politique (Platkowski). On ne sait si Lénine avait aperçu, avant sa mort, le caractère absolument utopique de telles déclarations quand il déclarait que ‘nous n’avons le droit de parler que du dépérissement inévitable de l’État, en soulignant la durée de ce processus, sa dépendance de la rapidité avec laquelle se développe la phase supérieure du communisme, en laissant complètement en suspens la question des délais ou des formes concrètes de ce dépérissement'”” (pag 111-127) [Pierre Chassard, ’12 Théories de l’État et de la Société’, Paris, 2007] traduzione approssimativa: “”Marx rifiuta […] la descrizione che fa Hegel, nei suoi ‘Lineamenti di filosofia del diritto’, dello status degli alti funzionari che sarebbe stato il risultato storico dei filosofi servitori e maestri dello stato, e che incarnerebbero la razionalità più pura nella loro supposta imparzialità riguardo all’interesse pubblico. Secondo Hegel, essi sarebbero del tutto dalla parte dello stato, al di fuori in qualsiasi modo della società civile. La burocrazia, rispettosa per essenza delle norme costituzionali è una burocrazia ideale, senza motivi personali o interessi di classe. Marx non crede a una parola e sottolinea che il funzionario è coinvolto nei conflitti interni della società civile. Inoltre vende la sua forza lavoro, pratica una professione e scivola inspiegabilmente, ma inevitabilmente, nella posizione del cittadino pagato, materialmente e ideologicamente. È un’illusione credere che la sua lealtà allo Stato lo tolga dalle contraddizioni dell’economia borghese. (…) La posizione teorica di Marx, quando critica lo stato tedesco-cristiano, potrebbe dare l’impressione di considerare la creazione di uno stato post-borghese corrispondente a quello che chiama Stato reale. Ma è innanzitutto uno stato molto diverso che propone di costituire alla presa del potere da parte del proletariato. In realtà non è più uno stato ideale, ma uno stato proletario nelle mani della classe operaia. Che cosa è uno stato proletario? È semplicemente una dittatura, quella del proletariato sulla borghesia. E la dittatura, dal punto di vista marxista, è innanzitutto un potere illimitato basato non sulla legge, ma sulla forza. Per spiegare cosa significhi la “”dittatura del proletariato”” nella formulazione marxista, Lenin successivamente dichiarerà che “”la nozione scientifica della dittatura non significa altro che un potere basato direttamente sulla forza che non limitato da nulla, che nessuna legge e nessuna regola lo limita ‘(Lenin, Werke, Band 14). (…) La teoria marxista promette, per il futuro, un destino completamente diverso per lo Stato borghese. Se il proletariato lo distrugge in quanto tale e si erge in classe dirigente, distrugge, predice Marx, il suo regime di produzione e nello stesso tempo le condizioni dell’antagonismo di classe. Queste poi si dissolvono, perdendo il proletariato nel tempo il suo dominio come classe per lasciare il posto a una società civile senza più classi sociali. La dittatura post-rivoluzionaria, poi, decade gradualmente, mentre la transizione dal socialismo al comunismo progredisce nella misura in cui progredisce la marcia verso il comunismo. Lo Stato perde il suo carattere politico per essere ridotto ad un’associazione per la gestione della produzione. Quando nell’epoca del ‘Manifesto’, Marx giudicava puramente utopica la trasformazione dello Stato in semplice amministrazione quando parlava di socialismo e comunismo critico-utopico, ma ha predetto la stessa cosa nello stesso tempo, andando più lontano ancora rispetto all’assopimento dello stato dei teorici liberali. In ogni caso, la soppressione della proprietà privata dovrebbe rendere inutile uno Stato incaricato di difenderlo e la soppressione delle classi dovrebbe anche rendere impossibile opprimere una classe da parte di un’altra perché scompaiono. ‘L’obiettivo del movimento proletario – l’abolizione delle classi – una volta raggiunto, il potere dello stato ….’, scrive Marx in ‘Le presunte divisione nell’Internazionale’ del 1872 ‘scompare e le funzioni di governo si trasformano in semplici funzioni amministrative “”. Come dice Engels in «Socialismo utopico e socialismo scientifico», il governo del popolo cede il posto all’amministrazione delle cose e alla direzione delle funzioni produttive. Così, l’intervento del potere politico diventa superfluo e lo Stato abbastanza inutile. Questi non sarà abolito, ma se ne andrà via da solo. Da stato diventerà gradualmente un non-stato. La sua funzione pubblica di liquidazione delle classi sconfitte svanirà mentre queste scompaiono. La funzione del vecchio stato diventerà così fragile in una società civile che ha raggiunto il livello di coscienza e conoscenza necessari per le funzioni organizzative. Pertanto, lo stato socialista non è più uno stato nel pieno senso del termine. È un semi-stato che si trova tra lo stato e il non-stato. Infine, la società non abbandonerà lo stato nient’altro che per il non stato, vale a dire in un senso molto diverso dallo stato di cui Marx ha già parlato, per una forma di organizzazione che avrà perso tutto il carattere politico (Platkowski). Non è noto se Lenin avesse visto prima della sua morte, percepito il carattere assolutamente utopico di tale dichiarazione, quando ha detto che ‘noi non abbiamo il diritto che di parlare dell’inevitabile estinzione dello Stato, lasciando completamente in sospeso la durata di questo processo, e le forme concrete di questo deperimento'”””,”TEOP-296″ “CHASSIN L.M. Generale”,”Storia militare della seconda guerra mondiale.”,”‘La prima arma segreta usata dai Tedeschi nel 1939 fu la mina magnetica che tanti danni provocò al naviglio alleato. L’ultima è stata la «V2», missile da 12 tonnellate capace di raggiungere cento chilometri di altezza e seimila chilometri orari di velocità, che poteva trasportare una tonnellata di esplosivo a centinaia di chilometri di distanza’ (pag 13) (Progressi nel materiale bellico e nuove armi)”,”QMIS-009-FSD” “CHASTEL André”,”Luigi D’Aragona. Un cardinale del Rinascimento in viaggio per l’Europa.”,”André Chastel (Paris, 1912) è uno dei maggiori storici dell’arte italiana. Direttore di studi alla IV Sezione dell’Ecole des hautes études en sciences sociales, è docente al Collège de France. E’ autore di opere fondamentali sul Rinascimento e sull’arte italiana fra cui: ‘Arte e umanesimo a Firenze al tempo di Lorenza Magnifico’ (Torino, 1979). ‘I centri del Rinascimento’, (Milano, 1965). “”I quindici giorni passati ad Avignone non sono perduti per il piacere degli occhi; dopo un rilievo critico sui ciottoli che stancano il piede, si legge (): «Bellissime donne; sono vestite alla francese, ma, invece dei cappucci in uso in Francia, portano in genere un copricapo particolare molto più grazioso. A palazzo le signore sono numerose e più che attraenti». Ed è proprio ad Avignone che ebbe luogo una festa gradevole: l’ultima sera «il cardinal legato offrì a palazzo un banchetto pubblico; vi assisterono molte donne graziose; dopo cena si ballò fino a mezzanotte con la maggior licenza possibile e con piacevoli tratti lascivi». A Milano il governatore francese Lautrec offrì, in onore dei viaggiatori, «un banchetto sontuoso, con quaranta nobili signore, tutte belle o, per lo meno, riccamente vestite e piene di grazia». Quest’ultima annotazione offre un preciso orientamento sulla condizione femminile alla corte di Francia. Dappertutto conviene che le donne si presentino con uno splendore, degli ornamenti, delle vesti che indicano il loro rango e incantano i visitatori. La pompa per loro è un dovere. Com’è noto una delle grandi idee del regno che cominciava fu di creare a corte un punto d’incontro della grazia e della bellezza. A quel che pare non eravamo ancora a questo punto: il cardinale lo avrebbe sottolineato. Ma si vede nascere presso i Francesi l’intenzione di entrare in gara con le corti di Mantova e di Ferrara dove dominavano gran signore molto al corrente delle questioni di moda e di alta sartoria, superbe organizzatrici di banchetti, balli e ricevimenti, informate quanto mai di musica e di poesia”” [(*) da ” ‘Itinerario’ testo steso dal canonico Antonio de Beatis, segretario e cappellano di Sua Eminenza (pag 7)] (pag 118-119)”,”RELC-352″
“CHASTELAND Jean-Claude CHESNAIS Jean-Claude a cura; saggi di Jean-Claude CHASTELAND Shapan ADNAN Carlos Eugenio de CARVALHO FERREIRA e Bernadette WALDOGEL Michel CARTIER Daniel M. SALA-DIAKANDA Philippe FARGUES Dennis AHLBURG Bhakta GUBHAJU P. SADASIVAN NAIR e Jacques VERON Youssef COURBAGE Marie LADIER-FOULADI e Bernard HOURCADE Shunichi INOUE Maria Eugenia COSIO-ZAVALA Paulina MAKINWA-ADEBUSOYE Zeba A. SATHAR Jean-Louis RALLU e Gabriel PICTET Alexandre AVDEEV e Alain BLUM Cem BEHAR Magali BARBIERI Jean-Claude CHESNAIS Henri LERIDON e Laurent TOULEMON M. KHLAT e S. LE-COEUR France MESLE’ e Jacques VALLIN Michel LORIAUX Ellen BRENNAN-GALVIN David COLEMAN Michel VERNIERES Philippe COLLOMB”,”La population du monde. Géants démographiques et défis internationaux.”,”Saggi di Jean-Claude CHASTELAND Shapan ADNAN Carlos Eugenio de CARVALHO FERREIRA e Bernadette WALDOGEL Michel CARTIER Daniel M. SALA-DIAKANDA Philippe FARGUES Dennis AHLBURG Bhakta GUBHAJU P. SADASIVAN NAIR e Jacques VERON Youssef COURBAGE Marie LADIER-FOULADI e Bernard HOURCADE Shunichi INOUE Maria Eugenia COSIO-ZAVALA Paulina MAKINWA-ADEBUSOYE Zeba A. SATHAR Jean-Louis RALLU e Gabriel PICTET Alexandre AVDEEV e Alain BLUM Cem BEHAR Magali BARBIERI Jean-Claude CHESNAIS Henri LERIDON e Laurent TOULEMON M. KHLAT e S. LE-COEUR France MESLE’ e Jacques VALLIN Michel LORIAUX Ellen BRENNAN-GALVIN David COLEMAN Michel VERNIERES Philippe COLLOMB. Il ciclo delle potenze economiche e il calo della mortalità. ‘Il fenomeno più impressionante dei due ultimi secoli è l’ascesa e il declino del Regno Unito. Alla vigilia della Prima Guerra mondiale, l’egemonia di Londra era tale che quasi la metà del pianeta era sotto il dominio britannico. Una simile espansione non sarebbe stata concepibile senza la straordinaria spinta demografica che ha caratterizzato le isole britanniche nel corso del periodo 1790-1900 (incremento di cinque volte del numero); è la regione del mondo, con la Russia, ove la progressione demografica è stata, di gran lunga, la più rapida. Il rallentamento non tarda a farsi sentire, soprattutto tra le due guerre, quando anche il declino della mortalità e quindi la crescita demografica si trasmette alle colonie britanniche’ (pag 443)]”,”DEMx-040″
“CHASTENET Jacques”,”Churchill.”,”CHASTENET è accademico di Francia”,”UKIx-034″
“CHASTENET Jacques”,”La vita quotidiana in Inghilterra ai tempi della regina Vittoria.”,”Jacques CHASTENET (Parigi 1893) giornalista, ha dedicato la sua opera di storico all’ Inghilterra contemporanea. Tra i suoi volumi figurano ‘Wellington’, ‘La siecle de Victoria’, Winston Churchill et l’ Angleterre du XX siecle’.”,”UKIS-013″
“CHASTENET Jacques”,”Le Parlement d’ Angleterre.”,”L’ alternanza al potere dei grandi partiti è, in Gran Bretagna, la regola tradizionale. Ma è una regola che è lungi dall’ essere assoluta. Certo, tra il 1807, anno in cui si disloca il “”ministero di tutti i talenti””, e il 1915, anno in cui si costituisce un governo di coalizione tripartita, ci furono sempre (salvo un intervallo tra il 1852 e il 1855) sia i conservatori soli, sia i liberali soli, ad occupare il Governo. Ma, dopo, l’ Inghilterra, per vent’anni su trentuno, ha vissuto sotto dei Governi detti di “”coalizione””, d’ “”unione”” o di “”cooperazione””. (pag 141)”,”UKIx-077″
“CHASTENET Jacques”,”De Pétain a De Gaulle, Juillet 1940 – Aout 1944.”,”CHASTENET fa parte dell’ Academie Francaise. E’ giornalista ed esperto di politica estera. Negli anni Trenta è stato condirettore del giornale ‘Le Temps’, il giornale più grande della Terza Repubblica, periodo storico sul quale ha scritto una storia in sette volumi. Vichy di Darlan. “”Comunque il governo di Vichy sembra ormai molto lontano da una stretta collaborazione con il Reich. In febbraio, Darlan ha dichiarato al ministro delle finanze Yves Bouthillier che si lamentava delle riscossioni tedesche: “”Sto per scrivere a Stülpnagel per dirgli che essendo soldato, non dovrà stupirsi il giorno in cui, pure io soldato, riprenderò le armi contro la Germania.”” In marzo il governo rifiuta di dare il suo consenso alla partenza di 150 mila operai requisiti dall’ occupante per andare a lavorare oltre-Reno. Quasi nello stesso tempo rifiuta di ridurre la circolazione dei treni per favorire i trasporti tedeschi, rifiuta di consegnare del materiale ferroviario, rifiuta di mettere a disposizione dei tedeschi 9 mila ferrovieri specializzati. Roosevelt dichiara che “”mai le relazioni tra Stati Uniti con il governo di Vichy sono state migliori”” (E’ a questa dichiarazione, che lo fa uscire dai gangheri, a cui De Gaulle risponde nel suo discorso del 1° aprile). Molto inquieti, i tedeschi decidono che occorre disfarsi di Darlan a qualsiasi costo e rimpiazzarlo con Laval (…)””. (pag 66-67)”,”FRAV-087″
“CHASTENET Jacques”,”La République des Républicains, 1879-1893.”,”CHASTENET Jacques membre de l’ Institut. Georges Clemenceau giovane di sinistra. “”A vingt ans, il est à Paris, étudiant en médecine, écrivant dans de petits journaux d’opposition, fréquentant les cénacles d’extrême gauche, hantant aussi les salles d’armes et ne manquant pas une occasion d’aller sur le pré. (Il y aura toujours en lui à la fois du Blanqui et du Gramont-Caderousse). En 1862, il s’entend contamner à un mois de prison pour provocation à attroupement armé. Mais il rêve d’aventures véritables et, la guerre de Sécession ayant éclaté, il passe, en 1865, aux Etats-Unis et s’engage, comme médicin, dans l’ armée antiesclavagiste. Celle-ci définitivement, victorieuse, notre garcon – il s’est, dans l’intervalle, marié civilement à une Américaine – songe à offrir ses services aux républicains mexicains en révolte contre l’ empereur Maximilien que soutient Napoléon III (…).”” (pag 114) 1870: a Parigi con i blanquisti. “”Le projet mexicain n’a pas de suite et Clemenceau rentre en France. 1870 le trouve sur sa terre vendéenne exercant le métier de médecin de campagne. La guerre déclarée, il pressent l’ effondrement de l’ Empire et se précipite à Paris à temps pour parteciper, avec les blanquistes, à la journée du Quatre Septembre. Il s’installe a Montmartre et le gouvernement de la Défense nationale le nomme maire provisoire du XVIII° arrondissement, nomination que les électeurs ratifient un mois plus tard. Inutile de dire qu’il se montre, pendant le siège, adversaire de toute négociation avec l’ envahisseur et partisan de la lutte “”jusqu’au bout””. (pag 115) Durante la Comune cerca di trovare una formula di conciliazione tra Parigi insorta e el’ Assemblea di Versailles. Quindi si ritira, scompare fino alla fine della Comune per essere poi eletto consigliere municipale per il quartiere di Clignancourt. (pag 115)”,”FRAD-076″
“CHASTENET Jacques”,”Wellington. 1769-1852.”,”CHASTENET Jacques de l’ Institut. De l’ Academie Francaise. Wellington fortifica le linee di Torres Vedras. “”Incertain, Masséna demeure cinq semaines devant les lignes de Torres Vedras, puis il donne l’ ordre de lever le siège. Dans le brouillard de novembre l’ armée francaise s’eloigne et prend position autour de Santarem à cinquante kilomètres au nord-est de Torres Vedras. Wellington ne l’a pas poursuivie. “”Je pourrais, dit-il infliger quand je voudrais une râclée à ces gens; mon armée est la dernière de l’ Angleterrre, il me faut prendre soin””. Et il ajoute, non sans fierté: “”Je suis à la tête de la seule armée de la Péninsule, et aussi bien d’Europe, qui puisse et veuille se mesurer avec les Francais””. (pag 131) “”Wellington, qui s’est décidé a sortir des lignes de Torres Vedras, l’a suivie avec prudence n’engageant que des actions d’avant-garde. Il est maintenant assuré de n’être point chassé du Portugal et, se permettant pour une fois une anticipation, il déclare: “”Buonaparte ne pouvant nous expulser, il va lui falloir modifier son système européen””. (pag 131) Quarta offerta di pace di Napoleone, fatta prima di raggiungere la Grande Armée in marcia verso la Russia, al governo britannico (17 aprile). Evacuazione della Francia dalla Spagna, evacuazione dalla Sicilia delle forze inglesi, restaurazione sul trono del Portogallo dei Braganza, garanzia dell’ integrità della Spagna. (pag 141) Scacco di Wellington davanti a Burgos. Si ritira in Portogallo. (pag 150) Limiti e meriti di Wellington (pag 206)”,”UKIx-104″
“CHASTENET J.L.”,”La République des Banquiers.”,”CHASTENET J.L. député de l’ Isère. “”Les Financiers soutiennent l’ Etat comme la corde soutient le pendu”” Montesquieu Jaures sulle banche e i banchieri. “”Leurs bilans sont incomplets et obscurs, leurs opérations restent inconnues et énigmatiques… Maintenant, le pays républicain est averti; le pays républicain sait qu’il y a là une puissance formidable qui a le véritable monopole de la banque, qui a détruit, absorbé toute la vielle banque autonome de nos départments et de nos provinces, une sorte de monstre qui a pu se produire selon les lois normales de la concentration capitaliste et financière, mais qui est arrivé à ce degré de puissance que l’Etat ne tolérera pas qu’il manoeuvre ainsi, par des procédés irresponsables, les milliards de l’ épargne.”” pag 29-30) Anni 1919 1920 “”Come aveva detto Clemenceau: “”Dal punto di vista finanziario abbiamo ottenuto una vittoria di Pirro”””” (pag 225)”,”FRAE-026″
“CHASTENET Jacques”,”L’ enfance de la Troisieme, 1870-1879.”,”CHASTENET Jacques membre de l’ Institut. Il progetto istituzionale di Broglie. “”Il veut maintenant faire son devoir de conservateur et de patriot. Il veut maintenant faire son devoir de philosophe politique et, le 15 mai 1874, il dépose sur le bureau de l’ Assemblée un projet de loi concernant la création d’une seconde Chambre. Cette seconde Chambre, pivot de toute son système, le duc ne la nomme pas Sénat – le mot fleure trop l’ Empire – et il lui préfere celui, plus évocateur de la monarchie légitime, de ‘Grand Conseil’. A peine connu, le projet suscite chez toutes les gauches une clameur de réprobation. On crie à la pire réaction, à l’ installation, au centre de l’ Etat, d’une oligarchie sans contact avec les pays. Quelle est en effet la composition proposée du Grand Conseil? D’abord des membres de droit: cardinaux, maréchaux, amiraux, présidents de la Cour de cassation et de la Cour des comptes. Ensuite des membres à vie choisis par le président de la République parmi els anciens ministres, les hauts fonctionnaires, les officiers généraux, les membres de l’ Institut, les évêques. Enfin, des membres élus pour sept ans, dans chaque départment, par un collège électoral composé de gros bonnets. Aucune place dans ce collège n’est faite aux représentants du petit commerce; du monde ouvrier, ni des travailleurs agricoles. C’est, en bref, un retour aux assemblées de notables de l’ Ancien Régime. “”Le Grand Conseil, déclare Broglie, sera la représentation de l’ intelligence et des intérêts opposés à la brutale représentation du nombre””. Et Gambetta de répliquer: “”Si le projet est adopté, la démocratie en France est reculée de cinquante ans””.”” (pag 172-173)”,”FRAD-077″
“CHASTENET Jacques”,”Jours inquiets et Jours sanglants. 1906-1918. Histoire de la Troisième République.”,”Avant-propos, conclusion, notes, table des matières, Histoire de la Troisième République. Governo Poincaré, 1912 “”Désigné comme président du Conseil, Poincaré mène ses négociations avec prudence, et les décrets ne paraissent au ‘Journal Officiel’ que le 15 janvier; le chef du gouvernement a pris pour lui les Affaires étrangères, Briand est garde des Sceaux, Millerand ministre de la Guerre, Delcassé ministre de la Marine; le portefeuille de l’Intérieur va à Steeg, solide radical-socialiste, celui de l’Instruction publique à Guist’hau, intime de Briand, celui des Travaux publics à Jean Dupuy (Poincaré n’a pas négligé la force que représente ‘Le Petit Parisien’); le vénérable Léon Bourgeois a accepté le Travail; au Commerce on trouve Fernand David, représentant des radicaux indépendants; le radical-socialiste Klotz et le modéré Lebrun restent respectivement aux Finances et aux Colonies. Quatre sous-secrétaires d’Etat seulement dont le jeune modéré Léon Bérard, chargé des Beaux-Arts,. Equipe solidement charpentée, harmonieusement balancés du point de vue politique et comprenant plusieurs fortes personnalités. Toutefois le président du Conseil n’a pas cru devoir offrir de portefeuille à Clemenceau…”” (pag 97) Poincaré. Nacque a Bar-le-Duc, Lorena, Francia, figlio di Nicolas Antoinin Hélène Poincaré, un distinto funzionario civile e meteorologo. Educato all’Università di Parigi, Raymond venne chiamato all’ordine degli avvocati e fu per qualche tempo editore del Voltaire. Servì per oltre un anno al dipartimento dell’agricoltura, quando nel 1887 venne eletto deputato per la Meuse. Si fece una grande reputazione alla Camera come economista, e sedette alla commissione bilancio del 1890-1891 e 1892. Fu ministro per l’educazione, le belle arti e la religione nel primo gabinetto (aprile-novembre 1893) di Charles Dupuy, e ministro per le finanze nel secondo e nel terzo (maggio 1894- gennaio 1895). Nel gabinetto di Alexandre Ribot, Poincaré divenne ministro della pubblica istruzione. Anche se venne escluso dal gabinetto radicale che seguì, lo schema revisionato di imposte sulla successione proposto dal nuovo ministro si basava sulle sue proposte dell’anno precedente. Divenne vicepresidente della Camera nell’autunno del 1895, e nonostante l’aspra ostilità dei Radicali mantenne la sua posizione anche nel 1896 e nel 1897. Nel 1906 ritornò al ministero delle finanze nel breve governo Sarrien. Nel 1912 divenne Primo Ministro e ministro degli esteri, l’anno dopo succedette ad Armand Fallières come Presidente della Repubblica. Preoccupato per la sicurezza nazionale, si impegnò a rafforzare la Francia, anche tramite l’alleanza stretta con Regno Unito e Russia (alleanza franco-russa), assistette alle manovre dell’esercito russo e s’intrattenne con Nicola II (luglio 1914). Rimase presidente per tutto il corso della prima guerra mondiale. Al termine del conflitto si batté per una dura punizione della Germania e per ottenere garanzie circa la sicurezza della Francia, al punto da considerare il trattato di Versailles troppo indulgente. Dopo la fine del mandato presidenziale venne nuovamente nominato primo ministro (1922) e come tale, nel 1923, fece occupare la regione della Ruhr dalle truppe francesi, poiché la Germania non era in grado di pagare le pesantissime riparazioni di guerra. Dopo aver ceduto l’incarico nel 1924, Poincaré tornò di nuovo a occupare la posizione di primo ministro nel 1926, durante un periodo di crisi finanziaria, e si ritirò definitivamente dalla scena politica nel 1929. Mantenne la sua attività di avvocato per tutta la carriera politica e pubblicò diversi saggi di politica e letteratura. Suo fratello, Lucien Poincaré (1862), era un famoso fisico, divenne ispettore generale dell’istruzione pubblica nel 1902 e fu l’autore di La Physique moderne (1906) e L’Electricité (1907). Il geniale matematico e fisico Henri Poincaré (1854) appartiene a un altro ramo della stessa famiglia.”,”FRAV-152″
“CHASTENET Jacques”,”Les Années d’illusions. 1918-1931. Histoire de la Troisième République.”,”CHASTENET Jacques de l’Académie française. Prima guerra mondiale Bilancio danni di guerra per la Francia. Perdite umane, vittime, perdite in beni, perdite finanziarie. “”Pertes humaines: 1.315.000 Français métropolitains – 16,5 pur 100 des mobilisés, 27 pour 100 des hommes de dix-huit à vingt-sept ans – ont trouvé la mort soit directement au feu, soit dans les ambulances ou hôpitaux militaires; 2.800.000 ont été blessés, dont la moitié au moins deux fois; 600.000 restent plus ou moins invalides; 60.000 ont été amputés d’un membre. Ce sont, en premier lieu, la classe intellectuelle, en second lieu, celle des employés de commerce, en troisième lieu celle des paysans qui ont été les plus durement éprouvées (23 pour 100 des mobilisés appartenant aux professions libérales ont péri, 16 pour 100 des mobilisés du commerce et 13 pour 100 des mobilisés paysans). (…) Dammages aux biens: Près de 7 pour 100 du territoire national dévasté, de beaucoup la partie la plus industrialisée et la plus riche de ce territorie; 222.132 usines, bâtiments d’exploitation ou maisons totalement détruits et 342.000 partiellement; 3.259.564 ectares de sol bouleversés; (…) 6.000 kilomètres de chemins de fer et 52.000 kilomètres de routes anéantis; la moitié de la flotte marchande coulée; la production annuelle de charbon tombée de 40.844.000 à 26.259.000 tonnes, celle des aciers fondus de 4.687.000 à 1.800.000 tonnes; celles de céréales de 174 millions à 106 millions de quintaux (…). Pertes financières: Le ministre des Finances va bientôt estimer la valeur des dommages matériels subis par la France du fait de l’ennemi à 134 milliards de francs-or.”” (pag 14-15)”,”FRAV-153″
“CHASTENET Jacques”,”Winston Churchill et l’Angleterre du XX siécle.”,”CHASTENET Jacques de l’Academie Française. Capitoli IV, V, VI, e parte del VII sulla prima guerra mondiale e le trattative di pace a seguire, XII XIII XIV, XV, XVI e XVII alla seconda guerra mondiale Churchill per spezzare lo sciopero minaccia di mandare gli operai al fronte. “”De la part des milieux syndicalistes pourtant, le gouvernement se heurta parfois à de sérieuses résistances. En août 1914, les ‘Trade Unions’ s’etaient engagés à ne pas réclamer, pendant la guerre, d’augmentation de salaires. Mais, au milieu de 1915, ils revinrent sur cette promesse et force fut d’instituer des tribunaux spéciaux qui, à plurieurs reprises, accordèrent des augmentations substantielles. D’autre part, les ‘Trade Unions’ refusèrent absolument de renoncer au droit de grève. Une première cessation concertée de travail eut lieu en 1915 dans le mines de charbon du Pays de Galles, d’autres se produisirent en 1917 et 1918 dans les usines d’armement. Celle qui atteignit les ateliers d’aviation fut particulièrement sérieuse. Pour la briser, il fallut que Churchill, alors ministre des Munitions, déclarât que les ouvriers qui ne reprendraient pas le travail verraient leur sursis d’appel supprimé et seraient envoyés au front. Dans l’ensemble, la guerre a favorisé le syndicalisme”” (pag 188)”,”UKIx-122″
“CHASTENET Jacques”,”Jours sanglants. La guerre, 1914-1918.”,”Jacques Chastenet de l’Académie française de sciences morales et politiques. I progressi scientifici e tecnologici dovuti alla guerra. La tenuta del fronte interno. Il controllo operato dalle grandi centrali sindacali. Il ruolo della grande stampa. La propaganda, la censura e il “”lavaggio del cervello””. “”En regard d’un écrasant passif figurent cependant des éléments positif. La guerre a déterminé d’importants perfectionnements dans l’art médical et chirurgical (traitement des plaies, chirurgie des nerfs et de la face, greffes osseuses, nouveaux procédès d’anesthésie); elle a aussi fait progresser plusieurs techniques industrielles, celles notamment des construction navales, de l’hydroélectricité, des fabrications chimiques, de l’automobile, celle surtout de l’aviation (à la fin des hostilités, les monoplans atteignent une vitesse de 220 kilométres à l’heure et peuvent monter à 4.000 mètres en douze minutes). Parallèlement, l’organisation de la production s’est fort améliorée par l’utilisation de la méthode Taylor et le développement de la standardisation. (…)”” (pag 193-194) “”A l’arriere les “”défaitistes”” avoués furent rares, et les voix qui ça et là s’élevèrent pour mettre en doute l’utilité d’une lutte poursuivie “”jusqu’au bout”” furent couvertes par des clameurs de réprobation, A aucun moment ne se produisirent des manifestations de masse en faveur de la cessation des hostilités et le pacifistes “”zimmerwaldiens ne parvinrent jamais à conquérir la majorité au sein des grandes centrales ouvrières. Suspect à l’extrême gauche, abominé par le centre et la droite, Caillaux resta un isolé. Le vieux jacobin Clemenceau incarna au contraire la volonté de vaincre qui animait la quasi-totalité de la nation (…)”” (pag 208-209); Dans quelle mesure la presse (la diffusion des informations par radio n’existait pas encore) contribua-t-elle à entretenir ce bon moral? Surveillés de près par une censure qui du domaine militaire ne tarda point à s’étendre au domaine politique, conseillés à partir du début de 1916 par la “”Maison de la Presse””, ancêtre des futurs ministères de l’Information, les grand journaux ne cessèrent pas, pendant toute la guerre, d’amplifier les nouvelles encourageantes et de laisser dans l’ombre celles qui ne l’étaient pas; leurs chroniques militaires étaient rédigées sous le contrôle de l’Etat-major et ne faisaient guère que commenter les communiques du G.Q.G.; les auteurs de talent qui écrivaient dans leurs colonnes manifestaient, en toutes circonstances, les plus réchauffant optimisme. Sans doute quelques feuilles se montrérent moins conformistes, mais leur audience demeure assez restreinte. Au total, l’effet cherché fut obtenu et les combattants eurent beau plaisanter le “”bourrage de crâne””, ce “”bourrage fut incontestablement efficace”” (pag 200-201)”,”QMIP-237″
“CHASTENET Jacques”,”Histoire de la Troisième République. L’Enfance de la Troisième 1870-1879. Vol. I.”,”Jacques Chastenet de l’Académie Française, de l’Académie des sciences Morales et Politiques Note liminaire, conclusion, notes, Annexe, Index des noms cités, Histoire de la Troisième République.”,”FRAV-011-FL”
“CHASTENET Jacques”,”Histoire de la Troisième République. La République des Républicains 1879-1893. Vol. II.”,”Jacques Chastenet de l’Académie Française, de l’Académie des sciences Morales et Politiques Note liminaire, conclusion, notes, Cartine, Index des noms cités, Histoire de la Troisième République.”,”FRAV-012-FL”
“CHASTENET Jacques”,”Histoire de la Troisième République. La République Triomphante 1893-1906. Vol. III.”,”Jacques Chastenet de l’Académie Française, de l’Académie des sciences Morales et Politiques Avant-propos, notes, Index des noms cités, Histoire de la Troisième République.”,”FRAV-013-FL”
“CHASTENET Jacques”,”Histoire de la Troisième République. Jours Inquiets et Jours Sanglants 1906-1918. Vol. IV.”,”Jacques Chastenet de l’Académie Française, de l’Académie des sciences Morales et Politiques Avant-propos, notes, cartine, conclusion, Index des noms cités, Histoire de la Troisième République.”,”FRAV-014-FL”
“CHASTENET Jacques”,”Histoire de la Troisième République. Les Années D’Illusions 1918-1931. Vol. V.”,”Jacques Chastenet de l’Académie Française, de l’Académie des sciences Morales et Politiques Note Liminaire, notes, conclusion, Index des noms cités, Histoire de la Troisième République.”,”FRAV-015-FL”
“CHASTENET Jacques”,”Histoire de la Troisième République. Déclin de la Troisième 1931-1938. Vol. VI.”,”Jacques Chastenet de l’Académie Française, de l’Académie des sciences Morales et Politiques Note Liminaire, notes, cartine, conclusion, Index des noms cités, Histoire de la Troisième République.”,”FRAV-016-FL”
“CHASTENET Jacques”,”Histoire de la Troisième République. Le Drame Final 1938-1940. Vol. VII.”,”Jacques Chastenet de l’Académie Française, de l’Académie des sciences Morales et Politiques Note Liminaire, notes, cartine, Épilogue, Index des noms cités, Histoire de la Troisième République.”,”FRAV-017-FL”
“CHATEAUBRIAND Francois-René de”,”Génie du christianisme. Tome premier.”,”Chateaubriand (François René, visconte di), scrittore francese (Saint-Malo 1768 – Parigi 1848). Decimo figlio di un cadetto di antica famiglia aristocratica, trascorse gli anni dell’infanzia parte a Saint-Malo, parte in collegi di città bretoni (Dol, Rennes, Dinan) e nel severo castello di Combourg dove, accanto alla prediletta sorella Lucilla, visse anni di solitudine, tra sogni malinconici ed esaltanti, che molto influirono sulla formazione del suo carattere e della sua arte. Entrato nell’esercito, fu luogotenente nel reggimento di Navarra e assistette allo scoppio della Rivoluzione. In seguito, l’8 aprile 1791, partì per l’ America per scoprire come egli disse il passaggio a Nord-Ovest; e di questa avventura ci lasciò una descrizione nel libro Viaggio in America, relazione poco attendibile e in gran parte frutto della sua fantasia. Il 2 gennaio 1792 rientrò in Francia per combattere contro i rivoluzionari. Ferito durante l’assedio di Thionville, si rifugiò in Inghilterra dove visse per qualche anno in miseria. Nel 1797, pubblicò un Saggio storico, politico e morale sulle rivoluzioni antiche e moderne considerate nei loro rapporti con la Rivoluzione francese, opera in cui Chateaubriand, pur essendo nutrito di letture del Settecento e in posizione critica nei riguardi del cristianesimo, rivela tuttavia confuse esigenze religiose. Le morti della madre e di una sorella, avvenute mentre egli si trovava a Londra, lo scossero profondamente e maturarono la sua conversione: al ritorno in Francia (maggio 1800), aveva con sé una prima stesura del Genio del cristianesimo, che fu poi pubblicato nel 1802. L’opera contiene, oltre alle dissertazioni teologiche e apologetiche, due ‘episodi’, il breve romanzo Atala (apparso l’anno precedente, il 2 aprile 1801) e il Renato, che tanta influenza ebbe sulle giovani generazioni. Bonaparte cercò in ogni modo di legare alla sua causa Chateaubriand: l’inviò come segretario di ambasciata a Roma, poi lo nominò ministro di Francia nel Vallese. Ma dopo la fucilazione del duca di Enghien (1804), Chateaubriand si dimise dalla carica e si dedicò al suo lavoro di letterato, manifestando apertamente sul Mercure de France la sua opposizione all’ imperatore. Nel frattempo aveva iniziato un poema in prosa, I martiri, che venne pubblicato nel 1809. Inoltre intraprese un viaggio attraverso la Grecia, la Turchia, la Terrasanta e la Spagna, il cui resoconto venne pubblicato nel 1811 sotto il titolo Itinerario da Parigi a Gerusalemme. In quello stesso anno venne eletto all’ Accademia francese ma non poté pronunziare il discorso per la sua ammissione perché ritenuto sedizioso dall’ imperatore. Con il ritorno dei Borboni, che egli aveva auspicato nel libello intitolato Di Bonaparte e dei Borboni (1814), riprese la sua attività politica. Accompagnò Luigi XVIII durante i Cento giorni e fu allora ministro degli interni. Durante la seconda Restaurazione fu escluso bruscamente dal ministero e appoggiò allora la tesi degli oltranzisti monarchici. Luigi XVIII lo nominò nel 1820 ministro di Francia a Berlino, poi ambasciatore a Londra (1821). Ministro degli affari esteri dopo il congresso di Verona, fu il più efficace promotore della guerra contro i liberali di Spagna per restaurarvi l’ assolutismo monarchico. Nel 1828 fu nominato ambasciatore a Roma da Carlo X. All’avvento di Luigi Filippo, si rifiutò di servire il nuovo re e ostentò la sua fedeltà alla dinastia caduta. Nel 1826 aveva pubblicato un poema in prosa, I Natchez, e una novella storica, Le avventure dell’ultimo Abenceragio nel 1831 pubblicò Studi storici e, infine, Vita di Rancé (1844). Nel frattempo aveva terminato (1841) Memorie d’ oltretomba opera iniziata nel 1809 e che, secondo il suo desiderio, non doveva venire pubblicata che dopo la sua morte; essa era stata però già letta e ammirata nel salotto di Madame Récamier alla quale Chateaubriand era legato da un’appassionata amicizia. L’influenza di Chateaubriand fu grandissima ed egli dominò tutta la letteratura del suo tempo, portandovi un’ispirazione e una tematica proprie del Romanticismo. Il sentimento religioso, l’indefinibile senso di malinconia, l’interesse per la storia e particolarmente per il medioevo, l’amore per la natura (tutti motivi che hanno ispirato il Genio del cristianesimo) sono elementi che si riflettono su tutta la letteratura francese dell’Ottocento. Fu sepolto, per suo espresso desiderio, in un isolotto solitario, il Grand-Bé, vicino a Saint- Malo, di fronte all’oceano. (RIZ)”,”RELC-152″
“CHATEAUBRIAND Francois-René de”,”Génie du christianisme. Tome second.”,”””Un uomo imparziale che legga attentamente gli scrittori del secolo di Luigi XIV percepirà ben presto che nulla è sfuggito al loro sguardo; ma che, contemplando gli oggetti da un’ altezza maggiore della nostra, hanno disdegnato le strade in cui noi siamo entrati, e alla fine delle quali il loro occhio penetrante aveva scoperto l’ abisso. Possiamo appoggiare questa asserzione con mille prove. E’ per colpa d’ aver conosciuto le obiezioni contro la religione che tanti grandi uomini sono stati religiosi? Si dimentica che Bayle pubblicava in quest’ epoca anche i suoi dubbi e i suoi sofismi? Non si sa più che Clarke e Leibnitz non erano occupati che a combattere l’ incredulità? che Pascal voleva difendere la religione; che La Bruyere preparava il suo capitolo degli Esprits forts, e Massillon il suo sermone de la Vérité d’un avenir; che Bossuet infine lanciava queste parole folgoranti sugli atei: “”Che cosa hanno visto, questi rari genii, che cosa hanno vissuto più degli altri? (…)””.”” (pag 321, Vol 1) “”Se esistesse in Europa un tribunale che giudicasse in nome di Dio, le nazioni e i monarchi, e che prevenisse le guerre e le rivoluzioni, questo tribunale sarebbe il capolavoro della politica, e l’ ultimo grado della perfezione sociale: i papi, per l’ influenza che esercitano sul mondo cristiano, sono stati sul punto di realizzare questo bel sogno. Montesquieu ha ben provato che il cristianesimo è opposto per spirito e consiglio al potere arbitrario, e che i suoi principi fanno più che l’ onore nelle monarchie, la virtù nelle repubbliche, e la paura negli stati dispotici.”” (pag 210, Vol. 2)”,”RELC-153″
“CHATEAUBRIAND Francois-René de, a cura di Alberto CAPATTI”,”Atala. René. Le avventure dell’ultimo Abenceragi.”,”Le avventure dell’ultimo Abenceragi sono inspiegabili senza la rivoluzione francese: rappresentano la reazione di un aristocratico alla violenza delle idee…”,”VARx-002-FFS”
“CHATELET Francois”,”Il capitale (libro primo) di Karl Marx. Il materialismo storico l’ enigma della merce giornata lavorativa: plusvalore e profitto teoria politica di Marx.”,”Francois Chåtelet (Parigi 1925) ha studiato alla Sorbona. Oggi (1977) insegna all’ Ecole Normale Superieure di Parigi ed è uno dei maggiori studiosi francesi di teoria marxista. Fra le sue opere: -Logos et praxis. Recherches sur la signification theorique du marxisme (1961) -La nascita della storia (1962) – Hegel (1968) Ha diretto l’opera collettiva ‘Storia della filosofia’ in 8 volumi (edita in IT da Rizzoli nel 1976)”,”MADS-002″
“CHATELET Francois”,”La naissance de l’ histoire. La formation de la pensée historienne en Grece.”,”ERODOTO. Storico greco (Alicarnasso ca. 485-forse Atene ca. 425 a. C.). Appartenne a una famiglia assai influente nella quale il sangue greco si mescolava con quello cario. Per sfuggire alle persecuzioni di Ligdami II, che governava sotto il protettorato persiano, E. sarebbe fuggito a Samo, di dove rientrò in patria dopo la cacciata del tiranno. Già nel 454 a. C. intraprese una serie di viaggi, che lo portarono ad Atene, dove pare abbia iniziato la composizione dei suoi scritti, in Egitto, Fenicia, Mesopotamia e sulle coste del Mar Nero. Via via raccoglieva materiale storico ed etnografico; nel 446 era di nuovo ad Atene, intento alla stesura di altre parti della sua opera. La loro pubblica lettura suscitò nella città fortissimo interesse; se ne trovano echi nel teatro di un grande amico di E., Sofocle. A sua volta il contatto con la capitale culturale del mondo greco d’allora, dominata dalla personalità di Pericle, agì profondamente non solo sulla cultura, ma anche sulla visione storica di E. e fece maturare più chiaramente il disegno della sua opera. Nel 444 egli partiva alla volta dell’Italia merid. con una spedizione inviata da Pericle a fondare la colonia di Turi, sul luogo dell’antica Sibari. Gli eventi”,”STOx-036″
“CHATELET Francois a cura; saggi di Jacques BOUVERESSE Gilles DELEUZE Christian DESCAMPS Michel FICHANT Gerard GRANEL Pierre KAUFMANN Evelyne PISIER-KOUCHNER”,”Storia della filosofia. Volume VIII. La filosofia del XX secolo.”,”Saggi di Jacques BOUVERESSE Gilles DELEUZE Christian DESCAMPS Michel FICHANT Gerard GRANEL Pierre KAUFMANN Evelyne PISIER-KOUCHNER”,”FILx-201″
“CHATELET Francois MAIRET Gerard a cura; contributi di Luc BRISSON Francois CHATELET Pierre GEOLTRAIN Michel GITTON Pierre GRIOLET Jacques HARMAND Ahmad HASNAWI Jean LAGERWEY Charles MALAMOUD Francis SCHMIDT Joel SCHMIDT Mohammed-Allal SINACEUR Jean-Louis TRISTANI”,”Storia delle ideologie. Volume primo. Dall’ antico Egitto al XVII secolo.”,”Contributi di Luc BRISSON Francois CHATELET Pierre GEOLTRAIN Michel GITTON Pierre GRIOLET Jacques HARMAND Ahmad HASNAWI Jean LAGERWEY Charles MALAMOUD Francis SCHMIDT Joel SCHMIDT Mohammed-Allal SINACEUR Jean-Louis TRISTANI. “”Il culto per l’ imperatore, pilastro dell’ ideologia romana, non è stato soltanto avvertito contro un dovere, ma come un atto di fede nell’ aeternitas di Roma””. (pag 159) “”L’ impero si fraziona, ogni regione si rinchiude in se stessa per difendersi meglio, e strade non sono più sicure, le idee e gli uomini non circolano più. L’ ideologia di un’ impero universale diventa una derisione: non corrisponde più alle circostanze, non si considera più infallibile.”” (pag 159) “”Tutte queste restrizioni limitano considerevolmente l’ azione del cavaliere e spiegano perché l’ uso della cavalleria sia poco importante nelle guerre antiche. Serve solo a proteggere le ali, a inseguire i fuggitivi mettendogli il ferro alle costole, o anche, come facevano gli Sciti, a volteggiare a distanza dall’ avversario, tempestandolo di frecce, ma evitando lo scontro. Con la staffa, un uomo a cavallo diventa molto più temibile. Forma con la sua cavalcatura un’ unità cinetica e può sfruttare a fondo la potenza dell’ impatto del suo cavallo lanciato al galoppo. (…) Questa violenza è tale che si modifica rapidamente la forma delle armi (…). Un piccolo esercito di crociati, ossia poche centinaia di cavalieri (…) avrebbe polverizzato le legioni di Cesare. (…) Questa rivoluzione nell’ arte della guerra ha attirato nel suo solco modifiche sociali e politiche assai profonde. Al genio politico di Carlo Martello va il merito di averne visto tutte le conseguenze per iniziare una rifusione generale di tutte le istituzioni del suo regno; e, per integrare la staffa, d’ aver creato, in un certo senso di sana pianta, il feudalesimo e la cavalleria, che sono una sola e identica cosa. Come ogni progresso, il nuovo modo di combattere costa molto caro.”” (pag 351)”,”STOS-099″
“CHATELET Francois MAIRET Gerard a cura; contributi di Francois CHATELET Helene CLASTRES Christian DESCAMPS André GLUCKSMANN Michel KORINMAN Gerard MAIRET Pierre-Francois MOREAU Evelyne PISIER-KOUCHNER Rafael PIVIDAL Maurice RONAI”,”Storia delle ideologie. Volume secondo. Dal XVIII al XX secolo.”,”Contributi di Francois CHATELET Helene CLASTRES Christian DESCAMPS André GLUCKSMANN Michel KORINMAN Gerard MAIRET Pierre-Francois MOREAU Evelyne PISIER-KOUCHNER Rafael PIVIDAL Maurice RONAI. “”Se la dichiarazione non sfugge alla tentazione secolare di giustificare l’ associazione politica e la potestà dello Stato con entità morali universaliste quali l’ uomo o la natura, la sua novità fondamentale consiste però nell’ aver fatto della resistenza all’ oppressione un diritto e quindi un vero e proprio dovere. Nel suo progetto per una nuova Dichiarazione presentato il 24 aprile 1793, Robespierre propone il seguente articolo (art. 27): “”La resistenza all’ oppressione è la conseguenza degli altri diritti dell’ uomo e del cittadino””. Dedurre la resistenza dai diritti dell’ uomo, in altri termini fare di essa, come la libertà o l’ eguaglianza, un diritto naturale, significava fare del diritto naturale un’ arma contro se stesso. Non l’ intendevano certo così la Convenzione e Robespierre in particolare. Se infatti la resistenza è un diritto, dipende soltanto da me, in virtù della mia libera volontà, essa stessa costitutiva di questo diritto, giudicare tirannica la società elaborata su quello stesso diritto naturale””. (pag 65)”,”STOS-100″
“CHATELET Francois a cura, saggi di Anouar ABDEL-MALEK Abderrhaman BADAWI Benedhkt GRYNPAS Patrick HOCHART Jean PEPIN”,”Storia della filosofia. Volume secondo. La filosofia medievale. Dal I al XV secolo.”,”””I primi grandi filosofi arabi sono aristotelici. Tali sono al-Kindi e al-Farabi, che vivono a Bagdad nel IX e X secolo; il primo ha una curiosità troppo vasta per dominare a fondo il suo sapere; il secondo traduce e commenta Porfirio e l’ Organon aristotelico; intraprende inoltre, nello spirito del medio platonismo, la concordanza di Platone e Aristotele. Più tardi Avicenna (Ibn Sina, 980-1037) è altrettanto celebre come medico e come filosofo; lettore paziente della Metafisica di Aristotele, elabora un sistema personale combinando dati aristotelici e neoplatonici; mentre Aristotele riduceva l’ anima a forma del corpo organizzato, Avicenna la ricostituisce nella sua dignità di sostanza sprirituale; egli è più fedele all’ aristotelismo quando precisa la distinzione fra l’ intelletto agente, unico per tutto il genere umano, e l’ intelletto paziente, proprio a ciascun individuo. Averroè (Ibn Rushd, 1126-1198) è un arabo di Cordova; i suoi avversari medievali gli hanno attribuita la famosa teoria della “”doppia verità””, secondo la quale due dottrine contraddittorie possono essere vere nello stesso tempo, una per la ragione e la filosofia, l’ altra per la fede e la religione; ciò equivaleva sicuramente ad andare oltre la sua penetrante distinzione fra i vari livelli del sapere. Averroè si rese conto d’altra parte che l’ aristotelismo era stato corrotto da interpretazioni platoniche; egli volle dunque promuovere un ritorno al vero Aristotele: Aristotelis doctrina est summa veritas””. (pag 105)”,”FILx-302″
“CHATELET Francois a cura, saggi di Ferdinand ALQUIE’ Jean BERNHRDT Jean-Marie BEYSSADE Jean-Toussaint DESANTI Rafael PIVIDAL Marianne SCHAUB Helene VEDRINE”,”Storia della filosofia. Volume terzo. La filosofia del nuovo mondo. Cinquecento e seicento.”,”””Galileo ricapitola gli argomenti tradizionali a favore dell’ immobilità della Terra. Da Copernico a Bruno, la maggior parte di queste argomentazioni erano state oggetto di lunghe dispute. (…) In che cosa consiste su questo punto l’ originalità di Galileo? Nel fatto che in lui il profilo del campo della razionalità è meglio disegnato e più preciso che nei suoi predecessori. Aggiungiamo che se Galileo non ebbe (restandone anzi assai lontano) l’ audacia cosmologica di Bruno, fu in compenso un vero geometra: dinanzi a lui il campo epistemologico era (almeno idealmente) governato da norme rigorose. (…)””. (pag 52-53)”,”FILx-303″
“CHATELET Francois DUHAMEL Olivier PISIER Evelyne”,”Dictionnaire des oeuvres politiques.”,”Francois CHATELET è morto alla fine del 1985, qualche mese prima della pubblicazione di questo dizionario al quale aveva consacrato le ultime forze. Collaborazione di Miguel ABENSOUR Pierre ANSART Paul-Laurent ASSOUN Jean BEAUDOUIN Yves BENOT Jean-Michel BESNIER Mario BETTATI Jacqueline BLONDEL Frederic BON Dominique BOUREL Pierre BOURETZ Jean-Denis BREDIN Jacques BRAUNSCHWIG Christine BUCI-GLUCKSMANN Jean-Yves CAMUS Helene CARRERE D’ENCAUSSE Gerard CHALIAND Francois CHATELET Yves CHEVRIER Colette CLAVREUL Dominique COLAS Jean-Francois COURTINE Roger DADOUN Dominique DAMMAME Didier DELEULE Olivier DUHAMEL René Jean DUPUY Michel-Pierre EDMOND Jacques ELLUL André ENEGREN Steven ENGLUND Bruno ETIENNE Francois EWALD Pierre FAVRE Michel FEDOU Gerard FERREYROLLES Marc FERRO Jean-Marc FERRY Luc FERRY Elisabeth DE-FONTENAY Francois FURET Alain GAROUX Marcel GAUCHET Claude GAUTIER Jacques GERSTLE’ Raoul GIRARDET Alain GUILLERMOU Ilan HALEVI Stanley HOFFMANN Dick HOWARD HU CHI-SI Mark HUNYADI Claudio-Sergio INGERFLOM Albert JACQUARD Lucien JAUME Pierre-Jean LABARRIERE Bernard LACROIX Georges LAVAU Armelle LE BRAS-CHOPARD Jean LEBRUN Jean LECA Dominique LECOURT Claude LEFORT Edmund LEITES Daniel LINDENBERG Claude LUTZ Thierry MACLET Jeffrey MACY Gerard MAIRET Pierre MANENT Bernard MANIN Christian MERLIN Gilbert MERLIO Francois MONCONDUIT Olivier MONGIN Antonio NEGRI Michel OFFERLE’ Mona OZOUF Pasquale PASQUINO Guy PETITDEMANGE Alexis PHILONENKO Evelyne PISIER Jean-Bertrand PONTALIS Hugues PORTELLI Jean-Luc POUTHIER Philippe RAYNAUD René REMOND Pierre-Marc RENAUDEAU Alain RENAUT Olivier REVAULT D’ALLONNES Dominique REYNIE’ Paul RICOEUR Jean RIVERO Pierre ROSANVALLON Yves ROUCAUTE Bernard ROUSSEL Marie-Claude ROYER Maximilien RUBEL Marc SADOUN Shlomo SAND Marianne SCHAUB René SCHERER René SEVE Schuyler STEPHENS Marie-Therese SUR Nicolas TERTULIAN Jacques TEXIER Jean-Louis THIREAU Michel TROPER Paul VALADIER Leon VANDERMEERSCH Michel VILLEY Gilbert VINCENT Henri WEBER Jacques ZYLBERBERG. Tra le voci del dizionario: ADORNO ALAIN ALTHUSSER ARENDT ARISTOTELE ARON AGOSTINO BABEUF BAKUNIN BALLANCHE BARRES BAUER BECCARIA BENJAMIN BENTHAM BERLIN BERNSTEIN BEZE BLANC BLANQUI BLOCH BLUM BOBBIO BODIN BONALD BONAPARTE NAPOLEONE BOSSUET BOULAINVILLIERS CASSIRER CHATEAUBRIAND CICERONE CLASTRES CLAUSEWITZ COMTE CONDORCET CONFUCIO CONSTANT CORANO CROCE DANTE ALIGHIERI DARWIN DICHIARAZIONE DIRITTI UOMO DESCARTES DURKHEIM FANON FEDERALISTA FENELON FEUERBACH FICHTE FOUCAULT FOURIER FREUD DE-GAULLE GENTILE GOBINEAU GRAMSCI GROTIUS GROZIO GUGLIELMO D’ OCKHAM GUIZOT HABERMAS HAN FEI-ZI HAYEK HEGEL HEIDEGGER HERDER HERZL HITLER HOBBES HORKHEIMER HUMBOLDT HUME HUS IBN KHALDUN IBN TAYMIYYA JAURES GIOVANNI XXIII JEFFERSON JONAS KANT KAUTSKY KELSEN KOJEVE KOLLONTAI KORSCH LA-BOETIE LABOULAYE LAMENNAIS LANGUET LE-BON LEIBNIZ LENIN LEROUX LEROY-BEAULIEU LINCOLN LINGUET LOCKE LOLME LOYOLA LUKACS LUTERO LUXEMBURG MABLY MACHIAVELLI MAIMONIDE DE-MAISTRE DE-MAN MANDEVILLE MAO TSE-TUNG MARCUSE MARITAIN MARSILIO DA PADOVA MARX MAURRAS MERLEAU-PONTY MESLIER MICHELET MICHELS MILL MOISE MONTAIGNE MONTESQUIEU MORE MORO NIETZSCHE ORTEGA Y GASSET ORWELL OWEN PAINE PARETO PASCAL SAN PAOLO PEGUY PLATONE POPPER PROUDHON PUFENDORF RAWLS RAYNAL REHBERG REICH RENAN RENOUVIER RICHELIEU ROBESPIERRE ROSENBERG ROSENZWEIG ROUSSEAU SAINT-JUST SAINT-PIERRE SAINT-SIMON SARTRE SCHMITT SHOLEM SCHUMPETER SENECA SIEYES SOREL SPENGLER SPINOZA STALIN STIRNER STRAUSS SUAREZ SULTAN GALIEV SUN YAT-SEN SUN TZU TAINE CHERNICHEVSKY TOMMASO D’ AQUINO TUCIDIDE TOCQUEVILLE TROTSKY VICO VOLNEY VOLTAIRE WEBER WEIL WOLFF SENOFONTE ZOLA Mancano le voci ENGELS F., MOSCA, BUCHARIN…”,”TEOP-206″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Pierre AUBENQUE Jean BERNHARDT Francois CHATELET”,”Storia della filosofia. Volume I. La filosofia pagana (dal VI secolo aC al III secolo dC).”,”Pierre AUBENQUE (Università di Parigi IV), Jean BERNHARDT (CNRS), Francois CHATELET (Univ. Parigi VIII) Sesto EMPIRICO limiti empirismo. “”Il terzo periodo della storia dello scetticismo è legato al nome di Seste Empirico, di cui sappiamo solo che visse nel II-III secolo d.C. L’ attributo “”empirico”” che è rimasto legato al suo nome significa “”uomo d’ esperienza”” e designava di fatto un medico. Questo medico filosofo ci ha lasciato un’ opera in undici libri “”Adversus mathematicos”” (ossia “”contro quelli che fanno professione di sapere””), che è una vera summa delle argomentazioni scettiche contro la scienza. Questi argomenti sono riassunti nelle Hypotyposes (o “”schizzi””) pyrrhonianae (Ipotesi pirroniane), le quali si presentano come la quintessenza del pirronismo. Sesto Empirico è la nostra fonte principale per la conoscenza dello scetticismo antico. Le Ipotiposi, tradotte da Henri Estienne nel 1562, forniranno ragioni di dubbio a tutti i “”pirroniani”” del Rinascimento e dei secoli seguenti, a cominciare da Montaigne.”” (pag 137) “”””Alla scienza esatta e a priori dei dogmatici, egli (Sesto Empirico, ndr) vuol sostituire ancora timidamente e non senza qualche incertezza una sorta di scienza e d’ arte fondata unicamente sull’ osservazione, sullo studio dei fenomeni e delle loro leggi di successione.”” (V. Brochard, Les scheptiques grecs, Imprimerie Nationale, Paris 1887). Sesto meriterebbe dunque appieno il suo soprannome di “”empirico.”” (pag 137)”,”FILx-333″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Anouar ABDEL-MALEK Abderrhaman BADAWI Benedykt GRYNPAS Patrick HOCHART Jean PEPIN”,”Storia della filosofia. Volume II. La filosofia medievale (dal I al XV secolo).”,”””La ‘asabiyya’ è il sentimento che porta a resistere, a respingere il nemico, a proteggere i propri amici, a vendicare le ingiurie subite. Il popolo che ne è sprovvisto non potrebbe fare niente di valido (…).”” (pag 97) “”Sull’ arte e sulle servitù del comando, Ibn Khaldun osserva: “”Il capo deve avere un partito forte che lo sostenga (…). Il diritto di comandare non risiede in ciascun ramo (della tribù), bensì in una sola famiglia, la quale deve superare le altre in forza e in ‘asabiyya’ (…). La ‘asabiyya’ si trova solo nelle famiglie illustri che posseggono l’ arte del comando (…). In una tribù composta da varie grandi famiglie aventi ciascuna interessi particolari, occorre che una di esse abbia la meglio su tutte le altre in virtù della sua ‘asabiyya’ e le rovesci come un sol fascio. Allora la tribù stessa viene a formare un solo partito. Occorre che uno fra i suoi membri abbia il potere di imporre la volontà agli altri””. Da questa solidarietà all’ autorità che fonda lo Stato c’è una transazione fondata su una distinzione fra questi due momenti: “”Il dominio esercitato dal capo è la sovranità, autorità assai superiore a quella di un capotribù poiché questi possiede solo un potere morale: egli può guidare i suoi ma non ha il potere di costringerli a seguire i suoi ordini (…). La sovranità è il termine in cui sfocia la ‘asabiyya’. Un popolo che il proprio capo è riuscito a dominare servendosi della influenza del partito che lo sostiene, si lascia portare a dominare le genti che gli sono estranee””. (pag 97)”,”FILx-334″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Ferdinand ALQUIE’ Jean BERNHARDT Jean-Marie BEYSSADE Jean-Toussaint DESANTI Rafael PIVIDAL Marianne SCHAUB Helene VEDRINE”,”Storia della filosofia. Volume III. La filosofia del mondo nuovo (Cinquecento e Seicento).”,”””Se la Chiesa luterana ha in definitiva tradito Lutero è perché Lutero si era già in qualche modo “”rinnegato”” da sé. Questo mutamento di direzione ebbe luogo quando Lutero ruppe con Carlostadio (Karlstadt) e con Müntzer, quando concluse l’ alleanza con i principi contro i contadini insorti. Se infatti il giovane Lutero aveva difeso la fede come la sola via di salvezza, se aveva vituperato il clero corrotto, avido di ricchezze e di potere, se aveva fustigato la gerarchia ecclesiastica, se aveva proclamato il sacerdozio universale e la fine del regno dei teologi, il riformatore, rompendo definitivamente con coloro che preconizzavano la realizzazione delle riforme a opera della stessa comunità dei fedeli, schierandosi con veemenza a favore dei principi contro la grande rivolta contadina del 1525, ruppe l’ autentico spirito dell’ evangelismo per diventare il riformatore dei grandi, l’ organizzatore di una Chiesa di nuovo prigioniera, incapace di propagare l’ autentica fede cristiana.”” (pag 7, Marianne Schaub)”,”FILx-335″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Jacqueline ADAMOV-AUTRUSSEAU Ferdinand ALQUIE’ Gilles DELEUZE Roland DESNE’ Francois DUCHESNEAU Claire SALOMON-BAYET”,”Storia della filosofia. Volume IV. La filosofia dell’ Illuminismo (Il Settecento).”,”Scritti di Jacqueline ADAMOV-AUTRUSSEAU Ferdinand ALQUIE’ Gilles DELEUZE Roland DESNE’ Francois DUCHESNEAU Claire SALOMON-BAYET. “”La Prussia, in cui, a partire dal 1740, regnava Federico II, aveva certo acquisito una reale preponderanza politica (la quale aumenterà dopo il 1770 grazie alle vittorie conseguite da Federico nella Guerra dei Sette Anni), ma occorre ammettere, come fa Kant, che il secolo dei Lumi meriti il nome di “”secolo di Federico””? Ciò equivarrebbe a ignorare i limiti di un progressismo in fin dei conti abbastanza formale. Federico, preoccupato di popolare il suo regno e soprattutto di aumentare gli effettivi del proprio esercito, accoglie a braccia aperte gli stranieri, e la revoca dell’ Editto di Nantes è per lui un’ occasione di reclutare, dimostrando al tempo stesso la sua liberalità di spirito, un buon numero di soldati: tutti i mezzi sono buoni per raggiungere questo risultato, ivi compreso il rapimento puro e semplice. Egli tollera in Prussia le due religioni, ma continua ad assegnare ai protestanti le cariche più vantaggiose. Parla francese e invita Voltaire, ma in che cosa il suo cosmopolitismo prestigioso differisce, fondamentalmente, da quello che regna meschinamente a Stoccarda o a Francoforte? QUanto all’ audacia del pensiero essa non va, a Berlino, molto oltre i limiti della corte, dove il francese La Mettrie viene considerato l’ “”ateo del re”” (l’ ateismo di Diderot e degli enciclopedisti sarà accolto molto male a Potsdam e a Berlino). Inoltre, se Kant professa a Königsberg, gli scrittori e i pensatori che tentano di dare al loro paese una letteratura nazionale, Klopstock, Wieland, Winckelmann, Herder, Lessing, si guardano bene dal risiedere nella Prussia, che Lessing definisce “”il paese più schiavo d’ Europa””.”” (pag 80-81, J. Adamov-Autrusseau)”,”FILx-336″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Wanda BANNOUR Francois CHATELET Jean-Luc DALLEMAGNE Louis GUILLERMIT Sami NAIR Alexis PHILONENKO Nicos POULANTZAS René VERDENAL”,”Storia della filosofia. Volume V. La filosofia e la storia (1780-1880).”,”Scritti di Wanda BANNOUR Francois CHATELET Jean-Luc DALLEMAGNE Louis GUILLERMIT Sami NAIR Alexis PHILONENKO Nicos POULANTZAS René VERDENAL. “”Nel campo unificato della lotta delle classi, costituito dall’ insieme delle contraddizioni di classe, la lotta economica, la lotta politica e la lotta ideologica, benché relativamente distinte, sono beninteso sempre strettamente articolate. Ma ciò che non è ancora deciso una volta per tutte è sottoil primato di quale lotta queste varie lotte di classe si articolino. E’ qui che Lenin, approfondendo Marx, ha messo le cose a punto. Può darsi, spiega Lenin, che sia la lotta economico-sindacale a detenere il primato nella lotta della classe operaia, soprattutto attraverso la mediazione di sindacati che pretendono di essere “”apolitici””, sostenendo di non condurre altro che la lotta economica: è questo il fenomeno del “”trade-unionismo””. In questo caso la lotta economica rimane sempre articolata sulla lotta politica, ma è la politica borghese nella classe operaia a prevalere: limitarsi alla sola lotta economica (tradeunionismo) equivale ad assecondare la politica dell’ avversario””. (pag 205)”,”FILx-337″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Jean BERNHARDT Jean-Toussaint DESANTI Francois DUCHESNEAU Alexis PHILONENKO René SCHERER René VERDENAL”,”Storia della filosofia. Volume VI. La filosofia del mondo scientifico e industriale (1860-1940).”,”Scritti di Jean BERNHARDT Jean-Toussaint DESANTI Francois DUCHESNEAU Alexis PHILONENKO René SCHERER René VERDENAL. “”Per risolvere questo problema, Mill formula i suoi quattro metodi di ricerca sperimentale e ne definisce la funzione: eliminare le ipotesi inadeguate alla spiegazione dei fenomeni confrontandole con l’ antecedente incondizionale, fondamento empirico della relazione causale: correlativamente l’ ipotesi adeguata deve risultare convalidata. I primi due metodi sono quelli della concordanza (agreement) e della discordanza (disagreement). Il canone della prima specifica che se due o più casi del fenomeno che si cerca di spiegare hanno in comune solo una circostanza, questa circostanza, in virtù della quale tutti i casi concordano, è la causa o l’ effetto del fenomeno in questione. Il canone della seconda indica che se ci troviamo di fronte a un caso in cui il fenomeno si produce e di un caso in cui non si produce, purché i casi differiscano di una sola circostanza, questa è necessariamente parte integrante della causa o dell’ effetto del fenomeno. Il canone del terzo metodo, quello dei residui, ci raccomanda di sottrarre da ogni fenomeno la parte di cui sappiamo da precedenti induzioni che è l’ effetto di determinati antecedenti, poiché il residuo del fenomeno è l’ effetto degli antecedenti rimanenti. Il quarto metodo, quello delle variazioni concomitanti, corrisponde al canone secondo cui quando due fenomeni variano in modo correlativo uno di essi è la causa e l’ altro l’ effetto, oppure si ricollegano l’ uno all’ altro in virtù della mediazione di qualche causa””. (pag 83)”,”FILx-338″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Andre AKOUN Michel BERNARD Francois CHATELET Yves LACOSTE Daniele MANESSE Louis-Vincent THOMAS”,”Storia della filosofia. Volume VII. La filosofia delle scienze sociali (dal 1860 ai nostri giorni).”,”Scritti di Andre AKOUN Michel BERNARD Francois CHATELET Yves LACOSTE Daniele MANESSE Louis-Vincent THOMAS. “”Consideriamo per esempio, la storiografia tedesca dell’ inizio dell’ Ottocento. L’ iniziatore è B.G. Niebuhr. Egli definisce, in modo chiaro ma astratto, le condizioni del discorso storico “”oggettivo””: “”innanzitutto; dobbiamo conservare intatto in noi l’ amore per la verità, evitare anche ogni falsa apparenza, non dare come certo neppure il più piccolo particolare senza essere pienamente convinti della sua certezza. (…) La sua ‘Römische Geschichte’ – i cui due primi volumi apparvero nel 1811 e 1812 – manifesta questa volontà di controllo, tipica delle scienze naturali. Le testimonianze sono sottoposte a critica (…). In una prospettiva analoga considera il suo lavoro anche Ranke. Anch’ egli aderisce a quest’ idea decisiva della critica autentificatrice. Egli dà però l’ avvio anche a un orientamento nuovo. Egli va – come si dice per gli etnologi – “”sul campo””. E il campo, in questo settore, è l’ archivio. Ranke esce dalla sua biblioteca; egli percorre l’ Europa (una piccola Europa) per raccogliere fonti, analizzarle, verificarle; (…). In questo stesso periodo la storiografia francese è meno meticolosa, per essendo peraltro non meno probante. Tralasciamo Guizot, che è triste e che, nonostante la sua rigidezza, possiede poco rigore. Augustin Thierry applica il metodo definito da Ranke, gettandosi con pari passione sulle informazioni tratte dagli erchivi e desumendone risultati di un’ efficacia sorprendente. Jules Michelet, sostenuto dauna diversa passione, quella della totalità viva, si sforza di far risorgere il passato in tutto il suo spessore; la sua documentazione è di una ricchezza sbalorditiva; nella sua ‘Histoire de France’ coglie la vita popolare nei suoi particolari e nella sua profondità; nella sua opera sono presenti gli avvenimenti politici, il ritmo delle stagioni, le forze demografiche, le immaginazioni del popolino, le evoluzioni oscure della tecnica, le lotte individuali e collettive per il potere o per il piacere. In verità Niebuhr, Ranke, Thierry e Michelet, con Hume come geniale precursore, definiscono il campo in cui si svilupperà la storia come disciplina scientifica. (…) E’ chiaro, in particolare, che i risultati esemplari ottenuti dal gruppo riunito attorno alle “”Annales, économie, société , civilisation””, fondate da L. Febvre e da M. Bloch, si iscrivono in questa prospettiva, la quale ripudia sia la raccolta di aneddoti sia le visioni disinvolte delle varie filosofie della storia””. (pag 144-145)”,”FILx-339″
“CHATELET Francois a cura; scritti di Jacques BOUVERESSE Gilles DELEUZE Christian DESCAMPS Michel FICHANT Gerard GRANEL Pierre KAUFMANN Evelyne PISIER-KOUCHNER”,”Storia della filosofia. Volume VIII. Il XX secolo.”,”Scritti di Jacques BOUVERESSE Gilles DELEUZE Christian DESCAMPS Michel FICHANT Gerard GRANEL Pierre KAUFMANN Evelyne PISIER-KOUCHNER. Bernstein intraprende una triplice revisione, filosofica, economica e politica del marxismo e tenta una nuova giustificazione “”etica”” della marcia al socialismo. Bernstein rompe innanzitutto con la dialettica: “”Ciò che Marx ed Engels hanno fatto di grande, non l’ hanno fatto grazie alla dialettica bensì nonostante essa””. Il processo dialettico cede qui a un’ evoluzione graduale e Bernstein rompe così la totalità storica qual era stata concepita da Marx: il socialismo non deve nascere dall’ aggravarsi delle condizioni oggettive bensì da una trasformazione del capitalismo grazie all’ azione del partito socialdemocratico, ispirato da un ideale.”” (pag 171)”,”FILx-340″
“CHATELET Francois MAIRET Gérard a cura; scritti di Francois CHATELET, Helene CLASTRES Christian DESCAMPS André GLUCKSMANN Michel KORINMN Gerard MAIRET Pierre-Francois MOREAU Evelyne PISIER-KOUCHNER Rafael PRIVIDAL Maurice RONAI”,”Historia de las ideologias. II. Saber y Poder. Del siglo XVIII al XX.”,”Scritti di Francois CHATELET, Helene CLASTRES Christian DESCAMPS André GLUCKSMANN Michel KORINMN Gerard MAIRET Pierre-Francois MOREAU Evelyne PISIER-KOUCHNER Rafael PRIVIDAL Maurice RONAI. Si può segnalare “”che la 2° Internazionale vede la apparizione di questa nozione di Stato-classe, nozione che Marx denunciò con forza, nel 1875, quando criticò il programma lassalliano di “”stato operaio tedesco””: che il marxismo come strumento di emancipazione sparisce quando questa nazione di stato-classe si confonde nel segno di un paese multinazionale in cui domina, di fatto, la nazione russa, con il cui partito, di cui Lenin fu l’ iniziatore; (…)””. (pag 174)”,”TEOS-120″
“CHÂTELET Francois PISIER-KOUCHNER Evelyne VINCENT Jean Marie a cura; scritti di LENIN V.I. BORDIGA A. GRAMSCI A. TROTSKY L. LUXEMBURG R. STALIN J. e altri”,”Los marxistas y la politica, Tomo II. La revolucion en el poder de la Europa atrasada al asia avanzada (1917-1948).”,”””Noi – dice Lenin – siamo un partito di classe e per questa ragione quasi tutta la classe (e in tempo di guerra, in epoca di guerra civile, la classe nella sua integrità) deve agire attraverso la direzione del nostro partito, deve tenere con il nostro partito il contatto più stretto possibile; ma sarebbe “”manilovismo”” (immaginazione oziosa, da Manilov, uno dei personaggi della novella di Gogol, Anime morte, n. del t.) e “”codismo”” credere che quasi tutta o tutta la classe possa essere un giorno, sotto il capitalismo, in condizioni di elevarsi al grado di coscienza e di attività del suo distaccamento di avanguardia, del suo Partito socialdemocratico””. (pag 131)”,”TEOC-370″
“CHÂTELET Francois PISIER-KOUCHNER Evelyne VINCENT Jean Marie a cura; scritti di L. ALTHUSSER N. POULANTZAS V. CHERPAJOV L. BASSO R. ROSSANDA J. KURON K. MODZELEWSKI CHE GUEVARA E. MANDEL C. CASTORIADAS C. MARIGHELA F. FANON J.P. SARTRE F. CASTRO N. KRUSCIOV LIN PIAO A. GLUCKSMANN”,”Los marxistas y la politica, Tomo III. La critica marxista de la Revolución (1949 – 1974)”,”””Nel 1873 W. Liebknecht e A. Bebel furono incarcerati; l’ anno seguente, contro ogni speranza, i “”socialisti”” ottennero alle elezioni 350 mila voti e nuovi seggi. All’ uscita dal carcere, Liebknecht e Bebel giudicarono che era il momento opportuno per creare in Germania una organizzazione unitaria. Si elaborò un progetto comune, che fu inviato a Marx, il quale consegnò a Bracke la Critica da cui si sono attinte le pagine seguenti. Le quali pongono in rilievo il fatto che, sotto le apparenze di un “”estremismo”” democratico, il “”Programma di Gotha”” lasciava la classe operaia in mano ad un preteso “”Stato popolare””. Nello stesso testo Marx proporrà per la prima volta in modo esplicito l’ idea di una dittatura del proletariato.”” (pag 73-74) “”Lenin criticò severamente queste assurdità di Kautsky. Le fustigò in questi termini: ‘Solo degli stupidi o persone in cattiva fede possono credere che il proletariato debba conquistare prima la maggioranza partecipando alle elezioni affrontando a testa bassa il giogo della borghesia, il giogo della schiavitù salariata, e solo dopo di ciò conquistare il potere. Questo è il colmo della stupidità e dell’ ipocrisia; è sostituire la lotta di classe e la rivoluzione con le elezioni dell’ Antico Regime, dell’ antico potere””. (Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi, Opere tomo XXX). E riguardo alla via parlamentare propugnata da Kautsky osservò Lenin molto pertinentemente: “”E’ l’ opportunismo più puro e stupido, rinunciare di fatto alla rivoluzione riconoscendola a parole”” (Stato e rivoluzione, Opere tomo XXV).”” (pag 86-87)”,”TEOC-371″
“CHATELET François a cura; scritti di Luc BRISSON Odilon CABAT François CHATELET Pierre GEOLTRAIN Michel GITTON Pierre GRIOLET Jacques HARMAND Ahmad HASNAWI Jean LAGERWEY Gérard MAIRET Charles MALAMOUD Pierre-François MOREAU Luis SALA-MOLINS Francis SCHMIDT Mohammed-Allal SINACEUR Jean-Louis TRISTANI”,”Historia de las ideologias. I. Los Mundos Divinos (Hasta el siglo VIII de nuestra Era). De la Iglesia al Estado (Del siglo IX al XVIII).”,”Scritti di Luc BRISSON Odilon CABAT François CHATELET Pierre GEOLTRAIN Michel GITTON Pierre GRIOLET Jacques HARMAND Ahmad HASNAWI Jean LAGERWEY Gérard MAIRET Charles MALAMOUD Pierre-François MOREAU Luis SALA-MOLINS Francis SCHMIDT Mohammed-Allal SINACEUR Jean-Louis TRISTANI”,”TEOP-437″
“CHATELET François a cura; scritti di François CHATELET Hélène CLASTRES Christian DESCAMPS André GLUCKSMANN Michel KORINMAN Gérard MAIRET Pierre-François MOREAU Evelyne PISIER-KOUCHNER Rafaël PRIVIDAL Maurice RONAI”,”Historia de las ideologias. II. Saper y poder. (Del siglo XVIII al XX)”,”Scritti di François CHATELET Hélène CLASTRES Christian DESCAMPS André GLUCKSMANN Michel KORINMAN Gérard MAIRET Pierre-François MOREAU Evelyne PISIER-KOUCHNER Rafaël PRIVIDAL Maurice RONAI”,”TEOP-438″
“CHATELET François PISIER-KOUCHNER Evelyne VINCENT Jean-Marie a cura; scritti di MARX ENGELS LENIN TROTSKY KAUTSKY LUXEMBURG BORDIGA GRAMSCI REICH BUCHARIN DIMITROV STALIN PASUKANIS KOLLONTAI NEUBERG BAUER BLUM THOREZ MAO TSE-TUNG GORTER BELA KUN ALTHUSSER POULANTZAS TCHEPRAKOV L. BASSO R. ROSSANDA K. NKRUMAH J. KUPRON K. MODZELEWSKI A. DUBCEK MANDEL CASTORIADIS CHE GUEVARA MARIGHELA GIAP DEBRAY D. BRAVO LIU CHAO-CHI W. ROCHET F. FANON F. CASTRO N. KRUSCIOV LIN-PIAO A. GLUKSMANN”,”Les marxistes et la politique.”,”Antologia con molti brani di Lenin, Marx, Engels Interessante la cronologia comparata (data di pubblicazione dei testi e gli avvenimenti politici dell’anno) Il parlamentarismo secondo Lenin. “”Les formes parlementaires “”historiquement ont fait leur temps””. C’est vrai au sens de la propagande. Mais chacun sait que de là à leur disparition ‘dans la pratique’, il y a encore très loin. Depuis des dizaines d’années on pouvait dire à bon droit que le capitalisme “”historiquement avait fait son temps””; mais cela ne nous dispense nullement de la nécessité de soutenir une lutte très longue et très opiniâtre ‘sur le terrain’ du capitalisme. Le parlementarisme a “”historiquement fait son temps”” au point de vu de l”histoire universelle’, autrement dit l”époque’ du parlementarisme bourgeois est terminée, l”époque’ de la dictature du prolétariat a ‘commencé’. C’est indéniable. Mais à l’échelle de l’histoire universelle, c’est par dizaines d’années que l’on compte. Dix ou vingt ans plut tôt ou plus tard ne comptent pas du point de vue de l’histoire universelle; c’est au point de vue de l’histoire universelle une quantité négligeable qu’il est impossible de mettre en ligne de compte, même par approximation. Mais c’est justement pourquoi, en invoquant, dans une question de politique pratique, l’échelle de l’histoire mondiale, on commet la plus flagrante erreur théorique. Le parlementarisme a-t-il “”politiquement fait son temps””? Là, c’est une autre affaire. Si c’était vrai, les communistes “”de gauche”” seraient en bonne position. Mais il faudrait le prouver par une analyse trés sérieuse; or, les communistes “”de gauche”” ne savent même pas aborder cette tâche”” [Lénine, 1920, ‘La maladie infantile du communisme’, Editions de Moscou, s.d., pp. 44-54] [in) ‘Les marxistes et la politique’, di ‘François Chatelet, Evelyne Pisier-Kouchner, Jean-Marie Vincent, Paris, 1975] (pag 222-223)”,”LEND-658″
“CHATELET Francois”,”Hegel.”,”Grafico a pag 63: Cerchio del Sapere assoluto nella ‘Fenomenologia dello Spirito’ Contro Marx. “”Ripetiamo ancora che ogni critica «realista» è inefficace. All’hegelismo onn manca affatto un oggetto empirico a partire dal quale (o contro il quale) il sistema si edificherebbe: né il soggetto di Kierkegaard, né l’uomo empirico di Marx del ‘Manoscritto’ del 1844 e ancora meno i «fatti» invocati successivamente, – i fatti che sono «ostinati» solo nella testa di chi non pensa – non rifiutano l’empirismo hegeliano. Cià che invece può contestare realmente il sistema è il «metodo» implicito adottato: «fin dal principio» – dell’Essere e del Pensiero – l’ordine razionale è già lì, intento a elaborare, in anticipo, per così dire, la serie delle proprie domande e risposte. «Fin dal principio» – un principio a un tempo e confusamente storico, logico, pedagogico, letterale -, ciò che oggi si chiama il significante, vale a dire il registro indistinto in cui s’incrociano e s’impongono i comportamenti, le parole, gli scritti, i desideri, le reazioni del patire e le conseguenze di cià che s’è convenuto di chiamare la volontà, s’inscrive come riflesso (o ‘riflessione’) di un ordine. Quest’ordine è presupposto, è l’ordine di un certo tipo di linguaggio, il linguaggio razionale che prende come criterio della propria legittimazione la chiarezza, la distinzione, la trasparenza del proprio svolgersi, il linguaggio della metafisica…”” (pag 139)”,”HEGx-058-FF”
“CHÂTELLIER Louis”,”La religione dei poveri. Le missioni rurali in Europa dal XVI al XIX secolo e la costruzione del cattolicesimo moderno.”,”Louis Châtellier, nato nel 1935, è docente di Storia Moderna all’Università di Nancy, collabora con il CNRS e fa parte del Comitato di redazione di Histoire Economic et Société e della Revue d’Histoire de l’Eglise de France. É uno dei massimi specialisti di storia del cristianesimo.”,”RELC-068-FL”
“CHATTERON E. K.”,”La tragica fine del Königsberg.”,”CHATTERON E. K. Ufficiale della Marina inglese Articolo pubblicato su Ariannaeditrice.it: ‘La cattura di una finta nave ospedale a Lindi è l’inizio della fine per l’incrociatore «Königsberg»’ di Francesco Lamendola – 26/07/2010 Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte] S.M.S. Königsberg im Rufiji Abbiamo già narrato la strana ed esaltante epopea africana dell’incrociatore tedesco «Königsberg» del capitano Max Looff che, nel corso della prima guerra mondiale, diede molto filo da torcere alla marina britannica, prima di finire irrimediabilmente imbottigliato nei meandri del delta del fiume Rufiji, ove, nel luglio del 1915, due monitori fatti venire appositamente dall’Inghilterra ebbero infine ragione della sua ostinata e coraggiosa resistenza, riducendolo ad un ammasso di lamiere contorte. (cfr. «La crociera dell’incrociatore “Königsberg” e le azioni navali nel Rufiji (6 e 11 luglio 1915», sul sito di Arianna Editrice in data 22/09/2008). L’aspetto più interessante di quella vicenda, dal punto di vista logistico, sono state le operazioni di “intelligence” da entrambe le parti, che caratterizzarono l’intera crociera della nave germanica e che videro Inglesi e Tedeschi impegnati in un mortale gioco a rimpiattino lungo le coste orientali del continente africano. I secondi dovevano lottare in condizioni di netta inferiorità strategica: isolati dalla madrepatria, con una sola nave da guerra veramente efficiente in tutta la colonia dell’Africa Orientale Tedesca e con incessanti problemi di carbonamento, nel contesto di un Oceano Indiano dominato dalle flotte nemiche, le quali, secondo le esigenze strategiche, avrebbero potuto ricevere qualunque tipo di rinforzo o di supporto dalla lontana Europa. Lungi dal lasciarsi prendere dallo sconforto, i Tedeschi seppero giocare al meglio le poche carte a loro disposizione e, in virtù di una organizzazione efficientissima, riuscirono a tenere in scacco, per mesi e mesi, un nemico infinitamente superiore. Non si può non fare un paragone con lo sbandamento che avrebbe colto i Comandi italiani nell’Africa Orientale durante la seconda guerra mondiale e la misera fine della flotta di incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili ivi dislocata, della quale le unità più fortunate non fecero altro che fuggire in Giappone o a Bordeaux, senza prendere la benché minima iniziativa contro il traffico navale avversario o contro le sue stazioni radio e di rifornimento (se si esclude l’incursione suicida verso Port Sudan che, se fu gloriosa, si risolse però in un sacrificio inutile). Di solito, quando si pensa alla macchina militare tedesca, ci si immagina che una delle ragioni dei suoi reiterati successi sia stata la sua schiacciante superiorità, se non in uomini, certamente in qualità e quantità dei mezzi a disposizione; ma questo è un cliché decisamente logoro ed è venuto il tempo di sfatarlo. In Africa orientale, ad esempio (ma la stessa cosa vale per tutte le colonie tedesche durante la prima guerra mondiale e per tutte le navi da guerra che si trovavano sugli oceani nel 1914, a cominciare dalla Squadra navale dell’ammiraglio von Spee), il rapporto di forze era di almeno 10 a uno in favore dell’Intesa; e, per quanto riguarda le forze di terra, almeno nella decisiva campagna del generale Smuts del 1916, di venti o trenta a uno. In simili condizioni, ciò che desta maggiormente l’ammirazione dello studioso di cose militari sono il sangue freddo, la meravigliosa organizzazione, la disciplina e l’intelligenza con cui ogni risorsa a disposizione, per quanto limitata o insufficiente, venne utilizzata nel modo più razionale e vantaggioso e, allo stesso tempo, il modo in cui non venne trascurato alcuno sforzo per limitare l’efficienza del nemico, cercando di prevenire le sue mosse e di depistare e vanificare le informazioni di cui veniva in possesso, sia con la ricognizione navale ed aerea, sia con la rete di spie che aveva a disposizione lungo tutto il litorale, isole comprese. Ad esempio, lungo tutta la costa della colonia tedesca erano stati stabiliti, in catena, numerosi posti di osservazione e di segnalazione, collegati fra loro da un cavo telefonico, in grado di seguire e segnalare tempestivamente ogni movimento delle navi inglesi. Anche parecchie isole possedevano il loro apparato di segnalazione. Mediante tale catena di posti avanzati, per il cui funzionamento erano impiegati sia indigeni, sia coloni tedeschi della riserva mobilitati allo scoppio della guerra e ufficiali dell’esercito e della marina in servizio effettivo, qualsiasi movimento della flotta britannica veniva telegrafato alle quattro stazioni radiotelegrafiche dell’interno, ossia Tabora, Muanga, Bukoba e Mgau Mwania; le quali, a loro volta, le trasmettevano al «Königsberg», il cui ancoraggio segreto si trovava nel dedalo di canali difficilmente navigabili nell’estuario del fiume Rufiji. A sua volta, la stazione di Tabora poteva comunicare con la potente stazione di Windhoek, nell’Africa Sud-Occidentale Tedesca; e quest’ultima poteva comunicare direttamente con Berlino (l’altra grande stazione africana germanica, quella di Kamina, nel Togo, era stata distrutta dagli Alleati fin dall’agosto del 1914). Kamina, Dar-es-Salaam e Windhoek costituivano i vertici del grande triangolo radiotelegrafico tedesco nel continente africano. Di conseguenza, l’Ammiragliato tedesco poteva tenersi in contatto anche con i suoi avamposti più piccoli, seguire i movimenti della flotta avversaria e prendere, volta a volta, le necessarie misure. Per gli Inglesi, il problema di trovare e distruggere il «Königsberg» (come, del resto, le altre navi tedesche dislocate sui mari extra-europei) era soprattutto un problema di intelligence: perché, una volta individuata la pista giusta, essi disponevano di tali risorse umane e materiali, da poter agire a colpo sicuro e con la certezza del risultato favorevole. Esistevano dunque le condizioni per trasformare questa guerra di spionaggio in una specie di inchiesta poliziesca in perfetto stile alla Conan Doyle: la stessa storiografia britannica si compiace di tale paragone e ama porre in evidenza non solo l‘aspetto poliziesco e deduttivo, ma anche quello per così dire sportivo, quasi si fosse trattato di una partita a scacchi fra gentiluomini, da disputare in uno scenario esotico, alla Conrad o alla Kipling. Essi, infatti, avevano di fronte un avversario astuto, ingegnoso e, come si è visto, perfettamente organizzato. Agli Inglesi piace descrivere in questo modo la condotta delle loro operazioni navali, tanto nella prima che nella seconda guerra mondiale (parlando di quest’ultima, sarà appena il caso di ricordare che la distruzione della famosa corazzata «Bismarck» fu resa possibile dalla decifrazione di un radiomessaggio tedesco, dato che Londra ne possedeva il codice). Ciò appaga il loro senso sportivo e li esenta dalla spiacevole necessità di ammettere che l’elemento risolutivo fu, in ultima analisi, ed in entrambi i casi, la loro schiacciante superiorità materiale e l’assoluto dominio delle rotte marittime: il che, dopo tutto, potrebbe gettare un’ombra importuna sull’altissima opinione che essi coltivano di se stessi e dei propri meriti guerreschi. Un discorso analogo si potrebbe fare per l’esercito britannico e, in particolare, per il vincitore di El Alamein, il maresciallo Montgomery, che attaccò solo quando poté disporre di una tale supremazia materiale, che sarebbe stato impossibile non vincere, a lui o a chiunque altro nelle sue condizioni; ma questo sarebbe un altro discorso e, semmai, lo faremo un’altra volta. In tutti i loro racconti, sia storici che romanzeschi, gli Inglesi e i loro cugini Americani tendono a presentare le proprie operazioni navali e terrestri come dei piccoli o grandi capolavori di bravura e determinazione, riuscendo a lasciare in ombra il fatto che avevano di fronte delle forze estremamente esigue. Così, per fare solo un esempio tratto dalla letteratura, nel romanzo di Edgar Rice Burroughs dedicato alla partecipazione di Tarzan alla campagna inglese contro l’Africa Orientale Tedesca, intitolato «Tarzan the Untamed», del 1919, viene presentato il solito cliché dei soldati tedeschi numerosissimi e, naturalmente, spietati, al punto da torturare a morte i prigionieri. Per fare giustizia della loro arroganza, il Re delle Scimmie non esita a sguinzagliare nella loro trincea perfino un leone, che ne mena strage. Uno studioso inglese della campagna che condusse alla distruzione del «Königsberg», E. K. Chatterton, ufficiale della Marina di Sua Maestà britannica, ha ricostruito nei dettagli la vicenda che condusse all’individuazione del nascondiglio segreto della nave tedesca, ossia l’ispezione a bordo di una finta nave ospedale nel porto di Lindi, ove furono trovate le prove che svelarono il segreto di Max Looff. Dopo essersi sbizzarrito a citare Poe, Gaboriau e Conan Doyle, per mostrare come tutta la faccenda sia stata terribilmente simile a una eccitante inchiesta alla Sherlock Holmes, egli così narra l’episodio decisivo della perquisizione compiuta sul piroscafo «Präsident» (E. K. Chatterton, «La tragica fine del “Königsberg”», traduzione italiana di Alberto Tedeschi, Milano, Omero Marangoni Editore, 1933, pp. 63-68): «La cattura dell’Adjutant” [avvenuta il 10 ottobre 1914 presso Mozambico, mentre dirigeva a Lindi] aveva un’importanza assai maggiore di quanto non potesse sembrare a prima vista. E si deve proprio a quella preda che la squadra inglese si trovasse di fronte a una prima traccia attendibile. Per le navi britanniche la cattura del rimorchiatore, rappresentava infatti ciò che potrebbe essere per Scotland Yard l’arresto di un complice del delinquente ricercato. Spesso da un particolare, se ne può dedurre un altro; se l’incrociatore era diretto a Lindi, doveva esservi un importante motivo: e se il “Präsident” si fosse trovato effettivamente in quel porto, vi sarebbe stata una ragione di più per presumere che il “Königsberg” non si trovasse molto lontano. Verso Lindi dovevano dunque volgersi le attenzioni delle nostre navi. Il 17 ottobre [nel corso di un primo sopralluogo], per cause diverse, il “Chatham” non aveva potuto esplorare l’interno del porto e il fiume; così possiamo immaginarci questo incrociatore, il quale alle 6 e 45 a.m. del 13 giunge nuovamente e sosta presso l’imbocco del porto. In un attimo la località fu sottosopra; i cannocchiali erano tutti puntati sulla nave da guerra; una cinquantina di soldati fu frettolosamente raccolta, nel piccolo forte presso la città, e i coloniali attesero ansiosi ciò che sarebbe accaduto. Il “Chatham” mise in mare una delle sue lance, sulla quale si imbarcò il comandante Fitzmaurice, che portava una lettera da consegnare al governatore tedesco del luogo. La piccola imbarcazione a motore, con i suoi marinai vestiti di kaki, attraversò rapidamente le acque del porto, passò oltre il forte, e si inoltrò nelle calme acque del fiume; non un colpo partì dall’una o dall’altra parte. Dopo un tragitto di circa 3 miglia e mezzo, la lancia giunse presso un vapore tedesco attraccato alla riva settentrionale. Era di 3.335 tonnellate, ma la sua linea di immersione si trovava di tanto sollevata dal livello dell’acqua, che si comprendeva che le sue stive dovevamo essere vuote. Sul suo fianco era stata dipinta una croce bianca, e all’albero maestro sventolava una bandiera con la Croce di Ginevra; ma il suo scafo appariva rosso, e pel minio delle sottovernice non dipinto secondo le regole internazionali prescritte per le navi ospedale. Il nome della nave era “Präsident”. Alle 9,45 antimeridiane il Comandante Fitzmaurice discese nuovamente il fiume: ciò che aveva veduto giustificava la consegna della lettera del capitano Drury-Lowe. Essendo giunto presso il forte, egli fece fermare il motore e gli venne incontro un’imbarcazione che batteva bandiera bianca. Nell’imbarcazione si trovava il segretario del Governatore tedesco, al quale il comandante Fitzmaurice consegnò la lettera, il cui testo erra il seguente: “R. N. Chatham, 19 ottobre 1914. Al Governatore residente a Lindi, Africa Orientale Tedesca. Tutti i vapori che si trovano attualmente in porto siano mandati fuori immediatamente. Il comandante R. Fitzmaurice, della R. Marina, latore di questa lettera, ha opiena autorità di agire per me. Qualora la mia richiesta non sia eseguita entro mezz’ora, prenderò quei provvedimenti chwe reputo necessari. S.R. Drury-Lowe, Capitano della R. Marina Britannica.” La lancia fece ritorno alla nave, e fu notato che una bandiera bianca veniva issata sul forte; in seguito a ciò il “Chatham” issò del pari una bandiera bianca. Il comandante Fitzmaurice fece il suo rapporto al capitano che gli consegnò una seconda lettera, e alle 10,45 la lancia partiva nuovamente. Questa volta portava un certo numero di macchinisti, i quali avrebbero dovuto rendere inservibili le macchine del “Präsident”. Il segretario del Governatore uscì per portare la risposta del suo superiore. Questa era scritta in tedesco e diceva: “Ufficiale distrettuale dell’Impero N. 9388 Lindi, 19 ottobre 1914. Al Comandante della R. N. Chatham. In risposta alla lettera da voi inviata, in data odierna, in relazione al vapore attraccato nel Lukuledi Creek, mi permetto informarvi che il piroscafo “Präsident”, della Compagnia Tedesca Africa Orientale, è stato fin dallo scoppio della guerra trasformato in nave ospedale. Dall’inizio delle ostilità abbiamo reputato necessario trasportare i nostri ammalati e le donne in luogo sicuro, a Lindi. E questo è risultato possibile soltanto a bordo della nave “Präsident”. La nave non è in condizioni di navigare essendo le sue macchine in riparazione,. Non sono quindi nella possibilità di farla uscire al largo, e devo rimettermi alla vostra discrezione. L’Ufficiale distrettuale Wends.” Al segretario fu consegnata la seconda lettera del Capitano Drury-Lower, ma quegli informò il comandante Fitzmaurice che, come segretario, non aveva autorità di decidere nella faccenda in questione. A questo il comandante rispose che avrebbe proceduto ai passi che considerava necessari e, abbassando prontamente la bandiera bianca, che sventolava sulla lancia, risalì il fiume. La seconda lettera del capitano Drury-Lowe diceva quanto segue: “Dal comando della R. N. Chatham Al Signor Commisario distrettuale, Lindi Data 19 ottobre 1914. Sono informato dal comandante Fitzmaurice che il vapore Präsident batte la bandiera ospitaliera di Ginevra, e ha una Croce Bianca dipinta sullo scafo rosso. Se ciò tende ad indicare che si tratta di una nave ospedale, io non posso riconoscerla come tale, poiché il suo nome non è stato comunicato al Governo di S. M. Britannica, né lo scafo è dipinto di bianco con strisce rosse o verdi, secondo gli articoli della Convenzione dell’Aia (1907). Invio quindi una compagnia armata a bordo, per far condurre fuori il vapore, se è possibile, e diversamente per rendere inservibili le sue macchine. Devo chiedervi di dare una immediata risposta al comandante Fitzmaurice, e se questa sarà soddisfacente, lascerò issata la bandiera bianca; domandovi di fare altrettanto. In caso contrario, abbasserò la bandiera bianca, e prenderò i provvedimenti del caso. S. R. Drury-Lowe, capitano.” Non vi può essere dubbio sulla doppiezza impiegata per ingannarci, poiché il “Präsident” non era certamente una nave ospedale. La Convenzione stesa all’Aia, il 18 ottobre 1907, stabiliva che: “le navi ospedale dovevano essere dipinte in bianco, con strisce orizzontali verdi di circa un metro e mezzo di larghezza; e che il loro nome doveva venire comunicato alle nazioni belligeranti, all’inizio o durante le ostilità e, in ogni caso, prima che entrassero in funzione”. Ora, prima di tutto, nessuna di queste condizioni era stata osservata. Si noti, in secondo luogo, che quando i macchinisti del “Chatham” salirono a bordo del “Präsident” non vi trovarono alcuna cosa che giustificasse la denominazione di nave ospedale: nessun ammalato, nessun medico, nessuna provvista di medicinali, nessun impianto speciale. Non vi erano neppure donne o bambini. Viceversa alcuni documenti, molto istruttivi, furono rinvenuti, dai quali si poté trarre la prova conclusiva che il 15 settembre, cioè cinque giorni prima dell’affondamento del “Pegasus” [un piccolo incrociatore inglese distrutto dal «Königsberg», con azione fulminea, nel porto di Zanzibar], una provvista di carbone era stata trasbordata per mezzo di sambuchi, dal “Präsident” che si trovava a Lindi, al “Königsberg”, ancorato a Salale. Così vi era ancora un altro indizio che faceva supporre che l’incrociatore irreperibile fosse sulla costa, e ancora una volta un vago accenno ad un certo villaggio, in qualche punto del poco noto fiume Rufji.» Si sarà notato il sussiego e l’ineccepibile correttezza formale di quello scambio di lettere fra il comandante inglese e il governatore tedesco, quasi un anacronistico balletto diplomatico, più confacente alla cornice della Guerra dei Sette Anni che al primo confitto mondiale. Ad ogni modo, il copione è sempre lo stesso: gli Inglesi sono dei gentlemen, ma gli altri – e specialmente i Tedeschi – non lo sono. Gli Inglesi vorrebbero condurre una guerra sportiva e cavalleresca, ma gi altri – e specialmente i Tedeschi – usano armi sleali e agiscono con doppiezza. Gli Inglesi vorrebbero mantenere qualunque conflitto entro i limiti della correttezza e della civiltà, magli altri – e specialmente i Tedeschi – sferrano colpi bassi e ricorrono a qualunque espediente, pur di vincere. La guerra sottomarina è un esempio di questo moralismo ipocrita e di questa continua autoapologia della storiografia di parte britannica. Che cosa si può immaginare di più brutale, di più barbaro, di più criminale di un freddo, spietato comandante di U-Boote che se ne sta in agguato sul fondo dei mari, pronto a colare a picco coi siluri, senza il minimo scrupolo, navi cariche di donne e bambini, magari di nazionalità neutrale? Raramente viene in mente, agli storici anglosassoni, che l’arma sottomarina era l’unica risposta possibile ad una tecnica di guerra, quella inglese, consistente nel bloccare le coste nemiche e nel ridurre alla fame l’intera popolazione degli Stati avversari, condannando a morire milioni di persone, e specialmente vecchi, donne e bambini, per scarsità di cibo, di medicinali e di altri generi indispensabili alla sopravvivenza. Tornando alla vicenda del «Königsberg»: scrittori come il Chatterton si soffermano enfaticamente sulla doppiezza tedesca per aver utilizzato, come nave appoggio dell’incrociatore, una finta nave ospedale; e levano alte strida per il mancato rispetto della Convenzione dell’Aia da parte dei loro avversari. Ammirevole spirito legalitario e commovente esempio di umanità, in una guerra trasformata da leale torneo cavalleresco in gigantesco massacro di tipo industriale, sempre più cinico ed anonimo. Ma che dire dell’assoluto disprezzo delle convenzioni internazionali di guerra, allorché tre incrociatori inglesi, dopo una caccia durata mesi e mesi, sorprendono l’incrociatore «Dresden» presso l’Isola Juan Fernandez, il 15 marzo 1915, e aprono il fuoco su di esso, costringendolo ad autoaffondarsi, benché si trovi a soli 500 metri dalla costa e, dunque, in acque territoriali del Cile, ossia di una nazione neutrale? Il fatto è che la storiografia inglese è sempre pronta a puntare il dito contro i Paesi nemici e a denigrarli sistematicamente; ma non ha mai la memoria altrettanto buona quando si tratta di ammettere le proprie responsabilità e le proprie colpe. In fondo, il punto fermo psicologico da cui partono gli storici e gli scrittori inglesi è sempre lo stesso: la loro Patria rappresenta le forze del Bene, in lotta per la libertà e specialmente per la libertà dei mari (formula assai disinvolta per intendere il loro strapotere marittimo e il monopolio mondiale dei propri commerci); per cui i loro avversari non possono essere che dei “delinquenti”: l’espressione adoperata da Chatterton non è certo casuale. Ma erano dei gentlemen gli Inglesi, quando aggredivano la Cina per imporle di aprire i suoi porti al commercio dell’oppio? Erano dei gentlemen, quando sterminavano interi popoli – benché assolutamente pacifici e innocui, come i Tasmaniani – per fare spazio ai propri coloni? Erano dei gentlemen, quando istituivano i primi campi di concentramento della storia, ai danni delle donne e dei bambini boeri? Ed erano dei gentlemen, quando decidevano freddamente la distruzione delle città tedesche mediante le bombe al fosforo liquido, che ne bruciavano vivi gli inermi abitanti? Era un gentleman l’ammiraglio Nelson, quando faceva processare e impiccare, contro tutte le leggi di guerra, l’ammiraglio di un’altra marina, il napoletano Caracciolo, e ciò solo per compiacere i rancori della sua spregevole amante, la famigerata lady Hamilton? Quello di rappresentare se stessi come i soli combattenti umani e rispettosi delle norme internazionali, e tutti gli altri come sistematicamente sleali e criminali, è un vizio tipico di chi è affetto da un complesso di superiorità e non si fa scrupolo di deformare la verità storica, anche a distanza di molto tempo, pur di conservarlo ad ogni costo. Chissà che, prima o poi, la storiografia inglese incominci a guarire da questa malattia. Ma, per farlo, l’intera società inglese dovrebbe guarire dal proprio complesso di superiorità, che è quanto di più tenace si possa immaginare. Forse, un buon punto di partenza sarebbe una riflessione sulla storia più recente: ad esempio, sul ruolo svolto dall’Inghilterra, e particolarmente dall’esercito inglese, nelle due guerre del Golfo Persico (quella del 1991 e quella del 2003) e sulle atrocità commesse ai danni dei prigionieri di guerra iracheni e della popolazione civile, nel settore di Bassora.”,”QMIP-159″
“CHATTERTON E. Klebe”,”The Story of the British Navy. From the Earliest Times to the Present Day.”,”La storia della marina britannica. Dai primi tempi ai giorni nostri.”,”QMIN-084-FSL”
“CHATTOPADHYAY Amal”,”Bhupendranath Datta. And his Study of Indian Society.”,”CHATTOPADHYAY Amal è nato nel 1942. Ha studiato a Calcutta e ha otteneuto il suo M.A. nel 1979 e il suo Ph.D nel 1989 dall’Università of Burdwan. Attualmente (1994) è Joint Secretary presso il Governo del Bengala Occidentale. E’ un pioniere della sociologia indiana. Tra le sue aree di interesse c’è il marxismo. “”The conception of superstructure has, however, been never confined to showing two dependent social levels, viz, the state and social consciousness. It had been used by Marx for the consciousness or world view of a class. In the Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon , Marx had put it thus: “”Upon the several forms of property, upon the social conditions of existence, a whole superstructure is reared of various and peculiarly shaped feeling, illusions, habits of thought and conception of life. The whole class produces and shapes these out of its material foundation and out to the corresponding social conditions. (…)”” (…) The classic formulation of the relationship of the economic basis and superstructure has been given by Marx in a passage in the preface to the critique of Political Economy. “”In the social production of their life, men enter into definite relations that are indispensable and independent of their will, relations of productions which correspond to a definite stage of development of their material productive force. The sum total of these relations of production constitute the economic structure of society, the real foundations on which rises a legal and political superstructure and to which correspond definite forms of social consciousness. The mode of production of material life condition the social, political and intellectual life processes in general”” (Karl Marx, Preface to A critique of Political Economy). This formulation contains elements that tend to overemphasise aspects of necessity and predetermination in the relationship between economic basis and the superstructural elements. Marx, however, perceived that the conception of determination of the superstructure by the economic basis might lead to a sort of economic reductionism. Keeping this danger in view, Marx asserted that “”in order to examine the connection between spiritual production and material production it is above all necessary to grasp the latter itself not as a general category but in definite historical form. Thus, for example, different kinds of spiritual production correspond to the capitalist mode of production and to the mode of production of the Middle Ages. If material production itself is not conceived in its specific in the spiritual production corresponding to it and the reciprocal influence of one on the other”” (K. Marx, Theories of Surplus Value, Vol 1. chap. IV). According to Marx, the specific spiritual production is determined by the specific historical form of material production but the spiritual production is also capable of exerting ‘reciprocal influence’ on the material production. We, therefore, find that the superstructure was never conceived by Marx as a passive reflection of the economic basis”” [Amal Chattopadhyay, Bhupendranath Datta. And his Study of Indian Society, 1994] (pag 168-169)”,”INDx-117″
“CHATWIN Bruce THEROUX Paul”,”Ritorno in Patagonia.”,”Bruce Chatwin (1940-1989) Paul Theroux (1941-)”,”AMLx-003-FMP”
“CHAUCER Geoffrey”,”The Canterbury Tales.”,”‘The Canterbury Tales’ (1386-1400) (1° ediz 1478) fa parte delle grandi acquisizioni letterarie del Medio Evo. Racconta in versi di un una gioiosa processione di pellegrini – cavalieri, preti, agricoltori, lavoratori e cuochi, un percorso, un pellegrinaggio verso le alle reliquie di Thomas Becket. Essi presentano un quadro della nazione che prende forma. Nato nel 1357, paggio alla corte di EDOARDO III nel 1359, prese parte alla spedizione in Francia e fu fatto prigioniero. Al suo ritorno a Londra si diede agli studi legali. Gli furono affidate delle missioni diplomatiche e fu in Italia nel 1372-73 per trattare con mercanti genovesi e ottenere un prestito dai banchieri fiorentini per la corona inglese. Nel 1378 è a Milano per assicurarsi l’ alleanza dei Visconti contro i francesi. L’ esperienza diretta della vita in tre città come Genova, Firenze, Milano e la conoscenza di uomini e opere della cultura italiana modificarono profondamente la poesia chauceriana, fino allora posta sotto il segno del Roman de la Rose e dei suoi epigoni francesi. (Le garzantine, letteratura)”,”VARx-167″
“CHAUDHURI Kirti N.”,”L’ Asia prima dell’ Europa. Economie e civiltà dell’ Oceano Indiano.”,”CHAUDHURI Kirti N. è docente di storia economica dell’ Asia all’ Università di Londra e direttore del centro di studi dell’ Oceano indiano. Insegna attualmente all’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha pubblicato il volume: ‘The Trading World of Asia and the English East Asia Company 1660-1760″”. “”Niente mostra il ruolo storico della città eterna meglio della mappa politica dell’ Oceano Indiano occidentale. Costantinopoli, Damasco, Baghdad e Fustat erano i significanti del significato permanente del potere. Ma c’è tutta una serie di città minori che potrebbe andare ad aggiungersi a quelle prime quattro. Nessun capo islamico che aspirasse al califfato avrebbe potuto sottovalutare la funzione di quei luoghi nella teoria e nella pratica delle legittimazione imperiale. Non a caso i vari invasori, dai Turchi selgiuchidi ad Amir Timur, agli Ottomani, cercarono, uno dopo l’ altro, di catturare almeno una delle tre città chiave del mondo islamico e del Medio Oriente””. (pag 214)”,”ASIx-050″
“CHAUDHURI Nirad C.”,”L’ induismo.”,”””Il secondo contributo alla teoria dell’ interscambio di elementi ariani e non-ariani nell’ induismo proviene dai missionari. Questi incontrarono le resistenze più accanite alla conversione del cristianesimo nelle alte caste indù e, in modo speciale, nei dotti sacerdoti che basavano il loro tradizionalismo su testi in sanscrito. I missionari videro giustamente in quella lingua la fonte della resistenza ideologica al cristianesimo, per cui cominciarono a diffondere l’ idea che qualcuno dei linguaggi popolari indiani non fosse indoeuropeo, ma dravidico o turanico. Anzi, un missionario giunse a dire che il bengalese era più turanico che indoeuropeo, il che è pura fantasia. Inoltre, anche qualche amministratore inglese, improvvisatosi antropologo dilettante avanzò la teoria che il popolo bengalese non fosse ariano, ma dravidico-mongolo””. (pag 139)”,”RELx-032″
“CHAULIEU Pierre”,”I rapporti di produzione in Russia.”,”Un paragrafo dell’ introduzione di MUGHINI si occupa di ‘Socialisme ou Barbarie’.”,”RUSU-104″
“CHAUNU Pierre”,”Eugene Sue et la Seconde Republique.”,”Marie-Joseph detto Eugene SUE, scrittore francese (Paris 1804 Annecy 1857). I suoi romanzi ‘Les Mysteres de Paris’ e ‘Le Juif errant’ apparvero in feuilletons su giornali dell’epoca riportando grande successo. D’ispirazione sociale e umanitaria, descrivevano la miseria dei bassi-fondi di Parigi.”,”QUAR-018″
“CHAUNU Pierre; edizione italiana a cura di Romain RAINERO”,”L’ espansione europea dal XIII al XV secolo.”,”””Il Mediterraneo trasformato progressivamente in Europa e la Cina sono i due settori dell’ umanità che hanno maggiormente contribuito alla nascita dei rapporti tra i popoli. All’ inizio del XV secolo, la Cina ha parecchie lunghezze di vantaggio sull’ Europa.”” I lavori di J. Needham (‘Science and Civilisation in China’) lo dimostrano: per ciò che concerne le due tecniche necessarie alle lunghe navigazioni d’ altomare (costruzione di una nave maneggiabile e acquisizione di tecniche astronomiche) la Cina possiede un notevole vantaggio sui popoli del Mediterraneo. (pag 222-223)”,”EURx-143″
“CHAUNU Pierre, edizione italiana a cura di Francesco SURDICH”,”La conquista e l’ esplorazione dei nuovi mondi (XVI secolo).”,”””L’ impero portoghese dell’ Africa e dell’ Asia è costruito sul sistema della fattoria monopolistica il cui sfruttamento è controllato dalla Corona. (…). Tutt’altra cosa sono gli imperi atlantici delle isole dell’ America. Le isole dell’ Atlantico hanno conosciuto una lunga fase di feudalesimo. “” (pag 211)”,”ASGx-023″
“CHAUNU Pierre”,”L’ axe du temps.”,”Pierre CHAUNU, storico, professore all’ Università di Parigi-Sorbona, articolista del Figaro, è membro dell’ Institut.”,”STOS-095″
“CHAUNU Pierre DOSSE Francois”,”L’ instant éclaté. Entretiens.”,”Pierre CHAUNU, nato nel 1923, membro dell’ Institut, professore emerito alla Sorbona, è l’ autore di una cinquantina di opere di storia. F. DOSSE nato nel 1950, maitre de conferences all’ IUFM di Versailles, insegna all’ Università Paris X Nanterre.”,”STOS-096″
“CHAUNU Pierre”,”La civiltà dell’ Europa dei lumi.”,”CHAUNU Pierre professore di storia moderna alla Sorbona, ha creato il “”Centre de Recherches d’ Histoire Quantitative”” di Caen. E’ autore di numerosi saggi, molti dei quali tradotti in italiano: ‘La civilisation de l’ Europe classique’ (1966), ‘Seville et l’ Amerique’ (1977), ‘La conquista e l’ esplorazione di nuovi mondi’ (1977), ‘L’ espansione europea dal XIII al XV secolo’ (1979), ‘L’ America e le Americhe’ (1984). “”L’ opera è intimamente associata, in secondo luogo, a una innovazione capitale dell’ Italia barocca: la scena illusionistica. Il poema musicale costruisce il suo spettacolo convenzionale su una scena lontana dal pubblico, isolata dal proscenio e dalla fossa dell’ orchestra. Fu in Italia che il teatro assunse nel XVII secolo la forma che il XVIII secolo ha, per l’ essenziale, trasmessa al XIX. Helene Leclerc riassume così quello che è, forse, il lascito essenziale dell’ Italia all’ Europa dei lumi: “”La scena illusionistica prospettica, con i suoi macchinari, collocata come inuna piattaforma magica dietro la cornice del proscenio e la sala scandita dalle fila dei palchi che hanno accolto indistintamente tutte le forme del dramma sino alla recente reazione a favore della “”scena aperta””, è un’ invenzione dell’ Italia del Rinascimento e del Seicento, la cui vena letteraria languiva ma il cui genio plastico si trasformava e proliferava””””. (pag 331-332) “”””L’ Italia ha trovato una delle più originali forme di espressione del suo genio plastico nella scenografia, quest’ arte dell’ illusione ottica la cui nascita e la cui evoluzione sono intimamente legate alle trasformazioni della prospettiva (…)””. La scenografia diviene nel Seicento un’ arte della prospettiva applicata al palcoscenico teatrale. Le prime basi erano state gettate da Sebastiano Sarlio nel 1545″”. (pag 332)”,”FILx-325″
“CHAUNU Pierre”,”L’America e le Americhe. Storia del continente americano.”,”CHAUNU Pierre (1923) docente di storia moderna nelal Facoltà di lettere e scienze umane dell’Università di Caen e all’Istituto di superiore di studi latino-americani dell’Università di Parigi, allievo di Lucien FEBVRE e di Fernand BRAUDEL, è autore di importanti lavori tra cui ‘La civilisatio de l’Europe classique’, ‘Histoire de l’Amerique latine’.”,”STOS-151″
“CHAUNU Pierre”,”Storia dell’America latina.”,”Pierre Chaunu uno dei maggiori storici contemporanei ha pubblicato tra l’altro ‘Seville et l’Atlantique’ nel 1955-60 (12 volumi) sulla colonizzazione dell’America Latina e ‘La civilisation dell’Europe classique’ (1966).”,”AMLx-009-FFS”
“CHAUPRADE Aymeric”,”Geopolitique. Constantes et changements dans l’ histoire.”,”Le ragioni dell’ ascesa della civiltà arabo-islamica sono endogene ed esogene. I fattori endogeni sono etnico (l’ ascesa degli arabi dovuta all’ esaurimento della lotta tra Bisanzio e i persiani), linguistico (declino del greco come lingua unificatrice del Medio Oriente; dopo il ciclo della potenza romana, dall’ inizio del VII secolo il Medio Oriente attende una nuova lingua di unificazione politica ed economica), religioso (il MO all’ inizio del VII secolo è profondamente diviso dal punto di vista religioso, sorge il bisogno dell’ unificazione religiosa), socio-economico (e sua combinazione con il fattore religioso) (la nuova religione deve essere guidata dalle borghesie cittadine che controllano il sistema economico mediorientale. Si noti il legame tra città e agricoltura e il dominio di un capitalismo commerciale e della rendita terriera, ma non del capitalismo d’ impresa). La combinazione tra il fattore etnico e religioso fa dell’ Islam la religione nazionale degli arabi (pag 449). CHAUPRADE Aymeric è dottore in scienze politiche, ricercatore all’ Università Paris V e professore al College Interarmées de Defense. Assieme a Francois THUAL ha scritto ‘Dictionnaire de Geopolitique””.”,”RAIx-114″
“CHAUSSINAND-NOGARET Guy”,”Una donna nella rivoluzione. Madame Roland (1754-1793).”,”CHAUSSINAND-NOGARET Guy dell’Istituto superiore di scienze sociali è autore di opere di storia delle elites. Ha scritto ‘La nobiltà nel XVIII secolo’ (1976) e una biografia di Mirabeau (1982).”,”FRAR-393″
“CHAUSSINARD-NOGARET Guy”,”Mirabeau.”,”ANTE3-23 CHAUSSINARD-NOGARET Guy dell’ Ecole des hautes études en sciences sociales, specialista della storia del XVIII secolo ha scritto altre opere ‘Vie quotidienne des Francais sous Louis XV’ (1979) e ha collaborato alla ‘Histoire de la France urbaine’ t. III. (1981). Wikip: Honoré Gabriel Riqueti conte di Mirabeau (Bignon-Mirabeau, 9 marzo 1749 – Parigi, 2 aprile 1791) è stato uno scrittore, diplomatico e rivoluzionario, agente segreto e uomo politico francese. Una sua frase celebre fu: «Solo gli imbecilli non cambiano mai opinione». Figlio maggiore di Victor Riqueti, marchese di Mirabeau, economista di fama, e di Marie-Geneviève de Vassan, fu caratterizzato da una “”bruttezza grandiosa e folgorante””. Nacque con un piede storto, due grandi denti e soprattutto una testa enorme, cosa che fece pensare che fosse idrocefalo. All’età di tre anni fu sfigurato da vaiolo mal curato. La sua infanzia fu segnata dalla severità di suo padre. Dopo aver partecipato alla campagna di Corsica negli anni 1768-1769, sposò Émilie, figlia del potente marchese de Marignane, con la quale ebbe un figlio morto da piccolo. Sua moglie chiese il divorzio nel 1782 e fu assistita da quello che sarebbe divenuto uno degli estensori del Codice napoleonico: Jean-Étienne-Marie Portalis. Mirabeau, avvocato egli stesso, si difese da sé in questo divorzio che suscitava scandalo; perse tuttavia la causa, serbando in seguito un eterno rancore verso Portalis. Per sottrarlo ai creditori suo padre lo fece rinchiudere diverse volte nel castello di Vincennes e infine esiliare nel castello di Joux, nel dipartimento del Doubs, da dove fuggì in Olanda con Sophie de Ruffey, moglie del marchese de Monnier, il presidente della Corte dei conti di Dole. Mirabeau fu condannato a morte in contumacia, poi catturato, estradato e imprigionato nel castello di Vincennes dal 1777 al 1780. Vi scrisse delle lettere, pubblicate dopo la sua morte con il titolo di Lettere a Sophie, capolavoro della letteratura di passione, e un virulento libello contro l’arbitrarietà della giustizia del suo tempo, Des lettres de cachet et des prisons d’État (Sulle lettre de cachet e le prigioni di Stato). Fu anche redattore del Journal l’Apocalypse. Piatto commemorativo della morte di Mirabeau. 1791 circa, Museo Carnavalet, Parigi. La Rivoluzione francese [modifica] Al Panthéon è rimasta questa statua di Mirabeau, ma non la salma che, come è noto, è stata riesumataIl 7 maggio 1789 il giornale pubblicato dal 2 maggio da Mirabeau (il Courrier de Provence) venne sequestrato e fu emessa un’ordinanza di divieto a pubblicare le cronache delle sessioni degli Stati generali. Mirabeau non ne tenne conto e continuò a pubblicarli, insieme ad analisi sulle questioni politiche all’ordine del giorno, prima con la testata di Lettres du comte Mirabeau à ses commettants dal 10 maggio al 25 luglio 1789, poi con la testata Courrier de Provence, che continuò le pubblicazioni anche dopo la morte di Mirabeau, cessandole il 30 settembre 1791. Mirabeau uscì da Vincennes e si presentò in Provenza alle elezioni degli Stati generali del 1789. Respinto dalla nobiltà, pubblicò un duro discorso indirizzato ai nobili provenzali. Fu quindi nominato dal Terzo Stato, a Aix-en-Provence e a Marsiglia. Rapidamente divenne uno dei più energici oratori dell’Assemblea Nazionale. La difficoltà della monarchia causò il suo mutamento di politica, divenendo segretamente il più solido sostenitore di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Morì a Parigi, il 2 aprile 1791, di una malattia che fece anche pensare a un avvelenamento, ma la causa della sua morte è in genere considerata la sua vita dissoluta. Poco prima della morte era stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale. Il suo corpo fu trasportato in gran pompa al Pantheon di Parigi. Tuttavia la scoperta di documenti segreti, nel novembre 1792, rivelò i suoi continui contatti clandestini con il re e la sua corte: con la speranza di divenire ministro di una monarchia costituzionale, aveva prodigato consigli e dato informazioni. Le sue spoglie furono quindi tolte dal Pantheon il 21 settembre 1794, la sua tomba fu profanata e i suoi resti mortali vennero gettati nelle fogne di Parigi. Mirabeau era anche chiamato L’oratore del popolo.”,”FRAR-353″
“CHAUTHARD Sophie”,”L’Iran face au monde. Géopolitique et enjeux.”,”CHAUTHARD Sophie insegna storia geografia e geopolitica in varie scuole superiori. Ha scritto varie opere apparse in ‘Studyrama’.”,”GOPx-012″
“CHAUVET Didier”,”Georg Elser et l’attentat du 8 novembre 1939 contre Hitler.”,”Tra si siti che si consiglia di visitare si cita il Memoriale della resistenza tedesca: ‘Gedenkstätte Deutscher Widerstand’, Berlino (pag 130) Tra le istituzioni storiche e culturali tedesche in Francia si citano: Goethe Deutsches Historisches Institut DHI CIDAL Centre d’information et de documentation sur l’Allemagne Institut Franco-Allemand Didier CHAUVET è già autore di ‘Sophie Scholl, une résistante allemande face au nazisme’ (L’Harmattan) si interessa della cultura tedesca e della storia d’Oltre Reno.”,”GERR-039″
“CHAUVIN Sébastien”,”Les Agences de la précarité. Journaliers à Chicago.”,”CHAUVIN Sébastien “”On peut d’abord écarter l’idée que la précarité serait synonyme de “”mobilité””, l’une et l’autre inscrtes dans les projets du Capital (3). Il suffit de rappeler que l’une des catégories professionnelles les plus mobiles de France est celle des fonctionnaires, qui ont pourtant un emploi garanti à vie (4). Par ailleurs, les dernières décennies de fragilisation néolibérale des salariés sur le marché du travail ne se sont pas traduites en moyenne par des durées d’emploi plus courtes. Pour la France, Damien Sauze a démontré que, au niveau agrégé, la durée de la relation d’emploi n’a pas, au cours des trente dernières années, substantiellement diminué (5). Aux Etats-Unis, entre 1996 et 2008, l’ancienneté moyenne des habitants chez leur employeur n’a diminué que très légèrement pour les hommes et est restée stable pour les femmes (6). La durée moyenne dans leur emploi le plus long pour les hommes de 58 à 62 ans est elle aussi restée stable durant les dernières décennies, passant de 21.9 ans en 1969 à 21.4 ans en 2002 (7), En France comme aux Etats-Unis, derrière cette stabilité apparente, ce sont en fait la “”mobilité libre”” (mesurée au nombre de démissions) qui s’est réduite, et la “”mobilité contrainte”” (mesurée au nombre de licenciements) qui s’est, elle, développée (8). On peut donc suggérer que, du point de vue des salariés, l’opposition pertinente n’est pas entre “”stabilité”” et “”mobilité””, mais entre “”automobilité”” et mobilité contrainte (9). Dans cette perspective, il a paru judicieux de distinguer entre flexibilité des employeurs et flexibilité des salariés: la flexibilité est par définition une relation de pouvoir asymétrique qui suppose qu’un groupe soit flexible au service d’un autre. Ce qu’on appelle la “”précarité”” renvoie à la flexibilité des seconds: non à une simple “”condition”” redevable d’une description naturaliste, mais à un “”rapport social de temps”” fondé sur un partage inégal de l’incertitude”” “” (pag 333-334) (3) J.P. de Gaudemar, Mobilité du travail et accumulation du capital, op.cit (4) T. Amossé, “”Interne ou externe, deux visages de la mobilité professionnelle”” Insee Première, n° 921 2003 (5) D. Sauze, Le Recours aux contrats de travail à durée déterminée en France: une analyse sur données d’entreprises (1985-2000), thèse de doct. Univ. Paris I, 2006 (6) Bureau of Labor Statistics, 2008 (7) A.H. Stevens, The More Things Chage, The More They Stay the Same: Trends in Long-term Employement in the United States, 1969-2002, NBER, working paper, 2005 (8) C. Ramaux, Emploi: éloge de la stabilité, Mille et Une Nuits, 2006 (9)Y. Moulier-Boutang, De l’esclavage au salariat, op. cit.”,”CONx-195″
“CHAUVIN Jean-René”,”Un Trotskiste dans l’Enfer nazi. Mauthausen-Auschwitz-Buchenwald (1943-1945).”,”Arrêté le 15 février 1943 aux abords de la Gare du Nord à Paris par la police française, Jean-René Chauvin, membre du Parti ouvrier internazionaliste, principale organisation trotskiste pendant la guerre, va connaître une plongée dans un enfer qui ne s’achèvera qu’en 1945. De la rue des Saussaies, il est transféré à Fresnes puis à Compiègne. Déporté à Mauthausen, affecté dans le kommando du Loibl-pass, il est ensuite déplacé à Auschwitz et au kommando de la mine de Jawischowitz. Il connaîtra sa première marche de la mort vers Buchenwald d’où il sera envoyé dans le Schwalbe-kommando. Ce sera alors sa seconde marche de la mort vers Leitmeritz où il sera libéré par les Soviètiques le 8 mai 1945.”,”TROS-098-FL”
“CHAVAGNEUX Christian”,”Une brève histoire des crises financières. Des tulips aux subprimes.”,”CHAVAGNEUX Christian è redattore capo aggiunto al mensile ‘Alternatives économiques’ e redattore capo della rivista ‘L’Economie politique’. Viene disegnata una “”economia politica delle bolle”””,”ECOI-311″
“CHAVANCE Bernard a cura”,”Marx en perspective.”,”Opera pubblicata con il concorso del Centre National des Lettres Saggi di E. TERRAY J. ROEMER G. COHEN L. NOWAK U. PAGANO B. CHAVANCE P. VAN PARIJS G. DE STE. CROIX G. BOIS R. BRENNER E. WRIGHT A. MOHL C. BELLELHEIM K. POMIAN P. GAREGNANI A. LIPIETZ M. DE VROEY R. BOYER B. CORIAT B. HORVAT I. STEEDMAN E. BALIBAR P. ROSANVALLON F. FURET E. HOBSBAWM D. LINDENBERG D. GROH G. STEDMAN JONES J. ESTER L. COLLETTI M. MARKOVIC A. WOOD A. HELLER”,”MADS-328″
“CHAVANCE Bernard”,”Marx et le capitalisme.La dialectique d’un système.”,”CHAVANCE Bernard è professore all’Universitò Paris Diderot, ricercatore associato all’ EHESS. Ha scritto varie opere (v. in apertura) Principali opere e testi di Karl Marx, 1818-1883. (pag 9) “”On peut se demander d’où vient cet étrange phénomène: le marché est occupé par un groupe d’acheteurs, possesseurs de la terre, des machines, des matières premières, des moyens de subsistance, toutes choses qui, excepté la terre à l’état vierge, sont des produits du travail; et en face, un groupe de vendeurs, qui n’ont rien d’autre è vendre que leur force de travail, leurs bras et leurs cerveaux en action?”” [K. Marx, Salaire, prix et profit , 1865] [in Bernard Chavance, Principali opere e testi di Karl Marx, 2009] (pag 136)”,”MADS-545″
“CHAZE’ H. a cura”,”Chronique de la revolution espagnole. Union Communiste 1933 – 1939.”,”La cronaca della rivoluzione del 1936-37 è costitutita dagli articoli apparsi su ‘L’ Internationale’ giornale e poi rivista del gruppo Union Communiste (dal 1933 al 1939). Dopo la guerra il gruppo non è più esistito. L’A diresse l’ Union Communiste, raggruppamento che oscillò tra le posizioni dei trotskisti e quelle della sinistra comunista italiana CHAZE’ pseudonimo di Gaston DAVOUST”,”MSPG-046″
“CHEBEL Malek, a cura di Gianni DE-MARTINO”,”La cultura dell’ harem. Erotismo e sessualità nel Maghreb.”,”Malek CHEBEL è nato a Skikda (Algeria) nel 1953 e risiede a Parigi dove si è laureato in psicopatologia clinica, antropologia psicanalitica e scienze politiche. Ha pubblicato varie opere.”,”AFRx-025″
“CHELINI Jean”,”La vita quotidiana in Vaticano sotto Giovanni Paolo II.”,”L’A è uno studioso di storia della Chiesa.”,”RELC-012″
“CH’EN Jerome”,”Mao Tse-Tung e la rivoluzione cinese.”,”CH’EN insegna storia dell’Asia presso l’Univ di Leeds. E’ autore di un’opera su YUAN SHIH-KAI Presidente provvisorio della Repubblica cinese nel 1912 e capo del movimento di restaurazione monarchica. Ha scritto numerosi saggi di storia contemporanea della Cina e tradotto poesie cinesi.”,”CINx-015 BIOx-009″
“CHEN DUXIU (o CHEN TU-HSIU), a cura di Gregor BENTON”,”Last articles and letters, 1937-1942.”,”Georges BENTON è Professore di studi cinesi all’ Università di Leeds. CHEN DUXIU (o CHEN TU-HSIU) (1879-1942) fondò il Partito Comunista cinese nel 1921 dopo una carriera di rivoluzionario che prese parte al rovesciamento della dinastia Manciù e alla nascita della Repubblica cinese. Tra il 1915 e il 1919 guidò il movimento della Nuova Cultura che fece proseliti tra gli studenti e pose le basi intellettuali per la Cina moderna. Nel 1929, aiutò a fondare e guidò l’ opposizione trotskista cinese, Nel 1932 finì in prigione per un tentativo di rovesciare il governo. Tra il suo rilascio e la morte (1937-1942) scrisse lettere e articoli raccolti in questo volume. Chen Tu-hsiu (1879-1942) fondatore e Segretario Generale del PC Cinese; dopo aver rispettato la linea dettata dal Comintern di alleanza con il Kuomintang, accusò questa politica d’ esser stata la causa del fallimento della rivoluzione. Si unì all’ OSI (Opposizione di Sinistra Internazionale) e fu espulso dal PCC. È considerato il fondatore del trotskismo cinese.”,”MASx-006″
“CHEN FOU-CHOEN”,”La Révolution Chinoise.”,”””Sous le règne des grands principes, tout ce qui est sous le ciel était à tous”” (Confucius) La vittoria del Kuomintang. “”Il 10 ottobre 1928, in occasione del 17° anniversario della Repubblica Cinese, il governo di Nanchino ha ricevuto la sua consacrazione solenne come governo nazionale della Cina. La città di Nanchino è stata scelta ormai come la capitale per varie ragioni. Innanzitutto, per costruire un regime nuovo, occorre avere uomini nuovi in un’atmosfera libera. Ora, Pechino conserva attraverso molti secoli un’atmosfera impregnata di assolutismo. (…) Pechino è situata troppo a nord per poter controllare facilmente le province del sud mentre Nanchino si trova al centro della Cina.”” (pag 65) “”””Noi apprezziamo molto l’ erudizione di Karl Marx, dice Sun Yat-sen, solo che noi non possiamo adottare i suoi metodi in Cina. La cosa è facile da comprendere: la Russia che li ha adottati dopo la rivoluzione, deve applicare oggi una nuova politica per ciò che concerne le questioni economiche, perché lo sviluppo economico non è così grande come quello dell’ Inghilterra o degli Stati Uniti”” (1). I metodi di Karl Marx non sono appunto, per conseguenza, applicabili in Cina, paese più arretrato della Russia da questo punto di vista. Tutto ciò che si può adottare, è l’ ideale del principio di Karl Marx””.”” (pag 122) (1) Sun Yat-sen, Il Principio della Vita del Popolo, pag 60″,”CINx-202″
“CHEN DUXIU”,”Il mondo nel dopoguerra e altri scritti.”,”CHEN DUXIU (1879-1942) intellettuale cinese di primo piano, fondatore del PC cinese nel 1921 e suo primo segretario, dirige la rivoluzione del 1927 e fonda l’ opposizione di sinistra contro il corso staliniano del partito, scelta che pagherà con il carcere e la persecuzione. “”Mi piacerebbe domandarti: 1. Come possono i partiti rivoluzionari in Inghilterra e Francia, soto la minaccia del nazismo, assemblare forze più facilmente: con l’impiego di slogan contro il nazismo o con parole d’ordine contro il loro proprio governo? 2. Se una forza democratica in Germania avesse cominciato una guerra civile contro i nazisti, proporreste di combattere sia essa che i nazisti simultaneamente o verreste allearvi con i nazi per combattere i democratici? O proporreste (come Yi Yin (Zhen Chaolin)) di assumere una posizione equidistante da entrambi?”” (Lettera a Liangen, 31 luglio 1940) (pag 64)”,”MCIx-048″
“CHEN DUXIU, a cura di Gregor BENTON”,”Chen Duxiu’s. Last Articles and Letters, 1937-1942.”,”Gregor Benton is an internationally recognized expert on the theory of China’s revolutionary movements, about which he has published numerous books and articles. He taught history and anthropology at the university of Amsterdam before moving to Leeds University. Chen Duxiu (1879-1942) founded the Chinese Communist Party in 1921, after a revolutionary career in the movement that overthrew the Manchus and brought in the Republic. Foreword by Wang Fanxi, Introduction, Chronology, Editor’s Introduction, A Note on the Texts and on Recent Studies of Chen Duxiu, Appendices: 1) Zheng Chaolin, “”Chen Duxiu Had No Wish to Rejoin the Chinese Communist Party on Leaving Prison””, 2) Leon Trotsky, “”Letter to Frank Glass””, 3) Chen Duxiu, “”My Feelings on the Death of Mr Cai Jiemin””, 4) Gao Yuhan, “”Oration at the Funeral of Mr (Chen) Duxiu””, 5) Ming-yuen Wang, “”The Struggle with Chen Du-hsiu””, 6) Shuang Shan, “”On Chen Duxiu’s Last Views””, 7) Wang Fanxi, “”Chen Duxiu, Founder of Chinese Communism””, 8) Zheng Chaolin, “”Chen Duxiu and the Trotskyists””, 9) Xiao Ke, “”Preface to the Collected Poems of Chen Duxiu””, Glossary, List of Figures, Maps, Index,”,”MCIx-011-FL”
“CHEN DUXIU”,”Il mondo nel dopoguerra. E altri scritti.”,”Chen Duxiu (1879-1942), intellettuale cinese di primo piano, fondatore del PC cinese nel 1921 e suo primo segretario. Dirige la rivoluzione del 1927, fonda l’Opposizione di sinistra cinese contro il corso staliniano del partito, scelta che pagherà con il carcere e la persecuzione.”,”TROS-082-FL”
“CHENAUX Philippe”,”L’Église Catholique et le Communisme en Europe. (1917-1989). De Lénine à Jean-Paul II.”,”CHENAUX Philippe è professore di storia della Chiesa moderna e contemporanea nell’Università del Laterano a Roma. Capitolo I: La chiesa e la rivoluzione d’Ottobre Equiparazione bolscevismo e giudaismo “”L’historien italien Giovanni Miccoli a bien montré que les juifs sont relativement absents de la polémique sur les origines de la Révolution française. Ils ne jouent par exemple aucun rôle dans les fameux ‘Mémoires pour servir à l’histoire du jacobinisme’ (1802) de l’abbé Augustin Barruel, qui devait pendant longtemps servir de référence pour l’interprétation des faits. Ce n’est qu’à partir des années 1870-1880 qu’ils commencent à occuper une place de premier plan dans la conspiration antichrétienne: l’idée se fait jour, dans une certaine presse catholique, qu’ils “”ne sont pas seulement les principaux bénéficiaires de la révolution”” (à travers les lois d’émancipation), mais qu’ils “”en sont aussi les véritables artisans souterrains”” (4). La surreprésentation des juifs dans le instances dirigeantes de la revolution (17 su 21 dans le Conseil des commissaires du peuple) ne tendait-elle pas, du reste, à faire du bolchevisme une simple variante du judaïsme et à accréditer la réalité d’un complot judéo-bolchevique à l’échelle mondiale? Les diplomates du Saint-Siège ne manquaient pas de souligner ce rôle prédominant des juifs dans leurs rapports à Rome. Ainsi peut-on lire dans une dépêche de la nonciature de Munich en avril 1918: “”Les chefs de tous les ministères sont des juifs. Seuls des postes de moindre importance sont occupés par des ouvriers intelligents et de bonne volonté. Ces ouvriers sont pourtant flanqués de filles juives qui les dominent et les font travailler dans le sens du gouvernement. L’amie d’un ministre a dit à un agent secret que la révolution est principalement l’oeuvre des juifs et qu’elle est fondée sur l’idée d’un gouvernement juif mondial”” (1). La révélation spartakiste dans la capitale bavaroise et celle de Béla Kun en Hongrie viendront renforcer la thèse d’une équation entre communisme et judaïsme”” (2).”” (pag 33-34) (1) Schioppa a Gasparri, 6 avri 1918, ASV, AES III, Russia 345 (2) G. Petracchi, p. 130 (qui cite trois articles de la revue des jésuites français ‘Etudes’ en 1920 et 1921) (4) G. Miccoli, “”Un nouveau protagoniste du comploit antichrétien à la fin du XIX siècle””, dans ‘Juifs et chrétiens: entre ignorance, hostilité et rapprochement (1898-1998), A. Becker, D. Delmaire, F. Gugelot (dir), Villeneuve d’Asq, 2002, p. 22″,”RELC-310″
“CHENEY Margaret”,”Tesla (1856-1943). La passion d’inventer.”,”Nato nel 1856 in Croazia, Tesla compie i suoi studi alla Scuola Politecnica di Graz”,”BIOx-342″
“CHENG Anne”,”Histoire de la pensée chinoise.”,”CHENG, ex allieva della Ecole Normale Superieure, è professore universitario all’ Institut national des langues et civilisations orientales.”,”CINx-040″
“CHENKIN Kirill”,”Andropov. Abbozzo di un ritratto di uno zar.”,”L’autore, Chenkin, nato nel 1916 a Pietrogrado, partito per la Francia a 7 anni, laureato alla Sorbona, antifascista a 21, combattente in Spagna, insegnante in America a 24 anni, tornato in Russia nel 1941, arruolato nei servizi segreti e poi trasferito a radio Mosca (20 anni dopo) mandato a Praga come redattore della rivista post-Kominform ‘Problemi della pace e del socialismo’. Nel 1968 dimostra simpatie per la primavera di Praga ed è rispedito a Mosca. Cinque anni dopo riesce a scappare in Occidente, nel flusso dell’emigrazione ebraica. Per un po’ vive a Tel Aviv, poi si trasferisce a Monaco di Baviera. Questo libro, il primo in assoluto dell’autore, è scritto apposta per Rizzoli (a soli quattro mesi dalla successione a Breznev) su Jurij Andropov. Dopo la morte di Stalin e l’arrivo di Krusciov al potere, Andropov viene allontanato dalla carriera del partito e spedito in diplomazia e così trasforma una mezza disgrazia in una grande occasione per la vita. C’è di mezzo la rivolta ungherese e in quei giorni di sangue, il 42enne diplomatico in erba gioca la sua partita più rischiosa. In Ungheria da ambasciatore diventerà in realtà proconsole. In seguito diventerà potente capo del KGB. “”Lenin trovò una degna mossa contro gli avversari che di questa fraseologia si valevano. Al X congresso del partito nel 1921 egli li privò della possibilità ‘legale’ di condurre una lotta politica all’interno del partito, approvando risoluzioni che vietavano la formazione di gruppi e di frazioni intrapartitiche. Dopo di che la lotta contro gli avversari ideologici poté essere affidata agli Organi di Sicurezza. Così Lenin introdusse il principio della lotta contro gli avversari ideologici condotta con metodi puramente polizieschi. Principio secondo il quale chiunque dissenta dal putno di vista del partito, o più precisamente, della sua direzione o del suo capo è considerato un criminale comune. Il presidente della VCK (Commissione straordinaria per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio), Dzerzinskij, si rese conto presto che, nonostante la delibera del congresso, molti vecchi membri del partito ritenevano gli oppositori come propri compagni e si rifiutavano di deporre contro di essi. Allora egli esigette dal Politburo una decisione ufficiale che obbligasse ciascun membro del partito a deporre a carico di altri membri, appena questi prendevano parte alla fronta contro la direzione. Malauguratamente per sé, fu Trotsky ad appoggiare Dzerzinskij. Gli costò caro. Così la delazione divenne principio dell’etica partitica bolscevica, cardine della morale sovietica. E’ un dettaglio che non va dimenticato”” (pag 32-33)”,”RUSS-264″
“CHENTALINSKI Vitali”,”De los archivos literarios del KGB.”,”CHENTALINSKI Vitali scrittore sovietico ha investigato sulle archivi letterari del KGB. “”La vita! Babel amava la vita e la conosceva bene! Lo si chiamava appunto l’ “”artista della vita””. Un vero scapestrato. “”Babel era il più intelligente di tutti””, diceva Ehrenburg. Epicureo e ‘bon vivant’, aveva successo con le donne sebbene non fosse molto bello. (…) “”Babel era perduto, però combatté fino all’ ultimo momento per gli altri. (…) – No, non mi riconosco colpevole. Tutto quello che ho confessato durante la fase istruttoria è falso. In passato frequentai i trotskisti. Li frequentai, e niente più…”” (pag 100-101)”,”RUSS-146″
“CHENU A.”,”Les conspirateurs. Les sociétés segrètes. La préfecture de police sous Caussidière. Les corps-francs.”,”CHENU A. ex-capitano delle guardie del cittadino CAUSSIDIERE “”Nei nostri incontri, parlavamo sempre delle nostre speranze nell’ avvenire. “”Se dovessimo trionfare, dicevamo, ricordiamoci che siamo degli operai: sosteniamoci, non apriamo la strada agli intriganti, completiamo la nostra formazione al fine di metterla all’ altezza degli avvenimenti che possono arrivare. Non abbiamo che una sola scuola di pensiero, che un solo fine, l’ affrancamento della classe operaia””. (pag 30-31)”,”QUAR-051″
“CHEREL Albert”,”La pensée de Machiavel en France.”,”CHEREL Albert corrispondente dell’ Institut professore all’università di Bordeaux.”,”TEOP-356″
“CHERNEV Borislav”,”Twilight of Empire. The Brest-Litovsk Conference and the Remaking of East-Central Europe, 1917-1918.”,”Boris Chernev è Lecturer in Modern European History at the University of Exeter”,”RIRO-485″
“CHERNOW Ron”,”I Warburg. L’odissea di una grande dinastia di banchieri.”,”L’A laureato in letteratura inglese a Yale e Cambridge, è autore di articoli di economia, politica e storia. Il suo primo libro ‘The House of Morgan’ ha vinto il National Book Award nel 1990.”,”ECOG-003″
“CHERNOW Ron”,”Il tramonto del banchiere. Dal declino delle grandi dinastie finanziarie al trionfo del piccolo investitore.”,”La progressiva liberalizzazione dei movimenti di capitale, la capillare diffusione della rivoluzione digitale e i mutamenti struturali della dinamica demografica, che interessano le società occidentali, hanno fatto sì che il volume di capitali giornalmente negoziati sui mercati finanziari internazionali raggiungesse cifre inimmaginabili ancora pochi anni fa. Solo negli Usa oltre 60 milioni di persone investono oggi i loro risparmi in azioni, facendo della Borsa di New York una sorta di potente piano previdenziale nazionale. Anche il destino di grandi società dipende in parte dagli umori di questa anonima massa di piccoli investitori, giunti al mercato azionario grazie alla mediazione di fondi comuni e fondi pensione. L’A ricostruisce la storia relativamente recente di questa evoluzione e osserva come gli attuali, anonimi gestori di fondi, pur amministrando flussi di liquidità spesso più grandi della ricchezza di un intero paese, non hanno p iù nulla del potere sovrano esercitat0, fra Ottocento e Novecento da quelle titaniche figura di banchieri che dominarono la scena”,”E1-BAIN-006″
“CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario direzione; saggi di Mario DE-MICHELI Luisa FINOCCHI Enrico FUBINI Ludovico GEYMONAT Mario ISNENGHI Roberto MAIOCCHI Claudio MINOIA Luigi PESTALOZZA Mario SPINELLA”,”Storia della società italiana. Parte V Vol. XVI Pensiero e cultura nell’ Italia unita.”,”Autori dei saggi: Mario DE-MICHELI (Vicenda artisti dall’ unità agli ani della Resistenza e del dopoguerra), Luisa FINOCCHI (la scuola e l’ alfabetizzazione), Enrico FUBINI (la cultura musicale dall’ unità ad oggi), Ludovico GEYMONAT (la scienza e l’ industria), Mario ISNENGHI, Roberto MAIOCCHI (la scienza e l’ industria), Claudio MINOIA (v. Luisa FINOCCHI), Luigi PESTALOZZA (Istituzioni musicali e pubblico), Mario SPINELLA (intellettuali, società, stato).”,”ITAG-020″
“CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario direzione; saggi di Roberto ROMANO Idomeneo BARBADORO Maurizio ANTONIOLI Mario SPINELLA Salvatore Massimo GANCI Camillo BREZZI Emilio AGAZZI Umberto LEVRA”,”Storia della società italiana. Parte V Vol. XIX La crisi di fine secolo.”,”Autori dei saggi: Roberto ROMANO (Gli inizi del capitalismo italiano), Idomeneo BARBADORO (L’ inchiesta Jacini: intervento pubblico, liberismo e protezionismo), Maurizio ANTONIOLI (Il movimento operaio da Bakunin alla fondazione del partito socialista, Mario SPINELLA (Antonio Labriola e l’ origine del marxismo in Italia), Salvatore Massimo GANCI (‘Il decennio crispino’ e ‘I Fasci siciliani’ e ‘L’ opposizione democratico-borghese. Repubblicani e radicali’), Camillo BREZZI (La ‘Rerum novarum’ e il movimento cattolico), Emilio AGAZZI (Benedetto Croce. Dalla revisione del marxismo al rilancio dell’ idealismo), Umberto LEVRA (La crisi del 1898).”,”ITAG-052″
“CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario direzione; saggi di Aldo Alessandro MOLA Roberto ROMANO Duccio BIGAZZI Annarita BUTTAFUOCO Alberto DE-BERNARDI Idomeneo BARBADORO e Piera GALBIATI Alessandro ROVERI Paolo FAVILLI Filippo MAZZONIS Umberto SERENI Silvio LANARO Paolo ALATRI”,”Storia della società italiana. Parte V Vol. XX. L’ Italia di Giolitti.”,”Autori dei saggi: Aldo Alessandro MOLA (Giolitti e il giolittismo), Roberto ROMANO (L’ industrializzazione nell’ età giolittiana), Duccio BIGAZZI (‘Grandi imprese e concentrazione finanziaria’ e ‘La Pirelli e la Fiat nel mercato mondiale’), Annarita BUTTAFUOCO (Condizione delle donne e movimento di emancipazione femminile), Alberto DE-BERNARDI (Socialismo e movimento contadino), Idomeneo BARBADORO e Piera GALBIATI (Il socialismo riformista), Alessandro ROVERI (Salvemini, le grandi riforme e i contadini meridionali), Paolo FAVILLI (La sinistra socialista), Filippo MAZZONIS (Da democratici cristiani al patto Gentiloni), Umberto SERENI (I gruppi antigiolittiani), Silvio LANARO (La cultura antigiolittiana), Paolo ALATRI (La crisi del giolittismo).”,”ITAG-053″
“CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario direzione; saggi di Paolo ALATRI Idomeneo BARBADORO Francesco BOGLIARI Emilio FRANZINA Renato MONTELEONE Giovanni GOZZINI Mario G. ROSSI Aldo Alessandro MOLA Adriana DADA’ Santi FEDELE Alessandro ROVERI Massimo LEGNANI Giorgio ROCHAT Ariane LANDUYT”,”Storia della società italiana. Parte V Vol. XXI. La disgregazione dello Stato liberale.”,”Autori dei saggi: Paolo ALATRI (L’ interventismo e la guerra), Idomeneo BARBADORO (La condotta della guerra: strategia, tattica e scelte politiche), Bruno BEZZA (La mobilitazione industriale: nuova classe operaia e contrattazione collettiva), Francesco BOGLIARI (Le campagne italiane nella prima guerra mondiale), Emilio FRANZINA (La chiusura degli sbocchi emigratori), Renato MONTELEONE (‘La prospettiva riformistica di Nitti. Borghesia e nazionalismo’ e ‘La questione fiumana’), Idomeneo BARBADORO ‘Biennio Rosso: lotte sociali e direzione socialista’, Giovanni GOZZINI (La costituzione del Partito comunista d’ Italia), Mario G. ROSSI (Partito popolare e sindacalismo cattolico nella crisi del dopoguerra), Aldo Alessandro MOLA (Massoneria e fascismo sulla ‘questione nazionale’), Adriana DADA’ (Gli anarchici italiani tra guerra di classe e reazione), Santi FEDELE (I repubblicani nel primo dopoguerra), Alessandro ROVERI (‘La crisi economica del 1921’ e ‘La squadrismo agrario’), Massimo LEGNANI (Industriali e fascismo),”,”ITAG-054″
“CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario direzione; saggi di Alberto PRETI Domenico PRETI Ivano GRANATA Giulio SAPELLI Carlo A. CORSINI Camillo BREZZI Gianpasquale SANTOMASSIMO Emilio AGAZZI Aldo BERSELLI Teodoro SALA Enzo COLLOTTI”,”Storia della società italiana. Parte V Vol. XXII. La dittatura fascista.”,”Autori dei saggi: Alberto PRETI (La politica interna fascista e l’ organizzazione del consenso), Domenico PRETI (Fascismo, grande capitale e classi sociali), Ivano GRANATA (Classe operaia e sindacati fascisti), Giulio SAPELLI (Grande industria e organizzazione del lavoro), Carlo A. CORSINI (La mobilità interna della popolazione nel periodo fascista), Camillo BREZZI (I Patti lateranensi e il mondo cattolico), Gianpasquale SANTOMASSIMO (Cultura, intellettuali e fascismo), Emilio AGAZZI (Croce e l’ antifascismo moderato: fra ideologia italiana e ideologia europea), Aldo BERSELLI (L’ antifascismo imperialistico del 1922 – 1940), Teodoro SALA (Fascismo e Balcani. L’ occupazione della Jugoslavia), Enzo COLLOTTI (L’ alleanza italo-tedesca, 1941 – 1943).”,”ITAG-055″
“CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario direzione; saggi di Maurizio BERGOMI Elvira CANTARELLA Marco CHESI Marzio DELL’ACQUA Maurizio DEGL’INNOCENTI Valerio EVANGELISTI Giovanni FEDERICO Eduardo GROTTANELLI DE’ SANTI Maristella MIGLIOLI Adolfo PEPE Roberto RONCHINI Paolo SORCINELLI Marco SORESINA Giorgio TRIANI”,”Storia della società italiana. Parte V Vol. XVII. Le strutture e le classi nell’ Italia unita.”,”Saggi di Maurizio BERGOMI Elvira CANTARELLA Marco CHESI Marzio DELL’ACQUA Maurizio DEGL’INNOCENTI Valerio EVANGELISTI Giovanni FEDERICO Eduardo GROTTANELLI DE’ SANTI Maristella MIGLIOLI Adolfo PEPE Roberto RONCHINI Paolo SORCINELLI Marco SORESINA Giorgio TRIANI. “”Non avevamo nulla””, affermava con qualche forzatura Francesco Saverio Nitti nel 1901, “”e abbiamo costruito, non possedendo né ferro, né carbone, 15 mila chilometri di ferrovia, in condizioni difficili, anzi nelle condizioni più difficili d’ Europa””. (pag 101) “”In questa luce, allora, vale rilevare che all’ avanzata della rete delle ferrovie non si accompagnarono effetti di portata rivoluzionaria; che l’ apporto delle ferrovie all’ intensificazione della meccanica, qualitativamente significante, fu nel quantitativo (ma in termini ancora tutti da ridiscutere) circoscritto; che veicolando per la via di terra sulla distanza parte di quello che il paese produceva e consumava il sistema dei trasporti globalmente valutato funzionava a basso regime; che, se non furono strumento del sottosviluppo meridionale, i collegamenti ferrati peninsulari neppure poterono ricucire l’ andamento sezionale del’ economia per poli indipendenti di crescita e di impovermimento relativo. Elementi probanti tutti dell’ essere le ferrovie principalmente ma non solo in un paese ritardatario più facilmente dei pseudofattori d’ avvio che non dei prerequisiti sufficienti o la precondizione per eccellenza del decollo industriale.”” (pag 107, Elvira Cantarella)”,”ITAG-128″
“CHERUBINI Franco DELLA-PERUTA Cosimo Damiano FONSECA Giuseppe GALASSO Lucio GAMBI Giorgio RUMI comitato scientifico; contributi di Michela BARZI Annarita BUTTAFUOCO Roberto CAMPARI Giovanni CARPINELLI Carla COLOMBELLI Luigi GANAPINI Ada GIGLI MARCHETTI Antonio LAZZARINI Alberto MIONI Chiara OTTAVIANO Gianfranco PETRILLO Stefano PIVATO Daniele RIVA; ricerca iconografica di Elisa DAL CANTO Enrica MELOSSI”,”Città, fabbriche e nuove culture alle soglie della società di massa, 1850-1920.”,”Comitato scientifico di Giovanni CHERUBINI Franco DELLA-PERUTA Cosimo Damiano FONSECA Giuseppe GALASSO Lucio GAMBI Giorgio RUMI Contributi di Michela BARZI Annarita BUTTAFUOCO Roberto CAMPARI Giovanni CARPINELLI Carla COLOMBELLI Luigi GANAPINI Ada GIGLI MARCHETTI Antonio LAZZARINI Alberto MIONI Chiara OTTAVIANO Gianfranco PETRILLO Stefano PIVATO Daniele RIVA Ricerca iconografica: Elisa DAL CANTO e Enrica MELOSSI Autori: DELLA-PERUTA Franco PETRILLO Gianfranco OTTAVIANO Chiara MIONI Alberto e BARZI Michela LAZZARINI Antonio GANAPINI Luigi PIVATO Stefano CAMPARI Roberto RIVA Daniele COLOMBELLI Carla BUTTAFUOCO Annarita CARPINELLI Giovanni MARCHETTI Ada Gigli “”Sul terreno politico la crescita degli strati intermedi, borghesi, ebbe una prima sanzione con la caduta della Destra storica (1876), erede di Cavour, nella quale prevalevano ancora i grandi proprietari e alcuni ristretti circoli bancari, e con la formazione dei governi della Sinistra di Agostino Depretis, un gruppo assai più sensibile alle esigenze della progrediente industria, come avrebbero dimostrato le vicende delle tariffe doganali, elevate nel 1887 all’interno di un meccanismo protezionistico che mirava a difendere soprattutto le industrie tessili e quelle siderurgiche””. (pag 15, F. Della Peruta)”,”ITAS-100″
“CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario direzione; coordinamento di Idomeneo BARBADORO; saggi di Bartolo ANGLANI Idomeneo BARBADORO Stefano CAMMELLI Zeffiro CIUFFOLETTI Piero DI SIENA Giovanni LANDUCCI Luigi MASCILLI MIGLIORINI Filippo MAZZONIS Franco MOLFESE Lorenzo PICCIOLI Maurizio PUNZO”,”Storia della società italiana. Parte V Vol. XVIII. Lo stato unitario e il suo difficile debutto.”,”Saggi di Bartolo ANGLANI Idomeneo BARBADORO Stefano CAMMELLI Zeffiro CIUFFOLETTI Piero DI SIENA Giovanni LANDUCCI Luigi MASCILLI MIGLIORINI Filippo MAZZONIS Franco MOLFESE Lorenzo PICCIOLI Maurizio PUNZO. “”Quell’ esame di coscienza nazionale avviato da De Sanctis nel 1872 fu tradotto in cifre nelle inchieste di Franchetti e Sonnino e trovò in Villari un appassionato e coraggioso continuatore, specie negli scritti pubblicati sulla “”Rassegna Settimanale”” che furono inseriti nella seconda edizione delle ‘Lettere meridionali’ (1885). La rivoluzione politica, scriveva il Villari (ma era un’ idea anche del suo maestro e amico De Sanctis), non aveva avviato una rivoluzione economica, sociale e intellettuale; i mali ereditati dai passati governi non erano stati guariti (…). Si potrebbe aggiungere che con Spaventa (morto nel 1883) spariva l’ intelletto filosofico più dignitoso che l’ Italia unita aveva avuto; che con De Sanctis (morto nel 1884) se ne andava uno dei più inquieti e lucidi testimoni dei primi decenni di vita dello Stato unitario; che dopo il 1880 Ardigò si avviava a diventare il filosofo ufficiale di un positivismo che, dal 1881 al 1890, ebbe anche un organo ufficiale: la “”Rivista di Filosofia Scientifica””; che Villari aveva ereditato alcuni degli aspetti migliori del positivismo e dell’ hegelismo.”” (pag 247-248, Giovanni Landucci)”,”ITAG-142″
“CHERUBINI Giovanni”,”Agricoltura e società rurale nel medioevo.”,”Si parla tra l’altro di progresso tecnico in agricoltura, di investimenti, della questione demografica e il sovrappopolamento delle campagne, della comunità rurale e della proletarizzazione”,”STOS-194″
“CHERUBINI Arnaldo”,”Esigenze scientifiche ed influenze politiche nello sviluppo dell’esercizio sanitario.”,”Arnaldo Cherubini incaricato di Medicina Sociale nell’Università di Siena. La formazione scientifica ed umanistica del medico. La sua attività necessita di una «idea generale» “”Il ritorno all’umanesimo non va certo inteso nel senso nozionistico bensì – starei per dire – ambientale. Occorre cioè fornire al medico, nella sua educazione universitaria e nel suo aggiornamento post-universitario, strumenti comprensivi della società in cui vive ed opera. La conoscenza tecnica, pur indispensabile, non basta. L’attività necessita di una «idea generale», e, sotto questa specie, probabilmente, quello che manca alla Facoltà è – fra l’altro – un insegnamento storico adeguato, non tanto però del pensiero medico antico, quanto delle istituzioni mediche attuali. Fermo restando che, in ogni caso, l’aneddotica scientifica (quale ad oggi si è ridotta in Italia la storia della medicina) a nulla vale, se non a screditare la ricerca, e fermo restando che la storia del pensiero medico antico (per ciò, intendendone lo svolgimento fino alla metà del XIX secolo) anch’essa ha i suoi meriti, quello che però i medici devono conoscere e intendere è la vicenda dei loro rapporti con la società nell’epoca contemporanea. Perché loro si chiedono certi impegni, sconosciuti nel passato, e sarebbe opportuno conoscessero come simili impegni siano nati e cresciuti, contemporanei e congiunti a tutto il volgere civile. Molti errori sono prodotti dall’ignoranza, molti difetti intervengono per inerzia. E solo la «conoscenza» può ovviarvi. Mai forse, come oggi, Bacone indicò la strada: «Tantum possumus quantum scimus», «scientia et potentia idem sunt». La formazione di una cultura medica valida sui due piani, scientifico ed etico, resta ancora la salvaguardia della professione. Certo, anche l’assistito deve venir «educato», e certo anche le strutture sanitarie devono rispondere al compito, distinguendo quanto spetta all’organizzazione e quanto all’individuo. La libertà (nelle sue articolazioni) deve mantenersi fino al limite compatibile con una efficiente organizzazione, caso mai intervenendo con maggiore efficacia ai livelli più naturali. Così ad esempio per i farmaci, in cui le colpe della prescrizione non devono far dimenticare quelle, più dense e tenaci, della produzione e della distribuzione. La burocrazia va snellita di tutti gli adempimenti inutili (che sono forse la maggioranza), dettati da criteri parassitari”” (pag 402-403)”,”SCIx-003-FP”
“CHERUBINI Arnaldo”,”Dei medici e del (loro) costume. Estratto dalla rivista ‘L’Inadel’, n. 8 – agosto 1969.”,”Arnaldo Cherubini incaricato Cattedra di Medicina Sociale nell’Università di Siena.”,”SCIx-005-FP”
“CHERUBINI Arnaldo”,”«Individuale» e «sociale» nella professione medica. Estratto dalla «Rassegna Clinico-Scientifica», Anno LI, n. 9-10 – Settembre-ottobre 1975.”,”Arnaldo Cherubini incaricato Cattedra di Medicina Sociale nell’Università di Siena.”,”SCIx-006-FP”
“CHERUBINI Marcello ROSSI Tommaso Maria, a cura; scritti di Tommaso Maria ROSSI Bruno MICHELETTI Marcello CHERUBINI”,”Libertà e Eguaglianza. Benabbio in Val di Lima fra il 1799 e il 1802 in una inedita cronaca.”,”Nel 1796, all’arrivo dell’esercito francese in Italia, tutti gli antichi stati del centro-nord caddero sotto le armi del govane Generale Napoleone Bonaparte. La Repubblica di Genova cambiò governo e fu soggetta ad una nuova costituzione; nel nord fu creata la Repubblica Cisalpina che comprendeva gran parte degli antichi ducati e principati dell’Emilia Romagna e della Lombardia Austriaca. La Toscana, per poco, rimase immune da tale sorte. Solo Lucca riuscì, ancora per tre anni e a costo di grandi sacrifici, a mantenere la ‘Libertas’ e non cedere alla ‘Liberté transalpina”” (pag 25) (Bruno Micheletti) Dono di Mario Caprini”,”ITAB-362″
“CHESNAIS Jean-Claude”,”Storia della violenza in Occidente dal 1800 ad oggi. Un libro che offre una base concreta a tutti i discorsi sulla violenza.”,”CHESNAIS, nato nel 1948 e diplomato presso l’Institut d’etudes politiques di Parigi, è economista e demografo. Attualmente ricercatore presso l’Institut National d’Etudes Demographiques (INED). E’ docente dell’Ecole Nationale d’Admninistration (ENA). E’ autore di una tesi di dottorato su ‘Les mortes violentes’ (1976). Nel libro non si parla di violenza degli apparati dello Stato.”,”TEMx-007″
“CHESNAIS Jean-Claude MINGLEI Sun”,”Il futuro della popolazione cinese. Declino demografico e crescita economica.”,”CHESNAIS Jean-Claude è Direttore delle ricerche presso l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi. MINGLEI Sun è ricercatore presso l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi. “”L’ equazione della potenza (P) è assai complessa e richiede l’ inserimento di molti parametri. In maniera largamente approssimativa potremmo tuttavia intenderla come il prodotto di tre elementi: il numero di abitanti (A), la qualità delle istituzioni (I) e la padronanza delle tecnologie di punta (T). L’ espressione: P = A x I x T rappresenta dunque la massa critica””. (pag 177)”,”CINx-110″
“CHESNAIS Jean-Claude SUN MINGLEI”,”Il futuro della popolazione cinese. Declino demografico e crescita economica.”,”CHESNAIS Jean-Claude è Direttore delle ricerche presso l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi. MINGLEI Sun è ricercatore presso l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi. “”L’ equazione della potenza (P) è assai complessa e richiede l’ inserimento di molti parametri. In maniera largamente approssimativa potremmo tuttavia intenderla come il prodotto di tre elementi: il numero di abitanti (A), la qualità delle istituzioni (I) e la padronanza delle tecnologie di punta (T). L’ espressione: P = A x I x T rappresenta dunque la massa critica””. (pag 177)”,”CINx-009-FV”
“CHESNEAUX Jean”,”I movimenti contadini in Cina nel XIX e nel XX secolo.”,”CHESNEAUX (Parigi, 1922) compì nel 1947 la sua prima visita in Cina, dove tornò poi numerose volte. Dal 1955 è Directeur d’etudes alla Ecole Pratique des Hautes Etudes. Tra le opere in italiano: -La Cina contemporanea, 1963 -L’Asia nella storia di domani, 1967 -Perché il Vietnam resiste, 1968 -Storia del Vietnam (1968)”,”CINx-011″
“CHESNEAUX Jean”,”L’ Asia orientale nell’età dell’ imperialismo. Cina Giappone India e Sud-Est Asiatico nei secoli XIX e XX.”,”Nato nel 1922, l’A si è laureato in storia generale e in cinese alla Sorbona. Nel 1946-48, nel 1957 e nel 1960 ha compiuto viaggi di studio in Estremo Oriente e in particolare in Cina e in Vietnam. Dal 1955 è Directeur d’etudes alla Ecole Pratique des Hautes Etudes, professore all’Istituto di Studi Politici di Parigi e all’Univ Cattolica di Lovanio. Tra le sue opere: -Contribution à l’histoire de la nation vietnamienne (1955) -Le Mouvement ouvrier chinois de 1919 à 1927 (1962) -Introduction aux etudes d’histoire contemporaine de la Chine, 1898-1949 (in collaborazione con John LUST, 1965)”,”ASIx-004″
“CHESNEAUX Jean BASTID Marianne”,”La Cina. Volume Primo. Dalle guerre dell’ oppio al conflitto franco-cinese 1840 – 1885.”,”Jean CHESNEAUX, nato nel 1922, ha compiuto numerosi viaggi di studio in Estremo Oriente e dal 1955 è D d’Etudes alla Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona.”,”CINx-016″
“CHESNEAUX Jean”,”Storia del Vietnam.”,”Bibliografia: – Chesneaux, Jean; Una lectura política de Julio Verne. Ed. Siglo veintiuno, > 1973, México. 18×11. 264 pgs 1.500.- ptas.”,”ASIx-023″
“CHESNEAUX Jean”,”L’ Asia nella storia di domani.”,”Nato a Parigi nel 1922 CHESNEAUX durante l’ occupazione tedesca venne arrestato dalla Gestapo parigina e trascorse in carcere il periodo dal maggio 1943 all’ agosto 1944. Tra il 1946 e il 1948 compì un lungo viaggio in Asia dal quale data l’inizio della sua attività di studioso di problemi asiatici e specialmente cinesi. In quell’ occasione si trattenne in Cina per cinque mesi assistendo alla fine del regime del Kuomintang. Tornò in Oriente (Cina Vietnam) nel 1957 e 1960. Docente presso l’ Ecole des Hautes Etudes ha scritto varie opere.”,”ASIx-028″
“CHESNEAUX Jean GODELIER Maurice SURET-CANALE Jean BOITEAU Pierre PARAIN Charles ANTONIADIS-BIBICOU Helene LY Boubacar MELEKECHVILI G.A. BANU Ion MANIVANNA Keo SEDOV Leonid COQUERY-VIDROVITCH Catherine DAMBUYANT Marinette, saggi di”,”Sur le “”mode de production asiatique””.”,”Saggi di CHESNEAUX Jean GODELIER Maurice SURET-CANALE Jean BOITEAU Pierre PARAIN Charles ANTONIADIS-BIBICOU Helene LY Boubacar MELEKECHVILI G.A. BANU Ion MANIVANNA Keo SEDOV Leonid COQUERY-VIDROVITCH Catherine DAMBUYANT Marinette. “”Così, il carattere fondamentale delle società dell’ Oriente è la coesistenza di diverse forme di sfruttamento, di diversi regimi socio-economici, mentre le ampie cerchie di popolazione conservano l’ indipendenza economica e la libertà personale, e che esistono delle sopravvivenze notevoli della struttura comunista primitiva. Tutto ciò caratterizza in modo generale le società di transizione””. (pag 266)”,”TEOC-292″
“CHESNEAUX Jean”,”La Cina contemporanea. Storia documentaria dal 1895 ai giorni nostri.”,”””(…) la vera casua della fine della guerra non è stata la vittoria della potenza militare alleata sulla potenza militare tedesca, ma la vittoria del socialismo tedesco sul militarismo tedesco. Non è stato il popolo tedesco ad arrendersi di fronte alle armate delle potenze alleate, ma il Kaiser tedesco, i militaristi e il militarismo che si sono arresi di fronte alle nuove tendenze della situazione mondiale.”” (pag 205, Li Da-zhao) “”Un giornalista chiese una volta alla Kollontai, un’ eroina di quel partito, che cosa significasse “”bolscevichi””, e l’ eroina rispose: “”Il significato è chiaro solo se si guarda a ciò che essi fanno””. Secondo la spiegazione di questa eroina dunque, “”bolscevichi significa solo ciò che essi fanno””, (…)””. (pag 206, idem)”,”CINx-164″
“CHESNEAUX Jean DE-SANCTIS Sergio DIVITCIOGLU Sencer GODELIER Maurice NGUYEN LONG BICH PARAIN C. SURET-CANALE J. VARGA Evgenji; a cura di Danilo GORI”,”Sul modo di produzione asiatico.”,”””Studiosi e uomini politici cinesi hanno attribuito scarso interesse al concetto marxiano del modo di produzione asiatico. Nel cercare di capirne la ragione dovremo riferirci a due distinte fasi della storia contemporanea cinese: la fase pre e post rivoluzionaria. E’ ovvio infatti che la “”scomunica”” di Leningrado del 1931 fu un motivo determinante nell’ evitare l’ uso di tale concetto per spiegare lo sviluppo del passato storico cinese. Questo perché si partiva dal principio stalinista che l’ unilateralità della storia inizia con la comunità primitiva e termina con il socialismo passando attraverso le fasi della schiavitù, del feudalismo e del capitalismo. Qualunque altr tipo di spiegazione che facesse rientrare in tale sviluppo altri modi di produzione “”oggettivamente falsi”” era tacciata di trotskismo. Tali furono le accuse a Chu Chiu Pai per liquidarlo dalla segreteria in seguito agli insuccessi della politica dell’ Internazionale in Cina (e imputabili solo agli inviati speciali dell’ Internazionale: Borodin, Marin, Voitinski, ecc…), e tali rimasero una volta passata l’ ondata rivoluzionaria, come una spada di Damocle sospesa sul capo dei dirigenti del PCC che attribuissero alla Cina uno sviluppo storico diverso da quello Occidentale.”” (pag 75) (introduzione)”,”TEOC-405″
“CHESNEAUX Jean”,”Sun Yat-sen.”,”Sun Yat-sen rivoluzionario cinese, giunto in Inghilterra viene rapito e incarcerato a Londra (1896) da Scotland Yard che chiede a Pechino che cosa farne, se tradurlo in Cina. Nasce una campagna per la sua liberazione e viene quindi liberato. (pag 79-80) I tempi della rivoluzione. “”Devenu brusquement, grâce à cette publicité inattendue, une grande figure de la politique mondiale, Sun resta néanmoins plusieurs autres mois à Londres, fréquentant assidûment la salle de lecture du British Museum, s’initiant à la pensée de Karl Marx, ou aux thèses de l’ économiste progressiste américain Henry George et du théoricien anglais du libéralisme Adam Smith, conversant avec d’autres émigrés chassés comme lui de leur pays. S’il ne rencontra probablement pas Lénine, comme le voudrait la tradition, il fut certainement en contact avec des révolutionnaires russes, nombreux alors à Londres. Plus tard, il se plaira à évoquer la lecon de prudence qu’un jour il recut d’eux. “”J’avais rencontré divers Russes dans une bibliothèque de Londres où je travaillais, racontera-t-il en 1924, lors du Congrès de réorganisation du Kouo-min-tang. Après quelques échanges de vues, nous découvrîmes que nous étions tous des camarades révolutionnaires. Les Russes me demandèrent: “”Combien de temps mettra la révolution chinoise pour réussir?””. Cette question me laissa perplexe et je ne sus que répondre j’étais alors en exil et venais de subir ma première défaite… je ne voulais pas répondre à la légère et leur fis part de mon évaluation la plus prudente: “”peut-être réussira-t-elle en trente ans!””. Les Russes furents stupétaits et remarquèrent: “”dans un vast pays comme le vôtre, pouvez-vous vraiment réussir en trente ans?””. Je luer demandai: “”Et combien de temps mettra votre révolution pour réussir?””. Ils répondirent: “”Si nous pouvons soulement réussir en cent ans, nous serons satisfaits; pour le moment, nous luttons””.”” (pag 81-82)”,”BIOx-124″
“CHESNEAUX Jean LE-BARBIER Françoise”,”La Chine. La marche de la Révolution, 1921-1949. De la fondation du parti communiste à la Libération.”,”Dedica manoscritta di uno degli autori CHESNEAUX Jean professore alla Sorbona, LE-BARBIER Françoise laureata in lingua cinese. I capitoli 5,6 e 8 e l’indice sono redatti dalla LE-BARBIER, gli altri da CHESNEAUX. “”Mais, pour l’essentiel, la vague de luttes ouvrières de 1921-1923 est bien à mettre à l’actif des communistes. Ils animent les grèves, ils fondent des organisation ouvrières combatives. Chez les cheminots des lignes du Nord et du Centre, par exemple, ils lancent plusieurs grandes grèves et fondent des “”clubs”” (julebu) ouvriers, terme neuf qui permet une meilleure implantation que celui du “”syndicat””. Les communistes sont aussi très actifs au Hubei et au Hunan (…). En revanche, la grève des 50 000 mineurs de charbon de Tangshan en octobre 1922 est u échec , de même qu’en août celle des filatures de soie de Pudong, dans la banlieue de Shanghai; celle-ci étant la première grande grève de femmes de l’histoire chinoise. On compte cinquante grèves importantes en 1921, quatre-vingt-onze en 1922. (…)”” (pag 38-39)”,”CINx-245″
“CHESNEAUX Jean”,”Les syndicats chinois, 1919-1927. Reportoire – Textes – Presse.”,”CHESNEAUX Jean”,”MCIx-062″
“CHESNEAUX Jean”,”Le mouvement paysan chinois, 1840-1949.”,”CHESNEAUX Jean specialista di storia contemporanea dell’Estremo Oriente. Professore all’Università di Parigi VII. “”Il n’existe pas à cette époque de frontière rigoureuse entre les sociétés secrètes et le banditisme. Que vienne une vague de mécontentement populaire, et leur outillage politico-religieux, leur expérience, leur infrastructure leur permetten d’en prendre la tête. Que vienne une période de reflux, et elles se réfugient dans le racket, le pillage, les trafics clandestins. Le banditisme, en tant que tel, est une forme plus dégradée encore de la protestation paysanne; c’est une solution de fuite individuelle, qui conduit le paysan ruiné et le déclassé rural à s’isoler de sa communauté naturelle, à vivre en marge de la société. Les années 1920 et les années 1930 sont la grande période du banditisme chinois, et reflètent l’acuité de la crise rurale. En 1923, les bandes de brigands d’un chef nommé Yang Laoren sont assez audacieuses pour arrêter en rase campagne le “”train bleu””, le grand express de luxe qui réunissait Tientsin et Nankin. Une trentaine d’Occidentaux sont faits prisonniers, dont un membre de la famille Rockefeller”” (pag 97) Forme di luddismo. “”Le même caractère paysan primitif se retrouve dans les débuts du mouvement ouvrier chinosi. Les ouvriers, pour la plupart, n’étaient que des paysans transplantés de fraîche date à la ville. Cet environnement industriel leur était totalement étranger, hostile. Quand éclatait leur mécontentement contre les trop longues heures de travail, les bas salaires, la tyrannie des contremaîtres et des “”labour contractors””, le mouvement ne s’organisait pas en comité de grève, on n’elaborait pas une plate-forme revendicative détaillée, on ne menait pas la grève avec discipline. Ces ouvriers.paysans s’échauffaient brusquement, brisaient les machines, démolissaient les installations et les bâtiments: c’était un ‘dachang’ (“”frapper l’usine””), forme primitive de lutte ouvrière tout empreinte encore de spontanéité paysanne”” (pag 99)”,”MCIx-068″
“CHESNEAUX Jean”,”L’Asia Orientale nell’età dell’imperialismo. Cina, Giappone, India e Sud-Est asiatico nei secoli XIX e XX.”,”Jean Chesneaux, nato a Parigi nel 1922,si è laureato in storia generale e in cinese alla Sorbona. Ha compiuto numerosi viaggi di studio in Estremo Oriente, e dal 1955 è Directeur d’études alla Rcole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. Dalle sue opere Einaudi ha tradotto Perchè il Vietnam resiste e l’Asia orientale nell’età dell’imperialismo. Cina, Giappone, India e Sud-Est asiatico nei secoli XIX e XX. In questa Collana, dello stesso autore, ‘I movimenti contadini in Cina nel XIX e nel XX secolo’.”,”ASIE-002-FL”
“CHESNEAUX Jean BASTID Marianne”,”La Cina. Dalle guerre dell’oppio al conflitto franco-cinese 1840-1885. Volume primo.”,”Jean Chesneaux, nato nel 1922, ha compiuto numerosi viaggi di studio in Estremo Oriente, e dal 1955 è Directeur d’études alla Rcole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. Dalle sue opere Einaudi ha tradotto Perchè il Vietnam resiste e l’Asia orientale nell’età dell’imperialismo. Cina, Giappone, India e Sud-Est asiatico nei secoli XIX e XX. Marianne Bastid è Chargée de recherche al CNRS.”,”CINx-013-FL”
“CHESNEAUX Jean BASTID Marianne BERGÈRE Marie-Claire”,”La Cina. Dalla guerra franco-cinese alla fondazione del Partito comunista cinese 1885-1921. Volume secondo.”,”Jean Chesneaux, nato nel 1922, ha compiuto numerosi viaggi di studio in Estremo Oriente, e dal 1955 è Directeur d’études alla Rcole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. Dalle sue opere Einaudi ha tradotto Perchè il Vietnam resiste e l’Asia orientale nell’età dell’imperialismo. Cina, Giappone, India e Sud-Est asiatico nei secoli XIX e XX. Marianne Bastid e Marie-Claire Bergére sono entrambe Chargée de recherche al CNRS.”,”CINx-014-FL”
“CHESNEAUX Jean”,”La Cina contemporanea. Storia documentaria dal 1895 ai giorni nostri. Volume I.”,”Jean Chesneaux, nato a Parigi nel 1922, ha compiuto numerosi viaggi di studio in Estremo Oriente, e dal 1955 è Directeur d’études alla Rcole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. Dalle sue opere Einaudi ha tradotto Perchè il Vietnam resiste e l’Asia orientale nell’età dell’imperialismo. Cina, Giappone, India e Sud-Est asiatico nei secoli XIX e XX. In questa Collana, dello stesso autore, ‘I movimenti contadini in Cina nel XIX e nel XX secolo’.”,”CINx-018-FL”
“CHESNEAUX Jean”,”La Cina contemporanea. Storia documentaria dal 1895 ai giorni nostri. Volume II.”,”Jean Chesneaux è nato a Parigi nel 1922. Arrestato dalla Gestapo nel maggio 1943, rimase in carcere fino all’agosto 1944. Dopo un primo, lungo viaggio in Asia tra il 1946 e il 1948, è tornato in Oriente, particolarmente in Cina e Vietnam, numerose altre volte. Dal 1955 è Directeur d’études alla Ecole Pratique des Hautes Etudes. In questa collana, dello stesso autore: I movimenti contadini in Cina nel XIX e nel XX secolo. Una storia della Cina dal 1895 ai nostri giorni attraverso documenti politici, diplomatici, letterari, artistici, economici e sindacali.”,”CINx-019-FL”
“CHESNEAUX Jean”,”Storia del Vietnam.”,”Il rischio di vedere il governatore dell’Indocina francese, Decoux, fare un voltafaccia alla Badoglio “”La collaborazione (francese, ndr) con il Vietminh, formato dai loro avversari di sempre, è per essi inconcepibile. Secondo l’espressione del generale Sabattier, prima di ogni altra cosa essi vogliono «avere le spalle coperte in caso di aggressione giapponese». Gli appelli che a più riprese il Vietminh indirizza alla resistenza francese restano senza risposta. E tale atteggiamento è assunto dalle autorità francesi anche quando, dopo l’agosto 1944, la Francia Libera diventa il governo provvisorio della Repubblica francese. Ci si preoccupa più della riconquista per quando sarà finita la guerra che della cooperazione con il Vietminh contro il Giappone, si pensa insomma a «salvaguardare le fortune della Francia in Estremo Oriente». Insolubile contraddizione alla quale, nello stesso momento, si trova di fronte Mountbatten con i guerriglieri antigiapponesi in Malesia e in Birmania e Mac Arthur con gli ‘hukhalahaps’ nella Filippine. Ciò che il governo provvisorio progetta per «fare un bel gesto» di fronte ai suoi alleati ed in pari tempo per assicurarsi l’avvenire, è di utilizzare nella lotta contro il Giappone le truppe francesi d’Indocina, che gli accordi firmati da Decoux (governatore dell’Indocina francese, ndr) avevano ridotto all’inazione. La crescente forza militare del Vietminh e il rischio di vedere Decoux effettuare un voltafaccia alla Badoglio costituiscono il duplice motivo della vigorosa replica giapponese nella primavera del 1945. Il 9 marzo le truppe giapponesi disarmano di sorpresa le truppe coloniali francesi d’Indocina. Solo alcuni gruppi riescono a fuggire e a ritirarsi verso la Cina con i generali Alessandri e Sabattier; nel territorio Thai, essi riescono coraggiosamente a impegnare dei combattimenti di retroguardia. Ma alla resistenza ch’essi pretendono di organizzare contro il Giappone manca l’arma essenziale: l’appoggio della massa contadina. Questi militari francesi non sanno e non vogliono assicurarsi l’appoggio dei civili vietnamiti o thai, come lo stesso generale Sabattier conferma nei suoi scritti. Le truppe giapponesi che li inseguono da Nghia Lo a Son La, da Na Som a Lai Chau ed a Dien Bien Phu non hanno difficoltà a ricacciarli in Cina. Tuttavia, il disarmo delle truppe francesi non è che un aspetto della nuova politica giapponese: bisogna contemporaneamente, se non addirittura per prima cosa, sconfiggere ‘politicamente’ il Vietminh i cui successi stanno diventando preoccupanti, bisogna «liberare», almeno in apparenza, il Vietnam dal «colono francese»; bisogna ridurre l’influenza del Vietminh creando un Vietnam indipendente inserito nella «più grande Asia»”” (pag 251-252) [Jean Chesneaux, ‘Storia del Vietnam’, Editori Riuniti, Roma, 1971] ‘Jean Decoux fu un ammiraglio francese che servì come Governatore Generale dell’Indocina francese durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante il suo mandato, l’Indocina fu occupata dai giapponesi nel 1940, ma Decoux mantenne una certa autorità amministrativa sotto il controllo giapponese1. Decoux cercò di bilanciare le pressioni giapponesi con la necessità di mantenere l’ordine coloniale francese. La sua amministrazione fu caratterizzata da tensioni e difficoltà, poiché doveva navigare tra le richieste giapponesi e il crescente movimento indipendentista vietnamita1.’ (fonte copil.)”,”ASIx-003-FSD”
“CHESSA Pasquale VILLARI Francesco a cura; scritti di MACK SMITH Denis LYTTELTON Adrian SABBATUCCI Giovanni PERFETTI Francesco MILZA Pierre LAZAR Marc”,”Interpretazioni su Renzo De Felice.”,”Altra opera di Pasquale CHESSA: ‘Rosso e nero’. Alla base di quella reazione politica e culturale di critica alle posizioni storiografiche di DE-FELICE vi sarebbe la posizione critica di CANTIMORI. Dal libro che mette a confronto una serie di interpretazioni su Renzo DE-FELICE emerge la complessità della biografia mussoliniana analizzata nel saggio di F. PERFETTI (professore di storia contemporanea alla Luiss di Roma). Nel saggio di LYTTELTON (Univ. di Pisa, professore di storia dell’ Europa) si parla della svolta totalitaria che parla di ‘totalitarismo incompiuto’. Marc LAZAR (Prof. di storia e sociologia politica, IEP di Parigi) approfondisce la questione del totalitarismo come uno dei temi fondamentali dell’ incontro di FURET con l’ opera di DE-FELICE. SABBATUCCI (prof. di storia contemporanea alla Sapienza di Roma) si occupa della definizione di Mussolini come rivoluzionario. MILZA (prof. emerito di storia contemporanea IEP di Parigi) è stato il tramite principale tra FURET e DE-FELICE. “”Le tesi più discusse di De Felice riguardavano la distinzione tra fascismo movimento, con aspirazioni rinnovatrici, e fascismo regime, con funzioni di conservazione; l’ individuazione di una componente rivoluzionaria di sinistra all’ interno del fascismo; il ruolo dei ceti medi emergenti visto come determinante per l’ affermazione del movimento; la profonda differenza tra il nazismo, connotato dal richiamo al passato e alla tradizione dei valori germanici, e il fascismo, proiettato verso l’ idea di progresso e creazione di un uomo nuovo””. (pag 102)”,”ITAF-169″
“CHESSA Federico”,”L’ economica e la guerra.”,”””La guerra civile (americana, ndr) compì ancora una rivoluzione industriale in un altro senso. Il nord deteneva le industrie meccaniche del paese che naturalmente, stimolate dalla guerra, ebbero un grande sviluppo provocando al paese tutti i vantaggi che le macchine davano alle grandi nazioni. Ora il sud, paese agricolo, non poteva lottare col nord e le sue macchine. Ma la guerra, mutando il regime del lavoro, l’obbligò ad adottare i sistemi che esistevano altrove e da quel tempo s’iniziò l’ introduzione delle macchine negli Stati che lo compongono. Prima della guerra, eccezione fatta della superficie delle terre coltivate, il suo sviluppo economico era assai ristretto.”” (pag 154) Wright, L’ evolution industriele des Etats Unis, Giard et Briere, 1901 Benefiche influenze esercitate dai vinti sui vincitori. “”La caduta di Alessandro il Macedone, dell’ impero dei Cesari, di Napoleone non apportarono di fatto l’ annientamento dei paesi e delle civiltà ch’essi impersonavano. L’ Ellade vinta trasforma anzi l’ arte e il pensiero di Roma, e se pure decade politicamente, rinasce spiritualmente nei popoli venturi. L’ arte di Fidia non si arresta in vero ad Atene o a Roma, ma si diffonde nel mondo intero, così come l’ etica epicurea, sebbene si svolga nel periodo della decadenza greca, supera Atene per trapiantarsi a Roma e universalizzarsi. A Roma, infatti, Epicuro non genera solo due uomini diversissimi, Orazio e Lucrezio, ma inculca il senso della posività con missione e lingua giuridiche.”” (pag 155-156)”,”QMIx-171″
“CHESSA Pasquale”,”Guerra civile : 1943 1945 1948. Una storia fotografica.”,”Foto della sfilata per Milano della Volante rossa organizzazione illegale che dava la caccia agli ex-fascisti fondata da Giulio PAGGIO detto ‘Alvaro’, forma di militanza parallela al PCI ma non riconosciuta ufficialmente (pag 148) CHESSA (Alghero, 1947) vicedirettore ad personam di Panorama ha insegnato Storia dei fascismi in Europa all’Università La Sapienza di Roma. E’ autore di ‘Rosso e nero’ (1995), libro intervista con Renzo DE-FELICE, ‘Guerra civile’ (2005), ‘Dux’ (2008) e con Francesco COSSIGA ‘Per carità di patria’ (2003). Infine ‘Italiani sono sempre gli altri’ (2007).”,”ITAR-127″
“CHESTER Lewis HODGSON Godfrey PAGE Bruce”,”An American Melodrama. The Presidential Campaign of 1968.”,”Messicani americani. (pag 313-317)”,”USAS-131″
“CHESTERNIA Nikoai”,”La Santé publique. L’Urss.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-005-FAP”
“CHEVALIER Jean-Marie”,”Les grandes batailles de l’ énergie. Petit traité d’ une économie violente.”,”CHEVALIER Jean-Marie è professore di economia all’ Università Paris-Dauphine ove dirige il Centre de géopolitique de l’ énergie et des matières premières (CGEMP). E’ pure direttore presso il Cambridge Energy Research Associates, una società americana di consulenza energetica (CERA). Ha scritto vari libri. “”Questa evoluzione inversa dei paesi esportatori e dei paesi importatori di petrolio ha contribuito a modificare in qualche modo il rapporto di forza, come sottolinea John Mitchell. Allorché nel 1973 i paesi del Golfo brandirono l’ arma del petrolio, i paesi importatori tremarono. Essi tremerebbero ancora oggi ma sono meno dipendenti e sono sovente i paesi produttori a soffrire delle sanzioni decise contro di loro dai paesi importatori, gli Stati Uniti in particolare, e l’ ONU: sanzioni contro l’ Irak, l’ Iran, la Libia. I paesi esportatori sono adesso molto preoccupati della “”sicurezza della domanda””.”” (pag 318)”,”ECOI-188″
“CHEVALIER Haakon”,”Cominciò ad Hiroshima.”,”””Il tempo è uscito dalle sue connessure: me infelice che dovevo essere nato a raddrizzarlo!”” (Shakespeare, Amleto, citato da Goethe, in apertura) (‘Il tempo è fuori di sesto…’) Fermi. “”Ad una data imprecisata fra agosto e novembre, quando le prospettive della guerra si presentavano alquanto oscure, nel corso di una conversazione avvenuta fra noi, Opje [Oppenheimer, Opje per gli amici] fece uno dei suoi pochissimi accenni al lavoro che stava svolgendo. Avevamo parlato dello scoraggiante andamento della guerra: della probabilità che le armate sovietiche, allora in lotta disperata per difendere Stalingrado, fossero costrette a ritirarsi oltre gli Urali, che i nazisti occupassero l’Egitto e il canale di Suez imbottigliando il Mediterraneo e che i giapponesi dilagassero consolidando la loro posizione in tutta l’Asia orientale. «Così come stanno le cose, disse Opje, e dato il rapporto di forze attuale, le potenze dell’Asse sono quasi sicure di vincere». Mi lanciò un’occhiata misteriosa e nello stesso tempo gli occhi gli brillarono. «Ma forse noi possiamo pensare a qualche trucchetto» aggiunse quasi scherzando. Quindi scosse la testa: «Potrebbe essere la nostra sola via d’uscita». Fu proprio allora, o qualche tempo dopo, per essere precisi, il 2 dicembre 1942, a Chicago, nel cortile dell’università, che Enrico Fermi e il suo gruppo attuarono l’esperimento per cui si poté ottenere per la prima volta una reazione a catena autosufficiente. Fino ad allora la possibilità di controllare la fissione atomica in modo da consentire la fabbricazione di una bomba non era stata ancora dimostrata. Adesso Opje e gli altri suoi colleghi a parte del segreto sapevano che ciò era possibile”” (pag 80-81)”,”QMIS-308″
“CHEVALLIER Jean-Jacques”,”Le grandi opere del pensiero politico. Da Machiavelli ai giorni nostri.”,”CHEVALLIER “”(…) ognuna di queste tappe di sviluppo della borghesia si accompagna a un progresso ‘politico’ corrispondente. Classe oppressa sotto la dominazione dei signori feudali, associazione armata ed autonoma nel comune; qui repubblica urbana indipendente, là terzo stato, passibile di taglie da parte della monarchia; dopo essere stata, all’epoca della manifattura, un contrappeso alla nobiltà, sia nelle monarchie affiancate da stati provinciali sia nelle monarchie assolute, e fondamento essenziale delle grandi monarchie in generale, la borghesia ha finalmente conquistato dopo la creazione della grande industria e del mercato mondiale, la sovranità politica esclusiva nello Stato rappresentativo moderno. Il ‘governo moderno non è che una delegazione che gestisce gli affari comuni di tutta la classe borghese'”” [Marx, Engels, Manifest] [in J.J. Chevallier, Le grandi opere del pensiero politico, 1968] (pag 350-351)”,”TEOP-017″
“CHEVALLIER J.J.”,”Histoire des institutions et de régimes politiques de la France moderne, 1789-1958.”,”CHEVALLIER J.J. è stato professore presso la facoltà di diritto e all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris, Membre de l’ Institut. Ferry e i rapporti tra Chiesa e Stato. “”Le programme républicain de 1869 réclamait non seulement l’enseignement laïque, mais aussi la ‘séparation’ de l’Eglise et de l’Etat. On verra pourquoi et comment Ferry conduisit, contre l’enseignement catholique, au nom de l’indépendance de l’Etat et de la laïcité, une opération de très grande portée, qui eut bien des côtés pénibles. Quant à la séparation, il faut dire que Ferry, au pouvoir, en était bien revenu. Conscient, en tant que chef de gouvernement, de détenir l’héritage de Bonaparte, qui avait fait le Concordat contre les philosophes de son temps, il jugeait que le premier Consul, en signant ce contrat avec la Papauté, n’avait pas agi sans de bonnes raisons. (…) Le pouvoir ecclésiastique, disait-il, depuis 1870, par la concentration, la centralisation de l’autorité au profit du pontife infaillible, était devenu un véritable césarisme, un gouvernement absolu de la catholicité, disciplinant et fondant les églises nationales dans une comune obéissance – ces églises nationales, d’où l’esprit d’indépendance, qui avait été si fort pendant des siècles, en aprticulier dans l’Eglise de France, allait complètement disparaître.”” (pag 377-378)”,”FRAD-083″
“CHEVALLIER François-Xavier”,”Le bonheur économique. Les trente glorieuses sont devant nous.”,”CHEVALLIER François-Xavier laureato in Hautes Etudes commerciales e MBA dell’Università di Chicago. E’ direttore di strategie d’investimento di una grande banca francese. Ha una lunga pratica borsistica. Sostiene la fine imminente della lunga crisi aperta nel 1973 con lo shock petrolifero. La fase depressiva o di distruzione creatrice dura da sette a dieci anni: 1990-1997: depressione giapponese; 1930-1937 gli anni Trenta; 1873-1883 la grande depressione del XIX; 1825-1835 ‘Le spleen Charles X’. (pag 69)”,”ECOT-226″
“CHEVALLIER François-Xavier”,”Le bonheur économique. Le 30 glorieuses sont devant nous.”,”CHEVALLIER François-Xavier Coincidenza del picco del debito con il crack della borsa. “”Coïncidence du pic de la dette et d’un krach boursier. L’endettement étant un des grandes moteurs de la bulle financière qui caractérise la phase de prospérité factice ou spéculative et la seconde moitié du plateau, dès qu’il plafonne, le moteur se grippe, faute de combustibile, et la bulle éclate brutalement. [vedi grafico: Figure 13. Service de la dette hypothécaire des ménages américains en % du revenu dispinible, Source ISI, p. 55]. Le pic de la dette coïncide donc, par construction, avec un krach boursier majeur, dont l’incidence sur l’économie réelle va être dévastatrice puisque ce sera le début de la phase de dépression ou de destruction créatrice. Ce mécanisme de “”déflation de dette””, qu’on doit à Irving Fisher, est exposé plus loin, dans la description chronologique du troisième cycle.”” (pag 55-56)”,”ECOI-354″
“CHEVALLIER Jean-Jacques”,”Le grandi opere del pensiero politico. Da Machiavelli ai giorni nostri.”,”Jean-Jacques Chevallier è nato nel 1900 a Parigi, dove si è laureato in Diritto pubblico. Dopo aver insegnato Diritto internazonale pubblic e Diritto costituzionale a Grenoble, è passato alla facoltà di Giurisprudenza e all’Istituto di Studi politici di Parigi. E’ membro dell'””Institut”” e presidente dell’Associazione Francese di Scienze politiche. Inquadra negativamente e criticamente il ‘socialismo’, il ‘comunismo’, Marx ed Engels, Il Manifesto di cui le due ultime parti “”sono invecchiate””, la diffusione del ‘Manifesto’ avrà difficoltà e rimarrà all’inizio in “”secondo piano””, in seguito ristampato “”senza modificazioni, né correzioni””, Marx non poteva ammettere che “”Proudhon aveva avuto ragione”” (la questione della rivoluzione era prematura) ecc. ecc.”,”TEOP-128-FF”
“CHEVALLIER Jean-Jacques”,”Le grandi opere del pensiero politico. I. Dalla città-stato all’apogeo dello Stato monarchico.”,”J.J. Chevallier è nato nel 1900 a Parigi dove si è laureato in Diritto pubblico. Ha insegnato in varie università francesi, ed è divenuto membro dell’Istituto di Studi politici di Parigi e professore onorario nelle Università di Parigi e Grenoble.”,”TEOP-129-FF”
“CHEVALLIER Jean-Jacques”,”Le grandi opere del pensiero politico. II. Il declino dello Stato nazionale monarchico.”,”J.J. Chevallier è nato nel 1900 a Parigi dove si è laureato in Diritto pubblico. Ha insegnato in varie università francesi, ed è divenuto membro dell’Istituto di Studi politici di Parigi e professore onorario nelle Università di Parigi e Grenoble. Governo dispotico. “”«Di fatto – ha scritto Raymond Aron – ciò che è decisivo per Montesquieu non è tanto il fatto che il potere sovrano sia di molti o di uno solo, quanto che l’autorità venga esercitata secondo le leggi e il senso della misura oppure con l’arbitrio e nella violenza. …. finire (pag 124-125)”,”TEOP-130-FF”
“CHEVRIER Yves”,”Mao Zedong e la Rivoluzione Cinese.”,”Yves Chevrier dirige il gruppo di studi sulla Cina contemporanea presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Insegna all’Ecole des Langues orientales (INALCO) e all’Institut d’Etudes politiques. La vita di Mao si intreccia in modo indissolubile con quella della Cina. É il Grande timoniere ad accompagnare e guidare le profonde trasformazioni dell’universo cinese; dalla caduta dell’ultimo imperatore Puyi nel 1912 alla lotta contro il Guomindang di Chiang Kai-Schek, dalla fondazione della Repubblica popolare nel 1959 alla Rivoluzione culturale del 1966.”,”CINx-020-FL”
“CHEW Allen F.”,”An Atlas of Russian History. Eleven Centuries of Changing Borders.”,”The maps in this atlas depict, generally in chronological order, the important changes in Russia’s boundaries and possessions from the formation of the embryonic state of Kievan Rus in the ninth century to the most recent revisions resulting from the Second World War. Map, Preface to Revised Edition, Preface, Appendix: Name changes of Selected Russian Cities and Towns,”,”RUSx-170-FL”
“CHIAIA Adriana a cura; testi antologici di E.J. DRABKINA M.V. FOFANOVA V. ANTONOV-OVSEENKO A. ILIN-ZENEVSKIJ S. URALOV S. PESTKOVSKIJ G. CUDNOVSKIJ I. FLEROVSKIJ N. (FLEROVSKY, BERVI) PODVOJSKIJ A. ANDREEV F. RASKOLNIKOV G. LOMOV A. PODGORNYJ J.B. GAMARNIK A. PLATONOV F.J. MACHARADZE K. VOROSCILOV VOROSILOV P. LEBEDEV P. FROLOV V. VILENSKIJ SIBIRJANOV M. GUBELMAN D.A. FURMANOV N.P. GORBUNOV V. BONC-BRUEVIC N.A. SEMASKO G.I. PETROVSKIJ J. PETERS V. KAJUROV A.V. LUNACHARSKI LUNACARSKI A.G. SCHLICHTER A.M. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) M. LEMKE NICOLA II A. VERCHOVSKIJ P. MALJANTOVIC P.N. KRASNOV”,”La rivoluzione d’Ottobre. Memorie e testimonianze dei protagonisti.”,”Testi antologici di E.J. DRABKINA M.V. FOFANOVA V. ANTONOV-OVSEENKO A. ILIN-ZENEVSKIJ S. URALOV S. PESTKOVSKIJ G. CUDNOVSKIJ I. FLEROVSKIJ FLEROVSKY BERVI N. PODVOJSKIJ A. ANDREEV F. RASKOLNIKOV G. LOMOV A. PODGORNYJ J.B. GAMARNIK A. PLATONOV F.J. MACHARADZE K. VOROSCILOV VOROSILOV P. LEBEDEV P. FROLOV V. VILENSKIJ SIBIRJANOV M. GUBELMAN D.A. FURMANOV N.P. GORBUNOV V. BONC-BRUEVIC N.A. SEMASKO G.I. PETROVSKIJ J. PETERS V. KAJUROV A.V. LUNACHARSKI LUNACARSKI A.G. SCHLICHTER A.M. KOLLONTAJ M. LEMKE NICOLA II A. VERCHOVSKIJ P. MALJANTOVIC P.N. KRASNOV”,”RIRO-346″
“CHIAIA Adriana a cura, saggi di DRABKINA Elisaveta Jakovlevna, VASIL’EVNA FOFANOVA Margherita, ANTONOV-OVSEENKO Vladimir, IL’IN-ZENEVSKIJ Aleksandr, URALOV Sergej, PESTKOVSKIJ Stanislav, CUDNOVSKIJ Grigorij FLEROVSKIJ Ivan, PODVOJSKIJ Nikolaj, ANDREEV Andrej, RASKOL’NIKOV Fëdor, LOMOV Georgij, PODGORNYJ Aleksandr, GANARNIK Jan Borisovic, PLATONOV Aleksej, JESEJEVIC MACHARADZE Filipp, VOROSILOV Klim, LEBEDEV Pëtr, FROLOV Prokopi, VILENSKIJ (SIBIRJAKOV) Vladimir, GUBEL’MAN Moisej, ANDREEVIC FURNANOV Dmitrij, PETROVIC GORBUNOV Nikolaj, BONC-BRUEVIC Vladimir SEMASKO Nikolaj Aleksandrovic, IVANOVIC PETROVSKIJ Grigorij, PETERS Jakov, KAJUROV Vastlij, VASIL’EVIC LUNACARSKI Anatolij GRIGORIJEVIC SCHLICHTER Aleksandr, MICHAJLOVNA KOLLONTAJ Aleksandra, LEMKE Michail, NICOLA II, VERCHOVSKIJ Aleksandr, MALJANTOVIC Pavel, NIKOLAEVIC KRASNOV Pëtr,”,”La Rivoluzione d’Ottobre. Memorie e testimonianze dei protagonisti.”,”Un libro per ricordare – contro ogni revisionismo e negazionismo – il valore universale dell’evento che pose fine alla preistoria e segnò l’inizio della storia dell’umanità, e per rivendicare l’attualità dei suoi insegnamenti. 1917-2007 Novantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.”,”RIRO-078-FL”
“CHIANESE Gloria a cura; saggi di Andrea DE-SANTO Alexander HÖBEL Giuseppe ARAGNO”,”Fascismo e lavoro a Napoli. Sindacato corporativo e antifascismo popolare (1930-1943).”,”Gloria Chianese, storica e saggista, è vicedirettore degli “”Annali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio L’opposizione comunista (pag 363-) “”Al Vomero operano due comunisti di vecchia scuola: Antonino Tarsia in Curia, un docente liceale che dal 1940 anima con Luigi Mazzella il gruppo clandestino “”Spartaco””, e il fratello Ludovico, libero docente di patologia chirurgica, la cui vicenda conduce direttamente all’esperienza del “”Soviet””, al gruppo di Bordiga, che a Napoli per anni è il “”comunismo”” (243), e agli esordi del fascismo al potere, quando, con Ugo Arcuno e Leonardo Russo, dirige il Comitato Provinciale del Soccorso Rosso e finisce in carcere due volte. Per anni se n’è stato in Brasile a curare la povera gente a Botucatù poi, tornato in Italia, ha riallacciato lentamente i fili delle antiche conoscenze ed ha preso ad incontrarsi col collega Cicconardi, specialista in malattie polmonari agli “”Incurabili””, con Ugo Arcuno, Antonio Cecchi, che è stato segretario della Camera del Lavoro di Napoli e, quando passa per Napoli, anche con Natangelo. Attorno a sé ha raccolto “”una fitta schiera di intellettuali e professionisti antifascisti (…) esercita una grande influenza sulla gioventù studentesca”” e, quando il terreno gli appare fertile, indirizza giovani a Bordiga, perché non s’atrofizzi né rimanga isolato come raccontano i suoi non pochi detrattori e pare, anzi, “”che susciti sempre nuove simpatie ed abbia larghe aderenze nel campo della borghesia”” (…)”” (pag 367) [(243) Dopo aver fatto parte del Comitato esecutivo della frazione comunista costituitasi dopo il congresso di Bologna del PSI attorno al “”Soviet””, Ludovico Tarsia fu tra i più attivi collaboratori di Bordiga e partecipò al congresso di fondazione del PCdI entrando a far parte dei 15 membri del Comitato Centrale. Il suo nome figura tra i documenti sequestrati a Genova nella sede clandestina dell’Esecutivo del PCdI alla fine del 1924 (…)]”,”MITT-371″
“CHIANESE Gloria”,”Sindacato e Mezzogiorno: la Camera del Lavoro di Napoli nel dopoguerra (1943-1947).”,”Nel libro vengono ripercorse le tappe salienti della rinascita del sindacalismo democratico e unitario meridionale, con epicentro Napoli, sulla scorta della ricca documentazione messa a disposizione da Clemente Maglietta, artefice e guida in larga misura di tale processo. Curato da Gloria Chianese – storica versatile e attiva dirigente dell’Istituto Campano per la storia della Resistenza -“,”SIND-014-FL”
“CHIANG Alpha C.”,”Introduzione all’economia matematica.”,”Di origine cinese, Alpha C. Chiang insegna da molti anni economia all’Università del Connecticut.”,”ECOT-188-FL”
“CHIARA Pietro”,”Vita di Gabriele D’Annunzio.”,”In allegato molti ritagli di articoli di giornali L’impresa di Fiume “”Contrariamente alle speranze di D’Annunzio e alla sua nota metafora, il fuoco acceso a Fiume non si propagò. Nitti non cadde, le popolazioni dalmate non insorsero e Fiume non entrò a far parte dell’Italia”” (pag 315) “”A Fiume, dove tutti si attendevano la caduta di Nitti, la delusione fu profonda. D’Annunzio parlò dall’alto del suo palazzo per affibbiare al presidente del Consiglio il nomignolo di Cagoja, da nome o soprannome di un popolano triestino d’anteguerra arrestato dagli austriaci durante la dimostrazione dei “”leccapiattini””. Finì il suo discorso auspicando l’entrata di Vittorio Emanuele III in Fiume, contrapponendosi con questa mossa agli atteggiamenti antimonarchici di Mussolini e di alcuni legionari, come Marinetti e Vecchi, che arrivò a espellere dalla città”” (pag 317)”,”BIOx-291″
“CHIARA Piero”,”Vita di Gabriele D’Annunzio.”,”””Nessuno meglio e più di Piero Chiara poteva offrirci del divino Gabriele una demitizzazione così probante e così storicamente ineccepibile”” (Giuseppe Tedeschi, Il Mattino) ‘[D’Annunzio] riapparve in pubblico il 3 aprile, per tenere un discorso commemorativo degli aviatori Roberto Prunas, Luigi Bresciani, Fausto Lari e Vittorio Pontoni. Il 7 aprile 1917, quando si sparse nel mondo la notizia dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, inviò un messaggio alla Associated Press che lo diramò a tutta la stampa statunitense: una serqua di paroloni, di voli lirici e di richiami storici, col «rullo di tamburo di Mannata», Lincoln, Washington e una quantità d’altri prelievi da qualche manuale di storia americana, inframmezzati da esortazioni e constatazioni a volte sorprendenti: «Eravate una massa enorme e ottusa di ricchezza e potenza. Ed ecco vi trasfigurate in spiritualità ardente e operante». Ormai completamente ristabilito, chiese di ritornare all’azione. Venne destinato al gruppo di squadriglie da bombardamento del maggiore Oronzo Andriani e tornò a Cervignano dove si applicò a stendere un lungo rapporto per Cadorna sull’impiego dell’aviazione da bombardamento, rapporto al quale aveva già lavorato a Venezia col figlio Veniero, laureato ingegnere in Svizzera, e con l’ingegner Caproni. I calcoli di peso e di velocità e perfino di costo, le considerazioni strategiche e tattiche e lo studio delle forme d’impiego più appropriate del mezzo aereo corroborano il documento, steso senza dubbio oltreché nell’interesse della Caproni, ai fini di una più incisiva presenza dell’aviazione non solo nelle immediate retrovie del nemico per disorientarne le manovre e rompere l’impeto dei suoi attacchi, ma anche in azioni a lungo raggio, con l’obiettivo dell’industrie di guerra e degli apprestamenti di resistenza. Le sue proposte, prese in giusta considerazione dal Comando Supremo, ebbero senza dubbio notevole influenza sul corso della guerra nei mesi successivi. (…) In luglio, sospese le commemorazioni e i discorsi, si diede a studiare una serie d’incursioni aeree contro gli impianti militari di Pola dov’era all’ancora la flotta austriaca. La prima spedizione ebbe luogo nella notte tra il 2 e il 3 agosto con 36 apparecchi che ritornarono la notte dopo sui medesimi obiettivi con buon risultato. La terza avvenne la notte tra l’8 e il 9 con 28 apparecchi. D’Annunzio partecipò alle tre operazioni meritandosi un encomio. Durante l’ultima incursione ebbe l’idea di sostituire al grido di guerra barbarico «Hip, hip, hurrah!» un nuovo grido di sua invenzione «Eia, Eia, Eia, Alalà!», che venne poi adottato dalle squadre fasciste. Promosso maggiore, tornò quattro giorni dopo all’azione prodigandosi, durante la grande offensiva spiegata dalla Bainsizza al mare, in una serie di voli sulle linee nemiche. Bombardò, mitragliò, esplorò, fotografò, scendendo talvolta fino a 50 metri dal suolo tra l’imperversare del fuoco contraereo, una volta con l’apparecchio colpito in sedici punti, un’altra volta tornando ferito al polso e con 127 fori nella carlinga, nelle ali, nel radiatore e nell’elica, almeno a quanto scrisse un testimone di quei fatti. Ancora una volta, la quinta, venne proposto per una medaglia d’argento, commutata poi nella croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 26 agosto, stanco di tanta gloria, si concesse una vacanza a Venezia, dopo aver provveduto, tra un volo e l’altro, a spedire al Senatore Borletti, proprietario dei Grandi Magazzini Bocconi di Milano, il nome che gli era stato richiesto per i rinnovati locali, i quali da allora si chiamarono, ribattezzati dal Poeta, «La Rinascente»’ (pag 293-295)”,”ITAF-368″
“CHIARAMONTE Umberto”,”Arturo Vella e il socialismo massimalista.”,”Umberto CHIARAMONTE ha pubblicato articoli e saggi di storia contemporanea e del Risorgimento. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”In Italia “”la questione dei giovani”” ebbe un rilievo particolare. Per restare nel campo socialista, risultano non trascurabili neppure le dimensioni quantitative: a parte la Fngs, che si accostò al Comitato per l’ azione diretta di Parma, la Fgsi vantò già nel 1908 3000 soci, saliti nel settembre 1912 a 5398 in 203 sezioni, e nel 1914 a circa 10000 (più del 20% degli iscritti al Partito). Il ruolo della gioventù anche nell’ affermazione della frazione intransigente rivoluzionaria di Lazzari e Lerda al congresso nazionale del Partito a Reggio Emilia nel 1912 fu implicitamente riconosciuto con la nomina di Vella a vicesegretario. Non si può tacere poi il fatto che di lì a qualche anno, al congresso nazionale di Livorno nel 1921, fu proprio il grosso della Fgsi a dare vita al PCdI””. (pag V, premessa di M. DEGL’INNOCENTI).”,”MITS-192″
“CHIARAMONTI Gabriella”,”Perú, Ecuador e Bolivia. Le Repubbliche impervie (1860-1990).”,”Gabriella Chiaramonti lavora come ricercatrice presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Padova. Si occupa da tempo di storia del Perú repubblicano, con particolare interesse per le problematiche legate alla riforma agraria, ai caratteri dell’emigrazione italiana nell’800, all’evoluzione politica e istituzionale dello stato liberale, al pensiero politico del ‘900. Ha scritto diversi saggi, pubblicati su riviste italiane e straniere.”,”AMLx-027-FL”
“CHIARANTE Giuseppe; ALBERIGO Giuseppe; CARDIA Carlo; DI-MEO Antonio; LOMBARDO-RADICE Lucio; TASSANI Giovanni; POLITI Marco; NITTI Silvana; VECA Salvatore; BIANCHI Giovanni; DE-MATTEIS Vittorio; SANTINI Alceste”,”La Chiesa cattolica a vent’anni dal Concilio. Problemi e aspetti del cattolicesimo conciliare e post-conciliare – Il Concilio e la realtà italiana – Alcuni temi di discussione.”,”””Con lo sguardo rivolto alla fine del secondo millennio ed ai problemi complessi che lo sviluppo economico, sociale e tecnologico pone sul piano politico e morale, Giovanni Paolo II ha voluto indicare con l’enciclica ‘Laborem exercens’ come la Chiesa si colloca di fronte alla questione sociale che ha, ormai, assunto dimensioni mondiali. Lo ha fatto con la considerazione che «siamo alla vigilia di nuovi sviluppi nelle condizioni tecniche, economiche e politiche», i quali non potranno prescindere dalla considerazione che «molto probabilmente» nei paesi industrialmente più sviluppati vi sarà una diminuzione o una crescita più lenta del benessere materiale, mentre nei paesi del terzo mondo milioni di uomini poveri potranno sperare in un miglioramento delle loro condizioni. Anzi, proprio in questa prospettiva i nuovi sviluppi «richiederanno un riordinamento delle strutture dell’economia odierna, nonché della distribuzione del lavoro» attraverso una nuova sintesi culturale e politica, rispetto ai sistemi esistenti ed alla crisi delle ideologie, che abbia al centro l’uomo visto nella sua dimensione personale e nella sua attività creatrice nel processo produttivo. Ecco perché oggi, secondo Papa Wojtyla, che tende così a riproporre con i dovuti aggiornamenti l’umanesimo cristiano sia di fronte al sistema capitalista che a quello collettivista nelle forme realizzate, «il lavoro umano è la chiave essenziale di tutta la questione sociale» (‘Laborem exercens’, p. 12). Nello sforzo di questo approccio nuovo con la problematica sociale del mondo contemporaneo, in cui si dispiega tutta la sua visione etico-antropologica già enunciata nella ‘Redemptor hominis’ (la prima enciclica di Giovanni Paolo II, 15 marzo 1979) ma con varianti ed approfondimenti, si misurano la distanza, le novità ed i limiti della ‘Laborem exercens’, a livello metodologico e dei contenuti, rispetto alla ‘Rerum novarum’ (1891) di Leone XIII da cui il nuovo documento prende lo spunto. E’ una costante negli interventi in materia sociale dei pontefici di questo secolo partire sempre, per aggiornarla in rapporto ai diversi contesti storici, dalla ‘Rerum novarum’ di Leone XIII. Così Pio XI con la ‘Quadragesimo anno’ (1931), Pio XII con il “”Radiomessaggio”” del 1941, Giovanni XXIII con la ‘Mater et magistra’ (1961), Paolo VI con la ‘Octogesima adveniens’ (1971) e Giovanni Paolo II con la ‘Laborem exercens’ (1981). Indubbiamente, Leone XIII fu il primo papa ad affrontare la questione operaia nel quadro di un’azione di riconciliazione tra la Chiesa ed il mondo moderno, dopo il pontificato di Pio IX, e, soprattutto, per dare una risposta «cristiana» ai problemi che lo sviluppo industriale poneva alla fine del secolo scorso, mentre i lavoratori si andavano organizzando nei movimenti di ispirazione marxista. Allora il fantasma che si aggirava per l’Europa si chiamava comunismo e il mondo cattolico era assente dagli spazi che andavano occupando i sindacati e i socialisti. Di qui la preoccupazione di papa Pecci di prospettare, teorizzandola con la sua enciclica «sulla condizione operaia», una presenza della Chiesa e dei movimenti cattolici nella società rivendicando, al tempo stesso, un potere sulle strutture della comunità politica nel quadro di un ordine sociale discendente dalla rivelazione e dal diritto naturale in opposizione alla laicità borghese ed al socialismo ritenuto un «falso rimedio». (…)”” [Alceste Santini, ‘L’insegnamento sociale della Chiesa. Note sulla «Laborem exercens»’] (pag 181-182)”,”RELC-346″
“CHIARANTE Giuseppe”,”La rivolta degli studenti.”,”Giuseppe Chiarante è stato responsabile della sezione scuola della Commissione culturale del Partito comunista italiano ed è stato relatore al convegno ‘I comunisti e la scuola’ (Roma, 6-7 aprile 1968). ‘Crisi dell’università e della scuola e crisi della società: le radici di un movimento che ha sconvolto le tranquille abitudini degli atenei italiani’ (in copertina) In apertura: “”La dottrina materialistica della modificazione delle circostanze e dell’educazione dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa è costretta quindi a separare la società in due parti, delle quali l’una è sollevata al di sopra di essa [società]. La coincidenza del variare delle circostanze dell’attività umana, o auto-trasformazione, può essere concepita o compresa razionalmente solo come ‘prassi rivoluzionaria’”” (K. Marx, Terza tesi su Feuerbach) (pag 9) [Giuseppe Chiarante, La rivolta degli studenti, Editori Riuniti, Roma, 1968]”,”PCIx-008-FAP”
“CHIARETTI Giuliana a cura; scritti di Laura BALBO Marina BIANCHI Franca BIMBI Anna BRAVO Giuliana CHIARETTI Yasmine ERGAS Mariuccia GIACOMINI Laura GRASSO Marina PIAZZA Simonetta PICCONE STELLA Chiara SARACENO Marina ZANCAN”,”Doppia presenza: lavoro intellettuale, lavoro per sé.”,”Laura Balbo, docente di sociologia all’Università di Milano.”,”DONx-061″
“CHIARINI SCAPPINI Rina (Clara)”,”La storia di “”Clara””.”,”CHIARINI SCAPPINI Rina è nata nel 1909 a Empoli da famiglia operaia e fieramente antifascista. Dopo l’attività clandestina nel Pci, sposerà Remo Scappini nel 1943. Insieme parteciperanno alla resistenza: “”Negli anni del fascismo migliaia di donne furono arrestate e perseguitate: di queste, 124 furono processate e condannate dal Tribunale speciale a molti anni di carcere, 119 furono inviate al confino di polizia. Le partigiane riconosciute nella Guerra di liberazione furono 35.000: di queste ben 4.635 furono arrestate, 625 furono fucilate o caddero in combattimento, 2750 furono deportate nei campi nazisti (in Liguria, le partigiane riconosciute furono 1615, di cui 50 furono uccise, numerose le arrestate e deportate nei campi nazisti)””. (pag 83)”,”ITAR-176″
“CHIARINI Roberto a cura; saggi di Paolo POMBENI Roberto CHIARINI Giovanni SABBATUCCI Alfredo CANAVERO Piero CRAVERI Giuseppe GALASSO”,”Alle origini dell’età giolittiana. La “”svolta liberale”” del governo Zanardelli-Giolitti, 1901-1903.”,”Atti del Convegno “”La svolta liberale del governo Zanardelli-Giolitti, 1901-1903″”, Brescia, 26 ottobre 2001 “”Divergenze profonde esistevano certamente anche tra i giovani, in particolare tra Meda e Murri. Essi avevano idee differenti sia sui metodi che sugli scopi ultimi. Meda e il gruppo dei milanesi, tra cui era Mauri, non volevano la creazione di organizzazioni democratico-cristiane, ma intendevano lavorare all’interno dell’Opera dei Congressi per conquistarla alle loro idee. Accolsero quindi con freddezza il Fascio democratico-cristiano che Ludovico Necchi fondò a Milano nell’agosto 1899. Murri avrebbe desiderato creare invece una associazione con carattere autonomo, anche se aderente all’Opera dei Congressi.”” (pag 75-76) (Alfredo Canavero, I cattolici e il nuovo secolo) “”In realtà l’esperienza concreta di un decennio di lotte combattute insieme in difesa delle libertà democratiche (e delle stesse “”libertà liberali””) ha per la sinistra italiana il valore di una esperienza fondante. Per i socialisti, in particolare, una cosa è ammettere la possibilità di temporanei compromessi con lo schieramento “”borghese””, altra è trovarsi per anni a combattere le stesse battaglie. Una cosa è riconoscere – sulla scorta della famosa prefazione di Engels a ‘Lotte di classe in Francia’ – che la democrazia è il quadro naturale entro cui il movimento operaio può crescere ed affermarsi, altra è misurare in concreto e in prima persona la distanza che corre tra diversi quadri politico-istituzionali proprio in rapporto alla possibilità di operare o addirittura di esistere”” (pag 66) (Giovanni Sabbatucci, I socialisti e l’estrema sinistra nella svolta del secolo)”,”ITAA-140″
“CHIARLE Aldo”,”Psiup Savona. 25 luglio 1943 – 9 gennaio 1947.”,”””Le file degli oppositori si erano nuovamente diradate e soltanto un piccolo gruppo di uomini era rimasto irriducibile. Alla testa un giovine pallido, magro, dalla maschera robesperriana, infaticabile, che Savona riconosce subito come uno di quelli che non avrebbe mai piegato. Questo era il nostro Sandro (Pertini, ndr). Si abbatterono su di lui percosse, persecuzioni, arresti che non diminuirono né la fede né l’ ardore, ad ogni colpo, invece sempre più vivi.”” (pag 73)”,”ITAC-056″
“CHIARLE Aldo”,”La “”fuga”” di Filippo Turati e il processo di Savona.”,”Volume dedicato ad Anna Kuliscioff e Angelica Balabanoff.”,”ITAD-130″
“CHIARLONE Stefano”,”L’ economia dell’ India.”,”CHIARLONE Stefano è un economista dell’ Ufficio Research and Strategy di Unicredit Group e professore a contratto di economia internazionale all’ Università cattolica di Milano. Ha lavorato all’ ONU e all’ Università Bocconi. Per Carocci ha pubblicato,con Alessia AMIGHINI, ‘L’ economia della Cina’ (2007). Con Paola BONGINI e Giovanni FERRI ha curato ‘Emerging Banking System’. “”L’interpretazione favorevole all’impatto positivo delle riforme degli anni novanta (la cosiddetta ‘pro-market view’) è sostenuta, fra gli altri, da Srinivasan e Tendulkar (2003). Secondo questa visione, la crescita lenta dell’economia indiana era dovuta a uno Stato altamente interventista e al regime di sostituzione delle importazioni. Nel 1991, l’India ha adottato una strategia pro liberalizzazione e la liberazione degli ‘animal spirits’ imprenditoriali ha portato ad aumentare l’accumulazione di capitale e l’efficienza dell’economia. Questa interpretazione non è in grado di spiegare il fatto che la crescita economica in India è accelerata già dagli anni ottanta come mostrano vari autori, né quello che negli anni novanta (e fino al 2003) la crescita industriale non ha ecceduto quella degli anni ottanta. De Long (2003) è fra i primi a mettere in dubbio questa interpretazione. Egli si chiede quali siano state le cause dell’accelerazione della crescita indiana e sostiene che, sebbene la visione convenzionale ritenga che esse vadano ricondotte alle riforme degli anni novanta, il fatto che la crescita iniziò già negli anni ottanta implica che le politiche riformiste iniziate da Indira e Rajiv Gandhi erano state sufficienti a risvegliare l’economia. Kohli (2006) fornisce una spiegazione di questo fenomeno legata all’evoluzione del ruolo dello Stato in India. Negli anni ottanta, in particolare, l’abbandono della retorica anticapitalista e la prioritarizzazione della crescita economica, contestuale al concludersi di un’alleanza fra capitalisti e governo indiano realizzatasi durante le presidenze di Indira e Rajiv Gandhi, hanno favorito gli interessi e la crescita delle imprese esistenti (‘pro-business view’). Esse, peraltro, venivano protette dalla scarsa apertura internazionale del paese e dal limitato favore verso la liberalizzazione dei mercati domestici, con ovvi vantaggi per i consumatori. Inoltre, veniva posto un freno alla crescita del settore pubblico e alla protezione eccessiva dei lavoratori””. (pag 117)”,”INDE-004″
“CHIAROMONTE Ferdinando”,”Nuove forme di organizzazione del lavoro. Job enrichment, Job enlargement, Job rotation. Con esempi di applicazione in imprese americane.”,”F. CHIAROMONTE (1939) è docente presso il Centro IRI per lo studio delle funzioni direttive (IFAP). “”Il signor Proudhon… propone all’ operaio di fare non soltanto la dodicesima parte di uno spillo, ma tutte le dodici parti successivamente. L’ operaio arriverebbe così alla scienza ed alla coscienza dello spillo”” (Karl Marx, Miseria della filosofia) “”Ora, senza cadere in una “”mistica del lavoro””, e non dimenticando affatto che il lavoro operaio nelle industrie americane dell’ epoca presentava caratteristiche di faticosità, di pericolosità e di penosità, occorre però sottolineare che esso presentava anche caratteristiche di autoprogrammazione ed autocontrollo, si poteva considerare ancora un lavoro “”professionale”” e costituiva certamente uno strumento di promozione sociale”” (pag25)”,”MITT-140″
“CHIAROMONTE Nicola, a cura di Miriam CHIAROMONTE”,”Scritti politici e civili.”,”Durante la sua vita Nicola CHIAROMONTE (1905-1972) scrisse per vari periodici italiani ma pubblicò due soli libri: ‘La situazione drammatica’ (1959) di critica teatrale e ‘Credere e non credere’ (1972) di speculazione storica e filosofica.”,”ITAD-099″
“CHIAROMONTE Gerardo”,”Agricoltura, sviluppo economico, democrazia.”,”Tutto questo numero della rivista è dedicato ai problemi dell’agricoltura italiana e alle lotte dei lavoratori della terra. Altri saggi sono di Reichlin, Colajanni, Celso Ghini, Pio La-Torre ecc.”,”ITAS-167″
“CHIAROMONTE Gerardo”,”Le scelte della solidarietà democratica. Cronache, ricordi e riflessioni sul triennio 1976-1979.”,”‘Nel luglio, l’on. Andreotti si recò negli Stati Uniti. Secondo le corrispondenze giornalistiche più informate, nei colloqui con Carter venne affrontata anche la questione comunista in relazione alla vita stessa del governo italiano, ma, come notava Ugo Stille sul ‘Corriere della sera’, «con pragmatismo». Andreotti parlò di «forza delle cose», di «stato di necessità», di «mancanza di alternative reali». Pare che Carter eliminò, dalle sue dichiarazioni e dalle sue proposte per il comunicato congiunto, ogni riferimento polemico sul Pci, che pur avrebbe voluto inserire. Andreotti precisò però, pubblicametne, riferendosi alle posizioni della Dc, che l’accordo programmatico non significava l’ingresso del Pci nel governo e non ne costituiva il preludio’ (pag 86)”,”PCIx-493″
“CHIAROTTO Francesca, con un saggio di Angelo D’ORSI”,”Operazione Gramsci. Alla conquista degli intellettuali nell’Italia del dopoguerra.”,”Contiene dedica dell’autrice a GM Bravo Francesca Chiarotto collabora alla Commissione per l’Edizione Nazionale degli Scritti di Gramsci. Ha curato con Angelo d’Orsi i volumi: ‘Luigi Salvatorelli’ (2008), ‘Egemonie’ (2009), ‘Intellettuali. Preistoria, storia e destino di una categoria’ (2010)”,”GRAS-002-FMB”
“CHICK Victoria”,”La macroeconomia dopo Keynes.”,”Victoria Chick insegna Economia nell’University College di Londra. Ha pubblicato su argomenti di economia monetaria e di macroeconomia e in anni recenti è stata Visiting Professor o Guest Lecturer in Gran Bretagna, Nord America Europa ed Australia.”,”ECOT-142-FL”
“CHICKERING Roger”,”Imperial Germany and the Great War, 1914-1918.”,” CHICKERING Roger è professore di storia presso il Center for German and European Studies, Georgetown University. Ha curato: ‘Imperial Germany: A Historiographical Companion’ (1996) e con Manfred F. BOEMEKE e Stig FÖRSTER ‘Anticipating Total War: The United States and Germany, 1871-1914′ (1999). Guerra e classi sociali. Germania. “”Il lavoratori che erano impiegati in imprese meno immediatamente coinvolte nella produzione di guerra affrontavano la più grande minaccia dovuta all’ erosione dei loro livelli di esistenza. La categoria più vulnerabile di lavoratori comprendevano i cosiddetti colletti bianchi o lavoratori impiegati, che lavorano in occupazioni non manuali in cambio di salari o commissioni. La loro vulnerabilità era dovuta a caratteristiche centrali della loro esistenza sociale in guerra: la tendenziale mancanza di capitali e della protezione del contratto collettivo. Alcune statistiche suggeriscono la dimensione del problema.”” (pag 111)”,”GERQ-066″
“CHIERICI Sandro a cura”,”Budapest 1956. Antologia di documenti.”,”Il 23 ottobre 1956 una dimostrazione di studenti e operai nel Centro di Budapest dava inizio a una vera e propria rivolta popolare contro la politica repressiva del governo filosovietico. Nel breve arco di due settimane la rivoluzione fu stroncata con l’intervento dell’esercito russo.”,”MUNx-006-FL”
“CHIESA Giulietto”,”Cronaca del golpe rosso.”,”Giulietto Chiesa, nato ad Acqui Terme nel 1940, vive da più di un decennio a Mosca, dove attualmente è inviato della ‘Stampa’ per tutti i paesi dell’Est. In precedenza è stato corrispondente dell’Unità. Le sue analisi siscitano da anni interesse e apprezzamento di studiosi in campo internazionale. Ha pubbòicato studi fondamentali sul nuovo corso sovietico: L’Urss che cambia, scritto in collaborazione con Roy Medvedev, La rivoluzione di Gorbacev, tradotto anche in inglese e in giapponese, la prefazione al libro di E. Shevardnadze, Crisi del potere e diplomazia internazionale, e un ampio studio sperimentale, unico per ora nel suo genere, in collaborazione con il Congresso dei deputati del popolo, Transizione alla democrazia, di cui e imminente la pubblicazione anche in inglese e in russo.”,”RUSS-029-FL”
“CHIESA Giulietto MEDVEDEV Roj”,”La rivoluzione di Gorbacev. Cronaca della perestrojka.”,”Giulietto Chiesa, nato ad Acqui Terme nel 1940, vive da più di un decennio a Mosca, dove attualmente è inviato della ‘Stampa’ per tutti i paesi dell’Est. In precedenza è stato corrispondente dell’Unità. Le sue analisi siscitano da anni interesse e apprezzamento di studiosi in campo internazionale. Ha pubbòicato studi fondamentali sul nuovo corso sovietico: L’Urss che cambia, scritto in collaborazione con Roy Medvedev, La rivoluzione di Gorbacev, tradotto anche in inglese e in giapponese, la prefazione al libro di E. Shevardnadze, Crisi del potere e diplomazia internazionale, e un ampio studio sperimentale, unico per ora nel suo genere, in collaborazione con il Congresso dei deputati del popolo, Transizione alla democrazia, di cui e imminente la pubblicazione anche in inglese e in russo. Dialogo tra Medvedev e Chiesa.”,”RUSU-097-FL”
“CHIESA Giulietto”,”La guerra infinita.”,”Giulietto Chiesa, nato ad Acqui Terme nel 1940, vive da più di un decennio a Mosca, dove attualmente è inviato della ‘Stampa’ per tutti i paesi dell’Est. In precedenza è stato corrispondente dell’Unità. Le sue analisi siscitano da anni interesse e apprezzamento di studiosi in campo internazionale. Ha pubbòicato studi fondamentali sul nuovo corso sovietico: L’Urss che cambia, scritto in collaborazione con Roy Medvedev, La rivoluzione di Gorbacev, tradotto anche in inglese e in giapponese, la prefazione al libro di E. Shevardnadze, Crisi del potere e diplomazia internazionale, e un ampio studio sperimentale, unico per ora nel suo genere, in collaborazione con il Congresso dei deputati del popolo, Transizione alla democrazia, di cui e imminente la pubblicazione anche in inglese e in russo.”,”VIOx-109-FL”
“CHIESI A.M. a cura; scritti di A. BALDISSERA A.M. CHIESI C. CIBORRA A. PIZZINATO P. SANTI”,”Ricerche su lavoratori non manuali e sindacato in Italia.”,”CHIESI è responsabile dell’ unità di ricerca sull’ organizzazione del lavoro presso l’ Ires lombardo e collabora all’ insegnamento di sociologia nell’ Università Bocconi. Ha scritto tra l’ altro ‘Il sistema degli orari’ e ‘ I Grandi imprenditori italiani’ (con A. MARTINELLI e N. DALLA CHIESA), ‘La gestione del tempo di lavoro’.”,”MITT-067″
“CHILANTI Felice”,”Trotsky vivo. L’ assassinio di un intellettuale contemporaneo. Con un’ intervista e il racconto del film di Joseph Losey.”,”””A Prinkipo, T. aveva cominciato a scrivere un libro su Marx ed Engels basato sul loro carteggio (uno dei documenti culturali ed umani più importanti degli ultimi secoli della storia europea). Ma con quell’ opera non andò avanti. Alla data del 13 febbraio annota: “”Il Cristianesimo creò l’ immagine del Cristo per umanizzare l’ esclusivo Signore degli Eserciti, per ricondurlo più vicino ai miseri mortali. In confronto all’ olimpico Marx, Engels è più “”umano””, più abbordabile. Come s’ integrano bene l’ un l’ altro. O meglio, come Engels si sforza di integrare Marx…””. Il quale è sempre lo stesso, eppure “”contro lo sfondo delle loro esistenze quotidiane, Engels cresce enormemente rispetto a Marx, sebbene ciò, inutile dirlo, non diminuisca in nulla la statura di Marx. Ricordo che avendo letto la corrispondenza fra Marx ed Engels nel mio treno militare, parlai a Lenin della mia ammirazione per la figura di Engels, sostenendo appunto questa tesi: che, visto nei suoi rapporti col titanico Marx, il fedele Fred aumenta di statura. Lenin approvò la mia idea con entusiasmo, perfino con gioia…””. (pag 25-26).”,”TROS-087″
“CHILANTI Felice”,”Longo.”,”””Quale che sia stata la vera storia della lettera di Gramsci non è possibile dire con certezza. (…) Il resto della storia è noto: Togliatti ha ricevuto la lettera a Mosca, mentre infuriava il contrasto tra Stalin e Trotsky in forme tali che precludevano, materialmente, ogni possibile dibattito, ogni margine al consiglio, alla critica, alla proposta. Cominciava lo “”stalinismo””. E c’era ben poco da fare. Credo di poter affermare che proprio in quella occasione Togliatti decise il suo comportamento, oggi così esposto alle critiche di storici e giudici che non vissero quelle vicende e non si trovarono nella stretta di quelle situazioni. Togliatti ha scritto a Ferrata d’aver consegnato la lettera a Bucharin ma che d’accordo con questo essa non venne inoltrata alla direzione del PCUS (a Stalin). Praticamente Togliatti non volle che Stalin venisse a conoscenza della lettera di Gramsci””. (pag 92-93)”,”PCIx-201″
“CHILANTI Felice”,”La Cina fa parte del mondo.”,”””Il sindacalista afferma che senza le proposte degli operai sarebbe stato impossibile riattivare la miniera. Dopo la sconfitta dei giapponesi, finito il sistema schiavistico coloniale, i capitalisti del Kuomintang hanno tentato di riattivare quella grande impresa, ma non vi sono riusciti neppure parzialmente. (…) Che cosa è accaduto dopo la liberazione? E’ questo che occorre capire per spiegarsi tutto quanto sta accadendo nella Cina di oggi. Il sindacalista Liu racconta ad esempio i fatti avvenuti, con parole che forse non sono chiare per i nostri lettori, ma che riproduco testualmente: “”Dopo la liberazione la classe operaia ha grandemente sviluppato la sua coscienza patriottica e la sua mentalità nuova di padrona dell’ industria, dello Stato, della Cina. E’ sorta l’ emulazione; (…)””””. (pag 172) “”Solo quando vedrai piangere una tigre avranno ragione i buoni e i poveri saranno felici come i ricchi””, diceva un’antica sentenza cinese (pag 181)”,”CINx-205″
“CHILANTI Felice”,”Ex.”,”Copia n° 181 Chilanti è nato nel 1914 in Alto Polesine. Ha cominciato a scrivere pubblicando su giornali e riviste dall’età di 14 anni. E’ stato redattore del Lavoro fascista, dfel Corriere padano, Stampa, Tempo, Corriere della sera, Paese sera ecc. Si è occupato di cultura. E’ stato il solo giornalista italiano che si è dimesso dal Corriere della sera per incompatibilità ideologica (dopo la vittoria della DC nel 1948) passando alla stampa di sinistra. Ha compiuto molti viaggi nel mondo. Ha pubblicato molti libri tra cui ‘Vita di Giuseppe Di Vittorio’. Si è occupato anche di mafia.”,”PCIx-280″
“CHILANTI Felice”,”Gastone Sozzi.”,”‘Di Gastone Sozzi, una delle prime vittime della lotta contro il fascismo, solo pochi scritti avevano sinora illustrato l’eroica e generosa giovinezza. Questo volume di Felice Chilanti offre ora una biografia completa di questo militante della classe operaia: e la sua formazione nella Romagna del dopoguerra ’14-’18, la sua partecipazione alle prime lotte del partito comunista contro il regime fascista, gli anni della emigrazione e degli studi in URSS permettono di ricostruire situazioni e ambienti nuovi e interessanti per la storia della Resistenza. E la commossa vicenda umana e sentimentale del giovane rivoluzionario, le sue esperienze – raccontate anche attraverso le lettere ai familiari – rendono ancora più viva nella sua nobiltà morale la figura del martire e la indicano come esemplare alle nuove generazioni’ (risvolto di copertina) Arrestato alla fine di ottobre del 1927, muore nel febbraio 1928, ufficialmente suicida in carcere, molto probabilmente ucciso dal regime fascista Il volumetto contiene il paragrafo ‘Trotski e la questione contadina’ (pag 214-219) (si schiera contro Trotsky e Bordiga) “”Il 6 febbraio 1928 muore nel carcere di Perugia l’antifascista cesenate Gastone Sozzi. Giovanissimo dirigente socialista, nel 1921 aveva partecipato a Firenze al congresso fondativo della Federazione Giovanile Comunista d’Italia. A Cesena nel 1922, nonostante la giovanissima età, è reggente di fatto della locale sezione del partito insieme a Roberto Viroli. Incarico che lascia dopo pochi mesi in quanto trasferitosi a Cesenatico per ricoprire l’incarico di viceragioniere del Comune. In quel tempo Cesenatico è una delle poche realtà italiane guidate da un sindaco comunista e Gastone, oltre alle funzioni tecnico amministrative, assume nel comune rivierasco anche un ruolo di carattere politico. Pochi mesi prima Gastone aveva sofferto la perdita della mamma Ida Ceccaroni, di soli 39 anni, già dirigente delle donne socialiste di Cesena. La madre era stata la sua prima guida politica. Sono anni di grande fermento e scontro politico. Cominciano le scorribande delle squadracce fasciste e lo stesso Partito Comunista per contrastarle organizza ‘gruppi di difesa’ per proteggere militanti e sedi che, comunque, subiscono pestaggi ed incendi. Non sono poche le Case del Popolo distrutte in quel periodo e numerose anche le persone malmenate e uccise nel territorio romagnolo. A fine luglio 1922, mentre è in corso uno sciopero teso ad impedire la conquista della Romagna da parte dei fascisti, in Piazza Garibaldi a Cesenatico è istituito un posto di blocco. Fermata un’auto con a bordo il capo dei fascisti bolognesi Leandro Arpinati si accende uno scontro a fuoco in cui viene ucciso lo squadrista Clearco Montanari. In seguito a ciò l’intero gruppo dirigente comunista di Cesenatico e di Cesena è colpito da mandato di cattura e Gastone Sozzi si vede costretto a rifugiarsi a Torino, dove partecipa, il 22 dicembre 1922, alla difesa di ‘Ordine Nuovo’, il giornale di Antonio Gramsci, attaccato dai fascisti. Prima di allontanarsi dalla Romagna Gastone riesce a salutare la fidanzata Norma che vive a Forlì. La situazione nazionale è precipitata, in ottobre c’è stata la marcia su Roma e Mussolini è divenuto capo del governo. Sono tempi durissimi per i comunisti, soprattutto per quelli ricercati come Gastone che, viene fatto espatriare a Mosca dove rimane fino all’estate del 1925. Questi anni trascorsi in Russia sono anni di intensa formazione politica per Gastone. Ne sono testimonianza le lettere che invia a Norma, al fratello Sigfrido e ad alcuni compagni cesenati. Ha poco più di vent’anni ma è considerato un dirigente di valore tanto che è invitato alle riunioni dell’Internazionale Comunista e, alla morte di Lenin, viene chiamato a far parte della guardia d’onore all’interno del Cremlino. Una volta risolti i problemi penali rientra in Italia dove viene immediatamente chiamato a svolgere servizio militare. Congedato il 16 ottobre 1926, a 23 anni si sposa con Norma. Va sottolineato che Gastone arriva tardi alla cerimonia perché è impegnato in una riunione per predisporre l’organizzazione clandestina del partito. Il governo fascista ha emanato da alcuni mesi le leggi speciali, il Parlamento è stato sciolto e i partiti sono stati dichiarati illegali. Il viaggio di nozze li porta nel nord Italia dove Gastone con Cesare Ravera assume la responsabilità dell’Ufficio Militare del Partito con l’impegno di provare a “”sovvertire”” l’esercito. Incarico pericoloso al termine della gravidanza, sul finire dell’estate del 1927, Norma rientra a Forlì dove il 2 ottobre nasce Sergio. Gli incarichi politici clandestini lo portano in Svizzera, dove incontra Togliatti. Al suo rientro in Italia, con l’intento di raggiungere Forlì per conoscere finalmente il figlioletto, il 31 ottobre in seguito ad una spiata, è arrestato a Milano, su mandato di cattura del Tribunale Militare. Durante la perquisizione della sua abitazione sono sequestrati copie di giornali da lui stesso curati: “”Caserma”” e “”il fanciullo proletario”” e documenti sull’organizzazione delle forze armate. Il Tribunale Speciale lo trasferisce nel carcere di Perugia, dove viene sottoposto a pesanti interrogatori e sevizie. Nella notte tra il 6 e il 7 febbraio 1928 è trovato impiccato nella propria cella. Le autorità tentano di accreditare la tesi del suicidio, ma la moglie Norma che ha visto la salma di Gastone ha sempre sostenuto che nel collo non vi erano ecchimosi tali da far pensare all’impiccagione, mentre aveva notato una profonda ferita sulla fronte. Anche da morto Gastone fa paura e perciò ne sono vietati sia l’affissione di manifesti funebri sia il funerale. La stessa vedova è “”invitata”” a non vestire abiti a lutto. La morte di Gastone diviene un caso internazionale e nel 1936, durante la guerra di Spagna, una centuria di garibaldini viene intestata al martire antifascista cesenate. Più tardi, durante la guerra di Liberazione i gappisti romagnoli dedicano la loro 29^ Brigata a Gastone Sozzi. Uno dei primi atti della Giunta Comunale della Cesena Liberata, presieduta dal fratello di Gastone, Sigfrido, fu quello di cambiare il nome di Corso Umberto I in Corso Gastone Sozzi”” (Fonte RomagnaPost , by Davide Buratti, 27 Gennaio 2018)”,”MITC-147″
“CHILCOTE Ronald H.”,”The Brazilian Communist Party. Conflict and Integration, 1922-1972.”,”CHILCOTE Ronald H. è professore associato di scienze politiche nell’Università della California, Riverside. E’ autore pure di ‘Portuguese Africa’ e ha curato il volume ‘Protest and Resistance in Angola and Brazil: comparative Essays’. Ruolo dei militari “”There are several characteristics distinguishing the Brazilian party from other Latin American Communist parties. For one thing, the PCB sprang from the anarchist movement, and was only slightly influenced by socialist developments of the late nineteenth and early twentieth century. Further, since the 1930’s it has had connections with military men, a result of the popularity that Prestes maintained with his former comrades in the armed forces. Then too, Prestes’ role made the party distinctly more personalist than other Communist units in Latin America”” (pag 11)”,”MALx-052″
“CHILCOTE Ronald H.”,”Theories of Comparative Political Economy.”,”Ronald H. Chilcote is professor of political science and economics at the University of California, Riverside. He is founder and managing editor of Latin American Perspectives, and the is also the author and editor of numerous books and articles on related subjects, including Comparative Inquiry in Politics and Political Economy.”,”ECOT-260-FL”
“CHIMENTI Anna”,”Storia dei referendum. Dal divorzio alla riforma elettorale.”,”Anna CHIMENTI (Roma, 1962), specializzata in Diritto parlamentare presso l’ Istituto “”Cesare Alfieri”” dell’ Università di Firenze. “”Con lo “”scambio”” fra l’ approvazione della legge sul divorzio e la possibilità introdotta frettolosamente di abrogarla, l’ ipotesi referendum è diventata realtà.”” (pag 26) “”E’ curioso che, trovandosi ad esaminare per la prima volta il meccanismo che dà il via al referendum, i giudici costituzionali non si siano soffermati sulle carenze e le lacune di una legge frettolosa e incompleta come quella sulle modalità di attuazione. Una legge “”nata sotto una cattiva stella- osserva Valerio Onida- (…) in omaggio alla necessità di assicurare alla DC e a una parte del mondo cattolico la possibilità di utlizzare l’ arma referendaria nel momento dalla controversa introduzione del divorzio”””” (pag 28)”,”ITAP-067″
“CHINARRO DIAZ Eduardo”,”Sindicatos prohibidos (Sevilla, 1966-1975).”,”CHINARRO DIAZ (1943) è laureato in filosofia e teologia e diplomato in sociologia. E’ stato redattore o corrispondente di Cambio 16, e altri periodici. Capo della sezione ‘mondo del lavoro’ de El Correo de Andalucia, tra il 1970 e il 1977, dal 1978 lavora in organismi sindacali. “”CC.OO coltivò, negli anni della clandestinità, il militante-simbolo. Incarcerati i più rilevanti pionieri sevigliani, Eugenio (Lopez Sanchez, ndr) fu, per un anno, il conforto sollevato che manteneva, con impagabili sacrifici, la reputazione comunista del movimento operaio””. (pag 67)”,”MSPx-043″
“CHINELLO Cesco”,”Classe, movimento, organizzazione. Le lotte operaie a Marghera-Venezia: i percorsi di una crisi. 1945-55.”,” L’ accordo interconfederale sulle CI (agosto ’47). Le Commissioni Interne. “”Nonostante l’ esperienza quotidiana del movimento portasse le CI a debordare da quella autolimitazione per esercitare un potere-contrattuale in fabbrica, anche a Venezia-Marghera i dirigenti – con alcune diversità tra loro – preparano il terreno all’ accordo contro quello che il segretario della CdL di Mestre chiama “”il disordine creato nel campo sindacale dalle deviazioni delle CI che trascuravano quelli che avrebbero dovuto essere i loro specifici compiti per invadere il campo riservato ai sindacati o, peggio ancora, quello di competenza della Camera del lavoro””, e contro quelle CI che Sannicolò, tecnico dell’ Ina e autorevole dirigente comunista dei Cdg, definisce sbrigativamente come “”il peggior nemico del sindacato””.”””,”MITT-217″
“CHINSKY Pavel”,”La fabbrica della colpa. Microstoria del terrore staliniano.”,”Pavel Chinsky, nato nel 1974, si è laureato all’École Normale Supérieure di Parigi, insegna a Mosca e dirige la collana di letteratura russa per le edizioni francesi Cherche Midi. É autore di Staline, Archives inédites (1926-1936) (Berg International, Paris 2001).”,”RUSS-047-FL”
“CHIODI Giulio Maria MARINI Giuliano GATTI Roberto a cura, saggi di G. MARINI G. DUSO V. FIORILLO B. HENRY A. LORETONI D. MAZZU’ F. PAPA F. SCIACCA M. TOMBA F. VALORI E. VITALE F. GONNELLI S. VECA F. GONNELLI S. VECA L. BAZZICALUPO N. DE-FEDERICI A. FERRARA G. FIASCHI E. MACERA V. MARZOCCHI S. PETRUCCIANI M.C. PIEVATOLO T. SERRA L. ALFIERI”,”La filosofia politica di Kant.”,” “”Ed è proprio l’ambito internazionale, quello relativo alle controversie tra le ‘summae potestates’, che presenta caratteri di maggiore arretratezza: “”La natura umana in nessun altra campo si dimostra così poco amabile come nei rapporti dei popoli tra loro”” (4). In questo senso, il problema della mancanza di un ordine internazionale viene inteso da Kant come la testimonianza del fatto che il progresso segue ritmi differenti nei vari ambiti dell’agire umano. (…) Senza voler semplificare una riflessione sulla storia che rimane ancora oggi tra gli aspetti più complessi del pensiero kantiano, è indubbio che negli scritti che vanno dal 1793 al 1798 ci troviamo di fronte ad un pensiero maturo, che poco ha in comune con quelle parti dell”Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico’ in cui Kant arriva addirittura ad esprimere l’auspicio della nascita di un nuovo Keplero o di un nuovo Newton in grado di studiare la storia del genere umano come si studia il corso dei pianeti, formulando leggi altrettanto necessarie. L’originalità della riflessione kantiana non si ferma tuttavia a queste poche considerazioni. E’ opportuno ricordare che trattando della pace tra gli Stati Kant assume una posizione atipica rispetto alla riflessione filosofico-politica prevalente, che aveva di fatto rinunciato alla prospettiva del superamento del disordine internazionale e lo aveva piuttosto accettato come dato naturale e immodificabile, non assumendo questa dimensione dell’agire politico come oggetto di riflessione e di indagine”” (Anna Loretoni, L’ordine tra gli Stati: pace e progresso nella prospettiva kantiana) pag 58-59 (4) Gemeinspruch, VIII, p. 312; trad. it. cit. p. 280″,”FILx-479″
“CHIODI Giulio Maria MARINI Giuliano GATTI Roberto a cura; saggi di C. CESA G. DUSO M. BOVERO S. VECA G. FIASCHI Nico DE-FEDERICIS M. TOMBA F. VALORI F. RICCI D. MAZZU’ E. MIRRI A. RIZZACASA E. BAGLIANI S. MARCUCCI V. PAZE’ G.M. CHIODI”,”La filosofia politica di Hegel.”,”””Nel 1982 il politologo statunitense Marshall Berman scrisse un brillante libro sul tema della modernità. Con mossa originale e stravagante scelse per il titolo una frase: ‘All that is solid melts in to air’ (1). La frase è di Marx (‘Manifesto’, ndr): originariamente era riferita alle trasformazioni continue dell’economia capitalistica e della società moderna in generale, in cui sembra che nulla possa consolidarsi e permanere. A me pare un’immagine particolarmente felice. Non è proprio una definizione del concetto di modernità, ma suggerisce la natura del problema. Questa specie di definizione, o meglio rappresentazione intuitiva, in ‘silhouette’, è riconducibile non già all’interpretazione hegeliana del carattere distintivo del moderno – che Hegel identifica con l’avvento della libertà soggettiva e il riconoscimento del suo valore, dunque con l’emancipazione dell’individuo da canoni e ordini la cui validità sia semplicemente presupposta -, bensì alla preoccupazione, ripetutamente e variamente manifestata da Hegel, delle possibili ‘degenerazioni’ del principio moderno. Ma nel nucleo della stessa intepretazione hegeliana della modernità – forzandone il significato al di là dei limiti di compatibilità con lo spirito dell’hegelismo – potrebbe essere rintracciata l’idea che quelle degenerazioni non sono affatto tali, o che non sono patologie evitabili o comunque arginabili: che la ‘natura’ del moderno non può non comportare un progressivo e incessante allentamento dei vincoli, legami, regole, tendenzialmente (o asintoticamente) la loro sparizione”” [Michelangelo Bovero, Hegel e i confini della modernità] [(in) ‘La filosofia politica di Hegel’, a cura di G.M. Chiodi G. Marini e R. Gatti, 2003] [(1) Il libro è stato tradotto in italiano col titolo: ‘L’esperienza della modernità’, Bologna, 1985] (pag 61) ‘Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria’ “”Se Napoleone ha rappresentato per l’autore della ‘Fenomenologia dello spirito’ l’ “”idea a cavallo””, se la Rivoluzione francese ha fatto emergere la forza della ragione, entrambi hanno segnato l’avvento della ‘civitas’, erede moderna piuttosto della ‘polis’ greca che non della ‘res publica’ romana, tranne che per insegne ed espressioni rappresentative esteriori. E’ la centralità dello stato, in cui il primato della legge e poi la codificazione, sua cristalizzazione, saranno l’espressione più diretta, costituiranno la lezione francese epocale che lascerà una sua impronta molto netta nella costruzione giuridico-istituzionale della ‘Staatsphilosophie’ tedesca”” (pag 185) (G.M. Chiodi, Buone e cattive affinità: Hegel politico) Berman: Addio a Berman, marxista e moderno di FEDERICO RAMPINI 14 Settembre 2013 6 http://www.eddyburg.it/ Scomparso a New York l’autore de “”L’esperienza della Modernità””, caposaldo spesso sottovalutato degli studi urbani contemporanei, e critico spietato del conformismo progressista, di cui aveva raccontato magistralmente le miserie. La Repubblica, 14 settembre 2013, postilla (f.b.) NEW YORK – Nelle più diffuse traduzioni italiane, la frase è fin troppo esplicitata: «Tutto ciò che era stabilito e rispondente alla situazione sociale svanisce», oppure «si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi». Nella versione originale del Manifesto comunista di Karl Marx e Friederich Engels l’immagine è più astratta, misteriosa. Citata da sola richiama un trattato di fisica. «Tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria». Significa che il potere rivoluzionario del capitalismo non risparmia nulla: ha travolto società feudali scaraventandole nella modernizzazione, e prima o poi la sua furia distruttiva dissolverà la stessa borghesia. È quella frase che Marshall Berman scelse come titolo del suo libro più bello e più fortunato, pubblicato in Italia dal Mulino. Fu una fatica durata dieci anni, cominciò a scrivere nel 1971 e finì nel 1981. Ne valeva la pena: fu all’origine di un revival d’interesse americano per il marxismo, capace di sopravvivere alla caduta del Muro di Berlino. Trent’anni prima della grande crisi del 2008 o di Occupy Wall Street, Berman aveva riscoperto una lettura marxista del suo tempo, rifiutandosi di abbandonare quei testi alla critica dei roditori. Edmondo Berselli in Adulti con riserva lo ricordò come «una specie di elefante barbuto, nello stesso tempo goffo ed agile, divertentissimo da osservare mentre in un bar veneziano mangiava la pizza con le mani impiastricciandosi le dita, se la ficcava in bocca sporcandosi la barba»… È morto come lo ricordava Berselli: stroncato da un infarto l’11 settembre, a settantatre anni, mentre mangiava in uno dei suoi “diner” preferiti, il Metro dell’Upper West Side. Newyorchese fino al midollo, nato nel South Bronx, laureato alla Columbia, docente al City College, Berman negli ultimi anni si era dedicato proprio alla storia della sua città, curando un’opera collettiva sulla Grande Mela “dal blackout a Bloomberg”. Teorico della modernità, la studiava nei grandi fenomeni sociali così come nella vita personale. Pubblico e privato facevano tutt’uno per lui, questo contribuiva al fascino dei suoi scritti: «Essere moderno, vuol dire sperimentare la propria vita personale e sociale come un vortice, trovarsi in una perpetua disintegrazione e trasformazione, fra turbamento e angoscia, ambiguità e contraddizione ». Cioè, appunto, essere parte di un universo in cui tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria. Berman era capace di scrivere con la stessa prosa seducente sul Faust di Goethe, su Dostoevskij, o sull’architettura di Manhattan. Al centro del suo pensiero c’è la potenza creatrice e devastante della modernità. Non lo convinceva il pensiero “leggero” dei post-moderni. Anche in questo incrociava la sua filosofia con la sua esperienza di vita, segnata da tragedie come il suicidio della prima moglie. Da Dissent a The Nation alla New York Review of Books,la sua firma è stata su tutte le riviste più radicali e impegnate, dove l’intellighenzia newyorchese non rinuncia a esercitare la critica del presente. Era convinto, con Marx, che non basti interpretare la storia, occorre cambiarla. postilla Un ruolo particolare Marshall Berman avrebbe potuto avere, e magari avrà in futuro, chissà, per gli studi urbani in Italia, ben oltre la vaga eco del suo L’Esperienza della Modernità, praticamente noto soprattutto per lo svarione del traduttore sottopagato, autore dell’improbabile neologismo “scure di carne” attribuito al modernizzatore autoritario per eccellenza, Robert Moses. Il rimescolare personale e politico di Berman, ricordato da Rampini, nel caso di Moses cascava benissimo ricordando l’infanzia a West Tremont, nel Bronx ancora sereno quartiere popolare e di ceto medio nell’anteguerra, trasformato nell’anticamera dell’inferno dagli sventramenti voluti dallo zar delle opere pubbliche Moses per una autostrada urbana. Vicenda replicata in migliaia di altre città del mondo, più o meno identica anche se non nelle dimensioni, ma che Marshall Berman ci propone secondo una prospettiva diciamo difficile da digerire per la critica italiana: è l’accettazione acriticamente tecnocratica dell’urbanistica razionalista, del ruolo indiscutibile della pubblica amministrazione dotata del diritto di esproprio per pubblica utilità, a produrre danni e cicatrici difficili da rimarginare nel tessuto urbano e sociale, replicando le fratture dell’industrializzazione ottocentesca nel segno della città-macchina corbusieriana che ruota attorno all’automobile. E che fa passare in secondo piano anche l’autoritarismo militaresco degli sventratori classici, da Haussmann (a cui pure Moses diceva di ispirarsi) al nostro Mussolini stigmatizzato da Cederna. Perché la distruzione di questi sventramenti non riguarda semplicemente le sedimentazioni del passato, spesso del tutto inesistenti nelle città del mondo prive di storia degna di questo nome. Il solidificarsi di ciò che era sospeso nell’aria è invece un esercizio spietato di potere nel segno di una razionalità astratta, di cui la cultura razionalista non ha saputo davvero liberarsi, e che non è assente neppure in certe culture urbane contemporanee, pur frammentate tra lobbies settoriali. Così l’Esperienza della Modernità di Marshall Berman ci resta a efficace testimonianza e monito: non solo diffidate dei falsi profeti, ma badate bene a come interpretare quelli autentici! (f.b.) Su Mall la versione italiana di alcune considerazioni di Berman a proposito dell’immaginario urbano a Times Square, vetrina delle merci e della società, aggiungono molto al profilo oggi santificato dell’amministrazione Bloomberg Qui un breve filmato sull’autostrada del Bronx raccontata da Berman Enc. Treccani. modernità Carattere di ciò che appartiene ai tempi più recenti. Riferito a persone o a manifestazioni, indica adesione allo spirito e al gusto dei tempi, e quindi originalità ed emancipazione dalla tradizione. Lo spirito della m. spesso connotato da un carattere utopico (nella consapevolezza che un’era si sta aprendo), dalla ricerca del nuovo e dall’interesse per lo specialismo e l’avanguardismo. MODERNO E POSTMODERNO Nella riflessione contemporanea viene spesso usato il termine postmoderno, per indicare la crisi e il tramonto della m. nelle società del capitalismo maturo, entrate, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, in una fase caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dall’invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche. In contrasto con i caratteri tipici dell’ideologia modernista, la condizione culturale postmoderna si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, e per l’abbandono dei grandi progetti per l’uomo, elaborati a partire dall’Iluminismo e fatti propri dalla m., dando luogo, sul versante creativo, più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riuso, ironico e spegiudicato, del repertorio di forme del passato, in cui è abolita ogni distinzione tra i prodotti ‘alti’ della cultura e quelli della cultura di massa.”,”HEGx-028″
“CHIODI Pietro”,”Il pensiero esistenzialista.”,”CHIODI Pietro Il pensiero esistenzialista si diffonde dopo la Grande guerra “”L’esistenzialismo contemporaneo si è deliberatamente presentato come una Kierkegaard-Renaissance, come una rinascita di Kierkegaard. Veniva così alla ribalta del pensiero mondiale un filosofo fino allora pressochè ignoto; vissuto in ambiente culturale secondario come la piccola Danimarca”” (pag 7) “”Ma solo dopo la prima guerra mondiale, dopo cioè il fallimento degli ideali ottimistici della fine secolo, il pensiero di Kierkegaard, col suo potente senso tragico dell’esistenza individuale, con la sua consapevolezza della radicalità del male e del nulla, emerse dall’oblio quasi centenario per ispirare tutta una complessa corrente di pensiero che dalla Germania doveva a poco a poco dilagare in tutto il mondo della cultura”” (pag 11)”,”FILx-485″
“CHIODI Giulio Maria MARINI Giuliano GATTI Roberto a cura; saggi di C. CESA G. DUSO M. BOVERO S. VECA G. FIASCHI Nico DE-FEDERICIS M. TOMBA F. VALORI F. RICCI D. MAZZU’ E. MIRRI A. RIZZACASA E. BAGLIANI S. MARCUCCI V. PAZE’ G.M. CHIODI”,”La filosofia politica di Hegel.”,”””Nel 1982 il politologo statunitense Marshall Berman scrisse un brillante libro sul tema della modernità. Con mossa originale e stravagante scelse per il titolo una frase: ‘All that is solid melts in to air’ (1). La frase è di Marx (‘Manifesto’, ndr): originariamente era riferita alle trasformazioni continue dell’economia capitalistica e della società moderna in generale, in cui sembra che nulla possa consolidarsi e permanere. A me pare un’immagine particolarmente felice. Non è proprio una definizione del concetto di modernità, ma suggerisce la natura del problema. Questa specie di definizione, o meglio rappresentazione intuitiva, in ‘silhouette’, è riconducibile non già all’interpretazione hegeliana del carattere distintivo del moderno – che Hegel identifica con l’avvento della libertà soggettiva e il riconoscimento del suo valore, dunque con l’emancipazione dell’individuo da canoni e ordini la cui validità sia semplicemente presupposta -, bensì alla preoccupazione, ripetutamente e variamente manifestata da Hegel, delle possibili ‘degenerazioni’ del principio moderno. Ma nel nucleo della stessa intepretazione hegeliana della modernità – forzandone il significato al di là dei limiti di compatibilità con lo spirito dell’hegelismo – potrebbe essere rintracciata l’idea che quelle degenerazioni non sono affatto tali, o che non sono patologie evitabili o comunque arginabili: che la ‘natura’ del moderno non può non comportare un progressivo e incessante allentamento dei vincoli, legami, regole, tendenzialmente (o asintoticamente) la loro sparizione”” [Michelangelo Bovero, Hegel e i confini della modernità] [(in) ‘La filosofia politica di Hegel’, a cura di G.M. Chiodi G. Marini e R. Gatti, 2003] [(1) Il libro è stato tradotto in italiano col titolo: ‘L’esperienza della modernità’, Bologna, 1985] (pag 61) ‘Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria’ “”Se Napoleone ha rappresentato per l’autore della ‘Fenomenologia dello spirito’ l’ “”idea a cavallo””, se la Rivoluzione francese ha fatto emergere la forza della ragione, entrambi hanno segnato l’avvento della ‘civitas’, erede moderna piuttosto della ‘polis’ greca che non della ‘res publica’ romana, tranne che per insegne ed espressioni rappresentative esteriori. E’ la centralità dello stato, in cui il primato della legge e poi la codificazione, sua cristalizzazione, saranno l’espressione più diretta, costituiranno la lezione francese epocale che lascerà una sua impronta molto netta nella costruzione giuridico-istituzionale della ‘Staatsphilosophie’ tedesca”” (pag 185) (G.M. Chiodi, Buone e cattive affinità: Hegel politico) Berman: Addio a Berman, marxista e moderno di FEDERICO RAMPINI 14 Settembre 2013 6 http://www.eddyburg.it/ Scomparso a New York l’autore de “”L’esperienza della Modernità””, caposaldo spesso sottovalutato degli studi urbani contemporanei, e critico spietato del conformismo progressista, di cui aveva raccontato magistralmente le miserie. La Repubblica, 14 settembre 2013, postilla (f.b.) NEW YORK – Nelle più diffuse traduzioni italiane, la frase è fin troppo esplicitata: «Tutto ciò che era stabilito e rispondente alla situazione sociale svanisce», oppure «si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi». Nella versione originale del Manifesto comunista di Karl Marx e Friederich Engels l’immagine è più astratta, misteriosa. Citata da sola richiama un trattato di fisica. «Tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria». Significa che il potere rivoluzionario del capitalismo non risparmia nulla: ha travolto società feudali scaraventandole nella modernizzazione, e prima o poi la sua furia distruttiva dissolverà la stessa borghesia. È quella frase che Marshall Berman scelse come titolo del suo libro più bello e più fortunato, pubblicato in Italia dal Mulino. Fu una fatica durata dieci anni, cominciò a scrivere nel 1971 e finì nel 1981. Ne valeva la pena: fu all’origine di un revival d’interesse americano per il marxismo, capace di sopravvivere alla caduta del Muro di Berlino. Trent’anni prima della grande crisi del 2008 o di Occupy Wall Street, Berman aveva riscoperto una lettura marxista del suo tempo, rifiutandosi di abbandonare quei testi alla critica dei roditori. Edmondo Berselli in Adulti con riserva lo ricordò come «una specie di elefante barbuto, nello stesso tempo goffo ed agile, divertentissimo da osservare mentre in un bar veneziano mangiava la pizza con le mani impiastricciandosi le dita, se la ficcava in bocca sporcandosi la barba»… È morto come lo ricordava Berselli: stroncato da un infarto l’11 settembre, a settantatre anni, mentre mangiava in uno dei suoi “diner” preferiti, il Metro dell’Upper West Side. Newyorchese fino al midollo, nato nel South Bronx, laureato alla Columbia, docente al City College, Berman negli ultimi anni si era dedicato proprio alla storia della sua città, curando un’opera collettiva sulla Grande Mela “dal blackout a Bloomberg”. Teorico della modernità, la studiava nei grandi fenomeni sociali così come nella vita personale. Pubblico e privato facevano tutt’uno per lui, questo contribuiva al fascino dei suoi scritti: «Essere moderno, vuol dire sperimentare la propria vita personale e sociale come un vortice, trovarsi in una perpetua disintegrazione e trasformazione, fra turbamento e angoscia, ambiguità e contraddizione ». Cioè, appunto, essere parte di un universo in cui tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria. Berman era capace di scrivere con la stessa prosa seducente sul Faust di Goethe, su Dostoevskij, o sull’architettura di Manhattan. Al centro del suo pensiero c’è la potenza creatrice e devastante della modernità. Non lo convinceva il pensiero “leggero” dei post-moderni. Anche in questo incrociava la sua filosofia con la sua esperienza di vita, segnata da tragedie come il suicidio della prima moglie. Da Dissent a The Nation alla New York Review of Books,la sua firma è stata su tutte le riviste più radicali e impegnate, dove l’intellighenzia newyorchese non rinuncia a esercitare la critica del presente. Era convinto, con Marx, che non basti interpretare la storia, occorre cambiarla. postilla Un ruolo particolare Marshall Berman avrebbe potuto avere, e magari avrà in futuro, chissà, per gli studi urbani in Italia, ben oltre la vaga eco del suo L’Esperienza della Modernità, praticamente noto soprattutto per lo svarione del traduttore sottopagato, autore dell’improbabile neologismo “scure di carne” attribuito al modernizzatore autoritario per eccellenza, Robert Moses. Il rimescolare personale e politico di Berman, ricordato da Rampini, nel caso di Moses cascava benissimo ricordando l’infanzia a West Tremont, nel Bronx ancora sereno quartiere popolare e di ceto medio nell’anteguerra, trasformato nell’anticamera dell’inferno dagli sventramenti voluti dallo zar delle opere pubbliche Moses per una autostrada urbana. Vicenda replicata in migliaia di altre città del mondo, più o meno identica anche se non nelle dimensioni, ma che Marshall Berman ci propone secondo una prospettiva diciamo difficile da digerire per la critica italiana: è l’accettazione acriticamente tecnocratica dell’urbanistica razionalista, del ruolo indiscutibile della pubblica amministrazione dotata del diritto di esproprio per pubblica utilità, a produrre danni e cicatrici difficili da rimarginare nel tessuto urbano e sociale, replicando le fratture dell’industrializzazione ottocentesca nel segno della città-macchina corbusieriana che ruota attorno all’automobile. E che fa passare in secondo piano anche l’autoritarismo militaresco degli sventratori classici, da Haussmann (a cui pure Moses diceva di ispirarsi) al nostro Mussolini stigmatizzato da Cederna. Perché la distruzione di questi sventramenti non riguarda semplicemente le sedimentazioni del passato, spesso del tutto inesistenti nelle città del mondo prive di storia degna di questo nome. Il solidificarsi di ciò che era sospeso nell’aria è invece un esercizio spietato di potere nel segno di una razionalità astratta, di cui la cultura razionalista non ha saputo davvero liberarsi, e che non è assente neppure in certe culture urbane contemporanee, pur frammentate tra lobbies settoriali. Così l’Esperienza della Modernità di Marshall Berman ci resta a efficace testimonianza e monito: non solo diffidate dei falsi profeti, ma badate bene a come interpretare quelli autentici! (f.b.) Su Mall la versione italiana di alcune considerazioni di Berman a proposito dell’immaginario urbano a Times Square, vetrina delle merci e della società, aggiungono molto al profilo oggi santificato dell’amministrazione Bloomberg Qui un breve filmato sull’autostrada del Bronx raccontata da Berman Enc. Treccani. modernità Carattere di ciò che appartiene ai tempi più recenti. Riferito a persone o a manifestazioni, indica adesione allo spirito e al gusto dei tempi, e quindi originalità ed emancipazione dalla tradizione. Lo spirito della m. spesso connotato da un carattere utopico (nella consapevolezza che un’era si sta aprendo), dalla ricerca del nuovo e dall’interesse per lo specialismo e l’avanguardismo. MODERNO E POSTMODERNO Nella riflessione contemporanea viene spesso usato il termine postmoderno, per indicare la crisi e il tramonto della m. nelle società del capitalismo maturo, entrate, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, in una fase caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dall’invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche. In contrasto con i caratteri tipici dell’ideologia modernista, la condizione culturale postmoderna si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, e per l’abbandono dei grandi progetti per l’uomo, elaborati a partire dall’Iluminismo e fatti propri dalla m., dando luogo, sul versante creativo, più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riuso, ironico e spegiudicato, del repertorio di forme del passato, in cui è abolita ogni distinzione tra i prodotti ‘alti’ della cultura e quelli della cultura di massa.”,”HEGx-036-FL”
“CHIOSSONE Edoardo, a cura di Alfredo LIVI”,”Lettere dal Giappone (1875-1895). Ad un amico genovese, GB Villa.”,”Nel giugno del 1895 EC [Edoardo Chiossone, ndr] è testimone della prima prova politica e militare del Giappone moderno. E ne scrive a G.B. Villa: «Più volte avrei voluto parlarti delle vicende politiche di questo paese, ma gli avvenimenti si sono succeduti con tale furia che il narrarli avrebbe domandato più tempo e voi eravate informati dal telegrafo intanto che i miei scarabocchi avrebbero viaggiato. Ora resta fiducioso: speriamo che non vengano altre complicazioni e ora il Giappone possa godere il frutto dei suoi sacrifici e vittorie. Mi ha fatto immenso piacere che l’Italia abbia seguito l’Inghilterra nella sua politica e così si è cattivata la stima di questo popolo e Governo, intanto che la Francia e la Germania, facendo la corte alla Russia, hanno l’odio e il disprezzo di tutti. L’Imperatore è tornato il 30 scorso in Tokio, in pompa magna, il ricevimento fu entusiastico». EC si riferisce alla conclusione della guerra cino-giapponese dal 1893-1895″” (pag 41)”,”JAPx-001-FMP”
“CHISHOLM Michael”,”Geografia dello sviluppo economico.”,”Michael Chisholm, è un geografo noto e apprezzato per i suoi studi sul rapporto tra dinamiche economiche e assetti territoriali. E’ docente di Geografia nell’Università di Cambridge. Profezie scientifiche “”Vi è una storia nella vita di tutti gli uomini che rappresenta la natura dei tempi defunti; osservando questa storia un uomo può profetizzare quasi a colpo sicuro le principali cose probabili ancora, non nate a vita, e che stanno chiuse come tesori nel loro seme e nelle loro timide gemme”” (W. Shakespeare, Enrico IV, Parte II”” (pag 207)”,”PVSx-080″
“CHITARIN Attilio”,”Lenin e il controllo operaio.”,”«Uno degli aspetti della grandezza di Lenin consiste proprio nell’aver compreso che il volontarismo, il soggettivismo, il rifiuto della scienza possono costituire un momentaneo ‘eccitante rivoluzionario’, ma non possono essere il fondamento di una solida dottrina rivoluzionaria». Sebastiano Timpanaro. «La classe operaia non ha da realizzare degli ideali, ma da liberare gli elementi della nuova società, di cui è gravida la vecchia e cadente società borghese». Karl Marx”,”LENS-058-FL”
“CHITARIN Attilio a cura”,”Le Izvestija di Kronstadt. Articoli dal 3 al 16 marzo 1921.”,”Pubblichiamo una raccolta di articoli delle Izvestija di Kronstadt apparsi dal 3 al 16 marzo 1921. Il 16 marzo l’esperienza di autonomia dei marinai e dei cittadini di Kronstadt terminava. La città era presa dall’armata bolscevica.”,”RIRO-157-FL”
“CHITAROW R.”,”Der Kampf um die Massen. Von 2. zum 5. Weltkongress der KJI.”,”La lotta contro il trotskismo. “”L’ importante questione politica, che questo Plenum ha affrontato, è stata la questione del trotskismo. L’ intero anno 1926 è stato occupato dall’ offensiva furiosa da parte degli “”ultrasinistri”” trotskisti contro il Comintern, sia in Germania che in URSS.”””,”INTT-194″
“CHIUSANO Italo Alighiero”,”Vita di Goethe.”,”ANTE1-35″,”BIOx-135″
“CHLEVNJUK Oleg”,”Stalin e la società sovietica negli anni del terrore.”,”Francesco BENVENUTI è docente di Storia dell’ Europa Orientale all’ Università di Bologna. Oleg CHLEVNJUK, nato nel 1956, è uno dei più brillanti rappresentanti della nuova generazione di storici russi. Ha pubblicato a Mosca, in Francia e negli Stati Uniti i suoi lavori sul sistema economico e sociale della Russia staliniana.”,”RUSS-084″
“CHLEVNJUK Oleg V.”,”Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al Grande terrore.”,”Oleg Chlevnjuk (1956) è ricercatore presso l’Archivio di Stato della Federazione russa. Le sue opere di storia sovietica sono state tradotte negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia e Germania.”,”RUSS-015-FL”
“CHO SE-HUI”,”Le Nain.”,”””Noi siamo tutti dei nani””, constata un giorno, prostrata, una delle eroine di questo libro. E di fatto, in questo quartiere di Seul, che ha, per una strana ironia, il nome di “”Distretto della felicità””, sono riuniti gli umiliati e gli offesi di una società sottomessa al capitalismo selvaggio e alla violenza della speculazione. Vera radiografia dei giorni più bui dell’espansione coreana, questo romanzo in forma di racconti brevi è un’opera forte, iperrealista, con uno stile che ti trascina, rivela, fissa e stigmatizza gli atteggiamenti e i comportamenti con l’ossessione di mettere in luce una realtà vera di ingiustizia e solidarietà., dolcezza e dolore che sono la sorte dei miseraili. Per certi versi straziante, la storia del nano e dei suoi compagni di sventura fa risuonare una delle voci più impegnate della letteratura coreana.”” (dalla quarta di copertina) ???? ?? ?? ?? ? (Nanjang-iga Ssoa-olin Jaageun Gong), 1976. Traduzione dal coreano in inglese di Chun Kyung-Ja. “The Portable Library of Korean Literature”, Seoul, Jimoondang, 2002 Questa edizione contiene uno dei testi narrativi interconnessi, quello che titola l’intera serie di dodici del libro forse più noto di Cho, nel quale si raccontano le vicende di una famiglia sud-coreana negli anni Settanta, durante il boom economico da cui gli strati non abbienti descritti dall’autore vennero esclusi, colpiti anzi dalla speculazione edilizia montante e da un’economia che perseguiva fini esclusivi con una postura etica priva di scrupoli. Nel volumetto della “Portable Library”, leggiamo uno dei capitoli più significativi, in cui “dwarf” (nano) è il soprannome, dovuto alla statura, del padre dei narratori in prima persona che si alternano in varie sezioni di questa storia e la fanno progredire a episodi e con angolazioni ogni volta diverse pur mantenendo un andamento cronologico e progressivo. Già questa tecnica è indicativa di una tendenza a costruire un realismo non banale e non interamente documentario e naturalistico, sebbene la denuncia sociale sia mordente e l’incisività dei fatti venga resa con periodare breve e scarno. La speculazione edilizia avanza nel quartiere, cosicché la famiglia è costretta a cedere la casa d’abitazione a un costruttore che si è procurato un permesso relativo al “programma di rinnovo urbano del quartiere Paradiso”, come sarcasticamente è denominato il nucleo in cui abitano i protagonisti. Il compenso per l’appropriazione dell’immobile è risibile, per cui la famiglia si riduce ancora più in miseria. Si disintegrano anche i rapporti umani, se la figlia scappa di casa, raccontando da quel punto in poi l’ultima parte della storia. In questa narrazione conclusiva, inizialmente abbiamo l’impressione che la narratrice per disperazione si sia venduta all’imprenditore edile che l’ha sfrattata, ma apprendiamo che ha invece architettato una vendetta raffinata, profittando della debolezza di lui che ne fa la sua amante per appropriarsi dei documenti dell’abitazione e farla di nuovo registrare a nome della famiglia originaria, ma scoprendo due anni dopo, al momento del ritorno al focolare domestico, il trasloco in altra zona dei genitori e apprendendo la morte del padre. L’intreccio, anche in traduzione, scorre con fluidità notevole. Ogni particolare è marcato e significativo. Gli scherzi drammatici del destino si accompagnano alla sfortuna dell’essere nati tra il proletatriato. Anche il ricco privo di compassione non è però del tutto disprezzabile, perché per lo meno ha un sentimento in qualche modo autentico, pur se basato sull’attrazione fisica, nei confronti della ragazza. Ella stessa ottiene i suoi scopi infrangendo la legge etica. In breve nulla è semplice e scontato se non la realtà dell’emarginazione e dello sfruttamento che si annidano alle spalle dello sviluppo. Roberto Bertoni Nato nel 1942 a Kapyong, nella provincia di Kyonggi, Cho Sehui ha studiato lettere a Seoul. L’insieme dei racconti consacrati al ‘Nain’ ha avuto grande successo in Corea. Cho Se-hui From Wikipedia Cho Sehui was born on August 20, 1942, in Gapyeong, Gyeonggi-do. Cho attended Seorabeol Art College and Kyonggi University in Seoul.[2] Cho was a member of the so-called “”hangul generation,”” which was called that because its member were the first to be educated in the Korean language (the previous years had been under Japanese domination and language, and before the colonial period most scholars had studied Chinese). Work Cho’s writing is sparse and explicit, though it can also seem surreal. His most famous work is The Dwarf. The Dwarf is a yonjak sosol (linked novel) or collection of separately published short stories which can stand alone or supplement each other. This fractured structure, along with Cho’s jump-cutting, juxtapositional, and un-sign-posted narrative portrays a society that “”severs men from the natural rhythms and shape of creation.””[3] It is a powerful work of social criticism focusing on the forced redevelopment of Seoul in the 1970s, and the human costs that accompanied it. It combines biting realism with an often fantastic structure that pulls a reader into the difficult and fragmented era the work describes. Cho combines a kaleidoscopic narrative approach, powerful use of scientific symbols, and a dead-flat and deadeye narrative tone. Reading The Dwarf requires some attention, but the interlocking narrative arcs and often disconcerting internal shifts in narrator or time frame are both supportive of the theme of the book and ultimately rewarding. Koreans consider this work to be one of the critical works of the 1970s.[4] Works in Translation[edit] The Dwarf University of Hawaii Press (October 2006); translated by Ju-chan and Bruce Fulton ISBN 0-8248-3101-2 The Voice of the Governor-General and Other Stories of Modern Korea (Contributor) Eastbridge (June 2002) ISBN 1-891936-06-9 City of Machines Korea Journal Vol.30 No.3 March 1990 pp. 68–74 On the Overhead Bridge Korea Journal Vol.20 No.10 October 1980 pp. 30–35 Der Zwerg (???? ???? ?? ? ) ???? ????? ???????? ?????? ???????? (???? ???? ?? ?) A Törpe (???? ???? ?? ?) La Petite balle lancée par un nain (???? ???? ?? ?) Works in Korean[edit] Dwarf Launches a Little Ball (1978) Time Travel (1983) Root of Silence (1985) References[edit] Jump up ^ “”??? “” biographical PDF available at: http://klti.or.kr/ke_04_03_011.do# Jump up ^ Kenneth M. Wells, South Korea’s minjung movement: the culture and politics of dissidence University of Hawaii at Manoa. Center for Korean Studies p. 214 Jump up ^ Lukács, Realism in Our Time Jump up ^ Peter H. Lee, ed. A History of Korean Literature. Cambridge: Cambridge University Press (2003), p. 477.”,”ASIx-106″
“CHOMSKY Noam”,”I nuovi Mandarini. Gli intellettuali e il potere in America.”,”CHOMSKY Noam nato a Baltimore nel 1928 da una famiglia di immigrati russi, è professore di linguistica al MIT.”,”USAQ-079″
“CHOMSKY Noam”,”Per ragioni di Stato. Ideologie coercitive e forze rivoluzionarie.”,”CHOMSKY Noam nato a Baltimore nel 1928 da una famiglia di immigrati russi, è professore di linguistica al MIT.”,”USAQ-080″
“CHOMSKY Noam”,”Sulla nostra pelle. Mercato globale o movimento globale?”,”‘Noam Chomsky (1928) oltre ad avere rivoluzionato la linguistica contemporanea con la teoria generativista, è uno degli intellettuali militanti più ascoltati negli Stati Uniti’. (1999)”,”ECOI-018-FV”
“CHOMSKY Noam”,”L’America è finita? Il mondo che lasciamo e il compito che ci attende.”,”E’ la traduzione di una conferenza tenuta da Chomskyy il 17 settembre 2012 al Politeama Rossetti di Trieste”,”USAE-132″
“CHOMSKY Noam”,”Problemi di teoria linguistica.”,”Noam Chomsky nacque a Filadelfia il 7 dicembre 1928, figlio di un immigrato russo. Sotto la guida di Zellig Harris, studiò linguistica all’Università di Pennsylvania dove ottenne nel 1951 la laurea e nel 1955 il dottorato. Dal 1955 è entrato a far parte del corpo insegnante del Mit (Massachusetts Institute of Technology, dove dal 1956 è staot professore di Lingue moderne e linguistica.”,”VARx-066-FRR”
“CHOSSUDOVSKY Michel”,”La crisi albanese.”,”Michel Chossudovsky è docente di economia presso l’Università di Ottawa; ha pubblicato: La globalizzazione della povertà. L’impatto delle riforme del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale.”,”EURC-079-FL”
“CHOUEIRI Youssef M., edizione italiana a cura di Enzo PACE”,”Il fondamentalismo islamico. Origini storiche e basi sociali.”,”Youssef M. Choueiri sociologo e storico di origine libanese; insegna nella Università di Exeter in Gran Bretagna. Tra le sue pubblicazioni “”Arab History and the Nation-State, 1820-1980″” (1989) “”Nel 1964, Sayyd Qutb pubblicò il libro ‘Idee Guida’ come risposta all’ideologia socialista del nasserismo. Nel frattempo era stato rilasciato dal carcere e si era dato da fare per reclutare nuovi adepti per una nuova organizzazione. Nell’agosto 1966 fu condannato a morte, dopo che le autorità egiziane avevano scoperto una congiura di alcune cellule clandestine della sua nuova creatura. La trama prevedeva di compiere una serie di atti di sabotaggio, far saltare in aria centrali elettriche e ponti e colpire obiettivi di vitale importanza economica. Queste azioni, insieme con un piano per assassinare il Presidente Nasser, il Primo Ministro e un certo numero di funzionari del servizio segreto, avrebbero dovuto paralizzare la vita quotidiana nelle principali città egiziane e allo stesso tempo permettere una rapida presa del potere politico. Nella sua deposizione Qutb sostenne che l’acquisto delle armi e la preparazione delle giovani reclute erano semplici misure di autodifesa, concepite per evitare il ripetersi dei fatti del 1954. Egli considerava la nuova organizzazione uno strumento necessario per contrastare la repressione dello Stato risoluto a distruggere i movimenti radicali islamici. Il siriano Marwan Hadid, uno dei discepoli di Qubt, fu implicato nella stessa trama, ma riuscì ad evitare l’arresto e fuggì in Siria verso la fine del 1965. Come il suo maestro, egli decise di rinunziare sia ai metodi tradizionali adottati dai Fratelli Musulmani in Egitto, che a quelli elaborati da Isam al-‘Attar, il leader dei Fratelli Siriani. Hadid reclutò gruppi sociali scelti di combattenti pronti alla lotta armata, con il compito di scatenare una guerra contro lo stato baathista «secolare e pagano». Nel 1971 l’Isam al’-‘Attar nel frattempo si era già spaccato in due fazioni: l’ala sinistra di Damasco, guidata da al-‘Attar, che si opponeva ai propositi avventuristici di Hadid, e un’ala radicale, concentrata nel nord del paese, sotto la guida di Sa’id Hawwa e ‘Adnan Sa’d al-Din. Hadid fu infine catturato dalle autorità nel 1975 e morì l’anno successivo nella sua cella. Sei anni più tardi i membri militanti dei Fratelli Musulmani della città di Hama, centro operativo di Hadid, organizzarono una rivolta armata contro il regime. Presero il controllo dei quartieri popolari. Gli speciali squadroni dell’esercito siriano impiegarono quasi un mese a riprendere il controllo della situazione. Nel frattempo vaste aree della città vennero rase al suolo; solo alcuni anni più tardi esse furono ricostruite con strade più ampie e servizi migliori. Nonostante la sua assenza dalla scena politica, Qutb continuò ad attirare seguaci dentro e fuori l’Egitto. La sconfitta degli eserciti egiziano, siriano e giordano ad opera di Israele nella guerra del giugno 1967 ebbe conseguenze di vasta portata. La più importante di esse fu l’umiliazione subita da due stati socialisti – l’Egitto e la Siria – e il fallimento della sfida da loro portata all’esercito israeliano. Sotto il peso del discredito, tanto da un punto di vista ideologico che militare, i gruppi dirigenti dei rispettivi paesi non riuscirono a sostenere l’onda d’urto della protesta delle masse popolari che si propagò in tutto il mondo islamico”” (pag 189-190) Youssef M. Choueiri Professor History Program Reader (Associate Professor) in Islamic Studies, University of Manchester; 2010-2011. Director-General, Centre for Arab Unity Studies; 1998-2004. Reader in Middle Eastern History, University of Exeter 1986-97. Lecturer in Modern Middle Eastern History, University of Exeter. His next project will consist of a comparative study of the historical emergence and development of monarchical and republican states and regimes in the Arab world in the twentieth century. Author and editor of a number of books in both Arabic and English. These include Modern Arab Historiography (2003); Arab Nationalism :A History (2000,2005); Islamic Fundamentalism (2010): and A Companion to the History of the Middle East (2005, 2008). Education: Corpus Christi College, University of Cambridge, PhD (1986). School of Oriental & African Studies, University of London, MSC (1978). American University of Beirut, BA (1974). Languages: Arabic, English”,”VIOx-201″
“CHOUKROUNE Leïla”,”La Chine et le maintien de la paix et de la securité internationales. Une relation complexe et multiforme entre independance, souveraineté et multilateralisme.”,”CHOUKROUNE Leïla è ‘doctorante’ in Diritto Internazionale all’ Università di Paris I Sorbonne e lavoro sui vari aspetti dell’ adesione della Cina al Diritto internazionale moderno.”,”CINx-096″
“CHOURY Maurice”,”Bonjour, Monsieur Courbet!”,”Giudizio di Marx sulla colonna. “”Per segnare significativamente la nuova era della storia che essa aveva coscienza di inaugurare, sotto gli occhi dei prussiani vincitori da un lato, e dell’ esercito di Bonaparte, condotto dai generali bonapartisti dall’ altro, la Comune abbatte questo colossale simbolo della gloria guerriera, la colonna Vendôme.”” (pag 169, La guerra civile in Francia)”,”MFRC-091″
“CHOW Gregory C.”,”Conoscere la Cina.”,”Gregory C. Chow (1913) è Professore di Economia, Politica e Professore emerito di economia alla Princeton University. E’ stato consulente dei massimi funzionari statali di Taiwan e della Cina continentale. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla Cina e sull’Asia. “”(…) l’Istituto di Statistica subisce pressioni politiche per falsificare le statistiche? Durante il Grande Balzo in Avanti, il presidente Mao Zedong voleva che la produzione agricola aumentasse del 50 per cento nel giro di un anno e alcuni villaggi registrarono un fenomenale incremento della produzione. Tuttavia, l’Istituto di Statistica si dette come obiettivo quello di verificare tali irragionevoli pretese e di riportare i dati in modo corretto”” (pag 65)”,”CINx-003-FC”
“CHOWDHURY Anis ISLAM Iyanatul”,”The Newly Industrialising Economies of East Asia.”,”Anis Chowdhury è Senior Lecturer in Economics all’University of Western Sydney, Australia.”,”ASIE-037″
“CHRIST Michel”,”Le POUM. Histoire d’ un parti révolutionnaire espagnol, 1935-1952.”,”CHRIST Michel è dottorando all’ Università di Parigi VIII. “”Da parte sua, il primo rapporto che Moulin scrisse da Madrid il 24 agosto 1936, era pieno di critiche riguardo alla politica del POUM: “”Il fatto che abbia accettato di sedersi nel consiglio economico della Catalogna, i suoi legami con l’ ufficio di Londra, il fatto che abbia lasciato parlare Marceau Pivert ad una assemblea…”” “”Il POUM si è convertito in partito governativo””. (Servizio di stampa e d’ informazione per la VI Internazionale n° 2, Paris il 21 ottobre 1936″”, ibid. Augustin Guillamon, pag 55-56. I trotskisti tentarono di introdursi in seno al POUM e di spinger alla trasformazione di questo partito nel senso voluto dalle direttive della IV Internazionale. (Moulin “”La dualité de comités””, (…)). (pag 52-53)”,”MSPG-154″
“CHRIST Karl”,”Breve storia dell’Impero Romano.”,”Karl Christ ora professore emerito, ha insegnato Storia antica all’università di Marburgo. É autore di un’importante monografia: Geschichte der römischen Kaiserzeit. In italiano ha curato con A. Momigliano L’antichità nell’Ottocento in Italia e Germania e con E. Gabba L’impero romano fra storia generale e storia locale.”,”STAx-046-FL”
“CHRISTENSEN Chr. A.R.”,”Norvegia. Una monarchia democratica.”,”””Negli anni intorno al 1905 la marina mercantile attraversava un periodo assai difficile, per la trasformazione della navigazione a vela in quella a vapore. Durante gli anni del ‘Windjammer’, nel diciannovesimo secolo, la Norvegia godeva di una posizione di guida: nel 1870 la sua marina mercantile era la terza del mondo, con un tonnellaggio superato solo dalla Gran Bretagna, e dagli Stati Uniti. Ma mentre altri paesi, come per es. la Gran Bretagna, giòà nel 1905 aveva praticamente realizzato la trasformazione dalla vela al vapore, la Norvegia era solo all’ inizio di questo processo.”” (pag 17)”,”EURN-006″
“CHRISTIE Stuart MELTZER Albert”,”The Floodgates of Anarchy.”,”””I lavoratori francesi avevano perfezionato l’ arma dello sciopero e tutte le forme della lotta industriale, inclusa l’ occupazione delle fabbriche – a cui, anni dopo, nel 1936 e ancora nel 1968, essi ricorsero, molto tempo dopo che il parlamentarismo aveva dimostrato di prevalere. Secondo la loro visione lo sciopero generale avrebbe dovuto essere non più che una occupazione delle fabbriche, dopo di che i lavoratori avrebbero dovuto riprendere il lavoro ma tenere fuori gli imprenditori e lo stato. Questo diventa ben più che una occupazione. E’ una espropriazione: la sfida finale al capitalismo””. (pag 43)”,”ANAx-220″
“CHRISTIE-MURRAY David”,”I percorsi delle eresie. Viaggio nel dissenso religioso dalle origini all’età contemporanea.”,”CHRISTIE-MURRAY ha studiato all’Univ di Londra e Oxford dove ha anche frequentato Wyclif Hall. Ventisette anni dopo aver preso i voti ne è stato sciolto essendosi allontanato dalle posizioni teologiche della Chiesa anglicana per approdare al protestantesimo più radicale della ‘Società degli amici’.”,”RELC-051″
“CHRISTOPHE Robert”,”Danton.”,”””Danton morirà senza aver rivelato questo provvedimento. Roederer lo farà conoscere solo nel 1815, prima di Lamothe-Lagon, che lo riferirà nelle sue Memorie. E’ vero o inventato questo aneddoto? Vero, lo confermerebbe la asserzione secondo cui, d’ accordo con Lafayette, Danton avrebbe ricevuto 50 mila scudi dalla Corte alla vigilia del 10 agosto. E giustificherebbe l’ esclamazione della sorella de re: “”Non c’è alcun pericolo, Danton ci protegge!””. (pag 208)”,”FRAR-312″
“CHROMOV S.S. e altri”,”Feliks Dzierzynski.”,”DZERZINSKI (1877-1926).”,”RIRB-054″
“CHU TEH, a cura di Agnes SMEDLEY”,”La lunga marcia. Dal crollo della dinastia Manciú alla Cina di Mao. Conversazioni con Chu Teh raccolte da Agnes Smedley.”,”Questa è la storia dei primi sessant’anni di vita del generale Chu Teh, comandante in capo dell’Armata popolare di liberazione della Cina. Sebbene il generale Chu mi abbia autorizzato a scriverla, non è una biografia ufficiale.”,”CINx-034-FL”
“CHU Teh”,”La lunga marcia. Dal crollo della dinastia Manciú alla Cina di Mao.”,”””Mao Tse-tung era anch’egli un contadino colto, che aveva combatutto come soldato semplice nelal rivluzione del 1911 e aveva avuto una parte di primo piano nel movimento del 4 maggio, nella provincia nativa dell’Hunan. Vi aveva fondato il primo gruppo di studi marxisti e più tardi il primo nucleo del partito comunista. Mao era stato delegato al primo Congresso, che aveva dato via al Partito comunista cinese, il 1° luglio 1921. Quest’uomo, straordinariamente erudito e incline alla meditazione, era anche redattore di giornali e di una rivista, era un saggista, un poeta e nel 1925 aveva posto le basi del primo movimento clandestino di contadini nella sua provincia. Sotto il governo di Sun Yat-sen aveva organizzato a Canton la prima scuola per dirigenti del movimento contadino ed era stato eletto nel Comitato esecutivo del Kuomintang. Il movimento contadino, fondato nella provincia del Kwangtung da Sun Yat-sen, era filtrato nella provincia vicina, l’Hunan, dove, come già nel Kwangtung, si erano formate le leghe contadine e i Corpi di difesa contadini. Si aprima che dopo la spedizione contro il nord i proprietari di terre e i miliaristi locali avevano stroncato il nascente movimento con la selvaggia crudeltà propria delle epoche feudali. Vi erano state battaglie campali in cui i contadini erano stati uccisi a migliaia. Vi erano stati rapimenti e decapitazioni dei dirigenti e degli organizzatori dei contadini. I padroni delle terre avevano dalla loro i banditi, per bruciare i villaggi e massacrare i contadini nel sonno. Quando la spedizione contro il nord passò da Kwangtung alle pianure dell’Hunan, i contadini insorsero poco prima del suo arrivo, disarmarono la milizia dei proprietari di terre, il Min Tuan, si impadronirono dei villaggi e misero in fuga i signori delle terre. Il programma di riforma agraria del Kuomintang parlava di riduzione di fitti e abolizione dell’usura, ma molte leghe contadine erano andate oltre; avevano confiscato e diviso la terra, come già era accaduto nella storia cinese in tutte le insurrezioni contadine. Quando il generale Chu arrivò a Wuhan, due milioni di contadini erano organizzati nelle leghe nella sola provincia di Hunan e, con le loro famiglie, rappresentavano almeno dieci milioni di contadini organizzati, ossia la metà della popolazione rurale dello Hunan”” (pag 220) inserire”,”CINx-014-FV”
“CHÜN-TU HSÜEH a cura; scritti di Franz MICHAEL M. YAP KWAN-WAI SO Eugene P. BOARDMAN CHIU PING Stephen UHALLEY CHÜN-TU HSÜEH CHIN CHUNG-CHI HU SHENG-WU Melville T. KENNEDY Howard L. BOORMAN YU-JU ZHI Maurice MEISNER Edgar SNOW CHUN-TU SUEH C. Martin WILBUR KAI-YU XU”,”Les dirigeants de la Chine révolutionnaire, 1850 – 1972.”,”Scritti di Franz MICHAEL M. YAP KWAN-WAI SO Eugene P. BOARDMAN CHIU PING Stephen UHALLEY CHÜN-TU HSÜEH CHIN CHUNG-CHI HU SHENG-WU Melville T. KENNEDY Howard L. BOORMAN YU-JU ZHI Maurice MEISNER Edgar SNOW CHUN-TU SUEH C. Martin WILBUR KAI-YU XU “”Allorquando nel 1909 Sun Yat-sen lascia Singapore con destinazione Europa, Wang ritorna in Giappone. Per un po’ di tempo, si dedica all’ edizione di una traduzione clandestina ma effimera del Min-bao, pubblicata ufficialmente a Parigi da giovani anarchici cinesi discepoli di Sun, ma di fatto, stampata segretamente a Tokyo. I rivoluzionari cinesi esiliati in Giappone subirono in quest’ epoca la forte influenza degli anarchici russi, di cui in gran numero si erano rifugiati in Giappone, dopo lo scacco della rivoluzione del 1905 in Russia.”” (pag 233)”,”CINx-182″
“CHUQUET Arthur”,”Dumouriez.”,”CHUQUET Arthur, membro del l’ Institut. Piano per la difesa della Gran Bretagna. “”La più importante memoria di Dumouriez, una memoria lunga, minuziosa, che fu molto apprezzata, è quella che terminò nel mese di maggio 1804 sulla difesa dell’ Inghilterra. Egli enumerava subito gli ostacoli che il paese doveva opporre ai francesi: le batterie di costa; i campi trincerati e le piazzaforti; le truppe in particolare i cacciatori e quei tiratori il cui sistema, nato nella Francia del 1792, aveva “”sconcertato e vinto tutti gli eserciti d’ Europa””, i principi ai quali si dovevano conformare i generali incaricati dell’ esecuzione del piano difensivo. Poi, dopo aver diviso l’ Inghilterra in sei distretti militari, mostrò come si poteva proteggere tutte le strade che conducevano a Londra, come si poteva proteggere il litorale, proteggere Jersey e Guernesey. Studiò i porti da cui sarebbe partita la spedizione francese; consigliò lo stato maggiore inglese di prendere Walcheren, la chiave dei Paesi-Bassi: operazione costosa e che avrebbe incontrato resistenza, ma che, secondo lui, sarebbe riuscita. Raccomandava, così, l’ offensiva, perché, nel segreto del suo cuore, non credeva che i francesi fossero, questa volta, così arditi e così forti per eseguire una incursione””. (pag 248-249) Altro piano: per la difesa dell’ Irlanda.”,”FRAR-316″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale.”,”1. Da guerra a guerra, 2. Guerra in sordina, 3. Il crollo della Francia, 4. Isolati, 5. Germania a Oriente, 6. Investe l’ America, 7. Il Giappone attacca, 8. Bbattaglia d’Africa, 9. La campagna d’ Italia, 10. Da Roma a Teheran, 11. Onda della vittoria, 12. Cortina di ferro”,”QMIS-013″
“CHURCHILL Winston”,”Memorie (1874-1903).”,”(La Rosselli nacque in Francia nel 1930, perché in Francia il padre era fuggito nel 1929, una fuga che segnò in qualche modo quella che doveva divenire una vita tormentata, perennemente alla ricerca di un’appartenenza mai acquisita. Nel 1940 con la madre si trasferì in Inghilterra prima e negli Stati Uniti dopo, per tornare poi in Italia nel 1946 e scoprire che gli studi compiuti all’estero non le potevano essere riconosciuti. Ritornò così in Inghilterra dove si dedicò allo studio della musica e della composizione, quel linguaggio universale, quello dei suoni e dei ritmi, che, unitamente all’avventura linguistica che la accompagnò per tutta la vita, resero unica la poesia di questa scrittrice apolide. Fu inoltre anche con la traduzione che la Rosselli si cimentò, quando, ritornata in Italia nel 1948, a Firenze prima e a Roma in seguito, dopo la morte della madre, cominciò a lavorare per alcune case editrici e a dedicarsi a studi letterari e filosofici. Sono gli anni in cui comincia a frequentare gli ambienti letterari conoscendo nel 1950 lo scrittore Rocco Scotellaro che le presenta Carlo Levi, mentre è degli anni Sessanta la conoscenza dell’ambiente dell’Avanguardia, da cui quasi subito si distaccò, lontana forse dalle sperimentazioni prevalentemente linguistiche e dall’impronta in qualche modo maschile del gruppo. Se nella sua opera possiamo parlare di sperimentazione, intesa come neologismi, di una lingua come abbandono a un flusso, come unione di più lingue, è perché la lingua della Rosselli fu una lingua del buio, del privato, e, in quanto tale, labirintica e priva di codici. Fu Pasolini a scoprire la poesia di questa scrittrice, pubblicando nella rivista letteraria «Il Menabò», nel 1963, ventiquattro sue poesie e definendo la sua scrittura poetica una scrittura di lapsus, versi fatti di distrazione quindi, di una grammatica di errori nell’uso delle consonanti e delle vocali. Spazi metrici, opera del 1962, spiega proprio l’uso di questa forma dei versi, una grammatica dalle mille possibilità metriche, una musica dalle forme non codificabili, un confronto, come dice Maria Corti, tra «la durata del tempo fra una nota e l’altra in musica e quella fra una sillaba e l’altra in poesia». Ma è Variazioni belliche la prima grande opera del 1964 pubblicata per Garzanti, una raccolta in cui si legge il ritmo faticoso della sofferenza, la fatica del vivere di un’infanzia dolorosa che aveva marchiato la sua vita di donna. Aggettivi come “lattante” e “latitante” mostrano l’impronta della vita inconscia e psichica dell’autrice, che latita, che è all’origine, liberando e chiudendo il verso in un frammentazione di emozioni che devono essere rimesse insieme. Una lingua personale quindi, una lingua privata che brucia «in un ardore che non può sorridersi». Anche in Serie ospedaliere, raccolta del 1969, troviamo “schegge” del suo corpo, «vasi di tenerezze mal esaudite», «incontrollabile angoscia», come se fosse una decomposizione-ricomposizione di una scrittura in cui la ragione tenta di dominare la passione, fallendo, alla ricerca di una certezza, in continua nostalgia, urlata e soffocata, al ritrovamento di una tenerezza che potrebbe rasserenare, ma che è malata all’origine. Disse bene il critico Pier Vittorio Mengaldo a proposito della lingua della Rosselli definendola come «un organismo biologico, le cui le cellule proliferano incontrollatamente in un’attività riproduttiva che come nella crescita tumorale diviene patogena e mortale». Una poesia furiosa fatta di solitudine, di silenzio, di morte è anche quella di Documento (1966-1973). I versi «Mi truccai a prete della poesia ma ero morta alla vita» rappresentano alcuni dei versi più esemplificativi della poesia della Rosselli, una poesia dove «la speranza è un danno forse definitivo», e dove il mondo è popolato da «elefanti ottusi». Ottuso. Come a intendere ciò che non è compreso; e come comprendere del resto, se non vivendolo un conflitto interiore così forte,un buio fatto di interrogativi, alla ricerca della verità impossibile? Diario ottuso (1954-68) è un esempio di prosa della scrittrice ma di una prosa «difficile, interiore quanto la poesia» dice la stessa autrice, evidentemente autobiografico. Ma cosa poteva non essere autobiografico in una donna mossa eternamente dall’amore e dal dolore? Verbi come partire, fuggire, non sapere, non capire accompagnano quest’opera, fatta di pensieri, seppur in prosa, profondamente poetici, di un avventura verso il «terreno nero». «Ah, potessi avere la leggerezza della prosa» dichiarava essa stessa. Ma la leggerezza non le appartenne mai. Le appartennero piuttosto la provocazione, la furia, la perentorietà, l’immaginazione delirante. La passione che cercava una collocazione, la lingua che cercava una risposta, in tutte le lingue che sapeva, che conosceva, come l’esperienza della raccolta Sleep (1992) ci dimostra, «la vita scritta su carta, là scorre il mio seme folle alla morte». «Io non sono quello che apparo» aveva scritto in Documento. L’envers dit la verité, aggiungiamo noi. Amelia Rosselli, fragile e coraggiosa, visse gli ultimi anni della sua vita a Roma, dove, morì suicida nel 1996. Nel 1987 usci L’Antologia poetica arricchita dalla raccolta dei Primi scritti (1952-63). Ma è con un piccolo ma significativo libro, anticipato da una prefazione di Giovanni Giudici, e soprattutto da una lettera della poetessa all’editore, che ci piace ancora una volta far parlare Amelia Rosselli. Da Impromptu (1981), parte XII: Lo spirito della terra mi muove per un poco; stesa o seduta guardo non l’orologio; lo tasto e lo ripongo al lato della testa,che non sonnecchiando ma nemmeno pensando, si rivolse al suo dio come fosse lui nelle nuvole! Rinfiacchita l’infanzia muraria di questi versi non sono altro che pittorica immaginazione se nel campo di grano rimango a lungo stesa a pensarci sopra. (Fonte: a cura della Redaz Virtuale Milano, 15 ottobre 2003)) “”In un certo senso, una carica di cavalleria somiglia molto a ciò che avviene normalmente nella vita. Fino a quando voi siete incolumi, fermi in sella, col cavallo in pugno e bene armati, potete tener testa alta anche a molti nemici. Ma se perdete una staffa, se vi si spezza una delle redini, se lasciate cadere le armi, se siete ferito o se è ferito il vostro cavallo, allora è il momento che i nemici si lanciano contro di voi da tutte le parti. Tale è stato il destino di molti miei camerati nei plotoni che si trovavano immediatamente alla mia sinistra. Arrestati nella loro corsa in mezzo alla massa nemica, serrati da tutti i lati, feriti e lacerati dalle lance e dalle spade, essi furono trascinati giù dai loro cavalli e fatti a pezzi dal nemico infuriato.”” (pag 195)”,”UKIx-082″
“CHURCHILL Winston”,”Passo a passo. (Step by step)”,”””L’Italia resistette allora, con successo, a “”cinquantadue nazioni guidate da una sola”” ed è questa sola che pone ora il suo sigillo al trionfo di Mussolini, se pure è un trionfo. Comunque, la situazione è ben diversa da quella di fronte a cui ci troviamo noi oggi. Nuovi eventi d’importanza capitale hanno profondamente alterato l’equilibrio e i rapporti esistenti fra le potenze europee. Ogni paese è rimasto paralizzato dalla sorpresa di fronte alla conquista dell’Austria da parte della Germania e l’incorporazione di Vienna con tutto ciò che Vienna rappresenta, sotto la sovranità del Reich tedesco. Ognuno deve rendersi conto di questo profondo e violento mutamento. L’effetto prodotto sul popolo italiano dalla occupazione dell’Austria è stato intensissimo. Il loro orgoglio ha subito un duro colpo, mentre invece si sono rafforzati i loro timori. L’ambasciatore italiano a Vienna, il quale fino a pochi mesi fa era quasi vicerè dell’Austria e aveva nella capitale una carica assai simile a quella dell’Alto Commissario britannico al Cairo, è stato ora sostituito da un cosnole generale. Gli italiani si trovano dunque di fronte alla più formidabile potenza militare europea schierata lungo una frontiera che, per quanto montagnosa, si estende per circa duecento miglia. Le montagne sono barriere infide e la storia militare offre numerosissimi esempi della facilità con cui quesi bastioni possono vernir superati””. (pag 230) pag 63 Poum pag 118 pag 157 Amicizia con la Germania pag 165 La guerra non è imminente.”,”UKIx-108″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume primo. L’addensarsi della tempesta. Da guerra a guerra. Guerra in sordina.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-007″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume secondo. La loro ora più bella. Il crollo della Francia. Isolati.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-008″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume terzo. La Grande Alleanza I. (gennaio 1941 – gennaio 1942). La Germania punta a Oriente.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-009″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume quarto. La Grande Alleanza II. (gennaio 1941 – gennaio 1942). La guerra investe l’America.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-010″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume quinto. La svolta fatale I. Il Giappone all’attacco.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-011″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume sesto. La svolta fatale II. La battaglia d’Africa. La campagna d’Italia I.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-012″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume settimo. La morsa si stringe. La campagna d’Italia II. Da Teheran a Roma.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-013″
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume ottavo. Trionfo e tragedia. L’onda della vittoria. La cortina di ferro.”,”CHURCHILL Winston”,”FOTO-014″
“CHURCHILL Winston S.”,”La crisis mundial, 1911-1918.”,”CHURCHILL Winston S.”,”QMIP-070″
“CHURCHILL Winston S.”,”Crisi mondiale e Grande Guerra, 1911-1922. Vol. I. 1911-1914.”,”CHURCHILL Winston S. Si tratta di una narrazione storica scritta da un protagonista e di un’analisi completa e rigorosamente documentata della “”Grande Guerra”” intesa nel senso più ampio, con tutti i suoi corollari: gigantesco cataclisma storico sociale che dal 1911 ha sconvolto l’Europa e non solo, e si protrasse in Russia fino agli anni Venti con la tragica fase post-rivoluzionaria e la guerra civile russa tra bianchi e bolscevichi. Nel volume viene dato grande spazio alla guerra navale. “”Nel 1900 Churchill entra in Parlamento come rappresentante del partito conservatore per il collegio di Oldham e da allora la sua carriera politica non conosce esitazioni o rallentamenti. Nel 1904 lascia il partito Tory e si unisce ai liberali che vincono le elezioni nel 1905 e lo propongono come sottosegretario al Ministero delle Colonie. Nel 1908 entra nel Governo come Ministro del commercio e nel 1910 è Ministro degli Interni. Attua una serie di riforme in campo sociale e diventa uno dei politici più popolari della Gran Bretagna. Ma la sua fama cresce anche in Parlamento: Churchill è un grande oratore, prepara i suoi interventi meticolosamente e quando parla calamita l’attenzione di sostenitori e avversari. Nel 1911 diventa Primo Lord dell’Ammiragliato, è in pratica Ministro della Marina. In piena guerra mondiale torna al governo come Ministro dei Rifornimenti e dal 1919 al 1921 è Segretario di Stato per la guerra e per l’aria: è in questo periodo che entra in conflitto con autorevoli esponenti del partito liberale. A differenza di molti, Churchill è convinto che occorra stroncare la rivoluzione bolscevica e che contro il comunismo si debba usare la forza. Dal 1921 è Ministro delle colonie ed è uno dei maggiori sostenitori della causa sionista in Palestina. Nel 1924 lo scontro con il suo partito arriva al culmine: Churchill lascia il partito liberale per tornare nello schieramento dei conservatori e viene nominato Cancelliere dello Scacchiere”” (http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/biografie/winston-churchill/43/default.aspx) “”A me pareva pertanto che il piano francese in vista della possibile invasione tedesca avrebbe dovuto essere, nelle sue grandi linee, il seguente. Trincerarsi convenientemente lungo la frontiera e in prossimità di essa costruendovi un vasto sistema di fortificazioni campali palesi e nascoste, fittizie e reali, con tutti i perfezionamenti tecnici allora noti, e aspettare lì il primo urto dei tedeschi (…). Naturalmente non doveva trattarsi, per i francesi, di formare lungo tutta la loro frontiera una linea unica e continua, ma bensì di approntare la frontiera stessa con intelligente criterio, resistendo a qualunque costo in certe posizioni e abbandonandone altre (…). Scopo di questa prima fase tattica avrebbe dovuto, in altri termini, essere quello di obbligare i tedeschi a subire in campo aperto il fuoco della fanteria e dell’artiglieria francesi opportunamente riparate e difese. (…) Nel frattempo una massa di manovra composta di almeno due quinti dell’esercito francese (…) avrebbe dovuto essere concentrata a nord-est di Parigi senza troppo preoccuparsi degli aiuti al Belgio (…). Naturalmente io condividevo la convinzione del nostro Stato Maggiore che cioè il movimento avvolgente dell’ala destra tedesca si sarebbe compiuto attraverso il Belgio, con forze molto considerevoli, a ponente della Mosa belga, e contavo che i francesi usassero contro di queste la loro massa di manovra dopo che esse si fossero logorate, come sopra ho detto, attraverso l’intero fronte. (…) Le idee del generale Joffre erano invece radicalmente diverse. Il famoso “”Piano XVII”” prevedeva infatti un’offensiva generale con 4 armate in direzione di est e di nord-est, con una 5° Armata tenuta in riserva dietro il centro dello schieramento. Si confidava che l’ala destra di questo avrebbe potuto penetrare profondamente in Alsazia e Lorena mentre ci si rifiutava ostinatamente di credere che l’ala sinistra potesse venire aggirata da un movimento avvolgente dei tedeschi attraverso il Belgio a ponente della Mosa. Entrambe queste supposizioni erano destinate a ricevere una crudele smentita fino dai primi momenti (…)”” (pag 242-243) Triplice alleanza (1882) La Triplice alleanza fu un patto militare difensivo stipulato il 20 maggio 1882 a Vienna dagli imperi di Germania e Austria (che già formavano la Duplice Alleanza) e dal Regno d’Italia. Inizialmente fu voluta principalmente dall’Italia desiderosa di rompere il suo isolamento dopo l’occupazione francese della Tunisia alla quale anche lei aspirava. Successivamente, con il mutarsi della situazione in Europa, l’alleanza fu sostenuta soprattutto dalla Germania desiderosa di paralizzare la politica della Francia. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, l’Italia, dopo un lungo percorso di avvicinamento e di accordi con la Francia, con la Gran Bretagna e con la Russia, in forza dell’articolo 4 del trattato, dichiarò la sua neutralità. Nel 1915 la Triplice intesa propose all’Italia, in cambio della sua entrata in guerra contro l’Austria, ampliamenti territoriali a scapito di Vienna e una posizione di dominio nell’Adriatico. Lo stesso anno l’Italia rifiutava le inferiori proposte dei governi di Vienna e Berlino, denunciava la Triplice alleanza ed entrava nel conflitto contro l’Austria. (Wikip)”,”QMIP-104″
“CHURCHILL Winston S.”,”Crisi mondiale e Grande Guerra, 1911-1922. Vol. II. 1915.”,”CHURCHILL Winston S. Si tratta di una narrazione storica scritta da un protagonista e di un’analisi completa e rigorosamente documentata della “”Grande Guerra”” intesa nel senso più ampio, con tutti i suoi corollari: gigantesco cataclisma storico sociale che dal 1911 ha sconvolto l’Europa e non solo, e si protrasse in Russia fino agli anni Venti con la tragica fase post-rivoluzionaria e la guerra civile russa tra bianchi e bolscevichi. Nel volume si parla anche del ruolo svolto da Churchill come ministro dei rifornimenti. Questo volume è stato pubblicato nel 1927. Attriti tra Marina ed esercito britannici. “”Ma dal momento in cui si cominciò ad intravvedere la disponibilità di un certo numero di truppe, tanto Sir Henry Jackson che Lord Fisher cominciarono a insistere per impiegarle attivamente ai Dardanelli. “”Occorre non perdere mai di vista”” scriveva il primo in data 15 febbraio “”la necessità di avere sotto mano delle truppe che siano pronte a raccogliere i frutti dell’azione navale: i trasporti relativi dovrebbero tenersi pronti a entrare negli Stretti non appena i forti dell’entrata siano ridotti al silenzio… Il bombardamento navale non può venir mai considerato come fine a se stesso, onde è necessaria una forza militare adeguata che sia pronta a cooperare con le navi o almeno a entrare in campo non appena queste abbiano ridotto i forti al silenzio””. Questo concetto era però poco chiaro, data la differenza fondamentale che esisteva fra “”cooperare con le navi”” ed “”entrare in campo appena i forti siano ridotti al silenzio””: Fisher, dal canto suo, era invece chiarissimo e domandava che la penisola di Gallipoli fosse conquistata e tenuta dall’esercito, cosa questa a cui né Lord Kitchener né il Consiglio di Guerra avevano ancora neanche pensato. “”Voglio sperare”” mi scriveva il Primo Lord del Mare in data 16 febbraio “”che sarete riuscito a ottenere da Kitchener le divisioni da mandare ‘domani’ a Lemno! Finché gli Stretti non saranno occupati militarmente neanche un chicco di grano potrà uscire dalla Russia, e i nostri posteri non riusciranno mai a capire come mai, con mezzo milione di uomini disponibili in patria, abbiamo lasciato la Marina operare da sola senza cooperazione dell’Esercito. ‘Questa è la guerra delle occasioni mancate! Perché è caduta Anversa?’ I trasporti devono partire ‘subito’ per Lemno, altrimenti qualcun altro sbarcherà a Gallipoli quanto prima”””” (pag 170)”,”QMIP-105″
“CHURCHILL Winston S.”,”Crisi mondiale e Grande Guerra, 1911-1922. Vol. III. 1916-1918.”,”CHURCHILL Winston S. Si tratta di una narrazione storica scritta da un protagonista e di un’analisi completa e rigorosamente documentata della “”Grande Guerra”” intesa nel senso più ampio, con tutti i suoi corollari: gigantesco cataclisma storico sociale che dal 1911 ha sconvolto l’Europa e non solo, e si protrasse in Russia fino agli anni Venti con la tragica fase post-rivoluzionaria e la guerra civile russa tra bianchi e bolscevichi. Nel volume si parla anche del ruolo svolto da Churchill come ministro dei rifornimenti. Questo volume è stato pubblicato nel 1927. “”All’inizio del 1917 si ebbero tre grandi avvenimenti: la dichiarazione della guerra a oltranza dei sommergibili fatta dalla Germania, l’intervento degli Stati Uniti e la rivoluzione russa. Presi insieme questi avvenimenti costituiscono la seconda grande svolta della guerra. L’ordine in cui essi si produssero ebbe importanza decisiva. Se la rivoluzione fosse accaduta in gennaio anziché in marzo o se i tedeschi avessero atteso fino all’estate per dichiarare la guerra dei sommergibili o oltranza, questa non sarebbe avvenuta e in conseguenza gli Stati Uniti non avrebbero preso parte alla guerra. Qualora gli alleati avessero dovuto fronteggiare la situazione derivante dal crollo della Russia, senza il concorso degli Stati Uniti d’America la Francia non avrebbe, di certo, resistito più di un altro anno e la guerra sarebbe finita con ua pace negoziata e cioè con la vittoria tedesca. Se dunque la Russia avesse resistito due mosi di meno o la Germania avesse saputo attendere due mesi di più, l’intero corso degli avvenimenti sarebbe stato profondamente diverso. Nell’ordine in cui gli avvenimenti si succedettero, vediamo la mano del destino. Il prolungamento della resistenza dei russi e l’impazienza germanica occorevano ambedue per assicurare l’intervento degli Stati Uniti d’America, e ambedue si produssero. La disfatta tedesca fu dovuta a tre errori fondamentali: la decisione di marciare attraverso il Belgio senza tener conto della possibile entrata in guerra dell’Inghilterra, la decisione di iniziare la guerra a oltranza dei sommergibili contro il traffico marittimo dell’Intesa senza preoccuparsi del possibile intervento degli Stati Uniti e infine la decisione di usare le forze tedesche rese disponibili dal crollo della Russia, per tentare di dare il colpo finale alla Francia nel 1918. Senza il primo errore i tedeschi avrebbero facilmente battuto Francia e Russia in un solo anno; senza il secondo errore essi avrebbero potuto ottentere una pace soddisfacente nel 1917; senza il terzo errore avrebbero potuto opporre agli alleati un fronte infrangibile sulla Mosa o sul Reno e porre qualche condizione per acconsentire alla fine della guerra”” (pag 225-226) “”Nel 1900 Churchill entra in Parlamento come rappresentante del partito conservatore per il collegio di Oldham e da allora la sua carriera politica non conosce esitazioni o rallentamenti. Nel 1904 lascia il partito Tory e si unisce ai liberali che vincono le elezioni nel 1905 e lo propongono come sottosegretario al Ministero delle Colonie. Nel 1908 entra nel Governo come Ministro del commercio e nel 1910 è Ministro degli Interni. Attua una serie di riforme in campo sociale e diventa uno dei politici più popolari della Gran Bretagna. Ma la sua fama cresce anche in Parlamento: Churchill è un grande oratore, prepara i suoi interventi meticolosamente e quando parla calamita l’attenzione di sostenitori e avversari. Nel 1911 diventa Primo Lord dell’Ammiragliato, è in pratica Ministro della Marina. In piena guerra mondiale torna al governo come Ministro dei Rifornimenti e dal 1919 al 1921 è Segretario di Stato per la guerra e per l’aria: è in questo periodo che entra in conflitto con autorevoli esponenti del partito liberale. A differenza di molti, Churchill è convinto che occorra stroncare la rivoluzione bolscevica e che contro il comunismo si debba usare la forza. Dal 1921 è Ministro delle colonie ed è uno dei maggiori sostenitori della causa sionista in Palestina. Nel 1924 lo scontro con il suo partito arriva al culmine: Churchill lascia il partito liberale per tornare nello schieramento dei conservatori e viene nominato Cancelliere dello Scacchiere”” (http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/biografie/winston-churchill/43/default.aspx) La Triplice intesa (in inglese Triple Entente dal francese entente (“”agreement”” “”accordo””) fu un sistema di alleanze politico-militare tra l’Impero britannico, la Terza repubblica francese e l’Impero russo, e venutasi a creare in seguito ad una serie di accordi bilaterali, culminati nell’accordo anglo-russo del 1907. Conseguenza diretta fu la ripresa delle tensioni tra l’Impero Russo e l’Austria-Ungheria, per il dominio dei Balcani, e lo scatenarsi di un gioco di alleanze, che avrebbe portato le potenze mondiali dell’epoca a scendere in campo in quello che sarebbe stato il conflitto più sanguinoso mai accaduto prima. (wikip)”,”QMIP-106″
“CHURCHILL Winston S.”,”Crisi mondiale e Grande Guerra, 1911-1922. Vol. IV. 1919-1922.”,”CHURCHILL Winston S. All’inizio del capitolo ‘Il miracolo della Vistola’ (pag 253-) si riporta la citazione di Trotsky: “”Il nostro primo passo sul cammino che conduce alla vittoria mondiale è la distruzione della Polonia”” “”L’immenso cerchio di truppe degli stati deboli, divisi, esitanti e confusi, che circondavano la Russia sovietica, era incapace di esercitare simultaneamente una pressione. Nel novembre gli eserciti di Denikin si sciolsero e tutto il suo fronte disparve con la velocità di una pantomima.”” (pag 247) “”La Polonia fu la chiave di volta del Trattato di Versailles. Questo antico Stato, smembrato in tre parti dall’Austria, dalla Prussia e dalla Russia, fu alla fine liberato dai suoi oppressori e riunito nella sua integrità dopo 150 anni di schiavitù e di divisione. (…)”” (pag 253) “”Si dice che Foch osservasse con molto acume che “”questi eserciti di Kolchak e di Denikin non potevano durare a lungo, perché non avevano alcun governo civile dietro ad essi”””” (pag 265) “”L’intervento (contro la rivoluzione d’Ottobre ndr) ebbe anche un altro risultato più pratico. I bolscevichi furono assorbiti per tutto l’anno 1919 dalla lotta contro Kolchak e Denikin. La loro energia fu rivolta a questa lotta interna. Tutta la serie di paesi recentemente liberati, che stavano lungo le frontiere occidentali della Russia, ebbero così un periodo di respiro di importanza inestimabile. Kolchak e Denikin e quelli che li seguirono sono morti e dispersi, la Russia è paralizzata dal gelo in un inverno senza fine di dottrine subumane e di tirannia sovrumana. Ma la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia e soprattutto la Polonia furono in grado nel 1919 di assumere la forma di Stati civili e di organizzare i loro eserciti nazionali. Alla fine del 1920 il “”cordone sanitario”” che proteggeva l’Europa dall’infezione bolscevica era costituito da organismi nazionali viventi, vigorosi, ostili al morbo e immuni dalle sue devastazioni per l’esperienza che ne avevano fatto. In questo periodo cominciarono pure fra i socialisti francesi, inglesi e italiani quelle delusioni che si sono largamente sviluppate, dando origine al forte senso di repulsione dei giorni nostri”” (pag 267)”,”QMIP-107″
“CHURCHILL Winston Spencer”,”Great Contemporaries.”,”Profilo biografico di Leon Trotsky (pag 123-129)”,”BIOx-290″
“CHURCHILL Winston STALIN J.”,”Carteggio Churchill-Stalin (1941-1945).”,”Messaggio personale e segreto del primo ministro W. Churchill al maresciallo J.V. Stalin. 17 aprile 1943. “”In un recente telegramma mi dicevate: “”Saluto con gioia i bombardamenti di Essen e Berlino e altri centri industriali della Germania. Ogni bomba sganciata dalla vostra aviazione sui centri vitali tedeschi provoca in molti milioni di cuori una vivissima eco che si diffonde in lungo e in largo nella nostra nazione””. (…) Abbiamo effettuato tre buoni bombardamenti questa settimana su La Spezia, Stoccarda e la scorsa notte sia sulla Skoda Works Company di Plzen sia a Mannheim. Nel primo 174 aerei hanno sganciato 460 tonnellate di bombe ma hanno colpito di più la città di La Spezia che le navi in porto, a causa della foschia e del fumo. Il secondo a Stoccarda è stato uno strepitoso successo, vi hanno preso parte 462 bombardieri sganciando 750 tonnellate. La notte scorsa abbiamo mandato 598 aerei sui due obbiettivi e sono state sganciate circa 850 tonnellate. I rapporti finora ricevuti sui danni alla Skoda sono buoni, ma non disponiamo ancora di fotografie. Era particolarmente importante bombardare la Skoda perché a causa dei danni provocati a Essen operai e lavori vitali sono stati trasferiti lì dalle officine Krupp. In queste tre incursioni abbiamo perduto 81 bombardieri, dei quali 64 pesanti con circa 500 aviatori perfettamente addestrati. (…)”” (pag 152-153); Messaggio personale e segretissimo di W. Churchill al Maresciallo Stalin. 25 giugno 1944. “”(…) Non preoccupatevi delle vanterie dei tedeschi per i risultati delle loro bombe volanti, che non hanno avuto effetti sensibili sul lavoro e sulla vita di Londra. Durante i sette giorni di bombardamento le vittime sono state fra le 10 e 11.000. Le vie e i parchi sono ancora pieni di gente che si gode il sole nelle ore libere. I dibattiti parlamentari continuano anche durante gli allarmi. Lo sviluppo dei missili potrà essere assai più temibile, quando verrà. La popolazione è orgogliosa di dividere in piccola parte i pericoli dei nostri soldati e dei vostri, che sono tanto ammirati in Gran Bretagna. Possa la fortuna arridere al vostro nuovo attacco”” (pag 303)”,”RAIx-344″
“CHURCHILL Winston”,”Marlborough. Volume I.”,”””E altrove (Churchill) conclude deciso: «La storia dell’umanità è la guerra»”” (pag XLI, introduzione di E. Radius Un parallelo tra Churchill e Marlborough: controllare un grande conflitto e sostenere una coalizione “”(…) Raramente negli scritti storici è accaduto che l’autore e il soggetto sembrino fatti l’uno per l’altro come Churchill e il duca di Marlborough. L’abilità letteraria di Churchill ci consente di capire Marlborough, ma per contro ‘Marlborough’ contribuì all’educazione di Churchill e la migliorò. Certamente questa ricerca storica che assorbì per cinque anni le energie di Churchill può considerarsi una preparazione provvidenziale per quegli anni a venire in cui avrebbe dovuto, figura più grande di Marlborough, controllare un conflitto e presiedere a una battaglia ben più vasta, comandare una più nutrita coalizione i cui destini erano carichi di un più grande significato,. Non è una distorsione vedere in Marlborough un Churchill in embrione che recita su una scena che ci appare meno vasta quello stesso ruolo che Churchill avrebbe impersonato con tanto splendore e bravura su scala mondiale. Come Marlborough, Churchill venne chiamato a liberare l’Europa dalla stretta di un tiranno, a presiedere una prodigiosa coalizione politica e militare, a sostenere alleati che vacillavano o cadevano, a infiammare gli animi dei riluttanti, a calmare quanti pensavano di contribuire più del dovuto, a persuadere il popolo britannico a sopportare, in quegli anni duri, il sangue, la fatica, le lacrime e il sudore della guerra. Com’era avvenuto per Marlborough, anche sulle sue spalle gravava la direzione di campagne militari, politiche, e perfino diplomatiche. Come Marlborough, aveva sopportato in silenzio gli strali della sorte, ma soltanto per prepararsi a dei compiti che nessun altro avrebbe potuto assolvere; come Marlborough, anch’egli aveva cambiato partito ma non certo per incostanza, bensì seguendo solo la devozione al proprio sovrano e al proprio popolo.Come Marlborough fu chiamato, in un solenne momento storico, a salvare la nazione e dopo averlo fatto venne respinto per tornare, alla fine, a godere del favore e della devozione della sua gente. Tutto ciò potrebbe spingere i paralleli troppo lontano ma non per Churchill, che leggeva la storia come i puritani leggevano le Scritture. Non è possibile affermare che se non avesse scritto ‘Marlborough’, una esperienza profondamente personale quanto pubblica, Churchill non sarebbe stato pronto alla grandiosa prova degli anni quaranta. Tuttavia si può sostenere che l’aver scritto questo libro contribuì a prepararlo per la prodigiosa sfida che stava profilandosi. (…) Marlborough aveva una grande personalità politica ed era un grande guerriero, ma non c’è dubbio che, quanto meno in questa opera, Churchill è più efficace quando narra la storia del soldato di quanto districa i labirinti del politico o del cortigiano. (…)”” (pag XLVI-XLVIII) [Emilio Radius, Introduzione al 1° volume ‘Marlborough’]”,”UKIQ-007″
“CHURCHILL Winston”,”Marlborough. Volume II.”,”””E altrove (Churchill) conclude deciso: «La storia dell’umanità è la guerra»”” (pag XLI, introduzione di E. Radius “”E’ strano che Marlborough abbia scelto per la Spagna un comandante che per carattere, qualificazioni e metodi differiva così nettamente da lui. Peterborough, come afferma Hoffmann, non aveva esperienza né come soldato né come marinaio. Era irascibile e vanaglorioso. La sua fantasia, o la sua ispirazione, era imprevedibile. Era notoriamente temerario, violento e prodigo. In quale misura quindi Marlborough agì secondo il proprio discernimento, e in quale misura s’affidò invece all’istinto di Sarah? In ogni modo, alla fine di maggio del 1705 un’armata di navi da guerra britanniche e olandesi, con numerosi vascelli minori e 6.500 soldati, salpò da Portsmouth verso Lisbona al comando di Peterborough e di Shovell”” (pag 722-723)”,”UKIQ-008″
“CHURCHILL Winston S.”,”Libertà e stato sovrano.”,”La Restaurazione. I primi martiri della causa di un partito. “”La venerazione che tutti gli inglesi nutrivano per la monarchia, e la grande popolarità personale di Carlo (II ndr), con le sue maniere affabili e i sui vizi pericolosamente affascinanti, furono rafforzate dalla paura che la sua porte avrebbe portato al trono quel papista di suo fratello. Da questo momento, il trionfo di Carlo fu completo. Halifax insisteva per la convocazione di un altro Parlamento. Ma il Re, di tutte queste convulsioni, ne aveva abbastanza. Col sussidio di Luigi XIV, poteva pagarsi il gusto di fare a modo suo. Pensando alle trenta vittime cattoliche che erano state uccise in base a false testimonianze, e a come Carlo fosse stato costretto a firmarne la condanna a morte, non è da stupire ch’egli si abbandonasse all’onda vendicatrice della marea avanzante. Due personaggi celebri ne furono travolti. Né William Russell né Algernon Sidney avevano pensato di attentare alla vita del Re; ma Russell era al corrente dei preparativi di rivolta, e Sidney era stato trovato con un manoscritto di carattere erudito, in cui si giustificava la resistenza all’autorità regia. Il partito tory-cavaliere, sollevato ora dalle sue paure, e a sua volta spinto ad agire, gridò vendetta. Carlo classificò Russell e in minor grado Sidney, con Sir Harry Vane, fra i nemici della monarchia. Dopo un processo pubblico, entrambi salirono al patibolo. Russell rifiutò di comprarsi la vita inchinandosi al principio della non resistenza; Sidney ribadì con l’ultimo fil di voce le dottrine fondamentali di quello ch’era ormai divenuto il partito ‘whig’. Dignitari della Chiesa e dello Stato ebbero vivaci discussioni con questi uomini di acciaio. Essi non cedettero di un millimetro. In un passo vibrante, Ranke scrive: «In questo è l’impronta peculiare del secolo: che, nell’urto fra idee politiche e religiose aspiranti alla supremazia, si formano convinzioni inalterabili che danno al carattere una fermezza interiore grazie alla quale, per contraccolpo, esso si leva al disopra delle lotte e competizioni di parte. A seconda di come il dado cade, gli uomini o raggiungono il potere ed aprono un più largo respiro alle proprie idee, o devono offrire il collo alla vindice scure». Queste esecuzioni ebbero un significato permanente. Di martiri per la religione ve n’erano stati in quantità. Protestanti, cattolici, puritani, presbiteriani, anabattisti, quaccheri, avevano percorso senza batter ciglio l’orribile cammino. Grandi ministri di Stato e uomini pubblici erano caduti nel crollo della loro politica. I regicidi avevano affrontato la morte con orgoglio. Ma qui erano i primi martiri della causa di un partito”” (pag 356-357)”,”UKIx-001-FER”
“CHURCHILL Winston”,”Memorie di guerra.”,”I tre errori capitali dei tedeschi secondo Churchill. “”La completa disfatta della Germania si dovette a tre errori capitali: la decisione di marciare attraverso il Belgio senza tener conto del fatto che trascinava così la Gran Bretagna nella guerra; la decisione di iniziare la guerra sottomarina ad oltranza, senza tener presente che provocava con essa l’intervento degli Stati Uniti; e, in terzo luogo, la decisione di usare le forze tedesche ritirate dalla Russia nel 1918 per un attacco finale in Francia”” (pag 96)”,”QMIP-005-FGB”
“CHURCHILL Winston S.”,”Mes aventures de jeunesse.”,”Tempi torbidi (anni Trenta) “”Sfogliando di nuovo questo libro, percepisco che ho tracciato, di fatto, il quadro di un’epoca scomparsa. La società, le basi della politica, i metodi della guerra, tutto è cambiato e a un punto tale che non avrei mai creduto possibile in un così breve lasso di tempo senza una violenta rivoluzione interna. Non voglio, comunque, aver l’aria di pretendere che questi cambiamenti siano stati migliori da tutti i punti di vista. Ero un ragazzo dell’età vittoriana quando la struttura del nostro paese sembrava fortemente assestata, quando la situazione del commercio e sui mari era senza rivali e si manifestava giorno dopo giorno la grandezza del nostro impero e il nostro dovere di preservarla. In quel tempo là le forze dominanti in Gran Bretagna erano sicure di loro stesse e delle loro dottrine. Pensavano di poter insegnare al mondo l’arte di governare e la scienza economica. Erano certe della loro superiorità sui mari e di conseguenza con ciò si sentivano fiduciose. Riposavano dunque nella convinzione della loro potenza e della loro sicurezza. I tempi ansiosi e dubbiosi nei quali noi viviamo sono ben differenti, e il lettore giudizioso deve prendere questi cambiamenti in considerazione”” (pag 7-8, prefazione dell’autore)”,”BIOx-008-FSD”
“CHURCHILL Winston S., edizione a cura di Henry Steele COMMAGER”,”Marlborough.”,”La guerra di successione spagnola fu combattuta tra il 1701 e il 1714, e vide schierati da una parte la Francia e la Spagna, e dall’altra l’Inghilterra, i Paesi Bassi, l’Impero, la Prussia, il Portogallo e la Savoia. I paesi europei coinvolti nella guerra di successione spagnola furono quindi: Francia Spagna Inghilterra Paesi Bassi Impero Prussia Portogallo Savoia Marlborough è il nome di una famiglia nobile britannica, nota per il suo ruolo nella storia militare e politica del Regno Unito. Il primo e più famoso membro della famiglia fu John Churchill, I duca di Marlborough (1650-1722), che fu un celebre generale e statista, vincitore di numerose battaglie contro la Francia durante la guerra di successione spagnola. Egli ricevette il titolo di duca da Anna di Gran Bretagna nel 1702, e fu anche nominato principe del Sacro Romano Impero da Giuseppe I nel 1704. Il suo palazzo, Blenheim Palace, fu costruito in suo onore dalla regina Anna. (bing) John Churchill, I duca di Marlborough (1650-1722) è stato un generale e politico britannico. Ha combattuto in numerose guerre, tra cui la guerra di successione spagnola, durante la quale ha vinto molte battaglie contro la Francia. È stato uno dei maggiori generali della storia britannica e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per i suoi successi militari. Inoltre, è stato il primo duca di Marlborough e il fondatore della famiglia Churchill. Nel corso di dieci successive campagne militari durante la guerra di successione spagnola il Duca, attraverso profonde innovazioni tattiche e logistiche, trasformò anche l’esercito inglese, rendendolo per la prima volta dopo secoli una potente forza operativa in grado di operare sul continente europeo. Sebbene non sia riuscito ad ottenere la totale capitolazione del suo grande nemico, il Re Sole di Francia, Marlborough è stato una figura di primaria importanza nella storia del suo Paese e dell’Europa, avendo assicurato la fine dei sogni egemonici di Luigi XIV e, così facendo, avendo posto le basi per l’ascesa dell’Inghilterra a potenza globale. Tornò in primo piano con gli eventi che portarono alla guerra di successione spagnola nel 1701. Filippo, Duca di Anjou, nipote del re di Francia, Luigi XIV, fu proposto come erede al trono di Spagna, ma piuttosto che consentire alla Francia di estendere il suo potere a una così ampia parte del continente europeo, si predispose allo scontro armato una coalizione di potentati europei che comprendevano la Gran Bretagna, i Paesi Bassi, l’Austria e la maggior parte dei piccoli Stati e dei principati dell’Impero, sostenendo il pretendente austriaco, l’Arciduca Carlo. Il Portogallo e la Savoia si unirono all’alleanza poco dopo. Guglielmo d’Orange morì nel 1702, ma non prima di aver organizzato con successo l’alleanza anti-francese, e la guerra fu condotta anche senza di lui. A quel punto giunse l’ora fatidica per Marlborough che gli dette il destro per mettersi in mostra sul campo di battaglia come nessun generale britannico aveva fatto prima di lui e anche la sua posizione e la sua carriera in patria raggiunsero il culmine. La successione di Guglielmo con sua cognata la Regina Anna avvenne sotto l’influenza della moglie di Marlborough, ed egli godé della fiducia e del favore della nuova sovrana. Immediatamente dopo la sua ascesa al trono Marlborough fu nominato cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (da qui l’abbreviazione post-nominale “”KG””, Knight of the Garter), fu nominato Capitano-Generale delle truppe inglesi, e nominato Master-General dell’Ordnance (Sussistenza). Lo stesso anno scoppiò la guerra di successione spagnola contro la Francia e il Capitano-Generale Lord Marlborough fu nominato comandante in capo delle forze alleate. Prime Campagne La Campagna del 1703 non produsse alcun risultato, ma Marlborough guadagnò un vantaggio sostanziale nel frustrare i piani di Luigi XIV d’invadere i Paesi Bassi, occupando le fortezze olandesi nord-orientali dei Paesi Bassi, Venlo e Roermond, e devastando l’Elettorato del Principe-Elettore di Colonia, come pure i domini del Principato vescovile di Liegi, due alleati tedeschi di Luigi. Per queste vittorie fu creato Marchese di Blandford e Duca di Marlborough, il titolo col quale è rimasto più noto. Venne altresì accreditato della fondazione di una nuova scuola di strategia militare. I generali europei fino ad allora provenivano dalla vecchia scuola, che era convinta assertrice dell’impetuoso attacco armato a ranghi contrapposti secondo una logica “”propria dei gentiluomini””, dove la vittoria era usualmente guadagnata a costo di gravi perdite. Sul campo di battaglia egli era sempre vigile ed energico, anche se era spesso meno vigoroso nelle operazioni precedenti alla battaglia per assicurarsi il minimo vantaggio, come l’aggirare i fianchi e le posizioni degli avversari, e l’ingannare e l’attaccare il nemico quando esso meno se l’aspettava. In una occasione egli costrinse ad arretrare un esercito francese di 60.000 uomini e s’impadronì di metà del Ducato di Brabante (oggi Belgio) con perdite minori di 80 uomini. Anche quando erano necessarie battaglie cruente e aggressive, egli mai si allontanava dai suoi uomini e condusse personalmente i suoi soldati nelle più infuocate mischie con un coraggio imperturbabile che gli valse l’universale ammirazione. Ritratto di John Churchill Godfrey Kneller, 1703 Marlborough fu anche un innovatore nel campo della logistica e della sussistenza. In un’epoca in cui gli eserciti spesso vivevano foraggiandosi e alimentandosi a spese delle contrade che li ospitavano, le campagne di Marlborough si distinsero per il fatto che i suoi uomini erano ben nutriti e riforniti. Blenheim e altre vittorie Marlborough scrive da Blenheim una lettera alla moglie Sarah, in un dipinto di Robert Alexander Hillingford. “”Non ho tempo per dirti di più se non di perorare il dovere da me svolto verso la regina, e falle sapere che le sue armate hanno riportato gloriosa vittoria””.[4] Il 1704 portò la prima notevole vittoria campale con la quale Marlborough fu in grado di mostrare appieno tutte le sue capacità. Al principio il suo esercito era dislocato fra la Mosa e il Basso Reno, a protezione dei Paesi Bassi contro la Francia. Tuttavia Luigi XIV aveva portato un altro esercito in Germania meridionale e lo aveva unito ai suoi alleati bavaresi e la forza così combinata aveva occupato la valle dell’Alto Danubio, minacciando seriamente l’Austria. Marlborough rapidamente capì che il teatro d’azione di maggior rilevanza strategica era in Baviera, non sulla Mosa. Di conseguenza celermente marciò con le sue forze, compresi i riluttanti olandesi, attraverso la Germania verso la Baviera, mentre lungo la strada portava a compimento una serie di brillanti simulazioni che indussero i francesi a credere che egli si stesse preparando ad attaccare l’Alsazia. Mentre costoro si affrettavano a contrastarlo colà, egli repentinamente penetrò nel Württemberg e giunse nella vallata del Danubio. Qui attaccò il campo fortificato bavarese a Schellenberg, vicino Donauwörth, si frappose fra il nemico e l’Austria e ostacolò ogni ulteriore avanzata su Vienna. Egli si congiunse così all’esercito austro-tedesco comandato dal Principe Eugenio di Savoia e la forza combinata era abbastanza consistente per scontrarsi con successo con l’intero esercito franco-bavarese, che contava 56.000 uomini. Attaccandola egli conseguì una grande vittoria nella battaglia di Blenheim. Conquistò l’intera Baviera e l’Austria fu così salva. La sconfitta fu così devastante che Luigi XIV fu obbligato a ritirarsi dietro il Reno e non fu più in condizione di minacciare la Germania. Rapidamente come era giunto, Marlborough s’affrettò a muoversi verso la frontiera olandese e si presentò ancora sulla Mosa in primavera, minacciando i Paesi Bassi spagnoli e la loro frontiera orientale. Ultime battaglie Ritratto allegorico di John Churchill a cavallo eseguito da sir Godfrey Kneller. Nel 1705 Marlborough fu costretto a rinunciare a un ambizioso attacco contro la Francia attraverso la vallata della Mosella, perché il Principe Eugenio era stato inviato a combattere in Italia. Nondimeno decise un’offensiva nei Paesi Bassi spagnoli. I francesi, sotto il comando del Maresciallo Villeroi, s’erano concentrati in una lunga linea che andava da Anversa a Namur, coprendo ogni punto vulnerabile con fortificazioni. Ritratto settecentesco del Duca Marlborough voleva impegnare una battaglia campale a Waterloo, ma il governo olandese sgomberò le sue forze e si defilò da ogni impegno determinante. La sua occasione si presentò tuttavia in primavera, quando egli indusse Villeroi a concentrare tutte le forze francesi nei Paesi Bassi spagnoli per difendere la fortezza di Namur. La conseguente battaglia di Ramillies (1706) rappresentò una devastante sconfitta per i francesi e come risultato Bruxelles, Anversa, Gand, Bruges, tutte le Fiandre e la Contea di Hainaut caddero nelle mani di Marlborough. Tutto ciò che rimaneva ai francesi sul territorio erano le fortezze di Mons e di Namur. George Savile, I marchese di Halifax, John Somers, barone Somers e John Churchill, I duca di Marlborough Marlborough fu parimenti abile come diplomatico, oltre che come generale. Nessun altro personaggio dell’alleanza anti-francese avrebbe potuto mantenere unito un assortimento di eserciti tanto diversi e frazionati. Senza la sua guida astuta, essi sarebbero piombati in una litigiosa disunione. Egli aveva tutte le qualità dell’uomo di Stato: paziente, geniale, raffinato e pratico. Nel 1707 Carlo XII di Svezia, un antico alleato della Francia, invase la Germania da settentrione, perseguendo una contesa che lo contrapponeva all’Elettore della Sassonia. In grande apprensione per il timore che la Svezia potesse interferire nella guerra a aiutare la Francia, Marlborough s’affretto alla volta della Sassonia, visitò Carlo nel suo accampamento e lo blandì persuadendolo a ritirarsi senza sparare neppure un colpo. Sopportò la periodica intransigenza delle sue truppe olandesi e l’erculeo compito di condurre così tanti eserciti e nazionalità alla vittoria. I successi di Marlborough continuarono a sommarsi e portarono alla sua nomina, nell’ambito dell’Impero, a Principe del Sacro Romano Impero e a Principe di Mindelheim. Il principe Eugenio di Savoia, feldmaresciallo imperiale, ebbe del pari successo in Italia, conquistando Milano e il Piemonte nel settembre 1707 e obbligando i francesi a ritirarsi al di là delle Alpi. Anche Luigi subì rovesci nella stessa Spagna, in cui i Catalani insorsero in favore dell’Arciduca Carlo, e le invasioni anglo-austriache portarono alla perdita di buona parte della Spagna orientale, incluse Madrid e Barcellona. Luigi infine chiese la pace, offrendo di rinunciare alle pretese di suo nipote al trono di Spagna, come pure a tutti i Paesi Bassi spagnoli, se gli fosse stato permesso di mantenere i domini spagnoli in Italia. Mentre olandesi e tedeschi erano favorevoli ad accettare, la proposta fu respinta essenzialmente perché l’Imperatore asburgico mirava a ottenere Milano e anche perché Marlborough bramava le ricchezze e la gloria che la guerra gli avrebbe offerto e convinse Londra a respingere la proposta francese. La controffensiva francese che ne derivò nel 1708 costò agli alleati assai più dei loro guadagni in Spagna e una nuova invasione nelle Fiandre che permise la riconquista di Gand da parte di Luigi XIV. Allo stesso tempo la duchessa di Marlborough ritenne che la propria influenza sulla regina stesse venendo meno e che la posizione del duca stesse diventando per questo meno salda. Il duca di Marlborough alla Battaglia di Oudenaarde Nondimeno Marlborough riunì le sue forze e attaccò i francesi, sconfiggendoli nella battaglia di Oudenaarde. L’11 luglio del 1708 ciò che rimaneva dell’esercito francese si ritirava nei confini francesi. Marlborough, rinforzato dalle truppe austriache del Principe Eugenio, le inseguì, spingendosi fino in Francia e conquistando la piazzaforte settentrionale di Lilla al termine d’un lungo assedio (9 dicembre 1708). Luigi fu umiliato, anche più che nel 1706. Ancora una volta avanzò le sue condizioni per una pace ma gli Alleati resero impossibile il loro accoglimento, chiedendogli di consegnare loro Strasburgo e numerose fortezze di confine, come pure di assicurare l’invio d’un esercito in Spagna per ostacolare suo nipote qualora questi avesse rifiutato di rinunciare alla Corona spagnola. Luigi non poteva andar contro il suo stesso sangue. Si sa che disse: «Se devo combattere, allora fatemi combattere i miei nemici piuttosto che il mio stesso sangue»[senza fonte]. Si appellò alla nazione perché rimanesse salda e resistesse agli invasori. I suoi eserciti erano affamati e le casse del tesoro vuote, ma con un supremo sforzo la Francia rispose al suo appello e un nuovo esercito di 100.000 uomini, al comando del Maresciallo Villars, fu levato e inviato per costringere Marlborough a togliere l’assedio di Mons. Malgrado le forti difese francesi, Marlborough attaccò e li sconfisse nella battaglia di Malplaquet nel 1709, sebbene al costo di pesanti perdite. Come conseguenza Mons cadde e Marlborough procedette a porre l’assedio alle fortezze di Artois e delle Fiandre francesi. Allontanamento da Corte Tuttavia, nel 1710, due avvenimenti posero fine agli exploit militari di Marlborough e alla sua preminenza a Corte. In primo luogo, la regina Anna si liberò del tutto della duchessa di Marlborough, allontanandola dai suoi incarichi e bandendola dalla Corte. In secondo luogo si verificò la caduta del Gabinetto Whig che aveva a lungo sostenuto la prosecuzione della guerra. Incidentalmente il Primo Ministro Whig, Sidney Godolphin, I conte di Godolphin, era strettamente solidale con i Churchill, dal momento che il figlio di Godolphin era sposato con la figlia di Churchill. Il nuovo Gabinetto Tory cominciò subito a negoziare con la Francia. Marlborough, che abilmente era riuscito a irrompere attraverso le linee fortificate di Villars, aveva appena conquistato Bouchain e si preparava ad avanzare in Piccardia, quando fu richiamato in Inghilterra e sostituito dal Duca di Ormonde. Al suo arrivo, fu accusato di corruzione, cosa della quale egli era senza ombra di dubbio colpevole. Nel 1711 si dimostrò che egli aveva incamerato una tangente del 2.5% dall’Imperatore Giuseppe I su tutti i sussidi britannici pagati all’Austria, ammontanti alla somma di 150.000 sterline. Aveva anche preso bustarelle per più di 60.000 sterline dai fornitori che avevano rifornito i suoi eserciti. Invano egli riconobbe le somme e protestò che esse erano pagamenti propri e consueti in tempi di guerra. Malgrado i suoi sostenitori fra gli Alleati avessero difeso le azioni di Marlborough, la sua reputazione ne soffrì grandemente ed egli si ritirò sul continente europeo. Gli inglesi siglarono la pace con la Francia nel 1713 (Trattato di Utrecht). Il principale legato delle vittorie di Marlborough fu la distruzione dell’egemonia francese in Europa.”,”BIOx-022-FGB”
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume primo. L’addensarsi della tempesta 1919-1940 – Parte I. Da guerra a guerra, 1919-1939. Parte II. Guerra in sordina, 3 settembre 1939 – 10 maggio 1940.”,”Ringraziamenti a Sir Henry POWNALL, il commodoro G.R.G. ALLEN, il Col. F.W. DEAKIN, Sir Edward MARSH e i signori Denis KELLY e C.C. WOOD CHURCHILL Winston: Morale dell’opera: In Guerra: Decisioen Nella Disfatta: Fermezza Nella Vittoria: Magnanimità Nella Pace: Buona Volontà (in apertura) ‘Come i popoli di lingua inglese per imprevidenza, per noncuranza e gentilezza d’animo, permisero ai malvagi di riarmarsi’ “”La domanda che si presenta ovvia a questo punto è: «Perché restare passivi mentre la Polonia veniva annientata?». Ma in realtà la battaglia era stata perduta qualche anno prima. Nel 1938, quando esisteva ancora la Cecoslovacchia, la vittoria era assi probabile se non certa. Nel 1936 i tedeschi non avrebbero potuto offrire una resistenza effettiva. Nel 1933 sarebbe bastato un rescritto d Ginevra per ottenere un’incruenta obbedienza. Il generale Gamelin non può esser l’unico a portare il biasimo per aver ricusato nel 1939 di affrontare pericoli, enormemente accresciuti dopo quell’ultima crisi che aveva fatto retrocedere sia la Francia sia l’Inghilterra. I capi del nostro Stato Maggiore ritenevano che alla data del 18 settembre i tedeschi avessero mobilitato almeno 116 divisioni, di tutte le classi, suddivise nel seguente modo: fronte occidentale, 42 divisioni; Germania centrale, 16 divisioni; fronte orientale, 58 divisioni. Dai documenti tedeschi che sono venuti in nostro possesso abbiamo appreso più tardi come queste congetture fossero pressoché esatte. La Germania possedeva un totale variante da 108 a 117 divisioni. Contro la Polonia ne furono inviate 58, scelte tra le meglio addestrate: ne restavano quindi 50 o 60 di varia efficienza. Di queste ne furono schierate 42 (14 attive, 25 di riserva e 3 Landwehr) sul fronte occidentale, da Aquisgrana alla frontiera svizzera. Le divisioni corazzate di cui la Germania poté disporre più tardi non erano ancora state create, quelle già in efficenza operavano in Polonia e la grande produzione di carri armati si trovava appena agli inizi. (…) Hitler era certo che il sistema governativo francese fosse corrotto sino al midollo e che la sua corruzione si fosse propagata all’esercito. Conosceva la forza di cui il comunismo poteva disporre in Francia e sapeva come esso avrebbe indebolito o paralizzato ogni azione, una volta che von Ribbentrop e Stalin erano giunti a un accordo e che Mosca aveva denunciato Francia e Gran Bretagna come responsabili di una guerra capitalista e imperialistica. Era sicuro che in Inghilterra dominasse uno spirito di pacifista decadenza. Secondo il suo convincimento, per quanto una bellicosa minoranza britannica avesse indotto Chamberlain e Daladier a dichiarare la guerra, ambedue questi uomini politici intendevano arrischiare il meno possibile e appena la Polonia fosse stata vinta avrebbero accettato il fatto compiuto come un anno prima nei riguardi della Cecoslovacchia”” (pag 538-540)”,”QMIS-031-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume secondo. La loro ora più bella. Parte I. Il crollo della Francia. Parte II. Isolati.”,”CHURCHILL Winston: Morale dell’opera: In Guerra: Decisioen Nella Disfatta: Fermezza Nella Vittoria: Magnanimità Nella Pace: Buona Volontà (in apertura) “”L’amicizia tra il popolo britannico e quello italiano risaliva ai tempi di Garibaldi e di Cavour. Ogni fase della liberazione dall’Austria dell’Italia settentrionale e ogni apsso verso l’unità e l’indipendenza italiane aveva avuto le simpatie del liberalismo vittoriano. Ciò aveva generato una calda e durevole corresponsione. La clausola segreta nel Trattato della Triplice Alleanza fra Italia, Germania e Impero austro-ungarico stipulava che in nessun caso l’italia si sarebbe lasciata trascinare in una guerra contro la Gran Bretagna. L’influenza britannica aveva contribuito notevolmente alla partecipazione dell’Italia alla causa alleata nella prima guerra mondiale. L’ascesa di Mussolini e lo stabilirsi del fascismo in funzione antibolscevica avevano nei primi tempi diviso l’opinione britannica secondo criteri di partito, ma senza incidere sulle profonde fondamenta di buona volontà su cui si basavano i rapporti fra i due popoli. Abbiamo visto che, fino al giorno in cui le sue mire sull’Abissinia aveva sollevato gravi questioni, Mussolini s’era sempre schierato con la Gran Bretagna in opposizione all’hitlerismo e alle ambizioni germaniche. Ho detto nel precedente volume la malinconica storia di come la politica di Baldwin-Chamberlain per l’Abissinia ci offresse soltanto il lato peggiore della situazione, di come ci inimicassimo il dittatore senza infirmare il suo potere e di come la Società delle Nazioni venisse lesa senza che si potesse salvare l’Abissinia. Abbiamo anche visto gli sforzi diligenti ma vani, compiuti da Chamberlain, Sir Samuel Hoare e Lord Halifax, per riconquistare, nel periodo di riconciliazione, i favori del dittatore. E infine la sempre più radicata convinzione da parte di Mussolini che il sole della Gran Bretagna fosse al tramonto e l’avvenire dell’Italia potesse, con l’aiuto della Germania, fondarsi sulle rovine dell’Impero britannico. Quindi era nato l’Asse Berlino-Roma, in base al quale c’era d’aspettarsi che l’Italia entrasse fin dal primo giorno in guerra contro la Gran Bretagna e la Francia. Fu solo per Mussolini questione di banale prudenza stare a vedere che piega prendesse la guerra, prima di buttare irrevocabilmente allo sbaraglio se stesso e il suo popolo. Quell’attesa non si rivelò affatto infruttuosa. L’Italia fu corteggiata da ambo le parti e s’ebbe molte attenzioni pei suoi interessi, oltre a numerosi contatti fruttuosi e tampo per migliorare i propri armamenti. Così erano passati i mesi della guerra in sordina. È un’ipotesi interessante, quali sarebbero state le fortune dell’ItalIa se questa politica fosse rimasta immutata. (…) Pace, prosperità e potenza sempre maggiore sarebbero state il compenso di una tenace neutralità. Una volta che Hitler si fosse impelagato con la Russia, questo felice stato di cose avrebbe potuto prolungarsi indefinitamente con sempre maggiori benefici e Mussolini erigersi, con la pace o anche nell’ultimo anno di guerra, come l’uomo politico più avveduto che l’assolata penisola e il suo popolo industre e prolifico avessero mai avuto. Situazione indubbiamente più lieta di quella in cui avrebbe finito col trovarsi”””” (pag 122-123)”,”QMIS-032-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume terzo. La Grande Alleanza, (gennaio 1941 – gennaio 1942). Parte I. La Germania punta a Oriente. Parte II. La guerra investe l’America.”,”CHURCHILL Winston: Morale dell’opera: In Guerra: Decisioen Nella Disfatta: Fermezza Nella Vittoria: Magnanimità Nella Pace: Buona Volontà (in apertura) L’Impero britannico, l’Unione Sovietica, ed ora gli Stati Uniti, accomunati in uno sforzo unico con tutte le loro energie, superavano, secondo i miei calcoli, di due e anche tre volte la potenza dei loro antagonisti. “”Non pretendo di essere stato in possesso di dati precisi per valutare il potenziale bellico del Giappone. In quel momento sapevo solo che gli Stati Uniti erano impegnati nella guerra, impegnati fino al collo, per la vita o per la morte. Avevamo vinto, dopo tutto! Sì, dopo Dunkerque, dopo la caduta della Francia, dopo l’orribile episodio di Orano, dopo la minaccia dell’invasione quando, tolte l’aviazione e la marina, eravamo un popolo quasi disarmato, dopo il mortale duello con i sommergibili tedeschi – la prima battaglia dell’Atlantico era stata vinta di stretta misura – dopo diciassette mesi di lotta solitaria e dopo ventun mesi in cui il mio senso di responsabilità era stato posto a durissima prova. Avevamo vinta la guerra. L’Inghilterra avrebbe sopravvissuto, la Gran Bretagna avrebbe sopravvissuto. il Commonwealth delle nazioni e l’Impero avrebbero sopravvissuto. Nessuno poteva sapere quanto sarebbe durata la guerra, in quale modo sarebbe finita né io mi curavo di tale problema in quel momento. Ancora una volta nel corso della nostra lunga storia di isolani saremmo usciti, per quanto pesti e mutilati, salvi e vittoriosi dalla lotta. Non saremmo stati sterminati. Il nostro ciclo storico non sarebbe finito. Forse saremmo sopravvissuti anche come singoli individui. Il destino di Hitler era segnato. Il destino di Mussolini era segnato. In quanto ai giapponesi, sarebbero stati ridotti in polvere. Tutto il resto era solo una questione di intelligente impiego delle forze schiaccianti a nostra disposizione. L’Impero britannico, l’Unione Sovietica, ed ora gli Stati Uniti, accomunati in uno sforzo unico con tutte le loro energie, superavano, secondo i miei calcoli, di due e anche tre volte la potenza dei loro antagonisti. Senza dubbio ci sarebbe voluto molto tempo. Mi aspettavo terribili rovesci in Oriente, ma si sarebbe trattato solo di eventi passeggeri. Uniti potevamo vincere chiunque al mondo. L’avvenire ci avrebbe riservato parecchi disastri ed enormi spese e tribolazioni, ma non vi erano più dubbi sull’esito della lotta. Gli sciocchi – ve n’erano molti, e non solo nei paesi nemici – potevano misconoscere la forza degli Stati Uniti. Alcuni dicevano che l’America era debole, che non sarebbe stata mai unita. Gli americani, secondo loro, avrebbero fatto i tonti, stando al largo, non sarebbero mai venuti ai ferri corti, non avrebbero mai potuto sopportare uno spargimetno di sangue proprio. La loro democrazia e il loro sistema di elezioni periodiche ne avrebbero paralizzato lo sforzo bellico. Essi sarebbero rimasti solo un vago miraggio all’orizzonte sia per gli amici che per i nemici. Ora ci sarebbe stata palese la debolezza di questo popolo, grande come numero, ma lontano, ricco e chiacchierone. Io invece avevo studiato la storia della guerra civile americana, combattuta con accanimento, palmo per palmo. Sangue americano scorreva nelle mie vene. Mi venne in mente un’osservazione che Edward Grey aveva fatto circa trent’anni prima: che gli Stati Uniti assomigliano «a una grande caldaia: una volta acceso il fuoco, non vi sono limiti alla potenza che essa può generare». Saturo e sazio di emozioni e di notizie sensazionali, andai a letto e mi addormentai, del sonno di chi è lieto d’essere giunto in salvo”” (pag 759-759)”,”QMIS-033-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume quarto. La svolta fatale. Parte I. Il Giappone all’attacco. Parte II. La battaglia d’Africa.”,”CHURCHILL Winston: Morale dell’opera: In Guerra: Decisioen Nella Disfatta: Fermezza Nella Vittoria: Magnanimità Nella Pace: Buona Volontà (in apertura) Le difficoltà di Rommel. “”La comunicazioni di Rommel erano veramente sottoposte al massimo degli sforzi; le sue truppe erano esauste e solo una dozzina di carri armati tedeschi era ancora in buona efficienza. La superiorità dell’aviazione britaninca, soprattutto in fatto di caccia, tornava a essere un fattore dominante”” (pag 536) L’operazione ‘Torch’. “”Ma, come Stalin sapeva, Gran Bretagna e Stati Uniti si stavano preparando per una gigantesca operazione durante il 1943. Proprio a tale scopo era stato ora deciso che un milione di soldati americani dovesse trasferirsi nel Regno Unito per raggiungere le località di concentramento nella primavera del 1943, così da formare un corpo di spedizione di 27 divisioni, alle quali il Governo britannico era pronto ad aggiungerne altre 21. Per circa metà, tali forze sarebbero state corazzate; sino a quel momento solo due divisioni e mezzo erano giunte nel Regno Unito, ma il grosso del trasferimento avrebbe avuto luogo nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Mi rendevo perfettamente conto, dissi, che tale piano non avrebbe recato alcun sollievo alla Russia durante il 1942, ma ritenevo anche possibile che quando, durante il 1943, il piano fosse pronto, i tedeschi disponessero a occidente d’un esercito più forte di quello che vi possdevano in quel momento”” (pag 589-590) “”Era venuto il momento di far entrare in scena l’operazione “”Torch””; io dichiarai di voler tornare al problema d’un secondo fronte nel 1942, che era la ragione per la quale ero venuto a Mosca. (…) A questo punto Stalin parve afferrare improvvisamente i vantaggi strategici dell’operazione “”Torch””. Egli riassunse in questi termini le quattro ragioin principali che giustificavano l’impresa: primo, avrebbe colpito Rommel alle spalle; secondo, tre armati tra tedeschi e francesi in Francia; quarto, avrebbe esposto l’Italia a tutta la durezza della guerra”” (pag 593-595)”,”QMIS-034-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume quinto. La morsa si stringe. Parte I. la campagna d’Italia. Parte II. Da Teheran a Roma.”,”CHURCHILL Winston: Morale dell’opera: In Guerra: Decisioen Nella Disfatta: Fermezza Nella Vittoria: Magnanimità Nella Pace: Buona Volontà (in apertura) Sforza entra in azione “”A questo punto il conte Sforza fece la sua comparsa sulla scena politica italiana. Prima della rivoluzione fascista egli era stato ministro degli Esteri e ambasciatore a Parigi. Esule durante il regime mussoliniano, era diventato figura di grande rilievo tra gli italiani d’America. S’era dichiarato favorevole all’entrata in guerra dell’Italia a fianco degli Alleati e in una lettera scritta di recente a un alto funzionario del Dipartimento di Stato aveva espresso la sua volontà di collaborare con Badoglio. Allorché la situazione si fece più tesa, egli vide l’opportunità di giungere al massimo potere in Italia, e si convinse di avere il diritto di farlo. Poteva contare su buoni aiuti americani e anche sopra un discreto numero di voti italo-americani. Il Presidente sperò che si potesse portarlo entro il nuovo sistema di governo senza sconvolgere il Re e Badoglio, su cui si basavano le nostre considerazioni militari relativamente alla campagna italiana”” (pag 211) Carlo Sforza (Montignoso, 23 settembre 1872 – Roma, 4 settembre 1952) è stato un diplomatico e politico italiano. Fu Ministro degli esteri del Regno d’Italia dal 1920 al 1921 e della Repubblica Italiana dal 1947 al 1951. Ha sottoscritto il Trattato di Rapallo (1920), il Trattato di Pace fra l’Italia e le potenze alleate del 1947, il Patto Atlantico (1949), l’accordo per la creazione del Consiglio d’Europa e il trattato istitutivo della CECA – Comunità europea del carbone e dell’acciaio (1951). (f. cop.)”,”QMIS-035-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Volume sesto. Trionfo e tragedia. Parte I. L’onda della vittoria; Parte II. La cortina di ferro.”,”CHURCHILL Winston: Morale dell’opera: In Guerra: Decisioen Nella Disfatta: Fermezza Nella Vittoria: Magnanimità Nella Pace: Buona Volontà (in apertura) La Conferenza di Potsdam (luglio 1945). “”Truman propose che l’Italia entrasse nelle Nazioni Unite, e che i ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Russia, Cina, Francia e Stati Uniti redigessero i trattati di pace e le sistemazioni confinarie dell’Europa. Io avevo i miei dubbi su entrambi questi suggerimenti. Sebbene avessimo subito gravi perdite navali nel Mediterraneo noi eravamo molto ben disposti verso l’Italia, e avevamo fornito quattordici delle quindici navi che la Russia rivendicava della marina italiana. Ma io dissi chiaro e tondo che il popolo britannico non avrebbe facilmente dimenticato che l’Italia aveva dichiarato guerra al Commonwealth nell’ora del suo massimo pericolo, quando la resistenza francese era sull’orlo del collasso; né poteva sorvolare sulla lunga lotta sostenuta nell’Africa settentrionale prima che entrasse in guerra l’America. Stalin aveva altrettanti dubbi circa l’opportunità di invitare la Cina a entrare nel Consiglio dei ministri degli Esteri. Perché avrebbe essa dovuto trattare questioni che erano soprattutto europee? E perché creare questo nuovo organismo? Noi avevamo la Commissione consultiva europea, e a Jalta avevamo convenuto di tenere riunioni regolari dei tre segretari agli Esteri. Un’altra organizzazione avrebbe soltanto complicato le cose, e comunque quando si sarebbe tenuta la Conferenza della Pace? Il Presidente sostenne che la Cina, siccome faceva parte del Consiglio Mondiale di Sicurezza, avrebbe dovuto aver voce in capitolo nella sistemazione europea, e ammise che la nuova organizzazione delle Nazioni Unite avrebbe lasciato ben poco adito a incontri dei segretari agli Esteri dei “”Tre Grandi””. Tutto questo mi sembrava un po’ prematuro. Io temevo una dissoluzione della Grande Alleanza. Una Organizzazione Mondiale, aperta a tutti e pronta a tutti perdonare, poteva essere tanto diluita quanto impotente. Erano più attuali le libere elezioni in Polonia, e rammentai ai miei colleghi che questo problema pratico stava ancora davanti a noi insoluto. Qui ci separammo”” (pag 730)”,”QMIS-036-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 1. The Gathering Storm.”,”””Once Hitler’s Germany had been allowed to rearm without active interference by the Allies and former associated Powers, a second World War was almost certain. The longer a decisive trial of strength was put off the worse would be our chances at first of stopping Hitler without serious fighting, and as a second state of being victorious after a terrible ordeal”” (pag 166) Anni Trenta. “”Una volta che alla Germania di Hitler fosse stato permesso di riarmarsi senza interferenze attive da parte degli Alleati e delle potenze precedentemente associate, una seconda guerra mondiale era quasi certa. Quanto più a lungo fosse stata rimandata una prova di forza decisiva, tanto peggiori sarebbero state le nostre possibilità di fermare Hitler in un primo momento senza combattimenti seri e come seconda condizione di vittoria dopo una terribile prova”””,”QMIS-063-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 2. The Twilight War.”,”””Hitler was sure that the French political system was rotten to the core, and that it had infected the French Army. He knew the power of the Communists in France, and that it would be used to weaken or paralyse action once Ribbentrop and Molotov had come to terms and Moscow had denounced the French and British Government for entering upon a capitalist and imperialist war”” (pag 69) 1939-1940 “”Hitler era sicuro che il sistema politico francese fosse marcio fino al midollo e che avesse infettato l’esercito francese. Conosceva il potere dei comunisti in Francia e che sarebbe stato utilizzato per indebolire o paralizzare l’azione una volta che Ribbentrop e Molotov fossero venuti a patti e Mosca avesse denunciato il governo francese e britannico per aver intrapreso una guerra capitalista e imperialista.”””,”QMIS-064-FSD”
“CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 3. The Fall of France.”,”””There was of course a darker side to Dunkirk. We had lost the whole equipment of the Army to which all the first fruits of our factories had hitherto been given: 7.000 tons of ammunition; 90.000 rifles, 2300 guns, 82.000 vehicles, 8.000 Bren guns, 400 anti-tank rifles. Many months must elapse, even if the existing programmes were fulfilled without interruption by the enemy, before this loss could be repaired. However, across the Atlantic in the United States strong emotions were already stirring in the breasts of its leading men. A precise and excellent account of these events is given by Mr. Stettinius (1), the worthy son of my old Munitions colleague of the First World War, one of our truest friends. It was at once realised that the bulk of the British Army had got away only with the loss of all their equipment. As early as June 1 the President sent out orders to the War and Navy Departments to report what weapons they could spare for Britain and France. At the head of the American Army as Chief of Staff was General Marshall, not only a soldier of proved quality, but a man of commanding vision. He instantly directed his Chief of Ordnance and his Assistant Chief of Staff to survey the entire list of the American reserve ordnance and munitions stocks. In forty-eight hours the answers were given, and on June 3 Marshall approved the lists. The first list comprised half a million of *30 calibre rifles out of two million manufactured in 1917 and 1918 and stored in 250 cartridges apiece. There were 900 ‘soixante-quinze’ field guns, with a millions rounds, 80.0000 machine-guns, and various other items. In his excellent books Mr. Stettinius says: ‘Since every hour counted, it was decided that the Army should sell (for thirty-seven million dollars) everything on the list to one concern, which could in turn resell immediately to the British and French””. (…)”” (pag 126-127) [(1) In ‘Lend-Lease – Weapon for Victory, 1944] Dopo Dunkerque, arriva l’aiuto americano “”C’era ovviamente un lato oscuro di Dunkerque. Avevamo perso l’intero equipaggiamento dell’esercito al quale erano stati finora donati tutti i primi frutti delle nostre fabbriche: 7.000 tonnellate di munizioni; 90.000 fucili, 2.300 cannoni, 82.000 veicoli, 8.000 cannoni Bren, 400 fucili anticarro. Dovevano trascorrere molti mesi, anche se i programmi esistenti fossero stati realizzati senza interruzione da parte del nemico, prima che questa perdita potesse essere riparata. Tuttavia, al di là dell’Atlantico, negli Stati Uniti, forti emozioni si agitavano già nei petti dei suoi uomini di spicco. Un resoconto preciso ed eccellente di questi eventi lo fa il signor Stettinius (1), il degno figlio del mio vecchio collega delle Munizioni della Prima Guerra Mondiale, uno dei nostri più veri amici. Il grosso dell’esercito britannico riuscì a farla franca solo con la perdita di tutto il suo equipaggiamento. Già dal 1° giugno il presidente inviò ordini ai dipartimenti della Guerra e della Marina per riferire quali armi si potevano risparmiare per la Gran Bretagna e la Francia. Il capo di stato maggiore dell’esercito americano era il generale Marshall, non solo un soldato di provata qualità, ma un uomo dalla visione imponente. Ordinò immediatamente al suo capo di artiglieria e al suo vice capo di stato maggiore di esaminare l’intero elenco delle scorte di artiglieria e munizioni di riserva americane. In quarantott’ore furono date le risposte e il 3 giugno Marshall approvò le liste. Il primo elenco comprendeva mezzo milione di fucili calibro 30 su due milioni prodotti nel 1917 e 1918 e conservati con 250 cartucce ciascuno. C’erano 900 cannoni da campo “”soixante-quinze””, con un milione di colpi, 80.0000 mitragliatrici e vari altri materiali. Nel suo eccellente libro il signor Stettinius dice: “”Poiché ogni ora contava, fu deciso che l’esercito avrebbe venduto (per trentasette milioni di dollari) tutto ciò che figurava sulla lista ad una ditta, che avrebbe potuto a sua volta rivenderlo immediatamente agli inglesi e ai francesi””.”,”QMIS-065-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 4. The Commonwealth Alone.”,”Sostegno alla Francia di De Gaulle ma anche rapporti con Vichy. “”It was our first duty to give loyal support to General De Gaulle in his valiant constancy. On August 7 I signed a military agreement with him which dealt with practical needs. His stirring address were made known to France and the world by the British broadcast. The sentence of death which the Pétain Government passed upon him glorified his name. We did everything in our power to aid him and magnify his movement. A the same time it was necessary to keep in touch not only with France, but even with Vichy. I therefore always tried to make the best of them. I was very glad when at the end of the year the United States sent an Ambassador to Vichy of so much influence and character as Admiral Leahy, who was himself so close to the president. I repeatedly encouraged Mr. Mackenzie King to keep his representative, the skilful and accomplished M. Dupuy, at Vichy. Here at least was a window upon a courtyard to which we had no other access””. (pag 186-187) “”Era nostro primo dovere sostenere lealmente il generale De Gaulle nella sua valorosa costanza. Il 7 agosto ho firmato con lui un accordo militare che trattava di esigenze pratiche. Il suo commovente discorso è stato reso noto alla Francia e al mondo dalla trasmissione britannica. La sentenza di morte pronunciata contro di lui dal governo Pétain glorificava il suo nome. Facevamo tutto il possibile per aiutarlo e magnificare il suo movimento. Allo stesso tempo era necessario restare in contatto non solo con la Francia, ma anche con Vichy. Ho quindi sempre cercato di trarne il meglio. Sono stato molto felice quando alla fine dell’anno gli Stati Uniti hanno inviato a Vichy un ambasciatore di così grande influenza e carattere come l’ammiraglio Leahy, lui stesso così vicino al presidente. Ho ripetutamente incoraggiato il signor Mackenzie King a mantenere il suo rappresentante, l’abile ed esperto M. Dupuy, a Vichy. Qui almeno c’era una finestra su un cortile al quale non avevamo altro accesso””.”,”QMIS-066-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 5. Germany Drives East.”,”Tentativi diplomatici di Stalin di migliorare i rapporti con i nazisti alla vigilia dell’invasione “”A German attack on Russia would only give the British new moral strength. It would be interpreted there as German uncertainty about the successor of our fight against England. We should thereby not only be admitting that the war was going to last a long time yet, but we might actually prolong it in this way, instead of shortening it. On May 7 Schulenburg hopefully reported that Stalin had taken over the chairmanship of the Council of People’s Commissars in place of Molotov, and had thereby become head of the Government of the Soviet Union. ‘The reason for this may be sought in the recent mistakes in foreign policy which led to a cooling off of the cordiality of German-Soviet relations, for the creation and preservation of which Stalin had consciously striven. In his new capacity Stalin assumes responsibility of all acts of the Government, in both the domestic and foreign fields… I am convinced that Stalin will use his new position in order to take part personally in the maintenance and development of good relations between the Soviets and Germany. The German Naval Attaché, reporting from Moscow, expressed the same point in these words: “”Stalin is the pivot of German-Soviet collaboration’. Examples of Russian appeasement of Germany increased. On May 3 Russia had officially recognised the pro-German Government of Rashid Ali in Iraq. On May 7 the diplomatic representatives of Belgium and Norway were expelled from Russia. Even the Yugoslav Minister was flung out. At the beginning of June the Greek Legation was banished from Moscow. As General Thomas, the head of the economic section of the German War Ministry, later wrote in his paper on the war economy of the Reich: “”The Russians executed their deliveries up to the eve of the attack, and in the last days the transport of rubber from the Far East was expedited by express trains”””” (pag 330-331) Un attacco tedesco alla Russia non farebbe altro che dare agli inglesi nuova forza morale. Ciò verrebbe interpretato lì come un’incertezza tedesca circa la continuazione della loro lotta contro l’Inghilterra. In questo modo non solo dovremmo ammettere che la guerra durerà ancora a lungo, ma potremmo addirittura prolungarla invece di abbreviarla. Il 7 maggio Schulenburg, per fortuna, riferì che Stalin aveva assunto la presidenza del Consiglio dei commissari del popolo al posto di Molotov ed era quindi diventato capo del governo dell’Unione Sovietica. «La ragione di ciò può essere ricercata nei recenti errori di politica estera che hanno portato ad un raffreddamento della cordialità delle relazioni tedesco-sovietiche, per la creazione e la conservazione delle quali Stalin si era coscientemente adoperato. Nella sua nuova veste Stalin si assume la responsabilità di tutti gli atti del governo, sia in campo interno che estero… Sono convinto che Stalin utilizzerà la sua nuova posizione per prendere parte personalmente al mantenimento e allo sviluppo di buone relazioni tra i Sovietici e Germania». L’addetto navale tedesco, riferendo da Mosca, espresse lo stesso punto di vista con queste parole: “”Stalin è il perno della collaborazione tedesco-sovietica””. Gli esempi di pacificazione russa nei confronti della Germania aumentarono. Il 3 maggio la Russia aveva riconosciuto ufficialmente il governo filo-tedesco di Rashid Ali in Iraq. Il 7 maggio i rappresentanti diplomatici di Belgio e Norvegia sono stati espulsi dalla Russia. Anche il ministro jugoslavo è stato cacciato da Mosca all’inizio di giugno, così come il generale Thomas, capo dell’economia del Ministero della Guerra tedesco, scrisse più tardi nel suo articolo sull’economia di guerra del Reich: “”I russi hanno effettuato le consegne fino alla vigilia dell’attacco, e negli ultimi giorni il trasporto della gomma dall’Estremo Oriente è stato accelerato da treni espressi”””” (pag 330-331)”,”QMIS-067-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 6. War Comes to America.”,”Dall’indice: – My meeting with Roosevelt – The Atlantic Charter – Aid to Russia – Pearl Harbour! – Washington and Ottawa – Anglo-American Accords (…) Aiuti all’Urss in materie prime. Alluminio per l’industria bellica (in particolare per l’aviazione). “”The Soviet appeal was very naturally supported by our Ambassador in Moscow in the strongest terms. To this also I sent what I deemed a reply which would arm him in future arguments. Prime Minister to Sir Stafford Cripps, 5 Sept 41 (…). In response to one of Stalin’s request I sent on September 9 the following telegram to our Ambassador in Moscow: «(…) Please inform M. Stalin from Prime Minister that we are arranging to supply 5.000 tons of aluminium from Canada as soon as arrangements for shipment are completed, and 2.000 tons monthly thereafter. First shipments will be via Vladivostok, unless Persian route would be preferable to Russia Government»”” (pag 75-77) “”L’appello sovietico è stato naturalmente sostenuto dal nostro ambasciatore a Mosca nei termini più forti. Anche a questo ho inviato quella che ritenevo una risposta che lo avrebbe attrezzato per future argomentazioni. Primo Ministro a Sir Stafford Cripps, 5 settembre 41 (… ). In risposta ad una richiesta di Stalin ho inviato il 9 settembre il seguente telegramma al nostro Ambasciatore a Mosca: «(…) Si prega di informare il signor Stalin da parte del Primo Ministro che stiamo provvedendo a fornire 5.000 tonnellate di alluminio dal Canada non appena saranno completati gli accordi per la spedizione, e successivamente 2.000 tonnellate al mese. Le prime spedizioni avverranno via Vladivostok, a meno che la rotta persiana non sia preferibile al governo russo»”” (pag 77)”,”QMIS-068-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 7. The Onslaught of Japan.”,”Dall’indice: – The Fall of Singapore – The U-Boat Paradise – The Invasion of Burma – India: The Cripps Mission – American Naval Victories. The Coral Sea and Midway Island. – The Arctic Convoys 1942. – ‘Second Front Now’! – The Molotov Visit – My Second Visit to Washington Atlantic Defence Organisation, 1942. “”As last on April 1 it became possible for the United States Navy to make a start with a partial convoy system. At first this could be no more than daylight hops of about a hundred and twenty miles between protected anchorages by groups of ships under escort, and all shipping was brought to a standstill at night. On any one day there were upwards of a hundred and twenty ships requiring protection between Florida and New York. The consequent delays were misfortune in another form. It was not until May 14 that the first fully organised convoy sailed from Hampton Roads for Key West. Thereafter the system was quickly extended northward to New York and Halifax, and by the end to the month the chain along the east coast from key West northward was at last complete. Relief was immediate, and although the U-boats continued to avoid destruction the shipping losses fell”” (pag 108) Organizzazione per la difesa atlantica, 1942. “”Lo scorso 1° aprile è stato possibile per la Marina degli Stati Uniti iniziare con un parziale sistema di convogli. All’inizio questo non poteva essere altro che un balzo diurno di circa centoventi miglia tra ancoraggi protetti da parte di gruppi di navi sotto scorta, e tutta la navigazione fu fermata di notte. Al giorno c’erano più di centoventi navi che richiedevano protezione tra la Florida e New York. I conseguenti ritardi furono una sfortuna in un’altra forma. Il primo convoglio completamente organizzato salpò da Hampton Roads per Key West. Successivamente il sistema fu rapidamente esteso verso nord fino a New York e Halifax, ed entro la fine del mese la catena lungo la costa orientale da Key West verso nord fu finalmente completata. Sebbene gli U-Boot continuassero a evitare la loro distruzione, le perdite di navigazione diminuirono”” (pag 108)”,”QMIS-069-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 8. Victory in Africa.”,”Dall’indice. – Decion for ‘Torch’ – My Journey to Cairo. Changes in Command – Moscow: The First Meeting – Moscow: A Relationship Established – Soviet ‘Thank You’ – The Battle of Alamein – The Darlan Episode – The Casablanca Conference – Russia and the Western Allies – My Third Visit to Washington – Italy the Goal “”The use of the expression ‘unconditional surrender’, although widely hailed at the time, has since been described by various authorities as one of the great mistakes of Anglo-American war policy. It requires to be dealt with at his point. It is said that it prolonged the struggle and made recovery afterwards more difficult. I do not believe that this is true. (…) My principal reason for opposing, as I always did, an alternative statement on peace terms, which was so often urged, was that a statement of the actual conditions on which the three great Allies would have insisted, and would have been forced to public opinion to insist, would have been far more repulsive to any German peace movement than the general expression ‘unconditional surrender’. I remember several attempts being made to draft peace conditions which would satisfy the wrath of the conquerors against Germany. They looked so terrible when set forth on paper, and so far exceeded what was in fact done, that their publication would only have stimulated German resistance. They had in fact only to be to the written out to be withdrawn”” (pag 248-249) ‘L’uso dell’espressione “”resa incondizionata””, sebbene all’epoca ampiamente acclamato, è stato poi descritto da varie autorità come uno dei grandi errori della politica bellica anglo-americana. A questo punto, richiede di essere affrontato. Si dice che prolungò la lotta e rese più difficile la successiva ripresa. Non credo che questo sia vero. (…) La mia ragione principale per oppormi, come ho sempre fatto, a una dichiarazione alternativa sui termini di pace, così spesso sollecitata, era che una dichiarazione delle condizioni reali su cui i tre grandi alleati avrebbero insistito e avrebbero costretto l’opinione pubblica a insistere, sarebbe stata molto più ripugnante per qualsiasi movimento pacifista tedesco dell’espressione generale “”resa incondizionata””. Ricordo che furono fatti diversi tentativi per elaborare condizioni di pace che soddisfacessero l’ira dei conquistatori contro la Germania. Sembravano così terribili messi su carta, e superavano di gran lunga ciò che era stato fatto in realtà, che la loro pubblicazione avrebbe solo stimolato la resistenza tedesca. Apparivano infatti scritti per essere ritirati’.”,”QMIS-070-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 9. The Invasion of Italy.”,”- The Command of the Seas. Guadalcanal and New Guinea – The Conquest of Sicily – The Fall of Mussolini – The Quebec Conference: ‘Quadrant’ – Italy: the Armistice – The Invasion of Italy. At the White House Again – The Battle of Salerno. A Homeward Voyage – Tensions with General De Gaulle – The Broken Axis – Deadlock on the Third Front – Foreign Secretaries’ Conference in Moscow – Advent of the Triple Meeting. The High Commands ‘Francia libera’: lotta al vertice tra De Gaulle e Giraud. “”The struggle for power between de Gaulle and Giraud went on unabated as the weeks passed, and frequent clashes took place over both civil and military appointments. The fault did not lie always with de Gaulle, and there were unnecessary incidents over the liberation of Corsica, where Free French elements on the island had occupied Ajaccio on the night of September 9. Giraud ordered a French expedition to Corsica two days later, and the unfortunate disputes between his military commander and the de Gaullist leaders on the spot still further worsened relations. The liberation of the island, from the military point of view, was slowly but successfully accomplished”” (pag 162) ‘La lotta per il potere tra de Gaulle e Giraud continuò senza sosta con il passare delle settimane e si verificarono frequenti scontri sia per le nomine civili che per quelle militari. La colpa non fu sempre di de Gaulle, e ci furono incidenti inutili durante la liberazione della Corsica, dove elementi francesi liberi sull’isola avevano occupato Ajaccio nella notte del 9 settembre. Giraud ordinò una spedizione francese in Corsica due giorni dopo, e gli sfortunati contrasti tra il suo comandante militare e i capi gollisti sul posto peggiorarono ulteriormente i rapporti. La liberazione dell’isola, dal punto di vista militare, fu portata a termine lentamente ma con successo'”,”QMIS-071-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 10. Assault from the Air.”,”Dall’indice. – Cairo – Teheran: The Opening – Conversation and Conferences – Teheran: Conclusions – Cairo again. The High Command – Marshal Tito and Yugoslavia – The Anzio Stroke – Italy: Cassino – The Greek Torment – Strategy against Japan – Preparation for ‘Overlord – Rome A Teheran sul tavolo c’è la questione polacca. “”What we wanted was a strong and independent Poland, friendly to Russia. Stalin said that that was true, but that the Poles could not be allowed to seize the Ukraine and White Russian territory. That was not fair. According to the 1939 frontier, the soil of the Ukraine and White Russia was returned to the Ukraine and White Russia. Soviet Russia adhered to the frontiers of 1939, for they appeared to be ethnologically the right ones. Eden asked if this meant the Ribbentrop-Molotov Line. ‘Call it whatever you like’, said Stalin. Molotov remarked that it was generally called the Curzon Line. ‘No’, said Eden, ‘there are important differences’. Molotov said there were none. I then produced a map and showed the Curzon Line and the 1939 line, and indicated also the line of the Oder. Eden said that the south end of the Curzon Line had never been defined in terms. At this point the meeting broke into groups”” (pag 61) “”Quello che volevamo era una Polonia forte e indipendente, amica della Russia. Stalin disse che era vero, ma che non si poteva permettere ai polacchi di impadronirsi del territorio dell’Ucraina e della Russia bianca. Ciò non era giusto. Secondo la frontiera del 1939, il suolo dell’Ucraina e della Russia Bianca fu restituito all’Ucraina e la Russia Sovietica aderì alle frontiere del 1939, perché etnologicamente sembravano quelle giuste. Eden chiese se questo significasse la Linea Ribbentrop-Molotov. ‘Chiamala come vuoi’, disse Stalin. Molotov osservò che veniva generalmente chiamata la linea Curzon. “”No””, disse Eden, “”ci sono differenze importanti””. Molotov disse che non ce n’erano. Poi io produssi una mappa mostrando la linea Curzon e la linea del 1939, e indicai anche la linea dell’Oder. Eden disse che l’estremità sud della linea Curzon non era mai stata definita in particolari. A questo punto la riunione si divise in gruppi”” (pag 61).”,”QMIS-072-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 11. The Tide of Victory.”,”Dall’indice. – Normandy to Paris – Balkan Convulsions. The Russian Victories – Rome. The Greek Problem – Alexander’s Summer Offensive – The martyrdom of Warsaw – The Second Quebec Conference – Advance in Burma – The Liberation of Western Europe – October in Moscow – Paris – Counter-Stroke in the Ardennes – British Intervention in Greece La corsa in Europa centrale. ‘Another matter lay heavy on my mind. I was very anxious to forestall the Russians in certain areas of Central Europe. The Hungarians, for instance, had expressed their intention of resisting the Soviet advance, but would surrender to a British force if it could arrive in time. If the Germans either evacuated Italy or retired to the Alps I much desired that Alexander should be enabled to make his amphibious thrust across the Adriatic, seize and occupy the Istrian peninsula, and try to reach Vienna before the Russians. It seemed much too early to start sending his troops to South-East Asia. The C.I.G.S. agreed that there should be no question of withdrawing any of Alexander’s troops until Kesserling had benne driven across the Piave. Our front would then be considerably less than the half its present width’ (pag 131) ‘Un’altra questione mi assillava con forza la mente. Tenevo molto a prevenire i russi in alcune zone dell’Europa centrale. Gli ungheresi, ad esempio, avevano espresso l’intenzione di resistere all’avanzata sovietica, ma si sarebbero arresi alle forze britanniche se fossero arrivate in tempo. Se i tedeschi avessero evacuato l’Italia o si fossero ritirati sulle Alpi, desideravo fortemente che Alexander avesse la possibilità di effettuare la sua offensiva anfibia attraverso l’Adriatico, impadronirsi e occupare la penisola istriana e tentare di raggiungere Vienna prima dei russi. Sembrava troppo presto per iniziare a inviare le sue truppe nel sud-est asiatico. Il C.I.G.S. convenne che non si sarebbe trattato di ritirare nessuna delle truppe di Alexander finché Kesserling non avesse attraversato il Piave. Il nostro fronte avrebbe dovuto essere quindi considerevolmente inferiore alla metà della sua larghezza attuale'”,”QMIS-073-FSD” “CHURCHILL Winston”,”The Second World War. 12. Triumph and Tragedy.”,”- Preparations for a New Conference – Yalta: Plans for Worder Peace – Russia and Poland: The Soviet Promise – Yalta finale – Crossing the Rhine – Western Strategic Divergences – Growing Friction with Russia – Alexader’s Victory in Italy – The German Surrender – The End of the Coalition – The Defeat of the Japan – Potsdam: The Atomic Bomb – Potsdam: The Polish Frontiers L’uso della bomba atomica. Il consenso britannico. “”British consent in principle to the use of the weapon had been given on July 4, before the test had taken place. The final decision now lay in the main with President Truman, who had the weapon; but I never doubted what it would be, nor have I ever doubted since that he was right. The historic fact remains, and must be judged in the after-time, that the decision whether or not to use the atomic bomb to compel the surrender of japan was never even an issue. There was unanimous, automatic, unquestioned agreement around our table; nor did I ever hear the slightest suggestion that we should do otherwise. It appeared that the American Air Force had prepared an immense assault by ordinary air-bombing on Japanese cities and harbours. These could certainly have been destroyed in a few weeks or a few months, and no one could say with what very heavy loss of life to the civilian population. But now, by using this new agency, we might not merely destroy cities, but save the lives alike of friend and foe”” (pag 274) ‘Il consenso britannico in linea di principio all’uso dell’arma era stato dato il 4 luglio, prima che avesse luogo il test. La decisione finale ora spettava principalmente al presidente Truman, che aveva l’arma; ma non ho mai dubitato di ciò che sarebbe stato, né ho mai dubitato da allora che avesse ragione. Resta il fatto storico, e dovrà essere giudicato in seguito, che la decisione se usare o meno la bomba atomica per costringere il Giappone alla resa non è mai stata nemmeno un problema. Intorno al nostro tavolo c’è stato un accordo unanime, automatico e indiscusso; né ho mai sentito il minimo suggerimento che dovremmo fare diversamente. Sembrava che l’aeronautica americana avesse preparato un immenso assalto mediante normali bombardamenti aerei sulle città e sui porti giapponesi. Queste avrebbero certamente potuto essere distrutte in poche settimane o in pochi mesi, e nessuno potrebbe dire con quali pesantissime perdite di vite umane tra la popolazione civile. Ma ora, utilizzando questa nuova strumento, potremmo non solo distruggere le città, ma anche salvare la vita di amici e nemici'”,”QMIS-074-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte prima. L’addensarsi della tempesta (1919-1940). Come i popoli di lingua inglese per imprevidenza per noncuranza e gentilezza d’animo permisero ai malvagi di riarmarsi. Volume I. Da guerra a guerra (1919-1939).”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-083-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte prima. L’addensarsi della tempesta (1919-1940). Come i popoli di lingua inglese per imprevidenza per noncuranza e gentilezza d’animo permisero ai malvagi di riarmarsi. Volume II. Guerra in sordina.”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-084-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte seconda. La loro ora più bella (maggio – dicembre 1940). Come il popolo britannico resistette da solo finché coloro che erano stati semichiechi furono semipronti. Volume I. Il crollo della Francia.”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-085-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte seconda. La loro ora più bella (maggio – dicembre 1940). Come il popolo britannico resistette da solo finché coloro che erano stati semichiechi furono semipronti. Volume II. Isolati.”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-086-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte terza. La grande alleanza (gennaio 1941 – gennaio 1943). Come il popolo britannico tra le più aspre rinunce continuò la lotta finché Russia e Stati Uniti furono trascinati nel grande conflitto. Volume I. La Germania punta a oriente.”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-087-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte terza. La grande alleanza (gennaio 1941 – gennaio 1943). Come il popolo britannico tra le più aspre rinunce continuò la lotta finché Russia e Stati Uniti furono trascinati nel grande conflitto. Volume II. La guerra investe l’America.”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-088-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte quarta. La svolta fatale. In qual modo le forze della grande alleanza divennero preponderanti. Volume I. Il Giappone all’attacco.”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-089-FSD” “CHURCHILL Winston”,”La seconda guerra mondiale. Parte quarta. La svolta fatale. In qual modo le forze della grande alleanza divennero preponderanti. Volume II. La battaglia d’Africa.”,”CHURCHILL Winston Morale dell’opera In guerra: Decisione Nella disfatta: Fermezza Nella vittoria: Magnanimità Nella pace: Buona volontà (in apertura)”,”QMIS-090-FSD” “CHUZEVILLE Julien”,”Zimmerwald. L’internationalisme contre la première guerre mondiale.”,”Julien Chuzeville, storico specialista del movimento operaio, ha pubblicato ‘Militants contre la guerre 1914-1918′ (Spartacus, 2014) e la biografia di uno del leader di questa corrente: Fernand Loriot (2012). J.N. Ducange lavoro sulla storiografia della rivoluzione francese, i movimenti socialisti e socialdemocratici della prima metà del XX secolo. Zimmerwald diventerà il simbolo della lotta contro la guerra e della rinascita dell’ internazionalismo”,”INTS-069″ “CHUZEVILLE Julien, scritti di Léo FRANKEL”,”Léo Frankel. Communard sans frontières.”,”Nella seconda parte del volume si riportano ‘Articoli, discorsi e lettere’ di Léo Frankel (pag 165-248), tra cui 5 lettere a Karl Marx (1871, 1872, 1876, 1881) e una a Johann Philip Becker, e una bozza di lettera (‘Brouillon de lettre) di Marx à Varlin et Frankel, 13 mai 1871 (in francese, la lettera inviata è scomparsa) Bozza di lettera di Marx a Frankel e Varlin, 13 maggio 1871: …… (pag 191-192)”,”MFRC-188″ “CHUZEVILLE Julien”,”Un court moment révolutionnaire. La création du Parti communiste de France (1915-1924).”,”SFIC Section Française de l’Internationale Communiste Julien Chuzeville Julien Chuzeville, storico specialista del movimento operaio, ha pubblicato ‘Militants contre la guerre 1914-1918’ (Spartacus, 2014) e la biografia di uno del leader di questa corrente: Fernand Loriot (2012). J.N. Ducange lavora sulla storiografia della rivoluzione francese, i movimenti socialisti e socialdemocratici della prima metà del XX secolo.”,”PCFx-131″ “CHUZEVILLE Julien”,”Militants contre la guerre, 1914-1918. Formation et actin du Comité pour la reprise des relations internationales.”,”‘Il capitalismo porta con sé la guerra come la nube porta la tempesta’ (Jaures) Capitolo III: L’appello di Zimmerwald Capitolo IX: Rivoluzionari senza rivoluzione”,”INTx-072″ “CIACOTIN Serghej”,”Tecnica della propaganda politica.”,”Psicologia sociale, psicologia come scienza esatta, sistema nervoso coscienza PAVLOV intuizione intelligenza psichiatria psicologia negli affari economici pubblicità, teorie sociologiche sulle masse, LE BON folle, quattro dottrine fondamentali FREUD, Alfred ADLER, Carlo MARX, cristianesimo, simbolismo e propaganda politica, segreto del successo di HITLER, resistenza al nazismo, violenza psichica in politica mondiale, minacce situazione attuale, costruzione avvenire.”,”FOLx-011″ “CIAFALONI Francesco”,”Kant e i pastori. Ovvero: il mondo e il paese.”,”Francesco Ciafaloni (Teramo 1937) ha studiato ingegneria a Roma e negli Stati Uniti. E’ stato redattore dei ‘Quaderni piacentini’.”,”ITAC-140″ “CIALDEA Basilio”,”L’Italia nel concerto europeo (1851-1867).”,”Basilio Cialdea, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Genova Le manchevolezze diffuse del resto nella classe politica postcavouriana. Visconti Venosta. “”Ma se teniam presente l’acuto ritratto che del Visconti Venosta ha fatto Federico Chabod, comprendiamo le debolezze e le contraddizioni di Visconti Venosta in quella sua prima esperienza quale Ministro degli Esteri: «era perfettamente a posto – scrive Chabod – per dirigere la politica estera di uno Stato che aveva bisogno di calma, di requie, di assestamento, e le cui necessità di carattere internazionale erano, per il momento, soltanto di far definitivamente accettare dagli altri i fatti compiuti». Chabod si riferisce al Visconti Venosta Ministro degli Esteri negli anni posteriori al 1870. «Sarebbe stato, quindi fuori posto se avesse dovuto dirigere la politica italiana – afferma sempre Chabod – un un momento in cui occorresse osare e giocare di gran gioco». Noe grandi momenti, aveva bisogno delle pressioni dell’opinione pubblica – e ne vedremo la prova durante la crisi polacca – e di una forte personalità che lo pungolasse: «non era l’uomo dalle pronte, decise risoluzioni, dagli improvvisi lampeggiamenti d’intuito e dalla energia secca e scattante»: manchevolezze diffuse del resto nella classe politica postcavouriana. … finire (pag 269-271)”,”ITAB-361″ “CIAMPANI Andrea PELLEGRINI Giancarlo a cura”,”La storia del movimento sindacale nella società italiana. Vent’anni di dibattiti e di storiografia.”,”CIAMPANI Andrea è professore associao di storia contemporanea presso l’ Università LUMSA di Roma. Ha condotto ricerche sul movimento sindacale nelle relazioni internazionali. PELLEGRINI Giancarlo professore straordinario di storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Perugia. E’ autore di ricerche sul sindacalismo in generale e britannico in particolare: ‘Dal modello sociale al modello politico: il dibattito sulle Trade Unions’ (Firenze, 2003). “”Del resto, come ha avvertito lucidamente A. Accornero, “”il crollo del partito comunista e il disfacimento dell’ URSS cancellano un sistema senza precedenti di gestioni politico-statali del capitale e del lavoro.”” Ma soprattutto, “”in un ventennio, è declinato un modello di produzione che aveva contrassegnato tutto il ‘900.”” La cultura “”conflittuale”” del sindacato, delineatasi fin dai tempi del decollo industriale italiano, aveva accompagnato per quasi settant’anni l’ intero ciclo della produzione fordista, privilegiando la centralità della fabbrica e gli interessi dei lavoratori manuali. Ora, negli anni Novanta, era il settore terziario – quello dei trasporti, dei servizi, delle telecomunicazioni e della distribuzione – a registrare il maggior numero di addetti, che spesso, in forme nuove e autonome, avevano organizzato forme di lotta a forte valenza corporativa. Concordi o meno che fossero le istituzioni sindacali con le nuove forme di conflittualità che stavano emergendo, esse si trovarono oramai nella necessità di rivedere modi e forme di prassi rivendicative e negoziali su cui avevano costruito la loro identità””. (pag 62)”,”MITT-221″ “CIAMPANI Andrea, a cura; saggi di Manuel Espadas BURGOS Joanna SONDEL-CEDARMAS Csorba LASZLO Maria Cristina CHATZIJOANNOU Stefan WEDRAC Werner DAUM Ion CARJA Laura FOURNIER FINOCCHIARO John A. DAVIS Andreas GOTTSMANN Gabor ANDREIDES Raluca TOMI Malgorzata KIWIOR-FILO Antonio D’ALESSANDRI Fernando GARCIA-SANZ Jean-Yves FRETIGNE’ Roland SARTI Ferdinand Nicolas GOHDE Emiel LAMBERTS Andrea CIAMPANI”,”L’unità d’Italia in Europa. Prospettive / Perspectives, Vol. III.”,”Il volume contiene il saggio di Jean-Yves Frétigné, 1852. L’anno della rottura definitiva di Mazzini col socialismo (pag 269-288) e quello di Roland Sarti, Mazzini in Europa e negli Stati Uniti (pag 289-308)”,”RISG-098-FSL” “CIAMPI Alberto”,”Futuristi e Anarchici. Quali rapporti? Dal primo manifesto alla prima guerra mondiale e dintorni (1909-1917).”,”Alberto CIAMPI e Aurelio CHESSA (copyright) 1989 Aiuto nel lavoro di ricerca è venuto dai cataloghi bibliografici e in particolare dalla Bibliografia dell’ Anarchismo, vol 1, di L. BETTINI. “”E’ l’ anarco-individualismo che ha avuto maggiori rapporti con il futurismo; l’ attenzione per Nietzsche o Stirner è un tema comune, assieme a Bergson, negli interessi intellettuali e militanti di parte, a volte anche ampia, sia del movimento anarchico che futurista. Non sono altresì mancati infuocati scontri all’ interno di area anarchica fra individualisti e non.”” (pag 105)”,”ANAx-202″ “CIAMPINI Raffaele”,”Napoleone.”,”Hegel chiama Napoleone “”l’ anima del mondo”” (pag 276 dell’edizione Utet Torino 1945 collana Biografie). Ruolo della Polonia nella strategia di Napoleone (pag 204-205) Campagna di Russia del 1812 (pag 285-286): Napoleone prevedeva la durata della campagna di un mese (pag 286), i soldati avevano pane per 4 giorni, a seguire l’ armata i convogli avevano farina per 20 giorni. Napoleone perde agilità in battaglia: i nemici imparano (pag 296) “”Ma la Francia aveva bisogno di vittorie diverse; aveva bisogno di distruggere eserciti come un tempo; la conquista dei campi di battaglia non poteva bastare. Era evidente che uno spirito nuovo regnava nei suoi nemici, una volontà di resistenza ignota fino a quel giorno, un ordine, una disciplina e un coraggio davanti alla sconfitta che prima non conoscevano. Le guerre che ormai si combattono non sono più dinastiche, ma nazionali, e Blücher non è solamente un generale, ma qualche cosa di più; è la tenacia e il furore del popolo prussiano che afferma il suo diritto alla vita. La battaglia di Lutzen, non decisiva per Napoleone, e non vittoriosa per gli alleati, serviva ai disegni di Metternich; il qualle manda subito Bubna da Napoleone, per sviluppare la propria offensiva diplomatica. Bubna offrirà la mediazione armata””. (pag 258) “”Il disegno di Metternich è ora di attirare Napoleone in trattative di pace che egli non accetterò, perché equivarranno alla dissoluzione dell’Impero. Ma perché Napoleone accetti di trattare, gli si farà credere che l’Austria mette come condizione della pace assai meno. Durante le trattative, quando Napoleone vedrà qualis sono le esigenze degli alleati, avrà uno dei suoi scatti di collera, le romperà, tornerà a prender le armi. Allora anche l’Austria; che intanto avrà pronto un esercito di 300 mila uomini in Boemia, si dichiarerà contro di lui””. (pag 259)”,”FRAN-083″ “CIAN Vittorio a cura; PINELLI Pier Dionigi”,”Carteggi di Vincenzo Gioberti. Lettere di Pier Dionigi Pinelli a Vincenzo Gioberti (1833-1849) pubblicate con proemio e note a cura di Vittorio Cian. II Serie: Fonti. Vol. VII.”,” ‘Nel 1831, i bolognesi insorsero contro il governo pontificio. In un clima carico di tensioni, il prolegato, anziché fare intervenire le milizie papali a sedare la sommossa, autorizzò la costituzione di una Commissione di governo provvisoria formata dai conti Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi, Cesare Bianchetti, dal professor Francesco Orioli, dagli avvocati Antonio Zanolini e Antonio Silvani e presieduta dal marchese Francesco Bevilacqua. Il primo atto del nuovo organo di governo fu quello di istituire una Guardia Nazionale, seguito poi dalla formalizzazione del Governo Provvisorio della città e della provincia di Bologna’. (f. cop-bing) Papa Gregorio XVI, il cui nome di nascita era Bartolomeo Alberto Cappellari, è stato il 254º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 2 febbraio 1831 alla morte, avvenuta il 1º giugno 1846 1. Durante il suo pontificato, Gregorio XVI si oppose alle idee liberali e progressiste del tempo, sostenendo la restaurazione dell’ordine tradizionale e la difesa dei diritti della Chiesa 1. Inoltre, egli fu un grande sostenitore dell’arte e dell’architettura, e promosse la costruzione di numerose chiese e monumenti a Roma 1. (idem)”,”RISG-005-FSL” “CIANCIULLO Antonio FONTANA Enrico”,”Ecomafia. I predoni dell’ambiente.”,”A. Cianciullo giornalista a ‘Repubblica?. Enrico Fontana giornalista.”,”ITAS-002-FMP” “CIANETTI Tullio, a cura di Renzo DE FELICE”,”Memorie dal carcere di Verona. Lavoro e organizzazione sindacale in epoca fascista nella testimonianza inedita dell’ultimo ministro delle Corporazioni.”,”Tullio Cianetti nacque nel 1899 ad Assisi da una modesta famiglia di mezzadri. Al momento della marcia su Roma era un piccolo quadro fascista impegnato localmente ni sindacati. Ma nel volgere di un ventennio fece carriera prima nei sindacati, poi nel governo, fino al posto di ministro delle Corporazioni e di membro del Gran Consiglio in cui nella notta del 25 luglio 1943 votò l’ordine del giorno Grandi che determinò la caduta di Mussolini. Poi ritirò il suo voto. Arrestato dopo l’8 settembre fu processato a Verona con Ciano, De Bono e gli altri firmatari. Fu il solo a sfuggire alla pena di morte. Dopo la guerra si trasferì in Mozambico dove visse fino alla morte avvenuta nel 1976. Scioperi del marzo 1943. “”Rientrai a Roma con la convinzione della necessità che gli accordi salariali entrassero in vigore anche per evitare che le agitazioni si propagassero ad altri centri industriali ed in modo particolare a Milano e Genova. Mussolini decise però di attendere ancora qualche giorno con l’intesa che la decorrenza sarebbe stata sempre quella del 23 marzo. Ma il previsto si verificò quasi subito: a Milano ebbero luogo le prime astensioni, timide agli inizi e poi sempre più preoccupanti. La cosa non mi sorprese perché avevo avuto notizie abbastanza precise sul lavorio degli esponenti clandestini del Partito Comunista. Sapevo che il noto agitatore Roveda (6) era scomparso alla fine di una licenza concessagli mentre si trovava al confino. La polizia aveva la convinzione che ROveda si fosse nascosto a Milano e da lì preparasse e muovesse i fili dell’agitazione politica. Non conoscevo il Roveda, ma di lui avevo inteso parlare durante il periodo della mia dirigenza ai sindacati operai torinesi: sapeva che era un uomo intelligente e deciso. L’estendersi degli scioperi a Milano preoccupò enormemente le sfere centrali del Regime. Confesso che tra i più preoccupati non c’ero io: invece se un tormento mi agitava in quel momento era quello di constatare la quasi assoluta mancanza di direttive politiche che fossero atte a fronteggiare la situazione. Si era vissuti talmente alla giornata e ciascuno nel suo guscio, che quando giunse il momento di richiamare tutte le forze del Regime per affrontare una avversità, non si sapeva chi dovesse essere il primo a muoversi e come i compartimenti stagni del Regime dovessero comunicare tra loro. Un pomeriggio, dopo la riunione del Comitato dei Prezzi a Palazzo Venezia, Mussolini chiamò nel suo ufficio il Segretario del Partito, Albini, il Direttore della Confederazione Industriali (7), il presidente della Confederazione Lavoratori Industrie Landi, il Segretario del Comitato dei Prezzi Venturi (8) e me. Ci parlò degli scioperi milanesi, ma lo fece con aria tanto sconsolata che tutti ne rimanemmo impressionati: in quel momento Mussolini mi fece pena e mi deluse”” (pag 361) (6) Giovanni Roveda. Esponente comunista. Nel 1922 segretario della Camera del Lavoro di Torino, arrestato nel 1926, scarcerato per indulto nel 1937, riarrestato e assegnato al confino, da cui era fuggito nel gennaio 1943. Ebbe parte nella organizzazione degli scioperi del marzo successivo a Milano; (7) Giovanni Belella; (8) Augusto Venturi, dal 25 gennaio 1942, in precedenza vice-segretaroi del PNF Giovanni Roveda Nato a Mortara (Pavia) il 4 giugno 1894, morto a Torino il 17 novembre 1962, dirigente politico e sindacale, primo sindaco di Torino alla Liberazione. Faceva l’operaio litografo quando, nel 1909, era diventato un militante della Gioventù socialista. Da ragazzo aveva partecipato alle dimostrazioni popolari contro la guerra di Libia e poi a quelle contro la Prima guerra mondiale. Attivista e poi funzionario sindacale, nel 1919 divenne segretario nazionale della Federazione italiana lavoranti in legno. Membro dell’Esecutivo della Sezione socialista di Torino e collaboratore dell’Ordine Nuovo, nel 1920 Roveda fu tra i dirigenti dell’occupazione delle fabbriche e, nel 1921, tra i fondatori del Partito comunista, del quale diresse la Sezione torinese. Segretario generale della Camera del Lavoro di Torino, con l’affermarsi del fascismo fu più volte aggredito dagli squadristi. Dopo le Leggi eccezionali fasciste del 1926, Giovanni Roveda – che era membro del Comitato centrale del PCdI – fu arrestato e deferito al Tribunale speciale, che il 20 febbraio 1928 lo condannò (con Antonio Gramsci, Umberto Terracini ed altri dirigenti del suo partito) a venti anni e quattro mesi di reclusione. Scarcerato (per condoni ed amnistie), dopo undici anni di prigione Roveda, “”per mancanza di segni di ravvedimento””, fu mandato al confino a Ponza. Era il 14 aprile del 1937. Ponza fu solo una tappa. Di lì il confinato fu trasferito a Ventotene, dove rimase fino al marzo del 1943, quando riuscì a fuggire approfittando di una licenza. Di corporatura molto robusta Roveda – che durante il confino utilizzava gran parte delle poche lire della “”mazzetta”” per mandare un aiuto a sua moglie e alla sua bambina e che aveva sempre rifiutato il piccolo contributo in denaro che gli poteva arrivare dal “”soccorso rosso”” – aveva perso oltre quaranta chili di peso, ma non la sua determinazione. All’indomani della caduta del fascismo eccolo a Roma, dove è designato dal governo Badoglio tra i commissari alle Federazioni sindacali. Dopo l’armistizio trova rifugio in un’organizzazione del Vaticano, ma nel dicembre del 1943 è arrestato e tradotto a Verona. È liberato dal Carcere degli Scalzi il 14 luglio 1944, dopo un’audacissima, sanguinosa azione dei GAP veronesi, ed è designato a far parte della Direzione provvisoria del PCI per l’Alta Italia. La Liberazione vede la nomina di Roveda a sindaco di Torino. Regge l’amministrazione della città sino al 1946, quando è eletto deputato alla Costituente. Ripresa l’attività sindacale, Roveda dirige prima la Camera del Lavoro di Torino, poi la FIOM nazionale e quindi, dal 1956, la Federazione sindacale mondiale dei metallurgici. Egli è stato anche membro della Direzione del PCI, senatore (di diritto dal 1948), rieletto nel 1953, presidente dell’INCA dal 1953 al 1956. È mancato per una flebite, causata da una pallottola che l’aveva colpito durante l’evasione dal Carcere degli Scalzi e che non gli avevano mai potuto estrarre. A Giovanni Roveda sono intitolate strade a Torino e in altre città. (ANPI)”,”ITAF-283″ “CIANFEROTTI Stefano”,”La regolamentazione e l’operatività del sistema bancario e finanziario inglese (1930-93).”,”Rielaborazione della tesi di dottorato in Banking and Financial Regulation di Cianferotti.”,”UKIE-001-FP” “CIANFLONE Franco”,”L’algebra di Boole e i circuiti logici.”,”Franco Cianflone, ricercatore nucleare e giornalista scientifico, ha svolto per molti anni attività sperimentale come Capo del Servizio di Fisica Tecnica e Strumentazione del CISE.”,”SCIx-116-FL” “CIANO Galeazzo”,”Diario. Volume secondo, 1941-1943. Primo semestre del 1941 – Secondo semestre del 1941 – Primo semestre del 1942 – Secondo semestre del 1942 e gennaio-febbraio del 1943.”,”””7 giugno 1941. Notizie da Berlino sempre meno favorevoli, il che accentua la punta antigermanica nello spirito e nelle parole del Duce. Infatti pensa persino di rinviare ad altra data il discorso che intendeva pronunciare alla Camera il 10, anniversario dell’entrata in guerra. «Dovrei fare l’apologia della collaborazione con la Germania e ciò adesso ripugna al mio spirito». 8 giugno 1941. (…) De Gaulle è entrato in Siria. Quale sarà la reazione dei Francesi? Mussolini se la prende coi tedeschi. «Non sono intelligenti: ecco tutto. Avrebbero dovuto occupare tutta la Francia all’atto dell’armistizio. 9 giugno. Nessuna particolare novità. Le notizie dalla Siria sono ancora abbastanza incerte, ma sembra che un notevole contingente delle forze di Dentz abbia fatto lega con i degaullisti. Il che non mi dispiace affatto: l’allineamento della Francia di Vichy a fianco dell’Asse avverebbe soltanto a scapito dell’Italia. Il Ministro della Guerra ungherese, Generale Bartha, in visita a Roma, ritiene che lo scontro russo-germanico sia ancora più che inevitabile, addirittura imminente. È ottimista nelle previsioni. Non ritiene che l’esercito russo possa resistere per più di sei o otto settimane, perché l’elemento umano è «molle». Resta però da vedere come e quanto hanno operato su questo elemento umano venti anni di rivoluzione comunista. 10 giugno 1941. Strano anniversario dell’entrata in guerra! Mussolini prendendo lo spunto dalla crescente invadenza germanica in Croazia ha pronunciato contro la Germania la più dura requisitoria ch’io abbia mai sentito. Era il Mussolini polemico, quindi il miglior Mussolini. «Non ha importanza – ha detto – che i tedeschi riconoscano sulla carta i nostri diritti in Croazia, quando in pratica si prendono tutto ed a noi lasciano un mucchietto di ossa. Sono canaglie in mala fede e vi dico che così non potrà durare a lungo. Non so nemmeno se gli intrighi tedeschi permetteranno ad Aimone di salire veramente sul trono croato. Io, del resto, ho la nausea dei tedeschi da quando List fece l’armistizio con la Grecia alle nostre spalle ed i fanti della divisione Casale – forlivesi che odiano la Germania – trovarono al ponte di Perati un soldato germanico, a gambe larghe, che sbarrava loro il cammino e rubava il frutto della vittoria. E personalmente ne ho le tasche piene di Hitler e del suo modo di fare. Questi colloqui preceduti da una chiamata col campanello non mi piacciono: col campanello si chiamano i camerieri. Poi che razza di colloqui sono? Debbo per cinque ore assistere ad un monologo, abbastanza noioso e inutile. Ha parlato per ore ed ore di Hess, della ‘Bismarck’, di cose più o meno afferenti alla guerra, ma senza un ordine del giorno, senza sviscerare un problema, senza prendere una decisione. Io intanto continuo le fortificazioni del Vallo Alpino. Un giorno serviranno. Per il momento, non c’è niente da fare. Bisogna urlare coi lupi. Ed è così che oggi alla Camera farò una sviolinata alla Germania. Ma il mio cuore è pieno di amaro» (…)”” (pag 42-44) “”21 giugno 1941. Numerosi segni fanno ritenere che l’inizio delle operazioni contro la Russia è ormai ben vicino. Bismarck dice segretamente a Filippo [Anfuso] che attende un messaggio di Hitler nel corso della nottata. L’idea della guerra alla Russia è popolare in se stessa, in quanto la data del crollo del bolscevismo dovrà essere annoverata tra quelle fondamentali della civiltà umana. Ma non piace come sintomo. Poichè manca una ragione evidente e persuasiva, l’interpretazione corrente è che questa guerra sia un ‘pis-aller’, un tentativo di trovare una via d’uscita da una situazione che si è sviluppata in modo diverso dalle previsioni e comunque non favorevole. Quale sarà il decorso della guerra? I tedeschi pensano che nel giro di otto settimane tutto sia finito, e ciò è possibile perché i calcoli militari di Berlino sono sempre stati più esatti di quelli politici. Ma se così non fosse? Se l’esercito sovietico trovasse una forza di resistenza superiore a quella di cui hanno dato prova i paesi borghesi, quali reazioni ciò susciterebbe nelle profonde masse proletarie del mondo? 22 giugno 1941. Alle tre del mattino, Bismarck mi porta una lunga missiva di Hitler per il Duce. Spiega le ragioni del suo gesto, e benché la lettera cominci con la rituale affermazione che la Gran Bretagna ha perso la guerra, l’intonazione è tutt’altro che euforica. (…) Mussolini invece dà domani la sua risposta a Hitler. La cosa che sta più a cuore al Duce è la partecipazione di un nostro contingente, ma da quanto scrive Hitler è facile capire che ne farebbe a meno volentieri. Riccardi mi fa un grande sfogo sull’andamento delle questioni economiche e conclude con questa frase: «Ormai, nel regime, la sola cosa che potrebbe ancora sorprendermi sarebbe vedere l’uomo gravido: fuori di questo abbiamo veduto tutto»”” (pag 46-47)”,”QMIS-027-FGB” “CIANO Galeazzo”,”Diario. Volume I. 1939-1940.”,”””31 agosto (1939): Brutto risveglio, Attolico telegrafa alle 9 che la situazione è disperata e che, tranne vi sia un fatto nuovo, tra poche ore sarà la guerra. Vado subito a Palazzo Venezia. Bisogna creare il fotto nuovo. D’intesa col Duce telefono a Lord Halifax per dirgli che il Duce può intervenire persso Hitler solo se è latore di un grosso pegno: Danzica. A mani vuote, non può chiedere niente. Per parte sua, Lord Halifax mi chiede di far pressioni su Berlino perché alcune difficoltà procedurali vengano superate ed abbiano inizio i contatti diretti tra Germania e Polonia. Telefono in tal senso ad Attolico, sempre più pessimista. Dopo poco, Halifax comunica che la nostra proposta circa Danzica non sembra suscettibile di realizzazione. L’orizzonte è sempre più scuro. RIcervo François Poncet. È un colloquio senza scopo ed è quindi vago e imprecisato. Dalle due parti si ripete la volontà di pace. Cerca di sapere quale sarà il nostro atteggiamento ma io non rispondo. È romantico, triste e nostalgico. Aggiungerò anchee, sincero. Vedo ancora il Duce. Tentativo estremo: proporre a Francia e Inghilterra una conferenza per il 5 settembre, con lo scopo di rivedere quelle clausole del Trattato di Versaglia che turbano la vita europea. Appoggio con calore l’iniziativa, se non altro perché approfondirà il solco tra noi e Hitler che non vuole conferenze e lo ha detto più volte”” (pag 154)”,”ITAF-006-FER” “CIANO Galeazzo”,”Diario. Volume II. 1941-1943.”,”””1 aprile (1942). Il Duce ha saputo da un industriale alto Altesino che in Germania circola questo ‘witz’: «Vinceremo in due mesi la guerra contro la Russia, in quattro mesi contro l’Inghilterra e in quattro giorni contro l’Italia». Ha voluto che ne chiedessi conferma ad Alfieri mentre «per parte sua cominciava a preparare le nuove divisioni perché non si sa che sorprese e da quali parti potrà riservarci il 1943». Mussolini è anche molto indignato per un rapporto di Anfuso circa il contegno tenuto a Budapest da due Comitive di italiani andati in Ungheria per la Fiera agricola: sbronze nei ‘tabarins’ e assalto ai prosciutti in vendita nei negozi. Il fatto ha dato lo spunto ad una violenta filippica contro la borghesia. Pareschi è piuttosto ottimista per la saldatura del grano: viceversa fa pronostici sempre più scuri per gli anni venturi”” (pag 144)”,”ITAF-007-FER” “CIARAMELLA Michele”,”The Heritage fo English Literature. 1. British Authors.”,”Viaggio in Italia. “”E’ stato anche ipotizzato che durante questi due anni Shakespeare può aver viaggiato in Italia e direttamente lì attinto la profonda conoscenza delle scene italiane e la vita che egli mostra in alcune opere che scrisse subito dopo che l’ epidemia era finita.”” (pag 69)”,”UKIx-091″ “CIARDI Marco”,”Breve storia delle teorie della materia.”,”CIARDI M. è ricercatore in storia della scienza presso il dipartimento di filosofia dell’ Università di Bologna. E’ autore di varie opere (v. retrocopertina). “”Tale convinzione è sintetizzata in una delle sue frasi più celebri, contenuta in una lettera indirizzata a Max Born il 4 dicembre 1926: “”La meccanica quantistica è degna di ogni rispetto, ma una voce interiore mi dice che non è ancora la soluzione giusta. E’ una teoria che ci dice molte cose, ma non ci fa penetrare più a fondo il segreto del gran Vecchio. In ogni caso, sono convinto che questi non gioca a dadi con il mondo”” (Einstein, ed. 1988, pag 709). Einstein dedicò gli ultimi trent’anni della sua vita alla ricerca di una teoria unificata che raccordasse la teoria della relatività generale con l’ elettromagnetismo e che rendesse parziali e circoscritti a casi particolari i risultati della meccanica quantistica.”” (pag 100)”,”SCIx-186″ “CIARDO Manlio”,”Scienza e mito nella dottrina di Carlo Marx.”,”Libro dedicato dall’ A alla memoria di Carlo ANTONI. Contiene dedica manoscritta dell’ A “”Scopriva il Croce, com’è noto, nel marxismo “”un hegelismo assai più vivo e concreto”” che non quello che gli era solito “”incontrare presso scolari ed espositori””; e, visto di questa dottrina assai più l’ aspetto di asprezza storicistica che quello giusnaturalistico, era ovvio che di essa dovesse attrarlo tutto quanto lo “”riportava alle migliori tradizioni della scienza politica italiana mercé la ferma asserzione del principio della forza, della lotta, della potenza e la satirica e caustica opposizione alle insipidezze giusnaturalistiche, antistoriche e democratiche, ai così detti ideali dell’ ’89″”, ingenua”” quindi, dice il Croce, la meraviglia di coloro che, come non credendo a se stessi, appresero che il “”Marx caldeggiava le guerre, ammirava Bismarck e i Moltke e giubilava delle vittorie tedesche in Francia””””. (pag 161)”,”TEOC-346″ “CICALESE Maria Luisa”,”La luce della storia. Gioacchino Volpe a Milano tra religione e politica.”,”Maria Luisa Cicalese insegna storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano ed è coordinatore del Dottorato di ricerca in Società europea e vita internazionale nell’età moderna e contemporanea. Oltre a numerosi volumi tra i quali La formazione del pensiero politico di Giovanni Gentile, Note per un profilo di Pasquale Villari, Dai carteggi di Pasquale Villari, Corrispondenze con Capponi, Mill, Fiorentino, Chamberlain, nelle nostre edizioni ha pubblicato Democrazia in cammino, Il dialogo politico fra Stuart Mill e Tocqueville. Polemica con Croce su nazionalismo e fascismo “”La ‘Storia d’Italia’ «contro il pessimismo dei contemporanei di allora, contro certi superbi dispregi dei moderni è quasi l’elogio del giovane Stato», e a Volpe che deve guardarsi da chi vorrebbe una “”storia fascista”” questo piace perché consentaneo con la sua ispirazione di sempre, ma rimprovera a Croce che, a suo avviso rimane uomo di parte più che storico, certe simpatie e antipatie: troppa indulgenza per la politica estera italiana attorno all’1880 e per Di Rudinì, troppa incomprensione per lo sforzo di Crispi di avviare una politica estera autonoma ed elevare il sentire della vita italiana, troppa simpatia per il «liberalismo assai spurio di Giolitti», portato come modello, con effetto di malinconica comicità (in un libro scritto dopo la guerra e dopo l’affermazione del fascismo), infine, troppa avversione per il nazionalismo, la cui responsabilità viene scaricata «tutta in quel malo modo che offende il lettore sulle spalle di Giovanni Gentile!» (44). E questo rilievo, molto più indiretto e sfumato nella famosa ‘Prefazione’ alla terza edizione del 1928 dell”Italia in cammino’, suggerisce al lettore d’oggi il gran motivo del contendere: l’attribuzione anche a Croce della paternità del nazionalismo e, poi del fascismo, che aveva indotto Gentile a definire un fascista senza camicia nera l’antico amico il quale rifiutava recisamente, ora, la comune responsabilità. Da qui partiva, poi, la questione scientifica che divideva Croce e Volpe sul modo di intendere la storia. Un’anticipazione chiara della ‘querelle’ si trova in una lettera di Croce a Volpe dell’estate del ’27, ancora legata alle memorie della lunga amicizia, dell’interessamento vivissimo per i lavori del giovanissimo storico che pure ormai in un articolo aveva sostenuto che Croce aveva «civettato col fascismo. E voi sapete che questo non è vero – gli scriveva Croce -, che io non ho mai carezzato, o adulato o in qualsiasi modo mi sono mai offerto al fascismo, e anzi ho lasciato sempre cadere le ‘avances’ a me fatte. Ho bensì per certo tempo sperato e creduto che esso non si sarebbe sostanzialmente allontanato dalla via liberale dell’Italia, e questo, se mai, è amore (che mal si direbbe civettamento) per l’Italia della quale sono devoto figliuolo» (45). A questa ricostruzione si legava il rimprovero a Volpe di avere da giovane accettato il materialismo storico senza critica filosofica (per la quale confessava di non essere attrezzato), seppure con lo sforzo originale che a Croce “”piaceva””, di aggregarvi nuovi elementi, e, in seguito, di non aver raggiunto la sostituzione critica del materialismo storico con una filosofia veramente rinnovatrice come l’idealismo. Nella lettera Croce ricordava d’aver già sostenuto nel 1926 sulla “”Critica”” che Volpe era pervenuto alla «storia concepita col criterio dello “”Stato””, alla storia in fondo dei Treitschke e degli altri nazionalisti tedeschi (…) cioè a un concetto altresì materiale ed economico, che è l’opposto correlativo dell’altro». Così nella maturità aveva cercato una via d’uscita dal materialismo storico sbagliata, come Salvemini l’aveva cercata nell’astratto moralismo”” (pag 148-149) [(44) G. Volpe, ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1915’, in ‘Corriere della Sera’, 17 febbraio 1928. Sul “”Corriere della Sera”” l’8 ottobre 1927, a proposito di una raccolta delle più belle pagine di Giuseppe Ferrari, Volpe maliziosamente attribuiva le critiche mosse dal Croce alla storiografia ferrariana alla irritazione per «non poterlo cacciare né tra i neoguelfi, né tra i neoghibellini». Con grande apertura Maturi si riferiva al Volpe ricordandolo come «uno dei più autorevoli nostri storici» e se ne serviva per ridimensionare la critica crociana, di cui pure condivideva la preoccupazione, per un tipo di storia fortemente sintetica e poco curante della disciplina (cfr. W. Maturi, op. cit., p. 165); (45) B. Croce, ‘Lettera’ del 28 agosto 1927 a Gioacchino Volpe in ‘Epistolario I, Scelta di lettere a cura dell’autore, 1914-1935’, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1957, pp. 140-141; (46) Ibidem]”,”STOx-286″ “CICALESE Maria Luisa”,”Democrazia in cammino. La formazione del pensiero politico di Stuart Mill nel dialogo con Tocqueville.”,”Maria Luisa Cicalese insegna storia delle dottrine politiche e teoria e storia della storiografia presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Ha scritto tra l’altro: ‘La formazione del pensiero politico di Giovanni Gentile’ (1972) e ‘Note per un profilo di Pasquale Villari’ (1979). Contiene dedica dell’autrice a GM Bravo Marx Mill e Tocqueville, pag 117-118-1190 ‘La rinuncia al fondamento scientifico della società in Tocqueville e Mill. Marx fissa l’evoluzione nel momento della contraddizione obiettiva del processo di produzione’ “”Attraverso lo studio del movimento intellettuale americano, dei sentimenti e dei costumi, Tocqueville mette a fuoco la questione ancor oggi più importante delle scienze sociali: «quel est le rapport entre la production des idées et des représentations et les autres niveaux de l’existence sociale» (40)?. Questo è l’interrogativo che il giovane Marx, più o meno nel medesimo tempo, cerca di risolvere attribuendo, però, allo stato sociale elementi obiettivi e materiali, le forze produttive e i rapporti di produzione, mentre Tocqueville va direttamente «au coeur du social sans préablement passer par l’économique, inexistant dans son type d’analyse; et ce sociale est en réalité culturel» (41). (…) Tocqueville non ha bisogno di ridurre la sfera politica a quella economico-sociale perché si occupa del rapporto tra il principio della società e il comportamento degli uomini, studia il senso dell’azione individuale e collettiva. «Il rompt ainsi avec l’obsession du fondement du social, si caractéristique du XVIII siècle, et de Marx, qui en est à cet égard l’héritier; il se place délibérement en aval, le principe fondateur lui paraissent une sorte d’acquis historique à la fois évident et irréducible à la démonstration causale, l’essentiel étant d’en tirer les conséquences sur la vie de la société» (43). La rinuncia al fondamento scientifico della società è pure lo sforzo faticoso di Mill in questi stessi anni, che si compirà dopo la ‘Logica’ nei ‘Principii di economia politica’ rendendo il suo cammino parallelo a quello di Tocqueville. Marx ha fede nell’eguaglianza come fondamento sociale. Tocqueville e Mill constatano il fatto che essa è divenuta la legittimazione delle società moderne e studiano l’uomo reale dei loro tempi, mutavole in mille guise, come nello stesso periodo dirà Pasquale Villari. Il realismo della previsione, superiore in Tocqueville e in Mill rispetto a Marx, è legato non tanto al realismo dei rispettivi punti di partenza, quanto alla loro intuizione che il progresso contemporaneo ha in sé democrazia e libertà. Tocqueville è preoccupato dall’egualitarismo che storicamente non sembra un tratto fondamentale della società europea alla metà dell’Ottocento, Mill dall’utilitarismo che lascia a ciascuno la possibilità di svolgere i propri interessi e da un progetto di educazione sociale proprio mentre la miseria delle classi operaie è così grave. Marx fissa l’evoluzione nel momento della contraddizione obiettiva del processo di produzione, Tocqueville crede nell’avvenire dell’eguaglianza non come ad una situazione statica, ma come ad un principio dinamico di cui cerca non le cause, ma le conseguenze. Da qui la sua passione per lo studio dei rapporti tra stato amministrativo o accentrato e democratizzazione. Il suo punto di osservazione è al centro della storia d’Europa dopo la rivoluzione francese e gli permette di scoprire che «l’univers de l’égalité et les comportements qu’il induit sont des phénomènes durables, irréversibles, déterminants pour l’avenir» (44). Così Mill, dal suo osservatorio all’interno di un paese industrializzato scopre non attraverso la scienza – perché il progetto etologico fallisce – che per lunghi anni ancora l’economista farà i conti con una società del profitto e dell’interesse individuale e su questa base di esperienza propone una serie di considerazioni solo qualche volta troppo legate alla contingenza sui rapporti tra l’individuo e lo Stato con uno studio che rispetta le differenze tra il sociale, il politico e l’economico e gli permette di formulare, dopo una critica feroce alla società borghese sui tre livelli, l’ipotesi di un suo sviluppo sempre nei tre ambiti”” (pag 117-118-119) [Maria Luisa Cicalese, ‘Democrazia in cammino. La formazione del pensiero politico di Stuart Mill nel dialogo con Tocqueville’, Franco Angeli, Milano, 1988] [(40) F. Furet, ‘Prefazione a A. de Tocqueville, ‘De la democratie en Amerique’, Garnier, Flammarion, Paris, 1981, p. 38; (41) Giustamente, nota il Furet, che nella impostazione tocquevilliana, in cui il movimento d’autonomia conflittuale teso all’eguaglializzazione è proprio di tutto il sociale, rappresentazioni comprese, non si crea «ce fossé, que Marx n’a jamais pu combler, entre production de la vie matérielle et production des idées» (F. Furet, Prefazione, cit., p. 38); (…); (43) F. Furet, ‘Prefazione’, cit., p. 40; (44) Ivi, p. 43]”,”TEOS-021-FMB” “CICCARELLI Angelo”,”Dalla Società Esercizio Bacini alla Fincantieri. Breve storia dei Cantieri Navali di Riva Trigoso.”,”Angelo CICCARELLI è nato a Riva Trigoso (Ge), dove risiede. E’ stato dirigente sindacale CGIL nella Camera del lavoro di Chiavari. Si è interessato alla storia locale. Ha scritto ‘Storia di navi’ (2010).”,”LIGU-076″ “CICCARONE Giuseppe DE-VINCENTI Claudio a cura; saggi di Laura DRAGOSEI Alessandro PITZALIS, Giuseppe CICCARONE Corrado POLLASTRI”,”Sulla strada del federalismo. Rischi e opportunità per il sistema del welfare. X rapporto CER-SPI.”,”Saggi di Laura DRAGOSEI Alessandro PITZALIS, Giuseppe CICCARONE Corrado POLLASTRI”,”TEOS-018-FV” “CICCIOMESSERE Roberto”,”L’ Italia armata. Rapporto sul Ministero della guerra.”,”CICCIOMESSERE Roberto (Bolzano 1946) è stato segretario nazionale del Partito Radicale. Incarcerato nel 1972 per obiezione di coscienza è deputato da due legislature (1982) e membro della Commissione difesa della Camera. “”(…) può essere utile riportare il pensiero del Presidente dell’ Oto-Melara, Gustavo Stefanini, che sicuramente non può essere tacciato di militarismo: “”E’ infatti da tener sempre ben presente che, malgrado l’ enorme disparità dei prelievi per la difesa, ricerca e investimenti, la rimanenza residua a disposizione per la vita privata del cittadino e per pagare i rimanenti servizi pubblici (Giustizia, scuola, etc.) è per il cittadino tedesco 2,53 volte e per il francese 1,95 volte quella del cittadino italiano. Il che vuol dire che i prelievi, ancorché molto inferiori, incidono già, se non sul pane almeno sul burro del cittadino italiano, mentre incidono forse sulla terza macchina del cittadino tedesco e sulla seconda casa di quello francese””. (pag 46)”,”ITQM-098″ “CICCOTTI Ettore”,”Attraverso la Svizzera. Note politiche e sociali.”,”””Accade così che, dove le condizioni mutano o alcuni prevalenti interessi lo esigono, si deroga in qualche punto al liberismo prima imperante. Questo stesso senso pratico, che più facilmente si educa e più facilmente può spiegare la sua azione in piccoli ambienti, tempera il rigore della legge, la ravvia, ne corregge la lettera e lo spirito. (…) Gli uomini molte volte sono migliori delle loro leggi; e non sono migliori perché oltre il Rodano e oltre il Gottardo sieno fatti di pasta divese, ma perché più facilmente ciascuno impara a trovare e subire un limite, quando, sorpassandolo, s’ imbatte in una resistenza””. (pag 50)”,”EURx-171″ “CICCOTTI Ettore”,”Psicologia del movimento socialista.”,”””Il notomista, il fisiologo e l’ istologo cercano negli elementi dell’ organismo le condizioni e le ragioni della sua vita; perché non dovrebbe tentare un simile esame il sociologo?”” (pag 9) “”Il fatto, poi, che il movimento socialista costituisce una magnifica piattaforma, che la sua organizzazione è un grande strumento e serve come una leva, può suggerire, in concorrenza oppur no di altri motivi disinteressati, l’ idea di dominarlo, di servirsene per mettersi in vista, per salire alto. Ma anche qui accade non di rado, come in certi matrimoni di convenienza, che l’ amore nasce dalla convenienza, e il sentimento disinteressato, per abitudine e per la forza delle cose, prende il sopravvento sull’ originario motivo calcolato e volontario. In ogni modo, la grande forza del movimento socialista, come di ogni grande movimento storico, sta anche nell’ avvalersi di tanti di questi motivi inferiori e anche interessati. Potersi e sapersi valere di tutte le forze vive è sempre un gran problema di meccanica sociale””. (pag 89-90)”,”SOCx-117″ “CICCOTTI Ettore”,”Il fascismo e le sue fasi. Anarchia, dittatura, deviazioni.”,”Lenin e la rivoluzione in Europa. “”Il viaggio dei massimisti russi nel luglio-agosto 1917 in Italia, fatto tra grandi parat e rumorose dimostrazioni, mentre servì a preparare le giornate di Torino – su cui tanto assegnamento facevano gli Imperi Centrali – suscitò in Russia la falsa speranza di una insurrezione italiana, e avvalorò e incoraggiò i leninisti russi, i quali, nella loro fantasia di una rivoluzione generale, si sentivano sempre più rafforzati da questo assegnamento che facevano sull’ estero. In alcuni acuti articoli della Neue Zeit sul bolscevismo russo, il Roedec, reduce della Russia, racconta con quanto illusorio fanatismo Lenin stesse al telefono, al tempo dei movimenti spartachisti, aspettando, di ora in ora, l’ annunzio della rivoluzione tedesca che non veniva””. (pag 58) Ciccotti: fascismo legittimato da crisi parlamentarismo. “”Ora, il fascismo ha avuta la sua legittimazione, in quanto movimento di restaurazione dell’ ordine mediante una reazione contro una degenerazione parlamentaristica che aveva paralizzato lo Stato mettendolo alla mercé delle fazioni in combutta o in contrasto. E non è il fascismo, come tale, nella sua essenza, che è fallito. E’ fallito nella sua deviazione, in quanto, giunto al potere, invece di restaurare l’ autorità dello Stato, ha preteso, in molti casi, di confiscarla a pro di una fazione sempre più male reclutata e demoralizzata.”” (pag 439-440)”,”ITAF-172″ “CICCOTTI Ettore”,”Il tramonto della schiavitù nel mondo antico.”,”””Intanto la notevolissima mortalità degli schiavi, le loro fughe, la difficoltà d’ impiegarli stabilmente nell’ agricoltura, l’imposta, per quanto lieve, da pagare allo Stato per ognuno di loro, erano tanti fatti, che, presi insieme, dovevano indurre ad eliminare, per quanto fosse possibile, il lavoro servile per surrogarlo col lavoro libero. E il lavoro libero, dal canto suo, tendeva a questo punto, sotto la pressione del bisogno e per necessità di cose, a prendere il posto del lavoro servile””. (pag 139-140) La bassa produttività del lavoro servile. “”La schiavitù, per compensare la sua scarsa produttività e mantenersi, ha bisogno di terre sempre nuove e più feconde. Finché questo bisogno potè essere facilmente appagato, la scarsa produttività del lavoro servile era facilmente dissimulata; e, anche quando questa possibilità fu meno agevole o fu esclusa, la reazione contro la concorrenza dei cereali stranieri prese le forme di trasformazione di cultura e di un sopravvento della pastorizia sull’ agricoltura””. (pag 309) “”Una delle conseguenze più prossime e visibili dell’ economia da schiavi è l’ abbandono delle terre meno feconde, che così rimangono incolte; ed era ciò appunto che cominciava ad accadere nel dominio romano; ma non tutti riportavano il fatto alla sua vera causa, né per molti latifondisti, specialmente finché il male non giunse al suo culmine, il danno dovè riescire molto grave e sentito. In un certo senso, benché in maniera non perfettamente consapevole, si può dire che Columella rilevasse ciò, ma come uno stato di fatto (…)””. (pag 310) Viene citato: Cairnes, The slave power”,”STAx-171″ “CICCOTTI Giovanni CINI Marcello DE-MARIA Michelangelo JONA-LASINIO Giovanni DONINI Elisabetta”,”L’ ape e l’ architetto. Paradigmi scientifici e materialismo storico.”,”CICCOTTI è professore incaricato di statistica nella facoltà di scienze dell’ Univ di Roma. CINI è ordinario di istituzioni di fisica teorica delle particelle universali all’ Univ di Roma. DE MARIA è professore incaricato di fisica (Univ Perugia). JONA-LASINIO è prof ordinario di metodi matematici della fisica (Univ Roma). “”L’ape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ciò che find da principio distingue il peggior architetto dall’ape migliore è il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era già presente al suo inizio nella ‘idea del lavoratore’, che quindi era già presente ‘idealmente’. Non che egli ‘effettui’ soltanto un cambiamento di forma dell’elemento naturale; egli ‘realizza’ nell’elemento naturale, allo stesso tempo, il ‘proprio scopo’ da lui ben ‘conosciuto’, che determina come legge il modo del suo operar, e al quale deve subordinare la sua volontà””. (in apertura, K. Marx, Il Capitale, ER, 1964, pag 212). “”Al che non sembri fuori luogo qui contrapporre che, come dice Cartesio, ‘la facoltà di ben giudicare e di distinguere il vero dal falso (che è propriamente quel che si dice buon senso o ragione) è uguale per natura in tutti gli uomini, e che la diversità delle opinioni non deriva dal fatto che gli uni siano più ragionevoli degli altri, ma solamente dal condurre i nostri pensieri per vie diverse e dal non considerare le stesse cose””.”” (pag 70)”,”SCIx-268″ “CICCOTTI Francesco”,”Com’è governata la Russia. Le istituzioni e le leggi della Repubblica federale russa dei Soviets.”,”CICCOTTI Francesco deputato al Parlamento appendice: Istituzioni scolastiche, I soviets e i contadini, ‘Ai lavoratori dei campi’ discorso di Lenin al I. Congresso Panrusso per il lavoro nelle campagne, Impressioni inglesi, I punti di vista dei bolscevichi sulla situazione internazionale e sulla politica dell’Intesa esposti nel congresso della Internazionale comunista di Mosca, 2-6 marzo 1919]”,”RIRO-369″ “CICCOTTI Ettore”,”Il tramonto della schiavitù nel mondo antico. Tomo secondo.”,”Sviluppi tecnici in agricoltura: “”E non è senza interesse il notare come la maggior parte de’ miglioramenti ne’ mezzi di produzione e specialmente negli strumenti rustici venisse dalle provincie, specialmente dalle Gallie”” (pag 207) “”scarsa produttività del lavoro servile”” (pag 216) E. Ciccotti (1863-1939) si formò a Napoli sotto la guida di E. De Ruggiero. A Milano dal ’91 al ’98 insegna Storia antica alla R. Acc. Scient. Lett., collabora alla “”Critica sociale””, partecipa alla vita del paritto socialista. Ma la reazione del ’98 lo priva della cattedra e lo spinge a rifugiarsi in Svizzera. Professore poi all’Univ. di Messina, nel ’15, interventista, si stacca definitivamente dal socialismo. Senatore del regno dal ’24, entrerà in seguito nell’area dell’opposizione al fascismo.”,”STAx-323″ “CICCOTTI Ettore”,”Il tramonto della schiavitù nel mondo antico. Tomo primo.”,”E. Ciccotti (1863-1939) si formò a Napoli sotto la guida di E. De Ruggiero. A Milano dal ’91 al ’98 insegna Storia antica alla R. Acc. Scient. Lett., collabora alla “”Critica sociale””, partecipa alla vita del paritto socialista. Ma la reazione del ’98 lo priva della cattedra e lo spinge a rifugiarsi in Svizzera. Professore poi all’Univ. di Messina, nel ’15, interventista, si stacca definitivamente dal socialismo. Senatore del regno dal ’24, entrerà in seguito nell’area dell’opposizione al fascismo.”,”STAx-323-B” “CICERCHIA Carlo”,”Accumulazione capitalistica questione agraria e movimento operaio (scritti 1960-1973).”,”Contiene tra l’altro il capitolo: ‘Per una giusta interpretazione della “”questione meridionale”” (scritto inedito, che doveva far parte di un libro non ultimato sulla questione meridionale, 1971) (pag 203-214). Il sottotitolo è ‘Marx e la cosiddetta accumulazione originaria’ “”Intanto, è chiaro che la teoria di Marx sull’accumulazione originaria, a parte i pregi già evidenziati, contenga un merito innegabile: quello di scoprire l’origine del ‘risparmio’, quale parto dei nuovi rapporti di produzione, e conseguentemente quello di spiegare come detto risparmio, sotto forma di pluvalore, si possa trasformare in capitale ‘che mantiene sé stesso e che accumula’”” (pag 210) Un altro capitolo ‘Leninismo e rivoluzione socialista’ è tratto dal libro omonimo (De Donato, Bari, 1970)”,”SIND-169″ “CICERONE M.T., a cura di Alfio NICOTRA”,”De Re Publica. Libro Primo.”,”””Nel gennaio 1820 Angelo Mai annunciò il ritrovamento, in un palinsesto della Biblioteca Vaticana, del De Re Publica di Cicerone sotto la scrittura più recente delle Enarrationes in psalmos di S. Agostino, ottenendo universali consensi e l’ omaggio commosso di Giacomo Leopardi, che gli dedicò la canzone “”Ad Angelo Mai, quand’ebbe ritrovato i libri di Cicerone della Repubblica””””. (pag 3) “”Dopo un paziente lavoro di riordino e di ripristino dei fogli superstiti, il Mai fu in grado di pubblicare nel 1822 i primi due libri (…)””. (pag 3) “”Questo solo definisco: è tanta la spinta nautrale alla virtù (data) dalla Natura al genere umano ed è tanto l’ amore dato per la difesa della comune salvezza civile, che tale spinta vince tutti gli allettamenti del piacere e del riposo””. (pag 5, Cicerone)”,”STAx-138″ “CICERONE Marco Tullio”,”Le quattro arringhe contro Catilina. – Due scandali politici (I processi di Murena e di Sestio).”,”2 volumi della Bur rilegati in uno Pro Lucio Murena. “”Non meno del biasimo di Catone mi ha toccato la doglianza di quell’ uomo sapientissimo ed egregio che è Servio Sulpicio: il quale si è detto acerbamente e duramente colpito dal fatto che io, dimentico degli stretti rapporti di amicizia con lui, mi sia fatto contro di lui difensore di Lucio Murena. Di che io voglio rendergli conto, voi giudici invocando ad arbitri. Grave è, infatti, tra amici, l’essere oggetto di accusa; ma non può neppure trascurarsi un’accusa infondata. Io riconosco, o Servio Sulpicio, che in virtù della nostra amicizia ero tenuto a dare alla tua candidatura ogni premuroso appoggio; e penso di averlo dato. Nulla da parte mia è mancato a te che aspiravi all’ufficio consolare, di quanto tu potessi richiedere all’ amico, al cittadino influente, al console. Ma l’ ora è passata; altro è oggi il criterio a cui ispirarci. Io ritengo, e ne sono fermamente convinto, che tutto quanto tu reclamasti a me in opposizione alla condidatura di Murena io ti dovessi; ma nulla ti debbo contro la sua rispettabilità. Ti fui vicino quando miravi al consolato; ora che tu prendi di mira la persona stessa di Murena, non ho alcun dovere di prestarti lo stesso aiuto. Non solo non è degno di lode, ma sarebbe addirittura inammissibile che ci fosse negato difendere taluno, sia pure a noi del tutto estraneo, sol perché accusato da amici nostri””. (pag 18)”,”STAx-176″ “CICERONE M. Tullio”,”La vecchiezza (Cato maior de Senectute).”,”””Non la canizie né le rughe possono trarre a sé d’un tratto il prestigio, ma la vita precedente onoratamente vissuta raccoglie i frutti ultimi dell’autorità. Anche quegli atti, infatti, che pur sembrano ordinari e di poco conto, bastano di per sé a conferire onore: l’essere, cioè, salutati e ricercati, il vedersi cedere il passo, l’essere accompagnati e riaccompagnati, il sentirsi chieder consiglio; cose che si praticano non solo qui da noi, ma anche in altri paesi, con tanto maggiore osservanza, quanto migliore è la loro educazione”” (pag 57) “”come non tutti i vini, così non tutti i caratteri inacidiscono diventando vecchi”” (pag 59) Morte e mortalità “”E poi, chi è così sciocco da affermare con certezza, sia pur giovine quanto si voglia, che camperà fino a sera? Anzi, la giovinezza presenta molti più casi di morte che non l’età nostra; i giovani più facilmente si ammalano, vanno soggetti a malattie più gravi, sono più impazienti alle cure. Così è che pochi arrivano alla vecchiaia; e se non fosse così, si vivrebbe meglio e più saggiamente. Ché nei vecchi si trova intelligenza, senno e ragione; e se non ci fossero stati i vecchi, non ci sarebbe stata neppur l’ombra del consorzio civile”” (pag 60-61) “”In generale, secondo il mio modo di vedere, la sazietà di tutte le aspirazioni genera la sazietà del vivere. La fanciullezza ha sue particolari aspirazioni; ma le rimpiangono forse i giovani? La prima giovinezza ha pure le sue; ma sono forse quelle che ricerca l’età virile, la così detta età di mezzo? Anche questa ha le sue aspirazioni, ma neppure queste si ricercano nella vecchiezza. Ultime vengono certe aspirazioni della vecchiaia. Orbene, come tramontano le aspirazioni delle età precedenti, così tramontano anche quelle della vecchiaia; e quando questo succede, la sazietà del vivere porta con sé il momento giusto per morire”” (pag 65-66)”,”VARx-524″ “CICERONE Marco Tullio”,”Il processo di Verre. Orazioni I e II.”,”””Ognuno afferrava quello che poteva, strappava, rubava. Tutto si divise in parti e quelli dilaniavano lo Stato che stava tra loro. Lo Stato veniva governato dall’arbitrio di pochi. Avevano in mano il tesoro, le province, le cariche, le glorie e i trionfi. Gli altri cittadini erano oppressi dalla povertà, oberati dal servizio nelle legioni. I capi spartivano le prede con pochi, mentre le persone venivano cacciate dalle loro terre se, per disgrazia, queste erano desiderate da un potente vicino””. Il quadro dipinto nelle ‘Historiae’ da Sallustio, secondo marito di quella Terenzia che aveva dato a Cicerone due figli e lui stesso accusato d’avere accumulato con la corruzione e il ladrocinio la montagna di sesterzi necessari a comperare una grande proprietà a Tivoli, già appartenuta a Cesare, e a farsi costruire la villa principesca tra il Pincio e il Quirinale celeberrima per i giardini, riassume bene la situazione di Roma nel I secolo avanti Cristo. D’altra parte, come avrebbe testimoniato, più di un secolo dopo, Giovenale, «a Roma tutto si compra»”” (pag V, prefazione di G.A. Stella)”,”STAx-294″ “CICERONE Marco Tullio”,”L’amicizia.”,”””L’ossequio partorisce amici, la verità odio”” (pag 91) (Obsequium amicos, veritas odium parit) “”Quantunque dice bene Ennio: ‘L’amico certo nella incerta sorte si discerne’ (87). Tuttavia questi due fatti accusano i più di volubilità e d’incostanza: e cioè o se nella fortuna disprezzano gli amici o se nell’avversità li abbandonano. Colui che dunque nell’una circostanza e nell’altra si sia mostrato in amicizia serio, costante, stabile, costui dobbiamo giudicarlo d’una razza rarissima e quasi divina. Fondamento, poi, di quella stabilità e costanza che cerchiamo nell’amicizia è la buona fede: niente, infatti, che sia infido è stabile”” (pag 71)”,”STAx-025-FV” “CICERONE Marco Tullio”,”Il processo di Verre. Orazioni I e II. La denuncia della corruzione.”,”””Ognuno afferrava quello che poteva, strappava, rubava. Tutto si divise in parti e quelli dilaniavano lo Staot che stava tra loro. Lo Stato veniva governato dall’arbitrio di pochi. Avevano in mano il tesoro, le province, le cariche, le glorie e i trionfi. Gli altri cittadini erano oppressi dalla povertà, oberati dal servizio nelle legioin, I capi spartivano le prede con pochi, mentre le persone venivano cacciate delle loro terre se, per disgrazia, queste erano desiderate da un potente vicino”” (Dalle Historiae di Sallustio) (pag V, prefazione di G.A. Stella)”,”STAx-028-FV” “CICERONE Marco Tullio”,”L’amicizia.”,”Cicerone (106-43 aC), oratore; grande divulgatore del pensiero greco, spirito eclettico e coltissimo.”,”STAx-029-FV” “CICERONE Marco Tullio, a cura di Anna RESTA BARRILE Dario ARFELLI”,”Opere politiche.”,”Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino (patria di Caio Mario) da un’agiata famiglia equestre; ben presto si ntrasferisce a Roma insieme al fratello minore Quinto per prepararsi alla vita pubblica. É uditore dei celebri oratori Marco Antonio, Lucio Crasso e più tardi di Molone di Rodi; studia il diritto sotto la guida dei due Scevola (Augure e Pontefice); apprende i primi rudimenti della grammatica e della filogia con Elio Stilone; frequenta personaggi di alta cultura, tra cui il poeta Archia, Lutazio Catulo e il circolo di poeti che si riuniva intorno a lui; fa in tempo a conoscere anche il drammaturgo Accio, ormai vecchissimo, fatto che ricorderà con orgoglio. Approfondice la conoscenza delle dottrine filosofiche frequentando l’epicureo Fedro, l’accademico Filone di Larissa e lo storico Diodoto. Cicerone viene assassinato da sicari di Antonio nella sua villa di Formia (7 dicembre 43).”,”STAx-089-FL” “CICERONE Marco Tullio, a cura di Adolfo DI VIRGINIO Guerino PACITTI”,”Opere morali.”,”Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino (patria di Caio Mario) da un’agiata famiglia equestre; ben presto si ntrasferisce a Roma insieme al fratello minore Quinto per prepararsi alla vita pubblica. É uditore dei celebri oratori Marco Antonio, Lucio Crasso e più tardi di Molone di Rodi; studia il diritto sotto la guida dei due Scevola (Augure e Pontefice); apprende i primi rudimenti della grammatica e della filogia con Elio Stilone; frequenta personaggi di alta cultura, tra cui il poeta Archia, Lutazio Catulo e il circolo di poeti che si riuniva intorno a lui; fa in tempo a conoscere anche il drammaturgo Accio, ormai vecchissimo, fatto che ricorderà con orgoglio. Approfondice la conoscenza delle dottrine filosofiche frequentando l’epicureo Fedro, l’accademico Filone di Larissa e lo storico Diodoto. Cicerone viene assassinato da sicari di Antonio nella sua villa di Formia (7 dicembre 43).”,”STAx-090-FL” “CICERONE Marco Tullio, a cura di Enrica MALCOVATI Giannicola BARONE Filippo CANCELLI”,”Opere retoriche.”,”Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino (patria di Caio Mario) da un’agiata famiglia equestre; ben presto si trasferisce a Roma insieme al fratello minore Quinto per prepararsi alla vita pubblica. É uditore dei celebri oratori Marco Antonio, Lucio Crasso e più tardi di Molone di Rodi; studia il diritto sotto la guida dei due Scevola (Augure e Pontefice); apprende i primi rudimenti della grammatica e della filogia con Elio Stilone; frequenta personaggi di alta cultura, tra cui il poeta Archia, Lutazio Catulo e il circolo di poeti che si riuniva intorno a lui; fa in tempo a conoscere anche il drammaturgo Accio, ormai vecchissimo, fatto che ricorderà con orgoglio. Approfondice la conoscenza delle dottrine filosofiche frequentando l’epicureo Fedro, l’accademico Filone di Larissa e lo storico Diodoto. Cicerone viene assassinato da sicari di Antonio nella sua villa di Formia (7 dicembre 43).”,”STAx-091-FL” “CICERONE Marco Tullio, a cura di Bruno MOSCA”,”Le Filippiche.”,”Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino (patria di Caio Mario) da un’agiata famiglia equestre; ben presto si ntrasferisce a Roma insieme al fratello minore Quinto per prepararsi alla vita pubblica. É uditore dei celebri oratori Marco Antonio, Lucio Crasso e più tardi di Molone di Rodi; studia il diritto sotto la guida dei due Scevola (Augure e Pontefice); apprende i primi rudimenti della grammatica e della filogia con Elio Stilone; frequenta personaggi di alta cultura, tra cui il poeta Archia, Lutazio Catulo e il circolo di poeti che si riuniva intorno a lui; fa in tempo a conoscere anche il drammaturgo Accio, ormai vecchissimo, fatto che ricorderà con orgoglio. Approfondice la conoscenza delle dottrine filosofiche frequentando l’epicureo Fedro, l’accademico Filone di Larissa e lo storico Diodoto. Cicerone viene assassinato da sicari di Antonio nella sua villa di Formia (7 dicembre 43).”,”STAx-092-FL” “CICOGNA Edda TEDESCHI Sergio a cura; interventi di Alex ZANOTELLI Gianni ITALIA Franco PATRIGNANI Alberto CASTAGNOLA Carla RAVAIOLI Giulio GIRARDI Emilio MOLINARI Gianni TAMINO Giovanna RICOVERI Don Luigi CIOTTI Giancarlo CASELLI Mario ROCCA”,”Costruiamo un mondo diverso. Materiali per alternative alla globalizzazione neoliberista.”,”‘Rete Contro G8 per la globalizzazione dei diritti’ Interventi di Alex ZANOTELLI Gianni ITALIA Franco PATRIGNANI Alberto CASTAGNOLA Carla RAVAIOLI Giulio GIRARDI Emilio MOLINARI Gianni TAMINO Giovanna RICOVERI Don Luigi CIOTTI Giancarlo CASELLI Mario ROCCA”,”PVSx-044″ “CICUREL Michel”,”La France quand même.”,”CICUREL Michel nato nel 1947, enarca, Michel Cicurel ha occupato importanti funzioni al ministero dell’economia e delle finanze a partire dal 1973. E’ attualmente (1983) incaricato di missione in un gruppo bancario francese. Maitre de conferences a Sciences Po da dieci anni, scrive su Le Monde e L’Express. “”La France, plus voltairienne que rousseauiste, n’échappe pourtant pas complètement à ce mouvement de réaction contre le progrès”” (pag 204)”,”FRAE-048″ “CIGLIANO Giovanna”,”Liberalismo e rivoluzione in Russia. Il 1905 nell’ esperienza di M.M. Kovalevskij.”,”CIGLIANO Giovanna svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Discipline Storiche dell’ Unviersità di Federico II di Napoli. I suoi studi riguardano la storia della Russia nel periodo tardo imperiale. Tra le sue pubblicazioni ‘Il Partito delle riforme democratiche’ (2000), ‘Riforme dell’ Impero e questione nazionale’ (2001), ‘Riforma dell’ Impero e questione nazionale’ (2001), ‘Il modello inglese nel costituzionalismo russo’ (2002). “”Alle quattro del pomeriggio di sabato 12 agosto, mentre si trovava nella propria dacia sull’ isola Aptekarskij, il primo ministro Stolypin fu oggetto di un sanguinoso attentato: una fortissima esplosione uccise 27 persone, lasciandolo miracolosamente indenne, ma ferendo un figlio e una figlia, quest’ ultima a entrambe le gambe. La gravità dell’ atto e le modalità brutali con le quali era stato realizzato, senza tenere in alcun conto la carneficina che avrebbe causato tra coloro che si trovavano in quel momento nella dacia, produssero una profonda impressione e innalzarono notevolmente la temperatura dello scontro politico, rendendo più difficile la posizione dell’ opposizione democratica, che condannava il ricorso alla violenza tanto da parte dei terroristi quanto da parte del governo e rifiutava di schierarsi con gli uni o con gli altri.”” (pag 395)”,”RIRx-121″ “CIGLIANO Giovanna”,”La Russia contemporanea. Un profilo storico (1855-2005).”,”Giovanna Cigliano insegna Storia dell’Europa orientale presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli. É autrice del libro Liberalismo e rivoluzione in Russia.”,”RUSx-091-FL” “CIGLIANO Giovanna”,”Liberalismo e rivoluzione in Russia. Il 1905 nell’esperienza di M.M. Kovalevskij.”,”Giovanna Cigliano insegna Storia dell’Europa orientale presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli. É autrice del libro Liberalismo e rivoluzione in Russia.”,”RIRx-097-FL” “CIGOLINI Edoardo”,”America profonda. Alt-right, tensioni razziali, disagio sociale. Racconto di un paese diviso.”,”L’autore, giornalista, scrive nelle pagine piemontesi de Il Giornale e per il mensile Espansione. Si è occupato di “”destra alternativa””. “”America profonda”” è il suo primo libro.”,”USAS-001-FRR” “CILIBERTO Michele”,”Figure in chiaroscuro. Filosofia e storiografia nel novecento.”,”””Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere””. (G.W.F. HEGEL, Lineamenti di filosofia del diritto) Contiene i capitoli: ‘Rinascimento e riforma nei Quaderni di Gramsci’ (pag 91-122) ‘Gramsci e il linguaggio della ‘vita” (pag 297-324) ‘Cosmopolitismo e Stato nazionale nei Quaderni del carcere’ (pag 325-344) Umanesimo, Rinascimento, Modernità. “”Del resto, questo appare chiaro dalla netta presa di distanza dalla ‘vulgata’ burckhardtiana che viene attribuita all’ Italia (…). Tuttavia, in sé e per sé la modernità non germina neppure dalla Riforma protestante, alla quale Gramsci attribuisce un rilevantissimo significato, ma senza aderire, in sostanza, allo schema della genesi del ‘moderno’ di matrice hegeliana. Fondamentalmente, la modernità scaturisce da quel “”Rinascimento spontaneo”” iniziatosi dopo l’ anno Mille che – si è visto – in essenza è stato appunto una ‘riforma’ (in senso largo, non strettamente confessionale). (…) Ed è in questa struttura di lungo periodo della storia europea moderna che si situa Niccolò Machiavelli; segnalandone, con il suo pensiero politico, caratteri fondamentali, ma anche possibili limiti, carenze, insufficienze. Assumendo, al tempo stesso, il punto di vista dell’ Italia e dell’ Europa, Machiavelli è riuscito ad essere, simultaneamente, il primo teorico e il primo critico della modernità””. (pag 112-113) Gramsci e l’ Umanesimo. “”Machiavelli-Marx: è dunque un nesso cruciale. E questo sia in senso ‘positivo’ che in senso ‘critico-negativo’. Nei Quaderni, infatti, esso si oppone, frontalmente, a nessi teorici e politici altrettanto decisivi per Gramsci: a cominciare da quello Croce-Erasmo e da quello Croce-Guicciardini, sui quali, sia pure in modo sommario, vale la pena di richiamare l’ attenzione, almeno per due motivi specifici (al di là, insomma, del quadro critico generale in cui si inscrivono).”” (pag 113)”,”ITAG-125″ “CILIBERTO Michele”,”Figure in chiaroscuro. Filosofia e storiografia nel novecento.”,”Copia firmata RC”,”FILx-351″ “CILIBERTO Michele”,”Giordano Bruno.”,”Michele Ciliberto (Napoli, 1945) è titolare della cattedra di Storia della filosofia moderna e contemporanea nell’Università di Trieste, dove è anche direttore del Dipartimento di filosofia. Oltre ad alcuni volumi su Giordano Bruno, ha pubblicato una storia del Rinascimento e un volume sul rapporto tra intellettuali e fascismo (Cantimori). “”In effetti solo una filosofia «pittorica» può essere una filosofia «silenica», e cogliere anche nei dettagli quei valori universali che i filosofi volgari non sono in grado di afferrare, Tra filosofia, pittura, «silenicità» c’è un nesso intrinseco, fondato sul comune riconoscimento del significato della vita in tutte le sue manifestazioni. Solo i veri filosofi, come i veri pittori, sanno, infatti, che «cose minime et sordide son semi di cose grandi» e che «sciocchezze et pazzie sogliono provocar gran consegli, giudizii et invenzioni». E’ anche questo un punto sul quale merita riflettere. Oltre a considerarsi un Mercurio donato agli uomini dagli dei, Bruno tende a presentarsi come un Sileno (), destinato a riportare alla luce una verità che è strutturalmente «ambigua» anche per oggetto, pubblico, destino. Ma che tale è in primo luogo per il carattere stesso della Vita universale e della pluralità infinita delle sue manifestazioni, tutte piene di valore e dignità. Alla luce delle battute ora citate si potrebbe dire che tutta la filosofia bruniana è uno sforzo teso a sollevare, in modo sistematico, le cose minime, a svelare il «segreto» che esse celano, riscattandone la funzione e significato nell’ordine del mondo. Ma questo lavoro di «rivalorizzazione» non è comune, né è condiviso da tutti. All’opposto: è possibile solo a chi abbia appunto un occhio «silenico» , capace di scorgere , oltre la superficie, la sostanza delle cose. E’ dunque opera di pochi, o di uno solo, anche se «un solo, benché solo può et potrà vincere, et al fine avrà vinto, et trionfarà contro l’ignoranza generale». In effetti , sta in questo vedere il carattere della antica-nuova filosofia. Osservata con occhio «silenico» la Vita universale consuma opinioni e costumi consolidati; spezza antiche gerarchie sia sul piano cosmologico che su quello etico-politico. Dissolvendo il velo delle tenebre, mostra su ogni piano, antiche-nuove verità”” (pag 70) () Sileni, figure mitologiche fra le più diffuse nella letteratura, nell’arte, nelle credenze popolari della Grecia antica (Trecc.)”,”FILx-545″ “CILIBERTO Michele”,”Filosofia e politica nel Novecento italiano, da Labriola a «Società».”,”Contiene il capitolo: ‘L’idea di «società moderna» in Antonio Labriola’ (pag 33-100) “”Il marxismo può progredire, senza che ci sia la crisi del marxismo”” (A. Labriola ) (in apertura, p. 33)”,”STOx-306″ “CILIBERTO Michele”,”La fabbrica dei Quaderni. Studi su Gramsci.”,”M. Ciliberto ex militante della federazione giovanile del Partito socialista italiano (vicino alle posizioni di Riccardo Lombardi, lettura quotidiana dei suoi editoriali sull’Avanti). Ha cominciato a studiare Gramsci anni dopo all’Università di Firenze, seguendo seminari che Lanfranco Caretti, titolare della cattedra di Letteratura italiana aveva comiciato a tenere riunendo intorno a sé giovani allievi e qualche collega. Maestro di Ciliberto fu Eugenio Garin che lo spinse a preparare un lessico di Giordano Bruno ell’ambito del Lessico Intellettuale Europeo diretto d Tullio Gregory. L’autore ringrazia Giuseppe Vacca che lo ha sollecitato a raccogliere i propri esercizi gramsciani e Francesco Ghezzi che ha li ha curati per la stampa. Analisi fascismo. “”Altrettanto ricca e articolato è l’analisi che Gramsci svolge delle origini e dei caratteri economico-sociali del fascismo e delle successive trasformazioni che esso sperimenta in questo campo (fino a modificare intimamente il sistema originario di alleanze) Come principio analitico assume, dall’inizio, il problema della piccola borghesia, la crisi delle classi medie. Non è, ovviamente, un caso. Si muove sulla base di una persuasione ‘generale’: i periodi di trapasso – sottolinea nel 1921 – sono caratterizzati da «fenomeni di pazza disperazione delle classi medie». Ma questo non riguarda solo l’Italia. Anzi: è un tutti i paesi che la piccola e media borghesia pensa di poter risolvere con «mitragliatrici» e «revolverate» i problemi giganteschi di produzione e di scambio lasciati aperti dalla guerra: Non solo: questo è lo strato che, ovunque, «alimenta il fascismo, dà gli effettivi al fascismo». Ma come si è già visto sul piano politico, così anche su quello sociale Gramsci ‘particolarizza’ il campo e la forma dell’indagine. Nell’analisi differenziata conviene anzitutto individuare i caratteri specifici della piccola borghesia italiana. E, in primo luogo, interessa mettere a fuoco un dato fondamentale, che spiega sia la radicalità della crisi, sia l’avvento al potere del fascismo: in Italia – osserva nel 1924 – «dato lo scarso sviluppo dell’industria stessa, non solo la piccola borghesia è molto numerosa, ma essa è anche l’unica classe “”territorialmente”” nazionale». Sta qui un motivo essenziale del successo in Italia del fascismo, che è stato, appunto, l’espressione del mutamento della funzione politica della piccola borghesia, coincidente, a sua volta, col processo di dissoluzione del parlamentarismo giolittiano”” (pag 106-107) Marx, il Machiavelli del proletariato. Marx legge e apprezza Machiavelli proprio sul tema del conflitto sviluppato nei ‘Discorsi’ “”Certo Machiavelli ha dato un contributo alla scienza politica moderna, ma è stato anche altro, e per certi versi di più «Machiavelli – scrive nel Quaderno 13 – non è un mero scienziato; egli è un uomo di parte, di passioni poderose, un politico in atto, che vuol creare nuovi rapporti di forze e perciò non può non occuparsi del “”dover essere””, certo non inteso in senso moralistico (…). Il “”dover essere”” è quindi concretezza, anzi è la sola interpretazione realistica e storicistica della realtà, è sola storia in atto e filosofia in atto, sola politica. L’opposizione Savonarola-Machiavelli non è l’opposizione tra essere e dover essere (…) ma tra due dover essere, quello astratto e fumoso del Savonarola e quello realistico del Machiavelli, realistico anche se non diventato realtà immediata, poiché non si può attendere che un individuo o un libro mutino la realtà ma solo la interpretino e indichino la linea possibile dell’azione» (17). Insomma, Machiavelli è stato un uomo della moralità e – lungo la linea che porterà ai giacobini francesi – un pensatore politico, consapevole delle potenzialità della volontà: e come avevano compreso Alberigo Gentili e, sulle sue tracce, Bento de Spinoza, è stato «pro libertate», dalla parte della libertà. Ed è proprio qui che risalta un altro elemento di forte differenza tra Gramsci e Croce. Croce, come si sa, fa ampi riconoscimenti a Marx sia nell’intervista sulla «morte del socialismo» sia nella prefazione alla seconda edizione del ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, secondo una linea di ragionamento affine in entrambi i testi. Marx, si legge nell’intervista del 1911, ha teorizzato l’importanza della lotta e del conflitto, tenendosi ben lontano dalle utopie democratiche e massoniche. E, sulla stessa linea, nel 1917 Croce afferma che il vecchio rivoluzionario ha mostrato come la politica sia forza, vaccinando chi lo leggesse contro le «alcinesche» seduzioni della dea giustizia e della dea libertà: in questo senso egli era stato il «Machiavelli del proletariato». Una formula efficace che ha avuto una vasta fortuna e, occorre aggiungere, non priva di verità sul piano dei fatti, se è vero che Marx legge e apprezza Machiavelli proprio sul tema del conflitto sviluppato nei ‘Discorsi’ (18)”” (pag 247-248) [Michele Ciliberto, ‘La fabbrica dei Quaderni. Studi su Gramsci’, Edizioni della Normale, Pisa, 2020] [(17) Q. 13 (XXX), pp. 1577-8; (18) B. Croce, ‘Due conversazioni, I. La ‘mentalità massonica’ (1910) e II. ‘La morte del socialismo’ (1911), in Id., ‘Cultura e vita morale: intermezzi polemici’, Bari, Laterza, 1955, pp. 142-59; Id., ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, Roma-Bari, Laterza, 1968, p. XIV] Nato a Napoli nel 1945, si è formato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze ed è stato allievo di Eugenio Garin, con cui si è laureato nel 1968 discutendo una tesi sulla fortuna di Niccolò Machiavelli. Dopo la laurea ha lavorato per alcuni anni come borsista presso il Lessico Intellettuale Europeo, diretto da Tullio Gregory, per il quale ha preparato il Lessico di Giordano Bruno[2] edito nel 1979. Nominato nel 1971 assistente alla cattedra di Storia della filosofia della Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze tenuta da Eugenio Garin e da Paolo Rossi, ha insegnato a vario titolo prima nella stessa Università, poi in quelle di Trieste e di Pisa, dove ha diretto, dal 1996 al 2002, il Dipartimento di Filosofia. Dal 2002 insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea[3] alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Nella Scuola Normale ha ricoperto vari incarichi tra cui la presidenza della Classe di Lettere e Filosofia, la direzione del Centro di Filosofia, la presidenza delle Edizioni della Normale. Dal 1996 è Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento di Firenze[4]. Dal 1998 è presidente di IRIS – Associazione di Biblioteche Storico-Artistiche e Umanistiche di Firenze[5]. È stato presidente dei Comitati nazionali per le celebrazioni di Giordano Bruno[6], Marsilio Ficino[7], Benedetto Varchi[8], Giovanni Della Casa[9] e Lodovico Castelvetro[10]. Ha fatto parte del Consiglio Nazionale per i Beni culturali, fa parte del comitato direttivo del Dizionario Biografico degli Italiani[11] e del consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana[12]; è membro dell’Advisory Committee della Tatti Renaissance Library della Harvard University e del comitato dei garanti della Fondazione Gramsci[13]. È direttore scientifico dell’edizione delle opere latine di Giordano Bruno per la casa editrice Adelphi[14] e ha coordinato l’enciclopedia Giordano Bruno. Parole, concetti, immagini[15] e i volumi Il contributo italiano alla storia del pensiero. Filosofia[16] e Croce e Gentile. La cultura italiana e l’Europa[17] per l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Dirige la rivista Rinascimento[18], oltre a far parte del comitato scientifico della Rivista di storia della filosofia[19], del Giornale critico della filosofia italiana, degli Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere[20], di Dianoia[21], di Philosophia e di Studi storici[22]. È socio nazionale dell’Accademia dei Lincei[23]. (wikip)”,”GRAS-158″ “CILIBERTO Michele a cura; collaborazione di Olivia CATANORCHI e Francesca DELL’OMODARME; testi di VALLA POMPONAZZI MACHIAVELLI BRUNO SARPI VERRI LEOPARDI SPAVENTA VICO CASANOVA FILANGIERI GUICCIARDINI VANINI GIANNONE GENOVESI MAZZINI MARSILIO DA PADOVA CAMPANELLA GALILEI ACCETTO BECCARIA MANZONI CATTANEO CAVOUR”,”Biblioteca laica. Il pensiero libero dell’Italia moderna.”,”””E però sappi che se alcuno comandassi cosa che fusse contra el ben vivere, tu non hai ad ubbidire. – O frate, se el Papa el comandassi? – Dico: neanche al Papa. Io gliel direi in sulla faccia, se io fussi là. È si vuole resistere a chi comanda contro a Cristo e contro al ben vivere.”” (Girolamo Savonarola, Prediche sull’Esodo, VI) Giacomo Leopardi ‘La religione cristiana è contraria alla natura’ (pag 392-400)”,”ITAG-007-FSD” “CILIBERTO Michele AQUILECCHIA Giovanni QUAGLIONI Diego”,”Giordano Bruno. Note filologiche e storiografiche. I giornata Luigi Firpo, 3 marzo 1994.”,” ‘Giordano Bruno, il filosofo e frate domenicano italiano, fu arrestato a Venezia il 23 maggio 1592. Dopo il suo arresto, fu trasferito nelle carceri romane dell’Inquisizione il 27 febbraio 15932. Il processo a Giordano Bruno si concluse il 17 febbraio 1600 con la sua condanna al rogo per eresia, eseguita in piazza Campo dei Fiori a Roma. Bruno era noto per il suo pensiero innovativo e per le sue convinzioni sulla Sacra Scrittura, sulla Trinità e sul Cristianesimo, che lo portarono a essere giudicato eretico. La sua filosofia sopravvisse alla sua morte, influenzando profondamente il pensiero moderno e aprendo la strada alla Rivoluzione scientifica. (f. copilot)”,”STOx-015-FMB” “CILIGA Ante”,”Il labirinto jugoslavo. Passato e futuro delle nazioni balcaniche.”,”CILIGA, nato nel 1898 in Istria da una famiglia di contadini croati, è stato un importante personaggio della politica jugoslava e del comunismo internazionale tra le due guerre, e nel dopoguerra della sinistra europea. Nei primi anni 1920 fu segretario del Partito Comunista Jugoslavo per la Croazia e D del quotidiano ‘Borba’. Fu uno dei promotori di un dibattito rimasto famoso sulla Q nazionale. Dal 1926 fu a Mosca a lavorare al Comintern e dirigere la scuola jugoslava di partito. Dopo una rivolta della scuola contro la politica del Comintern in JUG, CILIGA venne arrestato, poi rilasciato ed espulso nel 1935. Durante la detenzione sviluppò una critica della pratica e teoria del partito comunista dal quale uscì nel 1932. Rifugiatosi a Parigi scrisse il suo primo libro sulla Russia: ‘Dieci anni nel paese della grande menzogna’. Ritornato durante la 2° GM in JUG nella Croazia di Ante PAVELIC, fu arrestato e condannato a morte. Liberato collaborò con i gruppi filoccidentali. Dopo la guerra ha vissuto tra Parigi e Roma svolgendo attività di pubblicista. Ha pubblicato: ‘La crisi di Stato nella Jugoslavia di Tito’.”,”EURC-019″ “CILIGA Ante”,”Il paese della menzogna e dell’ enigma. 1. Dieci anni dietro il sipario di ferro.”,”Ante CILIGA è stato una delle più eminenti personalità del comunismo jugoslavo. Fondatore del Partito Comunista e Segretario del Partito stesso per la Croazia, fu chiamato nel 1926 a Mosca per un lavoro nel Comintern. Rimase in Russia dal 1926 al 1935, attivo membro del Partito per quattro anni; in prigione e in esilio per gli altri cinque. Notò il contrasto stridente tra la miseria materiale e morale delle masse lavoratrici e i privilegi dei dirigenti sovietici. Le sue critiche gli fruttarono la prigione e l’ esilio in Siberia. CILIGA sia libero che in prigione studiò il fenomeno sociale sovietico. L’ analisi della società sovietica e staliniana, delle sue fonti e delle sue prospettive, è presentata in questo libro pubblicato per la prima volta nel 1938 col titolo ‘Il Paese della grande Menzogna’ e sequestrato dai tedeschi subito dopo la loro entrata a Parigi.”,”RUSS-080″ “CILIGA Ante”,”Il paese della menzogna e dell’ enigma. 2. Siberia”,”Nella prefazione CILIGA affronta la Q del mancato crollo di STALIN ovvero della tenuta politica e sociale del regime stalinista dopo l’ invasione tedesca del 1941.”,”RUSS-081″ “CILIGA Anton”,”Lenine et la revolution. Les “”Maitres”” du pays. Qui commande en URSS?”,”L’A ex dirigente del PC Jugoslavo ha guidato la lotta dell’ opposizione di sinistra in Jug poi proseguita nel Comintern.”,”LENS-077″ “CILIGA Ante”,”Come Tito si impadronì del partito comunista jugoslavo.”,”L’articolo qui pubblicato è stato pubblicato originariamente in ‘Corrispondenza Socialista’ (7, 1961, pag 393-399). CILIGA uno dei fondatori del PCJ fu membro del CC e del Politburo del partito nonché redattore-capo del Borba e segretario regionale per la Croazia. Trasferitosi dapprima a Vienna nel 1925 come locale rappresentante del PCJ si spostò in URSS dove visse dall’ ottobre 1926 al dicembre 1935. In Russia insegnò all’ Università comunista di Leningrado. Arrestato dalla GPU finì deportato in Siberia. Dopo 5 anni fu espulso dall’ URSS. Da allora ha vissuto in Francia e in Italia. Nel 1929 era già stato radiato dal PCJ. Si è spostato su posizioni socialiste e democratiche senza entrare in nessun gruppo politico.”,”RUST-095″ “CILIGA Ante”,”L’ insurrezione di Kronstadt e il destino della rivoluzione russa.”,”Tra i punti del programma di Kronstadt. (…) II. Accordare la libertà di parola e di stampa agli operai e ai contadini, agli anarchici e ai partiti socialisti di sinistra. III. Garantire la libertà di riunione e di associazione alle organizzazioni sindacali e contadine. VII. Sopprimere tutte le politotdyel (sezioni politiche del partito comunista esistenti nella maggior parte delle istituzioni statali, nota di Ante Ciliga) (…) XI. Riconoscere ai contadini il diritto di lavorare la loro terra come desiderano, nonché di avere del bestiame, ma tutto questo per la propria attività lavorativa, senza alcun impiego di lavoro salariato. XV. Autorizzare la libera produzione artigianale, senza impiego di lavoro salariato. (pag 5)”,”RIRO-254″ “CILIGA Ante, a cura di Paolo SENSINI”,”Nel paese della grande menzogna. URSS 1926-1935.”,”Sapronov 216 223-224 232 250 490 V. 4° cop retro biografia CILIGA… Paolo SENSINI.. Euro 35.0″,”RUSU-200″ “CILIGA Ante, a cura di Paolo SENSINI”,”Nel paese della grande menzogna. URSS 1926-1935.”,”””Dal punto di vista politico, quest’ambiente si divideva essenzialmente in due classi. L’una comprendeva i resti del gruppo di Zinoviev, l’altra gli uomini di destra di Leningrado, giunti al potere dopo la caduta di Zinoviev. Si incontravano raramente dei veri staliniani. L’emissario di Stalin, Kirov, veniva considerato in questi ambienti al pari di uno straniero che Mosca aveva inviato per mantenere l’ordine e impedire loro di raccogliere tutti i frutti della vittoria riportata su Zinov’ev. Kirov regnava sulla Casa del partito e sulla città, ma rimaneva isolato, come un conquistatore straniero che non può pretendere né la simpatia né la fedeltà dell’amministrazione locale. Il che non impediva a Stalin e Kirov di maltrattare l’opposizione di destra di Leningrado, di cacciare dai loro posti una parte dei suoi membri, di trasferirne un’altra dal loro “”vespaio”” di Leningrado a Mosca. Odiavano perciò Kirov di un odio tanto feroce quanto impotente. La vita privata di Kirov costituiva il tema di tutte le conversazioni alla Casa del partito, e non mancava di certo di tratti salienti. Ne citerò soltanto uno, di cui si parlò in tutta la Russia, e a cui la “”Pravda”” dedicò una serie di articoli. Durante un viaggio nel mezzogiorno del paese Kirov portò con sé i suoi due cani. In treno non v’era posto, e quindi ordinò di far scendere i viaggiatori da uno scompartimento per sistemarvi i suoi cani. Il giornale non menzionava il nome di Kirov – una svista, si disse – ma l’autore degli articoli, Zoric, perse il suo impiego al giornale.”” (pag 101) Ante CILIGA è nato nel 1898 in un villaggio istriano vicino a Pola (Croazia). Membro della frazione pro-comunista del Partito socialdemocratico croato, dal 1922 al 1925 ricopre la carica di segretario del Partito comunista della Croazia. Rappresentante del KPJ a Vienna, nell’ottobre 1926 è inviato a Mosca dalla frazione di sinistra in qualità di insegnante nella Scuola di partito e membro della sezione balcanica del Comintern. Nel 1929 aderisce all’opposizione e prende parte alla “”rivolta”” della scuola contro la politica del Comintern in Jugoslavia. Arrestato nel maggio 1930, sconta 3 e anni e mezzo di carcere e di Siberia. Espulso dall’URSS nel 1935, nei primi mesi del 1936 si stabilisce a Parigi dove inizia a scrivere questo libro. pubblicato nel 1938, a cui seguirà una seconda parte ‘Sibérie, terre de l’exil et de l’industrialisation’ (stampato nel 1950). Dal 1958 risiede a Roma. Nel 1990 si trasferisce a Zagabria e muore nel 1992. Paolo Sensini (Cesena, 1970) laureato in filosofia, è impegnato in una ricostruzione della genealogia socioeconomica del mondo presente. E’ autore di ‘La rovina antica e la nostra: Sei lettere di Guglielmo Ferrero a Bruno Rizzi’ (Roma, 2006). Ha preso parte alla redazione del Dizionario biografico degli anarchici italiani. Ha curato e introdotto la prima edizione integrale del libro di Bruno Rizzi ‘La Burocratizzazione del Mondo’ (2002). Ante CILIGA è nato nel 1898 in un villaggio istriano vicino a Pola (Croazia). Membro della frazione pro-comunista del Partito socialdemocratico croato, dal 1922 al 1925 ricopre la carica di segretario del Partito comunista della Croazia. Rappresentante del KPJ a Vienna, nell’ottobre 1926 è inviato a Mosca dalla frazione di sinistra in qualità di insegnante nella Scuola di partito e membro della sezione balcanica del Comintern. Nel 1929 aderisce all’opposizione e prende parte alla “”rivolta”” della scuola contro la politica del Comintern in Jugoslavia. Arrestato nel maggio 1930, sconta 3 e anni e mezzo di carcere e di Siberia. Espulso dall’URSS nel 1935, nei primi mesi del 1936 si stabilisce a Parigi dove inizia a scrivere questo libro. pubblicato nel 1938, a cui seguirà una seconda parte ‘Sibérie, terre de l’exil et de l’industrialisation’ (stampato nel 1950). Dal 1958 risiede a Roma. Nel 1990 si trasferisce a Zagabria e muore nel 1992. Paolo Sensini (Cesena, 1970) laureato in filosofia, è impegnato in una ricostruzione della genealogia socioeconomica del mondo presente. E’ autore di ‘La rovina antica e la nostra: Sei lettere di Guglielmo Ferrero a Bruno Rizzi’ (Roma, 2006). Ha preso parte alla redazione del Dizionario biografico degli anarchici italiani. Ha curato e introdotto la prima edizione integrale del libro di Bruno Rizzi ‘La Burocratizzazione del Mondo’ (2002).”,”RUSS-198″ “CILIGA Anton”,”Au Pays du Mensonge Déconcertant. Dix ans derrière le rideau de fer.”,”L’auteur: membre du comité central du PC yougoslave, membre du Komintern, se rend en Russie en 1926. Devenu bientôt oppositionnel de gauche, il est arrêté, emprisonné, puis déporté en Sibérie durant cinq ans. Expulsé en 1936. Introduction par Max CHALEIL, préface de la nouvelle édition, Tiré de l’avant-propos de la 1° édition, note, Série ‘Noir et Rouge’ dirigée par Max Chaleil n. 1158,”,”EURC-025-FL” “CILIGA Ante”,”Il labirinto Jugoslavo. Passato e futuro delle nazioni balcaniche.”,”Ante Ciliga (nato nel 1898 in Istria da una famiglia di contadini croati) è stato un importante personaggio della politica jugoslava e del comunismo internazionale tra le due guerre, ed è ancor oggi una grande figura della sinistra europea. Nei primi anni Venti fu segretario del Partito Comunista Jugoslavo per la Croazia e direttore del quotidiano Borba; fu uno dei promotori di un dibattito rimasto famoso sulla questione nazionale. Dal 1926 fu a Mosca per lavorare al Comintern e dirigere la scuola jugoslava di partito. Dopo una rivolta della scuola contro la politica del Comintern in Jugoslavia, Ciliga fu arrestato, per essere rilasciato ed espulso nel 1935. Rifugiatosi a Parigi scrisse: Dieci anni nel paese della grande menzogna. Ritornato durante la seconda guerra mondiale nella Croazia di Ante Pavelic, fu arrestato e condannato a morte. Liberato, collaborò con i gruppi filooccidentali. Dopo la guerra vive tra Parigi e Roma, svolgendo attività di pubblicista. In Italia ha pubblicato La crisi di stato nella Jugoslavia di Tito.”,”EURC-066-FL” “CILIGA Anton”,”Lénine et la Révolution. Les «Maitres» du pays. Qui commande en U.R.S.S.?”,”L’auteur: membre du comité central du PC yougoslave, membre du Komintern, se rend en Russie en 1926. Devenu bientôt oppositionnel de gauche, il est arrêté, emprisonné, puis déporté en Sibérie durant cinq ans. Expulsé en 1936.”,”RUSS-096-FL” “CIMONE WEILL-SCHOTT”,”La vita e le opere di Ferdinando Lassalle.”,”Il volume contiene una dedica. Un profilo biografico dell’ autore, Cimone WEILLSCHOTT, banchiere scrittore di cose sociali ispiratore di cooperative collettivistiche, si trova nel libro di Filippo TURATI, ‘Uomini della politica e della cultura’ (LATERZA, 1949).”,”LASx-022″ “CIMONE (alias Emilio FAELLI)”,”Una setta di giornalisti.”,”Treccani.it: FAELLI, Emilio Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 44 (1994) di Rosanna De Longis FAELLI, Emilio. – Nato a Parma il 16 genn. 1866 da Narciso, medico di idee liberali, e da Carolina Naudin, fu avviato agli studi classici e pubblicò giovanissimo alcune operette di erudizione letteraria. Abbandonò ben presto gli studi per dedicarsi al giornalismo, iniziando a collaborare ai parmensi Il Presente e La Gazzetta di Parma. Ventenne, si trasferì a Roma, dove divenne redattore del Capitan Fracassa. Intorno alla testata si riuniva uno dei gruppi giornalistici più attivi e brillanti del tempo, tra cui spiccavano L. Lodi, L. A. Vassallo (Gandolin), P. Turco, L. Bertelli (Vamba), col quale il F. strinse un sodalizio che durò a lungo. Fu soprattutto legato al Vassallo, che riconobbe sempre come proprio maestro, tributandogli ammirazione per aver innovato il giornalismo italiano e inaugurato col Fracassa “”un tipo di giornale che doveva servire un’idea ma nel quale era costante e prevalente la preoccupazione della forma squisita, dell’ossequio all’arte, della misura dell’espressione, del rispetto all’italianità, del reverenziale culto, anche esteriore, per la bellezza”” (Una setta di giornalisti, p. 13). Da allora il F. partecipò a tutte le iniziative giornalistiche del Vassallo che, abbandonato nel 1887 il Capitan Fracassa per dissenso sull’orientamento filocrispino del giornale, fondò con Lodi, Bertelli e lo stesso F. il Don Chisciotte della Mancia (20 dic. 1887-4 apr. 1892), divenuto poi Don Chisciotte di Roma (15 ott. 1893-9 dic. 1899). Il Don Chisciotte, di tendenza liberale progressista, finanziato da alcuni circoli affaristici e immobiliari capitolini, era un giornale di satira e commenti politici “”pupazzettato””, illustrato cioè da vignette e caricature di mano di Bertelli e dello stesso Vassallo. Il F. vi scriveva come redattore della cronaca parlamentare, genere congeniale alla sua vena di bozzettista, cui principalmente fu dovuta la sua notorietà negli ambienti del giornalismo politico del tempo. I suoi pezzi satirici erano firmati con lo pseudonimo di “”Cimone””. Lo stesso gruppo di giornalisti fu l’animatore di altri periodici romani, come Il Giorno (10 dic. 1899 – io genn. 1901), nato dalla fusione del Don Chisciotte con il Fanfulla, e La Domenica italiana (dicembre 1896 – ottobre 1897). Nel 1891 il F. fondò, sullo stile del Fracassa e del Don Chisciotte, Il Folchetto – di cui assunse la direzione dall’ 11 nov. 1892 al 16 marzo 1893 -, che cessò le pubblicazioni il 12 nov. 1894. Nei tre anni di vita Il Folchetto condusse una tenace campagna contro i ministeri Rudinì, sollecitando l’unione di tutte le componenti della Sinistra “”contro i goffi errori e le dementi prepotenze della reazione””, e salutò il ministero Giolitti del 1892 come il primo passo di un’apertura in senso liberale della società italiana. Il giornale fu per il F. tribuna di battaglie appassionate e aggressive, giocate anche sul piano della polemica personale, come quella che lo portò nel 1893 ad essere sfidato a duello da S. Barzilai. Conclusasi l’esperienza del Folchetto, il F. prese a lavorare per La Provincia di Brescia, giornale che, insieme con il Don Chisciotte, rappresentava nella tribuna della stampa parlamentare. Nel 1901 rilevò la vecchia testata del Capitan Fracassa, cessato dieci anni prima, e rifondò il giornale che visse, sotto la direzione sua e di G. Bistolfi, fino all’ottobre del 1905. Il nuovo Capitan Fracassa non ebbe, come giornale satirico, lo smalto brillante di quelli che lo avevano preceduto: fu infatti scopertamente allineato con la politica giolittiana e ne seguì passo passo l’ascesa, allo stesso modo che Il Folchetto aveva accompagnato la parabola discendente della Destra. Nel 1904, anche grazie al sostegno della Gazzetta di Parma, fu eletto deputato nelle liste liberali per il collegio di Parma-Borgotaro: il clima di dilagante corruttela nella provincia emiliana fu più tardi l’oggetto di alcuni schizzi autobiografici sull’esperienza elettorale. Deputato, sempre per lo stesso collegio, nelle due successive legislature fino al 1919, ebbe a cuore, nella sua attività parlamentare, lo sviluppo economico e culturale dell’area parmense con numerosi interventi attinenti l’agricoltura, la zootecnia, la sistemazione idrica di alcuni territori, la scuola veterinaria, sollecitando vari provvedimenti a favore della Biblioteca Palatina di Parma. La sua esperienza di giornalista e le sue convinzioni liberali lo resero soprattutto sensibile alle tematiche connesse alla libertà di stampa. Nel 1906 fu relatore del disegno di legge presentato dal ministro di Grazia e Giustizia E. Sacchi sull’abolizione del cosiddetto “”sequestro preventivo”” dei giornali previsto dalle leggi sulla stampa sulla base dell’art. 28 dello statuto e propose di estendere a tutti gli stampati l’abrogazione delle misure restrittive. In più occasioni ebbe modo di ribadire come la libertà d’espressione fosse principio inderogabile per una società autenticamente liberale quale quella italiana ambiva ad essere: in pieno periodo bellico, nel 1917, criticò l’insensatezza della censura e si schierò con Turati a difesa di O. Morgari, accusato di reati a mezzo stampa. Sotto la gestione politica giolittiana l’Italia era, per il F., al riparo dai pericoli della reazione e sicuramente avviata sulla strada del progresso democratico, tuttavia minacciata dai socialisti con i quali ebbe momenti di dura polemica in occasione degli scioperi del 1908. Testimone delle agitazioni agrarie nel Parmense, difese, infatti, il comportamento dei proprietari terrieri, pur criticando i metodi sommari e scorretti con cui le autorità di polizia avevano proceduto agli arresti, e sostenne l’opportunità di un intervento di mediazione e pacificazione da parte del governo. Non nascose le sue preoccupazioni per i crescenti successi elettorali del partito socialista e la sua ferma convinzione che l’accelerazione liberale impressa alla società italiana dalla politica di Giolitti sarebbe stata insufficiente se non fosse stata coronata da un coraggioso piano di riforme sociali capace di allontanare i ceti popolari dalle tentazioni sovversive. Alla vigilia delle elezioni del 1913 intensificò gli inviti al partito liberale a non arretrare su posizioni conservatrici e a non considerare le recenti riforme politiche e l’allargamento del suffragio come un approdo definitivo, bensì come punto di partenza per un nuovo slancio riformistico. Sempre attivo nel giornalismo, in quegli anni lavorò ai quotidiani liberali romani L’Alfiere (21-22 apr. 1910-9 febbr. 1911) e La Patria (20 apr. 1911-20 apr. 1913) e fu corrispondente politico da Roma del Secolo XIX, di cui fu direttore dal 1897 al 1906 il Vassallo. Anche allo scoppio del conflitto mondiale fu solidale con Giolitti e ne condivise la scelta neutralista. Nell’ottobre del 1917 aderì alla Unione parlamentare, gruppo capeggiato da F. Cocco-Ortu, nel quale si riunirono i giolittiani che contribuirono alla caduta del governo Boselli e alla formazione del governo Orlando. Dopo la guerra fu capo dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio durante il quinto governo Giolitti dal giugno 1920 al giugno 1921, abbandonando, per quel periodo, altri incarichi giornalistici. Il 3 ott. 1920 fu nominato senatore per la terza categoria. In occasione delle elezioni del 1924 ricevette l’invito a dare la propria adesione al “”listone””, ma declinò la proposta in quanto appoggiava già la lista guidata da Giolitti. Negli anni successivi si allontanò progressivamente dai suoi impegni pubblici. Una rapida sintesi della sua esperienza di giornalista è racchiusa nelle parole, venate di rimpianto, con cui in un breve intervento del 1935 su F. De Sanctis ricordava i tempi in cui “”nel giornalismo si entrava per vocazione; per passione politica; o, se si preferisce altra locuzione, partigiana; per amore di discussione; per isfogo di non più fortunate tendenze letterarie””. Morì a Bra (prov. Cuneo) il 25 febbr. 1941. Tra gli scritti principali si ricordano: Bibliografia mazzoliana cioè di F. Mazzola detto il Parmigianino, Parma 1884; La politica in provincia, Roma 1885; Lo spirito di Voltaire: racconti, inediti, giudizi, ibid. 1885; Contro il teatro, Parma 1886; Bibliografia allegra. Gli amori di un frate erudito, in Cronaca bizantina, VI (1886), 12, 21 marzo; Saggio delle bibliografie degli incunaboli, Città di Castello 1887; Il quaresimale di Padre Agostino: sunti e impressioni illustrate, Parma 1889; [Cimone] 1508 di Montecitorio, Torino 1906; Lo sciopero di Parma: note di un testimonio, in Nuova Antologia, 10 luglio 1908, pp. 140-145; Il cinquantenario del plebiscito parmense: discorso pronunziato nel teatro Farnese il 5 sett. 1909, Parma 1909; I partiti, le elezioni politiche e l’eremita di Lampedusa, in Nuova Antologia, 16 nov. 1912, pp. 280-286; I moribondi di Montecitorio, Milano 1920; [Cimone] Una setta di giornalisti, ibid. 1921; [Cimone] Le memorie di un candidato e altre cose dimenticabili, Bologna 1924; Il De Sanctis giornalista, in Studi e ricordi desanctisiani, Avellino 1935. Curò inoltre la pubblicazione di G. B. Bodoni, Alcune lettere inedite…, Parma 1884; O. Giordani, Alcune lettere inedite riguardanti varie edizioni di opere sue, Bologna 1884. Oltre che sui giornali citati, scrisse su Il Bibliofilo, La Rivista politica e parlamentare, La Politica nazionale, Rivista d’Italia e d’America, La Nuova Rassegna, Biblioteca italiana di filosofia e lettere. Per i suoi interventi parlamentari si rinvia agli indici degli Atti parlamentari. Camera dei deputati, XXII legislatura (1906-1909); XXIII legislatura (1909-1913); XXIV legislatura (1913-1919). Fonti e Bibl.: Necrol.: IlSecolo XIX, 26 febbr. 1941; La Stampa, 26 febbr. 1941; Per E. F., Parma 1941 (omaggio di alcuni amici nell’anno della sua morte; contiene anche un suo scritto, L’edile Bibulo); P. Vigo, Storia degli ultimi trenta anni del secolo XIX, VI, 1891-1894, Milano 1913, p. 310; Cronaca. L’on. F. senatore, in Gazzetta di Parma, 5 ott. 1920; L. Lodi, Giornalisti, Bari 1930, pp. 33-47, 144-154; S. Barzilai, Luci ed ombre del passato. Memorie di vita politica, Milano 1937, p. 76; S. Cilibrizzi, Storia parlamentare politica e diplomatica d’Italia. Da Novara a VittorioVeneto, IV (1909-14), Napoli 1939, p. 18; VII (1917-18), Roma 1948, pp. 52 s.; B. Melossi, Dizionario dei Parmigiani…, Parma 1957, pp. 67 s.; Dalle Carte di G. Giolitti. Quarant’anni di politica italiana, I-III, Milano 1962, a cura di C. Pavone-P. D’Angiolini-G. Carocci, ad Indices; O. Majolo Molinari, La stampa periodica romana dal 1900 al 1926, Roma 1977, ad Indicem; Enc. biogr. e bibl. italiana, A. Malatesta, Ministri deputati e senatori, I, Milano 1940, pp. 392 ss. Per uno sguardo d’insieme cfr. anche V. Castronovo-L. Giacheri Fossati-N. Tranfaglia, La stampa italiana nell’età liberale, in Storia della stampa italiana, III, Roma-Bari, 1979, pp. 83-121, passim.”,”EDIx-154″ “CINA Ottavio”,”La commedia socialista.”,”In questo libretto, oltre a criticare il socialismo, l’A vuole soprattutto denunciare l’ utilizzo della tribuna socialista da parte degli ideologi del socialismo per trascinare le masse per il proprio successo personale, anche economico. A mo’ di esempio, l’A afferma che alla sua morte, il patrimonio di BEBEL ammontava a un milione e duecentomila lire. Egli dispose che fossero versate alla cassa del partito trentamila lire ovvero il 2,5%. Gli eredi pagarono la tassa di successione ed entrarono borghesemente in possesso dell’ eredità.”,”MITS-170″ “CINANNI Paolo”,”Emigrazione e unità operaia.”,”CINANNI Paolo è nato a Gerace nel 1916 ed è stato dirigente del PCI fin dalla clandestinità. E’ membro della FILEF Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie “”Una pagina di Lenin sull’emigrazione”” (pag 166-167) “”””Il capitalismo ha creato un tipo particolare di migrazione di popoli. I paesi che si sviluppano industrialmente in fretta, introducendo più macchine e soppiantando i paesi arretrati nel mercato mondiale, elevano il salario al di sopra della media e attirano gli operai salariati di quei paesi”” (Lenin)”” (pag 166)”,”CONx-175″ “CINANNI Paolo”,”Emigrazione e imperialismo.”,”””Possiamo, pertanto, affermare che il concetto di ‘sovrappopolazione’ non è valido in assoluto, ma solo in rapporto allo sviluppo delle forze produttive, e che il fenomeno della cosiddetta ‘sovrappopolazione’ si manifesta come conseguenza di un determinato ordinamento economico-sociale. “”Una legge astratta della popolazione – afferma Marx – esiste soltanto per le piante e gli animali nella misura in cui l’uomo non interviene portandovi la storia””: “”di fatto ogni modo di produzione storico particolare ha le proprie leggi della popolazione particolari, storicamente valide””; e la legge della popolazione, ‘peculiare del modo di produzione capitalistico’, è, secondo Marx, la seguente: “”La popolazione operaia produce in misura crescente, mediante l’accumulazione del capitale da essa stessa prodotta, i mezzi per rendere se stessa relativamente eccedente”” (K. Marx, Il capitale, libro I, sez. VII, cap. XXIII, 3). (…) Già Malthus riconosceva che “”la sovrappopolazione è una necessità dell’industria moderna””, ma egli la faceva derivare – come gli rimprovera Marx – “”da un aumento eccessivo assoluto della popolazione operaia””, mentre lo stesso Marx dimostra che la popolazione lavoratrice è “”posta in soprannumero”” dal modo di produzione capitalistico, in quanto “”alla produzione capitalistica non basta affatto la quantità di forza-lavoro disponibile che fornisce l’aumento naturale della popolazione. Per avere mano libera essa abbisogna di un esercito industriale di riserva ‘indipendente da questo limite naturale'””. E’ questo, in verità, il caso di tutte le odierne economie capitalistiche sviluppate. Marx si sofferma a lungo a illustrare il meccanismo di formazione della sovrappopolazione nel capitolo che tratta della legge generale dell’accumulazione capitalistica (Il capitale, libro I, sez. VII, cap. XXIII) (…)”” [Paolo Cinanni, Emigrazione e imperialismo, 1971] (pag 233-234) Mortara. “”Nell’opera già citata, il prof. Giorgio Mortara si sofferma a lunga sulla forza-lavoro fornita un tempo col mercato degli schiavi, dimostrando come “”il venditore (allevatore di schiavi)”” cercava sempre di ottenere un prezzo, con la loro vendita, che lo rimborsasse “”della spesa media netta di allevamento dello schiavo fino all’età x (compresa la quota pre-morti), aumentata dagli interessi calcolati al saggio corrente…””; e come, nella determinazione del prezzo, fosse anche presente “”il prevedibile reddito medio netto futuro dello schiavo di età x””. Sarebbe veramente strano se il lavoratore, ‘libero proprietario’ delle proprie capacità di lavoro, non riuscisse ad ottenere oggi il rimborso della medesima “”spesa media netta di allevamento”” che otteneva “”il venditore (allevatore di schiavi)””!”” (pag 218)”,”CONx-007-FPA” “CINGARI Gaetano a cura; contributi di I. BIAGIANTI L. BRIGUGLIO A. CARDINI G. CINGARI V. D’ALESSANDRO M. D’ANGELO B. DI-PORTO A. DONNO G. DONNO S. FEDELE V. FIORE G. GIARRIZZO F. GRASSI F. MAZZA M. NASSISI G. PECORA U. SPADONI F. TESSITORE A. VENTURA R. WÖRSDÖRFER”,”Gaetano Salvemini tra politica e storia.”,”Contributi di I. BIAGIANTI, L. BRIGUGLIO, A. CARDINI, G. CINGARI, V. D’ALESSANDRO, M. D’ANGELO, B. DI-PORTO, A. DONNO, G. DONNO, S. FEDELE, V. FIORE, G. GIARRIZZO, F. GRASSI, F. MAZZA, M. NASSISI, G. PECORA, U. SPADONI, F. TESSITORE, A. VENTURA, R. WÖRSDÖRFER.”,”ITAA-032″ “CINGARI Gaetano”,”Reggio Calabria.”,”Gaetano CINGARI nato a Reggio Calabria nel 1926 è Prof ordinario di storia moderna nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Messina. Amico di SALVEMINI, si è interessato alla Q meridionale. Ha pubblicato nel 1955 ‘Giustino Fortunato e il Mezzogiorno’.”,”ITAS-026″ “CINGARI Gaetano GALASSO Giuseppe ROSSI-DORIA Manlio SACCO Leonardo JANNAZZO Antonio ZANOTTI-BIANCO Umberto”,”Giustino Fortunato.”,”””Torino sarà ben stata una “”medioevo scientifica”” come l’ ha definita in un impeto di malumore Bertrando Spaventa: Torino sarà stata una “”città sorda”” come si lamentava Ruggero Bonghi: eppur tutti gli esuli meridionali che erano andati lassù a cercarvi libertà e dignità di vita, sentivano che quella “”gente buona, ma seria; destra, ma non vivace; furba, ma tranquilla”” – sono parole felici del Bonghi stesso – che quei cittadini che sapevano virilmente e fortemente aspettare, che è la facoltà più preziosa dei popoli liberi, “”navigavano tanto meglio e più sicuri che muovevano appena l’ onda”” e che in loro era riposta la maggiore speranza per la formazione in una sicura compagine, di quell’ unità italiana che il Fortunato considerava il maggior avvenimento politico del secolo decimonono””. Dobbiamo veramente dolerci ch’egli non abbia scritto quella pagina di storia, a me tante volte promessa: nessuno avrebbe potuto interpretare l’ intimo sentimento di quei “”piemontesi”” che ritenevano allora che i “”napoletani”” “”a bsogna mandeie avanti a pugn e a causs”” meglio di lui…”” (pag 116)”,”ITAS-069″ “CINGARI Salvatore”,”Il giovane Croce. Una biografia etico-politica.”,”Salvatore CINGARI (Firenze 1966) ha studiato scienze politiche al Cesare Alfieri di Firenze e Scienze Storiche presos la Scuola superiore di studi storici dell’ Università di San Marino. Borsista dell’ Istituto italiano di studi filosofici di Napoli collabora con l’ Università di Firenze. Contiene i capitoli: -Gli studi marxiani e l’ avvicinamento al socialismo (1895-1897) -Fra socialismo e radicalismo borghese (1897-1898) -Il distacco dal marxismo (1898-1899) (pag 139-191) Sull’ impegno politico di Croce: “”Quanto al giolittismo, fin dall’ inizio non ci fu, da parte sua, una vera apertura di credito al nuovo corso successivo al gabinetto Saracco. Colapietra ha difatti giustamente valutato la possibilità di un’ influenza determinante che, in questo senso, ebbe la rottura della collaborazione con l’ amministrazione commissariata a Napoli nel 1901. L’ attività febbrile, improntata a criteri di risparmio, imparzialità e razionalizzazione, in cui lo studioso si era speso fino a quel momento, avranno un brusco arresto a seguito della caduta del gabinetto Saracco e la conseguente sostituzione, nel nuovo governo Zanardelli, del ministro dell’ istruzione Gallo “”di largo liberalismo orleanista”” con Nasi, anticlericale, di origine massonica e crispina – che, interessandosi di Napoli, fece alcune scelte da lui non condivise (…)””. (pag 257-258)”,”ITAA-076″ “CINGARI Gaetano BRANCATO Francesco GANCI Massimo”,”La Sicilia contemporanea.”,”””La struttura – come si è detto – era per federazione delle sezioni categoriali. Valga per tutti l’art. 6 dello Statuo del Fascio di Catania: “”I soci sono divisi per arti, professioni e mestieri, e tante sono le sezioni del Fascio, quante sono le arti e le professioni e quanti i mestieri esercitati dai singoli soci.”” La quota di associazione si aggirava sui 25 centesimi e quella annua sulla lira e cinquanta, suddivisa in cinque rate, a partire dal 1° maggio. In caso di sciopero, tutti i soci non scioperanti avrebbero versato settimanalmente 10 centesimi alla Cassa del Fascio, per costituire il fondo di resistenza. Come è facile vedere, i Fasci cittadini non si proponevano alcun fine insurrezionale: erano una sintesi tra la vecchia società di mutuo soccorso e la lega di resistenza. Delle varie sezioni facevano parte categorie politicizzate e contestatrici come i tipografi (guidati a Palermo da Rosario Bracciante), i fonditori e i metallurgici e categorie “”integrate”” come i domestici, i cocchieri padronali, i dolcieri, gli impiegati e addirittura i piccoli redditieri. L’entusiasmo per la nuova organizzazione della difesa del lavoro fu enorme tra gli operai e, come poi vedremo, tra i contadini. I Fasci si moltiplicarono rapidamente (…)””. (pag 251)”,”MITT-256″ “CINGARI Gaetano FEDELE Santi a cura; saggi di”,”Il socialismo nel Mezzogiorno d’Italia, 1892-1926.”,”Gaetano CINGARI (Reggio Calabria 1926) insegna storia moderna nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Messina. Tre le sue pubblicazioni ha scritto pure: ‘Giustino Fortunato e il Mezzogiorno’ (1955). Santi FEDELE (Messina, 1950) insegna storia contemporanea nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: ‘Guido Dorso. Biografia politica’ (1986). ‘Visione nordcentrica del socialismo italiano’ “”L'””Avanti!””, periodico socialista dei comuni vesuviani, iniziò le pubblicazioni il 30 novembre 1895 (oltre un anno prima, quindi, di quello nazionale) sotto la direzione di Giovanni Domanico, reduce da Roma dove aveva diretto il quotidiano socialista “”L’Asino””, stabilitosi a Resina (Ercolano) e iscritto alla sezione di Portici. In questo ambito locale prese corpo l’iniziativa di Domanico, coadiuvato da un gruppo di collaboratori tra i quali spiccava Giuseppe Cautiero, farmacista, capo del gruppo socialista di Portici, “”giovane di agiate condizioni economiche, onesto, mite e istruito, ma fanatico e attivo propagandista””, secondo il rapporto di polizia a lui riferito. Il nome della testata di per sé non rappresentava una novità, avendo avuto – come si sa – già dei precedenti significativi nella tradizione del giornalismo operaio italiano e internazionale. Dei giornali socialisti italiani aventi questo titolo è indubbiamente memorabile quello stampato a Imola nel 1881 da Andrea Costa, ma le ricostruzioni storiche trovano anche l’occasione per menzionare gli “”Avanti!”” di Milano, Livorno ed altri, ignorando quasi del tutto – tranne qualche citazione del tutto marginale – quello napoletano. Ciò è dovuto, a mio avviso, a una visione “”nordcentrica”” del socialismo italiano, che trova giustificazione nel fatto che esso nacque nel Nord mentre al Sud fu refrattario ad affermarsi. La tiratura del primo numero fu abbastanza contenuta (700 copie), mentre per i numeri successivi essa variava a seconda delle richieste dei compagni””. (pag 251-252) (Antonio Alosco, La stampa socialista a Napoli alla fine dell’Ottocento, 1890-1898)”,”MITT-351″ “CINGARI Salvatore SIMONCINI Alessandro a cura; saggi di Piero BEVILACQUA Andrea FUMAGALLI Alessandro ARIENZO Salvatore CINGARI Maria Rosaria MARELLA Ugo MATTEI Tamar PITCH Damiano PALANO Mario PEZZELLA Alessandro SIMONCINI”,”Lessico postdemocratico.”,”Contiene: – Populismo. In nome del p opolo sovrano? La questione populista nelle postdemocrazie contemporanee, di Damiano Palano – Populismo come spettacolo. Critica della ragion populista, di Mario Pezzella Neo-liberismo e post-democrazia (postfazione di Salvatore Cingari): “”Il termine “”post-democrazia”” è entrato nel linguaggio politico europeo con il libro di Colin Crouch del 2003 (2). Esso intende enucleare la costituzione materiale dei paesi capitalistici, così come si è andata assestando fra anni Ottanta e svolta del secolo. Una realtà politico-sociale, cioè, in cui, a causa di una progresiva deregolamentazione dei mercati e della finanza, le concentrazioni di capitale privato si sono particolarmente rafforzate, sovrastando il potere degli Stati sovrani e quindi della cittadinanza democratica. Non sono più le aziende che cercano di guadagnarsi il favore degli Stati, ma viceversa. Di conseguenza, sulle grandi decisioni che riguardano la vita delle persone, influiscono sempre più le grandi ‘lobbies’ economico-finanziarie. I partiti non hanno più il ruolo di mettere in connessione i bisogni delle persone e dei corpi sociali con le istituzioni, ma di collegare queste, appunto, ai poteri forti dell’economia privata. In questo scenario le istituzioni pubbliche, e, in particolare, le istituzioni di ‘Welfare’, vengono progressivamente erose da processi di privatizzazione, giustificati con le retoriche dell’efficienza e della produttività, ma, in realtà, mosse dall’esigenza di mettere a disposizione dei guadagni privati e di borsa più ampie fette di beni comuni. Il risultato di questi processi è, quindi, una riapertura drammatica della forbice delle diseguaglianze sociali e un arretramento dei diritti individuali e collettivi. Non solo il lavoro diventa sempre più precario e non tutelato, oltre che scarsamente disponibile, ma i salari e gli stipendi vengono sempre più compressi in favore di rendite, prevalentemente finanziarie, e profitti. L’economia basata su delocalizzazioni, investimenti in marketing e nella finanza, fa sì che la produttività o i guadagni non corrispondano più allo sviluppo collettivo. Non più denaro-merce-denaro’, ma denaro-denaro’. La capacità del capitalismo di generare ricchezza collettiva sembra quindi spenta e, così, anche rotta la relazione fra capitalismo e democrazia. (3)”” (pag 217-218) [(2) C. Crouch, ‘Postdemocrazia’, Roma-Bari, Laterza, 2003; (3) Cfr. A. Burgio, ‘Senza democrazia’, Derive-Approdi, 2009, L. Gallino, ‘Finanzcapitalismo’, Einaudi, 2011, P. Bevilacqua, ‘Il grande saccheggio. L’età del capitalismo distruttivo’, Laterza, 2011]”,”TEOP-517″ “CINGARI Salvatore”,”Benedetto Croce e la crisi della civiltà europea. Tomo I.”,”Salvatore Cingari (Firenze, 1966) insegna Storia delle dottrine politiche e Studi Culturali all’Univesità per stranieri di Perugia e Storia e filosofia del moderno alla ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. ha pubblicato tra l’altro ‘ Alle origini del pensiero civile di Benedetto Croce. Modernismo e conservazione nei primi vent’anni dell’opera’, Editoriale Scientifica, Napoli, 2002. Contiene il paragrafo: ‘Gli studi sul marxismo’ (pag 37-) L’idea crociana del valore-lavoro marxiano e il significato attribuito al ‘sopravalore’ “”Consapevole che la storia è il complesso di tutta una serie di “”fattori”” – politici, etici, economici, culturali -, Croce – e così sarà anche per Weber – poteva considerare il marxismo come un contributo parziale alla storiografia: positivo per la sua parte, ma incompleto. Queste tesi erano già enucleate nel saggio del ’96 ‘sulla concezione materialistica della storia’. L’anno successivo l’analisi di Croce si spinge più a fondo, sviluppando le tesi critiche. Nel saggio ‘Per l’interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’ (80), egli sosteneva che ciò di cui si parla nel ‘Capitale’ non è questa o quella società, ma una società “”ideale e schematica, dedotta da alcune ipotesi, che potrebbero anche non essersi presentate mai nel corso della storia”” e che tuttavia “”rispondono in buona parte alle condizioni storiche del mondo civile moderno””. Non di una ‘descrizione storica’ si trattava, ma di una ‘ricerca astratta’. Il valore-lavoro non funzionava perciò come legge dell’economia che, secondo Croce, andava individuata invece nell’ ‘utilità’ della scuola edonistica. Esso aveva invece, a suo avviso, una valenza “”tipica”” (81) (di cui è stata segnalata la somiglianza con la “”stenografia dei concetti”” weberiana (82)) che intendeva “”mostrare con quali divergenze da tal misura si formino i prezzi delle merci nella società capitalistica e come la stessa forza-lavoro acquisti un prezzo e diventi una merce””. Benché non si trattasse della legge del capitalismo, tale operazione era legittima: “”non è forse procedimento solito di analisi scientifica – spiegava – considerare un fatto non solo così come è dato, ma anche in ciò che sarebbe se uno dei fattori di esso venisse a variare, e nel paragonare il fatto ipotetico col reale, concependo il primo come divergente dal secondo che si assume come fondamentale, o il secondo dal primo, che si assume nel senso medesimo? (…) L’errore potrebbe cominciare solo quando, egli o altri, confondesse l’ipotesi con la realtà, e il modo del concepire e del giudicare col modo dell’essere””. Ora, se nel saggio sopra citato del ’96 e in quello su Loria dello stesso anno, Croce attribuiva al “”sopravalore”” un significato “”morale”” (prefigurazione di una società in cui l’eguaglianza diffusa misura l’ingiustizia della società attuale), nel saggio del ’97, egli cambia posizione (83). La valenza del concetto di sopravalore non è più ‘morale’, se non in riferimento alle intenzioni soggettive di Marx (84). Il tipo ideale di una società in cui il valore è uguale a quello socialmente necessario è un’astrazione che individua una parte della società storica stessa separandola dal resto. Solo che il valore proveniente dal lavoro è, nella realtà, una ‘forza tra le forze’, un fatto fra i fatti; in ipotesi si poteva anche pensare ad una società dove i beni fossero indipendenti dal lavoro. Con quell’astrazione Marx non elaborava una rigorosa ‘legge scientifica’, ma studiava il ‘problema sociale del lavoro’ e mostrava come questo problema venisse risolto nella società capitalistica. Solo in tal modo si poteva giustificare il concetto di sopravalore che, altrimenti, non avrebbe senso in economia”” (pag 39-41) [Salvatore Cingari, ‘Benedetto Croce e la crisi della civiltà europea. Tomo I’, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003] [(80) ‘Atti dell’Accademia Pontaniana’, 1897, mem. n. 17, pp. 46; (81) Già nel saggio su Loria, Croce parlava infatti di “”concetti generali, o concetti tipici, o concetti-limite”” di cui “”son piene tutte le scienze”” (‘Le teorie storiche del prof. Loria’, in ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, Milano-Palermo, 1900; pp. 54-55; (82) Cfr. R. Racinaro, ‘La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo, Bari, 1978, p. 150. Su un accostamento fra Croce e Weber a questo proposito cfr. anche D. Venturelli, ‘Labriola, Croce e Gentile interpreti di Marx’, in “”Giornale di metafisica””, 1979, p. 369n. Tuttavia rispetto a Weber, e allo stesso concetto di “”tipo”” che Sombart – con il conforto di Engels – analogamente assegnava alla concettualizzazione marxiana, l’idea crociana del valore-lavoro marxiano non aveva caratteri morfologico-sociologici e – rimarcava Labriola -, confondeva piuttosto il “”tipo”” con l’ “”ipotesi””. In tal modo sia il consenso engelsiano a Sombart, che la proposta labrioliana, sarebbero stati oggetto, da parte di Croce, di una forzatura semantica: cfr. G. Marramao, ‘Marxismo e revisionismo in Italia’, Bari, 1971, pp. 140-142. Croce cita Sombart e Engels a proprio conforto in ‘Per l’interpretazione (…)’, cit., pp. 5-6 e ‘Recenti interpretazioni della teoria marxistica del valore e polemiche intorno ad esse’, in ‘Riforma sociale’, 1899, p. 420; (83) ‘Per l’interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’, cit., p. 12n; (84) Nel saggio su ‘Marxismo e economia pura’, Croce faceva emergere il nesso fra considerazione sociologica e morale: l’opera di Marx, sebbene non scientifica, forniva il suo contributo veritativo – si noti la vicinanza con le coeve tesi di Durkheim – col richiamare “”fortemente alla coscienza la ‘condizionalità sociale del profitto’: di che lacrime grondi e di che sangue”” (‘Rivista italiana di sociologia’, 1899, p. 739]”,”CROx-002-FMB” “CINGARI Salvatore”,”Benedetto Croce e la crisi della civiltà europea. Tomo II.”,”Salvatore Cingari (Firenze, 1966) insegna Storia delle dottrine politiche e Studi Culturali all’Univesità per stranieri di Perugia e Storia e filosofia del moderno alla ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. ha pubblicato tra l’altro ‘ Alle origini del pensiero civile di Benedetto Croce. Modernismo e conservazione nei primi vent’anni dell’opera’, Editoriale Scientifica, Napoli, 2002. Contiene il capitolo 5. Il problema Machiavelli – Il giovane Croce, Machiavelli e il marxismo (pag 283-) “”In uno scritto della tarda maturità, Croce sostenne di essere onorato di potersi dire machiavelliano (2). Anche se il filosofo non dedicò mai un volume intero al segretario fiorentino, né un singolo studio, se si eccettua l’agile paragrafo a metà con Vico negli ‘Elementi di politica’, Machiavelli è certamente uno dei punti di riferimento della sua opera (3). È stato anche ipotizzato non a torto (4) che non fu Marx a far scoprire a Croce il realismo machiavelliano, ma che si astato proprio quest’ultimo – vero e proprio elemento originario nella sua formazione, di cui si ha traccia nei primissimi anni di studioso (5), e unitamente allo storicismo vichiano e al realismo di certa cultura napoletana da Galiani a Cuoco a Colletta – ad orientare il suo interesse per l’autore del ‘Capitale’. Tuttavia è vero che soltanto nella fase degli studi su Marx – che presupponevano l’apertura alle questioni teoriche dopo il 1893 – che Croce fa emergere una significativa meditazione sull’eredità machiavelliana. In questo periodo Croce, sebbene kantiano in etica, si professa “”realista”” nella visione della storia, come abbiamo visto nel primo capitolo (§3 e 4), con un esplicito segno anti-hegeliano influenzato dal neo-criticismo. (…)”” (pag 284); L’interesse per Marx rispondeva perciò alle esigenze di una cultura che tenesse conto delle “”verità effettuali””. Marx è infatti, per Croce, il “”Machiavelli del proletariato”” (17). Un pensatore, cioè, che rinnova la tradizione realistica machiavelliana, utilizzandola alla luce di una più ampia visione ermeneutico-storica incentrata sulla strutturalità del fenomeno economico e del conflitto di classe. In una nota aggiunta (18) nella prima edizione in volume dei suoi saggi, nel 1900, Croce poneva infatti un parallelo fra la questione della “”moralizzazione del socialismo”” e quella della moralizzazione di Machiavelli. Come nel primo caso, anche in quest’ultimo agiva a suo avviso un’incomprensione della questione del realismo politico. Machiavelli non si proponeva di negare la morale, né, per altro verso, era obbligato ad una tematizzazione del problema. Si limitò invece alla questione ‘politica’. Le massime del segretari fiorentino, cioè, “”non sono né morali né immorali, né benefiche né malefiche; diventano una di queste cose secondo i fini subiettivi e gli effetti obbiettivi dell’azione, secondo cioè le ‘intenzioni’ e i ‘risultati'”” (pag 288) [Salvatore Cingari, ‘Benedetto Croce e la crisi della civiltà europea. Tomo II’, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003] [(2) B. Croce, ‘Scritti e discorsi politici’, vol. II, cit., p. 190; (3) Cfr., su ciò, anche F. Chabod, ‘Scritti su Machiavelli’ (1964), Torino, 1993; pp. 253-254); (4) Cfr. G. Gentile, ‘Il marxismo di B. Croce’, in ‘Il resto del Carlino’, 14.6.1918; ora anche in append. a ‘La filosofia di Marx’, cit., pp. 293-299; e E. Nuzzo, ‘Il “”giovane”” Croce e l’illuminismo’, in ‘Atti dell’accademia pontaniana’, Napoli, 1970-71, pp. 105-153. Su questo problema cfr. anche E. Vander, op. cit. p. 25; (5) Si veda la lettere di Labriola del febbraio del 1886 (cfr. A. Labriola, ‘Epistolario’, vol. I, Roma, 1983, pp. 217-218) in cui il cassinate, non risparmiando la sua consueta ironia, scriveva a Croce, a proposito dei ‘Critical and historical essay’ del Macaulay: “”uno die saggi sul Macchiavelli lo conoscerete di certo (…). Nel saggio su Macchiavelli (badate che scrivo con due ‘c’ per tradizione e non si so adattare alla neo-grafia) parla delle idee politiche dell’illustre (come si crede) fiorentino””; (…); (17) Nella prima versione l’espressione era: “”il più insigne continuatore dell’italiano Nicolò Machiavelli””; ‘Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’, in ‘Atti dell’Accademia Pontaniana, 1897, mem. n. 17, p. 45. Nell’edizione del 1907 Croce aggiunge, appunto, anche l’espressione suddetta (cfr. ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, Milano-Palermo, p. 134). Su ciò cfr. anche quanto scrive G. Sartori, ‘Stato e politica nel pensiero di Benedetto Croce’, Napoli, 1966, pp. 132-139. Per Sartori Croce si ispira a Machiavelli anche nella misura in cui egli si regola sempre sul valore della “”patria”” come insieme di cittadini e non come Stato ad essi esterno (ivi, p. 43); (18) Né G. Sasso (‘Il pensiero politico’, in “”Terzo programma””, num. unico su Croce, fasc. 2, 1966, pp. 66-67), né F. Janovitz (‘Croce e Machiavelli. Note ed appunti per una ricerca’, in ‘Rivista di studi crociani’, 1970, pp. 25-34 e 1971, pp. 162-177), né G. Zarone (‘Classe politica e ragione scientifica. Mosca, Croce, Gramsci’, Napoli, 1990, p. 140 e n.) sembrano aver notato l’assenza di questa nota nella prima edizione del ’97 del saggio]”,”CROx-003-FMB” “CINGARI Salvatore”,”Alle origini del pensiero “”civile”” di Benedetto Croce. Modernismo e conservazione nei primi vent’anni dell’opera (1882-1902).”,”‘Di rado s’incontra un intelletto così schiettamente storico come quello di Marx…’ “”Se si volesse indicare un qualche punto di riferimento che ha avuto l’effetto di allargare in senso “”sociale”” la storia “”intima”” crociana, dovremmo forse pensare, oltre alle sollecitazioni del Nitti e dei Fortunato, agli scritti storici di Marx stesso, dal ‘XVIII Brumaio di Luigi Bonaparte’, e a ‘Lotte di classe in Francia del 1848 al 1850’, a ‘Rivoluzione e controrivoluzione’ o il ‘1848 in Germania’ (169). Dovremmo pensare inoltre a Labriola, che nell”88-’89 aveva effettuato un corso sulla rivoluzione francese e dal 1891 al 1894 altri corsi sulla storia del socialismo e sulla storia ripercorsa attraverso Marx, Engels e Morgan (170). In una delle lettere solo di recente pubblicate, del 16.11.1998 (171), Croce consigliava infatti al maestro di lasciare da parte “”le questioni generali e metodiche”” e di mettere in esecuzione “”qualche lavoro di indole storica”” che da tempo progettava, sulla rivoluzione francese, su Fra Dolcino o sull’Italia moderna. E ciò benché Croce stesso non avesse mai abbracciato, dal punto di vista metodologico, il materialismo storico, attenendosi sempre ad un’euristica multifattoriale (172), che di quello rifiutava il rischio di ipostatizzare i concetti (173)”” (pag 181) [Salvatore Cingari, ‘Alle origini del pensiero “”civile”” di Benedetto Croce. Modernismo e conservazione nei primi vent’anni dell’opera (1882-1902)’, Editoriale Scientifica, Napoli, 2002] [note (pag 204-205): (169) Curando e introducendo un’edizione italiana di quest’opera, Croce sottolineava infatti che quei libri erano “”in grado di dar l’impressione la nozione di ciò che la storia dev’essere per sua natura: indagine di un complesso di fatti, alla quale siamo spinti non da oziosa curiosità ma dal bisogno di procacciarci lume pei problemi che agitano il nostro spirito (…) di rado s’incontra un intelletto così schiettamente storico come quello di Marx, ossia così abile a discernere tra le cause apparenti quelle fondamentali, e sotto la maschera delle parole la realtà delle azioni””: cfr. ‘Prefazione’ (1899), Milano, 1921 (seconda ristampa), pp. III-VIII. Al nesso fra l’attenzione per la storiografia marxiana e quella crociana ha accennato anche G. Mastroianni, in ‘Antonio Labriola e la filosofia in Italia’, Urbino, 1978, pp. 81-82; (170) Cfr. L. Dal Pane, ‘Antonio Labriola nella politica e nella cultura italiana’, Torino, 1975, pp. 202-208, 253-256 e 485-490; (171) Cfr. dal Fondo Dal Pane, nell’Archivio storico per le province napoletane’, 1990-1991, p. 739; (172) Secondo Croce (‘F. De Sanctis e i suoi critiic recenti’, cit., pp. 10-11) “”la storia di un fatto è di necessità legami e relazioni, ed influenze attive e passive con altri fatti””. “”La vita e la società – scriveva inoltre – possono presentare in un dato tempo una concordia dominante di sentimenti e di opinioni, ma possono anche presentare due o più grandi correnti diverse, o una corrente principale e altre secondarie; ed è naturale che le prime distinzioni ed aggruppamenti in quella folla di opere letterarie si debbano fare da questo punto di vista; (173) Nel saggio del 1897 ‘Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’ (in ‘Atti dell’Accademia Pontaniana’, cit., p. 40) Croce, pur continuando a sottolineare gli aspetti positivi del nuovo approccio, criticava già l’uso di talune sue categorie, come il concetto di lotta di classe: “”talvolta le classi”” – scriveva infatti – “”non hanno avuto interessi antagonistici, e molto spesso non ne hanno coscienza”” (ivi, p. 25); o come quello sulla primazia del fatto economico sugli altri, che, in queste pagine, subisce un riassorbimento, rispetto al saggio del ’96, nell’originaria adesione al principio dell’ “”interdipendenza e concorrenza dei fattori sociali”” (ibidem). Sottolineava inoltre che era necessario evitare di ipostatizzare concetti soprastorici come l’Ente-famiglia o il matriarcato dell’Engels dell’ ‘Origine della proprietà privata, della famiglia e dello Stato’; e altresì di confondere le ‘forme economiche’ con le ‘epoche economiche’ o non prendere per buoni concetti come la ‘legge ferrea dei salari’ o il ‘concentramento della proprietà privata in poche mani’, o come l’eredità che la filosofia classica tedesca avrebbe lasciato al proletariato (cfr. ivi, pp. 27-28). A componenti “”realistiche”” nella storiografia del giovane Croce influenzata da Labriola, ha accennato anche C. Carini in ‘Benedetto Croce e il partito politico’, Firenze, 1975, p. 30]”,”CROx-004-FMB” “CINGOLANI Stefano”,”Le grandi famiglie del capitalismo italiano.”,”CINGOLANI Stefano (1949) è giornalista dal 1973 prima all’Unità (capo servizi economici e inviato speciale), poi al settimanale Il Mondo. Ha pubblicato ‘L’autogestione in Italia’ (1975), e ‘San Paolo da banco a bank’ (con G. MARANDINI)”,”ITAE-274″ “CINGOLANI Stefano”,”Guerre di mercato.”,”Stefano Cingolani (Recanati, 1949) ha studiato a Roma Filosofia ed Economia. Giornalista professionista specializzato in economia e politica internazionale, prima per ‘L’unità’ e poi per ‘Il Mondo’, dal 1986 per il ‘Corriere della Sera’ ha ricoperto il ruolo di giornalista economico, corrispondente da New York, capo redattore dei servizi esteri, corrispondente da Parigi. Ha pubblicato: ‘Le grandi famiglie del capitalismo italiano’ (1990). Guerra e bevande. “”E un’altra spinta viene dal proibizionismo, che ha vietato le bevande alcoliche. La compagnia di Atlanta, così, riesce a sfuggire al crack di Wall Street e supera a gonfie vele il New Deal rooseveltiano. Ma è il secondo conflitto mondiale a proiettare davvero la Coca-Cola in tutto il mondo e, soprattutto, a farla entrare nell’universo simbolico del “”secolo americano””. La Coca segue le truppe nei tre continenti in cui si combatte. “”Subito dopo Pearl Harbor dove la flotta americana venne attaccata dai giapponesi, Robert Woodruff emise un ordine straordinario: ‘Noi faremo in modo che ogni uomo in uniforme abbia per cinque centesimi una bottiglia di Coca-Cola ovunque egli sia e qualunque sia il costo per la nostra compagnia’. Fu un atto di genuino patriottismo, ma il suo astuto senso degli affari e l’occhio per la pubblicità superarono anche la sua magnanimità (3)”” (pag 378) (3) Mark Pendergrast, ‘For God, Country and Coca-Cola’, Phoenix, London, 1996, p. 199″,”ECOG-041″ “CINGOLI Mario”,”Il primo Marx (1835-1841).”,”””Quando abbiamo scelto la professione nella quale possiamo maggiormente operare per l’ umanità, allora gli oneri non possono più schiacciarci, perché essi sono soltanto un sacrificio per il bene di tutti..”” (Marx, 1835) “”Il concetto è certo ciò che media forma e contenuto. In uno sviluppo filosofico del diritto, quindi, ciascun elemento deve generarsi dall’ altro; la forma, anzi, può essere solo la continuazione del contenuto””. (pag 42) “”Ciò che deve essere risolto è dunque presupposto”” (pag 142) “”La dichiarazione di Prometeo: “”detto francamente, io odio tutti gli dei”” è la sua propria dichiarazione, la sua propria sentenza contro tutti gli dei celesti e terreni che non riconoscono come divinità suprema l’ autocoscienza umana. Nessuno deve stare a fianco di questa””. (pag 219).”,”MADS-312″ “CINGOLI Mario a cura; scritti di ANGELINI L. BERGMANN T. BIDUSSA D. DEFREITAS-BRANCO J.M. BRAVO G.M. BURGIO A. CATONE A. DELLA-PERUTA F. FAVILLI P. FIORANI E. FORABOSCHI P. FRASCONI L. GERVASONI M. GUERRAGGIO A. HECKER R. KESSLER M. LIBRETTI G. LOSURDO D. LUCCHINI C. MANTEGAZZA R. MERKER N. MICHELI G. MORFINO V. RONCHETTI E. SCHÜRMANN V. TAGLIAGAMBE S. TEXIER J. TOMASONI F. TRIAS J. TURCHETTO M. VANZULLI M. VIDONI F. VINCENT J.M. ZANI R.”,”Friedrich Engels cent’anni dopo. Ipotesi per un bilancio critico. Atti del Convegno internazionale di studi, Milano 16-18 novembre 1995.”,”Scritti di ANGELINI L. BERGMANN T. BIDUSSA D. DEFREITAS-BRANCO J.M. BRAVO G.M. BURGIO A. CATONE A. DELLA-PERUTA F. FAVILLI P. FIORANI E. FORABOSCHI P. FRASCONI L. GERVASONI M. GUERRAGGIO A. HECKER R. KESSLER M. LIBRETTI G. LOSURDO D. LUCCHINI C. MANTEGAZZA R. MERKER N. MICHELI G. MORFINO V. RONCHETTI E. SCHÜRMANN V. TAGLIAGAMBE S. TEXIER J. TOMASONI F. TRIAS J. TURCHETTO M. VANZULLI M. VIDONI F. VINCENT J.M. ZANI R. “”Ad ogni modo, per lo meno a livello delle questioni di principio; possiamo ricordare che, nel ‘Feuerbach’ del 1886, Engels ha ribadito il principio fondamentale di non identificare immediatamente l’ evoluzione riferita alla storia della società con quella della natura. E’ vero, egli scrive, che la natura va considerata come “”un processo di evoluzione storica””, allo stesso modo della “”storia della società in tutti i suoi rami””; la “”storia dell’ evoluzione della società si rivela però in un punto come essenzialmente differente da quella della natura””.”” (pag 192, F. Vidoni, Engels e la concezione del mondo evoluzionistica)”,”MAES-069″ “CINGOLI Mario”,”Il II Libro del Capitale.”,”Possibilità di crisi (pag 58) “”Chiamato A il capitale variabile di 500 sterline che compie 10 rotazioni nell’anno, “”supponiamo ora che venga anticipato per un anno intero (cioè qui per 50 settimane) un altro capitale variabile B di 5000 sterline, e compia perciò una sola rotazione nell’anno”” (p.312). In tutti i due i casi, ogni settimana si trova nel processo lavorativo un capitale variabile di 100 sterline: ma nel caso A dopo 5 settimane si possono realizzare valore e plusvalore, nel caso B ne occorrono 50. La massa della forza-lavoro sfruttata e il grado di sfruttamento sono per ipotesi uguali. (…) La difficoltà viene risolta da Marx con una importante distinzione tra capitale anticipato e capitale impiegato: (…)””. (pag 59) “”La cosa è importante per la teoria della crisi, come nota Marx in un passo importante anche per la delineazione della futura società comunista: “”(Nel caso del capitale B) al mercato vengono sottratti forza-lavoro, mezzi di sussistenza per questa forza-lavoro, capitale fisso nella forma dei mezzi di lavoro impiegati sub B e materie di produzione, e in loro sostituzione viene gettato sul mercato un prodotto per sostituire gli elementi materiali del capitale produttivo ad esso sottratti. Se si immagina la società non capitalista ma comunista, innanzi tutto cessa interamente il capitale monetario, dunque anche i travestimenti delle transazioni che per suo mezzo si introducono. La cosa si riduce semplicemente a ciò, che la società deve calcolare in precedenza quanto lavoro, mezzi di produzione e mezzi di sussistenza essa può adoperare, senza danno, in branche le quali, come la costruzione di ferrovie ad esempio, per un tempo piuttosto lungo… non forniscono né mezzi di produzione né mezzi di sussistenza, né un altro qualsiasi effetto utile, ma al contrario sottraggono alla produzione totale annua lavoro, mezzi di produzione e mezzi di sussistenza. Nella società capitalistica invece, in cui l’ intelletto sociale si fa valere sempre soltanto ‘post festum’, possono e devono così intervenire costantemente grandi perturbameni””. (p. 331). Marx si sofferma su questi “”perturbamenti””, ma in questa sede non possiamo seguire la sua lucida, minuziosa e assai interessante analisi; (…)””. (pag 60-61)”,”MADS-405″ “CINGOLI Mario”,”Il giovane Marx. I. (1842-1843).”,”In copertina Prometeo incatenato Mario CINGOLI (Ascoli Piceno, 1943) insegna storia della filosofia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’ Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si è occupato di Hegel, del pensiero marxiano ed engelsiano e dei possibili rapporti tra marxismo, tradizione empirista e tradizione materialistica. E’ coordinatore nazionale di un progetto di ricerca cofinanziato dal MIUR su ‘Gli esiti della filosofia classica tedesca: edizioni di testi e studi critici’. Tra i suoi lavori ‘Marxismo, empirismo, materialismo’ (Milano 1986), (v. 4° cop) “”Marx poi commenta: ‘Hegel ci dà una descrizione empirica della burocrazia; in parte, secondo come essa è realmente, in parte secondo l’opinione che essa stessa ha del proprio stesso essere. E con ciò è sbrigato il difficile capitolo del suo potere governativo’. Marx insiste invece due volte sul fatto che il potere governativo è ilpiù difficile da spiegare, poiché dovrebbe essere quello che richiede la massima attenzione nello sviluppo, invce della semplice descrizione empirica che Hegel ne dà.”” (pag 93) Nota 71: p.50: “”(…) tuttavia l’ amministrazione propriamente detta è il punto più difficile da spiegarsi””. P. 61: “”Il potere governativo è il più difficile da sviluppare. Esso appartiene all’intero popolo in grado moltopiù alto che non il potere legislativo””. (pag 93) “”””La “”burocrazia”” è il “”formalismo di Stato”” della società civile”” (p. 52) “”Essa è la “”coscienza dello Stato””, la “”volontà dello Stato””, la “”forza dello Stato”” in quanto è ‘una corporazione'”” (idib.). (Marx, Dalla ‘Critica della filosofia del diritto di Hegel) (pag 95)”,”MADS-412″ “CINGOLI Mario MORFINO Vittorio a cura; saggi di Luca BASSO Gian Mario BRAVO Salvatore TINE’ Fabio FROSINI Vittorio MORFINO Roberto FINELLI Stefania MAZZONE Zaira RODRIGUEZ VIEIRA Romano MADERA Massimiliano TOMBA Roberto FINESCHI Riccardo BELLOFIORE Etienne BALIBAR Jacques BIDET André TOSEL Silvano TAGLIAGAMBE Ferdinando VIDONI Paolo FAVILLI Marcello MUSTO Emilio GIANNI Roberto RACINARO Marco VANZULLI Nicola SIMONI Giuseppe CACCIATORE Rita MEDICI Fulvio CARMAGNOLA Domenico LOSURDO Claudio LUCCHINI Cristina DEGAN Marzio ZANANTONI Stefano BRACALETTI Fortunato Maria CACCIATORE Francesco VITALE Alberto BURGIO Georges LABICA”,”Aspetti del pensiero di Marx e delle interpretazioni successive.”,”Saggi di Luca BASSO Gian Mario BRAVO Salvatore TINE’ Fabio FROSINI Vittorio MORFINO Roberto FINELLI Stefania MAZZONE Zaira RODRIGUEZ VIEIRA Romano MADERA Massimiliano TOMBA Roberto FINESCHI Riccardo BELLOFIORE Etienne BALIBAR Jacques BIDET André TOSEL Silvano TAGLIAGAMBE Ferdinando VIDONI Paolo FAVILLI Marcello MUSTO Emilio GIANNI Roberto RACINARO Marco VANZULLI Nicola SIMONI Giuseppe CACCIATORE Rita MEDICI Fulvio CARMAGNOLA Domenico LOSURDO Claudio LUCCHINI Cristina DEGAN Marzio ZANANTONI Stefano BRACALETTI Fortunato Maria CACCIATORE Francesco VITALE Alberto BURGIO Georges LABICA Contiene il saggio di Emilio GIANNI ‘Tradizioni democratiche e ritardo storico del marxismo in italia alle soglie del secolo dell’Asia e del proletariato mondiale’ (pag 303-315) “”Idealisti preda di miti ed a loro volta artefici di nuove mitologie: ecco il cortocircuito, mai completamente interrotto, che ha accompagnato la storia del movimento operaio italiano sino ai nostri giorni. Come non furono sufficienti ieri “”quarant’anni di sviluppo della scienza positiva”” ad invertire questa tendenza, anche oggi lo sviluppo della scienza della rivoluzione non ammette scorciatoie. Anche gli immensi progressi compiuti in tutti i campi dello scibile umano nell’ultimo secolo e mezzo trascorso dagli avvenimenti che stiamo indagando e, soprattutto, la potenziale fruibilità di massa di queste conoscenze, nemmeno paragonabile a quella passata, servirebbero ad intaccare questa tradizione. In una lettera del 27 luglio 1871 a L. Kugelmann, Marx ammoniva: “”Finora si era creduto che la formazione di miti cristiani sotto l’impero romano fosse stata possibile soltanto perché non era ancora inventata la stampa. Proprio all’inverso. La stampa quotidiana e il telegrafo, che ne dissemina le invenzioni in un attimo attraverso tutto il globo terrestre, fabbricano più miti (e il bestione borghese ci crede e li diffonde) in un giorno, di quanto una volta se ne potevano costruire in un secolo”” (Marx Engels, Opere, vol XLIV, 1990, p. 253). Se alla stampa e al telegrafo si aggiungesse anche solo la radio e la televisione si capirebbe allora il senso concreto ed ineluttabile della famosa affermazione del 1874 di Engels: “”Sarà dovere di tutti i dirigenti chiarire sempre più tutte le questioni teoriche, liberarsi sempre più completamente dell’influsso delle frasi fatti proprie della vecchia concezione del mondo, e tenere sempre presente che il socialismo, da quando è diventato una scienza, va trattato come una scienza, cioè va studiato”” (F. Engels, ‘Prefazione’ (1.07.1874) alla terza edizione de ‘La guerra dei contadini in Germania’ (1850)), in vol X, 1992, p. 674)”” [Emilio Gianni, Tradizioni democratiche e ritardo storico del marxismo in Italia] [in Aspetti del pensiero di Marx e delle interpretazioni successive’, a cura di M. Cingoli e V. Morfino, 2011] (pag 310)”,”MADS-584″ “CINGOLI Mario”,”Marxismo, empirismo, materialismo.”,”Molto spazio dedicato al libro di Giulio Preti, ‘Praxis ed empirismo’ “”Un aspetto della dialettica marxiana sulla cui validità mi sembra che molti concordino è quello (più specificamente attinente al mondo umano) per cui essa è un “”modo di vedere”” critico-negativo che riconosce il ‘dato’ come ‘posto’, e quindi come trasformabile. Sono gli uomini, nella loro storia, che hanno dato origine al loro mondo, alle loro istituzioni; questo mondo, queste istituzioni, per quanto solidi e immutabili possano apparire, sono un ‘risultato’, e quindi sono trasformabili – anzi, vengono continuamente trasformati. La datità è auto-oggettivazione, e un’auto-oggettivazione alienata può essere soppressa. Una espressione classica di ciò è nel “”Poscritto”” del 1873 alla seconda edizione del ‘Capitale’: “”Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e pei suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni cosa divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza (3)””. Un simile modo di vedere è al tempo stesso, ovviamente, ‘critica dell’ideologia’, cioè dell’opposta concezione che vede in modo mistificante la datità (per esempio la società capitalistica) come qualcosa di “”naturale””, di eterno, di immutabile. Di solito il “”Poscritto”” viene messo in relazione con il manoscritto del 1843 sulla “”Critica della filosofia hegeliana del diritto””(4), e certo ci sono appigli per questo (specie là dove si dice che “”per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente con il nome di Idea, è il demiurgo del reale, che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero”” (5); ma a me sembra che ancora più utile (anche per capire in che cosa consista il famoso “”rovesciamento””) sia il confronto con la critica della dialettica hegeliana che si trova nei “”Manoscritti del ’44″”: questo, mi sembra, è il vero e proprio luogo d’origine del discorso marxiano (6)”” [Mario Cingoli, ‘Marxismo, empirismo, materialismo’, Milano, 1990] [(3) K. Marx, ‘Il capitale’, libro I, a cura di Delio Cantimori, Roma, 1956, tomo I, p. 28; (4) Cfr. Mario Dal Pra, ‘La dialettica in Marx’, Bari, 1965, p. 67 ed ivi nota 11 dove è richiamata l’analoga interpretazione di Galvano Della Volpe; (5) K. Marx, ‘Il capitale’, libro I, cit., p. 27-28; (6) Ciò non toglie che quando Marx dice nel “”Poscritto”” di “”aver criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa”” si riferisce probabilmente ad un testo pubblicato, p. es. alla ‘Sacra famiglia’ del 1845 (il che, tra l’altro, spiegherebbe meglio il “”quasi””): ma questo non incide sul nostro discorso]”,”MADS-696″ “CINGOLI Janiki a cura, saggi di Amos LUZZATTO Stefano LEVI-DELLA-TORRE Ugo CAFFAZ Guido FUBINI Corrado VIVANTI Roberto FINZI Shlomo AVINERI David MEGHNAGI Giorgio SACERDOTI Janiki CINGOLI”,”Sinistra e questione ebraica. Marxismo diaspora sionismo. Confronto con le ragioni di Israele.”,”Contiene tra l’altro due capitoli: – Il marxismo e la questione ebraica, di Roberto FINZI (pag 95-102) (tesi difficoltà del marxismo nei confronti della questione ebraica) – Isaac Deutscher: un ebreo di confine, di David MEGHNAGI (pag 115-128) “”Nella tradizione (e poi nella vulgata) pare consolidarsi, o comunque avere un ruolo cospicuo, la distinzione nazioni storiche / nazioni senza storia, dovuta alla penna di Engels ma condivisa da Marx. Più di lunghi discorsi vale qui una citazione. «Il principio di nazionalità – scrive Engels nel 1866 – pone due tipi di questione (…). Il problema delle frontiere fra (…) ‘grandi popoli storici’ e secondariamente problemi concernenti il diritto all’esistenza nazionale di quei molteplici ‘resti di popoli’ che, dopo aver figurato durante un periodo più o meno lungo sulla scena della storia, sono stati definitivamente incorporati nell’una o nell’altra delle nazioni più potenti che la loro superiore vitalità rendeva capaci di vincere ostacoli più grandi» (9). Se, sulla scorta di questi enunciati, si va a riprendere l’asserto leniniano, poi nella sostanza condiviso da Stalin, per cui agli ebrei sono negati gli «attributi fondamentali (…) del concetto di nazione» in quanto essi formano una comunità «la cui lingua è un gergo e il cui territorio è la zona di residenza obbligatoria» (10), si comprendono diverse cose» (pag 98, saggio di Roberto Finzi) (9) F. Engels, ‘Qu’est-ce que les classes laborieuses ont à voir avec la Pologne?’ in E. Haupt, M. Lowy, C. Weill, ‘Les marxistes et la question nationale, 1848-1914. Etudes et textes, Paris, 1974, p. 92 (corsivi di Finzi) (10) V.I. Lenin, ‘La posizione del Bund nel partito’, in Id., ‘Opere’, 7, Roma, 1959, pp. 93-94″,”EBRx-065” “CINGOLI Mario”,”Hegel. Lezioni preliminari.”,”Mario Cingoli (Ascoli Piceno 1943) è stato docente di Storia della filosofia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si è occupato di pensiero marxiano ed engelsiano, nell’ambito della filosofia classica tedesca e nei suoi rapporti con la tradizione materialistica e con quella empiristica. Negli ultimi anni si è dedicato alla logica hegeliano, dirigendo un gruppo di ricerca CNR. Ha pubblicato ‘Studi sul primo Marx’ (1981), ‘Marxismo, empirismo, materialismo’ (1986, 1990), ‘Il secondo e il terzo libro del Capitale’ (Milano, 1996), ‘La qualità nella Scienza delle logica di Hegel’ (1997). Ha curato con Nicolao Marker il primo volume delle Opere complete di Marx ed Engels: Marx 1835-1843. “”Come abbiamo più volte ricordato, Feuerbach e poi Marx hanno criticato l”inversione di soggetto e predicato’, presupposto della ‘logica’ hegeliana, sostenendo che bisogna invece ritornare alle ‘cose singole’, all’ ‘individualità delle cose reali’ di cui i predicati sono solo delle astrazioni. Potremmo dire che c’è in questa critica l’esigenza di recuperare una posizione «normale» di partenza (in certo modo quella stessa del «senso comune»), in cui il ‘soggetto’ sono le cose, e i ‘predicati’ sono i concetti, i pensieri sulle cose. (…) La posizione di Hegel, in fondo, lascia le «cose» ‘come sono’, e ‘le vede’ soltanto ‘in un altro modo’, cioè come ‘poste’ dall’universale; ma così facendo, allo stesso tempo, le ‘assolutizza’ perché ciascuna diventa una specificazione dell’universale e quindi della razionalità immanente alla realtà. In questo si presenta un «rischio politico», che si manifesta soprattutto quando Hegel parla delle istituzioni dello Stato; ed è questo appunto il pericolo che Marx segnala nel discorso hegeliano. Cioè, cosa fa Hegel? Prende le istituzioni dello Stato prussiano e le deduce come derivazioni razionali dell’universale, ‘lo Stato’ che si deve dare certe determinazioni e non altre. Ora, guarda caso, queste determinazioni razionali dello ‘Stato’ sono proprio quelle già presenti realmente nella forma dello Stato prussiano, le quali però in questo modo vengono ‘assolutizzate’, e quindi ‘viste’ come determinazioni assolutamente razionali dell’idea di Stato. Dunque l’inversione di soggetto e predicato, operata dalla preposizione speculativa, è anche una ‘assolutizzazione’ di ciò che c’è, dell’elemento empirico che viene così innalzato alla razionalità dell’universale: è un ‘legittimare come razionale l’esistente’. Ecco il perché della famosa «tesi» di Marx che i filosofi finora han visto in modi diversi il mondo, ma ciò che veramente conta non è solo interpretare la realtà, bensì cambiarla (1). In tutte le filosofie speculative, nel loro tentativo di comprensione e razionalizzazione del reale, si cela quindi il pericolo di una legittimazione dell’esistente. A questo riguardo ci sono, nelle opere del giovane Marx dal 1843 in poi, delle pagine molto importanti che rappresentano una delle più puntuali critiche a Hegel, perché in esse, superando il discorso di Feuerbach sull’inversione di soggetto e predicato, si fa il passo avanti di vedere il rischio politico implicito in tale inversione. C’è da notare che il giovane Marx era stato un hegeliano fervente e aveva aderito proprio alla predicazione speculativa. (…)”” (pag 50-51) [Mario Cingoli, ‘Hegel. Lezioni preliminari’, Ed. Ghibli, Milano, 2000; ‘La critica di Marx’, cap. 8] [(1) Cfr. di Karl Marx, la XI delle “”Tesi su Feuerbach””, in MEOC, vol. V, a cura di F. Codino, Roma, Ed. Riun., 1972, p. 5]”,”HEGx-005-FGB” “CINNELLA Ettore”,”La rivoluzione bolscevica. Partito e società nella Russia sovietica.”,”Nato a Miglionico (MT) nel 1947, CINNELLA insegna storia dell’ Europa Orientale nella Facoltà di Lettere dell’ Università di Pisa.”,”RUSU-103″ “CINNELLA Ettore”,”La tragedia della rivoluzione russa.”,”CINNELLA Ettore insegna storia contemporanea e storia dell’ Europa orientale all’ Università di Pisa. E’ autore di studi su Marx, sulle rivoluzioni russe del 1905 e 1917, sulla storia della società sovietica. Ha condotto ricerche presso l’ ex Archivio centrale del partito a Mosca, collaborando anche all’ edizione di alcuni volumi di documenti in russo.”,”RIRO-200″ “CINNELLA Ettore”,”1905. La vera rivoluzione russa.”,”””Non c’è strada maestra per la scienza, e possono sperare di raggiungere le sue vette luminose soltanto coloro che non temono la fatica d’inerpicarsi per i suoi ripidi sentieri”” (Karl Marx) (in apertura) CINNELLA Ettore nato a Miglionico (Matera) insegna storia contemporanea e storia dell’Europa orientale all’università di Pisa. La sua opera maggiore è ‘La tragedia della rivoluzione russa, 1917-1921’ uscita nel 2000 e ristampata nella ‘Storia universale’ del Corriere della Sera.”,”RIRx-159″ “CINNELLA Ettore”,”Makhno et la révolution ukrainienne (1917- 1921). Suivi de: Quarante jours à Gouliaï-Polié. Journal de Galina, compagne du batko Makhno.”,”Ettore Cinnella insegna storia contemporanea e storia d’Europa dell’Est nell’Univesità di Pisa. E’ pure autore di ‘La tragedia della rivoluzione russa, 1917-1921’ (2000)”,”RIRO-416″ “CINNELLA Ettore”,”L’altro Marx. Una biografia.”,”CINNELLA Ettore, “”sovietologo””, ha insegnato per molti anni ‘Storia dell’Europa Orientale e Storia contemporanea’ all’Università di Pisa ed è considerato uno dei massimi esperti di storia russa in Italia. Dopo il crollo del regime dell’URSS ha lavorato spesso all’Archivio centrale del partito di Mosca (oggi RGASPI). Il capitale in Russia (pag 54-55) “”Nella lettera affidata a Ljubavin, Daniel’son annunciava a Marx che un editore di Pietroburgo intendeva stampare la versione russa del primo ed eventualmente anche del secondo volume del ‘Capitale’, chiedendogli un ritratto (da riprodurre nel libro in preparazione) e domandandogli, altresì, indicazioni bibliografiche sul movimento operaio negli Stati Uniti. Lo pregava anche di mandargli le altre sue opere (ad eccezione della ‘Miseria della filosofia’, del ‘Manifesto del partito comunista’ e della ‘Critica dell’economia politica’, da lui posseduti) o di dirgli almeno dove reperirle, in modo da farle conoscere al pubblico russo (3). La prima reazione di Marx fu di gioia. Il 4 ottobre, appena ricevuta la lettera, la mandò a Engels dicendosi ben lieto dell’iniziativa e informandolo che avrebbe spedito al più presto agli sconosciuti amici quanto gli veniva richiesto (4). Ma poi la tradizionale diffidenza verso i russi ebbe ancora una volta il sopravvento. (…)”” . (pag 54-55) “”L’edizione russa del ‘Capitale’ vide la luce a Pietroburgo all’inizio della primavera del 1872. Ne furono tirate 3000 copie, di cui 900 si vendettero in un mese e mezzo, come annunciò Daniel’son all’autore il 23 maggio (4 giugno), soggiungendo che “”la maggior parte delle riviste e di giornali ha pubblicato recensioni del libro”” (13). (…) Marx apprezzò molto la traduzione russa del suo libro, definendola “”eccellente”” (‘vortreffliche’) nella lettera a Friedrich Adolph Sorge del 23 maggio 1872 (15). Non meno grande fu la sua gioia nell’apprendere che, in Russia, ‘Il Capitale’ veniva accolto da numerose recensioni e segnalazioni, quasi tutte elogiative. Non è il caso di ripercorrere qui le varie fasi del dibattito sul capolavoro marxiano, proseguito ininterrottamente nel corso degli anni Settanta (16). Ma non è privo d’interesse ricordare almeno che, nella Russia di quegli anni, accadeva talvolta che persino nel mondo accademico si discutesse della dottrina economica di Marx. Già nel 1871, all’Università di Kiev, Nikolaj Ivanivc Ziber aveva conseguito il titolo di ‘magister’ presentando una tesi di dottorato sulla ‘Teoria del valore e del capitale di D. Ricardo in relazione alle più recenti integrazioni e spiegazioni’, in cui si esaminava anche la teoria economica di Marx. Illustrando ai colleghi la dissertazione, il relatore ufficiale precisò comunque che essa analizzava soltanto la teoria del valore e del denaro, non il “”lato pratico”” della dottrina del pensatore socialista (17) Conseguita la docenza universitaria, Ziber continuò a illustrare e a difendere le tesi del ‘Capitale’, scendendo in campo ripetute volte contro i critici liberali di Marx. Questi, per parte sua, scrivendo nel gennaio 1873 la postfazione alla seconda edizione tedesca del ‘Capitale’, volle rendere omaggio al professore russo, il quale aveva dimostrato come la sua “”teoria del valore, del denaro e del capitale”” fosse in sostanza il “”necessario perfezionamento”” (‘Fortbildung’) della dottrina di Smith e Ricardo”” (18). E, all’inizio del 1881, ebbe anche occasione di conoscerlo personalmente, quando lo studioso russo si recò a Londra per lavorare nel British Museum. (19). Prima di concludere questo rapido schizzo sulla fortuna del ‘Capitale’ in Russia, converrà ricordare la recensione dello scrittore e sociologo Nikolaj Kostantinovic Michajlovskij apparsa nelle “”Otecestvennyja zapiski”” nell’aprile 1872″” [Ettore Cinnella, L’altro Marx. Una biografia’, Pisa, 2014] [(3) MER pp. 158-159 (MER: ‘Marx, Engels e la Russia rivoluzionaria’, Moskva, 1967 (in russo)); (13) MER, p. 244; (14) le relazioni de censori si possono leggere in [‘Karl Marx e la censura zarista’ (in russo), Krasnyj archiv, t. 1 (56), 1933, pp. 6-10; (15) MEW, Bd 33, p. 469; (16) Si vedano, a questo proposito, i capitoli quarto e quinto di A.L. Reuel’, op. cit.; (17) A.L. Reuel’, op. cit., p. 327, nota; (18) MEW, Bd 23, p. 22; (19) All’incontro con Ziber, Marx accenna nella lettera a Daniel’son del 19 febbraio 1881 (MEW, Bd. 35, p. 157). Sulla figura dell’economista russ, si veda V. Zilli, La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), Napoli, 1963, pp. 198-203] (pag 58-59-60)”,”MADS-677″ “CINNELLA Ettore”,”La tragedia della rivoluzione russa (1917-1921).”,”Ettore Cinnella insegna storia contemporanea e storia dell’Europa orientale all’università di Pisa. É autore di studi su Marx, sulle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917, sulla storia della società sovietica. Negli ultimi anni ha condotto ricerche presso l’ex Archivio centrale del partito a Mosca, collaborando anche all’edizione di alcuni volumi di documenti in russo.”,”RIRO-097-FL” “CINNELLA Ettore”,”Ucraina. Il genocidio dimenticato. 1932-1933.”,”Ettore Cinnella ha insegnato per molti anni Storia dell’Europa Orientale e Storia contemporanea all’Università di Pisa. Dopo il crollo del regime comunista nell’URSS, ha lavorato spesso nell’Archivio centrale del partito di Mosca (oggi Archivio statale russo di storia politico-sociale, RGASPI). Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘La Russia verso l’abisso’ (2012). I due principali collaboratori di Stalin: Molotov e Kaganovic (pag 167) Stalin definì Bucharin (settembre 1930) in una lettera a Molotov “”il principale istigatore e aizzatore”” degli oppositori di destra: per lui non c’era dunque posto nel partito, “”dove egli può essere soltanto un disfattista, marcio dalla testa ai piedi, e un cadaverico opportunista”” (pag 166) La piattaforma Rjutin. (Ryutin, Riutin) (pag 171-172) “”Il generale caos economico-sociale, aggravatosi oltre misura nel corso del 1932, cominciò a lambire le file dello stesso partito comunista. Beninteso, neppure adesso l’autorità di Stalin fu messa in discussione, ma i dubbi serpeggianti circa la giustezza delle sue scelte politiche sboccarono, tra la fine dell’estate e l’autunno, in un episodio clamoroso che, pur non avendo vistosi effetti immediati, tradì più di ogni altro evento il disagio nel partito e preparò il terreno per la sanguinosa epurazione del 1936-1938. Val la pena soffermarsi sulla cosiddetta «piattaforma di Rjutin», perché punto centrale di essa era proprio la fiera denuncia della catastrofe abbattutasi sulle campagne sovietiche. Sui gruppi di opposizione a Stalin, formatisi all’inizio degli anni Trenta, per lungo tempo si è saputo pochissimo, perché i documenti che li riguardavano son rimasti per decenni sepolti negli inaccessibili archivi comunisti. Solo nel «Bollettino dell’opposizione» di Trockij e in pochi altri fogli di opposizione, che uscivano all’estero, trapelarono allora scarne notizie su frange bolsceviche insofferenti della politica e dei metodi di Stalin. Avvolto nel mistero restò soprattutto il pugnace gruppo che cercò, nel 1932, di battersi per una radicale alternativa alla politica ufficiale: il gruppo creato e capeggiato da Martem’jan N. Rjutin. Dopo l’arresto di Rjutin, nel settembre 1932, intorno alla schiera di militanti bolscevichi da lui guidata circolarono pochissime informazioni, a parte i comunicati ufficiali, apparsi nella «Pravda». Soltanto qualche anno più tardi nella rivista menscevica «Socialisticeskij vestnik» (‘Messaggero socialista’), che si pubblicava a Parigi, uscì un lungo articolo in due puntate dal titolo ‘Com’è stato preparato il processo di Mosca. Lettera di un vecchio bolscevico’, che raccontava i retroscena della lotta politica nell’URSS dal 1932 al 1936, cioè dall’affare Rjutin fino al mostruoso processo contro Zinoviev e Kamenev. La ‘Lettera di un vecchio bolscevico’, uscita tra la fine del 1936 e l’inizio del 1937, fu subito tradotta in francese e in inglese; e da allora i sovietologi non hanno cessato d’interrogarsi sulla sua autenticità e attendibilità. Nel secondo dopoguerra lo storico menscevico Boris Ivanovic Nikolaevskij rivelò di essere stato lui a scrivere la celebre ‘Lettera’, sulla base delle conversazioni avute con Bucharin nella primavera del 1936. Ancora oggi, non mancano coloro che contestano fieramente l’attendibilità del documento, mentre altri studiosi sono inclini a ravvisarvi una fonte di straordinaria importanza per la comprensione della storia politica dell’URSS negli anni ’30. Il dibattito è troppo complesso perché possa esser qui rievocato nei dettagli o brevemente riassunto (10). Vorrei comunque dir subito che io sono tra quelli propensi ad attribuire valore documentario alla ‘Lettera’, pur essendo consapevole dei tanti difficili problemi interpretativi che essa pone”” (pag 171-172) [(10) Si veda A. Liebich, «I Am the last» – Memories of Bukharin in Paris’, ‘Slavic Review’, n. 4, Winter 1992, pp. 767-781. Si legga anche, nelle pagine successive della rivista (782-785), la noterella di Robert C. Tucker ‘On the ‘Letter of an Old Bolshevik’ as an Historical Document’] Sui rapporti Stalin – Kirov e i diversi toni riguardo all’ascesa di Hitler in Germania (pag 207)”,”EURC-122″ “CINNELLA Ettore”,”La Rivoluzione Bolscevica. Partito e società nella Russia Sovietica.”,”Ettore Cinnella insegna storia contemporanea e storia dell’Europa orientale all’università di Pisa. É autore di studi su Marx, sulle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917, sulla storia della società sovietica. Negli ultimi anni ha condotto ricerche presso l’ex Archivio centrale del partito a Mosca, collaborando anche all’edizione di alcuni volumi di documenti in russo.”,”RIRO-160-FL” “CINNELLA Ettore; SANTARELLI Enzo; AGOSTI Aldo”,”Il programma agrario della socialdemocrazia russa alla vigilia della rivoluzione del 1905 (Cinnella); Nenni dal repubblicanesimo al socialismo (1908-1921). Contributo ad una biografia (Santarelli); Rosa Luxemburg e il pensiero marxista (Agosti).”,”Dal 18 al 22 settembre 1973 ha avuto luogo a Reggio Emilia una “”Settimana internazionale di studi marxisti’ sul tema ‘Il contributo di Rosa Luxemburg allo sviluppo del pensiero marxista’, introduzione ai lavori di Lelio Basso (pag 953, Aldo Agosti, Rosa Luxemburg e il pensiero marxista’, ‘Cronache’) Pubblicato in ‘Rosa Luxemburg e lo sviluppo del pensiero marxista. Atti della prima settimana internazionale di studi marxisti promossa dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco e dalle amministrazioni provinciale e comunale. Reggio Emilia, 18-22 set. 1973, in «Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco», Roma, Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco; Milano, G. Mazzotta, 1976. (LUXS-009)”,”SOCx-002-FGB” “CINNELLA Ettore”,”Storia Universale. La Rivoluzione Russa.”,”Ettore Cinnella (Miglionico, 4 maggio 1947) è uno storico italiano. Ha studiato all’Università di Pisa ed è stato allievo della Scuola Normale Superiore. Si è laureato nel 1970 con una tesi su La prima Duma nella rivoluzione russa del 1905 e ha proseguito le ricerche all’estero grazie ad alcune borse di studio. Ha insegnato Storia contemporanea e Storia dell’Europa orientale presso l’Università di Pisa.”,”RIRx-116-FL” “CIOCCA Pierluigi a cura; saggi di Gianni VAGGI Paolo SYLOS LABINI Giorgio LUNGHINI Giorgio GILIBERT Giacomo BECATTINI Piero BINI Nicolò DE VECCHI Marcello DE-CECCO Alessandro RONCAGLIA Milton FRIEDMAN Paul A. SAMUELSON Luigi L. PASINETTI”,”Le vie della storia nell’ economia.”,”CIOCCA Pierluigi è vice direttore generale della Banca d’ Italia e direttore della rivista ‘Rivista di storia economica’. Ha scritto ‘L’ economia mondiale nel Novecento’ (1998) e ‘La nuova finanza in Italia’ (2000). Saggi di Gianni VAGGI Paolo SYLOS LABINI Giorgio LUNGHINI Giorgio GILIBERT Giacomo BECATTINI Piero BINI Nicolò DE VECCHI Marcello DE-CECCO Alessandro RONCAGLIA Milton FRIEDMAN Paul A. SAMUELSON Luigi L. PASINETTI”,”ECOT-072″ “CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni a cura; saggi di Piero BEVILACQUA Luciano CAFAGNA Umberto CERRONI John A. DAVIS Stefano FENOALTEA Giuseppe GALASSO Charles S. MAIER Paolo MALANIMA”,”Storia economica d’ Italia. 1. Interpretazioni.”,”Saggi di Piero BEVILACQUA Luciano CAFAGNA Umberto CERRONI John A. DAVIS Stefano FENOALTEA Giuseppe GALASSO Charles S. MAIER Paolo MALANIMA CIOCCA è vice direttore generale della Banca d’Italia e codirettore della ‘Rivista di Storia economica’. TONIOLO insegna storia economica all’ Università Tor Vergata e codirettore della stessa rivista. “”In Italia, sia pure tardivamente, quest’ ambito fondamentale delle risorse è entrato finalmente nel quadro della ricerca e della riflessione storiografica. Gli studi sull’ industria elettrica, iniziati prevalentemente come storia di impresa, hanno assunto, ad esempio, nella fase della nostra prima industrializzazione. Fra il 1902 e il 1914 l’ energia elettrica permise all’ industria manifatturiera nazionale di raddoppiare il volume di forza motrice disponibile. E anche se il carbone rimase per circa l’ 80-85 per cento la fonte principale di produzione di energia motrice, resta il fatto che alla vigilia della guerra l’ Italia si collocava al quarto posto nel mondo per volume di energia idroelettrica prodotta. Si è trattato di un contributo importante a tutto il processo di sviluppo industriale intanto perché – come è stato osservato – tale nuovo settore agì da elemento moltiplicatore delle attività industriali, mobilitando capitali, nuove figure imprenditoriali, tecnici, favorendo lo sviluppo dei trasporti, coinvolgendo le amministrazioni pubbliche, trascinando e stimolando altri settori economici””. (pag 187)”,”ITAE-129″ “CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni a cura; saggi di R. ARTONI S. BIANCINI G. CARRIERO P. CIOCCA M. DE-CECCO T. DE-MAURO G. FODOR M. MAGNANI M. MARCUCCI L. MUSU G. NARDOZZI M. ONADO M. ROCCAS M. VEDOVELLI”,”Storia economica d’ Italia. 3. Industrie, mercati, istituzioni. 2. I vincoli e le opportunità.”,”Saggi di R. ARTONI S. BIANCINI G. CARRIERO P. CIOCCA M. DE-CECCO T. DE-MAURO G. FODOR M. MAGNANI M. MARCUCCI L. MUSU G. NARDOZZI M. ONADO M. ROCCAS M. VEDOVELLI “”Già nel 1889 un’ inchiesta sulla Banca Romana aveva accertato gravi irregolarità e in particolare un ammanco di cassa di oltre 9 milioni di lire, coperto con emissione abusiva di biglietti. Nonostante la gravità del fatto, in pratica il crimine più grave di cui si possa macchiare un banchiere centrale, l’ inchiesta venne insabbiata e clamorosamente svelata solo nel dicembre 1892 in un appassionato intervento in Parlamento da parte di Napoleone Colajanni, che aveva ricevuto il documento dall’ economista Maffeo Pantaleoni. Lo scandalo fu enorme, non solo per i governi a capo dei quali si erano succeduti Crispi, di Rudinì e Giolitti che avevano coperto i risultati dell’ inchiesta, ma soprattutto perché apparivano sempre più evidenti le connivenze tra il governo e il vertice corrotto della banca. Tanlongo, il governatore, era stato nominato senatore da Giolitti e poco dopo sarebbe stato nominato membro della Commissione di vigilanza del debito pubblico””. (pag 392)”,”ITAE-131″ “CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni a cura, saggi di Paolo MALANIMA Gustavo DE-SANTIS Giovanni VECCHI Giovanni FEDERICO Stefano FENOALTEA Guido PELLEGRINI Luigi CANNARI e Salvatore CHIRI Renato GIANNETTI Piero BOLCHINI Franco AMATORI e Pier Angelo TONINELLI Giuseppe BERTA Lucio VILLARI Domenico DELLI-GATTI Marco GALLEGATI Mauro GALLEGATI”,”Storia economica d’Italia. 3. Industrie, mercati, istituzioni. 1. Le strutture dell’economia.”,”Saggi di Paolo MALANIMA Gustavo DE-SANTIS Giovanni VECCHI Giovanni FEDERICO Stefano FENOALTEA Guido PELLEGRINI Luigi CANNARI e Salvatore CHIRI Renato GIANNETTI Piero BOLCHINI Franco AMATORI e Pier Angelo TONINELLI Giuseppe BERTA Lucio VILLARI Domenico DELLI-GATTI Marco GALLEGATI Mauro GALLEGATI “”Cipolla (92) a proposito della depressione economica e dell’epidemia di tifo esantematico che colpisce Firenze tra il 1616 e il 1622 scrve: “”Qui si vuol insistere nel mettere in guardia il lettore contro la facile ipotesi di una sequenza ineluttabile meccanicamente determinata da una logica puramente interna. La verità è che accanto ad elementi e meccanismi endogeni operarono anche elementi esogeni e accidentali la cui importanza non va sottovalutata. Al solito la storia è più complessa degli schemi che gli uomini vorrebbero immaginare””. Questo vale soprattutto per l’analisi delle fluttuazioni”” (pag 577) (92) C.M. Cipolla, Il Granduca e i pidocchi, 1979 [(in) capitolo di Domenico DELLI-GATTI Marco GALLEGATI Mauro GALLEGATI, Sulla natura e le cause delle fluttuazioni cicliche in Italia (1861-2000)] (pag 535-578) (Storia economica d’Italia, 3,1, 2003 a cura di Pierluigi CIOCCA e Gianni TONIOLO) “”Le crisi finanziarie del 1889 e 1892 costituiscono, secondo Toniolo (73), “”un caso da manuale di sovrainvestimento””. Ciò che guida l’espansione del reddito, ma anche la sua sensibile caduta, sono gli investimenti (+177% dal 1881 al 1887, e -45% in recessione). In termini di tassi di crescita, le due recessioni sono tra le più pesanti dell’intera storia economica d’Italia, con minimi di 4,6 e 3,9 rispettivamente. A nostro avviso la sensibilità della recessione può essere imputata al saldo demografico negativo delle imprese, che eccessivamente indebitate, abbandonano in maniera consistente il mercato. Ma anche le banche falliscono, secondo i canoni della crisi finanziaria ‘a là’ Keynes (74). Secondo Warglien (75), la ‘crisi bancaria’ si sviluppa in tre fasi: nel 1887 sono colpiti direttamente i protagonisti della speculazione, mentre la recessione del 1889 colpisce le “”retrovie bancarie”” e quella seguente gli istituti di emissione e le banche ordinarie (76). La dinamica di questi cicli può essere interpretata secondo la teoria dell’instabilità finanziaria di Minsky (77)”” (pag 569-570) [(73) G. Toniolo, Storia economica dell’Italia liberale, 1850-1918, 1988; (74) J.M. Keynes, Banks and the Collapse of Money Values’, Vanity Fair, 1932, pp. 21-23; (75) M. Warglien, Investimento industriale e instabilità finanziaria in Italia (1878-1913), Rivista di storia economica, III, 1987, pp. 384-439; (76) L’analisi di Warglien evidenzia un fattore di forte continuità nel modo di finanziamento delle imprese. Le aziende medio-piccole dei settori tradizionali si “”autofinanziano”” e ricorrono alle banche solo per il credito commerciale; quelle dei settori moderni finanziano gli investimenti con indebitamento bancario a breve, mentre solo alcune “”grandi”” accedono al mercato di borsa; (77) H.P. Minsky, Can “”It”” Happen Again? Essays on Instability and Finance, M.E. Sharpe, Armonk, NY, 1982]”,”ITAE-320″ “CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni a cura, saggi di Pierluigi CIOCCA, Renato FILOSA Guido M. REY e Bruno SITZIA, Giuseppe TATTARA e Gianni TONIOLO, Renato COVINO Giampaolo GALLO e Enrico MANTOVANI, Mariangela PARADISI, Vera ZAMAGNI, Jon S. COHEN, Maria Teresa PANDOLFI”,”L’economia italiana nel periodo fascista.”,”Saggi di Pierluigi CIOCCA, Renato FILOSA Guido M. REY e Bruno SITZIA, Giuseppe TATTARA e Gianni TONIOLO, Renato COVINO Giampaolo GALLO e Enrico MANTOVANI, Mariangela PARADISI, Vera ZAMAGNI, Jon S. COHEN, Maria Teresa PANDOLFI Nell’indice dei nomi non viene citato Beneduce. “”La discesa dei prezzi che seguì la rivalutazione della lira presentò al regime, ormai consolidato, la necessità di intervenire per una decurtazione dei salari monetari. Il regime non poteva infatti non prestare il suo appoggio alla classe imprenditoriale che doveva fronteggiare i costi della stabilizzazione monetaria. Nessuno poteva inoltre a quel tempo prevedere che tali riduzioni non sarebbero rimaste affatto isolate. Si inaugura così un periodo di sostanziale stagnazione dei salari reali che, sia pur in mezzo ad inevitabili oscillazioni, dura fino al 1938. Tale stagnazione è frutto di una ‘deliberata politica’ di intervento da parte del regime ogni qualvolta i salari reali mostravano la tendenza ad allontanarsi troppo da un certo livello minimo considerato “”acquisito”” – di sussistenza – e che si può indicare intorno alle 15 lire 1938 (16). Il primo taglio avvenne “”spontaneamente”” ad opera delle unioni fasciste che “”accettarono”” (ma in realtà proposero) nel maggio 1927 una decurtazione del 10% circa; non rivelandosi questa sufficiente, nell’ottobre del 1927 il direttorio del partito fascista fissò la riduzione (inclusiva di quella del maggio precedente) nella misura del 20% (17). Gli effetti di tali decisioni non si rivelarono interamente sul saggio salariale medio del 1927 (diminuito di un 7% circa e leggermente aumentato in termini reali) ma su quello del 1928. Va notato che il secondo adeguamento salariale fu una misura “”preventiva”” che si rivelò ‘off target’ (se mai aveva voluto essere ‘on target’) e provocò una dimimuizione dei salari reali (cfr. tab. 3) (18). L’ulteriore decurtazione del novembre 1930 (dell’8% circa) risultò invece tecnicamente quasi perfette e mantenne i salari reali sostanzialmente invariati. Si può dunque concludere con Buozzi – a cui si deve il miglior saggio sulle condizioni di vita degli operai del periodo – il quale scrive che nel 1930 “”la detrazione complessiva di salari [reali], benché diversa da industria a industria, si poteva considerare del 15-40% in tutta la nazione rispetto al 1920-21″” (19)”” (pag 338-339) [Vera Zamagni, La dinamica dei salari nel settore industriale] [(16) La “”facilità”” con cui in Italia i lavoratori accettavano riduzioni salarialii era fonte di meraviglia e talora persino di invidia all’estero, come ben documenta G. Salvemini, op. cit. [‘Under the Axe of Fascism’, ndr], pp. 367-368; (17) Si veda per i particolari di questi e dei successivi interventi del regime il volume di G. Merlin, Com’erano pagati i lavoratori durante il fascismo, Roma, 1970, il quale ha però molte parti interamente derivate dal più volte citato volume di Salvemini; (18) Ingiustificata appare quindi la protesta di Targetti che, in una ‘Nota sul livello dei salari in Italia’, del maggio 1930 (“”Rivista di Politica Economica””) afferma: “”Si può ritenere nella gran media che dal 1926 ad oggi le mercedi si siano ridotte del 15%, mentre la diminuizione del costo della vita già l’anno scorso si avvicinava e oggi sicuramente supera il 20%…”” (p. 441). La si comprende solo in relazione al desiderio della Confindustria di ottenere un ulteriore round di tagli salariali, che venne infatti concesso nel novembre successivo; (19) B. Buozzi, Le condizioni della classe lavoratrice in Italia 1922-1943, inedito composto nel 1942-43 e pubblicato in “”Annali”” di Feltrinelli a cura di A. Andreasi 1972, a. XIV, p. 428 (…)]”,”ITAE-321″ “CIOCCA Pierluigi a cura; saggi di Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO Immanuel WALLERSTEIN Marcello DE-CECCO Alberto CARACCIOLO Eric J. HOBSBAWM Giorgio LUNGHINI Paul BAIROCH Geminello ALVI Charles P. KINDLEBERGER Giangiacomo NARDOZZI Ernst NOLTE Giovanni ARRIGHI”,”L’economia mondiale nel Novecento. Una sintesi, un dibattito.”,”Saggi di Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO Immanuel WALLERSTEIN Marcello DE-CECCO Alberto CARACCIOLO Eric J. HOBSBAWM Giorgio LUNGHINI Paul BAIROCH Geminello ALVI Charles P. KINDLEBERGER Giangiacomo NARDOZZI Ernst NOLTE Giovanni ARRIGHI Pier Luigi Ciocca è vicedirettore generale della Banca d’Italia. Ha pubblicato pure: ‘Disoccupazione di fine secolo’ (Bollati, 1997).”,”ECOI-361″ “CIOCCA Pierluigi NARDOZZI Giangiacomo, con un Saggio di LEVY Aviram e PANETTA Fabio”,”L’alto prezzo del danaro. Un’interpretazione dei tassi d’interesse Internazionali.”,”Pierluigi Ciocca è responsabile della ricerca economica nella Banca d’Italia. É autore fra l’altro, di L’instabilità dell’economia e Banca, Finanza, Mercato. Giangiacomo Nardozzi è ordinario di Istituzioni di economia alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano. É autore, fra l’altro, di I difficili anni Settanta e Tre sistemi creditizi.”,”ECOT-127-FL” “CIOCCA Pierluigi a cura, saggi di Lord COBBOLD Louis RASMINSKY Carlo A. CIAMPI Donato MENICHELLA Luigi EINAUDI Otmar EMMINGER Arthur F. BURNS Jelle ZIJLSTRA Reinhard KAMITZ Lord O’BRIEN of LOTHBURY Guido CARLI Henry C. WALLICH Erik HOFFMEYER Paolo BAFFI G. PATEL David HOROWITZ”,”La moneta e l’economia. Il ruolo delle banche centrali.”,”Pierluigi Ciocca, ha studiato economia a Roma, Torino e Oxford ed è responsabile della ricerca economica nella Banca d’Italia. É autore fra l’altro, di L’instabilità dell’economia e Banca, Finanza, Mercato. Giangiacomo Nardozzi è ordinario di Istituzioni di economia alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano. É autore, fra l’altro, di I difficili anni Settanta e Tre sistemi creditizi. Paolo Baffi, nato a Broni (Pavia) il 5/8/1911, si è laureato in Economia e Commercio all’Università Bocconi di Milano nel 1932. Allievo del professor Mortara sin dal 1928, suo collaboratore dal 1930, è stato assistente effettivo di stastica dal 1933 al 1936, prima presso la Bocconi, con lo stesso professor Mortara, e quindi presso l’Università Statale, sempre di Milano. Ha collaborato alla Bibliografia economica italiana, della quale è stato anche direttore. Assunto dalla Banca d’Italia nel marzo 1936 e assegnato al Servizio Studi, ne è stato direttore dal 1944 al 1956. Nel 1960 viene nominato direttore generale della Banca d’Italia e nel giugno 1975 governatore, ufficio che ha tenuto – con altre cariche, anche sul piano internazionale (Banca Mondiale, Banca Asiatica di Sviluppo, Comitato dei governatori della CEE) – fino all’ottobre 1979. Arthur Burns è nato in Austria, a Stanislau, il 27/4/1904. Si trasferisce ancora molto giovane negli Stati Uniti, ove consegue, nel 1925, il Master of Arts alla Columbia University di New York. Nel 1927 passa, come Instructor di economia, alla Rutgers University di New Brunswick (New Jersey); ivi diventa Assistant Professor nel 1930, Associate Professor nel 1933, Professor nel 1943. Nel 1953 è chiamato da Eisenhower alla carica di presidente del Council of Economic Advisers, che ricopre finmo al 1956. Lasciato il vertice della Riserva Federale, è stato consulente della Banca Lazard Frères. Dal 1981 è ambasciatore degli Stati Uniti nella Repubblica federale tedesca. Guido Carli nato a Brescia il 28/31914, si è laureato in legge presso l’Università di Padova nel 1936. Funzionario dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale nel 1937 e segretario della Commissione per l’unificazione delle contabilità aziendali, istituita presso la Confindustria nel 1939, diviene, nel 1945, membro della Consulta Nazionale e consigliere di amministrazione dell’Ufficio Italiano dei Cambi. Entra nella Banca d’Italia nel 1959 come direttore generale e assume anche le cariche di amministratore nella Banca dei regolamenti Internazionali di Basilea e di membro del Comitato Monetario della Comunità Europea. Un anno dopo è nominato governatore della Banca d’Italia. Lasc ia la carica nel 1975. Nello stesso anno è membro del Gruppo di esperti costituito in seno all’OCSE sui problemi dello sviluppo non inflazionistico. Dal 1976 al 1980 è stato presidente della Confindustria. Carlo A. Ciampi nato a Livorno il 9/12/1920, ha compiuto gli studi universitari a Pisa conseguendo nel 1941 la laurea in lettere e il diploma della Scuola Normale Superiore e nel 1946 la laurea in giuristrudenza. Assunto dalla Banca d’Italia nel 1946.e dall’ottobre 1979 è governatore. dello stesso Istituto. Lord Cobbold, Cameron Fromanteel Cobbolld è nato il 14/9/1904 a Londra. É stato educato a Eton e al King’s College di Cambridge. Ha conseguito il dottorato onorario in legge alla McGill University e in scienze economiche all’Un iversità di Londra. Egli ha percorso buona parte della sua carriera alla Banca d’Inghilterra, nella quale è stato Adviser dal 1933 al 1938, Executive Director dal 1938 al 1945, vicegovernatore dal 1945 al 1949. Ha assunto la carica di governatore nel 1949 e tale carica egli ha mantenuto fino al 1961. Luigi Einaudi nasce a Carrù (Cuneo) il 24/3/1874. Mentre frequenta la facoltà di legge all’Università di Torino, inizia la sua collaborazione alla Critica sociale. Si laurea nel 1895. Si dedica quindi con fervore al giornalismo, entrando come redattore alla Stampa di Torino. A 24 anni consegue la libera docenza in economia politica all’Università di Torino. Alla libera docenza fa seguito, nel 1902, la nomina a professore straordinario in scienza delle finanze all’Università di Pisa. Dal 1915 inizia la sua collaborazione con The Economist, che si intensificherà dopo gli anni venti. L’inizio della sua attività più propriamente pubblica può dadatarsi al 1919, quando venne nominato senatore del Regno. Caduto il fascismo, nel 1943 è nominato rettore dell’Università di Torino, ma – costituitasi la Repubblica Sociale – deve riparare in Svizzera, dedicandosi al giornalismo e all’insegnamento presso l’Università di Ginevra e la Scuola di Ingegneria di Losanna agli studenti italiani. Il governo italiano lo richiama in patria alla fine del 1944, e nel gennaio 1945 lo nomina governatore della Banca d’Italia. Il 2 giugno 1946 entra a far parte dell’Assemblea Costituente. Nel maggio 1947 è nominato ministro nel Gabinetto De Gasperi, con funzioni di vicepresidente del consiglio. Senatore nell’aprile 1948, nel maggio dello stesso anno è eletto presidente della Repubblica. Muore il 30/10/1961 a Roma., Otmar Emminger è nato ad Augsburg, in Baviera, il 2/3/1911. Ha studiato legge ed economia alle Università di Berlino, Monaco ed Edimburgo e alla London School of Economics.L’intera sua carriera e stata caratterizzata da una marcata proiezione nel settore internazionale della politica monetaria. Erik Hoffmeyer nato il 25/12/1924 a Rarup, in Danimarca, è entrato nel 1951 nella Banca Nazionale Danese. Ha studiato negli Stati Uniti, con una Rockefeller fellowship nel 1954-55.Rientrato in patria, è stato lettore di economia all’Università di Copenhagen e ha poi ricevuto, nel 1958, il dottorato in scienze economiche con una tesi sul dollar shortage. Presso la stessa Universitè è professore dal 1959 al 1964. É governatore e presidente della Banca Nazionale Danese 1965. Ha ricoperto, dal 1973 al 1977, la carica di consigliere d’aministrazione della Banca Europea degli Investimenti. David Horowitz nacque a Drohobicz, in Polonia, il 15/2/1899. Si trasferì in Palestina nel 1920 dopo aver compiuto i suoi studi a Vienna e a Lwow. In Palestina fu dapprima, dal 1927 al 1932, giornalista; poi, fino al 1935, consigliere economico della American Economic Commission per la Palestina; quindi fino al 1938, direttore del servizio economico della Jewish Agency. Come governatore della banca centrale del suo paese, egli è ricordato per una politica monetaria incentrata sulla lotta all’inflazione. É deceduto il 10/8/1979. Reinhard Kamitz è nato a Halbstadt, in Austria il 18/6/1907. Ha studiato alla Hochschule für Welthandel (Scuola superiore di economia) di Vienna, ove si è diplomato nel 1929 e ha conseguito il dottorato in economia nel 1934. Lasciato il ministero delle Finanze nel 1960, assunse la carica di presidente della Banca Nazionale, da lui tenuta fino al 1968. Donato Menichella nato a Biccari (Foggia) il 23/1/1896, si è laureato in scienze politiche e sociali presso l’Istituto Cesare Alfieri di Firenze. Funzionario della Banca d’Italia e dell’Istituto Nazionale dei Cambi con l’Estero all’inizio degli anni Venti, passa poi alla Banca Italiana di Sconto in liquidazione, e inizia così la sua lunga esperienza. Direttore generale della Società Finanziaria Italiana. Subentra a Einaudi nel 1948 e mantiene la carica di governatore fino al 1960. Lord O’Brien of Lothbury è nato l’8/2/1908 a Londra. Ha percorso l’intera sua carriera alla Bank of England, nella quale è entrato giovanissimo, nel 1927, dopo aver compiuto i suoi studi alla Wanddsworth School. La sua attività di governatore può essere sinteticamente considerata sotto tre angolazioni: quella internazionale, quella interna e quella istituzionale e organizzativa. Lord O’Brien lasciò la carica nel 1973. Indraprasad G. Patel nato a Baroda, in India, l’11/11/1924, ha compiuto i suoi studi all’Università di Bombay, al King’s College di Cambridge e all’Università di Harvard. Professore di economia all’Università di Baroda nel 1949-50, ha successivamente fatto parte dello staff del Fondo Monetario Internazionale a Washington per quattro anni. Rientrato in India, è stato viceconsigliere economico presso il ministero delle Finanze dal 1954 al 1958. Louis Rasminsky nato a Montreal, il 1/2/1908, ha studiato all’Università di Toronto e alla London School of Economics. Ha dedicato la sua carriera allo sviluppo della cooperazione finanziaria internazionale e all’attività di banchiere centrale. Nel 1940 entra nello staff della Bank of Canada, che era stata costituita come istituto d’emissione del paese appena sei anni prima. Henry C. Wallich nato a Berlino il 10/6/1914, compie i suoi studi universitari in Inghilterra (Oxford, 1932-33) e negli Stati Uniti (Harvard). Acquisisce la cittadinanza americana nel 1944, dopo aver lasciato la Germania dieci anni prima. Entra nel mondo della banca centrale nel 1941, attraverso il Servizio Studi della Federal Reserve Bank di New York. Jelle Zijlstra nato il 27/8/1918 a Barradeel, Olanda, ha studiato alla scuola di economia Rotterdam. Negli anni Cinquanta inizia la sua carriera politica come membro del partito calvinista ed entra, nel 1952, nel governo come ministro degli Affari Economici, carica che terrà fino al 1958. Nel maggio del 1967 succede a Holtrop come presidente della banca centrale, la Nederlandsche Bank.”,”ECOT-145-FL” “CIOCCA Pierluigi”,”La nuova finanza in Italia. Una difficile metamorfosi (1980-2000).”,”Pierluigi Ciocca è responsabile della ricerca economica e vicedirettore della Banca d’Italia. É autore fra l’altro, di L’instabilità dell’economia e Banca, Finanza, Mercato.”,”ITAE-130-FL” “CIOCIA CASTELLANI Enrica”,”L’uomo che conquistò l’Asia. (Alessandro Magno)”,”Presunto complotto nell’esercito uccisione di Filota e Parmenione (pag 142-148)”,”STAx-307″ “CIOFFI Giacomo”,”Che cos’è il calcolatore.”,”Giacomo Cioffi (Napoli, 1937) è professore ordinario di informatica nell’Università La Sapienza di Roma. La sua principale attività di ricerca riguarda l’architettura dei calcolatori.”,”SCIx-110-FL” “CIOFI Paolo”,”Il lavoro senza rappresentanza. La privatizzazione della politica.”,”Paolo Ciofi, economista, è stato segretario della Federazione romana del Pci, parlamentare e vicepresidente della regione Lazio. Ha pubblicato: ‘I monopoli italiani negli anni Cinquanta’ (Roma, 1962), ‘Il Psi di Craxi’ (Roma, 1988), ‘Passaggio a sinistra. Il Pds tra Occhetto e D’Alema’ (Catanzaro, 1995). Collabora con giornali e riviste tra cui ‘Quale Stato’.”,”PCIx-439″ “CIONE Edmondo”,”Benedetto Croce.”,”””La terza tesi sviluppata dal Croce nelle proprie indagini intorno al Marx ha carattere rigorosamente scientifico: riguarda la legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto esposta nella terza sezione del terzo libro del ‘Capitale’. In essa, l’autore asseriva che il progresso tecnico, determinando una crescente diminuzione della quantità di lavoro rispetto all’impiego delle macchine (cioè del rapporto fra capitale variabile e costante) avrebbe logicamente portato ad una continua diminuzione relativa del sopralavoro ed in conseguenza anche a quella assoluta del saggio di profitto, giacchè, com’è noto per il Marx il profitto nasce dal sopravalore, cioè dalla differenza tra il valore della quota di prodotto riferibile al lavoro e il costo effettivo della merce-lavoro, ossia fra il valore del prodotto al netto dell’ammortamento del capitale costante e il prezzo effettivo del salario. E’ logico che chi ammetteva che il profitto nascesse dallo sfruttamento del lavoro, dovesse dedurre che la diminuzione relativa di quest’ultimo rispetto alla massa del capitale costante, avrebbe avuto come effetto la caduta del saggio di profitto. Il Croce pretende di dimostrare l’erroneità della legge accettando, per ipotesi polemica, le premesse ora ricordate del Marx. Secondo il suo parere il progresso tecnico, rendendo possibile che, con l’anticipo di beni che valgono sempre meno, i capitalisti ottengano dagli operai gli stessi prodotti (1) di prima, si abbia non una diminuzione, bensì un aumento del saggio di profitto. Qui non interessa discutere se, in realtà, nella società capitalistica si verifichi un aumento o una caduta del saggio di profitto, bensì porre al vaglio la rigorosità logica della dimostrazione crociana. In realtà essa si fonda su un equivoco concetto del progresso tecnico e perciò, a prima vista, sembra persuasiva. Ma, ove si guardi a fondo, ne apparirà evidente la fallacia. Una massa di prodotti che prima costava, per esempio, 2500, costa ora 1500: si realizza un risparmio di 1000 sul costo. Ma mentre nel 2500 il capitale fisso era d’appena 500 e quello variabile di 2000, ora il primo è salito a 1000 e il secondo è disceso a 500. Se ammettiamo che il profitto nasca esclusivamente dallo sfruttamento del lavoro, non si potrà non dar ragione al Marx”” (pag 187-188) [Edmondo Cione, ‘Croce’, Milano, 1944] [(1) Non bisogna dimenticare, perchè questo è forse il punto di malinteso, che, per i principi di Marx, la stessa quantità di prodotti, avendo conglutinato minor lavoro, vale meno e perciò viene pagata di meno sul mercato]”,”CROx-052″ “CIONI Paola”,”Un ateismo religioso. Il bolscevismo dalla Scuola di Capri allo stalinismo.”,”Particolarmente incentrato su Lenin, Bogdanov, Gorkij, Lunacharskij Paola Cioni, dottore di ricerca, collabora con l’Istituto di Storia mondiale dell’Accademia delle scienze di Mosca. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni dedicate alla biografia politica di Gorkij. Attualmente dirige l’Istituto italiano di cultura di Francoforte sul Meno. Tesi autrice: “”Malgrado la sincera ammirazione per Lenin, Lunacharskij non condivise mai il suo modo di concepire il bolscevismo e per tutta la vita restò convinto che Bogdanov fosse il vero erede di Marx”” (pag 60) Le idee di Lunacharskij [Lunacarskij] su bolscevismo, marxismo e religione. “”[Lunacharskij ] Come Bogdanov , l’attivista bolscevico condivideva con gli empiriocriticisti la radicale critica del materialismo metafisico e affermava il carattere provvisorio della conoscenza umana, ma riteneva necessario diffondere il socialismo come una vera e propria religione antropologica. Nei due volumi ‘Religija i socializm’ [Religione e socialismo], pubblicati tra il 1908 e il 1911, Lunacharskij introduceva l’esposizione delle sue teorie (…). Dichiarava inoltre esplicitamente di voler approfondire le “”reciproche relazioni tra religione e socialismo”” e definire “”il posto del socialismo fra gli altri sistemi religiosi””. Secondo Lunacharskij, “”Marx, non era soltanto uno scienziato della società, ma anche un filosofo morale, addirittura un profeta, nella grande tradizione ebrea di Cristo e Spinoza, e il marxismo, se correttamente inteso, era una sintesi di scienza ed entusiasmo morale”” (77). Secondo questa interpretazione, i bolscevichi, “”marxisti volontaristi””, erano i veri seguaci di Marx; volontaristi, ma non del tutto consapevoli delle implicazioni filosofiche della propria posizione. La loro propaganda, essenzialmente scientifica, difficilmente poteva avere presa emotiva sia sull”intelligencija’ sia sui contadini. Essi invece avrebbero dovuto diffondere il marxismo come una vera e propria rivoluzione antropocentrica: una religione in cui Dio sarebbe stato costituito da un soggetto collettivo e la rivoluzione avrebbe rappresentato “”il più grande e il più deciso atto nel processo di costruzione di Dio”” (78). Qualche anno più tardi, ricordando il periodo prerivoluzionario, avrebbe affermato: “”l’arte e la religione occupavano il centro della mia attenzione, ma non come esteta, bensì come marxista”” (79). La “”conversione al marxismo”” (80), secondo quanto da lui stesso confessato, avrebbe avuto l’effetto di aumentare il suo interesse per la religione inducendolo a occuparsi “”dell’ampiezza e del significato del vero problema della vita”” (81). Tra i filosofi che ebbero maggiore influenza sul giovane Lunacharskij ci fu senza dubbio Joseph Dietzgen (1828-1888), definito da Marx “”un filosofo proletario”” e considerato un esempio di uomo comune che, attraverso la riflessione sulla propria esperienza, sul lavoro e sulla società, era giunto a sviluppare una concezione dialettico-materialistica del mondo di tipo marxista”” (82). Anche Dietzgen naturalmente concepiva il socialismo in termini religiosi (…) (83)”” [Paola Cioni, Un ateismo religioso. Il bolscevismo dalla Scuola di Capri allo stalinismo, Roma, 2012] [(77) S. Fitzpatrick, ‘Rivoluzione e cultura in Russia’, Roma, 1976, p. 23; (78) Ibid.; (79) A. Lunacharskij, ‘Vospominanija i vpecatlenia’ [Ricordi e impressioni], Moskva, 1968, p. 18; (80) Id., ‘Religija i socializm’, cit. p. 4; (81) Ivi, pp. 19-20; (82) Cfr. C. Read, Religion, Revolution and Russian Intelligentsia’, 1900-1912′, London, 1979, p. 78; (83) J. Dietzten, ‘Die Religion der Sozialdemokratie’, Berlin, 1981, p. 1] (pag 60-61-62)”,”RIRB-141″ “CIOTTA Mariuccia, contributi di John LANDIS e J.B. KAUFMAN”,”Walt Disney. Prima stella a sinistra.”,”M. Ciotta è giornalista e critica cinematografica. Codirettore del quotidiano ‘Il Manifesto’ ha sritto sul cinema di animazione e saggi su Clint Eastwood, J. Milios, G.A. Romero, J. Cameron.”,”BIOx-332″ “CIPOLLA LOPEZ FIUMI VERLINDER MAZZONE KEDAR MIRA PONI CASINI ASHTOR GROHMAN TUCCI BERGIER RAU TAGLIAFERRI RUTENBURG TRASSELLI ZANETTI DE MADDALENA TENENTI DORIA CARMAGNANI CIANO IMBERCIADORI KELLENBENZ BRAUDEL SELLA WILSON FELLONI ABRATE BABUDIERI PETINO GIUFFRIDA RAINONE MOLESTI MORI COSTANZA FOHLEN BARUCCI GIURA MATHIAS ASSANTE NUCCIO DELL’OREFICE DEROSA SPAGGIARI DEMARCO IZZO ZANINELLI”,”Fatti e idee della storia economica secoli XII-XX.”,”Altri autori: KEDAR MIRA PONI CASINI ASHTOR GROHMAN TUCCI BERGIER RAU TAGLIAFERRI RUTENBURG TRASSELLI ZANETTI DE MADDALENA TENENTI DORIA CARMAGNANI CIANO IMBERCIADORI KELLENBENZ BRAUDEL SELLA WILSON FELLONI ABRATE BABUDIERI PETINO GIUFFRIDA RAINONE MOLESTI MORI COSTANZA FOHLEN BARUCCI GIURA MATHIAS ASSANTE NUCCIO DELL’OREFICE DEROSA SPAGGIARI DEMARCO IZZO ZANINELLI”,”ECOI-027″ “CIPOLLA Carlo a cura; contributi di Franco BONELLI Alberto CARACCIOLO Giorgio CHITTOLINI C.M CIPOLLA Marcello DE-CECCO Lorenzo DEL-PANTA Luigi DE-ROSA Furio DIAZ Giuseppe FELLONI Stefano FENOALTEA Giulio GUDERZO Michele LUZZATI Giuseppe PETRALIA Marzio A. ROMANI Gianni TONIOLO Giovanni VIGO Pasquale VILLANI Vera ZAMAGNI Sergio ZANINELLI”,”Storia facile dell’ economia italiana dal Medioevo ad oggi. Raccontata a grandi linee.”,”Contributi di Franco BONELLI, Alberto CARACCIOLO, Giorgio CHITTOLINI, C.M CIPOLLA, Marcello DE-CECCO, Lorenzo DEL-PANTA, Luigi DE-ROSA, Furio DIAZ, Giuseppe FELLONI, Stefano FENOALTEA, Giulio GUDERZO, Michele LUZZATI, Giuseppe PETRALIA, Marzio A. ROMANI, Gianni TONIOLO, Giovanni VIGO, Pasquale VILLANI, Vera ZAMAGNI, Sergio ZANINELLI. C.M. CIPOLLA (Pavia, 1922) ha insegnato alla Scuola Normale di Pisa, alle Università di Pavia e Venezia, all’ Istituto universitario europeo di Firenze, alla Univ of Berkeley.”,”ITAE-032″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Uomini, tecniche, economie. (Tit. orig.: The economic history of world population).”,”Carlo Maria CIPOLLA nato a Pavia nel 1922 e morto nel 2000, cultura di storia economica e sociale, ha insegnato in diverse università europee (v. 4° copertina). “”Inoltre, e con particolare riferimento alle società di tipo agricolo, i periodi di pace e di prosperità tendono a ridurre la frequenza delle punte eccezionali di mortalità, mentre i periodi di guerra e di disordine tendono ad aumentarla. Queste circostanze permettono massicce variazioni di popolazione in entrambi i sensi. I “”cicli”” demografici secolari della Cina prima del secolo diciannovesimo e le “”grosse Wellen”” della popolazione tedesca sono esempi tipici di queste variazioni””. (pag 103-104)”,”ECOI-161″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Le avventure della lira.”,”CIPOLLA Carlo M. (1922-2000) è stato uno dei maggiori esperti di storia monetaria cui ha dedicato numerosi lavori dai primi ‘Studi di storia della moneta’ (1948) all’ ultimo libro ‘Conquistadores, pirati, mercanti’ (Mulino; 1996) centrato sul “”real de a ocho”” spagnolo, passando per i saggi su “”Il governo della moneta a Firenze e a Milano nei secoli XIV-XVI”” (Mulino, 1990). “”Nella sua Relazione a termine dell’ anno 1971 il Governatore della Banca d’ Italia parlava apertamente di “”disordine del sistema produttivo e di quello monetario””, avvertiva che “”né l’ impulso della spesa pubblica né l’ espansione creditizia avrebbero restitutito vigore all’ economia se non si fossero raggiunti incrementi nella produttività”” e concludeva citando parole pronunciate nel 1762 dal Cesare Beccaria a proposito di “”disordine del sistema monetario””: ‘nella maggior parte degli uomini manca il vigore per rimontare ai principi grandi e universali e di scomporre con analisi le mal combinate idee; altri si fanno gioco dell’ umana debolezza e colla facile superiorità di alcuni termini non volgari costituiscono un commercio di errori fondato sulla docilità di molti e sull’ impostura di alcuni””. (pag 103)”,”ITAE-128″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Le macchine del tempo. L’ orologio e la società, 1300-1700.”,”CIPOLLA Carlo M. (1922-2000) ha scritto la grande sintesi “”Storia economica dell’ Europa pre-industriale””. E vari libri di saggistica. Il porto di Nagasaki. “”Attraverso questo cordone ombelicale le influenze europee continuarono a insinuarsi in Giappone proprio come si insinuavano in Cina attraverso Canton. In Cina, tuttavia, c’ erano circa 150 milioni di abitanti e le comunicazioni interne con Canton erano generalmente povere. In Giappone c’ erano meno di 25 milioni di abitanti e la rete stradale e delle comunicazioni interne era relativamente buona. Nonostante la politica più intransigente ed ostile del governo giapponese, idee e tecniche europee poterono penetrare e diffondersi in Giappone da Nagasaki ben più facilmente che in Cina via Canton. Su un piano più generale si può anche ricordare che il Giappone dei Tokugawa aveva fiorenti centri urbani quali Edo, Osaka e Nagasaki dove si affermò una vigorosa classe di mercanti che si espresse in una cultura cittadina in fermento e che raggiunse il suo apogeo nel periodo Genroku (1688-1704). Nulla di simile accadde in Cina, dove nelle città il tono della cultura fu sempre di tipo agricolo e burocratico””. (pag 80)”,”STOS-119″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Conquistadores, pirati, mercatanti. La saga dell’ argento spagnuolo.”,”Nella preparazione del lavoro CIPOLLA è stato aiutata da K.N. CHAUDHURI, Giuseppe FELLONI, Giorgio GIACOSA, M. JIANO, Martin PETRI e dal Prof. Giulio GIANNELLI di Genova. “”A Genova nel 1589 si proibì “”qualsivoglia quantità di moneta straniera”” dalla circolazione ma si fece eccezione per “”li reali buoni et di giusto peso””. Per esportare argento dalla Spagna occorreva ottenere una speciale licenza dalla Corona. Particolarmente privilegiati erano i genovesi, che ottenevano licenze d’ esportazione più facilmente e più frequentemente di qualsiasi altro operatore. La loro posizione di privilegio non derivava da particolare benevolenza dei sovrani spagnuoli; ché anzi costoro, a cominciare da Filippo II, odiavano i genovesi a morte perché si sentivano strozzinati da loro. Ma la potenza finanziaria dei genovesi obbligava i re spagnuoli a fare quello che i genovesi richiedevano.”” (pag 59)”,”SPAx-065″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Storia economica dell’ Europa pre-industriale.”,”CIPOLLA mostra che il predominio mondiale acquisito dall’ Europa nei secoli XVIII e XIX non sia stato un fenomeno casuale e improvviso ma l’ inevitabile conseguenza degli sviluppi culturali tecnologici ed economici che si verificarono nel corso del Medioevo e del Rinascimento. “”Nell’ Europa occidentale già in epoca molto remota non mancarono episodi e movimenti di natura vagamente antimonopolistica: se ammettiamo che dal punto di vista economico il signore feudale altri non era che un grosso monopolista (con il monopolio, all’ interno della curtis, del mulino, del forno, della vendita del pane, del vino, del sale, ecc.) dobbiamo concluderne che la lotta contro il feudalesimo; tra il XI e il XIII secolo, fu in parte anche una lotta contro i monopoli. Tuttavia, per trovare i primi veri casi di consapevole lotta ai monopoli dobbiamo spingerci più avanti nel tempo e prendere in esame una realtà specifica, quella dell’ Italia centro-settentrionale in età comunale: è in quel contesto, infatti, che nei secoli XIII, XIV e XV si sviluppò su larga scala una diffusa coscienza antimonopolistica, accompagnata da una politica organica al riguardo. Non v’è dubbio che si sia sviluppata in quei secoli nell’ opinione pubblica una generale e radicata ostilità verso ogni sorta di monopolia, raxe, e conspiraciones.”” (pag 284) ‘Scriveva nel 1675 Alfonso Núñez De Castro: «Lasciamo Londra produrre quei panni così cari al suo cuore; lasciamo l’Olanda produrre le sue stoffe, Firenze i suoi drappi, le Indie le sue pellicce, Milano i suoi broccati, l’Italia e le Fiandre le loro tele di lino… noi siamo in grado di comperare questi prodotti il che prova che tutte le nazioni lavorano per Madrid e che Madrid è la grande regina perché tutto il mondo serve Madrid mentre Madrid non serve nessuno». Con simili idee circolanti nel Paese non stupisce se nel 1659 alla Pace dei Pirenei la Francia ottenne di poter introdurre liberamente in Catalogna ogni sorta di prodotti e se pochi anni dopo nel 1667 l’Inghilterra ottenne l’apertura delle frontiere spagnole ai propri prodotti. Da allora non ci fu nemmeno più bisogno del contrabbando. Già nel 1595 quando ancora l’afflusso di metallo prezioso dava alla Spagna un’euforia di benessere e potenza, l’ambasciatore veneziano Vendramin scriveva: «Pare che non senza ragione gli spagnoli dicano in proposito di quest’oro che dalle Indie se ne viene in Spagna che faccia su di loro quell’effetto appunto che fa la pioggia sopra i tetti delle case, la quale se ben vi cade sopra, discende poi tutta in basso senza che quelli che primi la ricevono ne abbiano beneficio alcuno». Tramite le importazioni, sia legali che di contrabbando, la domanda effettiva spagnola alimentata dal metallo americano finì col sollecitare lo sviluppo economico dell’Olanda, dell’Inghilterra e di altri Paesi europei. (…). Per di più, impantanatasi in guerre senza fine, l’amministrazione spagnola spendeva malamente (cioè improduttivisticamente) i proventi dell’imposizione fiscale e i tesori delle Indie prima ancora di percepirli. Di conseguenza l’amministrazione fu sempre in balia dei banchieri che le anticipavano le somme richieste e gliele trasferivano nelle zone geografiche dove ce n’era il bisogno. Sino al 1555 circa prevalsero i banchieri tedeschi tra cui soprattutto i Fugger che già a suo tempo avevano anticipato a Carlo V le somme necessarie per accaparrarsi il voto degli elettori tedeschi per la nomina a imperatore. Dopo la bancarotta del 1557 i tedeschi si ritirarono in buon ordine e il loro posto fu preso dai Genovesi che dimostrarono un’abilità straordinaria tanto nel maneggiare anticipi (guadagnandoci il tasso di interesse) e trasferimenti (guadagnandoci il tasso di cambio) quanto nel massimizzare i profitti derivabili da queste operazioni. Filippo II li odiava a morte ma non poteva farne a meno e a sua scusante nel febbraio del 1580 scriveva a un suo Consigliere che «esto de cambios y intereses nunca me ha podido entrar en la cabeza». Il predominio dei Genovesi durò sino a circa il 1630, quando dopo l’ennesima bancarotta spagnola i Genovesi cedettero il posto ai banchieri ebrei portoghesi. Nel corso del Seicento l’afflusso di metallo prezioso dalle Americhe diminuì drasticamente (…)’ (pag 361-362)”,”EURE-040″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Between Two Cultures. An Introduction to Economic History.”,”CIPOLLA Carlo M., professore di economia e storia all’ Università di California, Berkeley. Le due classiche vie per gli Stati per rastrellare moneta erano mettere imposte e svalutare il denaro. Nel XII secolo nelle città – Stato italiane inventarono un terzo metodo: il debito pubblico. Il più antico prestito pubblico di cui si ha evidenza fu emesso dalla Repubblica Veneta nel 1167. A Genova nel 1407, al tempo in cui il debito pubblico aveva raggiunto approssimativamente 3 milioni di lire, i creditori dello stato si unirono insieme per formare un’ organizzazione chiamata la Casa di San Giorgio. Questa prese l’ amministrazione delle entrate pubbliche a nome dello stato, con lo scopo di proteggere gli interessi dei suoi creditori privati. Il debito pubblico dello stato di Firenze crebbe da circa 50 mila fiorini d’oro nel 1303 a circa 600 mila fiorini nel 1343, poi intorno a 1.5 milioni di fiorini nel 1364, raggiungendo circa i 3 milioni di fiorini nel 1400. Nel 1345 tutto il debito pubblico statale fu consolidato in un cosiddetto ‘monte comune’ (common heap).”” (pag 115)”,”STOx-110″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Introduzione alla storia economica.”,”Carlo M. CIPOLLA (1922-2000) è autore di moltissime opere. Tasse e moneta. (pag 155) Questione di metodo. Nel 1970 Kenneth E. Boulding scriveva: “”La descrizione di un sistema in un dato punto nel tempo ha da essere astratta, nel senso che è assolutamente impossibile produrre in qual che si voglia linguaggio una descrizione completa dello stato anche di semplici sistemi. Un grande scrittore come James Joyce poté dedicare un intero romanzo a descrivere i processi mentali di una sola persona durante una singola notte: per fare una cosa del genere uno scrittore deve sfruttare le risorse della lingua al limite della rottura e purtuttavia non può coprire che una frazione della realtà. La descrizione della enorme complessità della sociosfera, pur in un solo dato istante nel tempo, implica astrazioni di grado estremo””. Nel capitolo primo (par 1.7) si è detto che una delle differenze tra la metodologia dello storico e quella dell’ economista è che mentre il secondo, per le ragioni che si sono descritte in detto capitolo, limita la sua attenzione ad un numero ridotto di variabili, lo storico economico deve (o dovrebbe) prendere in considerazione un numero molto più elevato di variabili; al limite, tutte le variabili possibili. Se ciò avviene, ne consegue che la descrizione dello storico risulta più completa e realistica della descrizione normalmente paradigmatica dell’ economista. Ciò non toglie purtuttavia che la descrizione più dettagliata della realtà storica fatta dallo storico più pedante e minuzioso risulti pur sempre una estrema semplificazione della realtà””. (pag 88) “”In essenza, il senso storico è il senso della tremenda complessità della vicenda umana”” (pag 89)”,”STOx-111″ “CIPOLLA Carlo Maria”,”Allegro ma non troppo. Con Le leggi fondamentali della stupidità umana.”,”CIPOLLA Carlo Maria (1922-2000) ha scritto una grande sintesi sulla Storia economica dell’ Europa reindustriale””. Ed una arguta saggistica breve, e in particolare “”Miasmi e umori””, “”Il burocrate e il marinaio””, “”Tre storie extra vaganti””, “”Conquistadores, pirati, mercatanti””, “”Le macchine del tempo”” e “”Vele e cannoni””. “”Chiaramente l’umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’ aspetto comico della realtà. Ma è anche molto di più””. (pag 6) “”L’ umorismo va distinto dall’ ironia. Quando si fa dell’ ironia si ride degli altri. Quando si fa dell’ umorismo si ride con gli altri. L’ ironia ingenera tensioni e conflitti. L’ umorismo quando usato nella misura giusta e nel momento giusto (…) è il solvente per eccellenza per sgonfiare tensioni, risolvere situaizoni altrimenti penose, facilitare rapporti e relazioni umane””. (pag 7) “”E’ incredibile come un’ idea possa trasformare un uomo”” (pag 19) “”Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide.”” (pag 72)”,”STOS-131″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Tecnica, società e cultura. Alle origini della supremazia tecnologica dell’ Europa (XIV-XVII secolo).”,”CIPOLLA Carlo M. ha insegnato storia economica a Berkeley nella University of California. “”Quando nel 1543 divenne prossima la guerra con la Francia e si dovette provvedere a un aumento degli armamenti, Enrico era praticamente in situazione fallimentare e l’esigenza di far ricorso all’industria e alle materie prime locali divenne drammaticamente evidente. Per buona ventura di Enrico, nella foresta di Ashdown la fusione del ferro, benché da lui trascurata, non era cessata del tutto. Solo due anni prima, nel 1541, Enrico avevano nominato William Levett sovraintentente delle officine metallurgiche reali di Newbridge. William Levett era rettore della parrocchia di Buxted e sebbene si fosse distinto come delegato dell’esattore delle imposte reali del Sussex, la scelta del re può sembrare piuttosto strana. Sul piano pratico comunque si dimostrò una scelta eccellente. Nel 1543, quando il re ebbe bisogno di cannoni, l’intraprendente parroco si assicurò i servizi di fonditori francesi che lavoravano nelle vicinanze, fece venire da Londra Peter Baude, il migliore fonditore di cannoni in bronzo al servizio del re, e completò il gruppo con Ralph Hogge, un abile artigiano esperto di metallurgia che sapeva come far funzionare una fornace e come provvedere ferro fuso per le colate. Riuniti in tal modo i migliori tecnici disponibili, l’energico parroco li mise al lavoro e in un punto imprecisato della sua parrocchia produsse un successo un certo numero di cannoni. L’avvenimento segnò l’inizio di un periodo di prosperità per l’industria metallurgica del Sussex e inaugurò un nuovo capitolo della storia dell’artiglieria.”” (pag 132-133) Secondo gli storici Jenkins e Schubert i cannoni di ferro del Sussex erano i migliori del periodo (pag 133) “”Come è stato giustamente osservato, “”la fabbricazione dei cannoni fu l’affare più vantaggioso nel commercio del ferro del sedicesimo secolo””. La produzione di cannoni di ferro colato aumentò rapidamente mentre la fama dell’abilità e dei prodotti inglesi si sparse in tutta l’Europa. Da quel momento, i tecnici e i cannoni inglesi furono largamente ricercati in tutto il continente. I cannoni in ferro erano comunque inferiori a quelli di bronzo, erano più facili ad incidenti, ma costavano meno.”,”STOS-139″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Uomini, tecniche, economie. (Tit. orig.: The Economic History of World Population).”,”Carlo Maria CIPOLLA nato a Pavia nel 1922 e morto nel 2000, cultura di storia economica e sociale, ha insegnato in diverse università europee (v. 4° copertina).”,”DEMx-053″ “CIPOLLA Costantino, collaborazione di Stefano MARTELLI”,”Marxismo e religione nella cultura operaia.”,”CIPOLLA Costantino (Univ. di Bologna) è autore di ricerche su temi di sociologia generale, politica e della religione. Stefano MARTELLI (Univ. di Napoli) ha condotto gli studi universitari a Roma e Bologna. Ha curato gli Atti del ‘Convegno ecclesiale (1979) ‘Evangelizzazione e culture oggi in Italia’ (1980). “”Le simpatie del primo Marx, in verità, vanno a Lutero. Questi, infatti, “”vinse la servitù per ‘devozione’ mettendo al suo posto la servitù per ‘convinzione’. Egli ha spezzato la fede nell’autorità, restaurando l’autorità della fede. Egli ha liberato l’uomo dalla religiosità esteriore, facendo della religiosità l’interiorità dell’uomo. Egli ha emancipato il corpo dalle catene, ponendo in catene il cuore. Ma se il protestantesimo non fu la vera soluzione, fu tuttavia la vera impostazione del problema. Adesso bisognava non più che il laico lottasse contro ‘il prete al di fuori di lui’, ma contro il ‘suo proprio prete interiore’, contro la sua ‘natura pretesca’. E se la trasformazione protestante dei laici tedeschi in preti emancipò i papi laici, cioè i principi insieme con il loro clero, i privilegiati e i filistei, la trasformazione filosofica dei preteschi tedeschi in uomini emanciperà ‘il popolo'”” [in Marx K., La questione ebraica ed altri scritti giovanili, 1974]”” [in Costantino Cipolla, collaborazione di Stefano Martelli, Marxismo e religione nella cultura operaia, 1983] (pag 156)”,”RELC-278″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Le tre rivoluzioni, e altri saggi di storia economica e sociale.”,”””Marc Bloch, Gino Luzzatto, Henry Pirenne: tre giganti della storia economica. Con la recente scomparsa dell’ultimo rimasto un ciclo storiografico si è chiuso. I numerosi tratti che, pur provenendo da paesi e scuole diversi, i tre studiosi ebbero in comune sono la più bella testimonianza della realtà di una comune ‘Gelehrte Europa’ che seppe sopravvivere agli attacchi furiosi di follie ideologiche d’ogni tipo e colore. D’altra parte essi stessi, i tre grandi studiosi, furono i portatori di un universalismo insieme scientifico ed umano. Ciascuno di essi affondò il suo lavoro di base nel materiale storico della regione della sua vita: Pirenne nel ricco materiale fiammingo, Bloch nelle carte del nord-est francese, Luzzatto negli archivi italiani e soprattutto veneziani. Inconsciamente ciscuno fu influenzato dall’esperienza del materiale locale. (…) Ma tutti e tre, anche quando scrissero di storia nazionale o locale non furono mai prigionieri del misero punto di vista parrocchiale.”” (pag 157)”,”STOS-158″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Literacy and Development in the West.”,”Carlo M. Cipolla (1922-) professore di storia economica all’Università di Pavia e all’Universiy fo California, Berkeley. “”Every week new writings on education appear’ wrote Melchior von Grimm in 1758, and in 1762 he again remarked, ‘the rage this year is to write on education’. But there was not just talk about education in the eighteenth century; there was progress too, though it was very uneven. England, which at the beginning of the century was one of the most literate countries, made a very poor showing later on. A sample of parishes investigated by W.L. Sargant in the 1860s gives the following results: in 1754-62 about 51 per cent of those who contracted marriage could write their names; by 1799-1804 the percentage had increased only to 54″” (1)”” (pag 62) (1) W.L. Sargant, ‘On the Progress of Elementary Education’, in ‘Journal of the Royal Statistical Society’, 30, 1867, pp. 127-8) “”In England the first phase of the Industrial Revolution was associated with stagnant education. In the continental countries, on the contrary, the industrial ‘take off’ was always associated with educational progress. About 1850, 45 to 50 per cent of the adult population of Europe could not read (see Table 6). If one were to include Russia, the percentage would go up to about 60 per cent.”” (pag 71)”,”STOS-166″ “CIPOLLA Costantino ARDISSONE Alberto a cura; contributi di di Barbara BACCARINI Fabrizio BATTISTELLI Nico BORTOLETTO Gianmarco CIFALDI Alessandro FABBRI Maria Caterina FEDERICI Raffaele FEDERICI Maria Luisa MANISCALCO Alessandra SANNELLA Rosemary SERRA Donatella SIMON Raimondo STRASSOLDO Tatiana Alessandra YUGAY”,”La grande sociologia di fronte alla grande guerra.”,” Contributi di di Barbara BACCARINI Fabrizio BATTISTELLI Nico BORTOLETTO Gianmarco CIFALDI Alessandro FABBRI Maria Caterina FEDERICI Raffaele FEDERICI Maria Luisa MANISCALCO Alessandra SANNELLA Rosemary SERRA Donatella SIMON Raimondo STRASSOLDO Tatiana Alessandra YUGAY Costantino Cipolla è ordinario di Sociologia generale presso l’Università degli Studi di Bologna. Alberto Ardissone è professore a contratto di Sociologia presso l’Università degli Studi d Bologna Campus di Forlì e collabora con numerose ricerche coordinate da C. Cipolla. Paragrafi del saggio di Fabrizio Battistelli: ‘L’interpretazione dei marxisti’ (pag 144-167) [1. Alle origini del socialismo scientifico: guerra ed esercito in Marx ed Engels. 2. Guerra e militarismo come fulcro della critica anti-capitalista: Luxemburg e Liebknecht. 3. La Prima Guerra Mondiale e il fallimento della Seconda Internazionale: la situazione in Europa e in Italia. 4. Lenin: comprendere la guerra per realizzare la rivoluzione. 5. Gramsci: comprendere la guerra per comprendere la società] ‘Marx, operando cronologicamente al centro di una fase storica che è stata definita “”la pace dei cento anni”” [Polanyi, 1974], da quell’irriducibile spirito critico che è, si pone in diretta polemica nei confronti del “”pacifismo borghese””. Con questa espressione egli stigmatizza sia il pensiero di liberali come Bentham, sia quello di socialisti “”utopisti”” come Proudhon, per non parlare del senso comune di una classe media che, se non aveva più da fronteggiare le terribili guerre del periodo napoleonico, era “”spaventata a morte dalla rivoluzione”” [Neumann 1971: 159]. Ben lungi dall’accettare l’Incompatibilità tra la (vecchia) società militare e la (nuova) società industriale teorizzata da Saint-Simon e da Comte, Karl Marx e Friedrich Engels (che pure apprezzavano alcune idee “”socialiste”” del primo dei due antesignani della sociologia) postulavano l’indissolubile legame tra la funzione produttiva del capitalismo e quella distruttiva della guerra [Battistelli 1990]. Contiene la cronologia (1913-1920) (pag 369-381) [‘Marx, operando cronologicamente al centro di una fase storica che è stata definita “”la pace dei cento anni”” [Polanyi, 1974], da quell’irriducibile spirito critico che è, si pone in diretta polemica nei confronti del “”pacifismo borghese””. Con questa espressione egli stigmatizza sia il pensiero di liberali come Bentham, sia quello di socialisti “”utopisti”” come Proudhon, per non parlare del senso comune di una classe media che, se non aveva più da fronteggiare le terribili guerre del periodo napoleonico, era “”spaventata a morte dalla rivoluzione”” [Neumann 1971: 159]. Ben lungi dall’accettare l’Incompatibilità tra la (vecchia) società militare e la (nuova) società industriale teorizzata da Saint-Simon e da Comte, Karl Marx e Friedrich Engels (che pure apprezzavano alcune idee “”socialiste”” del primo dei due antesignani della sociologia) postulavano l’indissolubile legame tra la funzione produttiva del capitalismo e quella distruttiva della guerra [Battistelli 1990]. In luogo della cesura e della reciproca estraneità sancite dai positivisti tra guerra e industria, secondo i fondatori del socialismo scientifico è proprio nelle relazioni di mercato che la classe dominante svela la sua intima natura. “”Nell’economia politica – nota il giovane Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′ – troviamo ovunque il contrasto ostile degli interessi, la lotta, la guerra come fondamento dell’organizzazione sociale”” [Marx, tr. it. 1968: 52]. Rispetto alle intuizioni di Marx sulla guerra, acute ma disorganiche, Engels si staglia come un profondo conoscitore (anche per l’esperienza personale di ufficiale di complemento in artiglieria e di membro dello stato maggiore rivoluzionario del Baden nel 1849) del fenomeno bellico e dell’organizzazione militare. Nella divisione del lavoro informalmente stabilita fra i due, i temi strategici erano (come vari altri argomenti politici piuttosto che teoretici) assegnati al “”department”” di Engels [Marx, Engels, 1972: 235]. I contributi “”militari”” di Engels spaziavano da corpose analisi nell’ambito di testi di teoria politica come l”Antidühring’, agli opuscoli di guida strategica per il movimento operaio, agli articoli su giornali britannici e americani di commento di campagne militari contemporanee quali le guerre di indipendenza italiane, la guerra di secessione americana, la guerra austro-prussiana ecc. Mentre le prime costituiscono applicazioni del materialismo storico al particolare settore militare, le seconde costituiscono analisi tecniche pressoché prive di connotati ideologici (3). Quest’ultima caratteristica, unita alla loro indubbia qualità, contribuisce alla popolarità di Engels come scrittore militare nel pubblico colto e presso gli esperti senza distinzioni politiche. Ciò, paradossalmente, a differenza delle interpretazioni critiche formulate da lui stesso e da Marx (ad. esempio ne ‘Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’), le quali avevano ricevuto un’accoglienza alquanto fredda non solo negli ambienti conservatori ma anche nel movimento socialista’ [Fabrizio Battistelli, ‘L’interpretazione dei marxisti’, pag147-148] [(in) Costantino Cipolla, Alberto Ardissone, a cura, ‘La grande sociologia di fronte alla grande guerra’, Milano, 2015] [(3) Nella lettera all’inglese H.J. Lincoln del 30 marzo 1854, Engels scrive: “”Quanto alla politica io la immischierei il meno possibile nella critica militare. In guerra vi è una sola linea politica giusta: attaccare con la massima rapidità ed energia, battere l’avversario e costringerlo a sottomettersi alle condizioni del vincitore (…). Per il resto mi atterrò al principio secondo cui la scienza militare, come la matematica e la geografia, non ha una particolare opinione politica”” (Marx, Engels 1972: 638)]”,”QMIP-249″ “CIPOLLA Carlo Maria”,”Il burocrate e il marinaio. La «Sanità» toscana e le tribolazioni degli inglesi a Livorno nel XVII secolo.”,”Carlo M. Cipolla è stato uno storico economico di fama internazionale. Gli inglesi mal si adattavano alle puntigliose pratiche sanitarie toscane (pag 77) Abuso di potere più che corruzione finanziaria. “”Più potere si concentra nelle mani di una burocrazia, più si creano i presupposti per un suo degrado ed un processo di sua corruzione. Devo precisare che in questo contesto con il termine corruzione non si intendono soltanto la venalità ed il cedimento a fronte di illegali proposte finanziarie, ma anche, e soprattutto, l’abuso del potere o l’uso del potere stesso secondo l’arbitrio anziché secondo regole valide per tutti indistintamente. Che ci fossero casi di corruzione finanziaria non è possibile escludere a priori. Voci circolavano, ma è impossibile dar loro una solida base documentaria. La corruzione è una forma di delitto che tende a non lasciar traccia perché ambedue le parti contraenti hanno tutto l’interesse a far sparire ogni elemento incriminatorio. La mia impressione, dopo aver frugato tra migliaia e decine di migliaia di carte degli Uffici di Sanità delle maggiori città italiane, è che casi di corruzione finanziaria, che certamente ci furono (…), furono molto rari. Frequente invece l’abuso di potere e l’uso arbitrario del potere stesso. In quest’ultimo peccato la Sanità livornese incorse con lamentabile frequenza. Il Magistrato aveva preso la cattiva abitudine di prolungare la quarantena per specifiche navi, non in base a precisi criteri sanitari, ma per punire capitani che riteneva colpevoli di infrazioni o che comunque avevano tenuto un comportamento considerato non sufficientemente rispettoso”” ((pag 67); “”Bisogna dare atto ai toscani che la severità e le prevaricazioni adottate nei riguardi degli inglesi non erano esclusivamente frutto di puntigliosità o di malevolenza burocratiche. Gli inglesi si comportavano in modo esasperante, tale da strappare reazioni rabbiosamente negative ai burocrati toscani – che, sia detto per inciso, non erano stinchi di santi. Si è già detto che in base alle loro categorie logiche gli inglesi consideravano le pratiche sanitarie toscane come degli inutili e costosi perditempo. Ne conseguiva che il disattenderle non pareva loro peccato tanto grave. Gli inglesi, riferiva un documento toscano, «mal volentieri si accomodano alli ordini e riguardi di Sanità». Era convinzione delle autorità sanitarie livornesi che con la «nazione inglese» così come con quella olandese «è bene andare circonspetti, massime che in quelli Paesi non sogliono essere mai del tutto netti». L’epidemia di Londra del 1665 acuì notevolmente la circospezione dei toscani. (…) Ancor oggi la burocrazia italiana tende a considerare il cittadino colpevole sino a che questi può provare la propria innocenza. Se questo è vero oggi, figurarsi nel clima inquisitorio della Controriforma. D’altra parte, le negligenze, le omissioni, le contraddizioni degli inglesi alimentavano i tenebrosi sospetti della già super-sospettosa burocrazia sanitaria toscana”” (pag 77-78)”,”STOS-183″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Miasmi ed umori. Ecologia e condizioni sanitarie in Toscana nel Seicento.”,”CIPOLLA Carlo M. “”Uno degli ‘inputs’ la cui accentuata scarsità relativa creava sovente difficoltà notevoli al contadino rischiando di provocare strozzature vere e proprie nel processo produttivo agricolo erano i fertilizzanti. Il fertilizzante per eccellenza era il letame, cioè in parole povere gli escrementi degli animali. Ma di letame non ce n’era mai abbastanza tanto che i contadini che coltivavano poderi non lontani dalla città acquistavano regolarmente dai vuotapozzi cittadini carrate di maleodoranti rifiuti umani. Volevano però la “”materia soda”” (detta anche “”materia per contadini””) considerata “”bona per concio”” (cioè buona per concimare) e rifiutavano la “”materia tenera”” detta anche “”acquastrone”” cioè il liquame che come fertilizzante non serviva”” (pag 32-33)”,”STOS-187″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Cristofano e la peste.”,”CIPOLLA Carlo M. storico economico di fama internazionale, socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’American Academy of Arts and Sciences, dell’American Philosophical Society a Filadelfia, corrispondente Corresponding Fellow della British Academy, Fellow della Royal Historical Society di Gran Bretagna ecc. Al centro della narrazione la figura di Cristofano Ceffini, Provveditore alla Sanità, che si trovò a dover fronteggiare il dilagare del morbo.”,”STOS-188″ “CIPOLLA Carlo M.”,”Tra due culture. Introduzione alla storia economica.”,”Carlo M. Cipolla socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, socio corrispondente dell’American Academy of Arts and Sciences, socio corrispondente della American Philosophical Society at Philadelphia, Fellow della Royal Historical Society di Gran Bretagna, dottore honoris causa del Politecnico Federale di Zurigo, è professore di storia economica alla Scuola Normale Superiore di Pisa ed alla University of California in Berkeley. Tra le sue opere: Storia Economica dell’Europa preindustriale e Contro un nemico invisibile,”,”STOS-018-FL” “CIPOLLA Carlo M.”,”Le macchine del tempo. L’orologio e la società, 1300-1700.”,”Gli orologiai inglesi ed europei (francesi, svizzeri) Il più importante fattore di crescita e sviluppo dell’industria dell’orologio fu rappresentato dall’immigrazione “”Sino agli ultimi decenni del Cinquecento l’arretratezza inglese in fatto di orologeria rimase un dato di fatto. Quando Enrico VIII volle far eseguire alcuni lavori sull’orologio di Nonsuch Palace, dovette ricorrere ad orologiai francesi. Nicholas Cratzer, «progettista degli orologi del re», era bavarese. (…) Prima che il secolo finisse però la situazione s’andò mutando. La domanda di orologi era in aumento e d’altra parte affluivano in Inghilterra sempre più numerosi artigiani stranieri. Nicholas Urseau, orologiaio della regina Elisabetta, era di origine francese. (…) L’esempio fornito dagli immigranti non andò perduto, perché gli inglesi dell’epoca elisabettiana brillavano per alcune delle qualità che ai giorni nostri noi attribuiamo ai giapponesi. I primi orologi tascabili costruiti dagli artigiani inglesi negli ultimi due decenni del Cinquecento risultarono riproduzioni accurate, anche se prive di originalità. (…) Per quanto pronti ad imitare i prodotti dei loro colleghi stranieri, gli orologiai inglesi non erano per nulla esilarati dal continuo afflusso di artigiani d’oltre Manica. Nel 1622 i «cittadini orologiai e abitanti di Londra» protestarono presso la Corona asserendo di essere «ostacolati e discreditati nello svolgimento del loro mestiere dalle interferenze di molti stranieri che stanno invadendo questo Regno», e accusarono gli «stranieri» di ogni sorta di «abusi». Cinque anni più tardi, i «liberi orologiai della City» lamentavano di nuovo di essere «sommamente oppressi dall’intrusione di orologiai stranieri» e specialmente degli «orologiai francesi». Stando a un elenco di nomi allegato alla protesta del 1622 vivevano allora a Londra sedici «capifamiglia» orologiai inglesi e circa trenta «stranieri» oltre a un certo numero di apprendisti. I nomi degli «stranieri» indicano nella maggior parte dei casi un’origine francese. (…) C’è ragione di sospettare che l’elenco del 1622 sottovalutasse ad arte il numero degli orologiai inglesi ma anche se si raddoppia il numero dichiarato, il rapporto tra orologiai «inglesi» e orologiai «stranieri» proverebbe pur sempre che a Londra come a Ginevra il più importante fattore di crescita e di sviluppo dell’industria dell’orologio fu rappresentato dall’immigrazione di artigiani stranieri. (…) Nonostante ciò bisogna riconoscere che nel corso del Seicento gli artigiani inglesi fecero notevoli progressi, e finirono per acquisire un’indiscussa supremazia sui loro colleghi continentali. Inglesi in genialità inventiva come il dr. Hooke (1635-1703) aumentarono la la precisione degli orologiai e inventarono meccanismi quali per esempio lo scappamento ad àncora che comparve verso il 1670. (…) Nel 1680 l’Inghilterra aveva raggiunto una supremazia indiscussa nel campo dell’orologeria. Nello stesso tempo, nella forma e nella decorazione della cassa venne alla luce uno stile chiaramente inglese: così tipicamente e inequivocabilmente inglese da riuscire indigesto in Francia. Grazie dunque alle migrazioni di cui si è detto, sul finire del secolo diciottesimo, Londra e Ginevra erano i centri di gran lunga più importanti in Europa per la manifattura degli orologi. Con l’ascesa di questi due centri, emersero metodi protoindustriali di produzione”” (pag 62-67)”,”STOS-001-FB” “CIPOLLA Carlo M.”,”Tecnica, società e cultura. Alle origini della supremazia tecnologica dell’Europa (XIV-XVII secolo).”,”””Il progresso tecnologico medievale si estrinsecò sulle tre tipiche direttive: 1. adozione di innovazioi nate altrove (es. bussola, collare per cavalli da traino, carta); 2. adattamento di invenzioni nate altrove (es. mulini a vento) o conosciute già da tempo (es. mulino ad acque) a processi produttivi nuovi; 3. invenzioni autonome vere e proprie (es. orologio, occhiali). Sul progresso tecnologico del Medioevo comunque bisogna intendersi. Non fu mai progresso ispirato de guidato da teorie e paradigmi scientifici. Il termine “”scientia”” esisteva ed era frequentemente citato ma la scienza sperimentale quale la conosciamo noi oggi non era ancora nata. Il progresso medievale fu il frutto di praticaccia artigiana, di tante minute sperimentazioni, di tali piccoli miglioramenti condotti di continuo sul lavoro”” (pag 8, prefazione)”,”EURE-003-FSD” “CIPOLLA Carlo M.”,”The Economic History of World Population.”,”””Manlio, dilectissimo fratri, probo viro necnon medico praeclaro, in omni parte humanitatis versato”” (D.D.D.) (in apertura) (“”A Manlio, mio carissimo fratello, uomo buono ed eminente medico, versato in ogni parte dell’umanità””) (A volte sono presenti le iniziali D. D. D. che stanno per dedicat, dicat, donat a significare che il dedicante dedica, offre, dona la stampa al dedicatario)”,”DEMx-001-FSD” “CIPOLLA Carlo M.”,”Moneta e civiltà mediterranea.”,”Carlo M. Cipolla (1922-2000) è autore di molti saggi tutti editi dal Mulino. Oltre alla grande sintesi ‘Storia economica dell’Europa pre-industriale’ ricordiamo ‘Allegro ma non troppo’, ‘Cristofano e la peste’, ‘Vele e cannoni’ e ‘Le avventure della Lira’, ‘Il fiorino e il quattrino’, ‘Conquistadores’, pirati e mercanti’, ‘La sagra dell’argento spagnuolo'”,”STOS-024-FSD” “CIPOLLA Carlo M.”,”Tre storie extra vaganti.”,”‘Ridentem dicere verum quid vetat?’ (Cosa vieta che dica il vero uno che ride?) (Orazio, Sat., I, 1, 24-25) (in apertura)”,”STOS-003-FMB” “CIPOLLETTA Innocenzo”,”La responsabilità dei ricchi. Dal protezionismo alla solidarietà.”,”Innocenzo Cipolletta (Roma, 1941) è direttore generale della Confindustria e docente di Politica economica e finanziaria nella facoltà di Economia e Commercio della LUISS-Guido Carli. Pubblicista e commentatore economico per Il Sole 24 Ore e Mondo Economico è, tra l’altro, consigliere del CNEL e presidente dell’Osservatorio Centro Studi Monetari della LUISS-Guido carli.”,”ITAE-121-FL” “CIRANNA Giuseppe BATTAGLIA Adolfo BANDIERA Pasquale GALASSO Giuseppe AQUARONE Alberto COMPAGNA Francesco CECCARINI Ennio BARTOLI Edgardo VIRDIA Ferdinando SPERA Michele MAGAGNATO Licisco UNGARI Paolo CERVIGNI Giovanni DIPLOMATICUS FERRARA Giovanni MASSARI Giulia RUSSO Giovanni, scritti di; testimonianze di Michele BISCIONE Leone CATTANI Antonio CEDERNA Michele CIFARELLI Adolfo GATTI Franco LIBONATI Antonio MACCANICO Oscar MAMMI Cesare MANNUCCI Vittoira OLIVETTI BERIA Oronzo REALE Stefano RODOTA’ Rosario ROMEO Alberto RONCHEY Ernesto ROSSI Nina RUFFINI Eugenio SCALFARI Emanuele TERRANA Giuseppe TREMAROLLO Giorgio VIGOLO Lia WAINSTEN”,”I diciotto anni de ‘Il Mondo’.”,”[‘(Pannunzio) ha insegnato a tanti molte cose e certo le più, come sempre quelli che valgono, senza saperlo. Cose di stile umano, vaghe e precise. Cose di stile intellettuale, per esempio scrivere. Qualche collaboratore è stato terribilmente refrattario alla sua lezione, questo è vero, ed oggi deve chiedere scusa. Scrivi chiaro, diceva, leggi molto Tocqueville, è utilissimo. Troppo giovane ed arzigogolato quello rispondeva che le cose difficili si possono scrivere solo in modo difficile. Pannunzio sorrideva e in aggiunta citava Croce; ma tollerava, rispettosissimo dei testi, che accettava o respingeva in blocco. Egli stesso del resto sa come scrivere, e quando vuol farlo sapere, assai di rado, stampa. Si dice che Pannunzio scriveva poco: ma chi può scrivere con tanta personale eleganza e sicura scienza del condurre i pensieri, senza lungo e duro esercizio? Come abbia fatto ad insegnare a scrivere a tanti, questo è un segreto del suo mestiere d’uomo, giornalista e antifascista. Egli sembra credere molto all’istinto (che sa fiutare il colpo) e moltissimo al mestiere. (…) Poiché il suo evidente razionalismo e il suo cortese dispotismo mentale sono fede nei lumi della ragione: perciò il suo scrivere non è disponibile. Non è uno strumento, una tecnica, è tutt’uno con l’opera: La “”coerenza”” di Pannunzio e della sua creatura, il “”Mondo””, di cui tutti hanno sempre parlato e parlano, era obbligata. (…) Pedagogo in qualche modo severo, conosce l’arte liberale di lasciar fare, lasciar crescere e da sé camminare. Passionale e controllato, tempestoso e disciplinato, egli è sempre apparso un saggio. La gente, di solito, ha una strana idea della saggezza, pensa che essa allievi la vita, faciliti l’opera. Naturalmente è tutto il contrario. Per esempio, una saggezza di Pannunzio non si può dire che l’abbia mai reso allegro: quello di sapere che l’uomo e il giovane in specie è ingrato, prende la sua lezione, «fa la sua esperienza», e se ne va convinto di fare da sé altrove e dovunque. Impara a scrivere e a pensare, «collabora» e poi dice: adesso che sono fatto così, che questa scuola mi ha reso tale, che pericoli posso correre ormai? son ben fatto e resterò tale, qualunque cosa faccia. E se ne va, appunto, pel vasto mondo (troppo vasto per essere vero). In tanti anni di quotidiano lavoro e lotta, lotta col tempo redazionale, col menabò e lo spago, le ondate di fotografie (pronto con un colpo secco a scegliere quella buona), la pigrizia dei migliori e la fretta dei peggiori, il conformismo fiero e la dissidenza fasulla, il fervore dei neofiti e la vergogna dei traditori, in tanti anni questa saggezza è divenuta potente maturità e forse, in qualche ora di vera solitudine, impavida stanchezza’ [Giovanni Ferrara, ‘Mario Pannunzio e il “”Mondo””] (pag 118-119-120)] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75TEC”,”EDIx-166″ “CIRCOLO LA COMUNE”,”La Comune di Parigi, 1871. Documenti storici e politici.”,”Circolo La Comune, Milano”,”MFRC-178″ “CIRILLO Giorgio”,”Budapest. 1956-2006.”,”CIRILLO Giorgio (Roma, 1949) giornalista professionista è capo redattore Rai International si occupa di politica estera e internazionale.”,”MUNx-051″ “CIRINO Robert”,”Menzogna e reticenza nel giornalismo americano.”,”Nato a San Fernando (California), Robert Cirino ha compiuto i mestieri più diversi. Nel 1962 si è laureato al San Fernando Valley State College con una tesi in storia e antropologia. Si è poi dedicato all’insegnamento. La grande lega della censura. L’eccidio di Songmy (guerra Vietnam) (pag 331)”,”EDIx-203″ “CIRRI Rineo a cura”,”L’antifascismo Senese nei documenti della Polizia e del Tribunale Speciale (1926-1943).”,”Daniele Pasquinucci è dottorando in Storia presso l’Università degli Studi di Pavia. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea presso la Facoltà di Giurisprudenza – corso di laurea in Scienze politiche – dell’Università di Siena. Ha pubblicato saggi su Italia contemporanea, Spagna contemporanea, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale e Studi Senesi.”,”ITAR-016-FL” “CISNETTO Enrico”,”Il gioco dell’OPA.”,”Enrico Cisnetto (1956-) è un giornalista economico. Scrive su vari quotidiani.”,”ECOG-038″ “CISNETTO Enrico”,”Il gioco dell’Opa.”,”Enrico Cisnetto, 44 anni, è uno dei più noti e affermati giornalisti economici italiani. Da anni descrive e commenta i processi di trasformazione del capitalismo, i punti di incrocio e i motivi di scontro tra le comunità degli affari e il mondo politico, le grandi scelte di politica economica. Già direttore di alcune testate della Rusconi, vicedirettore di Panorama, ora svolge un’intensa attività di editorialista per Il Foglio, Il Messaggero, Il Gazzettino, La Sicilia, Il Mondo e Panorama. Ha una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio 1) ed è ospite fisso di Radio Radicale. Inoltre è docente di Finanza alla Scuola di Giornalismo dell’Università Luiss, e membro del Comitato Scientifico, presieduto dal professor Nicola Matteucci, di Società Aperta di cui è presidente Franco Tatò.”,”ECOG-020-FL” “CITATI Pietro”,”Goethe.”,”CITATI Pietro è nato a Firenze nel 1930, e vive a Roma. E’ stato critico del ‘Giorno’, e oggi (1977) lo è del Corriere della Sera. Insieme ad altri studiosi dirige la collana di ‘Scrittori greci e latini’. Al suo attivo ha molte pubblicazioni. “”Qualcuno diceva: «Perché mai vi affannate intorno a Omero? Tanto non lo capite». Allora io risposi: «Non capisco nemmeno il sole, la luna e le stelle; ma essi passano sopra il mio capo, e io mi riconosco in loro mentre li vedo e considero il loro regolare, meraviglioso movimento e penso: “”chissà che anche da me non possa venir fuori qualcosa di buono””» (Massime e riflessioni, 1037) “”Quando [Goethe] era alla corte di Weimar, trascorreva il tempo «pensando, volendo, riflettendo, comandando e dettando» (XI, 25, 22)”” “”””Torquato Tasso”” di Vofgang Goethe Nella sua famosissima “”Storia della letteratura italiana””, Francesco De Santis dice del Tasso: “” Nella sua vita ci è una poesia martire della realtà, vita ideale nell’amore, nella religione, nella scienza, nella condotta, riuscita a un lungo martirio coronato da morte precoce. Fu una delle più nobili incarnazioni dello spirito italiano, materia alta di poesia, che attende chi la sciolga dal marmo, dove Goethe l’ha incastrata, e rifaccia uomo la statua””. (pag. 538 – edizione Sansoni 1965). A giudicare da queste poche righe, si direbbe che il Goethe abbia fatto un torto grandissimo al Tasso, mummificandolo nel suo dramma “”Torquato Tasso””, e che il De Santis rimproveri il genio tedesco, e dopo “”rifaccia uomo la statua””. Ma basta leggere con attenzione la cinquantina di pagine che egli dedica al poeta sorrentino nella sua Storia della letteratura italiana, per capire che il suo lungo saggio è molto più critico di quanto lo sia il dramma di cui sopra”” Fonte internet”,”VARx-579″ “CITINO Robert Michael”,”The German way of war. From the Thirty Years’ War to the Third Reich.”,”CITINO Robert Michael è professore di storia alla Eastern Michigan University. Tra i suoi libri: ”Blitzkrieg in Europe, 1899-1940′. “”This historical schema has come under attack. Historian Terence Zuber has recently argued, quite forcefully, there never was any such thing as a Schlieffen Plan, at least not as outlined above. Rather, like his predecessors, Schlieffen had drawn up several operational sketches, outlines, and memoranda. Some were more realistic than others, some dealt with hypothetical force structures and manpower levels not then available. He drafted one such document in early 1906. Published in a book by noted historian Gerhard Ritter in 1960, it is still today regarded by most historians as the Schlieffen Plan. In fact, it was little more than a ‘Denkschrift’, a memorandum, not unlike dozens of others prepared during Schlieffen’s tenure. (…) Rather than a plan, then, Schlieffen had merely put together a deployment scheme for German forces.”” (pag 199)”,”GERQ-088″ “CITINO Robert”,”Rommel’s Afrika Korps.”,”Il problema strategico di Rommel dopo la vittoria di Tobruk finire …. (pag 8)”,”QMIS-047-FGB” “CITRINE Walter”,”I sindacati operai in Gran Bretagna.”,”Sir Walter CITRINE dal 1926 è stato Segretario Generale delle Trade Unions.”,”MUKx-021″ “CITRINE Walter”,”I sindacati operai in Gran Bretagna.”,”Sir Walter CITRINE dal 1926 è stato Segretario Generale delle Trade Unions.”,”SIND-004″ “CIUANG ZE, a cura di Mario NOVARO”,”Acque d’ autunno.”,”””Comunione di nobili spiriti, Il vero da gran tempo fu trovato, L’ antico vero abbraccia tu.”” (Goethe) “”Tua mira sia l’ unità”” rispose Confucio. “”Tu non odi con le orecchie, odi con l’ intelletto; tu non odi con l’ intelletto, odi con l’ anima. Lascia l’ udire alle orecchie, lascia il controllo all’ intelletto. Ma l’ anima è sciolta e intiera aspetta le cose. E’ il Tao che abita in questa libertà; questa libertà è il digiuno del cuore””. (pag 51) (Scienza, tecnica e religione) La Gru e il Tao. “”Ze Kung ritornando a Tsin dallo stato di Ciù, venne una volta a passare per un luogo a nord del fiume Han. Vide un vecchio che lavorava nel suo orto. Aveva scavato dei canali per irrigare. Con un secchio attingeva acqua dal pozzo e la vuotava in quelli. La fatica era molta e il risultato meschino. “”C’è un congegno”” disse Ze Kung, “”che in un giorno irriga cento poderi come il tuo. Con poca fatica si ottiene molto. Non lo vorresti avere?””. L’ ortolano levò il viso e disse: “”Che cos’è?””. “”E’ una leva di legno”” rispose Ze Kung, “”che dietro è pesante e davanti è leggera. Attinge acqua come tu fai con le tue mani e versa senza interruzione. Si chiama gru.”” E l’ ortolano lo guardò con ira, rise e disse: Ho udito dire al mio maestro: chi usa macchine, è macchina nelle sue opere; chi è macchina nelle sue opere acquista cuore di macchina. Ma chi ha cuore di macchina ha perduto la pura semplicità. Chi ha perduto la pura semplicità ha lo spirito inquieto; nello spirito inquieto non dimora il Tao. Non ch’io non conosca il vostro congegno; mi vergognerei di usarlo””. Ze Kung restò confuso; guardava a terra e non disse parola. Dopo un poco chiese l’ ortolano: “”Chi siete, voi?””. “”Sono uno scolaro di Confucio””, rispose Ze Kung.”” (pag 80-81)”,”FILx-364″ “CIUFFOLETTI Z. DEGL’INNOCENTI M. SABBATUCCI G.”,”Storia del PSI. 1. Le origini e l’età giolittiana.”,”Zeffiro CIUFFOLETTI (Grosseto, 1944), insegna storia del Risorgimento presso il Dipartimento di Storia dell’Univ di Firenze e Storia contemporanea presso il Corso di perfezionamento in storia della stessa Università. E’ autore, tra l’altro, del Vol 1. di ‘L’ emigrazione nella storia d’Italia’ (Firenze, 1979), di ‘Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, 1924-1937’, e di ‘Parigi-Firenze 1789-1794’ (Firenze, 1990). Di recente ha curato, insieme a S. NOIRET, il volume ‘I modelli di democrazia in Europa e il caso italiano’ (Firenze, 1992).”,”MITS-033″ “CIUFFOLETTI Zeffiro COLLINA Vittore DE-BONI Claudio MORAVIA Sergio”,”Progettualità e politica nella Rivoluzione francese.”,”Diderot. “”Morelly aveva pubblicato il Code de la Nature anonimo (1755) e la sua paternità era stata attribuita a lungo a Diderot; Mably, che aveva scritto Des droits et des devoirs du citoyen nel ’58, preferì non pubblicarlo in vita per il timore di probabili sanzioni; il Contrat social (1762) fu condannato ad essere bruciato dalle autorità ginevrine e Rousseau, fuggito da Parigi per la stessa condanna inflitta all’ Emile, poté rientrarvi solo nel 1770. L’ auspicata libertà di stampa è ancora di là da venire e il dispotismo illuminato non ha ancora sostituito l’ assolutismo puro e semplice anche se in Francia questo funziona meglio contro i soggetti meno forti. La gran parte degli scritti politici di Diderot, proprio per queste ragioni, resta manoscritta e ignota al pubblico dell’ epoca: a parte le voci per l’ Encyclopédie (piuttosto generiche e appartenenti alla formazione, non alla maturità), è solo alla fine degli anni settanta che il philosophe si espone con la Vie de Seneque e, indirettamente, con i soi contributi all’ Histoire di Raynal””. (pag 69) Babeuf. “”La definizione, ormai consolidata di “”comunismo agrario”” per il sistema ipotizzato da Babeuf, non significa ovviamente che nella sua utopia esistano solo lavori agricoli: accanto ai contadini (comunque maggioritari) occorreranno anche gli artigiani, per fabbricare gli attrezzi, il vestiario, le abitazioni. Tuttavia, la definizione rimane valida nel senso che la produzione è volta esclusivamente alla sussistenza, ed ha quindi la sua quota più importante nei beni alimentari. Manca in Babeuf qualsiasi idea di sviluppo: anche quando evoca il progresso tecnico, che giudica favorevolmente, non vede in esso uno strumento per aumentare e diversificare i beni disponibili, ma solo un mezzo per ridurre la fatica del lavoro. Ciò non dipende tuttavia, come si crede di solito, dalla disattenzione di un Babeuf prigioniero delle semplici aspirazioni alla sopravvivenza del popolo affamato che ha visto intorno a sé in parecchi momenti della Rivoluzione (e prima). In linea con Morelly (e con una parte consistente della tradizione utopica) egli desidera consapevolmente che la produzione rimanga ai livelli minimi, altrimenti la ricchezza crescente riprodurrebbe i vizi di cupidigia che si vogliono definitivamente espellere dalle aspirazioni dell’ umanità. Occorre “”incatenare la sorte””, “”assicurare a ciscuno e alla sua posterità, per numerosa che sia, la sufficienza, ma nient’altro che la sufficienza; sbarrare, a tutti, ogni possibile via d’ottenere oltre la quota-parte individuale di prodotti della natura e del lavoro””. (pag 195, Babeuf dalla ‘legge agraria’ al comunismo (da pag 187))”,”FRAR-291″ “CIUFFOLETTI Zeffiro”,”Contro lo stalinismo. Il “”Socialismo federalista liberale”” di Carlo Rosselli.”,”La critica allo statalismo e al totalitarismo, secondo CIUFFOLETTI, è la chiave per comprendere il pensiero di Carlo ROSSELLI. Da qui scaturì il tentativo rosselliano di definire la nuova proposta nei termini di “”socialismo federalista liberale””. CIUFFOLETTI insegna storia del risorgimento presso il Dipartimento di storia della Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Firenze. E’ autore di vari saggi sui ROSSELLI, in particolare ‘Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo’ (1978). “”Nel movimento socialista, superata la fase messianica ed utopica, si era, però, aperto un crescente divario fra teoria e prassi: “”la prassi diventando sempre più riformista, si (era) allontanata dall’ iniziale ispirazione marxista, mentre la teoria, continuando a richiamarsi a Marx (era) diventata sempre più scolastica, e praticamente sterile se non addirittura dannosa””. Nell’ eliminazione di questo divario consisteva appunto quel “”superamento”” del marxismo al quale Rosselli diede il più originale contributo nel quadro della cultura politica italiana degli anni venti-trenta.”” (pag 46) “”Fra il 1920 e il 1922, Carlo conobbe Salvemini, Gobetti, Einaudi, Claudio Treves, Turati, praticamente tutti gli uomini più autorevoli della cultura politica laica democratica e socialista italiana””. (pag 47) “”Rosselli sentiva il bisogno di una conoscenza diretta del socialismo inglese e nel luglio del 1923 si recò una seconda volta in Inghilterra dove rimase fino al 3 settembre. A lui si unirono Nino Levi e Gaetano Salvemini. In quella occasione contattò membri influenti del Labour Party introdotto dal professor R.H. Tawney, che nel giugno del 1923 aveva tenuto una conferenza sul partito laburista presso il circolo di cultura di Firenze, di cui Carlo era uno degil animatori. Conobbe G.D.H. Cole, esponente del movimento gildista e autore di Social Theory (1921). Frequentò le riunioni fabiane (…)””. (pag 55)”,”ITAD-056″ “CIUFFOLETTI Zeffiro DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura”,”L’ emigrazione nella storia d’ Italia, 1868-1975. Storia e documenti. I.”,”DEGL’INNOCENTI Maurizio nato a Firenze nel 1946 svolge attività di ricerca all’ Istituto di Storia della Facoltà di Lettere di Firenze. E’ autore di ‘Il socialismo italiano e la guerra di Libia’ (1976) e ‘Storia della cooperazione in Italia’ (1977). CIUFFOLETTI Zeffiro nato in provincia di Grosseto (1944) è assistente di storia contemporanea alla facoltà di Magistero di Firenze. Si è occupato di emigrazione e di storia del partito socialista. Aigues Mortes e l’Internazionale. doc. 41. “”Proletari di tutto il mondo unitevi”” (A. Labriola). (pag 272) La cultura socialista fra utopismo coloniale e imperialismo. doc. 48. Intervista ad Antonio Labriola. (pag 322) Impresa di Libia. “”Ma sopra tutto poi bisogna iniziare un?opera continuativa di politica economica e di ‘politica della popolazione’, per cui l’Italia anziché vedere disperse le sue energie demografiche in tutte le parti del mondo, il che costituisce l’aspetto più tristo della nostra inferiorità nel mondo – ed è vano aspettare che queste forze si consolidino in una vera neo-formazione nazionale nell’Argentina! – possa invece stabilmente trasferirle in una regione non lontana come la Tripolitania, dove anche prescindendo dalla cifra teorica del milione di chilometri quadrati, compreso il Barca e il Fezzan, e senza aspettarsi una fertilità pari a quella dell’Egitto o dell’Asia Minore, ‘ci sarebbe certo da sviluppare la nuova Italia’, che non sorgerà mai nel Brasile né nell’Argentina. ‘Qui sta il punto capitale’: il che vuol dire che la nostra impresa sarà vera, se oltre a portare in Tripolitania soldati e funzionari, appaltatori e monopolisti, noi troveremo la via e il modo di trasportarci i lavoratori.”” (pag 323) (da intervista a A. Labriola, raccolta e firmata da A. Torre, pubblicata in ‘Il Giornale d’Italia’, 13 aprile 1902, ora in A. Labriola, Scritti politici).”,”ITAS-120″ “CIUFFOLETTI Zeffiro DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura”,”L’ emigrazione nella storia d’ Italia, 1868-1975. Storia e documenti. II.”,”DEGL’INNOCENTI Maurizio nato a Firenze nel 1946 svolge attività di ricerca all’ Istituto di Storia della Facoltà di Lettere di Firenze. E’ autore di ‘Il socialismo italiano e la guerra di Libia’ (1976) e ‘Storia della cooperazione in Italia’ (1977). CIUFFOLETTI Zeffiro nato in provincia di Grosseto (1944) è assistente di storia contemporanea alla facoltà di Magistero di Firenze. Si è occupato di emigrazione e di storia del partito socialista. Gramsci , Italia riserva operaia del mondo. “”Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell’ imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l’ “”imperialismo”” italiano è consistito solo in questo che l’operaio emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l’Italia è solo stata un mezzo di espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquatesempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell’ Italia sugli altri paesi, voi dite sempre, per esempio, che l’Italia demograficamente è superiore alla Francia. E’ una questione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l’Italia di prima della guerra, dal punto di vista demografico, si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerrà; ciò è determinato dal fatto che l’emigrazione allontana dal territorio nazionale una tale massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte di popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia. E’ questa debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l’emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrano è impotente a inquadrare (…)””. (Discorso di Gramsci, nella seduta della Camera dei deputati 16 maggio 1925 (Rinascita ,9 giugno 1962))- (pag 202-203)”,”ITAS-121″ “CIUFFOLETTI Zeffiro”,”Stato senza nazione. Disegno di storia del Risorgimento e dell’ Unità d’ Italia.”,”L’impresa dei Mille. “”Fra mille difficoltà e mentre Cavour cercava disperatamente di riprendere l’iniziativa attraverso gli uomini della Società Nazionale, che però non poterono far altro che tentare di sorvegliare le mosse di Garibaldi, stava per mettersi in moto dietro la leggendaria figura del generale guerrigliero un’impresa che sembrava contraddire ogni regola di convenienza diplomatica e ogni logica militare. Le carabine Enfield ultimo modello acquistate con il “”Fondo del milione”” furono bloccate da Massimo d’Azeglio (allora governatore di Milano) in pieno accordo con Cavour, che non ne autorizzò il rilascio. Il problema dell’armamento dei volontari divenne allora assai serio e fu risolto in modo fortunoso. Alcune pistole, già sperimentate nel Texas, furono inviate dall’America dal colonnello Colt. Alcune armi da fuoco a canna rigata furono fornite dalle officine del Commissariato britannico. Anche la fabbrica d’armi Ansaldo sostenne segretamente Garibaldi. Infine la Società Nazionale consegnò ai volontari mille vecchi fucili a canna liscia, originariamente a pietra focaia e trasformati a percussione, pressoché inservibili. Nove di questi fucili su dieci non sparavano, come scrisse Garibaldi, ma ciò non avrebbe impedito quegli assalti alla baionetta di cui egli si serviva magistralmente. Nessuna difficoltà materiale e politica era ormai in grado di fermare l’impresa.”” (pag 205-206)”,”ITAB-236″ “CIUFFOLETTI Zeffiro”,”Tre storie, una storia. Italia, Europa, Mondo.”,”Zeffiro Ciuffoletti (San Giovanni delle Contee, 1944) è professore ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze e ha insegnato Storia sociale della comunicazione presso la Facoltà di Scienze politiche della stessa Università. Storico del Risorgimento, si è occupato di storia sociale, politica e della comunicazione. “”In effetti, tutte le crisi italiane – 1918-1925, 1943-1948, 1989-1992, le tre grandi crisi di regime, per parafrasare il titolo di un libro di Massimo L. Salvadori (‘Storia d’Italia e crisi di regime: saggio sulla politica italiana, 1861-2000’, Il Mulino; 2001) (…) – sono legate a tre grandi crisi epocali internazionali: il primo dopoguerra, il secondo dopoguerra e la fine della guerra fredda. Tutte e tre queste crisi hanno avuto in Italia ripercussioni così profonde e di tale portata da minare non solo il sistema politico, ma anche gli assetti istituzionali. Tanto è vero che l’uscita da queste fasi critiche ha condotto, in Italia, a veri e propri cambiamenti di regime e, quindi, ad esiti non sempre paragonabili a quelli di altre nazioni europee. In questo senso, la comparazione con la situazione di altri Paesi del continente, non è almeno a prima vista, del tutto legittima, anche se dalla grande crisi della prima guerra mondiale presero corpo, in alcuni Stati dell’Europa, delle ideologie rivoluzionarie che si trasformarono poi in soluzioni totalitarie, come nel caso della Russia, dell’Italia e, infine, della Germania. Eppure, anche in questo, i contesti politici giocarono un ruolo rilevante, tanto nella crisi quanto nei suoi esiti. Può sembrare utile, quindi, chiedersi se nelle tre crisi italiane sopra richiamate vi sia qualcosa di comune e specificamente collegabile alle caratteristiche istituzionali, politiche e sociali della storia italiana. La storiografia è ormai pressoché concorde nel ritenere che la formazione dello Stato nazionale fu, in Italia, un evento rapido e fortunato. Tuttavia, lo Stato unitario formatosi nel 1861 presentava fin da suo sorgere una serie di elementi strutturali di notevole debolezza: la cosiddetta questione romana da un lato e la questione meridionale dall’altro. Recentemente la storiografia politica ha insistito su un altro elemento, peraltro collegato ai primi due, ovvero la presenza di forze antisistema, o antistato, o, ancora, extraparlamentari, che contribuirono a limitare l’area di consenso delle istituzioni e a contrastare il processo di nazionalizzazione delle masse popolari e contadine”” (pag 17-18)”,”ITAP-239″ “CIUFFOLETTI Tommaso MORGANTINI Lapo, testi”,”Storia e fotografia. Un secolo di immagini. Volume I. 1901-1920. Tra miti e progresso e incubi di guerra.”,”foto di bambini che lavorano alle macchine in una fabbrica tessile (pag 9)”,”FOTO-111″ “CIUFO Angelo”,”Crisi economica e guerra del Golfo.”,”Alla memoria di Lelio Basso Angelo Ciufo è nato e risiede a Roma. Laureato in sociologia ed economia, ha pubblicato saggi e articoli su quotidiani e riviste. Attualmente (1991) collabora con la rivista ‘Ragionamenti’ diretta da Giuseppe Averardi per conto delle Edizioni Avanti. Ho svolto un’attività trentennale per il centro studi della CGIL. E’ stato segretario nazionale di varie federazioni di categoria della Cgil.”,”USAE-121″ “CIUIKOV Vassili Ivanovic”,”La fine del Terzo Reich. Da Stalingrado a Berlino con l’ Armata Rossa.”,”Il maresciallo CIUIKOV è stato vice ministro della difesa. E’ una delle personalità ilitari più conosciute in URSS. Ha preso parte alla battaglia di Stalingrado e ha partecipato tra il 1944 e 1945 all’ avanzata sovietica in Polonia e Germania Orientale fino alla conquista di Berlino. Nel suo libro di memorie non si limita al racconto dei fatti bellici. Per la prima volta un russo osa anche criticare la condotta militare dell’ esercito sovietico e in particolare STALIN e ZUKOV accusati di incompetenza militare e mancanza di tempestività nel giudicare la situazione cosa che sarebbe costata un mese in più di guerra e perdite inutili. E’ polemico anche con la strategia del comando tedesco e con gli storici militari occidentali. “”Cominciò il periodo della guerra difensiva o, meglio detto, della guerra di posizione. In simili casi è indispensabile ricorrere a speciali accorgimenti, per impedire che i soldati perdano il mordente. Se la guerra di posizione si prolunga, essi si “”abituano”” al nemico. Comincia quasi per comune accordo il rispetto reciproco, come se in un certo qual modo dovessero vivere in mutui rapporti “”umanitari””. Non si apriva più il fuoco – per citare un esempio – su di una cucina da campo che attraversava scoperta il campo nemico; non ci si disturbava a vicenda quando si trattava di andare ad attingere dell’ acqua. E’ facile capire questa psicologia dei soldati: “”Se sparo contro un tedesco che va con le sue pentole a prendere la minestra alla cucina da campo, egli monterà su tutte le furie e si rifarà rendendo pan per focaccia. Ed in tal modo la miserabile vita nelle trincee diventerà dieci volte più insopportabile””. (pag 62)”,”QMIS-086″ “CIUIKOV Vassili Ivanovic”,”L’inizio della riscossa. La battaglia di Stalingrado e le premesse per la vittoria finale.”,”V.I. Ciuikov nacque il 12 febbraio 1900 in un villaggio del Governatorato di Tula (regione di Mosca) in una famiglia di contadini. Si arruolò nel 1918 come volontario nell’armata rossa. Dopo un corso di formazione di istruttori militari diventò comandante di compagnia. Nel 1919 comandò un reggimento sul fronte orientale contro le armate bianche di Kolciak e nel 1920, sempre come comandante di reggimento, combatté sul fronte polacco. Nell’aprile 1919 divenne membro del Pc sovietico. Dopo la guerra civile terminò gli studi all’Accademia militare M.V. Frunze e più tardi all’accamedia militare di meccanizzazione e motorizzazione. Nel 1938 ebbe ai suoi ordini un corpo d’armata. Nel 1939-40 prese parte alla guerra finno-sovietica. All’inizio della seconda guerra mondiale ebbe incarichi diplomatici e nel maggio 1942 venne nominato comandante di un’armata. Questa armata nell’estate del 1942 tenne testa nelle steppe del Don, in combattimenti difensivi agli attacchi tedeschi che puntavano su Stalingrado permettendo al grosso delle forze sul Fronte di Stalingrado di schierarsi a difesa. La 62° armata al suo comando difese la città con il contributo della flottiglia da guerra del Volga. La battaglia avvenne casa per casa e strada per strada. Nel 1944 la sua armata prese parte alle operazioni di Nikopol-Krivoi Rog e altre operazioni di attacco. Ebbe parte preponderante nella disfatta della 6° armata tedesca e alla liberazione di Odessa. Nel 1945 la sua armata fu impegnata nella conquista di Berlino. Dopo la guerra comandò le forze sovietiche in Germania per qualche tempo. In seguito fu nominato comandante del distretto militare di Kiev. “”Condottta di combattimento nell’abitato. La battaglia di Stalingrado è un esempio classico di “”difesa attiva””. Noi contrastavamo ogni avanzata nemica sia col fuoco, sia con contrattacchi di sorpresa sui suoi fianchi o alle spalle. I nostri contrattacchi arrecarono ai tedeschi forti perdite, obblicandoli spesso a troncare le loro azioni e a cercare i punti deiboli del nostro schieramento. In questo modo perdevano tempo e erano costretti a rallentare il ritmo che avevano previsto per la loro avnzata. Perchè la nostra difesa fosse efficiente e tale si mantenesse avevano adottato le seguenti misure: (…)”” (esplorazioni preventiva, preparazione del fuoco con varie specie di armi; mascheratura degli accessi alle forze di difesa; collaborazione con i gruppi di assalto ecc.) (pag 329)”,”QMIS-056-FGB” “CIVARDI Christian”,”Le mouvement ouvrier ecossais 1900-1931. Travail, culture, politique.”,”CIVARDI Christian”,”MUKx-079″ “CIVES Giacomo a cura; saggi di Gaetano BONETTA Giacomo CIVES Luigi AMBROSOLI Giunio LUZZATTO Ester DE-FORT Dario RAGAZZINI Remo FORNACA Franco CAMBI Furio PESCI”,”La scuola italiana dall’Unità ai nostri giorni.”,”Saggi di Gaetano BONETTA Giacomo CIVES Luigi AMBROSOLI Giunio LUZZATTO Ester DE-FORT Dario RAGAZZINI Remo FORNACA Franco CAMBI Furio PESCI”,”GIOx-054″ “CIVITELLA Vittorio”,”Casimiro Wronowski e il caso Matteotti: una storia da rivisitare.”,”Il secondo libro di Mauro Canali sul caso Matteotti: ‘Il delitto Matteotti, Il Mulino, 2004. Canali formatosi alla scuola di Renzo De Felice, è ordinario di storia contemporanea all’Università di Camerino. Il primo libro sul delitto Matteotti di Canali era: ‘Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini’, 1998.”,”ITAF-375″ “CIVOLANI Eva”,”Libertà, uguaglianza, solidarietà. Il sindacato in Francia dalle origini al Duemila.”,”Eva Civolani ha svolto attività di ricerca presso le Università di Torino e di Milano (cui tuttora collabora). Ha pubbilcato, fra l’altro: ‘L’anarchismo dopo la Comune. I casi italiano e spagnolo’ (1981). Ha redatto numerose voci del ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ (2003-2004). “”La disponibilità ad accettare l’aiuto “”di tutte le forze rivoluzionarie””, pur nella salvaguardia dell’autonomia del sindacato, si traduce nel voto a maggioranza a favore dell’ingresso della CGTU nell’ Internationale des syndicats rouges (ISR). Ma si tratta pur sempre di un’adesione formale, che non lede il principio dell’autonomia decisionale del sindacato francese”” (pag 79)”,”MFRx-386″ “CIVOLANI Eva”,”L’anarchismo dopo la Comune. I casi italiano e spagnolo.”,”Contiene dedica autrice a GM Bravo Eva Civolani ha condotto ricerche all’estero e in Italia sulla storia del movimento operaio e sta concludendo un dottorato (1981) in storia economica e sociale presso l’Università della Sorbona di Parigi. Ha pubblicato ‘La Prima Internazionale e la Spagna’ (1974), ‘Scioperi e agitazioni operaie dell’estate 1872 nei comparti manifatturieri di Milano e Torino’ (1977), ‘La partecipazione di emigrati italiani alla Comune di Parigi’ (1979). Ha redatto diverse voci del ‘Dizionario biografico. Il movimento operaio’, Ed. Riuniti. Attualmente (1981) sta curando la pubblicazione della corrispondenza tra il BSI (Bureau Socialiste) della 2° Seconda Internazionale e la Sfio. L’esule Paul Lafargue e la diffusione del marxismo in Spagna “”L’intrico di polemiche che circondarono la figura di Lafargue, appena apparvero chiari i collegamenti stretti che egli intratteneva con il Consiglio generale di Londra e in particolare con il corrispondente per la Spagna, F. Engels (32), e soprattutto dopo che l’esule ebbe iniziato un’intensa campagna polemica contro l’organizzazione segreta bakuninista «Alianza internacional de la democracia socialista» (33), non facilita certamente la comprensione del ruolo effettivamente svolto dal profugo comunalista in seno ai gruppi internazionalisti madrileni (34). Tuttavia va rilevato che, durante la sua breve residenza nella capitale (dicembre 1871-luglio 1872), egli seppe vitalizzare quella tendenza antilibertaria che, attraverso la riflessione teorica di una parte del gruppo redazionale della «Emancipación», andava faticosamente definendosi nella prospettiva della partecipazione del mondo del lavoro subalterno alla vita politica nazionale. (…) È probabile che Lafargue avesse intuito che tale nuovo indirizzo strategico, ancora nella sua fase di latenza, avrebbe potuto orientars nel breve periodo sulla via preconizzata da Marx qualora gli fossero state fornite le necessarie categorie analitiche per fondare una più organica concezione del mondo e per affrontare, con una sistematicità epistemologica , la complessa problematica connessa all’individuazione delle leggi regolatrici della produzione capitalistica. (…) In un secondo gruppo di articoli dal titolo ‘La organización social’ ascrivibili alla penna dell’esule comunalista e pubblicati sulla «Emancipación» dal 1° giugno 1872, Lafargue sviluppava con maggiore sistematicità la questione del partito politico della classe operaia il cui compito veniva distinto da quello delle organizzazioni professionali delel maestranze la cui funzione consisteva nel «resolver la cuestión del trabajo en todas sus diferentes manifestaciones» (42). L’interesse di questi due gruppi di scritti va ricercato anche nella novità del linguaggio utilizzato dall’esule per delimitare concettualmente il tema del rapporto conflittuale tra il mondo operaio e quello imprenditoriale. Infatti esso si avvaleva di espressioni («explotados», «explotadores», «clase obrera», ecc.) che facevano riferimento ad una situazione di sfruttamento del lavoro (appropriazione di plusvalore) ad opera dei detentori del capitale senza ricorrere alla elementare terminologia usata dalla stampa anarchica che preferiva, in linea di massima, servirsi di termini forniti da una generica connotazione sociologica («pobres», «ricos», «señores y esclavos»(…) ecc.). Che questa nuova impostazione metodologica in chiave marxista avanzata da P. Lafargue, non costituisse una codificazione concettuale occasionael, sembra del resto dimostrato dalla frequenza con cui «La Emancipación» pubblicava estratti di testi marxiani. Dal 13 aprile il giornale riproduceva ampi passi della ‘Miseria della filosofia’ sotto il titolo di ‘Teoria de la lucha de clases’; dal 2 novembre sulle sue colonne appariva a puntate (fino al 7 dicembre) il ‘Manifiesto comunista’ (43), che era stato preceduto dalla pubblicazione, alcuni giorni prima, di una lettera di Marx all’editore francese del ‘Capitale’ (44) e del prologo a tale edizione. Infine il 4 gennaio 1873 veniva riportato integralmente il testo del ‘Manifiesto inaugural de la Asociación internacional de trabajadores’. All’intesa attività di propaganda ideologica, svolta attraverso le nuove teorizzazioni sociali marxiste dal profugo comunalista, riprese dal piccolo nucleo socialista che si era raccolto intorno a lui (composto per la maggior parte dai redattori del «La Emancipación» espulsi nel marzo 1872 dalla Federazione locale madrilena dell’Ait (45), tra cui importa ricordare i nomi di F. Mora (46), J. Mesa (47), P. Iglesias (48), si affiancava anche un’opera di organizzazione politica dei lavoratori il cui primo risultato tangibile era stato la fondazione di un nuovo organismo denominato ‘Nueva federación madrileña’ (8 luglio 1872) (49), il quale aveva ottenuto un primo riconoscimento ufficiale da parte dell’assemblea congressuale dell’Aia (settembre 1872) (50)”” (pag 240-243) [Eva Civolani, ‘L’anarchismo dopo la Comune. I casi italiano e spagnolo’, Franco Angeli, Milano, 1981] [(32) Di tali rapporti costituisce un’interessante testimonianza la corrispondenza scambiata tra Lafargue ed Engels pubblicata in F. Engels, P. et L. Lafargue, ‘Correspondance’, cit., pp. 9-29 (…); (33) L’esistenza di questo organismo segreto era sempre stata negata da parte anarchica. Tuttavia è assai probabile che effettivamente esso raccogliesse la maggior parte dello stato maggiore libertario dell’Internazionale spagnola, cfr. A. Lehing, ‘La lutte des tendances au sein de la Première Internationale…’, cit., in ‘La Première Internationale: L’institution…’, cit.. (…); (34) Per un’analisi complessiva dell’attività di Lafargue in Spagna, cfr. J.J. Morato, ‘Lideres…’, cit., pp. 123-131 e C.L. Lida, ‘Anarquismo y revolución’…, cit, pp. 162 sgg. Un giudizio negativo su Lafargue, da parte anarchica, si trova in M. Nettlau, ‘Documentos inéditos’…, cit., p. 139; (…) (42) «La Emancipación», 22 giugno 1872); (43) Per quel che riguarda in generale la diffusione del ‘Manifesto’ in Spagna, cfr. E. Gasch, ‘Difusió del «Manifest Comunista» a Catalunya i Espanya (1872-1939), in ‘Recerques’, 1975, n. 5, pp. 21-30; (44) «La Emancipación», 26 ottobre 1872; (45) L’espulsione era tata motivata sulla base della pubblicazione, non autorizzata dalla Federazione madrilena dell’Ait, di un appello al partito repubblicano a carattere conciliativo; cif. «La Emancipación», 25 febbraio 1872. (…); (46) Sull’opera e la vita di Mora, cfr, J.J. Morato, ‘Lideres’, cit., pp. 37-53. F Mora fu anche autore di una storia del socialismo spagnolo (‘Historia del socialismo obrero español…’, cit..) ricca di spunti critici e dati; (47) Su J. Mesa, cfr. J.J. Morato, ‘Lideres…’, cit., pp. 107-122. Il Mesa era stato autore di diverse opere storiche, tra cui importa rammentare ‘La “”Commune”” de Paris de 1871: Estudio histórico, Madrid, s.d.; (48) A P. Iglesias sono stati dedicati numerosi lavori in ragion del ruolo di primo piano da lui svolto nella formazione del ‘Partido socialista obrero’ (…); (49) F. Mora, op. cit., p. 138 (…); (50) Cfr. ‘La Première Internationale’, cit., vol. II, pp. 376-377. Anche dopo il suo trasferimento da Londra a New York, il Consiglio generale continuò a riconoscere nella Nfm ‘Nueva federación madrileña’, l’unica rappresentante ufficiale dell’Internazionale iberica e intrattenne con essa uno scambio epistolare di cui una buona parte è stata raccolta da S. Bernstein, ‘Papers of the General Council of the International Workingmen’s Association’, New York, 1872-1878, Milano, 1962]”,”ANAx-004-FMB” “CIZEK Eugen”,”La Roma di Nerone.”,”Eugen CIZEK è considerato il massimo esperto mondialedi NERONE (Lucio Domizio Enobarbo) e dei suoi tempi. Nello scrivere la biografia si attiene ai documenti e ai fatti. NERONE è morto di pugnale. NERONE non ha avuto buona stampa. Ma in realtà i 14 anni di regno neroniano segnano il trapasso tra le vecchie strutture aristocratico-repubblicane e l’ edificazione di una nuova idea statuale di autocrazia imperiale ispirata a modelli di dominio greco-orientali. Questo tentativo sfociò in una repressione sanguinosa dell’ opposizione senatoriale tradizionalista. Questa forma di satrapismo oscillava tra la paura ossessiva da parte del tiranno e la liquidazione spietata dei familiari. “”Eredi del sistema della clientele, senza il quale non si può comprendere nulla della vita della capitale e dell’ Impero, i circuli erano anche espressione di reti di amicizie: convinzioni filosofiche condivise, affinità letterarie, ma anche appartenenza allo stesso clan o a un medesimo gruppo di pressione, o ancora comunanza d’ interessi, determinavano queste amicizie, oltre ai legami personali che esse presupponevano”” (pag 200)”,”STAx-095″ “CLAEYS Gregory”,”Marx e il marxismo.”,”Gregory Claeys insegna Storia del pensiero politico alla Royal Holloway University di Londra. Ha scritto numerosi libri tra cui ‘The French Revolution Debate in Britain’ (Palgrave, 2007). Le calunnie contro Marx e la Comune di Parigi. “”Intorno al 1871 lo spettro che perseguitava l’Europa aveva ormai un nome: Karl Marx. La Francia venne sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870-71 e nel paese fu proclamata la repubblica. Marx sostenne che era stato Napoleone III ad aver avviato il conflitto e parlò di «guerra di difesa» (19). Pensava però che la classe operaia tedesca fosse «superiore a quella francese sia dal punto di vista teorico sia da quello organizzativo» (20), e sperava che la vittoria della Prussia contribuisse al progresso della situazione in Francia. L’armistizio con la Prussia scatenò un’insurrezione a Parigi. All’inizio Marx condannò ogni avventurismo rivoluzionario, innanzitutto all’interno della stessa Internazionale. Quando fu proclamata la Comune, nel marzo 1871, però, il suo name si legò giocoforza alle sue sorti. Marx auspicava che la Comune potesse portare all’istituzione di un «autogoverno dei produttori» (21). Ma il tutto durò solo due mesi e alla fine la Comune fu repressa nella più insensata violenza. Furono all’incirca ventimila le esecuzioni, spesso di operai disarmati o che avevano già deposto le armi. Fu a partire da questo momento che la Comune divenne un modello di riferimento per il marxismo. Marx aveva capito fin dall’inizio che questa esperienza era destinata a fallire, sia per la vittoria della Prussia sia per l’opposizione del governo francese. Molti leader della Comune, peraltro, non erano neanche socialisti. Comunque sia, per lui fu un evento di primaria importanza, e nel celebre testo ‘La guerra civile in Francia’ (1871) scrisse che si trattava di «un nuovo punto di partenza di importanza storica universale» (22). Avallò addirittura le esecuzioni di ostaggi – tra i quali ‘arcivescovo di Parigi – in risposta al massacro di prigionieri perpetrato dal governo di Versailles (23). Ben presto l’Internazionale fu considerata responsabile dello spargimento di sangue e per la prima volta il terrore Rosso invase l’Europa borghese. Marx divenne suo malgrado celebre come presunto capo della Comune. Contro di lui si scatenò una feroce campagna di propaganda e la stampa lo definì «il dottore del terrore Rosso». «L’uomo più calunniato e più minacciato di Londra» fu assediato da una schiera di giornalisti ansiosi di «veder con i propri occhi il “”monster””» (24). E l’Internazionale venne messa fuori legge in diversi paesi”” (pag 183-184) [Gregory Claeys, ‘Marx e il marxismo’, Einaudi, Torino, 2020] [(19) K. Marx, ‘Primo indirizzo del Consiglio generale sulla guerra franco-prussiana’, in Id. ‘La guerra civile in Francia’, cit., p. 34; (20) Marx a Engels, 20 luglio 1870, in Marx, Engels, ‘Opere complete’, vol. XLIV, cit., p. 5; (21) Marx, ‘La guerra civile in Francia’, cit., p. 82; (22) Marx a Kugelmann, 17 aprile 1871, in Marx, Engels, ‘Opere complete’, vol. XLIV, cit., p. 202; (23) Marx, ‘La guerra civile in Francia’, cit., p. 80; (24) Id., Primo abbozzo di redazione per ‘La guerra civile in Francia’, in Id., ‘La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia. Edizione integrale con annessi i lavori preparatori e altri inediti’, cit., p. 218]”,”MADS-788″ “CLARE Bertrand THIEBAUT Dominique, redazione; collaborazione di Karine BERGER Jihane BOUDRAA Mathieu CARBASSE Julie COSTE Sarah DIFFALAH Cédric DOUZANT Damien DUBUC Maxime LEMERLE Alain ROUX Claudine TEXIER Mikael ZENOUDA”,”Atlaséco 2011. Atlas économique et politique mondial.”,”CLARE Bertrand THIEBAUT Dominique, redazione; collaborazione di Karine BERGER Jihane BOUDRAA Mathieu CARBASSE Julie COSTE Sarah DIFFALAH Cédric DOUZANT Damien DUBUC Maxime LEMERLE Alain ROUX Claudine TEXIER Mikael ZENOUDA”,”STAT-098″ “CLARETIE Leo”,”Lesage.”,”Alain René LESAGE (1668-1747) scrittore francese romanziere nei suoi romanzi dipinse con vivace realismo la società del suo tempo. Scrisse anche le commedie ‘Crispino rivale del suo padrone’ e ‘Turcaret’ (1709).”,”FRAA-046″ “CLARICH Marcello”,”Le grandi banche nei paesi maggiormente industrializzati.”,”Marcello Clarich ha compiuto i suoi studi alla Scuola Superiore di studi Universitari e di Potenziamento di Pisa, specializzandosi in diritto amministrativo e bancario. Ha trascorso periodi di studio in Germania e negli stati Uniti nell’ambito del Corso di dottorato di ricerca in Diritto e legislazione bancaria dell’Università di Siena.”,”ECOI-171-FL” “CLARIS A.”,”La proscription francaise en Suisse 1871-72. Les ennemis de l’ Internationale démasqués au Congrès de la Haye. Precedé d’ une etude sur la proscription francaise a Geneve et suivi d’ un bulletin bibliographique socialiste.”,”La polizia versagliese. “”Di tutte le istituzioni delle quali la nostra povera umanità è preda, per grazia dei tiranni, la più infernale, è senza smentita, la polizia. Tutte le anime vili, tutti i bricconi per poco che abbiano di intelligenza o di vizi, hanno il loro posto assegnato d’ anticipo. E’ la cloaca che raccoglie tutti i detriti umani, tutte le decomposizioni sociali. E’ la polizia che mantiene la perturbazione negli Stati e semina la discordia tra i cittadini; è lei che inocula le provocazioni, genera la corruzione e il disordine e porta la disgrazia; (…) (pag 39)”,”INTP-029″ “CLARK Ronald W.”,”Lenin l’ uomo dietro la maschera.”,”Lenin nella Biblioteca di Ginevra (1905) “”Ilic non aveva letto soltanto Marx ed Engels, aveva studiato fra l’altro un gran numero di opere militari e il problema dell’organizzazione di una insurrezione lo aveva occupato assai più di quel che comunemente si ritiene. Il bibliotecario della “”Società di lettura”” ogni mattina vedeva arrivare un rivoluzionario russo, dai pantaloni rimboccati alla moda svizzera, per evitare il fango; costui apriva il libro d’arte militare lasciato il giorno prima, si sedeva come al solito al piccolo tavolo davanti alla finestra, ravviava all’indietro i radi capelli e si metteva a leggere. Di tanto in tanto andava a consultare qualche dizionario, poi ritornava al suo posto, e vergava numerosi fogli di carta con la sua minuta e veloce scrittura”” [N. Krupskaia, La mia vita con Lenin, Napoli, 1944] (pag 83)”,”LENS-025 BIOx-019″ “CLARK Ian”,”Globalizzazione e frammentazione. Le relazioni internazionali nel XX secolo.”,”CLARK Ian insegna politica internazionale nella University of Wales. Ha scritto alcune opere (v.retrocopertina).”,”RAIx-113″ “CLARK Grahame”,”La preistoria del mondo.”,”CLARK Grahame è professore d’archeologia nell’Università di Cambridge.”,”STAx-197″ “CLARK Christopher”,”I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla grande guerra.”,”Christopher Clark è professore di Storia moderna all’Università di Cambridge e fellow del St. Catharine’s College. E’ autore di ‘The Politics of Conversion: Missionary Protestantism and the Jews in Prussia, 1728-1941’; ‘Kaiser Wilhelm II’; ‘Iron Kingdom: The Rise and Downfall of Prussia, 1600-1967’.”,”RAIx-342″ “CLARK Christopher”,”Iron Kingdom. The Rise and Downfall of Prussia, 1600-1947.”,”Parallelo tra Piemonte e Prussia. “”There were also clear parallels between Piedmont and Prussia. Both states were noted for their confident bureaucracies and their modernizing reforms, and both were constitutional monarchies (since 1848). Each had sought to suppress popular nationalism while at the same time manoeuvring to extend its own influence in the name of the nation over the lesser states within its sphere of interest. It was thus easy for small-German enthusiasts of a Prussian-led union to project the Italian events of 1859-61 on the German political map (2). The Italian war also demonstrated that new doors had opened within the European political system. Most important of these was the estrangement between Austria and Russia. In 1848, the Russian had saved the Austrian Empire from partition at the hands of the Hungarian national movement. During the Crimean War of 1854-6, however, the Austrians had made the fateful decision to join the anti-Russian coalition, a move that was seen in St Petersburg as rank treachery. Vienna thereby irretrievably forfeited the Russian support that had once been the cornerstone of its foreign policy (3). Cavour was the first European politician to show how this realignment could be exploited to his state’s advantage. The events of 1859 were instructive in other ways as well.”” (pag 512) [(2) Ernst Portner, ‘Die Einigung Italiens im Urteil liberaler deutscher Zeitgenossen (Bonn, 1959), pp. 65, 119-22, 172-8; Angelow, ‘Von Wien to Königgrätz, pp. 190-200; (3) Mosse, ‘The European Great Powers’, pp. 49-77]”,”GERx-131″ “CLARK Steve RIDDELL John”,”Lenin’s Conception of the Class Forces and Strategy in Making the Russian Revolution (1902-1917) (Clark); Lenin’s Writings on Soviet Power and the Communist International (1918-1919) (Riddell).”,”Indicazioni bibliografiche, scritti Lenin sulla questione della tattica e della strategia rivoluzionaria del partito bolscevico nei due decenni precedenti la rivoluzione d’Ottobre, la questione agraria e l’alleanza prolatariato contadini, il partito comunista tedesco, la nascita della Terza Internazionale e il suo programma”,”LENS-278″ “CLARK Ronald W.”,”Lenin l’uomo dietro la maschera.”,”Misconoscere o sottovalutare l’impatto di Lenin sul XX secolo è oggi praticamente impossibile; la sua carriera politica è stata analizzata in ogni particolare, il suo ruolo nella rivoluzione d’ottobre è stato innumerevoli volte discusso e la sua importanza per il mondo contemporaneo, nel bene e nel male, è stata oggetto di infiniti dibattiti. Tuttavia, rispetto a questa abbondanza di informazioni e giudizi sull’uomo pubblico, ben scarsa attenzione è stata dedicata a Lenin ‘privato’, a quella attività e a quegli interessi che egli condivideva con il resto del mondo, in una parola, al Lenin ‘uomo’ senza ulteriori aggettivi. Ed è appunto tale lacuna che la nuova biografia di Ronald Clark intende colmare.”,”LENS-047-FL” “CLARK Martin, a cura di Andrea DI-GREGORIO”,”Storia dell’Italia contemporanea, 1871-1999.”,”Martin Clark è docente presso il dipartimento di Politica dell’Università di Edimburgo.”,”ITAB-012-FL” “CLARK Grahame”,”La préhistoire de l’humanité.”,”Professore all’Università di Cambridge, Grahame Clark ha cercato di ricostruire in questo libro le diverse tappe della storia dell’umanità dalla comparsa dell’uomo sulla terra e dalla sua espansione sulla superficie della terra.”,”STAx-001-FSD” “CLARK Christopher”,”Iron Kingdom. The Rise and Downfall of Prussia, 1600-1947.”,”Christopher Clark è Reader in Storia Moderna al St. Catharine’s College di Cambridge. Ha pubblicato anche una biografia dell’imperatore Guglielmo II. In apertura: ‘Una storia del Brandeburgo-Prussia in sei cartine (pag XXVI-XXIX) Brandeburgo Il Brandeburgo è uno dei sedici Stati federati della Germania, situato nella parte orientale del paese. La sua capitale è Potsdam, ma altre città importanti sono Cottbus, Brandeburgo sulla Havel e Francoforte sull’Oder. Il Brandeburgo ingloba interamente la città-stato di Berlino e insieme ad essa forma la regione metropolitana di Berlino/Brandeburgo, in cui vivono più di sei milioni di persone1. Il nome “Brandeburgo” deriva dall’antica città capoluogo omonima. Il nome che l’impero diede alla città conquistata agli slavi fu Brennaburg; ma non si è certi se il nome derivasse dallo slavo bran (traducibile con “palude”), o dal germanico brand (“spada”) o dall’indoeuropeo brendh (cioè “attorniato dalle acque”). I chierici imperiali risolsero queste possibilità attribuendo il nome della città al culto di San Brendano1. Il territorio del Brandeburgo è stato abitato da popolazioni slave fin dal VI secolo. Nel XII secolo, i re e gli imperatori Sassoni di Germania conquistarono le terre della Germania meridionale ed orientale, che erano state abitate da popolazioni slave. Nel 1815, il Brandeburgo divenne una provincia del Regno di Prussia e dello Stato Libero di Prussia, con la capitale a Potsdam. Nel 1947, la provincia fu sciolta e il territorio fu diviso tra i distretti di Potsdam e Francoforte sull’Oder. Nel 1990, con la riunificazione tedesca, il Brandeburgo divenne uno dei sedici Stati federati della Germania123.”,”GERx-002-FSD” “CLARK Christopher”,”The Sleepwalkers. How Europe Went to War in 1914.”,”CLARK Christopher (nato a Sydney, Australia, il 14 Marzo 1960). Professore di Storia all’Università di Cambridge. «Questo superbo resoconto delle cause della Prima Guerra Mondiale consegna di fatto il vecchio consensus storico nel cestino…» (Simon Griffith, Daily Mail). «(…) per Clark gli statisti del 1914 erano “”sonnanbuli””, ciechi di fronte alla realtà dell’orrore che stavano per portare nel mondo» (Dominic Sandbrook, Sunday Times). «1914. Re, imperatori, ministri, ambasciatori, generali: chi aveva le leve del potere era come un sonnambulo, apparentemente vigile ma non in grado di vedere, tormentato dagli incubi ma cieco di fronte alla realtà dell’orrore che stava per portare nel mondo.»”,”QMIP-059-FSL” “CLARKE Michael FREEDMAN Lawrence HOLDEN REID Brian SHAW Jennifer TRYTHALL A.J., Editorial Board; saggi di Michael CLARKE Bruce GEORGE e Nick RYAN Claire SPENCER Michael CODNER Joseph LEPGOLD Fraser CAMERON Edwina CAMPBELL Stefanie BABST e Heribert SCHALLER Michael BRATBY Mariano AGUIRRE Jane M.O. SHARP Hugh BEACH Edward M. SPIERS Christopher SMITH Susan WILLETT Mario SANDOVAL Neil PARTRICK John ROBERTS Ron SMITH Neville BROWN Malcolm DANDO David CHUTER”,”Brassey’s Defence Yearbook 1996. Edited by The Centre for Defence Studies, King’s College London.”,”Saggi di Michael CLARKE Bruce GEORGE e Nick RYAN Claire SPENCER Michael CODNER Joseph LEPGOLD Fraser CAMERON Edwina CAMPBELL Stefanie BABST e Heribert SCHALLER Michael BRATBY Mariano AGUIRRE Jane M.O. SHARP Hugh BEACH Edward M. SPIERS (terrorismo chimico e biologico) Christopher SMITH Susan WILLETT Mario SANDOVAL Neil PARTRICK John ROBERTS Ron SMITH Neville BROWN (l’ ascesa del missile) Malcolm DANDO David CHUTER.”,”QMIx-095″ “CLARKE Martin L.”,”Bruto. L’uomo che uccise Cesare.”,”M.L. Clarke nato nel Suffolk, ha studiato a Haileybury e al King’s College di Cambridge, dove ha anche lavorato dal 1934 al 1940 come ricercatore. Ha poi insegnato alle Università di Edinburgo e di Londra prima di ottenere la cattedra di Latino all’Università del Galles. Si è ritirato dall’insegnamento nel 1974. Ha pubblicato il trattato: ‘L’ educazione superiore nel mondo classico’ (1971). ‘Dal Medioevo in poi l’interpretazione di Bruto risente, in maniera più o meno diretta, degli atteggiamenti verso le forme contemporanee di dominazione. Dante manifesta aperta riprovazione contro colui che non solo ha alzato la mano contro il proprio benefattore, ma ha ucciso il restauratore dell’ordine nel mondo romano, il fondatore del dominio universale di Roma destinato a sfociare, secondo il disegno provvidenziale, nell’impero romano-cristiano. Ma già il Boccaccio, proclamando che non vi è sacrificio più accettato del sangue di un tiranno (‘De casibus virorum illustrium’, II, 15), aprirà la via a una diversa valutazione del gesto di Bruto. Arriverà ad esaltarlo il Rinascimento, dopo aver capovolto la visione medievale della storia romana: l’età imperiale è ora quella della corruzione e della decadenza; il fenomeno del tacitismo contribuirà non poco a fomentare questo repubblicanesimo un po’ intriso di elementi retorici. Si è visto come la trattazione di Clarke proceda per grandi medaglioni; era questa una scelta legittima; che del resto ha portato l’autore a risultati fruttuosi, talora di icastica evidenza. Le grandi figure della letteratura e della cultura europea, quando abbiano avuto a occuparsi di Bruto, sono prese comunque in attenta considerazione: Da Dante, al quale già si è accennato, a Montaigne, a Shakespeare, a Milton, a Voltaire. Man mano che la trattazione si avvicina ai nostri tempi, l’autore non nasconde che i suoi interessi fondamentali vanno alla cultura francese e a quella anglosassone; il lettore italiano resterà un po’ sorpreso nel vedere che alla figura di Bruto nel nostro Ottocento è dedicata un’attenzione minore di quella che meriterebbe. Se il ‘Bruto secondo’ di Alfieri è fatto oggetto di un’analisi abbastanza approfondita, le posizioni di altri autori, storici o letterati – magari “”minori””, ma la cui considerazione sarebbe comunque servita ad allargare il quadro storico d’insieme. sono invece passate sotto silenzio’ (pag XIII, introduzione di E. Narducci)”,”STAx-018-FV” “CLARKE Simon”,”The Foundations of Structuralism. A Critique of Lévi-Strauss and the Structuralist Movement.”,”Simon Clarke. Dr Clarke is Lecturer in Sociology at the University of Warwick. He has published major articles in Capital and Class and elsewhere; his previous books are Ptoblems of Growth in the Third World Preface, Abbreviations, The Published Works of Claude LÉVI-STRAUSS, Bibliography”,”TEOS-105-FL” “CLARKE Arthur C.”,”La fabbrica delle lune.”,”Opera di Wernher Von Braun: ‘Esploration of Mars’, di Willy Ley e Wernher Von Braun. Vi si propone l’impiego di due navi spaziali, ambedue costruite nello spazio a un’altezza di 1700 chilometri. Una delle navi dovrebbe essere una sorta di aereo, munito di ali, capace perciò di planare e di scendere su Marte. Poi dovrebbe lasciar cadere le ali e tornare indietro funzionando da razzo. L’altra sarebbe una nave spaziale da carico, che rechi rifornimenti in un’orbita intorno a Marte; una volta assolto il suo compito verrebbe abbandonata nell’orbita (nota 1 a pag 190)”,”SCIx-023-FSD” “CLARKE John Charles”,”British Diplomacy and Foreign Policy. 1782 – 1865. The National Interest.”,”CLARKE John: (1947-) Dottorato in Storia sociale ed economica; Professore di Storia nel 1999. <> (pg 1, 2, 3. Traduz. d. r.)”,”UKIx-001-FSL” “CLASTRES Pierre”,”La società contro lo Stato. Ricerche di antropologia politica.”,”Pierre Clastres (1934) a studiato filosofia e etnologia.”,”TEOS-013-FRR” “CLAUDE Henri”,”Le pouvoir et l’ argent.”,”””Pour comprendre le rôle réel de la grande bourgeoisie il faut se référer aux principes généraux qui guident le comportement d’une classe dominante à l’égard du personnel politique qui la sert. La classe qui détient le pouvoir économique soutient ses instruments politiques dans la mesure – et dans la mesure soulement – où il sont efficaces pour assurer sa domination. Là est le critère essentiel de son attitude. Et c’est un principe de l’économie politique bourgeoise, fondé sur une expérience de près deux siècles, que les meilleurs serviteurs finissent toujours par s’user au gouvernement. C’est ce que ses théoriciens appellent “”l’usure du pouvoir””. Et pour masquer le fait que cette usure est provoquée essentiellement par le mécontentement des masses à l’égard d’une politique contraire à leurs intérêts, il en font un phénomène “”naturel”” conforme à la nature de toute société, la norme de toute la vie politique, une loi sociale universelle””. (pag 127)”,”FRAE-027″ “CLAUDEL Paul GIDE André”,”Carteggio, 1899-1926.”,”””C’ è una frase di Bismarck in un discorso al Reichstag pronunziato alla fine della sua carriera, che dice: “”Alla fine di tutta una vita consumata negli affari e con tutta l’ esperienza che ho acquistata, credo di poter guardare un anno davanti a me. Il resto non è di mia competenza””. (pag 130) (Lettera di Claudel a Gide, 15 gennaio 1910) “”Bisognerà che uno di questi giorni noi parliamo come quei personaggi dei romanzi di Dostoievsky che si dicono cose talmente confidenziali che l’ indomani non osano più guardarsi e sono presi da un odio mortale l’ uno contro l’ altro””. (pag 210) (P. Claudel a Gide, 12 dicembre 1911)”,”FRAV-083″ “CLAUDI Claudio”,”Manuale di prospettiva.”,” “”Alcuni autori e fra essi il Delècluze distinguono due specie di prospettiva: la geometrica e l’ artistica: però in realtà vi è una sola prospettiva ed è la esatta, e la nostra è tale, perché i metodi geometrici, che si adropreranno non sono convenzionali, ma rigorosamente esatti.”” (pag XII)”,”SCIx-253″ “CLAUDIN Fernando”,”Marx, Engels et la revolution de 1848.”,”‘Sulle origini storiche dell’ idea di dittatura del proletariato vedere Alberto SOBOUL, “”Karl Marx et l’ Experience revolutionnaire francaise (Les Origines de la theorie de la dictature du proletariat)””, La Pensée, n° 36, 1951. Nel suo articolo del 1884, “”Marx e la Neue Rheinische Zeitung””, Engels riferisce che leggendo, negli anni sessanta, il libro di Bougeart, Marat, l’ ami du peuple (1865), si era reso conto che Marx e lui avevano incoscientemente seguito su più aspetti l’ esempio di Marat che “”come noi, non considerava la rivoluzione terminata e voleva che la si dichiarasse permanente”” (O.C. t. III pag 175). In effetti, Marx ed Engels conoscevano il concetto e la sua origine storica prima del 1848 poiché ne ‘La Sacra Famiglia, si dice che Napoleone ha “”praticato il terrorismo nella misura in cui ha rimpiazzato la rivoluzione permanente con la guerra permamente””. (nota pag 405, 406).”,”MAES-039″ “CLAUDIN Fernando”,”La crisi del movimento comunista dal Comintern al Cominform.”,”””Un mese e mezzo dopo l’ ascesa di Hitler al potere, Trotsky esprime il seguente giudizio: “”Il ruolo criminale della socialdemocrazia non ha bisogno di commenti; l’ Internazionale comunista è stata creata quattordici anni fa proprio per liberare il proletariato dall’ influenza demoralizzante della socialdemocrazia. Se questo finora non è avvenuto, se il proletariato tedesco si è trovato impotente, disarmato e paralizzato al momento della sua più grande prova storica, la più diretta ed immediata responsabilità ricade sui capi dell’ Internazionale comunista postleniniana. Questa è la prima conclusione che bisogna trarre (1).”” Giudizio eccessivamente tagliente e semplificatore – difetti abituali in Trotsky – ma con una grande dose di verità””. (pag 100)”,”INTT-190″ “CLAUDIN Fernando”,”L’ eurocommunisme.”,”CLAUDIN Fernando era dirigente dei Giovani comunisti spagnoli – assieme a Santiago CARRILLO prima di aderire al PCE nel 1936 – prima della guerra civile. Durante la guerra civile, CLAUDIN è stato eletto nel CC del PCE, poi nel 1947 nell’ Ufficio politico e nel 1956 nella Segreteria. Escluso nel 1964 diventa un indipendente. E’ l’A di ‘La crise du mouvement communiste international’ (1972), ‘Marx et Engels et la révolution de 1848.’ Vive a Madrid. “”Come abbiamo già detto, il PCI ha saputo “”cavalcare la tigre”” nel ’68 con una maggior capacità tattica del PCF, che non significa che il suo scopo fosse sostanzialmente diverso: frenare la dinamica di questo grande movimento di masse invece di orientarlo verso una alternativa globale di transizione; limitare lo sviluppo delle sue forme autonome e canalizzarle nel quadro politico istituzionalizzato in modo che non entrino in conflitto con lui.”” (pag 115-116)”,”PCFx-053″ “CLAUDIN Fernando”,”Marx, Engels y la revolucion de 1848. Teoria, politica y partido a la hora del Manifiesto. La prueba de la práctica. Revolución y contrarrevolución. Análisis global de la revolución y desarrollo de la teoría política.”,”Questione dittatura proletariato e rivoluzione permanente (pag 292) La questione degli slavi e la controrivoluzione. “”E, in effetti, Engels non la prende alla larga. Riferendosi al passo delle promesse prima menzionate da Ruge a Bakunin, Engels esclama: “”Non parlare! Alle chiacchiere roboanti e sentimentali che ci prodigano numerose le nazioni controrivoluzionarie d’ Europa; rispondiamo che l’ odio verso i russi fu ed è la prima ‘passione rivoluzionaria’ dei tedeschi, a cui, dopo la rivoluzione, si aggiunge l’ odio verso i cechi e i croati, e che di concerto con i polacchi e i magiari non possiamo salvaguardare la rivoluzione se non con il terrorismo più deciso contro questi popoli schiavi””. Quando Bakunin dichiara: “”lotteremo inesorabilmente a rischio della morte fino a che non esista al mondo uno Stato slavo alla fine grande, libero e indipendente””, noi, dice Engels, sappiamo quello che dobbiamo fare: “”guerra, “”guerra inesorabile a rischio della morte”” contro gli slavi traditori della rivoluzione; guerra di sterminio e di terrorismo cieco, non nell’ interesse della Germania, ma nell’ interesse della rivoluzione””. (pag 186)”,”MADS-401″ “CLAUDIN Fernando”,”Documentos de una divergencia comunista. Los textos del debate que provoco la exclusion de Claudin y Jorge Semprun del PCE.”,”Spagna in movimento. “”La sopravvivenza delle forme fasciste in uno Stato come quello spagnolo, il cui ruolo nella strategia mondiale dell’ imperialismo e la cui importanza economica, particolarmente nel mercato europeo, sono andate crescendo, entrava ogni volta in contraddizione con dette necessità pratiche della politica imperialista. Problemi concreti, come quello del Mercato Comune, hanno accentuato la contraddizione. Le forze più lucide dell’ imperialismo – il kennedismo e i suoi continuatori, le democrazie cristiane, le correnti rinnovatrici della Chiesa cattolica, diversi gruppi liberali europei – hanno accentuato la propria pressione sulle classi dominanti spagnole consigliandogli una evoluzione liberale delle istituzioni. Le grandi centrali sindacali socialdemocratiche e cristiane, i partiti socialisti, che tanto peso hanno nel movimento operaio della maggioranza dei paesi occidentali, hanno fatto pressione nella stessa direzione.”” (pag 147)”,”MSPx-068″ “CLAUSEN W.V. DALZELL Alexander GOODYEAR F.R.D. GRATWICK A.S. HORSFALL Nicholas KENNEY E.J. LUCK Georg OGILVIE R.M. RUDD Niall WILKINSON L.P. WILLIAMS Gordon WILLIAMS R. Deryck WINTERBOTTOM Michael”,”La Letteratura Latina della Cambridge University. Volume primo. Dalle origini all’elegia d’amore.”,”Clausen, Professor of Greek and Latin, Harvard University. Dalzell, Professor of Classics, Trinity College, University of Toronto. Goodyear, Hildred Carlile Professor of Latin, Belford College, University of London. Gratwick, Lecturer in Humanity, St. Salvator’s College, University of St Andrews. Horsfall, Lecturer in Greek and Latin, University College, London. Kenney, Kennedy Professor of Latin, University of Cambridge. Luck, Professor of Classics, The Johns Hopkins University. Ogilvie, Professor of Humanity, St Salvator’s College, University of St Andrews. Rudd, Professor of Latin, University of Bristol. Wilkinson, Emeritus Brereton Reader in Classics, University of Cambridge. Williams Gordon, Thatcher Professor of Latin, yale University. Williams Deryck, Professor of Classics, University of Reading. Winterbottom, Fellow and Tutor of Worcester College, Oxford.”,”VARx-101-FL” “CLAUSEWITZ Carl und Marie von”,”Ein Lebensbild in Briefen und Tagebuchblättern.”,”Altra copia edizione: VERLAG VON MARTIN WARNED. BERLIN. 1917″,”GERQ-001″ “CLAUSEWITZ Carl von”,”De la guerre.”,”Clausewitz (Karl von), generale e teorico militare prussiano (Burg, presso Magdeburgo, 1780 – Breslavia 1831). Figlio di un ufficiale di Federico II, combatté a Fleurus e nel 1796 fu promosso ufficiale. Chiamato nel 1801 alla scuola di guerra di Berlino, strinse amicizia con Scharnhorst, che esercitò una grande influenza sulla sua formazione militare e politica. Fatto prigioniero a Jena, venne condotto in Francia; poi, liberato, fu chiamato da Scharnhorst, con Boyen e Gneisenau, a far parte della commissione per la riorganizzazione dell’esercito. Per poter meglio lottare contro la Francia, nel 1809 si arruolò sotto la bandiera austriaca, poi, in seguito all’alleanza di Napoleone con l’Austria, passò nel 1811 al servizio dello zar. In qualità di plenipotenziario del comando russo negoziò con Yorck, comandante del contingente prussiano della grande armata , la convenzione di Tauroggen (1812). Nel 1813,”,”QMIx-048″ “CLAUSEWITZ Carl von, a cura di Marie-Louise STEINHAUSER”,”De la Révolution à la Restauration. Ecrits et lettres.”,”””Mi sembra impossibile di amare veramente lo Stato prussiano senza ten ere la perdita di Stein come il più grande malanno che possa ancora colpire all’ ora attuale, e sono pronto a credere che i suoi stessi nemici dovranno riconoscere che solo un uomo di un talento così eccezionale, così energico e così incorrutibile è capace di mantenere una certa coesione tra le rovine della nostra grandezza passata e di spandere la semenza di un avvenire migliore. Voglio credere che ci restano degli uomini le cui capacità non sono inferiori per nulla alle sue (benché non li conosca); ma, supponendo che essi esistano realmente, il loro merito non è conosciuto, la loro autorità non ha alcuna applicazione, e si perderà di nuovo tempo prezioso a combattere le mille incertezze e le mille difficoltà””. (pag 250, 4 ottobre 1808, lettera di Marie, corrispondenza tra Clausewitz e Marie von Brühl)”,”QMIx-146″ “CLAUSEWITZ Carl von”,”Principes fondamentaux de stratégie militaire.”,”CLAUSEWITZ Carl von “”Redatto nel 1812 per la formazione militare del principe di Prussia, questo manuale condensa in poche dozzine di pagine le tesi del trattato monumentale ‘Della guerra’. Al suo allievo, Clausewitz (1780-1831) offre un vera preparazione mentale al combattimento: prima di battersi veramente, l’apprendista stratega deve armarsi concettualmente ed agguerrirsi con la meditazione. (…) L’ufficiale prussiano che combatté contro la Grande Armée insiste in modo stupefacente moderno sulla dimensione psicologica del conflitto, accordano un largo spazio all’opinione pubblica e sottolineando la necessità dell’audacia, della fermezza e della scaltrezza di fronte all’incertezza e alla confusione della guerra effettiva”” (in 4° di copertina) “”Le premier et le plus important principe que l’on doit se fixer pour atteindre de tels buts [de grandes victoires et la prise de la capitale, ndr] est le suivant: mobiliser ‘toutes’ les forces qui nous sont données; avec la plus grande application. (…) La deuxième principe est: concentrer autant que possible sa puissance là où les chocs principaux doivent se produire; s’exposer à des désavantages sur d’autres points, afin d’être d’autant plus certain du succès sur le point principal. Ce succès vient compenser tous les autres insuccès. Le troisième principe est: ne pas perdre de temps. Lorsqu’on ne retire aucun avantage particulièrement important du fait de temporiser, il importe de régler la chose aussi vite que possible. la rapidité aidant, cent mesures de l’ennemi sont étouffées dans l’oeuf, et l’opinion publique bascule en notre faveur. La surprise joue un rôle beaucoup plus important dans la stratégie que dans la tactique; elle est le principe le plus efficace de la victoire (…). Enfin, le quatrième principe est: exploiter avec la plus haute énergie les succès que nous remportons. Seule la poursuite de l’ennemi battu permet de récolter les fruits de la victoire””. (pag 46-47)”,”QMIx-230″ “CLAUSEWITZ Karl von, LENIN V.I., MAO TSE-TUNG VON DACH H. U.S. SPECIAL FORCES”,”In caso di golpe. Manuale teorico-pratico per il cittadino di resistenza totale e di guerra di popolo, di guerriglia e di controguerriglia. Scritti di Clausewitz, Lenin, Mao Tse-tung, il manuale del maggiore von Dach, testi delle Special Forces americane.”,”Contiene di Clausewitz: Guerra di popolo; di Lenin: Sulla guerra partigiana; di Von Dach: Manuale di guerriglia Lenin sulle forme di lotta (pag 21-23) (pag 29)”,”QMIx-008-FV” “CLAUSEWITZ Karl Von”,”Della guerra. Edizione integrale”,”””La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero ‘strumento’ della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi. (…) Si vede dunque, anzitutto, che in ogni caso la guerra deve essere concepita ‘non come cosa a sé stante’, ma come strumento politico. E solo partendo da questa concezione è possibile non cadere in contrasto con tutta la storia militare: è questa la sola chiave dell’analisi razionale di questo grande libro”” (pag 38-39) “”L’idea dell’ attrito è la sola che abbia sufficiente analogia genuina con quanto distingue la guerra reale dalla guerra a tavolino”” (pag 87) “”Diciamo dunque che la guerra non appartiene né al dominio dell’arte né a quello della scienza, ma al dominio della vita sociale. E’ un conflitto di grandi interessi, che ha una soluzione sanguinosa, e solamente in questo differisce dagli altri. Si potrebbe piuttosto paragonarla al commercio che a qualsiasi altra arte, poichép il commercio è anch’esso un conflitto di interessi e di attività: e alla guerra si accosta ancor più la politica, che può anch’essa, a sua volta, considerarsi come un commercio in grande scala. Di più è dal grembo della politica che la guerra trae origine, è nella politica che i caratteri principali della guerra già contenuti allo stadio rudimentale, come le proprietà degli esseri viventi lo sono nei rispettivi embrioni”” (pag 130)”,”QMIx-001-FC” “CLAUSEWITZ Karl Von, a cura di Edmondo AROLDI”,”Della guerra. Volume primo.”,”Antologia critica: brani di F. Engels, Jean Jaures, V.I. Lenin, André Glucksmann, Paul L. von Hindenburg, B. von Bülow, B. Croce, E. Canevari, A. Hitler, G. Stalin, A. Gramsci, G. Bouthoul, W. Hahlweg, Piero Pieri, Cyril Falls, Gerd Stamp, Karl Korsch, Tommaso Argiolas, Gerhard Ritter L’impiego delle forze “”Quanto alle ‘privazioni’, la questione cambia alquanto di aspetto. Esse consistono generalmente in due cose: insufficienza di alimenti e insufficienza di riposo per le truppe sia nei campi sia negli accantonamenti: entrambe si accentuano col crescere delle forze concentrate, in una medesima zona. Ma, d’altronde non è forse per l’appunto la superiorità numerica sull’avversario il mezzo migliore per allargarsi e procurare con ciò alle truppe condizioni migliori di assistenza e di alloggiamento? Se Napoleone nella spedizione di Russia nel 1812 tenne riunite le sue truppe in masse inauditamente enormi sopra una sola strada, e cagionò così a quell’esercito privazioni estreme, ciò deve attribuirsi al suo principio «che non si è mai troppo forti sul punto decisivo». Egli ha spinto all’eccesso, in quel caso, le conseguenze di tale principio? Non è qui il luogo di esaminarlo: ma è certo che, se egli avesse voluto evitare le privazioni che risultavano dal suo dispositivo, non avrebbe avuto che da avanzare su più grande fronte: lo spazio in Russia non mancava, come non mancherà nella maggior parte dei casi. Non si può dunque trarre da questo esempio un argomento per provare che l’impiego simultaneo di forze assai superiori debba essere causa di un maggiore indebolimento. Ma ammettiamo pure che le intemperie, e le fatiche inevitabili della guerra, abbiano prodotto una diminuzione anche in quel soprappiù di forze che si sarebbe potuta riservare ad ulteriore impiego, nonostante il sollievo che la sua presenza ha dato al resto dell’esercito; si dovrà tuttavia considerare sempre il complesso delle cose, domandarci se questa diminuzione avrà tanta importanza quanto il guadagno di energie che possiamo ottenere mediante la nostra preponderanza di forze su più di una strada. Ci resta ancora un punto importante da considerare. Nel combattimento parziale si può, senza troppa difficoltà, valutare approssimativamente la forza necessaria per produrre un grande risultato preventivato; e, in conseguenza, calcolare anche quanto diverrebbe superfluo. In strategia invece una simile valutazione è impossibile, perché il risultato strategico non costituisce un oggetto così determinato e circoscritto come il tattico. Quanto può in tattica ritenersi un eccesso di forze, deve in strategia riguardarsi come un ‘mezzo destinato ad estendere il risultato se l’occasione si presenta’ (…)”” (pag 222-223) Tensione e riposo. La legge dinamica della guerra. Concetto di equilibrio, stasi e tensione delle forze (pag 241)”,”QMIx-296″ “CLAUSEWITZ Karl Von”,”Della guerra. Volume secondo.”,”Antologia critica: brani di F. Engels, Jean Jaures, V.I. Lenin, André Glucksmann, Paul L. von Hindenburg, B. von Bülow, B. Croce, E. Canevari, A. Hitler, G. Stalin, A. Gramsci, G. Bouthoul, W. Hahlweg, Piero Pieri, Cyril Falls, Gerd Stamp, Karl Korsch, Tommaso Argiolas, Gerhard Ritter Influenza dello scopo politico sull’obbiettivo bellico – La guerra è uno strumento della politica (pag 808)”,”QMIx-297″ “CLAUSEWITZ Carl Von”,”Della guerra. Edizione integrale.”,”Carl von Clausewitz (1780-1831) generale prussiano. La guerra Clausewitz l’aveva vissuta sui campi di battaglia d’Europa combattendo per anni contro Napoleone.”,”GERQ-002-FL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”Notes sur la Prusse dans sa grande catastrophe 1806.”,”CLAUSEWITZ Carl von (1780 – 1831) generale, scrittore e teorico militare prussiano. Combattente nell’esercito prussiano durante le guerre napoleoniche, famoso per il trattato di strategia militare “”Della guerra”” (Vom Kriege) pubblicato nel 1832 ma mai completato per la morte dell’Autore. 3 413875 SBN”,”QMIx-160-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”Campagne de 1814.”,”CLAUSEWITZ Carl von (1780 – 1831) generale, scrittore e teorico militare prussiano. Combattente nell’esercito prussiano durante le guerre napoleoniche, famoso per il trattato di strategia militare “”Della guerra”” (Vom Kriege) pubblicato nel 1832 ma mai completato per la morte dell’Autore. Buona parte delle opere di Clausewitz non sono tradotte in italiano. 3 413876 SBN”,”QMIx-161-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”Campagne de 1815 en France.”,”CLAUSEWITZ Carl von (1780 – 1831) generale, scrittore e teorico militare prussiano. Combattente nell’esercito prussiano durante le guerre napoleoniche, famoso per il trattato di strategia militare “”Della guerra”” (Vom Kriege) pubblicato nel 1832 ma mai completato per la morte dell’Autore. La maggior parte dei testi di CLAUSEWITZ non sono tradotti in lingua italiana 3 413877 SBN”,”QMIx-162-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”De la révolution a la restauration. Écrits et lettres.”,”CLAUSEWITZ Carl von (1780 – 1831) generale, scrittore e teorico militare prussiano. “”Della guerra”” opera maggiore. Nell’introduzione a pag 7 è riportato che nel 1793 l’esercito prussiano entra a Magonza occupata dai francesi e il dodicenne portabandiera prussiano è Clausewitz. A pg 478 è riportato (dal necrologio ufficiale) che il 16/11/1831 C. muore di colera mentre ancora svolgeva affari di servizio con la solita concentrazione. In nota si riporta che 2 giorni dopo, a Berlino, morirà anche HEGEL. Il testo tedesco (da cui deriva questa traduzione in francese) è del 1937. Raccoglie alcuni scritti di CLAUSEWITZ tra i 26 e i 32 anni, comprese lettere alla moglie BÜRHL Marie de. Introduzione centrata su vita e opere di C., 3 413878 SBN”,”QMIx-164-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von, a cura di Gian Enrico RUSCONI”,”Della guerra.”,”Carl von CLAUSEWITZ: (nato a Burg – Magdeburgo – il 1° luglio 1780; morto a Breslau il 16 novembre 1831). Generale dell’Esercito prussiano, combattè durante le guerre napoleoniche, teorico e scrittore militare. <> (pag 17, 20). <> (pag 41). (…) <> (pag 230).”,”QMIx-208-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”Della Guerra. Volume I.”,”Carl von CLAUSEWITZ: (nato a Burg – Magdeburgo – il 1° luglio 1780; morto a Breslau il 16 novembre 1831). Generale dell’Esercito prussiano, combattè durante le guerre napoleoniche, teorico e scrittore militare. Guerra coma atto di violenza per imporre la propria volontà; il grado di civiltà non modifica tale tendenza (pag 19, 22). Volume 1/2 in cofanetto. ‘Clausewitz e il suo tempo’, antologia critica, prefazione di Maria VON CLAUSEWITZ, avvertenza dell’autore (1827), nota dell’autore, premessa dell’autore, bibliografia, note a piè di pagina; edizione integrale, traduzione di Ambrogio BOLLATI e Emilio CANEVARI, Collana Oscar Mondadori”,”QMIx-209-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”Della Guerra. Volume II.”,”Carl von CLAUSEWITZ: (nato a Burg – Magdeburgo – il 1° luglio 1780; morto a Breslau il 16 novembre 1831). Generale dell’Esercito prussiano, combattè durante le guerre napoleoniche, teorico e scrittore militare. Volume 2/2 in cofanetto.”,”QMIx-210-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”On War.”,”Carl von CLAUSEWITZ: (nato a Burg – Magdeburgo – il 1° luglio 1780; morto a Breslau il 16 novembre 1831). Generale dell’Esercito prussiano, combattè durante le guerre napoleoniche, teorico e scrittore militare. RAPOPORT Anatol (Lozova, Ucraina 22/5/1911- Toronto, Canada 20/1/2007), curatore dell’edizione (sua Introduzione da pag 11 a pag 80). Matematico americano di origine russa (odierna Ucraina). Professore di biologia matematica e matematico ricercatore. Secondo alcuni giornali fu membro del Partito comunista Americano per tre anni, uscendone nel 1941 per prestare servizio nell’Aeronautica militare americana durante la Seconda guerra mondiale. Studioso della teoria generale dei sistemi. Pioniere del movimento pacifista internazionale. Più volte candidato al Premio Nobel per la Pace. << (…) Se filosofie diverse danno risposte diverse alla domanda “”Che cos’è la guerra?”” ci troviamo di fronte al problema di risolvere le differenze. Un modo è accettare una risposta e rifiutare le altre. Un altro modo, più sofisticato, è concludere che la guerra ha molte sfaccettature e che le varie filosofie della guerra riflettono semplicemente il fatto che diversi pensatori hanno individuato diversi aspetti su cui prestare attenzione. Esiste ancora un terzo modo di vedere queste diverse concezioni della natura della guerra: la natura della guerra stessa è in larga misura determinata da come l’uomo la concepisce. Una caratteristica comune dei fenomeni causati dall’uomo è che, a differenza dei fenomeni naturali, sono influenzati (a volte in modo molto forte) da ciò che pensiamo o diciamo al riguardo. Quindi la risposta alle importantissime domande (…) se la civiltà sarà distrutta da una guerra globale (…) può dipendere (…) da quali filosofie di guerra prevalgono.>> (pag 12 dell’Introduzione di A. Rapoport, trad. d. r.).”,”QMIx-213-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von”,”La Campagne de 1796 en Italie.”,”Carl Philipp Gottlieb von CLAUSEWITZ: (Burg, 1° luglio 1780 – Breslavia, 16 novembre 1831). Generale, scrittore e teorico militare prussiano. Combattente durante le guerre napoleoniche, opera principale il trattato di strategia militare “”Della guerra”” (Vom Kriege). La campagna d’Italia 1796-1797 fu la serie di operazioni militari guidate da BONAPARTE Napoleone alla testa dell’Armata d’Italia durante la guerra della prima coalizione combattuta dalla Francia rivoluzionaria contro le potenze monarchiche europee. Questa edizione francese de “”La Campagna del 1796 in Italia”” di CLAUSEWITZ Carl von costituisce il terzo volume della collezione Biblioteca Storica e Militare. Questo testo riprende la traduzione di J. COLIN (capitaine d’artillerie breveté) dal tedesco al francese, pubblicata nel 1899 presso la Librairie Militaire di L. Baudoin. La presente edizione, terminata di stampare nel novembre 1982, è un’edizione di Aux Trois Hussards, Parigi. La tiratura è stata limitata a 10 esemplari numerati dalla A alla J riservati ai collaboratori; altri 300 esemplari, numerati da 11 a 310. La presente copia è la n. 35. Questa edizione in cofanetto, oltre al testo, è accompagnata da una cartella contenente le tavole dell’edizione originale e cartine. «Clausewitz possedeva, è vero, la raccolta pubblicata da Panckouke, nel 1809-1819, con il titolo “”Corrispondenza inedita di Napoleone””; ma trovò solo una parte delle lettere indirizzate al Direttorio dal Generale in capo dell’esercito d’Italia, troppo poche per apprendere dallo stesso Bonaparte ciò che aveva avuto il primo posto nelle sue preoccupazioni e nei suoi progetti. Non vedeva [Clausewitz] l’irrimediabile separazione tra il Regno Sardo e gli austriaci in Liguria, nè capiva che il fondamento stesso del piano di Bonaparte era quello di occupare il vuoto lasciato tra i due avversari. Non notava la provvisorietà e l’incertezza della situazione creata dall’armistizio di Cherasco, la possibilità di rottura con il Piemonte, l’obbligo per l’esercito francese di restare a portata di Torino per colpire al primo segnale del Direttorio. Infine, non poté conoscere tutte le lettere di Bonaparte al Direttorio né a Carnot, né i suoi proclami ai tirolesi, che dimostravano che l’offensiva in Baviera era, fino all’agosto 1796, l’oggetto principale delle sue operazioni. (…)» (pag VI, dalla Prefazione del traduttore francese).”,”FRAN-131-FSL” “CLAUSEWITZ Carl von, a di Carlo ALTINI”,”Sulla guerra. Testi scelti.”,”Guerra: dall’ancien regime alle guerre napoleoniche “”Una profonda trasformazione nell’immagine moderna della guerra prende avvio con la Rivoluzione francese per svilupparsi nell’Ottocento con le guerre di liberazione nazionale. La guerra non è più un affare di Stato, ma del popolo, che partecipa direttamente ai conflitti su più piani. Da un lato, infatti; il popolo diventa il soggetto della leva della leva obbligatoria di massa per la costituzione degli eserciti regolari non più formati esclusivamente da professionisti e mercenari; dall’altro, inizia a organizzarsi come comunità di lingua, cultura e tradizione che intende costituirsi in nazione attraverso i movimenti rivoluzionari condotti contro i governi dell”Ancien Régime’; infine; diventa soggetto ‘passivo’ delle guerre, in quanto sempre più i conflitti bellici giungono a coinvolgere, con i loro effetti devastanti, la popolazione civile. Questo mutamento della guerra implica la discussione di un principio che aveva contribuito alla naturalizzazione del conflitto in età moderna, quello di non discriminazione morale tra gli attori della guerra. Sul piano teorico tale rischio viene immediatamente notato da Clausewitz che mira a ricomporre la frattura tra la guerra come affare di Stato e la guerra come affare di popolo, frattura che già Hegel e Fichte avevano individuato come conseguenza delle guerre napoleoniche. E’ soprattutto Fichte, nel ‘Reden an die Deutsche Nation’ (1808), ad abbandonare l’ideale repubblicano e cosmopolitico della «pace perpetua» di Kant e a completare la svolta verso il nazionalismo chiamando la Prussia al riscatto contro l’invasione napoleonica e lanciando un appello ai tedeschi per giungere all’unificazione politica della Germania e alla creazione di un nuovo impero fondato ‘organicamente’ sulla comunità di lingua, cultura e costumi. Nonostante la sua grandiosità sistematica, l’ipotesi di Clausewitz viene smentita dagli avvenimenti successivi, che vedono un nesso sempre più stringente – per esempio in molti sostenitori dell’imperialismo e del darwinismo sociale – tra guerra, identità nazionale e ideologia politica. Del resto, è lo stesso Clausewitz, almeno in parte, a essere consapevole di questa possibile ‘deriva’, che non riguarda la distinzione tra guerre limitate (quelle combattute durante l”Ancien Régime’) e guerre di abbattimento (quelle rivoluzionarie e napoleoniche). Di fronte alla realtà classica della guerra tra Stati (sancita dalla pace di Westfalia del 1648 e successivamente incarnata dalla «teoria dell’equilibrio» tra le potenze europee) Clausewitz intravede infatti l’affermarsi di un nuovo tipo di guerra: la guerra partigiana, o guerriglia (la cui prima emergenza storica si ha con le rivolte spagnole di fronte alla dominazione napoleonica)”” (pag 25-26) [Carlo Altini, ‘La politica della guerra in Clausewitz. Tra distinzioni concettuali e trasformazioni storiche’, ntroduzione, (in) Carl Clausewitz, ‘Sulla guerra. Testi scelti’, Edizioni della Normale, Pisa, 2024]”,”QMIx-335″ “CLAVAL Paul”,”L’ evoluzione storica della geografia umana.”,”Paul CLAVAL è un autorevole geografo francese della nuova generazione. Insegna dal 1960 nell’ Università di Besancon. Ha scritto ‘Geographie generale des marches’ (1963), ‘Regions, nations, grandes espaces’ (1968), ‘La theorie des villes’ (1968).”,”ASGx-016″ “CLAVERT Frédéric”,”Hjalmar Schacht, financier et diplomate (1930-1950).”,”CLAVERT Frédéric laureato in storia contemporanea, Clavert ha studiato scienze politiche e storia contemporanea a Strasburgo e Leeds. Studia le relazioni tra i banchieri centrali e la costruzione europea. “”En outre, le Reich a besoin de 960 millions de ‘Reichsmark’ supplémentaires en devises par rapport à 1935 pour couvrir les besoins en matières premières en 1936, à cause de l’augmentation des prix sur le marché mondial, de la demande intérieure et des besoins de Walter Darré. Selon Schacht, il faudrait un bon des exportations de 25% pour répondre à ces besoins, alors qu’elles ne peuvent s’accroître que de 10%. Pour combler ce manque, Göring désire définir une ligne générale de politique économique pour maintenir le rythme du réarmement. Il propose de distinguer des mesures de court terme du programme économique à long terme. Dans l’immédiat, les exportations peuvent être augmentées. Les ‘Ersatz’ et l’amélioration de la production agricole doivent être la pierre angulaire du programme de long terme: Göring veut organiser une économie autarcique. Le Nouveau Plan de Schacht touche à sa fin, d’autant plus qu’à l’été 1936, le manque de devises et de matières premières s’aggrave encore. La situation économique du printemps et de l’été 1936 oblige les autorités du Reich à faire un choix. Deux moyens peuvent corriger les désésquilibres: soit freiner le réarmement et rééquilibrer l’économie allemande pour , à terme, la rouvrir; soit accélérer le réarmement mais aller à la guerre. L’arbitrage entre ces deux solutions est rendu par Hitler pendant le mois d’août 1936, par l’écriture du Mémorandum sur les tâches d’un Plan de 4 ans. Cet arbitrage se fait en faveur de Göring aux dépens de Schacht et l’autorité du ministre de l’Economie est contestée de toute part.”” (pag 272-273)”,”GERN-157″ “CLEGG Edward J.”,”Homo sapiens. Introduzione alla biologia umana.”,”CLEGG Edward J. è un insegnante di biologia e anatomia umana presso l’Università di Sheffield. Influenza eredità e ambiente sull’uomo”,”SCIx-308″ “CLEMENCEAU George”,”Grandezze e miserie di una vittoria.”,”[La controversia sul comando unico in Francia e tra gli Alleati. ‘Dovevo scoprire più tardi, molto tempo dopo la guerra, quando conobbi finalmente la lettera di Poincaré a Jeanneney, che la nuova teoria presidenziale consisteva semplicemente nel togliermi – in virtù del comando unico – una parte di autorità sul maresciallo Foch. Se non avessi avuto il documento sotto gli occhi, non l’avrei creduto. Nel momento culminante della guerra, il Presidente della Repubblica francese offriva argomenti al comandante delle armate alleate, per incoraggiarlo a resistere al suo superiore immediato, presidente del Consiglio, ministro della Guerra. Dimostrava, alla candida anima antigiuridica del soldato, che i governi alleati, conferendogli il potere sui loro eserciti, l’avevano in parte sottratto all’autorità del presidente del Consiglio, Ministro della Guerra. La controversia verte sopra l”azione’ che ne deve risultare. Il generale Pershing non vuole cambiare metodo. Il Maresciallo Foch, a cui Poincaré non può togliere il diritto di comandare a Pershing, non vuol comandare, e Poincaré, il quale non vuole ch’io comandi a Foch di comandare, pretende che restiamo lì tutt’e tre a guardarci, in quell’impotenza di agire nata da una organizzazione suprema del comando effettivo che, per conseguire la vittoria, vorrebbe ora che lasciassimo i nostri soldati senza soccorso! Ecco di che cosa bisognava occuparsi, mentre il sangue dei nostri soldati scorreva a fiotti, mentre ‘due milioni d’uomini’ venuti per soccorrerli dovevano attendere che i nostri grandi arbitri della guerra avessero cambiato d’umore’ (pag 76-77)]”,”RAIx-248″ “CLEMENS Diane Shaver”,”Yalta.”,”CLEMENS Diane Shaver, storica americana, insegna Storia all’ Università di California a Berkeley ed al Kennedy Institute of Politics della Harvard University. Ha tenuto vari seminari a Bucarest, Praga, Budapest e Mosca.”,”RAIx-096″ “CLEMENS Diane Shaver”,”Yalta.”,”Diane Shaver Clemens insegna Storia all’ Università di California a Berkeley ed a Kennedy Institute of Politics della Harvard University. Ha tenuto vari seminari nelle Università di Bucarest, Praga, Budapest e Mosca.”,”RAIx-019-FL” “CLEMENT Karine”,”Les ouvriers russes dans la tourmente du marché. 1989-1999. Destruction d’un groupe social et remolibisations collectives.”,”CLEMENT Karine, sociologa e insegnante all’ Università Paris 8, ha lungamente soggiornato in Russia dove ha effettuate numerose ricerche in una decina d’ imprese raccogliendo testimonianze che le hanno consentito di esplorare la vita quotidiana degli operai russi.”,”MRSx-029″ “CLEMENTE Guido”,”Guida alla storia romana. Eventi, strutture sociali, metodi di ricerca.”,”CLEMENTE Guido (Sassari 1942) è titolare della cattedra di storia romana all’Università di Firenze.”,”STAx-236″ “CLEMENTELLI Elena MAURO Walter a cura; scritti di Paul ELUARD Antonio MACHADO Rafael ALBERTI Cesare PAVESE Mario TOBINO Giorgio CAPRONI Giuseppe UNGARETTI Federic GARCIA LORCA Franco FORTINI Bertolt BRECHT Corrado GOVONI Eugenio MONTALE Heinrich BÖLL Fernando PESSOA Costantino KAVAFIS Stephen SPENDER Sergej ESENIN Bob DYLAN Pablo NERUDA R. TAGORE Salvatore QUASIMODO Boris PASTERNAK E. EVTUSENKO M.I. CVETAEVA e altri”,”Il fiore della libertà. Un’antologia delle più significative poesie di tutto il mondo che hanno dato voce con coraggio e dolore ai diritti inalienabili degli uomini.”,”Elena Clementelli, nata a Roma, laureata in Lettere si dedica alle discipilne classiche e allo studio delle lingue e delle letterature iberiche e anglosassoni. Walter Mauro, scrittore e critico letterario, è nato a Roma, dove svolge intensa attività di studioso delle letterature italiana, angloamericana e francese.”,”VARx-631″ “CLEMENTI Maurizio GALLI Lorena a cura; brani antologici di TUCIDIDE DEMOSTENE ORAZIO TITO LIVIO TASSO T. SHAKESPEARE W. HUGO V. KIPLING R. APOLLINAIRE G. MALAPARTE C. YOURCENAR ESCHILO ARISTOFANE VIRGILIO LUCANO CERVANTES M. TOLSTOJ L.N. HEMINGWAY E. CELINE L.F. ANDRIC I. LEVI P. MORANTE E.”,”Da Tucidide a Primo Levi. La guerra.”,”””Robespierre, mettendo mano alle carte sparse dinanzi a lui, continuò: “”Vi ho letto i messaggi di Prieur de la Marne. Vi ho comunicato le notizie inviateci da Gélambre. Credetemi, Danton, la guerra contro lo straniero è ben poca cosa; la guerra civile è tutto. La guerra straniera una escoriazione a un gomito; la guerra civile è un’ulcera che vi rode il fegato. Dall’insieme delle notizie che vi ho comunicato se ne ricava che la Vandea, finora agli ordini di molti capi, sta per averne uno solo””. [Victor Hugo, Il Novantratré, 2004] (pag 30)”,”QMIx-196″ “CLEMENTI Marco”,”L’Europa e il mondo. La politica estera, di sicurezza e di difesa europea.”,”Marco Clementi insegna Relazioni internazionali nell’Università di Pavia. É autore di numerosi contributi su questioni di politica internazionale apparsi su riviste scientifiche. Con il Mulino ha pubblicato La Nato. Quanto conta l’Europa sul piano Internazionale? Quanto è in grado di difendere gli interessi e la sicurezza dei suoi cittadini e di promuovere la stabilità di un ordine Internazionale sempre più complesso e imprevedibile? Il volume ripercorre questo aspetto ancora incompiuto dell’integrazione europea dal dopoguerra alle minacce del terrorismo internazionale. La sindrome dell’insicurezza che caratterizza l’attuale situazione richiede una maggior cooperazione tra i paesi Europei.”,”EURx-028-FL” “CLEMENTI Marco”,”Storia del dissenso sovietico (1953-1991).”,”Marco Clementi (Roma 1965) insegna Relazioni internazionali nell’Università di Pavia. É autore di numerosi contributi su questioni di politica internazionale apparsi su riviste scientifiche. Con il Mulino ha pubblicato La Nato. Quanto conta l’Europa sul piano Internazionale? Quanto è in grado di difendere gli interessi e la sicurezza dei suoi cittadini e di promuovere la stabilità di un ordine Internazionale sempre più complesso e imprevedibile? Il volume ripercorre questo aspetto ancora incompiuto dell’integrazione europea dal dopoguerra alle minacce del terrorismo internazionale. La sindrome dell’insicurezza che caratterizza l’attuale situazione richiede una maggior cooperazione tra i paesi Europei. Questo volume è la storia dell’incomponibilità del rapporto tra intellettuali e potere in Urss. Vera letteratura può esservi solo laddove non sia prodotta da funzionari obbedienti e servizievoli, ma da folli, eremiti, eretici, sognatori, ribelli, scettici. Evgenij Zamjatin.”,”RUSS-031-FL” “CLEMENTI Marco”,”La Nato.”,”Marco Clementi (Roma 1965) insegna Relazioni internazionali nell’Università di Pavia. É autore di numerosi contributi su questioni di politica internazionale apparsi su riviste scientifiche. Con il Mulino ha pubblicato La Nato. Quanto conta l’Europa sul piano Internazionale? Quanto è in grado di difendere gli interessi e la sicurezza dei suoi cittadini e di promuovere la stabilità di un ordine Internazionale sempre più complesso e imprevedibile? Il volume ripercorre questo aspetto ancora incompiuto dell’integrazione europea dal dopoguerra alle minacce del terrorismo internazionale. La sindrome dell’insicurezza che caratterizza l’attuale situazione richiede una maggior cooperazione tra i paesi Europei. Questo volume è la storia dell’incomponibilità del rapporto tra intellettuali e potere in Urss. Vera letteratura può esservi solo laddove non sia prodotta da funzionari obbedienti e servizievoli, ma da folli, eremiti, eretici, sognatori, ribelli, scettici. Evgenij Zamjatin.”,”QMIx-050-FL” “CLEMENTS Barbara Evans”,”Bolshevik Women.”,”CLEMENS Barbara Evans è Professore di storia all’ University di Akron. E’ studiosa della storia delle donne russe. Ha scritto la biografia della KOLLONTAI (1979) e ‘Daughters of revolution: a history of women in the USSR’ (1994). Molto del materiale statistico del libro deriva dalla elaborazione di dati ricavati dal ‘The Soviet Data Bank’ compilato da William CHASE e J. Arch GETTY (Versione 1.0, 1986), contiene records su circa 28 mila individui, raccolti secondo la categoria di lavoro (e con riferimenti sull’ istruzione; eventuali imprigionamenti, attività nel 1917). In gran parte queste informazioni sonostate prese da documenti del governo e del partito degli anni 1920s e 1930s. La CLEMENS ha disaggregato questi dati per sesso: ha ricavato informazioni su 545 bolscevichi di cui 318 entrati nel partito prima del 1917 e 227 tra il 1917 e il 1921. Le fonti sono memorie biografie articoli di periodici ecc.”,”RIRB-042″ “CLEMINSON Andy HASSELL Keith, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Antonio Gramsci e la tradizione rivoluzionaria.”,”””C’è un altro modo per giudicare l’ evoluzione di Gramsci: quale fu il suo atteggiamento rispetto alla base teorica del centrismo del Comintern – il “”socialismo in un paese solo”” – ed alla critica rivoluzionaria di questo – la “”rivoluzione permanente””? I brani dei Quaderni del carcere dedicati a tali questioni non forniscono alcun sostegno alle argomentazioni di coloro che, come Perry Anderson, vedono un’ affinità tra le posizioni di Gramsci e quelle di Trotsky nelle loro rispettive critiche dell’ ultrasinistrismo di Stalin dopo il 1928. La verità è che, a partire dalla metà del 1924, Gramsci fu un critico selvaggio della teoria trotskiana. Il suo ultimo riferimento favorevole a Trotsky a questo riguardo risale al febbraio del 1924. Gramsci esaminò con simpatia gli attacchi dell’ opposizione contro la burocrazia in URSS (…). Tuttavia nel giro di sei mesi, al momento del V Congresso Mondiale, Gramsci aveva abbandonato questo punto di vista e si era schierato con la frazione della troika Stalin-Zinoviev-Kamenev.”” (pag 14-15)”,”GRAS-039″ “CLERICI Alberto”,”Costituzionalismo, contrattualismo e diritto di Resistenza nella Rivolta dei Paesi Bassi (1559-1581).”,”Alberto Clerici è dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia della politica.”,”OLAx-001-FMB” “CLEUGH James”,”Furia española. La guerra de España (1936-39) vista por un escritor ingles.”,”Questo libro è stato terminato da CLEUGH nel 1956. In quell’epoca il clima dominante in Gran Bretagna e negli Stati Uniti non era favorevole ad interpretare il conflitto nella sua giusta prospettiva. Questa atmosfera cominciò a cambiare nel 1959. Nel 1961, due opere ammirevoli sul tema, una britannica e l’ altra americana, vennero pubblicate contemporaneamente: la ‘guerra civile spagnola’ di Hugh THOMAS, molto dettagliato e obiettivo nel ricostruire gli avvenimenti, e ‘il Grande inganno’ di Burnett BOLLOTEN, che si concentrò sulle manovre comuniste per dominare la strategia repubblicana fino al maggio 1937, quando Largo CABALLERO, il principale avversario di quella linea fu costretto ad abbandonare il potere. Il libro di CLEUGH è uscito poco prima degli altri due pertanto i due autori non figurano nella bibliografia. Ma le loro conclusioni confermano quelle dell’ autore.”,”MSPG-096″ “CLIFF Tony”,”A world to win. Life of a revolutionary.”,”Nel 1961 si lancia il giornale ‘Industrial Worker’, in seguito diventa ‘Labour Worker’. Nel giugno 1968 il ‘Labour Worker’ diviene ‘Socialist Worker’. Il 7 settembre 1968 diventa settimanale. Tony CLIFF ha 82 anni.”,”MUKx-062″ “CLIFF Tony”,”Capitalismo di Stato in Russia.”,”‘Capitalismo di Stato in Russia’ di Tony CLIFF è stato pubblicato per la prima volta alla fine degli anni 1940 in Inghilterra e poi tradotto in diversi paesi del mondo. Sinora era inedito in Italia. Tony CLIFF, nato in Palestina nel 1917, aderì negli anni 1930 al trotskismo, dalla cui analisi degli ‘stati operai’ si distaccò con ‘Capitalismo di Stato in Russia’. Stabilitosi a Londra dal 1948 fondò il ‘Socialist review group’ nel Partito laborusta, da cui ruppe nel 1964 per fondare la corrente di ‘International Socialist’ che dal 1977 prese in Gran Bretagna il nome di ‘Socialist Workers Party’ del quale è stato dirigente di primo piano. Ha scritto la biografia critica di TROTSKY e di LENIN.”,”RUSU-115″ “CLIFF Tony”,”Building the Party, 1893-1914.”,”Tony CLIFF è stato dirigente del Socialist Workers Party. Ha scritto molte libri tra cui uno sullo sciopero generale del 1926 in Gran Bretagna: ‘Marxism and Trade Union Struggle: The General Strike of 1926′ (1986, con Donny GLUCKSTEIN. La biografia di Lenin prosegue con il volume: Tony CLIFF, All Power to the Soviets, 1914-1917, BOOKMARKS “”Dopo la rivoluzione, durante cui sono stati veramente molto a sinistra, i Menscevichi hanno virato fortemente a destra. Al congresso unitario di Stoccolma del 10-25 aprile 1906 l’ ala sinistra influenzata da Trotsky e Parvus è stata difficilmente distinguibile. Come Lenin scrisse, “”un cosa che colpisce è la completa assenza tra i menscevichi della tendenza che fu così chiaramente rivelata sul Nachalo, e che nel partito siamo abituati a collegarla ai nomi dei compagni Parvus e Trotsky. Vero, è possibile che ci fossero alcuni ‘parvusisti’ e ‘trotskisti’ tra i menscevichi. Pare ce ne fossero circa 8″”””. (pag 293-294)”,”LENS-132″ “CLIFF Tony”,”Lenin. Volume 1. Building the Party.”,”””Uno sciopero generale degli studenti scoppiò all’ inizio del 1911 per protesta contro le misure repressive prese dal governo, e si diffuse attraverso la Russia. Lenin salutò con entusiasmo il risveglio degli studenti. Egli criticò senza incertezza una lettera di un gruppo di studenti socialdemocratici che cercarono di sminuire l’ importanza del movimento in quanto non era collegato a nessuna azione di massa della classe operaia. La lettera degli studenti diceva, “”Concepiamo l’ azione studentesca solo in quanto coordinata con l’ azione politica generale, e in nessun caso separata da essa. Gli elementi capaci di unire gli studenti mancano. In virtù di ciò noi siamo contro l’ azione accademica””. Lenin commentò severamente: Questo argomento è radicalmente sbagliato (…). L’ agitazione universitaria è l’ espressione del sorgere di un movimento tra la nuova ‘generazione’ di studenti, che più o meno si sono abituati a più stretti gradi di autonomia; e questo movimento sta iniziando quando altre forme di lotta di massa oggi sono mancanti, quando c’è la stasi””. (pag 318)”,”RIRB-066″ “CLIFF Tony”,”Trotskyism after Trotsky. The origins of the International Socialists.”,”Trotsky su un possibile collasso dell’ URSS (pag 9) e comunque sull’ instabilità del regime sovietico. “”(…) in un articolo del 1 febbraio 1935, ‘Stato operaio, termidoro e bonapartismo’, Trotsky sostiene che lo stalinismo, come forma di bonapartismo, “”non può durare a lungo; una sfera in equilibrio sul vertice di una piramide deve inevitabilmente cadere giù da un lato o dall’ altro””; perciò “”l’ inevitabile collasso del regime stalinista”” dovrebbe seguire.”” (pag 9) “”Da qualsiasi prospettiva si consideri, è chiaro che Trotsky era convinto dell’ instabilità del regime stalinista, tanto che il 25 settembre 1939, in un articolo, ‘L’ URSS in guerra’, scrisse che vedere il regime russo come un sistema di classe stabile sarebbe come “”metterci in una posizione ridicola”” perché in quel tempo essa era “”solo a pochi anni o perfino a pochi mesi dalla sua ingloriosa caduta””. (pag 9) “”La predizione del collasso stalinista di Trotsky fu un’ inevitabile conseguenza della sua analisi del carattere di classe della Russia. Se la predizione fu sbagliata allora la sua analisi originale necessariamente entra in questione.”” (pag 16)”,”TROS-144″ “CLIFF Tony GLUCKSTEIN Donny”,”Marxism and Trade Union Struggle. The General Strike of 1926.”,”Lo sciopero generale del maggio 1926 ha coinvolto milioni di operai ma è stato ostacolato dai capi sindacali che hanno tradito le aspirazioni della base. Il libro riesamina la storia di questa lotta in chiave marxista. “”Il fatto che dopo il 1924 il Partito Comunista Britannico perse la sua capacità di discernere la direzione – verso la costruzione di un partito rivoluzionario – fu in gran parte dovuto all’ influenza della burocrazia statale russa all’ interno del Comintern.”” (pag 159) “”C’è una lettura opposta dello Sciopero Generale che fu proposta da Leon Trotsky, che vide gli eventi come una occasione rivoluzionaria perduta. La Gran Bretagna fu in una situazione rivoluzionaria nel 1926?”” (pag 285)”,”MUKx-114″ “CLIFF Tony”,”Rosa Luxemburg (Introducción a su lectura).”,”Luxemburg e la questione nazionale. “”Rosa Luxemburg, come leader di una partito operaio in Polonia, un paese diviso tra tre imperi, Russia, Germania e Austria – doveva prendere, necessariamente, una posizione rispetto alla questione nazionale. Rosa prese posizione, dalla sua formulazione nel 1896, nel suo primo lavoro di investigazione scientifica, Sviluppo industriale della Polonia, fino alla fine della sua vita ed ebbe acuti conflitti con Lenin su questa questione. La sua posizione era sia una continuazione sia una deviazione dell’ insegnamento di Marx ed Engels sulla questione nazionale (…)””. (pag 87) Marx Engels, la questione nazionale e il caso della Polonia. “”Marx ed Engels appoggiavano tutti i movimenti nazionali diretti contro lo Zar e gli Asburgo. Nello stesso tempo, e utilizzando lo stesso criterio, si opponevano ai movimenti nazionali che obiettivamente portavano acqua agli zar o agli Asburgo. L’ indipendenza della Polonia, dicevano Marx ed Engels, avrebbe enormi ripercussioni rivoluzionarie. In primo luogo, si alzerebbe una muraglia tra l’ Europa Occidentale e Centrale democratico- rivoluzionaria e il “”gendarme d’ Europa””. In secondo luogo, l’ Impero degli Asburgo, scosso da un sollevamento nazionale dei polacchi, sarebbe crollato per i conseguenti movimenti nazionali delle altre nazioni; tutte le nazioni di questo impero sarebbero libere, e gli austrotedeschi potrebbero unirsi con il resto della Germania; questa sarebbe la soluzione democratico-borghese più consistente per la questione tedesca. In terzo luogo, l’ indipendenza della Polonia sarebbe un grave colpo contro gli Junkers prussiani, rafforzando così le tendenze democratico-rivoluzionarie della Germania tutta intera””. (pag 88-89)”,”LUXS-037″ “CLIFF Tony”,”In the Thick of Workers Struggle. Selected Writings. Volume 2.”,”Il lavoro nei sindacati. “”La principale strategia industriale del partito comunista (PC) è stata per lungo tempo di conquistare posizioni ufficiali nella gerarchia delle Trade Unions. Con la crescente integrazione della burocrazia sindacale con lo Stato, e la sua giustificazione ideologica sotto il ‘Labour’, l’ irrilevanza della politica del PC è tesa a crescere””. (pag 140)”,”MUKx-127″ “CLIFF Tony”,”Capitalismo di Stato in Russia.”,”‘Può esistere un capitalismo di Stato mondiale?’ (pag 153) Tony CLIFF è nato in Palestina nel 1917 e aderisce al trotskismo negli anni 1930. Con questo si distacca dall’analisi trotskista degli ‘stati operai’. Stabilitosi a Londra dal 1948 fonda il Socialist review group all’interno del Labour Party da cui rompe nel 1964. Fonda la corrente International Socialist che nel 1977 prende il nome in Inghilterra di Socialist Workers Party di cui è stato dirigente. E’ morto nel 2000. Ha scritto ampie biografie critiche di Lenin e Trotsky.”,”TROS-200″ “CLIFF Tony”,”International Struggle and the Marxist Tradition. Selected Writings, Volume I.”,”CLIFF T. (1917-2000) fu un marxista che assunse la posizione “”Né Washington né Mosca ma socialismo internazionale””.”,”TEOC-522″ “CLIFF Tony”,”Lenin. Revolution Besieged, 1917-1923.”,”CLIFF Tony è membro del Socialist Workers Party. Ha scritto ‘Rosa Luxemburg (1959), ‘Russia: A marxist analysis’ (1963) (ripubblicato come ‘State Capitalism in Russia’ (1974)), Lenin (4 volumi [questo volume contiene il 3° e il 4°]), ‘Neither Washington nor Moscow’ (1982), ‘Class Struggle and Women’s Liberation’ (1984), ‘Marxism and Trade Union Struggle: The General Strike of 1926’ (1986, con Donny GLUCKSTEIN).”,”LENS-210″ “CLIFF Tony”,”Rosa Luxemburg.”,”Lenin, Rosa Luxemburg e il tradimento dell’internazionalismo da parte di Kautsky “”Rosa Luxemburg’s reluctance to forma an independent revolutionary party followed her slowness to react to changed circumstances. It was a central factor in the belatedness of building a revolutionary party in Germany. In this, however, she was not alone. Lenin was no quicker to break with Kautsky than Rosa. There is no ground to the Stalinist story according to which Lenin was opposed to the revolutionary Left’s adherence to the SPD and continuing association with Kautsky (). Actually, Rosa Luxemburg made a clearer assessment of Kautsky and co. and broke with them long before Lenin did. For some two decades Lenin looked upon Kautsky as the greatest living Marxist. A few instances: ‘What is to be Done?’ quotes Kautsky as he main authority for its central theme, and praises the German Social-Democratic Party as a model for the Russian movement. In December, 1906, Lenin wrote: some time now as its writer’; he described Kautsky as ‘the leader of the German revolutionary Social Democrats’. (Lenin, ‘Works’, XI, p. 330). In August, 1908, he cited Kautsky as his authority on questions of war and militarism. (Works, XV, pp. 173-176). In 1910, at the time of Rosa Luxemburg’s debate with Kautsky on the question of the path to power, invoked Kautsky as a Marxist authority in his dispute with Rosa Luxemburg on the national question. Only the outbreak of the war and the betrayal of internationalism by Kautsky shattered Lenin’s illusions in him. Then he admitted: ‘Rosa Luxemburg war right; she realised long ago that Kautsky was a time-serving theorist, serving the majority of the Party, in short, serving opportunism’ (‘Letter to Shliapnikov’, 27 October, 1914)”” [Tony Cliff, Rosa Luxemburg, London, 1980] [() See, for instance, J.V. Stalin, ‘Some Questions Concerning the History of Bolshevism’, ‘Works’, Vol. XIII, pp. 86-104; ‘Dokumente’, Vol. II, especially the preface: F. Oelssner, ‘Rosa Luxemburg’, Berlin, 1956] (pag 45)”,”LUXS-071″ “CLIFF Tony”,”Lenin. Volume 2. All Power to the Soviets.”,”La svolta di aprile di Lenin. “”Lenin, the father of Bolshevism, the man who had shaped the slogan of ‘the democratic dictatorship of the proletariat and peasantry’, and who provided its theoretical support, was the best equipped in April 1917 to overcome its limitations. This slogan restricted the revolution to bourgeois democratic ends. Now, after February, it became an obstacle to any struggle for workers’ power that had to go beyond capitalism; to establish workers’ control in industry and above all to put an end to the imperialist war. Now history relentlessly posed the alternative: either the revolution would be bourgeois-democratic or it should culminate in the dictatorship of the proletariat. Tradition plays a great role in the revolutionary movement – both positively and negatively. Tradition is necessary to the revolutionary class, as a rich arsenal from which weapons can be borrowed. However, it can be an inhibiting factor: the wrong weapons can be chosen! How to explain the amazing speed with which Lenin won his victory within the party? How did he manage in less than a month to achieve such substantial success in rearming the party? It is true that the Bolshevik Party, with years and years of struggle behind it, had selected and steeled its members. But in the process of training, as we have seen throughout the history of Bolshevism, a certain conservatism arose, especially among the committeemen. At practically all sharp turning points, Lenin had to rely on the lower strata of the party machine against the higher, or on the rank and file against the machine as a whole. The proletarian mass often sensed sooner than the leaders the real objective situation and the needs of the class. It was part of Lenin’s greatness that he shared this sense, and found the courage to tell the truth, however unpopular; telling the truth is at the heart of revolutionary politics”” (pag 135) “”Lenin, il padre del bolscevismo, l’uomo che aveva plasmato lo slogan della”” dittatura democratica del proletariato e dei contadini “”e che forniva il suo sostegno teorico, era il meglio attrezzato nell’aprile 1917 per superare i suoi limiti. Questa parola d’ordine restringeva la rivoluzione ai fini democratici borghesi Ora, dopo febbraio, è diventato un ostacolo a qualsiasi lotta per il potere operaio che doveva andare oltre il capitalismo, per stabilire il controllo operaio nell’industria e soprattutto per porre fine alla guerra imperialista. L’alternativa è stata implacabile: o la rivoluzione sarebbe stata democratica borghese o avrebbe dovuto culminare nella dittatura del proletariato.La tradizione gioca un ruolo importante nel movimento rivoluzionario – sia positivamente che negativamente La tradizione è necessaria alla classe rivoluzionaria, come un ricco arsenale da cui si possono prendere a prestito gli strumenti, ma può essere un fattore di inibizione: si possono scegliere le armi sbagliate! Come spiegare la sorprendente velocità con cui Lenin ha vinto la sua vittoria all’interno del partito? Come ha fatto in meno di un mese a raggiungere un così grande successo nel riarmare il partito? È vero che il partito bolscevico, con anni e anni di lotte alle spalle, aveva selezionato e temprato i suoi membri. Ma nel processo di formazione, come abbiamo visto nella storia del bolscevismo, è emerso un certo conservatorismo, specialmente tra i membri del comitato. Praticamente in tutti repentini i punti di svolta, Lenin doveva fare affidamento sugli strati inferiori della macchina del partito contro quello superiore, o sulla base contro la macchina nel suo complesso. La massa proletaria spesso percepiva prima dei leader la reale situazione oggettiva e le esigenze della classe. Faceva parte della grandezza di Lenin il fatto che condivideva questa percezione e trovava il coraggio di dire la verità, per quanto impopolare; dire la verità è al centro della politica rivoluzionaria “””,”LENS-299″ “CLIFF Tony”,”Lenin. Volume 3. Revolution Besieged.”,”Lenin sulle difficoltà e inesperienza del potere bolscevico dopo la rivoluzione “”In the period following the revolution, Lenin achieved the highest synthesis of daring in design and prudence in application. …. finire (pag 104-105)”,”LENS-300″ “CLIFF Tony”,”Lenin. Volume 4. The Bolsheviks and World Revolution.”,”Sul libro di Evgenij Preobrazhensky, From NEP to Socialism: a Glance into the future of Russia and Europe’ (1921) (pag 233) “”Was it possible for the German revolution of 1923 to be victorious? Possible, of course, does not mean inevitable … finire (pag 234-235)”,”LENS-301″ “CLIFF Tony”,”Russia From Stalin To Khrushchev.”,”Cap. 7. Esame della definizione di Trotsky della Russia come stato operaio degenerato (pag 116-131) fascicolo in appendice (marxist.org)”,”RUSU-275″ “CLIFFORD Lawrence X.”,”Tukhachevsky and Blitzkrieg. A dissertation.”,”Influenza di Lenin. Il militare Tukhachevsky risponde all’appello bolscevico. “”It was during his captivity at Zorndorf and Oberstadt IX that Tukhachevsky first became exposed to Bolshevik ideas. Some of Lenin’s writings were either smuggled into these prisons by Russians or deliberately made available to Russian POWs by their German captors in hopes of undermining Tsarist Russia’s commitment to the war. Tukhachevsky was receptive to Lenin’s arguments on two grounds. Sensitive from childhood to the class differences in Russia society on the basis of his own mixed parentage, Tukhachevsky had been furthered disillusioned by the lack of concern that Imperial Army officers had shown in the welfare of the common soldier””. (pag 85) “”Tukhachevsky also realized that he needed to broaden and intensify his own study of basic science, literature, history and politics. Because he and de Gaulle discussed so many things while in Oberstadt IX, Tukhachevsky was in later years able to recognize from a distance, de Gaulle’s frustration with the French military leadership.”” (pag 91-92) La battaglia di Varsavia. Il ruolo di Stalin nell’ insuccesso dell’ attacco. “”In the weeks prior to the Battle of Warsaw, Glavkom ordered Budennyi to place his forces under the joint command of Tukhachevsky . But Budennyi, with the support of his political commissar Joseph Stalin refused to respond. The fact that the Southwestern Front did non respond to Glavkom’s orders might have been known to the British and French military advisors and could have influenced their planning for the Battle of Warsaw.”” (pag 227)”,”RIRB-089″ “CLINTON Bill”,”My Life.”,”Nazionalizzazione elezioni metà mandato. “”Gingrich aveva dimostrato di essere un politico assai migliore di me. Aveva capito di poter “”nazionalizzare”” le elezioni di metà mandato con il contratto, attaccando senza tregua i democratici e sostenendo che tutti i conflitti e le amare faziosità di Washington create dai repubblicani fossero da attribuire ai democratici, dal momento che controllavano sia il Congresso sia la Casa Bianca. Impegnato dai compiti della presidenza, non avevo organizzato, finanziato e spinto i democratici a mettere in atto un’ efficace controinformazione a livello nazionale. La “”nazionalizzazione”” delle elezioni di metà mandato fu il maggior contributo di Newt Gringrich alle moderne campagne elettorali. Dal 1994 in poi, il partito che non avesse provveduto a diffondere un messaggio nazionale avrebbe fatto i conti con perdite che avrebbe potuto evitare. Cosa che si verificò ancora nel 2002.”” (pag 183)”,”USAS-119″ “CLINTON Hillary Rodham”,”Scelte difficili.”,”Prestato da PS da restituire Della stessa autrice: ‘La mia vita, la mia storia’ “”Non impiegai molto a capire che quello di segretario di Stato consiste in realtà di tre lavori in uno: primo diplomatico del Paese, principale consulente del presidente sulla politica estera e amministratore delegato di un dipartimento gigantesco”” (pag 29) “”Gli americani sono sempre stati caritatevoli. Agli albori della nostra nazione, Alexis de Tocquevile scrisse delle “”abitudini del cuore”” che avevano reso possibile la nostra democrazia e unito famiglie della frontiera nella realizzazione di trapunte e nella costruzione di granai. Dopo la Seconda guerra mondiale mia madre era stata una delle decine di migliaia di americani che avevano inviato pacchi di aiuti agli europei affamati: ci mettevano dentro generi come latte in polvere, bacon, cioccolato e carne in scatola. E oggi non cessa di stupirmi lo spirito filantropico della cosiddetta “”generazione del millennio””: secondo uno studio, nel 2012, quasi i tre quarti dei giovani americani hanno fatto volontariato in organizzazioni non profit di vario genere”” (pag 687)”,”USAQ-089″ “CLISSOLD Stephen a cura; scritti di H.C. DARBY R.W. SETON-WATSON Phyllis AUTY R.G.D. LAFFAN Stephen CLISSOLD”,”Storia della Jugoslavia. Gli slavi del sud dalle origini ad oggi.”,”Scritti di H.C. DARBY R.W. SETON-WATSON Phyllis AUTY R.G.D. LAFFAN Stephen CLISSOLD”,”EURC-053″ “CLISSOLD Tim”,”Mister Cina.”,”CLISSOLD Tim è nato in Inghilterra e si è laureato in fisica a Cambridge nel 1982. Si è trasferito in Cina per studiare il ciense e poi ha fondato un private equity group con cui ha realizzato investimenti. Vive a Pechino. ‘Un viaggio di mille “”li”” inizia da sotto i propri piedi’ Lao Zi ‘Tre vili calzolai possono battere il saggio più sapiente’ (proverbio) ‘Il vento nella torre avverte dei temporali in montagna’ (poesia di Xu Han)”,”CINE-036″ “CLISSOLD Stephen a cura, saggi di H. C. DARBY R.W. SETON-WATSON Phyllis AUTY R. G. D. LAFFAN”,”Storia della Jugoslavia. Gli Slavi del Sud dalle origini a oggi.”,”Opera di una équipe di specialisti inglesi, questo volume vuole offrire una agile ed esauriente sintesi storica che conduca il lettore alla comprensione della realtà odierna.”,”EURC-056-FL” “CLÔ Alberto”,”Economia e politica del petrolio.”,”CLÔ Alberto è docente di economia industriale all’Università di Bologna. E’ stato ministro dell’industria e del commercio estero nel Governo Dini (1995-1996).”,”ECOI-278″ “CLÔ Alberto”,”Il rebus energetico. Tra politica, economia e ambiente.”,”CLÔ A. insegna economia industriale e economia dei servizi pubblici nell’Università di Bologna. Nel 1995-96 è stato ministro dell’Industria e del commercio estero. Ha pubblicato pure ‘Economia e politica del petrolio’ (2000) e ‘Appunti di economia industriale’ (2005). Tabelle: Classifica paesi produttori petrolio e metano ecc.”,”ECOI-286″ “CLOCCHIATTI Amerigo”,”Cammina frut.”,”””Per anni avevo fatto parte dell’ apparato illegale del Centro del PCI, e a quel Centro dovevo tornare. Mi feci fare la carta d’ identità, il compagno Borghese mi diede tremila lire, ripresi il treno per l’ Emilia dove avevo lasciato i miei quattro stracci. (…) Era l’ 8 settembre 1943, una giornata come le altre. Visitammo alcuni amici e verso sera ci avviammo verso via Battindarno dalla signora Amalia. Amendola continuava ad abitare nella nostra camera, tanto era sicuro di me. Aveva detto a tutti: – State tranquilli che quello si farà ammazzare, ma non parlerà. Roasio aveva espresso la stessa opinione””. (pag 205)”,”ITAR-076″ “CLOGG Richard”,”Storia della Grecia moderna. Dalla caduta dell’ impero bizantino a oggi.”,”Prima professore di storia moderna dei Balcani all’Univ di Londra, Richard CLOGG è attualmente Fellow del St Antony’s College ad Oxford.”,”GREx-004″ “CLOGG Richard”,”Storia della Grecia moderna. Dalla caduta dell’impero bizantino a oggi.”,”Prima professore di Storia moderna dei Balcani all’Università di Londra, Richard Clogg è attualmente Fellow del St Antony’s College a Oxford.”,”GREx-002-FL” “CLOSE Frank”,”Particle Physics. A Very Short Introduction.”,”Frank Close is professor of Physics at Oxford University and a Fellow of Exeter College. He was formerly the Head of the Theoretical Physics Division at the Rutherford Appleton Laboratory, and Head of Communications and Public Education at CERN. Foreword, List of illustrations and tables, Further reading, Glossary, Index, A Very Short Introduction 109,”,”SCIx-191-FL” “CLOSE Frank”,”Nothing. A Very Short Introduction.”,”Frank Close is professor of Physics at Oxford University and a Fellow of Exeter College. He was formerly the Head of the Theoretical Physics Division at the Rutherford Appleton Laboratory, and Head of Communications and Public Education at CERN. Acknowledgements, List of illustrations, Notes, Further reading, Index, A Very Short Introduction 205,”,”SCIx-203-FL” “CLOSTERMANN Pierre”,”La grande giostra.”,”CLOSTERMANN Pierre è stato un asso della caccia. “”Noi avevamo dunque forti probabilità di scontrarci in combattimento solo con piloti molto esperimentati, mentre nel 1942, 1943 e al principio del 1944 la rotazione dei piloti dal fronte ovest al fronte sovietico ci metteva spesso a contatto con unità di valore mediocre, concentrate più tardi solo sul fronte orientale. Infatti per la Luftwaffe il fronte russo era un luogo di riposo nel quale la quantità superava la qualità, mentre le migliori formazioni erano tenute in serbo per opporle alla RAF e proteggere le città tedesche contro i bombardamenti diurni americani. Questo era, grosso modo, lo stato generale della Luftwaffe negli ultimi giorni del 1944″”. (pag 187)”,”QMIS-093″ “CLOSTERMANN Pierre”,”La grande giostra.”,”””I tedeschi, dunque, contrariamente ad ogni previsione, erano in condizioni di mantenere, nonostante i bombardamenti, un ritmo sollecito di produzione, qualcosa come duemila velivoli al mese. Ai tedeschi, dunque, non mancavano gli apparecchi buoni. Che cosa valevano i piloti che li portavano al combattimento? Erano pari al compito massacrante che incombeva loro? Sebbene sia un argomento più delicato, anche a questa domanda si può dare una risposta. Sembra che nella ‘Luftwaffe’ non vi fossero mezzi termini e che si potessero dividere i piloti tedeschi in due categorie ben distinte: 1) gli assi, cioè, il quindici o venti per cento degli effettivi: piloti realmente superiori alla media dei piloti alleati; 2) il resto, che non valeva gran che: molto coraggiosi, ma incapaci di trarre partito dai loro apparecchi. La differenza era soprattutto dovuta alla precipitazione con la quale venivano gettati nella mischia i nuovi equipaggi di volo, in conseguenza delle gravi perdite subite nella battaglia di Gran Bretagna e nella campagna di Russia. Addestramento troppo rapido, poco omogeneo, in cui veniva data una smisurata importanza alla forza morale, alla dottrina della grande Germania e a teorie puramente militari, a detrimento dell’istruzione tecnica propriamente detta. A questi difetti s’aggiunse, a partire dalla fine del 1943, una grave penuria di carburante. V’era così, e si consumava lentamente nella fornace dei cieli d’Europa, l’eroico drappello dei «vecchi della vigilia» duri a morire, con le loro tre o quattromila ore di volo. Piloti formatisi alla scuola della guerra di Spagna, sopravvissuti alle campagne successive della ‘Luftwaffe’ dal 1940 in poi, conoscevano a fondo il mestiere con tutte le sue malizie. Prudenti e sicuri di sé a un tempo e padroni delle loro macchine, erano veramente pericolosi. Dall’altro lato, i giovani fanatici, dal morale elevato, ma tenuti a freno da una disciplina di ferro, erano, in varie circostanze, prede relativamente facili nel combattimento. Comunque sia, lo ‘standard’ dei piloti da caccia tedeschi era, alla fine del 1944 e al principio del 1945, superiore a quello di qualsiasi epoca dopo il 1940. Questo fatto può spiegarsi soltanto, a parte i valori puramente morali, come la difesa della madrepatria, eccetera, con la precedenza assoluta che le unità scelte della caccia avevano nelle assegnazioni di benzina e lubrificanti. Noi avevamo dunque forti probabilità di scontrarci in combattimento solo con piloti molto esperimentati, mentre nel 1942, 1943 e al principio del 1944 la rotazione dei piloti dal fronte ovest al fronte sovietico ci metteva spesso a contatto con unità di valore mediocre, concentrate più tardi solo sul fronte orientale. Infatti per la ‘Luftwaffe’ il fronte russo era un luogo di riposo nel quale la quantità superava la qualità, mentre le migliori formazioni erano tenute in serbo per opporle alla RAF e proteggere le città tedesche contro i bombardamenti diurni americani. Questa era, ‘grosso modo’, lo stato generale della ‘Luftwaffe’ negli ultimi giorni del 1944. La superiorità numerica alleata non poteva contare che sulle riserve, non essendovi aeroporti in numero sufficiente per ospitare, a ragionevole distanza dal fronte, più d’un migliaio dei velivoli da caccia e d’assalto che costituivano l’ottantatreesimo e l’ottantaquattresimo raggruppamento della III Forza Aero-Tattica. La ‘Luftwaffe’, per contro, abilmente disseminata su un centinaio di piccoli aeroporti raggruppati intorno alle grandi basi maggiori del triangolo Arnheim-Osnabruck-Coblenza, poteva operare in forza. I ‘Messerschmitt 262’ potevano spingersi impunemente in ricognizioni tattiche su tutto il fronte alleato, e rivedemmo delle formazioni tedesche importanti fino a cento apparecchi qualche volta, mitragliare e bombardare di giorno in picchiata le nostre truppe e i convogli”” (pag 186-187) [Pierre Clostermann, ‘La grande giostra’, Longanesi, Milano, 1965] Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”QMIS-002-FAP” “CLOUGH Shepard B. RAPP Richard T.”,”Storia economica d’ Europa.”,”CLOUGH è Prof emerito alla Columbia Univ. Tra le sue pubblicazioni: ‘France, 1789-1939: A Study in National Economics’, e ‘Histoire economique des Etats Unis’ (Paris, 1954). RAPP insegna alla State Univ of New York ed è autore di un libro sulla storia economica di Venezia nel XVII secolo: ‘Industry and Economic Decline in Seventeenth Century Venice’.”,”EURE-005 ECOI-039″ “CLOUGH Shepard B.”,”Histoire économique des Etats-Unis depuis la guerre de sécession.”,”””Di tutte le conseguenze economiche sfavorevoli delle due guerre mondiali, nulla fu più disastroso e più persistente della disorganizzazione del commercio internazionale. I belligeranti europei persero non solo una gran parte dei loro mercati esteri a vantaggio di altri paesi industriali, come gli Stati Uniti e il Giappone, ma anche in gran parte, a seguito della distruzione della loro marina mercantile e la liquidazione di un gran numero di possedimenti d’ oltremare, la possibilità che essi avevano di equilibrare la bilancia internazionale.”” (pag 104)”,”USAE-036″ “CLOUGH Shepard B. DE-ROSA Luigi”,”Storia dell’ economia italiana dal 1861 ad oggi. (Tit.orig.: The economic history of modern Italy)”,”CLOUGH Shepard B. è professore di storia europea alla Columbia University di New York. E’ un noto studioso che ha pubblicato dal 1923 ad oggi libri di grande importanza (vedi risvolto copertina). DE-ROSA è ordinario di storia economica nell’ Università di Bari per molti anni, è stato professore alla Columbia University di New York, insnegna ora (1971) nella Facoltà di economia marittima di Napoli. E’ direttore del Journal of European Economic History. “”Confesso ch’è difficile indicare in modo sicuro il modo di ridestare un popolo assopito, per dargli delle passioni e dei lumi che non possiede: persuadere degli uomini che devono occuparsi dei loro affari è, non lo ignoro, un’ ardua impresa…””. (pag 3, A. De Tocqueville, De la démocratie en Amérique) “”Per un certo tempo il paese rimase praticamente senza governo, perché la responsabilità di formare un ministero venne rifiutata da Orlando, De Nicola, Bonomi, Meda e Giolitti. Finalmente fu richiamato Facta (1° agosto 1922), appoggiato dai socialisti; ma ormai l’ autorità del governo era seriamente compromessa, il regime parlamentare non godeva più la fiducia del paese, e la nazione era dilaniata dalle fazioni. Si stava preparando il momento della marcia fascista su Roma. La paralisi politica era però soltanto una parte della mise-en-scène generale. Un altro aspetto importante della situazione era il disordine economico che accompagnò la smobilitazione economica. Il paese fu colpito da una depressione che si protrasse negli anni ’20, e ne risentì in tutti i settori economici; le sue ripercussioni scossero seriamente la stabilità della società italiana””. (pag 272)”,”ITAE-123″ “CLOUGH Shepard B.”,”The Economic History of Modern Italy.”,”Contiene il capitolo: VI. La prima guerra mondiale e il primo dopoguerra (pag 170-210) VIII. La seconda guerra mondiale e le sue immediate conseguenze. (pag 260-287)”,”ITAE-022-FP” “CLOULAS Ivan”,”Lorenzo il Magnifico. Volume primo.”,”””La Repubblica era abituata al passivo di bilancio. Così nel 1409, i Fiorentini avevano speso 400.000 fiorini in guerra e perduto 200.000 fiorini di mercanzia in mare. Ma la riserva pubblica, il Monte, assommava allora a circa 400.000 o 500.000 fiorini. I principi, lungi dall’ essere debitori dei banchieri, acquistavano titoli di prestito pubblico, come il re del Portogallo che si presentava compratore per 20.000 fiorini. Nel 1422, si stimavano i beni immobiliari dei privati in 20.000.000 di fiorini e i loro beni mobili in 2.000.000. Il traffico internazionale in mare e sulla terra ferma aveva moltiplicato questa ricchezza. Ogni città della cristianità accoglieva filiali fiorentine. Il denaro guadagnato altrove rifluiva a Firenze e nel suo territorio.”” (pag 145-146) Perfetto modello del Signore italiano del Rinascimento, uomo di raffinata cultura umanistica, di straordinario ingegno, di rara abilità politica e diplomatica, sposati a un potere economico senza uguale in Europa Lorenzo de’ Medici appare prospettiva storica un punto di riferimento nell’instabile equilibrio politico di un’Italia dilaniata dall’avidità dei principi, dal nepotismo dei papi, dagli intrighi delle monarchie straniere, delle quali riesce tuttavia ad evitare I’intervento. Ma egli fu anche protettore delle arti e delle lettere, mecenate e poeta, promotore di quella splendida fioritura dell’Umanesimo e del Rinascimento che fanno dell’Italia il centro culturale d’Europa all’alba dei tempi moderni: perciò fu detto Magnifico. II libro di Ivan Cloulas, dopo un rapido scorcio sulla bibliografia laurenziana antica e moderna – a partire dal ritratto che tracciò Machiavelli nelle Istorie fiorentine -, ripercorre le tappe della fortuna di Lorenzo e della famiglia de Medici fin dagli inizi, attraverso una ricostruzione di ampio respiro, sostenuta da documentazione vastissima, la cui presenza tuttavia nulla toglie alla godibilità di una lettura piana e cattivante. Ne emerge un ritratto suggestivo in cui l’immagine dell’uomo pubblico trova una più precisa definizione delle qualità più segrete del Signore di Firenze, mettendo in luce le inquietudini del politico, la profonda sensibilità del poeta lo struggimento interiore dell’uomo.”,”ITAG-160″ “CLOULAS Ivan”,”Lorenzo il Magnifico. Volume secondo.”,”””In queste condizioni si comprende il rigore dell’ interdetto pronunciato dal papatp nel 1486 contro le tesi di Pico della Mirandola: fra le proposizioni pubblicate dall’ amico di Lorenzo si trovava l’ affermazione che la magia e la cabala ebrea, più di ogni altra scienza umana, potevano dimostrare con certezza la divinitàdi Cristo! Pico tentò di controbattere la condanna romana con un’ abile difesa; la redasse sotto forma di apologia dedicata a Lorenzo il Magnifico, che l’ aveva incoraggiato a comporla. Ma non riuscì a convincere i teologi. L’ inquisizione romana decretò il suo mandato d’ arresto e lo perseguitò fino in Francia, dove si era rifugiato: questa disavventura provocò il completo ribaltamento della sua opinione e divenne uno dei detrattori delle credenze esoteriche. Nel momento in cui politicamente Lorenzo si riavvicinava a Innocenzo VIII dopo la condanna di Pico della Mirandola, era necessario dissociarsi dalle idee del suo amico che erano state appena censurate. Così nelle opere scritte in quell’ epoca si trova una denuncia delle pratiche fondate sull’ esoterismo””. (pag 330) Perfetto modello del Signore italiano del Rinascimento, uomo di raffinata cultura umanistica, di straordinario ingegno, di rara abilità politica e diplomatica, sposati a un potere economico senza uguale in Europa Lorenzo de’ Medici appare prospettiva storica un punto di riferimento nell’instabile equilibrio politico di un’Italia dilaniata dall’avidità dei principi, dal nepotismo dei papi, dagli intrighi delle monarchie straniere, delle quali riesce tuttavia ad evitare I’intervento. Ma egli fu anche protettore delle arti e delle lettere, mecenate e poeta, promotore di quella splendida fioritura dell’Umanesimo e del Rinascimento che fanno dell’Italia il centro culturale d’Europa all’alba dei tempi moderni: perciò fu detto Magnifico. II libro di Ivan Cloulas, dopo un rapido scorcio sulla bibliografia laurenziana antica e moderna – a partire dal ritratto che tracciò Machiavelli nelle Istorie fiorentine -, ripercorre le tappe della fortuna di Lorenzo e della famiglia de Medici fin dagli inizi, attraverso una ricostruzione di ampio respiro, sostenuta da documentazione vastissima, la cui presenza tuttavia nulla toglie alla godibilità di una lettura piana e cattivante. Ne emerge un ritratto suggestivo in cui l’immagine dell’uomo pubblico trova una più precisa definizione delle qualità più segrete del Signore di Firenze, mettendo in luce le inquietudini del politico, la profonda sensibilità del poeta lo struggimento interiore dell’uomo.”,”ITAG-161″ “CLOULAS Ivan, edizione italiana a cura di Michele CORRIERI”,”Savonarola.”,”Ivan Cloulas é nato nel 1932. Storico, paleografo e archivista, Cloulas é stato conservatore generale presso gli Archivi Nazionali di Parigi, membro dell’Ecole francaise de Rome e della sezione scientifica della Casa de Velazquez a Madrid. Cloulas é uno dei massimi esperti francesi del Medioevo e del Rinascimento. Chi non lavora non mangia. “”Proseguendo nel suo commento al testo biblico, Girolamo afferma che in cambio Dio concederà a Firenze la supremazia sul mondo. C’è un solo obbligo a cui ognuno è tenuto: praticare attivamente la carità nei riguardi del prossimo. E fissa regole molto precise. “”Voi ricchi, che siete privilegiati, aiutate i poveri…E voi, ricchi; date ai poveri il superfluo; e cominciate voi, sacerdoti, per indicare agli altri la via; così dico alle monache: levate via tante cosuzze vostre e tante superfluità. A voi, poveri, dico: se volete essere aiutati siate buoni e fate bene, e Dio vi aiuterà. Innanzitutto non accettate le elemosine se non siete nel bisogno, altrimenti sareste obbligati alla restituzione; in secondo luogo, se potete sostentarvi per altra via, siete obbligati a farlo e a lavorare, se potete, altrimenti pecchereste, togliendo il pane ai poveri, e sareste obbligati alla restituzione, quia scriptum est: Qui non laborat, non manducet.”” (pag 104)”,”BIOx-105″ “CLOWER Robert LEIJONHUFVUD Axel”,”La nueva teoria monetaria.”,”””Il professor Pigou fu un alleato particolarmente importante. (Fu, tra l’altro, nella London School of Economics in cui si concentrarono gli oppositori di Keynes). Il professor J.R. Schlesinger ha destato scalpore per l’ opposizione a un ribasso salariale che era ampiamente sentito negli Stati Uniti di quel periodo da parte dei politici e degli economisti. Le politiche che più avanti si sono battezzate come “”keynesiane”” sono state attivamente difese da parte degli economisti svedesi dallo stesso inizio della depressione e negli Stati Uniti da professor Jacob Viner e i suoi colleghi di Chicago (1)””. (pag 65-66) (1) Davis J.R. “”Chicago Economists, Deficit Budgets, and the Early 1930’s””, American Economic Review, giugno 1968″,”ECOT-102″ “CLOWES Edith W. KASSOW Samuel D. WEST James L. Edited, Contributors Harley BALZER John E. BOWLT Joseph BRADLEY William C. BRUMFIELD James M. CURTIS Ben EKLOF Gregory L. FREEZE Abbott GLEASON Mary Louise LOE Louise MCREYNOLDS Sidney MONAS John O. NORMAN Daniel T. ORLOVSKY Thomas C. OWEN Alfred RIEBER Bernice G. ROSENTHAL Christine RUANE Charles E. TIMBERLAKE William WAGNER”,”Between Tsar and People. Educated Society and the Quest for Public Identity in Late Imperial Russia.”,”Edith W. Clowes is Associate Professor of Russian at Purdue University West Lafayette, Indiana. Samuel D. Kassow is Professor of History Trinity College Hartford, Connecticut. James L. West Department of History Trinity College Hartford, Connecticut. List of Illustrations, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Notes, List of Contributors, Index,”,”RUSx-175-FL” “CLUSERET Gustave Paul”,”Mémoires du Général Cluseret. T. I. Le second siège.”,”Da relazione Cervetto Cluseret, militare di professione, viene attaccato da Marx ed Engels. E’ un personaggio strano. In una lettera Marx scrive che si è comportato come un pazzo e come un vigliacco… (vedi allegato dattiloscritto al volume”,”MFRC-147″ “COALE Ansley J. REVELLE Roger WORTMAN S. BROWN L.R. N.S. SCRIMSHAW YOUNG V.R. MAYER J. HARLAN J.R. AMBROGGI R.P. DOVRING F. IDYLL C.P. JENNINGS P.R. LOOMIS R.S. HOPPER W.D. SIGURBJORNSSON B. CURTIS B.C. JOHNSTON D.R. STROBEL G.A. SCANDURRA R. SHOJI K. SPLINTER W.E. PINCHOT G.B.”,”Contro la fame. L’alimentazione nel mondo.”,”””La terra e la tecnologia sono probabilmente in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare di una popolazione di 40-50 miliardi. L’aumento della produzione alimentare stabilizzerebbe il numero della popolazione”” (sottitolo del saggio ‘Cibo e popolazione’ di Roger Revelle) (pag 21)”,”DEMx-071″ “COATES W.P. COATES Zelda K.”,”A History of Anglo-Soviet Relations.”,”””Molti sostenitori di Baldwin speravano che il Governo si avvantaggiasse dell’ incidente della “”Lettera Zinoviev”” per troncare le relazioni diplomatiche con Mosca, ma questa non sarebbe stata ora una questione semplice, perché nel corso del 1924 il Governo dell’ URSS era stato riconosciuto de jure da (oltre alla Gran Bretagna) Italia, Norvegia, Austria, Grecia, Danzica, Svezia, Cina, Danimarca, Mesico, Ungheria e Francia. In aggiunta, il Giappone riconobbe l’ URSS de jure nel gennaio 1925. L’ anno 1924 è stato definito l’ “”anno del riconoscimento”” e di conseguenza nella primavera del 1925 la posizione internazionale dell’ URSS fu molto più forte di prima””. (pag 198)”,”RUST-108″ “COATES W.P. COATES Zelda K.”,”World Affairs and the U.S.S.R.”,”Attacco all’ URSS previsto in Mein Kampf. “”Il nuovo accordo dividerà il destino degli altri accordi e diverrà un mero pezzo di carta. I due punti in cui la politica nazista differisce da quella di Mein Kampf sono: la Germania nazista non ha ancora tentato un attacco all’ URSS – la ragione di questo è ovvia, i nazisti realizzano che l’ URSS è più forte di quello che Hitler ha immaginato quando scriveva Main Kampf nel 1923. Secondariamente, essi hanno portato avanti la questione delle colonie tedesche molto prima di quello che contemplava Mein Kampf. La ragione di questo è ovvia. Gran Bretagna e Francia sono state più compiacenti di quanto Hitler non si aspettasse ed egli perciò sente che ora può fare sicuramente le richieste che gli piaccono senza grandi rischi””. (pag XX)”,”RAIx-162″ “COATES Zelda K.”,”Karl Marx: His Life and Teachings. In Commemoration of the Marx Centenary 1818 – May 5th – 1918.”,”COATES Zelda K. “”In Brussels Marx and Engels entered the “”League of the Just””, which, assuming different forms in different countries, finally developed into the Communist League, an open legal propaganda association. In November, 1847, they were commissioned to draw up its complete, practical and theoretical party programme. This they did in the “”Communist Manifesto””. A historical product of its time, this manifesto still forms the ground work of the modern international social democracy. (…) So important is this short work for our movement, so well does it exhibit the spirit of the Marxian teaching, that it will be well worth our while to stop to analyse it.”” (pag 8-9) [in Zelda K. Coates, Karl Marx: His Life and Teachings. In Commemoration of the Marx Centenary 1818 – May 5th – 1918, 1918]”,”MADS-547″ “COATES Zelda K.”,”The Life and Work of Friedrich Engels. In Commemoration of the Engels Centenary, 1820 – November 28 – 1920.”,”COATES Zelda K. “”In 1883 Marx died, and the whole of this work fell on Engels’ shoulders. When Marx died, Engels was already sixty-three years of age, but, nevertheless, not only did he continue to defend with all his wonted vigour his and Marx’s theories, not only did he continue to apply the materialistic conception of history to all the important questions of the day – writing numerous pamphlets and articles – but he continued his own philosophic and historical studies, acted as general adviser to the workers and Socialists of all nations, and last, and what he considered to be most important of all, and as a first duty, he worked on the completion of the work began by Marx. Perhaps we cannot more vividly bring to the mind of the reader the life of Engels after the death of Marx than by quoting Engels’ own description of it in his preface to the third volume of ‘Capital’ in 1874. We shall see from it, too, how much ‘Capital’ is really the work of Engels almost as much as that of Marx. “”In the first place it was a weakness of my eyes which restricted my time of writing to a minimum for years, and which permits me even now only exceptionally to do any writing by artificial light. “”There were, furthermore, other labours which I could not refuse, such as new editions and translations of earlier works of Marx and myself, revisions, prefaces, supplements, which frequently required special study, etc. There was, above all, the English edition of the first volume of this work, for whose text I am ultimately responsible and which absorbed much of my time. Whoever has followed the colossal growth of international Socialist literature during the last ten years, especially the great number of translations of earlier works of Marx and myself, will agree with me in congratulating myself that there is but a limited number of languages in which I am able to assist a translator and which compel me to accede to the request for a revision. (…)””. (pag 34-35) [Zelda Kahan-Coates, The Life and Work of Friedrich Engels. In Commemoration of the Engels Centenary, 1820 – November 28 – 1920, 1920]”,”MAES-105″ “COATES Zelda K.”,”The Life and Teachings of Friedrich Engels.”,”COATES Zelda K. “”Between 1863 and 1867 Marx had not only completed the first draft of the last two volumes of ‘Capital’, and made the first volume ready for the printer, but had also mastered the enormous work connected with the foundation and expansion of the International Workingmen’s Association. The result was the appearance of the first symptoms of that ill-heath which is to blame for the fact that Marx did not himself put the finishing touches to the second and third volumes”” [F. Engels, 1894] [in Zelda K. Coates, The Life and Teachings of Friedrich Engels, 1945] (pag 70)”,”MAES-106″ “COBB Richard”,”Polizia e popolo. La protesta popolare in Francia 1789-1820.”,”Richard COBB è nato nel 1917 e ha studiato al Merton College di Oxford. Ha trascorso lunghi anni in Francia dove ha svolto attività di ricerca. Attualmente è prof di storia moderna all’Univ di Oxford.”,”FRAR-082″ “COBB Richard”,”Paris and its Provinces 1792-1802.”,”L’autore si occupa in particolare della ‘cintura verde’ attorno alla Parigi rivoluzionaria e ai suoi rapporti difficili con la capitale”,”FRAR-177″ “COBB Richard”,”Le armate rivoluzionarie. Strumento del Terrore nei dipartimenti aprile 1793 – floreale anno II.”,”Allievo di Lefebvre e collega, negli archivi, di Soboul e di Rudé, Richard Cobb è membro del comitato scientifico delle Annales historiques de la Révolution française, ed è stato professore di Storia dell’Europa Moderna ad Oxford.”,”FRAR-025-FL” “COBB Richard”,”Reazioni alla rivoluzione francese.”,”Richard Cobb (1917) è stato professore di Storia moderna a Oxford. Nel 1972 ha pubblicato ‘Reazioni alla rivoluzione francese’, considerato un capolavoro della storiografia contemporanea.”,”FRAR-009-FMB” “COBBAN Alfred”,”La società francese e la Rivoluzione. Titolo originale: The Social Interpretation of the French Revolution”,”Alfred COBBAN in questo volume (basato sulle Wiles Lectures da lui tenute nel 1962) la complessa trama dei mutamenti sociali che precedettero e seguirono la rivoluzione francese. COBBAN già con ‘The Debate on the French Revolution’ aveva tentato di illustrare l’incidenza non marginale della Riv Franc sullo sviluppo delle idee politiche in UK. In questo libro analizza il ‘background’ sociale del fenomeno rivoluzionario. L’A avanza l’ipotesi che la Riv Franc abbia rappresentato l’affermaziones storica della classe fondiaria in un processo che vedeva il tramonto dell’ aristocrazia ancorata ai privilegi di sangue e alla cristalizzazione dei rapporti feudali. COBBAN, Prof di storia francese allo University College di Londra e D della rivista ‘History’ fin dagli esordi della sua ricerca con il saggio”,”FRAR-052″ “COBBAN Alfred”,”Storia della Francia dal 1715 al 1965.”,”Alfred COBBAN, nato in Inghilterra nel 1901, ha studiato a Cambridge e insegnato nelle università inglesi e in quelle americane di Chicago ed Harvard. E’ stato docente di storia della Francia all’Univ di Londra.”,”FRAG-005″ “COBBAN Alfred”,”La rivoluzione francese.”,”Tesi: critica a interpretazione riv franc come distruzione feudalesimo da parte borghesia”,”FRAR-153″ “COBOS-SÁNCHEZ Amparo”,”Colonialismo y esclavitud según un reformista español: Cuba en Ramón de la Sagra.”,”Amparo Sanchez Cobos è membro del gruppo Historia Social Comparada de la Universitat Jaume I. Laureata in Geografia e Storia. E’ autrice di ‘Sembrando ideales. Arquistas españoles en Cuba (1902-1925), CSIC, Siviglia, 2008. Ramón Dionisio José de la Sagra y Peris (8 aprile 1798 – 23 maggio 1871) è stato un anarchico, politico, scrittore e botanico spagnolo. È stato il fondatore della prima rivista anarchica al mondo, El Porvenir 1. De la Sagra ha studiato fisica, anatomia, medicina, matematica e farmaceutica all’università locale, dove ha iniziato a diffondere idee liberali. Nel 1821 si trasferì a Cuba come assistente di Agustìn Rodriguez e un anno dopo fu nominato professore di storia naturale di Cuba. Ha viaggiato in America per i successivi dieci anni, fino a stabilirsi a Parigi nel 1835. In Francia, divenne discepolo di Pierre-Joseph Proudhon. Tornò in Spagna nel 1837 e fu eletto quattro volte membro del parlamento come rappresentante del Partito Liberale 1. Nel 1845 fondò la prima rivista anarchica al mondo, El Porvenir, che fu chiusa da Ramón María Narváez, duca di Galizia 1. Dopo la rivoluzione francese del 1848, creò con Proudhon la Banca del Popolo di Francia 1. Wikipedia. (2022, 15 gennaio). Ramón de la Sagra”,”AMLx-003-FSL” “COCAI Merlin (Teofilo FOLENGO), a cura di Alessandro LUZIO”,”Le maccheronee. Volume primo.”,”L’opera di Teofilo Folengo, conosciuto anche come Merlin Cocai, è una raccolta di poesie in latino maccheronico intitolata ‘Le Maccheronee’. La prima edizione fu pubblicata nel 1517 sotto lo pseudonimo di Merlin Cocai. L’opera è composta da diverse composizioni in latino maccheronico, che con il tempo andò arricchendosi di sempre più scritti. Nonostante venisse spesso censurato per l’uso di linguaggio e idee volgari, il Macaronicon conquistò una vasta popolarità e in pochi anni venne ristampato in numerosissime edizioni. All’interno di questo vasto corpus, la fama di Folengo è però legata soprattutto al Baldus, poema eroico-parodistico che narra le avventure di Baldus, un eroe fittizio. L’opera è una parodia dei tradizionali poemi cavallereschi; la ruvida buffoneria di questo lavoro è spesso risollevata da stralci di genuina poesia, come da descrizioni vivide e acute di critica alla società e alle sue abitudini. Il suo stile maccheronico è di difficile comprensione per l’uso frequente di parole e frasi dal dialetto mantovano (f. cop.)”,”VARx-047-FSD” “COCAI Merlin (Teofilo FOLENGO), a cura di Alessandro LUZIO”,”Le maccheronee. Volume secondo.”,”L’opera di Teofilo Folengo, conosciuto anche come Merlin Cocai, è una raccolta di poesie in latino maccheronico intitolata ‘Le Maccheronee’. La prima edizione fu pubblicata nel 1517 sotto lo pseudonimo di Merlin Cocai. L’opera è composta da diverse composizioni in latino maccheronico, che con il tempo andò arricchendosi di sempre più scritti. Nonostante venisse spesso censurato per l’uso di linguaggio e idee volgari, il Macaronicon conquistò una vasta popolarità e in pochi anni venne ristampato in numerosissime edizioni. All’interno di questo vasto corpus, la fama di Folengo è però legata soprattutto al Baldus, poema eroico-parodistico che narra le avventure di Baldus, un eroe fittizio. L’opera è una parodia dei tradizionali poemi cavallereschi; la ruvida buffoneria di questo lavoro è spesso risollevata da stralci di genuina poesia, come da descrizioni vivide e acute di critica alla società e alle sue abitudini. Il suo stile maccheronico è di difficile comprensione per l’uso frequente di parole e frasi dal dialetto mantovano (f. cop.)”,”VARx-048-FSD” “COCCHI Mario”,”La Sinistra Cattolica e la Resistenza.”,”Mario COCCHI è nato a Roma nel 1920. ha partecipato come partigiano alla Resistenza romana, dall’ 8 settembre 1943, facendo parte del gruppo della Sinistra Cristiana. Dopo la liberazione è stato uno dei dirigenti di questo gruppo. “”Si trattava insomma di elaborare una concezione nuova riguardo alla proprietà e all’ uso dei mezzi di produzione ed ai rapporti sociali, dando inoltre vita ad una struttura politica in grado di portare avanti il programma elaborato. Una grande influenza ha su questi giovani il dibattito in atto nelle avanguardie del cattolicesimo francese (Maritain, Mounier) specie per quello che riguarda i problemi “”comunitari””. La denominazione che, in tale contesto, viene scelta dal movimento – siamo nel 1939 – à quella di “”partito cooperativista””. Ne sono principali esponenti: Paolo Pecoraro, Adriano Ossicini, Franco Rodano, Tullio Migliori, Romualdo Chiesa, Mario Vivaldi, Paolo Moruzzi, Amedeo Coccia. Un motivo dominante che guida il movimento è quello della necessità per la Chiesa e i cattolici di riprendere un ruolo attivo, di apostolato, di fronte ai problemi posti dalla società moderna, oltre che dalla situazione contingente determinata dal regime fascista e dalla guerra. “”Lo spirito reazionario, alimentato da chi vedeva nei preti i difensori dello statu quo, non è ancora scomparso, ma deve cessare. (…)””””. (pag 24)”,”ITAR-064″ “COCCHI Mario MONTESI Pio a cura,”,”Per una storia della sinistra cristiana. Documenti 1937-1945.”,”Mario Cocchi, pubblicista, e Pio Montesi docente universitario, sono stati militanti e protagonisti della breve esperienza vissuta dal Partito della sinistra cristiana.”,”RELC-040-FL” “COCCIA Benedetto GENTILONI SILVERI Umberto a cura, saggi di MANCINO Nicola DE ROSA Gabriele MORO Renato VITTORIA Albertini UNGARI Andrea LANCHESTER Fulco RICCARDI Andrea NELLO Paolo PARLATO Giuseppe SCOPPOLA Pietro ARGENTIERI Federigo”,”Federzoni e la storia della Destra italiana nella prima metà del Novecento.”,”COCCIA Benedetto è dottorando (2001) di ricerca nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Univ. di Roma La Sapienza. GENTILONI SILVERI Umberto è ricercatore di storia contemporanea nell’Università degli Studi di Teramo. Ha pubblicato ‘L’Italia e la nuova frontiera. Stati Uniti e centrosinistra, 1958-1965’ (1998), e ‘Conservatori senza partito. Un tentativo fallito nell’Italia giolittiana’ (1999). L’Istituto Luigi Sturzo ha una Biblioteca di circa 75 mila volumi I rapporti Grandi – Federzoni. “”Grandi e Federzoni si conoscevano da molto tempo. Già nel 1913, in occasione delle elezioni politiche, Grandi aveva rotto con la Lega democratica nazionale di Eligio Cacciaguerra e Giuseppe Donati, cattolici postmurriani, per il sostegno da lui dato alla candidatura romana di Federzoni. E quando, nell’ottobre del 1920, Grandi aveva subito, a Imola, l’attentato all’origine della propria adesione al fascismo, era stato Federzoni a occuparsene alla Camera, interotto da Matteotti, che gli aveva rimproverato di difendere un “”fascista””. Grandi era poi stato il sottosegretario di Federzoni al Ministero dell’Interno dopo il delitto Matteotti, e i due avevano lavorato in piena sintonia anche contro l’illegalismo fascista. Questo non significa affatto che i due avessero avuto le stesse idee politiche. Anzi: più volte, in passato, Grandi si era assunto il compito di contestare ufficialmente la tesi nazionalista di una sostanziale identità dei due movimenti (nel segno del nazionalismo); e lo aveva fatto opponendo la natura “”democratica”” del fascismo a quella “”aristocratica”” del nazionalismo. Col tempo, però, le differenze si erano venute attenuando, se non sotto il profilo teorico, almeno sotto quello pratico. Sicché, alla fine, proprio Federzoni risultò, nell’intera vicenda del 25 luglio, il collaboratore più fidato di Grandi”” (pag 219-220)”,”ITAF-331″ “COCCIA Filippo, a curta di MANTICI Giorgio PADERNI Paola VARRIANO Valeleria”,”Sulla Cina (1958-1997).”,”Libro pro-maoista, filo-cinese. Il volume, che raccoglie tutti i saggi pubblicati da COCCIA nel corso della sua vita, è l’ omaggio di amici e colleghi a un sinologo sul quale l’ improvvisa malattia ha rapidamente avuto ragione. La raccolta testimonia di interessi molto compositi e variegati e presenta saggi di letteratura, di storia politica, di analisi socio-economica. Non tutti sono di carattere accademico, ma questo spesso consente una tempestività nell’informazione altrimenti piuttosto difficile. L’interesse di COCCIA per la nascita del moderno giornalismo in Cina è testimoniato dal lungo saggio ‘Sulle origini del giornalismo cinese: equivoci lessicali e storiografici’ (1992). (IND 2000). In scheda allegata appunto manoscritto con giudizio di RC. “”Il discorso ci riporta alla questione dello schema di definizione della situazione mondiale, o all’analisi delle contraddizioni mondiali della nostra epoca. Lo schema elaborato dal PCC in questi ultimi anni ha avuto una ulteriore sistematizzazione nella teoria dei “”tre mondi””, esposta da Deng Xiaoping nell’aprile dell’anno scorso ed è, a mio avviso, un tentativo nuovo – quindi suscettibile di precisazioni e aggiustamenti che possano essere indicati dalla sua applicazione pratica – di riflettere con la maggiore aderenza possibile le grandi trasformazioni intervenute nella situaizone internazionale nell’ultimo quarto di secolo.”” (pag 218-219) “”K[arol] accenna alle difficoltà incontrate dai sovietici per mantenere il controllo sui paesi dell’Est, ma questo tipo di contraddizione gli interessa solo per dimostrare che l’URSS non può nutrire ambizioni espansionistiche verso Ovest. Le spinte all’indipendenza nei paesi satelliti vengono liquidate con la definizione di “”forze nazionali centrifughe””, che sottintende una valutazione negativa che pone le due parti in conflitto sullo stesso piano di “”degenerazione””. Dicendo infine che il blocco orientale è ormai privo di cementi ideologici ed economici, K. dimentica di citare le tesi sovietiche sulla “”sovranità limitata””, la “”dittatura internazionale””, l'””integrazione economica””, la “”divisione internazionale del lavoro”” e la “”specializzazione della produzione””, e l’abbondante documentazione fornita dai cinesi sui reali rapporti di sfruttamento, assoggettamento e condizionamento a cui quelle tesi forniscono una copertura ideologica. La presenza delle truppe sovietiche in quei paesi diventa così un fatto puramente politico, manifestazione esterna di un potere burocratico e autoritario, senza collegamenti con un determinato assetto di rapporti economici”” [1975] (pag 225)”,”CINx-275″ “COCHET Francois PORTE Rémy a cura; collaborazione di Julie ANDURAIN André BACH Jacques BARIETY Jean-Jacques BECKER Ben MAHMOUD Xavier BONIFACE Philippe CHASSAIGNE Francois COCHET Olivier DARD Paul DIETSCHY Clotilde DRUELLE-KORN Frederique DUFOUR Patrick FACON Guy FRANCOIS France-Marie FREMEAUX Jacques FREMEAUX Jean-Noel GRANDHOMME Hubert HEYRIES Gilles KRUGLER Frederic LE-MOAL Michel LEYMARIE Paul MALMASSARI André MARTEL Geoffroy MARY Olivier MAZEL Charlène MAURO Philippe NIVET Nicolas OFFENSDTAT Louis PANEL Damien PARMENTIER Remy PORTE Antoine PROST Cécile PUMA Giorgio ROCHAT Michael SERAMOUR Maurice VAISSE Hervé de WECK, cartografia di Emilie MORON”,”Dictionnaire de la Grande Guerre, 1914-1918.”,”Francois COCHET è aggregato, laureato in storia, professore universitario in storia contemporanea, specialista dell’ esperienza combattente. Remy PORTE tenente colonnello laureato in storia ex direttore di ricerca e della prospettiva presso il Service historique de la Défense-département Terre, affecté à l’ Ecole supérieure des officiers de réserve spécialistes d’état major. Hanno collaborato al dizionario: Julie ANDURAIN André BACH Jacques BARIETY Jean-Jacques BECKER Ben MAHMOUD Xavier BONIFACE Philippe CHASSAIGNE Francois COCHET Olivier DARD Paul DIETSCHY Clotilde DRUELLE-KORN Frederique DUFOUR Patrick FACON Guy FRANCOIS France-Marie FREMEAUX Jacques FREMEAUX Jean-Noel GRANDHOMME Hubert HEYRIES Gilles KRUGLER Frederic LE-MOAL Michel LEYMARIE Paul MALMASSARI André MARTEL Geoffroy MARY Olivier MAZEL Charlène MAURO Philippe NIVET Nicolas OFFENSDTAT Louis PANEL Damien PARMENTIER Remy PORTE Antoine PROST Cécile PUMA Giorgio ROCHAT Michael SERAMOUR Maurice VAISSE Hervé de WECK, cartografia di Emilie MORON Voce Lenin. “”(…) Il prononce dès son arrivée les discours connus sous le nom de “”Thèses d’avril””., dans lesquels il rejette toute coopération avec le gouvernement bourgeois, exige la fin immédiate de la guerre et le pouvoir aux Soviets (conseils). L’échec de la tentive de coup d’Etat de juillet l’oblige à trouver refuge en Finlande, mais il reste en relations étroites avec Trotski, qui développe dans la capitale l’appareil politique et insurrectionnel du parti. La ‘Revue des Deux Mondes’ n’en écrit pas moins dans sa chronique politique du 15 octobre 1917: “”Lénine enfin, Lénine le germanique, est quelque part caché dans Petrograd, où l’on arrête toute sorte d’espions allemands, excepté lui!””, montrant par là perception qu’en ont les démocrates occidentales. Le 7 octobre, il suffit aux bolcheviks d’occuper quelques batîments officiels ou stratégiques de la capitale pour s’emparer du pouvoir.”” (pag ?)”,”QMIP-056″ “COCHIN Augustin”,”Lo spirito del giacobinismo.”,”Cattolico e conservatore, A. COCHIN ha dedicato la sua vita pur breve (1876-1916) allo studio della Rivoluzione francese. A suo parere la rivoluzione non fu un prodotto della follia umana o un complotto massonico ma un comportamento sociale affermatosi in quelle ‘società di pensiero’ che si costituirono nel paese verso la metà del secolo sull’onda dell’ illuminismo trionfante.”,”FRAR-104 FRAR-105″ “COCHRANE Eric, a cura di Julius KIRSHNER”,”L’Italia del Cinquecento. 1530-1630.”,”COCHRANE E. scomparso nel 1985 a soli 57 anni, l’A (1928) era uno storico appassionato della prima età moderna e dell’Italia (Toscana in particolare). Ha insegnato nell’Università di Chicago.”,”ITAG-187″ “COCKBURN Andrew”,”La minaccia. Dentro la macchina militare sovietica.”,”””Benvenuti nel mondo dell’ analisi strategica, dove programmiamo armi che non funzionano per affrontare minacce che non esistono””. (Iva Selin, Capo divisione forze strategiche nell’ ufficio del vicesegretario della difesa (analisi dei sistemi), 1966. “”La percezione è un’ arma a doppio taglio. La nostra percezione dei sovietici è quella di una potenza militare aggressiva mentre, per contro, vediamo noi stessi come un paese o un’ alleanza che ha bisogno delle forze militari al solo scopo di scongiurare e prevenire tale aggressione. Durante gli anni settanta, gli strateghi americani videro in una luce sempre più cupa le intenzioni dei sovietici. Nel luglio 1977, Richard PIPES, pubblicò sulla rivista Commentary un articolo intitolato “”Why the Soviet Union Thinks It Could Fight and Win a Nuclear War””. La conclusione di PIPES is basava in parte sull’ assunto che in una guerra del genere le perdite dei sovietici sarebbero state perfettamente accettabili””. L’A collabora a ‘Defense Week’ e ad altri periodici.”,”RUST-078″ “COCO Antonio”,”Francois Guizot.”,”COCO è nato e lavora a Catania dov’è professore associato di Storia moderna.”,”STOx-070″ “COCOZZA Amilcare Nino”,”Problemi dell’Università di Casalbore e dei suoi feudatari.”,”Amilcare Nino Cocozza nato ad Atripalda (AV) nel 1926. Dottore commercialista e Revisore dei conti, già ordinario di Ragioneria e Tecnica commerciale e assistente di Economia politica, ha tenuto corsi di Economia aziendale nell’Università di Napoli e di Economia dell’impresa in quella del Molise.”,”GIOx-006-FL” “CODDINGTON Edwin B.”,”The Gettysburg Campaign. A Study in Command.”,”Edwin B. Coddington was born in 1905, attended Dartmouth College, and received a Ph.D. from Clark University. A specialist in Civil War and Pennsylvania history, he died shortly before the publication of this book.”,”USAQ-023-FL” “CODEVILLA Giovanni”,”Dalla rivoluzione bolscevica alla Federazione Russa. Traduzione e commento dei primi atti normativi e dei testi costituzionali.”,”CODEVILLA Giovanni insegna Diritto ecclesiastico italiano e comparato e diritto dei paesi socialisti presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Trieste. Ha scritto pure: ‘The Attitude of the Soviet State towards Religion’ (1971), Stato e Chiesa nell’Unione sovietica (1972), ‘Le comunità religiose in Urss’ (1978) e altri volumi sulla questione religiosa in URSS.”,”RIRO-351″ “CODEVILLA Giovanni”,”Stato e Chiesa nell’Unione Sovietica.”,”CODEVILLA Giovanni Contiene nel primo capitolo: ‘Cenni sulla concezione del diritto in Marx, Engels, Lenin (pag 22-26) Capitolo terzo: ‘Le associazioni religiose dal primo periodo rivoluzionario al 1929’ (pag 109-111) Capitolo sesto: ‘La legislazione rivoluzionaria dei primi anni’ (pag 267-269) Si cita il libro di M.G. Losano, ‘La teoria di Marx ed Engels sul diritto e sullo Stato’, Milano, 1968-69 (pag 22)”,”RUSS-250″ “CODEVILLA Spartaco”,”Giuseppe Alberganti. Vita di “”Cristallo””.”,”Spartaco Codevilla (Milano, 1970), attivista politico e scrittore. Giuseppe Alberganti, ferroviere e operaio, fu tra i fondatori del PcdI, esule in Francia e in Urss, commissario politico in Spagna, rinchiuso nel campo del Vernet e a Ventotene, comandante partigiano durante la Resistenza. Dopo la liberazione segretario del Pc milanese. Senatore per due e deputato per una legislatura. Il ’68 non lo trovò impreparato.”,”PCIx-441″ “CODEVILLA Giovanni”,”Dalla rivoluzione bolscevica alla Federazione Russa. Traduzione e commento dei primi atti normativi e dei testi costituzionali.”,”Giovanni Codevilla insegna Diritto ecclesiastico italiano e comparato e Diritto dei paesi socialisti presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste.”,”RIRO-192-FL” “CODIGNOLA Luca BRUTI-LIBERATI Luigi”,”Storia del Canada. Dalle origini ai giorni nostri.”,”CODIGNOLA insegna storia del Canada all’Univ di Genova. Ha pubblicato ‘The Coldest Harbour of the Land, 1621-1649’ (MONTREAL, 1988) e con Fernand HARVEY e Pierre HURTUBISE ‘Guide aux Archives du Vatican pour l’histoire de l’Amerique francaise’ (QUEBEC, 1998). BRUTI LIBERATI insegna storia contemporanea all’Univ di Milano. Tra i suoi principali campi di ricerca la politica nordamericana della Santa Sede e le relazioni tra Italia e Canada. E’ autore di ‘Il Canada, l’Italia e il fascismo’ (ROMA, 1984) e ‘La Santa Sede e le origini dell’ impero americano’ (MILANO, 1984).”,”CANx-001″ “CODINO Fausto a cura; saggi di V. Gordon CHILDE Victor EHRENBERG Carl W. BLEGEN Cester G. STARR Alfred HEUSS Denys PAGE Bruno SNELL Eric A. HAVELOCK Fausto CODINO Gustave GLOTZ Guido FASSO’ Gaetano DE-SANCTIS W.G. FORREST Moses I. FINLEY A. ANDREWS Arnold J. TOYNBEE Alfred ZIMMERN”,”L’origine dello Stato nella Grecia antica.”,” Gli armamenti e la guerra. “”La maniera caratteristica del combattimento dei greci era la lotta molto ravvicinata di compatte formazioni di fanteria pesante. Negli eserciti delle proprie città o mercenari al servizio di stati esteri, questi soldati pesantemente armati, che avevano il nome di opliti, si rivelarono una forza formidabile, per diversi secoli della storia del Mediterraneo e del Vicino Oriente. A prima vista è sorprendente che fra le scoscese montagne della Grecia abbia avuto origine questo tipo di guerriero, che poteva agire con piena efficienza in formazioni su terreno piuttosto pianeggiante: ma le pianure coltivate a frumento erano di vitale importanza per la vita delle città; lo scopo di questi eserciti era di impadronirsene, per proteggerle o devastarle. Le rappresentazioni nell’arte greca ci mostrano che questo modo di combattere fu adottato all’inizio del VII secolo, o, in qualche luogo, alla fine dell’VIII. Precedentemente era in uso una tattica più sciolta ed individuale, più simile ai duelli degli eroi dell”Iliade’, benché questi siano, naturalmente, stilizzati e idealizzati in maniera da combattere efficientemente solo in formazione, con lo scudo allacciato saldamente al braccio sinistro, a proteggere il suo lato sinistro e il destro del suo compagno. Tutto questo supponeva un’istruzione adeguata, minor risalto per il valore individuale, e una maggiore consistenza delle formazioni. Di conseguenza, l’esercito formato dagli opliti includeva tutti quelli in grado di procurarsi la corazza e l’armamento necessario: era, nei limiti in cui questo termine può essere applicato qui, l’arma della borghesia, mentre il corpo aristocratico, in epoca classica, era la cavalleria, limitata a quanti erano abbastanza ricchi da mantenere dei cavalli. La cavalleria godeva di notevole prestigio sociale, ma non aveva importanza decisiva nei combattimenti sul suolo greco, dove la sua presenza non bastò mai ad assicurare l’esito di una battaglia. Così raccolti ed istruiti nell’esercito, gli opliti raggiunsero un senso di solidarietà di classe; d’altro lato, il controllo che gli aristocratici esercitavano sul potere venne indebolito dal fatto che essi non erano più i principali difensori della città: era meno facile escludere dalla partecipazione alla vita pubblica la classe che adesso forniva la forza decisiva sul campo di battaglia”” (pag 120-121-122] [A. Andrews, La crisi agraria e la tattica oplitica; i tiranni e Solone] [(in) ‘L’origine dello Stato nella Grecia antica’, Roma, 1975, a cura di Fausto Codino]”,”STAx-278″ “CODINO Fausto”,”Introduzione a Omero.”,”Fausto Codino, nato a Lucca nel 1927, ha studiato filologia classica alla Scuona Normale Superiore di Pisa dove fu allievo di Giorgo Pasquali e all’Università di Zurigo. Ha pubblicato saggi di letteratura greca e numerose traduzioni di autori antichi e critici moderni. Odisseo, Telemaco e l’uccisione dei pretendenti. …. (pag 124-125)”,”STAx-001-FGB” “CODOVINI Giovanni”,”Storia del conflitto arabo israeliano palestinese. Tra dialoghi di pace e monologhi di guerra.”,”Giovanni Codovini, laureato in filosofia e giurisprudenza, svolge attività di giornalista pubblicista e insegna storia nei licei. Storico contemporaneista. si occupa di geopolitica. Tra le sue pubblicazioni: Urlo e geometria, Il contemporaneo come età dell’ansia, Le leggi razziali in Italia.”,”VIOx-043-FL” “CODOVINI Giovanni”,”Geopolitica del conflitto arabo israeliano palestinese.”,”Giovanni Codivini, giornalista ed esperto di storia contemporanea, si occupa di geopolitica. Ha pubblicato ‘Storia del conflitto arabo-israeliano palestinese’ (Mondadori, 2007).”,”VIOx-002-FFS” “COE Michael D.”,”Il Messico fino alla conquista spagnola.”,”Michel D. Coe è nato a New York nel 1929, ha studiato ad Harvard College e nel 1959 si è laureato in antropologia all’università di Harvard.”,”AMLx-002-FSD” “COEN Federico; DELL’ERBA Nunzio”,”Togliatti e i socialisti negli anni del centro-sinistra (Coen); Claudio Treves, un riformista coerente (Dell’Erba).”,”Paficismo. Opposizione di Treves alla guerra di Libia e scelta della neutralità (con Turati) di fronte alla prima guerra mondiale. “”Ogni guerra, afferma con fermezza Treves – aumenta stragi e rovine, non ha virtù, per la complicazione stessa enorme e mondiale dei rapporti umani, di risolvere radicalmente e con giustizia le grandi questioni che interessano la vita dei popoli. La guerra strazia, non liquida”” (pag 142) (Discorso pronnunciato alla Camera il 2.12.1915)”,”MITS-009-FGB” “COFFEY Michael”,”Gli errori del Secolo. Disastri militari e strategici che hanno cambiato il corso del Novecento.”,”Michael Coffey, giornalista, ha scritto per anni sul Los Angeles Times, su The New York Observer e The Village Voice. Ha curato il saggio The Irish in America ed è autore di due raccolte di poesie, Elemenopy e 87 North. Attualmente è nel comitato direttivo di Publishers Weekly. Gli errori di calcolo di Hitler “”Nell’autunno dell’anno successivo (1941), però, i giapponesi divennero sempre più intransigenti nei rapporti diplomatici con l’America, tanto che il ricorso alle armi appariva ogni giorno più probabile. Provocati dall’embargo americano, i giapponesi avevano ormai deciso di andare all’attacco contro la flotta americana dell’oceano Pacifico, convinti che fosse il principale ostacolo alla creazione e al consolidamento dell’impero che volevano creare nel Sudest asiatico e nel Pacifico. Perciò lo stato maggiore del Sol Levante scelse come obiettivo Pearl Harbor, nelle Hawaii, base principale della flotta americana dell’oceano Pacifico, ma Hitler non venne informato. Non si voleva correre il rischio che i piani di Tokyo venissero a conoscenza degli Stati Uniti. Infatti la manovra colse tutti di sorpresa (…). Intanto, Hitler doveva risolvere il problema dello stallo in cui si trovavano le sue truppe nei pressi di Mosca. La colpa era in parte dell’arrivo piuttosto precoce dell’inverno, ma Hitler trovò un altro responsabile: il comandante del Gruppo di armate Centro, impegnato vicino a Mosca; lo destituì e assunse personalmente l’alto comando delle operazioni. I suoi problemi, però, erano appena all’inizio. Senza la minaccia dei giapponesi a est, i russi facevano affluire rapidamente rinforzi per presidiare Mosca e Stalingrado; inoltre, l’ambasciatore giapponese a Berlino fece capire a Hitler che, se la Germania avesse dichiarato guerra agli Stati Uniti forse il Giappone sarebbe intervenuto contro la Russia. Il Führer si accontentò di quella che era soltanto una mezza promessa. Infine, l’11 dicembre 1941, si decise e tenne un discorso al Reichstag: dopo aver accusato Roosevelt e la comunità ebraica americana di essere la vera causa del conflitto in corso, dichiarò guerra agli Stati Uniti. Questo fu uno dei suoi più grandi errori. Non solo il Führer sgravò Roosevelt dall’onere di dichiarare la guerra, ma mise gli Alleati in grado di attenersi all’accordo preso in origine, ossia dare la precedenza nelle operazioni alla vittoria sulla Germania e sull’Italia. Le truppe e la potenza industriale degli Stati Uniti sarebbero stati fattori decisivi nella disfatta che avrebbe subito la Germania nazista. Gli errori di calcolo commessi da Hitler furono anche altri. La sua speranza che il Giappone denunciasse il patto di non aggressione stretto con la Russia si rivelò vana, per cui tutto il potenziale bellico dell’Unione Sovietica poté concentrarsi nella lotta a occidente, dato che non era più necessario tenere impegnate forze ingenti a presidio dei suoi confini orientali”” (pag 111-113) QMIx-053-FL”,”QMIx-053-FL” “COFRANCESCO Dino”,”Sul gramsciazionismo e dintorni.”,”Dino Cofrancesco (Arce, 1942) è ordinario di storia delle dottrine politiche. Dirige il Dipartimento di filosofia e il Centro internazionale di studi italiani dell’Università di Genova. Dal 1997 è presidente del Centro per la Filosofia italiana. E’ uno studioso del pensiero liberale europeo del XIX e ha svolto ricerche sui pensatori francesi (da Tocqueville a Aron) e sulla teoria federalista. Ha pubblicato: ‘Intellettuali e potere. Capitoli di storia della cultura italiana del Novecento’ (Genova, 1999). “”Se si dovesse sintetizzare con una formula semplificatrice checosa fu l’azionismo, si potrebbe dire, in sostanza che esso fu: l”unione del non-conformismo degli anni dieci con i vecchi valori politici espressi dall’età aurea delle ideologie’. Di contro il fascismo fu l’unione del non-conformismo degli anni Dieci con il nazionalismo – radicalizzazione tardottocentesca di un valore pur caratteristico dell’Ottocento: il nazionaltotalitarismo. Per non-conformismo degli anni Dieci (espressione che riprende il titolo dell’importante saggio di Loubet del Bayle, ‘I non-conformisti degli anni Trenta’), s’intende, in primo luogo, la cultura antigiolittiana espressa soprattutto dalle riviste fiorentine di fronda e di opposizione – una cultura portata ad attribuire “”i limiti, le impotenze, i traguardi mancati della società civile”” al sistema di governo giolittiano e alla ‘leadership’ socialriformista che, con le sue complicità, aveva contribuito a spaccare il paese in due: l’Italia protetta delle commessi di Stato e dei privilegi accordati a settori consistenti della classe operaia settentrionale e l’Italia reietta delle masse contadine meridionali, dei produttori in senso lato, esposti alle rapacità fiscali, alla tracotanza burocratica, al perenne disservizio delle istituzioni pubbliche; ma in secondo luogo, si vuole altresì designare il punto di approdo di una concezione dei rapporti tra l”intellighentzia’ e il potere – l’ ‘impegno’ dell’intellettuale – che, lungi dal costituire una felice peculiarità della nostra storia nazionale, rappresenta invece il segno del ‘ritardo’, se il termine di confronto è costituito da quella che i protagonisti liberali del Risorgimento avevano chiamato l’Europa vivente””. (pag 72-73)”,”ITAD-128″ “COFRANCESCO Dino / ALIBERTI Giovanni / PERNA Gianni / GRANATA Ivano / NATOLI Claudio”,”Appunti per un’analisi del mito romano nell’ideologia fascista (Cofrancesco) / Ceti produttivi e questione agraria: lineamenti di un programma liberista nel Mezzogiorno del secondo dopoguerra (1945-1946) (Aliberti) / Il Convegno giovanile di Varese (1901) nel giudizio degli intransigenti e di Murri (Perna) / Storia nazionale e storia locale: alcune considerazioni sulla problematica del fascismo delle origini (1919-1922) (Granata) / Alcune considerazioni in tema di marxismo e «crollo» del capitalismo (Natoli).”,”””Il fascismo nasce nel 1919 come fenomeno tipicamente “”urbano””; ma è nelle campagne, in particolare nella Val Padana, che esso, a partire dalla fine del 1920, acquista consistenza e finisce col trovare la propria dimensione definitiva e il proprio spazio politico. In questo fascismo “”agrario””, che, grazie alla violenza squadrista e approfittando sia degli errori, della ristretta visione politica e delle debolezze dei partiti di massa (PSU e PPI) e della classe dirigente liberale, sia delle incertezze e degli sbandamenti del movimento operaio e contadino, sia della complicità, nella stragrande maggioranza de casi, degli apparati dello stato (esercito, polizia, magistratura), arriverà, pur nell’ambito di dissidi e contrasti interni, al potere nell’ottobre del 1922, si finisce per identificare il fascismo per eccellenza. Su questa linea interpretativa, pur tenendo conto delle distinzioni dovute a diverse premesse sia di ordine metodologico che di natura ideologica, si muove gran parte della storiografia. In realtà i primi successi del movimento mussoliniano erano stati ottenuti non nelle campagne, bensì a Trieste, che tuttavia costituiva un caso a sé stante a causa della particolare situazione ivi esistente, connessa con la problematica delle minoranze etniche. Nella città giuliana infatti, in un’atmosfera nazionalista di «irredentismo trionfante», il fascismo, facendosi sostenitore della «vittoria mutilata», della questione adriatica, della «difesa dell’italianità» contro le manovre degli slavi, si era rapidamente affermato già a partire dal 1919, trascinando dalla sua parte l’opinione pubblica e i «benpensanti» e ottenendo cospicui finanziamenti dai rappresentanti dell’industria, delle banche, degli ambienti commerciali e delle compagnie di assicurazione. Rispetto all’originaria matrice «urbana» il fascismo triestino operava già una prima differenziazione, creando un «fascismo di confine» che appariva «autoctono e caratterizzato da compiti particolari»; tuttavia proprio per questa sua caratteristica, atipica rispetto al contesto generale della vita politica italiana, il fascismo triestino rimaneva fine a se stesso e non poteva essere preso a modello per l’azione di sviluppo di tutto il fascismo. Il fascismo triestino, però, e giova sottolinearlo, aveva dimostrato con l’operato squadrista nella Venezia Giulia che proprio lo squadrismo poteva essere l’arma vincente del movimento; in questo modo veniva indicata agli altri fasci la via da seguire per il proprio consolidamento”” (pag 504-505-506) [Ivano Granata, ‘Storia nazionale e storia locale: alcune considerazioni sulla problematica del fascismo delle origini (1919-1922)’]”,”STOx-263″ “COFRANCESCO Dino / SALOTTI Guglielmo / ROMANO Sergio / SERRA Maurizio / STADERINI Alessandra / CASTELLI Clara / ARA Angelo”,”Il mito europeo del fascismo (1939-1945) (Cofrancesco) / Il dramma di Fiume nel secondo dopoguerra (Salotti) / Opinione pubblica e politica estera (Romano) / Terza forza e fascismo. A proposito di un libro di G.L. Mosse (Serra) / Rivendicazioni territoriali e mobilitazione nazionale nei documenti del 1919 di Giovanni Giuriati e Oscar Sinigaglia (Staderini) / L.S. Aksakov nella vita sociale della Russia delle riforme, di Nicolaj I. Cimbaev (Castelli) / La questione di Trieste. L’azione politica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954 di Diego De Castro (Ara).”,”Si parla del libro di G.L. Mosse ‘L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste’ (Laterza, 1982) (pag 77) e del libro di A. Walicki ‘Una utopia conservatrice. Storia degli slavofili’ (Torino, 1973) (pag 143)”,”ITQM-220″ “COFRANCESCO Dino”,”Introduzione a Tocqueville e altri saggi.”,”Contiene tra l’altro i saggi: – Marxismo e paesi sottosviluppati – Commentatori di Marx: Isaiah Berlin – Pagine sulla guerra di Croce – Introduzione alla ‘Democrazia in America’ di Tocqueville – Frammenti per una teoria federalista”,”TEOP-576″ “COFRANCESCO Dino”,”Per un’analisi critica della destra rivoluzionaria. Dal nazionalismo al fascismo.”,”‘Marx ricercava la borghesia non tra le brume prussiane, né tra la piccola borghesia italiana, ma dove realmente si trovava, cioè tra gli altiforni e i corridoi del Crédit Mobilier’ “”Queste riflessioni sono originate dalla lettura di due saggi ineguali dedicati al fascismo e alla destra da Antonio Capizzi, ‘Alle radici ideologiche dei fascismi’, e da Furio Jesi, ‘Cultura di destra’. Si tratta, com’è noto, di due studiosi di diversa provenienza filosofica e accademica. Capizzi insegna filosofia teoretica ed è autore di numerosi saggi di storia della filosofia; Jesi è uno studioso del mito e uno storico della letteratura tedesca. Se il primo dunque è interessato a un discorso di demistificazione ideologica, fondato storicamente e teoricamente, dei valori e delle idealità etico-politiche borghesi, il secondo è attento a rinvenire dieto i ‘miti’ – non esclusi quelli che s’insinuano nei documenti giornalistici e lettererari – la riprova di un progressivo svuotamento interno di temi culturali classici che, da armi dialettiche di emancipazione, diventano innocui oggetti di lusso, funzionali al progetto borghese di dominio. (…) Alla possible obiezione (…) che la rottura del movimento operaio con ‘tutta’ la borghesia ha sempre favorito l’ascesa del fascismo, determinando quindi ogni volta la sconfitta del proletariato, Capizzi risponde che “”Se per il mondo liberale il fascismo è una orrenda catastrofe, per un modo di pensare rivoluzionario esso è una ‘vittoria del proletariato’. Con il fascismo cade infatti l’ultima ‘aureola’ sopravvissuta alla rivoluzione borghese, quella che circonda il capo del ‘libre citoyen’ e cioè l’aureola liberale. Il fascismo avalla nei fatti le analisi di Marx, svelando la violenza contenuta nel capitalismo come tale e costringendolo a mostrarsi quale veramente è: il fascismo è dunque l’estrema e più valida verifica del marxismo, l’avverarsi della sue previsioni politiche””. Ci si trova dinanzi a uno stile di pensiero che, come può vedersi, ha rinunciato del tutto alla discussione razionale: i protagonisti concreti della storia si dissolvono in puri concetti astratti, sicché la vittoria dell’uno e la sconfitta dell’altro non ha più nulla di reale, ma riguarda unicamente una dubbia gara di maggior preveggenza. Senonché occorre pur ricordare all’autore che quanti affermano essere stato il fascismo un’orrenda catastrofe ‘anche’ per il proletariato, non si riferiscono alla battaglia dei concetti, ma agli operai, ai contadini, agli intellettuali di sinistra torturati, deportati, perseguitati, uccisi nelle guerre civili e nella guerra mondiale; si riferiscono al lento lavoro di ricostruzione post-bellica, ai sacrifici immani, e non solo salariali, che esso ha comportato. Per Capizzi, che si muove nell’orizzonte etico del dottrinario del Komintern, al contrario, c’è stata ‘vittoria’, perché il gioco politico comunque è divenuto ‘più chiaro’, “”è uscito allo scoperto””: quanto peggio, tanto meglio, quindi, non importa a quale prezzo. Ma la lotta per il potere è divenuta veramente più chiara? In vero, nessuno finora aveva osato attribuire a Marx il merito intellettuale di aver previsto il fascismo; anzi s’era sempre detto che non solo la rivoluzione bolscevica, ma anche quella fascista, erano, in un certo senso “”contro il Capitale””, essendo difficilmente inquadrabili nelle solide categorie ottocentesche del materialismo storico e dialettico. Per far rientrare il fenomeno totalitario in questione tra quelli previsti da Marx, occorre in primo luogo procedere a un’operazione di sconcertante superficialità: l’identificazione, pura e semplice, di violenza e fascismo; e in secondo luogo, ascrivere al materialismo storico il dubbio merito di una previsione smentita da tutta la storia contemporanea (e dallo stesso Engels nei suoi ultimi scritti): il progressivo, inevitabile, ricorso alla violenza da parte del capitalismo. Certo è che s’è verificato il contrario: la sempre minore disponibilità dello stato democratico borghese ad armare gli apparati di repressione poliziesca per riportare l’ordine nelle fabbriche e gli scioperanti al lavoro. (…) Come Marx aveva ritenuto esemplari, nella storia del mondo borghese e del suo inevitabile superamento dialettico, l’economia politica inglese, il pensiero illuministico e rivoluzionario francese e la filosofia classica tedesca, così Capizzi delimita, anch’egli, il suo campo d’indagine, per non dover perdere troppo tempo con vicende storiche e politiche meno esemplari. Così, la storia politica francese nell’età orleanistica, il pensiero conservatore e nazionalsocialista tedesco, le vicende italiane del primo dopoguerra e le battaglie culturali del nazionalismo sono le uniche “”stazioni””, in cui vale la pena di sostare in questa fenomenologia dello spirito borghese. (…) Nel discorso che Capizzi cerca “”di portare avanti in qualche modo””, i veri borghesi, quelli che hanno realmente, nel bene e nel male, improntato allo spirito liberale le istituzioni della società civile e della società politica – gli anglosassoni, per l’appunto – hanno un’importanza assai relativa. E poco importa se Marx, che ricercava la borghesia non tra le brume prussiane, dove vecchi junker come Spengler rimpiangevano le antiche civiltà aristocratiche, né tra la piccola borghesia italiana che aveva visto nel Rinascimento la “”grande promessa””, ma dove realmente si trovava, cioè tra gli altiforni e i corridoi del Crédit Mobilier, nella sua strategia rivoluzionaria, assegnava all’Inghilterra industriale la leadership della rivoluzione socialista. A volte bisogna tradire la lettera, per salvaguardare lo spirito del messaggio. Comunque, pur ammettendo la legittimità del criterio selettivo adottato da Capizzi, è almeno rigorosa e critica la chiave di lettura? In realtà, “”la tesi sostenuta con metodo storico”” consiste solo nel mettere a confronto, ogni volta che entrano in gioco fatti storici reali, le analisi di Marx con quelle degli storici contemporanei e non, e nel dare sistematicamente ragione al primo e torto ai secondi, quando le argomentazioni non coincidono. Così Tocqueville, che può ben considerarsi il Marx del liberalismo classico, viene citato con simpatia non per la ‘Democrazia in America’ – ancor oggi il testo più letto dagli studiosi del pluralismo – ma per i giudizi sulla borghesia affaristica del suo tempo, che concorderebbe con quelli di Marx (infatti, laddove l’uno fa riferimento alla “”vanità della classe media””, l’altro parla, più direttamente, di “”frode svergognata””)”” (pag 19-36) [Dino Cofrancesco, ‘Per un’analisi critica della destra rivoluzionaria. Dal nazionalismo al fascismo’, Ecig, Genova, 1984]”,”ITAF-001-FFS” “COFRANCESCO Dino”,”Destra e Sinistra. Per un uso critico di due termini-chiave.”,”Dino Cofrancesco (Arce 1942) ha insegnato Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Genova. Ha collaborato a ‘Storia contemporanea’ e ‘Il pensiero politico’. Ha scritto tra l’altro ‘Europeismo e cultura. Da Cattaneo a Calogero’ (1981) e ‘Il pugno e la rosa. I radicali: gauchisti, qualunquisti, socialisti?’ (1979). “”Al Maistre e al Bonald, Tocqueville è accomunato in primo luogo dal fatto che in lui come negli altri l’attitudine sociologica è il frutto di una personale esperienza di classe, caratterizzata dalla chiara percezione di nuovi strati e di nuovi valori emergenti come contraccolpo al declino del proprio mondo – e del potere e delle idealità superiori che ad esso inerivano”” (pag 98)”,”TEOS-042-FMB” “COFRANCESCO Dino a cura; scritti di Patrizia GUARNIERI Girolamo DE-LIGUORI Giovanni INVITTO Daniela ANDREATTA Mario QUARANTA Luigi BULFERETTI Luisella BATTAGLIA Paolo BELLINAZZI Walter GHIA Ferdinando VIDONI Martina MINARDI Luciana GARIBBO Santino CAVACIUTI Federico PASTORE Renzo MORCHIO Giuseppe IERACI Francesco SURDICH”,”Filosofia e politica a Genova nell’età del positivismo. Atti del Convegno dell’Associazione Filosofica Ligure. Volume I.”,”Il volume ruota attorno alla figura di Enrico Morselli. Atti del Convegno sul tema promosso nel 1987 dall’Associazione Filosofia Ligure.”,”LIGU-015-FFS” “COGGIOLA Osvaldo”,”Engels o segundo violino. 1890-1995. Centenário da morte de Friedrich Engels.”,”COGGIOLA Osvaldo è dottore in storia per l’ Università di Parigi e professore libero-docente di storia contemporanea della facoltà di filosofia, lettere e scienze umane dell’ Università di San Paolo. E’ membro del consiglio di redazione della rivista ‘En defensa del Marxismo’ pubblicata dal Partido Obrero in Argentina. “”Lenin escreveu que “”a democracia não é idèntica à subordinaçao da minoria à maioria. Democracia é o Estado que reconhece essa subordinaçao, isto é, uma organizaçao chamada a exercer a violência sistemática de uma classe contra outra””. Lenin acrescenta: “”O socialismo é inconcebível sem democracia em dois sentidos: 1) o proletariado não pode realizar a revoluçao socialista se não se preparar para ela através da luta pela democracia; 2) o socialismo vitorioso não poderá consolidar sua vitória e conduzir a humanidade no sentido da extinçao de Estado se não tiver realizado integraalmente a democracia””””. (Lenin, O Estado e a Revoluçao)”” (pag 65)”,”MAES-075″ “COGGIOLA Osvaldo”,”Storia del trotskismo in America latina.”,”””Alla fondazione della Quarta internazionale era presente un solo latino-americano, in rappresentanza di tutti i gruppi trotskisti del subcontinente: il brasiliano Mário Pedrosa, eletto da Comitato esecutivo, di cui facevano parte, tra gli altri, lo stesso Trotsky (membro segreto), Pierre Naville, Cannon, Lesoil e Tresso, il vietnamita Ta Thu Thau. Il figlio di Trotsky, Leon Sedov, assassinato poco tempo prima, aveva svolto un ruolo essenziale nella fondazione della Quarta. Petrosa utilizzava lo pseudonimo di «Lebrun». L’America latina fu sin dall’inizio uan delle preoccupazioni politiche della Quarta, in parrte perché lo stesso Trotsky trascorse lì gli ultimi anni di vita, esiliato in Messico. Questo facilitò le cose: in realtà, l’America latina stava diventando sempre più importante nell’arena politica mondiale (il suo ruolo fino alla Grande guerra, compresa la crisi mondiale del 1930, era stato relativamente marginale). In una risoluzione della Conferenza di fondazione s’invitava all’unità del proletariato del nostro continente e di quello nordamericano «per un’America unita e socialista» (il proletariato statunitense attraversava una fase di grandi lotte, conseguenti alla creazione dei sindacati d’industria). Già l’ultimo manifesto redatto da Trotsky per la Quarta (nel 1940, poco dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale e poco prima del suo assassinio) indicava che: «I paesi dell’America meridionale e centrale non possono liberarsi dall’arretratezza e dalal soggezione se non unendo tutti i loro Stati in una potente Federazione. Questo compito storico grandioso non può essere assolto dall’arretrata borghesia sudamericana, espressione completamente corrotta dell’imperialismo, ma dal giovane proletariato latino-americano che deve imporsi come forza dirigente delle masse oppresse. Per questo la parola d’ordine della lotta contro le violenze e gli intrighi del capitale finanziario internazionale e contro l’azione nefasta delle camarille degli agenti locali è: ‘Stati Uniti Socialisti dell’America centrale e meridionale’» (4). (…)”” [(4) «Por los Estados Unidos Socialistas de América Latina», da manifesto scritto da Trotsky e pubblicato il 26 marzo 1940 [«Per gli Stati Uniti socialisti dell’America latina», in L. Trotsky, ‘I problemi della Rivoluzione cinese e altri scritti’, trad. di L. Maitan, Einaudi, Torino, 1970, p. 592 (ndt)] (pag 13)”,”TROS-351″ “COGNIOT Georges”,”Parti pris. Tome 1. D’une guerre mondiale a l’ autre. 55 ans au service de l’ humanisme réel.”,”Figlio di contadini, l’ intellettuale G. COGNIOT svolse la sua attività professionale nel campo dell’ insegnamento, all’ Ecole Normale poi all’ Internationale des Travailleurs de l’ Enseignment (ITE). Sarà rappresentante dell’ ITE a Vienna, Lipsia, Mosca, Bruxelles, Liverpool, Anversa. Militante del PCF, diverrà parlamentare e giocherà un ruolo attivo nel Comintern, e sarà pure redattore capo dell’ Humanité. Durante la fase del PCF clandestino sarà uno degli esponenti della direzione del partito assieme a DUCLOS. “”E’ a partire dalla tesi sul governo operaio, alla quale il IV Congresso era arrivato con la partecipazione attiva di Lenin, che il VII Congresso nel 1935 aveva avanzato la parola d’ ordine del governo del Fronte Popolare: “”Lenin ci ha chiamato quindici anni fa, diceva Dimitrov, a concentrare la nostra attenzione sulla ‘ricerca della forma di passaggio o di approccio che conduce alla rivoluzione proletaria’. Potrebbe essere il governo del fronte unico in una serie di paesi una delle forme di passaggio essenziali””””. (pag 376)”,”PCFx-024″ “COGNIOT Georges a cura; collaborazione di Jacques CHAMBAZ Henri CLAUDE Jacques DENIS Victor JOANNES”,”La marche de la France au socialisme. Vingt ans après l’ interview de Maurice Thorez au “”Times”” (17 novembre 1946).”,”Opera presentata dall’ Institut Maurice Thorez e a cura di Georges COGNIOT; collaborazione di Jacques CHAMBAZ Henri CLAUDE Jacques DENIS Victor JOANNES La verità è che essendo esaurite le possibilità di uno sviluppo pacifico della rivoluzione, il Partito bolscevico si mise a preparare l’ insurrezione armata. Essa diveniva necessaria in risposta alla violenza del potere borghese. Ma anche in questo periodo nuovo Lenin continuava a stare attento alle possibilità di un impiego delle forme pacifiche. Per esempio, quando Kornilov fu spazzato dalla potenza delle masse sotto la direzione dei bolscevichi, Lenin scrisse in un suo articolo ben conosciuto del 19 (6) settembre: ‘A proposito dei compromessi’, che, per qualche giorno, per otto o quindici giorni, si era aperta la possibilità di costituire assolutamente pacifico un governo responsabile davanti ai Soviets, che avrebbe assicurato la progressione non violenta della rivoluzione russa allo stesso tempo che di forti chances di sviluppo del movimento mondiale in favore della pace e del socialismo””. (pag 63-64)”,”PCFx-061″ ” COGNIOT Georges”,”L’Internationale communiste. Aperçu historique.”,”L’autore: ‘Élève au Lycée Gérôme à Vesoul, il passe ses vacances à Navenne à travailler la vigne ; il suit ensuite des cours de rhétorique supérieure à Lyon. Normalien (promotion 1921), il adhère la même année au Parti communiste français et lutte au sein de l’Internationale des travailleurs de l’enseignement (permanent en 1928). Agrégé de lettres en 1924, il participe ensuite à des meetings en soutien à l’Espagne républicaine et à la lutte contre les accords de Munich. Au début de l’année 1936, il accède au Comité central du Parti communiste, dont il demeure membre jusqu’en 1964, puis les électeurs du XIe arrondissement de Paris l’envoient siéger à la Chambre des députés française lors des élections du Front populaire (1936). Sa connaissance des organismes internationaux – il milite au Comité mondial contre la guerre et le fascisme – le font désigner représentant du PCF au Comité exécutif de l’Internationale communiste (Komintern) de septembre 1936 à octobre 1937. Il quitte brusquement cet organisme pour succéder à Paul Vaillant-Couturier au poste de rédacteur en chef de L’Humanité. (1937-1939, 1944-1947). Cette responsabilité l’amène à assister aux réunions du Bureau politique, instance dirigeante du Parti. En contact avec les milieux intellectuels, il est parmi les fondateurs d’une revue, La Pensée, qui se fixe l’objectif de diffuser et défendre le marxisme parmi les Intellectuels. Le premier numéro paraît en juin 1939. Le sommaire comprend notamment des articles de Paul Langevin, Georges Politzer, Marcel Prenant, Max Barel. Cette revue paraît encore aujourd’hui. Mobilisé en 1939, fait prisonnier lors de la débâcle en juin 1940, il est rapatrié en France pour maladie1. Il est hospitalisé plusieurs mois2, puis incarcéré par la police allemande3 à partir de juin 1941, à Vesoul, d’où il est transféré comme “”détenu politique”” au camp de Compiègne Royallieu. Il s’en évade avec dix-sept autres détenus, le 22 juin 19424. Il prend part à la Résistance en tant que responsable de la presse clandestine communiste. Il reprend en 1944 la rédaction en chef de L’Humanité et est réélu député de la IVe République. Il intervient en faveur de l’éducation nationale et de la laïcité. En 1948, il est un des représentants du PCF au Comité d’information des partis communistes, le Kominform. Proche collaborateur de Maurice Thorez, il dirige son secrétariat particulier après 19495. Après la mort du secrétaire général du PCF, il fonde en 1966 l’Institut Maurice-Thorez. Battu aux élections législatives de novembre 1958, il entre au Sénat en 1959 lors des premières élections sénatoriales de la Ve . Germaine Cogniot est décédée en 1994. (wikip)'”,”INTT-318″ “COGNIOT Georges”,”Réalité de la nation. L’attrape-nigaud du cosmopolitisme. [‘Realtà della nazione. Il tranello del cosmopolitismo’]”,”Contiene alcune pagine su ‘Marx ed Engels sulla questione nazionale’ (pag 11-) Contiene il capitolo ‘Lenin e Stalin contro l’opportunismo della Seconda Internazionale’ (pag 18-) e ‘Lenin e Stalin sull’evoluzione dell’America capitalista’ (pag 84-) Contro il ‘cosmolitismo’ e la ‘fraternizzazione’ tra le classi borghesi, degli oppressori contro gli oppressi… Marx ha messo bene in chiaro il contrasto tra ‘pseudo-cosmopolitismo e universalismo borghese’ e ‘internazionalismo proletario’ “”Friedrich Engels parlait dès 1845 de «la fraternisation des nations, telle qu’elle s’accomplit maintenant partout, grâce au parti extrême, le parti prolétarien, face au vieil égoïsme national originel at au cosmopolitisme hypocrite, à base d’égoïsme privé, du libre-échange». (…) Dans le ‘Manifeste communiste, Marx et Engels eux-mêmes ont montré que seul le pouvoir du prolétariat fait disparaître le séparatisme national et l’animosité des peuples; en renversant la dictature de la bourgeoisie et en construisant la société sans classes, le prolétariat met fin à la domination des nations fortes sur les nations faibles et édifie une union fraternelle des nations, Marx et Engels écrivaient: «Abolissez l’exploitation de l’homme par l’homme et vous abolirez l’exploitation d’une nation par une autre nation. Du jour où tombe l’antagonisme des classes, à l’intérieur de la nation, tombe également l’hostilité des nations entre elles» (1). Dans le discours qu’il prononçait en novembre 1847 au meeting de commémoration de l’insurrection polonaise de 1830, Marx formulait en ces termes le contraste entre le cosmopolitisme bourgeois et l’internationalism prolétarien: «L’union et la fraternisation des nations est une phrase que tous les partis ont aujourd’hui à la bouche, notamment les libre-échangistes. Il existe sans doute un certain genre de fraternisation enre les classes bourgeoises de toutes les nations. C’est la fraternisation des oppresseurs contre les opprimés, des exploiteurs contre les exploités. De même que la classe bourgeoise de tel ou tel pays est unie et fraternellement liée contre les prolétaires de ce pays malgré la concurrence et la lutte des membres de la bourgeoisie entre eux, de même les bourgeois de tous les pays sont liés fraternellement et unis contre les prolétaires de tous les pays, malgré leur bataille et concurrence mutuelle sur le marché mondial. Pour que les peuples puissent réellement s’unir, il faut qu’ils aient un intérêt commun. Mais, pour que leur intérêt puisse être commun, il faut l’abolition des rapports de propriété actuels qui déterminent l’exploitation mutuelle des peuples. L’abolition des rapports de propriété actuels n’intéresse que la classe laborieuse. Aussi bien en a-t-elle seule les moyens. La victoire du prolétariat sur la bourgeoisie est en même temps la victoire sur les conflits nationaux et industriels, qui dressent aujourd’hui les différents peuples en ennemis l’un contre l’autre. C’est pourquoi la victoire du prolétariat sur la bourgeoisie est en même temps le signal de la libération de toutes les nations opprimées». Marx et Engels ont accordé la plus vive attention à l’étude de toutes les formes et de tous les états du mouvement national. Ces fondateurs du communisme scientifique ont soutenu tous les mouvements nationaux qui contribuaient au développement de la lutte de classe du prolétariat. Marx a combattu les proudhoniens qui niaient la question nationale «au nom de la révolution sociale», ne voulaient plus d’«agglomérations immenses» et traitaient l’unité de la Pologne (ou de l’Italie, de la Hongrie, de l’Irlande) d’«épreuve faite», de chose appartenant toute entière au passé (2). En partant des intérêts de la lutte prolétarienne, Marx a mis au premier plan ce célèbre principe de l’internationalisme et du socialisme: un peuple qui en opprime d’autres ne saurait être libre. En réponse à la thèse proudhonienne représentant la nation comme un concept périmé, Marx a montré, dans une lettre à Engels datée du 20 juin 1866, ce qui se cachait derrière cette négation des nations. Dans ce texte, Marx rend compte de la séance tenue la veille par le Conseil de l’Internationale: “”Les représentants (non ouvriers) de la ‘Jeune France’ déclarèrent que toute nationalité et les nations elle-mêmes sont des préjugés surannés… Décomposer tout en petits groupes ou communes, qui forment à leur tour une association, mais pas d’Etat. Et cette individualisation de l’humanité ainsi que le ‘mutualisme’ qui y correspond s’opéreront de la façon que voici: l’histoire s’arrêtra que les Français soient mûrs pour faire une révolution sociale. Alors, ils feront les premiers l’expérience et le reste du monde, entraîné par la force de leur exemple, fera la même chose… Notre ami Lafargue, …qui avait supprimé les nationalités …, semblait entendre par négation des nationalités leur absorption par la nation modèle, la nation française (3)». Dès 1847, Engels avait commenté en ces termes le discours prononcé par Louis Blanc au banquet de Dijon: «’Un Français’, dit M. Blanc, ‘est nécessairement cosmopolite’. Oui, dans un monde où ne régneraient que l’influence française, les moeurs, les us et coutumes, les idées et le conditions politiques françaises! Dans un monde où chaque nation aurait pris les qualités caractéristiques de la nationalité française! Mais, contre cela, les démocrates des autres nations sont justement obligé de protester… Il ne leur suffit nullement que les Français leur donnent l’assurance qu’en qualité de Français il ‘sont’ déjà cosmopolites. Une telle assurance aboutit à exiger que tous les autres ‘deviennent’ Français’ (4)». Du côté allemand, Marx et Engels ont vivement critqué les lassalliens, qui poussaient la sympathie pour le mouvement national jusqu’à la justification du nationalisme bourgeois. A juste titre, Marx a qualifié la tendance lassallienne de «socialisme monarcho-prussien». Marx et Engels ont livré une bataille résolue aux «socialistes vrais», qui considéraient les Allemands comme la nation élue. Marx s’est servi de l’exemple de ces pseudo-socialistes pour montrer que nationalisme et cosmopolitisme vont de pair: «…Nous avons vu quelle mentalité d’un nationalisme, étroit est à la base du pseudo-universalisme et du pseudo-cosmopolitisme des Allemands… Si l’étroitesse nationale est toujours antipathique, elle devient répugnante notamment en Allemagne, puisque ici on l’oppose, avec l’illusion d’être au dessus de la nationalité et de tous les intérêts réels, aux nationalistés qui avouent franchement leur étroitesse nationale et le fait qu’elles se fondent sur des intérêts réels (5). De telles indications de Marx et d’Engels ont une valeur de principe. Elles suffisent à faire la preuve que le marxisme n’an rien en commun avec le cosmopolitisme; elles démontrent, en deuxième lieu, que le cosmopolitisme et le nationalisme sont apparentés, que ce sont des phénomènes complémentaires. Comme dit Lénine, «la théorie de Marx est aussi éloignée de méconnaissance des mouvements nationaux que le ciel l’est de la terre… Une fois que sont apparus des mouvements nationaux de masse, les répudier, refuser de soutenir ce qu’ils ont de progressiste, c’est en fait céder aux préjugés ‘nationalistes’: c’est reconnaïtre «sa» nation come la «nation modèle» (16)”” (pag 11-17) [(1) Cité d’après la traduction Fréville du ‘Manifeste’, “”Les Briseurs de chaînes””, p. 296-297, Editions sociales, Paris, 1948; (2) Cf. Proudhon, ‘Justice, Quatrième étude, Petit catéchisme politique’, V.; (3) ‘Correspondance Marx-Engels, t. IX, p. 75-76, édition Costes, Paris, 1934; (4) Vingt ans plus tard, Louis Blanc demandera dans ‘Le Temps’ que, si la Prusse absorbe les petits Etats d’Allemagne, la France ait la rive gauche du Rhin. Et, tout en appelant les Berlinois à se soulever contre le gouverneme prussiens, Engels flétrira Louis Blanc du nom de «bon démocrate impérial» dans sa lettre à Marx du 1er mai 1866 (Correspondance Marx-Engels, t. IX, p. 54); (5) “”L’Idéologie allemande””, dans K. Marx Oeuvres philosophiques, tome IX, p. 148-149, édit. Costes; (6) V.I. Lénine: «Du droit des nations à disposer d’elles-mêmes», dans ‘Oeuvres choisies, t. 1, p. 712-713, éditions en langues étrangères (textes français), Moscou, 1946. Lénine ajoute en note: «Comparéz encore la lettre de Marx à Engels du 3 juin 1867: «C’est avec une véritable satisfaction que j’ai appris, par la correspondance parisienne du ‘Times’, les acclamantions polonophiles des Parisiens contre la Russie…M. Proudhon et sa petite clique de doctrinaires, ce n’est pas encore le peuple français» (Voir ‘Correspondance Marx-Engels, t. IX, p. 167]C traduzione: “”Friedrich Engels ha parlato nel 1845 di”” fratellanza delle nazioni, in quanto ora porta in tutto il mondo, grazie al partito estremo, il partito proletario, di fronte al vecchio egoismo nazionale originale e al cosmopolitismo ipocrita alla base dell’egoismo privato, del libero scambio “”(…) Nel Manifesto comunista, Marx ed Engels stessi hanno dimostrato che solo il potere del proletariato rimuove il separatismo nazionale e l’animosità dei popoli, rovesciando la dittatura della borghesia e costruendo una società senza classi, il proletariato mette fine al predominio delle nazioni forti sulle nazioni deboli e costruisce un’unione fraterna dei popoli. Marx ed Engels hanno scritto: “”abolite lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo e abolirete lo sfruttamento di una nazione da parte di un’altra nazione. Dal giorno in cui cadrà l’antagonismo delle classi nella nazione, cadrà anche l’ostilità delle nazioni l’una verso l’altra “”(1). Nel discorso da lui pronunciato nel novembre 1847 per commemorare l’insurrezione polacca del 1830, Marx formulò in questi termini il contrasto tra il cosmopolitismo borghese e l’internazionalismo proletario: “”L’unione e la fraternizzazione delle nazioni è una frase che oggi è sulla bocca di tutti, compresi i libro-scambisti. Non c’è dubbio una sorta di fraternizzazione tra le classi borghesi di tutte le nazioni. Esiste senza dubbio una fraternizzazione degli oppressori contro gli oppressi, degli sfruttatori contro gli sfruttati. Proprio come la classe media di qualsiasi paese è solidale e fraterna legato contro i lavoratori di questo paese, nonostante la concorrenza e la lotta della borghesia tra di loro, ed i borghesi di tutti i paesi sono fraternamente legati e uniti contro i proletari di tutti i paesi, nonostante la loro battaglia e la reciproca concorrenza sul mercato mondiale. Perché i popoli si uniscano veramente, devono avere un interesse comune. Ma poiché il loro interesse è comune, è necessario abolire gli attuali rapporti di proprietà che determinano lo sfruttamento reciproco dei popoli. L’abolizione degli attuali rapporti di proprietà interessa solo la classe lavoratrice. Solo essa ha i mezzi. La vittoria del proletariato sulla borghesia è anche la vittoria sui conflitti nazionali ed industriali che oggi si distinguono tra i diversi popoli nemici uno contro l’altro. Ecco perché la vittoria del proletariato sulla borghesia è allo stesso tempo il segnale per la liberazione di tutte le nazioni oppresse “”. Marx ed Engels prestarono la massima attenzione allo studio di tutte le forme e le condizioni del movimento nazionale. I fondatori del comunismo scientifico sostennero tutti i movimenti nazionali che contribuivano allo sviluppo della lotta di classe del proletariato. Marx combatté i proudhoniani che negavano la questione nazionale “”in nome della rivoluzione sociale””, non volevano più “”enormi agglomerati”” e trattavano l’unità della Polonia (o dell’Italia, dell’Ungheria, dell’Irlanda) di “”cosa fatta””, di qualcosa che appartiene interamente al passato (2). Partendo dagli interessi della lotta proletaria, Marx mette in primo piano il celebre principio dell’internazionalismo e del socialismo: un popolo che opprime altri popoli non può essere libero. In risposta alla tesi di proudhoniane che rappresentavano la nazione come un concetto superato, Marx mostrò, in una lettera a Engels datata 20 giugno 1866, cosa si nascondeva dietro questa negazione delle nazioni. In questo testo, Marx rendeva conto della riunione tenutasi il giorno precedente del Consiglio Internazionale: “”I rappresentanti (non operai) della ‘Giovane Francia’ hanno dichiarato che tutte le nazionalità e le nazioni rappresentano dei pregiudizi antiquati .. Decomporre tutto in piccoli gruppi o comuni, che a loro volta formano un’associazione, ma non uno stato. E questa individualizzazione dell’umanità e il corrispondente “”mutualismo”” avverranno nel modo seguente: la storia si fermerà fino ache i francesi non saranno maturi per una rivoluzione sociale. Allora essi faranno per primi l’esperienza e il resto del mondo, spinto dalla forza del loro esempio, farà la stessa cosa … Il nostro amico Lafargue ,. ..che avevano soppresso le nazionalità … sembrava intendere con la negazione delle nazionalità il loro assorbimento da parte della nazione modello, la nazione francese (3) “”.Già nel 1847, Engels commentò in questi termini il discorso di Louis Blanc al banchetto di Digione: “”Un francese””, dice M. Blanc, “”è necessariamente cosmopolita””. Sì, in un mondo in cui prevalgono solo influenze francesi, prevalgono modi, costumi, idee e condizioni politiche francesi! In un mondo in cui ogni nazione dovrebbe aver preso le qualità caratteristiche della nazionalità francese! Ma contro questo, i democratici di altre nazioni sono proprio obbligati a protestare … Non è abbastanza per loro che i francesi diano loro la certezza che, come francesi, sono già cosmopoliti. Tale garanzia porta alla richiesta che tutti gli altri “”diventino”” francesi “”(4). Da parte tedesca, Marx ed Engels criticarono aspramente i Lassalliani, che spinsero la loro simpatia per il movimento nazionale fino alla giustificazione del nazionalismo borghese. Marx ha giustamente descritto la tendenza Lassalliana come “”socialismo monarchico-prussiano””. Marx ed Engels combatterono una battaglia risoluta con i “”veri socialisti””, che consideravano i tedeschi come la nazione eletta. Marx ha usato l’esempio di questi pseudo-socialisti per dimostrare che il nazionalismo e il cosmopolitismo vanno di pari passo:”” … Abbiamo visto ciò che la ristretta mentalità del nazionalismo è alla base della pseudo-universalismo e pseudo-cosmopolitismo dei tedeschi … Se la ristrettezza nazionale è sempre antipatica, essa diviene ripugnante in Germania, perché ci si oppone, con l’illusione di essere sopra la nazionalità di tutti gli interessi reali, ai nazionalisti che mostrano apertamente la loro ristrettezza nazionale e il fatto che si basino su interessi reali (5). Tali indicazioni di Marx ed Engels hanno un valore di principio. Sono sufficienti a dimostrare che il marxismo non ha nulla in comune con il cosmopolitismo; in secondo luogo, mostrano che il cosmopolitismo e il nazionalismo sono collegati, che sono fenomeni complementari. Come Lenin ha detto, “”la teoria di Marx è lontana dalla misconoscenza dei movimenti nazionali come il cielo è dalla terra … Una volta emersi movimenti di massa nazionali, rinnegare, rifiutare di sostenere quelli che sono progressisti, è di fatto arrendersi ai pregiudizi nazionalisti: riconoscere la “”propria”” nazione come “”nazione modello”” (p. di Freville ‘Manifesto’, “”Breakers channel””, p 296-297, Editions sociales, Paris, 1948. (2) Cfr Proudhon, ‘giustizia, quarto studio politica Piccolo catechismo’, V;. (3) ‘Marx-Engels Corrispondenza, vol IX, p 75-76, edizione Costes, Parigi, 1934 .. (4) Venti anni più tardi, Louis Blanc ha chiesto in’ Times’ che se la Prussia assorbe piccoli stati d’ Germania, la Francia ha la sponda sinistra del Reno e, mentre invita i berlinesi a insorgere contro il governo prussiano, Engels definirà Louis Blanc come “”un buon democratico imperiale”” nella sua lettera a Marx del 1 ° maggio 1866 (Corrispondenza Marx-Engels, vol. IX, p. 54); (5) “”Ideologia tedesca””, in K. Marx Philosophical Works, Vol. IX, p. 148-149, editto. Costes; (6) V.I. Lenin: “”Il diritto delle nazioni all’autodeterminazione””, in “”Opere scelte, t. 1, p. 712-713, pubblicato in lingua straniera (testi in lingua francese), Mosca, 1946. Lenin aggiunge in una nota: “”Confrontate ancora la lettera di Marx a Engels del 3 Giugno 1867: “” E’ con vera soddisfazione che ho appreso, dalla corrispondenza parigina del “”Times””, le acclamazioni filo-polacche dei parigini contro la Russia … M. Proudhon e la sua piccola cricca di dottrinari, non rappresenta ancora il popolo francese “”(Vedi”” Corrispondenza Marx-Engels, IX, p 167) Wikip: Georges Cogniot, né à Montigny-lès-Cherlieu (Haute-Saône) le 15 décembre 1901 et mort à Gagny (Seine-Saint-Denis) le 12 mars 1978, est un écrivain, philosophe et homme politique communiste français. Georges Auguste Alexandre Cogniot, fils de Charles Amédée Cogniot et Marthe Poissenot, est né à Montigny-lès-Cherlieu et inhumé à Gagny. Il devient l’époux de Germaine Blum en 1923, puis d’Erna Bielfeld en 1934 ; il s’est remarié en 1975 avec une institutrice, Germaine Weingartner-Cogniot, qui eut aussi des activités politiques communistes. Élève au Lycée Gérôme à Vesoul, il passe ses vacances à Navenne à travailler la vigne ; il suit ensuite des cours de rhétorique supérieure à Lyon. Normalien (promotion 1921), il adhère la même année au Parti communiste français et lutte au sein de l’Internationale des travailleurs de l’enseignement (permanent en 1928). Agrégé de lettres en 1924, il participe ensuite à des meetings en soutien à l’Espagne républicaine et à la lutte contre les accords de Munich. Au début de l’année 1936, il accède au Comité central du Parti communiste, dont il demeure membre jusqu’en 1964, puis les électeurs du XIe arrondissement de Paris l’envoient siéger à la Chambre des députés française lors des élections du Front populaire (1936). Sa connaissance des organismes internationaux – il milite au Comité mondial contre la guerre et le fascisme – le font désigner représentant du PCF au Comité exécutif de l’Internationale communiste (Komintern) de septembre 1936 à octobre 1937. Il quitte brusquement cet organisme pour succéder à Paul Vaillant-Couturier au poste de rédacteur en chef de L’Humanité. (1937-1939, 1944-1947). Cette responsabilité l’amène à assister aux réunions du Bureau politique, instance dirigeante du Parti. En contact avec les milieux intellectuels, il est parmi les fondateurs d’une revue, La Pensée, qui se fixe l’objectif de diffuser et défendre le marxisme parmi les Intellectuels. Le premier numéro paraît en juin 1939. Le sommaire comprend notamment des articles de Paul Langevin, Georges Politzer, Marcel Prenant, Max Barel. Cette revue paraît encore aujourd’hui. Mobilisé en 1939, fait prisonnier lors de la débâcle en juin 1940, il est rapatrié en France pour maladie1. Il est hospitalisé plusieurs mois2, puis incarcéré par la police allemande3 à partir de juin 1941, à Vesoul, d’où il est transféré comme détenu politique au camp de Compiègne Royallieu. Il s’en évade avec dix-sept autres détenus, le 22 juin 19424. Il prend part à la Résistance en tant que responsable de la presse clandestine communiste. Il reprend en 1944 la fonction de rédacteur en chef de L’Humanité et est réélu député de la IVe République. Il intervient en faveur de l’éducation nationale et de la laïcité. En 1948, il est un des représentants du PCF au Comité d’information des partis communistes, le Kominform. Proche collaborateur de Maurice Thorez, il dirige son secrétariat particulier après 19495. Après la mort du secrétaire général du PCF, il fonde en 1966 l’Institut Maurice-Thorez. Battu aux élections législatives de novembre 1958, il entre au Sénat en 1959 lors des premières élections sénatoriales de la Ve République et est réélu en 1968. Il fait partie de la commission des affaires culturelles. En 1966, il est nommé membre de la commission de contrôle chargée d’examiner les problèmes d’orientation et de sélection dans le service public de l’enseignement.”,”PCFx-116″ “COHEN I. Bernard”,”La rivoluzione nella scienza.”,”COHEN, docente di storia della scienza ad Harvard, è noto al pubblico italiano per ‘La nascita della nuova fisica’ (IL SAGGIATORE, 1974) e per la ‘Rivoluzione newtoniana’ (FELTRINELLI, 1982). E’ un grande maestro alla cui scuola si sono formati storici della scienza come Yehuda ELKANA, Frank J. SULLOWAY e Ramunas KONDRATAS.”,”SCIx-009″ “COHEN Joel E.”,”Quante persone possono vivere sulla terra?”,”COHEN-JE dirige il Laboratory of Population della ROCKEFELLER UNIVERSITY. Le sue pubblicazioni spaziano dalla demografia, alla ecologia, dalla genetica all’epidemiologia, dall’etologia alla matematica.”,”DEMx-022″ “COHEN Stephen F.”,”Bucharin e la rivoluzione bolscevica. Biografia politica 1888-1938.”,”Nato nell’ Indiana nel 1938 e cresciuto nel Kentucky, Stephen F. COHEN ha studiato nell’ Università dell’ Indiana e nella Columbia University. Dal 1965 al 1968 ha insegnato al Columbia College ed è attualmente (1975) professore incaricato al Department of Politics della Princeton University. Ha curato, con Robert C. TUCKER, ‘The Great Purge Trial’ (1965). In copertina: foto di Bucharin nel 1917 circa.”,”BUCS-001 RIRB-040″ “COHEN Barry SCHISSEL Howard”,”L’ Afrique australe de Kissinger à Carter. Le rapport Kissinger sur l’ Afrique australe et ses prolongements francais.”,”COHEN è un giornalista canadese, SCHISSEL è un giornalista americano.”,”AFRx-022″ “COHEN Stephen P.”,”India: Emerging Power.”,”COHEN Stephen P. è dal 1998 senior fellow presso la Brookings Institution. E’ autore di vari libri sul South Asia.”,”INDx-044″ “COHEN Stephen Philip”,”The Idea of Pakistan.”,”COHEN Stephen Philip è senior fellow in Foreign Policy Studies program alla Brookings Institution. E’ autore pure di ‘India: Emerging Power’ (Brookings, 2001). “”Sebbene il Kashmir sia un costante refrain negli scritti strategici pakistani e i pakistani sostengano che è la sola seria disputa che impedisce la normalizzazione tra i due stati, questo argomento è poco veritiero dato che il Kashmir è anche una componente molto importante dell’ identità pakistana. I militari, specialmente l’ esercito, offrono anche ragioni strategiche per l’ importanza del Kashmir, sebbene nell’ analisi finale su queste si potrebbe giungere ad una trattativa se i due stati volessero mai raggiungere un accordo. Dato che il Pakistan non potrebbe competere militarmente con l’ India, come notava B.R. Ambedkar negli anni 1940, doveva farsi “”prestare”” della potenza da altre fonti. Questo significa relazioni strette con la Gran Bretagna, poi con un’ alleanza estesa agli Stati Uniti, e successivamente dei legami militari importanti con la Cina. Questi ultimi erano particolarmente importanti perché la Cina, diversamente da britannici e americani, era anche interessata a bilanciare la potenza indiana.”” (pag 121)”,”PAKx-015″ “COHEN Warren I.; BARBIERI Olivo”,”Il secolo del Pacifico. Asia e America al centro del mondo, di Warren I. Cohen. Seguito da: Notsofareast. Immagini tra Pechino e Shanghai, di Olivo Barbieri.”,”COHEN Warren I. è professore di storia presso l’ Università del Maryland ed è il più autorevole storico americano dell’ Estremo Oriente. Olivo BARBIERI ha iniziato la sua atttivitàespositiva nel 1978. Dal 1989 compie con regolarità viaggi in Oriente in particolare in Cina. “”Una corrente che percorre gran parte di questa influenza asiatica sulla cultura americana è indiscutibilmente il buddismo, che è diventato una presenza importante nella vita americana, sia perché i buddisti asiatici emigrano negli Stati Uniti sia perché gli americani europei e africani trovano nel buddismo l’ appagamento e il senso della vita che non sono riusciti a trovare altrove. Il buddismo esiste in America da oltre un secolo, portatovi dai primi immigrati, ma è diventato un movimento di massa solo negli ultimi trent’anni o giù di lì. Nel 2000 i buddisti nel paese erano calcolati tra i quattro e i sei milioni, tra quarti dei quali in comunità di immigrati. Attualmente costituiscono il 2% circa della popolazione degli Stati Uniti, contro il 3% circa di ebrei americani. Anche se ipotizziamo qualche passaggio da una religione all’ altra, probabilmente a metà secolo ci saranno più buddisti che ebrei in America. Il buddismo americano conta già più seguaci di molte sette protestanti. A livello accademico, sono più di centocinquanta gli studiosi che insegnano il buddismo e ne scrivono. Almeno due dozzine di università hanno due o più specialisti di studi buddisti, e parecchie, comprese Harvard, Chicago e Berkeley, hanno ottenuto sovvenzioni per cattedre di studi buddisti. Una scuola, la American University di Washington, ha avuto un cappellano buddista.”” (pag 79-80)”,”ASIx-082″ “COHEN Stephen”,”Nicolas Boukharine. La vie d’un bolchevik.”,”Stephen COHEN, nato nell’ Indiana nel 1938, è dottore dell’Univ di Columbia e diplomato dell’ Istituto di Russia di quella Università. Dal 1968 fa parte del dipartimento di scienze politiche dell’ Università di Princeton.”,”BUCS-017″ “COHEN Jon FEDERICO Giovanni”,”Lo sviluppo economico italiano, 1820-1960.”,”Jon Cohen insegna al Dipartimento di Economia dell’Università di Toronto. Tra i suoi studi Finance and Industrialization in Italy, 1894-1914. Giovanni Federico è ricercatore nel Dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell’Università di Pisa; ha pubblicato Il filo d’oro, L’industria della seta dalla restaurazione alla grande crisi.”,”ITAE-034-FL” “COHEN Stephen F. RABINOWITCH Alexander SHARLET Robert a cura; saggi di BRESLAUER George W. BUSHNELL John GATI Charles GIBIAN George HOFFMANN Erik P. JUVILER Peter H. KANET Roger E. MEDVEDEV Roy A. MILLAR James R. ROBERTSON John D. RUBINSTEIN Alvin Z. SUNY Ronald Grigor TAAFFE Robert N. WRIGHT Arthur W. ZIMMERMAN William The Contributors”,”The Soviet Union Since Stalin.”,”George W. Breslauer is Associate Professor of Political Science at the University of California at Berkeley. He is the author of Five Images of Soviet Future and coauthor of Political Terror in Communist Systems and Soviet Politics and Society. John Bushnell is Assistant Professor of History at Carnegie-Mellon University. He is completing a study of military revolution in Russia, 1905-1907. Stephen F. Cohen is Associate Professor of Politics and Director of the Russian Studies Program at Princeton University. His publications include Bukharin and the Bolshevik Revolution; A Political Biography, 1888-1938. Charles Gati is Professor of Political Science at Union College and Visiting Research Fellow at the Research Institute on International Change, Columbia University. A specialist on Soviet foreign policy and the international politics of Eastern Europe, he is coauthor of The Debate over Detente and editor and coauthor of Caging the Bear; Containment and the Cold War, The International Politics of Eastern Europe, and The Politics of Modernization in Eastern Europe. George Gibian is Goldwin Smith Professor of Russian Literature at Cornell University. He is the editor and translator of Russia’s Lost Literature of the Absurd: Selected Works of Daniil Kharms and Alexander Vvedensky and coeditor of Russian Modernism; Culture and the Avant-garde. Erik P. Hoffmann is Associate Professor of Political Science, Graduate School of Public Affairs, State University of New York at Albany. He is Associate of the Research Institute on International Change, Columbia University, and Coordinating Editor of Soviet Union. He is coeditor of The Conduct of Soviet Foreign Policy and coauthor of In Quest of Progress; Soviet Perspectives on Advanced Society. Peter H. Juviler is Professor of Political Science, Bernard College, Columbia University. He is the author of Revolutionary Law and Order; Politics and Social Change in the USSR and of many studies of Soviet family and criminal policy. He is completing a book on Soviet delinquents and authority. Roger E.Kanet is Professor of Political Science, University of Illinois at Urbana-Champaign. He is editor of The Soviet Union and the Developing Nations and coeditor of Politics and Policy in Gierek’s Poland. Roy A. Medvedev is a nonconformist historian and political thinker who lives in Moscow. His major writings published in English include Let History Judge; The Origins and Consequences of Stalinism, On Socialist Democracy, On Stalin and Stalinism, and (with his brother Zhores A. Medvedev) Khrushchev: The Years in Power. James R. Millar is Professor of Economics, University of Illinois at Urbana-Champaign and former editor ofe the Slavic Review. His publications include The Soviet Rural Community, which he edited, and many articles on various aspects of the Soviet econonomy. Alexander Rabinowitch is Professor of History and Director of the Russian and East European Institute, Indiana University. He is the author of The Bolsheviks Come to Power: The Revolution of 1917 in Petrograd and Prelude to Revolution: The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising and a coeditor of Revolution and Politics in Russia; Essays in Memory of B. I. Nicolaevsky. John D. Robertson, Assistant Professor of Political Science at Texas A&M University, has recently completed a study of post-industrialism and public policy. Alvin Z. Rubinstein is Professor of Political Science at the University of Pennsylvania. He is the author of Red Star on the Nile, Yugoslavia and the Nonaligned World, and The Foreign Policy of the Soviet Union. Robert Sharlet is Professor of Political Science at Union College and an Associate of the Research Institute on International Change, Columbia University. He is the author of a number of studies on law, politics, and political justice in the USSR and Eastern Europe. His recent publications include The New Soviet Constitution of 1977 and (with coeditor Piers Beirne) Pashukanis: Selected Writings on Marxism and Law. Ronald Grigor Suny is Associate Professor of History, Oberlin College, He is the author of The Baku Commune, 1917-1918: Class and Nationality in the Russian Revolution and is writing a book on the modern history of Georgia. Robert N. Taaffe is Professor of Geography and Chairman of the Department of Geography, Indiana University. He is the author of Regional Development in the Soviet Union and coauthor of An Atlas of Soviet Affairs. Arthur W. Wright is Professor of Economics and Department Head, University of Connecticut. His publications include studies of Soviet agricultural and energy policies and also of U.S. energy and tax policies. William Zimmerman is Professor of Political Science at the University of Michigan. He is the author of Soviet Perspectives on International Relations, 1956-1967. Editors’ Preface, Introduction Alexander Rabinowitch, The contributors, Index,”,”RUSS-019-FL” “COHEN Warren I.”,”Gli errori dell’impero americano. Le relazioni internazionali americane dopo la guerra fredda.”,”Un saggio pungente e autorevole sulle relazioni internazionali degli Stati Uniti negli ultimi anni, a partire dalla fine della Guerra Fredda ad oggi. Warren I. Cohen è professore emerito presso l’Università del Maryland, nonchè membro illustre nell’ambito dell’Asia Program, presso il centro studi Woodrow Wilson. Tra le sue più importanti pubblicazioni: America’s Response to China, East Asia at the Center; Four Thousand Years of Engagement with the World e Asian American Century.”,”USAQ-010-FL” “COHEN James”,”À la poursuite des ‘illégaux’. Politiques et mouvements anti-immigrés aux Etats-Unis.”,”James Cohen è professore all’Institut du monde anglophone nell’Università di Paris 3. E’ autore di ‘Spaglish America. Les enjeux de la latinisation des Etats-Unis’ (Le Felin, 2005) e coeditore con Andrew Diamond e Philippe Varvaecke di ‘L’Atlantique multiracial. Discours, politiques, dénis, Karthala-Ceri, 2012′ Gli Stati Uniti si sentono lusingati di essere un paese forgiato dai suoi immigrati, ma dall’inizio del secondo mandato di George W. Bush la questione dell’immigrazione è diventata una fonte di forte polarizzazione politica. Di fronte alla presenza di più di 10 milioni di immigrati irregolari, oltre la metà sono messicani e l’80% latino-americani, la destra militante si oppone frontalmente a qualsiasi misura di regolarizzazione e sostiene delle politiche nazionali e locali di maggiore sorveglianza miranti ad intimidire e allontanare le popolazioni ritenute “”non assimilabili””. Al Congresso degli Stati Uniti, la polarizzazione ha portato ad una situazione di stallo: nessun disegno di legge in materia di immigrazione, anche favorevole agli interessi padronali, è stato presentato dall’entrata in carica di G.W. Bush. Democratici e repubblicani hanno trovato l’accordo sulla costruzione di un muro lungo il confine con il Messico. In assenza di qualsiasi legge che possa “”risolvere”” i problemi di un sistema che tutti sono d’accordo a denunciare come “”sregolato”” – alcuni Stati – lo stato frontaliero dell’Arizona ha mostrato la via – adottano proprie leggi per perseguire gli immigrati in situazione irregolare, senza il timore di promuovere una misura che si profila razziale, dalla costituzionalità sospetta, che minaccia tutti coloro che “”assomigliano”” a un immigrato irregolare. Questo libro fornisce il contesto sociologico e politico necessario per comprendere le radici di questa crisi, su scala nazionale, ma anche transnazionale, le forme di repressione e di stigmatizzazione che essa genera e la resistenza suscitata dalle politiche attuali. James Cohen è professore all’Institut du monde anglophone, nell’università Paris 3. E’ autore di ‘Spanglish America. les enjeux de la latinisation des Etats-Unis’ (Le Félin, 2005) e coeditore di ‘L’Atlantique multiracial. Discours, politiques, dénis’, Karthala-Ceri, 2012. Indice. Introduction Expulser 10 millions de « sans-papiers » ? Note de terminologie Chapitre 1. L’immigration comme enjeu international et transnational. Les États-Unis et leurs voisins du Sud Le réalisme et son biais sécuritaire Enjeux humains, acteurs multiples L’immigration, enjeu « inter-mestic » ? Pour une approche transnationale et systémique des politiques d’immigration Production légale de l?illégalité et théâtre politique Le contexte politique des mouvements nativistes Le Mexique néolibéral exporte sa main-d’oeuvre L’ALENA, instrument de non-gouvernance Nouvelles pistes transnationales : classe et État, race et colonialité Chapitre 2. L’immigration irrégulière comme enjeu de politique intérieure : origines et logiques du tournant répressif Acteurs d’État et acteurs de mouvements sociaux, une hypothèse Genèse et genèses du tournant répressif Le « système migratoire » post-1965 IRCA (Immigration Reform and Control Act, 1986) et ses contradictions « Économie sans frontières, frontière barricadée » L’orientation répressive s?accentue : la loi de 1996 La militarisation de la frontière Après le 11 septembre 2001 : l?immigration prise en otage par la sécurité nationale L’immigration comme enjeu politique après 2001 Le tournant répressif de 2006 : le rôle de la branche exécutive Raids, arrestations, expulsions Poursuites judiciaires et détention des « illégaux » La vérification des numéros de Social Security à des fins de contrôle d’identité « Border enforcement » : le Secure Fence Act de 2006 La nouvelle collaboration entre échelons fédéral et local : du programme « 287 (g) » à « Secure Communities » Jurisprudence et déconstruction de la souveraineté de l’État fédéral Le patchwork des politiques de répression dans les États fédérés Le nativisme comme politique locale De Bush à Obama : changements à la marge et continuité Récits d’exclusion et d’inclusion Chapitre 3. Le nativisme contemporain comme forme de racisme et comme mouvement politique La désignation des immigrés en situation irrégulière Restrictionnisme et « principes » selon P. Schuck Le nativisme contre le « compromis culturel » selon A.Zolberg Le racisme, les racismes Racialisation des Mexicains et colonialité Le nativisme contemporain : indifférence à la race et « réalisme racial » Le nativisme, du discours au mouvement organisé Pistes de recherche sur le nativisme politique contemporain Chapitre 4. Enquête de terrain en Arizona, épicentre et laboratoire des politiques nativistes Un été en Arizona (2008) Tucson, ville (quasi) frontalière Brady McCombs, reporter de la frontière Celestino Fernández, mexicain de naissance et sociologue en Arizona Au service de la première conseillère municipale d?origine mexicaine jamais élue à Tucson Phoenix/Maricopa County, zone des dangers Gabriella Sánchez, rescapée de la vie clandestine, doctorante, spécialiste des trafics humains Sal Reza, organisateur et porte-parole des travailleurs immigrés journaliers Héctor, travailleur au centre de journaliers Macehualli à Phoenix Déchiffrer les relations immigrés-autochtones à Mesa, ville voisine de Phoenix George Gascón, chef de police, adversaire de l?enforcement indiscriminé Todd Landfried, militant démocrate en campagne contre la droite anti-immigrés Les paradoxes du système migratoire selon un juge fédéral Résistances et oppositions aux politiques discriminatoires Conclusion. « Illégaux », nativistes, gouvernants et chercheurs. Quelques pistes de recherche en guise de conclusion Comment justifier le « droit de rester » ? Système de migration et colonialité Pour une sociologie des nativistes en chair et en os Annexes”,”CONx-228″ “COHEN Stephen F.”,”Soviet Fates and Lost Alternatives. From Stalinism to the New Cold War.”,”Contiene: capitolo 1: ‘Bukharin’s Fate’ (pag 1-28) Il lavoro teorico di Bucharin in carcere. “”A leading twentieth-century Marxist and Soviet founding father, Bukharin naturally remained loyal, even in Lubyanka, to Marxism and to the Soviet Union. In addition, Stalin’s modernizing goals, however brutally pursued, were his as well. But Bukharin knew, as he had made clear before his arrest, that the Stalinist regime, much like Hitler’s, was growing into an “”omnipotent ‘total state’ that de-humanizes everything except leaders and ‘superleaders'””. «Socialism and Its Culture» tried to overcome that nightmarish paradox. It argued effusively for the “”humanist”” potential of the Soviet system while pleading with the despot for its humanization, even “”transition to democracy””, so that the nation could play its essential antifascist role. Bukharin believed deeply in those historic Soviet missions, even while knowing they were being terribly deformed under Stalin, and a final opportunity to testify on their behalf was another reason he agree to stand trial. Though he hoped «Socialism and Its Culture» would reach a world “”at the crossroads of history””, it was, in effect, a book-length policy memorandum to Stalin. (…) By the seventh month in prison, September 1937, Bukharin had largely completed a second manuscript, a collection of poems of “”universal scope”” entitled ‘The Transformation of the World’. Though outwardly “”chaotic””, he explained in his letter to his wife, the collection was based on a “”plan””. Most of the nearly 200 poems were reflections on previous centuries – particularly their great thinkers, cultural figures, and rebels – and a epic telling of Soviet history from 1917 to the 1930s, culminating in the ongoing “”struggle of two worlds””, socialist humanism and fascism. In that respect, the second manuscript was an expansive poetic rendition of the first. Whatever the literary quality of the poems – expert Russian opinion is mixed – they are of compelling interest. (…) This third prison manuscript mattered greatly to Bukharin for at least two reason. In 1921 he had published a philosophical work, ‘Historical Materialism’, that immediately became a canon of international communism. Translated into many languages, it established him as a major Marxist thinker and the Party’s “”biggest theorist””. Stalin could not really obliterate that reputation, but serious intellectual and political challenges to Marxism, in addition to the theory and practice of fascism, had arisen since 1921. The still proud and intellectually ambitious Lubyanka inmate wanted to respond to those challenges and complete his long-standing project of bringing nineteenth-century Marxism fully into the twentieth century. Something else equally personal was on Bukharin’s mind. In 1922, while exalting him as the movement’s best theorist, Lenin had added a biting caveat, as only a father figure can: Bukharin “”has never studied, and I think, never fully understood dialectics””. Since dialectical understanding was thought to be at the center of Marxist theorizing, Lenin’s paradoxical qualification rankled and lingered. (Most of all, it reflected generational differences between the two men: Lenin’s Marxism was imbued with nineteenth-century German philosophy, particularly Hegel, and Bukharin’s with early-twentieth-century sociological theory). Now on the eve of his own death, in a last discourse with his dead leader and revered friend, Bukharin undertook, as “”Ilich [Lenin] recommended””, a book the would be “”‘dialectical’ from beginning to end””. Whether or not Lenin would have approved, the result was anything but conformist. When ‘Philosophical Arabesques’ was published in post-Communist Russia, an eminent Moscow philosopher noted the “”illusions Bukharin shared with many Communists of that time”” but emphasised his “”secret polemic with Stalinism”””” [Stephen F. Cohen, ‘Soviet Fates and Lost Alternatives. From Stalinism to the New Cold War’, New York, 2009] (pag 15-16-17)”,”BUCS-031″ “COHEN Stephen F.”,”Bucharin e la rivoluzione bolscevica. Biografia politica 1888-1938.”,”Nato nell’Indiana nel 1938 e cresciuto nel Kentucky, Stephen F. Cohen ha studiato nell’Indiana University e nella Columbia University. dal 1965 al 1968 ha insegnato al Columbia College ed è attualmente professore incaricato al Department of Politics della Princeton University. Ha curato con Robert C. Tucker, The Great Purge Trial. “”(…) Bucharin regnava sul congresso ufficiale, pubblico. Egli ne apriva e chiudeva le sedute, fece le tre relazioni principali e ricevette i suoi abbracci e le sue ovazioni entusiastiche. In superficie, era questo il culmine della sua carriera nel movimento internazionale. Dietro le scene, tuttavia, timidamente riecheggiato nei vari discorsi pubblici, era in corso un “”congresso di corridoio”” contro la sua autorità e la sua linea politica. Esso ebbe inizio quando la maggioranza stalinista della delegazione russa revocò ed emendò alcune tesi fondamentali di Bucharin e si infiltrò rapidamente fra le principali delegazioni straniere, le quali si divisero (per ragioni di principio, per carrierismo e per l’abitudine di imitare il partito russo) in fazioni buchariniste e staliniste. Il congresso cominciò ad essere dominato da voci di corridoio quando agenti di Stalin sussurrarono di “”deviazione di destra”” e di “”sifilide politica”” di Bucharin, affermando che egli era destinato a finire ad Alma Ata, luogo d’esilio di Trotsky. Dopo due settimane il “”congresso di corridoio”” si era sviluppato a tal punto che il Politbjuro sovietico si sentì costretto a emanare una smentita collettiva di una frattura nelle sue file. Pare che nessuno credesse alla smentita e la diffamazione di Bucharin continuò imperterrita. L’esito del congresso ufficiale è stato spesso interpretato in modo erroneo. Esso non decretò un nuovo corso, di ultrasinistra; questo sviluppo si ebbe un anno dopo, sotto gli esclusivi auspici di Stalin. Nell’estate del 1928 la direzione dei principali partiti stranieri comprendeva ancora forti gruppi, spesso maggioritari, alleati a Bucharin o comunque non favorevoli alle proposte radicali di Stalin. Fra questi c’erano i comunisti tedeschi attorno a Heinrich Brandler, August Thalheimer e Arthur Ewert; la direzione ufficiale americana guidata da Jay Lovestone; e la direzione italiana di Palmiro Togliatti (Ercoli). Le risoluzioni unanimi del congresso sui problemi in discussione (come pure il programma) furono pertanto il risultato di compromessi faticosamente raggiunti dopo una dura lotta e, nonostante vistose incoerenze, furono prevalentemente buchariniste. I bucharinisti avrebbero più tardi protestato, a ragione, che la linea stremistica portata avanti nel 1929-1933 era una distorsione delle risoluzioni del Sesto Congresso del Komintern. “”Il congresso [6° congresso del Comintern, 1928, ndr) si risolse nondimeno in un’altra importante vittoria per Stalin. Tre cose andarono a suo favore. Innanzitutto, le ambiguità contenute nelle risoluzioni finali compromisero seriamente la politica internazionale di Bucharin e fornirono una parvenza di legittimità alla linea estremistica di Stalin che già stava delineandosi. In secondo luogo, il “”congresso di corridoio”” portò dalla sua parte molti comunisti stranieri, mobilitò forti fazioni staliniste nei partiti principali e praticamente mise fine al controllo di Bucharin sugli affari del Komintern. Dopo la chiusura del congresso, il 1° settembre, soltanto tre figure importanti nel suo apparato permamente a Mosca restavano fedeli a Bucharin: lo svizzero Jules Humbert-Droz, la tedesca Klara Zetkin e l’italiano Angelo Tasca (Serra). La terza cosa, la più dannosa, fu la principale concessione fatta da Bucharin al congresso. Facendo violenza a se stesso, egli sostenne l’assioma di Stalin che “”la ‘deviazione di destra rappresenta ora il pericolo centrale”” nel Komintern. Egli cercò di minimizzare la concessone, interpretando il deviazionismo di destra come una tendenza impersonale che doveva essere combattuta con metodi ideologici e non organizzativi e citando un passo da una lettera scritta da Lenin a lui e a Zinoviev all’inizio degli anni venti: «Se caccerete via tutte le persone non particolarmente obbedienti ma capaci, e resterete solo con i folli obbedienti, rovinerete con ‘certezza assoluta’ il partito». Le sue riserve non servirono a nulla. A Stalin non restava altro da fare che trasferire la categoria condannata della “”deviazione di destra”” al partito russo e colpire lo stesso Bucharin”” (110)”” [Stephen F. Cohen, ‘Bucharin e la rivoluzione bolscevica. Biografia politica 1888-1938′, Feltrinelli. Milano, 1975] (pag 293-294)”,”BUCS-010-FL” “COHEN Stephen; MUSTI Domenico”,”Bolscevismo e stalinismo (Cohen); Marxismo, sociologia e mondo antico (Musti).”,”””La storia e la sostanza della tesi della continuità [tra bolscevismo e stalinismo, ndr] giustificano un’analisi più attenta. La controversia sulle origini e la natura della singolare politica di Stalin cominciò in effetti in Occidente agli inizi degli anni Trenta. Per molti anni, tuttavia, rimase interesse quasi esclusivo della Sinistra politica, specialmente dei comunisti anti-staliniani, e in particolare di Trotskij. Alla metà degli anni Trenta, dopo un primo periodo di dichiarazioni contraddittorie e inconcludenti, l’oppositore in esilio sviluppò la sua celebre tesi che lo stalinismo non fosse il compimento del bolscevismo, come ufficialmente si proclamava, ma la sua «negazione termidoriana», il suo «tradimento». Nel 1937 Trotskij poteva aggiungere: «L’attuale purga traccia tra bolscevismo e stalinismo … un intero fiume di sangue» (6). L’accusa di Trotskij, inequivocabile anche se un po’ ambigua nella sua logica, che lo stalinismo rappresentasse un regime burocratico controrivoluzionario, «diametricalmente opposto» al bolscevismo diventò il punto focale di un intenso dibattito nella Sinistra occidentale ed anche tra i trotskisti stessi (e gli ex trotskisti). (…) La teoria della «linea retta» tra bolscevismo (o leninismo, come impropriamente si usa dire) e i tratti fondamentali della politica di Stalin è stata recentemente ripresa e diffusa da Aleksandr Solzenicyn. Ma per parecchi anni è rimasta il cardine intorno a cui si sviluppavano gli studi accademici sull’Urss (…). La tesi della continuità non fu soltanto opera di docenti universitari. Un ruolo importante venne giocato da una pletora di intellettuali ex comunisti (Solzenicyn è uno degli ultimi esempi) la cui odissea intellettuale prima li portò lontano dallo stalinismo, poi dal bolscevismo-leninismo e infine dal marxismo. (…) La crescente centralizzazione, burocratizzazione e intolleranza amministrativa del partito dopo il 1917 promosse certamente l’autoritarismo nel sistema monopartitico e favorì il sorgere di Stalin. Ma sostenere che questi sviluppi predeterminarono lo stalinismo, è tutt’altra questione. Anche negli anni Venti, dopo la burocratizzazione e la militarizzazione alimentate dalla guerra civile, il partito ai livelli alti non era (né era mai stato ) quella avanguardia disciplinata che si immaginava nel ‘Che fare?’. Rimaneva un partito oligarchico, secondo le parole di uno dei suoi dirigenti, «una federazione negoziata tra gruppi, raggruppamenti, frazioni e tendenze» (50). In breve, i «principi organizzativi» del partito non produssero lo stalinismo prima del 1929, né lo hanno prodotto nel 1953. (…) Considerando la realtà «efficiente» o interna, parecchi anni fa Robert C. Tucker giunse a una conclusione molto diversa: «Quel che noi chiamiamo con noncuranza “”il sistema politico sovietico”” è meglio visto e analizzato come una successione storica di sistemi politici all’interno di un quadro costituzionale in gran parte continuo». Il sistema bolscevico era stato un sistema di dittatura di partito, caratterizzato da una politica di vertice oligarchica all’interno del partito dominante. Dopo il 1936 e la Grande Purga staliniana, nonostante una «continuità di forme organizzative e di nomenclatura ufficiale» del tutto esteriore, il «sistema monopartitico aveva ceduto il posto a un sistema monopersonale, il partito dominante a una personalità dominante». E’ stato insomma un cambiamento diffuso da un regime partitico oligarchico a un regime «führeristico» autocratico; il che «si riflesse nell’intero sistema di cambiamenti in atto nel processo politico, nel quadro ideologico, nell’organizzazione del potere supremo e nei modelli di comportamento ufficiali» (52). Le continuità visibili regolarmente dettagliate – ‘leader’, il partito, terrore, guerra di classe, censura, marxismo-leninismo, purghe, ecc., – erano sintetiche e illusorie. I termini potevano ancora essere applicabili, ma il loro significato era diverso (53). La conclusione di Tucker che il terrore staliniano «ruppe la spina dorsale del partito, lo eliminò come … classe dominante» è stata ampiamente confermata da prove più recenti (54). Dopo che le purghe ebbero spazzato via tra il 1935 e il 1939 almeno un milione di iscritti, il primato del partito – la «essenza» del bolscevismo-leninismo secondo la definizione degli studiosi – non c’era più. La sua ‘élite’ (praticamente massacrata nel suo complesso), la massa degli iscritti (nel 1930 il 70% risultava aver aderito al partito nel 1929 e dopo), la sua etica, il suo ruolo non erano più quelli del vecchio partito, o anche del partito del 1934. Anche nella sua nuova forma stalinista, l’importanza politica del partito si rivelò di gran lunga inferiore a quella della polizia, e la stima ufficiale di cui godeva inferiore a quella dello Stato. I suoi organi deliberativi – il congresso del partito, il Comitato centrale, e infine il Politbjuro – si rinnovavano assai raramente (55)”” [Stephen Cohen, ‘Bolscevismo e stalinismo’, in ‘Studi storici’, Roma, n. 4 ottobre-dicembre 1978] (pag 687-688, 691, 701-702) [note: (6) L. Trotskij (Trotsky), ‘Stalinism and Bolchevism’, New York, 1972, pp. 15-17; e ‘The revolution Betrayed’, New York, 1945. Si veda anche ‘Does the Soviet Government Still Follow the Principles Adopted Twenty Years Ago?’, in ‘Writings of Leon Trotskij’, New York, 1970, pp. 169-172′; e ‘La loro morale e la nostra’, Bari, 1967; (50) N. Bucharin, ‘K voprosu o trotskizme’, Mosca e Leningrado, 1925, p. 11. Per esporre questo argomento con altre parole, il famigerato bando del frazionismo nel partito non fu, come gran parte degli studiosi pensa, il culmine della tradizione bolscevico-leninista, ma un donchisciottesco tentativo fatto da una direzione spaventata di controllare, o di esorcizzare con metodi legislativi, la propria tradizione. Come gli storici ufficiali hanno lamentato nel corso degli anni, la storia del partito è stata una storia di «lotte di frazione». Cfr. M. Gaisinkij, ‘Borba uklonami ot generalnoj linii partii: istriceskii ocerk vnutripartiinoj borby posleoktiabrskogo’, 2° ed., Mosca e Leningrado, 1931, e Slepov, op. cit., p. 22; (51) Vedi, per esempio, Inkeles, ‘Social Change in Soviet Russia’, cit., p. 41; e B.D. Wolfe in ‘The USSR after Fifty Years’, a cura di S. Hendel e R. Braham, New York, 1967, p. 153; (52) Tucker in ‘Development of USSR, cit., p. 33; ‘Soviet Mind’, cit., pp. 78-79; (53) Sulla «purga» e la «guerra di classe», per esempio, vedi la recensione di R. Slusser, a ‘The Permanent Purge’ di Brzezinski in ‘American Slavic and East European Review’, v. XV, n. 4, dicembre 1956, pp. 543-46; e Tucker, ‘Soviet Political Mind’, cit., pp. 55-56; (54) Ibid., p. 135. Vedi inoltre Conquest, ‘The Great Terror’, cit, capp. 8, 13; e Medvedev, ‘Let History Judge’, cit., cap. 6. Conquest chiama la distruzione del partito «una rivoluzione altrettanto completa, anche se più dissimulata, di ogni altro cambiamento in Russia» (p. 251); (55) Tra il 1918 e il 1933 ci furono dieci congressi del partito, dieci conferenze di partito, e 122 plenum del Comitato centrale. Tra il 1934 e il 1953, ci furono tre congressi (solo uno dopo il 1939), una conferenza e ventitre plenum del Comitato centrale (nessuno nel 1941-1943, 1945-46, 1948 o 1950-51). ‘Sovetskaja istoriceskaja entsikloedija’, vol. 8, Mosca, 1965, p. 275. Secondo Medvedev, l’espressione «soldato del partito» fu sostituita da quella «soldato di Stalin». Vedi ‘Let History Judge’, cit., p. 419. Per un esempio del culto dello Stato, vedi K.V. Ostrovitjanov, ‘The Role of State in the Socialist Trasformation of Economy of the USSR’, Mosca, 1950] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-778″
“COHEN Stephen F.”,”Rethinking the Soviet Experience. Politics and History Since 1917.”,”Nato nell’Indiana nel 1938 e cresciuto nel Kentucky, Stephen F. Cohen ha studiato nell’Indiana University e nella Columbia University. dal 1965 al 1968 ha insegnato al Columbia College ed è attualmente professore incaricato al Department of Politics della Princeton University. Ha curato con Robert C. Tucker, The Great Purge Trial.”,”RIRO-212-FL”
“COHEN L. Jonathan”,”An Essay on Belief and Acceptance.”,”L.J. Cohen è Emeritus Fellow of The Queen’s College, Oxford and Fellow of the British Academy.”,”FILx-027-FRR”
“COHEN Elie A.”,”Human Behaviour in the Concentration Camp.”,”Elie Cohen , un fisico olandese, fu prigioniero in vari campi di concentramento. In questo classico lavoro si chiede: cosa porta i nazisti a infliggere ogni brutalità sui detenuti e che cosa si può dire circa la spiegazione psicologica data dai prigionieri? Cohen descrive con obiettività senza odio il processo mentale che permette agli ufficiali delle SS di condurre vite familiari apparentemente normali. Questione assenza di odio nei confronti delle SS “”Another remarkable aspect of the camp mentality of the old prisoner is ‘the absence of hatred’ of the SS. Hottinger was struck by this lack of hate after the liberation. To quote: “”It is remarkable how little hatred of their wardens is revealed in their stories”” (73, p. 32). In line with his opinion on the occurrence of pity (this book, p.143), Vrijhof says, “”Hate also has this fundamental feature: the positive relationship with another person, the presence of congeniality. A man is hated because of his ‘human’ qualities, not his ‘inhuman’ ones. The ‘beast’ only inspires fear, abhorrence, or disgust”” (150, p. 66). This view of Vrijhof I endorse without any reservations. The behaviour of the SS often struck us as unreal, we could not understand it”” (pag 197-198)”,”GERN-205″
“COHEN Elie A.”,”Human Behaviour in the Concentration Camp.”,”Bone, Muscle, and Nerve Regeneration and Bone Transpantation Experiments. (pag 91)”,”QMIS-049-FV”
“COHEN Stephen F.”,”Bucharin e la rivoluzione bolscevica. Biografia politica 1888-1938.”,”Nato nell’Indiana nel 1938 e cresciuto nel Kentucky, Stephen F. Cohen ha studiato nell’Indiana University e nella Columbia University. dal 1965 al 1968 ha insegnato al Columbia College ed è attualmente professore incaricato al Department of Politics della Princeton University. Ha curato con Robert C. Tucker, The Great Purge Trial. BIOGRAFIA POLITICA INTELLETTUALE DIRIGENTE TEORICO PARTITO BUCHARIN, RIVOLUZIONE BOLSCEVICA, RUSSIA, URSS, POLITICA BOLSCEVICA, TEORIA MATERIALISMO STORICO, BUCHARINISMO, BOGDANOV, ENGELS, HILFERDING, KAGANOVIC, KALININ, KAMENEV, KIROV, KUIBYSEV, LENIN, MARX, MOLOTOV, OSINSKIJ, PJATAKOV, PREOBRAZENSKIJ, RYKOV, SMIRNOV, STALIN, TOMSKIJ, TROCKIJ, UGLANOV, ZINOV’EV, BIOGR POL BUCHARIN, PARTITO BOLSCEVICO LOTTE STUDENTI EMPIRIO-CRITICISMO MARGINALISMO Q NAZIONALE GIORNALE ZVEZDA DISSENSI CON LENIN GRUPPO DI BAUGY KRYLENKO ROZMIROVIC PJATAKOV BOS IMPERIALISMO TEORIA CAPITALISMO DI STATO SOCIAL-DEMOKRAT 1917 GUERRA CIVILE BREST-LITOVSK TROTSKY ECLETTISMO SINDACATI DIALETTICA MATERIALISMO STORICO NEP SOCIALISMO CONTADINI SOCIALISMO IN PAESE SOLO STALIN BATTAGLIA TEORICA RYKOV TOMSKIJ SCONFITTA PROCESSI MOSCA RIVOLUZIONE STALINISTA DALL’ ALTO BUCHARIN SU PERICOLO 2° SECONDA GUERRA MONDIALE BUCHARIN TEORIA ECONOMICA VS MARGINALISMO SOCIOLOGIA GRUPPO DI BAUGY BUCHARIN VS LENIN SU QUESTIONE NAZIONALE STUDIO IMPERIALISMO CATEGORIA STORICA GUERRA PERMANENTE CRITICA STATO MILITARISTICO RAPPORTI CON TROTSKY IN STATI UNITI QUESTIONE CONTADINI CAMPAGNE VS RADICALISMO DI OSINSKY BUCHARIN GIORNALE KOMMUNIST SINSITRA CONCEZIONE STATO-COMUNE COMUNISMO DI GUERRA SVERDLOV ACCUMULAZIONE SOCIALISTA PRIMITIVA LINGUAGGIO SOCIOLOGICO DI BUCHARIN SCONTRO CON TROTSKY SU QUESTIONE SINDACALE SINDACATI BUCH. NON DIALETTICO MANCANZA DI DIALETTICA CERA MOLLE ECLETTISMO RAPPORTO CON BOGDANOV TRADIZIONI DESTRA E SINISTRA IN PARTITO BOLSCEVICO ACCUMULAZIONE SOCIALISTA E TERZA RIVOLUZIONE TESTAMENTO POLITICO DI LENIN AUTOCRITICA COSTANTE NEP COME BREST-LITOVSK CONTADINA DUE CLASSI MA RISCHIO NUOVA CLASSE BUROCRAZIA APPARATO STATALE PARTITO GRADUALISMO BUCHARINIANO CASO GEORGIANO GRANDE SCIOVINISMO RUSSO CRISI DELLE FORBICI FORBICE CITTA’ CAMPAGNA INDUSTRIA AGRICOLTURA OPPOSIZIONE A RICHIESTA DI ZINOVIEV E KAMENEV DI ESPULSIONE E ARRESTO DI TROTSKY BUCHARINISMO GUERRA CONTADINA E RIVOLUZIONE PROLETARIA INDUSTRIALISMO SENZA CAPITALISMO ALLEANZA STALIN BUCHARIN COMUNISMO NAZIONALE SOCIALISMO IN UN PAESE SOLO CONTADINI POVERI E MEDI PROBLEMA CIRCOLAZIONE E NON PRODUZIONE PLACARE LOTTA DI CLASSE E PARTITO DELLA PACE CIVILE ISTITUTO PROFESSORI ROSSI STRANA MORTE DI DZERZINSKIJ CADUTA DI BUCHARIN E AVVENTO RIVOLUZIONE DI STALIN 6° SESTO CONGRESSO COMINTERN PRESA STALINIANA DI MOSCA E LENINGRADO STALIN POLITICA ORGANIZZATIVA PER VIE SOTTERRANEE STALIN CAPO DEL PARTITO OPPOSIZIONE DI BUCHARIN RYKOV E TOMSKIJ CAPITOLAZIONE DI BUCHARIN 1929 ASSASSINIO KIROV COLLETTIVIZZAZIONE FORZATA CAMPAGNA STAMPA VS BUCHARIN E KULAK PROCESSI DI MOSCA 1936 1938 AUTODIFESA BUCHARIN VS PROCURATORE VISCHINSKIJ DIFESA CON LINGUAGGIO ESOPICO inserire testo su 2GM da files Seconda guerra mondiale”,”BUCS-001-FGB”
“COHEN Paul J.”,”La teoria degli insiemi e l’ipotesi del continuo.”,”Paul J. Cohen, professore di matematica alla Stanford University, si è laureato nell’Università di Chicago nel 1958. Ha rucevuto il premio Bocher dell’American Mathematical Society e, nel 1966 per gli studi presentati in questa opera, uno dei premi dell’International Mathematical Union.”,”SCIx-252-FL”
“COHEN Eliot A. GOOCH John”,”Military Misfortunes. The Anatomy of Failure in War.”,”Elis A. Cohen è Bradley Senior Research Associate presso l’ Harvard Olin Institute for Strategic Studies, autore di ‘Citizens and Soldiers’ e ‘Commandos and Politicians’. John Gooch è professore di storia all’Università di Lancaster, Inghilterra: Storico militare è stato fondatore e direttore del ‘Journal of Strategic Studies’. Ha pubblicato ‘Plans of War’ e ‘Armies in Europe’ Perchè delle armate competenti fallirono? Chi ha deciso l’invasione britannica di Gallipoli nel 1915, uno delle catastrofi più sanguinose della prima guerra mondiale Come ha fatto una dozzina di U-Boat a umiliare la marina militare americana per nove mesi nel 1942, affondando 650.000 tonnellate al mese di naviglio? Perche l’intelligence sofisticata di Israele è stata sorpresa dall’azione combinata degli eserciti arabi durante la Yom Kippur War del 1973? Un noto storico britannico e un analista strategico americano cercano di elaborare una nuova teoria della disfatta.”,”QMIx-041-FSL”
“COHEN Max”,”Ero un disoccupato.”,”Inghilterra 1932-34, crisi, disoccupazione. Un operaio ebanista è senza lavoro per due anni: giorno per giorno le sue sofferenze ed umiliazioin smpre più penetranti ed avvilenti lo prostrano, lo rodono nel corpo e nell’animo. Questa dolorosa odissea è qui narrata dallo stesso protagonista con notevole finezza psicologica. volume intonso”,”CONx-002-FSD”
“COHEN Benjamin J. BASAGNI Fabio”,”Le banche e la bilancia dei pagamenti. Il ruolo del prestito privato nel processo di aggiustamento internazionale.”,”Benjamin J. Cohen dirige il William L. Clayton Center for International Economic Affairs e il Programma di Relazioni d’Affari internazionali, presso la Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University di Boston. Membro dell’Atlantic Institute for International Affairs di Parigi. Fabio Basagni, specializzatosi in economia e relazio ni internazionali ad Harvard e al Massachusetts Institute of Technology, è vice direttore generale dell’Atlantic Institute for International Affairs e membro del Dipartimento affari economici della Presidenza del Consiglio.”,”ECOT-278-FL”
“COHEN-TANNOUDJI Gilles SPIRO Michel”,”La materia. Spazio. Tempo. La logica delle particelle elementari.”,”Gilles Cohen-Tannoudji, premio Thibaud 1971, è fisico teorico presso il CEA a Saclay. Dal 1983 è membro del dipartimento di fisica delle particelle elementari; insegna all’Università di Parigi XI Orsay e all’Institut national des sciences et techiques nucléaires. Michel Spiro, fisico sperimentale presso il CEA a Saclay, premio Joliot-Curie 1983 e premio Thibaut 1985, ha partecipato all’esperimento UA1 che ha permesso di scoprire nel 1983 i bosoni intermedi necessari all’unificazione dell’interazione elettromagnetica con l’interazione nucleare debole. É professore incaricato presso l’Ecole Polytechnique.”,”SCIx-167-FL”
“COHN Paul M.”,”Algebra universale.”,”Paul M. Cohn è dal 1967 professore di matematica al Bedford College dell’Università di Londra. É autore di numerose pubblicazioni tra le quali: Lie Groups, Linear Equations, Solid Geometry, Morita Equivalence and Duality, Algebraic Numbers and Functions.”,”SCIx-160-FL”
“COLAJANNI Napoleone”,”L’ Italia del 1898. Tumulti e reazione.”,”Il 1898 è l’ anno della protesta popolare contro i rincari, la miseria e la fame. A Milano, il Gen. BAVA-BECCARIS spara sugli operai in lotta. Il tribunale di Milano inflisse 1800 anni di galera a 688 imputati, a Napoli 700 a 812 imputati e così via per altre città. Napoleone COLAJANNI nacque nei pressi di Enna nel 1847. Fuggito da casa giovanissimo seguì GARIBALDI nel 1860 e combatté ad Aspromonte, Bezzecca, Mentana. Nel 1866 si iscrisse a medicina all’ Univ di Genova e cominciò a collaborare a ‘Il Dovere’. Nel 1869, accusato di cospirazione repubblicana fu incarcerato per 9 mesi. Nel 1871 si laureò in medicina all’ Univ di Napoli. Nel 1882 collaborò al quotidiano ‘Il Secolo’ e a varie testate repubblicane. Nel 1888 fu nominato professore dell’Univ di Messina. Dal 1890 alla morte fu eletto deputato repubblicano per il collegio di Caltanissetta. Morì nella città natale il 2 settembre 1921. (In retrocopertina v. opere)”,”MITS-081″
“COLAJANNI Napoleone”,”Le responsabilità e le cause della guerra. (Le responsabilità – La ricerca delle cause – Fattori antropologici: Lotta di razze? – Gli antagonismi religiosi – La pressione demografica – Il fattore economico – I fattori politici – I fattori psicologici – L’ imperialismo – L’ avvenire).”,”””Il Durkheim avverte che la mentalità tedesca doveva riuscire dove è riuscita, e soggiunge che i Tedeschi, pure essendo onesti e corretti nella vita privata, hanno commesso atrocità loro riproverate perchè il sistema mentale studiato in loro non è per la vita privata di ogni giorno, ma per la vita pubblica e sopratutto per lo stato di guerra, perché questo è il moment in cui la vita pubblica si fa più intensa. “”Appena la guerra è dichiarata essa s’ impossessa della coscienza tedesca, ne scaccia le idee e i sentimenti, che gli sono contrari e soggioga la volontà””. Soggiunge, però, che un popolo può stimarsi superiore moralmente e intellettualmente agli altri senza sentire il bisogno di dominarli.”” (pag 163) “”L’ imperialismo tedesco per la costituzione della Mittel Europa, contro la esistenza di tante nazionalità indipendenti trova la sua base nei politici e negli antropo-geografi che, immemori dei servizi resi alla civiltà ed al progresso umano dai piccoli stati, dalle piccole nazioni, negano l’ utilità della loro esistenza (1). Prima che la Germania fosse unita la convenienza di fare assorbire i piccoli Sati dai grandi fu sostenuta da Dietrich von Bülow – vissuto tra il 1757 e il 1807 – (Andler); tra i contemporanei eminenti rimettono in onore l’ idea tra gli storici politici il Treitschke; tra gli antropo-geografi il Ratzel (…). Più di recente Federico Naumann, portavoce autorevole dell’ Imperialismo pangermanico, con maggiore franchezza proclama: “”Noi non facciamo una questione di diritto; cerchiamo soltanto il nostro avvenire. I piccoli Stati neutrali come la Svizzera e il Belgio non hanno il diritto di sottrarsi alla nuova formazione della storia del mondo””.”” (pag 202) (1) Py y Margall (Les Nationalités) fu un federalista spagnolo che fece la difesa delle piccole nazionalità.”,”QMIP-047″
“COLAJANNI Napoleone, a cura di Maria CITTADINI CIPRI'”,”La condizione meridionale. Scritti e discorsi.”,”Ferrovie. “”I lamenti sul servizio ferroviario italiano, dopo iniziato l’ esercizio dello Stato in Italia, assunsero proporzioni morbose dappertutto – al Nord come al Sud. Fu facile ad Emmanuele Gianturco rispondere trionfalmente alla valanga delle interpellanze presentate nel 1906. Egli allora poté dimostrare brillantemente: 1. che non era possibile immediatamente sostituire un ben regolato servizio a quello antico per il passaggio rapido, quasi rivoluzionario, e senza alcuna opportuna preparazione, dall’ esercizio privato all’ esercizio di Stato; (…)””. (pag 244) “”6. Nell’ interesse dei lavoratori delle miniere, e non a scopo transitorio: a) si dovrebbe loro consigliare un lavoro più assiduo, che attualmente non arriva alle sacramentali ‘otto’ ore; b) organizzare la compartecipazione agli utili cogli esercenti – proprietari o gabelloti -; c) stabilire con accordi volontari o con la coercizione statale la ‘scala mobile’ dei salari in corrispondenza delle variazioni di prezzi””. (pag 273) “”La delinquenza e la razza in Italia (Curiose spigolature statistiche), in Rivista popolare, 30 ottobre 1906. I dati riportati da Colajanni parlano chiaro: “”il romanzo antroposociologico””, costituito dalle teorie razziali, viene smentito da alcune statistiche. Per quanto attiene alla percentuale dei reati commessi nei bienni 1896-98 e 1900-902 nelle città di Napoli, Milano, Torino e nelle loro province, nonché in altri mandamenti e comuni della Sicilia, le tavole pubblicate dal Nostro e arricchite dalle sue dotte notazioni e dai suoi arguti commenti rappresentano una prova indiscutibile dell’ assurdità di un possibile collegamento tra fattori antropologici e reati di qualsivoglia genere””. (pag 276)”,”ITAS-116″
“COLAJANNI Napoleone”,”Un uomo, una banca. 1946-1991: storia di Enrico Cuccia e della prima Mediobanca.”,”COLAJANNI è nato a Catania nel 1926. Ingegnere, è stato socialista dal 1943 al 1946. Poi è passato al PCI da cui è uscito nel 1988. E’ stato deputato e senatore e ha insegnato storia economica contemporanea alla Luiss. E’ autore di libri e collabora a diverse riviste.”,”ITAE-224″
“COLAJANNI Napoleone”,”Il miracolo americano: un modello per l’Europa?”,”COLAJANNI Napoleone è nato a Catania enl 1926, ed è ingegnere. Socialista dal 1943 al 1946, dal 1946 iscritto al PCI da cui uscirà nel 1988. E’ stato deputato e senatore. Ha insegnato alla Luiss. Ha scritti vari libri sul PCI e sull’economia italiana tra cui la ‘Storia di Mediobanca’. pag 69 Finanza creativa”,”USAE-073″
“COLAJANNI Napoleone”,”Il socialismo.”,”COLAJANNI Napoleone deputato al parlamento “”Se per ‘deboli’ si devono intendere i degenerati intellettualmente e moralmente – i pazzi, i delinquenti – ci sarà una certa concordia se non per la distruzione brutale, almeno per gli ostacoli alla loro riproduzione. Sorpassando sulla possibilità della loro guarigione, data la teoria dell’ereditismo, – nella quaale credo anche io – è conveniente che si faccia ogni sforzo per impedire la loro riproduzione. Alla distruzione diretta si dovrebbe opporre la scuola del Lombroso che ammette la fusione tra genio, follia, epilessia e fors’anco delitto. Chi non vede tutto il bene che può venire dal genio ,da questa energia poderosa che supera l’ostacolo formidabile che oppone l’inerzia delle moltitudini sane ed equilibrate, ma misoneiste? Eppure è la scuola del Lombroso, che inneggia alla distruzione di questa categoria di ‘deboli’ e che piange sempre per l’abolizione della pena di morte in Italia! La lotta dei darvino-.spenceriani si concentra contro i ‘deboli’ economicamente, che si vorrebbero abbandonati alla loro sorte e pei quali non volgiono saperne di una legislazione sociale protettrice, di beneficienza privata e molto meno di leggi in pro dei poveri.”” (pag 255)”,”TEOS-214″
“COLAJANNI Napoleone”,”Preti e Socialisti contro Mazzini.”,”COLAJANNI Napoleone, deputato al Parlamento ‘Rivista popolare illustrata, di Politica, Lettere e Scienze Sociali’ direttore Napoleone Colajanni Volumetto incentrato sulla difesa dei ‘Doveri dell’uomo’ di Mazzini Dedica ‘Alla memoria di Giovanni Bovio maestro altissimo di scienza e di libertà che in Giuseppe Mazzini riconobbe un fondatore di civiltà’ (in apertura) Confronto tra pensiero sociale di Lassalle e quello di Mazzini (pag 24-25) “”Liebknecht considera come pura follia l’espropriazione dei rurali fatta da un governo rivoluzionario”” (pag 40) “”E bene ha fatto il Mormina-Penna a rilevare che la famosa teoria della miseria crescente ad un polo e della ricchezza crescente ad un altro polo enunziata da Marx in alcuni punti del ‘Capitale’, del ‘Manifesto dei Comunisti’ e nella ‘Miseria della Filosofia’ che rimonta al 1846 era stata formulata con molta chiarezza da Mazzini nel 1840 e 1844. Fra Mazzini e Marx poi, per apprezzarne rettamente la azione si deve tener conto di queste due notevoli circostanze differenziali: 1° Mazzini la vita sua consacrò a fare risorgere un popolo che sembrava morto; e quindi la sua azione doveva essere ‘prevalentemente’ politica. Marx non si preoccupò del compito nazionale e tutta la sua energia intellettuale la consacrò allo studio del problema economico. Con ciò non intendo neppur lontanamente menomare la figura del grande tedesco; ma constatare l’ingratitudine superlativa dei socialisti italiani che sconoscono ciò che devono a Mazzini. 2° Il momento storico, in cui principalmente esplicarono la loro azione quei due colossi fu diverso. Mazzini entra in azione all’incirca venti anni prima di Marx e doveva essere assorbito dal problema nazionale ch’era il più urgente e il più vitale – anzi il solo urgente e vitale. La soluzione di quel primo problema poteva rendere possibile la successiva discussione del problema sociale. Se non ostante le cure assorbenti della politica, Mazzini non ‘dimenticò un solo istante’ la questione economica, cui dedicò, non poche ‘frasi e incoscientemente’, ma tutta una serie di scritti e di proposte logicamente coordinati e insistentemente sostenuti per ‘quarant’anni’ consecutivi, ciò sta a dimostrare la grandiosità della sua mente, pari soltanto a quella del suo cuore. I socialisti, poi, si servono sempre della difesa della ‘proprietà privata’ fatta da Mazzini, con evidente malafede o con superlativa ignoranza, tacendo sempre che le origini e le modalità della proprietà difesa da Mazzini non sono quelle della proprietà di Rothschild. Tacciono che non solo alcuni Congressi socialisti francesi, ma anche Kautsky, il più autorevole interprete del marxismo, non esclusero la legittimità della proprietà privata colle origini e colle modalità di quella voluta da Mazzini, e non la ritennero incompatibile col socialismo collettivista. Oh! dove sono più collettivisti ‘totali’? In favore della piccola proprietà, di quella forma di proprietà fecondata dal lavoro, che costituisce l’ideale e il programma di Mazzini, potrei riprodurre le decisioni di parecchi congressi socialisti francesi ed anche il parere di socialisti di altri paesi che non siano la Francia che per i superuomini del marxismo non fa testo; potrei anche addurre il parere di socialisti tedeschi della tendenza riformista e bernsteiana. Ma questi sono degli eretici. Affidiamoci, perciò, al San Paolo del marxismo contemporaneo, a Karl Kautsky. Nel volume: ‘La politique agraire du parti socialiste’ (Giard et Brière, Paris, 1902) riassumendo in ultimo la tattica che bisogna seguire verso i contadini comincia dal constatare che «ciò che li esaspera è l’espropriazione del suolo che essi credono una conseguenza inevitabile della vittoria del partito socialista; il contadino si vede già cacciato dalla sua casa, spogliato di tutto ciò che possiede in profitto dei pezzenti» (p. 201). E poi continua: «E’ l’agricoltura che deve disporre dei migliori mezzi di produzione e de’ migliori operai. Ma ciò non è sempre facile: ogni operaio agricolo può essere impiegato a qualche lavoro industriale, ma non vi è oggi che un piccolo numero d’operai industriali capaci di lavorare nell’agricoltura. Si può in verità sperare che si darà alla gioventù un’istruzione che la renda atta nello stesso tempo al lavoro industriale, agricolo e puramente intellettuale, ma questa speranza lontana non ci aiuterà a vincere la difficoltà del principio. In questa situazione gli operai agricoli ed i piccoli contadini che la società attuale tratta certamente da matrigna, saranno ricercatissimi e giungeranno ad una condizione sociale eccessivamente favorevole. ‘Come da quel tempo ammettere che un regime socialista caccerebbe i contadini dalle loro terre? Ciò sarebbe una follia ben più grande di quelle di cui ci gratificano gli avversari nostri meno scrupolosi e meno provvisti di buon senso’» (p. 205-206). «L’esistenza di qualche piccola coltivazione è così conciliabile con l’agricoltura nel regime socialista, come col mestiere. Ciò che si applica a questo, si applica a quello. ‘E’ molto indifferente che il suolo coltivato da queste piccole coltivazioni sia proprietà particolare o proprietà dello Stato’. Ciò che importa sono gli effetti economici e non le categorie giuridiche. L’esposizione fatta, non è insomma che un’ipotesi, non una profezia. Noi non diciamo ciò che sarà, ma ciò che potrebbe essere; i nostri avversari non sanno meglio di noi ciò che riserva l’avvenire; essi possono come noi appoggiarsi unicamente sui fattori già sufficientemente conosciuti, ma se prolunghiamo la loro azione nell’avvenire, giungeremo all’evoluzione testé descritta». «Le vedute e i desideri che il partito socialista ha espresso nelle sue dichiarazioni ufficiali e nei libri dei suoi più eminenti rappresentanti non sono per nulla in contraddizione colle conseguenze alle quali siamo giunti. ‘Non troviamo in nessun luogo alcuna domanda di espropriazione dei contadini’. Immediatamente prima della rivoluzione di marzo 1848, le autorità centrali della federazione comunista, nella quale erano Marx ed Engels, formularono «le rivendicazioni del partito comunista in Germania». Ecco i tre punti che si riferiscono all’agricoltura: «7° Il dominio principesco e gli altri domini feudali, le cave saranno trasformate in proprietà dello Stato. In questi domini si introdurrà, a profitto della collettività, la coltura in grande, coll’aiuto dei più recenti progressi della scienza». «8° Le ipoteche da cui son gravate le terre dei contadini son dichiarate proprietà dello Stato; i contadini ne pagheranno gli interessi allo Stato. «9° Nelle regioni ove il sistema dell’affitto è sviluppato, la rendita fondiaria o l’affitto sarà pagato allo Stato sotto forma d’imposta». «’Non vi è accenno a toccare i diritti di proprietà del contadino’. Le ipoteche che gravano le terre dei contadini sono nazionalizzate, ma non le terre stesse» (p. 207-208) … «Liebknecht considera come ‘pura follia l’espropriazione dei rurali’ fatta da un governo rivoluzionario». «Il rapido accrescimento dell’industria e del movimento proletario nei centri industriali respinse, dopo gli avvenimenti del 1870, la questione agraria, in ultima linea. La crisi dell’agricoltura la rimise all’ordine del giorno dei partiti proletari come dei partiti borghesi. Nella discussione che essa sollevò Engels prese alla sua volta la parola. Egli ripeté nel 1894 ciò che aveva detto nel 1848 e pose questa questione: «qual’è la nostra situazione di fronte ai piccoli contadini, e come dovremo trattarli il giorno che giungeremo al potere?», e rispose: «In primo luogo, io riconosco la perfetta giustezza di questa frase del programma francese: noi prevediamo la rovina inevitabile dei piccoli contadini ma noi non abbiamo per nulla la missione di sollecitarla col nostro intervento». «In secondo luogo è evidentissimo che se giungiamo al potere, ‘noi non potremo pensare ad espropriare violentemente i piccoli contadini’ (importa poco che ciò sia senza o con indennità) come saremo forzati a farlo per la grande proprietà. Il nostro dovere verso i piccoli contadini sarà primo di spingerli a trasformare la loro coltivazione privata, la loro proprietà privata, in coltivazione, in proprietà collettiva senza alcuna violenza, ma coll’esempio e l’incoraggiamento di cooperative agricole e noi abbiamo certamente molti mezzi per far comprendere ai piccoli contadini i vantaggi che essi possono già ottenere oggi». «Anche parlando dei grandi contadini, Engels dice: «Anche qui noi ci asterremo probabilmente da un’espropriazione violenta; noi possiamo d’altronde contare sul fatto che lo sviluppo economico aprirà anche alla ragione quei cervelli tanto duri» (‘Neue Zeit’, XIII, p. 301, 305). «Queste citazioni concordano perfettamente colle considerazione che abbiamo esposte: queste mostrano che l’espropriazione dei contadini non sarà per nulla vantaggiosa pel socialismo; quelle provano nettamente che i socialisti non pensano affatto ad una simile espropriazione» (p. 210-211). «La base del socialismo moderno è la proprietà collettiva dei mezzi di produzione non quella dei mezzi di godimento. ‘Fra i godimenti che rendono la vita piacevole, il focolare domestico è uno dei più importanti se non il più importante’. Esso non è inconciliabile colla proprietà collettiva del suolo» (p. 212). «Il socialismo non cercherà dunque di spegnere il desiderio che ha ogni persona nel suo completo sviluppo di avere una casa sua; lo generalizzerà, al contrario, creando nello stesso tempo il modo di soddisfarlo. «Che il contadino non abbia dunque nessun timore per la sua casa. Il regime socialista v’imprimerà la sua traccia; ma le modificazioni che vi apporterà non nuoceranno per nulla al focolare domestico del contadino; lo renderanno più sano e più bello. In nessun luogo la decadenza della classe dei contadini si manifesta più chiaramente come nelle loro case» (p. 217)”” [Napoleone Colajanni, ‘Preti e Socialisti contro Mazzini’, Roma, 1903] (pag 37-42)”,”MITS-452″
“COLAJANNI Napoleone”,”Comunisti al bivio. Cambiare fino in fondo o rassegnarsi al declino.”,”Opportunismo. “”Quanto al «nuovo modo di far politica» esso non tende a tradursi in una linea. Al contrario, si fonda sulla possibilità di passare da una linea a un’altra, secondo le esigenze del momento”” (pag 176) Napoleone Colajanni è nato nel 1926. Ingegnere, è iscritto al Pci dal 1947. Funzionario del partito dal 1950, è membro del CC e senatore della Repubblica. Scrive su ‘Repubblica’, ‘Panorama’. Ha pubblicato: ‘RIconversione, grande impresa e partecipazioni statali’ (1976), ‘Programmare in Italia’ (1979), ‘L’economia italiana tra ideologia e programmi’ (1983)”,”PCIx-468″
“COLAPIETRA Raffaele; testi antologici di G. GIOLITTI F. TURATI V. PARETO F. BURZIO R. BACCHELLI V. GALIZZI M. SOLERI B. CROCE F. PAPAFAVA T. PALAMENGHI CRISPI L. ALBERTINI G. SALVEMINI R. ROMEO G. NATALE G. ANSALDO P. TOGLIATTI G. CANDELORO P. ALATRI G. VOLPE N. VALERI G. DE-ROSA G. SPADOLINI G. CAROCCI G. MANACORDA D. MACK SMITH Chr. SETON-WATSON R. VIVARELLI”,”Giovanni Giolitti. Biografia politica e interpretazioni storiografiche.”,”Testi antologici di G. GIOLITTI F. TURATI V. PARETO F. BURZIO R. BACCHELLI V. GALIZZI M. SOLERI B. CROCE F. PAPAFAVA T. PALAMENGHI CRISPI L. ALBERTINI G. SALVEMINI R. ROMEO G. NATALE G. ANSALDO P. TOGLIATTI G. CANDELORO P. ALATRI G. VOLPE N. VALERI G. DE-ROSA G. SPADOLINI G. CAROCCI G. MANACORDA D. MACK SMITH Chr. SETON-WATSON R. VIVARELLI. Il primo sciopero generale in Italia. “”Il momento di crisi più acuta nei riguardi di quest’ultima (la moltitudine lavoratrice, ndr) ebbe a registrarsi nel settembre 1904, in occasione dello sciopero generale suscitato a Milano dai sindacalisti rivoluzionari di Arturo Labriola, e rapidamente estesosi in tutta Italia in dimensioni preinsurrezionali, per protestare contro uno degli eccidi proletari, particolarmente frequenti nel Mezzogiorno (nella circostanza a Buggerru, in Sardegna), attraverso i quali, come s’è visto, il sistema giolittiano era solito reagire terroristicamente dinanzi alle manifestazioni più o meno anarcoidi del sottoproletariato rurale e minerario. L’ importanza di questo sciopero generale, il primo nella storia dell’ Italia unita, realizzato con sostanziale successo al termine di una propaganda intellettuale e demagogica intensissima al centro della quale era la diffusione delle teoria sindacalistiche di Georges Sorel, è di primaria grandezza””. (pag 21)”,”ITAA-109″
“COLAPIETRA Raffaele”,”Napoli tra dopoguerra e fascismo.”,”””Il comunismo astensionista fu senza dubbio un’escogitazione teorica e moralistica di Amadeo Bordiga contro le «morbose degenerazioni del socialismo napoletano» (55): ma le sue fortune si affermarono soltanto nel corso ed in conseguenza della guerra, ebbero un aspetto di classe, di negazione sommaria, di gran lunga prevalente sull’originaria ispirazione localistica. E l’elezione di Misiano fu l’espressione più vistosa della protesta popolare non solo contro la guerra ma contro i fautori incoscienti (i democratici) e gli sfruttatori spregiudcati (i pescicani) di essa, contro il fallimento di un tentativo borghese e capitalistico di trasformazione sociale, che aveva del tutto trascurato le strutture umane della vita civile e del costume economico e politico, per affidarsi esclusivamente all’indiscriminato spirito affaristico di pochi grandi speculatori”” (pag 30) “”(55) E’ il titolo dell’opuscolo di Bordiga che citeremo appresso. L’osservazione del testo è in Giseppe Berti, ‘Il groppo dei Soviet nella formazione del PCI’, in ‘Stato operaio’, VIII, 12 dic. 1934, p. 913: «L’astensionismo nacque come reazione radicalissima a quel passato di tradimenti e d’infamie prima ancora che come pura teoria del cervello di Bordiga…». Non si esageri però questa componente «passionale», questa ‘indignatio’ di giovane neofita in un intelletto se altri mai raziocinante e scheletricamente geometrico come quello di Bordiga!”” “”Pesantissima, dunque, la situazione sociale che Bordiga lasciava a Napoli nelle file del proletariato nell’atto di recarsi a Mosca per l’adunanza del comitato centrale dell’Internazionale Comunista”” (pag 111)”,”MITT-411″
“COLARIZI Simona”,”I democratici all’opposizione. Giovanni Amendola e l’Unione nazionale, 1922-1926.”,”L’A nata a Modena nel 1944, laureata a Roma in Storia moderna, attualmente (1973) insegna Storia del sindacalismo e dei partiti politici all’Univ di Camerino. Collaboratrice della rivista ‘Storia contemporanea’ ha pubblicato ‘Dopoguerra e fascismo in Puglia, 1919-1926’. BARI. 1970″,”ITAF-010″
“COLARIZI Simona, a cura”,”L’ Italia antifascista dal 1922 al 1940. La lotta dei protagonisti. Tomo primo.”,”Simona COLARIZI, nata a Modena nel 1944, insegna Storia dei partiti politici all’Univ di Camerino. Ha pubblicato: -Dopoguerra e fascismo in Puglia. BARI. 1971 -I democratici all’ opposizione: Giovanni Amendola e l’ Unione nazionale. BOLOGNA. 1973 – Classe operaia e ceti medi. VENEZIA. 1976 Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’.”,”ITAD-007″
“COLARIZI Simona”,”Classe operaia e ceti medi. Rosselli, Nenni, Morandi: il dibattito sulle alleanze negli anni trenta.”,”””L’ acuta critica di Trotsky è quindi respinta (dal PCI ndr) in tutte le sue conclusioni; riemergono, invece, molte delle suggestioni del discorso che i comunisti tedeschi avevano portato avanti fin dal 1921 e che, riproposto dopo una fase di eclisse negli anni cruciali immediatamente precedenti all’ avvento di Hitler al potere, era stato accantonato in seguito alla sconfitta subita. Sia la Zetkin che Radek avevano sempre sostenuto l’ importanza delle classi medie nella dinamica politica e sociale del loro paese, affermando la necessità per i comunisti di riuscire a svincolarle dal loro asservimento alla borghesia per convogliarle all’ interno del movimento operaio””. (pag 83-84)”,”ITAC-055″
“COLARIZI Simona BELARDELLI Giovanni CARDINI Franco GUISO Andrea GERVASONI Mario MONDINI Marco ÜBEREGGER Oswald PAOLINI Gabriele RASTELLI Paolo CAZZULLO Aldo CREMONESI Lorenzo GALLI DELLA LOGGIA Ernesto CARIOTI Antonio”,”24 maggio 1915. L’Italia è in guerra.”,” “”Nelle questioni internazionali, poi, la preparazione dei principali dirigenti socialisti è tendenzialmente debole, votata a ragionare più per parole d’ordine e slogan che a guardare lucidamente ai rapporti di forza. Che il Psi si appresti, nella crisi aperta nell’estate del 1914, a svolgere un ruolo del tutto secondario non è una sorpresa. Già meno di tre anni prima, in occasione della guerra italo-turca per la Libia, ha dimostrato infatti di non essere in grado di gestire la situazione. Alle parole d’ordine “”bloccheremo la guerra”” erano seguiti, infatti, il fallimento delle mobilitazioni, la rottura nel gruppo parlamentare e addirittura una scissione e l’uscita dell’unica testa pensante del Psi in materia di politica estera, Leonida Bissolati. Certo, ora il partito è più robusto, ha più consenso nel Paese e sono cresciuti anche i militanti, ma i dati di fondo non sono cambiati: è “”l’inazione”” che lo caratterizza, come del resto si è visto in occasione delle recenti giornate sovversive di scioperi e agitazioni in Romagna e nelle Marche, la cosiddetta “”settimana rossa””. Nonostante i segnali di una drammatica rottura degli equilibri internazionali siano già evidenti da tempo, i socialisti sono colti di sorpresa”” (pag 72-73) [Marco Gervasoni, Perché fallì l’opposizione socialista, p. 72-73] Un autore: Libera Università di Bolzano. Oswald Überegger Mag. Dr. phil. Direttore del CeStoR Studi di Storia e Scienze Politiche all’Università di Innsbruck, dal 2002 al 2010 ricercatore e collaboratore a progetto presso il Tiroler Landesarchiv di Innsbruck e le Università di Innsbruck, Vienna e Hildesheim, dal 2010 al 2013 Coordinatore di un progetto di ricerca della DFG (Deutsche Forschungsgemeinschaft) presso l’Institut für Geschichte dell’Università di Hildesheim, da luglio 2013 direttore del CeStoR della Libera Università di Bolzano. Curriculum completo (tedesco) Ambiti di ricerca: Storia contemporanea regionale, Storia culturale e delle mentalità della Grande Guerra, Storia della violenza e del genocidio, Storia della memoria, Storia del sapere e della storiografia. Pubblicazioni attuali: Gender and the First World War, Basingstoke Hampshire 2014, con Christa Hämmerle e Birgitta Bader Zaar. Introduction: Women’s and Gender History of the First World War – Topics, Concepts, Perspectives, in Christa Hämmerle, Oswald Überegger e Birgitta Bader Zaar (a cura) Gender and the First World War, Basingstoke Hampshire 2014, conChrista Hämmerle e Birgitta Bader Zaar. Katastrophenjahre. Der Erste Weltkrieg und Tirol, Innsbruck 2014, con Hermann J. W. Kuprian.”,”QMIP-217″
“COLARIZI Simona”,”Storia del novecento italiano.”,”Simona Colarizi (1944) insegna storia contemporanea all’Università di Roma, La Sapienza. Tra le sue ultime pubblicazioni: L’opinione degli italiani sotto il regime 1929-1943, Storia dei partiti nell’Italia repubblicana, Biografia della prima Repubblica. Questo libro narra le tappe del difficile percorso per conquistare una piena cittadinanza; dai primi passi verso la democrazia nell’Italia liberale alla dittatura fascista, dalla costruzione della Repubblica democratica fino a oggi, passando per due conflitti mondiali, una guerra civile e quasi mezzo secolo di guerra fredda. Eventi, personaggi, intere fasi e soprattutto le tante svolte di questi cent’anni sono state analizzate e discusse dagli studiosi e le interpretazioni storiografiche sono spesso controverse. [Prima guerra mondiale. Fronte interno. ‘Nelle fabbriche che producono materiale bellico si lavora al limite della sopportazione; i salari però non sono cresciuti in proporzione, e non ci si può lamentare e nemmeno licenziarsi. Da giugno del 1915 entra in funzione l’istituto per la mobilitazione industriale (MI), diretto da un alto ufficiale dell’esercito, che via via allarga il suo potere di controllo su 1.976 imprese, oltre ai 60 stabilimenti militari, per un totale di quasi un milione di maestranze sottoposte a una disciplina ferrea. Ogni diritto di sciopero è sospeso e annullate persino le leggi di tutela per la manodopera femminile e minorile. Naturalmente è vietato lo sciopero; ma persino l’allontanamento non autorizzato dal luogo di lavoro, equiparato al delitto di diserzione, viene punito col carcere. Sorveglianti militari circolano nelle fabbriche dove, in condizioni igieniche e di sicurezza quasi inesistenti, gli operai sono costretti a lavorare fino a sedici ore al giorno, con cottimi massacranti e ritmi disumani. I loro rappresentanti sindacali non hanno più voce: esclusi dal MI, solo dopo le agitazioni dell’agosto del ’17 vengono finalmente ammessi al tavolo delle consultazioni tra militari e imprenditori per definire livelli salariali, cottimi e orari. E si deve sempre arrivare alla calda estate del ’17 perché lo Stato mostri qualche interesse per il benessere dei suoi cittadini-operai, attivando una commissione di “”sorveglianza igienica e sanitaria”” e avviando un progetto di assicurazione obbligatoria per gli infortuni sul lavoro. A scalfire il muro di indifferenza dei governanti ci vuole appunto una rivolta, di tali proporzioni da far temere l’esplosione di una rivoluzione. I primi fuochi si accendono fin dalla primavera del 1917 negli stabilimenti metalmeccanici e siderurgici della Liguria, di Napoli, di Terni e di Livorno dove migliaia di operai sfidando i divieti scendono in sciopero. E’ vero che le agitazioni si verificano soprattutto negli stabilimenti non sottoposti alla militarizzazione industriale; ma, a poco a poco, l’onda lunga degli scioperi coinvolge anche le maestranze direttamente dipendenti del MI. Poi, il 22 agosto, si sviluppa il grande incendio a Torino dove una manifestazione per il pane si trasforma in sommossa: nei quartieri operai si alzano le barricate e per tre giorni dura la battaglia tra scioperanti ed esercito, con un bilancio pesantissimo di 50 morti, centinaia di feriti, un lungo elenco di condannati e tanti, tanti operai inviati immediatamente al fronte. La dura repressione non basta però a dissipare i timori della classe dirigente, tanto più che episodi simili si stanno verificando negli stessi mesi in tutti i paesi belligeranti, soprattutto in Germania, Austria e Russia dove gli scioperi degenerano in vere e proprie rivolte. Insomma, in Italia, come negli imperi autoritari, a portare le masse all’esasperazione contribuisce di sicuro il regime oppressivo e violento dei militari e dei governanti (38). E quanto sta avvenendo nella Russia zarista è sotto gli occhi di tutti’ (in) ‘Fronte interno, Prima guerra mondiale’ (pag 76-77). Simona Colarizi (1944) insegna storia contemporanea all’Università di Roma, La Sapienza. Tra le sue ultime pubblicazioni: ‘L’opinione degli italiani sotto il regime 1929-1943’, ‘Storia dei partiti nell’Italia repubblicana’, ‘Biografia della prima Repubblica’. Nota (38): Cfr. G. Procacci (a cura di), ‘Stato e classe operaia in Italia durante la prima guerra mondiale’, F. Angeli, Milano, 1983; B. Bezza, ‘Salario e cannoni. Tra la fabbrica e il fronte durante la Grande Guerra’, Ediesse, Roma, 1988; A., Camarda S. Peli, ‘L’altro esercito. La classe operaia durante la prima guerra mondiale’, Feltrinelli, Milano, 1980. Per una prospettiva comparativistica AA.VV., ‘Strikes, Social Conflit and the First World War: An international Perspective’, in ‘Annali dell’Istituto G.G., Feltrinelli, 1990-1991. ”Storia del novecento italiano’ narra le tappe del difficile percorso per conquistare una piena cittadinanza, dai primi passi verso la democrazia nell’Italia liberale alla dittatura fascista, dalla costruzione della Repubblica democratica fino a oggi, passando per due conflitti mondiali, una guerra civile e quasi mezzo secolo di guerra fredda. Eventi, personaggi, intere fasi e soprattutto le tante svolte di questi cent’anni sono state analizzate e discusse dagli studiosi e le interpretazioni storiografiche sono spesso controverse'”,”ITQM-014-FL”
“COLARIZI Simona”,”«Trotsky e il fascismo» di Leonardo Rapone.”,”””E’ in questa assunzione da parte di Trotsky del concetto di crisi generale che Rapone individua il legame teorico con lo schema dell’IC (Comintern, ndr) e ad esso fa risalire l’insufficienza dell’elaborazione trotskista che nonostante l’originalità di una serie di analisi, presenta la stessa carenza di fondo dell’interpretazione del Komintern: «Il limite di Trotsky e dell’Internazionale, – scrive Rapone – non fu quello di aver interpretato gli anni tra le due guerre all’insegna di un concetto di crisi, ma di non aver colto all’interno di questa crisi, concepita erroneamente come generale, gli elementi di maturazione di una nuova epoca della storia del capitalismo» (p. 54). Quali elementi di maturazione? Rapone, a mio parere giustamente, li ritrova in alcune riflessioni del ’26-’28 fatte da Bucharin, l’unica autorevole voce di dissenso dalla linea dell’IC – e non a caso, nello lotta contro Bucharin che accomuna Trotsky al Komintern, Rapone vede una conferma dell’identità di posizioni tra questi ultimi. Bucharin sottolinea alcuni aspetti che caratterizzano sul piano economico la “”terza fase””: l’ingresso della scienza nei processi produttivi, una rivoluzione tecnologica in atto, le nuove forme di organizzazione dell’economia che si vanno tentando in modi diversi in tutti i paesi capitalistici. Questi elementi intervenendo sulle modificazioni avvenute nello sviluppo economico principalmente come risposte del capitalismo alla crisi della guerra – concentrazioni monopolistiche e intervento dello Stato nei processi economici – lungi dal segnare una impasse del capitalismo dimostravano la sua capacità di raggiungere nuovi livelli di sviluppo. Detto questo – e non erano osservazioni irrilevanti – Bucharin confluiva anch’esso, a conclusione del suo discorso, nella previsione catastrofica dell’Internazionale: le contraddizioni insite anche in questo nuovo livello avrebbero portato a una intensificazione della lotta per la conquista dei mercati internazionali da parte dei monopoli, e di conseguenza ad una nuova guerra. Non minore interesse desta il contributo di Trotsky che pur condividendo la teoria dell’IC della crisi generale del capitalismo, aveva arricchito il tema con una serie di osservazioni di estrema validità. In primo luogo – e Rapone lo mette in luce – l’individuazione del concetto di crisi strutturale aveva permesso a Trotsky di presentare lo sviluppo capitalistico come una successione di fasi storiche espansive, caratterizzate ciascuna da una particolare organizzazione del processo di accumulazione e succedentesi l’una all’altra via via che, con l’esplodere traumatico delle contraddizioni interne a ciascun modello di sviluppo, si ponevano le condizioni per un nuovo modello. E, del resto, è proprio da questa consapevolezza che Trotsky, a differenza del Komintern, non intepreta il ristagno della crisi economica del ’29 come un dato permanente, ma ne sottolinea l’aspetto di elemento congiunturale. Certo anche in questa lucida previsione, Trotsky ribadisce la decadenza ineluttbile del sistema determinata proprio dall’andamento complessivo dei cicli congiunturali; ma non esclude la possibilità di una via di uscita alla crisi. In sostanza le carezne di fondo dell’analisi di Trotsky si riducono a due convinzioni tra loro per altro direttamente correlate: la prima basata sul fatto che la curva del capitalismo, al di là di tutti i mutamenti congiunturali, tendesse a declinare, mentre nel passato, fino al 1913, la tendenza era stata quella dell’ascesa; la seconda si traduceva nell’incomprensione delle novità profonde verificatesi nel sistema con l’introduzione di forme di parziale organizzazione del mercato. E questa cecità – come del resto l’affermazione precedente – era determinata dalla radicata credenza che il capitalismo liberistico, il modello classico del capitalismo, costituisce l’unica forma pura e progressiva del capitalismo stesso (p.42). Ritorniamo così alla critica complessiva di Rapone che abbiamo premesso a queste considerazioni: i limiti di questa elaborazione portano Trotsky all’interpretazione del ventennio fra le due guerre alla luce di un concetto errato di crisi generale e gli impediscono così di cogliere «gli elementi di maturazione di una nuova epoca della storia del capitalismo»”” (pag 176-177)”,”TROS-294″
“COLARIZI Simona GIOVAGNOLI Agostino POMBENI Paolo a cura; saggi di Piero CRAVERI Cesare PINELLI Carlo BACCETTI Maurizio RIDOLFI Andrea MANZELLA Guido MELIS Andrea GUISO Paolo DE-IOANNA Filippo CAVAZZUTI Agostino GIOVAGNOLI Daniela SARESELA Emanuele BERNARDI Marco GERVASONI Sandro GUERRIERI Andrea SPIRI Gerardo NICOLOSI Paolo POMBENI Simona COLARIZI Paolo SEGATTI Filippo SBRANA Umberto GENTILONI SILVERI Givanni ORSINA Gianfranco BALDINI Tommaso BARIS Andrea MARIUZZO Roberto CHIARINI Michele PROSPERO Andrea POSSIERI”,”L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. Volume III. Istituzioni e politica.”,” S. Colarizi professore ordinario di Storia contemporanea (La Sapienza di Roma; A. Giovagnoli professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Sacro Cuore di Milano. Presidente SISSCO. P. Pombeni, già professore ordinario presso l’Università di Bologna, è direttore dell’Istituto Storico Italo-Germanico di Trento. E’ membro della direzione della rivista Ricerche di Storia Politica. Saggi di Piero CRAVERI Cesare PINELLI Carlo BACCETTI Maurizio RIDOLFI Andrea MANZELLA Guido MELIS Andrea GUISO Paolo DE-IOANNA Filippo CAVAZZUTI Agostino GIOVAGNOLI Daniela SARESELA Emanuele BERNARDI Marco GERVASONI Sandro GUERRIERI Andrea SPIRI Gerardo NICOLOSI Paolo POMBENI Simona COLARIZI Paolo SEGATTI Filippo SBRANA Umberto GENTILONI SILVERI Givanni ORSINA Gianfranco BALDINI Tommaso BARIS Andrea MARIUZZO Roberto CHIARINI Michele PROSPERO Andrea POSSIERI L'””intreccio””. Stato, politica e banche nella Prima Repubblica (anni Trenta-Settanta). (pag 124-126) ‘Per comprendere la portata effettiva del cambiamento intervenuto all’inizio degli anni Novanta nei rapporti tra sistema politico e sistema bancario, è necessario tracciare un rapido ‘excursus’ storico sul paradigma che a lungo, pur nel mutare delle forme concrete, ha costituito il punto di riferimento di tali rapporti. Un paradigma risalente, nelle sue linee portanti, alla legge bancaria del 1936 (RDL, 12 marzo 1936, n. 375) che metteva capo alla costituzione di un «comando unico del credito», con finalità complessive di riforma e di risanamento del sistema finanziario travolto dalla crisi dell’apparato industriale e produttivo negli anni Trenta (13). Il disegno di riforma si basava su tre pilastri: un intervento pubblico, in parte avviato con la costituzione dell’IRI, teso a sciogliere la «mostruosa fratellanza siamese» (14) tra banca e industria e a trasferire allo Stato i costi del risanamento industriale: la razionalizzazione dell’attività di vigilanza sulle banche con un forte contenuto discrezionale in capo alla Banca d’Italia: la separazione tra credito a breve e credito a medio e lungo termine, con relativa attribuzione ai soli istituti speciali di diritto pubblico la raccolta di medio periodo. Una scelta – è stato detto – dettata più da necessità che da convinzioni ideologiche. Per conservare al paese un meccanismo di allocazione delle risorse e un presidio istituzionale essenziali «lo Stato dovette – artefici Beneduce e Menichella – improvvisarsi banchiere» (15). La nascita dello Stato-banchiere segnava così il congedo definitivo del sistema finanziario italiano dall’esperienza della “”banca mista””. Mutuata dal modello universalistico tedesco, essa aveva avuto un ruolo decisivo nell’accompagnare tutta la prima fase di sviluppo del sistema produttivo del paese (16). Un successo che nascondeva tuttavia molte fragilità. In primo luogo la strutturale scarsità di capitali di rischio, derivante dall’esistenza di una proprietà industriale chiusa e concentrata in sé stessa, refrattaria alla condivisione del controllo, più attenta alla conservazione del potere che alla crescita di lungo periodo delle imprese (il «catoblepismo» di cui parlava Mattioli). In secondo luogo, la scarsa determinazione politica nel disegnare regole atte a favorire la creazione di un moderno ed efficiente mercato dei capitali. E, di conseguenza, la scarsa risolutezza dei governi nell’arginare quelle componenti di ‘moral hazard’ incoraggiate dalla reiterata e deprecabile prassi dei “”salvataggi””, affermatasi sin dai primi anni dell’unificazione. Mediante una complessa ripartizione di funzioni di piano e di gestione, tesa, almeno nelle intenzioni, a favorire una reale indipendenza degli organi tecnici dal governo, la legge bancaria del 1936 istituiva una ‘governance’ pattizia del settore del credito dagli accentuati tratti dirigistici, con cui si venne a sancire di fatto la subordinazione delle banche all’Istituto centrale, perno del nuovo sistema (17). La riforma delineava altresì l’impianto generale di quella concezione amministrativa del credito destinata a svilupparsi compiutamente negli anni Sessanta-Settanta, basata su una visione – la si potrebbe definire una cultura – pessimistica del capitalismo finanziario italiano. Due erano i presupposti di questa visione. Il primo derivava dalla constatazione che in Italia il capitale privato con vocazione e capacità di controllare e gestire in modo autonomo, profittevole e prudente le banche, gli intermediari e altri operatori della finanza fosse storicamente basso. Il secondo, dalla convinzione che in un paese di «capitalisti senza capitale», dotato di un mercato finanziario poco sviluppato, mero strumento di giochi speculativi e della concentrazione del potere, fosse necessario canalizzare il risparmio verso «mani adatte», quelle dello Stato, allo scopo di indirizzarlo a investimenti a lunga scadenza (18). Sicché, come è stato notato, rinunciando a regolamentare il mercato finanziario e riservandolo agli istituti di credito pubblici, gli estensori della legge bancaria finirono per trasformare la loro «ipotesi pessimistica» sul capitalismo italiano in una «profezia autoavverantesi» destinata a condizionare tutta la successiva evoluzione del sistema bancario (19).’ [Andrea Guiso, ‘Politica e sistema bancario tra prima e seconda repubblica’] (pag 124-125) [(13) Sabino Cassese, ‘Come è nata la legge bancaria del ’36’, BNL, Roma 1988; M. De Cecco, ‘Splendore e crisi del sistema Beneduce: note sulla struttura finanziaria e industriale dell’Italia dagli anni Venti agli anni Sessanta’, in Barca (a cura di), Storia del capitalismo italiano, cit.; (14) R. Mattioli, ‘I problemi attuali del credito’, in “”Mondo Economico””, XVII, 1962, 2, pp. 27-31; (15) Ciocca, “”La nuova finanza in Italia””, cit., p. 25; (16) G. Conti, ‘Le banche e il finanziamento industriale’, in “”Storia d’Italia. Annali, 15. L’industria. I problemi dello sviluppo economico’, a cura di F. Amatori, D. Bigazzi, R. Giannetti, L. Segreto, Einaudi, Torino, 1999, pp. 441-504; A. Confalonieri, ‘Banca e industria in Italia (1894-1906), 3 voll., Banca Commerciale Italiana, Milano, 1974-76; (17) G. Guarino, G. Toniolo (a cura di), ‘La Banca d’Italia e il sistema bancario (1919-1936), Laterza, Roma-Bari 1993 (18) Barca, ‘Compromesso senza riforme’, cit., p. 9]”,”ITAV-019″
“COLARIZI Simona”,”Dopoguerra e fascismo in Puglia (1919-1926).”,”Simona Colarizi nata a Modena nel 1944, insegna Storia dei partiti politici all’Università di Camerino. Ha collaborato alla rivista “”Storia contemporanea”” (1977). I rapporti tra socialisti, socialisti rivoluzionari e sindacalisti rivoluzionari. Bordiga. (pag 68-70) “”La spaccatura emersa tra le forze della sinistra all’indomani della rivolta di Bari corrisponde del resto a una divisione tra la rappresentanza politica del proletariato pugliese di ben più antica data. In polemica con i socialisti, che detengono la maggioranza delle organizzazioni e delle leghe contadine, si erano già posti prima della guerra gli anarchici – per altro non molto numerosi – e i sindacalisti rivoluzionari che grazie soprattutto al prestigio personale di alcuni capi, per esempio Di Vittorio, avevano egemonizzato in alcuni centri il movimento contadino. Il fatto nuovo è però costituito nel dopoguerra dallo spazio che all’interno di questa contrapposizione acquista l’ala sinistra socialista guidata dal socialista rivoluzionario Nicola Modugno, figura molto conosciuta in Terra di Bari durante gli anni di guerra (11). Il polo di riferimento per l’estrema sinistra diventa Bordiga e la sua rivista il «Soviet», che infatti comincia con una certa frequenza a pubblicare corrispondenze dalla Puglia, pur con una certa cautela, però, data l’incertezza con cui i socialisti rivoluzionari si muovono tra Psi e sindacalisti rivoluzionari. Il nodo della polemica sta infatti nelle critiche mosse all’organizzazione sindacale e alla direzione del Psi sull’indirizzo da dare alle agitazioni contadine. La tendenza a tenersi fuori dalle organizzazioni della Cgl, accusata di essere incapace «di azioni risolutive e decisive in senso rivoluzionario che l’ora tragica volgente esige», porta i socialisti rivoluzionari ad oscillare tra la costituzione di sindacati autonomi e l’adesione all’Usi che sembra invece allineata su obiettivi rivoluzionari e pronta ad «uscire definitivamente dai metodi di un legalitarismo ammortizzatore di ogni santa iniziativa rivoluzionaria». Da questo punto di vista gli ammonimenti ai compagni pugliesi da parte di Bordiga ribadiscono chiaramente che la linea dell’ala sinistra del Psi è, invece, per un’adesione alle organizzazioni economiche della Cgl allo scopo di trasformarle dall’interno (12). Al momento delle elezioni le polemiche riprendono marcando nuovamente una netta divisione tra astensionisti e partecipazionisti che si risolve al Congresso regionale socialista pugliese, svoltosi a Bari il 2 luglio, con la sconfitta degli estremisti con 200 voti contro i 400 ottenuti dai sostenitori della partecipazione elettorale. Decisi a trarne le immediate conseguenze, gli astensionisti pubblicano sul «Soviet» un articolo preannunciante la rottura col Psi: «…il dovere della gioventù proletaria comunista d’Italia è quello di romperla con l’adesione al partito e di dare tutto il suo appoggio alla frazione estremista che allora si chiamerebbe non più frazione, ma Partito comunista italiano… Adunque bando alle chiacchiere, a Roma gli elezionisti e gli antielezionisti si scinderanno, noi vogliamo la scissione e voteremo per essa, poiché il tempo stringe e non è più possibile andare d’accordo» (13). Ancora una volta Bordiga è costretto a intervenire per moderare e precisare ai socialisti rivoluzionari pugliesi che «è prematuro parlare di scissione del partito» (14). Del resto, la continua necessità di correggere la posizione dei compagni di Puglia ci mostra come in effetti l’ala sinistra socialista capeggiata da Modugno sia molto più vicina ai sindacalisti rivoluzionari che ai comunisti del «Soviet». Una considerazione del resto che non sfugge a Zibordi che nel constatare la diversa qualità politica del discorso astensionista bordighiano rispetto a quello anarchico e sindacalista rivoluzionario, sottolinea che a quest’ultimo i socialisti rivoluzionari pugliesi fanno in realtà riferimento nella loro polemica contro le elezioni (15). Comunque, il grande successo elettorale conseguito dai socialisti, se non fa tacere il dissenso interno della sinistra, certamente rafforza la componente massimalista, che si aggiudica i cinque deputati eletti. Ma proprio i numerosi consensi ottenuti impediscono al partito socialista di rendersi conto dei difetti della propria linea e degli errori compiuti nelle azioni promosse”” [(11) Per la posizione dell’ala sinistra dei socialisti e dei sindacalisti rivoluzionari pugliesi cfr. ACS, Min. Int. Dir. PS, (…) 1919; (12) “”Il Soviet””, 13 luglio 1919, a. II, n. 28; (13) Ivi, 10 agosto 1919, a II., n: 28; (14) Ibid.; (15) Ivi, 7 settembre 1919, a. II, n. 37]”,”MITT-390″
“COLARIZI Simona”,”Per un partito dei ceti medi: l’Unione nazionale di Giovanni Amendola.”,”Il ragionamento di Fovel (pag 313) “”In sostanza per Fovel (1) come per Amendola, il distinguo operato all’interno della borghesia tra ceti propriamente capitalistici, cioè sfruttatori e parassitari, e ceti borghesi lavoratori e produttori sta all’origine della concezione della nuova democrazia e costituisce la base essenziale per impostare il discorso sul reclutamento massiccio delle leve democratiche da cui trarre le nuove élites dirigenti del paese. Ma il ragionamento di Fovel è ancor più articolato e sottile: dal ‘900 ad oggi, contemporaneamente e conseguentemente allo sviluppo dell’economia industriale capitalistica, sono emersi via via nuovi ceti, completamente differenti per le caratteristiche e per gli interessi dalla tradizionale media e piccola borghesia. Quest’ultima era formata per la maggior parte da piccoli proprietari rurali e urbani, dai piccoli ‘rentiers’ e in parte anche dall’artigianato, il cui peso nella vita politica italiana era meramente numerico e poteva essere rilevato solo nel momento elettorale. Privi in sostanza di una reale importanza nelle contese economiche, giacché i loro interessi economici si fondavano quasi esclusivamente sull’elemento morto della proprietà e non sull’elemento vivo del lavoro, dell’attività, della persona, queste classi erano rimaste sostanzialmente passive e chiuse ad ogni interessamento nei confronti del dibattito politico non avendo in effetti alcuna reale volontà di conquistare posizioni di potere nella gestione di quell’immobilismo politico rassicurante e corrispondente alla conservazione delle proprie rendite, anche esse piccole, e della propria collocazione sociale. (E un tipico esempio del comportamento di questi ceti lo aveva offerto la borghesia meridionale). Ma accanto a questi – sottolineava Fovel -, e in numero sempre crescente, si erano andati via via costituendo altri ceti medi: gli impiegati tecnici e amministrativi delle industrie e delle banche, quelli degli uffici pubblici, i liberi professionisti, gli insegnanti, gli intellettuali erano tutti elementi complementari dell’economia e il loro sviluppo e il loro benessere si legavano allo sviluppo dell’economia capitalistica libera, parastatale e statale, e al progredire di uno Stato nazionale considerato da un punto di vista dinamico e non statico, giacché al fondo della loro esistenza non era la proprietà, ma il lavoro, non la rendita, ma l’attività. Liberi dalle caratteristiche di tipo feudale proprie delle tradizionali classi medie, questi ceti possono essere individuati come ceti lavoratori, poiché la loro pressione economica è intensissima, paragonabile a quella dei ceti operai”” (pag 313-314) [(1) N.M. Fovel, Democrazia sociale, Milano, 1925, pag 11-12]”,”ITQM-222-B”
“COLARIZI Simona”,”Storia dei partiti nell’Italia repubblicana.”,”Simona Colarizi (Modena 1944) insegna storia contemporanea all’Università di Roma, La Sapienza. Tra le sue ultime pubblicazioni: L’opinione degli italiani sotto il regime 1929-1943, Storia dei partiti nell’Italia repubblicana, Biografia della prima Repubblica. Questo libro narra le tappe del difficile percorso per conquistare una piena cittadinanza; dai primi passi verso la democrazia nell’Italia liberale alla dittatura fascista, dalla costruzione della Repubblica democratica fino a oggi, passando per due conflitti mondiali, una guerra civile e quasi mezzo secolo di guerra fredda. Eventi, personaggi, intere fasi e soprattutto le tante svolte di questi cent’anni sono state analizzate e discusse dagli studiosi e le interpretazioni storiografiche sono spesso controverse.”,”ITAP-052-FL”
“COLARIZI Simona”,”Biografia della Prima Repubblica.”,”Simona Colarizi (Modena 1944) insegna storia contemporanea all’Università di Roma, La Sapienza. Tra le sue ultime pubblicazioni: L’opinione degli italiani sotto il regime 1929-1943, Storia dei partiti nell’Italia repubblicana, Biografia della prima Repubblica. Questo libro narra le tappe del difficile percorso per conquistare una piena cittadinanza; dai primi passi verso la democrazia nell’Italia liberale alla dittatura fascista, dalla costruzione della Repubblica democratica fino a oggi, passando per due conflitti mondiali, una guerra civile e quasi mezzo secolo di guerra fredda. Eventi, personaggi, intere fasi e soprattutto le tante svolte di questi cent’anni sono state analizzate e discusse dagli studiosi e le interpretazioni storiografiche sono spesso controverse.”,”ITAP-055-FL”
“COLARIZI Simona”,”L’opinione degli italiani sotto il regime, 1929-1943.”,”Sulla Seconda guerra mondiale: crollo fronte interno (pag 383) e gli scioperi operai (pag 386) Simona Colarizi (Modena, 1944) è professore ordinario di Storia contemporanea nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli. Estate-autunno 1942: il crollo del fronte interno. “”Poi, a partire da settembre, cominciano le cattive notizie: l’offensiva dell’Asse si arresta contro la resistenza russa a Stalingrado; a novembre l’Armata rossa passa al contrattacco. In Libia, Rommel tenta di giocare la carta decisiva contro gli inglsi, ma è costretto a fermarsi: gli manca il carburante, e le navi italiane da rifornimento vengono quotidianamente affondate dal nemico. A ottobre, Montgomery dà inizio alla grande offensiva; a novembre crolla il fronte libico. Del X Corpo d’Armata italiano non si sa più nulla. Contemporaneamente, le truppe americane sbarcano in Algeria e in Marocco e puntano su Tunisi. Non c’è più alcuna speranza di difendere le colonie; il prossimo obiettivo degli alleati non può essere che l’Italia, dove i bombardamenti alleati si vanno intensificando. Con le bombe, il panico esplode e crolla l’ultimo barlume di resistenza del fronte interno. Ormai i fiduciari parlano senza veli di ‘vera e propria ondata di antifascismo’ (141), che dilaga a macchia d’olio tra la folla dei sinistrati e degli sfollati. La precarietà dei ricoveri, l’assenza di un piano o anche solo di un po’ di organizzazione per provvedere ai bisogni delle migliaia di persone rimaste senza tetto, testimonia ancora una volta l’inefficienza colpevole di un regime definitivamente delegittimato agli occhi dell’opinione pubblica: ‘I commenti della popolazione sono qualcosa di impressionante. Nei ricoveri, sui tram, nei locali pubblici non si sente che parlare con una tale violenza di linguaggio contro il Regime e contro il Duce da fare spavento’ (142). I questori di tutta Italia, con toni ovattati e burocratici, confermano i rapporti delle spie: ‘Non si ha fiducia nei dirigenti, specie nei Gerarchi del Partito, definiti incapaci, e ai quali si fa risalire la responsabilità dell’attuale situazione dell’Italia; scarsa fiducia nelle Gerarchie del Partito che talvolta rasenta l’ostilità; incrinata la fiducia nel Regime; frasi minacciose a carico anche di personalità ritenute responsabili; sentimenti di freddezza o di indifferenza, quando non sono di avversione al Fascismo’ (143)”” (pag 384-385; 386) Gli scioperi operai. “”Le ‘pecore italiane’ si muovono, invece, e tutto il mondo rimane stupito a guardare l’incredibile avvenimento di uno sciopero di massa sotto un regime totalitario in piena guerra. La corda, troppo tesa, si spezza nel marzo 1943, ma è dall’ano precedente che cominciano ad arrivare i segnali della tempesta in arrivo. La classe operaia del Nord industriale ha voltato le spalle al fascismo ormai da molto tempo: il dissenso montante che i fiduciari avevano segnalato fin dall’epoca della guerra di Spagna in alcuni settori ancora molto circoscritti del proletariato settentrionale, si è allargato ad ogni tappa dell’escalation bellica del fascismo. Nel settembre 1941 un informatore della polizia riassumeva in questi termini lo stato d’animo delle masse operaie: “”Le masse operaie si mantengono nella maggioranza, in stato di vigilante attesa. Nel corso di questi diciannove anni si sono alternativamente avvicinate ed allontanate dal fascismo: oggi sono nettamente agli antipodi. (…)”” (pag 386)”,”ITAF-392″
“COLARIZI Simona, a cura; scritti di Randolfo PACCIARDI Carlo ROSSELLI Pietro NENNI Gaetano SALVEMINI Palmiro TOGLIATTI (Ercoli) Umberto TERRACINI Ruggero GRIECO Luigi GALLO Guglielmo FERRERO Alberto CIANCA Giuseppe DONATI Giuseppe SARAGAT Mario CAMPOLONGHI Giuseppe BIASINI Fernando SCHIAVETTI Luigi STURZO”,”L’ Italia antifascista dal 1922 al 1940. La lotta dei protagonisti. Tomo primo.”,”Simona Colarizi, nata a Modena nel 1944, insegna Storia dei partiti politici all’Università di Camerino.”,”ITAD-002-FER”
“COLARIZI Simona, a cura; scritti di Michele SCHIRRU Rodolfo MORANDI Francesco Luigi FERRARI Palmiro TOGLIATTI (Ercoli) Lelio BASSO Giuseppe FARAVELLI Alberto CIANCA”,”L’ Italia antifascista dal 1922 al 1940. La lotta dei protagonisti. Tomo secondo.”,”Simona Colarizi, nata a Modena nel 1944, insegna Storia dei partiti politici all’Università di Camerino.”,”ITAD-003-FER”
“COLARIZI Simona”,”Classe operaia e ceti medi. Rosselli, Nenni, Morandi: il dibattito sulle alleanze negli anni Trenta.”,”Simona Colarizi (Modena 1944) insegna storia contemporanea all’Università di Roma, La Sapienza. Tra le sue ultime pubblicazioni: L’opinione degli italiani sotto il regime 1929-1943, Storia dei partiti nell’Italia repubblicana, Biografia della prima Repubblica.”,”TEOS-139-FL”
“COLASANTO Michele AMMASSARI Gloria Pirzio”,”Le relazioni industriali nei paesi CEE. Il ruolo della Comunità.”,”COLASANTO è docente incaricato di sociologia del lavoro e dell’ industria all’ Università Cattolica di Milano. PIRZIO AMMASSARI è professore associato di conflitti industriali nel dipartimento sui rapporti di lavoro e le relazioni industriali, Università di Bari.”,”MEOx-051″
“COLDAGELLI Umberto”,”Vita di Tocqueville (1805-1859). La democrazia tra storia e politica.”,”COLDAGELLI è stato vicesegretario generale della Camera dei deputati. Ha conccentrato per decenni la sua attività di studioso su TOCQUEVILLE di cui ha curato ‘Viaggio in America’ (Feltrinelli 1990), l’ edizione degli ‘Scritti, note e discorsi politici, 1839-1852′ (Bollati B. 1994) e l’ edizione completa dei Viaggi (idem, 1997). T. seguì il trapasso dallo stato sociale aristocratico allo stato sociale democratico. Il viaggio in America compiuto in piena età della Restaurazione, tra il 1831 e il 1832, un viaggio di studio attraverso gli Stati Uniti , fu all’ origine della sua grande opera giovanile ‘La democratie in Amerique’. Tutta la fase successiva lo vide protagonista della vita politica francese. Con l’ avvento di NAPOLEONE III si ritirò dalla vita politica per studiare l’ assolutismo dell’ Ancien Regime. Carattere nazionale. Stati Uniti, Francia. Condizione donna. “”E qui l’ epistolario americano si integra in modo certamente più fluido alle stringate annotazioni dei cahiers. Se in esse, per esempio, Tocqueville s’era mostrato colpito dal forte avvicinamento tra le condizioni dell’ uomo e della donna in America rispetto alla rigida separazione ancora dominante in Francia, nelle lettere inviate alle donne della famiglia il tema è ripreso con accenti più distesi e descrittivi, come se, parlando della responsabile libertà di movimento delle ragazze, della spontanea fedeltà delle spose, delle scelte matrimoniali non imposte, volesse comporre il quadro dettagliato d’ un ideale campionario di virtù puritane. E anche questo contribuiva a raffigurare un’eccezionale convivenza sociale che, per essere “”senza radici, senza ricordi, senza pregiudizi, senza routines, senza idee comuni, senza carattere nazionale”” risultava nondimeno “”cento volte più felice della nostra””.”” (pag 54)”,”FRAD-072″
“COLDAGELLI Umberto”,”La Quinta Repubblica da De Gaulle a Sarkozy. L’evoluzione di un sistema presidenziale extra-costituzionale.”,”COLDAGELLI Umberto è stato vicesegretario generale della Camera dei deputati. Ha studiato Tocqueville di cui ha curato ‘Il viaggio in America’ (1990′ e l’edizione di ‘Scritti, note e discorsi politici’ (1994). Nel 2005 ha pubblicato ‘Vita di Tocqueville (1805-1859). La democrazia tra storia e politica’ (2005). “”In questo quadro si è alimentato il mito golliano della ‘grandeur’, la quale, in termini strettamente istituzionali si estrinsecava nel rapporto diretto; continuo e rischioso del capo dell’esecutivo con la fonte della sua legittimità, dunque anzitutto nella sua capacità di ‘rassembler l’opinion nationale’ al di là delle tradizionali divisioni partitiche intorno a un ‘grand dessein’, e di chiamarla poi a ‘trancher’ plebiscitariamente nei momenti alti e difficili della sua attuazione’. (pag 35)”,”FRAV-143″
“COLDAGELLI Umberto”,”Sinistra e società bloccata. 1. Il sistema politico della Terza Repubblica.”,”Ampie note con approfondimenti bibliografici “”Alla fine di ottobre del 1934 Trotsky, allora esule in Francia, spiegava con didascalica chiarezza: «Il fascismo francese non si presenta ancora come una forza di massa. Invece, il bonapartismo ha un appoggio di massa, certo non troppo sicuro né molto stabile, tra i radicali. Tra questi due fatti c’è un interno legame. Per il carattere sociale della sua base, il radicalismo è un partito della piccola borghesia. In altri termini: ‘il fascismo può svilupparsi anzitutto a spese dei radicali’. Questo processo si sta già producendo, anche se ancora non è che all’inizio”” (29) (29) ‘Ou va la France?’, in “”La verité””, 9 nov. 1934, ora in L. Trotsky, ‘Le mouvement communiste en France (1919-1939)’, Les editins du minuit, Paris, 1967, p. 452″,”FRAV-001-FB”
“COLDAGELLI Umberto”,”Forza-lavoro e sviluppo capitalistico. La discussione storiografica sui «prerequisiti» della rivoluzione industriale in Inghilterra.”,”””L’insistenza sul carattere di rottura «rivoluzionaria» insito nell’avvio del processo di industrializzazione è in genere connessa al ruolo privilegiato attribuito ai fattori tecnologici”” (pag 85) “”Sulla scorta del vecchio lavoro del Daniels (‘Early History of Cotton Industry’, 1920), Maurice Dobb sembra ancora dare per scontato che il finanziamento delle nuove tecniche produttive venne in larga misura da case commerciali o da centri mercantili come Liverpool (…)”” (pag 88) “”Per Marx, l’ essenza storica del sistema del capitale è l’esistenza storica della forza-lavoro; il prerequisito assoluto del sistema, condizionante la stessa accumulazione considerata come concentrazione della proprietà dei mezzi di produzione, diventa la figura storicamente determinata dell’ ‘operaio libero'”” (pag 91) “”Nel IV libro Marx afferma: «In un paese dato (prescindendo dal commercio estero), il pluslavoro deve essere anzitutto applicato all’ agricoltura prima che esso sia possibile nelle industrie, le quali ricevono da essa la materia prima» (K. Marx, Teorie sul pluvalore’, I, Roma, 1961, p. 292) (pag 99) Problema della formazione d’una “”popolazione marginale (pag 110)”,”UKIE-069″
“COLE G.D.H.”,”The Payment of Wages. A Study in Payment by Results under the Wage-System.”,”Situazione salario nel mondo industria, sistemi ‘Piece-work’, ‘Bonus Systems’ in generale, sistemi di efficienza, scientific management, Workshop Committees, partecipazione ai profitti ecc.”,”MUKx-014″
“COLE Margaret”,”Beatrice Webb.”,”copia firmata”,”MUKx-060″
“COLE Margaret”,”Growing up into revolution. Reminiscences of Margaret Cole.”,”La COLE ha scritto la biografia della WEBB (‘Beatrice Webb’) e il volume ‘Makers of the Labour Movement’ di storia del movimento operaio britannico.”,”MUKx-103″
“COLE G.D.H.”,”A Guide Through World Chaos.”,”Il futuro degli Stati Uniti. “”Di fatto l’ America, se desidera assicurarsi la continuità del progresso sotto il Capitalismo, deve trovare le vie per correggere le intrinseche crepe nel capitalismo che causano in tempo di prosperità una disastrosa mal-distribuzione del reddito. Ma ciò può essere fatto? Può il capitalismo riorganizzarsi così fino a far crescere lo standard di vita alla stessa velocità della crescita della produttività? No il sistema capitalistico mondiale non ha mai mostrato che ciò può essere fatto; (…)”” (pag 518)”,”ECOI-156″
“COLE G.D.H. a cura, collaborazione di Colin CLARK E.F.M. DURBIN H.T.N. GAITSKELL E.L. HARGREAVES R.F. HARROD G.R. MITCHISON E.A. RADICE Aylmer VALLANCE”,”Che cosa è il denaro?”,”COLE G.D.H. docente di economia all’ Università di Oxford e membro del Collegio Universitario di Oxford. Contiene il saggio: ‘Moneta e crisi mondiale’ di G.D.H. COLE (pag 41-82) “”Non posso tacere che la posizione d’ irresponsabilità delle banche e la mancanza di controllo sul gran volume delle emissioni industriali, con le perdite che il risparmiatore privato ha conseguentemente sofferto, è da attribuirsi al grande sviluppo preso in Inghilterra dalle compagnie d’ assicurazione e dalla fiduciarie d’ investimenti. Non è certo una mera coincidenza se l’ assicurazione vita ha un gran successo nei paesi in cui siste la maggiore attività speculativa in titoli e azioni. L’ assicurazione vita è un metodo di risparmio “”sicuro””; lo è parimenti l’ investimento nelle società di costruzioni: le quali forme sono aumentate grandemente in Inghilterra negli ultimi anni. La “”fiduciaria d’ investimenti”” è un altro commento alle perdite dei risparmi sul mercato dei titoli””. (pag 247)”,”ECOT-125″
“COLE G.D.H.”,”Storia del pensiero socialista. I precursori 1789 – 1850.”,”2° copia Omaggio R. Casella “”(Marx) cercava di trovare una formula per organizzare e disciplinare a fini pratici le energie di classe del proletariato. Come grido di raccolta, il concetto di “”missione storica”” del proletariato aveva un innegabile fascino; e Marx sentiva ch’era suo compito sfruttarlo in pieno. Ma la sua fiducia nell’inevitabilità della vittoria del proletariato non distruggeva la forza di quell’appello? Perché gli uomini dovevano affaticarsi a lavorare per una causa destinata a trionfare anche se essi non facevano nulla? Il modo di vedere di Marx non portava, anziché all’azione, al fatalismo? Egli non lo credeva. Al contrario, scagliava l’accusa di fatalismo proprio contro quei filosofi di cui combatteva le idee. Ciò che conduceva al fatalismo, a suo giudizio, erano le dottrine che esaltavano l””Idea”” al di sopra del fatto, la razionalità al di sopra del quotidiano affaccendarsi degli uomini. Gli ideologi, osservava, guardavano sempre con occhio severo le riforme che implicavano qualche compromesso e i movimenti che ritenevano contaminati da motivazioni egoistiche; e questo li spingeva a starsene lontani dalle lotte contemporanee, anziché prendervi parte e cercar di utilizzare ogni effettiva forza sociale che potesse esser volta a buon fine. A Marx non importava nulla di operare con armi imperfette: era abbastanza realista per sapere che non c’era altro modo per realizzare qualcosa. Ed era anche abbastanza realista per capire che la certezza di vincere induce la maggioranza degli uomini a combattere più duramente, non a ritirarsi dalla lotta. Ciò sarà illogico, senza dubbio; ma psicologicamente è esatto. Tutta quanta la storia del marxismo sta a dimostrarlo; e tanta gente lo sapeva prima di Marx. I guerrieri antichi, quando credevano che il “”dio delle battaglie”” fosse al loro fianco, non se ne tornavano a casa ma combattevano con più ardore””. (pag 307-308) [G.D.H. Cole, Storia del pensiero socialista. I precursori 1789 – 1850, 1972]”,”SOCx-020-B”
“COLE G.D.H.”,”Il socialismo fabiano. (Edizione clandestina)”,”””(…) lo Stato va potenzialmente considerato non tanto come un poliziotto chiamato al mantenimento dell’ordine, quanto come un mezzo di promuovere una vita buona”” (pag 31) Studi di Seebohm Rowntree sul problema della miseria (pag 63) Il capitolo VII del cartismo e del socialismo inglese “”In questo senso, la religione era l'””oppio del popolo””; offriva compensi per il mondo dell’aldilà, che rappresentavano una lusinga per quegli uomini, le cui condizioni in questo mondo non erano così miserevoli da spingerli alla disperazione, ed in complesso erano in continuo miglioramento. Il socialismo inglese degli anni intorno al 1890, il socialismo di Kei Hardie e di Robert Blatchford, ebbe le sue radici in queste condizioni. Hardie e Blatchford, – il secondo molto più violentemente del primo – spezzarono ogni legame con la religione organizzata. Ma il loro socialismo fu, nelle sue fondamenta, piuttosto etico che economico in senso marxista, e non fu mai rivoluzionario. Essi – come pure il generale Booth e l’altro Booth, Carlo, che fondò quella grande rassegna ‘London Life and Labour’ (1) – si erano resi conto, indipendentemente da ogni appello religioso o etico, della grande miseria che si nascondeva sotto la superficie del benessere vittoriano: e ne erano stati profondamente commossi. Blatchford e Keir Hardie furono condotti al socialismo meno dalla convinzione di un’effettiva superiorità economica dell’impresa pubblica, che dal desiderio – troppo acuto per essere respinto – di rimuovere questa miseria arrivando a scalzarne le cause, invece di limitarsi a cercare di alleviarla o di confortarla. Essi crearono il movimento socialista, il cui appello non era rivolto in modo particolare a quel settore relativamente benestante della classe lavoratrice perché cercasse di non farsi più sfruttare dal capitalismo, ma piuttosto era rivolto a ogni persona onesta, perché partecipasse al tentativo di bandire la povertà e la miseria materiale una volta per sempre. Non era nella natura di questo movimento assumere una forma rivoluzionaria. (…) Quel che Blatchford e Keir Hardie desideravano ardentemente era assicurare al maggior numero possibile di vittime del capitalismo una sorte più sopportabile – cioè sollevarli a un tenore di vita che si avvicinasse a quello che i settori più agiati della classe lavoratrice avevano già raggiunto. Essi credevano che il loro scopo non avrebbe potuto esser conseguito se non per mezzo del socialismo; ed è per questo motivo che auspicavano l’avvento del socialismo. Se in seguito essi ricorsero a Marx per sostenere che il socialismo è una necessità storica, lo fecero allo scopo di rafforzare le loro argomentazioni originali, e non per sostituire loro una filosofia rivoluzionaria della guerra di classe”” (pag 134-135) [G.D.H. Cole, Il socialismo fabiano. (Edizione clandestina), 1942] [(1) ‘La vita e il lavoro di Londra’]”,”MUKx-189″
“COLE Margaret”,”The Story of Fabian Socialism.”,”La Fabian Society è stata una delle più famose agenzie di riforma sociale nella storia britannica. Fondata 80 anni fa (1964) continua ad evolvere come politica e organizzazione. Margaret Cole è particolarmente qualificata a scrivere la storia di questo movimento in quanto è stata la sua Segretaria dal 1939 al 1953, ed era pure la moglie di G.D.H. Cole, che al tempo ne era Chairman e ultimo suo presidente. All’esterno il movimento della Fabian Society prese anche le forme di movimenti quali ‘Guild Socialism’, Labour Research Department, Socialist League, New Fabian Research Bureau. Grandi personalità sono rappresentate in questo racconto: i Webbs, Shaw, Wells, Pease, Stafford Cripps e Lord Attlee.”,”MUKx-199″
“COLE G.D.H. a cura, collaborazione di Colin CLARK E.F.M. DURBIN H.T.N. GAITSKELL E.L. HARGREAVES R.F. HARROD G.R. MITCHISON E.A. RADICE Aylmer VALLANCE”,”Che cosa è il denaro?”,”G.D.H. Cole già docente di economia all’Università di Oxford e membro del Collegio Universitario di Oxford. Contiene il saggio: ‘Moneta e crisi mondiale’ di G.D.H. COLE (pag 41-82) Cause di squilibro prima del 1929 “”E’ ora abbastanza facile capire che la ripresa della prosperità e della produzione europea e soprattutto tedesca fra il 1924 e il 1929 era il risultato di condizioni altamente artificiali e dipendeva dall’incessante intervento di una cospicua corrente di capitale americano in Europa””. (pag 43)”,”ECOI-012-FV”
“COLE Peter STRUTHERS David ZIMMER Kenyon, a cura; saggi di Kenyon ZIMMER Dominque PINSOLLE Tariq KHAN David M. STRUTHERS Bieito ALONSO Wayne THORPE Kevan Antonio AGUILAR Saku PINTA Mark LEIER Verity BURGMANN Mark DERBY Peter CLAYWORTH Matthew WHITE Heather MAYER Marjorie MURPHY Paula DE-ANGELIS Johan PRIES Lucien VAN-DER-WALT Bucky HALKER”,”Wobblies of the World. A Global History of the IWW.”,”Peter Cole is Professor of History at Western Illinois University and Research Asssociate in SWOP at the University of the Witwatersrand. E’ autore di ‘Wobblies on the Waterfront’. D.M. Struthers insegna nell’Università di Copenhagen, K. Zimmer insegna storia nell’Università del Texas, Arlington. E’ autore di ‘Immigrants Against the State'”,”ANAx-457″
“COLE Peter STRUTHERS David M. ZIMMER Kenyon a cura; sggi di Dominque PINSOLLE Tariq KHAN David M. STRUTBERS Bieito ALONSO Wayne THORPE Kevan Antonio AGUILAR Saku PINTA Mark LEIER Verity BURGMAN Mark DERBY Peter CLAYWORTH Matthew C. WHITE Heather MAYER Marjorie MURPHY Paula DE-ANGELIS Johan PRIES Lucien VAN-DE-WALT Clark ‘Bucky’ HALKER Kenyon ZIMMER”,”Solidarité forever. Histoire globale du syndicat Industrial Workers of the World (IWW).”,”I tre curatori, Cole, Struthers, Kenyon sono storici americani specialisti del sindacalismo. Dirigono venti collaboratori internazionali che rendono conto di contesti molto vari come la Francia, l’India, il Messico, l’Australia e la Finlandia.”,”MUSx-338″
“COLE P. John, a cura di Renato GRISPO”,”Geografia delle Relazioni Internazionali.”,”John Peter Cole era un geografo britannico. Cole è nato a Sydney, in Australia. Si è laureato all’Università di Nottingham nel 1950, in seguito vi è tornato per entrare a far parte dello staff del Dipartimento di Geografia, diventa ndo professore. Nascita Sydney 09/12/1928 Data di morte 30/05/2020.”,”RAIx-070-FL”
“COLEMAN Terry”,”Nelson. L’ uomo che sconfisse Napoleone.”,”Terry COLEMAN giornalista escrittore, è autore tra l’altro di ‘Passage to America’ (1972) un saggio sull’ emigrazione britannica neli Stati Uniti, The Liners (1976), la storia delle traversate transatlantiche. Nelson e la rivoluzione napoletana. “”Vorrei”” disse Fox “”che le atrocità delle quali tanto si sente, e che io aborro quanto qualsiasi altra persona, fossero davvero senza precedenti. Temo che non siano da attribuirsi solo ai francesi… Napoli è stata, come si dice, “”liberata””, eppure, se sono bene informato, è stata imbrattata e contaminata da omicidi così feroci, e da crudeltà di ogni tipo così abominevoli, che il cuore rabbrividisce all’ enumerarli. (…) No, l’ Inghilterra non è totalmente esente da critiche se le voci che circolano sono vere. Menzionerò un episodio, in modo che i ministri abbiano l’ opportunità, se è falso, di cancellare quella che altrimenti dovrà rimanere come una macchia sul nome britannico. Si dice che un gruppo di abitanti repubblicani di Napoli avessero trovato rifugio nella fortezza di Castel dell’ Ovo. Furono assediati da un distaccamento del regio esercito, al quale rifiutarono di arrendersi, ma chiesero di trattare con un ufficiale britannico, al quale si arresero. Concordarono con lui dei termini, sotto la garanzia del nome dell’ Inghilterra. Si decise che le persone e le loro proprietà sarebbero state salvate, e trasportate a Tolone. Vennero conseguentemente trasferite su una nave ma prima di salire a bordo le proprietà furono confiscate, molti di essi vennero portati via, gettati in prigione, e alcuni, a quanto mi risulta, nonostante la garanzia britannica, letteralmente giustiziati. (…) Nessun resoconto fa il nome di Nelson. Al discorso di Fox non seguì alcuna risposta.”” (pag 220)”,”UKIx-083″
“COLEMAN James A.”,”Origine e divenire del cosmo. (Tit.orig.: Modern Theories of the Universe)”,”Contiene note a margine manoscritte Tendenza all’ immenso vuoto, ad un immenso nulla nello spazio. “”La terza possibilità è che l’ espansione dia luogo per un certo tempo a una fase di contrazione seguita quindi da un’ altra fase di espansione: si avrebbe cioè un universo cicliclo, con un’alternanza di espansione e di contrazione. L’ ipotesi di un siffatto universo oscillante o pulsante, in realtà non è pres in seria considerazione per ragioni teoriche. Esso sarebbe anche privo di interesse da un punto di vista metafisico. Oggi, il giudizio migliore, basato sui più completi dati astronomici a disposizione, è che l’ energia cinetica dell’ universo in espansione è superiore all’ energia gravitazionale potenziale – anzi, molto superiore. Secondo ogni apparenza, allo stato attuale delle nostre conoscenze, l’ universo continuerà a espandersi all’ infinito. Il nostro universo, dunque, è infinito. Le galassie contnueranno ad allontanarsi fino a scomparire completamente, e l’ intensità media della materia diminuirà gradatamente fino ad avvicinarsi allo zero.”” (pag 67)”,”SCIx-227″
“COLEMAN Fred”,”The Decline and Fall of the Soviet Empire. Forty Years That Shook the World, from Stalin to Yeltsin.”,”Fred Coleman has been a foreign correspondent for thirty years, fourteen of them in Moscow, for the Associated Press, Newsweek, and U.S. New World Report. He is now the only American correspondent to have worked in Russia under Khrushchev, Brezhnev, Gorbachev, and Yeltsin. In 1977, his articles on human rights in the USSR won the Page One Award of the New York Newspaper Guild for best magazine reporting from abroad. Mr. Coleman is a graduate of Princeton University. He and his wife live in Paris, where he is bureau chief for U.S. News World Report. Introduction, Acknowledgments, Notes on Sources, Bibliography, maps, foto, Index, About the Author,”,”RUST-041-FL”
“COLEMAN Stephen”,”Daniel De Leon.”,”Stephen Coleman è professore di storia del pensiero politico presso il London Campus of Drew University, New Jersey, USA. Il primo problema cui si trova di fronte De Leon all’interno del SLP è che è un partito a dominio europeo in una società non europea (pag 19) Marx vedeva la tradizione politica americana e le condizioni economiche come un terreno non fertile per l’imminente sviluppo del socialismo. De Leon al contrario credeva che questi fattori agevolassero lo sviluppo del socialismo in America (pag 20) Engels non giudicava bene gli immigrati tedeschi chiamati ‘German ‘Knoten” di mentalità filistea. A suo parere l’esilio di questi socialisti tedeschi a causa delle leggi antisocialiste di Bismarck fu una sfortuna non per la Germania ma per l’America (9) (pag 21) [(9) F. Engels, in Marx-Engels, Selected Correspondence, 1846-95, New York 1934, p. 87] Engels, un attento osservatore della situazione americana, giudica i KoL (Knights of Labor, Cavalieri del Lavoro) un importante fattore per il movimento operaio americano (pag 41) Daniel Leon propagandista socialista e traduttore di Marx in America “”De Leon was much aided in his plans for the SLP’s written propaganda by the party’s ownership of the New York Labor News Company (NYLN), established in 1887 as the first socialist publishing house in the USA. (Although Charles H. Kerr Co: was founded a year earlier, it did non begin to concentrate on socialist publications until 1900). The possession of a printing press enabled the SLP to respond quickly to developments requiring socialist comment, and to do so without the constraints imposed by commercial printing. Furthermore, the NYLN could retain plates of printed matter, allowing the SLP to reprint successful pamphlets many times. The press was also used to produce the party’s several foreign-language newspapers. English translation of Marx’s major writings were made available for the first time in the USA through the NYLN. De Leon himself translated Marx’s ‘Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ and the ‘Critique of the Gotha Programme’, which he considered to be a work of fundamental strategic insight. The NYLN published Engels’ ‘Socialism: From Utopia to Science’, translated by De Leon and with introduction by Sanial. Also to be found in a list of recommended NYLN books from 1903 are translations by De Leon of Karl Kautsky’s ‘The Working Class’, ‘The Capitalist Class’, ‘The Class Struggle’ and ‘The Socialist Republic’; Sanial’s ‘Socialist Almanac’ as well as books by him on taxation and trusts; Belfort Bax’s ‘Short History of the Paris Commune’; James Connolly’s ‘Erin’s Hope’; William Scholl Mc Clure’s lecture on ‘Socialism’; and speeches by De Leon. One of De Leon’s most interesting translations from German Marxism was of August Bebel’s ‘Woman Under Socialism’, the contents of which were to feature later in the dispute with Connolly”” (pag 23-25) [Stephen Coleman, ‘Daniel De Leon’, Manchester University Press, Manchester, 1990, ‘Lives of the Left]”,”MUSx-326″
“COLES Peter”,”Cosmology. A Very Short Introduction.”,”Peter Coles is Professor of Astrophysics at the University of Nottingham. He has co-written two textbooks on cosmology, and over a hundred technical articles on various aspects of the Big Bang theory. Preface, List of Illustrations, Epilogue, Further reading, Index, A Very Short Introduction 51,”,”SCIx-192-FL”
“COLETTI Alessandro”,”Il governo di Ventotene. Stalinismo e lotta politica tra i dirigenti del PCI al confino.”,”In appendice: -Uno ‘statuto’ per il comunista in carcere -Il carcere di Civitavecchia -A Pallanza -Perché espulsione di Camilla Ravera ecc. COLETTI vive e lavora a Roma dove è nato nel 1940. Collaboratore di varie riviste politiche, ha pubblicato saggi sul dibattito sui diritti civili (‘Storia del divorzio in Italia’, Roma, 1970) e ‘L’obiezione di coscienza’ (Milano, 1973). indagini storiche specifiche sui problemi sociali dell’IT post-unitaria (‘Anarchici e questori’ PADOVA, 1971; ‘La questione meridionale’ (Torino, 1973). Ha curato il carteggio per LA-PIETRA di Umberto TERRACINI dal carcere e dal confino (‘Sulla svolta’ e ‘Al bando dal partito’ Milano, 1975 1976).”,”PCIx-004″
“COLETTI Alessandro”,”Il governo di Ventotene. Stalinismo e lotta politica tra i dirigenti del PCI al confino.”,”Alessandro COLETTI vive e lavora a Roma dove è nato nel 1940. Collaboratore di varie riviste politiche, ha pubblicato saggi sul dibattito dei diritti civili (‘Storia del divorzio in Italia’, ROMA, 1970; ‘L’ obiezione di coscienza’, MILANO, 1973) e di indagine storica sui problemi socaili dell’Italia post-unitaria (‘Anarchici e questori’, PADOVA, 1971; ‘La questione meridionale’, TORINO, 1973).”,”PCIx-019″
“COLI Daniela”,”Giovanni Gentile.”,”COLI Daniela è ricercatrice al Dipartimento di Filosofia dell’ Università di Firenze. Col Mulino ha pubblicato “”Croce, Laterza e la cultura europea”” (1984) e “”La modernità di Thomas Hobbes”” (1995). Dirige la rivista ‘Palomar’. “”Alla fine dell’Ottocento, Marx era al centro del dibattito culturale e politico. In Italia, il più attivo in questa discussione era Benedetto Croce. Era nato nel 1866 – nove anni prima di Gentile – ed era nipote degli Spaventa, due liberali protagonisti del Risorgimento. Perse la famiglia nel terremoto di Casamicciola e si trasferì a Roma, a casa Spaventa, dove incontrò Antonio Labriola, un professore di filosofia appassionato di Marx. Il maturo Labriola diventò amico del diciassettenne Croce. Affascinato dalla vivacità del professore romano, andò ad ascoltare le sue lezioni e per alcuni mesi diventò socialista “”marxistico””, come si definì. Nel 1886, però, tornò a Napoli, mise su casa, viaggiò per l’Europa e si dedicò a studi di storia locale, nonostante i rimproveri di Labriola. Nel ’96, a trent’anni, già noto per la sua polemica sulla storia con il positivista Pasquale Villari, iniziò, con la memoria ‘Sulla concezione materialistica della storia’, la revisione del marxismo. Con Bernstein, Sorel, Masarik, Croce condusse la revisione del marxismo europeo. Criticò la concezione della storia e della economia del marxismo e nel 1900 pubblicò ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, con cui ritenne di aver chiuso i conti con Marx. Nel ’96, mentre entrava in crisi la sua amicizia con Labriola, Croce iniziò quella con Gentile, che al materialismo storico stava dedicando la tesi di abilitazione all’insegnamento. Gentile era dunque impegnato nello studio di Marx e doveva inevitabilmente prendere posizione tra Croce e Labriola””. (pag 75)”,”ITAF-240″
“COLI Daniela”,”La modernità di Thomas Hobbes.”,”Daniela Coli è ricercatrice nel Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze. Si è occupata di Croce, Gentile, De Ruggiero, Sorel, Pareto. “”E va considerato che anche nell’ ‘Anti-Dühring’, scritto da Engels ed approvato da Marx, è la capacità della perfettibilità che stabilisce la differenza tra l’uomo e gli animali. Il Rousseau del ‘Discorso sull’ineguaglianza’ viene citato da Engels come l’antecedente teorico della tesi per la quale ogni progresso comporta un regresso, finché il circolo si chiude ripristinando la situazione primitiva con un uomo modificato dall’uomo: «l’uomo nuovo». Engels individua nel proletariato la possibilità dell’uomo nuovo, Gentile la individua invece nel concetto di «nazione», che rappresenta la volontà di tutti”” (pag 115)”,”FILx-006-FSD”
“COLI Daniela”,”Croce, Laterza e la cultura europea.”,”Daniela Coli si è laureata a Firenze con Cesare Vasoli con una tesi su Guido De Ruggiero. Dal 1979 al 1982 è stata ricercatrice dell’Istituto Universitario Europeo dove ha conseguito il dottorato di ricerca. Attraverso il vasto archivio Laterza e in particolare la corrispondenza di Giovanni Laterza con Croce, permette all’autrice di smentre lo stereotipo di un Croce dittatore ferreo della casa editrice e occhuto censore di ogni novità non riconducibile all’ortodossia idealistica”,”CROx-001-FMB”
“COLINON Maurice”,”Il fenomeno delle sette nel secolo XX.”,”””Un culto inesistente, ma una potente organizzazione. Per uno strano rovesciamento del vocabolario, i ‘Testimoni di Geova’ condannano persino i termini di culto e di religione, che assumono sulle loro labbra un valore di ingiuria. Tuttavia riesce loro difficile non esser considerati, anch’essi, come appartenenti ad una “”religione”” per quanto aberrante essa sia. E i riti che essi compiono, benchè ridotti alla loro più semplice espressione, rappresentano pure un culto. (…) I Testimoni si distinguono tra loro a seconda delle funzioni che esercitano. Costituiscono così tutta una gerarchia che può essere interessante conoscere. A capo si trova il “”Presidente”” Nathan Knorr, assistito da un Comitato centrale di 40 membri, scelti per elezione. Il Comitato centrale elegge un Direttorio di sette persone che risiedono tutte a Brooklyn (USA).”” (pag 47-48) La gerarchia inferiore comprende: Gli evangelizzatori. (…) I missionari. (…) (pag 48)”,”RELP-042″
“COLITTI Marcello”,”Le grandi imprese e lo stato.”,”Marcello Colitti è nato a Reggio Emilia nel 1932. Si è laureato in giurisprudenza a Parma ed è entrato in una grande impresa pubblica di cui ha diretto il Servizio relazioni pubbliche e diretto pure in seguito il Servizio Studi economici.”,”ECOG-001-FAP”
“COLLART Yves”,”Le Parti Socialiste suisse et l’ Internationale, 1914-1915. De l’ Union nationale à Zimmerwald.”,”L’ Internazionale sorpresa dalla guerra (pag 13) Le analisi di lenin: le “”tesi”” di settembre sulla guerra (pag 31) Il libro si incentra molto sul movimento Zimmerwald. “”Si la position de Grimm dans le parti socialiste suisse, à l’époque dont nous nous occupons, est relativement facile à déterminer, il est en revanche beaucoup plus malaisé de retracer avec certitude son évolution politique au cours des premiers mois de la guerre, et plus encore de procéder à la datation des moments décisifs. Sans doute la tendance générale est-elle évidente: s’opposer de plus en plus ouvertement à la ligne politique suivie par le Comité directeur, puis à se lancer lui-même dans des entreprises personelles et concurrentes qui mèneront en fin de compte à la condamnation implicite des autorités du Parti. Faute de pouvoir recourir, pour établir ce cheminement, à des données biographiques dont nous avons relevé déja l’obscurité, c’est dans l’expression de sa pensée et dans son comportement politique qu’il faut aller chercher quelques points de repère. Dans les premières semaines du conflit européen, la position de Grimm ne semble guère laisser place au doute: comme on a pu le percevoir au fil de chapitres précédents, elle ne dénote alors aucune préoccupation oppositionnelle. C’est ainsi, par exemple, que son adhésion réelle à la politique d’union nationale apparaît comme indiscutable, de même que sa réprobation de la violation du Belgique. Il est également établi qu’il n’a nullement combattu, au début, la politique suivie par les dirigeants du Parti pour redonner quelque vitalité à l’Internationale (…).”” (pag 210)”,”INTS-036″
“COLLART Yves; MOLNAR Miklos; HAAS Leonhard”,”La deuxième Internationale et la conférence de Zimmerwald (Collart); Question agraire et culture nationale dans les mouvements d’indépendance en Europe (Molnar); Trotzki: Seher oder Blinder? Stimmen über Leiba Bronstein und Deutscher’s Werk über ihn (Haas).”,”Leonhard Haas: ‘Trotsky: veggente o cieco? Voci su Leiba Bronstein e il lavoro di Deutscher su di lui’ Lenin e la Conferenza di Zimmerwald “”Dès le début de la guerre, Lénine a condamné irrémédiablement la Deuxième Internationale; terrassée par ce qu’il appelle «l’opportunisme», trahie par ses chefs, elle a – à ses yeux – cessé d’exister. Il proclame aussitôt la nécessité de créer une organisation nouvelle, propre à reprendre le flambeau révolutionnaire que la majorité des militants socialistes, en épousant la cause de l’union sacrée, ont abandonné. Formée de ceux qui n’ont pas renié leurs anciens engagements, c’est à cette élite combattante qu’il appartient de reprendre la lutte; mais il ne suffit plus d’offrir à la révolution des révérences de langage, ni de se borner à dénoncer le caractère impérialiste que revêt, dans les deux camps, la guerre mondiale: il s’agit désormais de la transformer en guerre civile pour provoquer la chute des gouvernements bourgeois et ouvrir de la sorte au prolétariat les chemins du pouvoir. Ces idées reviennent constamment sous la plume de Lénine depuis leur première ébauche dans les fameuses thèses de septembre 1914 (4), et leur auteur se dépense sans compter pour les propager. On imagine alors que la conférence de Zimmerwald ait pu lui fournir une occasion particulièrement propice de les soumettre à l’approbation d’une assemblée internationale et de leur conférer, par ce moyen, une autorité supplémentaire. Mais, pour Lénine – et c’est là un point capital -, Zimmerwald n’est pas seulement, ni même principalement, une tribune efficace d’où il puisse faire entériner l’acte de mort de la Deuxième Internationale et annoncer la création prochaine de l’organisation nouvelle appelée à lui succéder. A ses yeux, comme aux yeux de tous ceux qui se sont ralliés par la suite au bolchévisme, la réunion hétéroclite de Zimmerwald est ‘déjà’ une préfiguration de l’organisation future, elle constitue ‘déjà’ l’embryon du Comintern. Voilà le fait qu’il convient de souligner. Peu importe, dès lors, que la conférence de septembre 1915, composée au hasard des circonstances, ne soit loin de triompher comme ils l’escomptaient, n’aient pu rallier à leurs thèses qu’une minorité infime des participants à cette médiocre assemblée; peu importe le rôle mineur joué en fin de compte par les extrémistes de gauche; peu importe enfin que la conférence de Zimmerwald n’ait été nullement destinée, dans l’esprit de ses promoteurs, à jeter les bases de la Troisième Internationale. Il suffira que celle-ci voie effectivement le jour quatre ans plus tard, et qu’elle prenne bientôt un essor considérable, pour consacrer le mérite de ses premiers prophètes et pour gonfler, hors de toute mesure, leur participation à ce modeste conclave où ils avaient tenté, sans beaucoup de succès, d’en suggérer le lancement; il suffira de la création, en 1919, de l’Internationale communiste pour faire rejaillir un éclat inattendu sur ce premier forum international où l’idée en soit apparue, et pour l’inscrire, à ce titre, parmi les pages les plus marquantes de l’Histoire”” [Yves Collart, ‘La deuxième internationale et la Conférence de Zimmerwald’] (pag 437-438) [(4) Lénine, Oeuvres, tome 21, p. 9-13; ef. également les textes rédigés par Lénine dans les mois qui suivent, ainsi que le recueil d’articles du temps de guerre publié avec Zinoviev, ‘Contre le courant’, Paris, 1927, 2 vol.]”,”INTS-056″
“COLLET André”,”Les industries d’ armement.”,”L’A è Controleur General des Armées.”,”FRQM-021″
“COLLETTA Pietro”,”Storia del Reame di Napoli.”,”Pietro Colletta, nato a Napoli nel 1775, in una famiglia borghese di condizioni economiche piuttosto modeste, ebbe una vita avventurosa e non priva talvolta di contraddizioni. Nel 1796 entrò come cadetto nell’esercito napoletano e durante la campagna del ’98 si batté valorosamente contro l’armata rivoluzionaria del generale Championnet.”,”ITAS-081-FL”
“COLLETTI Lucio”,”Il marxismo e Hegel. Sui “”Quaderni filosofici”” di Lenin.”,”La prima parte del libro è la ristampa appena ritoccata del saggio sul marxismo e HEGEL che apparve nel 1958 come introduzione ai ‘Quaderni filosofici’ di LENIN (FELTRINELLI).”,”FILx-072″
“COLLETTI Lucio”,”Il marxismo e il ‘crollo’ del capitalismo.”,”COLLETTI è nato a Roma il 1924. Insegna all’Univ di Roma. E’ autore di diverse opere: ‘Ideologia e società’, ‘Il marxismo e Hegel’, ‘Intervista politico-filosofica’. “”L’errata concezione del mercato estero si unisce comunemente, nei romantici, a cenni sulla «particolarità» della situazione internazionale del capitalismo di un dato paese, sulla impossibilità di trovare un mercato, ecc.; tutti argomenti che tendono a «distogliere» i capitalisti dalla ricerca di un mercato estero. Dicendo «cenni», d’altronde, noi non ci esprimiamo con precisione, poiché il romantico non dà una fondata analisi effettiva del commercio estero del paese, del suo movimento ascendente nel campo di nuovi mercati, della sua colonizzazione, ecc. Lo studio e la spiegazione del processo reale non lo interessa affatto; egli ha bisogno solo della ‘morale contro questo processo’. Perchè il lettore possa convincersi della completa identità di questa morale negli attuali romantici russi e nel romantico francese, prenderemo alcuni esempi dalle argomentazioni di quest’ultimo. Abbiamo già visto come Sismondi facesse balenare ai capitalisti il pericolo che essi non avrebbero trovato un mercato. Egli , però, non si limitò solo a questo; affermò anche che «il mercato mondiale è già sufficientemente rifornito» (II, 328), dimostrando l’impossibilità di seguire la via del capitalismo e la necessità di sceglierne un’altra… assicurò agli imprenditori inglesi che il capitalismo non avrebbe potuto occupare tutti gli operai resi liberi dal sistema delle ‘farms’, nell’agricoltura (I, 255-6). «Coloro ai quali verranno sacrificati gli agricoltori troveranno qualche vantaggio in ciò? Gli agricoltori sono i più vicini e i più fedeli consumatori dei prodotti delle manifatture inglesi; la mancanza del loro consumo inferirebbe all’industria un colpo più fatale della chiusura di uno dei più grossi mercati esterni» (I, 256). Sismondi assicurò ai ‘farmers’ inglesi che essi non avrebbero potuto sostenere la concorrenza del contadino povero polacco al quale il grano non costa quasi nulla (II, 257), e che li minacciava l’ancor più temibile concorrenza del grano russo proveniente dei porti del Mar Nero. «Gli americani» egli esclamava «hanno seguìto un nuovo principio: produrre senza tenero conto del mercato (‘produire sans calculer le marché’) e produrre il più possibile», ed ecco «la caratteristica del commercio degli Stati Uniti: da un angolo all’altro del paese eccedenza di merci di ogni genere sul bisogno di consumo… continui fallimenti sono il risultato di questa eccedenza di capitali commerciali che non possono essere scambiati con reddito» (I, 455-6). Buon Sismondi! Cosa direbbe dell’America di oggi, dell’America che si è sviluppata in modo così grandioso proprio mediante quel «mercato interno», che, secondo la teoria dei romantici, doveva «contrarsi!». La crisi. La terza conclusione che Sismondi trae dall’errata teoria di A. Smith da lui plagiata, sta nella sua teoria della crisi. Dalla concezione di Sismondi che l’accumulazione (l’aumento della produzione in generale) è determinata dal consumo e dalla errata spiegazione della realizzazione del prodotto sociale complessivo (ridotto alle quote del reddito spettanti rispettivamente agli operai e ai capitalisti) è scaturita, in modo naturale ed inevitabile, la tesi che le crisi si spiegano con la mancata corrispondenza tra produzione e consumo. E Sismondi si attiene interamente a questa spiegazione. Anche Rodbertus l’ha accolta, dandole però una formulazione leggermente diversa; secondo Rodbertus le crisi sono dovute al fatto che con l’aumento della produzione diminuisce la parte del prodotto spettante agli operai, il che significa che anche Rodbertus divide tutto il prodotto sociale complessivo in salario e «rendita» (secondo la sua terminologia la «rendita» è il plusvalore, cioè l’insieme di profitto e rendita fondiaria), ricadendo nello stesso errore di A. Smith. L’analisi scientifica dell’accumulazione nella società capitalistica (6) e della realizzazione del prodotto ha scalzato tutte le fondamenta di questa teoria, dimostrando che proprio nei periodi che precedono le crisi il consumo degli operai si eleva, che l’insufficiente consumo (che dovrebbe spiegare le crisi) è esistito con i più diversi regimi economici, mentre le crisi sono un tratto caratteristico di un solo regime: quello capitalistico. Essa spiega le crisi con un’altra contraddizione, precisamente con la contraddizione fra il carattere sociale della produzione (resa sociale dal capitalismo) e il modo privato, individuale d’appropriazione. La profonda differenza di queste teorie potrebbe sembrare tanto chiara da non aver bisogno di altre spiegazioni, tuttavia, dobbiamo soffermarci su di essa più particolareggiatamente, poiché proprio i seguaci russi di Sismondi cercano di ‘cancellare’ questa differenza e di confondere le cose. Le due teorie di cui parliamo danno due spiegazioni delle crisi affatto diverse. (…) La prima (…) vede la radice del fenomeno ‘fuori’ della produzione (…); la seconda vede la radice del fenomeno proprio nelle condizioni in cui avviene la produzione. In altri termini: la prima spiega le crisi con il sottoconsumo (‘Underkonsumation’) la seconda con l’analisi della produzione”” [Lucio Colletti, ‘Il marxismo e il «crollo» del capitalismo’, Bari, 1977] [(6) In connessione con la teoria che il prodotto complessivo, nell’economia capitalistica, consta di due parti, si trova in A. Smith e negli economisti successivi l’errata concezione dell’«accumulazione del capitale singolo». Precisamente essi insegnano che la parte del profitto accumulata è interamente spesa per il salario mentre, in realtà, essa è spesa: 1) per il capitale costante e 2) per il salario. Sismondi ripete anche questo errore dei classici] (pag 238-239-240-241)”,”TEOC-064 MADS-102″
“COLLETTI Lucio intervista di Perry ANDERSON”,”Intervista politico-filosofica. Con un saggio su “”Marxismo e dialettica””.”,”COLLETTI fa il punto sulla ‘crisi’ del pensiero marxista in una intervista raccolta da Perry ANDERSON D di New Left Review. Il libro è completato da un saggio inedito su ‘Marxismo e dialettica’. Lucio COLLETTI è nato a Roma nel 1924. Insegna all’ Università di Roma.”,”TEOC-118″
“COLLETTI Lucio”,”Ideologia e società.”,”””In occasione della pubblicazione del Libro III del Capitale, in una lunga nota inserita nella trattazione di Marx intorno alle società per azioni, Engels accennò alla Grande Depressione allora in corso in questi termini: ‘La rapidità sempre crescente con cui la produzione può oggi essere accresciuta in tutti i campi della grande industria, ha come contropartita la lentezza sempre crescente con cui si estende il mercato che dovrebbe assorbire questa accresciuta quantità di prodotti. Ciò che la produzione fornisce in termini di mesi, il mercato può appena assorbire in termini di anni (…). Le conseguenze sono una sovrapproduzione cronica generale, diminuzione dei prezzi, diminuzione e anche sparizione totale dei profitti; in breve, la tanto vantata libertà della concorrenza non ha più nulla da dire ed è costretta ad annunciare essa stessa il suo evidente e scandaloso fallimento.’ L’ insistenza di questo testo sulla lentezza sempre crescente con cui si estende il mercato, si riferisce, in particolare, a un evento essenziale che maturò in quegli anni e a cui Engels accennò in varie occasioni: la fine del monopolio industriale inglese nel mondo, l’ inizio della lotta internazionale per i mercati – non, ovviamente, per la esportazione di merci, ma per quella dei capitali.”” (pag 76-77)”,”TEOC-241″
“COLLETTI Lucio”,”Tra marxismo e no.”,”COLLETTI Lucio nato a Roma nel 1924 ha insegnato filosofia teoretica nell’ ateneo romano. “”8. Non servono elogi al lavoro compiuto da Geymonat, nell’ arco di molti anni, in difesa della scienza e dell’ epistemologia scientifica. E sono interamente d’accordo con lui nella rivendicazione del realismo “”non essenzialista”” (che è quel che Lenin chiavama il materialismo in gnoseologia) e, quindi, anche del valore oggettivo della conoscenza scientifica (l’unica conoscenza degna di nome). L’ accordo si muta, invece, in totale dissenso (come Geymonat, del resto, sa bene) per quanto riguarda il “”materialismo dialettico””. Credo di aver mostrato, a suo tempo, in modo esauriente la totale inconsistenza teorica di questo indirizzo di pensiero, che è – insieme – un fraintendimento e un calco della filosofia di Hegel (della sua “”dialettica della materia””). Non hanno modificato in nulla questo mio giudizio né i fuggevoli accenni a Hegel contenuti negli scritti di Lakatos, né le estrose affermazioni (molto colorite e anche simpatiche, ma forse non altrettanto meditate) di Feyerabend, sia in ‘Critica e crescita della conoscenza’, sia in ‘Against Method’ (Londra 1975).”” (pag 111-112) “”Quanto a Marx, il carattere dialettico delle sue analisi è emerso più chiaramente dopo la pubblicazione dei lavori preparatori al ‘Capitale’. L’ analisi del capitalismo è svolta da lui in termini di contraddizioni dialettiche. (…)”” (pag 114) “”E’ difficile negare (…) che l’ analisi del capitalismo in Marx non si a coartata in questo senso. Il capitalismo è, per lui, il regno dell’ alienazione, delle contraddizioni, la fase della lacerazione suprema che prepara l’ avvento del comunismo come salto dal “”regno della necessità”” in quello della “”libertà””. Nel comunismo, niente più Stato, niente più denaro, niente più contraddizioni tra gli uomini””. (pag 115)”,”TEOC-421″
“COLLETTI Lucio”,”Fine della filosofia e altri saggi.”,”COLLETTI Lucio nato a Roma nel 1924, già professore ordinario di filosofia teoretica all’ Univesità La Sapienza di Roma. Collamoratore del Corriere della Sera e dell’ Espresso, parlamentare di Forza Italia, ha scritto molti libri (v. risvolto copertina). COLLETTI Lucio nato a Roma nel 1924, già professore ordinario di filosofia teoretica all’ Univesità La Sapienza di Roma. Collamoratore del Corriere della Sera e dell’ Espresso, parlamentare di Forza Italia, ha scritto molti libri (v. risvolto copertina). “”(…) qui Della Volpe non trovò la forza – a mio avviso – di andare fino in fondo, ripetendo, secondo quello che a me pare, l’errore in cui erano già incorsi Feuerbach e Marx. Mi provo a illustrare quest’errore brevemente. Nel biennio 1841-43, Feuerbach aveva demolito da cima a fondo la dialettica di Hegel; ciò non gli impedì, tuttavia, di continuare a parlare della religione in termini di ‘alienazione’: senza che egli si rendesse mai conto che l”alienazione’, essendo un passaggio o un momento del processo dialettico, richiamava in vita ciò che egli si era appena messo sotto i piedi: un palese controsenso. Allo stesso modo, nello scritto giovanile del 1843 già ricordato, Marx aveva impietosamente criticato la logica dialettica di Hegel, arrivando ad accusarla di “”misticismo logico””, ma senza rinunciare peraltro ad interpretare in quello scritto la separazione moderna di società e Stato, di “”società civile”” e “”società politica””, come una ‘contraddizione reale’: il che significa che, parlando di contraddizioni nella realtà, egli restaurava di fatto quella dialettica che aveva appena negato.”” (pag 82)”,”TEOC-452″
“COLLETTI Lucio”,”Il paradosso del Capitale. Marx e il primo libro in tredici lezioni inedite.”,”COLLETTI Lucio è nato a Roma nel 1924. Studioso del pensiero di Marx, allievo di Pilo ALBERTELLI partecipò alla Resistenza elle file del Partito d’Azione. Militante del PCI fino al 1964, ha diretto il mensile ‘La Sinistra’ dal 1966 al 1967. Professore ordinario di filosofia teoretica (La Sapienza di Roma) eletto deputato in Forza Italia dal 1996 al 2001, anno della sua scomparsa. “”Colletti ereditava da Della Volpe l’idea che il marxismo fosse una sorta di “”galileismo morale””, nel quale i risultati della rivoluzione scientifica del XVII secolo venivano trasferiti nell’analisi della società”” (pag 18, Nota del curatore) “”La storia ha ‘già’ conosciuto un mercato mondiale e una unificazione di tutto il mondo allora noto – o quanto meno di gran parte di esso – attraverso il mercato. (…) Ovviamente sarebbe erroneo dedurre da ciò, come fa Rostovzev nella poderosa ‘Storia economica e sociale dell’Impero romano’, che anche l’Impero romano conobbe il capitalismo. L’Impero romano è la migliore dimostrazione, contro Rostovzev ma anche contro Marx, che si può avere la tolleranza religiosa ‘senza’ il capitalismo, così come si può avere la tolleranza religiosa ‘senza’ il liberalismo e lo Stato di diritto (basta non avere in casa una religione monoteistica)”” (pag 27, Nota del curatore) “”Nel poscritto alla seconda edizione del ‘Capitale’, Marx dice: “”Per Hegel il processo del pensiero, che egli, sotto il nome di Idea, trasforma addirittura in soggetto indipendente, è il demiurgo del reale, mentre il reale non è che il fenomeno esterno del processo del pensiero”””” (pag 79) Operaio parziale e operaio totale “”La creazione dell’operaio parziale determina uno straordinario aumento della produttività del lavoro: ripetendo sempre la stessa operazione, l’operaio manifatturiero sviluppa una virtuosità da insetto. Fa sempre quella operazione, e quindi riesce a farla con somma abilità e destrezza, il che significa che in una stessa unità di tempo produce una quantità di pezzi infinitamente superiore a quella che sarebbe stata prodotta da un operaio non altrettanto destro (come sarebbe anche un abilissimo artigiano quando non dovesse ripetere sempre ed esclusivamente quella funzione). Quello che abbiamo definito un virtuosismo da insetto è il primo fattore per cui la divisione del lavoro che si attua nella manifattura determina un aumento della produttività del lavoro. Il secondo fattore è legato alla circostanza che con la divisione del lavoro manifatturiero vengono chiusi i ‘pori’ che ha la giornata lavorativa di un artigiano. Essendo addetto sempre ed esclusivamente a una particolare funzione, l’operaio manifatturiero non deve passare da un tipo di lavoro all’altro, non deve spostarsi nell’ambiente di lavoro, non deve cambiare gli strumenti di lavoro. Dal momento che fa sempre la stessa cosa e con lo stesso strumento, infatti, egli non si deve mai spostare, e può restare nello stesso luogo. L’erogazione della sua forza lavoro è ‘ininterrotta’, e quindi vengono riempiti quei pori che si aprono invece nella giornata lavorativa dell’artigiano, il quale si deve spostare da un punto all’altro del luogo di lavoro. Adam Smith nella ‘Ricchezza delle nazioni’ introduce un’altra considerazione importante. Nel passare da un’operazione all’altra si verifica un allentamento dell’attenzione, e prima di riavere nella nuova fase lavorativa l’intensità e l’impegno che l’artigiano aveva in quella precedente, occorre un certo tempo. Un terzo elemento è il perfezionamento degli strumenti di lavoro. Dato che il processo lavorativo è stato analizzato, scomposto e ridotto a una serie di operazioni semplici, lo strumento di lavoro, ad esempio il martello, perde la sua genericità, cioè la sua fattura che lo abilita a essere usato in vari tipi di lavoro, e assume la forma di quel particolare martello che occorre per compiere quella particolare operazione di battitura. Marx ricorda che a Birmingham si costruivano cinquecento tipi di martelli diversi, diversamente configurati a seconda della particolarità dell’operazione a cui essi erano adibiti. A tale proposito consiglio, a chi voglia approfondire lo studio della manifattura e la sua differenziazione nella grande industria, l’opera di Mantoux, ‘La rivoluzione industriale’. Nella trattazione della divisione del lavoro Marx si serve delle precedenti trattazioni di Mandeville, Ferguson, Smith. A proposito della apologia che questi ultimi fanno della divisione del lavoro, Marx rileva come l’operaio parziale sia certamente più produttivo dell’operaio totale o artigiano medievale; ma rileva anche l’essere sempre addetto alle stesse operazioni determina una deformazione psichica e fisica del lavoratore (…)”” (pag 198-200) [Lucio Colletti, Il paradosso del Capitale. Marx e il primo libro in tredici lezioni inedite, 2011]”,”TEOC-583″
“COLLETTI Lucio a cura; scritti di Karl MARX Eduard BERNSTEIN Heinrich CUNOW Conrad SCHMIDT Karl KAUTSKY Michail J. TUGAN-BARANOVSKIJ V.I. LENIN Rudolf HILFERDING Rosa LUXEMBURG Henryk GROSSMANN”,”Il marxismo e il ‘crollo’ del capitalismo.”,”Bernstein. “”In un passo, che sul momento non mi riesce di trovare, dice una volta Marx – e l’esattezza dell’affermazione può essere confortata da un gran numero di prove – che le contrazioni del mercato monetario vengono superate più rapidamente al suo centro che non sui vari punti della periferia. E nel fare questa affermazione, Marx aveva sott’occhio, nella stessa Inghilterra, un mercato monetario molto più accentrato di quello odierno. Ancora, (Il Capitale, L. III, p. 566), egli afferma che, con l’estensione dei mercati i crediti diventano a scadenza più lunga, cosicché l’elemento speculativo è destinato a dominare sempre più le transazioni. Ma la rivoluzione dei mezzi di comunicazione, che frattanto si è compiuta, ha sotto questo aspetto più che compensato gli effetti delle distanze spaziali (1). Se con ciò non si può dire che le crisi del mercato monetario siano eliminate, tuttavia – e questo è il punto – le restrizioni del mercato monetario sono notevolmente ridotte per l’esistenza di imprese commerciali largamente stratificate e difficilmente controllabili. Il rapporto tra le crisi monetarie e le crisi commerciali non è stato ancora chiarito a tal punto da potersi dire, in un caso concreto di coincidenza delle due, sia stata la crisi commerciale ovvero la sovrapproduzione la causa diretta della crisi monetaria. Nella maggior parte dei casi evidentemente non è stata la sovrapproduzione effettiva, ma la speculazione a paralizzare il mercato monetario e, per questa via, a premere sull’andamento generale degli affari. Ciò risulta dai singoli dati che Marx fornisce nel terzo libro del Capitale, desumendoli dalle indagini ufficiali sulle crisi del 1847 e 1857, ed è anche confermato dalla documentazione che il professor Herkner adduce, su queste e su altre crisi, nel suo schizzo sulla storia delle crisi commerciali contenuto nel ‘Handwörterbuch der Staatswissenschaften”” (1) “”Engels calcola al 70-90% l’avvicinamento dell’America e dell’India ai paesi industriali europei in seguito all’apertura del Canale di Suez, allo sviluppo del naviglio da trasporto ecc., e aggiunge che a causa loro “”questi due grandi focolai di crisi dal 1825 al 1857…hanno perduto gran parte del loro potenziale esplosivo”” (Il Capitale, Libro III, p. 102). A p. 486 del medesimo libro Engels afferma che certe speculazioni legate a manovre creditizie, che Marx descrive come fattori di crisi del mercato monetario, sono state stroncate dall’istituzione della linea telegrafica transoceanica. Per un giudizio sullo sviluppo del credito è importante anche la rettifica che Engels ha interpolato a p. 607 del Libro III”” [E. Bernstein, Socialismo e socialdemocrazia] [in ‘Il marxismo e il ‘crollo’ del capitalismo’, a cura di Lucio Colletti, 1975] (pag 126)”,”TEOC-017-FPA”
“COLLETTI Lucio a cura, testi di Karl MARX Eduard BERNSTEIN Heinrich CUNOW Conrad SCHMIDT Karl KAUTSKY Michail J. TUGAN-BARANOVSKIJ Vladimir ILic LENIN Rudolf HILFERDING Rosa LUXEMBURG Henryk GROSSMANN”,”Il marxismo e il ‘crollo’ del capitalismo.”,”COLLETTI è nato a Roma il 1924. Insegna all’Università di Roma. E’ autore di diverse opere: ‘Ideologia e società’, ‘Il marxismo e Hegel’, ‘Intervista politico-filosofica’. 2° copia Lenin. Sulle caratteristiche del romanticismo economico. (pag 238-)”,”MADS-102″
“COLLETTI Lucio”,”Tramonto dell’ideologia.”,”Contiene il capitolo ‘Contraddizione dialettica e non contraddizione’ (Hegel) “”La filosofia hegeliana, in altre parole, può essere considerata come lo sviluppo e la realizzazione coerente della proposizione spinoziana: ‘omnis determinatio est negatio’ (una proposizione, non a caso, che piacque molto anche al vecchio Marx). Ma con l’avvertenza, che, a differenza di Spinoza, Hegel ha sviluppato entrambi i possibili significati dell’identità affermata nella proposizione: e, cioè, sia che ‘il determinato è negazione’, sia, all’inverso, che ‘la negazione è determinata’. Al primo dei due significati, corrisponde la tesi che “”il finito è ideale””, cioè che ‘il finito è la negazione o contraddizione logica’. Ed è, questo, il punto in cui cadono a proposito le celebri affermazioni della “”dialettica del finito”” o della materia: cioè la tesi di Hegel che ogni finito, o oggetto determinato, è l’unità di “”essere”” e “”non essere”” insieme, ovvero che esso “”è, in se stesso, sé e la ‘mancanza’ [si ricordi Kant a proposito di Leibniz!], sé e ‘il negativo di se stesso’, sotto un unico e medesimo riguardo”” (33); onde, finalmente, Hegel può concludere con l’affermazione generale che “”‘tutte le cose sono in se stesse contraddittorie’, e ciò propriamente nel senso che questa proposizione esprima anzi, in confronto delle altre, la verità e l’essenza delle cose”” (34). Al secondo dei due significati, corrisponde viceversa la tesi che ‘la negazione è il determinato o finito stesso’, cioè che la contraddizione logica ha come propria incarnazione oggettiva e sua ‘esistenza’ esteriore qualsiasi ‘oggetto’ o processo reale: onde Hegel qui afferma che “”la contraddizione non è da prender semplicemente come un’anomalia che si mostri solo quà e là, ma è il negativo nella sua determinazione essenziale, il principio di ogni muoversi, muoversi che non consiste se non in un esplicarsi e mostrarsi della contraddizione””. Ed egli aggiunge: “”Persino l’esterior moto sensibile non è che la sua esistenza immediata. Qualcosa si muove, non in quanto in questo Ora è qui, e in un altro Ora è là, ma solo in quanto in un unico e medesimo Ora è qui e non è qui, in quanto in pari tempo è e non è in questo Qui. Si debbon concedere agli antichi dialettici – conclude Hegel – le contraddizioni ch’essi rilevano nel moto, ma da ciò non segue che pertanto il moto non sia, sibbene anzi che il moto è ‘la contraddizione stessa come esistente'”” (35). (pag 114-115) [Lucio Colletti, Contraddizione dialettica e non-contraddizione] [(in) Lucio Colletti, Tramonto dell’ideologia, 1981] [(33) G.F.W. Hegel, Scienza della logica, cit., II, pp 70-1; (34) Ivi, p. 69; (35) Ivi, p. 70]”,”HEGx-023″
“COLLETTI Lucio LIBERTINI Lucio MAITAN Livio MAGRI Lucio BASSO Lelio”,”Dibattito su ‘Stato e rivoluzione’.”,” La genesi di ‘Stato e rivoluzione’. “”Fu solo leggendo i testi di Marx e di Engels, e raccogliendoli e annotandoli in una quaderno (6), che Lenin si rese conto che quei testi potevano efficacemente servire nella polemica che egli stava conducendo contro Kautsky e contro i kautskiani, cioè contro quella larga corrente della socialdemocrazia internazionale che, pur avendo a suo tempo preso posizione contro il revisionismo in nome dell’ortodossia marxista, non aveva preso posizione contro la guerra imperialistica o si era addirittura allineata a fianco dell’imperialismo. Sul finire del 1916, cioè dopo Zimmerwald e Kiethal, era questa la polemica principale che Lenin conduceva, e di fronte ad essa ogni altra polemica (…). Fu così che nello stendere le 48 pagine del suo quaderno ‘Il marxismo e lo Stato’, Lenin utilizzò degli scritti di Marx e di Engels principalmente quello che gli serviva alla polemica contro Kautsky e non contro Bucharin: era molto importante per lui, nel momento in cui conduceva una guerra aperta e dichiarata contro la Seconda Internazionale, mostrare che colui che ne era stato la guida teorica era completamente fuori del marxismo, talché la Seconda Internazionale non poteva considerarsi erede legittima della Prima e tanto meno depositaria dell’insegnamento di Marx. Questa materia era però allora destinata a diventare soltanto un articolo per il periodico “”Sbornik socialdemokrata””, ma la rivoluzione del febbraio 1917 interruppe la preparazione dell’articolo e addirittura la pubblicazione del periodico (7). Dopo le giornate di luglio che lo costrinsero a lasciare Pietrogrado e a passare alcune settimane in clandestinità, Lenin pensò nuovamente di utilizzare il suo quaderno di cui ci occupiamo, ancora fortemente polemico contro Kautsky, ma, come si è visto, dominato ormai dai problemi della rivoluzione in corso e destinato dal suo autore a fornire le armi teoriche necessarie per guidare il proletariato alla conquista violenta del potere contro il governo di coalizione”” (pag 94-95) [Lelio Basso, Una risposta concreta a un problema concreto’] [(in) Dibattito su ‘Stato e rivoluzione’, Roma, 1975 (con Lucio Colletti, Lucio Libertini, Livio Maitan, Lucio Magri, Lelio Basso)] [(6) La traduzione del quaderno è data in appendice al libro nell’edizione Samonà e Savelli 1963 (pp. 145-246); (7) Sulla genesi del libro cfr. l’interessante introduzione di Valentino Gerratana all’edizione di ‘Stato e rivoluzione’, Editori Riuniti, Roma, 1966]”,”LENS-050-B”
“COLLETTI Lucio LIBERTINI Lucio MAITAN Livio MAGRI Lucio BASSO Lelio”,”Dibattito su «Stato e rivoluzione».”,”«Il tema fondamentale dello scritto – quello che si imprime indelebilmente nella memoria e a cui subito corre la mente quando si pensa a Stato e rivoluzione – è il tema della rivoluzione come atto distruttivo e violento. La rivoluzione non può essere soltanto la conquista del potere, deve essere anche la distruzione del vecchio Stato “”L’essenziale””, dice Lenin , “”è sapere se si conserva la vecchia macchina dello Stato o se essa viene distrutta””».”,”LENS-024-FL”
“COLLETTI Lucio”,”Marxismo e filosofia.”,”‘Il libro di Karl Korsch costituisce insieme a ‘Storia e coscienza di classe’ di Lukács, il testo-chiave del cosiddetto ‘marxismo occidentale” (pag 776)”,”TEOC-745″
“COLLETTI Lucio”,”Marxismo. Enciclopedia del Novecento.”,”Colletti rivaluta l’opera, la concezione filosofica dialettica di Hegel, come una sorta di atto di prefondazione del materialismo dialettico. “”L’originalità del materialismo dialettico (…) consisterebbe nel fatto di aver applicato la dialettica alla materia, cioè di averla estesa dal campo delle idee a quello dei fenomeni storici e naturali. E’ un fatto che questo è il modo in cui il materialismo dialettico presenta se stesso. Il tratto specifico, cui esso affida la sua originalità, è appunto la dialettica della materia. Non a caso, una delle opere, che la dottrina considera tra le più importanti, è la ‘Dialettica della natura’ di Engels. Senonché, a un esame attento, tutto si presenta meno semplice e lineare. Ciò che è difficile concedere, in particolare, è che nella filosofia di Hegel manchi una dialettica delle cose. E’ vero il contrario: tutta la sua filosofia e, in un certo senso, una dialettica della materia. Abbiamo già incontrato, incidentalmente, l’affermazione, contenuta nel libro II della ‘Scienza della logica’, che «tutte le cose sono in se stesse contraddittorie». E’ un’affermazione di principio che ricorre nei suoi scritti infinite volte. Hegel parla esplicitamente di «dialettica del finito». Ricorda, a ogni piè sospinto, che tutte le cose hanno la dialettica in sé. «Quando delle cose diciamo che sono finite – scrive – con ciò s’intende […] che la lor natura, il loro essere, è costituito dal non essere» (v. Hegel, 1812-1815, tr. it, vol. I, p. 128). Non solo: all’affermazione di principio tien dietro sempre l’esemplificazione. I casi più noti di dialettica della natura e della materia son forniti da Hegel per primo. Gli esempi dei ‘salti’ dialettici della quantità in qualità e viceversa si trovano, per indicare uno dei tanti riferimenti possibili, nel paragrafo del libro I della ‘Scienza della logica’ intitolato ‘Linea nodale di rapporti di misura’. Quasi superfluo, d’altra parte, ricordare la ricchezza strabocchevole di casi di dialettica della natura nell”Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio’ e, soprattutto, nelle ‘Aggiunte’ (‘Zusdtze’) che ne integrano i paragrafi. Un esempio può valere per tutti: l”Aggiunta’ 1 al paragrafo 81 dell”Enciclopedia’: «Tutto ciò che ci circonda – scrive Hegel – può essere considerato come un esempio della dialettica. Noi sappiamo che la dialettica del finito, anziché essere un che di saldo e di definitivo, è mutevole e caduco, e ciò non è altro che la dialettica del finito, mediante il quale il finito, come ciò che è in sé l’altro di se stesso, è sospinto al di là di ciò che è immediatamente e ribalta del suo opposto (…). Noi affermiamo che tutte le cose (cioè ogni finito in quanto tale) vanno alla lor fine, e consideriamo perciò la dialettica come quella potenza irresistibile universale dinanzi alla quale nulla può mantenersi, per saldo e sicuro che possa anche sembrare. Con questa determinazione, naturalmente, la profondità dell’essenza divina, il concetto di Dio non è ancora esaurito; essa costituisce però, certamente, un momento essenziale in ogni coscienza religiosa, – La dialettica, inoltre, dà prova di sé in tutti i campi e le sfere particolari del mondo naturale e spirituale. Così per esempio nel movimento dei corpi celesti. Un pianeta sta ora in questo luogo, ma esso è in sé di essere anche in un altro luogo, e porta questo suo esser altro all’esistenza col fatto di muoversi. Parimenti dialettici si dimostrano gli elementi fisici, la manifestazione della cui dialettica è il processo meteorologico. E appunto questa dialettica è il principio che sta alla base di tutti i restanti processi naturali e in forza del quale la natura è insieme sospinta al di là di se stessa”” (v. Hegel, 1927-1930, vol. I). E’ un fatto che tutte le proposizioni principali del materialismo dialettico si trovano già formulate nell’opera di Hegel. Non a caso, quando Plechanov, nei suoi ‘Contributi alla storia del materialismo’, deve indicare che cosa sia, per Marx ed Engels, la ‘dialettica’, non trova nulla di meglio che citare e trascrivere largamente (salvo, beninteso, il riferimento a Dio e alla religione) dalla ‘Aggiunta’ al paragrafo 81 dell”Enciclopedia’, che abbiamo sopra riportato. E’ dubbio, quindi, che si possa parlare di un’originalità teorica del materialismo dialettico. Il vero atto di fondazione della dottrina dovrebb’essere, in ogni caso, anticipato, ben prima della nascita di Marx e di Engels, all’opera stessa di Hegel. Senonché, se non sono originali le proposizioni che il materialismo dialettico deriva da Hegel, è originale il modo in cui esso le interpreta”” (pag 6)”,”MAES-183″
“COLLETTI Lucio, intervista di Perry ANDERSON”,”Intervista politico-filosofica. Con un saggio su “”Marxismo e dialettica””.”,”Lucio Colletti è nato a Roma nel 1924. Insegna all’ Università di Roma. Colletti fa il punto sulla ‘crisi’ del pensiero marxista in una intervista raccolta da Perry ANDERSON D di New Left Review. Il libro è completato da un saggio inedito su ‘Marxismo e dialettica’. Lucio Colletti è nato a Roma (1924-2001), ha insegnato all’ Università di Roma. Colletti qui fa il punto sulla ‘crisi’ del pensiero marxista in una intervista raccolta da Perry ANDERSON D di New Left Review. Il libro è completato da un saggio inedito su ‘Marxismo e dialettica’. Perry Anderson, direttore della New Left Review “”Per il materialismo dialettico la contraddizione è il requisito di ‘ogni e qualsiasi realtà’. Il suo principio cardine sono le proposizioni enunciate da Hegel nel Libro II della ‘Scienza della logica’: «’Tutte le cose sono in se stesse contraddittorie’» (48); «qualcosa è dunque vitale solo in quanto contiene in sé la contraddizione ed è propriamente questa forza, di comprendere e sostenere in sé la contraddizione» (49). Da queste premesse il materialismo dialettico ricava, come ho già detto, che «realtà» e «contraddizione dialettica» sono la stessa cosa, cioè termini e concetti intercambiabili. Per esso, ‘tutto’ è contraddizione. E’ contraddizione il movimento meccanico e la cellula, azione e reazione in fisica, come il rapporto tra lavoro salariato e capitale: non c’è cosa o realtà che non abbia la contraddizione in sé. Nel caso del discorso di Marx, che abbiamo ora esaminato, è invece tutto diverso. La contraddizione capitalistica non deriva per lui dal fatto che il capitalismo è una «realtà» (50). Al contrario: il capitalismo è, per Marx, contraddittorio, perché è una realtà sottosopra, rovesciata, cioè «testa all’ingiù». In breve: mentre, per il materialismo dialettico di ogni oggetto si può affermare con certezza assiomatica e prima di qualsiasi sua analisi che, come a tutte le cose dell’universo, anche ad esso devono inerire contraddizioni; per Marx la contraddizione è invece il tratto ‘specifico’ del capitalismo, la caratteristica o la qualità che lo individua e particolarizza non solo rispetto a tutti i fenomeni del cosmo. «La separazione (‘Trennung’) – scrive Marx – appare come il rapporto normale in questa società. Dove non esiste di fatto, essa viene supposta e, come si è mostrato sopra, con ragione, in quanto (a differenza per esempio della situazione esistente nell’antica Roma o in Norvegia o nel nord-ovest degli Stati Uniti d’America) l”unione appare qui come accidentale, la separazione come normale’, e quindi la separazione è considerata come il rapporto normale, anche quando la stessa persona riunisce le differenti funzioni» (51)”” (pag 107-109) [(48) Hegel, Scienza della logica, cit, vol. II, p. 69; (49) Ivi, p. 71; (50) E’ così, invece, in Lenin, ‘Quaderni filosofici’, cit. p. 345, il quale, afferma, tranquillamente, che «la dialettica della società borghese è per Marx solo un caso particolare della dialettica in generale»; (51) Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, Torino, 1954, vol. I. pp. 395-6]”,”MADS-010-FB”
“COLLETTI Lucio”,”Il marxismo come sociologia.”,”In un passo della Dialettica della natura Engels afferma: “”La materia come tale è una pura creazione del pensiero, e una astrazione. Noi non teniamo conto delle differenze qualitative delle cose, nel raccoglierle insieme come corporalmente esistenti, sotto il concetto di materia. La materia come tale, a differenza delle materie determinate, esistenti, non ha perciò alcuna esistenza sensibile» (pag 626) “”Vera e grande opera di storia, è da ritenere proprio e anzitutto ‘Il Capitale’ stesso. Il ’18 Brumaio’, ‘Le lotte di classe in Francia’ ecc., tutti gli scritti cosiddetti storici, non solo hanno le loro radici in quest’opera, non solo la presuppongono e l’hanno per base, ma lungi dal rappresentare «un passaggio ad altro genere» nella ricerca di Marx, restano inclusi nel medesimo orizzonte”” (pag 637) “”[S]i vede come Marx non vada in cerca di leggi «generalissime» o di minchionerie valide per tutte le epoche, ma come egli si apra al contrario una prospettiva generale sulla storia proprio nella misura in cui approfondisce l’analisi del presente, proprio cioè nella misura in cui coglie le differenze estreme o essenziali con cui il presente richiama e illumina, seppure indirettamente, tutto il passato. Qui non si parte dal genere per dedurre poi da esso la specie; non si parte dal processo lavorativo semplice per ricavare poi il processo di valorizzazione. Bensì si muove dall’analisi di quest’ultimo: si constata come esso si presenti sia come processo lavorativo, cioè come formatore di valori d’uso, sia come processo di valorizzazione o, meglio come esso sia un processo di valorizzazione che si realizza ‘attraverso’ il processo lavorativo. (…) Non si parte, dunque, dalla natura per discendere poi alla società; e, dalla società «in generale», a questa società in particolare. Operazioni di questo genere, nonché a Hegel, non riusciranno mai a nessuno. Perché – spiega ad es. Marx (24) – «non c’è ponte attraverso cui si pervenga dall’idea generale di organismo [sia esso, indifferentemente, organismo vegetale o animale o sociale ecc.] all’idea determinata di organismo statale o costituzione politica, e per l’eternità non si potrà gettare tale ponte». Bensì si parte dal presente, dove, a differenza di «tutte le forme (di società) in cui domina la proprietà fondiaria» e «il rapporto con la natura è ancora predominante» – domina invece il capitale, cioè «prevale l’elemento sociale, prodotto storicamente» (25); per comprendere poi, proprio mentre si constata questa «differenza» in cui l’ordine storico-cronologico appare rovesciato, come nelle altre società determinate invece fosse il rapporto con la natura e, ancora più su, come, prima delle società umane, vi fosse solo la natura. Non è escluso che a qualcuno tutto ciò possa sembrare solo un capovolgimento formale. In realtà è un capovolgimento di contenuti in forza del quale, da una parte, abbiamo l’analisi che di dà Marx – Il ‘Capitale’; dall’altra, l’analisi invece che di dà ad es. Kautsky, vale a dire un discorso che muove nel primo libro della ‘Geschichts-auffassung’ da «Spirito e Mondo», passa nel secondo alla «Natura umana» (gli istinti, l’adattamento, il sesso ecc.) e solo nel terzo libro alla «Società umana»; ma, si noti bene, cominciando dalla «Razza» per venire poi all’«antropogeografia», di qui alla «tecnica» (organi naturali e artificiali ecc.), e finalmente, solo dopo mille pagine, a una serie di definizioni impotenti e generiche sulla storia «in genere», le classi «in genere», lo Stato «in genere» ecc. (26)”” (pag 646-647)] [(24) K. Marx, ‘Opere filosofiche giovanili’, Roma, 1954, p. 24; (25) K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, cit., p. 48; (26) K. Kautsky, ‘Die materialistische Geschichtsauffassung’, Berlin, 1927, voll. 2]”,”MADS-764″
“COLLETTI Lucio”,”Il marxismo e Hegel. II. Il materialismo dialettico e irrazionalismo.”,”Lucio Colletti è nato a Roma nel 1924. Ha insegnato nell’Università di Roma. Le sue opere sono state tradotte in varie lingue “”””Il materialismo dialettico”” non è materialismo. La “”dialettica della materia”” è già pienamente sviluppata nell’opera filosofica di Hegel. Ma in Hegel la tesi che “”tutte le cose sono in se stesse contraddittorie”” significa la liquidazione del materialismo e la realizzazione dell’idealismo assoluto. Si spiega così la colluzione del materialismo dialettico cn le forme più oscurantiste della “”reazione idealistica contro la scienza”” e, quindi; dell’irrazionalismo contemporaneo”” (quarta di copertina) Rapporto Marx Feuerbach Hegel Kant (e Rousseau) “”Una discussione significativa, da parte di Marx, della ‘Critica della ragion pura’, nella sua opera, che noi si sappia, non esiste. C’è una presa di posizione, rapida ma essenziale, sulla ‘Rechtlehre’, cioè sullo scritto in cui Kant ha tracciato i lineamenti fondamentali di quello “”Stato di diritto””, che è tanta parte dello Stato con cui la borghesia ha governato in Europa per tutto l’Ottocento. Invece, della ‘Critica’ come tale, un’analisi manca. Il caso è in un certo senso analogo (se non anche più grave) a quello del rapporto con Rousseau. E’ impossibile intendere la ‘Judenfrage’, senza la critica di Rousseau alla scissione dell’uomo moderno in ‘bourgeois’ e ‘citoyen’, impossibile capire la critica della rappresentanza parlamentare, contenuta nella ‘Critica del diritto statuale’ o nella stessa ‘Guerra civile in Francia’, senza l’antiparlamentarismo di Rousseau e la sua teoria della sovranità popolare come sovranità inalienabile. Eppure, le poche volte in cui Marx fa cadere il discorso su Rousseau, è solo per criticarne il (presunto) giusnaturalismo contrattualista. Il caso colpisce, ma non è né raro né impossibile da spiegare. Un pensatore fa delle “”scoperte”” – che in parte, poi, sono anche, come sempre, delle “”riscoperte”” – e tuttavia è incapace di rappresentarsene chiaramente la genealogia. La sua coscienza non riesce a rendere interamente conto del suo essere. Di più: certe influenze gli sono giunte per via indiretta, cioè mediate da un altro autore: quella di Kant ad esempio – soprattutto per ciò che occorreva a Marx – gli pervenne indubbiamente, a noi pare, attraverso l’intermediazione di Feuerbach. Infine, è da mettere in bilancio il clima storico in cui un pensatore si forma (non escluse le infatuazioni stesse e le mode, che non sono un privilegio di oggi): le polemiche tra le varie “”scuole”” hegeliane, i dibattiti all’interno della sinistra stessa, la presenza incombente e maestosa sullo sfondo, del grande pensiero di Hegel e – last but not least – un fatto decisivo: l’orientamento e il forte interesse storico-politico con cui Marx subito debutta, il “”non cale”” in cui da lui è stato sempre tenuto il problema gnoseologico come tale; ciò che non significa, si badi, come talvolta volgarmente si è inteso, nichilismo gnoseologico o un “”volgere le spalle”” sprezzante alla filosofia, ma significa – cosa ben più ardua da intendere – che, proprio per il fatto che quel problema filosofico o gnoseologico gli si era chiarito, esso veniva a disporsi per lui su un altro piano, dove tutto – categorie e materie – cambiavano nome e natura. E’ per certo che – in casi come questi, più che mai – il motto dello storico debba essere: ‘zu den Sachen selbst!’ [tornare alle cose stesse, ndr]. Contare quante volte il nome di Kant ricorra negli scritti di Marx, sarebbe impresa inutile. Il modo di procedere non può essere che quello di andare direttamente ai problemi stessi e qui, cioè nel vivo della questione reale, fare il conto del “”dare”” e dell’ “”avere””, quale che possa essere stata, altrimenti, la consapevolezza o l’autocoscienza del singolo pensatore come tale. Ora, nel caso del rapporto con Kant, noi pensiamo che il luogo, dove l’esperimento possa farsi con un alto grado di precisione, esiste. Si tratta delle prime pagine del § 3 dell”Einleitung’ del ’57 ai ‘Grundrisse der Kritik der politischen Oekonomie’. Marx vi discute e vi critica il pensiero di Hegel. Noi crediamo di aver trovato il luogo della ‘Scienza della logica’ che, nello scrivere, Marx ha avuto presente (e non importa se presente agli occhi del corpo o a quelli della memoria). Il testo di Hegel contiene una critica a Kant. Marx, d’altra parte critica questo testo di Hegel. Sussistono, quindi, le condizioni ragionevoli per tentare di mettere a fuoco il rapporto tra i tre”” (pag 275-276) [Lucio Colletti, ‘Il marxismo e Hegel. II. Il materialismo dialettico e irrazionalismo’, Laterza, Bari Roma, 1973] ‘Il testo di Hegel contiene una critica a Kant. Marx, d’altra parte critica questo testo di Hegel…'”,”HEGx-046″
“COLLETTI Lucio, a cura di Luciano ALBANESE, collaborazione di Mariacristina MASI”,”Lezioni di filosofia politica.”,”Lucio Colletti, filosofo italiano (Roma 1924 – Venturina, Livorno, 2001) ha insegnato filosofia della storia e filosofia teoretica. Antifascista e partigiano, ancora liberale, si laurea con una tesi fortemente critica sulla filosofia di Benedetto Croce. Dopo l’incontro con Galvano della Volpe, abbraccia il marxismo e si iscrive al PCI che lascerà nel 1964. È del 1958 il suo primo lavoro più impegnativo: l”Introduzione’ ai ‘Quaderni filosofici’ di Lenin, mentre nel 1969 pubblica si suoi due libri più noti, il ‘Marxismo e Hegel’ e ‘Ideologia e società’. Dopo un lungo periodo di ripensamenti, nel 1974, vista l’impossibilità di coniugare marxismo e scienza, abbandona anche il marxismo teorico. Altre sue opere: ‘Tra marxismo e no’ (1979), ‘Tramonto dell’ideologia’ (1981), ‘La logica di Benedetto Croce’ (1993), ‘Fine della filosofia e altri saggi’ (1996). Negli ultimi anni della sua vita ha svolto l’attività di parlamentare in Forza Italia. ‘Passando alla fase dell’imperialismo non assistiamo alla fine di quelli che erano i caratteri della prima fase del capitalismo. Questi caratteri, questo capitalismo del primo periodo torna a operare all’interno dell’imperialismo stesso. È l’imperialismo stesso che mentre per un verso nasce proprio dalla progressiva riduzione della sfera della concorrenza e, quindi, della concentrazione capitalistica, d’altra parte questo stesso capitalismo nella fase dell’imperialismo rigenera perennemente le forme da cui si è prodotto; rigenera la concorrenza, rigenera le forme del piccolo imprenditore e del commerciante, ecc. Il problema viene fuori con chiarezza nel dibattito che si sviluppa tra Lenin e Bucharin nell’VIII Congresso del Partito bolscevico. La tesi di Bucharin in apparenza sembrava una tesi più a sinistra di quella di Lenin. Egli sosteneva che nella fase dell’imperialismo fosse inutile continuare l’analisi delle forme originarie del capitalismo. Di conseguenza tutta la prospettiva politica doveva ormai essere costruita soltanto in funzione della dinamica e dello sviluppo dell’imperialismo stesso. Le critiche di Lenin a Bucharin sono particolarmente interessanti perché è da questa diversa analisi economica che si pongono prospettive di alleanza politica, e quindi di sviluppo rivoluzionario, completamente diverse. L’imperialismo puro – dice Lenin – senza la base fondamentale del capitalismo non è mai esistito, non esiste in nessun luogo e non potrà mai esistere. Quella di Bucharin è una generalizzazione errata, come è sbagliato tutto ciò che è stato detto sui sindacati, i cartelli, i trusts, il capitale finanziario, da coloro che presentavano il capitalismo finanziario come se non reggesse su nessuna delle basi del vecchio capitalismo. L’apparente concretezza di Bucharin consiste nell’esposizione libresca del capitalismo finanziario. In realtà noi osserviamo dei fenomeni di diverso genere, e in ogni governatorato agricolo vediamo la libera concorrenza accanto all’industria monopolizzata. In nessun luogo del mondo il capitalismo monopolistico non è esistito e non esisterà mai senza che in parecchi settori dell’economia sussista la libera concorrenza. Descrivere tale sistema al modo di Bucharin significherebbe descrivere un sistema staccato dalla vita e falso. È un errore nel quale si cade molto facilmente. Se ci trovassimo di fronte a un imperialismo integrale,, che avesse rifatto da cima a fondo il capitalismo, il nostro compito sarebbe centomila volte più facile, perché avremmo un sistema nel quale tutto sarebbe sottomesso al solo capitale finanziario. Non ci resterebbe allora che sopprimere la cima e mettere il resto nelle mani del proletariato. Sarebbe una cosa infinitamente piacevole, ma che non esiste nella realtà. In realtà l’imperialismo è una sovrastruttura del capitalismo, e quando crolla ci si trova di fronte alla cima distrutta e alla base messa a nudo. Il capitale finanziario, la concentrazione monopolistica non impedisce che alla base dell’edificio si rigenerino continuamente le figure del piccolo imprenditore, del commerciante, e anche dell’usuraio. Non impedisce, insomma, che si rigeneri continuamente la piccola borghesia, che in base a questa più realistica diagnosi diventa quindi un fattore permanente del quale il politico rivoluzionario deve tener conto e con la quale deve cercare di stabilire un’alleanza. È interessante rilevare che quando non si colga questa interrelazione fra la fase monopolistica, tra il vertice della costruzione e la base della piramide, si cade nella posizione tipica del discorso socialdemocratico. I kautskiani – dice sempre Lenin nei ‘Quaderni sull’imperialismo’ (6) – adducono questi fenomeni, cioè il rigenerarsi continuo del piccolo imprenditore e delle altre figure, come esempio di un capitalismo pacifico, sano, basato sullo scambio pacifico, al quale si opporrebbe il capitalismo finanziario. Ma non cogliendo l’interrelazione fra questi due aspetti l’analisi socialdemocratica è portata a distinguere due lati nel capitalismo: un lato cattivo, il lato bellicista, aggressivo, che sarebbe il lato del capitalismo monopolistico, al quale essa oppone l’altro lato, il cosiddetto lato buono, che sarebbe, invece, espresso in quella base della piramide dove, appunto, si rigenera permanentemente il regime della libera concorrenza. Conseguentemente la socialdemocrazia oppone un capitalismo buono a un capitalismo cattivo, il che è di nuovo il presupposto per capire certi discorsi come quello di Strachey. Secondo Strachey attraverso i semplici modi della democrazia politica (dove per democrazia politica si intende di nuovo il mero funzionamento tecnico del sistema), ci sia la possibilità di imbrigliare e rimuovere progressivamente gli aspetti negativi e deteriori del capitalismo, e, quindi, vi sia la possibilità di costruire uno Stato del benessere senza arrivare a superare le differenze di classe”” (pag 159-162) [Lucio Colletti, ‘Lezioni di filosofia politica’, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2017] [(6) V.I. Lenin, ‘Quaderni sull’imperialismo’, Roma, 1971, pp. 164-165)]”,”TEOC-805″
“COLLETTI Lucio”,”Il paradosso del Capitale. Marx e il primo libro in tredici lezioni inedite.”,”Una serie di citazioni dal ‘Capitolo VI inedito’ del Capitale di Marx. “”Dunque nella figura del capitalismo vengono a congiungersi due ruoli: il ruolo di classe e il ruolo di direzione dei lavori. Questi due ruoli vengono a coincidere in una determinata fase storica dello sviluppo capitalistico, dove il possessore del denaro, il capitalista, diventa oltre che imprenditore, direttore dei lavori. Queste due figure poi si dissociano, e il massimo della dissociazione è nel capitale azionario moderno, dove la proprietà e la direzione manageriale o tecnica non coincidono più. Dunque alla parcellizzazione del lavoro, alla figura dell’operaio parziale, corrisponde la dissociazione e il distacco dal corpo collettivo degli operai, di tutti gli elementi di pianificazione del lavoro, che passano nelle mani del capitale. Le cognizioni, l’intelligenza e la volontà che il contadino indipendente e il maestro artigiano sviluppavano, vanno completamente perse nell’operaio parziale del modo di produzione capitalistico. Deve essere ben chiaro, a tale proposito, che in Marx non c’è nessuna nostalgia romantica né per l’artigiano né per il contadino indipendente. Bisogna stare molto attenti a come viene condotta la critica della parcellizzazione dell’operaio parziale. Se prendete le ‘Lettere sull’educazione estetica’ di Schiller, uno dei testi chiave della filosofia protoromantica, vedrete che questo tema sulla unilateralità o parzialità dell’uomo moderno rispetto all’uomo della città antica, l’uomo greco in particolare, è già al centro dell’analisi di Schiller. In realtà questa analisi può essere fatta in due direzioni: o rinnegando lo sviluppo delle società precapitalistiche – e allora avete il socialismo reazionario; oppure guardando in avanti”” (pag 205-206) [Lucio Colletti, ‘Il paradosso del Capitale. Marx e il primo libro in tredici lezioni inedite’, Fondazione Liberal, Roma, 2011]”,”MADS-008-FC”
“COLLETTI Arturo, Sac.”,”La Chiesa durante la Repubblica Ligure.”,”Fondo Tarcisio Parlanti FTP L’autore: ‘La rivoluzione è l’azione continua di Satana nel mondo’ (pag 6) “”Dovunque scoppiò la Rivoluzione, i giansenisti corsero esultanti a lei: e si allearono prontamente coi giacobini. (…) I giacobini poi sentendoli dire che avrebbero purificato la Chiesa da abusi infiniti, spogliato il papa dell’usurpato immenso potere, capirono che migliori complici non potevano, per allora, avere a sovvertire la Chiesa e ad annientare il cristianesimo; e diedero ad essi il loro favore (…)”” (pag 8) [A. Colletta, La Chiesa durante la Repubblica Ligure, 1950] Il giansenismo fu un movimento religioso, filosofico e politico che proponeva un’interpretazione del cattolicesimo sulla base della teologia elaborata nel XVII secolo da Cornelis Jansen, vescovo di Ypres. L’impianto di base del giansenismo si fonda sull’idea che l’essere umano nasca essenzialmente corrotto e, quindi, inevitabilmente destinato a commettere il male. Senza la grazia divina, l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla volontà di Dio; ciononostante, alcuni esseri umani sono predestinati alla salvezza, mentre altri non lo sono. Con tale teologia, Giansenio intendeva ricondurre il cattolicesimo a quella che egli riteneva la dottrina originaria di Agostino d’Ippona, in contrapposizione al molinismo (corrente teologica che prende il nome dal gesuita spagnolo Luis de Molina), allora prevalente, che concepiva la salvezza come sempre possibile per ogni essere umano dotato di buona volontà. (f. cop.) Il giansenismo è stato un movimento religioso, filosofico e politico che ha avuto un’ampia diffusione in Europa tra il XVII e il XVIII secolo. Nel corso del tempo, il pensiero giansenista ha subito diverse evoluzioni e ha assunto posizioni sempre più estreme, sia dal punto di vista teologico che etico 1. Inizialmente, il giansenismo si concentrava sulla questione della grazia divina e della predestinazione, sostenendo che l’uomo nasce corrotto e che solo alcuni individui sono predestinati alla salvezza 1. Nel corso del tempo, tuttavia, il movimento si è allontanato sempre più dalla Chiesa cattolica e ha assunto posizioni sempre più estremiste, sia dal punto di vista teologico che politico 1. Il giansenismo ha influenzato anche la pratica della religiosità popolare, e ha avuto un ruolo importante nella storia della Francia durante l’ancien régime 1. In Italia, il giansenismo ha avuto una ramificazione giurisdizionalista e riformatrice nel Sette-Ottocento 1. In Italia, il giansenismo ha avuto una ramificazione giurisdizionalista e riformatrice nel Sette-Ottocento 1. Tuttavia, non è corretto affermare che il giansenismo fosse collegato al giacobinismo. Sebbene i giansenisti abbiano sostenuto la necessità di riformare la Chiesa cattolica, non hanno mai aderito alle idee politiche dei giacobini, che propugnavano la sovversione dell’ordine costituito e la creazione di una società egualitaria e laica 2. (f. cop.)”,”LIGU-008-FSD”
“COLLETTIVO ANTIFASCISTA MILITANTE VAL RICCO'”,”Guerriglia partigiana, 1943-1945 – Lotta antifascista 1919-1945 a Mignanego 5° Zona C:do Brg. S.A.P. “”Garibaldi””. Volume I.”,”[dono di Luigi Grasso] Il caso di Mario Bisio, anarchico che si è consegnò al carnefice Veneziani in cambio della liberazione del padre e della sorella, venne poi torturato e fucilato (pag 151) “”Saranno questi giovani dei GAP “”a scalzare”” operativamente i vecchi e prudenti cospiratori antifascisti della “”scuola di Ventotene”” che proponevano il “”Fronte unico””, contro il settarismo dei nuovi arrivati. Tra queste nuove leve della Resistenza armata ci sarà il leggendario 1° Comandante del Btg. GAP “”Genova””, Giacomo Buranello “”Carlo”” (1° nome di battaglia). Straziato dalle torture questurine del boia fascista Giusto Veneziani (descritto più avanti) e poi dichiarato falsamente fucilato il 03/03/44 (ai genitori fu negato di vedere la salma). Insignito della Medaglia d’Oro al V.M. Suo padre si spense poco dopo in un immensurabile dolore. Buranello fu anche C.te 8° dist. (altrove 1°) 3° Brg. Garibaldi “”Liguria”” con lo pseudonimo di “”Pietro””, 20 uomini (altrove 60) inizialmente stanziati alla Cascina Lombarda (altrove Cascina Menta), poi in Praglia, che fu sede pure del dist. “”Bosio”” 1° Brg. Autonoma Militare “”Alessandria””. Ancora per la cronaca, Veneziani fuggì ma venne catturato dai partigiani a Reggio Emilia e fucilato proprio… da due partigiani genovesi da lui seviziati, confessando prima ben 24 omicidi e d’aver torturato molti patrioti. «Avrei dovuto ammazzarvi tutti e due come cani», le sue ultime parole. A questo punto ci sentiamo obbligati a riportare alcuni passi della breve autobiografia “”La storia di Clara””, scritta dalla gappista Rina Chiarini alias Antonietta Bianchi n. 1909 (moglie del celebre Remo Scappini), ed. La Pietra Milano 1982. Arrestata il 6 luglio ’44 nell’appartamento clandestino del PCI di c.so Firenze (gli altri erano ad Albaro, c.so Carbonara, sal. del Carmine, vico Cartai, via P. Salvago 14/6 sede Btg. GAP “”Genova”” e via Venezia), torturata alla CdS (Casa dello Studente) fino a perdere il feto e il potere visivo ad un occhio (per i postumi delle sevizie non potè avere più figli). «Veneziani fece la faccia feroce e mi dette due schiaffi. (…). Nel pomeriggio, altro interrogatorio. Veneziani e due poliziotti tornarono alla carica. (…). Non mi lasciarono finire e mi coprirono di schiaffi, di pugni nella mascella e di calci, gridandomi che mentivo, che ero una bugiarda. L’interrogatorio durò a lungo e caddi a terra più volte, un po’ per le percosse e un po’ per finta. Dopo altre minacce fui portata in una stanza, dove mi fecero le fotografie, in varie posizioni. Queste foto, ritrovate in questura dopo la Liberazione e riprodotte nel presente libro, mostrano come ero stata conciata nel giro di alcune ore… Ma io continuai a incassare botte senza ammettere nulla di quanto mi chiedevano… Mi resi conto che a Marassi vi erano molti prigionieri politici, perché spesso li sentivo urlare dalle sofferenze. (…) Al pensiero di essere incinta , ebbi un impulso di gioia perché da tempo bramavo un bambino, ma al tempo stesso fui colta dal timore che qui bruti me lo avrebbero ucciso con le torture. Quando da Marassi fui riportata in questura per nuovi interrogatori, mentre i poliziotti si accanivano su di me a un certo momento palesai il mio stato, dicendo che non mi picchiassero sul ventre. Mi ero illusa di commuovere qui bruti, richiamandoli al rispetto della maternità (…) ma mi ero sbagliata. I poliziotti su ordine di Veneziani, si accanirono ancora contro di me. (…) Giunta alla Casa dello Studente… Gli interrogatori, fatti nel sottosuolo affinché dall’esterno non venissero udite le urla dei torturati, erano più lunghi e micidiali di quelli che avevo subito in questura (…)””. (…) “”Clara”” è decorata con la Medaglia d’Argento al V.M., la Stella d’Oro del C.do Brg. d’Assalto “”Garibaldi”” e la Mimosa d’Oro UDI Genova. Purtroppo e ancora “”inspiegabilmente””, le celle sotterranee di tortura della CdS poterono esser visitate dal pubblico soltanto durante un’occupazione della Facoltà di Ingegneria del 1972, per iniziativa del “”Comitato di Lotta di Ingegneria”” (promosso da “”Lotta Comunista””). L’apertura ufficiale … dopo la ristrutturazione dei locali avvenne il 23 aprile 1975″” (pag 688-689) Mignànego (Mignànego in ligure[3]) è un comune sparso italiano di 3.675 abitanti[1] della città metropolitana di Genova in Liguria. La sede comunale è situata nel centro abitato di Ponteacqua. Il comune è situato in alta val Polcevera, nella valle del torrente Riccò, che più a valle, a Pontedecimo, si unisce con il torrente Verde, formando il Polcevera. I principali centri abitati si sono sviluppati lungo la strada provinciale 35 dei Giovi, nel tratto che da Pontedecimo porta al passo dei Giovi (472 m s.l.m.).”,”ITAR-258″
“COLLEY Linda”,”Prigionieri. L’Inghilterra, l’Impero e il mondo.”,”Linda Colley ha insegnato a Cambridge e Yale e attualmente alla London School of Economics. Il suo ultimo “”Britons: Forging the Nation 1707-1837″”, ha vinto il Wolfson Prize.”,”QMIx-288″
“COLLEY Linda”,”Prigionieri. L’Inghilterra, l’Impero e il mondo, 1600-1850.”,”Linda Colley ha insegnato a Cambridge e Yale e attualmente alla London School of Economics.”,”UKIx-017-FL”
“COLLI Andrea”,”Il quarto capitalismo. Un profilo italiano.”,”Andrea Colli (Varese 1966) insegna storia economica all’Università Bocconi di Milano. Si occupa da tempo di tematiche relative alla storia della piccola e media impresa. Ha pubblicato Legami di ferro, Storia del distretto metallurgico e meccanico lecchese tra Otto e Novecento, e con Franco Amatori, Impresa e industria in Italia dall’Unità ad oggi. Il quarto capitalismo è nell’interpretazione che ne dà Andre Colli il nuovo protagonista dell’economia italiana del Duemila. É il capitalismo delle imprese di medie di medie dimensioni, ampiamente internazionalizzate con le radici nel passato industriale del paese.”,”ITAE-026-FL”
“COLLI Giorgio”,”Per una enciclopedia di autori classici.”,”Giorgio Colli (1917-1979) è stato l’ideatore e il realizzatore, insieme con Mazzino Montinari della grande edizione delle Opere complete e dell’Epistolario di F. Nietzsche. Ha curato l’edizione di molte altre opere classiche, e di edizioni critiche e commentate dei testi di pensatori greci antichi Si tratta della ripubblicazione delle prefazioni scritte da Giorgio Colli per una parte dei volumi della Enciclopedia di autori classici, da lui diretta e edita da Paolo Boringhieri, Torino.”,”FILx-539″
“COLLI Giorgio”,”Scritti su Nietzsche.”,”Giorgio Colli (1917-1979) è stato l’ideatore e il realizzatore, insieme con Mazzino Montinari della grande edizione delle Opere complete e dell’Epistolario di F. Nietzsche. Ha curato l’edizione di molte altre opere classiche, e di edizioni critiche e commentate dei testi di pensatori greci antichi”,”FILx-540″
“COLLIARD Jean Édouard TRAVERS Emmeline”,”Les prix Nobel d’économie.”,”COLLIARD Jean Édouard è un normaliano e dottorando all’Ecole d’économie de Paris, TRAVERS Emmeline dottorando all’HEC, Hautes études commerciales:”,”ECOT-183″
“COLLIDA’ Ada DE-CARLINI Lucio MOSSETTO Gianfranco STEFANELLI Renzo”,”La politica del padronato italiano dalla ricostruzione all'””autunno caldo””.”,”””Angelo Costa segue una vecchia linea padronale su tutte le questioni essenziali, ma sul terreno politico cerca, e in buona parte ci riesce, di tenersi in disparte dallo scontro politico diretto. Sono anni di buoni, ottimi rapporti con la Democrazia cristiana, ma prevale nella Confindustria, purtuttavia un generale senso della prudenza e della cautela. Sono anni nei quali, come è documentato dalla famosa inchiesta di Joseph La Palombara, ‘si rinsalda un legame stretto tra gli organi burocratici e aministrativi dello stato e la burocrazia di Piazza Venezia. Ad Angelo Costa preme essere amico di De Gasperi, ma preme altrettanto di consolidare, e rapidamente, quei legami strettissimi tra burocrazia ministeriale e burocrazia confindustriale: solo così ci si può garantire una presenza in ogni fase della formazione, della realizzazione e della gestione di qualsivoglia decisione politica, economica e sociale. Si giunge così, nel periodo “”aureo”” della Confindustria, tra il 1949 e il 1952, ad una vera e propria identificazione organica, di visione e di interessi di classe, ai due livelli strettamente integrati della direzione politica (Costa-De Gasperi) e della esecuzione burocratico-amministrativa”” (pag 60, Lucio De Carlini, ‘La Confindustria’)”,”SIND-121″
“COLLIER Paul”,”L’ultimo miliardo. Perché i paesi più poveri diventano sempre più poveri e cosa si può fare per aiutarli.”,”Paul COLLIER è un esperto in tema di economie africane. Insegna ad Oxford.”,”PVSx-046″
“COLLIER Paul HOROWITZ David”,”I Rockefeller. Una dinastia americana.”,”””La letteratura sui Rockefeller è fondamentalmente manichea: le opere “”ufficiali””, scritte in base a un accesso illimitato alle fonti private, sono sin troppo deferenti nella loro valutazione dell’argomento; i libri “”critici”” sono, o creati in completo isolamento, per lo più in base a ritagli di giornali e congetture, o talmente immotivati nella loro cattiveria da perdere qualsivoglia aspirazione all’auteticità. Quanti trovano vantaggioso esagerare l””impero celato”” della famiglia Rockefeller sono, non meno dei biografi “”mantenuti””, completamente prigionieri del mito Rockefeller”” (pag 624, dalla Nota degli autori)”,”USAE-120″
“COLLIER Richard”,”The Sound of Fury. An Account of the Indian Mutiny.”,”””If there be fuel prepared, it is hard to tell whence the spark shall come that shall set it on fire. …. The causes and motives of seditions are, innovation in religion, taxes, alteration of laws and customs, breaking of privileges, general oppression, advancement of unworthy persons, strangers, dearths, disbanded soldiers, factions grows desperate; and whatsoever in offending people joineth and knitteth them in a common cause”” (Francis Bacon ‘Of Seditions and Troubles’ (in apertura) (R. Collier, The Sound of Fury) “”Se c’è del combustibile accumulato, è difficile dire da dove verrà la scintilla che lo incendierà… Le cause e i motivi delle sedizioni sono l’innovazione nella religione, le tasse, l’alterazione delle leggi e dei costumi, la rottura dei privilegi, oppressione generale, promozione di persone indegne, stranieri, carestie, soldati sbandati, fazioni disperate e qualunque cosa offenda le persone le unisce e le unisce in una causa comune”” (Francis Bacon ‘Of Seditions and Troubles’) La rivolta dei Sepoy, nota anche come ribellione indiana del 1857, fu una violenta e sanguinosa rivolta contro il dominio britannico in India tra i primi del 1857 e la metà del 1858. Questo evento è noto anche come Great Indian Mutiny o Indian Mutiny nelle fonti britanniche e occidentali, mentre nelle fonti indiane viene definita ‘Prima guerra d’indipendenza indiana’ o ‘Prima guerra di liberazione indiana’. La ribellione ebbe inizio con l’ammutinamento di gran parte delle truppe sepoy dell’esercito anglo-indiano del Bengala e si estese maggiormente nell’area centro-settentrionale dell’India, con propaggini nel meridione. Questo conflitto segnò la fine del dominio diretto della Compagnia britannica delle Indie Orientali e portò al governo diretto delle autorità britanniche (Raj britannico) sulla maggior parte del subcontinente indiano nei successivi 90 anni, malgrado alcuni Stati conservassero un’indipendenza nominale sotto i rispettivi sovrani (f. copil.)”,”INDx-008-FSD”
“COLLIER Paul DOLLAR David”,”Globalizzazione, crescita economica e povertà. Rapporto della Banca Mondiale.”,”Paul Collier è direttore del Development Research Group della Banca Mondiale. David Dollar è il coordinatore del settore ricerche del Development Research Group della Banca Mondiale.”,”ECOI-203-FL”
“COLLIER Richard”,”1940. The World in Flames.”,”Si tratta di una ricostruzione delle vicende più importanti dell’anno 1940 durante la Seconda guerra mondiale. L’autore procede cronologicamente a livello globale, dalla guerra in Finladia alle distruzioni prodotte dai bombardamenti su Conventry, dall’affondamento della flotta francese nel porto di Orano all’invasione della Norvegia. Racconta gli episodi principali rivelando risvolti finora sconosciuto del conflitto. Molto amplia la bibliografia. Prime difficoltà incontrate nell’offensiva sulla Gran Bretagna “”In a rare moment of honesty, Göring confessed ruefully to Generale Student: ‘We’d forgotten that the English fought best with their backs to the wall’. But within days he had retreated into fantasy, assuring himself that night bombing alone would break British morale: ‘After all, man isn’t a nocturnal amimal’, was his olemn reasoning. Did the decison rankle with Hitler? No man could be sure. To ‘Oberst’ Martin Harlinghausen, Chief of Staff of 10th Flying Corps, the Führer seemed to take it philosophically: ‘I want coloniles I can walk to without getting my feet wet’. Werner Mölders, though, was less certain”” (pag 240) “”In un raro momento di onestà, Göring confessò con rammarico al Generale Student: ‘Avevamo dimenticato che gli inglesi combattevano meglio con le spalle al muro’. Ma nel giro di pochi giorni si era ritirato nella fantasia, assicurandosi che i bombardamenti notturni da soli avrebbero spezzato il morale britannico: ‘Dopotutto, l’uomo non è un animale notturno’, era il suo solenne ragionamento. La decisione aveva irritato Hitler? Nessuno poteva esserne certo. Per l”Oberst’ Martin Harlinghausen, Capo di Stato Maggiore del 10° Corpo d’Armata, il Führer sembrava prenderla filosoficamente: ‘Voglio colonie su cui posso mettere i piedi senza bagnarmi’. Werner Mölders, invece, era meno certo”””,”QMIS-082-FSD”
“COLLINA Vittore ROVAI Gilberto a cura; testi di COURIER Paul-Louis ABOUT Edmond VEUILLOT Louis LAFARGUE Paul”,”Inventiva e invettiva nell’Ottocento Francese. I pamphlets di Courier, About, Veuillot e Lafargue.”,”testi di COURIER Paul-Louis ABOUT Edmond VEUILLOT Louis LAFARGUE Paul Biografia di Lafargue (pag 119-128) V. Collina è professore associato di storia delle dottrine politiche presso la facoltà di scienze politiche di Firenze. Ha scritto ‘Le democrazie nella Francia del 1840’, 1990.”,”LAFx-035″
“COLLINET Michel”,”Du bolchevisme. Evolution et variations du marxisme-leninisme.”,”””Così, polemicamente contro i blanquisti della “”Svoboda”” (La libertà), che si appellava alle masse contro i capi ai loro occhi troppo moderati, Lenin rispondeva: ‘Essi (i socialdemocratici tedeschi) hanno pure loro avuto dei demagoghi che blandivano centinaia di imbecilli, li ponevano sopra a decine di buone teste, glorificavano il pugno muscoloso della massa, spingevano questa massa ad atti “”rivoluzionari””, irriflessivi, e seminavano sfiducia contro i capi equilibrati e risoluti”” (Che fare?, tomo IV p. 520) (pag 24) “”Sarebbe falso credere che Lenin ripeterà nel 1917 quello che aveva detto e fatto, o provato a fare, nel 1905. Mostreremo nel seguito l’ abisso che separa i due personaggi fotografati a 12 anni di distanza. Su questo abisso, però, è gettato un ponte, che sempre seguirà, e che è la sua concezione del partito rivoluzionario. Al contrario, la nozione di soviet non appartiene a Lenin, ma ai menscevichi.”” (pag 62) “”La parola d’ ordine: ‘tutto il potere ai soviet’ può cadere sotto le riserve indicate da una formula relativamente democratica. Ora, nel luglio 1917, di fronte alla partecipazione dei menscevichi e dei socialisti rivoluzionari al governo provvisorio con l’ accordo dei soviets, Lenin rinuncia a questa parola d’ ordine. “”Reclamare la trasmissione del potere ai soviets sarebbe oggi o donchisciottismo o ridicolo””. Egli deride la nozione democratica di maggioranza. “”Essa è un fattore formale e si compone nel dominio delle realtà dei partiti che aiutano la borghesia a gabbare la maggioranza””. La sola realtà, scrive, è di essere il più forte, “”di vincere al momento decisivo e nel punto decisivo””. (pag 77)”,”LENS-153″
“COLLINET Michel”,”L’ouvrier français. Essai sur la condition ouvrière (1900-1950).”,”Altre pubblicazioni di M. Collinet: – La tragédie du marxisme (1848-1948), Calmann-Levy – Masses et Militants. quelques aspects de l’évolution des minorités agissantes au syndicalisme de masse, Revue d’Histoire Economique et sociale – Un Prolètariat abandonné: Les Travaillerus nord-africains à Paris, La Revolution prolétarienne, Septembre 1950 – Le Syndicalisme universitaire et la Défense de la Liberté, La Revolution prolétarienne, Septembre 1951 – Esprit du Syndicalisme, Editions Ouvrières, 1951″,”CONx-263″
“COLLINET Michel”,”La tragédie du marxisme. Du Manifeste communiste a la stratégie totalitaire.”,”Contiene dedica manoscritta autore Contiene tra l’altro i capitoli: Seconda parte: La rivoluzione. II. La teoria “”catastrofica”” III. Le crisi economiche e la rivoluzione IV. Engels e il marxismo romantico V. Marx e l’alleanza con la borghesia VI. La teoria della “”rivoluzione permanente”” Terza parte. La nazione. IV. Marx e la Grande Germania V. Marx e Bismarck Quinta parte. Il mondo delle potenze. V. I motori della storia VI. Lotte di classe e lotte delle potenze”,”MADS-781″
“COLLINET Michel”,”Du bolchevisme. Evolution et variations du marxisme-léninisme.”,”Contiene dedica manoscritta autore”,”LENS-316″
“COLLINGRIDGE David”,”Il controllo sociale della tecnologia.”,”David COLLINGRIDGE è ricercatore alla Technology Policy Unit della Univ di Aston a Birmingham.”,”SCIx-099″
“COLLINS Henry ABRAMSKY Chimen”,”Karl Marx and the British Labour Movement. Years of the First International.”,”””Scrivendo su Nineteenth Century nel luglio 1878, George Howell disse che “”l’ introduzione dell’ “”idea religiosa”” da parte di un “”dottore”” tedesco di nome Karl Marx portò i semi della discordia e del declino’ alla Conferenza di Londra. Marx a questo punto mandò una replica a Ninteteenth Century. Il direttore rifiutò di pubblicarla ed esso apparve su Secular Chronicle, un mese dopo. ‘Il programma del Consiglio Generale’, sostenne, ‘non contiene una sillaba sulla “”religione””. La questione era stata introdotta su ‘sollecitazione dei delegati di Parigi’ e fu poi ‘lasciata nelle loro mani’. Essi quindi la presentarono al Congresso di Ginevra del 1866 e nessun altro la sollevò””. (pag 110)”,”INTP-038″
“COLLINS M.H.”,”The International and the British Labour Movement: Origin of the International in England.”,”Collins, Brighton, UK. Direzione del Colloquio di Ernest LABROUSSE, Professeur à la Sorbonne “”Marx saw the situation differently. Though he was hardly explicit on the point, he was clearly convinced that the role of the General Council must be one of ‘liaison and guidance’ rather than of continuing ‘leadership’. If, in the opinion of the Bakuninists, the General Council did too much while in the view of the Blanquists after the Commune it did too little, this was entirely due to Marx’s conception of its function. An attempt to provide a world revolutionary leadership – as distinct from liaison and guidance – would, in hiss view, smack too closely of conspiracy and «putschism»”” (pag 38) [Informazioni sull’intero volume: allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto ritratti di sedici internazionalisti Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. (pag 497) introduzione programma sedute lista partecipanti, allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto-ritratti di sedici internazionalisti, note bibliografie allegate ai rapporti illustrazioni allegati: lista delle opere sull’ AIT pubblicate dai collaboratori dell’ Istituto del Marxismo Leninismo di Mosca; Colloques Internationaux du CNRS LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD, discorso di chiusura di E. STEPANOVA STORIA 1° PRIMA INTERNAZIONALE RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO INGLESE CONSIGLIO GENERALE E RUOLO IN AIT, MARX, SEZIONE FRANCESE EFFETTIVI AIT IN FRANCIA, BLANQUISMO IN AIT DA CADUTA COMUNE PARIGI 1871 A CONFERENZA DI LONDRA, MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO E 1° PRIMA INTERNAZIONALE, RUOLO COMITATO CENTRALE GINEVRA DI J.P. BECKER IN SVILUPPO AIT IN GERMANIA 1° I. IN AUSTRIA CECOSLOVACCHIA, ITALIA NAPOLI, RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO CATALANO ANARCHISMO, SEZIONE SPAGNOLA SPAGNA AIT, LOTTA TENDENZE MARX-BAKUNIN, QUESTIONE POLACCA IN 1° I POLONIA AIT IN UNGHERIA, OPERAI TEDESCHI IMMIGRATI IN USA E 1° I., SINDACATI TRADE UNIONS AMERICANE, AMERICA LATINA, QUESTIONE CRISI INTERNAZIONALE 1872, MOVIMENTO OPERAIO RIVOLUZIONARIO RUSSO EUROPA FRANCIA GERMANIA SVIZZERA AUSTRIA CECOSLOVACCHIA ITALIA SPAGNA POLONIA USA STATI UNITI UK INGHILTERRA GRAN BRETAGNA AMERICA LATINA RUSSIA]”,”MOIx-046-A”
“COLLINSON Sarah”,”Le migrazioni internazionali e l’Europa. Un profilo storico comparato.”,”Sarah Collinson è ricercatrice nel Royal Institute of Internationali Affairs di Londra. É stata ricercatrice presso la Comunità europea per i problemi riguardanti le migrazioni in Europa e la proliferazione delle armi in Medio Oriente.”,”DEMx-004-FL”
“COLLIS Maurice”,”Confucio.”,”Maurice Collis nato nel 1889 a Killiney, contea di Dublino si laureò in storia moderna nella Università di Oxford. Per 23 anni fece appartenne all’ Indian Civil Service risiedendo in Birmania e nel Siam. Nel 1936 pubblicò il suo primo libro, che, come tutti i successivi riguarda i popoli e le regioni conosciuti durante la sua lunga permanenza in Oriente. Questo è l’ultimo libro di Collis. E’ la storia delle religioni e dei miti, dei santi e degli imperatori che ressero per secoli l’Oriente. Confucio nato 550 anni prima di Cristo e ottant’anni prima di Buddha, precede la fondazione delle grandi religioni che ancor oggi affascinano l’uomo. Ma, bisogna dirlo subito, egli non si occupò mai, né volle mai presentare ai suoi simili, una dottrina mistica per superare i dolori e gli sconforti di questo mondo. Non si considerò mai, in altre parole, né un profeta, né un inviato da Dio: semmai ci può apparire, per la sue prime dichiarazioni, uno storico che rimpiange il passato. (pag III) La civiltà cinese senza Confucio è inesplicabile… (pag IV) Ssu-ma Ch’ien, il primo storico dell’epoca cinese, è autore di una colossale opera storica, lo Shi Chih, che lo Chavannes il suo solo traduttore ha reso con ‘Mémoires Historiques’. Si compone di 130 capitoli e comprende il periodo che va dall’imperatore Giallo (2697 ac) e da cui comincia tradizionalmente la storia cinese alla morte dell’ imperatore Wu nell’ 88 aC. (pag 140-141)”,”CINx-303″
“COLLI-VIGNARELLI Ettore, testi a cura”,”Piemontesi nel mondo. Una storia d’emigrazione.”,”Foto di una incisione di Arnoldo Ferraguti, ‘La nave dei migranti’ presa dal volume ‘Sull’oceano’ di Edmondo De Amicis, Milano, 1890 (pag 13)”,”CONx-004-FFS”
“COLLO Luigi”,”La resistenza disarmata. La storia dei soldati italiani prigionieri nei lager tedeschi.”,”Luigi Collo (1913-1983) è entrato all’Accademia militare divenendo tenente dell’esercito poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Durante la campagna di Russia è comandante di una compagnia e partecipa alle battaglie sul Don e alla ritirata, rimanendo gravemente ferito nella battaglia di Nikolajewka. L’8 settembre viene fatto prigioniero dai tedeschi e inviato per due anni in campi di concentramento (settembre 1943 – settembre 1945). Alla fine della guerra rientra nei ranghi dell’esercito e percorre tutti i gradi fino a diventare generale di Corpo d’armata. ‘La storia dei 650 mila militari italiani catturati dai tedschi e “”internati”” nei lager di mezza Europa, è ignorata dalla maggior parte dei giovani, come se quel passato non esistesse…’ (Nuto Revelli) Il tremendo viaggio (pag 67-68-69) Il soccorso slle donne polacche (pag 81-82)”,”QMIS-293″
“COLLOCA Pasquale CORBETTA Piergiorgio GALLI Enrico MARANGONI Francesco PASSARELLI Gianluca PEDRAZZANI Andrea PINTO Luca TRONCONI Filippo VIGNATI Rinaldo, analisi a cura di”,”Elezioni politiche del 2013. I flussi elettorali in 9 città: Torino, Brescia, Padova, Bologna, Firenze, Ancona, Napoli, Reggio Calabria, Catania – I flussi elettorali a Roma.”,”Il primo interregativo che si pone in queste elezioni è quello relativo all’origine dei voti al Movimento 5 stelle. Naturalmente i contributi maggiori vengono dai partiti maggiori, per cui occorrerà essere molto cauti nell’interpretazione politica di questi dati. Nella maggioranza delle città considerate il principale tributario è rappresentato dal Partito democratico. Questo vale soprattutto nel Centro-Nord. Il flusso maggiore al M5S viene dal PD a Torino, Brescia, Firenze, Ancona. Lo stesso vale per Napoli, ma non vale per le altre due città del Sud analizzate, Reggio Calabria e Catania. Il secondo contributo importante al M5S viene dalla Lega, soprattutto nelle zone “”bianche””: a Brescia il 30% di coloro che hanno votato M5S è rappresentato da persone che avevano votato LN nel 2008, e questa percentuale è ancora superiore a Padova (quasi la metà dei voti del M5S è di ex-votanti Lega). Nelle tre città della ‘Zona rossa’ (Bologna, Firenze e Ancona) il contributo degli ex elettori del Pd è ancora più considerevole: fra il 47 e il 58% del voti al M5S viene da ex elettori Pd. Centro-sud. In tre di queste città (Roma, Reggio Calabria e Catania) e contrariamente a quello che abbiamo osservato fino ad ora, gli ex elettori del Pd rappresentano una quota secondaria del voto al M5S. Ben più consistente invece la quota di elettori proveniente dal centro-destra. Roma. Tra le politiche del 2008 e le politiche del 2013, fatti 100 i voti al M5S si evince che più di un terzo è costituito da ex astensionisti. Tra i partiti, per il centrosinistra troviamo che oltre un quarto dei voti andati a ‘Grillo’ sono ascrivibili a elettori del Pd (11%), dell’ Idv (9%) e della sinistra radicale (7%). Viceversa, tra i partiti di centro-destra il maggior donatore è il Pdl (26% dei voti al M5s), la destra radicale (un decimo dei consensi al partito di Grillo)”,”STAT-585″
“COLLOMP Catherine”,”Entre classe et nation. Mouvement ouvrier et immigration aux Etats-Unis.”,”COLLOMP Catherine è professore di storia e civilizzazione americana. Insegna all’ Università Paris XII ed è attualmente in carica a Paris VII.”,”MUSx-102″
“COLLOTTA Giacomo”,”Il pànico negli eserciti. Appunti fisiologico-militari.”,”Giacomo Collotta, Capitano in riforma Dedica manoscritta dell’autore La teoria della propagazione del panico. “”Il panico cresce in ragione diretta della massa ed in ragione inversa della chiarezza della causa determinante”” (pag 46) [Giacomo Collotta, ‘Il pànico negli eserciti. Appunti fisiologico-militari’ (1909)]”,”QMIx-027-FV”
“COLLOTTI Enzo CASTELLI Luisa a cura; saggi di Enzo COLLOTTI Volker GRANSOW Otto KALLSCHEUER Michael Th. GREVEN Gerogia TORNOW Bodo ZEUNER Jurgen HOFFMANN Rainer ZOLL Kurt SCHARF Rolf LINDEMANN Werner SCHULTZ Carla COLLICELLI Sigmar GUDE Karl HOMUTH”,”La Germania socialdemocratica. Spd, società e Stato.”,”Saggi di Enzo COLLOTTI, Volker GRANSOW, Otto KALLSCHEUER, Michael Th. GREVEN, Gerogia TORNOW, Bodo ZEUNER, Jurgen HOFFMANN, Rainer ZOLL, Kurt SCHARF, Rolf LINDEMANN, Werner SCHULTZ, Carla COLLICELLI, Sigmar GUDE, Karl HOMUTH.”,”GERV-018″
“COLLOTTI Enzo TYCH Feliks studi; altri saggi di Jacques ROUGERIE Edmund SILBERNER Dario TOSI Jean BOUVIER Samuel BERNSTEIN Herbert STEINER Giorgio MIGLIARDI Giorgio ROVIDA”,”Sinistra radicale e spartachisti nella socialdemocrazia tedesca attraverso le ‘Spartakus-Briefe’; -La partecipation des partis ouvriers polonais au mouvement de Zimmerwald. (in)”,”Altri saggi di: -Jacques ROUGERIE (1° Internazionale a Lione) -Edmund SILBERNER (rifugiati politici in Svizzera sec XIX) -Dario TOSI (forme iniziali di sviluppo economico: agricoltura italiana e accumulazione capitalistica) -Jean BOUVIER (interventi bancari francesi in ‘grandi affari’ finanziari italiani, decennio 1860). Documenti: – Lettere di Giuseppe FERRARI a Pierre-Joseph PROUDHON, – Lettere di MAZZINI a Giuseppe MARCORA – Lettere di Heinrich GRAETZ a Moses HESS – Carte del Consiglio Generale della 1° Internazionale a New York (a cura di Samuel BERNSTEIN) Contributi bibliografici: – Scritti editi e inediti di Giammaria ORTES – Bibliografia storia Socialdemocrazia austriaca (1867-1918) (a cura di Herbert STEINER) -Il Partito operaio Social-Democratico Russo (POSDR), 1883-1904. A cura di Giorgio MIGLIARDI – Cartismo e storia sociale (Edoardo GRENDI) – Karl Kautsky, Erinnerungen und Erörterungen (Giuliano PROCACCI) -Werner BLUMENBERG, Karl Kautskys literarisches Werke. Eine bibliographische Übersicht. (Bert ANDREAS) -Documenti su storia movimento operaio italiano in archivi di stato austriaci (Herbert STEINER) -Pubblicazioni recenti su guerra civile spagnola (Giorgio ROVIDA)”,”ANNx-004″
“COLLOTTI Enzo”,”La Germania nazista. Dalla Repubblica di Weimar al crollo del Reich hitleriano.”,”COLLOTTI, nato nel 1929, insegna storia contemporanea nell’ Univ di Trieste. Tra i suoi studi sulla Germania e sul nazismo, spicca una poderosa sintesi dedicata alla ‘Storia delle due Germanie, 1945-1968’ frutto di dieci anni di ricerche, apparsa nella ‘Biblioteca di cultura storica’ Einaudi.”,”GERN-057″
“COLLOTTI Enzo SANDRI Renato SESSI Frediano a cura; collaborazione di Ettore GALLO Claudio PAVONE Adriano BALLONE Giuseppe MARAS Giorgio ROCHAT e altri”,”Dizionario della Resistenza. Volume secondo. Luoghi, formazioni, protagonisti.”,”Opera realizzata con la collaborazione della Coop Italia Saggi di Ettore GALLO Claudio PAVONE Adriano BALLONE Giuseppe MARAS Giorgio ROCHAT, altri collaboratori a pagina 875 Nell’ elenco delle medaglie d’ oro della guerra di liberazione la maggior parte sono date alla memoria (in gran parte caduti partigiani), nella parte di medaglie date ai viventi emergono in maggioranza gli ufficiali o i graduati dell’ esercito delle varie armi (esercito, marina, aviazione, carabinieri) si tratta di generali, capitani, tenenti, ecc. e persino qualche cappellano militare). (pag 738-764)”,”ITAR-060″
“COLLOTTI Enzo SANDRI Renato SESSI Frediano a cura; saggi di Luigi GANAPINI Giorgio ROCHAT Enzo COLLOTTI Pier Paolo POGGIO Gloria CHIANESE Nicola LABANCA Brunello MANTELLI Liliana PICCIOTTO Ilio MURACA Giorgio ROCHAT Mario GIOVANA David ELLWOOD Enzo COLLOTTI e Tristano MATTA Anna BRAVO Andrea ROSSI Gianni PERONA Mimmo FRANZINELLI Luciano CASALI e Gaetano GRASSI Ettore GALLO Luigi PONZIANI Giancarlo MONINA e Gabriele RANZATO Paolo GIOVANNINI e Doriano PELA Gianfranco CANALI Antonio GIBELLI Luigi BORGOMANERI Jean Pierre JOUVET e Renato SANDRI Carlo ROMEO e Leopold STEURER Ferruccio VENDRAMINI Galliano FOGAR Marco PUPPINI Milan PAHOR Luisa Maria PLAISANT”,”Dizionario della Resistenza. Volume primo. Storia e geografia della Liberazione.”,”Saggi di Luigi GANAPINI Giorgio ROCHAT Enzo COLLOTTI Pier Paolo POGGIO Gloria CHIANESE Nicola LABANCA Brunello MANTELLI Liliana PICCIOTTO Ilio MURACA Giorgio ROCHAT Mario GIOVANA David ELLWOOD Enzo COLLOTTI e Tristano MATTA Anna BRAVO Andrea ROSSI Gianni PERONA Mimmo FRANZINELLI Luciano CASALI e Gaetano GRASSI Ettore GALLO Luigi PONZIANI Giancarlo MONINA e Gabriele RANZATO Paolo GIOVANNINI e Doriano PELA Gianfranco CANALI Antonio GIBELLI Luigi BORGOMANERI Jean Pierre JOUVET e Renato SANDRI Carlo ROMEO e Leopold STEURER Ferruccio VENDRAMINI Galliano FOGAR Marco PUPPINI Milan PAHOR Luisa Maria PLAISANT. “”Come si è detto in precedenza, dei circa novecentomila italiani e italiane presenti in territorio tedesco negli ultimi venti mesi della seconda guerra mondiale solo ottocentomila vi erano stati trasferiti dopo l’ 8 settembre 1943; gli altri centomila erano arrivati prima, in seguito agli accordi economici bilaterali che avevano previsto l’ invio nel Reich di manodopera agricola e industriale italiana (complessivamente, dal 1938 al 1943, circa cinquecentomila lavoratori – uomini e donne – erano stati assorbiti dall’ economia di guerra tedesca. Il 27 luglio Heinrich Himmler, nella sua qualità di capo della polizia tedesca, bloccò i rimpatri di coloro che erano ancora al lavoro in Germania). Lo status degli operai e dei braccianti italiani precipitò a quello di lavoratori coatti. (…) Il gruppo più numeroso all’ interno degli ottocentomila era rappresentato dagli Internati militari italiani (Imi) (…). Oltre il novanta per cento degli Imi riuscì a sopravvivere alla prigionia (…)””. (pag 124-125)”,”ITAR-059″
“COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”Le origini ideologiche della rivoluzione cinese. Dalla rivoluzione contadina dei T’ai-p’ing alla “”riforma”” dei gentiluomini; dal “”nuovo corso”” di Sun Yat-sen alla “”nuova democrazia”” di Mao Tze-tung.”,”””A questa necessità venne incontro l’ opera di Yen Fu (1853-1921), un cadetto di marina inviato a scopo di studio in Inghilterra e ritrnato in patria affascinato non solo dalla superiorità tecnica dell’ Occidente, ma anche dalle sue dottrine filosofiche e politiche. Lavorando indefessamente per più decenni, egli tradusse, anche se non con scientifica precisione e filologica competenza, ben 112 opere, tra cui The Wealth of Nations di Adam Smith, L’ Esprit des lois di Montesquieu, On Liberty il Sistema di logica di John Stuard Mill, oltre ai Principles of Sociology di Spences e a Evolution and Ethics di Huxley. Il periodico di Tientsin “”Kuo-Wen Lai-pao”” fu pure dedicato da Yen Fu ala diffusione di traduzioni dalla stampa occidentale””. (pag 62) Mao e la dialettica. “”Il concetto, tipicamente cinese, della dialettica come flusso sembra talora avere la prevalenza su quello, hegeliano e marxista, della dialettica come processo””. (pag 222)”,”CINx-167″
“COLLOTTI Enzo”,”Nazismo e società tedesca, 1933 – 1945.”,”Come si diventa nazisti, lo stato nazista, stato e partito, famiglia, donne, giovani, educazione, propaganda, cultura, arte, scienza, “”comunità popolare””, organizzazione del lavoro, disciplina di guerra, razza e società. COLLOTTI Enzo, nato nel 1929, è professore ordinario di storia sociale contemporanea nell’ Università di Modena. Studioso di storia tedesca (La Germania nazista, 1962; Storia delle due Germanie, 1968), ha dedicato numerosi lavori anche alla politica delle potenze fasciste durante la seconda guerra mondiale (L’ amministrazione tedesca dell’ Italia occupata, 1963) e alla storia del movimento operaio internazionale: ha curato tra l’ altro l’ edizione italiana degli scritti di K. LIEBKNECHT, F. ADLER e O. BAUER. Collaboratore di riviste storiche e di cultura, di ‘Italia contemporanea’, e degli ‘Annali’ Feltrinelli, è dalla fondazione tra i condirettori della ‘Rivista di storia contemporanea’. Il cancelliere Brüning tenta di legalizzare il nazismo. (pag 49) “”(…) La prima possibilità per una normale collaborazione in via sperimentale tra il partito del Centro e la NSDAP si presentava nell’ Assia, dove a metà novembre dovevano tenersi nuove elezioni. (…) Espressi confidenzialmente l’ avviso che ritenevo auspicabile che il partito del Centro tentasse con prudenza nell’ Assia l’ esperimento di formare un governo con i nazisti. L’ Assia mi sembrava particolarmente adatta a questo fine, dato che in essa il Centro e i nazisti disponevano da soli di una grande maggioranza e che erano pertanto da escludersi tentativi di disturbo da parte dei tedesco-nazionali, che avrebbero avuto ancora uno o due deputati (…)””. (pag 54, La testimonianza autentica di Brüning)”,”GERN-120″
“COLLOTTI PISCHEL Enrica ROBERTAZZI Chiara a cura”,”L’ Internationale communiste et le problèmes coloniaux, 1919-1935.”,”EKKI: Esecutivo dell’ Internazionale comunista “”Siamo ricorsi alle fonti seguenti: 1. I protocoli dei congressi e delle sessioni dell’ Esecutivo allargato dell’ Internazione Comunista (…) 2. I rapporti d’attività dell’ Esecutivo; 3. I periodici dell’ Internazionale Comunista: Inprekorr, Internationale Communiste, Rundschau; 4. I bollettini pubblicati durante i congressi; 5. I protocolli dei due congressi dei popoli d’ Oriente (Baku, 1920; Mosca, 1922). (…)”” (pag 7, introduzione) “”Abbiamo citato in particolare: 1. Gli interventi di tutti i delegati e di tutti i paesi quando abbiano trattato il problema coloniale (…) 2. Gli interventi dei delegati dei paesi coloniali e dei delegati neri americani, su questioni molto diverse (…) 3. Le tesi e risoluzioni riferite, almeno in parte, al problema coloniale; 4. Gli appelli e le decisioni dell’ Esecutivo sui problemi coloniali generali, (…) 5. Le delegazioni coloniali ai Congressi o agli Esecutivi allargati (…) 6. Gli articoli dell’ ‘Internationale Communiste’ e dell’ ‘Inprekorr’ sui problemi coloniali o sui paesi coloniali.”” (pag 13, introduzione) Fonte Wikip. (Deut.) “”Inprekorr aus Wikipedia, der freien Enzyklopädie Wechseln zu: Navigation, Suche Titelseite der ersten Inprekorr Inprekorr (Internationale Pressekorrespondenz) war von 1921 bis 1939 Zeitung der Kommunistischen Internationale (Komintern) und wurde in bis zu acht Sprachen unter verschiedenen Titeln herausgegeben. Verschiedene Nachfolgeorgane erschienen noch bis zur Auflösung der Komintern 1943. Seit 1971 wird die Tradition der Inprekorr von der Vierten Internationale fortgesetzt. Inhaltsverzeichnis [Verbergen] 1 Gründung der Zeitung 2 Redaktionsadressen bis 1933 3 1933–1943 4 Wiederbelebung 1971 5 Einzelnachweise 6 Literatur 7 Weblinks Gründung der Zeitung [Bearbeiten] Inprekorr von Januar 1924Am 16. Juli 1921 beschloss das Präsidium der Exekutive der Komintern (EKKI) die Gründung der Inprekorr: “”Es wird die Herausgabe eines Korrespondenzblattes in Berlin beschlossen; das Blatt soll in deutscher, englischer und französischer Sprache erscheinen. Es soll aktuelle Korrespondenz der weltpolitischen und weltwirtschaftlichen Fragen, der Entwicklung des Kommunismus bringen, den Kampf gegen die Sozialdemokraten und die Amsterdamer führen, taktische Fragen im Rahmen der Leitsätze des Kongresses erörtern und andere zur Diskussion stellen. Jede Partei ist verpflichtet, einen Korrespondenten zu bestimmen.”” [1] Am 13. August wurden die Details festgelegt: “”Die vom Gen. Thalheimer vorgeschlagenen Richtlinien werden angenommen. Die Korrespondenz erscheint einstweilen wöchentlich zwei- bis dreimal deutsch, zweimal französisch und englisch””. [2] Zu Redakteuren wurden ernannt: für die deutsche Ausgabe: Gyula Alpári und August Thalheimer für die englische Ausgabe: Philipp Price für die französische Ausgabe: Menil und Charles Rappoport.[3] Die Ausgabe erschien am 24. September 1921 auf deutsch; am 1. und 13. Oktober folgten die ersten Ausgaben auf englisch und französisch. Inprekorr war in erster Linie ein Informationsdienst für die kommunistische Presse. Von Januar 1923 bis März 1926 erschien jedoch auch eine Wochenausgabe für die breitere Öffentlichkeit; von Juli 1926 bis Februar 1930 konnte die normale Ausgabe auch über die Post bezogen werden. Redaktionsadressen bis 1933 [Bearbeiten]seit Sept. 1921: Berlin C 54, Rosenthaler Str. 38 seit Dez. 1921: Berlin SW 48, Friedrichstr. 225 seit Dez. 1923: Wien IX, Berggasse 31 seit Jan. 1924: Wien VIII, Lange Gasse 26/12 seit Apr. 1926: Berlin SW 48, Friedrichstr. 225 seit 1928: Berlin, Bülowplatz (heute: Rosa-Luxemburg-Platz) seit ???: Berlin SW 68, Lindenstr 71-72 1933–1943 [Bearbeiten] Das Titelblatt einer Ausgabe der englischsprachigen Inprekorr von 1938Nach 1933 wurde die Arbeit der Inprekorr regionalisiert: Die deutsche Ausgabe erschien unter dem Namen der 1932 gegründeten Rundschau von Basel (später Zürich und Lausanne) aus; die englische zog nach London, die französische nach Paris und die tschechische nach Prag.[4] Wegen verschärfter Repression in der Schweiz wurde die zentrale Redaktion 1935 nach Paris verlegt. Nach dem Verbot der Kommunistischen Partei in Frankreich im September 1939 erschien Inprekorr unter dem Namen Die Welt als deutsche Ausgabe der schwedischen Zeitung Världen i Dag. Mit dem Abdruck der Auflösungsbeschlusses der Komintern vom 15. Mai 1943 stellte Die Welt ihr Erscheinen ein.[5] Wiederbelebung 1971 [Bearbeiten]Aus einer privaten Initiative eines Mitglieds der Vierten Internationale entstand 1971 die Idee einer Wiederbelebung von Inprekorr: “”Ich habe die [internationale] Presse gelesen und gedacht: Das muß man den Leuten doch verbreiten, das ist doch wichtig, was da passiert; Arbeiterkämpfe in Frankreich, Widerstand gegen die Franco-Diktatur in Spanien, Guerillakämpfe in Lateinamerika, Streiks in Britannien. Deshalb habe ich von mir aus Artikel, die ich wichtig fand oder von denen ich begeistert war, übersetzt, habe sie kopiert und verschickt an unsere Leute. So hat das angefangen. Dann haben die ‘Uralt-Trotzkisten’, also Jakob Moneta, Rudi Segall, Willy Boepple gesagt: ‘Ja, das ist doch Inprekorr.'””[6] Die Zeitung erschien unter der formalen Verantwortung des Vereinigten Sekretariats der Vierten Internationale, war jedoch kein reines Parteiorgan: “”Wir haben auch Artikel von befreundeten Organisationen oder von den Befreiungsbewegungen übernommen, zum Beispiel Erklärungen vom chilenischen MIR und Interviews über den Widerstand gegen Pinochet.””[7] Nachdem die deutsche Ausgabe eine Auflage von 500 erreicht hatte, erschienen auch Ausgaben in französischer, spanischer und englischer Sprache. Inprekorr erscheint bis heute, derzeit alle zwei Monate. Die französische Ausgabe erscheint monatlich; die englische und spanische ebenso, aber nur noch als Web-Ausgaben. Einzelnachweise [Bearbeiten]? Die Tätigkeit der Exekutive und des Präsidiums der E.K. der Kommunistischen Internationale vom 13. Juli 1921 bis 1. Februar 1922, Petrograd 1922, S. 15 ? a.a.O., S. 71 ? Irén Komját: Die Geschichte der Inprekorr, Frankfurt am Main 1982 (ISBN 3-88012-650-X), S. 12 ? Irén Komját, a.a.O., S. 35 ? Irén Komját, a.a.O., S. 40-47 ? Interview mit Ingo Speidel in Inprekorr, Nr. 300 (Okt. 1996) ? ebenda Literatur [Bearbeiten]Irén Komját: Die Geschichte der Inprekorr, Frankfurt am Main 1982 (ISBN 3-88012-650-X) Björn Mertens: Die erste Inprekorr. In: Inprekorr, Nr. 299 (Sept. 1996). Weblinks [Bearbeiten]Inprekorr International Viewpoint (englisch) Inprecor (französisch) Inprecor para América Latina (spanisch) ISSN: 0256-4416 Von „http://de.wikipedia.org/wiki/Inprekorr”””,”INTT-225″
“COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”La Cina rivoluzionaria. Esperienze e sviluppi della “”Rivoluzione ininterrotta””.”,”””In questo senso si spiega lo slogan tipico dei cinesi – che vale tanto per i negoziati diplomatici quanto per le prospettive di lotta – secondo il quale si deve “”disprezzare il nemico sul piano strategico, ma tenerne perfettamente conto sul piano tattico””. Sul piano strategico è necessario cioè impostare l’ azione guardando soprattutto alla natura essenziale del fenomeno storico dell’ imperialismo, alla debolezza che lo contraddistingue sul piano sociale e storico di lunga scadenza. e questo è un fatto influenzato in modo assai scarso- almeno secondo i cinesi – dalla “”condizione atomica””, dall’ esistenza cioè delle armi nucleari e dal possesso di esse da parte del fronte imperialista””. (pag 245)”,”CINE-018″
“COLLOTTI Enzo”,”Storia delle due Germanie 1945-1968.”,”COLLOTTI Enzo (1929) 2° copia”,”GERx-116″
“COLLOTTI Enzo”,”Karl Liebknecht e il problema della rivoluzione socialista in Germania.”,”””Una testimonianza certo incompleta e provvisoria di questa riflessione è offerta da quel frammentario abbozzo che è noto con il titolo ‘Studi sulle leggi del movimento dello sviluppo sociale’ (2), che a dire dello stesso Liebknecht lo accompagnò lungo un arco di un venticinquennio della sua vita (3) e che nella forma trasmessaci dal suo editore riflette la redazione elaborata nel carcere di Luckau nel 1916-18. Una testimonianza che si presenta assai più problematica di quanto non appaia immediatamente chiarificatrice. Trattandosi infatti di un abbozzo frammentario e soprattutto di un testo non compiuto non sarebbe evidentemente possibile trarre conclusioni definitive intorno al pensiero politico e filosofico di Liebknecht, tuttavia alcune considerazioni siamo legittimati a fare sulla scorta di questo testo. (…) In questo contesto l’assunzione del marxismo appare piuttosto forzata, gli spunti critici nei confronti di Marx appaiono predominare rispetto ai momenti di consenso non tanto formale quanto sostanziale. (…) Il concetto di rivoluzione non è dedotto dalla lotta di classe ma dal concetto tipicamente positivistico dell’evoluzione, rispetto alla quale la rivoluzione si pone “”come la forma concentrata, intensiva, nella quale si compie l’evoluzione in determinate circostanze critiche […]. Analogia presa dalla biologia: l’atto della nascita, lo strisciar fuori dall’uovo, la metamorfosi degli insetti, la desquamazione dei serpenti e via dicendo […]”” (ivi, p. 235). La definizione del socialismo, “”il movimento sociale del proletariato””, come la “”forma di nascita e di battaglia di questo nuovo umanesimo che tutto abbraccia”” (ivi, p. 250), sottolinea il dissenso da Marx in uno dei punti centrali della sua dottrina. E ciò si sottolinea non per ricercare le prove dell’ortodossia, ma semplicemente per cercare di chiarire entro quale orizzonte ideale vada considerato questo aspetto dell’opera di Liebknecht, che risulta tanto più singolare se si considera che le note di riflessione e di commento politico immediato scritte contemporaneamente al manoscritto nella stessa fortezza di Luckau (ed ora largamente disponibili nel IX volume delle ‘Gesammelte Reden und Schriften’) appaiono segnate da una ispirazione notevolmente divergente. Non è a tutta prima facile collocare la riflessione degli ‘Studi’ appena citati nel quadro complessivo del pensiero e dell’azione politica di Liebkecht né nel periodo anteriore alla guerra mondiale né nel periodo dell’approssimarsi della prova rivoluzionaria sul finire della guerra. Si ha l’impressione che si tratti di un tentativo di sistemazione di letture e di riflessioni considerevolmente astratte rispetto all’attività concreta e alle situazioni reali con le quali Liebknecht si trovava a confrontare e commisurare la sua azione. Ma è anche difficile pensare che Liebknecht non abbia avuto la consapevolezza della frattura se non della contraddizione esistente fra questi due piani di discorso e di iniziative. Nulla nei lavori precedenti, e in particolare nello studio dell’antimilitarismo che è una delle più cospicue analisi di un settore dell’apparato dello stato borghese che abbia fornito la letteratura socialista del periodo della II Internazionale, lascia presagire una così forte propensione all’astrazione teoretica in Liebknecht, anche se la necessità di fare i conti con la tradizione della filosofia classica e della cultura contemporanea può ben essere stata presente in tutto l’arco della sua esistenza politica”” [Enzo Collotti, Karl Liebknecht e il problema della rivoluzione socialista in Germania, estratto da ‘Annali’, Milano, 1974] (pag 327-328) [Karl Liebknecht, ‘Studien über die Bewegungsgesetze der gesellschaftlichen Entwicklung, München, 1922 (“”Aus dem wissenschaftlichen Nachlass im Auftrage der Erben Liebknechts herausgegeben von Dr. Morris””); ed ‘ivi’ nell’introduzione del curatore (R. Marnasse) la storia sommaria delle vicende del manoscritto; (3) Nella avvertenza dello stesso Liebknecht; cit. p. 16; (4) Come già ricordato da Ernesto Ragionieri, nell”Introduzione’ [all’antologia di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, Lettere 1915-1918, Roma, 1967, p. XXI, ndr], le testimonianze più dirette di questa eredità sono offerte dalle note intime contenute nelle lettere dirette da Liebknecht alla moglie e ai figli dal campo e dal carcere, ora in buona parte raccolte in ‘Gesammelte Renden und Schriften’, vol VIII e IX (…)]”,”LIEK-023″
“COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”La Rivoluzione ininterrotta. Sviluppi interni e prospettive internazionali della rivoluzione cinese.”,”Questo libro, in cui Enrica Collotti Pischel ha parzialmente utilizzato e rifuso i suoi ultimi studi sulla situazione cinese, è forse la prima indagine approfondita dei molteplici aspetti (interni e internazionali, ideologici e politici) del problema compiuta da uno studioso di orientamento socialista e marxista e nel quadro delle preoccupazioni e delle prospettive del movimento socialista internazionale. L’autrice si propone di enucleare, al di là delle contingenze occasionali e degli alti e bassi della cronaca, le ragioni profonde e ‘strutturali’ del dissidio o, quanto meno, della divergenza di impostazioni sovietico-cinese che si è andata manifestando negli ultimi tempi.”,”CINx-009-FL”
“COLLOTTI Enzo”,”Esempio Germania. Socialdemocrazia tedesca e coalizione social-liberale 1969-1976.”,”Enzo Collotti nato nel 1929, è titolare della cattedra di Storia contemporanea presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna. Specialista di storia tedesca, membro del Consiglio direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione , direttore di Italia contemporanea, e condirettore della Rivista di storia contemporanea. Ha pubblicato: Die Kommunistische Partei Deutschlands 1918-1933, La Germania nazista, L’Amministrazione tedesca dell’Italia occupata, Storia delle due Germanie, Il litorale adriatico nel Nuovo ordine europeo, Le potenze dell’Asse e la Jugoslavia (in collaborazione con T. Sala), collabora inoltre agli annali della Fondazione Feltrinelli.”,”GERV-019-FL”
“COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”La Cina rivoluzionaria.”,”In questo suo nuovo libro, strumento indispensabil allo studio della politica cinese dogg,Enrica Collotti Pishel approfondisce i temi affrontati tre anni fa ne La rivoluzione ininterrotta e fornisce una sintesi ragionata delle esperienze politiche e socio-economiche della Repubblica popolare cinese dal 1949 ad oggi. Dopo un esame penetrante delle prospettive ideologiche generali (elaborate in particolare da Mao) l’autrice affronta i complessi problemi posti dal sorgere e dell’acuirsi della controversia cino-sovietica.”,”CINx-017-FL”
“COLLOTTI Enzo / SANTOMASSIMO Gianpasquale”,”Italia e Weimar: aspetti di una polemica e limiti di certe analogie (Collotti) / Intellettuali e fascismo. Un saggio su Delio Cantimori (Santomassimo).”,”Ciliberto nel suo libro su Cantimori non utilizza due fonti importanti: i lavori di Innocenzo Cervelli e di Salvatore Sechi, due approcci differenziati alla personalità di Cantimori. (pag 89) Si trovano nel libro di Ciliberto manifestazioni frequenti di trionfalismo ingenuo e irritante: “”Il partito di Togliatti sale alla politica, assume il punto di vista delle istituzioni e dello stato, stabilendo le basi reali della egemonia della classe operaia italiana…: la classe operaia, diventa così, la nuova classe dirigente dello stato nazionale italiano”” (pag 237)”,”STOx-253″
“COLLOTTI Enzo”,”Hitler e il nazismo.”,”Enzo Collotti insegna Storia contemporanea all’Università di Firenze. Sulle vicende della Germania nel XX secolo ha pubblicato fra l’altro Storia delle due Germanie e La Germania nazista.”,”GERN-028.FL”
“COLLOTTI Enzo”,”Dalle due Germanie alla Germania unita.”,”Enzo Collotti, 1929, è docente di storia contemporanea presso l’università di Firenze. Ha collaborato a numerose riviste di storia e cultura contemporanea e ha studiato in modo particolare il mondo tedesco. Ha pubblicato: La socialdemocrazia tedesca, Sinistra radicale e spartachisti nella socialdemocrazia tedesca, Die Kommunistische partei Deutschlands, Ein bibliographischer Beitrag, La Germania nazista, L’Amministrazione tedesca dell’Italia occupata, Storia delle due Germanie 1945-1968, Fascismo e fascismi.”,”GERV-020-FL”
“COLLOTTI Enzo”,”Il “”Nuovo Ordine europeo e l’imperialismo nazista.”,”Disegno di ristrutturazione della carta d’ Europa che si proponeva la Germania nazista. (pag 360) Aspirazione a realizzare il ‘grossdeutscher Wirtschafsraum’ l’area economica soggetta alla dominazione grande-tedesca (pag 360) “”Era ancora incerta la sorte che pendeva sulla Francia – sebbene l’ipotesi della sua totale agrarizzazione che sarebbe stata formulata nell’ottobre 1940 dal ministro dell’economia del Reich (doc. n. 21) sembra rispondere in maniera abbastanza coerente al tipo di riparzione del lavoro che si profilava sotto la gestione nazista dell’unità europea – ma non era certo il disegno generale”” (pag 363)”,”GERN-166″
“COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”La Cina. Politica estera di una paese sovrano.”,”E. Collotti Pischel è professore di Storia dell’Asia alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università Statale di Milano.”,”CINx-301″
“COLLOTTI Enzo SALA Teodoro”,”Le potenze dell’Asse e la Jugoslavia. Saggi e documenti 1941-1943.”,”Enzo Collotti, docente di storia contemporanea all’Università di Bologna, membro del Comitato direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, condirettore della rivista ‘Italia contemporanea’, specialista di storia della Germania moderna. Teodoro Sala, docente di storia contemporanea all’Università di Trieste, autore di studi sulla storia della Venezia Giulia, specialista dei rapporti tra Italia e Jugoslavia tra le due guerre mondiali.”,”QMIS-015-FL”
“COLLOTTI Enzo”,”L’amministrazione tedesca dell’Italia occupata, 1943 – 1945. Studio e documenti.”,”L’attività delle bande contro l’organizzazone industriale e i trasporti tedeschi in Italia. Il trasferimento di manodopera italiana in Germania (pag 329-330) Marzo 1944: La lotta operaia nelle grandi città del Nord. ‘La situazione però si manteneva tutt’altro che tranquilla. Gli scioperi avevano fornito alla classe operaia una prima dimostrazione della sua forza e della possibilità di condurre la lotta contro i tedeschi anche su questo terreno. A metà gennaio si ebbe una ripresa degli scioperi. Questa volta il centro dell’agitazione si era spostato a Genova: il 18 gennaio Leyers era costretto a registrare una cifra di scioperanti che si aggirava tra i 35 e i 40 mila lavoratori. Era stato necessario fare intervenire Zimmermann anche a Genova: di fronte a lui le autorità italiane e tedesche si impegnarono a ottenere la ripresa del lavoro. «Ciononostante verranno trasferite 2 o 3 fabbriche, perché i lavoratori di Genova avvertano il pugno forte tedesco (‘die deutsche starke Hand’)», annotava Leyers tra lo scherno e le minacce (40). Il «pugno forte tedesco» si abbatté sistematicamente in ogni centro operaio, ma il suo valore esemplare non valse a recare i risultati che i tedeschi speravano o si illudevano di conseguire. La resistenza operaia, che doveva toccare il culmine nelle giornate dei grandi scioperi di marzo del 1944, così come aveva creato un cuneo tra fascisti e tedeschi, costringendo i tedeschi a diventare gli antagonisti diretti del movimento operaio senza l’inutile e screditata mediazione neofascista, suscitò non pochi contrasti tra gli stessi ufficiali tedeschi, tutti uniti nei propositi di sfruttamento dell’Italia ma disorientati dall’imponenza del fenomeno e impotenti dinanzi alla prospettiva di una repressione indiscriminata che avrebbe comportato come risposta la paralisi completa della produzione. Quanto poi alla considerazione in cui i tedeschi tenevano le autorità fasciste, può essere interessante citare questo giudizio del comandante militare di Milano col. Seeberg, il quale rilevò in un rapporto che ovunque per sedare gli scioperi si erano intromessi gli organi italiani la situazione si era inasprita; l’agitazione era stata invece rapidamente sedata «non appena intervennero le autorità militari tedesche con la loro obiettività, sin qui inconsueta agli italiani» (41). Era, è appena il caso di avvertirlo, il solito tentativo di fare apparire i tedeschi arbitri e moderatori nella rissa civile tra gli italiani, alla quale essi pretendevano di essere estranei, e nello stesso tempo un’ulteriore prova del disprezzo di cui i tedeschi ricoprivano i loro «alleati» fascisti. Di fronte alla nuova ondata di scioperi Leyers non avvertì probabilmente l’eccezionalità e le dimensioni del movimento. Ancora il 1° marzo, in risposta allo sciopero scoppiato al Lanificio Rossi di Schio in segno di protesta contro la deportazione nel Reich di alcuni operai, Leyers raccomandava al gen. Zimmermann di cogliere l’occasione per chiudere la fabbrica e di «statuire con altre deportazioni di maestranze un esempio, che possa avere efficacia intimidatoria nei confronti di ulteriori piani in questa direzione» (42). Leyers, cioè, si illudeva ancora di potere risolvere il problema con qualche esemplare misura intimidatoria e terroristica. Ma la fase in cui sarebbe stato possibile liquidare il movimento con il terrorismo spicciolo era ormai superata. Il primo marzo si ebbe la proclamazione dello sciopero generale in tutta l’Italia settentrionale: come ha scritto il Luraghi, la causa delle rivendicazioni economiche era diventata ora «un vero e proprio obiettivo della guerra civile in cui il proletariato era nelle prime file», mèta dello sciopero era «quella di strappare delle effettive concessioni per salvaguardare l’integrità fisica dei ceti proletari ormai gravemente minacciati dalle orribili condizioni di vita ingenerate dall’occupazione germanica» (43). Lo stesso ministero degli Interni della Repubblica sociale fornì la cifra, certamente inferiore alla realtà, di 207 mila astenuti dal lavoro (44). La reazione dei tedeschi a questo imponente movimento di agitazione fu almeno in un primo tempo contraddittoria. Paradossalmente, chi svolse in apparenza la parte del moderatore fu proprio il Leyers, che aveva sempre caldeggiato la maniera forte e che aveva trovato nel gen. Zimmermann un degno ed efficiente collaboratore”” (pag 197-199) [(41) ‘Lagebericht’ del Gruppo amministrazione della Militärkommandantur di Milano del 12 genn. 1944; (42) Lettera di Leyers a Zimmermann del 1° marzo 1944; (43) R. Luraghi, ‘Il movimento operaio torinese durante la Resistenza’, pp. 171-72 e in generale per i nuovi scioperi a Torino si v. il cap. V della parte II della stessa opera. Sugli scioperi di marzo a Milano possediamo le notizie fornite da Emanuele Tortoreto, ‘Notizie sul movimento operaio di Milano dal 25 luglio 1943 al marzo 1944’, ne ‘Il movimento di liberazione in Italia’, luglio 1956, pp. 38-41. Il significato dello sciopero generale di marzo nel più ampio contesto del movimento di resistenza è pienamente colto nell’opera di Roberto Battaglia, ‘Storia della Resistenza italiana’, pp. 213-223; (44) Comunicato del ministero degli Interni nel ‘Corriere della Sera’ dell’8 marzo 1944. Le fonti partigiane parlarono di oltre un milione di scioperanti]”,”ITAR-280″
“COLLOTTI Enzo”,”Recenti studi sul movimento operaio austriaco.”,”Scaricato da Jstor”,”MAUx-050″
“COLLOTTI Enzo”,”L’Europa nazista. Il progetto di un Nuovo ordine europeo (1939-1945).”,”Contiene il paragrafo: Il saccheggio economico e la schiavizzazione per il lavoro forzato (pag 142-151) Italia e Germania in Jugoslavia. La guerra nei Balcani. Su questo sfondo di carattere militare l’alleanza dell’Asse stava consumando l’usura che sarebbe sfociata nella crisi definitiva. Uno dei teatri dell’ultima fase dell’alleanza fu rappresentato per l’appunto dai Balcani. (pag 240) (pag 240-241) Enzo Collotti ha insegnato nelle Università di Trieste, Bologna e Firenze.”,”GERN-184″
“COLLOTTI Enzo; BATTIFORA Paolo; TIBALDI Italo”,”Totalitarismo, lager e modernità. Totalitarismo, lager e modernità: una questione centrale del Novecento (Battifora); Il sistema concentrazionario nella Germania nazista (Collotti); La geografia della deportazione italiana (Tibaldi).”,”Totalitarismo, lager e modernità. Totalitarismo, lager e modernità: una questione centrale del Novecento (Battifora); Il sistema concentrazionario nella Germania nazista (Collotti); La geografia della deportazione italiana (Tibaldi).”,”GERN-187″
“COLLOTTI Enzo”,”Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia.”,”Enzo Collotti già professore di Storia contemporanea presso l’Università di Firenze, è tra i maggiori storici della Resistenza in Europa. Elenco dei campi di concentramento (pag 108) “”Quanti furono gli ebrei internati in Italia? Gli ebrei stranieri, i quali tutti, senza eccezione, avrebbero dovuto entrare in campo di concentramento furono alcune migliaia. Quanti dei circa 4.000 ebrei stranieri che risultavano ancora in Italia nel maggio del 1940 finirono in campo di concentramento? Neppure su questo aspetto possediamo statistiche sicure, anche perché apparentemente in definitiva il campo di concentramento avrebbe potuto essere un luogo più sicuro, posto come era sotto protezione sia pure del nemico; di fatto però rimase pur sempre un numero di ebrei stranieri che preferì affrontare la clandestinità, non denunciando la propria presenza, talvolta nella segreta speranza prima o poi di potere lasciare l’Italia. Si potrebbe cercare di fissare il numero approssimativo degli internati sommando gli ospiti dei singoli campi ma anche questo è un calcolo di non facile realizzazione, date le variazioni che il numero degli internati subì negli anni e la pluralità di forme dell’internamento che spesso non consente di distinguere anche all’interno dello stesso nucleo familiare la posizione di ciascuno. Sappiamo che all’apice del suo sviluppo, nell’estate del 1943, il campo di Ferramonti dovette ospitare intorno a 2.000 internati, ma non sappiamo quanti esattamente ne siano transitati da Ferramonti. Degli ebrei stranieri almeno un contingente fu vittima di vera e propria deportazione dall’Italia: gli ebrei libici (alcuni di cittadinanza inglese) che furono trasferiti sul territorio italiano al momento dell’abbandono dell’ex colonia italiana, un trasferimento del quale forse non conosceremo mai la ragione: ostaggi per eventuali scambi di prigionieri per trattative di pace? Comunque sia, agli ebrei stranieri che venivano rinchiusi in campo di concentramento in Italia, taluni già reduci da esperienze nei campi di concentramento nazisti e comunque al corrente della sorte riservata ai loro correligionari sotto la dominazione tedesca, l’internamento in Italia appariva il meno peggio che potesse capitare. (…) Gli ebrei italiani che finirono nei campi di concentramento o all’internamento libero in Italia furono molto meno. Neppure di essi si conosce la cifra esatta; da una statistica del Ministero dell’Interno dell’autunno del 1942 risulterebbero a quella data 233; ma quanti effettivamente subirono il provvedimento? Le ricerche degli ultimi anni ridimensionano fortemente le cifre che furono fatte nei decenni passati. Oggi le stime si attestano, secondo criteri diversi di valutazione e sulla base di riscontri documentari lacunosi, su un numero variabile tra le 300 e le 400 unità”” (pag 109-110)”,”EBRx-074″
“COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”Storia della rivoluzione cinese.”,”Enrica Collotti Pischel è tra gli studiosi più autorevoli di storia della Cina e dell’Asia Orientale. Il PCC “”Il passo decisivo fu costituito, in questo processo, dall’arriva a Canton, nell’autunno del 1923, di un gruppo di consiglieri sovietici alla testa dei quali erano Borodin, un vecchio bolscevico vissuto a lungo in America e passato attraverso un’esperienza di lotte armate in un paese sottosviluppato per la sua collaborazione con i rivoluzionari messicani, e Vasilij Blucher, un tipico comandante militare dei “”rossi”” formatosi nella guerra civile”” (pag 172) L’inizio della clandestinità (del PCC dopo la vicenda del Kuomintang): Chen Tu-Hsiu condivide in parte le critiche di Trotsky a Stalin sulla rivoluzione cinese (pag 225)”,”MCIx-001-FF”
“COLLOTTI Enzo SANDRI Renato SESSI Frediano a cura; saggi di Luigi GANAPINI Giorgio ROCHAT Enzo COLLOTTI Pier Paolo POGGIO Gloria CHIANESE Nicola LABANCA Brunello MANTELLI Liliana PICCIOTTO Ilio MURACA Giorgio ROCHAT Mario GIOVANA David ELLWOOD Enzo COLLOTTI e Tristano MATTA Anna BRAVO Andrea ROSSI Gianni PERONA Mimmo FRANZINELLI Luciano CASALI e Gaetano GRASSI Ettore GALLO Luigi PONZIANI Giancarlo MONINA e Gabriele RANZATO Paolo GIOVANNINI e Doriano PELA Gianfranco CANALI Antonio GIBELLI Luigi BORGOMANERI Jean Pierre JOUVET e Renato SANDRI Carlo ROMEO e Leopold STEURER Ferruccio VENDRAMINI Galliano FOGAR Marco PUPPINI Milan PAHOR Luisa Maria PLAISANT”,”Dizionario della Resistenza. Volume primo. Storia e geografia della Liberazione.”,”Saggi di Luigi GANAPINI Giorgio ROCHAT Enzo COLLOTTI Pier Paolo POGGIO Gloria CHIANESE Nicola LABANCA Brunello MANTELLI Liliana PICCIOTTO Ilio MURACA Giorgio ROCHAT Mario GIOVANA David ELLWOOD Enzo COLLOTTI e Tristano MATTA Anna BRAVO Andrea ROSSI Gianni PERONA Mimmo FRANZINELLI Luciano CASALI e Gaetano GRASSI Ettore GALLO Luigi PONZIANI Giancarlo MONINA e Gabriele RANZATO Paolo GIOVANNINI e Doriano PELA Gianfranco CANALI Antonio GIBELLI Luigi BORGOMANERI Jean Pierre JOUVET e Renato SANDRI Carlo ROMEO e Leopold STEURER Ferruccio VENDRAMINI Galliano FOGAR Marco PUPPINI Milan PAHOR Luisa Maria PLAISANT. “”Come si è detto in precedenza, dei circa novecentomila italiani e italiane presenti in territorio tedesco negli ultimi venti mesi della seconda guerra mondiale solo ottocentomila vi erano stati trasferiti dopo l’ 8 settembre 1943; gli altri centomila erano arrivati prima, in seguito agli accordi economici bilaterali che avevano previsto l’ invio nel Reich di manodopera agricola e industriale italiana (complessivamente, dal 1938 al 1943, circa cinquecentomila lavoratori – uomini e donne – erano stati assorbiti dall’ economia di guerra tedesca. Il 27 luglio Heinrich Himmler, nella sua qualità di capo della polizia tedesca, bloccò i rimpatri di coloro che erano ancora al lavoro in Germania). Lo status degli operai e dei braccianti italiani precipitò a quello di lavoratori coatti. (…) Il gruppo più numeroso all’ interno degli ottocentomila era rappresentato dagli Internati militari italiani (Imi) (…). Oltre il novanta per cento degli Imi riuscì a sopravvivere alla prigionia (…)””. (pag 124-125)”,”ITAR-030-FV”
“COLLOTTI Enzo SANDRI Renato SESSI Frediano a cura; collaborazione di Ettore GALLO Claudio PAVONE Adriano BALLONE Giuseppe MARAS Giorgio ROCHAT e altri”,”Dizionario della Resistenza. Volume secondo. Luoghi, formazioni, protagonisti.”,”Opera realizzata con la collaborazione della Coop Italia Saggi di Ettore GALLO Claudio PAVONE Adriano BALLONE Giuseppe MARAS Giorgio ROCHAT, altri collaboratori a pagina 875 Nell’ elenco delle medaglie d’ oro della guerra di liberazione la maggior parte sono date alla memoria (in gran parte caduti partigiani), nella parte di medaglie date ai viventi emergono in maggioranza gli ufficiali o i graduati dell’ esercito delle varie armi (esercito, marina, aviazione, carabinieri) si tratta di generali, capitani, tenenti, ecc. e persino qualche cappellano militare). (pag 738-764)”,”ITAR-031-FV”
“COLLOTTI Enzo SALA Teodoro VACCARINO Giorgio”,”L’Italia nell’Europa danubiana durante la seconda guerra mondiale.”,”Il volume contiene i seguenti saggi: – Enzo COLLOTTI, La politica dell’Italia nel settore danubiano-balcanico dal patto di Monaco all’armistizio italiano (pag 5-72) – Teodoro SALA, Occupazione militare e amministrazione civile nella «provincia» di Lubiana (pag 73-94) – Giorgio VACCARINO, ‘La partecipazione degli italiani alla Resistenza nei Balcani (pag 95-121) Le truppo dislocate oltre mare sacrificate per il forte timore della rappresaglia tedesca sul suolo nazionale. ‘[M]olte delle azioni armate contro i tedeschi, che subito dopo l’8 settembre furono intraprese da interi reparti o da larghi gruppi di militari italiani, spesso affiancati da civili, trascesero il campo di qualsiasi congetturabile forma di obbedienza. Ciò che in particolare fecero molte delle truppe italiane nei Balcani non può essere considerato come un comportamento tradizionale di «servizio», ma come un’azione liberamente voluta di «resistenza». Le forze italiane dislocate in questa parte d’Europa l’8 settembre 1943 [ammontavano complessivamente ad] una trentina di divisioni italiane, forti di circa 700.000 uomini, estremamente disseminati su un vasto territorio ostile, dalle difficili comunicazioni. Il massimo frazionamento era ovviamente rappresentato dai preside nelle isole. Per tali ragioni l’ordine importati tra gli ultimi giorni d’agosto e i primi di settembre dal Comando supremo (da cui dipendevano direttamente tutte le forze suddette, tranne quelle della 2° Armata, dipendenti dallo Stato maggiore dell’esercito), di studiare un piano che consentisse alle truppe di concentrarsi verso la costa (2), era così tardivo, di fronte ad un compito di tale impegno, da essere condannato fin dall’inizio all’insuccesso. Ma, ma così grande era il timore nel governo che il segreto delle trattative con gli Alleati trapelasse, provocando la terrificante rappresaglia tedesca, che esso preferì sacrificare, alla sicurezza dell’esercito sul territorio metropolitano, quello dislocato oltre mare””] (pag 95-96) [Giorgio Vaccarino, ‘La partecipazione degli italiani alla Resistenza nei Balcani’ (pag 95-121)] [(2) Giacomo Zanussi, ‘Guerra e catastrofe d’Italia’, Roma, Casa editrice libraria Corso, 1945, vol. II, p. 140]”,”QMIS-001-FP”
“COLLOTTI Enzo”,”La soluzione finale. Lo sterminio degli ebrei.”,”Enzo Collotti insegna storia contemporanea presso l’Università di Firenze.”,”EBRx-024-FL”
“COLLOTTI Enzo”,”Karl Liebknecht agitatore e uomo politico.”,”Premesse fondazione KPD (pag 186)”,”LIEK-001-FGB”
“COLLOTTI Enzo”,”La seconda guerra mondiale.”,”Contiene tra l’altro il paragrafo 5 della sezione IV (L’aggressione all’Unione Sovietica e il Nuovo Ordine Europeo): «Notte e nebbia»: terrorismo, deportazione, eliminazione fisica dei nemici del Terzo Reich: a) Decreto «Notte e nebbia» del 7 dicembre 1941; b) Istruzioni di Göring del 6 agosto 1942 per la rapina dei territori occupati; c) Il commissario per l’impiego della manodopera Sauckel a Hitler il 15 aprile 1943; d) Direttiva del dirigente della IG-Farben Christian Schneider per il trattamento dei lavoratori orientali del 10 luglio 1943; e) Dalla deposizione del dirigente della IG-Farben Walther Durrfeld al processo contro la IG-Farben del 1946 (pag 136-141) “”Direttiva del dirigente della IG-Farben Christian Schneider per il trattamento dei lavoratori orientali del 10 luglio 1943: “”Ai dirigenti aziendali, ai capi reparto e sottocapi aziendali. Principio supremo rimane di estrarre dai prigionieri di guerra dei popoli dell’est e da tutti i lavoratori orientali il massimo rendimento lavorativo possibile. Tutti questi uomini devono essere nutriti, alloggiati e trattati in modo che possano assolvere al massimo rendimento possibile con la spesa più parsimoniosa che sia possibile”” (pag 140); Dalla deposizione del dirigente della IG-Farben Walther Duerrfeld al processo contro la IG-Farben del 1946: “”1. (…) Ad Auschwitz la IG Farben doveva produrre 30.000 tonn. di buna. Esistevano colà una fabbrica di buna (1) ed un impianto per la sintesi. Entrai nella NSDAP nel 1937. Nel partito non ricoprii cariche né gradi. (…). 2. La IG Auschwitz era una fondazione dei settori I e II, nella quale il settore II, settore Buna (Otto Ambros) aveva la direzione. L’impianto per la sintesi nella IG Auschwitz era sottoposto al settore I (Heinrich Buetefisch). Otto Ambros esplorò la spianata di Auschwitz nell’inverno 1940-41 dopo un viaggio di ricognizione con il dr. Biedenkopf, ingegnere dirigente di Buna-Schkopau. ‘Elemento decisivo per la scelta della località fu la presenza di risorse minerarie’ (carbone e argilla nelle vicinanze, acqua della Vistola) ‘e di manodopera’. Valutai nel 1941 che per la IG Auschwitz occorrevano in totale 12-16 mila lavoratori. Heinrich Buetefisch mi informò che si dovevano impiegare detenuti del campo di concentramento. Supponevo che la quota presumibile di detenuti del ‘Lager’ al numero complessivo dei lavoratori necessari ammontasse a circa il 25 per cento. 3. Nel marzo o nell’aprile del 1941, su invito di Heinrich Buetefisch, presi parte con lui e con l’ingegnere capo Faust ad un colloquio con l’Obergruppenführer delle SS Wolff a Berlino, Albrechtstrasse, in merito all’impiego di detenuti del ‘Lager’ nella IG Auschwitz. In tale colloquio fu concordato che la vigilanza dei detenuti dovesse essere attuata sul posto dalle SS e che non dovesse stabilirsi alcun contatto tra i detenuti e gli altri lavoratori. Fu stabilito il prezzo giornaliero di 3 marchi per lavoratore detenuto non qualificato e 4 marchi per quelli qualificati. Noi accettammo il prezzo. La somma veniva pagata mese per mese alle SS a Berlino. I detenuti stessi non sono pagati (…) dalla IG Farben (…)”” (pag 140-141) [(1) buna s. f. [comp. con le sillabe iniziali di butadiene e natrium «sodio»]. – Nome commerciale di un tipo di gomma sintetica prodotta su larga scala per polimerizzazione del butadiene con sodio, (Treccani)]”,”QMIS-318″
“COLLOTTI Enzo KLINKHAMMER Lutz”,”Il fascismo e l’Italia in guerra. Una conversazione fra storia e storiografia.”,”””(…) Ho l’impressione che anche la questione dei campi di concentramento italiani prima dell’8 settembre non sia molto presente nell’opinione pubblica e non sia neanche stata affrontata in maniera particolare dalla storiografia. Dobbiamo registrare anche in questo campo dei processi di rimozione? A che punto sono le ricerche?”” (L.K.) “”Sono molto indietro. Da parte italiana per esempio sul campo di concentramento di Rab non c’è assolutamente nulla. Esistono solo alcuni studi jugoslavi che avrebbero bisogno sia di aggiornamento che di verifica. Negli ultimi anni si è lavorato molto su Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, il più grande campo di concentramento soprattutto per ebrei stranieri internati in Italia fra il 1940 e il 1943. Gli ebrei che vi si trovavano rinchiusi si salvarono fortunosamente perché pur essendosi trovati, dopo l’8 settembre, in zona occupata dai tedeschi, gli inglesi sbarcarono proprio sulla punta calabra e li liberarono prima che i tedeschi in ritirata potessero occuparsene. (…) Per quanto riguarda invece le ricerche dobbiamo constatare che, a parte il caso di Ferramonti, si è lavorato pochissimo sugli altri campi, forse una cinquantina, sparsi in tutta Italia, nei quali oltre a prigionieri di guerra angloamericani erano stati internati anche ebrei stranieri in Italia e prigionieri fatti in Jugoslavia e in Grecia (ci risulta che siano finiti in questi campi anche politici albanesi portati in Italia, ebrei o meno). Nel controllare gli elenchi di campi di concentramento in Italia, ho scoperto che vicino ad Arezzo, a Renicci, c’è stato probabilmente (vista ancora l’incertezza delle conoscenze) il più grande campo d’internamento in Italia dopo quello di Ferramonti. Anche questo nasce come campo per prigionieri di guerra, però poi vi verranno rinchiusi anche civili jugoslavi, greci, ebrei stranieri e anarchici italiani. Questi ultimi finiscono a Renicci dopo il 25 luglio 1943, portati direttamente da Ventotene, perché il governo Badoglio era riluttante a liberare comunisti e anarchici (in particolare gli anarchici). Un gruppo di studenti che ha fatto con me seminari sull’antisemitismo ha deciso di ricostruire la storia di questo campo. Ma all’Archivio di Stato di Arezzo emergono con difficoltà documenti frammentari. La curia vescovile, pur essendoci stato un parroco che andava regolarmente al campo, non ha informazioni. Al direttore della biblioteca di Arezzo chiedo se hanno del materiale: anche qui niente. L’unico che ne sa qualcosa è un benemerito ex partigiano a Sansepolcro che ha creato di sua iniziativa un piccolo museo della Resistenza in cui esistono un plastico e delle fotografie del campo di Renicci. (…)”” (E.C.) (pag 14-15)”,”ITAF-396″
“COLLOTTI Enzo”,”L’Internazionale operaia e socialista e la guerra civile in Spagna.”,”La Federazione sindacale internazionale, nota anche come Internazionale di Amsterdam, è stata una organizzazione sindacale internazionale che ha operato tra il 1919 e il 1945, succedendo al precedente Segretariato internazionale di centrali sindacali nazionali. In stretti rapporti con l’Internazionale operaia socialista, fu contrastata dai sindacati controllati dalle forze comuniste. Dopo l’abbandono dell’organizzazione da parte dell’American Federation of Labor, divenne un organismo prettamente europeo di orientamento socialdemocratico. Bibliografia (EN) Geert van Goethem, The Amsterdam International: the world of the International Federation of Trade Unions (IFTU), 1913-1945. Ashgate Publishing, Ltd., 2006, pp. 320. (abbozzo di voce, wikip)”,”INTx-001-FGB”
“COLOMBATTO Enrico”,”L’economia politica del commercio Est-Ovest.”,”Enrico Colombatto ha conseguito il Master e il Ph.D. in economia presso la London School of Economics. É ricercatore alla Facoltà di economia e commercio di Torino e ha pubblicato numerosi scritti di microeconomia e di economia internazionale.”,”EURC-064-FL”
“COLOMBI Arturo”,”Nelle mani del nemico.”,”””Noi dicevamo: “”E’ vero, la tendenza è l’ unione di tutte le forze capitalistiche in funzione antisovietica, ma a questa tendenza si contrappongono le contraddizioni de capitalismo e la grande forza dell’ URSS, forza che, unita alla intelligenza politica, permette al paese del socialismo di manovrare e di impedire che il blocco contro di lei si realizzi””. Vedevamo giusto e fu questa giusta impostazione del problema che ci permise di comprendere subito le ragioni e il significato del patto tedesco-sovietico. Vi furono compagni che stentavano a superare la ripugnanza che ispirava loro l’ idea di un patto con i boia dei comunisti tedeschi, ma ci fu facile dimostrare che, essendo in gioco le sorti del movimento operaio e dei popoli, quello che premeva soprattutto era di impedire che i paesi imperialistici si coalizzassero ai nostri danni. Comprendevano poi l’ importanza che poteva avere per l’ URSS il guadagnare tempo””. (pag 136)”,”PCIx-130″
“COLOMBI Arturo SPRIANO Paolo RAVERA Camilla POLANO Luigi AMADESI Luigi LEONETTI Alfonso GUALANDI Enrico D’ONOFRIO Edoardo ARBIZZANI Luigi SOLAROLI Bruno MARABINI Andrea ZANGHERI Renato TERRACINI Umberto, interventi di”,”La frazione comunista al convegno di Imola, 28-29 novembre 1920. Atti delle manifestazioni celebrative tenute ad Imola il 28-29 novembre 1970.”,”Interventi di COLOMBI Arturo SPRIANO Paolo RAVERA Camilla POLANO Luigi AMADESI Luigi LEONETTI Alfonso GUALANDI Enrico D’ONOFRIO Edoardo ARBIZZANI Luigi SOLAROLI Bruno MARABINI Andrea ZANGHERI Renato TERRACINI Umberto. “”Al congresso socialista di Livorno la mozione comunista aveva ottenuto 58 mila voti. Questi voti di militanti comunisti sparsi in tutta Italia non erano certo molti per dar vita e assicurare l’ esistenza dell’ organizzazione del PCd’I in tanti centri. Occorreva immettere nel partito comunista un buon numero di giovani comunisti, di giovani quadri battaglieri che erano emersi e si erano andati formando alla scuola delle battaglie sociali, sindacali, politiche di quegli anni 1919-20 e particolarmente nelle prime lotte, nei primi scontri col fascismo che diventava sempre più minaccioso e aggressivo. La FGS nel 1920 aveva superato i 60 mila iscritti e quasi tutti rimasero nella FGCI. Fu dunque alla FGCI che il Comitato centrale del PCd’I fece appello, chiedendo il passaggio di giovani militanti della FGCI al PCd’I. L’ appello fu accolto e migliaia di giovani furono trasferiti dalla FGCI al PCd’I. Fu quella un’ operazione che in buona misura dava in tanti centri la possibilità di creare l’ ossatura organizzativa del nascente partito comunista.”” (Luigi Polano, pag 38) “”Il III Congresso dell’ Internazionale comunista, ad appena sei mesi dalla nascita del Partito Comunista d’ Italia, di fronte al riflusso del movimento operaio pose come obbiettivi immediati la difesa delle libertà democratiche, l’ alleanza con i socialisti, il “”fronte unico”” per resistere alla montante offensiva reazionaria, che in Italia assumeva il carattere delle violenze fasciste. Scriverà Gramsci nel 1926, in tono critico: “”Lenin aveva dato la formula lapidaria del significato delle scissioni in Italia quando aveva detto al compagno Serrati: separatevi da Turati e poi fate l’ alleanza con lui””. (Enrico Gualandi, pag 59) “”Bordiga e i suoi acconsentono a rinunciare alla posizione astensionista, anche se la participazione alle elezioni politiche ed amministrative è ammessa dal manifesto-programma al solo fine di “”svolgere la propaganda e l’ agitazione rivoluzionaria, e di affrettare il disgregamento degli organi borghesi della democrazia rappresentativa””. Bordiga riterrà necessario argomentare la sua scelta in un ampio articolo pubblicato sul Comunista il giorno stesso in cui si apre il convegno di Imola, e che è tutto incentrato sul riconoscimento del “”valore della disciplina””, allorché alla base del partito sia posta una chiara e omogenea piattaforma programmatica. E’ invece illusorio e ingannevole, scrive Bordiga, il richiamo alla disciplina quando viene fatto in un partito diviso sui principi e sul programma: i massimalisti unitari si appellano alla disciplina per giustificare la permanenza nel partito dei riformisti. Ma accettato liberamente un programma della maggioranza, “”la minoranza seguace di altri e opposti programmi, anche se offre l’ impegno assurdo della disciplina, deve essere allontanata dal partito””. (Zangheri, pag 106-107)”,”MITC-050″
“COLOMBI Arturo”,”L’ occupazione delle fabbriche.”,”””Ci sembra opportuno sottolineare il concetto, chiaramente espresso nella lettera della FIOM, che non spetta alle organizzazioni dei lavoratori il compito di dimostrare se è possibile o no soddisfare determinate rivendicazioni. L’ organizzazione operaia ha il compito di dimostrare che le rivendicazioni presentate sono legittime e necessarie per i lavoratori; imbarcarsi in una discussione per stabilire se una determinata industria, a un momento dato, può o non può sopportare un aumento salariale o una riduzione dell’ orario di lavoro equivale ad accettare il principio che gli operai si accollano le conseguenze della depressione economica, equivale a rinunciare a qualsiasi azione rivendicativa in quanto i padroni saranno sempre in grado di “”dimostrare”” che la loro industria non può sopportare nuovi oneri””. (pag 16)”,”MITT-151″
“COLOMBI Arturo”,”Socialismo e riformismo, 1900-1914.”,”””Attraverso il protezionismo industriale, per l’ opera dei dirigenti riformisti della Confederazione del lavoro, altre categorie operaie del nord (siderurgici, ecc.) venivano volta a volta a trovarsi in una posizione di compromesso con i grandi industriali che, in un modo o nell’ altro, attingevano copiosamente alle casse dello Stato. Salvemini scriveva: “”Il partito socialista ufficiale è l’ espressione di un angolo visuale gretto e di una politica che identifica il proletariato di tutto il mondo con le organizzazioni privilegiate dei lavoratori dell’ industria della zona ligure e padana. Il partito socialista ufficiale è incapace di vedere i problemi nazionali e pratica una politica di compromesso e di favore verso le cooperative””. (pag 59-60)”,”MITS-223″
“COLOMBI Arturo”,”Il partito socialista e la guerra, 1914-1918.”,”””Non è il numero che importa, ma l’ espressione fedele delle idee e della politica del proletariato veramente rivoluzionario. L’ essenziale non è “”proclamare”” l’ internazionalismo; ma di saper essere, anche nei tempi più difficili, degli internazionalisti di fatto.”” (Lenin, pag 89) “”Quando il deputato Otto Rühle, il compagno più intimo di Liebknecht, ha dichiarato apertamente che di fatto esistono già due partiti – uno che aiuta la borghesia, l’ altro che la combatte, – molti, compresi i kautskiani, si sono scagliati contro di lui ma nessuno lo ha confutato.”” (in ‘Le tesi dei bolscevichi alla Conferenza di Kienthal’ (aprile 1916) (pag 115))”,”MITS-224″
“COLOMBI Arturo”,”Giuseppe Massarenti. Pioniere, Combattente e Martire del Socialismo.”,”””Massarenti pensava che tosto o tardi i proprietari sarebbero stati indotti a passare alla conduzione diretta con salari avventizi. Secondo lui ciò costituiva il primo grande passo verso la “”socializzazione”” della terra da tanto tempo vagheggiata. Massarenti non pensava all’ espropriazione, credeva di poter raggiungere l’ obiettivo mediante l’ affittanza collettiva e poi l’ acquisto della terra da farsi gradualmente. Il sogno sembrava bello””. (pag 38)”,”MITS-231″
“COLOMBI Arturo, a cura di Federico CANEPARO”,”«Per un partito di combattimento». Scritti scelti 1948-1955.”,”Contiene lo scritto di Colombi ‘Orientamenti e compiti della storiografia marxista in Italia’ (pag 166-180) “”Lo storico del movimento operaio deve dimostrare coi fatti come la Chiesa cattolica sia intervenuta nella questione sociale (Enciclica ‘Rerum Novarum’ di Leone XIII) quando non poteva più farne a meno, quando cioè il movimento operaio socialista, nel suo impetuoso sviluppo, conquistava strati sempre più vasti di lavoratori e appariva come una minaccia per l’ordinamento sociale borghese. Le gerarchie della Chiesa hanno esortato il clero e i cattolici ad occuparsi delle organizzazioni dei lavoratori non perché simpatizzassero per la causa delle redenzione del lavoro ma in odio alle idee e alla lotta emancipatrice del socialismo, per tentare di convincere gli operai a tenersi contenti della loro sorte”” (pag 170) “”Marx, parlando del programma di Gotha, in una lettera a Bracke (5 maggio 1875), scriveva “”Anche se l’unità degli operai si rallegra non bisogna dimenticare che questo successo momentaneo è stato acquistato a caro prezzo”” (Marx alludeva al compromesso che aveva portato gli eisenachiani ad accettare le false teorie di Lassalle: la teoria della legge di bronzo dei salari, la teoria dello Stato popolare libero, la teoria della cooperazione di produzione con l’appoggio dello Stato). Che Marx avesse ragione di temere le conseguenze di questo mercato dei principi è stato abbondantemente provato dal fallimento della socialdemocrazia tedesca, rosa dall’opportunismo, di fronte alla crisi della guerra (1914-’18), e a quella del dopo guerra”” (pag 172) [Arturo Colombi, «Per un partito di combattimento». Scritti scelti 1948-1955, 2004]”,”PCIx-358″
“COLOMBINI Chiara”,”Anche i partigiani però …”,”Chiara Colombini, storica, è ricercatrice presso l’ Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “”Giorgio Agosti””. Ha curato tra l’altro il volume ‘Resistenza e autobiografia della nazione. Uso pubblico, rappresentazione, memoria’, Edizioni SEB27, 2012 con Aldo Agosti. E gli ‘Scritti politici. Tra giellismo e azionismo (1932-1947) di Vittorio Foa (con Andrea Ricciardi), Bollati Boringhieri, 2010. E’ anche autrice di ‘Giustizia e Libertà in Langa. La Resistenza della III e della X Divisione GL’, Eataly Editore, 2015. La questione delle stragi. “”Fin dagli anni Novanta del Novecento, le stragi sono state studiate approfonditamente dagli storici e dal 2015 è a disposizione di tutti, online, l'””Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia””, una banca dati frutto di ricerche collettive e ramificate sul territorio che raccoglie informazioni dettagliatissime sulla violenza abbattutasi sulla penisola tra il 1943 e il 1945. L’Atlante censisce uccisioni sia di gruppi sia di singoli, sia di civili sia di partigiani inermi (non uccisi in combattimento, cioè), sia di ebrei, e ricostruisce per ciascun episodio lo svolgimento dei fatti, l’identità delle vittime e, in larga parte, dei responsabili. Un lavoro monumentale, che ha individuato un totale di 5.862 eccidi, nei quali perdono la vita 24.384 persone (per il 53% civili, per il 30% partigiani) (7): «Una violenza costante e diffusa sul territorio» – con una media di 40 uccisi e oltre 9 episodi al giorno nel corso dei venti mesi – scatenata unicamente dai tedeschi nel 66% dei casi, dai soli fascisti nel 22% dei casi e da tedeschi e fascisti insieme nel 14% dei casi (8). Questa ricca stagione di studi ha messo in evidenza alcuni dati fondamentali. In primo luogo dietro la parola “”strage”” si può intravedere un’ampia gamma di situazioni anche molto differenti tra loro. (…) In secondo luogo gli studi sulle stragi mostrano che queste sono strettamente collegate con l’andamento delle operazioni di guerra e lo spostamento del fronte. La violenza, presente in tutto l’arco dei venti mesi, si acuisce nei periodi in cui le truppe tedesche hanno necessità di rafforzare le proprie posizioni per contrastare l’avanzata degli Alleati (prima sulla linea Gustav e poi sulla linea Gotica, lungo le quali il fronte si stabilizza), oppure nelle fasi in cui sono costrette a trasferirsi (dal Sud verso la linea Gustav, nell’autunno del 1943; dal Centro verso la linea Gotica, nell’estate del 1944; dal Nord, alla fine di aprile del 1945) (10). In entrambi i casi, tutto ciò che si frappone tra gli occupanti e i loro obiettivi è un ostacolo inaccettabile, da eliminare. A cominciare dai partigiani: secondo i dati raccolti dall’Atlante, come sottolineano Paolo Pezzino e Gianluca Fulvetti, il 70% degli episodi di strage si verifica nel quadro della guerra che i tedeschi, con l’aiuto dei fascisti, mettono in atto contro i “”ribelli”” (11). Questo dato percentuale va guardato attentamente e da più vicino. Intanto, se la Resistenza – a conferma del fatto che irrilevante non è davvero – spiega molto della condotta brutale degli occupanti, non può spiegare tutto. (…) Inoltre quel dato non vuole dire che per il 70% dei casi le stragi seguano un’azione partigiana. Lo spiega con grande chiarezza Luca Baldissara: «l’esistenza stessa del partigiano – non importa quanto attivo, se realmente presente in un dato territorio, o semplice spettro di una potenziale minaccia – innesca il concreto ‘modus operandi’ dell’esercito tedesco. La Resistenza – per il fatto stesso che ne esiste la possibilità, prima ancora che la concreta azione – costituisce il detonante della guerra ai civili». I partigiani sono «il ‘fattore scatenante’ della violenza» (14), che ci siano a tutti gli effetti o meno, che agiscano o meno”” (pag 58-59-60)”,”ITAR-328″
“COLOMBO Arrigo”,”L’ utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia.”,”Arrigo COLOMBO, membro ed anima del Centro di ricerca sull’Utopia dell’Univ di Lecce, è studioso dei problemi della società nel nostro tempo e del progetto che la va trasformando. Tra i suoi scritti: -Martin Heidegger. Il ritorno dell’essere. BOLOGNA. 1964 -Il destino del filosofo. MANDURIA. 1971 -Le società del futuro. Saggio utopico sulle società postindustriali. BARI. 1978 -Utopia e distopia.(ac). BARI. 1993 -La Russia e la democrazia. Il riemergere della democrazia diretta. BARI. 1994″,”SOCU-002″
“COLOMBO Arrigo SCHIAVONE Giuseppe a cura; scritti di ASHTON CERRONI GABRIELI GIARRIZZO MANNING PUNZO QUARTA RECUPERO SCHIATTONE SCHIAVONE SPINI TUNDO”,”L’ utopia nella storia. La rivoluzione inglese.”,”Scritti di ASHTON CERRONI GABRIELI GIARRIZZO MANNING PUNZO QUARTA RECUPERO SCHIATTONE SCHIAVONE SPINI TUNDO. COLOMBO e SCHIAVONE, filosofi, sono entrambi membri del Gruppo di ricerca sull’ utopia dell’Univ di Lecce che opera da dieci anni ed è stato il primo in Italia. Bibliografia di COLOMBO: -Martin Heidegger. Il ritorno dell’essere. BOLOGNA. 1964 -Il destino del filosofo. MANDURIA. 1971 -Le società del futuro. Saggio utopico sulle società postindustriali. BARI. 1978 -Utopia e distopia. MILANO. 1987 SCHIAVONE studioso della rivoluzione inglese e del suo progetto politico ne ha toccato i punti salienti in alcuni saggi. Ha tradotto e presentato ‘La repubblica di Oceana’ di J. HARRINGTON (Milano, 1985). Ha dedicato un’importante monografia a WINSTANLEY (‘Winstanley. Il profeta della rivoluzione inglese’, BARI. 1991)”,”UKIR-013″
“COLOMBO Vittorino”,”Cattolicesimo sociale movimento operaio democrazia cristiana (Acli – Cisl – Sinistra DC – Acpol – Mpl).”,”Vittorino COLOMBO (1925) è senatore della Repubblica e componente della direzione della DC. E’ stato dirigente AC, ACLI e CISL.. Appartenente alla sinistra democristiana e ministro. “”In quel periodo, “”dal 1966 al 1969 – commenterà più tardi Domenico Rosati – le ACLI lanciano e ricevono impulsi per una strategia del cambiamento. Verso e da quali pianeti? Il primo pianeta è la sinistra sociale della DC che si esprime nella corrente di “”Forze Nuove””; essa non nasconde uno stato di insofferenza di fronte alla gestione moderata del partito; non mancano dichiarazioni di singoli e di gruppi che rivelano una disponibilità e una propensione all’ uscita. Il secondo pianeta è la sinistra sindacale della CISL (Macario, Carniti, Marini, Armato) quella, per intenderci, che sta conducendo una dura battaglia per imporre dentro la CISL la linea dell’ unità sindacale e del superamento della discriminazione anticomunista. Il terzo pianeta è la sinistra socialista lombardiana che si trova a mal partito all’ interno del processo di unificazione del PSI con il PSDI””. (pag 111-112)”,”ITAP-089″
“COLOMBO Alessandro FERRARI Aldo FUMAGALLI Matteo REDAELLI Riccardo VIELMINI Fabrizio”,”Il grande Medio Oriente. Il nuovo arco dell’ instabilità.”,”Il progetto Blue Stream e la questione energetica. “”L’ industria energetica è indissolubilmente legata a politica interna e politica estera. Il peso geopolitico e geo-economico di una pese nell’ arena internazionale dipende infatti anche dal ruolo che questo paese ricopre sul mercato energetico internazionale. E questo legame tra energia e politica esiste sia in paesi esportatore che in quelli costretti a importare energia e che devono far fronte perciò a rischi di dipendenza da un numero ristretto di fonti. Come e in quale misura le importazioni vengono diversificate ha ripercussioni del massimo rilievo sulla condotta di politica estera del paese in questione. Questo legame è particolarmente evidente in Turchia – paese importatore sia di petrolio che di gas naturale – per due ragioni. La dissoluzione dell’ Unione sovietica le la conseguente riedizione del “”Grande Gioco”” (questa volta per il petrolio e il gas del Mar Caspio) hanno coinvolto la repubblica turca quale via di transito. Inoltre, la repubblica turca costituisce essa stessa un potenziale mercato di dimensioni tutt’altro che trascurabili (diciassettesima economia mondiale in un paese di sessantacinque milioni di abitanti).”” (pag 142)”,”VIOx-138″
“COLOMBO Cesare FALZONE DEL BARBARO’ Michele a cura; testi di M. Francesca OCCHIPINTI”,”La fatica dell’ uomo. Condizioni di lavoro nei campi e nelle officine dall’ Unità d’ Italia alla prima guerra mondiale.”,”””Alessandro Rossi, imprenditore particolarmente attivo e ideologo del paternalismo aziendale, consapevolmente orgoglioso delle sue scelte e iniziative a favore degli operai, nello scritto ‘Questione operaia e questione sociale’ pubblicato a Torino nel 1879, ne esalta le molteplici realizzazioni e l’ efficienza: asili-nido, case e scuole per i lavoratori, attrezzature igienico-sanitarie, “”il gabinetto di lettura con biblioteca, la scuola di declamazione, il teatro Jacquard, dove di tempo in tempo si rappresentavano dagli operai stessi delle commedie e operette dilettevoli del pari che istruttive, la scuola di ginnastica e scherma, e, volendosi, di musica per gli operai ascritti ai corpi di banda e fanfara del Lanificio””. Ma di diverso avviso si mostra chi, sul ‘Giornale visintin’ di Vicenza, in occasione della morte del ‘Sire della vallata Leogora”” (avvenuta nel 1898), può attribuirgli la responsabilità di avere trasformato un popolo di liberi in una famiglia di schiavi. Alla modernità e alle innovazioni tecnologiche (di cui la fabbrica di Schio è un esempio) “”fa umiliante contrasto la coscienza dell’ uomo ivi ridotta muta, paralizzata dalla ferrea disciplina impositrice di schiavitù anche fuori dal lavoro, in tuttge le manifestazioni della vita””.”” (pag 87)”,”MITT-239″
“COLOMBO Arturo”,”Voci e volti della democrazia. Cultura e impegno civile da Gobetti a Bauer.”,”ANTE1-22 Arturo COLOMBO insegna storia delle dottrine politiche all’Università di Pavia. Collabora al Corsera ed è redattore di Nuova Antologia, e presidente della Fondazione Riccardo Bauer. Ha pubblicato ‘Lenin e la rivoluzione’ (1974).”,”ITAD-097″
“COLOMBO Arturo”,”Voci e volti della democrazia. Cultura e impegno civile da Gobetti a Bauer.”,”COLOMBO A. insegna storia delle dottrine politiche all’Università di Pavia, collabora al Corriere della Sera, è redattore della rivista Nuova Antologia e presidente della Fondazione Riccardo Bauer. Ha pubblicato ‘Lenin e la rivoluzione’ e ‘La resistenza e l’Europa’. DOPPIA SCHEDATURA INSERIRE LE INFORMAZIONI AGGIUNTIVE IN ARCHIV”,”ITAD-103″
“COLOMBO Arturo a cura; saggi di Leo VALIANI Giorgio VACCARINO Altiero SPINELLI Giorgio RUMI Enrico DECLEVA Paolo SPRIANO Arturo COLOMBO Anita GARIBALDI JALLET Gianfranco BIANCHI Antonio SPALLINO”,”La resistenza e l’Europa. Atti del Convegno di Studi storici. Como, 28-31 maggio 1983.”,”Saggi di Leo VALIANI Giorgio VACCARINO Altiero SPINELLI Giorgio RUMI Enrico DECLEVA Paolo SPRIANO Arturo COLOMBO Anita GARIBALDI JALLET Gianfranco BIANCHI Antonio SPALLINO”,”EURx-273″
“COLOMBO Cesare a cura, testi a cura di Francesca OCCHIPINTI”,”Gramsci e il suo tempo.”,”Foto di Salvemini, Bordiga, Tasca, Togliatti giovani Attenzione: mancante: danneggiato in modo irreparabile da caduta acqua dal tetto Isc3 (dicembre 2022)”,”FOTO-049″
“[COLOMBO Yurii]”,”Il trotskismo in Italia (1943-1967).”,”A pag 4 si citano i Gaap con Masini, Parodi e Cervetto in rapporti con Fai e i GCR. La vicenda di Azione Comunista a pag. 7.”,”TROS-284″
“COLOMBO Gherardo”,”Il vizio della memoria.”,”Gherardo Colombo è autore di molti libri tra cui ‘Il riciclaggio’, (Milano, 1990)”,”ITAS-189″
“COLOMBO Cristoforo”,”Giornale di bordo.”,”””Dice inoltre l’Ammiraglio: «Questa gente è molto docile e timida, va ignuda, come ho giò detto, e non conosce né armi né leggi; e la terra è fertilissima, (…). Il paese produce inoltre mille qualità di frutti che mi è impossibile descrivere; e tutto questo dovrà dare grande profitto». Così scrive l’Ammiraglio”” (pag 85)”,”ASGx-058″
“COLOMBO ‘Joey'”,”Memorie di un “”Rand and file””. La via di un’inconscio ribelle.”,” ‘L’America è la terra degli estremi. Là si può incontrare la più calda compassione, e la più fredda indifferenza; la più alta cultura, e la più bassa ignoranza, la più ampia tolleranza religiosa e il più ristretto settarianismo (…)”” (pag 1)”,”BIOx-001-FGB”
“COLOMBO Alessandro STEFANACHI Corrado VILLAFRANCA Antonio TAJOLI Lucia CALÌ Marta FISCHER Omer GIUSTI Serena STRADA Francesca GALLOTTA Simona ZALLIO Franco WEBER Maria BOATI Giacomo MARIGO Nicoletta REDAELLI Riccardo ORTIS Nicolas ZAMPONI Mario FIAMINGO Cristiana MULAZZANI Francesca PALLOTTI Arrigo TINTI Fulvia MORI Antonella GHEZZI Lisa MANCINI Andrea VITALE Alessandro”,”Atlante Geopolitico Mondiale. Regioni, società economie conflitti.”,”Lo shock dell’11 settembre 2001 ha chiuso un decennio di eccezionale disordine nella politica Internazionale, inaugurata, nel novembre 1989 dalla caduta del Muro di Berlino.”,”RAIx-052-FL”
“COLOMBO Valentina, a cura; saggi di Elham MANEA AL-NABULSI Shakir AL-SOUAIHI Monjiya AL -BAGHDADI Ahmad AL-QIMNI Sayyd Afshin ELLIAN Mohamed HADDAD Raja BENSLAMA Magdi ALLAM Abdennour BIDAR Dounia BOUZAR Mohamed LAMSUNI Mona EL-TAHAWY Farag FODA Nonie DARWISH Ali SALEM e altri”,”Basta! Musulmani contro l’estremismo islamico.”,”Valentina Colombo (Cameri, Novara, 1964) è ricercatrice presso l’ IMT (Scuola di Alti Studi) di Lucca.”,”VIOx-013-FV”
“COLOMBO Paolo”,”Varsavia 1944. Storia della distruzione di una città.”,”Paolo Colombo è professore ordinario di Storia delle istituzioni politiche presso l’Università Cattolica di Milano, dove insegna anche Storia contemporanea. È autore di molti saggi e monografie. ‘Sia per l’eroismo e la determinazione dei varsaviani, sia per le scelte strategiche dei tedeschi, l’insurrezione viene domata solo dopo 63 giorni. Himmler dà precise istruzioni di non fare prigionieri: “”Bisogna incendiare e far saltare ogni gruppo di case””. Vengono formate squadre speciali addette alla demolizione sistematica di tutto ciò che resta in piedi. Già la fase di repressione dell’insurrezione coincide dunque con l’avvio della distruzione di Varsavia. (…)”” (pag 57); “”Al posto della città, alla fine, si erge un cumulo di 20 milioni di metri cubi di macerie. Si sono rasi al suolo fin i muri bruciati. Di circa un migliaio di edifici di valore storico ed artistico se ne salvano tra i 30 e i 60, dipende ovviamente dai criteri che si impiegano, ma comunque, in sostanza, una percentuale a mala pena del 5% (31). Nella bellissima piazza del Mercato rimangono in piedi due soli palazzi (…). Vengono distrutte 25 chiese, viene incendiato il politecnico e la quasi totalità degli stabili dell’università; vengono distrutte 64 scuole medie e 81 scuole elementari, vengono date alle fiamme 14 biblioteche, tra cui la biblioteca nazionale, e vengono bruciati la maggior parte degli archivi. L’Archivio Centrale perde 1.400.000 unità, corrispondenti all’80% di perdite, l’Archivio degli Atti Antichi 600.000 unità, pari all’85%, l’Archivio del Tesoro 809.000 unità (100%), l’Archivio degli Atti Nuovi 1.200.000 unità (95%) e infine l’Archivio Comunale 363.000 unità (100%). Nella Biblioteca Zamoyski i tedeschi danno alle fiamme circa 100 mila tra stampe, monete, mappe, incisioni ed atlanti antichi. Brucia quanto si era conservato della Biblioteca del Re di Polonia Sigismondo Augusto, una delle maggiori raccolte di diplomi in pergamena, assieme alle più antiche cronache polacche scritte da Dlugosz, Galle e Wincenty, Kadlubek. Due giorni prima che la città venga liberata, la Biblioteca Pubblica viene data alle fiamme, così come i suoi ricchi magazzini. La quasi totalità dei monumenti – quello a Chopin, per dirne uno, o la colonna di Sigismondo, altro simbolo della città – viene distrutta. Si vuole cancellare il ricordo anche visivo di un’identità nazionale. Secondo Adolf Ciborowski (32), al termine dell’occupazione tedesca i danni inferti dai nazisti alla città saranno così ripartiti: Ponti stradali e ferroviari sulla Vistola 100%; Teatri e cinema 95%; Industrie 90%; Strutture sanitarie 90%; Monumenti storici 90%; Infrastrutture tramviarie 85%; Case 72%; Scuole e Università 70%; Alberi in parchi e giardini 60%; Elettricità 50%; Condutture gas 46%; Fornitura acqua 30%; Strade 30%. E mentre a Dresda, Coventry o Rotterdam la distruzione avviene principalmente per via aerea, a Varsavia i danni causati dai bombardamenti sono, proporzionalmente, assai contenuti: qui siamo in presenza di qualcosa di diverso, e per certi terrificanti aspetti, di unico. Qui non siamo neanche a Hiroshima o a Nagasaki. Perché Dresda, Coventry, Rotterdam, Hiroshima, Nagasaki, sono tutti esempi di bombardamenti aerei (tanto tedeschi quanto alleati) di città nemiche non occupate. Varsavia nel 1944 è invece già in mano a chi la raderà al suolo: città ribelle sì, ma comunque occupata. Dopo il primo terribile bombardamento del settembre 1939, agli albori della guerra, va detto che la Luftwaffe torna a bombardare la città durante la rivolta dell’estate 1944 (33): ma, dovrebbe oramai risultare chiaro, non sia lì il punto. Alla fine della guerra l’87% degli edifici è totalmente distrutto. Se ancora una cifra può tornare utile, stiamo parlando di oltre 10.000 edifici”” (pag 68-70)] [(32) Cfr. Adolf Ciborowski, ‘Warsaw: a City Destroyed and Rebuilt’, Varsavia, Intrapress Publishers, 1968; (33) Cfr. Jeffry M. Diefendorf, ‘Rebuilding Europe’s Bombed Cities, New York, St. Martin’s Press, 1990, pag 77-80]”,”POLx-062″
“COLOMBO Arturo”,”Fra rivoluzione e riforme. L’ultimo Lenin.”,”””Di solito considerando questa «svolta» del ’21 (2), i critici della politica leniniana sono inclini a dare gran peso alle deficienze del «comunismo di guerra» (deficienze che, indubbiamente, ci sono state, e notevoli), ma non sembrano altrettanto disposti ad approfondire le ragioni obbiettive di questa strategia obbligata, che doveva sì rafforzare il famoso «pugno di ferro» ma doveva anche permettere, malgrado le rinunce e i sacrifici, la costrizione e la forza, la definitiva sopravvivenza di un regime, ormai condannato a morte dagli altri paesi e costretto a guadagnarsi, nel massimo isolamento, uno spazio per il proprio difficile sviluppo. (…) Emerge così, in tutta la sua forza drammatica ma anche in tutta la sua positività, il senso che Lenin, nel corso di anni memorabili, ha saputo impremere alla difficilissima difesa del potere sovietico da un duplice assalto:; da una parte, impegnandosi a soffocare i focolai della controrivoluzione interna, che si era diramata praticamente in tutto il paese, specie dopo l’estate del ’18, quando erano scoppiate rivolte a Mosca e nelle maggiori città della Russia centrale: e dall’altra parte, preparandosi a sostenere e respingere gli attacchi dell’imperialismo internazionale (come lo chiama Lenin), che si era espresso nell’intervento militare alleato, attraverso l’apporto delle forze inglesi, francesi, americane, giapponesi (e persino italiane), arrivate a occupare, con l’aiuto delle guardie bianche, vaste zone dell’Ucraina o della Siberia, come pure negli Urali e nel Caucaso settentrionale. (pag 38-39)”,”LENS-009-FGB”
“COLOMBO Alessandro”,”Guerra civile e ordine politico.”,”Alessandro Colombo insegna Relazioni internazionali nel Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridicxi e Storico-Politici dell’Università degli Studi di Milano. Dal 2000 è curatore o co-curatore del Rapporto annuale dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui ‘Tempi decisivi. Natura e retorica delle crisi internazionali’ (2014) Marx Engels Lenin Trotsky Luxemburg su guerra civile e rivoluzione “”In ‘La guerra civile in Francia’, scritta tra il 1870 e il 1871 all’indomani della repressione della Comune, Marx rappresentò la guerra civile come un fenomeno per sua natura controrivoluzionario, intenzionalmente «fomentato» dalla borghesia contro la sollevazione operaia di Parigi (80): in sintesi, come lo strumento per eccellenza della «cospirazione della classe dirigente per abbattere la rivoluzione» (81). Ma, anche questa volta, la contrapposizione finì allo stesso tempo smussata in una rivalutazione della guerra civile quale precondizione e, successivamente, strumento della rivoluzione. Del primo esito furono artefici gli stessi Marx ed Engels. Intanto, la centralità della lotta di classe elevò sociologicamente la guerra civile a condizione normale dei rapporti tra borghesia e proletariato – una condizione di guerra civile strisciante appunto, messa definitivamente a nudo dalal feroce repressione della Comune: «Gli impedimenti posti ancora al potere statale sotto i precedenti regimi dalle divisioni fra le fazioni della classe dirigente, furono rimossi dalla loro unione; e ora, in vista della minaccia di sollevamento del proletariato, esse usarono il potere dello Stato, senza riguardi e con ostentazione, come ‘strumento pubblico di guerra del capitale contro il lavoro» (82). Soprattutto, averla intesa in questo modo consentì a Marx ed Engels di riabilitare la guerra civile quale incubatrice e anticipazione necessaria della rivoluzione. «Tratteggiando le fasi più generali dello sviluppo del proletariato», scrivono già nel 1848 nel ‘Manifesto del partito comunista’, «abbiamo seguito ‘la guerra civile più o meno occulta entro la società attuale fino al momento in cui essa esplode in una rivoluzione aperta’ e, col rovesciamento violento della borghesia, il proletariato stabilisce il suo dominio» (83). (pag 37-40)”,”TEOP-561″
“COLOMBO Furio”,”La città profonda. Saggi immaginari su New York.”,”Furio Colombo, giornalista e scrittore, già Chairman, della Fiat-Usa, Presidente del Gruppo Editoriale Fabbri Bompiani Sonzogno, Etas. Ha insegnato alla Columbia University.”,”USAS-244″
“COLOMBO Adolfo a cura, PETITTI DI RORETO”,”Lettere di I. Petitti di Roreto a Vincenzo Gioberti (1841-1850). II Serie: Fonti. Vol. XII. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume II.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-012-FSL”
“COLOMBO Adolfo a cura, BERTINATTI Giuseppe”,”Lettere di Giuseppe Bertinatti a Vincenzo Gioberti (1834-1852). II Serie: Fonti. Vol. XIX. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume IV.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-017-FSL”
“COLOMBO Arturo”,”Teorie politiche e dialettica democratica. Saggi di storia e politica.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore, Arturo Colombo, a GM Bravo Tra i vari saggi: – Bakunin e la polemica anti-mazziniana. Documenti: L’inedito di Bakunin in morte di Mazzini – Turati, Impallomeni e il ’80. Documenti: L’inedito di Turati a Impallomeni. (Giovanni Battista Impallomeni è stato un giurista italiano, nato il 29 ottobre 1846 a Milazzo e morto il 7 marzo 1907 a Roma. Dopo essersi laureato a Messina, intraprese la carriera nella magistratura. Fu chiamato al Ministero della Giustizia, dove contribuì significativamente all’elaborazione del codice Zanardelli. (f. copil.)) – Storiografia e politica sulle origini del Pci [ riferisce anche della biografia di Andreina De Clementi su Bordiga (Einaudi 1971) e del pesante giudizio negativo di Silvano Levrero su Critica marxista n. 5, 1970 all’indomani della morte di Bordiga, critica di Colombo al volume di Aurelio Lepre e S. Levrero ‘La formazione del Partito comunista d’Italia’, Ed. Riun. 1970, radiografia che non ha alcuna pretesa erudita…; citato il libro di Franco De Felice ‘Serrati, Bordiga, Gramsci e il problema della rivoluzione in Italia; … assenza pressoché totale di qualunque diverso suggerimento o contributo di ricerca proveniente da ambienti culturali non legati (ufficialmente , o no) alla complessa politica del Pci… una rara eccezione può trovarsi nel saggio di Luigi Compagna, ‘Il pensiero politico di Amadeo Bordiga’, in ‘Nuovi studi politici, 1971, n. 4, pp. 97-118. Su questo “”personaggio scomodo per la storiografia marxista”” lo stesso Compagna ha preannunciato ulteriori contributi] (pag 85-97) “”E poco più tardi, in uno scritto che formerà la prima parte di un violento ‘pamphlet’ su «la teologia politica di Mazzini (11), [Bakunin] aveva rincarato la dose, definendolo «il grande prestigiatore dell’Italia», e facendone un acchiappanuvole «idealista fino al midollo delle ossa», che guarda il mondo «attraverso il prisma della sua immaginazione ossessionata dai fantasmi divini» e pretende di affidarsi al «metodo più facile delle allusioni ingegnose e delle affermazioni azzardate» (12). I motivi di un contrasto così acceso e insanabile erano parecchi, perché Bakunin, soprattutto dopo la Conferenza di Londra del settembre ’71, si troverà impegnato in un difficilissima battaglia politica su due fronti. Da una parte, contro Marx, che attraverso il controllo del Consiglio Generale aveva in mano i poteri dell’Internazionale e veniva sempre più ai ferri corti con la frazione «collettivista e anti-autoritaria» dei gruppi svizzeri, concentrati sulle montagne del Giura (pronti a difendere con accanimento la strategia del loro ‘leader’ anarchico); e dall’altra parte, contro Mazzini, che continuava a denunciare ai quattro venti il pericolo del socialismo materialista e cercava di mettere l’alt alla crescente propaganda dei nuclei filo-internazionalisti (cui dava man forte Garibaldi, col suo confusionario disegno di mettere insieme i massoni e le società operaie, i democratici e i razionalisti, i vecchi repubblicani e le fratellanze artigiane). E non era un caso fortuito che l’Emilia Romagna si trovasse al centro di un dibattito tutt’altro che semplice da risolvere: qui i mazziniani avevano salde radici, che risalivano alle lotte del periodo risorgimentale, ma da un po’ di tempo, fallita anche la speranza di Roma capitale in un’Italia repubblicana, si trovavano di fronte l’agguerrita concorrenza dei primi socialisti anarchici, decisi a far piazza pulita di ogni nostalgia istituzionale, per puntare con tutti i mezzi sulla rivoluzione sociale (13). Contatti, diretti o epistolari, Bakunin ne aveva avuti numerosi, soprattutto dopo il soggiorno italiano tra il 1864 e il ’67; anzi, dal ’71, ormai in rotta con Marx, li aveva intensificati, per disporre di una rete organizzativa che poteva consolidarsi proprio nelle zone romagnole”” (pag 44-46) [Arturo Colombo, ‘Bakunin e la polemica anti-mazziniana’ (pag 43-55) (in) Id., Teorie politiche e dialettica democratica. Saggi di storia e politica’, Ist. Edit. Cisalpino-Goliardica, Milano, 1974] [(11) Cfr. l’originale «L’internationale et Mazzini», in ‘Bakounine et l’Italie’, I parte, cit., pp. 19-77. In italiano se ne veda l’edizione ‘La teologia politica di Mazzini e l’Internazionale’, a cura di Pier Carlo Masini, Bergamo, 1960; (12) ‘Bakounine et l’Italie’, cit., p. 30-32. Nel caratteristico stile polemico e provocatorio Bakunin aggiunge che Mazzini «vivendo in una perpetua illusione, e non considerando il mondo che attraverso il prisma della sua immaginazione ossessionata, dai fantasmi divini, ha sempre esagerato le forze del suo partito e la debolezza dei suoi nemici» (p. 30); (13) Su queste polemiche fra gli opposti gruppi, che proprio in Italia si richiamavano a Bakunin e a Mazzini, oltre ai classici lavori di Nello Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin: dodici anni di movimento operaio in Italia dal 1864 al 1872’, Ginevra, 1928, cfr. Leo Valiani, ‘Storia del movimento socialista’, Firenze, 1951, Aldo Romano, ‘Storia del movimento socialista in Italia’, 3 voll., Roma, 1954-56, Richard Hostetter, ‘The Italian Socialist Movement: Origins (1860-1882)’, Princeton, New York, 1958 (tr. it. ‘Le origini del socialismo italiano’, Milano, 1963), Pier Carlo Masini, ‘Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta’, Milano, 1969 (dello stesso Masini, ‘La Prima Internazionale in Italia. Problemi di revisione storiografica’, in ‘Il movimento operaio e socialista. Bilancio storiografico e problemi storici’, Atti del Convegno di Firenze del 1963, Milano, 1965, pp. 85 segg.). Vedi inoltre Gino Cerrito, ‘Le origini del socialismo in Italia: il primo decennio di attività del movimento anarchico italiano’ nel numero speciale per il Centenario della Conferenza di Rimini della rivista “”Volontà””, 1972, n. 5, pp. 325 segg.]”,”MITC-001-FMB”
“COLOMBO Arturo”,”Metodologia e storia nelle dottrine politiche. Ricerche e problemi.”,”Dedica dell’autore a GM Bravo Capitolo II. Stato e partito nella dottrina sovietica (pag 27-76) Capitolo V. Antinomie nella dialettica di Trotskij (pag 149-160) “”E come tutti gli Stati borghesi sono «in ultima analisi, obbligatoriamente, una ‘dittatura della borghesia», allo stesso modo «il passaggio del capitalismo al comunismo non potrà non produrre un’enorme abbondanza e varietà di forme politiche, ma la sostanza sarà inevitabilmente una sola: ‘la dittatura del proletariato’» (17). Chiediamoci allora: qual è l’atteggiamento, la posizione di questa «dittatura» verso la democrazia? Se l’ideale democratico – come vuole la tradizione liberale dell’occidente europeo – è la diretta partecipazione del popolo alla scelta dei governanti e all’esercizio del potere, il proletariato dovrà ‘sempre’ servirsi della democrazia per conquistare e conservare un posto di primo piano nel governo dello Stato, come proprio in quegli anni sosteneva Karl Kautsky e come ripeteranno molti altri socialisti europei? Oppure anche la democrazia ha un valore ‘strumentale’, e è destinata a scomparire in un avvenire più o meno prossimo, così come dovrà scomparire tutta la struttura dello Stato? Sotto questo aspetto credo che la posizione di Lenin appaia estremamente esplicita là dove afferma che «la democrazia è una ‘forma dello Stato’, una delle sue varietà. Essa è quindi, come ogni Stato, l’impiego organizzato, sistematico, della violenza (‘nasilie’) verso gli uomini» (18). E da qui egli prende l’avvio per sviluppare la linea direttiva in merito al problema dell’avvenire della democrazia, secondo un indirizzo programmatico, in parte già presente soprattutto nell’ultimo Engels: «Ragionando dello Stato …. si dimentica che la soppressione dello Stato è anche la ‘soppressione della democrazia (‘unictozenie demokratii’) e che la scomparsa dello Stato è anche la ‘scomparsa della democrazia’ (‘otmiranie demokratii’)», poiché «la democrazia non si identifica con la sottomissione della minoranza alla maggioranza. La democrazia è lo Stato che riconosce la sottomissione della minoranza alla maggioranza, ossia l’organizzazione della violenza da parte della popolazione contro l’altra» (19)”” (pag 44-45) [Arturo Colombo, ‘Metodologia e storia nelle dottrine politiche. Ricerche e problemi’, Dott. A. Giuffré editore, Milano, 1964] [(17) Lenin, ‘Socinenija’, p. 385, trad. il, p. 151; (18) Lenin, idem, pp. 443-44; per la trad. it. a p. 194 rimando a quanto ho già detto nella nota 29 del primo capitolo; (19) Lenin, Idem, p. 428; trad. it., p. 182. I corsivi sono miei] [nota (29) primo capitolo: ‘V.I. Lenin, ‘Gosudarstvo i revoljucija’, in ‘Socinenija’, V, ed. 1950, vol. 25, pp. 443-444. Mi sembra opinabile, invece, la traduzione italiana fatta dalle “”Edizioni in lingue estere”” di Mosca, Lenin, ‘Opere scelte’, 1948, vol. II, p. 194, perché il termine russo ‘nasilie’ in questo caso è tradotto con il termine italiano «costrizione», mentre altrove è tradotto, più esattamente, con «violenza». Ora, che i due termini non siano sinonimi identici, e quindi interscambiabili, dovrebbe risultare evidente anche a chi non ha molta pratica con le sottigliezze linguistiche] Bibliografia autore: Arturo Colombo, Idee politiche e società, Guido Miano, Milano, 1963″,”TEOS-010-FMB”
“COLOMBO Arturo”,”Idee politiche e società.”,”Trotsky e la rivoluzione permanente “”Il più fermo convincimento che solo un moto rivoluzionario di ampiezza ‘mondiale’ può costituire la condizione per il trionfo degli ideali comunisti, appare evidente, fin dal 1905, nel programma politico di Lev Davidovic Bronstein, detto Trotskij (1879-1940). ll quale si dichiara sicuro che l’arretratezza delle strutture economiche russe – dove esisteva una società di tipo fondamentalmente agricolo, e la classe operaia era ancora molto esigua rispetto alla massa contadina – non avrebbe mai permesso un esito positivo alla rivoluzione proletaria, se non ci fosse stato un analogo movimento negli altri Paesi più progrediti dell’Occidente. Sul piano logico il pensiero di Trotskij è chiaro e lineare, già dalle pagine del saggio ‘Bilanci e prospettive’ (‘Itogi i perspektivi’), accluso nell’ultima parte dell’opera ‘La nostra rivoluzione’ (‘Nasa revolujucija’, 1907): come il capitalismo, fin dai primi anni del XX secolo, ha superato l’ambito di ogni singolo Stato per assumere caratteri e dimensioni internazionali, così la lotta che il proletariato dovrà condurre a termine per conquistare il potere e aprire una pagina nuova nella storia umana, dovrà essere una lotta senza confini e senza limiti di spazio, con gli stessi caratteri e le stesse dimensioni internazionali. Solo in questo senso, impadronirsi in Russia (o altrove) dello Stato borghese per creare lo Stato proletario e costruire un sistema socialista come premessa del comunismo, significa dare inizio a un processo rivoluzionario, che sarà efficace e risolutivo se riuscirà ‘contemporaneamente’ a fare insorgere altri Paesi e a sconvolgere il mondo intero. Infatti, nelle famose quattordici «tesi», dove Trotskij spiega e sintetizza «che cos’è la rivoluzione permanente» (‘permanentnaja revoljucija’), la componente «internazionalista», che si richiama a Marx e a Engels, risuona sempre con fermezza come il ‘leitmotiv’ assoluto attraverso il quale non può non passare la lotta di classe nella società contemporanea. «La conquista del potere da parte del proletariato – sostiene Trotskij in aperta polemica con Stalin, come vedremo – non pone un limite alla rivoluzione; anzi, non fa che inaugurare la rivoluzione» (IX); e aggiunge subito, per meglio chiarire il suo piano: «La rivoluzione socialista non può esaurirsi nell’ambito nazionale… La rivoluzione socialista comincia sul terreno ‘nazionale’, si sviluppa nel quadro ‘internazionale’ e si conclude a livello ‘mondiale’. Così la rivoluzione diventa permanente in un senso nuovo e più ampio del termine: essa non si conclude che nel trionfo definitivo della nuova società su tutto il nostro pianeta» (X)”” (pag 226-227) [Arturo Colombo, ‘Idee politiche e società’, Guido Miano editore, Milano, 1963] Arturo Colombo, allora assistente ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università di Pavia.”,”TEOS-358″
“COLOMBO Arturo”,”Lenin e la Rivoluzione.”,”””In effetti, se nell’ultimo decennio che gli resta da vivere, Trotskij insisterà a precisare il significato autentico della «rivoluzione permanente», non lo fa tanto per ribattere le accuse e offrire una ennesima conferma della genuina continuità che lo lega a Lenin, quanto per sottolineare che la pesante rottura col leninismo e tutta la tradizione bolscevica ricade interamente su Stalin, colpevole di aver scelto, e imposto al partito, la scorciatoia «reazionaria» del cosiddetto «socialismo in un paese solo». Lo si avverte in modo persuasivo soprattutto leggendo le pagine scritte a Alma Ata, e fatte conoscere in occidente attraverso le due edizioni americana e francese – del 1931 e del ’32 (38), dove è contenuta l’analisi più ampia e chiarificatrice della teoria, che per i nemici di Trotskij «costituisce il peccato originale del trotskismo» (39). Trotskij non ricorre ai mezzi termini né alle eleganti perifrasi per colpire l’inconsistenza ideologica dei suoi accusatori. Tutt’altro: dice subito, per esempio, che «leggendo il ‘Leninismo’ di Zinoviev si ha l’impressione di soffocare inghiottendo ovatta, mentre le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin fanno l’effetto di setole di porco sminuzzate» (40). E quando si mette a ricordare alcuni passi dei propri scritti, dal primo ‘900 fino al ’17 (e più tardi ancora), non lo fa per un puro gusto filologico, ma lo fa col preciso intento di colpire le interpretazioni volutamente equivoche, sleali e grossolane, che permettono ai vari Stalin e Zinoviev, Kamenev e Rykov, Radek e Molotov di costruire i falsi manichini del leninismo e del trotskismo, fino a renderli due concezioni politiche inconciliabili, e avere così facile gioco nel dichiararsi gli unici continuatori «ortodossi» e nel mettere al bando l’ex capo dell’esercito rivoluzionario durante la guerra civile. «Cercar di scoprire due punti di vista – uno mio e uno di Lenin – è il colmo della disinvoltura teorica», esclama Trotskij a un certo punto, aggiungendo con sprezzante fermezza: «almeno rileggete Lenin, e non calunniatelo, non ingurgitate la fredda brodaglia di Stalin!» (41). E per mettere bene in testa a quanti volessero ancora far credere al «socialismo nazionale di Stalin» (43) che anche il Komintern aveva ormai rinunciato all’obbiettivo di un serio internazionalismo, capace di estendere a livello mondiale una coraggiosa politica di lotta di classe, ribadisce il suo convincimento che «la rivoluzione socialista comincia entro i confini nazionali, ma non può essere circoscritta entro questi conflitti» (43), poiché «la sua salvezza risiede unicamente nella vittoria del proletariato dei paesi avanzati. Da questo punto di vista, la rivoluzione nazionale non costituisce un fine in sé, ma è un anello della catena internazionale. La rivoluzione mondiale, nonostante i ripiegamenti e i riflussi temporanei, costituisce un processo permanente» (44)”” (pag 242-244) [Arturo Colombo, ‘Lenin e la Rivoluzione’, Felice Le Monnier, Firenze, 1974] [(38) Per l’edizione americana vedi ‘The Permanent Rvolution’, a cura di Max Schachtman, New York, 1931, per quella francese ‘La révolution permanente’, Parigi, 1932. Comunque, un originale in lingua russa è apparso a Berlino nel 1930 col titolo ‘Permanentnaja revoljutsija’. In italiano l’edizione Trotsky, ‘La rivoluzione permanente’, a cura di L. Maitan, Torino, 1967, che ho utilizzato per i riferimenti alle note seguenti; (39) Trotsky, La rivoluzione permanente, cit., p. 17; (40) Trotsky, idem, p. 35. In riferimento alle pagine staliniane Trotsky accresce la dose, criticandone pesantemente il “”vuoto teorico”” e arrivando a scrivere “”le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin sono la codificazione di tutta questa polvere ideologica: è il manuale ufficiale dell’ottusità, è una collezione di banalità», e aggiunge con una punta di sarcasmo: «cerco di usare le espressioni più moderate» (Trotsky, ‘La rivoluzione permanente, cit., p. 35); (41) (42) (43) (44) Trotsky, ‘La rivoluzione permanente’, cit,. rispettivamente a p. 115, 120, 23, 24]”,”LENS-002-FMB”
“COLOMBO Cristoforo, a cura di Riccardo CADDEO”,”Giornale di bordo di Cristoforo Colombo.”,”Dono di Mario Caprini”,”ASGx-004-FGB”
“COLOMBO Arrigo”,”Trilogia della nuova utopia. I. La nuova utopia. Il progetto dell’umanità, la costruzione di una società di giustizia.”,”Arrigo Colombo, lombardo, filosofo attivo nell’Università del Salento-Lecce. Da tempo si è occupato di utopia fondando il Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza (1998). Dal 2006 dirige la ‘Rivista di Studi Utopici’.”,”SOCU-030-FMB”
“COLOMER Eduardo Comin”,”La “”Semana tragica”” de Barcelona.”,”Opuscolo pubblicato in Spagna in epoca franchista, Colomer inquadra Ferrer come massone e istigatore della Semana Tragica, sottolinea gli attacchi contro le istituzioni religiose. (pag 23)”,”MSPx-082″
“COLOMER Josep M. a cura, Saggi di Ian BUDGE Svante ERSSON Hans KEMAN Jan-Erik LANE Yves MÉNY Gianfranco PASQUINO Manfred G. SCHMIDT”,”La politica in Europa. Introduzione alle istituzioni di 15 paesi.”,”Josep M. Colomer è professore di Scienze politiche presso il Consiglio superiore spagnolo della ricerca scientifica a Barcellona. É stato Visiting Scholar nell’Università di Chicago, Visiting Professor in quella di New York e ha scritto numerose pubblicazioni tradotte in varie lingue. Ian Budge, Università dell’Essex, Colchester. Svante Ersson, Università di Umea. Hans Keman, Vrije Universiteit, Amsterdam. Jan-Erik Lane, Università di Oslo. Yves Mény, Centro Robert Schuman presso l’Istituto universitario europeo, Firenze. Gianfranco Pasquino, Università di Bologna. Manfred G. Schmidt. Università di Heidelberg.”,”EURx-051-FL”
“COLONNA Nicola a cura;”,”Il socialismo riformista tra Giolitti e il fascismo. Turati, Matteotti, Rosselli.”,”COLONNA Nicola (Bari, 1951-) insegna storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Bari. Ha pubblicato pure ‘Tommaso Fiore un meridionale in Europa’ (2003).”,”MITS-342″
“COLONNA-VILASI Antonella”,”Storia dei Servizi segreti italiani. Dall’Unità d’Italia alle sfide del XXI secolo. Con interviste, documenti e materiale di approfondimento.”,”Antonella Colonna Vilasi è presidente del Centro Studi sull’intelligence (UNI). Ha pubblicato tra l’altro ‘Islam tra pace e guerra (Città del Sole, 2011).”,”ITQM-006-FSD”
“COLONNETTI Gustavo”,”Colonnetti inedito.”,”SBNCLOUD 3 417033″,”GIOx-008-FMB”
“COLORNI Giorgio”,”Storie comuniste. Passato e presente di una sezione del Pci a Milano.”,”Giorgio Colorni, giornalista, è nato a Milano, nel 1921. Membro del Pci dall’aprile del 1944, partigiano, funzionario di partito dopo la Liberazione, ha poi lavorato al ‘Fronte democratico’ di Cremona, all’Unità e a ‘Stasera’. Alla Franco Angeli editore e a’Milanosette’. Dono di Mario Caprini”,”PCIx-519″
“COLOZZA Roberto”,”Lelio Basso. Una biografia politica (1948-1958).”,”Roberto Calozza (Roma, 1979) è stato allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa e Borsista della Fondazione Lelio e Lisli Basso, ISSOCO di Roma. Attualmente (2010) è borsista dell’ INSMLI di Milano. Lelio Basso, il Psi e la rivista politica ‘Quarto Stato’ ‘La rivista di Basso ‘Quarto Stato’. ‘Priva di un periodico di corrente, la sinistra di Morandi guardava con speranza all’imminente uscita della rivista curata da Nenni, “”Mondo operaio””, che, in caso di alleanza, avrebbe potuto diventare la voce del gruppo. Contemporaneamente anche Basso lavorava alla riapertura di “”Quarto Stato””, la rivista politica, omonima di quella già fondata da Carlo Rosselli e Nenni negli anni Venti, che aveva dovuto chiudere una volta eletto segretario per poter dirigere l’organo di partito “”Socialismo””. Il 5 ottobre, durante la riunione dell’esecutivo, Basso e Nenni chiesero la necessaria autorizzazione alla pubblicazione; a queste si aggiunse anche un’analoga richiesta di Romita. Non volendo dar voce alle opposizioni interne, la maggioranza avanzò l’idea di riaprire “”Socialismo””, sospesa dopo le elezioni del 18 aprile, e di accogliere collaborazioni redazionali da tutte le correnti (77). La proposta fu respinta dagli interessati e la direzione fu ferma nel rifiutare loro i permessi, lamentando che nuove riviste erano insostenibili finanziariamente e foriere di velleità frazioniste. Basso biasimò pubblicamente l’«offesa arrecata al costume democratico» del partito col rifiuto opposto a “”Quarto Stato”” (78). L’apertura di un periodico non ufficiale rientrava nelle facoltà dei dirigenti e Basso aveva bisogno di una tribuna pubblica che gli consentisse di alimentare la propria posizione, tenendola distinta da quella del centro, ma anche da quella di Nenni e della sinistra. Sperando forse di riuscire a dividere le opposizioni consentendo loro di esprimersi liberamente, la direzione cambiò strategia e, in dicembre, diede il nullaosta per l’apertura di “”Mondo operaio””, “”Quarto Stato”” e “”Panorama socialista””, il foglio di Romita. Della rivista di Basso, la cui sede fu stabilita a Milano dopo breve parentesi reatina (79), entrarono a far parte i principali esponenti della corrente: F. De Martino, Luigi Ladaga e Luigi Anderlini, che, inizialmente nominato vicedirettore, cedette poi l’incarico a Laura Conti. Nel presentare la nuova serie, Basso ricordò con quanta speranza fosse sorta la rivista nel clima drammatico ma costruttivo dell’immediato dopoguerra. I progetti d’ascesa del «quarto stato» avevano poi subito l’«assalto reazionario» respinto dal PSI col congresso di Roma del 1947. A quella vittoria parziale non era seguito il necessario lavoro: Basso aveva dovuto sospendere la rivista, accogliendo le richieste della direzione. Ma si era trattato solo di una pausa che non cambiava la vecchia strategia: «riprendendo oggi la nostra fatica, noi ci richiamiamo al nostro primitivo programma» (80). Alla radice di questo programma c’era l’originale impianto teorico messo a punto da Basso rielaborando le fonti del pensiero marxiano integrate con la lezione di Rosa Luxemburg. L’influenza della rivoluzionaria tedesca imprimeva al progetto di Basso una tensione volontaristica estranea alla tradizione kautskiana ed alla visione leninista dell’azione rivoluzionaria. Questa non era, come in Lenin, atto necessariamente violento, ma processo sovvertitore che si evolveva nel tempo, contestualmente alle condizioni socio-economiche date ed all’iniziativa della classe. Il leninismo, secondo Basso, aveva ben adattato Marx all’arretratezza della Russia zarista, dove la costruzione del socialismo aveva richiesto imposizioni e sacrifici. Tuttavia, al di fuori di condizioni così estreme non serviva un trauma bensì un percorso democratico dalla formazione di base all’azione distruttiva anticapitalista (81)’ (pag 44-45)] [(77) P. Nenni, ‘Tempo di guerra fredda’, cit., p. 461 (5 ottobre 1948); cfr. la lettera a Basso di Carlo Ghisolfi ed Arturo Vergeletti (Cremona, 17 dicembre 1948, in FB, LB, s. 15, b. 2, fasc. 11/a; (78) FB, LB, s. 15, b. 2, fasc. 8, intervento di Basso alla riunione dei quadri della Federazione di Milano (20 ottobre 1948); (79) L. Anderlini, ‘Ricordi di Lelio Basso’, in AAVV, ‘La ricerca di Lelio Basso: dai travagli rivoluzionari alla società odierna. Savona, Palazzo della Provincia, 26-27 maggio 1989, Coop. Tipogr. Savona, 1990, p. 7; (80) ‘Ripresa’, in ‘Quarto Stato’, 1948, 1; (81) Sull’impostazione ideologica di ‘Quarto Stato’, cfr. C. Giovannini, ‘Politica e cultura nel “”Quarto Stato”” di Lelio Basso’, in ‘Storia in Lombardia’, 1985, 2]”,”ITAC-154″
“COLSON Bruno”,”La culture strategique americaine. L’influence de Jomini.”,”L’A si è laureato ed è ordinario in filologia classica e in storia, e dottore in scienze politiche. COLSON è assistente e ricercatore alle Facoltà universitarie di Notre-Dame de la Paix a Namur ed è responsabile di un seminario sulle Q strategiche all’Univ cattolica di Louvain. E’ autore di numerosi articoli consacrati ai grandi pensatori strategici (JOMINI, CLAUSEWITZ, MAHAN) e alla strategia degli USA. Parte 1. JOMINI e l’influenza francese sul pensiero militare americano. Capitolo 1. Il divino di NAPOLEONE (JOMINI studia il metodo di NAPOLEONE) Capitolo 2. Le prime letture americane di JOMINI e il debutto di West Point (William DUANE, Jonathan WILLIAMS, John ARMSTRONG, Winfield SCOTT, Sylvanus THAYER, John Michael O’CONNOR (primo traduttore US di JOMINI), la campagna di Winfield SCOTT in Mex) Capitolo 3. Dennis Hart MAHAN e il dualismo offensiva-difensiva Capitolo 4. Henry Wager HALLECK e lo sviluppo del pensiero militare attorno a JOMINI Parte 2. JOMINI e le strategie della guerra di successione Capitolo 5. La diffusione delle idee di J. durante la guerra Capitolo 6. Gli allievi prudenti di J.: McCLELLAN e HALLECK Capitolo 7. Gli allievi audaci di J.: BEAUREGARD e LEE Capitolo 8. GRANT, SHERMAN, LINCOLN: allievi superiori al maestro? Parte 3. Evoluzione e codificazione di una influenza Capitolo 9. J. e l’US Army dal 1865 al 1917 Capitolo 10. Alfred Thayer MAHAN, la marina e la strategia navale Capitolo 11. J. e le due guerre mondiali Parte 4. L’età nucleare Capitolo 12. L’eredità militare dell’America Capitolo 13. La prova del Vietnam Capitolo 14. L’ ‘Airland Battle’ e il rinnovamento della strategia operazionale classica”,”QMIx-034″
“COLTON Joel”,”Leon Blum.”,”COLTON è nato a New York nel 1918. Ha compiuto gli studi al College of City of New York poi alla Columbia Univ. Attualmente è Professore di storia alla Duke University. E’ autore di ‘Compulsory Labor Arbitration in France’ e coautore con R.R PALMER di ‘History of the Modern World’. Collabora con diverse riviste storiche.”,”FRAV-016″
“COLUCCI Michele”,”Carlo Cattaneo.”,”””La posizione di Cattaneo: nessuna annessione al Piemonte, al contrario, rapida creazione di strutture politiche e militari proprie e, solo in seguito, un’alleanza di guerra antiasburgica, ma da pari a pari, finsce per rimanere completamente isolata. I moderati hanno buon gioco ad additarlo come un teorico, un velleitario facinoroso e inconcludente, forse, perfino un agente provocatore austriaco. I mazziniani dal canto loro, pur apprezzandone la statura morale e le doti di capo e di organizzatore, hanno nel massimo sospetto quel federalismo che ad essi ricorda ad ogni passo Gioberti e la intera parte clericale. De resto lo stesso Mazzini è agli antipodi, come mentalità e comportamento pratico, dell’uomo Cattaneo””. (pag 8) “”Ciò che riscatta il suo liberalismo dalla taccia di “”lombardismo”” e lo pone al livello spirituale europeo, è, in un certo senso, proprio la sua stessa “”astrattezza””, l’afflato umanistico di cui è pervaso””. (pag 32)”,”BIOx-222″
“COLUCCI Michele”,”Isaak Emmanuilovic Babel.”,”Gli ultimi anni. “”Babel non rinunciava a frequentare la casa di Ezov, il tristemente famoso Commissario dell’interno, pur rendendosi ben conto di quanto la cosa potesse essergli tragicamente pericolosa. E il particolare si attaglia perfettamente al carattere dell’uomo. L’arresto avvenne a Peredelikno, il ‘villaggio degli scrittori’ in prossimità di Mosca dove Babel aveva da qualche tempo una ‘dacia’, il 15 maggio 1939; era nuovo Commissario dell’interno Lavrentij Beria. Secondo notizie comuncate successivamente alla famiglia, Babel sarebbe morto il 17 marzo 1941, presumibilmente in un lager siberiano”” (pag 198)”,”RUSS-266″
“COMANDINI Federico”,”Che cosa vuole il partito d’ azione.”,”””Socializzazione dei grandi complessi industriali. 14. La plutocrazia capitalista, che ha creato e sfruttato il fascismo a danno di tutti gli altri; che si è ingigantita nel ventennio fascista, che è rimasta in agguato dietro il trono e attraverso la monarchia ha tentato di preparare, dopo il 25 luglio, la propria salvezza: ecco il nemico. La immediata espropriazione e la gestione socializzata (nella varietà di forme snodate, autonome, antiburocratiche, più consone alla loro natura e alle esigenze collettive) dei grandi complessi finanziari, industriali, agrari, assicurativi, e in genere delle imprese aventi carattere di monopolio e rilevande interesse collettivo: ecco lo scopo immediato da raggiungere, che può, che deve essere subito raggiunto, (…)””. (pag 12)”,”ITAP-107″
“COMBA Augusto”,”Valdesi e massoneria, due minoranze a confronto.”,”Augusto Comba, nato a Torino nel 1923, è stato incaricato di Storia del Risorgimento nell’Università di Torino. E’ direttore responsabile del ‘Bollettino della Societù di Studi Valdesi’.”,”RELP-010-FMP”
“COMBA Enrico”,”Introduzione a Lévi-Strauss.”,”Enrico Comba, Pinerolo 1956, è docente di Antropologia culturale presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Torino. Ha pubblicato lavori sui cannibali e uomini-lupo in Canada e Siberia, vita uomini animali della pianure (indiani).”,”TEOS-011-FFS”
“COMBY Louis”,”Leon Trotsky.”,”””C’est dans le train que Trotsky dicte à ses secretaires une reponse à Karl Kautsky. Le theoricien de la social-democratie allemande venait de condamner la terreur rouge. Dans son ouvrage, Terrorisme et communisme, Trotsky demontre que toutes les revolutions se sont appuyées sur la violence, la Commune de Paris exceptée. Il denonce l’ illusion d’ une democratie formelle reposant sur les “”normes juridiques éternelles et invariables””, justifie la dissolution de l’ Assemblée Costituante, le retablissement de la peine de mort, la surveillance de la presse. Car si la Revolution “”n’ implique pas logicament le terrorisme, ni l’ insurrection armée, elle exige par contre de la classe revolutionnaire la mise en oeuvre de tous le moyens pour atteindre ses fins””. (pag 61-62).”,”TROS-082″
“COMEI Marina”,”La regolazione indiretta. Fascismo e interventismo economico alla fine degli anni Venti. L’Istituto di Liquidazioni (1926-1932).”,”Marina Comei è ricercatrice presso il corso di laurea in Scienze Politiche della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari ed insegna Storia contemporanea presso la stessa Facoltà (1998). Ha pubblicato: ‘Le sinistre e la ricostruzione’ (1979) e ‘Credito industriale e crisi bancaria negli anni Venti’ (1991). Contiene il capitolo (quinto): ‘La grande crisi e i “”nuovi”” compiti dell’Istitutoi di Liquidazioni fino alla costituzione del 1930’ (pag 141-200)”,”ECOG-094″
“COMEI Marina a cura; interventi di Antonio PESENTI C. CALVANO Luigi LONGO Emilio SERENI Ruggero GRIECO Mauro SCOCCIMARRO Palmiro TOGLIATTI Alessandro MOLINARI Rodolfo MORANDI Giulio PIETRANERA Raniero PANZIERI Mauro SCOCCIMARRO”,”Le sinistre e la ricostruzione.”,”Marina Comei (Bari, 1951) lavora presso la cattedra di Storia contemporanea della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari. Ha studiato le vicende politiche economiche e sociali in Puglia negli anni Trenta.”,”PCIx-447″
“COMERO Daniele ROVATI Giancarlo a cura, saggi di Alessandro BUZZI DONATO Alfredo CANAVERO Daniele COMERO Giorgio GALLI Emilio RIZZI Giancarlo ROVATI”,”Milano al voto dal 1919 ai nostri giorni. Geografia elettorale milanese e analisi del comportamento elettorale. Elezioni dirette del Presidente e del Consiglio Provinciale di Milano. Atlante elettorale italiano, 1946-1996.”,”””Nel suo celebre saggio ‘Politik als Beruf’ (Politica come Vocazione) Max Weber costruisce una complessa tipologia delle componenti del ceto politico inteso come insieme di persone a cui è riconosciuta una legittimazione all’uso del potere. Nella tipologia weberiana compaiono i componenti degli staff amministrativi, gli alti dirigenti pubblici, operatori della stampa politica, i “”giuristi”” (tecnici dell’elaborazione delle normative), i membri del Parlamento, i membri del governo, i leaders di partito. Lo schema tipologico si limita a classificare i “”professionisti”” della politica nel sottinteso che gli equilibri tra loro costituiti e le incombenze a loro riconosciute sono inevitabilmente sconvolti dalle interferenze dei poteri informali (spoil systems, corporazioni partitiche, gruppi di pressione economico-finanziari). Weber disegna anche i connotati socio-psicologici “”normali”” della classe politica: distacco dalla realtà delle cose e degli uomini, accettazione del primato della realtà sulla coerenza ideologica, vanità, senso del potere. Più oltre Weber affronta il problema dei rapporti tra etica e politica: egli sostiene che il dissidio, già evidenziato nella filosofia greca e consacrato al rango di divorzio dal culto rinascimentale del Principe-eroe, si sviluppa solo intorno ai pregiudizi che accompagnano “”l’etica dei fini ultimi””, quella che propone visioni generali di un mondo differenziato per aree di esperienza”” (pag 85) [Alessandro Buzzi Donato, ‘Un’ipotesi sulle determinanti strutturali degli atteggiamenti dell’elettorato’] 1919: la “”rivoluzione”” elettorale (a Milano…) (pag 95-)”,”ITAP-005-FC”
“COMIN Alfonso Carlos”,”Qué es el sindicalismo.”,”””Il coordinamento delle organizzazioni sindacali (COS): dalla unità d’ azione all’ unità sindacale? Tutte e tre le grandi centrali sindacali – USO, UGT, CCOO – sono per la rottura sindacale, contro il progetto di riforma e si sono pronunciate già in modo chiaro per l’ urgenza di raggiungere una autentica libertà sindacale per i lavoratori. Allo stesso modo si pronunciano per l’ unità sindacale.”” (pag 62)”,”MSPx-051″
“COMIN COLOMER Eduardo”,”Historia de la Primera Republica.”,”Da pag 149 la prima internazionale in Spagna “”Per quanto riguarda la Spagna, consumata la Rivoluzione di settembre 1868, Michel Bakunin, antagonista di Marx nell’ Internazionale, inviò nel nostro paese due agitatori, Giovanni Fanelli e Carlo Cafiero, dell’ Alleanza per la Democrazia Socialista che operava segretamente e il cui orientamento era tipicamente anarchico, i quali presero contatto con elementi repubblicani e democratici avanzati, riuscendo ad interessare un gruppo di operai di idee esaltate, tra cui figurava Anselmo Lorenzo Asperilla, Angel Cenagorta, Morago, Mora e altri elementi dell’ estremismo madrileno.”” (pag 155)”,”SPAx-088″
“COMISSO Giovanni”,”Giorni di guerra.”,”Questa edizione di Giorni di guerra è definitiva. La prima edizione apparve nel 1930 presso Mondadori. La seconda nel 1952 presso la stessa casa fu accresciuta con alcuni brani (v. pag IX). Questa terza edizione è stata riveduta e corretta. Molti hanno paragonato, erroneamente, questo capolavoro del grande scrittore italiano, scomparso di recente (1969) (Comisso, Giovanni (Treviso 1895-1969), scrittore italiano) al famoso Addio alle armi di Ernest HEMINGWAY. L’ unico punto di contatto tra le due opere è la descrizione della rotta di Caporetto. Ma mentre lo scrittore americano descrive in modo duro e polemico il disordine e le decimazioni con apparente distacco, COMISSO segue la corrente della ritirata attraverso i luoghi familiari, la gente friulana, i personaggi e le situazioni con molta sensibilità (secondo fonte internet Comisso era omosessuale). Comisso Giorni di Guerra Il romanzo ha quasi un andamento circolare nel suo percorso narrativo: da Onigo di Piave parte l’autore-protagonista e ad Onigo di Piave egli ritornma prima di affrontare l’ultima, vittoriosa fase della guerra. Sembra quasi che, girando per la villa di Onigo ridotta a “”simulacro””, egli voglia ritrovare la gioia, l’innocenza, gli affetti della sua infanzia. “”Giorni di guerra””, infatti, ha la guerra per protagonista, ma, forse, sarebbe più corretto parlare di co-protagonista perché, a tratti, è il paesaggio a dominare e l’amore che il protagonista-autore ha per quei luoghi a lui tanto cari e che, a tratti, sembrano vivi, non scenari, non fondali, ma presenze un po’ magiche come in certi racconti di Dino Buzzati: Treviso deserta di notte; le stelle luccicanti nel cielo, la voce del vento. Il legame con questi luoghi è forte, profondo, sempre presente, sentito, forse, scoperto e determinato dalla lontananza da questi stessi paesaggi quando l’autore, ormai adulto, per la sua professione ne è stato lontano e ne ha sentito una profonda nostalgia. In questo splendido scenario, costituito dalla campagna veneta e dal suo trasformarsi in colli, montagne, nel passare dal verde dei boschi e dei prati al grigio delle rocce montane e del paesaggio carsico si insinua, piano, piano la guerra. All’inizio l’entrata in guerra ha un sapore quasi irreale; il viaggio, la fatica, gli accampamenti di fortuna sanno di cronaca. La drammaticità della guerra si insinua poco a poco e corrisponde ad una presa di coscienza dell’orrore della guerra “”vera”” con la sua tragica realtà: Cormons, l’Isonzo, il Carso entrano in scena accompagnati dal cupo rombo del cannone, con i feriti, con la ricerca di volontari per i “”lavori”” più rischiosi. I volontari hanno le sembianze più diverse, le origini più diverse e il protagonista stesso sembra essere consapevole che certi “”lavori”” si accettano anche per vincere la noia o perché l’attesa, l’inattività diventano insopportabili. E’ chiaramente un protagonista giovane quello che entra nell’intimità delle case dei nemici come a volerla violare e così prendere possesso dei nemici, persone senza volto che sente di odiare senza mai averle viste in viso. quasi esseri non-umani. Poi arrivano i feriti, i giovani destinati a sostituirli sulle linee e, con loro, i vecchi volontari che conoscono la realtà della guerra sono pronti ad immolarsi per conquistare le trincee del Podgora, per concludere il Risorgimento con la conquista, la “”redenzione”” di quest’ultimo lembo d’Italia ( la magia del solo nome…….Garibaldi). Il protagonista vive nelle retrovie o è occupato a collocare cavi per stabilire collegamenti telefonici tra i Comandi e le più diverse postazioni. Spesso la sua conoscenza della guerra è, diremmo “”via cavo””, fatta dalla voce dei suoi uomini posti spesso in postazioni appese alle rocce o in anfratti rocciosi. Con tutta l’incoscienza della gioventù egli li vuole conoscere, ne vuole vedere i volti e affronta per questo un avventuroso, pericoloso e fortunoso viaggio in teleferica. Tra loro si sente uomo tra gli uomini. sa di aver accettato una sfida, di aver superato una prova e da quel momento, dai telefono da campo, la guerra è sempre più “”live””, in linea, in diretta. Tanti aspetti della guerra emergono: la morte, gli scoppi, il pericolo, le esplosioni, i grandi occhi dilatati, l’aspetto smunto e precocemente invecchiato, gli abiti a brandelli di chi torna dal fronte e non ricorda neppure il proprio nome, la curiosità e poi il senso di squallore per il postribolo, le poche ore libere riempite di gioia frenetica, infantile, quasi ad esorcizzare la paura del fronte e della morte, i rapporti umani, i caratteri, le abilità e le caratteristiche degli uomini, soprattutto dei “”suoi uomini”” dei quali egli si sente responsabile e dei quali cerca di non rischiare la vita, iI pericolo evitato più per istinto ed incoscienza che per ragionamento. Malgrado sia un libro della memoria, i personaggi che lo affollano, spesso senza nome, hanno una loro personalità, una loro consistenza reale e la guerra non risulta meno cruda e crudele. Il tempo fa decantare le emozioni immediate, ma porta con sé una buona dose di riflessione, così, come in “”Un anno – sull’Altipiano””di Emilio Lussu, si nota a tratti impreparazione degli alti ufficiali italiani, controbilanciata, per quanto possibile, dall’atteggiamento dei giovani ufficiali, passati praticamente dai banchi di scuola al comando delle truppe e che. di questo comando, sentono tutta la responsabilità. Per questo egli cerca di tenere uniti i propri uomini durante la dura, confusa, dolorosa ritirata di Caporetto, per questo divide con loro prima miele e spumante e, più avanti, le provviste trovate nella casa trevigiana abbandonata dai suoi genitori sotto l’incalzare della ritirata. Il suo rapporto con gli altri, con i suoi uomini è profondo, vero ed è con la loro immagine che si chiude il romanzo perché egli è certo che””aspetti simili non sarebbe stato possibile rivedere più”” ed invece vuole imprimerli “”nella memoria””, tenerli con sé per tutta la vita. Il romanzo si chiude, il protagonista è cresciuto: il ragazzo che ha affrontato con beata incoscienza rischi e pericoli, che, a volte, ha pensato di aver fatto un sogno, è diventato adulto si è trovato uomo tra gli uomini ed ormai è in grado di valutare la realtà anche nei suoi aspetti più crudi. Tutto questo raccontato, ricordato con semplicità: né dura critica, né disprezzo, né toni eroici; una guerra narrata con un linguaggio quotidiano, lineare, con forma scorrevole, piana, con periodi piuttosto brevi, l’io narrante che si alterna a un noi corale, un uso del passato remoto che mantiene tutta la vitalità e l’immediatezza del presente perché quello che è vissuto, che è accaduto è diventato parte integrante dell’uomo Comisso: né presente, né passato in senso strettamente grammaticale, ma contemporaneamente presente e passato per chi quegli avvenimenti li ha direttamente ed intensamente vissuti. (fonte http://xoomer.virgilio.it/gianervi/Comisso.htm) pag VII”,”VARx-156″
“COMISSO Giovanni”,”Giorni di guerra.”,”Questa edizione di Giorni di guerra è definitiva. La prima edizione apparve nel 1930 presso Mondadori. La seconda nel 1952 presso la stessa casa fu accresciuta con alcuni brani (v. pag IX). Questa terza edizione è stata riveduta e corretta. Molti hanno paragonato, erroneamente, questo capolavoro del grande scrittore italiano, scomparso di recente (1969) (Comisso, Giovanni (Treviso 1895-1969), scrittore italiano) al famoso Addio alle armi di Ernest Hemingway. L’ unico punto di contatto tra le due opere è la descrizione della rotta di Caporetto. Ma mentre lo scrittore americano descrive in modo duro e polemico il disordine e le decimazioni con apparente distacco, COMISSO segue la corrente della ritirata attraverso i luoghi familiari, la gente friulana, i personaggi e le situazioni con molta sensibilità. Ruolo dell’ artiglieria. “”Quella guerra fu voluta dalle stelle e poi avviata ed eseguita come una guerra di collaudo dell’artiglieria d’assalto. Sul fronte italiano per tutti e tre gli anni di battaglia la suprema sicurezza stava nella artiglieria, perché dalle Alpi al mare era un assedio da compiere, e fu terribile. Avevamo molti cannoni e un corpo di ufficiali abilissimi, usciti da quella competenza di studi tecnici, determinata da una sana coscienza della borghesia italiana”” (pag VII) (presentazione)”,”QMIP-001-FER”
“COMITATO NAZIONALE GAAP”,”Circolare n. 27/Bis (39) – Comitato Nazionale Gruppi Anarchici d’ Azione Proletaria. Casella Postale N. 6. Genova Sestri 1.12.1954.”,”Comunicazione dei nomi dei compagni membri del nuovo Comitato Nazionale nominato alla IV Conferenza nazionale dei GAAP: Organizzazione: Vinazza Aldo Propaganda: Cervetto Arrigo Relazioni Esterne: Parodi Lorenzo Relazioni internazionali: Filosofo Mario Amministrazione ed archivi: Ferrario Achille Problemi culturali: Ferrari Adriano. “”Inchiesta sull’ anarchismo. Sono in corso di stampa le schede per l’ inchiesta sull’ anarchismo che la IV Conferenza Nazionale dei GAAP ha deciso di lanciare. Questa inchiesta deve avere un precipuo carattere di propaganda delle nostre idee. Deve toccare persone di una certa notorietà e di un certo livello intellettuale (pubblicisti, giornalisti, professori universitari, parlamentari, letterati, sindacalisti, studiosi, ecc.) (…). Solo subordinatamente ha uno scopo di rilevazione. Deve dirigersi anche agli avversari e raccolgiere le loro risposte, non importa se critiche. Dovrà essere tenuto conto anche delle risposte negative e delle mancate risposte””.”,”ANAx-197″
“COMITATO NAZIONALE SINDACALE COMUNISTA”,”L’unità sindacale. I comunisti contro la manovra scissionista dei riformisti confederali. In appendice lo Statuto della Confederazione Generale del Lavoro.”,”in appendice: Lo Statuto della Confederazione Generale del Lavoro approvato dal VI Congresso nazionale di Milano 10-13 dicembre 1924″,”MITC-011-FV”
“COMITE’ MEDICAL ET MEDICO-SOCIAL D’AIDE AUX MIGRANTS; saggi di Charlotte PAIN Jean-Jacques ROUSSET Michel LARIVIERE André BASSET Philippe REINERT Pierre STRAUS Hnri COUDREAU Zulmiro DE ALMEIDA Charles SIMONPOLI Ahmed SOMIA Roland GARRIGUES David NICOLADZE”,”La santé des migrants.”,”saggi di Charlotte PAIN Jean-Jacques ROUSSET Michel LARIVIERE André BASSET Philippe REINERT Pierre STRAUS Hnri COUDREAU Zulmiro DE ALMEIDA Charles SIMONPOLI Ahmed SOMIA Roland GARRIGUES David NICOLADZE”,”CONx-072″
“COMITO Vincenzo”,”Multinazionali ed esportazione di capitale.”,”In appendice: -principali imprese multinazionali industriali. – Mitsubishi, Mitsui e l’economia JAP. – Gruppo Rockefeller, le banche e il petrolio – IBM e l’ elettronica – Lo sviluppo dei conglomerati: ITT e Textron – Paribas, Suez e la finanziarizzazione dell’economia francese – Diversificazione ed espansione multinazionale del gruppo IFI-FIAT – La Hoffman- La Roche e le multinazionali della salute – La pubblicità multinazionale”,”ECOI-033″
“COMITO Vincenzo”,”Storia della Cristianità in Giappone nei secoli XVI e XVII. Volume I. Dall’arrivo di Francesco Saverio (15 agosto 1549) alla morte di Nobunaga (22 giugno 1582).”,”Dedica manoscritta dell’autore al Prof. Renzo De Felice (in apertura) (1982)”,”JAPx-001-FFS”
“COMITO Vincenzo”,”Storia della Cristianità in Giappone nei secoli XVI e XVII. Volume II. Dall’avvento di Hideyoshi (22 giugno 1582) ai ventisei Protomartiri posti in croce (5 febbraio 1597).”,”Dedica manoscritta dell’autore al Prof. Renzo De Felice (in apertura) (1982)”,”JAPx-002-FFS”
“COMMAGER Henry Steele”,”Il pericolo del conformismo. (Tit.orig.: Freedom, Loyalty, Dissent)”,”Propaganda, slogan, massime. “”Stiamo soccombendo alla tecnica dei propagandisti e togliamo alle parole un vero significato (…). Ci mettiamo nelle mani di coloro che George Eliot ha chiamato “”gli uomini delle massime””. “”Chiunque abbia un’intelligenza forte ed aperta prova una ripugnanza istintiva per “”gli uomini delle massime””. Poiché ben presto essi arrivano ad intendere che la misteriosa complessità della nostra esistenza non può venire costretta nella semplicità delle massime e che il legarci a formule di questa specie equivale alla soffocazione di tutti quegli stimoli e di tutte quelle aspirazioni che sgorgano da una conoscenza più acuta e da una più vivace simpatia. L’ uomo delle massime è il rappresentante comune di quella mentalità che si fa guidare nei suoi criteri morali soltanto da regole generali, nella convinzione che queste possano condurre alla giustizia in modo chiaro e indubbio, senza che ci sia bisogno di esercitare la pazienza, il discernimento, l’ imparzialità e senza alcuna preoccupazione di stabilire se esse forniscano quella comprensione che deriva da una valutazione, assai difficile da acquisire (…)””. (pag 47) Pragmatismo. “”E’ il pragmatista colui che è in più netto contrasto con l’ uomo delle massime: il pragmatista che – dirò, citando William James – “”cerca di stabilire la portata di ogni differenza di opinione delimitando la discussione, per quanto è possibile, ad argomenti pratici e particolari””. (pag 47) “”Che sanno della lealtà gli uomini che si fanno beffe della Dichiarazione di Indipendenza e della Carta dei diritti; le cui energie sono impiegate nel suscitare odi di razza e di classe, e che vorrebbero mettere la camicia di forza allo spirito americano? Che ne sanno loro dell’ America, dell’ America di Sam Adams e di Tom Paine, di quel Jackson che sfidò la Corte e di quel Lincoln che celebrò il lavoro, del Thoreau che scrisse il saggio sulla ‘Disobbedienza civile’ e di quell’ Emerson che difese John Brown, dell’ America dei Fourieristi e dei Come-Outers, dei tipi bizzarri e dei fanatici, dei socialisti e degli anarchici? Quale eroe americano potrebbe superare le loro prove, chi uscirebbe incensurato dalle loro commissioni? Non Washington, che era un ribelle. Non Jefferson, che ha scritto che tutti gli uomini sono stati creati eguali e il cui motto era “”la ribellione ai tiranni è obbedienza a Dio””. Non Garrison che bruciò in pubblico la Costituzione; e neppure Wendel Phillips, che parlò ovunque in favore dei sottoprivilegiati e definiva se stesso un filosofo anarchico; non il Seward della ‘Higher Law’ o il Sumner della eguaglianza delle razze. Non Lincoln (…). Non Wilson (…).”” (pag 116-117)”,”USAS-152″
“COMMONER Barry”,”Far pace col pianeta.”,”Barry Commoner occupa nel panorama ‘ecologico’ internazionale, una posizione abbastanza particolare. In Italia è indicato, dai media, come il ‘padre dell’ambientalismo’ (pag 7) Barry Commoner (New York, 1917 – ) è professore di scienze ambientali al Queens College di New York e direttore del Centro per la biologia dei sistemi naturali (CBNS) della stessa università. Giorgio Nebbia (Bologna, 1926) è professore di merceologia all’Università di Bari. Senatore ha partecipato all’elaborazione delle norme in difesa dell’ambiente. Virginio Bettini (Nova Milanese 1942) è professore di geografia urbana e regionale all’Istituto di architettura di Venezia. Parlamentare europeo, è membro della Commissione ricerca, scienza e tecnologia.”,”SCIx-481″
“COMMONER Barry, a cura di Enrico TESTA”,”Se scoppia la bomba. Il cittadino di fronte alle scelte nucleari.”,”Barry Commoner, nato nel 1917 è stato direttore del Centro di Biologia dei Sistemi Naturali di Bologna (BNS) alla Queen University di New York.”,”SCIx-004-FGB”
“COMMONER Barry, a cura di Virginio BETTINI”,”Il cerchio da chiudere. La natura, l’uomo e la tecnologia.”,”Barry Commoner è nato a Brookliyn nel 1917, ma più che della città è figlio della campagna e della natura. Laureatosi alla Columbia University nel 1937, compì ad Harvard i suoi studi di perfezionamento in biologia. Biologo ed ecologo di primo piano, è titolare di una cattedra alla Washington University di St. Louis e dirige il Centro per la biologia dei sistemi naturali. Considerato in America il pioniere degli studi ambientali, da anni combatte la sua vigorosa battaglia per portare a conoscenza dell’opinione pubblica i guandi problemi ecologici e per ottenere la collaborazione di tutti nell’opera di risanamento della natura.”,”SCIx-238-FL”
“COMMONS John R. SAPOSS David J. SUMNER Helen L. MITTELMAN E.B. HOAGLAND H.E. ANDREWS John B. PERLMAN Selig”,”History of Labour in the United States. Volume II.”,”note bibliografiche primo volume: nota introduttiva di Henry W. FARNAM, introduzione di John R. COMMONS, note appendici bibliografia Consiglio generale della Prima Internazionale e lassalliani. Le attività negli Stati Uniti nei primi anni Settanta (pag 226-227)”,”MUSx-319″
“COMMONS John R. SAPOSS David J. SUMNER Helen L. MITTELMAN Edward B. HOAGLAND H.E. ANDREWS John B. PERLMAN Selig”,”History of Labour in the United States. Volume I.”,”Ritratto di J.R. Commons “”Immigrants and Riots. With some exceptions organised labour conducted itself peacefully. Serious outbreaks, however, did occur among the unorganised, especially common labourers working on railroads, canals, and docks. Most of tese were foreigners, poor and ignorant who, in redressing their grievances, broke into violence”” (pag 412) “”Immigrati e rivolte. Con alcune eccezioni, il lavoro organizzato si svolse pacificamente, ma si verificarono gravi proteste tra i lavoratori non organizzati, specialmente lavoratori comuni, che lavoravano su ferrovie, canali e banchine, molti erano stranieri, poveri e non istruiti che, portando avanti le loro rivendicazioni, sono caduti nella violenza”””,”MUSx-319-B”
“COMMONS John R. SAPOSS David J. SUMNER Helen L. MITTELMAN Edward B. HOAGLAND H.E. ANDREWS John B. PERLMAN Selig”,”History of Labour in the United States. Volume I.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-003-FGB”
“COMMONS John R. SAPOSS David J. SUMNER Helen L. MITTELMAN E.B. HOAGLAND H.E. ANDREWS John B. PERLMAN Selig”,”History of Labour in the United States. Volume II.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-004-FGB”
“COMNENE N.P.”,”I responsabili.”,”COMNENE N.P.è stato un diplomatico francese di lungo corso, con missioni presso la Società delle Nazioni, Berlino e Roma. E’ stato ministro degli esteri.”,”GERN-135″
“COMNENE N.P.”,”Luci e ombre sull’Europa.”,”COMNENE N.P. Inizio 1900: “”Una battaglia memorabile si accese una sera alla sala Wagram, una di quelle riunioni appassionate, tumultuose, nelle quali la foga dell’eloguenza di Jaurés rivaleggiava con quella di Viviani, temperate dagli interventi più calmi del tedesco Kautsky e del chiaro e ponderato belga Vandervelde. Durante quella seduta, Guesde si lasciò andare fino a qualificare Millerand un “”traditore””. Viviani e Briand presero la sua divesa. L’atteggiamento di Viviani non stupì nessuno. Lo si sapeva da qualche tempo disposto a “”sacrificarsi”” e…accettare un portafoglio. Il gesto di Briand fu invece una sorpresa””. (pag 87)”,”RAIx-295″
“COMPAGNA Francesco”,”La questione meridionale. Il problema delle due Italie.”,”COMPAGNA Francesco (Napoli, 1921) laureato in giurisprudenza, ha frequentato l’ Istituto italiano per gli Studi Storici fondato nel 1947 da Benedetto CROCE. Nel 1954 ha fondato a Napoli la rivista ‘Nord e Sud’ di cui è stato direttore. Ha scritto varie opere sul tema del meridionalismo ma anche ‘L’ Europa delle regioni’. Accentramento della popolazione rurale al sud: le “”città contadine””. “”Resta però il fatto che la grandissima parte della popolazione rurale del Sud vive accentrata, mentre nel Nord vi è maggiore equilibrio fra popolazione sparsa e popolazione accentrata; e parallelamente, vi è maggiore equilibrio nella ripartizione della popolazione a seconda delle attività svolte. Comunque, gli insediamenti umani sono nel Sud più “”concentrati””, minori di numero e relativamente più popolosi di quelli di media ampiezza dell’ Italia centro-settentrionale.”” (pag 88)”,”ITAS-094″
“COMPAGNA Francesco”,”La politica della città.”,”Francesco Compagna è nato a Napoli nel 1921. Pubblicista, ha fondato e diretto la rivista ‘Nord e Sud’. Ha pubblicato per Laterza ‘La lotta politica itailana nel secondo dopoguerra e il Mezzogiorno’ (1950) e ‘I terroni in citta’ (1959). Al centro dell’analisi vi sono i vari tipi di città: ‘città milionarie’, ‘metropoli d’equilibrio’, ‘città regione'”,”ITAS-010-FP”
“COMPAGNON Jean Général (C.R.)”,”6 Juin 1944. Débarquement en Normandie. Victoire stratégique de la guerre.”,”Bilancio tattico e strategico dell’operazione Overlord. Lo svolgimento e la conclusione della battaglia di Normandia sono di quattro ordini: materiale, umano, tattico, strategico. Bilancio materiale. L’importanza dei mezzi alleati impegnati conduce a fare quattro riflessioni. a) i mezzi erano enormi per condurre la più grande operazione anfibia mai fatta. L’organizzazione e il coordimaneto che presiedevano al loro impiego sono stati rimarchevoli. E’ inutile insistere, dato che questo aspetto è già stato messo in evidenza in molte pubblicazioni e attraverso i dati forniti precedentemente. Alcune cifre significative possono essere aggiunte a quelle già citate. L’11 giugno alla sera, ossia dopo 6 giorni, quando nessun aerodromo, area delimitata per arrivo e partenza degli aerei, era ancora disponibile, si contano nella testa di ponte, venuti unicamente dalle spiagge: 326.547 uomini, 54.186 veicoli, 104.428 tonnellate (approvvigionamenti e materiali). Un tale risultato è frutto di uan notevole organizzazione e preparazione durante 3 anni, di una superiorità marittima, ma anche ed essenzialmente di una padronanza aerea assoluta progressivamente acquisita dal 1941. Il 12 giugno, solamente, scrive Eisenhower, «i tedeschi reagirono con qualche vigore quando un attacco massiccio degli aerodromi francesi fu effettuato da 1488 “”Fortress”” e “”Liberators”” dell’8ª forza aerea americana… Le perdite alleate non superarono, per settimana, una media di più dell’1% degli apparecchi impiegati». Sul piano dei mezzi, i tedeschi sono superati, ma sanno fare il miglior uso dei materiali di cui dispongono e traggono profitto con grande competenza del terreno favorevole alla difensiva. Due armamenti sono superiori a quelli analoghi degli Alleati: i cannoni da 88 di difesa aerea utilizzati come anti-carri, e ancor meglio, i carri Tigre, armati ugualmente di 88 e dotati di una blindatura a tutta prova. Il centinaio di carri Tigre I e II impiegato in Normandia gioca un ruolo preponderante nella difesa, in particolare a Caen, e nelle ultime fasi nel mantenere aperto tra Argentan e Falaise, verso nord, il corridoio di uscita dalla sacca. Le S.S. ‘Obersturmführer’ Wittmann, comandante del battaglione di carri pesanti del 1° S.S. Panzerkorps, al momento in cui è ucciso nei pressi di Caen il 7 agosto è accreditato personalmente di un bilancio di 138 carri distrutti. Il battaglione di carri pesanti del 2° S.S. Panzerkorps, comandato dal S.S. Obersturmführer Weiss distrugge, tra il 10 luglio e il 20 agosto, 227 carri alleati. Pressoché tutti i Tigre soccombono sotto il fuoco aereo alleato. Qualche unità, da 4 a 6, può essere riuscita a sfuggire dal calderone, a raggiungere la regione di Bernai. Ma nessun carro riesce ad attraversare la Senna”” (pag 223-224)”,”QMIS-273″
“COMPARATO Vittor Ivo”,”Cardin Le Bret. “”Royauté”” e “”ordre”” nel pensiero di un consigliere del ‘600.”,”Le Bret, Cardin Les Oeuvres de Messire Cardin le Bret, … Contenant Son Traité de la Souveraineté du Roy. Ses Décisions sur le Domaine & autres choses publiques, sur les Mariages, les Testaments, les Matières Ecclésiastiques & Criminelles, avec les Arrêts rendus en conséquence. Ses Harangues faites aux Ouvertures du Parlement. Ses Plaidoyers avec les Arrêts de la Cour des Aydes, sur la plus grande partie des Droits du Roy. Et son Traité intitulé Ordo perantiquus Judiciorum civilium. Nouvelle édition, Revûë & augmentée de plusieurs choses notables, & corrigée très-exactement.”,”TEOP-151″
“COMPARATO Vittor Ivo”,”Utopia.”,”COMPARATO Vittor Ivo è professore di storia moderna nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Perugia. Ha insegnato per anni storia delle dottrine politiche ed è direttore della rivista ‘Il pensiero politico’. Ha curato un’ antologia di scritti politici dI Jean BODIN (1981). L’ isola dei cavalli sapienti. “”A Laputa e nella vicina isola di Glubbdubdrib lo specchio utopico riflette direttamente l’ inutilità e la futilità delle scienze, così come le vede Swift. Le filosofie sono una moda, gli storici prostitute pronte a scrivere qualsiasi falsità, i titoli fondati su nient’altro che sulla frode e il tradimento. Il tono si fa sempre più aspro e lo scrittore appare quasi impaziente di farsi scorgere, con la sua indignazione morale, dietro la finzione letteraria. Nell’ ultimo viaggio presso gli Houyhnhnms, il lettore è condotto, invece, a specchiarsi negli Yahoos, sorta di uomini scimmia, aggressivi, infidi e vendicativi, alla cui specie, ahimè, anche Gulliver appartiene. Nell’ isola, infatti, sono i cavalli a essere dotati di ragione e di linguaggio e gli Yahoos sono tenuti a distanza in appositi recinti e stalle, come animali pericolosi, odiosi a tutte le altre specie viventi. Gulliver è invitato dai cavalli sapienti a raccontare della sua Europa e della sua Inghilterra. Deve spiegare come mai i principi si fanno la guerra, cosa sono gli avvocati e i giudici, come funziona l’ iniquo potere che consente loro di pronunciarsi contro il comune senso di giustizia e la ragionevolezza del genere umano: si tratta di stabilire un precedente e di seguirlo poi come se fosse una legge. In tanti colloqui con il suo maestro, Gulliver è anche indotto a toccare il tema della moneta, la lussuria, l’ ubriachezza, la medicina e la politica. Il parere del saggio Houhynhnm è che gli uomini debbono essere una specie animale su cui è caduto un frammento di ragione, che usano per aggravare la loro naturale tendenza alle corruzioni e anzi trovarne di nuove.”” (pag 128)”,”SOCU-147″
“COMPERE-MOREL Adéodat”,”Jules Guesde. Le socialisme fait homme. 1845 – 1922.”,”GUESDE Mathieu-Basile dello Jules (Parigi 1845-Saint-Mandé 1922). Socialista, fu più volte condannato al carcere sia durante il Secondo Impero, sia sotto la Terza Repubblica (1871) e dovette espatriare. Tornato in Francia nel 1876, fondò (1877) L’ Egalité, primo organo di stampa socialista, uscito fino al luglio 1878. Al Congresso nazionale operaio di Marsiglia (1879) sostenne la necessità di creare un partito socialista centralizzato. Il programma del partito, steso a Londra con la collaborazione di Marx (1880), prese forma definitiva dopo la scissione dei possibilisti di P. Brousse, con la creazione del Parti Ouvrière (1882) di cui G. assunse la direzione. Deputato dal 1893 al 1898, si oppose alla partecipazione di M. Millerand al governo Waldeck-Rousseau e fu in contrasto con Jaurès, favorevole alla collaborazione con i governi borghesi. Durante il Congresso di Amsterdam (1904), realizzatasi l’unità tra i socialisti (S.F.I.O.), trionfò la linea di Guesde. Rieletto deputato nel 1906, nel 1914 si schierò con l’Union Sacrée e fu ministro di Stato dal 1914 al 1916. La sua opera più importante è l’Essai de catéchisme socialiste (1878). (GE20)”,”MFRx-112″
“COMPERE-MOREL Adéodat a cura; collaborazione di BRAKE P. BRIZON HUBERT-ROUGER Jean LONGUET Paul LOUIS E. POISSON Charles RAPPOPORT SIXTE-QUENIN J.B. SEVERAC; direttore diff. Jean LORRIS”,”Encyclopedie socialiste syndicale et cooperative de l’Internationale Ouvriere.”,”””Si, la Francia socialista può essere – e deve essere – fiera della sua storia! Quanti eroi oscuri hanno sacrificato la vita per le loro idee e se i pavés di Parigi sono stati arrossati di sangue degli insorti, il suolo dei nostri terreni è stato, pure lui, fecondato da quello dei nostri contadini in rivolta! E da Saint-Simon fino a Blanqui, passando per Babeuf, Enfantin, Bazard, Fourier, Considerant, Proudhon, Buchez, Leroux, Cabet, ecc. – per non parlare di quelli morti – una pleiade di belle intelligenze, di innovatori arditi, di pensatori profondi hanno dato il meglio di loro stessi nella lotta senza tregua, contro le forze della menzogna e dell’ iniquità sociale””. (pag II)”,”INTx-035″
“COMPERE-MOREL Adéodat a cura; collaborazione di BRAKE P. BRIZON HUBERT-ROUGER Jean LONGUET Paul LOUIS E. POISSON Charles RAPPOPORT SIXTE-QUENIN J.B. SEVERAC; direttore diff. Jean LORRIS”,”Encyclopedie socialiste syndicale et cooperative de l’Internationale Ouvriere.”,”Contiene il capitolo: ‘Il capitale’ di Marx e la sua portata storica (libro II pag 37-42) Marx e la legislazione operaia. (pag 39-40) “”Marx était un révolutionnaire. Mais il tenait compte de la réalité qu’il étudiait, ‘en détail’, avec le plus grand soin. Il explique lui-même les raisons qui lui ont fait consacrer une grande partie du ‘Capital’ à l’étude de la législation ouvrière. “”Il ne faut point se faire d’illusions. De même que la guerre de l’indépendance américaine au dix-huitiéme siècle a sonné la cloche d’alarme pour la classe moyenne en Europe, de même la guerre civile américaine au dix-neuvième siècle a sonné le tcosin pour la classe ouvrière européenne. En Angleterre, la marche du bouleversement social est visible à tous les yeux; à une certaine période, ce bouleversement aura nécessairement son contre-coup sur le continent. Alors il revêtira dans son allure des formes plus on moins brutales ou humaines, selon le degré de développement de la classe de travailleurs. Abstraction faite des motifs plus élevés, leur propre intérêt commande donc aux classes régnantes actuelles d’écarter tous les obstacles légaux qui peuvent gêner le développement de la classe ouvrière. C’est en vue de ce but que j’ai accordé dans ce volume une place si importante à l’histoire, au contenu et aux résultats de la législation anglaise sur les grandes fabriques. Une nation peut et doit tirer un enseignement de l’histoire d’une autre nation. Lors même qu’une société est arrivée à découvrir la piste de la ‘loi naturelle qui préside à son mouvement’, – et le but final de cet ouvrage est de dévoiler la loi moderne, – elle ne peut ni dépasser d’un saut ni abolir par des décrets les phases de son développement naturel. Mais elle peut abréger la période de la gestation, et adoucir les maux de leur enfantement. Marx se défend contre toute excitation à la haine: “”Pour éviter des malentendus possibles, encore un mot. Je n’ai pas peint en rose le capitaliste et le propriétaire foncier. Mais il ne s’agit ici de ‘personnes’, qu’autant qu’elles sont ‘personnification de catégories économiques’, les ‘supports d’intérêts et de rapports de classes déterminés’. Mon point de vue, d’après lequel le ‘développement de la formation économique de la société’ est ‘assimilable à la marche de la nature et à son histoire’, peut moins que tout autre rendre l’individu responsable des rapports dont il reste socialement la créature, quoi qu’il puisse faire pour s’en dégager”” (pag 39-40) [Aa.Vv., ‘Encyclopedie socialiste syndicale et cooperative de l’Internationale Ouvriere’, Paris, 1913]”,”CONx-208″
“COMTE Gilbert a cura; brani di VOLIN GAPON WITTE TROTSKY NICOLA II CIECHANOWIECKI GORKY GORKIJ BAINVILLE MARKOVITCH FRANCIS ANET BUCHANAN KAIOUROV WRANGEL RODZIANKO KERENSKY PALEOLOGUE S. JONES KLEINMICHEL GILLIARD STANKEVITCH GOUTCHKOV LIFAR DE-MONKEVITZ V. WITTE DENIKIN KRUPSKAIA TSKHAKAIA SUCHANOV METELEV MILIUKOV KANTOROVICH RASKOLNIKOV ORDJONIKIDZE RAVITCH LAZIS V. IAKOVLEVA PALAY CROZIER-LONG DE-CHESSIN TRUBETZKOI CHERNOV KRASNOV STANKEVICH GRAF IALAVA TSYGANKOV RHYS WILLIAMS DESTREE MALAKHOVSKY REED NEVSKI ILINE-GENEVSKI MILIUKOV BELYCHEV P. PAX BLAGONRAVOV DZENISS LENIN MALLIANTOVICH MALLIANTOVITCH SADOUL FLEROVSKI NOULENS NAUMOV DANCKEVITCH DANKEVICH CHALIAPIN PODVOISKI ANTONOV OVSENKO LUNACHARSKIJ NIESSEL DYBENKO KRITCHEWSKI SERGE”,”La révolution russe per ses témoins.”,”Brani di VOLIN GAPON WITTE TROTSKY NICOLA II CIECHANOWIECKI GORKY GORKIJ BAINVILLE MARKOVITCH FRANCIS ANET BUCHANAN KAIOUROV WRANGEL RODZIANKO KERENSKY PALEOLOGUE S. JONES KLEINMICHEL GILLIARD STANKEVITCH GOUTCHKOV LIFAR DE-MONKEVITZ V. WITTE DENIKIN KRUPSKAIA TSKHAKAIA SUCHANOV METELEV MILIUKOV KANTOROVICH RASKOLNIKOV ORDJONIKIDZE RAVITCH LAZIS V. IAKOVLEVA PALAY CROZIER-LONG DE-CHESSIN TRUBETZKOI CHERNOV KRASNOV STANKEVICH GRAF IALAVA TSYGANKOV RHYS WILLIAMS DESTREE MALAKHOVSKY REED NEVSKI ILINE-GENEVSKI MILIUKOV BELYCHEV P. PAX BLAGONRAVOV DZENISS LENIN MALLIANTOVICH MALLIANTOVITCH SADOUL FLEROVSKI NOULENS NAUMOV DANCKEVITCH DANKEVICH CHALIAPIN PODVOISKI ANTONOV OVSENKO LUNACHARSKIJ NIESSEL DYBENKO KRITCHEWSKI SERGE”,”RIRO-353″
“COMTE-SPONVILLE André, testi scelti e presentati da”,”Pensées sur la mort.”,”Pensieri sulla morte di PLATONE MONTAIGNE CONCHE EPICURO SENECA LA-ROCHEFOUCAULD HEGEL PASCAL SARTRE DASTUR SIMONE WEIL EPITTETO LUCREZIO MARCO AURELIO SCHOPENHAUER FREUD SPINOZA KANT WITTGENSTEIN ALAIN DESCARTES CARTESIO NIETZSCHE BERGSON LEVI-STRAUSS COMTE VOLTAIRE JANKELEVITCH pag 31, 32, 43 Bibliografia: – Marcel Conche, La Mort et la pensée, dans Orientation philosophique, PUF 1990″,”FILx-394″
“CONAN Eric”,”La gauche sans le peuple.”,”In occasione dell’ elezione di Francois MITTERAND alla presidenza della Repubblica, gli elettori operai e impiegati erano maggioratari nell’ elettorato socialista. Vent’anni dopo la maggioranza del popolo dei bassi salari ha abbandonato la sinistra. Tuttavia il ‘popolo’ non è scomparso, ma è cambiato e sta alimentando la spinta del Fronte Nazionale e dell’ estrema sinistra. CONAN analizza questo divorzio dei popolo con i grandi partiti della sinistra. CONAN è giornalista all’ Express. “”Il Partito socialista ha persistito a privilegiare l’ abbassamento delle imposte sul reddito per le classi medie superiori, assicurando subito le più basse prestazioni di “”autonomia””, escluse dal mondo del lavoro. Tra queste due mascelle, gli operai e gli impietati che lavorano ne escono male si sono sentiti i dimenticati da un governo che non avrà sempre poche relazioni con i sindacati””. (pag 201)”,”FRAP-082″
“CONAN DOYLE Arthur”,”Sherlock Holmes. The Complete Novels and Stories. Vol. I.”,”Sir Arthur Conan Doyle was born in Edinburgh, Scotland, in 1859. He studied medicine at Edinburgh University and settled in London, but his less than thriving practice left him with a great deal of spare time. He died in 1930. With an Introduction by Loren ESTLEMAN, A Study in Scarlet, The Sign of Four, Adventures of Sherlock Holmes, Memoirs of Sherlock Holmes, The Return of Sherlock Holmes,”,”VARx-054-FL”
“CONAN DOYLE Arthur”,”Sherlock Holmes. The Complete Novels and Stories. Vol. II.”,”Sir Arthur Conan Doyle was born in Edinburgh, Scotland, in 1859. He studied medicine at Edinburgh University and settled in London, but his less than thriving practice left him with a great deal of spare time. He died in 1930. With an Introduction by Loren ESTLEMAN, The Hound of the Baskervilles, The Valley of Fear, His Last Bow,”,”VARx-055-FL”
“CONCARI Tullo”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Seicento.”,”CONCARI Tullo professore di lettere italiane nel R. Istituto tecnico di Milano.”,”ITAG-204″
“CONDILLAC (Etienne BONNOT abate di), a cura di Maria GARIN”,”Trattato dei sistemi.”,”Etienne BONNOT futuro abate di CONDILLAC nasce a Grenoble nel 1714, entra in seminario e frequenta la Sorbona. Amico di ROUSSEAU e DIDEROT pubblica nel 1746 l’ Essai sur l’ origine des connaissances humaines’ e nel 1749 il ‘Traité des systèmes’ e nel 1754 il ‘Traité des sensations’. Poi va a Parma come precettore della famiglia ducale, rientrato in Francia nel 1773 si ritira nel castello di Flux dove muore nel 1780. “”Nella materia tutto si verifica per via del movimento. L’ idea del movimento è pertanto una delle più familiari. Quindi era naturale che Malebranche ne facesse uso per spiegare ciò che succede nell’ anima. Ma le difficoltà in cui si va ad impelagare mostrano quanto le idee che si fa sono poco esatte. Il movimento, quale compete alla materia, per noi altro non è se non il passaggio di un corpo da un luogo a un altro. Malebranche definirà allo stesso modo il movimento che attribuisce all’ anima?”” (pag 67) “”La spada, la toga, la chiesa, il commercio, la finanza, i letterati e gli artigiani di ogni specie, ecco le classi dei cittadini. Bisogna che nel sistema di chi li governa ciascuno sia tanto felice quanto è possibile, senza pregiudizio del benessere generale del corpo. E’ questo che conferirà allo stato la costituzione più robusta; due cose vi sono incluse: la condotta da tenere verso il popolo a cui si comanda, e quella che va tenuta con le potenze vicine””. (pag 208)”,”FILx-366″
“CONDILLAC (Etienne BONNOT abate di), a cura di Maria GARIN”,”Trattato dei sistemi.”,”Etienne BONNOT futuro abate di CONDILLAC nasce a Grenoble nel 1714, entra in seminario e frequenta la Sorbona. Amico di ROUSSEAU e DIDEROT pubblica nel 1746 l’ Essai sur l’ origine des connaissances humaines’ e nel 1749 il ‘Traité des systèmes’ e nel 1754 il ‘Traité des sensations’. Poi va a Parma come precettore della famiglia ducale, rientrato in Francia nel 1773 si ritira nel castello di Flux dove muore nel 1780. “”Nella materia tutto si verifica per via del movimento. L’ idea del movimento è pertanto una delle più familiari. Quindi era naturale che Malebranche ne facesse uso per spiegare ciò che succede nell’ anima. Ma le difficoltà in cui si va ad impelagare mostrano quanto le idee che si fa sono poco esatte. Il movimento, quale compete alla materia, per noi altro non è se non il passaggio di un corpo da un luogo a un altro. Malebranche definirà allo stesso modo il movimento che attribuisce all’ anima?”” (pag 67) “”La spada, la toga, la chiesa, il commercio, la finanza, i letterati e gli artigiani di ogni specie, ecco le classi dei cittadini. Bisogna che nel sistema di chi li governa ciascuno sia tanto felice quanto è possibile, senza pregiudizio del benessere generale del corpo. E’ questo che conferirà allo stato la costituzione più robusta; due cose vi sono incluse: la condotta da tenere verso il popolo a cui si comanda, e quella che va tenuta con le potenze vicine””. (pag 208)”,”FILx-422-FRR”
“CONDORCET Jean Antoine Nicolas Caritat de; a cura di Guido CALVI”,”Saggio di un quadro storico dei progressi dello spirito umano.”,”L”Esquisse’ era uno schema teorico di un’opera che CONDORCET avrebbe voluto scrivere. Nell’introduzione, CALVI affronta i seguenti punti: CONDORCET e l’esperienza della rivoluzione, C. e l’ Enciclopedia, C. e il partito dei filosofi, C., la fisiocrazia e il ministero TURGOT, C. e la rivoluzione, la proscrizione e l”Esquisse’.”,”FILx-051″
“CONDORCET J.A. a cura di Luigi MASCILLI MIGLIORINI”,”Lettere di un borghese di New Heaven.”,”Filosofo, scienziato e uomo politico FR CONDORCET (Ribemont 1743-Bourg-la-Reine 1794), collaborò dapprima al Mercure Galant; nel 1791 entrò nella redazione della Chronique de Paris, dove fu tra i primi giornalisti a pronunciarsi per la Repubblica. Come scienziato si rese noto con l’Essai sur le calcul intégral (1765) e il Problème de trois corps (1767), che gli aprirono le porte dell’Accademia delle Scienze (1769). Amico del Turgot, ne appoggiò incondizionatamente il programma, accettandone la dottrina liberale, come ben traspare dalla sua opera Réflexions sur l’esclavage des nègres (1781). Con il saggio Attributions des assemblées provinciales (1788) si fece invece sostenitore di un’Assemblea Nazionale regolare con una rappresentanza eguale e libera dell’intera nazione. Come Rousseau credeva nella bontà naturale dell’uomo e dichiarava che tutto il male veniva dall’ignoranza, dalla superstizione e dalle istituzioni”,”TEOP-044″
“CONDORCET Jean Antoine Nicolas de, a cura di Guido CALVI”,”I progressi dello spirito umano. Saggio di un quadro storico dei progressi dello spirito umano.”,”Marx su Turgot e i fisiocratici (pag 26-27)”,”FILx-249-FRR”
“CONETTI Giorgio MIGLIORINO Luigi SCOVAZZI Tullio”,”Testi di base per lo studio del diritto internazionale.”,”Trattato S. Sede Italia 1929. “”Il trattato del 1929, detto trattato del Laterano, pone fine alla “”questione romana””, sorta con la presa di Roma da parte dell’ Italia (1870), e stabilisce le basi dei rapporti tra l’ Italia e la Santa Sede, suprema autorità di governo della Chiesa Cattolica. L’ 11 febbraio 1929 fu anche firmato il concordato tra la Santa Sede e l’ Italia, in seguito modificato con l’ accordo firmato il 15 novembre 1984″”. (pag 62)”,”DIRx-006″
“CONFALONIERI Carlo”,”Pio XI visto da vicino.”,”Riservatezza. “”Non abbondano i piccoli aneddoti curiosi, che formano la compiacenza di molti. Pio XI non offre al riguardo larghe possibilità. Austero per natura e per educazione, esercitava sopra di sé una tale severa disciplina di parole e di comportamento, da risultarne estremamente vigile e cauto, comprimendo quella scioltezza che sola permette di dire e di fare a getto spontaneo, quasi libero da preventivo controllo””. (pag 10-11) “”Colto, conoscitore di lingue, sacerdote esemplare, devoto alla Chiesa e alla Cattedra Apostolica, prudente quant’altri mai, era proprio indicato per quella missione. Poco dopo eccolo Arcivescovo e Nunzio (28 ottobre 1919); nel 1921 Arcivescovo di Milano e Cardinale; nel febbraio dell’ anno seguente Papa della Chiesa universale. In meno di cinque anni, dalla Biblioteca al Soglio di Pietro””. (pag 15) “”””Il terribile triangolo”” del bolscevismo ateo era entrato in funzione: Russia, Messico, Spagna; mentre in altri Paesi ruggiva minaccioso il tuono. Il Papa ammonì ancora una volta il mondo.”” (pag 204) 1937 “”Nella seconda metà di marzo, a breve distanza l’ una dall’ altra, escono tre Encicliche: La Divini Redemptoris sul Comunismo ateo, la Mit brennender Sorge circa la situazione della Chiesa Cattolica in Germania, la Firmissimam constantiam sulle condizioni religiose del Messico: documeni questi, intorno ai quali aveva preso a lavorare più intensamente, santificandoli col dolore, subito dopo l’ Epifania.”” (pag 341)”,”RELC-210″
“CONFALONIERI Antonio”,”Banca e industria in Italia, 1894-1906. Volume I. Le premesse: dall’abolizione del corso forzoso alla caduta del Credito mobiliare.”,”Intreccio tra la crisi bancaria del 1899 e la speculazione edilizia “”Naufragata la combinazione “”a metà”” con il Banco di Napoli, la Banca Nazionale viene a trovarsi di fronte a responsabilità e problemi anche più gravi. La «crisi di Torino» precipita; vengono anticipati otto milioni al Banco di Sconto e di Sete: invano, perché il 24 agosto 1889 l’istituto chiede la moratoria. Il che pone la Banca Nazionale, ove si voglia procedere al salvataggio della Tiberina – che dal Banco era, come si è visto, emanazione – nella prospettiva di intervenire con somme ben maggiori dei sedici milioni previsti poc’anzi: si parla ormai di 30-40 milioni. D’altro canto Crispi insisteva «affinché si riuscisse a sciogliere la crisi di Torino che lo preoccupava anche per il necessario riverbero che avrebbe avuto in Roma e Napoli e nei riguardi dell’ordine pubblico». A ben vedere, proprio i timori delle conseguenze di una caduta degli istituti torinesi su tutto il mercato del credito (e sulle posizioni della Banca Nazionale, legate a quelle delle banche torinesi) rendevano il massimo istituto di emissione praticamente disarmato di fronte al problema dei salvataggi: non a caso è su questo tasto – al quale [Giacomo] Grillo era oltremodo sensibile – che insiste [Ulrico] Geisser, il principale attore ed interessato nella crisi bancaria di Torino, codesto banchiere che fu definito «il più grande fattore della speculazione edilizia». Geisser – che continua imperterrito a partecipare alle sedute del consiglio superiore della Banca Nazionale – sottolinea appunto «la convenienza materiale e morale per la Banca Nazionale di non lasciar cadere la Banca Tiberina». «Questa caduta» – tiene anzi a precisare – «avrebbe funestissime conseguenze a Torino, a Roma, a Napoli, ci farebbe torto all’estero, e la stessa Banca Nazionale» – aggiunge con quel tono vagamente ricattatorio che coglieremo anche in successive occasioni – «ne riceverebbe grande pregiudizio per l’importante esposizione che ‘ormai’ ha colla Banca Tiberina, col Banco Sconto e Sete e con altri Istituti e Case di Banca che hanno legami ed interessi coi due primi istituti»”” (pag 159-160)”,”ITAE-024-FP”
“CONFALONIERI Antonio”,”Banca e industria in Italia, 1894-1906. Volume III. L’esperienza della Banca commerciale italiana.”,”Due concezioni dell’attività bancaria: la polemica Joel – Noetzlin. (pag 67-86) “”Invano Joel si affannava a precisare il suo pensiero: non si trattava certo di «gettare soldi buoni su soldi cattivi» come pretendeva la controparte; non gli sarebbe mai passato per la mente di aumentare l’esposizione dell’istituto (…)”” (pag 68) “”La Commerciale – così suonano le argomentazioni di Joel – non può esserfe diretta come la Banque de Paris: la sua organizzazione fu modellata in maniera del tutto diversa. La direzione costituisce il centro di gravità della banca, ed ogni tentativo di spostare codesto centro di gravità non può che risolversi a danno dell’istituto”” (pag 73)”,”ITAE-025-FP”
“CONFALONIERI Antonio”,”Banca e Industria in Italia. Dalla crisi del 1907 all’agosto 1914. Il sistema bancario in una economia di transizione. Volume I.”,”Atti del convegno tenutosi il 17 marzo 2015 presso l’Università Cattolica di Milano, nel ventesimo anniversario della scomparsa di Antonio Confalonieri (1922-1995), in collaborazione con l’Archivio storico. Antonio Confalonieri, laureatosi nel 1946 in Economia e commercio presso l’Università Bocconi, lavorò per alcuni anni nell’ufficio Studi economici della Edison. Negli stessi anni collaborava con Pasquale Saraceno, titolare della cattedra di Tecnica bancaria e professionale presso l’Università Cattolica di Milano. Confalonieri dedicò una notevole parte della sua attività di ricerca al sistema bancario italiano.”,”ITAE-139-FL”
“CONFALONIERI Antonio”,”Banca e Industria in Italia. Dalla crisi del 1907 all’agosto 1914. Crisi e sviluppo nell’Industria Italiana. Volume II.”,”Atti del convegno tenutosi il 17 marzo 2015 presso l’Università Cattolica di Milano, nel ventesimo anniversario della scomparsa di Antonio Confalonieri (Milano, 1922-1995), in collaborazione con l’Archivio storico. Antonio Confalonieri, laureatosi nel 1946 in Economia e commercio presso l’Università Bocconi, lavorò per alcuni anni nell’ufficio Studi economici della Edison. Negli stessi anni collaborava con Pasquale Saraceno, titolare della cattedra di Tecnica bancaria e professionale presso l’Università Cattolica di Milano. Confalonieri dedicò una notevole parte della sua attività di ricerca al sistema bancario italiano.”,”ITAE-140-FL”
“CONFESSORE Ornella”,”Conservatorismo politico e riformismo religioso. La “”Rassegna Nazionale”” dal 1898 al 1908. Le tendenze e gli interessi politici, culturali e religiosi di una corrente “”ribelle”” del mondo cattolico italiano fra la fine dell’ Ottocento e l’ inizio del Novecento.”,”CONFESSORE Ornella è laureato in lettere moderne e insegna storia risorgimento nella facoltà di magistero di Lecce. Il rimpianto per l’ opera svolta da Leone XIII. “”Gli atti della Curia vaticana tra il 1906 e il 1907 assumono un ritmo incalzante e decisamente orientato a colpire fermenti di novità e di riforme. L’ enciclica Pieni l’ animo del 28 luglio 1906 che vieta a tutti i chierici e sacerdoti di far parte della Lega democratica nazionale, se non suscita aperti commenti sul periodico, è discussa tra i collaboratori e una voce giunge pure al Bonomelli attraverso la Parravicino, che lamenta l’ effetto “”triste assai”” che su di lei ha prodotto il documento. Anche in una lettera della Parravicino si fa il confronto tra il pontificato di Pio X e quello di Leone (…)””. (pag 325)”,”ITAA-102″
“CONFINO Michaël”,”Autour de “”l’affaire Necaev””. Lettres inédites de Michel Bakunin et de German Lopatin.”,”‘Necaev proveniente dalla Russia nel gennaio 1870 visita Bakunin a Locarno e lo convince a interrompere la traduzione del Capitale di Marx che stava conducendo con energia per dedicare il suo tempo alla causa rivoluzionaria. Necaev si impegna anche a “”regolare la questione”” con l’editore’. (pag 454-455)”,”ANAx-346″
“CONFORTI Olao”,”Guadalajara. La prima sconfitta del fascismo.”,”””La morte passava fra gli ulivi scegliendo i suoi uomini; il suo dito di piombo faceva cenno di continuo”” (volontario inglese John Lepper, poeta) (pag 39) “”L’orrore di quelle giornate è ricordato dal biografo del generale Varela, José Peman: anche Varela, come il collega di guerre coloniali Saenz de Buruaga, incappò nel fuoco delle mitragliatrici repubblicane, buscandosi tre pallottole. Sopravvisse, ma per le fatiche e gli strapazzi di quel periodo cominciò ad accusare i sintomi del male che lo avrebbe codotto a morte parecchi anni dopo”” (pag 40)”,”MSPG-004-FER”
“CONFRANCESCO Dino”,”Appunti sull’ideologia. Marxismo e libertà.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore, Confrancesco al prof. Schiavone, amico e maestro Critiche inconsistenti al ‘Capitale’ di Marx da parte di autori liberali. “”In occasione del centenario de ‘Il Capitale’, la Vallecchi ha edito tempo fa, in un agile volumetto dal titolo ‘1867-1967: Un secolo di marxismo’ le conferenze organizzate dall’Unione Italiana per il Progresso della Cultura e tenute da V. Frosini, C. Harmel, B. Leoni, K. Papaioannou, E. Voegelin. Si tratta di una serie di critiche rivolte da studiosi in prevalenza liberali all’autore de ‘Il Capitale’ e riguardanti gli aspetti teorici e pratici delle dottrine ivi contenute. La raccolta non manca di critiche acute, come vedremo, ma purtroppo è sovente inficiata da un astio polemico ingiustificato sia sul piano scientifico che su quello storico. Ne è prova il discorso di B. Leoni, il quale non riesce a vedere niente nelle teorie economiche marxiane che non sia pseudoscienza, mistificazione, malafede di ricercatore. Significativo il giudizio perentorio con il quale egli conclude il suo breve excursus de ‘Il Capitale’, definito «una discutibile accusa ed una ancor più discutibile profezia; ma non una teoria economica degna di questo nome e men che meno un modello utilizzabile per il preteso conseguimento, ad opera dei lavoratori, del cosiddetto prodotto integrale del proprio lavoro». Esempio, questo, di polemica culturale non certo corretta. Il Leoni tratta i concetti di valore-lavoro e di plusvalore con una sufficienza veramente degna del peggior Pareto, senza compiere alcuno sforzo per intenderne l’esatto significato ideologico e la collocazione storica. Anche economisti come Roll e Schumpeter ritengono, come lui, a ragione o a torto, che le teorie del valore-lavoro e del plusvalore non servano molto all’analisi concreta di precisi fatti sociali. Ma il Roll riconosce che il marxismo rappresenta la conclusione di tutto un modo di ragionare proprio della concezione classica e non una gratuita esasperazione di ipotesi accennate da Smith e da Ricardo; e non sottovaluta l’importanza del principio marxistico che «la identità della produzione e del consumo esiste soltanto se noi ignoriamo la funzione mediatrice svota fra di essi dai rapporti sociali». E, dal canto suo, lo Schumpeter tributa un ancor più profondo riconoscimento all’autore de ‘Il Capitale’, laddove in ‘Capitalismo, democrazia, socialismo’ afferma che Marx «fu il primo grande economista che capí ed insegnò in modo sistematico come la teoria economica possa trasformarsi in analisi storica e il racconto storico in “”histoire raisonné””». Ciò che per l’appunto manca completamente nel Leoni è la consapevolezza di quanto sia stato valido e originale quel criterio della storicità che Marx introdusse nell’analisi dei fatti economici e che lo portò ad intuire l’esistenza di movimenti ciclici. Merito, questo, che ormai tutti gli storici dell’economia … tranne il compianto Leoni gli riconoscono”” (pag 83-84) [Dino Confrancesco, ‘Appunti sull’ideologia. Marxismo e libertà’, Marzorati editore, Milano, 1968]”,”TEOC-807″
“CONFUCIO a cura di Piero CORRADINI”,”La via dell’ uomo. Ricette di saggezza per la vita quotidiana.”,”Piero CORRADINI (Roma, 1933) è ordinario di storia dell’ arte orientale all’ Università La Sapienza. E’ autore di ‘La Mongolia moderna’ (MARZORATI, 1978), ‘Confucio e il confucianesimo’ (ESPERIENZE 1973), ‘La Cina’ (UTET 1968), ‘La città proibita’ (GIUNTI 1992).”,”CINx-089″
“CONFUCIO – MENCIO”,”Testi confuciani.”,”””Confucio disse: – Osserva ciò che un uomo fa, scruta i motivi (che lo muovono), esamina ciò di cui s’appaga. Che cosa ti nasconderà costui? Che cosa ti nasconderà?”” (pag 134) “”Confucio disse: – Studiare senza meditare è inutile, meditare senza studiare è pericoloso””. (pag 135) “”Confucio disse: – Non spiego a chi non si sforza (di capire), non miglioro l’eloquio di chi non (vuole) esprimersi, non ripeto a chi, dato un angolo (di un argomento), non è capace di trarne la prova degli altri tre.”” (pag 163) “”Confucio disse: – Studiate come se (la conoscenza) fosse irragiungibile, come se temeste di perderla!”” (Confucio) (pag 172) “”Mencio disse: – Quando l’uomo ha (la conoscenza di) ciò che non deve fare, poi può agire.”” (pag 363) “”Mencio disse: – Su ciò che si è studiato estesamente e discusso minutamente si può tornar sopra e dirne in breve l’essenziale””. (pag 364) da Confucio – Mencio, Testi confuciani, Utet”,”CINx-215″
“CONIGLIONE Franco”,”Parigi 1871: la Comune libertaria.”,”””L’operaio ha fatto tutto e l’operaio può distruggere tutto, perché può tutto rifare”” (un operaio internazionalista) (in apertura) “”Così, mentre Marx si sforzava di prevenire ogni velleità di abbattere il governo provvisorio, Bakunin e i giacobini si adoperavano a fare l’opposto, considerando, anzi, la caduta di quel governo come il loro compito più urgente”” (pag 28) “”Nella notte tra il 17 e 18 marzo Thiers ordina al generale Lecomte di recarsi con un corpo di armata a Montmartre per impadronirsi dell’artiglieria della guardia nazionale. Ma i Parigini accorrono e si lanciano sui soldati “”mentre il generale Lecomte comanda il fuoco sulla folla, un sottufficiale, uscendo dalle file si pone davanti alla sua compagnia e grida più forte di Lecomte: ‘calcio in aria’. I soldati obbediscono. Era Vardeguerre, che fu per questo fatto fucilare dai Versagliesi qualche mese dopo. La rivoluzione era fatta”” (L. Michel). Era l’alba del 18 Marzo 1871.”” (pag 36) Ruolo di Bakunin in preparazione e organizzazione insurrezione (pag 36-37). Marx ed Engels non hanno nessun ruolo nell’insurrezione parigina (pag 41-42) Gli insorti non toccano la Banca di Francia e non prendono altre misure severe: “”Scrive Marx a Kugelmann: “”Se soccomberanno la colpa sarà della loro bonarietà”” e a Liebknecht “”se i parigini sono sconfitti, sembra che sia per colpa loro, ma è una colpa che in realtà deriva da eccessiva onestà. Il Comitato Centrale e poi la Comune hanno lasciato a quel nefasto aborto di Thiers il tempo di concentrare le forze nemiche, 1) perché ha fatto la pazzia di non voler scatenare la guerra civile, come se lo stesso Thiers non l’avesse scatenata con il tentativo di disarmare a forza Parigi…2) per non aver l’aria di usurpare il potere, hanno perduto tempo prezioso ad eleggere la Comune, la cui organizzazione ecc. ha preso ancora tempo, mentre bisognava impiegarlo per marciare su Versailles subito dopo la disfatta della reazione a Parigi””. (…) Dopo il 18 marzo, perfino i ‘sergents de ville’, invece di essere disarmati e imprigionati, poterono mettersi in salvo a Versailles. Gli uomini d’ordine non furono neanche molestati, anzi ebbero la possibilità di riunirsi e occupare qualche forte posizione all’interno di Parigi. Le prigioni, invece di chiudersi questa volta con dentro gli oppressori del popolo, si spalancarono e a tutti fu concessa la libertà. Questa indulgenza e generosità degli operai armati fu capita come un segno di debolezza, e il 22 marzo una turba di bellimbusti reazionari cercò, con la scusa di una dimostrazione pacifica, di fare quello che a Thiers con i suoi cannoni non era riuscito. Quando la guardia nazionale si parò loro innanzi, sparando una sola salva, li mise in fuga. E ancora una volta gli operai furono generosi: ebbero pietà e la maggior parte neanche mirò giusto, ma sparò in aria. E poi? Non si prese nemmeno la briga di arrestarli, di perseguitarli o almeno di cacciarli fuori da Parigi. Solo verso la fine della Comune, quando i versagliesi fucilavano indiscriminatamente chiunque cadesse nelle loro mani, e sparavano a vista su vecchi donne e bambini, solo allora i parigini fucilarono i prigionieri e gli ostaggi: ma solo perché questo era il mezzo per intimorire Thiers e non farlo eccedere nelle stragi. “”La vita degli ostaggi è stata sacrificata centinaia di volte nelle continue esecuzioni di prigionieri a cui i versagliesi si abbandonavano… Thiers è il vero assassino dell’arcivescovo Darboy”” (Marx). Da parte sua Thiers, quando capì che il decreto della Comune del 7 aprile che ordinava rappresaglie non era che una vuota minaccia, e che, dopo i primi giorni, esso non veniva più applicato, allora non esitò a riprendere la fucilazione in massa dei prigionieri. Un errore ben più grave fu quello di non aver voluto impadronirsi delle riserve auree e monetarie della banca di Francia. “”Il governo fuggendo a Versailles, aveva lasciato le casse vuote, narra la Michel. “”Gli ammalati negli ospedali, il servizio di ambulanza e funerario erano senza risorse; gli uffici in disordine. Varlin e Jourde ottennerro 4 milioni dalla Banca, ma le chiavi erano a Versailles, e non vollero forzare le casseforti; chiesero allora a Rothschild un credito di un milione che fu versato alla Banca””. Cosa spinse Rothschild a concedere tale finanziamento? Probabilmente questa decisione fu influenzata in maniera determinante dalla pressione esercitata dalla borghesia francese cui premeva innanzi tutto che le riserve della Banca non fossero lese. La semplice concessione del prestito da parte del Rothschild avrebbe consentito ai comunardi di continuare la resistenza senza ricorrere alle riserve della Banca, sino a quando non fossero state a disposizione le forze militari sufficienti a batterli definitivamente. Non è da escludere che Bismarck, così come aveva aiutato Thiers restituendo i prigionieri di Metz e Sedan allo scopo di ricostituire l’esercito per combattere contro Parigi, facesse pressione su Rothschild perché concedesse il prestito in nome della solidarietà borghese. Eppure l’impadronirsi delle riserve della Banca avrebbe potuto aiutare molto nella lotta contro la borghesia: solo in questo caso essa avrebbe premuto su Versailles perché si concludesse la pace o, almeno si trattassero meno duramente i comunardi. In definitiva il controllo della Banca di Francia avrebbe loro dato una forza di contrattazione ben più grande di quella che poteva dare la sola forza militare. Avrebbe anche significato avere i mezzi finanziari per alimentare la rivoluzione non solo a Parigi, ma anche nel resto della Francia. Siffatto errore si può spiegare solo per il perdurare di certi pregiudizi borghesi in alcuni settori dello schieramento rivoluzionario, come i giacobini e i blanquisti che da poco tempo avevano radicalizzato le proprie posizioni, e anche per il fatto che i comunardi peccarono di ingenuità politica, data la loro inesperienza, essendo i protagonisti del primo tentativo rivoluzionario del proletariato. Comunque, come già detto da Marx, un errore fondamentale fu quello di perdere tempo nell’eleggere legalmente la Comune, invece di marciare subito su Versailles. Ciò avrebbe permesso di far retrocedere almeno il fronte della battaglia in modo da creare uno spazio vitale intorno a Parigi, necessario non solo per il vettovagliamento, ma indispensabile perché così sarebbero state possibili le comunicazioni con il resto della Francia.”” [Franco Coniglione, Parigi 1871: la Comune libertaria, 1971] (pag 45-50)”,”MFRC-154″
“CONKIN Paul K.”,”The New Deal.”,”CONKIN Paul K. Vanderilt University Inserto fotografico, con belle foto, sulla condizione operaia, i disoccupati e la migrazione dei farmers dalle campagne (da pag 49) La richiesta di aiuto da parte di Hoover e l’inazione di Roosevelt durante l’interregno tra la presidenza Hoover e quella Roosevelt. (pag 28-29) “”(…) Roosevelt’s actions during the long interregnum (November 1932 to March 1933) are hardest to understand and defend. Hoover was absolutely helpless, repudiated and soul sick. After the election he approached Roosevelt about foreign economic issues. Concerned about the European war debts, personally committed to debt reduction and postponed payments as a generous aid to European recovery, he wanted Roosevelt at least to cooperate in choosing delegates to a new commission to explore the debt problem. Later, he tried to get Roosevelt at least to cooperate in choosing delegates to a new commission to explore the debt problem. Later, he tried to get Roosevelt to join in plans for the upcoming London Economic Conference, then scheduled for the spring of 1933. Back of his desire to confer with Roosevelt was his private certainly that the depression could be cured only by international efforts. At two famous meetings, Roosevelt, lost in the array of facts and figures, incapable of understanding the intricacies of Hoover’s ideas, fearful of a trap that would limit his later freedom of action, aware of the political dangers of cancellation, and possibly sensing (Tugwell attests to this) that debt adjustment would aid immoral international bankers, not only refused to cooperate, but was at his vague, bland, enigmatic best. After the first strained meeting, Hoover despaired of any salvation for America and fretted while Roosevelt went on a highly publicized vacation, leaving his “”brain trust”” to work feverishly on legislative proposals. Thus, very early, and without a conscious choice, Roosevelt began to sabotage Hoover’s dream of an honest and generous America coming to the aid of European governments. Roosevelt at least temporarily rejected the old Wilsonian internationalism. If he had been more honest and straightforward, this decision was defensible, possibly even brilliant. It was probably too late to shore up Western European economies, and it was at least debatable whether they deserved shoring up. After January 1 the whole financial system began to collapse, with the depression rapidly worsening. As more and more banks failed, the whole economic system faced complete, immobilizing anarchy. Hoover, without power to act decisively convinced that the bank crisis flowed in part from the fear created among investors by many of Roosevelt’s campaign statement and by the general uncertainly about future policies, wrote a desperate note to Roosevelt in February, apprising him of the severity of the crisis and pleading for help in arresting it. (…) Roosevelt surely had better alternatives than those proffered by Hoover”” (pag 28-29) (ancora da inserire)”,”USAE-107″
“CONLIN Joseph R.”,”Big Bill Haywood and the Radical Union Movement.”,”CONLIN Joseph R. è Assistant Professor of History alla Chico State College, California.”,”MUSx-259″
“CONLIN Joseph Robert”,”Bread and Roses Too. Studies of the Wobblies.”,”””The IWW’s “”revolutionary industrial unionism”” cannot be understood without reference to the American Federation of Labor. The union was organized in conscious reaction to Samuel Gompers’ design for the American working class and offered an alternative to the AFL, at practically every point of its program. The IWW was revolutionary, first of all; the union abjured the AFL’s acceptance of capitalist economy and called instead for the abolition of the system and the institution of a socialist commonwealth. “”The working class and the employing class have nothing in common””, the Wobblies stated unequivocally enough in the famous Preamble, “”There can be no peace so long as hunger and want are found among millions of working people, and the few, who make up the employing class, have all the good things of life””. But the IWW was also a more conventional union, recognizing that the revolution was not imminent and that, in the meantime, it must get at least some of the “”good things”” for the workers. Where the AFL was a loose federation of virtually autonomous unions, however, the IWW was to be centralized, in recognition of the centralization of American capital and industry. The IWW was also like the Congress of Industrial Organizations thirty years later, organized along ‘industrial’ lines. “”The employers’ lines of battle and methods of warfare correspond to the solidarity of the mechanical and industrial concentration, while laborers still form their fighting organizations on lines of long-gone trade divisions””, read the Manifesto [IWW, ndr] in reference to the AFL’s organization according to craft. To the IWW, such divisions “”foster political ignorance among the workers; thus dividing their class at the ballot box, as well as in the shop, mine and factory””. All workers in a given industry belonged to the same union in the IWW. Implicit in the notion of industrial organization was the inclusion of unskilled workers, whom the AFL regarded as unorganizable. Indeed, the organization of the unskilled and other groups traditionally overlooked or excluded in many AFL unions – immigrants, Negroes, women – became an IWW priority. “”What we want to establish at this time””, William D. Haywood told the convention in his opening address, “”is a labor organization that will open wide its doors to every man that earns his livelihood either by his brain or his muscle””. Wobblies excoriated the AFL’s concept of an aristocracy of labor in every particular. It was to be no mere special-interest group but a class organization, a mass movement. The founding convention adjourned amidst high spirits but, in fact, the IWW’s first three years were dismal at best. Although the union fought a few small strikes immediately, the organization dissipated its energies internally in factional struggles for control. The battles were fought with a bitterness that belied their lack of ideological content and bore little relationship to the meager prize at stake. The IWW’s weakness was that, while its charter members agreed on basic principles and program, they harbored deep personal animosities toward one another. Rivalry between the Socialist party of America and the Socialist Labor party erupted during the summer of 1906 to split the little union into two rival groups, one of which, headed by President Charles O. Sherman, gave up the ghost in 1907. Chagrined by this development, the IWW’s largest component, the Western Federation of Miners, left the IWW. In 1908, the movement split once again when nonpolitical unionists, led by Vincent St. John, a Western Federationist who remained with the IWW, forced the Socialist Laborites into bolting”” [Joseph Robert, ‘Bread and Roses Too. Studies of the Wobblies’, Westport, 1969, Introduction] (pag 3-4, introduzione dell’autore)”,”MUSx-314″
“CONNELLY ULLMAN Joan”,”La semana trágica.”,”Contiene due inserti fotografici Joan Connelly Ullman è stata professore emerito nell’Università di Washington e membro corrispondente EEUU della Real Academia de Historia. L’opera è stata pubblicata nel 1968 e viene considerato il miglior lavoro sulla ‘Settimana Tragica’ “”Francisco Ferrer esperaba explotar el caso de estos presos para fines todavía más ambiciosos. Lo que menos le preocupaba era los presos mismos, ya que no tenían ni siquiera el “”mérito de ser luchadores conscientes”” (17). Esperaba convertir la extendida agitación para conseguir su libertad en una huelga general revolucionaria que derrocara la monarquía borbónica y estableciera una república en España. Ferrer estaba dispuesto a utilizar esta cuestión, como lo había estado con ocasión de la huelga de obreros metalúrgicos en el otoño de 1901 o con la huelga de carreteros en el otoño de 1908″” (pag 274)”,”MSPx-106″
“CONNELLY Owen”,”Blundering to Glory. Napoleon’s Military Campaigns.”,”CONNELLY Owen: nome adottato per le pubblicazioni di SERGESON Owen. Storico americano specializzato in storia militare, in particolare delle guerre napoleoniche. È stato Professore emerito di Storia presso l’Università della Carolina del Sud. (nato a Morganton, Carolina del Nord, USA il 29/1/1924 e morto a Hopkins, Carolina del Sud, USA il 12/7/2011). << (…) Napoleone presentò più volte il suo sistema, in parole diverse, come “”l’arte della guerra””. Come disse a Montholon a Sant’Elena: “”Ti impegni e poi aspetti e vedi””. Naturalmente Bonaparte parlava di una battaglia, di una situazione tattica, ma la massima si applica anche alle sue manovre strategiche. Ha pianificato attentamente, prestando particolare attenzione al movimento e massimizzando i suoi numeri. Fatto ciò, si limitava a caricare verso la presunta posizione del suo nemico, spesso con solo una vaga idea di dove si trovasse. La sua unica regola durante la marcia era tenere i suoi soldati vicini in modo che potessero consolidarsi rapidamente. Progettò di raggiungere ogni campo di battaglia con numeri superiori, ma spesso decise che il “”momento”” era più importante e combattè con meno uomini del nemico. (…) la sua mente andava a gonfie vele quando l’azione cominciava.>> (pg 1, trad. d. r.)”,”FRAN-123-FSL”
“CONNOLLY James”,”Labour in Irish History.”,”CONNOLLY James “”It is also curiously sinificant of the conquest of the Irish mind by English traditions that Irish Nationalists should often be found fighting fiercely against Socialism as “”a German idea””, although every social conception which we find in the flower in Marx we can also find in the bud in Thompson, twenty-three years before the publication of the “”Communist Manifesto””, forty-three years before the issue of “”Das Kapital””.”” (pag 74-75) [James Connolly, Labour in Irish History’, 1971]”,”MIRx-004″
“CONNOR Walker”,”Etnonazionalismo. Quando e perchè emergono le Nazioni.”,”Walker Connor, professore di Scienze politiche presso il Trinity College di Hartford (Connecticut), è autore di: The national question in Marxist-Leninist theory and strategy, The politics of ethnonationalism. Collabora a numerose riviste, quali: Ethnic and racial studies, Nations and nationalism, Nationalism & ethnic politics.”,”NAZx-005-FL”
“CONNORS Brendan”,”John J. Pershing.”,”CONNORS Brendan, statunitense ha insegnato storia americana nel Massachusetts e ha un Master’s degree in cultura italiana “”E’ importante ricordare che, durante la guerra, gli Stati Uniti non avevano ancora iniziato a produrre carri armati e, rispetto agli Alleati, l’Aef ne riceveva pochi. Sebbene ufficiali come George Patton fossero divenuti esperti nell’uso di questa nuova macchina bellica che si dimostrava un elemento decisivo per il superamento delle postazioni di mitragliatrici, il numero in dotazione agli americani era minimo rispetto alle formazioni di centinaia di carri armati in servizio nell’esercito britannico. Ciò detto, Pershing rifiutava la strategia difensiva che era stata adottata nelle ultime fasi della guerra e non abbandonava il suo piano per una guerra di movimento. Tuttavia, non c’era spazio per le manovre nella foresta delle Argonne e, dopo qualche settimana, le perdite americane ammontarono a 100.000 uomini (in tutto, l’offensiva sarebbe costata 26.277 morti e 95.786 feriti). Pershing licenziava i subordinati che non avevano raggiunto sufficienti progressi, dichiarando che il fallimento dell’unità era colpa loro. Incastrato fra le posizioni difensive quasi impenetrabili e l’ostinatezza di Pershing, l’attacco andava strappando con fatica pochi metri ai tedeschi. Durante l’offensiva, tutti i generali alleati, con l’eccezione di Pétain, insistettero perché Pershing fosse rimosso per mancanza di risultati. Il 9 ottobre, il comandante supremo delle forze alleate Foch diede l’ordine di sollevare Pershing dal comando della 1° Armata trasferendolo a un settore non attivo. Foch mandò il generale Maxime Weygand per informare Pershing di questa decisione. Nel ricevere questa notizia Pershing ebbe un duro scontro con Weygand al punto che questi telefonò a Foch per comunicare che non era stato possibile dare seguito all’ordine. Quello che i generali alleati contestavano a Pershing non era tanto né la sua incompentenza né il sacrificio di un gran numero di soldati – essi stessi sul Fronte occidentale avevano già mandato milioni di uomini alla morte -, quanto il fatto di non essere stati ascoltati da lui nella loro richiesta di integrare le proprie divisioni”” (pag 106-107) AEF American Expeditionary Force”,”QMIP-185″
“CONQUEST Robert”,”Il secolo delle idee assassine.”,”CONQUEST, scrittore e storico inglese, è autore di numerosi studi sulla vita politica, sociale e culturale dell’ Unione Sovietica. Da Mondadori ha pubblicato ‘Il Grande Terrore’ (1970), un’analisi della dittatura staliniana. Ha insegnato alla London School of Economics e alla Columbia University. Attualmente è Senior Research Fellow alla Stanford University. “”Settant’anni fa William Butler Yeats scrisse i celebri versi secondo cui in ultima analisi manca ai migliori persuasività, mentre i peggiori abbondano in fervore.”” (pag 5)”,”EUVx-008″
“CONQUEST Robert”,”Stalin. La rivoluzione, il terrore, la guerra.”,”CONQUEST, laureato a Oxford, poi funzionario del ministero degli esteri a Sofia e New York, ha insegnato fra l’ altro alla London School of Economics, alla Columbia University e a Stanford. “”La guerra finlandese aveva portato almeno un vantaggio all’ Unione Sovietica: Stalin si era ormai reso conto che l’ Armata rossa non era in grado di combattere una guerra importante. L’ esercito però, che nel giugno 1941 era tutt’altro che in condizioni ottimali, senza il parziale ripensamento e la ristrutturazione seguiti alla disfatta finlandese sarebbe stato in condizioni ancora peggiori””. (pag 258) Il politburo di Lenin nel 1919: Lenin (morto nel 1924) Trotsky (assassinato nel 1940) Kamenev (fucilato nel 1936) Zinoviev (fucilato nel 1936) Bucharin (fucilato nel 1938) Rykov (fucilato nel 1938) Tomskij (suicida nel 1936) Stalin (sopravvissuto) (da inserto foto) “”La conferenza accolse la linea Stalin (…). Lenin aveva inviato un telegramma (…) in cui chiedeva che non avvenissero “”riavvicinamenti di nessun genere con gli altri partiti””. Era stata avanzata la proposta che i bolscevichi si unificassero con i menscevichi di sinistra. Stalin; che era stato in contatto con Cereteli, la appoggiò, e si pronunciò in favore dell’ unificazione di tutti i socialdemocratici contrari alla guerra. (…) Stalin ottenne l’ autorizzazione, insieme ad altre tre persone, ad aprire il dialogo con i menscevichi (…). La cosa sorprendente è che Stalin avesse insistito sulla sua posizione nonostante la disapprovazione di Lenin. Forse pensava che, una volta tornato, Lenin avrebbe finito per dargli ragione, o almeno si sarebbe sentito in dovere d raggiungere un compromesso con i suoi luogotenenti. Se è così, Stalin si era completamente sbagliato. Non aveva capito che Lenin si sentiva certo di essere pienamente nel giusto. E aveva sottovalutato la sua capacità di dominare i bolscevichi”” (pag 66-67)”,”STAS-040″
“CONQUEST Robert”,”The Harvest of Sorrow. Soviet Collectisation and the Terror-Famine.”,”Lenin sull’ interventismo umanitario. “”Come Bucharin si aspettava, questo portò alla “”deumanizzazione”” del partito, per i cui membri “”il terrore fu d’ora in poi un normale metodo di amministrazione, e l’ obbedienza a qualsiasi ordine dall’ alto una somma virtù””. Il punto di vista di Lenin sulla fame precedente – quella del 1891-2 sul Volga, dove allora visse – può essere utile a indicare l’ atteggiamento dell’ intero partito nei confronti della morte e della sofferenza, individuale o di massa, quando veniva ritenuta contro la causa della rivoluzione. Mentre tutte le classi, inclusa l’ intelligentsia liberale, si gettavano nel lavoro di assistenza, Lenin rifiutò per il fatto che la fame avrebbe radicalizzato le masse, e commentò: “”Psicologicamente, questi discorsi di alimentare gli affamati non sono altro che un sentimentalismo zuccheroso caratteristico dei nostri intellettuali””. (pag 234)”,”RUSS-158″
“CONQUEST Robert”,”Raccolto di dolore. Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica.”,”Robert Conquest, scrittore e storico inglese, è autore di numerosi studi sulla vita politica, sociale e culturale dell’Unione Sovietica. Ha lungamente insegnato alla Columbia University, ed è oggi responsabile degli studi sull’Est europeo alla Hoover Institution (Stanford, California). Da Mondadori ha pubblicato Il Grande Terrore, un’analisi della dittatura staliniana. Ha insegnato alla London School of Economics e alla Columbia University. Attualmente è Senior Research Fellow alla Stanford University.”,”RUSS-012-FL”
“CONQUEST Robert”,”Il Grande Terrore.”,”Robert Conquest, è nato nel 1917 a Malvern in Gran Bretagna, scrittore e storico inglese, è autore di numerosi studi sulla vita politica, sociale e culturale dell’Unione Sovietica. Ha lungamente insegnato alla Columbia University, ed è oggi responsabile degli studi sull’Est europeo alla Hoover Institution (Stanford, California). Da Mondadori ha pubblicato Il Grande Terrore, un’analisi della dittatura staliniana. Ha insegnato alla London School of Economics e alla Columbia University. Attualmente è Senior Research Fellow alla Stanford University.”,”RUSS-032-FL”
“CONQUEST Robert”,”Stalin and the Kirov Murder.”,”Robert Conquest, è nato nel 1917 a Malvern in Gran Bretagna, scrittore e storico inglese, è autore di numerosi studi sulla vita politica, sociale e culturale dell’Unione Sovietica. Ha lungamente insegnato alla Columbia University, ed è oggi responsabile degli studi sull’Est europeo alla Hoover Institution (Stanford, California). Da Mondadori ha pubblicato Il Grande Terrore, un’analisi della dittatura staliniana. Ha insegnato alla London School of Economics e alla Columbia University. Attualmente è Senior Research Fellow alla Stanford University.”,”RUSS-036-FL”
“CONQUEST Robert”,”Il grande terrore. Le «purghe» di Stalin negli anni Trenta.”,”Robert Conquest, è nato nel 1917 a Malvern in Gran Bretagna, scrittore e storico inglese, è autore di numerosi studi sulla vita politica, sociale e culturale dell’Unione Sovietica. Ha lungamente insegnato alla Columbia University, ed è oggi responsabile degli studi sull’Est europeo alla Hoover Institution (Stanford, California). Da Mondadori ha pubblicato Il Grande Terrore, un’analisi della dittatura staliniana. Ha insegnato alla London School of Economics e alla Columbia University. Attualmente è Senior Research Fellow alla Stanford University.”,”RUSS-062-FL”
“CONQUEST Robert”,”Lenin.”,”Robert Conquest, è nato nel 1917 a Malvern in Gran Bretagna, scrittore e storico inglese, è autore di numerosi studi sulla vita politica, sociale e culturale dell’Unione Sovietica. Ha lungamente insegnato alla Columbia University, ed è oggi responsabile degli studi sull’Est europeo alla Hoover Institution (Stanford, California). Da Mondadori ha pubblicato Il Grande Terrore, un’analisi della dittatura staliniana. Ha insegnato alla London School of Economics e alla Columbia University. Attualmente è Senior Research Fellow alla Stanford University.”,”LENS-069-FL”
“CONQUEST Robert”,”Stalin. La Rivoluzione, il Terrore, la guerra.”,”Robert Conquest, è nato nel 1917 a Malvern in Gran Bretagna, scrittore e storico inglese, è autore di numerosi studi sulla vita politica, sociale e culturale dell’Unione Sovietica. Ha lungamente insegnato alla Columbia University, ed è oggi responsabile degli studi sull’Est europeo alla Hoover Institution (Stanford, California). Da Mondadori ha pubblicato Il Grande Terrore, un’analisi della dittatura staliniana. Ha insegnato alla London School of Economics e alla Columbia University. Attualmente è Senior Research Fellow alla Stanford University.”,”STAS-043-FL”
“CONQUEST Robert”,”Stalin.”,”Robert Conquest (1917-) è considerato uno dei più autorevoli studiosi del periodo staliniano e più in generale della storia politica dell’Unione Sovietica. “”Lenin istituì una commissione privata composta dalle sue segretarie, cui diede l’ordine preciso di riferire sulla questione georgiana. Il 5 marzo incaricò Trotsky, di dirimere tutta la faccenda, osservando che non si poteva contare sull’imparzialità di Stalin. A quel punto venne a sapere del violento attacco di Stalin contro la Krupskaja, e gli scrisse una lettera (con copie a Kamenev e Zinoviev) (…). Una segretaria di Lenin, Marija Volodiceva, consegnò la lettera personalmente a Stalin. Lui rimase calmo e disse piano: «Non è Lenin a parlare, è la sua malattia. (…)». (…) Certo Stalin non poteva pensare che Lenin avrebbe creduto alla sua versione dei fatti anziché a quella della Krupskaja. La lettera ha tutta l’aria di un documento concepito per difendersi da ripercussioni future, nel caso che Lenin fosse riuscito a sollevare la questione di fronte al partito e ai suoi dirigenti. In realtà non fu mai sollevata. E Lenin non vide la lettera di Stalin. Proprio nel momento in cui scriveva a Stalin, Lenin mandò una lettera ai comunisti georgiani: «Ai compagni Mdivani , Maharadze e altri (copia ai compagni Trockij e Kamenev). “”Cari compagni, seguo con tutto il mio cuore la vostra questione. Sono sdegnato dalla brutalità di Orgionikidze e del favoreggiamento di Stalin e Dzerginski. Preparerò per voi degli appunti e un discorso. Con stima. Lenin ()””. In precedenza aveva detto a Trockij di tenere celati gli appunti sulla questione georgiana a Kamenev, perché questi lo avrebbe riferito a Stalin, il quale avrebbe architettato «un disgustoso compromesso» per poi ingannarli. Ora chiese invece di parlargliene, evidentemente pronto ad aprire le ostilità. E disse alla Krupskaja: «Stalin è privo della più elementare onestà, della più semplice onestà umana». Una segretaria di Lenin disse a Trockij che Lenin stava preparando «una bomba» contro Stalin; e da un’altra Kamenev venne a sapere che Lenin aveva deciso «di distruggere politicamente Stalin». Il giorno dopo, 7 marzo 1923, Lenin ebbe un altro ictus, l’ultimo. Non avrebbe più recuperato la parola, anche se morì soltanto il 21 gennaio 1924. (…) Stalin l’aveva scampata per un pelo. L’odio per la Georgia e la mancanza di autocontrollo avevano rischiato di rovinarlo. È sempre circolata la voce che Lenin fosse stato avvelenato. È vero che Lenin, come riferiscono, in precedenza aveva chiesto a Stalin di mettergli a disposizione del veleno, nel caso che la sua resistenza fisica venisse meno; ma non esistono prove che l’ultimo colpo fosse stato provocato in questo modo, cosa del resto poco probabile. Al contrario, Lenin stava lavorando sodo ai suoi progetti politici fino all’ultimo momento. In realtà Stalin fu salvato soltanto dalla fortuna”” [() Ivi, vol. 45, p. 624] [Robert Conquest, ‘Stalin’, La Biblioteca di Repubblica, Roma, 2005] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”STAS-001-FMP” “CONRAD Joseph, a cura di Giuseppe SERTOLI”,”Cuore di tenebra. (Heart of Darkness)”,”Nel 1890 Conrad ai recò per sei mesi in Africa; ne ritornò quasi in fin di vita, con un bagaglio di ricordi, disillusioni e ‘disgustosa conoscenza’ da cui, nove anni dopo, sarebbe nato Cuore di tenebra. Marlow, il protagonista, viene ingaggiato da una compagnia commerciale e mandato in Congo. Qui, viaggiando tra gli orrori del colonialismo, incontra Kurtz, enigmatico personaggio reso folle dalla solitudine e da una ‘volontà di potenza’ nella quale la civiltà bianca rivela il suo vero volto: quel ‘cuore di tenebra’ che non è tanto l’oscurità della wildrness africana, quanto l’identità – la colpa – dell’uomo europeo.”,”VARx-031-FL” “CONRAD Joseph, a cura di Franco MARENCO”,”La linea d’ombra. (The Shadow-Line)”,”Un ufficiale della marina mercantile, in un porto orientale, ottiene imprevedibilmente il suo primo comando e s’appresta ad un viaggio colmo di drammatiche vicissitudini e di traumi cruciali. La line d’ombra (1916) è la prova folgorante dell’arte di Joseph Conrad (1857 – 1924); l’arte ‘di farvi udire, di farvi sentire – prima di tutto, di farvi vedere’, grazie al nudo ‘potere della parola scritta’.”,”VARx-032-FL” “CONRAD Joseph, a cura di Mario CURRELI”,”Opere. Romanzi e racconti 1895-1903. Volume I.”,”Un ufficiale della marina mercantile, in un porto orientale, ottiene imprevedibilmente il suo primo comando e s’appresta ad un viaggio colmo di drammatiche vicissitudini e di traumi cruciali. La line d’ombra (1916) è la prova folgorante dell’arte di Joseph Conrad (1857 – 1924); l’arte ‘di farvi udire, di farvi sentire – prima di tutto, di farvi vedere’, grazie al nudo ‘potere della parola scritta’.”,”VARx-127-FL” “CONRAD Joseph, a cura di Mario CURRELI”,”Opere. Romanzi e racconti 1904-1924. Volume II.”,”Un ufficiale della marina mercantile, in un porto orientale, ottiene imprevedibilmente il suo primo comando e s’appresta ad un viaggio colmo di drammatiche vicissitudini e di traumi cruciali. La line d’ombra (1916) è la prova folgorante dell’arte di Joseph Conrad (1857 – 1924); l’arte ‘di farvi udire, di farvi sentire – prima di tutto, di farvi vedere’, grazie al nudo ‘potere della parola scritta’.”,”VARx-128-FL” “CONSARELLI Bruna”,”‘Libero pensiero’ e utopia nel ‘Grand Siecle’. Studi sul Seicento.”,”Bruna Consarelli è dal 1980 ricercatrice di Storia delle dottrine politiche all’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato studi sull’utopia francese, su Rousseau e il giacobinismo e sulla ‘Congiura degli Eguali’.”,”FRAG-003-FMB” “CONSARELLI Bruna, a cura, interventi di Vittore COLLINA Lea CAMPOS-BORALEVI Pietro COSTA Gianfranco POGGI Luca SCUCCIMARRA Silvio SUPPA Francesca Livia VIANO Sara LAGI Michele NACCI”,”La politica e gli spazi. I giornata di studio “”Figure dello spazio, politica e società””, Firenze, 25 ottobre 2002.”,”È a un piccolo Stato che Montesquieu riferisce il regime repubblicano, perché solo nell’interazione faccia a faccia la virtù civica può trovare un ambiente favorevole “”Pensare l’ordine politico significa dunque pensare i suoi confini; ma i confini non sono segni indissolubili, bensì tracce mobili, incerte, contese; e infatti quando si va oltre la statica rappresentazione medievale dell’ordine politico, quando si guarda alla ‘civitas’ con il disincantato realismo di Machiavelli, il problema dell’ordine politico e della sua conservazione non appare più separabiel dal movimento della ‘civitas’ nello spazio, dalla sua espansione, dal continuo spostamento dei suoi confini. Al Machiavelli dei ‘Discorsi’ la possibilità di conservare una ‘respubblica’ nella statica tranquillità dei suoi confini originari appare un’ipotesi improbabile: la natura umana è dominata da un’inquietudine e da una ‘libido dominandi’ che rende sostanzialmente impossibile l’arresto ad uno stadio dello sviluppo; proprio per questo la storia dei regni e delle città è un movimento oscillatorio, dove all’inevitabile espansione di un ordinamento segue il suo altrettanto fatale collasso. Il parametro spaziale è ora essenziale per intendere non soltanto la struttura della ‘civitas’, ma anche la sua conservazione e trasformazione: durata ed espansione della ‘respubblica’ sono per Machiavelli profili difficilmente separabili; il tempo della città si misura con la sua dilatazione nello spazio. Assunto però il movimento nello spazio comeuno dei parametri essenziali per la comprensione della città, appare presto evidente che l’espansione della ‘civitas’, lungi dall’essere un fatto meramente quantitativo, incide sull’identità stessa dell’ordine politico. Ed ecco allora una domanda ricorrente: che cosa avviene di una ‘respubblica’ quando essa, spostando sempre avanti i suoi confini, si trasforma da un piccolo Stato in un grande Stato? È un problema con il quale si misura insistentemetne una lunga tradizione, che dal Rinascimento raggiunge, attraverso molteplici itinerari, Rousseau, proprio perché il piccolo Stato non è soltanto uno Stato piccolo, una ‘respubblica’ di limitata estensione territoriale, ma è (o si teme che sia) un tipo di ordine politico entro il quale il momento, caratteriticamente ‘repubblicano’, della partecipazione e dell’impegno civico rischia di diluirsi o di perdersi. Ancora una volta, l’organizzazione dello spazio è un dato qualitativo e contribuisce a valorizzare profili essenziali della comunità politica. È a un piccolo Stato che ad esempio Montesquieu riferisce il regime repubblicano, perché solo nell’interazione faccia a faccia la virtù civica può a suo avviso trovare un ambiente favorevole al suo sviluppo ed è in questa prospettiva che ancora Sismondi guarda con ammirazione e nostalgia alle repubbliche italiane”” (pag 48-49) [Pietro Costa, La ‘civitas’ e il suo spazio: la costruzione simbolica del territorio tra Medio Evo ed età moderna’, (in) ‘La politica e gli spazi. I giornata di studio “”Figure dello spazio, politica e società””, Firenze, 25 ottobre 2002’, a cur adi Bruna Consarelli, Firenze University press, Firenze, 2003]”,”TEOS-031-FMB” “CONSARELLI Bruna, a cura; saggi di Jean Claude BONNET Philippe ROGER Jean SGARD Michel BIARD Hans-Georg GRÜNING Antonie COMPAGNON Mariella DI-MAIO André GUYAUX Vittore COLLINA Michel MURAT Maurizio SERRA Henri GODARD Luigi GOGLIA Maria Luisa MANISCALCO Andrea BIXIO Pietro RESCIGNO Paolo GALLERANI Pietro GRILLI-DI-CORTONA Massimo BRUTTI Bruna CONSARELLI”,”Dire il politico – Dire le politique. Il ‘discorso’, le scritture e le rappresentazioni della politica. Convegno internazionale di Studi, Roma 20, 21, 22 gennaio 2000.”,”Saggi in francese e italiano Marx critico ironico delle messe in scena della politica (pag 158)”,”FILx-020-FMB” “CONSARELLI Bruna a cura; saggi di Eugenio BATTISTI André CORBOZ Franco BUNCUGA Patrick JAGER Eduardo COLOMBO Bruno MIKOL Guido ARISTARCO Jeannette GEFFRIAUD-ROSSO Angela PAFFUMI-DEL-VECCHIO Jean SGARD Georges BENREKASSA Giuseppa SACCARO-DEL-BUFFA Bruna CONSARELLI Ida CAPPIELLO Corrado ROSO Gaetano CALABRO’ Giampietro BERTI Lauro ROSSI Antonio BRANCATI”,”1789. La rivoluzione e i suoi ‘miti’.”,”Contiene il saggio: – Giampietro BERTI, ‘Marxismo e anarchismo di fronte alla Rivoluzione francese. Marx, Stirner, Proudhon, Bakunin’ (pag 341-372) (capitolo III. ‘La rivoluzione e la nascita di un ‘mito” (si parla di Kant, Hegel e del marxismo) Nel capitolo II: ‘La rivoluzione e la chimera dell’eguaglianza’ si parla di Babeuf e degli Eguali “”Non c’è in Marx, mai, ‘una critica etica della dittatura giacobina in quanto dittatura, in quanto forma autoritaria’, ma una critica storica dell’anticipazione politica rispetto all’effettiva situazione economica”” (pag 346) “”In questo senso la Rivoluzione francese, che può essere definita una classica rivoluzione politica (34), è un esempio illuminante: “”Se (…) il proletariato rovescia il dominio politico della borghesia, la sua vittoria sarà solo temporanea, solo un momento al servizio della ‘rivoluzione borghese’, come nel 1794, finché nel corso della storia, il suo ‘movimento’, non sono ancora create le condizioni materiali che rendono necessaria la soppressione del modo di produzione e quindi anche il rovesciamento definitivo del dominio politico borghese”” (35). Tuttavia questa stessa rivoluzione ha dimostrato l’insufficienza di questa oggettività e dunque la necessità dell’azione politica del giacobinismo per accelerare i tempi storici della maturazione economico-sociale: “In Francia il regime del Terrore doveva soltanto servire, con i suoi possenti colpi di maglio, a far sparire come per incanto dal suolo francese le rovine feudali. La borghesia, timida e riguardosa, non sarebbe venuta a capo per decenni di questo lavoro”” (36). Ne deriva pertanto che ‘””Tutto il terrorismo francese’ non [è stato] altro che un ‘modo plebeo’ di finirla con i ‘nemici della borghesia’, con l’assolutismo, il feudalismo e il mondo piccolo-borghese”” (37). Non c’è in Marx, mai, ‘una critica etica della dittatura giacobina in quanto dittatura, in quanto forma autoritaria’, ma una critica storica dell’anticipazione politica rispetto all’effettiva situazione economica. Ciò che viene respinto è l’approccio idealistico, la sua incapacità di comprendere la sfasatura drammatica fra i tempi rivoluzionari dettati dall’istanza politica e i reali tempi storici imposti dalla situazione sociale. È da questa non corrispondenza tra la volontà soggettiva e la situazione oggettiva che deriva il terrorismo politico del potere dittatoriale. Esso scaturisce dalla necessità di stabilire l’armonia fra gli intenti degli uomini e le condizioni della storia; nasce come tentativo di superare questa sfasatura per cui, inevitabilmente, finisce col coartare la vita civile, col piegarla alle esigenze astratte dell’idealismo politico, sganciandosi dalla realtà. “”Nei momenti in cui prevale il suo sentimento di sé, la vita politica cerca di soffocare il suo presupposto, la società civile e i suoi elementi, e di costituirsi come la reale e non contraddittoria vita dell’uomo come genere. Essa può questo, solo attraverso una ‘violenta’ contraddizione con le sue proprie condizioni di vita, solo dichiarando ‘permanente’ la rivoluzione, e il dramma politico finisce perciò altrettanto necessariamente con la restaurazione della religione, della proprietà privata, di tutti gli elementi della società civile, così come la guerra finisce con la pace”” (38). Di qui il possibile esito imperiale della dittatura, come la Rivoluzione francese, ancora una volta, dimostra: “”‘Napoleone’ è stato l’ultima lotta del ‘terrorismo rivoluzionario’ contro la ‘società civile’ (…). Egli ha ‘perfezionato’ il ‘terrorismo’ mettendo al posto della ‘rivoluzione permanente’ la ‘guerra permanente’ (39). L’idealismo giacobino è stato dunque un ‘puro’ idealismo e il suo progetto di instaurare la libertà pubblica quale superamento della prosaica libertà individuale, quindi quale regno democratico della virtù, si è infranto contro il materialismo della vita civile”” (pag 346-347) [Giampietro BERTI, ‘Marxismo e anarchismo di fronte alla Rivoluzione francese. Marx, Stirner, Proudhon, Bakunin’ (pag 341-372) (capitolo III. ‘La rivoluzione e la nascita di un ‘mito”, in Bruna Consarelli, a cura, ‘1789. La rivoluzione e i suoi ‘miti””, Editrice Flaminia, Pesaro, 1993] [(34)””Il periodo classico”” dell’intelletto politico è la ‘rivoluzione francese’. La Convenzione fu il ‘massimo’ dell’ ‘energia politica’, della ‘forza politica’ e dell’ ‘intelletto politico’ (K. Marx, ‘Glosse critiche’ in margine all’articolo “”Il re di Prussia e la riforma sociale. Di un prussiano””. ‘Vorwarts’, 7 agosto 1844, in K. Marx F. Engels, Opere, III, 1843-1844, cit. p. 214); (35) Id., ‘La critica moraleggiante e la morale criticante’, ‘Deutsche Brusseler-Zeitung’, 28 ottobre 1874, in Marx Engels, Opere, VI, ottobre 1845 – marzo 1848, cit., p. 338: “Quanto più evoluto e generale è l’intelletto ‘politico’ di un popolo, tanto più il ‘proletariato’ – almeno all’inizio del movimento, consuma le sue forze in insensate, inutili sommosse soffocate nel sangue. Poiché esso pensa nella forma della politica, scorge il fondamento di tutti i mali nella ‘volontà’ e tutti i mezzi per rimediarvi nella ‘violenza’ e nel ‘rovesciamento’ di una ‘determinata’ forma di Stato” (Id. ‘Glosse critiche’””, cit., p. 217; (36) Id., ‘La critica moraleggiante’”” cit., p. 338; (37) Marx Engels, ‘La borghesia e la controrivoluzione’, cit., p. 158; (38) K. Marx, ‘Sulla questione ebraica’, cit., pp. 168-169; (39) K. Marx, F. Engels, ‘La sacra famiglia’, cit., p. 137]”,”FRAR-008-FMB” “CONSIDERANT Victor”,”I destini sociali.”,”Il libro ‘Destinée Sociale’ qui tradotto fu scritto e pubblicato nel 1837 dall’illustre sociologo V. CONSIDERANT uno dei più valenti adepti di C. FOURIER.”,”SOCU-001″ “CONSIDERANT V.”,”Principes du socialisme. Manifeste de la democratie du XIX siecle. Suivi du Proces de la democratie pacifique.”,”CONSIDERANT era ex-allievo dell’ Ecole Polytechnique, membro del Consiglio generale de la Seine. Nato a Salins nello Jura (1808) e morto a Parigi (1893) è stato propagandista delle teorie di FOURIER sui falansteri (‘Destinée sociale’, 1844-1849). Venne nominato deputato nel 1848.”,”SOCU-043″ “CONSIDERANT V.”,”La solution ou le gouvernement direct du peuple universel. Exposition abregee du Systeme Phalansterien de Fourier (1845)”,”CONSIDERANT era ex-allievo dell’ Ecole Polytechnique, membro del Consiglio generale de la Seine. Nato a Salins nello Jura (1808) e morto a Parigi (1893) è stato propagandista delle teorie di FOURIER sui falansteri (‘Destinée sociale’, 1844-1849). Venne nominato deputato nel 1848.”,”SOCU-044″ “CONSIDERANT Victor”,”Exposition abrégée du Système Phalanstérien de Fourier.”,”CONSIDERANT Victor ancien élève de l’Ecole polytechnique. Cause della ripugnanza del lavoro (pag 29)”,”SOCU-178″ “CONSIGLIO Alberto”,”Vita di Vittorio Emanuele III.”,”Le due trappole per Vittorio Emanuele “”Il Capo dello Stato aveva da scegliere tra due trappole. Se l’Italia fosse entrata in guerra per essere battuta insieme all’Intesa, Giolitti, alla testa dei suoi “”trecento””, sarebbe risorto a fargli il processo. Ma se la soluzione Marcora o Carcano avesse messo, in definitiva, l’Italia alla mercé dei vittoriosi Imperi Centrali, ilprocesso glielo avrebbero fatto coloro che sentivano i tempi nuovi e comprendevano i veri interessi del Paese: costoro gli avrebbero anche rimproverato, e con molta ragione, la liquidazione extra-parlamentare del Ministero Salandra. Il Re scelse la prima trappola, e fu una soluzione perfetta”” (pag 107)”,”ITAP-006-FC” “CONSILIA ALEMANNO Anna”,”Eleonora Duse.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Anna Consilia Alemanno è giornalista di diverse testate.”,”BIOx-379″ “CONSILIA-ALEMANNO Anna”,”Amelia Earhart.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Anna Consilia Alemanno è giornalista e scrittrice. Ha pubblicato: ‘Atene. Epifanie sospese’, Historica Edizioni, 2019″,”BIOx-382″ “CONSOLARO Alessandra”,”Indira Gandhi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alessandra Consolaro insegna Lingua e letteratura hindi all’Università di Torino.”,”INDx-142″ “CONSOLARO Alessandra”,”Gandhi. L’arte di morire.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alessandra Consolaro insegna Lingua e letteratura hindi all’Università di Torino. “”Sembra che Gandhi avesse cominciato a prepararsi a morire da molto tempo, fin da quando era entrato nella vita pubblica in Sudafrica, lanciando quel movimento che molto tempo più tardi Nelson Mandela avrebbe descritto come «la prima organizzazione anticoloniale del Paese, se non del mondo»”” (pag 93)”,”INDx-143″ “CONSOLATI Isabella”,”Sul concetto del politico in Friedrich Ratzel, Spazio, lotta, movimento.”,”Questo saggio mette a fuoco il rapporto tra spazio e politica nel pensiero di F. Ratzel, dove il concetto di spazio e la lotta per lo spazio è centrale nella definizione degli obiettivi dello Stato nella Germania gugliemina. Si colloca la geografia politica di Ratzel nel contesto della filosofia ‘geografica’ e dei dibattiti sociologici intorno alla natura dello spazio.”,”TEOP-006-FGB” “CONSOLI Domenico PETROCCHI Giorgio”,”La letteratura italiana. Tomo III. Arcadia Illuminismo Romanticismo.”,”‘Arcadia e Illuminismo’ è opera di Domenico CONSOLI dell’ Università di Macerata. ‘Dal Goldoni ai romantici’ è opera di Giorgio PETROCCHI.”,”ITAB-039″ “CONSOLI Domenico”,”Dall’Arcadia all’Illuminismo.”,”””Allargato il dominio della gnoseologia al corso delle vicende storiche, il Vico si propone di individuare i principi universali ed eterni per i quali tutte le nazioni sorsero e si conservano, i modi secondo cui «dovettero, debbono e dovranno andare le cose» (119), di ricostruire, insomma, la «storia ideal eterna, sopra la quale corron in tempo le storie di tutte le nazioni ne’ loro sorgimenti, progressi, stati, decadenza e fini»”” (pag 87) (119) G.B. Vico, La Scienza Nuova, op. cit., p. 299″,”ITAG-278″ “CONSTANT Benjamin; a cura di Umberto CERRONI”,”Principi di politica.”,”Lo schema classico della Costituzione liberale moderna nel pensiero di uno dei principali oppositori teorici di ROUSSEAU. CONSTANT “”Non esito a dirlo: bisogna introdurre nella nostra amministrazione interna molto federalismo, ma un federalismo diverso da quello finora a noi noto. Si è denominato federalismo un’associazione di governi che conservano la loro indipendenza e tenuti insieme solo da legami politici esteriori. Questa istituzione è singolarmente viziosa. Gli Stati federati reclamano da una parte sugli individui o sul loro territorio una giurisdizione che non dovrebbero avere e dall’altra pretendono di conservare nei confronti del potere centrale un’indipendenza che non deve esistere. Così il federalismo è compatibile ora con il dispotismo all’interno ora con l’anarchia all’esterno. La Costituzione interna di uno Stato e i suoi rapporti esterni sono intimamente legati. E’ assurdo volerli separare e sottomettere i secondi alla supremazia federale lasciando alla prima una indipendenza completa.”” (pag 150)”,”TEOP-027″ “CONSTANT Benjamin”,”Lo spirito di conquista. Seguito da: La libertà degli antichi e la libertà dei moderni.”,”””A Sparta, dice un filosofo, i cittadini accorrono quando un magistrato li chiama; ma un Ateniese sarebbe alla disperazione se lo si credesse dipendente da un magistrato.”” (pag 92) “”Che il potere si rassegni dunque; a noi occorre libertà, e noi l’ avremo; ma siccome la libertà che ci abbisogna è differente da quella degli antichi, necessita a questa libertà un’ altra organizzazione che quella che potesse convenire alla libertà antica. In quest’ ultima, più l’ uomo consacrava tempo e forze all’ esercizio dei suoi diritti politici, più si credeva libero; nel tipo di libertà di cui noi siamo suscettibili, più l’esercizio dei nostri diritti politici ci lascerà tempo per i nostri interessi privati, più la libertà ci sarà preziosa.”” (pag 110-111)”,”TEOP-303″ “CONSTANT Benjamin, a cura di Antonio ZANFARINO”,”Antologia degli scritti politici di Benjamin Constant.”,”La scuola sansimoniana (pag 201)”,”TEOP-400″ “CONSTANT Benjamin”,”La forza del governo attuale. Sulla necessità di uscire dalla Rivoluzione.”,”Volubilità politica che segna la carriera di Constant. “”Un po’ per compiacenza un po’ per principio, salta sull’occasione e a fine giugno pubblica tre articoli anonimi (9) contro i decreti dei due terzi, lesivi a suo dire della libertà di voto e politicamente inopportuni, in cui attacca l’assemblea che per diciotto mesi ha steso un velo di silenzio sul Terrore e paragona i convenzionali a imputati che paventano il rigore d’una sentenza e per renderla impossibile prendono il posto di giudice. Questa sua prima sortita farà scalpore Salutata con entusiasmo nei salotti di destra e giudicata con freddezza dalla sinistra, si rivelerà un’imprudenza. Le simpatie dei realisti inducono l’autore a ritrattare e a schierarsi con la sinistra repubblicana per la rielezione. Trent’anni dopo doveva riconoscere che nel 1795 la Convenzione, come il senato nel 1814, era una diga di sangue e fango contro l’antico regime: una diga orrenda, che però non si poteva rovesciare (10). L’episodio offre il primo vistoso esempio della volubilità politica che segna la carriera di Constant, il quale com’è noto passerà dall’apologia delle repubblica al sostegno del generale Bernadotte, per poi diventare il teorico della monarchia costituzionale sotto la restaurazione e infine accettare, dopo averlo fortemente osteggiato, il compromesso con Napoleone, convertito nei Cento giorni alle idee liberali dell’Atto addizionale alle Costituzioni dell’Impero. Elastico sui modi di garantire la libertà, il giovane Constant, pur con qualche peripezia, si mantiene intransigente sui principi, anche se solo più tardi dissocerà espressamente la forma di governo dalla questioni di principio (11).”” (pag XX-XXI, prefazione) (9) Lettres è un député de la Convention, 1978, p. 15-24; (10) ‘Mémoires inédites, p. 58; (11) Cfr. Principes de politiques applicables à tous les gouvernements (1806), Genève, 1980, 2 voll.”,”TEOP-430″ “CONSTANT Benjamin, a cura di Umberto CERRONI”,”Benjamin Constant.”,”introduzione di Umberto Cerroni (pag 7-56) “”Naturalmente Constant non è assolutista vecchio stile e perciò chiede l’indipendenza dei nuclei periferici dal centro. Lo fa, tuttavia, perché questo centro è fatalmente centro contrapposto alla periferia. Non riflette, però, che è tale in quanto è stato costituito proprio per progressiva eliminazione della periferia. Ha dunque un bel rivendicare le autonomie contro le sopraffazioni del centro, se prima ha costruito il centro proprio come una progressiva astrazione dai problemi e dalle volontà di base. In poche parole: una volta concentrata la direzione degli affari generali nelle poche mani del “”governo costituzionale”” egli lo ha predisposto alla sopraffazione degli affari particolari. Né il rimedio “”localistico”” che egli propone attenua il male. Lo aggrava anzi, giacché proprio nella misura in cui chiede che le autorità periferiche restino autonome nella propria sfera, le riduce a “”enti locali”” e non fa dunque che ribadire l’opposizione di “”enti locali”” e “”potere centrale””. Ovviamente, non si polemizza con questo schema per rivendicare l’assolutismo e il centralismo dell”ancien régime’, ma per denunciare la contraddizione profonda del sistema del potere municipale nel quadro di un reggimento politico rappresentativo-elitario. E poiché questa concezione domina ancor oggi nella dottrina, vale la pena di contrapporle la concezione, da molti considerata sopraffattrice, del “”centralismo democratico”” di Marx. Scrive per esempio Marx, a proposito della Comune di Parigi: “”In un abbozzo sommario di organizzazione nazionale che la Comune non ebbe il tempo di sviluppare è detto chiaramente che la Comune doveva essere la forma politica anche del più piccolo borgo (…). Le comuni rurali di ogni distretto avrebbero dovuto amministrare i loro affari comuni mediante un’assemblea di delegati con sede nel capoluogo, e queste assemblee distrettuali avrebbero dovuto a loro volta mandare dei rappresentanti alla delegazione nazionale di Parigi, ogni delegato essendo revocabile in qualsiasi momento e legato al ‘mandat impératif’ (istruzioni formali) dei suoi elettori. Le poche ma importanti funzioni che sarebbero ancora rimaste per un governo centrale, non sarebbero state soppresse, come venne affermato falsamente in malafede, ma adempiute da funzionari comunali, e quindi strettamente responsabili. L’unità della nazione non doveva essere spezzata, anzi doveva essere organizzata dalla Costituzione comunale e doveva diventare una realtà attraverso la distruzione di quel potere statale che pretendeva essere l’incarnazione di questa unità indipendente e persino superiore alla nazione stessa, mentre non era che un’escrescenza parassitaria”” (1). Il confronto è eloquente. Constant rivendica bensì il massimo dell’autonomia per gli “”enti locali””, ma quando li ha ormai ridotti a una sfera di portata quasi insignificante, e li tutela contro il potere centrale soltanto per aver rigorosamente contrapposto il potere centrale agli “”enti locali””. E’ insomma, questa, un’antitesi connaturata proprio alla contrapposizione di affari generali e affari particolari e da essa Constant non esce: postula bensì l’indipendenza del potere municipale ma in modo tale che quella stessa indipendenza è ormai soltanto la sanzione della sua impotenza perché è l’accettazione consolidata della competenza esclusiva del “”centro”” sugli affari generali. I prefetti napoleonici stanno lì a vegliare sulla rispondenza degli affari particolari ai “”supremi”” interessi generali. Marx, accusato di centralismo, propone una soluzione assolutamente inedita: che il potere centrale sia tale soltanto in quanto centralizza (organizza) i poteri comunali; esso sarà bensì un potere centrale, ma espresso ‘dal basso’, e pertanto la direzione centrale non cadrà ‘dall’alto’. Le autonomie, insomma, non saranno più un sistema di isolamento degli affari particolari in gestione esclusiva dal momento che gli affari generali non sono più una gestione centrale esclusiva nei confronti dei poteri locali. E se le autonomie dovranno muoversi nell’ambito di una direzione generale centrale, è vero altresì che questa sarà espressa dal concorso in prima persona dei centri autonomi”” (pag 43-44) [Umberto Cerroni, Introduzione (in) ‘Benjamin Constant, a cura di U. Cerroni, Roma, 1965] [(1) Karl Marx Friedrich Engels, Il Partito e l’Internazionale, Roma, 1948, p. 179. Nello stesso senso cfr. V.I. Lenin, La rivoluzione del 1905, II, Roma, 1949]”,”TEOP-443″ “CONSTANT Benjamin”,”Conquista e usurpazione.”,”‘Geniale pamphlet contro Napoleone che dopo l’invasione dell’Europa acquista una mordente attualità’ L’effetto di misure illegali e dispotiche in uno stesso governo regolare. “”Quando un regolare governo si permette l’uso dell’arbitrio, sacrifica lo scopo della sua esistenza alle misure che prende per conservarla. Sta bene che l’autorità reprima coloro che attentano alla nostra proprietà, alla nostra libertà, alla nostra vita. Ma perché dovrebbe fare ciò se non al fine che ci siano assicurate per l’appunto la proprietà, la libertà e la vita? Che se invece la prima può esserci distrutta, minacciata la seconda, sconvolta la terza dall’arbitrio, non si vede quale vantaggio risulti a noi dalla protezione dell’autorità”” (pag 151)”,”TEOP-552″ “CONSTANT Benjamin, a cura di Alfred ROULIN e Charles ROTH”,”Journaux intimes.”,”Volume intonso, esemplare n. 727″,”BIOx-048-FSD” “CONSTANT Benjamin, a cura di Alfred e Suzanne ROULIN”,”Correspondance, 1786-1830.”,”Esemplare n. 1848″,”BIOx-049-FSD” “CONTAMINE Henry”,”Diplomatie et diplomates sous la restauration, 1814-1830.”,”””In diverse pagine del Memoriale di Sant’ Elena, Las Cases ha notato dei propositi di Napoleone che mostrano a qual punto egli stimasse il suo sistema monarchico vantaggioso per i principi – per quelli almeno che non venivano detronizzati dal suo appetito di dominio. Si ritrova la stessa idea nelle Memorie del barone di Méneval, il segretario del governo: “”L’ Imperatore non ha mai potuto credere che i sovrani d’ Europa l’ avrebbero rovesciato, perché giudicava che la sua rovina era contraria ai loro interessi ben intesi… Lo scatenamento delle passioni popolari non era più da temere con lui; egli era stato il sostegno della monarchia in Europa. Ma l’ odio, l’ oro e le eccitazioni dell’ Inghilterra, l’ orgoglio delle dinastie risvegliate dai loro ministri e dall’ aristocrazia hanno ingannato i monarchi stranieri. Più d’uno tra loro ha finito per rimpiangere Napoleone dopo la sua caduta; qualcuno disse pure che avrebbe voluto prevenirla””. (pag 337)”,”FRQM-031″ “CONTAMINE Philippe”,”Guerre, État et société à la fin du Moyen Âge. Études sur les armées des rois de France, 1337-1494.”,”Concezione della guerra (capitolo VII). Libro ‘Livre de Chavaleries’ di Geoffroy de Charny, Cavalleria, cavalieri diritto e giustizia militare, disposizione esercito in battaglia (pag 184-204)”,”QMIx-001-FSL” “CONTE Arthur”,”Jalta o la spartizione del mondo.”,”Arthur CONTE è nato nel 1920 nei Pirenei Orienali. Si è laureato all’ Università di Montpellier e spinto dai suoi interessi di storia contemporanea alla politica attiva. E’ stato ministro, poi presidente dell’ Assemblea dell’ Unione dell’ Europa Occidentale, delegato francese all’ Assemblea consultiva del Consiglio d’ Europa, all’ ONU, all’ Assemblea dei parlamentari della NATO, nonché ambasciatore. Ha scritto pure ‘Grandeurs et erreurs de l’ Alliance Atlantique’.”””,”RUST-022″ “CONTE Carmelo”,”Il Sudan come nazione.”,”””La scarsa paga dei soldati egiziani era integrata da un premio di cinquanta piastre per ogni orecchio, uno per ogni uomo, tagliato sul campo. Alla fine di quella battaglia i servizi amministrativi registrarono circa tremila orecchie da mandare al controllo del Cairo. In verità vi era stata qualche resistenza ad ammettere tutto quel numero, in quanto molte orecchie erano evidentemente di bambini, ma ben presto prevalse il buon consiglio politico di non mortificare, in quell’inizio di campagna, lo spirito di dedizione di quei valorosi soldati””. (pag 86)”,”AFRx-042″ “CONTE Arthur”,”Lénine Staline.”,”CONTE Arthur è nato nel 1920 (Pirenei orientali) in una modesta famiglia di viticoltori. Di lingua madre calatana, impara il francese alla scuola del suo villaggio. Studia al liceo di Perpignan e di Montpellier. Si diploma in studi superiori classici. Deportato STO nel marzo 1943 viene arrestato nell’ ottobre 1943, e quindi internato nei campi di concentramento. Segretario federale dei Partito socialista per la regione dei Pirenei Orientali dal dicembre 1944, eletto sindaco di Salses nell’ottobre 1947, diventa deputato nel giugno 1951. E’ vice presidente della Commissione per gli affari esteri alfianco del presidente M. SCHUMANN. Ex-presidente della delegazione francese alla UEO, presidente della delegazione francese alla Commissione economica ONU per il Pacifico e l’ Estremo Oriente, deputato UDR nel 1968 dopo essersi dimesso dal PS nel 1863. E’ pure giornalista e storico. “”Il problema fondamentale della rivoluzione, ripete (Lenin) a sazietà, è il problema del potere. E spinge tutti, idealisti, opportunisti e ‘falsi rivoluzionari’, a meditare che ‘là dove esiste libertà, non c’è Stato’. A Kautsky, dice che ‘la democrazia pura non è che una ipocrisia liberale destinata a ingannare il proletariato’, non senza ricordare che ‘nell’ Inghilterra del 1699 o nella Francia del 1793, la borghesia rivoluzionaria non ha mai accordato ai suoi avversari la libertà di riunione, di parola o di stampa””. A Kamenev, ricorda che “”il popolo non chiede la libertà, e non comprende questa parola: è il potere che reclama’””. (pag 95)”,”LENS-140″ “CONTE Arthur”,”Jalta o la spartizione del mondo.”,”CONTE Arthur nato nel 1920 a Salses (Pirenei orientali) da una famiglia di viticoltori si è laureato in lettere allì’ univesità di Montpellier e si interessò alla storia contemporanea. Ricoprì anche cariche di responsabilità, fu ministro e poi presidente dell’ Assemblea dell’ Unione dell’ Europa Occidentale. E’ stato delegato all’ assemblea consultiva del Consiglio d’ Europa, all’ Onu, all’ Assemblea dei parlamentari della NATO. E’ stato relatore all’ assemblea nazionale (problemi PVS) ed ambasciatore straordinario. Ha scritto ‘Grandeurs et erreurs de l’ Alliance Atlantique’. DIPLOMAZIA 2° SECONDA GUERRA MONDIALE GRANDI POTENZE ALLEATI RAPPORTI RELAZIONI INTERNAZIONALI ANNO 1945 FRONTE RUSSO OCCIDENTALE ORIENTALE ESTREMO ORIENTE PACIFICO DELEGAZIONI CONFERENZA STALIN ROOSEVELT CHURCHILL TESTO DOCUMENTO COMUNICATO 11 FEBBRAIO 1945 QUESTIONE DISFATTA GERMANIA OCCUPAZIONE E CONTROLLO TERRITORIO RIPARAZIONI ACCORDO SU ENTRATA IN GUERRA URSS VS GIAPPONE ISOLE CURILI KURILI SPARTIZIONE ZONE INFLUENZA ZONE OCCUPAZIONE SMEMBRAMENTO DIVISIONE TEDESCA QUESTIONE POLONIA JUGOSLAVIA CONVENZIONE MONTREUX STRETTI CRIMINALI GUERRA STATI UNITI RUSSIA GRAN BRETAGNA INGHILTERRA USA URSS UK GERMANIA GIAPPONE EUROPA POLONIA JUGOSLAVIA FRANCIA prefazione foto cartine bibliografia (pag 233-240) (bibliografia generale e giornali del febbraio 1945); appendice: Testo integrale degli accordi di Yalta (pag 218-226); traduzione di Maria SGARZI, collana Uomini e tempi Nell’ accordo di Yalta sull’ intervento dell’ URSS contro il Giappone c’è il passaggio delle isole Kurili all’ URSS. (pag 217) “”Il generale Mac Arthur ha molto insistito presso Roosevelt, per due anni, perché si faccia tutto il possibile per portare Stalin a dichiarare guerra al Giappone e ad aprire un secondo fronte in Manciuria. Trovava assurdo che l’ URSS conservasse relazioni pacifiche ed amichevoli con il Giappone impegnato in una guerra feroce contro gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, alleate dell’ URSS. Diceva che i Russi avrebbero perso sicuramente Vladivostok e che i Giapponesi sarebbero penetrati in profondità nella Siberia, ma che le distanze erano talmente grandi e così estese le zone desertiche che i Giapponesi non avrebbero certo potuto far diminuire la pressione russa contro la Germania. Invece l’ intervento russo contro il Giappone, aggiungeva, lui, avrebbe cambiato completamente la situazione generale nel Pacifico.”” (pag 47-48)”,”RAIx-222″ “CONTE Francis”,”Gli Slavi. Le civiltà dell’Europa centrale e orientale.”,”CONTE Francis, già allievo del St. Antony’s College di Oxford, e poi delle Università di Harvard e di Leningrado, ha diretto l’Istituto di studi slavi dell’Università di Bordeaux ed è attualmente professore di civiltà russa e sovietica presso la Sorbona a Parigi. Engels. La funzione storica della comune rurale (pag 266-270) Rakovsky su ruolo Ucraina in strategia rivoluzionaria (1919) (pag 270) “”Ecco lo “”spazio russo”” della conquista spontanea, nel cui contesto l’esodo verso la steppa si colloca dal cadere del secolo XVI come vero e proprio fenomeno di controsocietà, contromodello incarnato nei raggruppamenti cosacchi. A questo ‘continuum’ organico si opporrà la politica imperiale dello zarismo. Dal secolo XVIII e durante tutto il XIX infatti, Mosca tenderà a uno “”spazio imperiale”” costituito esclusivamente di conquiste predeterminate. Ricordiamo l’indignazione famosa di Marx, che tuonava contro quella che riteneva piaggeria delle potenze occidentali. “”Lo spudorato consenso, l’ipocrita simpatia o la stupida indifferenza con cui le classi dominanti europee hanno assistito alla conquista della fortezza montana del Caucaso, all’assassinio dell’eroica Polonia per mano dei Russi che mai sono stati contrastati nei loro vasti sconfinamenti, di questa potenza barbara la cui testa si trova a Pietroburgo ma le cui mani agiscono presso tutti i governi europei – tutto ciò ha insegnato ai lavoratori che essi hanno il dovere di penetrare i misteri della politica internazionale…”” (95). A tutte le concause che permettevano di spiegare la sistematica avanzata russa, Marx aggiungeva la deliberata volontà di affacciarsi su mari sgombri di ghiacci: potenza continentale e potenza marittima, le mire della Russia rischiavano di assumere inedite quanto allarmanti proporzioni: “”Ai fini di una semplice espansione territoriale gli sarebbe bastata (a Pietro il Grande) l’acquisizione di qualche nuova provincia da aggiungere al regno moscovita, ma soltanto il dominio sul mare gli appariva indispensabile per realizzare il suo progetto di aggressione universale; e soltanto la trasformazione di una potenza esclusivamente continentale come la Moscovia in un Impero attestato saldamente sui mari gli offriva l’opportunità di superare i limiti tradizionali della politica russa e imporre al mondo quella audace sintesi elaborata mediante la fusione della atavica perizia nell’arte dell’intrigo ereditata dagli schiavi dei mongoli con la tendenza del padrone mongolo alla conquista del mondo che costituisce tuttora la linfa vitale della diplomazia russa”” (96). Per molti osservatori l’Unione Sovietica è oggi l’erede naturale della propensione espansionistica del mondo russo, ma arricchita di una dimensione supplementare assai più dinamica: l’ideologia”” [Francis Conte, Gli Slavi. Le civiltà dell’Europa centrale e orientale, Torino, 1991] [(95) C. Marx e F. Engels, ‘La Russie’, trad. fr., Paris, 1971, p. 6; (96) [La citazione di K. Marx, ‘Rivelazioni sulla storia diplomatica segreta del XVIII secolo (escluse dalle edizioni canoniche di Marx)’, trad. it. a cura di B. Bongiovanni, Milano, 1978, pp. 175-76] (pag 71) “”La proprietà collettiva della terra. Il lessico attesta la presenza, fin dai tempi remoti, di un’organizzazione territoriale comunitaria destinata a duratura esistenza. Detta ‘opole’ o ‘osada’ in Polonia e ‘obscina’ in Boemia, fra gli Slavi orientali ha preso almeno quattro denominazioni variamente impiegate secondo le epoche e le regioni. In età kieviana si parla di ‘verv” per designare una comunità rurale fondata sul vicinato (…); successivamente di ‘obscina’ (con la stessa radice che in ceco significa “”comune””), di ‘mir’ (in Russia) e di ‘chromada’ (in Ucraina e in Bielorussia). ‘Zupa’, ‘okolina’ e ‘zadruga’ sono i termini adoperati in periodi e regioni diverse dagli Slavi meridionali. Ciò detto e data per scontata una certa ambivalenza nei modi economici e nella mentalità russe, laddove a una Russia occidentalizzata si contrappone una Russia contadina, sgomberiamo subito il campo dall’idea che il modello comunitario pertenga in esclusiva a un’ipotetica “”razza slava””. Ammoniva Engels, oltre un secolo fa: “”In realtà, la proprietà comune della terra è un’istituzione che si ritrova a un basso grado di sviluppo storico, presso tutti i popoli indoeuropei, dall’India all’Irlanda… ed era generale da noi in Germania: i beni comunali sopravvissuti qua e là ne sono le ultime vestigia…. Invece nella Grande Russia (cioè nella Russia in senso proprio) essa si è mantenuta fino ai giorni nostri, fornendo con ciò stesso la prova che qui la produzione agricola, e i rapporti sociali che le corrispondono nelle campagne, si trovano tuttora a un grado decisamente inferiore di sviluppo…”” (46). Engels, come Marx, non contestava il ruolo svolto dalle comuni rurali o artigianali in Russia; solamente affermava che, lungi dall’essere originariamente un puro connotato della terra russa, vi persistevano a causa della rallentata cadenza dello sviluppo economico e sociale. D’altro canto, l’assolutismo era ad avviso di entrambi il corollario di quel tipo di assetto comunitario, nel quale scorgevano soprattutto una tragica limitazione dell’orizzonte contadino: “”Il contadino russo vive tutto immerso nella sua ‘obscina’: il resto del mondo gli interessa solo in quanto si ripercuote nella sua “”comune””. Ciò è tanto vero, che in russo la parola ‘mir’ significa nello stesso tempo “”il mondo”” o l’universo”” che la “”comune””…”” (47)”” [Francis Conte, Gli Slavi. Le civiltà dell’Europa centrale e orientale, Torino, 1991] [(46) K. Marx F. Engels, India Cina Russia’, trad. it. a cura di B. Maffi, Milano, 1965, pp: 225-26; (47) Ibid. p. 226] (pag 238-239) “”Nella prefazione del 1882 alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, Marx indicava nella proprietà collettiva quale esisteva in Russia non solo “”un elemento di rigenerazione”” di quella società ma anche un possibile “”punto di partenza ad uno sviluppo in senso comunistico”” (96). Poiché la materia si prestava a fuorvianti confusioni sulla reale funzione degli arcaismi nel quadro del prossimo rivolgimento sociale e politico, Engels pensò bene di cogliere l’occasione di un quesito postogli dall’economista N.F. Danielson per puntualizzare le idee di Marx e le proprie. Gli premeva innanzitutto prendere le distanze dalle posizioni dei populisti russi, che non avevano smesso di guardare alla comune rurale come a una peculiarità slava e strumento venturo di una palingenesi universale in grado di risparmiare una rivoluzione. Alla domanda di Daniel’son – se non potesse “”…la comune rurale, essere assunta a base del nuovo sviluppo economico”” – Engels rispondeva nelle lettere del 24 febbraio e del 17 ottobre 1893 confutando la tesi di Herzen. Non era il ‘mir’ lo strumento che avrebbe permesso alla Russia di transitare direttamente al socialismo, e convocava a sostegno del proprio assunto i tradizionali argomenti del dibattito, utilizzando però un metodo comparativo accuratamente inserito nella prospettiva storica. E quasi per innescare il confronto, stroncava uno dei più insigni pensatori russi, Aleksandr Herzen (Gercen), cucendogli indosso i panni del proprietario fondiario ignorante la sua parte ma “”dalle pretese rivoluzionarie””, incapricciato di panslavismo se non di “”russità””. Prima di passare in rivista le riflessioni di Tkacev e di Cernysevskij, metteva sarcasticamente a fuoco la figura di Herzen (…). Di Cernysevskij, Engels riportava, ma senza commenti, un’idea che può parere premonitrice a quanti come noi beneficiano della prospettiva della storia. Il rivoluzionario russo collegava infatti la capacità del paese di marciare nella buona direzione – sulla via cioè della collettivizzazione -, con la scarsa dinamica delle libertà individuali nell’Impero zarista, ma secondo un’ottica ribaltata (…). Se Engels era tetragono ai richiami di sirena dell’età aurea delle origini, se non sprecava commenti sulle libertà individuali e collettive, sul loro impatto e sulla loro eventuale capacità di accelerare o viceversa rallentare l’evoluzione verso una forma di vita comunitaria, si mostrava invece sensibile a un altro versante del problema. A suo avviso la risposta alla crisi del capitalismo ch’egli credeva di percepire in Occidente e agli “”antagonismi sociali”” poteva essere reperita nella riorganizzazione della società “”mediante…il passaggio di tutti i mezzi di produzione, e quindi anche della terra, in proprietà sociale””. La questione successiva consisteva nel sapere se la forma comunitaria ancora predominante in Russia fosse la chiave di volta della transizione al comunismo, innalzando a modello il ‘mir’. Ma che prototipo poteva mai essere il ‘mir’ e quali progressi avrebbe indotto, s’interrogava Engels? Poteva concretizzare una “”forma superiore di proprietà collettiva”” dopo aver resistito ai secoli “”senza che nascesse nel suo seno l’impulso a sviluppare”” condizioni nuove?”” [Francis Conte, Gli Slavi. Le civiltà dell’Europa centrale e orientale, Torino, 1991] [(96) Gossiaux, Famille et tradition, cit., p. 149 (la citazione da Marx e Engels, ‘India Cina Russia’, cit. pp. 244-246; cfr, anche pp. 237 e 238)] “”(…) Engels vedeva il futuro della comunità agricola tradizionale, ormai «forma relativamente indebolita di comunismo», solo in dipendenza da un mutamento radicale conseguente alle rivoluzioni operaie in Occidente. Ma aggiungeva: «E’ invece non soltanto possibile, ma certo che, dopo la vittoria del proletariato e il passaggio in possesso comune dei mezzi produttivi nei popoli dell’Europa occidentale, i paesi in cui il regime capitalistico ha appena cominciato a imporsi, e che hanno salvato dalla sua offensiva istituzioni gentilizie o loro sopravvivenze, trovino in queste vestigia di possesso collettivo e nelle abitudini popolari che vi corrispondono un mezzo poderoso per abbreviare di gran lunga il processo di evoluzione verso la società socialistica… Ma, per questo, è condizione imprescindibile l’esempio e l’aiuto fattivo dell’Occidente finora capitalistico» (100). Evidentemente Engels puntava molto sulla disgregazione della proprietà comunitaria in Russia, che tuttavia seppe mantenersi, al di là delle riforme di Stolypin (1906-11), fino alla collettivizzazione forzata delle terre avviata dal regime sovietico a partire dal 1929. La ‘zadruga’ [tra le antiche forme di comunità rurale del mondo slavo, ndr] poi – già lo abbiamo detto -, neppure oggi può essere considerata fenomeno marginale nell’ambito della realtà jugoslava. Soprattutto Engels aveva del tutto abbandonato l’idea che la scintilla rivoluzionaria potesse scoccare in Russia e di qui incendiare l’Occidente, polveriera di una rivoluzione che per un ritorno di fiamma si sarebbe propagata in un sol colpo alle terre russe già ad essa predisposte dalle proprie radicate tradizioni comunitarie. Tale era perlomeno lo scenario prefigurato da Marx nella prefazione all’edizione russa del 1882 del ‘Manifesto del Partito comunista’: «… se la rivoluzione russa diverrà il segnale di una rivoluzione proletaria in Occidente, in modo che le due rivoluzioni si completino a vicenda, allora l’odierna proprietà comune della terra in Russia potrà servire come punto di partenza ad uno sviluppo in senso comunistico» (101). Il decorso della storia ha dato ragione a Marx solo per metà; la rivoluzione non divampò in Occidente, malgrado i disordini del 1919 in Germania, soprattutto in Baviera, e in Ungheria. All’epoca i bolscevichi che controllavano la Russia centrale pensavano di servirsi dell’Ucraina come testa di ponte, un percussore che avrebbe innescato le rivoluzioni del proletariato occidentale. Nel gennaio del 1919 il capo dell’Armata rossa e del Partito bolscevico ucraino, Christian Rakovskij, dichiarava: «L’Ucraina sovietica rappresenta il nodo strategico del socialismo. Creare un’Ucraina rivoluzionaria e sovietica significa scatenare la rivoluzione nella penisola balcanica, dare al proletariato tedesco la possibilità di non soccombere alla morte, alla fame e all’imperialismo tedesco» (102)”” [Francis Conte, Gli Slavi. Le civiltà dell’Europa centrale e orientale’, Torino, 1991] [(100) Marx Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit., pp. 278; (101) Ibid. p. 246; (102) Conte, ‘Christian Rakovskij’, cit.]”,”EURC-119″ “CONTE Francis”,”Christian Rakovski et l’usage de la force armée dans un mouvement révolutionnaire: le cas de l’Ukraine (Janvier-Août 1919).”,”Il potere di Rakovskij in Ucraina, in Russia e nell’internazionale. “”En janvier 1919, Lénine plaçait Christian Rakovski à la tête du gouvernement provisoire de l’Ukraine. Confirmé à son poste de président du Conseil des Commissaires du peuple et ministre des Affaires étrangères de la République soviétique d’Ukraine à la fin de 1919, Rakovski devait y rester près de cinqu ans, jusqu’à son limogeage par Staline en juillet 1923 (37). Le pouvoir et le rôle personnel de Rakovski furent alors beaucoup plus considérables qu’on ne l’admet d’ordinaire. Dans les notes inédites qu’il écrivit sur ‘Rakovski en Ucraine’, Trotski met l’accent sur ce point capital et précise: “”A cette époque, Rakovski était l’âme et le chef véritable de l’Ukraine soviétique. Ce n’était pas une tâche facile… Rakovski pénétrait toutes les questions de la vie de l’Ukraine en concentrant dans ses mains la direction des affaires”” (38). Pendant la plus grande partie de la guerre civile, Rakovski contrôla en effet les trois forces essentielles du pouvoir soviétique en Ukraine: le Parti communiste, l’armée et le gouvernement ukrainiens. En 1919, au moment le plus intense de la guerre civile, il fut nommé président du Conseil de la Défense de l’Ukraine (39). Il combinait à la fois les plus hauts postes dans la hiérarchie du Parti communiste russe et dans celle du Parti ukrainien qui n’en était au début qu’une émanation. Depusi 1919, Rakoski était memre du Comité central du Parti communiste russe, membre du Comité central du parti communiste ukrainien et de son Politburo (ceci jusqu’en 1924). Depuis 1918, il était aussi membre du Comité central exécutif de la RSFSR, puis de l’union et de son praesidium (jusqu’en 1925). Il est enfin capital de noter que Rakovski avait été choisi par Lénine pour être un des membres fondateurs du Komintern lors du premier congrès qui se tint à Moscou en mars 1919 (40)”” (pag 522)”,”RIRB-142″ “CONTE Giuliano”,”Marx: dall’analisi della merce alla teoria della crisi.”,”Lungo passo di Marx a proposito del ‘feticismo’ (Grundrisse) (La nuova italia, 1968, vol I, p. 97-98) Feticismo delle merci “”Qualche parola sul feticismo. Scrive Marx: «La mutua e generale dipendenza degli individui reciprocamente indifferenti costituisce il loro nesso sociale. Questo nesso sociale è espresso nel loro valore di scambio, e solo in esso, per ogni individuo, la propria attività o il proprio prodotto diventano un’attività o un prodotto fine a se stessi; egli deve produrre un prodotto generico – il valore di scambio o – considerato questo per sé e individualizzato, – denaro… Il carattere sociale dell’attività, così come la forma sociale del prodotto e la partecipazione dell’individuo alla produzione, si presentano qui come qualcosa di estraneo, di oggettivo di fronte agli individui; non come loro relazione reciproca, ma come loro subordinazione a rapporti che sussistono indipendentemente da loro e nascono dall’urto degli individui reciprocamente indifferenti. Lo scambio generale delle attività e dei prodotti, che è diventato condizione di vita per ogni singolo individuo, il nesso che unisce l’uno all’altro, si presenta ad essi estraneo, indipendente, come una cosa. Nel valore di scambio la relazione sociale fra le persone si trasforma in rapporto sociale tra cose; la capacità personale, in una capacità delle cose. Quanto minore è la forza sociale del mezzo di scambio, quanto più esso è ancora legato alla natura del prodotto immediato del lavoro e ai bisogni immediati di coloro che scambiano, tanto maggiore deve essere la forza della comunità che lega insieme gli individui, il rapporto patriarcale, la comunità antica, il feudalesimo e le corporazioni… [Nel denaro] Ciascun individuo possiede il potere sociale sotto forma di una cosa. Strappate alla cosa questo potere sociale e dovrete darlo alle persone sulle persone» (15). Ora, può darsi che questo lungo passo dei ‘Grundrisse’ di Marx debbe essere letto unicamente con gli occhiali della teoria del valore-lavoro, ma a me in primo luogo pare indicare quanto segue: l’autonomizzarsi e il solidificarsi delle funzioni della sintesi sociale – connessione sociale e ricambio organico – in una figura estranea e contrapposta rispetto agli individui materiali che pur l’hanno posta in essere. (…)”” (pag 136-137) [(15) Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, La Nuova Italia, 1968, vol. I, pp. 97-98] Possibilità della crisi. “”Certo, qui stiamo parlando della merce e della circolazione semplice, quindi solo della possibilità formale della crisi. Ma Marx precisa in un passo illuminante del secondo Libro delle ‘Teorie sul plusvalore’: «Le crisi del mercato mondiale devono essere concepite come la concentrazione reale e la compensazione violenta di tutte le contraddizioni dell’economia borghese. I singoli momenti, che si concentrano in queste crisi, devono quindi manifestarsi e svilupparsi in ogni sfera dell’economia borghese, e quanto più penetriamo in essa ‘da un lato dobbiamo sviluppare nuove determinazioni di questa contraddizione, dall’altro dimostrare le forme più astratte della medesima come ricorrenti e contenute nelle forme più concrete. Si può dire dunque: la crisi nella sua prima forma è la metamorfosi della merce stessa» (55)”” (55) K. Marx, ‘Storia delle dottrine economiche’, cit., vol. II, p. 670″,”MADS-014-FB” “CONTE Domenico”,”Crisi agrarie e crisi politiche. La Germania da Weimar al nazismo.”,”””Fra Nsdap e ‘Reichslandbund’ si era ormai stabilito un solido rapporto di buon vicinato. Il 18 dicembre del 1931 Werner Willikens, rappresentante di Darré nell’Apparato di politica agraria e portavoce dell’ala agricola dei deputati nazionalsocialisti nel Reichstag, viene cooptato nella presidenza del ‘Reichslandbund’. Con ciò, la penetrazione del partito nazionalsocialista nella massima associazione agraria weimariana e il conseguente riconoscimento della Nsdap come ‘partito contadino’ ricevono la loro sanzione ufficiale”” (pag 700)”,”GERG-004-FGB” “CONTE Gian Biagio”,”Profilo storico della letteratura latina. Dalle origini alla tarda età imperiale.”,”Gian Biagio Conte, studioso di fama internazionale, insegna Letteratura latina alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha studiato soprattutto poesia latina di età tardorepubblicana e augustea, combinando con finezza di metodo filologia e teoria della letteratura.”,”STAx-135-FL” “CONTE Gian Biagio BERTI Emanuele MARIOTTI Michela”,”La sintassi del Latino.”,”Gian Biagio Conte, studioso di fama internazionale, insegna Letteratura latina alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha studiato soprattutto poesia latina di età tardorepubblicana e augustea, combinando con finezza di metodo filologia e teoria della letteratura. Emanuele Berti è ricercatore di Latino alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Michela Mariotti è dottore di ricerca in Filologia Greca e Latina. Ha maturato una solida esperienza nella didattica universitaria della lingua latina e lavora da anni nell’editoria scolatica; ha collaborato alla realizzazione del Dizionario della Lingua Latina.”,”STAx-136-FL” “CONTI Ettore”,”Dal taccuino di un borghese.”,”CONTI (Ettore, conte di Verampio), ingegnere e industriale italiano (Milano 1871-1972). Senatore del regno, cavaliere del lavoro, ambasciatore. Contribuì allo sviluppo dell’ industria elettrica come fondatore e presidente di molte società (Volta Orobia, SIP, ecc.). Fu anche presidente della Banca commerciale italiana e della Confindustria.”,”ITAE-030″ “CONTI Giovanni SALVATORELLI Luigi REALE Oronzo INGUSCI Pantaldo SPALLICCI Aldo BELLONI Giulio A. MORANTE Marcello SOMMOVIGO Amedeo SPINELLI Oscar ZUCCARINI Oliviero”,”Figure del movimento sociale-repubblicano in Italia.”,”Scritti di CONTI Giovanni (Movimento sociale repubblicano) SALVATORELLI Luigi (G. Mazzini) REALE Oronzo (Carlo Cattaneo) INGUSCI Pantaldo (Ferrari e Bovio) SPALLICCI Aldo (Bertani e Celli) BELLONI Giulio A. (N. Colajanni) MORANTE Marcello (A. Ghisleri) SOMMOVIGO Amedeo (unificazione italiana) SPINELLI Oscar (mutualismo cooperative) ZUCCARINI Oliviero (movimento sindacale). “”Il concetto di proprietà nel Ferrari si delinea da questi principi. Giuridicamente quel che lo spiega non è l’utile privato, ma l’interesse pubblico, come voleva Platone. E l’ interesse pubblico conduce alla comunanza, perché, se la proprietà è illimitata come diritto naturale in ognuno, questo diritto si afferma con forza in tutti””. (pag 32) “”Bovio riporta nella economia politica il principio di causalità in difesa dei diritti del lavoro; per cui se l’ effetto è l’ equivalente della causa, ‘il prodotto è l’ equivalente del produttore’. Il che porta alla fine dello sfruttamento dell’ uomo sull’ uomo, alla attribuzione a ciascuno del prodotto del proprio lavoro, alla eliminazione del profitto nel lavoro associato. Questa la dottrina sociale di Bovio (…)””. (pag 33) “”Ghisleri fu, in un certo senso, un solitario””. (pag 54) “”L’ importanza del pensiero sociale di Ghisleri non sta tanto nelle mete raggiunte, quanto nel ‘metodo’ che egli usava e suggeriva e che in lui era sostenuto e illuminato da una dignità morale, da una coerenza, da una onestà intellettuale e da un sereno equilibrio certamente fuori del comune””. (pag 55)”,”ITAB-225″ “CONTI Piero”,” Il “”fronte unico”” dalla “”lettera aperta”” alla Conferenza di Berlino (1921-1922). (in)”,”Con il concorso del Fondo Pia Carena Leonetti pag 10 elaborazione teoria offensiva nelle tesi sulla tattica di Thalheimer e Bela Kun. Formula Lenin per definire la nuova politica: “”il faut réculer pour mieux sauter”” (pag 25) UPS Unione dei Partiti Socialisti per l’azione internazionale uscita dalla Conferenza di Vienna del febbraio 1921. Nel comitato esecutivo per i vari paesi: Ledebour, Crispien; Adler, Skaret; Graber, Grimm; Kunfi; Cermak; Konsana. (pag 33)”,”INTT-246″ “CONTI Piero”,”Le divergenze fra gli uffici europei del Comintern (1919-1920). (in)”,”Sotto lo pseudonimo di Carlo NICCOLINI si celava il russo Nikolaj LJUBARSKIJ che scrisse il saltuo al Congresso Nazionale del PSI (1920) (pag 163)”,”INTT-247″ “CONTI Laura / BADALONI Nicola / PRESTIPINO Giuseppe”,”Il progresso scientifico-tecnologico in Marx e nel capitalismo maturo (Conti) / La sottomissione del lavoro e della scienza nel ‘Capitale’ (Badaloni) / La disputa filosofica sulla scienza della natura (Prestipino).”,”””Il significato generale del progresso tecnologico è per Marx “”(l’) istinto immediato e (la) tendenza immanente del capitale ad aumentare la forza produttiva del lavoro ‘per ridurre più a buon mercato’ la merce, e ‘con la riduzione a più buon mercato della merce ridurre più a buon mercato l’operaio stesso'”” (4) e si può dire che questo significato sia rimasto invariato. (…) Di Marx si rammenta, per lo più, che egli ha indicato due meccanismi fondamentali che scatenano la ricerca del plusvalore relativo, chiamando “”‘plusvalore relativo’ il plusvalore che deriva dall”accorciamento’ del tempo di lavoro necessario e dal corrispondente cambiamento nel ‘rapporto di grandezza’ delle due parti costitutive della giornata lavorativa”” (5), cioè di quella parte che corrisponde al tempo di lavoro necessario e di quella che corrisponde al tempo di pluslavoro. Questi due meccanismi sono riconducibili alla concorrenza fra capitalisti, e alla resistenza opposta dal capitale alle pressioni sindacali operaie. Circa questo secondo meccanismo, Marx scrive: “”La macchina non agisce soltanto come concorrente strapotente, sempre pronto a rendere ‘superfluo’ l’operaio salariato. Il capitale la proclama apertamente e consapevolmente ‘potenza ostile’ all’operaio e come tale la maneggia. Essa diventa l”arma più potente per reprimere’ le insurrezioni periodiche degli operai, gli scioperi ecc., contro l”autocrazia del capitale’… Si potrebbe scrivere tutta una storia delle invenzioni che dopo il 1830 sono nate soltanto come armi del capitale contro le sommosse operaie”” (6). L’altro meccanismo che spinge il capitalismo ad aumentare il plusvalore relativo compare come desiderio o necessità di concorrenza nei confronti degli altri capitalisti; esso sorregge l’innovazione tecnologica, e costringe a estenderla quando sia stata già applicata una prima volta. Marx cita: “”Se il mio vicino, facendo molto con poco lavoro, può vendere a buon mercato, io devo fare in modo di vendere a buon mercato come lui. Cosicché ogni arte, ogni mestiere od ogni macchina che operi col lavoro di meno braccia, e di conseguenza più a buon mercato, genera negli altri una specie di costrizione o emulazione, o a usare la stessa arte, mestiere o macchina, o a inventare qualcosa di somigliante”” (7)”” [Laura Conti, Il progresso scientifico-tecnologico in Marx e nel capitalismo maturo] [(in) Critica marxista, Roma, anno 7 n° 4-5, luglio-ottobre 1969] (pag 21-22) [(4) Karl Marx, Il Capitale, Roma, 1953, I, 2, p. 15; (5) Ivi, p. 10; (6) Ivi, p. 143; (7) Ivi, p. 15 (citato da ‘The Advantages of the East-India Trade to England’, London, 1720] (pag 21-22) Sull’usura della forza-lavoro e il declino operaio “”Per contro fu osservato già da Marx, e continua a verificarsi, il fatto che il progresso scientifico-tecnico accelera l’obsolescenza della forza-lavoro: a causa della continua modificazione delle modalità produttive, la vita dell’operaio raggiunge il massimo di rendimento (e quindi anche il salario) ben prima della vecchiaia, già durante l’età matura: e quindi comincia presto il declino. Marx aveva denunciato la minore adattabilità ai nuovi macchinari dell’uomo adulto, in confronto al giovane e al giovanissimo: oggi il problema, da una parte è attenuato per il più tardivo ingresso della gioventù nel processo di produzione, ma dall’altra è aggravato per il più veloce ritmo dei mutamenti. (…) Marx, che fu il primo a condurre un’osservazione scientifica su questo ordine di fenomeni, ebbe il grande merito di denunciare che l’invecchiamento della forza-lavoro non consiste soltanto nella minore capacità di sforzi fisici, e neppure consiste nella perdita di condizionamenti acquisiti: ma nella perdita della capacità di acquisire (o di acquisire velocemente) condizionamenti nuovi. Fatto, questo, del quale non tengono conto gli inventori di nuove macchine e i progettisti di nuovi impianti (il dover usare termini pavloviani per riassumere il pensiero di Marx è misura dell’anticipazione delle osservazioni esposte nel ‘Capitale’ sul successivo progresso delle scienze fisiologiche e psicologiche)”” [Laura Conti, Il progresso scientifico-tecnologico in Marx e nel capitalismo maturo] [(in) Critica marxista, Roma, anno 7 n° 4-5, luglio-ottobre 1969] (pag 33-34)”,”MADS-630″ “CONTI Giulio a cura”,”Cronache del berlusconismo.”,”””””Chi, per lungo tempo e costante impegno, si sforza di analizzare la vita economica e sociale a livello generale ed a livello nazionale si trova obbligato a collegare ogni fenomeno politico a ciò che si muove nel profondo””. Con questa premessa di metodo, Arrigo Cervetto introduceva la riflessione sulla “”concezione materialistica della politica”” iniziata a metà anni ’70 e raccolta ne ‘L’involucro politico’ (Edizioni Lotta Comunista, 1994). Un’indicazione di metodo che ha accompagnato nel corso degli anni la nostra analisi della vicenda politica italiana. Anche l’analisi del ‘berlusconismo’ non poteva che partire dallo stadio di “”ciò che si muove nel profondo”””” (pag XV, introduzione)”,”ELCx-184″ “CONTI Piero”,”Il Manifesto del «Gruppo Operaio» del PCR (b).”,”””La piattaforma politica dell’Opposizione Operaia si fondava su una analisi delle classi, che individuava a fondamento dello Stato sovietico tre componenti sociali: gli operai, che richiedevano «una politica chiara e sana, una marcia forzata verso il comunismo»; i contadini «con le loro aspirazioni di piccoli proprietari», a cui era assimilata la piccola borghesia impiegatizia; infine gli uomini d’affari e i vecchi dirigenti del regime capitalistico. Quest’ultimo strato sociale non era composto dagli industriali, che in generale erano stati eliminati durante la guerra civile, ma dai «tecnici», che avevano costituito l’ossatura del vecchio sistema economico e in quel momento storico continuavano ad esercitare sulla politica governativa una grossa influenza, che si concretizzava «nella tendenza a mantenere ed a rafforzare, a disprezzo di tutto, il sistema burocratico». L’Opposizione Operaia individuava così la causa della crisi attraversata dal partito e dallo Stato nella completa subordinazione degli interessi della classe operaia a quelli delle altre due classi, aggravata dalle misere condizioni di vita delle masse. La soluzione proposta era rimettere la gestione e l’organizzazione dell’economia nazionale nelle mani dei sindacati, con una serie di provvedimenti tendenti ad affidare la direzione della produzione agli stessi produttori anzichè ai «tecnici». Logica conseguenza di questa analisi fu la critica serrata alla burocratizzazione del partito, che secondo l’Opposizione Operaia non era stata affatto originata nè dalla miseria nè dalla abitudine alla centralizzazione contratta sotto il regime militare (come invece affermavano alcuni dirigenti), ma era un fenomeno più profondo derivato dall’influenza determinante di quei gruppi «estranei non solo al comunismo, ma anche alle più elementari aspirazioni del proletariato». Le misure da attuare per combattere la burocrazia dovevano essere drastiche: epurazione nel partito, messa in pratica del principio democratico, preponderanza operaia nella composizione dei comitati direttivi e del C.C., concreta libertà di critica e di opinione, ritorno al principio elettivo nel partito (7). La piattaforma dell’Opposizione Operaia si concludeva con il proposito dichiarato di non voler provocare alcuna scissione e con l’invito ai vertici del partito di tener conto della volontà delle masse: «Non senza ragione l’operaio di base dichiara con fiducia: Ilitch rifletterà, mediterà, ci ascolterà e darà il colpo di timone verso l’opposizione. Ilitch sarà ancora con noi» (8). Invece fu proprio Lenin il principale accusatore dell’Opposizione Operaia, che costituì il bersaglio del suo rapporto «Sull’utilità del partito e sulla deviazione anarco-sindacalista», tenuto il 16 marzo, in cui riproverò all’opposizione di essere troppo astratta e completamente slegata dalla realtà (9). Il Congresso a larga maggioranza condannò la «deviazione» anarco-sindacalista, con una mozione molto dura (10)”” (pag 203-204); “”L’Opposizione Operaia, pur essendosi formalmente sciolta dopo il X Congresso, continuò ad agitare i temi della critica alla linea politica del gruppo dirigente del PCR e si raccolse nel «club di discussione» del partito, che operò a Mosca nella seconda metà del 1921. Al dibattito contribuì attivamente anche Mjasnikov, il futuro fondatore del Gruppo Operaio, che inviò al C.C. un memorandum, da cui ricavò successivamente un articolo, dal titolo «Problemi gravi», pubblicato il 27 luglio; ad esso rispose, cinque giorni dopo, Lenin con una prima lettera, in cui esprimeva alcune critiche e chiedeva chiarimenti riguardo alla richiesta della libertà di stampa per tutti (15). Il 5 agosto, Lenin si occupò di nuovo del memorandum e dell’articolo di Mjasnikov in un’altra lettera, in cui analizzò più estesamente i suoi argomenti, sottoponendoli ad una severa critica. L’errore fondamentale individuato da Lenin era la richiesta di libertà di stampa: «La libertà di stampa nella RSFSR, circondata da nemici borghesi di tutto il mondo, sarebbe libertà di organizzazione politica della borghesia e dei suoi servi più fedeli, i menscevichi e i socialisti rivoluzionari. E’ un fatto incontestabile». Gli errori e le gravi carenze dello Stato sovietico erano apertamente riconosciuti da Lenin (…)”” (pag 205-206); “”A conclusione della questione, l’Ufficio Politico, dopo aver discusso il caso in diverse sedute, il 20 febbraio 1922 fece espellere Mjasnikov dal partito, per violazione della disciplina e per attività antipartito, lasciando tuttavia la possibilità di ripresentare domanda di ammissione dopo un anno. Nel gennaio era stato anche sciolto dalla Commissione Centrale di Controllo il «club di discussione», che aveva raccolto i maggiori oppositori della NEP. Tutto ciò non impedì tuttavia agli ex-membri dell’Opposizione Operaia di difendere il loro punto di vista davanti all’Internazionale Comunista, come già avevano fatto al III Congresso (19). E’ noto che il 26 febbraio essi inviarono una lettera all’Esecutivo Allargato, riunito per discutere la questione del fronte unico; la lettera; firmata da 22 vecchi iscritti al partito, fu accompagnata da un comunicato dell’Ufficio Politico del PCR, che, pur riconoscendo loro il diritto di rivolgersi all’organismo internazionale, sottolineava il fatto che i 22 appartenevano al gruppo condannato al X Congresso per deviazione anarco-sindacalista (20). La lettera dei membri dell’opposizione denunciava la penetrazione dell’elemento borghese nel partito, la sistematica repressione degli oppositori esercitata a tutti i livelli della burocrazia e il completo affossamento della democrazia operaia (…)”” (pag 206-207); “”Secondo Souvarine i membri del gruppo si erano dichiarati «vicini all’Internazionale 2 e mezzo» (28), ma nel loro programma essi si dissociavano sia dai menscevichi che dalla vecchia Opposizione Operaia, affermando di voler lavorare all’interno del partito per un rinovamento di esso (29). Il Gruppo Operaio (30) fu invece più attivo fra i lavoratori delle fabbriche; ad esso diedero vita Miasnikov, Kuznezov e Moiseev, che, basandosi sui già citati scritti di Mjasnikov, redassero il Manifesto, che fu diffuso illegalmente a Mosca agli inizi del 1923, subito prima del XII Congresso del PCR (31). In quello stesso periodo circolò anche un opuscolo anonimo, attribuito da un delegato al Congresso alla opposizione operaia, dove era richiesta l’esclusione dal C.C. della ‘troika’ composta da Stalin, Zinoviev e Kamenev. Ma il momento di maggiore attività del Gruppo Operaio fu nell’estate del 1923, quando la crisi economica (32) provocò una serie di scioperi spontanei, a Mosca, Pietrogrado, Karkov e Sormovo, che colsero di sorpresa gli stessi dirigenti sindacali e del partito; la presenza del Gruppo Operaio in quelle agitazioni fu denunciata anche da Kamenev in un discorso tenuto a Mosca l’11 dicembre, nel quale attacco in maniera dura il gruppo (…)”” (pag 209-210); “”Il Manifesto del Gruppo Operaio del PCR, scritto, come si è visto nel febbraio del 1923, fu pubblicato in forma ristretta a Berlino, dove era stato reso noto probabilmente dallo stesso Mjasnikov, all’inizio del 1924, con una introduzione ed alcune note a cura della KAPD (37). In esso sono riflesse tutte le ripercussioni negative delle scelte interne ed internazionali del gruppo dirigente del PCR. Il bersaglio della critica, espressa in un linguaggio caratteristico, forse volutamente «proletario», è la presunta rinuncia al compimento del processo rivoluzionario in Russia ed in Europa; una buona metà del documento è dedicata infatti al rifiuto della tattica di fronte unico, intesa come ricerca del compromesso con i socialdemocratici. Le tesi sul fronte unico proletario, proposte da Zinoviev, Radek e Bucharin, con l’appoggio di Lenin, erano state approvate dopo una lunga discussione nell’Ufficio Politico del PCR; Zinoviev aveva illustrato la nuova tattica alla Conferenza del partito, tenutasi dal 19 al 21 dicembre (38) (1922, ndr)”” (pag 210-211) [Piero Conti, ‘Il Manifesto del «Gruppo Operaio» del PCR (b)’, Movimento operaio e socialista, Genova, n. 2-3, aprile-settembre 1971] [(9) Lenin disse: “”Dobbiamo dirci che affinchè l’unità sia salda bisogna che una determinata deviazione sia condannata. Poichè essa si è delineata occorre metterla in evidenza e discuterla. Ma se occorre una discussione circostanziata, facciamola pure (…) e se occorre, se è opportuno, porteremo questo problema anche su scala internazionale (…). Ma la discussione teorica è una cosa, e la linea politica del partito, la lotta politica, sono un’altra. Non siamo un circolo di discussione”” (cfr. Lenin, Opere complete, Ed. Riun., Roma, vol. 32, p. 231); (10) Ibid. p. 225-228; (11) Ibidem, pp. 222-224 (…)]”,”RIRO-470″ “CONTI Laura”,”Che cos’è l’ecologia. Capitale, lavoro e ambiente.”,”Laura Conti (Udine, 1921) da giovane ha partecipato alla resistenza nelle brigate del Fronte della Gioventù. Arrestata venne deportata in un lager. Medico, ha rappresentato il Pci nel Consiglio regionale della Lombardia ed è stata segretaria della Commissione consiliare per la sanità e l’ecologia. Ha pubblicato varie opere. “”La polemica che Marx – nel ‘Capitale’ – fa contro Malthus non ha per oggetto (…) la curiosa ipotesi della progressione aritmetica ndelle non meglio identificate «risorse», bensì il concetto di «sovrappopolazione»: «sovra» rispetto a che? Nelle pagine di Malthus riferite più sopra, rispetto alle «risorse»; Marx polemizza invece contro un conetto di «sovrappopolazione» rispetto ai posti di lavoro, che non so se è espresso da Malthus; comunque può darsi che la polemica di Marx fosse ben fondata, nel senso che Malthus può avere parlato di eccesso di popolazione ‘nei confronti delle risorse’ in quanto impressionato dall’eccedenza ‘nei confronti dei posti di lavoro’. … finire (pag 115-117)”,”TEOS-327″ “CONTI Davide”,”L’occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della “”brava gente””.”,”Davide Conti (Roma, 1977) dottore di ricerca in Storia contemporanea all’Università di Roma “”La Sapienza”” e ricercatore della Fondazione Basso – sezione internazionale. Ha curato per questa casa editrice ‘Le brigate Matteotti a Roma e nel Lazio’ (2006) Tra i temi trattati: Capitolo I. Paragrafi: 1.8 Chiesa cattolica, milizie Ustascia e Regio Esercito: tra collaborazione e conflitti durante l’occupazione (pag 38-42) 1.9 Chiesa cattolica e milizie antipartigiane: Rozman, Stepinac e la “”Bela Garda”” (pag 43-44) 1-10. Le operazioni congiunte ustascia-Regio Esercito Italiano (pag 44-45) Capitolo III. Paragrafi: III.4. La resistenza greca come guerra popolare, la repressione italo-tedesca come politica del terrore (pag 180-183) La resistenza greca. Sabotaggi da parte degli operai “”L’attività delle formazioni combattenti greche costituì per le truppe e le autorità dell’Asse un fronte militare sempre aperto e molto impegnativo. La resistenza greca costrinse Regio Esercito e Wehrmacht all’impiego di numerose divisioni obbligando le truppe dell’Asse a far rientrare e convergere sul tronte interno greco molti loro soldati impegnati al fronte contro gli alleati. Il peso militare delle formazioni partigiane costrinse gli eserciti nazifascisti a combattere con un numero di forze e reparti inferiore al proprio potenziale effettivo determinando un forte vantaggio per le truppe alleate in grado di giovarsi dell’apporto militare delle formazioni dell’ EAM-ELAS sia per le operazioni militari di carattere locale sia per quelle di carattere strategico generale. Le truppe italo-tedesche subirono sempre più frequenti e pesanti attacchi da parte delle formazioni greche, alle quali risposero accentuando il carattere terroristico dell’occupazione. Nel “”Diario”” dell’Alto Comando della Wehrmacht vennero segnalate, nel solo mese di giugno, tutte le azioni di guerra e i sabotaggi operati dai partigiani a danno delle principali vie di comunicazione e delle stesse divisioni militari dell’Asse: 2 giugno 1943: sulla strada principale Larissa-Atene, un treno di soldati italiani in licenza è bruciato (…); 3 giugno 1943: il potendi di Vinosa è saltato (…); 4 giugno 1943: ad Atene vari tentativi di sciopero di funzionari ed impiegati pubblici (…) A sud di Lamia scontro tra italiani e una banda comunista (…) perdite italiane: 150 uomini; 21 giugno 1943: (…) nella notte tra il 20 e 21, la ferrovia Salonnicco-Atene è stata interrotta, in sei punti, da esplosioni (…) autori del presunto sabotaggio sono degli operai greci (…) gli operai sono stati arrestati (…); 22 giugno 1943: (…) nella notte del 22 tutti i collegamenti telefonici Yannina-Atene-Prevesa e con l’Albania, interrotti per atti di sabotaggio; 23 giugno 1943: sono state sabotate le linee telefoniche nella regione di Kozani e i ponti tra Larissa e Trikkala (…). Le disposizioni impartite dalle autorità italiane e tedesche in risposta alla crescente insubordinazione politico-sociale in Grecia inaspriroono le misure repressive e preventive per il mantenimento dell’ordine pubblico e per la lotta antipartigiana (…)”” (pag 180-181)”,”ITQM-251″ “CONTI Simonetta”,”L’ammiraglio del mare Oceano.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-206″ “CONTI Laura, saggio bibliografico a cura di”,”La Resistenza in Italia, 25 luglio. 25 luglio 1943 – 25 aprile 1945.”,” Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAR-002-FAP” “CONTI Vittorio”,”Paolo Mattia Doria, dalla repubblica dei togati alla repubblica dei notabili.”,”Paolo Mattia Doria (Genova, 24 febbraio 1667 – Napoli, 25 febbraio 1746) è stato un filosofo e matematico italiano di grande rilievo. Nato in una famiglia aristocratica genovese, Doria ha avuto un’infanzia segnata dalla morte precoce del padre e dall’influenza della madre, Maria Cecilia Spinola. Doria ha compiuto il classico Grand Tour in Italia, che lo ha liberato dalle inibizioni religiose ma gli ha anche instillato nuovi vizi mentali. Stabilitosi a Napoli verso il 1690, ha studiato diritto e ha sviluppato una profonda riflessione filosofica, influenzata dalla tradizione rinascimentale e postrinascimentale. In filosofia, Doria è passato dal cartesianismo al platonismo, opponendosi alle teorie d’importazione straniera e promuovendo un ritorno alle vecchie teorie platoniche ravvivate dalla fede cristiana. Ha avuto stretti rapporti con l’Accademia del viceré Duca di Medinacoeli e con Giambattista Vico, con cui ha condiviso molte riflessioni filosofiche.”,”BIOx-002-FMB” “CONTI Vittorio, a cura; saggi di R. AJELLO M. BAZZOLI V. CONTI F.M. DE-SANCTIS G.M. LABRIOLA M.G. MAIORINI S. MASTELLONE M. MONTANARI F. RUSSO”,”La recezione di Grozio a Napoli nel Settecento.”,”‘Ugo Grozio (1583-1645) è stato un giurista, filosofo e teologo olandese, considerato il padre del giusnaturalismo moderno. Nato a Delft, si distinse fin da giovane per la sua erudizione e divenne avvocato della Compagnia delle Indie Olandesi2. Fu anche procuratore generale d’Olanda e ambasciatore in Francia. Nel 1618, a causa di conflitti politici, fu imprigionato dagli Orangisti, ma riuscì a evadere nel 1621 nascosto in una cassa di libri. Rifugiatosi in Francia, scrisse la sua opera più celebre, De iure belli ac pacis (1625), che contribuì alla formulazione del diritto internazionale moderno3. Grozio sosteneva l’esistenza di un diritto naturale, indipendente dalle leggi umane e valido universalmente. Oltre al diritto, si occupò di teologia e filologia, promuovendo una lettura storica della Bibbia e cercando di conciliare il cristianesimo con la tradizione classica. Morì a Rostock nel 1645, lasciando un’eredità intellettuale che influenzò profondamente il pensiero giuridico e politico europeo’ (f. copil.) Il vero cognome di Ugo Grozio era Hugo de Groot. In olandese, il suo nome si pronunciava mentre in latino venne latinizzato in Hugo Grotius, da cui deriva la versione italiana Ugo Grozio”,”DIRx-026-FMB” “CONTINENZA Barbara”,”Darwin. Una vita per un’idea, la teoria dell’evoluzione.”,”CONTINENZA Barbara insegna storia della scienza presso il dipartimento di scienze storiche filosofico-sociali dell’Univ. di Roma Tor Vergata. Dirige il Centro Resviva. Ha al suo attivo varie pubblicazioni. “”La differenza tra la mente dell’uomo e quella degli animali superiori, per quanto grande sia, è solo di grado e non di genere. Questa è la tesi di fondo e non sono certo le contestazioni sulla presenza o meno del senso del bello – un bello per altro relativo e non assoluto , come invece avrebbe voluto una certa teologia naturale per cui la bellezza della natura è stata creata per il godimento dell’uomo – a incrinare la sua convinzione e la fermezza delle sue argomentazioni”” (pag 189)”,”SCIx-358″ “CONTINENZA Barbara”,”Darwin. Una vita per un’idea, la teoria dell’evoluzione.”,”‘Nel 1894, neanche 40 anni dopo l’uscita dell’ ‘Origin’, il paleontologo americano Henry Fairfield Osborn (1857-1935), autore di una delle prime storia dell’evoluzionismo si resenta come importante esempio di una tendenza da allora in poi fortemente radicata a voler ritracciare in ogni dove anticipazioni dell’idea di evoluzione. Nel suo ‘Dai Greci a Darwin. Disegno storico dello sviluppo dell’idea di evoluzione’, così scriveva: «””Prima e dopo Darwin”” sarà sempre l”ante et post urbem conditam’ della storia biologica». Tutt’altro che nuova, secondo Osborn, l’idea di evoluzione «ha raggiunto la sua attuale pienezza mediante lente aggiunte in ventiquattro secoli. (…) È bensì vero che prima del 1858 la ‘speculazione’ precorse sempre d’assai il ‘fatto’, e che lo svilupo dell’idea a volte s’arrestò e anche retrocedette; tuttavia con l’esame cresce la convinzione che la legge dell’Evoluzione venne raggiunta non con un deciso salto, ma pel progressivo sviluppo di ciascuna idea subordinata, a quella connessa, prima che fosse riconosciuta come un tutto unico da Lamarck prima, e poi da Darwin»’ (pag 4)”,”SCIx-549″ “CONTINENZA Barbara DI-SIENA Giuseppe FERRACIN Alessandro GAGLIASSO Elena, a cura”,”I cartografi dell’impero. Specie, razza, istinto: evoluzione e ideologia.”,”Barbara Continenza si occupa di problemi storici e teorici della biologia; G. Di Siena collabora con alcune riviste con sggi di critica ideologia e rapporto tra marxismo e scienze biologiche. A. Ferracin è assistente oridnario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma, E. Galiasso è assegnista presso la cattedra di Filosofia della Scienza, Istituto di Filosofia dell’Università di Roma.”,”SCIx-002-FFS” “CONTINI Caterina”,”Non di solo amore. Autocritica di un’educatrice antiautoritaria.”,”Caterina Contini è il ‘nom de plume’ di un’insegnante universitaria che, avendo vissuto una complessa esperienza ha acquisito i suoi strumeni ‘sul campo’. E li mette a disposizione di altri genitori per spiegare le forme di disagio…. “”…i figli dell’educazione democratica, anzichè procedere più spediti sulle vie dell’emancipazione, si attardano sempre più nella dipendenza tra le mura domestiche, avanzando sempre maggiori diritti senza accettare contropartite in doveri….”” (4° di copertina)”,”GIOx-006-FV” “CONTINI Giovanni FOCARDI Filippo PETRICIOLI Marta a cura: saggi di Ken ISHIDA Tokushi KASAHARA Hisashi YANO Aiko KURASAWA Takao MATSUMURA Guido SAMARANI Rosa CAROLI Harumi WATANABE Hiroshi OYAMA Nicola LABANCA Eric GOBETTI Thomas SCHLEMMER Filippo FOCARDI Laura MAGI”,”Memoria e rimozione. I crimini di guerra del Giappone e dell’Italia.”,”Giovanni Contini insegna Storia contemporanea presso La Sapienza, Univ. di Roma, Filippo Focardi insegna Storia contemporanea presso l’Università di Padova, Marta Petricioli insegna Storia del Vicino e Medio Oriente presso l’Università di Firenze. Il volume raccoglie gli atti del Convegno ‘Memoria e rimozione. I crimini di guerra del Giappone e dell’Italia’, Firenze, settembre 2007 Campagna di Russia. “”Per quanto riguarda la campagna di Russia, Thomas Schlemmer (1) dimostra che non si trattò affatto, come a lungo si è affermato esaminandone il tragico esito, di una spedizione militare non sentita e mal sopportata dalle truppe, solitamente raffigurate come vittime di pessimi comandi e del terribile inverno russo. Al contrario, anche da parte italiana trapela una forte motivazione ideologica, di “”crociata”” contro il comunismo non priva di elementi di antisemitismo, rafforzata per altro dalla partecipazione attiva ed efficace della Chiesa cattolica sul piano della propaganda. Fino allo sfondamento del fronte sovietico nel dicembre 1942, l’Asse funzionò bene: le truppe italiane collaborarono in più occasioni con quelle tedesche nella repressione spiccia del movimento partigiano e non esitarono in varie occasioni a consegnare gli ebrei catturati nelle mani dell’alleato-carnefice. Sulla mancata “”Norimberga italiana””, ovvero sulla mancata punizione dei criminali di guerra italiani, si sofferma il contributo di Filippo Focardi (2) (…)”” (pag 13-14) [introduzione dei curatori] [(1) Thomas Schlemmer, ‘Il Regio Esercito sul fronte russo. Esperienza e memoria’ (pag 175-186); (2) Filippo Focardi, ‘Criminali a piede libero. La mancata “”Norimberga italiana” (pag 187-202)]”,”JAPx-094″ “CONTINI Bruno COZZI Terenzio CARAMELLI Vincenzino BRAVO Gian Mario NEJROTTI Mariella ANDREASI Annamaria BONELLI Franco PASSERIN D’ENTRÈVES Alessandro FIRPO Luigi TRANFAGLIA Nicola STORACI Marina”,”Schemi di analisi economica per la valutazione dei disastri naturali (Contini); Un modello per l’analisi della distribuzione ottima degli investimenti (Cozzi); Sulla interazione tra deficit di divise e deficit di risparmio nel quadro della politica di industrializzazione delle economie in via di sviluppo (Caramelli); Profilo intellettuale e politico di Carlo Ilarione Petitti di Roreto (1790-1850) (Bravo); Correnti anarchiche e socialiste a Torino (1870-1888) (Nejrotti); La Federazione edilizia e il movimento sindacale italiano (1900-1915); Osservazioni e dati sul finanziamento dell’industria italiana all’inizio del secolo XX (Bonelli); Due lettere di Luigi Einaudi ad Alessandro Passerin D’Entrèves (Passerin D’Entrèves, a cura); Altre cinque lettere di Luigi Einaudi a Benvenuto Griziotti (1926-1955) (Firpo, a cura); Un articolo sconosciuto di Luigi Einaudi al “”Mondo”” (1950) (Tranfaglia, a cura); L’archivio di Paolo Thaon di Revel (Storaci, a cura).”,”Contiene tra l’altro: Correnti anarchiche e socialiste a Torino (1870-1888) (Nejrotti)”,”ANNx-002-FP” “CONTORBIA Franco CORDIE’ Carlo D’ORSI Angelo GILARDENGHI Roberta LEONETTI Alfonso”,”Duilio Remondino futurista internazionalista.”,”””Nel suo programma politico il futurismo di Marinetti si è messo contro il popolo, facendogli capire che la società avrebbe sempre usato delle braccia strappate al lavoro per combattere a pro di una patria che il popolo conosce soltanto di nome; che per rinforzare la razza e rinnovarla (frase nazionalista) si impiegherebbe sempre la carne del popolo e il suo bel sangue generoso””. (dal discorso di Remondino, pag 7)”,”MITC-066″ “CONTORBIA Franco GRECO Lorenzo, a cura; testimonianze di Norberto BOBBIO Vito DAMICO Alessandro GALANTE GARRONE Massimo MILA Diego NOVELLI, saggi di Guido QUAZZA Luigi ANDERLINI Marco REVELLI Franco CONTORBIA Lorenzo GRECO Vanni SCHEIWILLER Fausto FIORINI”,”Per Franco Antonicelli. Saggi e testimonianze raccolti da Franco Contorbia e Lorenzo Greco.”,”‘Franco Antonicelli (1902-1974) è stato un importante intellettuale, poeta, saggista e antifascista italiano. Nato a Voghera, frequentò il Liceo Classico Massimo d’Azeglio a Torino e si laureò in Lettere e Giurisprudenza all’Università di Torino 1. Durante i suoi studi, conobbe molti intellettuali torinesi come Cesare Pavese e Norberto Bobbio. Antonicelli fu un oppositore del regime fascista e subì arresti e confino per le sue idee. Durante la Resistenza, fu attivo nel Partito Liberale e nel Comitato di Liberazione Nazionale del Piemonte, di cui divenne presidente 1. Dopo la guerra, continuò a lavorare come saggista e editore, contribuendo alla diffusione di opere di autori come Kafka e Joyce in Italia’ (f. copil.)”,”BIOx-018-FMB” “CONVENEVOLE Roberto”,”Processo inflazionistico e redistribuzione del reddito. La dinamica del salario relativo e del saggio di surplus delle industrie manifatturiere.”,”Fondo Davoli CONVENEVOLE Roberto (Chieti 1949) si è laureato nel 1974 in economia all’Università di Roma dove attualmente (1977) lavora come assegnista. E’ stato borsista presso la Scuola italiana di storia del pensiero economico diretta da Claudio Napoleoni. Dibattito sulla crisi degli anni ’70. “”I. (…) ‘l’attuale crisi economica e sociale che investe il sistema produttivo italiano non è una crisi nella quale la caduta del saggio di profitto nel settore propulsivo è causata da una modificazione dei rapporti di mercato a favore della forza-lavoro, e cioè dalla continua ascesa del costo del lavoro, ma è piuttosto una crisi che scaturisce dalla strategia seguita nel far fronte alla “”sovrapproduzione”” e che ha comportato la modificazione dei rapporti di mercato che presiedono alla divisione del surplus prodotto nel settore’. In altri termini, la produzione del “”surplus”” nel settore manifatturiero non è mai venuta meno negli ultimi ventitre anni (il surplus inteso come quota del Prodotto Lordo complessivo e come quota del Prodotto Lordo delle manifatturiere), anzi, solo che sono progressivamente mutati i rapporti di divisione del surplus medesimo e di conseguenza è mutata la ‘destinazione’ del surplus progressivamente prodotto nel processo economico; da qui il suo utilizzo in altri usi che non l’accumulazione. Non è quindi vera la tesi che da alcuni anni è stata riproposta da Glyn e Sutcliffe [1972] in Gran Bretagna, ed in Italia ripresa da De Meo, D’Antonio, Farina, secondo i quali quella che attraversiamo è una crisi di struttura del sistema capitalistico ‘provocata dalle spinte convergenti delle rivendicazioni salariali’ da un lato e dall’inasprirsi della concorrenza internazionale dall’altro. Quest’ultimo aspetto, la concorrenza internazionale, è senz’altro vero ma va inquadrato a sua volta nel più generale contesto del tipo di crisi che attraversa il mercato mondaile; quest’aspetto diventa – però – secondario nella misura in cui la “”lettura”” della crisi che i due autori britannici fanno per il capitalismo del Regno Unito nei suoi due aspetti del crollo della “”quota”” dei profitti e della caduta del “”saggio”” di profitto viene poi generalizzata a tutti i principali paesi dell’Europa occidentale ed agli Stati Uniti [Glyn-Sutcliffe, 1972, capp. II e III]. Certo, la crisi è ‘strutturale’ nel senso che investe verticalmente il sistema economico-sociale e nel seonso che è lo sbocco – il prodotto – di vastissime modificazioni sociali intervenute dalla fine della seconda guerra mondiale; ed è ‘strutturale’ anche nel senso che è una crisi ‘storica’ del ‘modo’ di produzione capitalistico, vale a dire che cumula una serie di effetti delle precedenti e “”ricorrenti”” crisi di questo tipo.”” (pag 229-230) “”(…) un recente studio di Pala (…) interpreta la crisi attuale – come le precedenti – del ‘modo’ di produzione capitalistico sia a livello internazionale che a livello interno come una crisi di ‘sovrapproduzione’ (3). Il punto di partenza dell’analisi della crisi deve essere il “”mercato mondiale””, in quanto espressione dello sviluppo complessivo del ‘modo’ di produzione capitalistico; e dunque si deve studiare tale mercato “”risalendo indietro nel tempo, fino alla precedente fase critica; cioè, fino all’ultima guerra mondiale imperialistica, che ha rappresentato una soluzione più radicale e stabile – attraverso la più grande distruzione di capitale mai messa in atto dalla borghesia mondiale – di quella data alla crisi di sovrapproduzione del 1929 (che, pertanto, è errato considerare come l’ultima grande crisi prima dell’attuale, ma che va invece considerata come la penultima)”” (4). A livello mondiale la genesi dell’attuale crisi sta nella prolungata espansione postbellica di tutto l’occidente capitalistico con l’espansione statunitense in prima linea; espansione che – con rallentamenti ciclici momentanei e non sincronici – si è protratta per un quarto di secolo (5). “”L’insorgenza delle crisi è dovuta, si è detto, allo sviluppo delle ‘contraddizioni intrinseche’ al capitale stesso, al venir meno per tutti i capitalisti delle condizioni di valorizzazione dei rispettivi capitali. “”La perdita per la classe nell’insieme è inevitabile, ma quanto di essa ciascuno debba sopportare, in quale misura debba assumersene una parte, diventa allora questione di forza e di astuzia, e la concorrenza si trasforma in una lotta fra fratelli nemici”” (6)”” (pag 231-232) (3) Pala, 1974, ‘Un contributo per lo studio della crisi mondiale attuale’. L’impostazione metodologica del Pala è quella di “”seguire l’evolversi contraddittorio del processo di accumulazione e isolare gli elementi di crisi che vanno accumulandosi insieme al capitale”” unica via questa per non “”rischiare di accettare desunzioni superficiali o spiegazioni affrettate e fuorvianti fornite dai teorici”” delle analisi dominanti (ibid., p. 6). Il lavoro del Pala riproponendo l’interpretazione della crisi come “”crisi di sovrapproduzione”” rifiuta da un lato le mistificazioni sull’esplosione della “”questione petrolifera”” e l’ambiguità della teorizzazione del “”ristagno””; e dall’altro lato ricerca le cause ‘logiche’ e ‘storiche’ delle interpretazioni del marxismo dell’inizio del secolo che portarono a teorizzare l’interpretazione delle crisi da “”sottoconsumo”” (4) Ibid., pp. 6-7 (5) “”Non può meravigliare, quindi, se questi elementi, le cause fondamentali della crisi, vanno ricercati e vengono trovati – dando ragione a chi già riteneva di avere individuato i prodromi della crisi internazionale intorno alla fine degli anni ’60 – nelle condizioni dello sviluppo capitalistico mondiale che si venivano sempre meglio caratterizzando dalla seconda metà di tali anni. Non può allora essere affatto accettata la giustificazione dell’ultima ora, l’avvenimento clamoroso più recente, per spiegare un processo molto più lungo e che ha ben altre radici. E’ un “”fatto curioso””, secondo Marx che gli scrittori borghesi facciano “”rivivere ancora una volta questa illusione: gli affari sono sempre sanissimi e il loro svolgimento progredisce a un ritmo favorevole, fino a che il crollo avviene tutto in una volta”””” (ibid., p. 7) (6) Ibid., pp. 9-10. la citazione è tratta da Marx 1867, Libro III (I), XV, p. 309″,”ECOT-231″ “CONZE Werner DEL-BO Giuseppe e altri, redazione a cura”,”Répertoire international des sources pour l’ étude des mouvements sociaux aux XIXe et XXe siecles. Volume II. La premiére internationale. Periodiques. Imprimés 1864-1876. Actes officiels du Conseil Général et des Congrès et Conférences de l’ Association Internationale des Travailleurs.”,”Il Repertorio Internazionale delle Fonti per lo Studio dei Movimenti Sociali nel XIX e XX secolo è elaborato sotto la direzione dell’ Ufficio della Commissione Internazionale di Storia dei Movimenti Sociali e della Strutture Sociali composto attualmente: Presidenti: Ernest LABROUSSE, Domenico DEMARCO, Jan DHONDT, Segreteria generale: Denise FAUVEL-ROUIF. Comitato di redazione: Werner CONZE Giuseppe DEL-BO, Tage LINDBOM, Val LORWIN, Jean MAITRON, Carlos RAMA, Eugene STEINEMAN Eugenie STEPANOVA Jaime VICENS VIVES (deceduto).”,”INTP-036″ “CONZE Werner DEL-BO Giuseppe e altri, redazione a cura”,”Répertoire international des sources pour l’ étude des mouvements sociaux aux XIXe et XXe siecles. Volume III. La premiére internationale. Periodiques. Imprimés 1864-1876. Actes officiels des Fédérations et Sections Nationales de l’ Association Internationale des Travailleurs.”,”Il Repertorio Internazionale delle Fonti per lo Studio dei Movimenti Sociali nel XIX e XX secolo è elaborato sotto la direzione dell’ Ufficio della Commissione Internazionale di Storia dei Movimenti Sociali e della Strutture Sociali composto attualmente: Presidenti: Ernest LABROUSSE, Domenico DEMARCO, Jan DHONDT, Segreteria generale: Denise FAUVEL-ROUIF. Comitato di redazione: Werner CONZE Giuseppe DEL-BO, Tage LINDBOM, Val LORWIN, Jean MAITRON, Carlos RAMA, Eugene STEINEMAN Eugenie STEPANOVA Jaime VICENS VIVES (deceduto).”,”INTP-037″ “CONZE Werner GROH Dieter”,”Die Arbeiterbewegung in der nationalen Bewegung. Die deutsche Sozialdemokratie vor, während und nach der Reichsgründung.”,”‘Movimento dei lavoratori nel movimento nazionale. La socialdemocrazia tedesca prima, durante e dopo la fondazione del Reich’ “”Die von Marx wenige Tage nach Ausrufung der Republik verfaßte “”Zweite Adresse der Generalrats des Internationalen Arbeiter-Association über den Deutsch-Französischen Krieg”” warnte die französischen Arbeiter vor jedem Aufstandsversuch und ermahnte sie, die republikanische Freiheit auszunutzen, “”um die Organisation ihrer eigenen Klasse gründlich durchzuführen (Marx-Engels: Werke. Bd. 17 S. 277 f). Den konkreten Hintergrund dieser Warnung bildete die Abreise der französischen Mitglieder der IAA von London nach Paris, “”um dort””, wie Marx am 6. 9. an Engels schrieb, “”Dummheiten im Namen der ‘Internationale’ zu machen. ‘Sie’ wollen die provisorische Regierung stürzen. Commune de Paris etablieren…”” (Briefwechsel. Bd. 4 S. 453). Marx und Engels waren sich darüber einig, daß ein Losschlagen der Arbeiter vor dem Friedensschluß verhindert werden müsse und daß ihre erste Aufgabe darin bestehe, sich besser zu organisieren (‘Engels’ an Marx, 7. und 12.9.1870, a.a. O.S. 457, 459 f.). Auch die Ausrufung der Commune in Lyon änderte nichts an ihrer Zurückhaltung. Marx berichtete under dem 19.10. über Frankreich, daß in Lyon eine revolutionäre Regierung – “”La Commune”” -, die sich aus Arbeitern und bürgerlichen Republikanern zusammensetzt, unter der Leitung Bakunins “”most foolish decrees on the ‘abolition de l’état’ and similar nonsense”” veröffentlicht habe (Ausgewählte Briefe. Berlin 1953. S. 288). Vor dem 18. März 1871 zeigten Marx und Engels zwar Sympathien für die französischen Arbeiter, erwähnten aber weder die Aufstandsversuche vom 5. und 31.10.1870, noch begegneten sie den Versuchen, die Gesellschaft auf kommunaler Basis zu reorganisieren oder gar den “”Staat”” abzuschaffen, anders als mit großer Skepsis”” (pag 127) [Werner Conze Dieter Groh, Die Arbeiterbewegung in der nationalen Bewegung. Die deutsche Sozialdemokratie vor, während und nach der Reichsgründung, 1966]”,”MGEx-229″ “COOK Paul J.”,”Ugo La Malfa.”,”A vent’anni dalla scomparsa, quest’ampia biografia ripercorre la vicenda politica e ilntellettuale di Ugo LA MALFA attraverso il fascismo, l’impegno nel PARTITO D’AZIONE, la battaglia per la Repubblica, il centrismo, il centrosinistra, la crisi degli anni settanta e la solidarietà nazionale. La personalità del leader repubblicano viene messa in relazione con l’ambiente politico, le vicende di governo, le scelte di politica economica e internazionale. Sullo sfondo si delinea la realtà espressa dalla borghesia laica di MATTIOLI-R, dal “”MONDO”” di PANNUNZIO-M, da quell’ambiente illuminista e modernizzatore che sostenne il centrosinistra come opportunità riformatrice. COOK-PJ è specialista di studi europei e di economia internazionale ed è attualmente direttore del comitato economico e delle”,”ITAP-008″ “COOK Chris KIRK Tim MOORE Bob”,”Sources in European political History. Volume 3. War and Resistance.”,”Esempio di una voce: “”CORVETTO Giovanni (fl. 1890-1910) Italian general In the Pagliano collection in the provincial archive at Lucca, Italy, are a number of letters to Corvetto from various military and political figures during the years 1890-1910″” (pag 36)”,”ARCx-044″ “COOK Don”,”De Gaulle.”,”Don Cook, capo dell’ufficio di Parigi del Los Angeles Times, è uno dei corrispondenti più accreditati che si sia occupato degli eventi politici e militari sulla scena europea fin dalla seconda guerra mondiale. É autore anche di Ten Men and History, Floodtide in Europe e Eisenhower.”,”FRAV-010-FL” “COOKE Philip”,”Luglio 1960: Tambroni e la repressione fallita.”,”A pagina 132 riporta testo attinto da ‘Azione comunista’ 5 agosto 1960 riportato da noi in L. PARODI, Critica del sindacato riformista. ELC-009 (c’è una piccola discrepanza). Philip COOKE è nato a Londra. Ha studiato all’ Università di Edinburgo dove ha conseguito il Ph.D. Insegna presso il dipartimento d’italianistica dell’ Università di Strathclyde (Glasgow). Ha pubblicato ‘The Italian Resistance: an anthology’ (MUP. 1997), ‘Fenoglio’ s binoculars’, Johnnny’s eyes: history, language and narrative technique in Fenoglio’s Il partigiano Johnny’ (PETER LANG 2000).”,”ITAC-031″ “COOLEY John K.”,”Una guerra empia. La CIA e l’ estremismo islamico.”,”COOLEY John K., giornalista e scrittore, lavora attualmente ad Atene per la ABC News. E’ stato per oltre 40 anni corrispondente dal Medio Oriente e dall’ Africa del Nord (in particolare seguendo l’ Algeria e i movimenti anticoloniali). ha scritto diversi libri tra cui ‘Payback: America’s Long War in the Middle Orient’ (1991). Per opporsi all’ invasione sovietica dell’ Afghanistan, nel 1979, gli USA strinsero una sorprendente alleanza con gli estremisti islamici. L’A racconta i retroscena di questa alleanza e del modo in cui la CIA pianificò la ‘guerra santa’ in Afghanistan. Racconta anche come, con l’ aiuto dell’ Arabia Saudita, dei servizi segreti pakistani e persino della Cina, vennero armati, addestrati e finanziati 250 mila mercenari islamici di ogni parte del mondo. Le conseguenze di questa operazione sono il trionfo dei talebani, la diffusione mondiale del terrorismo islamico, la destabilizzazione dell’ Algeria e della Cecenia, gli attentati al World Trade Center. Osama Bin LADEN faceva parte di questo grande gioco.”,”USAP-037″ “COOLEY John K.”,”Muammar Gheddafi e la rivoluzione libica.”,”John K. Cooley giornalista dell’ ABC News a Londra è vissuto in Medio Oriente ed è considerato un esperto del Mondo Arabo sul quale ha scritto tre libri. Collabora con il Washington Post, Los Angeles Times, Foreign Polich ecc.”,”VIOx-225″ “COON Carleton S.”,”L’origine delle razze.”,”””Non è razzismo riconoscere che esistono differenze razziali; è razzismo fondare su queste differenze delle discriminazioni morali e politiche”” (quarta di copertina) Antropologo-fisico, professore, prima a Filadelfia e poi a Harvard, Carleton S. Coon è una delle massime autorità nel campo dell’antropologia fisica. Il suo libro ‘The Races of Europa’ del 1939 rimane un punto di riferimento per gli specialisti. Tassonomia: disciplina che si occupa della classificazione, della nomenclatura e della descrizione di un organismo vivente.”,”SCIx-555″ “COON Horace”,”American Tel and Tel. The Story of a Great Monopoly.”,”Cap. IV. Chi ha inventato il telefono? (pag 44-55) La corrispondenza tra Bell e Gray in caso Dowd (pag 47)”,”USAE-133″ “COOPER James Fenimore, a cura di Algerina NERI”,”Viaggio in Italia, 1828-1830.”,”Soggiorno a Genova (pag 105), Confronto tra Napoli e New York (pag 137) Alcune pagine dell’originale che contenevano informazioni storiche sono state omesse (dalla avvertenza)”,”VARx-607″ “COOPER David a cura; scritti di LAING R.D. BATESON Gregory CARMICHAEL Stokely HENRY Jules GERASSI John SWEEZY Paul GOODMAN Paul GOLDMANN Lucien MARCUSE Herbert COOPER David”,”Dialettica della liberazione. Integrazione e rifiuto nella società opulenta.”,” Contiene tra l’altro: – La preparazione sociale e psicologica alla guerra di Jules Henry (L’economia americana, Fattori psicologici) (pag 81-100)”,”TEOS-354″ “COPER Rudolf”,”Failure of a Revolution. Germany in 1918-1919.”,”L’autore è nato nel 1904 a Berlino dove ha frequentato scuola e università. E’ stato giornalista per il Berliner Tageblatt e di altri giornali. Ha ottenuto il Ph.D. in economia e ha svolto servizio civile nel Reich come consigliere economico. Nel 1933 ha lasciato la Germania per il Sudafrica. Ha scritto e viaggiato in vari paesi dall’India alla Cina, al Giappone, al Canada dove si è stabilito ed è stato corrispondente per il Saturday Night e commentatore televisivo. E’ stato poi professore di economia alla Loyola University, New Orleans. Confusione nel movimento rivoluzionario tedesco: Karl Liebknecht contro Emil Barth “”Liebknecht, the leader of the Spartacists, also opposed Barth (1), but for reasons different from Haase’s. In his opinion Barth wanted to ‘make revolution’, and he held that this was impossible. He propagated his old idea of working up a revolutionary mood in the masses through constant demonstrations and partial strikes that would develop into general strike and revolution. In spite of the successful mass action the Stewards had organized in response to the mood of the masses, Liebknecht condemned their technique. The Stewards, on the other hand, clung to their notion that in view of their political training and the history of their union movement the German workers were not prepared for incessant partial actions, and that a few mighty blows were the appropriate technique (p. 60). The meeting compromised by appointing 11 November as the day of action. But Barth had anticipated agreement upon 4 November and had sent out corresponding instructions to his lieutenants in many parts of Germany before the meeting started. He had great difficulty in cancelling these instructions and did not succeed in all places. The confusion was heightened by events in Kiel. The Kiel movement began on 28 October quite spontaneously and was at first unpolitical (pp. 13 and 68). For this reason, and became of Barth’s cancellation, it was not supported by the local representatives of the Revolution Committee. But when these representatives saw that the movement was assuming great proportions they threw themselves into it despite the cancellation and the appointment of 11 November. The Kiel movement then precipitated events elsewhere, including Berlin. Barth might sill have waited until 11 November, but to add to his troubles two further sources of confusion opened up. For one, the twenty-six mass meeting, arranged for the evening of 7 November by the Independents in conjunctions with the Stewards, were forbidden (p. 32). The ban interrupted direct communication with the masses of the workers. And then, the Independent deputy of the Reichstag, Ernst Däumig (p. 51), one of Barth’s closer collaborators, was arrested by the police at noon on 8 November. Barth believed that this was due to a betrayal of their plains; he advanced the date of action and called the workers of Berlin into the streets for 9 November, with the result that the whole organization outside Berlin was at sixes and sevens, although, of course, 9 November became ‘the day’ because Berlin was all-important. In this situation, which was known to him, Ebert performed his brilliant manoeuvre of telling Prince Max that he would call out the workers of Berlin on 9 November unless the Kaiser abdicated (p. 37)”” (pag 72-73) (1) Emil Barth (trade unionist and politician): becomes chairman of Revolutionary Stewards] (presidente dei consigli operai rivoluzionari)”,”MGER-144″ “COPI Irving M.”,”Introduzione alla logica.”,”Irving M. Copi è professore di filosofia all’Università del Michigan.”,”FILx-392-FF” “COPLEY James S.”,”The Copley Press, Aurora, Illinois.”,” “”Nel primo anno di pubblicazioni quotidiane, il giornale spese circa 1200 $ per le notizie telegrafiche e l’ anno successivo 2000 $. Bushyhead e Gunn lavorarono duro per fare un giornale di successo. Alla fine, nel 1873, Bushyhead si ritirò dall’ impresa e Gunn diede a lui 5000 $ per i suoi interessi. Il giornale presto raddoppiò di dimensione, per quei tempi era un boom a San Diego. Poi venne il panico del 1873 e il giornale assieme all’ economia generale fu duramente colpito. Gunn disse in seguito che fu direttore, reporter e l’ intero staff, facendo il lavoro di molti uomini affinchè ‘The Union’ potesse andare avanti.”” (pag 192)”,”EDIx-066″ “COPPELLOTTI Francesco a cura; scritti di Ernst BLOCH Kurt LENK Branko DESPOT Bozidar DEBENJAK Frank CENGLE Milan KANGRGA Herbert MARCUSE Iring FETSCHER Oskar NEGT Hans-Jürgen KRAHL”,”Marx e la rivoluzione.”,”””A ciò va aggiunto un altro elemento che si fece strada anche nella dialettica di Marx e che sorprendentemente risale ad un motivo leibniziano. Nel 1702 Leibniz scrisse una lettera sulla legge di Mariotte, la legge della pressione del gas su una parete esterna non riscaldata. La quantità di gas che spinge e preme sulla parete esterna contiene già in sè il suo futuro, cioè la sua liberazione; questo futuro si riconosce come pressione sulla parete esterna, producendo come effetto finale l’esplosione della parete esterna. Nel XVIII secolo, questa frase della lettera di Leibniz divenne la massima di un’utopia di Mercier sull’anno 2420 circa, svolgendo dunque la funzione di prognosi sociale. Lo scritto di Mercier fu letto da Marx e la sua massima leibniziana divenne il fondamento della frase marxiana secondo cui la violenza è la levatrice di una società, di ogni società che è gravida di una nuova società”” [Ernst Bloch, Marx pensatore della rivoluzione] [(in) COPPELLOTTI Francesco a cura; scritti di Ernst BLOCH Kurt LENK Branko DESPOT Bozidar DEBENJAK Frank CENGLE Milan KANGRGA Herbert MARCUSE Iring FETSCHER Oskar NEGT Hans-Jürgen KRAHL, Marx e la rivoluzione, Milano, 1972] (pag 17) ancora da inserire”,”MADS-017-FL” “COPPENS Yves”,”Storia dell’ uomo e cambi di clima.”,”Lezione conclusiva pronunciata martedi 21 giugno 2005 dal Professor Yves COPPENS (College de France, Cattedra di Paleoantropologia e Preistoria) “”Non è un caso che l’ uomo, così attrezzato, compaia in quel momento. Dieci anni di ricerche nei sedimenti della bassa valle del fiume Omo, ai confini tra Etiopia, Sudan e Kenya, sedimenti depositatisi fra quattro milioni e un milione di anni fa, mi hanno consentito di leggere la crisi climatica che si trova alla sua origine – era la prima volta; globalmente si è trattato di un raffreddamento, e localmente di un periodo di siccità. Il rapporto fra il numero di pollini d’ albero e il numero dei pollini d’ erba passa in effetti, in quello stesso periodo, da 0,4 a 0.01. Cinquanta tonnellate di ossa mi hanno dimostrato, in relazione a questa perdita di umidità, come aveva reagito tutta la fauna dei vertebrati in funzione delle proprie capacità nei confronti del mutamento ambientale. Alcune specie si estinguono (ad esempio i mastodonti, (…)), altre migrano, tutte quante o in parte (…), altre arrivano (…), altre infine si trasformano sul posto: è il caso degli elefanti, che accrescono il diametro dei loro molari e il numero delle loro lamine di smalto (…). E’ anche il caso degli ominidi. (…) La risposta umana è la dissuasione intellettuale; Homo è un ominide col cervello più grosso, più complesso di quello dei suoi predecessori e antenati, sicuramente più inventivo di fronte ai predatori e ai rapaci che gli contendevano i cadaveri, e presenta inoltre questa mascella capace di mangiare di tutto, ce ho sopra descritta, avendo esteso alla carne il suo precedente menu vegetariano””. (pag 32-33-34-35)”,”SCIx-238″ “COPPOLA Pasquale a cura; saggi di Pasquale COPPOLA Franco FARINELLI Vincenzo GUARRASI Roberto GAMBINO e Anna SEGRE Rosario SOMMELLA e Lida VIGANONI Giuseppe DEMATTEIS Gino LUSSO e Pasquale COPPOLA Sergio CONTI e Fabio SFORZI Guglielmo SCARAMELLINI Elena DELL’AGNESE e Guda LUCARNO Paolo BONORA”,”Geografia politica delle regioni italiane.”,”Saggi di Pasquale COPPOLA, Franco FARINELLI, Vincenzo GUARRASI, Roberto GAMBINO e Anna SEGRE, Rosario SOMMELLA e Lida VIGANONI, Giuseppe DEMATTEIS, Gino LUSSO e Pasquale COPPOLA, Sergio CONTI e Fabio SFORZI, Guglielmo SCARAMELLINI e Elena DELL’AGNESE e Guda LUCARNO, Paolo BONORA, BONORA e COPPOLA. P. COPPOLA è ordinario di geografia politica ed economica nella facoltà di scienze politiche dell’Istituto Orientale di Napoli. Tra i suoi lavori: -Geografia e Mezzogiorno. NUOVA IT. 1977 -Una introduzione alla geografia umana. LIGUORI. 1986 -Soggetti economici e gerarchie territoriali. PATRON. 1988 -La forma e i desideri. Saggi geografici su Napoli e la sua area metropolitana. ESI. 1997″,”ITAS-005″ “COPPOLA Francesco”,”La vittoria bifronte.”,”Paese legale e paese reale. “”Se non che la democrazia francese è una strana democrazia, nella quale, all’ opposto di ciò che avviene in Inghilterra, la pubblica opinione, e specialmente la migliore, non ha assolutamente alcun potere sul ceto politico professionale, e quindi sul Parlamento, e quindi sulla oligarchia parlamentare e burocratica che governa a rotazione, e che praticamente determina la politica dello Stato. Charles Maurras, con una formula divenuta ormai celebre, distingue in Francia, l’ uno accanto all’ altro, anzi l’ uno contro l’ altro, un pays réel e un pays légal, che sarebbero quello la vera nazione, questo il mondo profittatore, cinico e demagogico dei professionisti del regime. La distinzione, come sa chiunque abbia consuetudine con la vita francese, è innegabilmente esatta””. (pag 35)”,”ITAF-183″ “COPPOLA Pasquale”,”Geografia e Mezzogiorno.”,”COPPOLA Pasquale è professore di geografia politica ed economica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli.”,”ITAS-166″ “COQUERY-VIDROVITCH Catherine”,”Africa nera: mutamenti e continuità.”,”Catherine Coquery-Vidrovitch, insegnante di Storia contemporanea all’Università di Parigi, lavora al Wilson Centre di Washington. Specialista nella storia socio-economica dell’Africa contemporanea, ha al suo attivo una significativa quantità di opere che la qualificano come una delle più attendibili interpreti dell’evoluzione del continente nero.”,”AFRx-005-FL” “COQUIN Francois-Xavier”,”La revolucion rusa.”,”COQUIN Francois-Xavier è professore assistente di storia slava presso la Facoltà di lettere di Parigi.”,”RIRO-241″ “COQUIN François-Xavier”,” La revolution Russe manquee.”,”Parmi les diverses publications de François-Xavier Coquin, on retiendra plus particulièrement: La révolution russe, La révolution de 1917, ainsi que Les Actes du colloque sur la révolution de 1905. Avant-propos, conclusion, notes, chronologie, bibliographie, index, Collection La Mémoire du Siècle, animée par André Versaille n. 41,”,”RIRx-022-FL” “CORA’ Bruno GIANNOTTI Gianni, contributi; fotografie di Gianni BERENGO GARDIN Luciano D’ALESSANDRO”,”Dentro il lavoro.”,”Contiene poesia di Brecht, Domande di un lettore operaio (pag 23) “”Allora, siccome il mondo della storia è il mondo dell’uomo che lavora e che fatica, ‘la storia del mondo è la storia conflittuale di coloro che operano le scelte e che dirigono e di coloro che eseguono e che sono oggetto delle scelte’. Sotto questo aspetto, i Paesi cosiddetti “”socialisti”” non rappresentano davvero un’alternativa nel senso della dignità umana del lavoro. Ne fornisce ampia testimonianza il libro “”Per un comunismo democratico””, che è costato a Rudolf Bahro, un fervente comunista, l’incredibile condanna ad otto anni di prigione per aver dimostrato che nella RDT come nell’URSS, domina un potere burocratico incontrollato di cui è vittima soprattutto la classe operaia. “”Il socialismo realmente esistente – afferma Bahro – è contrassegnato dalla continuazione del lavoro salariato nella produzione e dal denaro; dalla razionalizzazione della vecchia divisione del lavoro; da una evidente promozione delle disuguaglianze sociali per mezzo di un largo ventaglio di redditi; dalle corporazioni ufficiali per l’inquadramento e la messa sotto tutela della popolazione; dalla liquidazione – invece che dalla conservazione e dalla realizzazione – delle libertà conquistate dalle masse nell’era borghese””.”” (pag 17)”,”CONx-153″ “CORAINI Giovanni VENTURA Pietro”,”La gestione ordini clienti e fornitori. Come organizzarla in una piccola e media impresa con il supporto di un minicomputer.”,”Giovanni Coraini (1946), laureato in economia e commercio presso l’Università Cattolica di Milano, è iscritto al Collegio dei ragionieri liberi professionisti. Autore di numerosi articoli su riviste specializzate, esercita dal 1980 la professione di commercialista. Pietro Ventura (1949) è dal 1969 all’Olivetti, dove ha maturato esperienze commerciali e tecniche come progettista di soluzioni gestionali.”,”SCIx-073-FL” “CORBETTA Piergiorgio PIRETTI Maria Serena”,”Atlante storico-elettorale d’Italia, 1861-2008.”,”CORBETTA è professore ordinario di metodologia della ricerca sociale presso la Facoltà di scienze della formazione dell’Università di Bologna. Maria Serena PIRETTI è professore ordianrio di storia contemporanea e di storia comparata dei sistemi elettorali pressso la Facoltà di scienze politiche Roberto Ruffilli dell’Università di Bologna.”,”ITAP-142″ “CORBETTA Piergiorgio LEONARDI Robert a cura; saggi di Vincent DELLA-SCALA Albert Z. GUTTENBERG Lawrence GRAY Paolo MIGGIANO Pietro BARRERA Douglas A. WERTMAN Joan Barth URBAN Paolo CERI Carlo MARLETTI Michelle B. MILLER Patrizio BIANCHI Sandro MAGISTER”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1987.”,”Saggi di Vincent DELLA-SCALA Albert Z. GUTTENBERG Lawrence GRAY Paolo MIGGIANO Pietro BARRERA Douglas A. WERTMAN Joan Barth URBAN Paolo CERI Carlo MARLETTI Michelle B. MILLER Patrizio BIANCHI Sandro MAGISTER”,”STAT-516″ “CORBI Gianni”,”Togliatti a Mosca. Storia di un ‘legame di ferro’.”,”Gianni CORBI è stato inviato e D responsabile dell’ ‘Espresso’. E’ editorialista de ‘La Repubblica’ e dell’ ‘Espresso’. Ha scritto, per la Rizzoli, ‘L’avventurosa nascita della Repubblica’.”,”PCIx-028″ “CORBIN Alain a cura di, con Nicole LEMAITRE Françoise THELAMON Catherine VINCENT, collaboratori Astérios ARGYRIOU Sylvie BARNAY Marie-Françoise BASLEZ Guy BEDOUELLE Altri,”,”Storia del cristianesimo.”,”Alain Corbin. Professore emerito di Storia della Francia nel XIX secolo. Università di Paris I-Panthéon-Sorbonne, Istituto universitario di Francia. Nicole Lemaitre, professore di Storia moderna, Università Paris I-Panthéon-Sorbonne. François Thelamon professore emerito di Storia antica, Università di Rouen. Catherine Vincent professore di Storia medievale, Università Paris X-Nanterre.”,”RELC-067-FL” “CORBINO Epicarmo”,”La battaglia dello Jutland.”,”Battaglia dello Jütland Battaglia navale della 1° GM che, svoltasi il 31 maggio 1916, non ebbe esito strategico pur essendo stato l’unico vero grande scontro sui mari. La flotta tedesca, comandata dall’ammiraglio R. K. F. von SCHEER, nel tentativo di forzare il blocco inglese uscì in ricognizione verso lo Skagerrak; gli Inglesi, usciti dalle basi, impegnarono battaglia nel primo pomeriggio con la squadra comandatadall’ammiraglio D. BEATTY che attirò i Tedeschi verso la flotta dell’ammiraglio J. R. JELLICOE. Allo scontro parteciparono ca. 250 navi e i Tedeschi vennero a trovarsi in una posizione assai critica, ma riuscirono a sganciarsi, grazie a un contrattacco effettuato dagli incrociatori da battaglia comandati dall’ammiraglio Franz von Hipper. Ma dopo questo episodio essi non uscirono più dai porti del Mare del Nord e rinunciarono all’idea di contendere il dominio del mare agli Inglesi con flotta di superficie. (GE20)”,”QMIP-017″ “CORBINO Epicarmo”,”L’ Economia Italiana dal 1860 al 1960.”,”La prima vittima monetaria della crisi: la caduta della sterlina. “”La grave crisi dei prezzi verificatasi nel 1930 non poteva non avere serie ripercussioni sulla stabilità di alcune monete, e fra esse veniva per prima la sterlina, sulla quale gravava il fortissimo onere impostole dalla irrazionale decisione del 1919 di ritornare alla vecchia parità aurea. E’ a quella deflazione che si deve attribuire il crollo della sterlina del 1931, anche se i fattori ultimi determinanti del fenomeno possano essere rintracciati nelle vicende monetarie degli altri paesi, e soprattutto nella decisione della Germania di applicare unilateralmente la moratoria ai suoi pagamenti esteri per riparazioni o per movimenti di capitali.”” (pag 260-261)”,”ITAE-150″ “CORBINO Epicarmo”,”La battaglia dello Jutland. Vista da un economista.”,”Battaglia dello Jütland Battaglia navale della Prima guerra mondiale che, svoltasi il 31 maggio 1916, non ebbe esito strategico pur essendo stato l’unico vero grande scontro sui mari. La flotta tedesca, comandata dall’ammiraglio R. K. F. von Scheer, nel tentativo di forzare il blocco inglese uscì in ricognizione verso lo Skagerrak; gli Inglesi, usciti dalle basi, impegnarono battaglia nel primo pomeriggio con la squadra comandatadall’ammiraglio D. Beatty che attirò i Tedeschi verso la flotta dell’ammiraglio J. R. Jellocoe. Allo scontro parteciparono circa 250 navi e i Tedeschi vennero a trovarsi in una posizione assai critica, ma riuscirono a sganciarsi, grazie a un contrattacco effettuato dagli incrociatori da battaglia comandati dall’ammiraglio Franz von Hipper. Ma dopo questo episodio essi non uscirono più dai porti del Mare del Nord e rinunciarono all’idea di contendere il dominio del mare agli Inglesi con flotta di superficie. (GE20) I progressi tedeschi nella precisione e rapidità del tiro. “”Ma i progressi maggiori e più rapidi furono conseguiti nella direzione e nella condotta del tiro. La superiorità tedesca allo Jutland in questo campo era stata notevole (…)”” (pag 349)”,”QMIP-017-FV” “CORCOS Fernand”,”Catechisme des partis politiques. Historique, doctrine et programme de tous les groupements politiques en France, pour les elections de 1928.”,”L’A è dottore in scienze politiche ed economiche”,”FRAV-075″ “CORCUFF Philippe MAILLARD Alain a cura; saggi di Alain MAILLARD Michelle PERROT Thierry HOHL Danile BENSAID Michael LOWY Bruno SCACCIATELLI Philippe CHANIAL Philippe CORCUFF”,”Les socialismes francais à l’ épreuve du pouvoir. Pour une critique mélancolique de la gauche (1830-1947).”,”Saggi di Alain MAILLARD Michelle PERROT Thierry HOHL Danile BENSAID Michael LOWY Bruno SCACCIATELLI Philippe CHANIAL Philippe CORCUFF. “”La préparation du Congrès de Tours est marquée par la discussion des conditions d’adhèsion à la Troisième Internationale (ou Internationale Communiste). La question du pouvoir n’est pas centrale mais participe de la construction du communisme francais dans la réitération de l’interdiction faite aux socialistes/communistes de participer aux “”gouvernements bourgeois””. Comment se présente le Congrès de Tours? A gauche, les partisans de l’adhèsion à la Troisième Internationale issus de l’aile gauche du Comité de la reconstruction, du Comité d’adhésion à la Troisième Internationale. Au centre, les “”reconstructeurs de droite”” sont pour une adhésion sous conditions; à droite, le Comité de résistance regroupe les différents fractions hostiles au communisme. L’issue du Congrés est connue avec la scission qui laisse face à face le Parti communiste, majoritaire, et la SFIO, minoritaire. La sèparation consommée, les socialistes se réunissent à Tours pour lancer un appel aux socialistes francais. Lors de cette réunion, une gauche apparaît, autour des “”reconstructeurs”” et de Jean Longuet (1876-1938), décidés à perpétuer un héritage de l’unité de 1905 et à maintenir la condamnation de la politique d’intégration au pouvoir des “”majoritaires de guerre””.”” (pag 112) “”Face à l’intepellation bolchevique sur les moyens de faire la révolution, d’accéder au pouvoir politique, les reconstructeurs se placent sur le terrain doctrinal fondé sur les textes et les références de l’avant-guerre socialiste. Ils invoquent le texte d’Amsterdam pour bien ancrer leur légitimité hors de toute tentative révisionniste. Leur interprétation est extrêment stricte puisqu’ils refusent les circonstances exceptionnelles de participation au pouvoir acceptées par Kautsky lors de la crise “”révisionniste”” du début du siècle. L’événement révoution russe est gommé au profit de son insertion dans un passé commun déterminé par les textes d’avant 1914. La représentation du pouvoir s’inscrit dans la tradition socialiste la plus “”orthodoxe””. Ce problème est second dans les préoccupations des reconstructeurs engagés dans une revalorisation de l’unité internationale contre la guerre, stratégie opposée à celle de l’Internationale communiste de la révolution. Au-delà des motions, les discours de congrès actualisent les propositions initiales, leur donnent sens dans la controversie interne. Moins connu que celui de Léon Blum (1872.-1950), le discours de Jean Longuet, très long, échelonné sur deux journées, se prèsente comme un bilan de la situation du socialisme international, une démostration des effets pervers que provoquerait la scission sur sa branche francaise.”” (pag 113)”,”MFRx-300″ “CORDELLIER Serge DIDIOT Beatrice coordinamento e realizzazione; consiglio di redazione: Bertrand BADIE Jean-Francois BAYART Francois CONSTANTIN Francois GEZE Gustave MASSIAH Francisco VERGARA. Redazione: Mariam Abou ZAHAB Fariba ADELKHAH Monica ALMEIDA Arnaud D’ANDURAIN Aline ANGOUSTURES Benoit ANTHEAUME Elsa ASSIDON Jean-Christophe AUGE’ Bertrand BADIE Richard BANEGAS Karel BARTOSEK Catherine BAULAMON Roberte BERTON-HOGGE Romain BERTRAND Nicolas BESSARABSKI Sophie BESSIS Diallo BIOS Pierre BOILLEY Pierre-Yves BOISSY Chrispophe BOLTANSKI Bernard BOTIVEAU Xavier BOUGAREL Yves BOUGON Jean-Marie BOUISSOU André BRIGOT Francoise CAYRAC-BLANCHARD Greg CHAMBERLAIN Veronique CHAUMET CHEONG SEONG-CHANG Bertrand CHUNG Etienne COPEAU Serge CORDELLIER Luis COSTA BONINO Jerome CREEL Jean-Marc CREVOISIER John CROWLEY Olivier DAVENE Dominque DARBON Pierre-Marie DECOUDRAS Pascal DEWIT Myriam DESERT Renaud DETALLE Jean-Michel DE-WAELE Jean-Michel DOLBEAU Bruno DRWESKI Anne DULPHY Hervé DUPOUY Akram B. ELYAS Maurice ENGUELEGUELE Michel FOUCHER Sandrine GAMBLIN Eric GAUVRIT Pierre GENTELLE Solveig GODELUCK Danile GOMA’ PINILLA Francois GRIGNON Pierre GRUNDMANN André GUICHAOUA Janette HABEL Ali HABIB Bernard HOURCADE Helene IIBERT Yannick JADOT Duncan H. JAMES Sophie JOUINEAU Alain JOXE Guy-André KIEFFER Theophile KOUAMOUO Joseph KRULIC Muhamedin KULLASHI Jerome LAFARGUE Stephanie LAUTARD-BALME Christian LECHERVY Jean-Francois LEGRAIN Gilles LEPESANT Ignace LEVERRIER Edith LHOMEL Lubomir LIPTAK Pierre-Jean LUIZARD John MAGUIRE Rafaelle MAISON Roland MARCHAL Jean-Marie MARTIN Luis MARTINEZ Giampiero MARTINOTTI Patricio MENDEZ DEL VILLAR Christine MESSIANT Eric MEYER Georges MINK Stephane MONCLAIRE Alain MUSSET J. NADEAU A. NAVARRO PEDRO A. NOEL P.Y. PECHOUX A. PELINKA C. PEREIRA J.J. PORTAIL H. PROUIX J.P. PRUD’HOMME P. QUANTIN W. RACZKA N. RAGARU P. RAMIREZ J.C. RAMPAL G. de RAPPER E. ROBERT B. ROUGIER M. ROUX O. ROY R. SERRA S. SMITH F. SOLER H. TERTRAIS Y. TOMIC C. TOULABOR O. TRUC C. URJEWICZ F. VERGARA L. VIGNAL I.A. WARDE J.D. WEISZ J.C. WILLAME J. ZERININI-BROTEL”,”L’ état du monde. Annuaire economique geopolitique mondial 2001.”,”consiglio di redazione: Bertrand BADIE Jean-Francois BAYART Francois CONSTANTIN Francois GEZE Gustave MASSIAH Francisco VERGARA. Redazione: Mariam Abou ZAHAB Fariba ADELKHAH Monica ALMEIDA Arnaud D’ANDURAIN Aline ANGOUSTURES Benoit ANTHEAUME Elsa ASSIDON Jean-Christophe AUGE’ Bertrand BADIE Richard BANEGAS Karel BARTOSEK Catherine BAULAMON Roberte BERTON-HOGGE Romain BERTRAND Nicolas BESSARABSKI Sophie BESSIS Diallo BIOS Pierre BOILLEY Pierre-Yves BOISSY Chrispophe BOLTANSKI Bernard BOTIVEAU Xavier BOUGAREL Yves BOUGON Jean-Marie BOUISSOU André BRIGOT Francoise CAYRAC-BLANCHARD Greg CHAMBERLAIN Veronique CHAUMET CHEONG SEONG-CHANG Bertrand CHUNG Etienne COPEAU Serge CORDELLIER Luis COSTA BONINO Jerome CREEL Jean-Marc CREVOISIER John CROWLEY Olivier DAVENE Dominque DARBON Pierre-Marie DECOUDRAS Pascal DEWIT Myriam DESERT Renaud DETALLE Jean-Michel DE-WAELE Jean-Michel DOLBEAU Bruno DRWESKI Anne DULPHY Hervé DUPOUY Akram B. ELYAS Maurice ENGUELEGUELE Michel FOUCHER Sandrine GAMBLIN Eric GAUVRIT Pierre GENTELLE Solveig GODELUCK Danile GOMA’ PINILLA Francois GRIGNON Pierre GRUNDMANN André GUICHAOUA Janette HABEL Ali HABIB Bernard HOURCADE Helene IIBERT Yannick JADOT Duncan H. JAMES Sophie JOUINEAU Alain JOXE Guy-André KIEFFER Theophile KOUAMOUO Joseph KRULIC Muhamedin KULLASHI Jerome LAFARGUE Stephanie LAUTARD-BALME Christian LECHERVY Jean-Francois LEGRAIN Gilles LEPESANT Ignace LEVERRIER Edith LHOMEL Lubomir LIPTAK Pierre-Jean LUIZARD John MAGUIRE Rafaelle MAISON Roland MARCHAL Jean-Marie MARTIN Luis MARTINEZ Giampiero MARTINOTTI Patricio MENDEZ DEL VILLAR Christine MESSIANT Eric MEYER Georges MINK Stephane MONCLAIRE Alain MUSSET J. NADEAU A. NAVARRO PEDRO A. NOEL P.Y. PECHOUX A. PELINKA C. PEREIRA J.J. PORTAIL H. PROUIX J.P. PRUD’HOMME P. QUANTIN W. RACZKA N. RAGARU P. RAMIREZ J.C. RAMPAL G. de RAPPER E. ROBERT B. ROUGIER M. ROUX O. ROY R. SERRA S. SMITH F. SOLER H. TERTRAIS Y. TOMIC C. TOULABOR O. TRUC C. URJEWICZ F. VERGARA L. VIGNAL I.A. WARDE J.D. WEISZ J.C. WILLAME J. ZERININI-BROTEL”,”REFx-058″ “CORDELLIER Serge a cura; collaborazione di B. BADIE K. BARTOSEK S. BESSIS L. BIANCO P. BRENNAN P. BURRIN G. CANDAR J. CHEVALLIER J. DELMAS J.L. DOMENACH M. FERRO P. GENTELLE C. JAFFRELOT D. LABBE’ A.M,. LE-GLOANNEC J.L. MARGOLIN H. MINCZELES M. POCHOY H. PORTELLI J. PORTES C. PROCHASSON A. ROUX M. ROUX O. ROY J. SELLIER B. STORA P. TEXIER E. TEMIME C. SABOURET J.F. SABOURET P. VIDAL-NAQUET I. WARDE A. WIEVIORKA e altri”,”Le dictionnaire historique et geopolitique du 20e siecle.”,”1500 voci curate da 200 specialisti. collaborazione di B. BADIE K. BARTOSEK S. BESSIS L. BIANCO P. BRENNAN P. BURRIN G. CANDAR J. CHEVALLIER J. DELMAS J.L. DOMENACH M. FERRO P. GENTELLE C. JAFFRELOT D. LABBE’ A.M,. LE-GLOANNEC J.L. MARGOLIN H. MINCZELES M. POCHOY H. PORTELLI J. PORTES C. PROCHASSON A. ROUX M. ROUX O. ROY J. SELLIER B. STORA P. TEXIER E. TEMIME C. SABOURET J.F. SABOURET P. VIDAL-NAQUET I. WARDE A. WIEVIORKA e altri”,”STOU-039″ “CORDELLIER Serge LENNKH Annie a cura; comitato di redazione: Hélène ARNAUD Jean-François BAYART Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH François GEZE Yves LACOSTE Annie LENNKH Gustave MASSIAH Thierry PAQUOT Alfredo G.A. VALLADAO Francisco VERGARA”,”L’état du monde. Edition 1988-1989. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione: Hélène ARNAUD Jean-François BAYART Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH François GEZE Yves LACOSTE Annie LENNKH Gustave MASSIAH Thierry PAQUOT Alfredo G.A. VALLADAO Francisco VERGARA”,”STAT-359″ “CORDELLIER Serge, a cura”,”Dizionario di storia e geopolitica del XX Secolo.”,”Serge Cordellier ha conseguito il Dea in Geografia umana presso l’Università Paris I-Pantheòn-Sorbonne e il Dea in Sociologia presso l’Università Paris X-Nanterre.”,”RAIx-064-FL” “CORDEN Warner Max”,”Inflazione e tassi di cambio. La dinamica dell’economia Internazionale.”,”Warner Max Corden è stato lettore di Economia internazionale all’Università di Oxford negli anni 1976-77, durante i quali ha scritto questo libro. Oggi insegna Economia all’Università nazionale australiana di Canberra. Ha anche insegnato presso le Università della California (Berkeley), del Minnesota e di Princeton. Tra le sue pubblicazioni: The Theory of Protection e Trade Policy and Economic Welfare.”,”ECOT-118-FL” “CORDILLOT Michel”,”Eugene Varlin, cronique d’un espoir assassiné.”,”Collana ‘La part des hommes’ diretta da Claude PENNETIER”,”MFRx-045″ “CORDILLOT M. PENNETIER C. RISACHER J. a cura; collaborazione di André CAURON Michel DREYFUS Jean-Claude DUBOS Jacques GRANDJONC René LAMARQUIS Nicole RACINE Philippe REGNIER Nathalie VIET-DEPAULE e altri”,”Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier francais. Biographies nouvelles. Tome 44 1789 – 1939.”,”Oltre a Michel CORDILLOT, Claude PENNETIER, Jean RISACHER, hanno collaborato al volume André CAURON, Michel DREYFUS, Jean-Claude DUBOS, Jacques GRANDJONC, René LAMARQUIS, Nicole RACINE, Philippe REGNIER, Nathalie VIET-DEPAULE e altri.”,”MFRx-0090″ “CORDILLOT Michel, a cura, collaborazione di Francois FOURN e Robert P. SUTTON (cabétistes), Jean-Claude DUBOS (fouriéristes), Annick FOUCRIER (Californiens)”,”La Sociale en Amérique. Dictionnaire biographique du mouvement social francophone aux Etats-Unis, 1848-1922.”,”Collaborazione di Francois FOURN e Robert P. SUTTON (cabétistes), Jean-Claude DUBOS (fouriéristes), Annick FOUCRIER (Californiens) Aiuto e partecipazione di Jonathan BEECHER René BIANCO Anthony S. BLISS Marjorie BOURDELAIS Olivier BREGEARD Claudine CHALMERS Elisabeth CHAMORAND Charles CLERC Guy CLERMONT Catherine COLLOMP Ronald CREAGH Bernard DANSEREAU Marianne DEBOUZY Pierre-Jacques DERAINNE Marianne ENCKELL Jacques GRANDJONC (+), Christophe GRIGRI Carl GUARNERI André JEANNET Tanguy LAMINOT Maurice MOISSONNIER Hubert PERRIER Jean PIAT Karine PICHON Allan POTOFSKY James PRATT Jean PUISSANT Nicole RIFFAUT-PERROT Jean RISACHER Michael SIBALIS Remy SKOUTELSKI Martin STOHLER Francois TUEFFERD (+) Bruno VERLET Jacques VIARD.”,”MUSx-177″ “CORDILLOT Michel”,”Aux origines du socialisme moderne. La Première Internationale, la Commune de Paris, l’exil. Recherches et travaux.”,”CORDILLOT M. è professore di civilizzazione americana all’Università di Parigi VIII. E’ l’A di varie opere tra cui ‘La sociale en Amerique’. Ha tradotto dall’inglese il libro di Christopher Alan Bayly ‘The birth of modern world’. Ha tradotto pure il libro di Jennifer Pitts, ‘The Turn of the Empire’ pubblicato in francese con il titolo ‘Naissance de la bonne conscience coloniale, Les liberaux francais et anglais et la question imperiale, 1770-1870′.”,”INTP-053″ “CORDILLOT Michel”,”Révolutionnaires du Nouveau Monde. Une brève histoire du mouvement socialiste francophone aux Etats-Unis (1885-1922).”,”pag 88 Sezione francese IWW Michel CORDILLOT è professore di storia nell’Università Paris 8″,”MUSx-244″ “CORDILLOT Michel, coordinamento; scritti di Christos ADRIANOPOULOS Jean-Christophe ANGAUT Fabrice BENSIMON Jean-Pierre BONNET Thoams BOUCHET Florence BRAKA Louis BRETONNIERE Edward CASTLETON Eric CAVATERRA Alain CHICOUARD Julien CHUZEVILLE André COMBES Michel CORDILLOT Philippe DARRIULAT Nicolas DELALANDE Quentin DELUERMOZ Véronique FAU-VINCENTI Eric FOURNIER Laure GODINEAU Maxime JOURDAN Jacqueline LALOUETTE Claude LATTA Elisabeth LEBON Hugues LENOIR Hélène LEWANDOWSKI Julien LUCCHINI Roger MARTELLI Jean-Yves MOLLIER Xavier NOËL Stéphane PANNOUX Olivier PEYNOT Georges RIBEILL Jean-Louis ROBERT Sidonie VERHAEGHE Danièle VOLDMAN Pierre-Henri ZAIDMAN”,”La Commune de Paris 1871. Les acteurs, l’événement, les lieux.”,”Christos ADRIANOPOULOS Jean-Christophe ANGAUT Fabrice BENSIMON Jean-Pierre BONNET Thoams BOUCHET Florence BRAKA Louis BRETONNIERE Edward CASTLETON Eric CAVATERRA Alain CHICOUARD Julien CHUZEVILLE André COMBES Michel CORDILLOT Philippe DARRIULAT Nicolas DELALANDE Quentin DELUERMOZ Véronique FAU-VINCENTI Eric FOURNIER Laure GODINEAU Maxime JOURDAN Jacqueline LALOUETTE Claude LATTA Elisabeth LEBON Hugues LENOIR Hélène LEWANDOWSKI Julien LUCCHINI Roger MARTELLI Jean-Yves MOLLIER Xavier NOËL Stéphane PANNOUX Olivier PEYNOT Georges RIBEILL Jean-Louis ROBERT Sidonie VERHAEGHE Danièle VOLDMAN Pierre-Henri ZAIDMAN Contiene tra i molti saggi: – Olivier Peynot, Les Polonais et la Commune (pag 708-709) – Olivier Peynot, Les Italiens et la Commune (pag 710-712) – Quentin Deluermoz, Le rôle de l’ Internationale dans la Commune (pag 945-948) – Michel Cordillot, Karl Marx et la Commune (pag 968-971)”,”MFRC-185″ “CORDOVA Ferdinando”,”Le origini dei sindacati fascisti.”,”Ferdinando CORDOVA (Reggio Calabria, 1938) insegna storia dei partiti e movimenti politici all’ Univ di Salerno. Ha già pubblicato ‘Arditi e legionari dannunziani’ (1969) e ‘Momenti di storia contemporanea calabrese’ (1971). “”Abbiamo visto, nel corso del precedente capitolo, come i sindacati fascisti avessero stipulato, nel settembre del 1924, un patto con gli industriali del settore. Contro di esso aveva protestato invano la FIOM, che ne era stata esclusa e che non era riuscita, così, a far valere alcune importanti rivendicazioni. L’ accordo – come si ricorderà – aveva concesso un aumento dei salari, pari, nel massimo, ad una lira e sessanta centesimi al giorno ed era stato concluso in tutta fretta, con l’ ovvio intento di porre le organizzazioni sindacali antifasciste di fronte al fatto compiuto. Già nel gennaio del 1925, tuttavia, gli aumenti del costo della vita a Milano erano stati tali – a quanto risulta dalle tabelle che abbiamo riportato – da annullare i dubbi benefici conseguiti in settembre.”” (pag 357)”,”ITAF-053″ “CORDOVA Ferdinando”,”Alle origini del PCI in Calabria (1918-1926).”,”CORDOVA Ferdinando nato a Reggio Calabria nel 1938 insegna storia dei partiti e movimenti politici all’ Università di Salerno. Ha pubblicato ‘Arditi e leggendari dannunziani’ (1969) e ‘Le origini dei sindacati fascisti’ (1974). Loris pseudonimo di Bruno FORTICHIARI Ardito alias LA-CAMERA PCI. “”Tale lotta intestina si estese anche al settore giovanile, dove, nel febbraio del 1926, Giovanni Scilipoti, fervente bordighista, fu espulso per avere inviato una lettera di dissenso dall’ operato dell’ Esecutivo centrale. “”L’ Unità””, rendendo noto il provvedimento, usò, nei suoi confronti, un linguaggio di violenza estrema e diffidò “”tutti i compagni”” dall’ “”avere contatti con lui””””.”,”MITC-068″ “CORDOVA Ferdinando”,”Le origini dei sindacati fascisti, 1918-1926.”,”2° copia FM Ferdinando CORDOVA (Reggio Calabria, 1938) insegna storia dei partiti e movimenti politici all’ Univ di Salerno. Ha già pubblicato ‘Arditi e legionari dannunziani’ (1969) e ‘Momenti di storia contemporanea calabrese’ (1971).”,”MITT-181″ “CORDOVA Ferdinando”,”Arditi e legionari dannunziani.”,”CORDOVA Ferdinando è ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza. Ha scritto molti libri (v. risvolto 4° copertina)”,”ITAF-174″ “CORDOVA Ferdinando”,”Le origini dei sindacati fascisti, 1918-1926.”,”2° copia FM Ferdinando CORDOVA (Reggio Calabria, 1938) insegna storia dei partiti e movimenti politici all’ Univ di Salerno. Ha già pubblicato ‘Arditi e legionari dannunziani’ (1969) e ‘Momenti di storia contemporanea calabrese’ (1971).”,”SIND-007-FC” “CORIASSO Renato”,”Giacche blu. I lavoratori del gas, 1901-1977.”,”CORIASSO, nato a Torino nel 1946, ha operato per anni in campo sindacale nel settore degli elettrici. A questi ultimi ha dedicato due volumi.”,”MITT-125″ “CORIAT Benjamin”,”La fabbrica e il cronometro. Saggio sulla produzione di massa.”,”Benjamin Coriat, laureato in Scienze Economiche, insegna Economia Politica all’Università di Parigi VII e3 collabora al Centre des Recherches en Sciences Sociales du Travail (CRESST Università di Parigi sud)”,”CONx-023-FL” “CORIAT Benjamin”,”Ripensare l’organizzazione del lavoro. Concetti e prassi nel modello giapponese.”,”Benjamin Coriat, laureato in Scienze Economiche, insegna Economia Politica all’Università di Parigi VII e3 collabora al Centre des Recherches en Sciences Sociales du Travail (CRESST Università di Parigi sud)”,”CONx-024-FL” “CORIAT Benjamin”,”La fabbrica e il cronometro. Saggio sulla produzione di massa.”,”Benjamin Coriat, laureato in Scienze Economiche, insegna Economia Politica all’Università di Parigi VII e3 collabora al Centre des Recherches en Sciences Sociales du Travail (CRESST Università di Parigi sud)”,”CONx-001-FRR” “CORM Georges”,”Il Vicino Oriente. Un montaggio irrisolvibile.”,”Il Vicino Oriente comtemporaneo. Piano dell’ opera: – Il Vicino Oriente. Un montaggio irrisolvibile. (2004) – Petrolio e rivoluzione. Il Vicino Oriente negli anni d’ oro. (2005) – Il mondo arabo in conflitto. Il Vicino Oriente dal dramma libanese all’ invasione del Kuwait. – L’ egemonia americana nel Vicino Oriente (autunno 2004) Georges CORM è da considerarsi oggi il maggiore storico del Vicino Oriente contemporaneo. Economista con cittadinanza libanese e francese, è nato ad Alessandria d’ Egitto nel 1940. Ha insegnato in Università libanesi storia economica, sociologia dello sviluppo e storia del pensiero politico arabo contemporaneo. Ha ricoperto alte cariche dello Stato in Libano nel settore dell’ economia. E’ membro di numerosi comitati consultivi di istituzioni di ricerca quali l’ Economic Research Forum for the Arab World, Turkey and Iran (Il Cairo), l’ Arab Economic Research Society (Il Cairo), l’ Arab Thought Forum (Amman), l’ Institut Universitaire d’ Etudes du Développement (Ginevra), l’ Istituto Svedese di Alessandria, il Centre de Recherches sur le Moyen-Orient contemporain (CERMOC). E’ autore di svariate pubblicazioni (v. 4° di copertina)”,”VIOx-121″ “CORM Georges”,”Oriente occidente. Il mito di una frattura.”,”CORM Georges è economista e consulente della Banca Mondiale. “” E’ qui interessante ricordare l’ eccezionale opera di Henri Laoust, che affronta l’ Islam non sotto il profilo classico dell’ antropologia orientalista, ma dal punto di vista della storia religiosa propriamente detta, in un’ ottica comparatista. “”L’ assenza di un vero clero nella società musulmana””, scrive Laoust, “”e la possibilità per tutti i membri della comunità di ordinare il bene e di proibire il male, a condizione di disporre dell’ istruzione necessaria, concorrono a fare dell’ Islam la più laica delle religioni””. Una tale affermazione, dovuta a uno studioso come Henri Laoust, va decisamente contro corrente rispetto alle affermazioni assiomatiche sull’ impossibilità per la religione musulmana di separare il temporale dallo spirituale””. (pag 144)”,”VIOx-122″ “CORM Georges”,”Petrolio e rivoluzione. Il Vicino Oriente negli anni d’ oro.”,”Georges CORM è da considerarsi oggi il maggiore storico del Vicino Oriente contemporaneo. Economista con cittadinanza libanese e francese, è nato ad Alessandria d’ Egitto nel 1940. Ha insegnato in Università libanesi storia economica, sociologia dello sviluppo e storia del pensiero politico arabo contemporaneo. Ha ricoperto alte cariche dello Stato in Libano nel settore dell’ economia. E’ membro di numerosi comitati consultivi di istituzioni di ricerca quali l’ Economic Research Forum for the Arab World, Turkey and Iran (Il Cairo), l’ Arab Economic Research Society (Il Cairo), l’ Arab Thought Forum (Amman), l’ Institut Universitaire d’ Etudes du Développement (Ginevra), l’ Istituto Svedese di Alessandria, il Centre de Recherches sur le Moyen-Orient contemporain (CERMOC). E’ autore di svariate pubblicazioni (v. 4° di copertina) 1971 tentativo di federazione Egitto-Libia. “”Come mai l’ Egitto si presta alla farsa di una nuova federazione? Malgrado il cambiamento d’ orientamento che Sadat inizia a imprimergli, non c’è dubbio che le ultime ventate di nasserismo soffino ancora in Egitto e che Sadat, appena giunto al potere, possa difficilmente rifiutare l’ elemento di legittimazione che il suo imbarazzante vicino libico gli agita sopra la testa. C’è in più la prospettiva delle ricchezze petrolifere libiche (…). Tuttavia il progetto si arena rapidamente, non appena si tratta di unificare i due eserciti in uno solo, nel quale il presidente libico vorrebbe avere un ruolo determinante, cosa che l’ esercito egiziano non può accettare; e non appena si pone il problema dell’ unificazione degli organismi bancari e finanziari, perché il presidente libico non può lasciare che l’ Egitto metta le mani sulle sue riserve di valuta pregiata e le sue rendite petrolifere, fonte esclusiva della usa potenza. Entrambi i presidenti potranno tuttavia affermare di avere cercato di realizzare il sogno unitario e che sono dunque in linea con l’ ideale politico che ha dominato sino a quel momento la società araba. Questo nuovo insuccesso si aggiunge al fallimento dell’ esperienza dei tre anni di unione siro-egiziana (1958 – 1961) e a quello dell’ effimera Federazione con l’ Egitto, l’ Irak e la Siria nel 1963, senza parlare dell’ inconsistente Consiglio presidenziale costituito tra l’ Egitto e l’ Irak nel maggio 1964, in vista di promuovere una loro unità. Finisce quindi di screditare l’ idea unitaria presso l’ opinione pubblica; cosa ancor più grave, spoliticizza la società araba, oramai consapevole che i suoi dirigenti politici sono teatranti più che uomini di Stato.”” (pag 76-77)”,”VIOx-124″ “CORM Georges”,”L’ egemonia americana nel Vicino Oriente.”,”Titolo originale ‘Le Proche-Orient éclaté, 1956-2003′ (parta quarta conclusione e allegati documentari e bibliografici) Georges CORM è da considerarsi oggi il maggiore storico del Vicino Oriente contemporaneo. Economista con cittadinanza libanese e francese, è nato ad Alessandria d’ Egitto nel 1940. Ha insegnato in Università libanesi storia economica, sociologia dello sviluppo e storia del pensiero politico arabo contemporaneo. Ha ricoperto alte cariche dello Stato in Libano nel settore dell’ economia. E’ membro di numerosi comitati consultivi di istituzioni di ricerca quali l’ Economic Research Forum for the Arab World, Turkey and Iran (Il Cairo), l’ Arab Economic Research Society (Il Cairo), l’ Arab Thought Forum (Amman), l’ Institut Universitaire d’ Etudes du Développement (Ginevra), l’ Istituto Svedese di Alessandria, il Centre de Recherches sur le Moyen-Orient contemporain (CERMOC). E’ autore di svariate pubblicazioni (v. 4° di copertina) “”Come si vedrà nel capitolo seguente a proposito del risveglio dell’ ebraismo, questa rinascita islamica s’ appoggia parecchio sulla vitalità della vita religiosa comunitaria negli Stati Uniti e sul crescere del fondamentalismo in determinate Chiese sorte dal protestantesimo. Come mette in luce assai bene Sadek al-Azem, uno studioso siriano ben conosciuto per i suoi lavori critici sul pensiero religioso arabo, è negli Stati Uniti che è sorta all’ inizio del XX secolo la nozione di fondamentalismo religioso.”” (pag 184)”,”VIOx-125″ “CORM Georges”,”Il Libano contemporaneo. Storia e società.”,”CORM Georges (Alessandria d’Egitto 1940) è libanese. Si è laureato all’ IEP di Parigi. Ha insegnato pensiero politico arabo contemporaneo, sociologia dello sviluppo e storia economica nelle università libanesi. Ha nel contempo intrapreso una carriera nel settore finanziario pubblico in Libano e nel mondo arabo. E’ stato consulente della Banca Mondiale, dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali. E’ stato ministro delle finanze della Repubblica libanese (1998-2000). Attentati suicidi già negli anni 1980. “”Quanto ai ripetuti attentati con le autobomba, essi miravano a seminare insicurezza e scoraggiamento nella regione dove si verificavano , e dunque a creare un clima propizio a un colpo di forza politico-militare favorevole all’ una o all’ altra potenza esterna e giudicato capace di riportare la calma e la sicurezza. L’ attentato è stato anche un sanguinoso messaggio politico inviato da una fazione all’ altra, o da una potenza regionale o internazionale a una fazione locale o a un’altra potenza regionale o internazionale, per segnalare un profondo disaccordo su una linea politica. Si ricorderà che la Francia è stata vittima di un’ autobomba che saltò in aria all’ ingresso della sua ambasciata a Beirut nel 1982, mentre il palazzo dell’ ambasciata in Iraq saltò in aria e venne raso al suolo nello stesso anno tramite un camion bomba; altri attentati omicidi sono stati diretti contro l’ ambasciata degli Stati Uniti nell’ aprile del 1983 e contro i quartieri generali francese e americano della Forza multinazionale nell’ ottobre dello stesso anno. Invece, secondo le rivelazioni del “”Washington Post””, il governo americano – con l’ obbietitvo di contrastare l’ azione del Jihad islamico – è all’origine dell’ attentato con l’ autobomba più devastante di tutte, quello diretto contro l’ abitazione dello sceicco Fadlallah, all’epoca capo spirituale dello Hezbollah, nella periferia sud sciita, che mancò l’ obiettivo e fece 260 vittime innocenti. Il pioniere in questo campo è Israele, con numerosi attentati con autobomba a partire dal 1975 contro i responsabili militari palestinesi. Ne pagherà lo scotto al tempo dell’ occupazione del Sud del Libano, con le autobomba dirette alle sue truppe e condotte da volontari del suicidio patriottico””. (pag 219-220)”,”VIOx-141″ “CORM Georges”,”Petrolio e rivoluzione. Il Vicino Oriente negli anni d’oro.”,”Georges Corm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1940, è libanese. Ha conseguito la laurea in diritto e il diploma all’Institut d’Études Politiques di Parigi. Ha insegnato pensiero politico arabo contemporaneo, sociologia dello sviluppo e storia economica nelle Università libanesi. Al tempo stesso ha intrapreso una carriera nel settore finanziario pubblico in Libano e nel mondo arabo. Tra il 1985 e il 1998, trasferitosi a Parigi è stato consulente della Banca Mondiale, dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali o regionali. É stato ministro delle Finanze della Repubblica libanese dal dicembre 1998 all’ottobre 2000. Successivamente ha ripreso a Beirut le sue attività di docente universitario e di consulente. É autore di numerose opere in arabo e in francese, tradotte in più lingue, sui problemi dello sviluppo economico, nonchè sulla storia del mondo arabo e delle sue relazioni con l’Europa.”,”VIOx-025-FL” “CORM Georges”,”Il Libano contemporaneo. Storia e società.”,”Georges Corm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1940, è libanese. Ha conseguito la laurea in diritto e il diploma all’Institut d’Études Politiques di Parigi. Ha insegnato pensiero politico arabo contemporaneo, sociologia dello sviluppo e storia economica nelle Università libanesi. Al tempo stesso ha intrapreso una carriera nel settore finanziario pubblico in Libano e nel mondo arabo. Tra il 1985 e il 1998, trasferitosi a Parigi è stato consulente della Banca Mondiale, dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali o regionali. É stato ministro delle Finanze della Repubblica libanese dal dicembre 1998 all’ottobre 2000. Successivamente ha ripreso a Beirut le sue attività di docente universitario e di consulente. É autore di numerose opere in arabo e in francese, tradotte in più lingue, sui problemi dello sviluppo economico, nonchè sulla storia del mondo arabo e delle sue relazioni con l’Europa.”,”VIOx-031-FL” “CORM Georges”,”L’egemonia Americana nel vicino Oriente.”,”Georges Corm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1940, è libanese. Ha conseguito la laurea in diritto e il diploma all’Institut d’Études Politiques di Parigi. Ha insegnato pensiero politico arabo contemporaneo, sociologia dello sviluppo e storia economica nelle Università libanesi. Al tempo stesso ha intrapreso una carriera nel settore finanziario pubblico in Libano e nel mondo arabo. Tra il 1985 e il 1998, trasferitosi a Parigi è stato consulente della Banca Mondiale, dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali o regionali. É stato ministro delle Finanze della Repubblica libanese dal dicembre 1998 all’ottobre 2000. Successivamente ha ripreso a Beirut le sue attività di docente universitario e di consulente. É autore di numerose opere in arabo e in francese, tradotte in più lingue, sui problemi dello sviluppo economico, nonchè sulla storia del mondo arabo e delle sue relazioni con l’Europa.”,”VIOx-041-FL” “CORM Georges”,”Il mondo Arabo in conflitto. Il vicino Oriente dal dramma libanese all’invasione del Kuwayt.”,”Georges Corm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1940, è libanese. Ha conseguito la laurea in diritto e il diploma all’Institut d’Études Politiques di Parigi. Ha insegnato pensiero politico arabo contemporaneo, sociologia dello sviluppo e storia economica nelle Università libanesi. Al tempo stesso ha intrapreso una carriera nel settore finanziario pubblico in Libano e nel mondo arabo. Tra il 1985 e il 1998, trasferitosi a Parigi è stato consulente della Banca Mondiale, dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali o regionali. É stato ministro delle Finanze della Repubblica libanese dal dicembre 1998 all’ottobre 2000. Successivamente ha ripreso a Beirut le sue attività di docente universitario e di consulente. É autore di numerose opere in arabo e in francese, tradotte in più lingue, sui problemi dello sviluppo economico, nonchè sulla storia del mondo arabo e delle sue relazioni con l’Europa.”,”VIOx-087-FL” “CORM Georges”,”Il Vicino Oriente. Un montaggio irrisolvibile.”,”Georges Corm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1940, è libanese. Ha conseguito la laurea in diritto e il diploma all’Institut d’Études Politiques di Parigi. Ha insegnato pensiero politico arabo contemporaneo, sociologia dello sviluppo e storia economica nelle Università libanesi. Al tempo stesso ha intrapreso una carriera nel settore finanziario pubblico in Libano e nel mondo arabo. Tra il 1985 e il 1998, trasferitosi a Parigi è stato consulente della Banca Mondiale, dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali o regionali. É stato ministro delle Finanze della Repubblica libanese dal dicembre 1998 all’ottobre 2000. Successivamente ha ripreso a Beirut le sue attività di docente universitario e di consulente. É autore di numerose opere in arabo e in francese, tradotte in più lingue, sui problemi dello sviluppo economico, nonchè sulla storia del mondo arabo e delle sue relazioni con l’Europa.”,”VIOx-090-FL” “CORNACCHIOLI Tobia”,”Le origini del movimento socialista organizzato in Calabria (1892-1897). Le corrispondenze dalla Calabria di “”Lotta di Classe””.”,”Notizie biografiche su CORNACCHIOLI Tobia (v. risvolto di copertina) “”Anche a Reggio i socialisti si asterranno riservandosi solo “”in caso di ballottaggio di votare a favore del candidato di opposizione al governo””. A Reggio infatti il Gruppo non ha la forza necessaria per presentare un proprio candidato e attraversa ancora una prima fase organizzativa animata solo da discussioni, dibattiti, celebrazioni del Primo Maggio o dell’ anniversario di Marx””. (pag 31)”,”MITS-297″ “CORNAGLIA-FERRARIS Paolo (Medicus Medicorum)”,”Pigiami e camici. Cosa sta cambiando nella sanità italiana.”,”Ignaz Semmelweis, medico ungherese, nel 1847 notò che nelle cliniche dove lavoravano i medici, le donne contraevano la febbre puerperale tre volte più frequentemente che in strutture gestite da sole ostetriche. Semmelweis ipotizzò che i medici trasmettessero l’infezione attraverso le mani non adeguatamente lavate dopo le autopsie effettuate su donne decedute per febbre puerperale. Dimostrò che ciò era vero: lavarsi le mani con la candeggina annullava le infezioni mortali. Come ringraziamento, fu licenziato. Morì in manicomio a 47 anni. Questo libro è dedicato al ricordo del dottor Ignaz Semmelweis, medico con le mani pulite. Paolo Cornaglia-Ferraris (Cagliari 1952) si è laureato a Genova in Medicina e Chirurgia nel 1976, specializzandosi poi in Ematologia e Pediatria. Ha lavorato in ambito universitario, presso istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e negli Usa dove ha frequentato sia ambienti clinici che laboratori di ricerca. Attualmente (2000) svolge l’attività di medico pediatra oncologico presso l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Giannina Gaslini di Genova.”,”ITAS-001-FGB” “CORNAGLIA-FERRARIS Paolo”,”Il Sindaco. L’avventura politica di un medico.”,”Paolo Cornaglia Ferraris è nato a Cagliari nel 1952 e si è laureato a Genova in Medicina e Chirurgia nel 1976. Nel 1999 ha pubblicato ‘Camici e pigiami. Le colpe dei medici nel disastro della sanità’ (Editori Laterza). Nel 2000 ha pubblicaot sempre per Laterza ‘Pigiami e Camici. Cosa cambia nella sanità italiana?’ (dedicato alla riforma sanitaria varata da ministro Rosy Bindi).”,”VARx-030-FER” “CORNA-PELLEGRINI Giacomo, collaborazione di M.F. OTERI e A. TURCO”,”Popolazione e territorio. Appunti di geografia della popolazione.”,”Giacomo Corna Pellegrino è stato professore straordinario di Geografia nela Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”DEMx-075″ “CORNARO Alvise, a cura di Pietro PANCRAZI”,”Discorsi intorno alla vita sobria.”,”Gentiluomo letterato (Venezia forse 1484 – Padova 1566). Studiò e praticò l’agricoltura e l’idraulica, promosse lavori di bonifica; costruì magnifici edifici; protesse scienziati e artisti, tra cui il Ruzzante. In un famoso trattato (Della vita sobria, 1558, seguìto nel 1561, 1563 e 1565 da altri tre scritti) il C. si fa deliziosamente ingenuo e convincente apologeta della vita sobria e della senilità. (trec) “”Certa cosa è che l’uso negli uomini col tempo si converte in natura, sforzandosi ad usare quello che s’usa sia bene o male. Parimente vediamo in molte cose aver l’usanza più forza che la ragione, che questo non si può negare”” (incipit) (pag 29)”,”VARx-025-FGB” “CORNELI Alessandro”,”L’Italia va alla guerra. La cultura militare dall’Unità a oggi.”,”CORNELI è docente di storia delle relazioni internazionali e geopolitica presso la Scuola di specializzazione in giornalismo della Luiss-Guido Carli di Roma. Studioso di relazioni internazionali di strategia e geopolitica ha curato l’edizione del libro di SUN TZU ‘L’arte della guerra’ (1988 e 1992), ha pubblicato ‘L’era del Pacifico’ (1988) e ‘Arte di vincere’ (1992). Collabora al ‘Sole 24 ore’, ‘Il foglio’, ‘Rivista marittima’ ‘Ideazione’.”,”ITQM-001″ “CORNELI Alessandro”,”L’ arte di vincere. Antologia del pensiero strategico.”,”Per alcune parti antologiche sono stati utilizzati i libri: -Miyamoto MUSASHI, Il libro dei cinque anelli. EDIZIONI SANNOKAI. PADOVA. 1984 -Giuseppe FLAVIO, Delle antichità giudaiche. FUMAGALLI. FIRENZE. 1844 Altri testi sono stati tratti da: Gerard CHALIAND, Anthologie mondiale de la Strategie. ROBERT LAFFONT. PARIS. 1990″,”QMIx-044″ “CORNELI Dante”,”50 anni in Russia. Ricordi e memorie di un redivivo tiburtino. Prima parte. Primo libro.”,”CORNELI espatriò in Russia nel 1922. Si trattenne a Mosca 6 mesi. Visse il 1923 nella Russia Bianca. Il 1924 di nuovo a Mosca. Dal 1925 al 1932 a Rostov sul Don. Fino al giugno 1936 a Mosca per la terza volta. Nel giugno 1936 fu arrestato. Riacquistò la libertà nel 1955. Nel 1970 riprese la cittadinanza italiana.”,”RIRO-224″ “CORNELI Dante”,”50 anni in Russia. L’ annientamento della guardia bolscevica. Libro Terzo.”,”CORNELI espatriò in Russia nel 1922. Si trattenne a Mosca 6 mesi. Visse il 1923 nella Russia Bianca. Il 1924 di nuovo a Mosca. Dal 1925 al 1932 a Rostov sul Don. Fino al giugno 1936 a Mosca per la terza volta. Nel giugno 1936 fu arrestato. Riacquistò la libertà nel 1955. Nel 1970 riprese la cittadinanza italiana.”,”RUSS-120″ “CORNELI Dante a cura di Antonio CARIOTI”,”Il redivivo tiburtino. Un operaio italiano nei lager di Stalin.”,”””Corneli criticava ‘Una giornata di Ivan Denisovic’ di Soljenitsin, ma nel senso di Shalamov, e cioè che quello di Ivan Denisovic era un campo speciale, quasi da privilegiati”” (lettera di Marcello Braccini ad Antonio Carioti, in appendice).”,”RUSS-131″ “CORNELI Albano, a cura di Orlando MICUCCI”,”Scritti politici di un rivoluzionario. Tratti dal periodico Bandiera Rossa (1919-1922).”,”Orlando MICUCCI (Ancona 1966), laureato in giurisprudenza a Macerata è laurendo in filosofia politica all’ Università di Urbino. E’ presidente dell’ Associazione culturale Albano Corneli di Camerano. Albano CORNELI è stato uno dei fondatori del Partito Comunista d’ Italia nella regione e primo deputato comunista marchigiano eletto nel 1921. Il periodico ‘Bandiera Rossa’ di cui CORNELI fu fondatore nell’ ottobre 1919 e direttore fino alla fine del luglio 1921, fu prima socialista e poi comunista. Con l’ avvento del fascismo sul finire del 1922, CORNELI si rifugiò in Argentina. E’ morto nel 1965. Lo sciopero dei minatori. “”Lo sciopero dei minatori in Inghilterra continua ancora. Che lotta gigantesca! Il Proletariato degli altri paesi non la sente però. Se no palpiterebbe per la sorte dei suoi fratelli. Si tratta d’ un duello quasi a morte fra il capitalismo industriale e il lavoro sfruttato. Se i minatori perdono la ripercussione sarà universale. La borghesia rimbaldanzita imporrà la sua violenta volontà di sopraffazione dovunque: più lavoro e minor salario. Questo è il significato del grandioso sciopero minerario inglese, che si combatte da iù d’un mese.”” (pag 115, Da “”Bandiera Rossa”” del 28 maggio 1921)”,”MITC-064″ “CORNELI Dante”,”Le ressuscité de Tivoli. 24 années de déportation en URSS.”,”Dante Corneli uno degli organizzatori del movimento operaio a Tivoli, diventato dopo la prima guerra mondiale segretario della sezione socialista, poi di quella comunista e infine della Camera dei Mestieri di Tivoli. Attaccato da un gruppo fascista, Corneli si è difeso. Nello scontro è morto il segretario locale del partito fascista. 24 anni nei campi di detenzione sovietici (1936-1960)”,”RUSS-243″ “CORNELI Dante, a cura di Antonio CARIOTI”,”Il redivivo tiburtino. Un operaio italiano nei lager di Stalin.”,”Dante Corneli (Tivoli, 1900-1990), militante comunista, esule in Urss sotto il fascismo, aderì all’opposizione antistalinista, venne espulso e poi riammesso nel partito sovietico. Arrestato nel 1936, rimase rinchiuso nel lager di Vorkura per dieci anni e subì poi un lungo periodo di confino. Nel 1970 tornò a Tivoli, dove si dedicò a ricostruire le vicende del terrore staliniano e a rievocarne le vittime italiane. Antonio Carioti, giornalista, ha curato nel 1998 per Liberal Libri il volume Eugenio Reale l’uomo che sfidò Togliatti. Ha inoltre scritto una Breve storia del presidenzialismo in Italia e ha realizzato tre volumi in forma d’intervista: Cinquant’anni di nostalgia con Marco Tarchi, La Russia senza Soviet con Victor Zaslavsky, Io, esule indigesto con Jiri Pelikán.”,”RUSS-055-FL” “CORNELISSEN Christian GUÉRIN Daniel”,”Comunismo libertario. Con testi di David Berry, Michele Nobile, Pier Francesco Zarcone.”,”C. Cornelissen (1864-1942), scrittore, economista e sindacalista esponente di primo piano del movimento anarchico olandese. Il testo di Guérin contiene tra l’altro i paragrafi: – Marx e la socialdemocrazia’ (pag 111-116) – La questione che Trotsky non pone (pag 131-132) N. Nobile: ‘Sulle critiche di Guérin a Rosa Luxemburg’ (pag 164-175)”,”ANAx-458″ “CORNELISSEN Christoph D’OTTAVIO Gabriele, a cura, saggi di Andreas WIRSCHING Alexander GALLUS Dirk SCHUMANN Nadine ROSSOL Jan-Otmar HESSE Elisa POLETTO Gustavo CORNI Moritz FOLLMER Kirsten HEINSOHN Christoph CORNELISSEN Dirk VAN-LAAK Vanessa CONZE Alessandro CAVALLI Martin SABROW Christoph CORNELISSEN Gabriele D’OTTAVIO”,”La Repubblica di Weimar: democrazia e modernità.”,”C. Cornelissen è professore di Storia contemporanea presso l’Università di Francoforte sul Meno e dal 2017 direttore dell’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler. Si occupa di storia dell’Europa e di storia della storiografia e della cultura della memoria. G. D’ottavio è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e affiliato all’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano la storia europea e internazionale. “”Questa sommaria rassegna della sociologia nel periodo weimariano non può concludersi senza quello che è stato probabilmente l’esponente più significativo di quella stagione e che ne esprime con lucidità le grandi aperture ma anche i turbamenti. Karl Mannheim, formatosi a Budapest sua città natale, visse in Germania lungo tutta l’esperienza di Weimar dal 1919 al 1933, dovendo poi emigrare a Londra dove visse fino all’età di 54 anni, due anni meno di Weber. Il pensiero sociologico di Karl Mannheim (18) è impensabile senza il riferimento a Weber anche se il percorso di Mannheim si è sviluppato successivamente, durante l’esilio inglese lungo linee di forte originalità. Egli ci ha lascito un interessante articolo scritto nel 1934, immediatamente dopo esser stato radiato dall’insegnamento all’Università di Francoforte per ragioni razziali, al fine di illustrare al pubblico inglese lo stato della sociologia tedesca (19). In questo saggio afferma che la sociologia tedesca è «il prodotto di una delle più grandi dissoluzioni e riorganizzazioni sociali» e che «il significato della crisi non implica solo disintegrazione, ma anche il tentativo che la società fa per rivedere la sua intera organizzazione». Il nesso stretto ma problematico tra sociologia (come forma di sapere) e società è infatti al centro dei contributi pensati e scritti nel periodo weimariano, cioè i saggi di quella sotto-disciplina che prenderà poi il nome di «sociologia della conoscenza», tra i quali in particolare quello sul pensiero conservatore e ‘Ideolgie und Utopie’ (20). Il pensiero conservatore nasce dalla dinamica del cambiamento sociale perché esprime gli orientamenti (gli interessi materiali e ideali, direbbe Weber) di coloro che al cambiamento si oppongono perché da esso hanno tutto da perdere. Sono i difensori dell’ordine costituito. Mentre ad esso, cioè, all’ordine costituito, si oppongono i gruppi (ceti, classi, correnti di pensiero) emergenti, nonché coloro che, come diceva Karl Marx, hanno da perdere solo le loro catene. La tematica ritorna in ‘Ideologie und Utopie’, un’opera che può essere interpretata come un lungo dialogo che l’autore intrattiene contemporaneamente con Marx e Weber, il concetto di ideologia viene certamente da Marx (Weber, se non sbaglio, non nomina mai la parola), ma il problema al quale è applicato è squisitamente weberiano: come garantire l’oggettività possibile della scienza della società senza rimanere vittime del relativismo, una volta tematizzata la ‘Seinsgebundenheit des Denkens’. La soluzione adottata da Mannheim che assegna questo compito all’intellighentia capace potenzialmente di sottrarsi all’influenza della propria posizione sociale era stata anticipata da Alfred Weber, ma è una soluzione che il fratello Max non avrebbe certamente del tutto condiviso (21)”” (pag 255-256) [Alessandro Cavalli, ‘L’eredità problematica della sociologia weimariana’ (in) ‘La Repubblica di Weimar: democrazia e modernità’, a cura di Andreas Cornelissen e Gabriele D’Ottavio, Il Mulino, Bologna, 2021] [(18) D. Kettler C. Loader V. Meja, ‘Karl Mannheim and the Legacy of Max Weber. Retrieving a Research Programme’, London, Routledge, 2008; (19) K. Mannheim, ‘German Sociology 1919-1933’ in ‘Politica’, 1, 1934, pp.12-33 (…); (20) K. Mannheim, Das konservative Denken: soziologische Beiträge zum Werden des politisch-historischen Denkens in Deutschland’, in ‘Archiv für Sozialwissenschatt und Sozialpolitik’, 57, 1927, n. 1 (trad. it. ‘Conservatorismo. Nascita e sviluppo del pensiero conservatore’, Roma, Bari, Laterza, 1989); dello stesso autore ‘Ideologie und Utopie’, Bonn, Cohen, 1929 (trad. it. ‘Ideologia ed utopia’, Bologna, Il Mulino, 1999; (21) Una critica a Mannheim sulla scorta dell’epistemologia weberiana era già stata fatta nel 1934 da A. von Schelting, ‘Marx Weber Wissenschaftlehre’, Tübingen, Mohr, 1934] Tra la Bibliografia citata nel volume: – Cornelissen, C. – Van Laak D. a cura; ‘Weimar and the Welt Global Verflechtungen des ersten deutschen Republik’, Gottingen, Vanderhoeck and Ruprecht 2020 – Corni G., ‘Weimar. La Germania dal 1918 al 1935’, Carocci, Roma, 2020 (IT) acq – Gerwarth R., ‘Die grosste aller Revolutionen, November 1918 und der Aufbruch in eine neue Zeit’, Munchen, Siedler Verlag, 2018 – Mannheim K., ‘In difesa della sociologia. Saggi 1929-1936’, a cura di B. Grüning, A. Santambrogio, Milano, Meltemi, 2020 (IT) acq più sch – Weber Max, a cura, ‘Gesammelte politische Schriften’, a cura di Winckelmann, Tubingen, Mohr Siebeck, 1958 – Weber Max, ‘Il socialismo’, a cura di F.S. Festa, Roma, Castelvecchi, 2018 (IT) acq + sch – Weitz E.D. , ‘Weimar Germany. Promise and Tragedy’, Princeton Univ Press, 2013 trad it ‘La Germania di Weimar. Utopia e tragedia’, Einaudi, Torino, 2019 (IT) – Wirsching A., ‘Weimarer Verhaltnisse? Appell an die Vernunft’, Faz, 24 aprile 2017 – Wirsching A., ‘Weimar cent’anni dopo’, Roma, Donzelli, 2019 (IT) acq + sch”,”GERG-106″ “CORNER Paul”,”La dittatura fascista. Consenso e controllo durante il Ventennio.”,”Paul Corner ha insegnato Storia dell’Europa contemporanea all’Università di Siena, dove ha fondato e diretto il Centro per lo Studio dei Regimi Totalitari. È Senior Member del St. Antony’s College di Oxford. Tra le sue pubblicazioni recenti: Bibliografia. Mussolini e il fascismo. Storia, memoria e amnesia di Paul Corner – Il consenso totalitario. Opinione pubblica e opinione popolare sotto fascismo, nazismo e comunismo – Il fascismo in provincia. Articolazioni e gestione del potere tra centro e periferia Viella , 2014 – Il consenso totalitario Una Città, 2019″,”ITAF-412″ “CORNEY Frederick C.”,”Telling October. Memory and the making of the Bolshevik Revolution.”,”Foto di POKROVSKIJ KHODOROVSKIJ e LUNACHARSKY al 15° Congresso del PCRb 1927. (pag 104) Foto di guardie rosse allo Smolny (ottobre 1917) (pag 26) CORNEY Frederick C. è Professore assistente di storia al The College of William & Mary. “”Il partito deve essere cercato a livello locale. “”Senza materiali sulla storia dell’ insieme del partito nelle province””, scriveva Nevskii al Comitato Centrale nel dicembre 1922, “”non c’è dubbio che la storia del partito non può essere rivelata””. La storia dell’ Ottobre non solo non doveva essere lascita ai leaders del partito, essa poteva ‘solo’ essere scritta dal basso. Rivoluzionari di varie tendenze espressero le stesse convinzioni. “”Non è ancora venuto il tempo per la storia del potere sovietico””, disse Lenin al 9° congresso del partito nel marzo 1920. “”Quanto esso verrà, noi – parlo per me e, penso, per il Comitato Centrale – non intenderemo essere storici.”” Proprio prima della presa del potere bolscevico, il menscevico Boris Nikolaevskii aveva notato che la stampa centrale, nonostante le più aperte condizioni del 1917, non aveva prodotto quasi alcun materiale sulla storia del partito (egli aveva in mente il POSDR in generale).”” (pag 110) Istpart (Commissione sulla storia della rivoluzione d’ Ottobre e del partito comunista russo) “”L’ ufficio di Mosca si lamentava che il comitato moscovita del partito era indifferente (al suo lavoro, ndr); l’ ufficio provava a superare questa apatia assegnendo plenipotenziari a livello locale per creare commissioni di lavoro collettivo sulla storia dell’ organizzazione del partito. Tendava pure di prendere membri da organizzazioni come l’ Istituto dei Professori Rossi e l’ Accademia Comunista per collaborazioni su progetti specifici. L’ ufficio di Mosca fu riorganizzato alla fine del 1924, proprio come la sua controparte di Pietrogrado lo era stato nell’ aprile 1923.”” (pag 129-130)”,”RIRO-307″ “CORNEY Frederick C.”,”Telling October. Memory and the Making of the Bolshevik Revolution.”,”Frederick C. Corney is Assistant Professor of History at the College of William & Mary. List of Illustrations, Preface, Introduction: Writing the Event, Conclusion: Experiencing October, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-120-FL” “CORNI Gustavo”,”Storia della Germania. Dalle premesse dell’ unificazione nel 1871 alle conseguenze della riunificazione.”,”CORNI, nato a Modena nel 1952, insegna storia della Germania all’Univ di Trieste. Numerosi suoi studi sono stati tradotti anche in GERM ed UK. Tra le sue opere più recenti: ‘Stato assoluto e società in Prussia nell’età di Federico II’ (1982), ‘La politica agraria del nazionalsocialismo’ (1989).”,”GERx-013″ “CORNI Gustavo”,”Introduzione alla storia della Germania contemporanea.”,”Gustavo CORNI è docente di storia della Germania all’Univ degli Studi di Trieste. Fra le sue pubblicazioni: ‘La politica agraria del nazionalsocialismo’ (F. ANGELI. 1989, ediz inglese OUP. 1990), ‘Hitler’ (LISCIANI & GIUNTI, TERAMO, 1989), ‘Storia della Germania: dalla unificazione alla riunificazione’ (SAGGIATORE. MI. 1995). Temi trattati dal libro: i luoghi della ricerca, le opere di riferimento, le riviste, aspetti della storiografia tedesca, dibattiti storiografici: 1. due rivoluzioni nella GERM sec XIX. 2. La GERM bismarckiana e guglielmina. 3. lo scoppio della 1° GM. 4. Weimar: un intermezzo?. 5. HITLER e la Germania nazista. 6. Le due Germanie.”,”GERS-010″ “CORNI Gustavo”,”Ghetti. L’ anticamera dello Sterminio.”,”L’istituzione dei ghetti ebraici accompagna l’avanzata tedesca nei territori orientali: prima in Polonia, fin dal 1939, poi in URSS dal 1941. Da Lodz a Varsavia, da Minsk a Kaunas, il ghetto diventa caratteristica dell’ occupazione tedesca e momento centrale della politica antiebraica del nazismo.”,”GERN-051″ “CORNI Gustavo”,”Fascismo e fascismi. Movimenti partiti regimi in Europa e nel mondo.”,”Gustavo CORNI (Modena, 1952) è Professore associato di storia moderna e contemporanea nell’ Università di Chieti. Ha pubblicato lavori sulla storia contemporanea tedesca, fra cui ‘Hitler e i contadini. La politica agraria del nazionalsocialismo’ (F. ANGELI, 1989).”,”ITAF-073″ “CORNI Gustavo”,”Il sogno del ‘grande spazio’. Le politiche d’occupazione nell’Europa nazista.”,”CORNI insegna storia contemporanea presso la facoltà di sociologia dell’Università di Trento. Ha scritto molti libri sulla storia della Germania.”,”GERN-133″ “CORNI Gustavo”,”Hitler stratega.”,”CORNI Gustavo “”Valutando le vicende della guerra, si possono in effetti rilevare alcune “”doti”” di Hitler come stratega, pur controbilanciate da alcuni significativi limiti. Questi ultimi possono essere ricondotti, in parte, al suo carattere egocentrico e arrogante che lo spingeva a rifiutare i consigli degli esperti. Vi furono peraltro dei casi in cui, magari senza ammetterlo esplicitamente, Hitler fece propri dei piani proposti da altri; ne è un esempio la campagna di Francia del 1940. Nell’agire strategico di Hitler è possibile cogliere anche un’incapacità a programmare su vasta scala e tenendo conto di contesti differenti. Così, egli fu ideatore e realizzatore in prima persona di riusciti colpi di mano (per esempio la conquista di Creta per mezzo di truppe paracadutate), in cui mostrò una notevole fantasia e molta audacia, ma non si dimostrò altrettanto abile nel padroneggiare le situazioni in un lungo arco di tempo o su contesti diversificati. In alcuni frangenti, la decisione e la sicurezza davano segno di sgretolarsi, facendo emergere gravi incertezze, quando non attimi di vero e proprio panico, di fronte agli imprevisti. Questa situazione psicologica si verificava soprattutto nel momento in cui dalla pianificazione di una operazione si passava alla sua attuazione pratica, come nel caso della prima campagna guidata da Hitler, quella contro Danimarca e Norvegia. Molti dei folgoranti successi tedeschi furono perciò conseguiti grazie a “”disobbedienze”” o “”fughe in avanti”” di alti ufficiali di fronte ai tentennamenti di Hitler (esemplare il caso della campagna nordafricana di Erwin Rommel). Ma i maggiori limiti nelle capacità strategiche di Hitler derivano dall’esperienza diretta nella Prima guerra mondiale, che aveva segnato la sua vita. Così, egli era abituato a ragionare in termini quantitativi (numero di divisioni, numero di carri armati e così via) piuttosto che qualitativi””. (pag 49-52)”,”GERN-148″ “CORNI Gustavo”,”Hermann Göring. L’uomo d’acciaio.”,”CORNI Gustavo insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Sociologia a Trento.”,”GERN-149″ “CORNI Gustavo”,”I ghetti di Hitler. Voci da una società sotto assedio 1939-1944.”,”Gustavo Corni insegna Storia contemporanea nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Studioso di storia tedesca, ha pubblicato ‘La politica agraria del nazionalsocialismo’ (F. Angeli, 1989); ‘Fascismo e fascismi’ (Riuniti, 1989), ‘Hitler’ (Giunti, 1993), ‘Storia della Germania’ (Saggiatore, 1995), ‘Stato assolut e società agraria in Prussia nell’età di Federico II’ (1982). Foto: Varsavia: due membri della polizia ebraica posano, in uniforme per il fotografo tedesco Foto: Settembre 1941: un bambino sta morendo nell’indifferenza dei passanti Foto: Cadavere scheletrico di donna morta di privazioni Capitolo 11: La resistenza nei ghetti (pag 431-473) “”Nonostante lo scetticismo di molti, il camuffamento del destino dei deportati attraverso notizie epistolari ha probabilmente avuto larga diffusione nei ghetti. Assieme alle (vere o presunte) lettere dai deportati, le autorità tedesche cercarono per quanto possibile di camuffare il riutilizzo del vestiario che i deportati erano obbligati a togliersi prima di entrare nelle camere a gas”” (pag 436) Il ruolo dei Judenrat (pag 441-442) “”La gente si rivolgeva fiduciosa ai propri capi sperando di ottenere informazioni e speranze: «Ci si rivolgeva allo Judenrat per avere informazioni più precise, ma non ci poteva dare molte notizie» (77). Abbiamo già visto come i capi ebraici cercassero di mantenere la calma nei ghetti per favorire le attività produttive che consideravano l’unica stra per far sopravvivere almeno una parte della popolazione. Dare ulteriore spazio ai sospetti ed alle voci non rientrava nella loro strategia (78). D’altro canto, quando qualche responsabile di un consiglio ebraico si mostrava riottoso, facendo capire di non credere più alle promesse e alle rassicurazioni, lo si faceva sparire; così avvenne per il primo responsabile del ghetto di Vilnius, l’anziano sionista Werblinsky, il quale fin dall’inizio mise in dubbio la richiesta di manodopera per lavori esterni come giustificazione per la deportazione (79). Così avvenne anche per il capo dello Judenrat di Lublino, Bekker, il quale dopo il primo rastrellamento dichiarò che si trattava di una scusa per sterminare i suoi concittadini (80). Insomma, in assenza di documenti inconfutabili su ciò che Czerniakow, Rumkowski, Gens, ecc., sapevano, si deve presumere che le loro informazioni non fossero molto più esaurienti di quelle di cui disponeva l’opinione pubblica nei ghetti (81). Rimane da chiedersi per quali ragioni, pur di fronte all’accumularsi di segnali, di indizi e spesso di notizie documentate, l’atteggiamento prevalente nella popolazione dei ghetti fosse quello di non darvi ascolto. La risposta va forse cercata nella sfera delle motivazioni psicologiche. Vi erano argomentazioni che avevano un carattere razionale o apparentemente tale. Una delle più diffuse era che «la guerra era in corso ed era difficile pensare che i tedeschi così razionali avrebbero rinunciato ad una manodopera così preziosa» (82). È un’argomentazione che si collega alla strategia del «lavoro come salvezza». Un’altra valutazione razionale era che la diffusione di notizie negative poteva scatenare il panico, vanificando ogni sforzo per fare lavorare i ghetti con ordine ed efficienza”” (pag 441-442) [(77) Yesner, op. cit., p. 73; (78) Cfr. le valutazioni storiografiche di Arad, ‘Ghetto in Flames’, cit., pp. 173 s.; (79) Grossmann, op. cit., pp. 36 s; (80) Bronowski, op. cit., p. 39; (81) Bar-On, op. cit., p. 234, parla di «segnali d’allarme e paure ben fondate». Anche nel caso di Theresienstadt, dove i trasporti si susseguirono, deportando decine di migliaia di persone verso Auschwitz, H.G. Adler ritiene che i responsabili dello Judenrat avessero molti sospetti e indizi, ma non precise informazioni sul destino dei deportati (op. cit., p. 279); (82) Chechinski, op. cit., p. 115] Resistenza morale e resistenza armata (443-445) (Tesi dello storico Hilberg su mancanza di reazione degli ebrei (pag 444) Dibattito sulla ‘passività’ ebraica (pag 449) Movimento clandestino di giovani (pag 451) Il freno alla rivolta dovuto al problema della responsabilità collettiva (pag 464) La battaglia di Varsavia (pag 472) “”L’insurrezione varsaviana può essere considerata una «rivolta di popolo» (257); accanto alle centinaia di combattenti e di ausiliari, la grande maggioranza degli abitanti cercò di nascondersi e non si recò volontariamente alla deportazione, ostacolando così i piani nazionalsocialisti, al contrario di cià che era avvenuto nel luglio-settembre precedenti. Il ghetto non esisteva più; la sua popolazione, a parte poche centinaia di persone che erano riuscite a mettersi in salvo nella parte «ariana» (e le cui vicissitudini non sarebbero finite), era stata massacrata, bruciata, seporta viva sotto le macerie degli edifici fatti saltare. Svariate decine di migliaia furono deportati verso i campi di lavoro di Trawniki e di Poniatowa, verso una lunga fase di nuove sofferenze. Alla nota frase con cui Stroop () comunicò a Berlino la conclusione positiva della sua missione («A Varsavia non esiste più un quartiere abitativo ebraico») potrebbe venir contrapposto ci che Anielewicz lasciò scritto nel suo testamento spirituale: «Il sogno della mia vita è ormai realizzato. L’autodifesa ebraica è ormai un fatto compiuto»”” (pag 472-473) ((257) Ainsztein, ‘Jewish Resistance’, cit., p. 551) [() Il comando venne affidato al generale delle SS Jürgen Stroop, esperto nelle tattiche anti-guerriglia, ndr] Wikip: Resistenza polacca. [nascondi] WP20Symbols CAKE1.svg Il 15 gennaio Wikipedia ha compiuto 20 anni. Partecipa ai festeggiamenti! Resistenza polacca Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search La resistenza polacca è il movimento armato clandestino che durante la seconda guerra mondiale combatté contro l’occupazione militare della Polonia da parte della Germania nazista. La resistenza iniziò quasi subito, sebbene in Polonia non ci fosse molto terreno adatto ad azioni di guerriglia. Indice 1 L’organizzazione e le attività 2 La rivolta di Varsavia 3 La fine 4 Bibliografia 5 Voci correlate 6 Collegamenti esterni L’organizzazione e le attività[modifica | modifica wikitesto] L’Armia Krajowa (AK, “”Esercito nazionale”” in polacco), fedele al governo polacco in esilio a Londra e braccio armato dello Stato segreto polacco, venne formata da un certo numero di piccoli gruppi nel 1942. Dal 1943 l’AK fu in competizione con l’Armia Ludowa (AL, “”Esercito popolare””), appoggiata dall’Unione Sovietica e controllata dal Partito Operaio Polacco (in polacco Polska Partia Robotnicza o PPR). Nel 1944 l’AK aveva circa 380.000 uomini, ma pochi di essi erano armati, mentre l’AL era molto meno numeroso. Le organizzazioni della resistenza polacca eliminarono in totale 150.000 uomini dell’Asse durante l’occupazione. Nell’agosto del 1943 e nel marzo del 1944, lo Stato clandestino polacco annunciò il piano a lungo termine, che faceva parzialmente proprie alcune delle proposte comuniste. Il piano prometteva una riforma agraria, la nazionalizzazione della grande industria, richieste di compensazioni territoriali dalla Germania e il ristabilimento delle frontiere orientali antecedenti al 1939. La principale differenza tra lo Stato clandestino ed i comunisti riguardava, quindi, non le riforme radicali in campo socio-economico, che erano propugnate da entrambi i lati, ma il loro atteggiamento nei confronti della sovranità nazionale, i confini e le relazioni polacco-sovietiche. Nell’aprile del 1943, i tedeschi cominciarono a deportare gli ebrei rimasti dal ghetto di Varsavia, provocandone la rivolta dal 19 aprile al 16 maggio, una delle prime rivolte armate contro i tedeschi in Polonia. Alcune unità dell’AK tentarono di assistere la rivolta del ghetto, ma per la maggior parte gli ebrei furono lasciati soli a combattere. I capi ebrei sapevano che la rivolta sarebbe stata schiacciata, ma preferirono morire combattendo che aspettare di essere deportati per morire nei campi. Durante il 1943 l’Armia Krajowa raccolse le proprie forze in vista di una rivolta nazionale. Il piano ricevette il nome in codice Operazione Tempesta ed iniziò verso la fine del 1943. I suoi elementi maggiormente conosciuti erano l’Operazione Ostra Brama e la rivolta di Varsavia. La rivolta di Varsavia[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rivolta di Varsavia. Nell’agosto del 1944, con l’avvicinarsi delle forze sovietiche a Varsavia, il governo in esilio sollecitò la rivolta della città, cosicché potesse reinstallarsi nella capitale e cercare di prevenire la presa del potere dei comunisti. L’AK, comandata da Tadeusz Komorowski, diede il via alla rivolta. Le truppe sovietiche si trovavano a meno di 20 km dalla capitale ma su ordine dell’Alto Comando Sovietico non fornirono assistenza. Stalin descrisse la rivolta come un'””avventura criminale””. I polacchi chiesero aiuto agli Alleati occidentali e la Royal Air Force e la Forza Aerea Polacca, di base in Italia, paracadutarono alcuni quantitativi di armi ma, come nel 1939, gli aiuti da parte degli alleati furono minimi. I combattimenti a Varsavia furono disperati, con un gran valore mostrato nella lotta strada per strada. L’AK aveva tra i 12.000 e i 20.000 uomini, la maggior parte dei quali con armi leggere, contro una forza ben armata di 20.000 SS e unità dell’esercito regolare. La speranza di Bór-Komorowski di prendere e tenere Varsavia fino al ritorno da Londra del governo in esilio non ebbe mai alcuna seria possibilità di realizzarsi. Dopo 63 giorni di lotta selvaggia la città fu ridotta ad un cumulo di macerie e la vendetta fu dura. Le SS e le unità ausiliarie reclutate tra i disertori sovietici furono particolarmente brutali. La fine[modifica | modifica wikitesto] Dopo la resa di Bór-Komorowski i combattenti dell’AK furono trattati da prigionieri di guerra dai tedeschi, con grande rabbia di Stalin, ma la popolazione civile fu duramente punita. Le perdite polacche totali sono state stimate in 150.000-300.000 morti, 90.000 civili furono mandati nei campi di lavoro in Germania, mentre 60.000 furono spediti nei campi di concentramento e sterminio come Ravensbrück, Auschwitz, Mauthausen e altri. La città fu quasi totalmente distrutta dai demolitori tedeschi. La rivolta di Varsavia permise ai tedeschi di distruggere l’AK come forza combattente, ma il maggior beneficiato fu Stalin, che ne approfittò per imporre un governo comunista alla Polonia del dopoguerra con poco timore di eventuali resistenze armate. Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] M. Kasprzyk storia della Polonia,,volume Quinto, (in inglese). Giorgio VaccarinoStoria della resistenza in Europa, 1938-1945: i paesi dell’Europa centrale, Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Feltrinelli,1981″,”POLx-058″ “CORNI Gustavo”,”Hitler stratega.”,”””Infine, si deve ricordare che la strategia di Hitler era limitata all’ambito terrestre. Il suo scarso interesse per la marina era accoppiato al rifiuto delle teorie cosiddette “”navalistiche””, che ipotizzano una priorità dell’arma navale nella creazione di grandi imperi. Egli respinse perciò le pressanti richieste avanzate dai vertici della Reichsmarine (l’arma meno sensibile al richiamo ideologico del nazismo) per un suo sviluppo, non ritenendo di aver bisogno di una forte flotta oceanica prima del 1944. Anche l’aeronautica, voluta da Hitler e da Goering come bandiera propagandistica, venne concepita soprattutto con scopi tattici, fra cui, non ultimo, quello di pressione psicologica sulla popolazione civile”” (pag 53) Gustavo Corni (Modena, 1952), storico del nazismo, insegna Storia contemporanea presso l’Università di Trento ed è specialista di storia della Germania nel XX secolo…”,”GERN-001-FSD” “CORNI Gustavo”,”Hermann Göring.”,”Gustavo Corni (Modena, 1952), storico del nazismo, insegna Storia contemporanea presso l’Università di Trento ed è specialista di storia della Germania nel XX secolo. Ha pubblicato una biografia di Hitler.”,”GERN-002-FSD” “CORNU Auguste”,”Karl Marx e il pensiero moderno.”,”CORNU è uno studioso francese di storia della filosofia, prof di letterature e civiltà comparate all’Univ di Lipsia. Oltre a numerosi saggi pubblicati su varie riviste (‘La Pensée’, ‘Europe’) sul marxismo nei suoi rapporti con l’hegelismo e col socialismo utopistico, CORNU è autore di ‘Karl Marx, l’homme et l’oeuvre’ (tradotto in IT) studio biografico storico sulla formazione del pensiero di MARX. “”Dopo aver posto il principio fondamentale della sua concezione materialistica della storia, Marx traccia a grandi linee l’evoluzione economica e sociale dell’umanità. A differenza dell’animale che subisce l’influenza dell’ambiente senza modificarlo, l’uomo trasforma incessantemente l’ambiente in cui vive, per adattarlo ai propri bisogni. Di conseguenza, l’ambiente dell’uomo non è soltanto, come per l’animale, il suo ambiente naturale, ma anche e soprattutto il suo ambiente sociale (‘L’Ideologia tedesca, Mega, V, pp. 10-11). Ogni generazione, perciò, è determinata dal sistema di produzione trasmesso dalla generazione precedente, che essa modifica secondo i propri bisogni prima di trasmetterlo alla generazione seguente (Ibidem, p. 34). Si hanno così un’azione e una reazione costanti dell’ambiente naturale e sociale sull’uomo e dell’uomo sul suo ambiente; l’uno determina l’altro e nello stesso tempo ne è determinato. E’ ciò che Marx esprime dicendo: “”L’ambiente crea l’uomo nella stessa misura che l’uomo crea l’ambiente”” (Ibidem, p. 28). Questo adattamento progressivo dell’ambiente all’uomo costituisce la storia dell’umanità. Ogni fase della storia è segnata da una nuova fase delle forze di produzione e dei rapporti sociali da esse generati. A forze di produzione determinate corrispondono determinati rapporti sociali, una specifica organizzazione sociale, resa necessaria dalla messa in opera di queste forze e ad esse adeguata; e ogni cambiamento profondo di queste forze trae con sé una modificazione dei rapporti sociali. L’evoluzione storica si effettua in forma dialettica, attraverso l’opposizione, la contraddizione che si stabilisce tra le forze di produzione e l’organizzazione sociale che non evolvono col medesimo ritmo”” [Auguste Cornu, Karl Marx e il pensiero moderno, 1949] (pag 190-191)”,”MADS-032 FILx-088″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx. L’uomo e l’opera. (Dall’ hegelismo al materialismo storico, 1818-1845).”,”1. L’ infanzia, l’ ambiente sociale ed intellettuale. Conversione all’ hegelismo. 2. Karl Marx e la sinistra hegeliana. Il radicalismo filosofico, 1838-1841 3. Il radicalismo politico, 1841-1843. La Gazzetta Renana 4. Dal radicalismo politico al comunismo, marzo 1843 – marzo 1844. Gli Annali franco-tedeschi 5. Formazione del materialismo storico. La Sacra Famiglia, 1844. Tesi su Feuerbach (1845). Conclusioni.”,”MADS-013″ “CORNU Auguste”,”Marx e Engels dal liberalismo al comunismo.”,”Auguste CORNU si è laureato a Parigi nel 1934 con una tesi sulla giovinezza di Marx. Ha insegnato storia della cultura all’Univ Humboldt di Berlino Est. Fra i suoi libri: -M. Hess et la Gauche hegeliana (1934) -K. Marx et la pensee moderne (1948) -Essai de critique marxiste (1951)”,”MADS-185″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx. L’ uomo e l’ opera. (Dall’ hegelismo al materialismo storico, 1818-1845).”,”1. L’infanzia, l’ambiente sociale ed intellettuale. Conversione all’hegelismo. 2. Karl Marx e la sinistra hegeliana. Il radicalismo filosofico, 1838-1841 3. Il radicalismo politico, 1841-1843. La Gazzetta Renana 4. Dal radicalismo politico al comunismo, marzo 1843- marzo 1844. Gli Annali franco-tedeschi 5. Formazione del materialismo storico. La Sacra Famiglia, 1844. Tesi su Feuerbach (1845). Conclusioni.”,”BIOx-053″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx. L’ uomo e l’ opera. (Dall’ hegelismo al materialismo storico, 1818-1845).”,”1. L’infanzia, l’ambiente sociale ed intellettuale. Conversione all’hegelismo. 2. Karl Marx e la sinistra hegeliana. Il radicalismo filosofico, 1838-1841 3. Il radicalismo politico, 1841-1843. La Gazzetta Renana 4. Dal radicalismo politico al comunismo, marzo 1843- marzo 1844. Gli Annali franco-tedeschi 5. Formazione del materialismo storico. La Sacra Famiglia, 1844. Tesi su Feuerbach (1845). Conclusioni.”,”MAES-022″ “CORNU Auguste CUVILLIER Armand LABERENNE Paul PRENANT Lucy”,”A la lumière du marxisme. Tome II. Karl Marx et la pensée moderne. Premiere partie. Auguste Comte. Les utopistes francais. Proudhon.”,”Henri WALLON è stato professore al College de France. “”Ma nel Nuovo Mondo, in un paese di cui Comte si è molto poco occupato durante la vita, il positivismo doveva aver una influenza molto più importante: vogliamo parlare del Brasile. (…) Benjamin Constant aveva anche concepito un piano di una riorganizzazione generale dell’ istruzione. Solo la sua morte nel 1892 gli impedì di condurla a buon fine. Questa morte in occasione della quale l’ Assemblea nazionale proclamò solennemente in linguaggio positivista “”l’ immortalità”” del suo ministro fu da tutti i punti di vista disdicevole, perché sarebbe stato interessante conoscere la reazione del capo del gruppo positivista davanti alle conseguenze della Costituzione del 1891. Se studiamo un po’ più da vicino la storia del Brasile, vediamo, in effetti, che questa Costituzione ha sì permesso alla borghesia di governare senza essere condizionata da un imperatore, ma ha continuato ad eliminare sistematicamente dalla vita politica tutti gli elementi più poveri della popolazione e anche i più numerosi, ovvero gli indiani, gli schiavi neri liberati, i meticci di ogni sorta, esigendo da essi, affinché possano votare, delle condizioni impossibili da realizzare, e tra l’ altro, di saper leggere e scirivere (quando l’ istruzione era ancora troppo poco sviluppata). Lungi da liberare il popolo brasiliano nel suo complesso, essa assicura, più forte che mai, il dominio della razza bianca e più precisamente della borghesia bianca.”” (pag 114-115, Paul Labérenne, Efficacité du positivisme et du marxisme)”,”MADS-362″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx et la pensée moderne. Contribution à l’ étude de la formation du marxisme.”,”CORNU Auguste è Docteur en lettres Agrégé de l’ Université. Il concetto di azione. “”(Marx) risolve questo problema con una critica parallela dell’ idealismo speculativo di Hegel e del materialismo meccanicistico di Feuerbach, critica che conduce a una concezione nuova del mondo. Effettua questa critica ispirandosi al comunismo, che gli sembra il solo capace di realizzare attraverso la soppressione della contraddizione tra modo di appropriazione individuale e modo di produzione collettivo la piena integrazione dell’ uomo nel suo mondo. (…) Il materialismo meccanicista, in effetti, non teneva sufficientemente conto dell’ azione dell’ uomo sul suo ambiente, lo considera al di fuori dell’ attività economica e sociale e conduce a una concezione contemplativa e determinista del mondo che non permette di spiegare né l’ integrazione effettiva dell’ uomo nel suo ambiente, né l’ azione che esercita su questo per trasformarlo. In rapporto al materialismo meccanicista, l’ idealismo, in particolare l’ idealismo hegeliano, ha il merito di sottolineare il ruolo eminente dell’ attività umana nel divenire storico””. (pag 182-183)”,”MADS-363″ “CORNU Auguste”,”La formation du matérialisme historique dans “”L’ Ideologie allemande””. (Estratto dagli Annali dell’ Istituto Giangiacomo Feltrinelli, Anno Sesto, 1963).”,”””In questa collaborazione, Marx apportava ad Engels una concezione più generale e più profonda della vita e della storia umane, che aveva sviluppato dalla sua critica degli effetti economici e sociali del regime della proprietà privata, e di quella della filosofia hegeliana nei ‘Manoscritti di economia politica e di filosofia; Engels, da parte sua, offriva a Marx attraverso la sua analisi della situazione della classe operaia in Inghilterra, un esempio luminoso di applicazione dei principi del materialismo storico allo studio della storia, applicazione che restava solo da approfondire e generalizzare per arrivare alla concezione della storia considerata come il prodotto dello sviluppo dialettico delle forze di produzione e dei rapporti di produzione.”” (pag 35)”,”MAES-055″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx. L’uomo e l’opera. Dallo hegelismo al materialismo storico, 1818-1845.”,”1. L’ infanzia, l’ ambiente sociale ed intellettuale. Conversione all’ hegelismo. 2. Karl Marx e la sinistra hegeliana. Il radicalismo filosofico, 1838-1841 3. Il radicalismo politico, 1841-1843. La Gazzetta Renana 4. Dal radicalismo politico al comunismo, marzo 1843 – marzo 1844. Gli Annali franco-tedeschi 5. Formazione del materialismo storico. La Sacra Famiglia, 1844. Tesi su Feuerbach (1845). Conclusioni. 2° copia; Lit 400 Critica Marx diritti uomo pag 295 “”Marx gli rimproverò con amarezza di aver abbandonato, contrariamente all’impegno preso personalmente con lui, la pubblicazione della rivista (Annali, ndr), e di averlo lasciato senza mezzi. Questo rimprovero era tanto più fondato in quanto Ruge, che aveva ricoperto le spese, fece, come attesta Hess, il gesto piuttosto antipatico di pagargli quanto gli doveva con copie della rivista, lasciando a lui la cura di venderle. Non era nel carattere di Marx, così schietto e perfino brutale, badar troppo alle forme nel romper le relazioni. L’aveva già dimostrato con i Bauer e con i “”Liberi””, e agì press’a poco nella stessa maniera con Ruge. La causa immediata, o piuttosto il pretesto della rottura, fu una discussione a proposito di Herwegh, a cui Ruge rimproverava, del resto a ragione, una leggerezza di costumi che ne macchiava il genio, mentre Marx si rifiutava di giudicare il poeta rivoluzionario nella sua vita privata.”” (pag 280-281) “”Questa rottura segnava la fine del movimento giovane-hegeliano, che si divideva in anarchismo da una parte e in comunismo dall’altra. La ragione profonda di questa divisione era nel fallimento del radicalismo politico, che aveva posto per la sinistra hegeliana il problema dello Stato e con esso il problema sociale. Gli uni, con B. Bauer e Stirner, tendevano a risolvere questi due problemi per mezzo dell’individualismo anarchico, il che li portava a condannare tutto ciò che si oppone all’autonomia dell’individuo: religione, Stato, società, e ad allontanarsi dal movimento politico e sociale. Gli altri invece, evolvendo verso un radicalismo sociale che si ispirava alla dottrina di Feuerbach, si sforzavano di stabilire un più stretto legame tra la filosofia e l’azione sociale. Respingendo il liberalismo che portava al popolo soltanto l’emancipazione politica, cioè un’emancipazione parziale, essi pensavano che solo la democrazia sociale fosse capace di realizzare l’umanesimo, abolendo la proprietà privata, fonte dell’egoismo, e tendevano quindi a passare dal radicalismo politico al comunismo””. (pag 282) Critica Marx diritti uomo (pag 295)”,”MADS-447″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx et Friedrich Engels. Leur vie et leur oeuvre. Tome premier. Les années d’enfance et de jeunesse. La gauche hégélienne 1818/1820 – 1844 .”,”Volume primo Il giovane Engels: “”Condamnant en même temps le piétisme, dans lequel il ne voit plus qu’un soutien de la réaction, il adopte une conception rationaliste et libérale de la religion. Il écrit en effet dans cette même lettre à Fr. Gräber: «Je te le dis, Fréderic, si tu deviens un jour pasteur, tu pourras être orthodoxe autant que tu le voudras, ma si tu deviens un piétiste qui insulte la «Jeune Allemagne» et fait de la ‘Gazette évangélique’ son oracle, alors, je te le dis, tu auras affaire à moi. Je n’ai jamais été piétiste, j’ai été pendant un certain temps mystique, mais ce sont là des temps passés: je suis maintenant un supra-naturaliste convaincus et relativement très libéral (2)». On voit par cette lettre comment il se dégageait maintenant entièrement du dogme et devenait en même temps un partisan déterminé de la Jeune Allemagne dont il adoptait les idées, évoluant ainsi ver un libéralisme à la fois religieux et politique. Ces conceptions nouvelles, qui attisent en lui l’ardeur au combat, trouvent leurs expression dans un fragment de tragicomédie, ‘Siefried à la peau cornée’, qu’il envois le 1er mai 1839 à Fr. Gräber (3). Contrairement aux premières poésies, ‘Les Bédouins’ et ‘Floride’, dans lesquelles le désir de libération et de liberté s’exprimait sur un mode élégiaque, son désir de combattre pour se libérer se manifeste ici sous les traits du jeune Siegfried, brisant tous les obstacles qui s’opposent à lui. Il décrit avec enthousiasme comment celui-ci quitte le château de son père, pour se précipiter impétueusement dans le tourbillon de la vie et aller au devant de son destin et fait dire à Siegfried, qui se compare à un torrent déchaîné balayant tous les obstacles: “”Le torrent sauvage se précipite impétueusement à travers la gorge boisée; devant lui les pins s’ecroulent en mugissant, c’esta ainsi qu’il fraye sa voie. Je veux être comme ce torrent et me frayer tout seul ma route (4)””. Ce désir de lutter qui s’exprimait de façon encore vague devait bientôt prendre un caractère plus précis du fait que Fr. Engels allait maintenant s’engager dans le mouvement libéral et démocratique. Dans sa lutte pour accéder à la vérité et à la liberté, Fr. Engels s’était tout d’abord libéré du piétisme étroit qui régnait dans sa famille et de la stricte orthodoxie qu’il avait trouvée à Brême”” (pag 130-131) [August Cornu, ‘Karl Marx et Friedrich Engels. Leur vie et leur oeuvre. Tome premier. Les années d’enfance et de jeunesse. La gauche hégélienne 1818/1820 – 1844’, Paris, 1955] [(2) Cf. Mega, I, t. II, pp. 504; (3) Ibd., pp. 507-515, Lettre à Fr. Gräber du 23 avril-1er mai 1839; (4) Cf. Mega, I, t. II, pp. 508-509] (pag 130-131)”,”MADS-207″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx et Friedrich Engels. Leur vie et leur oeuvre. Tome second. Du libéralisme démocratique au communisme. La “”Gazette rhenane””. Les “”Annales franco-allemandes””, 1842-1844.”,”Volume secondo “”Le dépassement de l’idéologie jeune hégelienne et son [F. Engels] orientation vers la conception matérialiste de l’histoire devaient cependant s’accentuer à mesure qu’il participait plus activement à la vie anglaise et aux luttes de la classe ouvriere. Comme il l’avait fait à Brême, il ne se laissait pas accaparer par sa tâche professionelle et ne restait pas confiné dans son bureau, mais prenait au contraire une part de plus en plus active au mouvement intellectuel, politique et social anglais. Il lisait avec beaucoup d’intérêt la presse qui, n’étant pas baillonnée, comme en Allemagne, par la censure, traitait très librement les questions politiques et sociales. Il étudiait en même temps la littérature anglaise, appréciant surtout les écrivains qui critiquaient les idées admises et les institutions comme Shelley, adversaire du christianisme et de la royauté et Carlyle qui dénonçait les tares de la société bourgeoise. Il s’intéressait plus encore aux causes et aux effets de la grande révolution industrielle qui avait, si profondément transformé la société anglaise, en particulier aux crises économiques et à leurs conséquences sociales, ce qui l’amenait à entreprendre l’étude des grands économistes anglais. Ce qui le passionnait avant tout, dans sa convinction que l’Angleterre était à la veille d’une grande révolution sociale, c’était la lutte du prolétariat anglais, qui revendiquait ses droits avec une vigueur croissante. Quand on pense avec quelle véhémence il avait déja dénoncé dans les ‘Lettres de la vallée de la Wupper’ l’exploitation des ouvriers par le patronat de Barmen et d’Elberfeld, on peut imaginer combien sa réaction devant la misère plus affreuse encore du prolétariat anglais devait être plus forte, maintenant qu’il était mû non plus simplement par des sentiments humanitaires mais par une profonde convinction communiste et avec quelle ardeur il allait participer au combat de ce prolétariat, qui portait en lui l’espoir de la révolution libératrice. Ce qui le rapprochait plus encore du prolétariat anglais, c’était la connaissance qu’il faisait alors de Mary Burns, qui devait devenir sa compagne. Cette jeune ouvrière irlandaise, qui connaissait par expérience tout le poids et l’horreur de l’exploitation capitaliste incarnait à ses yeux la classe ouvrière par sa droiture, son esprit révolutionnaire et son dévouement à la cause du prolétariat. Il visitait avec elle les quartiers pauvres de Manchester, qu’il connaissait bientôt mieux que la plupart des habitants de la ville et dont il devait donner une description saisissante dans son live ‘La situation de la classe ouvrière en Angleterre’, se rendant ainsi compte par lui même des misérables conditions de vie du prolétariat anglais. Il prenait en même temps part à l’activité politique de celui-ci, fréquentant en particulier les réunions qui se tenaient dans une très grande salle, le «Hall» ou plusieurs milliers d’ouvriers se rassemblaient chaque dimanche, pour écouter les discours d’orateurs socialistes. Il y entendait souvent le principal d’entre eux Watts, dont il lisait avec beaucoup d’interêt les brochures sur l’existence de Dieu et sur l’économie politique. Sa foi dans la mission historique du prolétariat et dans la révolution sociale était renforcée par la lecture d’ouvrages socialistes et communistes en particulier des écrits du théoricien du Chartisme O’Brien (1) et du livre de Weitling ‘Garanties de l’harmonie et de la liberté’ paru en décembre 1842, qu’il se procura aussitôt et qui l’enthousiasma au point que, considérant maintenant Weitling avec hess comme le principal représentant du mouvement communiste allemand, il voulut traduire aussitôt de larges extraits de son livre en anglais (2). Sa maturité politique plus grande et l’elargissement des ses conceptions sociales se manifestaient dans les articles qu’il envoyat, après la suppression de la ‘Gazette rhénane’ au ‘Republicain suisse’ et qui parurent en mai et en juin 1843, sous le titre de ‘Lettres de Londres’ (3). Comme dans les correspondances adressés à la ‘Gazette rhénane’ il décrivait la situation de l’Angleterre sous l’aspect de l’imminente révolution sociale, qui devait, pensait-il, éclater lors de la crise qui résulterait de la diminution des droits d’entrée sur les blés. (…) Il croyait du reste que toute cette agitation se terminerait par un compromis entre les torys et les whigs, conforme à la politique de «juste milieu» de ces derniers et il espérait que les chartistes profiteraient du mécontentement populaire pour s’allier au prolétariat agraire et provoquer un soulèvement général de la classe ouvriere. (…) Si le Chartisme n’a pas encore réussi à s’emparer du pouvoir, et surtout parce qu’il dispose pas d’un parti puissant au Parlement et surtout parce qu’il manque de l’énergie révolutionnaire nécessaire et d’une claire doctrine sociale. Il devrait, sur le premier point, prendre modèle sur les Irlandais doublement opprimés en tant qu’ouvriers, par les grands propriétaires fonciers et en tant qu’Irlandais, par les Anglais. Réduits à la famine les Irlandais s’étaient groupés autour d’un grand agitateur O’Connel, qui réunissait alors des foules de 100.000 à 400.000 personnes. O’Connel n’était malheuresement pas un chef digne d’eux. Partisan, malgré ses allures révolutionnaires d’une politique opportuniste, il songeait moins à appeler le peuple irlandais à l’action, qu’à pactiser avec les libéraux (4). Pour triompher, le Chartisme devait, disait Engels, non seulement emprunter aux Irlandais leur courage révolutionnaire, mais aussi aux socialistes leur doctrine, pour arriver à une notion plus claire des buts à atteindre”” [Auguste Cornu, ‘Karl Marx et Friedrich Engels. Leur vie et leur oeuvre. Tome second. Du libéralisme démocratique au communisme. La “”Gazette rhenane””. Les “”Annales franco-allemandes””, 1842-1844’, Paris, 1958] [(1) C. Th. Rothstein, ‘Les doctrinaires de la lutte de classes avant Marx (Verkünder des Klassenkampfes vor Marx), Neue Zeit, 1907-1908, pp. 836 et suiv., 904 et suiv.; (2) Cf. article de Engels dans ‘The New Moral World’ (Progrès de la réforme sociale sur le continent’), novembre 1843. Mega, I, t. II, pp. 365-376; (3) Ces lettres furent en réalité écrites à Manchester, Cf. Mega, I, t. II, pp. 365-376; (4) Cf. Mega, I, t. II, pp. 374-376] (pag 180-181-183)”,”MADS-207-B” “CORNU Auguste BADIA Gilbert STIEHLER Gottfried GIRAULT Jacques MARCELLESI Jean-Baptiste ADERETH Max”,”La participation de Friedrich Engels à l’élaboration du matérialisme historique (1842-1846) (Cornu) – Lettres de jeunesse de Marx et d’Engels (Badia) – La philosophie de Hegel, source théorique de la conception du monde révolutionnaire (Stiehler) – Mises au point sur certains aspects de la vie et du rôle du jeune Lafargue (Girault) – Problèmes socio-linguistique: Le Congrès de Tours (Marcellesi) – L’oeuvre d’Elsa Triolet (Adereth).”,”Speciale per il 150° della nascita di Engels (28 novembre 1820) L’incontro con Marx “”La section parisienne de L’Association Internationale des Travailleurs est fondée en janvier 1865. On ne sait quand Lafargue y adhéra. En février 1865, d’après ses souvenirs, il se rend à Londres pour présenter au Conseil Général de l’AIT, un rapport sur la situation du mouvement ouvrier à Paris. A ce propos, il note: «De toute ma vie, je n’oublierai l’impression que me fit cette première visite» (14). Cette mission peut étonner car les ouvriers parisiens, de formation proudhonienne, se méfiaient es intellectuels. Ici non plus, aucune preuve ne vient corroborer ce mystérieux voyage. S’il a eu lieu, on peut donc supposer qu’à cette date Lafargue est parisien et inscrit à l’Ecole de Médecine parisienne. Ruth Stolz (15) traduit en allemand des lettres déjà publiées par E. Bottigelli (16) et apporte des documents nouveaux (les «confessions» de Laura Marx et de Paul Lafargue, des lettres, des photos, etc.) sur les relations personnelles de Lafargue et de Marx. Elle insiste sur l’impression que fit la vie intime de la famille Marx sur le jeune étudiant français. Dans cette période, Marx compose ‘Le Capital’. Ses réflexions et ses recherches ont été déterminantes pour l’orientation future de Lafargue. A quel moment devient-il membre du Conseil Général de l’AIT? R. Stolz avance le 6 mars, d’autres biographes, le 26 mars. Cette date est importante, car elle done plus valeur au célèbre extrait souvent cité d’une lettre de Marx à sa fille Laura du 20 mars 1866. «That damned boy Lafargue pesters me with his Proudhonism, and will not rest, it seems, until I have administered to him a sound cudgelling of his Creole pate» (17). Marx est attentif à la fortune personnelle de Lafargue quand ce dernier s’éprend de Laura. Nous avons publié dans l’introduction aux textes choisis de Lafargue (Ed. Sociales) une lettre de Marx très utile pour une meilleurs connaissance des deux hommes”” [Jacques Girault, ‘Mis au point sur certains aspects de la vie et du rôle du jeune Lafargue’, La Pensée, Paris, n. 153, Octobre 1970] [(14) P. Lafargue, ‘Souvenirs sur Marx’, Paris, 1935, p. 4; (15) R. Stolz, livre cité [Karl Marx, ‘Wie ich meinen Schwiegersohn erzog’, présentation de Ruth Stolz, Dietz Verlag Berlin, 1969]; (16) E. Bottigelli, article cité; (17) «Ce sacré Lafargue m’empoisonne avec son proudhonisme, et ne cessera, semble-t-il, que quand je lui aurai administré une bonne bâtonnade sur sa caboche de Créole»] (pag 52)”,”MAES-179″ “CORNU Auguste”,”Karl Marx e il pensiero moderno.”,”Auguste Cornu è un eminente studioso francese di storia della filosofia, professore di letterature e civiltà comparate all’Università di Lipsia. Dal 1913 milita nel movimento operaio. Oltre a numerosi saggi pubblicati in varie riviste, (La Pensée, Europe ecc.) sul marxismo nei suoi rapporti con l’hegelismo e col socialismo utopistico, Cornu è l’autore di un Karl Marx, l’homme et l’oeuvre, studio biografico-storico sulla formazione del pensiero di Marx, che per il rigore storico e filosofico e la ricchezza della documentazione ha segnato una tappa importante nella linea più moderna delle ricerche intorno al marxismo. Karl Marx et la pensée moderne, che presentiamo in italia, è uscito in Francia nel 1948 presso le Editions Sociales.”,”MADS-011-FV” “CORNU Auguste”,”Marx e Engels dal liberalismo al comunismo.”,”Il giovane Marx: ‘considerare innanzi tutto quali possibilità ci offra di lavorare alla felicità dell’umanità’ “”All’esame, ch’egli [Marx] sostenne nell’agosto del 1835, le sue prove furono in complesso soddisfacenti. I suoi componimenti scritti, specie quelli di religione e di lingua tedesca, costituiscono un documento assai interessante, non solo della sua formazione intellettuale e delle sue cognizioni ma anche della sua ‘forma mentis’, del suo carattere, e delle sue tendenze politiche, che già si manifestavano. (…) Sin da allora, K. Marx si rivela, come suo padre, alieno da ogni credo dogmatico: in lui la filosofia razionalistica ha il sopravvento sulla religione. Questa filosofia, che lo porta a sostituire alla concezione religiosa della vita umana la fede nella destinazione morale dell’uomo, trova ancor più netta espressione nel componimento in tedesco: “”Riflessioni di un giovane sulla scelta di una carriera”” (42), che, prestandosi meglio allo sviluppo di idee personali, costituisce la sua prova migliore. Egli muove dall’idea, sulla quale ritornerà spesso più tardi, che, a differenza dell’animale, la cui vita è determinata dalle circostanze, l’uomo si sforza di determinare liberamente la propria (43). Questa libertà si manifesta in particolare nella scelta di una carriera. La scelta, a dire il vero, non è assolutamente libera, perché è in parte dettata dal corso stesso della vita sociale in cui siamo inseriti. “”Non sempre possiamo”” egli scrive, “”abbracciare la professione alla quale ci crediamo destinati: infatti la nostra condizione nella società, in una certa misura, è già iniziata prima che siamo in grado di determinarla”” (44). Senza esagerare l’importanza di questa frase, che, in questo componimento tutto penetrato di idealismo, ha soltanto il valore di un’osservazione incidentale, né scorgervi un preannunzio del materialismo storico, è interessante notare che in essa K. Marx sottolinea per la prima volta la funzione dei rapporti sociali nella determinazione della vita degli uomini”” (pag 78-79) [(42) Mega, I, vol. I.2 pp. 164-167; (43) Ibid. p. 164; (44) Ibid., p. 165]”,”MADS-019-FV” “CORNU Auguste”,”Moses Hess et la gauche hégélienne.”,”Dedica dell’autore ai suoi maestri Henri Lichtenberger e J.E. Spenlé. Sul rapporto tra M. Hess e K. Marx si veda in particolare il capitolo VI: ‘M. Hess et K. Marx. Le socialisme «vrai» et le socialisme «scientifique»’ (pag 86-108). ‘Le premier adepte que Hess gagna à cette doctrine fut F. Engels qui, allant de Berlin en Angleterrre, s’arrêta quelques jours à Cologne, à la fin d’octobre 1842. Reçu assez fraîchement par K. Marx à cause des ses attaches avec les Jeunes Hégéliens de Berlin, il trouva auprès de Hess un accueil cordial. Porté par tempérament à l’action, Engels ne pouvait pas se satisfaire de la critique stérile de B. Bauer et des ses amis et, comme il partageait les idées de Hess sur l’insuffisance du libéralisme et des réformes politiques, en lui montrant qu’il était la conséquence nécessaire de la doctrine de Feuerbach, et que seul il apportait une solution satisfaisante à la question sociale (140). Quelques mois plus tard, le 19 juillet 1843, M. Hess tout fier encore d’avoir fait une telle recrue, écrivait Auerbach: «L’année dernière, alors que j’étais sur le point d’aller à Paris, Engels, qui est maintenant en Angleterre où il écrit un gros ouvrage sur ce pays, arriva à Cologne, venant de Berlin; nous parlâmes des questions du jour, et lui est un révolutionnaire de l’an I, me quitta entièrement converti au communisme. C’est ainsi que j’exerce mes ravages»’ (pag 64-65) [(140) Cf. Marx, ‘Engels ‘Gesamtausgabe, B, II, New-Moral World, 18 nov. 1843’. F. Engels, ‘Progress of social Reform on the Continent’, p. 448. «As early as autumn 1842, some of the party contented for the insufficiency of political change, and declared their opinion to be, that a social Revolution based upon common property, was the only state of mankind agreeing with their abstract principles. But even the leader of the party, such as Dr Bauer, Dr Feuerbach and Dr Ruge, were not the prepared for this decided step. The political paper of the party the ‘Rhenisch Gazette’, published some papers advocating communism, but without the wished for effect. Communism, however, was such a necessary consequence of New Hegelian philosophy, that no opposition could keep it down, and in the course of this present year the originators of it had the satisfaction of seeing one republican after the other join their ranks. Beside Dr Hess… who was in fact the first communist in the party, there are now a great many others»]”,”SOCU-223″ “CORNU Auguste”,”Marx e Engels dal liberalismo al comunismo.”,”Auguste Cornu si è laureato a Parigi nel 1934 con una tesi sulla giovinezza di Marx. Ha insegnato storia della cultura all’Univ Humboldt di Berlino Est. Fra i suoi libri: M. Hess et la Gauche hegeliana (1934); K. Marx et la pensee moderne (1948); Essai de critique marxiste (1951) – Infanzia e adolescenza – Formazione della sinistra hegeliana – Radicalismo politico – Gazzetta renana (1842-43) – Passaggio al comunismo – ‘Annali franco-tedeschi'”,”MAES-003-FF” “CORNWALL John, a cura di Riccardo PARBONI”,”Le condizioni per la ripresa economica. Un’analisi postkeynesiana.”,”John Cornwall, professore di economia presso la Dalhousie University di Halifax, oltre a numerosi saggi ed articoli sulla teoria della crescita, è autore di: Growth and Stability in a Mature Economy, Modern Capitalism: its Growth and Transformation, The Condition for Economic Recovery: A Post-Keynesian Analysis.”,”ECOT-210-FL” “CORNWELL John”,”Il papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII.”,”””La Pascendi è d’ importanza cruciale nella storia della Chiesa cattolica del XX secolo, poiché fissò gran parte dei toni dogmatici e accentratori dell’ insegnamento papale fino al Concilio Vaticano II all’ inizio degli anni Sessanta.”” “”Nel frattempo, Pio X ebbe parole aspre per i presunti errori dell’ americanismo, che riteneva ancora vivo negli Stati Uniti. Insinuando che l’ americanismo fosse stato un precursore del modernismo, il pontefice dichiarò che “”in fatto di morale, (i modernisti) danno voga la principio degli americanisti, che le virtù attive debbano anteporsi alle passive, e di quelle promuovere l’ esercizio, con prevalenza su queste.”” “” (pag 66)”,”RELC-137″ “CORRADI Daniele DEL-TURCO Deborah a cura”,”Catalogo Scienze giuridiche 2004-2005.”,”La rivoluzione francese e i giuristi italiani dell’ Ottocento. “”Non ci sorprende di leggere nelle Istituzioni di Francesco Forti . siamo in Toscana nel 1838 . un giudizio molto riduttivo della Rivoluzione: “”la rivoluzione francese offendeva le opinioni e le naturali affezioni de’ popoli d’ Italia. Aveva tra noi pure dei partigiani, che sinceramente credevano i modi francesi conducevoli al bene dei popoli; ma il maggior numero era decisamente avverso. Neppure il governo di Bonaparte potè conciliare le opinioni popolari a favor della rivoluzione francese.”” (pag 5)”,”DIRx-007″ “CORRADI Egisto NASI Franco PECORINI Giorgio collaborazione di Flavio COSTANTINI Luciano REBUFFO”,”Le città del ferro.”,”I genovesi devastano Piombino (pag 78) “”Prima storia. Siamo a Pegli, sulla collina di Multedo. Costruita nel XVI secolo dai Lomellini (uno dei quali, Agostino, fu doge della Repubblica nel 1760) la villa, di cui era notevolissimo il giardino curato dal celebre architetto Andrea Tagliafichi, divenne proprietà dei conti Rostan D’Ançezune nella seconda metà dell’Ottocento. Poi andò ai marchesi Reggio, per essere adattata prima a ricovero di orfane di guerra e quindi a convitto femminile, tenuto dalle suore di Don Bosco. Passata al Comune, nel 1932 si annunciava che un apposito piano regolatore, approvato dalla regia Soprintendenza ai monumenti, “”lasciando intatto il magnifico sfondo della villa e regolandone l’accesso attraverso il rettilineo con la visuale sul mare”” concedeva le aree intorno alla costruzione di villini, “”formando così una zona magnifica di abitazioni signorili, destinate ad accrescere le attrattive di Pegli””. In realtà, con l’indoratura della solita pillola, la speculazione edilizia vestita da agnello si divorava l’ambiente, pur mostrando qualche reverenza. Andò invece che, dopo la guerra, la zona è stata assediata dagli impianti petroliferi, e la villa ha ospitato un circolo ricreativo e un campo sportivo che ha praticamente distrutto il parco. Ospitare un circolo ricreativo e un campo sportivo non è cattivo destino, per una villa: se vi è rispetto dell’ambiente. Purtroppo, il rispetto non c’è stato.”” (pag 16)”,”ITAE-206″ “CORRADI Cristina”,”Storia dei marxismi in Italia.”,”CORRADI Cristina”,”MITC-101″ “CORRADI Cristina”,”Storia dei marxismi in Italia.”,”CORRADI Cristina”,”STOx-001-FC” “CORRADINI Piero”,”Il Giappone e la sua storia.”,”Piero CORRADINI è nato a Roma il 30.1.1933. Fin dalla prima giovinezza si è dedicato all’ insegnamento elementare e secondario. Provveditore agli studi nel 1970, è passato poi all’ insegnamento universitario, prima quale professore ordinario di Storia e Civiltà dell’ Estremo Oriente nell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli (1970-75), poi di Storia e Istituzioni dei Paesi Afroasiatici nell’ Università di Macerata (1975-1985) e infine di Storia dell? Asia orientale nell’ Università di Roma ‘La Sapienza’ (1985…). E’ stato Direttore dell’ Istituto Italiano di Cultura di Tokyo (1979-81) e dell’ Istituto di Cultura di Pechino (1988-91). Ha al suo attivo oltre 150 pubblicazioni tra monografie e articoli scientifici e di divulgazione.”,”JAPx-025″ “CORRADINI Enrico, a cura di Luigi STRAPPINI”,”Scritti e discorsi, 1901-1914.”,”Enrico CORRADINI (1865-1931) uomo politico fondatore della rivista ‘Il Regno’ (1903) e del giornale ‘L’ Idea nazionale’ (1911) fu il principale esponente del movimento nazionalista italiano, di cui ottenne la fusione con il Partito fascista (1923). (EUG) “”In realtà la guerra non è se non una necessità per le nazioni che sono o tendono a diventare imperialiste, quando non tendano a perire, secondo l’eterno verso di Dante che tutto seppe: “”Perché una gente impera e l’ altra langue””””(1). (pag 135)”,”ITAA-063″ “CORRADINI Enrico”,”Discorsi politici (1902-1924).”,”””Ed ecco l’ istinto individuale imperialista, istinto di concentramento e di estensione, radice di tutti gli imperialismi. Ed ecco ciò che un santo padre della dottrina imperialista, un filosofo, ancora un inglese, Tommaso Hobbes, chiama il desiderio del potere. Da altri sarà chiamato l’ istinto della sovranità e da altri finalmente la volontà di potenza. Perché insomma l’ imperialismo è una dottrina universale. Non è soltanto una dottrina e una pratica d’ un particolare dominio, è una dottrina universale di tutta la vita. Per rispetto a chi lo esercita, noi abbiamo visto un imperialismo di classe, o socialismo, o sindacalismo che sia; e poi un imperialismo di nazione, un altro di continente, un altro dell’ intera umanità. Abbiamo visto al principio di tutti gli altri stare l’ imperialismo individuale. Per il metodo potremmo distinguere un imperialismo guerresco e uno pacifico. E per il contenuto, un imperialismo economico, uno politico, morale, scientifico, artistico, religioso, di tutta quanta la civiltà””. (pag 67)”,”ITAF-164″ “CORRADINI Enrico”,”Il nazionalismo italiano.”,”””E nel 1882, Francesco Crispi, uomo di stato come il Mancini non era, sentì quello stesso equilibrio rotto anche dalla parte d’oriente, quando gli inglesi per l’Egitto chiesero la cooperazione delle armi italiane e non l’ebbero. Egli allora correndo fra Roma e Londra incitò il Mancini prima a prendere, poi a riprendere i negoziati con l’Inghilterra dicendo: “”Bisogna intervenire in Egitto. Se resteremo inerti, la Francia si consoliderà nella Tunisia e sarà in pericolo la Tripolitania. Il Mediterraneo ci sarà tolto per sempre””.”” (pag 250)”,”ITAD-110″ “CORRADINI Piero”,”La Cina.”,”””La presenza attiva di un partito comunista sulla scena politica cinese ebbe una grande importanza, come dimostreranno gli avvenimenti successivi. Per quanto molto attivo, esso però contava in principio pochissimi membri per cui, anche su consiglio dell’inviato di Lenin, Adolfo Joffe, esso preferì allearsi con il Kuo-min-tang e partecipare alla sua attività. Da quando Sun Yat-sen era stato costretto a Yuan Shik-kai a rifugiarsi in Giappone, il Kuo-min-tang aveva avuto una vita piuttosto stentata. Sun Yat-sen era riuscito bensì a rientrare in Cina nel 1917, ma le dispute tra i vari “”Signori della Guerra”” lo avevano travolto. Non disponendo di mezzi, era costretto ad appoggiarsi ora all’uno ora ll’altro capo militare e, se anche nel 1921 era riuscito a fondare un proprio governo a Canton, né lui né il suo partito rappresentavano una forza politica effettiva. La decisione dei comunisti di collaborare col Kuo-min-tang, il cui nome, prestigioso per via della rivoluzione del 1911, poteva attirar bene le masse, diede nuova linfa a quel movimento. L’Unione Sovietica, infatti, aiutò concretamente Sun Yat-sen a riorganizzare il suo partito, inviando fondi ed esperti a Canton e accettando studenti cinesi nelle scuole politiche e militari di Mosca. In breve il Kuo-min-tang, nelle cui file venivano ora ammessi anche i comunisti, fu riorganizzato sul modello del partito comunista dell’URSS, con tanto di cellule, commissari politici e ‘politburo’. Insieme al partito, si costituivano anche forze armate addestrate e istruite da ufficiali russi; dall’Accademia Militare di Whampoa (un’isoletta vicino a Canton), diretta dal giovane generale Chiang Kai.shek (1886) dovevano uscire i migliori quadri dei futuri eserciti cinesi, sia nazionalisti che comunisti. Nel 1925 l’opera di preparazione era terminata. Prima di intraprendere, però, una nuova guerra civile, Sun Yat-sen volle fare un tentativo per convincere i governanti del nord ad un accordo. Per questo si recò a Pechino: qui si scontrò con un netto rifiuto da parte del presidente Tsao Kun (famoso per essersi fatto eleggere corrompendo tutti i membri del Parlamento di Pechino) e del “”Signore della Guerra”” Wu Pei-fu A Pechino, Sun Yat-sen si aggravò ammalandosi e morì in ospedale (12 marzo 1925). Il compito di proseguire la sua opera toccò al generale Chiang Kai-shek, succedutogli a capo del governo di Canton”” (pag 256-257)”,”CINx-293″ “CORRAO Francesca M., a cura; saggi di Francesca M. CORRAO Marta CARIELLO Danila GENOVESE Aldo NICOSIA Gennaro GERVASIO Lorenzo TROMBETTA Luca ANCESCHI Michelangelo GUIDA Silvia ROSSI”,”L’ Islam dopo l’ 11 settembre. Le opinioni e l’ informazione.”,”Saggi di Francesca M. CORRAO Marta CARIELLO Danila GENOVESE Aldo NICOSIA Gennaro GERVASIO Lorenzo TROMBETTA Luca ANCESCHI Michelangelo GUIDA Silvia ROSSI. Contiene il saggio di Michelangelo GUIDA ‘Le reazioni in Turchia’ e quello di Silvia ROSSI, ‘La strategia Usa e le sue implicazioni per la Siria’.”,”VIOx-114″ “CORRAO Francesca Maria a cura; contributi di Gennaro GERVASIO Aldo NICOSIA Simone SIBILIO Andrea TETI Lorenzo TROMBETTA”,”Le rivoluzioni arabe. La transizione mediterranea.”,”CORRAO Francesca Maria ordinario di lingua e cultura araba presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università Luiss Guido Carli.”,”VIOx-172″ “CORREARD F.”,”Michelet.”,”Jules MICHELET (1798-1874) storico francese nella sua opera lo scrupolo documentario si è associato ad una visione mistica del popolo, come grande protagonista e vittima della storia. Ha scritto una storia della rivoluzione francese e una storia di Francia.”,”FRAD-038″ “CORRENTI Santi”,”La Sicilia del Seicento. Società e cultura.”,”””I problemi storici non si risolvono se non avviandoli a semplificazione e riducendoli alle loro linee essenziali e decisive”” (C. Jannaco, Il Seicento, Milano, 1963) (in apertura) Santi Correnti (Riposto, 1924) ha per primo conseguito la libera docenza in Storia della Sicilia, insegnata presso l’Istituto Universitaria di Magistero a Catania. Fondatore dell’Istituto Siciliano di Cultura Regionale e della ‘Rivista storica siciliana’, ha pubblicato innumerevoli opere sulla storia della regione.”,”ITAG-006-FGB” “CORRIAS Pino”,”Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano.”,”Pino CORRIAS (Savona 1955) vive e lavora a Milano. Inviato speciale de ‘La Stampa’ scrive di politica, costume e cronaca (nera). Ha pubblicato con Massimo GRANELLINI e Curzio MALTESE ‘1994. Colpo grosso’.”,”ITAC-047″ “CORRIAS Pino”,”Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano.”,”Pino Corrias (Savona 1955) giornalista, inviato del giornale ‘La Stampa’, vive e lavora a Milano (1993). Negli anni ha collaborato a Radio Popolare, ‘Lotta continua’, ‘Panorama Mese’, ‘Epoca’, ‘Stampa Alternativa’, Linea d’Ombra’. Nel 1979 ha pubblicato con Savelli il racconto lungo ‘Inverni’. “”L’ex senatore Pci Fusi: «Nelle miniere si lavorava ancora a cottimo, secondo un sistema che aveva introdotto il fascismo e che la Montecatini si guardò bene dall’abolire. Il cottimo stabiliva quanti vagoni dovevano essere riempiti ogni giorno. Chi non raggiungeva la quantità fissata, veniva punito con multe e detrazioni di salario. Nel 1951, il partito guidò contro il cottimo una delle più grandi e drammatiche lotte del dopoguerra, che non servì: fummo sconfitti dopo cinque mesi di sciopero generale”” (pag 47)”,”BIOx-002-FMDP” “CORRIDONI Filippo, a cura di Andrea BENZI”,”«…Per le mie idee…» Lettere, frammenti epistolari, cartoline dal fronte.”,”Filippo Corridoni (1887-1915), giunto giovanissimo a Milano come disegnatore meccanico, milita nelle file socialiste e svolge propaganda antimilitarista. Costretto a riparare il Francia, rientra in Italia e partecipa alle lotte contadine del 1908 a Parma. Torna a Milano, dove intesifica la sua azione fra le file dei lavoratori. Trasferitosi a Bologna, è di nuovo a Milano per organizzare gli scioperi del 1913. Oratore straordinario, articolista acuto e polemico, entra ed esce dal carcere di S. Vittore. Nel 1914 sposa la causa della guerra contro l’Austria e la Germania e diventa uno dei capi, con De Ambris e Mussolini, dell’interventismo sindacalista, socialista, anarchico e repubblicano. Muore il 23 ottobre del 1915 in un assalto alla mitica tricea delle Frasche. La Collana Labor, diretta da Andrea Benzi, si propone la pubblicazione dei testi del sindacalismo rivoluzionario e del sindacalismo nazionale e fascista.”,”ITAB-032-FL” “CORRIDONI Filippo, a cura di Andrea BENZI”,”«…come per andare più avanti ancora». Gli scritti.”,”Filippo Corridoni (1887-1915), giunto giovanissimo a Milano come disegnatore meccanico, milita nelle file socialiste e svolge propaganda antimilitarista. Costretto a riparare il Francia, rientra in Italia e partecipa alle lotte contadine del 1908 a Parma. Torna a Milano, dove intesifica la sua azione fra le file dei lavoratori. Trasferitosi a Bologna, è di nuovo a Milano per organizzare gli scioperi del 1913. Oratore straordinario, articolista acuto e polemico, entra ed esce dal carcere di S. Vittore. Nel 1914 sposa la causa della guerra contro l’Austria e la Germania e diventa uno dei capi, con De Ambris e Mussolini, dell’interventismo sindacalista, socialista, anarchico e repubblicano. Muore il 23 ottobre del 1915 in un assalto alla mitica tricea delle Frasche. La Collana Labor, diretta da Andrea Benzi, si propone la pubblicazione dei testi del sindacalismo rivoluzionario e del sindacalismo nazionale e fascista.”,”ITAB-033-FL” “CORSANO Antonio”,”Storia del problema della scienza. I. Il pensiero antico.”,” “”Il primo grande geometra di questo periodo è Euclide, la cui fama è legata non tanto a scoperte e contributi originali, ma a un’opera in cui furono riordinati i risultati della speculazione geometrica precedente, trascurandone solo ciò che non appariva necessario per il rigore della deposizione generale: questi sono gli Elementi””. (pag 155) “”Per la diffusione e il numero delle edizioni si è detto che gli Elementi possono reggere il paragone con la Bibbia e con la Divina Commedia””. (pag 155) “”Infatti, mentre la geometria vi è sviluppata senza alcun intervento del numero, la teoria delle proporzioni vi è trattata per segmenti piuttosto che per numeri, e anche l’aritmetica vera e propria riceve dalla geometria concetti, termini e procedimenti.”” (pag 156) Eraclito legge contrari V. brani sottolineati”,”SCIx-280″ “CORSANO Antonio”,”Storia del problema della scienza. II. Il pensiero medievale e moderno.”,”””6. Occorre tuttavia distinguere nella storia della scolastica due periodi,o, piuttosto, due indirizzi che corrono quasi paralleli e contemporanei, con numerose complicazioni e punti di contatto. L’uno, d’ispirazione prevalentemente platonico-pitagorica, attinta dapprima a Boezio, e confermata dalla conoscenza di Euclide, considerò metodo universale quello della matematica, cercando d’introdurlo in ogni scienza, a cominciare dalla teologia; (…)””. (pag 35) “”L’altro indirizzo può dirsi aristotelico, perché derivò dalla conoscenza delle opere naturalistiche di Aristotele e condusse alla rivalutazione del mondo naturale, a quel bisogno di concretezza empirica, di qualitativa determinatezza che già nel dinamismo di Aristotele aveva trionfato del matematico platonico pitatorico (…)”” (pag 36)”,”SCIx-281″ “CORSI Angelo”,”L’ azione socialista tra i minatori della Sardegna, 1898-1922. Contributo allo studio del Movimento Operaio Italiano.”,”””Carattere morale. Moralmente il minatore sardo, quale è apparso attraverso gli interrogatori, in cui ebbero campo il rilevarsi le più spiccate particolarità psicologiche, è buono d’ indole, ma debole di volontà ed insieme con la debolezza della volontà presenta quei caratteri che normalmente la accompagnano e fra questi specialmente la diffidenza e l’ instabilità, mentre per certi lati presenta una credulità ed una fiducia eccessiva. (…)”” (pag 211, Dalla relazione della Commissione parlamentare d’ inchiesta sulle miniere della Sardegna)”,”MITT-157″ “CORSI Thomas”,”Storia degli Stati Uniti d’ America.”,”””All’ Ovest, la indagine sulla utilità dele leggi finiva per porre spesso l’ individuo al di fuori della stessa legge; i contrasti ed i litigi, direttamente derivati dall’ ambiente avevano aumentato la rissosità con diffuso pregiudizio della vita umana. Il senso del provvisorio nelle installazioni edilizie faceva smarrire il buon gusto; era urgente pensare al necessario; se possibile al comodo; per il “”bello”” si sarebbe provveduto dopo. Questa mentalità non si spostava solo verso ovest, col progredire della linea di frontiera, veniva inevitabilmente assimilata anche all’ est e penetrava di sé la vita nell sue manifestazioni più varie. Quando si scoprì l’ oro in California, l’ ovest divenne il centro di attrazione. La febbre della ricchezza si impossessò di intere folle; teorie interminabili di carri si mossero da ogni angolo degli Stati Uniti carichi di gente, di famiglie mobilitatesi al completo per correre a ghermire la fortuna, desiderose di far presto e di precedere ogni altro. Persone di ogni ceto si affannarono nella corsa, senza distinzione, con un un sol proposito. Ogni mezzo di trasporto fu buono; quando mancava il mezzo si marciava a piedi. Questa marcia ad ovest era ben diversa dagli altri movimenti di migrazione che l’ avevano preceduta. Nessuno pensava di dissodar terre o di impiantare una fattoria. Pareva quasi che l’ intera popolazione dall’ est e dal Middle West dovesse gravitar tutta in California, in una corsa irresistibile alla ricchezza che ora si presentava facile ed immediata””. (pag 450-451)”,”USAG-052″ “CORSI Mario”,”Antonio Labriola e l’ interpretazione della storia.”,”””Non perde però di vista il problema della storia ed esso anzi torna in primo piano in alcune osservazioni finali. Queste osservazioni servono proprio a chiarire che cosa egli si attenda dalla saldatura, secondo l’esigenza espressa, fra filosofia e storia: “”‘En attendant’, scrive Labriola, che, in una futura umanità di uomini quasi trasumanati, l’eroismo di Baruch Spinoza divenga la virtù minuscola di tutti i giorni, e che i miti, la poesia, la metafisica e la religione non ingombrino più il campo della coscienza, contentiamoci che fino ad ora, e per ora, la filosofia, così nel senso differenziato come nell’altro sia servita quale istrumento critico e serva, per rispetto alla scienza, a mantenere la chiaroveggenza dei metodi formali e dei procedimenti logici, e per rispetto alla vita a diminuire gli impedimenti che nell’esercizio del libero pensiero frappongono le fantastiche proiezioni degli affetti, delle passioni, dei timori e delle speranze; ossia giovi e serva, come direbbe precisamente Spinoza, a vincere l’ ‘imaginatio e l’ ignorantia’””.”” (pag 71)”,”LABD-063″ “CORSI Mario”,”Le origini del pensiero di Benedetto Croce.”,” “”Dai saggi finora esaminati appare con sufficiente chiarezza la posizione assunta che il Croce affrontando il marxismo non si è proposto di fare un esame «storico» di esso; egli cioè, pur preoccupandosi di essere dettagliatamente informato sia sugli scritti del Marx e dell’Engels sia sulla letteratura sull’argomento (1), non ha esaminato il pensiero di questi autori in tutti i suoi aspetti, nella linea del suo sviluppo e della molteplicità dei problemi ch’esso presentava, ma si è sforzato di mettere a fuoco quelli che considerava i quesiti fondamentali di questa dottrina. A tal fine ha utilizzato l’interpretazione del Labriola che costituisce come il punto di riferimento costante del suo lavoro (2), inquadrandola in quelli che erano allora i suoi orientamenti mentali e di cultura. Così lo studio del marxismo si caratterizza più che nell’originale forma adesiva alla dottrina in esame, nella illuminazione di essa secondo i presupposti di pensieri propri del Croce (1). E da ciò ha origine la polemica col Labriola che accuserà il Croce in una lettera di disputare con se stesso «… per sapere che “”uso”” devi fare del marxismo, ma non per sapere che cosa esso sia» (2), col che il Labriola intendeva appunto significare che il Croce non compiva tanto opera di commento storico, ma di determinazione speculativa (3). … finire (pag 155-157)”,”CROx-059″ “CORSINI Carlo A. LIVI-BACCI Massimo SANTINI Antonio LICHTFIELD Robert Burr GOUBERT Pierre VAN-DE-WALLE Etienne”,”Saggi di demografia storica.”,”Due saggi in inglese, uno in francese, tre in italiano”,”DEMx-002-FP” “CORTADA James W. a cura; collaborazione di Bermejo ABELLA Victor ALBA Michael ALPERT BERTRAND DE MUNOZ Martin BLINKHORN Burnett BOLLOTEN Carolyn P. BOYD Joseph M. BRICALL Pierre BROUE’ John F. COVERDALE Jill EDWARDS Fernando EGUIDAZU George ESENWEIN Shannon E. FLEMING Douglas W. FOARD Willard C. FRANK Ronald FRASER Shirley F. FREDRICKS Glenn T. HARPER David V. HOLTBY William J. IRWIN Peter T. JOHNSON Verle B. JOHNSTON Robert W. KERN Edward MALEFAKIS Gerald H. MEAKER Stanley G. PAYNE David Wingeate PIKE Fredrick B. PIKE Vicente R. PILAPIL Paul PRESTON Raymond L. PROCTOR Robert A. ROSENSTONE José M. SANCHEZ Jane SLAUGHTER Herbert R. SOUTHWORTH Robert S. THORNBERRY Bou VOLTES Robert H. WHEALEY”,”Historical Dictionary of the Spanish Civil War 1936-1939.”,”Collaboratori: Bermejo ABELLA, Victor ALBA, Michael ALPERT, BERTRAND DE MUNOZ, Martin BLINKHORN, Burnett BOLLOTEN, Carolyn P. BOYD, Joseph M. BRICALL, Pierre BROUE’, John F. COVERDALE, Jill EDWARDS, Fernando EGUIDAZU, George ESENWEIN, Shannon E. FLEMING, Douglas W. FOARD, Willard C. FRANK, Ronald FRASER, Shirley F. FREDRICKS, Glenn T. HARPER, David V. HOLTBY, William J. IRWIN, Peter T. JOHNSON, Verle B. JOHNSTON, Robert W. KERN, Edward MALEFAKIS, Gerald H. MEAKER, Stanley G. PAYNE, David Wingeate PIKE, Fredrick B. PIKE, Vicente R. PILAPIL, Paul PRESTON, Raymond L. PROCTOR, Robert A. ROSENSTONE, José M. SANCHEZ, Jane SLAUGHTER, Herbert R. SOUTHWORTH, Robert S. THORNBERRY, Bou VOLTES, Robert H. WHEALEY.”,”MSPG-036″ “CORTELLA Lucio”,”Una dialettica nella finitezza. Adorno e il programma di una dialettica negativa.”,”Lucio Cortella, professore ordinario di Storia della filosofia contemporanea, è attualmente Direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna da più di vent’anni. Studioso di Hegel e del pensiero filosofico contemporaneo, si è occupato anche di teoria critica, scrivendo numerosi saggi apparsi in diverse riviste di filosofia. Tra i suoi volumi: Autocritica del moderno, Saggi su Hegel, recentemente ha curato Adorno e Heidegger. Nota per la sua complessità concettuale, la Dialettica negativa, l’opera fondamentale di Theodor W. Adorno – recentemente ripubblicata in una nuova edizione – è stata spesso trascurata dagli interpreti italiani. Lucio Cortella ha voluto colmare questo vuoto analizzando quello che invece va considerato uno fra i grandi classici del pensiero del Novecento.”,”FILx-047-FL” “CORTELLA Lucio”,”Dopo il sapere assoluto. L’eredità hegeliana nell’epoca post-metafisica.”,”Lucio Cortella, professore ordinario di Storia della filosofia contemporanea, è attualmente Direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna da più di vent’anni. Studioso di Hegel e del pensiero filosofico contemporaneo, si è occupato anche di teoria critica, scrivendo numerosi saggi apparsi in diverse riviste di filosofia. Tra i suoi volumi: Autocritica del moderno, Saggi su Hegel, recentemente ha curato Adorno e Heidegger. Nota per la sua complessità concettuale, la Dialettica negativa, l’opera fondamentale di Theodor W. Adorno – recentemente ripubblicata in una nuova edizione – è stata spesso trascurata dagli interpreti italiani. Lucio Cortella ha voluto colmare questo vuoto analizzando quello che invece va considerato uno fra i grandi classici del pensiero del Novecento.”,”FILx-078-FL” “CORTELLAZZO Michele A.”,”La diffusione del Manifesto in Italia alla fine dell’Ottocento e la traduzione di Labriola. (in)”,”””E’ nella terza edizione del noto saggio ‘In Memoria del Manifesto dei Comunisti’ (che segue, nel 1902, le due edizioni italiane del 1895 e la precedente versione francese uscita nello stesso anno nel ‘Devenir social’), che Antonio Labriola, il maggior teorico italiano del marxismo di quei tempi, pubblicò quella “”traduzione decente”” del ‘Manifesto’ che aveva preannunciato nel 1892 in una lettera ed Engels. La paternità della traduzione, messa in dubbio già da Michels, è attribuita da Cagnetta (la cui opinione è ripresa da Andréas) alla moglie dello studioso, Rosalia Carolina De Sprenger, sulla base di informazioni raccolte da ambienti socialisti napoletani; Dal Pane aveva sostenutio che “”dubbi non hanno motivo di esistere, sia per l’esplicita confessione del L. [si riferisce alla lettera ad Engels sopra ricordata] sia per il contesto e lo stile della traduzione, sia per altre ragioni che non è qui il caso di enumerare””. Contro le ipotesi e le voci che vogliono togliere a Labriola la paternità della traduzione sta il solo fatto certo: lo studioso napoletano ha fatto propria questa versione, ponendola in appendice al suo saggio, senza premettervi alcuna nota di attribuzione né alcuna presa di distanze; segno che, chiunque ne sia stato il traduttore materiale, l’interpretazione data al testo marxiano coincideva con la concezione che del marxismo aveva Labriola. Si può affermare che la traduzione sia stata condotta sull’edizione tedesca del 1890, di cui tuttavia non riporta le note (cioè la parte più innovativa); il traduttore aveva certamente presenti anche altre versioni dell’opera, come possiamo inferire dalla caparbietà con cui Labriola cercò di procurarsi le diverse edizioni e traduzioni del ‘Manifesto’ e come è testimoniato da riscontri testuali.”” (pag 99) [Michele A. Cortellazzo, La diffusione del Manifesto in Italia alla fine dell’Ottocento e la traduzione di Labriola. (in) ‘Cultura neolatina, N° 1-2, 1981]”,”MAED-417″ “CORTENOVA Giorgio, mostra a cura; saggi critici di Armin ZWEITE Natalja AUVTONOMOVA Peter HAHN Gabriella DI-MILIA Jessica BOISSEL Giorgio CORTENOVA, apparati Tulliola SPARAGNI”,”Vasilij Kandinskij.”,”Dalla lettera di Schönberg a Kandinskij del 4 maggio 1923 (pag 236-238): “”(…) Trotsky e Lenin hanno versato fiumi di sangue (cosa che non si è mai potuta evitare in nessuna rivoluzione della storia mondiale!) per trasformare in realtà una teoria, ovviamente falsa (anche se animata da buone intenzioni, come quella della maggior parte di quegli utopisti che vogliono il bene di tutto il mondo). È una cosa deprecabile e va quindi punita, perché colui che parla di questo genere di cose non ha il diritto di sbagliarsi! Ma gli uomini sarano forse migliori e più felici se ora altre teorie, sia pure contrapposte ma non per questo più giuste (perché tutte sono false, e solo la nostra fede conferisce loro di volta in volta una parvenza di verità, sufficiente a ingannarci), si trasformeranno in realtà con lo stesso fanatismo e gli stessi fiumi di sangue? A che cosa può condurre l’antisemitismo se non ad atti di violenza? È difficile immaginarselo? A Lei basta forse defraudare gli ebrei dei loro diritti. Così Einstein, Mahler, io e molti altri saremo soppressi. Ma una cosa è certa: proprio quegli elementi molto più tenaci, alla cui resistenza l’ebraismo deve la sua sopravvivenza per venti secoli, senza protezione nei confronti dell’intera umanità, non potranno essere sterminati. Perché essi sono ovviamente organizzati in modo da poter assolvere al compito assegnato loro da Dio: sopravvivere in esilio, senza mescolarsi e senza piegarsi, fino all’ora della liberazione!”” (pag 238)”,”VARx-059-FSD” “CORTENOVA Giorgio, mostra a cura; saggi critici di Armin ZWEITE Natalja AUVTONOMOVA Peter HAHN Gabriella DI-MILIA Jessica BOISSEL Giorgio CORTENOVA, apparati Tulliola SPARAGNI”,”Vasilij Kandinskij.”,”Dalla lettera di Schönberg a Kandinskij del 4 maggio 1923 (pag 236-238): “”(…) Trotsky e Lenin hanno versato fiumi di sangue (cosa che non si è mai potuta evitare in nessuna rivoluzione della storia mondiale!) per trasformare in realtà una teoria, ovviamente falsa (anche se animata da buone intenzioni, come quella della maggior parte di quegli utopisti che vogliono il bene di tutto il mondo). È una cosa deprecabile e va quindi punita, perché colui che parla di questo genere di cose non ha il diritto di sbagliarsi! Ma gli uomini sarano forse migliori e più felici se ora altre teorie, sia pure contrapposte ma non per questo più giuste (perché tutte sono false, e solo la nostra fede conferisce loro di volta in volta una parvenza di verità, sufficiente a ingannarci), si trasformeranno in realtà con lo stesso fanatismo e gli stessi fiumi di sangue? A che cosa può condurre l’antisemitismo se non ad atti di violenza? È difficile immaginarselo? A Lei basta forse defraudare gli ebrei dei loro diritti. Così Einstein, Mahler, io e molti altri saremo soppressi. Ma una cosa è certa: proprio quegli elementi molto più tenaci, alla cui resistenza l’ebraismo deve la sua sopravvivenza per venti secoli, senza protezione nei confronti dell’intera umanità, non potranno essere sterminati. Perché essi sono ovviamente organizzati in modo da poter assolvere al compito assegnato loro da Dio: sopravvivere in esilio, senza mescolarsi e senza piegarsi, fino all’ora della liberazione!”” (pag 238) Doppia collocazione Vittorio Scotti Douglas, Daniela Romagnoli”,”ARTx-003-FDR” “CORTESE Nino”,”La condanna e l’esilio di Pietro Colletta. II Serie: Fonti. Vol. XXI.”,”Pietro Colletta, storico e generale italiano, fu coinvolto in un processo durante il regno borbonico a Napoli. Nel 1821, Colletta fu arrestato e imprigionato per aver partecipato alla rivolta contro il governo borbonico 1. Fu accusato di alto tradimento e condannato a morte, ma la sua pena fu commutata in esilio a vita 1. Pietro Colletta è stato anche autore di una delle opere più importanti sulla storia del Regno di Napoli, intitolata “Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1825” 2. (f. cop.) lista di alcune opere che trattano della vita e delle vicende di Pietro Colletta: “Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1825” di Pietro Colletta . “Pietro Colletta e la rivoluzione napoletana del 1820-21” di Giuseppe Galasso 1. “Pietro Colletta e la storia del suo tempo” di Giuseppe Galasso 2. “Pietro Colletta e la cultura del suo tempo” di Giuseppe Galasso 2.”,”RISG-019-FSL” “CORTESI Luigi PANACCIONE Andrea a cura; scritti di Giuliano PROCACCI Franco DELLA-PERUTA Cesare BERMANI Robert PARIS Maria Grazia MERIGGI Luigi CORTESI Aldo AGOSTI Andrea PANACCIONE Enzo COLLOTTI David BIDUSSA Attilio MANGANO Giovanni CONTINI Carlo CAROTTI”,”Il socialismo e la storia. Studi per Stefano Merli.”,”Scritti di Giuliano PROCACCI, Franco DELLA-PERUTA, Cesare BERMANI, Robert PARIS, Maria Grazia MERIGGI, Luigi CORTESI, Aldo AGOSTI, Andrea PANACCIONE, Enzo COLLOTTI, David BIDUSSA, Attilio MANGANO, Giovanni CONTINI, Carlo CAROTTI. Luigi CORTESI è Prof di storia contemporanea presso l’ Istituto Univ Orientale di Napoli. E’ stato D con MERLI della ‘Rivista storica del socialismo’, e dirige oggi ‘Giano. Pace, ambiente e problemi globali’. Tra le sue opere ‘Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione’ (LATERZA. 1969), ‘Storia e catastrofe’ (LIGUORI, 1984) Andrea PANACCIONE è D scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano, per la quale ha coordinato il Progetto internazionale di ricerca sulla storia del 1° Maggio. E’ autore tra l’altro di ‘Kautsky e l’ideologia socialista’ (ANGELI, 1987) e ‘Un giorno perché. Cento anni di storia internazionale del 1° Maggio (EDIESSE. 1990).”,”MITC-014″ “CORTESI Luigi a cura; collaborazione editoriale di Alexander HÖBEL; saggi di CORTESI Michele FATICA Luigi GEROSA Alexander HÖBEL Antonio CA’ZORZI Giorgio GALLI Liliana GRILLI Nicola DI-MATTEO”,”Amadeo Bordiga nella storia del comunismo.”,”Collaborazione editoriale di Alexander HÖBEL. Saggi di CORTESI, Michele FATICA, Luigi GEROSA, Alexander HÖBEL, Antonio CA’ZORZI, Giorgio GALLI, Liliana GRILLI, Nicola DI-MATTEO. GALLI nel suo intervento cita CERVETTO (pag 281). Il volume è il frutto di un ‘incontro di studio’ tenutosi a Bologna nel giugno 1996 per iniziativa del ‘Nucleo informale Potlatch’ di Bologna e con l’ adesione del Dipartimento di Filosofia e Politica dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Il tema era un ‘reappraisal’ della figura e dell’opera di Amadeo BORDIGA.”,”BORD-029″ “CORTESI Luigi”,”Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione. Dibattiti congressuali del PSI 1892-1921.”,”IV Congresso di Firenze 1896 Ordine del giorno (Lazzari) approvato: “”(…) Il Congresso fa voti: che i socialisti italiani si dedichino ad organizzare, dovunque essi hanno residenza, le nostre forze elettorali e politiche coscienti, per educarle alla vita di solidarietà del partito e per sviluppare nella massa dei lavoratori, mediante un intenso lavoro di propaganda, la coscienza del diritto elettorale come arma per la loro emancipazione. Ufficio esecutivo centrale: Prampolini, Caldara, Agnini””. Ordine del giorno (Bissolati) respinto: “”(…) Il Congresso fa voti: che i socialisti italiani si dedichino ad organizzare, dovunque essi hanno residenza, le forze lavoratrici coscienti, per educarle alla vita di solidarietà del partito e per sviluppare in esse, mediante un intenso lavoro di propaganda, la coscienza dei mezzi necessari alla emancipazione del proletariato. Bissolati, Lollini, Garibotti, Ferri, Danielli, Costa.”” (pag 76)”,”MITS-235″ “CORTESI Luigi MONTELEONE Renato LUPO Orietta FABBRI Fabio CALCIANO Giuseppe DE-STEFANO Natalia MELOGRANI Piero”,”Il PSI e la grande guerra. Iniziative e convegni socialisti italo-austriaci per la pace nel decennio postbellico (Monteleone); I sindacalisti rivoluzionari nel 1914 (Lupo); L’azione politica di Giacinto Menotti Serrati nel periodo della neutralità (Fabbri); Appunti e documenti sull’attività internazionale di Oddino Morgari (Calciano); Moti popolari in Emilia Romagna e Toscana 1915-1917 (De-Stefano); Documenti sul «morale delle truppe» dopo Caporetto e considerazioni sulla propaganda socialista (Melograni).”,”Lo scritto è parte del volume ‘Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione, 1892-1921’ di prossima pubblicazione presso gli Editori Laterza (al momento della pubblicazione di questo volume). Luigi CORTESI è il Direttore della ‘Rivista storica del socialismo’. Il PSI e la grande guerra. Iniziative e convegni socialisti italo-austriaci per la pace nel decennio postbellico (Monteleone); I sindacalisti rivoluzionari nel 1914 (Lupo); L’azione politica di Giacinto Menotti Serrati nel periodo della neutralità (Fabbri); Appunti e documenti sull’attività internazionale di Oddino Morgari (Calciano); Moti popolari in Emilia Romagna e Toscana 1915-1917 (De-Stefano); Documenti sul «morale delle truppe» dopo Caporetto e considerazioni sulla propaganda socialista (Melograni).”,”MITS-059″ “CORTESI Luigi”,”Le origini del PCI. Studi e interventi sulla storia del comunismo in Italia.”,”Luigi CORTESI (Bergamo, 1929) è professore di storia contemporanea presso l’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. E’ stato direttore della Biblioteca Feltrinelli di Milano e con S. MERLI della ‘Rivista storica del socialismo’. Attualmente dirige ‘Giano. Pace ambiente problemi globali’.”,”MITS-136″ “CORTESI Luigi”,”Le origini del PCI. Il PSI dalla guerra di Libia alla scissione di Livorno.”,”CORTESI (Bergamo, 1929) è stato D della ‘Rivista storica del socialismo’. Prof incaricato di storia dei partiti politici all’Univ di Salerno ha pubblicato varie opere: -La costituzione del Partito socialista italiano. MILANO. 1962 -Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione. BARI. 1969 -La rivoluzione leninista. BARI. 1970 Ha scritto il saggio introduttivo al volume di A. TASCA ‘I primi dieci anni del PCI’, Bari 1971.”,”MITS-031 PCIx-012″ “CORTESI Luigi”,”Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione. Dibattiti congressuali del PSI, 1892-1921.”,”””Noi siamo figli del Manifesto del 1848. Tutti! Soltanto noi siamo i figli di quel Manifesto, che accettiamo come una cosa che non si accetta come un dogma religioso, ma nel suo spirito, ponendolo nel suo tempo, integrandolo con le revisioni, i perfezionamenti, gli sviluppi che i tempi consigliano e che gli stessi autori e i più autorizzati interpreti del loro pensiero hanno solennemente consacrato nella dottrina. Io recitai a Bologna la celebre prefazione alle Lotte di classe in Francia di Marx, prefazione del suo continuatore più autorizzato, del suo, non dico braccio destro, ma cervello destro, di Federico Engels, in cui, dopo quasi mezzo secolo dal Manifesto dei comunisti, se ne faceva dai più autentici interpreti la revisione confessando come, non per gioventù di uomini, ma per la giovinezza del Partito nel tempo essi avessero sopravalutata la possibilità insurrezionale, avessero creduto a ciò che non volevano più. E la potete vedere, questa citazione, negli opuscoli che l’ hanno diffusa: è una vera sconfessione del culto della violenza; (…)””. (pag 941, Turati)”,”MITC-061″ “CORTESI Luigi”,”Nascita di una democrazia. Guerra, fascismo, resistenza e oltre.”,”CORTESI Luigi (Bergamo 1929) ha diretto la Biblioteca Feltrinelli di MIlano e la “”Rivista storica del socialismo””; insegna storia contemporanea all’ Università Orientale di Napoli. Dirige la rivista ‘Giano’. Tra le sue pubblicazioni più recenti ‘Le origini del PCI. Studi e interventi sulla storia del comunismo’ (1999). ‘Una crisi di civiltà. Cronache di fine secolo’ (Napoli, 1999), ‘Storia e catastrofe’ (2004).”,”ITAC-093″ “CORTESI Luigi”,”Nascita di una democrazia. Guerra, fascismo, resistenza e oltre.”,”Luigi CORTESI (Bergamo 1929) ha diretto la Biblioteca Feltrinelli di Milano e la “”Rivista storica del socialismo””. Insegna storia contemporanea all’ Università Orientale di Napoli. Dirige la rivista ‘Giano’. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘Le origini del PCI. Studi e interventi sulla storia del comunismo’ (Milano, 1999). Volume pubblicato a spese dell’ Università degli Studi di Napoli “”L’ Orientale’ e del Dipartimento di filosofia e politica della stessa Università. L’A cita nelle note l’ opera di M. FATICA già direttore del dipartimento di filosofia e politica dell’ Università di Napoli (tra cui ‘Appunti per una storia di Napoli nell’ età del fascismo’, Rivista di storia contemporanea, 1973, 3) Nota 149. Le vittime fasciste alla Liberazione. “”Sul numero dei morti fascisti nei giorni dell’ insurrezione ci furono moltiplicazioni arbitrarie (fino a 300.000 fucilati), che divennero speculazioni politiche antipartigiane e anticomuniste La consultazione della letteratura al riguardo mi induce a ritenere probabile la cifra, ormai accolta dagli studiosi, di 10.000-12.000 morti, compresi i caduti in combattimento. Vedi ora anche S. Peli, op. cit., p. 164, il quale giudica che “”la caccia al fascista ebbe delle proporzioni contenute, rispetto ai timori iniziali e anche comparativamente alla Resistenza francese””. Questo è anche il numero proposto da G. Rochat, op.cit., p. 773, che arriva alla cifra di “”15-20.000 morti fascisti in tutto”” aggiungendovi i morti prima dell’ insurrezione (contro i circa 80.000 tra militari, partigiani e civili uccisi da tedeschi e fascisti nei venti mesi successivi all’ armistizio). Sono apprezzabili, per la serietà e la misura con cui affrontano il problema, i saggi di N.S. Onofri, Il triangolo rosso (1943-1947). La verità sul dopoguerra in Emilia Romagna attraverso i documenti d’ archivio, Roma, Sapere 2000, 1994 e di G. Oliva, La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana, Milano, Mondadori, 1999″”. (pag 413)”,”ITAR-083″ “CORTESI Luigi”,”Storia del comunismo. Da Utopia al Termidoro sovietico.”,”CORTESI Luigi (1929-2009) ha diretto la Biblioteca Feltrinelli di Milano, la “”Rivista storica del socialismo”” e la rivista “”Giano””. Professore di storia contemporanea all’Istituto Universitario Orientale di Napoli ha scritto vari libri tra cui ‘Il comunismo inedito’ (1995), ‘Le origini del PCI’ (1999), ‘Una crisi di civiltà. Cronache di fine secolo’ (1999), ‘Amadeo Bordiga nella storia del comunismo’ (1999). Nel 1945 è stato partigiano combattente.”,”SOCx-221″ “CORTESI Luigi”,”Mussolini e il fascismo alla vigilia del crollo. Il testo integrale inedito del «discorso del bagnasciuga» (24 giugno 1943).”,”Dibattito in Senato, critica al blocco dei prezzi dei prodotti industriali, rilevazione dell’aumento del costo della vita molto superiore a quello dei salari ecc. “”Il quadro che esce dall’intervento di F. Ricci e da quello successivo di Silvio Crespi è di un realismo e di una chiarezza singolari quanto al fallimento della politica economica fascista constatato dall’interno degli interessi capitalistici. Sul banco degli accusati era il sistema corporativo. “”Non si è previsto né provvisto adeguatamente – disse il Ricci -; e si è arrivati a una situazione assai difficile se non addirittura disastrosa. E’ il caso di ricordare il verso di Faust ‘Ma l’ideal fu sogno e il real fu dolore'”” (pag 18) Discorso di Mussolini: ‘Riunione del Direttorio del Partito a Palazzo Venezia, 24 giugno XXI’ (pag 24-37)”,”ITAF-317″ “CORTESI Luigi”,”La costituzione del Partito Socialista Italiano.”,”””A dare importanza grandissima al programma di Genova concorsero (e, all’analisi storica, concorrono) vari fattori. Uno, in primo luogo, di carattere generale: ce interessa cioè ogni programma politico che muova da una dichiarazione di principi e che quindi elevi “”al cospetto di tutti le pietre miliari dalla quali tutti giudicano il livello del movimento del Partito”” (79). Questo anche se il programma non può essere considerato – per il modo come nacque e per la forma in cui si espresse – il frutto d’una libera elaborazione di coloro che lo approvarono come documento base del nuovo partito. Ma accanto, o all’interno, di questo motivo altri ne sussistono di particolari, inerenti cioè alla situazione italiana, al ritardo con cui fino a quel momento era venuta svolgendosi nel nostro Paese una politica del movimento operaio e socialista, alla parte che nella correzione del progetto originario indirettamente ebbe il Labriola; e, ancora – e su questo punto merita che ci si soffermi – inerenti alle influenza straniere sul nostro movimento e alla conoscenza che i congressisti del ’92, anche quelli in posizione dirigente, potevano avere del socialismo scientifico e dei principi programmatici degli altri e più provetti partiti socialisti. Per richiamarci alla coeva famosa discussione suscitata dalla pubblicazione postuma delle ‘Randglossen’ al programma di Gotha, diremo che il Turati, la Kuliscioff e i loro compagni conobbero lo scritto di Marx e in certa misura ne tennero conto nel dibattito e nella redazione del programma della Lega Socialista Milanese, che avvennero in quell’inizio de 1891 (80). Ma già qui è da introdurre una osservazione. Ai socialisti italiani – a parte il Labriola – non interessavano tanto le implicazioni teoriche delle critiche di Marx e della discussione che avveniva in Germania, e neppure quindi il problema considerato nella sua sostanza scientifica, quanto il fatto più semplice che la discussione stessa avveniva in un ambiente politico dal quale essi stavano traendo e idealizzando alcuni elementi di condotta pratica e di successo organizzativo ed elettorale. E’ su questo piano ed entro questi limiti precisi che essi tendevano a tradurre nel movimento italiano l’esperienza tedesca, dalla caduta delle leggi eccezionali in poi: ed in questa disposizione – che si armonizzava perfettamente con la loro preparazione culturale, con la specifica tradizione realistica dell’ambiente milanese e col precedente tipo di rapporti stabilitisi tra il gruppo della ‘Plebe’ e Engels – l’influenza propriamente teorica del marxismo andava soggetta a riduzione e a contaminazioni, mentre quella della socialdemocrazia germanica come partito che si disponeva ad una lunga e presumibilmente vittoriosa lotta legale si rafforzava assumendo le dimensioni e le qualità d’un esempio paradigmatico. Se, quindi, vi è un influsso marxista nella ideologia in via d’elaborazione in Italia esso filtrava attraverso la duplice mediazione del legalitarismo tedesco, già nettamente in fase di passaggio dal terreno tattico a prospettiva strategica permanente, e dall’orientamento «evoluzionistico» dei socialisti italiani, tradizionalmente costituitosi nella lotta contro l’estremismo anarchico. Dell’influenza della socialdemocrazia germanica – che era il corrispettivo dell’espandersi dell’influenza tedesca in molti settori della cultura italiana – ci sono abbondanti testimonianze dirette: ne citeremo una che è del Turati e risale all’indomani stesso della costituzione del Partito dei Lavoratori. «E’ da ieri – egli scriveva – che i socialisti italiani, passato lo stadio romantico, e lo stadio critico, cominciarono ad avere coscienza di aver trovata una via. E la cercarono – conviene confessarlo – specialmente sulle tracce tedesche» (81). Gli esempi in questo senso, tratti soprattutto dagli scritti del Turati, si potrebbero moltiplicare”” (pag 161-163) [Luigi Cortesi, La costituzione del Partito Socialista Italiano, Milano, 1962] [(80) Cfr. ‘Critica sociale’, numeri del 20 febbraio e del 10 marzo 1891] [(79) K. Marx a W. Bracke, 5 maggio 1875. In K. Marx – F. Engels, ‘Il Partito e l’Internazionale’. Traduzione di Palmiro Togliatti, Roma, Edizioni Rinascita, 1948, p. 224] [(79) K. Marx a W. Bracke, 5 maggio 1875. In K. Marx F. Engels, ‘Il Partito e l’Internazionale’, traduzione di Palmiro Togliatti, Roma, Edizioni Rinascita 1948, p. 224; (80) Cfr. ‘Critica sociale’, numeri del 20 febbraio e del 10 marzo 1891; (81) Ibidem, 1° ottobre 1892. Il passo è contenuto nell’articolo ‘Errori illustri’, pp. 289-291]”,”MITS-016-FL” “CORTESI Paolo”,”Il libro nero del Medioevo.”,” I Catari. L’atroce rogo di Milano “”Particolare raccapricciante: i magistrati civili vollero che fossero gli stessi eretici a gettarsi sul rogo, così che “”molti copertisi il viso con le mani, corsero al centro delle fiamme e morirono miseramente, ridotti in cenere (…)”” (pag 238) Paolo Cortesi, scrittore e saggista, si occupa di filosofia e di storia, specie riguardo ai loro aspetti meno esplorati”,”RELC-364″ “CORTESI Paolo”,”Quando Mussolini non era fascista. Dal socialismo rivoluzionario alla svolta autoritaria: storia della formazione politica di un dittatore.”,”Paolo Cortesi, scrittore e saggista, si occupa da anni di filosofia e storia, con particolare attenzione agli aspetti meno esplorati del sapere. “”(…) al che il padre, irritato, sbottò: “”Ma alora sa vut fé in t’a la tu vita?”” “”Me a voi cmandé””, rispose il giovane”” (Ma allora cosa vuoi fare nella tua vita?”” “”Voglio comandare!””) (Introduzione pag 13)”,”ITAF-001-FC” “CORTESI Luigi; FRANZETTI Franco”,”Il Congresso di Genova del 1892: attività del Comitato genovese e rapporti con i mazziniani; La crisi granaria del 1853 e le sue ripercussioni in Liguria.”,”Il fascicolo contiene due recensioni di A. Cervetto (libri di Enzo Santarelli ‘Il socialismo anarchico’ (pag 38-39); Ugo Fedeli, Un decennio di storia italiana (1914-1924) – La nascita del fascismo, Ivrea, 2 voll (pag 40-41)”,”LIGU-174″ “CORTESI Luigi”,”Note sulle correnti del PSI nel 1917 di fronte alla rivoluzione russa. Appendice: Dal carteggio Turati-Kuliscioff 1917.”,”Articoli sull’Avanti di Junior, pseudonomo di Vasilj Vasilevic Suchomlin: cenni biografici su Junior pubblicati da Sergio Caprioglio nelle note a Antonio Gramsci, ‘Scritti 1915-1921’, I Quaderni del Corpo, 1968, p. 173″,”MITS-470″ “CORTESI Luigi; SECCHIA Pietro”,”In margine al libro di Pietro Secchia sul PCI negli anni della «svolta» (Cortesi); Risposta a Luigi Cortesi (Secchia).”,” Difesa militare della sede del giornale di partito di fronte allo squadrismo “”Né le posizioni politiche di Gramsci peccano di quel «democraticismo» inteso nel senso deteriore che gli si vuole attribuire. Tenacemente, ostinatamente dal 1920 sino alla marcia su Roma, Gramsci ritorna spesso sul pericolo del colpo di stato, accusa i socialisti e i riformisti di non fare nulla né per prevenirlo, né per impedirlo. (…) Gli appelli di Gramsci all’unità e alla lotta, unitamente ad una lucida visione sui pericoli dell’offensiva dei fascisti, le cui formazioni «ubbidiscono ad una parola d’ordine centrale ed applicano un piano minuziosamente preordinato», si susseguono sino alla vigilia della marcia su Roma. (….). ‘L’Ordine Nuovo’, il solo quotidiano in Italia che avesse attrezzato la sua sede alla difesa armata, mostrando come si dovessero difendere le libertà di stampa ed i diritti democratici, era divenuto il centro di organizzazione della lotta armata in Piemonte, il che entusiasmava i giovani ed incoraggiava le avanguardie operaie. Ma ancora negli anni 1924-1926 l’attacco di Gramsci agli aventiniani è, in tutti i suoi scritti, molto duro”” (Secchia, pag 316-317)”,”PCIx-456″ “CORTESI Luigi; CORDIOLI Luigi”,”Alle origini dell’Italia d’oggi. La “”svolta di Salerno”” (Cortesi); La “”svolta”” di Salerno. Freno o slancio alla rivoluzione democratica ed antifascista in Italia? Il ruolo del PCI (Cordioli).”,”Luigi Cortesi all’epoca era professore di storia contemporanea all’Università degli Studi di Salerno, autore di saggi e studi sulla storia del PCI Estremo possibilismo di Togliatti (pag 18) (Cortesi) La doppiezza del PCI non si esauriva nell’ambito ristretto del gruppo dirigente (pag 30) (Cortesi) La posizione di Togliatti. (Cortesi) (pag 17) La giustificazione della strategia di Togliatti (pag 57, 66, 70) (Cordioli) 1943: Togliatti si orienta via via più decisamente in senso filo-badogliano Modifica PDF ‘Le posizioni di Togliatti prima e dopo l’8 settembre [1943] risultano in realtà essere state antitetiche a quelle della maggior parte dei dirigenti comunisti in Italia o, quanto meno, antitetiche all’asse caratterizzante della politica del PCI nei due periodi. Là dove questa nel corso dei “”quarantacinque giorni””, si orientò verso la collaborazione col governo (il cosiddetto “”caso Roveda”” non fu propriamente né un “”caso”” né un semplice colpo di testa dell’ex segretario della Cdl di Torino, e giunse a contrapporre il partito alle lotte operaie di agosto e agli stessi quadri comunisti di fabbrica), il capo del PCI in esilio era stato rigidamente contrario alla politica monarco-badogliana. Secondo Togliatti il re doveva abdicare e Badoglio dimettersi, o meglio essere cacciato da una «più ostinata e più violenta» lotta popolare contro il governo; esattamente quella lotta di fronte alla quale il PCI stava facendo la parte che nel linguaggio tradizionale del movimento operaio viene assimilata a quella del pompiere. Non mancano del resto nei radiodiscorsi di Togliatti attacchi trasparenti alla politica di vertice del partito (36). Le posizioni si invertono dopo l’armistizio. Quella di Ercoli, che dal suo osservatorio sovietico privilegia la partecipazione dell’Italia – Stato e “”governo legittimo”” – al conflitto, si orienta via via più decisamente in senso filobadogliano, specialmente dopo il proclama antitedesco del maresciallo e la dichiarazione di guerra alla Germania. Avvenuta quest’ultima, il leader comunista chiede semplicemente che gli antifascisti pongano alcune chiare condizioni a Badoglio per la loro partecipazione al governo e, quanto al vecchio sovrano, che egli si decida finalmente a rinunciare «all’uso dei titoli di imperatore d’Etiopia e re d’Albania» per facilitare il ritorno dell’Italia «fra i popoli liberi d’Europa» (37). Solo dopo un lungo silenzio in proposito, e dichiarando che «si sarebbe anche potuto evitare di sollevare ora il problema», il 5 novembre 1943 egli aveva enunciato quattro punti per la soluzione: abdicazione; sospensione dei poteri della corona; formazione di un governo provvisorio; rinvio della questione istituzionale al dopoguerra e alla votazione di una assemblea costituente (38). Sia la non avvenuta abdicazione che la non conclusa partecipazione ministeriale – egli avvertiva tuttavia poco più tardi – non avrebbero dovuto «paralizzare la vita politica del paese» é distogliere il CNL dal «fiancheggiare l’azione del governo» (39)’ [Luigi Cortesi, pag 17)] [(36) I testi delle radiotrasmissioni dei “”quarantacinque giorni”” sono raccolti ‘ibidem’ alle pp. 343-366 (P. Togliatti, Da Radio Milano-Libertà, introduzione di Gerardo Chiaromonte, Editori Riuniti, Roma, 1974) in particolare si vedano quelli del 13 agosto, pp. 355-357 (attacco chiaramente rivolto a Roveda, la cui nomina era stata annunciata tra l’8 e il 9 agosto) del 31 agosto (…) del 2 settembre (…); (37) Togliatti, op. cit., pp. 366 e sgg (…); (38) Ibidem, pp. 391-393; (39) Ibidem, pp. 402-403, trasmissione del 17 novembre]”,”PCIx-458″ “CORTESI Luigi”,”La speranza della ragione. Settant’anni dalla rivoluzione d’Ottobre.”,”””Quello che il corso successivo della storia avrebbe indicato come il principale limite dell’opera di Lenin non è, se non mediatamente, un difetto di progettazione istituzionale, ma la mancata considerazione della possibilità che la rivoluzione trionfasse in un solo paese, e nel paese la cui arretratezza rendeva più facile la vittoria, esponendolo a sopportare tutto intero per un lungo periodo il peso d’una transizione tempestosa e quindi a subire i condizionamenti incrociati della reazione internazionale e del basso sviluppo delle forze produttive interne”” (pag 677) “”Approvando la ratifica del trattato di Brest [-Litovsk] inteso come una «pace di Tilsit», il VII congresso del Partito comunista russo (marzo 1918) si era appellato alla «necessità di sfruttare qualsiasi, anche minima, possibilità di tregua prima che l’imperialismo scateni l’offensiva contro la Repubblica socialista sovietica». «La storia non ci ha dato – rilevò Lenin – quella situazione mondiale che noi avevamo teoricamente concepito in un certo periodo e che sarebbe stata per noi desiderabile». La transizione sarebbe avvenuta nella violenza e nell’incertezza e avrebbe occupato «tutta un’epoca (…) di crolli giganteschi, di guerre di massa, di crisi». Intanto, attacchi potevano venire alla Russia da Est come da Ovest, sia dagli ex nemici sia dagli ex alleati dell’Intesa. I fatti non si fecero attendere. Mentre i tedeschi non rinunciavano a migliorare sul campo le posizioni acquisite a Brest, in aprile i giapponesi sbarcarono a Vladivostok e iniziativa la rivolta della legione cecoslovacca; durante l’estate intervennero l’Inghilterra, la Francia, gli USA. L’alleanza tra le forze anticomuniste interne e gli Stati imperialisti strinse la Russia in un cerchio di fuoco che giunse a lambire i suoi centri politici vitali. Solo alla fine del 1922 il governo sovietico poté godere della sovranità su tutto il suo immenso territorio bicontinentale; ma la politica di blocco e di «cordone sanitario» avevano ormai segregato punitivamente il paese dal resto del mondo, mentre il fallimento dei tentativi rivoluzionari postbellici in Occidente cassava l’ultima ‘chance’ del progetto teorico originario”” (pag 678-679) (…); “”La posizione di Lenin al riguardo può essere riepilogata in tre punti: 1) la vittoria della rivoluzione è (finora) avvenuta solo in Russia; 2) la Russia lotta sul piano internazionale in appoggio al maturare di altre rivoluzioni e contro il blocco e le minacce del capitalismo, ma imposta contemporaneamente una «edificazione socialista»; 3) questa, tuttavia, non può essere condotta a termine se non in unione con rivoluzioni vittoriose in paesi più progrediti: fino a quel punto «la nostra vittoria sarà una mezza vittoria se non meno». C’era in ultima analisi nell’elaborazione di Lenin una circolarità dialettica tra «paese solo» e rivoluzione internazionale che evitava di definire rigidamente la priorità cronologica d’un elemento rispetto all’altro ed insisteva tuttavia sul carattere internazionale del socialismo. In quella circolarità Lenin andò accentuando, rispetto al polo occidentale del movimento, il ruolo che sul piano mondiale avrebbe avuto (e stava già avendo) la «tempesta sull’Asia», cioè il fatto che «l’Oriente (…) è stato trascinato definitivamente nel turbine generale del movimento rivoluzionario mondiale» sia per le conseguenze complessive della guerra imperialistica sia per la vittoria socialista in un grande paese-ponte dell’Eurasia”” (pag 683) [Luigi Cortesi, ‘La speranza della ragione. Settant’anni dalla rivoluzione d’Ottobre’, Belfagor, Firenze, n. 6 30 novembre 1987] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRO-476″
“CORTESI Luigi”,”Storia del PCI e miseria del riformismo.”,”””Lo scritto riproduce il testo di una introduzione e di un successivo intervento in un dibattito sull’opera di Paolo Spriano, ‘Storia del Partito comunista italiano’, 5 voll., Torino, Einaudi 1967-1975. Al dibattito, svoltosi il 12 novembre 1976 per iniziativa dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza presso la sede della Fondazione Basso – Issoco in Roma, hanno partecipato, oltre a P. Spriano e il sottoscritto, anche Franco Gaeta e Gastone Manacorda. Il testo è stato rimaneggiato e ampliato per la pubblicazione, ma conserva la forma «calda» della discussione: nella quale è auspicabile che altri studiosi intervengano, anche raccogliendo le «provocazioni» contenute in un recente articolo della “”Rivista di storia contemporanea””, n. 2, 1976: ‘Il «compromesso storico». Invito ad un dibattito'”” (pag 185) Ascesa del ‘gruppo gramsciano’ contro quello ‘livornista-bordighiano’: fu Gramsci a suggerire l’intervento autoritario che portò l’Esecutivo dell’IC a defenestrare Bordiga nel giugno 1923 (pag 194) ‘Il nodo centrale mi pare sia in ogni caso quello della natura del gramscismo e dei suoi rapporti con la natura del Partito comunista d’Italia. Dico natura nel senso anche di nascita, e del modo e del carattere della nascita; nel senso cioè della famosa «degnità» vichiana. Quindi, nascita-natura rivoluzionaria del Pci. Appunto il modo, il tempo, il lessico della rottura con il riformismo classico della Seconda internazionale che si consuma con non minore intensità e autoctonia di ragioni in Italia che in Russia, nell’ambito di un unico processo storico. Anche Spriano è d’accordo in questo, nonostante che il suo ordinovismo lo porti ad un raccorciamento del fronte che, come ho detto, gli impedisce di capire veramente Livorno. Ma quali sono i momenti-chiave del mutamento di natura, per i quali si passa dal partito rivoluzionario ad un partito neo-riformista, o nella ipotesi migliore, ancora tuttavia da verificare, riformatore? Accennerò a due di questi momenti-chiave, il primo appartenente ai primi anni di vita del Pci, il secondo al 1943; situati cioè alla prima svolta strategica e alla fine dell’Internazionale Comunista, nel cuore dei due nodi storici fondamentali della lotta di classe contemporanea. Qual è, innanzitutto, l’inizio del processo? Spriano lascia intendere che il mutamento di direzione del 1923-24 ebbe modi e fasi che anticiparono lo stalinismo; ed anch’egli pensa allo stalinismo come fenomeno di crisi, di snaturamento del comunismo. Qui anzi egli ha avuto il coraggio, che gli va riconosciuto, di andare assai al di là delle cautele di partito nella descrizione del «grande terrore». Ha parlato ad esempio di vittime italiane dello stalinismo citando i libri ancora tabù di Renato Mieli e di Guelfo Zaccaria. Ma egli lascia nell’ombra la partecipazione italiana allo stalinismo politico, e soprattutto la partecipazione del nuovo gruppo dirigente gramsciano, e di Gramsci stesso, alle origini (che non furono solo direttamente e personalmente staliniane) dello stalinismo. Se prendiamo un primo tratto caratteristico di questo, quale la centralizzazione dell’internazionalismo, la instaurazione d’un monocentrismo moscovita che monopolizzò la distribuzione di ideologia e la irrogazione di legittimità e di illegittimità, noi ci accorgiamo che l’«atto di autorità» con il quale l’Esecutivo dell’IC defenestrò Bordiga nel giugno 1923 e gli sostituì una direzione mista destinata ad aprire il passo al nuovo gruppo dirigente minoritario, quell’«atto di autorità» violava la natura del partito italiano che era, se non tutto bordighiano, certo tutto livornista (e lo fu anche durante tutta la lotta contro il fascismo, rifiutando la rinuncia e il ritiro di Bordiga). Ebbene chi suggerì l’intervento autoritario? Il fatto che a suggerirlo sia stato Gramsci, a Mosca, nel marzo 1923, come risulta a chiare lettere dal suo carteggio (20) e che Spirano non abbia ritenuto di rilevarlo (21) e non ne abbia tratto quindi le conseguenze è una riprova di quanto prima dicevo, cioè che l’approccio ideologico è primario e determinante in un qualsiasi quadro di metodologia della ricerca. Si potrebbe obbiettare che l’elemento decisivo per un giudizio va cercato nei contenuti politici dell’azione di Gramsci dirigente, nel 1924-26. Possiamo aprire una discussione su quei contenuti, ma alcuni fatti sono di prima evidenza. (…)’ (pag 194-195) [(20) Gramsci a Togliatti, 27 gennaio 1924, in P. Togliatti, ‘La formazione’, cit., p: 175: «(…) arrivai fino a dire che se si riteneva che veramente la situazione fosse tale come obiettivamente appariva del materiale a disposizione, sarebbe stato meglio farla finita una buona volta e riorganizzare il partito dall’estero con elementi nuovi scelti d’autorità dall’Internazionale. Ti dico che in un’altra situazione simile io farei nuovamente la stessa proposta e non avrei nessuna paura di scatenare tutti i fulmini dell’universo»; (21) Vol. I., p. 283, in nota (!) Spriano riporta parzialmente il passo citato di Gramsci facendolo precedere da un magistrale «egli stesso avrebbe allora ammesso che…»] “”Punto debole della ricostruzione di Spriano è quello che riguarda la CGL meridionale (…). Dopo il saggio di Clara De Marco e le ricerche di altri non è lecito cavarsela con pochi cenni… (pag 203) (C. De Marco, La costituzione della confederazione generale del lavoro e la scissione di “”Montesanto”” (1943-44), in ‘Giovane critica’, estate 1971, pp. 52-74)”,”PCIx-002-FGB”
“CORTESI Luigi”,”Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione. Dibattiti congressuali fel PSI 1892-1921.”,”Luigi Cortesi (Bergamo 1929) è stato direttore della ‘Rivista storica del socialismo’. Professore incaricato di Storia dei partiti politici all’università di Salerno, ha pubblicato oltre a numerosi saggi ed edizioni documentarie: La costituzione del PSI, Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione, La rivoluzione leninista, Saggio introduttivo al volume I primi dieci anni del PCI.”,”MITS-030-FL”
“CORTESI Luigi”,”Storia e catastrofe. Sul sistema globale di sterminio.”,”Il volume contiene il capitolo (VI): ‘Socialismo o Barbarie. Marx, Engels, Luxemburg, Lenin, crisi del socialismo e crisi del mondo’ (pag 193-212) Il dilemma ‘socialismo o barbarie’ in Rosa Luxemburg, Engels Marx. Abisso, rovina, annientamento, abbrutimento, rimbarbarimeno nella catastrofe bellica. “”Nel dicembre 1914 Rosa Luxemburg, rinnovando al di là della sconfitto del movimento socialista la propria fedeltà agli ideali internazionalisti, auspicava che «l’Internazionale proletaria ‘risorgesse’ dalle ceneri quale unica salvezza dell’umanità dall’inferno di un dominio di classe in sfacelo e storicamente superato» (126). Lo storicismo ancora ottimistico implicito in queste ultime parole, e contraddittorio rispetto alla difficoltà dell’«unica salvezza», ha uno spazio molto più ristretto in una pagina della ‘Juniusbroschüre’, scritta in carcere nella primavera del 1915. (…)”” (pag 196) “”Quanto al passo di Engels di «quarant’nni fa» ricordanto nella ‘Juniusbroschüre’, esso, nei termini letterali usati dalla Luxemburg (e fatta salva la possibilità di più attente ricerche), non si trova negli scritti editi del compagno di Marx (e vedremo più avanti dove invece lo si può ritrovare). Ma nell’ ‘Antidühring’ (1877-78) e in un breve scritto del 1887 troviamo riferimenti importanti sia per ricostruire il rapporto tra la Luxemburg e la tradizione marxista sia per il tema «socialismo o borbarie». È quindi opportuno riportare con una certa larghezza anche di due passi in questione. (…)”” (pag 198-200) Luigi Cortesi (Bergamo 1929) ha diretto la Biblioteca Giangiacomo Feltrinelli di Milano e la ‘Rivista storica del socialismo’. Ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Napoli e diretto la rivista ‘Giano. Pace ambiente problemi globali’. Tra le sue pubblicazioni più recenti ‘Le origini del Pci. Studi e interventi sulla storia del cominismo’ (Milano, 1999), ‘Una crisi di civiltà. Cronache di fine secolo’ (Napoli, 1999). Ha curato ‘Amadeo Bordiga nella storia del comunismo’ (Napoli, 1999). ‘Storia e catastrofe’ fu pubblicato per la prima volta nel 1984 e adesso ampliato con nuovi scritti. Luigi Cortesi è stato uno storico italiano, che si è occupato della storia del socialismo, del comunismo e del movimento operaio, con particolare riferimento alla nascita del Partito Socialista Italiano e del Partito Comunista Italiano. È morto a Roma il 2 settembre 2009. Bibliografia. ‘Diventare umani. Antologia di scritti filosofici ‘di Luigi Cortesi Corponove, 2017 [Intensità e vastità, pregio e attualità, rigore teoretico e storico dei temi scelti per questa Antologia di scritti filosofici del professor Luigi Cortesi. Scritti antologici connessi fra loro dal curatore Gedeone Martini e ben articolati in sei densi capitoli: Protologia (scienza della realtà prima), Gnoseologia, Cosmologia, La novità umana, Il pensiero politico, Riflessioni teologiche. Si parla del dubbio (“”Poiché anche se uno dubita, vive…””), della nozione di Dio, della struttura unitaria di anima e corpo, del “”fine”” verso cui gli esseri umani tendono, che può essere definito anche “”bene””, “”fine”” che tiene in vita l’aspirazione alla felicità. Si parla della dignità e originalità della persona nella libertà, di formazione della coscienza, del rapporto fede – ragione, di autorità e bene comune, di uno “”Stato – comunità”” che può essere “”utopico””, ma è “”regola indispensabile, come la partecipazione democratica alla “”polis””. Il filo sotteso sta nella riflessione teologica finale che evidenzia come la proposta cristiana sia interessante e come possa far crescere la dignità dell’uomo. Aristotele, Agostino, Tommaso, sono tra i pensatori più vicini a Cortesi. Con manoscritto di Alberto Bassi. Prefazione Angelo Marchesi, Università di Parma Progetto Editoria.”,”TEOP-565″
“CORTESI Luigi”,”Le origini del PCI. Il PSI dalla guerra di Libia alla scissione di Livorno.”,”Luigi Cortesi, Bergamo 1929, è stato direttore della ‘Rivista storica del socialismo’, Professore incaricato di Storia dei partiti politici dell’Univ. di Salerno. Ha pubblicato tra l’altro ‘La costituzione del Partito socialista italiano’ e ‘Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione’ ‘grandi evviva alla Russia rivoluzionaria e a Lenin accolsero il presidente provvisorio Bacci allorché costui aprì i lavori’ (pag 180) ‘Il primo oratore fu Bordiga…’ (pag 180) (Il Congresso di Bologna, ottobre 1919) (da pag 179)”,”MITC-016-FGB”
“CORTEZO Carlos L.”,”Miguel Bakunin. Apuntes biograficos.”,”””Intanto scoppia la guerra tra Germania e Francia. Bakunin pensava che se avesse vinto la Germania, avrebbe vinto la controrivoluzione. Pertanto, doveva appoggiare la Francia e invitare gli operai francesi a levarsi in massa, non solo contro gli invasori, ma anche contro la tirannia interna””. (pag 39)”,”ANAx-163″
“CORTI Paola”,”Storia delle migrazioni internazionali.”,”CORTI Paola insegna storia contemporanea all’ Università di Torino. “”Benché le norme restrittive non abbiano comportato la cessazione dell’ immigrazione negli Stati Uniti, i provvedimenti adottati nel corso degli anni Venti vanno ritenuti comunque la più significativa svolta americana in materia di immigrazione. Essi furono varati per le necessità indotte da una riorganizzazione produttiva che non richiedeva più il lavoro dequalificato della manodopera immigrata, e soprattutto a causa del razzismo, moltiplicatosi a dismisura negli anni della guerra. Per effetto delle misure restrizioniste, tra il 1931 e il 1940 gli europei diretti verso gli Stati Uniti non raggiunsero neppure la cifra dei 350.000, mentre gli immigrati provenienti dai paesi asiatici furono soltanto 15.344. Le restrizioni degli anni Venti, insomma, modificarono profondamente le caratteristiche quantitative e qualitative dell’ immigrazione nel grande paese transoceanico.”” (pag 58)”,”CONx-122″
“CORTI Eugenio”,”I più non ritornano.”,”‘E’ un’ opera letteraria unica nel suo genere che Benedetto Croce volle definire “”una lettura angosciosa e straziante, alal quale non manca la consolazione del non infrequente lampeggiare della bontà e della nobiltà umana””‘. CORTI Eugenio è nato a Besana, in Brianza, nel 1921. Si è laureato in legge. Ha partecipato poco più che ventenne prime all’ avanzata, poi alla tragica rotta delle truppe italiane sul fronte russo. Più tardi, sempre come ufficiale dell’ esercito regolare, alla guerra contro i tedeschi come ufficiale dell’ esercito regolare a fianco degli alleati. Oltre a ‘I più non ritornano’ ha scritto ‘I poveri Cristi’ e ‘Processo e morte di Stalin’. “”Dai giorni in cui reclute meridionali avevano dato il cambio per avvicendamento, alle fanterie settentrionali in linea, la nostra già innata poca simpatia per loro s’era venuta accentuando e trasformando in avversione. E più che mai durante la ritirata. E’ stupido pretendere che quei ridicoli soldati con le fasce eternamente mal messe, con le grandi bustine pendenti dietro fin sul collo e davanti fino quasi sugli occhi, che si vedevano girare per le nostre città, portati al fuoco si rivelino buoni. Malgrado noi settentrionali non avessimo certo a lodarci di noi stessi, pure la massa dei “”mamma mia””, come molti li chiamavano per il loro eterno lamentarsi, ci appariva “”la tara e la vergogna d’ Italia””. Aborrivamo in particolare quelli di determinate regioni o zone. Noi eravamo allora profondamente ingiusti: tuttavia con quell’ idea anch’io tornai dalla Russia e non la cambiai che molti mesi dopo quando, alla fine della guerra contro i tedeschi in Italia, i macelli fratricidi avvenuti nelle regioni del nord, mi indicarono in quale parte dell’ Italia la civiltà (quella vera, non quella di tipo tedesco) sia più radicata e profonda””. (pag 184-185)”,”ITQM-117″
“CORTI Paola”,”L’emigrazione.”,”Paola Corti, docente di storia sociale all’Università di Torino, collabora a varie riviste e istituzioni culturali italiane e straniere. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Paesi d’emigranti. Mestieri, itinerari, identità collettive’ (1990) Foto 1° Maggio 1904 in West Virginia (pag 115)”,”CONx-264″
“CORTI Paola SANFILIPPO Matteo”,”L’Italia e le migrazioni.”,”Paola Corti insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Ha pubblicato numerosi volumi sulla storia economico-sociale dell’età contemporanea. Matteo Sanfilippo è professore associato di Storia moderna presso l’Università della Tuscia. Si occupa delle migrazioni di idee e di persone fra Vecchio e Nuovo Mondo e codirige l’Archivio storico dell’emigrazione italiana (www:asei.eu). ‘Il crocevia migratorio negli anni della guerra’ (pag 130-132) “”Diversi tipi di migrazioni, sia in uscita, che in entrata, si soo intrecciati con la seconda guerra mondiale, benché in certi casi non ne siano stati la diretta conseguenza. Tra questi vanno annoverati innanzi tutto i movimenti dei lavoratori italiani che furono reclutati, in seguito alle richieste della Germania, per prestare la loro attività nelle campagne o nelle fabbriche tedesche sia alla vigilia che durante la guerra; in secondo luogo, le espulsioni e le fughe alimentate fin dall’avvio delle persecuzioni e dalle leggi antiebraiche tanto in Germania che in Italia; e, infine, le migrazioni provocate dalle conseguenze delle politiche fasciste in Africa o comunque per gli effetti di una pre-esistente politica espansionistico-coloniale. Mentre tra i fenomeni più strettamente correlati al conflitto vanno inclusi i movimenti innescati dall’estensione delle zone di guerra: una situazione, questa, già sperimentata nel corso del primo conflitto mondiale, quando circa 600 mila persone abbandonarono i più sanguinosi teatri di battaglia sui fronti del Piave e dell’Isonzo (51). Tra questi, occorre richiamare innanzi tutto quelli provocati dagli effetti dei trattati di pace, tanto sul territorio italiano che in Africa, e in secondo luogo il crocevia di migrazioni che, da un lato, riportò in Italia gli esuli antifascisti e gli ebrei sopravvissuti alle persecuzioni in diverse parti del mondo e, dall’altro, mise in fuga i gerarchi e i collaborazionisti del fascismo che spesso si erano macchiati anche di crimini di guerra, Iniziamo quindi dallo scambio di lavoratori italiani con la Germania, un atto dell’emigrazione di lavoro del periodo fascista apertosi nel 1937 – con la richiesta formale, da parte delle autorità tedesche, di manodopera agricola italiana nella misura di 2.500 lavoratori, preferibilmente di lingua tedesca – e conclusosi dopo l’8 settembre del 1943 con la trasformazione degli oltre 100 mila italiani in Germania in lavoratori-schiavi al servizio di un alleato ormai «tradito» (52). Questo episodio della storia dell’emigrazione italiana, a lungo trascurato dagli stessi studiosi, non solo rivela come il regime fascista accettasse di buon grado di esportare una disoccupazione pericolosa – che solo nel settore agricolo ammontava nel 1937 a circa 150.000 unità – ma mostra anche come l’invio di lavoratori diventasse uno strumento per procacciarsi materie prime e rimesse. Sta di fatto che già nel 1938 i braccianti partiti per la Germania furono in totale 31.071, mentre due anni dopo, tra fine 1938 e inizio 1939, sarebbero espatriati anche operai diretti al lavoro industriale: 9.500 in totale. Anche dopo l’invasione della Polonia, del resto, con la stipula di un nuovo accordo italo-tedesco si prepararono all’esodo altri 20.000 lavoratori. Ma la vera svolta qualitativa per la sorte degli italiani si raggiunse nel corso della guerra, quando in virtù dell’alleanza italo-tedesca le richieste dell’alleato si fecero così forti da indurre il Ministero delle Corporazioni, quello dell’Interno e la Confederazione fascista dei lavoratori dell’industria a predisporre un piano specifico di reclutamento. In base a questo piano, provincia per provincia, le aziende erano richiamate a compilare «una quota proporzionale di lavoratori da mandare in Germania, se possibile (sic!) su base volontaria e scelti, ovviamente fra le classi di età non soggette alla leva» (53). L’esodo nel Terzo Reich, in definitiva, fu una parentesi tutt’altro che edificante nella già travagliata storia dell’emigrazione nazionale, caratterizzato da profonde delusioni per i trattamenti subiti dai lavoratori italiani e per le condizioni materiali di vita alle quali essi dovettero adattarsi in Germania. Tale situazione fu aggravata spesso – e prima ancora dell’inizio degli internamenti coatti dei lavoratori rastrellati dai nazisti – da conflitti, tentativi di fuga, punizioni, forme di detenzione”” (pag 131-132) [(51) D. Ceschin, ‘Gli esuli di Caporetto. I profughi in Italia durante la Grande Guerra’, Laterza, Roma Bari, 2006; (52) B. Mantelli, ‘«Camerati del lavoro». I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse, 1938-1943’, La Nuova Italia, Firenze, 1992; (53) B. Mantelli, ‘L’emigrazione di manodopera italiana nel Terzo Reich’, in ‘Storia dell’emigrazione italiana, cit., vol. 1, ‘Partenze’, p. 345]”,”ITAS-238″
“CORTI Paola”,”Storia delle migrazioni internazionali.”,”Paola Corti è professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino.”,”CONx-025-FL”
“CORTI Egone, conte”,”La famiglia dei Rothschild.”,”Dello stesso autore: – L’imperatrice Elisabetta – La tragedia di un Imperatore. Massimiliano del Messico Titolo originale dell’opera ‘Das Haus Rothschild in der Zeit seiner Blüte (1830-1871).”,”EURE-148″
“CORUM James S.”,”Le origini del britzkrieg. Hans von Seeckt e la riforma militare tedesca, 1919-1933.”,”CORUM James S. si è formato come storico nelle Università di Gonzaga, Heidelberg e alla Queen’s University in Canada. Dal 1991 è Professore di studi militari comparati alla USAF School of Advanced Air Space Studies presso la base aerea di Maxwell, in Alabama. Autore di numerosi saggi apparsi su riviste specializzate ha pubblicato ‘The Luftwaffe: Creating the Operational Air War, 1918-1940’ e in collaborazione con Richard MULLER ‘Airpower and Small Wars: Fighting Insurgents and Terrorists’. “”Da questo punto di vista i suoi scritti si avvicinavano molto ai testi di tattica comunemente usati dalla Reichswehr negli anni Venti, soltanto scritti meglio. Nonostante ciò, Rommel, come del resto gran parte degli Ufficiali tedeschi del tempo, non poteva definirsi uno studioso o teorico militare. Benché avesse intrapreso con serietà ed impegno la sua professione, nei suoi diari, nelle sue lettere e in generale nei suoi scritti non vi è alcun riferimento ad un’ attenta lettura di Clausewitz o von Schlieffen. Ad ogni modo, questa lacuna non pregiudicò affatto la sua abilità di Generale.”” (pag 168) “”La critica secondo cui la preparazione militare degli Ufficiali della Reichswehr palesasse serie lacune in fatto di strategia fornirebbe una sorta di spiegazione, in retrospettiva, alle carenze dimostrate in questo campo dallo Stato Maggiore della Wehrmacht. La Reichswehr produsse strateghi di grande valore – si parla di uomini della levatura di Ludwig Beck e Kurt von Hammerstein-Equord – ma Hitler li destituì. Probabilmente, la spiegazione più plausibile all’ incompetenza strategica dimostrata dall’ Esercito tedesco nella Seconda guerra mondiale non risiede tanto nell’ insuccesso del sistema addestrativo degli Ufficiali della Reichswehr, quanto nell’ allontanamento, da parte di Hitler, dei vertici militari dalla sfera decisionale strategica””. (pag 177)”,”GERQ-057″
“CORVALAN Luis Alberto”,”Escribo sobre el dolor y la esperanza de mis hermanos.”,”Campo di concentramento dell’ isola di Dawson, Cile del sud. “”En el Estadio Nacional tienen presos a médicos, ingenieros, abogados, periodistas, arquitectos, artistas, profesores, comerciantes, empleados, obreros, campesinos, estudiantes, están representados todos los niveles de actividad de Chile, sólo están ausentes los oligárquicos y los traidores.”” (pag 97)”,”AMLx-095″
“CORVISIER André CONTAMINE Philippe a cura; contributi di Anne BLANCHARD Jean MEYER Michel MOLLAT DU JOURDIN”,”Historie militaire de la France. 1. Des origines à 1715.”,”Esercito merovingio strutture militari invasioni normanne cavalieri stato capetingio nascita marina militare reale Filippo il bello guerra cento anni modernità Luigi XI guerre Italia e di religione mari nascita esercito moderno Luigi XIV guerra successione Spagna guerra nazionale.”,”FRQM-001-A”
“CORVISIER André direzione della serie; PEDRONCINI Guy a cura; saggi di Claude CARLIER André CORVISIER Henry DUTAILLY Jean-Charles JAUFFRET Philippe MASSON Jules MAURIN Francine ROUSSANE”,”Historie militaire de la France. 3. De 1871 à 1940.”,”Autori dei saggi: Claude CARLIER, André CORVISIER, Henry DUTAILLY, Jean-Charles JAUFFRET, Philippe MASSON, Jules MAURIN, Francine ROUSSANE”,”FRQM-001-B”
“CORVISIER André a cura; saggi di Etienne VAUCHERET Cornelis SCHULTEN Jean-Francois PERNOT Maurice GRESSET Jean MEYER Jean-Paul LE-FLEM Raimondo LURAGHI Jean CHAGNIOT Louis TRENARD Jean-Paul CHARNAY General DELMAS Hervé de-WECK Gunnar ARTEUS Jean-Marie CONSTANT Jean NOUZILLE Joseph ZACHAR Georges LIVET Claude G. STURGILL Francois CROUZET Hans SCHMIDT René PILLORGET André MARTEL Daniel REICHEL Philippe CONTAMINE Jean-Pierre GUTTON Louis-Edouard ROULET René QUATREFAGES Bernard VOGLER Istvan G. TOTH Monique LUCENET Jean-Pierre BOIS Gilbert BODINIER Jean-Luc QUOY-BODIN; conclusioni di Jean BERENGER André CORVISIER”,”Le soldat la strategie la mort.”,”Il volume contiene altre due prefazioni: Gen. Fernand GAMBIEZ, L’histoire militaire en France, Roland MOUSNIER, Souvenirs et prospective. I saggi sono di Etienne VAUCHERET, Cornelis SCHULTEN, Jean-Francois PERNOT, Maurice GRESSET, Jean MEYER, Jean-Paul LE-FLEM, Raimondo LURAGHI, Jean CHAGNIOT, Louis TRENARD, Jean-Paul CHARNAY, General DELMAS, Hervé de-WECK, Gunnar ARTEUS, Jean-Marie CONSTANT, Jean NOUZILLE, Joseph ZACHAR, Georges LIVET, Claude G. STURGILL, Francois CROUZET, Hans SCHMIDT, René PILLORGET, André MARTEL, Daniel REICHEL, Philippe CONTAMINE, Jean-Pierre GUTTON, Louis-Edouard ROULET, René QUATREFAGES, Bernard VOGLER, Istvan G. TOTH, Monique LUCENET, Jean-Pierre BOIS, Gilbert BODINIER, Jean-Luc QUOY-BODIN. Conclusioni di Jean BERENGER, André CORVISIER.”,”FRQM-013″
“CORVISIER André a cura di Jean DELMAS; collaborazione di Anne BLANCHARD Gilbert BODINIER Jean CHAGNIOT Philippe MASSON Jean MEYER”,”Histoire militaire de la France. 2. De 1715 à 1871.”,”Altri collaboratori: Anne BLANCHARD, Gilbert BODINIER, Jean CHAGNIOT, Philippe MASSON, Jean MEYER.”,”FRQM-001-C”
“CORVISIER André a cura di André MARTEL; collaborazione di Claude CARLIER Jacques FREMEAUX Claude HESSE D’ ALZON André MARTEL Philippe MASSON”,”Histoire militaire de la France. 4. De 1940 à nos jours.”,”Altri collaboratori: Claude CARLIER, Jacques FREMEAUX, Claude HESSE D’ ALZON, André MARTEL, Philippe MASSON”,”FRQM-001-D”
“CORVISIER André”,”Armées et societés en Europe de 1494 à 1789.”,”André CORVISIER è Prof di storia moderna all’Univ di Rouen ed è VP della Commission francaise e della Commission internationale d’histoire militaire.”,”EURQ-001″
“CORVISIER André”,”La guerre. Essais historiques.”,”André Corvisier è professore emerito all’Università di Parigi Sorbona ove ha animato un seminario sui rapporti tra esercito e società. Autore di una quindicina di opere e di oltre un centinaio di articoli è stato presidente onorario della Commissione Internazionale di Storia militare.”,”QMIx-030-FSL”
“CORVISIER André a cura; saggi di Etienne VAUCHERET Cornelis SCHULTEN Jean-Francois PERNOT Maurice GRESSET Jean MEYER Jean-Paul LE-FLEM Raimondo LURAGHI Jean CHAGNIOT Louis TRENARD Jean-Paul CHARNAY General DELMAS Hervé de-WECK Gunnar ARTEUS Jean-Marie CONSTANT Jean NOUZILLE Joseph ZACHAR Georges LIVET Claude G. STURGILL Francois CROUZET Hans SCHMIDT René PILLORGET André MARTEL Daniel REICHEL Philippe CONTAMINE Jean-Pierre GUTTON Louis-Edouard ROULET René QUATREFAGES Bernard VOGLER Istvan G. TOTH Monique LUCENET Jean-Pierre BOIS Gilbert BODINIER Jean-Luc QUOY-BODIN; conclusioni di Jean BERENGER André CORVISIER”,”Le soldat, la strategie, la mort.”,”Corvisier ha fatto compiere alla storia militare (si parlava di ‘storia-battaglia’) la sua rivoluzione copernicana. Professore alla Sorbona, Presidente della Commissione internazionale di storia militare.”,”QMIx-033-FSL”
“CORVISIER André direzione della serie; a cura di Philippe CONTAMINE; contributi di Anne BLANCHARD Jean MEYER Michel MOLLAT DU JOURDIN”,”Historie militaire de la France. 1. Des origines à 1715.”,”Esercito merovingio strutture militari invasioni normanne cavalieri stato capetingio nascita marina militare reale Filippo il bello guerra cento anni modernità Luigi XI guerre Italia e di religione mari nascita esercito moderno Luigi XIV guerra successione Spagna guerra nazionale.”,”QMIx-048-FSL”
“CORVISIER André direzione della serie; a cura di Jean DELMAS; collaborazione di Anne BLANCHARD Gilbert BODINIER Jean CHAGNIOT Philippe MASSON Jean MEYER”,”Histoire militaire de la France. 2. De 1715 à 1871.”,”Altri collaboratori: Anne BLANCHARD, Gilbert BODINIER, Jean CHAGNIOT, Philippe MASSON, Jean MEYER. Battaglia di Valmy. L’esercito della rivoluzione. La tattica. La tattica rivoluzionaria era fondata sullo shock. (…) L’arma per eccellenza dell’attacco è la baionetta. Con la massa, essa faceva parte della mistica rivoluzionaria. Si pensava anche di restaurare la picca. Per giustificare questo arcaismo, si invoca un argomento psicologico tradizionale sulla superiorità del soldato francese nel combattimento all’arma bianca e la sua poca attitudine a combattere con le armi da fuoco (pag 253)”,”QMIx-049-FSL”
“CORVISIER André direzione della serie; a cura di Guy PEDRONCINI; saggi di Claude CARLIER André CORVISIER Henry DUTAILLY Jean-Charles JAUFFRET Philippe MASSON Jules MAURIN Francine ROUSSANE”,”Historie militaire de la France. 3. De 1871 à 1940.”,”Autori dei saggi: Claude CARLIER, André CORVISIER, Henry DUTAILLY, Jean-Charles JAUFFRET, Philippe MASSON, Jules MAURIN, Francine ROUSSANE Riarmo francese. 1939. “”In due anni, l’industria aeronautica francese aveva quasi raggiunto i risultati che la Germania aveva impiegato quattro anni per stabilirli: la Francia ha dunque effettuato un raddrizzamento rapido, e ne è stata capace in mezzo a difficoltà importanti, ciò si avvicina quasi a un miracolo, ma i miracoli hanno dei limiti anche in Francia, soprattutto quando occorre fare fronte all’industria aeronautica tedesca e alla Luftwaffe”” (pag 428) (dal cap. XVI. Le destin manqué de l’Aéronautique française, di Claude Carlier)”,”QMIx-050-FSL”
“CORVISIER André direzione della serie; a cura di André MARTEL; collaborazione di Claude CARLIER Jacques FREMEAUX Claude HESSE D’ ALZON André MARTEL Philippe MASSON”,”Histoire militaire de la France. 4. De 1940 à nos jours.”,”Altri collaboratori: Claude CARLIER, Jacques FREMEAUX, Claude HESSE D’ ALZON, André MARTEL, Philippe MASSON La resistenza francese. Capitolo III. La Résistance: “”Aux armes, citoyens””, di André Martel Capitolo IV. La Libération et la Victoire: “”Quoi? Les Français aussi!””, di André Martel”,”QMIx-051-FSL”
“CORVISIERI Silvio a cura; articoli di V. BYSTRIANSKY K. ZETKIN V. ROEBIG LENIN P. LEVI J. REED Ph. IDEN A. GRAMSCI L. RUDAS M. GABOR A. BALABANOVA A. PANNEKOEK G. ZINOVIEV L. TROTSKY H. ROLAND-HOLST L. KRITZMANN”,”Il biennio rosso 1919 – 1920 della 3° Internazionale.”,”Articoli di V. BYSTRIANSKY, K. ZETKIN, V. ROEBIG, LENIN, P. LEVI, J. REED, Ph. IDEN, A. GRAMSCI, L. RUDAS, M. GABOR, A. BALABANOVA, A. PANNEKOEK, G. ZINOVIEV, L. TROTSKY, H. ROLAND-HOLST, L. KRITZMANN”,”INTT-023″
“CORVISIERI Silverio”,”Trotsky e il comunismo italiano. Con scritti inediti di Trotsky Bordiga Tresso Scoccimarro Terracini e documenti inediti del CC del PCI della frazione bordighista di Prometeo e della Nuova Opposizione italiana dei ‘Tre’.”,”Tesi: parallelismo tra impostazione di Trotsky (fine 1923- inizi 1924) con quella di Gramsci in Italia.”,”TROS-039 MITC-029″
“CORVISIERI Silverio”,”Resistenza e democrazia.”,”CORVISIERI Silverio nato nell’ isola di Ponza (1938) ha lavorato come redattore all’ Unità e ha collaborato a varie riviste del movimento operaio. E’ stato condirettore del ‘Quotidiano dei lavoratori’. CORVISIERI cita nel testo il libro di Athos LISA. Sulla ‘coincidenza di analisi di Trotsky e di Gramsci’. “”Entrando nel vivo del problema Trotsky fornisce una indicazione molto interessante – esattamente la stessa che, nello stesso periodo, e senza minimamente conoscere l’ elaborazione trotskiana, fornisce Gramsci nel carcere di Turi con il risultato di venire isolato dagli “”svoltisti”” – sull’ assemblea costituente: egli non esclude che questo obiettivo “”in certe circostanze potrebbe essere imposto dagli avvenimenti, o, più precisamente, dal processo di risveglio rivoluzionario delle masse oppresse.”” (pag 55) “”Il lavoro di orientamento politico era svolto principalmente attraverso il giornale. “”Bandiera Rossa”” uscì per la prima volta il 5 ottobre 1943: il giornale ebbe una tale popolarità che, in breve tempo, il MCd’I divenne noto come il movimento di “”Bandiera Rossa””. Non si hanno documenti precisi sulla tiratura ma Chilanti ricorda che di un numero si arrivò a stampare fino a 12.000 esemplari; (…)””. (pag 121)”,”ITAC-080″
“CORVISIERI Silverio”,”La villeggiatura di Mussolini. Il confino da Bocchini a Berlusconi.”,”CORVISIERI Silverio è nato a Ponza nel 1938 quando l’osola ancora ospitava centinaia di confinati politici. Dopo aver militato nel Pci e nei movimenti del ’68 è stato uno dei fondatori di ‘Avanguardia Operaia’. Deputato per tre legislature ha svolto attività giornalistica (Unità, Repubblica ecc). Ha pubblicato ‘Il re, Togliatti e il Gobbo’ (Roma 1998). Bordiga e Gramsci (pag 220-221) “”In una prima fase le divergenze politiche intestine non provocarono scontri rabbiosi da concludere con provvedimenti amministrativi e infamanti. A Ustica, ad esempio, i rapporti tra Gramsci e Bordiga furono più che fraterni, nelle poche settimane di convivenza nella stessa abitazione. In una lettera alla moglie Julca, del 15 gennaio 1927, Gramsci tracciò un quadretto sereno e divertente della vita quotidiana accanto all’uomo di cui pure aveva preso il posto alla guida del partito: “”In casa la sera giochiamo alle carte. Non avevo giocato mai finora; il Bordiga assicura che ho la stoffa per diventare un buon giocatore di scopone scientifico. Ho già ricostruito una certa bibliotechina e posso leggere e studiare. I libri e i giornali che mi arrivano già determinano una certa lotta tra me e il Bordiga, il quale sostiene a torto che io sono molto disordinato; a tradimento egli mette il disordine tra le cose mie, con la scusa della simmetria e dell’architettura: ma in realtà io non riesco poi a trovar nulla nel guazzabuglio simmetrico che mi trovo combinato””. Gramsci poco più tardi sarà rinchiuso in carcere e Bordiga trasferito a Ponza””. (pag 220-221)”,”ITAF-327″
“CORVISIERI Silverio”,”Il re, Togliatti e il gobbo. 1944: la prima trama eversiva.”,”CORVISIERI Silverio (1938) ha pubblicato ‘Bandiera rossa nella Resistenza romana, ‘Trotsky e il comunismo italiano’, ‘Resistenza e democrazia’, ‘I senzamano’, ‘Il mio viaggio nella sinistra’, ‘All’isola di Ponza’. E’ stato redattore dell’Unità del 1960 al 1967, direttore del settimanale ‘La Sinistra’ nel 1968, fondatore e direttore del ‘Quotidiano dei lavoratori’ nel 1974. Ha militato nel Pci, IV Internazionale, Avanguardia operaia. E’ stato deputato.”,”ITAR-190″
“CORVISIERI Silverio redattore, Saggi di V. BYSTRIANSKY K. ZETKIN L.V. LENIN V. Roebig P. LEVI J. REED A. GRAMSCI L. RUDAS M. GABOR A. BALABANOVA A. PANNEKOEEK G. ZINOVIEV L. TROTSKIJ N. BUCHARIN L. KRITZMANN”,”Il biennio rosso 1919-1920 della Terza Internazionale.”,”La storia, anche quella del movimento operaio, procede a salti. Improvvise mutazioni vengono preparate in processi lunghi, profondi, quasi impercettibili da chi li vive: «venti anni contano un giorno nei grandi sviluppi storici – scriveva Marx ad Engels – ma vi essere giorni che concentrano in sé venti anni» (I. Carteggio Marx-Engels, Editori Riuniti, vol. iv, p.176).”,”INTT-043-FL”
“CORWIN Edward S., a cura di Raffaele ORIANI”,”La costituzione degli Stati Uniti nella realtà odierna.”,”Edward Corwin, professore emerito di diritto costituzionale dell’Università di Prin ceton, commenta la costituzione degli Stati Uniti e descrive gli istituti di quel sistema costituzionale, delineandone lo svolgimento storico-politico e giuridico in una completa prospettiva che inquadra analiticamente l’imponente contributo interpretativo della giurisprudenza della Suprema Corte americana, in riferimento a più di mille sentenze. L’opera edita in Italia è presentata dal Prof. Gaspare Ambrosini, Giudice della Corte Costituziona”,”USAS-004-FL”
“CORWIN Edward S., a cura di Raffaele ORIANI”,”La costituzione degli Stati Uniti nella realtà odierna.”,”Edward Corwin, professore emerito di diritto costituzionale dell’Università di Prin ceton, commenta la costituzione degli Stati Uniti e descrive gli istituti di quel sistema costituzionale, delineandone lo svolgimento storico-politico e giuridico in una completa prospettiva che inquadra analiticamente l’imponente contributo interpretativo della giurisprudenza della Suprema Corte americana, in riferimento a più di mille sentenze. L’opera edita in Italia è presentata dal Prof. Gaspare Ambrosini, Giudice della Corte Costituzionale X Decimo Emendamento. I diritti “”riservati”” degli Stati. “”I poteri non delegati dalla Costituzione agli Stati Uniti, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati ovvero al popolo”” (pag 298)”,”TEOP-549″
“COSENTINO DI RONDE’ Vittorino a cura”,”Il fondamento storico dell’ attuale agitazione siciliana. Antologia storico-politica di documenti poco noti riguardanti il secolo XIX.”,”Scritti di CANTU’, LA-FARINA, D’AZEGLIO, GIOBERTI, MAMIANI, CATTANEO, CRISPI, COLAJANNI, BIXIO, BALBO e altri. La letteratura italiana in Sicilia. “”Anzi se il fondamento dell’ Italianità risiede nel comune idioma può dirsi che ella avesse la sua cuna in Sicilia, dove i dialetti toscani cominciarono a diventare illustri mediante il fior degli ingegni che si raccoglievano e poetavano alla Corte di Federico, educandovi bambina quella letteratura che poco stante divenne adulta per opera dell’ Alighieri””. (V. Gioberti, Il rinnovamento civile d’ Italia, vol 1, pag 216) (pag 160-161) I fasci dei lavoratori e la loro sollevazione. “”(…) Il malcontento ha cause economiche generali e ne ha particolari che lo hanno reso più particolarmente sensibile; il malcontento è in alto e nelle classi dirigenti che a forza di mormorare e di protestare hanno incitato il popolo ad imitarle; e col malcontento in alto sono venuti meno i freni morali e materiali che avrebbero potuto trattenere e moderare il malcontento dirompente in basso. Tra le classi dirigenti il malumore serpeggia e si accresce con prodigiosa rapidità per tutte le cause generali che agiscono in tutta Italia e che trovano l’ addentellato e nella politica interna ed estera ed in tutte le esplicazioni della vita pubblica””. (pag 299-300)”,”ITAB-157″
“COSER Lewis A.”,”I maestri del pensiero sociologico.”,”COSER Lewis A. insegna nella SUNY, State University of New York, Stony Brook. “”Was Du ererbt von deinen Vätern hast, erwirb es, um es zu besitzen””. Johann-Wolfgang von Goethe (in apertura) Was du ererbt von deinen Vätern hast, / Erwirb es, um es zu besitzen! / Was man nicht nützt, ist eine schwere Last; / Nur was der Augenblick erschafft, das kann er nützen («Ciò che hai ereditato dai padri / Acquisiscilo per possederlo! / Ciò che non serve è un carico pesante; / Solo ciò che l’attimo crea, esso può utilizzare») (Faust, I, 682-685). (cit in Remo Bodei, Le malattie della tradizione) “”Le testimonianze dei contemporanei confermano che ogni numero dell’ “”Année”” era veramente un avvenimento intellettuale non solo per i sociologi, ma anche per gli storici egli psicologi sociali. Con l’ “”Année”” e con il gruppo di uomini che vi scrivevano, Durkheim aveva creato, nel giro di alcuni anni, un efficace strumento intellettuale nella “”crociata”” per la sociologia””. (pag 245) “”Altri motivi, tuttavia, concorrono a spiegare il successo degli insegnamenti di Durkheim: man mano che i suoi collaboratori cominciavano ad assumere importanti posizioni accademiche alla Sorbona, nei licei e nelle università di provincia, e a occupare posizioni di rilievo al ministero dell’ istruzione e importanti incarichi nei sistemi di scuola primaria e secondaria, il gruppo dell’ “”Année”” invadeva e controllava l’ intero apparato dell’ istruzione dela Terza Repubblica. I collaboratori dell’ “”Année”” furono simili, sotto tale aspetto, ai Fabiani, che con le loro idee giunsero a dominare l’ amministrazione pubblica britannica””. (pag 246)”,”TEOS-112″
“COSI Dante a cura”,”Le fondazioni italiane. Con un saggio sulle fondazioni private nell’ ordinamento giuridico di Dante Cosi.”,”””Il primo tipo di fondazioni indipendenti, quelle ad attività vincolata, si articola in tre sottotipi: a) (…) b) (…) c) Fondazioni che gestiscono beni culturali e che, pertanto, hanno spesso anche spazi di discrezionalità per la loro azione e si avvalgono di un apparato servente (bibliotecari curatori, esperti ecc.). “” (pag 61)”,”DIRx-003″
“COSMACINI Giorgio”,”Medici e medicina durante il fascismo.”,”Giorgio Cosmacini è medico, laureato in filosofia, docente universitario. Storico e filosofo della medicina, è socio onorario della Società italiana di igiene e sanità pubblica e della Società italiana di antropologia. E’ socio emerito della Società italiana di radiologia e autore di molte opere, alcuni delle quali pubblicate anche all’estero. Nel 2017 è stato insignito dell’Ambrogino d’oro da parte del Comune di Milano. [‘Con lo specifico riferimento al rapporto tra guerra e medicina, lo storico Jacques Léonard ha scritto che «le guerre sollevano una nube da cui piove sangue» e che in esse «alle grandi falcidie mortali si aggiungono le epidemie» onde «non bisogna accontentarsi di contare gli uomini caduti sul campo dell’onore e passare sotto silenzio le sorti dei mutilati, dei malati, dei prigionieri». In un eventuale processo storico «si convocherà alla sbarra dei testimoni» almeno qualcuno dei medici che – come gli autori dei testi citati – «hanno saputo trasporre l’epopea nel registro della tragedia» (67). Al confronto con i militari sepolti nei tanti cimiteri di guerra oppure insepolti nel deserto africano o nelle lande estreme dell’est europeo, le sepolture dei civili tra le macerie delle città bombardate non sono di minor conto: «da un lato un inesauribile stillicidio di morti individuali, dall’altro la tragedia delle morti di massa» (68). ‘Agosto 1943′: è il titolo di una poesia di Salvatore Quasimodo che, all’indomani dei bombardamenti aerei terroristici su Milano, scrive: «La città è morta (…). Non toccate i morti, così rossi, così gonfi, lasciateli nella terra delle loro case». ’16 ottobre 1943’: è il titolo del sofferto racconto, da parte di un testimone di quel giorno, della retata nazista nel Ghetto di Roma, conclusa dalla deportazione di oltre mille ebrei. «Sgomento della ragione di fronte alla furia irrazionale» è il commento di Alberto Moravia. Scrive l’autore della testimonianza: «Molti altri furono i razziati o arrestati in seguito, massime dopo il febbraio 1944, dagli stessi tedeschi o più ancora dai fascisti: la maggior parte andò a finire in campi di concentramento dell’Italia settentrionale – Modena e Verona – finché poi nell’aprile furono deportati in Germania» (69). Siamo alla ‘soluzione finale’ della “”questione ebraica””. Essa costituisce il traguardo nazifascista della “”cancellazione dei corpi””. E’ la voragine materiale e morale in cui si inabissa l’ «enorme ‘buco nero’ rappresentato dai mucchi di cadaveri gettati dal mezzo meccanico nella fossa comune del ‘lager’» (70). Chi, questa volta, è da convocare alla sbarra, fra i medici, ma non per chiedere loro una testimonianza, bensì per pretendere che diano conto di quanto detto, fatto, tollerato, taciuto oppure osannato?’ (pag 148-149) [(67) Jacques Léonard, ‘La médicine entre les pouvoirs et le savoirs’, Aubier Montaigne, Paris, 1981, p. 102; (68) Giovanni De Luna, ‘Il corpo del nemico ucciso. Violenza e morte nella guerra contemporanea’, Einaudi, Torino, 2006, p. 18; (69) Giacomo Debenedetti, ’16 ottobre 1943′, con prefazione di Natalia Ginzburg, Einaudi, Torino, 2001, p. 39]”,”ELCx-033″
“COSMACINI Giorgio”,”Il medico materialista. Vita e pensiero di Jakob Moleschott.”,”Giorgio Cosmacini è il maggiore storico della medicina italiano. Medico, laureato in filosofia, insegna Storia della medicina nell’Università Vita-Salute dell’Istituto Scientifico H. San Raffaele di Milano. E’ collaboratore della pagina culturale del Corriere della Sera. E’ autore di numerosi volumi tra cui ‘Storia della medicina e della sanità in Italia’, (3 voll), ‘La qualità del tuo medico’, ‘Medici nella storia d’Italia’, ‘Introduzione alla medicina’ (con C. Rugarli), ‘Storia della medicina dall’antichità ad oggi’. Jacob Moleschott (1822-1893), professore di Fisiologia all’Università di Torino e alla Sapienza di Roma e senatore del Regno, è la prima dopo un lungo ostracismo. Le sue pagine raccontano la vita e il pensiero del medico-scienziato. Il materialismo è stato, nella seconda metà dell’Ottocento, il terreno filosofico fertile sul quale crebbe e si sviluppò il pensiero scientifico di molti medici, naturalisti, antropologi, psicologi, psichiatri, impegnati a fondo sia sul piano teorico e sperimentale che su quello etico e sociale. «[L]o studio socialistico dei bisogni sociali» afferma Moleschott con veemenza, «appartiene all’avvenire del mondo» (50). Il suo «materialismo scientifico» è socialistico in quanto la nuova religione, dell’oggi e del domani, che è la scienza, «non è solo il massimo dei premi, ma è anche la più solida base ad una vita degna dell’uomo»: è ciò che Moleschott emblematicamente riafferma nella proposizione che da da sigillo alla ‘Circolazione della vita’. La scienza garantisce ai suoi fedeli tutti i diritti, a cominciare da «quello di assicurare alla madre povera e al suo bambino il necessario nutrimento» per finire a quello della redenzione dalla miseria, la quale «non sarà estirpata del tutto se non quel giorno in cui nessun uomo si arrogherà più oltre il diritto di mantenere il suo prossimo a titolo di carità, ed in cui ciascheduno riconoscerà in altri il diritto di guadagnarsi, per mezzo del lavoro, un sufficiente nutrimento» (51). Questo pensiero «è, in verità, il germe di ogni regola socialistica della vita» (52). Si può rilevare criticamente che la certezza di un progresso sociale affidato alla scienza costituisce un elemento di freno all’agire politico, nella distorta prospettiva di una trasformazione graduale, predeterminata e necessaria, della società. Sotto questo aspetto, il «materialismo socialistico» di Molescott appare rivoluzionario più in campo teorico che in campo pratico, e come tale aspramente contestato da Marx e da Engels. Esso però rappresenta senza dubbio un elemento di fortificazione ideologica per «migliaia di operai delle fabbriche abbandonati alla fame e alla miseria», oppressi ma certi di un futuro migliore’ (pag 98-99) [(50) Jakob Moleschott, ‘La circolazione della vita’, cit., pp. 360-61. Per l’obiezione riportata vedi Justus Liebig, ‘Chemische Briefe’, cit., p. 619; (51) Id., ‘Dell’alimentazione, per il popolo’, cit., pp. 196 e 199-200; (52) Id., ‘Per gli amici miei. Ricordi autobiografici’, traduzione dall’originale tedesco di E. Patrizi Moleschott, Sandron editore, Palermo- Milano, 1902, cit., pp. 192-93]”,”SCIx-523″
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Il viaggio di un ragazzo attraverso il fascismo, 1935-1946.”,”Giorgio Cosmacini (1931) è medico, storico, filosofo della medicina. L’autore parla ricorda il martire antifascista professor Quintino di Vona docente del Liceo Carducci, vittima dei fascisti, fucilato il 7 settembre 1944, tre giorni dopo l’uccisione dei tre amici (dell’autore) al bivio della strada di Ramponio per Lanzo (pag 155)”,”ITAR-303″
“COSMACINI Giorgio”,”Concetti di salute e malattia fino al tempo del coronavirus. Manoscritti medico-filosofici per longevi di oggi e di domani.”,”Giorgio Cosmacini è medico, laureato in filosofia, docente universitario. Storico e filosofo della medicina, è socio onorario della Società italiana di igiene e sanità pubblica e della Società italiana di antropologia. E’ socio emerito della Società italiana di radiologia e autore di molte opere, alcuni delle quali pubblicate anche all’estero. Nel 2017 è stato insignito dell’Ambrogino d’oro da parte del Comune di Milano “”per la sua vasta opera di storico e di filosofo””. “”Nella bio-bibliografia del giovane Karl Marx, tra 23 e 26 anni, si trovano la sua dissertazione di laurea e alcuni manoscritti rimasti incompiuti. La tesi verte sulla ‘Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro’ (1841): in essa il laureando propende per quest’ultimo e professa la sua fede in Prometeo, liberatore del genere umano dalla paura degli dei e della morte. I ‘manoscritti economico-filosofici (1844) – tale il loro titolo postumo – rispecchiano la ricerca, da parte del giovane autore, di una verità pratica fondativa di una morale di vita: «La fraternità degli uomini non è una frase, ma una verità fra di loro, e la nobiltà dell’umanità ci splende davanti». Nell’intitolare questo “”manuale”” ‘Manoscritti medico-filosofici’ non ho inteso peccare di presunzione, ma fare riferimento ad argomenti che, sulla scia puramente lessicale dei titoli marxiani, hanno nel mito di Prometeo, nella scienza di Democrito, nell’etica di Epicuro, e nella fraternità interumana quale critico di verità, una motivazione o giustificazione autorevole dei concetti, valori ed eventi narrati”” (pag XIII, premessa) [Giorgio Cosmacini, Concetti di salute e malattia fino al tempo del coronavirus. Manoscritti medico-filosofici per longevi di oggi e di domani’, Edizioni Pantarei, Milano; 2020]”,”SCIx-533″
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Risorgimento a due voci ovvero Il medico politico. Vite parallele di Giovanni Lanza e Agostino Bertani.”,”Giorgio Cosmacini è medico e laureato in filosofia. Docente universitario di Storia del pensiero medico e di Storia delle bioscienze, è autore di molti libri. È socio onorario della Società italiana di igiene e sanità pubblica “”Bertani ritiene d’essere un cattaneano federe e coerente, anche nello smarcarsi da Mazzini e da Garibaldi. Nello stesso discorso parlamentare in cui si dice riformista, tiene a precisare il proprio pensiero sui due padri viventi delle idealità democratiche (…). Nel 1871, giunto a Roma, è dapprima a disagio negli ambienti della vecchia città ancora per metà papalina e che stenta ad adeguarsi al nuovo rango di capitale italiana. Nei suoi rari interventi a Monte Citorio, dove alla Camera rappresenta gli elettori del suo nuovo collegio romagnolo di Rimini, rinuncia all’abituale aggressività “”biliare”” del suo eloquio. Dice: «Del fiele non ne ho più. Una buona igiene morale mi ha rimpiazzato il fiele che allucina i sensi e travolge l’intelletto […]; e così ho migliorato me stesso». Con gli avversari della Destra mostra una inusuale cortesia, talvolta condita di amenità; ma ciò non gli impedisce di rivolgersi a un tenace antagonista come l’insigne filologo napoletano Ruggiero Bonghi, fedelissimo a Lanza, apostrofandolo alla Camera con queste parole: «Non voi uomo di scienza, ma voi uomo politico non avrete mai il mio voto». Non minore è il contrasto di Bertani con i seguaci di Mazzini che dissentono dall’esperienza rivoluzionaria della ‘Commune’ parigina, movimento popolare che nel marzo 1871 fa seguito alla sconfitta dell’impero francese proclamando una repubblica di stampo neogiacobino, che invece ha il consenso dei seguaci di Garibaldi. La ‘Commune’! Composta da 80 consiglieri dei quali una trentina operai, guidata da un Comitato di salute pubblica votato alla salvaguardia della democrazia popolare, essa difendeva sulle barricate i quartieri parigini assaliti dalle armi della borghesia controrivoluzionaria e monarchica. Ma il 28 maggio 1871 la ‘Commune’ era già stata stroncata nel sangue e ancora risuonava il crepitio delle fucilazioni seguite agli arresti in massa e alle sommarie condanne capitali. Essa restava nella memoria come «l’assalto al cielo», secondo l’espressione di Marx. Esattamente un anno dopo, il 10 marzo 1872, muore Mazzini. Bertani che ventitré anni prima aveva contribuito in Roma alla imbalsamazione del corpo di Luciano Manara, accorre a Pisa per collaborare con Paolo Gorini affinché – come dice egli stesso – anche «il corpo di Mazzini sia sottratto alla chimica fatale della natura». Roma gli è sempre più estranea (non meno di quanto lo è a ‘Monsù Savoia’, il re che predilige le cacce ai quadrupedi selvaggi in Valle d’Aosta agli incontri diplomatici con i bipedi in marsina nelle sale del Quirinale). Bertani – scrive la sua biografa (1) (…) «seguiva coll’occhio vigile il movimento degli operai che cominciavano ad affermare il loro diritto sociale e politico, […] che non solo era diritto ma anche mezzo unico per impedire loro di gettarsi in braccio agli internazionalisti». Internazionalisti sono gli associati alla Prima Internazionale, il sodalizio fondato nel 1864 e ispirato ai messaggi rivoluzionari del comunismo e dell’anarchia”” (pag 158-159-160) [(1) White Mario Jessie, ‘Agostino Bertani e i suoi tempi’, Firenze, 1888]”,”ITAB-358″
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Dante e l’arte medica.”,”Ippocrate. “”Ippocrate è il padre fondatore della medicina laica occidentale. Di lui, al tempo di Dante, esiste una biografia scritta da Sorano di Kos (o di Efeso), autore della ‘Genealogia e vita di Ippocrate’ datata in epoca incerta, tra I secolo a.C. e II secolo d.C. Pur ritenuta un documento ricco di connotati salienti, essa è tuttavia narratrice di imprese ippocratiche che generano scetticismo, tali d’aver indotto taluni critici a dubitare della loro veridicità. Testimonanze attendibili emergono comunque dalle citazioni da parte di Platone – ‘Fedro’, 270 c-d e ‘Protagora’, 311 b – e da parte di Aristotele – ‘Politica’, VII, 1326, 15-16. La vita di Ippocrate è riassumibile in breve nei termini usati dal grecista Vincenzo Di Benedetto, curatore degli ippocratici ‘Testi di medicina’ (Rizzoli, Milano, 1983): «Ippocrate, figlio di Eraclide, nacque a Kos nel 460 aC e apparteneva alla famiglia degli Asclepiadi, nella quale era tradizionalmente praticata nelle generazioni prima e dopo di lui, l’arte medica: Morì in età molto avanzata. In Tessaglia, vicino a Larissa, si mostrava la sua tomba». (…) (pag 57-59)”,”ELCx-288″
“COSMACINI Giorgio”,”Federica Montseny (1905-1994). Una anarchica al governo della Salute.”,”Giorgio Cosmacini è medico, laureato in Filosofia, già primario ospedaliero e attualmente docente universitario di Storia del pensiero medico e di Storia delle bioscienze. È stato insignito dal comune di Milano dell’Ambrogino d’oro “”per la sua vasta opera di medico, storico e filosofo””. “”Un mese prima della consultazione elettorale, il 15 gennaio 1936, Manuel Azaña è protagonista di un discorso passato alla storia, come scrive l’ambasciatore statunitense [Bowers]: «Azaña compì quel giorno un atto di portata storica: pose le basi di una coalizione elettorale dei partiti della sinistra che era ormai diventata una necessità. (…) Nel frattempo quegli avversari del regime democratico che non fondavano le loro speranze nelle elezioni stavano perfezionando i loro preparativi per impossessarsi dello Stato con la forza». Il discorso di Azaña è l’atto fondativo del Frente popular, coalizione omonima e simile al Front populaire che, sotto la guida del socialista Léon Blum (1872-1950), è impegnato in Francia nella contemporanea campagna elettorale che in certo qual modo accomuna le due nazioni latine sorelle. In Spagna, il Fronte popolare è composto dai Partiti repubblicano, socialista, comunista, dal Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM) d’ispirazione trotskista e dal Partito Sindacalista fondato da Angel Pestana dopo la sua uscita dalle file anarchiche. Il Fronte è integrato dalla UIGT, cui appartengono in massa i lavoratori socialisti e comunisti. Del Fronte non fa parte la CNT, che peraltro non commette l’errore di due anni prima, quando l’astensione dal voto dei suoi iscritti ha consentito la vittoria numerica delle destre. Dieci giorni dopo il discorso di Azaña, nell’assemblea plenaria svoltasi a Barcellona il 25 gennaio, il sindacato anarchico decide di abbandonare la tradizionale tattica astensionista lasciando libertà di voto e insieme sottolineando che la vittoria del Fronte comporterebbe la liberazione dei trentamila compagni che, con Lluis Companys e i capipopolo asturiani, sono ancora detenuti nelle carceri. A perorare questa tesi, con parziale inversione di marcia, sono anche i più intransigenti membri della FAI. Ascaso, Durruti, García Oliver e, con essi, Federica Montseny che ricorda le parole d’ordine con le quali il gruppo indicava i modi con cui opporsi al fascismo: “”con la lotta corpo a corpo, a petto scoperto, con il combattimento sotterraneo ma anche in pieno giorno. Occorre non solo distribuire volantini, è necessaria l’azione, sempre””. La quiete [è] apparente (…)”” (pag 101-102)”,”MSPG-289″
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Il medico della mutua. Storia di una istituzione e di un mestiere.”,”Giorgio Cosmacini è medico, laureato in Filosofia, già primario ospedaliero e attualmente docente universitario di Storia del pensiero medico e di Storia delle bioscienze. È autore di libri di storia, bioetica e di biografie. 1943-1945. “”Sono gli anni della cosiddetta “”guerra civile””, dizione peraltro inadeguata poiché tale guerra è lo scontro non tra due simmetriche “”civiltà””, ma tra una realtà “”civile”” liberatoria dal “”male assoluto”” del nazifascismo e una realtà “”incivile”” a quesot male asservita. Nel truce periodo non c’è da aspettarsi alcun seguito concreto alla legge fascista istitutiva dell”Ente Mutualità’ pubblicata sula ‘Gazzetta ufficiale’ tre mesi prima della caduta del regime il 25 luglio del 1943. La pubblicistica medico-sanitaria, rimbombante negli anni del consenso, è reticente o silente nel biennio della posticcia restaurazione del fascismo a Salò”” (pag 19)”,”ELCx-310″
“COSMACINI Giorgio”,”Concetti di salute e malattia fino al tempo del coronavirus. Manoscritti medico-filosofici per longevi di oggi e di domani.”,”Giorgio Cosmacini è medico, laureato in filosofia, docente universitario. Storico e filosofo della medicina, è socio onorario della Società italiana di igiene e sanità pubblica e della Società italiana di antropologia. E’ socio emerito della Società italiana di radiologia e autore di molte opere, alcuni delle quali pubblicate anche all’estero. Nel 2017 è stato insignito dell’Ambrogino d’oro da parte del Comune di Milano “”per la sua vasta opera di storico e di filosofo””. “”Nella bio-bibliografia del giovane Karl Marx, tra 23 e 26 anni, si trovano la sua dissertazione di laurea e alcuni manoscritti rimasti incompiuti. La tesi verte sulla ‘Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro’ (1841): in essa il laureando propende per quest’ultimo e professa la sua fede in Prometeo, liberatore del genere umano dalla paura degli dei e della morte. I ‘manoscritti economico-filosofici (1844) – tale il loro titolo postumo – rispecchiano la ricerca, da parte del giovane autore, di una verità pratica fondativa di una morale di vita: «La fraternità degli uomini non è una frase, ma una verità fra di loro, e la nobiltà dell’umanità ci splende davanti». Nell’intitolare questo “”manuale”” ‘Manoscritti medico-filosofici’ non ho inteso peccare di presunzione, ma fare riferimento ad argomenti che, sulla scia puramente lessicale dei titoli marxiani, hanno nel mito di Prometeo, nella scienza di Democrito, nell’etica di Epicuro, e nella fraternità interumana quale critico di verità, una motivazione o giustificazione autorevole dei concetti, valori ed eventi narrati”” (pag XIII, premessa) [Giorgio Cosmacini, Concetti di salute e malattia fino al tempo del coronavirus. Manoscritti medico-filosofici per longevi di oggi e di domani’, Edizioni Pantarei, Milano; 2020]”,”ELCx-006-FER”
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Rivoluzioni nella storia delle scienze della vita. Lezioni universitarie di filosofia delle bioscienze.”,”Massimo Reichlin presi de della Facoltà di Filosofia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano Roberto Mordacci, Prorettore per le Scienza Umane e Sociali, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano Il libro raccoglie un ciclo di lezioni che il professor Girogio Cosmacini ha tenuto nel corso dell’anno accademico 2021-22, all’Universtià Vita-Salute San Raffaele di Milano.”,”ELCx-320″
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Medicina per i poveri e per i ricchi. Storia della salute e della sanità.”,”Due importanti inchieste sulle condizioni della classe lavoratrice appaiono nel 1842, di Edwin Chadwick e nel 1845 di Friedrich Engels convergenti nel descrivere il pessimo stato di salute di tali categorie, ma divergenti nell’analisi delle cause patogene. Chadwick ritiene che sia la mancanza d’ igiene la causa ammorbante: sua è l’iniziativa che porta alla creazione in Inghilterra nel 1848 del General Board of Health con compiti di controllo sanitario e di risanamento ambientale. Engels ritiene invece che sia lo sfruttamento della manodopera a generare negli operai povertà e malattie, e conseguentemente dirige l’attenzione verso l’organizzazione sociopolitica del proletariato, in sincronia con la pubblicazione, nel medesimo anno 1848, insieme a Kar Marx, del ‘Manifesto del partito comunista’ (pag 129)”,”ELCx-327″
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Tra sapere scientifico e potere politico. Storia di un grande scienziato e di un Premio Nobel non dato. Giuseppe Moruzzi (1910-1986).”,”Giuseppe Moruzzi fisiologo tra i più grandi al mondo”,”ELCx-332″
“COSMACINI Giorgio”,”La vita nelle mani. Storia della chirurgia.”,”Provando e riprovando antico motto dell’ Accademia del Cimento”,”SCIx-027-FSD”
“COSMACINI Giorgio, a cura di Giacomo AUGENTI”,”Medicina e filosofia. Saggi di storia biomedica e sociosanitaria.”,”Giorgio Cosmacini è medico, laureato in filosofia, docente universitario. Storico e filosofo della medicina, è socio onorario della Società italiana di igiene e sanità pubblica e della Società italiana di antropologia. E’ socio emerito della Società italiana di radiologia e autore di molte opere, alcuni delle quali pubblicate anche all’estero. Nel 2017 è stato insignito dell’Ambrogino d’oro da parte del Comune di Milano.”,”ELCx-343″
“COSPITO Giuseppe”,”L’Edizione nazionale dei ‘Quaderni del carcere’ – Il giovane Marx tra Spinoza e Gramsci.”,”Giuseppe Cospito ricercatore in Storia della filosofia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia.”,”GRAS-154″
“COSSA Luigi / LAMPERTICO Fedele”,”Primi elementi di economia politica (Cossa). / Il commercio (Lampertico).”,”L. Cossa professore Università di Pavia. F. Lampertico Due volumi di case editrici diverse rilegati assieme.”,”ECOT-249″
“COSSERON Serge”,”Napoleone. Il grande bugiardo. (Tit.orig.: Les Mensonges de Napoléon)”,”COSSERON, storico, ha pubblicato diverse opere sulla rivoluzione francese e sulle campagne napoleoniche. Le cifre delle perdite della sanguinosa battaglia di Eylau. (pag 170) La questione spagnola. Le forze della coalizione riescono a disporre di un punto di appoggio permanente sul continente. “”La questione spagnola, che sia stata consigliata a Napoleone da Talleyrand, o che sia fallita perché mal condotta da Murat, sta di fatto che fu gestita direttamente secondo le direttive imperiali. Nel 1808, semplice colpo di spillo o puntura di insetto, incapace per il momento di disturbare gli ultimi giorni felici dell’ Impero, con il passare degli anni la Spagna si trasformò in una cancrena (o un cancro, per usare il termine che compare nel ‘Memoriale di Sant’Elena’).”” (pag 188) Guerra di logoramento o di attrito. “”Nel Memoriale di Sant’Elena, Las Cases riporta le sue affermazioni: “”Quella sfortunata guerra è stata la mia rovina. Tutte le situazioni che hanno causato i miei guai si ricollegano a quel momento fatale. Ha complicato e aggravato le mie difficoltà, diviso le mie forze, aperto una scuola per i soldati inglesi, distrutto la mia reputazione in Europa””.”” (pag 189)”,”FRAN-080″
“COSSU Licinio MAGGI Michele”,”L’educazione dell’Europa moderna.”,”Licinio Cossu è nato ad Arezzo nel 1943. Si occupa di storia del penisero morale ed economico inglese. Michele Maggi è nato a Francavilla Fontana (Brindisi) nel 1943. Sui lavori: ‘La formazione dell’egemonia in Frnacia’ (1977), ‘Universalismo e mondo tedesco nella ‘Kultur-philosophie’ di Ernst Cassirer’, introduzione a E. Cassirer ‘Sulla logica delle scienze della cultura’ (1979).”,”EURx-002-FMB”
“COSSUTTA Armando, con Gianni MONTESANO”,”Una storia comunista. Armando Cossutta.”,”MONTESANO è nato a Napoli nel 1960. E’ capo ufficio stampa del PCDI. COSSUTTA è nato nel 1926 è stato senatore dal 1972 al 1994 e deputato dal 1994 a oggi. E’ Presidente del Partito dei Comunisti Italiani. Il finanziamento della politica. I finanziamenti sovietici al Pci. “”L’ incarico di sovraintendente all’ amministrazione mi collocò, formalmente, a capo di una delle due principali società che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, svolgevano attività economiche tra l’ Unione Sovietica e l’ Italia. Si trattava di società ovviamente molto vicine al Pci, i cui consigli di amministrazione erano composti da uomini di fiducia del partito. Diventai presidente onorario dell’ Italturist (…). L’ Italturist divenne la prima azienda europea nella organizzazione dei viaggi in Urss con quattro forti agenzie in Italia (a Roma, Milano, Torino e Genova). (…) Vi era poi una seconda società che in quel periodo ruotava attorno al Pci: la Restital che si occupava soprattutto di scambi commerciali. Anche questa era guidata da uomini di fiducia del partito. Sino ai primi anni Settanta, “”sovraintendetti”” all’ insieme delle attività economico-finanziarie che interessavano anche altre soceità vicine al Pci operanti nel settore degli scambi commerciali, come per esempio la Italimprex e la Interexpo. Si trattava di attività di cui il partito avrebbe fatto a meno dopo il varo della legge sul finanziamento pubblico””. (pag 136-137)”,”PCIx-303″
“COSSUTTA Armando”,”Lo “”strappo””. Usa, Urss, movimento operaio di fronte alla crisi internazionale.”,”‘Perché sono contro la rottura con il Pcus’ (pag 186)”,”PCIx-422″
“COSSUTTA Armando”,”Vecchio e nuovo corso.”,”Armando Cossutta è nato a Milano nel 1926. Studente liceale aderisce clandestinamente al Pci nel 1943, partecipa alla guerra di liberazione, viene arrestato dai nazifascisti e incarcerato a San Vittore. Nel 1945 diviene segretario del Pci a Sesto San Giovanni, nel 1949 entra nella segreteria della Federazione provinciale, nel 1956 è nominato segretari del Comitato cittadino di Milano. Nel 1958 è eletto segretario della Federazione e nel 1960 nel Comitato Centrale e nella Direzione nazionale del Pci. All’11° congresso è chiamato a Roma come membro della Segreteria nazionale e di questo organismo diviene coordinatore prima con Longo e poi con Berlinguer. Dal 1975 al 1983 dirige la sezione del Pci per le autonomie locali…”,”PCIx-526″
“COSTA CLAVELL Javier”,”Historia de España.”,”Franchismo: il Movimiento Nacional e lo Stato nazional-sindacalista. “”La dottrina politica del Movimento emana dalla Falange spagnola e dalla J.O.N.S., unificata per decreto con la Comunion Tradicionalista, i cui postulati fondamentali rafforzarono il suo bagaglio ideale. La famiglia, il sindacato verticale e il municipio sono i tre stati sociali su cui il Movimiento concentra la sua azione politica, sempre guidata dal prisma cattolico. Dalla Segreteria Generale del Movimento dipendono diversi organismi, come la Organizzazione Sindacale, la Sezione Femminile, la Delegazione Nazionale delle Associazioni, l’ Istituto di Studi Politici.”” (pag 158)”,”SPAx-058″
“COSTA CLAVELL Xavier”,”Les últimos días de la Republica.”,”Il declino del governo Negrin. “”””Mi impresión final de esta entrevista fue la de que a pesar de su amargura y pesimismo, Negrín seguía conservando el espíritu de resistencia y orientándose a continuar el combate tal como la situación exigía”” (Enrique Lister, op.cit.). Lister formó un pésimo concepto del ambiente oficial que reinaba a Madrid. “”Algunos ministros paraban en el Hotel Palace y al ir a visitarlo me encontré en el bar del hotel con tal cantidad de señoritos, de “”niñas bien”” y de flamantes oficiales, que no pude por menos que salir immediatamente de allí lleno de pena y de asco”” (Enrique Lister, op.cit.). Negrín, con la autoridad tácitamente mermada, se movía con dificultades crecientes come jefe del Gobierno. Sabía que se conspiraba contra él y desconfiaba de la gente que le rodeaba. La República – lo que quedaba de ella – se estaba descomponiendo a pasos agigantados (…)””. (pag 65) Juan Negrín López (Las Palmas, 3 febbraio 1889 – Parigi, 12 novembre 1956) è stato un politico spagnolo. È stato capo del governo dal 17 maggio 1937 al 1 aprile 1939. Biografia politica Prima di ricoprire incarichi di governo era professore universitario di fisiologia. Fu nominato ministro delle Finanze nel settembre 1936 nel governo di Francisco Largo Caballero, in piena guerra civile spagnola. Durante la sua permanenza al ministero delle Finanze, si occupò del trasferimento delle riserve auree della Banca Centrale spagnola in Unione Sovietica, in cambio di aiuti finanziari e militari. Questa operazione fu condotta da Negrín e Largo Caballero nel massimo riserbo; ne era al corrente solo Indalecio Prieto; perfino il presidente della repubblica, Manuel Azaña, fu tenuto all’oscuro, secondo Largo Caballero stesso. Nel maggio 1937 il presidente della repubblica, dopo le dimissioni di Largo Caballero, nominò Juan Negrìn Presidente del Governo spagnolo. Azaña sperava di irrobustire il potere del governo centrale, indebolito dalla presenza di alcune milizie armate di sindacati e anarchici; Negrìn, come Azaña, pensava che bisognasse ridurre i fermenti rivoluzionari all’interno della Repubblica e guadagnarsi le simpatie dei settori più progressisti della Chiesa cattolica e della classe media, intimoriti dalle tendenze rivoluzionarie; in questo modo si sarebbe stabilizzata la situazione interna, condizione ritenuta necessaria per vincere la guerra civile contro Franco. Sul piano militare, fece condurre una serie di offensive: a Brunete, Belchite, Teruel e quella dell’Ebro. Sebbene Negrín avesse sempre fatto parte dell’ala moderata del Partito Socialista spagnolo (PSOE), lavorò a stretto contatto con il Partito Comunista (PCE), stalinista, che in quei mesi aveva abbandonato gli entusiasmi rivoluzionari per una collaborazione più ampia con le altre forze repubblicane. La collaborazione con i comunisti del PCE è uno degli aspetti più salienti del governo Negrín e anche uno dei più discussi. Da più parti, sia di destra che di sinistra, si è arrivati a dire che il governo fosse dominato dai comunisti stalinisti. Oltre alle ragioni di politica interna, ciò che rendeva il PCE essenziale per il governo era l’appoggio dell’Unione Sovietica; dopo che i paesi democratici, Regno Unito e Francia per prime, adottarono una politica di non intervento nella guerra civile e quindi rifiutarono di fornire aiuti al governo repubblicano, l’Unione Sovietica rimase praticamente l’unica fonte di aiuti sia militari che economici. Nonostante gli estremi tentativi di Negrín, la situazione militare della Repubblica spagnola continuò a peggiorare. Nell’ottobre 1937 trasferì il governo da Madrid a Barcellona, più lontana dal fronte. Nel settembre del 1938, ritenendo imminente lo scoppio di una guerra europea, fece smobilitare le Brigate Internazionali, sperando che questo desse alla Germania e all’Italia l’occasione per togliere il loro appoggio materiale e di uomini alla fazione franchista. La conferenza di Monaco allontanò però la guerra in Europa e il conseguente cambiamento di situazione internazionale. All’inizio del 1939, quando cadde in mano ai franchisti anche la Catalogna, al parlamento riunito a Figueres egli propose la capitolazione, con la sola condizione che fosse risparmiata la vita agli sconfitti. La sua proposta non fu però accolta dal parlamento; Negrín decise quindi di riportare il governo a Madrid per controllarne l’evacuazione. A marzo scoppiò una sommossa antigovernativa, guidata da Segismundo Casado, da José Miaja e da Julián Besteiro, che di fatto mise fine all’autorità del governo Negrín; poco dopo i repubblicani capitolarono. Dopo la capitolazione, Negrín riparò prima in Francia, quindi a Londra, dove continuò a presiedere il governo repubblicano in esilio fino al 1945, quando si dimise per contrasti con Indalecio Prieto e Diego Martínez Barrio. Si stabilì infine in Francia; morì a Parigi nel 1956 all’età di 64 anni. (wikip)”,”MSPG-196″
“COSTA Emilio DORIA Marco FAVRETTO Giovanni RAGAZZI Franco TRINGALI Sebastiano, saggi di”,”Sampierdarena, 1864-1914. Mutualismo e Cooperazione.”,”Foto pagina 203 corteo manifestazione interventista a Genova in via XX settembre 1915 Valentino Armirotti (1844-1896) è il primo deputato operaio ligure e il secondo in Italia dopo Antonio Maffi (pag 35) Forza-lavoro dell’Ansaldo Sampierdarena (pag 79) Il personale dell’Ansaldo durante la Prima guerra mondiale “”Accanto al personale operaio sempre più numerosi divengono col tempo i “”colletti bianchi””, ingegneri, disegnatori, impiegati amministrativi e tecnici (i dipendenti “”non operai”” del Meccanico [Ansaldo] sono 127 nel 1904 e 259 nel settembre del 1914) a dimostrazione dei cambiamenti intervenuti nella struttura dell’impresa, più articolata, e di un approccio più “”scientifico”” alle tematiche dell’organizzazione aziendale. Quella della manodopera ansaldina è, da sempre, un mondo dominato dalla figura del lavoratore maschio adulto; e, guardando ai dati del censimento del 1911 (tabella 3), tale risulta il settore industriale a Sampierdarena nel suo complesso, con la scontata eccezione del comparto tessile. Solo negli anni della prima guerra mondiale si assiste a un significativo, anche se temporaneo, ingresso in fabbrica delle donne, che coprono i vuoti determinatisi negli organici dai richiami alle armi e concorrono alla produzione bellica in fortissima espansione. Nel settembre 1917 l’occupazione femminile rappresenta il 40% del totale nel proiettificio della Fiumara (si tratta di uno stabilimento in cui la produzione è assai standardizzata e più facile risulta di conseguenza l’inserimento di manodopera non qualificata) e il 20% nella fabbrica di motori d’aviazione, ma solo il 4% al Meccanico. Dopo aver dato il proprio apporto allo sforzo “”patriottico”” dell’industria, le donne sono le prime ad esserne allontanate all’indomani dell’armistizio”” (pag 88-89) [saggio di Marco Doria, ‘Crescita industriale e sviluppo economico a Sampierdarena’]”,”LIGU-105″
“COSTA Angelo, a cura di Franco MATTEI”,”Scritti e discorsi. Volume II: 1949-1951.”,”Angelo Costa (1901-1976) è stato un noto imprenditore, due volte presidente della Confindustria nel secondo dopoguerra. “”Per legge divina la proprietà deve essere rispettata e deve pure essere rispettata la libertà che Dio ha voluto dare all’uomo, e la legge umana non può andare contro la legge divina. Lo stato per il bene comune ha diritto di prelevare imposte in ragione della capacità contributiva dei cittadini. Con l’aumentare della ricchezza generale le funzioni dello stato aumentano, e perciò lo stato deve prelevare in maggior misura ricchezza dai singoli; ma questo non solo deve essere fatto con criterio di giustizia, ma con lo spirito di far pagare a chi può un servizio che lo Stato presta nell’interesse comune, o che è ritenuto giusto che la comunità metta a disposizione di determinate categorie di cittadini più bisognosi. Mai lo stato ha il diritto di prelevare imposte con il fine di prendere i soldi di tasca di un cittadino per trasferirli in quelle di altri cittadini. Lo stato, sempre per il bene comune, ha il diritto di privare un cittadino della proprietà, ma ha l’obbligo di indennizzarlo al cento per cento del danno: infatti, se un bene è più utile che appartenga alla comunità che ad un singolo, è giusto venga espropriato, ma è iniquo che la comunità, oltre al vantaggio derivante dall’esproprio, venga ad avere anche quello di pagare una cosa meno di quanto vale, con danno per il proprietario. Oltre che attraverso le imposte e l’espropriazione con giusto indennizzo, che può essere limitata anche ad alcuni diritti della proprietà, non si può avere un diritto umano, e cioè “”certo””, che limiti l’uso della proprietà (naturalmente non considerando limitazioni quelle dirette a impedire danni ai terzi). Soltanto in situazioni contingenti e transitorie lo stato può imporre, per il bene comune, particolari sacrifici a determinate categorie di cittadini, o singoli cittadini, anche se non è in condizioni di indennizzarli, ma deve sempre trattarsi di casi eccezionali”” [dalla lettera di Angelo Costa al Padre G. Costa S.J. rettore dell’Istituto cattolico di attività sociale di Torino, 8 marzo 1950] [(in) Angelo Costa, a cura di Franco Mattei, ‘Scritti e discorsi. Volume II: 1949-1951’, Milano, 1980]”,”ITAE-360″
“COSTA Bernadette”,”I Dufour. Pubblico e privato di una famiglia imprenditoriale genovese tra ‘800 e ‘900.”,”Bernadette Costa, nata a Genova nel 1972, laureata in Lettere presso l’Università di Genova, ha lavorato al riordino dell’ Archivio Dufour.”,”LIGU-152″
“COSTA Andrea, a cura di G. DALLO'”,”Annotazioni autobiografiche per servire alle «Memorie della mia vita».”,”Lunedì 13 giugno 1898 “”(…) A proposito del Ciclo hegeliano: tornare a forme primitive con diverso contenuto: «L’Illinese, scrive (…) (37), è padrone assoluto di sè, non soggiace a legge alcuna». I Delawari, aggiungono altri, sono in genere affatto ignari delle leggi e dei procedimenti civili; non hanno nozione di civilmente giudicare, di processi, di condanne, di assoluzioni. Non commercio, né contratti, né monete, né pagherò, né impiego d’altrui per stipendio. Gli scambi erano una reciprocanza di doni e costituivano il solo traffico degli Indiani. Arresti e prigioni, casuisti e bargelli: cose sconosciute. Ciascun uomo era il proprio protettore. Ciascuno costituiva sè stesso vendicatore delle proprie offese. La potestà del capo era tutta (morale) nel suo carattere, personalità. Ignota al selvaggio l’umiliante subordinazione d’una volontà ad un’altra; il capo indiano non aveva né corona, né scettro, né guardie; nessun simbolo esteriore di supremazia, nessun mezzo di mettere in vigore i propri decreti. Estensione autorità (influenza morale) dipendeva carattere, personalità. Gli affari riguardanti l’interesse nazionale venivano trattati in concili generali e con siffatta eguaglianza e siffatto zelo pel pubblico bene, che sebbene fosse in facoltà di chicchessia di dissentire impunemente, la voce della tribù era sempre unanime nelle sue decisioni. Giammai vedevasi violato il decoro; giammai alcun tumulto disturbava la discussione. Le questioni d’ordine sconosciute. Eleggevasi un capitano per forza della pubblica opinione. Ogni banda guerresca era una banda di volontari per una sola spedizione. Ciascun indiano era il proprio sacerdote (Ed io te sopra te corono e mitrio). Ogni individuo per sè stesso poteva offrire donativi (…) (38): nessuna classe a ciò destinata. (Banecroft, ‘Gli aborigeni a levante del Mississipi, Cap. XXII della ‘Storia coloniale’) (37) e (38) parola illeggibile”,”BIOx-016-FGB”
“COSTA Emilio FIASCHINI Giulio a cura”,”Oltre il confine. Un progetto europeo delle Società di mutuo soccorso. Atti del convegno operaio, 5-6 ottobre 2001.”,”Tra i vari documenti: ‘Il Gabinetto di lettura per gli operai’ (pag 143-144)”,”LIGU-007-FER”
“COSTA Pietro”,”Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. 3. La civiltà liberale.”,”Pietro Costa (Firenze 1945) ha insegnato Storia del diritto nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. Ha pubblicato tra le sue opere: ‘Lo Stato immaginario. Metafore e paradigmi nella cultura giuridica italiana fra Ottocento e Novecento’ (1986). Capitolo VII. Il discorso della cittadinanza tra ‘riforme’ e ‘rivoluzione’ (pag 271-): 1. ‘Fede nello Stato’ e ‘Teoria dell’ estinzione’: fra Lassalle ed Engels 2. Lo ‘sdoppiamento’ della cittadinanza: la socialdemocrazia tedesca 3. Kant vs Marx: gli ideali morali e il ruolo del soggetto 4. ‘Il partito delle riforme’ e la “”grande riforma del mondo””: la ‘Bernstein-Debatte’ (…) “”Il proletariato, che nella sua lontana ‘Introduzione’ di Marx appariva, in ragione della sua radicale estraneità alla società civile, il soggetto di una prassi capace di spezzare i vincoli dell’alienazione e della scissione, si realizza secondo Lassalle in uno Stato che, hegelianamente artefice della storia del mondo, proprio grazie al proletariato esprime e porta a compimento la propria immanente vocazione civilizzatrice. Non è però solo Marx a combattere fieramente la fede lassalliana nello Stato: anche Engels non è da meno, nella misura in cui continua a opporre ai canonici ‘luoghi’ della cittadinanza il primato ontologico ed epistemologico della formazione economico-sociale e il suo effetto ‘demistificante’ nei confronti dei falsi universalismi dello Stato e del diritto. Non diversamente da Marx, Engels attacca duramente il ‘programma di Gotha’ e in una lettera a Bebel, del marzo 1875, scrive che in quel testo, «redatto senza sugo e senza nerbo», «quasi ogni parola (…) sarebbe da criticare». Uno dei passaggi incriminati è ancora una volta l’idea dello ‘Stato libero’: un’idea contraddittoria, per Engels, dal momento che al proletariato lo Stato interessa per impadronirsene e usarlo come un’arma contro i suoi oppositori – ma in questo caso lo Stato è strumento di lotta, non di libertà. Quando invece il conflitto di classe è finito e inizia davvero il regno della libertà, allora «lo Stato cessa di esistere come tale» (316). Stato e libertà sono strutturalmente incompatibili e l’espressione incriminata appare dunque priva di senso. Allineato a Marx nella polemica nei confronti dei lassalliani, Engels introduce in realtà, nella lettera a Bebel, un’interpretazione indubbiamente ‘personale’ del pensiero di Marx, attribuendogli (non senza qualche forzatura (37), la tesi che l’introduzione della società socialista comporta una sorta di automatica estinzione e scomparsa dello Stato. Non si tratta, d’altronde, di un’osservazione occasionale ed episodica, ma di una convinzione che Engels svolge con ampiezza di argomentazioni in una serie di saggi, pubblicati sul “”Vorwärts”” fra il 1876 e il 1878 (e poi riuniti in volume), destinati a smontare le teorie scientifiche e politiche di Eugen Dühring (38)”” (pag 285-286) [Pietro Costa, ‘Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. 3. La civiltà liberale’, Editori Laterza, Roma Bari, 2001] [(36) F. Engels, ‘Brief an Bebel (18-28 März 1875), in Marx Engels, ‘Werke’ cit., vol. XXXIV, p. 129; (37) Cfr. Zolo, ‘La teoria comunista dell’estinzione dello Stato’, De Donato, Bari, 1974, pp. 220 sgg; (38) Cfr. E. Fiorani, ‘Friedrich Engels e il materialismo dialettico’, Feltrinelli, Milano, 1971, pp. 95 sgg. Cfr. anche J.D. Hunley, ‘The Life and Thought of Friedrich Engels: A Reinterpretation’, Yale University Press, New Haven London, 1991]”,”TEOS-044-FMB”
“COSTANTINI Claudio”,”La Repubblica di Genova nell’età moderna.”,”Il paragrafo 3 del capitolo II è di Carlo BITOSSI, Il paragrafo 4 del capitolo V e i paragrafi 4 e 5 del capitolo VI sono di Carola GHIARA. Il paragrafo 3 del capitolo X e i capitoli XI e XII (e le relative note bibliografiche) sono di Diego MORENO che ha anche redatto le note alle tavole”,”LIGU-041″
“COSTANTINI Claudio”,”Le monarchie assolute. Parte prima: Il Seicento.”,”COSTANTINI Claudio”,”EURx-281″
“COSTANTINI Vilma”,”Pechino. Biografia di una capitale.”,” Vilma Costantini, sinologa, giornalista, scrittrice, è nata a Firenze. Ha tradotto molte opere dal cinese classico e moderno e pubblicato molte raccolte di poesia. “”Nella storia dell’ultimo secolo Pechino si è contrapposta e si contrappone tuttora a Shanghai, che è stata ed è invece la capitale del denaro, dei traffici leciti e illeciti, punto di approdo di affaristi e avventurieri di ogni provenienza, che è anche la città dove è nato e si è diffuso il Partito comunista, la città delle lotte operaie, della resistenza disperata contro le repressioni di Chiang Kaishek. Se Pechino ha dato alla rivoluzione le sue università, le sue scuole, i suoi intellettuali nutriti di idee provenienti dall’Occidente, Shanghai le ha messo a disposizione le ciminiere delle fabbriche, le alleate della rivoluzione, come fa risaltare André Malraux nel suo romanzo ‘La condizione umana’”” (pag 123)”,”CINE-062″
“COSTANTINI Domenico”,”Introduzione alla probabilità.”,”Domenico Costantini, nato a Luinonel 1937, si è laureato in Scienze statistiche e demografiche all’Università di Roma nel 1963 e specializzato in Logica e Filosofia della Scienza all’Università di Milano nel 1967. Docente di Calcolo delle probabilità presso l’Università di Bologna.”,”SCIx-268-FL”
“COSTANTINI Massimo, cura redazionale di Maddalena RIDOLFI”,”L’albero della libertà economica. Il processo di scioglimento delle corporazioni veneziane.”,”Massimo Costantini è nato nel 1943 a Venezia. Lavoro all’Università Ca’ Foscari, presso l’Istituto di storia economica intitolato a Gino Luzzatto. Ha curato un’ampia antologia di scritti (‘Il rinnovamento dell’economia e della politica in Italia, Venezia, 1980).”,”ITAE-002-FER”
“COSTANTINO Salvatore ZANCA Aldo”,”Leggere Marx oggi.”,”COSTANTINO Salvatore insegna sociologia generale e giuridica della devianza presso l’Università di Palermo e sociologia generale in quella di Trapani. ZANCA Aldo ha insegnato filosofia e storia ed è stato preside nei licei. “”””Le forze produttive (…) non servono più a promuovere la civiltà borghese e i rapporti borghesi di proprietà; anzi, sono divenute troppo potenti per quei rapporti e ne vengono ostacolate, e appena superano questo ostacolo mettono in disordine tutta la società borghese, mettono in pericolo l’esistenza della proprietà borghese. I rapporti borghesi sono divenuti troppo angusti per poter contenere la ricchezza da essi stessa prodotta”” (Marx, Engels 1964, 108)”” [in Salvatore Costantino Aldo Zanca, Leggere Marx oggi, 2010] (pag 80) “”Spiega Marx: “”La scissione fra le ‘potenze mentali’ del processo di produzione e il lavoro manuale, la trasformazione di quelle in ‘poteri del capitale sul lavoro’, si compie (…) nella grande industria edificata sulla base delle macchine. L’abilità parziale dell’operaio meccanico individuale svuotato, scompare come infimo accessorio dinanzi alla scienza, alle immani forze naturali e al lavoro sociale di massa, che sono incorporati nel sistema delle macchine e che con esso costituiscono il potere del “”padrone”” (master)”” [Libro I, XIII cap.]”” [in Salvatore Costantino Aldo Zanca, Leggere Marx oggi, 2010] (pag 142)”,”MADS-531″
“COSTANTINO Salvatore ZANCA Aldo”,”Leggere Marx oggi.”,”Salvatore Costantino insegna Sociologia generale e Sociologia giuridica e della devianza presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Palermo. Insegna inoltre Sociologia generale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trapani. Tra le sue pubblicazioni: A viso aperto, La resistenza antimafiosa di Capo d’Orlando, con prefazione di Franco Ferrarotti, Ragionamenti su Elias Canetti, Raccontare Danilo Dolci, Criminalità e devianze. Ha pubblicato inoltre con Giovanni Fiandaca, La mafia le mafie. Dirige la Rivista ‘Multiversum’ ed è membro dell’Associazione italiana di sociologia. Aldo Zanca ha insegnato filosofia e Storia ed è stato a lungo preside nei Licei. Si è occupato di Pensiero politico e di Filosofia della scienza. Tra le sue pubblicazioni: Riforme o rivoluzione, Materialismo e conoscenza, La ‘rivoluzione copernicana’ di Kant, Diritti umani, guerra e pace, Pensare l’Europa. Ha curato: Marx, Engels, Stato Diritto Politica, Il Potere e la Libertà. Collabora con quotidiani e riviste specializzate.”,”MADS-033-FL”
“COSTANZA Ivan”,”L’amministrazione periferica dal Piemonte all’Italia (1815-1861).”,”Ivan Costanza è dottore di ricerca nell’Università di Pavia. I suoi studi vertono principalmente sulla storia dell’amministrazione sabauda nel primo Ottocento, in particolare per i territori della Liguria e del Basso Piemonte. Si è anche occupato della Repubblica Romana del 1849 e del legittimismo borbonico dopo il 1861.”,”LIGU-127″
“COSTANZA Salvatore”,”Giacomo Montalto tra radicalismo e socialismo. Con documenti inediti.”,”Giacomo Montalto, ‘La quistione sociale e il partito socialista’, Milano, Società editrice Lombarda, 1899″,”MITS-468″
“COSTANZI Nicola”,”I nostri 600 giorni.”,”””A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti…”” (Foscolo) (fine dell’opuscolo)”,”LIGU-004-FER”
“COSTON Henry”,”La Europa de los banqueros.”,”””La Banca commerciale italiana, uno dei più solidi pilastri del regime, era titubante riguardo alla condotta che doveva adottare. Legato al liberalismo che tanto bene favorisce lo scambio, TOEPLITZ non aveva simpatia né per i comunisti, né per i fascisti. Senza restrizioni trattò con impegno con i due campi. Si vide alternativamente assicurare agli operai metallurgici della FIOM la sua neutralità benevola in un conflitto che li opponeva al padronato, e dare generosamente denaro alla cassa del Fascio. Quando la rivoluzione apparve imminente, TOEPLITZ non titubò più: collocò tutto il peso della Banca commerciale, sulla bilancia, e il Re, abbandonato dal suo più leale sostegno, decise di chiamare MUSSOLINI””. (pag 107)”,”EURE-022″
“COSTON Henry”,”Les financiers qui mènent le monde. La haute banque et les trusts.”,”L’ introduzione riporta il testo di una lettera di Georges BERNANOS che ha scritto all’ autore. “”Quando la guerra scoppia, il giovane Jean Monnet ritorna in Francia. Riconosciuto inadatto al servizio militare, in ragione di una malattia allo stomaco, entra al ministro del commercio su raccomandazione, sembra, di due amici di famiglia, Fernand Chapsal, direttore del ‘Ravitaillement Civil’ (Rifornimento civile), e il Controllore Generale Mauclère, destinato al Ravitaillement militare, poi alla direzione del Service des Poudres. (…) Prima di questa pubblicazione (Dizionario Pharos che descrive le attività di Monnet durante la guerra, ndr), non era venuto a nessuno storico l’ idea di inserire Monnet tra i vincitori della Germania, tra Clemenceau, Pétain, Poincaré e Foch””. (…) Se si esamina un po’ più da vicino i risultati di Monnet, si nota che certe affermazioni di questi biografi (dicevano che la leggenda di onniscenza di tecnocrate infallibile era stata creata per giustificare a posteriori la consegna dei poteri, ufficiali, ufficiosi e occulti, dopo la liberazione che ha consentito a Monnet di diventare il “”dittatore occulto della Francia””, ndr) sono in contraddizione formale con la realtà. Nel 1914, la Francia era ancora “”il banchiere del mondo””. La sua situazione finanziaria non diventa critica che a partire dal 1916, in ragione delle esigenze britanniche e principalmente del saccheggio dell’ oro francese da parte della City.”” (pag 141-143)”,”FRAE-021″
“COT Jean Pierre MOUNIER Jean Pierre”,”Per una sociologia politica.”,”COT e MOUNIER sono docenti al dipartimento di scienze politiche della Sorbona. Nella lettera a Bloch, Engels cita come esempio l’ emergere della Prussia. “”Lo stato prussiano sorse e si sviluppò per l’ azione di cause storiche e, in ultima analisi, economiche. Difficilmente, però, si potrà affermare senza pedanteria che, tra i numerosi staterelli della Germania settentrionale, proprio il Brandeburgo fosse destinato per necessità economiche e non anche per altri fattori (innanzitutto, per il fatto che, grazie al possesso della Prussia, aveva a che fare con i problemi polacchi e quindi era implicato in relazioni internazionali, decisive del resto nella formazione del potere della Casa d’ Austria) a diventare la grande potenza in cui si è incarnata la differenza fra nord e sud””. (pag 126)”,”TEOC-214″
“COT Jean-Pierre MOUNIER Jean-Piere”,”Les syndicats américains. Conflit ou complicité?”,”Dono Davoli J.P. Cot, deputato della Savoia, professore all’Università Paris I J.P. Mounier insegnante assistente all’Università di Parigi I. La questione dei diritti civili nei servizi. Il liberalismo ben temperato dei sindacati americani. “”Pollard est un syndicaliste noir, élégant, assuré. Il retrace le combat de J. Philip Randolph pour les travailleurs noirs, la syndicalisation des employés des wagons-lits, la lutte pour l’égalité raciale. A l’en croire, l’ AFL-CIO a été à la pointe du combat. Mais freine des quatre fers aujourd’hui: Pollard me cite avec indignation une législation californienne obligeant les employeurs à employeer une proportion donnée de Noirs, quitte à licencier des Blancs. Les système des quotas, absurde, risque de se retourner contre les minorités qu’il a pour but de protéger. Quant aux droits des femmes, il faut évidemment les défendre et les promouvoir; mais les femmes devraient, de leur côté, prendre leurs responsabilités et se manifester davantage. En écoutant Pollard, on a l’impression que chacun, dans la société américaine, n’a que ce qu’il mérite. D’ailleurs, Pollard est la preuve vivante du libéralisme de l’AFL-CIO. Un libéralisme bien tempéré”” (pag 70-71) [“”Pollard è un sindacalista nero, elegante e sicuro di sé. Ripercorre la lotta di J. Philip Randolph per i lavoratori neri, la sindacalizzazione dei lavoratori dei vagoni-letto, la lotta per l’uguaglianza razziale. A credergli, l’AFL-CIO è stato in prima linea nella lotta. Ma oggi sta rallentando: Pollard cita con indignazione la legislazione della California che obbliga i datori di lavoro ad assumere una determinata percentuale di neri, anche a costo di licenziare i bianchi. Il sistema delle quote, assurdo, rischia di rivoltarsi contro le minoranze che mira a proteggere. Quanto ai diritti delle lavoratrici, vanno ovviamente difesi e promossi, ma le donne, dal canto loro, dovrebbero assumersi le proprie responsabilità ed esporsi di più. Ascoltando Pollard si ha l’impressione che tutti nella società americana abbiano solo ciò che si meritano. Inoltre Pollard è la prova vivente del liberalismo dell’AFL-CIO. Un liberalismo ben temperato.”” (pag 70-71) vedi retro: Asa Philip Randolph Mr. Black Labor: The Story of A. Philip Randolph, Father of the Civil Rights Movement by Daniel S. Davis, Bayard Rustin (Introduction)”,”MUSx-340″
“COTELLESSA Silvio”,”Il ragionevole disaccordo. Hayek Oakeshott e le regole ‘immotivate’ della società.”,”Silvio COTELLESSA, dottore di ricerca in Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche, svolge attività scientifica presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’ Università cattolica di Milano e presso l’ ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) di Milano. E’ autore di diversi saggi dedicati alle politiche pubbliche, ai rapporti tra economia e politica, alla metodologia delle scienze sociali e politiche.”,”TEOP-074″
“COTTA Alain”,”Le règne des oligarchies.”,”””Tutte le nazioni attuali, a cominciare dalla più potente di esse, gli Stati Uniti, danno l’esempio alle Nazioni emergenti, la Cina in testa, e sono governate da meno dell’1% della loro popolazione”” (retrocopertina) “”En 2009, les ’40 Indiens les plus riches possédaient une fortune de 230 millards de dollars environ, et les trois premiers d’entre eux 80 milliards de dollars, soit le tiers du produit national indien, et un trimestre de revenus de la moitié de la population’, 500 millions d’entre eux ne disposant que de 1,3 dollar par jour pour vivre. Le système des castes est en partie à l’origine de ces inégalité (Zacharias et Vakula Charamam, “”Castes et inégalités des fortunes””, Levy Economic Institute, W. Paper 566)”” (pag 80)”,”TEOP-286″
“COTTA Sergio”,”La resistenza. Come e perché.”,”COTTA Sergio La Chiesa e la Resistenza. “”E’ bene ricordare che il carattere razzistico e totalitario delle dottrine naziste, già condannate da Pio XI con l’enciclica ‘Mit Brennender Sorge’, tracciava per la Chiesa una precisa linea di discriminazione morale, che si era estesa al fascismo man mano che questo aveva appesantito le sue tendenze totalitarie e si era palesato succubo del nazismo. I radiomessaggi di Pio XII, specialmente quello natalizio del 1942 (per tacere ovviamente dei seguenti), non aveva riconosciuto la Repubblica di Salò quale governo legittimo. In linea di principio, la situazione per il clero era dunque chiara. Tuttavia, su un piano concreto e immediato, gravi problemi sorgevano là dove la Resistenza clandestina si esprimeva nelle forme della guerriglia. In tale situazione il clero non poteva non assumersi due diverse responsabilità: da un lato quella di difendere e solidarizzare con i perseguitati e, più in generale, con le popolazioni oppresse dall’occupante tedesco o dalla RSI. Dall’altro lato stava la responsabilità di risparmiare, proprio alle popolazioni, l’aggraversi dell’occupazione in un regime di rappresaglie.”” (pag 86-87)”,”ITAR-195″
“COTTA Maurizio ISERNIA Pierangelo a cura FERRERA Maurizio REGONINI Gloria VERZICHELLI Luca CERBONI Alessandro LA SPINA Antonio MOREL Laurence, saggi di”,”Il Gigante dai piedi di argilla. La crisi del regime partitocratico in Italia.”,”Maurizio Cotta è docente di scienza della politica nell’Università di Siena. Ha curato, in collaborazione con U. Liebert, Parliaments and Democratic Consolidation in Southern Europe, e con J. Blondel, Party and Government, Pierangelo Isernia è ricercatore in Scienza della politica nell’Università di Siena, Con il Mulino ha pubblicato ‘La cooperazione allo sviluppo’. Come è potuto avvenire nel 1994 il grande crollo dei partiti che avevano governato l’Italia per mezzo secolo? Per rispondere a questo interrogativo si deve andare oltre la spiegazione corrente secondo la quale cause del cataclisma politico sarebbero corruzione e azione giudiziaria di Mani pulite. Occorre invece esplorare – come si prefiggono gli autori di questo libro – le ragioni profonde dell’intrinseca debolezza di quel sistema. Si scoprirà che enormi privilegi erano stati accordati ai partiti in virtù della loro capacità originaria di offrire risposte a questioni economiche, sociali e politiche di grande portata, venuta meno tale capacità i privilegi sono apparsi intollerabili e quei partiti sono stati travolti da una crisi irreversibile. Il decennio che precede la ‘débâcle’ ha visto fallire le principali politiche pubbliche, progressivamente la spirale del deficit e dell’indebitamento si è trasformata in un vincolo sempre più paralizzante per l’azione di governo. La forza apparentemente inattaccabile dei partiti di è dissolta e, frantumatisi i piedi d’argilla, il gigante è crollato su se stesso.”,”ITAP-015-FL”
“COTTINO Amedeo”,”La socialdemocrazia svedese: saggi sul rapporto tra diritto e struttura sociale.”,”A. Cottino (Torino, 1935) laureato in giurisprudenza a Torino e in sociologia a Stoccolma, ha conseguito il Ph. D. presso il Dipartimento di sociologia dell’Università di Umea (Svezia), dove ha insegnato per molti anni. Ha scritto tra l’altro ‘La soluzione socialdemocratica: il caso della Svezia’, in ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, in collaborazione con L.G. Pettersson, Einaudi, 1977. E’ stato docente di sociologia del diritto presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. La polemica tra Lenin e la Luxemburg (pag 12) Engels sulla condizione della classe operaia in Inghilterra (pag 83-84) “”L’analisi di Engels (16) sulla situazione della classe operaia in Inghilterra fornisce una valida documentazione al riguardo. La realtà del primo capitalismo, le grandi città con l’effetto disgregatore che provocano sul tessuto sociale, sottolineando in modo parossistico «il principio fondamentale della nostra odierna società» e cioè l’angusto egoismo che significa «guerra sociale, la guerra di tutti contro tutti», hanno un corrispettivo materiale nelle terribili condizioni igienico-sanitarie in cui vive il proletariato urbano, ed al cui effetto in termini di mortalità, si aggiunge, tra le altre, la piaga dell’alcoolismo. Osserva Engels, come il bere costituisce la naturale reazione di chi torna a casa stanco ed esaurito dal lavoro, trovando un ambiente privo di qualsiasi elementare comodità. In questa situazione l’operaio inglese sente il bisogno «acuto» di una distrazione: «deve avere qualcosa per cui valga la pena di lavorare, che gli renda sopportabile la prospettiva delle fatiche de giorno successivo… In simili circostanze esiste una necessità fisica e morale per cui una gran parte degli operai deve soggiacere all’alcool» (17). Ma le circostanze e le considerazioni relative all’alcoolismo, valgono anche per la criminalità in genere: «Quando le cause che concorrono a corrompere l’operaio, operano con maggior forza e concentrazione del solito, egli diventerà un delinquente con la stessa inevitabilità con cui l’acqua a 80° Réaumur passa dallo stato liquido a quello gassoso» (18). Queste cause consistono nel «trattamento brutale della borghesia» per cui «l’operaio diventa appunto un oggetto privo di volontà … e, ad un certo punto, la libertà cessa per lui di esistere» (19). Perciò, conclude Engels, con l’aumento del proletariato anche il delitto è aumentato in Inghilterra e «la nazione britannica è quella che detiene il primato della delinquenza nel mondo» (20). Dal quadro, qui sinteticamente indicato, fornitoci da Engels, emerge una prima importante indicazione: il richiamo a fattori ambientali fortemente riduttivi della libertà d’azione – e quindi di scelta – del proletariato. Ecco allora che l’assunto del libero arbitrio, come presupposto delle azioni umane in generale e di quelle criminali in particolare, diventa problematico. Osserva però Engels che criminalità e lotta di classe non costituiscono fenomeni del tutto disgiunti: il crimine è il primo scalino, quello della protesta individuale, attraverso il quale l’operaio reagisce alle ingiustizie. Ma questa sua «protesta contro l’ordinamento esistente della società» rivela ben presto i suoi limiti. Ecco quindi l’esigenza che gli operai si organizzino: «essi ‘devono’ protestare contro la diminuzione del salario e perfino contro la necessità di tale diminuzione, perché devono dichiarare che, come uomini, non possono uniformarsi alle condizioni esistenti, ma che sono le condizioni stesse che devono adattarsi ad essi, gli uomini…» (21)”” (pag 83-84) [Amedeo Cottino, ‘La socialdemocrazia svedese: saggi sul rapporto tra diritto e struttura sociale’, Franco Angeli, Milano, 1980] [(16) F. Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, Editori Riuniti, Roma, 1972; (17) Ibid., p. 139; (18) Ibid., p. 165; (19) (20) Ibid.; (21) Ibid., p. 249]”,”MEOx-141″
“COTTRELL Leonard”,”Leggere il passato.”,”pag 29 COTTRELL Leonard è autore di una trentina di libri che gli hanno dato fama mondiale come specialista di storia e di archeologia nel mondo antico (Egitto, Grecia).”,”SCIx-294″
“COTTRET Bernard”,”Histoire de l’ Angleterre. De Guillaume le Conquérant à nos jours.”,”Molto ampia la bibliografia COTTRET membro senior dell’ Institut universitaire de France, insegna storia delle civilizzazioni anglo-sassoni all’ Università Versailles-Saint-Quentin. Modernista internazionalmente conosciuto specialista delle culture inglesi e americane, e del protestantesimo ha pubblicato biografie di Calvino, e di Rousseau, di Enrico VIII e di Cromwell, saggi sull’ editto di Nantes e la riforma protestante. “”La ‘Déclaration d’Indépendance’ accoucha d’une nouvelle nation; mais ce ne fut pas sans douleur. L’Anglo-Américain Thomas Paine publiat outre-Atlantique le ‘Sens commun’, la Bible de la Révolution, qui atteignit immédiatement les 120.000 exemplaires. Par son caractère libertaire, la réflexion de Paine donne aux événements d’Amerique une portée universelle.”” (pag 308) “”S’il s’adressait prioritarement aux Américains, les Anglais, voire l’ensemble des Européens, étaient aussi concernés selon Paine. La “”cause de l’Amérique”” devint “”la cause de l’humanité tout entière””. Il y avait là de quoi inquiéter nombre d’Anglais. La guerre d’indépendance, par sa volonté de promouvoir une humanité nouvelle, fut bien une révolution. Le tournant décisif se situa en 1778, lorsque les Francais, désireux de se venger de l’humiliation de 1763, volèrent au secours de leurs frères américains. Qu’avaient-ils à attendre, qu’avaient-ils à espérer, ces jeunes aristocrates venus, tel La Fayette, se battre par vocation, par idéal, en un mot pour l’honneur? Le traité d’alliance entre les Etats-Unis et la France fut signé le 6 février. La France et la Grande-Bretagne entrèrent thèoriquement en guerre au mois de juillet; l’accord militaire avec les Américains s’accompagnait d’un traité d’amitiè et de commerce. L’Angleterre y perdit son incontestable supériorité maritime, qui lui permettit de déployer sans mal ses troupes, du nord au sud des Etats-Unis. La victoire finale eut lieu à Yorktown, le 19 octobre 1781 (…)””. (pag 308-309)”,”UKIx-106″
“COTTRET Bernard”,”Karl Marx. Une vie entre romantisme et révolution.”,”B. COTTRET, membro onorario dell’ Institut universitaire de France, insegna all’Università Versailles Saint-Quentin e all’Ircom (Paris, Sorbonne). E’autore di biografie di Calvino, Enrico VIII, Elisabetta I, Rousseau, e ha pubblicato pure l’Edit de Nantes e Histoire de la Réforme protestante. Collusione di lunga data tra Londra e San Pietroburgo. “”Au British Museum, Marx avait découvert les manuscrits réunis par un ecclésiastique érudit, le révérend William Coxe (-1828), archidiacre du Wiltshire, spécialiste de Robert et Horatio Walpole, et grand connaisseur de l’histoire russe. Le fonds Coxe comprend plusieurs volumes cotés Add Mss 9078 à 9283; il faut y adjoindre quelques pièces imprimées sur la Baltique et la Suède, montrant clairement l’intérêts des Britanniques pour le partage maritime de la planète. Seul un travail de recherche approfondi permettrait d’établir précisément la qualité des retranscriptions opérées par Marx, mais celle-ci paraît indéniable. Il entreprit son travail de déchiffrage en 1856 au moment de la guerre de Crimée. Il s’agissait pour lui de démontrer que la collusion entre Londres et Saint-Pétersbourg remontait à Pierre le Grand. Marx pensait publier à l’origine ses découvertes chez Nikolaus Trübner, l’un des éditeurs allemands de Londres. Mais il s’en remit à contrecoeur à David Urquhart, prêt à accueillir tout ce qui était hostile aux Russes. L’ouvrage parut donc de juin 1856 à avril 1857 dans ‘The Sheffield Free Press’, un titre contrôlé par l’Ecossais, puis dans le ‘Free Press’, de Londres. Marx ne vint jamais à bout de son entreprise; la première édition sous forme de livre attendit 1899″”. (pag 203)”,”MADS-489″
“COTTRET Bernard, a cura”,”La glorieuse révolution d’Angleterre (1688).”,”Bernard Cottret insegna storia e civiltà inglese all’Università di Parigi IV.”,”UKIR-048″
“COTTURRI Giuseppe”,”Diritto eguale e società di classi. Per una critica dei manuali tradizionali.”,”Sul dibattito sulla politicità dei giudici (pag 169-170) G. Cotturri (Lecce, 1943) è assistente ordinario di diritto privato all’Univesità di Bari (1972)”,”DIRx-045″
“COTTURRI Giuseppe”,”La democrazia senza qualità. Politica istituzionale e processo costituente in Italia.”,”COTTURRI Giuseppe (45 anni pugliese (1988)), ha studiato diritto sociologia e scienza politica. Ha insegnato nell’Università di Messina, Catania e Bari. Dal 1986 è nel CC del PCI. Ha al suo attivo varie pubblicazioni”,”ITAP-230″
“COTULA Franco a cura; scritti di Franco COTULA Juan Carlos MARTINEZ OLIVA Maria Lucia STEFANI Giorgio FODOR Eugenio GAIOTTI”,”Stabilità e sviluppo negli anni Cinquanta. 1. L’Italia nel contesto internazionale.”,”””In Italia la crisi della sterlina rende ancor più fragili condizioni economiche e finanziarie già molto precarie. Le riserve in dollari che la ripresa della domanda estera di prodotti italiani aveva alimentato era state erose, ricorda Menichella – dalla corsa all’acquisto di beni rifugio e dalla fuga di capitali indotti dall’elevata inflazione (113). Da più di 125 milioni di dollari esistenti alla fine del 1946, si giungerà a toccare punte minime di 9 milioni nel settembre 1947, alla vigilia dell’entrata in vigore dei provvedimenti di stabilizzazione monetaria. La possibilità di approvvigionamento di materie prime pagabili in dollari è dunque fortemente limitata (114), mentre nelle riserve dell’UIC rimangono, a fine settembre, circa 23 milioni di sterline ormai inconvertibili. Mancano persino i mezzi per regolare gli acquisti di carbone dagli Stati Uniti programmati per il mese di ottobre. (…) Il 27 agosto Tarchiani sollecita ripetutamente presso Lovett, sostituto del segretario di Stato, l’aiuto finanziario americano nonché il sostegno degli Stati Uniti all’azione che il Governo italiano intende muovere nei confronti di Londra. Il Dipartimendo di Stato si rende disponibile a considerare l’inclusione della fornitura del carbone di ottobre nei programmi di aiuti post-UNRRA (115). Il Governo britannico non dimostra invece la minima apertura nei confronti di concessioni sul fronte della convertibilità. Come si era già constatato nelle riunioni del Board del FMI dei mesi precedenti, la politica inglese è volta principalmente a cercare di sostenere il peso relativo dell’area della sterlina negli organismi di Bretton Woods (116). Non sorprende dunque che i colloqui con le autorità britanniche durante la missione a Londra nel settembre 1947 da parte di Einaudi, Menichella e Carli, in occasione dell’assemblea annuale del Fondo monetario, si rivelino del tutto infruttuosi (117). I tentativi successivi non avranno esito migliore. La mattina del 18 settembre, Einaudi e Menichella incontrano il segretario del Tesoro americano Snyder. (…) Alle richieste di Einaudi e Menichella, Snyder lascerà intendere di non poter agire, adducendo la necessità di sottoporre la decisione al Congresso. Una risposta non dissimile viene, nel pomeriggio del giorno successivo, dal sottosegretario di Stato Clayton (121). Questi tuttavia concorderà sulla gravità della situazione italiana e sull’urgenza di un intervento da parte degli Stati Uniti. Nel corso dell’incontro, a fronte delle preoccupazioni espresse da Clayton “”sulle gravissime ripercussioni di ordine politico e sociale”” provenienti dalla sospensione dei rifornimenti di carbone, Einaudi gli rifersice che “”si sta preparando all’Assemblea Costituente un’azione di critica alla politica del Gabinetto De Gasperi, specie nel campo economico””. Questo argomento non sarà irrilevante ai fini della decisione, che verrà presa di lì a pochi mesi, di far beneficiare l’Italia degli aiuti post-Unrra, data la necessità di appoggiare il Governo italiano anche in vista delle elezioni di aprile”” (pag 155-156)”,”ITAE-318″
“COTULA Franco SPAVENTA Luigi a cura, collaborazione di Sergio CARDARELLI Paolo GAROFALO Cosma ONORIO GELSOMINO dell’Ufficio Ricerche della Banca d’Italia”,”La politica monetaria tra le due guerre, 1919-1935.”,”””Nella prima esposizione finanziaria dopo l’armistizio e nel successivo dibattito, il ministro del Tesoro Nitti pone come prioritario l’obiettivo della riconversione dell’industria – per passare dalle produzioni connesse alla guerra a quelle rispondenti ai bisogni nel tempo di pace – e affronta il problema dell’ingente disavanzo dello Stato. Chiede “”moderazione”” nella spesa (1), un miglioramento della sua composizione, maggiori imposte. Poche sono le indicazioni sugli strumetni con i quali conseguire questi obiettivi; esclude l’ipotesi di provvedimenti sullo stock di debito satale accumulato durante il conflitto (2)”” (pag 49-50) (introduzione di F. Cotula e L. Spaventa) [(1) “”Io ricevo da ogni parte pressioni per aumentare spese, sopra tutto per aumenti o indennità di personale, per sviluppi di carriere (…). Ho resistito come potevo, con ogni fermezza e con ogni volontà, ma non devo nascondere la mia preoccupazione per l’avvenire. In ogni circostanza si invocano principi di giustizia astratta e si propongono provvedimenti che si basano su confronti di carriere, su impegni o aspirazioni del passato (….). Le spese di carattere militare sono state grandi, ma rilevanti sono anche le spese di carattere sociale (…) per sussidi alle famiglie bisognose dei richiamati alle armi, per pensioni di guerra, per profughi di guerra, per aumenti di stipendi e salari e per provvedimenti a favore di connazionali all’estero. E ciò senza contare le perdite rilevanti per fornire pane e alcuni generi di consumo popolare al di sotto del prezzo di acquisto. Ora noi vogliamo fare tutto il nostro dovere, ma vogliamo anche richiamare alla moderazione”” (AP, Camera dei Deputati, Discussioni, tornata del 26 novembre 1918, p. 17669); (2) “”Noi non abbiamo che due soluzioni: o non pagare gli interessi dei debiti, oppure applicare fieramente e sinceramente un sistema di imposte che ci consenta di adempiere a tutti i nostri impegni””. Ritiene scelta errata quella di mancare ai doveri verso i creditori dello Stato. “”Del resto, se anche lo volessimo, non lo potremmo (…). Noi siamo un Paese che in questo momento ha bisogno di credito all’interno e all’estero. Noi non possiamo avere materie prime e tutto ciò che è necessario alla produzione, se non godiamo fiducia all’estero”” (AP, Camera dei deputati, tornata del 29 novembre 1918, p. 17876). “”Ed ora che cosa volete che facciamo se non produrre una quantità di impste che siano (…) uguali almeno agli interessi che i debiti devono produrre?”” (ivi, p. 17877)]”,”ITAE-325″
“COTULA Franco a cura; scritti di Giorgio ALBARETO Maurizio TRAPANESE Alfredo GIGLIOBIANCO Giandomenico PILUSO Gianni TONIOLO Pier Francesco ASSO Gabriella RAITANO Paolo CROCE Federico BARBIELLINI AMIDEI Claudio IMPENNA, commenti di Paolo BARATTA Francesco CESARINI Giangiacomo NARDOZZI Marco PAGANO Giovanni Battista PITTALUGA, statistiche creditizie: nota di Paolo GAROFALO e Daniela COLONNA”,”Stabilità e sviluppo negli anni Cinquanta. 3. Politica bancaria e struttura del sistema finanziario.”,”Il mercato del credito in Italia negli anni Cinquanta è segnato da due fenomeni: (pag 235)”,”ITAE-029-FP”
“COTULA Franco SPAVENTA Luigi a cura, collaborazione di Sergio CARDARELLI Paolo GAROFALO Cosma ONORIO GELSOMINO dell’Ufficio Ricerche della Banca d’Italia”,”La politica monetaria tra le due guerre, 1919-1935.”,”introduzione dei curatori (pag 1-248) 1935-36. “”La guerra etiopica accresce notevolmente il fabbisogno statale: gli effetti, anche psicologici, della conversione del 1934 rendono però molto difficile emettere nuovi titoli sul mercato; inoltre, la graduale riduzione dei tassi sui buoni fruttiferi postali inaridisce questa fonte di finanziamento del Tesoro. Al fine di ristabilire le condizioni ordinate sul mercato dei Titoli e riaprire questo canale di finanziamento viene escogitata una operazione di riconversione: viene emessa una nuova rendita 5 per cento a 95 lire, che è sottoscrivibile, oltre che in contanti, con il redimibile 3,50 per cento emesso l’anno prima, accettato al prezzo di 80 lire. (…) Cruciali per la politica monetaria e per l’autonomia della Banca sono le richieste di Thaon di Revel che le anticipazioni ordinarie al Tesoro siano «da farsi dalla Banca senza più limiti di somma» (527) e che il Tesoro sia esonerato dall’obbligo di lasciare una dotazione permanente di 50 milioni come fondo minimo di cassa per il disimpegno del servizio di tesoreria. Abolendo questo fondo minimo permanente, il conto corrente di tesoreria può divenire passivo poiché non viene previsto un vincolo allo sbilancio a debito del Tesoro, il fabbisogno statale può immediatamente riflettersi in un aumento del ricorso del Tesoro alla Banca. Il finanziamento monetario del Tesoro può essere ulteriormente accresciuto con il ricorso alle anticipazioni straordinarie «senza più limiti di somma». Queste richieste del ministro delle Finanze giungono in una situazione nella quale, superato dalla metà del 1934 il periodo della deflazione, il problema monetario dominante per la Banca d’Italia è divenuto quello di controllare le spinte all’aumento dei prezzi (528)». Alla fine del 1935 il conto corrente di tesoreria, dopo un quindicennio nel corso del quale i saldi a credito del Tesoro erano stati normalmente elevati, va in rosso. Importanti, sia per i riflessi economici sia perché rivelano il mutamento dei rapporti tra il Governo e la Banca, sono anche le richieste di Thaon di Revel di attribuire un maggiore compenso allo Stato quale corrispettivo della concessione del privilegio dell’emissione (529) e di ridurre gli oneri del Tesoro sulle anticipazioni concesse dalla Banca e sul saldo debitore del conto corrente per il servizio di tesoreria provinciale. (…) Bisognerà attendere il 1948 perché sia nuovamente posto un limite di legge allo sbilancio a debito del Tesoro nel conto corrente per il servizio di tesoreria e siano vietate le anticipazioni straordinarie al Tesoro senza apposito provvedimento legislativo (531): verranno così ripristinate alcune delle condizioni necessarie per l’autonomia operativa della Banca nel campo del governo della moneta”” (pag 204-205-206) La riduzione dell’autonomia operativa della Banca nel campo del governo della moneta”,”ITAE-035-FP”
“COTULA Franco a cura; scritti di Franco COTULA Juan Carlos MARTINEZ OLIVA Maria Lucia STEFANI Giorgio FODOR Eugenio GAIOTTI”,”Stabilità e sviluppo negli anni Cinquanta. 1. L’Italia nel contesto internazionale.”,”La crisi della sterlina e le sue conseguenze per l’Italia (1947) (pag 153-) ‘La fuga dalla sterlina sarà di tali proporzioni da costringere il governo a revocare, dopo appena cinque settimane la convertibilità’. (pag 153)”,”ITAE-063-FP”
“COTULA Franco a cura di, Saggi di Giovanni B. PITTALUGA Renato FILOSA Antonio FANNA Francesco PAPADIA Giancarlo SALVEMINI Alberto M. CONTESSA Roberto PEPE Tommaso PADOA SCHIOPPA Franco PASSACANTANDO Paolo MARULLO REEDTZ Vincenzo PONTOLILLO Anna Maria TARANTOLA RONCHI Emilio BARONE Domenico CUOCO Fabrizio SACCOMANNI A. SANTORELLI S. ROSSI Giannandrea FALCHI Stefano MICOSSI Giulio LANCIOTTI, Interventi di Carlo A. CIAMPI Lamberto DINI”,”La politica monetaria in Italia. Il sistema finanziario italiano e il contesto internazionale. Volume I.”,”Franco Cotula, entrato nel Servizio Studi della Banca d’Italia nel 1963, ha diretto il settore monetario e finanziario fra la fine del 1980 e il 1985, attualmente è condirettore centrale ed è responsabile della realizzazione di un ampio progetto di ricerca storica avviato dalla Banca d’Italia.”,”ITAE-127-FL”
“COTULA Franco a cura di, Saggi di Giovanni B. PITTALUGA Renato FILOSA Antonio FANNA Francesco PAPADIA Giancarlo SALVEMINI Alberto M. CONTESSA Roberto PEPE Tommaso PADOA SCHIOPPA Franco PASSACANTANDO Paolo MARULLO REEDTZ Vincenzo PONTOLILLO Anna Maria TARANTOLA RONCHI Emilio BARONE Domenico CUOCO Fabrizio SACCOMANNI A. SANTORELLI S. ROSSI Giannandrea FALCHI Stefano MICOSSI Giulio LANCIOTTI Carlo COTTARELLI Bruno BIANCHI Cosma O. GELSOMINO Americo A. ZAUTZIK Salvatore ROSSI Luigi GUISO Daniele TERLIZZESE, Interventi di Carlo A. CIAMPI Lamberto DINI Antonio FAZIO”,”La politica monetaria in Italia. Volume secondo. Obiettivi e strumenti.”,”Franco Cotula, entrato nel Servizio Studi della Banca d’Italia nel 1963, ha diretto il settore monetario e finanziario fra la fine del 1980 e il 1985, attualmente è condirettore centrale ed è responsabile della realizzazione di un ampio progetto di ricerca storica avviato dalla Banca d’Italia.”,”ITAE-128-FL”
“COULONGES Georges”,”La commune en chantant.”,”Dopo la Comune. “”E, infine, è l’ amnistia ed è festa. I primi amnistiati rientrano nel 1879… La grande massa rientrerà nel 1880. ‘Da dove venite voi? Da Londra, da Ginevra? E si sa proprio dove il misero ha vissuto? Lo sa bene, il poeta che sogna. Trascinando i suoi giorni nei panni di un vinto?’ E’ ancora Pottier che canta. La canzone è dedicata a Eugène Chatelain. Ha per titolo Les exilés de 1871 e, di fatto, meriterebbe l’ ortografia che, nel 1886, Chatelain darà al titolo della sua raccolta: Le esiliate del 1871. Con una delicata ispirazione, l’ autore di canzoni indica con ciò che l’ esilio non aveva colpito solo gli uomini ma anche le canzoni. Con l’ amnistia ritorna gli uomini e le canzoni (…)””. (pag 121)”,”MFRC-094″
“COUPLAND Douglas”,”Generazione X. Storie per una cultura accelerata.”,”Il libro è indirizzato ai trentenni o giù di lì, sovraistruiti, sottoccupati, chiusi nel privato e imprevedibili. “”Percentuale di uomini dai 25 ai 29 anni mai sposati: Nel 1970: 19, Nel 1987: 42 Percentuale di donne dai 25 ai 29 anni mai sposate: Nel 1970: 11, Nel 1987: 29 (pag 217) “”Percentuale di giovani americani fra i 18 e i 29 anni convinti che “”vista la situazione attuale, in futuro sarà molto più difficile per le persone della mia generazione vivere tranquillamente quanto le precedenti””: 65. Percentuale di dissenzienti: 33″” (pag 219)”,”GIOx-021″
“COURBET Gustave; a cura di DE-MICHELI M.TRECCANI E.”,”Il realismo. Lettere e scritti.”,”Courbet (Jean Désiré Gustave), pittore francese (Ornans, Doubs, 1819 – La Tour-dePeilz, Vaud, 1877). Fece i suoi primi studi nel seminario di Ornans e quindi nel collegio di Besançon. Benché il suo maestro Flajoulot fosse un appassionato seguace di David, egli si accostò ai romantici. Una delle sue prime opere, l’Odalisca, gli fu ispirata da una poesia di Victor Hugo. Nel 1839 ottenne dalla famiglia di recarsi a Parigi per studiare legge, ma ben presto si dedicò esclusivamente alla pittura, copiando al Louvre le opere dei maestri fiamminghi, olandesi e spagnoli. Nel 1844 venne accolto al Salon con Courbet e il cane nero (Parigi, Museo del Petit Palais) e ancora nel 1845 con il Guitarrero, gli Amanti nella campagna (Lione, Museo) e l’Uomo ferito (Parigi, Louvre), ma nel 1847, avendo nel frattempo rotto col movimento romantico, il suo Uomo con la pipa (Montpellier, Museo) venne rifiutato. Lavorava a Parigi e a Ornans, prendendo definitivamente posizione contro tutti quei soggetti che non si collegassero con la vita reale. Presso il museo ‘musée des beaux-arts di Agen’ c’è il ritratto di Charles Fourier (1772-1837) olio su tela attribuito a G. Courbet (1819-1877)”,”MFRC-057″
“COURNOT Antoine Augustin, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Opere. [Principi della teoria della ricchezza, e altri scritti]”,”””La banca di emissione batte moneta con il suo credito, ma l’aumento di ricchezza non consiste nell’emissione di biglietti: essa consisnte nell’impiego produttivo che si saprà fare del valore delle specie metalliche divenute inutili per la circolazione. In genere il credito adempie la sua funzione normale quando mette in movimento le energie produttive che la ricchezza attuale possiede per farla fruttare e aumentare. Il suo uso è invece pernicioso, o per lo meno molto pericoloso, quando consiste nello ‘scontare’ l’aumento futuro della ricchezza e nell’immetterlo nella circolazione, in una forma o nell’altra come una ricchezza attuale”” (pag 350) [Cournot, Principi della teoria della ricchezza]”,”ECOT-263″
“COURNOT Antoine-Augustin, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Opere.”,”5 Influenza del commercio estero sul reddito nazionale e il consumo interno (pag 517-) In nota (pag 16): Agostino Lanzillo, “”Caso”” e vitalismo, in ‘Cournot nell’economia e nella filosofia’, Padova 1939, pp. 77-84 “”Poiché i profitti previsti possono concepirsi come il potenziale del sistema, si giustifica Ricardo che vedeva, nel procedere del regime concorrenziale, la loro definitiva estinzione e che paventava un ritorno all”ancien regime’, con la rivincita dei ‘land-lords’, dei conservatori e della Corona; ma possiamo del pari giustificare Marx che, nello stesso procedere del sistema capitalistico, scorgeva, coll’aumento della composizione organica del capitale, una contrazione della quota di plusvalore capace di trasformarsi in profitto, e quindi, per altra via, l’implacabile annullarsi di quest’ultimo colla fine del sistema stesso e l’avvento di una ‘società senza classi’ quale inevitabile alternativa al permanere dei residui feudali nella società borghese o addirittura alla rinnovellata loro ristrutturazione. Che cosa ne dice Cournot? (…) La risposta di Cournot sulle sorti della libera universale concorrenza e del regime capitalistico che la esprime in concreto non è né quella della paura di un ritorno all”ancien régime’ provata da Ricardo, né quella escatologica ed apocalittica di Marx. Riandando alle idee espresse nei primi due paragrafi del presente saggio, ritroviamo una fiducia nella natura e nelle popolazioni rurali, quale memoria (del passato), il culto per la proprietà privata, quale visione (del presente) e la speranza, mista a timori, che lo statalismo e il socialismo non finiscano col prevalere, quale anticipazione (del futuro). Ed inoltre, una completa indifferenza religiosa, non tuttavia tale da non consentirgli una certa fede che lo porta a distinguere fra storia della civiltà nel suo insieme (il destino di Goethe e l’energia radiale di Teilhard) e storia locale di relazioni circoscritte (la causalità o l’energia tangenziale). In sintesi: egli spera che l’appoggio sul passato possa permettere all’avvenire di farne tesoro, onde evitare un retrocedere verso la riesumazione delle città morte e un precipitare verso l’evocazione dell’apocalisse cruenta. Molto approssimativamente, un conservatorismo alla Luigi Filippo”” [introduzione di Giuseppe Palomba, in Antoine-Augustin Cournot, ‘Opere’, Milano, 2010] Cournot sull”origine’ del termine ‘capitale’ (K. Marx) (pag 731)”,”ECOT-320″
“COURS-SALIES Pierre MOURIAUX René a cura; saggi di René MOURIAUX Jean Louis ROBERT Annie LACROIX-RIZ Guy GROUX Pierre COURS-SALIES Jacques KERGOAT Sylvie SALMON THARREAU Anne-Marie HETZEL Josette LEFEVRE”,”L’ unité syndicale en France, 1895-1995. Impasses et chemins. Les travaux de Ressy (Recherche, Société, Syndicalisme).”,”Saggi di René MOURIAUX Jean Louis ROBERT Annie LACROIX-RIZ Guy GROUX Pierre COURS-SALIES Jacques KERGOAT Sylvie SALMON THARREAU Anne-Marie HETZEL Josette LEFEVRE. “”Le problème à vrai dire ne classe pas d’un côté les syndicats “”de rupture”” et de l’autre les syndicats “”d’accompagnement””: CFTC et Sud-PTT sont, à leur manière, tos deux socieux de problèmes hors entreprises, Force ouvrière l’est moins. Bien d’autres questions feraient réfléchir sur la pertinence de considérer la très réelle division entre syndicalisme d’accompagnement et syndicalisme de rupture comme un obstacle infranchissable à l’unification syndicale, pertinence que Sylvie Salmon-Tharreau interroge sous un autre vocabulaire (“”réformiste et révolutionnnaire””). Qui eut sans hésiter classé dans le syndicalisme d’accompagnement la CFDT d’Eugène Descamps et de Frédo Krumnow?”” (pag 135)”,”MFRx-292″
“COURTOIS Stephane WERTH Nicolas PANNE’ Jean-Louis PACZKOWSKI Andrzej BARTOSEK Karel MARGOLIN Jean-Louis; collaborazione di Rami KAUFFER Pierre RIGOULOT Pascal FONTAINE Yves SANTAMARIA Sylvain BOULOUQUE”,”Le livre noir du communisme. Crimes terreur repression.”,”Collaborazione di Rami KAUFFER, Pierre RIGOULOT, Pascal FONTAINE, Yves SANTAMARIA, Sylvain BOULOUQUE.”,”RUSS-008″
“COURTOIS Stéphane a cura; saggi di Joachim GAUCK Alexandre IAKOVLEV Martin MALIA Ehrhart NEUBERT Mart LAAR Romulus RUSAN Dennis DELETANT Stefan MARITIU Gheorghe ONISORU Marius OPREA Stelian TANASE Diniou CHARLANOV Plamen TZVETKOV Lioubomir OGNIANOV Ilios YANNAKAKIS Philippe BAILLET”,”Du passé faisons table rase! Histoire et mémoire du communisme en Europe.”,”Saggi di Joachim GAUCK Alexandre IAKOVLEV Martin MALIA Ehrhart NEUBERT Mart LAAR Romulus RUSAN Dennis DELETANT Stefan MARITIU Gheorghe ONISORU Marius OPREA Stelian TANASE Diniou CHARLANOV Plamen TZVETKOV Lioubomir OGNIANOV Ilios YANNAKAKIS Philippe BAILLET “”‘Accusatory Practices’ (1), un’ opera recente consacrata alla denuncia politica nell’ Europa moderna, ne costituisce un esempio. L’ introduzione presenta dei fatti rivelatori: nel 1939, la Gestapo impiegava 7500 persone, contro 366.000 da parte del NKVD (compreso il personale del gulag); e il partito comunista faceva della denuncia un’ obbligo, mentre ciò non era il caso nel partito nazista. Ma nessuna conclusione viene tirata da questi contrasti. Al di là di questo, ci racconta che sotto i due regimi, la popolazione di dedicava alla delazione come a “”una pratica quotidiana”” (…)””. (pag 219) (1) Sheila Fitzpatrick e Robert Gellately, a cura, Accusatory Practices: Denunciation in Modern European History, 1789-1989, Univ Chicago, 1997.”,”RUSS-187″
“COURTOIS Stéphane”,”Le PCF dans la guerre. De Gaulle, la Résistance, Staline…”,”Stephane COURTOIS è nato nel 1947 e ha scritto questa sua prima opera dal titolo ‘Le PCF dans la guerre’.”,”PCFx-082″
“COURTOIS Stéphane”,”Le PCF dans la guerre. De Gaulle, la Résistance, Staline…”,”Stephane COURTOIS è nato nel 1947 e questo è il suo primo libro. 2° copia”,”FRAP-099″
“COURTOIS Stéphane”,”Le bolchevisme à la française.”,”COURTOIS Stéphane è direttore di ricerca al CNRS (Culture e società in Europa) storico e specialista del comunismo, direttore della rivista universitaria ‘Communisme’ e della collana ‘Democratie ou totalitarisme’ (Cerf). ha scritto ‘Il libro nero del comunismo’ e un ‘Dizionario del comunismo’. Nelle varie vicende l’A misura lo spazio di colonne di stampa dato dalle pubblicazioni del PCF, l’Umanité, Cahiers du bolchevisme ecc.. Per es. i processi di Mosca. Gli storici francesi e il processo di Mosca. “”La seconde offensive, aussi courte que tranchante, concerne l’affaire Toukhatchevski. Le 11 juin 1937, sept des plus hauts responsables de l’Armée rouge sont passés en jugement, condamnés à mort pour trahison et exécutés. ‘L’Humanité’ couvre l’événement avec sobriété: 2,62 mètres de colonnes. On sait que cette affaire devait entraîner, pour la défense militaire de l’URSS, le conséquences les plus graves. (….) Simultanément, Jean Bruhat publie un article dans le ‘Cahier su bolchevisme’ où il souligne le parallélisme entre la défense de la Révolution française de 1789 et la défense de la révolution d’Octobre contre les traîtres de tout poil, civils et militaires.”” (pag 435) “”Le procès donna lieu à plusieurs articles dans les ‘Cahiers du bolchevisme’, l’un de Bruhat, l’autre de Cogniot, avec una campagne antitrotkiste reprise d’octobre 1938 à février 1939 en particulier par Marcel Willard et par un responsable aux cadres, Henri Janin. En avril puis en juillet 1938, le PCF édita deux longues brochures sur le procès, dont l’une de Marcel Willard.”” (pag 437)”,”PCFx-090″
“COURTOIS Stéphane WERTH Nicolas PANNÉ Jean-Louis PACZKOWSKI Andrzej BARTOSEK Karel MARGOLIN Jean-Louis, collaborazione di Rémy KAUFFER Pierre RIGOULOT Pascal FONTAINE Yves SANTAMARIA Sylvain BOULOUQUE”,”Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione. Volume primo.”,”Con la collaborazione di Rémy Kauffer, Pierre Rigoulot, Pascal Fontaine, Yves Santamaria e Sylvain Boulouque Titolo originale ‘Livre noir du communisme'”,”RUSS-231″
“COURTOIS Stéphane WERTH Nicolas PANNÉ Jean-Louis PACZKOWSKI Andrzej BARTOSEK Karel MARGOLIN Jean-Louis”,”Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione. Volume secondo.”,”Con la collaborazione di Rémy Kauffer, Pierre Rigoulot, Pascal Fontaine, Yves Santamaria e Sylvain Boulouque Titolo originale ‘Livre noir du communisme'”,”RUSS-232″
“COURTOIS Stéphane”,”Le PCF dans la guerre. De Gaulle, la Résistance, Staline…”,”Stephane COURTOIS è nato nel 1947 e questo è il suo primo libro. 2° copia”,”PCFx-006-FV”
“COURTY Guillaume”,”Les groupes d’intérêt.”,”COURTY Guillaume è maître de conférences in scienze politiche all’ Università Paris-X-Nanterre . Ha studiato le lobby e i trasporti. E’ responsabile del master di scienze politiche ‘lavoro politico e parlamentare’. Ha scritto ‘Le Travail de collaboration avec les élus’ (2005). “”Aux Etats-Unis, depuis la fin des années 1960, des groupes accèdent à la présidence et d’autres sont mobilisés par l’institution. Elle est dotée d’un office de liaison spécifique crée par G. Ford (1100 agents en 1995, dirigés par d’anciens représentants d’interêt), et les présidents ont bénéficié grâce à lui de réseaux dans la capitale, d’où ils n’étaient pas issus, puis ont fait organiser des coalitions pour soutenir certains de leurs programmes (Euchner, 1997). C’est tout le “”processus par lequel un président démontre son aptitute à gouverner”” qui en sort transformé (Kumar et Grossman, 1986, p. 99). C’est également un changement notoire des idées et des conceptions de certains groupes. “”Comment interagir avec la Maison Blanche?”” a été leur première incertitude: les enjeux en cause ne font pas l’objet du traitement habituellement effectué par la presse et cette institution ne respecte pas le même règles du jeu politique que les autres arènes. Les présidents américains se démarquent tout d’abord par leurs politiques à l’égard des groupes d’intérêt. De R. Nixon a J. Carter, les explications des politistes ne varient pas: leurs échecs sont dus encore au triangle de fer constituté par certains intérêts. Avec R. Reagan, cette théorie ne se vérifie plus car la présidence entre en lutte à la fin de 1988 contre les ‘special interest groups'””. (pag 87)”,”TEOP-348″
“COUSTAL François”,”L’incroyable histoire du nouveau parti anticapitaliste.”,”F. Coustal ha vissuto la storia dell’ NPA dall’interno tenendo la rubrica ‘NPA’ nel settimanale Rouge di LCR”,”FRAP-106″
“COUTAU-BEGARIE Hervé”,”Traité de strategie.”,”Hervé COUTAU-BEGARIE è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes e direttore del corso d’introduzione alla strategia al College Interarmées de Defence. E’ direttore della rivista ‘Strategique’ e presidente dell’ Institut de Strategie Comparée.”,”QMIx-107″
“COUTOUVIDIS John REYNOLDS Jaime”,”Poland, 1939-1947.”,”John Coutouvidis è nato in Tanzania da parenti greci-polacchi e si è laureato alla Keele Universty el 1968. E’ stato Lecturer in Storia internazionale al North Staffordshire Polytechnic e si è specializzato in storia diplomatica. Jaime Reynolds si è laureato alla London University nel 1974 e si è specializzato in storia della Polonia moderna alla Warsaw University e alla LSE tra il 1974 e il 1979. “”The break with Russia. With the military balance on the Eastern Front swinging in favour of the Soviet Union in the spring of 1943, the future of Poland became increasingly open to Soviet initiatives. Each Soviet military victory further reduced the will of the Western Powers to intervene on Poland’s behalf. On his return from the Casablanca Conference, 14-25 January 1943, Roosevelt told Ciechanowski that the moment was unfavourable for diplomatic intervention in Moscow because the Russians were ‘in a phase of considerable success’. He advised the Polish government to ‘keep their shirts on’ (36). Distressed at their isolation, the London Poles issued the following declaration: ‘Polish territory within its frontier of 1st September 1939, and its sovereignty, are intangible and indivisible. No unilateral and illegal acts on anybody’s part … are able to change this state of things’ (37). The subsequent events have endowed these words with a hollow ring. During the night of 26-27 February 1943 the new Polish ambassador to the Soviet Union, Romer, met with Stalin and Molotov. The territorial problem was discussed (…)”” (pag 86)”,”POLx-059″
“COVA Alberto”,”L’occupazione e i salari. Contributi per una storia del movimento sindacale in Italia.”,”Alberto COVA è incaricato di storia economica nella Facoltà di economia e commercio della Cattolica di Milano. “”Il discorso sui salari industriali si presenta ugualmente irto di difficoltà perché, ad una grande varietà e complessità delle mansioni e delle capacità professionali, e quindi ad una probabile notevole articolazione dei livelli retributivi, fa riscontro una disponibilità di elementi di valutazione assai modesta. La più completa e conosciuta indagine in questo campo rimane il saggio di Geisser e Magrini apparso nel 1904 sulla “”Riforma sociale””, saggio al quale si sono rifatti poi i successivi lavori sul tema (27). Ad esso sono seguite alcune rilevazioni sistematiche sugli “”Annuari statistici””, rilevazioni che, come il saggio citato, riguardano alcune importanti aziende industriali o specifici settori di attività. Un secondo elemento di difficoltà è dato dalla struttura stessa dell’apparato industriale italiano in cui predominavano nell’ambito manifatturiero in particolare, le piccole e piccolissime imprese a carattere artigianale”” (pag 22-23) [(27) A. Geisser E. Magrini, Contribuzione alla storia e alla statistica dei salari industriali in Italia nella seconda metà del secolo XIX, in La Riforma sociale, XIV (1904), pp. 753 e segg.]”,”MITT-345″
“COVA Alberto DECLEVA Enrico DELLA-PERUTA Franco MIONI Alberto PROCACCI Giuliano PUNZO Maurizio RIOSA Alceo ROMANO Marco, comitato scientifico; redazione e ricerca iconografica: Edoardo BORRUSO Emilio BRAGA Guido CERVO Luisa FINOCCHI Michele GIORDANO Ivano GRANATA Albano MARCARINI Pino PALETTA Valeria ROSSETTI Elio SELLINO, coordinamento e organizzazione di Pina MADAMI”,”Milano e la Camera del Lavoro, 1891-1914.”,”Comitato scientifico: Alberto COVA, Enrico DECLEVA Franco DELLA PERUTA Alberto MIONI Giuliano PROCACCI Maurizio PUNZO Alceo RIOSA Marco ROMANO, redazione e ricerca iconografica: Edoardo BORRUSO Emilio BRAGA Guido CERVO Luisa FINOCCHI Michele GIORDANO Ivano GRANATA Albano MARCARINI Pino PALETTA Valeria ROSSETTI Elio SELLINO, coordinamento e organizzazione di Pina MADAMI Foto della sede originaria della Camera del Lavoro”,”FOTO-109″
“COVATTA Luigi DECLEVA Enrico DIAZ Furio DI-NOLFO Ennio MARZO Biagio TOBAGI Walter, a cura della FONDAZIONE BRODOLINI”,”Storia del Partito Socialista. Dalla guerra fredda all’ alternativa.”,”””Inoltre risente del dibattito aperto negli anni ’50 da “”Socialisme ou Barbarie”” che segna una svolta teorica importante nella sinistra di ispirazione marxista. Nella rivista francese, in una certa misura, sono presenti le linee di tendenza che si dispiegheranno lungo tutto l’ arco dello sviluppo della nuova sinistra europea e americana. La rivista critica le strutture politico-organizzative del movimento operaio (partiti e sindacati) e identifica nella divisione capitalistica del lavoro il nodo teorico di un nuovo approccio sociologico alla complessa dinamica della fabbrica-sistema”” (pag 80, Biagio Marzo, Raniero Panzieri e la sinistra di classe)”,”ITAC-057″
“COVATTA Luigi”,”Menscevichi. I riformisti nella storia dell’Italia repubblicana.”,”COVATTA Luigi (1943) è stato parlamentare socialista dal 1979 al 1994. Nel 1992 è vicepresidente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali. Dal 1994 si occupa di problemi del lavoro. Collabora con vari quotidiani. Ha curato l’edizione italiana di ‘La conquista dei poteri’ di Gilles Martinet (1976). Si annovera tra i socialisti acraxiani (pag 151) Il libro si incentra sul ‘decennio craxiano’ “”D’Alema conclude sostenendo che “”l’errore drammatico della strategia craxiana stava proprio nell’idea di poter fondare decisionismo e governabilità su quel suo risicato 11 per cento di voti”””” (pag 160) “”Trovò così adempimento la “”legge di Tocqueville”” evocata da Cafagna nel suo saggio sulla crisi della democrazia italiana: “”Per un cattivo governo il momento più pericoloso è sempre quello in cui esso comincia a riformarsi. Il male sopportato pazientemente come inevitabile diviene intollerabile non appena si concepisca l’idea di liberarsene”” (1)”” (pag 176) (1) Cafana, La grande slavina, cit.”,”ITAP-194″
“COVATTA Luigi”,”Menscevichi. I riformisti nella storia dell’Italia repubblicana.”,”COVATTA Luigi (1943) è stato parlamentare socialista dal 1979 al 1994. Nel 1992 è vicepresidente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali. Dal 1994 si occupa di problemi del lavoro. Collabora con vari quotidiani. Ha curato l’edizione italiana di ‘La conquista dei poteri’ di Gilles Martinet (1976). Si annovera tra i socialisti acraxiani. Contiene il capitolo: ‘Uno Stato di debole costituzione’ (pag 41-46) “”La debolezza degli esecutivi, l’eccesso di assemblearismo, il ‘check and balance’ paralizzante delle garanzie, i difetti più evidenti, cioè, dell’impianto costituzionale, sono infatti tutti elementi riconducibili alla necessità di non alterare un equilibrio politico precario, ma assolutamente insostituibile in assenza di altri possibili sostegni alla stabilità istituzionale”” (pag 41)”,”ITAP-011-FV”
“COVATTA Luigi DECLEVA Enrico DIAZ Furio DI NOLFO Ennio MARZO Biagio TOBAGI Walter, a cura della Fondazione BRODOLINI”,”Storia del Partito Socialista. Dalla guerra fredda all’alternativa. Vol. III.”,”Alceo Riosa direttore della sede milanese della Fondazione G. Brodolini.”,”MITS-043-FL”
“COVO-MAURICE Jacqueline, a cura di Bernard DARBORD”,”Introduction aux civilisations latino-américaines.”,”COVO-MAURICE Jacqueline è Professore emerito dell’Università Charles de Gaulle Lille III.”,”AMLx-144″
“COWAN James”,”The New Zealand Wars. A History of the Maori Campaigns and the Pioneering Period. Volume I. 1845-1864.”,”Le guerre maori, conosciute anche come guerre neozelandesi, furono una serie di conflitti armati combattuti in Nuova Zelanda tra i nativi maori e i coloni britannici. Questi conflitti si verificarono tra il 1845 e il 1872 e furono parte del più ampio processo di colonizzazione britannica. Le tensioni iniziarono a crescere quando ondate di coloni europei arrivarono in Nuova Zelanda, portando con sé nuove tecnologie e armi da fuoco, che i maori inizialmente accolsero con interesse per il commercio. Tuttavia, con l’aumento degli insediamenti europei e la scoperta dell’oro nel 1861, i maori cominciarono a temere di perdere il controllo delle loro terre. Il primo scontro armato significativo avvenne il 17 giugno 1843 nella valle di Wairau, dove alcuni coloni britannici cercarono di cacciare i nativi dalle loro terre con falsi permessi. Questo portò a una schermaglia che costò la vita a 6 maori e 22 europei. Successivamente, tra il 1845 e il 1846, il governatore George Grey riuscì a sconfiggere i maori in diverse battaglie, consolidando il controllo britannico 1. Nel 1863, il New Zealand Settlements Act autorizzò la requisizione di oltre 16.000 km² di terra maori, assegnata ai coloni bianchi, rendendo di fatto l’intera Nuova Zelanda una colonia britannica. Nonostante alcuni successi iniziali, i maori furono gradualmente sconfitti a causa della superiorità numerica e tecnologica delle truppe britanniche 1. (f. copilot)”,”UKIQ-021-FSD”
“COWAN James”,”The New Zealand Wars. A History of the Maori Campaigns and the Pioneering Period. Volume II. The Hauhau Wars, 1864-1872.”,”Le guerre maori, conosciute anche come guerre neozelandesi, furono una serie di conflitti armati combattuti in Nuova Zelanda tra i nativi maori e i coloni britannici. Questi conflitti si verificarono tra il 1845 e il 1872 e furono parte del più ampio processo di colonizzazione britannica”,”UKIQ-022-FSD”
“COWIN Hugh W.”,”Warships.”,”Hugh W. Cowin was born in 1934 and served with the Royal Air Force’s Fighter Command from 1951 to 1963. Subsequently always involved in aerospace and/or defence related activities he remained an active pilot until late 1979. A prolific commentator on both aviation and electronics developments since the early 1960s. the author’s interest in naval matters dates back to the early 1970s. As aver, the author has employed many of his own innovative professional market research techniques to provide this coherent perspective on the world’s warships Married with a family, Hugh Cowin lives in Hatfield, Hertfordshire. Introduction, notes on the Book, With 183 photographs, of 152 classes or types, Photographic Acknowledgements, index of warship classes and types,”,”QMIx-028-FL”
“COWLES Virginia”,”The Russian Dagger. Cold War in the Days of the Czars.”,”Virginia Cowles grew up in Boston, where she lived with her mother and sister. As a young girl she travelled around the world, then moved to New York and began her career on Harper’s Bazaar. She left the United States in 1937 to cover the Spanish Civil War for the Hearst newspapers. Beginning in 1939 she was the chief war correspondent for the London Sunday Times. Preface, Bibliographical References, Acknowledgments, Foto, Index,”,”RUSx-204-FL”
“COWPER Henry EMSLEY Clive MARWICK Arthur PURDUE Bill ENGLANDER David”,”World War I and Its Consequences.”,”E’ un libro di testo che contiene esercizi. Il volume contiene molti dati e tabelle. Conseguenze della guerra: cambiamenti interazionali, geopolitici e strategici. “”«The First World War was one of the great cataclysms of Europe which divided one epoch from another. Yet this was no quite so, for the change in public opinion of Europe was a more important dividing point. The First World War completed a process started much earlier…» (George L. Moose, The Culture of Western Europe, 1988). In the above, somewhat contradictory, sentences Professor Moose combines two of the well-established views regarding the impact and consequences of World War I: that the war was a great watershed in history, with effects which created a divide between the pre- and post-war worlds; and that the war completed, perhaps speeded up, and, in some versions, was a culmination of pre-existing processes and tendencies. The test of the ‘watershed’ may well depend upon the sort of factors we are considering. Professor Moose was primarily concerned with cultural change, and there is room for considerable debate as to the war’s effect upon cultural and, indeed, social developments. When it comes to the physical boundaries of states and to their very existence, it is difficult to question the decisive impact of the war. Whatever other effects World War I may have had, it is certain that the period of the war and its immediate aftermath saw a radical change in the political map of Europe. The war was more than just the catalyst for such change, for its outcome did much to shape it. Yet, notwithstanding the overriding impact of the war, there are other factors we must consider in assessing the geopolitical changes. They include: 1. the effects of nationalism, particularly the nationalisms of ‘those people’ without history’, as Marx dismissed the hitherto largely subject nationalities of East Central Europe who had been busy discovering or inventing their histories before 1914; 2. the ideals and aims of the statesmen of the victorious states who gathered at Paris to make the peace settlement; 3. the effect of the ideological dimension inserted by the Bolshevik Revolution; 4. the changes to the map that were dependent on the outcome of the chaotic struggles and wars which continued in Eastern Europe until 1923″” (pag 43-44) L’autore scrive: ‘In a recent study of military discipline during the First Word War David Englander rightly asserted that ‘British and Belgian soldiers were more at risk [from capital punishment] than either their French or German counterparts’.”,”QMIP-226″
“COX Michael”,”Trotsky and His Interpreters: or, Will the Real Leon Trotsky Please Stand up?”,”Dopo riabilitazione di Bucharin in ultimi anni Urss si pone la questione della riabilitazione storica e non politica di Trotsky in Urss. Altri temi affrontati Trotsky visto in Occidente, La storiografia occidentale, Il trotskismo ortodosso, Errori di Trotsky. la caratterizzazione dello stalinismo come Stato operaio. Scetticismo sulla possibilità che Trotsky potesse rappresentare una reale alternativa a Stalin.”,”TROS-023-FGB”
“COZZA Michele”,”Tecnica di un’aggressione.”,”””Tutto il nostro sistema politico e ciascuno degli organi suoi, l’esercito, la flotta, le due Camere e via dicendo, non sono che mezzi ad un solo fine: la libertà dei dodici grandi giudici d’Inghilterra””, David Hume (in apertura) Chiaravalle Centrale è un comune italiano di 5.563 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria. Da novembre 2012 può fregiarsi del titolo di Città (wikip)”,”ITAP-024-FV”
“COZZI Terenzio”,”Teoria dello sviluppo economico.”,”””In altri termini, i rapporti di produzione sono il portato di un certo stadio dello sviluppo delle forze produttive, cioè di tutti quei fattori (tecniche produttive, strumenti di produzione, abilità dei lavoratori ad usarli, organizzazione della produzione, ecc.) che determinano il potenziale produttivo della società (Cfr., a questo proposito, anche O. Lange,’Economia politica’, 1962, parte I, pp. 23-24). “”Impadronendosi di nuove forze produttive, gli uomini cambiano il loro modo di produzione e, cambiando il modo di produzione, la maniera di guadagnarsi la vita, cambiano tutti i rapporti sociali. Il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore la società col capitalista industriale”” (K. Marx, Miseria della filosofia, 1969, p. 94). In quest’ultima citazione, per amor di polemica con Proudhon, Marx prospetta forse un legame tra evoluzione delle forze produttive e rapporti sociali più rigido di quanto in effetti egli pensi debba sussistere. Il punto centrale di Marx è che i rapporti di produzione non possono essere arbitari, ma debbono invece essere adeguati allo stadio che lo sviluppo delle forze produttive ha raggiunto interagendo con esse. I rapporti di produzione che costituiscono la struttura sono, secondo Marx, di due tipi: rapporti tra produttori e cose, e rapporti tra produttori e produttori. Nella società, però, oltre a questi rapporti si stabiliscono anche altri rapporti: giuridici, politici, morali, di costume, ecc., che costituiscono la sovrastruttura e la coscienza sociale. Anche queste debbono, secondo Marx, corrispondere, debbono cioè essere adeguate alla struttura economica della società e quindi allo stadio di sviluppo delle forze produttive. In altri termini, questo elemento è quello più importante, quello che, in ultima istanza, determina l’evoluzione storica della società nel suo complesso (Cfr. F. Engels, Lettera a J. Bloch del 21 sett. 1890, in K. Marx e F. Engels, Sul materialismo storico, 1949, p. 75. Si veda anche l’utilizzazione del metodo del materialismo storico fatta da Marx, in ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, 1964). Esso non è però l’unico. Tra sviluppo delle forze produttive, struttura economica, sovrastruttura e coscienza sociale si stabiliscono delle interrelazioni che escludono il meccanicismo nel processo con cui l’evoluzione delle forze produttive influisce sul sistema dei rapporti sociali. Man mano che procede lo sviluppo delle forze produttive i rapporti di produzione divengono sempre meno appropriati in quanto, invece di favorire lo sviluppo delle forze produttive stesse, tendono a ostacolarlo. Sorge così una contraddizione che sarà superata, dialetticamente, mediante l’abolizione dei vecchi rapporti di produzione e l’instaurazione di rapporti di tipo nuovo e in grado di favorire l’ulteriore sviluppo delle forze produttive. In corrispondenza a questa modificazione della struttura economica, si viene a modificare la sovrastruttura e la coscienza sociale”” [Terenzio Cozzi, Teoria dello sviluppo economico, 1973] (pag 90-91)”,”ECOT-202″
“COZZI Terenzio”,”Teoria dello sviluppo economico. Le grandi teorie e i modelli aggregati di crescita.”,”Terenzio Cozzi professore emerito dell’Uninersità di Torino. Nato a Portogruaro (VE) 28 aprile 1939, Cozzi si laureò in Economia e Commercio all’Università Cattolica di Milano. Componente del Comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Torino dal 1973, e per molti anni suo presidente, fu anche Consigliere di amministrazione dell’Università di Torino dal 1971 al 1974 e membro del Comitato Scientifico di Economia Politica rivista della Società editrice Il Mulino. Morto a Torino il 24/01/2022.”,”ECOT-227-FL”
“COZZI Terenzio”,”Sviluppo e stabilità dell’economia.”,”Testo intriso di formule matematiche”,”ECOT-003-FMB”