Biblioteca Isc ordinata per nome autore, A2

“ABAD DE SANTILLÁN Diego”,”Historia del movimiento obrero español 1. Desde sus origines a la restauración borbonica.”,”Storia dal taglio anarchico e antimarxista: ‘Miseria della filosofia’ di Marx ‘libello antiproudoniano’ (pag 192) Capitolo 4: contiene bibliografia ragionata sull’internazionale spagnola (pag 111)”,”MSPx-109″
“ABATE Carmine”,”La festa del ritorno.”,”””I primi tempi ho preferito lavorare a cottimo: scavavo sette, otto metri cubi di carbone al giorno e lo depositavo su un nastro scorrevole che lo carriàva in un’ altra galleria. Non era poco per un novellino come me, ero davvero contento della mia bravura. Ma una mattina, proprio là dove aveva lavorato io il giorno prima, la parete era tutta crollata. E sotto c’era rimasto vrovicàto il minatore del turno di notte. Mi è entrata dentro una paura, bir, non mi vergogno a dirlo, una fifa che mi toglieva il respiro, come quelle persone che non possono stare dentro un ascensore perché si sentono fucare. Ho cominciato a fare il paccio, “”voglio salire!”” gridavo “”fatemi salire subito!””, e i capisquadra cercavano di convincermi che non era pericoloso, che il minatore era stato imprudente, aveva colpito col compressore i puntelli di legno e un cugno di montagna era atterrato su di lui: lo avevano tirato fuori in un minuto le squadre di salvataggio, un po’ scamazzato ma vivo e pentito. Non volevo sentire ragioni, volevo salire e basta. Un siciliano che lavorava lì da anni mi fa incazzoso: “”E’ inutile che ti agiti tanto, tu devi aspettare che finiamo di travagliare noi e quand’ acchiani sopra, ti rispediscono in Italia a calci in culo””.”” (pag 38)”,”CONx-136″
“ABATI Velio BIANCHI Nedo BRUNI Arnaldo TURBANTI Adolfo a cura”,”Luciano Bianciardi tra neocapitalismo e contestazione. Convegno di studi per il ventennale della morte promosso dalla Camera del lavoro di Grosseto, 22-23 marzo 1991.”,”Contiene la relazione di Adolfo Turbanti. ‘Bianciardi e le lotte di classe in Maremma negli anni Cinquanta’ (pag 131-158) “”Ban più profonda comunque è l’attenzione che Bianciardi dedicò ai minatori. Nel rapporto con essi, che divenne in molti casi rapporto di amicizia, Bianciardi vide riconciliarsi le sue istanze di ‘modernità’ e la sua formazione intellettuale di stampo crociano e gramsciano con forti interessi per la cultura americana, il suo desiderio di superamento delle angustie provinciali e la sua convinzione circa la vitalità misconosciuta della provincia. La miniera si poneva infatti al di là di quel rapporto città-campagna troppo difficile da interpretare e soprattutto troppo coinvolgente: essa aveva dunque un potere di rassicurazione, anche se – anzi, proprio perché – rendeva netti e definiti i rapporti fra le classi, sgombrando il terreno da inquietanti figure dalla incerta collocazione sociale, quali potevano essere i mezzadri o gli assegnatari. La miniera appariva insomma come la strada maestra per condurre la Maremma verso una modernità giusta e priva di compromessi, in cui i lavoratori avrebbero visto riconosciuta la loro dignità e i loro meriti ed affermati i loro ideali di fratellanza: in cui anche i piccoli borghesi proletarizzati, come Bianciardi, avrebbero potuto vedere messo utilmente a frutto il proprio bagaglio culturale”” (pag 140)”,”ITAC-134″
“ABBA’ Ferdinando GOBBI Romolo NOLTE Ernst BERARDI Francesco COPPELLOTTI Francesco SALETTA Cesare”,”Revisionismo e revisionismi.”,”Questo volume contiene le relazioni a un convegno che si sarebbe dovuto svolgere a Trieste nei giorni 8 e 9 marzo 1996. Il saggio di Francesco COPPELLOTTI ha il titolo: “”La questione tedesca: chiave di volta del revisionismo””. Quello di Cesare SALETTA: “”Elementi sommari sul revisionismo storico in Francia””.”,”GERN-002″
“ABBA Giuseppe Cesare”,”La vita di Nino Bixio.”,”I giovani affluiscono a Genova da tutta Italia e dalla Sicilia in particolare. “”Nei primi giorni di maggio di quel bell’anno, Genova pareva la piazza forte del partito garibaldino. Il governo del Re vi aveva quasi nascosto i suoi rappresentanti; per non parere, per poter lasciar fare senza vedere. E lo spirito della città secondava””. (pag 71) La presa di porta Pia. “”(…) sebbene il general Cadorna, che nella sua relazione del 13 ottobre 1870 lo lodò, l’abbia poi biasimato nei suoi ‘Appunti intorno all’ultima spedizione di Roma’ nel 1870, e più ancora nel 1889 nel suo libro la ‘Liberazione di Roma’. Lo biasimò in questo per non aver bene approfittato delle accidentalità del terreno; per aver esposto le sue truppe a un’inutile carneficina; per aver fatto tirar all’impazzata, consumando relativamente con le sue quattro batterie più munizioni che le altre Divisioni con quindici che sfondarono tre porte. Ma il generale Ricotti, ministro della guerra nel 1870, difese il Bixio nelle sue ‘Osservazioni al libro del Cadorna’ (1)”” (pag 187-188) (1) V. Cadorna, Liberazione di Roma”,”BIOx-242″
“ABBAGNANO Nicola”,”Problemi di sociologia.”,”Abbagnano critica Marx. “”Si può cominciare col ricordare le tesi che Marx presentò negli scritti filosofici giovanili. Secondo queste tesi, l’ uomo è costituito esclusivamente dai rapporti sociali oggettivi, condizionati dalle forme storiche della produzione e del lavoro. Tali rapporti non sono estrinseci e accidentali, ma entrano a costituire la personalità stessa dell’ uomo la quale quindi è sempre determinata storicamente. La personalità reale e praticamente attiva dell’ uomo è solo quella che si risolve nei rapporti di lavoro in cui l’ uomo viene a trovarsi. Dice Marx: “”Nella produzione sociale della loro vita, gli uomini entrano in determinati rapporti necessari e indipendenti dalla loro volontà; rapporti di produzione che corrispondono ad una certa fase di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’ insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, la base reale su cui si edifica una soprastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono determinate forme sociali di coscienza””. Di qui l’ antitesi in cui Marx si pone di fronte a Hegel. “”Non è già la coscienza dell’ uomo a determinare il suo essere, ma al contrario il suo essere sociale a determinare la sua coscienza.””””. (pag 122)”,”TEOS-114″
“ABBAGNANO Nicola”,”Storia della filosofia. Volume secondo. Parte seconda. Filosofia del romanticismo. Filosofia contemporanea.”,”3° volume Marx. Il comunismo è “”il completo, consapevole ritorno dell’uomo a se stesso, come uomo sociale cioè come uomo umano”” (Gesamtausgabe, III, p. 114) (pag 171) Abbagnano : “”Il principio del materialismo storico assume in Engels un’ accentuazione positivistica e materialistica”” …. “”Engels tende a ridurre (soprattutto nell’Antidühring) la necessità razionale della dialettica hegeliana a un determinismo naturalistico, espresso nelle vuote formule di quella dialettica”” (pag 174)”,”FILx-426″
“ABBAGNANO Nicola”,”Introduzione all’esistenzialismo.”,”Nicola Abbagnano (Salerno, 1901) ha insegnato Storia della filosofia all’Università di Torino. E’ stato uno dei direttori della ‘Rivista di Filosofia’.”,”FILx-002-FFS”
“ABBATE Michele”,”La filosofia di Benedetto Croce e la crisi della società italiana.”,”””Sta di fatto che, in concreto, come si è visto e lo stesso Gramsci ha notato (in ‘Il materialismo storico’,ndr), neppure al Croce riuscì di distinguere filosofia da ideologia, tanto che confuse una ideologia politica, come quella dello Stato-potenza, della storia fatta da minoranze e dalla politica come forza, con una “”tesi scientifica’, una concezione generale della realtà”” (pag 203).”,”ITAA-065″
“ABBATE Michele”,”La filosofia di Benedetto Croce e la crisi della società italiana.”,”Michele ABBATE è nato a Potenza nel 1922 e lavora a Bari. Saggista, ha al suo attivo studi filosofici, storici e letterari e si dedica in generale all’ approfondimento dei problemi della società contemporanea. Mazzini. “”Per cui si può ben dire che il nucleo centrale del mazzinianesimo restò una dottrina democratica conservatrice, come sostanzialmente conservatore rimase quell’ ideale “”italiano-mazziniano”” in nome del quale parve all’ Omodeo che la gioventù borghese italiana avesse combattuto e vinto la guerra 1915-18; ma che, come vedremo meglio in seguito, in realtà da questa guerra uscì irrimediabilmente sconfitto e superato””. (pag 69) Croce. “”Giacché gli pareva che la guerra fosse “”come l’ amore e lo sdegno: qualcosa che mille raziocini ed incitamenti non producono, ma che, a un tratto, non si sa come, si produce da sé, invade l’anima e il corpo, ne centuplica e indirizza le forze, e si giustifica da sé, pel solo fatto che è ed agisce.”” I problemi che l’ amor di patria pone e risolve non gli parevano problemi del pensiero, e quelli nascenti dagli asseriti contrasti di civiltà e dalle connesse professioni di fede non già “”quesiti razionali ma… urti di passioni””, recanti in seno non “”soluzioni logiche ma… asserzioni d’ interessi””, e non suscettibili di “”ragionamenti, ma finti ragionamenti, costruiti dall’ immaginazione””.”” (pag 82) “”Non dunque negato risultava il primato del pensiero da questi atteggiamenti del Croce, bensì rafforzato col porre il pensiero al di sopra della mischia ed allargarlo a coscienza unitaria dell’ intero processo storico che in esso vedeva storicamente riflessa la sua intrinseca legge di svolgimento e di lotta, a superiore visione del mondo con congiunta fede morale e religiosa (…)””. (pag 83)”,”FILx-373″
“ABBATE Fulvio”,”Il ministro anarchico. Juan García Oliver, un eroe della rivoluzione spagnola. Con un testo di Fernando Arrabal.”,”ABBATE Fulvio (1956) ha pubblicato romanzi.”,”MSPG-225″
“ABBATISTA Guido a cura”,”La rivoluzione americana.”,”Guido Abbattista è docente di storia moderna all’Università di Trieste. Si occupa di storia politica e culturale della Gran Bretagna e del Nord America nel sec. XVIII e di rapporti tra cultura europea e mondi asiatici (India e Cina) all’epoca dell’espansione coloniale e dell’imperialismo. “”Lo scontro decisivo tra Gran Bretagna e Francia per il controllo del Nord America avvenne tra il 1756 (1754 in America) e il 1763, durante il conflitto noto in Europa come Guerra dei Sette Anni e come “”guerre francesi e indiane”” per l’opinione coloniale, una guerra che ebbe importantissime conseguenze nel Nuovo Mondo e produsse ripercussioni di portata globale anche in Asia Orientale. Su entrambi i teatri il vincitore assoluto fu la Gran Bretagna, che nel 1763 di fatto liquidò la Francia come possibile antagonista nel Nord America, imponendole la cessione di tutti i propri possedimenti dall’isola di Cape Breton al Canada e alla parte della Louisiana a est del Mississippi (quella a ovest andò alla Spagna). Il 1763 rappresentò dunque un autentico punto di svolta negli equilibri nordamericani perché risolse a favore dell’Inghilterra il pluridecennale conflitto con i rivali d’Oltre Manica e soprattutto perché la vittoria inglese eliminò, insieme al pericolo francese, uno dei motivi principali che avevano tenuto le colonie britanniche legate alla madrepatria per poter beneficiare della sua posizione militare. Al tempo stesso, la vittoria aprì la strada al processo di riorganizzazione imperiale dei possedimenti coloniali britannici in America: un processo che era già iniziato alla fine degli anni Quaranta e che nei primi anni Sessanta fu la vera miccia che innescò i contrasti e poi lo scontro tra Londra e le colonie”” (pag 78-79)”,”USAG-078″
“ABBATTISTA Guido”,”La rivoluzione americana.”,”Guido ABBATTISTA (Lucca, 1953) è Prof associato di storia moderna all’Univ di Trieste. E’ stato British Academy-Wolfson Fellow a Londra ed Oxford, Visitin Fellow presso la John Hopkins Univ di Baltimora, ed è Fellow dello European Enlightenment dell’Univ di Edinburgo. Tra i suoi lavori: -James Mill e il problema indiano. Gli intellettuali britannici e la conquista dell’ India. MILANO. 1979 – Commercio, colonie e impero alla vigilia della rivoluzione americana. FIRENZE. 1990. Ha inoltre curato l’edizione critica di BOLINGBROKE, ‘L’idea di un re patriota’, ROMA, 1995.”,”USAG-014″
“ABBATTISTA Guido”,”La rivoluzione americana.”,”I fattori economici e sociali e le concezioni politiche e costituzionali della nazione americana. Guido Abbattista insegna Storia moderna all’Università di Trieste (1998). Guido ABBATTISTA (Lucca, 1953) è Prof associato di storia moderna all’Univ di Trieste. E’ stato British Academy-Wolfson Fellow a Londra ed Oxford, Visitin Fellow presso la John Hopkins Univ di Baltimora, ed è Fellow dello European Enlightenment dell’Univ di Edinburgo. Tra i suoi lavori: -James Mill e il problema indiano. Gli intellettuali britannici e la conquista dell’ India. MILANO. 1979 – Commercio, colonie e impero alla vigilia della rivoluzione americana. FIRENZE. 1990. Ha inoltre curato l’edizione critica di BOLINGBROKE, ‘L’idea di un re patriota’, ROMA, 1995.”,”USAG-011-FSD”
“ABBOUD Nicole BOSC Serge DUBOIS Pierre DURAND Claude DURAND Michelle ERBES-SEGUIN Sabine HARFF Yvette CORNU Roger TOURAINE Serge”,”Les grèves.”,”Alain Touraine: ‘Serge Mallet, paysan, ouvrier et sociologue’ (pag 476-477)”,”MFRx-002-FC”
“ABBRI Ferdinando”,”La chimica del Settecento.”,”Ferdinando ABBRI è nato in provincia di Pistoia nel 1951. Dal 1976 è borsista della Domus Galileiana di Pisa. “”Sono stato condotto (…) a concludere che l’ affinità chimica segue leggi particolari, ma che tutti i fenomeni dipendenti dall’ azione reciproca dei corpi sono l’ effetto delle stesse proprietà delle quali la chimica cerca di abbracciare tutti i risultati. Non è quindi necessario, a questo proposito, stabilire una qualche distinzione tra fisica e chimica perché l’ affinità delle differenti sostanze che produce le combinazioni non è elettiva, è invece variabile secondo le quantità che operano e secondo le condizioni che concorrono ai suoi effetti”” (C.L. Berthollet, pag 161)”,”SCIx-152″
“ABBRUZZESE Salvatore”,”Sociologia delle religioni.”,”Salvatore Abbruzzese nato ad Arce nel 1954, laureatosi in Sociologia a Roma, ha proseguito i suoi studi a Parigi, dove ha conseguito il dottorato nel 1981. Da quell’anno ha iniziato la propia collaborazione con il Groupe de Sociologie des Religions del CNRS e con la rivista che ne è l’espressione scientifica: gli Archives de Sciences Sociales des Religions. Già chargé de conférence all’Ecole des Hautres Etudes en Sciences Sociales, è attualmente professore di Sociologia presso la Pontificia Università San Tommaso (Angelicum).”,”RELx-009-FL”
“ABBUNDO Vinicio”,”Tommaso Moro. Saggio.”,”Tommaso MORO, studioso e valente avvocato, tradusse in latino e in inglese la biografia di PICO DELLA MIRANDOLA (1) scritta da nipote Gian Francesco, corredandola con un’ antologia delle sue opere. MORO ebbe venerazione il ‘great lord of Italy’ verso il quale per tutta la vita guardò come ad ideale modello, quale filosofo tipico dell’ eclettismo e del sincretismo cristiano del Rinascimento. MORE scrisse anche una storia incompiuta di RICCARDO III che rimarrà fondamentale per la formazione dell’ inglese moderno. Per lungo tempo rimase modello insuperato di storiografia inglese.”,”SOCU-071″
“ABDEL-KADER A. Razak”,”Israele e il Mondo Arabo. Ebrei e arabi di fronte all’avvenire.”,”Sarà lo stesso A. Razak Abdel-Kader a fornire, quando lo crederà opportuno. e forse in occasione di una ristampa, le proprie notizie biografiche. Per il momento, egli desidera rendere noto che nel 1962, allorchè Israele e il mondo arabo apparve in Francia col titolo Le conflit judéo-arabe non potè esaminare gli ulteriori sviluppi del problema, data la sua condizione di detenuto nelle carceri Barberpusse di Algeri.”,”VIOx-078-FL”
“ABDEL-MALEK Anouar a cura, edizione preparata da Marie-Françoise CASSIAU, saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Elbaki HERMASSI Lucien V. THOMAS Rita CRUISE O’BRIEN Donal CRUISE O’BRIEN Florestan FERNANDES Augusto VARAS Anibal QUIJANO Klaus ERNST Peter CARSTENS Karl H. HOERNING L.V.. NAIDOO Shingo SHIBATA Roberto Decio DE-LAS-CASAS Jorge A. BUSTAMENTE Oscar URIBE-VILLEGAS Kalil ZAMITI Stanley Bréhaut RYERSON Mohamed Salah SFIA Gleb B. STAROUCHENKO Alberto MARTINELLI Takeshi HAYASHI Julio TRESIERRA Vic L. ALLEN Immanuel WALLERSTEIN Dimiter V. FILIPOV Yaga DIALLO Emile SICARD Ferdinand N’Sougan AGBLEMAGNON Theotonio DOS-SANTOS”,”Sociologie de l’impérialisme.”,”Saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Elbaki HERMASSI Lucien V. THOMAS Rita CRUISE O’BRIEN Donal CRUISE O’BRIEN Florestan FERNANDES Augusto VARAS Anibal QUIJANO Klaus ERNST Peter CARSTENS Karl H. HOERNING L.V.. NAIDOO Shingo SHIBATA Roberto Decio DE-LAS-CASAS Jorge A. BUSTAMENTE Oscar URIBE-VILLEGAS Kalil ZAMITI Stanley Bréhaut RYERSON Mohamed Salah SFIA Gleb B. STAROUCHENKO Alberto MARTINELLI Takeshi HAYASHI Julio TRESIERRA Vic L. ALLEN Immanuel WALLERSTEIN Dimiter V. FILIPOV Yaga DIALLO Emile SICARD Ferdinand N’Sougan AGBLEMAGNON Theotonio DOS-SANTOS Wallerstein sull’oppressione della classe operaia (pag 658-660) Wallerstein sull’oppressione della classe operaia (pag 658-660) I vari teorici dell’imperialismo. “”Un premier groupe de théoriciens, partis principalement des analyses du ‘Capital’, et notamment du volume III, tente de poursuivre la strutturation et la mise à jour théoriques de l’analyse du capitalisme dressés par Marx. Ces théoriciens, qui sont également, à divers degrés, des praticiens politiques, appartiennent pour l’essentiel à l’Europe centrale, qui va tout naturellement marquer leur approche de sa problématique historique spécifique. Dans l’Allemagne de Guillaume II, face à l’attitude droitière de la social-démocratie, Bernstein appelle à la poursuite de l’oeuvre de Marx, dans ‘Les prémisses du socialisme et les tâches de la social-démocratie (1899): le volume III du ‘Capital’ ne suffit plus à expliquer la politique expansionniste de l’Allemagne, notamment le ‘Drang nach Osten’; et Bernstein invoque l’autorité de Leroy-Beaulieu, maître à penser de l’expansion impérialiste française – au nom du socialisme. Otto Bauer va pouvoir utiliser J.A. Hobson, et aussi les travaux de Tugan-Baranowski: ‘La Question des nationalités et la social-démocratie’ (Wien, 1907) part de la contradiction entre les peuples et les nations “”sans histoire”” au sein de l’empire austro-hongrois, c’est-à-dire essentiellement les peuples de l’actuelle Tchécoslovaquie, et l’Allemagne détentrice de l’industrie moderne de pointe. Il y met l’accent sur l’accumulation de la plus-value extraite des premiers entre les mains des seconds; il estimait que le développement économique de pointe ainsi réalisé profitait également aux ouvriers de la nation dominante; et il prophétisait: “”Si le capital, dans sa lutte pour les marchés et les sphères d’influence met en mouvement des armées modernes géantes de millions de combattants, il aura atteint le sommet de sa puissance, et ce sera la chute dans l’abîme. Justement, l’effondrement mondial de l’impérialisme entraînera la révolution mondiale du socialisme. “”D’un bout à l’autre du raisonnement, il s’agit de l’Europe, des luttes intra-européennes, de la dialectique entre le mouvement ouvrier européen et les Etats nationaux qui dominent le continent: si le grand capital va au bout des choses, il déclenchera la guerra (intra-européenne), qui débouchera sur la victoire des ennemis du grand capital, les ouvriers socialistes. Pourtant, l'””austro-marxiste”” Bauer écrit en un temps où se déchire déjà le mythe de l’européocentrisme (victorie du Japon sur la Chine; mouvements nationaux d’envergure en Inde, en Chine, en Egypte; révolution au Mexique, etc.). Pour lui, comme pour ses compagnons, le jeu s’est toujours joué en Europe – en Europe, non en Occident, les Etats-Unis, nouvelle nation à l’époque, n’étant pas encore partie prenante. Certes, la situation est meilleure que chez Bernstein – qui défend “”le droit des peuples de civilisation supérieure à exercer leur tutelle sur les peuples de civilisation inférieure”” – mais on ne dépasse pas encore l’approche éthique-libérale: Kautsky, qui dénonce l’expédition allemande en Chine (1899-1900), y voit une politique “”semi-féodale””, c’est-à-dire non liée au stade d’évolution du capitalisme allemand et européen. Le point culminant de cette approche sera atteint avec R. Hilferding. Le ‘Capital financier’ (1910) va cristalliser l’approche économiste mécaniste, en mettant l’accent sur le palier infrastructurel: l’abolition de la concurrence à l’échelle nationale est due à la concentration croissante du capital, lui-même constitué par la fusion entre les secteurs industriel et bancaire; l’alternative se pose dès lors entre capitalisme monopolistique et socialisme. La négation du palier politique se fera, à partir de cette approche, en deux temps: l’impérialisme va chercher des champs d’investissement privilégié hors d’Europe; mais l’exportation de capitaux ne nécessite guère une domination politique directe; l’alternative sera soit la guerre mondiale soit le socialisme; l’une et l’autre seront le fruit d’un processus de rationalisation centripète, si l’on peut dire, c’est-à-dire l’intervention d’un “”super-impérialisme””, ou de son contraire à visage socialiste (européen). Rosa Luxemburg ne fait guère que nuancer et préciser cette approche. Au départ, elle se situe même en-deçà de Hilferding: l’impérialisme souhaite dominer le monde extérieur pour y déverser ses marchandises, non pour y implanter ses capitaux, d’où l’importance (mercantile) du marché extérieur. Partie de la problématique de l’Allemagne, elle entreprend une analyse économique sur les paramètres du développement ou du non-développement interne des puissances impérialistes, analyse qui s’appuie sur des évocations de cas (l’Egypte, notamment). D’un bout à l’autre de l”Accumulation du Capital’ (1913), se manifeste une coupure totale et fondamentale avec la question nationale et ses manifestations dans le monde colonial d’alors. (…) Tel va être le cadre théorique à partir duquel V.I. Lénine élaborera son essai sur l”Impérialisme, stade suprême du capitalisme’ (1917). L’essentiel est ailleurs: la problématique léninienne tout entière, partie de l’Europe et des traditions du marxisme et du mouvement ouvrier européen, était foncièrement une problématique de révolution à accomplir, non de discours théorique à parfaire (de 1917 à 1924, tout est en place: ‘Les Thèses d’Avril’; ‘L’Impérialisme’; ‘L’Etat et la révolution’; ‘La malaise infantile du communisme’ (…)”” (pag 23-24-25) [Anouar Abdel-Malek, Pour une sociologie de l’imperialisme] [(in) ‘Sociologie de l’impérialisme’, a cura di Anouar Abdel-Malek, 1971]”,”PVSx-055″
“ABDEL-MALEK Anouar”,”Idéologie et renaissance nationale. L’Egypte moderne.”,”Anouar Abdel-Malek (Cairo, 1924) proveniente da una famiglia di intellettuali, alti funzionari e uomini d’affari, strettamente legata al movimento nazionale e alla rinascita dell’Egitto. Compie studi all’estero e si laurea in sociologia (1954, 1964, dottore in sociologia alla Sorbona, 1969). Ha una parte centrale nell’orientamento del marxismo in Egitto, a cui attribuisce un carattere nazionale. Dopo la repressione contro la sinistra (1959) ripara in Francia e diventa direttore di ricerca al CNRS e professore in varie università. Dalla Missione scientifica francese all’arrivo de sansimoniani “”Les 18 mars et 23 septembre 1833, deux groupes de Saint-Simoniens, sous la conduite de Barrault et Félicien David, puis d’Enfantin lui-même, partent pour l’Egypte (1). Pourquoi l’Egypte? Nous sommes au lendemain de la crise de 1830, qui va séparér les deux “”pères””, Bazard et Enfantin. Celui-ci, deux fois arrêté, se retrouve à Ménilmontant avec quarante disciples. A peine sorti de Sainte-Pélagie, la question se pose de savoir quel cours donner au legs de Saint-Simon, en d’autres termes: où, et comment, mettre sur pied un Etat industriel, éclairé par la science moderne, au sein duquel l’association de tous prévienne la guerre et l’aristocatie du mérite travaille pour le bien commun, par la production dfe bien utiles? A quoi Enfantin ajoute ses idées sur la “”réhabilitation de la chair”” par la communauté des femmes, une tendance au sacerdotalisme, qui va le séparer d’Auguste Comte, et sa quête de la “”mère”” qui permettrait enfin de réaliser l’union de l’Orient et de l’Occident par le mariage du “”père”” (Enfantin) et de la mère”” (pag 189-190) (1) Sébastien Charléty, Essai sur l’histoire du Saint-Simonisme, 1825-1864, Hartmann, 1931 p. 220″,”VIOx-188″
“ABDEL-MALEK Anouar”,”Il pensiero politico arabo contemporaneo.”,”””Ogni lacuna nella nostra libertà deriva dalla legge, la legge antica e la legge moderna, ma anche dal comportamento dei governanti che, nella sua generalità, costituisce una specie di legge; e noi siamo intervenuti troppo poco nell’elaborazione di queste leggi, che provengono dalla sola volontà dei dirigenti, non da quella della nazione. Ogni restrizione alla nostra libertà – restrizione teorica o pratica – è una cosa artificiale e passeggera che deriva dalle leggi. Perché noi siamo, per nostra stessa natura, degli esseri umani, che hanno una immensa sete di libertà, e che non attribuiscono alcun valore ad una vita che non si svolgesse all’ombra della libertà (…)”” (pag 165); “”Il dispotismo è il carattere più specifico del governo, di qualunque tipo esso sia, monarchico e repubblicano; solo la paura di cadere può essergli di ostacolo. La storia delle azioni individuali e governative, in ogni tempo e luogo, dimostra che solo la morte o la debolezza vengono a mettere un termine al dispotismo. L’ingiustizia si trova potenzialmente nell’anima; la forza le permette di operare, mentre la debolezza la impaurisce. Ciò che è importante è quindi imporre al governante dei limiti chiaramente definiti, precisi e rigorosi, che non facciano concessioni alla estensione e all’interpretazione, limiti che non dovrà superare a nessun costo, in modo che le persone si premuniscano contro la sua ingiustizia. In mancanza di questo, se per noi vivere in società dovrebbe significare vivere da servi, sarebbe allora più degno vivere nell’isolamento, o come animali (…)”” (pag 166-167) [Ahmad Lutfi al-Sayyed (1872-1963), Egitto: ‘Elogio della libertà’ (‘Al-Garidah, 18, 20 e 31 dicembre 1913, riprodotto in ‘Al-Muntakhabat, Il Cairo, 1945, pp. 60-93]”,”TEOS-014-FV”
“ABDOLMOHAMMADI Pejman”,”La Repubblica Islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’Ayatollah Khomeini.”,”P. Abdolmohammadi (Genova, 1979) dottore di ricerca in “”pensiero politico e comunicazione politica”” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova, è attualmente (2009) docente a contratto in Storia e politica internazionale del mediterraneo presso la stessa Facoltà. Nel 2007-2008 ha tenuto inoltre due corsi integrativi intitolati ‘Storia e politica dell’Iran contemporaneo’ e ‘La geopolitica del Golfo Persico’.”,”GOPx-025″
“ABEGG Lily”,”In Asia si pensa diversamente. Antitesi e complementarietà dell’Estremo Oriente e dell’Occidente.”,”””Come l’Estremo Oriente non conosce il dualismo di bene e di male, così non conosce dualismo di sorta ,né «al di qual e al di là», né di «materia e spirito», o di «corpo e anima»”” (pag 105)”,”ASIx-007-FFS”
“ABEGGLEN James C.”,”Sea Change. Pacific Asia as the New World Industrial Center.”,”ABEGGLEN è Prof di International Business alla Sophia Univ in Tokyo. E’ Chairman della Gemini Consulting in JAP, Chairman dell’Asia Advisory Service K.K. e autore e coautore di numerosi libri e servizi. Ha recentemente pubblicato in nove lingue ‘Kaisha: The Japanese Corporation’.”,”ASIE-001″
“ABEL Wilhelm ASHTOR E. AYMARD M. BARKAN O. BATAILLON M. BENASSAR B. BERGIER J.F. BERQUE J. CASTILLO A. CHASTEL A. CIPOLLA C.M. DE-ROSA L. GASCON R. GENTIL-DA-SILVA J. GEREMEK B. GIEYSZTOR A. HEMARDINQUER J.J. INALCIK H.JANACEK J. JEANNIN P. KELLENBENZ H. KONETZKE R. KREKIC B. LABROUSSE E. LANE F.C. MACZK A. MAKKAI L. MALOWIST M. MANSELLI R. MARAVALL J.A. MELIS M. MOLLAT M. OZANAM D. PACH S.P. PIUZ A.M. PONSOT P. RAU V. ROMANO R. DE-ROOVER R. RUIZ-MARTIN F. SAMSONOWICZ H. SELLA D. SERMET J. SPOONER F. STOLS E. TENENTI A. TRASSELLI C. TREMEL F. TUCCI U. VAN-HOUTTE J.A. VASQUEZ-DE-PRADA V. WYCZANSKI A.”,”Histoire économique du monde méditerranéen, 1450-1650.”,”Tra i molti saggi: – Carlo M. Cipolla, Crise à Florence, 1629-1630 (pag 151-158) – Raoul Manselli, Cristoforo Colombo tra fede e scienza (pag 339-368)”,”STOS-022-FSD”
“ABELIANSKY Ana PRETTNER Klaus”,”Automation and Demographic Change.”,”Questo studio viene citato da Philippe Askenazy nel suo articolo ‘Robots ou travailleurs immigrés’ (Lm, 16.11.2018). Secondo i due ricercatori tedeschi esiste una forte correlazione positiva tra decrescita demografica e introduzione e impiego dei robots industriali in un largo campione di paesi. Questa tesi permette, tra l’altro, di relativizzare la necessità di recuperare un “”ritardo”” francese. Ma si chiede Askenazy, l’automazione può essere imposta al di là dell’universo industriale normato e già meccanizzato? Il caso del Giappone è chiarificatore. Già punto di riferimento in questo campo da cinquant’anni, il paese si è lanciato in un massiccio “”piano robot””. Per Tokyo si tratta sia di preservare la sua leadership giungendo al ‘matrimonio’ robotico (IA-IdO) (Internet degli oggetti), che di rispondere attraverso queste nuove tecnologie al suo ‘inverno demografico’. Ma intanto il governo ha recentemente aperto ai lavoratori stranieri… Lo studio di Abeliansky e Prettner. ‘Analizziamo gli effetti del declino della crescita demografica sull’ automazione. Un semplice modello teorico di accumulazione del capitale prevede che i paesi con un tasso di crescita della popolazione più basso introducano per primi le tecnologie relative all’automazione. Verifichiamo questa previsione teorica con i dati relativi a 60 paesi per il periodo 1993-2013. L’analisi suggerisce che un aumento dell’1% nella crescita della popolazione è associato a una riduzione di circa il 2% del tasso di crescita della densità del robot. I nostri risultati sono solidi per l’inclusione di variabili di controllo standard, diversi metodi di stima, specifiche dinamiche e modifiche alla misurazione dello stock dei robot’ ‘Un paese in cui la popolazione – e con essa la forza lavoro – cresce rapidamente, mostra un tasso di rendimento relativamente alto del capitale fisico tradizionale e non è necessario investire nel capitale dell’automazione. Infatti, in tale paese, il tasso di rendimento degli investimenti nel capitale di automazione tende ad essere piuttosto basso. Esempi sono i paesi africani con un tasso di crescita della popolazione molto veloce tale come Mali e Niger: investire in automazione non sarebbe una strategia imprenditoriale interessante in questi paesi a causa dell’abbondanza di manodopera. Al contrario, in un paese in cui il la popolazione – e con essa la forza lavoro – ristagna o addirittura diminuisce, il tasso di rendimento degli investimenti nell’automazione è elevato e il tasso di rendimento degli investimenti nel capitale fisico tradizionale è piuttosto basso. Esempi sono l’ invecchiamento di paesi europei come la Germania e l’Italia e l’invecchiamento dei paesi dell’Asia orientale come il Giappone e la Corea del Sud in cui la manodopera è piuttosto scarsa. Di conseguenza, la nostra teoria prevede che la densità dell’automazione sia elevata nei paesi in cui il tasso di crescita della popolazione è basso o addirittura negativo (…)'”,”DEMx-072″
“ABELLA Rafael”,”La vida cotidiana durante la guerra civil. 2. La España republicana.”,”Problemi di organizzazione e militarizzazione dell’esercito. “”Cierto es que algunos destacados hombres de guerra confederales aparecidos al amparo de las circunstancias, come fue el caso de Cipriano Mera, se manifestaron inequívocamente en favor del restablecimiento de una disciplina acorde con las necesidades de la hora, pero no todos superaron fácilmente su repugnancia soportar la militarización. Personaje importante en esta labor de fragua del Ejército Popular sería el Comisario Politico. A partir del modelo de los delegatos politicos aparecidos en la Convención y dfe los comisarios creados por Trotski, artífice del Ejército Rojo, en 1917, el Comisariado concretaba la acción de unos hombres que en el asedio a Madrid habían mostrado una eficacia de indudable influjo sobre la resistencia”” (pag 208)”,”MSPG-248″
“ABELLÀN José Luis”,”Historia crìtica del pensamiento español. Tomo IV. Liberalismo y romanticismo (1808-1874).”,”Citato il volume di Marx Engels ‘Revolución en España’, Ediciones Ariel, Barcelona, 1960″,”SPAx-147″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Storia sociale del movimento operaio europeo.”,”L’A, nato nel 1906, è Prof di economia politica all’Univ di Marburg-Lahn. Tra le sue opere ‘Die deutschen Gewerkschaften’ (2° ediz 1955), ‘Burokratischer Verwaltungsstaat und soziale Demokratie (in collaborazione con Herbert SULTAN, 1955), ‘Aufstieg und Krise der deutschen Sozialdemokratie’ (1964).”,”MEOx-002″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Historia social del movimiento obrero europeo.”,”Wolfgang ABENDROTH nacque a Elberfeld, Germania, nel 1906. Considerato come uno dei grandi storici dell’ Europa contemporanea sul movimento operaio e il mondo del lavoro. In collaborazione con Kurt LENK ha pubblicato ‘Introduzione alla scienza politica’. Inoltre ha scritto pure ‘Capitalismo monopolista e Stato autoritario’.”,”MEOx-044″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Socialismo e marxismo da Weimar alla Germania federale.”,”ABENDROTH è un prestigioso esponente della sinistra nella RFT. Questi suoi scritti vanno dal 1958 al 1964. Siamo nella fase della “”svolta di Bad Godesberg) della socialdemocrazia tedesca. ABENDROTH mette a fuoco nei suoi saggi i pericolosi risvolti di subalternità impliciti nell’ accettazione da parte della SPD del modello di economia di mercato “”sociale””. ABENDROTH, nato nel 1906, si iscrive giovanissimo al Partito Comunista tedesco. Compie gli studi universitari sotto la guida di Hugo SINZHEIMER e viene a contatto con Carl GRÜNBERG, dal cui insegnamento tra l’ interesse per lo studio del movimento operaio e per l’ analisi scientifica dei fenomeni sociali. Nel 1928 esce dal KPD per iscriversi alla KPD-Opposition. Nel dopoguerra, nella RFT si dedicherà all’ insegnamento. Verrà espulso dalla SPD nel 1961. (v. retrocopertina) “”La tendenza dello sviluppo affermata da Marx ed Engels, secondo cui gli strati intermedi della società e i gruppi che producono su base precapitalistica verrebbero subordinati a questi due fondamentali protagonisti del processo storico attuale, non si sarebbe realizzata. L’ aumento della produttività avrebbe condotto ad un tale innalzamento del livello dei consumi anche degli operai industriali che, quanto a posizione sociale e a tenore di vita, questi si sarebbero assimilati ai vecchi ceti medi. Di conseguenza, la società attuale si sarebbe trasformata in una società più o meno priva di classi, in cui non esisterebbe più il problema della lotta di classe.”” (pag 82-83)”,”MGES-012″
“ABENDROTH Wolfgang”,”La socialdemocrazia in Germania.”,”Lo studio di W. ABENDROTH compare oltre mezzo secolo dopo la pubblicazione del celebre libro del MEHRING. Edito in Germania nel centenario della fondazione dell’ Associazione generale dei lavoratori tedeschi da parte di Ferdinand LASSALLE il saggio fornisce un panorama critico degli avvenimenti che hanno portato il partito socialdemocratico a diventare il maggior partito del paese. Rispetto all’ edizione tedesca (1964) questa italiana è completata da un ulteriore capitolo. W. ABENDROTH è nato nel 1906 a Wuppertal-Elberfeld. Nel 1930 entra in magistratura ma ne viene allontanato con l’ avvento del nazismo nel 1933. Dal 1937 al 1941 viene incarcerato per attività contro il Terzo Reich poi inviato in un reparto di punizione. Dopo la guerra diventa docente nelle università di Halle, Lipsia, Jena e Marburgo. Ha scritto varie opere pubblicate anche in italiano. “”Attraverso la sua lotta contro le leggi antisocialiste e la sua univoca contrapposizione allo Stato autoritario monarchico la socialdemocrazia era divenuta il punto d’ attrazione non soltanto degli operai dell’ industria, ma anche di quegli strati dell’ intelligenza borghese che, nonostante l’ acquiescenza di quelli che erano stati i partiti borghesi liberal-democratici alla monarchia degli Hohenzollern saliti al potere nell’ impero tedesco, volevano restare fedeli all’ idea democratica. L’ SPD era ormai forte a sufficienza per assorbire questi strati indirizzandoli alle forme di pensiero proprie del partito. Franz Mehring che, da liberale di sinistra e avversario del socialismo, aveva compiuto il primo serio tentativo di abbracciare da un punto di vista storico la problematica del nuovo partito (1), dopo un lungo conflitto interiore, finì per entrare nel partito della classe operaia. Ben presto egli divenne non soltanto lo storico del partito, ma soprattutto uno dei migliori e più indipendenti teorici del marxismo. Dalla stessa cerchia dell’ intellighenzia liberale di sinistra proveniva Georg Ledebour, che divenne uno dei migliori oratori parlamentari della socialdemocrazia (…).””. (pag 44)”,”MGEx-162″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Histoire du mouvement ouvrier en Europe.”,”ABENDROTH Wolfgang (1906-1985) è stato professore di scienze politiche, politologo, alla Philipps-Universität di Marburg. “”La lotta del comitato centrale del Partito comunista tedesco (KPD) contro i gruppi sindacalisti e putschisti all’ interno del partito stesso aveva portato alla scissione di questi e alla fondazione del Partito comunista operaio tedesco (KAPD). Lenin aveva sostenuto questa lotta contro il KAPD e i suoi amici in altri paesi con la sua opera “”La malattia infantile del comunismo, l’ estremismo””. Questi “”comunisti di sinistra”” si rifiutavano di prendere parte alle elezioni legislative e a collaborare con i sindacati riformisti. Lenin si poneva contro l’ estremismo illusorio e rinforzava in questo modo la fiducia dei grandi partiti socialisti nell’ Internazionale Comunista. Essi percepirono rapidamente che la direzione di quest’ultima rifiutava le concezioni utopiche di una parte dei suoi aderenti dell’ Europa occidentale. E’ così che subito il Congresso dell’ USPD, dei socialisti svizzeri, francesi e italiani, decisero di negoziare l’ ingresso dei loro partiti nell’ Internazionale Comunista””. (pag 85)”,”MEOx-062″
“ABENDROTH Wolfgang; TRIMARCHI Francesca; COLLOTTI Enzo”,”I sindacati tedeschi di fronte allo stato d’emergenza (Abendroth); I laburisti e la politica economica governativa (Trimarchi); La socialdemocrazia tedesca e la libertà dello spirito (Collotti).”,”La socialdemocrazia tedesca e la libertà dello spirito (Enzo Collotti).”,”SIND-003-FGB”
“ABENSOUR Miguel”,”Le proces des maitres reveurs. Suive de Pierre Leroux et l’ utopie.”,”Pochi sono quelli che oggi conoscono Pierre LEROUX, il “”geniale”” autore della “”Refutation de l’ eclectisme”” – il termine è di MARX – colui che era visto LAMARTINE, SAND e altri come il Rousseau del XIX secolo. Pierre LEROUX (1797-1871), socialista francese, influenzato dal sansimonismo, ha scritto: ‘De l’ humanité, de son principe et de son avenir’ (1840), ‘De la ploutocratie’ (1848). Fu deputato alla Costituente (1848) e alla Assemblea legislativa (1849).”,”SOCU-066″
“ABENSOUR Miguel JANOVER Louis”,”Maximilien Rubel. Pour redécouvrir Marx.”,”pag 31 pag 68-69 pag 76 Nel testo di Janover si ‘piega’ Marx verso l’ anarchismo, si critica Engels e lo si accusa di aver operato la cristalizzazione del marxismo in culto e in burocratizzazione. “”L’anarchisme mis à part, le communisme des conseils fut assurement le mouvement le plus proche des idées de Rubel. Tous le marxismes s’y annulaient déjà dans une idée de la spontanéité révolutionnaire qui accordait à des organes collectifs la conscience de l’émancipation sociale et rendait superflue la médiation des partis et des théories. Les ‘Cahiers de discussion pour le socialisme de conseils’, qui réunissaient quelques camarades, attestent de cette influence. Mais si cette référence est centrale dans la filiation historique, elle ne rend pas pleinement justice à l’originalité de la pensée de Rubel. Anton Pannekoek et Paul Mattick, auteurs qu’il contribua à faire connaitre, s’inscrivent dans la tradition du marxisme critique à laquelle Maximilien Rubel échappe, car il reprend l’oeuvre de Marx en quelque sorte ‘ob ovo’, et suit son cheminemenrt en dehors de ces courants. Quels furent les rapports de Maximilien Rubel avec les autres groupes militants, marxistes non inféodés au PC, syndicalistes révolutionnaires et revue indépendantes comme ‘Socialisme ou Barbarie’? On ne peut répondre à la question sans inverser la proposition: quels furent les rapports de ces groupes avec Maximilien Rubel? Nous retrouvons alors le sens logique de cette influence. Pour les cercles qui avaient au moins un temps pris au sérieux les dogmes du bolchevisme et s’en étaient détachés ensuite, mais sans réussir à se mettre à distance des thèses ambiguës du marxisme, une telle redécouverte de Marx était déjà à elle seule un changement de perspective radical””. (pag 68-69)”,”TEOC-460″
“ABENSOUR Miguel, a cura di Mario Pezzella”,”La democrazia contro lo Stato. Marx e il momento machiavelliano.”,”Miguel Abensour insegna Filosofia politica all’Università Paris VII. Ha curato l’edizione delle Opere complete di Saint-Just (2004) ‘di cui ha ridesignato la figura in una prefazione destinata a segnare una svolta interpretativa’. Ha pubblicato un lavoro su Hannah Arendt. In Italia ha pubblicato un saggio in ‘Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo’ (di E. Levinas) del 2002. “”Marx scriverà con Engels nella ‘Sacra famiglia’ del 1845: “”Non si tratta di quello che un proletario o un altro, o anche l’intero proletariato s’immagina momentaneamente come scopo. Importa solo ciò che esso è e ciò che sarà storicamente costretto a fare in conformità del suo essere”” (11). Si può allora affermare che quando Marx scopre “”l’essere del proletariato””, esce dal momento machiavelliano e si allontana dalla logica delle cose politiche? Questa conclusione sarebbe quanto meno affrettata perché, senza impegnarsi in un dibattito sulla natura del proletariato, secondo Marx, basti ricordare che questa classe non può essere confinata nel sociale, poiché il suo essere, per ammissione stessa di Marx è paradossale. «Classe della società borghese, che in realtà non è una classe della società borghese» (12). Occorre intendere che per la sua missione rivoluzionaria e per la missione inscritta nel suo essere, questa classe fuoriesce decisamente da una localizzazione e da una determinazione sociologica. Nuova figura della negatività storica, che realizza – in ambito pratico – il metodo trasformativo, il proletariato appare come la classe, per cui il sociale, il suo essere sociale, è indissociabile dal politico, dal suo essere politico. «La classe operaia è rivoluzionaria o non è niente», scrive Marx nel 1865, in una lettera a J.B. Schweitzer (13). Le ultime pagine della ‘Miseria della filosofia’ non hanno appunto l’intenzione di confutare sia gli economisti che rinchiudono gli operai nella società così com’è, sia i pensatori che vedono nel proletariato solo un movimento sociale? Al contrario, Marx vuole rintracciare il passaggio dalla ‘classe in sé’, quale risulta dalla grande industria e dalle condizioni economiche, alla ‘classe per sé’, da momento in cui la classe trasforma la sua posizione ‘di fronte’ al capitale in lotta politica ‘contro’ il capitale, in vista di una rivoluzione totale. Di qui il rinvio a un’articolazione essenziale: «Non si dica che il movimento sociale esclude il movimento politico. Non vi è mai movimento politico, che non sia sociale nello stesso tempo» (14). Marx traduce subito citando Georges Sand: «O la lotta o la morte». [Miguel Abensour, ‘La democrazia contro lo Stato. Marx e il momento machiavelliano’, a cura di Pario Pezzella, Napoli, 2008] [(11) K. Marx ‘Die Heilige Familie’, Dietz verlag, Berlin, 1955, p. 138; (12) Nel testo francese, invece che “”società borghese”” si traduce “”société civile””. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit, p. 410; (13) In M. Rubel, ‘Pages de K. Marx. Pour une éthique socialiste’, t. II. Révolution et socialisme’, Payot, Paris, 1970, p. 73; Marx Engels, Opere, vol. VI, Editori Riuniti, Roma, 1973; p. 225] (pag 141-142) Marx e la metafora dello specchio (1844) “”Seguendo Kant, Marx vede nel mondo della stampa uno strumento per la libera comunicazione tra gli uomini; egli rifiuta di dissociare la libertà di pensiero da quella di stampa. Ma a differenza di Kant, Marx non ritiene che la libertà di pensare e di comunicare i suoi pensieri possa costituire tutta l’attività politica dell’uomo. Così riconosce alla stampa altre funzioni oltre a quella della comunicazione. Oggettivazione dello spirito di un popolo, la stampa è ciò che permette al popolo di riconoscersi. Con una formulazione di spirito ermeneutico, Marx afferma nel ‘Dibattito sulla libertà di stampa’ (maggio 1842): la stampa libera «è l’occhio dello spirito popolare aperto su tutto, la fiducia incarnata di un popolo in se stesso, il legame parlante che unisce il singolo con lo Stato e col mondo […]. E’ la franca confessione di un popolo dinanzi a sé stesso, e com’è noto, la forza della confessione è di redimere. E’ lo specchio spirituale nel quale ogni popolo si guarda, e contemplare se stessi è la prima condizione della saggezza» (15). “”Specchio spirituale””, la stampa è costitutiva del luogo politico: essa apre l’accesso al luogo politico, allo spazio pubblico, in cui un popolo, grazie all’immagine speculare che rinvia a se stesso, si autocostituisce, acquista coscienza della sua identità, accede alla conoscenza di sé, condizione di libertà. Grazie alla stampa, il popolo pratica quotidianamente, in occasione dei molteplici conflitti, che sorgono nella società, il riconoscimento o meglio la conoscenza reciproca. Nel 1844, nelle ‘Note di lettura’, la metafora dello specchio si ripresenta, ma dal lato della produzione. Sotto il titolo ‘La produzione umana’, Marx scrive: «Supponiamo di produrre come esseri umani: ognuno di noi affermerebbe doppiamente nella sua produzione se stesso e l’altro. 1) Nella mia produzione si realizzerebbe la mia individualità, la mia particolarità (…). 2) Nel tuo godimento o nel tuo impiego del mio prodotto io avrei immediatamente il godimento derivante dalla coscienza di aver soddisfatto col mio lavoro un bisogno umano. 3) Proverei inoltre la soddisfazione di essere stato il mediatore fra te e il genere umano, di essere riconosciuto e sentito da te come un complemento del tuo proprio essere e come una parte necessaria di te stesso, di essere accettato nel tuo pensiero e nel tuo amore. 4) Avrei la soddisfazione di creare immediatamente la tua manifestazione vitale nella mia manifestazione vitale individuale, e di aver così realizzato e affermato nella mia attività individuale la mia vera natura, il mio essere umano comune (‘Gemeinwesen’). Le nostre produzioni sarebbero altrettanti specchi, da cui i nostri esseri si irraggerebbero l’uno verso l’altro» (16)”” [Miguel Abensour, ‘La democrazia contro lo Stato. Marx e il momento machiavelliano’, a cura di Pario Pezzella, Napoli, 2008] [(Kar: Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit., p. 108; (16) Marx-Engels, ‘Gesamtausgabe’, erste Abteilung, band III, Marx-Engels Verlag GMBH, Berlin, 1932, pp. 546-547] (pag 142-143)”,”MADS-738″
“ABETTI Giorgio”,”Esplorazione dell’ universo. Il futuro dell’ astronomia.”,”ABETTI Giorgio (1882) è uno scienziato di fama internazionale . Dal 1921 al 1952 è stato professore di astronomia all’ Università di Firenze e direttore dell’ Osservatorio di Arcetri. Ha promosso gli studi di astrofisica in Italia. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”Non vi può essere dubbio che anche la costituzione interna di tutti i pianeti del sistema solare deve essere simile a quella della Terra. Come esiste dunque l’ unità della materia nell’ universo, che ci è dato investigare, così si può affermare l’ esistenza dell’ unità delle forze fisiche in esso dominanti”” “”Tutto è moto, tutto è vita nell’ Universo; non si possono concepire le stelle in quiete nello spazio o senza una vita, intesa come continua e potente produzione di energia, proveniente dalla trasformazione della materia di cui esse sono costituite””.”,”SCIx-131″
“ABIAN Alexander”,”La teoria degli insiemi e l’aritmetica transfinita.”,”Alexander Abian ha conseguito il dottorato in matematica all’Università di Cincinnati nel 1956. Ha quindi insegnato al Queens College di New york, all’Università di Pennsylvania e all’Ohio State University, Attualmente è professore di matematica all’Iowa State University.”,”SCIx-236-FL”
“ABIGNENTE Mariarosaria BIONDI Gennaro COPPOLA Pasquale DAMIANI Annamaria LEONE Ugo MAURY René-Georges VIGANONI Lida”,”Territorio e risorse in Campania. Vol. II. Il potenziale urbano.”,”Mariarosaria Abignente, (n.1948), docente di Geografia generale ed economica nelle scuole superiori. Gennaro Biondi, (n.1943), incaricato di Geografia economica presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Pasquale Coppola, (n.1943), incaricato di Geografia politica ed economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’istituto Universitario Orientale di napoli. Annamaria Damiani, (n.1946), contrattista di Geografia politica ed economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ugo Leone, (n.1940), incaricato di Politica dell’ambiente presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli. Renè Georges Maury, (n.1948), contrattista di Geografia politica ed eco nomica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Lida Vigano ni, (n.1950), contrattista di Geografia economica presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAS-027-FL”
“ABITBOL Michel HEYMANN Florence a cura; saggi di Amos FUNKENSTEIN Israel Yaacov YUVAL Moshe IDEL Dina PORAT Benny MORRIS Israel BARTAL Uri RAM”,”L’ historiographie israelienne aujourd’hui.”,”Saggi di Amos FUNKENSTEIN, Israel Yaacov YUVAL, Moshe IDEL, Dina PORAT, Benny MORRIS, Israel BARTAL, Uri RAM.”,”VIOx-036″
“ABOLIN A.”,”Die Oktober-Revolution und die Gewerkschaften.”,”A. Abolin, Segretario della Centrale sindacale dell’Urss.”,”RUSU-004-FGB”
“ABOSCH Heinz”,”La Germania in movimento.”,”Heinz ABOSCH è nato a Magdeburg nel 1918. Emigrato in FR nel 1933 ha partecipato alla Resistenza. Giornalista professionista, è stato per molti anni il corrispondente parigino di ‘Vorwärts’ organo della SPD e ha collaborato anche a periodici italiani ‘Mondo nuovo’ e ‘Rinascita’. Nel 1960 ha pubblicato presso JULLIARD, ‘L’Allemagne sans miracle’.”,”GERV-005″
“ABOSCH Heinz”,”Trotzki – Chronik. Daten zu Leben und Werk.”,”Vorbemerkung, Siglen der zitierten Werke Trotzkis, Abkürzungen, Bibliographie, Reihe Hanser n. 130,”,”TROS-048-FL”
“ABOUT Edmond ANDRÉ Edouard AUBRYET Xavier DE-BANVILLE Théodore DE-LA-BÉDOLLIÉRE E. BLANC Louis BORIE Victor FÉVAL Paul KAEMPFEN Joliet Charles DE-KOCK Paul LE-FORT Léon LUCHET Auguste MAYER Alfred SAND Nadar George SAY Léon TEXIER Edmond”,”Paris-Guide. Par les principaux Écrivains et Artistes de la France. (1867)”,”Contiene 18 contributi di importanti scrittori e artisti francesi pubblicati nel 1867 al momento dell’inagurazione dell’Esposizione universale, all’apogeo del secondo impero. Guida storica, artistica, poetica, amministriva e pratica.”,”FRAD-120″
“ABRAHAM Pierre SOBOUL Albert BOUDRY Robert SCHELER Lucien BLOCH Marcel BOUISSOUOUSE Janine de VILLEFOSSE Louis FREVILLE Jean TREAL Guy BOUDRY Robert COHEN Gaston PARMELIN Hélène GOSSET Hélène TERSEN Emile ABUSCH Alexander ERENY Tibor SCHELER Lucien”,”La Commune de Paris. Spécial.”,”In appendice due testi di VERCORS e MARAT Jean Paul che i cui temi non rientrano nel numero speciale dedicato alla Comune. Esemplare originale posto in Emeroteca La Banque de France ‘risparmiata’ grazie all’intervento di Beslay che viene lasciato poi riparare in Svizzera all’arrivo dei versagliesi. “”Dans les derniers jours de la Commune, la situation devint plus tendue. Beslay, souffrant, n’allait plus guère à la Banque (de France, ndr). Le 12 mai, un bataillon de la Garde nationale se présenta, manifestant l’intention d’envahir l’établissement. On alla en toute hâte quérir le délégué de la Commune qui, ceint de son écharpe, s’opposa à cette invasion. Le commandant du bataillon, Le Moussu, était d’ailleurs breton, ce qui eut, dit Beslay, une heureuse influence dans la discussion qui s’ouvrit entre lui et le marquis de Ploeuc. Beslay fut néanmoins fort irrité et offrit sa démission qu’on le supplia aussi bien à la Commune qu’à la Banque, de retirer. Une nouvelle alerte se produisit le 23 mai qui se solda par un versement exceptionnel de 500.000 francs. A l’arrivée des Versaillais, De Ploeuc obtint en faveur de Beslay un passeport signé de Thiers et l’accompagna lui-même à Neufchatel, en Suisse, où le délégué parvint sans encombre. Il fut accusé par la suite d’avoir reçu de la Banque une somme importante et une pension, ce dont il s’est défendu avec indignation: au moment où il séjournait en Suisse, il avait hérité de sa soeur, récemment décédée, et c’est de disposer de cet héritage qui lui aurait valu cette calomnie. On ne peut nier toutefois qu’il fut traité avec égards et même avec reconnaissance. Jourde, au contraire n’échappa que de peu au poteau d’exécution. Après avir été arrêté et soumis à un premier interrogatoire, il fut sauvé par un ordre de l’état-major inspiré sans doute par le désir du gouvernement de Versailles d’en savoir plus long sur les finances de la Commune”” (pag 134)”,”MFRC-140″
“ABRAHAM Richard”,”Alexander Kerensky. The First Love of the Revolution.”,”In this innovative biography, Richard Abraham offers a comprehensive analysis of Alexander Kerensky’s politics and an intimate portrait of the Russian revolutionary’s role during the turbulent times of the 1917 Revolution and World War I. Preface, Illustrations appear as groups after pages 80 and 272, Notes, Index of Persons, Subject Index, Abbreviations,”,”RIRx-072-FL”
“ABRAMOVICI Pierre”,”Szkolnikoff. Le plus grand trafiquant de l’Occupation.”,”Pierre Abramovici già giornalista investigativo e autore di numerosi documentari, oggi è diventato storico e ha pubblicato vari libri tra cui ‘Le Putsch des généraux’ (Fayard, 2011) Mendel Szkolnikoff ebreo di origine russa, con passaporto tedesco, è stato trovato morto nel giugno 1945 vicino a Madrid. Era un grosso trafficante durante l’Occupazione, più importante del celebre Joanovici. Arrestato prima della guerra, nel 1941 diventa un agente finanziario dei tedeschi, in particolare della SS. Ma l’affaire Szkolnikoff è soprattutto il più grande sequestro della Liberazione: 2 miliardi di franchi dell’epoca accompagnato da altri 2 di ammenda. Per conto dell’occupante tedesco Szkolnikoff costruì un immenso impero immobiliare e una rete di hotel: deteneva delle vie intere nell’Ovest parigino e decine di “”palazzi”” sulla Costa Azzurra. Il quesito è se Szkolnikoff avesse delle protezioni. Di Himmler, di Goering, pure lui affarista, o da vari dignitari nazisti. Da dove veniva il misterioso commando che catturò e uccise Szkolnikoff nel 1945 in Spagna, dopo averlo alleggerito di 600 milioni di franchi in gioielli che aveva con sé nella sua fuga? Questa inchiesta è il frutto dello studio di oltre 6000 schede d’archivio di cinque paesi diversi.”,”FRAV-179″
“ABRAMOWITZ Morton BOSWORTH Stephen”,”Chasing the Sun. Rethinking East Asian Policy.”,” Richard C. LEONE presidente della The Century Foundation. ABRAMOWITZ è senior fellow alla The Century Foundatio. In precedenza era Presidente della Carnegie Endowment for International Peace. Ha scritto vari libri (v. profilo biogr.) Stephen BOSWORTH è decano della Fletcher School ol Law e Diplomacy alla Tufts University. E’ stato ambasciatore americano presso la Repubblica di Corea. Ha scritto con Abramowitz un altro libro: ‘The Pacific Community: American Myth? Asian Reality?’ (1996).”,”ASIE-020″
“ABRAMSKY Chimen”,”Marx and the General Council of the International Workingmen’s Association.”,”Abramsky Chimen (Londra, UK) “”The fact that the General Council was situated in London gave Marx a great advantage. He could gradually consolidate his ascendancy and win allies for is point of view. From the commencement of the International, Marx applied himself with remarkable speed to look for the phrase that would sound as a compromise, to reconcile thereby conflicting attitudes, and yet to appear in public with a uniform and coherent policy. He told Engels that at the time when English workers were holding meetings for the franchise «it will take time before the re-awakened movement allows the old boldness of speech. It will be necessary to be ‘fortiter in re, suaviter in modo’ (bold in matter, mild in manner)». This became his guiding motto right up to the publication of the Civil War in France in June, 1871″” (pag 77) [Informazioni sull’intero volume: allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto ritratti di sedici internazionalisti Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. (pag 497) introduzione programma sedute lista partecipanti, allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto-ritratti di sedici internazionalisti, note bibliografie allegate ai rapporti illustrazioni allegati: lista delle opere sull’ AIT pubblicate dai collaboratori dell’ Istituto del Marxismo Leninismo di Mosca; Colloques Internationaux du CNRS LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD, discorso di chiusura di E. STEPANOVA STORIA 1° PRIMA INTERNAZIONALE RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO INGLESE CONSIGLIO GENERALE E RUOLO IN AIT, MARX, SEZIONE FRANCESE EFFETTIVI AIT IN FRANCIA, BLANQUISMO IN AIT DA CADUTA COMUNE PARIGI 1871 A CONFERENZA DI LONDRA, MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO E 1° PRIMA INTERNAZIONALE, RUOLO COMITATO CENTRALE GINEVRA DI J.P. BECKER IN SVILUPPO AIT IN GERMANIA 1° I. IN AUSTRIA CECOSLOVACCHIA, ITALIA NAPOLI, RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO CATALANO ANARCHISMO, SEZIONE SPAGNOLA SPAGNA AIT, LOTTA TENDENZE MARX-BAKUNIN, QUESTIONE POLACCA IN 1° I POLONIA AIT IN UNGHERIA, OPERAI TEDESCHI IMMIGRATI IN USA E 1° I., SINDACATI TRADE UNIONS AMERICANE, AMERICA LATINA, QUESTIONE CRISI INTERNAZIONALE 1872, MOVIMENTO OPERAIO RIVOLUZIONARIO RUSSO EUROPA FRANCIA GERMANIA SVIZZERA AUSTRIA CECOSLOVACCHIA ITALIA SPAGNA POLONIA USA STATI UNITI UK INGHILTERRA GRAN BRETAGNA AMERICA LATINA RUSSIA]”,”MOIx-046-C”
“ABRATE M. BERGAMI G. BERTOLDI P. BOTTASSO E. CAORSI G. COGNAZZO R. COMOLI MANDRACCI V. DEPAOLI G. DRAGONE A. DRAGONE P. DONNA D’OLDENIGO G. GASCA QUEIRAZZA G. GIACOBINI G. e altri”,”Torino città viva. Da capitale a metropoli. 1880-1980. Cento anni di vita cittadina. Politica, economia, società, cultura.”,”””Con Monti, Burzio, Cajumi, tre scrittori che rifiutano la scrittura come professione, la letteratura torinese tra le due guerre dà il meglio di sé. Si tratta di tre scrittori dell’ultima generazione ottocentesca (e già Cajumi coetaneo di Sergio Solmi, reatino di attecchimento torinese, nasce nel Novecento: tanto da poter riconoscere come suo maestro Ambrosini, dell’89), che si trova a convivere con la prima generazione del Novecento, quella gobettiana per eccellenza, dei nati nel primo decennio del secolo: di Gobetti appunto, per intenderci, che è del ‘901 o di Gromo e di Debenedetti che gli sono coetanei, o ancora di Carlo Levi, che è del ‘902 come Antonicelli, e infine, se si vuole, di Soldati, che è del ‘906, dell’ appartatissimo Ravasenga che è del ‘907 o di Pavese che è del ‘908.”” (pag 414) “”Gli addetti di questo gruppo abbastanza composito fatto di persone più o meno assidue che comprendeva Pavese, Remo Giacchero, Massimo Mila, Tullio Pinelli, Mario Sturani, Renzo Laguzzi, Bobbio, Ginzburg e naturalmente Monti, si leggevano le loro cose, incontrandosi nella casa di Pinelli o nello studio-abitazione di Sturani o ancor, più alla buona, nei caffé e nelle birrerie”” (pag 416)”,”ITAB-115″
“ABRATE Mario”,”La lotta sindacale nella industrializzazione in Italia, 1906-1926.”,”ABRATE Mario Scontro tra Giuseppe Moschini, intransigente fascista con Gino Olivetti accusato dal primo di non essere fascista. Per decidere se Olivetti era un vero fascista si riunì un giurì d’onore composto nominato da Augusto Turati, segretario generale del PNF e composto da Enrico Corradini, Fulvio Suvich e Gino Maffei (14 luglio 1926). Olivetti venne ‘assolto’ e considerato fascista ma si affermò che si era “”adattato al fascismo in forza di circostanze esterne””, che era un fascista di adattamento”” (pag 458)”,”ITAE-310″
“ABRATE Mario BARTORELLI Momi CASTRONOVO Valerio COLITTI Marcello DUVA Antonio FUMAGALLI Mario IZZO Luigi MIONI Alberto MONDINI Alberto NEGRI Massimo PELLEGRINI Umberto TONIOLO Gianni ZACCARIA saggi di; testi degli inserti e ricerca iconogracixca Giuseppe ARISTARCO Roberto MAFFI Mario NEGRI Antonello NEGRI Massimo RASPONI Nicoletta VILLA-SELVAFOLTA Ornella, impostazione generale dell’opera di Mario FAZIO”,”Storia dell’industria europea.”,”Euforia e crisi finanziaria (e poi generale) del 1873 (pag 87) “”Sconfitta a Sedan, la Francia dovette pagare in oro alla Prussia riparazioni di guerra di ammontare che al tempo sembrò straordinario (e la lunga memoria dei francesi si ricordò bene di ciò al momento di stipulare la pace di Versailles). La Germania mise in circolazione quasi tutta questa nuova moneta (solo 120 milioni di marchi furono “”congelati”” in vista di una guerra successiva) sia sotto forma di larghi compensi ai generali vittoriosi e di piccole pensioni ai reduci e alle vedove dei caduti, che per un grandioso programma di lavori pubblici tra cui primeggiò la costruzione del nuovo Reichstag a Berlino (né mancarono le spese cospicue dei privati che avevano tratto vantaggio dalla guerra: è di questo periodo Villa Hügel di 200 stanze, costruita da Krupp a Essen). Nuovi redditi, dunque, anche nelle mani di ceti medio-bassi ed un innalzamento del tasso di risparmio che confluì in parte alle banche e in parte direttamente alla borsa per l’acquisto di titoli ferroviari nell’euforia di un momento che le aspettative di tutti vedevano, non a torto, come l’alba di una grande epoca di sviluppo. Si costruirono nuove società per azioni, regolarmente quotate alle borse di Berlino e Francoforte che si espandevano di giorno in giorno. Si trattava di imprese industriali e di banche. Le più importanti per la storia economica successiva della Germania furono la Deutsche Bank e la Dresden Bank. E fu in questi anni immediatamente successivi alla proclamazione del Reich che le banche cominciarono, oltre che a promuovere nuove iniziative industriali, a tenere numerose azioni nel proprio portafoglio anche come permanenti partecipazioni di controllo. Ciò era possibile sia per il rapido afflusso di depositi sia per il fatto che il sistema bancario poteva contare su talune istituzioni finanziarie sostanzialmente pubbliche per prestiti anche di grande ammontare (alla fine del 1872 Bleichröder e Hansemann ricevettero ciascuno dal governo un prestito di 15 milioni di talleri). Il legame tra banca e Stato, tra mondo finanziario e mondo politico si fece più stretto e non sempre limpidissimo (dopo la crisi finanziaria del 1873 vi saranno, come avviene quasi sempre, inchieste più o meno amministrate dall’alto e qualche grossa testa finirà per cadere). Lo sviluppo si tradusse in frenetica speculazione di borsa anche su titoli di dubbia solidità. E la febbre speculativa si estese alla vicina Vienna donde si iniziò, l’8 maggio 1873, la breve ma severa crisi che sempre succede a periodi di investimento troppo rapido da parte del grande pubblico ignaro dei segreti della borsa. Basta, in questi casi, che un grande investitore istituzionale decida di “”ricoprirsi”” o di monetizzare i propri guadagni perché una caduta dei titoli importanti provochi un panico generale ed una corsa inarrestabile alla vendita. La crisi di Vienna fu severa (la Banca centrale, cosa quasi inaudita per i tempi, sospese i pagamenti in oro) e finì per diffondersi anche a Berlino e Francoforte quando il 28 ottobre 1873 si assistette al fallimento della banca Quistrop, eccessivamente esposta alla speculazione bancaria, seguita dalla chiusura di altre ventisette banche. Questa crisi, ed è quanto interessa sottolineare nell’ambito di una nota dedicata ai legami tra banca e industria, non rimase limitata al settore finanziario ma si diffuse a quello cosiddetto reale. Il credito divenne praticamente inottenibile in una situazione in cui molte imprese, soprattutto manifatturiere, erano state create e mantenute dal credito bancario. La mancanza di ossigeno provocò per le più deboli tra esse la morte per asfissia. E i fallimenti si contarono a dozzine così come i suicidi degli imprenditori. I prezzi caddero rapidamente e ci vollero 3 o 4 anni perché riprendessero a salire insieme con la produzione industriale. La crisi lambì uno dei “”santuari”” stessi della nuova Germania militare e industriale: nel 1874 Krupp dovette ipotecare tutti i propri impianti a favore di un grande consorzio bancario che gli prestò 30 milioni di talleri che vennero poi restituiti lentamente lungo l’arco di ben 13 anni”” [Gianni Toniolo, Sviluppo industriale e intermediazione finanziaria’ (pag 88)”,”FOTO-086″
“ABRATE Mario”,”Lavoro e lavoratori nell’Italia contemporanea.”,”Mario Abrate (1927-) ha studiato a Torino ai tempi di F. Cognasso, G. Falco e W. Maturi. Attualmente (1981) è professore di storia economica nell’Università di Torino. Ha percorso un periodo di studi nell’Istituto Italiano di Studi Storici dove allora si incontrava con B. Croce e ascoltava F. Chabod. Alla storia economica e sociale è stato avviato da Luigi Einaudi.”,”CONx-229″
“ABS Robert”,”Emile Vandervelde.”,”Nato a Ixelles nel 1866, morto a Bruxelles nel 1938, VANDERVELDE è entrato nella vita politica a vent’anni. Rappresentante degli studenti socialisti al Congresso del P.O.B. deal 1890 al 1892, redige quindi il documentoche diventerà nel 1894 la Charte du POB, conosciuta come la “”Charte de Quaregnon””. Diventa deputato socialista nell’ ottobre 1894 e dirige il gruppo parlamentare fino alla morte. Alla Camera dei Rappresentanti prima della 1° guerra mondiale si interessa in particolare ai problemi che pone la ripresa del Congo da parte dello stato belga, alla questione dell’ alcool e alla politica estera. Nel 1914 diventa ministro di Stato e due anni più tardi entra nel governo. Dopo l’ armistizio, è uno dei firmatari del Trattato di Versailles. Ministro della giustizia, da il suo nome a importani riforme del regime penitenziario. Nel 1925, ministro degli esteri, assume un ruolo importante nella redazione degli accordi di Locarno. Nel 1935 è ministro della sanità nel governo Van Zeeland. Dal 1936 si impegna per la difesa della repubblica spagnola. Abbandona il governo nel 1937. “”Noi sappiamo che se c’è un partito dell’ Internazionale Operaia Socialista che si è sempre opposto fino allo spasimo, non solo a interventi stranieri in Russia, contro la dittatura bolscevica, è il partito di Martov, di Dan e di Abramovitch, il partito menscevico. E veramente, occorre, a un grado inaudito, fare affidamento, contro ogni evidenza, alla credulità umana, per osare accusare uomini come Hilferding, Leon Blum, Fr. Adler o io stesso, di aver legami con i “”bianchi””, di preparare segretamente un intervento straniero, di essere il tramite con gli stati maggiori imperialisti, quando, giornalmente, su tutta la stampa borghese d’ Europa, ci si rimprovera d’essere, malgrado tutto, con la Rivoluzione russa, di opporci, con tutte le nostre forze, alla politica di accerchiamento, di boicottaggio, di “”blocco”” dei Soviets, oppure, per ricordarci di vecchi ricordi, di aver fermato al passaggio, quando l’ esercito di Pilsudski marciava su Kiev, le munizioni francesi che gli erano destinate.”” (pag 223)”,”MHLx-022″
“ABSE Tobias, a cura di Mauro STAMPACCHIA”,”Sovversivi e fascisti a Livorno. Lotta politica e sociale (1918-1922).”,”Tobias Abse (Cardiff 1956), ha studiato al Gonville and Caius College dell’Università di Cambridge e presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 1983 ha conseguito il titolo di PhD presso l’Università di Cambridge, e ha lavorato come ricercatore al New Hall, Cambridge and Darwin College. Attalmente insegna storia contemporanea all’Università di Leeds.”,”ITAF-039-FL”
“ABULAFIA David”,”Il grande mare. Storia del Mediterraneo.”,”David Abulafia (Twickenham, Inghilterra, 1949), docente di Storia del Mediterraneo a Cambridge, per i mirti acquisiti con i suoi studi sulla storia italiana nel 2003 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà italiana. Ha pubblicato in Italia ‘Le due Italie’ (1991), ‘I regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500’ (1999) e ‘La scoperta dell’umanità’ (2010). Importanza della Sicilia per Genova (grano, materie prime ecc:) (pag 312) 1936. Gli italiani a Maiorca. Strage di Maiorchini. “”Nel 1936, inoltre, gli italiani intervennero a fianco delle forze falangiste spagnole, all’inflessibile comando del poco carismatico ma molto efficace generale Francisco Franco: oltre a 50.000 uomini, l’Italia fascista offrì supporto aereo e navale, giocando un ruolo decisivo nella battaglia per le isole Baleari. Se Mussolini non avanzò pretese sulla Spagna continentale, le isole erano tutt’altra questione. Gli italiani approdarono a Maiorca, da cui nel settembre 1936 cacciarono le ultime forze repubblicane, giustiziando circa 3000 maiorchini accusati di fiancheggiare i comunisti. Nei due anni successivi l’isola servì da base per le pesanti incursioni compiute dall’aeronautica italiana sui principali centri repubblicani, come Valenza e Barcellona. Probabilmente Mussolini avrebbe voluto tenere Maiorca, ma in fondo aveva ottenuto quello che gli interessava: una base operativa nel Mediterraneo occidentale, sufficientemente vicina a Tolone e a Orano per tenere a bada i contingenti navali francesi di stanza in quelle città, anche se la sua vera ossessione continuava ad essere la marina inglese. Gli italiani, comunque, non mancarono di far sentire la loro presenza nell’isola: la strada principale di Palma di Maiorca fu ribattezzata «via Roma» e abbellita all’imbocco da statue di giovani con aquile romane appollaiate sulle spalle. Dopo quindi secoli il ‘Mare nostrum’ era tornato a estendersi dall’Italia alle acque della Spagna”” (pag 572)”,”STOS-206″
“ABULAFIA David”,”Storia marittima del mondo. Quattro millenni di scoperte, uomini e rotte.”,”David Abulafia (Twickenham, Inghilterra, 1949), docente di Storia del Mediterraneo a Cambridge, per i mirti acquisiti con i suoi studi sulla storia italiana nel 2003 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà italiana. Ha pubblicato in Italia ‘Le due Italie’ (1991), ‘I regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500’ (1999), ‘La scoperta dell’umanità’ (2010), ‘Il grande mare. Storia del Mediterraneo’ (2016). Seconda guerra mondiale “”Nella storia marittima la seconda guerra mondiale, a confronto con la prima, ci pone di fronte a un paradosso. Benché il conflitto precedente avesse avuto origine nel cuore dei Balcani, una delle principali preoccupazioni dei tedeschi alla vigilia della prima guerra mondiale era stata, come emerge chiaramente dalle parole di Tirpitz sulla minaccia britannica, la potenza navale. Eppure il conflitto in mare, nonostante le gravi perdite della marina mercantile, era rimasto confinato più che altro nell’Atlantico. La seconda guerra mondiale ebbe origine dalle ambizioni tedesche in terraferma, nell’Europa orientale, ed è proprio pensando a queste ambizioni che ancora nel 1939 i fautori britannici dell”appeasement’ sostenevano che la Gran Bretagna avrebbe dovuto cogliere questa opportunità e lasciare che Hitler perseguisse i suoi progetti in Europa, così non avrebbe interferito con il dominio britannico dei mari. Quando scoppiò la guerra con la Germania e il Giappone si schierò a fianco dei tedeschi, il conflitto divenne veramente globlale e abbracciò i tre grandi oceani, fino a vedere la caduta di alcune delle più preziose basi britanniche in Estremo Oriente, in particolare Hong Kong (il giorno di Natale del 1941) e Singapore (il 15 febbraio 1942). Se nella prima guerra mondiale le reti commerciali delle compagnie di navigazione britanniche in Estremo Oriente avevano spesso prosperato, nella seconda, in cui persino l’Australia finì sotto attacco da parte dei giapponesi, esse furono completamente distrutte. La Blue Funnel Line perse le sue basi in Estremo Oriente, sulle quali si era fondato il suo successo (24). Il conflitto in mare fu inoltre più crudele persino di quanto era stato ai tempi dei primi U-Boot: non solo la tecnologia sottomarina aveva fatto giganteschi passi avanti, ma l’aggiungersi di un’efficace potenza aerea fece sì che gli attacchi alle navi non fossero più lanciati esclusivamente da altri natanti, sopra o sotto la superficie del mare. Massicciamente esposta alla potenza di fuoco tedesca e giapponese non fu soltanto la marina mercantile delle potenze alleate, ma anche quella delle nazioni neutrali, tra cui, fino al suo tardivo ingresso in guerra, gli Stati Uniti. Ciò significò anche che la minaccia all’approvvigionamento di cibo e beni industriali essenziali della Gran Bretagna fu costante e grave in misura di gran lunga superiore rispetto agli anni tra il 1914 e il 1918. Alcune rotte di approvvigionamento consolidate cessarono di essere accessibili: l’invio di truppe in Egitto comportò la circumnavigazione dell’Africa (25). Caduta la Francia, i tedeschi assunsero il controllo della maggior parte della marina mercantile francese. Nelle altre regioni conquistate dal Reich il destino delle flotte mercantili fu vario”” (pag 899-900) [(24) Falkus, ‘The Blue Funnel Legend’, cit., pp. 240, 245; (25) Miller, Europe and the Maritime World, cit., pp. 277-278; Falkus, ‘The Blue Funnel Legend’, p. 236] [D. Abulafia, Paragrafo III. Guerra e pace, e ancora guerra, all’interno del capitolo V. Gli oceani sotto controllo (1850-2000), (pag 889-903)]”,”ASGx-063″
“ABUSCH Isaac, a cura di Joachim KOWALCZYK”,”Erinnerungen und Gedanken eines oppositionellen Kommunisten.”,”Paul Frölich ist an der Problematik der Sowjetunion innerlich zerbrochen. “”Heinz hatte den Paul Frölich in Paris schwer gekränkt, wie er gesagt hat “”Paul Frölich, geborene Wolfstein””, das hat er ihm nie verziehen. Das war auch eine Demütigung.”” (pag 69)”,”MGEK-077″
“[A.C.]”,”Bibliografia. Strategia. Libri, riviste.”,”Ampia bibliografia citata dall’autore (Molnar) nel suo libro ‘La politica delle allenze del marxismo’ (in francese)”,”STOx-300″
“ACCAME Giano STRINATI Claudio a cura; articoli di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Giano ACCAME Diego REDIVO Massimo SCIOSCIOLI Aldo G. RICCI Gustavo RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Mariano GABRIELE Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO VIttorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARISI Giano ACCAME Claudio STRINATI”,”A 90 anni dalla Grande guerra. Arte e memoria.”,”Articoli di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Giano ACCAME Diego REDIVO Massimo SCIOSCIOLI Aldo G. RICCI Gustavo RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Mariano GABRIELE Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO VIttorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARISI Giano ACCAME Claudio STRINATI Contiene gli articoli: – Leonida Bissolati (di A.G. Ricci) (pag 71-75) – L’interventismo di Gramsci, Togliatti e Di-Vittorio (di G. Vacca) (pag 98-101) – Engels l’aveva previsto (di Giano Accame) (pag 200-201)”,”QMIx-189″
“ACCAME Giano STRINATI Claudio a cura; scritti di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Diego REDIVO Aldo G. RICCI Giovanni RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Oreste BOVIO Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Paolo CASOLARI Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO Vittorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giuseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARINI Giano ACCAME Claudio STRINATI”,”A 90 anni dalla Grande Guerra. Arte e memoria. GateTermini Art Gallery, Roma, 17 marzo-31 luglio 2005.”,”2° copia Interventismo di Mussolini, Gramsci, Togliatti e Di-Vittorio (pag 98) ‘Engels l’aveva previsto’ di Giano ACCAME (pag 200) “”In ‘Po e Reno’ del 1859 (Engels) aveva individuato con 58 anni d’anticipo Caporetto tra i punti di sfondamento per dilagare nella pianura padana. E il Belgio, molto tempo prima del piano Schlieffen messo a punto nel 1905, come il passaggio da cui invadere la Francia. La precoce lucidità dell’analisi traspare da questa visione strategica: “”Ancor più del Belgio, l’Italia settentrionale è da secoli il campo di battaglia sul quale tedeschi e francesi hanno combattuto le guerre che li hanno visti di fronte. Il possesso del Belgio e della valle del Po è, per chi attacca, la condizione necessaria sia per un’invasione tedesca della Francia, sia per un’invasione francese della Germania: soltanto questo possesso rende completamente sicuri i fianchi e le spalle dell’invasore. Soltanto il caso di una neutralità assolutamente certa di questi paesi potrebbe costituire un’eccezione; e ciò fino ad ora non si è verificato””. (Engels) Aveva persino immaginato l’aggiramento della linea del Piave, che agli austro-germanici non è invece riuscito. (…) Alla traduzione italiana degli scritti militari di Engels si oppose allora Filippo Turati, obiettando “”che la nazione armata e l’istruzione ginnastico militare di tutta l’adolescenza dei popoli par fatta per rinforzare anziché indebolire il pregiudizio patriottico e militare””. (pag 200) (fonti di questo scritto, ME: ‘Sul risorgimento italiano; Opere scelte di Marx ed Engels; Accame: ‘Socialismo e tricolore’) Scritti di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Diego REDIVO Aldo G. RICCI Giovanni RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Oreste BOVIO Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Paolo CASOLARI Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO Vittorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giuseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARINI Giano ACCAME Claudio STRINATI “”In ‘Po e Reno’ del 1859 (Engels) aveva individuato con 58 anni d’anticipo Caporetto tra i punti di sfondamento per dilagare nella pianura padana. E il Belgio, molto tempo prima del piano Schlieffen messo a punto nel 1905, come il passaggio da cui invadere la Francia. La precoce lucidità dell’analisi traspare da questa visione strategica: “”Ancor più del Belgio, l’Italia settentrionale è da secoli il campo di battaglia sul quale tedeschi e francesi hanno combattuto le guerre che li hanno visti di fronte. Il possesso del Belgio e della valle del Po è, per chi attacca, la condizione necessaria sia per un’invasione tedesca della Francia, sia per un’invasione francese della Germania: soltanto questo possesso rende completamente sicuri i fianchi e le spalle dell’invasore. Soltanto il caso di una neutralità assolutamente certa di questi paesi potrebbe costituire un’eccezione; e ciò fino ad ora non si è verificato”” [F. Engels (1)] Aveva persino immaginato l’aggiramento della linea del Piave, che agli austro-germanici non è invece riuscito. (…) Alla traduzione italiana degli scritti militari di Engels si oppose allora Filippo Turati, obiettando “”che la nazione armata e l’istruzione ginnastico militare di tutta l’adolescenza dei popoli par fatta per rinforzare anziché indebolire il pregiudizio patriottico e militare”” [Giano Accame, ‘Socialismo e tricolore’] [(in) ‘A 90 anni dalla Grande Guerra. Arte e memoria. Gate Termini Art Gallery, Roma, 17 marzo-31 luglio 2005’, Roma, 2005, a cura di Giano Accame e Claudio Strinati] [(1) K. Marx F. Engels, Sul risorgimento italiano, K. Marx F. Engels, Opere scelte]”,”FOTO-005″
“ACCAME Pietro”,”George Sorel. Le mutazioni del sindacalismo rivoluzionario.”,”ACCAME Pietro vive e lavora a Milano dove è nato nel 1967. Si è laureato in scienze politiche a Milano. “”Grazie al “”Devenir social””, comunque, saldandosi anche l’amicizia con Croce, il rapporto di Sorel con l’Italia si amplierà notevolmente. Alla rivista, infatti, collaboreranno Adolfo Zerboglio (1866-1950), Antonio Labriola (1843-1904), Arturo Labriola (1873-1959), Enrico Ferri (1856-1929), Giuseppe Salvioli (1857-1928), Guglielmo Ferrero e Luigi Einaudi (1874-1961). Ed è da notare come proprio la collaborazione di Antonio Labriola al “”Devenir social””, ed una lettera a lui inviata dal Labriola stesso, costituiscano per Croce “”la data della nascita del marxismo teorico in Italia”” (1)”” (pag 18) (1) B. Croce, Come nacque e morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900) in appendice a Antonio Labriola, La concezione materialistica della storia, Laterza 1938 pag 267″,”TEOC-574″
“ACCARINO Bruno ARCHIBUGI Daniele BARBIERI Daniele BASCETTA Marco BIDUSSA David CALCHI NOVATI Giampaolo CARLINI Franco CINI Marcello CIORRA Pippo D’ERAMO Marco DOMINIJANNI Ida FUMAGALLI Andrea GUARRACINO Scipione ILLUMINATI Augusto MARCON Giulio MAZZETTI Giovanni MONELLI Roberto NEGRI Antonio PEZZELLA Mario POLI Francesco PORRO Mario SANTOMASSIMO Gianpasquale SENESE Salvatore TONELLO Fabrizio VOLTAGGIO Franco”,”Il futuro del Novecento. Come il XX Secolo ha pensato il tempo a venire.”,”Scritti di ACCARINO Bruno ARCHIBUGI Daniele BARBIERI Daniele BASCETTA Marco BIDUSSA David CALCHI NOVATI Giampaolo CARLINI Franco CINI Marcello CIORRA Pippo D’ERAMO Marco DOMINIJANNI Ida FUMAGALLI Andrea GUARRACINO Scipione ILLUMINATI Augusto MARCON Giulio MAZZETTI Giovanni MONELLI Roberto NEGRI Antonio PEZZELLA Mario POLI Francesco PORRO Mario SANTOMASSIMO Gianpasquale SENESE Salvatore TONELLO Fabrizio VOLTAGGIO Franco”,”TEOS-289″
“ACCARINO Bruno a cura di, Saggi di Antonietta BRILLANTE Nicola CASANOVA Friedrich GENTZ”,”La bilancia e la crisi. Il linguaggio filosofico dell’equilibrio.”,”Bruno Accarino insegna Etica sociale presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze. Collabora a varie riviste ed è membro del comitato direttivo di Filosofia politica. Antonietta Brillante si è laureata a Firenze e ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia a Pisa con un lavoro su Eric Voegelin. Nicola Casanova è nato nel 1966 a Lugano. Dottore di ricerca in filosofia. Collabora con la cattedra di Etica sociale del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze e con la sede fiorentina della Georgetown University di Washington. É bgiornalista pubblicista. Friedrich Gentz. Nato a Breslavia nel 1764 ed entrato, seguendo la professione del padre, nell’amministrazione pubblica prussiana a partire dal 1785, ottenne il congedo negli anni successivi alla Rivoluzione francese, quando l’attività di pubblicista e traduttore assorbì gran parte del suo tempo. Prima di lavorare a Berlino era stato allievi di Kant a Koenigsberg.”,”FILx-145-FL”
“ACCARINO Bruno”,”Rappresentanza.”,”Bruno Accarino insegna Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Firenze. Tra i suoi libri ‘Ratio imaginis. Uomo e mondo nell’antropologia filosofica’ (a cura), Ponte alle Grazie, 1991); ‘Ingiustizia e storia. Il tempo e il male fra Kant e Weber’, Editori Riuniti, 1994.”,”FILx-25-FMB”
“ACCIAI Enrico CANSELLA Ilaria”,”Storie di indesiderabili e di confini. I reduci antifascisti di Spagna nei campi francesi (1939-1941).”,”Enrico Acciai è nato a Firenze (1980) Dottore di ricerca in storia dell’Europa contemporanea presso l’Università della Tuscia, ricercatore in varie sedi universitarie. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘1945. Violenza, conflitto sociale, ordine pubblico nel dopoguerra europeo’, Viella, 2017. Ilaria Cansella è nata a Milano (1982) e vive a Grosseto. Ha conseguito nel 2007 la Laurea magistrale in Documentazione e ricerca storica presso l’Università di Siena, dove ha in corso un Dottorato di ricerca sulle politiche di sviluppo dell’Italia in Africa anni Cinquanta-Settanta. Collabora con l’ISGREC e si è occupata anche di Resistenza ed epurazione. “”L’attraversamento del confine dei Pirenei e l’arrivo in Francia era stato di tutt’altro genere, per un numero non piccolo di rifugiati spagnoli, repubblicani in fuga, inseguiti dalle truppe franchiste vincitrici. Ancora Albert Camus in un’altro passo dell’articolo citato, a fine 1948, aveva scritto: «mi succede di nuovo, insieme a pochi altri francesi, di non essere fiero del mio paese». A suscitare un sentimento di vergogna, le responsabilità della Francia nei confronti del popolo spagnolo; della Repubblica fino al 1940, del governo collaborazionista di Vichy dopo l’occupazione. Dell’epoca della Repubblica citava in particolare un episodio: «il poeta Antonio Machado, messo in un campo di concentramento dal quale è uscito solo per morire (11)». Nelle parole di Camus si rintracciano ragioni morali, ma anche un segno di coerenza politica con il suo impegno di antifascista e resistente in Francia, consapevole della presenza attiva di non pochi spagnoli o membri delle Brigate Internazionali a combattere, come lui, per la libertà della Francia, tra 1940 e 1944″” (12). Poiché quello dell’internamento di reduci, civili non combattenti in fuga, compreso bambini e vecchi, feriti e quanti costituirono la “”marea umana”” che oltrepassò i Pirenei è il tema centrale dello studio di Acciai e Cansella, contare e interpretare le tracce di memorie che lascia, nell’immediato e in tempi più lunghi, ha uno speciale valore. Quella di Camus è una tra le non numerose voci di francesi che richiamano l’esistenza di campi”” (pag 11-12) [dalla prefazione di Luciana Rocchi] [(11) ‘Perché la Spagna. Risposta a Gabriel Marcel’, “”Combat””, 25 novembre 1948, p. 544; (12) A. Camus, ‘Lettres à un ami allemand’, Gallimard, Paris, 1948]”,”MSPG-282″
” ACCIAI Enrico a cura; saggi di Elena PAPADIA Giacomo BOLLINI Antonio SENTA Matteo STEFANORI Luigi BALSAMINI Giovanni C. CATTINI Eva CECCHINATO Claudio SILINGARDI Giorgio SACCHETTI Enrico ACCIAI”,”Anarchismo e volontariato in armi. Biografie e traiettorie di combattenti transnazionali.”,”Enrico Acciai insegna Global Histry presso l’Università di Roma ‘Tor Vergata’. Si è occupato di storia dell’antifascismo europeo, storia dell’anarchismo e storia del volontario transnazionale in armi. Tra i vari capitoli: – Luigi Balsamini, Gli Arditi del Popolo: dalla guerra per la patria alla difesa del proletariato (1917-1922) (pag 119-134) – Giorgio Sacchetti, Antifascismo in armi. Umberto Marzocchi combattente transnazionale (pag 199-214) ‘Ardito del Popolo a Sarzana, fuoriuscito in Francia, Marzocchi sarà combattente in Spagna nella Colonna italiana della Francisco Ascaso e quindi nel Maquis. La sua traiettoria transnazionale, foriera di spazi geografici e reti relazionali nuove, include ben tre fra le esperienze fondamentali di volontariato in armi sullo scenario novecentesco, e ci svela i processi multidirezionali della circolazione delle idee sul continente, fra adattamenti e rigenerazione intellettuale, in chiave cosmopolita (4). Già conosciuto come attivista sindacale ed esponente dei gruppi giovanili anarchici alla Spezia aveva avuto modo di compiere la sua prima esperienza personale di lotta armata. A Roma aveva incontrato Argo Secondari e Giuseppe Gaetano Mingrino, massimi dirigenti degli Arditi dl Popolo (AdP) (5), Proprio alla vigilia dei noti fatti di Sarzana. Qui, in collaborazione con Ugo Boccardi ‘Ramella’, aveva assunto il comando di una cinquantina di arditi (6). Il 21 luglio 1921 una colonna di cinquecento fascisti, in gran parte provenienti dalla Toscana, nel tentativo di liberare i propri camerati rinchiusi nella fortezza di Sarzanello a seguito di una sanguinosa spedizione punitiva, ingaggiava uno scontro a fuoco, prima con carabinieri e guardie regie, poi con gli AdP. Le perdite per le camicie nere erano state ingenti: quattordici morti e decine di feriti. Quanto al nostro, la sconfitta del movimento rivoluzionario e le tentate aggressioni degli squadristi lo avevano spinto a un primo trasferimento da Spezia a Savona. In quest’ultima città, dove aveva trovato un provvisorio impiego in Comune, svolgeva attività nel gruppo “”Pietro Gori”” e nel sindacato, mantenendo aperti canali di contatto sia con il direttorio nazionale degli AdP, sia con Errico Malatesta. Si occupava dell’espatrio clandestino dei perseguitati, per mare e per ferrovia, avendo approntato un percorso sicuro fra Savona e Ventimiglia, fino a Mentone e Nizza (7). Nell’estate 1922 le squadre fasciste erano padrone della Liguria e la seconda ondata aveva domato le roccaforti proletarie più riottose. Dopo Sarzana, Spezia, Genova, sarebbe toccato a Savona. Fra il 31 luglio e il 4 agosto, in concomitanza dello sciopero generale dell’Alleanza, si compiva il destino di quella città. Tremila camicie nere provenienti dal Carrarese, dall’Alessandrino e dal Genovesato, al comando dell’ex-sovversivo Massimo Rocca, chiudevano la partita debellando le ultime resistenze. Messe a ferro e fuoco tutte le sedi operaie, il comune “”rosso”” invaso fu pavesato con il tricolore. A seguire il provvedimento prefettizio che dichiarava decaduta la giunta. Si apriva allora la caccia al sovversivo anche fra gli impiegati comunali. E qualcuno, con affanno ma senza esito, cercava Marzocchi ormai uccel di bosco (8). La scelta della laica Francia come rifugio fu un fatto naturale, per vicinanza ma anche per una consuetudine consolidata nell’emigrazione economica. Era quella la prima ondata di fuggiaschi, popolare, spontanea e non organizzata, base per i successivi adattamenti, esito nefasto della guerra di classe. Si stabilizzavano così oltralpe gruppi di profughi sovversivi già in grado di pubblicare, fin dal 1923, propri organi di stampa (9)’ (pag 200-201) [(in Giorgio Sacchetti, ‘Antifascismo in armi. Umberto Marzocchi combattente transnazionale’ (pag 199-214)] [(4) Cfr. Renato Camurri, The Exile Experience Reconsidered: A Comparative Perspective in European Cultural Migration during the Interwar Periodo’ in ‘Transatlantica’, 1.2014, pp. 1-14; (5) Cfr. Luigi Balsamini, ‘Gli Arditi del Popolo. Dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922), Casalvelino Scalo, Galzerano editore, 2018; 6. ACS, CPC, b. 3117 fasc. Marzocchi Umberto. Cfr. Giorgio Alberto Chiurco, ‘Storia della Rivoluzione Fascista, vol III, Anno 1921, Firenze Vallecchi, 1929, pp. 459 e ss.; Andrea Ventura, ‘I primi antifascisti. Sarzana, estate 1921, Politica e violenza tra storia e storiografia, Sestri Levante, Gammarò, 2010; (7) Cfr. Intervista a U.M. (1978); (8) Ibidem. Cfr. Rodolfo Badarello, ‘Cronache politiche e movimento operaio del Savonese’, Savona, Comune di Savona, 1987, pp. 363-370; (9) Cfr. Leonardo Bettini, Bibliografia dell’anarchismo’, vol. 1, tomo 2. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati all’estero (1872-1971), Firenze, CP editrice, 1976] [ISC Newsletter N° 95]”,”ANAx-463″
“ACCIARINI Filippo, a cura di Maria Chiara ACCIARINI”,”Autobiografia di un socialista (da Torino a Mauthausen).”,”Ha cooperato alla preparazione del grande sciopero di Torino nel febbraio -marzo 1944″,”ITAR-259″
“ACCINELLI Maria Francesco”,”Memorie istoriche sacro-profane di Genova.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-212″
“ACCINELLI Maria Francesco”,”Compendio delle storie di Genova. Dalla sua fondazione sino all’anno MDCCL. Tomo I.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-213″
“ACCINELLI Maria Francesco”,”Continuazione del Compendio delle storie di Genova dall’anno MDCC al MDCCL. Tomo II.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-214″
“ACCOLTI GIL Mario a cura; LORENZETTI Fabio; BAINI Alberto DE-BIASI Mario”,”Spagna 1936. Servizio illustrato / Trent’anni fa la guerra civile in Spagna: quel luglio del ’36 / Budapest ’56.”,”Servizio tratto dalla mostra fotografica del Gruppo permanente di lavoro per l’informazione e i mass media della Biennale di Venezia, coordinato da Dominco Bonanno ha dedicato alla ‘Spagna 1936-1939’, allestimento di Enrico Veneziani, mostra curata da Eva Paola Amendola e Federica Di Castro Gli anni della guerra di Spagna vedono la nascita del giornalismo fotografico moderno: il primo numero di “”Life”” esce in America il 23 novembre del 1936.”,”FOTO-103″
“ACCOLTI-GIL Mario a cura; collaborazione con Aldo G. RICCI”,”L’America di Reed.”,”Molte foto sulla condizione di povertà del proletariato urbano americano e sulla lotta e gli scioperi del movimento operaio statunitense.”,”REEx-001-FGB”
“ACCORINTI Giuseppe”,”Quando Mattei era l’ impresa energetica – io c’ero.”,”presentazione di Giuseppe DE-RITA; post scriptum, indice nomi 2° edizione (spazi in blocchetto) Le 7 sorelle contro l’Eni e contro Mattei. “”Peraltro i difficili rapporti fra Mattei e le società internazionali era già iniziati sulla scala nazionale con la battaglia contro l’istituzione dell’Eni e soprattutto contro l’esclusiva che riservava all’Eni la ricerca in Valle Padana. Successivamente il contrasto divenne violento quando nel 1956 Mattei decise di portare in forze l’attacco all’estero direttamente in quei paesi che fino ad allora erano stati una sorta di riserva di caccia delle società internazionali, le cinque americane Standard Oil California, Standard Oil New Jersey (Esso), Gulf, Texaco, Mobil, l’inglese Bp (che era la società dell’ammiragliato) e la anglo-olandese Shell, note sotto il nome di ‘seven sisters’ (“”sette sorelle””), un modo scherzoso di etichettarle che qualcuno fece risalire allo stesso Mattei (è una cosa che ho sempre sentito dire anch’io ma, francamente, non ho elementi certi al riguardo).”” (pag 143)”,”ECOI-222″
“ACCORNERO Aris a cura; saggi di Bruno BEZZA Emilio SOAVE Adolfo PEPE Benedetto DE-CESARIS Laura PENNACCHI Massimo LEGNANI Liliana LANZARDO Giovanni MOTTURA Enrico PUGLIESE Walter TOBAGI Francesco SILVA Sergio CHIAMPARINO Ada BECCHI COLLIDA’ Renzo RAZZANO Tiziano TREU Mario RICCIARDI Giuseppe DELLA-ROCCA Gian Primo CELLA Sergio GARAVINI Michele SALVATI Umberto ROMAGNOLI Gino GIUGNI Salvatore SECHI Emilio REYNERI Guido BAGLIONI Fausto ANDERLINI Bruno TRENTIN Alessandro PIZZORNO Mario TRONTI”,”Problemi del movimento sindacale in Italia 1943-1973.”,”Saggi di Bruno BEZZA, Emilio SOAVE, Adolfo PEPE, Benedetto DE-CESARIS, Laura PENNACCHI, Massimo LEGNANI, Liliana LANZARDO, Giovanni MOTTURA Enrico PUGLIESE, Walter TOBAGI, Francesco SILVA, Sergio CHIAMPARINO, Ada BECCHI COLLIDA’, Renzo RAZZANO, Tiziano TREU, Mario RICCIARDI, Giuseppe DELLA-ROCCA, Gian Primo CELLA, Sergio GARAVINI, Michele SALVATI, Umberto ROMAGNOLI, Gino GIUGNI, Salvatore SECHI, Emilio REYNERI, Guido BAGLIONI, Fausto ANDERLINI, Bruno TRENTIN, Alessandro PIZZORNO, Mario TRONTI.”,”MITT-012″
“ACCORNERO Aris”,”Gli anni ’50 in fabbrica. Con un diario di Commissione interna.”,”Aris ACCORNERO (Asti 1931) è stato operaio a Torino dal 1946 fino al licenziamento per rappresaglia nel 1957. Fra il 1957 e il 1967 è stato cronista sindacale poi redattore, infine capo servizio sindacale a ‘L’ Unità’. Dal 1967 è alla CGIL di cui dirige la rivista ‘Quaderni di rassegna sindacale’. Ha pubblicato ‘Fiat confino’ ‘La scatola di cemento’ ‘Il Consiglio di gestione alla Riv’ ‘Dalla rissa al dialogo’.”,”MITT-055″
“ACCORNERO Aris”,”San Precario lavora per noi. Gli impieghi temporanei in Italia.”,”Aris ACCORNERO è professore emerito di Sociologia industriale presso l’ Università di Roma ‘La Sapienza’ ed è stato ‘Visiting’ Professor al MIT e alla Harvard University e del Wisconsin. Esperto e membro di commissioni ministeriali e parlamentari e dell’ Autorità di garanzia sugli scioperi, ha curato per il CNEL l’ annuale ‘Rapporto sul mercato del lavoro’. Ha curato varie voci dell’ Enciclopedia Treccani. Tra i suoi libri: Era il secolo del Lavoro (1997), ‘L’ultimo tabù. Lavorare con meno vincoli e più responsabilità’ (1999) (con A. Orioli). Aris ACCORNERO è professore emerito di Sociologia industriale presso l’ Università di Roma ‘La Sapienza’ ed è stato ‘Visiting’ Professor al MIT e alla Harvard University e del Wisconsin. Esperto e membro di commissioni ministeriali e parlamentari e dell’ Autorità di garanzia sugli scioperi, ha curato per il CNEL l’ annuale ‘Rapporto sul mercato del lavoro’. Ha curato varie voci dell’ Enciclopedia Treccani. Tra i suoi libri: Era il secolo del Lavoro (1997), ‘L’ultimo tabù. Lavorare con meno vincoli e più responsabilità’ (1999) (con A. Orioli). “”Osservando separatamente i tragitti degli occupati a tempo indeterminato e a tempo determinato per l’intero periodo 1998-2003 si nota che fra i primi 72 su 100 non hanno cambiato contratto, mentre fra i secondi non l’hanno cambiato appena 38 su 100: effetto evidente della temporalità del rapporto. Significative comunque le quote di lavoratori che ottengono un rapporto permanente a partire dall’anno successivo a quello in cui sono entrati o rientrati nel mercato del lavoro (57.9 per cento), e di quelli che lo ottengono un anno dopo aver cambiato una o più volte il rapporto di lavoro (62.3 per cento).”” (pag 120) “”Isfol. Una ricerca dell’Isfol, pubblicata nel voume ‘Il tanto e il poco del lavoro flessibile’, consente un confronto di flusso fra dati individuali dell’indagine trimestrale Istat sulle forze di lavoro. Il campione elaborato comprende circa 300.000 lavoratori, di cui viene misurata la stabilità dell’occupazione fra due rilevazioni, effettuate nel gennaio 1999 e nell’ottobre 2000, cioè a un anno di distanza””. (pag 121)”,”CONx-154″
“ACCORNERO Aris”,”Il lavoro come ideologia.”,”Giudizi sulla positività e negatività del lavoro in Marx e altri “”[Marx] rimprovera a Smith di avere del lavoro una “”determinazione puramente negativa”” (17), così come parecchi anni prima aveva rimproverato a Hegel di “”vedere soltanto l’aspetto positivo del lavoro”” (18). Peraltro l’operazione dialettica con cui Marx ce ne fa vedere l’aspetto negativo muoveva da una determinazione sicuramente positiva del lavoro, tanto che egli aveva giudicato importante la ‘Fenomenologia’ proprio in quanto con essa Hegel “”coglie l’essenza del ‘lavoro'””, “”concepisce l’uomo reale come risultato del ‘proprio lavoro'””, e anzi “”intende il ‘lavoro’ come l”essenza’, l’essenza che si avvera dell’uomo”” (19). (…) Due e distinti sembrano gli elementi fondativi di questo chiaro pronunciamento marxiano sulla positività del lavoro. a) Il primo, quello dei ‘Manoscritti’ (…). La violenza della requisitoria sul lavoro che estrania l’operaio dalla propria essenza umana poggia interamente sull’opposta clausola, che attraverso il lavoro si autorealizzi l’essenza dell’uomo. Il furore dialettico rivela la passione politica. La positività del lavoro può dunque apparire come immanente, o anche presentarsi come senso comune, ma è soprattutto una scelta di campo, giovanile e definitiva. E’ per questo che non ha neppure bisogno di essere dimostrata. b) Il secondo fondamento non è più di genere filosofico bensì scientifico. Si affaccia già fin dall”Ideologia tedesca’ e accompagna poi il ragionamento marxiano più maturo. Potremmo definirlo antropologico e farlo discendere dallo spirito del Rinascimento, non più dalla logica hegeliana. “”Il lavoro – leggiamo nel ‘Capitale’ – è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura””, e nel quale, “”operando sulla natura fuori di sé e cambiandola, egli cambia allo stesso tempo la natura sua propria”” (22). Qui, col lavoro, l’uomo diventa uomo nella sua materialità, non più nella sua essenza. Come potrebbe non essere positivo, l’agente di questa trasformazione, del mondo e di sé? Tant’è vero “”che questa attività, questo continuo lavorare e produrre sensibile, è la base dell’intero mondo sensibile, quale ora esiste”” (23) – era già stato obiettato a Feuerbach. (…) Occorre vedere allora se la faccia positiva guarda avanti, verso la fine dello sfruttamento. Aiutano poco, in materia, le pagine dell”Ideologia tedesca’ sulla rivoluzione comunista dei proletari che “”per affermarsi personalmente, devono abolire il lavoro”” (38) come condizione di esistenza loro propria e di tutta la società (39). Meglio cercare nelle opere mature. E’ qui che Marx prospetta come nel ‘Capitale’ (40), il “”regno della libertà”” quale si instaura “”dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita”” – come scrive poi nella ‘Critica al programma di Gotha’ (41). Ed è oltremodo significativo che questo bisogno sia al tempo stesso elevato ed elementare. Nei ‘Grundrisse’ si parla infatti, per l’individuo, del “”bisogno di una normale porzione di lavoro”” (42). In tal modo la prospettiva avveniristica viene a coincidere con una esigenza vitale, anche psichica”” (43). Dove anzi la fuoriuscita dal regno della necessità è meglio delineata seppur fugacemente, cioè nel ‘Capitale’, Marx è così realistico da porre come “”condizione fondamentale di tutto ciò la riduzione della giornata lavorativa”” (44). E nei quaderni dei ‘Grundrisse’ avverte a più riprese, polemico con Fourier, che “”il lavoro non può diventare gioco”” anche quando saranno “”create le condizioni affinché sia lavoro attraente”” (45)”” [Aris Accornero, Il lavoro come ideologia, Bologna, 1980] [(17) K. Marx, Lineamenti, cit., vol II, p. 279; (18) K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 264; (19) Ibidem, pp. 263-4; (22) K. Marx, Il Capitale, Roma, Edizione Rinascita, 1956, vol I, p. 195; (23) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, Roma, 1958, p. 41; (38) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, cit., p. 76; (39) (…) Marx (o Engels?) non parlava di abolire il lavoro ‘tout court’ (…); (40) K. Marx, Il Capitale, cit, vol. III, p. 231; (41) K. Marx F. Engels, ‘Il partito e l’Internazionale’, Roma, Edizioni Rinascita 1948, p. 232 (…); (42) K. Marx, Lineamenti, cit., vol. II, p 278; (43) Ne parlerà poi S. Freud, ‘Il disagio della civiltà’, Torino, Boringhieri, 1971, p. 24 (…); (44) K. Marx, Il Capitale, cit., vol. III, p. 232; (45) K. Marx, Lineamenti, cit. vol. II, p. 410] (pag 16-20)”,”TEOS-236″
“ACCORNERO Aris”,”Lavoro e non lavoro.”,”ACCORNERO Aris, Lavoro e non lavoro. CAPPELLI EDITORE. BOLOGNA. 1980 pag 206 16° introduzione note bibliografiche; Collana ‘L’autonomia del politico’ diretta da Salvatore SECHI e Mario TRONTI. . Piemontese, Aris Accornero vive e lavora a Roma dove dirige la sezione ricerche sociali del CeSPE (Centro studi di politica economica del PCI). Ha diretto i “”Quaderni di rassegna sindacale”” ed è autore di saggi e volumi di politica sindacale tra cui ‘Gli anni ’50 in fabbrica’ (Bari, 1973). Ha diretto l’inchiesta sulla Fiat organizzata dal Pci. Sull’occupazione femminile (pag 110-111) “”Sull’occupazione femminile e sulle difficoltà in cui versa in Italia sono già state dette tante cose sensate che non ci dovrebbe essere molto da aggiungere. Tuttavia la discussione ha fatto un altro passo avanti dopo l’uscita del libro di una economista dove si afferma qualcosa in più: una cosa che tutti sappiamo, che è difficile dire, ma che è giusto dire. Scrive Fiorella Padoa Schioppa: «Nonostante che, a parità di altre condizioni, le lavoratrici siano ugualmente produttive e forse meno remunerate, esse costituiscono forza-lavoro debole perché costano di più all’impresa» (126). Tale debolezza sta oggigiorno alla radice dell’emarginazione e della discriminazione verso qualsiasi lavoro femminile. Questa è la tesi. Perché le lavoratrici costano di più dei lavoratori? «Perché, in presenza di una tendenziale eguaglianza retributiva, fattori biologici, culturali e sociali abbassano la durata media della loro vita attiva, riducono le ore annue da esse lavorate, aumentano l’assenteismo (127) e l’insicurezza delle loro prestazioni lavorative». Queste sono cose che i padroni dicono sempre, e c’è da rimanerci male a ripetere le cose che dicono i padroni, tanto più in un periodo in cui, mentre loro tambureggiano sul costo del lavoro, gli utili aziendali stanno ormai risollevandosi grazie anche ai ribassi praticati nel 1977 al costo del lavoro. (D’altra parte certe lagnanze sono fuori luogo: penso agli industriali del nord i quali cercano disperatamente migliaia di operai altamente qualificati. Oh bravi! Ma per quanti anni avete assunto operaio giovani-generici-robusti-adattabili, scoraggiando qualsiasi apprendimento di mestiere?). Il punto comunque non è questo, e molto dipende da dove si va poi a parare col discorso su quanto costa il lavoro femminile. Infatti l’emarginazione sussiste anche laddove l’occupazione delle donne è andata crescendo, forse per la carenza di una misura della produttività o di un controllo dell’assiduità: è il caso dell’impiego pubblico, dove il costo del lavoro risponde a tutt’altra logica. Il punto sottolineato dalla Padoa Schioppa è diverso e riguarda i fattori che condizionano l’apporto lavorativo delle donne facendone aumentare il costo, dove ciò è calcolabile e dove non lo è. Fra di essi, quello che gode di una doverosa, penosa e un po’ retorica tolleranza è ovviamente la procreazione. Ma in verità l’assenteismo ‘biologico’ femminile non pesa più di quanto pesi l’assenteismo ‘patrio’ maschile, e molti imprenditori li considerano alla pari cercando solo di scansare le conseguenze di ambedue questi impedimenti al lavoro: sia il far figli che l’andar soldato. Il fattore che più pesantemente condiziona l’apporto lavorativo delle donne è però quello del medesimo che sulle donne lavoratrici ricade e che meno viene tollerato: è il lavoro domestico, quella ‘corvée’ sempre assillante e a volte massacrante che Laura Balbo ha bene illustrato di recente (43). In termini di gestione familiare dei bisogni e delle risorse. Se il secondo lavoro, oggi in crescita, è un fenomeno maschile, la seconda occupazione femminile resta quella solita: l’attività domestica. Beninteso gratuita. Il lavoro della donna, che costa troppo quando è in produzione, non costa infatti niente quando è in casa. «La casalinga è un’occupata nascosta», scrive Fiorella Padoa Schioppa; e quando ha anche un’occupazione remunerata, allora è due volte occupata perché «tutte le donne sono anche casalinghe»”” (pag 110-111) [(126) F. Padoa Schioppa, La forza lavoro femminile’, Il Mulino, Bologna, 1977; (127) F. Padoa Schioppa, ‘Assenteismo e turnover nell’occupazione femminile: un confronto fra l’Italia e gli Stati Uniti’, “”Queste istituzioni””, n. 29, gennaio-giugno 1979; (43) L. Balbo, ‘Le radici profonde del consumismo’, “”Rinascita””, n. 17, 2 aprile 1977; ‘Riorganizziamoci la vita’, ivi, n. 18, 5 maggio 1978]”,”CONx-217″
“ACCORNERO Aris ALBERS Detlev”,”Dalla riscossa operaia all’autunno caldo.”,” – Luciano Lama, ‘Le lotte operaie degli anni ’60’ – Detlev Albers, ‘L’autunno caldo del 1969′”,”SIND-158″
“ACCORNERO Aris ALVATER Elmar AUGE’ Marc BADALONI Nicola BODEI Remo CERRONI Umberto DE-GIOVANNI Biagio e altri”,”Schede tratte dall’inserto pubblicato dall”Unità’ del 27 febbraio 1983 in occasione del 100° della morte di Marx. [‘Marx alla fine del XX secolo’]”,”Nel supplemento gli autori degli articoli sono: McLELLAN David LUPORINI C. GRAZIANI A. ALTVATER E. OFFE C. NAPOLEONI C. GALGANO F. BODEI R. ACCORNERO A. LE-GOFF J. VILLARI R. MOSSE G.L. PROCACCI G. SPRIANO P. SWEEZY P.M. MEDVEDEV R. CERRONI U. DE-GIOVANNI B. MUSATTI C. GODELIER M. ZANARDO A. PAPI F. AUGE’ M. TOURAINE A. SU SHAOZHI TRONTI M. VACCA G. BADALONI N. ROSSANDA R. SALVADORI M. SCOPPOLA S. TORTORELLA A. BARCA L. LUPORINI C. OTTOLENGHI F. AVINERI S. RODANO G. NELL E. MUGNAI M. PAGGI L. PERROTTA C. ARONOWITZ S. FETSCHER I. NAPOLEONI C. CARANDINI A. CALABI L. COHEN G.A. THERNBORN G. BALIBAR E. ZANGHERI R. KESSELMAN M. PACI M. DAL-PRA’ M. MANCINI I. GALASSO G. PRIETO L.J.”,”MADS-003-FC”
“ACCORNERO Aris”,”Gli anni ’50 in fabbrica. Con un diario di Commissione interna.”,”Aris ACCORNERO (Asti 1931) è stato operaio a Torino dal 1946 fino al licenziamento per rappresaglia nel 1957. Fra il 1957 e il 1967 è stato cronista sindacale poi redattore, infine capo servizio sindacale a ‘L’ Unità’. Dal 1967 è alla CGIL di cui dirige la rivista ‘Quaderni di rassegna sindacale’. Ha pubblicato ‘Fiat confino’ ‘La scatola di cemento’ ‘Il Consiglio di gestione alla Riv’ ‘Dalla rissa al dialogo’. Questione antiaziendalismo degli anni ’50. “”Questo egualitarismo moralistico e perdente sarebbe rovinoso, nell’Italia del dopoguerra, se non ci fosse il Pci – con la sua chiara scelta degli operai e della fabbrica – a contenere il radicalismo antioperaio dei vari «salveminiani»; e se non ci fossero le Commissioni interne – artefice misconosciuto e gestore abusivo della rivendicazione aziendale – a far arrivare la «questione operaia» sui tavoli della Cgil unitaria, avvicinando nonostante tutto i lavoratori al sindacato e il sindacato all’impresa industriale”” (pag 78)”,”SIND-004-FB”
“ACCORNERO Aris”,”Fiat confino. Storia della O.S.R.”,”OSR: Officina Sussidiaria Ricambi (Fiat)”,”CONx-004-FSD”
“ACCORNERO Aris, resoconto”,”Viaggio a Togliattigrad. Resoconto di una delegazione di studio CGIL.”,”La scelta di Togliattigrad, dove è già in attività il grande stabilimento automobilistico progettato dalla Fiat, aveva per la Cgil un’importanza particolare… (L. Lama)”,”SIND-009-FAP”
“ACCORNERO Aris”,”Era il secolo del Lavoro.”,”Aris Accornero è professore di Sociologia industriale all’Università di Roma La Sapienza. Con il Mulino ha pubblicato ‘La selva degli stipendi’ (in collaborazione con V. Visco, 1978), ‘Il lavoro come ideologia’ (1980), ‘I paradossi della disoccupazione’ (con F. Carmignani, 1986), ‘La parabola del sindacato’, 1992, ‘Il mondo della produzione’ (1994).”,”CONx-001-FPB”
“ACEMOGLU Daron RESTREPO Pascual”,”Robots and Jobs: Evidence from US Labor Markets.”,”Acemoglu è del MIT e Restropo è della Boston University.”,”USAE-115″
“ACHCAR Gilbert a cura; saggi di Gilbert ACHCAR Robin BLACKBURN Norman GERAS Michel HUSSON Francisco LOUCA Michael LÖWY Charles POST Catherine SAMARY”,”Le marxisme d’ Ernest Mandel.”,”Gli autori dei saggi sono Gilbert ACHCAR, Robin BLACKBURN, Norman GERAS, Michel HUSSON, Francisco LOUCA, Michael LÖWY, Charles POST, Catherine SAMARY. Gli scritti di Ernest MANDEL (1923-1995) riportati nella seconda parte sono: ‘Premisses materielles, sociales et ideologiques du genocide nazi’, ‘Pourquoi je suis marxiste’. Nel saggio di Norman GERAS ‘I marxisti di fronte all’ Olocausto: Trotsky, Deutscher, Mandel’, l’A mostra che TROTSKY nel dicembre 1938 intravide la catastrofe imminente per gli ebrei: “”E’ possibile immaginare senza difficoltà quello che attende gli ebrei dall’inizio della futura guerra mondiale. Ma, anche senza guerra, il prossimo sviluppo della reazione mondiale significa pressoché con certezza lo sterminio fisico degli ebrei”” (Trotsky, La bourgeoisie juive et la lutte revolutionnaire’ (22 dic 1938)).”,”TEOC-113″
“ACHCAR Gilbert a cura, contributi di Robin BLACKBURN Michael LÖWY Jesús ALBARRACIN Pedro MONTES Michel HUSSON Francisco LOUÇÃ Charles POST Catherine SAMARY Norman GERAS Ernest MANDEL Tariq ALI”,”The Legacy of Ernest Mandel.”,”Gilbert Achcar teaches political science at the University of Paris VIII and the American University of Paris. He is the author of Communism and Liberalism: Marxist Paradigms of Revolution. Jesús Albarracin works as an economic researcher at the Bank of Spain. He is a member of the Federal Executive Commission of the Workers’ Commissions. He has published several books on economics, including La economia de mercado. Robin Blackburn is the editor of New Left Review and the author of many books on politics and history, including The Making of New World Slavery. Norman Geras teaches political theory at the University of Manchester. He is the author of several books on politics and philosophy, including The Contract of Mutual Indifference. Michel Hussonworks as an economic researcherat the Institute for Social and Economic Research (IRES) in Paris. He is the author of several works, including Misère du capital, Une critique du néolibéralisme. Francisco Louçã teaches economics at the University of Lisbon. He is the author of Turbulence in Economics. Michael Löwy is research director of sociology at the National Centre for Scientific Research (CNRS) in Paris. He is the author of many books on philosophy, politics and social sciences, including Redemption and Utopia. Pedro Montes works as an economist at the Bank of Spain. He is the author of several books on economics and politics, including El desorder neoliberal. Charles Post teaches sociology at the Borough of Manhattan Community College of the City University of New York. Catherine Samary teaches economics at the University of Paris IX. She is the author of several works on economics and Eastern European affairs, including Yugoslavia Dismembered. Ernest Mandel nato a Francoforte sul meno nel 1923. Preface and Acknowledgements, Introduction, Notes, Notes on the Contributors,”,”TROS-038-FL”
“ACHEBE Chinua”,”Viandanti della storia. (Tit. orig.: Anthillis of the Savannah)”,”Il nigeriano ACHEBE Chinua è considerato uno dei massimi prosatori africani. In Viandanti della storia ha messo a fuoco il presente della Nigeria e il dramma delle sue generazioni. Questo romanzo fa parte di una trilogia che comincia con ‘Il crollo’ e prosegue con ‘Dove batte la pioggia’.”,”AFRx-066″
“ACHEBE Chinua”,”Il crollo – Ormai a disagio.”,”Chinua Achebe, massimo scrittore nigeriano di lingua inglese, penetra il proprio mondo con crudo realismo misto a un’acuta satira e una profonda ironia. Nei due romanzi ‘Il crollo’ (1958) e ‘Ormai a disagio’ 1960) c’è la storia di un continente, della sua cultura pre-europea, dell’esito di ciò che Achebe chiama l’ “”incontro fortuito”” fra Europa e Africa. “”Chinua Achebe (1930-2013) è stato uno scrittore, poeta e critico letterario nigeriano, considerato il padre della letteratura africana moderna in lingua inglese. Nato ad Ogidi, Nigeria, Achebe è meglio conosciuto per il suo romanzo “”Il crollo”” (Things Fall Apart), pubblicato nel 1958, che racconta la storia di un villaggio Igbo e la sua reazione alla colonizzazione britannica. Achebe ha studiato inglese, storia e teologia all’Università di Ibadan, dove ha incontrato altri futuri grandi scrittori africani. Dopo la laurea, ha lavorato per la Nigerian Broadcasting Corporation e ha fondato la African Writers Series, una collana che ha contribuito a promuovere la letteratura africana postcoloniale1. Durante la guerra civile nigeriana, Achebe ha sostenuto l’indipendenza del Biafra e ha agito come ambasciatore. La sua opera è stata tradotta in oltre 50 lingue e ha venduto milioni di copie in tutto il mondo 1″” Ormai a disagio”” (titolo originale: “”No Longer at Ease””) è un romanzo del 1960 di Chinua Achebe. È la seconda opera di una trilogia che include anche “”Il crollo”” e “”La freccia di Dio””. Questo romanzo segue la storia di Obi Okonkwo, un giovane nigeriano che torna in patria dopo aver studiato in Inghilterra, e affronta le difficoltà di adattarsi alla società nigeriana coloniale e alle pressioni della corruzione”” (copilot)”,”AFRx-001-FMDP”
“ACHENZA Lianella”,”Sui taccuini etnologici di Marx.”,”””Marx sottolinea che la differenziazione in ‘gentes’ maggiori e ‘gentes’ minori, che si verifica all’interno del sistema tribale, si sviluppa maggiormente in relazione all’assoggettamento di altre tribù (66)”” (pag 1404) (66) K. Marx, Grundrisse, cit., p. 99 Sui giudizi di Marx e Engels sull’analisi di Morgan si vedano anche le opere di S. Timpanaro, ‘Sul materialismo’ (1970), G. Prestipino ‘Sulle origini dello Stato in Engels’, Critica marxista, VIII, 1970, 60-71 e ‘L”antropologia’ di Engels e la tematica filosofica dei Grundrisse, ibidem, 66-104; Bruno Alpe, Origine ed estinzione dello Stato in Engels’, Rivista di Filosofia, 1975, 257-275 (pag 1411)”,”MADS-749″
“ACHMATOVA Anna, a cura di Bruno CARNEVALI”,”Luna allo Zenit e altre poesie.”,”Anna Achmatova è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966.”,”VARx-125-FL”
“ACHMATOVA Anna, a cura di Evelina PASCUCCI”,”Io sono la vostra voce…”,”Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966. Nel 1946 venne espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici per le sue denuncie contro gli orrori della guerra e dello stalinismo; fu riabilitata solo nel 1955.”,”VARx-126-FL”
“ACHMATOVA Anna, a cura di Carlo RICCIO”,”Poema senza eroe. E altre poesie.”,”Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966. Nel 1946 venne espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici per le sue denuncie contro gli orrori della guerra e dello stalinismo; fu riabilitata solo nel 1955.”,”VARx-129-FL”
“ACHMATOVA Anna, a cura di Michele COLUCCI”,”La corsa del tempo. Liriche e poemi.”,”Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966. Nel 1946 venne espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici per le sue denuncie contro gli orrori della guerra e dello stalinismo; fu riabilitata solo nel 1955.”,”VARx-130-FL”
“ACHTEN Udo”,”Illustrierte Geschichte des 1. Mai.”,”Bedeutung der Feier. “”Der Kölner Parteitag der SPD 1893 entschloß sich mit überwältigender Mehrheit (gegen nur 3 Stimmen) für die Resolution, die Wilhelm Liebknecht beantragte.”” Importanza della celebrazione del 1° maggio. “”Il congresso di Colonia del 1893 del partito SPD decise a stragrande maggioranza (contro solo 3 voti) l’ approvazione della risoluzione proposta da Wilhelm Liebknecht””. (pag 68)”,”MPMx-021″
“ACKERMAN Kenneth D.”,”Trotsky in New York. A Radical on the Eve of Revolution.”,”H.D. Acherman ha fatto di New York un tema favorito dei suoi scritti inclusa la biografia ‘Boss Tweed: The Corrupt Pol Who Conceived the Soul of Modern New York’. Si è occupato in particolare del periodo che va dall’ingresso degli Usa nella prima guerra mondiale. Oltre ai suoi libri Ackerman ha svolto la carriera legale a Washington, sia nel governo, consulente di due comitati del Senato (Amministrazione Reagan e Clinton) e come manager della USDA’s Federal Crop Insurance Corportation. E’ stato nel Board della ‘Washington Independent Review of Books’. Vive in Virginia. Trotsky in polemica con Bucharin e altri. (pag 146-147)”,”TROS-377″
“ACKOFF Russell L. RIVETT Patrick”,”Introduzione alla ricerca operativa. Guida ad uso dei dirigenti d’azienda.”,”Ackoff L. Russell è titolare e direttore del gruppo di Ricerca Operativa al Case Institute of Technology, dove insegna dal 1951. Ha conseguito il dottorato in filosofia della scienza alla University of Pennsylvania, dove è stato anche docente in tale campo. Ha insegnato Filosofia e Matematica alla Wayne University dal 1947 fino al 1951. É stato presidente della Operations Research Society of America e membro fondatore dell’Institute of Management Science. Rivett Patrick è, in Gran Bretagna, uno dei pionieri della RO applicata all’azienda. Per 10 anni si è occupato di RO presso il national Coal Board nel periodo in cui il gruppo RO di questa azienda è diventato uno dei più grandi del mondo. Ha lavorato per qualche tempo negli USA sia per l’Industria che con Ackoff, al Case Institute. Si è interessato dello sviluppo della Operational Research Society in Gran Bretagna; per otto anni ne è stato il segretario onorario e presidente nel 1962 e nel 1963. É titolare della cattedra di RO all’Università di Lancaster.”,”ECOG-012-FL”
“ACOCELLA Giuseppe”,”Sturzo e il sindacato.”,”Mezzo secolo di storia del sindacalismo nel pensiero politico di Luigi STURZO. Giuseppe ACOCELLA (32 anni) è professore di storia dei movimenti sindacali nell’Univ d Salerno ed è membro della direzione del centro nazionale CISL per il mezzogiorno.”,”MITT-030″
“ACOCELLA Giuseppe”,”Storia della Cisl.”,”Il libro riproduce con ampi aggiornamenti il testo pubblicato nel vol. V della ‘Storia del movimento cattolico in Italia’, diretta da Francesco Malgeri, Il Poligono, Roma, 1981 Caso Fiat. “”Le elezioni del 1955 segnarono pertanto una pesante sconfitta della Cgil e l’inizio di una spregiudicata linea di condotta della Fim-Cisl di Arrighi, mirante, con il concorso della Uil e la complicità della direzione aziendale, a togliere ogni possibilità di azione alla Fiom-Cgil in azienda. Ma la linea d’azione “”collaborativa”” della maggioranza della Commissione interna si dimostrò perdente: nel novembre 1955 le tre organizzazioni dovettero far fronte comune nel respingere i licenziamenti decisi dalla direzione. In questa situazione le elezioni del 1956, condotte nel clima della più accesa rivalità tra le organizzazioni sindacali, videro la Fiom-Cgil calare addirittura al 30,5%, la Cisl conquistare una netta maggioranza con 45,8% e la Uil attestarsi sul 23,6% dei voti. Le elezioni del 1957 (in un clima di intimidazioni verso la Cgil sempre più pesante, e con la complicazione dei fatti d’Ungheria) segnarono la riduzione della presenza Cgil nella Commissione interna a poco più di un quinto dei consensi (addirittura 21,1%), mentre la Fim-Cisl conseguì il 50%. E’ dunque una Fim-Cisl trionfante quella che si affaccia alla soglia del nuovo anno, che porterà la crisi più grave nella storia di questa organizzazione. (…) Il capitolo che ora occorre aprire – e che pure fa parte della storia del sindacalismo cattolico in Italia – è l’ambiguo capitolo relativo al Sida, il Sindacato italiano dell’automobile, nato dalla scissione della Cisl alla Fiat. E’ una vicenda che bisognerà, in altra occasione, ricostruire in dettaglio, perché rappresenta l’ultimo tentativo di creare un nucleo di una rinnovata ipotesi di “”sindacato cristiano”” in Italia, la cui esistenza la costituzione della Cisl aveva assorbito e reso improponibile come realtà autonoma. Si noti che ispiratore e mallevadore del Sida fu Giuseppe Rapelli, il glorioso sindacalista da dieci anni in disparte (fin dal Convegno di fondazione della Lcgil) perché sostenitore del Congresso straordinario delle Acli del 1948 del “”sindacato cristiano””, irriducibile avversario di Pastore. Rapelli, che aveva continuato a collaborare con Gronchi alla ‘Politica sociale””, si fece garante e patrocinatore del carattere “”confessionale”” del sindacato arrighiano [Edoardo Arrighi], favorendo l’adesione alla Confederazione internazionale dei sindacati cristiani (Cisc), nonché i contatti con quegli ambienti minoritari del partito democristiano non rassegnati all’assenza di un sindacato apertamente confessionale e subalterno alle indicazioni del partito. Per questa azione Rapelli fu espluso dalle Acli, di cui era ancora consigliere nazionale assai autorevole e giustamente stimato”” (pag 87-89) Bibliografia sul Sida: – Fissore Giampaolo – Dentro la Fiat. Il SIDA FISMIC. Un sindacato aziendale. Edizioni Lavoro, 2001, p. 272 (collana Studi di storia)”,”SIND-122″
“ACOCELLA Nicola ANNERSTEDT Jan BARRATT BROWN Michael BASSO Llelio BIBILE Seneka DE BRUNHOFF Suzanne GUSTAVSSON Rolf LALL Sanjaya LEVRERO Silvano LINDKVIST Kent LONGO Antonio LUCIANI Giacomo MARTINELLI Alberto NEERSE Peter PLASCHKE Henryk RUFFOLO Ugo”,”Multinazionali, imperialismo e classe operaia.”,”Nicola Acocella, è incaricato di Politica economica e finanziaria all’Università di Roma. Jan Annerstedt, politologo, ha appena ultimato una ricerca durata molti anni sulla divisione internazionale del lavoro per quanto concerne la ricerca scientifica e tecnica. Michael Barratt Brown, Senior Lecturer di Studi industriali, Department of Extramural Studies, Università di Sheffield. Membro fondatore dell’Institute for Workers Control; membro associato dell’Institute for Development Studies presso l’Università del Sussex. Lelio Basso, uno dei maggiori teorici del marxismo contemporaneo, ha diretto varie riviste, tra cui Pietre, Quarto Stato, la rivista bilingue International Socialist Journal – Revue Internationale du Socialisme, e dal 1958 dirige Problemi del Socialismo. Ha dato vita alla Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco per lo studio del marxismo e alla fondazione internazionale per i diritti e la liberazione dei popoli. Seneka Bbile, è nato nello Sri Lanka. Ha studiato nello Sri Lanka e in Inghilterra. É stato per parecchi anni professore di farmacologia presso l’Università di Sri Lanka e presidente della State Pharmaceuticals Corporation. É attulmente consulente dell’Unctad per la politica farmaceutica nei paesi in via di sviluppo. Suzanne De Brunhoff, svolge attività di ricerca presso il Cnrs; è docente presso l’Università di Parigi VII e quella di Parigi X. Rolf Gustavsson, è laureato in storia economica ed è autore di numerose pubblicazioni sui problemi dello sviluppo in Africa. Sanjaya Lall, è nato a Patua in India. Ha studiato in India e presso la Oxford University. É attualmente ricercatore presso l’Institute of Economics and Statistics. Silvano Levrero dirige l’Ufficio Programmazione della Regione Umbria, dopo essere stato impegnato nel movimento sindacale come segretario della Fiom di Napoli, del Comitato della terra salernitano, della Camera del Lavoro di Napoli e successivamente in vari Uffici della CGIL nazionale. Kent Lindkvist, politologo, ha recentemente ultimato una ricerca sullo sviluppo del linguaggio politico in Svezia nel Novecento. Antonio Longo, è laureato in giurisprudenza e lavora attualmente presso un Istituto di credito. Ha svolto una intensa attività pubblicistica sulla rivista Lotta di classe e integrazione europea. Giacomo Luciani, è responsabile della sezione studi economici dell’Istituto Affari Internazionali. Alberto Martinelli, è docente di Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Ha studiato a lungo presso l’Università di California a Berkeley e ha insegnato in diverse università straniere. Peter Neerse è laureato in economia. Ha lavorato dal 1970 al 1976 presso il Centro ricerche dello sviluppo (Center for udviklingsforskning) di Copenaghen ad una ricerca sugli investimenti privati danesi nei paesi in via di sviluppo e ad una altra sui problemi delle materie prime negli stessi paesi. Dal 1976 ha un incarico sulla pianificazione nei paesi dell’Est presso il Centro universitario di Roskilde (Danimarca). Henryk Plaschke, lavora presso il Centre for Development Research di Copenaghen. Ugo Ruffolo, insegna Istituzioni di diritto privato all’Università di Perugia. Ha collaborato o collabora, fra l’altro, alle seguenti riviste: Diritto Civile, Rivista Trimestrale di Diritto e Procedura Civile, Democrazia e Diritto, Politica del Diritto, Mondoperaio, Il Segnalatore.”,”ECOI-162-FL”
“ACOCELLA Giuseppe”,”Dall’arte della politica alla scienza del governo. Il pensiero politico di Ruggero Bonghi.”,” “”Dunque le ragioni della politica sono più forti della valutazione «in sé» di una legge strettamente finanziaria come è quello sulla tassa sul macinato? Dunque è proprio Bonghi ad affermare il «primato della politica»? O non si tratta piuttosto della opzione tra due scelte innanzitutto politiche, da un lato l’alleggerimento delle condizioni di povertà delle classi sociali più deboli e dall’altro l’intangibilità della spesa militare? L’affermazione dell’interesse generale (il “”sentimento dello stato””) come criterio da seguire per scegliere tra queste due possibilità non riesce a nascondere che la tassa che Bonghi ritiene non di debba abolire gravi soprattutto sulle classi socialmente ed economicamente più deboli: «Credete voi di far bene, abolendo imposte che le classi povere avvertono di pagare, poiché tocca ad esse il pagarle direttamente? Errate, signori. Giova che tutte le classi sentano il peso dello Stato» (71). Bonghi riporta dunque il discorso alla radice, a quella «questione sociale» alla quale uomini della Destra, come Minghetti, proprio in quel periodo riconoscevano rilevanza tale da influenzare il corso stesso dell’indirizzo politico del Governo e l’azione dello Stato (72). «Taluno ha affermato che le classi abbienti pagano poco e si sono sgravate sulle classi povere. Terribili parole sono queste, o signori; terribili parole che non andrebbero dette neanche se fossero vere»”” (pag 110) [Giuseppe Acocella, ‘Dall’arte della politica alla scienza del governo. Il pensiero politico di Ruggero Bonghi’, Morano editore, Napoli, 1988] [(71) ‘Contro l’abolizione della tassa sul macinato’, in ‘Discorsi parlamentari, cit., p. 199; Cfr. G. Balandi, ‘La legislazione sociale nel pensieo e nell’opera di Marco Minghetti’.comunicazione al convegno “”Marco Minghetti e la cultura politica europea”” (Bologna, 7-10 ottobre 1986)]”,”TEOP-073-FMB”
“ACQUAVIVA Sabino S.”,”Automazione e nuova classe. Problemi di sociologia industriale.”,”ACQUAVIVA Sabino S. è nato a Padova nel 1927. Laureatosi in giurisprudenza nell’Università di Padova si è in seguito dedicato a studi e ricerche sociologiche, collaborando a numerose riviste italiane e straniere. Attualmente (1969) è professore ordinario di sociologia nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. E’ autore di diversi volumi, fra cui sono da ricordare ‘L’eclissi del sacro nella società industriale’ (1961) e ‘La scelta illusoria’ (1964).”,”TEOS-261″
“ACQUAVIVA Sabino S.”,”La scelta illusoria. Democrazia politica e società industriale.”,”‘La propaganda, non consentendo a colui che ne è oggetto un diretto controllo e un controllo competente, in moltissimi casi finisce con il far prevalere le opinioni di chi: a) dispone di più adeguati mezzi di canalizzazione (nel senso e secondo le modalità di cui si è detto) (119); b) distribuisce più accortamente in maniera più massiccia, e con la tecnica più efficace, la sua «merce» ideologica: la guerra della propaganda è una guerra legalizzata, nella quale tuttavia, come nella guerra guerreggiata, prevale il più forte ed accorto e non chi in maggior misura è nel giusto. Si tratta quindi di uno strumento formidabile, capace di allontanare dalla parvenza di una scelta e quindi di una società democratica con grande facilità (120). Gli studiosi «si rendono conto di come la stampa ed i governi deformino i fatti e come sia difficile opporsi ad una costante manipolazione. Si osserva come un persistente fuoco di fila della propaganda possa portare al disprezzo di certi gruppi e di certe idee; come possa dare un’apparenza di giustezza a delle cause che sono dubbie, ed un’apparenza di fascino a personalità senza valore. Basandosi su tali osservazioni, molti pensatori sono giunti alla conclusione che è possibile manipolare le opinioni ed i sentimenti quasi a volontà» (121). La libertà di propaganda, ove non obblighi ad osservare certe regole del giuoco che non soltanto non vengono mai rispettate, ma neppure sono state proposte una sola volta da nessuna democrazia, non si risolve certo nella libertà dei cittadini, ma al più nella libertà di certi cittadini di diffondere le loro idee (o certe idee che non sono neppure le loro) per portare certi uomini dalla loro parte attraverso gli strumenti di cui possono servirsi in conseguenza della loro posizione di potere (122). La forza della propaganda, anche nei regimi a partito unico (123), ha tuttavia i suoi limiti: essa è tanto più forte quanto più va verso l’astratto dell’incontrollabile dall’uomo della strada; tanto più difficile è fare della propaganda quanto più il problema diviene controllabile e di dimensioni umane’] [(119) A questo punto sembra ormai chiaro il significato della stampa come degli strumenti di informazione che, volontariamente o involontariamente, direttamente o indirettamente finiscono per fare della propaganda (…). Ogni strumento di «comunicazione» può contrabbandare della propaganda in una qualsiasi delle forme sopra dette, in tal guisa da trasformarsi in uno strumento di deformazione, piuttosto che di informazione a livello politico.. In realtà non possiamo che essere d’accordo con l’Ellul quando sostiene che «une éducation orientée politiquement; créatrice de valeurs choisies, est una propagande». Cfr J. Ellul, op. cit., p. 156; (120) La nostra impostazione del problema della propaganda non ha certo le caratteristiche di una assoluta «avalutatività» scientifica: ma in nostra difesa ci sembra sufficiente richiamare le considerazioni di Giovanni Sartori nel suo articolo citato «Cosa è “”Propaganda””?; (121) Cfr. Salamon E. Asch, ‘Psicologia sociale’, citato, p. 719; (122) Basta riflettere sui principi che stanno alla base del messaggio propagandistico per rendersi conto che la necessità di convincere prevale talmente sull’intento informativo, da portare ad una deformazione dell’informazione anche se lo strumento propagandistico si trovi nelle mani del più onesto e sincero democratico. Rammentiamo a questo proposito quanto annota Otto Klineberg il quale riferisce criticamente gli otto principi della propaganda elaborati dal Dobb (…). Cfr. Otto Klineberg, ‘Psychologie sociale’, Puf, Paris, 1959, II, pp. 653, vedi p. 568; (123) (…) A proposito di questi problemi vedi fra l’altro Alex Inkeles, ‘L’opinion publique en Russie Sovietique’, Les Iles d’Or, Paris, 1956, pp. 339] (pag 108-109)”,”TEOP-499″
“ACQUILINO Pietro PANKOVITS Jozsef”,”Ungheria 1919. Gli insegnamenti di una sconfitta nel 100° anniversario della Repubblica Ungherese dei Consigli.”,”‘Naturalmente nella storiografia attuale e di moda in Ungheria viene di nuovo al pettine la posizione di quanti vogliono considerare il 1919 come un ‘putsch’, come il punto più basso della storia ungherese. Una posizione sedicentemente scientifica, consolidatasi già nel corso del periodo prebellico, dominato dal famigerato governatore del paese Horthy Miklós, responsabile di quel terrore bianco che ha soffocato la Rivoluzione “”diciannovista””, nonché di tutte le sciagure imposte dalla seconda guerra mondiale alla popolazione ungherese, che ha perso a causa della guerra quasi un milione dei suoi abitanti. Introducendo questo breve scritto vogliamo subito affermare che non condividiamo questa posizione storiografica di moda, diffusa dalle nostre parti con tutti i mezzi possibili. Siamo invece del parere che occorra dare un giudizio storico oggettivo al riguardo di un bilancio della Repubblica consiliare. Nel fare questo, diciamo innanzitutto che si è trattato di un ‘processo storico naturale’, conseguente e derivato dalla Grande Guerra. Un conflitto che produsse prima la rivoluzione borghese dell’ottobre 1918, la cosiddetta rivoluzione “”delle rose d’autunno””, e poi, in una seconda fase inevitabile, la rivoluzione proletaria e comunista della primavera del 1919. Se nella nostra analisi sottolineiamo come punto di partenza gli effetti e il retaggio della prima guerra mondiale il motivo è evidente a tutti. E’ infatti chiarissimo che, sia la guerra con i suoi effetti, che i suoi precedenti, ossia le contraddizioni sociali e politiche cumulatesi prima e durante la guerra stessa, non potevano non generare quei moti volti a cambiare la rotta dell’andamento storico, delle condizioni generali della società e dell’impalcatura politica di natura feudal-capitalistica, feudal-borghese. Una sovrastruttura dura a morire, che nel giro di un breve lasso di tempo, di solo qualche mese, ha dimostrato evidentemente di essere incapace di resistere agli scossoni tettonici di buona parte della società borghese, nonché di quelli emersi in vari altri paesi europei. Nel caso ungherese bisogna parlare di una società ancora arretrata: sia dal punto di vista economico che politico’ (pag 149-150) [‘La Repubblica dei Consigli del 1919 vista 100 anni dopo da un ungherese’]”,”ELCx-248″
“ACQUILINO Pietro PANKOVITS Jozsef”,”Ungheria 1919. Gli insegnamenti di una sconfitta nel 100° anniversario della Repubblica Ungherese dei Consigli.”,”‘Essendo la massa dei soldati composta soprattutto da contadini (gli operai erano indispensabili per la produzione bellica o – se mobilitati – erano destinati ai settori meccanizzati, come la marina o l’artiglieria), sotto le armi si riproducono rapporti di forza tra le classi vigenti nella campagna ungherese: una truppa in massima parte d’origine contadina alla mercé di una casta burocratico militare di ufficiali. Infine, essendo la Transleitania un regno multinazionale, le sue forze armate, come quello imperiali, sono un mosaico di popoli diversi. La stessa Honvéd, in base alla struttura del Regno, è a sua volta suddivisa in ungherese e croato-slavona. La prima, che utilizza come lingua di comando e servizio l’ungherese, è alle dipendenze del ministero della difesa di Budapest. La seconda, che utilizza il croato, amministrativamente dipende dal Bano (Governatore di provincia) di Zagabria. Ovviamente in entrambe ci sono consistenti minoranze appartenenti a popoli che, in un’epoca di sviluppo impetuoso del nazionalismo su scala continentale, spesso nutrono ambizioni d’indipendenza nazionale nei confronti dell’Ungheria altrettanto o più radicate quanto quelle degli ungheresi nei confronti dell’Austria. La guerra, ponendo slavi contro slavi, romeni contro romeni, italiani contro italiani è quindi un decisivo acceleratore della disgregazione del Regno d’Ungheria e del suo esercito’ (pag 170-171) [‘Le istituzioni civili e militari’] Jozsef Pankovits, Modern History Dipartimento di Filosofia e Storia. Argomenti di di ricerca: La situazione politica del Mediterraneo Relazioni ungherese-italiane L’Italia nel XX. secolo Elenco delle pubblicazioni di József Pankovits. Appartenenze organizzative: Commissione per la storia (https://mta.hu/koztestuleti_tagok?PersonId=10470)”,”MUNx-071″
“ACTIS PERINETTI Ludovico”,”Antonio Labriola e il marxismo in Italia.”,”””La frequentazione del circolo degli Spaventa non ostacola affatto questa evoluzione di pensiero: “”quel circolo conservatore e moderato valeva a sollevare i veli delle apparenze e a frugare nell’intimo della politica italiana e degli uomini che la dirigevano. Era una critica che poteva servire ai moderati come ai radicali; e nella particolare situazione del momento, certo più agli ultimi che ai primi”” (8) . Non appare perciò molto rilevante la preoccupazione espressa da Giuseppe Berti (9) tendente a minimizzare i rapporti di Labriola con il circolo degli Spaventa. Tali rapporti hanno al contrario in qualche modo favorito l’evoluzione radicale e socialista di Labriola, e la loro considerazione è essenziale per spiegare la stessa accezione labriolana di socialismo, il suo rifarsi a robuste tradizioni speculative contro il confusionarismo corruttore che inquinava tutte le formazioni politiche del tempo. L’importanza di Labriola consiste anzi proprio in questo suo poter essere considerato uno “”spaventiano di sinistra””, cioè nell’avere fatto di aspetti essenziali della critica spaventiana un elemento di guida delle istanze di rinnovamento anziché di quelle conservatrici. Il 1886 è per la maturazione politica di Labriola un anno decisivo; (…)””. (pag 64-65) (8) L. Dal Pane (op.cit) (9) cfr G. Berti, introduzione a ‘123 lettere…'”,”LABD-066″
“ACTIS PERINETTI Ludovico a cura; scritti di Gaetano FILANGIERI Mario PAGANO Cesare BECCARIA Pietro VERRI Antonio GENOVESI Giuseppe Maria GALANTI Melchiorre DELFICO Melchiorre GIOIA”,”Gli illuministi italiani. Una antologia dagli scritti di Filangieri, Pagano, Beccaria, Genovesi, Galanti, Delfico, Gioia.”,”Nato a Castiglione di Salerno nel 1713, morto a Napoli nel 1769, Antonio Genovesi ricevette contro la sua volontà gli ordini sacri, studiò poi giurisprudenza e fu discepolo del Vico. Nel 1741 ottenne a Napoli la cattedra straordinaria di metafisica, poi quella di morale. (…) (pag 99) Brani di Antonio Genovesi: ‘Educazione e natura. Diceosina, ossia della filosofia del giusto e dell’onesto. (…) L’uguaglianza degli uomini; La legge di natura; La convivenza umana; Le città civili; Funzione dell’educazione; La vera gloria’ (pag 97-110)”,”FILx-577″
“ACTON Edward CHERNIAEV Vladimir Iu. ROSENBERG William G.; saggi di Edward ACTON Olavi ARENS Francesco BENVENUTI Jane BURBANK Vladimir Iurevich CHERNIAEV Barbara EVANS CLEMENTS Robert DANIELS Andrew EZERGAILIS Orlando FIGES David S. FOGLESONG Ziva GALILI Peter GATRELL Israel GETZLER Mark VON HAGEN Tsuyoshi HASEGAWA Sergei V. IAROV Peter KENEZ John D. KLIER Diane P. KOENKER Boris I. KOLONITSKII Dominic LIEVEN Lars T. LIH Alter L. LITVIN Silvana MALLE Aleksei R. MARKOV Evan MAWDSLEY Michael MELANCON Albert P. NENAROKOV Martha BRILL OLCOTT Daniel ORLOVSKY Shane O’ROURKE Raymond PEARSON Alexander RABINOWITCH Christoper READ William G. ROSENBERG Robert SERVICE Mikhail V. SHKAROVSKII Nikolai N. SMIRNOV Steve SMITH Richard STITES Ronald G. SUNY Elizabeth WATERS Howard WHITE Allan WILDMAN Robert C. WILLIAMS Alan WOOD”,”Critical Companion to the Russian Revolution 1914-1921.”,”saggi di Edward ACTON Olavi ARENS Francesco BENVENUTI Jane BURBANK Vladimir Iurevich CHERNIAEV Barbara EVANS CLEMENTS Robert DANIELS Andrew EZERGAILIS Orlando FIGES David S. FOGLESONG Ziva GALILI Peter GATRELL Israel GETZLER Mark VON HAGEN Tsuyoshi HASEGAWA Sergei V. IAROV Peter KENEZ John D. KLIER Diane P. KOENKER Boris I. KOLONITSKII Dominic LIEVEN Lars T. LIH Alter L. LITVIN Silvana MALLE Aleksei R. MARKOV Evan MAWDSLEY Michael MELANCON Albert P. NENAROKOV Martha BRILL OLCOTT Daniel ORLOVSKY Shane O’ROURKE Raymond PEARSON Alexander RABINOWITCH Christoper READ William G. ROSENBERG Robert SERVICE Mikhail V. SHKAROVSKII Nikolai N. SMIRNOV Steve SMITH Richard STITES Ronald G. SUNY Elizabeth WATERS Howard WHITE Allan WILDMAN Robert C. WILLIAMS Alan WOOD”,”RIRO-187″
“ACTON John Emerich, Lord”,”Cattolicesimo liberale. Saggi storici.”,”””Studiando ‘La teoria protestante della persecuzione’, così Acton scriveva sul ‘Rambler’ nel marzo 1862: “”Non c’è niente in comune tra l’ intolleranza cattolica e quella protestante. La Chiesa cominciò con il principio della libertà come sua aspirazione e come sua regola, e circostanze esterne l’ hanno condotta all’ intolleranza, dopo che il suo spirito di unità aveva trionfato nonostante la libertà da essa proclamata e la persecuzione da essa sofferta. Il Protestantesimo stabilì l’ intolleranza come precetto imperativo e come parte della sua dottrina, ed è stato forzato ad ammettere la tolleranza dalle necessità della propria posizione, dopo che le rigorose punizioni da essa imposte non erano riuscite ad arrestare il processo di dissoluzione interna””. (pag XXXI) “”Gli antifallibilisti si dividevano in due schiere: coloro che erano contrari al dogma in se stesso, per ragioni teologiche, e coloro che pur non movendo al dogma obiezioni intrinseche pensavano che la sua proclamazione ufficiale fosse inopportuna perché avrebbe diviso il mondo cattolico e reso più difficile l’ avvicinamento tra le Chiese cristiane; in cui allora si nutriva viva speranza. L’ offensiva antiinfallibilista fu iniziata dall’ ex maestro di Acton, lo storico e teologo cattolico tedesco Ignaz von Doellinger che, dopo un viaggio a Roma nel 1857, aveva assunto un atteggiamento di netta opposizione alal Curia romana, e nel 1861 in una serie di conferenze aveva sostenuto contro il potere temporale una tesi analoga a quella dell’ Acton. Il Doellinger pubblicò infatti nella prima metà del 1869 sotto lo pseudonimo di ‘Janus’ un libro intitolato ‘Il Papa e il Concilio’ contro la tesi infallibilista e contro tutto il movimento reazionario prevalente a Roma; e il movimento antiinfallibilista si propagò ben presto in Baviera, dove Doellinger era decano dell’ Università di Monaco, nel resto della Germania, nella Svizzera tedesca, nell’ Austria-Ungheria e nei paesi di lingua inglese e francese.”” (pag XXXIV)”,”RELC-211″
“ACTON Edward”,”Rethinking the Russian Revolution.”,”Edward Acton is Professor of Modern European History University of East Anglia. Acknowledgements, General Editor’s Preface, Map: European Russia, Prologue, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-089-FL”
“ACTON Edward CHERNIAEV Vladimir Iu. ROSENBERG William G. a cura, Saggi di ARENS Olavi BENVENUTI Francesco BURBANK Jane CLEMENTS Barbara Evans DANIELS Robert EZERGAILIS Andrew FIGES Orlando FOGLESONG David GALILI Ziva GATRELL Peter GETZLER Israel VON HAGEN Mark HASEGAWA Tsuyoshi VIKTOROVICH IAROV Sergei KENEZ Peter KLIER John D. KOENKER Diane P. KOLONITSKII Boris Ivanovich LIEVEN Dominic LIH Lars T. LITVIN Alter L’vovich MALLE Silvana ROSTISLAVOVICH MARKOV Aleksei MAWDSLEY Evan MELANCON Michael PAVLOVICH NENAROKOV Albert BRILL OLCOTT Martha ORLOVSKY Daniel O’ROURKE Shane PEARSON Raymond RABINOWITCH Alexander READ Christopher SERVICE Robert VITAL’EVICH SHKAROVSKII Mikhail SMIRNOV Nikolai Nikolaevich SMITH Steve STITES Richard SUNY Ronald G. WATERS Elizabeth WHITE Howard WILDMAN Allan WILLIAMS Robert C. WOOD Alan”,”Critical Companion to the Russian Revolution, 1914-1921.”,”Edward Action is Professor of Modern European History at the University of East Anglia, Norwich. Vladimir Iu. Cherniaev is Senior Research Scholar at the Institute of Russian History, RAN, St Petersburg. William G. Rosenberg is Professor of Modern Russian and Soviet History at the University of Michigan. List of contributors, List of maps, Acknowledgements and note on transliteration and dates, Introduction, Glossary and abbreviations, Index of names, Index of subjects,”,”RIRO-148-FL”
“ACTON Edward”,”Russia.”,”Edward Action is Professor of Modern European History at the University of East Anglia, Norwich. Acton lectures in the Department of History at the University of Liverpool. List of Maps, List of Figures, List of Tables, Acknowledgements, Prologue, Epilogue, Bibliography, Index, The Present and the Past, General Editors: Michael Crowder and Juliet Gardiner,”,”RUSx-154-FL”
“ACZEL Gyorgy a cura Jacques DE-BONIS”,”Intervista sul socialismo ungherese.”,”‘Le risposte di un dirigente comunista al giornalista francese DE-BONIS sui più diversi temi della costruzione di una nuova società’. DE-BONIS è D del settimanale ‘France-Nouvelle’.”,”UNGx-005″
“ADAGIO Carmelo BOTTI Alfonso”,”Storia della Spagna democratica. Da Franco a Zapatero.”,”ADAGIO Carmelo ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Fa parte della redazione di ‘Spagna contemporanea’. E’ autore di ‘Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera, 1923-1930′ (2004). BOTTI Alfonso insegna storia contemporanea e storia dell’Europa presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. E’ condirettore di ‘Spagna contemporanea’. “”In Catalogna dopo la morte di Franco si intensificò la mobilitazione delle forze dell’opposizione (sinistra e nazionalisti) a favore dello Statuto. La massima espressione dell’autonomismo fu la ‘Diada’ dell’11 settembre 1977, giorno in cui si svolse la più ampia manifestazione della storia catalana. In risposta a tale iniziativa il capo del governo, Adolfo Suárez, creò una commissione, su finire del 1976, guidata da Juan Antonio Samaranch, presidente dell’amministrazione provinciale di Barcellona.”” (pag 36)”,”SPAx-115″
“ADAGIO Carmelo BOTTI Alfonso”,”Storia della Spagna democratica. Da Franco a Zapatero.”,”Carmelo Adagio ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’università La Sapienza di Roma. Fa parte della redazione di Spagna contemporanea e di Zapruder. É autore di Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera. Alfonso Botti insegna Storia contemporanea e storia dell’Europa presso la Facoltà di Sociologia dell’università degli studi Carlo Bo di Urbino. É codirettore di Spagna contemporanea e fa parte dei comitati di redazione o scientifici di Fonti e documenti, Storia e problemi contemporanei, Studia Histórica, Historia Contemporánea, Historia del presente. Tra le sue pubblicazioni: La Spagna e la crisi modernista, Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova, La questione basca.”,”SPAx-015-FL”
“ADAGIO Carmelo”,”Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera (1923-1930).”,”Carmelo Adagio fa parte del comitato di redazione di ‘Spagna contemporanea’.”,”SPAx-004-FSD”
“ADAM Gerard”,”Histoire des grèves.”,”Massimo storico (1948-1979) di scioperi (in numero di giornate perdute, milioni per anno): USA: 1959 (69) Francia: 1968 (150) Germania: 1972 (4.4) Gran Bretagna: 1979 (29.4) Svezia: 1971 (0.8) Italia: 1969 (37.8) (pag 118)”,”MOIx-021″
“ADAM Rémi”,”Histoire des soldats Russes en France (1915-1920). Les damnés de la guerre.”,”Né en 1966, Rémi Adam est diplomé de sciences politiques et docteur en histoire contemporaine. Il est actuellement chargé de cours à l’université de Grenoble.”,”QMIP-011-FL”
“ADAM Rémi”,”La Première Guerre mondiale. Dix millions de morts pour un repartage du monde.”,”ADAM Rémi Anatole France: “”On croit mourir pour la patrie, on meurt pour des industriels”” (retrocopertina) Movimento scioperi contro la guerra (pag 87) “”Les grèves n’avaient en fait jamais complètement cessé depuis le déclenchement de la guerre, mais elles n’avaient, par leur caractère isolé et la répression qui les avait frappées, jamais véritablement menacé la machine de guerre. En France, entre mai et juillet 1917, une multitude de conflits éclatèrent, notamment dans la région parisienne et dans la Loire où étaient concentrées le plus grand nombre et le plus vastes usines d’armement. Les femmes y étaient en première ligne: ce sont les “”cousettes”” et les “”munitionnettes”” souvent citées. Dans la deuxième quinzaine du mois de mai, la région parisienne comptait à elle seule cent mille grévistes. Pour ces deux mois de mai et juin, on comptabilisa jusqu’à quatre cents arrestations. Des dizaines de militants furent arrêtés et déférés devant les conseils de guerre, d’autres furent expédiés dans un camp militaire. Des troupes, enfin, furent également positionnées aux portes de Paris. Un mouvement d’une ampleur comparable avait touché simultanément les entreprises britanniques, sous la pression de “”comités locaux des délégués d’atelier””. À la même période, les usines de Berliln étaient paralysées par la grève de deux cent mille travailleurs. Dans son journal intime, le kronprinz, héritier de l’empereur Guillaume II écrivait à propos de cette vague montante: “”Si l’Allemagne n’obtient pas la paix avant la fin de l’année, le danger de révolution sera imminent””. En Autriche-Hongrie, les usines Skoda étaient à l’arrêt. Quant à la grève aux ateliers de confection à Prostejov, en Bohême, elle tourna au massacre, avec vingt-trois morts. Les ouvriers de Milan et de Turin se soulevèrent à leur tour en août, suivis par des émeutes dans les zones rurales proches des grands centres industriels. Les manifestants exigeant du pain et la paix dressèrent des barricades. Le gouvernement décréta l’état de siège. Dans la ville de Turin, il y eu quarante et un morts. Peu après, l’armée italienne faillit se désagréger intégralement. Au lendemain de la défaite de Caporetto en octobre, trois cent mille hommes s’étaient ainsi rendus, beaucoup sans combattre, tandis qu’un nombre équivalent de soldats avaient entamé une marche pour rentre chez eux. Pour contenir ce mouvement; qui empruntait certains traits de la décomposition de l’armée russe, l’état-major italien organisa l’exécution sommaire d’officier. Un épisode évoqué par Hemingway dans ‘L’Adieu aux armes’.”” (pag 87-88)”,”QMIP-145″
“ADAM Rémi a cura, testi di LENIN V.I. (LENIN) LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa MONATTE Pierre RAKOVSKY (RAKOVSKIJ) Christian ROSMER Alfred TROTSKY Léon”,”«L’ ennemi principal est dans notre propre pays». L’opposition à la guerre imperialiste. Textes de 1914 à 1916.”,”Karl Liebknecht: “”L’ennemi principal est dans notre propre pays! (27 maggio 1915) ‘La guerra e l’ internazioale’: lungo articolo di Trotsky sulla questione balcanica (da opuscolo ‘La guerre et l’internationale’ (31 ottobre 1914) pubblicato a Zurigo in tedesco: ‘Der Krieg und die Internationale’ (ed. Borba, 1914) Lenin: “”La signification réelle du mot d’ordre de la «défense de la patrie» dans la guerre actuelle, c’est la défense du «droit» pour «sa» bourgeoisie nationale d’opprimer d’autres nations, c’est la politique ouvrière natioal-liberale, c’est l’alliance d’une infime partie d’ouvriers privilégiés avec «leur» bourgeoisie natioale contre la masse des prolétaires et des exploités. Les socialistes qui mènent cette politique sont en fait des chauvins, des social-chauvins. La politique consistant à voter les crédits militaires et à entrer dans les ministères, la politique de la «Burgfrieden» (1), et., est une trahison du socialisme. …. finire (pag 222-223) [V.I. Lenin, ‘Projet de résolution de la gauche de Zimmerwald’, 2 septembre 1915]”,”INTT-315″
“ADAM Rémi”,”1917, la révolte des soldats russes en France.”,”Il corpo di spedizione russo in Francia e le reazioni dei soldati all’arrivo al potere dei bolscevichi “”L’arrivée au pouvoir des bolcheviks survient alors que les soldats du corps expéditionnaire se trouvent dans une situation extrêmement difficile: huit mille hommes environ sont sous la garde armée d’unités françaises au camp de La Courtine, et plusieurs centaines dans différents centres de détention. La tension est également de plus en plus palpable dans le camp du Courneau, où cantonne le restant du corps expéditionnaire. La troupe manifeste un enthousiasme général à l’annonce de la prise du pouvoir par les bolcheviks dans laquelle elle voit l’annonce de la fin de la guerre mondiale et l’ouverture d’une nouvelle ère pour les peoples. Lénine est cité à de nombreuses reprises comme un «héros», un représentant authentique des travailleurs, opposé au «traître» Kérenski. Dès novembre, les rapporteurs des commissions de contrôle soulignent que les soldats du camp de La Courtine sont «plus maximalistes que jamais» et que l’effervescence est «à son comble» à suite de l’insurrection bolchevique. Le mois suivant, l’influence de l’Octobre a encore grandi et ce dans l’ensemble des unités. Les rapporteurs de la commission concluent de façon catégorique: «La victoire des maximalistes en Russie n’a fait que raviver les sentiments révolutionnaires et pacifistes régnant parmi les troupes russes et général. Toutes les lettres traitant de politique, à quelques exceptions près, étaient favorables aux bolcheviks. Les cris de: Vive Lénine! Â bas la guerre! Mort aux bourgeois! sont devenus plus nombreux que jamais». La nouvelle révolution, seule issue à la guerre qu’ils abhorrent, a «ravivé» la flamme révolutionnaire de la troupe et l’a portée très haut dans le coeur de chaque soldat. «Lénine est l’unique lutteur pour le droit de la classe ouvrière. Il est fidèle à son idéal et ne travaillera jamais avec la bureaucratie. Kérenski a crié que Kornilov était un traître méritant la mort, et maintenant ils sont amis et envoient ensemble de appels au peuple! Kérenski, Kaledine, Kornilov conduisent la classe ouvrière à sa perte et nous remettront bientôt le joug qui nois a écrasés pendant centaines d’années. Camarade; regardez froidement les choses. On lutte en Russie contre le capitalisme, pour garder nos droits qu’une poignée de riches vont nous enlever. Camarades! (…) Nous avons besoin de la terre, de la Liberté et de l’Égalité. Nous n’avons pas besoin de faire la guerre. Nous prétendus ennemis sont des gens comme nous. Ils n’occupent pas nos terres. Au contraire, à l’intérieur, il y en a qui possèdent la terre, qui nous réclament le paiement du loyer et des impôts, et qui luttent avec nous! Ce sont les bourgeois capitalistes, voilà les ennemis qui sucent notre sang!»”” [Rémi Adam, ‘1917, la révolte des soldats russes en France’, Pantin, 2007] (pag 188-189)”,”QMIP-267″
“ADAMETS Serguei”,”Guerre civile et famine en Russie. Le pouvoir bolchevique et la population face à la catastrophe démographique, 1917-1923.”,”””Les sources citées jusqu’à présent permettent d’établir de facon très approximative la population affamée a un million de personnes dans ces trois républiques à l’ été 1922. La chiffre réel était certainement plus élevé et nous pouvons le fixer à 1.5 millions, soit 30% de la population totale de la Transcaucasie. Considérant toutes le sources dans leur ensamble, nous estimons le total définitif 23.9 millions selon la statistique de la C.C. Pomgol, plus 1.6 millions calculés par Poliakov dans les territoires de Voronèj, de Tambov, de Tioumème et du Daghestan, plus 1.9 millions dans les gouvernements de Nijni-Novgorod, de Riazan, d’Akmolinsk et dans la région du Térek et 1.5 millions dans les trois républiques transcaucasiennes. Ce chiffre corrispond à 22% de la population totale de l’ URSS.”” (pag 143)”,”RIRO-313″
“ADAMIC Louis”,”Dynamite. La storia della violenza di classe in America.”,”””Posso assumere metà della classe operaia perché uccida l’ altra metà””, Jay Gould (in apertura) Mancata solidarietà operaia. Nascita ARU. “”Fra i tanti piccoli scioperi dei primi anni novanta il più significativo fu quello dei deviatori di Buffalo nel 1892 per più salario e meno ore di lavoro. Come la maggior parte degli scioperi di quel periodo, si risolse in un fallimento. Ma pur coinvolgendo, direttamente, soltanto trecento lavoratori, le sue conseguenze furono di grossa portata. Le fratellanze dei ferrovieri, il cui modello e la cui politica erano simili a quelli della AFL, si rifiutarono di sostenere lo sciopero, fatto che fu la causa principale del fallimento e che esasperò un uomo di nome Eugene V. Debs, allora Gran Segretario-Tesoriere dei Locomotive Firemen. Aveva cercato di spingere la sua organizzazione a proclamare uno scipero di solidarietà; fallito il tentativo, si dimetteva dalla carica. A quel tempo Debs non era un socialista dichiarato; tuttavia, non riteneva il sindacalismo di mestiere uno strumento efficace. Quello che voleva erano tutti i ferrovieri uniti in “”una grande organizzazione””. Fu con questo scopo che nel 1893 dette vita alla American Railway Union, che nel giro di un anno raccoglieva 150.000 iscritti, minacciando il futuro delle fratellanze ferroviarie. Debs era allora alla fine della trentina, alto e magro, di discendenza franco-alsaziana. Era un fanatico dell’ eloquenza moderata con un enorme potere di persuasione, un messia infiammato pieno di sentimenti per i poveri e gli oppressi, coraggioso e sincero, emotivo e sentimentale, con un carattere eccezionalmente elevato e maniere che lo rendevano caro a chiunque venisse a conoscerlo.”” (pag 88-89)”,”MUSx-208″
“ADAMO Pietro”,”L’anarchismo americano nel Novecento. Da Emma Goldman ai Black Bloc.”,”Pietro Adamo (1959) insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Torino. Si è occupato del protestantesimo in età moderna, della storia dell’anarchismo, del percorso delle controculture, Ha curato l’edizione di opere di J. Knox, J. Goodwin, T. Jefferson, J. Michel, J.S. Mill, C. Berneri e P. Goodman. Ha scritto ‘Il dio dei blasfemi’ (1993), ‘La libertà dei santi’ (1998), ‘La città e gli idoli’ (1999), ‘Il porno di massa’ (2004) Rivoluzione personalista e comunitaria (rivista Esprit) “”Mounier giunge alla discussione dello schema economico del federalismo, a suo parere riassunto nella nota «formula di base» anarco-comunista. Per comprenderla, occorre in primo luogo liberarsi della mitologia dell’ espropriazione, che non riguarda la massa della popolazione ma soltanto – con debita citazione letterale, in nota, dalla ‘Conquista del pane’ – coloro che sfruttano il lavoro altrui: essa non tocca, per esempio, il coltivatore diretto (anche perché la Francia ne è piena …; la citazione esplicativa è qui da ‘Che cos’è la proprietà?'”” (pag 129) Volume citato in bibliografia: K. Zimmer, Immigrants against the State. Yiddish and Italian Anarchism in America, University of Illinois Press, Urbana, 2015″,”ANAx-462″
“ADAMO Pietro”,”Carlo Rosselli e la tradizione libertaria.”,”””L’atteggiamento successivo di Rosselli verso gli anarchici è rivelato da una lettera a Luigi Fabbri del dicembre 1932. Probabilmente Carlo la scrisse anche perché Fabbri era stato tra i pochi a recensire in fondo benevolmente ‘Socialisme liberal’ (15). Dalla missiva emerge una preoccupazione precisa: rassicurare il suo corrispondente sul carattere «rivoluzionario» di GL e assicurargli che il gruppo non aveva preclusione alcuna nei confronti degli anarchici. Rosselli cita le iniziative di GL che mostrano inequivocabilmente «quale sia il nostro pensiero sugli anarchici: la pubblicazione nei ‘Quaderni di GL’ del ‘Testamento’ di Schirru e della commemorazione di Malatesta a opera di Lussu, nonché ad alcune considerazioni dello stesso Rosselli in un suo saggio su Turati (16). Carlo riformula il suo progetto usuale: riferendosi all’analisi dell’antifascismo proposta da Fabbri, che lo divideva in tre correnti principali – la democratica, la comunista e l’anarchica – inconciliabili tra loro, commenta: «Oggi, ha ragione. Domani, non so». Invece, «il nuovo movimento socialista italiano» sarà – o dovrebbe essere – «il risultato di una fusione degli elementi più vivi e maturi delle tre correnti, che andranno scoprendo che ciò che li unisce è vitale e degno di sopravvivere»”” (pag 119-120); “”Dal punto di vista ideologico, la strategia di Rosselli era più articolata: da un lato si trattava di valorizzare la tradizione e l’eredità libertaria, che sembrava languire nella morsa di un’ortodossia superata e risultava – agli occhi dei leader di GL – incapace di adeguarsi alla realtà sociale e politica del XX secolo; dall’altro si trattava di rinvigorire lo spirito dello stesso socialismo, iniettandovi la linfa vitale dell”ethos’ libertario e liberandolo dalle opzioni statalistiche del marxismo, ma anche del riformismo socialdemocratico. Che le iniziative dei giellisti avessero più o meno questi obiettivi è facile arguirlo dal clima parigino a metà circa del fatidico 1936; Berneri intervenne sull”Adunata dei refrattari’ con un articolo in difesa di GL (23), offrendo, nei termini dello stesso Rosselli, «un’originale e, nel complesso, simpatica interpretazione del nostro movimento», e rivendicando apertamente, «di fronte a certi compagni anarchici che vedono compromissioni anche in semplici conversazioni, il diritto di frequentarci» (24); nello stesso periodo Consiglio scriveva allo stesso Berneri chiedendogli «che ne [fosse] di quel contatto … programmatico che doveva avvenire tra anarchismo e giellismo» (25). Qualche mese prima Andrea Caffi aveva forse voluto alludere proprio a questi contatti quando, condannando il «confusionismo» rosselliano, notava che era fondato su una mistura di «facili formule sovversive» e «vecchie memorie del Risorgimento», «in omaggio al ‘successo’ bolscevico, di Mazzini e di Marx, di Garibaldi e di Stecchetti, e magari di Malatesta» (26). Del resto, già nel maggio del 1934 Tasca insisteva – in positivo – sull’«ecumenismo» di Rosselli, scrivendogli di auspicare che GL divenisse «un’alleanza di gruppi politici, nella quale potessero trovar posto le varie tendenze socialiste – conviventi in un unico partito – i repubblicani, gli anarchici e il ‘liberali rivoluzionari’» (27)”” (pag 121-122)”,”TEOP-011-FGB”
“ADAMO Pietro”,”La libertà dei santi. Fallibilismo e tolleranza nella Rivoluzione inglese, 1640-1649.”,”Pietro Adamo (1959) insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Torino. Si è occupato del protestantesimo in età moderna, della storia dell’anarchismo, del percorso delle controculture, Ha curato l’edizione di opere di J. Knox, J. Goodwin, T. Jefferson, J. Michel, J.S. Mill, C. Berneri e P. Goodman. Ha scritto ‘Il dio dei blasfemi’ (1993), ‘La libertà dei santi’ (1998), ‘La città e gli idoli’ (1999), ‘Il porno di massa’ (2004)”,”RELP-007-FMB”
“ADAMO Pietro”,”Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella Rivoluzione inglese.”,”Pietro Adamo (1959) laureato in Lettere all’Università Statale di Milano si è occupato della cultura politico-religiosa del protestantesimo radicale, pubblicando saggi e interventi su ‘Il Pensiero politico’, ‘Società e storia’, ‘Annali della Fondazione Einaudi’, ‘Oikos’. Ha curato l’edizione italiana di C. Hill, ‘L’anticristo nel Seicento inglese’ (Milano, 1990).”,”UKIR-001-FMB”
“ADAMOV Arthur a cura”,”La commune de Paris, 18 mars – 28 mai 1871. Anthologie.”,”””La sola “”correzione”” che Marx giudicò necessario apportare al Manifesto comunista, la fece ispirandosi all’ esperienza rivoluzionaria dei Comunardi”” (Lenin, pag 288) “”(Marx, ndr) “”si mette alla scuola”” della Comune, come tutti i grandi pensatori rivoluzionari che non esitano a mettersi alla scuola dei grandi movimenti della classe oppressa, senza far loro pedantescamente la “”morale”” (…).”” (pag 293)”,”MFRC-086″
“ADAMOVA-SLIOZBERG Olga, a cura di Francesca FICI”,”Il mio cammino.”,”Soo nata a Samara nel 1902. I miei genitori avevano una sartoria ed erano considerati da tutti i migliori sarti di Samara. A otto anni entrai nel ginnasio privato finanziato da Nina Andreevna Chardina. Suo padre era l’avvocato Chardin, divenuto famoso perchè Lenin era stato suo aiutante negli anni dell’esilio a Samara, aveva frequentato la sua casa e aveva stretto amicizia con la figlia, Nina Andreevna. Quando morì il padre, questa ricevette in eredità una somma considerevole e con quei soldi mise su il ginnasio femminile. Tra gli insegnanti c’erano molti rivoluzionari in esilio, e alcune ragazze studiavano gratuitamente perchè i loro genitori, come appresi più tardi, erano stati vittime delle repressioni del governo zarista. Dopo la rivoluzione, quando corse voce che Lenin fosse una spia tedesca, giunta in Russia su un vagone piombato e roba del genere, un giorno Nina Andreevna entrò da noi in classe e disse: Statemi bene a sentire, ragazze. Io non sono d’accordo con Lenin per quel che riguarda l’assemblea costituente, ma di una cosa sono certa: Lenin è un uomo onesto e non può essere una spia tedesca.”,”RUSS-069-FL”
“ADAMS Henry”,”Gli Stati Uniti nel Milleottocento.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO. Questo libro comprende i primi sei capitoli del primo volume dell’ ‘History of the United States of America during the First Administration of Thomas Jefferson’, pubblicato nel 1889 da Charles Scribner’s Sons. Nel 1955 questi sei capitoli sono stati ristampati con il titolo ‘The United States in 1800’ dalla Cornell”,”USAS-055″
“ADAMS Henry”,”Democrazia. Un romanzo americano.”,”Libro di GB e PS Maria Vittoria D’AMICO (Milano) è professore associato di letteratura anglo-americana presso l’Univ. di Catania. Ha collaborato a ‘Studi americani’ e a ‘Novecento americano’. “”Di generazione in generazione, i membri della famiglia Adams, pur restando legati alla culla del New England, avevano giuocato a Washington la loro partita con il potere. Con disinvolto e aristocratico distacco, la pigra capitale sul Potomac venne sempre da loro considerata come lo scenario familiare più idoneo a far da sfondo alla figura di qualche Adams nobilmente impegnato in un leale torneo con le forze democratiche della nazione. Era stato così per John Adams, il secondo presidente degli Stati Uniti, e fu altrettanto per suo figlio John Quincy Adams, il sesto presidente e padre di Charles Francis Adams, quest’ultimo membro del Congresso, rappresentante degli Stati Uniti a Londra e padre dello storico Henry Brooks Adams. Se tale illustre genealogia costituì’ per il giovane Henry Adams, sin dalla nascita, il più valido dei lasciapassare, essa gli procurò anche quel marchio incancellabile che a suo dire non avrebbe potuto ostacolarlo maggiormente nelle competizioni che l’attendevano nella vita. Con pungente sarcasmo, Adams inizia la sua famosa autobiografia sottolineando questo stigma, che avrebbe segnato indelebilmente la sua diversità, e avrebbe messo in mano a questo “”figlio del diciassettisimo e del diciottesimo secolo”” delle carte assolutamente inadatte per “”il gioco del ventesimo secolo”” cui era invece destinato. Si potrebbe anche prestargli fede se non fosse ormai notoria la profonda ironia di ogni sua asserzione (…)”” (pag 2, introduzione)”,”USAS-199″
“ADAMS Arthur E.”,”Stalin and his Times.”,”Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory.”,”RUSS-056-FL”
“ADAMS Arthur E.”,”Bolsheviks in the Ukraine. The Second Campaign, 1918-1919.”,”Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Preface, Introduction, Notes, Conclusion, Epilogue, Bibliography, Index, Maps,”,”RIRO-154-FL”
“ADAMS Arthur E. a cura, saggi di George F. KENNAN Bernard PARES Peter I. LYASHCHENKO William H. CHAMBERLIN Leon TROTSKY Adam B. ULAM Nicholas N. GOLOVINE David MITRANY Launcelot A. OWEN Richard PIPES Isaac DEUTSCHER Alexander KERENSKY Leonid I. STRAKHOVSKY Robert V. DANIELS”,”The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Causes and Processes.”,”Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Introduction, The Conflict of Opinion, foto, Suggestions for Additional Reading,”,”RIRO-173-FL”
“ADAMS Henry”,”Democrazia. Un romanzo americano.”,”Libro di GB e PS “”Con in famiglia due Presidenti degli Stati Uniti, ministri e alte cariche dello Stato, lui stesso avviato alla carriera politica, non meraviglia che ‘Democracy’, l’opera di Henry Adams (1838-1918) comparsa anonima nel 1880 e per la prima volta presentata ora al pubblico italiano, sia anzitutto un romanzo politico”” (risvolto di copertina)”,”VARx-008-FGB”
“ADDARIO Nicolò”,”Una crisi di sistema. Economia, classi sociali e politica in Italia, 1960-1976.”,”ADDARIO Nicolò è docente di sociologia presso l’Università di Pavia. Si è occupato di problemi di sociologia economica e di mutamento sociale. Ha pubblicato saggi sul sottosviluppo, sulla formazione delle classe nei paesi socialisti e sull’imperialismo. Con Alessandro CAVALLI ha pubblicato ‘Economia, società e Stato’ (Il Mulino, 1980).”,”ITAE-216″
“ADDIS SABA Marina”,”Il dibattito sul fascismo. Le interpretazioni degli storici e dei militanti politici.”,”””Del resto, Bobbio lo ha notato, questi grossi intellettuali che divennero fascisti appartenevano per nascita e per formazione al mondo liberale. Il problema delle adesioni individuali al regime rientra d’altronde nella più vasta problematica del consenso. Si può veraente parlare di cosnenso al regime degli intellettuali e delle masse? Anche questa è una questione sub iudice ed è per lo meno imprudente intitolare un volume Gli anni del consenso o La fabbrica del consenso e anche affermare che esso c’è stato, come fa Amendola, sia pure con qualche limitazione, riferendolo “”a larga parte dell’ alta borghesia e dei ceti medi””, ammettendo anche “”appoggi in alcuni strati della popolazione lavoratrice”” e parlando di “”largo consenso conquistato dal regime, naturalmente con i suoi momenti di alti e bassi””, d’ accordo con De Felice e altri storici nell’ additare il massimo del consenso nei momenti della Conciliazione e della conquista dell’ Impero””. (pag 17-18) “”Il fascismo, secondo De Felice, non era nato né reazionario né borghese, ma cambiando volto “”aveva perso gran parte della sua originaria carica rivoluzionaria e sovversiva”” e secondo lui l’ incontro con le forze conservatrici si realizzò “”non perché queste forze avessero una particolare predilezione per il fascismo – tutt’ altro, ché dubbi e remore di vario tipo sussistettero a lungo e furono rese più forti dalla volontà e dall’ abilità di Mussolini nel non lasciarsi mai del tutto condizionare da esse e integrare in esse, sicché al momento opportuno riuscirà in gran parte a egemonizzarle, invece di essere egemonizzato da esse – ma perché solo il fascismo con la sua indubbia carica ideale e la sua apparenza rivoluzionaria poteva assurgere a vera forza reazionaria, poteva dare una veste ideologica, una ‘morale’ alla reazione””. (pag 61-62)”,”ITAF-205″
“ADDIS SABA Marina”,”Anna Kuliscioff. Vita privata e passione politica.”,”ADDIS SABA Marina insegna storia contemporanea alla facoltà di lettere dell’ Università di Sassari. Studiosa del regime fascista ha pubblicato tra l’ altro ‘Gioventù italiana del Littorio’ (1973) e ‘Il dibattito sul fascismo’ (1976). “”Per le feste Anna risolve di recarsi a Ginevra dove la colonia dei russi la accoglie con affetto; è con lei un’ amica bernese che è molto simpatica, “”condivide in pieno le nostre idee””; risiedono a Ginevra Plechanov, Vera Zasulic e il gruppo di Emancipazione del Lavoro, cui aderivano la Zasulic, Akselrod Axelrod, Dejc e Ignatov, che seguivano tutti Plechanov nel suo percorso di avvicinamento e di interpretazione del marxismo; più che un gruppo politico di azione, essi costituivano allora un gruppo di studio e di propaganda e si proponevano anche di convertire i loro vecchi compagni verso una nuova forma di lotta di classe. Essi erano innanzitutto un gruppo di amici, legato anche dalla comune origine russa, dall’ interesse per la patria lontana e sofferente. Anna resterà sempre legata a loro, (…)””. (pag 76) “”(…) la sala era affollatissima, la curiosità al massimo, la fama della ex terrorista bellissima, bionda, legata di libera unione con Costa prima e ora con Turati, fa insieme attrazione e scandalo: le madri pensano un po’ se sia il caso di dare il permesso alle loro figlie di andare a sentirla, infine la curiosità vince e Anna seduce il suo pubblico. “”Avrebbero dovuto buttarla dalla finestra per quello che diceva”” commenta Turati, ma invece ha unanimi applausi dal pubblico e dalla stampa. La “”dottora Kuliscioff”” è di moda.”” (pag 100)”,”MITS-288″
“ADDIS-SABA Marina”,”Partigiane. Tutte le donne della Resistenza.”,”Collaborazione editoriale di Cesare De-Simone Marina Addis Saba vive e lavora a Sassari dove insegna storia contemporanea alla facoltà di lingue (1998). “”Nelle loro testimonianze le donne non tendono a esaltare le loro gesta – non sono abituate al protagonismo (…)”” (pag 27) Nomi di battaglia “”A proposito dei nomi di battaglia delle partigiane, è stato già notato che le donne assumono nella lotta nomi assai differenti da quelli maschili, nei quali si trova sempre o un’espressione di forza Lupo, Falco o un ricordo storico o romanzesco Barbato, D’Artagnan, Robespierre, Danton. Le donne assumono nomi comuni adatti non per imprese belliche, ma per azioni quotidiane, così Carla è Elena, Marisa è Rosa, Maria Teresa è Piera, Lucia è Maria. I nomi comuni con i quali le ragazze sono chiamate sul lavoro sono usati per una giusta preoccupazione di prudenza; ma spesso le ragazze non scelgono, accettano il nome che viene dato loro (…)”” (pag 117)”,”ITAR-317″
“ADDUCI Matilde”,”L’India contemporanea. Dall’indipendenza all’era della globalizzazione.”,”ADDUCI Matilde insegna nell’Università di Torino. Fa parte di IIPPE e dell’osservatorio italiano di Asia Major.”,”INDx-109″
“ADELMAN Paul”,”The Rise of the Labour Party, 1880-1945.”,”ADELMAN Paul Reader in History, Kingston Polytechnic, Surrey. “”La Conferenza di Stoccolma, che fallì, risultò essere meno importante delle dimissioni di Henderson. Libero dall’ incarico, Arthur Henderson fu in grado di concentrarsi sulla riorganizzazione del Labour Party e sulla formulazione delle sue idee di politica estera, un programma che lo portò a stretto contatto con Ramsay MacDonald e col gruppo anti-guerra e così aprì la strada per la riconciliazione all’ interno del partito che fu uno dei suoi maggiori risultati. Nella seconda metà del 1917, perciò, con un piede ancora al governo, il Partito laburista (…) stava già “”lottando per la supremazia””. Con l’ ispirazione di Henderson il Labour Party cominciò a sviluppare un programma per una “”giusta pace””, un programma in cui Henderson lavorò strettamente con MacDonald e Sidney Webb ed ebbe il sostegno del TUC.”” (pag 49)”,”MUKx-128″
“ADENAUER Konrad”,”El papel de Europa en el mundo.”,”Fattori potenza demografia e superficie: “”A questi due giganteschi paesi (Stati Uniti e Russia sovietica, ndr) segue la Cina rossa come terza superpotenza. C’è da segnalare qui che, nel caso della Cina rossa, le indicazioni numeriche si basano in parte su calcoli approssimati. Ha una superficie di 9.7 milioni di chilometri quadrati, ossia, molto più degli Stati Uniti, e molto meno della metà del territorio della Russia sovietica. Si calcola che la popolazione ascende a 630 milioni, comprendendo le sue truppe tre milioni di uomini. E qual’è la situazione dell’ Europa?”” (pag 20) Rapporti Stati Uniti – Europa “”Non si deve credere che l’ unificazione politica dell’ Europa ci collocherebbe in contrapposizione agli Stati Uniti (…)””. (pag 30) Questione tempi rapida unificazione: “”Infine, si basa sull’ impossibilità di calcolare l’ evoluzione della Cina rossa. Questo pericolo della situazione, ovvero, la straordinaria velocità dei cambiamenti, obbliga l’ Europa a una attuazione rapida e netta, la obbliga a una rapida unificazione politica, al fine di poter difendere i suoi interessi speciali e conservare con ciò la sua esistenza come fattore dell’ avvenire mondiale.”” (pag 31)”,”EURx-177″
“ADENAUER Konrad”,”Mémoires. Tome 2. 1953-1956.”,”Negoziati israelo-tedeschi. La convenzione di Lussemburgo. (pag 129) “”La convenzione con Israele era qualcosa d’altro di un trattato abituale tra due Stati. Essa riposava su un obbligo morale imperativo. La Repubblica federale era decisa a riparare nella misura del possibile il male che Hitler aveva causato agli ebrei.”” (pag 139) L’ insurrezione nella zona russa e a Berlino. “”Ma la situazione non migliorava. Il 17 giugno 1953, tutta la zona orientale si trovava in stato d’ insurrezione. Manifestazioni avevano luogo in molte città, e sovente nelle campagne. E’ a Berlino che il sollevamento fu più violento. Gli oratori della SED tentarono invano di disperdere i manifestanti con l’ aiuto della Volkspolizei. Centinaia di blindati e di carri sovietici solcavano le strade. Le truppe russe, in tenuta da combattimento, chiudevano il quartiere governativo. Verso mezzogiorno furono sparati i primi colpi contro uomini disarmati; che provarono a difendersi con delle pietre. Alle 13, gli alti comandi militari sovietici proclamarono lo stato d’ eccezione. Gli arresti e le esecuzioni cominnciarono. E’ così che fu spezzata brutalmente la volontà di resistenza di una popolazione senza difesa.”” (pag 203) Scacco CED (pag 251)”,”GERV-052″
“ADIGA Aravind”,”La Tigre Bianca.”,”Aravind Adiga è nato a Madras nel 1974. Dopo aver soggiornato in diversi paesi, attualmente vive a Mumbai. Questo è il suo primo romanzo.”,”INDx-008-FC”
“ADINOLFI Adelina”,”I lavoratori extracomunitari. Norme interne e internazionali.”,”ADINOLFI Adelina è ricercatrice di Diritto Internazionale nell’Università di Firenze.”,”DIRx-026″
“ADKINS Roy”,”Trafalgar. The Biography of a Battle.”,”Roy Adkins è un autore che si è occupato dello sbarco e invasione di Napoleone in Egitto. Ha scritto ‘The Keys of Egypt: The Race to Read the Hieroglyphis’ con Lesley Adkins. In apertura: ‘Let us be masters of the Channel for six hours, and we are masters of the world!’ (Napoleone Bonaparte. luglio 1804) ‘It is necessary for us to be masters of the sea for six hours, and England will have ceased to exist’ (Napoleone Bonaparte, giugno 1805) “”Diventiamo padroni della Manica per sei ore e saremo padroni del mondo!». “”Bisogna essere padroni del mare per sei ore, e l’Inghilterra non esisterà più”””,”QMIN-050-FSL”
“ADLEMAN Robert H. WALTON George”,”Oggi è caduta Roma. La lunga campagna d’Italia, 1943-’44.”,”R.H. Adleman, giornalista, collabora a quotidiani e settimanali degli Usa. George Walton colonnello a riposo dell’Esercito americano è stato per un certo periodo professore di Scienze Politiche all’Università della Pennsylvania, avvocato nel New Jersey e capo dell’Ufficio PIani del Servizio di leva dell’Esercito. Di Adleman e Walton è anche ‘The Devil’s Brigade’. Esibizionismo. Giudizi contrapposti sul generale Clark. “”«Credo» disse un ex ufficiale del VI corpo «che la presunzione avvolgesse Clark come un’aura metapsichica. Dovunque andasse, dovunque si trovasse, magari semplicemente accanto alla sua jeep su una grande strada, emanava attorno a sé questa atmosfera particolare. Le sue stellette erano più grandi di quelle degli altri generali. Ed era più alto degli altri generali; se si trovava in un gruppo, ne emergeva. (…) Ero convinto che perfino il suo modo di salire nella jeep o di scenderne era studiato. La maggior parte di noi era arrivata alla conclusione che egli stesse sempre recitando una parte». Un fante di linea, parlando dell’abitudine di Clark di ossessionare con la sua presenza i reparti avanzati, disse: «Puah, ci capitava sempre fra i piedi, e si metteva a cercare i ‘Krauts’ col binocolo, mentre i fotografi lo fotografavano. Ma non lasciava ai tedeschi il tempo di puntarlo, ché saltava sulla jeep e via, e chi rimaneva a prendersi le granate eravamo noi». In contrasto con questo giudizio, però, ecco il ricordo di un ufficiale della Sezione Operazioni: «Una volta un collega e io avevamo deciso di andare a fare delle ricognizioni sulla cima di una alta collina. I tedeschi tenevano questa collina sotto il tiro diretto dei loro pezzi, cosicché ci arrampicammo strisciando nei canali di scolo ai due lati della strada. Arrivati in cima, quando stavamo per congratularci con noi stessi dell’impresa compiuta, chi vediamo? vediamo Clark che se ne stava lassù tutto solo (l’aiutante era al riparo in un fossato vicino) a guardare la situazione nella vallata e a prendere appunti su un bloc-notes. L’unica concessione che egli aveva fatta alle norme di sicurezza era stata quella di abbassare il parabrezza della jeep, perché non riflettesse i raggi del sole. Il collega che era con me mormorò: “”Come fa quel bastardo ad avere tanto coraggio?»”” (pag 148-149)”,”QMIS-055-FV”
“ADLER Max; introduzione e cura di Roberto RACINARO”,”La concezione dello Stato nel marxismo. Confronto con le posizioni di Kelsen.”,”Max ADLER (1873-1937) fu il massimo teorico dell’ austromarxismo. In un primo tempo sostenne la necessità di un socialismo fondato sull’ etica kantiana e fu convinto assertore della distinzione tra bolscevismo e comunismo. A partire dagli anni 1920, e nel corso della discussione sul programma del congresso di Linz (1926), A. si avvicinò progressivamente all’ala sinistra della socialdemocrazia sostenendo la necessità della dittatura del proletariato e accentuando le divergenze con Otto BAUER che sfoceranno in aperto dissidio negli anni 1930, durante l’ascesa del nazismo in GERM e AU fino alla sua espulsione dal partito. Di ADLER la DE-DONATO ha pubblicato: ‘Democrazia e consigli operai’, ‘Il socialismo e gli intellettuali’ ‘Causalità e teleologia nella disputa sulla scienza’. “”Già nel ’18 Brumaio’ Marx ha mostrato che tutti i progressi della forma statale, dal feudalesimo, attraverso lo Stato assolutistico, la monarchia legittimistica e costituzionale, fino alla repubblica parlamentare, non potevano non condurre ad altro che a fare del potere statale uno strumento di dominio più conveniente per la classe o per i gruppi di classi di volta in volta dominanti. “”Tutti i rivolgimenti politici non fecero che perfezionare questa macchina invece di spezzarla””. I progressi della democrazia erano ugualmente soltanto mutamenti di ruolo nella lotta dei partiti borghesi, lotta nella quale “”il possesso di questo enorme edificio dello Stato”” fu considerato “”come il bottino principale del vincitore”” (Marx, Il 18 Brumaio, p. 206-7). E ciò che qui scriveva il ‘giovane’ Marx, lo confermava il Marx ‘maturo’, quando, ne ‘La guerra civile in Francia’, dice: “”Dopo ogni rivoluzione che segnava un passo avanti nella lotta di classe, il carattere puramente repressivo del potere dello Stato risultava in modo sempre più evidente”” (Marx, La guerra civile in Francia, p.60)”” (pag 127) [Max Adler, La concezione dello stato nel marxismo, 1979]”,”TEOC-017″
“ADLER Max”,”Democrazia e consigli operai.”,”Questo pamphlet del socialdemocratico di sinistra Max ADLER (1873-1937) venne pubblicato a Vienna nel 1919. ADLER dimostra che il nodo dei consigli operai esiste e dovrà essere alla fine tagliato. ADLER (Max), sociologo austriaco (Vienna 1873 – 1937), professore all’università di Vienna ed esponente dell’ austromarxismo; ispirandosi alla gnoseologia kantiana, cercò di dare una fondazione critica della sociologia, da lui accolta nell’interpretazione di Marx ed Engels. Tra le opere: ‘Marx come pensatore’ (1908), ‘L’importanza di Georg Simmel nella storia del pensiero’ (1919), ‘Engels come pensatore’ (1921), ‘Kant e il marxismo’ (1925), ‘L’enigma della società’ (1936). (RIZ)”,”MAUx-007″
“ADLER Max a cura Tommaso LA-ROCCA”,”Religione e società.”,”Max ADLER (1873-1937) è il maggior teorico dell’ austromarxismo. E’ anche uno dei pensatori marxisti più sensibili e attenti al tema della religione. Qui si riportano due scritti inediti ‘Sklaverei und Christentum’ (Schiavitù e cristianesimo) e ‘Religion Privatsache’ (Religione affare privato). Entrambi sono stati ritrovati nelle carte del Nachlass del ‘Max Adlers Archiv’ (Univ Vienna) diretto dal Prof. Norbert LESER. Sulla Q del proselitismo del socialismo tra le file dei credenti ci furono inviti di cautela ad ADLER da parte del compagno di partito Karl RENNER (v. nota 26 pag 42). Sulla Q della schiavitù nel mondo antico (v. pag 62) secondo ADLER essa non si caratterizza per il totale dominio del proprietario sullo schiavo (questo è in ogni tempo il privilegio dei più forti) ma per la condizione giuridica: era l’attuazione di un diritto.”,”RELP-001″
“ADLER Max; a cura e con un saggio introduttivo di Leonardo PAGGI”,”Il socialismo e gli intellettuali.”,”Max ADLER (1873-1937) fu il massimo teorico dell’ austromarxismo. In un primo tempo sostenne la necessità di un socialismo fondato sull’ etica kantiana e fu convinto assertore della distinzione tra bolscevismo e comunismo. A partire dagli anni Venti e in particolare nel corso della discussione sul programma del congresso di Linz (1926) si avvicinò progressivamente all’ ala sinistra della socialdemocrazia sostenendo la necessità della dittatura del proletariato e accentuando le divergenze con Otto BAUER che sfoceranno in un aperto dissidio negli anni Trenta durante l’ascesa del nazismo in Germania e in Austria, fino alla sua espulsione dal partito. Nei risvolti di copertina sono elencate le sue opere in tedesco.”,”MAUx-009″
“ADLER F. ABRAMOWITSCH BAUER BLUM BRACKE BRAILSFORD BUCHINGER CRISPIEN FAURE HENDERSON HILFERDING HILLQUIT HUYSMANS KUNF LEUTERITZ LIPINSKI MODIGLIANI OUDEGEEST SHAW STAUNING STOLTEN THOMAS VANDERVELDE WALLHEAD WEBB WELS, interventi”,”Protokoll des Internationalen Sozialistischen Arbeiterkongresses in Hamburg vom 21. bis 25. Mai 1923.”,”interventi di ADLER ABRAMOWITSCH BAUER BLUM BRACKE BRAILSFORD BUCHINGER CRISPIEN FAURE HENDERSON HILFERDING HILLQUIT HUYSMANS KUNF LEUTERITZ LIPINSKI MODIGLIANI OUDEGEEST SHAW STAUNING STOLTEN THOMAS VANDERVELDE WALLHEAD WEBB WELS ADLER (Friedrich), socialista austriaco (Vienna 1879 – Zurigo 1960) figlio di Viktor. Leader dell’ala sinistra del partito socialdemocratico e segretario del partito nel 1911, come atto di protesta contro la guerra uccise nel 1916 il primo ministro austriaco conte Stürgkh. Condannato a morte (pena commutata in diciott’anni di carcere), fu liberato nel 1918; in seguito ebbe parte di rilievo nella fondazione della Repubblica Austriaca. Eletto segretario dell’ Internazionale socialista (1923), tenne tale carica sino al 1940, vivendo, dal 1935, a Zurigo, a Londra e a Bruxelles, poiché era stato esiliato dall’ Austria (1934). Rifugiatosi in America dal 1940 al 1946, nel dopoguerra si stabilì in Svizzera. (RIZ).”,”INTx-013″
“ADLER Friedrich ADLER Emma ANKERSMIT Johan Frederik AUSOBSKY Alois BAUER Otto BEBEL August BERMANN Julius BERNSTEIN Eduard BRÜGEL Ludwig BUCHINGER Emanuel DAN-MARTOV Lydia DASZYNSKI Ignaz EINSTEIN Albert ELLENBOGEN Wilhelm FRANK Josef GRÜNWALD Julius HARTMANN Ludo M. HOFBAUER Josef HUYSMANS Camille JARMER Iganz KARPELES Benno KAUTSKY Karl KAUTSKY Luise LANGER Alexander LEISSNER Ferdinand LEUTHNER Karl MUCHITSCH Vinzenz PERNERSTORFER Engelbert PÖLZER Johann POHL-GLAS Lotte RENNER Karl SEIDEL Robert TREVES Claudio TROELSTRA Pieter Jellis TROTSKY Leon VANDERVELDE Emile e altri; scritti di”,”Victor Adler im Spiegel seiner Zeitgenossen..”,”ADLER Friedrich ADLER Emma ANKERSMIT Johan Frederik AUSOBSKY Alois BAUER Otto BEBEL August BERMANN Julius BERNSTEIN Eduard BRÜGEL Ludwig BUCHINGER Emanuel DAN-MARTOV Lydia DASZYNSKI Ignaz EINSTEIN Albert ELLENBOGEN Wilhelm FRANK Josef GRÜNWALD Julius HARTMANN Ludo M. HOFBAUER Josef HUYSMANS Camille JARMER Iganz KARPELES Benno KAUTSKY Karl KAUTSKY Luise LANGER Alexander LEISSNER Ferdinand LEUTHNER Karl MUCHITSCH Vinzenz PERNERSTORFER Engelbert PÖLZER Johann POHL-GLAS Lotte RENNER Karl SEIDEL Robert TREVES Claudio TROELSTRA Pieter Jellis TROTSKY Leon VANDERVELDE Emile e altri; scritti di. ADLER (Viktor), uomo politico austriaco (Praga 1852 – Vienna 1918). Israelita, fu, con Engels, Kautsky e Liebknecht, una delle figure più significative del socialismo tedesco. Laureato in medicina, si sforzò di riunire in un solo partito tutte le frazioni socialiste dell’ Impero austro-ungarico, e vi riuscì al congresso di Hainfeld (1889) nel quale nacque il partito socialdemocratico austriaco. Membro del comitato direttivo del partito, fondò nel 1893 a Vienna il quotidiano Die Arbeiterzeitung (La gazzetta dei lavoratori). Nel 1905, eletto, malgrado la tenace opposizione degli antisemiti, deputato al Reichsrat come rappresentante di Reichenberg (Boemia), assunse la direzione del partito operaio nella lotta per il suffragio universale. Mentre la monarchia austro- ungarica stava sfasciandosi fu, pochi giorni prima della morte, nominato segretario di Stato agli esteri. Oratore vivace e arguto, fu il principale avversario, a Vienna, degli antisemiti viennesi ed ebbe gran parte nel movimento internazionalista. (RIZ)”,”MAUx-017″
“ADLER F. BAUER FAURE MACDONALD RADEK SERRATI VANDERVELDE ZETKIN”,”Conference des Trois Internationales. Tenue à Berlin, les 2, 4 et 5 avril 1922 (compte rendu stenographique).”,”Ciascun Esecutivo si era fatto rappresentare da tre membri che costituirono il Comitato dei Nove, che tenne delle sedute di deliberazione durante tutta la durata della Conferenza. Questo comitato era così composto: per l’ Esecutivo della 2° Internazionale: MACDONALD, VANDERVELDE e WELS, per l’ Esecutivo dell’ IC, RADEK, FROSSARD e ZETKIN, per l’ Esecutivo dell’ Unione dei partiti socialisti per l’ azione internazionale (UPS), ADLER, BRACKE e CRISPIEN.”,”INTx-015″
“ADLER Georg”,”Stirners Anarchistische Sozialtheorie.”,”L’A è stato professore all’ Università di Kiel”,”ANAx-144″
“ADLER F. BAUER FAURE MACDONALD RADEK SERRATI VANDERVELDE ZETKIN”,”Conference des Trois Internationales. Tenue à Berlin, les 2, 4 et 5 avril 1922 (compte rendu stenographique).”,”Ciascun Esecutivo si era fatto rappresentare da tre membri che costituirono il Comitato dei Nove, che tenne delle sedute di deliberazione durante tutta la durata della Conferenza. Questo comitato era così composto: per l’ Esecutivo della 2° Internazionale: MACDONALD, VANDERVELDE e WELS, per l’ Esecutivo dell’ IC, RADEK, FROSSARD e ZETKIN, per l’ Esecutivo dell’ Unione dei partiti socialisti per l’ azione internazionale (UPS), ADLER, BRACKE e CRISPIEN.”,”INTx-022″
“ADLER Victor e altri”,”Briefwechsel mit August Bebel und Karl Kautsky. Sowie Briefe von und an Ignaz Auer, Eduard Bernstein, Adolf Braun, Heinrich Dietz, Friedrich Ebert, Wilhelm Liebknecht, Hermann Müller und Paul Singer.”,”Contiene lettere di Victor ADLER a BEBEL, a KAUTSKY e a LIEBKNECHT e altri; di BEBEL ad ADLER e altri, di KAUTSKY ad ADLER, ENGELS, HELLER e altri, di Wilhelm LIEBKNECHT ad ADLER e altri, di SINGER ad ADLER. Oltre ad altre lettere di altri esponenti, l’ opera contiene anche vari articoli e discorsi.”,”MAUx-023″
“ADLER Victor”,”Victor Adlers. Aufsätze, Reden und Briefe. Herausgegeben vom Parteivorstand der Sozialdemokratischen Arbeiterpartei Deutschösterreichs. Erstes Heft: Victor Adler und Friedrich Engels.”,”Oltre allo scambio di lettere di V. ADLER con F. ENGELS (prima parte del volumetto), la seconda parte contiene gli articoli di Victor ADLER in commemorazione della morte di ENGELS (da pag 135), di Leo FRANKEL e di Eleanor MARX-AVELING apparsi su ‘Arbeiter-Zeitung’. Il suo intervento per il ventesimo della morte di MARX, un articolo (Arbeiter-Z) sul lascito di Marx, Engels e Lassalle, una lettera di ENGELS, il carteggio tra MARX ed ENGELS, il secolo di Karl Marx.”,”MAES-052″
“ADLER Max”,”Der Sozialismus und die Intellektuellen.”,”””Die Wissenschaft soll kein egoistisches Vergnügen sein; diese einigen, welche so glücklich sind, sich wissenschaftlichen Zwecken widmen zu können, sollen auch die ersten sein, welche ihre Kenntnisse in den Dienst der Menschheit stellen””. (in apertura, Karl Marx) “”La scienza non deve essere un piacere egoistico; coloro che sono così fortunati da potersi dedicare a compiti scientifici, devono anche essere i primi a porre le loro conoscenze al servizio dell’ umanità”””,”TEOC-294″
“ADLER Max”,”Der Marxismus als proletarische Lebenslehre.”,”Marx “”Selbstverständigung der Zeit über ihre Kämpfe und Wünsche””. “”Autocomprensione del tempo concernente le nostre lotte e le nostre richieste””. (pag 13)”,”MADS-344″
“ADLER Alan a cura”,”Theses, Resolutions and Manifestos of the First Four Congresses of the Third International.”,”Questa compilazione è presa principalmente da Kommunistischeskii Internatsional v Dokumentakh, Moscow, 1933, a cura di Bela KUN 21 Punti. Tesi sulle Condizioni di Ammissione alla Internazionale Comunista, 30 luglio 1920 presentate da Trotsky. (pag 92) “”21. I membri del partito che essenzialmente rifiutano le condizioni e Tesi stabilite dall’ Internazionale Comunista devono essere espulsi dal partito””. (pag 97)”,”INTT-201″
“ADLER Solomon”,”Dal Kuomintang alle Comuni del popolo. La prima, rigorosa sintesi storica dei grandiosi rivolgimenti economici che hanno trasformato il volto della Cina del dopoguerra. (Tit. orig.: The Chinese Economy)”,”ADLER Solomon è nato in Gran Bretagna e ha studiato all’ Università di Oxford e all’ Istituto di economia di Londra. Nel 1941 fu inviato in Cina per conto del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. In seguito fu nominato attaché dell’ ambasciata americana presso il governo di Chiang (Ciang) Kai-shek, a Ciungking e a Nanchino. Ha lasciato la Cina nel 1947, ma vi è più volte ritornato negli anni seguenti compiendo studi sugli sviluppi dell’ economia cinese prima e dopo la repubblica popolare. “”Nel 1954 i lavoratori delle imprese statali e delle più grandi fabbriche avevano ottenuto la giornata di otto ore, che era ormai diffusa in tutta l’ industria tessile; nel 1956 il ministro del lavoro affermava che la settimana di sei giorni e la giornata di otto ore erano completamente generalizzate. Dopo il 1949 i salari sono cresciuti notevolmente anche se non uniformemente.”” (pag 193-194)”,”CINE-004″
“ADLER Federico”,”Autodifesa di Federico Adler dinanzi ai giudici di Vienna.”,”Attentato a Stürgkh. “”Fin da principio, dunque, io era già preparato ad essere condannato dal pubblico ed era an che preparato a vedere la stampa dei socialisti governativi in Austria ed in Germania disfarsi di me, come di un uomo che perduto la ragione. Infatti, ho visto poi il Vorwärts annunciare al mondo il mio atto col titolo: “”L’ atto di un pazzo””. Io ero anche preparato a vedere la Arbeiter Zeitung di Vienna chiamare in aiuto tutti i possibili momenti psicopatici e tentare di rappresentare il mio atto come se io non fossi stato in possesso dei miei sensi””. (pag 9) I rapporti tra padre e figlio (Victor e Friedrich Adler) (pag 50) Tre versi della Marsigliese operaia di Andorf (pag 62) “”Noi non contiamo il nemico, non i pericoli! Marsch, Marsch! Marsch, Marsch! e sia pure la morte! Poiché rossa è la nostra bandiera!”””,”MAUx-027″
“ADLER Max”,”Marx und Engels als Denker.”,”Max ADLER nasce a Vienna nel 1873 e muore nella stessa città nel 1937. Insieme a Karl RENNER e a Otto BAUER è stato uno dei pensatori del cosiddetto ‘austromarxismo’. “”Prophetisch hatte der junge Marx in den “”Deutsch-französichen Jahrbüchern””, dieser großartigen Ouvertüre des wissenschaftlichen Sozialismus, in der bereits seine tiefsten Gedankenmotive erklingen, geschrieben: “”Wie die Philosophie im Proletariat ihre materiellen, so findet das Proletariat in der Philosophie seine geistigen Waffen, und sobald der Blitz des Gedankens in diesen naiven Volksboden eingeschlagen ist, wird sich die Emanzipation der Deutschen zu Menschen vollziehen.”” Der Blitz des Gedankens in diesen naiven Volksboden war der Marxismus: er konnte, ja mußte dort einschlagen, weil das Proletariat in seinem Lichte ja nur sich selbst und seine eigenen Lebenverhältnisse und Lebenschicksale erkannte.”” (pag 149)”,”MADS-427″
“ADLER Friedrich”,”Le proces de Moscou. Un procès en sorcellerie.”,”ADLER Friedrich segretario dell’ Internazionale operaia socialista. Il sistema delle confessioni estorte. “”‘L’essentiel y réside dans les interrogatoires preliminaires’; lors des débats publics, on se contente de donner connaissance des résultats acquis, des aveux obtenus. Pritt, qui a étudié les divers systèmes juridiques, connaît évidemment bien tout cela, c’est pourquoi il fut si étrange de le voir expliquer et juger un procès mené conformément aux principes de la juridiction inquisitoriale, ‘comme si’ c’était à des juges anglais que ces aveux avaient été faits (1). C’est ainsi qu’en conclusion de ses observations, il déclarait que le procès avait été mené “”en toute justice””, exactement comme un Pritt du XVII° siècle après un voyage à Rome où il aurait assisté au Tribunal de l’Inquisition dans le couvent dominicain de Santa Maria sopra Minerva, aurait pu constater que le procès avait été mené “”en toute justice”” lorsque Galilée renia publiquement ses erreurs””. (pag 24-25) (1) A.J. Cummings, dans son livre “”Le Procès de Moscou”” (“”The Moscow Trial””, Victor Gollanz, 1933) (…)”,”RUSS-196″
“ADLER Friedrich, a cura di Enzo COLLOTTI”,”La guerra e la crisi della socialdemocrazia.”,”L’ “”autodifesa”” di Friedrich ADLER relativa all’ uccisione del Conte STÜRGKH, nel processo davanti al tribunale di Vienna itnrodotta da un saggio di Enzo COLLOTTI Cita libro di NECK (v. nota pag 14) (ordinato ad Abeb) (pag 49) “”(Adler) (…) Per la verità sei mesi fa l’Internazionale era in quel discredito del quale si è fatto espressione il signor procuratore di Stato. Ma ora ci troviamo in un’altra situazione. Non ho bisogno oggi di cominciare col dimostrare che ‘come internazionalista io non ero e non sono isolato’. Ma il procuratore di Stato fa anche dippiù, insinuando che io sarei stato isolato nel partito anche nell’atteggiamento assunto nei confronti del sistema d’oppressione vigente in Austria. Per quanto mi trovi costretto ad attaccare i miei compagni di partito, e in particolare la direzione, dovrò tuttavia dichiarare che questo è un ingiustificato rimprovero che ad essi muove il procuratore, che anzi tutto il disprezzo che io nutro per il sistema austriaco è condiviso dalla grande maggioranza della direzione del partito. Ci sono soltanto poche eccezioni, propriamente una soltanto, che giustifica l’assolutismo, e questa è rappresentata dal dottor Renner, il quale persino nelle ultime settimane nelle quali io mi trovavo ancora in libertà, è arrivato al punto da voler giustificare la legge antisocialista che fu emanata in Germania dopo la guerra del ’70.”” (pag 121)”,”AUTx-031″
“ADLER Felix McKELWAY A.J. ADAMS Myron E. LOVEJOY Owen R. e altri”,”Child Labor.”,”ADLER Felix Ph. D. Chariman of the National Child Labor Commitee e professore di Etica politica e sociale alla Columbia Università, New York.”,”CONx-167″
“ADLER Max”,”Sozialismus und Gewerkschaften. Der Sozialismus seit Marx und die internationale Gewerkschaftsbewegung.”,”Marx (pag 18-19) “”Von großer Bedeutung für das Verhältnis der Gewerkschaften zur politischen Bewegung im Sinne der marxistischen Theorie sind auch die vielzitierten Aeußerungen, die Marx gelegentlich seiner Anwesenheit in Hannover (1869) im Gespräch mit Haman, dem Kassier der Metallarbeiter-gewerkschaft, gemacht hat. Haman hatte nämlich gefragt, ob die Gewerkschaften von einem politischen Verein abhängig sein müssen. Darauf antwortete Marx: “”Niemals dürfen die Gewerkschaften mit einem politischen Verein in Zusammenhang gebracht oder von einem solchen abhängig gemacht werden, wenn sie ihre Aufgabe erfüllen sollen: geschieht dieses, so heißt das, ihnen den Todesstoß geben. Die Gewerkschaften sind die Schulen für den Sozialismus. In den Gewerkschaften werden die Arbeiter zu Sozialisten herangebildet, weil ihnen da täglich der Kampf vor Augen geführt wird””. Diese Aeußerung von Marx sieht nicht, wie es auf den ersten Blick scheinen möchte, in Widerspruch mit der grundsätzlichen Betonung der Notwendigkeit des politischen Kampfes zur Eroberung der Staatsmacht, die zum Wesen des Marxismus gehört. Sie will im Gegenteil die prinzipielle Verschiedenheit der Arbeiterpolitik von der im gewöhnlichen Sinne des Wortes politischen Parteitätigkeit unterstreichen, insofern die letzters nur politische Tätigkeit im Klassenstaate und nicht gegen den Klassenstaat sei.”” (pag 18-19) [Max Adler, Sozialismus und Gewerkschaften. Der Sozialismus seit Marx und die internationale Gewerkschaftsbewegung, 1973]”,”TEOC-612″
“ADLER Georg”,”Franz Mehring als Historiker.”,”ADLER Georg professore nell’Università di Kiel”,”MEHx-070″
“ADLER Nanci”,”Victims of Soviet Terror. The Story of the Memorial Movement.”,”Nanci Adler, a graduate of Columbia University and the University of Amsterdam (the Netherlands), is with the Geneva Initiative on Psychiatry and the Second World Center in Amsterdam. She is a contributor to numerous journals. Foreword by Jonathan SANDERS, Preface, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Appendix A e B, Selected Bibliography, foto, Notes, About the Author, Index,”,”RUSS-024-FL”
“ADLER Georg”,”Die imperialistische Sozialpolitik. Disraeli, Napoleon III, Bismarck. Eine Skizze.”,”””Die imperialistische Sozialpolitik der Gegenwart ist oft mit der caesaristischen des niedergehenden Römerreiches verglichen worden. Und wie die Parole “”Brot und Spiele!”” allgemein als Symptom der Decadence der antiken Welt gift, so wird dann auch die Sozialreform der modernen Träger des imperiastischen Gedankens als Sympton des Niederganges der neueren Kultur dargestellt. Aber diese Parallele ist unzutreffend”” (pag 48) “”La politica sociale imperialista di presenza è stata spesso paragonata con il cesaristico declino dell’Impero Romano. Come lo slogan “”pane e giochi”” era un sintomo della decadenza del mondo antico, così ora la riforma sociale del moderno conduttore del pensiero imperialista si presenta come un sintomo del declino della cultura moderna. Ma questo parallelo non è corretto “” Notizia su Georg Adler (storico): “”Sozialdemokratische Parteitage (1890 – 1959) Protokolle über die Verhandlungen der Parteitage der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands Online-Edition der Bibliothek der Friedrich-Ebert-Stiftung”” “”Eine Internetedition von Parteitagsprotokollen einer demokratischen Massenpartei bedarf keiner Begründung. Parteitage verabschieden die zentralen programmatischen Dokumente der Partei, wählen die leitenden Gremien und stellen mit den verabschiedeten Resolutionen die Weichen für die politische Orientierung der Partei. Für die Sozialdemokratische Partei Deutschlands kommt noch hinzu, dass seit ihrem Bestehen die Diskussionen auf den Parteitagen die breiten pluralistischen Flügelbildungen dokumentieren, die so charakteristisch für die Partei sind. Die Sozialdemokratische Partei Deutschlands war sich des hohen ,,Quellenwert”” ihrer Parteitagsprotokolle stets bewusst. Bereits vor knapp hundert Jahren legte der Mitarbeiter der ,,Sozialistischen Monatshefte””, Wilhelm Schröder, im Münchener Parteiverlag von Georg Birk sein ,,Handbuch der sozialdemokratischen Parteitage von 1863 bis 1909″” vor. Das Handbuch wurde in 19 Lieferungen verkauft und bot eine nach Stichworten geordnete Erschließung der Resolutionen und Debattenbeiträge. Die Begründung, die Wilhelm Schröder für die Herausgabe seines umfassenden Werkes gab, ist heute noch höchst aktuell: ,,Wer in die Geschichte der Sozialdemokratie eindringen, sich über ihre Bestrebungen unterrichten, ihre inneren Kämpfe und die aus ihnen resultierende Entwicklung der Partei beurteilen lernen will, ist vor allem auf das Studium der sozialdemokratischen Parteitage angewiesen. Was die Partei im Lande bewegt hat, spiegelt sich hier in den Verhandlungen und Beschlüssen wider; hier werden die Schlusssteine der Entwicklungsperioden gesetzt, hier werden die Wege markiert zu neuen Zielen.”” (S. 3) Allerdings fügte Schröder auch hinzu: ,,So unerlässlich nun die Kenntnis der Vorgänge auf den Parteitagen ist, so schwierig ist es in den meisten Fällen, zur Beurteilung irgendwelcher Fragen sich diese Kenntnisse anzueignen … [da] …sie vollständig gesammelt wohl selbst in großen öffentlichen Bibliotheken nicht aufzufinden sein werden.”” (ebda.) Ähnlich sah es die professionelle Zunft. 1911 beklagten sich im ,,Handwörterbuch der Staatswissenschaften”” die beiden renommierten Historiker Georg Adler und Gustav Mayer bitter, dass der Benutzer die ,,primären Quellen über die Geschichte der Sozialdemokratie in den öffentlichen Bibliotheken fast ausnahmslos vergeblich sucht””. (Adler, Georg und Gustav Mayer: Sozialdemokratie. In: Handwörterbuch der Staatswissenschaften, Bd. 7, 3. Aufl., Jena, 1911, S. 603) Ebenso drastisch fiel das Urteil des langjährigen Leiters der Bundestagsbibliothek Ende der fünfziger Jahre aus: SPD-Materialien seien in deutschen Bibliotheken faktisch nicht vorhanden.( Gülich, Wilhelm: Bibliotheken und Archive, sozialwissenschaftliche. In: Handwörterbuch der Sozialwissenschaften, Bd. 2, Stuttgart [u.a.], 1959, S. 204. Erst das ,,Reprint-Geschäft”” der 60er Jahre schaffte Abhilfe. Wenige internationale leistungsstarke Unternehmen hatten sich darauf spezialisiert, ,,klein aber teuer”” urheberrechtsfreie Materialien als ,,Neudrucke”” aufzulegen. Die Nachdruck-Verlage spezialisierten sich in der Regel auf Zeitschriften und zentrale Quellenwerke. Mit den westeuropäischen Universitätsgründungen der sechziger Jahre erschloss sich für die Reprint-Verlage ein neues lukratives Absatzgebiet. Hinzu kam ein starker asiatischer Markt mit Schwerpunkt in Japan. 1971 einigte sich der auf soziale Bewegungen spezialisierte Reprint-Verlag Detlev Auvermann in Glashütten im Taunus und der Verlag Neue Gesellschaft in Bonn-Bad Godesberg auf ein Gemeinschaftsunternehmen, um seltene SPD-Protokolle nachzudrucken. Das Joint Venture startete mit dem Neudruck der Protokolle vor und während des Sozialistengesetzes. Ab 1973 fungierte als Verlagspartner des Auvermann-Verlages der ehemalige sozialdemokratische Parteiverlag J.H.W. Dietz Nachf., der mit dem Verlag Neue Gesellschaft juristisch und verlegerisch eng verbunden war. Das ,,Dietz-Auvermann-Projekt”” begann 1974 mit dem Neudruck des Protokolls des Parteitages 1917 in Würzburg, dem alsbald alle übrigen Parteitagsprotokolle der Weimarer Republik folgten. Ferner wurden die ersten Nachkriegsprotokolle (1946, 1947, 1948) neu aufgelegt, die die ,,Wiedergeburt”” der Sozialdemokratie spiegelten. Als ,,Nachdruckunternehmen”” für Protokolle fungierten ferner der japanische Reprint-Verlag Shosehi in Osaka, das Zentralantiquariat der DDR sowie der ,,Mikrofilm-Verleger”” Mikropress GmbH. Mit der Übernahme der Socialistica des Auvermann-Verlages im Jahr 1977 begründete der Verlag J.H.W. Dietz Nachf. eine ungezählte Serie ,,Reprints zur Sozialgeschichte””, die von Dieter Dowe betreut wurde. Im Rahmen dieser Serie erschienen sukzessive alle SPD-Protokolle des Kaiserreichs. Der ehemalige SPD-Landtagsabgeordnete und Bibliograph der Arbeiterbewegung, Max Schwarz, verbesserte durch seine gründliche Registertechnik den Suchkomfort der Protokolle erheblich. 1986 wurden die ,,Reprints zur Sozialgeschichte”” eingestellt. In der Zwischenzeit waren alle SPD-Protokolle des Kaiserreichs erschienen. Nimmt man alle Neudrucke zusammen, so stand der interessierten Fach-Öffentlichkeit ein Set an zentralen SPD-Quellen von den frühen sechziger Jahre des 19. Jahrhunderts bis zur Neugründung der Bundesrepublik zur Verfügung. Die Fortschritte für die wissenschaftliche Forschung, die politische und Erwachsenenbildung waren unübersehbar. Schwierig blieb die ,,Versorgung”” mit den Niederschriften der ,,SPD-Parlamente”” für die Zeit seit den frühen fünfziger Jahre. Einzige Ausnahme blieb das Protokoll des Godesberger Parteitages: ,,Auf diesem außerordentlichen Parteitag wurde das sog. Godesberger Programm der SPD beschlossen, das das bis dahin formal noch gültige Heidelberger Programm von 1925 ablöste. Als Fazit einer eineinhalb Jahrzehnte dauernden Diskussion vollzog es ,den Abschied vom Sozialismus als Weltanschauung und von der Verabsolutierung bestimmter Methoden zur Verwirklichung des Sozialismus (K. Klotzbach).'”” (Reprints zur Sozialgeschichte bei J.H.W. Dietz Nachf. Hrsg. Dieter Dowe. Bonn, 1979, S. 38.) Im Rahmen des von der Deutschen Forschungsgemeinschaft geförderten Digitalisierungsprojekt ,,Programmatische Dokumente und Statuten der deutschen Gewerkschaftsbewegung und der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands (von den Anfängen bis zur Gegenwart (http://library.fes.de/cgi-bin/populo/prodok.pl) kristallisierte sich in der Bibliothek der FES die Idee heraus, die digitalisierten sozialdemokratischen Parteitagsprotokollen als wichtige programmatische Grundsatzpublikationen dem Projekt hinzuzufügen. Mit eigenen finanziellen Mitteln wurden die Protokolle von einem externen Dienstleister für die Jahre 1890 bis 1931 sowie 1959 digitalisiert. Konzeptionell war ferner daran gedacht worden, durch manuelle Neuerfassung der Tagesordnungen und Inhaltsverzeichnisse sowie einer entsprechenden Verlinkung einen verbesserten inhaltlichen Zugriff auf die Dateien zu gewinnen. Auch Max Schwarz’ große Leistungen bei der Erschließung der Protokolle (1890 bis 1913) sollten für eine bessere Erschließung genutzt werden. Obgleich nicht alle ursprünglichen Ansprüche perfekt eingelöst werden konnten und obgleich nicht alle Nachkriegsprotokolle digitalisiert vorliegen, hat sich die Bibliothek der FES entschlossen, die zentralen Quellen zur Geschichte der deutschen Sozialdemokratie in einem eigenen Internetauftritt ins Netz zu stellen. Sie erfüllte damit einen Wunsch der Nutzer und Nutzerinnen. In der Online-Edition ist der Stand der Erschließung hinlänglich und selbsterklärend dokumentiert. Einen besonderen Service bietet die Bibliothek mit der Verlinkung zur Online-Version ,,Chronik der deutschen Sozialdemokratie”” von Franz Osterroth und Dieter Schuster. Dieses zentrale Nachschlagewerk zur Geschichte der deutschen Sozialdemokratie wurde 2001 von der Bibliothek der FES ins Netz gestellt. Der gelernte Arbeiter und Autodidakt Franz Osterroth und der langjährige Leiter des DGB-Archivs Dieter Schuster haben gekonnt die wichtigsten Ereignisse auf den Parteitagen dokumentiert. Mit der Verlinkung auf die entsprechenden Textseiten wird der Gebrauchswert der Internetedition deutlich erhöht. Rüdiger Zimmermann – Leiter der Bibliothek der FES -“” http://library.fes.de/parteitage/spd-pt-einl.html”,”MGEx-243″
“ADLER Alexandre COHEN Francis DÉCAILLOT Maurice FRIOUX Claude ROBEL Léon”,”L’URSS et Nous.”,”Alexandre Adler agrégé d’histoire, est l’auteur de divers travaux sur l’Union Soviétique; Francis Cohen directeur de La Nouvelle Critique et rédacteur en chef de Recherches internationales, est ancien correspondant de l’Humanité à Moscou; Maurice Decaillot économiste, est l’auteur du Mode de production socialiste; Claude Frioux est professeur à l’Université de Paris VIII-Vincennes; Leon Robel professeur à l’instritut national des Langues et Civilisations orientales (Paris III) est l’auteur de travaux sur la littérature et l’idéologie en URSS. Le presa del potere dei bolscevichi. Le misure energiche prese da Lenin all’inizio della guerra civile e i tentativi di controrivoluzione. “”Or, à ses débuts, ce pouvoir soviétique, dès alors accusé de tant d’horreurs, a été sans doute un des gouvernements révolutionnaires de l’histoire qui s’est le plus appliqué à ménager les vies et toutes les valeurs intellectuelles et artistiques. Attitude qui a contribué, malgré tout ce que la conjoncture avait d’incontrôlable, à ce que les journées révolutionnaires aient été très peu meurtrières et le vandalisme réduit à sa plus simple expression. Le souci de garantir la sécurité et les possibilités de travail des hommes de culture a été une idée fixe de Lénine. Toute cette orientation a pris la forme de mesures explicites et méritoires, parce que souvent difficiles à faire appliquer. La prise du pouvoir par les soviets, au début de novembre 1917, dans toutes les grandes villes russes, fut remarquablement dépourvue d’incidents sanglants (quelques dizaines de morts à Pétrograd en novembre 1917 contre plusieurs milliers de victimes lors de la répression de l’insurrection spartakiste de Berlin un an plus tard), à la seule exception de la résistance prolonguée pendant plusieurs jours des élèves-officier de Moscou. Quant aux contre-révolutionnaires arrêtés pendant cet épisode, il furent, aussi incroyable que cela paraisse aujourd’hui, relâchés sur simple parole de ne plus reprendre les armes contre les soviets (ainsi des Cadets qui défendaient le Palais d’Hiver, du général Krasnov, conseiller militaire de Kérenski, qui rompit sa promesse quelques semaines plus tard, des membres du Gouvernement provisoire, tous remis en liberté dans un premier temps, début décembre 1917) … Certes, dès l’automne 1917 et l’hiver 1918, les conditions terribles de la lutte engagée donnent lieu en peu partout à des actes de violence incontrôlés de plus en plus accéléré va amener l’explosion généralisée de la guerre civile, lorsque l’intervention étrangère commencée en avril 1918 apporte le soutien militaire nécessaire aux ennemis de la révolution. Or, même pour cette période particulièrement difficile, deux remarques sont nécessaires quant à l’attitude adoptée par le pouvoir soviétique. 1. Les seuls cas de fusillades de masse sont liés à des moments particulièrement tragiques de la guerre civile (insurrections sur les arrières de l’Armée rouge, affrontements armés avec des troupes blanches, etc.), et ils ne touchen, en tout état de cause, que des opposants pris ‘les armes à la main’, en train de lutter contre la révolution. Ils n’ont enfin aucun caractère systématique: bien souvent les instances du Parti bolchévik ou des soviets tentent de s’opposer aux agissements de l’Armée rouge ou de la Tchéka (1). 2. A plusierus reprises, le Conseil des commissaires du peuple et l’Exécutif des soviets prennent des mesures pour endiguer la terreur rouge, l’épisode le plus célèbre étant l’adoption par le 6° Congrès pan-russe des soviets in fin 1918 (on est pourtant en pleine guerre civile) du décret sur la «légalité révolutionnaire» que protège les citoyens contre des abus de pouvoir et confère un droit d’appel généralisé auprès des organes supérieurs. Si ce décret s’est avéré d’application délicate jusqu’à la fin des hostilités (1921), il témoigne cependant d’un état d’ésprit très profondément ancré dans le Parti communiste (le 6° Congrès des soviets est en effet le premier congrès à composition purement bolchévique) et surtout il constitue la base de ce qui va devenir «la legalité socialiste» à partir de la NEP. (…) Un mot, enfin, sur l’attitude personelle de Lénine: s’il lui est arrivé de se battre contre l’opinion de la majoroté du Parti bolchevik, favorable avec Kaménev à l’abolition immédiate de la peine de mort au front en novembre et décembre 1917, et s’il a eu parfois la responsabilité écrasante de faire appliquer des mesures sévères en temps de guerre, son hostilité aux violences indiscriminées est cependant constante; un seul exemple: lorsque Bela Kun et Rakosi prirent sur eux, lors d’une mission en Ukraine, de faire fusiller des prisonniers blancs qui s’étaient rendus volontairement, Lénine entra dans une colere si violente qu’ils envisagea un moment de les faire incarcérer malgré leur prestige, et résolut de les expédier en «mission» dans le Turkestan. De même le voit-on atterré des brutalités de Staline et Ordjonikidzé lors de l’invasion de la Géorgie pendant l’hiver 1921, et hostile à l’enrégimentement des syndicats par Trotski. Pourtant Soljénytsine cite une instructions de Lénine, datant de janvier 1918, qui, selon lui, est le véritable point de départ du Goulag. Or cette instruction, qui prône l’arrestation rapide des spéculateurs et des éléments hostiles, est liée à un contexte bien précis: les premiers soulèvements cosaques de l’hiver 1918, qui annoncent le début de la guerre civile, et le développement incessant dans les campagnes des «pogroms» (…). La sévérité des mesures envisagées, en effet, n’est compréhensible qu’en relation avec le climat de l’hiver 1918 et les dangers de famine absolue qui menaçait les grandes villes, faute de mesures énergiques”” [Av.Vv, ‘L’URSS et Nous’, Paris, 1978] [(1) Tchéka: mot formé par les initiales des mots russes signifiant «commission extraordinaire», de son nom entier «Commission extraordinaire pour la lutte contre la contre-révolution et le sabotage». Cet organisme de sécurité fondé en 1918 fut remplcé en février 1922 par la ‘Guépéou’ (direction politique d’Etat), poi en décembre 1922 par l”Oguépéou’ (direction politique unifiée d’Etat)] (pag 41-43)”,”RUSS-256″
“ADLER Nanci”,”Beyond the Soviet System. The Gulag Survivor.”,”Nanci Adler, a graduate of Columbia University and the University of Amsterdam (the Netherlands), is with the Geneva Initiative on Psychiatry and the Second World Center in Amsterdam. She is a contributor to numerous journals. Preface, Acknowledgements, Introduction, Bibliography, References, Notes, Index,”,”RUSS-072-FL”
“ADLER Friedrich, a cura di Enzo COLLOTTI”,”La guerra e la crisi della socialdemocrazia.”,”In appendice: ‘Il manifesto della minoranza socialista austriaca’ (pag 183-195) Far prendere coscienza dell’oppressione del capitalismo. “”Sappiamo in quante parti del nostro paese languiscono dei compagni e compagne sentendo ciò che sentiamo noi e sappiamo pure a nome di quanti altri giacenti nelle lontane trincee noi parliamo. Ma non sopravvalutiamo il grado di coscienza delle masse. Per quanto odiata quest’Austria possa essere da tutti gli strati della popolazione, per quanto ogni impiegato che se ne fa lo strumento la schernisca, per quanto nessuna nazione o classe sia disposta ad identificarsi collo stato nero-giallo sappiamo però anche troppo bene quanti sopportano con muta rassegnazione le sopraffazioni. Gli austriaci sono abituati al dispotismo e, come tutti gli schiavi, essi hanno perduto molto della loro dignità. Difatti oggigiorno si può fare con loro tutto ciò che si vuole. Si fabbrica «’l’entusiasmo popolare’» coi soliti mezzi. Dai ministeri fino alla polizia tutti hanno formato una sola banda di ricattatori. In Boemia soprattutto essi esercitano la loro attività. Col ricatto ottengono la pubblicazione sui giornali di manifestazioni patriottiche e di articoli velamistici (sic) in merito ai prestiti di guerra; mercé il ricatto ottengono che le bandiere nero-gialle siano inalberate sulle case. L’infamia di questa banda viene superata soltanto dalla imbecillità la quale fa ritenere che tutte queste spudoratezze possano rimanere segrete ed invendicate. Oggi costoro hanno imposto all’Austria un silenzio sepolcrale. Ma verrà il giorno in cui non solo il mondo civile, ma anche gli stessi popoli dell’Austria bolleranno a fuoco codesta vile «arte di dirigere lo Stato». Che se oggi con forze e mezzi esigui soltanto lo possono fare, verrà pure senza dubbio il giorno in cui ci sarà dato di adempiere tutto quanto il compito additatoci da Marx. «Bisogna rendere l’oppressione ancora più opprimente, aggiungendovi la consapevolezza dell’oppressione, bisogna rendere la vergogna più vergognosa ancora, rendendola pubblica»”” (pag 184-185)”,”MAUx-002-FC”
“ADLER Max, KAUTSKY Karl; a cura di Leonardo PAGGI”,”Il socialismo e gli intellettuali (Adler); L’intelligenza e la Socialdemocrazia (Kautsky).”,” Il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo della società civile “”«Ma, per cotal predominio del quarto stato, – scriveva Lassalle nel ‘Programma operaio’, – si riscontra subito la immensa diversità che questa classe sociale è l’ultima, l’estrema, è la classe diseredata dell’umanità; la quale non impone e non può imporre ‘alcuna’ condizione esclusiva né di natura giuridica, né di natura materiale, né di nobiltà, né proprietà fondiaria, né proprietà capitalistica, e darle forma di nuovo ‘privilegio’ e compenetrarne le sociali istituzioni – la sua libertà è la libertà umana, il suo potere, il potere di tutti» (1). Anche in Marx leggiamo: «Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’antagonismo delle classi. L’affrancamento della classe oppressa implica dunque la necessità di creazione di una società nuova… Ciò vuol dire forse che dopo la caduta dell’antica società ci sarà una nuova dominazione di classe, riassumentesi in un nuovo potere politico? No. La ‘condizione’ dell’affrancamento della classe lavoratrice è l’abolizione di tutte le classi’… La classe lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società civile ‘una associazione’ che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo della società civile (2). Il mondo nel quale il socialismo sarà vittorioso non può essere che quello in cui è fondato e assicurato l’interesse assoluto di tutti, dove secondo la celebre espressione del ‘Manifesto’, «il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti». Ed è proprio il movimento operaio socialista del nostro tempo, che, sebbene movimento di classe, rivendica il merito di essere il primo a superare nella nostra azione storica ogni carattere che sia puramente di classe. Tale pretesa non deriva da un particolare merito morale dei suoi seguaci, sebbene certo niente più del socialismo possa elevare moralmente l’operaio. È piuttosto la peculiarità già descritta di questo movimento di classe, quale può scaturire solo da un determinato stadio di sviluppo storico ed economico, già oggi esistente, che rende realizzabile e urgente la attuazione della organizzazione sociale di un interesse comune che ci garantisce la esistenza. Infatti, ciò che Friedrich Engels poteva scrivere nell”Antidühring’ già una generazione fa, è diventato nel frattempo più chiaro: «La possibilità di assicurare, per mezzo della produzione sociale, a tutti i membri della collettività una esistenza che non solo sia completamente sufficiente dal punto di vista materiale e diventi ogni giorno più ricca, ma che garantisca loro lo sviluppo e l’esercizio completamente liberi delle loro facoltà fisiche e spirituali; questa possibilità esiste ora per la prima volta, ma ‘esiste’» (3)”” (pag 192-193) [(1) F. Lassalle, ‘Programma operaio’, Mongini, Roma, 1909, p. 25; (2) K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, Editori Riuniti, Roma, 1969, p. 146; (3) F. Engels, ‘Antidühring’, Edizioni Rinascita, Roma, 1955, p. 307]”,”MAUx-001-FGB”
“ADLER Friedrich”,”Friedrich Engels e la scienza della natura. I. Esperienza e sviluppo. II. Anti-metafisica. III. Materialismo e dialettica nella teoria della conoscenza. IV. Il materialismo meccanicistico e i concetti basilari della fisica.”,”(in) Marxismus und Naturwissenschaft. Gedenkschrift zum 30. Todestag des Naturwissenschaftlers Friedrich Engels. Mit Beiträgen von Friedrich Engels, Gustav Eckstein und Friedrich Adler. Herausgegeben und eingeleitet von Otto Jenssen. Jenssen, Otto (Hg.): Editore: Berlin., E. Laubßsche Verlagsbuchhandlung (1925) “”Come la concezione individuale del mondo, la scienza è un processo transitorio, un processo che comprende un campo limitato di esperienze. Possiamo fare delle affermazioni che abbiano un senso, solo nella misura in cui si tratta di questo processo. Dice Engels: «Nell’indagine si procede … sempre da questo punto di vista (della dialettica), così ha termine una volta per tutte la pretesa di soluzioni definitive e di verità eterne» (174). Qualsiasi affermazione riguardante un essere eterno, una sostanza eternamente indistruttibile è del tutto priva di senso. Oppure, come dice Engels: «L’essere è …. in generale una questione aperta a partire dal limite dove ha termine il nostro campo visivo» (175). Quanto poco ha senso l’affermazione dell’essere eterno, di una sostanza materiale, tanto poco senso ha anche la stessa affermazione di un’idea eterna, di un pensiero eterno, di un pensiero assoluto. Idee e pensieri storicamente limitati si presentano solo nel processo, da noi descritto, delle concezioni del mondo presenti e passate. Oppure, come espresso da Engels, il pensiero umano «esiste solo come pensiero singolo di molti miliardi di uomini passati, presenti e futuri» (176)”” (pag 51) [Friedrich Adler, ‘Friedrich Engels e la scienza della natura’, (traduzione interna, anni 1980); Friedrich Adler ‘Friedrich Engels und die Naturwissenschaft’ (in) ‘Marxismus und Naturwissenschaft’ (1925), a cura di Otto Jenssen] [(174) F. Engels, ‘Ludwig Feuerbach’, Editori Riuniti, 1972, pag 59 (ndt); (175) Marx Engels Opere complete, Editori Riuniti, vol. XXV, Anti-Düring, pag 42]”,”MAES-005-FGB”
“ADOLFO MariaCamilla”,”Spartaco: l’origine di un mito.”,”MariaCamilla Adolfo è nata a Sanremo, Imperia, nel 1976. Dopo la maturità classica si à laureata in Lettere e successivamente, ha conseguito la laurea specialistica in Letterature e civiltà moderne presso l’Università degli Studi di Genova. Studiosa della cultura latina, si dedica all’approfondimento e alla ricerca riguardo tematiche e personaggi dell’antica Roma. Cristianesimo e schiavitu’. “”Questione dibattuta, e talvolta controversa, è quella della posizione conplessa dei cristiani antichi, poi della chiesa antica, riguardo alla schiavitù. Sul piano dei principi c’è un’evidente ambiguità: da una parte la condanna teorica della schiavitù in nome dell’eguaglianza fraterna di tutti gli uomini come figli di Dio, fondata sulla famosa dichiarazione paoliniana nella ‘Lettera ai Galati’: “”Non c’è più né Giudeo né Greco, non c’è più né schiavo né uomo libero, né uomo né donna: perché voi non siete che una persona davanti a Gesù Cristo””; dall’altra c’è il riconoscimento, basato sul medesimo passo, di questa realtà sociale come fosse una legge naturale. Paolo infatti pone il rapporto schiavo / uomo-libero esattamente sullo stesso piano delle discriminazioni religiose, culturali, sessuali: superare le distinzioni essenziali tra Giudeo e Greco, tra uomo e donna, la distinzione tra uomo libero e schiavo, è un modo indiretto di avallare la schiavitù come un’istituzione propria dell’ordine delle cose e rendere inconciliabile il rimetterla in causa. …. finire (pag 26-27)”,”STAx-002-FFS”
“ADOLFO MariaCamilla”,”Il mito di Spartaco nella cultura moderna. Una ricostruzione storica.”,”MariaCamilla Adolfo è nata a Sanremo, Imperia, nel 1976. Dopo la maturità classica si à laureata in Lettere e successivamente, ha conseguito la laurea specialistica in Letterature e civiltà moderne presso l’Università degli Studi di Genova. Studiosa della cultura latina, si dedica all’approfondimento e alla ricerca riguardo tematiche e personaggi dell’antica Roma. Spartaco e la guerra per la difesa della classe servile “”Anche in Germania, a parte qualche opera letteraria di scarso valore, il vero interesse per il nostro eroe si manifesta intorno alla metà del 1800, legato alle nuove ideologie politiche e sociali, soprattutto di sinistra. Marx, che conosceva Spartaco attraverso la lettura di Appiano, lo elogiava come «tipo più in gamba che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica (…) grande generale (…) rappresentante dell’antico proletariato (23). Marx ed i marxisti si occuparono molto del problema della schiavitù nel mondo antico ed è degno di nota lo sforzo d’integrare le rivolte degli schiavi in uno schema marxista, ma non riuscirono a formulare teorie soddisfacenti sul loro ruolo storico. Antonio Guarino, nell’opera già citata [‘Spartaco. Analisi di un mito’, Napoli, Liguori, 1979, ndr] entra nel vivo dell’attuale dibattito marxista sul mondo antico, che è in primo luogo dibattito teorico sui testi di Marx che al mondo antico si riferiscono: «quando mancano i presupposti obiettivi di un conflitto di classe, quando una categoria umana è universalmente considerata “”al di fuori”” della società, non vedo come possano essere assunti a sintomi di una latente lotta di classe i sensi di insoddisfazione o di rivolta che si producono nella pretesa classe subalterna» (24). È noto che il pensiero di Marx sulla schiavitù e sul modo di produzione schiavistico non è del tutto chiaro, o meglio presenta – come scrive M. Mazza a proposito del MPS – «dei nodi storiografici e teorici ancora non sufficientemente risolti». Per il Guarino «quanto al preteso conflitto di classe tra liberi (o paronato) e schiavi nella società romana, è improbabile che Marx, pur avendovi fatto polemicamente riferimento nel ‘Manifesto’ e in altri scritti , lo abbia mai meditatamente riconosciuto in sede scientifica» (25). All’inzio del XX secolo il proletariato, conscio del suo enorme potenziale, dette l’avvio alle lotte di classe con l’intento di rovesciare l’ordine stabilito. nacque il movimento Spartacihsta (20 novembre 1916), frangia dell’estrema sinistra del partito socialdemocratico tedesco, fondato da Karl Liebknecht con la sua compagna Rosa Luxemburg. Essi denunciavano i misfatti dell’imperialismo attraverso lettere politiche firmate “”Spartacus”” ed esortavano i proletari a seguire l’esempio russo del ’17; ma nel dicembre ’18 e nel gennaio ’19 insurrezioni mal organizzate vennero stroncate e segnarono la fine del movimento. Nella Germania contemporanea continuano studi ideologici sul diritto naturale in cui la figura di Spartaco ha una certa valenza. Un esempio si può trovare nella produzione di Ernst Bloch (1885.1997), filosofo tedesco di ideologia marxista, che influisce sulle varie forme di marxismo critico del nostro secolo, ad esempio sui pensatori della scuola di Francoforte. Nella sua opera ‘Diritto naturale e dignità umana, pubblicata nel 1961 (…). Nel nuovo stato comunista sovietico Lenin, in linea con Voltaire e Garibaldi, nella ‘Conferenza’ dell’11 luglio 1919 menzionava Spartaco come l’eroe «che ha condotto una guerra per la difesa della classe servile». Nella stessa occasione, a proposito delle guerre servili, sentenziava: «Si trattava di guerre giuste, di guerre che non sarebbe lecito condannare». E nel saggio ‘Sullo Stato’, tornava sull’argomento, sottolineando che l’impero romano, interamente fondato sulla schiavitù, aveva ricevuto una forte scossa per via di una potente sollevazione di schiavi, che si erano armati e avevano costituito, sotto il comando di Spartaco un gigantesco esercito”” [MariaCamilla Adolfo, ‘Il mito di Spartaco nella cultura moderna. Una ricostruzione storica’, Stamen edizioni, Roma, 2015] [(23) Lettera di Marx a Engels, 27 febbraio 1861; (24) ‘Spartaco. Analisi di un mito’, Napoli, Liguori, 1979., p. 97; (25) Op. cit., p. 153]”,”STAx-003-FFS”
“ADORNO T.W. ARON R. SCHAFF FROMM KAMENOV RAPOPORT MARKOVIC HABERMAS MARCUSE TUCKER FRANKEL e altri saggisti: ZELENY, OJZERMAN, LUPORINI, HYPPOLITE, GARAUDY, HELLER, SZIGETI, ONITIRI, HOBSBAWM, LAROUI, RODINSON, ZAMOCHKIN, BAUMAN, MARKUS, CARDOSO, RUMIANZEV, FERRAROTTI, TIMOFEEV, KUCZYNSKI Jurgen, CINKARUK, HEGEDÜS, ABDEL-MALEK, SAUVY, VINOGRADOV, MILEIKOVSKY, KALACKI, ROBINSON, SACHS, TSURU, FURTADO, DAS-GUPTA”,”Marx vivo. Vol 1. Filosofia e metodologia. Vol 2. Sociologia e economia.”,”Altri saggisti: ZELENY, OJZERMAN, LUPORINI, HYPPOLITE, GARAUDY, HELLER, SZIGETI, ONITIRI, HOBSBAWM, LAROUI, RODINSON, ZAMOCHKIN, BAUMAN, MARKUS, CARDOSO, RUMIANZEV, FERRAROTTI, TIMOFEEV, KUCZYNSKI Jurgen (Marx e l’analisi scientifica della condizione dei lavoratori), CINKARUK, HEGEDÜS, ABDEL-MALEK, SAUVY, VINOGRADOV, MILEIKOVSKY, KALACKI, ROBINSON, SACHS, TSURU, FURTADO, DAS-GUPTA”,”MADS-082″
“ADORNO Theodor W. FROMM Erich HORKHEIMER Max LÖWENTHAL Leo MARCUSE Herbert POLLOCK Friedrich, a cura di Enrico DONAGGIO”,”La Scuola di Francoforte. La storia e i testi.”,”In apertura brano di Franz Kafka. Donaggio Enrico è ricercatore all’ Università di Torino, dove insegna filosofia della storia. Ha pubblicato ‘Una sobria inquetudine. Karl Löwith e la filosofia (2004), ‘Che male c’è. Indifferenza e atrocità tra Auschwitz e i nostri giorni (Napoli, 2005). “”Ciò risulta con evidenza nella controversia tra Eduard Meyer e Max Weber, Meyer aveva sostenuto che era impossibile rispondere alla domanda se, supponendo che non si fossero verificate certe decisioni da parte di determinate persone storiche, presto o tardi le guerre da esse scatenate avrebbero avuto luogo ugualmente, e che di conseguenza la domanda era oziosa. In contrasto a ciò, Weber si proponeva di dimostrare che in tal caso la spiegazione storica sarebbe stata del tutto impossibile. Rifacendosi a teorie del fisiologo Johannes von Kries e di giuristi ed economisti quali Adolf Merkel, Moritz Liepmann e Gustav Radbruch, egli sviluppò la “”teoria della possibilità oggettiva””. Anche la spiegazione dello storico, al pari di quella del penalista, non consisterebbe in una elencazione possibilmente completa di tutte le circostanze concorrenti, bensì nel mettere in luce la connessione tra determinate componenti dell’evento interessanti ai fini del progresso storico e singoli processi determinanti. Questa connessione, ad esempio il giudizio che una guerra è stata scatenata dalla politica di uno statista consapevole dei propri fini, presuppone dal punto di vista logico che ove tale politica non fosse stata perseguita, non si sarebbe prodotto l’effetto che essa spiega, ma un effetto diverso. Se si afferma una determinata causazione storica, ciò implica sempre che, venendo essa a mancare, in seguito alle ben note regole dell’esperienza nelle circostanze date si sarebbe prodotto un determinato altro effetto. (…)””. (pag 14-15)”,”TEOP-343″
“ADORNO Theodor W.; edizione tedesca a cura di Rolf TIEDEMANN”,”Scritti sociologici. Con un testo inedito di “”Riflessioni sulla teoria delle classi””. (Tit. orig.:Soziologische Schriften, I)”,”L’edizione tedesca è stata curata da Rolf TIEDEMANN”,”TEOS-170″
“ADORNO Theodor W., a cura di Stefano PETRUCCIANI”,”Dialettica negativa.”,”Theodor W. Adorno (1903-1969) è stato uno dei maestri della scuola di Francoforte. Tra le sue opere pubblicate presso Einaudi ricordiamo: Minima moralia, Filosofia della musica moderna, Dialettica dell’illuminismo, Introduzione alla sociologia della musica, Teoria estetica, Terminologia filosofica, Scritti sociologici, i due volumi di Note per la letteratura, Beethoven, Filosofia della musica e Immagini dialettiche. Scritti musicali 1955-1965.”,”FILx-048-FL”
“ADORNO Theodor W., a cura di Gianni CARCHIA”,”Minima imMoralia. Aforismi «tralasciati» nell’edizione italiana (Einaudi, 1954).”,”””In quanto obbiettivamente minacciati, i detentori del potere ed i loro accoliti divengono soggettivamente del tutto disumani. Così la classe perviene a se stessa e fa propria la volontà distruttiva del corso del mondo. I borghesi sopravvivono come fantasmi che minacciano sventura”” (Le bourgeois reventant) (pag 22-23)”,”TEOS-259″
“ADORNO Theodor W., a cura di Stefano PETRUCCIANI”,”Contro l’antisemitismo.”,”””Una delle caratteristiche intrinseche del rituale fascista è l’ ‘insinuazione’, a volte seguita dall’effettiva rivelazione dei fatti accennati, ma il più delle volte no. (…) Ad esempio l’atitatore dice «queste forze oscure, voi sapete a chi mi riferisco», il pubblico capisce subito che queste osservazioni sono indirizzate contro gli ebrei”” (pag 67) Theodor W. Adorno (1903-1969) è stato uno dei più importanti filosofi tedeschi del XX secolo. Fondatore con Max Horkheimer e Herbert Marcuse, della Scuola di Francoforte, musicologo, sociologo e critico letterario, è autore di molte opere, tra cui, in italiano, ‘Minima moralia’ e ‘Dialettica negativa’ (…)”,”EBRx-003-FV”
“ADORNO T.W. FRENKEL-BRUNSWIK E. LEVINSON D.J. NEVITT SANFORD R. in collaborazione con B. ARON M. HERTZ LEVINSON W.R. MORROW”,”La personalità autoritaria. Volume III.”,”””Scrittori e agitatori anti-semiti, da Chamberlain a Rosenberg e a Hitler, hanno sempre sostenuto che l’esistenza degli Ebrei costituisce la chiave di qualsiasi questione. Parlando con individui di tendenze fascistiche è possibile apprendere le implicazione psicologiche di quest’idea della «chiave». Le loro allusioni più o meno criptiche rivelano di frequente una specie di orgoglio sinistro: essi parlano come se fossero a conoscenza di, e avessero risolto, uno stratagemma altrimenti insoluto al resto dell’umanità (e poco importa quanto sovente la loro soluzione sia già stata espressa). Essi levano l’indice, in senso letterale o figurato, talvolta con un sorriso di superiore indulgenza; essi conoscono la risposta a ogni problema e presentano all’interlocutore la sicurezza assoluta di coloro che hanno rescisso i contatti attraverso i quali potrebbe verificarsi una modificazione qualsiasi della loro formula. Probabilmente è questa sicurezza illusoria ad affascinare coloro che si sentono insicuri. Proprio attraverso la sua stessa ignoranza o confusione o semi-erudizione l’anti-semita può spesso conquistarsi la posizione di un mago del pensiero. Quanto più le sue formule drastiche sono primitive a causa della loro stereotipia, tanto più sono al tempo stesso attraenti, poiché riducono il complicato all’elementare, indipendentemente dal modo in cui funziona la logica di questa riduzione. La superiorità così acquisita non rimane al livello intellettuale. Da momento che il ‘cliché’ rappresenta regolarmente il gruppo esterno come cattivo e il gruppo interno come buono, il modello di orientamento anti-semitico offre gratificazioni emotive e narcisistiche, che tendono ad abbattere le barriere dell’auto-critica razionale. Sono questi gli strumenti psicologici che gli agitatori fascisti sfruttano incessantemente. Ed essi non vi riuscirebbero così facilmente se non vi fosse una disposizione verso un orientamento spurio tra i loro ascoltatori e lettori. Ci occupiamo qui soltanto dell’esistenza di tale disposizione tra le persone che non sono in alcun senso seguaci aperti del fascismo. Ci limitiamo a tre punti decisivi dell’attrattiva pseudo-conoscitiva dell’anti-semitismo: l’idea che gli Ebrei costituiscano un «problema», l’asserzione che essi siano tutti eguali e la pretesa che gli Ebrei possano essere riconosciuti come tali senza eccezione. La convinzione che gli Ebrei, o i Negri, costituiscano un «problema» ricorre regolarmente nelle nostre interviste con i soggetti affetti da pregiudizi”” (pag 179-180) [T.W. Adorno, ‘Il pregiudizio nel materiale dell’intervista’, ‘Studi qualitativi dell’ideologia’]”,”TEOS-136″
“ADORNO Francesco”,”La filosofia antica. I.”,”La scuola di Epicuro era aperta a chiunque, dotti e non dotti, donne e schiavi. La ricerca della conoscenza della natura e lo sforzo di basare su di essa la vita “”[L]’appello di Epicuro (15) allo studio della fisica – che si risolverà in una ripresa dell’atomismo, ed il suo appello a romperla contro la cultura suonano chiaramente come un atteggiamento polemico, come invito alla serietà dell’indagine che non esca fuori dalle possibilità umane e non finisca in vuote chiacchiere o in astratti sistemi che non servano a niente (questa la ‘Cultura’ contro cui le la prende Epicuro). Il filosofare, inteso come riflessione sulla realtà, ha un senso in quanto aiuti l’uomo, attraverso la comprensione del mondo in cui si vive, a rendersi contro della propria natura e delle proprie possibilità restituendo sé a se stesso, liberandosi dai timori e dalle apprensioni di una realtà soprannaturale. «Della scienza della natura non avremmo bisogno, se sospetto e timore delle cose dei cieli non ci turbasse, e non temessimo che la morte possa essere per noi qualcosa, e non ci nuocesse il non conoscere il limiti dei dolori e dei desideri. Non scioglie il terrore di ciò che all’uomo più importa, chi non sa quale sia la natura dell’universo e sta in ansia e sospetto per le favole dei miti… (‘Massime Capitali’, XI e XII). Non dobbiamo pretendere di studiare la filosofia, ma studiarla realmente, poiché non abbiamo bisogno dell’apparenza della salute, ma della salute stessa» (‘Gnomologium Vaticanum’, 54). Si è parlato – ha sostenuto il Farrington, ‘Scienza e politica nel mondo antico’, trad. it., Milano, 1960 – di una totale indifferenza dell’epicureismo per i valori della cultura greca, mentre esso rappresenta, invece, una conservazione dell’elemento più caratteristico e vitale di tale cultura, della sua essenziale originalità, dell’unico suo contributo all’umanità: la ricerca cioè della conoscenza della natura e lo sforzo di basare su di essa la vita”” (pag 431-432) [(15) Nato a Samo nel 342/40, da genitori ateniesi, emigrati a Samo, Epicuro, giovanetto, avrebbe avuto contatti col platonico Pamfilo. Negativamente avrebbe influito su Epicuro il mestiere della madre Cherestrata, che, sembra, fosse lettrice di carmi lustrali. Sappiamo che nel 322 circa Epicuro venne ad Atene, ma che presto ne ripartì per soggiornare in alcune città dell’Asia Minore, in particolare a Colofone e a Teo, dove avrebbe conosciuto il democriteo Nausifane. Nel 310 circa si stabilì a Mitilene. Qui ebbe inizio il suo insegnamento e qui si formò una prima comunità di amici epicurei. Si trasferì poi a Lampsaco, dove ebbe nuovi discepoli e dove si formò un’altra comunità epicurea. A trentaquattro anni, nel 307, era di nuovo ad Atene, dove insegnò fino alla morte, avvenuta nel 270. Morì, tra terribili sofferenze, per calcoli vescicali: celebre in tanti tormenti, la sua serenità e il suo coraggio. La scuola di Epicuro fu detta anche il “”Giardino”” (Képos) per un giardino ch’era nell’edificio, che Epicuro, nel 306, aveva comperato per sé e per i suoi discepoli. La scuola era aperta a chiunque, dotti e non dotti, donne e schiavi. (…)]”,”FILx-287-FF”
“ADORNO Francesco”,”La filosofia antica. II.”,”””L’appello di Epicuro ad intendere la natura per quello che la natura è, ascoltando la “”voce delle cose”””” (pag 131, volume II, 3. L’epicureismo a Roma. Epicurei romani. Filodemo di Gadara. Lucrezio)”,”FILx-288-FF”
“ADORNO Francesco RITTI Tullia SERRAO Gregorio SAJEVA Benedetto DEGANI Enzo CANFORA Luciano CARLINI Antonio GENTILI Bruno”,”La Grecia nell’età di Pericle. La cultura ellenistica. Filosofia, scienza, letteratura.”,”””Giusto, quindi, viene ad essere di volta in volta ciò che permette il mantenimento di equilibrato e armonico rapporto sociale, sì che ciascuno entro questo rapporto, determinatosi in legge, rispetti la libertà e l’armonia altrui, come che poi si realizzi, per cui il diritto varia nel contenuto da luogo a luogo, ed anche in ciascun luogo è valido finché si mantengono certe circostanze, finché ‘serve’. Comprendere: tale è il fine e l’impegno dell’uomo; tale la saggezza: di qui tranquillità e serenità che non è insensibilità o inazione, ma dominio di sé, capacità di sapersi inserire – «l’uomo sereno procura serenità a sé e agli altri» (Gnom. Vat. 79) – in uno o altro rapporto sociale, senza provocare turbamenti, senza violenza; comprendere, che è oggettivare e, quindi, nei confronti degli altri rispetto, che viene a porre la più altra relazione sociale, senza di cui l’uomo non è uomo, perché isolato, strappato dalla sua capacità di rapporto e di misura, e in cui, per Epicuro, consiste l’amicizia, che, in conclusione, è la più verace forma di vita politica e, sotto questo aspetto, la più utile, in contrapposizione con quella forma di politica propria del tempo di Epicuro. Chiaro dovrebbe apparire ora il peso politico ch’ebbe, fin dall’inizio, l’insegnamento di Epicuro, sia da un lato come posizione che venne aspramente combattuta (fino alla denigrazione sistematica della persona di Epicuro, raffigurata come quella di un uomo dedito ai piaceri più crassi e alla pratiche più basse) e ritenuta pericolosa per lo Stato (in particolar modo per il suo atteggiamento nei confronti della religiosità); sia dall’altro lato, invece, come posizione assunta da comunità di amici, che nell’insegnamento del maestro trovavano una possibilità di unione, la costruzione di una vita sociale, da cui politicamente si sentivano ormai esclusi. Ma soprattutto, più tardi, nell’epicureismo si vide il simbolo di una rottura contro ogni conformismo, l’indicazione del significato della libertà di pensiero, che, a seconda di certe condizioni sociali, culturali e politiche, ha potuto giocare tanto in ambienti popolari (non sembra un caso che Cicerone nella sua polemica antiepicurea, dica che il pensiero degli epicurei si diffuse in Italia presso i «plebei»), quanto in chiusi ambienti signorili, culturalmente raffinati, che si distaccavano dalla politica ufficiale, in compiaciuti atteggiamenti di fronda (può essere interessante ricordare che una ricca biblioteca di testi fu ritrovata in una nobile villa di Ercolano)”” [F. Adorno, La prima metà del III secolo. Zenone stoico ed Epicuro] (pag 67-68)”,”STAx-052-FF”
“ADORNO Francesco GREGORY Tullio VERRA V.”,”Storia della filosofia con testi e letture critiche. Primo volume, a cura di Francesco Adorno.”,”””Dai frammenti che sono pervenuti, Eraclito appare come un «saggio», che si ritira in se stesso («ho indagato me stesso»), per cogliere oltre le infinite cose molteplici, oltre le opposizioni e le contraddizioni, oltre l’incessante nascere e perire, la ‘ragione’ profonda del tutto, sulla quale il tutto inesorabilmente si ritma e si armonizza. Vita e morte, giorno e notte, guerra e pace, sono tutti momenti dell’unico processo dell’Essere che è nel stesso ‘divenire'”” (pag 33)”,”FILx-588″
“ADRAVANTI Franco”,”Gengiz-Khan, primo imperatore del «mirabile dominium».”,”Franco Adravanti è nato nel 1934 a Parma. Per anni si è dedicato a ricerche e studi approfonditi su Gengiz-Khan e sui Mongoli. “”…un uomo che aveva «statura gigantesca, costituzione robusta e “”occhi di gatto””» “”Egli disse di sé ai suoi compagni che «la più grande gioia nella vita d’un uomo è vincere i propri nemici e scacciarli innanzi a sé; inforcare i loro cavalli ben nutriti e rapir loro tutto ciò che possiedono; vedere in lacrime i volti delle persone che son loro care; stringere fra le braccia le loro mogli e le loro figlie»”” (risvolto di copertina)”,”BIOx-008-FGB”
“ADVIELLE Victor”,”Histoire de Gracchus Babeuf et du babouvisme d’ après de nombreux documents inédits. Tome 1. L’ enfance du Babeuf. Ses débuts littéraires. Son séjour et ses luttes à Roye. Il fonde le Correspondant Picard. Sa partecipation aux premiers événements de la Révolution. Il se fixe a Paris. Sa détention dans la prison d’ Arras. Le Tribun du Peuple. Procès des Babouvistes devant la Haute-Cour de Vendôme. Exécution de Babeuf et de Darthé. L’ Avenir.”,”Claude MAZAURIC, professore all’ Università di Rouen. “”Coloro che dubitassero un istante del disinteresse di Babeuf, dovrebbero ricordarsi che sarebbe stato sufficiente a lui esprimere un desiderio, per essere soddisfatto, e che rifiutò anche il posto di Ministro delle finanze che gli era stato offerto. Quest’ uomo era quindi indigente, perfino miserabile. Ecco un estratto del registro delle sue spese giornaliere, fatte in comune con Darthé: 16 Frimaire anno IV. Un pane di tre libbre, 10 aringhe, burro, latte, insalata. 17. Latte, 12 aringhe, burro, insalata. 18. Latte. 19. Latte, caffé, carne. 20. Latte, 11 pesci merlans, burro, uova. 22. 2 libbre di carne (80 lire in assegnati). Si può giudicare, da questo menù, della situazione fortunata dell’ uno e dell’ altro.”” (pag XI)”,”SOCU-118″
“ADVIELLE Victor”,”Histoire de Gracchus Babeuf et du babouvisme d’ après de nombreux documents inédits. Tome 2. Défense générale de Babeuf devant la Haute-Cour de Vendôme (an V.). Correspondance de Babeuf avec Dubois de Fosseux, Secrétaire perétuel de l’ Académie d’ Arras, sur les travaux de l’ Académie et le mouvement littéraire en Artois, de 1785 à 1788.”,”La difesa di Babeuf è un documento capitale per la storia del babuvismo ed è stato analizzato in vario modo dai giornali dell’ epoca. La seconda parte del libro riporta la corrispondenza ugualmente inedita scambiata tra il 1785 e il 1788 tra Babeuf allora Commissaire à terrier, e Dubois de Fosseux, secretario perpetuo dell’ Accademia di Arras. Questa corrispondenza ha un interesse per la storia letteraria della provincia di Artois e per la storia della giovinezza di Babeuf. “”E’ nell’ interesse della maggioranza che è stata intrapresa la rivoluzione; ciò perché prima di essa la maggioranza si trovava in una posizione di grandissimo malessere sociale, per questo si è voluto cambiare per migliorare. L’ interesse della maggioranza fece adorare la Rivoluzione per tanto tempo dato che si ebbe la speranza che si operasse in effetti questo cambiamento in meglio; l’ interesse della maggioranza fece detestare la Rivoluzione, dopo che si vide che i suoi risultati non offrivano che un cambiamento di male in peggio. E’ l’ interesse della maggioranza, che ci porta a cominciare un’ altra Rivoluzione che vogliamo che sia l’ ultima, e il cui oggetto è di cambiare questo peggio in bene perfetto.”” (pag 143)”,”SOCU-119″
“AEBERSOLD Peter AMONN Kurt BACHMANN Fritz BAUMANN Max Peter BAUMER Iso BECK Marcel BILL Jakob BLUNSCHY-STEINER Elisabeth BUACHE Freddy BURCKHARDT-SEEBASS Christine BURCKHARDT Lucius BÜSSER Fritz CLERC Francois CONZEMIUS Victor e altri”,”La Svizzera dal formarsi delle Alpi agli interrogativi riguardanti il futuro.”,”Scritti di AEBERSOLD Peter AMONN Kurt BACHMANN Fritz BAUMANN Max Peter BAUMER Iso BECK Marcel BILL Jakob BLUNSCHY-STEINER Elisabeth BUACHE Freddy BURCKHARDT-SEEBASS Christine BURCKHARDT Lucius BÜSSER Fritz CLERC Francois CONZEMIUS Victor e altri”,”EURx-241″
“AEGERTER Emmanuel”,”Lenine. L’ Avenement du Materialisme.”,”””Lenin era arrivato a questa conferenza Zimmerwald, ndr) come un uomo ben deciso a non cedere su un solo articolo del suo programma. Fu appoggiato soprattutto da Rosa Luxemburg, da Radek, e anche – la maggior parte dei suoi biografi l’hanno sottolineato, dal suo futuro avversario Chernov, che, più tardi, fatta la rivoluzione, si alleerà con Kolchak. Per di più, la presenza dei suoi eterni avversari, Rakovsky, Serrati, Ledebour, lo eccitava particolarmente.”” (pag 141) “”Sempre nascosto, Lenin replica con l’ opuscolo ‘I bolscevichi conserveranno il potere?’ scritto con uno stile rapido e mordente. Egli ricorderà opportunamente, che i bolscevichi otterranno l’ appoggio dei contadini se concluderanno la pace con la Germania, realizzata al prezzo della cessione delle province baltiche. Inoltre, la Russia che era stata governata dopo la rivoluzione del 1905 da centotrentamila proprietari non poteva essere diretta da un partito di duecentoquarantamila membri che avrebbero governato per i poveri contro i ricchi? Citando Puskin: “”Noi sentiamo la voce di approvazione non nel tubare dell’ elogio ma nelle grida selvagge del furore”” (pag 176)”,”LENS-134″
“AFANASIEV V.”,”Fundamentos de Filosofia.”,”Teoria della concatenazione universale. “”Lo scienziato russo K. Timiriazev (1843-1920) scoprì il meccanismo della connessione delle piante con la vivificante en energia del sole. Fece conoscere che, per effetto della energia solare, nella clorofilla della foglia verde delle piante opera un processo di decomposizione dell’ anidride carbonica, assimilando la pianta il carbonio e disperdendo nell’ atmosfera l’ ossigeno, così necessario alla respirazione degli uomini e degli animali””. (pag 95)”,”FILx-312″
“AFANASJEV Aleksandr N. ANDERSEN GRIMM PERRAULT CALVINO; a cura di Pietro ANGELINI Cecilia CODIGNOLA”,”Fiabe sul potere. Testi di Andersen, Grimm, Afanasjev, Calvino e Perrault.”,”””Certamente è una gran comodità Godere d’ una ricca eredità Che da padre discende a figlio viene. Ma ai giovani più giova esercitare L’ industria e il saper fare Che usar d’un bene avuto senza pene””. (pag 60) “”Nessuno voleva tradirsi confessando di non veder nulla, poiché in tal caso sarebbe stato enormemente stupido o non adatto alla sua carica. Nessun abito imperiale aveva avuto mai tanta fortuna. “”Ma non ha nulla indosso!”” gridò ad un tratto un bambino””. (pag 66)”,”VARx-178″
“AFANASSIEV Y. REVOUNENKOV V. ADO A. SOBOUL A. GODECHOT J. MAZAURIC C. DALINE V. (DALIN) PIMENOVA L. ITENBERG B. IVANOVA I. GORDON A. KAREIEV N. PLIMAK SIROTKINE V. LIMONOV Y. VASSILIEV A. TCHOUDINOV A. SEMIONOVA A. GAVRILITCHEV V. LEBEDEVA E. ISKULE S. SAPLINE A. KARPE S. TOUGAN-BARANOVSKI (TUGAN-BARANOVSKI) D., saggi e articoli”,”La Revolution française et la Russie.”,”Lenin: comparazione rivoluzione francese – rivoluzione russa, 1789-1794 con 1917-1921 (pag 239-250) [E. Plimak – V. Khoros, La révolution française et la tradition révolutionnaire en Russie] “”Précisant et développant la théorie de Marx sur la révolution démocratique bourgeoise, V. Lènine avança la thèse définissant le bonapartisme comme une forme particulière de contre-révolution bourgeoisie, et apporta par lè même un certain correctif à la périodisation que fit Marx de la première Révolution française. “”L’histoire de la France nous montre, écrivait-il, que la contre-révolution bonapartiste naquit à la fin du XVIIIe siècle (et pour la seconde fois en 1848-1852) sur le terrain de la bourgeoisie contre-révolutionnaire et fraya à son tour la voie à la restauration de la monarchie légitime. Le bonapartisme est une forme de gouvernement qui naît de l’esprit contre-révolutionnaire de la bourgeoisie, dans une ambiance de réformes démocratiques et de révolution démocratique (11)””. Longtemps l’on vit dominer dans la littérature spécialisée soviétique l’idée que la Grande Révolution française se situait entre 1789 et 1794. Aujourd’hui encore, certains de nos historiens continuent de regarder le coup l’Etat du 9 Thermidor non comme un simple coup d’Etat bourgeois réactionnaire ayant orienté le développement de la Révolution selon une ligne descendante, mais comme la “”fin de la révolution””, ce qui tend à dénaturer la présentation des événements qui s’ensuit”” (pag 36-37) [(11) Lénine, Oeuvres, Paris-Moscou, t. 25, p. 279]; “”Nous devons une analyse brillante et juste de cette époque à V. Lénine qui écrivit: “”Les guerres impérialistes de Napoléon durèrent de longues années, embrassèrent toute une époque et firent apparaître un réseau extraordinairement complexe où s’entrelaçaient des relations impérialistes et des mouvements d’émancipation nationale. Le résultat fut qu’à travers toute cette époque étonnamment riche en guerres et en drames (en drames vécus par des peuples entiers), l’histoire marcha de l’avant, de la feódalité au capitalisme “”libre”” (51)”””” (pag 43) [(51) V. Lénine, Oeuvres, t. 27, p. 46-47. Lénine appelle ici guerres impérialistes les guerres de pillage et de rapine in général] [Vladimir Révounenkov, Au sujet des controverses animées par la Révolution française’ (in) ‘La Revolution française et la Russie’, Paris, 1989]”,”FRAR-397″
“AFANASYEV V.”,”Marxist Philosophy. A Popular Outline.”,”Sociologi, teorici del ciclo storico. «La negazione dell’idea del progresso sociale da parte dei sociologi borghesi si manifesta anche in numerose teorie del”” ciclo “”, della”” stagnazione “”e della”” regressione “”della società che si stanno ora assiduamente diffondendo. Negli anni ’20, la teoria del “”ciclo”” fu predicata dall’ideologo dell’imperialismo tedesco, Oswald Spengler. Nel suo libro “”Il declino dell’Occidente”” ha cercato di dimostrare che la società non è in grado di sfuggire al “”circolo vizioso”” in cui questi tre stadi sono invariabilmente ripetuti: ascesa, apice e declino. Secondo Spengler, il capitalismo è l’apice della civiltà e della cultura. Con il suo declino l’umanità si ripercuoterà inevitabilmente alla barbarie. Da ciò risulta inutile combattere il capitalismo (perché cambiare il meglio per il peggio?). E non c’è bisogno della rivoluzione proletaria e del socialismo, quest’ultimo, in generale, impossibile, poiché la società non può arrivare a qualcosa di nuovo. La teoria reazionaria del “”ciclo storico”” è stata ripresa da Arnold Toynbee che nega lo sviluppo universale progressivo della società, chiamandolo con disprezzo “”un’illusione del progresso””. Attaccando il socialismo e affermando che qualsiasi tentativo di sconvolgere il capitalismo avrebbe portato al degrado e al declino della civiltà, Toynbee cerca di dimostrare l’eternità e l’immutabilità della società capitalista. Gli ideologi reazionari della borghesia contemporanea stanno dipingendo un quadro distorto del corso del capitalismo storico, gridando sulla morte della civiltà e dell’umanità nel suo insieme, individuando l’inevitabile fato del capitalismo con il destino dell’umanità “” “”Denial of the idea of social progress by bourgeois sociologists is also manifested in numerous theories of the “”cycle””, “”stagnation”” and “”regress”” of society which they are now assiduously spreading. In the 1920s, the “”cycle”” theory was preached by the ideologist of German imperialism, Oswald Spengler. In his book ‘The Decline of West’ he sought to prove that society is unable to escape the “”vicious circle”” in which these same three stage are invariably repeated: rise, apex and decline. In Spengler’s opinion, capitalism is the apex of civilisation and culture. With its decline mankind will inevitably revert to barbarism. It follows from this that it is futile to fight capitalism (why change the best for the worst?) and there is no need for the proletarian revolution and socialism, the latter, in general, being impossible since society cannot arrive at something new. The reactionary theory of “”historical cycle”” has been revived by Arnold Toynbee who denies the universal progressive development of society, contemptuously calling it an “”illusion of progress””. By attacking socialism and asserting that any attempt to undermine capitalism would lead to degradation, and decline of civilisation, Toynbee seeks to demonstrate the eternity and immutability of capitalist society. Reactionary ideologists of contemporary bourgeoisie are painting a distorted picture of the course of the historical capitalism, they shout about the death of civilisation and mankind as a whole, identifying the inescapable doom of capitalism with the doom of humanity”” (pag 186-187)”,”TEOC-730″
“AFELTRA Gaetano”,”Milano amore mio.”,”AFELTRA nato ad Amalfi è arrivato a Milano nei primi anni 1940. Dopo uan breve esperienza all’ Ambrosiano, nel 1942 entra al Corriere e diventa redattore, redattore capo, vicedirettore ed oggi collaboratore. Ha diretto anche il ‘Giorno’ e pubblicato molti libri (v. retrocopertina).”,”ITAP-023″
“AFELTRA Gaetano”,”Corriere primo amore. Storia e mito di un grande giornale.”,”AFELTRA Gaetano (Amalfi) arrivato a Milano entra al Corriere della sera nel 1942. Toccò a lui fare il giornale in momenti drammatici per il paese: 25 luglio, 8 settembre, 25 aprile. Dopo l’ armistizio, lasciato il Corriere, entrò nella resistenza, tornando in via Solferino solo dopo la Liberazione. I rappresentanti interni del CLN e il futuro del Corriere durante il periodo clandestino. “”Una volta, in casa di Francavilla, in via Meravigli 2, si affrontò direttamente la questione. Alcuni sostenevano che il “”Corriere””, debitamente epurato, doveva continuare nella sua funzione di primo giornale italiano; altri invece ventilavano addirittura la sua soppressione. Ricordo che a un certo punto chiesi a Fraschini, un socialista del “”Corriere””, capo del reparto rotative, di esprimere senza reticenze l’ opinione sua e dei suoi compagni operai: “”Che fare del “”Corriere””?””. “”Be'””, rispose Fraschini rigirando fra le mani il cappello con aria un po’ imbarazzata, “”vede, signor Afeltra, noi avevamo pensato di farne un cadeau all’ “”Avanti!”” e all’ “”Unità””…””. Disse proprio così. cadeau. Sentivo nelle sue parole e nelle sue intenzioni quanto v’era di puro, di generoso e di non calcolato e glielo dissi Ma aggiunsi: “”Vedete, tutto ciò è molto bello. Però il “”Corriere”” non è una cosa nostra. Lasciamo che venga deciso in proposito dalla legge, a liberazione avvenuta. Intanto posso prendere l’ impegno che la tipografia di via Solferino offrirà ospitalità per la stampa a “”Unità”” e “”Avanti!””. Cosa che avvenne difatti regolarmente””. (pag 243-244)”,”EDIx-060″
“AFELTRA Gaetano”,”Missiroli e i suoi tempi. Splendori e debolezze di un uomo di genio.”,”AFELTRA è stato redattore, redattore capoe vicedirettore del Corrierone. In questa veste è stato collaboratore di MISSIROLI. “”Prima di essere il motto di Nenni, ‘politique d’ abord’ era il motto di Missiroli. Nella stessa questione meridionale egli procedeva con senso politico. Era d’accordo sulla necessità degli interventi nel Mezzogiorno ma non solo per costruire scuole, ospedali, strade, ferrovie, bensì perchè, diceva, lo ‘Stato, laggiù, è portatore di civiltà’. “”Una lunga campagna fu svolta dal ‘Messaggero’ per la difesa della lira, e in questa campagna Missiroli sostenne strenuamente la ‘linea Einaudi-Pella’. In quegli anni la ricostruzione dell’ industria, del sistema di trasporti, dei servizi pubblici, si attuava utilizzando gli aiuti americani del piano Marshall””. (pag 163)”,”EDIx-061″
“AFFATATO Paolo CARCHELLA Gabriele CARIDI Paola DENTICO Nicoletta GIORDANA Emanuele LANDI Claudio MANGINI Enzo MARTINI Mauro PANOZZO Irene RUFINI Gianni SALA Ilaria Maria”,”Geopolitica dello Tsunami. Solidarietà e strategie nella catastrofe che ha sconvolto l’Asia.”,”Paolo Affatato, Socio di Lettera22 dal 1999, collabora alla pubblicazione annuale di studi orientali Asia Major e a Limes. Gabriele Carchella si occupa di legislazione internazionale e di America Latina. É socio di Lettera22 dal 2003. Paola Caridi specialista di storia delle relazioni internazionali, dal 2001 al 2003 è stata corrispondente dal Cairo di Lettera22, di cui è socia cofondatrice. Arttualmente segue il Medio Oriente da Gerusalemme. Nicoletta Dentico già direttore di Msf Italia, è presidente dell’Osservatorio italiano sulla Salute Globale e della campagna italiana contro le mine. Emanuele Giordana cofondatore e direttore di Lettera22, già docente di cultura indonesiana all’Ismeo. Claudio Landi giornalista di Radio Radicale e collaboratore di Lettera22. Enzo Mangini socio di Lettera22 dal 1999, attualmente lavora nella redazione di Carta. Mauro martini cofondatore di Lettera22, è professore associato di letteratura russa all’Università di Trento. Irene Panozzo autrice de Il dramma del Sudan e del saggio Sudan, collabora con Lettera22 dal Cairo. Gianni Rufini collabora con Lettera22 su temi di cooperazione allo sviluppo, aiuti umanitari e peacekeeping. É docente di queste materie all’Università di York, in diversi atenei italiani e all’ispi di Milano. Ilaria Maria Sala collabora con Lettera22 da Hong Kong dove lavora per Le Monde, il Diario della settimana e altri quotidiani italiani.”,”ASIx-014-FL”
“AFFATICATI Andrea AGNOLI Francesco AMICONE Luigi APOLLONI Marco Fabio BAGET BOZZO Gianni BANDINELLI Angiolo BETTIZA Enzo BIANCO Pialuisa CAMERANA Oddone CAMISASCA Massimo CAMURRI Edoardo CANESSA Fabio CAPEZZONE Daniele CAPPELLANI Ottavio CARPI Anna Maria CERONETTI Guido DI MICHELE Stefano FACCI Filippo FANO Nicola FUSINA Sandro GENNARI Giovanni GUARINI Ruggero ISRAEL Giorgio LANGONE Camillo MAGNASCHI Pierluigi MANCUSO Mariarosa MARCENARO Andrea MILANI Maurizio MONDA Andrea PACE Lanfranco PICCATO Aldo PIPERNO Alessandro ROCCELLA Eugenia SCARAFFIA Lucetta SCHWED Alessandro SILVA Umberto SITI Walter TATAFIORE Roberta TERRAGNI Marina TILIACOS Marina TROMBADORI Duccio VALLI Aldo Maria VENTORINO Francesco VERTONE Saverio VITULLI Stefania ZINCONE Giuliano”,”Appunti per il dopo. La carne, la morte e il Diavolo nella letteratura del Foglio.”,”Andrea Affaticati, nata a Vienna, giornalista free lance. Per Vogue Italia si è occupata di temi legati alla moda e al costume. Per il Foglio segue la vita politica e culturale della Germania e dei Paesi dell’Europa centrale. Francesco Agnoli, nato a Bologna nel 1974, sposato, padre di una figlia, insegnante. Luigi Amicone, ha 51 anni, una moglie e sei figli. Di educazione e militanza ciellina, dopo anni di giornalismo e aver insegnato lettere in un liceo, nel 1995 ha fondato il settimanale Tempi. Marco Fabio Apolloni, è nato a Roma nel 1959. Storico dell’arte, pubblicista e scrittore, ha iniziato a scrivere di arte e cose romane su Il Giornale e poi al Messaggero. Gianni Baget Bozzo, nato a Savona nel 1925, viene ordinato sacerdote nel 1967. É opinionista di Panorama, Il Giornale e Tempi. Angiolo Bandinelli, è nato a Chianciano nel 1927. Membro della direzione della Rosa nel Pugno, dirigente di Radicali italiani e della associazione Luca Coscioni, è stato segretario nazionale del Partito Radicale. Enzo Bettiza, nato a Spoleto nel 1927, è giornalista, scrittore e politico. Direttore di quotidiani e autore di numerosi libri, ha fondato Il Giornale cpn Indro Montanelli. Senatore della Repubblica e parlamentare europeo. Pialuisa Bianco, è stata un’allieva del filosofo Lucio Colletti. Giornalista, ha fatto l’inviato, il direttore, l’editorialista nella stampa, alla radio, alla televisione. Oddone Camerana, nato a Torino nel 1937, ha operato a lungo nel mondo della grande industria e in quel mondo ha ambientato molti suoi lavori. Massimo Camisasca, nato a Milano nel 1946, è stato ordinato prete nel 1975. L’incontro che ha segnato la sua vita è avvenuto al liceo Berchet, quando ha conosciuto don Giussani. Responsabile di Gioventù Studentesca e poi di Comunione e Liberazione, insegnante di filosofia, ha fondato la Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, di cui è superiore generale. Edoardo Camurri, 33 anni. Scrive per Il Foglio, Vanity Fair e il supplemento culturale della domenica de Il Sole 24 Ore. É conduttore di Prima Pagina e di Radio 3 Mondo sul terzo canale dp Radio Rai. Fabio Canessa, nato a Piombino nel 1962, laureato il lettere con una tesi sull’Orlando Furioso, insegna italiano e latino al liceo . Socio fondatore delle edizioni Aktis, ha curato testi di Joseph Roth, Ludwig Winder, Paul Leppin, Titti Albenzio e Osorio Lizarazo. Daniele Capezzone, è nato a Roma nel 1972. É stato per cinque anni segretario dei Radicali italiani. Fondatore di Decidere.net, network che promuove le riforme liberali. Ottavio Cappellani, è nato nel 1969. Collabora con Il Foglio. Anna Maria Carpi, vive a Milano. Insegna letteratura tedesca a Venezia. Guido Ceronetti, nao a Torino nel 1927, drammaturgo, marionettista e scrittore. Stefano Di Michele, è nato nel 1960. Ha lavorato a lungo come giornalista parlamentare a l’Unità. Dal 2001 è al Foglio. Filippo Facci, quarant’anni, vive a Milano. Ha collaborato con L’Unità, La Repubblica, Il Tempo e L’Opinione. É editorialista de Il Giornale. Nicola Fano, è giornalista e storico del teatro. Sandro Fusina, è nato nel marzo del 1944. Si è occupato di letteratura italiana contemporanea e di storia del costume. Per Il Foglio tiene la rubrica settimanale Vite parallele. Giovanni Gennari, teologo e giornalista. Ordinato sacerdote nel 1965, ha insegnato nei licei e all’Università pontificia del Laterano e del Marianum. Nel 1962 ha chiesto ed ottenuto il passaggio allo stato laicale e si è sposato. Ruggero Guarini, è nato a Napoli nel 1931 e vive a Roma dal 1958. Entrato a 16 anni nel Pci, ne è uscito quando i fatti di Ungheria lo hanno costretto a scoprire che per lui l’ideale comunista era stato solo il pennacchio di una scelta motivata più terra-terra. Giorgio Israel, è professore ordinario di storia della matematica all’Università di Roma La Sapienza e membro dell’Académie Internazionale d’Histoire des Sciences. Camillo Langone, è nato a Potenza e vive a Parma. Scrive su giornali e pubblica libri. Pierluigi Magnaschi, è vice presidente esecutivo di ClassEditori, docente al Master di giornalismo all’Univesità Luiss di Roma e collaboratore di Radio rai 1. In precedenza aveva diretto l’Agenzia Ansa. Mariarosa Mancuso, critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per la radio della Svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri. Andrea Marcenaro è nato a Genova il 18 luglio 1947. É giornalista di Panorama collabora con Il Foglio . Suo papà. sua mamma, suo fratello, sua moglie, suo figlio, sua nuora, i suoi consuoceri, i cognati ed ex cognata tutti di sinistra. Maurizio Milani, nasce nel 1962. Nel 1987 esordisce sul palco di Zeling e fa una carriera di successo in Tv come comico. Andrea Monda, nasce a Roma nel 1966. Laureato in Giurisprudenza, lascia il lavoro in banca per prendere la laurea in Scienze religiose e insegnare al Liceo. Dal 2000 organizza il convegno annuale su Cattolicesimo e Letteratura del ‘900 patrocinato dal Pontificio Consiglio della Cultura. Lanfranco Pace è editorialista de Il Foglio e della trasmissione televisiva Otto e mezzo. Dal 1984 al 1997 ha vissuto in Francia ed è stato giornalista del quotidiano francese Libération. Aldo Piccato, traduttore, ha studiato Egittologia all’Università di Torino e all’Ucla di Los Angeles. Ha preso parte, come archeologo, a campagne di scavo a Luxor (in Egitto). Alessandro Piperno è nato nel 1972. Vive a Roma dove insegna Letteratura Francese all’Università di Tor Vergata. Eugenia Roccella, già leader del Movimento della liberazione della donna, è delle studiose che hanno rimesso in discussione gli stereotipi delle antiche battaglie femministe. Lucetta Scaraffia nasce nel 1948 a Torino. Docente di storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Alessandro Schwed è scrittore. Proviene da una famiglia ebraica di origine ungherese. É stato redattore del settimanale satirico Il Male con il nome d’arte di Jiga Melik. Collabora con Il Foglio, i quotidiani locali del Gruppo Espresso e le pagine culturali del Secolo XIX. Umberto Silva cineasta in gioventù, in seguito psicanalista e scrittore di una ventina di libri. Walter Siti, Modena, 1947. É professore di Letteratura italiana contemporamea all’Università dell’Aquila. Roberta Tatafiore, giornalista e scrittrice. É stata per molti anni inviata di Noidonne e ha collaborato al quotidiano Il Manifesto. Marina Terragni, è milanese e ha studiato filosofia. Non pensava di fare la giornalista. Nicoletta Tiliacos è redattrice del Il Foglio. In precedenza ha scritto per dodici anni sulla rivista La Nuova Ecologia. Duccio Trombadori è stato comunista militante del PCI dal 1968 al 1991. É giornalista alla CISL e critico d’arte, insegna estetica all’Università, dipinge. Aldo Maria Valli, 49 anni, è vaticanista al Tg1. Sposato con Serena, ha sei figli. Francesco Ventorino nato a Catania nel 1932, diventa sacerdote nel 1954. Ha conseguito nel 1963 il dottorato in Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e nel 1975 la laurea in Filosofia all’Università di Perugia. Già ordinario di Storia e Filosofia nei licei, è docente emerito di Ontologia e di Etica presso lo Studio Teologico S.Paolo di Catania. Legato da lunga amicizia a don Luigi Giussani, svolge il suo ministero sacerdotale nel movimento di Comunione e Liberazione. Saverio Vertone, scrittore, già editorialista del Corriere della Sera e L’Europeo, è ora editorialista del Secolo XIX. É stato per due legislature parlamentare. Stefania Vitulli, Milano 1969. Si occupa da quatordici anni di come vendere più libri e più giornali in Italia. Scrive per Il Foglio, Il Giornale, Grazia, Luna. Conduce seminari sulla comunicazione ambientale all’Università Cattolica di Milano. Giuliano Zincone è nato a Roma nel 1930. Sposato, due figli, quattro nipotini. Collaboratore de Il Foglio e del Sole 24 Ore. Laureato in Lettere. Negli anni Sessanta scrive per il Teatro. Esordisce al Corriere della Sera, poi scrive inchieste sulla società italiana e reportages dall’estero, anche da inviato di guerra.”,”VARx-265-FL”
“AFFINITO Massimiliano REVIGLIO Edoardo”,”Banche d’Italia.”,”APPENDICE A – La struttura proprietaria dei grandi gruppi industriali. – Le imprese del Tesoro. – I grandi privati – I gruppi emergenti o indipendenti. APPENDICE B – Dalla legge del 1936 al Testo unico del 1994: lineamenti di storia bancaria. – Dalla crisi degli anni Trenta alla legge bancaria del 1936. – Le linee fondamentali della legge bancaria del 1936. – Evoluzione della legge bancaria fino al Testo unico. – Il Testo unico del 1994. AFFINITO-M si è laureato in economia e commercio all’ Università “”La Sapienza”” di Roma, dove attualmente svolge attività di ricerca economica. Collabora con il Gruppo di monitoraggio dei flussi di cassa per il controllo della spesa pubblica, presso il Ministero del Tesoro.”,”E1-BAIT-008″
“AFFINITO Massimiliano REVIGLIO Edoardo”,”Banche d’Italia. La genesi dei conglomerati della finanza e la nuova mappa delle relazioni banca-impresa.”,”Massimiliano Affinito si è laureato in Economia e Commercio all’Università La Sapienza di Roma nel 1997, dove attualmente svolge attività di ricerca economica. Collabora con il Gruppo di monitoraggio dei flussi di cassa per il controllo della spesa pubblica, presso il Ministero del Tesoro. Edoardo Reviglio si è laureato all’Università di Yale nel 1987 e successivamente si è specializzato in matematica e storia della statistica in varie università italiane ed estere. Ricercatore associato al dipartimento di matematica dell’Imperial College fino al ’94, attualmente lavora al Servizio studi della Finmeccanica e svolge attività di ricerca economica presso l’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAE-132-FL”
“AFTALION A. HABERLER G. HANSEN A. HAWTREY R.G. VON HAYEK F.A. KAHN R. KALECKI M. KEYNES J.M. KONDRATIEFF (KONDRATIEV) N. MITCHELL W. OHLIN B. SCHUMPETER J. SMITH H. SPIETHOFF A. TINBERGEN J. WILSON J.”,”Sviluppo e ristagno. Il dibattito sul ciclo economico nel periodo tra le due guerre.”,”Contiene il capitolo: N. Kondratieff, I cicli lunghi nella vita economica, pag 59-80″,”ECOT-137″
“AFTALION Fred”,”Histoire de la chimie.”,”Parte dedicata alla Prima guerra mondiale: Capitolo: 5. L’évolution de la chimie à travers les deux grands conflits mondiaux (1914-1945). [paragrafi ‘La situation en 1914’, ‘L’incontestale supériorité allemande’, ‘La croissance ralentie de la chimie anglaise’, ‘Le paysage contrasté de la chimie en France’, ‘La chimie suisse: un cas exemplaire’, ‘La situation dans les autres pays d’Europe’, ‘La remarquable progression de la chimie américaine’, ‘L’éveil du Japon’, ‘La guerre de 14-18 et ses effets sur la chimie mondiale’, ‘L’approvisionnement en azote’, ‘La soif de produits organiques’, ‘L’appartion des gaz de combat’, ‘Le retour difficile à la paix’, ‘Les innovations de la chimie d’après-guerre (1920-1930’] (pag 104-129) L’autore. Ingegnere diplomatio dell’Ecole Nationale Supérieure de Chimie de Paris (ENSCP), Fred Aftalion ha dedicato tutta la sua carriera alla chimica.”,”SCIx-401″
“AGA ROSSI Elena”,”Una nazione allo sbando. L’ armistizio italiano del settembre 1943 e le sue conseguenze.”,”””I dirigenti italiani sperarono di poter salvare la situazione chiedendo una proroga dell’ annuncio dell’ armistizio il 6 settembre e fecero poi un ultimo tentativo l’8. Nello stesso tempo prepararono l’ alternativa della fuga. L’ impreparazione italiana fu scoperta soltanto nella notte del 7, quando arrivò a Roma in missione segreta il generale Maxwell Taylor, vicecomandante della Divisione aviotrasportata, acconpagnato da un altro ufficiale per prendere gli ultimi accordi e controllare la fondatezza delle assicurazioni di Castellano che gli aeroporti dove dovevano scendere i paracadutisti alleati erano in mano italiana. I due ufficali scoprirono allibiti che l’ unico preparativo fatto in previsione del loro arrivo era quello di un lauto pranzo””. (pag 106) “”La completa assenza di un’ azione di comando subito dopo la proclamazione dell’ armistizio fu considerata espressione della decisione, presa al più alto livello, di non combattere contro i tedeschi e in concreto di tradusse nella parola d’ ordine “”tutti a casa””. I comandanti e i soldati che decisero di reagire ai tedeschi e di contrastare il loro ordine di consegnare le armi furono molto più numerosi di quanto si pensi generalmente, ma la loro fu una scelta individuale (…). Per questo gli atti di resistenza, anche se furono isolati, assumono un’ importanza fondamentale. D’altra parte, la decisione di non dare l’ ordine di reagire ai tedeschi presa dal governo Badoglio e dal Comando supremo, gli innumerevoli episodi di viltà e di totale acquiescienza ai tedeschi costituiscono una delle pagine più tristi e umilianti della storia d’ Italia””. (pag 196)”,”ITQM-081″
“AGA ROSSI Elena ZASLAVSKY Victor a cura; GNEDIN Evgenij”,”Evgenij Gnedin come testimone e storico del patto tedesco-sovietico (Aga Rossi-Zaslavsky). Segue: ‘Dalla storia dei rapporti fra l’URSS e la Germania nazista’ (E. Gnedin).”,”E. Gnedin, autore di ‘Dalla storia dei rapporti fra l’URSS e la Germania nazista’ (traduzione italiana dal russo) (pag 564) “”L’autore della complessa serie di documenti che viene qui pubblicata è Evgenij Gnedin, figlio di Alexander Parvus, esponente di primo piano del movimento rivoluzionario europeo e uno dei leaders, insieme con Lenin e Trockij, della rivoluzione russa del 1905. Parvus è anche noto come creatore della teoria della «rivoluzione permanente». Tornato in Germania dopo la prima rivoluzione, divenne un ricco imprenditore e fu probabilmente l’organizzatore del ritorno di Lenin dalla Germania in Russia nella primavera del 1917 (1)”” [(1) Sulla vita di Alexander Parvus si veda: Z. Zeman – W.B. Scharlau, ‘Merchant of Revolution: The Life of Alexander Israel Helphand (Parvus), 1867-1924’, London, 1965] Sull’autore ha scritto un saggio biografico P.D. Raymond, ‘Revolutionary idealist to Political Dissident: The Life of Eugenij Gnedin (Parvus)’, in ‘Soviet Union’, XII, n 2, 1985 pp. 185-212 Gnedin morto a Mosca nel 1983 non era uno storico di professione (pag 561) Secondo la famosa massima di M.N. Prokovskij, il maggiore esponente della storiografia ufficiale nei primi decenni del potere sovietico: «La storia è la politica di oggi proiettata nel passato». Difatti in URSS la manipolazione dell’informazione storica e la pratica di modificare i fatti del passato per adattarli alle esigenze sempre mutevoli della politica corrente hanno raggiunto livelli non comparabili con altri periodi precedenti”” (pag 562) “”La tesi di Gnedin sull’evoluzione dei rapporti tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista negli anni 1934-1937 e in particolare la sua caratterizzazione di questi anni come «preistoria» del patto Ribbentrop-Molotov sono in netto contrasto con la maggioranza della storiografia sull’argomento. Tradizionalmente il patto tedesco-sovietico è stato visto come una svolta rispetto alla politica di alleanza con le potenze democratiche seguita fino a quel momento dall’Urss e le sue origini sono state fatte risalire alla conferenza di Monaco e al fallimento della politica di sicurezza collettiva. Come ha affermato Fabry, «storici e testimoni sono concordi nel ritenere che non si possa cominciare a parlare di un avvicinamento tra Germania e Urss prima dell’accordo di Monaco» (24). L’accordo è stato visto soprattutto come una decisione tedesca, trascurando tra l’altro il fatto che l’iniziativa partì dall’Urss, e si sono analizzate più le motivazioni di Hitler che quelle di Stalin. Quest’ultimo sarebbe stato costretto a superare le pregiudiziali ideologiche e ad arrivare ad un’intesa con il dittatore tedesco per reagire all’isolamento cui lo stavano costringendo le potenze occidentali e per evitare il rischio di un eventuale attacco tedesco. Così, secondo Ulam, la politica di Stalin «doveva necessariamente essere stata ispirata dalla paura» (25), L’interpretazione degli storici occidentali coincide in molti punti con quella della storiografia sovietica, secondo cui «questo passo fu forzato, ma l’unico possibile nella situazione di allora, in quanto non si riuscì a realizzare la creazione degli stati non aggressivi» ma fu anche «un passo saggio e lungimirante» che dette all’Unione Sovietica altri due anni di tempo per prepararsi al conflitto con la Germania (26). Non viene spiegato però come si può conciliare questa azione «difensiva» dell’URSS con l’immediata spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica, l’occupazione degli stati baltici, la guerra con la Finlandia, l’effettiva collaborazione instaurata con la Germania nel periodo 1939-1941 (27). Nonostante l’indignazione suscitata allora da questi avvenimenti, la successiva alleanza tra Urss, Stati Uniti e Inghilterra fece tacere ogni critica alla politica sovietica. Quando negli anni dell’immediato dopoguerra emerse la tesi che il patto tedesco-sovietico non era stato una «rottura» nella politica sovietica nei confronti della Germania, ma invece espressione di una «continuità» di quella politica, che dal 1917 in poi si era sempre fondata sulla collaborazione con la Germania, essa fu considerata un prodotto della guerra fredda (28). La tesi opposta della «svolta», che prevalse, era fondata sulla posizione antinazista assunta ufficialmente dall’Urss dopo il 1934, di alleanza e di accordi con le potenze democratiche e sulla sua adesione alla creazione di un sistema di sicurezza collettiva. Un grosso contributo alla credibilità della politica estera sovietica in quegli anni fu dato da Maxim Litvinov, il cui prestigio nel mondo diplomatico riuscì a controbilanciare il diffuso anti-sovietismo della classe dirigente occidentale. Inoltre le trattative condotte da Mosca per un avvicinamento sovietico-tedesco erano state mantenute segrete; i diplomatici francesi e inglesi a Mosca e a Berlino potevano solo fare congetture sulla convenienza reciproca delle due potenze ad un accordo, fondata su comuni interessi e sulla stretta collaborazione economica e militare (29)”” (pag 569-571)] [‘Evgenij Gnedin come testimone e storico del patto tedesco-sovietico’, a cura di Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky’] [(in) ‘Storia contemporanea’, Roma, n. 3, giugno 1987, (Documenti)] [(24) P.W. Fabry, ‘Il patto Hitler-Stalin, 1939-1941, Milano; 1965 p. 13; (25) A. Ulam, ‘Storia della politica estera sovietica (1917-1967)’, Milano, 1970, p. 408; (26) W. Sipols M. Charlamov, ‘Alla vigilia della seconda guerra mondiale’, 1933-1939′, Mosca, 1973, pp. 290 e 298. I protocolli segreti del patto che prevedevano la divisione dell’Europa Orientale tra la Germania e l’Unione Sovietica non sono mai stati pubblicati in URSS e quel governo ha sempre negato la loro esistenza, sostenendo che i testi pubblicati dagli anglo-americani nel dopoguerra erano una «falsificazione» occidentale, fino ad arrivare ad una protesta ufficiale con la Finlandia, perché in un film della televisione finlandese si faceva riferimento all’inclusione della Finlandia negli articoli segreti del patto tedesco-sovietico; (27) Si continua ad affermare anche oggi, che l’Unione Sovietica, dopo aver dovuto firmare l’accordo con la Germania per evitare la guerra, aveva continuato ad agire spinta dalle «pressioni» tedesche: non solo l’occupazione della Polonia orientale era stata una «sfortunata necessità» diretta contro il pericolo tedesco, ma anche la guerra contro la Finlandia era stata motivata dalla «pressione» di mostrare alla Germania la propria «comparabile virilità e dalla esigenza di non apparire debole» di fronte al nuovo alleato: si veda il recente saggio di D.W. Spring, ‘The Soviet Decision for War Against Finland, 30 November 1939’, in “”Soviet Studies””, aprile 1986, pp. 220-221; (28) A. Tasca, ‘Due anni di alleanza germano-sovietica’, Firenze, 1951 (traduzione con integrazioni, dell’edizione francese pubblicata nel 1949 con lo pseudonimo di A. Rossi); (29) Cfr. R. Coulondre, ‘De Moscou a Berlin’, Paris, 1959. Su questo punto si veda anche J. Hochman, ‘The Soviet Union and the Failure of Cllective Security, 1934-1938’, Ithaca e London, 1984. Questo autore sottolinea anche il peso della collaborazione militare instaurata dai due paesi]”,”RUST-161″
“AGABEKOV Giorgio”,”G.P.U.. Memorie di un membro della Ceca.”,”AGABEKOV Giorgio ex capo della sezione orientale della GPU (1928-29) e residente segreto della GPU a Costantinopoli per i paesi dell’ Oriente prossimo e medio (1929-30). “”Per esempio: Piatnitzky che dirige le relazioni straniere della IIIa Internazionale, considerò che il mezzo più facile per mandare clandestinamente il comunista Roy nell’ India, era di fornirgli un passaporto americano e di farlo passare per l’ America. Bucharin che era allora presidente del Comintern era anche lui dello stesso parere. Un giorno che eravamo riuniti nel gabinetto di Trillisser, capo della Sezione straniera (I.N.O.), Véléjeff, il suo aggiunto, Goldstein e io, Bucharin entrò per fare visita a Trillisser e, vedendoci intenti a discutere, chiese se disturbava. “”Neanche per sogno – rispose Trillisser -, stiamo cercando il modo più sicuro per far passare i nostri collaboratori nell’ Irak. Arrivate quindi a buon punto e vi preghiamo di dirci la vostra opinione che sarà molto apprezzata””. Bucharin rispose che la sua competenza non era grande al riguardo; ma che insomma, al Komintern, si riteneva che i passaporti americani offrivano le maggiori garanzie ai comunisti nei loro viaggi all’ estero. Al principio del 1929, cominciavo a sentirmi un po’ stanco del mio lavoro alla Ghepeù e parlai di questa stanchezza a parecchi dei miei compagni, specialmente a May, ex mio agente segreto a Teheran, ora direttore della Sezione del Levante nella rappresentanza commerciale””. (pag 256)”,”RUSS-186″
“AGAMBEN Giorgio BASCETTA Marco BERTI Lapo CASTELLANI Alessandra CASTELLANO Lucio COLOMBO Andrea DE-CAROLIS Massimo ILARDI Massimo ILLUMINATI Augusto PIPERNO Franco ROSSANDA Rossana STARNONE Domenico VIRNO Paolo”,”Sentimenti dell’ aldiqua. Opportunismo paura cinismo nell’ età del disincanto.”,”Saggi di AGAMBEN Giorgio BASCETTA Marco BERTI Lapo CASTELLANI Alessandra CASTELLANO Lucio COLOMBO Andrea DE-CAROLIS Massimo ILARDI Massimo ILLUMINATI Augusto PIPERNO Franco ROSSANDA Rossana STARNONE Domenico VIRNO Paolo.”,”ITAS-054″
“AGANBEGJAN Abel G.”,”Il futuro della economia sovietica.”,”Abel Gezevic Aganbegjan è nato a Tbilisi (Georgia) nel 1932. Si è laureato all’Istituto di Economia di Mosca nel 1955 ed è membro dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1955 al 1961 ha lavorato presso il Comitato statale del Consiglio dei ministri dell’URSS per i problemi del lavoro e dei salari; è stato in seguito responsabile di laboratorio e, dal 1966, direttore dell’Istituto di economia e organizzazione industriale della Filiale siberiana dell’Accademia delle Scienze. Nelle sue numerose opere scientifiche si è occupato soprattutto dei problemi dei salari e dei modelli di pianificazione. Nel 1988 Rizzoli ha pubblicato il suo La perestrojka nella economia. ‘Nonostante tutta la complessità e la contraddittorietà dei processi in atto nel nostro paese, la gente ha cominciato a prender coscienza che non ci sono alternative alla perestrojka e che non è possibile fare marcia indietro. Il problema principale non è quindi se la perestrojka verrà attuata o meno, e neppure chi sono i suoi fautori e i suoi avversari; il problema è la strada che la perestrojka dovrà percorrere’ così Abel Aganbegjan, economista di fama internazionale e influente consigliere di Gorbaciov, sintetizza la sfida lanciata dall’attuale classe dirigente sovietica.”,”RUSU-037-FL”
“AGANBEGJAN Abel G., a cura di SPINAZZI Gianni”,”La perestrojka nella economia.”,”Abel Gezevic Aganbegjan è nato a Tbilisi (Georgia) nel 1932. Si è laureato all’Istituto di Economia di Mosca nel 1955 ed è membro dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1955 al 1961 ha lavorato presso il Comitato statale del Consiglio dei ministri dell’URSS per i problemi del lavoro e dei salari; è stato in seguito responsabile di laboratorio e, del 1966, direttore dell’Istituto di economia e organizzazione della produzione industriale della Filiale siberiana dell’Accademia delle Scienze. Nelle sue numerose opere scientifiche si è occupato soprattutto dei problemi dei salari e dei modelli di pianificazione. É il principale consigliare economico di Michail Gorbaciov.”,”RUSU-048-FL”
“AGA-ROSSI Elena ZASLAVSKY Victor”,”Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca.”,”AGA-ROSSI insegna storia contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Univ dell’Aquila. Tra i suoi libri: -L’Italia nella sconfitta. ESI. 1985 -Gli Stati Uniti e le origini della guerra fredda. MULINO. 1984 -Una nazione allo sbando. L’armistizio italiano del settembre 1945. MULINO. 1995 ZASLAVSKY insegna sociologia politica alla LUISS di Roma. Il suo più recente volume è ‘Storia del sistema sovietico’, NIS. 1995. Con IL MULINO ha pubblicato: -Il consenso organizzato. 1981 -Dopo l’Unione Sovietica. 1991″,”PCIx-002″
“AGA-ROSSI Elena QUAGLIARIELLO Gaetano a cura; saggi di AGA-ROSSI Gaetano QUAGLIARIELLO Michail NARINSKY Marc LAZAR Marcello FLORES Annie KRIEGEL Stephane COURTOIS Philippe BUTON Leonid GIBIANSKY Sergio BERTELLI Michela NACCI Silvio PONS”,”L’ altra faccia della luna. I rapporti tra PCI, PCF e Unione Sovietica.”,”Saggi di AGA-ROSSI Gaetano QUAGLIARIELLO Michail NARINSKY Marc LAZAR Marcello FLORES Annie KRIEGEL Stephane COURTOIS Philippe BUTON Leonid GIBIANSKY Sergio BERTELLI Michela NACCI Silvio PONS. AGA-ROSSI è docente ordinario di storia contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università dell’ Aquila. Tra i suoi libri: – L’Italia nella sconfitta. ESI. 1985 – Gli Stati Uniti e le origini della guerra fredda. MULINO. 1984 – Una nazione allo sbando. L’armistizio italiano del settembre 1945. MULINO. 1995 – Il piano Marshall e l’ Europa. ENC. IT. 1983 – La resa tedesca in Italia. FELTRINELLI. 1980 con Bradley SMITH. Gaetano QUAGLIARIELLO, ricercatore confermato, insegna storia dell’ Europa contemporanea all’ Univ dell’ Aquila. Tra le sue opere: – Studenti e politica (LACAITA, 1987) – La politica senza partiti. Ostrogorski e il dibattito sulla macchina politica tra ‘800 e ‘900’ (LATERZA, 1993). Ha curato l’ edizione italiana del classico di Mosei OSTROGORSKI ‘La democrazia ed i partiti politici’ (RUSCONI, 1991) Ha curato gli atti dei convegni: ‘Il partito politico nella Belle Epoque. Il dibattito sulla forma partito in Italia tra ‘800 e ‘900’ (GIUFFRE’, 1990) e con Fabio GRASSI ORSINI ‘Il partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell’ età dei sistemi politici di massa (1918-1925) (IL MULINO, 1996). “”Da tutto ciò deriva l’ immagine eroica del partigiano che, armi alla mano, libera il territorio nazionale; tuttavia, lo storico giunge alla conclusione che l’ insurrezione nazionale è stata un fallimento. Philippe Buton dimostra che solo cinque grandi città francesi hanno conosciuto una liberazione insurrezionale, con combattimenti nell’ ambito dell’ agglomerato urbano tra forze della resistenza e occupanti, o resa degli occupanti dinanzi alle forze insorte, e una partecipazione significativa della popolazione attraverso la partecipazione allo sciopero e/o all’ erezione delle barricate. Queste cinque città sono Parigi, Lille, Marsiglia, Limoges e Thiers. Si tratta di eccezioni che confermano la regola. In realtà, 179 tra le città francesi più importanti sono state liberate o a seguito della partenza volontaria degli occupanti o a causa della vittoria delle forze militari alleate, ma sia in un caso che nell’ altro, senza l’ intervento delle forze della resistenza né della popolazione. A queste vanno aggiunte 28 città che sono liberate dagli eserciti alleati, con l’ appoggio importante dei FFI delle campagne, ma senza la partecipazione della popolazione””. (pag 146)”,”PCFx-020″
“AGA-ROSSI Elena ZASLAVSKY Victor”,”Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca.”,”In memoria di Livia e Renzo De Felice AGA-ROSSI è ordinario di storia contemporanea nell’ Università dell’ Aquila. ZASLAVSKY insegna sociologia politica alla Luiss di Roma. “”Much that passes for history is properly speaking myth.”” Henry Tudor, Political Myth Presenza comunista nel ministero degli esteri. Togliatti e gli altri rappresentanti PCI al governo informavano quotidianamente l’ambasciatore russo Kostylev. “”La partecipazione dei comunisti al governo offrì ai rappresentanti sovietici la possibilità di essere tenuti al corrente perfino sul funzionamento giornaliero del ministero degli Esteri. I sottosegretari Eugenio Reale e Celeste Negarville non soltanto informavano Kostylev sulle discussioni interne e sulla posizione del governo italiano negli affari esteri, ma gli trasmettevano anche le informazioni che l’ambasciatore italiano mandava da Mosca, gli riferivano la posizione politica e le caratteristiche personali dei colleghi al ministero e degli altri membri del governo, concordavano con lui nomine e spostamenti del personale e ricevevano consigli e istruzioni su svariati problemi della politica estera italiana. Anche quando rivestivano cariche nel governo, i comunisti si sentivano in primo luogo rappresentanti degli interessi sovietici e solo dopo di quelli dello stato italiano””. (pag 135-136) I finanziamenti dell’ URSS al PCI. Le tangenti delle imprese al PCI. “”(…) i finanziamenti sovietici arrivavano al PCI togliattiano principalmente attraverso due canali distinti. Il primo era quello dei finanziamenti diretti, cioè elargiti in forma monetaria, in dollari, e forniti dal Politburo del PCUS al PCI e alle altre forze filosovietiche italiane durante la guerra fredda. Il secondo canale invece era quello dei finanziamenti indiretti, che si basava sull’utilizzo di uno schema semplice ed efficiente, introdotto dalla fine degli anni Quaranta e rimasto essenzialmente immutato durante i decenni successivi: l’Unione Sovietica forniva alle ditte legate al partito le materie prime, anzitutto petrolio e gas, a prezzi inferiori a quelli di mercato, e la differenza finiva nelle casse del partito. Le ditte italiane non legate al PCI dovevano di solito rivolgersi ai mediatori e pagari tangenti, una specie di “”tassa”” che gli imprenditori italiani, coinvolti nell’attività commerciale con l’URSS, dovevano versare al partito.”” (pag 261)”,”PCIx-243″
“AGA-ROSSI Elena”,”Alle origini del mondo bipolare: la politica di Roosevelt verso l’Europa (1941-1945).”,”””Analizzando la politica di Roosevelt alla luce della “”rivoluzione di velluto”” in Europa orientale, Schlesinger sostiene che il vero senso degli accordi di Yalta si trova nell’Europa orientale che è emersa dopo la rivoluzione del 1989, non in quella che è stata dominata dall’URSS per 50 anni. A suo parere “”a lungo termine, Roosevelt anticipava una diminuzione delle differenze, una tendenza alla convergenza tra la società democratica e quella comunista””, concludendo che “”questa previsione sembra molto meno stupida nel 1990 di quanto sembrasse, per esempio, nel 1950″”. Si possono sollevare due serie obiezioni a questo giudizio su Roosevelt come statista.”” (pag 245)”,”RAIx-335″
“AGA-ROSSI Elena”,”Una nazione allo sbando: 8 settembre 1943.”,”””Tutta la stranezza apparente sta nel fatto che vogliamo spiegare sensatamente ciò che viene fatto in modo irragionevole”” (Lev Tolstoi) “”Sventurato il paese che ha bisogno di eroi”” (Bertolt Brecht) (in apertura) Resistenza militare a Cefalonia (pag 171-173)”,”QMIS-264″
“AGA-ROSSI Elena GIUSTI Maria Teresa”,”Una guerra a parte. I militari italiani nei Balcani, 1940-1945.”,”””E’ sul campo di battaglia che si decide la vita e la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) Elena Aga Rossi, professore di Storia contemporanea. Maria Teresa Giusti insegna nell’Università Gabriele d’Annunzio a Chieti. “”Con i partigiani collaboravano anche alcuni militari italiani che avevano disertato già prima dell’8 settembre e che, da semplici soldati, aveva ottenuto il grado di ufficiali. Questi cercavano di convincere i loro connazionali ad arruolarsi nelle file del battaglione Gramsci per poter rientrare in Italia «come padroni» che avrebbero governato il paese «perché comunisti» (9). Nelle zone interne, nel 1944, con la graduale riconquista di territori e città da parte delle truppe partigiane, i militari italiani furono costretti a lavorare per la ricostruzione. Trattati assai duramente, essi non potevano rivolgersi alle autorità civili italiane – anche queste sottoposte a fermo o arrestate – né alle missioni britanniche (10). Pur conoscendo la difficile situazione dei soldati italiani, gli Alleati potevano fare ben poco per migliorarne le condizioni, e comunque consideravano più importante non contrastare Tito (11). Il governo italiano poté intervenire ufficialmente solo nel dicembre 1944 (12). Avendo invaso la Jugoslavia e perso la guerra, l’Italia non era nella condizione di far valere le sue richieste, e dovette quindi servirsi del tramite degli Alleati per risolvere sia la questione dei prigionieri trattenuti in Jugoslavia sia quella del rimpatrio della divisione Garibaldi”” (pag 375) [(9) Ufficio SIM/CSDIC, Stralcio interrogatorio dell’artigliere Sebastiano Zappulla effettato presso i Centro “”C””, Comportamento dei partigiani di Lissa nei riguardi degli italiani, 2 settembre 1944, Segreto, AUSSME, I 3, 108/1, p. 2; (10) Riferisce un reduce che se a Lissa capitavano ufficiali inglesi e chiedevano come mai i militari italiani fossero trattati come prigionieri e “”briganti””, i partigiani rispondevao che si trattava di “”italiani presi prigionieri mentre collaboravano con i tedeschi”” (Cfr. ‘Stralcio interrogatorio dell’artigliere Sebastiano Zappulla, cit., p. 1). (…); (11) Pur sapendo delle fucilazioni di ufficiali italiani della divisione Garibaldi avvenute nel 1944 e nel 1945, gli inglesi non intervennero ufficialmente sostenendo che non avevano dati precisi sulle accuse. (Cfr. ‘Italian army, return of troops from Yugoslavia and Dalmatian Islands’, 922.6/1 (…) 6 dicembre 1944 (…)””] (pag 373); Sul trattamento dei prigionieri italiani e l’interessamento del Pci (pag 382-).”,”QMIS-284″
“AGARWALA A.N. SINGH S.P. a cura; saggi di Jacob VINER Colin CLARK Gerard M. MEIER Paul A. BARAN H. MYINT Simon KUZNETS W.W. ROSTOW V.K.R.V. RAO P.N. ROSENSTEIN-RODAN Ragnar NURSKE Marcus FLEMING Tibor SCITOVSKY Celso FURTADO Alfredo NAVARRETE jr Ifigenia N. DE-NAVARRETE R.S. ECKAUS H.W. SINGER W. Arthur LEWIS Hollis B. CHENERY M. BRONFENBRENNER”,”L’ economia dei Paesi sottosviluppati.”,”Saggi di Jacob VINER Colin CLARK Gerard M. MEIER Paul A. BARAN H. MYINT Simon KUZNETS W.W. ROSTOW V.K.R.V. RAO P.N. ROSENSTEIN-RODAN Ragnar NURSKE Marcus FLEMING Tibor SCITOVSKY Celso FURTADO Alfredo NAVARRETE jr Ifigenia N. DE-NAVARRETE R.S. ECKAUS H.W. SINGER W. Arthur LEWIS Hollis B. CHENERY M. BRONFENBRENNER “”Anche in un’economia altamente sviluppata è molto debole la tendenza del capitale a diffondersi in modo uniforme attraverso tutta l’economia; questo avviene in misura ancor maggiore in un paese arretrato. Quel che inevitabilmente ne deriva, è che nell’economia si hanno alcuni sentieri molto sviluppati, circondati dal buio più assoluto. Dobbiamo ora dire qualcosa sul livello dei salari. Il salario che il settore capitalistico deve pagare è determinato da quello che la gente può guadagnare fuori di questo settore. Gli economisti classici pensavano di solito che il salario fosse determinato dal livello dei consumi necessario al sostentamento, e in alcuni casi questa soluzione può dimostrarsi esatta. Comunque, nelle economie in cui la maggioranza della popolazione è costituita da contadini che lavorano l la propria terra, disponiamo di un indice più oggettivo, poiché il minimo in cui si può avere della mano d’opera è costituito dal prodotto medio del contadino; gli uomini non abbandoneranno il fondo della famiglia per cercare un’occupazione se il salario fosse meno di quel che essi potrebbero consumare rimandendo a casa. (…) Il fatto che il livello dei salari nel settore capitalistico dipenda dal guadagno del settore di sussistenza ha talvolta un’enorme importanza politica, perché ne risulta che i capitalisti hanno interesse a mantenere bassa la produttività dei lavoratori del settore di sussistenza. I proprietari delle piantagioni non hanno quindi alcun interesse a diffondere tra i contadini la conoscenza delle nuove tecniche e dei nuovi sistemi di semina, e se hanno una qualche influenza nel governo, non la impiegheranno certo per facilitare l’espansione dell’agricoltura.”” (pag 378-379, W. Arthur Lewis, Sviluppo economico con disponibilità illimitate di mano d’opera)”,”PVSx-033″
“AGAWA Hiroyuki”,”The Reluctant Admiral. Yamamoto and the Imperial Navy.”,”AGAWA H.”,”JAPx-079″
“AGAZZI Emilio”,”Il giovane Croce e il marxismo.”,”La seconda sezione del libro è dedicata a ‘Antonio Labriola e la “”crisi del marxismo’ (pag 95-198), la terza ‘Gli scritti del Croce sul materialismo storico, 1895-1898’ (pag 199-284). L’appendice: ‘Filosofia, economia e politica negli scritti filosofici giovanili di Marx già noti al Croce alla fine dell’ Ottocento’ (pag 587-616).”,”TEOC-212″
“AGAZZI Emilio, edizione italiana a cura di”,”Marxismo ed etica. Testi sul dibattito intorno al “”socialismo neo-kantiano”” 1896-1911.”,”Scritti di Hans Jörg SANDKÜHLER Hermann COHEN Karl VORLÄNDER Franz MEHRING Conrad SCHMIDT Ludwig WOLTMANN Sadi GUNTER (F. STAUDINGER) Franz STAUDINGER Max ADLER Karl VORLÄNDER “”Però Kant lascia sussistere la religione soltanto come fede morale: “”Una religione che dichiara temerariamente la guerra alla ragione non le resisterà a lungo””. (…) Perciò, secondo Kant, la prima istruzione dovrebbe essere impartita senza ricorrere alla religione: (…). Così come contro il militarismo e contro la chiesa, Kant si scaglia anche contro la nobiltà e contro il capitale, combattendo i privilegi della prima e le usurpazioni del secondo. E’ vero che una volta egli definisce la disuguaglianza nel senso fisico e psichico “”la copiosa fonte di tanto male, ma anche di ogni bene””; tuttavia per lui le prerogative di una nobiltà ereditaria sono “”un ragno che passa davanti al merito, e non gli lascia inoltre nessu motivo di sperare; è una cosa immaginaria senza realtà,”” giacché la natura non dispone le cose in modo che il talento e i meriti degli antenati si tramandino ereditariamente. Al contrario Kant non ha nessuna opinione particolarmente elevata delle più alte sfere della nobiltà””. (pag 205)”,”TEOC-325″
“AGAZZI Evandro a cura; saggi di Alistair C. CROMBIE Paolo ROSSI Evandro AGAZZI Jonathan COHEN Jean DIEUDONNE’ Antonio BORSELLINO Giuliano TORALDO DI FRANCIA Felice MONDELLA”,”Il concetto di progresso nella scienza.”,”AGAZZI Evandro è nato a Bergamo nel 1934. Si è laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano e ha seguito gli studi di fisica presso la Statale di Milano. Ha la libera docenza in filosofia della scienza nell’Università di Genova. Attualmente è ordinario (1976) “”Secondo me la fisica è caratterizzata dal ‘metodo’. E’ fisica tutto ciò che è suscettibile di essere trattato con quel metodo. (…) Basterà dire che ci riferiamo al metodo sperimentale quantitativo nato con Keplero e Galileo e ai perfezionamenti che esso ha ricevuto nei quasi quattro secoli di applicazione. “” (pag 142) (Giuliano Toraldo di Francia, Il concetto di progresso in fisica)”,”SCIx-347″
“AGAZZI Emilio, edizione italiana a cura di, scritti di Hans Jörg SANDKÜHLER Hermann COHEN Karl VORLÄNDER Franz MEHRING Conrad SCHMIDT Ludwig WOLTMANN Sadi GUNTER (F. STAUDINGER) Franz STAUDINGER Max ADLER”,”Marxismo ed etica. Testi sul dibattito intorno al “”socialismo neo-kantiano”” 1896-1911.”,”””Ora comprendiamo anche perché Marx ed Engels, almeno pubblicamente, si sono tanto poco occupati dei problemi dell’educazione e dell’istruzione. Non è possibile supporre che essi mancassero della necessaria comprensione. Già le ‘Tesi su Feuerbach’ dichiarano che “”l’educatore stesso deve essere educato””. Ma entrambi erano consci della verità, già riconosciuta da Robert Owen, del fatto che un ambiente degno di uomini ha un effetto molto più profondo di tutte le dottrine sull’educazione predicate all’uomo, che gli vengono portate dall’esterno; del fatto che, perciò, per creare uomini nuovi, come li vuole anche il carteggio degli “”Annali franco-tedeschi”” già nel 1844, debbano prima essere eliminate le misere condizioni economico-sociali; del fatto che una umanità nuova può sorgere solo da una nuova società. Per questo i problemi dell’educazione non furono al centro del loro interesse teorico e pratico, ma la loro soluzione venne lasciata a un più felice futuro. Marx, per quanto sappiamo, ha accennato pubblicamente a essi solo due volte, entrambe nello stesso senso: al primo congresso della Prima Internazionale (1866) e, un anno dopo, nel primo libro del ‘Capitale’, egli, anche qui d’accordo del resto con Fichte e altri utopisti e con grandi pedagogisti, ha raccomandato per tutti i bambini a partire da una certa età una combinazione di “”lavoro pratico con insegnamento e ginnastica”” come “”l’unico metodo per la produzione di uomini onnilateralmente sviluppati””. Proprio qui è tanto più necessario il completamento di “”Marx”” mediante “”Kant””. Già il Kant storico è stato, molto più di quel che comunemente si sappia, un rivoluzionario in pedagogia. “”E’ inutile – scrive – aspettarsi la salvezza del genere umano da un miglioramento graduale delle scuole. Esse devono essere ‘trasformate’, se si vuole che da esse nasca qualcosa di buono: poiché sono difettose nella loro organizzazione originaria, e perfino gli insegnanti devono ricevere una nuova formazione. Non una lenta riforma, ma una rapida rivoluzione può avere questo effetto”””” (pag 268-269) [Karl Vorländer, Kant e Marx (1911)] [in ‘Marxismo ed etica’, edizione italiana a cura di Emilio Agazzi, 1975]”,”TEOC-009-FPA”
“AGAZZI Evandro a cura; saggi di Alistair C. CROMBIE Paolo ROSSI Evandro AGAZZI Jonathan COHEN Jean DIEUDONNE’ Antonio BORSELLINO Giuliano TORALDO DI FRANCIA Felice MONDELLA”,”Il concetto di progresso nella scienza.”,”Evandro Agazzi è nato a Bergamo nel 1934. Si è laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano e ha seguito gli studi di fisica presso la Statale di Milano. Ha la libera docenza in filosofia della scienza nell’Università di Genova. Attualmente è ordinario (1976) Sulle origini dell’idea del progresso: “”Nessuno degli autori che ho nominato e sui quali mi sono soffermato ha mai ritenuto che il cammino in avanti del genere umano fosse configurabile come un processo necessario o ha mai ritenuto che il progresso rappresentasse una legge della storia. Le Roy, Bodin, Bruno, più tardi Vico, aderiscono variamente a una filosofia della storia fondata sul persistente ritorni di cicli di civiltà, concepiscono la crescita del sapere come qualcosa di provvisorio che la storia futura può continuamente cancellare o smentire. Bacon si preoccupa di elencare le “”ragioni di speranza”” che è ragionevole nutrire per il rifiorire delle scienze e per il rinnovamento delle condizioni di vita sulla terra e ritiene sia opportuno, relativamente a questo problema, adottare una regola caratteristica della politica: “”diffidare per principio e supporre sempre il peggio””. (pag 85)”,”SCIx-134-FF”
“AGAZZI Emilio ANTONIOLI Maurizio BARBADORO Idomeneo BREZZI Camillo GANCI Salvatore Massimo LEVRA Umberto ROMANO Roberto SPINELLA Mario”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XIX. La crisi di fine secolo (1880-1900).”,”Contiene i saggi di Maurizio Antonioli, ‘Il movimento operaio da Bakunin alla fondazione del partito socialista’ (pag 89-115); di Mario Spinella, ‘Antonio Labriola e l’origine del marxismo in Italia’ (pag 117-138) e quello di Salvatore Massimo Ganci, ‘I fasci siciliani’ (pag 197-211) Labriola e Engels sui fasci siciliani (pag 202-203)”,”MITS-024-FL”
“AGAZZI Emilio BERSELLI Aldo BREZZI Camillo COLLOTTI Enzo CORSINI Carlo A. GRANATA Ivano PRETI Alberto PRETI Domenico SALA Teodoro SANTARELLI Enzo SANTOMASSIMO Gianpasquale SAPELLI Giulio”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXII. La dittatura fascista.”,”Contiene i saggi di: Domenico Preti, ‘Fascismo, grande capitale e classi sociali’ Emilo Agazzi, ‘Croce e l’antifascismo moderno’ (pag 259-339) Enzo Santarelli, ‘L’espansionismo imperialistico del 1920-1940’ La natura elitaria e aristocratica del liberalismo moderato crociano (pag 332-333) “”Un’altra prova della natura elitaria e aristocratica del liberalismo moderato crociano può venir tratta dalle sue valutazioni del socialismo e del comunismo, fra i quali peraltro egli tende per lo più a stabilire una chiara differenza (197), che fa dipendere in sostanza dal prevalere, nel movimento operaio, dell’una o dell’altra «anima» già presenti nel pensiero di Marx, nel quale «il fine era comunistico e materialistico, ma il metodo, per contraio, voleva essere storico e, secondo che fosse stato o no seriamente tale, si sarebbe nella pratica configurato o in una forma di attività politica concreta e graduale, e perciò sostanzialmente liberale, o in un fatalismo naturalistico, negazione della storicità e dell’attività; e questi dissidi (…) tra ideale e metodo dovevano configurare la storia posteriore del comunismo e del marxismo nei suoi aspetti contrastanti e nelle varie sue vicende» (198). Ora secondo il Croce il socialismo (democratico) rappresentava la prima di queste alternative, il comunismo (sovietico) la seconda (199). Ma il socialismo democratico gli si configura, al pari della democrazia, come una semplice tecnica economica o politica che doveva subordinarsi all’azione etico-politica richiesta dal principio liberale; laddove il comunismo sovietico, oltre a smentire nel fatto gli stessi programmi e ideali comunistici di Marx (200), si risolve in negazione della libertà e della stessa storicità e civiltà: è «un nuovo giacobinismo, non più come quello di un tempo appellantesi all’astratta ‘humanité’, ma tutto piantato sull’astratta economia e sull’astratta politica», e «pretende di costruire nuove società umane col calcolo e con la tecnica e sostituire all’uomo complicato, ossia civile, l’uomo semplificato, all’uomo storico l’uomo tratto fuori dalla storia o, piuttosto l’animale addestrato» (201)”” (pag 332-333) [(197) V. per esempio: ‘Storia d’Europa’, cit, pp. 35, 143 ss., 295, 345; ‘Liberalismo e liberismo’, in ‘Il Mondo’, 15 settembre 1951, poi in ‘Terze pagine sparse’, cit, I, pp. 305 ss.; (198) B. Croce, ‘Storia d’Europa’, cit., pp. 143 ss.; (199) Ivi., pp. 203 ss.; e inoltre, per la valutazione della realtà sovietica: pp: 350 ss.; ‘Per la storia del comunismo in quanto realtà politica’, Bari, 1944, pp. 287 ss.; ‘Concetti da sottomettere al prof. Marchesi’, in ‘Città libera’, 3 maggio 1945, poi in ‘Scritti e discorsi politici’, cit., II, pp. 177 ss.; ‘Esperienze storiche attuali e conclusioni per la storiografia’, in ‘Quaderni della critica’, 1948, poi in ‘Filosofia e storiografia’, Bari, 1949, pp. 327 ss, specia a pp. 329 ss.. Per un giudizio meno drasticamente negativo, in quanto riconosce aspetti “”positivi”” al bolscevismo, v: ‘La libertà italiana nella libertà del mondo’, discorso al I congresso dei partiti uniti nei Cln, Roma, 28 gennaio 1944, in ‘Scritti e discorsi politici’, cit., I, p. 56; (200) V.: ‘Considerazioni sul problema morale dei nostri tempi’, in “”Quaderni della Critica””, I, 1945, pp. 150 ss.; ‘Esperienze storiche attuali, cit., p. 320; ‘Storia d’Europa’, cit-, pp. 350 ss.; ‘Indagini sullo Hegel’, cit., pp. 112-114; (201) V.: ‘Gli studi storici nella varietà delle loro forme e il loro doveri presenti’, a un messaggio all’adunanza dell’American Historical Association’, 1934, poi in ‘Ultimi saggi’, cit., pp. 312 ss. qui a p. 321] inserire”,”ITAF-034-FL”
“AGAZZI Emilio”,”Crisi e ricostruzione del marxismo. Il materialismo storico come metateoria.”,”Emilio Agazzi è nato a Genova nel 1921. È stato professore associato di filosofia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La formazione della metodologia di Marx’ (1964).”,”GRAS-006-FGB”
“AGERON Charles-Robert”,”Histoire de l’ Algerie contemporaine.Tome 2. De l’ insurrection de 1871 au declenchement de la guerre de liberation.”,”La diminuizione della popolazione rurale europea è, in effetti, uno dei dati principali del periodo. (…) I rurali europei rappresentavano il 35% della popolazione coloniale totale nel 1911, 28% nel 1926 e 20% nel 1954. (pag 475)”,”AFRx-032″
“AGLAN Alya FRANK Robert a cura; saggi di Enzo TRAVERSO Marie-Anne MATARD-BONUCCI Hugues TERTRAIS Johann CHAPOUTOT Stefan MARTENS Robert FRANK Jérôme DE-LESPINOIS Olivia GOMOLINSKI Nicolas VAICBOURDT Jean-Baptiste BRUNEAU Bernard LORY Henry LAURENS Camille LEFEBVRE Olivier COMPAGNON Antoine FLEURY Pierre GROSSER Pierre JOURNOUD Jenny RAFLIK-GRENOUILLEAU Olivier FORCADE Masha CEROVIC Tal BRUTTMANN Peter LIEB Jörg ECHTERNKAMP Barbara LAMBAUER”,”La guerra-mondo, 1937-1947. Tomo primo.”,”Saggi di Enzo TRAVERSO Marie-Anne MATARD-BONUCCI Hugues TERTRAIS Johann CHAPOUTOT Stefan MARTENS Robert FRANK Jérôme DE-LESPINOIS Olivia GOMOLINSKI Nicolas VAICBOURDT Jean-Baptiste BRUNEAU Bernard LORY Henry LAURENS Camille LEFEBVRE Olivier COMPAGNON Antoine FLEURY Pierre GROSSER Pierre JOURNOUD Jenny RAFLIK-GRENOUILLEAU Olivier FORCADE Masha CEROVIC Tal BRUTTMANN Peter LIEB Jörg ECHTERNKAMP Barbara LAMBAUER Tantissimi i temi affrontati ma non si va molto in profondità “”L’attacco tedesco alla Polonia, il 1° settembre [1939], provoca perciò l’entrata in guerra di Gran Bretagna e Francia. La Seconda guerra mondiale è cominciata. Grazie alla guerra lampo della Wehrmacht, l’Urss non ha neppure bisogno di dichiarare guerra alla Polonia per raccogliere i frutti della sua disastrosa sconfitta. L’Unione Sovietica ha preparato nei minimi dettagli l’invasione, onde ridurre al minimo il rischio di un confronto militare. Pe agevolare il varco della frontiera, sin dalla fine di agosto, erano stati inviati degli agenti reclutatori che avevano il compito, attraverso la creazione di una rete di contatti, di minare la coesione dell’esercito polacco [8, pp. 19-30]. Il 9 settembre, Molotov avvisa Ribbentrop dell’imminente intervento. Viene lanciata una veemente campagna stampa a difesa dei presunti soprusi di cui sarebbero fatte oggetto da parte del governo polacco le minoranze bielorussa e ucraina. L’Armata rossa varca il confine il 17 settembre ufficialmente per garantire la sicurezza di ucraini e bielorussi rispetto all’avanzata tedesca. In un comunicato radio, Molotov annuncia che le truppe sovietiche hanno ricevuto l’ordine di «prendere sotto la propria protezione la vita e i beni» di tali popolazioni. Oltre che al dovere della difesa dei propri «fratelli di sangue», Molotov si richiama alla circostanza che, con lo smembrarsi dello Stato polacco, non sussiste più il soggetto giuridico con il quale era stato siglato il precedente patto di non belligeranza del marzo del 1921. A decretare la piena legittimità dell’iniziativa si aggiunge il fatto, prosegue Molotov, che si tratta, in una situazione di instabilità nelle zone di frontiera, di un’azione di salvaguardia rispetto alla sicurezza della stessa Unione Sovietica. Infine, conclude, questa scelta «giusta» – in base al principio di autodeterminazione dei popoli – non annulla la neutralità di Mosca nei confronti della comunità internazionale [10, pp. 119-22]. Dietro le giustificazioni ufficiali per l’inflasione, si nasconde un obiettivo geostrategico che Stalin non si perita di condividere con i propri luogotenenti, Molotov, Zdanov e Dimitrov: «che male ci sarebbe se l’annientamento della Polonia servisse a diffondere il sistema socialista su nuovi territori e a vantaggio di nuovi popoli?» (Parole udite da Dimitrov il 7 settembre e da lui trascritte nel proprio diario). Quel che Stalin omette di aggiungere è che, attraverso il piano espansionistico di occupazione della Polonia, egli ha inteso risolvere un contenzioso precedente, che risale al Trattato di pace di Riga, firmato il 18 marzo 1921, che sanciva la disfatta sovietica, operazione in cui Stalin stesso era implicato [26, p. 425]. Per le autorità sovietiche la Polonia, per via della sua presunta ostilità verso il proprio grande vicino, rappresenta un pericolo potenziale che occorre circoscrivere. Di qui, la virulenza delle campagne stampa condotte contro i cittadini di origine polacca dalla seconda metà degli anni Trenta [14; 39]. Il 22 settembre, le truppe della Wehrmacht e quelle dell’Armata rossa si stabiliscono ai due lati della linea di demarcazione dei fiumi Narew, Vistola, San e Bug. Alcuni giorni dopo, Ribbentrop compie un secondo viaggio a Mosca che si conclude, il 28 settembre, con la firma del patto di amicizia delle frontiere. La versione pubblica del patto consta di tre punti: una dichiarazione di apertura congiunta, un nuovo assetto delle reciproche zone di occupazione della Polonia e un programma di scambi economici. Vi si ratifica la soppressione dello Stato polacco, di cui si sancisce la spartizione definitiva fra tedeschi e sovietici, in base a una carta geografica allegata e si stabilisce l’avvio di un flusso commerciale a due vie, basato sullo scambio di materie prime russe con prodotti industriali tedeschi. Come nel caso del trattato precedente, vi sono annessi un protocollo confidenziale, che contiene garanzie in merito alla reciproca libertà di movimento dei cittadini di entrambe le nazionalità in ciascuno dei due paesi e sul rimpatrio delle popolazioni di entrambi, e due protocolli segreti. ….. finire (pag 245-246-247-248) [Olivia Gomolinski, ‘1939-1941: l’Urss di fronte alla guerra’]”,”QMIS-176″
“AGLAN Alya FRANK Robert a cura; saggi di Alya AGLAN Hugues TERTRAIS Eric JENNINGS Claire SANDERSON Pap NDIAYE Rebecca MANLEY Michel FABRÉGUET Jean-Louis MARGOLIN Robert FRANK Yann DECORZANT e Olivier FEIERTAG Gilles FERRAGU Barbara LAMBAUER Claire ANDRIEU Peter GAIDA Kenneth MOURÉ Joanna BOURKE Ludivine BANTIGNY Johann CHAPOUTOT Laurent JANPIERRE Anaïs FLÉCHET e Jean-Sébastine NOËL Ludivine BANTIGNY Dzovinar KÉVONIAN Michel MARGAIRAZ Pierre SINGARAVÉLOU Valéry PRATT”,”La guerra-mondo, 1937-1947. Tomo secondo.”,”Saggi di Alya AGLAN Hugues TERTRAIS Eric JENNINGS Claire SANDERSON Pap NDIAYE Rebecca MANLEY Michel FABRÉGUET Jean-Louis MARGOLIN Robert FRANK Yann DECORZANT e Olivier FEIERTAG Gilles FERRAGU Barbara LAMBAUER Claire ANDRIEU Peter GAIDA Kenneth MOURÉ Joanna BOURKE Ludivine BANTIGNY Johann CHAPOUTOT Laurent JANPIERRE Anaïs FLÉCHET e Jean-Sébastine NOËL Ludivine BANTIGNY Dzovinar KÉVONIAN Michel MARGAIRAZ Pierre SINGARAVÉLOU Valéry PRATT Tantissimi i temi affrontati ma non si va molto in profondità Vaticano capitale dello spionaggio (pag 1291-1292) Quattro saggi si occupano più o meno di Resistenza in Europa e nel mondo – Alya Aglan ‘Le resistenze in Europa, ovvero gli Stati-nazione alla prova’ (pag 967-1026) – Hugues Tertrais, ‘Le reistenze in Asia’ (pag 1027-1050) – Barbara Lambauer, ‘L’occupazione tedesca in Europa: regimi e repressione (resistenza e repressione nell’Europa occupata) (pag 1327-1380) – Ludivine Bantigny, ‘Giovani e generazioni in guerra’ (giovani oppositori e giovani resistenti ribelli) (pag 1593-1622)”,”QMIS-177″
“AGLIETTA Michel LUNGHINI Giorgio”,”Sul capitalismo contemporaneo. Regolazione e crisi del capitalismo. I nuovi compiti dello Stato.”,”AGLIETTA Michel professore di economia dall’ Università Paris X Nanterre è autore di ‘Regulation et crises du capitalisme’ (1997); LUNGHINI Giorgio professore di economia al’ Università di Pavia, è autore di ‘L’ età dello spreco’. “”Quando si compara la struttura delle spese di bilancio da una parte, quella della fiscalità dall’ altra, tra i paesi mediante le statistiche dell’ OCDE, emergono due caratteristiche. La Francia e la Germania danno un peso molto meno importante che gli Stati Uniti e il Giappone all’ investimento pubblico, un peso relativamente più importante ai trasferimenti e alle spese di funzionamento. Soprattutto, questi due paesi europei hanno una fiscalità sul capitale estremamente bassa, 12 e 13 per cento del totale delle imposte contro quasi il 30 per cento negli Stati Uniti e in Giappone. Più in generale, nell’ insieme dei paesi anglosassoni, dove l’ accettazione del capitalismo e il primato dei mercati è diffusa in tutti gli strati della popolazione, la fiscalità sul capitale è molto più alta in proporzione al totale delle imposte che in Europa continentale. A seconda dei paesi, questa differenza è compensata da imposte sul consumo più deboli (Stait Un iti ma an che Giappone) o imposte sui salari più deboli (Regno Unito e Australia).”” (pag 71-72)”,”ECOI-198″
“AGLIETTA Michel BERREBI Laurent”,”Désordres dans le capitalisme mondial.”,” Michel Aglietta è professore all’Università Paris-X e consulente presso il Cepii e a Groupama Asset Management. Laurent Berrebi è un economista in capo a Groupama Ass. Man. Calo della domanda interna a seguito della crisi del 1997. Il primo capitolo si apre proprio trattando della crisi asiatica della fine del 1997 che ha dato un colpo fatale all’insieme dell’economia mondiale, appesantendo per lunghi anni la crescita effettiva della domanda interna di molti paesi industriali che rappresentavano l’insieme degli scambi mondiali. Dal 1998 la domanda interna si è abbassata in vari paesi asiatici: Corea, Singapore, Thailandia, Malaisia, Giappone. (…) (pag 17)”,”ECOI-352″
“AGLIETTI Bruno”,”L’ Egitto. Dagli avvenimenti del 1882 ai giorni nostri. 1.”,”Il Prof. CIASCA, parlamentare, è stato P dell’ Istituto per l’ Oriente.”,”VIOx-003″
“AGLIETTI Marcella”,”Le tre nobiltà. La legislazione nobiliare del Granducato di Toscana (1750) tra Magistrature Civiche, Ordine di Santo Stefano e Diplomi del Principe.”,”Nobiltà. Il termine nobile deriva dal termine di lingua latina nobilis, che significa “”persona illustre””. Per coloro che siano privi di un particolare titolo nobiliare, ma discendano da famiglia aristocratica, vengono usati i termini di nobiluomo o nobildonna. Il governo retto dalla nobiltà è chiamato aristocrazia. (wikip)”,”STMED-044-FSD”
“AGNELLI Arduino”,”Questione nazionale e socialismo. Contributo allo studio del pensiero di K. Renner e O. Bauer. Dalla ripresa delle lotte nazionali nell’ impero asburgico al ripensamento della idea di nazione: la riflessione di Karl Renner e Otto Bauer contributo fondamentale dell’ “”austromarxismo””.”,”Nato a Trieste nel 1932, Arduino AGNELLI vi ha compiuto gli studi universitari. Borsista della Fondazione Rockefeller dopo la laurea in giurisprudenza ha studiato presso l’ Istituto di scienze politiche dell’ Università di Torino. Ha poi insegnato storia delle dottrine politiche all’ Univ di Trieste. Ha pubblicato i volumi: ‘Il diritto secondo Ferrari’ (PADOVA, 1958) e ‘John Austin alle origini del positivismo giuridico’ (TORINO, 1959).”,”TEOC-121″
“AGNELLI Arduino ALBONETTI Pietro ANDREUCCI Franco HAUPT Georges PROCACCI Giuliano BARBADORO Idomeneo VALIANI Leo VUILLEUMIER Marc PIERONI BORTOLOTTI Franca REBERIOUX Madeleine VIGEZZI Brunello DECLEVA Enrico VENTURA Angelo DIAZ Furio, saggi e interventi, comunicazioni di ANTONIOLI Maurizio BADARACCO Elvira BRIGUGLIO Letterio CAMPARINI Aurelia CAVALLOTTI Bianca CICALESE Maria Luisa COLARIZI Simona FORLANI Luciano GALLI Giorgio GIUDICI Ivano MASINI Pier Carlo PUNZO Maurizio PALETTA Giuseppe”,”Anna Kuliscioff e l’ età del riformismo. Atti del Convegno di Milano. Dicembre 1976.”,”Collana edita in collaborazione con l’ Istituto Socialista di Studi Storici Saggi e interventi di AGNELLI Arduino ALBONETTI Pietro ANDREUCCI Franco HAUPT Georges PROCACCI Giuliano BARBADORO Idomeneo VALIANI Leo VUILLEUMIER Marc PIERONI BORTOLOTTI Franca REBERIOUX Madeleine VIGEZZI Brunello DECLEVA Enrico VENTURA Angelo DIAZ Furio, comunicazioni di ANTONIOLI Maurizio BADARACCO Elvira BRIGUGLIO Letterio CAMPARINI Aurelia CAVALLOTTI Bianca CICALESE Maria Luisa COLARIZI Simona FORLANI Luciano GALLI Giorgio GIUDICI Ivano MASINI Pier Carlo PUNZO Maurizio PALETTA Giuseppe Collana edita in collaborazione con l’ Istituto Socialista di Studi Storici “”Se seguite il carteggio Kuliscioff-Turati (Vigezzi l’ha fatto, non stamattina, ma nel suo libro, ‘Un incontro mancato’) vedrete che quando viene la guerra la Kuliscioff è fra i socialisti europei che meglio capiscono la novità, la portata, se non rivoluzionaria, certo eversiva, sconvolgitrice della guerra stessa; cioè che dopo la guerra non si potrà riprendere facilmente il cammino di prima. Si scorge la contrapposizione tra la sua posizione attivistica, benché sia praticamente inchiodata ad una poltrona in una casa di piazza del Duomo a Milano, perchè già molto malata, e quella di Turati che invece, da buon pacifista dice: va bene, la guerra ci lascerà tali e quali eravamo prima; è come una malattia, ci lascerà indeboliti, non ci migliorerà, semmai ci peggiorerà. La Kuliscioff vede invece gli effetti più dirompenti, più durevoli della guerra stessa, comunque la guerra cambierà la prospettiva per tutti: per i tedeschi, per i francesi che sono marxisti meno ortodossi, e per gli italiani che sono un po’ a mezza strada, in quanto a marxismo , tra i francesi e i tedeschi. Ho molto apprezzato che Vigezzi abbia tirato fuori questa frase della Kuliscioff: per lei e per Turati il riformismo non escludeva l’ aspirazione alla rivoluzione socialista (…)””. (pag 79-80, Leo Valiani)”,”MITS-308″
“AGNELLI Arduino”,”Socialismo e problema della nazionalità in Otto Bauer.”,”””Se nell’ambito del movimento operaio si è ripresentata con una certa continuità la tendenza a considerare la nazionalità un assurdo, ad essa è sempre stata estranea l’ispirazione di Marx ed Engels, non solo per le loro ripetute prese di posizione a favore di determinati movimenti nazionali (alle quali si potrebbero opporre, sia pure in misura minore, atteggiamenti di drastica negazione nei confronti di nazioni il cui ruolo veniva giudicato negativo nella situazione globale) (7), ma anche e soprattutto per la lineare polemica svolta proprio contro i negatori della peculiarità nazionale (8). In un periodo storico, però, in cui vengono superate le originarie impostazioni quarantottesche, più che a singoli giudizi di Marx ed Engels legati in misura notevole alla grande stagione del 1848, è alla concezione marxistica della storia nel suo complesso che ci si può e ci si deve rifare per un’analisi delle forme sociali e dello ‘status’ che tra di esse viene ad assumere la nazione. Non va certo sminuito il peso della questione nazionale come problema fondamentale nella vita politica dell’Austria-Ungheria né si trascura l’impegno socialista nell’affrontarlo, tanto che si può condividere il giudizio di Adam Wandruszka, per il quale “”resterà sempre titolo d’onore per la socialdemocrazia austriaca che essa cercasse, primo gruppo politico, di venire a capo con acume e metodo d’un problema, che non era solo il problema fatale della monarchia danubiana, ma, come noi oggi ben vediamo, era la questione fatale dell’intera Europa nel secolo ventesimo: il problema delle nazionalità”” (9). Si aggiunga pure che non costituiscono un caso la nascita di Karl Renner nel villaggio di Unter Tannowitz nella Moravia meridionale e quella di Otto Bauer a Vienna, in una famiglia ebraica proveniente dalla Boemia, per la quale il ceco era la seconda lingua abituale. Questi, però sono elementi rilevanti per la storia esterna dei nostri autori, che ci aiutano a capire la naturale sensibilità al problema e la disponibilità in partenza d’un materiale documentario di grande ampiezza. Non incidono sulla fisionomia dell’opera (così diverse, infatti, quelle di Renner e Bauer)””. (pag 366-367) [Arduino Agnelli, Socialismo e problema della nazionalità in Otto Bauer, Annali, Milano, 1974] [(7) Si pensi all’antipatia di Engels per i cechi, testimoniata da Engels in ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’, ai dubbi sui polacchi nella lettera di Engels a Marx del 23 maggio 1851 (‘Carteggio’, Roma, 1950, vol. I, p. 243), ai timori ricorrenti sulla possibile strumentalizzazione delle piccole nazioni da parte delle grandi, ma non si dimentichi l’atteggiamento assunto di fronte al movimento nazionale irlandese; (8) Cfr. la lettera di Marx a Engels del 7 giugno 1866, in cui la “”cricca proudhoniana”” viene condannata per la negazione delle nazionalità, pur se la sua polemica contro lo sciovinismo viene ritenuta utile (‘Carteggio’), cit, vol. IV, p. 418); (9) Adam Wandruszka, ‘Österreichs politische Struktur’, in Heinrich Benedikt (a cura), ‘Geschichte der Republik Österreich’, Wien, 1954, p. 434] (pag 366-367)”,”TEOC-645″
“AGNELLI Giovanni, a cura di Arrigo LEVI”,”Intervista sul capitalismo moderno.”,”Giovanni Agnelli (Torino, 1921), nipote del senatore Agnelli, fondatore della Fiat. Laureato in giurisprudenza, è presidente della Fiat dal 1966. Dal 1974 al 1976 è stato anche presidente della Confindustria. Arrigo Levi (Modena, 1926) è editorialista della ‘Stampa’ che ha diretto dal 1973 al 1978. Commentatore televisivo, ha pubblicato vari libri. D. “”(…) Perché questa crisi economica non ha avuto effetti sociali esplosivi? Lo si deve forse al tanto criticato Welfare State, che ha funzionato da paracadute sociale, come del resto si sperava che facesse? R. Effettivamente, la sorpresa è che non ci sia stata un’esplosione di protesta sociale. Tutta la gente di una certa età, con il ricordo storico ancora vivo degli anni Trenta e delle disastrose conseguenze politiche della grande crisi (il trionfo di Hitler in Germania e tutte le catastrofi che ha prodotto), si aspettava che anche questa crisi avesse effetti altrettanto esplosivi sul tessuto sociale e politico delle democrazie. Tutti dicevano: vedrete che cosa accadrà quando il tasso di disoccupazione raggiungerà il 5%, o il 7 per cento, o il 10 per cento. E infatti credo che si siano avute molte tragedie personali; molti drammi famigliari; molte città in cui si è stati molto male; molte periferie di città americane colpite duramente; molte generazioni di giovani che non trovano il primo impiego. Però, globalmente, un impatto sociale violento questa crisi non l’ha avuto in nessun Paese. Perché? Io credo che ciò si debba certamente aglii ammortizzatori sociali: ma non soltanto al ‘Welfare State’. In Italia un ammortizzatore sociale molto iimportante è ancora la famiglia; altrove lo è meno e hanno funzionato da ammortizzatori le varie provvidenze sociali, come i sussidi di disoccupazione. Anche da noi c’è stata quella provvidenza immensa che è la Cassa integrazione, sostitutiva di tutte le altre dal punto di vista economico; ma molto è dipeso da come è fatta la società italiana, che è ancora familista, come direbbero i sociologi”” (pag 110) Agnelli in un certo modo giustifica l’ evasione fiscale (pag 123)”,”ITAE-342″
“AGNELLI Allegra e altri autori”,”Lasciateci la nostra retorica. Frasi ai margini della Storia.”,”Ottanta autori hanno scritto questo volume. Raccontano duecentoventisette episodi (ordinati cronologicamente dal 950 aC ad oggi) ai margini della Storia, individuati da frasi quasi sempre di uso corrente, ma che sono state effettivamente pronunciate.”,”STOx-007-FV”
“AGNELLI Arduino”,”Heinrich Ritter Von Srbik.”,”Arduino Agnelli, nato a Trieste nel 1932, è titolare di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Trieste.”,”STOx-087-FL”
“AGNELLO Luigi”,”Bordiga, Amadeo. Dizionario biografico degli Italiani. Volume 34 (1988).”,”appendice: Amadeo Bordiga (profilo biografico): wikip “”La frazione comunista, pilotata da B[ordiga], affrontò il XVII congresso del PSI (Livorno 15-21 gennaio 1921) con una inflessibile determinazione scissionistica, avallata dai fiduciari dell’Internazionale comunista (Komintern) C. Kabakciev e M. Rákosi; pertanto, pur avendo raccolto solo un terzo dei voti congressuali, essa abbandonò i vecchi compagni, riuniti nel teatro Goldoni, e si trasferì nel teatro S. Marco, dove procedette alla fondazione del Partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale (21 gennaio). Il nuovo partito che organizzava circa 40.000 iscritti (calati a 24.000 nel 1922, in seguito alla offensiva fascista) in strutture assai poco burocratizzate, accettava l’egemonia intellettuale e politica del B., considerandolo suo capo indiscusso, quantunque non formalizzasse il suo primato con una carica speciale. Fino al giugno del 1923 il PCd’I fu diretto da un comitato esecutivo di cinque membri – il B., R. Grieco, B. Fortichiari, L. Repossi, U. Terracini – tra i quali il solo Terracini, ex ordinovista, non era stato legato anteriormente al B., ma ora ne subiva il fascino. Energico, dotato di una prodigiosa capacità di lavoro, il B. “”sapeva farsi amare”” dai compagni (Berti, p. 143) ed era di indole molto più liberale e tollerante di quanto le sue invettive antilibertarie non lascino supporre, sicché il dibattito interno del partito, nonostante i tratti militareschi della organizzazione, risoltò più franco e aperto durante la sua gestione che durante quella centrista successiva. Più tardi Gramsci deplorerà che nelle faccende disciplinari il B. fosse “”molto indulgente, perché dà loro poca importanza”” (pag 3) Cita nella bibliografia il lavoro di Giancarlo BERGAMI, Partito e prospettiva della rivoluzione comunista in Bordiga, Belfagor anno XXXV N° 3 31 Maggio 1980 pp. 263-278″,”BORD-120″
“AGNETTI Pino, a cura”,”I ricostruttori. La Parma del Boom. L’omaggio ai protagonisti della rivoluzione industriale che hanno reso grande Parma in Italia e nel mondo.”,”In apertura: ‘Le sfide di domani si vincono oggi’ Pietro Agnetti è nato a Parma e si è laureato in Filosofia a Bologna. Scrittore, storico e professionista della comunicazione, Nominato Commendatore al merito della Repubblica. Italia 1950. 47 milioni di abitanti, 41,2% vive in agricoltura. Mortalità infantile alta e alta la povertà (870.000 famiglie non consumano mai carne e zucchero). Il 76% delle case non dispone di un cucina e il 52% è privo di acqua corrente. Solo il 5.8% degli italiani possiede un’auto e la bicicletta rimane il mezzo di trasporto più utilizzato. Il reddito medio annuo è di 243.000 lire al Nord e di 125.000 al Sud. Le “”due Italie”” emergono anche nel ciclo degli investimenti – 1.641 miliardi al Nord di fronte ai 441 realizzati nel Meridione. E in quello dei consumi, con un rapporto di 5.680 miliardi (il 72.6% del totale) al Nord a 2.145 (il 27.4%) al Sud. Il 12.9% della popolazione è analfabeta. Il 76.9% non va oltre la licenza elementare. Solo il 5.9% possiede un diploma di scuola media, il 3.3% ha un diploma di media superiore. Mentre i laureati non superano l’1%. Ma dopo dieci anni questo paese contadino arretrato entrerà a far parte del ristretto novero dei paesi più sviluppati e industrializzati. Sono i dieci anni del boom economico. Parma 1950. Gli abitanti della provincia sono circa 390.000, 124.000 quelli della città. I disoccupati sono 24.000, 7.000 nel solo capoluogo. Ma il mutamento è in atto (in un decennio gli addetti all’agricoltura passeranno dal 42.2% al 29.1% del totale degli occupati). Il processo di industrializzazione entra nella sua fase decisiva. Qui crescerà una generazione di imprenditori attivi specie nei settori agroalimentare e conserviero, meccanico, vetrario, chimico-farmaceutico (Barilla, Bormioli, Borri, Braibanti, Casappa, Catelli, Chiesi, Figna, Luciani, Pizzarotti, Clelia Rizzoli, Robuschi, Rodolfi, Salvarani, Sassi, Simonazzi, Zanlari).”,”ITAE-436″
“AGNOLI Johannes”,”Lo Stato del capitale.”,”AGNOLI insegna scienze politiche alla Freie Universität di Berlino Ovest. E’ nato in Italia nel 1925 e ha tenuto corsi e seminari alle università di Cosenza e di Torino. Nel 1961 è stato espulso, insieme ad ABENDROTH, dalla SPD. E’ stato uno dei protagonisti del ’68 berlinese. In italiano ha pubblicato saggi vari e il libro ‘La trasformazione della democrazia’ (FELTRINELLI). E’ redattore della rivista ‘Critica del diritto’.”,”TEOP-096″
“AGNOLI J. AMIRANTE C. BELLINGKRODT K. BETTIOL R. BEVERE A. BRONZINI G. CANOSA R. COIRO M. DE-FRANCESCO G. DOMINIONI O. FERRAJOLI L. GALLO E. GAMBERINI A. INSOLERA G. LOI E. MARRONE F. MISIANI F. PADOVANI T. PALERMO FABRIS E. PETTA P. PISAURO G. PISCOPO F. SANTOSUOSSO A. STERZEL D. VASSALLI G.”,”Il delitto politico dalla fine dell’ Ottocento ai giorni nostri.”,”Associazioni politiche illecite. La questione del pericolo astratto. “”Sono costituzionalmente legittime le norme per le quali il pericolo per interessi meritevoli di tutela costituisce la ‘ratio’ dell’incriminazione, ma non un requisito della fattispecie da accertarsi in concreto? Il problema che va posto è in definitiva quello della legittimità costituzionale dei reati di pericolo presunto o astratto. Ampio è sul punto il dibattito dotttrinale, e le affermazioni sono le più diverse ed opposte. (pag 243)”,”DIRx-013″
“AGNOLI Johannes”,”La trasformazione della democrazia.”,”””Questi rapporti pietrificati vanno fatti ballare cantando loro la loro propria melodia!”” (Marx) (in apertura) J. Agnoli, di origine italiana, professore di Scienze politiche all’Università di Berlino vede la tendenza o la necessità da parte borghese della “”trasformazione della democrazia”” in Europa e nelle istituzioni democratiche europee…”,”TEOS-021-FFS”
“AGO Renata”,”La feudalità in età moderna.”,”Renata Ago (Torino, 1947) ha insegnato Storia moderna all’Università di Cagliari. Ha pubblicato tra l’altro ‘Carriere e clientele nella Roma barocca’ (1990).”,”STMED-003-FMDP”
“AGOSTI Aldo con Siegfried BAHNE Berhard BAYERLEIN Pierre BROUE’ Mauro CERUTTI Andrew DURGAN Friedrich FIRSOV Jan FOITZIK José GOTOVITCH Vicky GRAF Gerd-Rainer HORN Peter HUBER Jenny HUMBERT-DROZ Aleksander KAN Annie KRIEGEL Ursula LANGKAU-ALEX André LASSERRE Horst LAUSCHER Anne MORELLI Jurgen MOTHES Vera MUJBEGOVIC Claudio NATOLI Pelai PAGES Marc PERRENOUD Fritz N. PLATTEN T.R. RAVINDRANATHAN Brigitte STUDER Christiane TOPP Reiner TOSSTORF Alexander WATLIN, saggi di”,”Centenaire Jules Humbert-Droz. Colloque sur l’ Internationale communiste. Actes.”,”Lista degli autori (nel libro con Università di riferimento): Aldo AGOSTI, Siegfried BAHNE (U. Ruhr, Bochum), Berhard BAYERLEIN (Inst. Etudes Europeennes), Pierre BROUE’ (Grenoble), Mauro CERUTTI (Ginevra), Andrew DURGAN (Barcellona), Friedrich FIRSOV (Mosca), Jan FOITZIK (Mannheim), José GOTOVITCH (Bruxelles), Vicky GRAF (Fribourg), Gerd-Rainer HORN (Univ Francfort), Peter HUBER (Univ Geneve), Jenny HUMBERT-DROZ (La Chaux-de-Fonds), Aleksander KAN (Univ Uppsala), Annie KRIEGEL (Paris), Ursula LANGKAU-ALEX (IISG), André LASSERRE (Univ Lausanne), Horst LAUSCHER (Francfort), Anne MORELLI (Bruxelles), Jurgen MOTHES (Leipzig), Vera MUJBEGOVIC (Belgrado), Claudio NATOLI (Roma), Pelai PAGES (Barcellona), Marc PERRENOUD (Dictionnaire historique de la Suisse), Fritz N. PLATTEN (Archives sociales suisses, Zurich), T.R. RAVINDRANATHAN (Pittsurg), Brigitte STUDER (Lausanne), Christiane TOPP (Tubingen), Reiner TOSSTORF (Francfort), Alexander WATLIN (Institut pour la theorie et l’histoire du socialisme, Moscou).”,”INTT-020″
“AGOSTI Aldo”,”Le Internazionali operaie. La 1° Internazionale. La 2° Internazionale. La dissoluzione della 2° Internazionale. La 3° Internazionale comunista. Le Internazionali socialiste tra le due guerre.”,”Risoluzioni o indirizzi dei congressi di Ginevra (1866), Bruxelles (1868), Basilea (1869), Conferenza di Londra (1871) (1° Internazionale); Congresso di Parigi Rue Petrelle (1889) e Rue Lancry (1889), Bruxelles (1891), Zurigo (1893), Londra (1896), Parigi (1900), Amsterdam (1904), Stoccarda (1907), Basilea (1912) (2° Internazionale); Manifesto di Zimmerwald (1915), Conferenza di Kienthal (1916), Commissione socialista internazionale (1917); Manifesto 1° Congresso IC (1919), Tesi 2° Congresso IC (1920), 4° Congresso IC (1922), 5° Congresso IC (1925) ecc. Appendice: La 4° Internazionale Internazionali socialiste: Conferenza di Berna (1919), Conferenza di Vienna (1921), Internaz 2 e 1/2, Congresso Vienna (1931), Conferenza di Parigi (1933)”,”INTx-001″
“AGOSTI Aldo”,”L’evoluzione dell’ internazionalismo nel pensiero marxista e post-marxista.”,”Tema della rivista: Nazionalismo e internazionalismo negli anni 1980 E’ la voce ‘Internazionalismo’ redatta per la nuova edizione del ‘Dizionario di politica’ edito dalla Utet.”,”INTx-002″
“AGOSTI Aldo a cura di; contributi di F. CLAUDIN A. KRIEGEL R. PARIS E. RAGIONIERI M.L. SALVADORI P. SPRIANO L. VALIANI”,”Problemi di storia dell’ Internazionale Comunista.”,”Contributi di F. CLAUDIN, A. KRIEGEL, R. PARIS, E. RAGIONIERI, M.L. SALVADORI, P. SPRIANO, L. VALIANI.”,”INTT-031″
“AGOSTI Aldo”,”Stalin 1879-1953. Un protagonista degli anni che sconvolsero il mondo.”,”Aldo AGOSTI (Torre Pellice, 1943) è Prof ordinario di storia dei partiti politici nell’Univ di Torino. Autore di numerose pubblicazioni sul movimento operaio italiano e europeo e sulla Terza Internazionale.”,”STAS-018″
“AGOSTI Aldo a cura”,”I muscoli della storia. Militanti e organizzazioni operaie a Torino 1945 – 1955.”,”Saggi di Claudio DELLAVALLE (Alle origini di un sindacato che vuole fare politica: il Congresso unitario di CdL di Torino, 22-24 marzo 1947), Giuseppe BERTA (Un sindacato industriale all’ epoca del Piano del lavoro: la Fiom-Cgil di Torino), Adriano BALLONE (Il militante comunista torinese (1945-1955). Fabbrica, società, politica: una prima ricognizione), Ivano CANTERI (Comunicazione politica e autorappresentazione nel manifesto sindacale: il caso della Fiom torinese, 1945- 1955). In appendice: La federazione torinese del PCI e la Camera confederale del lavoro di Torino in cifre, a cura di Renata JODICE.”,”MITT-043″
“AGOSTI Aldo”,”Storia del Partito comunista italiano, 1921-991.”,”La denominazione Partito comunista d’ Italia risale al 1921. La denominazione cambiò in ‘Partito Comunista Italiano’ dopo lo scioglimento del Comintern (v. 1945). Aldo AGOSTI (Torino, 1943) insegna storia contemporanea all’ Univ di Torino.”,”PCIx-030″
“AGOSTI Aldo a cura; con la collaborazione di Claudio RABAGLINO; saggi di Stefania COLETTA Claudio NATOLI Mario GIOVANA Francesco Omodeo ZORINI Francesco BARBAGALLO Ugo SPAGNOLI Silvio PONS Marco GALEAZZI Aldo AGOSTI Giovanni GOZZINI Claudio REBAGLINO”,”La coerenza della ragione. Per una biografia politica di Umberto Terracini.”,”Aldo AGOSTI insegna Storia contemporanea all’ Università di Torino. Si è occupato soprattutto di storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale, pubblicando da ultimo ‘Togliatti’ nelle edizioni UTET (1996). Collabora a diverse riviste italiane e straniere ed è membro dalla fondazione della direzione della rivista ‘Passato e presente’.”,”PCIx-036″
“AGOSTI Aldo”,”Rodolfo Morandi. Il pensiero e l’ azione politica.”,”Aldo AGOSTI è nato a Torrepellice (Torino) nel 1943. Laureatosi nel 1967, è entrato prima come borsista e poi come ricercatore nella Fondazione L. Einaudi e, dal 1969, è collaboratore dell’ Istituto di Storia della Facoltà di magistero di Torino. Ha pubblicato saggi e documenti sull’esperienza del movimento operaio nel XX secolo negli ‘Annali della Fondazione Einaudi’ e in altre pubblicazioni. Ha fatto parte del gruppo redazionale torinese della rivista ‘Classe’.”,”ITAD-015″
“AGOSTI Aldo a cura; collaborazione di Luciano MARROCU, Claudio NATOLI, Leonardo RAPONE; comitato scientifico: Aldo AGOSTI Sandro BELLASSAI Bruno BONGIOVANNI Giorgio CAREDDA Leonardo CASALINO Carlo Felice CASULA Giovanni DE-LUNA Patrizia DOGLIANI Brunello MANTELLI Luciano MARROCU Giannarita MELE Claudio NATOLI Silvio PONS Leonardo RAPONE Maurizio RIDOLFI Massimo L. SALVADORI Ermanno TAVIANI Francesco TUCCARI; autori: AGOSTI ANTONETTI ARGENTIERI BARITONO BELLASSAI BENVENUTI BERTA BERTI BETTANIN BIGARAN BIZCARRONDO BOEV BONGIOVANNI BOURNENS BOURSIER CALLESEN CANOVI CAREDDA CARLI CARPINELLI CASALINO CASULA CATALUCCIO CAVAGLION CAVAZZA COLLOTTI COLLOTTI PISCHEL CONDO’ CORSINI DE-CLEMENTI CE-LUNA DENEKAMP DI-BIAGIO DOGLIANI EKDAHL ELORZA FARINHA FERRETTI FIORINO FORNARO FRANZINA FREIRE GALEAZZI GRAGLIA GROPPO GUDMUNDSSON GUERRA GUERRIERI GUIDA HALVORSEN JANKOVSKIJ JOST KUULI LIPERI LOCATELLI LUSSANA MANTELLI MARCUCCI MARROCU MARTINI MELE MINERBI MONINA MORBIDELLI MOROZZO DELLA ROCCA NATOLI NUNES OLIVA OLSSON PAGGI PANACCIONE PEPE PIVATO POLITO POLO PONS PRIVITERA RABY RAGOZZINO RANZATO RAPONE RENTOLA REVELLI RIDOLFI ROGHI ROMERO ROSADA SALVADORI M.L. SANTARELLI Lidia SAPELLI SASSOON SCAVINO SELVAGGINI SHAPELY EKOVKCH SKOUTELSKY SODDU STRANGA TANNER TAVIANI Ermanno TELO’ TIRATSOO TORTAROLO TRANFAGLIA TRINCIA TUCCARI VENZA WALLING ZINCONE Carolina”,”Enciclopedia della sinistra europea nel XX secolo.”,”Comitato scientifico: Aldo AGOSTI Sandro BELLASSAI Bruno BONGIOVANNI Giorgio CAREDDA Leonardo CASALINO Carlo Felice CASULA Giovanni DE-LUNA Patrizia DOGLIANI Brunello MANTELLI Luciano MARROCU Giannarita MELE Claudio NATOLI Silvio PONS Leonardo RAPONE Maurizio RIDOLFI Massimo L. SALVADORI Ermanno TAVIANI Francesco TUCCARI autori: AGOSTI ANTONETTI ARGENTIERI BARITONO BELLASSAI BENVENUTI BERTA BERTI BETTANIN BIGARAN BIZCARRONDO BOEV BONGIOVANNI BOURNENS BOURSIER CALLESEN CANOVI CAREDDA CARLI CARPINELLI CASALINO CASULA CATALUCCIO CAVAGLION CAVAZZA COLLOTTI COLLOTTI PISCHEL CONDO’ CORSINI DE-CLEMENTI CE-LUNA DENEKAMP DI-BIAGIO DOGLIANI EKDAHL ELORZA FARINHA FERRETTI FIORINO FORNARO FRANZINA FREIRE GALEAZZI GRAGLIA GROPPO GUDMUNDSSON GUERRA GUERRIERI GUIDA HALVORSEN JANKOVSKIJ JOST KUULI LIPERI LOCATELLI LUSSANA MANTELLI MARCUCCI MARROCU MARTINI MELE MINERBI MONINA MORBIDELLI MOROZZO DELLA ROCCA NATOLI NUNES OLIVA OLSSON PAGGI PANACCIONE PEPE PIVATO POLITO POLO PONS PRIVITERA RABY RAGOZZINO RANZATO RAPONE RENTOLA REVELLI RIDOLFI ROGHI ROMERO ROSADA SALVADORI M.L. SANTARELLI Lidia SAPELLI SASSOON SCAVINO SELVAGGINI SHAPELY EKOVKCH SKOUTELSKY SODDU STRANGA TANNER TAVIANI Ermanno TELO’ TIRATSOO TORTAROLO TRANFAGLIA TRINCIA TUCCARI VENZA WALLING ZINCONE Carolina”,”MEOx-030″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Patrizia AUDENINO Pier Paolo BELLOMI Sergio SOAVE Mariangiola REINERI Giancarlo BERGAMI Franco LIVORSI Pier Giorgio ZUNINO Aurelia CAMPARINI Guido BARBERIS Giorgina LEVI”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume secondo. L’ età giolittiana, la guerra e il dopoguerra.”,”Saggi di Patrizia AUDENINO Pier Paolo BELLOMI Sergio SOAVE Mariangiola REINERI Giancarlo BERGAMI Franco LIVORSI Pier Giorgio ZUNINO Aurelia CAMPARINI Guido BARBERIS Giorgina LEVI. Populismo cattolico. “”Ciò presuppone un intervento verticale dall’ alto verso il basso, da chi ha a chi non ha, in una strategia funzionale alla conservazione del potere, sia esso solo economico o, come in questo caso, economico-religioso. E l’ intervento sociale dei cattolici ha le sue radici proprio in questa matrice culturale e si esprime ancor più compiutamente nella società rurale: ‘Il populismo cattolico vede nella società rurale, soprattutto nella piccola proprietà contadina, nell’ azienda familiare raccolta attorno a un nucleo di economia domestica, l’ habitat ideale dei comportamenti morali, registrati dalla Chiesa, come organizzazione primaria ed elementare della società civile. Quindi il ruralismo, a livello di motivazioni e intenzioni, è uno dei supporti più importanti dell’ idea stessa dell’ autonomia cattolica’. (1)””. (pag 240) (1) S. Lanaro, Populismo cattolico e accumulazione capitalista, in La politica dell’ ideologia, a cura di G. Guizzardi, Padova, 1978, pag 45″,”MITT-159″
“AGOSTI Aldo”,”Rodolfo Morandi. Il pensiero e l’ azione politica.”,”AGOSTI Aldo è nato a Torrepellice (Torino) nel 1943. Lauratosi nel 1967 è entrato come borsista e poi come ricercatore nella Fondazione Einaudi e dal 1969 è collaboratore dell’ Istituto di Storia della Facoltà di Magistero di Torino. Ha pubblicato saggi e documenti sull’ esperienza politica e ideale del movimento operaio nel X secolo negli “”Annali della Fondazione Einaudi”” e in altre pubblicazioni . Fa parte del gruppo redazionale torinese della rivista “”Classe””. “”Con la mozione del 15 luglio, commentava pochi giorni dopo Pietro Nenni sul “”Nuovo Avanti!””, si apriva nella storia del Psi una nuova fase: dalla libertà di movimento riacquistata con lo scioglimento del patto concentrazionista e degli accordi con “”Giustizia e Libertà”” il partito traeva indubbiamente “”rinvigorimento di quadri, maggior peso politico ed efficienza organizzativa””, mentre il successivo Patto di unità d’ azione con il Pci (siglato il 17 agosto 1934) suscitava uno slancio negli anni difficili dell’ emigrazione. Identificato a lungo come il principale responsabile della sconfitta del 1922, a lungo disertato per questo motivo dalle giovani e combattive leve dell’ antifascismo, assente quasi del tutto dai ripetuti conati di lotta in Italia, il Partito socialista riesce a ricuperare nel 1934, almeno a livello di élites intellettuali, parte del terreno perduto: confluiscono nelle sue file numerosi dissidenti comunisti su posizioni trotskiste, come Santini (Paolo Ravazzoli) e Blasco (Pietro Tresso), giovani che si ritraevano sfiduciati da GL, come Nicola Chiaromonte e Renzo Giua, gruppi diversi di orientamento genericamente marxista, insofferenti della rigida disciplina burocratica del Pci e attratti dall’ impostazione classista del Psi, apparentemente più intransigente di quella comunista. Nascita e ragioni ideali del Centro interno. In questo contesto deve essere inquadrata la costituzione di un centro ufficiale del movimento socialista in Italia, in collegamento con l’ estero e con i vari gruppi clandestini operanti in Italia. Il Centro interno, come si chiamerà ufficialmente soltanto qualche tempo dopo, nasce di fatto a Milano nell’ estate del 1934, in una piccola riunione clandestina tenutasi in via Telesio, alla quale partecipano quasi tutti gli “”elementi rivoluzionari”” che avevano contribuito al fallimento del tentativo collaborazionista legato al nome di Caldara (Basso, L. Luzzatto, Morandi, Albasini, Maffi) e alcuni vecchi organizzatori e sindacalisti, come Viotto e Recalcati (…)””. (pag 229-230)”,”BIOx-220″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Aldo AGOSTI Sergio SOAVE Paola BRESSO Mirella LARIZZA LOLLI Simona LUNADEI Claudio DELLAVALLE Claudio POGLIANO Giulio SAPELLI Luisa PASSERINI”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume terzo. Gli anni del fascismo, l’ antifascismo e la resistenza.”,”Saggi di Aldo AGOSTI Sergio SOAVE Paola BRESSO Mirella LARIZZA LOLLI Simona LUNADEI Claudio DELLAVALLE Claudio POGLIANO Giulio SAPELLI Luisa PASSERINI. Distacco della Chiesa dal fascismo. “”Dal 1938 cominciarono a manifestarsi da parte dei cattolici i primi segni di distacco dal regime, che a Torino provocarono reazioni dei fascisti. Proprio in quest’anno nella diocesi torinese si arrivò alla costituzione di una “”sezione lavoratori”” dell’ Ac (decisa già nel ’36). Ma solo dopo l’ ingresso dell’ Italia in guerra si ebbe una ripresa abbastanza sistematica delle attività sociali cattoliche e di organizzazione fra le masse dei lavoratori. Fra il 1941 e il 1942 la stampa cattolica ricominciò a dedicare spazio ai temi sociali e a Torino fu organizzato dal consiglio diocesano degli uomini cattolici un corso di sociologia cristiana, affidato a Marconcini. Dal 1942 sorsero semi-clandestinamente in Piemonte “”raggi d’ officina”” fra gli iscritti all’ Ac nei medesimi luoghi di lavoro, per mettere in collegamento i lavoratori cattolici dei principali complessi industriali. I legami con le masse operaie furono ripresi anche attraverso l’ Onarmo (Opera nazionale assistenza religiosa e morale agli operai), attraverso l’ introduzione di cappellani del lavoro nelle fabbriche torinesi e attraverso le conferenze di San Vincenzo aziendali. Parallelamente al maturare del distacco dal regime, le cui sorti apparivano sempre più compromesse, si ricostituì dunque anche in Piemonte un movimento cattolico articolato, pronto a inserirsi nella Resistenza e a garantire alla Chiesa la ripresa del controllo ‘dal basso’ sulla società””. (pag 224)”,”MITT-172″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Claudio DELLAVALLE Renata YEDID JODICE Giuseppe BERTA Pasquale ARMOCIDA Oddino BO Lucio LIBERTINI Renzo GIANOTTI Aurelia CAMPARINI Mario GRANDINETTI Giuseppe MAGLIANO Giorgina LEVI Lia CORINALDI”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume quarto. Dalla ricostruzione ai giorni nostri.”,”Saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Claudio DELLAVALLE Renata YEDID JODICE Giuseppe BERTA Pasquale ARMOCIDA Oddino BO Lucio LIBERTINI Renzo GIANOTTI Aurelia CAMPARINI Mario GRANDINETTI Giuseppe MAGLIANO Giorgina LEVI Lia CORINALDI. “”Il primo problema che conviene affrontare è di periodizzazione e riguarda il significato da attribuire a un evento da tutti considerato come una spartiacque decisivo nella storia del movimento sindacale del decennio 1950-60: la bruciante sconfitta subita dalla FIOM-CGIL alla FIAT nelle elezioni per il rinnovo delle commissioni interne del marzo 1955.”” (pag 124)”,”MITT-173″
“AGOSTI Aldo ANDREASI Anna Maria BRAVO Gian Mario MARUCCO Dora NEJROTTI Mariella”,”Il movimento sindacale in Italia. Rassegna di studi (1945-1969).”,”””Gaetano Salvemini, già alla fine del 1935, aveva messo in luce l’ importanza di quella che stimava la creazione fascista più originale: il passaggio dal sindacato di classe allo Stato corporativo, che egli riteneva essere per il fascismo non unicamente una “”misura difensiva”” contro il bolscevismo internazionale, ma soprattutto un sistema “”destinato non solo a sostituire le viete istituzioni democratiche in Italia, ma a che a condurre il mondo intero verso una più alta forma di civiltà””; il discorso del Salvemini, benché venato di passione politica, non era affatto ironico: egli individuava nel fascismo l’ affermarsi delle forze ostili alla classe operaia (…).”” (pag 63-64) “”La concezione dello Stato corporativo fu sicuramente innovatrice nei confronti della prassi sindacale tradizionale: e conseguentemente fu abbondante, negli anni del regime, la letteratura sui sindacati fascisti e ancor più sulle corporazioni. Basti pensare che, in una sua bibliografia edita nel 1942, il Gradilone, già allora studioso di storia sociale, poteva presentare circa 1.100 pagine di richiami bibliografici in merito, mentre erano numerosi i tentativi di sintesi (…)””. (pag 64)”,”MITT-175″
“AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo”,”Marx e i marxismi. Mostra per il centenario della morte di Karl Marx a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.”,”Testi di AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo. Nel Comitato scientifico della Mostra: AGOSTI ANDREAS ANDREUCCI ARFE’ AVINERI AYMARD BADALONI BERLIN V. BLUM BRAVO CARACCIOLO CLAUDIN COLLETTI COLLOTTI DAMJANOVIC A. DAVIES DELLA-PERUTA DAVIDSON DIAZ DROZ ELORZA FAUVEL-ROUIF FIRPO FETSCHER FRANCIS GALASSO GALLISSOT GAREGNANI GARIN GIARRIZZO HOBSBAWM LANG REIN-VAN-DER-LEEUW LUPORINI MANACORDA MATTEUCCI MCLELLAN MONTELEONE NAPOLEONI NECK OKSANEN PELGER PINKUS PLANES PROCACCI REBERIOUX RIOSA ROBINSON RUBEL RUSCONI SALVADORI SALVATI SANDOVAL SAPELLI SCHERRER-MARTIN SCHIAVONE SELLINO SHAOZHI SPINETTA SPINI SPRIANO STEINBERG STEINER STRADA STRBAC SUAREZ-GAONA SWEEZY VALIANI VECA VIGEZZI VILLANI VIVANTI VRANICKI WALDENBERG WESSMAN I. WAGNER ZANARDO ZANNINO ZANGHERI ZISKA Comitato esecutivo: AGOSTI Nicola BENVENUTI BRAVO COLLOTTI DELLA-PERUTA MONTELEONE PROCACCI M.L. SALVADORI SELLINO Coordinatori della mostra: Nicola BENVENUTI Elio SELLINO Contiene sull’ Italia: Marx e l’ Italia (di F. DELLA-PERUTA), La tradizione del marxismo in Italia: Labriola e Gramsci’ di Renzo MARTINELLI, Marx nelle biblioteche italiane’ di Elio SELLINO, Karl Marx: interpretazioni italiane. Bibliografia’ di Beatrice DE-GERLONI Citaz pag 115 (di BRAVO) “”La Comune di Parigi impegnerà totalmente l’ attenzione di Marx durante il 1871. Egli viene incaricato infatti dal Consiglio generale di scrivere un documento da indirizzare a tutti i membri dell’ Associazione internazionale, sugli avvenimenti parigini. Marx raccoglie materiali dai giornali, dalle corrispondenze e scrive due “”abbozzi””: appunti e riflessioni su cui baserà il definitivo documento ufficiale La Guerra civile in Francia, discusso nella seduta del Consiglio generale il 30 maggio, e pubblicato subito dopo in lingua inglese. Rimarrà per molto tempo l’unico testo di Marx sulla Comune: resteranno infatti a lungo inediti i primi due schemi che verranno pubblicati solo nel 1934. Marx segue nei suoi appunti gli avvenimenti giorno per giorno attento alle prime decisioni dei comunardi, sottolineando più volte il carattere politico della rivoluzione. “”La Comune è il popoloche si amministra da solo e per se stesso…E’ la forma politica dell’ emancipazione sociale, la liberazione del lavoro””. Scrive anche un bilancio della storia operaia recente, precisando i rapporti tra l’ utopismo e la lotta operaia moderna. “”Gli scopi finali indicati dagli Utopisti””, dice nel primo “”abbozzo””, “”sono anche gli scopi della rivoluzione parigina e dell’ Internazionale. Solo i mezzi sono diversi, e le condizioni reali del movimento non sono più avvolte in favole utopiche””.”” (pag 128-129, Angiolina Arru, Marx e la Prima Internazionale)”,”MADS-382″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. I.”,”””Considerate la Germania e l’attività di Liebknecht. Il compagno scomparso era un modello di rivoluzionario: ebbene, c’era qualcosa di antirivoluzionario nel fatto che egli dalla tribuna della maledetta dieta prussiana chiamasse i soldati a sollevarsi contro di essa? Al contrario. Anche in questo caso vediamo tutta l’ ammissibilità e l’utilità di un atteggiamento del genere. Se Liebknecht non fosse stato deputato, non avrebbe mai potuto compiere un simile gesto: i suoi discorsi non avrebbero mai avuto una simile eco. Anche l’ esempio dell’ opera dei comunisti svedesi in parlamento ci convince di questa tesi. In Svezia il compagno Höglund ha svolto e svolge lo stesso ruolo di Liebknecht in Germania. Servendosi della sua posizione di deputato contribuisce a porre fine al sistema parlamentare borghese; in Svezia nessuno come il nostro amico ha fatto tanto per la causa della rivoluzione e della lotta contro la guerra. Osserviamo la stessa cosa in Bulgaria. I comunisti bulgari si sono serviti con successo della tribuna parlamentare a scopi rivoluzionari. Alle ultime elezioni hanno ottenuto 47 seggi. I compagni Blagoev, Kirkov, Kolarov e altri capi del partito comunista sanno sfruttare la tribuna del parlamento per servire la causa della rivoluzione proletaria. Un tale “”lavoro parlamentare”” richiede una particolare audacia e un particolare spirito rivoluzionario; i compagni che lo svolgono occupano un posto molto pericoloso; essi collocano mine nel campo nemico; vanno in parlamento per prendere nelle proprie mani questa macchina, per aiutare le masse dietro le mura del parlamento a farlo saltare in aria.”” (pag 138, Il parlamentarismo e la lotta per i soviet. Circolare del Comitato esecutivo dell’ Internazionale comunista, 1° settembre 1919)”,”INTT-220″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. II.”,”Questione opposizione operaia in Russia. “”La Nuova politica economica (NEP), con le sue concessioni inevitabili al capitalismo, ai piccoli e ai medi contadini, racchiude il pericolo di un’ aumento dell’ influenza piccolo-borghese nel partito e negli organi di governo. Le spiegazioni fornite alla Commissione dai rappresentanti del gruppo dell’ “”Opposizione operaia”” guidato da Sljapnikov e Kollontaj, nonché dai rappresentanti del Congresso centrale del RKP(b) hanno dimostrato che il centro dirigente del RKP(b) si è sempre reso conto di questi pericoli, così come di quelli della burocrazia, che li ha combattuti con decisione e che continua a combatterli in condizioni obiettiva di inaudita difficoltà””. (pag 558, Risoluzione del I Plenum sul ricorso dei 22 membri dell’ “”Opposizione operaia”” russa, 4 marzo 1922)”,”INTT-221″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. II. 1924-1928. I.”,”Fondo Pegoraro “”Fronte unico dal basso. Rifiutando le trattative con i massimi esponenti del movimento riformista sindacale e con i capi della socialdemocrazia, all’ atto pratico alleati della borghesia e del fascismo, i comunisti devono imarare ad attuare nei sindacati il fronte unico dal basso, serrando le file del proletariato sindacalmente organizzato e di quello non ancora organizzato sulal base della lotta quotidiana, nonché attirando nella lotta quotidiana quegli strati della classe lavoratrice che non si sono ancora del tutto staccati dalla socialdemocrazia””. (pag 46, Lettera del Comitato esecutivo al congresso di Francoforte del KPD sulla questione sindacale (24 marzo 1924))”,”INTT-222″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. II. 1924-1928. II.”,”Risoluzione del Presidium sull’ espulsione di Trotsky e Vujovic dall’ IKKI (27 settembre 1927) pag 822 “”L’ Unione sovietica e la Cina sono i punti nodali della guerra. 5. Tutti i contrasti tra gli Stati capitalistici passano però in second’ordine di fronte al contrasto fondamentale che divide il mondo intero in due campi: da una parte l’ Unione Sovietica e la Cina rivoluzionaria, dall’ altra tutto il mondo capitalistico. Cina e Unione Sovietica sono dunque i nodi dell’ intera situazione internazionale. Sopra di esse si addensano più minacciose le nubi della guerra. La Cina e l’ Unione Sovietica, che insieme occupano la maggior parte dell’ Asia e una metà dell’ Europa, con le loro risorse economiche non ancora sfruttate, con centinaia di milioni di abitanti, sono due inesauribili minieri di materie prime e due immensi mercati. La lotta per conquistare questi due immensi mercati è per il capitale internazionale una questione di vita o di morte. Tale lotta durerà finché il proletariato mondiale porrà fine all’ egemonia della borghesia internazionale.”” (pag 723, Tesi dell’ VIII Plenum sulla guerra e sul pericolo di guerra, 29 maggio 1927)”,”INTT-223″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. III. 1928-1943. I.”,”IKKI Comitato esecutivo dell’ Internazionale Comunista Rapporto tra le cellule di fabbrica e quelle territoriali. “”Il lavoro della cellule di fabbrica è svolto molto male e spesso non è affatto collegato con il complesso del lavoro di partito per la scarsa attenzione che si presta nelle istanze direttive del partito nei riguardi del lavoro di cellula. Per cambiare questo stato di cose relativo alle cellule di fabbrica, per trasformarle effettivamente in organizzazioni fondamentali del partito comunista, bisogna eliminare tutte queste manchevolezze. In primo luogo occorre cambiare la posizione delle cellule di fabbrica nel sistema del lavoro di partito. Attualmente le cellule di fabbrica annoper lo più nel sistema di lavoro di partito una funzione di questo tipo: tutte le grandi campagne politiche condotte dal partito vengono abitualmente condotte con una scarsa partecipazione delle cellule di fabbrica, o addirittura senza la partecipazione di queste. Le forme consuete delle campagne politiche del partito comunista ricalcano i vecchi metodi derivati dai partiti socialdemocratici, ripetutamente condannati dall’ Internazionale comunista: agitazione generale, assemblee popolari, con gli iscritti che partecipano alla campagna nel luogo di residenza, ma non sul posto di lavoro, mentre le principali forze motrici restano come sempre la stampa centrale di partito e gli agitatori designati dalla centrale del partito. (…)””. (pag 250, Lettera della sezione organizzativa del Comitato esecutivo sul lavoro delle cellule di fabbrica, dicembre 1930)”,”INTT-224″
“AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo”,”Marx e i marxismi. Mostra per il centenario della morte di Karl Marx a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.”,”Testi di AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo. “”Anzi, dice Marx operando l’ abituale ribaltamento di Hegel, “”non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza””.”” (pag 113) Marx, Hegel e lo Stato. “”Chiarisce Marx nella Critica della filosofia hegeliana (Opere, III): ‘Egli (Hegel) ha presupposto la ‘separazione’ della società civile dallo Stato politico (uno stato di cose moderno) e l’ ha sviluppata come ‘movimento necessario all’ idea’, come assoluta verità razionale. Ha rappresentato lo Stato politico nella sua ‘moderna’ forma della ‘separazione’ dei diversi poteri. Ha dato al reale e ‘agente’ Stato la burocrazia come corpo e ha sopraordinato questa, come spirito che sa, al materialismo della società civile. Ha opposto l’ universale in sé e per sé dello Stato al particolare interesse e al bisogno della società civile. In una parola, egli espone dovunque il conflitto di società civile e Stato.’ Ma, rivela ancora Marx, è indubbio che Hegel “”scambia lo Stato come l’ insieme dell’ esistenza di un popolo con lo Stato politico””.”” (pag 112-113) Nel Comitato scientifico della Mostra: AGOSTI ANDREAS ANDREUCCI ARFE’ AVINERI AYMARD BADALONI BERLIN V. BLUM BRAVO CARACCIOLO CLAUDIN COLLETTI COLLOTTI DAMJANOVIC A. DAVIES DELLA-PERUTA DAVIDSON DIAZ DROZ ELORZA FAUVEL-ROUIF FIRPO FETSCHER FRANCIS GALASSO GALLISSOT GAREGNANI GARIN GIARRIZZO HOBSBAWM LANG REIN-VAN-DER-LEEUW LUPORINI MANACORDA MATTEUCCI MCLELLAN MONTELEONE NAPOLEONI NECK OKSANEN PELGER PINKUS PLANES PROCACCI REBERIOUX RIOSA ROBINSON RUBEL RUSCONI SALVADORI SALVATI SANDOVAL SAPELLI SCHERRER-MARTIN SCHIAVONE SELLINO SHAOZHI SPINETTA SPINI SPRIANO STEINBERG STEINER STRADA STRBAC SUAREZ-GAONA SWEEZY VALIANI VECA VIGEZZI VILLANI VIVANTI VRANICKI WALDENBERG WESSMAN I. WAGNER ZANARDO ZANNINO ZANGHERI ZISKA Comitato esecutivo: AGOSTI Nicola BENVENUTI BRAVO COLLOTTI DELLA-PERUTA MONTELEONE PROCACCI M.L. SALVADORI SELLINO Coordinatori della mostra: Nicola BENVENUTI Elio SELLINO Contiene sull’ Italia: Marx e l’ Italia (di F. DELLA-PERUTA), La tradizione del marxismo in Italia: Labriola e Gramsci’ di Renzo MARTINELLI, Marx nelle biblioteche italiane’ di Elio SELLINO, Karl Marx: interpretazioni italiane. Bibliografia’ di Beatrice DE-GERLONI Citaz pag 115 (di BRAVO)”,”MAES-067″
“AGOSTI Paola REVELLI Marco a cura”,”Bobbio e il suo mondo.”,”Lettera di Bobbio a Mussolini.”,”BIOx-175″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Ester DE-FORT Ada LONNI Daniela MALDINI Nicola LISANTI Mariella NEJROTTI Giuseppe BERTA Mario GRANDINETTI Claudio POGLIANO”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume primo. Dall’età preindustriale alla fine dell’Ottocento.”,”Saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Ester DE-FORT Ada LONNI Daniela MALDINI Nicola LISANTI Mariella NEJROTTI Giuseppe BERTA Mario GRANDINETTI Claudio POGLIANO Contiene il saggio di Gian Mario BRAVO, ‘La prima conoscenza di Marx ed Engels in Piemonte dalla metà dell’Ottocento al 1883’. (pag 447-477). Nel saggio c’è il paragrafo: ‘La stampa torinese e la morte di Marx'”,”MITT-187″
“AGOSTI Aldo”,”Palmiro Togliatti.”,”AGOSTI Aldo è nato nel 1943 a Torre Pellice. E’ professore di diritto ordinario di storia contemporanea all’Università di Torino.”,”PCIx-288″
“AGOSTI Aldo a cura, in collaborazione con Marina LITRI”,”Togliatti negli anni del Comintern (1926-1943). Documenti inediti dagli archivi russi.”,”AGOSTI Aldo a cura Sull’esclusione di Zinoviev dai lavori del Comintern (1927). “”Le camarade Trotsky dit encore: Après cette décision, le camarade Zinoviev a parlé devant l’Exécutif élargi de décembre et personne n’a protesté. Il faut rappeler comment les choses se sont passées. Après la décision de libérer Zinovev de ses functions, étant donné qu’il se posait devant l’Exécutif élargi une question d’une importance très grande pour toute l’Internationale et dans laquelle le camarade Zinoviev jouait un grand rôle, à savoir la question de son attitute dans les problèmes de la politique du Parti communiste de l’Union Soviétiste, il a jugé nécessaire de demander au CC de son parti de venir défendre son point de vue devant la plus haute instance de l’IC. La décision du BP du parti de US a été de le laisser libre d’intervenir aux séances du Plenum élargi. Il n’y a donc aucune contradiction entre le fait que Zinoviev a parlé devant l’Elargi et le fait qu’il avait été libéré de ses fonctions. Il s’agissait dans le premier cas d’un camarade qui avait demandé à venir aux séances du Plenum et que son CC avait autorisé à le faire. Encore un autre argument. Dans la situation qui existait alors, nous-mêmes nous pensions, comme les camarades dirigeants du parti russe qu’il était bien que le camarade Zinoviev vient devant nous, nous exposer et défendre son point de vu. Mais aujourd’hui la situation est complètement differente. Il y a de nouveaux faits qui exigent que nous nous opposions à la demande du camarade Zinoviev aussi s’il pose la question comme il l’a posée en décembre de l’année passée, c’est-à-dire comme membre du parti russe qui demande au CC de [venir] défendre devant l’IC son point de vue. L’attitute que le camarade Zinoviev a tenu depuis le mois de décembre et autant dans les derniers temps envers son parti, envers le Comité central de son parti, est telle que nous devons repousser toute demande qu’il nous vienne de sa part d’assister et prendre part à nos travaux””. (pag 55-56)”,”PCIx-292″
“AGOSTI Aldo”,”Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale.”,”””Di tutti i partiti comunisti già sorti nel 1918 il più importante nel disegno strategico dei bolscevichi era certamente quello tedesco, costituitosi ufficialmente proprio negli ultimi giorni dell’anno. Anche in esso confluivano gruppi diversi ed eterogenei (8). A differenza che in Austria, il nucleo centrale del processo di aggregazione organizzativa era rappresentato nella Kpd da una frangia numericamente ristretta ma politicamente significativa della sinistra radicale della socialdemocrazia: lo Spartakusbund non apportava al nuovo partito soltanto il prestigio intellettuale legato all’elaborazione teorica di Rosa Luxemburg, di Franz Mehring o di Clara Zetkin, ma anche un’ossatura organizzativa articolata su scala nazionale, forte in alcune zone di una consistente base operaia. Per quanto si fossero spesso manifestate divergenze fra spartachisti e bolscevichi (sul rapporto fra partito e classe, sulla questione nazionale, sulla questione agraria), il campo del dissidio sembrava ormai ristretto da tempo a valutazioni tattiche e organizzative: la decisione dello Spartakusbund di troncare ogni legame organizzativo con la Uspd pareva anzi rimuovere il più importante elemento residuo di differenziazione. La diversità di opinione circa i tempi di formazione della III Internazionale appariva oggettivamente un elemento secondario nel quadro di una solidarietà di fondo pressoché totale e di una completa comunanza di vedute quanto alla prospettiva strategica (l’attualità della rivoluzione) e al progetto di società futura (la democrazia dei consigli) (9): che così fosse, del resto, appare chiaro dall’insistenza con cui Lenin, come si è visto, rivendicava l’assunzione del programma spartachista come parte costitutiva della piattaforma programmatica della nuova Internazionale. Ma l’egemonia degli spartachisti nella Kpd, come fu dimostrato dall’andamento dello stesso congresso costitutivo, era tutt’altro che indiscussa. Sotto l’etichetta organizzativa dei “”comunisti internazionalisti”” (Ikd) si raggruppavano numerose tendenze di estrema sinistra: il gruppo che si era raccolto intorno alla rivista “”Arbeiterpolitik””, in cui aveva svolto un ruolo importante Anton Pannekoek, ciè che restava del circolo di intellettuali che facevano riferimento a un’altra rivista della sinistra rivoluzionaria “”Lichtstrahlen””, la corrente “”unionista”” di Amburgo che, sotto l’influenza di un ex militante del sindacato americano Industrial Workers of the World (IWW), Fritz Wolfheim, rivendicava la fine della separazione tradizionale e della divisione del lavoro fra partito e sindacato. (…) Per quanto il loro atteggiamento di fronte alla guerra imperialista e la loro decisione di rivendicare fin dal 1915-16 una irreversibile separazione organizzativa dalla socialdemocrazia li aveva resi per molto tempo più vicini a Lenin degli stessi spartachisti, gli Ikd si riconoscevano in un patrimonio teorico assai diverso da quello del bolscevismo ed erano, nella maggior parte dei casi, destinati ad allontanarsene sempre di più”” (pag 337-338) [Aldo Agosti, ‘Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(8) Cfr. P. Broué, ‘Rivoluzione in Germania (1917-1923)’, Torino, 1977; (9) Si veda l’analisi di G. Badia, ‘Rosa Luxemburg e la III Internazionale’, in “”Problemi del socialismo””, 1971, n. I]”,”INTT-292″
“AGOSTI Aldo”,”Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori””.”,”””Angelo Tasca, che fece parte del Segretariato dal settembre 1928 al gennaio 1929 ha lasciato un quadro del Segreteria che, per quanto tracciato “”a caldo”” nel pieno di una grave crisi, sembra adattarsi abbastanza bene all’interno decennio qui considerato: “”Nella nostra letteratura ritorna spesso l’espressione di «stato maggiore della rivoluzione». Il centro dell’Ic è lontanissimo dal meritare una simile definizione. Per la sua composizione e pel modo come funziona esso non ha ‘nulla di comune’ con un vero centro dirigente internazionale. La quasi totalità di quanti vi partecipano si determinano secondo i motivi più diversi da cui esula, come fattore determinante, la preoccupazione degli interessi generali del nostro movimento. V’è un gruppo di elementi ‘routiniers’ che hanno l’orecchio teso a quanto si decide «di là» e «marciano»: Béla Kun, Kolarov, Smeral, Kuusinen… Poi v’è il gruppo dei provinciali il cui motto è: lasciateci in pace nel nostro paese e quanto al resto fate come vi pare (Bell, Strakov, Barbé)… La rassegna potrebbe continuare, ma non ne val la pena. Il Segretariato politico è una banda raccogliticcia, tenuta insieme da ragioni le più varie, e organicamente incapace di fare un lavoro politico qualificato. Il giudizio potrà parervi esagerato, ma non lo è (14).”” (pag 400-401) [(14) Lettera di Tasca del 5 dicembre 1928 alla Segreteria del partito comunista italiano, in “”Annali dell’Istituto G.G. Feltrinelli””, VIII, 1966, p., 576] Tra le note viene citato il saggio (sul Pcf e l’Internazionale) di S. Wolikow, ‘Le Pcf et l’Internationale communiste’ apparso in ‘Cahiers d’histoire de l’Institut Maurice Thorez’, 1978, nn. 25, 26, 27. Contributo sulla storia dell’IC definito il più stimolante da Aldo Agosti. Dal sito http://www.theses.fr/1990PA080523 : Le Parti communiste français et l’Internationale communiste (1925-1933) par Serge Wolikow Thèse de doctorat en Lettres Sous la direction de Claude Willard. Soutenue en 1990 à Paris 8 . Description en français Description en anglais mots clés mots clés Parti communiste français — Histoire France — Histoire navale — 1789-1815 Historiographie marxiste Résumé Le travail entrepris, centre sur le PCF, se déploie sue les deux plans, national et international, politique et syndical, puisque l’étude de l’Internationale communiste va de pair avec celle du syndicalisme rouge. La chronologie événementielle courte est combinée avec l’obervation des évolutions sur le moyen terme. Les années vingt éclairent la situation du PCF dans les années trente. En 1933-34, le mouvement communiste retrouve des pratiques et des réflexions déjà constituées en 1926-27, puis éclipsées. La stratégie et l’activité communistes, insérées dans la société française mais partie prenante de l’Internationale communiste, sont au centre de la thèse. L’importance, méconnue, de la période 1926-27 est mise en valeur. L’élaboration et les conséquences de l’orientation classe contre classe sont étudiées dans leurs dimensions idéologiques et pratiques. Sont également examinés les modes d’organisation et de fonctionnement du PCF et de l’IC durant cette période. Une part importante est réservée aux analyses et aux théorisations économiques et politiques communistes. Enfin les activités des directions du PCF et de la CGTU sont étudiées, avec leurs imbrications, jusqu’en 1934.”,”INTT-293″
“AGOSTI Aldo”,”Storia del Partito comunista italiano.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”PCIx-014-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La storiografia della Terza Internazionale.”,”””In questa sede non è possibile far altro che presentare un rapido panorama di questi contributi monografici, accennando in modo molto sommario ai pregi e ai difetti di ciascuno e mirando soprattutto a mettere in evidenza quali sono i temi e i problemi ancora da approfondire o addirittura da affrontare ex-novo”” (pag 148) Autori citati: ABENDROTH DRAPER KRIEGEL MOMMSEN PARIS DUFRAISSE DELLA-LOGGIA SPRIANO POULANTZAS VARGA VALIANI AGOSTI FLORES HAJEK DE-FELICE FIRSOV JAHN LEWERENZ BROWER LEFRANC KURINA CATTEL MAIDANIK ANDERS ROSSI CLAUDIN MCKENZIE JACKSON BOESNER SCHLESINGER COLLOTTI-PISCHEL SCHWARZ GUILLERMAZ THORNTON SWARUP BRANDT OVERSTREET HAITHCOX VAN DER KROEF ROUSSET BRACKMAN HEMERY TURNER MACLANE LAQUEUR HARRIS SIVAN SCALAPINO BECKMANN OKUBO POHL PARIS CHILCOTE SCHAFER LEWIN RAGIONIERI NATOLI ADIBEKOV MIGLIARDI CAUTE ALMOND CARRERE D’ENCAUSSE ANDERS KUHLES CAMPARINI SCHULLER KURELLA CHITAROW KAHAN LAZITCH BAHNE CARR ANGRESS DRAPER SVATEK KALICKA HOBSBAWM BURMEISTER SOUVARINE PERRONE HUMBERT-DROZ HAUPT BORKENAU LAURAT ROSENBERG PALME DUTT FOSTER SOBOLEV NORTH SETON-WATSON NOLLAU DEGRAS LAZITCH COLE DEUTSCHER NOLLAU e altri”,”INTT-317″
“AGOSTI Aldo”,”Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”PCIx-015-FL”
“AGOSTI Aldo”,”Il partito mondiale della rivoluzione. Saggi sul comunismo e l’internazionale.”,”Aldo Agosti ha insegnato per 35 anni Storia contemporanea all’Università di Torino, si è occupato soprattutto della storia del movimento comunista e socialista. Ha pubblicato ‘La Terza Internazionale. Storia documentaria’, 3 voll, 1974-1979; ‘Togliatti’ (1996); ‘Bandiere rosse’. Ha curato e diretto una ‘Enciclopedia della sinistra europea’, Editori Riuniti, 2000.”,”INTT-322″
“AGOSTI Aldo”,”Il partito mondiale della rivoluzione. Saggi sul comunismo e l’Internazionale.”,”Aldo Agosti ha insegnato per 35 anni Storia contemporanea all’Università di Torino, si è occupato soprattutto della storia del movimento comunista e socialista. Ha pubblicato ‘La Terza Internazionale. Storia documentaria’, 3 voll, 1974-1979; ‘Togliatti’ (1996); ‘Bandiere rosse’. Ha curato e diretto una ‘Enciclopedia della sinistra europea’, Editori Riuniti, 2000. Korsch e Lenin “”Da ciò deriva un primo connotato dell’atteggiamento del movimento politico comunista nei confronti della teoria marxista: una sorta di «complesso» nutrito di aperta insofferenza per il «marxismo volgare» della II Internazionale, giudicato incapace di rappresentarsi i problemi nuovi dell’età dell’imperialismo, ma in realtà alimentato anche da un’inconfessata diffidenza per il livello della teoria ‘tout court’; una diffidenza nella quale non è forse arbitrario vedere un riflesso della posizione generale che Korsch attribuiva a Lenin, il quale, a suo dire, «non si preoccupa tanto del ‘problema teorico’ della verità o della falsità della filosofia materialistica che sostiene, quanto della ‘questione pratica’, della sua utilità ai fini della lotta rivoluzionaria della classe operaia» (66). «Al contrario dello pseudomarxismo della II Internazionale – ribadisce significativamente uno dei documenti conclusivi del V Congresso dell’IC – il leninismo, questa rinascita del movimento rivoluzionario, non contiene nessun principio che non si di significato pratico nella quotidiana lotta rivoluzionaria del proletariato» (67). Si aggiunga a tutto ciò che, come ha osservato Hobsbawm, proprio «la genialità e la profondità della strategia leniniana e il successo riportato dai bolscevichi nel 1917 agirono da freno sugli ulteriori sviluppi teorici» (68), e generarono quello che Claudin ha definito esattamente «un effetto di sicurezza teorico», «proprio nel momento in cui più necessaria era la riflessione critica» (69)”” (pag 174-175) (66) K. Korsch, ‘Lo stato attuale del problema “”marxismo e filosofia”” (Anticritica), in ID., Marxismo e filosofia, Milano, 1966, p. 26; (67) TISD, II, cit., p. 183; (68) E.J. Hobsbawm, ‘Gramsci e la teoria politica marxista’, in ‘Politica e storia in Gramsci’, Editori Riuntii, Roma, 1979, p. 42; (69) F. Claudin, ‘Crisi generale del capitalismo’, cit., p. 31“,”INTT-001-FC”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1919-1923. Vol. 1 Parte I.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-046-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1919-1923. Vol. 1. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-047-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1924-1928. Vol. 2. Parte I.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-048-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1924-1928. Vol. 2. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-049-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1928-1943. Vol. 3. Parte I.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-050-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1928-1943. Vol. 3. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-051-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert NAGY Laszlo J. HUDSON Kate JEMNITZ Janos PELZ William A. SAVILLE John KOLOMIEC Vlaceslav GRASS Martin e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 1999. [Saggi sulla storia del movimento operaio internazionale. Annuario 1]”,”Contiene Lettere di Pierre Renaudel a Kautsky e Bernstein (1921-1923) Saggi biografici su R. Palme Dutt”,”MOIx-005-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert, e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 2004 [Dalla storia del movimento operaio internazionale]”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-007-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert, e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 2006 [Dalla storia del movimento operaio internazionale]”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-008-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert, e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 2005 [Dalla storia del movimento operaio internazionale]”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-009-FL”
“AGOSTI Aldo a cura, scritti di Marek WALDENBERG Enzo COLLOTTI Aldo AGOSTI Giuliano PROCACCI Serge WOLIKOW Giorgio CAREDDA Danielle TARTAKOWSKY Patrizia DOGLIANI Marta BIZCARRONDO Santos JULIA Antonio ELORZA Ricard VINYES Milos HAJEK e Hana MEJDROVA Radzislawa GORTAT Janos JEMNITZ Claudio NATOLI Luciano MARROCU Malcom SYLVERS Maria Rosaria STABILI Manuel PLANA”,”La stagione dei fronti popolari.”,”Il volume raccoglie gli atti del Convegno internazionale ‘I fronti popolari: bilancio storico di un’esperienza’, tenuto a Parma il 19-21 maggio 1988. Aldo Agosti, nato nel 1943, è professore di Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Torino (1989). Ha pubblicato vari lavori sulla storia del movimento operaio comunista e socialista: in particolare ‘La Terza Internazionale. Storia documentaria’, 3 volumi, Roma, 1974-79. Dimitrov usa più spesso l’espressione ‘governo di fronte unico’ più che di ‘governo di fronte popolare’ (pag 25) “”La strategia dell’opposizione totale [in Francia, al governo di fronte popolare, ndr] fu contraddetta in maniera palese. Che ciò suscitasse notevoli resistenze ed esitazioni non può meravigliare, una volta analizzata la storia del problema. Basta ricordare il grande scalpore suscitato all’inizio del secolo dal caso Millerand nonché il fatto che la risoluzione di Kautsky adottata al Congresso della II Internazionale a Parigi, la quale permetteva la partecipazione del partito socialista al governo borghese soltanto in casi eccezionali e per periodi brevi, venne considerata una concessione a favore dell’opportunismo e del riformismo e suscitò riserve non solo di Plechanov ma anche di Labriola. Lenin nel 1917 la descrisse come «generica, elusiva, conciliante nei riguardi degli opportunisti». In seguito prevalse l’opinione che essa fosse stata il primo sintomo del passaggio di Kautsky alle posizioni riformiste. Eppure la posizione del Partito comunista francese, come anche alcune enunciazioni di Dimitrov, andarono più in là della risoluzione di Kautsky, Senza addentrarmi in un’analisi sistematica del problema, vorrei far notare che durante la rivoluzione del 1905 Lenin riteneva che il partito avrebbe dovuto partecipare al governo rivoluzionario formato in seguito alla vittoria della rivoluzione borghese-democratica, in quanto questa era la condizione per conferire alla rivoluzione un carattere radicale, visto che la posizione della borghesia nei confronti dello zarismo era quella del compromesso, e anche perché la Russia non era ancora economicamente matura per una rivoluzione socialista. Il ‘partner’ del partito operaio in tale governo avrebbe dovuto essere il partito dei contadini. Plechanov denunciò allora la posizione di Lenin come un miscuglio di blanquismo e jaurésismo. In ogni caso questa posizione si riferiva ad una situazione fondamentalmente diversa da quella che esisteva nel periodo che ci interessa. Solamente dopo la prima guerra mondiale Kautsky e Otto Bauer formularono una concezione del governo di coalizione del partito socialista con i partiti borghesi, in condizioni di equilibrio di forze del proletariato e della borghesia, anche se Bauer continuava a criticare il «ministerialismo riformista» che «faceva prendere parte ai partiti proletari al governo nonostante il monopolio borghese dei mezzi del potere economico e militare» (17). (…) Quindi nelle questioni della strategia politica, della teoria dello Stato e dell’atteggiamento nei confronti dei ceti medi la concezione del fronte popolare costituisce una rottura rispetto alla dottrina leninista del dopo-ottobre. (…)”” (pag 27-29) [Marek Waldenberg, ‘I fronti popolari nel quadro delle concezioni marxiste della politica’, (in) ‘La stagione dei fronti popolari’, Cappelli, Bologna, 1989, a cura di Aldo Agosti] [(17) Bauer, O., ‘Koalitionsregierungen und Klassenkampf’, in “”Freiheit””, 3 bennaio 1922] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”INTT-350″
“AGOSTI Aldo”,”Le Internazionali operaie. La 1° Internazionale. La 2° Internazionale. La dissoluzione della 2° Internazionale. La 3° Internazionale comunista. Le Internazionali socialiste tra le due guerre.”,”Risoluzioni o indirizzi dei congressi di Ginevra (1866), Bruxelles (1868), Basilea (1869), Conferenza di Londra (1871) (1° Internazionale); Congresso di Parigi Rue Petrelle (1889) e Rue Lancry (1889), Bruxelles (1891), Zurigo (1893), Londra (1896), Parigi (1900), Amsterdam (1904), Stoccarda (1907), Basilea (1912) (2° Internazionale); Manifesto di Zimmerwald (1915), Conferenza di Kienthal (1916), Commissione socialista internazionale (1917); Manifesto 1° Congresso IC (1919), Tesi 2° Congresso IC (1920), 4° Congresso IC (1922), 5° Congresso IC (1925) ecc. Appendice: La 4° Internazionale Internazionali socialiste: Conferenza di Berna (1919), Conferenza di Vienna (1921), Internaz 2 e 1/2, Congresso Vienna (1931), Conferenza di Parigi (1933)”,”INTx-001-FV”
“AGOSTI Aldo BALDUZZI Renato BORGOGLIO Felice DAL-PONT Adriano FASSINO Piero FRACCHIA Bruno GILARDENGHI Carlo LIVORSI Franco MALANDRINO Corrado TELLOLI Giancarlo, testi di”,”Umberto Terracini nella storia contemporanea.”,”Dono di Pietro Moretti Terracini nato a Genova da una agiata famiglia di borghesia ebraica poi trasferiti a Torino allievo al liceo Gioberti di Umberto Cosmo, in questo ambiente incontrerà Gramsci Togliatti e Tasca. Entrerà nella FGS Federazione giovanile socialista di cui diventerà segretario provinciale nell’agosto del 1914 portando avanti la propaganda antimilitarista contro la guerra, lavoro politico che avrà come conseguenza un mese di carcere e la mancata iscrizione al corso ufficiali dell’esercito, e la prima linea come soldato semplice. Verrà smobilitato nel 1919. Fu tra i firmatari del manifesto presentato l’11 ottobre 1920 alla ormai costituita frazione comunista che chiedeva l’immediata espulsione dei riformisti e la piena adesione alle 21 condizioni poste dall’Internazionale… (pag 18-19)”,”PCIx-496″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. I.”,”””Considerate la Germania e l’attività di Liebknecht. Il compagno scomparso era un modello di rivoluzionario: ebbene, c’era qualcosa di antirivoluzionario nel fatto che egli dalla tribuna della maledetta dieta prussiana chiamasse i soldati a sollevarsi contro di essa? Al contrario. Anche in questo caso vediamo tutta l’ ammissibilità e l’utilità di un atteggiamento del genere. Se Liebknecht non fosse stato deputato, non avrebbe mai potuto compiere un simile gesto: i suoi discorsi non avrebbero mai avuto una simile eco. Anche l’ esempio dell’ opera dei comunisti svedesi in parlamento ci convince di questa tesi. In Svezia il compagno Höglund ha svolto e svolge lo stesso ruolo di Liebknecht in Germania. Servendosi della sua posizione di deputato contribuisce a porre fine al sistema parlamentare borghese; in Svezia nessuno come il nostro amico ha fatto tanto per la causa della rivoluzione e della lotta contro la guerra. Osserviamo la stessa cosa in Bulgaria. I comunisti bulgari si sono serviti con successo della tribuna parlamentare a scopi rivoluzionari. Alle ultime elezioni hanno ottenuto 47 seggi. I compagni Blagoev, Kirkov, Kolarov e altri capi del partito comunista sanno sfruttare la tribuna del parlamento per servire la causa della rivoluzione proletaria. Un tale “”lavoro parlamentare”” richiede una particolare audacia e un particolare spirito rivoluzionario; i compagni che lo svolgono occupano un posto molto pericoloso; essi collocano mine nel campo nemico; vanno in parlamento per prendere nelle proprie mani questa macchina, per aiutare le masse dietro le mura del parlamento a farlo saltare in aria.”” (pag 138, Il parlamentarismo e la lotta per i soviet. Circolare del Comitato esecutivo dell’ Internazionale comunista, 1° settembre 1919)”,”INTT-004-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. II.”,”Questione opposizione operaia in Russia. “”La Nuova politica economica (NEP), con le sue concessioni inevitabili al capitalismo, ai piccoli e ai medi contadini, racchiude il pericolo di un’ aumento dell’ influenza piccolo-borghese nel partito e negli organi di governo. Le spiegazioni fornite alla Commissione dai rappresentanti del gruppo dell’ “”Opposizione operaia”” guidato da Sljapnikov e Kollontaj, nonché dai rappresentanti del Congresso centrale del RKP(b) hanno dimostrato che il centro dirigente del RKP(b) si è sempre reso conto di questi pericoli, così come di quelli della burocrazia, che li ha combattuti con decisione e che continua a combatterli in condizioni obiettiva di inaudita difficoltà””. (pag 558, Risoluzione del I Plenum sul ricorso dei 22 membri dell’ “”Opposizione operaia”” russa, 4 marzo 1922)”,”INTT-005-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. II. 1924-1928. II.”,”Risoluzione del Presidium sull’ espulsione di Trotsky e Vujovic dall’ IKKI (27 settembre 1927) pag 822 “”L’ Unione sovietica e la Cina sono i punti nodali della guerra. 5. Tutti i contrasti tra gli Stati capitalistici passano però in second’ordine di fronte al contrasto fondamentale che divide il mondo intero in due campi: da una parte l’ Unione Sovietica e la Cina rivoluzionaria, dall’ altra tutto il mondo capitalistico. Cina e Unione Sovietica sono dunque i nodi dell’ intera situazione internazionale. Sopra di esse si addensano più minacciose le nubi della guerra. La Cina e l’ Unione Sovietica, che insieme occupano la maggior parte dell’ Asia e una metà dell’ Europa, con le loro risorse economiche non ancora sfruttate, con centinaia di milioni di abitanti, sono due inesauribili minieri di materie prime e due immensi mercati. La lotta per conquistare questi due immensi mercati è per il capitale internazionale una questione di vita o di morte. Tale lotta durerà finché il proletariato mondiale porrà fine all’ egemonia della borghesia internazionale.”” (pag 723, Tesi dell’ VIII Plenum sulla guerra e sul pericolo di guerra, 29 maggio 1927)”,”INTT-006-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. III. 1928-1943. I.”,”IKKI Comitato esecutivo dell’ Internazionale Comunista Rapporto tra le cellule di fabbrica e quelle territoriali. “”Il lavoro della cellule di fabbrica è svolto molto male e spesso non è affatto collegato con il complesso del lavoro di partito per la scarsa attenzione che si presta nelle istanze direttive del partito nei riguardi del lavoro di cellula. Per cambiare questo stato di cose relativo alle cellule di fabbrica, per trasformarle effettivamente in organizzazioni fondamentali del partito comunista, bisogna eliminare tutte queste manchevolezze. In primo luogo occorre cambiare la posizione delle cellule di fabbrica nel sistema del lavoro di partito. Attualmente le cellule di fabbrica annoper lo più nel sistema di lavoro di partito una funzione di questo tipo: tutte le grandi campagne politiche condotte dal partito vengono abitualmente condotte con una scarsa partecipazione delle cellule di fabbrica, o addirittura senza la partecipazione di queste. Le forme consuete delle campagne politiche del partito comunista ricalcano i vecchi metodi derivati dai partiti socialdemocratici, ripetutamente condannati dall’ Internazionale comunista: agitazione generale, assemblee popolari, con gli iscritti che partecipano alla campagna nel luogo di residenza, ma non sul posto di lavoro, mentre le principali forze motrici restano come sempre la stampa centrale di partito e gli agitatori designati dalla centrale del partito. (…)””. (pag 250, Lettera della sezione organizzativa del Comitato esecutivo sul lavoro delle cellule di fabbrica, dicembre 1930)”,”INTT-007-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1928-1943. Vol. 3. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-008-FC”
“AGOSTI Aldo a cura; saggi d Giusi BALDISSONE Luigi LACCHÈ Paolo SODDU Pier Giorgio ZUNINO Aldo AGOSTI Paolo BORGNA Riccardo MARCHIS Luciano GUERCI Anna Maria RAO Giuseppe RICUPERATI Manuela ALBERTONE Emma MANA Cosimo CECCUTI”,”Storico per passione civile. Atti del Convegno di studi «Alessandro Galante Garrone 1909-2003».”,”””Forse Venturi aveva maturato un distacco dalla Rivoluzione francese non solo lacerante, ma in un tempo lungo che ha tre nodi significativi. (…) Ma sul terreno della Rivoluzione non mancava una sottile differenza che il tempo e il senno di poi rendono opaca. Venturi, già forse riflettendo nel tempo lungo su un libro geniale e scomodo come quello di Rosario Romeo ‘Risorgimento e capitalismo’, aveva finito per sposarne, con significativo traslato, le spiegazioni sul mondo francese, convincendosi che la distribuzione delle terre, seppure parziale, aveva avuto come effetto di ritardare la Rivoluzione industriale e di creare quel legame contadini-napoleonidi, già intuito da Marx, che avrebbe determinato, dopo il primo, il secondo impero. (…) (pag 242-243) [Gianni Ricuperati, ‘Non solo cronache di filosofia italiana. Alessandro Galante Garrone, Franco Venturi e l’esperienza del neo-Illuminismo torinese’ (in) ‘Storico per passione civile. Atti del Convegno di studi «Alessandro Galante Garrone 1909-2003»’, Edizioni Dell’Orso, Alessandria, 2011, a cura di Aldo Agosti]; “”Cantimori, apprezza l’articolo di Galante Garrone su Buonarroti, apparso su «Belfagor», ma non condivide le critiche a Mathiez, che vi sono contenute, sui limiti storiografici dello storico francese, legati al suo orientamento politico (63). Al di là delle differenze ideologiche, anche Galante Garrone apprezza Cantimori: scrive a proposito della sua recensione al libro di David Thomson su Babeuf, «il tuo passo sui giudizi che Marx diede del babuvismo mi pare la cosa migliore che sin qui sia stata scritta sui rapporti tra babuvismo e marxismo» (64)”” (pag 262) [Manuela Albertone, ‘Mito e realtà dell’eguaglianza’ (in) ‘Storico per passione civile. Atti del Convegno di studi «Alessandro Galante Garrone 1909-2003»’, Edizioni Dell’Orso, Alessandria, 2011] [(63) AGG, C., lettera di Galante Garrone a Cantimori, 21 dicembre 1948. Cfr A. Galante Garrone, ‘Buonarroti e l’apologia del Terrore’, cit., pp. 549-551; (64) ASNS, letter di Galante Garrone a Contimori, 21 dicembre 1948. Cfr. la recensione di Cantimori in “”Società””, a. III (1947), n. 3, pp. 424-427. Cfr. D. Thomson, ‘The Babeuf Plot: The Making of a Republican Legend’, Kegan Paul, London, 1947] FILIPPO BUONARROTI E L’APOLOGIA DEL TERRORE Alessandro Galante Garrone, Belfagor, Vol. 2, No. 5 (15 SETTEMBRE 1947), pp. 531-551 (21 pages), Published By: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.”,”STOx-009-FMB”
“AGOSTI Aldo a cura di; contributi di Ferdnando CLAUDIN Anna KRIEGEL Robert PARIS Ernesto RAGIONIERI Massimo L. SALVADORI Paolo SPRIANO Leo VALIANI”,”Problemi di storia dell’ Internazionale Comunista, 1919-1939. Relazioni tenute al Seminario di studi organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi.”,”- La crisi rivoluzionaria 1919-1920 – Rivoluzione e conservazione nella crisi del 1919-20 – La tattica del fronte unico (1921-1925) – Il programma dell’ Internazionale Comunista – Fronti popolari e politica sovietica – La politica di fronte popolare nell’Internazionale Comunista Il ruolo di Radek “”Inoltre, la discussione sul programma si sarebbe incaricata di dimostrare le notevoli diversità sussistenti nella formazione intellettuale dei partecipanti al dibattito e alla elaborazione programmatica, e i non meno notevoli risvolti politici di queste diversità nella formazione intellettuale. Basterà dire, per dare un termine di riferimento facilmente commisurabile, che tanto era indiscussa l’autorità politica di Lenin, e tanto esemplare era il richiamo alle posizioni politiche da lui sostenute nelle vicende della rivoluzione russa, più ancora che del movimento operaio internazionale, quanto ignota era ancora la nozione del leninismo come complesso di dottrine della strategia e della tattica della rivoluzione proletaria sul quale costruire una coerente concezione sociale e politica. Anzi, la ricostruzione della genesi del programma dell’Internazionale Comunista nelle sue successive estensioni e formulazioni conduce proprio a rintracciare una delle strade attraverso le quali la nozione teorica del leninismo si forma e si afferma sempre su scala internazionale, dilatandosi a una serie di contenuti sempre più ampi, congiungendosi e sovrapponendosi a quella di marxismo, sino a divenire «il marxismo della nostra epoca», «il marxismo dell’età dell’imperialismo e delle rivoluzioni proletarie» e, probabilmente per l’influenza del processo di parole composte che è caratteristico della lingua russa negli anni ’20, ad assumere una espressione destinata ad avere una grande fortuna semplificatrice, a divenire il «marxismo-leninismo» (9). Né si tratta solo di una questione di termini: il problema del programma dell’Internazionale Comunista, sorto sul terreno politico, e più precisamente della definizione dei compiti immediati dei partiti comunisti in vista dei grandi obiettivi ultimi del movimento rivoluzionario, percorre tutti i principali problemi teorici del marxismo e si riempie di un contenuto ideologico corrispettivo alle motivazioni di azione politica che esso introduce nel movimento comunista internazionale. Conferma l’affermazione che l’origine del programma dell’Internazionale Comunista debba essere identificata nella svolta apportata dal III Congresso, il fatto che ad aprire la discussione relativa siano stati proprio due esponenti della tendenza che l’aveva sostenuta o considerata con particolare favore: Karl Radek e Bohumir Smeral. Com’è noto, Radek era stato autore insieme a Paul Levi della «lettera aperta» che la KPD aveva inviato agli altri partiti operai e alle organizzazioni sindacali tedesche nel gennaio 1921 per richiedere una azione in comune a favore delle rivendicazioni immediate degli operai e degli impiegati, alla lotta per i salari, per il disarmo e lo scioglimento delle formazioni militari borghesi, e per la costituzione di organizzazioni proletarie di difesa. Nonostante che tra questa «lettera aperta» e il III Congresso dell’Internazionale Comunista si collochino tutte le polemiche relative alla preparazione e all’insuccesso dell’ «azione di marzo», si guarda a ragione a quella «lettera aperta» come alla prima anticipazione della svolta prodotta dal III Congresso. Più in generale, singolare appare il ruolo di Radek nelle discussioni politiche apertesi in questi anni in seno all’Internazionale Comunista: difficilmente classificabile sulla base delle etichette correnti, spirito sarcastico ed inquieto, anche dopo la morte di Lenin mai membro costante e disciplinato di uno schieramento politico determinato, Radek si presenta nella storia dell’Internazionale Comunista nel corso degli anni ’20 come uno dei maggiori anticipatori e suscitatori dei problemi che verranno via via in discussione: dalla politica del fronte unico all’analisi del fascismo, dalla valorizzazione delle nazioni uscite sconfitte dalla guerra imperialistica ai problemi della partecipazione dei contadini alla rivoluzione proletaria in Europa e in Asia, non c’è ricerca di nuove vie della rivoluzione mondiale che lo trovi chiuso alla discussione o fermo a posizioni pregiudiziali. Se non «l’ultimo internazionalista», come lo ha definito un suo recente biografo (10) fu senza dubbio dei grandi dirigenti dell’Internazionale Comunista il più duttilmente aperto a percorrere nuove strade, quand’anche queste si presentassero divergenti l’una dall’altra o immettessero in un vicolo cieco. Una analoga funzione di «provocazione» svolgeva Radek pubblicando nel luglio 1922 un articolo ‘Sulla questione del programma dell’Internazionale Comunista’, che recava il significativo sottotitolo di «osservazioni provvisorie» (11). Radek vi affrontava il problema della possibilità e della necessità di un programma del Comintern partendo dai risultati ormai raggiunti dalla discussione politica, ossia dalla previsione di un protrarsi dei tempi di sviluppo della rivoluzione mondiale”” (pag 84-86) [Ernesto Ragionieri, ‘Il programma dell’ Internazionale Comunista’, (in) ‘Problemi di storia dell’ Internazionale Comunista, 1919-1939. Relazioni tenute al Seminario di studi organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi’, a cura di Aldo Agosti, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1974] [(9) L’espressione, nella forma dell’aggettivo «marxisti-leninisti», venne usata per la prima volta da Zinoviev nel suo articolo in morte di Lenin, pubblicato in Italia in traduzione e con titoli diversi su «l’Unità», 12 febbraio 1924 e su «Pagine rosse», a. II, n. 3, 1-5 febbraio 1924, p. 1. (…); (10) Cfr. W. Lerner, ‘Karl Radek. The Last Internationalist’, Stanford, California, 1970. Dello stesso autore si veda anche ‘Karl Radek and the Chinese Revolution, 1925-1927’, in ‘Essays in Russian and Soviet History’, in honor of G.T. Robinson, edited by J.S. Curtiss, Leiden, 1965, pp. 270-282; (11) K. Radek, ‘Zur Frage des Programms der Kommunistischen Internationale (Vorläufige Bemerkurgen)’, riprodotto nella raccolta ‘Materialien zur Frage des Programms der Kommunistischen Internationale’, Hamburg, 1924, pp. 7-13. La raccolta venne pubblicata in occasione della discussione sul programma al V Congresso del Comintern]”,”RUST-001-FMB”
“AGOSTINELLI Mario BOSCO Bruno FUMAGALLI Andrea GIORGETTI Giovanna NICOLOSI Nicola PATTA Gian Paolo SANTORO Alessandro”,”Introduzione alla economia contemporanea.”,”Mario Agostinelli è Segretario generale della Cgil-Lombardia,. Bruno Bosco è docente presso l’Università Statale di Milano e la Bocconi. Andrea Fumagalli è ricercatore presso l’Università di Pavia. Giovanna Giorgetti è dell’Ufficio Studi della Cgil-Lombardia. Nicola Nicolosi è membro della Segreteria della Cgil – Lombardia e coordinatore lombardo di Alternativa Sindacale. Gian Paolo Patta è membro della Segreteria nazionale della Cgil e coordinatore nazionale di Alternativa Sindacale. Alessandro Santoro è ricercatore presso l’Università Statale di Milano.”,”SIND-024-FL”
“AGOSTINO SANT’, a cura di Vito GIOVANNIELLO”,”La città di Dio.”,”””Poiché, dunque, essi (i filosofi discepoli di Platone, ndr) affermano che vi è un solo mondo, grande, in verità, ma tuttavia finito e circoscritto in un determinato spazio, e che è stato creato da Dio, alla domanda riguardante i tempi esistenti prima del mondo ed il perché in questi tempi Dio sia stato inattivo, diano a se stessi la medesima risposta che danno alla domanda riguardante gl’ infiniti spazi esistenti fuori del mondo ed il perché Dio non operi più in essi. E come non è logico pensare che Dio abbia, a caso e senza nessuna ragione, creato il mondo nel luogo in cui si trova e non in un altro, pur non avendo quel luogo nessun merito superiore agli altri ugualmente infiniti ed esistenti dappertutto, sebbene nessuna ragione umana possa comprendere per quale ragione divina ciò fu fatto, così non è logico ritenere che a Dio sia fortuitamente accaduto qualche cosa, per cui abbia creato il mon do in quel tempo piuttosto che in un tempo anteriore, essendo i tempi regressivamente passati ugualmente attraverso l’ infinito spazio di tempo, né essendovi delle differenze, per cui Egli abbia preferito sceglierne uno anziché un altro. Se essi dicono che sono insensate le opinioni con le quali s’ immaginano che i luoghi sono infiniti, non essendovi alcun luogo fuori del mondo, noi aggiungiamo che, stando così le cose, è insensato pensare al riposo di Dio nei tempi passati, non essendovi stato alcun tempo primo del mondo””. (pag 67)”,”RELC-198″
“AGRIMI Mario”,”Dibattito sul marxismo ed origini dell’egemonia idealistica: Antonio Labriola. (Estratto da: Società e cultura dell’Italia unita, a cura di Paolo Macry e Antonio Palermo)”,”””Pur tenendo presenti alcuni momenti problematici della riflessione marxista labriolana che potevano esser volti verso esiti ‘idealistici’, resta il fatto che Labriola percepì e denunziò subito l’insinuante operazione di Croce che tendeva a far apparire le sue critiche al marxismo uno svolgimento delle posizioni dell’amico e maestro, generando in tal modo equivoci, anche politici, che irritarono fortemente il filosofo cassinate””. (pag 182) “”Ma è in una lettera a Pasquale Villari del 13 novembre 1900 che Labriola giudica con estrema chiarezza politica le “”fugaci illusioni”” sorte con la cosiddetta ‘svolta liberale’ dell’inizio del nuovo secolo ed individua i pericoli del nascente giolittismo: “”Più che un tentativo di mettere assieme molte forze, dirò così riformiste e rivoluzionarie in servizio di un governo innovatore… si tratta di uno dei soliti casi di coglionatura all’italiana””. E ancora: “”Tra un governo che pigli l’iniziativa di sicure e utili riforme accettando alcune delle idee degli avversari, senza confondersi con essi, e una cricca parlamentare che rimescoli tutto per imbrogliare e corrompere, ci corre quanto ci corre fra la verità e la bugia””. Ed il 3 gennaio 1903 (un anno prima della morte) poteva scrivere amaramente a Luise Kautsky: “”Il governo è felice della pace sociale, perché ha addomesticato i socialisti… Questa situazione durerà per molto tempo, perché l’esperimento pare ben riuscito…””. Come si vede, la posizione politica di Labriola di fronte alla “”prassi giolittiana”” era di una lucidità impressionante”” (pag 187) “”Può essere interessante osservare che nella ‘Storia d’Italia’, quando Croce rievoca il grande risveglio, nell’ultimo decennio del secolo, di tutti gli aspetti della vita culturale e politica italiana, “”che furono – come egli scrive – compenetrati dal socialismo marxistico e rinvigoriti””, avverta però il bisogno di aggiungere: “”Solo sulla letteratura e sulla poesia esso non ebbe e non poteva avere efficacia…””; e ancora dopo: “”La poesia e letteratura italiana continuava la sua strada indipendentemente dal socialismo e dai suoi atti e fatti…””. Affermazioni che, proprio nella loro ingenuità e banalità, sono il segno della quasi ossessiva preoccupazione di ribadire l’autonomia della ‘poesia’ nei confronti del marxismo. Ben altro valore hanno invece, nel medesimo contesto, i giudizi positivi sul “”marxismo italiano, quale fu interpretato e divulgato particolarmente dalla ‘Critica sociale’ del Turati e dagli altri scrittori di simile provenienza, (…) dagli intendenti giudicato ‘impuro’, e impuro era in effetto e a sua lode, …””. “”Solo marxista rigido e conseguente voleva essere e si persuadeva di essere, e pareva che fosse, Antonio Labriola; …””, ma per fortuna “”accanto al Labriola, un suo scolaro, avanzando per la strada da lui aperta, e contrastato e disapprovato da lui per questo ardire, sottomise a revisione tutte le tesi principali del Marx,…””; ed anche “”altri scrittori socialisti lavoravano, come potevano e sapevano, allo stesso fine””, sicché, qualche anno dopo, “”il Giolitti annunziava nella Camera italiana che Carlo Marx era stato dai socialisti ‘riposto in soffitta’”” (pag 185-186) [Mario Agrimi, Dibattito sul marxismo ed origini dell’egemonia idealistica: Antonio Labriola. (Estratto da: Società e cultura dell’Italia unita, a cura di Paolo Macry e Antonio Palermo), 1978]”,”LABD-084″
“AGUADO SANCHEZ Francisco”,”La revolucion de octubre de 1934.”,”Foto di dirigenti comunisti tradotti in catene dalla guardia civil e dall’ esercito (pag 288) Ordini comitato rivoluzionario delle Asturie (pag 209) “”La conquista di Bembibre fu molto facile per i socialisti. La località non aveva una sola guardia civile. Per ordine superiore, il Posto era stato concentrato a Ponferrada, centro urbano maggiormente importante che occorreva difendere ad ogni costo. I rivoluzionari, sfrenati, commisero tutta una serie di eccessi. Saccheggiarono subito e incendiarono la chiesa parrocchiale (…). Altri gruppi invasero il Municipio, proclamando la repubblica socialista, distruggendo tutto quanto incontravano sul loro passo, dando fuoco all’ archivio; assaltarono pure alcune case particolari. Infine saccheggiarono la sede della Guardia Civil e la casa parrocchiale. La telefonista, Maria Sanz Lopez, si mise in contatto con Astorga e Leon, comunicando le necessità. Truppe del battaglione di Astorga e un distaccamento della Guardia Civil accorsero immediatamente, disperdendo i ribelli e ristabilendo l’ ordine. Il dominio rivoluzionario era durato un’ora.”” (pag 342)”,”MSPx-064″
“AGUILAR Luis E. a cura, scritti di José MARTI’ Diego Vicente TEJERA Santiago IGLESIAS Juan B. JUSTO Emilio FRUGONI Luis Emilio RECABARREN José Carlos MARIATEGUI Anibal PONCE Blas ROCA Luis Carlos PRESTES Rodney ARISMENDI Julio César JOBET Antonio GARCIA Caio PRADO Silvio FRONDIZI Ernesto (Ché) GUEVARA Alvaro MENDOZA DIEZ Jorge Abelardo RAMOS Orlando MILLAS Victorio CODOVILLA e Rodney ARISMENDI José MILLA’ José Manuel FORTUNY Luis F. DE LA PUENTE UCEDA Fidel CASTRO Alfredo FERNANDEZ e Oscar VANETTI Luis SANCHEZ Joao QUARTIM Ismael FRIAS Anibal QUIJANO Jorge DEL-PRADO Jaime FIGUEROA Pablo Gonzalez CASANOVA Salvador ALLENDE Gerry FOLEY Carlos ALTAMIRANO Velodia TETODLIAN Carlos SALAZAR MONTEJO José REVUELTAS Teodoro PETKOFF”,”Marxism in Latin America.”,”Articoli di José MARTI’ Diego Vicente TEJERA Santiago IGLESIAS Juan B. JUSTO Emilio FRUGONI Luis Emilio RECABARREN José Carlos MARIATEGUI Anibal PONCE Blas ROCA Luis Carlos PRESTES Rodney ARISMENDI Julio César JOBET Antonio GARCIA Caio PRADO Silvio FRONDIZI Ernesto (Ché) GUEVARA Alvaro MENDOZA DIEZ Jorge Abelardo RAMOS Orlando MILLAS Victorio CODOVILLA e Rodney ARISMENDI José MILLA’ José Manuel FORTUNY Luis F. DE LA PUENTE UCEDA Fidel CASTRO Alfredo FERNANDEZ e Oscar VANETTI Luis SANCHEZ Joao QUARTIM Ismael FRIAS Anibal QUIJANO Jorge DEL-PRADO Jaime FIGUEROA Pablo Gonzalez CASANOVA Salvador ALLENDE Gerry FOLEY Carlos ALTAMIRANO Velodia TETODLIAN Carlos SALAZAR MONTEJO José REVUELTAS Teodoro PETKOFF Tesi di Aguilar, il curatore, nella sua introduzione: Marx e Engels mostrarono poca attenzione per l’America Latina. Basarono le loro informazioni su fonti di seconda mano (per es. sugli scritti di Lewis H. Morgan). Engels si occupò del Messico per l’intervento europeo del 1862 e per attaccare Napoleone III. Un po’ di attenzione ci fu nei riguardi di Bolivar ecc. Bolivar. “”(…) With regard to a longer article on Bolivar (1), Dana has second thoughts because it is written in a “”partisan style””, and he demands my sources. Naturally I can give him those sources, even though it is a curious request. As for the “”partisan style””, I must admit that I relinquished the encyclopedic tone a little. To see the most cowardly, ordinary, wretched rascal descried as though he were Napoleon I was really too absurd. Bolivar is the true Soulouque (2)”” [From a letter of Marx to Engels (3), (in) Luis E. Aguilar, a cura, Marxism in Latin America, 1978] [ (1) Marx is referring to the article “”Bolivar y Ponte”” excerpted above; (2) Faustin Elie Soulouque (1785-1867) was a Haitian general and politician who was elected president of Haiti in 1847 and proclaimed himself emperor in 1849. He was deposed in 1858 and exiled; (3) Translated from a letter of Marx to Engels, February 14, 1858, in Karl Marx, Friedrich Engels, ‘Werke’, Berlin, Dietz Verlag, 1963, XXIX, 280]”,”MALx-058″
“AGUIRRE Mariano”,”I giorni del futuro. La società internazionale nell’ era della globalizzazione.”,”””I giorni del futuro stanno davanti a noi/ come una fila di candele accese”” Kavafis “”Guardare non è solo vedere ciò che accade”” Peter Handke AGUIRRE Mariano è direttore del Centro di ricerche sulla pace di Madrid. E’ ricercatore dell’ Istituto Transnazionale di Amsterdam. E’ giornalista e autore di diversi libri. E’ direttore della rivista Papelez de cuestiones internacionales e collaboratore di Le monde diplomatique. Bisogni e povertà. “”Il sociologo Peter Townsend ha sviluppato il concetto della ‘privazione relativa’. La povertà, afferma, deve essere valutata in relazione alle strutture sociali ed istituzionali, e con le percezioni soggettive degli attori, e non solamente in funzione della disponibilità o meno di certe entrate minime. “”La privazione può avere differenti forme in ogni società conosciuta. Si può affermare che le persone soffrano di privazioni se risultano carenti rispetto a determinati tipi di diete, vestiti, abitazione, utensili per la casa, fonti energetiche e condizioni ambientali, educative, lavorative e sociali, attività e mezzi che sono normali, o almeno sono ampiamente diffusi e riconosciuti, nelle società alle quali appartengono””. In una società europa, per esempio, gli indicatori del fatto che una persona si sta impoverendo possono consistere nel fatto che la qualità della sua dieta si riduca, che non acceda al controllo medico adeguato, che smetta di andare in vacanza, che cessi di mantenere certe relazioni di amicizia non avendo i mezzi per realizzare attività collettive, o che non mandi i propri figli a scuola. In una società di un paese periferico e agrario, invece, la povertà relativa può manifestarsi nel fatto cheuna persona non può comprare il necessario per mietere (…)””. (pag 87-88)”,”ECOI-178″
“AGUIRRE-D’AMICO Maria Luisa”,”Come si può.”,”””Brotas derecha o torcida con esa humildad que cede sólo a la ley de la vida, que es vivir ‘como se puede’ [Germogli dritti o storti con quell’umiltà che cede solo alla legge della vita, Cos’è vivere “”come puoi””] (quartina di Antonio Machado) (in apertura) ‘Come si può’ questo titolo che l’autrice ha estratto da Machado, si passa da una dolente constatazione e accettazione della vita di Machado alla tragedia del vivere di Pirandello.’ M.L. Aguirre D’Amico nata a Roma da padre cileno e madre italiana, ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza fra il Cile e l’Itlia. Nipote di Luigi Pirandello, ha curate per la Sellerio ‘Album di famiglia di Luigi Pirandello’ (1979) e il racconto ‘Paesi lontani’ (1983)”,”VARx-002-FMDP”
“AGUITON Christophe”,”Il mondo ci appartiene. I nuovi movimenti sociali.”,”Christophe Aguiton, sindacalista di base francese, ha contribuito in modo determinante alla nascita di Action Chômage, l’organizzazione dei disoccupati al centro del dibattito politico e sociale in questi ultimi anni in Francia. É responsabile delle relazioni internazionali dell’associazione Attac France.”,”TEOS-143-FL”
“AGULHON Maurice”,”1848, ou l’apprentissage de la République, 1848-1852.”,”Le probleme de la force armée. Journées de mars. “”Aussi, assez vite, la tension politique remonte-t-elle, et le gouvernement devra sé preoccuper des moyens de maintenir l’ordre public sinon encore de se défendre. Il n’était plus question des agents de police municipaux, fort impopulaires, et d’ailleurs peu nombreux; ni de l’armée, qui s’était repliée hors de Paris depuis la victoire populaire du 24 février. A la préfecture, Caussidière avait improvisé une police avec des volontaires puisés parmi les combattants des barricades, les “”montagnards””; avec l’écharpe rouge qui leur tenait lieu d’uniforme, ils effrayaient bien un peu le bourgeois – comme on l’a vu – mais ils firent un service d’ordre honnête et débonnaire. De toute façon, ils étaient peu nombreux, face à l’immense capitale. L’essentiel restait la garde nationale, milice citoyenne plus que jamais à l’ordre du jour, dont la Révolution devait même en principe aboutir à démocratiser encore le recrutement, mais qui devait naturellement refléter dans son esprit celui des quartiers et des classes diverses desquels elle provenait. Aussi le gouvernement jugea-t-il habile de créer une “”garde nationale mobile””, qui, à la différence des compagnies normales de la garde nationale, serait permanente, et par conséquent soldée. Bien des jeunes chômeurs y affluèrent, de sorte qu’elle remplit, en même temps qu’un rôle de police, un rôle second un peu analogue à celui des Ateliers nationaux: le chômeur y était payé, soustrait à la misère, mais écarté aussi des séductions des clubs. Bien entendu la garde nationale mobile attira surtout les ouvriers les plus jeunes les moins qualifiés, et les moins conscients. Marx et Engels, bons observateurs, et toujours enclins à ériger leurs observations en théorie, élaborènt en présence de ce phénomène la notion de “”lumpen-prolétariat””, “”prolétariat en haillons”” considéré comme distinct du prolétariat tout court, et voué à servir de réserve à la contre-révolution plutôt qu’à la Révolution. Juin devait les confirmer dans cette vue pessimiste”” (pag 50) [Maurice Agulhon, 1848, ou l’apprentissage de la République, 1848-1852, 1973]”,”FRAD-106″
“AGULHON Maurice”,”La Francia della Seconda Repubblica, 1848-1852.”,”””Ma non c’era forse un altro elemento alternativo, un bonapartismo ‘sui generis’, che non rappresentasse né il proletariato né i vecchi notabili? Sappiamo che in quello stesso periodo Karl Marx lo ha pensato. Pubblicando anche lui la sua analisi (‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’) all’indomani del colpo di Stato, stabiliva in pagine rimaste famose la conformità delle «idee napoleoniche» alle aspirazioni, ai bisogni, ai pregiudizi del «contadino piccolo proprietario»”” (pag 210) Maurice Agulhon (1926-…) ha insegnato all’università di Parigi. Oltre ai suoi saggi pubblicati sulle ‘Annales’ ha scritto ‘Una ville ouvrière au temps du socialisme utopique. Toulon de 1815 à 1851’ e ‘La République au village’ (1970).”,”FRAD-004-FF”
“AHAMED Liaquat”,”Les seigneurs de la finance. La crise de 1929. Les banquiers qui ont ruiné le monde.”,”””Ne lisez pas de livres d’histoire – lisez uniquement des biographies, car elles peignent la vie sans théorie”” (B. Disraeli) (in apertura) AHAMED Liaquat, laureato in economia nelle università di Cambridge ed Harvard, ha lavorato nel campo finanziario per 25 anni. Fa parte del consiglio di direzione di società di investimenti e di assicurazioni. Questo libro è stato giudicato da Goldman Sachs il miglior “”business book”” dell’anno. Riserve d’oro dal 1913 al 1923. Dopo la guerra gli Stati Uniti acquisiscono la maggior parte delle riserve d’oro mondiali (v. tabella pag 153)”,”ECOI-281″
“AHMAD ‘ABD AL- WALIYY Vincenzo”,”Islãm. L’altra civiltà.”,”Ahmad ‘abd al-Waliyy Vincenzo è il responsabile giuridico della Comunità religiosa Islamica Italiana (CO.RE.IS.), a nome della quale cura i rapporti con il Governo per la pratica di riconoscimento ufficiale e per l’intesa. Nato a Napoli nel 1961 residente a Milano da parecchi anni ha aderito all’Islam. Nel 1999 è stato il rappresentante ufficiale per l’Italia alla conferenza mondiale organizzata al Cairo dal Supremo Consiglio degli Affari Islamici e dell’Università al-Azhar, la più grande del mondo islamico. Insegna storia e diritto della civiltà islamica presso l’Università Federico II di Napoli, ed è autore di numerose pubblicazioni di carattere accademico, oltre a svolgere attività di conferenziere in Italia e all’estero.”,”VIOx-065-FL”
“AHRENS Franz”,”Streiflicher aus dem Leben eines Kommunisten. Franz Ahrens über Max Reimann.”,”Collaborazione di Adolf BROCH Albert BUCHMANN Kurt GOLDSTEIN Franz HERZNER Walter JARRECK Ewald KAISER Josef LEDWOHN Anton PRECKEL Heinz RENNER Max SCHÄFER Waldemar SCHUSTER”,”GERV-041″
“AHRWEILER Hélène AYMARD Maurice a cura, saggi di David ABULAFIA Hélène AHRWEILER Maurice AYMARD Jean-François BERGIER Dan BERINDEI Jean-Paul BLED Alain BLUM Jerzy BOREJSZA Christos BOULOTIS Peter BURKE Marco CATTINI Monica CHARLOT Georges DERTILIS André FONTAINE Robert FRANK Aleksander GIEYSZTOR Carl Hans HAUPTMEYER Hartmut KAELBLE Juhan KAHK Michel KAZANSKI Paul LEMERLE Claude MOSSE’ Michael MÜLLER Mikhail NARINSKI Claude NICOLET Hans Heindrich NOLTE Dimitri OBELENSKY Vlassios PHIDAS Sidney POLLARD Maarten PRAK Jean-Louis RALLU Jean RICHARD Marzio A. ROMANI Sergio ROMANO Jacqueline DE-ROMILLY Henryk SAMSONOWICZ Albert SCHNYDER Luis Suarez FERNANDEZ Sanjay SUBRAHMANYAM Alexandre TCHOUBARIAN Jerzy TOPOLSKI Gilbert TRAUSCH Karl Ferdinand WERNER”,”Les Européens.”,”Saggi di David ABULAFIA Hélène AHRWEILER Maurice AYMARD Jean-François BERGIER Dan BERINDEI Jean-Paul BLED Alain BLUM Jerzy BOREJSZA Christos BOULOTIS Peter BURKE Marco CATTINI Monica CHARLOT Georges DERTILIS André FONTAINE Robert FRANK Aleksander GIEYSZTOR Carl Hans HAUPTMEYER Hartmut KAELBLE Juhan KAHK Michel KAZANSKI Paul LEMERLE Claude MOSSE’ Michael MÜLLER Mikhail NARINSKI Claude NICOLET Hans Heindrich NOLTE Dimitri OBELENSKY Vlassios PHIDAS Sidney POLLARD Maarten PRAK Jean-Louis RALLU Jean RICHARD Marzio A. ROMANI Sergio ROMANO Jacqueline DE-ROMILLY Henryk SAMSONOWICZ Albert SCHNYDER Luis Suarez FERNANDEZ Sanjay SUBRAHMANYAM Alexandre TCHOUBARIAN Jerzy TOPOLSKI Gilbert TRAUSCH Karl Ferdinand WERNER La demografia e la Prima guerra mondiale “”A’ l’aube de la Première Guerre mondiale, l’ensemble des Européens est déjà engagé dans une transition démographique caractérisée par une baisse rapide de la mortalité et de la fécondité. Les Européens se situent, en 1914, à des moments divers d’un parcours dont l’avancement dépend fortement de la plus ou moins grande précocité avec laquelle ils ont abordé cette voie. Les François ont amorcé le processus de baisse dès la fin du dix-huitième siècle, puis les autres Européens, à partir du milieu du dix-neuvième siècle, ont progressivement suivi ce chemin. Les Russes, bons derniers, ont attendu l’aube du vingtième siècle: tous les indices révèlent que le processus s’est enclenché dès avant la révolution d’Octobre. Ces décalages apparaissent, bien que partiellement modifiés, dans la carte de l’Europe qui se dessine quand éclate la Première Guerre mondiale. (…) C’est dans une Europe marquée par de profondes inégalités dans la phase de transition démographique, sujette à une émigration importante et présentant de grande différences dans l’accroissement de sa population, qu’éclate la Première Guerre mondiale. Presque tous les Européens participèrent au conflit, de près ou de loin, si l’on excepte les Scandinaves, les Espagnols et quelques autre. Des générations entières furent décimées, d’autres, nées durant la guerre, restèrent marquées par un déficit important. (…) A’ elle seule, la Première Guerre mondiale fit plus de 9 millions de victimes, principalement des militaires. Les pertes les plus élevées s’observent en Serbie et au Monténegro (5,7% de la population), en France et en Roumanie (3,3%), en Allemagne (3%), en Autriche et en Belgique (1.9%)”” Alain Blum, Jean-Louis Rallu, ‘La démographie des Européens après la Première Guerre mondiale’ (pag 492,493,494)”,”EURx-308″
“AHRWEILLER Jacques”,”Franklin. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”””Franklin, da questo punto di vista, senz’altro prefigura ciò che sarà la scienza americana, pratica, rapida, organizzatrice più che teorica: la storia dell’ energia atomica, ispirata alle scoperte europee, ma organizzata su di un piano americano, illustrerà due secoli più tardi questo aspetto del genio scientifico del nuovo mondo””. (pag 47-48)”,”BIOx-067″
“AIELLO Alberto, a cura”,”Karl Marx. Biografia per immagini.”,”””Engels mi raccontò che Marx gli parlò per la prima volta del determinismo economico della sua teoria della concezione materialistica della storia nel 1844, al Café de la Régence, uno dei principali centri della rivoluzione del 1789. Engels e Marx presero l’ abitudine di lavorare insieme. Engels, che pure era di una precisione estrema, perse la pazienza più d’una volta davanti alla scrupolosità di Marx, che si rifiutava di scrivere una frase se non era in grado di provarla in dieci modi diversi”” (dai ricordi di Paul Lafargue, scritti nel 1904). (pag 58) “”Così Marx motivò la natura politica del contrasto che lo opponeva al gruppo Willich-Schapper: “”Ad una concezione critica la minoranza oppone una concezione dogmatica, a una concezione materialistica essa ne oppone una idealistica. Per essa non i rapporti effettivi, ma la ‘pura volontà’ è motore della rivoluzione. Mentre noi diciamo agli operai: dovrete combattere ancora per 15, 20, 50 anni guerre civili e nazionali, non solo per cambiare la situazione, ma per cambiare voi stessi e mettervi in grado di esercitare il potere politico; voi dite invece: “”Dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire””. Mentre noi additiamo specialmente agli operai tedeschi la struttura ancora informe del proletariato tedesco, voi lusingate nel modo più grossolano il sentimento nazionale e i pregiudizi di classe degli artigiani tedeschi, il che del resto è più popolare. I democratici santificano la parola ‘popolo’, e voi la parola ‘proletariato’. Come i democratici, voi mettete la retorica rivoluzionaria al di sopra dello sviluppo rivoluzionario”” (intervento di Marx alla seduta del Comitato centrale della Lega del 15 settembre 1850).”” (pag 118)”,”MADS-391″
“AIELLO Alberto, a cura”,”Karl Marx. Biografia per immagini.”,”””I democratici santificano la parola ‘popolo’, e voi la parola ‘proletariato’. Come i democratici, voi mettete la retorica rivoluzionaria al di sopra dello sviluppo rivoluzionario”” “”Engels mi raccontò che Marx gli parlò per la prima volta del determinismo economico della sua teoria della concezione materialistica della storia nel 1844, al Café de la Régence (1), uno dei principali centri della rivoluzione del 1789. Engels e Marx presero l’abitudine di lavorare insieme. Engels, che pure era di una precisione estrema, perse la pazienza più d’una volta davanti alla scrupolosità di Marx, che si rifiutava di scrivere una frase se non era in grado di provarla in dieci modi diversi”” (dai ricordi di Paul Lafargue, scritti nel 1904). [immagine n. 28, periodo 1841-1845] “”Nonostante la febbrile attività di Marx per riorganizzare le fila anche nelle difficili condizioni dell’esilio, le organizzazioni politiche dei profughi politici a Londra andavano sfaldandosi ed erano dilaniate da violente quanto sterili lotte intestine. Anche la Laga dei comunisti subì la stessa sorte e ben presto si arrivò a una scissione. Così Marx motivò la natura politica del contrasto che lo opponeva al gruppo Willich-Schapper: «Ad una concezione critica la minoranza oppone una concezione dogmatica, a una concezione materialistica essa ne oppone una idealistica. Per essa non i rapporti effettivi, ma la ‘pura volontà’ è motore della rivoluzione. Mentre noi diciamo agli operai: dovrete combattere ancora per 15, 20, 50 anni guerre civili e nazionali, non solo per cambiare la situazione, ma per cambiare voi stessi e mettervi in grado di esercitare il potere politico; voi dite invece: “”Dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire””. Mentre noi additiamo specialmente agli operai tedeschi la struttura ancora informe del proletariato tedesco, voi lusingate nel modo più grossolano il sentimento nazionale e i pregiudizi di classe degli artigiani tedeschi, il che del resto è più popolare. I democratici santificano la parola ‘popolo’, e voi la parola ‘proletariato’. Come i democratici, voi mettete la retorica rivoluzionaria al di sopra dello sviluppo rivoluzionario» (intervento di Marx alla seduta del Comitato centrale della Lega del 15 settembre 1850)”” [immagine n. 9, periodo 1849-1864] “”La scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciali delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’auroro dell?era della produzione capitalistica. Questi procedimenti idillici sono ‘momenti fondamentali dell’accumulazione originaria’. Alle loro calcagnaviene la ‘guerra commerciale’ delle nazioni europee, con l’orbe terracqueo come teatro. La guerra commerciale si apre con la secessione dei Paesi Bassi dalla Spagna, assume proporzioni gigantesche nella guerra antigiacobina dell’Inghilterra e continua ancora nelle guerre dell’oppio contro la Cina, ecc.» (Marx, ‘Il capitale’, libro I) [immagine n. 69, periodo 1849-1864] [‘Karl Marx. Biografia per immagini’, a cura di Alberto Ajello, Editori Riuniti, Roma, 1983] [(1) L’antico Café de la Régence a Parigi dove si incontrarono Karl Marx e Friedrich Engels nel 1844]”,”MADS-002-FAP”
“AINEIAS (ENEA TATTICO); a cura di David WHITEHEAD”,”Aineias The Tactician. How to Survive under Siege.”,”Alcuni studiosi ritengono che Enea fosse un generale peloponnesiaco contemporaneo di Senofonte e lo identificano con Enea di Stinfalo, in Arcadia, citato da Senofonte (Hellenica, 7, 3, 1) fra i comandanti della seconda Battaglia di Mantinea (362). Senofonte racconta che Enea, nel 366 a.C., nel corso dei conflitti interni al Peloponneso, riunì l’esercito e i cittadini più influenti sull’acropoli di Sicione, richiamando anche i cittadini esiliati senza decreto. Sempre dalla sua opera superstite possiamo dedurre ch’egli abbia combattuto anche nell’Egeo e in Asia Minore. David Whiteshead è Seniro Lecturer in Ancient History University of Manchester. Enea il tattico. Come sopravvivere all’assedio. Cassandra ed Enea sono noti a molti lettori della RDT grazie a Christa Wolf. Il rapporto tra la sacerdotessa di Troia – Cassandra e l’erede della città di Enea. In Omero i due non si incontrano. Sono entrambi in città durante gli anni dell’assedio di Troia. Inoltre, Cassandra è la sorella della moglie di Enea, Kreusa. Ma Omero non permette loro di entrare in contatto personale. Omero non parla certo di una storia d’amore tra Enea e Cassandra. Alla caduta di Troia, Enea lascia la città mentre Cassandra viene catturata. Enea in fuga dall’incendio di Troia con suo figlio e suo padre sulla schiena.”,”QMIx-112-FSL”
“AIRALDI Gabriella”,”Guerrieri e mercanti. Storie del Medioevo genovese.”,”AIRALDI Gabriella ordinario di storia medievale all’ Università di Genova, specialista di storia mediterranea e di storia delle relazioni internazionali per il medioevo e la prima età moderna. Ha scritto oltre 300 pubblicazioni. “”Qualche decennio dopo, nel testo fondamentale della normativa marittima genovese, il ‘Liber Gazarie’, a completare il panoramadella piena espansione economica della città da Oriente a Occidente, accanto alle parti riguardanti il Mediterraneo e il Mar Nero, fa la sua comparsa l’ ‘Ordo gallearum Flandrie’; mentre nella stessa epoca, s’inaugura la serie dei trattati, che fino all’ età moderna, garantirà al costanza dei rapporti tra Genova e le Fiandre. (…) Ma accanto all’ Italia dei Comuni, l’ altro perno determinante della “”rivoluzione commerciale”” è stato costituito proprio dalle Fiandre, punto nodale della contigua area economica, terminale della linea di navigazione a lungo raggio tra il Levante mediterraneo e il nord. Qui lo sviluppo della città (che in qualche misura somiglia a quello delle città italiane), cresciuto su un’antica e raffinata attività tessile, ha reso quest’area complementare all’ economia internazionale. Tanto sul Mediterraneo clasico quanto sul “”Mediterraneo del Nord”” s’è sviluppata dunque la civiltà dei mercanti, destinata a ristrutturare completamente la fisionomia dell’ Europa””. (pag 166-167)”,”LIGU-006″
“AIRALDI Gabriella”,”Storia della Liguria. Dal 1492 al 1797. Volume III.”,”AIRALDI Gabriella ‘Liguria, la più “”atlantica”” delle regioni italiane’ (pag 20-26) Colombo talentuoso scrittore. “”Uomo avveduto e buon conoscitore di persone e cose, attento all’immagine e alla comunicazione, Colombo sceglie per primo le coordinate in cui vuole essere collocato. Non è solo un marinaio esperto di venti e di maree, di carte e di strumenti per leggere e misurare il mondo, un cartografo provetto, un coraggioso capitano di ventura del mare, un genovese attento a nuovi mercati. La nutrita serie di documenti di varia natura, autografi e in copia, di cui egli stesso è autore, testimonia la sua grande confidenza con la penna: il che – dati i tempi – assume un significato particolare, poiché consente all’interessato di dipingersi e di dipingere la sua impresa con i toni preferiti. Dopotutto non c’è stato, fino a quel momento, nessun uomo di mare che abbia scritto tanto e bene come lui”” (pag 29-30)”,”LIGU-093″
“AIRALDI Gabriella”,”Dall’Eurasia al Nuovo Mondo. Una storia italiana (secc. XI-XVI).”,”AIRALDI Gabriella ordinario di Storia medievale all’Università di Genova è specialista di storia mediterranea e delle relazioni internazionali e interculturali per il medioevo e la prima età moderna. AIRALDI Gabriella, Dall’Eurasia al Nuovo Mondo. Una storia italiana (secc. XI-XVI), FRATELLI FRILLI EDITORI. GENOVA. 2007, pag 205 8°, note indice nomi; Collana del Centro di Studi “”Paolo Emilio Taviani”” sulle relazioni internazionali dal medioevo all’età contemporanea diretto da Gabriella AIRALDI. AIRALDI Gabriella ordinario di Storia medievale all’Università di Genova è specialista di storia mediterranea e delle relazioni internazionali e interculturali per il medioevo e la prima età moderna. [‘La grande mobilità operativa innescata dall’economia di mercato e dal capitalismo concorre ad incrementare possibili ascese sociali. Michele de Cuneo e Cristoforo Colombo rappresentano, sia pure in sfumatura profondamente diversa, esempi che rientrano in questa tipologia. Michele parte da una posizione più favorevole. Appartiene ad un’importante e ricca famiglia savonese di uomini d’affari, che sono anche imprenditori, uomini politici e diplomatici. (…) E’ evidente che Colombo può operare senza Genova, ma non senza genovesi e liguri; non senza la loro protezione e i loro capitali, soprattutto nell’area iberica. (…) La vicenda di Colombo nasce all’ombra dei Fieschi; un Fieschi lo salverà alla Giamaica e gli sarà vicino nel giorno della morte; Colombo collabora continuamente con Centurione e Spinola, di Negro, Vivaldi, nomi antichi e potenti sul piano internazionale. (…) Si giunge ora alla parte sostanziale della lettera, veramente preziosa sotto molti aspetti e degna di ben altra attenzione di quella dedicata ad una semplice relazione di viaggio. (…) Il testo della lettera è complesso. (…) Michele, infatti, guarda alla nuova realtà con gli occhi di chi sa come riconoscerne i “”valori”” e sa come memorizzarli a fini commerciali. Si tratta di un sistema preciso, ben rappresentato in tutte le culture mercantili (…). Si è detto finora che, gelosi del loro sistema e delle loro conoscenze, i genovesi non hanno mai prodotto nulla di somigliante ad una “”pratica di mercatura””. La lettera di Michele de Cuneo smonta questa teoria, offrendoci al tempo stesso due certezze: Colombo è certamente genovese (parola di savonese…); i poco loquaci liguri scrivono solo se si trovano di fronte a vere novità: infatti il marinaio Cristoforo Colombo e l’uomo d’affari Michele de Cuneo memorizzano ciò che incontrano. Ma lo fanno restando ancora una volta fedeli all’abituale riservatezza di un sistema antico, che privilegia sempre e comunque il “”privato”” (soprattutto quando si tratti di informazioni “”uniche””)”” (pag 120- 133)] [ISC Newsletter N° 72] ISCNS72TEC”,”ASGx-044″
“AIRALDI Gabriella”,”Storia della Liguria. Dal 643 al 1492. Volume II.”,”Gabriella Airaldi, (Genova, 1942) insegna storia medievale all’Università di Genova. Specialista di storia delle relazioni internazionali e interculturali, di storia dell’espansione europea per l’età medievale e la prima età moderna. E’ autrice di circa 400 pubblicazioni.”,”LIGU-093-B”
“AIRALDI Gabriella”,”L’occhio del mercante. Commercio e cultura nel Medioevo italiano.”,”Gabriella Airaldi, specialista di Storia mediterranea e delle relazioni internazionali dal Medioevo all’età moderna. Ha insegnato all’Università di Genova e in varie università all’estero. Ha diretto il Centro di ricerca in Studi colombiani. E’ autrice di quattrocento pubblicazioni scientifiche”,”STOS-226″
“AIRALDI Gabriella”,”Storia della Liguria. Dal 1861 al 1970. Volume V.”,”Gabriella Airaldi, (Genova, 1942) insegna storia medievale all’Università di Genova. Specialista di storia delle relazioni internazionali e interculturali, di storia dell’espansione europea per l’età medievale e la prima età moderna. E’ autrice di circa 400 pubblicazioni. Seconda guerra mondiale: Il bombardamento di Genova dal mare (pag 224-225-226) “”Nella notte del 13 giuno 1940 una squadra formata da 4 incrociatori, 11 caccia e 4 sommergibili salpa da Hyères. In quelle ore, partita dalla Spezia per il consueto servizio di scorta a un posamine, la ‘Calatafimi’ è in navigazione verso Savona. È davanti a Camogli uando vengono avvistati 8 bombardieri francesi che sorvolano Genova diretti al campo d’aviazione di Novi Ligure. Brignole (Giuseppe Brignole di Noli, comandante della ‘Calatafimi’, ndr) dà ordine di fermare le macchine. La navigazione è sospesa per due ore, poi si riprende la deposizione delle mine tra Genova e Savona. Un’improvvisa foschia non impedisce di vedere che in prossimità di Arenzano avanzano le navi francesi dirette a Genova. La squadra francese si è divisa: una parte si è diretta a su Savona-Vado, la seconda su Genova. Alle 4.25 due squadriglie di MAS, una delle quali è comandata dal ligure Parodi, avvistano le navi francesi in prossimità di Bergeggi. Alle 4.26 si scatena l’inferno. Poco possono fare i MAS e nulla la batteria di Vado e il treno armato che staziona alla galleria della Torretta di Albisola. Il bombardamento cessa alle 4.48. Mentre il posamine ripara in porto, Brignole avvia l’azione che porterà alla celebrità lui, i suoi uomini e la vecchia ‘Calatafimi’. La torpediniera e l’equipaggio sono soli di fronte alle unità francesi che, tra le 4.26 e le 4.40, bombardano il porto e l’Ansaldo, e da soli vanno incontro alla battaglia. Nessuno li difende. Nonostante sia partito l’allarme, la catena informativa ha molti vuoti, le disfunzioni sono troppe”” (pag 224-225) “”Genova è nel mirino. Domenica 9 febbraio 1941 alle 7.35 le sirene suonano l’allarme. L’operazione ‘Grog’ si abbatte sulla città e la devasta. Dal promontorio di Portofino una squadra navale inglese, partita da Gibilterra, con la corazzata ‘Malaya’, gli incrociatori ‘Renown’ e ‘Sheffield’, la portaerei ‘Ark Royal’ e navi di scorta, bombarda per quasi un’opera Genova, non incertettata dalle corazzate ‘Vittorio Veneto’, ‘Giulio Cesare’ e ‘Andrea Doria’, di vedetta a ovest della Corsica. Intanto l’aviazione inglese colpisce i nodi ferroviari, La Spezia, Pisa e Livorno. A Genova morti e feriti sono varie centinaia, i senzatetta sono oltre 2500. Gravi danni si registrano nella parte orientale del centro cittadino e nel centro storico. Sono colpiti piazza Colombo, via XX Settembre, l’ospedale Galliera, la biblioteca Berio; un proiettile inesploso è tuttora conservato all’interno della cattedrale di San Lorenzo. Sono bombardati anche gli stabilimenti dell’Ansaldo e quattro navi sono affondate. Alla fine delle guerra la flotta mercantile avrà perso 672 bastimenti su 786. Alla Spezia le bombe cadono il 29 settembre. La situazione è monitorata giorno per giorno dal diario di Caviglia, che ha alti contatti in Italia e all’estero e ha chiarissima la situaizone politica e strategica mondiale e locale. La sua condanna del fascismo è senza appello. La situazione peggiora ulteriormente alla fine del ’41″” (pag 226)”,”LIGU-093-C”
“AJELLO Nello”,”Intellettuali e PCI 1944-1958.”,”Nello AJELLO, Napoli 1930, è un editorialista politico studioso della cultura italiana contemporanea. Nel 1954, fu tra i fondatori della rivista ‘Nord e Sud’, e ha collaborato al ‘Mondo’ di PANNUNZIO. Dal 1962 ha lavorato all’ Espresso arrivando alla carica di condirettore. Ha scritto vari libri. “”Ma, al di là di questi episodi di grande rilevanza ‘unitaria’, sui quali il PCI riesce a mobilitare ampi consensi, le garanzie e gli stimoli che la cultura di sinistra offre agli intellettuali andranno facendosi, nel quinquennio 1948-53, sempre più deboli (lo stesso Massimo Mila, tanto per fare un esempio, sarà tra breve protagonista di un clamoroso scontro con Togliatti in materia d’ estetica musicale). Il conformismo è nell’ aria, attenuato a malapena dalla solita diplomazia del vertice togliattiano””. (pag 188)”,”PCIx-125″
“AJELLO Nello”,”Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991.”,”Nello AJELLO (Napoli, 1930) giornalista già condirettore dell’ Espresso, editorialista della ‘Repubblica’ ha pubblicato ‘Lezioni di giornalismo’ (Garzanti) e ‘Intellettuali e PCI 1944-1958) (1979). “”Avrà ragione Paolo Bufalini a notare, nel decennale di quella battaglia, che il PCI “”ne trasse un grande prestigio e un grande accrescimento della propria influenza””. E, si può aggiungere, della propria penetrazione culturale. Fu interno all’ autorevole garanzia delle Botteghe Oscure che si raccolsero in prevalenza, ad esempio i “”cattolici del no””: sindacalisti della Cisl come Pierre Carniti e Luigi Macario, intellettuali come Pietro Scoppola, Gian Paolo Meucci, Giuseppe Lazzati, Leopoldo Elia, Mario Gozzini, Raniero La Valle, Romano Prodi, Luigi Pedrazzi, Ermanno Gorrieri, Mario Pastore, Piero Pratesi, Boris UIianich””. (pag 108)”,”PCIx-159″
“AJELLO Nello”,”Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991.”,”Nello Ajello (Napoli 1930), giornalista già condirettore dell’Espresso, editorialista della Repubblica, ha pubblicato Lezioni di giornalismo, Italiani di fine regime, e per i nostri tipi, Lo scrittore e il potere e Intellettuali e Pci 1944-1958.”,”PCIx-009-FL”
“AJELLO Nello”,”Lezioni di giornalismo. Com’è cambiata in 30 anni la stampa italiana.”,”Nello Ajello nato nel 1930 a Napoli morto a Roma nel 2013, era un noto editorialista politico e un attento studioso della cultura italiana contemporanea. E’ stato, nel 1954, tra i fondatori della rivista ‘Nord e sud’ e ha collaborato al ‘Mondo’ di Pannunzio. Attualmente (1985) è inviato speciale dell’Espresso, del quale è stato per molti anni co-direttore, e collaboratore di ‘Repubblica’. Insegna giornalismo alla Luiss di Roma. Ha pubblicato fra l’altro, presso l’editore Laterza, ‘Lo scrittore e il potere’ (1974) e ‘Intellettuali e PCI’ (1979). ‘Lezioni di giornalismo’ non è un titolo di fantasia: si tratta proprio delle lezioni che Nello Ajello ha tenuto fra il marzo e il giugno 1985, all’Università Luiss di Roma. La materia delle lezioni, e il contenuto del libro, riguarda l’attualità del nostro giornalismo “”scritto”” (gli anni 1980) ma ne rintraccia le radici indietro nel tempo fino a quel 1955 che segnò l’estensione a tutta l’Italia delle trasmissioni televisive. Chi legge e chi no. “”Qual è stato in Italia, negli ultimi trent’anni, lo sviluppo della stampa quotidiana, che rappresenta il tessuto connettivo dell’informazione scritta? In linea preliminare, un dato di fatto s’impone: in Italia si vendono e si leggono pochi quotidiani. Per molti decenni, la tiratura complessiva dei quotidiani italiani si è aggirata fra i sei e i sette milioni di copie, e la loro vendita effettiva intorno ai cinque milioni. Si tratta di dati che nella pratica si sono dimostrati difficilmente modificabili, fino ad anni a noi molto vicini, nonostante lo sviluppo del Paese in altri settori, il diffondersi dell’istruzione e il crescere del reddito pro-capite. A malapena, e non sempre, la vendita di giornali quotidiani è riuscita, in Italia, in questo trentennio, ad adeguarsi all’incremento demografico, e la disparità lamentata nei riguardi dei maggiori paesi capitalistici – anche volendosi tener conto dei rispettivi indici di reddito – è assai rilevante. In Italia si tirano un terzo delle copie di quotidiano pubblicate, più o meno a parità di popolazione, in Gran Bretagna, per non parlare degli Stati Uniti e del Giappone, nazioni più popolose: basti pensare che un solo quotidiano giapponese, l’«Asahi Shinbun», diffonde un numero di esemplari pari a due volte l’intera circolazione dei quotidiani italiani. A questa situazione complessivamente stagnante per quanto riguarda gli acquisti hanno corrisposto fino agli inizi degli anni Ottanta dati altrettanto statici in termini di lettura effettiva di quotidiani politici (…). La media di copie di quotidiani vendute ogni cento abitanti – circa 10 nel 1983 e circa 11 nel 1984 – ci colloca comunque in una posizione ancora debole in Europa: nei paesi del Mec, la media di vendita è di 20 copie ogni cento abitanti. Secondo dati Unesco riferiti al 1979, in termini di diffusione di giornali per abitante, l’Italia figurava al ventitreesimo posto fra i venticinque paesi considerati: la superavano non soltanto alcuni grandi consumatori di carta stampata come Giappone, Svezia, Germania Est, Finlandia, Gran Bretagna, Austria, ma anche paesi considerati a basso reddito o culturalmente meno sviluppati, come Bulgaria, Romania, Iugoslavia. (…) Sconfortanti sono (…) i dati di vendita relativi all’editoria libraria. Secondo statistiche elaborate qualche anno fa dall’Unesco e dalla Direzione Ricerche e Studi della Mondadori, il 53 per cento degli italiani non compra e non legge mai un libro; il 13 per cento «consuma» o «sfoglia» due libri all’anno e il 34 per cento ne legge più di tre. E’ un livello di lettura, quello dei libri, che si colloca in fondo alla lista dei paesi sviluppati. Se in Italia il numero dei libri venduti per abitante è di 1,3, simile cioè a quello del Portogallo, tale indice sale a 3.8 in Gran Bretagna, a 5.3 in Francia, a 5.6 in Austria, a 8.7 in Norvegia. Se usciamo dall’Europa questo indice risulta di 5.8 negli Stati Uniti, di 8,7 in Giappone, di 7.8 in Australia ed Israele, di 6.8 in Nuova Zelanda. Quanto alla percentuale di lettori di libri sulla popolazione adulta, in Italia – secondo un’altra recente indagine – siamo al 34% mentre la vicina Svizzera si colloca al 69%”” La Repubblica (11.8.2013) (Simonetta Fiori) “”È morto a Roma il giornalista e scrittore Nello Ajello, storica firma di Repubblica e dell’Espresso. Avrebbe compiuto 83 anni il 20 novembre. Era da tempo malato di tumore, ma l’ha scoperto solo di recente perché concentrato su un dolore più grande: la malattia della moglie Giulia, scomparsa lo scorso 25 luglio. Una storia d’amore d’altri tempi, un legame che non poteva essere reciso. Elegante, ironico, una leggera somiglianza con l’attore David Niven, Nello Ajello incarnava esemplarmente la stirpe degli “”anglonapoletani””, una specie antropologica e intellettuale che Beniamino Placido faceva risalire alla fine del Settecento, l’epoca di Emma Hamilton, moglie dell’ambasciatore britannico nel Regno di Napoli. Inconfondibili nel rigore. Inconfondibili nel modo di vestire. Inconfondibili nell’amare la loro imbarazzante città – imbarazzante per “”l’eccesso”” e “”l’incoscienza”” – opponendole uno stile che non conosce approssimazione. Né in termini etici né in quelli estetici. Anche il percorso intellettuale di Nello Ajello non conobbe approssimazioni, essendosi definito sin dagli anni Cinquanta attraverso alcuni santuari della cultura democratica e progressista. I primi passi a Nord e Sud, la rivista di Francesco Compagna che coniugava meridionalismo ed europeismo (“”il capitolo più appassionante della mia giovinezza””). Il lavoro a Torino all’Olivetti, al fianco del mitico mecenate Adriano (“”Mio padre si mostrò stupefatto: ‘Che vai a fare a Torino? È ‘nu paisiello! ‘Vado a Torino, risposi, perché la amo molto e perché non posso andare a Helsinki non conoscendone la lingua””). La collaborazione al Mondo di Pannunzio e la successiva attività nelle stanze dell’Espresso, di cui per tanti anni fu condirettore al fianco di Livio Zanetti (“”Mi occupavo di qualsiasi cosa, dal salotto di Croce alla vallata vietnamita di Da-Nang, dalla legge Merlin alla Guerra dei sei giorni””). Infine l’approdo nelle pagine di Repubblica, dove dall’89 al ’91 diresse il supplemento culturale Mercurio e poi restò firma d’eccellenza, sempre nel segno della levità e della destrezza. Un itinerario politico e culturale coerente, che egli amava restituire con il consueto understatement: “”Mi pare di aver provato simpatia per una liberaldemocrazia a sfondo laico che fosse davvero tale, senza sconfinamenti verso utopie di segno diverso o verso cangianti settarismi. E senza aderire – per farla breve – ai più acrobatici revisionismi a’ la page. Ciò non toglie che nella classica distinzione a firma di Norberto Bobbio tra destra e sinistra, io mi riconosca nel secondo corno del dilemma, pur non rinunziando allo sgomento cui mi induce l’oltranzismo anche in veste progressista””. Maestro di antiretorica, ha saputo raccontare il Novecento – ma anche gli esordi del nuovo secolo – senza tracce di sussiego, nella lucida consapevolezza delle mine nascoste in un mestiere che ha contribuito a reinventare. Nelle migliaia di articoli e profili critici – che compongono una sorta di enciclopedia dell’intellighenzia contemporanea – non ci si imbatte mai né nell’accademia né nell’astrattezza. Considerava il giornalismo culturale una specialità a sé, che richiede a chi vi si cimenta un’ardua quadratura del cerchio. “”La figura del redattore culturale””, diceva Nello, “”è esposta a un pericolo: sta in bilico tra il professore che non sa scrivere e il dilettante che magari sa scrivere ma non sa. Professionalmente parlando, egli può o deve essere un centauro. Ossia deve sapere, e deve sapere scrivere””. E se non sa, aggiungeva, deve sapere dove mettere le mani. Lettore colto e raffinatissimo, Ajello apparteneva alla specie di chi sapeva. E sapeva scrivere con rara capacità narrativa. Ma non è rintracciabile negli innumerevoli interventi un sospetto di supponenza. Rigore storiografico, cura del dettaglio sapido e il cannocchiale rovesciato dell’ironia: nel territorio assai vasto del dibattito delle idee, il suo approccio è sempre rimasto giornalistico, capace di nutrire l’intelligenza senza mai renderla stanca od opaca. Anche nel fare i titoli – genere in cui esercitava un indiscusso magistero – scuoteva gerarchie e monumenti. E in redazione non erano ammessi musi lunghi: se in questo mestiere non ci si diverte – era il suo monito – forse è meglio sceglierne un altro. Nelle sue istantanee poco ossequiose, intere schiere di maîtres a’ penser sono scese dal piedistallo per acquistare abitudini, ossessioni, nevrosi, fragilità proprie di uomini comuni. Romanzieri, poeti, critici, editori, umoristi, attori, filosofi, statisti, sociologi, politologi. Maggiori e minori. La sua galleria di Illustrissimi (un libro del 2006) mostra “”un alternarsi di pensoso e ilare”” che era anche una metodologia di lavoro. “”Un giornale è per definizione quanto di più pragmatico e di meno protocollare esista quando ospita temi culturali. Incenso e gloria: ecco due ingredienti che mi piacerebbe non figurassero in queste pagine””. E divenuto egli stesso “”illustrissimo””, evitò fino alla fine di impancarsi a venerato maestro. Una tentazione, diceva, che nella vecchiaia è assolutamente da evitare. I suoi due saggi sui rapporti tra intellettuali e Pci, che coprono mezzo secolo di vicende nazionali, resteranno un caposaldo della bibliografia storica contemporanea (Intellettuali e Pci e Il Lungo addio, entrambi di Laterza). Il consueto stile mercuriale, accompagnato da una sterminata documentazione anche inedita su episodi e personaggi, ne fanno dei classici destinati nel tempo a essere letti, riletti e consultati. “”Una paziente e modesta monografia””, li definiva l’autore rubando il termine a Francesco De Sanctis, il quale inclinava a credere che “”accertare un fatto desta più interesse che stabilire una legge””. Il libro-intervista con Alberto Moravia, suo grande amico, fu adottato nei corsi universitari di Lettere. E nella stessa collana laterziana avrebbe firmato più di recente L’editore fortunato, una partecipe conversazione con Carlo Caracciolo, insieme a Eugenio Scalfari suo compagno di viaggio nell’avventura dell’Espresso e di Repubblica. Erede dei Flaiano e dei Maccari, i cui acquerelli affollavano le pareti di casa, Ajello era anche un formidabile autore di corsivi. Tra il 1992 e il 1993, sulle pagine politiche del quotidiano, ritrasse il naufragio della prima Repubblica. Per Bettino Craxi coniò il motto “”l’irritation au pouvoir””, a ricalco dello slogan del Sessantotto francese. Con De Mita intonava “”Fratelli d’Irpinia””. E Formigoni era la “”prova ontologica dell’inesistenza di Dio””. Quello del corsivo era un genere che gli somigliava. “”Confina con l’aforisma e l’epigramma””, lo definì una volta. “”Nasconde l’animosità dietro l’ironia. Chiude la cattiveria dietro la gabbia del distacco. La sua perfidia, quando c’è, va servita fredda. È un tipo di prestazione che, con la sua brevità, fulmina l’autore per primo. Non sopporta il sussiego. Somiglia all’articolo di fondo come una lucertola a un coccodrillo: o è agile o non è””. Agile Nello lo era anche nella vita. Ogni parola fiammeggiava di ironia. “”Per una battuta si mangerebbe una casa””, scrisse una volta Valerio Riva curandone un’antologia di scritti. Epigrafe che non gli dispiaceva. Un’arguzia affidata al rovesciamento parodistico, in cui lui scivolava agli ultimi gradini e gli altri erano pericolosamente promossi a sovrani pro tempore. Niente gli era più estraneo di quello che definiva il “”soufflé dell’ego””, quanto mai contagioso nella varia umanità che rallegra il nostro mestiere. Ma se nella professione e nello stile intellettuale esercitava e predicava distanza, nella convivenza con amici e colleghi non c’era lutto o anche solo dispiacere che non lo vedesse coinvolto. Umanissimo e sensibile. Impeccabile e generoso. Attento e a tratti malinconico. Distratto da sé fino all’ultimo, tanto da non accorgersi del male che lo minava.”””,”EDIx-234″
“AJELLO Anna Maria e MEGHNAGI Saul”,”Conoscenza e Differenza. Dall’omologazione alla specificità di genere.”,”Saul Meghnagi, pedagogista. Coordina l’area di ricerca sulla formazione dell’Ires. Anna Maria Ajello, psicopedagogista. Insegna teorie e metodi di programmazione e valutazione scolastica presso l’Università di Roma La Sapienza.”,”DONx-076″
“AJELLO Raffaele D’ADDIO Mario, a cura; saggi di GALASSO D’ADDIO ANES MARCONI DE-ROSA MARRANA SCIUTI RUSSI MAIORINI AUER FERRARI MIGLIORINI LOLLINI BARRIO GONZALO FERRER BENIMELI”,”Bernardo Tanucci. Statista, letterato, giurista. Convegno internazionale di studi per il secondo centenario, Napoli, Caserta, Salerno 28-30 aprile 1983. Volume primo.”,”Bernardo Tanucci (Stia, 20 febbraio 1698 – San Giorgio a Cremano, 29 aprile 1783) è stato un giurista e politico italiano. Fu un uomo di fiducia del re di Napoli Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando IV, occupò le cariche di segretario di Stato della Giustizia e Ministro degli Affari esteri e della Casa Reale dal 1754 al 1776 1. Tanucci fu un sostenitore dei principi illuministi e si impegnò per affermare la superiorità del moderno Stato laico sulla Chiesa e per abolire i secolari privilegi feudali della nobiltà e del clero nel Regno di Napoli 1. Come primo ministro, limitò la giurisdizione dei vescovi, eliminò prerogative risalenti all’epoca medievale, ridusse le tasse da pagarsi alla Curia romana 1. Tanucci è stato anche autore di numerosi scritti giuridici e politici 1. (f.copil)”,”BIOx-026-FSD”
“AJELLO Raffaele D’ADDIO Mario a cura; saggi di FERNANDEZ MURGIA CHIOSI ALEROGGEN-BEDEL MASETTI ZANNINI FITTIPALDI ROBOTTI GIGANTE STRAZZULLO BECCHI”,”Bernardo Tanucci. Statista, letterato, giurista. Convegno internazionale di studi per il secondo centenario, Napoli, Caserta, Salerno 28-30 aprile 1983. Volume secondo.”,”Bernardo Tanucci (Stia, 20 febbraio 1698 – San Giorgio a Cremano, 29 aprile 1783) è stato un giurista e politico italiano. Fu un uomo di fiducia del re di Napoli Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando IV, occupò le cariche di segretario di Stato della Giustizia e Ministro degli Affari esteri e della Casa Reale dal 1754 al 1776 1. Tanucci fu un sostenitore dei principi illuministi e si impegnò per affermare la superiorità del moderno Stato laico sulla Chiesa e per abolire i secolari privilegi feudali della nobiltà e del clero nel Regno di Napoli 1. Come primo ministro, limitò la giurisdizione dei vescovi, eliminò prerogative risalenti all’epoca medievale, ridusse le tasse da pagarsi alla Curia romana 1. Tanucci è stato anche autore di numerosi scritti giuridici e politici 1. (f.copil)”,”BIOx-026-B-FSD”
“AJELLO Nello”,”Intellettuali e PCI 1944-1958.”,”Nello Ajello, Napoli 1930, è stato un editorialista politico studioso della cultura italiana contemporanea. Nel 1954, fu tra i fondatori della rivista ‘Nord e Sud’, e ha collaborato al ‘Mondo’ di PANNUNZIO. Dal 1962 ha lavorato all’ Espresso arrivando alla carica di condirettore. Ha scritto vari libri. Nello Ajello (Napoli, 20 novembre 1930 – Roma, 11 agosto 2013) è stato un giornalista e saggista italiano. Si laureò in lettere presso l’Università di Napoli nel 1952, con una tesi su Aldo Palazzeschi. Iniziò la sua carriera come redattore della rivista “Nord e Sud” e lavorò per l’Olivetti. Ajello fu una firma di punta delle pagine culturali de “La Repubblica”, quotidiano che contribuì a fondare. Nel corso degli anni, scrisse anche per altre importanti testate come “Il Mondo” di Mario Pannunzio e “L’Espresso”. Nel 1981, ricevette il Premio Saint Vincent per il giornalismo. Ajello ci lasciò a Roma nell’agosto 2013, dopo una lunga malattia, a soli 83 anni, a un mese di distanza dalla morte della moglie12. (copil.)”,”PCIx-011-FSD”
“AJELLO Nello”,”Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991.”,”Volume dedicato a Giovanni Giudici La Rai alla mercé dei partiti all’epoca della ‘Prima repubblica’ “”Fin dal maggio 1964, Indro Montanelli, in due interventi sul «Corriere della Sera», aveva sostenuto che l’informazione Rai praticava «una politica di simpatie, ma anche una politica di complicità» verso la sinistra. E citava «un documentario sul Congo» che «terminava con una requisitoria contro Ciombé e con un inno a Lumumba», prendendolo ad esempio di «un sabotaggio che ricorre alle malizie più sottili e impalpabili», come «il gioco delle luci e delle ombre». Ne discende, esemplificava ancora Montanelli, che «quando è di scena Togliatti vien fuori – non si sa come – un imperatore romano. Quando è di scena Scelba vien fuori un questurino». Conclusione di Montanelli: «la Rai-tv è rimasta alla mercé dei partiti che se la contendono e se la contrattano a metri quadrati come un’area fabbricabile» (152): secondo lui, il Pci è della partita. La denunzia, quanto meno prematura, suscitò precoci inquietudini e venne ripresa da altri organi di stampa. Sull’ «Espresso», Eugenio Scalfari manifestò tutto il suo stupore: «Credevamo» che alla Rai-tv «fossero i democristiani ma Indro Montanelli ha spiegato che ci eravamo sbagliati». Lì imperano i comunisti (153). (pag 161) [Nello Ajello, ‘Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991’, Laterza, Bari, 1997] [(152) Indo Montanelli, ‘Il teleschermo avvelenato e Tv: monopolio di complicità’, in “”Corriere della Sera””, 6 e 10 maggio 1964; (153) Eugenio Scalfari, ‘I comunisti della Rai-tv’, in “”L’Espresso””, 17 maggio 1964]”,”PCIx-012-FSD”
“AJELLO Nello”,”Lo scrittore e il potere.”,”Ajello racconta l’avventura dello scrittore italiano alle prese con il potere: ieri attraverso la terza pagina del giornale prestigioso oggi attraverso il best seller, il rotocalco, la Rai tv. Ojetti e Cecchi, Baldini e Pancrazi, Moravia e Levi, Cassola e Bassani, Fortini e Sanguineti, Eco e Arbasino, infine i contestatori del ‘6 si sono annunziati come i leader di una cultura nuova e controcorrente. La trama della ricerca: una biografia del letteratato italiano del Novecento. Ajello è nato nel 1930 a Napoli. Prima caporedattore di Nord e Sud, poi funzionario della Olivetti presso la direzione pubblicità e stampa, fu collaboratore de ‘Il Mondo’ di Pannunzio. In seguito condirettore dell’ Espresso.”,”EDIx-258″
“AJELLO Nello”,”Lo scrittore e il potere.”,”Ajello racconta l’avventura dello scrittore italiano alle prese con il potere: ieri attraverso la terza pagina del giornale prestigioso oggi attraverso il best seller, il rotocalco, la Rai tv. Ojetti e Cecchi, Baldini e Pancrazi, Moravia e Levi, Cassola e Bassani, Fortini e Sanguineti, Eco e Arbasino, infine i contestatori del ‘6 si sono annunziati come i leader di una cultura nuova e controcorrente. La trama della ricerca: una biografia del letteratato italiano del Novecento. Ajello è nato nel 1930 a Napoli. Prima caporedattore di Nord e Sud, poi funzionario della Olivetti presso la direzione pubblicità e stampa, fu collaboratore de ‘Il Mondo’ di Pannunzio. In seguito condirettore dell’ Espresso.”,”EDIx-259″
“AKBAR M.J.”,”Fratelli di sangue.”,”M.J. Akbar fondatore e caporedattore del ‘The Asian Age’ e del ‘Deccan Chronicle’ due dei più importanti giornali indiani e poi del ‘Sunday’ e del ‘Telegraph’, nel novembre 1989 fu eletto deputato in parlamento. Nel 1993 ritornò alla scrittura. Una sua opera è dedicata al conflitto India-Pakistan sul Kashmir. “”L’hindu ha una mente circolare, perché crede nella rinascita”” (pag 167) “”Gandhi era un ‘baniya’, sottintendendo che era inaffidabile come tuti i mercanti”” (pag 191) “”Gli indiani erano più eccitati dalla notizia della drammatica fuga di Subhas Bose da Calcutta alla Germania e dal suo incontro con Hitler. La distruzione della flotta americana a Pearl Harbour confermò l’impressione che Bose avesse scelto la fazione vincente”” (pag 199) “”Il vero dramma, proseguì Hogg, non era la partizione dell’India, ma lo smembramento dell’esercito, un’istituzione che era un fulgido esempio di unità nella diversità: i giovali gurkha, i riservati e aristocatici dogra, i tenaci sikh, gli eroici musulmani del Panjab, ecc…”” (pag 249)”,”INDx-003-FC”
“AKÇAM Taner, edizione italiana a cura di Antonia ARSLAN”,”Nazionalismo turco e genocidio armeno. Dall’ Impero ottomano alla Repubblica.”,”AKÇAM Taner è il primo storico turco ad ammettere e discutere apertamente il genocidio armeno. Nato nella regione di Kars-Ardahan, nel 1976 viene arrestato e condannato a dieci anni di reclusione per i suoi scritti. Un anno dopo riesce a fuggire e a rifugiarsi in Germania. Oggi insegna negli Stati Uniti alla Università of Minnesota. “”Furono svolte inchieste sulle migrazioni forzate da Ayvalik, Edirne e Catalca e, secondo le cifre riportate, il numero dei greci nelle regioni di Edirne e Catalca, le cui case e proprietà erano state saccheggiate e che erano stati costretti a emigrare in Grecia, arrivava a 300.000. Inoltre, bande armate avevano compiuto massacri nella regione. Fu anche riferito che gli armeni della zona erano stati uccisi. Questa serie di eventi fu descritta come un ‘massacre blanc’, con una perdita totale di vite umane stimata intorno alle 500.000 persone. Tuttavia, gli individui ai quali era stato ordinato di eseguire i massacri, invece di essere messi sotto inchiesta, divennero oggetto di lode: “”proprio come il governatore generale di Edirne, Haci Adil Bey, che aveva guidato la campagna di sterminio, fu in seguito nominato presidente della Camera dei deputati, il vice governatore del distretto provinciale di Tekfurdagi (Tekirdag), Zekeriya Bey, che aveva dimostrato straordinario fervore nella faccenda quando aveva servito nella regione in capacità di ufficiale, fu premiato con la promozione a governatore generale di Edirne””. (pag 152)”,”TURx-024″
“AKIMOV Vladimir, a cura di Jonathan FRANKEL”,”Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism, 1895-1903. The Second Congress of the Russian Social Democratic Labour Party. A Short History of the Social Democratic Movement in Russia.”,”AKIMOV Vladimir Engels. Aprire una breccia nel bastione russo della controrivoluzione europea “”Not untypical was the relationship of Engels to the group of Russian Marxists in Switzerland. Pinning his hopes on a political revolution in Russia, on the overthrow of Alexander III, he failed to see why the Russian Marxists should isolate themselves from the Populist revolutionaries, from Lavrov and the remnants of the ‘Narodnaia Volia’. Aware of the enthusiastic support which Marx had given the ‘Narodovol’tsy’ before his death in 1883, Engels was not impressed by Plekhanov’s theory that only the proletariat organized in a separate party of its own could bring down the Tsarist régime. Ignoring the fact that his own open letter to Tkachev had supplied Plekhanov with many of his basic arguments, he explained in a letter of 1885 to Vera Zasulich why he was unimpressed by Plekhanov’s attack on the Populist revolutionaries. ‘Let us grant that these people [Tikhomirov and other ‘Narodovol’tsy] claim that they can seize power – but so what? Let them only open a breach in the dam and the current will soon rid them on their illusions… what is important in my opinion is that in Russia a jolt should be produced which will start the revolution. Whether the signal is given by one group or another, whether it takes place under one banner or another – that is not so important for me. Let it be a palace conspiracy. It will be swept away next day”” (Perepiska, p. 251)”” [Vladimir Akimov, a cura di Jonathan Frankel, Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism, 1895-1903. The Second Congress of the Russian Social Democratic Labour Party. A Short History of the Social Democratic Movement in Russia, 1969] (pag 13-14) Plechanov pag 23″,”MRSx-052″
“AKSËNOV Vasilij”,”Il biglietto stellato.”,”””Il biglietto stellato”” di Vasilij Aksenov è un romanzo di formazione ambientato nell’Unione Sovietica dei primi anni ’60. La storia segue il diciassettenne Dimka, un giovane sognatore e ribelle, che decide di lasciare la sua casa a Mosca per un’avventura verso l’Estonia con i suoi amici. Il romanzo esplora il desiderio di libertà e l’innocenza giovanile in un periodo di cambiamento politico e sociale. Attraverso il viaggio dei protagonisti, Aksenov offre uno sguardo sulla vita dei giovani sovietici che cercano di sfidare le convenzioni e trovare la propria strada in un mondo che ancora sente l’ombra dello stalinismo. (copil)”,”VARx-017-FMDP”
“ALABISO Alida”,”I Samurai.”,”Alida Alabiso, docente di Archeologia e Storia dell’arte giapponese nell’Università di Roma La Sapienza, si occupa di problemi storico-artistici del Giappone e della Cina. In questo campo ha diretto varie ricerche e ha al suo attivo numerose pubblicazioni.”,”JAPx-001-FL”
“ALAIMO Aurelio”,”Un’altra industria? Distretti e sistemi locali nell’Italia contemporanea.”,”A. Alaimo (Catania, 1955) dottore di ricerca in storia all’Istituto Universitario Europeo di Firenze.”,”ITAE-020-FSD”
“ALARCIA-TÉLLEZ Diego”,”Una estatua para el “”Nelson del Plata””. El mito browniano y la construcción de la identidad nacional argentina.”,”Diego Téllez Alarcia (1975) si è laureato in ‘Humanidades’ nella Università de la Roja (2006). Ha compiuto ricerche storiche in Italia, Francia, Regno Unito, Argentina e Stati Uniti e ha pubblicato varie opere ricevendo premi per le sue ricerche. L’ammiraglio William Brown, noto anche come Guillermo Brown o Almirante Brown, è stato un ammiraglio irlandese naturalizzato argentino, comandante della marina argentina durante le guerre del primo Ottocento 12. Brown è nato il 22 giugno 1777 a Foxford, in Irlanda, ed è emigrato con il padre negli Stati Uniti all’età di 15 anni. Dopo aver lavorato come marinaio per diversi anni, Brown si arruolò nella Royal Navy britannica e combatté nella guerra napoleonica. Nel 1814, si trasferì in Argentina e si unì alla lotta per l’indipendenza del paese contro la Spagna. Nel 1817, Brown fu nominato comandante della marina argentina e guidò la flotta argentina in diverse battaglie contro la flotta spagnola. Brown è considerato uno dei padri fondatori della marina argentina e uno dei più grandi eroi nazionali dell’Argentina 134. (copil., wik)”,”AMLx-006-FSL”
“ALASIA G. FRECCERO G. GALLINA M. SANTANERA F.”,”Assistenza emarginazione e lotta di classe. Ieri e oggi.”,”Giovanni ALASIA è l’ attuale segretario dell’ Istituto Gramsci piemontese. “”Nel 1882 la costituzione del partito politico della classe operaia, il “”Partito operaio italiano””, determina una svolta. Fu questo un grande passo avanti nell’ affermazione della funzione autonoma della classe operaia nel sottrarre notevoli strati operai all’ influenza della borghesia radicale. Malgrado questo il Partito operaio conteneva in sé gravi limiti. Programmaticamente e strutturalmente esso era raffrontabile più ad un movimento sindacale che non ad un partito politico; si spiega così anche il contributo notevole che esso diede al sorgere di Leghe operaie, di centri di resistenza, di coordinamento generale di decine di mutue di soccorso. (…) I limiti del Partito operaio, il “”Partito delle mani callose”” come venne chiamato, stavano appunto nel suo operaismo, nel rifiuto sostanziale di ogni impostazione socialista. Statutariamente il partito aveva sancito che potevano iscriversi i soli lavoratori manuali. Il partito assolse comunque alla positiva funzione di un’ affermazione autonoma della classe operaia””. (pag 108).”,”MITT-144″
“ALASIA Franco MONTALDI Danilo”,”Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati.”,”ALASIA F. (1927, Mole, Torino) ha lavorato con Danilo Dolci nel Centro studi e iniziative di Partinico. Dirige il lavoro di animazione culturale della Biblioteca civica di Sesto San Giovanni. e collabora con l’istituto di storia della resistenza e del movimento operaio di Sesto S. Giovanni. MONTALDI (1929 – 1975) cremonese, ha pubblicato ‘Autobiografia della leggera’, ‘Militanti politici di base’, ‘Vietnam Suite’ (Torino, 1974) con Giuseppe Guerreschi”,”CONx-161″
“ALASIA Franco”,”Gaetano Invernizzi dirigente operaio.”,”L’Istituto è sorto nel 1973 e ha sede a Sesto S. Giovanni. Si occupa dell’indagine della storia contemporanea dell’area milanese Federazione dei lavoratori alimentaristi (Filia) Invernizzi Gaetano [1899-1959] Operaio, antifascista, emigrato politico, comunista, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, segretario della Filia, deputato Nacque ad Acquate (Lecco) l’11 ottobre 1899 da una famiglia di umili origini, primogenito di Isaia Invernizzi, artigiano tappezziere e di Rosa Valsecchi, assistente in una sartoria. All’età di nove anni seguì il padre per imparare il mestiere. Richiamato giovanissimo sotto le armi dopo Caporetto, partì volontario per il fronte, dove venne ferito. Fu proprio nel corso del primo conflitto mondiale che maturò la sua avversione per la guerra. Rientrato in famiglia, iniziò a compiere le sue prime esperienze politiche grazie soprattutto al cugino del padre Cirillo Invernizzi che lo introdusse alle riunioni della Camera del Lavoro e del Teatro del Popolo e nel 1919 prese la tessera del sindacato. Nello stesso anno, durante uno sciopero, conobbe Francesca Ciceri, giovane operaia metallurgica che ben presto sarebbe diventata sua compagna di vita e di lotta. Abbandonato il lavoro col padre venne assunto presso la Piloni, un’azienda metallurgica di circa 300 operai, ma nell’agosto del 1922, fu licenziato per il suo attivismo sindacale. Si iscrisse quindi al Partito comunista d’Italia. In seguito alle persecuzioni fasciste, culminate in un’aggressione squadrista, espatriò clandestinamente in Francia come lavoratore emigrato grazie alla Società Umanitaria e si stabilì a Parigi, dove nel 1924 fu raggiunto da Francesca Ciceri che sposerà nel 1925. Nella capitale francese assunse ben presto un ruolo di primo piano nell’emigrazione antifascista, svolgendo un’intensa attività politica e di coordinamento internazionale per conto del Pcd’I Partito Comunista d’Italia tra la Francia, l’Italia e l’Urss, dove frequentò assieme alla moglie per due anni e mezzo, dalla fine del 1932 all’inizio del 1935, la scuola dell’Internazionale comunista di Mosca. Nel giugno del 1936, subito dopo la ripresa del lavoro clandestino in Italia, fu arrestato assieme alla Ciceri e condannato dal Tribunale Speciale a 14 anni di reclusione da scontare nel carcere di Castelfranco Emilia. Liberato nell’agosto del 1943, aderì alla Resistenza e organizzò i primi gruppi di partigiani sulle montagne del lecchese. Nel 1944, tornato a Milano, entrò nella redazione del giornale clandestino ‘La fabbrica’, l’organo della federazione milanese del Partito comunista, e nel Comitato sindacale di Milano e provincia, come responsabile del Pci, con l’obiettivo di organizzare la resistenza nelle fabbriche a partire dallo sciopero generale del marzo 1944. Il 26 aprile 1945, dopo che una formazione di partigiani aveva occupato la sede dei sindacati fascisti di Porta Vittoria, Invernizzi con gli altri dirigenti del comitato sindacale vi si trasferirono. Si ricostituiva, così, la Camera del Lavoro di Milano. Invernizzi redasse il Manifesto ai lavoratori milanesi che portava la firma di Gaetano Invernizzi per il Pci, Luigi Morelli per la Dc e Fortunato Saccani per il Partito socialista. Invernizzi entrò a far parte della segreteria, guidata da Giuseppe Alberganti, con la funzione di vicesegretario e con il compito di curare in particolare i rapporti con le organizzazioni padronali, per quanto riguardava le vertenze sindacali e la stesura dei contratti di lavoro. Divenne membro anche del Comitato federale della federazione comunista milanese. Il 4 gennaio 1947, fu eletto segretario generale in sostituzione di Alberganti, in un momento difficile che vedeva la rottura dell’unità antifascista a livello governativo, l’attentato a Togliatti e la scissione sindacale. Preoccupato per i destini della Cgil unitaria e per la forza contrattuale dei lavoratori, Invernizzi moltiplicò i propri sforzi di dirigente sindacale, affrontando esplicitamente il problema dell’unità e dell’indipendenza del sindacato in occasione del primo Congresso nazionale unitario della Cgil che si era tenuto a Firenze nel giugno del 1947, in cui peraltro fu nominato membro dell’esecutivo nazionale della Confederazione. Fu inoltre eletto deputato parlamentare nella prima legislatura per la circoscrizione di Milano-Pavia, facendo parte della decima Commissione parlamentare Industria-commercio-turismo -intervenendo, anche in questa veste, in difesa degli interessi dei lavoratori – e consigliere comunale di Milano tra il 1946 e il 1951 durante l’amministrazione Greppi. La lotta alla disoccupazione e al caro vita fu al centro del piano di interventi promosso dalla Camera del Lavoro di Milano negli anni della segreteria di Invernizzi: sul piano dell’assistenza, per esempio, si propose al comune di Milano e all’Eca un intervento per la riduzione delle spese d’affitto, di luce e di gas, delle tasse scolastiche ai disoccupati; a tutti i lavoratori occupati si chiese di non accettare straordinari per favorire l’assunzione dei senza lavoro. Nell’inverno del 1948-1949, la Camera del Lavoro si mobilitava contro la minaccia della Confindustria di massicci licenziamenti in tutta la provincia di Milano e contro il tentativo di vietare agli organizzatori sindacali di accedere alle fabbriche e di raccogliere le quote sindacali nelle aziende. Il 5 maggio 1949 si giunse faticosamente a un accordo con la Confindustria sulle rivendicazioni inerenti l’adeguamento e la rivalutazione salariale, la revisione della scala mobile e degli assegni famigliari. Invernizzi tenne la segreteria della Camera del Lavoro di Milano fino alla fine del 1950 quando, per gravi motivi di salute, fu sostituito da Renato Bitossi. Dal 1951 al 1954 diresse la Federazione dei lavoratori alimentaristi (Filia), riuscendo ad ottenere il primo contratto nazionale della categoria. Nel Congresso nazionale della Filia a Torino, nell’ottobre del ’52, Invernizzi ribadiva la necessità di una politica unitaria, non settaria, basata sulla concretezza delle richieste come chiave del successo. Morì a Milano il 23 marzo 1959. (Roberta Cairoli) (f: http://www.biografiesindacali.it/)”,”SIND-191″
“ALATRI Paolo”,”Parlamenti e lotta politica nella Francia del Settecento.”,”Atteggiamento dei filosofi, tesi reale, tesi nobiliare e tesi parlamentare, istituzioni e società, dalla reggenza alla rivoluzione. In appendice: il richiamo di NECKER, la liquidazione della riforma parlamentare e la preparazione degli Stati generali.”,”FRAA-017″
“ALATRI Paolo”,”Mussolini.”,”Paolo ALATRI saggista e giornalista ha insegnato storia del Risorgimento all’ Univ di Palermo, storia moderna e storia delle dottrine politiche alle Univ di Messina e di Perugia. Deputato al Parlamento dal 1963 al 1968 è autore di saggi storico-politici tra cui ricordo: ‘Le origini del fascismo’ (1956), ‘Voltaire, Diderot e il ‘partito filosofico’ (1965), ‘Lineamenti del pensiero politico e moderno’ (1975), ‘Gabriele D’annunzio’ (1983).”,”ITAF-012″
“ALATRI Paolo CERRONI Umberto CORTESI Luigi MAITAN Livio MERLI Stefano MIGLIARDI Giorgio PAPI Fulvio SANTARELLI Enzo SPRIANO Paolo STRADA Vittorio ZUCARO Domenico”,”Dibattito sullo stalinismo.”,”Il dibattito si è sviluppato in una serie di interventi pubblicati sulla ‘Rivista storica del socialismo’.”,”RUSS-069″
“ALATRI Paolo ANTONICELLI Franco ARFE’ Gaetano BENDISCIOLI Mario BOBBIO Norberto CIALDEA Basilio DE-CAPRARIIS Vittorio DE-FELICE Renzo DE-ROSA Gabriele ENRIQUES AGNOLETTI Enzo GAROSCI Aldo GIGLI Guido GIUNTELLA Vittorio E. JEMOLO Arturo Carlo LUZZATTO Gino MONTI Augusto PERTICONE Giacomo PICCARDI Leopoldo PIERI Piero SPINELLI Altiero TAGLIACOZZO Enzo TOSCANO Mario TREMELLONI Roberto VALERI Nino VALIANI Leo”,”Trent’anni di storia politica italiana.”,”””Ecco come Cicerin stesso riferì (secondo il Mondo del 30 giugno 1922) il suo singolare colloquio: “”Nel brillante fuoco d’ artificio della conversazione con Gabriele D’Annunzio, eclettico per natura, come i grandi italiani del Rinascimento, io mi sono sforzato di demolire i suoi principi filosofici… Fui sorpreso di trovare in Gabriele D’Annunzio un sentimento molto vivo di simpatia per le lotte sociali degli oppressi. Ho tentato di descrivergli la nuova umanità forte e potente che vien sorgendo in Russia. Gli ho tuttavia aggiunto che le nuove cose non sono mai belle perché la bellezza è il privilegio di ciò che si è già formato. Egli mi ha risposto con indignazione: “”Mi prendete dunque per un esteta? Io mi sono profondamente interessato del carattere operaio di certe disposizioni della costituzione della reggenza del Carnaro…””. Mussolini parò il colpo per cui il suo “”grande compagno”” pareva imbarcato con i rossi, dicendosi “”assai lieto”” di quanto stava succedendo. “”Irritati e malcontenti possono essere e sono -scrisse- quei comunisti che a un dato momento si sono illusi di accaparrare alla loro causa”” il Comandante”” (pag 97)”,”ITAD-046″
“ALATRI Paolo”,”Ricordi e riflessioni sulla mia vita e la mia attività. (1995)”,”””Aveva certamente ragione Talleyrand quando raccomandava “”Surtout pas trop de zéle””.”” (pag 6) ALATRI ha compiuto ben 26 viaggi in URSS (pag 21)”,”STOx-087″
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume I.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223) Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223) del 1° volume: ITAB-.275 “”Alle vicende politiche italiane Karl Marx dedicò sempre molta attenzione. Al principio del 1859 egli pubblicò sul ‘New York Daily Tribune’, un articolo «Sull’unificazione italiana» in cui dava notizie precise sulla condizione di sfacelo in cui si trovavano i vecchi Stati e sull’odio anti-austriaco delle popolazioni lombarde e venete e, prevedendo che alla guerra si sarebbe giunti entro breve tempo, metteva in guardia contro le reali mire di Napoleone III e contro i pericoli di una dipendenza del Piemonte dalla Francia imperiale ai fini del riscatto italiano. Una guerra incominciata in qualsiasi parte d’Europa non sarebbe finita dove avesse avuto inizio: questa la previsione con cui si concludeva l’articolo, previsione che gli avvenimenti successivi al luglio 1859 dovevano confermare nel senso che il processo di liberazione e di unificazione della penisola doveva travalicare di molto i limiti che a Villafranca i padroni dell’Europa tentavano di imporre. Nei mesi seguenti, Marx continuò a pubblicare sul medesimo giornale americano parecchi altri articoli dedicati all’Italia: tra essi scegliamo quello che reca la data del 4 agosto 1859, scritto dopo «Il trattato di Villafranca». In questo scritto, Marx verificava alcune delle ipotesi da lui avanzate in precedenza e lucidamente indicava le grandi mete che il movimento italiano avrebbe raggiunto per tener fede a se stesso, nonostante tutti gli ostacoli che gli imperatori si studiavano di porgli. Particolarmente interessante risulta l’analisi del piano di una confederazione italiana, che avrebbe fatto del papa e dell’Austria le due potenze egemoniche della «nuova Italia»”” [Paolo Alatri, a cura, ‘L’unità d’Italia’, 1859-1861′, Volume I, Roma, 1959] [K. Marx, ‘Sull’unificazione italiana’, 24 gennaio 1859; ‘Il trattato di Villafranca’, 4 agosto 1859]”,”ITAB-275″
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume II.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223)”,”ITAB-276″
“ALATRI Paolo ANATRA Bruno GIOVANA Mario AVER Cesare PESENTI Antonio DE-CLEMENTI Andreina BOLDRINI Arrigo DONINI Ambrogio FRANCOVICH Carlo GHINI Celso RAGIONIERI Ernesto SANTARELLI Enzo ANTONICELLI Franco BOCCA Giorgio BERTI Giuseppe QUAZZA Guido BOBBIO Norberto SECCHIA Pietro SCAPPINI Remo GERRATANA Valentino e altri”,”Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza. Volume I. A-C.”,”Direttore dell’opera Pietro Secchia, vicedirettore Enzo Nizza Redazione: Bruno ANATRA Angelo AVER Cesare DE-SIMONE Mario GIOVANA Alfonso BARTOLINI Filippo FRASSATI Pietro CARACCIOLO Celso GHINI Romano LEDDA”,”ITAR-173″
“ALATRI Paolo SAITTA Armando ROMANO S.F. CASSESE Leopoldo – PESENTI Antonio PIETRANERA Giulio TABET Duccio OCCHIONERO Luigi – NATOLI Ugo PIRANI Giorgio – BANFI Antonio GALVANO DELLA VOLPE GEYMONAT Ludovico – MANZOCCHI Bruzio TRENTIN Bruno TABET Duccio MONASTERIO Armando DE-FEO Alessandro GRIFONE Pietro VISANI Lino ROMAGNOLI Luciano TOSI Dario ROMOLI Felice MORETTI Attilio DAMI Cesare REGIS Giuseppe – PESENTI Antonio STEVE Sergio – TORTORICI Paolo FEDERICI Nora DE-POLZER Alfredo SOMOGYI Stefano”,”Storia economica. Lezioni. Storia economica (I-XXIV)- Economia politica (I-XXXV) – Economia e Diritto (I-II) – Metodologia scientifica (I-VII) – Politica economica (I-XXI) – Scienza delle finanze (I-V) – Statistica e matematica (I-XIII).”,” Contiene tra l’altro: – La teoria delle crisi capitalistiche (G. Pietranera) (XIV lezione di Economia politica) (pag 289-296) – La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx (XV lezione di Economia politica) (pag 297-303) – La crisi generale del capitalismo (I) (Antonio Pesenti) (XXV lezione di Economia politica) (pag 393-400) – La crisi generale del capitalismo (II) (Antonio Pesenti) (XXVI lezione di Economia politica) (pag 401-406) – Karl Marx e la critica rivoluzionaria (Luigi Occhionero) (XXXIII lezione di Economia politica) (pag 439-446) Contiene: Introduzione alla teoria delle crisi (questione grande crisi ecc:) (G. Pietranera) (pag 289-296) “”Già nel “”Manifesto del Partito Comunista””, Marx parlava delle crisi, del fenomeno grandioso di cui, volente o nolente, l’economia politica doveva prendere coscienza: “”Sono decenni ormai che la storia dell’industria e del commercio è soltanto storia della rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti moderni della produzione, cioè contro i rapporti di proprietà che costituiscono le condizioni di esistenza della ‘borghesia’ e del suo dominio. Basti ricordare le crisi commerciali che con il loro periodico ritorno mettono in forse sempre più minacciosamente l’esistenza di tutta la società borghese. Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta non solo una gran parte dei prodotti ottenuti, ma addirittura gran parte delle forze produttive già create. Nelle crisi scoppia un’epidemia sociale che in tutte le epoche anteriori sarebbe apparsa un assurdo: l’epidemia della sovrapproduzione. La Società si trova all’improvviso ricondotta ad uno stato di momentanea barbarie; sembra che una carestia, una guerra generale di sterminio le abbiano tagliato tutti i mezzi di sussistenza; l’industria, il commercio sembrano distrutti. E perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive che sono a disposizione non servono più a promuovere la civiltà borghese e i rapporti borghesi di proprietà; anzi sono divenute troppo potenti per quei rapporti e ne vengono ostacolate, e appena superano questo ostacolo mettono in disordine tutta la società borghese, mettono in pericolo l’esistenza della proprietà borghese””. Si noti come in questo passo Marx non solo descriva brevemente l’andamento delle crisi commerciali, ma sottolinei la ragione ultima generale e più profonda della loro presentazione (“”… la rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti di proprietà che costituiscono le condizioni di esistenza della ‘borghesia’ e del suo dominio…””). Il rilievo dato da Marx al periodico ritorno delle crisi (che mettono sempre più minacciosamente in forse l’esistenza della società borghese) ci dà modo di porre in evidenza un’altra caratteristica delle crisi economiche che non viene generalmente considerata dalla teoria tradizionale tecnico-astratta: la crescente gravità delle crisi e il loro collegamento nel lungo ciclo storico del capitalismo. E questo sembra un principio acquisito, ma non è tale in realtà. Notate, per esempio, l’uso dello stesso termine “”grande crisi”” (“”grande depressione””) impiegato tante volte nella storia. Si è così parlato di “”grande crisi”” dopo le guerre napoleoniche; si è detta “”grande crisi”” quella del 1874 (scoppiata in Inghilterra e ricordata “”come quello che è avvenuto quando sono state costruite le ferrovie””); si è parlato poi di “”grande crisi”” soprattutto negli anni 1929-30 e seguenti. Il termine “”grande crisi”” è stato quindi sempre successivamente allargato nel senso che le crisi sono andate via via sviluppandosi in ampiezza e gravità. Se di tale crescente gravità vogliamo cogliere un indice significativo, possiamo riferirci a quello della disoccupazione: nel 1860, la crisi aveva reso disoccupati in Inghilterra il 5% dei lavoratori precedentemente impiegati; nel 1865, i disoccupati sono aumentati all’8%; nel 1882-83, al 12%; dal 1900 al 1920, la percentuale media è scesa aggirandosi sul 10%; ma nel 1921 siamo già al 17% e nel 1929-30 al 22-23%. Per quanto poi riguarda la prospettiva di grandi crisi future, vi leggerò un breve passo di un economista inglese, il Sayers, che considera la possibilità che si presenti una crisi negli Stati Uniti d’America: “”Gli Stati Uniti hanno 140 milioni di abitanti di cui 60 milioni risultano occupati nei mesi più attivi (tre volte la cifra del Regno Unito). Tra i beni prodotti annualmente, abbiamo 90 milioni di tonnellate di acciaio, 600 milioni di tonnellate di carbone, 4 milioni di automobili e 800 mila case. Una depressione paragonabile a quella del 1929 significherebbe un aumento della disoccupazione per 20 milioni di unità, il che equivarrebbe a lasciare senza impiego l’intera popolazione occupata della Gran Bretagna””. In altri termini la percentuale di mano d’opera che resterebbe disoccupata in un’eventuale grande crisi – che viene peraltro prevista in modo piuttosto ottimistico – sarebbe del 33% dell’occupazione complessiva degli Stati Uniti”” (pag 5-6-7 (293-294-295)) [Giulio Pietranera, La teoria delle crisi capitalistiche, Economia politica, XIV Lezione] [(in) ‘Storia economica. Lezioni, Roma, 1954-1955] “”La prima guerra mondiale segna il punto di arrivo e di crisi della società del capitalismo concorrenziale, entrato oramai nella sua fase imperialistica”” (17) (pag 460) (L. Occhionero), (Lez. XXXV Econ. Pol.) (17) V.I. Lenin, l’imperialismo, opere in due volumi, Mosca; 1947, vol I pag 615-705)”,”ECOT-237″
“ALATRI Paolo, Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Giorgio VACCARINO, lezioni; testimonianze di Livio PIVANO Alfredo FRASSATI Tommaso CARTOSIO Nino VALERI Arturo MARPICATI Maurizio GARINO Gino CASTAGNO Umberto TERRACINI Bruno VILLABRUNA Franco ANTONICELLI Ottavio PASTORE Sandro PERTINI Giovanni MIRA Mario ANDREIS Barbara ALLASON Piero ZANETTI Mauro SCOCCIMARRO G.B. MIGLIORI Camilla RAVERA Giuseppe RAPELLI Alberto TARCHIANI Mario VINCIGUERRA Emilio LUSSU Francesco FANCELLO Giuseppe OLIVERO Fausto NITTI Massimo MILA Giancarlo PAJETTA Luigi LONGO Aldo GAROSCI Enrico MARTINI MAURI Carlo ZINI LAMBERTI V.E. ALFIERI Emilio SERENI Nuto REVELLI Norberto BOBBIO Umberto MASSOLA Vincenzo BALDAZZI Gustavo COLONNETTI Leopoldo PICCARDI Antonello TROMBADORI Benedetto DALMASTRO Clemente PRIMIERI Palmiro TOGLIATTI Valdo FUSI Riccardo LOMBARDI, presentazione di Franco ANTONICELLI”,”Trent’anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli.”,”Il volume comprende il saggio di Paolo Alatri ‘La prima guerra mondiale e la crisi della società italiana (pag 3-16) e le testimonianze di Livio Pivano (‘L’interventismo democratico’), Giovanni Parodi (‘La classe operaia torinese e la guerra’) , Alfredo Frassati (‘Il neutralismo giolittiano’), Tommaso Cartosio (‘D’Annunzio e l’impresa fiumana – I’), Nino Valeri (‘D’Annunzio e l’impresa fiumana – II’), Arturo Marpicati (‘D’Annunzio e l’impresa fiumana – III’). Paolo Alatri, nato a Roma nel 1918, libero docente di storia del Risorgimento, ha avuto l’incarico di tale materia all’università di Palermo per sette anni. E’ stato redattore capo di ‘Italia libera’ e della ‘Repubblica’ e vicedirettore del ‘Paese’. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica, 1919-1920’, (1959). (1961)”,”ITAD-131″
“ALATRI Paolo”,”Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica.”,”””L’imperialismo è odioso nei forti e ridicolo nei deboli”” (Gaetano Salvemini) (in apertura) “”Eventuali operazioni militari contro gli jugoslavi avrebbero dovuto comunque essere condotte dalle truppe dell’VIII Armata, la quale, data la formula della nomina di Badoglio, restava sotto il comando del gen. Di Robilant. “”Qualunque sia la decisione che il Governo adotterà per Fiume””, telegrafava però il Commissiario straordinario militare il 19 settembre (138), “”si impone la necessità dell’allontanamento dalla zona di guerra del Generale Di Robilant, odiato a morte da tutti i fiumani e da tutti coloro della Venezia Giulia che anelano a Fiume italiana e che sono la grande maggioranza. Il predetto Generale è altresì inviso all’Esercito perché ormai è noto il suo ordine dato alla mensa al Comandante del 26° Corpo d’Armata il giorno 13 di tirare con l’artiglieria sui depositi di armi e benzina in Fiume, ordine che io ho annullato e che avrebbe portato a conseguenze disastrose. Prego pertanto non appena decisa la sostituzione di chiamare telegraficamente a Roma il Generale Di Robilant e inviarmi qui il Generale Caviglia o Morrone””. Nitti rispose (139) che reputava sotto ogni riguardo preferibile che il gen. Di Robilant non fosse sostituito da altro comandante di Armata e che Badoglio assumesse direttamente il comando dell’VIII Armata nella forma che ritenesse più opportuna. Così Badoglio fece infatti nella giornata del 21 settembre, trasferendosi a Udine dove cumulò la carica di Commissario straordinario militare per la Venezia Giulia e di comandante della VIII Armata, mentre il gen. Di Robilant veniva richiamato a Roma (140). Come si vede, Badoglio tendeva a creare le premesse di una situazione più distesa tra i comandi militari e il movimento dannunziano, e Nitti aderiva a questa linea. Della stessa tendenza è prova la decisione presa dal presidente del Consiglio che ufficiali e soldati attualmente sotto le armi che avevano lasciato i loro reparti per recarsi a Fiume non dovessero al loro eventuale ritorno essere inviati in campi di concentramento, bensì assegnati ai reparti dislocati nel Trentino, compreso D’Annunzio, dovessero essere considerati come rpivati cittadini (141). Pochi giorni dopo, esattamente il 3 ottobre, Nitti completava queste istruzioni a Badoglio con il seguente telegramma (142): “”Non so se V.E. reputi opportuno di far sapere agli ufficiali dell’esercito attualmente a Fiume che il Governo non ha nessuna intenzione di prendere severe misure contro coloro che si sono recati a Fiume: suppongo infatti che ciò risponda già ad una persuasione generale. Ad ogni modo ho voluto richiamare su ciò l’attenzione dell’E.V. anche perché una comunicazione in tal senso potrebbe avere benefica influenza sull’animo di alcuni ufficiali i quali possono preoccuparsi delle consueguenze dell’atto compiuto non tanto per loro stessi quanto per i loro dipendenti ch’essi hanno indotto a partecipare all’impresa””. Badoglio rispondeva proponendo l’emanazione di un proclama (…)”” (pag 227-228) note: (138) CP, n. 4963; (139) FDD, n. 26051; (140) Badoglio a Nitti, CP, n. 4968. Cfr. anche P. Badoglio, op. cit, p. 51, e E. Caviglia, op. cit., p. 80; (141) Nitti a Badoglio, 23 settembre 1919, FDD, n. 26290; (142) FDD, n. 27131″,”ITAP-200″
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. I lezione. Introduzione ai corsi dell’Anno 1954-55.”,”Saggio in ECOT-237 “”Quello che si suole definire il Risorgimento è il processo di formazione dello Stato unitario indipendente, liberale, costituzionale della borghesia italiana. Quindi il Risorgimento non è che la rivoluzione borghese realizzata, in Italia, superando particolari problemi di indipendenza e di rapporti con lo Stato pontificio, che altri Paesi non avevano. Quella stessa borghesia che in Italia aveva avuto la sua prima formazione dopo il mille e poi aveva subito un arresto, tornava adesso, tra la fine del ‘700 e il principio dell’800, a riprendere la sua funzione di spinta progressiva per la formazione di uno Stato unitario italiano”” (pag 7)”,”ECOT-237-A”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. VI lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Le origini del Risorgimento italiano.”,”Saggio in ECOT-237 “”Scrive il Maturi (5): “”La teoria dominante sulle origini del nostro Risorgimento, quella che lo riallaccia al dispotismo illuminato, non ne serra, in effetti, il problema. Se nel dispotismo illuminato si insiste sull’opera di accentramento del principe per la creazione dello Stato moderno, si deve risalire all’epoca delle signorie e dei principati per comprenderne tutto il processo; ma, per il Risorgimento in senso stretto, conta conoscere non tanto questo processo, quanto il momento in cui lo Stato regionale non soddisfa più completamente la coscienza politica italiana. Così pure, se nel dispotismo illuminato si bada al risorgere di una coscienza politica, d’un interesse per la cosa pubblica in strati sempre larghi di cittadini, occorre risalire al ‘600; ma anche in tal campo il fenomeno di questo risorgimento è ristretto nei limiti dello Stato regionale; e infatti spuntano allora le ‘nazioni’ napoletana, toscana, lombarda, piemontese. Per la genesi del RIsorgimento, bisogna isolare e porre in rilievo l’istante in cui il regionalismo comincia ad apparire una forma inadeguata al nuovo sentimento politico”””” (pag 5) (5) Walter Maturi, voce “”Risorgimento”” nella Enciclopedia Italiana.”,”ECOT-237-F”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. VII lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. La Restaurazione.”,”Saggio in ECOT-237 “”La Francia quindi era la sconfitta che si presentava al tavolo dei giudici. In breve, però, e non soltanto come si legge: “”grazie all’abilità del Talleyrand””, avvenne questo fatto inaspettato: che la Francia riuscì a inserirsi nel gioco delle potenze europee. Furono molteplici gli elementi obiettivi di questo fenomeno: ci furono le rivendicazioni della Russia zarista sulla Polonia e le rivendicazioni della Prussia sulla Sassonia, che incrinarono il blocco delle forze vincitrici e quindi l’alleanza fra Alessandro zar di Russia e Federico Guglielmo re di Prussia; ci furono i contrastanti atteggiamenti dell’Inghilterra e della Francia nel conflitto che s’era determinato fra lo zar e il re di Prussia. Ci fu quindi tutto un complicato gioco di influenze fra le grandi potenze rappresentate dai loro inviati al congresso di Vienna, complicato gioco di influenze che al Talleyrand la possibilità di inserire la Francia nel gioco delle grandi potenze: Questo fatto ebbe delle importanti conseguenze perché, delle grandi potenze europee, la Francia era quella che più portava in sè le conseguenze delle profonde trasformazioni subite da tutti i paesi d’Europa, dalla Rivoluzione francese e dal periodo napoleonico in poi; e in Francia si erano venute elaborando forme di rinnovamento anche culturali, i cui effetti si vedranno proprio in quel secondo periodo del tratto di storia che stiamo esaminando, e cioè dopo il 1830″” (pag 3)”,”ECOT-237-G”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. VIII lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. Dalla Restaurazione al 1848.”,”Saggio in ECOT-237 “”Molte delle caratteristiche mazziniane traggono la loro ispirazione da questa elaborazione culturale francese: Del resto, c’è un momento fondamentale per la formazione della personalità mazziniana compreso fra il ’32 e il ’33 in cui Mazzini passa dalla sua originaria posizione buonarrotiana ad una posizione sansimoniana. E’ questo un detteglio al quale credo necessario fare riferiment: Mazzini, che nel ’32 stringe un patto di alleanza con Buonarroti (l’erede della tradizione più radicale del rivoluzionarismo di estrema sinistra francese, ‘trait d’union’ fra questa tradizione di estremo giacobinismo francese e i movimenti rivoluzionari italiani), Mazzini che nel ’32 stringe questo patto d’unità col Buonarroti, si distacca poi dalla concezione della dittatura rivoluzionaria di cui la Francia aveva fatto esperienza diretta nel periodo del Terrore. Naturalmente, questa dittatura rivoluzionaria ha un carattere spiccatamente popolare; ora Mazzini fra il ’32 e il 33, si allontana da Buonarroti perchè rifiuta questa concezione della dittatura rivoluzionaria e questo è un punto molto importante perché da una parte ci spiega tutti i contrasti successivi fra Mazzini e Garibaldi il quale rimarrà per tutta la sua vita fedele al concetto della dittatura rivoluzionaria, e dall’altra ci chiarisce la caratteristica tipica dell’azione politica mazziniana che interpreta e accompagna sì – specialmente in determinati periodi, prima dell’ultima involuzione mazziniana attorno al ’70 – le esigenze e le posizioni della borghesia più avanzata, più rivoluzionaria, ma rimane appunto una posizione borghese”” (pag 5)”,”ECOT-237-H”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. IX lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. Il biennio rivoluzionario, 1848-49.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il fatto saliente che caratterizza il decennio precedente lo scoppio rivoluzionario del 1848 è il rafforzamento della borghesia terriera”” (pag 4)”,”ECOT-237-I”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. X lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. Il “”decennio di preparazione”” e la soluzione unitaria.”,”Saggio in ECOT-237 “”L’accordo che Cavour realizza con Rattazzi modificando la maggioranza parlamentare sulla quale si reggeva il gabinetto D’Azeglio e sostituendo all’alleanza fra destra e centro-destra una nuova alleanza fra centro-destra e centro-sinistra, era tale che creava alla classe dirigente piemontese una possibilità di politica spregiudicata, aperta, coraggiosa; politica, che la base sulla quale si reggeva D’Azeglio non avrebbe permesso. Quindi, non c’è dubbio che vi è un elemento progressivo nel trasformismo di Cavour come c’è un elemento progressivo in tutta la vasta operazione di aggancio delle forze democratiche che il partito moderato compie in questo periodo. Tali forze democratiche – e questo è un elemento di cui bisogna tener conto – sono di per sé notevolmente disperse, incapaci di una direzione politica; l’operazione cavouriana fa sì che nella grande corrente del movimento patriottico guidato dal partito moderato piemontese, esse riescano a portare un possente contributo che sarebbe andato probabilmente, disperso se non ci fosse stato questo incanalamento delle loro energie nel grande partito moderato. La stessa operazione che all’interno del Piemonte si compie attraverso il connubio cavouriano, si realizza fuori dei confini del Piemonte con la “”Società nazionale””, patrocinata dallo stesso Cavour ma diretta personalmetne dal siciliano La Farina, un uomo politoc che aveva agito sulla trincea più avanzata della rivoluzione siciliana del ’48-’49, ma che appunto,come tanti altri, diventa dopo il ’55 un proselite della iniziativa cavouriana; questa società ha il compito di richiamare e di convogliare sotto la direzione piemontese e moderata l’attività e il contributo di molti ex-democratici”” (pag 5)”,”ECOT-237-K”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. XI lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. La lotta politica agli inizi dello Stato unitario.”,”Saggio in ECOT-237 “”La storiografia più recente si orienta verso una revisione del mito cavouriano e tende a limitare la grande ammirazione per l’abilità diplomatica e l’ampiezza di respiro della politica cavouriana degli anni precedenti. In realtà l’ultimo periodo della politica cavouriana fu ben lontano dall’esprimere quella capacità di far proprie le istanze di molte forze pregiudizialmente avverse, che aveva costituito la sua grandezza. Questo era il senso di quel particolare trasformismo cavouriano che si era realizzato col “”connubio”” e con la “”Società nazionale””, di quel trasformismo che aveva una forte impronta progressiva perchè, se richiamava sotto le ali della iniziativa moderata ceti tradizionalmente democratici, faceva però proprie molte delle loro istanze e molte loro esigenze. Questo carattere progressivo del trasformismo cavouriano si attenua fortemente nel 1860-’61″” (pag 5)”,”ECOT-237-L”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di TOGLIATTI Palmiro NEGARVILLE Celeste SAPEGNO Natalino LOMBARDO-RADICE Lucio GRIECO Ruggero ALATRI Paolo DI-VITTORIO Giuseppe ALICATA Mario RODANO Franco BERTI Giuseppe CANDELORO Giorgio LACONI Renzo PLATONE Felice AMENDOLA Giorgio MORANDI Giorgio NATOLI ALVARO Corrado JOVINE Francesco MARCHESI Concetto DE-ROSA Gabriele CALVINO Italo LONGO Luigi VISCONTI Luchino CONSAGRA Pietro MAFAI Mario PAJETTA Giancarlo ZANGRANDI Ruggero CAPRARA Massimo DIAZ Furio SILVESTRI Luigi ZAVATTINI Cesare SCOCCIMARRO Mauro CRISAFULLI Vezio BATTAGLIA Roberto MIELI Renato D’AMICO Fedele NENNI Pietro BANFI Antonio MARCHESI Concetto FRANCESCHELLI Mario BORRELLI Armando LOMBARDO Riccardo LAJOLO Davide SECCHIA Pietro RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Primo volume. 1944-1950.”,”””Col numero di marzo 1947, “”Rinascita”” prendeva una nuova iniziativa inaugurando una ‘Guida allo studio del marxismo’: non semplice guida bibliografica, e tanto meno ricettario di letture ordinate e graduate secondo uno o altro criterio, e neppure corso di marxismo messo inieme con citazioni di testi classici, ma guido allo studio di un certo numero di problemi, scelti dalla redazione o eventualmente suggeriti dai lettori, che rivestissero un particolare interesse dal punto di vista della conoscenza teorica del marxismo. Questa rubrica, il cui inserimento nelle pagine della rivista ne sottolineò il carattere e le intenzioni di formazione ideologica oltre che di discussione politica, non ebbe tuttavia lunga vita, giacché non andò al di là dell’annata 1947″” (Paolo Alatri, introduzione) (p. 35-36)”,”EMEx-094″
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Felice PLATONE Celeste NEGARVILLE Mauro SCOCCIMARRO Gastone MANACORDA R. BIANCHI BANDINELLI Palmiro TOGLIATTI Mario MONTAGNANA Felice CHILANTI Vittorio FOA Antonio BANFI Antonello TROMBADORI Ruggero GRIECO Nilde JOTTI Ambrogio DONINI Gianni RODARI Aldo NATOLI Giuliano MANACORDA Carlo CASSOLA Carlo MUSCETTA Ines PISONI Lelio BASSO Rodolfo MORANDI Teresa MUSCI Carlo SALINARI Lucio LUZZATTO Arturo COLOMBI Mario MONTAGNANA Luciano GRUPPI Silvio MICHELI Gianfranco CORSINI Girolamo LI-CAUSI Edoardo D’ONOFRIO Luigi LONGO Alberto CARACCIOLO Ennio VILLONE Ennio CERLESI Felice PLATONE Antonio GIOLITTI Ludovico GEYMONAT Bruno MANZOCCHI Pietro INGRAO Mario FRANCESCHELLI Ambrogio DONINI Mario ALICATA Pio BALDELLI Renato GUTTUSO Umberto TERRACINI Fabrizio ONOFRI Agostino NOVELLA Fausto GULLO Alberto CARACCIOLO Valentino GEERRATANA Lucio LOMBARDO-RADICE Michele SALERNO Augusto MONTI Umberto BARBARO RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Secondo volume. 1951-1956.”,”Contiene il saggio: ‘La teoria marxista dello Stato e la via italiana al socialismo’ di Valentino Gerratana (pag 900-916) “”(…) la teoria dello Stato, come ammoniva Lenin, è una delle questioni più complicate e difficili, e non si può pretendere di raggiungere in essa, con poca fatica e in breve tempo, una completa chiarezza (1)”” (pag. 900) (1) ‘Sullo Stato’, lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio 1919, in Lenin, ‘Marx-Engels-marxismo’, Edizioni Rinascita, Roma, 1951, p, 393 “”Si vedano, ad esempio, le conclusioni a cui arriva Marx dopo l’esperienza della Comune di Parigi, in ‘La guerra civile in Francia’, dove è detto chiaramente che, oltre a quel potere statale che pretende di essere l’incarnazione della unità della nazione mentre non è che “”un’escrescenza parassitaria””, esistono pure nel vecchio Stato delle ‘funzioni’ legittime che vanno conservate nella nuova società: “”Mentre gli organi puramente repressivi del vecchio potere governativo dovevano essere amputati, le sue funzioni legittime dovevano essere strappate a una autorità che usurpava una posizione predominante sulla società stessa, e restituite agli agenti responsabili della società”” (13). Di queste funzioni legittime del vecchio potere governativo non vi è più traccia, invece, nella introduzione di Engels a quest’opera di Marx, scritta vent’anni dopo. Contro la fede superstiziosa nello Stato, che “”si è trasportata dalla filosofia nella coscienza generale della borghesia e perfino di molti operai””, Engels accentua qui la polemica antistatalista, dalla quale risulterebbe che tutto nello Stato è male (14). Ancora più evidenti sono queste differenze nella critica fatta da Marx e da Engels, del 18 marzo 1875, al programma di Gotha. La prima critica è quella di Engels (lettera a Bebel del 18 marzo 1875). Marx – il quale certamente aveva preso visione del testo di questa lettera di Engels – interviene successivamente, con la lettera a Bracke del 5 maggio 1875, che accompagna le sue ‘Glosse marginali al programma del Partito operaio tedesco’. Per quanto riguarda il problema dello Stato, la posizione di Marx e quella di Engels, pur concordando nella critica di fondo alle tesi del programma di Gotha, divergono notevolmente nella formulazione teorica. Engels scrive: “”Lo Stato popolare libero si è trasformato in Stato libero. Secondo il senso grammaticale di queste parole, uno Stato libero è quello che è libero verso i suoi cittadini, cioè è uno Stato con un governo dispotico. Sarebbe ora di farla finita con tutte queste chiacchiere sullo Stato, specialmente dopo la Comune, che non era più uno Stato nel senso proprio della parola. Gli anarchici ci hanno abbastanza rinfacciato lo “”Stato popolare””, benché già il libro di Marx contro Proudhon e in seguito il ‘Manifesto comunista’ dicano esplicitamente che con la instaurazione del regime sociale socialista lo Stato si dissolve da sé e scompare. Non essendo lo Stato altro che un’istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per tener soggiogati con la forza i propri nemici, parlare di uno “”Stato popolare libero”” è una pura assurdità; finché il proletariato ha ancora bisogno dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma nell’interesse dell’assoggettamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo Stato come tale cessa di esistere. Noi proporremmo quindi di mettere ovunque invece della parola “”Stato”” la parola “”Gemeinwesen””, una vecchia eccellente parola tedesca che corrisponde alla parola francese “”Comune”” (15). (…) Criticando la formula dello “”Stato libero”” Marx comincia riprendendo la stessa impostazione polemica di Engels: “”Non è affatto scopo degli operai, che si sono liberati dal gretto spirito di sudditanza, rendere libero lo Stato. Nel Reich tedesco lo “”Stato”” è “”libero”” quasi come in Russia””; cioè è libero verso i suoi cittadini, come aveva detto Engels: Stato “”libero”” equivale quindi a Stato con governo dispotico. Mentre Engels però sviluppava questa polemica concependo l’antitesi tra Stato e libertà come antitesi assoluta, tra termini inconciliabili, e pervenendo in tal modo alla teoria della scomparsa dello Stato, Marx continua subito dopo: “”La libertà consiste nel mutare lo Stato da organo sovrapposto alla società in organo assolutamente subordinato ad essa, e anche oggigiorno le forme dello Stato sono più libere o meno nella misura in cui limitano la “”libertà dello Stato”” (19)”” (pag 904-905-906-907) [Valentino Gerratana, ‘La teoria marxista dello Stato e la via italiana al socialismo’, Rinascita, Roma, 8-9, agosto-settembre 1956] [(13) Marx, La guerra civile in Francia, op. cit., pag. 74; (14) “”Lo Stato non è in realtà che una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, nella repubblica democratica non meno che nella monarchia; nel migliore dei casi è un male che viene lasciato in eredità al proletariato riuscito vincitore nella lotta per il dominio di classe, i cui lati peggiori il proletariato non potrà fare a meno di amputare subito, nella misura del possibile, come fece la Comune, finché una generazione, cresciuta in condizioni sociali nuove, libere, non sia in grado di scrollarsi dalle spalle tutto il ciarpame statale”” (Op. cit., pag. 23); (15) Marx-Engels, ‘Il Partito e l’Internazionale’, Edizioni Rinascita, 1948, pag. 250-251; (19) Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, in Marx-Engels, ‘Il Partito e l’internazionale’, op. cit., pag. 239] “”(…) nella prefazione all’edizione inglese del primo volume del ‘Capitale’ (1886), Engels ricordava che dallo “”studio della storia economica e della situazione economica inglese”” Marx era stato condotto “”alla conclusione che, per lo meno in Europa, l’Inghilterra è l’unico paese in cui l’inevitabile rivoluzione sociale possa essere attuata per intiero con mezzi pacifici e legali”” (6). Anche Lenin, in uno scritto del 1918, richiamava l’attenzione su queste conclusioni di Marx, mettendo soprattutto in rilievo le forme economiche del possibile passaggio al socialismo in modo pacifico, la possibilità cioè per la classe operaia di “”riscattarsi””, in determinate condizioni, dalla borghesia, accettando un compromesso con i gruppi capitalistici più avanzati sotto l’aspetto organizzativo e più spregiudicato politicamente. “”Marx – scriveva Lenin – non legava le proprie mani e quelle degli artefici futuri della rivoluzione socialista riguardo alle forme, ai metodi, ai mezzi di fare la rivoluzione, comprendendo benissimo quale quantità di nuovi problemi sorgerebbe allora, come si muterebbe tutta la situazione, come si cambierebbe ‘spesso e fortemente’ nel corso del rivolgimento (…) Marx aveva assolutamente ragione quando insegnava agli operai che era importante serbare l’organizzazione della grande industria proprio nell’interesse di facilitare il passaggio al socialismo, e che era completamente ammissibile l’idea di ‘pagare bene i capitalisti’, di riscattarsi se (in via di ‘eccezione’: l’Inghilterra era allora un”eccezione’) venivano a crearsi delle circostanze tali da costringere i capitalisti a sottomettersi pacificamente ed a passare al socialismo in maniera colta, organizzata, alle condizioni di riscatto”” (7). Non meno importanti sono le indicazioni di Engels, nella sua critica al progetto originario del programma di Erfurt (1891), sulle condizioni politiche che rendono possibile lo sviluppo più o meno pacifico verso il socialismo, e su quelle che pongono invece il problema di demolire la macchina dello Stato. “”Si può concepire – scrive Engels – che la vecchia società possa evolvere pacificamente verso la nuova nei paesi in cui la rappresentanza popolare concentra in sé tutto il potere, dove cioè si può fare, in base alla Costituzione, quello che si vuole dal momento che si ha dietro di sè la maggioranza della nazione”” (8). L’esemplificazione che segue allarga il quadro delle ‘eccezioni’ (sviluppo pacifico) tra cui è ora compresa, insieme all’Inghilterra e all’America, anche la Francia, che vent’anni prima con la Comune, aveva invece dato l’esempio della distruzione della macchina statale. E’ evidente però che qui Engels si occupa solo di un aspetto della questione, e non si potrebbe quindi legittimamente concluderne che basti la concentrazione del potere negli organi della rappresentanza popolare per garantire lo sviluppo pacifico verso il socialismo (in queste condizioni, dice Engels, “”‘si può concepire'””, un tale sviluppo pacifico – “”soltanto ‘concepire'””, sottolinea Lenin -): è vero invece che tutta la sua argomentazione mira ad escludere una tale possibilità per quei tipi di Stato che concentrano la maggior parte del potere negli organi esecutivi, come nella Germania dell’epoca, “”dove – osserva Engels – il governo è press’a poco onnipotente, dove il ‘Reichstag’ e gli altri organi rappresentativi sono senza potere effettivo””. Ed è proprio da questa tendenza del potere statale a concentrarsi nel potere ‘esecutivo’ (governativo), a rendersi indipendente e a trasformarsi da strumento della società in dominatore e arbitro della sua vita politica, che si forma e si consolida quella macchina dello Stato, militare e burocratica, che la rivoluzione deve spezzare, demolire, distruggere, per potervi sostituire altri organi di potere che siano strumento adeguato ai compiti della nuova società. A questa conclusione Marx era infatti arrivato, ancor prima dell’esperienza della Comune di Parigi, analizzando nel ’18 Brumaio’ gli insegnamenti della storia francese alla luce degli avvenimenti che avevano portato, con l’instaurazione del Secondo Impero, alla vittoria del potere esecutivo sul potere legislativo e parlamentare. Lo sviluppo del potere esecutivo non ha di per sè carattere reazionario. Marx ricorda come questo potere si sia costituito in Francia nel periodo della monarchia ed abbia avuto inizialmente una importante funzione progressiva giacché aveva aiutato a rendere più rapida la caduta del sistema feudale. Tutti i successivi rivolgimenti politici avevano poi continuato ad accrescere questo potere fino a dar vita ad una enorme organizzazione burocratica e militare, ad uno “”spaventoso corpo parassitario che avvolge come un involucro il corpo della società francese e ne ostruisce tutti i pori”” (9). Nello stesso tempo si era sempre più accentuato “”il carattere puramente repressivo del potere dello Stato””, che si era sempre più trasformato in uno “”strumento di dispotismo di classe””: in tal modo quello stesso potere statale che era stato per la borghesia “”strumento della propria emancipazione dal feudalesimo”” diventava ora strumento per l’asservimento del lavoro al capitale”” (10). Si tratta quindi di un processo complesso, in cui si intrecciano i motivi più diversi, politici ed economici, giuridici e culturali, e Marx nei suoi scritti storici – da ‘Le lotte di classe in Francia’ al ’18 Brumaio’ e a ‘La guerra civile in Francia’ – ce ne ha lasciato una analisi metodologicamente esemplare che mostra tutti i contraccolpi del movimento politico sulla situazione economica e il prevalere in definitiva di quest’ultima con le sue insopprimibili esigenze”” [Valentino Gerratana, ‘La teoria marxista dello Stato e la via italiana al socialismo’, Rinascita, Roma, 8-9, agosto-settembre 1956] [(6) Marx, Il Capitale, vol. I, 1. Edizioni Rinascita, Roma, 1951, pag. 38. “”Certo egli non ha dimenticato di aggiungere – continua Engels – che difficilmente si aspettava che le classi dominanti inglesi si sarebbero assoggettate a tale rivoluzione pacifica e legale senza una ‘proslavery rebellion'””; (7) Lenin, Opere scelte, vol II. cit. pagg. 684-5. Lenin concludeva a questo proposito che quelle forme di “”riscatto””, da Marx giudicate possibili per la classe operaia inglese nel secolo XIX, a maggior ragione potevano essere utilizzate dalla classe operaia già al potere (…); (8) Marx-Engels, ‘Critique des programmes de Gotha et d’Erfurt’, Editions sociales, 1950, pag. 86; (9) Marx, ‘Il 18 Brumaio’, Edizioni Rinascita, Roma, 1954, pag 108; (10) Marx, ‘La guerra civile in Francia’, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, pagg. 69-71] (pag 902-903)”,”EMEx-095″
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Luigi LONGO Palmiro TOGLIATTI (RODERIGO) Antonio GIOLITTI Alessandro NATTA Francesco FLORA Giorgio AMENDOLA Paolo BUFALINI Pietro INGRAO Luca PAVOLINI Cesare LUPORINI Velio SPANO Celeste NEGARVILLE Rossana ROSSANDA Enrico BERLINGUER Ambrogio DONINI Alfredo REICHLIN Giuseppe CHIARANTE Bruzio MANZOCCHI Sergio GARAVINI Luciano LAMA Gian Carlo PAJETTA Mario ALICATA Tullio VECCHIETTI Loris GALLICO Carlo SALINARI Eugenio PEGGIO Luciano GRUPPI Aldo NATOlI Arturo COLOMBI Emilio SARZI AMADE'”,”Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Terzo volume. 1957-1962.”,”Lenin sulla Prima guerra mondiale e la situazione internazionale. (pag 1161-1162) in Palmiro Togliatti, ‘Alcuni problemi della storia dell’Internazionale comunista (pag 1157-1177) “”Vi è qualcosa che sembra profetico in ciò che Lenin afferma nei primi anni della guerra, ma è una capacità profetica che fu tutt’uno con la piena padronanza e con lo sviluppo originale della dottrina del marxismo. Il primo manifesto contro la guerra venne scritto da Lenin l’11 ottobre 1914 e in esso apertamente si dice che “”in tutti i paesi più progrediti, la guerra rende attuale la parola d’ordine della rivoluzione socialista””. Nell’opuscolo famoso sul ‘Fallimento della II Internazionale’, che è di alcuni mesi dopo, il legame tra questa affermazione e la necessità della creazione di una nuova Internazionale è dimostrata nel modo più preciso: “”Il socialismo europeo è uscito dallo stadio, relativamente pacifico e dagli angusti confini nazionali. Con la guerra del 1914-15, esso è giunto allo stadio dell’azione rivoluzionaria, e la completa rottura con l’opportunismo e la sua esclusione dai partiti operai sono assolutamente mature… La guerra del 1914-15 è una così grande svolta nella storia che i rapporti con l’opportunismo ‘non possono’ rimanere quali erano nel passato””. L’indicazione del compito e la sua giustificazione storica assumono, in questo modo, la massima evidenza e una precisione assoluta. Ad esse non corrisponde però affatto, in Lenin, la semplice generica affermazione che la guerra sarebbe stata seguita da un regolamento dei conti tra governanti e governati, cosa che veniva ripetuta, in quegli anni, da molte parti. La previsione leninista è solidamente fondata sul risultato delle analisi che Lenin esporrà, nel 1916, nel “”Saggio popolare”” sull”Imperialismo, fase suprema del capitalismo’. E’ quindi una previsione organica e scientifica. “”Il capitale è divenuto internazionale e monopolistico. Il mondo è diviso fra un piccolo numero di grandi potenze, vale a dire fra le potenze che sono meglio riuscite a spogliare e ad asservire su grande scala altre nazioni. Quattro grandi potenze europee; Inghilterra, Francia, Russia e Germania, con una popolazione fra i 250 e 300 milioni di abitanti e con una superficie di circa 7 milioni di chilometri quadrati, posseggono delle colonie con ‘circa mezzo miliardo’ (495,5 milioni) di abitanti e una superficie di 64.6 milioni di chilometri quadrati, cioè circa la metà del globo terrestre (133 milioni di chilometri quadrati, senza le regioni polari). Aggiungete a questo i tre Stati asiatici: la Cina, la Persia e la Turchia, i quali sono stati fatti a pezzi dai briganti che conducono la guerra ‘liberatrice’. Quei tre Stati asiatici… hanno una popolazione di 360 milioni e una superficie di 14,5 milioni di chilometri quadrati …. (Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’, dell’agosto 1915). Così è organizzato il mondo capitalistico “”e nessun’altra forma di organizzazione è possibile””. Ma questa organizzazione, mentre genera da un lato violente crisi interne (guerre imperialiste) per la ineguaglianza di sviluppo che impone di continuo la ricerca di nuove spartizioni del fantastico bottino, dall’altro lato genera uno squilibrio crescente tra le forze oppresse e gli oppressori, e in questo squilibrio sono le premesse della inevitabile rottura rivoluzionaria. Questa però sarà tale, per le stesse condizioni oggettive da cui esce, che porrà all’ordine del giorno non più soltanto singole questioni dell’assetto economico e politico, ma i problemi “”della esistenza stessa della società capitalistica””, cioè i problemi di una rivoluzione socialista. Lenin afferma, in uno scritto che è del settembre 1915, che la rottura avrà luogo nella Russia, ma dalla Russia dovrà propagarsi agli altri paesi europei. “”La vita, egli scrive, attraverso la sconfitta della Russia, ‘procede’ verso la rivoluzione in Russia e, in legame con essa, verso la guerra civile in Europa”” (‘La sconfitta della Russia e la crisi rivoluzionaria’, del settembre 1915)”” [Palmiro Togliatti, ‘Alcuni problemi della storia dell’Internazionale comunista’] [(in) Paolo Alatri, a cura, ‘Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Terzo volume. 1957-1962’, Firenze, 1967] (pag 1161-1162)”,”EMEx-096″
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume I.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223)”,”ITAB-005-FV”
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume II.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223)”,”ITAB-006-FV”
“ALATRI Paolo”,”Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica.”,”””L’imperialismo è odioso nei forti e ridicolo nei deboli”” (Gaetano Salvemini) (in apertura) “”Eventuali operazioni militari contro gli jugoslavi avrebbero dovuto comunque essere condotte dalle truppe dell’VIII Armata, la quale, data la formula della nomina di Badoglio, restava sotto il comando del gen. Di Robilant. “”Qualunque sia la decisione che il Governo adotterà per Fiume””, telegrafava però il Commissiario straordinario militare il 19 settembre (138), “”si impone la necessità dell’allontanamento dalla zona di guerra del Generale Di Robilant, odiato a morte da tutti i fiumani e da tutti coloro della Venezia Giulia che anelano a Fiume italiana e che sono la grande maggioranza. Il predetto Generale è altresì inviso all’Esercito perché ormai è noto il suo ordine dato alla mensa al Comandante del 26° Corpo d’Armata il giorno 13 di tirare con l’artiglieria sui depositi di armi e benzina in Fiume, ordine che io ho annullato e che avrebbe portato a conseguenze disastrose. Prego pertanto non appena decisa la sostituzione di chiamare telegraficamente a Roma il Generale Di Robilant e inviarmi qui il Generale Caviglia o Morrone””. Nitti rispose (139) che reputava sotto ogni riguardo preferibile che il gen. Di Robilant non fosse sostituito da altro comandante di Armata e che Badoglio assumesse direttamente il comando dell’VIII Armata nella forma che ritenesse più opportuna. Così Badoglio fece infatti nella giornata del 21 settembre, trasferendosi a Udine dove cumulò la carica di Commissario straordinario militare per la Venezia Giulia e di comandante della VIII Armata, mentre il gen. Di Robilant veniva richiamato a Roma (140). Come si vede, Badoglio tendeva a creare le premesse di una situazione più distesa tra i comandi militari e il movimento dannunziano, e Nitti aderiva a questa linea. Della stessa tendenza è prova la decisione presa dal presidente del Consiglio che ufficiali e soldati attualmente sotto le armi che avevano lasciato i loro reparti per recarsi a Fiume non dovessero al loro eventuale ritorno essere inviati in campi di concentramento, bensì assegnati ai reparti dislocati nel Trentino, compreso D’Annunzio, dovessero essere considerati come rpivati cittadini (141). Pochi giorni dopo, esattamente il 3 ottobre, Nitti completava queste istruzioni a Badoglio con il seguente telegramma (142): “”Non so se V.E. reputi opportuno di far sapere agli ufficiali dell’esercito attualmente a Fiume che il Governo non ha nessuna intenzione di prendere severe misure contro coloro che si sono recati a Fiume: suppongo infatti che ciò risponda già ad una persuasione generale. Ad ogni modo ho voluto richiamare su ciò l’attenzione dell’E.V. anche perché una comunicazione in tal senso potrebbe avere benefica influenza sull’animo di alcuni ufficiali i quali possono preoccuparsi delle consueguenze dell’atto compiuto non tanto per loro stessi quanto per i loro dipendenti ch’essi hanno indotto a partecipare all’impresa””. Badoglio rispondeva proponendo l’emanazione di un proclama (…)”” (pag 227-228) note: (138) CP, n. 4963; (139) FDD, n. 26051; (140) Badoglio a Nitti, CP, n. 4968. Cfr. anche P. Badoglio, op. cit, p. 51, e E. Caviglia, op. cit., p. 80; (141) Nitti a Badoglio, 23 settembre 1919, FDD, n. 26290; (142) FDD, n. 27131″,”RAIx-006-FV”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di TOGLIATTI Palmiro NEGARVILLE Celeste SAPEGNO Natalino LOMBARDO-RADICE Lucio GRIECO Ruggero ALATRI Paolo DI-VITTORIO Giuseppe ALICATA Mario RODANO Franco BERTI Giuseppe CANDELORO Giorgio LACONI Renzo PLATONE Felice AMENDOLA Giorgio MORANDI Giorgio NATOLI ALVARO Corrado JOVINE Francesco MARCHESI Concetto DE-ROSA Gabriele CALVINO Italo LONGO Luigi VISCONTI Luchino CONSAGRA Pietro MAFAI Mario PAJETTA Giancarlo ZANGRANDI Ruggero CAPRARA Massimo DIAZ Furio SILVESTRI Luigi ZAVATTINI Cesare SCOCCIMARRO Mauro CRISAFULLI Vezio BATTAGLIA Roberto MIELI Renato D’AMICO Fedele NENNI Pietro BANFI Antonio MARCHESI Concetto FRANCESCHELLI Mario BORRELLI Armando LOMBARDO Riccardo LAJOLO Davide SECCHIA Pietro RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita, 1944-1962. Primo volume, 1944-1950.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”PCIx-028-FV”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Felice PLATONE Celeste NEGARVILLE Mauro SCOCCIMARRO Gastone MANACORDA R. BIANCHI BANDINELLI Palmiro TOGLIATTI Mario MONTAGNANA Felice CHILANTI Vittorio FOA Antonio BANFI Antonello TROMBADORI Ruggero GRIECO Nilde JOTTI Ambrogio DONINI Gianni RODARI Aldo NATOLI Giuliano MANACORDA Carlo CASSOLA Carlo MUSCETTA Ines PISONI Lelio BASSO Rodolfo MORANDI Teresa MUSCI Carlo SALINARI Lucio LUZZATTO Arturo COLOMBI Mario MONTAGNANA Luciano GRUPPI Silvio MICHELI Gianfranco CORSINI Girolamo LI-CAUSI Edoardo D’ONOFRIO Luigi LONGO Alberto CARACCIOLO Ennio VILLONE Ennio CERLESI Felice PLATONE Antonio GIOLITTI Ludovico GEYMONAT Bruno MANZOCCHI Pietro INGRAO Mario FRANCESCHELLI Ambrogio DONINI Mario ALICATA Pio BALDELLI Renato GUTTUSO Umberto TERRACINI Fabrizio ONOFRI Agostino NOVELLA Fausto GULLO Alberto CARACCIOLO Valentino GEERRATANA Lucio LOMBARDO-RADICE Michele SALERNO Augusto MONTI Umberto BARBARO RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita, 1944-1962. Secondo volume, 1951-1956.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”PCIx-029-FV”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Luigi LONGO Palmiro TOGLIATTI (RODERIGO) Antonio GIOLITTI Alessandro NATTA Francesco FLORA Giorgio AMENDOLA Paolo BUFALINI Pietro INGRAO Luca PAVOLINI Cesare LUPORINI Velio SPANO Celeste NEGARVILLE Rossana ROSSANDA Enrico BERLINGUER Ambrogio DONINI Alfredo REICHLIN Giuseppe CHIARANTE Bruzio MANZOCCHI Sergio GARAVINI Luciano LAMA Gian Carlo PAJETTA Mario ALICATA Tullio VECCHIETTI Loris GALLICO Carlo SALINARI Eugenio PEGGIO Luciano GRUPPI Aldo NATOLI Arturo COLOMBI Emilio SARZI AMADE'”,”Rinascita, 1944-1962. Terzo volume, 1957-1962.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”PCIx-030-FV”
“ALATRI Paolo CERRONI Umberto CORTESI Luigi MAITAN Livio MERLI Stefano MIGLIARDI Giorgio PAPI Fulvio SANTARELLI Enzo SPRIANO Paolo STRADA Vittorio ZUCARO Domenico”,”Dibattito sullo stalinismo.”,”Il dibattito si è svolto, sotto il titolo generale A proposito di stalinismo e di storiografia, sui fascicoli 13/14 (maggio-dicembre 1961). 15/16 (gennaio-agosto 1962), 17 (settembre-dicembre 1962), 18 (gennaio-aprile 1963) e 20 (settembre-dicembre 1963) della Rivista storica del socialismo.”,”STAS-024-FL”
“ALATRI Paolo”,”Parlamenti e lotta politica nella Francia del Settecento.”,”Paolo Alatri, nato a Roma nel 1918, ordinario di Storia moderna nell’Università di Messina, autore di varie opere. Storia del conflitto tra parlamenti e potere centrale dalla Reggenza alla Rivoluzione.”,”FRAA-008-FF”
“ALATRI Paolo BARBADORO Idomeneo BEZZA Bruno BOGLIARI Francesco DADÀ Adriana FEDELE Santi FRANZINA Emilio GOZZINI Giovanni LANDUYT Ariane LEGNANI Massimo MOLA Aldo Alessandro MONTELEONE Renato ROCHAT Giorgio ROSSI Mario G. ROVERI Alessandro”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXI. La disgregazione dello stato liberale.”,”Citato A. Cervetto in note a pagina 529 (Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona) Contiene i saggi di I. Barbadoro, ‘Biennio rosso: lotte sociali e direzione socialista’, Giovanni Gozzini, ‘La costituzione del Partito comunista d’Italia’, Mario G. Rossi, ‘Partito popolare e sindacalismo cattolico nella crisi del dopoguerra’, Adriana Dadà, ‘Gli anarchici italiani tra guerra di classe e reazione'”,”MITS-025-FL”
“ALATRI Paolo AMENDOLA Giorgio BASSO Lelio BAUER Riccardo BATTAGLIA Roberto BENSI Cesare BO Carlo BRAMBILLA Giovanni BUTTÉ Alessandro CALEFFI Piero CATALANO Franco CAVALLI don Giuseppe CEVA Bianca CLERICI Edoardo CORNA-PELLEGRINI Giacomo FERRATA Giansiro FIAMENGHI Ettore FOA Vittorio FRIGÉ Edoardo GENTILI FILIPPETTI Giulia GREPPI Antonio GIACCHI Orio GRASSI Paolo GRASSINI Franco LA MALFA Ugo LOMBARDI Riccardo MALAGUGINI Alcide MALAVASI Gioacchino MALVESTITI Piero MEDA Luigi MIGLIORI Giovanni Battista MIRA Giovanni NICOLA Giovanni OTTOLENGHI Achille PAJETTA Giancarlo PAPAFAVA DEI CARRARESI Novello PARODI Giovanni PARRI Ferruccio PAVONE Claudio, PARETTI-GRIVA Riccardo, PESENTI Antonio, PIERI Piero, RAGIONIERI Ernesto REPACI Antonino ROGERS Ernesto ROSSINI Giuseppe SACCHI Filippo SALVADORI Massimo SALVATORELLI Luigi SCHIAVETTI Fernando SCOTTI Francesco SECCHIA Pietro SEGRE Umberto SERENI Emilio SPINELLA Mario SPINI Giorgio TOGLIATTI Palmiro VALERI Nino VALIANI Leo VEGAS Ferdinando VENANZI Mario VIGORELLI Ezio VILLABRUNA Bruno ZANGRANDI Ruggero ZANIBELLI Amos”,”Fascismo e antifascismo (1936 – 1948). Lezioni e testimonianze. Vol. II.”,”Biografie di tutti i nomi citati.”,”ITAF-035-FL”
“ALATRI Paolo”,”Le origini del fascismo.”,” Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAF-001-FAP”
“ALATRI Paolo”,”Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della Destra (1866-74).”,”Capitolo ottavo: Repubblicani e clericali dal 1871 al 1873. Nascita e sviluppo dell’ “”Internazionale”” (pag 452-546) “”Quanto al Friscia, per la cui prima attività internazionalista rinviamo al citato saggio del Cerrito [Gino Cerrito, ‘Saverio Friscia nel primo periodo di attività dell’ Internazionale in Sicilia’, in ‘Movimento operaio’, 1953, III, p. 473], era anch’egli – come sappiamo – un ex mazziniano, che per molto tempo aveva continuato a collaborare con i mazziniani (1), ma verso la metà del ’71 si trovò al centro della polemica antimazzianiana: infatti, dopo l’appello contro l’ ‘Internazionale’ che il Mazzini rivolse il 13 luglio ‘Agli operai italiani’ e dopo la tagliente e celebre ‘Risposta di un internazionalista [Bakunin] a Mazzini’, il Friscia intervenne con un articolo su ‘L’Internazionale e Mazzini’, dapprima pubblicato nel settimanale agrigentino «L’Eguaglianza», da lui stesso diretto, e poi riprodotto dal «Gazzettino Rosa» di Milano, allora principale organo dell’ internazionalismo italiano (2). La crisi del mazzinianesimo non era che la crisi della democrazia piccolo-borghese, da mettere in correlazione con quei mutamenti di struttura che si andavano effettuando in tutta Italia proprio attorno al 1870 e che, per quanto riguarda la Sicilia, abbiamo cercato di illustrare nel capitolo dedicato alle condizioni materiali dell’isola. I due gruppi repubblicani, quello mazziniano e quello internazionalista, ritenevano di dominare la Sicilia, ciascuno con assoluta preponderanza sull’altro. Fin dal 19 luglio 1866 Bakunin aveva scritto che la maggior parte della ‘Falange Sacra’, l’organizzazione mazziniana, era passata, nel Sud, dalla propria parte (3); l’anno dopo , il 23 maggio 1867, scriveva di essere stato denunciato dal prefetto di Napoli come «promotore» e capo del movimento in Sicilia, soprattutto a Palermo, e, in generale, nell’Italia meridionale» (4). In realtà, in quegli anni, a Palermo non si hanno tracce documentarie né di attività internazionalista né di relativi allarmi da parte delle autorità; i seguaci del Mazzini erano tanto convinti di avere la supremazia, che lo stesso apostolo tentava di suscitare un moto recandosi personalmente nell’isola nell’agosto del 1870. L’anno dopo, Antonio Riggio, in una lettera a Engels del 16 ottobre 1871 (5), scriveva: «Ritorno da una corsa da Palermo, Napoli, Roma e Firenze. Il lavoro socialista vi si fa formidabile; ancora un anno e i destini della penisola saranno nelle nostre mani. Mazzini è solo. Nuove sezioni sorgono continuamente e giornali ne abbiamo in gran numero (…). In Sicilia comandiamo noi. Nella sola provincia di Girgenti avremo fra pochi giorni dieci Sezioni; non vi dico del numero dei nostri soci corrispondenti che lavorano come va fatto…». C’è da fare i conti, naturalmente, con la «deformazione professionale» in senso ottimistico, che è di tutti i rivoluzionari; ma un fondo d vero, nelle parole del Riggio, c’era, e l’ Internazionale’ era effettivamente destinata ad assumere in Sicilia, nel corso del 1872, un notevole sviluppo (6)”” (pag 484-486) [Paolo Alatri, ‘Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della Destra (1866-74)’, Einaudi, Torino, 1954, Capitolo ottavo: ‘Repubblicani e clericali dal 1871 al 1873. Nascita e sviluppo dell’ “”Internazionale””‘ (pag 452-546)] [(1) Cfr. supra, p. 481, n. 1; (2) Cfr. anche il mediocre S. Cargone ‘Le origini del socialismo in Sicilia’, Roma, 1947, pp. 329 sgg. Notizie sulla prima diffusione dell”Internazionale’ in Sicilia sono anche in A. Lucarelli, ‘Gli albori del socialismo nel Meridione secondo i documenti dell’Archivio Provinciale di Trani’, in ‘Movimento Operaio, giugno-settembre 1951, p. 612. Per la lotta tra mazziniani e bakuninisti, come per quella tra marxisti e bakuninisti che ha scarsissima incidenza nella situazione siciliana, rinviamo a G. Manacorda, op. cit., pp 76 sgg. Segnaliamo qui un’ ‘Apologia della Comune’ di Luigi Mastropaolo, stampata a Palermo nel 1871 e sulla quale il Ministero dell’Interno chiese alla prefettura di Palermo che si aprissero indagini l’anno dopo, con lettera del 20 maggio 1872 (in A.S.P., Gab., Prefettura, b. 23, cat. 16, fasc. 4); (3) Cfr. N. Rosselli, op. cit., pp. 185-86; (4) Ibid. p. 199; (5) Ibid. p. 314); (6) Anche F. Chabod (op. cit., pp 425 sgg.) giudica il Riggio «troppo entusiasta, sebbene all’ottimismo degli internazionalisti corrispondesse un ottimismo altrettanto unilaterale da parte del governo. Quest’ultimo, però, scemò gradualmente nel corso del 1872 (ibid. pp. 440-41)]”,”ITAB-007-FSD”
“ALATRI Paolo”,”Mussolini.”,”Paolo Alatri, saggista, giornalista e storico, ha insegnato storia del Risorgimento all’Università di Palermo, storia moderna e storia delle dottrine politiche alle Università di Messina e di Perugia. Deputato al parlamento dal 1963 al 1968.”,”ITAF-043-FL”
“ALAYRAC Pierre”,”L’internationale au milieu du gué. De l’internationalisme socialiste au congrès de Londres (1896).”,”Pierre Alayrac, normaliano e agrégé di scienze economiche e sociali, è dottorando al Centre européen de sociologie et science politique di EHESS. I congressi della Seconda Internazionale: PARIGI 1889 BRUXELLES 1891 ZURIGO 1892 LONDRA 1896 PARIGI 1900 AMSTERDAM 1904 STUTTGART 1907 COPENHAGEN 1910 BASILEA 1912″,”INTS-068″
“ALAZARD Jean”,”Communisme et “”Fascio”” en Italie.”,”Massimalismo del PSI. “”Ora, qual’era, in quest’epoca, la potenza del partito socialista che i suoi capi dicevano così grande? Essa non si misurava solo nel numero dei suoi eletti. Essa dipendeva anche dalle possibilità d’ azione. Un articolo di Carlo Scarfoglio (‘Nazione’ del 4 dicembre 1919) diceva, di questo periodo, che c’era molto del bluff nel dispiegamento della forza. Constatava subito che questa volta i “”leaders”” avevano faticato molto a farsi intendere dalle masse. Turati, Treves e Modigliani non erano più onnipotenti. “”Inoltre, la formula anarchica ha penetrato tutto l’ ambiente che gravita attorno alle Camere del Lavoro, ambiente che non è quello delle fabbriche, ma quello dei comizi. Ciò che sovente con attenzione i movimenti del partito operaio in Italia constatano è il fatto che, ‘disciplinato e inattaccabile esternamente, è internamente un vero caos'””.”” (pag 49)”,”ITAA-120″
“AL-AZM Sadik J.”,”L’illuminismo islamico. Il disagio della civiltà.”,”AL-AZM Sadik J. è docente di storia della filosofia europea moderna ed “”occidentalista””, insegna a Beirut, Damasco e Harvard.”,”VIOx-187″
“ALBA Victor”,”Esquema historico del movimiento obrero en América Latina.”,”Questo libro deriva da uno schema preparatorio per un libro sul movimento operaio in America Latina molto più esteso apparso a Parigi nel 1953. Arriva fino al 1950 con qualche nota aggiuntiva per gli anni seguenti. Al momento non esiste in spagnolo un’opera sul movimento operaio latinoamericano che tratti dei due aspetti politico e sindacale. Contiene dedica dell’ autore.”,”MALx-009″
“ALBA Victor”,”Histoire du POUM. Le marxisme en Espagne (1919-1939).”,”Victor ALBA è nato a Barcellona nel 1916. Aderì al ‘Bloc’ nel 1931. Venne imprigionato dal franchismo negli anni 1939-1945. Giornalista, professore di scienze politiche alla Kent State University (USA), ha scritto numerose opere cosacrate alla Spagna e all’ America Latina.”,”MSPG-065″
“ALBA Victor”,”Historia general del campesinado.”,”Nato a Barcellona nel 1916, Victor ALBA, è stato direttore del Centro de Estudios y Documentacion SOciales de Mexico e della rivista ‘Panorama’. E’ stato professore di scienza politica presso la Università di Kent (USA).”,”FOLx-016″
“ALBA Victor”,”El Partido Comunista en España. Ensayo de interpretacion historica. La primera historia critica del Partido Comunista español.”,”Victor ALBA è nato a Barcellona nel 1916. In gioventù ha partecipato al movimento operaio e collaborato a vari periodici fino a diventare segretario di redazione de ‘La Batalla’. Ha preso parte alla guerra civile e alla fine di questa fuggito in Francia è stato redattore di ‘Combat’. Poi ha soggiornato in Messico e Stati Uniti dove ha ottenuto la docenza universitaria come professore di scienze politiche. Ha scritto molte opere.”,”MSPG-106″
“ALBA Victor”,”Historia del estalinismo 1923-1953. Una historia del estalinismo con todos sus elementos de juicio, cifras, fechas y citas.”,”Costo delle ostilità (2° guerra mondiale) (pag 389): URSS 192 Miliardi di $ Francia 44 M $ Germania 273 M $ Gran Bretagna 120 M $ Stati Uniti 330 M $ Valore della distruzione: URSS 128 M $ Francia 21 M $ Germania 48 M $ Gran Bretagna 7 M $ Stati Uniti 2 M $”,”RUSS-137″
“ALBA Victor”,”Historia social de la juventud.”,”Tra i titoli dei capitoli del libro di ALBA: Biologia e apprendimento Lotta delle generazioni Gioventù inesistente (preistoria) Gioventù precoce (Antico oriente) (…) Gioventù prolungata (Rivoluzione industriale) Gioventù idolatra (prima metà del secolo XIX) Gioventù ideologizzata (seconda metà XIX) Gioventù disperata (prima guerra mondiale) Gioventù utilizzata (tra le due guerre mondiali) Gioventù risvegliata (2° guerra mondiale) Gioventù sbalordita (guerra fredda) Gioventù delusa (nel terzo mondo) Gioventù comunitaria (Giappone, Israele, Cina) Gioventù esasperata (America Latina) Gioventù separata (dal mutamento economico) Gioventù contestataria (1968) Gioventù inedita (giovani operai degli anni ’60)”,”GIOx-019″
“ALBA Victor”,”Los liquidadores de un imperio.”,”Ronald MULLER, un economista della American University di Washington, non accusa le multinazionali, non ci sono economisti che stanno contro il big business, la grande impresa. Accusa il governo e i suoi funzionari ed economisti di mancanza di perspicacia per non aver compreso per tempo le conseguenze della formazione delle multinazionali. “”Coloro che compiono le scelte politiche non hanno compreso tuttavia le forze interrelazionali che derivano dalla globalizzazione e la concentrazione delle imprese private”” dice MULLER. (pag 240)”,”USAP-055″
“ALBA Victor”,”The Horizon Concise History of Mexico.”,”””Dopo che la Prussia sconfisse le forze austriache nella battaglia di Sadowa e quando la guerra civile negli Stati Uniti finì, la situazione cominciò a cambiare. Napoleone III volle rimpatriare i suoi soldati, Lincoln riconobbe il governo Juarez; il segretario di Stato William Henry Seward ricordò alla corte di Parigi la Dottrina Monroe e chiese il ritiro delle forze francesi dal Messico. Nella primavera del 1866, Napoleone annunciò a Massimiliano che intendeva richiamare i soldati a casa. Dal marzo dell’ anno seguente non ci furono più forze francesi in Messico.”” (pag 104-105)”,”AMLx-049″
“ALBA Victor SCHWARTZ Stephen”,”Spanish Marxism versus Soviet Communism.”,”Dedicato a Andreu NIN (1892-1937) e Joaquim MAURIN (1896-1973) Victor ALBA è stato un attivo partecipante del POUM e della guerra civile. E’ autore prolifico di molti libri sul tema. Stephen SCHWARTZ, scrive su temi del movimento e della cultura operaia. E’ attualmente visiting fellow alla Hoover Institution. E’ autore di ‘Brotherhood of the Sea’ una storia della Sailor’s Union of the Pacific (Transaction). Carenza di armi sul fronte di Aragona. “”Ci fu poca attività al fronte dopo le prime settimane. I comunisti continuavano ad usare ciò come pretesto per chiedere, sulla loro stampa, insidiosamente, perché Saragozza non fosse stata presa. “”El Combatiente Rojo”” l’ “”organo di milizia, soldati e polizia antifascista””, pubblicato dalla 29° divisione, rispose a quella domanda con un articolo firmato da Narcis Molins i Fabrega: “”Coloro la cui situazione avrebbe permesso loro di aiutare l’ avanzata verso Saragozza sono proprio quelli che stanno ponendo ostacoli su questa strada e, nello stesso tempo, osano chiedere maggiori responsabilità agli altri””. Egli sottolineò che molte delle armi spedite alla repubblica erano state bloccate nel loro passaggio attraverso il Mediterraneo, dalla Russia, dove si sperava che il ricatto delle armi avrebbe portato risultati, forzando la CNT e il POUM a sottomettersi al PSUC; (…)””. (pag 154-155)”,”MSPG-131″
“ALBA Victor”,”Histoire des républiques espagnoles.”,”CEDA: Confederation espagnole des Droites Autonomes Ricchezza della Chiesa cattolica spagnola. “”La Chiesa possedeva allora in Spagna 11.921 proprietà rurali, 7.828 proprietà urbane, 4.192 terreni. Il valore dichiarato di questi beni arrivava a 76 milioni, ma superava di fatto 85 milioni. C’erano 2.919 conventi, 763 monasteri, 36.569 religiosi e 8.396 monache, più di 35.000 preti secolari. In totale, quasi 80 mila persone pagate dallo Stato””.”,”SPAx-061″
“ALBA Victor”,”Dos revolucionarios. Andreu Nin Joaquín Maurin.”,”””Actuar en el Parlamento es sólo una parte de la actividad que debe desplegarse. El POUM dispone de núcleos pequeños (procedentes de la Izquierda Comunista) en Madrid, Asturias, Santander, Bilbao, Galicia y Extremadura, y de otros (procedentes del Bloque) en Asturias Castellón, Valencia y Madrid. Deben ser avanzadas para formar en esos lugares secciones del Partido; Maurín podrá aprovechar sus privilegios de diputato para ayudar en esto. El POUM, en los meses que siguen a las elecciones, crece y llega a los 10.000 miembros (1). No basta tampoco con que el Partido crezca. Debe aprovecharse esto para tratar de reavivar la Alianza Obrera y para marchar hacia la unidad sindical. Sin una mayor cohesión de la clase trabajadora, piensa Maurín, las posibilidades de triunfo son escasas para los obreros y abundantes para las fuerzas reaccionarias. El ejemplo de Alemania le obsessiona y lo repite constantemente en mítines y conferencias.”” (pag 220-221) (1) nello stesso momento la CNT ha quasi due milioni di affiliati, la FAI 10.000, la UGT e il PSOE insieme con altri due milioni e il Partito comunista 100 mila secondo lui, 3000 secondo osservatori stranieri (Brennan, Borkenau)”,”MSPG-203″
“ALBA Victor”,”Historia del Estalinismo, 1923-1953.”,”Victor Alba nació en Barcelona en 1916. Militante obrero desde los 16 años y periodista politico en La Humanitat, Ultima Hora y La Batalla de Barcelona, partecipó en la guerra civil española, en las filas del POUM, y estuvo luego en la cárcel por dos veces, la última por haber partecipado en la publicación del primer periódico clandestino aparecido en el pais bajo Franco. Marchó al exlio en 1945, trabajó en Combat de Paris con Albert Camus y en Franc-Tireur, después fue redactor de Excelsior de México y The New Leader de Nueva York, dirigió las Galerias Excelsior y el Centro de Estudios y Documentación Sociales y su revista Panoramas en México. En 1957 entró a trabajar en un organismo de las Naciones Unidas y en 1966 empezó a enseñar en universidades norteamericanas. Actualmente es profesor de Ciencias Politicas en la Kent. Ha publicado, en México, Paris y Nueva York, una docena de libros sobre cuestiones sociales latinoamericanas, y media docena sobre cuestiones españolas en Paris, Madrid y Barcelona. Sus últimos libros son Histoire du POUM, aparecido en Paris, Catalonia a Profile en Nueva York, y El Frente Popular en Barcelona. Nota del Autor, apendices, cronologia, estadisticas, bibliografia, Estadisticas,”,”MSPG-030-FL”
“ALBA Victor”,”Los Españoles fuera de su casa. Esquema historico de España 1868-1965.”,”Alba Victor: Insomnie Espagnole, Paris 1946. Historie de Républiques Espagnole, Paris 1948.”,”MSPG-030-FL”
“ALBA Victor”,”Historia del comunismo en America Latina.”,”””El Argentino Anibal Ponce – residente largos años en México -, no mostró ser jamás un comunista disciplinado, pero defendió siempre la Revolución Rusa y puede ser considerado come el cerebro latinoamericano más profundamente marxista. En cuestiones de educación, religión y de sociología, la labor de Ponce fué de gran valor intelectual, I pero de scasa repercusión en las filas de los partidos comunistas. El hecho mismo de que en Moscú nunca se preocuparan por conocer la opinión de Ponce acerca de los problemas candentes ni de pedirle información, indica a las claras el estado de marasmo intelectual en que se encontraban los partidos comunistas. Mientras el Komintern enviaba dinero en cantidad para mantener a Codovilla, Guralsky y una serie de agentes y “”consejeros””, no destinó un centavo, o un mísero rublo, para fomentar los estudios de la realidad social latinoamericana, ni en América Latina misma ni en las bibliotecas de Rusia. En el Instituto Marx y Engels, de Moscú, no se realizó ningún trabajo serio sobre los problemas de nuestro Continente. Aníbal Ponce vivió miserablemente toda su vida, en México lo mismo que en Argentina”” (pag 54)”,”MALx-064″
“ALBA Victor”,”El Frente Popular.”,”Victor Alba, (1916) periodista catalán en la época de los acontecimientos que analiza este libro, fue, después de un periodo de cárcel, redactor en Combat de Paris, bajo la dirección de Albert Camus; de Excelsior de Mejico y de The New Leader de Nueva York, para dedicarse luego a la vida universitaria. Es actualmente profesor de Ciencias Politicas de la Universidad norteamericana de Kent. Entre sus libros figuran: Histoire del Républiques Espagnoles, Le mouvement ouvrier en Amérique Latine, Alliance Without Allies, Las ideas sociales en México, The Latin Americans, Politics and the Labor Movement in Latin America, Catalunya sense cap ni peus, Historia general del campesinado, Historia social de la mujer, El marxisme a Catalunya, Watergate, historia de un abuso de poder, Cataluña de tamaño natural, Y Catalonia, A Profile. Todas, en fin de cuentas, libros de periodismo politico. Nota del autor, bibliografia, indice onomástico, Colección Textos,”,”MSPG-054-FL”
“ALBA Victor”,”Historia de la Segunda Republica Española.”,”Victor Alba, (1916) periodista catalán en la época de los acontecimientos que analiza este libro, fue, después de un periodo de cárcel, redactor en Combat de Paris, bajo la dirección de Albert Camus; de Excelsior de Mejico y de The New Leader de Nueva York, para dedicarse luego a la vida universitaria. Es actualmente profesor de Ciencias Politicas de la Universidad norteamericana de Kent. Entre sus libros figuran: Histoire del Républiques Espagnoles, Le mouvement ouvrier en Amérique Latine, Alliance Without Allies, Las ideas sociales en México, The Latin Americans, Politics and the Labor Movement in Latin America, Catalunya sense cap ni peus, Historia general del campesinado, Historia social de la mujer, El marxisme a Catalunya, Watergate, historia de un abuso de poder, Cataluña de tamaño natural, Y Catalonia, A Profile. Todas, en fin de cuentas, libros de periodismo politico.”,”SPAx-017-FL”
“ALBA Victor”,”Le mouvement ouvrier en Amerique Latine.”,”Caudillismo e oligarchia (pag 59-) Il caudillo e la Chiesa (pag 64-)”,”MALx-002-FV”
“ALBA Victor, a cura di Charlotte BLANCHARD e Sarah BLANDINIÈRES”,”En finir avec les patrons. Les collectivisations de 1936 en Espagne.”,”Pere Pagès ossia Victor Alba (1916-2003) è stato militante e giornalista del Poum e ha preso parte alla guerra civile spagnola. Negli anni Cinquanta ha insegnato scienze politiche negli Stati Uniti. Ha pubblicato: ‘Histoire des républiques espagnoles’ (Nord Sud 1948) e una biografia di A. Nin (Portic, 1974). E pure ‘Histoire du Poum: le marxisme en Espagne’, (1975 Champ libre)”,”MSPG-296″
“ALBANESE L. LIUZZI F. PERELLA A.”,”I consigli di fabbrica. Delegati e consigli in Italia. Dalla contrattazione articolata al patto federativo: una delle esperienze più vitali del movimento operaio italiano.”,”””Sarà, infine, il congresso della FIOM del 1970 a compiere la prima scelta ufficiale a favore dei delegati e dei consigli, anticipando di qualche mese la decisione della CGIL.”” (pag 34) “”Il delegato, si diceva, ha una “”doppia faccia””. Una è rivolta verso i lavoratori, l’ altra verso il sindacato. E, nella misura in cui le lotte dei lavoratori spingeranno verso una crescente politicizzazione dei consigli, questo si rifletterà inevitabilmente sul sindacato; che quindi conserverà e rafforzerà il suo carattere politico. Ma, dall’ altra parte è venuta una replica anche a questa puntualizzazione. Una delle due facce, si è risposto, finirà inevitabilmente per prevalere (Accornero). Si avrebbero dunque due possibili sbocchi. Nel primo caso, “”il sindacato estrarrebbe dal gruppo operaio omogeneo la sua opposizione globale, la sua virtualità alternativa, nella presunzione neosorelliana di essere la rivoluzione. Nel secondo, il sindacato rinchiuderebbe tutte le espressioni della classe nel campo giuridico-contrattuale. Nella realtà prevarrebbe l’ ipotesi moderata, non essendo eliminabile lo specifico sindacale”” (Bertinotti).”” (pag 93-94)”,”MITT-233″
“ALBANESE Giulia”,”Pietro Marsich.”,”MARSICH (1891-1927) fu fautore della guerra di Libia e poi interventista (1914-1915) prese parte poi al movimento dannunziano e a quello di Mussolini, fondò il giornale ‘Italia nuova’ e poi si allontanò dalle posizioni del fascismo prima della marcia su Roma.”,”ITAF-274″
“ALBANESE Luciano”,”Il concetto di alienazione.”,”””L’alienazione “”mondana”” si manifesta, in primo luogo, nella scissione tra Stato e società civile. E’ quanto mai significativo, a questo proposito, che Hegel venga lodato da Marx per aver avvertito “”come una ‘contraddizione’ la separazione di società civile e società politica”” (K. Marx, Opere filosofiche giovanili, 1963, p.89). Un’altra forma di alienazione, in secondo luogo, è rinvenibile nel seno stesso della società civile, dove si genera una separazione tra “”non-proprietà”” (lavoro salariato) e “”proprietà”” (denaro, capitale). Anche stavolta, Marx afferma a chiare lettere che l’opposizione tra non-proprietà e proprietà, finché non viene concepita come opposizione tra lavoro e capitale, non può essere ancora colta “”nel suo ‘rapporto attivo’ alla sua ‘intima’ connessione””, cioè non può essere colta “”come ‘contraddizione'”” (Ivi, p. 223). Di che natura sia questa contraddizione, è chiarito molto bene da Marx quando scrive che proletariato e ricchezza “”formano un tutto”” (‘ein Ganzes’). La proprietà privata, come ricchezza, è costretta a mantenere nell’esistenza se stessa e ‘con ciò’ il suo opposto, il proletariato. Il proletariato, d’altra parte, in quanto tale, è costretto a togliere (‘aufzuheben’) se stesso e con ciò l’opposto che lo condiziona e lo fa proletariato, la proprietà privata (F. Engels K. Marx, La sacra famiglia, 1967, p.43). Abbiamo quindi una opposizione ‘dialettica’, caratterizzata dalla “”coesistenza dei due lati contradditorî””, dalla loro lotta e dalla “”‘fusione’ in una nuova categoria”” (K. Marx, Miseria della filosofia, 1969, p. 96). Di conseguenza, se il proletariato vince, “”non diventa perciò il lato assoluto della società; infatti esso vince solo togliendo (‘indem es aufhebt’) se stesso “”e”” il suo opposto. Allora scompare sia il proletariato sia l’opposto che lo condiziona, la proprietà privata”” (ME, La sacra famiglia, p. 44). La ‘realtà’ di questa contraddizione dialettica è per Marx un assioma indiscutibile””. (pag 191-193) [Luciano Albanese, Il concetto di alienazione. Origini e sviluppi, 1984]”,”TEOC-030-FL”
“ALBANESE Luciano”,”Il pensiero politico di Schmitt.”,”Carl Schmitt nasce l’11/07/1888 a Plettenberg (Westfalia) da famiglia cattolica. Compie gli sudi universitari a Berlino, Monaco e Strasburgo, dove nel 1910 si laurea in giurisprudenza. Nel 1915 supera l’esame per l’accesso alle carriere legali. Nello stesso anno si arruola volontario, e presso lo stato maggiore di Monaco si occupa dell’applicazione dei decreti militari di guerra. Nel 1916 contrae il primo matrimonio con Pawla Dorotic, in omaggio alla quale firmerà la proma edizione della Dittatura col doppio cognome Schmitt-Dorotic. Sempre nel 1916 consegue a Strasburgo l’abilitazione all’insegnamento accademico. Divenuto professore presso la scuola superiore di amministrazione di Monaco, frequenta nella stessa città i seminari di Max Weber del 1919-20. Nel 1921 è professore di diritto pubblico a Greifswald, dal 1922 al 1928 a Bonn. Nel 1926 sposa Duschka Todorovitsch, dalla quale avrà l’unica figlia, Anima.Gli anni di Bonn sono caratterizzati da una intensa attività intellettuale, che culmina nel 1928 con la Dottrina della costituzione. Dal 1928 al 1932 Schmitt passa ad insegnare presso la Scuola superiore di amministrazione di Berlino. La progressiva ascesa di Hitler vede Schmitt schierato politicamente sulle posizioni di Schleicher e von Papen. Su loro incarico, nel 1932, difende il Reich contro il governo prussiano davanti alla Corte suprema di Lipsia Legalità e legittimità, scritta nello stesso anno, sostiene che ai nazisti, non meno che ai comunisti, deve essere impedito di godere dei vantaggi legali derivanti dall’accesso al potere. E ancora dietro pressione di von Papen, dopo l’avvento di Hitler, partecipa al progetto di ‘uniformazione’ dei Länder al Reich. Il falldei progetti politici di von Papen e indubbie affinità ideologiche spinsero Schmitt, il 01/05/1933, ad iscriversi al partito nazista. Schmitt, che godeva dell’appoggio di Goering, divenne consigliere di Stato prussiano, professore di diritto pubblico a Berlino e capo del gruppo dei docenti universitari della Lega nazionalsocialista dei giuristi. Muore il 07/04/1985.”,”TEOP-058-FL”
“ALBANESE Giulia”,”La marcia su Roma. Ottobre 1922.”,”‘Una rivoluzione tipicamente italiana’ (pag 129-) Giulia Albanese, storica, svolge attività di ricerca presso l’Università di Padova. Sul rapporto violenza politica e crisi dello Stato liberale ha pubblicato ‘Alle origini del fascismo. La violenza politica a Venezia, 1919-1922’ (Padova 2001) e ‘Pietro Marsich’ (Verona, 2003) “”Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”” (Mussolini) (pag 129) ‘Le notizie che l’ambasciata inglese ottenne dal Vaticano erano di uguale tenore, anche se si sottolineava la rottura costituita dalla marcia su Roma. Il locale ambasciatore riferiva infatti di una conversazione con monsignor Borgongini Duca, il quale pur non omettendo di considerare gli avvenimenti una «rivoluzione» e «un’usurpazione dell’autorità dello stato», giudicava tuttavia positivamente il governo e concludeva: “”la «rivoluzione» è stata tipicamente italiana, un piatto di spaghetti [in italiano nel testo], e la maniera in cui il cambio è stato realizzato non deve generare cattivi presentimenti solo perché è stata totalmente incostituzionale. Non ha anticipato problemi, neppure sulla Dalmazia!””. Incerta, anche se piuttosto favorevole al fascismo, era stata la posizione espressa dall’ambasciata britannica di fronte alla marcia vera e propria. (…) Allo stesso tempo l’ambasciatore prendeva posizione, analogamente ai nazionalisti e ai fascisti, contro lo stato d’assedio osservando che avrebbe comportato panico nella popolazione e che l’esibizione di forza militare, all’indomani della revoca della drastica disposizione, non poteva che essere un bluff: a quel punto era chiaro che i militari avrebbero rifiutato di combattere contro i fascisti. Alcune ore dopo, lo stesso ambasciatore riferiva che la sua impressione era quella di una resa governativa ai fascisti e ai nazionalisti, a Roma, dal momento che i militari stavano tornando nelle caserme e il controllo era stato preso completamente dalle forze fasciste e nazionaliste. (…) Contrastava con questa immagine di sostanziale tranquillità, pur nella consapevolezza della rottura avviata, l’impressione che gli avvenimenti destavano in Francia. (…) La fonte maggiore di ansietà era inoltre legata – lo si è già detto -alla possibilità che l’Italia di Mussolini praticasse una politica estera aggressiva e destabilizzante nei confronti dell’ordine mondiale imposto a Versailles. La sensazione di rottura doveva apparire più netta in Francia anche perché, nonostante l’ambasciatore Sforza descrivesse la situazione come del tutto sotto controllo, l’annuncio delle sue dimissioni all’indomani dell’avvento di Mussolini non aveva lasciato indifferenti gli esponenti di governo. (…) Complessivamente, se non si considera la questione della politica estera, vero punto cruciale però della presa di posizione francese, i commenti della stampa erano molto diversificati a seconda delle posizioni politiche, ma vi si potevano riconoscere alcune tendenze specifiche: da chi appoggiava incondizionatamente i fascisti, a chi, pur appoggiandoli, non aspirava alla riproduzione del fascismo anche in Francia, a chi li appoggiava non credendo che questa tendenza si sarebbe sviluppata, fino a coloro che li avversavano con forza (59). La reazione statunitense agli avvenimenti romani, specie da parte dell’ambasciata, era invece molto favorevole, in contrasto con la maggiore cautela dei colleghi inglesi e francesi’ [(59) P. Milza, ‘L’Italie fasciste devant l’opinion française 1920-1940’, Armand Colin, Paris, 1967, pp. 54-76] (pag 143-144-145-146)]”,”ITAF-367″
“ALBANESE Matteo”,”Aldo Moro. La morte della prima repubblica.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Matteo Albanese, professore di Storia dei partiti e dei movimenti politici presso l’Università di Padova. Si è occupato di violenza politica e di estremismo fin dalla sua tesi di dottorato discussa presso l’Istituto Universitario Europeo. E’ stato ricercatore presso diversi atenei (Parigi, Lisbona, New York) ed è autore di saggi e volumi in Italia e all’estero”,”BIOx-376″
“ALBANI Paolo”,”L’ assenteismo operaio. Una forma di non collaborazione.”,”Paolo ALBANI (1946) è borsista presso la Scuola di storia del pensiero economico, diretta da C. NAPOLEONI.”,”MITT-112″
“ALBANI Paolo”,”Crisi del profitto e sviluppo capitalistico. Un’analisi disaggregata dell’industria manifatturiera italiana: 1951-1971.”,”Paolo Albani (Marina di Massa, 1946),borsista presso la Scuola di storia del pensiero economico, diretta da C. Napoleoni, lavora attualmente nell’Istituto di Scienze Economiche della Facoltà di Economia e Commercio di Firenze. Tra i suoi lavori: L’assenteismo operaio ed altri saggi apparsi su ‘Aut Aut’ e ‘Monthly Review’.”,”ITAE-035-FL”
“ALBANO Antonio ORSINI Renzo”,”Basi di dati.”,”Antonio Albano è professore associato di Documentazione automatica nel Dipartimento i Informatica dell’Università di Pisa. Dopo la laurea in Ingegneria elettronica, conseguita al Politecnico di Milano, ha compiuto attività di ricerca presso l’Istituto di Elaborazione dell’informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche. É stato ricercatore e docente presso le Università di New York e di Toronto. Renzo Orsini, laureato in Scienze dell’informazione all’Università di Pisa, è ricercatore presso il Dipartimento di Informatica della stessa Università.”,”SCIx-075-FL”
“ALBANO Mario”,”Sud Africa. L’apartheid del capitale.”,”Mario Albano, autore di ‘Angola: una rivoluzione in marcia’ e altre opere sul tema dei movimenti rivoluzionari africani.”,”AFRx-119″
“ALBARANI Giuliano BADALONI Nicola BARBERINI Carlo Antonio BARONE Eros COSPITO Giuseppe DI-STEFANO Salvatore GALLI Giorgio GARIN Eugenio STEVANI COLANTONI Angela VANZULLI Marco ZANANTONI Marzio”,”Gramsci e la storia d’Italia.”,”””Questo ampio lavoro di traduzioni, che copre oltre 700 pagine manoscritte sulle circa 3000 che costituiscono il complesso dei ‘Quaderni’ e un arco temporale che va dall’inizio del 1929 (cioè dal momento in cui Gramsci ottiene il permesso di scrivere in carcere) al 1931 con una breve ripresa nell’anno successivo, culmina e insieme si conclude con la versione pressoché integrale di un’antologia popolare tedesca di scritti di Marx (di cui erano stati pubblicati alcuni brevi estratti in appendice all’edizione di Gerratana) (5), realizzata tra la fine del 1930 e il 1931 vale a dire negli stessi mesi in cui, in un’altra sezione del medesimo quaderno – il Quaderno 7 – Gramsci sta compilando la ‘seconda serie’ degli ‘Appunti di filosofia – Materialismo e idealismo’, largamente dedicati proprio al marxismo (6). Non è certo questa per Gramsci la prima né l’unica occasione di confrontarsi con i testi marxiani la cui conoscenza data fin dagli scritti giovanili, sia pure ancora intrisi di idealismo – basti pensare a quelli celeberrimi del 1917-18 su ‘La rivoluzione contro il “”Capitale”” o su ‘Il nostro Marx’ (7) – e si approfondisce e si precisa nel corso degli anni insieme alle posizioni politiche dell’autore fino al 1925 quando Gramsci, ormai segretario del PCd’I, compila una sintetica quanto efficace antologia marxista all’interno di una dispensa destinata alla scuola di partito (8). Una conoscenza così puntuale da permettergli di citare a memoria, nella ‘prima serie’ degli ‘Appunti di filosofia’ del Quaderno 4, ampi brani delle opere di Marx, alcuni dei quali successivamente riveduti e corretti sulla base delle proprie versioni dal tedesco (9). Se però – come non sono il solo a credere – i ‘Quaderni’ sono anche se non soprattutto una riflessione sulle ragioni di una sconfitta – personale oltre che politica-, e se tale riflessione passa anche se non soprattutto attraverso non una negazione né un superamento, ma una rilettura e un approfondimento dell’opera di Marx, questo avviene anche se non soprattutto grazie alle traduzioni dell’antologia sopra citata, non foss’altro che per il fatto che in carcere Gramsci ha a disposizione ben poche altre fonti a riguardo, probabilmente solo alcuni volumi di un’edizione francese di opere marxiane che peraltro definisce in una lettera a Tatiana del 1931 (coeva al proprio lavoro di traduzione) “”tradotte in modo scelleratissimo”” (10). Un altro elemento da tenere in considerazione è che, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, le versioni gramsciane non seguono l’ordine con cui i testi compaiono nel volumetto tedesco, ma una successione diversa, dalla quale mi sembra di poter ricavare una sorta di gerarchia di valore in ordine decrescente e che corrisponde alla particolare interpretazione da parte di Gramsci di quella che nei ‘Quaderni’ definisce sempre più spesso – e non solo per ragioni di (auto)censura – “”filosofia della prassi”” (11)”” [G. Cospito, ‘Gramsci e Marx’ (in) Aa.Vv. ‘Gramsci e la storia d’Italia, Milano, 2008] (pag 186-188) Note: (5) Cfr. A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, cit., vo., IV, pp. 2355-62; (6) Per la cronologia dei ‘Quaderni di traduzioni’, cfr. le pp. 870-90 dell’edizione citata; per la datazione degli appunti teorici, qui e nel seguito mi sono avvalso di G. Francioni, ‘Proposte per una nuova edizione dei ‘Quaderni del carcere’, “”IG Informazioni””, 1992, 2, pp. 85-186, in particolare pp. 144-47; (7) I due articoli erano usciti rispettivamente sull'””Avanti!”” del 24 novembre 1917, a commento delle prime frammentarie notizie provenienti dalla Russia sulla Rivoluzione d’Ottobre, e su “”Il Grido del popolo”” del 4 maggio 1918, in occasione del centenario della nascita di Marx; (6) I testi si trovano ora raccolti in A. Gramsci, ‘Il rivoluzionario qualificato’, a cura di C. Morgia, Roma, Delotti, 1988, pp. 59-209; (9) Cfr. V. Gerratana, ‘Note al testo’, in A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., vol. IV, p. 2642; (10) Lettera del 29 giugno 1931, ora in A. Gramsci, ‘Lettere dal carcere’, cit, vol. II, p. 431. In effetti nel Fondo Gramsci della Fondazione che porta il suo nome sono conservate alcune altre opere di Marx ed Engels, ma essendo per lo più prive di contrassegni carcerari è improbabile che Gramsci abbia avuto effettivamente la possibilità di consultarle; (11) Sulla complessa questione si veda almeno F. Frosini, ‘Gramsci e la filosofia. Saggio sui Quaderni del carcere’, Roma, Carocci, 2003, pp. 79 sgg., nonché, del medesimo autore, il saggio su ‘Filosofia della praxis’, in F. Frosini, G. Liguori, a cura, ‘Le parole di Gramsci. Per un lessico dei Quaderni del carcere’, Roma, Carocci, 2004, pp. 93-111]”,”GRAS-120″
“ALBELTARO Marco”,”Cesare Battisti, Fabio Filzi.”,”ALBELTARO Marco è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Culture, politica e società dell’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘L’assalto al cielo. Le ragioni del comunismo, oggi’ (a cura), 2010, ‘Novant’anni dopo Livorno. Il Pci nella storia d’Italia’ (con A. Hobel), 2014, ‘Le rivoluzioni non cadono dal cielo. Pietro Secchia, una vita di parte’ (Laterza, 2014). “”Diverso fu invece l’atteggiamento del Psi verso i socialisti francesi. La Francia era stata attaccata dalla Germania e i socialisti francesi avevano votato a favore dei crediti di guerra. Ed erano stati giustificati dall’Avanti! e nemmeno con un tono dimesso ma con parole roboanti. Si era fatto riferimento alle dichiarazioni di Sembat – che era stato il più stretto collaboratore di Jean Jaurès negli ultimi anni della sua vita prima che questi fosse ucciso proprio per le sue idee pacifiste – quando aveva affermato che i socialisti votavano i crediti di guerra per difendere il proprio Paese invaso e non con spirito imperialista ma, anzi, senza rinunciare ai valori rivoluzionari e rifiutando, dopo la vittoria, di assumere un atteggiamento sciovinista e imperialista ai danni della Germania. Queste parole erano state salutate dall’Avanti!, il 10 agosto, come meritevoli “”di restare eternamente scolpite nella coscienza del proletariato mondiale””. E, in Francia, si era perfino organizzato un nutrito gruppo di socialisti italiani emigrati determinati ad arruolarsi come volontari per il fronte. Antegermanismo e una “”impressionante insorgenza di ideologia nazionale”” (L. Cortesi, Introduzione, cit. (1)) sono i due binari su cui si muove la politica del Psi. Da questo terreno sono germogliate le posizioni mussoliniane di cui si è parlato prima: messo in minoranza dalla direzione del Partito, Mussolini si dimetterà da direttore dell’Avanti! e imboccherà la strada già ricordata”” (pag 170-172) [(1) Luigi Cortesi, Introduzione: ‘Il PSI dalla “”settimana rossa”” al Congresso nazionale del 1918’, in Rivista storica del socialismo, X, 32, numero monografico: ‘Il PSI e la Grande guerra’]”,”QMIP-174″
“ALBELTARO Marco”,”Le rivoluzioni non cadono dal cielo. Pietro Secchia, una vita di parte.”,”Marco Albeltaro, dottore di ricerca in Storia contemporanea, è assegnista presso il Dipartimento di Culture, politica e società dell’Università di Torino. Studia l’Italia del ‘900, la storia del giornalismo e del movimento operaio italiano e internazionale. Ha pubblicato: ‘L’assalto al cielo. Le ragioni del comunismo oggi’ (a cura), 2010; ‘La parentesi antifascista. Giornali e giornalisti a Torino (1945-1948)’ (Torino, 2011); ‘Novant’anni dopo Livorno. Il Pci nella storia d’Italia (a cura) (con A. Hobel, Roma, 2013). “”L’egemonia che il Pci sta guadagnando nella lotta di Liberazione è conquistata sul campo sia attraverso un’operazione politica animata da Secchia in prima persona, con un modello di lotta armata che ha molti punit di contatto con quello della guerriglia jugoslava (71), sia grazie alla capacità di mobilitare la classe operaia che è propria soltanto del Pci (72). In questo clima viene dato fuoco alla miccia di quella “”guerra inespiabile”” che secondo Parri inizia proprio nella primavera del 1944 (73). Nel marzo del ’44 Secchia pubblica su ‘La Nostra Lotta’ un articolo intitolato ‘Organizzazione e spontaneità’ (74) che riguarda lo sciopero che si è svolto a Genova nel mese di gennaio. Si tratta di un pezzo nel quale Secchia ripercorre gli errori della Federazione comunista di Genova nella gestione dello sciopero. Se egli rivendica per i comunisti genovesi un ruolo dirigente nello sciopero, non lesina però un catalogo di osservazioni sulle loro carenze organizzative. Per Secchia, nel mese di gennaio, “”non si era (…) fatto un sufficiente lavoro per convincere le masse operaie che specialmente oggi, di fronte all’organizzazione’ delle forze reazionarie nazi-fasciste; gli scioperi non devono essere improvvisati, essi devono essere minutamente e accuratamente organizzati”” (75). Secchia avrebbe voluto vedere il partito dare il via allo sciopero. Non è infatti per lui accettabile che la scintilla si sia innescata spontaneamente: “”La parola d’ordine dell’inizio dello sciopero deve essere data da C. di Agitazione Sindacale, allo sciopero non si deve arrivare solo per iniziativa dei singoli operai, senza che i Comitati responsabili abbiano potuto procedere al necessario lavoro di preparazione e di organizzazione”” (76)”” (pag 101-102) (71) Secchia, Il partito comunista; (72) Peli, Storia della Resistenza in Italia; (73) F. Parri, Scritti 1915-1975, 1976; (74) ‘La Nostra Lotta’ (…); (75) Ivi; (76) Ivi. Secchia vede la “”svolta di Salerno”” come “”una specie di colpo di fulmine””. Ha una diversa concezione rispetto a Togliatti del ruolo del Cnlai, che vede come protagonista principale del rinnovamento del paese mentre Togliatti ne restringe il compito alla lotta armata (pag 104)”,”PCIx-400″
“ALBER Jens”,”Dalla carità allo stato sociale.”,”ALBER è Prof di sociologia all’Univ di Colonia. E’ autore di numerosi saggi sui sistemi di assicurazione sociale e sullo stato del benessere. Le sue ricerche su tali problemi trovano ora un’esposizione sistematica in questo volume.”,”EURx-056″
“ALBERGAMO Francesco”,”La teoria dello sviluppo in Marx e in Engels.”,”””Nello scritto di Engels su Feuerbach si trova la considerazione che la dialettica, concepita da Hegel come autosvolgimento delle Idee l’una dall’ altra, si trasforma, operandone il “”capovolgimento””, nella “”scienza generale del movimento (cioè del divenire, reale, materiale, delle cose), tanto del mondo esterno, quanto del pensiero umano””. (pag 63) “”La stessa logica formale – scrive Engels – è anzitutto un metodo per scoprire nuovi risultati, per progredire dal noto all’ ignoto, e la stessa cosa, solo in un senso molto più eminente, è la dialettica”” (pag 67). Francesco ALBERGAMO è nato a Favara ed è dal 1942 docente di filosofia teoretica dell’ Università di Napoli. Ha scritto ‘La critica della scienza del Novecento’ e altri libri (v. retrocopertina). “”Secondo la giusta osservazione di Engels, l’induzione è una generalizzazione i cui risultati sono delle astrazioni formali, cioè delle classificazioni, delle sistemazioni provvisorie. “”Per induzione si trovò cento anni fa che scorpioni e ragni erano insetti, e tutti gli animali inferiori vermi. Per induzione si è trovato adesso che ciò è assurdo, e che ci sono ‘x’ classi. In che consiste dunque il vantaggio del cosiddetto ragionamento induttivo, che può essere altrettanto falso del cosiddetto ragionamento deduttivo, la base del quale è la classificazione?… Caratteristico anche, per quel che riguarda il vigore di pensiero dei nostri scienziati, il fatto che Haeckel scende in campo fanaticamente in difesa dell’induzione proprio nel momento in cui i ‘risultati’ dell’induzione – le classificazioni – sono dappertutto rimessi in questione (il ‘limulus, un ragno: l”ascidia’ un vertebrato o ‘cordato’; i ‘dipnoi’, contrariamente alla originaria definizione degli anfibi, tuttavia pesci), e vengono ogni giorno scoperti nuovi fatti, che abbattono l”intera’ classificazione preesistente, basata sull’induzione. Quale bella conferma della proposizione di Hegel, che il ragionamento induttivo è essenzialmente un ragionamento problematico! Sì, perfino tutta la classificazione degli organismi è sottratta all’induzione dalla teoria dell’evoluzione e ricondotta alla ‘deduzione’, alla discendenza – una specie letteralmente ‘dedotta’ dall’altra per discendenza; è impossibile dimostrare la teoria dell’evoluzione per via puramente induttiva, poiché essa è assolutamente antinduttiva. I concetti con i quali lavora l’induzione: specie, genere, classe, sono stati fluidificati dalla teoria dell’evoluzione e son diventati con ciò ‘relativi’: ma con concetti relativi non c’è da indurre””. Ai ‘paninduzionisti’ Engels oppone che il metodo dell’induzione è tanto poco sicuro, che “”i suoi risultati apparentemente più sicuri vengono ogni giorno rovesciati da nuove scoperte”” (F. Engels, Dialettica della natura, 1967, pp.236, 237, 238) [Francesco Albèrgamo, La teoria dello sviluppo in Marx ed Engels, 1973]”,”TEOC-219″
“ALBERGAMO Francesco”,”La critica della scienza nel Novecento.”,”Alla memoria di Guido De Ruggiero, amico e maestro Teorie biologiche nel XX secolo. “”L’insufficienza dell’evoluzionismo darwiniano è chiaramente avvertita dalle scienze biologiche del secolo XX. Esse accettano per altro l’idea di una evoluzione della natura, idea cui però attribuiscono un significato decisamente antimeccanico. Il principio contingentistico del Boutroux, secondo cui i fenomeni meccanici, fisici, chimici, organici, psichici, sociali, formano delle serie sempre più complesse, in ognuna delle quali appare una quantità nuova, irriducibile alle precedenti, è tacitamente accettato dalla cultura scientifica odierna, che lo considera anzi come un argomento decisivo contro la metafisica meccanicistica. Questo principio è il motivo ispiratore di parecchie teorie biologiche, tra le quali è da rammentare la ‘teoria delle variazioni discontinue’, applicata dal Bateson alla zoologia e dal Korschinski alla botanica. Al Lloyd Morgan si deve la cosiddetta ‘teoria dell’evoluzione emergente’. Per il Lloyd Morgan un processo è risultante, quando non oltrepassa il campo a cui appartengono i suoi elementi: emergente, quando lo oltrepassa. I processi emergenti fanno del divenire cosmico una evoluzione discontinua, in cui ciascun grado presenta qualche cosa di nuovo, che non si può ridurre ai gradi precedenti: elettrone, atomo, molecola, unità colloidale, bioculo, cellula, organismo multicellulare, comunità di organismi sono i gradi successivi dell’evoluzione. Questa ha luogo, secondo il Lloyd Morgan, in molteplici e imprevedibili direzioni, procedendo a scatti e sotto l’impulso di una cieca spontaneità. Una dottrina affine è il ‘vitalismo energetico’ del Rignano (…)”” (pag 281-282)”,”SCIx-537″
“ALBERICO Francesca”,”Le origini e lo sviluppo del fascismo a Genova. La violenza politica dal dopoguerra alla costituzione del regime.”,”Cita opera Cervetto in nota pagina 42n ALBERICO Francesca si è laureata nel 1999 all’Università di Genova (‘Recco 1940-1945. Autoritratto di una città in guerra’). Nel 2006 ha conseguito il dottrato di ricerca in Scienze storiche.”,”LIGU-040″
“ALBERICO Anna”,”La storiografia italiana su Russia e Unione Sovietica negli ultimi trent’anni.”,” Questa rassegna si colloca in continuità con il lavoro compiuto nel 1970 da Angelo Tamborra sugli studi italiani relativi alla storia dell’Europa orientale nel ventennio compreso tra il 1945 e il 1965; data la vastità e l’importanza del tema, essa è dedicata alla sola Russia e all’Unione Sovietica.”,”STOx-050-FL”
“ALBERIGO Giuseppe”,”Breve storia del Concilio Vaticano II. 1959-1965.”,”Dichiarazione su religioni non crisiane 7 dicembre 1965 Giuseppe ALBERIGO è professore emerito di storia della Chiesa nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Bologna. Dirige l’ Istituto per le Scienze religiose di Bologna fondato da Giuseppe DOSSETTI. Ha diretto la ‘Storia del Concilio Vaticano II’ (a cura di A. MELLONI, 5 voll., 1995-2001) e ha pubblicato ‘Dalla laguna al Tevere. Angelo Giuseppe Roncalli da San Marco a San Pietro’ (2000). “”Un gran numero di vescovi, soprattutto latini, faticava a riconoscersi in una considerazione della libertà come libertà religiosa, e non solo come libertà delle chiesa (libertas ecclesiae), simbolo glorioso di tante battaglie lungo i secoli. Il tema paolino, rilanciato con tanto vigore da Martin Lutero, della libertà del cristiano è affiorato timidamente nel dibattito e non senza disagio per molti. Troppo pochi hanno saputo intuire il rilievo che questa tematica avrebbe avuto nella condizione di pluralismo religioso sempre più diffusa nelle società occidentali. La fatica dei vescovi è stata forse ancora maggiore per superare l’ antisemitismo, strisciante e implicito a tanti livelli dell’ animo cattolico, e per condividere il riconoscimento di un rilievo teologico – quanto misterioso – del popolo ebraico.”” (pag 127)”,”RELC-196″
“ALBERONI Francesco”,”Italia in trasformazione.”,”ALBERONI Francesco nato a Piacenza nel 1924, è laureato in medicina e libero docente in psicologia. Ha insegnato sociologia (attualmente è professore ordinario nella Facoltà di scienze politiche nell’ Università di Catania, prima era nell’ Università cattolica di Milano e poi nell’ Istituto Superiore di Scienze Sociali, di cui è stato direttore per 4 anni. Ha scritto ‘Consumi e società’ (1968), ‘Statu nascenti’ (1968), ‘Classi e generazioni’ (1970). Declino DC. “”C’ è il pericolo di un collasso del partito cattolico? I risultati delle elezioni amministrativer dell’ ottobre 1974 non hanno ricevuto, a mio giudizio, il rilievo che in realtà meritavano. In quanto confermano qualcosa che si era già presentato nella primavera scorsa nel referendum e ripetuto nelle elezioni regionali sarde; esse sono state fondamentalmente lette in modo statico: si è registrato cioè un avvenuto spostamento a sinistra a spese della Democrazia Cristiana. In realtà non c’è nulla che giustifichi un’ analisi di tipo statico; la perdita di voti del partito cattolico in aree dove il suo elettorato era considerato stabilissimo non solo sul piano delle relazioni clientelari ma anche dell’ adesione ideologica non era stato previsto o, se era stato previsto, nessuno aveva anticipato spostamenti di questa misura. In altre parole si è ripetuto quanto è avvenuto col referendum (…)””. (pag 33)”,”ITAS-095″
“ALBERONI Francesco”,”Innamoramento e amore. Le ragioni del bene e del male.”,”ALBERONI Francesco è nato a Piacenza nel 1929 e si occupa da anni di sociologia dei movimenti collettivi.”,”VARx-322″
“ALBERONI Francesco”,”Valori.”,”Francesco Alberoni è professore ordinario di Sociologia all’Università IULM di Milano. Scrive sul “”Corriere della Sera””. Ha al suo attivo una ventina di opere. (1993)”,”TEOS-002-FMP”
“ALBERONI Francesco”,”Movimento e istituzione.”,” Keplero ‘Astronomia Nova’ “”Santo è Lattanzio il quale nega che la terra sia sferica Santo Agostino il quale ammette che la terra sia sferica ma nega l’esistenza degli antipodi Santo l’uffizio il quale ammette gli antipodi ma la ritiene immota Più santa tuttavia per me la verità la quale ci rivela che la terra è una piccola sfera, che ha antipodi e si muove”” (in apertura) Marxismo (pag 403)”,”TEOS-348″
“ALBERONI Francesco”,”Gli invidiosi.”,”Francesco Alberoni è uno studioso dei movimenti collettivi e dei sentimenti umani. La sua opera metodologicamente più importante è ‘Genesi’. Ha insegnato sociologia all’Università IULM e collaborato con il ‘Corriere della Sera’. Sintomi invidia (cap: 23): La maldicenza; Il giustiziere, Il pessimista, Il critico, Chi dà cattive notizie, L’autocommiserazione, Le onorificienza”,”TEOS-353″
“ALBERS Willi BORCHARDT K. CAESAR R. HABERLER G. HALLER H. HANSMEYER K.H. IRMLER H. NEUMARK F. PFLEIDERER O. STUCKEN R. saggi di, a cura della Deutsche Bundesbank”,”Economia e finanza in Germania, 1876-1948. (Tit.orig.: Währung und Wirtschaft in Deutschland)”,”Saggi di ALBERS Willi BORCHARDT Knut CAESAR Rolf HABERLER Gottfried HALLER Heinz HANSMEYER Karl-Heinrich IRMLER Heinrich NEUMARK Fritz PFLEIDERER Otto STUCKEN Rudolf, a cura della Deutsche Bundesbank. Willi ALBERS è professore emerito di economia politica presso l’ Università di Kiel, per gli altri autori v. risvolto copertina. “”Resta senz’altro valide la tesi secondo cui, nella concezione di allora, il pareggio del bilancio era visto come uno dei presupposti fondamentali per una politica finanziaria responsabile. Allo stesso modo è corretta la constatazione che in quegli anni non erano state ancora gettate le basi scientifiche su cui costruire una politica economica e finanziaria per superare le crisi. Keynes pubblicò i suoi lavori pioneristici (il Trattato sulla moneta e la Teoria generale) soltanto nel 1930 e 1936″”. (pag 359, Willi Albers) “”Fra le prese di posizione scientifiche, favorevoli all’ abbandono della politica finanziaria ortodossa del pareggio di bilancio, sono da citare in primo luogo i lavori di Lautenbach, di Dräger, di Grotkopp, di Woytinsky-Tarnow-Baade; di Friedländer-Prechtl, di Fick, di Nöll von der Nahmer e di Bischoff. Lautenbach, consigliere economico presso il ministero dell’ Economia, non viene menzionato nelle memorie di Brüning nea che una volta, benché fosse membro della commissione di esperti per lo studio del problema della disoccupazione istituita dal governo (la commissione Braun), e autore delle uniche considerazioni sui “”crediti per la ripresa”” contenute nella seconda parte del rapporto dei periti.”” (pag 359, Willi Albers)”,”GERE-023″
“ALBERS Detlev GOLDSCHMIDT Werner OEHLKE Paul”,”Lotte sociali in Europa, 1968-1974. Francia – Gran Bretagna – Repubblica federale tedesca.”,” ALBERS Detlev nato nel 1943 è professore incaricato di scienze politiche e sociali all’ università di Brema. GOLDSCHMIDT Werner nato nel 1940 ha studiato economia politica e sociologia. OEHLKE Paul nato nel 1943 ha compiuto i suoi studi in scienze politiche e sociologia. “”Con l’ estensione del settore industriale e con la contemporanea rapida concentrazione e centralizzazione del capitale, la massa dei salariati si distribuisce su un numero sempre più ridotto di imprese. (…) Cioè: nello 0.1% di tutte le imprese del settore industriale già nel 1963 era occupato quasi un terzo di tutti i salariati dell’ industria. nel 1960 era occupato in 60 della più grandi imprese di Francia, privato, statali o a partecipazione statale, più del 10% di tutti i salariati. (…) In seguito a questa concentrazione si rafforza l’ identità di interessi di tutti i salariati nei confronti di un numero estremamente basso di grandi imprese capitalistiche, dalle cui iniziative vengono essenzialmente determinate le immediate condizioni di vita e di lavoro di una parte sempre più numerosa della classe operaia. All’ aumento dei salariati corrisponde ugualmente una diminuzione dei ceti medi indipendenti (…). (pag 34-35)”,”MEOx-072″
“ALBERS Detlev”,”Il sindacato in Italia dal dopoguerra a oggi.”,”””La controffensiva economica e politica della classe dominante fece scorgere chiaramente già nel 1964, i limiti dei successi ottenuti negli anni precedenti dal movimento sindacale. L’urto principale dei grandi gruppi capitalisti fu diretto contro i sensibili miglioramenti retributivi, che con l’eliminazione della tradizionale arretratezza salariale dell’Italia cominciavano a intaccare un vantaggio “”naturale”” a lungo sfruttato dai monopoli italiani nei confronti della concorrenza internazionale”” (pag 25) (La recessione economica e il calo del movimento, 1964-1967)”,”SIND-008-FB”
“ALBERT Michel”,”Capitalismo contro capitalismo.”,”ALBERT è ex-commissario al Piano francese. P delle Assurances Generales de France. Ha pubblicato per il MULINO: -La sfida per l’Europa. 1984 -Crisi, disastro, miracolo. L’Europa nel gioco a rischio dell’economia mondiale (con J. BOISSONNAT) . 1989″,”GERE-008″
“ALBERT Elisabeth”,”Les banques populaires en France (1917-1973).”,”Elisabeth ALBERT, nata nel 1965, professore di Storia all’Università di Parigi VII, è specialista in storia economica ed in particolare in storia bancaria. I suoi primi lavori hanno segnatamente riguardato la Société Nancéienne de Credit Industrielle, l’attuale SNVB.”,”E1-BAIN-004″
“ALBERT Michel”,”Capitalismo contro capitalismo.”,”Michel Albert, ex commissario al Piano francese, presidente delle Assurances Générales de France, ha già pubblicato: Una sfida per l’Europa, Crisi, disastro, miracolo. L’Europa nel gioco a rischio dell’economia mondiale (con J. Boissonnat).”,”ECOI-141-FL”
“ALBERT Michel”,”Una sfida per l’Europa.”,”Michel Albert, ex commissario al Piano francese, presidente delle Assurances Générales de France, ha già pubblicato: Una sfida per l’Europa, Crisi, disastro, miracolo. L’Europa nel gioco a rischio dell’economia mondiale (con J. Boissonnat).”,”EURE-040-FL”
“ALBERT Pierre ARLANDIS Jacques AURELLE Bruno BATA Philippe BERTHO-LAVENIR Catherine BRAILLARD Pierre BUTRICA Andrew CARON François CHARBON Paul FUCHS Georges GRISET Pascal HUET Jérôme LASSERRE Bruno LEGER Philippe LEROUX Véronique LIBOIS Louis-Joseph MARCHAND Marie MEADEL Cécile MUSSO Pierre NIBART Frédéric RICHERI Giuseppe TALLEGAS François TEDESCO André THOMAS Frank VEDEL Thierry”,”L’État et les Télécommunications en France et à l’étranger 1837 – 1987.”,”Préface di Emmanuel GUILLAUME, Introduction, Conclusion, Discussion, Bibliographie, Index des noms propres cités, Liste des auteurs et intervenants, Note, Tableau, Figure, Hautes Études Médiévales et Modernes 68, Ecole Pratique des Hautes Études – IV° section, Sciences historiques et philologiques, prefazione di Emmanuel GUILLAUME, introduzione, note, bibliografia, indice nomi, elenco degli autori e interventi, tabelle grafici, Hautes Études Médiévales et Modernes, Ecole Pratique des Hautes Études – IV° section, Sciences historiques et philologiques Pierre Albert, directeur de l’Institut français de presse. Jacques Arlandis, directeur d’études à l’idate. Bruno Aurelle, responsabile des relations avec la Direction Générale des Télécommunications du groupe PSA. Philippe Bata, chargé des archives au Centre National d’Etudes des Télécommunications. Catherine Bertho-Lavenir, Maître de conférences à l’Ecole Pratique des Hautes Etudes, IV° section. Pierre Braillard, Ancien Secrétaire Général de la CSF, délégué général de l’International Institute of Communications (section français). Andrew Butrica, chercheur adjoint au CNRS, Centre de Recherche en Histoire des Sciences et des Techniques. François Caron, professeur à l’Université de Paris Sorbonne, Paris IV. Paul Charbon, directeur d’Etablissement PTT, Responsable du Musée des PTT de Riquewihr (Haut-Rhin). Georges Fuchs, administrateur de la SAT. Pascal Griset, agrégé de l’Université, chargé de recherches au CNRS (IHMC). Jérôme Huet, professeur à l’université René Descartes, Paris V. Bruno Lasserre, Maître des Requêtes au Consil d’Etat, directeur de la Réglementation Générale . Philippe Leger, adjoint au Directeur du Groupe Téléinformatique de la SAGEM. Véronique Leroux, Anciennement chargée d’Etudes au SPES de la Direction Générale des Télécommunications. Louis-Joseph Libois, Prèsident de la Caisse Nationale des Télécommunications, Directeur Général honoraire des Télécommunications. Marie Marchand, Directeur de la Communication et du Marketing de la Société CAP SESA. Cécile Meadel, Chercheur au Centre de Sociologie de l’Innovation, Ecole des Mines. Pierre Musso, Administrateur des PTT. Frédéric Nibart, Inspecteur Principal des Télécommunications. Giueseppe Richeri, Directeur de Makmomedian, Milan (Italie). François Tallegas, Directeur Général Délégué de la branche communications de CIT ALCATEL. André Tedesco, Présidente Directeur Général de TEPRINA, Présidente du syndicat National des installateurs en Télécommunications. Frank Thomas, chercheur au Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung. Thierry Vedel, chercheur au CNRS, chargé de recherche au Centre d’Etude de la vie Politique française, CEVIPOF.”,”FRAE-001-FV”
“ALBERTANI Claudio”,”Il giovane Victor Serge (1890-1919). Ribellione e anarchia.”,”inserire anche in Correna Claudio Albertani (Milano, 1952) attivista, giornalista e storico, lavora all’Università Autonoma di città del Messico (UACM). Ha fondato il Centro Vlady della stessa Università e ha promosso numerose mostre del figlio di VIctor Serge (Vlady). Ha scritto libri e saggi in spagnolo, francese e italiano sulla storia dell’anarchismo. L’autore ha recuperato scritti e documenti giovanili, poco conosciuti, che affrontano diversi temi e ancora di grande attualità”,”SERx-078″
“ALBERTI Adriano generale di Brigata”,”Il Maresciallo Hindenburg.”,”In materia di strategia HINDENBURG si appoggiò in tutto su LUDENDORFF (fonte BAUER pag 108) pag 15.”,”GERQ-003″
“ALBERTI Mario”,”La guerra delle monete. Nuove armi e nuovi metodi nella politica estera degli imperialismi plutocratici.”,”1. La lotta dell’ oro contro l’ argento e della carta contro l’ oro. Mario ALBERTI ha scritto pure: – La grande crisi. Analisi dei fatti generali e tecnici e dei fattori psi”,”RAIx-065″
“ALBERTI Mario”,”La grande crisi. Le vibrazioni economiche e l’ armatura capitalistica. Analisi dei fatti generali e tecnici e dei fattori psicologici-morali degli svolgimenti economici dal 1914 al 1934.”,”Firma ex proprietario Franco Amendola (Napoli, 1934) “”La prosperità economica del periodo bellico ed immediatamente postbellico è una ‘prosperità in funzione della penuria’, è una floridezza che scaturisce dal decrescere delle possibilità della produzione nei Paesi implicati dalla guerra e dall’ acuirsi in essi di talune necessità per effetto del fatto bellico. E’ la prosperità della carestia; è la floridezza creata dalla distruzione.”” (pag 49) “”Sebbene Trotsky abbia potuto affermare che “”gli statistici russi si trovano in una posizione totalmente diversa dei loro colleghi in altri paesi, in quanto operano come membri di istituzioni, le quali agiscono economicamente””, pur tuttavia anche nell’ economia diretta e statisticamente controllata e disciplinata della Russia si verificano discordanze di andamento fra i singoli rami economici, con conseguenze come di crisi. E questo a parte qualsiasi considerazione circa la misura del soddisfacimento dei bisogni umani in regime bolscevico. Laurat (“”L’ economie sovietique””, Paris, 1921, Valois pag 144) riferisce della crisi dell’ economia sovietica nel 1923 per uno sviluppo più rapido dell’ agricoltura in confronto all’ industria, onde i prezzi dei prodotti industriali salirono a livelli proibitivi e quelli agricoli fortemente precipitarono. L’ intervento correttivo dello Stato urta contro difficoltà reali non lievi per il conseguimento di un maggior equilibrio””. (pag 352, nota)”,”ECOI-207″
“ALBERTI Rafael”,”Miliziani a Ibiza. Romanzo. (Tit.orig.: Una storia de Ibiza – Las palmeras se helian – El tio garibaldino – De un momento a otro)”,”””Agli eroi che daranno nuova luce al nostro paese, da un momento all’ altro”” (pag 274) Nato nel 1902 a Puerto de Santa Maria presso Cadice, amico e quasi coetaneo di Federico Garcia Lorca, Rafael Alberti è poeta, drammaturgo e prosatore. Durante il franchismo ha vissuto in esilio a Buenos Aires. “”- Voglio giungere all’ odio gelido, sistematico; all’ odio calcolato, preciso, in modo che freddamente, in qualsiasi momento io possa svegliarlo in me e utilizzarlo come meglio mi convenga. Come meglio ci convenga, – si corresse – Tornerò nell’ esercito ancora più armato d’ odio di prima. Scriverò qualcosa come un dizionario di insulti contro i fascisti, una interminabile litania dell’ odio, che farò ripetere ai soldati fino a che pure a loro l’ odio entri nelle ossa. Ma ogni giorno si disperava perché vedeva quanto era povera la sua lingua, meschina l’ espressione quandossa doveva interpretare un desiderio di morte per sete di giustizia. E rompeva cento volte quello che scriveva. – Mi sono convinto: questo non serve a nulla. “”La parola, come ha detto il ferreo poeta russo della rivoluzione di Ottobre, è oggi al compagno fucile””. Il fucile parlerà per me appena mi guarirò, e questo avverrà presto. E Braulio finì di tormentarsi e pensò soltanto al suo fucile.”” (pag 69-70)”,”MSPG-192″
“ALBERTI Rafael”,”Garcìa Lorca.”,”Volumetto unico De-Micheli – Alberti”,”BIOx-255″
“ALBERTI Antonina”,”L’epurato.”,”La vicenda drammatica di un giovane comunista siciliano Pancrazio Di Pasquale in un periodo cruciale della nostra storia: gli anni 1943-51. Sullo sfondo le occupazioni contadine dei latifondi in Sicilia di cui il protagonista fu l’organizzatore e l’artefice, e la complessa società siciliana del dopoguerra. La lotta politica di un giovane segretario di Federazione contro la miseria e il sopruso nei latifondi siciliani si conclude tragicamente con un processo di tipo stalinista. Documenti autentici, come la relazione del vice-segretario del PCI Secchia, al processo contro il protagonista, o come le lettere del protagonista alla sorella, fanno da base al racconto. Antonina Alberti è nata a Messina nel 1951 e insegna Poetica e Retorica al Dip. di Filosofia dell’Università di Firenze. Dal ‘Diario di Eddo: (14 novembre 1987) “”Il caso del dirigente di Mosca dal nome complicato, che ha dovuto ammettere e confessare le proprie ‘colpe’ ed individuare la radice dei suoi ‘errori’ nell”ambizione’ che lo rodeva. Colpo di maglio sui facili entusiasmi per le novità dell’Urss. Accadde anche a me nel 1950 la stessa cosa. 37 anni, una fatica immensa”” (pag 7)”,”PCIx-006-FER”
“ALBERTI Antonina”,”L’epurato.”,”‘Questo è un romanzo, e un libro di memorie, non un libro di storia. Ma è basato s fatti e documenti storici. Tutti i personaggi sono reali ma ho cambiato alcuni nomi. Le lettere di Eddo a Maria sono tutte autentiche. Le relazioni di Di Giulio e di Robotti, e di Secchia, la lettera della Segreteria del Pci, i verbali del Comitato regionale di Palermo e il documento dell’ottobre 1950 della Direzione sulle lotte per la terra, sono conservati presso l’Istituto Gramsci di Roma. (…)’ (dal post-scriptum) Antonina Alberti è nata a Messina nel 1951. Insegna Poetica e Retorica al Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze.”,”PCIx-523″
“ALBERTINI Luigi a cura di MONZALI Luciano”,”I giorni di un liberale. Diari 1907 – 1923.”,”A quasi sessant’anni dalla morte dell’autore, questo libro rappresenta un’importante testimonianza sul mondo politico e culturale dell’ Italia d’inizio secolo. Su quella stagione di storia italiana, tra Giolitti e Mussolini, di cui l’autore fu protagonista indiscusso. Albertini, uno dei più grandi giornalisti dell’ Italia unita, colse e utilizzò appieno le potenzialità del giornale nel dirigere l’opinione pubblica e nell’influenzare la politica. Le pagine di questo diario formano quattro parti. La prima comprende gli anni 1907 – 1909 e 1913 – 1914: in primo piano l’impegno di Albertini come direttore del Corriere della Sera, il contatto quotidiano con con i problemi della macchina del giornale e il rapporto con politici e scrittori. La seconda (1915 – 1921), corrisponde agli anni della guerra, in cui egli si trova sostenere Cadorna e al primo dopoguerra. La terza (1921 – 1922) è dedicata al resoconto della Conferenza politica di Washington, a cui Albertini partecipò come membro della delegazione italiana. La quarta e ultima parte (1922- 1925) racchiude la cronaca drammatica”,”E1-MEIT-001″
“ALBERTINI Mario CHITI-BATELLI Andrea PETRILLI Giuseppe, a cura di Edmondo PAOLINI”,”Storia del federalismo europeo.”,”””Ma l’obiezione più grave da rivolgere ai federalisti polacchi è quella che a loro moveva un’ acuta anti-fascista e federalista tedesca di formazione socialista, Hilde Meisel, rifugiatasi in Gran Bretagna all’ inizio del conflitto, dove pubblicò, sotto il nome di Hilda Monte, il volume ‘The Unity of Europe’ dal quale sono tratte le citazioni che seguono. La Meisel coglieva assai bene, in quei propositi “”mittel-europei”” che sopra abbiamo sommariamente riassunti, la spia di una concezione ristretta di un piccolo blocco conservatore, assai più che non l’ apertura alla grande idea europea, di cui essa invece era convinta fautrice ed energica propagandista. Essa scrive: (…)””. (pag 171)”,”EURx-222″
“ALBERTINI Mario, a cura di Nicoletta MOSCONI”,”Tutti gli scritti. I. 1946-1955.”,”ALBERTINI fece la scelta europea dopo aver preso parte alla Resistenza ed essersi accostato al pensiero liberale. Ricercò il superamento dell’ottica nazionale e fu segnato dall’incontro con Altiero SPINELLI nel 1953 anno in cui cominciò la sua militanza attiva nel Movimento Federalista Europeo e condusse la battaglia per la CED. Nel 1959 fondè la rivista politica ‘Il Federalista’ tuttora pubblicato in italiano e in inglese. Tra gli scritti: La situazione del marxismo in Italia (pag 121-126)”,”EURx-255″
“ALBERTINI Mario, a cura di Nicoletta MOSCONI”,”Tutti gli scritti. II. 1956-1957.”,”ALBERTINI fece la scelta europea dopo aver preso parte alla Resistenza ed essersi accostato al pensiero liberale. Ricercò il superamento dell’ottica nazionale e fu segnato dall’incontro con Altiero SPINELLI nel 1953 anno in cui cominciò la sua militanza attiva nel Movimento Federalista Europeo e condusse la battaglia per la CED. Nel 1959 fondè la rivista politica ‘Il Federalista’ tuttora pubblicato in italiano e in inglese. Tra gli scritti:”,”EURx-256″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume primo. Dalla guerra di Libia alla Grande Guerra.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-101″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume secondo. La Grande Guerra.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-102″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume terzo. Il dopoguerra.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-103″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume quarto. Il fascismo al potere.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-104″
“ALBERTINI Luigi”,”Le origini della guerra del 1914. Volume I. Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all’attentato di Sarajevo.”,”Luigi Albertini (Ancona, 1871) laureato in giurisprudenza a Torino, si trasferisce a Londra nel 1895 e frequenta la redazione del ‘Times’ apprendendo lo stile del giornalismo anglosassone. Entrato al ‘Corriere della Sera’ come segretario di redazione nel 1896, nel 1900 assume l’incarico di direttore: guiderà il giornale per 25 anni modernizzandolo. Dopo qualche simpatia per il fascismo, ne diviene risoluto oppositore nel 1923, posizione che gli causerà l’estromissione dalla direzione del giornale nel 1925. “”Tirpitz era l’uomo che occorreva per concretare questa politica. Aveva visto la luce nel 1890 il libro del capitano della marina americana A.T. Mahan su ‘The Influence of Sea Power upon History’ che aveva aperto gli occhi agli Inglesi stessi (Mahan era un anglofilo pieno di ammirazione per la marina inglese) sull’importanza decisiva che aveva per loro il dominio dei mari basato su di una flotta di battaglia capace di aver ragione delle flotte nemiche. Tirpitz pensava come Mahan, i cui libri fece tradurre e diffondere. La flotta contemplata nel suo progetto, se non avrebbe potuto misurarsi con quella britannica sarebbe stata in grado di dar serie preoccupazioni agli Inglesi; i quali non potevano tenere tutte le loro navi nel Mare del Nord e perciò sarebbero stati più arrendevoli nelle relazioni con la Germania. Di più la flotta tedesca avrebbe accresciuto il valore di un’alleanza con la Germania; e Tirpitz pensava ad una lega delle potenze continentali capace di fronteggiare con successo la perfida Albione (….)”” (pag 142-143)”,”QMIP-083″
“ALBERTINI Luigi”,”Le origini della guerra del 1914. Volume II. La crisi del luglio 1914. Dall’attentato di Sarajevo alla mobilitazione generale dell’Austria-Ungheria.”,”La leggenda del consiglio di Potsdam. “”La notizia di un Consiglio della Corona, tenuto a Potsdam per decidere la guerra concedendo all’Austria “”carta bianca”” contro la Serbia, fu data per la prima volta il 7 settembre 1914 dal corrispondente berlinese di un giornale di Rotterdam, poi dal ‘Temps’ del 21 gennaio 1916. Più tardi, il 4 maggio 1917, il deputato socialista indipendente Cohn la confermò parlando davanti ad una commissione del Reichstag per accusare Falkenhayn e per dire che al Consiglio di Potsdam aveva preso parte anche l’arciduca Federico e Conrad. Lo stesso Cohn, al congresso socialista per la pace tenuto a Stoccolma nel luglio 1917, propalò la voce che fu raccolta nel ‘Times’ del 28 luglio 1917 da “”un corrispondente ben informato”” secondo la quale al convegno erano intervenuti an che Berchtold e Tisza. Allora il governo tedesco si decise, il 31 luglio 1917, ad opporre una smentita. Senonché la pubblicazione del ‘Times’ offriva il destro al deputato Barzilai di tornare nel ‘Matin’ su rivelazioni che, essendo ministro, aveva già fatto in un discorso pronunciato a Napoli il 26 settembre 1915, e di riferire particolari di un colloquio avventuo a Costantinopoli il 15 luglio 1914 tra il nostro ambasciatore Garroni e l’ambasciatore tedesco Wangenheim tornato allora da Berlino. Wangenheim aveva annunciato al collega italiano che si era alla guerra, decisa in una conferenza coll’Imperatore cui egli aveva preso parte. Si sarebbe presentato alla Serbia un ultimatum redatto a Berlino e contenente condizioni inaccettabili. Garroni chiedeva se ciò non avrebbe determinato una conflagrazione europea, e Wangenheim rispondeva che sì e che a Berlino la cosa era desiderata. Nel ‘Times’ del 4 agosto 1917 il diplomatico americano Lewis Einstein scriveva di aver anche lui sentito nel giugno 1915 questo racconto da Garroni stesso e da un altro diplomatico, che si chiarì poi essere l’ambasciatore americano a Costantinopoli Henry Morgenthau. E questi, prima nel ‘World’ di New York del 14 ottobre 1917, poi in un suo libro comparso nel 1918 (‘Ambassador Morgenthau’s Story’), confermò la rivelazione fatta anche a lui da Wangenheim, dando dettagli che hanno poca importanza, trattandosi di fatto inesistente. Naturalmente gli storici tedescofili hanno fatto gran chiasso per tale affermazione diffusa contro la Germania e i suoi dirigenti (…)””. (pag 207-208)”,”QMIP-084″
“ALBERTINI Luigi”,”Le origini della guerra del 1914. Volume III. L’epilogo della crisi del luglio 1914. Le dichiarazioni di guerra e di neutralità.”,”””Il ministro degli esteri giapponese, Kato, non esitava a togliere alla Germania ogni illusione, dichiarando il 2 agosto a Rex, ministro tedesco a Tokio, che considerava molto amichevoli i rapporti con la Russia e non credeva che si sarebbero guastati; che il Giappone desiderava restare neutrale ed aveva verso la Germania buone intenzioni; ma che, se l’Inghilterra chiedeva in quei mari la sua collaborazione, esso doveva prestargliela, ciò che avrebbe potuto accadere se la flotta tedesca avessa attaccato un possedimento britannico, ad esempio Hong Kong. In modo analogo Kato si esprimeva, il 4 agosto, con Malewski, ambasciatore di Russia (….). Senonché l’Inghilterra non sembrava voler rivolgere al Giappone il desiderato invito alla collaborazione. (…) Grey ringraziava, e, ricordando che il Giappone nulla aveva chiesto all’Inghilterra durante la guerra russo-giapponese, diceva che voleva far lo stesso cercando di non trascinare il Giappone nei guai. (…) L’incaricato d’affari tedesco a Pechino propose allora al governo cinese (…) che Kiao-Ciao fosse dalla Germania restituita alla Cina; ma il Giappone invitò il governo cinese a rompere simili ‘pourparlers’, e dal canto suo il ministro britannico avvertì Pechino che Londra non poteva riconoscere tale restituzione. Fatto è che, non avendo la Germania risposto nel tempo fissato (perché essa aveva deciso di non rispondere), il Giappone le dichiarò guerra. E’ difficile dire fino a qual punto l’Inghilterra consigliò, permise o subì quest’azione del Giappone. (….) Parrebbe tuttavia che Londra fosse stata informata da Tokio a decisione avvenuta e che l’aveva approvata. Rimane da vedere se l’approvò perché non osava contrastare il desiderio del Giappone o perché desiderava anche essa espellere la Germania da quell'””angolo dell’Estremo Oriente””. La parte che un reparto inglese prese all’assedio della fortezza di Tsing-tao farebbe credere che l’Inghilterra desiderava tanto che i Tedeschi se ne andassero quanto che i Giapponesi non avessero il diritto di insediarvisi. Infatti nel 1922 essi dovettero restituirla alla Cina””. (pag 699-703)”,”QMIP-085″
“ALBERTINI Elena”,”La resistenza del ghetto di Varsavia. I testimoni raccontano.”,”Citato il volume di Edelman Marek, Il ghetto di Varsavia lotta, Firenze, La Giuntina, 2012 Nota: mi pare non si parli del mancato intervento dell’ Armata Rossa acquartierata nei dintorni di Varsavia in aiuto dei rivoltosi.”,”EBRx-073″
“ALBERTINI Elena”,”La resistenza del ghetto di Varsavia. I testimoni raccontano.”,”‘Nella lettura de ‘Il ghetto di Varsavia lotta’ riscontriamo quanto appena evidenziato, anche nel pensiero di Marek Edelman: “”semplicemente per noi rappresenta uno sforzo sovrumano riuscire a superare la nostra disperata apatia, intraprendere una qualsiasi azione e opporsi all’atmosfera di panico”” (41). Nemmeno il rispetto delle regole imposte preserva gli ebrei da vessazioni, persecuzioni e massacri, ingenerando terrore in chiunque. Infatti, quando nei “”primi giorni di novembre del 1939 vengono fucilati 50 uomini, (…) come rappresaglia per una presunta aggressione contro un poliziotto polacco. La paura del tedesco cresce fino a diventare inenarrabile”” (42). Il terrore instaura una situazione di sgomento generale e di terrore viscerale, che non consente alcun tentativo di ribellione per la paura di altre carneficine. Si crea una sorta di staticità, che ingenera un assoggettamento fisico e mentale, rafforzandosi il binomio ‘violenza-razzismo’ e l’ideologia ad esso sottesa: l’inferiorità dell’Altro conseguita attraverso l’utilizzo della forza e della crudeltà. D’altronde, avocando ancora il pensiero di Fanon, “”un paese che vive e si sostenta sfruttando altri popoli, deve porli in stato di inferiorità”” (43). Solo utilizzando il razzismo come chiave della propria superiorità si trasforma l’Altro a semplice ‘cosa’ senza alcuna remora, né dubbio morale. La cronaca di Marek Edelman prosegue sull’operato del Bund e di quanto il partito riuscisse a realizzare, nonostante i tedeschi avessero instaurato uno stato di panico diffuso. Di fatto il partito non smise mai la propria attività, avvicendando ad azioni socio-assistenziali – come le mense e le cucine popolari – altre di carattere più propriamente politico ed informativo come la pubblicazione del quotidiano del partito ‘Folktsaytung’ e il ‘Biuletyn’, testimoniando quest’ultimo l’impresa di aver avversato il pogrom organizzato dai tedeschi durante la festività della Pasqua del 1940. Secondo Marek era necessario che la popolazione sapesse che il Bund esisteva (…). Nel novembre del 1940, i tedeschi istituiscono il ghetto. Tutti gli ebrei che abitano al di fuori della zona prescritta devono trasferirsi nell’area destinata; i polacchi che risiedono nello spazio che lo diventerà, sono costretti a lasciare le proprie case. Poco dopo, iniziano le confische dei beni e degli immobili appartenenti agli ebrei trasferendole gratuitamente la proprietà a commercianti e trafficanti polacchi’ (pag 36-37) [(41) Edelman Marek, in ‘Il ghetto di Varsavia lotta’, cit., p. 43; (42) Ivi, p. 42; (43) Giovanni Pirelli (a cura), Fanon, 1, Opere scelte, cit, pp. 56-57]”,”POLx-002-FGB”
“ALBERTINI Rosanna”,”L’esperienza di «Annales».”,”(…) un altro atteggiamento fondamentale di Marx: il rifiuta di qualsiasi cesura… tra i diversi settori della storia”” (P. Vilar) (pag 120) Idea di “”movimento della realtà””. “”Per l’idea di «movimento della realtà», di «evoluzione dell’umanità», presenti nella «concreta, ma non empiristica» e antipositivistica ricerca storiografica di Febvre e di Bloch, per la loro elusione di rigidi confinamenti e compartimenti stagni, questi autori si possono forse accostare a Marx, come suggerisce Vilar. Ma sembra eccessivo dire che ci trasmettono una lezione ‘convergente’ con quella di Marx (17). È vero che anche Marx «non si interessa soltanto alle leggi della sua esistenza, ma tratta la società borghese come una organizzazione sociale storica in tutti i suoi aspetti, e perciò anche come storicamente transitoria» (18). Tuttavia la sua concezione della storia rinvia a un’opera storiografica fondamentalmente diversa da quella perseguita dagli ideatori di ‘Annales’, nella misura in cui essa «non implica una preferenza ‘soggettiva’ ad una cera qualità e somma d’interessi umani, contrapposti ad altri per elezioni di arbitrio, ma enuncia soltanto la obiettiva ‘coordinazione’ e ‘subordinazione’ di tutti gli interessi nello sviluppo di ogni società, ed enuncia ciò per via di quel ‘processo genetico’, il quale consiste nell’andare ‘dalle condizioni ai condizionati, dagli elementi della formazione alla cosa formata’» (19). “”Dice infatti Marx nell”Ideologia tedesca’: «Questa concezione della storia si fonda dunque su questi punti: spiegare il processo reale della produzione, e precisamente muovendo dalla produzione materiale della vita immediata, assumere come fondamento di tutta la storia la forma di relazioni che è connessa a quel modo di produzione e che da esso è generata, dunque la società civile nei suoi diversi stadi, e sia rappresentarla nella sua azione come Stato, sia spiegare partendo da essa tutte le varie creazioni teoriche e le forme di coscienza, religione, filosofia, morale, ecc. ecc. e seguire sulla base di queste il processo della sua origine, ‘ciò che consente’ naturalmente ‘anche di rappresentare la cosa nella sua totalità’ (e quindi anche la reciproca influenza di questi lati diversi l’uno sull’altro). Essa non deve cercare in ogni periodo una categoria, come la concezione idealistica della storia, ma resta salda costantemente nel terreno storico reale, non spiega la prassi partendo dall’idea, ma ‘spiega la formazione delle idee partendo dalla prassi materiale’, e giunge di conseguenza al risultato che ‘tutte le forme e prodotti della coscienza possono essere eliminati non mediante la critica intellettuale risolvendoli nell'””autocoscienza””‘ o trasformandoli in “”spiriti””, “”fantasmi””, “”spettri””, ecc., ma solo mediante il rovesciamento pratico dei rapporti sociali esistenti, dai quali queste fandonie idealistiche sono derivate; che non la critica, ma la rivoluzione è la forza motrice della storia, anche della storia della religione, della filosofia e di ogni altra teoria» (20)”” [(17) P. Vilar, “”Storia marxista, storia in costruzione””, in ‘Problemi di metodo storico’, cit., p. 564 e p. 575; (18) K. Korsch, ‘Karl Marx’, tr. it. di A. Illuminati, Bari, Laterza, 1968, p. 9; (19) Antonio Labriola, “”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare””, in ‘La concezione materialistica della storia’, a cura di E. Garin, Bari, Laterza, 1965, p. 63; (20) K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca’. tr. it. di F. Codino, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 29-30. Corsivi miei] (pag 123-124) [Rosanna Albertini, ‘L’esperienza di «Annales»’, Critica marxista, Roma, n. 5, settembre-ottobre 1974 (pag 117-131]”,”STOx-017-FGB”
“ALBERTONE Manuela”,”Fisiocrati istruzione e cultura.”,”‘L’opera di François Quesnay si colloca tanto nella teoria economica quanto in quella filosofica. Ecco perché: Economia: il padre della fisiocrazia Quesnay è uno dei fondatori della fisiocrazia, una corrente economica del XVIII secolo che considerava l’agricoltura la fonte primaria della ricchezza. Nella sua celebre opera Tableau Économique (1758), propose un modello circolare del flusso economico, anticipando concetti oggi fondamentali in macroeconomia. Sostenne il principio del “laissez-faire, laissez-passer”, promuovendo il libero mercato e l’intervento minimo dello Stato—idee che influenzarono profondamente gli economisti classici come Adam Smith. Filosofia: natura, ordine e libertà La fisiocrazia ha radici filosofiche illuministe: per Quesnay, esiste un “”ordine naturale”” razionale e armonioso che governa il mondo, e la società dovrebbe organizzarsi secondo questo ordine. La sua visione esprime un razionalismo ottimistico, tipico dell’Illuminismo francese, dove la ragione umana può scoprire le leggi naturali anche nel campo sociale ed economico. La difesa della proprietà privata, la valorizzazione dell’agricoltura come attività “”naturale””, e l’aspirazione a una società giusta e libera lo avvicinano anche alla filosofia politica. In breve: Quesnay non fu solo un economista, ma un pensatore sistemico. Le sue teorie si nutrono di filosofia morale, politica e naturalistica, rendendo il suo pensiero un punto d’incontro tra economia e filosofia.’ (f. copilot) ‘Lo studio di Manuela Albertone, Fisiocrati. Istruzione e cultura (1979), è una risorsa preziosa per comprendere in profondità non solo le teorie economiche della fisiocrazia, ma anche il contesto culturale e intellettuale in cui si sono sviluppate. Cosa rende importante questo studio? Analizza la fisiocrazia non solo come dottrina economica, ma anche come progetto culturale e pedagogico legato all’Illuminismo. Approfondisce il ruolo della formazione degli individui nella società fisiocratica, con attenzione al rapporto tra sapere scientifico e governo politico. Mostra come i fisiocrati, Quesnay in primis, puntassero alla riforma della società attraverso l’educazione e la diffusione di un pensiero razionale ispirato all’ordine naturale. In questo senso, l’opera si collega perfettamente all’idea che Quesnay operi a cavallo tra economia e filosofia, mostrandoci quanto le sue proposte fossero radicate in una visione complessiva del mondo, dell’uomo e della società’ (idem)”,”FILx-024-FMB”
“ALBERTONE Manuela MASOERO Alberto a cura; saggi di Marco BIANCHINI Andrew S. SKINNER Maria Luisa PESANTE Andrei ANIKIN Donald WINCH Peter GROENEWEGEN Manuela ALBERTONE Marco E. L. GUIDI Andrew S. SKINNER Marcel DORIGNY José Luis CARDOSO Lucette LE-VAN-LEMESLE Riccardo FAUCCI William J. BARBER Enzo PESCIARELLI Alberto MASOERO Jürgen G. BACKHAUS Jerzy JEDLICKI Nadezhda FIGUROVSKAIA Alice TEICHOVA”,”Political Economy and National Realities. Papers presented at the Conference held at the Luigi Einaudi Foundation (Palazzo d’Azeglio, Turin, September 10-12, 1992).”,”‘L’opera di François Quesnay si colloca tanto nella teoria economica quanto in quella filosofica. Ecco perché: Economia: il padre della fisiocrazia Quesnay è uno dei fondatori della fisiocrazia, una corrente economica del XVIII secolo che considerava l’agricoltura la fonte primaria della ricchezza. Nella sua celebre opera Tableau Économique (1758), propose un modello circolare del flusso economico, anticipando concetti oggi fondamentali in macroeconomia. Sostenne il principio del “laissez-faire, laissez-passer”, promuovendo il libero mercato e l’intervento minimo dello Stato—idee che influenzarono profondamente gli economisti classici come Adam Smith. Filosofia: natura, ordine e libertà La fisiocrazia ha radici filosofiche illuministe: per Quesnay, esiste un “”ordine naturale”” razionale e armonioso che governa il mondo, e la società dovrebbe organizzarsi secondo questo ordine. La sua visione esprime un razionalismo ottimistico, tipico dell’Illuminismo francese, dove la ragione umana può scoprire le leggi naturali anche nel campo sociale ed economico. La difesa della proprietà privata, la valorizzazione dell’agricoltura come attività “”naturale””, e l’aspirazione a una società giusta e libera lo avvicinano anche alla filosofia politica. In breve: Quesnay non fu solo un economista, ma un pensatore sistemico. Le sue teorie si nutrono di filosofia morale, politica e naturalistica, rendendo il suo pensiero un punto d’incontro tra economia e filosofia.’ (f. copilot) ‘Lo studio di Manuela Albertone, Fisiocrati. Istruzione e cultura (1979), è una risorsa preziosa per comprendere in profondità non solo le teorie economiche della fisiocrazia, ma anche il contesto culturale e intellettuale in cui si sono sviluppate. Cosa rende importante questo studio? Analizza la fisiocrazia non solo come dottrina economica, ma anche come progetto culturale e pedagogico legato all’Illuminismo. Approfondisce il ruolo della formazione degli individui nella società fisiocratica, con attenzione al rapporto tra sapere scientifico e governo politico. Mostra come i fisiocrati, Quesnay in primis, puntassero alla riforma della società attraverso l’educazione e la diffusione di un pensiero razionale ispirato all’ordine naturale. In questo senso, l’opera si collega perfettamente all’idea che Quesnay operi a cavallo tra economia e filosofia, mostrandoci quanto le sue proposte fossero radicate in una visione complessiva del mondo, dell’uomo e della società’ (idem)”,”ECOT-004-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Storia delle dottrine politiche in Italia. Saggio.”,”Ettore E. ALBERTONI è professore ordinario e titolare della cattedra di storia delle dottrine politiche nella Università di Milano. Negli anni 1950-1960 ha diretto la rivista ‘Il Paradosso’, il ‘Circolo di via de’ Amicis’ di Milano. Ha fondato e dirige l’ “”Archivio internazionale”” di cui ha curato i primi 5 volumi (v. retrocopertina). “”Ma occorre anche considerare – sulla base di un’ importante intuizione di Antonio Gramsci sviluppata da Carlo Morandi – la particolare ricchezza delle personalità italiane che operano fuori d’ Italia in un momento in cui se il complesso dei poteri italiani non rappresenta più una “”… forza autonoma e decisiva nella storia d’ Europa””, tuttavia l’ Italia politico-religiosa, espressione di Roma e del nuovo potere ispano-cattolico, “”…non cessa di essere un punto delicatissimo della diplomazia internazionale e di dare prova di grande vitalità””. (pag 186) “”Con il XVIII secolo la cultura italiana inizia ad uscire dallo stato di contemplazione estetica di un passato morto, che nel Tasso aveva trovato il suo ultimo, smagliante cantore, per ricomporre i diversi e suggestivi segmenti della tormentata esperienza di vita e di pensiero espressi dal lungo e contraddittorio periodo precedente. Va, quindi, detto che oltre alla “”ragion di Stato”” e all’ “”utopia””, la riflessione sulla storia e la produzione storiografica relativa costituiscono un elemento importante di sviluppo e di nuova elaborazione politica””. (pag 187)”,”ITAB-158″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Storia delle dottrine politiche in Italia. Volume primo.”,”Ettore E. ALBERTONI è professore ordinario e titolare della cattedra di storia delle dottrine politiche nella Università di Milano. Negli anni 1950-1960 ha diretto la rivista ‘Il Paradosso’, il ‘Circolo di via de’ Amicis’ di Milano. Ha fondato e dirige l’ “”Archivio internazionale”” di cui ha curato i primi 5 volumi (v. retrocopertina). Disciplina e comando. “”Spinoza rischiò, inoltre, due volte la vita a causa dell’ intolleranza calvinista. Fu suo grande merito aver affrontato nel Tactatus theologico-politicus (pubblicato anonimo ad Amsterdam nel 1670) il tema centrale della libertà civile nei confronti del potere, soprattutto nel capitolo XVI che trattava “”Dei fondamenti dello Stato; del diritto individuale naturale e civile, e del diritto di sovranità””. Qui lo scrittore elaborò e svolse, anzitutto, una sottile definizione della legge naturale affermando che con tale espressione egli non intendeva altro “”che le regole della natura di ciascun individuo, in ordine alle quali concepiamo che ciascuno è naturalmente determinato a esistere e a operare in un certo modo. Così, per esempio, i pesci sono dalla natura determinati a nuotare e i grandi a magiare i più piccoli; onde diciamo che di pieno diritto naturale i pesci sono padroni dell’ acqua e i grandi mangiano i più piccoli””. Inoltre introdusse nella riflessione politica quel concetto di “”azione comandata””, che definiva considerando non il risultato del comando (l’ obbedienza che toglie “”in un certo senso la libertà””), ma il “”movente dell’ azione””. In filosofo olandese argomentava, infatti, che “”se il fine dell’ azione non è l’ utilità dello stesso agente, ma quella dell’ imperante””, allora l’ agente era “”schiavo e inutile a se stesso””. E aggiungeva che se ciò fosse avvenuto “”in un regime politico, nel quale era legge suprema la salute, non del sovrano, ma di tutto il popolo””, colui che obbediva “”in tutto all’ autorità”” non doveva “”essere definito schiavo inutile a se stesso, ma suddito””, e libera “”in sommo grado”” era senz’altro quella repubblica che aveva le sue leggi “”fondate sulla retta ragione””, giacché in essa ciascuno poteva, volendolo, “”essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione””. (pag 274)”,”TEOP-200″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gaetano Mosca e la teoria della classe politica.”,”””Qualunque classe politica, in qualsiasi modo sia costituita, non confessa mai ch’ essa comanda, per la semplice ragione ch’è composta degli elementi che sono, o sono stati fino a quel momento storico, i più atti a governare; ma trova sempre la giustificazione del suo potere in un principio astratto, in una formula che noi chiameremo la formula politica: il dire che tutti i funzionari ripetono la propria autorità dal sovrano, il quale poi a sua volta riceve la sua da Dio, è fare uso di una formula politica; l’ altra credenza che tutti i poteri abbiano base nella volontà popolare è un’ altra formula politica””. (pag 51) Minoranza organizzata camorra e mafia (pag 86)”,”TEOP-208″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Storia delle dottrine politiche in Italia. Volume secondo.”,”Ettore E. ALBERTONI è professore ordinario e titolare della cattedra di storia delle dottrine politiche nella Università di Milano. Negli anni 1950-1960 ha diretto la rivista ‘Il Paradosso’, il ‘Circolo di via de’ Amicis’ di Milano. Ha fondato e dirige l’ “”Archivio internazionale”” di cui ha curato i primi 5 volumi (v. retrocopertina). “”Il Labriola appariva propugnatore autorevole di una sua versione del “”socialismo scientifico”” ma ciò avveniva nell’ambito di una cultura politica italiana che tendeva, invece, a coniugare assai di più il “”socialismo della cattedra”” (“”un tipo questo di socialismo”” – è stato scritto – “”inventato dai professori tedeschi nell’intento di risolvere la questione sociale attraverso un’economia riformistica direttamente guidata dallo Stato””) (B. Widmar, Nota introduttiva, in A. Labriola, In memoria del manifesto dei comunisti, 1960) con i principi del ‘liberalismo’, che non di inserire la concezione materialistica della storia nella lotta di classe. Labriola era contro tutto ciò e perseguiva con questa sua azione negativa due precisi obiettivi: anzitutto far conoscere e diffondere in Italia l’ancora malnoto pensiero politico-dottrinario di Marx e, poi, difendere, nonostante il suo giudizio molto acerbo nei confronti del partito socialista, l’importanza dell’organizzazione politica che a tale pensiero direttamente si collegava. Scriveva il filosofo napoletano nel 1899, discutendo il tema allora dibattutissimo della ‘crisi del marxismo’, che “”a nessuno di cotesti egregi becchini del socialismo è venuto mai in mente di proporsi queste semplici e oneste domande: – la critica sorta in altri paesi intorno al marxismo può essa mai riguardare direttamente l’Italia? – ebbe mai, o ha, cotesta dottrina alcuna solida base e sicura diffusione nel nostro paese? – e, al postutto, il partito socialistico italiano ha tanta forza già, e tale estensione su le masse e tra le masse, ed ha in se stesso tale sviluppo e tale complessità di condizioni e di attinenze politiche, da rivelare quei caratteri precisi e spiccati di stabile e duratura organizzazione proletaria, data la quale il discutere a fondo della ‘dottrina’ gli è discuter di cose e non di parole?”” (A. Labriola, Scritti filosofici e politici). Recisamente, il Labriola – rispondendo così alle tesi crociane e gentiliane sul ‘materialismo storico’ – affermava “”che non ci può essere la crisi di ciò (…) che non esiste ancora”” (Ibid.).”” [Ettore A. Albertoni, Storia delle dottrine politiche in Italia. Volume secondo, 1990] (pag 592)”,”TEOP-200-B”
“ALBERTONI Ettore A. ANTONINI Ezio PALMIERI Renato, a cura, testimonianze di Michele ABBATE Ugoberto ALFASSIO-GRIMALDI Mario ALICATA Giovanni BAGET-BOZZO Italo CALVINO Carlo CASSOLA Francesco COMPAGNA Oreste DEL-BUONO Luciano DELLA-MEA Rodolfo DONI Vittore FIORE Franco FORTINI Antonio GIOLITTI Giuliano GRAMIGNA Davide LAJOLO Matteo MATTEOTTI Giuseppe MELIS BASSU Gino MONTESANO Ottiero OTTIERI Giovanni PIRELLI Mario POMILIO Michele PRISCO Rossana ROSSANDA BANFI Mario ROSSI Leonardo SCIASCIA Franco M. SERVELLO Gian Galeazzo STENDARDI Ernesto TRECCANI Ruggero ZANGRANDI”,”La generazione degli anni difficili.”,”testimonianze di Michele ABBATE Ugoberto ALFASSIO-GRIMALDI Mario ALICATA Giovanni BAGET-BOZZO Italo CALVINO Carlo CASSOLA Francesco COMPAGNA Oreste DEL-BUONO Luciano DELLA-MEA Rodolfo DONI Vittore FIORE Franco FORTINI Antonio GIOLITTI Giuliano GRAMIGNA Davide LAJOLO Matteo MATTEOTTI Giuseppe MELIS BASSU Gino MONTESANO Ottiero OTTIERI Giovanni PIRELLI Mario POMILIO Michele PRISCO Rossana ROSSANDA BANFI Mario ROSSI Leonardo SCIASCIA Franco M. SERVELLO Gian Galeazzo STENDARDI Ernesto TRECCANI Ruggero ZANGRANDI “”Leonardo Sciascia (1). Facevo la seconda o la terza elementare, quando da un mio zio appresi che nell’inferno, di cui avevo atroce terrore, potevano finire anche i preti. E per la prima volta sentii il nome di Dante, che nell’eterno fuoco aveva visto confitto addirittura un papa. Ne ebbi un senso di sconfinata libertà. Il rapporto tra Dio e i preti subito mi apparve più improbabile di quello tra Dio e me. Lentamente, nel giro di due o tre anni, mi allontanai dalle lezioni di catechismo, dalla messa della domenica, dal precetto pasquale. A dieci anni, anavo in chiesa soltanto quando mi ci conducevano inquadrato, in divisa da balilla. Ed era una cosa che un po’ mi inquietava. Non riuscivo a capire come mai Mussolini, che sapeva tutto, non sapesse quel che sapevo io in fatto di preti e inferno. Credo che dal mio istintivo laicismo sia nata l’avversone al fascismo. Dapprima vaga, imprecisa; poi, con la guerra di Spagna, sicura e motivata. Avevo sedici anni quando in Spagna esplose la guerra civile; ma non ne seppi niente, fin quando non vidi partire i ‘volontari’, i braccianti disoccupati del mio paese. Non poteva essere giusta una guerra in cui come ‘volontari’ venivano cacciati i morti di fame: ci doveva essere qualcosa nell’Italia di Mussolini e nella Spagna di Franco di ingiusto, di insensato, di indegno. E poi, ecco, c’erano i preti: e dicevano che Mussolini e Franco stavano dalla parte di Dio; mentre dall’altra parte; dalal parte della Repubblica, c’erano Dos Passos (il cui ’42° parallelo’ mi aveva fatto grande impressione) e Chaplin. Cominciai a parlare del fascismo con molta imprudenza. Ma mi proteggevano tanti parenti che nel fascismo, nel luogo in cui vivevo, avevano cariche e gradi; la famiglia, insomma: che in Sicilia proverbialmente «difende il suo nel torto e nel diritto». Secondo i miei parenti avevo torto, credo mi considerassero addirittura una specie di debosciato: ma ogni lunedì mi consegnavano, da esibire a scuola, il falso certificato che diceva della mia presenza all’adunata e al pre-militare”” (pag 259-260) [(1) L’autore è nato a Racalmuto (Agrigento) nel 1921, e risiede a Caltanissetta. Ha pubblicato, oltre ad un volumetto di favole, uno di poesie e un saggio su Pirandello, ‘Le parrocchie di Regalpetra’, Laterza, 1956, ‘Gli zii di Sicilia’, Einaudi, 1958, ‘Il giorno della civetta’, Einaudi, 1961, Premio Crotone 1962. E’ di prossima pubblicazione un volume di saggi su scrittori e cose della Sicilia intitolato ‘La linea della palma’ [1962]]”,”ITAD-138″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gaetano Mosca e la teoria della classe politica.”,”Il sIstema parlamentare in Italia (i deputati, i prefetti come agenti elettorali, i grandi elettori, le società politiche e operaie, che cos’è la Camera dei Deputati, La minoranza organizzata: camorra e mafia (pag 78-87) “”Nell’esordiente nazionalismo (fatto ancora più culturale che politico) la teoria moschiana diventa, quindi, uno strumento di polemica classista-borghese anche se nllo stesso ambito non mancano critiche e rampogne alla borghesia che in una sua cospicua parte solidarizza con l’esperienza del liberalismo giolittiano e del suo riformismo”” (pag 30)”,”BIOx-020-FGB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Histoire des doctrines politiques en Italie.”,”Ettore A. Albertoni, professore di storia delle dottrine politiche all’Università Statale di Milano.”,”ITAG-001-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gaetano Mosca. Storia di una dottrina politica. Formazione e interpretazione.”,” “”Pareto e Mosca sembrano destinati a divaricare sempre le loro posizioni al di là delle indubbie convergenze ed analogie di pensiero. Il Pareto, di fronte al fascismo che via via si afferma, assume un atteggiamento di aperto appoggio. Dino Fiorot ha con una ricca documentazione puntualizzato la posizione paretiana sia sul piano teorico che pratico ricordando la collaborazione, nel 1923, a «Gerarchia», la rivista personale di Mussolini (139). Qui compare nello stesso anno un articolo dedicato al Pareto in cui si dice che «potrebbe quasi essere definito il Carlo Marx del fascismo» anche se la definizione va presa «’cum grano salis’» e che tutta la sua opera scientifica va a contestare «la parabola dell’ascesa socialista» e, infine, che ha il merito di essere stato il «profeta» del fascismo proprio per avere svolto il proprio lavoro scientifico a sostegno ideale di «quei partiti che non rinnegano le eterne, solide basi tradizionali dell’umano consorzio: partiti e correnti spirituali di cui l’autore aveva … previsto il trionfo» (140). Quasi alla vigilia della morte dell’ormai settantacinquenne studioso questo riconoscimento ufficiale del fascismo vincitore ha un suo preciso significato. D’altronde uno dei primi atti del governo presieduto da Mussolini dopo la ‘Marcia su Roma’ è proprio la nomina di Pareto a membro della Società delle Nazioni per la riduzione degli armamenti, nomina che per motivi di salute lo studioso dovrà declinare quasi subito, il 1° marzo 1923″” (pag 55-56) [Ettore E. Albertoni, ‘Gaetano Mosca. Storia di una dottrina politica. Formazione e interpretazione’, Dott. A. Giuffré editore, Milano, 1978] [(139) D. Fiorot, ‘Il realismo politico di Vilfredo Pareto. Profilo di una teoria empirica della politica’, Milano, 1969, Comunità (…); (140) Volt, ‘Uomini d’Italia: Vilfredo Pareto, in ‘Gerarchia’ (Milano), a. II, n. 5, maggio 1923, pp. 974-976. secondo il Fiorot l’autore dell’articolo è Vincenzo Fani che nell’agosto del 1923, scrive sempre in ‘Gerarchia’, l’articolo ‘Il concetto sociologico dello Stato’ che costituirebbe “”un primo documento della strumentalizzazione del pensiero paretiano in chiave fascista…”” (cfr. ‘Il realismo etc.’, cit, pp. 314 e 317]”,”TEOP-025-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Introduzione alla storia delle dottrine politiche. Tre saggi di ricerca.”,”‘Ettore Adalberto Albertoni (Sesto San Giovanni, 7 aprile 1936 – Como, 4 luglio 2018) è stato un politologo e politico italiano. Laureato in Giurisprudenza, è stato professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e ha esercitato la professione di avvocato civilista e d’impresa 1. Albertoni ha militato nel Partito Socialista Italiano dal 1958 al 1978, e negli anni Ottanta si è avvicinato al movimento della Lega Nord, fondato da Umberto Bossi. È stato assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia dal 2000 al 2006 e presidente del Consiglio regionale della Lombardia dal 2006 al 2008 1. Ha anche fatto parte del Consiglio di amministrazione della Rai dal 2002 al 2003. Albertoni è stato un grande sostenitore del federalismo e ha svolto numerosi studi su Carlo Cattaneo, uno dei padri del federalismo italiano. La sua carriera accademica e politica è stata caratterizzata da un forte impegno per l’autonomia e l’identità culturale della Lombardia 2. (f. copilot) Capitolo III, paragrafo II, ‘Gli studi politici e il marxismo in Italia: Antonio Labriola (pag 109-1249″,”TEOP-037-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gli studi politici e il marxismo in Italia: Antonio Labriola. (in) Introduzione alla storia delle dottrine politiche. Tre saggi di ricerca.”,”- Labriola in Italia è il prototipo del pensatore-militante … Studioso solido e aggiornato.. secondo Sorel (pag 111) Libro N. Bobbio, ‘Italia civile’: Padova cittadella del pensiero positivista che appare comunque fortissimo (pag 113) ‘Non intendo soffermarmi qui sull’analisi gentiliana (del marxismo, ndr) che pure è molto pregevole se Lenin nel ‘Dizionario Enciclopedico’ russo (1915) lo riconosce come uno dei maggiori contributi di uno studioso non marxista a proposito del pensiero di Karl Marx’ (pag 122)”,”LABD-006-FGB”
“ALBERT-SOREL Jean”,”La révolution francaise et la formation de l’ Europe moderne. La Révolution francaise. L’ Europe des Nations. Les Révolutions totalitaires. L’ Europe moderne.”,”Pangermanesimo. “”Una concezione così “”grandiosa”” non poteva, agli occhi di quelli che l’ avevano concepita, che essere il prodotto di un cervello tedesco, e soltanto la razza tedesca era non solo capace ma ancora degna di realizzarla. Nella sua Collezione di documenti sul pangermanesimo, Andler cita questa proposta rivelatrice tenuta nel 1904 da un professore tedesco: “”Se non acquisiremo presto delle terre nuove, andremo inevitabilmente ad una irrimediabile catastrofe. Poco importa che queste siano in Brasile, Slesia, in Australia o in Africa del Sud… Oggi come duemila anni fa, allorché i Cimbri e i Teutoni colpivano alle porte di Roma, un grido si eleva, sia come un appello di angoscia e di nolstalgia, che come una sfida già sicura dell’ avvenire, questo grido sempre più alto, questo grido che sale: “”Terre, terre nuove!””. (pag 153)”,”EURx-192″
“ALBI Julio”,”El día de Trafalgar.”,”Julio Albi (Burgos, 1948), laureato in Diritto e dal 1973 membro del corpo diplomatico. È autore di diverse opere sull’esercito spagnolo in America. Detto popolare spagnolo: ‘Con todos guerra, Y paz con Inglaterra’ (guerra cotnro tutti ma pace con l’Inghilterra)”,”QMIN-059-FSL”
“ALBINI Umberto”,”Atene segreta. Delitti, golosità, donne e veleni nella Grecia classica.”,”ALBINI Umberto ha pubblicato edizioni critiche di oratori greci e altri saggi. “”Gli Ateniesi avevano il senso degli affari e cercavano di ritrarre denaro da ogni fonte possibile. Non c’è dunque da meravigliarsi che esistesse un balzello sulla prostituzione. Ogni anno il Consiglio appaltava questa tassa (Eschine, Contro Timarco, 119): non sappiamo se era un tributo fisso o variabile in conformità dei redditi.”” (pag 39) “”A Venezia il Senato della Repubblica per arginare la dilagante omosessualità creò ad un certo punto una Calle delle tette (tuttora esistente ancorché priva delle sue originarie funzioni): le cortigiane esibivano dalle finestre le loro prosperose attrattive ai fini di ridestare le spente voglie del sesso forte.”” (pag 42)”,”STAx-149″
“ALBION Robert Greenhalgh a cura di”,”Naval and Maritime History. An Annotated Bibliography.”,”ALBION R. G. (15/8/1896 Malden, Massachusetts – 9/8/1983 Groton, Connecticut), è stato il primo professore di storia oceanica di Harvard, e formatore di molti storici marittimi negli Stati Uniti. La prima edizione privata di questa Bibliografia è del 1951 e raccoglieva testi, articoli di autori su questioni e storia navale e marittima e tesi di dottorato di studenti, ad uso didattico-formativo universitario. L’ edizione del 1963 fino a questa, la quarta del 1972, realizzate per accogliere richieste del Munson Insstitute of American Maritime History at Mystic Seaport in Connecticut.”,”QMIx-168-FSL”
“ALBONETTI P. BANDINI B. BENELLI A. CANTARELLI R. CASADIO C. CASADIO G.F. CASALI L. CIMATTI E. D’ATTORRE P.P. FABBRI P. FERRARI M. GAGLIANI D. GNANI S. GUALDRINI G. LANDI F. MANZELLI O. MASETTI G. MATTARELLI S. MELANDRI G.L. MONTEVECCHI A. PENAZZI O. PRATI O. QUAZZA G. RAVAIOLI A. ROTELLI E. TARONI G. TRAMONTANI E. VALENTI M. VALIANI L.”,”Le giunte popolari nel ravennate. Esperienze democratiche e ricostruzione, 1944-1946. Atti del Convegno di Ravenna 24-26 ottobre 1980.”,”””La circolare quindi, attraverso la creazione di organismi di potere popolare, legittimati dalla fiducia che questi riscuotono presso le popolazioni di cui sono espressione, e composti da dirigenti effettivi della lotta, più che dalla rappresentanza paritetica dei vari partiti, tenta di superare, da un lato la poca efficienza dei CLN che ancora nell’ estate del 1944 non sempre si sono costituiti in tutti i paesi e spesso là dove ci sono funzionano poco, e dall’ altro tenta di dar vita già nel corso della lotta, ad organismi realmente “”democratici””””. (pag 290)”,”ITAR-040″
“ALBONETTI Achille”,”Preistoria degli Stati Uniti d’Europa.”,”Achille Albonetti è nato a Venezia il 6 febbraio 1927. Ha studiato a Roma, a Londra e a New York. É stato segretario di redazione della rivista Produttività. Membro della delegazione Tecnica Italiana all’Ambasciata d’Italia a Washington nel 1951-1952, fu nominato esperto economico nelo 1953 alla Rappresentanza Italiana presso l’OECE di Parigi. Nel 1958 divenne Consigliere economico della medesima rappresentanza.”,”EURx-116-FL”
“ALBONICO Aldo”,”America Latina. Tra nazionalismo socialismo e imperialismo.”,”Aldo ALBONICO è ricercatore presso l’ Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Studioso della problematica iberica e ibero-americana ha pubblicato saggi e rassegne. (V. 4° cop) “”L’ aperto sostegno concesso da Carter ai pochi regimi liberali esistenti in America Latina e l’ accento posto sulla tutela dei diritti umani nel continente non mancarono presto di suscitare problemi all’ amministrazione statunitense. Anche col più fedele alleato sudamericano, il Brasile si ebbero contrasti. Quel paese all’ inizio del mandato di Carter non era già più : se mai lo era davvero stato, almeno nella maniera apocalittica con cui veniva raffigurato dalla pubblicistica di sinistra tra gli anni ’60 e ’70 – il baluardo della reazione latino-americana e l’ agente dell’ imperialismo yankee nel continente. La tumultuosa crescita economica brasiliana alla fine degli anni ’60, che aveva fatto gridare al “”miracolo””, aveva cominciato a segnare il passo nel 1973-74 a causa del progressivo aumento del passivo di bilancio e della ripresa dell’ inflazione, invece già ricondotta a livelli accettabili negli ani precedenti. Il rinascere di preoccupazioni ecoomiche attenuò la spinta dell’ elite militare-tecnocratica a far assumere al Brasile il ruolo di paese guida del Sudamerica, carattere peraltro mai riconosciutogli dai vicini, eccezion fatta forse per il Paraguay.”” (pag 117)”,”AMLx-067″
“ALBRECHT-CARRIE’ René”,”Storia diplomatica dell’ Europa. Dal Congresso di Vienna ad oggi.”,”Edizione riveduta e aggiornata: Harper & Row 1973 ALBRECHT-CARRIE’ René (Smirne, 1904) francese di nascita, ha preso la cittadinanza americana. Si è laureato in scienze e in lettere in Francia e poi ha completato gli studi alla Columbia University. Professore di scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University. Esemplare dono di RC”,”RAIx-258″
“ALBRECHT-CARRIE’ René”,”Storia diplomatica d’Europa. Dal Congresso di Vienna ad oggi.”,”Edizione riveduta e aggiornata: Harper & Row 1973 ALBRECHT-CARRIE’ René (Smirne, 1904) francese di nascita, ha preso la cittadinanza americana. Si è laureato in scienze e in lettere in Francia e poi ha completato gli studi alla Columbia University. Professore di scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University. Esemplare dono di RC”,”EURx-007-FV”
“ALBRECHT-CARRIÉ René”,”Storia diplomatica d’Europa, 1815-1968.”,”René Albrecht-Carrié (Smirne, 1904) francese di nascita, nel 1923 ha preso la cittadinanza americana. Dopo i baccalauréats in Scienze e in Lettere conseguiti in Francia, ha completato gli studi negli Stati Uniti alla Columbia University. Professore di Scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito esclusivamente agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University, School of International Affairs. Nel 1960-61 ha tenuto conferenze in Italia, All’Istituto per le Relazioni Internazionali di Milano e nelle università di Roma, Firenze e Bari.”,”EURx-055-FL”
“ALBRECHT-CARRIÉ René”,”Storia diplomatica d’Europa, 1815-1968.”,”René Albrecht-Carrié (Smirne, 1904) francese di nascita, nel 1923 ha preso la cittadinanza americana. Dopo i baccalauréats in Scienze e in Lettere conseguiti in Francia, ha completato gli studi negli Stati Uniti alla Columbia University. Professore di Scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito esclusivamente agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University, School of International Affairs. Nel 1960-61 ha tenuto conferenze in Italia, All’Istituto per le Relazioni Internazionali di Milano e nelle università di Roma, Firenze e Bari. Capitolo XIV. La seconda guerra mondiale e le sue immediate conseguenze, 1939-1947. La guerra europea – La guerra diventa mondiale – La diplomazia della guerra – Tra la guerra e la pace (Il mondo nel 1945). (pag 607-686) Turchia custode degli stretti. “”Come custode degli Stretti, e per il suo stesso ordinamento militare, la Turchia era la più importante unità singola del Medio Oriente. La Turchia era neutrale; i suoi accordi del 1939 con la Gran Bretagna e la Francia erano stati per la maggior parte annullati dal crollo di quest’ultima, mentre essa era ritornata da tempo alla sua tradizionale diffidenza verso la Russia. Gli inglesi in particolare avrebbero volentieri appoggiato la partecipazione turca alle ostilità, tenendo d’occhio le incessanti operazioni balcaniche. Ma l’incontro al Cairo di Roosevelt e Churchill con il presidente turco Inönü e il suo ministro degli Esteri, all’inizio di dicembre, al loro ritorno da Teheran, non riuscì a superare le obbiezioni turche (66). Quindi la Turchia non entrò mai in guerra. Appare quindi evidente, dal breve quadro precedente, che durante la guerra gli Alleati furono capaci di controllare e servirsi del Medio Oriente per i loro scopi. I successi delle loro forze armate dal 1942 in poi aiutarono a mantenere la stabilità e l’ordine, ma fu anche vero che buona parte del territorio fu un focolaio di avvenimenti e tensioni insoliti. La loro storia appartiene al periodo post-bellico”” (pag 659) [(66) All’inizio dell’anno Churchill aveva visitato la Turchia e Eden aveva incontrato il ministro degli Esteri turco poco prima della riunione di Teheran]”,”RAIx-004-FF”
“ALCINA FRANCH José”,”Bartolome de Las Casas.”,”””La promulgacion de las ‘Leyes Nuevas’ en 1542, come hemos visto, constituye la reforma legislativa más importante realizada nunca en relación con los territorios ultramarinos, reforma que representa el mayo esfuerzo hecho por un Estado moderno para racionalizar su acción civilizadora a través de una legislación colonial En esas ‘leyes’ la filosofía de Bartolomé de Las Casas se halla presente de principio a fin. Otra cosa my diferente sería su ‘aplicación’ en Indias””. (pag 107) BIOGRAFIA DEL PADRE DE LAS CASAS Bartolomé de Las Casas nasce a Siviglia nel 1484 e giunge nel Nuovo Mondo nel 1502 con il proposito di arricchirsi e di ottenere benefici ecclesiastici. Così gli viene affidata la gestione di un’encomienda e, nel 1513, viene ordinato sacerdote. Fino a questo periodo della sua vita, quindi, colui che oggi consideriamo uno dei primi difensori degli indiani vive nell’isola di Haiti ( La Spagnola) e di Cuba come un comune colono che sfrutta gli indigeni mantenendoli in condizioni di schiavitù. Solo nel 1514, come testimoniato nella sua Historia de las Indias, Las Casas inizia a reagire agli abusi commessi a danno degli indiani, condannando l’istituzione della stessa encomienda e ingiungendo agli altri coloni di rinunciare ai loro schiavi, pena la condanna eterna. Per mettere in pratica nella migliore maniera questo suo nuovo intento riformatore, decide di tornare in Spagna e di informare la corona e il Consiglio delle Indie di ciò che realmente stava accadendo al di là dell’Atlantico. Inizia a lavorare per una riforma del rapporto tra la madre patria e i territori di conquista redigendo una serie di resoconti, memoriali e piani d’azione prima al re Ferdinando e, dopo la sua morte (1515), al cardinale Cisneros, all’imperatore Carlo V e al principe Filippo II. Ciò che più gli interessa non é raccontare gli orrori accaduti negli anni passati, ma denunciare gli scempi attuali e la corruzione coloniale al fine di porvi rimedio. Concretamente chiede la razionalizzazione dell’encomienda favorendo l’evangelizzazione delle popolazioni e nuovi sistemi di gestione del territorio che avrebbero garantito più entrate alla corona evitando la morte di tutti gli indigeni. Nel 1520 estende i suoi progetti anche alla terra ferma ancora poco esplorata e conquistata e decide di metterli in pratica nella zona di Cumanà sulla costa del Venezuela affermando che “”è più utile la presenza di un frate che di duecento uomini armati””(Memorial de los remedios para las Indias, 1518); però resistenze ed ostacoli dovuti all’esasperazione della gente continuamente soggetta alle incursioni dei conquistadores impediscono la realizzazione del progetto e sanciscono il fallimento personale dell’opera del religioso che, di conseguenza, nel 1522, decide di ritirarsi in un convento domenicano ad Haiti. In due anni di permanenza nei conventi di Santo Domingo e di Puerto de Plata (da lui fondato), il frate inizia a comporre la sua monumentale Historia de las Indias, il cui intento era quello di far emergere gli eccessi degli spagnoli e le atrocità subite dagli indios a partire dalle prime scoperte. Il vigore delle sue idee di riforma é ribadito anche nella severa ammonizione del 1531 al Consiglio delle Indie (qui per la prima volta il domenicano userà l’immagine dei religiosi che, inviati come pecore fra gli indigeni/lupi, hanno il compito di renderli mansueti e di portar loro la parola di Dio) e nel trattato De unico modo omnium gentium ad veram religionem, contro coloro che pretendono di giustificare le guerre di conquista in considerazione del fine cristiano. Nel 1540, forte della fama ottenuta per aver convertito pacificamnte una regione del Guatemala (ribattezzata Vera Paz), Fra’ Bartolomé rientra a Madrid proponendo una definitiva abolizione dell’encomienda (Octavo Remedio, 1542) dopo che sia il papa Paolo III con la bolla Sublimis Deus, sia Francisco de Vitoria (teologo e giurista salmantino) avevano proclamato il diritto degli indios a non essere privati della libertà e dei beni in loro possesso. Per quanto riguarda la stesura della Brevissima relazione, si sa che nasce dopo ampie esposizioni orali dell’autore dinanzi alla giunta convocata nel 1542 e a Carlo V (che gli chiederà di porre per iscritto un compendio di quanto documentato nei memoriali presentati) e che viene conclusa a Valencia nello stesso anno, dedicata a Filippo II che da sempre svolgeva un ruolo di intermediario con l’imperatore. L’opera, che ha da subito grande fortuna, suggestiona la corte e ha risonanza anche a livello legislativo: del 1542-43 sono le Nuevas Leyes che, per la prima volta sanciscono l’eliminazione dell’encomienda per estinzione, l’abolizione della schiavitù degli indiani e una più rigida e controllata regolamentazione delle conquiste. Purtroppo però queste leggi non vengono accettate d buon grado nelle colonie dove, come constata di persona Las Casas tornatovi in qualità di vescovo del Chiapas (regione messicana al confine con il Guatemala), si sollevano rivolte di encomenderos e proprietari di schiavi che portano nel 1545 al regio decreto che sospende la legge contro l’encomienda. Dal 1546 il frate é di nuovo in Spagna a perorare la causa indiana di fronte alle autorità. In questo periodo si concretizza il passaggio dal suo atteggiamento assimilazionistico nei confronti dei più deboli (l’altro é uguale a me e quindi gli impongo i miei valori) al “”prospettivismo””, secondo cui non esiste più un vero Dio ma il dio che ognuno di noi riconosce come tale. La nozione di religione ne esce quindi relativizzata e l’uguaglianza non si paga più a prezzo dell’identità. Siamo giunti ormai al 1550, anno delle celebri controversie di Valladolid che oppongono l’erudito e filosofo Ginés de Sepúlveda, difensore delle guerre di conquista, all’abate domenicano. In questo contesto vengono redatte opere come le Trenta preposizioni molto giuridiche, il Trattato comprobatorio dell’impero sovrano, ma soprattutto il Trattato sugli indiani resi schiavi. Tra 1552 e 1557, terminati i dibatti sulla liceità delle imprese armate nel Nuovo Mondo, Fra’ Bartolomé si dedica al reclutamento di missionari e religiosi da inviare nelle Indie, ristampando anche la Brevissima relazione utile per la loro formazione come per un indottrinamento più completo di coloro che già si trovavano lì. Il testo primitivo , preceduto da “”Argomento”” e da un “”Prologo”” diretto al principe Felipe II, si presenta compendiato anche con alcuni paragrafi aggiunti nel 1546 per denunciare l’insuccesso delle Leggi Nuove e con un breve documento che riferisce i danni commessi da un capitano nel Nuovo regno di Granada. Sempre in quest’occasione, il padre rivede la Historia de las Indias dalla quale separa la Apologética Historia, vera e propria enciclopedia del Nuovo Mondo in cui dimostra la piena capacità intellettiva degli indios, concludendo che non erano barbari, e quindi schiavi di natura come sosteneva Sepúlveda, e che dovevano essere trattati come uomini dotati di ragione. La lotta contro i delitti perpetrati occupa anche gli ultimi anni di vita di Las Casas che pubblica nuovi trattati come Dodici Dubbi e De Thesauris fino alla annuncio nel suo Testamento della prossima “”distruzione”” della Spagna come prevedibile castigo divino: “”Credo che, a causa di queste opere empie, scellerate e ignominiose, perpetrate in modo così ingiusto e tirannico, Dio riverserà sulla Spagna la sua ira e il suo furore, giacché tutta la Spagna si é presa la sua parte, grande o piccola, delle sanguinose ricchezze usurpate a prezzo di tante rovine e di tanti massacri””. Alla luce di questo contesto globale della lotta lascasiana, é facile rendersi conto quindi di come la Brevissima relazione non sia in nessun modo un’opera isolata o stravagante, bensì un’arma contundente che forma parte di un insieme bibliografico legato alla situazione degli anni 1540 e seguenti in cui l’autore cerca di ottenere una grande riforma delle colonie d’oltre oceano. ——————————————————————————– ARGOMENTO DELLA BREVISSIMA RELAZIONE La Brevissima relazione della distruzione delle Indie, scritta nell’ambito della lotta di Las Casas per la difesa degli indigeni americani, si caratterizza per essere sempre relazionata direttamente con i problemi concreti della realtà cui fa riferimento. Trattandosi di una vera e propria arma, si distingue per la semplicità e chiarezza nell’esposizione della materia, nello stile usato e nella struttura. Già dal titolo infatti, risalta il sostantivo distruzione che riporta ad un concetto onnipresente nell’opera lascasiana e riscontrabile anche nei testi sacri e profani della letteratura spagnola medioevale. Inoltre, l’epiteto Brevissima, non si riferisce al fatto che al relazione sia poco dettagliata, ma ne sottolinea per lo più il carattere di compendio delle esposizioni orali all’imperatore Carlo V. Nell’ Argomento del presente epitoma, l’autore ricorda le circostanze della redazione dell’opera nel 1542 e spiega l’obbligo di “”farlo stampare”” per presentarla, dieci anni dopo, al principe Filippo come “”sommario”” dei crimini perpetrati nelle Indie e dato il possibile aggravarsi di questi “”tradimenti e scelleratezze””. A continuazione, si trova un Prologo dedicato al principe in cui vengono presentate le ragioni oggettive della stesura dell’opera, quali le atrocità inflitte ai naturali del nuovo mondo, la possibilità di porvi rimedio e il dovere morale di denunciare simili misfatti per non esserne indirettamente complici: “”Io ho deciso, per non essere reo, tacendo, […] di mettere a stampa””. Risaltano i termini forti che caratterizzano lo stile della Relazione vera e propria come “”le ingiurie e le devastazioni, le rovine e le distruzioni””, gli epiteti come “”opere inique, tiranniche […] condannate […] esecrabili e abominevoli”” e le forme verbali come “”spopolare””, “”uccidendo”” e “”rubare””, senza che manchi la nota amaramente ironica delle “”imprese”” realizzate dai conquistatori. In contrasto poi con la menzione dei numerosi eccidi e crudeltà, si insinua il tema dell’innocenza naturale delle vittime “”genti […] pacifiche, umili e mansuete, che non fanno danno a nessuno””. Il corpo dell’opera é costituito essenzialmente da una ininterrotta successione di racconti e descrizioni di uccisioni facendo uso, in special modo, di immagini antitetiche. Si inizia con una visione di insieme e si prosegue con una serie di relazioni che seguono l’ordine cronologico e, approssimativamente, anche quello geografico delle terre scoperte: isola Spagnola e arcipelago antillano, “”terra ferma”” dal Darién fino al Nicaragua, Nuova Spagna ( Messico), Guatemala, zone settentrionali dell’America del sud da Cartagena a Venezuela, Florida, Rio de la Plata, Perù, Nuova Granada. Il fatto che questi capitoli non presentino la stessa estensione é dovuto al tipo di documentazione cui Las Casas fa riferimento non tralasciando, comunque, di specificare il più delle volte le sue fonti, cosa che gli permette di presentare sempre la materia come veritiera e incontestabile. Oltre che dell’esperienza diretta, infatti, si avvale non solo di dati e notizie orali, relazioni indigene, canti messicani ma anche di scritti come lettere e memoriali. Per quanto riguarda il modo di esporre i crimini commessi, é da notare che Fra’ Bartolomé preferisca mantenere l’anonimato sui nomi degli autori forse giudicando più conveniente o prudente astenersi dal divulgarli. Inoltre, la struttura narrativa delle scene, segue schemi basici quasi invariabili e caratterizzati da quella brevità annunciata nel titolo: “”Sarebbe invero difficile riferire la quantità e valutare caso per caso la gravità delle ingiustizie, dei danni, degli oltraggi e degli abusi che le genti di quella costa hanno subito dagli spagnoli, a partire dall’anno 1510 fino a oggi.”” Comincia con una digressione sulla bellezza e la fertilità delle terre, sulla straordinaria densità della sua popolazione e sulla bontà e innocenza dei suoi naturali. Un esempio ne é la descrizione della provincia di Jalisco: “” Era quella una terra popolosa come un alveare, ricchissima e felice, una delle terre più fertili e meravigliose delle Indie.”” Tutto questo risalta grazie alla giustapposizione delle scene sanguinarie di cui i conquistatori sono protagonisti e grazie all’uso di formule superlative che contribuiscono a moltiplicare l’impatto emotivo della Brevissima relazione sul lettore. ——————————————————————————– PRINCIPALI EDIZIONI IN SPAGNOLO DELLA BREVISSIMA RELAZIONE · 1552, Siviglia, edizione principe della Brevissima Relazione con altri sei trattati lascasiani; · 1646, Barcellona, con altri sei trattati lascasiani; · 1812, Londra; · 1813, Bogotà; · 1820 (?), Cadice; · 1821, Filadelfia; · 1821, Puebla (messico); · 1822, Messico; · 1822, Parigi, Historia de la crueldades de los españoles conquistadores de América, o Brevísima Relación de la Destrucción de las Indias Occidentales, in Llorente, Obras de Las Casas, I, pagg.95-198; · 1879, Madrid; · 1924, Bueno Aires, in Colección de Tratados (1552-1553), edizione facsimilare di Emilio Ravignani, Biblioteca Argentina de libros raros americanos, t.III; · 1945, Messico, Biblioteca Enciclopédica Popular, prologo e selezioni di Agustín Yáñez; · 1945, Parigi, Clásicos Bouret,con la Refutación de Las Casas di Vargas Machuga; · 1957, Messico, Licros Luciérnaga; · 1958, Madrid, Biblioteca de Autore Españoles, t.CX, pagg.134-181, edizione di Juan Pérez de Tudela Bueso; · 1965, Messico, in Tratados de Fray Bartolomé de Las Casas, facsimile e trascrizione, Fondo de Cultura Económica, t.I; · 1966, Buenos Aires, Editorial Universitaria de Buens Aires, prologo di Gregorio Weinberg; · 1977, Madrid, Fundación Universitaria española, edizione di Manuel Ballesteros Gaibrois; · 1979, Barcellona, Fontamara, con la Vida de Las Casas di Llorente, prologo di Olga Camps. (a cura di Mauro Moretti e Federica Martino)”,”AMLx-082″
“ALCOUFFE Alain DIEBOLT Claude a cura; contributi di BASLÉ Maurice BOND Niall BRUHNS Hinnerk CAMPAGNOLO Gilles CLAVERT Frédéric COMMUN Patricia COUSTILLAC Mechthild DEFRAIGNE Jean-Christophe DE MEULEMEESTER Jean-Luc EGE Ragip LABROUSSE Agnès MARDELLAT Patrick MEYER Daniel QUAAS Georg TUBARO Paola SCHMIDT Karl-Heinz”,”La pensée économique allemande.”,”contributi di BASLÉ Maurice BOND Niall BRUHNS Hinnerk CAMPAGNOLO Gilles CLAVERT Frédéric COMMUN Patricia COUSTILLAC Mechthild DEFRAIGNE Jean-Christophe DE MEULEMEESTER Jean-Luc EGE Ragip LABROUSSE Agnès MARDELLAT Patrick MEYER Daniel QUAAS Georg TUBARO Paola SCHMIDT Karl-Heinz List. “”Mais List ne considère les classes sociales que dans la mesure où elles doivent se soumettre à un intérêt national abstrait. D’ailleurs les classes paysanne ou ouvrière ne sont pas perçues comme capables de mettre en avant des objectifs propres. Seules la noblesse et la bourgeoisie industrielle semblent compter. De ce fait, il considère la Nation comme transcendante et non comme un concept essentiellement construit par des intérêts de classe, ce qui le distingue fondamentalement de l’analyse de Marx et d’Engels. Pour List, les peuples ont des propensions innées à rechercher la prospérité et l’hégémonie. Il énonce une “”tendance des peuples à chercher les garanties de leur conservation et de leur prospérité ou d’établir leur préponderance”” (List, 1998, p. 98). Les peuples sont donc des acteurs de l’histoire indépendamment des classes sociales. Le développement économique des nations et les rapports entre ces nations ne découlent pas de phénomènes objectifs matériels (démographie, progrès technologique) mais d’un comportement naturel des peuples. Cette vision d’une nation autonomisée, au-delà des classes, montre l’influence des idées universalistes de l’Etat véhiculée par la Révolution française. Mais List n’envisage pas une république universelle mais une “”association universelle”” de peuples caractérisés par un développement égal (List, 1998, p. 95). Cette concurrence entre peuples développés de manière égale serait préférable à la domination d’un seul peuple (britannique) sur les autres car elle engendrerait une émulation positive (List, 1998, p: 96)”” [J.C. Defraigne J.L. de Meulemeester, “”Le Système National de List: La fondation du réalisme pluridisciplinaire en économie politique internatinale contre le libre-échangisme anglo-saxon] [(in) ‘La pensée économique allemande’, Paris, 2009, a cura di Alain Alcouffe e Claude Diebolt] (pag 238) Ritorna la questione del presunto plagio di Rodbertus da parte di Marx (sic) (pag 321) in saggio di Alain Alcouffe, La préhistoire du problème de la transformation (pag 321)”,”ECOT-278″
“ALDCROFT Derek H. con la collaborazione di MOREWOOD Steven”,”L’economia europea dal 1914 al 2000.”,”””Sommando insieme i decessi di militari e di civili si ottiene una cifra complessiva di circa 12 milioni di morti per l’Europa esclusa la Russia; di questi, poco più di 6,5 milioni furono dovuti a cause militari. Si trattava di circa il 3,5% della popolazione dell’Europa prebellica. La Germania e l’Austria-Ungheria subirono le perdite maggiori in termini assoluti, mentre in termini relativi la mortalità andava da circa l’1% in Scandinavia fino a un pesante 20% per la Serbia. Francia, Italia, Germania e Austria-Ungheria persero circa il4% della propria popolazione, il Regno Unito e il Belgio meno del 2,5%. Occorre anche tener conto del deficit di nascite, cioè di coloro che non nacquero a causa dello stato di guerra. Alcuni belligeranti registrarono deficit di nascite altissimi: l’Austra-Ungheria 3,6 milioni, la Germania 3 milioni. La Francia e l’Italia ebbero deficit di circa 1,5 milioni, la Gran Bretagna di 700.000 e la Romania poco più di 500.000. Nel complesso, le perdite di popolazione dovute a questa causa furono all’incirca pari a quelle provocate dalle morti militari e civili sommate insieme. Tutto considerato, il deficit di popolazione dell’Europa si aggira perciò tra i 22 e i 24 milioni di persone, che equivale al 7% della popolazione dell’Europa prebellica o a tutto il suo incremento naturale tra il 1914 e il 1919. All’inizio del 1920 la popolazione europea era quindi più o meno la stessa dell’inizio della guerra. Le perdite in assoluto maggiori furono sopportate dalla Germania e dall’Austria-Ungheria, con più di 5 milioni, ma in termini relativi la Serbia e il Montenegro furono di gran lunga quelli che soffrirono di più, con deficit che si avvicinavano a un terzo della loro popolazione prebellica. Le potenze neutrali stavano meglio, con perdite del 2% o meno. Tra le potenze alleate, il grosso del peso fu sopportato dalla Francia e dall’Italia. Il deficit di popolazione della Francia superava di poco i 3 milioni, cioè il 7.7% della propria popolazione prebellica, comprendendo circa 1,4 milioni di mancate nascite, in seguito a un fortissimo declino dei suoi tassi di natalità. Il risultato netto fu che alla metà del 1919 la popolazione francese, di 38,7 milioni, era di circa 1,1 milioni inferiore al livello del 1914, nonostante ora comprendesse l’Alsazia-Lorena, ripresa alla Germania”” (pag 11) Derek H. Aldcroft è Fellow di Storia economica all’Università di Leicester.”,”EURE-098″
“ALDCROFT Derek H.”,”From Versailles to Wall Street, 1919-1929.”,” Costi della guerra Impatto della guerra sulle tendenze demografiche (pag 13) Costi finanziari della guerra (pag 30) “”The war undoubtedly occasioned a serious loss of population and physical assets. The demographic incidence of war is difficult to estimate precisely partly because the data are unreliable but also because there are difficulties in determining the indirect repercussions on the civilian population including the effects on the birth rate. The total loss from war was much greater than the military casualties. As far as the latter are concerned the records are fairly accurate. Of more than 60 million men mobilized in Europe during the period of hostilities over 8 million (including tentative guesses for Russia), or about 15 per cent of the total, lost their lives in active service. This loss amounted to less than 2 per cent of the total European population and about 8 per cent of all male workers (3). In addition, 7 million men were permanently disabled and a further 15 million were more or less seriously wounded (4). The incidence of loss varied from country to country; those countries heavily engaged in hostilities tended to fare worst, at least in absolute terms”” (pag 13) [(3) F.W. Notestein et alia, ‘The Future Population of Europe and the Soviet Union’ (1944), pp. 74-5; (4) These latter estimates are more tentative and probably include some civilian members of the population. See S.B. Clough, ‘The Economic Development of Western Civilization’ (1968, revised edition), p. 431; P.N. Stearns, ‘European Society in Upheaval’ (1967), p. 313; E.L. Bogart, ‘Direct and Indirect Costs of the Great War’ (1919), pp. 272-7] “”Apart from the loss of life and property, the direct costs of the war need to be considered since the method of finance created serious problems in the immediate post-war period. The direct cost of the war to all the belligerents amounted to some $ 260 billion, of which the Allied share accounted for $ 176 billion. The largest expenditures were incurred by the U.K. , the United States, Germany, France, Austro-Hungary and Italy in that order. Some idea of the magnitude of the total outlay can be gained from the fact that it represented 6½ times the sum of all the national debt accumulated in the world from the end of the eighteenth century up to the outbreak of the First World War (41)”” (41) W.S. and E.S. Woytinsky, ‘World Commerce and Government’ (1955), p: 743. Total war expenditure converted to a gold basis amounted to $ 200 billion, which represented five times normal expenditure and was equivalent to five times the national debt at the beginning of the war”,”ECOI-350″
“ALDCROFT Derek A.”,”Da Versailles a Wall Street, 1919-1929.”,”Derek H. Aldcroft è professore di storia economica all’Università di Leicester; ha tenuto lezioni in diverse università – Harvard, Berlino, Francoforte – ed è presidente del comitato editoriale del “”Journal of Transport History”” Contiene il capitolo 11: ‘Nella depressione: spiegazioni della svolta del 1929. Una varietà di possibilità; Una sintesi (pag 278-293)”,”ECOI-026-FF”
“ALDCROFT Derek H.”,”L’economia europea dal 1914 al 1990.”,”Derek H. Aldcroft è Fellow di Storia economica all’Università di Leicester. Ha pubblicato libri di fondamentale importanza sulla storia economica della Gran Bretagna e di vari paesi del mondo nel XIX e XX secolo.”,”EURE-083-FL”
“ALDER Ken”,”La misura di tutte le cose. L’avventurosa storia dell’invenzione del sistema metrico decimale.”,”””Le conquiste militari vanno e vengono, ma il metro durerà per sempre”” (Napoleone Bonaparte, 1799) L’odissea di due scienziati che fissarono le basi del nostro sistema di misura. Ken Alder, americano, ha studiato ad Harvard ed è oggi (2002) professore di Storia alla Northwestern University di Evaston, Illinois. Il suo primo libro ‘Engineering the Revolution’ ha vinto nel 1998 il premio Dexter quale miglior libro sulla storia della tecnologia.Alder ha studiato per un anno le carte di Delambre e Méchain conservate presso l’ Osservatorio di Parigi, e ha percorso in bicicletta il loro itinerario attraverso la Francia e la Spagna.”,”SCIx-025-FSD”
“ALDINGTON Richard”,”Il duca di Wellington. Biografia del vincitore di Napoleone.”,”Richard ALDINGTON è nato nel 1892 a Portsmouth nell’ Hampshire in Inghilterra: Durante la 1° GM si arruolò come soldato semplice di fanteria nell’ Armata britannica. Tornato in Inghilterra in gravi condizioni di salute si dedicò all’ attività letteraira. E’ morto nel sud della Francia nel 1962.”,”FRAN-030″
“ALDRICH Lisa J.”,”Níkola Tesla and the Taming of Electricity.”,”Lisa J. Aldrich è una scrittrice che vive in Oregon.”,”ECOG-085″
“ALDROVANDI MARESCOTTI L.”,”Guerra diplomatica. Ricordi e frammenti di diario (1914-1919).”,”ALDROVANDI MARESCOTTI L. ambasciatore d’ Italia. La delegazione italiana lascia Parigi. “”Durante la seduta è apparso evidente il disaccordo, almeno di metodo, fra Orlando e Sonnino, che non si erano concertati, preventivamente, fra loro””. (pag 282) “”Sonnino non vuol vedere nessuno; nemmeno l’ ambasciatore del Giappone che, in riguardo alle aspirazioni del suo Paese sullo Sciantung, ha seguito molto da vicino, in questi giorni, la nostra situazione, ed è venuto per esprimere simpatia; nemmeno Barrère.”” (pag 283)”,”ITQM-094″
“ALDROVANDI MARESCOTTI L.”,”Nuovi ricordi e frammenti di diario per far seguito a guerra diplomatica, 1914-1919.”,”ALDROVANDI MARESCOTTI L. ambasciatore d’ Italia. “”Sii simile ad un promontorio contro al quale incessantemente s’ infrangono l’ onde, e quegli sta saldo e s’ abbonacciano intorno a lui i gorgogli dell’ acqua””. Marco Aurelio (IV, 49) (in apertura) “”Io non prendo appunti, visto che ne prende De Martino. Lloyd George ha presentato una carta tracciata dallo Stato Maggiore britannico, ove Smirne risulta assegnata all’ Italia. Sembra che Ribot non ne avesse preventiva conoscenza. Tuttavia, il Ribot non ha obiettato; ma si è opposto alla richiesta italiana di Mersina e Adana. Sonnino ha ceduto per Mersina e Adana, ma, acquisita Smirne, fa osservare che la carta ora presentata da Lloyd George restringe le assegnazioni all’ Italia nella zona di Konia, che era già compresa nella carta presentata a suo tempo da Balfour. Sembra che nemmeno Hankey avesse conoscenza della carta presentata ora da Lloyd George, perché ad un certo punto, di fronte all’ atteggiamento di Sonnino, egli mormora pacatamente, come parlando a se stesso: “”Ma Smirne è il più importante porto dell’ Anatolia, il secondo porto della Turchia!””. Quando si tratta del quid se i territori assegnati non saranno, alla fine della guerra, già in possesso degli Alleati, Lloyd George, durante la lunga discussione, di fronte alle osservazioni di Sonnino, si lascia sfuggire, con alquanto impaziente umore: “”Ma se non vi fossero le difficoltà italiane, io potrei fare la pace con l’ Austria domani””””. (pag 160-161)”,”ITQM-095″
“ALDROVANDI MARESCOTTI Luigi”,”Guerra diplomatica. Ricordi e frammenti di diario (1914-1919).”,”LLoyd George su esercito e comando italiano (pag 143) LLoyd George: “”L’esercito italiano non ha bisogno che si difenda il suo valore. Durante tre anni si è dimostrato eguale a non importa quali altre truppe del mondo, per coraggio, e di fronte a pericoli d’ogni specie. Perciò non è il caso di fare osservazioni su uomini valorosi. Nulla è mutato nella nostra opinione sull’esercito italiano. Ma da tutte le informazioni raccolte risulta che qualcosa è mancato. Vi fu mancanza di organizzazione efficiente e di opera di stato maggiore. Mi riferisco per questo alla autorità dei generali Robertson e Foch. Questi generali sarebbero gli ultimi a dir ciò se non vi si sentissero obbligati. Esiste fra militari un cameratismo che impedirebbe loro di dire cose simili, specie ad uomini politici, salvo in condizioni gravissime. Il Comando è inadeguato. Sola eccezione fu il Duca d’Aosta che comandò la sua Armata con freddezza e capacità. Secondo le mie informazioni il Comando supremo fu preso dal panico come i soldati. Siamo pronti ad affidare le nostre truppe al valore della Nazione italiana e la nostra fiducia non è diminuita dagli avvenimenti recenti; ma francamente non potremmo affidarle al presente Comando supremo”” (pag 143) Crollo di Caporetto. Sulla difesa del Piave. “”Lloyd George. Ciò dimostra che lo stato maggiore italiano ha cambiato d’idea. Da quando si ha conoscenza di questa concentrazione di truppe tedesche nella regione di Merano? Porro. Abbiamo avuto notizia da varie fonti, e l’ultima è in data del 4 novembre, secondo cui 80.000 uomini con artiglieria pesante sarebbero nella zona di Merano. Franklin-Bouillon. Quando si crede che i Tedeschi e gli Austriaci potrebbero cominciare un attacco sul Piave? Porro. Fra qualche giorno. Il nemico è ora al Tagliamento. In tre marce possono arrivare al Piave, ma noi vi abbiamo già messo duecento quaranta cannoni pesanti ed eseguito opere di difesa. Il nemico non potrà cominciare un attacco prima che fra tre settimane, e per un attacco in grande stile gli occorreranno due mesi, perché dovrà avanzare le artiglierie pesanti, e ciò non potrà essere fatto prima di un mese o un mese e mezzo, avendo noi distrutti i ponti sul loro cammino. Foch. Secondo le mie informazioni la distruzione dei ponti è stata incompleta. Porro. Abbiamo fatto saltare quattordici ponti sull’Isonzo. Abbiamo provocato una inondazione nel basso Isonzo, per dove nessuna colonna è potuta ancora passare. Sul Tagliamento abbiamo fatto saltare sette ponti, che sono stati tutti distrutti ad eccezione di uno che è saltato solamente per 20 metri. Franklin-Bouillon. Avete fatto saltare le ferrovie? Per esempio quella di Udine? E i ponti sulla Livenza? Porro. Si è fatto quanto si è potuto. La ferrovia di Udine è rimasta”” (pag 156)”,”ITQM-189″
“ALEDÓN Germán Ramírez”,”La Bruja ó Cuadro de la Corte de Roma. Estudio preliminar.”,”‘La novella “La Bruja o Cuadro de la Corte de Roma” è stata scritta da Vicente Salvá. Quest’opera fu scoperta tra i manoscritti di un rispettabile teologo, grande amico della curia romana. Pubblicata originariamente a Parigi nel 1830, questa novella è disponibile in formato PDF nella Biblioteca Virtuale Miguel de Cervantes 1. L’opera è stata oggetto di analisi per la sua posizione anticlericale, poiché si inserisce nel contesto della lotta contro il potere della Chiesa e dei suoi strumenti repressivi, come l’Inquisizione, nel primo terzo del XIX secolo2.’ (copil)”,”RELC-031-FSD”
“ALEKSANDROVA Vera, a cura di Agnese ACCATTOLI”,”Quello che ho vissuto (1917-1921).”,”Vera Aleksandrova, titolare per circa 40 anni della rubrica di critica letteraria del giornale menscevico dell’emigrazione “”Socialisticeskij Vestnik’ e autrice di studi pionieristici sul rapporto tra letteratura, società e vita sovietiche, ha rievocato in queste memorie gli anni della sua formazione politica, gli incontri con i militanti delle organizzazioni operaie che lottavano per affermare la propria indipendenza, le scelte compiute da una giovane intellettuale nella Mosca dei primi anni post-rivoluzionari. Il saggio di Agnese Accattoli si occupa del contesto storico. Chiude il volume una nota bio-bibliografica sull’autrice’ (quarta di copertina) “”Al livello della “”grande storia”” gli avvenimenti assunsero tratti drammatici. All’inizio di marzo fu conclusa la pace di Brest-Litovsk, che poi il settimo Congresso del partito bolscevico ratificò. Non intendo nasconderlo: mi procurò un grande dolore, ma non avevo voglia di parlarne, e tanto meno avevo voglia di stare a discutere della “”pace vergognosa””. Soffrivo in silenzio. E, di nuovo, sicuramente non fui la sola… In seguito, nell’estate di quello stesso anno, quando cominciai a lavorare per l’Ufficio editoriale della Sezione alimentare del Soviet, diretta allora da M.E. Sefler, A.A. Sol’c, ex “”commissario”” del “”Bollettino”” pubblicato dall’Ufficio, mi raccontò che la pace aveva messo in crisi molti bolscevichi, lui compreso. Per Sol’c non era stato facile ammettere la necessità di firmare quella pace; anche lui, come altri, ne aveva parlato con Lenin. Ma quello aveva respinto tutte le critiche, dicendo: “”Invece di parlare, datemi abbastanza truppe per combattere contro i tedeschi e sarò il primo a rifiutare questa pace”” (benché abbia citato queste parole tra virgolette, non posso certo garantire che Lenin si sia espresso in questi termini. Ma proprio così me le riferì Sol’c). Poi, con lo sguardo perso nel vuoto e con una smorfia buffa delle labbra gonfie da vecchio (che potevano ricordare la bocca di un cammello) Sol’c aggiunse: “”E adesso vedo che Lenin aveva ragione, eh sì, Lenin vede dieci volta più lontano di noi!!””””. (pag 70) [Vera Aleksandrova, ‘Quello che ho vissuto (1917-1921)’, Biblion edizioni, Milano, 1921, a cura di Agnese Accattoli] (pag 70)”,”RIRB-175″
“ALEKSIUN Natalia BEAUVOIS Daniel DUCREUX Marie-Elizabeth KLOCZOWSKI Jerzy SAMSONOWICZ Henryk WANDYCZ Piotr”,”Histoire de l’Europe du Centre-Est.”,”ALEKSIUN N. è ricercatrice nell’Università di Varsavia. BEAUVOIS professore all’Università di Paris I. DUCREUX (EHESS) KLOCZOWSKI (Univ catholique de Lublin) SAMSONOWICZ (Univ Varsavia) WANDYCZ (Yale).”,”EURC-104″
“ALER Denis”,”Le Parti communiste français, 1920-1933. De ses origines socialistes au stalinisme.”,”Scrive Leon Trotsky nel 1922: Se “”la scissione di Tours fissa la linea di divisione fondamentale tra il riformismo e il comunismo, è un fatto indiscutibile che il Partito comunista che è nato da questa scissione ha conservato, in alcune delle sue parti, la sopravvivenza del partito riformista e parlamentare e di cui si sbarazzerà attraverso degli sforzi interni prendendo parte alla lotta di massa”” (pag 32)”,”PCFx-122″
“ALESINA Alberto SPOLAORE Enrico”,”The Size of Nations.”,”Alberto ALESINA è Professore di Economics and Government alla Harvard University. SPOLAORE è Kutayba Alghanim Assistant Professor of Politica Economy alla Brown University. Dimensione del paese e apertura dei mercati. “”Questo capitolo stabilisce due importanti risultati. Primo, discutiamo le relazioni tra dimensione del paese, apertura, e reddito pro-capite. Secondo il nostro modello i benefici della dimensione del paese diminuiscono nella misura in cui incrementa l’ integrazione economica internazionale. Al contrario, i benefici dell’ apertura commerciale e dell’ integrazione economica aumentano per paesi più piccoli. Secondo, sosteniamo che l’ integrazione economica e l’ integrazione politica vanno di pari passo. Nella misura in cui l’ economia mondiale diviene più integrata, uno dei benefici dei paesi grandi (la dimensione dei mercati) svanisce. Come risultato il trade-off (1) tra dimensione ed eterogeneità muta in favore del paese più piccolo e più omogeneo. Si può anche pensare a rovesciare la causalità: piccoli paesi hanno un interesse particolarmente forte nel mantenere il libero commercio dato che molto della loro economia dipende dai mercati internazionali. In realtà, possiamo pensare a due possibili scenari. Un mondo di grandi e relativamente chiuse economie, e un’ altro di molti paesi più piccoli e di economie più aperte.”” (pag 94)”,”ECOI-148″
“ALESINA Alberto ICHINO Andrea”,”L’Italia fatta in casa. Indagine sulla vera ricchezza degli italiani.”,”ALESINA Alberto ICHINO Andrea laureati alla Bocconi nel 1981 e 1985. Hanno proseguito gli studi a Cambridge, negli Stati Uniti. Dove hanno conseguito il dottorato di ricerca. Alesina insegna ad Harvard. Ichino è ordinario a Bologna.”,”ITAS-160″
“ALESINA Alberto GIAVAZZI Francesco”,”Goodbye Europa. Cronache di un declno economico e politico.”,”Alesina Alberto insegna ad Harvard. Giavazzi alla Bocconi.”,”EURE-081″
“ALESINA Alberto ICHINO Andrea”,”L’Italia fatta in casa. Indagine sulla vera ricchezza degli italiani.”,”Alberto Alesina e Andrea Ichino si sono laureati in Discipline economiche e sociali alla Bocconi rispettivamente nel 1981 e nel 1985. Hanno proseguito poi gli studi a Cambridge, negli Stati Uniti, dove hanno conseguito il dottorato di ricerca in Economia. Alesina è rimasto negli Usa. Ichino è professore ordinario all’Università di Bologna. “”Negli Usa avere il padre laureato invece che diplomato aumenta di 6 volte la probabilità di laurearsi piuttosto che fermarsi al liceo. In Italia la laurea del padre aumenta di ben 25 volte questa probabilità. Le stime statistiche suggeriscono che in Italia avre genitori appartenenti alla metà più alta della distribuzione del reddito è il fattore più importante per incrementare la probabilità che i figli, una volta adulti, siano anche loro nella metà più alta della distribuzione. Negli Stati Uniti, invece, il fattore più importante per raggingere un livello analogo di benessere economico relativo è laurearsi. In altre parole, nascere in una famiglia ricca (rispetto a laurearsi) è più “”utile”” in Italia che negli Usa. Come mai un’offerta egualitaria di istruzione come quella italiana non favorisce la mobilità sociale? Sembra paradossale; ma è proprio ai poveri bravi che serve un’offerta di istruzione diversificata per qualità, insieme a borse di studio per poter accedere ai corsi migliori, perché solo in questo modo essi possono compensare il vantaggio che i figli dei ricchi ricevono dalle loro famiglie. Una scuola eguale per tutti togli ai poveri uno strumento per contrastare il vantaggio dei ricchi”” (pag 111)”,”ITAE-347″
“ALESSANDRINI Luca e altri; scritti di Luca ALESSANDRINI Luigi ARBIZZANI Maryse BERTRAND-DE-MUÑOZ Alfonso BOTTI Caroline BROTHERS Valeria CAMPORESI Luciano CASALI Luisa CIGOGNETTI Enzo COLLOTTI Cesar DE-VICENTE-HERNANDO Giuliana DI-FEBO Adolfo MIGNEMI Luigi PASELLI Marina ROSSI Lorenza SERVETTI Pierre SORLIN”,”Immagini nemiche. La guerra civile spagnola e le sue rappresentazioni 1936 – 1939.”,”Scritti di Luca ALESSANDRINI, Luigi ARBIZZANI, Maryse BERTRAND-DE-MUÑOZ, Alfonso BOTTI, Caroline BROTHERS, Valeria CAMPORESI, Luciano CASALI, Luisa CIGOGNETTI, Enzo COLLOTTI, Cesar DE-VICENTE-HERNANDO, Giuliana DI-FEBO, Adolfo MIGNEMI, Luigi PASELLI, Marina ROSSI, Lorenza SERVETTI, Pierre SORLIN.”,”MSPG-049″
“ALESSANDRINI Pietro a cura; saggi di Lorenzo ROBOTTI e Giorgio GALEAZZI”,”Struttura della forza lavoro e sviluppo economico.”,”ROBOTTI Lorenzo è assistente ordinario persso l’Univ. Statale di Milano. Galeazzi assistente oridnario Facoltà di giurisprudenza di Macerata. Alessandrini insegna economia monetaria e creditizia Facoltà di economia e commercio di Ancona.”,”CONx-188″
“ALESSANDRINI Pietro a cura, Saggi di Pierluigi CIOCCA Giangiacomo NARDOZZI Andrea TERZI Giacomo VACIAGO Albero ZAZZARO Pietro BUSETTA Salvatore SACCO Riccardo LUCCHETTI Luca PAPI Giovanni IUZZOLINO Giovanni FERRI Donato MASCIANDARO Marcello MESSORI Giorgio CALCAGNINI Riccardo DE BONIS Donald D. HESTER Giuseppe MAROTTA Marco MAZZOLI Giorgia PALERMO”,”Il sistema finanziario italiano tra globalizzazione e localismo.”,”Pietro Alessandrini è professore ordinario di Economia Monetaria all’Università di Ancona. Pietro Busetta è professore ordinario associato di Statistica Economica all’Università di Palermo. Giorgio Calcagnini è professore associato di Economia Politica all’Università di Urbino. Pierluigi Ciocca è vice direttore generale della Banca d’Italia. Giovanni Ferri è professore associato di Economia Politica all’Università di Bari. Riccardo De Bonis è capo della Divisione statistiche monetarie, bancarie e finanziarie del Servizio Studi della Banca d’Italia. Donald D. Hester è professore emerito di Economia all’University of Wisconsin. Giovanni Iuzzolino è funzionario della Banca d’Italia addetto al Nucleo per la Ricerca Economica della Sede di Napoli. Riccardo Lucchetti è ricercatore di Econometria all’Università di Ancona. Giuseppe Marotta è professore straordinario di Economia Politica all’Università di Modena e Reggio Emilia. Donato Masciandaro è professore straordinario di Economia Politica all’Università di Lecce. Marco Mazzoli è ricercatore di Economia Politica all’Università di Modena e Reggio Emilia. Marcello Messori è professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata. Giangiacomo Nardozzi è professore ordinario di Economia Politica al Politecnico di Milano. Giorgia Palermo è senior analyst presso la WebValue S.p.a. – Divisione BNL E-services. Luca Papi è professore straordinario di Economia Monetaria Internazionale all’Università di Ancona. Salvatore Sacco è docente a contratto di Statistiche dei mercati monetari e finanziari all’Università di Palermo. Andrea Terzi è professore di Economia al Franklin College Switzerland di Lugano ed è docente di Economia Monetaria all’Università Cattolica di Milano. Giacomo Vaciago è professore ordinario di Politica Economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Alberto Zazzaro è professore associato di Economia Politica all’Università di Ancona.”,”ITAE-069-FL”
“ALESSANDRINI Pietro a cura; saggi di Mirella IOLY Maria Grazia MONTANARI Giuseppe CANULLO”,”Lavoro regolare e lavoro nero.”,”Maria Grazia Montanari e Giuseppe Canullo svolgono attività di ricerca presso la Facoltà di economia di Ancona occupandosi dei problemi relativi al mercato del lavoro. Mirella Joly collaboratrice didattica della Facoltà di Economia di Ancona si occupa di problemi del mercato del lavoro e di economia industriale. Pietro Alessandrini, insegna economia monetaria e creditizia alla Facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha scritto il saggio ‘Keynes e la poltiica monetaria internazionale’ in ‘Keynes nel pensiero e nella politica economica’ a cura di R. Faucci, Feltrinelli.”,”CONx-289″
“ALESSANDRONE PERONA Ersilia a cura; saggi di Franco RAMELLA Yves LEQUIN Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Duccio BIGAZZI Marco REVELLI Maurizio GRIBAUDI Rodolfo ALLASIA e Maria Teresa TRUCCO Miguel RODRIGUEZ Salvatore SETTIS Maria MIMITA LAMBERTI Aurora SCOTTI Daniela MALDINI Paolo GOBETTI Lelio BASSO Piero MEAGLIA Carla BROGLIATTI Pietro POLITO Giovanni DE-LUNA Giuseppe RAPELLI”,”Aspetti della cultura operaia. Fabbrica, vita di relazione, rappresentazione del lavoro nell’ arte. Atti del seminario 1981-1982. Mezzosecolo 4. Materiali di ricerca storica.”,”Saggi di Franco RAMELLA Yves LEQUIN Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Duccio BIGAZZI Marco REVELLI Maurizio GRIBAUDI Rodolfo ALLASIA e Maria Teresa TRUCCO Miguel RODRIGUEZ Salvatore SETTIS Maria MIMITA LAMBERTI Aurora SCOTTI Daniela MALDINI Paolo GOBETTI Lelio BASSO Piero MEAGLIA Carla BROGLIATTI Pietro POLITO Giovanni DE-LUNA Giuseppe RAPELLI”,”MITT-113″
“ALESSANDRONE PERONA Ersilia JOHNSON Richard WILENTZ Sean GROH Dieter KACZYNSKA Elizabeth KISSOUNKO Vassili G. RAMELLA Franco LAY Adriana PESANTE Maria Luisa CHARTIER Roger AGULHON Maurice ANDREUCCI Franco TENFELDE Klaus GRIMALDI Piercarlo Renato LIBEROVICI Sergio ROCHE Daniel STEFFENS Horst MAHER Vanessa FRANZINA Emilio POTESTA’ Romano RABINBACH Anson MARUCCO Dora ABSALOM Roger RICCI Aldo G. CROSSICK Geoffrey PERROT Michelle LEQUIN Yves GORMAN John STEFFENS Horst REBERIOUX Madeleine CLEMENTE Pietro FITTIPALDI Arturo ROMANO Giovanni, saggi di”,”La cultura operaia nella società industrializzata. Atti del convegno internazionale. Mezzosecolo 5. Materiali di ricerca storica.”,”Saggi di ALESSANDRONE PERONA Ersilia JOHNSON Richard WILENTZ Sean GROH Dieter KACZYNSKA Elizabeth KISSOUNKO Vassili G. RAMELLA Franco LAY Adriana PESANTE Maria Luisa CHARTIER Roger AGULHON Maurice ANDREUCCI Franco TENFELDE Klaus GRIMALDI Piercarlo Renato LIBEROVICI Sergio ROCHE Daniel STEFFENS Horst MAHER Vanessa FRANZINA Emilio POTESTA’ Romano RABINBACH Anson MARUCCO Dora ABSALOM Roger RICCI Aldo G. CROSSICK Geoffrey PERROT Michelle LEQUIN Yves GORMAN John STEFFENS Horst REBERIOUX Madeleine CLEMENTE Pietro FITTIPALDI Arturo ROMANO Giovanni.”,”MITT-114″
“ALESSI Rino”,”Dall’Isonzo al piave. Lettere clandestine di un corrispondente di guerra.”,”Mancava, nella gran massa di volumi dedicati alla grande guerra, un libro come questo. Formato da lettere “”clandestine””, che un giornalista italiano riuscì a far pervenire al proprio direttore eludendo la censura militare. Infatti per non dare esca ai disfattisti, l’Ufficio Stampa dell’Esercito, nei mesi più disastrosi della guerra, forniva solo notizie tranquillizanti. Quel che accadeva realmente al fronte e dietro le quinte dell’Alto Comando – invidie, intrighi, errori, veniva accuratamente filtrato o censurato. I giornalsiti erano costretti a fornire solo “”versioni ufficiali””. Questo libro è il risultato di una quantità di versioni “”non ufficiali””, che a distanza di cinquant’anni conservano ancora tutto il loro potere demistificatorio. Rino Alessi nasce a Cervia, Ravenna, il 30 aprile 1885. Volontario nella Grande guerra, viene in seguito chiamato a far parte del nucleo dei giornalisti presso il Comando Supremo. Tra le due guerre svolge intensa attività teatrale e pubblica romanzi.”,”QMIP-003-FER”
“ALESSIO Giulio PICCINATO Mario CASTORI Costantino BOSSI Valerio COSATTINI Giovanni MAFFI Antonio FLORIAN Eugenio”,”Camera del Lavoro di Padova. Conferenze di legislazione sociale. (Riassunti stenografici). Del contratto di lavoro. I probi viri. Gli infortuni del lavoro. Cassa di previdenza. L’ emigrazione temporanea. La cooperazione. Il diritto di sciopero.”,”””Si è compreso che lo sciopero è un’ arma pericolosa la quale dev’essere adoperata specialmente in relazione al profitto del capitale nel mercato in tutte le nazioni, e nel momento in cui il profitto permette le aspettative più laute, mentre non è opportuno e pratico fare lo sciopero quando le condizioni generali del capitale non consentono un profitto almeno modesto. Chi studia la storia dei movimenti sociali vede che nel primo periodo gli scioperi sono più fatt che minacciati, laddove ora sono più minacciati che fatti””. (pag 8-9)”,”MITT-231″
“ALESSIO Manuela”,”Azione ed eticità in Hegel. Saggio sulla Filosofia del diritto.”,”Manuela Alessio (Camposampiero, 1972) ha studiato nelle Università di Padova e Würzburg e si è laureata in filosofia presso l’Università degli Studi di Padova. Frequenta il Dottorato di ricerca in Filosofia politica coordinato dall’Università degli Studi di Pisa.”,”HEGx-018-FL”
“ALEXANDER Edgar”,”Adenauer e la nuova Germania.”,”Contiene i capitoli ‘Il dilemma: il problema delle generazioni’, ‘Il nuovo ordine: Democrazia e Unità Europea’”,”GERV-038″
“ALEXANDER Robert”,”The Anarchists in the Spanish Civil War. Volume One.”,”Robert ALEXANDER (PhD), è stato professore emerito di economia alla Rutgers University, New Jersey dal 1947 e precedentemente ha lavorato nel Board of Economic Warfare. E’ autore di 35 libri dedicati principalmente alla politica ed economia latinoamericana e alla storia del movimento radicale. “”Il primo luogo della Repubblica di Spagna dove gli anarchici chiaramente accettarono l’ idea di militarizzazione della milizia fu nelle Asturie lungo la costa cantabrica. Javier R. Muñoz ha annotato: ‘Il primo accordo per la militarizzazione e un comando unificato per la milizia di cui abbiamo evidenza è stato firmato a Cornellana il 4 settembre””. (pag 187)”,”MSPG-121″
“ALEXANDER Robert”,”The Anarchists in the Spanish Civil War. Volume Two.”,”Robert ALEXANDER (PhD), è stato professore emerito di economia alla Rutgers University, New Jersey dal 1947 e precedentemente ha lavorato nel Board of Economic Warfare. E’ autore di 35 libri dedicati principalmente alla politica ed economia latinoamericana e alla storia del movimento radicale. pag 897: Attacchi stalinisti agli anarchici pag 1010: La censura della stampa anarchica pag 1019: La persecuzione degli anarchici e di altri civili, anche nell’ esercito”,”MSPG-122″
“ALEXANDER Robert J.”,”International Trotskyism, 1929-1985. A Documented Analysis of the Movement.”,”ALEXANDER Robert J. (1918-)”,”TROS-216″
“ALEXANDER Robert J., collaborazione di Eldon M. PARKER”,”A History of Organized Labor in Brazil.”,”ALEXANDER Robert J. (1918-) è professore emerito di economia alla Rutgers University. Ha scritto altri due volumi dedicati al movimento operaio e sindacale latino-americano: ‘A History of Organized Labor in Cuba’ (2002) e ‘A History of Organized Labor in Argentina’ (2003) e uno studio sul maoismo in Occidente. “”Strikes were numerous during the first years of the administration of Getúlio Vargas. According to the Communist leader Octavio Brandão, there were in 1931 some fifty-six strikes, involving 95,576 workers; in the next year there were some thirty-one walkouts, involving 124,980 workers. The textile workers had the largest number involved in this strikes, some 45,426 in 1931 and 31,400 in 1932. In 1931 there were also walkouts involving some 15,950 motor vehicle drivers, and smaller numbers of strikers on the railroads and trolley car systems; in the leather, glass, and tobacco industries; and in the maritime trades. In 1932 there were important walkouts in the food and printing trades. During these two years, strikes occurred in eleven states, although 57 percent of the strikers were in the city of São Paulo, and others were in other cities in that state. Additional important strike centers were Rio de Janeiro and Niterói, right across Guanabara Bay from the capital, and Recife. Even bank employees went out on strike in São Paulo in April 1932.”” (pag 60)”,”MALx-047″
“ALEXANDER Robert J., collaborazione di Eldon M. PARKER”,”A History of Organized Labor in Argentina.”,”ALEXANDER Robert J. è professore emerito di economia dalla Rutgers University. Studioso dell’America Latina ha scritto o curato 42 libri tra cui ‘A History of Organized Labor in Brazil’ (2003).”,”MALx-050″
“ALEXANDER Gertrud BIEHL Roberto BÖHME Curt DUNCKER Hermann DÜWELL Frieda EBERLEIN Hugo EILDERMANN Wilhelm FRANKE Otto GLOBIG Fritz GLOBIG Martha GRÄF Friedel HACKER-TÖRBER Clara HECKERT Fritz HEIMBURGER-GOTTSCHAR Lucie JADASCH Anton LEWINSOHN Margarete e Erich LIEBKNECHT Sophie MEHRING Franz MERGES Alfred NETTBALL Kurt NOTHNAGEL Martha PIECK Wilhelm PULEWKA Lotte SCHMIEDEL Alfred SCHOENBECK Willi SELKE Paul SIEWERT Robert STILLER Alfred ULM Fritz WALCHER Jocob WILLE Willi WUNDERSEE Erich ZETKIN Clara”,”Karl und Rosa. Erinnerungen. Zum 100. Geburtstag von Karl Liebknecht und Rosa Luxemburg.”,”Scritti di ALEXANDER Gertrud BIEHL Roberto BÖHME Curt DUNCKER Hermann DÜWELL Frieda EBERLEIN Hugo EILDERMANN Wilhelm FRANKE Otto GLOBIG Fritz GLOBIG Martha GRÄF Friedel HACKER-TÖRBER Clara HECKERT Fritz HEIMBURGER-GOTTSCHAR Lucie JADASCH Anton LEWINSOHN Margarete e Erich LIEBKNECHT Sophie MEHRING Franz MERGES Alfred NETTBALL Kurt NOTHNAGEL Martha PIECK Wilhelm PULEWKA Lotte SCHMIEDEL Alfred SCHOENBECK Willi SELKE Paul SIEWERT Robert STILLER Alfred ULM Fritz WALCHER Jocob WILLE Willi WUNDERSEE Erich ZETKIN Clara”,”LIEK-024″
“ALEXANDER Robert J.”,”Communism in Latin America.”,”””The Sixth Congress of the International was followed by the removal of the South American Secretariat of the Comintern from Moscow to Buenos Aires. The chief of this organization was a Lithuanian Communist, who went under the name of Guralsky, and who later disappeared in the Moscow purges of the late 1930’s. He was an Old Bolshevik and had sided with Trotsky in the internal struggle in the Soviet Communist Party. Hence his dispatch to Buenos Aires was a sort of exile. Guralsky’s right-hand man was a Russian, known to the South American Parties as “”Pierre””. Victor Alba concludes that he was probably there as a G.P.U. agent, to keep track of the activities of Guralsky and the leaders of the South American Communists. Other members of the South American Bureau were also from the Old World. They included a Tunisian, known as “”Nemo””, an Italian who was referred to as “”Orestes””, another Italian, Marcucci, and a Czech, Frederik Glaufbauf. Some or all of these gentlemen were using false names. The activities of the Bureau were varied. Not only did it govern the operations and policies of the Communist Parties, but it also supervised the activities of all the peripheral organizations established by the various Communist Parties, such as branches of the International Red Aid, the Communist Youth International, the Anti-Imperialist League, and other groups (3)”” (pag 35) (3) Victor Alba, Historia del Comunismo en América Latina (Mexico, Ediciones Occidentales, 1954), p. 35-37″,”MALx-060″
“ALEXANDER Bevin”,”Hitler poteva vincere. Errori e retroscena delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale.”,”Bevin Alexander è autore di saggi storici tra cui ‘Lost Victoires. The Strange Connection’ e ‘Korea: The First War We Lost’. Vive in Virginia. Seconda guerra mondiale: la “”visione esclusivamente continentale”” dello Stato maggiore tedesco “”Hitler aveva già distolto la propria attenzione dall’invasione dell’Inghilterra ‘prima ancora’ dell’inizio degli attacchi aerei, anche se formalmente la sua decisione fu resa nota il 31 luglio del 1940, in un incontro con gli ufficiali dello Stato Maggiore durante il quale il Führer annunciò la propria «determinazione a distruggere la Russia nella primavera del 1941» (1). Questa affermazione sconcertò parecchi degli ufficiali più anziani, preoccupati all’idea di lasciare l’Inghilterra e il suo potenziale alleato, gli Stati Uniti, in grado di costituire una minaccia in occidente, mentre la Germania focalizzava tutte le proprie energie, risorse e potenzialità nella distruzione dell’Unione Sovietica. I vertici delle forze armate, in pieno accordo con i propri ufficiali, espressero le loro perplessità ed esposero le loro argomentazioni per convincere Adolf Hitler a neutralizzare l’Inghilterra prima di attaccare la Russia. Chissà, forse intuirono cupamente quanto Winston Churchill doveva aver già compreso: che per gli inglesi la chance migliore era tenere duro finché Hitler non avesse commesso un passo falso irreparabile, come era già accaduto a Napoleone quando aveva invaso la Russia nel 1812 (2). Ma soltanto Erich Raeder, il comandante in capo della Marina tedesca, vide il pericolo con sufficiente chiarezza da insistere ripetutamente e con molta convinzione perché si scegliesse ‘un’altra soluzione’ per raggiungere gli obiettivi tedeschi, dimostrando ad Hitler che la sconfitta della Francia aveva aperto una via nuova – e che per la vittoria finale non ci sarebbe stato alcun bisogno di attaccare l’Unione Sovietica. Il maggiore generale Alfred Jodl, capo delle operazioni dell”Oberkommando der Wehrmacht (OWK), o Comando supremo delle Forze Armate, la pensava allo stesso modo, anche se si esprimeva meno apertamente e meno energicamente. In un memorandum del 30 giugno del 1940, Jodl scriveva infatti che qualora l’attacco al di là della Manica non avesse avuto successo, il Mediterraneo sarebbe stato l’arena migliore in cui sconfiggere l’Inghilterra. Il suo suggerimento era di prendere l’Egitto e il Canale di Suez. Forse gli italiani ci sarebbero riusciti da soli, altrimenti i tedeschi li avrebbero aiutati. Al momento gli inglesi avevano solo 36.000 uomini in Egitto, comprendendo anche un’unica e non completa divisione corazzata al comando del generale Archibald Wavell”” (pag 77-78); “”Per altro, Raeder era convinto che gli alti papaveri dello Stato Maggiore avessero “”una visione esclusivamente continentale””, che non capissero le opportunità di vittoria che la capitolazione sulla Francia aveva aperto sulla sponda meridionale del Mediterraneo e che, in ogni caso, non avrebbero mai consigliato bene Hitler (5). E’ vero che l’OKH, l’alto comando dell’esercito, e l’OKW, l’alto comando generale delle Forze Armate, invitarono Hitler a inviare truppe in Nord Africa, ma le loro raccomandazioni non avevano l’urgenza di quelle di Raeder. Non per nulla, Brauchitsch, Halder, Jodl o il feldmaresciallo Wilhelm Keitel, capo di Stato Maggiore dell’OKW, non espressero mai la convinzione che la guerra avrebbe potuto essere vinta nel Mediterraneo, sebbene Keitel avesse detto a Mussolini che prendere il Cairo sarebbe stato più importante che prendere Londra (6). Parte della loro esitazione derivava certamente dalla consapevolezza che Hitler aveva da tempo l’idea fissa di distruggere l’Unione Sovietica e di acquisire ‘Lebensraum’ in oriente”” (pag 82-83) [(1) L’incontro avvenne a Berchtesgaden, nel suo ‘Berghof’ (rifugio) di Obersalzberg nelle Alpi Bavaresi. Erano presenti tutti i vertici delle Forze Armate; (2) Liddell Hart,’Strategy’, F.A. Raeger, New York, 1968; (5) AaVv, ‘Das Deutsche Reich under der Zweite Weltkrieg’, Deutsche Verlags, Stuttgart, 1979-83; (6) Fuller, ‘A military History of the Western World’, 3 voll., ristampa del 1956 ed. Da Capo Press, New York]”,”QMIS-214″
” ALEXANDER Louis FRENCH ALLEN Virginia BOLINGER Dwight, ed altri contributed”,”Active Study Dictionary.”,”Short forms used in the Dictionary, Grammar codes, Guide to the Dictionary, Study Notes, List of irregular verbs, Pronunciation, Table, Illustrations,”,”VARx-116-FL”
“ALEXANDROV Victor”,”Histoire secrete du pacte germano-sovietique.”,”L’A è nato a Pietrogrado. Nel 1945 è corrispondente di guerra a seguito degli alleati. Dopo il conflitto, è di nuovo un grande reporter, percorre il mondo e prosegue le sue inchieste. La storia del patto RIBBENTROP-MOLOTOV è la sua 26° opera.”,”RUST-004″
“ALEXANDROV Victor”,”L’ orso e la balena. Storia delle relazioni straordinarie russo-americane.”,”Theodore “”Roosevelt sviluppa la famosa dottrina dell’ammiraglio Mahan, detta “”dottrina dell’espropriazione delle razze incompetenti””. Nella sua ‘Storia di Cromwell’, studia il destino d’un uomo di Stato del quale le circostanze fecero un uomo di guerra, giungendo alla conclusione che i grandi condottieri della nostra epoca possono essere reclutati solo fra gli uomini di Stato”” (pag 58-59)”,”RUST-144″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto BOZZETTI Gherardo”,”Farinacci il più fascista.”,”ALFASSIO-GRIMALDI e BOZZETTI sono nati entrambi nel 1915 rispettivamente ad Asti e Cremona. Sono ordinari di storia negli Istituti superiori. Il primo ha pubblicato nel 1970 ‘Il re ‘buono'””.”,”ITAF-056″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto BOZZETTI Gherardo”,”Bissolati. Il ‘compagno Mussolini’ lo fece espellere dal partito.”,”ALFASSIO GRIMALDI e BOZZETTI sono due noti studiosi e giornalisti. Il primo ha scritto tra l’ altro, ‘Il re buono’ (biografia di UMBERTO I) e con BOZZETTI, ’10 giugno 1940 – Il giorno della follia’. Leonida BISSOLATI (Cremona 1857-Roma 1920). Repubblicano, socialista e compagno di studi di F. Turati, a cui rimase sempre legato da solida amicizia, collaborò dal 1891 alla Critica Sociale e fu attivista sindacale nelle campagne cremonesi e mantovane. Direttore dell’Avanti! dalla fondazione (1896) al 1904 (e successivamente dal 1908 al 1910), deputato dal 1897, fu arrestato dopo i moti milanesi del 1898 ma poi liberato per la mancata autorizzazione a procedere del Parlamento. Favorevole alla collaborazione governativa e all’inserimento delle masse popolari e delle loro organizzazioni di lotta nel sistema politico-sociale dello Stato, andò assumendo una posizione riformista di stampo laburista che lo distaccò sempre più nettamente dalla sinistra rivoluzionaria sinché alcuni suoi atteggiamenti “”filogovernativi”” offrirono il”,”MITS-070″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto LANCHESTER Fulco”,”Principi senza scettro. Storia dei partiti politici italiani.”,”ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto direttore di ‘Critica sociale’ è autore di vari libri tra cui ‘Il socialismo in Europa’ e con Gerardo BOZZETTI ‘Farinacci il più fascista’. LANCHESTER Fulco è direttore di ‘Proposte interdisciplinari’ trimestrale del CRESI (Pavia). E’ autore di saggi pubblicati su ‘Nord e Sud’ e altri periodici. L’ opposizione dei liberali. “”Sono Alberto Bargamini, Tommaso Della Torretta, Alessandro Casati, Francesco Ruffini Alfredo Frassati, Luigi Albertini e soprattutto Ben edetto Croce, il quale dirige “”La Critica”” ed esalta nei suoi scritti le qualità positive della Italia prefascista (l’ italietta che il fascismo disprezza) e tiene alta la bandiera della religione della libertà. E’ una posizione un poco salottiera: e sul portone di casa Croce a Napoli c’è sempre di guardia un agente che prende nota di chi entra. L’ opposizione liberale di Croce è in certo senso il fiore all’ occhiello di Mussolini, il quale può così vantare la propria tolleranza con i giornalisti stranieri””. (pag 47)”,”ITAP-101″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto ROVATI Lucio a cura”,”Resistenza ed Europa. Dalla lotta di liberazione all’unità europea.”,”Inserto fotografico a cura di Silvia BASSI, Claudio BERTOLUZZI Luisella GASTALDI Barbara GIGLIA Giovanna LEONARDI Stefano LOSIO Luciano MORNACCHI Fabio OSTANELLO M. Nicoletta SUSINI Monica VITTADINI, due saggi intervista al Prof. U. ALFASSIO-GRIMALDI Contiene il saggio di Rocco Mosconi, ‘Economia di guerra del Terzo Reich’ (pag 69-106)”,”ITAR-324″
“ALFASSIO-GRIMALDI Ugoberto”,”Il re “”buono””. La vita di Umberto I: Margherita e la duchessa Litta, il trasformismo e gli scandali bancari, il Quirinale e le avventure africane, i governi della sciabola e gli attentati degli anarchici.”,”Lungi dall’essere una serena e ordinata età dell’oro (…) l’età umbertina che questo libro documentato ci svela, è un groviglio di scandali e di sofferenze, di manovre di vertice e di rinunce democratiche. L’autore riscostruisce la vita di Umberto I, a tutt’oggi la sola analisi documentata della sua vita. (quarta di copertina) Un re travicello. “”Il primo ottobre ‘L’Asino’ attacca Umberto, senza più reticenze, con “”‘Il Re Travicello’, poesia allegra di Giuseppe Giusti riveduta e scorretta dopo 52 anni dalla sua prima pubblicazione”” (…) Umberto è una testa di legno, lascia fare, lascia rubare, non fa nulla, non s’occupa di nulla: sembra soltanto un’irriverente ripetizione del motivo satirico del Giusti, e invece a noi oggi, specialmente dopo aver letto i giudizi che si davano del re nel suo stesso ambiente e le tesi dei fogli socialisti sul re come una cosa di lusso posta e lasciata volutamente troppo in alto, e col vuoto attorno, affinché la borghesia possa fare i propri comodi, la poesia dell”Asino’ appare ricca di allusioni. (…). I collaboratori si fanno beffa di un re travicello. ‘Il Popolo Romano’ del 19 agosto ’93 pubblica che il prefetto Giuseppe Colucci è stato nominato Gran Cordone del SS. Maurizio: è un tiro di Giolitti che ha voluto premiare un suo protetto; il re non voleva e non aveva firmato il decreto, ora apprende la notizia dalla stampa e va su tutte le furie, ma non può più far nulla perché il tornare indietro sarebbe uno scandalo. Ed a carnevale il Colucci, tranquillo e beato, si presenta al ballo di corte col suo bravo cordone. Il 20 novembre del ’93, ricorrendo il genetliaco della regina, in un banchetto palermitano offerto a Rudinì, non si osa fare un brindisi alla sovrana, tanto è scaduto il prestigio della corona. Rudinì assicura che non si nutre odio per Umberto, il re buono, perché “”lo si ritiene buono… a nulla””. Ed è decaduto anche fisicamente: l’allusione della satira dell”Asino’ al re che si scuote dal sonno non è (lo sappiamo, ce lo ha detto Farini) innocente: «Temete per caso / dal sonno si scuota? / Non ficcherà il naso laggiù nella mota. / Per chi nel pantano / lavora di mano / è fatto a pennello un re travicello. / Un popolo pieno / di tasse e di scherni, / può farne di meno / di un re che governi. / La plebe è sì seria che in tanta miseria / pur fa di cappello / a un re travicello!»”” (pag 305-307) Bresci. “”[Bresci] È già schedato come sovversivo (fu forse un seguace di Bakunin, mandato da Crispi a Prato in domicilio coatto, ad iniziarlo alla dottrina anarchica), ha subito una condanna a 15 giorni per oltraggio agli agenti della pubblica forza durante una dimostrazione. Passato l’Atlantico ha trovato lavoro in un setificio di Paterson e convive con l’irlandese Sofia dalla quale ha una bambina Maddalena. Paterson, che soprattutto dalla presenza di Bresci prenderà il nome di “”capitale dell’anarchia”” è, negli anni a cavallo tra i due secoli, “”semplicemente un centro di emigrazione, dove tintori e tessitori di seta, italiani, francesi, belgi e tedeschi lavorano duramente e in condizioni pessime”” (2). Un foglio anarchico locale chiama le fabbriche di Paterson “”bolge in cui la vita dei poveri lavoratori non è valutata una cicca””, con baracche e androni sotterranei senz’aria né luce, umidi. Qui scrive il foglio, gli operai “”lavoravano a discrezione del padrone, senza orario fisso per un salario di scherno”” (3)”” (pag 443-444)”,”ITAA-155″
“ALFASSIO-GRIMALDI Ugoberto”,”Il re “”buono””. La vita di Umberto I: Margherita e la duchessa Litta, il trasformismo e gli scandali bancari, il Quirinale e le avventure africane, i governi della sciabola e gli attentati degli anarchici.”,”””La realtà è meno idilliaca, poiché Vittorio Emanuele II è ben lontano dall’essre il semplice esecutore delle leggi fatte dal popolo e nel ’70 Stefano Jacini, scrivendo ‘Sulle condizioni della cosa pubblica in Italia dopo il 1866’, esprimeva il timore che attraverso la nomina di presidenti del Consiglio legati al partito di Corte, per lo più piemontesi, si realizzasse una vera e propria “”dittatura regia”””” (pag 234)”,”BIOx-006-FRR”
“ALFASSIO-GRIMALDI Ugoberto”,”I riformisti italiani e la rivoluzione d’Ottobre.”,”‘La scissione del gennaio 1921 è certamente intempestiva: o andava fatta prima, quando la scelta del tipo di guida delle forze proletarie si poneva perentoria per ragioni interne e non solo per suggestioni esterne, oppure, a questo punto, – con le squadre delle camicie nere che randellano a tutto spiano – andava rimandata ancora. … Ciò che mette a fuoco l’abisso che corre tra riformisti e comunisti è l’atteggiamento nei confronti del grande evento della rivoluzione russa. Con lo scoppio della guerra europea, ‘rivoluzionari’ e riformisti si erano riavvicinati sul comune terreno del neutralismo, ma il disastro di Caporetto torna a separarli e gli avvenimenti russi accentuano la divergenza.”,”MITS-007-FGB”
“ALFERO G.A.”,”Schiller. I drammi della giovinezza.”,”Friedrich von SCHILLER (Marbach 1759-Weimar 1805) scrittore tedesco vicino allo Sturm und Drang poi amico e collaboratore di GOETHE, delineò nelle sue opere il di teatro il conflitto tra gli ideali e la società corrotta, la solitudine dell’ uomo al potere, il realistico confronto tra l’ individuo-eroe e il contesto sociale. Come poeta è legato alle Odi. Fu anche storico: ‘Storia della guerra dei Trent’anni’ (1790) e teorico ‘Lettere sull’ educazione estetica dell’ uomo’ (1795), Della poesia ingenua e sentimentale (1800). A lui si deve il concetto di ‘anima bella’ che sa fa trionfare la legge senza che ciò vada a scapito della ‘grazia’ intesa come armonia tra tutte le forze dell’ uomo: un’ originale elaborazione dell’ etica kantiana, liberata dei suoi elementi rigoristici. (Eug). I personaggi dell’ opera di Schiller. “”I Masnadieri non sono però soltanto la tragedia di Carlo Moor: di fronte a Carlo Moor è Franz Moor: accanto alla tragedia di Carlo è quella di Franz. Franz è in tutto l’ opposto del fratello, fisicamente e moralmente. Se Carlo è bello e la sua anima si nutre di sogni di grandezza e di bellezza, Franz è brutto, e la brutezza del volto e la miseria della persona si riflettono nella bruttezza e miseria dell’ anima. Si accenna già in questo parallelismo il riflesso degli studi medici del poeta: e questi studi gli forniscono invero copiosi elementi per il suo Franz. Se bene e male si mescolano, come in ogni creatura umana, nel suo Carlo Moor, in Franz il poeta ci dà invece la quintessenza della malvagità: egli l’ ha fatto così perverso – nota egli stesso nella severa auto-recensione pubblicata anonima sul Wirtembergisches Repertorium – che non solo l’ arte (e allude ai shakespeariani Jago e Riccardo III, che gli sono serviti da modello), ma nemmeno la natura stesso può presentare simili mostri. Se Carlo è, nella sua passione come nel suo errore, tutto giovinezza, il poeta nota accortamente che nulla di giovanile è più in Franz, che inconciliabile con la sua età appare la sua malvagità stessa, malvagità che in lui nonè solo più istinto, ma si muta in calcolo””. (pag 92)”,”BIOx-100″
“ALFIERI Vittorio, a cura di Carlo CALCATERRA”,”Da “”La vita”” di Vittorio Alfieri.”,”””Quel mio breve soggiorno in Lisbona di circa cinque settimane, sarà per me un’ epoca sembre memorabile e cara, per avervi io imparato a conoscere l’ abate Tommaso di Caluso, fratello minore del cont Valperga di Masino, allora nostro ministro in Portogallo. Quest’ uomo, raro per l’ indole, i costumi e la dottrina, mi rendé delizioso codesto soggiorno, a segno che, oltre al vederlo per lo più ogni mattina a pranzo dal fratello, anche le lunghe serate dell’ inverno io preferiva pure di passarmele intere da solo a solo con lui, piuttosto che correre attorno pe’ divertimenti sciocchissimi del gran mondo. Con esso io imparava sempre qualche cosa; e tanta era la di lui bontà e tolleranza, che egli sapea, per così dire, alleggerirmi la vergona ed il peso della mia ignoranza estrema, la quale tanto più fastidiosa e stomachevole gli dovea pur comparire, quanto maggiore ed immenso era in esso il sapere. Cosa, che non mi essendo fin allora accaduta con nessuno dei non molti letterati ch’io avessi dovuta trattare, me li avea fatti tutti prendere a noia.”” (pag 90-91)”,”BIOx-092″
“ALFIERI Vittorio, a cura di Ferruccio DEL-CHIARO”,”La congiura de’ Pazzi.”,”Forse è la più importante tragedia di V. Alfieri. Forse è la più importante tragedia di V. Alfieri. Raim. Chi nol sapea? mel dava il timor vostro; mel toglie il timor vostro; a voi regale norma e Nume il timore. A voi qual manca pregio di re? voi l’arti crude, e i fieri vizi, e i raggiri infami, e il pubblic’odio, tutto ne avete già. Le generose vie degli avi calcate: a piene vele, fin che l’aura è seconda, itene, o prodi. Non che gli averi; a chi vi spiace tolta sia la vita e l’onor: lo sparso sangue dritto è sublime al principato, e solo. Ardite omai: fatevi pari ai tanti tiranni, ond’è la serva Italia infetta… Gugl. Figlio, tu il modo eccedi. E’ ver che lice, finché costor di cittadini il nome tratto non s’hanno, a ciascun uomo esporre il suo pensier: ma noi… (pag 48, Atto II, Scena II)”,”VARx-277″
“ALFIERI Vittorio Enzo”,”Lucrezio.”,”””Ma l’antitesi è resa anche più evidente dai momenti di subitaneo entusiasmo e dai momenti di improvviso pessimismo, che sono pur nel poema: l’entusiasmo di quando Lucrezio guarda in sé nei momenti felici, e il pessimismo di quando la vita di fuori, col nero quadro della miseria degli uomini, irrompe a turbare quella serenità, quel pessimismo morale che non si può discompagnare mai da un’etica intellettualistica. La vita umana è triste, la natura è matrigna: il vagito dei bimbi si mescola alle nenie dei funerali; la natura è piena di male (tanta stat praedita culpa); la morte immatura va a desolare le case degli uomini. Gli uomini sono miseri, perché crudeli e incontentabili; l’orrenda mostruosità della guerra è antica quanto l’umanità, oh più antica assai delle armi!; e il bronzo, ch’è stato in grande onore, è caduto in disuso, e gli è succeduto l’oro nel sommo onore; e la pelle ferina, che costò la morte (tanto l’invidiarono gli uomini!) al primo che la portò, cadde in disprezzo; e la colpa risiede in noi, sempre più grave.”” (pag 63) “”Una pausa: che distacca questo preludio lirico dal resto del canto. – Ha, dunque, un fine – si domanda il poeta, – questa somma di corpi primi che si muovono perennemente nello spazio? ha una fine il vuoto, in cui tutti i corpi si muovono? Ma il tutto non può essere finito in nessuna direzione: se finito, avrà un estremo, e un estremo confina con qualcosa che è al di là; ma nulla c’è oltre il tutto, e dunque non c’è l’estremo, e dunque non c’è la fine. Da qualunque parte dell’infinito noi ci poniamo a guardare, da ogni parte abbiamo una spazio infinito””. (pag 101)”,”FILx-405″
“ALFIERI Vittorio, a cura di Mario FUBINI e Arnaldo DI-BENEDETTO”,”Opere. Tomo I.”,”12 “”Così passo passo studiando sempre principalmente il mio Orazio venni a Pisa, dove mi fermai dal Maggio mezzo a tutto Giugno. Vi conobbi tutti i più celebri professori, e ne andai cavando tutto quel che poteva; e la fatica la più terribile che io durava in ciò, era di pure cavarne senza spiattellatamente lasciar loro vedere la mia ignoranza; la quale a misura che mi si dissipavan le tenebre me ne parea di tato più gigantesca. Ma non meno gigantesco era forse il mio animo, ed il mio ardimento, e mentre per una parte rendeva omaggio al sapere, non mi spaventava perciò niente il dover ideare il mio (…)”” (pag 397)”,”TEOP-458″
“ALFÖLDY Geza”,”Ungarn 1956. Aufstand Revolution Freiheitskampf.”,”Tra gli autori italiani l’A cita F. ARGENTIERI – L. GIANOTTI e R. RUSPANTI.”,”MUNx-013″
“ALFONSO Donatella BORZANI Luca”,”Genova, il ’68. Una città negli anni della contestazione.”,”Il paragrafo 7.1. è dedicato a ‘I Ludd e Lotta Comunista’ (pag 211-213) dove brevemente se ne fa la storia citando Cervetto e Parodi, la Casa dello Studente e l’Ansaldo. ALFONSO Donatella (1957) giornalista de ‘La Repubblica’ ha pubblicato ‘Romanza popolare. Cornigliano, una storia corale’ (2006) BORZANI Luca (Genova 1955) è stato direttore del Centro Ligure di Storia Sociale (CLSS), ricercatore per l’Archivio Storico Ansaldo. E’ stato assessore alla scuola e alla cultura per il Comune di Genova:”,”LIGU-048″
“ALFONSO Donatella RAZZI Massimo”,”Uccidete Guido Rossa. Vita e morte dell’uomo che si oppose alle Br e cambiò il futuro dell’Italia.”,”Donatella Alfonso, giornalista, ha lavorato per ‘Il Lavoro’ e ‘La Repubblica’. Tra le sue pubblicazioni: ‘Un amore partigiano’ (2017) Massimo Razzi, giornalista all’Unità, ‘Correre mercantile’, ‘Lavoro’ e ‘Repubblica’ è stato tra i costruttori del sito ‘Repubblica.it’ e direttore dal 2012 al 2016 di ‘Kataweb’. Pci, Fiom. “”Guido Rossa ha firmato la denuncia, e, da solo (…) è andato a Palazzo Ducale, allora sede degli uffici giudiziari, dove lo aspetta il magistrato Luciano Di Noto, perché confermi quanto ha già detto. Quella sera, ricorda la figlia, arrivò tardissimo a casa. Senza mangiare, al tavolo della cucina racconta alla moglie quanto è accaduto: Silvia è spaventata, gli chiede perché si sia esposto da solo, perchè è stato l’unico a metterci una firma e spprattutto una faccia, a quella denuncia”” (pag 78)”,”TEMx-091″
“ALGARDI Zahra Siria”,”Il petrolio sulla via di Damasco.”,”””Tra le donne arabe la donna egiziana è stata la prima a gettare il velo, fin dal 1923. Ma la sua lotta per l’ emancipazione era cominciata ancor prima. Se ne erano avuti i primi segni già alla fine del secolo XIX, quando dall’ ombra degli harem si erano affacciate alla luce alcune figure di donne, appartenenti quasi tutte alla classe dirigente, facilitate nella loro opera dall’ istruzione e dalla ricchezza. Nel 1876, la principessa Tchéchimi Afet, moglie del Khédivé Ismail, fondò la prima scuola elementare femminile. Dopo due decenni Kassem Amin pubblicò un libro destinato a suscitare vivaci discussioni e attacchi violenti da parte della stampa: il titolo dell’ opera era ‘L’ emancipazione della donna’ e il suo contenuto era veramente rivoluzionario dato il costume del tempo. Lo scrittore egiziano aveva ricevuto un forte impulso alla sua battaglia in favore della donna nel frequentare il salotto della principessa Nazli Fazil, bellissima, colta e intelligente (…)””. (pag 245-246)”,”VIOx-142″
“ALGAROTTI Francesco a cura di William SPAGGIARI”,”Viaggi di Russia.”,”W. SPAGGIARI è ricercatore presso l’Univ di Parma. Ha pubblicato due volumi di saggi sulla letteratura del Settecento. Ha curato edizioni di scritti di Giacomo LEOPARDI, Pietro GIORDANI, Pietro BORSIERI. Già famosa in tutta Europa per il suo ‘Newtonianismo per le dame’, Francesco ALGAROTTI giunse a Pietroburgo nell’estate del 1739. Il veneziano vi accompagnava la delegazione inglese inviata da GIORGIO II alle nozze di Anna di MECKLEMBURG, erede designata della zarina Anna IOANNOVNA. Dal suo giornale di viaggio, in gran parte inedito, l’ intellettuale del mondo, rientrato in italia dopo un ventennio vissuto nelle corti straniere, trasse alcune (12) lettere fittizie e le divulgò a stampa. Sono osservazioni autoptiche e informazioni attinte ai libri, … fanno di questo reportage uno dei migliori esempi di giornalismo letterario del secolo XVIII.”,”RUSx-045″
“ALGAROTTI Francesco a cura di William SPAGGIARI”,”Viaggi di Russia.”,”Fondo RC W. SPAGGIARI è ricercatore presso l’Univ di Parma. Ha pubblicato due volumi di saggi sulla letteratura del Settecento. Ha curato edizioni di scritti di Giacomo LEOPARDI, Pietro GIORDANI, Pietro BORSIERI. Già famosa in tutta Europa per il suo ‘Newtonianismo per le dame’, Francesco ALGAROTTI giunse a Pietroburgo nell’estate del 1739. Il veneziano vi accompagnava la delegazione inglese inviata da GIORGIO II alle nozze di Anna di MECKLEMBURG, erede designata della zarina Anna IOANNOVNA. Dal suo giornale di viaggio, in gran parte inedito, l’ intellettuale del mondo, rientrato in italia dopo un ventennio vissuto nelle corti straniere, trasse alcune (12) lettere fittizie e le divulgò a stampa. Sono osservazioni autoptiche e informazioni attinte ai libri, … fanno di questo reportage uno dei migliori esempi di giornalismo letterario del secolo XVIII.”,”RUSx-141″
“ALGREN Nelson”,”Passeggiata selvaggia. Una New Orleans sfrenata, il dramma dell’ America degli anni Trenta. Romanzo.”,”Passeggiata selvaggia è la storia di un ragazzo che abbandonato il paese natale finisce nei bassifondi di New Orleans. Qui la sua giovinezza si brucia a contatto con un amb iento brulicande di umanità in sfacelo. E’ un mondo in cui il male vince ogni ideale. Il protagonista cercherà di sopravvivere con una serie di espedienti. E’ un nuovo tipo di realismo sociale con cui ALGREN unisce la fredda disamina di FARRELL alla partecipazione di STEINBECK al dolore degli umili. “”””Mi chiamo Wreneger”” l’ ometto rotondo stava dicendo alla sua ciurma “”ma voi, ragazzi, chiamatemi pure “”Smiley”” perché è così che tutti i miei vecchi amici mi chiamano. E lo sapete, cosa dico ai miei vecchi amici? Gli dico “”Amici miei, se non vendete è perché semplicemente non cercate nemmeno di vendere””, ‘ecco’ quello che dico ai miei vecchi amici. Ed è quanto dico pure a ognuno di voi, perché voi tutti siete pure i miei vecchi amici””. Piccola vecchia caffettiera rossa e verde. Che mi venga un colpo. Scommetto la testa che fai un caffé straordinario! “”L’ idea non sta nel numero di porte a cui possiate picchiare in una mattina: questo ‘non’ è vendere! Non è nemmeno tentare di vendere! Ma se battete a due sole porte in una mattina e vendete a tutt’e due, ‘allora’ sì che questo si chiama tentar di vendere.””””. (pag 143-144)”,”VARx-198″
“ALGREN Nelson”,”L’uomo dal braccio d’oro. Romanzo.”,”‘La storia ironica e disperata di un reduce che sprofonda nell’inferno degli slums di Chicago’ ALGREN Nelson è nato a Detroit nel 1909. Laureatosi in giornalismo ha abbandonato la professione per intraprendere una vita errabonda, stabilendosi infine a Chicago. Il suo primo racconto è del 1933. L’uomo dal braccio d’oro è del 1946, Mai venga il mattino è del 1942.”,”VARx-296″
“ALI Tariq”,”Lo scontro dei fondamentalismi.”,”Tariq Ali, scrittore e cineasta, è di origini pakistane e vive a Londra. Ha scritto saggi di storia e politica, romanzi, copioni teatrali e cinematografici. É uno degli editor della New Left Review. Collabora al Manifesto e a Internazionale.”,”VIOx-024-FL”
“ALI Tariq”,”Bush in Babilonia. La ricolonizzazione dell’Iraq.”,”Tariq Ali scrittore, saggista e film-maker inglese di origine pakistana, autore di una ventina fra saggi e romanzi tradotti in venti lingue, è editor della ‘New Left Review’ In Italia è uscito il suo: Lo scontro dei fondamentalismi, supervicitore del Premio Napoli 2003.”,”VIOx-037-FL”
“ALI Tariq”,”Pakistan dal 1947 al Bangla-desh. Lotte popolari e crisi del regime militare.”,”Tariq Ali è nato a Lahore nel Pakistan occidentale nel 1943. Si è diplomato al Government College di Lahore ed è giunto a Oxford nel 1963, dove ha studiato Scienze politiche, filosofia ed economia. Dedicatosi al giornalismo ha partecipato alla campagna di solidarietà per il Vietnam. Nel 1968 aderisce all’ International Marxist Group, la sezione britannica della IV Internazionale.”,”PAKx-020″
“ALIANELLO Carlo”,”L’inghippo.”,”ALIANELLO Carlo ha vinto il premio Campiello con il romanzo ‘L’eredità della priora’. Ambientato nella Roma umbertina di fino ottocento e in Etiopia fra lo scandalo della Banca Romana e la sconfitta di Adua del 1896, ‘L’inghippo’ ha come protagonisti principali un deputato meridionale, l’onorevole Francesco Fortemanno, massone e moderato, e il figlio, un giovane e brillante tenente agli inizi della sua carriera militare. Per pagare il debito di gioco del figlio, il padre si trova coinvolto a sua insaputa nel pasticciaccio della Banca Romana.”,”VARx-444″
“ALIBERT Jacques a cura; saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Francois GAULME Jean du BOIS DE GAUDUSSON Jean ROCH Marc PENOUIL Jacques ALIBERT Claude PAIRAULT Jean-Pierre BARBIER Benedicte CHATEL Serigne DIOP Roland POURTIER Louis SANMARCO Joseph ROGER DE BENOIST Jacques BINET Philippe HUGON Patrick O’QUIN Monique PAGES Bernard LANNE Michel GAUD”,”Afrique contemporaine. Trente années d’ Afrique.”,”saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Francois GAULME Jean du BOIS DE GAUDUSSON Jean ROCH Marc PENOUIL Jacques ALIBERT Claude PAIRAULT Jean-Pierre BARBIER Benedicte CHATEL Serigne DIOP Roland POURTIER Louis SANMARCO Joseph ROGER DE BENOIST Jacques BINET Philippe HUGON Patrick O’QUIN Monique PAGES Bernard LANNE Michel GAUD”,”AFRx-017″
“ALIBERTI Giovanni”,”La resa di Cavour. Il carattere nazionale italiano tra mito e cronaca (1820-1976).”,”””Dopo Porta Pia e il definitivo tramonto del potere temporale, l’ irrisolta questione delle due identità degli italiani resta tale soprattutto per i cattolici, poiché l’ Italia.- sostiene Mamiani, in un saggio che sin dal titolo esemplifica il problema – “”compiuta a maniera di portento la unità sua politica, cerca e non trova (…) la civiltà bene appropriata all’ indole sua ed ai suoi destini”” (…) (pag 52) (T. Mamiani, Il fatto e il da farsi degli Italiani’, Nuova Antologia, 1875) Giovanni ALIBERTI, originario di Salerno, è ordinario di storia contemporanea all’ Università di Roma “”La Sapienza””. Ha pubblicato varie opere (v. risvolto di copertina).”,”ITAB-112″
“ALIBERTI Giovanni / BUCHIGNANI Paolo / QUARTARARO Rosaria”,”Augusto del Noce e la «contemporaneità» del Risorgimento italiano (Aliberti) / Sovversivismo antiborghese nella Roma anni Venti. Il «clartista» Dino Terra (Buchignani) / Roma e Mosca. L’immagine dell’Urss nella stampa fascista (1925-1935) (Quartararo).”,”””Il dibattito su «Critica Fascista» vede contrapposte due scuole di pensiero: la prima, che sostiene che l’antitesi tra i due regimi è irriducibile e la seconda, che al contrario manifesta grande simpatia per «la rivoluzione del secolo» che, come quella fascista, ha affossato la degenerazione della democrazia parlamentare. Peraltro, entrambi i gruppi riconoscono un’affinità originaria fra Roma e Mosca: entrambi i regimi sono nati come reazione al sistema liberal-democratico, alal sua crisi e alla sua decadenza. Per Sergio Panunzio il regime russo non ha carattere rivoluzionario, al contrario egli lo idenfica come l’ultimo stadio del sistema capitalistico (…)”” (pag 469)”,”ITAF-362″
“ALIBERTI Giovanni”,”La resa di Cavour. Il carattere nazionale italiano tra mito e cronaca (1820-1976).”,”Giovanni ALIBERTI, originario di Salerno, è ordinario di storia contemporanea all’ Università di Roma “”La Sapienza””. Per bibliografia vedi risvolto in quarta copertina. ‘Don Abbondio specchio del carattere degli italiani…’ (pag 35-36) ‘Che don Abbondio sia uno specchio del carattere degli italiani è tra le più acute notazioni manzoniane di De Sanctis; per il quale il personaggio incarna una delle due possibili tipologie letterarie del comico: vale a dire non quella che si riferisce all’intelligenza ma l’altra che riguarda la volontà, «ed è la paura, la mancanza di tempra» (1). Sebbene don Abbondio rimanga legato, in qualche modo, alla figura pretridentina del chierico che cerca di raggirare gli ingenui popolani, come il cinquecentesco fra Timoteo di Machiavelli – figura poi scomparsa con le censure della Controriforma – il suo ruolo testimonia, a giudizio di De Sanctis, una realtà ben diversa (2). Nel romanzo manzoniano infatti don Abbondio rappresenta soprattutto il mondo morale del borghese moderno; anche questi, peraltro, più o meno contemporaneo di fra Timoteo. «Se volete vedere il codice di questa nuova borghesia in cui il carattere italiano è in decadenza, costretta a fare ciò che non pensa, iniziando l’ipocrisia italiana di cui non interamente sono sbarbicate le radici perché da tre secoli ne portiamo il peso: questo codice si trova nei ‘Ricordi’ di Guicciardini, il quale ha elevato ad arte di saper vivere tutte le abbiezioni che oggi, dopo il nostro risorgimento, ci muovono ad indignazione. E qual è la formola del Guicciardini? Stare col più forte, navigare in modo che tu non ti trovi mai dal lato del debole! Non è più ragione e diritto, ma forza e debolezza (…). Ciò ha pervertito il carattere italiano e l’ha reso comico» (3). Più che da prete è allora da borghese che don Abbondio si comporta in particolare da borghese italiano, ossia da «uomo nato per essere tranquillo, per vivere e lasciar vivere» (4). In effetti è «l’uomo del Guicciardini» il modello del miope e indomabile quietismo di don Abbondio; ossia uno stereotipo del carattere nazionale apparso nell’avvio della decadenza italiana, i cui «vestigi visibili anche oggi e che ci vietano l’andare innanzi è materia non ancora bene considerata e degnissima di studio» (5). Impresa tutt’altro che facile, non bastando, osserva De Sanctis, «sagacia e diligenza di storico; si richiede occhio metafisico, che sappia cogliere tra la varietà degli accidenti i tratti essenziali» (6). In certa misura però l’auspicio del saggio desanctisiano sembra accolto dal deputato dell’Estrema Mazzoleni (7). Egli infatti, ispirandosi ai ‘Ricordi’ di d’Azeglio e di Guicciardini, sottolinea le responsabilità, remote e prossime, della Chiesa e della monarchia sabauda per aver indebolito il carattere degli italiani grazie «al culto delle nostre madonne, dei nostri santi, dei nostri poeti burloni e sfaccendati, dei petrarchisti e degli arcadi» (8). Ma il principale ostacolo alla formazione di un carattere autenticamente nazionale consiste nella radicata pluralità socio-antropologica degli italiani: dalla piemontese, incline «all’ordine e alla disciplina», alla lombarda, di «maggiore ingegno ma con troppa intemperanza e vivacità ne’ modi». In Liguria invece prevalgono l’operosità, «poiché il lavoro è quivi, si può dire, una seconda natura», e la fierezza, in quanto la tradizione repubblicana e marinara genovese, «a differenza di Venezia, nutre ancora nel suo seno una (…) progenie, amante della libertà, non sediziosa ma disdegnosa d’ogni bassezza» (10)’ (pag 35-37)] [(1) F. De Sanctis, ‘La letteratura italiana…’, cit. p. 228; (2) Ivi, p. 229; (3) Ivi, p. 230; (4) Ivi, p. 231. Concezione, del resto, ampiamente condivisa e praticata anche dai ceti popolari: come testimonia la tradizione sapienziale racchiusa nei proverbi raccolti a suo tempo da Pitré e opportunamente cit ati al riguardo da Tullio-Altan, cfr. C. Tullio-Altan, ‘L’identità etnica in Italia’, in Id., ‘Ethnos e civiltà. Identità etniche e valori democratici’, Milano, 1995, pp. 108-110. Anche De Sanctis comunque si riferisce a tale tradizione citando, nonché la raccolta di proverbi toscani di Giusti, qualche esempio tratto da quelli napoletani, cfr. ‘La letteratura italiana…, cit., ibidem. Su tali proverbi, ma in un diverso contesto, cfr. G. Galasso, ‘L’amicizia nei proverbi napoletani e la storia sociale dell’amicizia’, in Id., ‘L’altra Europa…’, cit., Lecce, 1997, pp. 563-578; (5) F. De Sanctis, ‘L’uomo del Guicciardini’, in “”Nuova Antologia””, ottobre 1869, ora in Id., ‘L’arte, la scienza e la vita: nuovi saggi critici, conferenze e scritti vari’, a cura di M.T. Lanza, Torino, 1972 p. 100; (6) Ibidem, ‘Impresa peraltro che lo stesso De Sanctis, com’è noto, avvia più avanti, cfr., ivi, pp. 114-117; (7) A. Mazzoleni, ‘Il popolo italiano, studi politici’, Milano, 1873. Sul Mazzoleni e la sua posteriore ‘querelle’ con la commissione giudicatrice del “”Premio Ravizza”” cfr. l”Introduzione’. Notizie biografiche in T. Sarti, ‘Il Parlamento Subalpino e Italiano’, Roma, 1898, vol. II, p. 183 e bibl. cit.; (8) A. Mazzoleni, ‘Il popolo italiano…’, cit., p. 75; (9) Ivi, pp. 131-132. Inoltre, osserva Mazzoleni, «La Lombardia fu sempre, e lo è ancora, la terra della personalità, della padronanza dell’uomo su se stesso, della libertà di pensare, della intolleranza di ogni autorità che non sia ragione, ‘ibidem’; (10) Ivi, pp. 134-135]”,”ITAS-001-FC”
“ALIBONI Roberto a cura; saggi di Roberto ALIBONI Giacomo LUCIANI Joseph SASSOON”,”L’ industrializzazione del Mediterraneo. Movimenti di manodopera e capitali.”,”Saggi di Roberto ALIBONI Giacomo LUCIANI Joseph SASSOON. ‘Il ruolo mediterraneo della Germania’. “”Se la Germania invece convertisse la sua economia entrando nel settore delle tecnologie avanzate, i suoi rapporti con i partners europei potrebbero più facilmente tornare ad integrarsi nell’ ambito della Cee. Questo scenario richiede, come si è detto, che sia contestato il ruolo degli Usa nell’ attuale divisione internazionale del lavoro. E’ noto che la classe dirigente tedesca sembra per lo più estranea a questo disegno. Eppure, se si vuole uscire dall’ “”impasse”” attuale, la Germania deve trovare il coraggio di riconvertire la sua economia puntando sul coinvolgimento e il sostegno degli altri paesi europei””. (Roberto Aliboni, pag 29)”,”EURE-028″
“ALIBONI Roberto a cura; saggi di Roberto ALIBONI William HALE Michel CHATELUS Daniela PIOPPI Radoslava STEFANOVA”,”Geopolitica della Turchia.”,”Il CEMISS è l’ organismo che gestisce nell’ ambito e per conto del Ministero della Difesa, la ricerca su temi di carattere strategico. Fondato nel 1987 per decreto del Ministro della Difesa si avvale di esperti civili militari italiani e stranieri. Saggi di Roberto ALIBONI William HALE Michel CHATELUS Daniela PIOPPI Radoslava STEFANOVA. “”L’ alleanza militare con Israele garantisce alla Turchia una serie di vantaggi. Innanzitutto, dopo aver sperimentato nel periodo post-guerra fredda una sempre maggiore difficoltà a rifornirsi di armi presso gli alleati occidentali, Israele rappresenta un fornitore sicuro e provisto della più sofisticata tecnologia. In secondo luogo, Israele è un alleato importante, considerate le sue relazioni con gli Stati Uniti e l’ influenza delle lobbies ebraiche sul Congresso americano. Infine, sebbene secondo le dichiarazioni ufficiali l’ alleanza non sia finalizzata contro terzi, la situazione attuale e la crisi del processo di pace fanno pensare altrimenti. Questa alleanza ha infatti un peso non indifferente negli equilibri regionali e soprattutto nel triangolo turco-israelo-siriano.”” (pag 105-106)”,”TURx-023″
“ALIBONI Roberto D’AGOSTINI Luigi GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo PASSACANTANDO Franco, collaborazione di”,”Annuario dell’economia internazionale. 1975.”,”Ireci: Istituto per le ricerche sull’economia internazionale.”,”STAT-138″
“ALICATA Mario”,”Lettere e taccuini di Regina Coeli.”,”‘I sette mesi trascorsi da Mario Alicata in una cella del carcere romano di Regina Coeli, dal giorno dell’arresto, il 29 dicembre 1942, a quello della liberazione, il 6 agosto 1943, costituiscono una ‘parentesi’ nella vita del giovane comunista. Fu un periodo di riflessione e di ripensamento critico della propria esperienza che permise una trasformazione interna e preparò Mari a diventare un rivoluzionario professionale. (…) E tale restò fino al giorno della sua morte, il 6 dicembre 1966″” (dalla prefazione di Amendola) “”Io per conto mio sto utilizzando la mia solitudine per fare «un esame di coscienza», che mi sarà molto utile in futuro: ho scoperto nella mia cultura lacune molte gravi che nella furia e nelle necessità del tran tran quotidiano richiamavano meno la mia attenzione; e sto preparando per me stesso un serio piano di studi da svolgere non appena ne avrò la possibilità”” (pag 65) (Lettera del 12 marzo 1943 a Giuliana Spaini. Mario Alicata e Giuliana Spaini si separarono nel 1947)”,”PCIx-455″
“ALIGHIERI Dante, commenti di Luigi PIETROBONO”,”La divina commedia. Volume primo. Inferno.”,”””Per lui il mondo è deserto d’ ogni virtù e gravido di malizia; l’ umana famiglia è sviata, dacché in terra non c’è più chi governi; nessuno o pochi, possono giungere al porto della felicità; gli uomini sono tutti smarriti dietro il malo esempio; la fede e l’ innocenza si trovano soltanto nei pargoletti, ma per fuggire non appena questi impelino le guance; la frode morde ogni coscienza; la lupa occupa tutto il mondo; la cupidigia affonda sotto di sé i mortali in guisa che ‘nessuno ha podere di trarre li occhi fuor de le sue onde;’ il vivere altro non è che un correre alla morte, in una parola il mondo è distrutto””. (pag IX)”,”VARx-155″
“ALIGHIERI Dante”,”La divina comedia.”,”ANTE3-54″,”VARx-309″
“ALIGHIERI Dante, a cura di Lodovico MAGUGLIANI”,”Vita nuova.”,”””Lo viso mostra lo color del core (…)”” (pag 35) “”Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia (….) (pag 66)”,”ITAG-190″
“ALIGHIERI Dante, collaborazione di Carlo LAGANÀ”,”La Divina Commedia. Paradiso. Esposizione in prosa diretta con commento essenziale.”,”«Non per acquistare beni mondani, ricchezze e onori, per i quali ora ci si affanna dietro l’Ostiense ed a Taddeo (l’uno, Enrico di Susa, professore di diritto canonico a Bologna e a Parigi, cardinale di Ostia, autore di un commentario alle Decretali; l’altro, Taddeo Pepoli, giurista), ma per amore della vera sapienza in breve tempo divenne dottissimo [San Domenico, ndr]; («per sapienza in terra fue / di cherubica luce uno splendore», aveva detto Tommaso, XI, 38-39); sí che si mise subito ad andare intorno alla vigna che presto intristisce se il vignaiolo è negligente (nel senso figurato, la vigna è la Chiesa, il sacerdote), e alla sede pontificia che fu un tempo più di quanto non sia adesso (non per colpa sua, ma per colpa di colui che vi siede, Bonifacio VIII) (…) (pag 120-121) (dal commento)”,”VARx-137-FV”
“ALIGHIERI Dante”,”La divina commedia. La vita e le opere di Dante, la cronologia della Divina Commedia, la topografia dell’inferno e del Purgatorio e il sistema celeste coi commenti dei migliori autori.”,”Quando la stima è ricambiata ‘quando Virgilio cominciò: – Amore, acceso di virtù, sempre altro accese, pur che la fiamma sua paresse fuore; (…)’ (Purgatorio, canto XII, pag 325) (Amore acceso: il virtuoso ama sempre un suo simile, purché egli apprenda da qualche segno di essere da lui riamato) Dante Alighieri, La divina commedia, Lucchi, 1966″,”VARx-008-FER”
“ALIGHIERI Dante”,”La divina Commedia.”,”””Non corse mai si tosto acqua per doccia A volger rota di molin terragno, Quand’ella più verso le pale approccia, Come il maestro mio per quel vivagno, Portandosene me sovra il suo petto Come suo figlio, non come compagno’ (Inf. XXIII, 45-67) (pag 223)”,”VAR-047-FGB”
“ALINE”,”Lénine a Paris (Souvenirs inédits).”,”Lentezza progresso. “”Lenin e Martov lavavano i piatti insieme o a turno. Lenin svolgeva queste incombenze con semplicità e senza lamentarsi. Martov faceva il lavoro coscienziosamente, ma lamentandosi soprattutto del lavaggio dei piatti. E ogni volta brontolava per la “”lentezza del progresso””; si augurava un tempo in cui si sarebbero realizzati piatti da usare e gettare senza necessità di essere lavati. E cercava anche di trovare qualcosa del genere. La questione dei piatti perfezionati era soggetto di conversazione domestica, durante il “”lavaggio dei piatti””. Lenin consolava Martov e gli assicurava che questi piatti ideali un giorno sarebbero senz’altro esistiti. “”Per il momento, diceva, occorre rassegnarsi alla lentezza del progresso e utilizzare ciò che esiste””. (pag 21) Compagno esigente. “”Mi ricordo il caso di un compagno che era riuscito a fuggire dall’ esilio e che chiese di essere rimborsato delle spese di viaggio dalla Siberia a Parigi. Lenin e Nadiejda Konstantinovna rimasero stupefatti da questa domanda. Spiegarono senza successo a questo compagno esigente che se il C.C. avesse dovuto sostenere le spese delle evasioni e dei viaggi, ci sarebbero voluti milioni e che il C.C. poteva rimborsare queste spese solo nel caso in cui fosse lo stesso C.C. a chiamare un compagno per un lavoro. Ora, il compagno non era proprio in questa situazione: era evaso e venuto a Parigi di suo propria volontà, semplicemente dopo aver scritto a Nadia Kostantinovna, per chiederle se una volta a Parigi avrebbe trovato lavoro nella sua professione e dopo aver ricevuto la seguente risposta di Lenin: è meglio abitare a Parigi e lavorare nella propria specialità, che rimanere prigioniero in Siberia. Comunque non ricevette i soldi richiesti. Questo episodio fece su Lenin un’ impressione penosa.”” (pag 31)”,”LENS-143″
“ALIOTTA Antonio”,”Disegno storico della pedagogia dal punto di vista filosofico.”,”””Si noti (…) che la dialettica, secondo Hegel, è un processo puramente logico che non si svolge nel tempo; è un ciclo che si chiude quando la ragione giunge alla perfetta conoscenza di sé medesima nel pensiero filosofico. La realtà, invece, nella sua concretezza è uno svolgimento nel tempo che non ha mai termine (…)”” (pag 303)”,”FILx-020-FV”
“AL-KALAK Matteo LUCCHI Marta”,”Oltre il patibolo. I fratelli della Morte di Modena tra giustizia e perdono.”,”Matteo Al-Kalak conduce studi di storia della Chiesa e dell’ eresia e si è occupato tra l’altro di confraternite e istituti di conversione in età moderna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Eretici di Modena’. Marta Lucchi si occupa di musicologia.”,”RELC-023-FSD”
“ALLAM Magdi CARUSO Antonella CHIESA Giulietto COTTA-RAMUSINO Paolo DE-GIOVANNANGELI Umberto DEL-RE Emmanuela C. DESIDERIO Alfonso FUBINI Federico GUOLO Renzo GUSTINCICH Franz JEAN Carlo MARTELLINI Maurizio MATTERA Olga MENOTTI Roberto MINI Fabio NATIVI Andrea SISCI Francesco VANZI Diego ZARMANDILI Bijan”,”La guerra del terrore. Chi sono e cosa vogliono i nostri nemici. 11 settembre 2001: nasce un nuovo mondo. La risposta (non solo) dell’ America.”,”scritti di ALLAM Magdi CARUSO Antonella CHIESA Giulietto COTTA-RAMUSINO Paolo DE-GIOVANNANGELI Umberto DEL-RE Emmanuela C. DESIDERIO Alfonso FUBINI Federico GUOLO Renzo GUSTINCICH Franz JEAN Carlo MARTELLINI Maurizio MATTERA Olga MENOTTI Roberto MINI Fabio NATIVI Andrea SISCI Francesco VANZI Diego ZARMANDILI Bijan”,”TEMx-017″
“ALLAM Khaled Fouad”,”L’Islam globale.”,”Khaled Fouad Allam, nato in Algeria. insegna alle Università di Trieste e di Urbino. Specialista di Sociologia del mondo musulmano ed esperto di Islam contemporaneo, collabora con La Stampa. Ha lavorato presso varie fondazioni internazionali e presso Il Consiglio d’Europa sulle questioni relative all’immigrazione. Fra le sue opere più recenti, ricordiamo L’Islam contemporaneo, in L’Islam a cura di G.Filoramo.”,”VIOx-038-FL”
“ALLAM Magdi”,”Saddam. Storia segreta di un dittatore.”,”Magdi Allam (Il Cairo, 1952) è editorialista e inviato speciale per il Medio Oriente del quotidiano la Repubblica. Ha pubblicato: Bin Laden in Italia, Viaggio nell’Islam radicale, Diario dell’Islam e con Roberto Gritti, Islam, Italia. Chi sono e cosa pensano i musulmani che vivono tra noi.”,”VIOx-138-FL”
“ALLAN Donald J.”,”La filosofia di Aristotele.”,”””Prima di tutto, filosofia è «sapienza» (sophia). Lo studio della storia e dell’uso del concetto mostra che esso equivale a conoscenza di principi generali e delle cause assolutamente prime. Aristotele intende far emergere un ideale di sapienza dall’uso stesso del termine; ma a questo punto occorre immediatamente sgomberare il terreno da una difficoltà linguistica. I greci usavano l’aggettivo ‘sophos’ riferendolo ad un artigiano per distinguerlo da un lavoratore non specializzato, ad un artigiano superiore per distinguerlo da uno subordinato, ed infine al poeta per la sua abilità nel manipolare le parole. Il termine moderno «sapiente» o «saggio» (wise) non trova un suo corrispondente a questo (…)”” (pag 79)”,”FILx-471-FRR”
“ALLASON Barbara”,”Memorie di una antifascista, 1919-1940.”,”ALLASON Barbara è nata a Pecetto Torinese nel 1877. Antifascista del gruppo Gobetti, ha svolto un assiduo lavoro di traduzione. Nel 1934 viene arrestata con L. GINZBURG per connivenza col gruppo parigino di Giustizia e Libertà. “”Che dire poi di Enrico Fermi, migrato dall’ Università di Roma a quella di Chicago? Ancora adesso dopo tanti anni, parlando di Fermi mi riprende quella soggezione che sotto lo sguardo dei suoi occhi raggianti (“”i rai fulminei”” come gli dissi una volta facendolo ridere) mi impedì sempre di discorrere con lui, libera e spensierata come discorrevo con altri. Sebbene la sua casa mi fosse aperta a tutte le ore, sia nell’ intimità, sia che accogliesse uomini insigni di passaggio per Roma, sentivo che nulla di quanto avrei detto poteva interessare quell’ uomo giovane e silenzioso che mi ascoltava cortesemente.”” (pag 256)”,”ITAD-073″
“ALLBERT C. BRANDT C. CEDART e CHENG YING-XIANG CHAN MING KOU CHEN DA CHEN DUXIU J. CHESNEAUX K. MARX F. ENGELS DENG ZHONGXIA A. DIRLIK J. GUILLERMAZ H.R. ISAACS T. MENDE J. OSTERHAMMEL A. ROUX M.N. ROY V. SERGE S.A. SMIHT S. TRETJAKOV L. TROTSKY TSO SHELDON SHI KAN TZE CHUNG WOO VISNJAKOVA-AKIMOVA V.V. WANG FANXI ZHANG GUOTAO G. ZINOVIEV, scritti di”,”Origines et défaite de l’internationalisme en Chine, 1919-1927. Anthologie.”,” Scritti di D.R. ALLBERT C. BRANDT C. CEDART e CHENG YING-XIANG CHAN MING KOU CHEN DA CHEN DUXIU J. CHESNEAUX K. MARX F. ENGELS DENG ZHONGXIA A. DIRLIK J. GUILLERMAZ H.R. ISAACS T. MENDE J. OSTERHAMMEL A. ROUX M.N. ROY V. SERGE S.A. SMIHT S. TRETJAKOV L. TROTSKY TSO SHELDON SHI KAN TZE CHUNG WOO VISNJAKOVA-AKIMOVA V.V. WANG FANXI ZHANG GUOTAO G. ZINOVIEV”,”MCIx-077″
“ALLCOCK John B. MILIVOJEVIC Marko HORTON John J. a cura; altri contributi di Ian R. BARNES Will BARTLETT Milford BATEMAN Gavin R. BECKETT Leslie BENSON Alison CLOSS Andrew S. COTTEY Kyril DREZOV Robert ELSIE Richard EVENS Tom GALLAGHER Nikolaos M. GLINIAS Bulent GOKAY Celia HAWKESWORTH Amaury HOSTE Martyn HOUSDEN Barbara JANCAR-WEBSTER Robert (Bob) JIGGINS David A. NORRIS Sava PEIC Oliver P. RAMSBOTHAM e Tom WOODHOUSE James D.D. SMITH Paul STUBBS Michael J. WELTON Antonia T. YOUNG”,”Conflict in the Former Yugoslavia. An Encyclopedia.”,”Lista e notizie sui contributori: ALLOCK, Ian R. BARNES, Will BARTLETT, Milford BATEMAN, Gavin R. BECKETT, Leslie BENSON, Alison CLOSS, Andrew S. COTTEY, Kyril DREZOV, Robert ELSIE, Richard EVENS, Tom GALLAGHER, Nikolaos M. GLINIAS, Bulent GOKAY, Celia HAWKESWORTH, John J. HORTON, Amaury HOSTE, Martyn HOUSDEN, Barbara JANCAR-WEBSTER, Robert (Bob) JIGGINS, MILIVOJEVIC, David A. NORRIS, Sava PEIC, Oliver P. RAMSBOTHAM e Tom WOODHOUSE, James D.D. SMITH, Paul STUBBS, Michael J. WELTON, Antonia T. YOUNG.”,”EURC-037″
“ALLEG Henri”,”La tortura. Con uno scritto di Jean-Paul Sartre.”,”E’ il resoconto delle torture subite da un giornalista francese in Algeria ad opera dei suoi connazionali. Henri ALLEG è stato direttore di ‘Alger répubblicain’, quotidiano algerino d’ opposizione, dal 1950 al settembre 1955, cioè fino al giorno in cui venne proibito. ALLEG condusse una vita clandestina dal novembre 1956 al giugno 1957 quando venne arrestato dai paracadutisti francesi e tenuto prigioniero per un mese a El-Biar, quartiere alla periferia di Algeri. Questo libro è il racconto di tale prigionia. Solo una campagna di stampa permise che si aprisse un’ inchiesta sulle denunce di ALLEG riguardo alle torture subite.”,”FRAV-085″
“ALLEG Henri”,”La tortura. Con uno scritto di Jean-Paul Sartre.”,”E’ il resoconto delle torture subite da un giornalista francese in Algeria ad opera dei suoi connazionali. Henri ALLEG è stato direttore di ‘Alger répubblicain’, quotidiano algerino d’ opposizione, dal 1950 al settembre 1955, cioè fino al giorno in cui venne proibito. ALLEG condusse una vita clandestina dal novembre 1956 al giugno 1957 quando venne arrestato dai paracadutisti francesi e tenuto prigioniero per un mese a El-Biar, quartiere alla periferia di Algeri. Questo libro è il racconto di tale prigionia. Solo una campagna di stampa permise che si aprisse un’ inchiesta sulle denunce di ALLEG riguardo alle torture subite.”,”FRQM-001-FV”
“ALLEGATO Luigi”,”Socialismo e comunismo in Puglia.”,”””In questa riunione venne deciso che una rappresentanza dell’ associazione partecipasse ai lavori del II Congresso del Krestintern (Internazionale Contadina), che doveva tenersi a Mosca ai primi di aprile. A componenti di esso vennero chiamati: il compagno Ruggiero Grieco, Guido Miglioli, organizzatore di contadini cattolici espulso dal Partito popolare italiano per il suo antifascismo quando il PPI, sotto la direzione di De-Gasperi, decise di partecipare al primo governo Mussolini, l’ avvocato Massarenti di Milano, socialdemocratico (da non confondersi con il Massarenti di Molinella), un compagno contadino del Bolognese ed io””. (pag 138)”,”MITC-049″
“ALLEGRA Chiara, a cura”,”La penna contro la spada. La battaglia per i diritti dal Settecento a oggi.”,”””Ogni migrazione provoca conflitti, indipendentemente dalle cause che l’hanno determinata, dagli scopi che si prefigge, dal fatto che sia spontanea o coatta, dalle dimensioni che assume. L’egoismo del gruppo e la xenofobia sono costanti antropologiche che precedono ogni motivazione. il fatto che siano universalmente diffuse dimostra inequivocabilmente che sono più antiche di ogni forma di società conosciuta. Per porre loro un argine, per evitare continui spargimenti di sangue, per rendere possibile un minimo di scambi e di relazioni fra diversi clan, tribù, etnie, le società più antiche hanno inventato i tabù e i rituali dell’ospitalità. Queste misure tuttavia non annullano lo status dello straniero. Anzi, lo circoscrivono entro rigidi limiti. L’ospite è sacro, ma non può rimanere. (…) Le migrazioni odierne si distinguono dai primi movimenti migratori in più di un aspetto. Innanzitutto negli ultimi duecento anni è enormemente aumentata la mobilità. Il solo commerci europeo d’oltreoceano ha creato nei trasporti condizioni tali da rendere possibili migrazioni a grandi distanze di milioni di individui. L’ampliamento del mercato mondiale richiede la mobilitazione globale e la impone, ove necessario, con la forza, come dimostra l’apertura del Giappone e della Cina nel diciannovesimo secolo. Il capitale abbatte ogni confine nazionale. Può utilizzare tatticamente tutti i motivi patriottici e razzisti, ma strategicamente li ignora, perché l’interesse dello sfruttamento non conosce riguardi particolari. Tendenzialmente la libera circolazione del capitale porta con sé quella della forza lavoro. Con la globalizzazione del mercato mondiale, che è stata compiutamente realizzata solo nel passato più recente, anche i movimenti migratori acquisteranno perciò una nuova qualità. Al posto delle guerre coloniali, delle guerre di conquista e delle proscrizioni organizzate dagli Stati compariranno, presumibilmente migrazioni molecolari di massa. Mentre il denaro elettronico segue solo la sua logica particolare e supera facilmente ogni ostacolo, gli uomini si muovono come dominati da una incomprensibile costrizione. Le loro partenze sono simili a movimenti di fuga che sarebbe cinico chiamare volontari”” [Hans Magnus Enzensberger, ‘La grande migrazione’, a cura di P. Sorge, 1992] (pag 188-189)”,”TEOS-313″
“ALLEMANE Jean”,”Memoires d’un communard.”,”Alle origini del partito socialista in Francia vi erano tre uomini i cui movimenti si fusero nel 1905: JAURES, GUESDE e ALLEMANE. Il terzo meno conosciuto è stato colui che alla testa del Parti ouvrier socialiste revolutionnaire è sempre stato il campione del socialismo ‘anonimo’, eterno ribelle, erigeva il rifiuto degli onori a regola di condotta. Queste memorie non sono state più ristampate dopo la prima edizione del 1906. Scritte trent’anni dopo la Comune per le nuove generazioni, non sono soltanti ricordi di un deputato socialista. Operaio tipografo, ALLEMANE ha conosciuto la prigione all’età di 19 anni, nel 1862, per uno sciopero. Membro della Guardia nazionale, P del Comitato di legione del V arrondissement durante la Comune, fece issare la bandiera rossa sul Pantheon. Parteciò ai combattimenti. Fu condannato ai lavori forzati a vita.”,”MFRC-056″
“ALLEN William Sheridan”,”Come si diventa nazisti. Storia di una piccola città 1930-1935.”,”ALLEN William Sheridan è nato nell’ Illinois. Ha studiato nell’ Università del Minnesota e ha perfezionato gli studi alla Libera Università di Berlino e all’Università di Gottinga. Ha quindi insegnato all’ Università del Missouri.”,”GERN-082″
“ALLEN Frederick L.”,”Il grande passo.”,”ANTE1-42″,”USAE-065″
“ALLEN Robert C.”,”Farm to Factory. A Reinterpretation of the Soviet Industrial Revolution.”,”Robert C. Allen is Professor of Economic History at Oxford University and a Fellow of the royal Society of Canada. He is the author of Enclosure and the Yeoman. List of Figures, List of Tables, Acknowledgments, Appendix: A. Soviet National Income, B. The Simulation Model of the Soviet Economy, C. Data Sources, D. The Demographic Databases and Simulation Model, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSU-118-FL”
“ALLENDE-S.”,”Salvador Allende y America Latina. 12 discursos y 2 conferencias de prensa.”,”Introduccion Hugo Miranda, Director de Casa de Chile, 2005″,”AMLx-013-FV”
“ALLEVA Annelisa a cura, Poeti Michail AJZENBERG Oleg DOZMOROV Sergej GANDLEVSKIJ Svetlana KEKOVA Timur KIBIROV Aleksandr KUSNER Lev LOSEV Irina MASINSKAJA Vera PAVLOVA Evgenjj REJN Boris RYZIJ Elena SCHWARZ Ol’ga SEDAKOVA Sergej STRATANOVSKIJ Elena TINOVSKAJA Elena USAKOVA”,”Poeti russi oggi.”,”Annelisa Alleva. Si è laureata in lingua e letteratura russa a Roma nel 1980. Ha vissuto a Leningrado nell’anno accademico 1981-1982 con una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri. Ha tenuto numerose letture di poesia in Italia e all’estero. Dal 2004 tiene un corso di master in Traduzione letteraria dal russo presso l’Università di Roma La Sapienza.”,”RUSx-223-FL”
“ALLIEVI Stefano”,”Le parole della Lega. Il movimento politico che vuole un’ altra Italia.”,”L’ A ringrazia il prof. Felice DASSETTO (Univ Lovanio) ALLIEVI Stefano (Milano, 1958) giornalista è attualmente ricercatore presso il Grem (Groupe d’ Etude des Migrations et des Relations Interethniquers). Ha lavorato a lungo nel sindacato e ha condotto ricerche per conto della CEE, Censis, Irer, Iref, e Iscos. Ha pubblicato ‘La sfida dell’ immigrazione’ (1991) e in francese il saggio ‘Presse, immigration et Guerre du Golfe’ (1992). “”Occorre francamente riconoscere che la solidarietà non ha mai avuto praticamente alcuno spazio nell’ elaborazione teorica, e conseguentemente nella pratica politica, della Lega Lombarda. Ne si avvertono cenni di cambiamento in tal senso. Ogni tanto un articolo più teorico si incarica di ribadire i fondamenti più dotti della tematica federalista. Ovvio il richiamo a “”Carlo Cattaneo precursore del liberalismo e delle autonomie”” (“”Lombardia Autonomista””, n 1, 7 genar 1987). Se ne ricorano alcune opzioni di principio (“”Il federalismo è la teorica della libertà, l’unica possibile teorica della libertà””) ma anche la concreta esperienza storica: non solo e non tanto il fatto di essere stato capo del consiglio di guerra durante le cinque giornate di Milano, quanto il suo impegno federalista in altre sedi: “”Nel 1860 lo troviamo a Napoli ove raggiunse Garibaldi suggerendogli di creare un parlamento siciliano e uno napoletano, i quali potessero poi negoziare l’ unione al regno d’ Italia su basi federali. Ma Garibaldi accolse la richiesta piemontese ed optò per l’ annessione immediata, perdendo così un’altra storica opportunità di fare qualcosa di buono nella sua vita””.”” (pag 39)”,”ITAP-111″
“ALLIEZ Eric STENGERS Isabelle”,”Energia e valore: il problema della conservazione in Engels e Marx. I.”,” “”Nel contesto che abbiamo appena descritto, la lettura di Engels, quale la lascia intravedere la parte testuale della ‘Dialettica della natura’, occupa una posizione singolare. Vi è sottolineato, e quindi si potrebbe pensare di ritrovare Helmholtz, il ruolo eminente svolto dalla ‘tradizione meccanica’. Ma d’altra parte, il riduzionismo di quest’ultimo appare come il bersaglio privilegiato della critica di Engels. Per Helmholtz, e queste tesi, notiamo, è oggi diventata la tesi dominante in fisica, la conservazione dell’energia è il correlato immediato di una concezione unificata dei fenomeni, in termini di movimento e di forze centrali, del tipo attrazione/repulsione. Le forze di tipo newtoniano invadono dunque la totalità delle scienze della natura, e danno loro una fondazione unica. Per Engels al contrario, la formulazione del concetto di energia implica che le forze, se non possono essere eliminate nei campi in cui sono effettivamente pratiche, devono essere private di tutta la loro portata esplicativa, e spietatamente bandite dai campi in cui sono assolutamente insufficienti (si vedano il capitolo “”L’elettricità”” e il paragrafo “”Forza”” nelle note raggruppate nella parte “”Fisica”” della ‘Dialettica della natura’). La nozione di energia non si distingue soltanto ma ‘si oppone’ a quella di forza (4). Engels decifra dunque nella tradizione della meccanica una lezione completamente differente da quella di Helmholtz. Vi vede la vittoria degli ingegneri e della ‘meccanica pratica’ sui teorici. A questo proposito il capitolo intitolato “”La misura del movimento. Il Lavoro”” è decisivo. Questo capitolo ha come punto di partenza una notevole analisi della “”‘querelle’ delle forze vive”” che divise i fisici del XIX secolo tra sostenitori della conservazione della quantità di moto, mv, e sostenitori di quella della forza viva, mv². Engels rifiuta il parere, generalmente accettato, di D’Alembert. Non si tratta di una vana ‘querelle’ sulle parole, ma della prima apparizione, ‘all’interno della meccanica della qualità’. Perché i seguaci, cartesiani, della quantità di moto hanno ragione se e solo se il movimento meccanico è misurato da movimento meccanico mentre la forza viva permette di misurare il movimento meccanico tramite la sua facoltà di trasformarsi in un’altra forma di movimento: essa permette di integrare in modo particolare i cambiamenti meccanici nei quali l’energia cinetica si trasforma in energia potenziale, nei quali cioè il corpo “”vince una resistenza””. Ciò significa che mv² è ammissibile, e solo ammissibile, quando il problema non è di semplice trasmissione di una quantità in quanto omogenea; quando il problema è di sapere quale ‘lavoro’ può fornire tale corpo a tale velocità, oppure quale velocità un lavoro effettuato su di esso gli conferirà. “”Il lavoro è quindi cambiamento di forma del movimento, considerato sotto il suo aspetto quantitativo”” (DN, (Dialettica della natura) p. 112)”” (pag 4-5) [Eric Alliez Isabelle Stengers, ‘Energia e valore: il problema della conservazione in Engels e Marx. I’] [(in) ‘Dimensioni’, Livorno, 39.1986] [(4) Si vedrà come nelle sue prime lettere Engels riprende senza criticarla l’espressione “”correlation of forces””. Vi si trova qui l’indice di un cambiamento di opinione? Si può pensare che non vi sia niente. Infatti soltanto verso il 1880 la distinzione lessicale tra energia e forza sarà stabilita fermamente. Tutti gli “”scopritori”” della conservazione dell’energia parlano infatti di “”forza”” (l’articolo del 1847 di Helmholtz tratta della “”Erhaltung der Kraft””). Ancora nel 1872 si producono vive controversie in Inghilterra che manifestano una effettiva confusione delle due nozioni. Infatti il termine “”forza”” era stato tradizionalmente utilizzato tanto nel suo senso ormai proprio per designare nozioni che noi raggruppiamo oggi sotto la nozione di energia (‘vis viva’, ‘vis mortua’, ‘Arbeitskraft’, ‘Spankraft’). Era, ed è ancora, corrente dire che un mobile sormonta un ostacolo grazie alla sua “”forza””, e soltanto in seguito ai malintesi suscitati dall’idea di indistruttibilità delle “”forze”” ebbe luogo una messa in ordine lessicale (approssimativa). Vedi a questo proposito Y. Elkana, ‘The Discovery of the Conservation of Energy’, Hutchinson Educational, London, 1974; tr. it. di L. Sosio, Feltrinelli, Milano, 1977′. Nel seguito del testo bisognerà comprendere “”forza”” nel senso moderno del termine, salvo, evidentemente che nel corpo delle citazioni]”,”MAES-156″
“ALLIGIER Charles”,”Socialisme, Bolchevisme et France.”,”L’autore, sponda socialista, espone i punti di disaccordo completo con i comunisti: La democrazia La difesa e l’indipendenza nazionale Il carattere socialista delle realizzazioni russe La politica estera La tesi di Lenin è che non c’è “”difesa nazionale”” che tenga, difesa della patria, in regime capitalista, i proletari non hanno patria, la tesi di Bucharin condivide questa tesi ma afferma che in l’Urss non è un paese capitalista. E’ un paese socialista, il solo al mondo. Di conseguenza è la patria di tutti i proletari del mondo e quindi sul piano della difesa nazionale, devono difendere l’Urss. Ma se scoppia un conflitto in cui l’Urss non è implicata i comunisti dei diversi paesi in guerra devono assolutamente disinteressarsi di questa guerra. (pag 27-28)”,”FRAP-124″
“ALLIO Renata”,”L’ organizzazione internazionale del lavoro e il sindacalismo fascista.”,”Renata ALLIO, laureatasi presso la facoltà di economia e commercio di Torino nel 1969 con una tesi di storia economica su Oddino MORGARI e il socialismo piemontese nell’ età giolittiana, è attualmente assistente presso l’ Istituto di storia economica dell’ Università di Torino. Ha collaborato a numerose riviste scientifiche.”,”ITAF-091″
“ALLIO Renata”,”Gli economisti e la guerra.”,”ALLIO Renata Renata Allio è professore ordinario di Storia economica nell’Università di Torino. A Torino presiede il Centro di Studi di Storia dell’Università ed è stata presidente dell’Accademia di Agricoltura. Ha pubblicato: ‘L’Organizzazione Internazionale del Lavoro e il sindacalismo fascista (Il Mulino), e ‘Le contraddizioni economiche di Proudhon nella critica di Marx’. “”Com’è ampiamente noto, Hobson diede, a inizio Novecento, una definizione e una interpretazione dell’imperialismo bellicoso da cui partirono sia la letteratura leninista, sia quella dei liberisti critici. Hobson notò che la previsione di Comte non si era avverata: banchieri e industriali, sessant’anni dopo la pubblicazione del ‘Cours de philosophie positive’, continuavano a volere la guerra. Proprio a loro, “”a una piccola congrega di finanzieri internazionali, che operava per mezzo di una stampa comprata”” e che voleva realizzare guadagni eccezionali e garantirsi manodopera a buon mercato, Hobson imputò lo scoppio della guerra anglo-boera (1900, p. 229). (…) All’inizio del Novecento, nel pieno della guerra anglo-boera, questo liberista eterodosso, per non dire eretico, attaccò dunque la politica coloniale inglese, accusandola di essere dannosa per i contribuenti e per l’economia in generale, anche se risultava assai utile ad alcuni settori produttivi, che riuscivano a imporre i loro interessi ai gruppi di potere e usavano le risorse nazionali per il loro profitto privato. E questi interventi, camuffati da nobili intenti civilizzatori, non venivano portati avanti dalla sola Gran Bretagna. Ammoniva, infatti, Hobson: “”L’entusiasmo avventuroso del presidente Theodore Roosevelt e il suo “”partito del destino”” e della “”missione civilizzatrice”” non ci devono ingannare. Furono i Rockefeller, i Pierpont Morgan e i loro associati che ebbero bisogno dell’imperialismo e che lo imposero saldamente sulle spalle di questa grande repubblica occidentale (Hobson [1902] 1974, p. 69) (2). Il nuovo imperialismo, per Hobson, era legato al processo di trasformazione strutturale in atto nella produzione capitalistica, che portava alla creazione di grandi monopoli. Altra caratteristica del neoimperialismo era la concorrenza che interveniva fra imperi rivali, mentre la storia imperiale del passato vedeva la presenza di un solo grande impero dominante. Dal punto di vista politico, invece, il neoimperialismo, come l’imperialismo del passato, realizzava un’estensione territoriale dell’autocrazia (Hobson [1902] 1974, p. 27]. L’imperialismo generava guerre e alimentava il militarismo, che a sua volta potenziava enormemente la spesa per armamenti a scapito degli interventi in campo sociale: istruzione pubblica, pensioni di vecchiaia, interventi per il miglioramento del suolo e delle abitazioni civili. Per contro, non è vero che dotarsi di un forte apparato bellico serva a preservare la pace: ‘si vis pace para bellum’ presuppone che esista un vero e costante antagonismo di interessi fra gli stati. Il che non è. (….)”” [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] (ancora da inserire in newsletter ISC) “”(…) I marxisti, invece, si concentrarono sull’analisi dell’imperialismo e del colonialismo e sulle loro ragioni piuttosto che sulle conseguenze belliche. Furono Hilferding e Rosa Luxemburg a cogliere prima di altri il cambiamento, sul quale intervennero poi Kautsky, Bucharin e Lenin. Pur non riuscendo a dare una compiuta sistemazione metodologica alle sue ricerche, Hilferding fornì a Lenin e a Bucharin le basi per la costruzione della teoria dell’imperialismo, attraverso la definizione del capitale finanziario. Dopo aver esaminato il sistema produttivo, distributivo e creditizio di fine Ottocento, Hilferding sintetizzò le caratteristiche della nuova forma di capitalismo emersa prepotentemente in quegli anni. Essa presentava, a suo avviso, due caratteristiche principali: sostituiva il sistema tendenzialmente di libero scambio e di concorrenza, che era stato in vigore fino ad allora, con un nuovo sistema monopolistico sia nella produzione, sia nel commercio, e, contemporaneamente, vedeva la trasformazione delle banche da istituti di credito commerciale a istituti finanziari, che intervenivano direttamente nei settori industriali che finanziavano. Questa nuova situazione, sviluppandosi, portava nell’immediato al “”completo dominio dell’oligarchia capitalistica sul potere politico ed economico””, e produceva “”la più compiuta realizzazione della dittatura dei magnati del capitale””. In futuro però avrebbe portato al conflitto fra stati e alla caduta del capitalismo stesso. Infatti “”la dittatura dei capitalisti che dominano uno Stato entra in contrasto sempre più aspro con gli interessi capitalistici degli altri Stati, e ciò mentre all’interno, la signoria del capitale si fa sempre più incompatibile con gli interessi delle masse popolari sfruttate dal capitale finanziario, ma perciò anche sollecitate alla lotta. Nello scontro violento degli inconciliabili interessi, la dittatura dei magnati del capitale si rovescia, infine, nella dittatura del proletariato (Hilferding, 1961, p. 491)”” [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] (testo inserito in sito) “”La prospettiva individuata da Rosa Luxemburg è diversa. Il neoimperialismo del tardo Ottocento è dovuto a suo avviso, alla necessità del capitalismo di trovare sbocchi esterni per evitare la caduta del saggio di profitto. Affinché il sistema economico possa continuare a funzionare, occorre che ci sia un compratore esterno, un mondo non capitalista, accanto a quello capitalista. Di questa esigenza aveva già parlato Sismondi nei ‘Nouveaux principes d’économie politique’, dove aveva sostenuto che “”con la concentrazione delle fortune (…) il mercato interno si va continuamente restringendo, e sempre più l’industria è ridotta alla scoperta di nuovi mercati esteri”” (Sismondi [1819] 1827, p. 361) (3). E l’imperialismo è appunto la volontà di uno Stato di assicurarsi, con la forza o con l’intimidazione, degli sbocchi privilegiati per le sue merci, per i suoi capitali, per la sua emigrazione, attraverso la colonizzazione di aree di economia non capitalistica. Queste guerre di colonizzazione sono ineluttabili e risultano dalle contraddizioni stesse del capitalismo che ingenera crisi di sovrapproduzione. Rosa Luxemburg, che ha focalizzato la sua attenzione sui problemi del sottoconsumo, insiste sulla necessità che l’economia capitalistica ha di conquistare territori estranei al modo di produzione capitalistico per smaltire i prodotti invendibili sul mercato interno, dove i consumatori potenziali, i proletari, i cui salari sono mantenuti a livelli di sussistenza in seguito alla sottrazione del plusvalore da parte dei capitalisti, non hanno potere d’acquisto sufficiente per assorbire tutta la produzione nazionale. Poiché le economie interne non capitalistiche, rappresentate dai contadini e dagli artigiani, non sono a loro volta in grado di assorbire tutta la produzione eccedente, gli stati capitalistici entrano in guerra per il possesso di colonie su cui esercitare la propria influenza, consentendo a imprenditori e capitalisti di vendere merci e investire risparmi esuberanti all’interno. L’imperialismo è dunque un modo specifico di accumulazione e costituisce l’ultima fase di sviluppo del capitalismo, quella che lo porterà al crollo. Infatti, se il capitalismo ha necessità di attivare l’interscambio con economie precapitalistiche, proprio attraverso questo interscambio le distrugge come tali, modernizzandole e sostituendosi ad esse. In questo modo, col tempo, anche nelle colonie i lavoratori saranno proletarizzati e si giungerà al punto in cui non esisteranno più economie diverse dal capitalismo, che si precluderà così ogni ulteriore possibilità di espansione. In quest’ultima fase, il disordine economico e politico e la lotta di classe porteranno alla rivoluzione proletaria e al socialismo. Al militarismo, Rosa Luxemburg dedica l’ultimo capitolo dell”Accumulazione del capitale’ (1913), definendolo “”un mezzo di prim’ordine”” per realizzare plusvalore, connaturato al capitalismo, essendo presente in ogni fase storica del processo di accumulazione, fin dai suoi albori, quando il capitalismo europeo avviò la conquista coloniale del nuovo mondo, distruggendo le comunità sociali locali, imponendo loro il modo occidentale di produrre e commercializzare i prodotti. Da allora in poi la spesa bellica è sempre stata un mezzo efficace per realizzare plusvalore poiché viene pagata per lo più con imposte indirette e dazi protettivi, che innalzano i prezzi e gravano sulla classe lavoratrice. Viene così trasferita allo Stato una parte del potere di acquisto dei lavoratori, che altrimenti sarebbe stata destinata all’acquisto di beni di sussistenza. Con essa, lo stato alimenta la domanda di strumenti bellici”” (pag 96-97-98) [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] [(3) Secondo Lionel Robbins (1944, p. 22), non è però questa l’osservazione che sta alla base del pensiero della Luxemburg, la quale si sarebbe invece rifatta a Rodbertus, che, nel 1858, trattando di sovrapproduzione e crisi, aveva evidenziato la necessità dell’imperialismo come risposta ai problemi del sottoconsumo] Tit sito: L'””errore fondamentale”” (Lenin) della Luxemburg sulla riproduzione capitalistica (fonte ‘Rosa Luxemburg vive’, saggio di Nettl, LUXD-014, nota 24: ‘Leninskii Sbornik’, vol XXI, p. 346 (Lenin cit da MIA (internet) : Da Note di un Pubblicista “”Vladimir Lenin (1922) Scritto a fine febbraio del 1922. Pubblicato per la prima volta sulla Pravda n° 87 del 16 aprile 1924. Trascritto da mishu, Dicembre 1999 “”Paul Levi vuole aggraziarsi la borghesia – e, conseguentemente, i suoi agenti, la II Internazionale e l’Internazionale due e mezzo – ripubblicando precisamente quegli scritti di Rosa Luxemburg in cui lei era in torto. Noi risponderemo a ciò citando due righe di un buon vecchio scrittore di favole russo: “”le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile””. Rosa Luxemburg sbagliò sulla questione dell’indipendenza della Polonia; sbagliò nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; sbagliò nella sua teoria dell’accumulazione del capitale; sbagliò nel luglio 1914, quando, con Plekhanov, Vendervelde, Kautsky ed altri, sostenne la causa dell’unità tra bolscevichi e menscevichi; sbagliò; in ciò che scrisse dal carcere nel 1918 (corresse poi la maggior parte di questi errori tra la fine del 1918 e l’inizio del 1919, dopo esser stata rilasciata). Ma a dispetto dei suoi errori lei era – e per noi resta – un’aquila. E i comunisti di tutto il mondo si nutriranno non solo del suo ricordo, ma della sua biografia e di tutti i suoi scritti (nelle pubblicazioni disordinatamente aggiornate dai comunisti tedeschi, solo parzialmente scusabili dalle tremendi perdite subite durante la loro dura battaglia) serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo. “”Dal 4 agosto 1914 la socialdemocrazia tedesca è stata un fetido cadavere”” – questa dichiarazione renderà il nome di Rosa Luxemburg famoso nella storia del movimento proletario internazionale. E, certamente, risalterà nel movimento proletario, fra i mucchi di letame e le galline come Paul Levi, Scheidemann, Kautsky e tutta la confraternita di coloro che schiamazzeranno sugli errori commessi dai più grandi comunisti. A ognuno il suo.”” Lenin. “”Anche per Lenin l’imperialismo è l’ultima fase del capitalismo, ma le ragioni che lo determinano sono diverse da quelle individuate da Rosa Luxemburg. Nell’ ‘Imperialismo fase suprema del capitalismo’ Lenin prese in considerazione le caratteristiche economiche fondamentali dell’imperialismo, rifacendosi a Hilferding e a Hobson e criticando contemporaneamente la visione di Kautsky. Alle due principali caratteristiche del capitalismo finanziario individuate da Hilferding, Lenin ne aggiunge una terza: la forte concentrazione della produzione e del capitale che porta alla costituzione dei monopoli. Se Hobson, attraverso la descrizione del movimento imperialista della fine del XIX secolo, aveva mostrato come alcune minoranze cercassero con le conquiste coloniali di realizzare dei sovrapprofitti a spese dell’interesse generale, Lenin, che pure considera “”fondamentale”” il volume di Hobson, ritiene però che l’imperialismo non sia imputabile a delle minoranze, ma esprima bene le esigenze del capitalismo giunto all’ultima tappa della sua evoluzione, la fase monopolistica. La libera concorrenza determina la concentrazione della produzione e questa, “”a un certo grado di sviluppo””, conduce al monopolio. I grandi monopoli possono trarre vantaggio dalle colonie, che consentono loro di estendere il controllo sulle risorse e sui mercati dei territori conquistati. Kautsky aveva scritto, tra il tardo Ottocento e la prima guerra mondiale, diversi articoli e saggi sull’imperialismo e sulla guerra, riproponendo o rettificando, sotto la spinta degli eventi, la sua teoria che contrapponeva il blocco formato dalle classi reazionarie e dal capitale finanziario, favorevoli all’imperialismo; al capitale industriale interessato, invece, al libero scambio. Se però nel 1907, nell’opuscolo intitolato ‘Socialismo e politica coloniale’, sosteneva che le colonie del tardo Ottocento fossero “”scappatoie”” del capitalismo per contrastare le crisi di sovrapproduzione, e che la corsa agli armamenti servisse per “”sprecare le risorse eccedenti”” (Kautsky [1907] 1977, pp. 98-157), nel corso della prima guerra mondiale intravide un’altra possibilità, quella che gli imperialismi di tutto il mondo, invece di farsi la guerra tra di loro, si unissero dando vita all’ ultra-imperialismo o super-imperialismo, una santa alleanza degli imperialisti, che avrebbe messo fine alla corsa agli armamenti e alla politica coloniale, determinando l’eliminazione della guerra in regime capitalista, e contemporaneamente avrebbe realizzato lo “”sfruttamento collettivo del mondo ad opera del capitale finanziario internazionalmente coalizzato”” (Lenin [1916]), 1974, p. 133). Il socialismo doveva pertanto combattere questo sfruttamento piuttosto che l’imperialismo. L’idea di Kautsky venne rigettata sia da Bucharin (1918), che la considerò irrealistica, sia da Lenin, che la definì una “”stupida favola””, erronea e non marxista, immaginata da un piccolo borghese desideroso di sfuggire alla realtà e consolare le masse sfruttate con la speranza che fosse possibile realizzare la pace permanente in regime capitalistico. L’imperialismo è ineludibile per il capitalismo, ma per Lenin, come per Bucharin, ne costituisce una fase, l’ultima. Karl Kautsky pensava invece che l’imperialismo fosse una politica del capitalismo, anzi la politica “”preferita”” dal capitale finanziario. Se poi con il termine imperialismo si intendevano i cartelli, i dazi protettivi, il dominio dei finanzieri e la politica coloniale la necessità dell’imperialismo per il capitalismo si riduceva per Kautsky a una “”piatta tautologia”” (Kautsky [1914] 1980, p. 9) (4)”” [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] [(4) L’articolo dal titolo ‘L’imperialismo’, venne pubblicato per la prima volta in “”Die Neue Zeit””, XXXII, 1913-1914, pp. 908-922. Come si dirà più oltre, secondo Hannah Arendt, l’imperialismo di fine Ottocento non è l’ultimo stadio del capitalismo, ma il primo stadio nel ruolo politico della borghesia’ (nota dell’autrice)] (pag 99-100)”,”TEOC-657″
“ALLIO Renata”,”Appunti di storia economica dell’Italia unita.”,”Capitolo XV: La crisi del 1929 negli Stati Uniti e in Europa Capitolo XVI: La crisi in Italia”,”ITAE-040-FP”
“ALLIO Renata ASSANTE Franca BALLETTA Francesco BARBIERI Gino BAUDI-DI-VESME Carlo BENEDETTO Maria Ada BERTI Marcello BOGGE Alfonso BRAVO Gian Mario BULFERRETTI Luigi CAMILLA Piero CARACCIOLO Francesco CASSANDRO Michele CASTRONOVO Valerio COVA Alberto DE-ROSA Luigi FALCHERO Anna Maria FANFANI Tommaso FAROLFI Bernardino FRANGIONI Luciana GASCA-QUEIRAZZA Giuliano”,”Studi in memoria di Mario Abrate. Volume I.”,”Contiene tra gli altri il saggio di Gian Mario Bravo: – ‘Weitling e le polemiche con Marx in America (1850-1855)’, (pag 157-216) “”La polemica weitlinghiana si acuì dopo l’arrivo negli Stati Uniti di Weydemeyer, allorché fu chiaro che i ‘Marxianer’ avevano nel Nuovo Continente un rappresentante capace e convinto, in grado di svolgere un’attività intensa. Weydemeyer sbarcò a New York colla sua famiglia il 7 novembre 1851 e si fece subito un’idea chiara della situazione locale dei lavoratori tedeschi, rapportandola ai problemi generali del movimento operaio (107), utilizzando all’uopo i consigli di e le notizie inviategli dall’Inghilterra da Marx e da Engels, con i quali intrattenne un fitto carteggio. I risultati non si fecero attendere. Egli inoltre fu subito messo in guardia da Marx nei rispetti di Weitling, col rilievo che sarebbe stato utile presentari a viso scoperto allo scontro, e non occultamente: «Se non sei già legato da un abbonamento», gli scriveva Marx il 19 dicembre, «non comprare la “”Repubblica dei lavoratori”” del miserabile Weitling. Per 200 vagabondi che forse conquisteresti, perdi il grosso pubblico di lettori. Farsi avanti solo sotto il vecchio nome. ‘Règle générale’» (108). … finire (pag 189-190)”,”STOx-054-FMB”
“ALLOISIO Mirella AJÓ Marta”,”La donna nel socialismo italiano tra cronaca e storia (1892-1978).”,”Mirella ALLOISIO è redattrice della rivista ‘Noi donne’. Ha al suo attivo altri libri. Marta AJÓ è membro del CC del PSI. E’ stata dirigente della Sezione Femminile Nazionale del Psi dal 1971 al 1975. “”Angelica Balabanoff, una profuga russa iscritta al partito fin dal 1902 e fondatrice, nel 1906, del giornale “”Su, compagne!””, uno dei primi tentativi di stampa socialista femminile, partecipa in rappresentanza del partito a diverse assise internazionali per la pace, in particolare è a Zimmerwald nel settembre del 1915 dove, a conclusione di un convegno internazionale, si vota un violento documento contro la guerra. E’ ancora lei che rappresenta il partito nei consessi internazionali femminili: al convegno delle donne socialiste promosso a Berna da Clara Zetkin, contribuisce a formulare un documento in cui si delinea un’azione comune con le femministe pacifiste (…)”” (pag”,”DONx-054″
“ALLOTTI Pierluigi”,”Giornalisti di regime. La stampa italiana tra fascismo e antifascismo (1922-1948).”,”Pierluigi Allotti, giornalista professionista, lavora per l’agenzia di stampa TM News. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso la Sapienza di Roma e svolge attività didattica alla John Cabot University. Nel 2011 è stato visiting scholar presso il Department of Communication della University of California San Diego. Contiene: – Trasformismo. Dall’antifascismo al fascismo (pag 40-) – Dal fascismo all’antifascismo (pag 156-) – Vinciguerra contro Einaudi (pag 181-) ‘Cambio di casacca. Dall’antifascismo al fascismo’ “”Come si è accennato, diversi intellettuali e giornalisti antifascisti, firmatari del manifesto crociano – pubblicato sul “”Mondo”” di Giovanni Amendola il 1° maggio 1925, in risposta al manifesto degli intellettuali fascisti promosso da Giovanni Gentile -, aderirono successivamente al regime in modo più o meno plateale. Significativo è il caso di Corrado Alvaro, che ottenne l’iscrizione all’albo professionale sul finire degli anni venti, divenendo poi una firma di spicco della “”Stampa””. L’autore di ‘Gente in Aspromonte’, vincitore nel 1931 di un cospicuo premio letterario messo in palio dal quotidiano torinese, intitolato a Edoardo Agnelli, nel corso degli anni trenta svolse una intensa attività giornalistica e scrisse reportage su paesi come Turchia, Russia e anche sull’Italia fascista, come il libro ‘Terra nuova’, pubblicato nel 1934 dall’Istituto nazionale fascista di cultura, nel quale rappresentò la bonifica dell’Agro Pontino «come un simbolo della rigenerazione nazionale promossa dal fascismo». Anche il critico letterario Emilio Cecchi, ammesso nell’albo nonostante la sua adesione al manifesto crociano, sin dal 1927 avviò una fruttuosa collaborazione con il “”Corriere della Sera””. Per il quotidiano di via Solferino scrisse soprattutto articoli culturali, ma, al pari di Alvaro, fu autore anche di brillanti reportage su paesi stranieri. (…) Sollecitato sempre da Borelli [Aldo Borelli, direttore del ‘Corriere’ dal 1929 fino al crollo del regime, ndr], nell’estate del 1938, in piena campagna razzista, Cecchi scrisse una serie di articoli per dimostrare al pubblico italiano come il razzismo e l’antisemitismo fossero ben presenti anche nella società americana, nonostante gli Stati Uniti si proclamassero un paese democratico e liberale. Dopo un primo articolo di carattere generale, nel quale spiegava come tra gli americani fosse vivo «il desiderio di un’azione precisamente razzista, e specificamente antisemita», sintomo «d’una aumentata preoccupazione (…) nei riguardi degli ebrei» dovuta alla grave «depressione che aveva colpito il loro paese, il critico fiorentino concentrò la sua attenzione alla questione dei «negri», i quali, a suo giudizio, costituivano «il massimo problema razziale degli Stati Uniti, e tipico per ogni paese». (…) Gli articoli del «gruppo razziale-americano» di Cecchi furono pubblicati sul “”Corriere della Sera”” tra l’estate e l’autunno del 1938, il periodo in cui la politica razzista del regime raggiunse il suo apice con la promulgazione delle leggi razziali. (…) Oltre ad Alvaro e Cecchi, scrissero per la stampa del regime anche altri giornalisti e scrittori firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti, come Giulio Caprin – che firmava i suoi articoli sul “”Corriere della Sera”” con lo pseudonimo di Panfilo -, Sibilla Aleramo, Roberto De Ruggiero, Marino Moretti e Adriano Tilgher. Il voltafaccia più clamoroso fu però quello di Giovanni Ansaldo. Firma di punta del “”Lavoro”” di Genova, di cui fu caporedattore dal 1921 al 1925, egli era infatti «su posizioni liberali e moderate, ma nettamente antifasciste». Arrestato per tentato espatrio clandestino nel novembre del 1926, e condannato a cinque anni di confino da scontare a Lipari, nell’agosto del 1927, a seguito di un suo ricorso fu rimesso in libertà provvisoria e riprese così la sua attività giornalistica, prima alla “”Stampa”” e poi, dal 1929, nuovamente al “”Lavoro””, dove rimase fino all’ottobre del 1935 firmando i suoi articoli con una stella nera. Fu in questi anni che Ansaldo, influenzato anche dalla sua frequentazione con Leo Longanesi, «si avvicinò progressivamente al fascismo, assecondandone innanzitutto le velleità imperiali, fino a divenirne acceso sostenitore». In occasione della guerra d’Etiopia si arruolò e partì volontario per l’Africa (fu inviato in Cirenaica con la divisione Trento, col grado di capitano). Nell’ottobre del 1936 ottenuta la tessera del PNF, Ansaldo assunse la direzione del “”Telegrafo””, il quotidiano di Livorno di proprietà della famiglia Ciano, divenendo così uno dei più importanti giornalisti italiani. A partire dal 1940 iniziò a collaborare anche con l’EIAR, come ‘speaker’ delle rubriche “”Commento ai fatti del giorno”” e “”La radio del combattente””. (…) Un altro caso altrettanto clamoroso di trasformismo fu quello di Mario Missiroli, «il grande mago del giornalismo italiano» secondo Giuseppe Prezzolini, diventato un fervente sostenitore del fascismo dopo averlo avversato fino alla svolta del 3 gennaio 1925. Giornalista dotato di una eccezionale vigoria intellettuale, Missiroli era stato un acuto osservatore del fenomeno fascista. Nei primi anni venti aveva diretto prima “”Il Resto del Carlino””, dal 1919 al 1921, e poi “”Il Secolo”” di Milano, dal 1921 al 1923, schierato su una posizione filonittiana, di apertura ai socialisti riformisti e a favore di una collaborazione tra borghesia e proletariato. Estromesso dal quotidiano milanese da una nuova proprietà filofascista, Missiroli nel 1924 era diventato capo della redazione romana della “”Stampa””, e nel dicembre dello stesso anno la sua opposizione al fascismo era culminata in un virulento attacco a Mussolini, da lui denunciato pubblicamente per il delitto Matteotti. Subito dopo però, preso atto della nuova situazione venutasi a creare nel paese a seguito della svolta che aveva posto fine al regime liberale, il suo atteggiamento mutò, e nell’articolo ‘Monarchia e fascismo’, apparso sull”Epoca’ il 9 ottobre 1925, per la prima volta manifestò la sua adesione alla dittatura. Negli anni successivi, sebbene Mussolini non gli avesse perdonato i vecchi attacchi (e per questo gli consentiva di scrivere ma non di firmare con il suo nome), Missiroli fu ammesso nell’albo dei giornalisti e poi, ottenuta la tessera del PNF nel 1932, fu assunto dal “”Messaggero””, allora diretto da Francesco Malgeri, dopo aver collaborato con “”Il Popolo di Roma”” e “”Il Resto del Carlino””. Da fascista svolse un’intensa attività di propaganda a favore del regime, che appoggiò fino alla sua caduta, nel luglio del 1943, con articoli e saggi apologetici (…). Missiroli sostenne anche la politica antiebraica del regime e condivise le leggi razziali introdotte nel 1938. (…)”” (pag 40-44) ‘Cambio di casacca. Dall’antifascismo al fascismo’”,”EDIx-191″
“ALLOTTI Pierluigi”,”Quarto potere. Giornalismo e giornalisti nell’Italia contemporanea.”,”Pierluigi Allotti giornalista e studioso di storia contemporanea insegna Storia del giornalismo alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato pure: ‘Giornalisti di regime. La stampa italiana tra fascismo e antifascismo (1922-1948)’ (2012, ristampa)”,”EDIx-195″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume I. Tomo I. La conoscenza della Terra. I lineamenti fondamentali del nostro globo. Gli Oceani. Sguardo generale al Continente antico. L’ Europa Occidentale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-009″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume I. Tomo II. L’ Europa Meridionale. L’ Europa Centrale. L’ Europa Settentrionale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-010″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume II. Tomo I. L’ Unione Sovietica. L’ Asia Anteriore. L’ Asia Meridionale e l’ Asia Sudorientale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-011″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume II. Tomo II. L’ Asia Orientale e l’ Asia Centrale. L’ Africa Settentrionale. Il Sahara e il Sudan. L’ Africa Centrale. L’ Africa Australe. L’ Africa Orientale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-012″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume III. Tomo I. Sguardo generale al Continente Nuovo. Il Canada e l’ Alaska. Gli Stati Uniti. Il Messico, l’ America Centrale e le Antille. L’ America Meridionale tropicale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-013″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume III. Tomo II. L’ America Meridionale temperata. L’ Australia e l’ Oceania. Le Terre Polari. Appendice.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-014″
“ALMERIGHI Mario a cura”,”I banchieri di Dio. Il caso Calvi.”,”ALMERIGHI Mario, magistrato si è occupato del caso giudiziario. Ha fondato un’associazione culturale chiamata Isonomia.”,”ITAE-262″
“ALMERIGHI Mario”,”Petrolio e politica. Il padre di tutti gli scandali raccontato dal magistrato che lo scoprì.”,”ALMERIGHI Mario entra in magistratura nel 1970. Pretore in Sardegna e poi a Genova. Nel 1976 è eletto al Consiglio superiore della magistratura. Poi si è dedicato alla criminalità organizzata. Nel 1988 fonda insieme a Giovanni Falcone una nuova corrente di magistrati. Nel 1998 è eletto presidente dell’ANM ma si dimette subito dopo. Oggi è presidente di Sezione del Tribunale penale di Roma e presidente della Fondazione Pertini. Ha scritto pure ‘I banchieri di Dio’ (ER, 2002).”,”ITAP-158″
“ALMERIGHI Mario”,”Tre suicidi eccellenti. Gardini, Cagliari, Castellari.”,”ALMERIGHI Mario entra in magistratura nel 1970, pretore in Sardegna e poi a Genova. Qui fa parte del gruppo di magistrati che chiamano ‘pretori d’assalto’. Nel 1976 è eletto al Consiglio Superiore della Magistratura. Nel 1998 presidente dell’ANM.”,”ITAE-264″
“ALOISI Alfio a cura; brani antologici di George M. BECKMANN Gail Lee BERNSTEIN N. BUCHARIN Felicien CHALLAYE John CRUMP V.J. CVETOV Gustav ECKSTEIN Victor GARCIA Franceco GATTI Yoshizo HENMI Sen KATAYAMA Karl KAUTSKY Nimura KAZUO Shoji KICHINOSUKE Hyman KUBLIN Kumazo KUWATA Stephen E. MARSLAND Karl MARX Friedrich ENGELS Franz MEHRING Ludovic NAUDEAU Robert A. SCALAPINO Henry SMITH DeWITT Rodger SWEARINGEN Fusataro TAKANO Zentaro TANIGUCHI G.N. VOJTINSKIJ Georges WEULERSSE”,”L’internazionalismo in Giappone. Dagli esordi del movimento operaio alla controrivoluzione staliniana, 1897-1930. Antologia.”,”autori citati nell’antologia: George M. BECKMANN Gail Lee BERNSTEIN N. BUCHARIN F. CHALLAYE J. CRUMP V.J. CVETOV Gustav ECKSTEIN Victor GARCIA Franceco GATTI Yoshizo HENMI Sen KATAYAMA Karl KAUTSKY Nimura KAZUO Shoji KICHINOSUKE Hyman KUBLIN Kumazo KUWATA Stephen E. MARSLAND Karl MARX Friedrich ENGELS Franz MEHRING Ludovic NAUDEAU Robert A. SCALAPINO Henry SMITH DeWITT Rodger SWEARINGEN Fusataro TAKANO Zentaro TANIGUCHI G.N. VOJTINSKIJ Georges WEULERSSE”,”ELCx-181″
“ALOSCO Antonio”,”Radicali repubblicani e socialisti a Napoli e nel Mezzogiorno tra Otto e Novecento 1890-1902.”,”ALOSCO (1943) collaboratore alle cattrede di storia contemporanea e storia dei partiti e movimeti politici (Facoltà di scienze politiche, Università di Napoli) ha pubblicato varie opere (vedi retrocopertina). 1944. Espulsioni dal PCI. “”Contestualmente, si procedeva alla espulsione dei dissenzienti dal partito per isolarli e per intimidire tutti gli altri che solidarizzavano con essi, pur essendo iscritti. Il dato saliente della storia interna del PCI in quel periodo è rappresentato dalle espulsioni a catena: non vi era un numero dell’ “”Unità”” su cui non apparisse un comunicato dove si facevano i nomi degli espulsi con le motivazioni, che, spesso, non corrispondevano all’ addebito effettivo a carico dei militanti, ma che avevano la finalità di ingiuriarli, con formule quali “”indegnità politica e morale””, per allentare i loro legami con la classe operaia. Le vittime più illustri di questa operazione furono Vincenzo Iorio, Libero Villone, per aver svolto attività frazionistica “”allo scopo di disgregare le fila del PCI a Napoli”” e Danilo Mannucci, che insieme ad altri, si volle umiliare adducendo, addirittura, motivi di “”corruzione ed indegnità””””. (pag 190)”,”MITS-112″
“ALOSCO Antonio”,”Alle radici del sindacalismo. La ricostruzione della CGL nell’ Italia liberata (1943-1944).”,”ALOSCO Antonio è uno studioso di storia dei partiti e movimenti politici. Ha pubblicato pure ‘Il partito d’ azione a Napoli’ con prefazione di F. DE-MARTINO e il saggio ‘La crisi del Partito d’ Azione’ (Quaderni FIAP Federazione Associazioni Partigiane) (1977). Battaglie sindacali. “”La linea del giornale corrispose sostanzialmente a quella della CGL, dovuta all’ alleanza del gruppo Russo con quello del PdA facente capo a Dino Gentili, non sempre convergenti. (…) Dal n. 7 del 16 aprile, poi, fino alla scomparsa della testata, fu pubblicata una storia del movimento sindacale internazionale, basata su di uno studio del 1924 di Giovanni Sassenbach, segretario della Federazione Sindacale Internazionale, con sede ad Amsterdam, e apparivano in “”grassetto””; affinche avessero un carattere formativo e divenissero parole d’ ordine per gli iscritti, brevi frasi dei padri del marxismo, Marx – Engels – Lenin, accanto a quelle di Rosselli, Proudhon, Pisacane; Stalin era quasi completamente ignorato.”” (pag 66-67)”,”MITT-169″
“ALOSCO Antonio”,”Alle radici del sindacalismo. La ricostruzione della CGL nell’Italia liberata (1943-1944).”,”Antonio Alosco è uno studioso di storia dei partiti e movimenti politici.”,”SIND-028-FL”
“ALQUATI Romano CACCIARI Massimo DE-CARO Gaspare DONATI Paolo FERRARI BRAVO Luciano GASPAROTTO Pierluigi GREPPI Claudio ISNENGHI Mario MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni TRONTI Mario, redattori del primo numero; ASOR-ROSA Alberto BRUNETTO Monica COATES Ken CRISTOFOLINI Paolo D’ESTE Riccardo FAINA Gianfranco GOBBINI Mauro GREPPI Claudio LANARO Silvio MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo, MONTAGNANA M. NEGRI Paolo PACI Massimo ROMAGNANI Luciano SALOMON Heinz TRIESTE Sergio TRONTI Mario, redattori del secondo numero; CHICCO Anna DI-LEO Rita DONATI Paola FAINA Gianfranco GOBBI Romolo GREPPI CLaudio GRILLO Enzo LOICH Franco MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni NERINI Guido ROMAGNONI Luciano SOFRI Adriano TRONTI Mario ZANCHI Guido, redattori del terzo numero, etc.”,”‘Classe operaia’. Ristampa. Nri 1-12, 1964, 1-5, 1965.”,”1° numero febbraio 1964, ultimo numero 4-5, ottobre 1965 ALQUATI Romano CACCIARI Massimo DE-CARO Gaspare DONATI Paolo FERRARI BRAVO Luciano GASPAROTTO Pierluigi GREPPI Claudio ISNENGHI Mario MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni TRONTI Mario, redattori del primo numero; ASOR-ROSA Alberto BRUNETTO Monica COATES Ken CRISTOFOLINI Paolo D’ESTE Riccardo FAINA Gianfranco GOBBINI Mauro GREPPI Claudio LANARO Silvio MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo, MONTAGNANA M. NEGRI Paolo PACI Massimo ROMAGNANI Luciano SALOMON Heinz TRIESTE Sergio TRONTI Mario, redattori del secondo numero; CHICCO Anna DI-LEO Rita DONATI Paola FAINA Gianfranco GOBBI Romolo GREPPI CLaudio GRILLO Enzo LOICH Franco MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni NERINI Guido ROMAGNONI Luciano SOFRI Adriano TRONTI Mario ZANCHI Guido, redattori del terzo numero, etc.”,”EMEx-001-FB”
“AL-RASHEED Madawi”,”Storia dell’ Arabia Saudita.”,”AL-RASHEED Madawi è Senior Lecturer in Antropologia sociale al King’s College dell’ Università di Londra. Tra le sue pubblicazioni ‘Politics in an Arabian Oasis’ (1991) e ‘Iraqi Assyrian Christians in London’ (1998). “”Queste percentuali nascondono il fatto che la forza lavoro economicamente attiva comprendeva una consistente comunità di immigrati occidentali, arabi e asiatici, stimati negli anni ottanta a 4 milioni. Nel 1985 si stimò che gli stranieri rappresentassero oltre il 71 per cento della forza lavoro del’ Arabia Saudita. Essi dominavano i tre settori economici: edile, manifatturiero e dei servizi pubblici.”” (pag 197)”,”GOPx-004″
“ALSZEGHY Zoltan FLICK Maurizio HAMEL Edouard HUBER Eduard MARTINI Carlo ROBLEDA Olis SHIH Joseph WETTER Gustav”,”Ortodossia e revisionismo. Studio interdisciplinare su processi di legittimazione.”,”Contiene i saggi di : – Gustav A. Wetter, direttore del Centro di Studi Marxisti nella Pontificia Università Gregoriana: – Momenti della opposizione “”Ortodossi-Revisionisti”” nella storia del marxismo (pag 139-188) – Eduard Huber, professore di filosofia marxista: – Interpretazioni diverse della corrispondenza tra teoria marxista e avvenimento storico. La rivoluzione di ottobre vista da Lenin, Dahrendorf e Althusser (pag 189-214) La controversia sul revisionismo nella socialdemocrazia tedesca. “”(…) dato che negli ultimi decenni il partito stava già in pratica seguendo una tale linea, bisognava abolire la contraddizione tra prassi riformistica da una parte e ideologia e fraseologia rivoluzionaria dall’altra, adeguando la teoria alla prassi. In questo senso Bernstein aveva formulato la famosa preposizione per la quale poi non cessò di venire attaccato ferocemente dai rappresentanti dell'””ortodossia”” marxista: il movimento è tutto, il fine ultimo (‘Endziel’), niente. Contro queste idee si levò la burrasca già al congresso del partito socialdemocratico a Stoccarda nel 1898. Richiesto da Kautsky, Bernstein pubblicò nel 1899 il libro ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgabe der Sozialdemokratie’ considerato la “”bibbia del revisionismo””, in cui egli sviluppò ampiamente le sue idee. Oltre questo punto centrale, in seguito Bernstein sottomise a critica anche altre teorie di Marx, la dialettica, la concezione materialistica della storia, diversi aspetti della teoria economica marxiana. Divenne famoso il grido di battaglia lanciato da Bernstein nella sua “”bibbia del revisionismo””: “”Zurück zu Kant!”” – ritorniamo a Kant. Prima di lui, la stessa idea l’avevano predicata Konrad Schmidt, Ludwig Woltmann e altri socialdemocratici tedeschi influenzati dalla scuola di Marburg. La questione divenne un altro pomo della discordia quando nel 1901 Bernstein, parlando agli studenti di Berlino, aveva allo stesso tempo affermato il ritorno a Kant – precisamente, un ritorno alla sua etica – e contestato al marxismo la qualità di “”scientifico””. Il socialismo non è una scienza, ma un sistema di postulati, un annunzio di ciò che dovrebbe essere, e come tale contiene un momento utopico. Anche se il marxismo avesse dimostrato il crollo inevitabile del capitalismo non avrebbe con ciò stesso dimostrato l’avvento necessario del socialismo. Nella controversia del revisionismo, era questo soprattutto il punto che inquietava, nell’ambito della filosofia, i socialdemocratici tedeschi.”” [Gustav A. Wetter, ‘Momenti della opposizione “”Ortodossi-Revisionisti”” nella storia del marxismo’, in AA.VV., ‘Ortodossia e revisionismo. Studio interdisciplinare su processi di legittimazione, 1974] (pag 168-169)”,”TEOC-538″
“ALTAN Ahmet”,”Ritratto dell’atto di accusa come pornografia giudiziaria.”,”Lo scrittore Ahmet Altan, autore di ‘Scrittore e assassino’ (E/O, 2016) e di ‘Quartetto ottomano’, è stato arrestato con migliaia di altre persone, dopo il fallito colpo di stato in Turchia del 15 luglio 2016. Con questo pamphlet corrosivo e limpido risponde al grottesco atto d’accusa del pubblico ministero, ridicolizzandone e demolendone gli argomenti. Un manifesto a favore della libertà d’espressione e della legalità contro l’idiozia e la violenza del potere. [‘Vostro Onore, il misero surrogato di atto d’accusa presentato contro di me, privo non solo di intelligenza ma anche di rispetto per la legge, è troppo debole per sostenere un peso immenso della sentenza di ergastolo con applicazione delle relative aggravanti richiesta dal pubblico ministero, e non merita una difesa seria. Tuttavia, leggere le bugie sul mio conto riportate nell’atto d’accusa mi ha aiutato a comprendere meglio a quale massacro della legalità siano state sottoposte le migliaia di persone imprigionate a partire dal 15 luglio. Dato che di certo non sono l’unico bersaglio di simili bugie, si può tranquillamente ipotizzare che tali falsi capi d’accusa abbiano cominciato a propagarsi come edera velenosa, strangolando il nostro sistema giudiziario. Nel leggere l’atto di accusa si comprende facilmente che edifici come questo, che noi chiamiamo “”Palazzo di giustizia””, un luogo che ospita imputati, banchi degli imputati, agenti armati della gendarmeria, giudici con tanto di toga sul loro scranno, si sono trasformati in mattatoi del diritto. (…)’ (pag 3)”,”TURx-045″
“ALTER Jonathan”,”The Promise. President Obama, Year One.”,”Jonathan Alter (Chicago) è giornalista e autore di bestseller .”,”USAS-223″
“ALTERNES Serge WAINMAN Alec”,”Live Souls. Citizens and Volunteers of Civil War Spain.”,”Foto di civili, vecchi, donne, bambini coinvolti in un modo o nell’altro nella guerra civile. Collezione di foto di Alec Wainman”,”MSPG-017-FSD”
“ALTHAUS Horst”,”Vita di Hegel. Gli anni eroici della filosofia.”,”ANTE1-25 ALTHAUS è collaboratore scientifico dell’Archivio dell’Università di Colonia.”,”HEGx-003″
“ALTHUSIUS Johannes, a cura di Heinrich JANSSEN”,”Politik (‘Politica’) Übersetz von Heinrich Janssen.”,”‘La Politica methodice digesta di Johannes Althusius, pubblicata per la prima volta nel 1603, è un’opera fondamentale nella storia del pensiero politico. Althusius, giurista e filosofo calvinista, è considerato uno dei principali teorici del federalismo e della sovranità popolare. Nell’opera, Althusius sviluppa una teoria “”consociale”” dello stato e della società, basata sull’idea di associazione (consociatio). Egli concepisce la società come una struttura graduale che parte dalla famiglia, passa attraverso le comunità locali e regionali, fino a raggiungere lo stato. Questo modello corporativista enfatizza la cooperazione e la comunione come elementi essenziali per il “”vivere bene””. Un aspetto centrale è la sua concezione della sovranità popolare, che si oppone alla visione monarchico-assolutista di Jean Bodin. Althusius attribuisce la sovranità non al monarca, ma al popolo, alla comunità e all’impero. Tuttavia, la sua idea di sovranità non include ancora i diritti individuali, che emergeranno solo successivamente con il giusnaturalismo e la teoria contrattualista. L’opera di Althusius è anche nota per il suo approccio sistematico alla politica e per l’importanza attribuita al diritto simbiotico, che regola le relazioni associative. La sua visione della politica come un fenomeno intrinsecamente comunitario e cooperativo ha influenzato lo sviluppo della teoria politica moderna.’ (f. copilot) ‘Johannes Althusius (circa 1563-1638) è stato un giurista, filosofo e teologo tedesco, noto per essere uno dei pionieri del pensiero federalista e della sovranità popolare. Nato a Diedenshausen, ha studiato diritto e teologia, sviluppando una formazione classica in utroque iure (diritto civile e canonico). Althusius ha insegnato presso l’università calvinista di Herborn e, dal 1604 fino alla sua morte, è stato sindaco di Emden, dove ha difeso la libertà civile e religiosa della città contro la nobiltà locale. La sua opera più celebre, Politica methodice digesta (1603), lo ha consacrato come uno dei principali teorici del diritto pubblico moderno. In essa, ha elaborato una visione contrattualistica e federativa dello Stato, basata sull’associazione volontaria di corpi politici minori, come famiglie e comunità. La sua concezione della sovranità popolare e la critica all’assolutismo monarchico lo hanno reso una figura influente, ma anche controversa, nel panorama politico e filosofico del suo tempo’. (f. copilot).”,”TEOP-054-FMB”
“ALTHUSSER Louis a cura di Olivier CORPET e Yann MOULIER BOUTANG”,”L’ avvenire dura a lungo. Autobiografia. 1985. Seguito da ‘I fatti’ (1976).”,”Louis ALTHUSSER, nato nel 1918, dopo gli studi liceali a Marsiglia e Lione, si diploma all’ Ecole normale superieure con Gaston BACHELARD. Alle armi nel 1940, sino alla fine della guerra è prigioniero in uno stalag tedesco. Nel 1948 inizia a insegnare all’ Ecole normale; vi risiederà, come professore, sino a quella mattina del novembre 1980 quando la tragedia coniugale (uccide la moglie) lo priverà dei diritti civili e lo trascinerà per ospedali criminali, cliniche di salute mentale, case ospitali, sino alla morte, il 22 ottobre 1990. Le sue opere gli avevano procurato una crescente notorietà non solo in Francia, ma in tutto il mondo: -Per Marx e Leggere il Capitale (1965) -Lenin e la filosofia (1968) -Umanesimo e stelinismo (1973) -Elementi di autocritica (1974) -Filosofia e filosfia spontanea degli scienziati (1974) -Sull’ideologia (1976) – Freud e Lacan (1976). Oltre alle due autobiografie (‘I fatti’ è uno schizzo autobiografico del 1976) presentate in questo volume, in FR si sta preparando la pubblicazione di varie opere inedite.”,”BIOx-013″
“ALTHUSSER Louis”,”Montesquieu la politique et l’ histoire.”,”I principi, i costumi, le leggi. “”E’ difficile dire più chiaramente che il principio (la virtù) è l’ espressione stessa dei costumi. Guardate Roma: nelle sue prove e i suoi rovesci, gli avvenimenti scuotevano tutte le forme, essa rimaneva ferma come “”un vascello tenuto da due ancore nella tempesta: la religione e i costumi”” (EL, VIII, 13). Guardate infine gli Stati moderni: “”La maggior parte degli Stati d’ Europa sono ancora governati dai costumi…”” (EL, VIII, 8), che li proteggono dal dispotismo, in parte artefice delle loro leggi. (…) Le leggi sono stabilite, i costumi sono ispirati; questi riconducono più allo spirito generale, quelle riconducono più ad una istituzione particolare: ora è anche più pericoloso rovesciare lo spirito generale che cambiare una istituzione particolare (EL, XIX, 12). (…) Così presso i primi Romani i costumi erano sufficienti per mantenere la fedeltà degli schiavi; non occorreva alcuna legge (EL, XV, 16). Più tardi, dato che non si avevano più costumi, si ebbe bisogno della legge””””. (pag 60-61)”,”TEOP-191″
“ALTHUSSER Louis, a cura di Fabio RAIMONDI”,”Marx nei suoi limiti. (1978)”,”ALTHUSSER Louis (1918-1990) si è imposto all’attenzione negli anni ’60 con i saggi raccolti in ‘Per Marx’ e ‘Leggere il Capitale’ un’interpretazione filosofica dell’ opera di Marx, e in particolare del Capitale in aperta rottura rispetto alla tradizionale lettura in chiave hegeliana. Negli anni ’70 ha scritto saggi più politici raccolti in ‘Umanesimo e stalinismo’ ‘Elementi di autocritica’. “”Marx e poi soprattutto Lenin (ma costui aveva ancora le scuse della lotta immediata da portare avanti in condizioni spaventevoli) sapevano cosa volevano fare impiegando il termine “”dittatura””: attirare l’ attenzione per mezzo di una parola provocatoria, che fosse all’ altezza della loro scoperta e del loro pensiero. Parlare di dittatura, Lenin l’ha ribadito almeno una decina di volte, significava invocare uno stato che fosse al di là di ogni legalità, che non fosse riducibile alle leggi e che, in certo qual modo, fosse più forte delle stesse leggi: e per leggi intendiamo, nel modo più naturale del mondo, il diritto civile e politico esistenti, la costituzione e, se essa è parlamentare, la costituzione parlamentare esistente in un certo paese. Il fatto è che non c’era una parola nel vocabolario esistente per designare, in tutta la sua forza, ciò che Marx e Lenin volevano dire.”” (pag 103) “”Lenin stesso identifica la dittatura del proletariato con un governo violento””. (pag 103-104)”,”TEOC-429″
“ALTHUSSER Louis”,”Marxismo e umanesimo.”,”ALTHUSSER Louis”,”TEOC-630″
“ALTHUSSER Louis, a cura di Roberto FINELLI”,”Lo Stato e i suoi apparati.”,”Nato ad Algeri nel 1918, uscritto al Partito comunista francese dal 1948, a partire dalla fine degli anni cinquanta Althusser si impose come uno dei più originali filosofi marxisti del dopoguerra, dando origine a una vera e propria scuola, la cui influenza si è estesa in tutto il mondo. Interessato alla psicanalisi e attento conoscitore del pensiero lacaniano, anche a causa di una malattia psichica che iniziò a perseguitarlo negli anni quaranta e che si aggravò irreparabilmente nel 1980. Althusser muore il 22 ottobre 1990. Tra le sue opere principali: Montesquieu, la politica e la storia, Per Marx, Leggere ‘Il Capitale’, Lenin e la filosofia, Umanesimo e stalinismo, Elementi di autocritica, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, Freud e Lacan. Questo testo è il manoscritto, a lungo rimasto inedito, da cui Althusser trasse il suo celebre saggio Ideologia e apparati ideologici di Stato, un testo decisivo, che, a partire dai fatti del ’68 francese e dalle capacità di reistenza basata sul consenso allora dimostrate dalla borghesia, poneva fine alla fase ‘teoreticista’ dell’autore. Althusser espone qui la sua concezione del materialismo storico, delle condizioni della riproduzione della società capitalistica e della lotta rivoluzionaria che potrà mettervi fine.”,”TEOC-065-FL”
“ALTHUSSER Louis BALIBAR Etienne”,”Lire le Capital. I.”,”L’oggetto storia come scienza (pag 137-138) Sulla critica dell’economia classica a-storica (concetto di tempo storico) (pag 113-114) Concetto di coesistenza e totalità (pag 121-122)”,”MADS-424-B”
“ALTHUSSER Louis”,”Contraddizione e Surdeterminazione. (1962)”,”Per Marx / Louis Althusser ; nota introduttiva di Cesare Luporini, Roma : Editori Riuniti, 1974 La ragion d’essere della surdeterminazione della contraddizione marxista (pag 8)”,”TEOC-766″
“ALTHUSSER Louis”,”Quel che deve cambiare nel Partito comunista. Un pamphlet sul PCF e due saggi teorici sul marxismo e sui rapporti tra Marx e Freud.”,”Louis Althusser militante e dirigente del PCF, ha avvertito negli anni ’60 l’esigenza di distanziarsi dalla pratica politica per approfondire teoricamente alcuni temi centrali del marxismo.”,”PCFx-002-FF”
“ALTICK Richard D.”,”La democrazia fra le pagine. La lettura di massa nell’Inghilterra dell’Ottocento.”,”””Come si vedrà nei primi capitoli, nei secoli precedenti alcuni lavoratori manuali e alcuni membri della classe medio-bassa erano stati lettori; ma fino all’ottocento il gusto della carta stampata non era mai arrivato a diffondersi in entrambe quelle classi al punto di diventare un fenomeno sociale rilevante”” (introduzione, pag 15)”,”STOS-003-FC”
“ALTIERI Rocco”,”La rivoluzione nonviolenta. Biografia intellettuale di Aldo Capitini.”,”ALTIERI Rocco è docente di Teoria e prassi della nonviolenza presso il corso di laurea in scienze per la pace dell’ Università di Pisa. Il pensiero dell’ ideatore della marcia per la pace Perugia-Assisi Perugia-Assisi “”Più volte pensando al suo anno di nascita ricorda con compiacimento di essere della stessa generazione dei fratelli Rosselli e di Piero Gobetti. Ma, a differenza dei suoi coetanei antifascisti, Capitini arriva in ritardo a manifestare un attivo impegno politico. Lo trattengono, durante gli anni decisivi dell’ avvento del fascismo, la salute malferma e l’ impegno formativo, prima come autodidatta e poi, vinta nel 1924 una borsa di studio alla Normale di Pisa, nel curriculum universitario della facoltà di Lettere e filosofia. In questi anni segue comunque con interesse gli avvenimenti politici, sente forte l’ estraneità morale verso il fascismo, nutre il suo animo con la costante lettura della “”Rivoluzione liberale”” di Gobetti e della rivista protestante “”Coscientia”” diretta da Gangale e Chiminelli. Nei suoi studi cerca costantemente il legame tra cultura, vita e società. Non lo interessa la cultura quale ‘stupido e insensato adornamento e compiacimento dell’io’ che Carlo Michelstaedter denuncia come “”Rettorica””. Si propone, piuttosto, attraverso lo studio di ‘possedere’ meglio se stesso, di intendere la vita in senso più profondo, di ‘poter rendere più ricco e complesso il tu di affetto volto alle persone’, di prendere migliore coscienza degli sviluppi religiosi e politici. Intanto la sua avversione per il fascismo si fa più forte di fronte ai crimini perpetrati da Mussolini e i suoi seguaci: l’ assassinio di Matteotti, di Gobetti, di Amendola, l’ arresto, l’ esilio e l’ omicidio di tanti antifascisti (…)””. (pag 14-15)”,”ITAD-084″
“ALTIERI Giovanna GALOSSI Emanuele a cura; scritti di DOTA Francesca FERRUCCI Giuliano BIRINDELLI Lorenzo SANNA Riccardo GALOSSI Emanuele DI GIACOMO Mauro MONTANARI Elio TARTAGLIONE Clemente PROTA Francesco GRISORIO Maria Jennifer BATTAGLINI Elena RUGIERO Serena NOTARGIOVANNI Sandro D’ANGELO Emidio TRAVAGLINI Giuseppe ALTIERI Giovanna”,”Mezzogiorno: una questione nazionale.”,”La distribuzione territoriale della spesa pubblica. “”(…) Guardando alle singole regioni tre aspetti emergono chiaramente: I. Il ruolo preminente di alcune regioni a statuto speciale: la Valle d’Aosta e le due Province autonome di Trento e Bolzano sono tra le quattro regioni con la spesa più elevata e tale primato rimane inalterato anche se si suddivide il periodo analizzato in sottoperiodi per valutare eventuali mutamenti nel corso del tempo; II. Le ultime posizioni sono sempre occupate da regioni meridionali con l’unica eccezione rappresentata dal Veneto (5); III. La polarizzazione Nord/Sud è ancora più evidente se si considera la spesa del settore pubblico allargato. (…) La spesa pubblica ha, dunque, una natura fortemente antiredistributiva come si evince dall’esistenza di una relazione positiva tra il PIL pro capite e la spesa pubblica totale pro capite. La spesa pubblica si compone della spesa in conto capitale e della spesa corrente (7). Quest’ultima rappresenta poco meno del 90% del totale. La componente più discrezionale e manovrabile del bilancio pubblico è, però, la spesa in conto capitale. Seppur molto più contenuta dal punto di vista della quantità di risorse rispetto alla spesa corrente, essa è la componente più importante per finalità di sviluppo socioeconomico, come evidenziato dalle moderne teorie economiche della crescita, in quanto contribuisce a rafforzare in modo durevole il lato dell’offerta di economia (si vedano, solo per citarne alcuni, gli studi di Barro, 1990; Barro, Sala-i-Martin, 1992; Futagami et al., 1993)”” [(5) Da sottolineare è anche il caso della Regione Lazio che fatta eccezione per l’ultimo triennio, è seconda tra le regioni italiane per spesa pro capite; (7) La spesa in conto capitale comprende (…) due grandi voci: investimenti pubblici (scuole, strade, ferrovie, ospedali…) e trasferimenti in conto capitale. La spesa corrente comprende (…) i trasferimenti, gli acquisti e gli stipendi dele pubbliche amministrazioni] (pag 267-268)”,”ITAS-182″
“ALTIERI Giovanna OTERI Cristina”,”Il lavoro interinale come sistema. Bilancio di un quinquennio.”,”E’ una ricerca IRES CGIL per il Ministero del Lavoro “”Il lavoro interinale è in ogni caso uno strumento che aumenta la mobilità nel mercato del lavoro e per i giovani in ingresso, è una ‘work experience’, il cui valore professionalizzante è ovviamente dipendente dal tipo di lavoro e dal contesto in cui si è svolta la missione. (…) L’immagine di un lavoro interinale ricercato quasi soltanto allo scopo di entrare per la prima volta nel mercato del lavoro non coglie l’attuale realtà del lavoro interinale italiano; infatti, la gran parte dei potenziali lavoratori interinali, anche se giovani, non è di fatto alla prima esperienza lavorativa. (…) In ogni caso allo stato attuale in Italia, a differenza di altri paesi, manca il gruppo degli interinali ‘habitué’, ossia coloro che volontariamente scelgono o sono costretti a scegliere per ragioni molteplici di essere interinali. Non esistono cioè lavoratori interinali di professione; infatti, i lavoratori all’inizio di ogni missione ricominciano da capo. (…) Se dunque per determinati gruppi sociali la precarietà è un destino, allora le politiche di ‘welfare’ dovrebbero essere più incisive di quelle disponibili oggi”” (pag 148-152)”,”CONx-213″
“ALTIERI Giovanna a cura; saggi di TRIZIO Filomena FERRUCCI Giuliano DOTA Francesca BASILE Rossella MILITELLO Mariagrazia CAROZZA Sergio LEONARDI Salvo”,”Un mercato del lavoro atipico. Storia ed affetti della flessibilità in Italia.”,”””Per i giovani, la stabile condizione di flessibilità senza tutele che caratterizza l’ingresso nel mondo del lavoro, e che sembra destinata a caratterizzare i percorsi nel tempo, mette in discussione l’intero sistema di valori associati non solo alla professione, ma alla più ampia dimensione dell’agire sociale. Per le nuove generazioni di lavoratori e lavoratrici la fine del ‘secolo del lavoro’ si traduce non solo nel “”furto del futuro””, ma anche in quello del presente. In passato, l’incertezza caratterizzava la fase della vita pre-adulta per poi terminare nella transizione dal percorso formativo all’ingresso nel mondo del lavoro, nel quale l’accesso ad un’occupazione stabile garantiva la realizzazione dei progetti di vita ed il consolidamento del sé – come adulto – nelle diverse cerchie sociali di riferimento (Simmel, 1908, tr. it. 1989). Oggi, l’instabilità dei percorsi lavorativi, che per gli adulti-giovani tende a dilatarsi nel tempo, comporta la difficoltà di fare progetti in diverse sfere dell’agire sociale, così che il desiderio di sicurezza per il futuro viene anteposto sempre più alla crescita e alla realizzazione nella professione”” [‘Dalla flessibilità necessaria alla precarietà sociale’ di Giovanna Altieri, Francesca Dota, Giuliano Ferrucci, capitolo secondo] (pag 149)”,”CONx-214″
“ALTIERI Giovanna”,”Presenti ed Escluse. Le donne nel mercato del lavoro: un universo frammentato.”,”Giovanna Altieri, economista. Coordina l’area di ricerca sul mercato del lavoro dell’Ires.”,”DONx-079″
“ALTINI Carlo”,”La storia della filosofia come filosofia politica. Carl Schmitt e Leo Strauss lettori di Thomas Hobbes.”,”ALTINI Carlo (Pisa, 1965) è tutor presso la Scuola di Alti Studi della Fondazione San Carlo di Modena. Professore a contratto di storia della filosofia politica presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Siena, svolge attività di ricerca presso il dipartimento di filosofia dell’ università di Pisa. (per le opere pubblicate v. 4° cop.) (…) Carlo Schmitt, in occasione della nuova edizione (1963) del suo libro sul concetto di politico, intende rispondere alle obiezioni che Leo Strauss, trent’anni prima, aveva sollevato nei confronti della terza edizione di ‘Der Bregriff des “”Politischen””‘ (v.C. Schmitt, Duncker & Umblot, Munchen-Leizig 1932) (pag 43-44) Crisi e critica del liberalismo moderno. “”Agli occhi di Schmitt, così come a quelli di Strauss, il liberalismo rappresentava la compiuta espressione filosofico-politica della modernità con cui è necessario confrontarsi. Contro la negazione liberale del politico, Schmitt intende riaffermare la posizione (Position) del politico proprio perché “”il concetto di Stato presuppone il concetto di politico””. La contestazione delle aporie del sistema di pensiero liberale non viene da Schmitt collegata alla ricerca di una “”verità eterna””, ma ad una situazione spirituale e politica ‘concreta’, quella presente e attuale della neutralizzazione e della spoliticizzazione, che non è tanto il risultato, sia esso casuale o necessario, del processo moderno, quanto ‘il’ fine (Ziel) di tale processo, caratterizzato dalla volontà di produrre l’ ordine (Ordnung) politico su base razionale: la negazione liberale del politico però non è riuscita a eliminare il politico, ma solo a occultarlo, rendendo difficile la sua corretta comprensione. Risulta dunque necessario, per lo Schmitt di Strauss, tentare di sostituire il sistema di pensiero liberale con un altro sistema di pensiero – che però, tuttora, non si presenta all’ orizzonte, malgrado la crisi del liberalismo – che ‘riconosca’ il politico e che, su questa via, riporti luce sulla questione dell’ “”ordine delle cose umane””, e quindi sullo Stato.”” (pag 45)”,”TEOP-326″
“ALTISSIMO Renato PEDULLA’ Gaetano”,”L’inganno di Tangentopoli. Dialogo sull’Italia a vent’anni da Mani Pulite.”,”Si cita il libro di Valerio Riva ‘Oro da Mosca’ (pag 129)”,”ITAP-238″
“ALTIZER Thomas J.J. HAMILTON William”,”La teologia radicale e la morte di Dio.”,”‘La teologia radicale è uno sviluppo contemporaneo della teologia in seno al protestantesimo (con qualche simpatizzante e una nascente adesione tra gli ebrei, i cattolici e gli agnostici) che porta la prudente apertura delle teologie tradizionali un passo avanti verso l’ateismo.’ (pag 7)”,”RELP-001-FER”
“ALTMAN Dennis”,”Global sex.”,”Dennis Altman è professore nella School of Politics, Sociology, and Anthropology, a La Trobe University, Australia. Ha pubblicato :’AIDS in the Mind of America’ e ‘Homosexual: Oppression and Liberation’.”,”ECOI-366″
“ALTMANN Peter BRÜDIGAM Heinz MAUSBACH-BROMBERGER Barbara OPPENHEIMER Max”,”Der deutsche antifaschistische Widerstand, 1933-1945. In Bildern und Dokumenten.”,”Foto di resistenti tedeschi in Grecia (pag 241) (Ehemalige Angehörige des Bewährungsbataillons 999 in den Reihen der griechisten Widerstandsbewegung, 1944) (Ex membri del battaglione in formazione 999 nei ranghi del movimento di resistenza greco, 1944)”,”GERR-056″
“ALTRICHTER Helmut”,”Rußland 1917. Ein Land auf der Suche nach sich selbst.”,”ALTRICHTER (1945) dal 1990 insegna storia dell’ Europa dell’ Est all’ Università di Erlangen. Dal 1993 è anche Presidente dell’ Associazione degli storici dell’Est Europa.”,”RIRx-077″
“ALTVATER Elmar OFFE Claus HIRSCH Joachim GOUGH Jan”,”Il capitale e lo Stato. Crisi della “”gestione della crisi””.”,”””Il rapporto di produzione capitalistico implica dunque la separazione tra i lavoratori e la proprietà delle condizioni di realizzazione del lavoro. Come abbiamo visto, denaro e merce non sono inizialmente capitale ma occorre che siano trasformati in capitale. Autonomizzatosi, il capitale non solo mantiene la scissione, ma la riproduce “”su scala sempre crescente””. Il denaro non ha inventato né fabbricato gli strumenti di produzione: “”il capitale, di suo, non fa altro che unificare le masse di braccia e gli strumenti che esso trova già. Esso le agglomera sotto il suo potere. Questa è la sua effettiva accumulazione”” (K. Marx, Lineamenti, II. p. 139). Già nella fase dell”accumulazione originaria’ il capitale “”usa”” lo Stato direttamente per predisporre, comandare le nuove condizioni sociali dell’accumulazione. La condizione principale, cioè il processo di separazione dei produttori dalle condizioni di produzione; la generale sottomissione al capitale: “”la borghesia, al suo sorgere, ha bisogno del ‘potere dello Stato’, e ne fa uso, per “”regolare”” il ‘salario’, cioè per costringerlo entro limiti convenienti a chi vuole fare del plusvalore, per prolungare la ‘giornata lavorativa’ e per mantenere l’operaio stesso a un ‘grado normale di dipendenza’”” (K. Marx, Il capitale, I, 3, p. 196). Il potere statale fa quindi lievitare fittiziamente questo processo di trasformazione, accorcia i passaggi, accelera i tempi dell’assoggettamento delle condizioni sociali della produzione capitalistica. Con la creazione del debito pubblico poi la trasformazione, l’accumulazione originaria, viene spinta vigorosamente. Il denaro da improduttivo viene trasformato in capitale senza i triboli dell’investimento diretto o di quello usuraio. Secondo H. Gerstenberger (‘Zur Theorie der historischen Konstitution des bürgenlischen Staates’, “”Probleme des Klassenkamps””, 8-9/73), riprendendo posizioni particolarmente diffuse in Francia e Germania, la genesi dello Stato borghese dipenderebbe dallo sviluppo della contraddizione tra forma e funzioni dello Stato mercantilista-assolutista. Cioè, le funzioni sarebbero borghesi, la forma non ancora. In questo approccio funzionalista-strutturalista viene a perdersi proprio il momento dello scontro, della lotta di classe che si esprime già a questo livello di transizione. Il prerequisito fondamentale del sistema del capitale è l’appropriazione della forza lavoro sociale.”” (pag 21-22) [Tino Costa, Stato del capitale e classe operaia. Saggio introduttivo] [in E. Altvater C. Offe J. Hirsch J. Gough, Il capitale e lo stato, 1979]”,”TEOC-161-FF”
“ALTVATER Elmar”,”ll capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29.”,”Marx Engels su concorrenza e monopolio (1844) (pag 830-832) Questione movimento salariale, tendenza all’aumento del salario, in fase di espansione e di accumulazione capitalistica (pag 845-844) Concezione del ‘salario politico’ enunciata da Hilferding (pag 847-848) Lenin su “”erosione della distinzione fra settore privato e pubblico”” (pag 853) “”Fra il concetto di monopolio proposto da Marx e quello che compare nei teorici marxisti successivi esiste una differenza decisiva, nel senso che per monopolio Marx intende o quel monopolio della classe capitalistica sui mezzi di produzione che è struttura costitutiva della società, oppure il risultato di una costellazione di mercato casuale e transitoria o ancora il monopolio della classe dei proprietari terrieri su parti del suolo, onde la rendita si configura come una specie di tributo imposto da questa classe al resto della società. Invece, nell’ambito centrale ed essenziale della società capitalistica, nell’industria, prevale la tendenza a produrre – contro tutti i vincoli tradizionali – le condizioni del suo libero dispiegamento (29), ossia ad affermare ovunque il principio della libera concorrenza. Le conseguenze che la limitazione della libera concorrenza comporta per le forme di attuazione delle leggi immanenti del modo di produzione non sono tematizzate esplicitamente da Marx. Ma i teorici postmarxiani considerano il monopolio come categoria basilare, da cui derivano modificazioni decisive delle forme di attuazione e spesso delle stesse leggi di movimento. Una categoria chiave in questo contesto è il profitto di monopolio, di cui i monopoli possono appropriarsi in quanto determinano i prezzi in modo che consentano il profitto di monopolio, appunto. Così Hilferding scrive: “”Il loro scopo [delle unioni monopolistiche] è l’aumento del saggio di profitto, e possono ottenerlo direttamente aumentando i prezzi, purché siano in grado di eliminare la concorrenza. A questo punto sorge il problema dei prezzi di cartello”” (30). La formulazione di Varga è analoga: “”Lo scopo della monopolizzazione è l’appropriazione di un profitto maggiore di quello che toccherebbe in regime di libera concorrenza, dove si stabilisce il saggio di profitto medio; questo scopo è ottenuto con l’eliminazione dell’influenza regolatrice della libera concorrenza sulla formazione del prezzo del proprio prodotto”” (31). E’ evidente che tutti coloro che partecipano al mercato si propongono la formazione del monopolio in questo senso. Così già Engels scriveva, nel suo primo lavoro economico, ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’, del 1844: «Ogni piccolo gruppo di concorrenti deve desiderare il monopolio contro tutti gli altri. La concorrenza si fonda sull’interesse, e l’interesse genera, a sua volta, il monopolio; in breve, la concorrenza trapassa nel monopolio. Dall’altra parte il monopolio non può arrestare il flusso della concorrenza, anzi la genera esso stesso, come ad esempio il divieto di importazione o alte tariffe doganali generano addirittura la concorrenza del contrabbando. La contraddizione della concorrenza è del tutto identica alla contraddizione della proprietà privata. E’ interesse di ogni singolo possedere ogni cosa, ma è interesse della comunità che ciascuno possieda nella stessa misura… La contraddizione della concorrenza sta in ciò, che ciascuno deve desiderare il monopolio, mentre la comunità in quanto tale viene danneggiata dal monopolio e quindi deve eliminarlo» (32)”” [Elmar Altvater, ‘Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29’, Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale, I. Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(29) Nei “”Grundrisse”” (pp. 657-58) Marx scrive: «Le leggi interne del capitale – che ai livelli storici preliminari del suo sviluppo presentano come semplici tendenza – giungono a porsi come leggi; la produzione fondata sul capitale si pone nelle sue forme adeguate soltanto in quanto e nella misura in cui si sviluppa la libera concorrenza, giacché questa è il libero sviluppo del modo di produzione fondato sul capitale… Ma la libera concorrenza è la forma adeguata del processo di produttivo del capitale»; (30) Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, cit., p. 299; (31) Varga, ‘Zehn Jahre’, cit., p. 12; (32) F. Engels, ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’, in K. Marx e F. Engels, ‘Opere’, vol. 3, p. 469]”,”TEOC-708″
“ALTVATER Elmar HECKER Rolf HEINRICH Michael SCHAPER-RINKEL Petra”,”Kapital.doc. Das Kapital (Bd. 1) von Marx in Schaubildern mit Kommentaren. [Il primo volume del Capitale di Marx in grafici e commentari]”,” Il percorso del lascito di Marx Engels (grafico pag 236)”,”MADS-805″
“ALUNNI Fausto”,”Il triangolo nucleare. India, Pakistan, Afghanistan. Geopolitica di una regione.”,”Fausto ALUNNI si è laureato alla Sapienza di Roma con una tesi sul confronto nucleare nel subcontinente indiano. Ha pubblicato vari articoli sui conflitti geopolitici del Caspio-Asia Centrale sul quotidiano ‘Il manifesto’ e la rivista ‘Guerra & Pace’. “”Con il termine “”confine”” si intende in genere una linea che delimita il territorio difendibile sul quale lo Stato esercita la sovranità assoluta, che si estende su tutti quanti vivano su quelle terre e si riconoscano in quello stesso Stato. Ne consegue che i problemi di confine riguardano il tema della sicurezza nazionale di ogni paese, come emerge anche dalle parole di Lord Curzon: “”Le frontiere sono senza dubbio il filo del rasoio su cui camminano le moderne questioni di guerra e di pace, vita e morte delle nazioni””. Il concetto classico di confine, in cui l’ attore principale è lo Stato nazionale sembra attualmente perdere valore in alcune parti del mondo, di fronte ai grandi processi di globalizzazione economica e di integrazione politica che rendono i confini sempre più permeabili, dando vita a regioni transfrontaliere interdipendenti. Rispetto alla sua funzione storica, dunque, accade che il confine si “”defunzionalizza””, trasformandosi da fattore di barriera e separazione a ponte verso il vicino””. (pag 83)”,”PAKx-013″
“ALUNNI PIERUCCI Francesco”,”1921-22. Violenze e crimini fascisti in Umbria. Diario di un antifascista.”,”ANTE1-7″,”ITAF-243″
“ALVARADO ARELLANO Huberto”,”Apuntes para la Historia del Partido Guatemalteco del Trabajo.”,”1963-1964 “”El Papel Provocador y Divisionista del Trotskismo. Tal situación fue aprovechada por un reducido grupo de trotskistas, agentes de la Agencia Central de Inteligencia, come el guatemalteco Francisco Amado Grandos, el mexicano Felipe Galván, que, bajo la dirección de una de las secciones de la IV Internacional que preside Jaime Posadas, se infiltraron en el Movimiento Revolucionario 13 de Noviembre aprovechando la escasa – formación política de sus principales integrantes y dirigentes.”” (pag 83)”,”AMLx-094″
“ALVAREZ Santiago”,”Negrin, personalidad historica. Biografia.”,”ALVAREZ Santiago è nato a Orense nel 1913. Nel 1931 entra nel PCE e durante la guerra civile diventa commissario politico nell’ esercito. Conosce personalmente Negrin. Ha scritto molte opere.”,”MSPG-101″
“ALVAREZ Santiago”,”Negrin, personalitad historica. Documentos.”,”ALVAREZ Santiago è nato a Orense nel 1913. Nel 1931 entra nel PCE e durante la guerra civile diventa commissario politico nell’ esercito. Conosce personalmente Negrin. Ha scritto molte opere. Contiene una lettera di TOGLIATTI (‘Alfredo’) a Dolores IBARRURI (12 marzo 1939) pag 98″,”MSPG-102″
“ALVAREZ JUNCO José”,”La Comune en España.”,”””La Commune, uno de cuyos delegados ha sido el estúpido Vallés, que decía que era preciso quemar las bibliotecfas, no ha querido desasparecer sin añadir el incendio al pillaje. Con esos republicanos federales han fraternizato los federales de po acá, acordando en una de las sesiones de su parodia de Parlamento enviar a París una solemne embajada para felicitar a los hombres de la Commune.”” (pag 64, El Imparcial, 25 mayo 1871, Comunistas y federales)”,”SPAx-076″
“ALVAREZ-PINEDO Maria Blanca”,”Archivo Histórico Provincial de Asturias.”,”Oviedo (Uviéu in asturiano) è una città di 220 020 abitanti della Spagna nord-occidentale, capoluogo del Principato delle Asturie (l’antica Ovetum).”,”ARCx-012-FSL”
“ALVARO Corrado”,”L’ Italia rinunzia? Popolo, società, politica, nella più grande crisi della storia italiana.”,”””Che l’ Italia diventi un paese di qualità, di competenze grandi e piccole è la sua sola risorsa per il domani. Il fenomeno più notevole dei ventidue anni fu l’ assalto che diede al potere il mondo degli autodidatti e della mezza cultura, dei diplomati e licenziati senza occupazione”” (pag 13)”,”ITAP-047″
“ALVI Geminello”,”Le siècle américain en Europe, 1916-1933. Histoires économiques de l’ Extrême-Occident. (Tit. orig.: Dell’ estremo occidente).”,”Geminello ALVI è nato ad Ancona nel 1955. Economista esperto finanziario è stato assistente del governatore della Banca d’ Italia prima di pubblicare il suo libro ‘Faust e l’ economia della seduzione’. “”Già von Bortkiewicz e la maggior parte degli economisti tedeschi dissero tra l’ altro che essi erano contrari a tutte le spiegazioni quantitativiste della grande inflazione. Essi attribuivano alle riparazioni, e di conseguenza alla degradazione della bilancia dei pagamenti e del tasso di cambio, tutta la colpa. Helfferich, meglio di altri, enumerò in una successione di rapide deduzioni ciò di cui era anch’egli persuaso: “”Deprezzamento del marco tedesco in rapporto alle monete estere a causa dei carichi eccessivi che pesavano sulla Germania e della politica di violenza adottata dalla Francia; aumento dei prezzi di tutte le merci importate, provocato dalla caduta dei cambi; aumento generale dei prezzi interni e dei salari; bisogno accresciuto di capitale medio in circolazione per l’ economia privata e quella dello Stato; domande più importanti fatte alla Reichsbank da parte dell’ economia privata e dallo Stato e aumento delle emissioni””. (pag 165)”,”ECOI-143″
“ALVI Geminello”,”Ai padri perdóno. Diari di viaggio.”,”Geminello ALVI è nato nel 1955. Economista e letterato ha pubblicato: Le seduzioni economiche di Faust (Adelphi, 1989), Il secolo americano (Adelphi 1996), Vite fuori del mondo (Mondadori, 2001). Collabora al Corriere della sera. Malatesta, Togliatti e la Jotti. “”Errico Malatesta era un iscritto alla Massoneria. In Togliatti c’era invece il gesuita piemontese aduso al tradimento. Era petulante e attratto da fanciullone rigonfie; trovò la sua stagista, la quale in vecchiaia si diede toni da imperatrice di Bisanzio, ed evolvette a Teodora con sussiego venerata. In Italia fascismo e comunismo hanno reincarnato mondi già morti (…). (pag 27) Scuola al femminile. Milano, accurata discussione con Montanelli (…). Biasima pure lui una scuola tutta ormai delle donne in borsetta; frettolose minuzie di urlii inutili, ma da recitare. In questo esagerarsi del numero delle insegnanti è palese il risorgere d’ una degenerazione matriarcale, aberrante come le campagne demografiche di Mussolini””. (pag 27) “”Vi prometto, se questa mi perdonate, di mai più in ciò non peccare, anzi farò sempre come io a voi ho veduto fare.”” (pag 151, sentenze, Giovanni Boccaccio, Decamerone)”,”ITAB-154″
“ALVI Geminello”,”Una repubblica fondata sulle rendite. Come sono cambiati il lavoro e la ricchezza degli italiani.”,”ALVI Geminello (1955) economista e letterato, ha pubblicato ‘Le seduzioni economiche di Faust’ (1989), ‘Il secolo americano’ (1996), ‘Uomini del Novecento’ (1995), e altre opere. Collabora al Corriere della Sera. “”Dunque in maggior privilegio rispetto agli altri lavoratori. Il reddito da lavoro di un dipendente pubblico era superiore del 16% rispetto a quello di uno privato nel 1995 ed era già un bel vantaggio. Nel 2003 il vantaggio è salito al 37%.”” (pag 51) “”Si vaghi per gli uffici ministeriali, in quelli delle regioni, o nelle aule delle tre maestre per classe, finta pedagogia inventata dai sindacati per non farle licenziare malgrado il crollo ubiquo delle nascite: la stessa contorsione per lavorare e non fare. Quel fare contorto che nelle corsie degli ospedali o nella aule magne dell’ università, serve male chi deve guarire o imparare””. (pag 52)”,”ITAE-162″
“ALVI Geminello”,”Dell’ Estremo Occidente. Il Secolo Americano in Europa. Storie economiche 1916-1933.”,”””Nel 1918 dei 520 deputati dell’ Assemblea Costituente soltanto 161 erano bolscevichi. E tra gli eletti la più parte dei visi, imprevedibili e pigri, dimostrava parentele rurali e etilismi. Rimirandoli qualunque russo spiava se stesso. (…) E anche Bucharin che dichiarò l’ assemblea divisa tra il socialismo e la reazione, in due estremi non conciliabili fu molto russo. (…) (Lenin) Serio proseguì a ripensare: il 40% dell’ industria e il 70% del ferro erano perduti a Brest-Litovsk: non importava: la rivoluzione in Germania avrebbe offerto tutte le forze produttive necessarie all’ evoluzione.”” (pag 103-104) ALVI parla di disastri economici di Lenin in Russia. ALVI Geminello (Ancona, 1955) economista esperto di finanza internazionale, già assistente del governatore della Banca d’ Italia Paolo BAFFI, presso la banca elle banche centrali, la BRI di Basilea, assomma all’ attività universitaria e di ricerca esperienze molteplici di sagista. Suo fra l’ altro un lavoro erudito sulle teorie economiche ‘Le seduzioni economiche di Faust’ (1989).”,”ECOI-197″
“ALY Götz”,”Lo stato sociale di Hitler. Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo.”,”Götz Aly ha insegnato al Fritz-Bauer-Institut dell’università di Francoforte. Giornalista tra i più noti, collabora con i principali organi di stampa tedeschi e ha pubblicato numerosi studi sul nazionalsocialismo e lo sterminio ebraico. Lo Stato sociale di Hitler è il suo primo libro ad essere tradotto in italiano.”,”GERN-007-FL”
“ALZATI Cesare BETTIOLO Paolo CAMPI Emidio OSCULATI Roberto VISMARA Paola LEVON ZEKIYAN Boghos saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. L’età moderna.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Cesare Alzati Università di Pisa. Paolo Bettiolo Università di Padova. Emidio Campi Institut für Schweizerische Reformationsgeschichte di Zurigo. Roberto Osculati Università di Catania. Paola Vismara Università di Milano. Boghos Levon Zekiyan Università di Venezia.”,”RELC-063-FL”